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Dossier Viganò

Rassegna stampa

Il 26 agosto 2018 il vescovo Carlo Maria Viganò pubblicava su varie testate (in Italia "la Verità") un
memoriale di 10 pagine in cui accusava Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) di aver protetto il cardinale
McCarrick, pur sapendo che quest'ultimo ha perpetrato abusi sessuali di varia natura. Nel dossier era inoltre
indicata la presenza di una "Lobby Gay" all'interno della Chiesa Cattolica e venivano indicati i nomi di
alcuni prelati colpevoli di aver coperto a loro volta McCarrick e di portare avanti un'ideologia
omosessualista. Il memoriale si concludeva con la richiesta di dimissioni rivolta da Viganò al Papa. Ne
nasceva uno scandalo internazionale.

La seguente Rassegna Stampa, che non pretende di essere esaustiva data la mole di materiale pubblicata sia
in Italia che nel mondo, intende fornire uno strumento di consultazione per ripercorrere quello che a tutti gli
effetti è uno dei momenti più difficili della Chiesa negli ultimi decenni.
La rassegna è multilingue.
Dossier Viganò

Rassegna Stampa

Giorno 1

26 agosto 2018
La sera del 25 agosto, la Rassegna Stampa di Rai News mostra la prima pagina del quotidiano "La Verità", in
edicola il giorno successivo.
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aldomariavalli.it

data: 26 agosto 2018

Autore : Aldo Maria Valli

«Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno
di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla
Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere
perpetrati».
Chi scrive queste parole è un arcivescovo, già nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al
2016. Ora in pensione, ha deciso di aprire il suo cuore e di dire tutto ciò di cui è venuto a
conoscenza circa la vicenda degli abusi sessuali nella Chiesa. Una testimonianza che si
conclude con una richiesta dura e perentoria: papa Francesco si faccia da parte. Perché anche
lui ha saputo, ma ha coperto.
Autore del memoriale, come spiega La Verità in edicola oggi, è monsignor Carlo Maria Viganò,
settantasette anni, che prima di essere inviato come nunzio negli Usa è stato responsabile del
Governatorato della Città del Vaticano e prima ancora nunzio in Nigeria, delegato per le
rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede e membro della
Commissione disciplinare della Curia romana.
«Restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da
tanti abominevoli delitti». È con questa motivazione che il monsignore ha deciso di parlare.
«Se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere
il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo
tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro
stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa
come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia».
E alle parole fa seguire i fatti, cioè le notizie. Documentate, circostanziate. Il tono è dolente, ma
lo stile asciutto.
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del cardinale McCarrick.
Quando ha visto che di fronte alle nefandezze commesse dallo “Zio Ted”, emerse in tutta la loro
evidenza negli ultimi mesi, tutti ai vertici della Chiesa sono caduti dalle nuvole, tanto che è
stato un diluvio di «io non sapevo», monsignor Viganò si è messo a scrivere. Un atto d’accusa
che parte da lontano, da prima del pontificato di Francesco, e arriva fino a oggi.
«Ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa la mia coscienza mi
impone di rivelare quelle verità delle quali in relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo
emerito di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi
che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II, come Delegato per le Rappresentanze
Pontificie dal 1998 al 2009 e da Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti
d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016».
Viganò spiega che due ex nunzi negli Stati Uniti, ambedue deceduti prematuramente, ovvero
Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (che ricoprì l’incarico dal 2005
al 2011), «non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero
notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo
McCarrick». Ma nessuno si mosse.
In particolare Viganò rivela che «il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato
Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory
Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a
due documenti in cui lo stesso Littleton raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte
dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che
il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità
giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi
molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto
intervento della Santa Sede».
In quanto delegato per le rappresentanze pontificie, nel 2006 Viganò scrive un appunto sul
caso Littleton e lo trasmette al cardinale Tarcisio Bertone e al sostituto Leonardo Sandri.
Afferma che i comportamenti attribuiti a McCarrick sono di una tale gravità e nefandezza da
provocare sconcerto, ma le accuse sono precise e si parla anche di celebrazione sacrilega
dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti coinvolti nelle turpitudini.
Di conseguenza nel suo appunto Viganò chiede con forza che per una volta l’autorità
ecclesiastica intervenga prima di quella civile e prima che la stampa faccia esplodere il caso.
Sarebbe salutare. Ma dai superiori nessuna reazione. E l’appunto non viene mai restituito.
Viganò non si arrende e torna alla carica nel 2008. Richard Sipe, psicoterapeuta e studioso dei
comportamenti sessuali dei preti cattolici e dei loro superiori, scrive quell’anno a Benedetto
XVI una lettera il cui titolo dice tutto: «Your Holiness, I Have the Evidence. Card. McCarrick Is
a Homosexual, Please Act». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale
William Levada, e il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ne sono subito informati.
Inoltre Viganò consegna un appunto in proposito al nuovo sostituto Fernando Filoni. E, già che
c’è, allega l’appunto di due anni prima, tornando a sottolineare la gravità della situazione. Ma
la reazione delle alte gerarchie è sempre la stessa: nessuna risposta.
È grazie al cardinale Giovanni Battista Re, all’epoca prefetto della Congregazione per i vescovi,
che Viganò viene a sapere che papa Benedetto XVI, a conoscenza della denuncia di Sipe, ha
ordinato a McCarrick di lasciare il seminario in cui risiede e gli ha proibito di celebrare in
pubblico, partecipare a incontri, dare conferenze e viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una
vita di preghiera e penitenza.
È il nunzio Sambi a comunicare il provvedimento a McCarrick, nel corso di un incontro
burrascoso. Poi, quando Viganò diventa nunzio negli Usa, è lui stesso a ricordare gli ordini del
papa a un McCarrick che riesce solo a farfugliare una risposta confusa cercando goffamente di
minimizzare.
Ma come ha fatto McCarrick a diventare ciò che è diventato (arcivescovo di Washington, e
cardinale, dopo essere stato arcivescovo a Newark) visto che i suoi comportamenti erano quelli
che erano?
Se lo chiede anche Viganò, che attribuisce la responsabilità della carriera di McCarrrick al
cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato dal 1991 al 2006 e al cardinale Tarcisio Bertone,
suo successore. Ma Viganò coinvolge anche l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. Quando
infatti è evidente a tutti che McCarrick non obbedisce agli ordini di Benedetto XVI e anzi gira
per il mondo, Viganò scrive a Parolin chiedendo se le sanzioni siano ancora in vigore, ma la sua
domanda resta, tanto per cambiare, senza riposta.
Altri che certamente seppero, ma tacquero, furono, scrive Viganò, il cardinale Levada, il
cardinale Sandri, monsignor Becciu (ora cardinale), i cardinali Lajolo e Mamberti. Insomma, i
vertici al completo.
Non meno devastante, stando alle rivelazioni di Viganò, il quadro negli Stati Uniti. Anche lì
tutti sapevano, a partire dal cardinale Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ma
nessuno si mosse. E oggi le dichiarazioni di Wuerl, secondo il quale lui non seppe nulla, «sono
assolutamente risibili».
Quanto al cardinale Kevin Farrell, attuale prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia
e la vita, il quale a sua volta ha detto di non aver mai avuto sentore degli abusi di McCarrick,
Viganò scrive: «Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo
che nessuno possa onestamente credergli». Infine del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di
Boston e capo della Commissione vaticana per la protezione dei minori, Viganò afferma: «Mi
limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno
oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità».
Ma a questo punto la drammaticità del memoriale di monsignor Viganò sale ulteriormente di
tono, perché coinvolge direttamente papa Francesco.
L’anno è il 2013, il mese giugno. A Roma c’è una riunione dei nunzi di tutto il mondo e anche
Viganò è presente. Emozionato per la prospettiva del primo incontro con il nuovo pontefice,
l’arcivescovo si reca a Casa Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio al posto del palazzo
apostolico, e chi trova lì? Un cardinale McCarrick sorridente e sereno, che indossa la veste
filettata e saluta Viganò facendogli sapere in tono baldanzoso: «Il Papa mi ha ricevuto ieri,
domani vado in Cina!».
Annota Viganò: «Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della
parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe
successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova University ed in un’intervista
al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri
preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del
2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi
aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente
successivi».
Il primo, atteso incontro di Viganò con il papa ha un che di surreale e lascia il povero nunzio
senza parole. Ma il peggio deve venire.
È il 23 giugno 2013, domenica. Il papa riceve Viganò prima dell’Angelus. Fa alcune
affermazioni che all’arcivescovo suonano quanto meno sibilline, poi, di punto in bianco, gli
chiede: «Il card. McCarrick com’è?».
Al che il nunzio risponde: «Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede
alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di
seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e
di penitenza».
Reazione del papa? Nessuna. Anzi, Bergoglio cambia subito argomento. Ma allora, si chiede
uno sconcertato Viganò, perché mi ha fatto la domanda?
Il nunzio lo capisce una volta tornato a Washington. Lì apprende che tra il papa e McCarrick
c’è uno stretto legame. La domanda posta da Bergoglio al nunzio era dunque una trappola. Sta
di fatto che, secondo il racconto di monsignor Viganò, almeno dal 23 giugno 2013 papa
Francesco è a conoscenza del caso McCarrick.
A questo punto Viganò commenta: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza
nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche
da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick
abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da
me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli
aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga.
Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come
“pettegolezzi” gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di
scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel
seminario».
Dunque Francesco sapeva. Lo sa da tempo, almeno da cinque anni. «Sapeva perlomeno dal 23
giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale». Ma, «pur sapendo che era un corrotto, lo
ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e
da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un
minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti
[nel luglio di quest’anno, ndr] per salvare la sua immagine mediatica».
«Ora – continua Viganò – negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a
cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che
hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono
serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa
si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi
comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo
di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità.
Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte
dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale».
«Imploro tutti, in particolare i Vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di
omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a
conoscenza. Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità san Giovanni
Paolo II: non abbiate paura! Non abbiate paura!»
All’Angelus del 12 agosto scorso Francesco ha detto che «ognuno è colpevole del bene che
poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È
necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano
cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se ciò è vero, e lo è, quanto più grave è la
responsabilità per il papa, il supremo pastore! Eppure, sostiene Viganò, nel caso di McCarrick
il supremo pastore «non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male
con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un
perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato
da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare
nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo
diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la sua azione li ha divisi, li induce in errore,
incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo».
Papa Francesco dunque «riconosca i suoi errori e, in coerenza con il conclamato principio di
tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli
abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».
Questa la richiesta, perentoria, senza mezzi termini: dimissioni. L’unico gesto che può aiutare
il risanamento.
La situazione è drammatica, ma monsignor Viganò invita a non perdere la speranza. Pur «nello
sconcerto e nella tristezza», dice, pensiamo ai tanti preti e vescovi che compiono il loro dovere
e non perdiamo la fede nel Signore. Anzi, è proprio in questi momenti che «la grazia del
Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti;
ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il
tempo opportuno, per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare
penitenza. Preghiamo tutti per la Chiesa e per il papa, ricordiamoci di quante volte ci ha
chiesto di pregare per lui!».
Aldo Maria Valli
Chi volesse leggere il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò nella versione integrale
lo trova qui.
data: 26 agosto 2018
Autore : Marco Tosatti
Papa Bergoglio sapeva fin dal 2013, subito dopo la sua elezione, tutto dei misfatti del cardinale Theodore
McCarrick. Non solo ha scelto di non fare nulla, ma anzi il cardinale McCarrick è stato uno il suo
consigliere privilegiato per quanto riguarda le nomine di vescovi e cardinali nella Chiesa americana. In
pratica il Pontefice regnante ha “coperto” per cinque anni il porporato, reo di aver abusato sessualmente
di decine di seminaristi e di giovani sacerdoti.
Questa è la clamorosa denuncia dell’arcivescovo Caro Maria Viganò, già Segretario per lo Stato della Città
del Vaticano, e Nunzio negli Stati Uniti. In quella veste aveva personalmente informato il Pontefice della
situazione del cardinale predatore omosessuale. La denuncia è contenuta, insieme a molti altri dettagli, in
un documento-testimonianza di dieci pagine, che l’arcivescovo ci ha consegnato, sul quale abbiamo
lavorato insieme e che viene pubblicato oggi da La Verità. Fra l’altro, mons. Viganò rivela che il card.
McCarrick era già stato sottoposto da Benedetto XVI a una punizione analoga a quella ricevuta nelle
scorse settimane, che però il cardinale Wuerl arcivescovo di Washington in realtà non ha mai applicato; e
che papa Bergoglio dal momento della sua elezione ha di fatto cancellato.
Vi consigliamo ovviamente di leggere il documento integrale, e l’articolo che lo accompagna sul giornale
in edicola. Per ora ci limitiamo a pubblicare una breve dichiarazione dell’arcivescovo, che spiega il perché
di una rivelazione tanto clamorosa, e che si conclude con l’esortazione al Pontefice affinché agisca verso
se stesso come ha detto di voler agire verso i vescovi responsabili di coperture: e cioè con le dimissioni.
Ecco cosa dice l’arcivescovo Viganò:
“La ragione principale per cui sto rivelando queste notizie ora è a causa della situazione così tragica della Chiesa,
che può essere riparata solo dalla piena verità, allo stesso modo in cui è stata gravemente ferita dagli abusi e
dalle intercettazioni. Lo faccio per proteggere la Chiesa: solo la verità può renderla libera.
La seconda ragione è di scaricare la mia coscienza di fronte a Dio delle mie responsabilità di vescovo per la
Chiesa universale. Sono un vecchio e voglio presentarmi a Dio con la coscienza pulita.
I segreti nella Chiesa, anche quelli pontifici, non sono tabù, sono strumenti per proteggere lei e i suoi figli dai suoi
nemici. I segreti non devono essere usati per cospirazioni.
Il popolo di Dio ha il diritto di conoscere tutta la verità anche riguardo ai suoi pastori. Hanno il diritto di essere
guidati da buoni pastori. Per potersi fidare di loro e amarli, devono conoscerli apertamente nella trasparenza e
nella verità come realmente sono. Un prete dovrebbe essere una luce in un candelabro sempre e ovunque e per
tutti”.
data 26 agosto:

autore: Marco Tosatti

Papa Francesco sapeva tutto degli abusi del cardinale McCarrick almeno dal giugno 2013, ma lo
ha coperto e lo ha tenuto come suo fidato consigliere, che ha determinato molte nomine episcopali
e cardinalizie. La clamorosa rivelazione viene dall'ex nunzio negli Stati Uniti, l'arcivescovo Carlo
Maria Viganò, che ha affidato la memoria di quanto accaduto negli Stati Uniti e a Roma, a un lungo
documento in cui vengono rivelati fatti e nomi di vescovi e cardinali che hanno protetto i
responsabili degli abusi. Accuse pesanti anche per i cardinali Sodano, Bertone e Parolin. «La
situazione tragica della Chiesa mi ha spinto a dire tutta la verità».
-IL DOCUMENTO:"MI TESE UNA TRAPPOLA, MC CARRICK BUONO O CATTIVO?" di Carlo
Maria Viganò
-IL PAPA AI CRONISTI: GIUDICATE VOI

Non è esagerato dire che la testimonianza di oltre dieci pagine dell’arcivescovo Carlo
Maria Viganò pubblicata questa mattina sul quotidiano La Verità diretto da Maurizio
Belpietro, è un documento sconvolgente, per parecchi e gravi motivi. Ve ne stralciamo
qui un piccolo pezzo, che riguarda il Pontefice regnante: “La mattina di giovedì 20
giugno 2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei colleghi che
erano ivi alloggiatati. Appena entrato nella hall mi incontrai con il Card. McCarrick, che
indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi
disse immediatamente con un tono fra l’ambiguo e il trionfante: ‘Il Papa mi ha ricevuto
ieri, domani vado in Cina’. McCarrick aveva una lunga amicizia con Bergoglio e aveva
giocato un ruolo nella sua elezione.
Viganò, allora nunzio degli Stati Uniti, ebbe nei giorni seguenti un colloquio
privato con il Pontefice. “Il papa mi chiese con tono accattivante: ‘Il card. McCarrick
com’è?’ Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: ‘Santo
Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per
i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e
di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di
penitenza’. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non
mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già
nota da tempo, e cambiò subito di argomento. In realtà McCarrick fu per anni un
grande consigliere del papa in cose americane: “Le nomine di Blaise Cupich a
Chicago e di William Tobin a Newark sono state orchestrate da McCarrick, Maradiaga
e Wuerl. Anche la nomina poi di McElroy a San Diego fu pilotata dall’alto”. E, afferma
Viganò, “Anche McElroy ben sapeva degli abusi commessi da McCarrick, come risulta
da una lettera indirizzatagli da Richard Sipe il 28 luglio 2016”.
E un altro brano, altrettanto drammatico, è questo: “Papa Francesco ha chiesto
più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I
fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha
saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi
e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha
continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa
Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. In questo
momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e
in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco sia il primo
a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick
e si dimetta insieme a tutti loro”.
Nelle pagine della testimonianza l’arcivescovo Viganò rivela molti altri dettagli
della rete di omertà e coperture che sembra abbia protetto per anni il porporato
americano predatore. La sua scelta di parlare l’ha motivata così: “La ragione
principale per cui sto rivelando queste notizie ora è a causa della situazione così
tragica della Chiesa, che può essere riparata solo dalla piena verità, allo stesso modo
in cui è stata gravemente ferita dagli abusi e dalle intercettazioni. Lo faccio per
proteggere la Chiesa: solo la verità può renderla libera.
La seconda ragione è di scaricare la mia coscienza di fronte a Dio delle mie
responsabilità di vescovo per la Chiesa universale. Sono un vecchio e voglio
presentarmi a Dio con la coscienza pulita.
I segreti nella Chiesa, anche quelli pontifici, non sono tabù, sono strumenti per
proteggere lei e i suoi figli dai suoi nemici. I segreti non devono essere usati per
cospirazioni.
Il popolo di Dio ha il diritto di conoscere tutta la verità anche riguardo ai suoi pastori.
Hanno il diritto di essere guidati da buoni pastori. Per potersi fidare di loro e amarli,
devono conoscerli apertamente nella trasparenza e nella verità come realmente sono.
Un prete dovrebbe essere una luce in un candelabro sempre e ovunque e per tutti".
Il documento ha una genesi di varie settimane. L’arcivescovo Viganò ha preso
contatto con chi scrive queste righe, perché desiderava che la verità emergesse, che
alcune insinuazioni e falsità scritte da un sito paravaticano nel tentativo di difendere a
priori la gestione attuale della Chiesa, gettando sospetti e discredito su chi non si
poteva più difendere fossero corrette e smentite. In origine si era ipotizzata
un’intervista, che dovesse uscire – come poi è stato - di base su un giornale italiano e
in contemporanea in inglese e spagnolo. Poi si è pensato che un testo scritto potesse
essere più completo, chiaro, e che in questo modo il ritmo della narrazione e la sua
sequenza risultassero di maggiore evidenza e comprensibilità. E così è stato. L’uscita
del testo, pronto mercoledì, è stata fissata a domenica, per dare tempo ai traduttori di
svolgere il loro lavoro. E anche all’arcivescovo Viganò di allontanarsi dalla sua
residenza abituale; per ragioni di sicurezza e tranquillità.
26 agosto 2018

Autore : Andrea Tornielli

Le autorità della Santa Sede erano a conoscenza fin dal 2000 dell’esistenza di accuse contro
l’arcivescovo Theodore McCarrick, promosso alla fine di quell’anno arcivescovo di
Washington e creato cardinale da Giovanni Paolo II l’anno successivo: era noto che il prelato
invitava i suoi seminaristi a dormire con lui nella casa al mare. È quanto si legge in un documento
di 11 pagine firmato da Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato ed ex nunzio
apostolico negli Stati Uniti, che venne allontanato dal Vaticano e inviato nella sede diplomatica di
Washington nel 2011.
Il testo di Viganò è zeppo di date e di circostanze, ed è chiaramente indirizzato contro Papa
Francesco, del quale l’ex nunzio chiede le dimissioni perché a suo dire avrebbe tolto delle sanzioni
esistenti contro MacCarrick dopo il conclave del 2013. Il documento ripropone, circostanziando
le voci e informazioni già circolate almeno negli ultimi due mesi nella galassia mediatica
antipapale e tradizionalista americana ed europea, cercando di attribuire ogni responsabilità
sulle spalle dell’attuale Pontefice.
Viganò afferma che le denunce del 2000, con testimonianze scritte contro McCarrick - accusato di
molestare seminaristi (maggiorenni) e giovani preti - vennero regolarmente trasmesse dai nunzi
apostolici succedutisi nella sede di Washington, monsignor Gabriel Montalvo prima e monsignor
Pietro Sambi poi. Questi report però rimasero senza alcuna risposta.

Viganò incolpa di tutto ciò l’allora Segretario di Stato Angelo Sodano - ma anche il Sostituto
Leonardo Sandri, oggi cardinale Prefetto per le Chiese orientali - che a suo dire avrebbero
coperto McCarrick. E Giovanni Paolo II, che nel 2000 approvò la nomina a Washington, e l’anno
successivo l’inclusione del discusso arcivescovo nel collegio cardinalizio? Scrive Viganò: «Fu la
nomina a Washington e a cardinale di McCarrick opera di Sodano, quando Giovanni Paolo II era
già molto malato? Non ci è dato saperlo. È però lecito pensarlo, ma non credo che sia stato il solo
responsabile. McCarrick andava con molta frequenza a Roma e si era fatto amici dappertutto, a tutti
i livelli della Curia».

Un secondo round di accuse contro McCarrick è datato 2006. Lo stesso Viganò scrive di aver
preparato due appunti circostanziati contro il cardinale, inoltrandoli ai suoi superiori - in
quel momento il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone (accusato di aver promosso
troppi omosessuali in posti di responsabilità nella Curia e nella Chiesa). Pure l’esito di questi
appunti tardò ad arrivare, anche se Viganò afferma che nel 2009 o nel 2010 Benedetto XVI decise
di imporre delle sanzioni all’ormai dimissionato McCarrick, imponendogli di non vivere in
seminario, di non apparire o celebrare più in pubblico, di non viaggiare. McCarrick però non
prese sul serio queste sanzioni rimaste segrete.Basta navigare sul web per pochi minuti per
rendersi conto del fatto che anche dopo le presunte sanzioni di Papa Ratzinger, il cardinale
americano ha continuato a celebrare in pubblico e a tenere conferenze.
Infine, l’ultimo capitolo: nel giugno 2013 Viganò durante un’udienza privata, a una domanda
di Francesco su McCarrick avrebbe risposto al Papa che contro il cardinale c’era un dossier
pieno di accuse depositato presso la Congregazione per i vescovi. Viganò non afferma di aver
trasmesso, quel giorno, o successivamente, documenti o denunce contro McCarrick al nuovo Papa.
Ma quelle poche parole scambiate gli sono sufficienti per affermare che Francesco non si sarebbe
comportato correttamente, ma avrebbe in qualche modo aiutato l’anziano cardinale, che sarebbe
anche diventato - afferma ancora l’ex nunzio, in questo caso senza circostanziare nulla né riportare
alcun fatto preciso - ascoltato consigliere del nuovo Papa per nomine episcopali americane. Non va
dimenticato che McCarrick dal 2006 non era più in carica, ma era un cardinale arcivescovo emerito,
senza incarichi.

Al di là dei dettagli di un testo che evidentemente si inserisce nelle personali battaglie ecclesiali di
un prelato il quale non ha mai digerito il suo allontanamento dal Vaticano per decisione di
Benedetto XVI, e dell’uso strumentale che ne viene fatto nella battaglia ingaggiata dalla frangia
anti-Francesco e dai suoi addentellati nella Chiesa, nella politica internazionale e nei media,
rimangono alcuni fatti da acclarare.

Il primo riguarda la nomina di McCarrick a Washington e soprattutto la sua successiva


inclusione nel collegio cardinalizio. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II non era certo alla fine
dei suoi giorni (morì cinque anni dopo), e farlo passare per stanco, malato e incapace di
prendere decisioni appare alquanto improprio. Bisogna supporre che il cardinale Sodano
nascondesse informazioni decisive al Pontefice. Notizie che arrivavano dal nunzio apostolico a
Washington, il quale peraltro poteva avere accesso diretto al Papa. Il cardinale Giovanni Battista Re
- che secondo Viganò, da neo-Prefetto della Congregazione dei vescovi si oppose per iscritto alla
nomina di McCarrick - era persona vicina al Papa e vicina al potente segretario di Papa Wojtyla,
monsignor Stanislaw Dziwisz. Perché nessuno disse a Pontefice delle accuse contro il candidato
all’arcivescovado di Washington e perché nessuno bloccò la sua successiva nomina cardinalizia?

Il secondo fatto è relativo al periodo 2006-2013. Viganò assicura che esistono delle sanzioni
segrete contro McCarrick da parte di Papa Benedetto XVI e attacca il successore di
MacCarrick a Washington, Donald Wuerl, di aver fatto finta di non sapere. Queste sanzioni
obbligavano il cardinale molestatore di seminaristi adulti e di giovani preti a vivere ritirato in
preghiera e penitenza, senza apparire o celebrare in pubblico. Perché McCarrick non obbedì a
queste sanzioni e continuò a fare quello che faceva prima da cardinale pensionato, celebrando
messe e tenendo conferenze? Perché nessuno chiese il rispetto degli ordini papali e perché nessuno
avvisò il Pontefice di questa grave disobbedienza? E ancora, perché Papa Ratzinger scelse di
mantenere segrete queste sanzioni - ovviamente ammesso che ogni affermazione di Viganò
corrisponda al vero - senza renderle mai pubbliche?

Un terzo fatto. Quando quest’anno si è avuta notizia di una denuncia concreta di abuso su un
minore da parte di McCarrick - episodio risalente a quando egli era prete a New York - Papa
Francesco gli ha imposto di vivere ritirato e gli ha tolto la porpora cardinalizia: la prima vera
e radicale sanzione contro l’ex arcivescovo, che non ha precedenti nella storia più recente della
Chiesa. Fino al 2018, cioè fino all'apertura formale dell'inchiesta canonica contro McCarrick,
le accuse riguardavano relazioni omosessuali con persone adulte. Resta poi la domanda sul
perché monsignor Viganò non abbia reso note fino ad oggi queste informazioni se era così convinto
che si trattasse di qualcosa di massima importanza per la Chiesa. E perché da nunzio apostolico
negli Stati Uniti non le abbia messe per iscritto, invitando il nuovo Papa a prendere provvedimenti
contro McCarrick, per far sì che le sanzioni segrete di Benedetto fossero finalmente applicate, cosa
che evidentemente non era avvenuta prima.
26 agosto 2018

Autore : Anonimo

Scrivendo prima dei media tradizionali possiamo solo prevedere che sarà alta l’attenzione
alle accuse che Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, ha scritto ieri contro Papa
Francesco e decine di cardinali, legati strettamente anche a Benedetto XVI. Date, incontri e nomi di chi
avrebbe coperto gli abusi del card. McCarrick e questo dà valore alle sue accuse. Ma molti indizi
impongono estrema prudenza: si tratta di una persona in cerca di vendetta e riabilitazione
mediatica dopo i pesanti scandali che lo hanno coinvolto alcuni anni fa, tanto che il Papa emerito decise
di allontanarlo da Roma nel 2011.
Al di là della verità o meno delle accuse, è un’operazione mediatica ben studiata dalla
cosiddetta resistenza cattolica al Papa. Mons. Viganò ha infatti consegnato il suo memoriale al portale
canadese Lifenews, scatenato contro Francesco, e al leader della cordata italiana antipapista, Marco
Tosatti, che lo hanno pubblicato avvalorando ogni parola delle sue 11 pagine di accuse. Leggendole in
modo non prevenuto sono rivelazioni apparentemente attendibili in quanto -come già detto-
circostanziate con date e nomi di fedelissimi di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Tuttavia,
emerge lo scenario standardizzato del complottismo tradizionalista (ideologia a cui Viganò
appartiene), e appare un infantile regolamento di conti verso i suoi nemici ecclesiastici, «non sopportando
d’essere stato cacciato da Roma» da Benedetto XVI (come scrisse il gossipparo vaticano Sandro
Magister). Il tutto condito da accuse diffamatorie e gratuite verso decine di cardinali: d’altra parte l’ex
nunzio non ha più niente da perdere e la carriera ecclesiastica è ormai sfumata.
Attenzione: tutto questo non inficia le sue accuse, che andranno valutate e verificate con serietà.
Tuttavia le indebolisce, così come non si può negare chi è davvero mons. Viganò, cosa che verrà tenuta
nascosta nei prossimi giorni.

L’OSCURA BIOGRAFIA DI CARLO MARIA VIGANO’.


Di lui si iniziò a parlare nel 2011 quando alcune lettere inviate a Benedetto XVI vennero trafugate
dai corvi vaticani e rese pubbliche, dando avvia a Vatileaks, poco prima del suo trasferimento dal
Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e la nomina a nunzio apostolico negli Stati Uniti
d’America. Quel che passò sui quotidiani è che il trasferimento venne deciso in quanto Viganò fece
emergere una dilagante corruzione dentro la Curia romana ratzingeriana. In realtà, le accuse del
prelato si dimostrarono (anche qui) prive di fondamento e, come ha svelato Emiliano Fittipaldi nel
libro Avarizia (già in parte reso pubblico da Panorama), la Santa Sede decise di allontanarlo in quanto era
entrata in possesso di documenti su Viganò che lo coinvolgevano in appalti gonfiati e false
fatturazioni. Inoltre, nel 2012 la sorella Rosanna lo denunciò accusandolo dell’appropriazione di 900
milioni di lire, derivanti dall’eredità paterna. Con questo denaro il prelato avrebbe acquistato un
appartamento da 430mila franchi svizzeri, poi rivenduto. La vicenda giudiziaria si concluse
con l’ammissione di Viganò, che versò 180mila franchi svizzeri al difensore della sorella. Nel 2013,
oltre alla notizia del mega appartamento di 250 metri quadri a sua disposizione, entrò in scena anche il
fratello di Carlo Maria, Lorenzo Viganò, il quale rivelò che suo fratello «mentì a Ratzinger quando chiese
di restare a Roma perché doveva occuparsi di me malato». Così infatti mons. Viganò disse opponendosi al
trasferimento (o “cacciata”) negli USA, dipingendo il fratello come un disabile, anche in considerazione
dell’eredità condivisa. Papa Francesco scelse proprio il gesuita Lorenzo Viganò, fratello maggiore di Carlo
Maria, come aiutante per dissipare la matassa di Vatileaks, dettaglio che certamente contribuì a inferocire
Viganò.

TENTATIVO DI RIABILITAZIONE MEDIATICA


La vendetta va servita fredda e oggi, dopo cinque anni, ecco servito il conto. Mons. Viganò cerca
chiaramente una riabilitazione mediatica confidando nel sostegno della galassia antipapista (Aldo Maria
Valli ha già sostenuto l’operazione, scrivendo che Viganò «ha deciso di aprire il suo cuore», ma tacendo
su chi sia davvero l’ex nunzio), colpendo tutti gli storici nemici e, sopratutto, Papa Francesco. Si dimostra
informatissimo e di certo ha preparato con cura la sua entrata in scena. Ed ecco le accuse scritte ieri
da Viganò, in concomitanza non casuale con la partecipazione del Pontefice all’Incontro mondiale per
le famiglie, che il mondo tradizionalista aveva cercato inutilmente di far annullare.

LE ACCUSE DI VIGANO’ A FRANCESCO E AI FEDELISSIMI DI BENEDETTO XVI


Dal 2000, scrive Viganò, il Vaticano sarebbe stato a conoscenza delle accuse di un abuso sessuale
operato dall’allora arcivescovo Theodore McCarrick, risalente a numerosi anni prima, ma creato
cardinale da Giovanni Paolo II nel 2001: Viganò incolpa Angelo Sodano, dicendo che Woytyla «era già
molto malato». In realtà solo nel 2002 il Papa polacco iniziò a manifestare qualche problema fisico (non
certo mentale). L’ex nunzio coinvolge anche tre uomini vicinissimi a Benedetto XVI (Bertone, Sandri e
Filoni), dicendo di averli personalmente informati degli atti sessuali di McCarrick con diversi seminaristi
(senza ricever risposta). Ed ecco il punto chiave: Viganò dichiara che il card. Giovanni Battista Re gli
avrebbe confidato che Benedetto XVI, nel 2009 o nel 2010, avrebbe segretamente imposto al cardinal
McCarrick di lasciare il seminario dove risiedeva, celebrare la messa in pubblico, viaggiare, partecipare a
riunioni pubbliche, intimandogli una vita di preghiera e penitenza. Viganò precisa: «Non so quando Papa
Benedetto ha preso queste misure contro McCarrick». Dice che comunque avvenne «con incredibile
ritardo» anche se non per colpa di Benedetto XVI ma del card. Bertone.
Dal 2010 si passa al 2014, un anno dopo l’elezione di Francesco. Viganò intende dimostrare che con il
nuovo pontefice, McCarrick ha liberamente trasgredito l’imposizione (presunta) di Benedetto XVI,
nonostante un innumerevole numero di vescovi e cardinali sarebbe stato a conoscenzadell’intervento
di Ratzinger contro McCarrick, il quale ha viaggiato, tenuto seminari e divenuto consigliere per alcune
nomine dello stesso Papa Bergoglio. Sotto accusa diversi uomini legati a Benedetto XVI e Francesco: i
cardinali Pietro Parolin, William Levada, Marc Ouellet, Leonardo Sandri, Giovanni Lajolo, Kevin Farrell,
Dominique Mamberti, Francesco Coccopalmerio, Sean O’Malley, Fernando Filoni, Angelo Becciu, Donald
Wuerl (scelto personalmente dal Papa emerito come successore di McCarrick) e i vescovi Lorenzo
Baldisseri, Ilson de Gesù Montanari e Vincenzo Paglia. Quest’ultimo, scrive Viganò, «appartiene
alla corrente omosessuale a favore della sovversione della dottrina cattolica sull’omosessualità. I
cardinali Edwin Frederick O ‘Brien e Renato Raffaele Martino appartengono anche alla stessa corrente,
anche se con una diversa ideologia». Mentre il card. Blase Cupich sarebbe «accecato dalla sua ideologia
pro-gay». L’accusa dell’ex nunzio è: «Erano tutti consapevoli, in ragione del loro ufficio, delle sanzioni
imposte da Papa Benedetto a McCarrick».
Si passa poi all’atto di accusa verso Francesco. Viganò rivela due incontri personali avuti con il Papa
nel 2013, nei quali dice di averlo informato di un dossier dedicato a McCarrick e dell’intervento di
Benedetto XVI. Senza ricevere alcuna risposta o reazione. Una ricostruzione che però si scontra con
quando disse ai giornalisti lo stesso Viganò: venne visto uscire da Santa Marta «con
le lacrime confessando di essere stato “ascoltato come un figlio”». Bergoglio rinunciò ad assistere al
concerto di chiusura dell’Anno della Fede per restare a parlare con lui. Tuttavia oggi Viganò accusa
Francesco di non averlo ascoltato e aver permesso a McCarrick di sentirsi «libero da ogni costrizione,
libero di viaggiare continuamente, di tenere conferenze e interviste, di diventare regista per le
nomine in Curia e negli Stati Uniti, e il più ascoltato consigliere in Vaticano per i rapporti con
l’amministrazione Obama». Perciò, conclude Viganò: «Papa Francesco ha più volte chiesto trasparenza
totale nella Chiesa, deve dichiarare onestamente quando ha appreso per la prima volta dei crimini
commessi da McCarrick, che ha abusato della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il
Papa l’ha saputo da me il 23 giugno 2013 e ha continuato a coprirlo». Di fatto, ne ha chiesto le
dimissioni.

Al netto di queste accuse, Viganò si è dimenticato di riferire che dall’anno 2000 non c’è mai stata
un’indagine seria nei confronti di McCarrick, cosa che è avvenuta solamente durante questo pontificato.
E’ stata svolta dall’arcidiocesi di New York, che ha ritenuto “credibile e motivata” l’accusa a McCarrick
risalente a cinquanta anni fa, in seguito alla quale Papa Francesco lo ha sospeso dall’esercizio di qualsiasi
ministero pubblico, obbligandolo ad una vita di preghiera e penitenza, «fino a quando le accuse che gli
vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».
Ribadiamo in conclusione che le accuse di Viganò -seppur siano un’operazione mediatica ben studiata e
provengano da una persona poco credibile, nonché mischiate ad insulti, complottismo tradizionalista,
rancore e vendetta-, sono ben circostanziate. Manca tuttavia la prova (o conferma) dell’intervento di
Benedetto XVI nei confronti di McCarrik, che Viganò non è stato capace di provare né di contestualizzare
temporalmente e andrebbe dimostrata. Una verifica seria è d’obbligo, così come la risposta dei diretti
interessati, ma anche estrema prudenza nel considerare pregiudizialmente vero il racconto del
controverso ex nunzio apostolico.

AGGIORNAMENTO ORE 20:30


Segnaliamo il commento del vaticanista Mediaset, Fabio Marchese Ragona, il quale ben ricostruisce la
sete di vendetta dell’ex nunzio Viganò. La conclusione: «Di certo c’è, però, che se come dice Viganò, Papa
Francesco è colpevole d’insabbiamento (attendiamo notizie e sviluppi), lui è colpevole allo stesso modo:
monsignor Carlo Maria ha taciuto sulla faccenda per cinque lunghi anni, non ha aperto bocca fino ad
oggi, ma ha atteso pazientemente che esplodesse lo scandalo negli Stati Uniti per infierire sul Pontefice,
chiedendone anche le dimissioni. Non sembra essere, la sua, una testimonianza del tutto disinteressata».
La redazione
"Nel redigere l’Appunto su questi documenti che come Delegato per le RR.PP. mi
furono affidati il 6 dicembre 2006, scrissi per i miei superiori, il Card. Tarcisio
Bertone e il Sostituto Leonardo Sandri, che i fatti attribuiti a McCarrick dal
Littleton erano di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto,
senso di disgusto, profonda pena e amarezza e che essi configuravano i crimini di
adescamento, sollecitazione ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti,
ripetuti e simultaneamente con più persone, dileggio di un giovane
seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo
alla presenza di altri due sacerdoti, assoluzione del complice in atti
turpi, celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti
dopo aver commesso tali atti." MEMORIALE VIGANO', p.2
DA DOMANI PUBBLICHEREMO ALTRI STRALCI

Non vorremmo essere oggi in Greg Burke, il Direttore della Sala Stampa
Vaticana: cosa dirà domani o nei prossimi giorni? Nulla? Daranno del matto o
del calunniatore a Mons. Viganò? Cercheranno di dare la colpa solo a Bertone,
Sodano & co.? Vedremo.
Siamo però curiosi di capire come tenteranno di insabbiare tutto e come
cercheranno di tenere fuori dalle responsabilità S. Marta.

Intanto l'ex Primo Consigliere della Nunziatura Usa, Mons. Jean-


Francois Lantheaume, citato nel Memoriale e persona ben
informata dei fatti, esprime (vedi sopra) tutto il suo appoggio a
Viganò: "Egli [Viganò] è il migliore capo che io abbia mai avuto. Io
lo supporto. Egli dice la verità".

Fonti ben informate di Mil raccontano che nei sacri palazzi regna
lo sconcerto ed enorme preoccupazione e che il memoriale di
Viganò viene ritenuto assolutamente veritiero.

Il Vescovo di Tyler, in Texas, afferma che l'appunto di mons


Viganò è credibile e chiede che sia letta pubblicamente in tutte le
parrocchie una sua comunicazione in cui chiede un'indagine ai più
alti livelli (QUI):

La stampa italiana non ne ha fatta per ora la prima notizia: ci pare che
abbiano trattato della vicenda Il Fatto , Il Messaggero e Il Giornale,
ovviamente La Verità, La Repubblica(tra gli on line La Bussola e Magister, per
ora in italiano, francese e inglese). Soprattutto il primo da una buona
descrizione degli eventi. Corriere della Sera QUI. La 7 ne ha dedicato un pezzo
nel servizio sul S. Padre in Irlanda (QUI al minuto 23).
Non poteva però mancare, per gettare acqua sul fuoco e mettere dei dubbi sul
memoriale, l'articolo di Andra Tornielli su La Stampa (anche nella versione
inglese QUI, forse per cercare di incidere sul mondo dell'informazione
anglosassone) e l'altro bergogliano doc Fabio Marchese Ragona su TGcom che
ne fa una questione di sfratto d'appartamenti!

La stampa internazionale si sta iniziando ad occupare della


vicenda: Lifesitenews, Catholic News Agency, il New York Times, Medias-
catholique info, El Pais, El Mundo. Gloria TV.

Vedremo cosa succederà domani e nei prossimi giorni.


L

PS. Dall'Irlanda foto sconfortanti:


Autore - Fabio Marchese Ragona

26 agosto 2018

La questione è molto semplice: con una “testimonianza” lunga dieci pagine, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex
nunzio apostolico negli Stati Uniti che con una sua lettera riservata al Papa, nel 2011, aveva “ispirato” il primo
Vatileaks, si riprende la scena e oggi accusa mezza Curia (della nuova e della vecchia guardia) di aver coperto le
schifezze del cardinale americano Theodore McCarrick. Non solo: Viganò spara davvero in alto e, oltre ad
accusare i principali collaboratori presenti e passati degli ultimi tre papi, rivela: “Avevo informato Papa Francesco
nel 2013 del dossier su McCarrick, ma lui cambiò discorso: adesso sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e
vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”.

L’obiettivo è chiaro: Bergoglio se ne vada. E questa volta a chiederne la testa è un diplomatico di peso della Santa
Sede. Clamoroso. Ma che dietro a Viganò ci sia una cordata di ecclesiastici (americani e non, legati molto alla
tradizione) intenzionati a far dimettere Francesco, non c’è alcun dubbio. L’arcivescovo, dopotutto, è solo una
piccola pedina del sistema che già da qualche mese si è rimesso in moto per preparare un dopo Francesco,
aprendo la strada a un Pontefice ben più conservatore di Bergoglio. Il nunzio, peraltro, ha proprio il profilo adatto
per compiere una mossa così eclatante. Se l’obiettivo oggi è “Bergoglio se ne vada”, per l’arcivescovo non può
che essere una campagna in linea col suo pensiero, considerato che diversi mesi fa, fu Francesco a dire “Viganò
se ne vada”.
Spieghiamo meglio: dopo il ritorno dagli Stati Uniti, nel 2016, l’arcivescovo si era trasferito nel suo appartamento
all’interno della Città del Vaticano. Appartamento che durante il servizio diplomatico all’estero non aveva lasciato
ad un altro inquilino (come avrebbe dovuto) ma che era riuscito a tenere in suo possesso, come scrivevo già nel
2013 sul quotidiano “Il Giornale” (leggi QUI) . Qualche mese fa però Bergoglio gli ha dato il foglio di via definitivo.
Non solo dalla Città del Vaticano. L’APSA (l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) il dicastero
che gestisce tutti gli immobili della Santa Sede, aveva trovato per l’ex nunzio una nuova sistemazione a Roma,
nella struttura dove vivono gli altri nunzi apostolici a riposo. Ma Francesco aveva fatto sapere che sarebbe stato
meglio per lui un rientro nella diocesi d’appartenenza (il monsignore è di Varese). I meglio informati sanno quanto
Viganò ci sia rimasto male, anche perché, già dai tempi del primo Vatileaks, Carlo Maria sognava, non è un
mistero, una carriera in Curia: pur di non andare negli Stati Uniti come nunzio apostolico, nel 2011, aveva
addirittura inventato la scusa di dover accudire il fratello gravemente ammalato. Fratello che però non sentiva più
da diversi anni, a seguito di un brutto litigio per l’eredità di famiglia. Nel suo cuore c’era l’ambizione di diventare
Presidente del Governatorato Vaticano con la nomina a cardinale di Santa Romana Chiesa. Non ha avuto né
l’una, né l’altra, soprattutto per volere di Bergoglio. Anche per queste cose l’arcivescovo nutre ancora, e lo
confermano in tanti (troppi), rancore e risentimento nei confronti di tanti uomini di Curia (che oggi accusa
d’insabbiamento) e del Pontefice stesso, principale artefice della sua “cacciata” dalla Città del Vaticano.
E infine il metodo: monsignor Viganò non ha protestato in privato, non ha insistito, chiedendo nuove udienze al
Papa per discutere del caso McCarrick. Ha invece dato tutto alla stampa (la pubblicazione è del quotidiano “La
Verità”), per far esplodere la bomba, citando cardinali e vescovi e accusandone altri anche di omosessualità. Non
si può dire che abbia calcolato i tempi per colpire il Papa durante il viaggio in Irlanda (la lettera è datata 22 agosto)
ma al posto suo ci ha pensato qualcun altro che di veleni ad orologeria se ne intende. Di certo c’è, però, che se
come dice Viganò, Papa Francesco è colpevole d’insabbiamento (attendiamo notizie e sviluppi), lui è colpevole
allo stesso modo: monsignor Carlo Maria ha taciuto sulla faccenda per cinque lunghi anni, non ha aperto bocca
fino ad oggi, ma ha atteso pazientemente che esplodesse lo scandalo negli Stati Uniti per infierire sul Pontefice,
chiedendone anche le dimissioni. Non sembra essere, la sua, una testimonianza del tutto disinteressata.
@FabioMRagona
data: 26 agosto 2018

autore: Francesco Antonio Grana

A La Verità l'ex nunzio apostolico negli Usa - allontanato da Benedetto


XVI per volontà del cardinale Bertone - rivela di aver comunicato
personalmente a Bergoglio, tre mesi dopo la sua elezione, gli abusi
sessuali commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore
McCarrick, al quale recentemente il Papa ha tolto la porpora
“In questo momento estremamente drammatico la Chiesauniversale riconosca i suoi
errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa
Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno
coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”. A chiederlo è
monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa, in un lungo e
durissimo atto di accusa contro Bergoglio pubblicato su La Verità. Il diplomatico
vaticano rivela di aver comunicato personalmente a Francesco, appena 3 mesi dopo la
sua elezione al pontificato, ovvero nel giungo 2013, gli abusi sessuali su minori
commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, al quale
recentemente il Papa ha tolto la porpora.

Secondo Viganò, Francesco “nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al
male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere
profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso,
moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato
da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad
appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al
mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha
divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del
gregge di Cristo”.
Parole durissime e inequivocabili. Ma c’è di più. Viganò mette nero su bianco i nomi
di tutti i cardinali e vescovi che, a suo giudizio, si sono resi complici coprendo la
pedofilia di McCarrick. La lista è lunghissima. “Vescovi e sacerdoti, – scrive il
nunzio apostolico – abusando della loro autorità, hanno
commesso criminiorrendi a danno di loro fedeli,
minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita
alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad
essere perpetrati”.

Nelle parole di Viganò, che ripercorre in maniera precisa tutti gli avvenimenti del
caso McCarrick, si legge anche, però, il suo forte risentimento per essere stato
allontanato da Roma da Benedetto XVI per volontà del cardinale Bertone con il
quale era entrato in forte contrasto. Il diplomatico, infatti, come è emerso quando
furono pubblicati alcuni documenti riservati di Ratzinger nello scandalo Vatileaks 1,
nutriva la certezza che sarebbe diventato cardinale presidente
del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Un desiderio che
neanche Francesco ha esaudito limitandosi a mandarlo nel 2016 al compimento
dell’età canonica delle dimissioni.

Nel suo atto di accusa il diplomatico rivela che già “Papa Benedetto aveva
comminato al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da Papa
Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito
di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze,
di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”.
Sanzioni, però, che, come l’ex nunzio negli Usa riporta di aver costatato
personalmente, non erano state minimamente rispettate. “Papa Francesco –
scrive Viganò – ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e
fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo
esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando
della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il Papa lo ha saputo da me
il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che
gli aveva imposto Papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme
con Maradiaga”.

La lettera di Viganò arriva mentre il Papa è in Irlanda dove, nel 2010, scoppiò in
modo sconvolgente lo scandalo della pedofilia del clero. Una vicenda talmente grave
che fu perfino chiusa per 4 anni l’ambasciata della Santa Sede nel Paese, poi riaperta
nel 2014. Francesco, sulla scia della lettera che aveva scritto nel 2010 Benedetto
XVI ai cattolici irlandesi, ha voluto chiedere perdono per
“il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e
altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti che ha giustamente
suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità
cattolica”.

Proprio alla vigilia del viaggio, Bergoglio, che in Irlanda ha incontrato anche 8
vittime degli abusi, aveva indirizzato una lettera ai fedeli di tutto il mondo sulla piaga
della pedofilia del clero. Lettera scritta di getto dopo l’ennesimo scandalo avvenuto
proprio negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove 301 sacerdoti hanno abusato di oltre
mille minori dagli anni ’40 in poi.
Non a caso, Viganò scrive che “ora negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente
dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che
chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento
criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i
loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non
sarà sufficiente per sanare la situazione
di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti.
Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare
nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro
la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli.
Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti
di omosessuali esistenti nella Chiesa”.

Da qui l’appello del diplomatico vaticano: “Imploro tutti, in particolare i vescovi,


a rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a
denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza”. E
aggiunge: “Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai
tanti che sono rimasti così profondamente scandalizzati
degli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di
Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa
condotta di Papa Francesco e dall’omertà di tanti pastori, e che sono tentati di
abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie”.

@FrancescoGrana
data: 26 agosto 2018

Autore: Franca Giansoldati

DUBLINO – Un dossier (diffuso da diversi blog e testate critiche nei confronti di


Papa Bergoglio) è piombato come un fulmine sul viaggio del Papa in Irlanda,
arrivato al suo ultimo giorno dedicato alla visita del santuario di Knock e alla
preghiera per le vittime della pedofilia. In questa testimonianza firmata
dall'arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex Nunzio negli Stati Uniti (fu a suo tempo
all'origine di Vatileaks sotto il regno di Benedetto XVI, scoperchiando un sistema
finanziariamente corrotto e infiltrato dalla lobby gay) sono contenute
pesantissime testimonianze riguardanti uno dei casi più scabrosi di copertura del
sistema di pedofili, quello del cardinale Theodore McCarrick, già arcivescovo di
Washington e munifico finanziatore della Santa Sede.

Viganò racconta che già o ai tempi di Benedetto XVI McCarrick – abusatore e


insabbiatore di casi allo stesso tempo – il caso era talmente evidente da avere
costretto l'allora Papa Ratzinger ad imporgli per punizione una vita di totale
preghiera. Cosa che non fu applicata, probabilmente perchè intervenne a
proteggerlo l'attuale ordinario di Washington, cardinale Donald W. Wuerl, altro
generoso benefattore verso il Vaticano. Viganò aggiunge che il caso era
talmente scabroso e risaputo che Papa Francesco, al momento della sua
elezione (marzo 2013), era al corrente di tutto ma anch'egli scelse la via del
silenzio, facendo finta di nulla, stavolta in virtù di un antico legame di amicizia
con un altro chiacchierato cardinale Oscar Maradiaga, salesiano, uno dei
principali elettori di Papa Bergoglio e tra i suoi più ascoltati consiglieri. Solo il
mese scorso Papa Francesco si è deciso a togliergli la porpora e ad espellerlo
dal collegio cardinalizio.

Scrive monsignor Viganò: «Era poi evidente che a partire dalla elezione di papa
Francesco McCarrick, ormai sciolto da ogni costrizione, si era sentito libero di
viaggiare continuamente, di dare conferenze e interviste. In un gioco di squadra
con il cardinale Rodriguez Maradiaga era diventato il kingmaker per le nomine in
curia e negli Stati Uniti ed il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti
con l’amministrazione ai tempi di Obama. Così si spiega che come membri della
Congregazione per i Vescovi il papa sostituì il Cardinale Burke con Wuerl e vi
nominò immediatamente Cupich fatto subito cardinale. Con tali nomine la
Nunziatura a Washington era ormai fuori gioco per la nomina dei vescovi. Per
giunta, nominò il brasiliano Ilson de Jesus Montanari - il grande amico del suo
segretario privato argentino Fabian Pedacchio - Segretario della medesima
Congregazione per i Vescovi e Segretario del Collegio dei Cardinali,
promuovendolo in un sol balzo da semplice officiale di quel dicastero ad
Arcivescovo Segretario. Cosa mai vista per un incarico così importante! Infine le
nomine di Blase Cupich a Chicago e di William Tobin a Newark – due cardinali
assai influenti - sono state orchestrate da McCarrick, Maradiaga e Wuerl, uniti
da un patto scellerato di abusi del primo e quantomeno di coperture di abusi da
parte degli altri due. I loro nominativi non figuravano fra quelli presentati dalla
Nunziatura per Chicago e per Newark».

Di questo documento-testimonianza Viganò spiega che la ragione principale per


cui ha rivelato queste notizie è per via «della situazione così tragica della
Chiesa, che può essere riparata solo dalla piena verità, allo stesso modo in cui è
stata gravemente ferita dagli abusi e dalle intercettazioni. Lo faccio per
proteggere la Chiesa – scrive l'arcivescovo - solo la verità può renderla libera.
La seconda ragione è di scaricare la mia coscienza di fronte a Dio delle mie
responsabilità di vescovo per la Chiesa universale. Sono un vecchio e voglio
presentarmi a Dio con la coscienza pulita. I segreti nella Chiesa, anche quelli
pontifici, non sono tabù, sono strumenti per proteggere lei e i suoi figli dai suoi
nemici. I segreti non devono essere usati per cospirazioni. Il popolo di Dio ha il
diritto di conoscere tutta la verità anche riguardo ai suoi pastori. Hanno il diritto
di essere guidati da buoni pastori. Per potersi fidare di loro e amarli, devono
conoscerli apertamente nella trasparenza e nella verità come realmente sono.
Un prete dovrebbe essere una luce in un candelabro sempre e ovunque e per
tutti».

Dagli Usa, a stretto giro, ha replicato il cardinale Donald Wuerl di Washington


smentendo di avere ricevuto in passato informazioni riguardandi restrizioni sul
suo predecessore Theodore McCarrick. «Wuerl non ha avuto documentazioni o
informazioni specifiche da parte della Santa Sede sul comportamento di
McCarrick come suggerisce l'arcivescovo Viganò in una sua memoria» ha detto
il portavoce Ed McFadden alla agenzia dei vescovi americana CNS.
Eppure monsignor Viganò nella sua lunga memoria, in un passaggio specifico,
fa presente di essere pronto a dare testimonianza di ogni sua parola sotto
giuramento, in qualunque sede.
Data 26 agosto : 2018

Autore: Andrea Riva

È un dossier che scotta, quello dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò.
Un dossier "a orologeria" che esce proprio all'indomani delle dure parole di papa Francesco contro la pedofilia: "La
Chiesa ha fallito", ha detto il Santo Padre. Un mea culpa che pesa come un macigno su tutta la storia della Sposa
di Cristo.
Ed ecco che arriva la risposta, altrettanto pesante, dell'ex nunzio: "In questo momento estremamente drammatico
per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa
Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si
dimetta insieme a tutti loro".

Mc Carrick è l'ex arcivescovo di Washington, riconosciuto di abusi sui seminaristi, a cui il Pontefice ha tolto il
cardinalato. Una decisione senza precedenti nella storia della Chiesa. Ma per Viganò, il Santo Padre era a
conoscenza di questa storia da molto tempo e non avrebbe fatto nulla. Il 23 giugno 2013 l'ex nunzio avrebbe
incontrato Francesco e gli avrebbe detto: "Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla
Congregazione per i Vescovi c'è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di
sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza".

"Il Papa - racconta Viganò - non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo
volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento".
Da questo silenzio, e dal fatto di voler cambiare argomento, Viganò deduce una volontà di Bergoglio di coprire il
cardinale, che invece ha poi scardinalato.

Ci sono poi altri nomi che scottano nel dossier. Ci sono gli ex segretari di Stato Angelo Sodano e Tarcisio Bertone,
e gli ex sostituti Leonardo Sandri e Fernando Filoni, che a suo dire non hanno preso gli opportuni provvedimenti a
carico di McCarrich, anche se poi è lui stesso a rivelare che Benedetto XVI aveva imposto segretamente al
cardinale McCarrick di ritirarsi a vita privata e non celebrare più pubblicamente, il che significa che almeno Bertone
Filoni si occuparono della cosa. Ma non fecero nulla, almeno secondo Viganò.
È ovvio che un attacco del genere non può essere casuale. I malevoli rimproverano all'ex nunzio di esser rimasto
scottato in seguito a un pensionamento anticipato. Ma è anche probabile che l'uscita di questo dossier rappresenti
l'inizio di uno scontro tutto interno alla curia. Non è da sottovalutare, inoltre, che propriò Viganò fu uno dei
protagonisti dello scandalo Vatileaks.
data: 26 agosto 2018

Autore: Paolo Rodari

DUBLINO - Non si placano le polemiche sulla pedofilia nel clero e in particolare sullo scottante
caso della Pennsylvania, 300 sacerdoti accusati di aver abusato di oltre mille bambini e
l'arcivescovo americano Theodore McCarrick accusato di abusi e sospeso dal collegio cardinalizio.

Oggi sul quotidiano La verità e su alcuni media conservatori statunitensi è l'ex nunzio apostolico a
Washington, monsignor Carlo Maria Viganò, a pubblicare un dossier di una decina di pagine in cui
sostiene che diversi alti vertici della Chiesa cattolica, curia romana compresa, da anni erano a
conoscenza delle accuse di pedofilia e degli abusi anche su maggiorenni da parte del cardinale.

Viganò chiama in causa Papa Francesco. Sostiene, infatti, che Bergoglio non ha rispettato le
sanzioni imposte da Benedetto XVI nei confronti del porporato in questione. E che, pur a
conoscenza, degli abusi, non ha fatto nulla contro lo stesso porporato.

L'ex ambasciatore vaticano in Usa, di area conservatrice e vicino ad ambienti che si oppongono al
pontificato di Francesco, sostiene di aver informato Bergoglio sulla situazione già nel 2013. E
appunto chiede a Bergoglio di dimettersi.

Dal Vaticano fanno sapere che "al momento non ci sono commenti". Viganò era stato richiamato a
Roma e da tempo è anni in rotta di collisione con la Santa Sede. Secondo l'Ansa, tuttavia, dietro
questa mossa di Viganò potrebbe esserci anche la "longa manus" di parte dell'episcopato
americano che non gradirebbe la linea dura intrapresa da Francesco contro gli esponenti del clero
che si sono macchiati di quelli che lo stesso Bergoglio definisce "crimini".

Nel dossier di Viganò ci sono anche tanti altri nomi. Ci sono gli ex segretari di Stato Angelo
Sodano e Tarcisio Bertone, e gli ex sostituti Leonardo Sandri e Fernando Filoni, che a suo dire non
hanno preso gli opportuni provvedimenti a carico di McCarrick, anche se poi è lui stesso a rivelare
che Benedetto XVI aveva imposto segretamente al cardinale McCarrick di ritirarsi a vita privata e
non celebrare più pubblicamente, il che significa che almeno Bertone e Filoni si occuparono della
cosa. Ma non fecero nulla, così secondo Viganò.
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*

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto, mentre papa Francesco riposava a Dublino, è uscito in italiano
sul quotidiano "La Verità" e sul blog del vaticanista della RAI Aldo Maria Valli, in inglese sul
"National Catholic Register" e "LifeSite News" e in spagnolo su "InfoVaticana" – introdotto
rispettivamente da Marco Tosatti, Valli, Edward Pentin, Diane Montagna e Gabriel Ariza – lo
sconvolgente atto d'accusa dell'ex nunzio apostolico negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò contro chi,
ai gradi più alti della Chiesa a cominciare dallo stesso papa, sapeva da tempo delle scandalose
pratiche omosessuali del non più cardinale Theodore McCarrick ma nonostante ciò non ha agito
di conseguenza.
Viganò è stato ambasciatore della Santa Sede a Washington tra il 2011 e il 2016, dopo essere
stato, tra il 1998 e il 2009, a Roma, delegato per le rappresentanze pontificie, con facoltà di
controllo dei dossier personali dei candidati all'episcopato. E ha avuto prova che fin dal 2000 le
autorità vaticane erano state informate dalla nunziatura negli Stati Uniti sulla condotta immorale di
McCarrick, senza tuttavia che ciò impedisse la sua promozione ad arcivescovo di Washington e a
cardinale.

Nel 2006 fu Viganò in persona a trasmettere all'allora segretario di Stato Tarcisio Bertone un
dossier contro McCarrick approntato negli anni precedenti dagli allora nunzi negli Stati Uniti
Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (dal 2005 al 2011). E altrettanto
fece nel 2008 inoltrando alle massime autorità vaticane un rapporto redatto da uno dei più attenti
indagatori degli abusi sessuali negli States, Richard Sipe.
In entrambi i casi non ebbe risposta. Quando però le informazioni raggiunsero, non si sa per quali
vie, Benedetto XVI in persona, un effetto ci fu. In una data imprecisata tra il 2009 e il 2010 a
McCarrick furono imposte – scrive Viganò – le seguenti sanzioni:

"Il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico,
di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una
vita di preghiera e di penitenza".
Le sanzioni furono comunicate a McCarrick dall'allora nunzio Sambi. Ma non furono mai messe in
pratica, col pieno appoggio dell'arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, che continuò
ad ospitare il reprobo nel seminario della sua diocesi e a trattarlo con tutti gli onori, salvo oggi
dichiarare di non aver mai saputo nulla delle sue malefatte.

Poi, nel 2013, fu eletto papa Jorge Mario Bergoglio, che il 23 giugno ricevette in udienza Viganò,
nel frattempo divenuto nunzio negli Stati Uniti. Il quale così riferisce oggi le parole che disse e la
reazione del papa:

"'Santo Padre, non so se lei conosce il cardinale McCarrick, ma se chiede alla congregazione per i
vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e
papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza'. Il papa non fece il
minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di
sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento".

Sta di fatto che Francesco non solo non obbligò McCarrick a sottostare alle sanzioni che gli erano
state imposte da Benedetto XVI, ma se lo è tenuto stretto fino a poche settimane fa come suo
primo consigliere nelle nomine chiave che stanno ridisegnando la gerarchia cattolica negli Stati
Uniti, promuovendo i suoi protetti. "Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso su
un minore – scrive Viganò – ha preso provvedimenti nei suoi confronti".

Ma a giudizio dell'ex nunzio negli Stati Uniti, per papa Francesco il caso non può ritenersi chiuso.
Scrive Viganò al culmine della sua requisitoria:

"Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la
sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del
gregge di Cristo. In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale
riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco
sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e
si dimetta insieme a tutti loro".

La "Testimonianza" di Viganò è molto circostanziata e chiama in causa altri importanti cardinali, da


Pietro Parolin a Sean Patrick O'Malley a Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Va assolutamente
letta per intero:

Il suo testo integrale in italiano:


> Testimonianza di Mons. Carlo Maria Viganò…
In inglese:
> Testimony by His Excellence Carlo Maria Viganò…
In spagnolo:
> Testimonio de Mons. Carlo Maria Viganò…
----------
POST SCRIPTUM – Poche ore dopo la pubblicazione della "Testimonianza" di Viganò, papa
Francesco è stato interrogato in proposito sull'aereo di ritorno da Dublino, durante la conferenza
stampa che può essere riascoltata per intero in questo servizio di Vatican News:
> Papa: in lrlanda fede più forte delle ferite degli abusi
Ecco il botta e risposta, come trascritto nella versione ufficiale diramata dalla sala stampa:
Anna Matranga, NBC – Questa mattina molto presto è uscito un documento dell’arcivescovo
Carlo Maria Viganò, in cui lui dice che nel 2013 ha avuto un colloquio personale con Lei in
Vaticano e che in questo colloquio lui avrebbe parlato con Lei esplicitamente del comportamento e
degli abusi sessuali dell’ex cardinale McCarrick. Volevo chiederLe se questo era vero. E volevo
anche chiedere un’altra cosa: l’arcivescovo ha anche detto che papa Benedetto aveva sanzionato
McCarrick, che gli aveva detto che non poteva vivere in seminario, non poteva celebrare Messe in
pubblico, non poteva viaggiare; era sanzionato dalla Chiesa. Le posso chiedere se queste due
cose sono vere?
Papa Francesco – Una cosa: io preferirei – anche se risponderò alla sua domanda – preferirei
che prima parlassimo del viaggio e poi di altri argomenti… ma rispondo. Ho letto, questa mattina,
quel comunicato. L’ho letto e sinceramente devo dirvi questo, a Lei e a tutti coloro tra voi che sono
interessati: leggete voi, attentamente, il comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una
parola su questo. Credo che il comunicato parla da sé stesso, e voi avete la capacità giornalistica
sufficiente per trarre le conclusioni. È un atto di fiducia: quando sarà passato un po’ di tempo e voi
avrete tratto le conclusioni, forse io parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale faccia
questo lavoro: vi farà bene, davvero. Va bene così.
Anna Matranga – Marie Collins ha detto, dopo averLa incontrata durante l’incontro con le vittime,
che ha parlato direttamente con Lei proprio dell’ex cardinale McCarrick; ha detto che Lei è stato
molto duro nella sua condanna di McCarrick. Le volevo chiedere: quando è stata la prima volta che
Lei ha sentito parlare degli abusi che aveva commesso l’ex cardinale?
Papa Francesco – Questo fa parte del comunicato su McCarrick: studiate e poi dirò. Ma siccome
io ieri non l’avevo letto, mi sono permesso di parlare chiaro con Marie Collins...
Data: 26 agosto 2018

Per dovere di cronaca, ci tocca parlare dello scandalo abusi e del dossier pubblicato
oggi da La Verità, nel quale Mons. Carlo Maria Viganò dice testualmente e senza giri
di parole che l'attuale dirigenza vaticana, a partire dal Papa, era a conoscenza della
condotta dell'ex Cardinale McCarrick da anni. Quest'ultimo, statunitense, è un
abusatore seriale di minori e adulti.
Che dire? Tutto è stato già detto e scritto negli anni. Siamo sinceramente senza
parole. Un chiarimento deve arrivare per forza.
Fatevi un'idea leggendo gente ben più seria di noi:
Testo integrale di Mons. Viganò. (Bussola Quotidiana)
Marco Tosatti (Che ha firmato l'editoriale su La Verità)
Aldo Maria Valli
L'unica cosa che possiamo dire è di pregare per avere nuove generazioni di sacerdoti
santi.

Padre santo, guarda questa nostra umanità,


che muove i primi passi nel cammino del terzo millennio.
La sua vita è segnata ancora fortemente
dall'odio, dalla violenza, dall'oppressione,
ma la fame di giustizia, di verità e di grazia
trova ancora spazio nel cuore di tanti,
che attendono chi porti la salvezza,
operata da te per mezzo del tuo Figlio Gesù.
C'è bisogno di araldi coraggiosi del Vangelo,
di servi generosi dell'umanità sofferente.
Manda alla tua Chiesa, ti preghiamo,
presbiteri santi, che santifichino il tuo popolo
con gli strumenti della tua grazia.
Manda numerosi consacrati e consacrate,
che mostrino la tua santità in mezzo al mondo.
Manda nella tua vigna operai santi, che operino con l'ardore della
carità e, spinti dal tuo Santo Spirito,
portino la salvezza di Cristo
fino agli estremi confini della terra. Amen.
Da Castel Gandolfo, 8 settembre 2001.

IOANNES PAULUS PP. II


di Miguel

Viganò è stato Nunzio Apostolico negli USA fino al 2016 e pare ragionevole credere che negli USA
neotrumpiani più di qualcuno si stia facendo abbondantissime risate. L’ex Nunzio, ex Segretario
del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ex Delegato per le Rappresentanze
Pontificie, ex Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, parla da
persona informata e competente. Dal 1992 è arcivescovo, nominato da Giovanni Paolo II.

Ce n’è per tutti. Si sconfina nella commedia trash quando tocca a Bergoglio che in udienza privata
afferma: “Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di
destra come l’arcivescovo di Filadelfia, devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra –
ed aggiunse, alzando tutte e due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali”.
Su Bertone si sottolinea in due punti come il cardinale non avesse difficoltà a presentare
insistentemente per l’episcopato e per posti di responsabilità candidati notoriamente omosessuali.
Sul “predatore” Card. Mc Carrick si afferma che – pur formalmente invitato alla penitenza –
andasse con molta frequenza a Roma e si fosse fatto amici dappertutto, a tutti i livelli della Curia.
Ma non è qui la sede per entrare troppo nel merito del testo, che in ogni caso è pubblico.

Si badi, e questo nessuno ancora lo ha sottolineato come si deve: Viganò rade moralmente al suolo
– citando nomi, cognomi, luoghi e date – non solo la “chiesa bergogliana” ma l’intera “chiesa
(post)conciliare”. Molto indulgente con i Papi polacco e bavarese ma molto poco con gli uomini che
li circondavano. Ciò che emerge in maniera nettissima è il degrado completo in cui versa
l’istituzione ecclesiastica dal Concilio in poi. Viganò – anche per ragioni anagrafiche – non parla di
Paolo VI ma chiunque abbia un abc di storia sa da dove bisogna partire per cogliere l’origine del
disastro.

Troppo comodo però – e già più di un commentatore pare avviato su questa strada – cavarsela
buttando la croce sull’argentino, vescovo di Roma che si chiede “chi sono io per giudicare?”. Si
tratterebbe di un’operazione facilotta e incompleta.

Basta leggere – a vario titolo – i nomi degli “accusati”, “coinvolti” (“non potevano non sapere”),
manchevoli – per diverse ragioni – di “credibilità”, orchestratori di cariche episcopali filogay, ecc.
per capire che i problemi stanno al vertice e non da ieri. Invitando a sfogliare il testo originale con
tutte le precauzioni del caso, ci limitiamo ai principali – aggiungendo tra parentesi a nostra cura
chi li ha nominati e a che ruolo:

*
Angelo Sodano (nominato arcivescovo da Paolo VI, creato cardinale da Giovanni Paolo II)

Theodore Edgar McCarrick (nominato vescovo da Paolo VI, arcivescovo e creato cardinale da
Giovanni Paolo II)

Tarcisio Bertone (nominato arcivescovo e creato cardinale da Giovanni Paolo II)

Marc Ouellet (nominato vescovo, arcivescovo e creato cardinale da Giovanni Paolo II)

Lorenzo Baldisseri (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Francesco)

Pietro Parolin (nominato arcivescovo da Benedetto XVI, creato cardinale da Francesco)

William Joseph Levada (nominato vescovo e arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale
da Benedetto XVI)

Leonardo Sandri (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Benedetto
XVI)

Fernando Filoni (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Benedetto
XVI)

Angelo Becciu (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Francesco)

Giovanni Lajolo (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Benedetto XVI)

Dominique Mamberti (nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da


Francesco)

Donald Wuerl (nominato vescovo da Giovanni Paolo II, arcivescovo e creato cardinale da
Benedetto XVI)

Kevin Joseph Farrell (nominato vescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Francesco)

Sean O’Malley (nominato vescovo e arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato cardinale da
Benedetto XVI)

Óscar Rodríguez Maradiaga (nominato vescovo, arcivescovo e creato cardinale da Giovanni


Paolo II)

Per non parlare degli accusati di appartenenza alla corrente “filo omosessuale”:

Francesco Coccopalmerio (nominato vescovo da Giovanni Paolo II, arcivescovo e creato


cardinale da Benedetto XVI)

Vincenzo Paglia (nominato vescovo da Giovanni Paolo II, arcivescovo da Benedetto XVI)

Edwin Frederick O’Brien (nominato vescovo e arcivescovo da Giovanni Paolo II, creato
cardinale da Benedetto XVI)

Renato Raffaele Martino (nominato vescovo, arcivescovo e creato cardinale da Giovanni Paolo
II)

*Ora, pare evidente come cavarsela col “tiro al Bergoglio” risulti veramente poco credibile. Se
quanto affermato da Viganò fosse vero – e non si ha motivo di credere il contrario – con questa
testimonianza, va ribadito, si raderebbe totalmente al suolo ogni credibilità morale dei conciliar-
boy, credibilità di cui non resterebbe in piedi che qualche provvisoria e isolata maceria.
Data 26 agosto 2018

On the second day of a difficult mission to win back the confidence of Irish
Roman Catholics, Pope Francis awoke on Sunday to a bombshell accusation
from within his own citadel.

A former top-ranking Vatican official released a 7,000-word letter asserting that


the pontiff knew about the abuses of a now-disgraced American
prelate, Cardinal Theodore McCarrick, years before they became public.

The official, Archbishop Carlo Maria Viganò, a conservative critic of Francis and
a former apostolic nuncio to the United States, claimed that the pope had failed
to punish Cardinal McCarrick, who was suspended in June after allegations that
he had coerced seminarians into sexual relationships. He was also found to have
abused a teenage altar boy 47 years ago, when he was a priest in New York.

In the letter, published on Saturday in Italian by The National Catholic


Register and in English by LifeSiteNews, both critical of Francis, the archbishop
called on the pope to resign.

“In this extremely dramatic moment for the universal Church,” the archbishop
wrote, “he must acknowledge his mistakes and, in keeping with the proclaimed
principle of zero tolerance, Pope Francis must be the first to set an example for
cardinals and bishops who covered up McCarrick’s abuses and resign with all of
them.”

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In a news conference on the papal plane back to Rome late Sunday evening,
Pope Francis sought to avoid questions about the accusations. “I will not say a
single word about this,” he said.

The archbishop’s startling accusation will not come as a complete surprise to


Vatican watchers, since he is part of a conservative camp that blames liberals,
like the pope, for allowing homosexuality in the church. But it further
complicates Francis’ efforts to convince Irish Catholics that the church is ready
to confront its legacy of concealing sexual abuse.

• Francis prayed at a shrine in the village of Knock on Sunday and then returned
to Dublin to celebrate Mass, a day after meeting with survivors of abuse.
• In Knock, he addressed the issue of child sexual and institutional abuse by
members of the church, begging “for the Lord’s forgiveness” for “the scandal
and betrayal.”

• Vigils were held across the country, including in Tuam, where the remains of
hundreds of children were found buried in an abandoned septic system of a
Catholic-run home for unmarried mothers.

• The New York Times has live coverage of the pope’s visit to Ireland. Here
are highlights from Saturday.

A conservative archbishop has waded into Vatican power struggles


before

Archbishop Viganò’s attack on Pope Francis was not the first time he has been at
the center of a Vatican controversy.

Three years ago, the archbishop arranged a personal meeting between the
pontiff and Kim Davis, a county clerk from Kentucky who became a heroine to
social conservatives by refusing to issue marriage licenses to same-sex couples.
The meeting appeared to plant Francis firmly on one side of the American
debate over gay rights and resulted in a media storm, something he had hoped
to avoid.

The archbishop has figured in a series of Vatican power struggles. A cultural


conservative, he represents a camp within the Vatican that has pressed the pope
to strengthen the church’s doctrinal opposition to same-sex marriage.

In 2011, he was removed from the post to which Pope Benedict appointed him,
secretary of the governorate of Vatican City State — akin to the mayor of Vatican
City — and he was transferred to the United States, a move seen as a kind of
administrative exile.

This followed a campaign of anonymous articles about the archbishop, later


known as Vatileaks, complaining of his rough management style. In one leaked
letter, Archbishop Viganò angrily complained that he had been promised an
elevation to cardinal.

— Ellen Barry

In Dublin Mass, the pope rallies a demoralized church

Thirty-nine years ago, when Pope John Paul II celebrated Mass in Phoenix Park
in Dublin, around a million people — roughly a third of Ireland’s population —
showed up.

At 3 p.m. on Sunday, the crowd that gathered for Pope Francis was nowhere
near as large.

Aerial footage showed fewer people than expected on the streets to greet Francis
as he made his way around in his Popemobile, including a trip to St. Mary’s Pro-
Cathedral from Dublin Castle on Saturday. It was unclear whether a protest
called “Say Nope to the Pope,” which encouraged people to snap up free tickets
and then skip the events, was having an effect.

In his Mass, Francis sought to rally a church battered by secularism as well as its
history of clerical and institutional abuse. He compared the task of the faithful
to that of early Irish missionaries such as St. Columbanus, who sought to spread
the faith to Europe in “an age of darkness and cultural dissolution.”

Francis described meeting with survivors of abuse by priests and members of


religious orders, saying he wanted to put “in front of God’s mercy these crimes”
and ask forgiveness for them.

“In a special way,” the pope said, “we apologize for all the abuses committed by
institutions run by male and female religious and other members of the church.
And we ask for forgiveness for the crimes so many minors were subjected to.”

He added, using words that many disappointed Catholics had been waiting to
hear: “Some members of the hierarchy didn’t own up to these painful situations
and kept silence. We ask for forgiveness.”

He also acknowledged the church’s role in separating tens of thousands of


unmarried mothers from their babies, and encouraged those mothers and
children to reunite.

“For all those times when it was said to many single mothers who tried to look
for their children who had been estranged from them, or to the children who
were looking for their mothers, that it was a mortal sin: “This is not a mortal
sin,” he said. “It is the Fourth Commandment! We ask for forgiveness.”

Decades of clerical abuse, forced adoptions, forced labor in industrial houses


and other exploitation gutted the Catholic Church in Ireland. And as the Irish
government has broken free from the church’s hold, its people have voted in
ways contrary to church teaching. They have legalized divorce and same-sex
marriage, and in May took a major step toward the legalization of abortion.

In a speech beside the pope on Saturday, Ireland’s prime minister, Leo


Varadkar, acknowledged all of the church’s contributions to Irish society,
including its hospitals and schools, but also made clear that Ireland liked the
direction it was heading in.

The pope, in his homily on Sunday, seemed to have no illusions of how hard his
task is.

“Let us also humbly acknowledge that, if we are honest with ourselves, we too
can find the teachings of Jesus hard,” he said. “How difficult it is always to
forgive those who hurt us.”

— Ellen Barry and Kimiko de Freytas-Tamura

Visiting a shrine in Knock

Earlier Sunday, Francis headed to the tiny, hilly village of Knock, home to fewer
than 1,000 people. Knock, in County Mayo in the west of Ireland, has served as
an engine of faith for the Catholic Church since 1879, when a group of
townspeople reported seeing apparitions of the Virgin Mary and other members
of the Holy Family.

Around 45,000 Catholic pilgrims made their way here on Sunday, through
heavy traffic and pouring rain. Francis used his time in the village to beg for
God’s forgiveness.

Under drizzly, misty skies and the soothing sounds of “Ave Maria,” silent
onlookers surrounded the Knock Shrine, which went into lockdown at 9:20
a.m., a few minutes before the plane carrying Francis touched down at Ireland
West Airport.

“The pope has arrived,” the choir announced as a screen showed his descent
from the plane. Audience members cheered, clapped and said, “God bless him.”

At the shrine, the pope declared, “None of us can fail to be moved by the stories
of young people who suffered abuse, were robbed of their innocence, who were
taken from their mothers, and left scarred by painful memories.”

“This open wound challenges us to be firm and decisive in the pursuit of truth
and justice,” he said. “I beg the Lord’s forgiveness for these sins and for the
scandal and betrayal felt by so many others in God’s family.”

Francis prayed at the shrine, asking the Virgin Mary to heal those who have
been abused.

John Paul II also prayed in the village on the last papal visit to Ireland, in 1979.
After that visit, the local priest, Msgr. James Horan, drew widespread mockery
for vowing to build an airport in the tiny village.

“Now don’t tell anybody,” he told a television crew. “We’ve no money, but we’re
hoping to get it next week or the week after.”

The airport was completed in 1986; in its way, it became a symbol of the power
of the Catholic church.

For this papal visit, the village prepared feverishly. More than 50,000 flowers
were planted, buildings along the main road were repainted, and every bed-and-
breakfast in town — including those called the Lamb of God, Divine Mercy and
the House of Eden — was fully booked by Friday.

“It was very emotional when we saw the pope in 1979,” said Tina Stenson-
Cunningham, 63, holding a railing by the road where the Popemobile was
expected to pass.

“But now we’ve experienced more of life, it’s more meaningful, more spiritual,”
she said.

— Iliana Magra and Jason Horowitz


ROME, August 25, 2018 (LifeSiteNews) — What you are about to read is an explosive testimony of
the former apostolic nuncio to the United States, implicating Pope Francis and several senior
prelates in covering up Archbishop Theodore McCarrick’s alleged sexual abuse of seminarians and
priests.

In an extraordinary 11-page written statement (see official English text below), Archbishop Carlo
Maria Viganò, 77, claims that Pope Francis knew about strict canonical sanctions imposed on
McCarrick by Pope Benedict XVI but chose to repeal them.

In his testimony, dated August 22, Archbishop Viganò, who served as apostolic nuncio in
Washington D.C. from 2011-2016, states that in the late 2000s, Benedict had “imposed on Cardinal
McCarrick sanctions similar to those now imposed on him by Pope Francis,” and
that Viganò personally spoke with Francis about the gravity of McCarrick’s abuse soon after his
election in 2013.

But he says that Francis “continued to cover him” and not only did he “not take into account the
sanctions that Pope Benedict had imposed on him” but also made McCarrick “his trusted
counselor” who helped him to appoint a number of bishops in the United States, including
Cardinals Blase Cupich of Chicago and Joseph Tobin of Newark.

Archbishop Viganò also implicates Cardinals Sodano, Bertone and Parolin in the cover-up and
insists various other cardinals and bishops were well aware, including Cardinal Donald Wuerl,
McCarrick’s successor as Archbishop of Washington D.C.

“I myself brought up the subject with Cardinal Wuerl on several occasions, and I certainly didn’t
need to go into detail because it was immediately clear to me that he was fully aware of it,” he
writes. The Cardinal’s “recent statements that he knew nothing about it … are absolutely laughable.
He lies shamelessly.”

“Cardinal Wuerl, well aware of the continuous abuses committed by Cardinal McCarrick and the
sanctions imposed on him by Pope Benedict, transgressing the Pope’s order, also allowed him to
reside at a seminary in Washington D.C. In doing so, he put other seminarians at risk,” he attests.

A widely respected figure, Archbishop Vigano says his “conscience dictates” that the truth be
known as “the corruption has reached the very top of the Church’s hierarchy.” He ends his
testimony by calling on Pope Francis and all of those implicated in the cover up of McCarrick’s
abuse to resign.

In comments to LifeSiteNews on August 25, Archbishop Viganò said: “The main reason why I am
revealing this news now is because of the tragic situation of the Church, which can be repaired only
by the full truth, just as she has been gravely injured by the abuses and coverups. I do this to stop
the suffering of the victims and to prevent new victims, and to protect the Church: only the truth
can make her free.”

Viganò said the second reason he chose to write his testimony is “to discharge my conscience
before God of my responsibilities as bishop of the universal Church. I am an old man and I want to
present myself to God with clean conscience.”

Asked if he is concerned about critics who might suggest he is breaking the pontifical secret — a
code of confidentiality applying to matters that require greater than ordinary confidentiality — he
said: “The secrets in the Church, also the pontifical ones, are not taboos. They are instruments for
protecting her and her children from her enemies. The secrets are not to be used for conspiracies.”

“The people of God have the right to know the full truth, also regarding their shepherds,” he
said. “They have the right to be guided by good shepherds. In order to be able to trust them and
love them, they have to know them openly in transparency and truth as they really are. A priest
should be a light on a candlestick always and everywhere and for all.”

This is a breaking story. Follow LifeSite for further updates.

Here below is the official English text of Archbishop Carlo


Maria Viganò’s Testimony. (You can download a PDF of the English
translation here, and a PDF of the original Italian here.) Emphasis not added.

TESTIMONY

by
His Excellency Carlo Maria Viganò
Titular Archbishop of Ulpiana
Apostolic Nuncio

In this tragic moment for the Church in various parts of the world — the United States, Chile,
Honduras, Australia, etc. — bishops have a very grave responsibility. I am thinking in particular of
the United States of America, where I was sent as Apostolic Nuncio by Pope Benedict XVI on
October 19, 2011, the memorial feast of the First North American Martyrs. The Bishops of the
United States are called, and I with them, to follow the example of these first martyrs who brought
the Gospel to the lands of America, to be credible witnesses of the immeasurable love of Christ, the
Way, the Truth and the Life.

Bishops and priests, abusing their authority, have committed horrendous crimes to the detriment
of their faithful, minors, innocent victims, and young men eager to offer their lives to the Church,
or by their silence have not prevented that such crimes continue to be perpetrated.

To restore the beauty of holiness to the face of the Bride of Christ, which is terribly disfigured by so
many abominable crimes, and if we truly want to free the Church from the fetid swamp into which
she has fallen, we must have the courage to tear down the culture of secrecy and publicly confess
the truths we have kept hidden. We must tear down the conspiracy of silence with which bishops
and priests have protected themselves at the expense of their faithful, a conspiracy of silence that in
the eyes of the world risks making the Church look like a sect, a conspiracy of silence not so
dissimilar from the one that prevails in the mafia. “Whatever you have said in the dark ... shall be
proclaimed from the housetops” (Lk. 12:3).

I had always believed and hoped that the hierarchy of the Church could find within itself the
spiritual resources and strength to tell the whole truth, to amend and to renew itself. That is why,
even though I had repeatedly been asked to do so, I always avoided making statements to the
media, even when it would have been my right to do so, in order to defend myself against the
calumnies published about me, even by high-ranking prelates of the Roman Curia. But now that
the corruption has reached the very top of the Church’s hierarchy, my conscience dictates that I
reveal those truths regarding the heart-breaking case of the Archbishop Emeritus of Washington,
D.C., Theodore McCarrick, which I came to know in the course of the duties entrusted to me by St.
John Paul II, as Delegate for Pontifical Representations, from 1998 to 2009, and by Pope Benedict
XVI, as Apostolic Nuncio to the United States of America, from October 19, 2011 until end of May
2016.

As Delegate for Pontifical Representations in the Secretariat of State, my responsibilities were not
limited to the Apostolic Nunciatures, but also included the staff of the Roman Curia (hires,
promotions, informational processes on candidates to the episcopate, etc.) and the examination of
delicate cases, including those regarding cardinals and bishops, that were entrusted to the Delegate
by the Cardinal Secretary of State or by the Substitute of the Secretariat of State.

To dispel suspicions insinuated in several recent articles, I will immediately say that the Apostolic
Nuncios in the United States, Gabriel Montalvo and Pietro Sambi, both prematurely deceased, did
not fail to inform the Holy See immediately, as soon as they learned of Archbishop McCarrick’s
gravely immoral behavior with seminarians and priests. Indeed, according to what Nuncio Pietro
Sambi wrote, Father Boniface Ramsey, O.P.’s letter, dated November 22, 2000, was written at the
request of the late Nuncio Montalvo. In the letter, Father Ramsey, who had been a professor at the
diocesan seminary in Newark from the end of the ’80s until 1996, affirms that there was a recurring
rumor in the seminary that the Archbishop “shared his bed with seminarians,” inviting five at a
time to spend the weekend with him at his beach house. And he added that he knew a certain
number of seminarians, some of whom were later ordained priests for the Archdiocese of Newark,
who had been invited to this beach house and had shared a bed with the Archbishop.

The office that I held at the time was not informed of any measure taken by the Holy See after those
charges were brought by Nuncio Montalvo at the end of 2000, when Cardinal Angelo Sodano was
Secretary of State.

Likewise, Nuncio Sambi transmitted to the Cardinal Secretary of State, Tarcisio Bertone, an
Indictment Memorandum against McCarrick by the priest Gregory Littleton of the diocese of
Charlotte, who was reduced to the lay state for a violation of minors, together with two documents
from the same Littleton, in which he recounted his tragic story of sexual abuse by the then-
Archbishop of Newark and several other priests and seminarians. The Nuncio added that Littleton
had already forwarded his Memorandum to about twenty people, including civil and ecclesiastical
judicial authorities, police and lawyers, in June 2006, and that it was therefore very likely that the
news would soon be made public. He therefore called for a prompt intervention by the Holy See.

In writing up a memo[1] on these documents that were entrusted to me, as Delegate for Pontifical
Representations, on December 6, 2006, I wrote to my superiors, Cardinal Tarcisio Bertone and the
Substitute Leonardo Sandri, that the facts attributed to McCarrick by Littleton were of such gravity
and vileness as to provoke bewilderment, a sense of disgust, deep sorrow and bitterness in the
reader, and that they constituted the crimes of seducing, requesting depraved acts of seminarians
and priests, repeatedly and simultaneously with several people, derision of a young seminarian
who tried to resist the Archbishop’s seductions in the presence of two other priests, absolution of
the accomplices in these depraved acts, sacrilegious celebration of the Eucharist with the same
priests after committing such acts.

In my memo, which I delivered on that same December 6, 2006 to my direct superior, the
Substitute Leonardo Sandri, I proposed the following considerations and course of action to my
superiors:

 Given that it seemed a new scandal of particular gravity, as it regarded a cardinal, was going
to be added to the many scandals for the Church in the United States,
 and that, since this matter had to do with a cardinal, and according to can. 1405 § 1, No. 2˚,
“ipsius Romani Pontificis dumtaxat ius est iudicandi”;

 I proposed that an exemplary measure be taken against the Cardinal that could have a
medicinal function, to prevent future abuses against innocent victims and alleviate the very
serious scandal for the faithful, who despite everything continued to love and believe in the
Church.

I added that it would be salutary if, for once, ecclesiastical authority would intervene before the
civil authorities and, if possible, before the scandal had broken out in the press. This could have
restored some dignity to a Church so sorely tried and humiliated by so many abominable acts on
the part of some pastors. If this were done, the civil authority would no longer have to judge a
cardinal, but a pastor with whom the Church had already taken appropriate measures to prevent
the cardinal from abusing his authority and continuing to destroy innocent victims.

My memo of December 6, 2006 was kept by my superiors, and was never returned to me with any
actual decision by the superiors on this matter.

Subsequently, around April 21-23, 2008, the Statement for Pope Benedict XVI about the pattern of
sexual abuse crisis in the United States, by Richard Sipe, was published on the internet, at
richardsipe.com. On April 24, it was passed on by the Prefect of the Congregation for the Doctrine
of the Faith, Cardinal William Levada, to the Cardinal Secretary of State Tarcisio Bertone. It was
delivered to me one month later, on May 24, 2008.

The following day, I delivered a new memo to the new Substitute, Fernando Filoni, which included
my previous one of December 6, 2006. In it, I summarized Richard Sipe’s document, which ended
with this respectful and heartfelt appeal to Pope Benedict XVI: “I approach Your Holiness with due
reverence, but with the same intensity that motivated Peter Damian to lay out before your
predecessor, Pope Leo IX, a description of the condition of the clergy during his time. The
problems he spoke of are similar and as great now in the United States as they were then in
Rome. If Your Holiness requests, I will personally submit to you documentation of that about
which I have spoken.”

I ended my memo by repeating to my superiors that I thought it was necessary to intervene as soon
as possible by removing the cardinal’s hat from Cardinal McCarrick and that he should be
subjected to the sanctions established by the Code of Canon Law, which also provide for reduction
to the lay state.

This second memo of mine was also never returned to the Personnel Office, and I was greatly
dismayed at my superiors for the inconceivable absence of any measure against the Cardinal, and
for the continuing lack of any communication with me since my first memo in December 2006.

But finally I learned with certainty, through Cardinal Giovanni Battista Re, then-Prefect of the
Congregation for Bishops, that Richard Sipe’s courageous and meritorious Statement had had the
desired result. Pope Benedict had imposed on Cardinal McCarrick sanctions similar to
those now imposed on him by Pope Francis: the Cardinal was to leave the seminary
where he was living, he was forbidden to celebrate [Mass] in public, to participate in
public meetings, to give lectures, to travel, with the obligation of dedicating himself
to a life of prayer and penance.

I do not know when Pope Benedict took these measures against McCarrick, whether in 2009 or
2010, because in the meantime I had been transferred to the Governorate of Vatican City State, just
as I do not know who was responsible for this incredible delay. I certainly do not believe it was
Pope Benedict, who as Cardinal had repeatedly denounced the corruption present in the Church,
and in the first months of his pontificate had already taken a firm stand against the admission into
seminary of young men with deep homosexual tendencies. I believe it was due to the Pope’s first
collaborator at the time, Cardinal Tarcisio Bertone, who notoriously favored promoting
homosexuals into positions of responsibility, and was accustomed to managing the information he
thought appropriate to convey to the Pope.

In any case, what is certain is that Pope Benedict imposed the above canonical
sanctions on McCarrick and that they were communicated to him by the Apostolic
Nuncio to the United States, Pietro Sambi. Monsignor Jean-François Lantheaume, then first
Counsellor of the Nunciature in Washington and Chargé d'Affaires a.i. after the unexpected death
of Nuncio Sambi in Baltimore, told me when I arrived in Washington — and he is ready to testify to
it— about a stormy conversation, lasting over an hour, that Nuncio Sambi had with Cardinal
McCarrick whom he had summoned to the Nunciature. Monsignor Lantheaume told me
that “the Nuncio’s voice could be heard all the way out in the corridor.”

Pope Benedict’s same dispositions were then also communicated to me by the new Prefect of the
Congregation for Bishops, Cardinal Marc Ouellet, in November 2011, in a conversation before my
departure for Washington, and were included among the instructions of the same Congregation to
the new Nuncio.

In turn, I repeated them to Cardinal McCarrick at my first meeting with him at the Nunciature. The
Cardinal, muttering in a barely comprehensible way, admitted that he had perhaps made the
mistake of sleeping in the same bed with some seminarians at his beach house, but he said this as if
it had no importance.

The faithful insistently wonder how it was possible for him to be appointed to Washington, and as
Cardinal, and they have every right to know who knew, and who covered up his grave misdeeds. It
is therefore my duty to reveal what I know about this, beginning with the Roman Curia.

Cardinal Angelo Sodano was Secretary of State until September 2006: all information was
communicated to him. In November 2000, Nunzio Montalvo sent him his report, passing on to
him the aforementioned letter from Father Boniface Ramsey in which he denounced the serious
abuses committed by McCarrick.

It is known that Sodano tried to cover up the Father Maciel scandal to the end. He even removed
the Nuncio in Mexico City, Justo Mullor, who refused to be an accomplice in his scheme to cover
Maciel, and in his place appointed Sandri, then-Nuncio to Venezuela, who was willing to
collaborate in the cover-up. Sodano even went so far as to issue a statement to the Vatican press
office in which a falsehood was affirmed, that is, that Pope Benedict had decided that the Maciel
case should be considered closed. Benedict reacted, despite Sodano’s strenuous defense, and
Maciel was found guilty and irrevocably condemned.

Was McCarrick’s appointment to Washington and as Cardinal the work of Sodano, when John Paul
II was already very ill? We are not given to know. However, it is legitimate to think so, but I do not
think he was the only one responsible for this. McCarrick frequently went to Rome and made
friends everywhere, at all levels of the Curia. If Sodano had protected Maciel, as seems certain,
there is no reason why he wouldn’t have done so for McCarrick, who according to many had the
financial means to influence decisions. His nomination to Washington was opposed by then-
Prefect of the Congregation for Bishops, Cardinal Giovanni Battista Re. At the Nunciature in
Washington there is a note, written in his hand, in which Cardinal Re disassociates himself from
the appointment and states that McCarrick was 14th on the list for Washington.

Nuncio Sambi’s report, with all the attachments, was sent to Cardinal Tarcisio Bertone, as
Secretary of State. My two above-mentioned memos of December 6, 2006 and May 25, 2008, were
also presumably handed over to him by the Substitute. As already mentioned, the Cardinal had no
difficulty in insistently presenting for the episcopate candidates known to be active homosexuals —
I cite only the well-known case of Vincenzo de Mauro, who was appointed Archbishop-Bishop of
Vigevano and later removed because he was undermining his seminarians — and in filtering and
manipulating the information he conveyed to Pope Benedict.

Cardinal Pietro Parolin, the current Secretary of State, was also complicit in covering up the
misdeeds of McCarrick who had, after the election of Pope Francis, boasted openly of his travels
and missions to various continents. In April 2014, the Washington Times had a front page report
on McCarrick’s trip to the Central African Republic, and on behalf of the State Department no less.
As Nuncio to Washington, I wrote to Cardinal Parolin asking him if the sanctions imposed on
McCarrick by Pope Benedict were still valid. Ça va sans dire that my letter never received any
reply!

The same can be said for Cardinal William Levada, former Prefect of the Congregation for the
Doctrine of the Faith, for Cardinals Marc Ouellet, Prefect of the Congregation for
Bishops, Lorenzo Baldisseri, former Secretary of the same Congregation for Bishops,
and Archbishop Ilson de Jesus Montanari, current Secretary of the same Congregation. They
were all aware by reason of their office of the sanctions imposed by Pope Benedict on McCarrick.

Cardinals Leonardo Sandri, Fernando Filoni and Angelo Becciu, as Substitutes of the
Secretariat of State, knew in every detail the situation regarding Cardinal McCarrick.

Nor could Cardinals Giovanni Lajolo and Dominique Mamberti have failed to know. As
Secretaries for Relations with States, they participated several times a week in collegial meetings
with the Secretary of State.

As far as the Roman Curia is concerned, for the moment I will stop here, even if the names of other
prelates in the Vatican are well known, even some very close to Pope Francis, such as Cardinal
Francesco Coccopalmerio and Archbishop Vincenzo Paglia, who belong to the homosexual
current in favor of subverting Catholic doctrine on homosexuality, a current already denounced in
1986 by Cardinal Joseph Ratzinger, then-Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith,
in the Letter to the Bishops of the Catholic Church on the Pastoral Care of Homosexual
Persons. Cardinals Edwin Frederick O’Brien and Renato Raffaele Martino also belong to
the same current, albeit with a different ideology. Others belonging to this current even reside at
the Domus Sanctae Marthae.

Now to the United States. Obviously, the first to have been informed of the measures taken by Pope
Benedict was McCarrick’s successor in Washington See, Cardinal Donald Wuerl, whose
situation is now completely compromised by the recent revelations regarding his behavior as
Bishop of Pittsburgh.

It is absolutely unthinkable that Nunzio Sambi, who was an extremely responsible person, loyal,
direct and explicit in his way of being (a true son of Romagna) did not speak to him about it. In any
case, I myself brought up the subject with Cardinal Wuerl on several occasions, and I certainly
didn’t need to go into detail because it was immediately clear to me that he was fully aware of it. I
also remember in particular the fact that I had to draw his attention to it, because I realized that in
an archdiocesan publication, on the back cover in color, there was an announcement inviting young
men who thought they had a vocation to the priesthood to a meeting with Cardinal McCarrick. I
immediately phoned Cardinal Wuerl, who expressed his surprise to me, telling me that he knew
nothing about that announcement and that he would cancel it. If, as he now continues to state, he
knew nothing of the abuses committed by McCarrick and the measures taken by Pope Benedict,
how can his answer be explained?

His recent statements that he knew nothing about it, even though at first he cunningly referred to
compensation for the two victims, are absolutely laughable. The Cardinal lies shamelessly and
prevails upon his Chancellor, Monsignor Antonicelli, to lie as well.
Cardinal Wuerl also clearly lied on another occasion. Following a morally unacceptable event
authorized by the academic authorities of Georgetown University, I brought it to the attention of
its President, Dr. John DeGioia, sending him two subsequent letters. Before forwarding them to the
addressee, so as to handle things properly, I personally gave a copy of them to the Cardinal with an
accompanying letter I had written. The Cardinal told me that he knew nothing about it. However,
he failed to acknowledge receipt of my two letters, contrary to what he customarily did. I
subsequently learned that the event at Georgetown had taken place for seven years. But the
Cardinal knew nothing about it!

Cardinal Wuerl, well aware of the continuous abuses committed by Cardinal McCarrick and the
sanctions imposed on him by Pope Benedict, transgressing the Pope’s order, also allowed him to
reside at a seminary in Washington D.C. In doing so, he put other seminarians at risk.

Bishop Paul Bootkoski, emeritus of Metuchen, and Archbishop John Myers, emeritus of
Newark, covered up the abuses committed by McCarrick in their respective dioceses and
compensated two of his victims. They cannot deny it and they must be interrogated in order to
reveal every circumstance and all responsibility regarding this matter.

Cardinal Kevin Farrell, who was recently interviewed by the media, also said that he didn’t have
the slightest idea about the abuses committed by McCarrick. Given his tenure in Washington,
Dallas and now Rome, I think no one can honestly believe him. I don’t know if he was ever asked if
he knew about Maciel’s crimes. If he were to deny this, would anybody believe him given that he
occupied positions of responsibility as a member of the Legionaries of Christ?

Regarding Cardinal Sean O’Malley, I would simply say that his latest statements on the
McCarrick case are disconcerting, and have totally obscured his transparency and credibility.

***

My conscience requires me also to reveal facts that I have experienced personally, concerning Pope
Francis, that have a dramatic significance, which as Bishop, sharing the collegial responsibility of
all the bishops for the universal Church, do not allow me to remain silent, and that I state here,
ready to reaffirm them under oath by calling on God as my witness.

In the last months of his pontificate, Pope Benedict XVI had convened a meeting of all the apostolic
nuncios in Rome, as Paul VI and St. John Paul II had done on several occasions. The date set for
the audience with the Pope was Friday, June 21, 2013. Pope Francis kept this commitment made by
his predecessor. Of course I also came to Rome from Washington. It was my first meeting with the
new Pope elected only three months prior, after the resignation of Pope Benedict.

On the morning of Thursday, June 20, 2013, I went to the Domus Sanctae Marthae, to join my
colleagues who were staying there. As soon as I entered the hall I met Cardinal McCarrick, who
wore the red-trimmed cassock. I greeted him respectfully as I had always done. He immediately
said to me, in a tone somewhere between ambiguous and triumphant: “The Pope received me
yesterday, tomorrow I am going to China.”

At the time I knew nothing of his long friendship with Cardinal Bergoglio and of the important part
he had played in his recent election, as McCarrick himself would later reveal in a lecture at
Villanova University and in an interview with the National Catholic Reporter. Nor had I ever
thought of the fact that he had participated in the preliminary meetings of the recent conclave, and
of the role he had been able to have as a cardinal elector in the 2005 conclave. Therefore I did not
immediately grasp the meaning of the encrypted message that McCarrick had communicated to
me, but that would become clear to me in the days immediately following.

The next day the audience with Pope Francis took place. After his address, which was partly read
and partly delivered off the cuff, the Pope wished to greet all the nuncios one by one. In single file, I
remember that I was among the last. When it was my turn, I just had time to say to him, “I am the
Nuncio to the United States.” He immediately assailed me with a tone of reproach, using these
words: “The Bishops in the United States must not be ideologized! They must be
shepherds!”Of course I was not in a position to ask for explanations about the meaning of his
words and the aggressive way in which he had upbraided me. I had in my hand a book in
Portuguese that Cardinal O’Malley had sent me for the Pope a few days earlier, telling me “so he
could go over his Portuguese before going to Rio for World Youth Day.” I handed it to him
immediately, and so freed myself from that extremely disconcerting and embarrassing situation.

At the end of the audience the Pope announced: “Those of you who are still in Rome next
Sunday are invited to concelebrate with me at the Domus Sanctae Marthae.” I
naturally thought of staying on to clarify as soon as possible what the Pope intended to tell me.

On Sunday June 23, before the concelebration with the Pope, I asked Monsignor Ricca, who as the
person in charge of the house helped us put on the vestments, if he could ask the Pope if he could
receive me sometime in the following week. How could I have returned to Washington without
having clarified what the Pope wanted of me? At the end of Mass, while the Pope was greeting the
few lay people present, Monsignor Fabian Pedacchio, his Argentine secretary, came to me and
said: “The Pope told me to ask if you are free now!” Naturally, I replied that I was at the Pope’s
disposal and that I thanked him for receiving me immediately. The Pope took me to the first floor
in his apartment and said: “We have 40 minutes before the Angelus.”

I began the conversation, asking the Pope what he intended to say to me with the words he had
addressed to me when I greeted him the previous Friday. And the Pope, in a very different,
friendly, almost affectionate tone, said to me: “Yes, the Bishops in the United States must
not be ideologized, they must not be right-wing like the Archbishop of
Philadelphia, (the Pope did not give me the name of the Archbishop) they must be
shepherds; and they must not be left-wing — and he added, raising both arms — and
when I say left-wing I mean homosexual.” Of course, the logic of the correlation between
being left-wing and being homosexual escaped me, but I added nothing else.

Immediately after, the Pope asked me in a deceitful way: “What is Cardinal McCarrick like?”
I answered him with complete frankness and, if you want, with great naiveté: “Holy Father, I don’t
know if you know Cardinal McCarrick, but if you ask the Congregation for Bishops there is a
dossier this thick about him. He corrupted generations of seminarians and priests and Pope
Benedict ordered him to withdraw to a life of prayer and penance.” The Pope did not make the
slightest comment about those very grave words of mine and did not show any expression of
surprise on his face, as if he had already known the matter for some time, and he immediately
changed the subject. But then, what was the Pope’s purpose in asking me that question: “What is
Cardinal McCarrick like?” He clearly wanted to find out if I was an ally of McCarrick or not.

Back in Washington everything became very clear to me, thanks also to a new event that occurred
only a few days after my meeting with Pope Francis. When the new Bishop Mark Seitz took
possession of the Diocese of El Paso on July 9, 2013, I sent the first Counsellor, Monsignor Jean-
François Lantheaume, while I went to Dallas that same day for an international meeting on
Bioethics. When he got back, Monsignor Lantheaume told me that in El Paso he had met Cardinal
McCarrick who, taking him aside, told him almost the same words that the Pope had said to me in
Rome: “the Bishops in the United States must not be ideologized, they must not be
right-wing, they must be shepherds….” I was astounded! It was therefore clear that the
words of reproach that Pope Francis had addressed to me on June 21, 2013 had been put into his
mouth the day before by Cardinal McCarrick. Also the Pope’s mention “not like the Archbishop of
Philadelphia” could be traced to McCarrick, because there had been a strong disagreement between
the two of them about the admission to Communion of pro-abortion politicians. In his
communication to the bishops, McCarrick had manipulated a letter of then-Cardinal Ratzinger who
prohibited giving them Communion. Indeed, I also knew how certain Cardinals such as Mahony,
Levada and Wuerl, were closely linked to McCarrick; they had opposed the most recent
appointments made by Pope Benedict, for important posts such as Philadelphia, Baltimore, Denver
and San Francisco.

Not happy with the trap he had set for me on June 23, 2013, when he asked me about McCarrick,
only a few months later, in the audience he granted me on October 10, 2013, Pope Francis set a
second one for me, this time concerning a second of his protégés, Cardinal Donald Wuerl. He asked
me: “What is Cardinal Wuerl like, is he good or bad?” I replied, “Holy Father, I will not
tell you if he is good or bad, but I will tell you two facts.” They are the ones I have already
mentioned above, which concern Wuerl’s pastoral carelessness regarding the aberrant deviations
at Georgetown University and the invitation by the Archdiocese of Washington to young aspirants
to the priesthood to a meeting with McCarrick! Once again the Pope did not show any reaction.

It was also clear that, from the time of Pope Francis’s election, McCarrick, now free from all
constraints, had felt free to travel continuously, to give lectures and interviews. In a team effort
with Cardinal Rodriguez Maradiaga, he had become the kingmaker for appointments in the
Curia and the United States, and the most listened to advisor in the Vatican for relations with the
Obama administration. This is how one explains that, as members of the Congregation for Bishops,
the Pope replaced Cardinal Burke with Wuerl and immediately appointed Cupich, who was
promptly made a cardinal. With these appointments the Nunciature in Washington was now out of
the picture in the appointment of bishops. In addition, he appointed the Brazilian Ilson de Jesus
Montanari — the great friend of his private Argentine secretary Fabian Pedacchio — as Secretary
of the same Congregation for Bishops and Secretary of the College of Cardinals, promoting him in
one single leap from a simple official of that department to Archbishop Secretary. Something
unprecedented for such an important position!

The appointments of Blase Cupich to Chicago and Joseph W. Tobin to Newark were
orchestrated by McCarrick, Maradiaga and Wuerl, united by a wicked pact of abuses by the
first, and at least of coverup of abuses by the other two. Their names were not among those
presented by the Nunciature for Chicago and Newark.

Regarding Cupich, one cannot fail to note his ostentatious arrogance, and the insolence with
which he denies the evidence that is now obvious to all: that 80% of the abuses found were
committed against young adults by homosexuals who were in a relationship of authority over their
victims.

During the speech he gave when he took possession of the Chicago See, at which I was present as a
representative of the Pope, Cupich quipped that one certainly should not expect the new
Archbishop to walk on water. Perhaps it would be enough for him to be able to remain with his feet
on the ground and not try to turn reality upside-down, blinded by his pro-gay ideology, as he stated
in a recent interview with America Magazine. Extolling his particular expertise in the matter,
having been President of the Committee on Protection of Children and Young People of the
USCCB, he asserted that the main problem in the crisis of sexual abuse by clergy is not
homosexuality, and that affirming this is only a way of diverting attention from the real problem
which is clericalism. In support of this thesis, Cupich “oddly” made reference to the results of
research carried out at the height of the sexual abuse of minors crisis in the early 2000s, while he
“candidly” ignored that the results of that investigation were totally denied by the subsequent
Independent Reports by the John Jay College of Criminal Justice in 2004 and 2011, which
concluded that, in cases of sexual abuse, 81% of the victims were male. In fact, Father Hans Zollner,
S.J., Vice-Rector of the Pontifical Gregorian University, President of the Centre for Child
Protection, and Member of the Pontifical Commission for the Protection of Minors, recently told
the newspaper La Stampa that “in most cases it is a question of homosexual abuse.”

The appointment of McElroy in San Diego was also orchestrated from above, with an encrypted
peremptory order to me as Nuncio, by Cardinal Parolin: “Reserve the See of San Diego for
McElroy.” McElroy was also well aware of McCarrick’s abuses, as can be seen from a letter sent to
him by Richard Sipe on July 28, 2016.
These characters are closely associated with individuals belonging in particular to the deviated
wing of the Society of Jesus, unfortunately today a majority, which had already been a cause of
serious concern to Paul VI and subsequent pontiffs. We need only consider Father Robert
Drinan, S.J., who was elected four times to the House of Representatives, and was a staunch
supporter of abortion; or Father Vincent O’Keefe, S.J., one of the principal promoters of The
Land O’Lakes Statement of 1967, which seriously compromised the Catholic identity of universities
and colleges in the United States. It should be noted that McCarrick, then President of the Catholic
University of Puerto Rico, also participated in that inauspicious undertaking which was so harmful
to the formation of the consciences of American youth, closely associated as it was with the
deviated wing of the Jesuits.

Father James Martin, S.J., acclaimed by the people mentioned above, in particular Cupich,
Tobin, Farrell and McElroy, appointed Consultor of the Secretariat for Communications, well-
known activist who promotes the LGBT agenda, chosen to corrupt the young people who will soon
gather in Dublin for the World Meeting of Families, is nothing but a sad recent example of that
deviated wing of the Society of Jesus.

Pope Francis has repeatedly asked for total transparency in the Church and for
bishops and faithful to act with parrhesia. The faithful throughout the world also
demand this of him in an exemplary manner. He must honestly state when he first
learned about the crimes committed by McCarrick, who abused his authority with
seminarians and priests.

In any case, the Pope learned about it from me on June 23, 2013 and continued to
cover for him. He did not take into account the sanctions that Pope Benedict had
imposed on him and made him his trusted counselor along with Maradiaga.

The latter [Maradiaga] is so confident of the Pope’s protection that he can dismiss as “gossip” the
heartfelt appeals of dozens of his seminarians, who found the courage to write to him after one of
them tried to commit suicide over homosexual abuse in the seminary.

By now the faithful have well understood Maradiaga’s strategy: insult the victims to save himself,
lie to the bitter end to cover up a chasm of abuses of power, of mismanagement in the
administration of Church property, and of financial disasters even against close friends, as in the
case of the Ambassador of Honduras Alejandro Valladares, former Dean of the Diplomatic Corps to
the Holy See.

In the case of the former Auxiliary Bishop Juan José Pineda, after the article published in the
[Italian] weekly L’Espresso last February, Maradiaga stated in the newspaper Avvenire: “It was my
auxiliary bishop Pineda who asked for the visitation, so as to ‘clear’ his name after being
subjected to much slander.” Now, regarding Pineda the only thing that has been made public is
that his resignation has simply been accepted, thus making any possible responsibility of his and
Maradiaga vanish into nowhere.

In the name of the transparency so hailed by the Pope, the report that the Visitator, Argentine
bishop Alcides Casaretto, delivered more than a year ago only and directly to the Pope, must be
made public.

Finally, the recent appointment as Substitute of Archbishop Edgar Peña Parra is also
connected with Honduras, that is, with Maradiaga. From 2003 to 2007 Peña Parra worked as
Counsellor at the Tegucigalpa Nunciature. As Delegate for Pontifical Representations I received
worrisome information about him.

In Honduras, a scandal as huge as the one in Chile is about to be repeated. The Pope defends his
man, Cardinal Rodriguez Maradiaga, to the bitter end, as he had done in Chile with Bishop Juan de
la Cruz Barros, whom he himself had appointed Bishop of Osorno against the advice of the Chilean
Bishops. First he insulted the abuse victims. Then, only when he was forced by the media, and a
revolt by the Chilean victims and faithful, did he recognize his error and apologize, while stating
that he had been misinformed, causing a disastrous situation for the Church in Chile, but
continuing to protect the two Chilean Cardinals Errazuriz and Ezzati.

Even in the tragic affair of McCarrick, Pope Francis’s behavior was no different. He knew from at
least June 23, 2013 that McCarrick was a serial predator. Although he knew that he was a corrupt
man, he covered for him to the bitter end; indeed, he made McCarrick’s advice his own, which was
certainly not inspired by sound intentions and for love of the Church. It was only when he was
forced by the report of the abuse of a minor, again on the basis of media attention, that he took
action [regarding McCarrick] to save his image in the media.

Now in the United States a chorus of voices is rising especially from the lay faithful, and has
recently been joined by several bishops and priests, asking that all those who, by their silence,
covered up McCarrick’s criminal behavior, or who used him to advance their career or promote
their intentions, ambitions and power in the Church, should resign.

But this will not be enough to heal the situation of extremely grave immoral behavior by the clergy:
bishops and priests. A time of conversion and penance must be proclaimed. The virtue of chastity
must be recovered in the clergy and in seminaries. Corruption in the misuse of the Church’s
resources and of the offerings of the faithful must be fought against. The seriousness of homosexual
behavior must be denounced. The homosexual networks present in the Church must be eradicated,
as Janet Smith, Professor of Moral Theology at the Sacred Heart Major Seminary in Detroit,
recently wrote. “The problem of clergy abuse,” she wrote, “cannot be resolved simply by the
resignation of some bishops, and even less so by bureaucratic directives. The deeper problem lies
in homosexual networks within the clergy which must be eradicated.” These homosexual
networks, which are now widespread in many dioceses, seminaries, religious orders, etc., act under
the concealment of secrecy and lies with the power of octopus tentacles, and strangle innocent
victims and priestly vocations, and are strangling the entire Church.

I implore everyone, especially Bishops, to speak up in order to defeat this conspiracy


of silence that is so widespread, and to report the cases of abuse they know about to
the media and civil authorities.

Let us heed the most powerful message that St. John Paul II left us as an inheritance:Do not be
afraid! Do not be afraid!

In his 2008 homily on the Feast of the Epiphany, Pope Benedict reminded us that the Father’s plan
of salvation had been fully revealed and realized in the mystery of Christ’s death and resurrection,
but it needs to be welcomed in human history, which is always a history of fidelity on God’s part
and unfortunately also of infidelity on the part of us men. The Church, the depositary of the
blessing of the New Covenant, signed in the blood of the Lamb, is holy but made up of sinners, as
Saint Ambrose wrote: the Church is “immaculata ex maculatis,” she is holy and spotless even
though, in her earthly journey, she is made up of men stained with sin.

I want to recall this indefectible truth of the Church’s holiness to the many people who have been
so deeply scandalized by the abominable and sacrilegious behavior of the former Archbishop of
Washington, Theodore McCarrick; by the grave, disconcerting and sinful conduct of Pope Francis
and by the conspiracy of silence of so many pastors, and who are tempted to abandon the Church,
disfigured by so many ignominies. At the Angelus on Sunday, August 12, 2018 Pope Francis said
these words: “Everyone is guilty for the good he could have done and did not do ... If
we do not oppose evil, we tacitly feed it. We need to intervene where evil is
spreading; for evil spreads where daring Christians who oppose evil with good are
lacking.” If this is rightly to be considered a serious moral responsibility for every believer, how
much graver is it for the Church’s supreme pastor, who in the case of McCarrick not only did not
oppose evil but associated himself in doing evil with someone he knew to be deeply corrupt. He
followed the advice of someone he knew well to be a pervert, thus multiplying exponentially with
his supreme authority the evil done by McCarrick. And how many other evil pastors is Francis still
continuing to prop up in their active destruction of the Church!

Francis is abdicating the mandate which Christ gave to Peter to confirm the brethren. Indeed, by
his action he has divided them, led them into error, and encouraged the wolves to continue to tear
apart the sheep of Christ’s flock.

In this extremely dramatic moment for the universal Church, he must acknowledge his mistakes
and, in keeping with the proclaimed principle of zero tolerance, Pope Francis must be the
first to set a good example for cardinals and bishops who covered up McCarrick’s
abuses and resign along with all of them.

Even in dismay and sadness over the enormity of what is happening, let us not lose hope! We
well know that the great majority of our pastors live their priestly vocation with fidelity and
dedication.

It is in moments of great trial that the Lord’s grace is revealed in abundance and makes His
limitless mercy available to all; but it is granted only to those who are truly repentant and sincerely
propose to amend their lives. This is a favorable time for the Church to confess her sins, to convert,
and to do penance.

Let us all pray for the Church and for the Pope, let us remember how many times he
has asked us to pray for him!

Let us all renew faith in the Church our Mother: “I believe in one, holy, catholic and
apostolic Church!”

Christ will never abandon His Church! He generated her in His Blood and
continually revives her with His Spirit!

Mary, Mother of the Church, pray for us!

Mary, Virgin and Queen, Mother of the King of glory, pray for us!

Rome, August 22, 2018


Queenship of the Blessed Virgin Mary

Official translation by Diane Montagna

[1] All the memos, letters and other documentation mentioned here are available at the Secretariat
of State of the Holy See or at the Apostolic Nunciature in Washington, D.C.

Editor’s Note: The original version of the translation above indicated Cardinal Cupich had been
made cardinal before he was appointed to the Congregation for Bishops, whereas he was in fact
appointed to the Congregation first. It was a small translation error, not an error in the original
Italian, that is now corrected.
Ce que vous vous apprêtez à lire est le témoignage explosif de l’ancien nonce apostolique aux États-Unis. Il s’agit d’un
rapport impliquant le Pape François et plusieurs prélats de haut rang dans la dissimulation des abus sexuels présumés de
Mgr Theodore McCarrick, cardinal démissionnaire, sur des séminaristes et des prêtres.

En conclusion de son tépoignage Mgr Vigano demande que « le Pape François doit être le premier à donner l’exemple
aux cardinaux et aux évêques qui ont dissimulé les abus de McCarrick, et de démissionner avec eux ».

Dans une longue déclaration écrite de 11 pages [(1) et (2) ], Mgr Carlo Maria Viganò (3), 77 ans, affirme que le Pape
François était au courant des sanctions canoniques strictes imposées à McCarrick par le Pape Benoît XVI, mais qu’il
avait choisi de les abroger.

Dans son témoignage, daté du 22 août, Mgr Viganò, qui a été nonce apostolique à Washington [DC, USA] de 2011 à
2016, déclare qu’à la fin des années 2000, Benoît XVI »avait imposé au cardinal McCarrick des sanctions similaires à
celles que vient maintenant de lui imposer le Pape François », et que Mgr Viganò a personnellement parlé avec François
de la gravité des abus de Mgr McCarrick peu après son élection en 2013.

Il ajoute que pourtant François « a continué à le couvrir » et que non seulement il « n’a pas pris en compte les sanctions
que le Pape Benoît XVI lui avait infligées » mais qu’il a également fait de McCarrick « son conseiller de confiance »
qui l’a aidé à nommer un certain nombre d’évêques, aux États-Unis, y compris les cardinaux Blase Cupich de Chicago
et Joseph Tobin de Newark.

L’archevêque Viganò implique également les cardinaux Sodano, Bertone et Parolin dans l’enfouyissement du dossier
et insiste sur le fait que plusieurs autres cardinaux et évêques étaient bien au courant, y compris le cardinal Donald
Wuerl, successeur de McCarrick comme archevêque de Washington.

« J’ai moi-même évoqué le sujet avec le cardinal Wuerl à plusieurs reprises, et je n’avais certainement pas besoin
d’entrer dans les détails car il était clair pour moi qu’il était pleinement conscient des faits », écrit-il. Les récentes
déclarations du cardinal Wuerl selon lesquelles il n’en savait rien… sont absolument risibles. Il ment sans vergogne. »

« Le cardinal Wuerl, conscient des abus constants commis par le cardinal McCarrick et des sanctions que le Pape
Benoît XVI lui a infligées, en transgressant l’ordre du pape, lui a également permis de résider dans un séminaire à
Washington, témoigne-t-il.

Mgr Vigano, une personnalité très respectée, affirme que sa « conscience » exige que la vérité soit connue, à savoir que
« la corruption a atteint le sommet de la hiérarchie de l’Église« . Il met fin à son témoignage en invitant le Pape
François et tous ceux impliqués dans la dissimulation des abus de McCarrick à démissionner.

Dans ses commentaires à LifeSiteNews le 25 août, Mgr Viganò explique pourquoi il s’est décidé à parler :
« La principale raison pour laquelle je révèle ces faits maintenant est la situation tragique dan slaquelle se l’Église, qui
ne peut être réparée que par la vérité, tout comme elle a été gravement blessée par les abus et les dissimulations. Je le
fais pour arrêter la souffrance des victimes et prévenir de nouvelles victimes et protéger l’Église: seule la vérité peut la
libérer. «

Mgr Viganò a déclaré que la deuxième raison pour laquelle il avait choisi d’écrire son témoignage était de «décharger
ma conscience devant Dieu de mes responsabilités en tant qu’évêque de l’Église universelle. Je suis un vieil homme et
je veux me présenter à Dieu avec une conscience propre. »

« Les secrets de l’Église, y compris ceux de l’État pontifical, ne sont pas des tabous. Ce sont des instruments pour la
protéger, elle et ses enfants, de ses ennemis. Les secrets ne doivent pas être utilisés pour des complots. »

« Le peuple de Dieu a le droit de connaître toute la vérité, y compris en ce qui concerne ses pasteurs. Ils ont le droit
d’être guidés par de bons bergers. Pour pouvoir leur faire confiance et les aimer, ils doivent les connaître ouvertement
en toute transparence et en toute vérité. Un prêtre devrait être une lumière sur un chandelier toujours et partout et pour
tous. »

Source : La Porte Latine

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Data 26 agosto 2018

Autore: Edward Pentin

Vatican City, Aug 25, 2018 / 07:00 pm (National Catholic Register).- In an 11-page written
testament, a former apostolic nuncio to the United States has accused several senior prelates of
complicity in covering up Archbishop Theodore McCarrick’s allegations of sexual abuse, and
has claimed that Pope Francis knew about sanctions imposed on then-Cardinal McCarrick by
Pope Benedict XVI but chose to repeal them.
Archbishop Carlo Maria Viganò, 77, who served as apostolic nuncio in Washington D.C. from
2011 to 2016, wrote that in the late 2000s, Benedict had “imposed on Cardinal McCarrick
sanctions similar to those now imposed on him by Pope Francis” and that Viganò personally
told Pope Francis about those sanctions in 2013.
Archbishop Viganò said in his written statement that Pope Francis “continued to cover” for
McCarrick and not only did he “not take into account the sanctions that Pope Benedict had
imposed on him” but also made McCarrick “his trusted counselor,” claiming that the former
archbishop of Washington advised the pope to appoint a number of bishops in the United States,
including Cardinals Blase Cupich of Chicago and Joseph Tobin of Newark.
Archbishop Viganò, who said his “conscience dictates” that the truth be known as “the
corruption has reached the very top of the Church’s hierarchy,” ended his testimony by calling
on Pope Francis and all of those implicated in the cover up of Archbishop McCarrick’s abuse to
resign.

On June 20, Vatican Secretary of State, Cardinal Pietro Parolin, on the order of Pope Francis,
prohibited former Cardinal McCarrick from public ministry after an investigation by the New
York archdiocese found an accusation of sexual abuse of a minor was “credible and
substantiated.” That same day, the public learned that the Archdiocese of Newark and the
Diocese of Metuchen in New Jersey had received three accusations of sexual misconduct
involving adults against McCarrick. Since then media reports have written of victims of the
abuse, spanning decades, include a teenage boy, three young priests or seminarians, and a man
now in his 60s who alleges McCarrick abused him from the age of 11. The pope later accepted
McCarrick’s resignation from the College of Cardinals.
But Viganò wrote that Benedict much earlier had imposed sanctions on McCarrick “similar” to
those handed down by Cardinal Parolin. “The cardinal was to leave the seminary where he was
living,” Viganò said, “he was also forbidden to celebrate [Mass] in public, to participate in
public meetings, to give lectures, to travel, with the obligation of dedicating himself to a life of
prayer and penance.” Viganò did not document the exact date but recollected the sanction to
have been applied as far back 2009 or 2010.
Benedict’s measures came years after Archbishop Viganò’s predecessors at the nunciature —
Archbishops Gabriel Montalvo and Pietro Sambi — had “immediately” informed the Holy See
as soon as they had learned of Archbishop McCarrick’s “gravely immoral behaviour with
seminarians and priests,” the retired Italian Vatican diplomat wrote.
He said Archbishop Montalvo first alerted the Vatican in 2000, requesting that Dominican
Father Boniface Ramsey write to Rome confirming the allegations. In 2006, Viganò said, he
personally, as delegate for pontifical representations in the Secretariat of State, wrote a memo to
his superior, Cardinal Leonardo Sandri, proposing an “exemplary measure” be taken against
McCarrick that could have a “medicinal function” to prevent future abuses and alleviate a “very
serious scandal for the faithful.”
He drew on an indictment memorandum, communicated by Archbishop Sambi to Cardinal
Tarcisio Bertone, in which an abusive priest had made claims against McCarrick of “such
gravity and vileness” including “depraved acts” and “sacrilegious celebration of the
Eucharist.”
But, according to Viganò, his memo was ignored and no action was taken until the late 2000s
— a delay which Archbishop Viganò claims is owed to complicity of John Paul II’s and
Benedict XVI’s respective Secretary of States, Cardinals Angelo Sodano and Tarcisio Bertone.
In 2008, Archbishop Viganò claims he wrote a second memo, this time to Cardinal Sandri’s
successor as sostituto at the Secretariat of State, Cardinal Fernando Filoni. He included a
summary of research carried out by Richard Sipe, a psychotherapist and specialist in clerical
sexual abuse, which Sipe had sent Benedict in the form of a statement. Viganò said he ended
the memo by “repeating to my superiors that I thought it was necessary to intervene as soon as
possible by removing the cardinal’s hat from Cardinal McCarrick.”
Again, according the Viganò, his request fell on deaf ears and he writes he was “greatly
dismayed” that both memos were ignored until Sipe’s “courageous and meritorious” statement
had “the desired result.”
“Benedict did what he had to do,” Archbishop Viganò told the National Catholic Register Aug.
25, “but his collaborators — the Secretary of State and all the others — didn’t enforce it as they
should have done, which led to the delay.”
“What is certain,” Viganò writes in his testimony, “is that Pope Benedict imposed the above
canonical sanctions on McCarrick and that they were communicated to him by the Apostolic
Nuncio to the United States, Pietro Sambi.”
The National Catholic Register has independently confirmed that the allegations against
McCarrick were certainly known to Benedict, and the Pope Emeritus remembers instructing
Cardinal Bertone to impose measures but cannot recall their exact nature.
In 2011, on arrival in Washington D.C., Archbishop Viganò said he personally repeated the
sanction to McCarrick. “The cardinal, muttering in a barely comprehensible way, admitted that
he had perhaps made the mistake of sleeping in the same bed with some seminarians at his
beach house, but he said this as if it had no importance,” Viganò recalled in his testimony.
In his written statement, Viganò then outlined his understanding of how, despite the allegations
against him, McCarrick came to be appointed Archbishop of Washington D.C. in 2000 and how
his misdeeds were covered up. His statement implicates Cardinals Sodano, Bertone and Parolin
and he insists various other cardinals and bishops were well aware, including Cardinal Donald
Wuerl, McCarrick’s successor as Archbishop of Washington D.C.
“I myself brought up the subject with Cardinal Wuerl on several occasions, and I certainly
didn’t need to go into detail because it was immediately clear to me that he was fully aware of
it,” he wrote.
Ed McFadden, a spokesman for the Archdiocese of Washington, told CNA that Wuerl
categorically denies having been informed that McCarrick’s ministry had been restricted by the
Vatican.
The second half of Viganò’s testimony primarily deals with what Pope Francis knew about
McCarrick, and how he acted.
He recalled meeting Cardinal McCarrick in June 2013 at the Pope’s Domus Sanctae Marthae
residence, during which McCarrick told him “in a tone somewhere between ambiguous and
triumphant: ‘The Pope received me yesterday, tomorrow I am going to China’” — the
implication being that Francis had lifted the travel ban placed on him by Benedict (further
evidence of this can be seen in this interview McCarrick gave the National Catholic Reporter in
2014).
At a private meeting a few days later, Archbishop Viganò said the pope asked him, “What is
Cardinal McCarrick like?” to which Viganò replied: “He corrupted generations of seminarians
and priests and Pope Benedict ordered him to withdraw to a life of prayer and penance.” The
former nuncio said he believes the pope’s purpose in asking him was to “find out if I was an
ally of McCarrick or not.”
He said it was “clear” that “from the time of Pope Francis’s election, McCarrick, now free from
all constraints, had felt free to travel continuously, to give lectures and interviews.”
Moreover, he added, McCarrick had “become the kingmaker for appointments in the Curia and
the United States, and the most listened to advisor in the Vatican for relations with the Obama
administration.”
Viganò claimed that the appointments of Cardinal Cupich to Chicago and Cardinal Joseph
Tobin to Newark “were orchestrated by McCarrick” among others. He said neither of the names
was presented by the nunciature, whose job is traditionally to present a list of names, or terna,
to the Congregation for Bishops. He also added that Bishop Robert McElroy’s appointment to
San Diego was orchestrated “from above” rather than through the nuncio.
The retired Italian diplomat also echoed the National Catholic Register’s reportsabout Cardinal
Rodriguez Maradiaga and his record of cover-up in Honduras, saying the Pope “defends his
man” to the “bitter end,” despite the allegations against him. The same applies to McCarrick,
wrote Viganò.
“He [Pope Francis] knew from at least June 23, 2013 that McCarrick was a serial predator,”
Archbishop Viganò stated, but although “he knew that he was a corrupt man, he covered for
him to the bitter end.”
“It was only when he was forced by the report of the abuse of a minor, again on the basis of
media attention, that he took action [regarding McCarrick] to save his image in the media,”
wrote Viganò.
The former U.S. nuncio wrote that Pope Francis “is abdicating the mandate which Christ gave
to Peter to confirm the brethren,” and urged him to “acknowledge his mistakes” and, to “set a
good example to cardinals and bishops who covered up McCarrick’s abuses and resign along
with all of them.”
In comments to the media Aug. 25 Viganò said his main motivation for writing his testimony
now was to “stop the suffering of the victims, to prevent new victims and to protect the Church:
only the truth can make her free.”
He also said he wanted to “discharge my conscience in front of God of my responsibilities as
bishop for the universal Church,” adding that he is “old man” who wanted to present himself to
God “with a clean conscience.”
“The people of God have the right to know the full truth also regarding their shepherds,” he
said. “They have the right to be guided by good shepherds. In order to be able to trust them and
love them, they have to know them openly, in transparency and truth, as they really are. A priest
should always be a light on a candle, everywhere and for all.”
This article was originally published by our sister newspaper, the National Catholic Register.
It has been updated by CNA.
El arzobispo Carlo Maria Viganò, exnuncio en Washington entre 2011 y 2016, ha escrito una
carta de 11 páginas en la que acusa gravemente al papa Francisco de “cubrir” y silenciar los
abusos del cardenal estadounidense Theodore McCarricky le pide que “dimita” por haber
mirado hacia otro lado. Viganò asegura en su misiva, publicada justo cuando el Pontífice se
encuentra de viaje en Irlanda y las víctimas de abusos le reprochan que no sea más duro con
los abusadores, que él personalmente le informó de que el cardenal McCarrick había sido
acusado por acoso sexual a un adolescente y que Benedicto XVI le había impuesto una serie
de sanciones que restringían sus poderes. La respuesta de Bergoglio a Viganò nunca llegó,
supuestamente, y el Vaticano no actuó hasta este verano, cuando el caso salió a la luz a
través de los medios y el Papa retiró a McCarrick su condición de cardenal.

La bomba estaba cuidadosamente diseñada. Explotó justo el día en el que el Papa terminaba
su visita a Irlanda, zona cero de los abusos donde ha tenido que volver a pedir perdón
repetidamente, y pocas horas antes de su tradicional encuentro con la prensa en el avión de
vuelta. Imposible mayor impacto. La carta, una acusación sin precedentes a un Pontífice
lanzada desde un nivel tan alto en la jerarquía eclesiástica, fue publicada por diversos medios
católicos conservadores como el The National Catholic Register, LifeSiteNews o InfoVaticana.
Viganò -un controvertido y ultraconservador arzobispo que ocupó altos cargos en el Vaticano-
asegura en ella que se reunió con el papa Francisco, justo después de su elección (el 23 de
junio de 2013), y le alertó de la gravedad de los acusaciones a McCarrick. El denunciante,
que ya estuvo en las entretelas del llamado caso Vatileaks y es un defensor de la línea
antigay de la Iglesia, dio detalles y expuso largamente una serie de hechos aquel día. Pero no
hubo respuesta, señala Viganó.

El exnuncio, que fue apartado en su momento por Benedicto XVI y enviado a Washington,
sostiene que ha decidido hablar porque “la corrupción ha llegado a los niveles más altos de la
Iglesia”. Según explica en su carta -a la que el Vaticano no quiso responder en todo el día-,
Francisco le preguntó en el primer encuentro que mantuvieron acerca de su impresión sobre
McCarrick para tenderle una trampa. “Le respondí con total franqueza y, si lo desean, con
mucha ingenuidad: ‘Santo Padre, no sé si usted conoce al cardenal McCarrick, pero si le
pregunta a la Congregación para los Obispos, hay un expediente así de gordo sobre él. Ha
corrompido a generaciones de seminaristas y sacerdotes, y el Papa Benedicto le ha impuesto
retirarse a una vida de oración y penitencia’. El Papa no hizo el más mínimo comentario a mis
graves palabras y su rostro no mostró ninguna expresión de sorpresa, como si ya conociera la
situación desde hace tiempo, y cambió enseguida de tema”, señala en su misiva.
El elemento fundamental de su acusación es que, supuestamente, Benedicto XVI ya había
tenido conocimiento entre 2009 y 2010 de la actitud de McCarrick –una serie de abusos a
seminaristas a los que invitaba a dormir a su cama en una casa que tenía en la playa- y le
había impuesto unas sanciones canónicas según las cuales debía dejar el seminario donde
vivía, se le prohibía celebrar misa en público, participar en reuniones, dar conferencias o
viajar. Pero Francisco, siempre según esta versión, “continuó encubriéndolo” y “no las tomó
en consideración”. Además, el actual papa convirtió a McCarrick en un “fiable consejero” con
quien consultó los siguientes nombramientos en EE UU y a quien utilizó para la relación con
la Administración Obama. Lo extraño es que todo el mundo sabe que si realmente pesaban
esas restricciones sobre McCarrick, este nunca las cumplió y siguió celebrando misas durante
el pontificado de Benedicto XVI.

La acusación está basada en el testimonio de Viganò –él pone a Dios por testigo de que es
cierto- y una serie de fechas que proporciona para demostrar la veracidad de sus encuentros.
De momento es su palabra contra la del Papa. Pero la carta es un potente misil que llega
desde Estados Unidos en un mal momento para Francisco. El exnuncio también señala al
cardenal Donald Wuerl, actual arzobispo de Washington, acusado de encubrir los abusos de
Pensilvania. Según el denunciante, también conocía el caso de McCarrick: “Yo mismo hablé
del tema con el cardenal Wuerl en varias ocasiones, y no necesité entrar en detalles porque
quedó claro inmediatamente que era plenamente consciente de ello. […]. Sus declaraciones
recientes diciendo que no sabía nada sobre este tema… son de risa. Miente
vergonzosamente”.

Viganò no deja títere con cabeza y la misiva está llena de dardos al círculo más cercano del
Papa –también en cuestiones personales y de orientación sexual-, entre los que están el
secretario de Estado, Pietro Parolin o su consejero, el cardenal Maradiaga, a quien acusa de
insultar a las víctimas para tapar escándalos en su país. Al anterior secretario de
Estado, Tarciso Bertone, responsable de su traslado forzoso a Washington, le acusa de
promover sistemáticamente a "homosexuales". Pero también apunta con nombres y apellidos
contra un reguero de cardenales, obispos y responsables de las congregaciones que,
supuestamente, supieron durante de años del comportamiento de McCarrick y lo ocultaron.

El tono destila una cierta inquina personal y altas dosis de homofobia. Tampoco deja duda de
que el momento elegido para su publicación forma parte de la persistente campaña
ultraconservadora procedente de EE UU contra el actual Pontífice, a la que Viganò se ha
unido recientemente (el mes pasado participó en una reunión de prelados contrarios a
Francisco en un hotel de Roma). Pero el contenido de las acusaciones va mucho más allá de
lo que normalmente estos círculos habían planteado y ha despertado cierta estupefacción. No
son solo insinuaciones, está firmada y dispara contra todo tipo de cargos. “El cardenal Wuerl,
consciente de los abusos cometidos por el cardenal McCarrick y de las sanciones que le
había impuesto Benedicto XVI, se saltó la orden del Papa y le permitió residir en un seminario
en Washington D.C. Haciendo eso puso en riesgo a otros seminaristas”, insiste en su carta.

McCarrick siempre había negado los hechos y recientemente manifestó a través de un


comunicado su “plena” colaboración con las autoridades vaticanas. Sin embargo, el pasado
20 de junio una comisión de investigación en Nueva York determinó que las acusaciones
“estaban fundamentadas y eran creíbles”. Como respuesta, esa misma semana, el secretario
de Estado vaticano, el cardenal Pietro Parolin, ordenó que el purpurado abandonara el
servicio público, siguiendo las instrucciones del Papa.El pasado 20 de julio, un hombre rompió
su silencio después de 40 años y aseguró al The New York Times que el cardenal McCarrick,
que se hacía llamar entre los muchachos de su parroquia uncle Ted (tío Ted), había abusado
de él cuando tenía 11 años. El entonces sacerdote tenía 39 años y había continuado
abusando durante dos decenios más.
Segue una serie di articoli di Infovaticana e traduzione in spagnolo del documento di Viganò

A continuación, replicamos la noticia publicada por InfoVaticana el pasado 5 de


agosto. Hoy leerla de nuevo estremece: Cuando Francisco bromeaba con
McCarrick sobre el infierno mientras le enviaba como emisario papal por el
mundo, ya sabía de las graves acusaciones de abusos sexuales que pesaban sobra el
octogenario cardenal.

Los irlandeses tienen un nombre para los que son como Ted McCarrick: sleeveen. Un sleeveen es
un embaucador astuto, un pico de oro cuyo don de palabra tima y engaña a la gente.
Los sleeveens suelen tener éxito en política porque tienen encanto y dan confianza a la gente, sobre
todo a los poderosos.

Ted McCarrick es el típico irlandés locuaz, que teje entrañables historias autocríticas y que rocía sus
discursos y homilías con chistes irlandeses. McCarrick tiene el don de la palabra, que ha utilizado
durante décadas, como un eficaz miembro de un grupo de presión, un recaudador de fondos y como
el clérigo con mayor influencia política. Incluso ahora, que es casi nonagenario, este pico de oro
parece un atractivo, incluso simpático, duende.

Si le escuchamos con atención, nos damos cuenta que no puede evitar jactarse de su cercana
relación y sus conversaciones con el Papa Francisco. Según McCarrick, Bergoglio y él son viejos
amigos cuyos caminos se han cruzado a lo largo de décadas.

En octubre de 2013, McCormick dio una conferencia en Villanova titulada, “Who is Pope Francis”
(Quién es el Papa Francisco). Durante la charla, McCarrick compartió con el público una
conversación que había tenido con el Papa Francisco, recién elegido. McCarrick le contó a la
audiencia que había tenido un grave infarto cuando estaba en el Vaticano para participar en el
cónclave de 2013. Cuando volvió del hospital al seminario donde estaba alojado, su teléfono sonó:
era el Papa Francisco, que acababa de ser elegido, para preguntar sobre su estado de salud.

McCarrick transmitió a la audiencia la conversación que había tenido con el Papa: “Le dije que
creía que el Señor seguía teniendo trabajo para mí”. El Papa le respondió: “O tal vez el diablo no
tiene preparado tu alojamiento”.

Esta misma historia la contó el cardenal McCarrick en 2014, en una entrevista que le hizo David
Gibson para el Washington Post titulada: “Globe-trotting Cardinal Theodore McCarrick is almost
84, and working harder than ever” (El cardenal Theodore McCarrick, trotamundos de casi 84
años, trabaja más que nunca).

McCarrick también la contó a Gibson otro curioso intercambio de palabras con el Papa Francisco,
cuando este se sorprendió al ver al cardenal McCarrick durante la visita pontificia a Tierra Santa de
mayo de 2014:

“McCarrick viaja con regularidad a Oriente Medio y estuvo en Tierra Santa cuando el Papa
Francisco visitó estos lugares en mayo.

“¡Los malos nunca mueren!”, bromeó el Papa cuando vio a McCarrick de nuevo”.

¡Los malos nunca mueren! ¿Era una simple broma, o el indicio de que el Papa era consciente de la
sórdida conducta de McCarrick con seminaristas y niños?

Pregúntele a cualquier víctima de McCarrick, le dirá que era malo, protegido durante décadas por
sus hermanos obispos y cardenales, que conocían su conducta inmoral y criminal y miraron hacia
otro lado.

Estas bromas del Papa, contadas por el propio McCarrick, plantean la cuestión de si el Papa
Francisco sabía de las acusaciones de mala conducta sexual de McCarrick y los acuerdos legales.

Edward Pentin, el correspondal para el Vaticano del National Catholic Register informa de
que un alto responsable de la curia ha afirmado que la red homosexual en el Vaticano “es peor que
nunca”. Y que en los últimos cinco años, durante todo el papado de Francisco, el cardenal
McCarrick ha podido dar la vuelta al mundo como emisario papal para varias organizaciones
caritativas católicas.

Elizabeth Yore es una abogada defensora del menor a nivel internacional, que ha investigado los
casos de abuso sexual infantil por parte del clero. Publicado originalmente en LifeSiteNews.
Traducción de Elena Faccia para InfoVaticana
Por INFOVATICANA | 26 agosto, 2018

Puede descargar el documento en PDF aquí

TESTIMONIO

de

Mons. Carlo Maria Viganò

Arzobispo titular de Ulpiana

Nuncio Apostólico

En este momento trágico que está atravesando la Iglesia en varios lugares del mundo: Estados
Unidos, Chile, Honduras, Australia, etc., la responsabilidad de los obispos es serísima. Pienso en
especial en los Estados Unidos, donde fui enviado como Nuncio Apostólico por el Papa Benedicto
XVI el 19 de octubre de 2011, memoria de los Primeros Mártires de América del Norte. Los
obispos de los Estados Unidos están llamados, y yo con ellos, a seguir el ejemplo de esos primeros
mártires que llevaron el Evangelio a tierras de América, a ser testimonios creíbles del amor
inconmensurable de Cristo, Camino, Verdad y Vida.

Obispos y sacerdotes, abusando de su autoridad, han cometido crímenes horrendos en detrimento de


sus fieles, menores, víctimas inocentes, hombres jóvenes deseosos de ofrecer su vida a la Iglesia, o
han permitido, con su silencio, que dichos crímenes siguieran siendo perpetrados.

Para devolver la belleza de la santidad al rostro de la Esposa de Cristo, terriblemente desfigurado


por tantos delitos abominables, y si queremos sacar de verdad a la Iglesia de la fétida ciénaga en la
que ha caído, tenemos que tener la valentía de derribar esta cultura de omertày confesar
públicamente las verdades que hemos mantenido ocultas. Es necesario derribar el muro
de omertà con el que los obispos y sacerdotes se han protegido a ellos mismos en detrimento de sus
fieles; omertà que, a los ojos del mundo, corre el riesgo de hacer aparecer a la Iglesia como un
secta, omertà no muy distinta de la que encontramos vigente en la mafia. “Lo que digáis en la
oscuridad… se pregonará desde la azotea” (Lc 12, 3).

Siempre he creído y esperado que la jerarquía de la Iglesia pudiera encontrar en sí misma los
recursos espirituales y la fuerza para sacar a la luz la verdad, para enmendarse y renovarse. Por esta
razón, aunque me lo habían pedido en varias ocasiones, siempre había evitado hacer declaraciones a
los medios de comunicación, incluso cuando habría estado en mi derecho hacerlo para defenderme
de las calumnias publicadas sobre mi persona por parte de altos prelados de la Curia romana. Pero
ahora que la corrupción ha llegado a los vértices de la jerarquía de la Iglesia, mi conciencia me
impone revelar esas verdades relacionadas con el tristísimo caso del arzobispo emérito de
Washington Theodore McCarrick, de las que tuve conocimiento durante los cargos que me fueron
confiados: por san Juan Pablo II como Delegado de las Representaciones Pontificias de 1998 a
2009, y por el Papa Benedicto XVI como Nuncio Apostólico en los Estados Unidos de América del
19 de octubre de 2011 a finales de mayo de 2016.

Como Delegado de las Representaciones Pontificias en la Secretaría de Estado, mis competencias


no se limitaban a las Nunciaturas Apostólicas, sino que incluían también ocuparme del personal de
la Curia romana (contratación de personal, promociones, procesos informativos sobre los
candidatos al episcopado, etc.) y el estudio de casos delicados, también de cardenales y obispos, que
eran confiados al Delegado por el Cardenal Secretario de Estado o por su Sustituto en la Secretaría
de Estado.

Para disipar las sospechas que han sido insinuadas en algunos artículos recientes, diré
inmediatamente que los Nuncios Apostólicos en los Estados Unidos Gabriel Montalvo y Pietro
Sambi, ambos fallecidos recientemente, informaron inmediatamente a la Santa Sede en cuanto
tuvieron conocimiento de los comportamientos gravemente inmorales del arzobispo McCarrick con
seminaristas y sacerdotes. Es más. La carta del padre Boniface Ramsey, O.P. del 22 de noviembre
de 2000, según cuanto escribió el Nuncio Pietro Sambi, la escribió por petición del llorado Nuncio
Montalvo. En la misma, el padre Ramsey, que había sido profesor en el seminario diocesano de
Newark desde finales de los años 80 hasta 1996, afirma que era un secreto a voces en el seminario
que el arzobispo “shared his bed with seminarians” [“compartía su cama con seminaristas”], e
invitaba a cinco cada vez para que pasaran con él el fin de semana en su casa de la playa. Y añadía
que conocía a un cierto número de seminaristas, algunos de los cuales fueron ordenados en la
archidiócesis de Newark, que habían sido invitados a susodicha casa y habían compartido cama con
el arzobispo.

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Mientras permanecí en el cargo que entonces desempeñaba, no tuve conocimiento de que la Santa
Sede hubiera tomado medida alguna al respecto tras la denuncia del Nuncio Montalvo a finales del
2000, cuando el cardenal Angelo Sodano era Secretario de Estado.

Asimismo, el Nuncio Sambi transmitió al cardenal Secretario de Estado Tarcisio Bertone un


memorándum de acusación contra McCarrick presentado por el sacerdote Gregory Littleton de la
diócesis de Charlotte, reducido al estado laico por violación de menores, junto a dos documentos
del mismo Littleton en los que relataba su triste historia como víctima de abusos sexuales
perpetrados por el entonces arzobispo de Newark y por varios sacerdotes y seminaristas. El Nuncio
añadía que Littleton, a partir de junio de 2006, había enviado este memorándum a una veintena de
personas entre autoridades judiciales civiles y eclesiásticas, policías y abogados y que era muy
probable, entonces, que la noticia se hiciera pública. Pedía, por consiguiente, una rápida
intervención de la Santa Sede.

Como Delegado de las Representaciones Pontificias estos documentos me fueron confiados el 6 de


diciembre de 2006 y redacté una Nota en la que exponía a mis superiores, el cardenal Tarcisio
Bertone y el sustituto Leonardo Sandri, que los hechos atribuidos a McCarrick por Littleton eran tan
graves y abominables que provocaban en el lector desconcierto, repugnancia, profunda pena y
amargura. Dichos hechos configuraban crímenes de captación; incitación a actos obscenos de
seminaristas y sacerdotes, repetidos y simultáneos con más personas; escarnio de un joven
seminarista que se resistió a las seducciones del arzobispo en presencia de otros dos sacerdotes;
absolución del cómplice en los actos obscenos; celebración sacrílega de la Eucaristía con los
mismos sacerdotes tras haber cometido dichos actos.

En esa Nota mía, que entregué ese mismo día 6 de diciembre de 2006 a mi directo superior, el
sustituto Leonardo Sandri, proponía a mis superiores las siguientes consideraciones y líneas de
acción:

 Considerando que a los muchos escándalos ya existentes en la Iglesia de los Estados Unidos parecía
que estaba a punto de añadirse uno especialmente grave en el que estaba implicado en primera
persona un cardenal
 y que por ley, al tratarse de un cardenal, según el canon 1405 § 1, n. 2, “ipsius Romani Pontificis
dumtaxat ius est iudicandi” [Es derecho exclusivo del Romano Pontífice juzgar en las causas];
 proponía que respecto al cardenal se tomara una medida ejemplar que pudiera tener una función
medicinal, para prevenir futuros abusos de víctimas inocentes y aplacar el gravísimo escándalo que
suponía para los fieles, que a pesar de todo seguían amando y creyendo en la Iglesia.

Añadí que sería saludable que, por una vez, la autoridad eclesial interviniera antes que la civil y, en
la medida de lo posible, antes de que el escándalo estallara en la prensa. Esto habría podido
devolver un poco de dignidad a una Iglesia afectada y humillada por el gran número de
comportamientos abominables de algunos de sus pastores. En tal caso, la autoridad civil ya no
tendría que juzgar a un cardenal, sino a un pastor hacia el cual la Iglesia ya había tomado las
medidas oportunas, para impedir que el cardenal, abusando de su autoridad, siguiera destruyendo a
víctimas inocentes.

Mis superiores conservaron esa Nota mía del 6 de diciembre, que nunca me devolvieron con una
eventual decisión en mérito.

Sucesivamente, hacia el 21-23 de abril de 2008, se publicó en internet, en el sitio


online richardsipe.com, el Statement for Pope Benedict XVI about the pattern of sexual abuse
crisis in the United States [Declaración para el Papa Benedicto XVI sobre el patrón de la crisis de
abusos sexuales en los Estados Unidos], de Richard Sipe, que el Prefecto de la Congregación para
la Doctrina de la Fe, cardenal William Levada, transmitió el 24 de abril al cardenal Secretario de
Estado Tarcisio Bertone, y que me entregaron un mes más tarde, el 24 de mayo de 2008.

El día siguiente yo entregué mi Nota al nuevo sustituto Fernando Filoni, en la que incluía la nota
precedente del 6 de diciembre de 2006. En ella hacía un resumen del documento de Richard Sipe,
que terminaba con este respetuoso y triste llamamiento al Papa Benedicto XVI: “I approach Your
Holiness with due reverence, but with the same intensity that motivated Peter Damian to lay out
before your predecessor, Pope Leo IX, a description of the condition of the clergy during his time.
The problems he spoke of are similar and as great now in the United States as they were then in
Rome. If Your Holiness requests I will submit to you personally documentation of that about which I
have spoken” [“Me dirijo a Su Santidad con el debido respeto, pero con la misma intensidad que
motivó a Pedro Damián a describir a su predecesor, el Papa León IX, las condiciones del clero en
su tiempo. Los problemas que él expuso son similares y tan importantes ahora en los Estados
Unidos como lo fueron entonces en Roma. Si Su Santidad lo solicita, puedo hacerle llegar
personalmente la documentación a la que me refiero“].
Terminaba esta Nota repitiendo a mis superiores que yo consideraba que había que intervenir lo
antes posible quitando el capelo cardenalicio al cardenal McCarrick e imponiéndole las sanciones
que establecía el Código de Derecho Canónico, que preveían también la reducción al estado laical.

Tampoco esta segunda Nota fue devuelta a la Oficina de Personal. Estaba muy desconcertado con
mis superiores por la inconcebible ausencia de medidas respecto al cardenal, y porque yo seguía sin
recibir ningún tipo de comunicación desde la primera Nota de diciembre de 2006.

Por fin supe con seguridad, por medio del cardenal Giovanni Battista Re, entonces prefecto de la
Congregación para los Obispos, que la valiente y digna Declaración de Richard Sipe había tenido el
resultado deseado. El Papa Benedicto había impuesto al cardenal McCarrick sanciones
similares a las impuestas ahora por el Papa Francisco: el cardenal tenía que irse del seminario
en el que vivía, se le prohibía celebrar en público, participar en reuniones púbicas, dar
conferencias, viajar, con la obligación de dedicarse a una vida de oración y penitencia.

No sé cuándo tomó el Papa Benedicto estas medidas respecto a McCarrick, si en 2009 o en 2010,
porque mientras tanto yo había sido trasladado al Gobernatorado del Estado de la Ciudad del
Vaticano; tampoco sé quién fue el responsable de esta increíble demora. No creo ciertamente que
fuera el Papa Benedicto, el cual, cuando era cardenal, ya había denunciado en varias ocasiones la
corrupción presente en la Iglesia y que, en los primeros meses de su pontificado, había tomado una
posición muy firme contra la admisión en los seminarios de jóvenes con profundas tendencias
homosexuales. Considero que fue debida al entonces primer colaborador del Papa, el cardenal
Tarcisio Bertone, notoriamente favorable a la promoción de homosexuales a puestos de
responsabilidad y que solía gestionar la información que consideraba oportuno hacer llegar al Papa.

En cualquier caso, lo que es cierto es que el Papa Benedicto impuso a McCarrick dichas
sanciones canónicas, que le fueron comunicadas por el Nuncio Apostólico en los Estados
Unidos, Pietro Sambi. Mons. Jean-François Lantheaume, entonces primer consejero de la
Nunciatura en Washington y Chargé d’Affaires a.i. tras la muerte inesperada del Nuncio Sambi en
Baltimore, me contó, cuando llegué a Washington –está dispuesto a dar su testimonio–, un coloquio
borrascoso, de más de una hora, entre el Nuncio Sambi y el cardenal McCarrick, que había sido
convocado en la Nunciatura: “La voz del Nuncio –me dijo Mons. Lantheaume–, se oía hasta en el
pasillo”.

El nuevo Prefecto de la Congregación para los Obispos, el cardenal Marc Ouellet, me comunicó
estas mismas medidas del Papa Benedicto en noviembre de 2011, en un coloquio antes de mi
partida hacia Washington, como parte de las instrucciones de dicha Congregación al nuevo nuncio.

Por mi parte, se las confirmé al cardenal McCarrick en el primer encuentro que tuve con él en la
nunciatura. El cardenal, farfullando de manera incomprensible, admitió que tal vez había cometido
el error de haber dormido en la misma cama con algún seminarista en su casa de la playa, pero lo
dijo como si el hecho no tuviera la más mínima importancia.

Los fieles se preguntan insistentemente cómo es posible que fuera nombrado para la sede de
Washington y que se le hiciera cardenal; tienen todo el derecho a saber quién sabía, quién encubrió
sus graves delitos. Y por este motivo es mi deber dar cuenta de lo que sé al respecto, empezando
por la Curia romana.
El cardenal Angelo Sodano fue Secretario de Estado hasta septiembre de 2006: a él le llegaba toda
la información. En noviembre de 2000, el Nuncio Montalvo le envió su informe transmitiéndole la
citada carta del padre Boniface Ramsey en la que denunciaba los graves abusos cometidos por
McCarrick.

Es bien sabido que Sodano intentó encubrir hasta el final el escándalo del padre Maciel: incluso
destituyó al Nuncio de Ciudad de Méjico, Justo Mullor, que se negaba a ser cómplice de sus
maniobras de encubrimiento de Maciel y en su lugar nombró a Sandri, entonces Nuncio en
Venezuela, que en cambio estaba muy dispuesto a colaborar. Sodano consiguió incluso que la Sala
de Prensa del Vaticano emitiera un comunicado en el que se afirmaba una falsedad, a saber: que el
Papa Benedicto había decidido que el caso Maciel tenía que considerarse cerrado. Benedicto
reaccionó, a pesar de la infatigable defensa de Sodano, y Maciel fue juzgado culpable e
irrevocablemente condenado.

¿Fue el nombramiento de McCarrick a la sede de Washington y a cardenal obra de Sodano cuando


ya Juan Pablo II estaba muy enfermo? No podemos saberlo. Sin embargo, es lícito pensarlo, pero no
creo que sea el único responsable. McCarrick iba con mucha frecuencia a Roma y tenía amigos por
doquier, a todos los niveles de la Curia. Si Sodano había protegido a Maciel, como parece que así
fue, no hay razón para que no protegiera también a McCarrick, que en opinión de muchos tenía los
medios económicos para influir en las decisiones. En cambio, el entonces prefecto de la
Congregación para los Obispos, el cardenal Giovanni Battista Re, se había opuesto a su
nombramiento a la sede de Washington. En la Nunciatura de Washington hay una nota, escrita de su
puño y letra, en la que el cardenal Re se disocia de dicho nombramiento y afirma que McCarrick
estaba en el puesto 14 en la lista para la sede de Washington.

Al cardenal Tarcisio Bertone, como Secretario de Estado, se le remitió el informe del Nuncio
Sambi con todos los documentos adjuntos y, presumiblemente, el Sustituto le entregó mis dos Notas
anteriormente citadas, la del 6 de diciembre de 2006 y la del 25 de mayo de 2008. Como ya he
apuntado, el cardenal no tenía inconveniente en presentar, de manera insistente, a candidatos
manifiestamente homosexuales activos para el episcopado -cito sólo el conocido caso de Vincenzo
di Mauro, nombrado arzobispo-obispo de Vigevano, destituido porque abusaba de sus seminaristas-,
como tampoco en filtrar y manipular la información que hacía llegar al Papa Benedicto.

El cardenal Pietro Parolin, actual Secretario de Estado, también se ha convertido en cómplice de


encubrimiento de los delitos de McCarrick; este, de hecho, tras la elección del Papa Francisco,
presumía abiertamente de sus viajes y misiones en distintos continentes. En abril de 2014,
el Washington Times había informado en primera página sobre un viaje de McCarrick a la
República Centroafricana en nombre del Departamento de Estado. Como Nuncio en Washington,
escribí al cardenal Parolin preguntándole si aún eran válidas las sanciones impuestas a McCarrick
por el Papa Benedicto. ¡Inútil decir que nunca hubo respuesta a mi carta!

Lo mismo se puede decir del cardenal William Levada, antiguo Prefecto de la Congregación para
la Doctrina de la Fe, y de los cardenales Marc Ouellet, Prefecto de la Congregación para los
Obispos, y Lorenzo Baldisseri, antiguo Secretario de la misma Congregación para los Obispos, y
del arzobispo Ilson de Jesus Montanari, actual Secretario de dicha Congregación. Todos, en
razón de su cargo, estaban al corriente de las sanciones impuestas por el Papa Benedicto a
McCarrick.
Los cardenales Leonardo Sandri, Fernado Filoni y Angelo Becciu, como Sustitutos de la
Secretaria de Estado, conocían con todo detalle la situación del cardenal McCarrick.

Lo mismo vale para los cardenales Giovanni Lajolo y Dominique Mamberti que, como
Secretarios para las Relaciones con los Estados, participaban varias veces a la semana en reuniones
colegiales con el Secretario de Estado.

En lo que respecta a la Curia romana, por ahora me detengo, aunque son bien conocidos los
nombres de otros prelados del Vaticano, también muy cercanos al Papa Francisco, como
el cardenal Francesco Coccopalmerio y el arzobispo Vincenzo Paglia, que pertenecen a la
corriente filohomosexual favorable a subvertir la doctrina católica respecto a la homosexualidad;
corriente que ya fue denunciada en 1986 por el cardenal Joseph Ratzinger, entonces Prefecto de la
Congregación para la Doctrina de la Fe, en la Carta a los obispos de la Iglesia católica sobre la
atención pastoral a las personas homosexuales. A la misma corriente, aunque con una ideología
distinta, pertenecen también los cardenales Edwin Frederick O’Brien y Renato Raffaele
Martino. Otros, pertenecientes a dicha corriente, residen incluso en la Domus Sanctae Marthae.

Paso ahora a los Estados Unidos. Obviamente, el primero en ser informado sobre las medidas
impuestas por el Papa Benedicto a McCarrick fue su sucesor en la sede de Washington, el cardenal
Donald Wuerl, cuya situación ahora está totalmente comprometida por las recientes revelaciones
sobre su comportamiento cuando era obispo de Pittsburgh.

Es del todo impensable que el Nuncio Sambi que, como romañolo, era una persona muy
responsable, leal, directa y explícita en su modo de ser, no le hubiera hablado del caso. En cualquier
caso, yo mismo abordé en más de un ocasión este tema con el cardenal Wuerl, y no tuve necesidad
de entrar en detalles porque tuve claro que estaba totalmente al corriente del caso. Recuerdo, sobre
todo, el hecho que tuve que llamar su atención porque me di cuenta que, en la contraportada a color
de una publicación de la archidiócesis, se anunciaba una invitación a un encuentro con el cardenal
McCarrick dirigida a jóvenes que creían tener vocación al sacerdocio. Telefoneé inmediatamente al
cardenal Wuerl, que me manifestó su asombro, diciéndome que no sabía nada de ese anuncio y que
se ocuparía de anular dicho encuentro. Si como sigue afirmando ahora no sabía nada de los abusos
cometidos por McCarrick y de las medidas tomadas por el Papa Benedicto, ¿cómo explica su
respuesta?

Sus declaraciones recientes, en las que afirma no haber sabido nunca nada, aunque al principio hace
astutamente referencia a las indemnizaciones a las dos víctimas, son totalmente ridículas. El
cardenal miente descaradamente y, ademas, induce a la mentira a su canciller, mons. Antonicelli.

Pero el cardenal Wuerl ya había mentido claramente en otra ocasión. Tras un evento moralmente
inaceptable autorizado por las autoridades académicas de la Universidad de Georgetown, yo había
llamado la atención de su presidente, John DeGioia, al que seguidamente envié dos cartas. Antes de
enviarlas al destinatario, por corrección, entregué personalmente copia de las mismas al cardenal
con una misiva de acompañamiento. El cardenal me dijo que no tenía conocimiento de los hechos.
Sin embargo, evitó dar acuse de recibo de mis dos cartas, contrariamente a lo que solía hacer.
Después supe que hacía siete años que en la Universidad de Georgetown se llevaba a cabo dicho
evento. Pero, ¡el cardenal no sabía nada!

El cardenal Wuerl, además, consciente de los continuos abusos cometidos por el cardenal
McCarrick y de las sanciones que le había impuesto el Papa Benedicto, transgrediendo la orden del
Papa le había permitido residir en un seminario de Washington D.C., poniendo en peligro a otros
seminaristas.

El obispo Paul Bootkoski, emérito de Metuchen, y el arzobispo John Myers, emérito de Newark,
encubrieron los abusos cometidos por McCarrick en sus respectivas diócesis e indemnizaron a dos
de sus víctimas. No pueden negarlo y tienen que ser interrogados para que revelen las circunstancias
y las responsabilidades al respecto.

El cardenal Kevin Farrell, entrevistado recientemente por los medios de comunicación, también
ha afirmado no haber tenido la más mínima sospecha de los abusos cometidos por McCarrick.
Teniendo en cuenta su currículum en Washington, Dallas y ahora en Roma, creo que nadie puede,
con toda honestidad, creer en lo que dice. No sé si alguien le ha preguntado en alguna ocasión si
conocía los crímenes de Maciel. Si tuviera que negarlo, ¿alguien le creería visto que ha tenido tareas
de responsabilidad como miembro de los Legionarios de Cristo?

Respecto al cardenal Sean O’Malley me limito a decir que sus últimas declaraciones sobre el caso
McCarrick son desconcertantes, y oscurecen totalmente su transparencia y credibilidad.

***

Mi conciencia me obliga también a revelar hechos que he vivido en primera persona relacionados
con el Papa Francisco, que tienen un significado dramático y que, como obispo que comparte la
responsabilidad colegial de todos los obispos hacia la Iglesia universal, no me permiten callar, y que
aquí afirmo, dispuesto a confirmarlos bajo juramento llamando a Dios como mi testigo.

En los últimos meses de su pontificado, el Papa Benedicto XVI había convocado en Roma una
reunión de todos los Nuncios Apostólicos, como ya habían hecho anteriormente Pablo VI y san
Juan Pablo II en muchas ocasiones. La fecha fijada para la Audiencia con el Papa era el viernes 21
de junio de 2013. El Papa Francisco mantuvo este compromiso tomado por su predecesor.
Naturalmente, yo también viajé a Roma desde Washington. Se trataba de mi primer encuentro con
el nuevo Papa, elegido tres meses antes, después de la renuncia del Papa Benedicto.

La mañana del jueves 20 de junio de 2013 me dirigí a la Domus Sanctae Marthae, para unirme a
mis compañeros, que estaban allí alojados. En cuanto entré en el hall me encontré con el cardenal
McCarrick, revestido con el hábito talar con esclavina fileteada. Le saludé con respeto, como había
hecho siempre. Él me dijo inmediatamente, con un tono entre ambiguo y triunfante: “El Papa me
ha recibido ayer;mañana me voy a China”.

Entonces no sabía nada de su larga amistad con el cardenal Bergoglio y del importante papel que
había jugado en su reciente elección, como el mismo McCarrick reveló al cabo de un tiempo en una
conferencia que dio en la Villanova University y en una entrevista al Catholic National
Reporter; tampoco había pensado nunca en el hecho que había participado en los encuentros
preliminares del reciente cónclave, y en el papel que había podido tener como elector en el cónclave
de 2005. Por eso no capté inmediatamente el significado del mensaje encriptado que McCarrick me
había lanzado; mensaje que se hizo evidente para mí en los días inmediatamente sucesivos.

Al día siguiente tuvo lugar la Audiencia con el Papa Francisco. Después del discurso, en parte leído
y en parte improvisado, el Papa quiso saludar uno a uno a todos los nuncios. En fila india, recuerdo
que yo era el último. Cuando llegó mi turno, tuve apenas tiempo de decirle: “Soy el nuncio en los
Estados Unidos”, cuando él, sin ningún preámbulo, me reprendió con estas palabras: “¡Los obispos
de los Estados Unidos no deben estar ideologizados! ¡Tienen que ser pastores!”. Naturalmente, no
estaba en condiciones de pedir explicaciones sobre el significado de sus palabras y por el modo
agresivo con el que me había increpado. Tenía en la mano un libro en portugués que el cardenal
O’Malley me había entregado para el Papa unos días antes, diciéndome: “Así repasa el portugués
antes de ir a Río para la Jornada Mundial de la Juventud”. Se lo entregué rápidamente, librándome
así de una situación extremamente desconcertante e incómoda.

Al término de la Audiencia el Papa anunció: “Los que el próximo domingo estén aún en Roma
están invitados a concelebrar conmigo en la Domus Sanctae Marthae”. Naturalmente, pensé en
quedarme para aclarar cuanto antes lo que el Papa había querido decirme.

El domingo 23 de junio, antes de la concelebración con el Papa, le pedí a mons. Ricca, que como
responsable de la casa nos ayudaba a revestirnos de los ornamentos sacerdotales, si podía
preguntarle al Papa si podía recibirme a lo largo de la semana siguiente. ¿Cómo podía volver a
Washington sin haber aclarado lo que el Papa quería de mí? Terminada la misa, mientras el Papa
saludaba a los pocos laicos presentes, mons. Fabian Pedacchio, su secretario argentino, vino hacia
mí y me dijo: “El Papa me ha pedido que le pregunte si está libre ahora”. Obviamente le respondí
que estaba a disposición del Papa y que le agradecía que me recibiera tan rápido. El Papa me llevó
al primer piso, donde está su apartamento, y me dijo: “Tenemos 40 minutos antes del Angelus”.

Empecé yo la conversación, preguntándole al Papa qué había querido decirme con las palabras que
me había dirigido cuando le había saludado el viernes anterior. Y el Papa, con un tono muy distinto,
amigable, casi afectuoso, me dijo: “Sí, los obispos de los Estados Unidos no deben estar
ideologizados, no deben ser de derechas como el arzobispo de Filadelfia, (el Papa no mencionó el
nombre del arzobispo), tienen que ser pastores; y no deben ser de izquierdas –y añadió levantando
ambos brazos–, y cuando digo de izquierdas, quiero decir homosexuales”. Naturalmente, no
comprendí la lógica de la correlación entre ser de izquierdas y ser homosexuales, pero no añadí
nada más.

Entonces, el Papa me preguntó con tono muy cordial: “¿Cómo es el cardenal McCarrick?”. Le
respondí con total franqueza y, si lo desean, con mucha ingenuidad: “Santo Padre, no sé si usted
conoce al cardenal McCarrick, pero si le pregunta a la Congregación para los Obispos, hay un
dossier así de grande sobre él. Ha corrompido a generaciones de seminaristas y sacerdotes, y el
Papa Benedicto le ha impuesto retirarse a una vida de oración y penitencia”. El Papa no hizo el
más mínimo comentario a mis graves palabras y su rostro no mostró ninguna expresión de sorpresa,
como si ya conociera la situación desde hace tiempo, y cambió enseguida de tema. Pero, entonces,
¿con qué fin el Papa me había hecho esa pregunta: “Cómo es el cardenal McCarrick”?
Evidentemente, quería saber si yo era aliado o no de McCarrick.

De vuelta ya en Washington vi todo con gran claridad, gracias también a un nuevo hecho que
sucedió pocos días después de mi encuentro con el Papa Francisco. En la toma de posesión de
mons. Mark Seitz como obispo de la diócesis de El Paso el 9 de julio de 2013, envié al primer
Consejero, mons. Jean-François Lantheaume, mientras yo, ese mismo día, iba a Dallas para un
encuentro internacional sobre Bioética. Cuando volvió, mons. Lantheaume me contó que en El Paso
se había encontrado con el cardenal McCarrick el cual, en un aparte, le había dicho casi las mismas
palabras que el Papa me había dicho a mí en Roma: “Los obispos de los Estados Unidos no deben
estar ideologizados, no tienen que ser de derechas, tienen que ser pastores…”. ¡Me quedé atónito!
Estaba claro que las palabras de reproche que el Papa Francisco me había dirigido ese 21 de junio
de 2013 se las había puesto en los labios el día antes el cardenal McCarrick. También la mención
que el Papa había hecho “no como el arzobispo de Filadelfia” conducía a McCarrick, porque entre
ambos había habido una fuerte discusión respecto a la admisión a la comunión de los políticos
favorables al aborto: McCarrick había manipulado, en su comunicado a los obispos, una carta del
entonces cardenal Ratzinger que prohibía darles la comunión. También sabía cuán unidos estaban a
McCarrick algunos cardenales como Mahony, Levada y Wuerl, que habían obstaculizado los
nombramientos más recientes del Papa Benedicto para sedes importantes como Filadelfia,
Baltimore, Denver y San Francisco.

No satisfecho con la trampa que me había tendido el 23 de junio de 2013 al preguntarme sobre
McCarrick, unos meses después, en la audiencia que me concedió el 10 de octubre de 2013, el Papa
Francisco me tendió una segunda, esta vez respecto a otro protegido suyo, el cardenal Donald
Wuerl. Me preguntó: “¿El cardenal Wuerl cómo es, bueno o malo?”. “Santo Padre –le respondí–,
no le diré si es bueno o malo, pero le contaré dos hechos”. Y le conté los dos hechos que he
mencionado anteriormente, relacionados con la indiferencia pastoral de Wuerl ante las desviaciones
aberrantes en la Universidad de Georgetown, y la invitación que hizo la archidiócesis de
Washington a jóvenes aspirante al sacerdocio a un encuentro con McCarrick. También en esta
ocasión el Papa no tuvo ninguna reacción.

Era evidente que a partir de la elección del Papa Francisco, McCarrick, liberado de cualquier
obligación, se sentía libre de viajar continuamente, dar conferencias y entrevistas. En un juego de
equipo con el cardenal Rodriguez Maradiaga, se había convertido en el kingmaker [hacedor de
reyes] de los nombramientos en la Curia y en los Estados Unidos, y en el consejero más escuchado
en el Vaticano para las relaciones con la administración Obama. Se explica así que, como miembros
de la Congregación para los Obispos, el Papa sustituyera al cardenal Burke con Wuerl y nombrara
de inmediato a Cupich, al que también hizo cardenal. Con dichos nombramientos, la Nunciatura de
Washington estaba fuera de juego en relación al nombramientos de los obispos. Además, nombró al
brasileño Ilson de Jesus Montanari -gran amigo de su secretario privado argentino Fabian
Pedacchio-, Secretario de la Congregación para los Obispos y Secretario del Colegio de
Cardenales, promoviéndole, en un solo movimiento, de simple oficial de ese dicasterio a Arzobispo
Secretario. ¡Nunca se había visto algo así para un cargo tan importante!

Los nombramientos de Blase Cupich en Chicago y de William Tobin enNewark fueron


orquestados por McCarrick, Maradiaga y Wuerl, que están unidos por un pacto infame de abusos
por parte del primero, y de encubrimiento de los abusos por parte de los otros dos. Sus nombres no
figuraban entre los presentados por la Nunciatura para Chicago y Newark.

Respecto a Cupich, no pasa inobservada su clara arrogancia y desfachatez al negar lo que es


evidente para todos: que el 80% de los abusos cometidos contra jóvenes adultos han sido cometidos
por homosexuales en una relación de autoridad hacia sus víctimas.

En el discurso que hizo cuando tomó posesión de la sede de Chicago, en la que estuve presente
como representante del Papa, Cupich dijo, como una salida chistosa, que ciertamente no se debería
esperar del nuevo arzobispo que caminara sobre las aguas. Bastaría tal vez que fuera capaz de
permanecer con los pies en la tierra y que, cegado por su ideología pro gay, no intentase cambiar la
realidad, como ha afirmado en una entrevista reciente concedida a America. Ostentando su especial
competencia en materia al haber sido Presidente del Committee on Protection of Children and
Young People [Comité de Protección de la Infancia y de los Jóvenes] de la Conferencia Episcopal
estadounidense, ha afirmado que el problema principal en la crisis de los abusos sexuales por parte
del clero no es la homosexualidad, y que afirmar esto es sólo un modo de distraer la atención del
verdadero problema: el clericalismo. Para sostener esta tesis, Cupich ha hecho “extrañamente”
referencia a los resultados de una investigación llevada a cabo en el punto álgido de la crisis de los
abusos sexuales contra menores de inicios de los años 2000, ignorando “cándidamente” que los
resultados de dicha investigación fueron totalmente desmentidos por los sucesivos Informes
independientes realizados por el John Jay College of Criminal Justice de 2004 y de 2011, en los que
se concluía que, en los casos de abusos sexuales, el 81% de las víctimas eran varones. De hecho, el
padre Hans Zollner, S.J., vicerrector de la Pontificia Universidad Gregoriana, presidente del Centre
for Child Protection [Centro para la Protección de la Infancia] y miembro de la Pontificia
Comisión para la Protección de Menores, ha declarado recientemente al periódico La Stampa, que
“en la mayor parte de los casos se trata de abusos homosexuales”.

También el nombramiento de McElroy a la diócesis de San Diego fue orquestada desde arriba, con
una orden perentoria cifrada y dirigida a mí como Nuncio por el cardenal Parolin: “Reserve la sede
de San Diego para McElroy”. También McElroy era consciente de los abusos cometidos por
McCarrick, como demuestra una carta que le dirigió Richard Sipe el 28 de julio de 2016.

A estos personajes están estrechamente vinculados individuos que pertenecen principalmente al ala
desviada de la Compañía de Jesús, por desgracia hoy en día mayoritaria, y que ya había sido motivo
de seria preocupación para Pablo VI y los pontífices sucesivos. Basta pensar en el padre Robert
Drinan, S.J., elegido cuatro veces a la Cámara de Representantes, firme defensor del aborto, o en
el padre Vincent O’Keefe, S.J., uno de los principales promotores del documento The Land O’
Lakes Statement de 1967, que comprometió de manera muy grave la identidad católica de las
Universidades de los Estados Unidos. Obsérvese que también McCarrick, estrechamente vinculado
al ala desviada de los jesuitas y en esa época Presidente de la Universidad católica de Puerto Rico,
participó en esa nefasta tarea, tan deletérea para la formación de las conciencias de la juventud
americana.

El padre James Martin, S.J., ensalzado por los personajes antes mencionados, sobre todo
por Cupich, Tobin, Farrell y McEnroy, nombrado Consultor del Dicasterio para las
Comunicaciones, conocido activista que impulsa la agenda LGBT y elegido para corromper a los
jóvenes que participarán próximamente en Dublín en el Encuentro Mundial de las Familias, es sólo
el más reciente y triste ejemplo de esa ala desviada de la Compañía de Jesús.

El Papa Francisco ha pedido en numerosas ocasiones total transparencia en la Iglesia, y a los


obispos y fieles que actúen con parresía. Los fieles de todo el mundo se la exigen también a él
de manera ejemplar. Que diga desde cuándo tenía conocimiento de los crímenes cometidos
por McCarrick abusando de su autoridad con seminaristas y sacerdotes.

En cualquier caso, el Papa tuvo conocimiento de ellos por mí el 23 de junio de 2013 y siguió
encubriendo a McCarrick, sin tener en cuenta las sanciones que le había impuesto el Papa
Benedicto y haciendo de él su fiel consejero junto con Maradiaga.
Este, Maradiaga, se siente tan seguro de la protección del Papa que puede tachar de “cotilleos” los
llamamientos insistentes de decenas de seminaristas suyos, que han tenido la valentía de escribirle
una carta después de que uno de ellos intentara suicidarse debido a los abusos homosexuales que se
cometen en el seminario.

Los fieles ya se han dado claramente cuenta de cuál es la estrategia de Maradiaga: insultar a las
víctimas para salvarse a sí mismo, mentir a ultranza para encubrir la vorágine de abusos de poder,
de mala gestión en la administración de los bienes de la Iglesia, de desastres financieros, también de
amigos íntimos, como es el caso del embajador de Honduras, Alejandro Valladares, antiguo Decano
del Cuerpo Diplomático ante la Santa Sede.

En el caso del obispo auxiliar Juan José Pineda, después del artículo aparecido el pasado mes de
febrero en el semanal L’Espresso, Maradiaga había declarado al periódico Avvenire: «Fue mi
obispo auxiliar Pineda el que pidió la visita, para así “limpiar” su nombre tras las calumnias de
que había sido objeto». Ahora, de Pineda se ha publicado sólo que su dimisión ha sido
sencillamente aceptada, haciendo desaparecer de este modo en la nada cualquier probable
responsabilidad suya y de Maradiaga.

En nombre de la transparencia tan defendida por el Papa, hay que hacer público el informe que el
Visitador Apostólico, el obispo argentino Alcides Casaretto, entregó al Papa, y sólo a él, hace más
de un año.

Por último, también el reciente nombramiento como Sustituto del Arzobispo Edgar Peña
Parra tiene una vinculación con Honduras, es decir, con Maradiaga. Peña Parra, de hecho, prestó
servicio de 2003 al 2007 en la Nunciatura en Tegucigalpa como Consejero. Cuando yo era
Delegado para las Representaciones Pontificias me habían llegado informaciones preocupantes
sobre él.

En Honduras está a punto de repetirse un escándalo de dimensiones descomunales como el de


Chile. El Papa defiende a ultranza a su hombre, el cardenal Rodriguez Maradiaga, como había
hecho en Chile con el obispo Juan de la Cruz Barros, que él mismo había nombrado obispo de
Osorno, en contra de la opinión de los obispos chilenos. Primero insultó a las víctimas de los
abusos; después, cuando se vio obligado debido al clamor de los medios de comunicación y a la
revuelta de las víctimas y los fieles chilenos, reconoció su error y pidió perdón, aunque afirmando
que había sido mal informado, provocando así una situación desastrosa en la Iglesia del país, pero
protegiendo aún a dos cardenales chilenos, Errazuriz y Ezzati.

El comportamiento del Papa tampoco ha sido distinto en el triste caso de McCarrick. Sabía, por lo
menos desde el 23 de junio de 2013, que McCarrick era un depredador en serie. Y aunque sabía que
era un corrupto, lo ha encubierto a ultranza; es más, ha hecho suyos los consejos que McCarrick le
daba, y que no estaban ciertamente inspirados por sanas intenciones y por su amor a la Iglesia. Sólo
cuando se ha visto obligado por la denuncia de un menor, y siempre en función del aplauso de los
medios de comunicación, ha tomado medidas para, así, salvaguardar su imagen mediática.

En los Estados Unidos se eleva ahora una única voz, procedente sobre todo de los fieles laicos, a los
que últimamente se han unido algunos obispos y sacerdotes, que pide que todos los que han
encubierto con su silencio el comportamiento criminal de McCarrick, o que se han servido de él
para hacer carrera o promover sus intenciones, ambiciones o su poder en la Iglesia, tienen que
presentar su dimisión.
Pero esto no basta para sanar la situación de los gravísimos comportamientos inmorales cometidos
por parte del clero, obispos y sacerdotes. Es necesario proclamar un tiempo de conversión y
penitencia. Es necesario que el clero y los seminarios recuperen la virtud de la castidad. Es
necesario luchar contra la corrupción del uso impropio de los recursos de la Iglesia y de las ofertas
de los fieles. Es necesario denunciar la gravedad de la conducta homosexual. Es necesario erradicar
las redes de homosexuales existentes en la Iglesia, como ha escrito recientemente Janet Smith,
profesora de Teología Moral en el Seminario Mayor Sagrado Corazón de Detroit. “El problema de
los abusos del clero –ha escrito–, no podrá resolverse sólo con la dimisión de algunos obispos, ni
tampoco con nuevas directrices burocráticas. El centro del problema son las redes homosexuales
existentes en el clero, que tienen que ser erradicadas”. Estas redes homosexuales, difundidas ya en
muchas diócesis, seminarios, órdenes religiosas, etc., actúan protegidas por el secreto y la mentira
con la fuerza de los tentáculos de un pulpo, triturando a las víctimas inocentes, a las vocaciones
sacerdotales y estrangulando a toda la Iglesia.

Imploro a todos, sobre todo a los obispos, para que rompan el silencio y, así, derrotar esta
cultura de omertà tan difundida, denunciando a los medios de comunicación y a las
autoridades civiles los casos de abuso de los que tengan conocimiento.

Escuchemos el mensaje más potente que nos ha dejado en herencia san Juan Pablo II: ¡No tengáis
miedo! ¡No tengáis miedo!

El Papa Benedicto, en su homilía para la Festividad de la Epifanía de 2008, nos recordaba que el
plan de salvación del Padre se ha revelado y realizado plenamente en el misterio de la muerte y
resurrección de Cristo, pero tiene que ser escuchado por la historia humana, que es siempre historia
de fidelidad por parte de Dios y, lamentablemente, también de infidelidad por parte de nosotros los
hombres. La Iglesia, depositaria de la Nueva Alianza, sellada con la sangre del Cordero, es santa
pero formada por pecadores, como escribió san Ambrosio: la Iglesia es “immaculata ex maculatis”,
es santa y sin mancha aun estando formada en su recorrido terrenal por hombres manchados de
pecado.

Quiero recordar esta verdad indefectible de la santidad de la Iglesia a todos aquellos que, ante el
abominable y sacrílego comportamiento del antiguo arzobispo de Washington, Theodore
McCarrick, y ante la grave, desconcertante y pecaminosa conducta del Papa Francisco y
la omertàde muchos pastores, están tan profundamente escandalizados que sienten la tentación de
abandonar la Iglesia, desfigurada por tantas ignominias.

El Papa Francisco, en el Angelus del domingo 12 de agosto de 2018 ha pronunciado estas palabras:
“Cada uno es culpable del bien que podía hacer y no ha hecho… Si no nos oponemos al mal, lo
alimentamos de manera tácita. Es necesario intervenir donde el mal se difunde; porque el mal se
difunde donde faltan cristianos valientes que se opongan con el bien”. Si esta, justamente, hay
que considerarla una grave responsabilidad moral para cada fiel, es aún más grave para el supremo
pastor de la Iglesia que, en el caso de McCarrick, no sólo no se ha opuesto al mal, sino que se ha
asociado para llevar a cabo el mal con quien sabía que estaba profundamente corrompido, ha
seguido los consejos de quien sabía que era un perverso, multiplicando así de manera exponencial,
con su autoridad suprema, el mal actuado por McCarrick. ¡Y a cuántos malos pastores Francisco
sigue apoyando en su acción de destrucción de la Iglesia!
Francisco está abdicando del mandato que Cristo dio a Pedro de confirmar a sus hermanos. Es más,
con acción los ha dividido, los induce en error, anima a los lobos a seguir destrozando a las ovejas
del grey de Cristo.

En este momento extremamente dramático para la Iglesia universal tiene que reconocer sus errores
y, en coherencia con el proclamado principio de tolerancia cero, el Papa Francisco tiene que ser el
primero en dar ejemplo a los cardenales y obispos que han encubierto los abusos de
McCarrick y tiene que dimitir con todos ellos.

¡Aun en el desconcierto y en la tristeza por la gravedad de todo lo que está sucediendo, no


perdamos la esperanza! Sabemos bien que la gran mayoría de nuestros pastores viven con
fidelidad y dedicación su vocación sacerdotal.

En los momentos de grandes pruebas es cuando la gracia del Señor se revela con sobreabundancia y
pone su ilimitada misericordia a disposición de todos; pero esta es concedida sólo a quien esté
verdaderamente arrepentido y se proponga sinceramente enmendarse. Este es el tiempo oportuno
para que la Iglesia confiese sus pecados, se convierta y haga penitencia.

Recemos todos por la Iglesia y por el Papa, ¡recordemos cuántas veces nos ha pedido que
recemos por él!

Renovemos todos la fe en la Iglesia nuestra madre: “¡Creo en la Iglesia, una, santa, católica y
apostólica!”.

¡Cristo no abandonará nunca a su Iglesia! ¡La ha generado con su sangre y la reanima


continuamente con su Espíritu!

María, Madre de la Iglesia, ¡reza por nosotros!

María Virgen Regina, Madre del Rey de la gloria, ¡reza por nosotros!

Roma, a 22 de agosto de 2018

Santísima María Virgen Reina

Traducción de Helena Faccia para InfoVaticana


Por Carlos Esteban | 26 agosto, 2018

Todos lo sabían. Lo sabía el Papa Francisco, sí, pero también muchos otros altos
personajes de la Curia: Sodano, Bertone, Parolin, Levada, Ouellet, Becciu… Si la
sobrecogedora y exhaustiva confesión del arzobispo Carlo Maria Viganò es cierta,
podría decirse que la Curia entera estaba al tanto de las andanzas homosexuales del ex
cardenal Theodore McCarrick en particular y del penoso estado de la jerarquía
americana en general.

De la fiabilidad del documento solo puede responder su autor y las personas que nombra, a las que
informó con precisión de lo que hemos conocido solo hace unas semanas. De ser cierto lo que
escribe el arzobispo, cabe preguntarse por qué no se hizo nada al respecto, y cómo es posible que
ahora se exprese indignación y asombro por lo que se sabía desde hace tanto.

No es la primera vez que Viganò ha puesto en apuros a la alta jerarquía vaticana con sus
revelaciones. A principios de 2012 se desató un considerable revuelo cuando una cadena privada
italiana, La 7, aireó diversas cartas, algunas dirigidas al propio Benedicto XVI, en las que Carlo
Maria Viganò, número dos del Governatorado entre julio del 2009 y octubre del 2011, máximo
órgano de gobierno del Estado Vaticano, denunciaba casos flagrantes de corrupción y una pésima
gestión económica.

Al tomar posesión del puesto, Viganò descubrió inmediatamente que el sistema de concesión de
obras y licencias funcionaba con criterios más que regulares, que siempre se beneficiaba a las
mismas empresas y que los costes eran disparatados. El Vaticano estaba derrochando dinero a
espuertas, así que Viganò de dispuso a poner orden. El belén de la Plaza de San Pedro, por ejemplo,
costaba 550.000 euros, una cifra que logró rebajar a 200.000 euros.

Tuvo éxito, al menos con respecto a las finanzas, pasando de 8 millones de euros en pérdidas a 34,4
millones de beneficios. Pero en ese proceso, como es fácil imaginar, enfureció a personajes
poderosos que se habían venido beneficiando de las corruptelas eliminadas. Se inició entonces una
operación de ‘asesinato de imagen’ del arzobispo, incluyendo artículos anónimos aparecidos en Il
Giornale, propiedad de Silvio Berlusconi.

Viéndose en el punto de mira, Viganò supo que sus días en la Curia estaban contados, como
reconoció en una carta enviada a Benedicto. Se recurrió a la socorrida ‘patada hacia arriba’,
nombrándosele nuncio en Washington, un puesto importante y delicadísimo pero que le alejaba de
las turbias aguas curiales.

En Estados Unidos, como se puede apreciar en el documento, Viganò siguió resultando ‘altamente
tóxico’ para la pandilla de obispos con excelentes contactos en Roma que seguían protegiendo a
McCarrick y a otros clérigos culpables de abusos, pese a las instrucciones inequívocas de Benedicto
XVI. Así que, en 2016, cuando al cumplir los 75 años Viganò envió la preceptiva renuncia a Su
Santidad, a Francisco le faltó tiempo para aceptarla.

El dilema ahora es inescapable: el arzobispo miente -una extensa y elaboradísima mentira, salpicada
con hechos y documentos comprobables- o tenemos un problema, uno muy grave, en la cúpula de la
Iglesia Universal.

De ser verdad, significaría que la Curia está podrida hasta la raíz.

De ser verdad, significaría que todos los personajes de peso, empezando por el propio Papa, conocía
el penoso estado de la Iglesia que ahora les causa ese “dolor” y esa “vergüenza” que hemos leído.

De ser verdad, significaría que no van a hacer nada por cambiar una situación que conocían y que
en su momento no hicieron nada por cambiar.

De ser verdad, significaría que quienes hablan de una ‘mafia rosa’ que actúa dentro de la Iglesia,
que quienes denuncian la homosexualización del clero, no son unos conspiranoicos de gorro de
papel de plata, sino que, sencillamente, tienen razón.

De ser verdad, lo que hemos excusado como error es, en realidad, decisión deliberada.

De ser verdad, en fin, que Dios nos ayude.

Por Carlos Esteban | 26 agosto, 2018

En su carta al pueblo de Dios, como respuesta, con cierta insólita demora, al escándalo
de los abusos sexuales de clérigos en Estados Unidos, Su Santidad puso el dedo en la
llaga, identificó la raíz misma del mal que aquejaba a la Iglesia en aquel país y muchos
otros y que había que extirpar a toda costa.

No, no era la homosexualidad, aunque más del 80% de los casos descritos en el informe del gran
jurado de Pensilvania tuvieran por víctimas a varones, en su abrumadora mayoría adolescentes. De
hecho, la palabra no aparece en toda la carta.

Ni siquiera la falta de castidad, otra palabra ausente en la carta. Tampoco la vileza de los obispos,
una tercera palabra que brilla por su ausencia en un mensaje que nos culpabiliza a todos los fieles en
una conveniente ‘socialización’ de la responsabilidad.

No: la causa raíz, el gran pecado, es el ‘clericalismo’, que define como esa actitud que “no solo
anula la personalidad de los cristianos, sino que tiene una tendencia a disminuir y desvalorizar la
gracia bautismal que el Espíritu Santo puso en el corazón de nuestra gente”.
Admito que, personalmente, no es una definición que me aclare demasiado el concepto, como
cualquiera que define una realidad por sus consecuencias, así que entenderé por clericalismo lo que
comúnmente se entiende, es decir, una excesiva e indebida influencia del estamento clerical sobre la
vida de la Iglesia.

Y no me queda otro remedio que concluir que Su Santidad, aunque haya dejado fuera de su carta
tanto parte esencial de las causas concretas como toda mención a medidas específicas, tiene razón.
El clericalismo, sino el causante de la crisis, ha sido, sin duda, un factor que ha impedido atajarla a
tiempo y que ha permitido que la enfermedad se extienda.

Y ese mismo clericalismo, por ejemplo, es que ha hecho que prácticamente toda la Curia romana,
que conocía bien los devaneos homosexuales de McCarrick, no solo callara, sino levantara
silenciosamente el retiro de oración y penitencia que le había impuesto Benedicto XVI.

Es ese clericalismo el que lleva a la cúpula de la jerarquía eclesiástica a reaccionar como cualquier
otra oligarquía, tapándose mutuamente los trapos sucios y perdonándose los ‘pecadillos’.

Es clericalismo que un arzobispo que “hace olas”, como las hizo el Arzobispo Viganò cuando
denunció la escandalosa corrupción económica en el Gobernorado de la Santa Sede, sea apartado
del puesto en el que ‘molesta’ a sus colegas y enviado lejos.

Es clericalismo que el Cardenal Donald Wuerl continúe al frente de la Archidiócesis de


Washington, pese a ser citado casi doscientas veces en el informe del gran jurado de Pensilvania,
como es clericalismo que McCarrick ‘colocara’ en el episcopado a sus pupilos Farrell, Cupich y
Tobin, como lo es que este último haya sido elegido por Su Santidad para participar en el Sínodo de
la Juventud.

Confieso que me animaría mucho más esa diatriba contra el ‘clericalismo’ si no recordara la
‘Tolerencia Cero’ decretada a principios del pontificado de Francisco, que ha quedado en menos
que nada; o la ‘Iglesia pobre para los pobres’, de la que no se ve la menor señal, salvo en los cuatro
o cinco detalles fotogénicos del propio Santo Padre.

A la larga, uno tiene que fiarse de sus ojos más que sus oídos; la fe no está para ‘creer en el Papa’,
lo que sería una forma de idolatría y, sí, clericalismo, por mucho que sicofantes de cámara como el
Padre Rosica quieran convencernos de que Su Santidad está por encima de la Tradición y la
Escritura. Y por eso me resulta inane tanta palabra contradicha continuamente por los hechos: por
los gestos, los nombramientos, las felicitaciones, los silencios, las omisiones, los ceses y las críticas
veladas.
Por INFOVATICANA | 26 agosto, 2018

Marco Tosatti valora en este artículo el documento que hoy publica en exclusiva en La
Veritá, InfoVaticana y otros medios en diferentes idiomas.

Lo que están ustedes a punto de leer es uno de los documentos más dramáticos e importantes que en
casi cuarenta años de cubrir la información religiosa (y en medio siglo de periodismo) me ha tocado
leer. Es el testimonio escrito y firmado por un arzobispo de Santa Romana Iglesia, Carlo Maria
Viganò, que ha sido Nuncio en los Estados Unidos y que, antes de recubrir ese cargo, había sido,
primero, responsable de tareas de índole muy delicada en la Secretaría de Estado y, después,
Secretario del Gobernatorado, es decir, del Estado de la Ciudad del Vaticano. Su testimonio es
dramático y el motivo por el que nos lo ha confiado es uno solo: considera que es su deber ante los
hombres y ante Dios (tiene 77 años y aunque goza de muy buena salud, a esta edad es normal
pensar en hacer balance) no callar.

“He reflexionado durante mucho tiempo y he rezado. En conciencia, aun sabiendo el riesgo que
corro, tengo que hablar, tengo que decir la verdad. Si callo, Dios me pedirá cuentas”.

El tema es ese, de gran actualidad, de los abusos en la Iglesia, de la presencia en la misma de un


lobby homosexual y de la complicidad y protección de la que ha gozado, hasta hace pocas
semanas, el cardenal McCarrick durante años y años.

Si tienen ustedes la paciencia -y se lo aconsejamos- de leer todo el documento, encontrarán muchos


nombres ilustres y mucho material para una reflexión seria sobre el estado de la Iglesia. En este
artículo el tema es McCarrick y quienes le han protegido hasta ahora. En su testimonio, el arzobispo
Viganò nos conduce gradualmente a una conclusión que les anticipamos de manera brutal: el
Pontífice reinante tenía conocimiento, desde marzo de 2013, de las acusaciones -y de las medidas
tomadas por Benedicto contra McCarrick, que fueron desatendidas-, y no ha hecho nada hasta hace
pocas semanas, cuando la situación era ya tan explosiva que no había posibilidad de encubrirla; fue
entonces cuando le quitó la birreta cardenalicia a McCarrick. Con razón el arzobispo Viganò le pide
al Pontífice, utilizando sus propias palabras, que adopte hacia sí mismo la misma medida que
propone para los obispos cómplices en los abusos y los encubrimientos: dimitir.

Viganò fue Delegado de las Representaciones Pontificias en la Secretaría de Estado y, por lo tanto,
se ocupaba de casos delicados, también de cardenales y obispos. “Para disipar las sospechas que
han sido insinuadas en algunos artículos recientes, diré inmediatamente que los Nuncios
Apostólicos en los Estados Unidos Gabriel Montalvo y Pietro Sambi, ambos fallecidos
recientemente, informaron inmediatamente a la Santa Sede en cuanto tuvieron conocimiento de los
comportamientos gravemente inmorales del arzobispo McCarrick con seminaristas y
sacerdotes”. Pero, escribe Viganò, “mientras permanecí en el cargo que entonces desempeñaba, no
tuve conocimiento de que la Santa Sede hubiera tomado medida alguna al respecto tras la denuncia
del Nuncio Montalvo a finales del 2000, cuando el cardenal Angelo Sodano era Secretario de
Estado.

Asimismo, el Nuncio Sambi transmitió al cardenal Secretario de Estado Tarcisio Bertone un


memorándum de acusación contra McCarrick presentado por el sacerdote Gregory Littleton de la
diócesis de Charlotte, reducido al estado laico por violación de menores, junto a dos documentos
del mismo Littleton en los que relataba su triste historia como víctima de abusos sexuales
perpetrados por el entonces arzobispo de Newark y por varios sacerdotes y seminaristas”.

Viganò redactó una Nota en estos documentos “en la que exponía a mis superiores, el cardenal
Tarcisio Bertone y el sustituto Leonardo Sandri, que los hechos atribuidos a McCarrick por
Littleton eran tan graves y abominables que provocaban en el lector desconcierto, repugnancia,
profunda pena y amargura. Dichos hechos configuraban crímenes de captación, incitación a actos
obscenos de seminaristas y sacerdotes, repetidos y simultáneos con más personas, escarnio de un
joven seminarista que se resistía a las seducciones del arzobispo en presencia de otros dos
sacerdotes, absolución del cómplice en los actos obscenos, celebración sacrílega de la Eucaristía
con los mismos sacerdotes tras haber cometido dichos actos.

En esa Nota mía, que entregué ese mismo día 6 de diciembre de 2006 a mi directo superior, el
sustituto Leonardo Sandri, proponía a mis superiores las siguientes consideraciones y líneas de
acción:

 Considerando que a los muchos escándalos ya existentes en la Iglesia de los Estados Unidos parecía
que estaba a punto de añadirse uno especialmente grave en el que estaba implicado en primera
persona un cardenal
 y que por ley, al tratarse de un cardenal, según el canon 1405 § 1, n. 2, “ipsius Romani Pontificis
dumtaxat ius est iudicandi” [Es derecho exclusivo del Romano Pontífice juzgar en las causas];
 proponía que respecto al cardenal se tomara una medida ejemplar que pudiera tener una función
medicinal, para prevenir futuros abusos de víctimas inocentes y aplacar el gravísimo escándalo que
suponía para los fieles, que a pesar de todo seguían amando y creyendo en la Iglesia”.

Sandri y Bertone guardaron esa Nota “que nunca me devolvieron con una eventual decisión en
mérito”. Una segunda Nota, en la que se aconsejaba quitarle la birreta a McCarrick y sancionarlo
según el Código [de Derecho Canónico] nunca tuvo respuesta. “Por fin supe con seguridad, por
medio del cardenal Giovanni Battista Re, entonces prefecto de la Congregación para los Obispos,
que la valiente y digna Declaración de Richard Sipe había tenido el resultado deseado. El Papa
Benedicto había impuesto al cardenal McCarrick sanciones similares a las impuestas ahora por el
Papa Francisco: el cardenal tenía que irse del seminario en el que vivía, se le prohibía celebrar en
público, participar en reuniones púbicas, dar conferencias, viajar, con la obligación de dedicarse a
una vida de oración y penitencia”.

Viganò no sabe exactamente si las medidas fueron tomadas en 2009 o en 2010; pero fueron
tomadas por Benedicto. Y, ¿cómo fueron aplicadas las sanciones? Aquí llegamos a la complicidad y
encubrimiento en los Estados Unidos y en Roma. “Obviamente, el primero en ser informado sobre
las medidas impuestas a McCarrick por el Papa Benedicto fue su sucesor en la sede de Washington,
el cardenal Donald Wuerl, cuya situación ahora está totalmente comprometida por las recientes
revelaciones sobre su comportamiento cuando era obispo de Pittsburgh”. Le hablaron de ellas el
Nuncio Sambi y Viganò. De Wuerl dice: “Sus declaraciones recientes… son totalmente ridículas. El
cardenal miente descaradamente y, ademas, induce a la mentira a su canciller, mons. Antonicelli.
[…] El cardenal Wuerl, además, consciente de los continuos abusos cometidos por el cardenal
McCarrick y de las sanciones que le había impuesto el Papa Benedicto, transgrediendo la orden del
Papa le había permitido residir en un seminario de Washington D.C., poniendo en peligro a otros
seminaristas”.

Y la parte tal vez más importante concierne a Jorge Mario Bergoglio: “La mañana del jueves 20 de
junio de 2013 me dirigí a la Domus Sanctae Marthae, para unirme a mis compañeros, que estaban
allí alojados. En cuanto entré en el hall me encontré con el cardenal McCarrick, que llevaba puesto
el hábito talar con esclavina fileteada. Le saludé con respeto, como había hecho siempre. Él me dijo
inmediatamente, con un tono entre ambiguo y triunfante: ’El Papa me ha recibido ayer; mañana me
voy a China’”. McCarrick tenía una larga amistad con Bergoglio y había jugado un papel
importante en su elección.

Viganò, Nuncio de los Estados Unidos, en esos días fue recibido por el Pontífice. “El Papa me
preguntó con tono muy cordial: “¿Cómo es el cardenal McCarrick?”. Le respondí con total
franqueza y, si lo desean, con mucha ingenuidad: “Santo Padre, no sé si usted conoce al cardenal
McCarrick, pero si le pregunta a la Congregación para los Obispos, hay un dossier así de grande
sobre él. Ha corrompido a generaciones de seminaristas y sacerdotes, y el Papa Benedicto le ha
impuesto retirarse a una vida de oración y penitencia”. El Papa no hizo el más mínimo comentario a
mis graves palabras y su rostro no mostró ninguna expresión de sorpresa, como si ya conociera la
situación desde hace tiempo, y cambió enseguida de tema”. En realidad, McCarrick fue durante
años un gran consejero del Papa en las cuestiones americanas: “Los nombramientos de Blase
Cupich en Chicago y de William Tobin en Newark fueron orquestados por McCarrick, Maradiaga y
Wuerl. […] También el nombramiento de McElroy a la diócesis de San Diego fue orquestada desde
arriba”. Y, afirma Viganò, “También McElroy era consciente de los abusos cometidos por
McCarrick, como demuestra una carta que le dirigió Richard Sipe el 28 de julio de 2016”.

Una vez vistos los hechos, el arzobispo Viganò saca las conclusiones. “El Papa Francisco ha pedido
en numerosas ocasiones total transparencia en la Iglesia, y a los obispos y fieles que actúen con
parresía. Los fieles de todo el mundo se la exigen también a él de manera ejemplar. Que diga desde
cuándo tenía conocimiento de los crímenes cometidos por McCarrick abusando de su autoridad con
seminaristas y sacerdotes. En cualquier caso, el Papa tuvo conocimiento de ellos por mí el 23 de
junio de 2013 y siguió encubriendo a McCarrick, sin tener en cuenta las sanciones que le había
impuesto el Papa Benedicto y haciendo de él su fiel consejero junto con Maradiaga. […] En este
momento extremamente dramático para la Iglesia universal tiene que reconocer sus errores y, en
coherencia con el proclamado principio de tolerancia cero, el Papa Francisco tiene que ser el
primero en dar ejemplo a los cardenales y obispos que han encubierto los abusos de McCarrick y
tiene que dimitir con todos ellos”.

Por último, el arzobispo dirige un mensaje a sus hermanos en el episcopado:

“Imploro a todos, sobre todo a los obispos, para que rompan el silencio y, así, derrotar esta cultura
de omertà tan difundida, denunciando a los medios de comunicación y a las autoridades civiles los
casos de abuso de los que tengan conocimiento.

Escuchemos el mensaje más potente que nos ha dejado en herencia san Juan Pablo II: ¡No tengáis
miedo! ¡No tengáis miedo!”.

Traducción de Helena Faccia para InfoVaticana


Por Gabriel Ariza | 26 agosto, 2018

En un memorándum desgarrador publicado en exclusiva por Marco Tosatti en La


Veritá, National Catholic Register e InfoVaticana, el arzobispo Carlo María Viganó
revela que el Papa Francisco conocía desde 2013 los abusos sexuales que cometía
McCarrick sobre seminaristas y sacerdotes y le rehabilitó, a pesar de que Benedicto
XVI le había ordenado apartarse a una vida de penitencia y oración. Viganó pide al
Papa que dimita por su “grave, desconcertante y pecaminosa conducta”.

Benedicto XVI apartó a McCarrick de toda actividad pública y le ordenó retirarse a una vida de
oración y penitencia, en una decisión similar a la que tomó frente al también depredador
homosexual Marcial Maciel. Sin embargo, al ser elegido con el apoyo de McCarrick, Francisco
rehabilitó al cardenal, aun advertido de las gravísimas acusaciones que pesaban contra él.

Es la revelación más importante del memorándum de 14 páginas, firmado en Roma el pasado


miércoles, y que hoy publica InfoVaticana en exclusiva en español: un documento cuya lectura
íntegra recomendamos vivamente y en el que el arzobispo Carlo María Viganó, que ha sido
Delegado de las Representaciones Pontificias (1998-2009) y Nuncio Apostólico en los Estados
Unidos (2011-2016), revela todo lo que conoció en relación a la mafia de abusos homosexuales y
encubrimiento que domina una parte importante de la jerarquía de la Iglesia, incluyendo al propio
Papa.

Viganó explica los motivos del documento recordando los horribles crímenes cometidos por
obispos y sacerdotes abusando de su autoridad, encubiertos por el silencio de la jerarquía, y aunque
reconoce haberse negado siempre a hacer entrevistas o declaraciones, por creer que la misma Iglesia
podría encontrar los recursos espirituales para sacar a la luz la verdad, enmendarse y renovarse,
considera que, “al haber llegado la corrupción a los vértices de la jerarquía”, su conciencia le
impone revelar esas verdades que, “en relación al tristísimo caso McCarrick” llegaron a su
conocimiento, pues la única forma de sacar a la Iglesia de la “fétida ciénaga en la que ha caído” es
“tener la valentía de derribar esta cultura de omertà”, similar a la de la mafia, “con la que los
obispos y sacerdotes se han protegido en detrimento de sus fieles y que hace aparecer a la Iglesia
como una secta”, y “confesar públicamente las verdades que hemos tenido ocultas”.

Y así lo hace Viganó, en primer lugar relatando cómo el vértice de la Jerarquía, el Vicario de Cristo,
el Papa Francisco, encubrió, protegió y promocionó a McCarrick a sabiendas de que sobre él
pesaban graves acusaciones verosímiles de abusos sexuales y que su predecesor, Benedicto XVI, le
había ordenado retirarse a una vida “de oración y penitencia”, prohibiéndole toda aparición pública:
“El Papa tuvo conocimiento (de los crímenes de Mccarrick) por mí el 23 de junio de 2013, y siguió
encubriendo a McCarrick, sin tener en cuenta las sanciones que le había impuesto el Papa
Benedicto, sanciones similares a las impuestas ahora por el Papa: el cardenal tenía que irse del
seminario en el que vivía, se le prohibía celebrar en público, participar en reuniones púbicas, dar
conferencias, viajar, con la obligación de dedicarse a una vida de oración y penitencia. Sin
embargo, Francisco, hizo de él su fiel consejero junto con Maradiaga. Aunque sabía que era un
corrupto, lo ha encubierto a ultranza; es más, ha hecho suyos los consejos que McCarrick le daba,
y que no estaban ciertamente inspirados por sanas intenciones y por su amor a la Iglesia. Sólo
cuando ha sido obligado por la denuncia de un menor, y siempre en función del aplauso de los
medios de comunicación, ha tomado medidas para, así, salvaguardar su imagen mediática”

Hace pocas semanas, cuando los medios de comunicación publicaron la doble vida del cardenal
Mccarrick, el Papa Francisco reaccionó retirándole el capelo cardenalicio, en lo que los obispos
americanos consideraron “una muestra de liderazgo“. Sin embargo, Viganó explica que Francisco
sólo actuó al ser público el escándalo, para contentar a los medios, a pesar de que lo conocía desde
5 años antes. Como prueba de esta afirmación, Viganó relata el encuentro que tuvo con el Papa
Francisco, en junio de 2013, solo tres meses después de la elección de Jorge Bergoglio como papa
de la Iglesia Católica:

Estando en Roma para participar en una reunión de todos los nuncios del mundo con el Papa, se
sorprendió al encontrarse en la Domus Santa Marta, residencia papal, con Mccarrick, revestido con
la púrpura cardenalicia, que le miró triunfante y le dijo: “El Papa me recibió ayer; mañana me voy a
China”, un tono triunfal que Viganó entendería muy bien al encontrarse con el Papa, ya durante la
audiencia, en los saludos cuya fotografía ilustra este artículo, ya que al llegar el turno de Viganó,
nada más presentarse como nuncio en Estados Unidos, el Papa le reprendió con notoria
agresividad: “¡Los obispos de los Estados Unidos no deben estar ideologizados! ¡Tienen que ser
pastores!”. Ante la situación tan “extremamente desconcertante e incómoda” el nuncio no pudo
más que entregarle el libro que llevaba para él y marcharse.

Desconcertado por esas palabras, Viganó pidió audiencia privada con Su Santidad, para rogarle que
le aclarara, en privado, sus palabras. Así lo cuenta:

“El Papa, con un tono muy distinto, amigable, casi afectuoso, me dijo: “Sí, los obispos de los
Estados Unidos no deben estar ideologizados, no deben ser de derechas como el arzobispo de
Filadelfia, (el Papa no mencionó el nombre del arzobispo, Charles Chaput), tienen que ser
pastores; y no deben ser de izquierdas –y añadió levantando ambos brazos–, y cuando digo de
izquierdas, quiero decir homosexuales. Entonces, el Papa me preguntó con tono muy cordial:
“¿Cómo es el cardenal McCarrick?”. Le respondí con total franqueza y, si lo desean, con mucha
ingenuidad: “Santo Padre, no sé si usted conoce al cardenal McCarrick, pero si le pregunta a la
Congregación para los Obispos, hay un dossier así de grande sobre él. Ha corrompido a
generaciones de seminaristas y sacerdotes, y el Papa Benedicto le ha impuesto retirarse a una vida
de oración y penitencia”. El Papa no hizo el más mínimo comentario a mis graves palabras y su
rostro no mostró ninguna expresión de sorpresa, como si ya conociera la situación desde hace
tiempo, y cambió enseguida de tema. Pero, entonces, ¿con qué fin el Papa me había hecho esa
pregunta: “Cómo es el cardenal McCarrick”? Evidentemente, quería saber si yo era aliado o no
de McCarrick.

Según relata Viganó, el cardenal Mccarrick, pocos días después, en una actitud propia de la mafia,
repitió ante el primer consejero de Viganó esas mismas palabras: “Los obispos de los Estados
Unidos no deben estar ideologizados, no tienen que ser de derechas, tienen que ser pastores…”
Unos meses después, en la audiencia que le concedió el 10 de octubre de 2013, el Papa Francisco le
tendió una segunda trampa a Viganó, esta vez respecto a otro protegido suyo, el cardenal Donald
Wuerl.

– Francisco: ¿El cardenal Wuerl cómo es, bueno o malo?.

– Viganó: Santo Padre, no le diré si es bueno o malo, pero le contaré dos hechos”.

Viganó le relató dos hechos relacionados con la indiferencia pastoral de Wuerl ante las desviaciones
aberrantes en la Universidad de Georgetown, y la invitación que hizo la archidiócesis de
Washington a jóvenes aspirante al sacerdocio a un encuentro con McCarrick a pesar de haber sido
apartado ya por Benedicto XVI de toda actividad pública y pastoral por sus graves crímenes.
También en esta ocasión el Papa no tuvo ninguna reacción.

Francisco, lamenta Viganó, “está abdicando del mandato que Cristo dio a Pedro de confirmar a sus
hermanos. Es más, con su acción los ha dividido, los induce en error, anima a los lobos a seguir
destrozando a las ovejas del grey de Cristo”. En el caso de McCarrick, recuerda Viganó,
“Francisco no sólo no se ha opuesto al mal, sino que se ha asociado para llevar a cabo el mal con
quien sabía que estaba profundamente corrompido, ha seguido los consejos de quien sabía que era
un perverso, multiplicando así de manera exponencial, con su autoridad suprema, el mal actuado
por McCarrick. ¡Y cuántos malos pastores Francisco sigue apoyando en su acción de destrucción de
la Iglesia!”

Por ello, Viganó pide al Papa que sea el primero en dar ejemplo a los cardenales y obispos que
han encubierto los abusos de McCarrick, reconozca sus errores y, en coherencia con el
proclamado principio de tolerancia cero, dimita con todos ellos.

Casi la totalidad de la curia romana encubrió los crímenes de McCarrick

El documento de Viganó no sólamente acusa a Francisco, sino también a los tres últimos secretarios
de estado del Vaticano, incluido el actual, Pietro Parolin, de conocer y haber encubierto tanto a
McCarrick como toda la mugre homosexualista del episcopado estadounidense. De Bertone asegura
Viganó que “presentaba candidatos homosexuales al episcopado insistentemente”. También Sodano
conoció y tapó los escándalos de homosexualidad que ahora escandalizan a toda la Iglesia, siempre
según Viganó, que asegura haber comenzado a pedir sanciones para McCarrick en 2006, sin recibir
jamás respuestas de sus superiores.

La lista de nombres citados por el memorándum de Viganó es extensísima: Levada, Ouellet,


Baldisseri, Farrell, Ilson de Jesus Montanari, Sandri, Filoni, Becciu, Lajolo y Mamberti son
solamente algunos de los nombres de los que Viganó aporta datos concretos que acreditan que
conocían, hace años, la conducta criminal del cardenal McCarrick.

Maradiaga, aliado de McCarrick y Wuerl para llenar USA de obispos homosexualistas

Viganó revela que Mccarrick tiene una relación estrechísima con el cardenal Maradiaga, con quien
trabajaba eligiendo nombres para la curia romana y el episcopado estadounidense: “Los
nombramientos de Blase Cupich en Chicago y de William Tobin en Newark fueron orquestados
por McCarrick, Maradiaga y Wuerl, que están unidos por un pacto infame de abusos por parte
del primero, y de encubrimiento de los abusos por parte de los otros dos. Sus nombres no figuraban
entre los presentados por la Nunciatura para Chicago y Newark”.

También el nombramiento de McElroy a la diócesis de San Diego, quizá el obispo más


abiertamente homosexualista del mundo, fue orquestada desde arriba, con una “orden perentoria
cifrada y dirigida” a Viganó como Nuncio por el cardenal Parolin: “Reserve la sede de San Diego
para McElroy”. También McElroy era consciente de los abusos cometidos por McCarrick, como
demuestra una carta que le dirigió Richard Sipe el 28 de julio de 2016.

Sobre Maradiaga, Viganó pide al Papa que haga público el informe “que el Visitador Apostólico, el
obispo argentino Alcides Casaretto, entregó al Papa, y sólo a él, hace más de un año”, y recuerda su
proximidad con Edgar Peña, flamante sustituto de la Secretaría de Estado, del que recibió Viganó
informes preocupantes mientras era Delegado de las Representaciones Pontificias.

Propuestas para salvar la Iglesia

Concluye Viganó su memorándum pidiendo un tiempo de conversión y penitencia y haciendo una


petición a todos los obispos del mundo:

Es necesario que el clero y los seminarios recuperen la virtud de la castidad. Es necesario luchar
contra la corrupción del uso impropio de los recursos de la Iglesia y de las ofertas de los fieles. Es
necesario denunciar la gravedad de la conducta homosexual. Es necesario erradicar las redes de
homosexuales existentes en la Iglesia. Estas redes homosexuales, difundidas ya en muchas diócesis,
seminarios, órdenes religiosas, etc., actúan protegidas por el secreto y la mentira con la fuerza de
los tentáculos de un pulpo, triturando a las víctimas inocentes, a las vocaciones sacerdotales y
estrangulando a toda la Iglesia.

Imploro a todos, sobre todo a los obispos, para que rompan el silencio y, así, derrotar esta cultura
de omertà tan difundida, denunciando a los medios de comunicación y a las autoridades civiles los
casos de abuso de los que tengan conocimiento.

Para quienes están “profundamente escandalizados por los abominables y sacrílegos


comportamientos del antiguo arzobispo de Washington, Theodore McCarrick, por la grave,
desconcertante y pecaminosa conducta del Papa Francisco y por la omertà de muchos pastores, que
sienten la tentación de abandonar la Iglesia, desfigurada por tantas ignominias”, Viganó recuerda un
mensaje de esperanza:

La Iglesia, depositaria de la Nueva Alianza, sellada con la sangre del Cordero, es santa pero
formada por pecadores, como escribió san Ambrosio: la Iglesia es “immaculata ex maculatis”, es
santa y sin mancha aun estando formada en su recorrido terrenal por hombres manchados de
pecado.

¡Aun en el desconcierto y en la tristeza por la gravedad de todo lo que está sucediendo, no


perdamos la esperanza! Sabemos bien que la gran mayoría de nuestros pastores viven con
fidelidad y dedicación su vocación sacerdotal.

Para leer el documento íntegro, publicado en exclusiva en español en InfoVaticana, puede


pinchar aquí.
Puede leer el documento original en italiano aquí.

Puede leer el documento en francés en InfoVaticana Francia.

Puede leer el documento en inglés en National Catholic Register