Sei sulla pagina 1di 27

F. Boespflug, J. Buscemi, F. Cassingena-Trévedy, J.-F.

Colosimo,
E. Fuchs, A. Gerhards, T. Ghirelli, P. Markiewicz,
J. Rauchenberger, G. Ravasi, D. Stancliffe, W. Zahner

LITURGIA
E ARTE

la sfida della contemporaneità

Atti dell’VIII Convegno liturgico internazionale


Bose, 3-5 giugno 2010

a cura di Goffredo Boselli


monaco di Bose

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

3
Nella stessa collana LITURGIA E VITA

L. Bouyer, Architettura e liturgia


F. Cassingena-Trévedy, La liturgia, arte e mestiere
F. Debuyst, P. De Clerck e AA.Vv., L’altare. Mistero di presenza, opera dell’arte
A. Birmelé, F. Debuyst e AA.Vv., L’ambone. Tavola della parola di Dio
F. Debuyst, P. De Clerck, A. Gerhards e AA.Vv., Il battistero
S. Dianich, M. Gauchet e AA.Vv., Chiesa e città
F. Debuyst, P. De Clerck, A. Gerhards e AA.Vv., Spazio liturgico e orientamento
P. De Clerck, J. Gelineau e AA.Vv., Vincolo di carità. La celebrazione eucaristica rinnovata
dal Vaticano II

Invieremo gratuitamente
il nostro Catalogo generale
e i successivi aggiornamenti
a quanti ce ne faranno richiesta.

www.qiqajon.it
www.monasterodibose.it

AUTORE: F. Boespflug, J. Buscemi, F. Cassingena-Trévedy, J.-F. Colosimo, E. Fuchs,


A. Gerhards, T. Ghirelli, P. Markiewicz, J. Rauchenberger, G. Ravasi,
D. Stancliffe, W. Zahner
CURATORE: Goffredo Boselli, monaco di Bose
TITOLO: Liturgia e arte
SOTTOTITOLO: La sfida della contemporaneità
COLLANA: Liturgia e vita
FORMATO: 24 cm
PAGINE: 288
IN COPERTINA: Kim En Joong, Vetrata (2005), particolare, Abbazia Notre-Dame, Ganagobie

Volume pubblicato con il patrocinio dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI

© 2011 EDIZIONI QIQAJON


COMUNITÀ DI BOSE
13887 MAGNANO (BI)
Tel. 015.679.264 - Fax 015.679.290 ISBN 978-88-8227-338-5
PREFAZIONE

Completata la pluriennale riflessione circa i principali elementi dello spazio li-


turgico – altare, ambone, orientamento, assemblea, sede, battistero, chiesa e cit-
tà – l’VIII Convegno liturgico internazionale organizzato dal Monastero di Bose e
dall’Ufficio liturgico nazionale della CEI, svoltosi a Bose dal 3 al 5 giugno 2010, ha
affrontato il rapporto tra liturgia e arte alla luce della sfida della contemporaneità.
Aprendo i lavori del convegno, il priore di Bose Enzo Bianchi ha osservato che
la costituzione sulla liturgia Sacrosanctum concilium definisce il compito del-
l’arte all’interno della liturgia come ministerium “indicando di conseguenza l’arti-
sta come ‘ministro’ associato all’azione liturgica, anamnetica e didattica, dunque
‘concelebrante’ … Alla luce di questa interpretazione dell’arte e dell’artista si deve
innanzitutto saper operare una distinzione tra arte religiosa e arte liturgica cristia-
na, perché l’arte religiosa non sempre appare idonea a essere collocata nel sito li-
turgico, non sempre appare atta a concelebrare”. Per questo la riflessione del con-
vegno ha avuto inizio interrogandosi circa l’effettiva pertinenza dell’abituale di-
stinzione tra ars religiosa, ars sacra e ars liturgica e se la distinzione possa essere
d’aiuto. La discussione è stata condotta nel più ampio orizzonte di un’estetica del-
la fede cristiana e della sua espressione nella liturgia. La fede chiede, infatti, di es-
sere resa percepibile non solo attraverso l’ascolto della parola di Dio, ma anche
attraverso gli altri sensi, soprattutto la vista. La dimensione di senso propria del-
la fede cristiana appartiene all’essenza del cristianesimo nella sua qualità di reli-
gione rivelata; il mistero dell’incarnazione continua a operare nella struttura sa-
cramentale della chiesa e della sua liturgia. François Cassingena-Trévedy, chiama-
to ad apportare il suo contributo sulla sacramentalità dell’arte, ha evidenziato il
rapporto tra arti “concelebranti e arte del celebrare”, constatando come “il po-
tenziale celebrativo dei vari artefatti liturgici non dipende soltanto da un criterio
intrinseco, come d’altronde non opera in modo magico né automatico: dipende
invece dalla potenza del nostro temperamento liturgico, della nostra energia eu-
caristica (gratiarum actio), se così possiamo esprimerci. Dipende da noi, come da
noi dipende la concelebrazione armoniosa di tutti questi artefatti nel loro insieme,
poiché spetta ancora a noi presiedere al dibattito che si instaura fra loro e adat-
tare la risposta che essi si rivolgono gli uni gli altri”.
Nella misura in cui l’arte rappresenta un “linguaggio” che può trasmettere l’e-
sperienza della trascendenza, sussiste un’analogia con la liturgia nei suoi linguaggi
simbolici verbali e non verbali. Tuttavia, la liturgia è actio sancta, mentre le arti
figurative sono statiche e sospendono l’esperienza dello scorrere del tempo per spo-
starla nell’intimo dell’osservatore. Questa è da una parte la loro forza, nella mi-

5
sura in cui prolungano, oltre l’istante, l’esperienza dell’incontro con Dio nella pa-
rola e nel sacramento. Lungo tutto il corso della storia della chiesa, tuttavia, perdu-
rano tendenze iconoclaste che vorrebbero mettere fine alla tentazione di voler
rappresentare ciò che non si può rappresentare.
La chiesa pone agli artisti l’esigenza di lavorare in conformità alla liturgia, a al
contempo essa deve lasciarsi porre delle esigenze da parte degli artisti. François
Boespflug ha osservato: “Pur tenendo conto della dichiarazione di Paolo VI, se-
condo la quale la chiesa ha bisogno degli artisti, l’inverso è ancora più vero: gli ar-
tisti hanno ancora, e in modo durevole, bisogno della chiesa. E oserei dire, andan-
do controcorrente rispetto alla retorica dominante, che hanno più da aspettarsi
da essa di quanto essa possa attendersi da loro”. Ha aggiunto ancora Boespflug:
“Vorrei ricordare con forza, come ha fatto il concilio Vaticano II, che la chiesa ha
il mandato di formare gli artisti e guidare il loro lavoro quando questo le è desti-
nato, e si riserva il diritto di giudicare delle loro opere non da un punto di vista
strettamente estetico, ma dal suo punto di vista particolare, quello della pertinen-
za tra un’opera e la liturgia, in altri termini della sua possibilità di essere ammes-
sa nello spazio della celebrazione cristiana”.
Il convegno ha inoltre raccolto esperienze di architetti, di artisti di arti figura-
tive e di teologi, riflettendo in che modo sia necessario affrontare la separazione
“tra tempio e museo”. Sono state inoltre presentate esperienze rilevanti dell’incon-
tro tra liturgia e arte contemporanea in alcuni paesi europei e all’interno delle di-
verse confessioni cristiane.
A conclusione Albert Gerhards ha offerto dieci tesi maggiori sull’opportunità
che la contemporaneità rappresenta nell’incontro tra liturgia e arte. Tesi che rap-
presentano un’efficace sintesi dei lavori del convegno, anche delle posizioni oppo-
ste in esso espresse. Lasciamo ora al lettore accedere ai contributi dell’VIII Conve-
gno liturgico internazionale di Bose che questo volume offre, consapevoli che la
chiesa ha definitivamente lanciato la sfida tra liturgia e arte contemporanea e che
molti artisti l’hanno raccolta.

Goffredo Boselli
monaco di Bose

6
DISCORSO DI APERTURA DEL CONVEGNO DI ENZO BIANCHI
Priore di Bose

Amati vescovi, stimati professori e relatori, e voi tutti partecipanti all’VIII


Convegno liturgico internazionale, desidero rivolgervi il mio più sincero e ca-
loroso benvenuto.
Dopo molte esitazioni, ponendoci e ascoltando molti interrogativi, il comi-
tato scientifico di questi convegni e la nostra comunità hanno deciso di af-
frontare il tema “Liturgia e arte” e, in particolar modo, “Liturgia e arte con-
temporanea”, quell’arte così chiamata quando negli anni sessanta e settanta
del secolo scorso, dunque circa cinquant’anni fa, l’idea di avanguardia sem-
brava aver raggiunto l’apice delle sue motivazioni e cominciava a declinare.
L’arte contemporanea (avanguardia, neoavanguardia, arte postmoderna...) è
arte che appare una sfida per la liturgia: quest’ultima infatti necessita dell’ar-
te nel suo hodie, ma nello stesso tempo fa fatica ad accoglierla e fa ancor più
fatica a risultare per essa ispiratrice, a essere un sito che la genera.
Tutti ormai siamo consapevoli di un fossato che è venuto progressivamen-
te crescendo tra arte e fede cristiana, un fossato in cui scorrono incompren-
sione, diffidenza e sospetti, nonostante tentativi e dichiarazioni da parte del-
la chiesa per riprendere il dialogo e giungere a una riconciliazione. Scriveva
Pio XII nella sua enciclica Mediator Dei del 1947: “È assolutamente necessa-
rio dar libero campo anche all’arte moderna, se serve con la dovuta riveren-
za e il dovuto onore, ai sacri edifici e ai riti sacri”1, augurandosi un meraviglio-
so scambio tra cristianesimo e arte. Paolo VI nel 1965, alla fine del concilio
Vaticano II, indirizzava agli artisti il celebre messaggio in cui esprimeva il suo
desiderio di una riconciliazione della chiesa con l’arte e di una rinascita del-
l’arte stessa nello spazio della fede cristiana, messaggio che è stato rinnovato
e approfondito da Giovanni Paolo II nel 1999 e da Benedetto XVI nell’incon-
tro con gli artisti del 2009. E tuttavia il fossato rimane, anzi, per molti aspetti
si allarga: e questo non per cattiva volontà da parte della chiesa, ma per le in-
numerevoli soluzioni iconografiche che ormai dominano nelle chiese, soluzio-
ni dettate da nostalgie e sostenute da operazioni che presumono di sopperire
a vuoti di spiritualità…
Peraltro io resto convinto che nella costituzione conciliare Sacrosanctum
concilium siano presenti indicazioni purtroppo non sufficientemente meditate e
anzi molto spesso dimenticate2. In essa si giunge a definire “ministero” (mini-
sterium)3 il rapporto tra arte e liturgia indicando di conseguenza l’artista come
“ministro” associato all’azione liturgica, anamnetica e didattica, dunque “con-

7
celebrante”, in quanto partecipe alla leitourghía4. Alla luce di questa interpre-
tazione dell’arte e dell’artista si deve innanzitutto saper operare una distinzione
– e va detto che in proposito regna purtroppo molta confusione, nella forma
di idee preconfezionate e sovente segnate dallo pseûdos –, distinzione tra arte
religiosa e arte liturgica cristiana, perché l’arte religiosa non sempre appare ido-
nea a essere collocata nel sito liturgico, non sempre appare atta a concelebrare.
L’arte contemporanea, non lo dimentichiamo, si pensa e si vuole autonoma5,
e di conseguenza l’artista si dichiara libero da ogni legame, autosufficiente: è
lui stesso “il sacro”! Theodor Adorno nei suoi Minima moralia dichiarava: “Il
compito attuale dell’arte è di introdurre caos nell’ordine”6, è quello di conte-
stare ogni ordine stabilito, e così essa deve segnare la rottura, la distanza, la
messa in crisi dello sguardo convenzionale, fino alla provocazione e a un’ico-
noclastia che distrugge le immagini. Questa missione dell’arte contempora-
nea – dichiarata o negata poco importa – può certamente creare “opere reli-
giose”, “opere d’arte cristiana”, può contenere addirittura dei segmenti di pro-
fezia e, in tal modo, sviluppare la riflessione dei credenti, ma senza per questo
essere coerente con la liturgia o trovare collocazione in essa! Non compren-
dere questo è un difetto di consapevolezza liturgica, che provoca molte in-
coerenze presenti e in atto tra arte e liturgia, fino a turbare la grande maggio-
ranza dei partecipanti alla liturgia e a impedire che l’arte contemporanea ab-
bia una ricezione nella comunità cristiana.
Affinché ci sia un contributo dell’arte contemporanea alla liturgia cristia-
na, occorre dunque che siano tenute ferme e chiare alcune istanze, cui ac-
cenno qui brevemente, certo che nel corso del convegno saranno approfon-
dite, confrontate e dibattute.

L’ARTE LITURGICA CRISTIANA SVOLGE UN MINISTERO DI RIVELAZIONE

La Sacrosanctum concilium afferma che l’arte ha la vocazione di esprimere


l’infinita bellezza di Dio e di collaborare alla sua dossologia7: dunque l’arte ha
una funzione teologica, rivelativa, perché suo scopo è alzare il velo sulla glo-
ria di Dio. Quando la chiesa è in preghiera (leitourghía), essa lo è in un tempo
e in uno spazio precisi, che partecipano all’azione comune. La leitourghía è
opus Dei, ma nello stesso tempo opus ecclesiae, chiesa che tutto appresta per-
ché Dio possa operare con la potenza dello Spirito santo nell’assemblea, ren-
dendola sempre più corpo di Cristo.

8
In quest’ opus ecclesiae deve essere presente il servizio dell’arte quale “no-
bile ministerium”8. Se tutte le creature sono convocate nella liturgia cristiana,
se l’assemblea si fa “voce di ogni creatura”9, anche le arti che sono espressio-
ne della creatività dell’uomo devono essere presenti con le loro forze, la loro
performance, la loro bellezza. Ma, come aveva intuito la nota stilista Nina Ric-
ci, “la beauté est servante”, la bellezza è veramente tale se è a servizio, a ser-
vizio della liturgia per rivelare anch’essa, con ciò che essa è, il mistero di Dio.
La liturgia ha bisogno dell’arte perché ha bisogno che in essa sia coinvolto tut-
to l’uomo, anche l’uomo che crea, che trasfigura, che esprime. Se si mette in
evidenza la necessità di questo ministero di rivelazione, si intuisce anche la dif-
ferenza tra un’opera religiosa, non adatta alla catechesi, e l’arte che può es-
sere ministra nella liturgia.

L’ARTE LITURGICA CRISTIANA È INSCRITTA NELLA SACRAMENTALITÀ

Vi è una seconda necessità, essenzialmente sacramentale, per la coerenza


dell’azione liturgica: l’arte liturgica deve “fare segno”, essere cioè in grado di
fare riferimento al mistero pasquale, che resta il mistero rivelato, da noi cele-
brato nel tempo e nello spazio. Sacramentalità che, per essere tale, deve es-
sere capacità di esprimere una presenza, una memoria, un insegnamento, fi-
no alla narrazione dell’indicibile. È una sacramentalità dossologica, come di-
ce ancora la Sacrosanctum concilium10, perché incrementa, conferma, esprime
con un altro linguaggio la lode e la gloria di Dio: gloria intesa non in senso ba-
rocco, ma nel senso di peso di Dio, di peso della grazia in atto.

L’ARTE LITURGICA CRISTIANA È SERVIZIO


ALLA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLA LITURGIA

L’arte liturgica deve essere infine servizio, diakonía, ministero nei confron-
ti della “conscia atque actuosa participatio”11 dei fedeli alla santa liturgia. Si
pone qui la necessità di un discernimento che oggi appare poco esercitato,
debole o addirittura inesistente. In nome di un andare empatico verso gli arti-
sti e di un’obbedienza a una loro eventuale pretesa di autonomia e di libertà,

9
si finisce infatti per accogliere opere non coerenti con la liturgia cristiana. L’esi-
to – lo si è già detto – è un’impossibilità alla concelebrazione da parte delle ope-
re d’arte espresse nell’edificio, nell’iconografia, nei libri liturgici, nella musica...
L’arte liturgica cristiana deve essere invece “opera d’arte cristiana”, ispira-
ta dal mistero di Cristo attraverso la parola di Dio contenuta nelle sante Scrit-
ture e di cui la liturgia è sempre alveo, utero che la conserva e la risuscita. Si
legge ancora nella Sacrosanctum concilium: “La chiesa non ha mai avuto come
proprio uno stile artistico, ma ha ammesso le forme artistiche di ogni epoca …
Anche l’arte del nostro tempo ... purché serva (inserviat) ... alle esigenze de-
gli edifici sacri e dei sacri riti”12. Questa capacità di servire alla liturgia dovreb-
be costituire la vera domanda sull’arte astratta. Occorre smetterla con gli os-
sessivi ritornelli sulla necessità della figura umana, del volto quale fondamen-
to dell’incarnazione: anche l’arte astratta può trovare posto nella liturgia! Non
lo dicono forse la Rothko Chapel di Houston, le vetrate di Kim En Joong nel-
la chiesa del monastero di Ganagobie, quelle di Pierre Soulages nella chiesa
abbaziale di Conques, quelle di Claude Viallat nella cattedrale di Nevers?

CONCLUSIONE

Ma la domanda che richiede una risposta urgente, in nome della quale ab-
biamo voluto questo convegno, resta aperta: la comunità cristiana è oggi ca-
pace di discernere l’opera d’arte coerente con la liturgia, in modo che essa
partecipi veramente alla concelebrazione, che è sempre concelebrazione del-
la terra e del cielo, degli uomini e delle creature tutte, tra le quali le creazioni
artistiche? E ancora: la comunità cristiana ha l’autorevolezza audace per chie-
dere agli artisti di mettere al servizio della liturgia la loro arte? Sì, perché “la
beauté est servante”.
Apro i lavori di questo convegno insieme a monsignor Stefano Russo, di-
rettore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI, organi-
smo con il quale nel 2002 abbiamo voluto e ideato questo appuntamento an-
nuale. Colgo dunque l’occasione per ringraziare monsignor Stefano Russo per
la costante collaborazione sua e dell’ufficio che dirige, e per la condivisione
piena e incondizionata non solo dei contenuti scientifici e degli obiettivi che ci
prefiggiamo, ma anche dello stile umano ed ecclesiale che fin dall’inizio abbia-
mo voluto caratterizzasse i nostri convegni. Di questo lo ringrazio di cuore,
rinnovando il nostro pieno sostegno e l’apprezzamento grande per il prezioso

10
lavoro che compie a servizio dei beni artistici e culturali delle chiese che sono
in Italia.
Rivolgo un saluto fraterno all’arcivescovo Piero Marini, presidente del Pon-
tificio comitato per i congressi eucaristici internazionali, che anche quest’an-
no è tra di noi come lo è stato fin dal primo convegno. La sua presenza, oltre
a esprimere l’amicizia con me e la mia comunità, è per noi tutti segno di una
vita interamente vissuta a servizio della liturgia e della sua bellezza. Monsi-
gnor Piero Marini darà lettura del messaggio con il quale il cardinale Tarcisio
Bertone, segretario di Stato di sua santità, trasmette il saluto e l’apostolica be-
nedizione del santo padre Benedetto XVI.
Rivolgo il mio più caro benvenuto al molto reverendo David Stancliffe, ve-
scovo di Salisbury che è tra di noi nella duplice veste di relatore e di inviato
dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, del cui messaggio darà let-
tura. Il nostro intenso legame di fede e di carità con la Comunione anglicana
è così ancora una volta attestato e rinnovato.
È con grande gioia che saluto il rappresentante ufficiale di sua santità il pa-
triarca ecumenico Bartholomeos I, l’archimandrita Theophilaktos Vitsos, ret-
tore della chiesa greco-ortodossa di Milano e vicario episcopale di Lombardia
e Piemonte dell’arcidiocesi greco-ortodossa d’Italia. Il mio saluto fraterno
anche al protopresbitero Paulos Koumarianos, delegato ufficiale del Santo Si-
nodo della chiesa ortodossa di Grecia che darà lettura del messaggio dell’arci-
vescovo di Atene e di tutta la Grecia, sua beatitudine Ieronymos II. Con il pa-
triarcato ecumenico di Costantinopoli, la chiesa ortodossa greca e l’arcidiocesi
ortodossa d’Italia, siamo legati da forti vincoli fraterni e per questo la presen-
za tra noi di suoi rappresentanti è segno di un mutuo scambio nell’unica fede
e nel comune desiderio di celebrare la gloria di Dio con arte e sapienza. Co-
s’altro è quella vera e propria arte della fede, ossia quelle forme artistiche da
sempre connaturali e direi perfino coessenziali alla liturgia cristiana, cos’altro
è l’autentica arte della fede se non quella fragile eppure reale esperienza di
comunione che unisce tra loro le chiese oggi ancora visibilmente divise? Il bel-
lo, dicono i padri della chiesa, è ciò in cui il molteplice, ancora percepito come
tale, diviene uno. Dunque, l’arte è in sé stessa forma della comunione, e quin-
di la presenza tra di noi di studiosi e di partecipanti appartenenti, oltre che al-
la chiesa cattolica, anche alla chiesa ortodossa, alla chiesa anglicana e a quel-
la riformata attesta che l’ostinata ricerca della piena comunione visibile della
santa chiesa di Cristo è simultaneamente ricerca altrettanto ostinata di ogni
bellezza e armonia.
Un saluto particolare ai membri del comitato scientifico di questi convegni:
oltre a monsignor Stefano Russo, Goffredo Boselli, Frédéric Debuyst, Paul

11
De Clerck, Albert Gerhards, Angelo Lameri, Keith Pecklers, monsignor Gian-
carlo Santi. Li ringrazio per la costante dedizione con la quale ogni anno ela-
borano la tematica del convegno e ne garantiscono il valore scientifico. Mi sia
permesso di rivolgere un grato pensiero a padre Frédéric Debuyst che ormai,
per la veneranda età, non potrà più essere presente tra di noi, ma che non man-
ca tuttavia di apportare il suo prezioso contributo. Il professor Paul De Clerck
per impegni impellenti legati al suo ministero di vicario episcopale per la litur-
gia e la pastorale sacramentale dell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles non potrà
essere presente, ma invia a tutti il suo ricordo.
Desidero rivolgere un saluto particolare a don Franco Magnani, direttore
dell’Ufficio liturgico nazionale della CEI, lo ringrazio per la sua presenza, se-
gno anche dell’amicizia e dell’intensa collaborazione tra il suo ufficio e la no-
stra comunità. Inoltre ci onorano della loro presenza il professor Michael Dri-
scoll, decano della Facoltà di liturgia dell’Università di Notre-Dame negli Sta-
ti Uniti, e il professor Peter Spichtig, preside dell’Istituto liturgico di Friburgo.
Alla loro si aggiunge la presenza di due eminenti liturgisti: il professor Bruno
Bürki, docente emerito della Facoltà teologica dell’Università di Friburgo e
pastore della chiesa riformata di Neuchâtel, e del professor Philipp Harnon-
court, per molti anni preside dell’Istituto liturgico dell’Università di Graz. Un
caro saluto rivolgo a monsignor Damian McNeice, liturgista della diocesi di
Dublino, inviato dall’arcivescovo Diarmuid Martin. Queste prestigiose presen-
ze impegnano ulteriormente la nostra riflessione, dilatandone gli orizzonti.
A nome di tutti i presenti desidero rivolgere uno speciale benvenuto agli
stimati relatori che interverranno in questi giorni, specie a coloro che per la
prima volta sono presenti tra di noi. Tra di essi mi sia concesso rivolgere un
caloroso saluto ai professori François Cassingena-Trévedy dell’Institut catholi-
que di Parigi, Eric Fuchs della Facoltà di teologia protestante di Ginevra, Jo-
hannes Rauchenberger della Facoltà di teologia cattolica dell’Università di Graz
e John Buscemi dell’Istituto di teologia cattolica di Chicago. Giungeranno a
breve anche i professori François Boespflug della Facoltà di teologia cattolica
dell’Università di Strasburgo e Jean-François Colosimo dell’Institut Saint-Ser-
ge di Parigi. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio
per la cultura, che sabato mattina concluderà i lavori del convegno, giungerà
nella giornata di domani.
Rivolgo un fraterno saluto ai monaci e alle monache provenienti dai mona-
steri di Camaldoli, Montebelluna, Lecceto e dai monasteri di Pluscarden in
Scozia, Pannonhalma in Ungheria e Ganagobie e Ligugé in Francia.
A voi tutti presbiteri, architetti, artisti, critici d’arte, giornalisti, direttori e
membri delle sovraintendenze e degli uffici liturgici, degli uffici per i beni cul-

12
turali, delle commissioni e delle redazioni delle riviste di arte sacra, professo-
ri e allievi degli istituti universitari rivolgo i miei più calorosi saluti. Questi con-
vegni, lo affermo con forza e convinzione, sono soprattutto per voi. La vo-
stra risposta, ogni anno numerosa, conferma l’intesa che si è creata e che è
garanzia di una sempre maggiore consapevolezza dei significati e dei valori
che ci sono in gioco nel campo dell’architettura liturgica. Di particolare valo-
re e significato è la provenienza internazionale dei partecipanti a questo con-
vegno provenienti da quindici paesi: oltre che dall’Italia, da Austria, Belgio, Fran-
cia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Svizzera,
Ungheria, Stati Uniti, Brasile e Indonesia.
Il mio augurio è che per ciascuno i lavori di questo convegno siano un’oc-
casione di riflessione, di scambio e di condivisione.

1
Pio XII, Mediator Dei, in Enchiridion giudizio, a cura di M. Marassi, Milano 2004,
delle encicliche VIII, Bologna 1995, p. 569, p. 147).
6
nr. 618. T. W. Adorno, Minima moralia. Medita-
2
Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosan- zioni della vita offesa 143, Torino 1979, p. 270.
7
ctum concilium 122-130, in Enchiridion va- Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosan-
ticanum I, Bologna 200218, pp. 424-431, ctum concilium 122, pp. 424-425, nr. 223.
8
nrr. 223-240. Ibid. 122, p. 424, nr. 224.
3 9
Ibid. 122, pp. 424-425, nr. 224. “Preghiera eucaristica IV”, in Messale
4
Cf. ibid. 123, pp. 426-427, nr. 227. romano, Città del Vaticano 19832, p. 411.
5 10
Scrive Immanuel Kant: “La bellezza è Cf. Concilio Vaticano II, Sacrosan-
la forma della finalità di un oggetto, in quan- ctum concilium 122, pp. 424-425, nr. 223.
11
to essa vi viene percepita senza rappre- Cf. ibid. 14, pp. 362, 364, nr. 23.
12
sentazione di un fine” (I. Kant, Critica del Ibid. 123, pp. 426-427, nr. 227.

13
tavola 3
Bettina Rheims e
Serge Bramly,
“Crocifissione”
dal ciclo “I.N.R.I.” (1998),
museo Essl
di Klosterneuburg, Austria

tavola 4
“Ecco Homo” (secolo XVI),
Andy Warhol,
“Cross und drei Crosses”
(1981-1982),
museo Kolumba,
Köln, Germania
tavola 5
Francis Bacon,
“Study for
Velazquez Pope II” (1961),
musei vaticani,
Città del Vaticano
tavola 12
Chiesa di St. Erhard
in der Breitenau,
Austria,
Sabina Hörtner,
presbiterio (2006)

tavola 13
Chiesa di St. Erhard
in der Breitenau,
altare
tavola 14
Chiesa del Santo Volto, Torino,
Mario Botta,
presbiterio (2001-2005)

tavola 15
Chiesa del Santo Volto,
particolare dell’abside
tavola 20
Cattedrale di Chichester,
Gran Bretagna,
John Piper, “Santa Trinità”,
arazzo (1966)

tavola 21
Cattedrale di Chichester,
Graham Sutherland,
“Noli me tangere” (1966)
tavola 30
Cattedrale di Winchester,
Thetis Blacker,
“La nuova creazione” (2010)
tavola 43
Abbazia di Ganagobie,
Kim En Joong,
vetrata (2005)
tavola 44
Abbazia di Noirlac,
Francia,
Jean-Pierre Raynaud,
vetrate (1975)

tavola 45
Abbazia di Conques,
Francia,
Pierre Soulages,
vetrate (1987)

tavola 46
Abbazia di Conques,
Pierre Soulages,
vetrate (1987)
tavola 48
Cattedrale di Saint-Claude,
Matthew Tyson,
vetrate (2001-2005)

tavola 49
Cattedrale di Saint-Claude,
Matthew Tyson,
vetrate (2001-2005)
tavola 55
Cattedrale di Maguelone,
Robert Morris,
vetrata (1998-2002)

tavola 56
Cattedrale di Maguelone,
Robert Morris,
vetrate (1998-2002)
tavola 59
Cattedrale di Nevers,
Jean-Michel Alberola,
vetrate (1998-2009)
tavola 60
Duomo di Köln,
Gerhard Richter,
vetrata (2007)

tavola 61
Duomo di Köln,
particolare della vetrata
tavola 78
Bruder-Klaus-Kapelle,
Mechernich-Wachendorf,
Germania, architetto
Peter Zumthor (2007)
tavola 79
Rothko Chapel,
Houston, USA, 1971,
interno

tavola 80
Rothko Chapel,
esterno
INDICE

5 PREFAZIONE

7 Discorso di apertura del convegno di Enzo Bianchi,


priore di Bose
15 Saluto di apertura del convegno di monsignor Stefano Russo,
direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI
19 Messaggio del cardinale Tarcisio Bertone,
segretario di Stato Vaticano
21 Messaggio di sua beatitudine Ieronymos II,
arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia
23 Messaggio del reverendissimo Rowan Williams,
arcivescovo di Canterbury
25 Messaggio di monsignor Mariano Crociata,
segretario generale della Conferenza episcopale italiana

27 PARTE PRIMA
ASPETTI TEOLOGICO-LITURGICI

29 ARS RELIGIOSA, ARS SACRA, ARS LITURGICA


Johannes Rauchenberger

47 LA SACRAMENTALITÀ DELL’ARTE NELLA LITURGIA


François Cassingena-Trévedy

65 LA VISIBILITÀ DELLA PAROLA


Eric Fuchs

77 LA LITURGIA CRISTIANA,
UNA SFIDA PER L’ARTE CONTEMPORANEA
François Boespflug

101 LITURGIA E ARTE CONTEMPORANEA


NELLA CHIESA D’INGHILTERRA
David Stancliffe

117 PARTE SECONDA


ARTISTI, COMMITTENZA E COMUNITÀ IN DIALOGO

119 LA CATTEDRALE DI REGGIO EMILIA


Tiziano Ghirelli

213
133 INCARNARE LA LUCE NELLA MATERIA:
VETRATE CONTEMPORANEE
NELLE CHIESE DI FRANCIA
Philippe Markiewicz

145 L’ARTE TRA AUTONOMIA E SERVIZIO:


ESPERIENZE NEL MONDO TEDESCO
Walter Zahner

159 LA ROTHKO CHAPEL


John Buscemi

169 PARTE TERZA


APPROFONDIMENTI E PROSPETTIVE

171 ORTODOSSIA E ARTE CONTEMPORANEA


Jean-François Colosimo

181 L’ARTE, “PROVOCAZIONE E FERITA”


Gianfranco Ravasi

197 SINTESI CONCLUSIVA.


LITURGIA E ARTE:
DIECI TESI SULL’OPPORTUNITÀ DELLA CONTEMPORANEITÀ
Albert Gerhards

214