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Paul Fr.

Ballester Convalier

PERCHE ABBANDONAI LA CHIESA


CATTOLICA ROMANA
(La mia conversione allOrtodossia)

Atene 1954

Sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della


speranza ch in voi

(I Pietro 3, 15)

Traduzione dal greco dell'Archimandrita Benedictos


Katsanevakis, Napoli - presso la chiesa dei SS. Pietro e Paolo dei
nazionali Elleni, 1955.
1

Paul de Ballester-Convallier (1927-1984) stato un convertito e


presbitero della Chiesa Ortodossa ed diventato il Vescovo di
Nazianzus in Messico.
Fu ucciso dopo la fine della Divina Liturgia nella citt del Messico nel
1984. Il suo funerale fu celebrato dall'arcivescovo Iakovos (Coucouzis)
che lod l'opera eccezionale di questo vibrante vescovo.
Il vescovo Paul di Nazianzus non solo si dimostr degno della sua
vocazione, ma divenne anche martire dell'ortodossia.
Scrisse questa eccezionale testimonianza storica del cammino verso la
riscoperta della Fede Ortodossa e delle difficolt che tale scelta poteva
implicare negli anni '50 del secolo scorso.
2

AL
NASCENTE MOVIMENTO ORTODOSSO
ITALIANO DEDICO

A. B. K.
3

INDICE
________________

Invece di Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 4


Due parole al Lettore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6

I primi dubbi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
I consigli del Confessore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
La Monarchia del Papa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
Tu sei Pietro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
Il principato della disputa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
Esci da essa, o popolo mio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
Verso la luce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Lincontro con la verit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
4

INVECE DI PREMESSA

Nellottobre dellanno scorso 1954 sorto a Catania ed a Firenze, promosso da


Italiani di puro sangue, un movimento che mira non ad un Cattolicesimo
riformato, ma addirittura ad un ritorno completo e sincero alle origini, cio alla
genuina Chiesa Cristiana esistente prima del funesto grande scisma tra Oriente ed
Occidente consumato dal Papa Urbano II nellanno 1098 nel Sinodo di Bari da lui
ivi convocato. I pionieri di tale movimento hanno trovato tale Chiesa primitiva
nella Chiesa Ortodossa Cristiana che infatti lunica genuina continuatrice della
Chiesa fondata da Ges Cristo e divulgata dai SS. Apostoli.

molto commovente il fatto che proprio in questanno che il novecentesimo dagli


inizi dei primi aperti contrasti ecclesiastici tra Occidente e Oriente, che
condussero poi allanzidetta separazione definitiva dellanno 1098, ha inizio con il
movimento Ortodosso italiano in parola, il ritorno alla retta dottrina di
Cristo dei popoli Occidentali trascinati allo scisma. Il detto movimento Ortodosso
italiano, pur giovanissimo e recentissimo, conta gi in Catania ed in Firenze due
Vescovi, quattro presbiteri, un diacono e circa duecento aderenti e moltissimi
simpatizzanti.

Ora, il molto Rev. Paul Fr. Ballester Convalier ex Frate Francescano in Spagna
ora Presbitero Ortodosso abbandon anchegli il Cattolicesimo Romano e
scrisse poi in greco un opuscolo intitolato La mia conversione allOrtodossia
in cui espone con molta chiarezza il dramma della sua anima a tale riguardo. Egli
spirito studioso, occasionalmente veniva messo in seri dubbi circa la verit di
alcune dottrine fondamentali della Chiesa Romana a cui apparteneva ed ha
cercato sinceramente e ad ogni costo e sacrificio di arrivare al fondo della
questione. Ed riuscito a trovarne, da solo, luscita dal cieco vicolo in cui
inconsciamente si trovava. Il dramma spirituale esposto dal Rev. Convalier ,
senza dubbio, il dramma di numerosissime altre anime incapaci di trovare luscita
dal cieco vicolo. Per venire incontro a tale stato e specialmente a tutti i
5

simpatizzanti del suddetto Movimento Ortodosso italiano sentiamo il dovere di


presentare in debita traduzione il su riferito documento del Rev. Convalier,
sostituendo il titolo originale: La mia conversione allOrtodossia con quello:
Perch abbandonai la Chiesa Cattolica Romana, come pi adatto al
contenuto e come pi comprensibile ai lettori in Italia. Siamo convinti che finch
lEuropa Occidentale e Centrale non sar rieducata alla retta fede cristiana, direi
riortodossata, studi s fatti non saranno mai inutili.

Infine ringrazio il mio carissimo figlio in Cristo Sig. Augusto Scrino dellaiuto
letterario prestatomi per la sollecita traduzione del presente.

Napoli, 25 Marzo 1955.

Festa dellAnnunziazione di M. V.

Archimandrita Benedictos Katsanevakis


6

DUE PAROLE AL LETTORE

Non scopo di queste pagine una personale giustificazione della conversione


dellautore allOrtodossia, ma esse, costituiscono una testimonianza apologetica,
commovente e riconoscente della purezza della fede e dellarditezza del suo
insegnamento. Loriginalit del presente studio, non consiste precisamente nel
tema, per il quale sono gi state scritte innumerevoli opere teoriche sotto ogni
punto di vista ecclesiastico, ma nella maniera originale con cui esso viene svolto.
Padre Ballester non si contentato di presentare semplicemente la teorica
espressione del suo giudizio teologico; egli possessore di un modo di vivere
teologico dal quale si mosso verso il pi doloroso dei cammini spirituali, verso il
pi penoso dei sacrifici: labbandono della sua Chiesa e lallontanamento dalla sua
patria. Lespressione di questo modo di vivere teologico e della sua autosincerit,
solo una speciale ispirazione ed una rarissima forza di volont gli potevano
permettere di trasmutarla in una splendida realt.

Durante la lettura dei capitoli che seguono, il lettore, avr loccasione di seguire
devotamente, passo per passo, il cammino contestato di questo monaco
Francescano dai suoi primi timidi dubbi fino alla pi decisiva confessione della
Ortodossia, quale vera Chiesa di Cristo. Confessioni di tal genere, sempre pi in
maggior numero e pi frequenti, costituiscono anche un severo monito per quella
Chiesa, la quale ha perduto ormai la sua medioevale occasione di mutarsi in un
centro dittatoriale di un mostruoso impero politico-ecclesiastico. Costituiscono
anche la pi espressiva delle istruzioni per quei gruppi cristiani, i quali camminano
ancora nel buio, per il ritrovamento del vero gregge. Ma, innanzitutto, sono una
delle pi incoraggianti lezioni, che oggi possiamo ricevere noi che siamo gi
ortodossi; una oggettiva ed appassionata testimonianza per la purezza della
nostra eredit religiosa, una devotissima resa donore alla fedelt con la quale i
nostri progenitori seppero conservarla illesa, e in mezzo alle dure prove storiche e
alle pi sfavorevoli epoche.
7

Uomini, come lautore del presente studio, i quali sanno cosa credono e perch, ed
in qual modo sono giunti alla pienezza di questa fede e che sono pronti a dare
testimonianza ed a fare apologia di essa con la stabilit di una certezza assoluta e
con lentusiasmo dei figli della Verit, sono chiamati in primo luogo a trasmettere
la luce dellOrtodossia al buio delle non Ortodosse filosofie cristiane con la
potenza ed il successo con cui sar possibile un giorno la realizzazione di quella
Ecumenica brama di un solo gregge ad un solo Pastore, Ges Cristo, per la quale
il Signore preg con tanta perseveranza, verso il Padre Celeste.

Marsiglia, Marzo 1954.

Stanislao Jedeezewsky
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I PRIMI DUBBI

Il lungo e faticoso cammino della mia conversione allOrtodossia ebbe inizio, la


prima volta, un giorno mentre ero occupato nella compilazione dei cataloghi
della biblioteca di quel monastero Cattolico-Romano al quale appartenevo.
Questo Monastero, uno dei pi belli della Spagna nord-orientale, appartiene
allOrdine Monastico di S. Francesco dAssisi ed costruito sulla spiaggia
mediterranea a pochi chilometri da Barcellona, mia citt nativa. I superiori del
monastero mi avevano incaricato di ricompilare i cataloghi delle opere e degli
autori della nostra ricca biblioteca conventuale, onde metterli al corrente circa
tutte le perdite dincalcolabile valore che aveva subito durante lultima guerra
civile spagnola, quando il nostro monastero fu incendiato e in parte distrutto dai
comunisti. Una sera, quindi, mentre ero tutto preso dal lavoro, nascosto dietro
una montagna di vecchi libri e manoscritti semibruciati, feci una scoperta che
produsse in me grande meraviglia. In una busta, contenente scritti riferentesi
alla Santa Inquisizione dellanno 1647, trovai una copia in lingua latina di un
Editto di Papa Innocenzo X col quale si scomunicava quale eretico ogni cristiano
che osasse credere, seguire o comunicare ad altri linsegnamento dellApostolo
Paolo circa lautenticit della sua dignit apostolica[1]. Continuando poi questo
straordinario scritto faceva obbligo ad ogni fedele di credere, sotto la minaccia
del castigo nelloltre tomba, che lApostolo Paolo, in tutta la sua vita ed azione
apostolica, cio da quando si convert al cristianesimo fino alla sua morte non
aveva esercitato la sua opera apostolica liberamente ed indipendentemente da
ogni potere temporale, ma contrariamente egli dipendeva in ogni momento
dalla monarchica autorit dellApostolo Pietro, del Primo presunto Papa e Re
della Chiesa. Questo assoluto potere, aggiungeva lo scritto in parola, lo
ereditarono per successione diretta tutti gli altri Papi cio i vescovi di Roma.

Confesso che se avessi rinvenuto nella biblioteca del monastero un libro messo
allIndex[2] non mi sarei maggiormente meravigliato. Naturalmente non
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ignoravo gli eccessi ai quali erano incorsi i Tribunali della Santa Inquisizione nel
Medio Evo e nei tempi posteriori in fatta di temi dogmatici. Era quella unepoca
in cui cercavano con ogni sacrificio di macchinare una giustificazione teologica
delle ambizioni imperialistiche del papismo. Per la riuscita di tale progetto Roma
aveva dato ordini espliciti ai teologi e predicatori onde dimostrare con ogni
mezzo che i Papi avevano ricevuto da Dio il potere di regnare come Cesari
sullintera Chiesa Ecumenica, quali eredi del presunto primato dellApostolo
Pietro. In tal modo sintraprese in Occidente una vera campagna di diffamazione
teologica dellinsegnamento Ortodosso relativo al detto presunto primato
dellApostolo Pietro con il doppio scopo di essere messo il fondamento a qualche
giustificazione teologica del Cesarepapismo da una parte e dallaltra
minimizzare lautorit dei Patriarchi dOriente di fronte alle pretese del loro
confratello romano. Uno dei mezzi principali per ladempimento di questo
progetto fu una sorprendente moltitudine di pubblicazioni delle opere dei Santi
Padri, opere falsificate o semplicemente apposta erroneamente interpretate. In
queste opere falsificate si cercava intelligentemente e con laiuto di una errata
interpretazione di alcuni passi evangelici[3] di far apparire il famoso Primatus
Petri come un eccezionale privilegio che Dio concesse allApostolo Pietro e in
seguito ai suoi supposti successori, i romani Pontefici, in virt del quale, questi,
avevano il diritto di esercitare una dittatura praticamente assoluta sulla Chiesa
Universale, di fronte alla quale lOrtodossa veniva descritta come ribelle. Cos,
una grande moltitudine di Antologie e di Catene[4] di passi patristici relativi
al primato papale, gran parte dei quali sono assolutamente falsi ed il resto di essi
contraffatti e con una base minima di contenuto autentico, uscirono dalle
tipografie dei conventi dei principali ordini Monastici dellOccidente circolando
in sbalorditiva abbondanza nellEuropa Mediterranea[5]. Per, se i fedeli avessero
meditato sul fatto che lApostolo Paolo e gli altri Apostoli non erano sottoposti
al potere assoluto del cos detto Primo Papa Simone Pietro, allora lintero edificio
dellalterata dottrina del Papismo sarebbe crollato da per s. Per questo motivo
i Vescovi di Roma non smisero mai di condannare, scomunicare e terrorizzare
con minacce di castighi spirituali e doltretomba, i fedeli che avessero tentato di
manifestare il bench minimo dubbio in proposito.

I Tribunali della Santa Inquisizione sotto lemblema Il fine giustifica i mezzi[6]


presero mandato di porre in atto altri mezzi pi convincenti, cio di mandare al
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rogo e alle torture e di gettare nellolio bollente o scorticare vivi i pi ostinati e


impenitenti cristiani in nome della SS. Trinit e per il bene generale della
Chiesa. Ci nonostante, non mi aspettavo mai che il fanatismo della mia chiesa
lavesse spinta al punto di osare finanche la proibizione e la condanna
dinsegnamenti che con molta chiarezza sono contenuti nelle Sacre Scritture e
che furono insegnati dagli stessi Apostoli, come accadeva con lo scritto che
tenevo fra le mani. Questo superava ogni limite, perch scomunicare i fedeli
seguaci dellinsegnamento dellApostolo Paolo equivale ad una incomprensibile
condanna della dottrina Ortodossa di questo Apostolo, il quale nella seconda
sua Epistola ai Corinzi chiaramente dice che in nulla fu inferiore a nessuno degli
altri Apostoli[7]. Quindi, quellEditto di Papa Innocenzo X, mi sembrava cos
incredibile che preferii esaminare la possibilit di qualche errore tipografico o
forse qualche fatale contraffazione del testo autentico, cosa che daltra parte
accadeva spesso allepoca che la cronologia del documento indicava[8]. In ogni
caso, per, autentico o falsificato che fosse, oppure semplicemente alterato,
giunsi alla conclusione che questo testo costituiva nella nostra biblioteca
conventuale, un elemento bibliografico veramente curioso e degno di ogni
attenzione e di ogni studio.

Molto presto, per, il mio interessamento si mut in turbamento, quando, dopo


il confronto, nella Biblioteca centrale di Barcellona, accertai che non solo questo
documento era assolutamente autentico ma che esso non costituiva lunico
monumento della sua specie. Difatti in due casi anteriori di quelle sentenze della
Santa Inquisizione dellanno 1647, cio del 1329[9] e 1351[10] i Papi Giovanni XXII e
Clemente VI avevano scomunicato e condannato ogni uomo e teoria che
avessero tentato di negare che lApostolo Paolo aveva operato sotto gli
incontestabili ordini e lassoluto potere del presunto Primo dei Papi e cio
dellApostolo Pietro. Precisamente per la medesima ragione il Papa Martino V
aveva scomunicato Giovanni Huss nel Sinodo di Costanza[11]. Posteriormente Pio
IX nel Sinodo Vaticano[12], Pio X nel 1907 e Benedetto XIV il 1920, avevano
ripetuto le medesime condanne nel modo pi categorico e ufficiale[13].

Esclusa, quindi, in tal modo, ogni possibilit derrore o, di falsificazione, non


tardai a comprendere che con tutto ci, cominci a nascere in me un doloroso
problema di coscienza. Perch personalmente mi era impossibile credere
seriamente che lApostolo Paolo fosse stato guidato da qualche potere umano.
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Lindipendenza e la libert della sua opera Apostolica presso i gentili, in


paragone allopera dellApostolo Pietro presso i giudei, costituisce per me un
avvenimento molto serio che non ammette neanche la minima obiezione[14].
LApostolo Paolo chiamato allapostolato non dagli uomini n per mezzo dalcun
uomo[15] considerava Simone Pietro come il secondo, dopo Giacomo[16] fra quelli
che sono reputati colonne e che a Paolo piaceva di chiamare cos perch erano
considerati di essere qualcosa nella Chiesa di Cristo[17]. Per, aggiunge in
seguito, che, il posto che essi prendono lo lascia completamente indifferente,
trattandosi di semplici preferenze personali, che Dio non tiene seriamente in
conto[18]. In ogni modo, lApostolo Paolo categoricamente afferma che chiunque
siano gli altri Apostoli, lui non era inferiore a nessuno. Ci per me era
chiarissimo, specie se si prende in considerazione la spiegazione dei Santi Padri
che su tale punto, non lascia alcun dubbio. S. Giovanni Crisostomo, per
lApostolo Paolo dice: Dichiara costui la sua parit con gli altri Apostoli e
desidera confrontarsi non solo con tutti gli altri, ma anche col primo fra di loro,
per dimostrare che tutti avevano la medesima missione e dignit[19]. E difatti con
assoluta unanimit, tutti i Padri insegnano che Tutti gli Apostoli furono quello
che era Pietro e tutti erano dotati dello stesso onore e potere[20].

impossibile essere sotto gli ordini di qualche autorit superiore di un altro di


essi, perch lassioma dApostolo il pi grande potere, la vera vetta di tutte le
potest[21]. Perci S. Cipriano sostiene che Tutti costoro, ugualmente, sono
pastori, malgrado che uno il gregge. E questo in piena concordia viene pascolato
dagli Apostoli[22]. E S. Ambrosio aggiunge a tale proposito: Se lApostolo Pietro
aveva qualche precedenza fra gli altri, questa fu precedenza di confessione non di
onore. Precedenza di fede e non di classe[23]. Giustamente, quindi, il medesimo
Santo scriveva riferendosi al Papa: Non possono essere eredi dellApostolo Pietro
coloro i quali non osservano, come lui, la medesima Fede[24].

Tutta la questione quindi era chiarissima. Ci nonostante il dogma Cattolico


romano che insegnava a riguardo perfettamente il contrario, mi poneva nel
tremendo dilemma di scegliere in coscienza e a dispormi o col Vangelo e la
Tradizione da una parte, o collinsegnamento della mia Chiesa dallaltra. Perch
secondo il dogma Romano ecclesiologico, al cristiano, per salvare la sua
anima[25], indispensabile credere che la Chiesa, costituisce chiaramente una
monarchia[26] di cui Monarca il Papa[27]. Perci il Sinodo del Vaticano
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riassumendo in proposito tutti i precedenti verdetti, rese ufficialmente noto che:


Se qualcuno avesse detto che Pietro presunto primo Papa e Vescovo di Roma
non fu costituito da Ges Cristo quale Principe degli Apostoli e Capo visibile della
Chiesa militante... sia scomunicato[28].

Come mi sarebbe possibile concordare due tanto diametralmente opposte e


conflagranti disposizioni dogmatiche ?
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I CONSIGLI DEL CONFESSORE

Essendomi trovato quale naufrago nella pi inesorabile tempesta spirituale mi


indirizzai al mio Confessore, al quale esposi in modo semplice e naturale il
problema che mi tormentava. Il mio Confessore era uno dei pi istruiti e
prudenti Sacerdoti del monastero e non tard a comprendere che il caso era uno
dei pi seri e complicati. Dopo essersi concentrato per un poin silenzio nelle sue
riflessioni, cercando invano una soddisfacente soluzione, si decise a dare un tale
svolgimento al problema che confesso francamente non mi aspettavo:

Le Scritture ed i Santi Padri mi disse con il pi naturale tono vi hanno


turbato. Lasciate da parte queste due cose e limitatevi a seguire fedelmente
linfallibile insegnamento della nostra Chiesa, senza indagare tanto nelle cose e
senza domandare molto. Non permettete che le creature di Dio, qualunque esse
siano, scandalizzino la vostra fede verso la Chiesa di Dio.

Tale inattesa risposta non fece altro che ingrandire maggiormente il mio
turbamento spirituale. Avevo creduto sempre che la parola di Dio era
esattamente quellunica cosa che nessuno poteva mettere da parte. Secondo la
mia concezione la Scrittura ci che determina la retta posizione delle nostre
credenze[29] e non sono le nostre credenze a determinare lortodossia della Santa
Scrittura. E per dire con precisione, proprio dalla Santa Scrittura deriva a noi
lobbligo di esaminare noi stessi se perseveriamo nella retta fede o no[30]. Non
voglio sentire ci che dici tu e ci che dico io dice S. Agostino ma tutti e due
dobbiamo ascoltare ci che dice il Signore. Indubbiamente esistono libri del
Signore, allautenticit dei quali tutti e due ubbidiamo e ci sottomettiamo. In tali
libri dunque dobbiamo cercare di trovare la vera Chiesa e solo in essi dobbiamo
poggiare la nostra discussione[31].

Il mio Confessore, senza per nulla darmi tempo a proporre la bench minima
obiezione aggiunse: Vi dar in cambio un elenco di nostri scrittori, nelle cui opere
potrete trovare di nuovo la vostra calma spirituale, perch in questi libri, che
senza la minima difficolt, potrete ritrovare linsegnamento della nostra Chiesa.
E chiedendomi se avessi qualcosa di pi interessante da riferirgli, dette
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termine alla nostra conversazione. Pochi giorni dopo il mio Confessore se ne


and dal Monastero per un viaggio di predicazione in diverse Chiese e Monasteri
del nostro Ordine. E lasciandomi il catalogo dei libri di cui mi aveva parlato, mi
chiese di promettergli, che gli scrivessi spessissimo onde tenerlo al corrente
dellandamento dei miei turbamenti spirituali.

Malgrado che le sue argomentazioni non mi avessero, per nulla persuaso


raggruppai tutti quei libri con la decisione di studiarli con la maggiore possibile
obiettivit e scrupolosit. La pi grande parte di questi libri era costituita da testi
teologici e da manuali di decisioni papali e di Sinodi ecumenici papali. Mi misi
con premura e sincero interesse allo studio di questi libri e senza prendere
nessuna altra misura preventiva che la Santa Scrittura che tenevo aperta davanti
a me la lampada ai miei piedi e lume al mio sentiero[32]. N il mio Confessore,
n lintera mia Chiesa sarebbero riusciti a compararmi con gli Giudei, i quali
furono biasimati dal Signore perch erano in errore non conoscendo le
Scritture[33]. Contrariamente, anzi, sarei rimasto fedele secondo lesempio di
quei fedeli, che dopo aver accettato la parola di Dio con ogni prontezza[34]
furono encomiati dallApostolo perch consultavano continuamente le Scritture
onde controllare ogni cosa che insegnava loro[35] per non essere ingannati dalla
filosofia e da vane sottigliezze secondo la tradizione degli uomini e non secondo
Cristo[36].

Ma a mano a mano che avanzavo nella lettura e nello studio dei testi che mi
avevano suggerito, cominciai, in principio piano e timidamente, con maggiore
sicurezza poi, a persuadermi che fino allora ignoravo quasi completamente la
vera natura e composizione organica della mia Chiesa. Dopo essere stato
annoverato nel Cristianesimo e battezzato, verso la fine dei miei studi ginnasiali,
seguii le lezioni di filosofia e allora mi trovavo ancora sulla soglia della teologia
Cattolico-romana, cio di una scienza che allora costituiva per me qualcosa di
assolutamente nuovo e che mi compariva per la prima volta. Fino allora
Cristianesimo e Chiesa Romana costituivano per me due idee, le quali
esprimevano la medesima e indivisibile realt. Nella mia vita Monastica che
trascorreva tranquillamente ed indisturbatamente mi assorbiva soltanto
laspetto puramente soprannaturale della questione, e poich la mia attenzione
era attratta dai miei studi filosofici, non mi si era presentata loccasione di
esaminare profondamente le ragioni e le basi della composizione organica della
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mia Chiesa. Fu precisamente in quei testi ufficiali, controllati con tanta


perspicacia dal mio Confessore, che mi si cominci a rivelare, sotto il suo reale
aspetto, questa paradossale religioso-politica organizzazione monarchica che si
appella Chiesa Romana.

Suppongo che un riassuntivo riesame dellinsegnamento dei su accennati libri,


da me studiati, non sarebbe superfluo.
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LA MONARCHIA DEL PAPA

Secondo la concezione cattolica-romana, la Chiesa, in primo luogo, non che


una monarchia assoluta[37] di cui il Papa monarca, che, come tale agisce[38]. In
questa monarchia del vescovo di Roma consiste tutta la potenza e la stabilit
della Chiesa[39] che, non potrebbe esistere senza di essa[40]. Il Cristianesimo
stesso, dicono i papisti, si appoggia completamente sulla base del papismo[41] e
ancor di pi, il papismo lelemento pi importante del Cristianesimo[42] la
somma e la sostanza di esso[43]. Il potere monarchico del Papa, quale supremo
Sovrano e Capo della Chiesa, Pietra angolare, Maestro infallibile della Fede,
Rappresentante unico di Dio sulla terra, Pastore dei Pastori, Vicario di Ges
Cristo, Dolce Cristo in terra, Dolce Cristo parlante ecc. ecc. assolutamente
autoritario, in ogni momento esecutivo e si estende su tutto il mondo[44].

Tale autorit papale si estende, si dice, per divino diritto


contemporaneamente[45] su tutti i battezzati del mondo intero e su ciascuno
uomo separatamente[46]. Tale potere dittatoriale, quindi, pu mettersi in azione
in ogni momento su ogni cattolico cristiano direttamente sia laico che chierico,
Vescovo, Arcivescovo, Cardinale ed anche Patriarca ed ancora su ogni Chiesa di
qualunque specie liturgica e di qualunque lingua[47], perch il Papa il primo
vescovo in ogni vescovado o diocesi del mondo[48]. Coloro i quali negano di
riconoscere tutto questo potere o non sottostanno ad esso ciecamente[49] sono
scismatici, eretici, empi e sacrileghi; e le loro anime sono fin da ora
predestinate a esser gettate nel fuoco eterno, in quanto da ogni punto di vista
indispensabile, per la salvezza dellanima, la fede nella divina istituzione del
Papato e la sottomissione ai suoi rappresentanti[50].

E cos il Papa sembra incarnare quel fantastico Sovrano, nel sollecito avvento del
quale credeva Cicerone, e per il quale scriveva che gli uomini avrebbero dovuto
riconoscerlo per salvarsi[51]. E, sempre secondo il dogma Romano, dato che il
Papa, ha il diritto dintervenire e giudicare su tutte le questioni spirituali di tutti e
di ogni singolo cristiano, a maggior ragione ancora, pu intervenire nelle loro
questioni terrene e materiali[52]. Per questa ragione egli pu limitarsi soltanto
alla imposizione di pene spirituali ed alla privazione della salvezza dellanima di
coloro, i quali negano di sottomettersi a lui, ma similmente ha il diritto di
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obbligare i fedeli ad ubbidirgli costringendoveli[53]. Ci perch la Chiesa tiene


due spade: luna simbolo del potere spirituale e laltra simbolo di quello mondano
o temporale. La prima spada sta nelle mani del clero e la seconda nelle mani dei
Sovrani e soldati, ma similmente anche questa sta sotto il criterio e la volont dei
preti[54].

Il Papa che pretende di essere il Rappresentante e Plenipotenziario sulla Terra


di Colui il cui regno non di questo mondo[55], di Colui il quale proib agli
Apostoli di esercitare la minima dominazione o sovranit sui fedeli , con tutto
ci, anche Sovrano temporale facendo, in tal modo, continuare nella sua
persona, la tradizione imperiale dei Cesari di Roma della Citt eterna e regina
del mondo[56]. Nel corso della storia, il Papa, divenne Padrone e Sovrano di
grandi Stati e condusse le pi sanguinose guerre contro gli altri Re cristiani al
fine di conquistare una nuova parte di terra o anche, semplicemente, per
soddisfare la sua insaziabile sete di dominio. Ottenne ancora migliaia di servi e
svolse parte primaria e molte volte decisiva nella politica internazionale. Il
dovere dei Sovrani e Governanti cristiani di indietreggiare di fronte al Re per
divino diritto cedendo il loro regno stesso a questo trono ecclesiastico-politico
che stato istituito quale ornamento e sostegno di tutti i restanti troni del
mondo[57]. Oggi, il regno mondano del Papa, si limita alla sola Citt del
Vaticano, la quale costituisce uno Stato indipendente con rappresentanza
diplomatica negli Stati dei cinque continenti del globo terrestre, con un esercito
mercenario, con armi, polizia, prigioni, propria moneta circolante, commercio,
ecc.

E come coronamento di questa sua onnipotenza, il Papa, ha ancora unaltra pi


tremenda prerogativa che nello stesso tempo anche lunica nellintero mondo;
una mostruosa e inaudita prerogativa, simile alla quale nemmeno lorgiastica
fantasia delle pi grossolane religioni idolatriche pu mai sognare. Il Papa,
secondo tale immaginaria prerogativa, per diritto divino Infallibile, secondo
la definizione dogmatica del Concilio Vaticano dellanno 1870[58]. Di
conseguenza da allora lumanit a lui deve rivolgere quelle parole che prima
rivolgeva al Salvatore: Tu hai, Signore, parole di vita eterna[59]. In avvenire non
c pi bisogno della presenza dello Spirito Santo per guidare la Chiesa in tutta
la verit[60] non c bisogno pi nemmeno delle Sacre Scritture n della
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Tradizione, dato che gi esiste un Dio sulla terra col potere di. rendere inutili o
anche di proclamare ancora come errati gli insegnamenti di Dio dei Cieli[61].

In base a questa infallibilit, il Papa, e solamente il Papa, il Canone della


Fede[62], e pu proclamare, anche senza il consenso della Chiesa, quanti che siano
nuovi dogmi ai quali, i fedeli, hanno il rigoroso obbligo di credere ciecamente se
vogliono sfuggire ai castighi dellinferno nelloltretomba[63].

Dipende soltanto dalla volont e dal piacere di Sua Santit scriveva il Cardinale
Baronius che lintera Chiesa creda sacro e santo ci che lui desidera[64] e bisogna
che le sue Epistole Pastorali siano considerate, credute e ubbidite come scritture
canoniche[65]. Come logica conseguenza di tale infallibilit, risulta, che gli
insegnamenti papali devono essere osservati con una tale cieca obbedienza che
lo stesso Cardinale Bellarmino, il quale stato proclamato santo dalla Chiesa
Romana, nella sua celebre Theologia[66] espone tale supposizione con la pi
grande naturalezza: Se qualche giorno il Papa avesse errato, consigliando
peccati e proibendo virt, la Chiesa, sottopena di peccato contro coscienza,
sarebbe stata obbligata a credere che in realt i peccati sono buoni e le virt
cattive. Il Cardinale Zabarella va ancora oltre e assicura che: Se Dio e il Papa si
radunano in un Concilio... il Papa pu fare (col) quasi tutto ci che fa Dio... e il
Papa fa tutto ci che desidera, sia pure illegalit e in ci, egli, qualcosa pi che
Dio[67].

Quando ebbi terminata la lettura di tutti quei libri consideravo me stesso


estraneo in seno alla mia Chiesa la di cui composizione organica, era chiaro, non
aveva nessuna relazione con la Chiesa istituita dal Signore, organizzata dagli
Apostoli e i loro successori, e i SS. Padri avevano descritta e resa chiara. Secondo
la mia concezione una tale organizzazione papista, difficilmente si sarebbe
potuta identificare con la Chiesa di Cristo perch non edificata sopra la roccia
che lo stesso Ges Cristo ma sopra linstabile sabbia dimmaginarie prerogative
del Papa che si dice, eredit da Simone Pietro il quale, per, non le aveva mai
avute e neppure immaginate.

Noi dice S. Agostino, uno dei pi grandi Padri della Chiesa Romana noi, che
siamo cristiani e che con le nostre parole e opere, non crediamo a Pietro, ma a
Colui che lo stesso Pietro aveva creduto... Colui, il Cristo, il Maestro di Pietro il
19

quale lo catechizz alla strada che conduce alla vita eterna, Colui anche il nostro
unico Maestro[68].

E difatti come sarebbe stato possibile ammettere seriamente linfallibilit dei


Papi, i quali usurpano il titolo di esclusivi successori dellApostolo Pietro che
fu precisamente il solo fra tutti gli Apostoli, il quale, come disse lo stesso Signore,
in determinati casi non sapeva quello che diceva[69]. Infallibile Simone Pietro, il
quale fu ripreso dallApostolo Paolo perch fosse da riprendere[70], poich non
camminava secondo la verit del Vangelo?[71] Infallibili coloro i quali si
autoappellano legali successori di quello al trono e al Vescovado di Roma dal
momento che sapevo benissimo che fra essi sincontrano non pochi nomi di
generatori di tanti scandali, quali il Papa Marcello, notoriamente apostata e
idolatra che sacrificava a Venere, come a tutti noto, entro al medesimo tempio
di questa e dinanzi al medesimo altare di essa?[72] Infallibile, dunque, Papa
Giulio, il quale, fu scomunicato quale eretico dal Sinodo di Sardica?[73] Infallibile
anche Liberio, che seguiva gli errori di Ario e condann quale eretico S.
Attanasio, il grande protagonista dellOrtodossia?[74] Infallibile anche Papa Felice
II per il quale, S. Attanasio dice che fu eletto Papa da tre suoi eunuchi e ordinato
da tre spie dellImperatore, e fu aspirante degno dei suoi elettori della sua
medesima pasta, dato che le di lui eretiche credenze erano pubblicamente note,
e generalmente tutta la sua condotta nel suo insieme si adattava bene ad un
Anticristo?[75] Infallibile Papa Onorio, il monotelita[76] e Gelasio, il quale seguiva
credenze eretiche nel dogma della S. Eucaristia? Infallibile Papa Sisto V, del
quale circol una edizione delle S. Scritture corretta con le sue stesse mani e
nella pienezza della sua Apostolica autorit la quale era tanta piena di errori di
ogni sorta che fu necessario ritirarla subito nel mezzo del pi grande
scandalo?[77] Infallibile Urbano VIII che condann quale eretica la teoria di
Galileo secondo la quale la terra gira intorno al sole?[78] Infallibili i Papi Zaccaria
il quale proib sotto pena di scomunica di credere che la terra rotonda?[79] e Pio
II il quale ebbe lammirevole sincerit di avvertire amichevolmente il re Carlo
VII di Francia che non bisogna credere in tutto ci che i Papi dicono, perch il
pi delle volte parlano per passione o per interesse?[80] Infallibile Papa Pio IV, il
quale ebbe lardire di trasgredire il VII Canone del Concilio Ecumenico di
Efeso[81] e con ci si rese spergiuro del giuramento che dette durante la cerimonia
della sua intronizzazione?[82]
20

La Chiesa, dice S. Cipriano e non il Vescovo di Roma, quella pura e vivificante


acqua, che non pu essere intorbidita e misturata, perch la sorgente dalla quale
scaturisce pura e limpida[83]. Allintera Chiesa e non esclusivamente ai Papi,
Nostro Signore Ges Cristo promise assistenza perpetua e continua fino alla
consumazione dei secoli[84]. A favore di tutta la Chiesa, e non solo a Pietro e ai
suoi presunti successori, promise dinvocare dal Padre Suo lo Spirito della
Verit[85], quello Spirito che insegna tutta la verit[86] e tutto lo scibile[87]. E
precisamente per questo motivo lApostolo Paolo chiama la Chiesa e non Pietro
colonna e base della Verit[88]. E ancora, per la medesima ragione, S. Ireneo
insegna che, in nessun altro luogo, ma soltanto nella Chiesa, bisogna cercare la
Verit di Cristo, perch solo nel seno della Chiesa troviamo questa Verit con
tutta la certezza pura, integra, e non rimescolata[89].

Non solo a Simone Pietro, ma a tutti insieme gli Apostoli e ai suoi discepoli il
Signore disse: Chi ascolta voi ascolta me[90]. Daltra parte, durante il corso della
storia della Chiesa antica, dallepoca della sua istituzione fino al grande scisma,
non v neppure il minimo precedente di un qualche disaccordo o qualche
questione di fede di grande importanza che fosse stato risolto dai Vescovi di
Roma. Cosa, secondo me, inspiegabile se questi ultimi, in effetti, fossero stati
realmente riconosciuti ed ammessi quali veri Capi assoluti e di pi infallibili
della Chiesa Ecumenica. universalmente noto che nessuna delle grandi eresie
fu mai debellata dai Papi di Roma, ma, esse, furono combattute, sconfitte ed
estirpate per mezzo di un Concilio Ecumenico o da un Padre della Chiesa o da
qualche santo Teologo. Larianesimo, per esempio, era condannato dal Concilio
di Nicea e non dal Papa, che era egli stesso seguace di Ario. Il Concilio di Efeso
neutralizz il nestorianesimo. S. Epifanio fu colui che sconfisse gli gnostici, S.
Agostino fu il grande confutatore del pelagianesimo e cos di seguito.

Ancora di pi: i Vescovi di Roma, non furono giudici in nessuna di queste grandi
questioni ecclesiastiche, ma, viceversa, pi delle volte, ne erano imputati,
accusati e perfino giudicati da altri Vescovi, Patriarchi, Sinodi e Concili. Cos, il
Sinodo di Arelate decide sul dissidio sorto tra il Vescovo di Roma e quelli dAfrica
circa la questione dellanabattesimo[91]. Anche la Chiesa Africana scrisse al
Vescovo di Roma come a quello di Alessandria esortandoli severamente a
pacificarsi[92]. Il Patriarca dAlessandria con i Vescovi Orientali scomunic Papa
21

Giulio nel Sinodo di Sardica[93]. Papa Onorio fu condannato e scomunicato dal


VI Concilio Ecumenico[94], ecc. ecc.

Avendo assoluta convinzione di tutto ci, convinzione, che dallora in poi in


nessun modo mabbandon, scrissi al mio confessore la prima lettera dopo la
nostra separazione.

Ho studiato i libri che la Vostra Reverenza ebbe la bont di consigliarmi. Ci


nonostante, la mia coscienza non mi permette di trasgredire ai comandamenti
di Dio prestando fede ad insegnamenti umani[95] che non hanno neppure la
minima base Biblica. Tali insegnamenti sono la catena degli insegnamenti sul
Papismo i quali vengono coronati dallo sragionamento sulla infallibilit. Noi
possiamo riconoscere la vera Chiesa basandoci dice S. Agostino sul criterio
biblico, e non appoggiati su detti e su sentenze, n sui Sinodi dei Vescovi, n sulla
lettera morta dei dissidi, chiunque essi siano, n su fallaci presagi e prodigi, ma
soltanto su ci che si trova scritto sulle predicazioni dei Profeti, sui Salmi, sulle
parole dello stesso Buon Pastore Ges, sulle opere e sugli insegnamenti degli
Evangelisti e in una parola, sulla canonica autenticit delle Sacre Scritture[96].
Questo stesso Padre scrisse contro i Donatisti: Non voglio pi sentire questo tu
dici e io dico, ma noi tutti sentiamoci cos dice il Signore. Indubbiamente vi
sono libri del Signore, sulla cui autenticit entrambi concordiamo, ubbidiamo e
ci sottomettiamo. In essi quindi ricerchiamo la Chiesa e su di essi discutiamo la
nostra discordia e differenza[97].

Terminai la lettera al mio Confessore con queste parole: Non mi allontaner,


quindi, mai da ci che costituisce il vero canone cristiano per la prova e la
conoscenza della vera fede e per la veridicit e genuinit di ogni dogma: cio non
mi allontaner mai e poi mai dallautenticit della parola di Dio e dalla
Tradizione della sua Chiesa[98]. E certo i vostri dogmi sono inconciliabili con il
detto canone.

La risposta non tard a venire: La Vostra Reverenza non ha ascoltato i consigli


e gli orientamenti che le ho dato lamentava il mio confessore e ha lasciato che
la Bibbia continuasse la sua pericolosa influenza sulla sua anima. I Santi Libri
sono come il fuoco, il quale quando non illumina, brucia e annerisce... e appunto
per questa ragione i Papi saggiamente decretarono che si tratta di uno
scandaloso errore credere che tutti possono leggere le Sacre Scritture[99] ed i nostri
22

Teologi confermano che i libri Sacri della Bibbia costituiscono una oscura nube,
un recinto ove anche gli atei ancora possono trincerarsi[100]. La fede nella
chiarezza delle Scritture costituisce un dogma eterodosso[101] dicono i nostri
infallibili Capi. Riguardo poi alla Tradizione, non ritengo necessario ricordare alla
Reverenza Vostra, che dobbiamo seguire innanzi tutto il Papa quando si tratta di
questioni di fede anzich a migliaia di Santi Agostini, Girolami, Gregori,
Crisostomi, ecc.[102]. E quando abbiamo la interpretazione dataci da Roma
riguardo a qualsiasi testo della Bibbia se pure tale interpretazione pu sembrare
assurda e contraria allo stesso concetto del testo bisogna che noi crediamo di
essere in possesso della Verit della parola di Dio[103].

Tutte queste cose consolidarono maggiormente le mie convinzioni. Con tutte le


sue teorie, con tutti i dogmi della nostra Chiesa contrari anche con lo stesso Papa,
io, non avrei potuto mai mettere da parte la parola di Dio, la quale
assolutamente e incontestabilmente retta e chiara per quelli che hanno trovato
la vera conoscenza[104]. Questo la parola della Luce[105], che pu sembrare oscura
solo a quelli che vanno verso la perdizione e dei quali il Dio di questo secolo ha
accecato lo spirito[106]. La S. Scrittura ancora la parola di Vita[107], della
Grazia[108], della Virt[109] e della Salvezza[110] e non desideravo divenire colpevole
e accusato nellora del Giudizio trascurandola ora[111]. Io sapevo precisamente che
la fede nelle S. Scritture la fede pi retta di tutte[112], e assolutamente
cattolica[113], giacch solo la S. Scrittura sufficiente, come dice S. Attanasio, alla
professione della Verit[114]. Perci S. Giovanni Crisostomo mette in rilievo che:
quando abbiamo la Sacra Scrittura insensato cercare altri maestri al di fuori di
questa[115]. In essa scrive SantIsidoro Pelusiota esiste tutto quanto
necessario conoscere[116] e tutto ci che cinteressa imparare[117]. Secondo S.
Basilio il grande: una evidente imperfezione della nostra fede ed una prova di
superbia, il rigettare qualcosa di quanto scritto ivi, o, al contrario, ammettere
qualcosa che ivi non scritto[118]. Da ci giustamente i SS. Padri ne concludono
che bisogna credere solo in quello che scritto nei sacri Libri e ci che ivi non
scritto, non bisogna cercarlo[119] n utilizzarlo mai[120].

La mia Chiesa, colpendo la S. Scrittura, non ottenne nullaltro che perdere


davanti ai miei occhi ogni autorit, perch divenne simile a quelli eretici per i
quali S. Ireneo dice che perch furono ripresi dalla parola di Dio ritornarono di
nuovo contro di Essa per criticarla[121]. Colui che si adatta alle S. Scritture dice
23

il gran Crisostomo cristiano. Se qualcuno la polemizza egli cammina fuori del


canone. Se per nello stesso tempo, egli viene a dirvi che la S. Scrittura insegna ci
che lui crede, allora ditemi, voi, non avete criterio e intelletto?[122].

Questo fu il mio ultimo contatto che ebbi col mio Confessore. Dopo di ci non
credetti opportuno continuare la nostra corrispondenza e non gli scrissi pi.
Nemmeno lui da allora in poi cerc di sapere di me, preferendo non impicciarsi
oltre del mio spiacevole caso dato che indubbiamente ci avrebbe potuto
danneggiarlo nelle sue splendide possibilit che aveva per essere ordinato
Vescovo Apostolicae Sedis Gratia che tanto fedelmente aveva servito in ogni
momento.

Io, per, non mi fermai. Avevo cominciato a deviare dal deviamento della mia
Chiesa, seguendo una strada per la quale non era possibile fermarmi se non
prima daver trovato un luogo sicuro, almeno teoricamente. Il dramma che vissi
in quei giorni era che, mentre sentivo me stesso allontanarmi sempre pi dal
papismo, dallaltro canto, non mi sentivo di avvicinare a nessunaltra realt
ecclesiastica. LOrtodossia, il Protestantesimo e lAnglicanesimo non
costituivano allora per me che delle idee abbastanza confuse, e non era ancora
giunta n lora n loccasione di pensare al come avrebbero potuto avere la
bench minima relazione col mio caso personale. Ciononostante amavo la mia
Chiesa che mi aveva fatto cristiano e della quale indossavo la tonaca. Era perci
necessario approfondirmi e occuparmi sempre pi largamente dello studio della
questione, per giungere piano piano e con tristezza alla accorata certezza, che
questa Chiesa in realt era inesistente, e non occupava nessun posto entro il
regime papista. E difatti, innanzi al potere dittatoriale del Papa, lautorit della
Chiesa e del corpo episcopale praticamente nulla. Perch secondo la loro
teologia lautorit della Chiesa autentica ed efficace solo quando si armonizza
con la volont del Papa. In caso contrario lautorit della Chiesa non ha
assolutamente nessun valore[123]. Perci, quindi, il medesimo valore ha il Papa
essendo assieme con la Chiesa e il Papa senza la Chiesa; con altre parole, il Papa
il tutto e la Chiesa non nulla. Giustamente, quindi, scriveva con dolore il
Vescovo More: Mutando la sintesi della Chiesa, mutiamo anche il di lei dogma.
E da ora innanzi sarebbe pi retto salmodiare nella divina Liturgia : Credo al
Papa anzich dire: Credo in Una, Santa, Universale e Apostolica Chiesa[124].
24

Il significato e limportanza dei Vescovi nella Chiesa Romana consiste


nelloccupare un posto di un semplice rappresentante subordinato allautorit
papale sparsi in tutti gli angoli del mondo, alla quale autorit papale si
sottomettono nello stesso modo come si sottomettono anche i semplici fedeli. I
papisti si sforzano di giustificare tale stato di cose che prevale, basandosi su una
assurda interpretazione del 21 capitolo del Vangelo di Giovanni[125] secondo il
quale, dicono loro: Il Signore affid a S. Pietro, primo Papa, il mandato pastorale
sui Suoi agnelli e sulle sue pecore, cio il mandato di massimo, unico ed assoluto
Pastore su tutti i fedeli che vi sono simboleggiati con gli agnelli e su tutti i restanti
Apostoli e Vescovi, i quali vi sono simboleggiati con le pecorelle[126]. Ma anche i
Vescovi nel cattolicesimo romano non sono per idea successori degli Apostoli[127],
perch lautorit spettante agli Apostoli spir con essi e perci non si trasmise
ai loro successori nel vescovado. Soltanto lautorit di S. Pietro, alla dipendenza
del quale si trovavano tutti gli altri si trasmise ai successori, i quali vennero dopo
di lui al Papismo[128]. Perci esiste una grande differenza nel succedersi a S.
Pietro e nel succedersi ad uno qualunque degli altri Apostoli. Il Pontefice
romano, quindi, solamente, succede a S. Pietro quale legale Pastore di tutta la
Chiesa e per conseguenza ha tutta lautorit che deriva da Colui dal quale Pietro
la ricevette. Mentre i restanti Vescovi non succedono nel vero senso della parola
agli Apostoli, perch questi ultimi non erano che dei semplici accreditati Pastori
dei quali non pu esistere un successore.

I Vescovi quindi giacch secondo il papismo, non ereditarono nessuna autorit


Apostolica, non dispongono di nessunaltra potest, fuori di quella che
ricevettero, non direttamente da Dio, ma dal Sommo Pontefice. La
giurisdizione dei Vescovi deriva direttamente e immediatamente dal Papa[129].
Ci, secondo la mia opinione, una ingiustificabile offesa alla dignit episcopale,
il di cui valore veniva umiliato, sacrificandolo in favore di un presunto grado,
superiore cio allautorit papale. Non era indispensabilmente necessario sapere
perfettamente e completamente la storia dellantica Chiesa per comprendere
che, gi dai tempi Apostolici i Vescovi fondavano sempre la loro autorit
basandosi sul fatto che succedettero agli Apostoli, governando la Chiesa, tutti
con la medesima facolt[130] e col medesimo ministero degli Apostoli[131]. S.
Attanasio parla del ministero dei Vescovi come qualcosa che il Signore consacr
25

per mezzo degli Apostoli[132]. S. Gregorio il grande insegna chiaramente: Oggi i


Vescovi occupano nella Chiesa il posto degli Apostoli[133].

S. Ignazio di Antiochia dice che lautorit Apostolica che hanno ricevuto i


Vescovi, proviene da Dio Padre[134]; e aggiunge che il Vescovo non va sottomesso
a nessun altro che al medesimo N. S. Ges Cristo[135]. Da ci la catena doro che
unisce i fedeli con Dio, passa da anello in anello dai Vescovi agli Apostoli, dagli
Apostoli a Ges Cristo e da Ges Cristo al Padre[136]. Questo tradizionale
insegnamento tanto chiaramente esposto dai SS. Padri che per conto mio non
esisteva alcun dubbio. Basta leggere gli antichi cataloghi dei Vescovi che a noi ci
hanno lasciato S. Ireneo, Tertulliano, Eusebio, S. Girolamo, S. Optato di Mileve
e tanti altri Padri storiografi ecclesiastici, i quali cercarono di annotare e
descrivere con la pi dettagliata cura le successioni dei Vescovi che diressero le
diverse chiese fondate dagli Apostoli. Dopo i nomi degli Apostoli fondatori
vennero annotati, successivamente, i nomi di tutti i Vescovi di ogni seggio, fino
allepoca degli autori di questi cataloghi. Ora, perch tanta cura, tanto
interessamento e tanta attenzione per poter dimostrare tale apostolica
successione, se, come pretende il papismo che lautorit degli Apostoli si estinse
con gli stessi Apostoli e non si trasmise ai loro successori nel ministero
Episcopale?[137].

Per logica conseguenza degli insegnamenti papisti circa lautorit e la potest


dei Vescovi, nella Chiesa Romana, si crede, che gli stessi Concili Ecumenici non
hanno altro valore che quello in cui il Papa si compiace concedere loro. I Concili
Ecumenici dicono i papisti non sono n possono essere altro che una
Congregazione del Cristianesimo riunita per virt del podere del Capo Supremo e
sotto la presidenza di esso[138]. Ora, dato che tale Supremo Capo non il Signore
ma il Papa, in linea di massima non pu esistere Concilio Ecumenico se non
convocato sotto la presidenza personale del Papa[139] o di uno dei suoi immediati
rappresentanti[140]. In qualunque momento durante un Concilio Ecumenico il
Papa da solo lo pu sciogliere, differire o trasferire[141]; basta solo che egli esca
dalla sala delle riunioni dicendo: Io non sono pi qui che il Concilio
Ecumenico, sia trasformato da quel momento in una riunione privata, e, se i suoi
membri insistono ancora, esso si trasforma in una congiura illegale e
scismatica[142]. I Canoni stessi del Concilio non hanno il minimo valore se non
26

accettati e ratificati dal Papa, e se non saranno timbrati con il timbro


dellautorit di lui[143].

Dopo la lettura di tutti questi testi cominciai ad intuire qualche cosa che fino a
quel momento mi era rimasto incomprensibile, che i Vescovi cattolici romani di
tutte le contrade del mondo, radunati il 1896 in Sinodo nel Vaticano avevano
aderito alla riduzione della loro autorit ed alla loro tramutazione in muti servi
del Vescovo di Roma ammettendo il dogma dellinfallibilit papale. Il Papa era
ivi semplicemente il Dittatore del Sinodo, dal giorno del suo inizio fino al
termine di esso, di modo che era impossibile non realizzarsi ivi ci che egli
desiderava come pure era impossibile stabilirsi nel Sinodo qualcosa senza la
volont del Dittatore. Infatti, cos viene dimostrato dalle dichiarazioni del
Vescovo Tedesco Strosmayer, uno dei membri del Sinodo la cui retta coscienza
si scandalizz dinanzi allo spettacolo che presentarono i Vescovi privi di autorit
e di libera volont di fronte ad un onnipotente Papa: Nel Sinodo del Vaticano
egli disse non avevamo la necessaria libert; a causa di ci esso non pu essere
chiamato un vero Sinodo n pu avere diritto di emettere dei canoni che
potessero imporre lubbidienza alle coscienze dellintero mondo cattolico. Tutto
ci che avrebbe potuto assicurare la libert della parola e di pensiero venne
escluso con molta accortezza... e come se tutto ci non fosse bastato, questo
Sinodo comp la pi scandalosa violazione dellantico detto ecclesiastico: quod
semper, quod ubique, quod ab omnibus cio: infatti cattolico quello che
sempre, da per tutto e da tutti stato creduto[144]. In una parola il pi evidente e
disgustoso uso della presunta infallibilit papale stato necessario prima ancora
che linfallibilit stessa venisse proclamata quale dogma.

Per di pi si aggiunse questo: che il Sinodo non venne convocato n radunato


legalmente; che i Vescovi, alti dignitari e altolocati italiani, formavano una enorme
e dominante cricca quasi monopolistica; in modo che i membri di esso furono
intimiditi dalla pi scandalosa propaganda, e che tutto il meccanismo del potere
papale che in quel momento esercitava il Papa di Roma contribu ad intimidire e
ad impedire ogni libera espressione. Ognuno, quindi, ne pu dedurre chiaramente
quale specie di libert di parola (norma inviolabile ad ogni Sinodo) si avesse nel
Sinodo del Vaticano[145].
27

Durante tutto questo periodo di tanta violenta mia crisi spirituale, avevo quasi
abbandonato i miei studi. In tutte quelle ore che il regolamento del mio Ordine
mi concedeva libere, approfittavo della solitudine e compunzione della mia cella
per aumentare le mie cognizioni e approfondire una tanto ampia materia. Mesi
interi studiai la sintesi e lorganizzazione della Chiesa dei primi secoli da fonti
Bibliche, Apostoliche e Patristiche. Ma questa fatica non si sviluppava
completamente di nascosto: il mio aspetto esteriore sembrava fortemente
influenzato dalla mia grande inquietudine, che gi aveva assorbito tutto il mio
interessamento. Non esitavo a cercare fuori dal monastero i libri e le persone che
avrebbero potuto contribuire in qualche modo ad offrirmi nuovi lumi per il mio
problema. Pi tardi osavo gi rivelare in parte le mie condizioni bench con la
pi grande attenzione e prudenza, accennandole confidenzialmente a diversi
dotti ecclesiastici, amichevolmente legati a me. In tal modo ebbi consigli, pareri
ed opinioni sul mio caso, sempre di grande importanza per me. Intanto, trovavo
i pi dei miei confidenti, pi fanatici di quanto non avessi supposto. Per quanto
riconoscevano con me lassurdo dellintera dottrina papista si aggrappavano
disperatamente allidea, che la sottomissione dovuta al Papa esige un cieco
consenso della mente[146] e quellaltro detto di Ignazio Loiola, fondatore
dellOrdine dei Gesuiti secondo cui per avere in tutte le cose la verit, per non
deludersi in nulla, bisogna avere sempre come principio fermo, che ci che vediamo
come bianco, in realt nero, se tale lo determina la gerarchia della Chiesa[147].

Conformemente a tale fanatica mentalit dinanzi alla quale ogni logica


obiezione restava inefficace, un ieromonaco di questOrdine per lamicizia che
ci legava mi confid: Ci che tu dici indubbiamente chiaro e logico da ogni
punto di vista e non posso fare a meno di riconoscerlo. Ma noi Gesuiti, oltre alle
tre promesse, ne abbiamo anche una quarta speciale, pi sostanziale di quelle
dellubbidienza, della castit e della povert. la promessa della sottomissione al
Papa[148]. Perci sono costretto a preferire di gettarmi col Papa nelleterna
condanna, anzich salvarmi con tutte queste tue verit dellassoluta certezza.
28

TU SEI PIETRO...

I pi obiettivi tra i miei amici mi consigliavano di studiare le fonti bibliche sul


papismo e cio i passi evangelici che questo cita per la dimostrazione e la difesa
del cosiddetto Primato di Pietro[149]. Consideravo giusto il consiglio ed era
molto di mio gusto, perch mi offriva una nuova occasione di esaminare il mio
caso sulla base della S. Scrittura. Come naturale scelsi come argomento delle
mie ricerche la pi importante delle pericopi evangeliche nel 16 Capitolo del
Vangelo secondo Matteo, sul quale si costru la dottrina circa il detto del
Primato: Tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia Chiesa[150] *. Per il
romano-cattolicesimo, questa parola del Signore rivolta a Simon Pietro,
costituiscono la divina istituzione della pretesa giurisdizione amministrativa e
giuridica di questo Apostolo[151]. Il Gesuita Bernardino Llorca scrive: Come
ricompensa della sua meravigliosa confessione circa la divinit di Ges Cristo, il
Signore annunzi a Pietro che lui, Pietro sarebbe la pietra angolare, cio il Capo e
la suprema Autorit delledificio della Sua Chiesa[152]. Questa metafora (Pietro-
Pietra) la quale fu applicata allApostolo e la quale indica che egli il fondamento
della Chiesa, dimostra anche chiaramente che egli viene stabilito massimo Capo
di questa. Il senso della metafora che Pietro devessere per la Chiesa ci che
il fondamento per ledificio. E come in ogni edificio il fondamento
precisamente ci che consolida e d vera unione allinsieme di esso, cos anche
nella Chiesa lui, il Pietro, che da la stabilit e la vera unione ad essa[153].

Concordemente a tale interpretazione del citato passo evangelico, la Chiesa


Romana insegna che S. Pietro, presunto primo Papa, il fondamento e la pietra
angolare della Chiesa, il di lei Principe e Capo, e linfallibile dittatore della
terra[154]. E difatti, ci costituisce dottrina obbligatoria ed evidente che
secondo la volont e lOrdine di Dio la Chiesa si regge sul beato Apostolo Pietro
come precisamente ogni edificio si regge sulle sue fondamenta[155]. Intanto questa
tanto errata dottrina pretende che essa si accordi, secondo il Sinodo del
Vaticano, con il chiarissimo ed evidentissimo senso della S. Scrittura come stato
inteso sempre dalla Chiesa Universale[156]. Secondo il mio giudizio per il chiaro
e molto evidente senso della S. Scrittura come stato inteso sempre dalla Chiesa
29

Universale era precisamente del tutto il contrario. Poche cose, infatti esistono
nella S. Scrittura cos chiare ed evidenti quanto quello che precisa che nessuno pu
porre altro fondamento che quello che stato posto, il quale Ges Cristo[157].
Ges Cristo il solo fondamento della Chiesa, dice S. Attanasio[158]. Il Signore
lunico fondamento, di cui lApostolo Paolo orgoglioso perch laveva messo,
quando insieme con lo stesso S. Pietro istitu la Chiesa di Roma[159] ** perch solo
il Signore Ges Cristo il fondamento di tutte le parti della Sua Chiesa[160]; ogni
qual volta nelle Sacre Scritture si parla di un fondamento dice S. Gregorio il
Grande non si accenna a nessun altro che al Signore[161]. Sembra impossibile
che uno possa osare di negare che Ges Cristo la pietra e il fondamento della
Chiesa, se legger sia pure una sola volta, i libri canonici del Vecchio[162] e Nuovo
Testamento[163] ***.

Le parole del Signore Tu sei Pietro e su questa Pietra edificher la mia Chiesa
riportate dallEvangelo di Matteo, non sono riferite da nessun altro Evangelista.
Non si ha il minimo cenno di esse n in Giovanni nonostante che questi fa
testimone oculare della confessione di Pietro, n in Luca e neppure in Marco, il
quale, anzi, stato discepolo, compagno, interprete dello stesso Pietro e scrive
il suo Evangelo secondo linsegnamento e lo spirito di questo Apostolo. Tutte
queste cose precisamente non ci presentano gli Evangelisti come seguaci e
sostenitori del primato papale dato che dimenticarono di notare nelle loro Sacre
Opere ci che, secondo la dottrina papista costituisce il pi importante
elemento del Cristianesimo[164], la sostanza e il totale di esso[165]. O sarebbe pi
retto attribuire la responsabilit di tale ingiustificata omissione allo stesso
Spirito Santo, sotto la guida del quale sospinti parlarono[166].

Nei diretti discepoli degli Apostoli, nella seconda generazione cristiana, non
troviamo ugualmente traccia di una allusione circa il passo di cui si tratta. Difatti
nelle Opere dei Padri Apostolici le quali comprendono 412 citazioni delle S.
Scritture, manca completamente qualunque cenno relativo alla confessione di
Pietro, riportata solo da Matteo. Lo stesso precisamente succede anche con gli
altri passi evangelici che vanno citati a favore del primato papista. N nella
Didach (= Dottrina) dei dodici Apostoli, n in Clemente, n in Ignazio, n in
Policarpo, n in Barnaba, n nellepistola a Diognito, n nei frammenti di Papia,
ancora meno nel Pastore di Erma, dove solo si fa menzione circa la
organizzazione e costituzione della Chiesa, possibile trovare la minima traccia
30

circa il passo famoso encomiato dai papisti Tu sei Pietro.... I due primi secoli,
quindi, si presentano indiscutibilmente ignari di quello elemento nella base del
quale si regge completamente il cristianesimo[167].

Questa importante omissione maggiormente sentita nel Pastore di Erma il


quale, Erma, era precisamente fratello di Pio Vescovo di Roma; inoltre sappiamo
dal canone del Muratori che Erma scrisse questopera durante il Vescovato di
suo fratello Pio. Ivi Erma descrive i posti degli Apostoli, Vescovi, confessori e
diaconi[168], priori, dignitari[169], di quelli che presiedevano nella Chiesa
protopresbiteri[170]. Ma nel Pastore, quandunque sia strapieno di immagini e
simbolismi circa lorganizzazione e la gerarchia della Chiesa, non incontriamo
in nessun punto una testimonianza circa il singolare posto di Vescovo, quale
Capo generale di tutto il Cristianesimo. Importantissimo riesce, quindi, il fatto
che il fratello stesso del Vescovo di Erma, si presenti ignorando del tutto le cose
che riguardano il primato papista!

Il primo cenno del passo evangelico circa la famosa confessione di Pietro non si
presenta fino alla seconda met del 2 secolo; quando verso lanno 160 fu scritto
il dialogo al Giudeo Trifone da Giustino Martire. Lo stile semplice e indifferente
con cui Giustino narra la confessione dellApostolo, chiaro. Egli dice: Ges ad
uno dei suoi discepoli che si chiamava Simone il quale per rivelazione divina, Lo
dichiar quale Figlio di Dio, glimpose il nome di Pietro[171]. Verso la fine dello
stesso secolo appare per la prima volta nella Grammatologia Ecclesiastica, una
citazione, anche se non tanto fedele, del predetto passo. Il testo, che contiene
tale citazione, appartiene allEvangelo Diatessaron del Siriaco clerico Tatiano.
Questa opera di tale importanza, che nella Chiesa Siriaca sostitu
completamente i Vangeli canonici, almeno fino alla met del IV secolo. La
citazione la seguente: Beato sei Simone. E le porte dellAdes non ti
vinceranno[172]. Dal senso dellespressione orientale le porte (pyle) possiamo
solo supporre la vittoria di Pietro sulla morte[173], secondo quel medesimo senso
che il Signore Risorto utilizz, parlando di Giovanni Se voglio che rimanga
finch io venga?[174].

Da Giustino dobbiamo passare al secolo doro della Chiesa, per trovare altre
citazioni del nostro passo. In principio la prima cosa che notarono i SS. Padri
che il Signore soprannomin il suo Apostolo Pietro nel genere maschile,
31

mentre disse che avrebbe edificato la sua Chiesa Sulla Pietra adoperando il
genere femminile, la cui distinzione chiara ed esclude cos completamente
lidentificazione di Pietro con la pietra. Tale distinzione guid i Padri e gli
altri scrittori ecclesiastici, nel credere che la pietra sulla quale venne edificata
la Chiesa, non era la personalit di S. Pietro, perch in tal caso il Signore avrebbe
adoperato lespressione su questo Pietro[175].

Conseguentemente la maggioranza di questi scrittori inclinava per la


interpretazione della Pietra, come confessione di fede al Figlio di Dio,
interpretazione questa che da tempo gi aveva scalfito il S. Apostolo Giuda (non
lIscariota) consigliando edificare Noi medesimi sulla santissima nostra
fede[176]. Altri intesero il significato della Pietra come lo stesso Cristo, il
preannunciato dai Profeti laspettata Pietra dIsraele[177] cosa che lo stesso
Signore attribuisce a S[178]. In fine, altri, pochissimi scrittori, come Tertulliano,
nonostante che determinate volte avessero identificato la Pietra con lApostolo,
pure attribuiscono ad essa solo uninterpretazione metaforica, un significato
soltanto spirituale, senza ritenere questa come un particolare privilegio
dellApostolo in paragone con gli altri e molto meno ereditario[179].

Il grande Agostino scrive nelle sue Retractationes che leggendo questo passo
evangelico superficialmente ebbe la impressione che la Pietra si potesse
identificare con lApostolo; ma pi tardi, studiando con attenzione comprese che
la retta interpretazione , che la Pietra sulla quale la Chiesa edificata non che
Colui il quale lApostolo Pietro confess come Figlio di Dio[180]. S. Agostino
insegnava sempre questo insegnamento come risulta da innumerevoli passi delle
sue Opere. Egli espone i motivi di tale interpretazione e cos si esprime: Siccome
la parola Pietra prototipo: perci il Pietro prende il nome dalla Pietra, e non la
Pietra dal Pietro; come anche noi stessi cristiani assumiamo questo nome da
Cristo e non Cristo dai cristiani. Tu dice Cristo sei Pietro su questa Pietra che
hai confessato, dicendo Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, edificher la mia Chiesa,
cio in me stesso il Figlio di Dio vivente[181]. Lo stesso concetto ripete S. Agostino,
quasi con le stesse parole nella sua la Omelia sulla festa dei due
(Protocorifei) Apostoli Pietro e Paolo[182]. Lo stesso fa anche nella sua 5a Omelia
sulla Pentecoste, in cui dice ancora pi chiaramente: Su questa Pietra edificher
la mia Chiesa; non sopra Pietro (Petrum) il quale sei tu, ma sulla Pietra (Petram),
la quale tu hai confessato[183]. Ed aggiunge nel Tractatus 124 sullEvangelo di
32

Giovanni: Su questa Pietra, la quale hai confessato, io edificher la mia Chiesa; e


ci perch la Pietra era lo stesso Cristo[184].

Questo S. Padre ironizzava alcuni eterodossi, i quali, come oggi i papisti,


identificavano lApostolo Pietro con la Pietra: quanto interpretava i passi circa la
rinnegazione di Pietro domandando loro mordacemente con il tono bruciante
che lo caratterizza: Dov adesso la vostra Pietra? Dov la solidit di essa?[185].
Lo stesso Cristo era la Pietra, mentre Simone non fu che Pietro... di pietra. La
vera Pietra fu risuscitata per rinforzare Pietro, il quale vacill abbandonando la
Pietra[186]. Su questa divina Pietra, la quale il Suo vero Figlio: Iddio pose i
fondamenti relativi cio i primi materiali umani della Chiesa. Questi
fondamenti relativi sono tutti insieme gli Apostoli, fra i quali Simone Pietro
non occupa nessuno speciale posto di autorit o di giurisdizione. Ci insegnano
S. Paolo e S. Giovanni Evangelista, il quale in una delle sue meravigliose
profetiche visioni ebbe loccasione di vedere, che ledificio spirituale della Chiesa
edificato sulla Pietra, aveva dodici pietre di fondamento, e su queste stavano i
dodici nomi dei dodici Apostoli dellAgnello[187].

Perci S. Ignazio Antiocheno scrive ai Tralliani, che fuori di loro (degli


Apostoli), non esiste neanche il nome della Chiesa[188]; e S. Cipriano lo riferisce
anchegli a modo suo, insegnando che la Chiesa si basata Super episcopos,
cio sugli Apostoli e sui loro successori[189] i quali sono, stati edificati su quella
inamovibile roccia (pietra) di Nostro Signore Ges Cristo[190]. Lammettere che la
Chiesa edificata solo sullApostolo Pietro escludendo tutti gli altri, come
pretende il Papismo[191], equivale a paragonare il Salvatore con quello stolto
uomo della parabola che edific la sua casa sulla rena, la quale casa cadde, e
la sua rovina fu grande[192]. Tu dici che la Chiesa si eresse su Pietro scrive S.
Girolamo alleretico Iovinianus ma la verit che si eresse su tutti gli Apostoli;
e la potenza della Chiesa si stabil su tutti loro[193].

Lo studio degli insegnamenti dei Padri relativo a questo passo della S. Scrittura,
stato molto vantaggioso per me; perch, come scrive S. Vincenzo:
necessario, per evitare difficolt ed i labirinti dellerrore, che il modo della
spiegazione della S. Scrittura sia consono con la nota regola secondo il senso della
tradizione ecclesiastica[194].
33

Dopo queste indagini sui Padri, non avevo pi alcun dubbio riguardo al fatto che
linsegnamento cattolico-romano sul primato papista dellApostolo Pietro, era
del tutto contrario al chiaro ed evidente senso della S. Scrittura e gli
insegnamenti degli Apostoli ed alle interpretazioni dei SS. Padri e in genere al
costante ed ecumenico insegnamento, secondo la tradizione della chiesa di
Cristo[195].
34

IL PRINCIPIO DELLA DISPUTA

Quando le mie idee cominciarono a divenire conosciute, inizi anche a circolare


su di me la vaga diceria che fossi un monaco fortemente sospetto deresia. Se
fossimo vissuti, invece di adesso, pochi secoli fa mi scrisse in modo molto severo
un rispettabile Vescovo, ora Cardinale le teorie che la Rev. Vostra sta
sviluppando avrebbero costituito motivo pi che bastante per condurla al rogo
della Santa Inquisizione.

Non tard anche a divulgarsi la diceria che i miei superiori ecclesiastici, avevano
deciso per il caso di interporsi onde fosse impedita la mia ordinazione a
Diacono[196]. Giunsero ad invocare il voto dellubbidienza e della disciplina
monastica, per costringermi ad abbandonare coscientemente le mie
convinzioni. Secondo loro dovevo ubbidire ciecamente e smettere doccuparmi
di altro in quanto il diritto dellesame delle questioni di fede, laveva soltanto
lalta Gerarchia della Chiesa. Se credevo nella Chiesa Apostolica, mi dicevano,
dovevo seguire, secondo loro, in tutti i legali successori degli Apostoli. Ma, la
grazia del Signore permise che rimanessi fermo nelle mie convinzioni tenendo
dinanzi a me i detti di S. Ireneo riguardo agli eterodossi. Dal solo e semplice
fatto che hanno lApostolica successione, non possono avere la pretesa di essere
loro seguaci: bisogna che seguiamo i buoni successori degli Apostoli, ma anche
bisogna dividerci dai cattivi[197].

Difatti, la Chiesa romana pu avere la formale successione apostolica dalla


successiva imposizione delle mani dei Vescovi; ma non la vera successione della
fede e dellinsegnamento Apostolico, quella che Papia encomiava alla stessa
Cristianit di Roma nel secondo secolo dicendo: In ogni successione ed in ogni
luogo si osserva ci che esigono le leggi, i Profeti ed il Signore[198].

Nulla poteva ormai farmi cambiare idea. Perci quando un prete, il quale dallora
non cess di parlarmi con cattiveria, mi chiam pubblicamente ingrato figlio
della Chiesa Cattolica, mi permisi di esprimere i miei dubbi se lappellativo di
cattolico saccordasse realmente al papismo, che caratterizzai come empia
innovazione[199], mentre la vera fede cattolica quella dellantico ed universale
35

Cristianesimo[200]. E di fatti io stesso mi credevo pi cattolico della stessa mia


Chiesa: veramente cattolico colui il quale ama la verit di Dio, la Chiesa il
Corpo di Cristo... colui il quale non preferisce nulla pi della divina religione; e non
pone prima di essa lautorit dun uomo, ma soltanto lantica ed unica fede. E
disprezzando questa autorit e rimanendo solidamente e fermamente collegato
alla vera fede, risoluto a non credere nullaltro fuori di quello che sa che prescrisse
la Chiesa fin dai primi inizi del suo cammino[201].

Quando mi domandavano, se io, lultimo e il pi umile dei monaci di S.


Francesco, osavo giudicare e chiamare errata lintera mia Chiesa, con tutti i Papi,
i Sinodi e i Teologi di essa mi bastava rispondere semplicemente, ripetendo le
parole di Tertulliano: Ogni dottrina che si oppone alla verit insegnata dalla
Chiesa, dagli Apostoli, da Cristo e da Dio devessere giudicata come errata[202].
36

ESCI DA ESSA, O POPOLO MIO

Ci nonostante, probabilmente non avrei fatto il minimo passo per abbandonare


la mia Chiesa, se fossi stato sicuro che malgrado la sua mostruosa deviazione
dogmatica, mi sarebbe stato perlomeno possibile rifugiarmi esclusivamente
nella vita spirituale, che il mio Ordine e il mio Convento mi offri vano lasciando
alla Gerarchia la responsabilit riguardo alleresia e lobbligo di discernerla e di
correggerla. Ma in una religione alla quale il semplice capriccio di un Papa che
si crede infallibile, pu introdurre tanti nuovi dogmi, decreti e insegnamenti
errati quanti ne vuole, riguardo alla fede, al culto ed ai Sacramenti, resterebbero
forse sicuri gli interessi della mia anima e la integrit della mia vita spirituale?

Costituisce una grande tentazione scriveva San Vincenzo di Lerino gi nel 5


secolo il fatto che costui, il quale tu consideri come profeta, come interprete dei
profeti, come maestro e sostegno della verit che segui col pi grande rispetto e
amore, improvvisamente comincia ad introdurre clandestinamente pericolosi
errori, che non puoi scoprire facilmente, abbagliato dal preconcetto dellanteriore
suo insegnamento e dalla cieca ubbidienza a lui[203].

Di pi ancora; era a me facile constatare, infatti, che la vita spirituale del


Cattolicesimo romano presenta gravi ed evidenti prove dinfluenza della sua
deviazione Teologica. Dogmi, come quello del Purgatorio, usanze come quella
dellamministrazione della divina Comunione da uno e solo elemento,
esagerazioni come quella del culto esagerato alla Vergine, costituiscono chiari
sintomi di degenerazione teologica, evidenti agli occhi di quelli che vogliono
vederli senza parzialit e senza preconcetti. Infatti, avendo loro di gi profanato
la iniziale purezza della fede evangelica ed apostolica con la dottrina sul papato
e con leresia dellinfallibilit papale, avendo con tale modo travisata una parte
del retto insegnamento sulluomo deviarono similmente anche in altri punti. E
come in tutti gli altri casi di eterodossia, che vengono ricordati dalla storia
ecclesiastica: in seguito continuano lalterazione anche in altri insegnamenti, in
principio per abitudine, e in seguito come se si fosse acquistato un certo diritto per
37

continuare lalterare. E cos essendo snaturate in fine tutte le parti del retto-
insegnamento, alterano, il tutto con lo stesso modo[204].

Non per nulla strano se personalit distinte, dal punto di vista spirituale, nella
Chiesa romana, cominciavano a dare il segnale dallarme, sebbene gi tardi, con
dichiarazioni pubbliche tanto espressive come la seguente: Chi sa, se i piccoli
mezzi di salvezza che ci assediano ci guidarono nel dimenticare lunico Salvatore:
Ges!...[205]. Oggi la nostra piet si presenta come un albero con tanti rami
intrecciati e con tanto fitto fogliame, dove le farfalle svolazzano col pericolo di non
sapere pi dove si trova il tronco il quale contiene il tutto e dove si trovano le radici
che abbracciano la terra[206]. Aggiungiamo anche questa pi opprimente frase:
Abbiamo decorato e supercolmato il quadro in tal modo, che limmagine di Colui
che lunico necessario scomparso sotto gli ornamenti[207].

La riparazione semplice e possibile ed i pi sinceri e coraggiosi di questa Chiesa


lo riconoscono. Sfortunatamente per, loccasione che venga applicata
opportunamente gi molto dietro: Non ci cibiamo daltro cristianesimo che
non sia quello dei tempi Apostolici esclamava un sapiente Reverendo cattolico
romano, Mons. Le Camus . Non dobbiamo permettere a coloro che ci
propongono altre differenti idee di turbare la nostra vita religiosa, di sottrarci alla
nostra buona volont e di diminuire le nostre energie[208].

Le seguenti parole sono veramente una eco dei rimproveri di S. Policarpo ai


Pilippesi: Si abbandonino le vanit degli uomini e i falsi insegnamenti e si torni
allinsegnamento che ci fu dato in principio[209]. E aggiungiamo anche le
osservazioni di S. Cipriano a Cecilio: Quando la verit manca dallusanza e dalla
Tradizione queste non sono altro che lantichit dellerrore. Esiste un mezzo molto
sicuro per il quale le anime pietose possono distinguere ci che vero da ci che
non vero: basta risalire al primo inizio del divino insegnamento, l dove ha
termine lerrore umano. Si ritorni al primiero insegnamento, che ci fu dato da N.
S. G. Cristo, come fino allinizio Evangelico, fino alla Tradizione Apostolica da cui
scaturisce la ragione dei nostri pensieri e delle nostre opere[210].

Aggiungiamo ancora le parole del grande Profeta: Fermatevi sulle vie, e


guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi del Signore, e guardate dove
sia la buona strada e incamminatevi per essa; e voi, troverete la purificazione delle
vostre anime[211].
38

Ero, quindi, persuaso che anche la stessa vita spirituale della Chiesa romana
potesse riuscirmi seriamente pericolosa; perch nella Chiesa di Dio, costituisce
grande tentazione per i fedeli, lerrore di coloro, i quali li conducono, e maggiore e
pi grave la tentazione, quando quelli che insegnano lerrore occupano gradi
molto elevati[212]. Colui che affida la sua anima ad una Chiesa, che diretta e
governata da eterodossi, corre il pericolo che gli accada ci che accadde ai fedeli,
che si trovavano sotto lautorit pastorale di Origene, per il quale i Padri dicono:
Infatti, non semplice tentazione, ma molto grave fu la cattiva influenza di questo
maestro della Chiesa a lui affidata..., che nulla sospettava, nulla temeva da lui e
cos fu da esso condotta, a poco a poco ed incoscientemente, dalla originale
religione ad una empia innovazione[213].

Non volevo pi restare nel seno di un falso cristianesimo, che sfruttava il


Vangelo, per servire i fini imperialistici del cesaropapismo. Non volevo essere di
quelli, che non possono avere il vero Dio quale Padre in quanto disprezzarono la
vera Chiesa quale Madre[214], perch come dice S. Cipriano, quanti deviarono
dalla vera dottrina e dalla prima unione ecclesiastica, non hanno la legge di Dio,
non hanno la fede del Padre e del Figlio, non hanno la vita e la salvezza[215]. Avevo
la convinzione che nulla pi mi restava, che prendere la ultima decisione e fare
il passo decisivo, ponendo fine alla insopportabile mia condizione nel seno del
papismo, condizione la quale era gi scossa da ogni punto di vista.

Indubbiamente la grazia del Signore mi ha contenuto in quei giorni in cui avrei


dovuto prendere una cos grave decisione, in modo che io mi domando ancora
stupito, come mai ho potuto resistere alle tante lacrime dei miei cari fratelli del
monastero ed ai tanti rimproveri e alle tante minacce dei miei superiori. Mi
chiamarono ingrato e apostata della Chiesa dei miei avi e apostata della
Tradizione religiosa della mia Patria. Mi limitavo a rispondere ai pochi che
volevano ascoltarmi ancora, con queste parole di S. Girolamo nelle quali trovavo
tanta forza e consolazione in ogni momento: Non siamo obbligati a seguire gli
errori dei nostri antenati e dei nostri maggiori ma i dettami della S. Scrittura e gli
ordini di Dio[216]. Per quanto riguarda il supposto tradimento alla Tradizione
della Patria ero tranquillo. Tutto ci che si contrappone alla verit, anche se si
tratta di una Tradizione o di una antica usanza, eresia[217].
39

E quando, dopo mesi, scrissi il primo capitolo del mio studio Storia
dellOrtodossia Spagnuola, nel quale scientificamente mi occupavo della
fondazione delle prime Chiese Iberiche dallApostolo Paolo[218] ho constatato che
ero precisamente lunico che non aveva tradito ancora la vera e antica Tradizione
Spagnuola, dato che la Chiesa della mia Patria era infatti Ortodossa durante i
primi quattro secoli dalla sua fondazione e non papista e non dominata dal
Vaticano come oggi[219].

Abbandonai infine il monastero e poco dopo proclamavo pubblicamente la mia


decisione, di abbandonare la Chiesa Romana. Altri monaci e Sacerdoti, avevano
dimostrato fin allora il proposito di seguirmi, ma allultimo momento nessuno
di loro si mostr premuroso di sacrificare tanto radicalmente le sue condizioni
nella Chiesa, il suo onore e la sua buona riputazione della societ[220]. Prima di
abbandonare il Convento ebbi la buona idea di chiedere ai superiori di
rilasciarmi un certificato che attestasse che labbandono del Convento da parte
mia avveniva dietro mia spontanea volont e che durante tutta la mia vita
monastica, non avevo dato il minimo motivo ad osservazioni. Tale documento
mi venne rilasciato in seguito e fu la deplorevole particolarit che imped
posteriormente i Greci Uniti in Ellade di costruire qualche calunnia sulle cause
della mia Apostasia.

In tal modo abbandonai la Chiesa di Roma, il cui Capo dimenticando che il regno
del Figlio di Dio non di questo mondo[221] e che colui il quale stato chiamato
alla dignit Episcopale, non lo stato per investirsi di unautorit umana, ma per
servire intera la Chiesa[222], imit colui che nella sua superbia desiderando
essere come Dio, perdette la vera felicit per guadagnare una falsa gloria[223];
imit colui che sedette al Tempio di Dio, per credersi Dio[224]. Salir fino ai cieli
ed innalzer il mio trono al disopra delle stelle di Dio: sieder sulla montagna, ove
seggono gli Dei... e somiglier allAltissimo[225].

Giustamente Bernardo di Chiaravalle, una delle maggiori figure mistiche


dOccidente, scriveva a Papa Eugenio: nessun veleno maggiore per te, nessuna
spada pi pericolosa, che la passione del dominio[226]. Guidati da questa sfrenata
passione i Papi obbligarono la loro Chiesa a fornicare con le forze del mondo,
facendone bottino di mercanti[227]. In tal modo trasgredirono i comandamenti di
Dio, insegnando dottrine che sono precetti duomini[228] e minando la verit, per
40

costruire su questa i loro errori[229] divennero loro stessi bugiardi[230], e seguaci


del padre dei bugiardi e della menzogna[231]. E ci, come del resto accaduto a
tutte le altre eresie di tutte le epoche, perch introdussero nel divino dogma
superstizioni umane, perch violarono i precetti degli antichi, disprezzando gli
insegnamenti dei SS. Padri, annullando la sapienza degli antenati, attratti dalla
sfrenata passione di una empia e vana, innovazione e perch non volevano
contenersi nei limiti della santa e incorruttibile antichit[232]. Ecco, dove andato
a finire il Papa, come quello sventurato Origene collavere sprezzato la
semplicit della religione cristiana e collavere preteso che egli sa pi dogni altro,
disprezzando le Tradizioni della Chiesa e gli insegnamenti degli antichi[233].

In un tale stato di cose, non potevo fare altro che ci che ho fatto, ubbidendo
alla voce della mia coscienza, la quale ripeteva il comandamento dello stesso Dio
al popolo eletto: Esci da essa, o popolo mio: affinch non sii partecipe dei suoi
peccati e non abbi parte alle sue piaghe[234].
41

VERSO LA LUCE

Quando la notizia della mia disapprovazione del papismo cominci a divulgarsi


in larghi circoli ecclesiastici e ad essere accettata con entusiasmo dai Protestanti
Spagnoli e Francesi, la mia posizione diveniva ancora pi delicata. Nella mia
quotidiana corrispondenza ricevevo molte lettere anonime di minacce e di
ingiurie: mi si imputava che io cercavo di creare una pubblica opinione
antipapista tra i fedeli e che volevo condurre allapostasia un determinato
numero di sacerdoti cattolici-romani, i quali, venivano considerati deboli
dogmaticamente perch avevano la debolezza di palesare pubblicamente un
interesse ed una simpatia per il mio caso. Tutte queste cose mi condussero alla
decisione di lasciare Barcellona per trasferirmi a Madrid, ove accettai la ospitalit
degli Anglicani e per mezzo loro iniziai relazioni col Consiglio Ecumenico delle
Chiese.

Intanto, nemmeno l riuscii a rimanere inosservato. E, dopo ogni mia predica,


nei diversi Tempi della Chiesa Anglicana, un grande numero di ascoltatori erano
desiderosi di conoscermi personalmente e discutere con me, confidenzialmente,
su diverse questioni di coscienza. Il maggior numero dei miei interlocutori mi
poneva la domanda circa la coesistenza di diverse Chiese Cristiane le quali si
scomunicavano fra loro perch ognuna di esse sostiene che lunica, autentica e
genuina rappresentante e, quindi, erede della Chiesa dei primi secoli.

Cos, senza che io lo avessi cercato, cominci a formarsi intorno a me un circolo


sempre maggiore, di cui la maggioranza dei componenti non erano papisti. Ci
mi esponeva pericolosamente a venire alla rottura con le autorit, specialmente
quando fra le visite confidenziali che ricevevo, cominciarono ad annoverarsi
anche alcuni Sacerdoti cattolici-romani da molti conosciuti e disprezzati quali
ribelli contro la loro chiesa e quali seguaci di una idea liberale riguardo il Primato
e la Infallibilit del Pontefice di Roma.

Lodio fanatico che nutrivano da allora in poi per me determinati cattolici-


romani pi papisti che cristiani, lo integrarono, infine, in quel giorno in cui
risposi pubblicamente per esteso ad uno studio ecclesiologico, che mi era stato
42

inviato dallAzione Cattolica come ultimo passo per farmi desistere dalla mia
eretica ostinazione. Lo studio in parola, di carattere apologetico, portava il
titolo espressivo: Il Papa Vicario di N. S. Ges Cristo sulla terra, ed il suo
riassunto era presso a poco il seguente: In virt dellinfallibilit di Sua Santit i
cattolici-romani sono, oggi, i soli cristiani che possano essere sicuri di ci che
credono. Dalle colonne della Rassegna portoghese Critica dei Libri, risposi
loro senza alcuna riserva: Pi obiettivo , per virt precisamente di tale
infallibilit, il fatto che oggi siete in realt i soli cristiani... i quali non possono
essere sicuri... di ci che Sua Santit li obbligher a credere domani. Il mio
commento terminava con queste parole: ancora un po di pi, e riuscirete a
mutare N. S. Ges Cristo in Vicario del Papa nei cieli.

Poco tempo dopo posi termine alla nostra disputa con la pubblicazione a Buenos
Aires di un triplice studio, che esauriva completamente il tema nel modo pi
obiettivo[235]. Questo studio consiste in una raccolta di tutti i passi delle opere
dei SS. Padri dei primi quattro secoli, che alludono direttamente o
indirettamente ai cos detti Testi del Primato che, come noto, sono: Matt. 16,
16-19; Giovan. 21, 15-17; Luc. 22, 31-32. In tal modo dimostravo che la dottrina
papista assolutamente contraria alla interpretazione che danno i SS. Padri su
questi passi del Vangelo, interpretazione che costituisce precisamente lunica
regola della spiegazione della parola di Cristo.
43

LINCONTRO CON LA VERIT

Durante questo periodo, indipendentemente dai detti avvenimenti, venni per la


prima volta in immediato contatto con lOrtodossia. Prima di procedere alla
enumerazione dei fatti devo far notare qui che le mie cognizioni su questa Chiesa
erano abbastanza sviluppate fin dal principio della mia odissea. Da una parte,
determinate discussioni, che per lungo tempo avevo fatto in temi ecclesiastici
con un gruppo di universitari Polacchi ortodossi, i quali erano di passaggio per
la mia patria, daltra parte le notizie pubblicate che ricevevo dal Consiglio
Ecumenico relative allesistenza ed allazione degli Ortodossi dOccidente,
avevano mosso sinceramente il mio interessamento. Di pi, ultimamente,
cominciai a ricevere pubblicazioni da Russi, da Greci, da Londra, da Berlino ed
alcuni preziosi studi dellArchimandrita Benedictos Katsanevakis, pubblicati a
Napoli, che avevano guadagnato la mia simpatia.

Tutto ci contribu, naturalmente, a poco a poco ad estinguere integralmente


tutti i miei preconcetti, che, a riguardo dellOrtodossia vengono fomentati dal
Cattolicesimo romano, i cui testi ufficiali di dottrina che vengono insegnati alla
giovent scolastica e universitaria riferiscono che: Lo scisma dOriente, il cos
detto Ortodossia, non nullaltro che un insieme senza vita, mummificato,
fossilizzato e disseccato; piccole chiese locali, senza nessuno dei caratteristici
contrassegni distintivi della vera Chiesa di Cristo[236]. Cio un lacrimevole
scisma il quale ebbe come Padre il Diavolo e come Madre la superbia del Patriarca
Fozio[237].

Quando, di mia propria iniziativa, cominciai le mie relazioni per corrispondenza


con un venerabile membro della Gerarchia Ortodossa in Occidente a cagione
della mia propria crisi dovuta a tutte queste generiche informazioni, ero gi
integralmente capace di ricevere obiettiva cognizione di quanto questo Vescovo
mi voleva riferire riguardo alla dottrina Ortodossa. In altre parole ero gi in
condizione di esaminare senza preconcetti tutte le relative questioni dottrinali
riguardanti sia la fondazione che la situazione teologica delle Chiese Orientali.
44

Durante tali relazioni, non tardai a discernere il parallelismo esistente fra la mia
negativa posizione e la dottrina Ecclesiologica dellOrtodossia dinanzi al
papismo. Mentre io combattevo ci che non doveva esistere lOrtodossia
parallelamente, offriva tutto ci che deve esistere. Riferii questo parallelismo a
quel venerabile prelato, dato i nostri reciproci rapporti convenne meco su tale
punto, anche se con qualche riserbo dovuto al fatto della mia permanenza fra
Protestanti. Qui devo osservare che i rappresentanti dellOrtodossia in
Occidente non sinteressano per nulla del proselitismo perch il proselitismo tra
cristiani contrario alla loro concezione circa la situazione ecclesiastica in
Europa ed alla loro attivit strettamente pastorale fra i Greci ed i Russi, la di cui
spiritualit stata loro affidata.

Quando la nostra corrispondenza era ormai molto avanzata e per mezzo di essa
le mie relazioni erano estese fino allo stesso Patriarcato Ecumenico, solo allora,
fu deciso di consigliarmi lo studio della preziosa opera di Sergio Boulgakoff
LOrtodossia[238] e la non meno profonda opera del Metropolita Serafino di
Berlino, la quale porta il medesimo titolo[239]. Dal principio della lettura di queste
opere, sentii il mio essere identificarsi con lo spirito dei loro autori. Nessun
paragrafo vi incontrai da non potere ammettere e abbracciare coscientemente.
Tanto in tali opere, quanto in molte altre che cominciai a ricevere dalla Grecia
accompagnate da lettere incoraggianti, mi sorprendeva levangelica purezza
dellinsegnamento Ortodosso, i di cui fedeli sono oggi, indubbiamente, gli unici
cristiani del mondo i quali credono quello che credevano anche i cristiani delle
catacombe; gli unici e veramente fedeli, i quali hanno ragione di ripetere con
legittimo orgoglio la patristica frase: Crediamo a tutto ci che ricevemmo dagli
Apostoli, a tutto ci che gli Apostoli ricevettero da Cristo, e a tutto ci che Cristo
ricevette dal Padre. O a queste parole di Tertulliano: Solo noi siamo in
comunione con le Chiese Apostoliche, perch la nostra dottrina la sola, che non
si differenzia dalla dottrina loro. Questa la testimonianza della nostra
verit[240].

Durante questo periodo scrissi il mio studio Concetto della Chiesa secondo i
Padri dellOccidente e lo studio Dio nostro, Dio vostro, e il Dio[241], la cui
pubblicazione, nel Sud America, fui costretto di sospendere, per non offrire
unarma tanto maneggevole quanto pericolosa alla propaganda protestante.
45

Venni allora consigliato dal lato Ortodosso, di lasciare il mio atteggiamento


semplicemente negativo dinanzi al papismo, atteggiamento al quale mi ero
attaccato, per dedicarmi ad un lavoro di concentrazione e di autoesame, per il
rinvenimento del mio positivo e concreto mio personale Credo, per mezzo del
quale avrebbero potuto esaminare la mia esatta condizione teologica e misurare
le distanze che questa potesse avere dallanglicanismo da una parte e
dallOrtodossia dallaltra. Tale fatica non era n facile n breve in quanto mi
obbligava ad un esame molto largo, trattandosi della fede per la quale
indubbiamente non ero ancora teologicamente preparato. Perch, non si
trattava per me soltanto di cancellare i dogmi relativi al Primato Papale e le sue
prerogative e rimanere con il resto della dottrina romana, ma occorreva un
profondo lavoro di analisi e chiarificazione, tra le verit fondamentali del
Cristianesimo e le barriere dogmatiche papali di ogni ordine e specie, sulle quali
sono stati solidamente basati per secoli glinteressi politico-ecclesiastici del
Vaticano, per la realizzazione delle sue mire imperialistiche sulla Chiesa. E ci
perch non volevo ricadere nel medesimo errore degli Antichi Cattolici i quali
scandalizzandosi della proclamazione del dogma dellinfallibilit papale nel
Sinodo del Vaticano, abbandonarono il Papa e restarono per con la medesima
teologia romana, contessuta con tanti altri artefatti dogmi, preconcetti e
superstizioni.

Innanzi allenorme difficolt di questo lavoro preferii esprimere il mio


atteggiamento con parole generiche e positive, quanto pi mi era possibile,
esprimendomi quindi cos: Credo a tutto ci che contengono i libri canonici del
Vecchio e Nuovo Testamento ed a tutti gli insegnamenti che scaturiscono
direttamente dal loro contenuto conformemente allinterpretazione di esso fatta
secondo il tradizionale insegnamento ecclesiastico, cio secondo linsegnamento
dei Concili Ecumenici e dellunanime consenso dei Santi Padri.

Da quel momento, cominciai a notare che la simpatia dei Protestanti verso di


me diminuiva rapidamente, fatta eccezione degli Anglicani, la comprensione e
lincoraggiamento morale dei quali mi accompagnavano durante tutto questo
difficile periodo. E solamente allora linteresse degli Ortodossi, anche se molto
tardi, cominciava a dileguare il preconcetto verso me e considerarmi come uno
probabile e interessante catecumeno. Le parole di uno scienziato Ortodosso
Polacco (al quale, gli Uniti[242], informati della sua influenza, delle sue ricchezze
46

e del suo prestigio, fecero proposte di convertirsi con ogni costo al papismo), le
parole dico di lui mi persuasero circa la fede dellOrtodossia sulle verit
sostanziali del primo Cristianesimo. Questo mio amico diceva agli Uniti: Mi
consigliate che devo rinnegare la fede Ortodossa per diventare perfetto cristiano:
E bene; la mia fede Ortodossa, costituita dai seguenti elementi: Ges Cristo,
Vangelo, Sinodi e SS. Padri. Chi o quali di questi elementi devo rinnegare, per
diventare, come dite, perfetto cristiano?. E quando, modificando la loro politica,
gli proposero di non rinnegare nulla di ci, ma almeno riconoscere il Papa come
infallibile Capo della Chiesa, rispose semplicemente: Riconoscere il Papa? Ci
sarebbe come rinnegare tutti i sopraccennati elementi!.

Compresi, che difatti, ogni cristiano non Ortodosso, ha la possibilit di


sacrificare una parte dellintera sua dottrina, per giungere ad una pi completa
purezza della sua fede, mentre il cristiano Ortodosso non ha questa facolt,
perch solo lui resta fermamente alla sostanza del Cristianesimo, la quale
costituisce la Verit rivelata, eterna ed immutabile. Un cristiano cattolico-
romano per esempio, pu rinnegare il Papa, come feci io, o confutare la dottrina
sul Purgatorio, o portare obiezioni alle norme del Concilio di Trento senza perci
cessare dessere cristiano. Con lo stesso modo un Protestante pu rinnegare gli
insegnamenti dei grandi Riformatori in ci che riguarda la Divina Grazia e la
Predestinazione e rimanere intanto ugualmente cristiano. Solo lOrtodosso
colui il quale non dispone nella sua fede di altri elementi che di quelle sostanziali
e basilari verit del Cristianesimo, direttamente rivelate da Dio per mezzo di
Ges Cristo. La Ortodossia la sola Chiesa la quale non accett mai di proporre
nulla ai suoi fedeli, tranne quello, che sempre, dappertutto e da tutti fu
considerato come insegnamento rivelato da Dio[243]. Perci, labbracciare
lOrtodossia non altro che labbracciare la fede del Vangelo nella sua
limpidezza primitiva, mentre al contrario il rinnegarla e il ribellarsi ad essa
come rinnegare e distaccarsi interamente dal Cristianesimo.

LOrtodossia quellunica Chiesa, che come fedele custode della fede Evangelica
giammai mut in essa nulla, n tolse n aggiunse nulla[244] non tolse nulla di
sostanziale n accumul degli accessori, n smarr qualcosa di suo, n rap nulla
di estraneo, sempre fedele e prudente verso ci che eredit[245], perch sa che nella
fede, che originariamente le fu affidata una volta per sempre[246], non permesso
47

il minimo cambiamento neanche da un angelo del cielo[247] e tanto meno da un


uomo terreno bugiardo e peccatore!...

LOrtodossia la vera sposa di Cristo gloriosa, senza macchia, e senza ruga o


qualcosa di simile, ma santa ed irreprensibile[248].Questa la Santa Chiesa di Dio
lunica sua[249], la veramente Chiesa Universale (= Cattolica) che combatte contro
tutte le eresie. Essa pu combattere ma non pu essere mai vinta. Bench tutte
le eresie e gli scismi siano da Essa germogliati, sono tolti da Essa come tralci
inutili dal tronco della vite principale, questa per resta ferma alla sua radice,
alla sua unione con Dio[250]. Chi la segue, segue Dio; chi ascolta la sua voce,
ascolta quella di Dio[251]; e colui il quale le disubbidisce uno dei Gentili[252].

Persuaso di tutte queste idee non mi sentivo pi tanto solo, dinanzi


allonnipotente papismo da una parte, e la sempre pi manifesta freddezza dei
protestanti dallaltra. Sentivo che esistevano in Oriente e sparsi in tutto il
mondo, milioni di miei fratelli cristiani, i costituenti la Chiesa Ortodossa, che,
con essi, mi trovavo gi in comunione di fede e di dottrina. La calunnia papista
della fossilizzazione e del disseccamento teologico dellOrtodossia, non mi ha
per nulla toccato, poich, avevo compreso, ormai, che questa perseverante
costanza dellOrtodossia nella verit da Essa ereditata, non era immobile, statica,
impassibile e quindi pietrificata, ma era una confessione di fede a corrente
permanente, quale la corrente di una cascata, che appare sempre la stessa,
mentre, le sue acque, alternandosi, sono permanentemente diverse ed in ogni
momento producono nuova eco ed armonia.

A poco a poco, anche gli ortodossi cominciarono a considerarmi come persona


loro. Il discutere con questo Spagnolo delle verit dellOrtodossia non
proselitismo scriveva un Archimandrita ma parlare con lui di un
insegnamento, di uno spirito religioso, i quali sono tanto nostri quanto suoi, con
la sola differenza che noi li abbiamo ereditati dai nostri anteriori mentre lui
riuscito ad esumarli da una profondit di quindici secoli di storia della nostra
Chiesa. Era quindi chiarissimo che il naturale sviluppo delle mie spirituali
inquietudini, cos chiamate dal mio confessore, mi aveva guidato
inconsciamente nel seno della Madre Chiesa cio della Chiesa Ortodossa. Di pi;
durante questo ultimo periodo, ero gi, senza che me ne accorgessi, un
Ortodosso e nello stesso modo come i discepoli a Emmaus, cos, anchio
48

camminavo percorrendo insieme con la Divina Verit, senza riconoscerla, fino


al termine del mio viaggio spirituale.

Quando, arrivato alla piena convinzione di tutte queste cose, compresi che non
mi restava nullaltro che agire in conseguenza. Scrissi quindi, una lunga
esposizione del mio caso e del suo sviluppo al Patriarcato Ecumenico come pure
a Sua Eminenza lArcivescovo di Atene a mezzo della Direzione della Diaconia
Apostolica ( ) della Chiesa di Grecia. Allo stesso modo
esposi chiaramente la mia risoluzione alle Gerarchie e ad altri membri delle varie
Chiese, con le quali ero in relazioni. E sentendomi come colui che possiede gi
la perla preziosa per la quale vale la pena di sacrificare qualunque cosa che ha[253],
pur di custodirla, abbandonai la mia Patria a mi recai in Francia dove venni in
pieno contatto con gli Ortodossi miei fratelli appena conosciuti. Preferii, per,
di lasciare passare ancora del tempo, prima di entrare regolarmente come
membro della Chiesa Ortodossa, avendo ancora intenzione di maturare a poco
a poco la mia tanto importante risoluzione.

Infine feci il passo definitivo, chiedendo ufficialmente lingresso nella vera


Chiesa di Cristo. Tutti concordemente decisero che lavvenimento avesse luogo
nella stessa Grecia, terra per eccellenza della Ortodossia, ove dallaltra parte,
bisognava che mi recassi poich col dovevo seguire gli studi teologici. Giunto
ad Atene mi presentai a Sua Beatitudine lArcivescovo, che mi serb la migliore
accoglienza paterna il di cui affetto, la tenerezza e linteresse si mantengono
inalterati fin oggi, accompagnandomi ad ogni passo della mia nuova vita
ecclesiastica. Ci potrei dire anche per lallora Rev.mo Protosincello (Vicario
Generale), oggi per grazia Divina Vescovo di Roge (), vero padre, il di cui
interessamento per me super fin dal principio ogni mia aspettativa. Inutile dire
che in tale ambiente di affettuosa tenerezza, il Santo Sinodo non tard a decidere
per il mio definitivo ingresso nel seno della Chiesa Ortodossa.

Durante la Sacra Funzione della Cresima, per me commoventissima, in virt


della quale divenni ormai membro della vera vite, fui onorato col nome
dellApostolo delle Genti, ed in seguito ammesso nel monastero della Madonna
di Pentelis come monaco. Pochi mesi dopo venni ordinato Diacono per mezzo
dellimposizioni delle mani del Vescovo di Roge ().
49

Disprezzando le continue molestie da parte dei membri del fosco Ordine papista
dei cos detti Greci uniti poco numerosi in Grecia, la fantasia dei quali non si
esaurisce mai quando si tratta di macchinare ogni specie di calunnie mi sento
felice perch circondato dallaffetto, dalla simpatia, e dalla comprensione da
parte della SS. Chiesa Greca e della venerabile Gerarchia, come pure da parte
delle diverse Organizzazioni religiose ed in genere di tutti coloro che fin oggi mi
onorano con la loro spirituale conoscenza.

Da tutti questi, miei padri e fratelli nella fede, e da quelle persone che a mezzo
dei miei scritti benevolmente hanno appreso di me e di tutta la mia Odissea,
chiedo il soccorso delle loro preghiere per ricevere la grazia del Cielo, onde
mantenermi degno e costante verso il grande ed eccellente beneficio di Dio.
50

IL CONSENSO DELLAUTORE

Salonicco, 1 febbraio 1955

Al molto Rev.

Archimandrita Benedictos Katsanevakis

NAPOLI (Italia)

Molto Reverendo,

Con grande gioia ho ricevuto tempo fa il Vostro libro: I Sacramenti nella Chiesa
Ortodossa, per linvio del quale desidero esprimerVi i miei pi sentiti
ringraziamenti. Lho letto e studiato con molta attenzione e dopo di ci sento
profondamente, come ortodosso Occidentale, la riconoscenza per la Vostra
attivit illuminatrice e missionaria in Occidente, attivit e opera, alle quali, io,
personalmente, debbo tanto, come attuale Cristiano Ortodosso.

La seria obiettivit che usate nei vostri studi, la profonda scientifica dignit e la
fervente dedizione ai principi dellinalterata eredit dellOrtodossia, presentano la
Vostra Opera Apostolica quale veramente unica.

Da molto tempo avevo grande desiderio di venire in contatto spirituale con Voi,
affinch, da giovane ed inesperto operaio nella Vigna del Signore, approfittassi
dalla Vostra ricca, spirituale e scientifica esperienza missionaria, ma ignoravo il
Vostro preciso indirizzo in Napoli. Ultimamente lho conosciuto durante la mia
permanenza al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, ove con piacere ho
constatato la profonda stima di cui l gode la Vostra persona ed il Vostro
Apostolato

Ora, rispondendo alla Vostra ultima lettera, con filiale riconoscenza per lonore
concessomi Vi do pieno il mio consenso per la traduzione in lingua italiana del mio

umile libretto circa la mia conversione allOrtodossia. Ringrazio anticipatamente


per questa Vostra fatica.

Devotissimo

Paul Fr. Ballester Convalier


51

NOTE

[1] Editto del Sancti Officii del 24 Gennaio 1647 che fu approvato ed inviato da
Papa Innocenzo X. Vedi il testo in: Du Plessis dArgent, 3, 2/248.

[2] LIndex Librorum Prohibitorum il catalogo ufficiale che pubblica il


Vaticano e nel quale vengono registrati tutti i libri il cui insegnamento
contrario a quello Cattolico-Romano.

[3] Concretamente: Matt. 15, 18-19, Luc. 22, 31-32, Giov. 21, 15-17.

[4] Catene si chiamavano le consecutive citazioni dei passi esegetici dei S.


Padri riferentisi nello stesso tempo ai passi commentati della S. Scrittura.

[5] Tutti questi avvenimenti non possono non essere riconosciuti dagli stessi
storici romani. Vedi p. e. G. Greenen, Dictionnaire de Thologie Catholique,
Paris 1946, XVI, 1, pagg. 745-746; J. Madoz, S. J., Une nouvelle rdaction des
textes pseudopatristiques sur la Primaut, dans loeuvre de Jacques de Viterbe?
(Gregorianum vol. XVII, 1936 pagg. 563-583); R. Ceiller Histoire des Auteurs
Ecclesiastiques, Paris vol. VIII, pag. 272. Ed anche: F. X. Rensch, Die
Falschungen in dem Tractat des Thomas von Aquin gegen die Griechen
(Abhadlungen der K. Bayer, III. cl. XVIII, Bd. III. Munich, 1889). C. Werner,
Der heilige Thomas von Aquin, I, Ratisbone, 1889, pag. 763.

[6] Licet facere mala ut veniant bona.

[7] II Corinzi 11, 5 e 12, 11 Io stimo di non essere in nulla inferiore ai sommi
Apostoli e in nulla sono stato da meno dei sommi Apostoli.

[8] Vedi: G. Greenen, Dictionnaire de Thologie Catholique Paris 1946, vol.


XVI, 1, pag. 745 e segg.; R. Ceiller, Histoire des Auteurs Ecclsiastiques Paris,
vol. VIII, pag. 272.
52

[9] Il 23 ottobre 1329, nella Sentenza Licet Iuxta Doctrinam. Ioannis XXII,
Constitutio, qua dammantur errores Marsilli Patavini et Ioannis de Ianduno.
Vedi testo a: Du Plessis dArgent, 1/365.

[10] Il 29 settembre 1351 nellEpistola Papale Super Quibusdam, al Cattolico


Consolatore degli Armeni. Vedi testo a: Cardinale Baronio Cronache anno 1351,
art. 3.

[11] Articuli 30 Ioannis Huss damnati a Concilio Constantiniensi et Martino V


Artic 7.

[12] Il Sinodo del Vaticano, che fu convocato nella Basilica di S. Pietro in Roma
dal 8-12-1869 fino al settembre del 1870, stabil, che il Primato del Papa era la
parte pi importante del Cristianesimo, e conferm la teoria dellInfallibilit del
Papa. Vedi testi a: Conc. Vatic. Const. Dogmat. Sess. 4, Const. 1, Bulla Pastor
Aeternus Cap. 1. (Denzinger, Enchiridion, 139, 1667-1683).

[13] Pio X nellEditto Lamentabili il cui testo trovasi negli: Acta Sanctae Sedis,
40-1907, 470-478. Vedi anche: Concilii Fiorentini Decreta, Decretum unionis
Graecorum, in Bulla, Eugenii IV Laetentur Coeli. Professio fidei Graecae
praescripte a Gregorio XIII per Constitutionen 51 Sanctissimus Dominus
noster; Professio fidei Orientalibus praescripta ab Urbano VIII ed Benedicto
XIV per Constitutionem 79 Nuper ad Nos.

[14] Vedi: Galati 2, 7-8.

[15] Galati 1,1.

[16] Galati 2, 9.

[17] Galati 2, 2.

[18] Galati 2, 6.

[19] S. Giov. Crisostomo, Commenti allEpistola ai Galati 2, 3.

[20] Hoc erant utrique et caeteri Apostoli quod fuit Petrus, pari consortio praediti
et honoris et potestatis. S. Cipriano, De Unitate Ecclesiae IV. S. Basilio, in Isaia,
2. S. Isidoro Hispalensis (di Siviglia), De Officiis Liber II cap. 5, ecc.
53

[21] S. Giov. Crisostomo. Circa lutilit delle S. Scritture. Atti, 3.

[22] S. Cipriano. De Unitate Ecclesiae, V.

[23] S. Ambrosio. Lib. de Incarnatione, 7.

[24] S. Ambrosio. De Poenitentia, 7. In Occidente circolano edizioni dellopera


di S. Ambrosio nelle quali la parola latina Fidem stata sostituita con Sedem
facendo s che il testo dice Non possono avere eredit di Pietro coloro i quali non
reggono come lui sulla stessa cattedra.

[25] Martino V. Bolla Inter cunctas, 8 Calend. Martii 1418. Gerson, de Statu
Sum. Pontif. Consid., 1.

[26] Devoti, Inst. Canonicae, Prolegom., Cap. 2, Benedetto XIV, De Sinod.


Diocesan. 2, 1.

[27] Benedetto XIV, ivi al passo menzionato.

[28] Si quis dixerit... Petrum non esse a Cristo constitutum, Apostolorum et


totius Ecclesiae Militantis Visibile Caput..., anathema sit, Concilii Vaticani,
Constit. Dogmat. Sess. 4, Const. 1, Bulla a Pastoar Aeternus, Cap. 1.

[29] Agostino, Epistola adversus Donatum, III, 5.

[30] II Corinzi 13, 5.

[31] Agostino, Epistola adversus Donatum, III, 5.

[32] Salm. 119, 105.

[33] Marc. 12, 24.

[34] Atti 17, 11.

[35] Ivi.

[36] Colossesi 2, 8.

[37] Devoti, Instit. Canon. Proleg. Cap. 2.

[38] Gregorio XVI (Mauro Cappellari, libro circa il Primato del Vescovo di
Roma). Omelia introduttiva, cap. 25.
54

[39] Bolla Pastor Aeternus del Sinodo Vaticano. Introduzione.

[40] Maistre, Du Pape Discours prliminair, I; e ivi. libr. 1, cap. 3.

[41] Ivi, Omelia introduttiva, 3.

[42] Cardinale Bellarmino, De Sum. Pontifiae, libr. 2, cap. 31, vol. I.

[43] Idem, Prologo, vol. 2. Vedi anche: Marin Ordonez, El Pontificato, vol. I,
cap. 10, p. 30, Madrid 1887. J. Donoso Corts: Obras Completas vol. 2, pag. 27,
Madrid, 1904.

[44] Pio X, Vacante Sede Apostolica del 25-12-1904. Pio XI, Cum Proxime,
del 1 marzo 1922.

[45] Agosto Trionfo, Summa de Potestate Ecclesiastica, Quest. 19, 1, art. 3.

[46] Mons. Roey, LEpiscopat et la Papaut au Point de vue Theologique,


appendice 10 in The Conversations at Malines, publicato da Lord Halifax,
London 1930.

[47] Ved. p. e. il Bollettino del Vescovado di Strasburgo, Marzo 1945, vol. 3, pag.
45.

[48] Cappellari [Gregorio XIV], ivi Indice cap. 6, 10.

[49] Gerson, De Statu Sum. Pont. Consid. 1.

[50] Cicerone, De Divinatione, libr. 2, cap. 54.

[51] Gregorio VII. Epistola Notum fieri, ai Tedeschi.

[52] Cappellari, ivi, 11.

[53] Bonifacio VIII, Bolla Unam Sanctam; e pi chiaro e sviluppato in:


Bernadus Claravalensis, De Consideratione, IV, 3; Hugui Sancti Victoris, De
Sacramentis, II 2, 4; Alexandre dHals, Summa Theologia, IV, quaestio 10, N. 5,
N. 2.

[54] Giovanni 18, 36.

[55] Luca 22, 25-26.


55

[56] Mathieu, Le Pouvoire Temporale des Papes.

[57] Maistre, Du Papes, Discours Prelim. 2.

[58] Constit. Dogmat. Conc. Vatic. Sess. 4, Const. 1, Bolla Pastor Aeternus
(Test. in: Denzinger, Enchiridion, 139, 1667-1683).

[59] Veuillot, Livre sur la Papaut, Cap. 1, 11 (Giov. 6, 68).

[60] Giovanni 16, 13.

[61] In questo modo i cattolici-romani, in virt dellipotetica infallibilit del loro


Papa, somigliano a quegli antichi eretici i quali furono condannati da tutta la
Chiesa, perch, come dice S. Vincenzo da Lerino, avevano la temerit di
promettere e insegnare, che nella loro Chiesa, cio nella loro eretica fazione,
scendeva una speciale grande grazia, del tutto personale, di modo che senza
nessuna fatica, senza nessuno sforzo, senza la minima cura, anche se non
richiesta o non invocata ricevevano da Dio un tale rinforzo tutti coloro che
facevano parte della fazione, come se Angeli li sostenessero sulle loro ali, e mai
ferivano i loro piedi sopra alle pietre, cio mai subivano scandalo di falsa
spiegazione. Commonitorium de Orthod. Fide 25, 8.

[62] Perujo, Dizionario delle Scienze Ecclesiastiche, 100.

[63] Devoti, Instit. Canon., Prol. Cap. 2. Pi che in ogni altro caso si addicono
qui le parole di S. Vincenzo: Non finisco di stupirmi dice questo venerabile e
pi antico padre della Chiesa per lestrema empiet del loro cieco cervello, per la
loro insaziabile passione per lerrore ed il male, che non si soddisfano con canone
della fede, dato e ricevuto una volta per sempre da tempi antichissimi, ma cercano
quotidianamente innumerevoli innovazioni e sono continuamente inquieti
volendo aggiungere ancora qualcosa alla religione o cambiare o togliere qualcosa,
come se non fosse dogma divino quello secondo il quale basta agli uomini quello
che stato rivelato una volta, e loro credono che ci sia una legge umana, la quale
non pu essere portata alla sua perfezione se non attraverso una assidua
correzione e revisione. (Commonitorium 21, 1).

[64] Baronii, Annales, Ad Ann. 553, Num. 224.


56

[65] Gratianus, Codex juris Canonici, vol. 1, dis. 13, part. 1, cap. 6, pag. 90. Parigi,
1612 e Col. 55, Editio Leipzig., 1839.

[66] Si autem Papa erret, praecipiendo vitia, vel prohibendo virtutes, tenetur
Ecclesia credere vitia esse bona et virtutes mala. Theologia, Bellarmino, De
Romano Pontefice, libr. 4, Cap. 23.

[67] Deus et Papa faciunt unum consistorium... Papa potest quasi omnia facere
quae facit Deus... et Papa facit quidquid libet, etiam illicita, et est ergo plus quam
Deus. Cardinalins Zabarella, De Schism, Innocent. VII.

[68] S. Agostino, De Civitate Dei, XVIII, 54.

[69] Luca 9, 33.

[70] Galati 2, 11.

[71] Vidi che non procedevano con fermo e diritto piede secondo la verit del
Vangelo (Gal. 2, 14).

[72] Papa Marcello (296-303) cadde nellidolatria e giunse al punto di sacrificare


nei Templi degli Dei pagani per salvare la propria vita e i propri beni durante le
persecuzioni di Diocleziano. per esempio un avvenimento di storica
precisione, che Marcello entr nel Tempio di Afrodite e ivi sacrific alla Dea sullo
stesso altare di questa. Tale avvenimento scandaloso generalmente noto e
divulgato allepoca, fu il motivo per cui la cristianit di Roma conserv il
peggiore ricordo di questo Papa per intere generazioni, almeno fino al termine
del V secolo, da quello che giudichiamo dalle testimonianze che giunsero fino ai
nostri giorni. Gli storici cattolici-romani nellimpossibilit di negare la
chiarezza delle prove storiche su questi tristi avvenimenti, preferiscono
attribuirli alla fantasia degli eretici Donatisti, nemici di Marcello, i quali
avrebbero sollevato una campagna diffamatoria contro di lui dopo la sua morte.
Ma non possono spiegarci perch in tal caso, nello stesso romano Liber
Pontificalis Papa Marcello esplicitamente annotato apostata. Questa, inoltre,
stata precisamente lopinione del clero superiore romano, il quale neg di
inscrivere il nome dellapostata suo Capo nel calendario ufficiale ove si segnano
gli anniversari di tutti i papi. Difatti da papa Fabio (250) fino a papa Marco (335)
57

si trovano ivi tutti i nomi e le date di tutti i vescovi di Roma con la sola eccezione
di Marcello.

[73] generalmente noto che nel Sinodo di Sardica del 342 (343 ?) i Vescovi
dOriente insieme al Patriarca di Antiochia Stefano, di fronte alle pretese
Occidentali di revisionare le sentenze e le particolari disposizioni ecclesiastiche
degli Orientali, scomunicarono Giulio, vescovo di Roma, Osio vescovo di
Cordova (), Protogene di Sardica ed altri (Vedi: Mansi, Summa
Conciliorum, Anche Synod. Sardica, Decreta).

[74] Riguardo alla eresia di Liberio, (352-366) abbiamo tre insospettabili


testimoni: S. Girolamo, S. Ilarione e S. Pietro il Damians. Papa Liberio essendo
Ortodosso in principio fu poi escluso da Roma ed esiliato dagli Ariani. Ma poco
dopo, stanco degli incomodi dellesilio, e mosso dalla nostalgia della sua molto
onorata e sontuosa vita che menava sulla cattedra papale, trad i suoi seguaci, si
ribell, e firm il credo eretico degli Ariani. Dopo di ci condann e
scomunic S. Attanasio quale eretico. Grazie a ci, gli ariani gli permisero di
tornare a Roma e di rioccupare il suo trono. S. Girolamo scrive esplicitamente:
Liberio stanco degli incomodi dellesilio sottoscrisse lerrore eretico e torn a
Roma come conquistatore (Cronache, A. D. 357; e: De Script. Eccles.). Ci
conferma e dichiara S. Ilarione parlando del terrore che si produce vedendo la
firma papale sotto il credo eretico: Haec est perfidia ariana! (Fragment.
Histor, VII). Anche S. Pietro il Damians, del secolo XI, conferma di nuovo, che
Papa Liberio fu eretico e apostata. (Liber Gratissimus, cap. 16).

[75] S. Attanasio, Storia Ariana, 73. S. Attanasio dice egualmente, che papa Felice
era tanto scandalosamente eretico che i fedeli di Roma si rifiutavano di entrare
nelle chiese, che egli visitava (Epist. ai Monaci opp. I 861, Parigi 1627). Vedi
anche: Duchesne, Histoire Ancienne de lEglise, vol. II, cap. XIII.

[76] Papa Onorio (625) accett e sanzion pubblicamente gli insegnamenti


eretici dei monoteliti. Restando fermo in tale errore, tanto fondamentale per la
fede, fu con unanimit condannato e scomunicato dal VI Concilio Ecumenico
insieme con tutti gli altri capi della eresia monotelita. A Teodoro Faranite
anatema; a Sergio leretico anatema; a Onorio eretico anatema; Ciro leretico
anatema; a Pirro leretico anatema (Vedi Mansi, Sum. Concil. Actae VI Concil.
Gener, Sess. XIII). Su tali avvenimenti non esiste nessun dubbio; gli stessi
58

successori di Onorio al papato lo confermano nelle loro Epistole; cos S. Leone


II nella sua lettera Apostolica che invi ai Vescovi di Spagna, chiedendo il loro
consenso sugli insegnamenti del VI Concilio Ecumenico, dice che Onorio ed i
suoi seguaci furono puniti con la perpetua condanna (aeterna condemmatione
multati sunt), perch il Concilio li trov traditori della purezza della tradizione
apostolica. Lo stesso S. Leone II scrive al Re Ervigio che Onorio fu condannato
dal venerabile Concilio e escluso dalla comunione della Chiesa universale.
Similmente Papa Adriano II nella sua Epistola circolare del Sinodo Romano, fa
menzione delleretica colpevolezza e della scomunica di Onorio dal Concilio
Honorio ab Orientalibus post mortem anathema sit dictum sciendum tamen est,
quia fuerit super hacresi accusatus... (Adriani II, Epist. Synod. Concilii Romani,
quae in Octavae Synodi Actione VII et lecta et approbata est). Gli storici
cattolici-romani, non potendo negare la evidenza di tali avvenimenti, hanno
lordine di passarli sotto silenzio assoluto o, nel caso in cui vi sarebbe bisogno
assoluto, solo di menzionarli semplicemente. Cos p. e. nella Somme des
Conciles di Abb Guyot (Paris, 1968), non si trova in nessuna parte dei verbali
che riguardano la XIII seduta del VI Concilio Ecumenico nemmeno il minimo
cenno della condanna di Onorio (Vedi voi. I, pag. 315). E lUfficio del Breviarum
Romanum, per il festeggiamento di S. Leone che si festeggia in Occidente il 28
giugno, conteneva le relazioni di tutti questi avvenimenti fino al giorno in cui il
Vaticano si avvide che il testo era tanto offensivo e ne ordin la distruzione. Lo
tolsero difatti nella riforma del Breviarium che fece Papa Clemente VIII.

[77] Papa Sisto V pubblic intorno al 1590 un testo della Vulgata e proclam
ufficialmente dal perpetuum Decretum che questo sarebbe da allora in poi
lunico autentico e autorevole testo delle Sante Scritture, dato che lui stesso lo
aveva corretto con le sue mani medesime, appoggiandosi sulla potenza della
sovrabbondanza dellautorit apostolica. Il Decretum rendeva ufficialmente
noto ai fedeli che tutte le altre edizioni della Bibbia restavano automaticamente
senza valore e che colui il quale osasse mutare il minimo del nuovo testo o anche
degli insegnamenti e delle altre pubbliche interpretazioni come discussioni
private, ripianerebbe ipso facto scomunicato. Ma questa edizione di Sisto V fu
presentata tanto piena di errori di traduzione, espressione ed insegnamento che
neanche uno scolaro lavrebbe presentata. Ci costrinse a ritirarla subito con il
pi grande scandalo. Il successore di Sisto al papato, Clemente VIII, per far
59

dimenticare quanto pi possibile il fatto, pubblic un nuovo testo della


Vulgata il 1592, differente in innumerevoli parti dal precedente, anche questo
molto difettoso. Ma lo scherno generale sollevato dalla infelice Vulgata di
Sisto V fu tale che per secoli la memoria di questo Papa era dappertutto causa di
ironici motteggi, fino al punto che il Cardinale Bellarmino comprendendo che
ci costituiva un serio ostacolo per la divulgazione dei suoi insegnamenti circa
il potere papale, chiese a Papa Gregorio XIV di proteggere la fama di Sisto V,
pubblicando di nuovo il testo ora corretto (Vedi Card. Bellarminus,
Autobiografia, Ediz. 1591, pag. 211). Il Bellarmino pensava di aggiungere anche un
prologo a questa nuova edizione, nel quale fosse spiegato ai fedeli che nella
infelice l edizione del 1590 si erano commessi alcuni errori di cui i responsabili
erano... i tipografi ed altre persone! Ma lo stesso Bellarmino confessa nella sua
Autobiografia che tale suo pensiero non era altro che una pia bugia, perch
nessuno ignorava che Sisto era lautore di tale labirinto derrori di ogni genere
e che ogni paragrafo che questo papa aveva toccato era stato tramutato nel
peggiore modo. Per multa perperam mutata. (Bellarm. Aut. ibid., 291).

[78] Quando la Santa Inquisizione con le sue torture e i suoi tormenti, per ordine
del Papa Urbano VIII, ordin a Galileo di disapprovare la sua teoria, cio che la
terra gira intorno al sole, questo celebre astronomo, avendo perduto la sua fede
nel Papa e nella Chiesa di lui, sussurr ancora, dopo che aveva gi firmato la
disapprovazione impostagli, quelle parole che la Storia fece celebri: eppur si
muove...!. Urbano VIII pubblic subito, come una vittoria dellautorit papale,
latto della disapprovazione del grande astronomo, costretto a ci tanto
indegnamente dai carnefici della Santa Inquisizione. E cos dal giorno 30 Giugno
1633 tutti furono costretti a credere che la terra non girava intorno al sole per
paura della scomunica per eresia. Ma Iddio, il quale ancora anche in tali tempi
era pi forte del Vescovo di Roma dice con ironia Stanislas Jedrezewky aveva
da dar ragione infine a Galileo. Difatti, posteriormente il progresso della scienza
astronomica fece tanto chiara la teoria eretica di Galileo, in modo che il 1822
Papa Pio VII fu costretto a porre in derisione lautorit papale, correggendo i
decreti della Santa Inquisizione del 1633 contro Galileo, permettendo gli studi
astronomici di Kopernico. Infine, col pi grande scandalo dei fedeli e con
lironico scherno del mondo scientifico, il Vaticano non seppe trovare altro
mezzo onde ristabilire il prestigio della sua autorit che permettendo e
60

approvando tutto quello che fino allora aveva condannato e scomunicato. E il


1835 fra la generale derisione, il Papa ordin di cancellare dal catalogo dei libri
proibiti (Index Librorum Prohibitorum) tutte le opere di Kopernico, di Keplero
e di Galileo.

[79] Vedi Innovaciones del Romanismo. G. H. C. XIV pag. 202. Madrid 1891.

[80] Unum a te petimus fili clarissime, Doctoribus Sedis Apostolicae non semper
credas, multa illorum passionibus tribua. (Epist. Pii II ad Carolum VII Regem
Galliae. Epistol. CCCLXXIV).

[81] Pio IV spergiur contro le disposizioni del canone VII del Concilio
Ecumenico di Efeso nel quale compresa la sentenza e lanatema contro colui il
quale avrebbe osato comporre e imporre ai fedeli un altro Credo differente da
quello del Concilio di Nicea. Egli compose il Credo che porta il suo nome: Credo
di Pio IV. (Credo Pii Quarti). vero che questo Credo non contrario a quello
di Nicea, ma basta il fatto che differente. Difatti nella V seduta del Concilio
Ecumenico di Calcedonia fu recitato il Credo di Nicea, e in seguito, fu proibito
non solo la compilazione di un Credo contrario a questo ma anche un altro
Credo qualsiasi. (Vedi Mansi, Summa Concil. Act, Concil. Ephes. Can. VII Act.
Conc. Calced. Sess. V).

[82] Ogni Papa, secondo la disposizione dellVIII canone del Sinodo di Costanza
obbligato a fare confessione di fede contenuta al Liber Diurnus durante la
cerimonia della sua intronizzazione. Tale confessione dice: Con la mia bocca e
col mio cuore, prometto di osservare senza mutare in minima parte ci che stato
prescritto e ordinato negli otto Concili Ecumenici e cio: in quello di Nicea, il
primo; di Costantinopoli, il secondo; di Efeso, il terzo; di Calcedonia, il quarto; di
Costantinopoli, il quinto e il sesto, e il 2 di Nicea, il settimo e quello di
Costantinopoli, lottavo. Prometto di stimarle tutte egualmente con il medesimo
onore e rispetto seguendo con sollecitudine tutto ci che in essi stato disposto e
condannando tutto ci che in essi stato condannato.

[83] S. Cipriano, Epistola LXXIII.

[84] Matteo, 28/, 20.

[85] Giovanni 14, 16.


61

[86] Giovanni 16, 13.

[87] Giovanni 14, 26.

[88] I Timoteo 3, 15.

[89] S. Ireneo, Contro Eresie, III cap. 4.

[90] Luca 10, 16.

[91] Vedi Mansi, Summa Conciliarum, Act.Concil. Arelat. Canon. VIII.

[92] Placuit etiam, ut de dissentione Romanae atque Alexandrinae Ecclesiae, ad


sanctum papam Innocentium scribatur: quo utraque Ecclesia intra se pacem,
quam praecepit Dominus, teneat. Afric., N 101.

[93] Vedi Mansi, Sum. Concil., Concil. Sard. Decreta.

[94] Honorio haeretico, anathema Mansi, Sum. Concil. Act. VI Concil. Gener.
Sess. XIII.

[95] Matt. 15, 3-9; Marc. 7, 7-9.

[96] S. Agostino, De Unitate Ecclesiae 1, 16.

[97] S. Agostino, Epist. Adversus Donatum, 3, 5.

[98] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, 29, 2.

[99] Clementi XI, Bolla Unigenitus.

[100] Cardinale Bellarminus, De Verbo Dei..., Liber IV, 4.

[101] Gregorio XVI (Mauro Cappellari) El Triunfo de la S. Sede, Madrid, 1834,


Index, Cap. 8, 2.

[102] Cornelius Mussus., In Epist. ad Roman. I, Cap. IV.

[103] Cardinalii Hosii, De Expresso Verbo Dei, pag. 623, Edit. 1584.

[104] Proverbi 8, 9, S. Clemente dAlessandria, Stromatis Libro 6, cap. 15.

[105] Salmo 119, 105.


62

[106] II Corinzi 4, 34; Isaia 8, 20.

[107] Filippesi 2, 16.

[108] Atti 20, 32.

[109] Efesini I, 13; Giacomo 1, 18.

[110] Atti 13, 26, Efesini 1, 13.

[111] Vedi Giovanni 12, 48.

[112] II Timoteo 3, 15-17.

[113] S. Agostino, Sermo IV De Verbo Apost.

[114] S. Attanasio, Contro Gentili vol. I.

[115] S. G. Crisostomo, Omel. IX al Ep. ai Colos.

[116] S. Isidoro Pelusiota, Epist. 4, 67, 91.

[117] S. Basilio, Epist. a Gregorio, S. Agostino, De Doctrina Christiana, 1, Cap. 9.

[118] S. Basilio, Della Fede Cap. I, Confr. anche S. Giov. Crisostomo, Omelia
XIII a II Corinz. 7. Del medesimo Omelia XXI agli Efes.; e Omelia VI del Lazzaro;
S. Cirillo di Gerusal. Catechesi, 12.

[119] S. Basilio, Omelia XXI Contro i Calunniatori della SS. Trinit; Confront.
S. Giovanni Damasceno, Della Fede Ortodossa. Libr. I, Cap. I, S. Teodoreto,
Dial. I.

[120] S. Ambrosio, De Offic., Lib. I, 23; Origene, Omel. V di Levitico.

[121] S. Ireneo, Contro Eresie I, 3, Cap. 2.

[122] S. Giov. Crisostomo, Omelia XXXIII circa gli Atti degli Apostoli.

[123] Devoti, Institutiones Canonicae, Proleg., Cap. 2 et T. N. V., sect. I, 5.

[124] Maret, Du Concile General 2, 375.

[125] Giovanni 21, 15-17.


63

[126] Bernardino Llorca S. J. Historia de la Iglesia Catolica, vol. I, pag. 262.


Madrid, 1850.

[127] Pii X, Decretum Lamentabili, 50. Acta Sanctae Sedis, 40, 476.

[128] Devoti, Institutiones Canonicae, Prolegom., Cap. 2.

[129] Bellarminus, De Pontifice Romano, Liber IV, 24 et 25, et Lib. I, 9.

[130] S. Clemente di Roma. Ai Corinz. Epistol. 42, 44.

[131] Vedi Martigny, Dictionn. dArchologie Chrstienne, Evques pag. 569: Atti
di Sinodo di Calcedonia.

[132] S. Attanasio: Epistola a Dracontio 3, 1.

[133] S. Gregorio il Grande, Omelia sui Vangeli II, 23, 5.

[134] S. Ignazio dAntiochia, Epistola ai Magnesesi, 3.

[135] S. Ignazio dAntiochia, Epistola ai Filadelfesi, 1. Confr. Martigny Dict.


dArchol. Chrt., Evques, pag. 566.

[136] Ruiz Bueno, Padres Apostolicos, Introd. allEpistola di S. Clemente, pag. 149.
Madrid, 1850.

[137] Devoti, Institutiones Canonicae, Proleg. Cap. II. Bellarminus, De Pontifice


Romano, Lib. IV, Cap. 24, 25; e Libr. I, Cap. 9.

[138] De Maistre, Du Pape, Libr. I, Cap. 3.

[139] Benedetto XV, Codex Iuris Canonici, Canon. 222, 1. Hefel, Histoire de
Consiles, Introd. II, 3.

[140] Benedetto XV ivi; Devoti, come sopra, Proleg. 111, 38; Hefel, ivi.

[141] Decreto Leone X al V Concilio del Laterano.

[142] De Maistre, Du Pape, Libr. I, Cap. 3.

[143] Benedetto XV Codex Iuris Canonici, Can. 227; Leone XIII, Enciclica Satis
Cognitum.
64

[144] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, Cap. 2.

[145] Dalle dichiarazioni pubblicate nel giornale Kolnische Zeitung del 13


Luglio 1881.

[146] Gregorio XVI (Mauro Cappellari), El Triunfo de la Santa Sede, Tavol. Cap.
VI, 10. Madrid, 1834.

[147] Ignazio Loiola, Libro de Exercicios Espirituales.

[148] Questa dedizione dei Gesuiti alla cattedra papale, non fu mai sincera,
specialmente nei casi in cui si urtavano gli speciali interessi di questo involuto
Ordine. Gli stessi Gesuiti, nonostante la loro solenne promessa di cieca
sottomissione al Papa, a cagione della quale tanto si vantano quali possessori di
una speciale virt di primo ordine, la dimenticarono dun tratto, quando
Clemente XIV ordin lo scioglimento del loro Ordine. Difatti il Papa Clemente
nellanno 1773 eman un Editto Decretum Brevis col quale proclamava lo
scioglimento della Organizzazione dei Gesuiti e lannientamento di essa per
sempre; costoro per invece di sciogliersi si rifugiarono in Prussia e in Russia,
dove il Papa non poteva mettere con la forza delle armi in pratica il suo Editto.
Ivi rimasero organizzati moltiplicandosi fino al 1814, quando riuscirono con le
loro perfide macchinazioni ad ottenere dal Papa Pio VII la emanazione di un
altro Editto con il quale si abrogava il primo e si permetteva di nuovo lesistenza
e il funzionamento dellOrdine.

[149] quanto segue :

Matteo 16, 18-19: Tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia Chiesa, e le
porte dellAdes (Ades vuol dire mondo invisibile e designa il soggiorno dei morti)
non la potranno vincere; ti dar le chiavi del regno dei cieli; e tutto ci che avrai
legato sulla terra sar legato nei cieli, e tutto ci che avrai sciolto in terra sar
sciolto nei cieli.

Giovanni 21, 15-17: Ges disse a Simon Pietro: Simon di Giona, mami tu pi di
questi? Egli gli rispose: S, Signore, Tu sai che io tamo. Ges gli disse: Pasci i miei
agnelli. Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giona, mami tu? Ei gli
rispose: S, Signore: tu sai che io tamo. Ges gli disse : Pastura le mie pecorelle. Gli
disse per la terza volta: Simon di Giona mi ami tu? Pietro fu rattristato chei gli
65

avesse detto per la terza volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu sai ogni cosa;
tu conosci che io tamo. Ges gli disse: Pasci le mie pecore.

Luca 22, 31-32: Simon, Simon, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia
il grano; ma io ho pregato per te affinch la tua fede non venga meno; e tu, quando
sarai convertito assicura i tuoi fratelli (del tuo convertimento).

[150] Nella Vulgata: Tu es Petrus, et super istam petram aedificabo Ecclesiam


meam.

* Nota : Per diretta esperienza acquistata durante i venticinque interi anni in cui
svolgo il mio ministero qui in un paese per eccellenza Cattolico posso affermare
che potete trovare il 90% dei cattolici-romani digiuni delle pi elementari
nozioni circa la religione e il loro rito ma non trovereste nemmeno uno che non
conosca il passo Evangelico Tu es Petrus ecc. A. B. K.

[151] Vedi, per esempio, Knabenbauer, S. J., Cursus Scripturae Sacrae, Paris, 1903,
Comment. in Ev. Matthaeum, pars altera, pag. 60 e seguenti. I Knabenbauer,
Cornely e Hummelauer dellOrdine dei Gesuiti hanno la temerit di sostenere
nel loro Cursus Scripturae Sacrae che quei dei SS. Padri, i quali non
riconoscono sulla base del su riferito passo il primato papale, lo fanno perch
hanno sbagliato, prestando bene attenzione al vero senso di tutto il testo: Si
Sanctus Doctor recogitasset scrive Knabenbauer parlando del S. Agostino
Christum locutum esse aramaice, vel si hanc et totum conteaeum perpendiset,
probaeto priore sua interpretatione stetisset (Ivi pag. 61).

[152] Bernardino Llorca, S. J. Historia de la Iglesia Catlica. Vol. I, Cap. 1, pag. 49.
Madrid, 1850.

[153] Ivi, Cap. 1, pag. 261.

[154] Cardinale Hergenroether, Histoire de lEglise, vol. I, Cap. l, 7.

[155] Leone XIII, Enciclica Satis Cognitum (il testo in: Jos Madoz, S. I.
Enquiridion sobre el Primado Romano, 361).

[156] Concil. Vatic. Constitut. Dogmat., I. De Ecclesia Christi. Cap. I. (Denzinger,


Enchiridion, pag. 396). Vedi anche: The Conversations at Malines, pubblicate da
Lord Halifax, III Conv. London, 1930.
66

[157] I Corinzi 3, 11.

[158] S. Attanasio, Contro gli Ariani.

[159] S. Ireneo, Adversus Haereses, III 3, 3. Apud Euseb. V 6, 1-3.

** Nota: LApostolo Pietro non si recato mai a Roma come ha dimostrato L.


Teillefer Pasteur nel suo libro S. Pierre a-t-il jamais t a Rome?, Genve 1845.
Vedi anche: Arch. Demetracopulos nel suo libro: Della leggendaria venuta di
Pietro a Roma. Arcivescovo di Atene Crisostomo Il primato di Vescovo di
Roma pag. 14, Atene 1930. Il mio libro Luce sulle vicende della Chiesa pagg.
47-50, Napoli 1949.

Riguardo al passo di Eusebio citato dal Rev. autore osserviamo che esso proviene
da Papia Vescovo di Gerapoli che scrisse verso il 140 una Esegesi dei detti del
Signore, andata perduta ma di cui Eusebio di Cesarea (340) nella sua Storia
Ecclesiastica ed altri scrittori ci hanno conservato qualche frammento. Papia
nel proemio del suo libro diceva che si basava, per la raccolta dei detti del
Signore sopratutto sulla tradizione orale degli anziani e specialmente di
Aristione e di un certo anziano Giovanni che non pu essere lApostolo Giovanni
per molte altre ragioni e perch egli certamente sarebbe gi morto quando Papia
scriveva. Papia poi come risulta dalla sua narrazione non era nemmeno il diretto
ascoltatore del detto anziano Giovanni, ma ha ricevuto i suoi detti di seconda
mano, dimodoch questi possono essere andati soggetti a due successive
alterazioni, per opera dellinformatore di Papia e di Papia stesso. Le informazioni
non sicure di Papia che interessano il nostro argomento dicono: Lanziano
Giovanni diceva anche questo: Marco divenuto interprete di Pietro, scrisse
accuratamente quanto ricordo... e intorno a Matteo poi dice (chi dice lanziano o
Papia?) Matteo raccolse per scritto i discorsi in lingua ebraica (Eus. III 16, 4).
Ireneo vescovo di Lione (180) attingendo anche egli come Eusebio da Papia la
stessa frase lha manipolata cos: Matteo scrisse il Vangelo fra gli Ebrei, nella loro
stessa lingua, quando Pietro e Paolo evangelizzavano in Roma e fondavano la
Chiesa. Dopo la loro morte poi Marco, lo scolaro e linterprete di Pietro... (Ireneo,
Adversus Haereses III l, 1-3). Il tratto specifico in cui Papia riferiva: Marco
divenuto interprete di Pietro... e Ireneo con identiche parole: Marco lo scolaro
e linterprete di Pietro ci mostra come Ireneo debba avere Papia per fronte.
Siccome le notizie di Papia non hanno nessun fondamento solido cos anche le
67

notizie che attinge da lui Ireneo non possono avere di storicamente apprezzabile
nulla riguardo alla fondazione della Chiesa romana n da S. Pietro, n da S. Paolo
e tanto meno lhanno fondata insieme. Lo stesso vale per Tertulliano e per
Clemente di Alessandria (200) con i quali giungiamo fin entro il terzo secolo.
assurdo ammettere che S. Pietro andasse attorno nel mondo ellenico-latino,
predicando in aramaico e che Marco un suo figlio (I Pietr. 5, 13) (certamente non
lEvangelista Giovanni Marco) gli facesse da interprete. A. B. K.

[160] Homiliae Aelfric., Passio SS. Apostoli Petri e Pauli (London, 1844 pagg. 369-
371).

[161] S. Gregorio il Grande, Moralis, in Iob, 28, 14.

[162] Gi al Vecchio Testamento, Dio e Ges molte volte vengono simboleggiati


con la Pietra: Genesi 49, 24; Deuteronomio 32, 4-15; II Samuele 23, 3; Salmi 18, 3;
47, 19; 28, 1; 31, 3; 73, 26; 89, 27; 118, 22; Isaia 8, 14; 17, 19; 28, 16; Zaccaria 3, 8-9;
confr. Apocalisse 5, 6.

[163] Al Nuovo Testamento, il simbolo della Pietra si riferisce sempre a Ges


Cristo: Matteo 21, 42; Marco 12, 10; Luca 20, 17; Atti 4, 11; Romani 9, 33; Efesini 2,
20; I Corinzi 3, 10; Colossesi 2, 7, I Pietro 2, 4-8.

*** Nota: Non affatto certo che lEvangelista Marco era stato discepolo,
compagno e interprete dello stesso Pietro e meno ancora che egli scrisse il suo
Evangelo secondo linsegnamento e lo spirito di questo Apostolo. Eusebio
Vescovo di Cesaria (340) nella sua Storia Ecclesiastica (III, 15) riporta un
brano della perduta opera di Papia Vescovo di Gerapoli (140) Esegesi dei detti
del Signore in cui Papia scrive che egli ebbe linformazione da un individuo che
non determina, ma che definisce un certo anziano Giovanni diceva che
Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente quanto ricord....
Dalla detta Opera di Papia prese tale notizia, come abbiamo visto nella nota
precedente, Ireneo di Lione (180) e da Ireneo altri successivamente fino ai
nostri giorni. Ma chi sarebbe questo Marco? Papia e da lui Ireneo gli altri studiosi
posteriori, sapendo che esiste un Vangelo secondo un certo Marco supposero
che potevano identificare il Marco Evangelista con il Marco menzionato nella I
Pietro (5, 13) come figliuolo di Pietro. E partendo essi da questa ultima notizia
hanno supposto che il Marco della epistola di Pietro sarebbe il Marco
68

Evangelista. Tenendo poi loro presente che lEvangelista Marco non


annoverato fra gli Apostoli non hanno trovato difficolt nello scrivere che Marco
Evangelista aveva come fonte del suo scritto la predicazione di S. Pietro, e per
conseguenza egli era interprete e scolaro di Pietro. Ma secondo i dati del
Vangelo, tale identificazione non regge. LEvangelista Marco pu essere
identificato con Giovanni Marco, parente di Barnaba, nominato ripetutamente
negli Atti (12, 12-25; 13, 13; 15, 37-39) identico alla sua volta col Marco che compare
come seguace di S. Paolo in Col. 4, 10 (ove chiamato espressamente nipote di
Barnaba) Fil. v. 24, e II Tim. 4, 11. Marco Evangelista quindi potrebbe essere
identificato con Giovanni Marco seguace di S. Paolo, ma seguace, di S. Pietro,
mai. Marco che S. Pietro menziona come suo figliuolo (I Pietro 5, 13) potrebbe
essere benissimo un omonimo suo figliuolo spirituale come pure non si
esclude possa essere un suo figliuolo genuino una volta che S. Pietro era
certamente non solo sposato (Matteo 8, 14; Marco 1, 30; Luca 4, 38) ma aveva
labitudine di avere con s nei suoi viaggi Apostolici la sua moglie ed altri
famigliari (I Corinzi 9, 5). A. B. K.

[164] Cardinale Bellarmino, De Summ. Pontific. B. 2, Cap. 31, vol. 1.

[165] Idem, Prologo, vol. 2. Marin Ordnez, El Pontificado, vol. I, Cap. 10, pag. 30.
Madrid, 1887.

[166] II Petr. 1, 21.

[167] De Maistre, Du Pape, Discours prliminaire, I.

[168] Visione 3, 5, 1.

[169] Visione 2, 2, 6.

[170] Visione 3, 5, 1.

[171] Vedi Migne S. G. 571 e seguenti.

[172] Diatessaron Evangelion (A S. Efrem Siro S. Migne).

[173] Lespressione orientale le porte (), significa le forze, perch in


caso di guerra o di un altro pericolo esterno, le forze della difesa si
raggruppavano presso le porte delle citt fortificate, ove si mostrarono le reali
69

forze dinanzi al nemico. Questo senso, di pi generalizzato si usa ancor oggi; da


ci la frase La Porta Alta ( ) ed altre. Questa metafora era
certamente abituale fra gli ebrei, popolo orientale per eccellenza, e per mezzo di
esso entr nei testi delle S. Scritture.

[174] Giovanni 21, 23.

[175] Vedi p. e. S. Agostino, In Concione II super Psalmum XXX; In Psalm.


LXXXVI; Epistola CLXV ad Generosum; Tractati VII, CXXIII et CCXXIV in
Ioannem; Sermo CCLXX in die Pentecostes V; Sermo CCXLIV; Sermo CCXIV; in
Psalm. LXIX; Sermo XXIX De Sanctis. De Baptism, II, 1. S. Crisostomo, Omelia 55
nellEvangelo di Matteo; Omelia 51 a Matt. 16, 18; Omelia 65; 4; 83; S. Cirillo di
Alessandria, a Isaia, Libr. 4, Discorso 2 sulla SS. Trinit, 4; al Vangelo S.
Giovanni 21, 42. S. Girolamo, In Sctum. Matthaeum, liber VI; Adversus
Iovinianum, lib. I; In Psalmum LXXXVI; Epistola XV ad Damasum, 2; S. Cipriano,
Epist. XXVII De Lapsis; Epistol. XXXIII, in initio; Epist. LXXIII ad Lubainum. De
Unitate Eclesiae, IV; S. Ambrogio, De Incarnatione. Domin. Sacrament. 5; Liber
VI Comment. in Evang. Lucae 9; Comment. in Ephes. 2; Epist. ad Damasum; S.
Giovan. Damasceno, Omelia, Della Trasfigurazione; Tertulliano, De Pudicitia, 21;
De Praescriptionibus Haereticorum, XVI et XXII; S. Attanasio, Contro Ariani, 3;
S. Gregorio Nanzianzeno, Omelia 32 18; S. Gregorio Nisseno, Encomio a S.
Stefano, 2; Per la venuta del Signore; S. Basilio, al 2 cap. di Isaia, Contro
Eunomio, 2, 4; S. Epifanio, Contro delleresie, 59; S. Ilario, De SS. Trinit, liber II
et VI; S. Gregorio Magno (di Roma) Moralia in Iob. XXVIII, 14; Comment. in
Psalm. CI, 27; S. Isidoro dIspaleo, De officiis lib. II, 5; S. Beda, In Quest. super
Exodum, cap. XLII, in Recapitulatione; Homil. de Feria III Palmarum in cap. XXI
Ioannem; Basilio di Seuleucia, Discorso 25; S. Pietro Crisologo, Omelia 55 Del
Protomartire Stefano; Omelia 74; Origene a Geremia, Omelia 16; Contro Celso,
libr. 3 28; Commenti allepistola ai Romani, 5; Omelia 7 ad Isaia. S. Eusebio di
Alessandria (vescovo di Laodicea) Omelia circa la Resurrezione; Theodorito,
Epist. 77 a I. Corinz. 3, 10; Al Evlalio, vescovo di Persia; S. Isidoro Pelusiota, Epist.
235 1; Theofilato a Matt. 16, 18; Hincmari del Reims, in Opuscoli XXVIII adversus
Hincmarum Laudunensis episcopum, Vet. XIV; S. Ippolito al S. Epifania, 9. S.
Paolino, Epistol. XXVII, ad Severum, 10.

[176] Epist. Giuda, 20.


70

[177] Genesi 49, 24.

[178] Matteo 21, 42; Marco 12, 10 ; Luca 20, 17.

[179] Vedi p. es. S. Cipriano, De Unitate Ecclesiae.

[180] S. Agostino, Retractationes, I, 21.

[181] S. Agostino, Omelia LXXVI, 1.

[182] S. Agostino, Omelia CCVC.

[183] S. Agostino, Omelia CCLXX, 1.

[184] S. Agostino, Tractatus CXXIV in Ioann.

[185] S. Agostino, Omelia CCVIL, 1.

[186] Efesini 2, 20.

[187] Apocalisse 21, 14.

[188] Epist. ai Tralliani 3, 1.

[189] S. Cipriano, Epist. XXXIII, in initio. Epist. XXVII, De Lapsis.

[190] Vedi S. Girolamo, Adversus Iovinianum, Lib. I.

[191] (Il Signore), preferendo Pietro fra tutti gli altri Apostoli lo costitu quale
Capo dellUnit della Chiesa e quale fondamento visibile di essa, sulla saldezza del
quale edific leterno edificio della Chiesa. Bulla Pastor Aeternus, Constit. I,
Introduct. (Denzinger, Enquiridion, 1667).

[192] Matteo 7, 26-27.

[193] S. Girolamo, Adversus Iovinianum, I. Vedi anche dello stesso: In Evangelo


S. Matt., lib. VI.

[194] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, II.

[195] Ci costituisce la principale obiezione contro il Primato Papale, che rifer


lArcivescovo Strossmayer nel Sinodo del Vaticano. Durante il suo discorso, fu
interrotto molte volte dagli altri Cardinali, membri del Sinodo, con le frasi:
71

rompete la bocca alleretico Faccia silenzio il bestemmiatore! ecc. (Vedi


Kolnische Zeitung 13-7-1881). Anche lArcivescovo cattolico-romano Kenrick (San
Louis, U.S.A.) pubblic a Napoli, il 1850, un discorso che aveva approntato per
leggerlo al Sinodo del Vaticano. In tal documento egli confessava: che il Primato
del Papa contrario alle rette interpretazioni della S. Scrittura, contrario agli atti
dei Concili Ecumenici e agli insegnamenti dei SS. Padri. Per ignote cause, che
non difficile indovinare, questo discorso non fu tenuto al Sinodo. Da fonte non
ufficiale tale mancanza fu giustificata con il pretesto che: Il molto Rev. Kenrick
aveva perduto gi il suo portacarte quando giunse alla Citt del Vaticano!. Qui
si adattano molto bene le frasi di S. Attanasio relativamente ai seguaci di
Apollinario: Accecati dallodio, tradiscono i messaggi dei Profeti e
glinsegnamenti degli Apostoli e gli ordini dei SS. Padri, e le stesse indiscutibili
parole del Signore (DellIncarnazione, Contro Apollinario I, 1).

[196] Ogni candidato allOrdinazione nella Chiesa romana deve


indispensabilmente giurare solennemente, fra le altre cose: Credo fermamente
che la Chiesa stata edificata su Pietro, Principe della Gerarchia Apostolica e
sopra i suoi successori (Motu Proprio Sacrorum Antistitum, Pii X. Acta Sanctas
Sedis, II 1910, 669-672).

[197] S. Ireneo, Contro Eresie, IV cap. 26.

[198] Papia (Eusebio, Storia Ecclesiastica IV, 22, 1-3).

[199] Letimologia del termine Cattolico non si adatta a coloro i quali si


staccarono dalla cattolicit della Chiesa.

[200] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XVIII, 5.

[201] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XX 1, 2.

[202] Tertulliano, De Praescriptionibus Haereticorum, cap. 21.

[203] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, X, 7 e 8.

[204] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XI, 4.

[205] Ruiz Bueno, Padres Apostolicos. Introduccion, Madrid 1850.

[206] Idem, Introduccion.


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[207] Le Camus, LOeuvre des Aptres, vol. II, pag. 29, Barcelona, 1909.

[208] Mgr. Le Camus, Ivi vol. I pag. 10.

[209] S. Policarpo di Smirne, Epistola ai Filippesi 7, 2.

[210] S. Cipriano, Epist. LXIII ad Caecilium Fratrum.

[211] Geremia 6, 16.

[212] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XVII, 1, 2.

[213] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XVII, 15.

[214] Haberliam non potest Deam patrem, qui Ecclesiam non habet matrem. S.
Cipriano, De Unitate Ecclesiae VI.

[215] Hanc unitatem qui non tenet, Dei legem non tenet, non tene Patris et Filii
fidem, vitam non tenet et salutem. Ivi.

[216] Nec parentum nec maiorum nostrorum error sequendus est, sed autoritas
Scripturarum et Dei docentis imperium. S. Girolamo. In Ierem., 1, 12.

[217] Tertulliano, De Virginibus Velandis, Cap, I.

[218] Pubblicato ad Atene sotto il titolo Il viaggio e lopera di S. Paolo in Spagna


(Ristampato dal periodico Ecclesia Marzo 1954).

[219] Vedi: Relazioni tra le Chiese Iberiche e le Chiese dAfrica, dal S. Cipriano a S.
Agostino. Lux, Lisbona, 1950. Anche: Arcivescovo Inan B. Cabrera: La Iglesia en
Espana, (Desde la Edad Apostolica hasta la invasione de los Sarracenos) Madrid,
1910.

[220] per vero che oggi le cose sono fortunatamente molto differenti e
possiamo prevedere che, con laiuto di Dio, nel prossimo futuro altre conversioni
sicuramente saranno realizzate a cagione dellinteresse e dellamore
allOrtodossia, per le quali continuamente combattiamo per aumentarle in
Occidente.

[221] Giovanni 18, 36.

[222] Origene, Omelia 6 in Isaia, 1.


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[223] S. Gregorio Magno, Epistola a Giovanni, Patriarca di Costantinopoli (Libro


V, epist. XVIII Ed. Bened. 1705).

[224] II Tessalonicesi 2, 4.

[225] Isaia 14, 13-14.

[226] Bernardus Claravalensis, ad Eugeuium Papam, De Consideratione, III, 1.

[227] Apocalisse 18, 3.

[228] Matteo 15, 3-9.

[229] Tertulliano, De Praescriptionibus Haereticorum, 42.

[230] Proverbi 30, 6.

[231] Giovanni 8, 44.

[232] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, IV, 7.

[233] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, XVII, 14.

[234] Apocalisse 18, 4.

[235] I passi Evangelici del Primato e linterpretazione Patristica: Buenos Aires,


1951.

[236] Vedi p. e. lApologetica di Juan Ruano Ramos, per uso degli alunni delle
Scuole Medie, Barcellona, 1948.

[237] Ecco come viene caratterizzata lOrtodossia dai papisti: a) LOrtodossia


non luna Chiesa, perch si allontanata dal centro dellUnit, il quale centro
sarebbe il Papa. b) Non la Santa Chiesa, perch costituisce un tralcio
distaccato dalla vite madre, in cui circolano la grazia e la santit: Questa vite
madre sarebbe la Chiesa papale. c) Fin dessere la Cattolica Chiesa, quando si
stacc da Roma che sarebbe centro del Cattolicesimo. d) Non nemmeno
Apostolica, in quanto non deriva dagli Apostoli, ma, dicono, da Fozio o/e da
Cerulario. Ivi: parte II (cio: Apologetica di Juan Ruano Ramos), contrassegni
Distintivi della vera Chiesa di Cristo.

[238] Serge Boulgakoff, LOrthodoxie, dit. Felix Alcan. Paris, 1933.


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[239] Metropolite Seraphim, LEglise Ortodoxe. Payot, Paris, 1952.

[240] Tertulliano, De Prescript. Haeretic, XXI.

[241] Nuestro Dios, Vuestro Dios y Dios. Buenos Aires, 1951.

[242] Gli Uniti da Unitas costituiscono lOrdine spionistico dei papisti di


rito greco, i quali travestiti da Ortodossi operano proselitismo ai paesi e agli Stati
Ortodossi.

[243] Quod semper, quod ubique, quod ab omnibus S. Vincenzo, Comm. 23, 16.

[244] S. Vincenzo di Lerino, Commonitorium, 23, 16.

[245] Ivi.

[246] Epist. Giuda, 3.

[247] Galati 1, 8.

[248] Efesini 5, 27. Origene, a Esod. Omel. 9.

[249] Cantico dei Cantici 6, 9.

[250] S. Agostino, Serm. De Symbol. Catech. 40, 635.

[251] Vedi: Luca 10, 16.

[252] Matteo 18, 17.

[253] Vedi: Matteo 13, 44-46.


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