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BOMARZO – PRIMO INCONTRO DI CATECHESI PARROCCHIALE

DIFFICOLTA’ ED OBIEZIONI DELL’UOMO DI OGGI A COMPRENDERE LA CHIESA

1- A Roccaraso abbiamo potuto ascoltare dalle parole di un grande protagonista della Chiesa, il
Cardinale Ratzinger, la grande problematica di una vera riforma della Chiesa che possa tradurre le
grandi intuizioni del Concilio Vaticano II. Esse ricercavano una possibilità di riaffermare ciò che è
essenziale nella Chiesa per un rapporto col mondo moderno e oggi post-moderno dopo anni di
lontananza o addirittura di lotte sistematiche. Un’inimicizia che non permetteva un dialogo e una
crescita reali.

2- Vorrei dire una parola sul Concilio Vaticano II perché ha effettivamente gettato delle luci
significative su una mossa di rinnovamento della vita della Chiesa. Ne indico alcune come lo stesso
Ratzinger ebbe a scrivere in un’interessante intervento riproposto da Queriniana del 1991 dal titolo
“ Perché sono ancora nella Chiesa”. La nuova liturgia più accessibile al popolo, la sensibilità per i
problemi sociali, la migliore comprensione tra i cristiani separati, la diminuzione della paura dovuta
ad una fede troppo legata alla lettera, una maggior partecipazione dei laici alla vita della Chiesa e
molte altre innovazioni, ma questo non traduce quello che effettivamente sentiamo. Direi piuttosto
che se nel Concilio Vaticano I la Chiesa era descritta come il grande vessillo escatologico che, visibile
anche da lontano, raccoglieva gli uomini intorno a sé, si passa all’impressione di una Chiesa che non
è il segno che invita alla fede ma addirittura l’ostacolo principale per la sua accettazione.

3- Vorrei ora fare un passo indietro per provare a comprendere, al di là della divisione tra Chiesa più o
meno moderna, quali siano le caratteristiche della cultura che viviamo, accettandola o almeno
respirandola, che ha portato l’uomo moderno e post-moderno a diffidare della Chiesa e addirittura
di Dio. Cosa sta dietro al nichilismo che in modo pragmatico sta allontanando l’uomo di oggi in
modo pare irreversibile dalla fede dei nostri padri e comunque da una religiosità come sentire
autentico dell’uomo di sempre? La descrizione che T.S. Eliot fa nel suo scritto “I cori della Rocca”
edito nel 1934 ( al n. VII) mi pare incisiva per comprendere lo sconcerto di fronte ad una direzione
che il mondo moderno aveva preso e che poneva strane domande: “Mi sembra che qualcosa sia
accaduto che non è mai accaduto prima: sebbene non si sappia quando, o perché, o come, o dove.
Gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dei, dicono, ma per nessun dio; e questo non era
mai accaduto prima.” lo sconcerto aumenta “che gli uomini negassero gli dei e adorassero gli dei,
professando innanzitutto la Ragione e poi il Denaro, il Potere, e ciò che chiamano Vita, o Razza, o
Dialettica: La Chiesa ripudiata, la torre abbattuta, le campane capovolte…”.

4- Sarebbe molto lungo e impegnativo seguire il cammino che dall’Umanesimo fino ad oggi pian piano
porta ad affermare che “Dio anche se c’è non c’entra con la vita”. Questa è una affermazione del
filosofo Cornelio Fabbro che descrive così una realtà normalmente accettata dalla mentalità
comune. Questo porta al “laicismo” che è il preludio di un rifiuto pratico di Dio, non teorico,
l’agnosticismo e l’ateismo di cui la nostra cultura è intrisa. Desidero piuttosto descrivere le
conseguenze che tale posizione porta con sé e che ritroviamo facilmente nella nostra esperienza.
Se l’uomo viene concepito come autosufficiente, che si fa da sé, si riduce, aprendo la strada al
relativismo e al nichilismo. Infatti di fronte ad una realtà che appare nemica diventa pessimista
senza scampo, diventa fatalista, asservito al potere o violento.
5- Lo smarrimento dell’io oggi si può descrivere psicologicamente come: - angosciato di fronte
all’enigmaticità del significato. Dostoevskij osserva “l’ape conosce la formula del suo alveare, la
formica quello del suo formicaio, l’uomo non conosce la sua formula” – disperato moralmente
Malraux osserva “non c’è ideale al quale possiamo sacrificarci perché di tutti noi conosciamo le
menzogne” – perdita del gusto della vita, Teilhard de Chardin dice “il pericolo maggiore che possa
temere l’umanità non è una catastrofe che venga dal di fuori ma quella malattia spirituale che è il
gusto del vivere” – l’evasione sotto le varie modalità che “cerca qualche sistema talmente perfetto
che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono” ( T.S. Eliot ). Ancora la distruzione dell’utilità del
tempo, la solitudine, l’impegno volontaristico che spesso lascia l’uomo ancora più frustrato di
prima. infine lo Stato come fonte di tutto. Milosz commenta amaramente “si è riusciti a far capire
all’uomo che se vive è solo grazie ai potenti. Pensi dunque a bere il caffè e a dare la caccia alle
farfalle. Chi ama la res pubblica avrà la mano mozzata “.

6- A questo punto voi direte: ma oggi sei proprio pessimista, ci hai descritto una realtà a tinte fosche
che non sempre corrisponde alla realtà. Non è sempre così e molta gente vive senza pensare a tutto
questo. E’ vero ma nelle persone più sensibili, che cercano con lealtà il proprio compimento, la
propria felicità, di fatto questo è un ostacolo che si supera con difficoltà ed esse ci pongono la
domanda su come sia possibile superare tutto questo.

7- E questo è il bello del nostro tempo: viviamo in un tempo drammaticamente bello perché sempre
di più poggia su una nostra scelta di fronte alle autentiche esigenze umane in altri periodi storici più
oscurate. Siamo disposti a lottare anche contro la mentalità comune per aprirci alla luce o
preferiamo lamentarci e rinchiuderci nei nostri piccoli egoismi? Nell’ultimo Muretto dicevo che è
possibile un modo diverso di affrontare la realtà perché nella nostra epoca vediamo grandi
testimonianze in tal senso. Basta guardare Papa Francesco.

8- In tutta questa descrizione comprendiamo di più la difficoltà che l’uomo del nostro tempo ha ad
avvicinarsi al fenomeno Chiesa. All’origine del Cristianesimo, dice don Giussani, l’uomo si trovava ai
piedi di una parete da scalare. Per l’uomo d’oggi è come se invece si trovasse in pianura, lontano
dalla parete che tra l’altro fa fatica a trovare. Data la difficoltà di porsi la grande domanda
sull’uomo così come la Chiesa la pone con la pretesa che ha di proporci una risposta nella vicenda
Evangelica, rischiamo anche noi di considerarla come una istituzione umana che propone una delle
tante risposte che ci sono in giro senza cogliere la sua specificità: la Presenza nella storia di Dio
svelata nella vicenda personale di Gesù Cristo, Via Verità e Vita e offerta al cammino della nostra
umanità attraverso la compresenza di una fattore umano insieme ad un fattore divino che la
tradizione orientale ha definito come la Divina Umanità di Gesù.

Appunti ad uso interno per i partecipanti alla catechesi