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Storia della Chiesa III.

B: IST407:
UT. XI. Da Benedetto a Francesco (2005-2013)

Papa Francesco (2013 - ):

“Miserando et eligendo”:

un’autoconsapevolezza (fin dai suoi 17 anni)

- Primo papa che non partecipò al concilio1


- Venuto dall’altra parte del mondo: Il film preferito: La strada di Fellini; si autodefinisce 20

come el callero, l’uomo della strada: unito al popolo in cammino


- Un cuore francescano in una mente ignaziana: la spoliazione di san Francesco; la
spoliazione di un potere
- Problema del rapporto tra Chiesa e mondo, oltre la modernità: il puro vangelo
- La novità pastorale: nuovi linguaggi; non cambiano le regole, cambia il «gioco»
- Iniziare processi più che possedere spazi (EG 223)

«La contrapposizione stucchevole che qualcuno sta compiendo tra Ratzinger e Bergoglio è indice di
stupidità». Perchè?  Abbiamo vissuto un momento di grande densità spirituale dove Benedetto XVI
ha annunciato la sua rinuncia prefigurando rapide mutazioni e sfide importanti per la Chiesa. Di
fronte a questa situazione, papa Bergoglio ha raccolto la sfida di Ratzinger. E davanti a una realtà
così grave, si sono alimentate posizioni che non riescono a comprendere la storia che la Chiesa sta
vivendo: non ha molto senso neanche parlare di continuità o discontinuità.  Sembrano termini più
adatti a spiegare il meccanismo di un orologio che due persone. Esatto. Per questo io preferisco
parlare di passaggio, proprio perché la sfida lanciata da Benedetto XVI è ora protagonista del
pontificato di papa Francesco. E c’è un elemento in più che deve essere considerato per poter
capire, che è lo Spirito. Oggi cosa chiede lo Spirito alla Chiesa?» (A. Spadaro).

APPUNTI DELL’OMELIA TENUTA DAL CARD. BERGOGLIO NEGLI INCONTRI PRE-CONCLAVE: 9


MARZO 2013

La fotocopia del manoscritto di Bergoglio venne pubblicata sul sito internet di Palabra Nueva, la
rivista dell’arcidiocesi dell’Avana, e  su quello del Clarin, uno dei più importanti quotidiani
argentini. Il testo che Bergoglio ha consegnato al card. Jaime Lucas Ortega y Alamino è in quattro
punti e include aspetti della Chiesa che il Santo Padre ha messo in primo piano all’inizio del
pontificato. 

1) “Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la “parresia” (il
termine greco in senso letterale vuol dire “libertà di dire tutto”, ndr) di uscire da se stessa. La Chiesa
è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma
anche quelle esistenziali; quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle
dell’ignoranza e della fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria”.

2) “Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si
ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo secondo Luca). I mali che, nel
1
Sulla formazione intellettuale di Bergoglio, non accademica, ma presente con le sue radici in De Lubac, Fessard
(coincidentia oppositorum); von Balthasar (via della bellezza per il buono e vero); Guardini (l’opposizione polare;
molteplicità e unità), cf. Massimo BORGHESI, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica,
Jaca Book, 2017
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trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice


nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta
sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa
per entrare… Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa
autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire”. 

3) “La Chiesa, quando non è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; 20
smette di essere il “mysterium lunae” (della luce riflessa, ndr) e dà luogo a quel male così grave che
è la mondanità spirituale (è il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa secondo De Lubac, un
teologo del ‘900 fatto cardinale da Giovanni Paolo II, ndr); quel vivere per darsi gloria gli uni con
gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se
stessa; quella del “Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans” (in latino vuol dire “la
Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la parola di Dio”, ndr), o la Chiesa
mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da
realizzare per la salvezza delle anime”.

4) “Pensando al prossimo Papa: un uomo che con la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione
di Gesù Cristo aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che le aiuti a essere
madre feconda che vive “della dolce e confortante gioia di evangelizzare”.

L’ “OSPEDALE DA CAMPO”

«La teologia sia espressione di una chiesa che è “ospedale da campo”, che vive la sua missione di
salvezza e guarigione nel mondo. La misericordia non è solo un atteggiamento pastorale, ma la
sostanza stessa del vangelo di Gesù. Vi incoraggio a studiare come nelle varie discipline – la
dogmatica, la morale, la spiritualità, il diritto e così via – possa riflettersi la centralità della
misericordia. Senza la misericordia, la nostra teologia, il nostro diritto, la nostra pastorale corrono il
rischio di franare nella meschinità burocratica o nell’ideologia, che di natura vuole addomestica il
mistero. Comprendere la teologia è comprendere Dio che è Amore» (Lettera al card. Marco Aurelio
Poli per il 100° anniversario della Pontificia Universidad Católica Argentina, cit. in La famiglia,
ospedale da campo, a cura di A. Spadaro, Brescia, Queriniana 2015, pp. 13-14).

EMMAUS è un tema che ritorna appassionatamente nell’orizzonte pastorale di papa Francesco, nel
suo essere sulla strada: «Serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice
ascolto; una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente; una Chiesa
capace di decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme; una
Chiesa che si renda conto di come le ragioni per e quali c’è tanta gente che si allontana contengono
già in se stesse anche le ragioni per un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere il tutto con
coraggio. Gesù diede calore al cuore dei discepoli di Emmaus» (Spadaro, Il disegno di papa
Francesco, p. 62).

DISCORSO AI REDATTORI DI CIVILTÀ CATTOLICA: (9 FEBBRAIO 2017)


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Discorso fatto d papa Bergoglio alla Comunità degli scrittori di “La Civiltà Cattolica” ricevendoli il
9 febbraio per festeggiare il numero 4000 della rivista. Consegnava loro tre parole, che possono
essere accolte da ogni credente, al di là del compito affidato.

«La prima parole è INQUIETUDINE. Vi pongo una domanda: il vostro cuore ha conservato
l’inquietudine della ricerca? …]. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un
cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca […]. I 20
valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo. La certezza
della fede sia invece il motore della vostra ricerca.

La vostra rivista prenda consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individui terapie. Sia una
scrittura che tende a comprendere il male, ma anche a versare olio sulle ferite aperte, a guarire. […]
Voi camminate con la vostra intelligenza inquieta che le tastiere dei vostri computer traducono in
riflessioni utili per costruire un mondo migliore, il Regno di Dio.

La seconda parola è INCOMPLETEZZA. Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende
sempre. Per questo dovete essere scrittori e giornalisti dal pensiero incompleto, cioè aperto e non
chiuso e rigido. La vostra fede apra il vostro pensiero. Fatevi guidare dallo spirito profetico del
Vangelo per avere una visione originale, vitale, dinamica, non ovvia. E questo specialmente oggi in
un mondo così complesso e pieno di sfide in cui sembra trionfare la “cultura del naufragio” – nutrita
di messianismo profano, di mediocrità relativista, di sospetto e di rigidità – e la “cultura del
cassonetto”, dove ogni cosa che non funziona come si vorrebbe o che si considera ormai inutile si
butta via.

La crisi è globale, e quindi è necessario rivolgere il nostro sguardo alle convinzioni culturali
dominanti e ai criteri tramite i quali le persone ritengono che qualcosa sia buono o cattivo,
desiderabile o no. Solo un pensiero davvero aperto può affrontare la crisi e la comprensione di dove
sta andando il mondo, di come si affrontano le crisi più complesse e urgenti, la geopolitica, le sfide
dell’economia e la grave crisi umanitaria legata al dramma delle migrazioni, che è il vero nodo
politico globale dei nostri giorni.

La terza parola è IMMAGINAZIONE. Questo nella Chiesa e nel mondo è il tempo del
discernimento. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni,
ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente che conosce la via umile della cocciutaggine
quotidiana, e specialmente dei poveri. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria
ambiguità della vita. Ma bisogna penetrare l’ambiguità, bisogna entrarci, come ha fatto il Signore
Gesù assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra
carne che non è rigida se non nel momento della morte.

Per questo mi piace tanto la poesia e, quando mi è possibile, continuo a leggerla. La poesia è piena
di metafore. Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto.
Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo, gode sempre della dolcezza
della misericordia e della libertà interiore.

Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si
comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento. E questa genialità aiuta a
capire che la vita non è un quadro in bianco e nero. È un quadro a colori. Alcuni chiari e altri scuri,
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UT. XI. Da Benedetto a Francesco (2005-2013)

alcuni tenui e altri vivaci. Ma comunque prevalgono le sfumature. Ed è questo lo spazio del
discernimento, lo spazio in cui lo Spirito agita il cielo come l’aria e il mare come l’acqua»
(vatican.va.Discorsi/9 febbraio 2017).

DISCORSO A BOZZOLO RICORDANDO DON PRIMO MAZZOLARI (20 GIUGNO 2017)

Il secondo metodo sbagliato è quello dell’“attivismo separatista”. Ci si impegna a creare istituzioni


20
cattoliche (banche, cooperative, circoli, sindacati, scuole...). Così la fede si fa più operosa, ma –
avvertiva Mazzolari – può generare una comunità cristiana elitaria. Si favoriscono interessi e
clientele con un’etichetta cattolica. E, senza volerlo, si costruiscono barriere che rischiano di
diventare insormontabili all’emergere della domanda di fede. Si tende ad affermare ciò che divide
rispetto a quello che unisce. E’ un metodo che non facilita l’evangelizzazione, chiude porte e genera
diffidenza.

l fiume è una splendida immagine, che appartiene alla mia esperienza, e anche alla vostra. Don
Primo ha svolto il suo ministero lungo i fiumi, simboli del primato e della potenza della grazia di
Dio che scorre incessantemente verso il mondo. La sua parola, predicata o scritta, attingeva
chiarezza di pensiero e forza persuasiva alla fonte della Parola del Dio vivo, nel Vangelo meditato e
pregato, ritrovato nel Crocifisso e negli uomini, celebrato in gesti sacramentali mai ridotti a puro
rito. Don Mazzolari, parroco a Cicognara e a Bozzolo, non si è tenuto al riparo dal fiume della vita,
dalla sofferenza della sua gente, che lo ha plasmato come pastore schietto ed esigente, anzitutto con
sé stesso. Lungo il fiume imparava a ricevere ogni giorno il dono della verità e dell’amore, per
farsene portatore forte e generoso.