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Etica, politica, economia alla luce della dottrina sociale della Chiesa

Schema

1. Il cristianesimo e la Chiesa nella societ 1.1 Un panorama apparentemente desolante 1.2 Spiragli, possibilit, compiti 1.3 Breve excursus storico 2. La Dottrina sociale della Chiesa 2.1 Perch la Chiesa ha una Dottrina sociale? 2.2 Tappe della Dottrina sociale della Chiesa 2.3 Linee della Dottrina sociale della Chiesa 2.3.1 La dignit della persona umana 2.3.2 Il bene comune 2.3.3 La sussidiariet 2.3.4 La solidariet 3. Etica, politica, economia 4. Conclusioni 4.1 La riflessione e limpegno continuano 4.2 Problemi aperti

2 Affrontare temi riguardanti la (alla luce della) dottrina sociale della Chiesa significa porsi la questione del posto e del ruolo della Chiesa e pi profondamente del cristianesimo nella societ1 Proprio per la presenza di questo binomio - societ e Chiesa, societ e cristianesimo la mia relazione avr un duplice taglio: il primo, prevalentemente sociologico ed introduttivo rispetto al tema enunciato dai tre termini etica, politica, economia; il secondo prevalentemente teologico, dal punto di vista della teologia delle realt terrestri.

1. Il cristianesimo e la Chiesa nella societ

1.1 Un panorama apparentemente desolante La presenza dei cristiani nelle societ europee ormai diventata un fenomeno di minoranza, in qualche caso una presenza (gi in molti Paesi europei, forse non ancora in Italia) del tutto marginale non soltanto in termini numerici, ma sul piano della circolazione delle idee e, ci che pi conta, della credibilit () Mi limito a constatare ci che sotto gli occhi di tutti. I credenti in Cristo Ges sono di fatto, sociologicamente (ed anche culturalmente) parlando, una minoranza (G. Chiosso, ordinario di Scienze delleducazione allUniversit di Torino). Nel 2005 lo storico francese Ren Rmond ha pubblicato un libro intervista significativamente intitolato Le nouvel anti-christianisme, in cui denunciava apertamente il tentativo di cancellare il cristianesimo dalla coscienza europea, o comunque di ridurlo al silenzio. Ma questo atteggiamento per cos dire militante, anti-cristiano ed anti-clericale non che la punta di un iceberg fatto di indifferenza al fatto religioso, che ha radici ormai profonde in larghi strati della popolazione ed i cui frutti di emarginazione del cristianesimo si manifestano in ogni aspetto della vita. E ci nonostante lacuta evidenza dellosservazione di A. Torno, secondo cui il secolo XX si aperto con gli annunci della morte di Dio e si chiuso senza un pensatore capace di organizzare i funerali. Il cadavere, poi, non si pi trovato2. Ma mi pare cogliere pi profondamente nel segno la situazione culturale attuale la neppure troppo recente osservazione del filosofo M. Heidegger che, in uno studio intitolato A che servono i poeti nel tempo della povert sosteneva che la povert, la notte del mondo non consiste tanto nellassenza di Dio, quanto nel fatto che gli uomini non soffrano pi di questa mancanza. Non la mancanza di Dio, ma la mancanza di sofferenza per questa mancanza; lassenza di patria, di orizzonti, di nostalgia di cui parla un testo rabbinico: lesilio di Israele cominci nel giorno in cui Israele non soffr pi del fatto di essere in esilio. Lesilio non la

Fino dallo schema proposto e da queste prime battute risaltano lampiezza e la complessit dei temi in questione. Questa relazione non potr che essere molto sintetica e prevalentemente introduttiva. 2 Il corriere della sera, 26 giugno 2003.

3 lontananza dalla patria, lassenza della nostalgia della patria. I poeti allora, secondo Heidegger, nel tempo della povert servono a riaccendere la nostalgia della patria perduta, in qualche modo a rimettere in noi linquietudine della ricerca del senso. La stessa cosa, anzi di pi, si pu dire dei veri cristiani. Due atteggiamenti testimoniano perentoriamente lattuale stato di cose: il relativismo ed il nichilismo, entrambi portatori di serie e radicali sfide per i credenti. Il relativismo ha reso tutti critici e scettici nei confronti di verit alte e valori profondi, specie se pongono in crisi atteggiamenti e posizioni ampiamente giustificate da mass media, incaricati solo di codificare lesistente e di scoraggiare ogni critica e proposta alternativa. A sua volta il nichilismo, secondo la definizione di Nietsche, il pi inquietante degli ospiti del nostro tempo. Al riguardo mi pare particolarmente stimolante losservazione di Mario Signore, ordinario di Filosofia morale allUniversit di Lecce: Non si pu immaginare che le fedi, le religioni, le Chiese non vengano sconvolte da questospite fastidioso e molesto e che possano mantenere inalterato il loro potere di controllo e di interdizione. Occorre fornirsi di nuovi strumenti, di un nuovo pensiero, di un nuovo impegno intellettuale in cui non ci sia solo il rammarico dellincommensurabile assenza di Dio, ma anche la dolorosa consapevolezza che Egli stato ucciso da noi. E non solo dalla politica, ma anche dalla religione, dalla Chiesa. Sono tanti i luoghi, le occasioni in cui si consumato il tremendo deicidio, che ha lasciato sgomenti la terra e i suoi abitanti3. Ed un altro credente si chiede se per caso tale recrudescenza di anticlericalismo non sia dovuta anche ad atteggiamenti sbagliati o poco accorti, o comunque recepiti come tali, della Chiesa, e forse anche di qualche Pastore4.

1.2 Spiragli, possibilit, compiti Eppure la situazione non cos definitivamente chiusa e bloccata per la fede religiosa come pu apparire da una prima ricognizione. Sia perch, nonostante gli innegabili progressi civili e sociali compiuti, permangono numerosi problemi che tendono persino ad aggravarsi, e perch dalla premesse anti-religiose o a-religiose non derivata quella felicit promessa, come dimostra la caduta di molte speranza. Per dirla ancora con Signore: Di fronte alle non soddisfatte promesse della modernit, allincapacit di rispondere alla domanda di felicit che sale da tutto il pianeta, esso stesso minacciato di distruzione, ci chiediamo se non ci sia pi nulla da fare o se non ci si debba adoperare per rimettere in circolo quel potenziale etico-religioso che patrimonio della nostra Chiesa, pi attenta di altre alla sua missione nel mondo5.

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M. SIGNORE, Una battaglia sui valori, Coscienza, 6/2005, p. 42. G. CAMPANINI, Fede e politica nella realt italiana, ibidem, p. 59. 5 M. SIGNORE, cit, p. 43

4 Il che come dire che su alcuni punti importanti della vita (associata) i cristiani hanno qualcosa da dire, non tanto e non solo in termini di interessi da difendere, quanto sul piano delle concezioni della vita e della convivenza che sembrano loro pi idonei ad umanizzare il mondo, sottraendolo, ad esempio, alle sole logiche economiche, al soggettivismo sfrenato, alla ricerca del benessere privato, allesasperazione delle difficolt connesse con le differenze sociali ed etniche Perch dunque impegnarsi ancora in politica? Perch la fede cristiana una fede pratica da cui scaturiscono scelte e comportamenti. Per i cristiani, cio, la societ non neutra e non si costruisce soltanto intorno ad alcune regole procedurali (la politica come mera composizione dei conflitti, la laicit come uno spazio neutro), ma la societ un bene attraverso cui si pu produrre altro bene. Faccio due esempi: una societ permeata di ethos solidaristico preferibile ad una societ nella quale prevale invece linteresse egoistico; la richiesta di sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio non si identifica, ad esempio, con un interesse (come potrebbe essere la richiesta di pagare meno tasse per le chiese), ma si configura piuttosto come un bene giudicato funzionale ad una societ migliore: se le famiglie sono unite, salde, capaci di educare, tutta la societ ne trae giovamento. Alla luce di queste osservazioni, concordo con la proposta conclusiva di Chiosso: La nuova condizione di minoranza (non soltanto sul piano della pratica religiosa, ma soprattutto rispetto a una mentalit diffusa) sollecita nuovi approcci, nuove forme di presenza e soprattutto, a mio avviso, nuove modalit di accostamento alla politica.

1.3 Breve excursus storico La Chiesa in Italia stata spesso percepita da molti come una parte contrapposta ad altre parti. Non come un potere di altro tipo rispetto al potere politico, sovrano in ordine altro e diverso da quello civile: ma come una organizzazione umana, che legittimamente per gli uni, illegittimamente per gli altri, interviene nella storia con modalit e strumenti non troppo diversi da quelli di qualunque organismo umano. Certo la ricerca storica ha mostrato come tale intervento sia stato pi di una volta non solo legittimo, ma doveroso e addirittura necessario per il bene del Paese: non poche volte gli uomini di Chiesa hanno dovuto e saputo esercitare unattiva supplenza di fronte a carenze o omissioni del potere civile. La memoria va, ad esempio, a quanto hanno fatto tanti umili e oscuri parroci nei mesi terribili e difficilissimi delloccupazione tedesca, dei rastrellamenti, della guerra civile

5 Oggi grazie al cielo finita e gi da qualche decennio la lunga fase di emergenza che aveva forse giustificato la commistione della Chiesa nella politica spicciola. Oggi si chiede una Chiesa libera da relazioni pericolose con il potere politico e con i diversi leader politici, per poter parlare chiaro e forte quando sono in gioco i valori supremi delluomo: allora tale parola sarebbe giudicata con rispetto e attenzione da parte di tutti, perch assolutamente estranea a qualunque interesse di parte, perfino al proprio. Le questioni drammatiche e decisive riguardanti lorigine dellessere umano, la sua protezione, il suo presente e il suo futuro, hanno meritato e meritano una parola chiara, un giudizio sicuro: in nome di Dio, ma anche in nome delluomo. Ma se tale parola si viene mescolando ad altre, che riguardano questioni transitorie e aspetti secondari della vita civile, quando tale parola viene percepita (anche se in realt non lo ) come inquinata da interessi materiali, peggio ancora, finanziari, quando le profetiche parole scritte nella Gaudium et spes (n. 76, sesto capoverso) rimangono quasi lettera morta, allora emerge, da parte di chi nella Chiesa non si riconosce, il sospetto che tali interventi siano invece strumentali ad altri e meno nobili disegni. Quando si consente a tale parola di essere raccolta strumentalmente da chi nei comportamenti privati e nelle scelte imprenditoriali e culturali dimostra di non tenerla poi in gran conto, non si reca un autentico servizio alla verit e allo spirito di profezia, che sempre deve accompagnare lesperienza di fede6. E alla luce di queste riflessioni che non mi pare del tutto fuori un richiamo alla situazione spagnola ed un tentativo di interpretarne il deragliamento attuale: Siamo preoccupati per le sorti della Chiesa nel nostro Paese, e per il nostro Paese tutto. Guardiamo con preoccupazione a quanto sta avvenendo in Spagna, dove lantico e mai sopito anti-clericalismo si rivestito dellautorit di Governo, e ci chiediamo se questa situazione non sia anche lesito specularmene contrario di atteggiamenti marcatamente clericali, o comunque percepiti come tali, in anni e et precedenti 7.

2. La dottrina sociale della Chiesa

2.1 Perch la Chiesa ha una dottrina sociale? Alcune osservazioni sparse le ho gi enunciate. Adesso cerco di mettere un po dordine. Innanzitutto diciamo che questo interrogativo pu essere formulato come una obiezione, nel senso che la Chiesa, secondo non pochi nostri contemporanei, dovrebbe limitarsi a parlare di anima, di aldil, di vita eterna. La risposta che obiettivo della Chiesa la salvezza delluomo, che si realizza definitivamente nellaldil, ma investe anche questo mondo nelle realt delleconomia e del lavoro, della tecnica e

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G. CAMPANINI, cit, p. 60. Ibidem.

6 della comunicazione, della societ e della politica, della comunit internazionale e dei rapporti tra culture e popoli8. Il che come affermare: sia la centralit delluomo, evidentemente destinatario e protagonista di tutte le attivit enunciate, sia una precisa antropologia, che parla di dignit delluomo, delluguaglianza dei diritti, di umanesimo integrale sia un progetto di convivenza tra gli uomini ed i popoli.

So che queste affermazioni oggi non possono essere enunciate a cuor leggero, in presenza come siamo non solo di un pensiero debole che si vieta grandi progetti, ma anche di un umanesimo debole, che propone alla vita dei pi dei piccoli cabotaggi piuttosto che grandi orizzonti. Eppure il cristianesimo (e specie la Dottrina sociale della Chiesa) non pu tacere e deve annunciare agli uomini doggi - spesso sordi, indifferenti e persino stizziti dai suoi interventi che luomo assolutamente centrale, portatore di valori, dignit, vocazione, destino grandi, straordinari, meravigliosi (cui, per i credenti, non solo Dio non estraneo, ma ne garante, fondamento e stimolo), capaci di connotare significativamente non solo lesistenza dei singoli, ma anche quella delle comunit. Dunque la risposta alla domanda che ho posto la seguente: la Chiesa ha una dottrina sociale perch il suo messaggio portatore di una proposta di salvezza, di vita nuova che, per quanto si realizzer completamente nella vita eterna, ha la capacit, la pretesa, lesigenza di innestarsi nellal di qua, di modificarlo e arricchirlo

2.2 Tappe della Dottrina sociale della Chiesa La consapevolezza che ho appena enunciato percorre tutta la Sacra Scrittura: a partire dalla cura con cui Dio progetta luomo e lo contempla uscito dalle sue mani, a quando il Figlio stesso di Dio assume lumanit nella sua interezza (il che, se non fosse vero, sarebbe la pi grande delle bestemmie!).

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2005, n. 1. Si tratta del testo che raccoglie in modo organico i principali interventi del Magistero a riguardo del sociale. Lo citer sovente in questa parte della relazione e lo raccomando vivamente alla lettura ed anche allo studio.

7 Questa consapevolezza - che i primi pensatori cristiani (i Padri della Chiesa) hanno meditato con attenzione, come documenta assai bene la rubrica firmata da Patrofilo sul nostro quindicinale diocesano - si poi dispiegata nei secoli in opere coerenti e profetiche di attenzione agli uomini, di cura e servizio, di liberazione e carit.

A partire dallemergere della questione sociale nel 1800, i papi hanno impegnato il servizio del magistero su questo nuovo fronte della vita degli uomini con encicliche sociali memorabili, che sono altrettante pietre miliari della Dottrina sociale della Chiesa. Per citare le pi importanti: Rerum novarum (1892) di Leone XIII, Quadragesimo anno (1931) di Pio XI, Mater et magistra (1961) e Pacem in terris (1963) di Giovanni XXIII, Populorum progressio (1967) di Paolo VI, Laborem exercens (1981), Sollicitudo rei socialis (1988), Centesimus annus (1991) di Giovanni Paolo II e il magnifico progetto culturale per la costruzione di un mondo nuovo che la Gaudium et spes (1966) del Concilio Vaticano II. A questo punto la Dottrina sociale della Chiesa costituisce un corpus 9.non dico completo, ma certo organico e profondo, che si presta non solo allo studio ed allapprofondimento, ma soprattutto alla sperimentazione ed alla pratica sia dei credenti che degli uomini di buona volont.

2.3 Linee della Dottrina sociale della Chiesa Definizione e obiettivo: La Chiesa () intende proporre a tutti gli uomini () un umanesimo integrale e solidale, capace di animare un nuovo ordine sociale, economico e politico, fondato sulla dignit e sulla libert di ogni persona umana, da attuare nella pace, nella giustizia e nella solidariet. Tale umanesimo pu essere realizzato se i singoli uomini e donne e le loro comunit sapranno coltivare le virt morali e sociali in se stessi e diffonderle nella societ10. In questo modo viene testimoniata la fecondit dellincontro tra il Vangelo e i problemi che luomo affronta nel suo cammino storico11() e la solidariet e la speranza possono con efficacia incidere nelle complesse situazioni odierne12. Quattro sono i principi fondamentali attorno cui si articola la Dottrina sociale della Chiesa: 9

la dignit della persona umana, il bene comune, la sussidiariet, la solidariet13.

Come dimostra egregiamente il citato Compendio. Compendio, 19. 11 Ibidem, 8. 12 Ibidem, 9. 13 Cfr. ibidem, 160.
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8 Mi limito a poche citazioni a riguardo di ciascuno.

2.3.1 La dignit della persona umana La persona umana va sempre compresa nella sua irripetibile ed ineliminabile singolarit. Luomo esiste, infatti, anzitutto come soggettivit, come centro di coscienza e libert, la cui vicenda unica e non paragonabile ad alcunaltra esprime la sua irriducibilit a qualunque tentativo di costringerlo entro schemi di pensiero o sistemi di potere, ideologici o meno. Questo impone anzitutto lesigenza non soltanto del semplice rispetto da parte di chiunque, e specialmente delle istituzioni politiche e sociali e dei loro responsabili nei riguardi di ciascun uomo di questa terra, ma ben pi, ci comporta che il primo impegno di ciascuno verso laltro e soprattutto di queste stesse istituzioni, vada posto precisamente nella promozione dello sviluppo della persona14. Lordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perch lordine delle cose devessere adeguato allordine delle persone e non viceversa15. Solo il riconoscimento della dignit umana pu rendere possibile la crescita comune e personale di tutti. Per favorire una simile crescita necessario, in particolare, sostenere gli ultimi, assicurare effettivamente condizioni di pari opportunit tra uomo e donna, garantire unobiettiva eguaglianza tra le classi sociali davanti alla legge: anche nei rapporti tra popoli e Stati, condizioni di equit e di parit sono il presupposto per un autentico progresso della comunit internazionale. Malgrado gli avanzamenti verso tale direzione, non bisogna dimenticare che esistono ancora molte disuguaglianze e forme di dipendenza16.

2.3.2 Il bene comune E linsieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alla collettivit sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione pi pienamente e pi celermente17. Luomo singolo, la famiglia, i corpi intermedi non sono in grado di pervenire da se stessi al loro pieno sviluppo; da ci deriva la necessit di istituzioni politiche, la cui finalit quella di rendere accessibili alle persone i beni necessari materiali, culturali, morali, spirituali per condurre una vita veramente umana. Il fine della vita sociale il bene comune storicamente realizzabile18.

2.3.3 La sussidiariet Allattuazione del principio della sussidiariet corrispondono: il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia; la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri; lincoraggiamento offerto alliniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarit, del bene comune; larticolazione pluralistica della societ e la rappresentanza delle sue forze vitali; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; lequilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; unadeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo essere parte attiva della realt politica e sociale del Paese19.
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Ibidem, 131. Ibidem, 132. 16 Ibidem, 145. 17 CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes, 26 18 Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 168. Questultima affermazione potr apportare qualche luce ai temi appena accennati nellultimo paragrafo Problemi aperti. 19 Ibidem, 187.

2.3.4 La solidariet La solidariet conferisce particolare risalto allintrinseca socialit della persona umana, alluguaglianza di tutti in dignit e diritti, al comune camino degli uomini e dei popoli verso una sempre pi convinta unit. Mai come oggi c stata una consapevolezza tanto diffusa del legame di interdipendenza tra gli uomini e i popoli, che si manifesta a qualsiasi livello () A fronte del fenomeno dellinterdipendenza e del suo costante dilatarsi, persistono, daltra parte, in tutto il mondo, fortissime disuguaglianze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, alimentate anche da diverse forme di sfruttamento, di oppressione e di corruzione che influiscono negativamente sulla vita interna e internazionale di molti Stati. Il processo di accelerazione dellinterdipendenza tra le persone e i popoli deve essere accompagnato da un impegno sul piano etico-sociale altrettanto intensificato, per evitare le nefaste conseguenze di una situazione di ingiustizia di dimensioni planetarie, destinata a ripercuotersi assai negativamente anche negli stessi Paesi attualmente pi favoriti20. Una delle ultime pagine del Compendio richiama lo scopo della Dottrina sociale della Chiesa ed i quattro principi fondamentali, in particolare quello della solidariet, additando nella carit cristiana il suo completamento e superamento, e con ci lo straordinario apporto alla realizzazione personale ed alla convivenza civile proprio dellumanesimo cristiano: Finalit immediata della dottrina sociale quella di proporre i principi e i valori che possono sorreggere una societ degna delluomo. Tra questi principi, quello della solidariet in qualche misura comprende tutti gli altri: esso costituisce uno dei principi basilari della concezione cristiana dellorganizzazione sociale e politica (GIOVANNI PAOLO II, Centesimus annus, 10). Tale principio viene illuminato dal primato della carit che il segno distintivo dei discepoli di Cristo (cfr. Gv 13,35). Ges ci insegna che la legge fondamentale della perfezione umana, e quindi della trasformazione del mondo, il nuovo comandamento della carit (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes, 38). Il comportamento della persona pienamente umano quando nasce dallamore, manifesta lamore, ed ordinato allamore. Questa verit vale anche in ambito sociale: occorre che i cristiani ne siano testimoni profondamente convinti e sappiano mostrare, con la loro vita, come lamore sia lunica forza (cfr. I Cor 12,31-14,1) che pu guidare alla perfezione personale e sociale e muovere la storia verso il bene 21.

3. Etica, politica, economia A questo punto molte osservazioni sono gi state fatte, a partire dalla Dottrina sociale della Chiesa, a riguardo di queste tre essenziali dimensioni del vivere sociale. Mi limito ad alcune integrazioni.

3.3.1 Etica Letica apre lo sguardo alle profondit delluomo, che non una marionetta, non un automa, non un irresponsabile. Al contrario la capacit di responsabilit il suo fondo pi vero e ricco: luomo sa cosa fa, in grado di scegliere, risponde delle sue scelte (a se stesso, agli altri, a Dio se credente).
20 21

Ibidem, 192. Ibidem, 580.

10 Solo la capacit di responsabilit rende possibile la convivenza: tra automi o burattini non c scambio vero, n collaborazione duratura, n societ autentica; ma al massimo giustapposizione contrassegnata da individualismo e strumentalizzazione. La responsabilit rende accessibili agli uomini gli orizzonti opposti dellapertura agli altri e della solidariet: luomo non pu realizzarsi da solo; ha bisogno degli altri; ciascuno portatore di una ricchezza inedita e di un contributo unico ed insostituibile. A condizione che accetti la fatica di educarsi a tali capacit, che non sono n innate n gratuite, ma frutto della trasmissione di valori da una generazione allaltra e, appunto, della fatica delleducazione. Sono certo che a nessuno sfugge la portata di queste affermazioni, specie in una societ ed in una cultura che pare premiare chi batte strade affatto diverse e fare degli atteggiamenti opposti la propria bandiera. Difatti oggi a parere dei pi siamo in presenza di unemergenza educativa, una crisi della trasmissione dei valori e addirittura del dialogo inter-generazionale, individualismo, strumentalizzazione degli altri, irresponsabilit diffusa e conclamata

In una simile condizione la Chiesa svolge il suo modesto servizio di maestra e madre (la Mater et magistra di Giovanni XXIII): maestra perch ribadisce, nonostante tutto, le sue convinzioni a servizio di tutti gli uomini; madre perch mette a disposizione di tutti le sue risorse e capacit educative, che non cessano di generare, secondo il programma di don Bosco, onesti cittadini e buoni cristiani.

3.3.2 Politica Molti attenti osservatori stigmatizzano quotidianamente i mali dellodierna politica, tra cui principalmente: - la politica spettacolo - la politica faziosa, - interessata a se stessa piuttosto che ai problemi del Paese, - machiavellica, - razzista ed imperialistica, - amorale ed immorale In una stagione, in Italia e non solo, di una politica non propriamente esaltante (i politici di mestiere si interrogano qualche volta sui danni etici che certo loro modo di fare politica produce?), la

11 Dottrina sociale della Chiesa testimonia dimensioni e possibilit diverse di fare politica ed osa additare grandi prospettive, secondo il convincimento di quel grande politico cristiano che stato Giorgio La Pira, per il quale, dopo la contemplazione, la politica lattivit pi nobile dello spirito umano, semplicemente perch essa per definizione la ricerca del bene comune.

3.3.3 Economia In estrema sintesi la situazione attuale denuncia pi o meno apertamente ed acutamente le seguenti problematiche: aumentano i poveri, si moltiplicano le povert, cresce il divario tra ricchi e poveri, non si avviano a soluzione, anzi incancreniscono e si aggravano, mali secolari quali: la povert del mondo, la fame e la sete lo sfruttamento, il commercio di armi la miopia ecologica e infine il neoliberismo con la sua idolatria del mercato..

Di fronte ad un simile, grave ed articolata panorama, la Dottrina sociale della Chiesa proclama e promuove: 22

la destinazione universale dei beni, la fondamentale uguaglianza degli uomini, la loro pari dignit, le improcrastinabili esigenze della giustizia, la salvaguardia dellambiente, la promozione della pace, gli orizzonti sconfinati della carit22.

Mi paiono significative, al riguardo le seguenti riflessioni di Mons. Paciello, vescovo di Altamura e capo della delegazione della Caritas italiana al World Social Forum svoltosi a Nairobi nel gennaio di questanno: La spiritualit del Forum lattenzione alluomo, limpegno per il riconoscimento della dignit degli ultimi; la sete di giustizia chiesta in modo non violento, il dialogo tra lingue, religioni e culture diverse, la speranza che un altro mondo possibile; il rispetto e luso sobrio delle risorse della natura e dellambiente; la proclamazione indiretta di due comandamenti fondamentali per la pace universale: non uccidere e non rubare (). Da queste premesse egli arriva ad alcune proposte concrete e persino spicciole: Educarci ed educare alla mondialit, formarci e formare alla sobriet, impegnarci a piccoli risparmi e rinunce, promuovere iniziative culturali e di solidariet, contribuire a realizzare microprogetti, chiedere un tempo di servizio civile allestero, educare al rispetto della natura e alluso responsabile della sue risorse, servirsi della banca etica, fare acquisti presso le botteghe del commercio equo e solidale, promuovere adozioni a distanza, fare gemellaggi (Lettera pastorale Cenere e fuoco, 2007).

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4. Conclusioni 4.1 La riflessione e limpegno continuano La Dottrina sociale della Chiesa, come dicevo, un corpo organico, ma non concluso. E uscito nelle settimane scorse il documento preparatorio alla 45^ Settimana Sociale dei cattolici italiani23 che si terr in autunno. Si tratta di un appuntamento che dal 1907 si ripete, ad opera soprattutto di laici, studiosi delle scienze socio-politiche e di cristiani impegnati nel sociale e nella politica. Il documento in questione tratteggia tre linee di riflessione: la prima, riferita al passato, afferma tra latro che, senza negare lapporto di altre forze culturali e politiche, che pure vi fu, si deve constatare come i cattolici, assurti a classe dirigente nei diversi ambiti della societ, nel dopoguerra hanno dato un contributo fondamentale a quel miracolo non solo economico che ha fatto della nuova Italia un grande e rispettato Paese. La seconda linea si sofferma da una parte ad esaminare le difficolt con cui deve oggi misurarsi la presenza pubblica e politica del cattolicesimo italiano, sovente e da pi parti contestata ed ostacolata, con la pretesa di relegare nellambito del privato le posizioni del mondo cattolico, giudicandole come pretese indebite; dallaltra a ribadire che in forza del dettato costituzionale tutti sono chiamati a contribuire al conseguimento del bene comune e nessuno pu privare i cattolici dei loro diritti e delle loro responsabilit derivanti dalla cittadinanza. Una terza linea di riflessione indica alcune questioni oggi particolarmente cruciali (gi affiorate in pi punti di questa relazione): lemergere della questione antropologica, che il nuovo nome della questione sociale, il concetto di laicit. limprescindibile dimensione internazionale del bene comune,

4.2 Problemi aperti Credo non sia difficile concordare sul fatto che i principi della Dottrina sociale della Chiesa sono grandi, belli, alti. Pure che sono esigenti e fertili; ma anche non sempre facili da tradurre in pratica. Come documentano queste due testimonianze.

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Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano, EDB, Bologna 2007.

13 La tavola dei valori cristiani non unarma di difesa di una civilt superiore, a fronte di altre ritenute inferiori, ma una proposta di Redenzione che si offre al mondo, come ncora di salvezza non come pesante fardello. Per questo occorre una conversione della Chiesa e dei cristiani, che per primi devono farsi testimoni di quei valori. La dimensione pubblica della nostra fede si gioca qui, non nella pretesa di tradursi direttamente in azione politica, entrando nelle istituzioni per governarle, cercando di volta in volta sostegni politici. Il cristianesimo non unideologia che lotta per la sua sopravivenza, ma un serbatoio di valori, messo a disposizione delluomo e della storia24. Spesso le istituzioni politiche democratiche, a cominciare dai parlamenti, fondate sul consenso e che deliberano a maggioranza, varano leggi che non sempre e comunque non compiutamente si conformano a quella verit oggettiva sulluomo e sui diritti ad essa immanenti (proclamata dalla Rivelazione e dal Magistero n.d.r.). E il cruccio, il travaglio interiore dei legislatori cristiani che, di regola e non eccezionalmente, devono contentarsi di leggi imperfette, informate al bene comune al momento possibile25. In questa stessa linea si colloca losservazione molto simile contenuta nella recente Nota del Consiglio Permanente della CEI: Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale 26. E qui enunciato il complesso ed attualissimo tema della mediazione culturale, su cui gi aveva riflettuto il grande credente G. Lazzati: per lui il cristiano, fedele laico, interpretando il proprio impegno nella citt delluomo quale momento volto e redimere le realt temporali, ne valuter la validit nella misura in cui, attraverso il processo di mediazione, sapr discernere i valori temporali realizzabili nella misura possibile di tempo e di luogo in vista di una loro piena realizzazione in un progresso di maturazione umana che per s tende a quella pienezza27. Chiosa al riguardo L.F.Pizzolato, docente di letteratura cristiana antica allUniversit Cattolica di Milano: Il rischio della mediazione il prezzo da pagare per rendere quei valori realmente partecipi della costruzione della storia umana. Chi vuole preservare puri i valori, semplicemente li relega al di fuori della storia, in un mondo delle idee bello quanto impossibile28. Ci facendo il cristiano non rinuncia alle sue idee, e lo afferma chiaramente; in pi, egli si d da fare perch la societ evolva verso il meglio, di modo che quello che non possibile oggi sia possibile domani, sempre nella consapevolezza della fondamentale imperfezione degli uomini e della loro storia. Credo che molte affermazioni della citata Nota della CEI vadano collocate e interpretate in questo contesto di riflessioni. Per esempio le seguenti:

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M. SIGNORE, Una battaglia sui valori, cit., p. 43. F. MONACO, Citt delluomo, Jesus, 1/2003, p. 47. Cfr. p. 8. n. 17. 26 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota del Consiglio Episcopale Permanente della CEI a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto, 28 marzo 2007. 27 G.LAZZATI, La citt delluomo, Ave, Roma 1984, p. 61. 28 Citato in G:FROSINI, Il bene comune nella Dottrina sociale, Settimana, 9/2007, p. 9.

14 Il fedele cristiano tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con linsegnamento del Magistero e pertanto non pu appellarsi al principio del pluralismo e dellautonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della societ. Tutto ci come dire come stato affermato al Convegno ecclesiale di Verona che impegnarsi e sperare per i cristiani significa avere fisso dinnanzi un orizzonte escatologico e camminare lungo i sentieri dei valori essenziali del Vangelo quali la gratuit, lamore, la povert, la piccolezza, e lasciare cadere ci che invece viene oggi ritenuto primario, come la potenza, il successo, la ricchezza, la forza dei numeri e dei mezzi.