Sei sulla pagina 1di 21

Alcibiade

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Alcibiade, figlio di Clinia del demo di Scambonide (in greco antico:
Alcibiade
Ἀλκιβιάδης, Alkibiádēs; Atene, 450 a.C. – Frigia, 404 a.C.), è stato un militare
e politico ateniese. Oratore e statista di altissimo livello, fu l'ultimo membro di
spicco degli Alcmeonidi, il clan aristocratico a cui apparteneva la famiglia di
sua madre, poi decaduto con la fine della guerra del Peloponneso. Svolse un
ruolo importante nella seconda parte di questo conflitto, come consigliere
strategico, comandante militare e politico.

Durante la guerra del Peloponneso, Alcibiade cambiò più volte il proprio


partito politico: nella natia Atene, dal 420 al 410 a.C. fu fautore di
un'aggressiva politica estera impegnandosi nell'organizzazione della
spedizione ateniese in Sicilia, ma passò dalla parte di Sparta quando i suoi
oppositori politici lo accusarono del sacrilegio delle erme. A Sparta propose e
supervisionò importanti campagne militari contro la sua città natale, ma anche
da lì fu ben presto obbligato a rifugiarsi in Persia, dove divenne consigliere
del satrapo Tissaferne finché i suoi sostenitori politici ateniesi non gli chiesero
di tornare. Fu poi generale ad Atene per diversi anni, ma i suoi nemici
L'unico ritratto certo di Alcibiade
riuscirono a farlo esiliare una seconda volta.
pervenutoci (mosaico pavimentale del
A detta di molti storici, se avesse potuto comandare la spedizione in Sicilia da III-IV secolo d.C., Sparta, Museo
lui progettata (guidata invece da Nicia), l'operazione non sarebbe terminata Archeologico)
con la disastrosa disfatta degli Ateniesi.[1] Negli anni passati a Sparta, 450 a.C. – 404 a.C.
Alcibiade ebbe un ruolo determinante nella caduta di Atene: l'occupazione Nato a Atene
permanente della città diDecelea e le rivolte di molti territori sotto il controllo
Morto a Frigia ?
di Atene furono da lui consigliate o supervisionate. Una volta tornato alla sua
città natale, comunque, ebbe un ruolo cruciale in una successione di vittorie
Dati militari
ateniesi che forse avrebbero costretto Sparta alla pace. Paese servito Atene (416-415 a.C.)
Sparta (415-412 a.C.)
Alcibiade favorì tattiche anticonvenzionali, spesso assoggettando città con Persia (412-411 a.C.)
l'inganno, proponendo negoziati, utilizzando l'arte militare poliorcetica solo in Atene (411-404 a.C.)
casi estremi.[2] Le qualità politiche e militari di Alcibiade furono spesso utili
Grado Stratego
agli stati che beneficiarono dei suoi servigi, ma la sua propensione a
inimicarsi i potenti gli impedì di rimanere a lungo in uno stesso luogo e, alla
Guerre Guerra del
fine della guerra, i giorni in cui aveva avuto un ruolo politico importante
Peloponneso
divennero solo un lontano ricordo. Battaglie Battaglia di Abido
(410 a.C.)
Battaglia di Cizico
(410 a.C.)
Indice Assedio di Bisanzio
Biografia (408 a.C.)
Genealogia e tutori
Vedi bibliografia
Alcibiade e Socrate
Carattere voci di militari presenti su W ikipedia
Carriera politica fino al 412 a.C.
Ascesa
Spedizione in Sicilia
A Sparta
In Asia Minore
Richiamo ad Atene
Negoziati con gli oligarchi ateniesi
Rielezione a stratego
Battaglie di Abido e Cizico
Ulteriori successi militari
Ritorno ad Atene, licenziamento e morte
Ritorno ad Atene
Sconfitta di Nozio
Ultimi anni
Morte

Considerazioni
Carriera politica
Successi militari
Abilità oratoria
Riferimenti nell'arte e nella letteratura
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia

Genealogia e tutori
Alcibiade era figlio di Clinia, che faceva risalire il proprio lignaggio fino a Eurisace
e ad Aiace Telamonio, e di Dinomaca, figlia di Megacle V.[3][4] Alcibiade, per parte
di madre, apparteneva quindi alla potente famiglia degli Alcmeonidi, dato che
Pericle e suo fratello Arifrone erano cugini di Dinomaca, poiché il nonno di
quest'ultima e il loro nonno materno erano fratelli, entrambi figli di Megacle e
Agariste di Sicione.[5] Suo nonno materno, chiamato anch'egli Alcibiade, era amico
di Clistene, il riformatore della costituzione ateniese alla fine delVI secolo a.C.[6]
Socrate istruisce Alcibiade nella casa
Dopo la morte di Clinia, avvenuta nella battaglia di Coronea (447 a.C.), Pericle e di Aspasia, dipinto di Jean-Léon
Arifrone divennero i suoi tutori.[7] Secondo Plutarco Alcibiade ebbe molti insegnanti Gérôme, 1861
famosi, tra cui Socrate,[8] e fu ben istruito nella retorica; in contrasto con questo
resoconto, Isocrate afferma che Alcibiade non fu mai allievo di Socrate,[9] ma
soltanto di Pericle,[10] e aggiunge che il suo presunto legame con Socrate fu creato per screditare quest'ultimo.

Alcibiade e Socrate
Il rapporto tra Alcibiade e Socrate è spunto di dispute marcate, dovute principalmente alla discordanza nei resoconti di Platone,
rinvigoriti dagli scritti di Plutarco, e quelle di Senofonte e Isocrate. La letteratura dell'epoca, specie quella "socratica", dedicò ampio
spazio alla figura di Alcibiade, che infatti è protagonista di due dialoghi di Platone (Alcibiade primo e Alcibiade secondo) e ha un
ruolo importante nel Simposio; anche nel Protagora viene evocata la sua relazione con Socrate. È protagonista di altri dialoghi
composti da Euclide di Megara, Fedone di Elide, Eschine di Sfetto e Antistene. L'interesse dei socratici nei suoi confronti è
conseguenza del suo stretto rapporto con il maestro, di cui sarebbe stato allievo prediletto e amante.

Secondo Senofonte il legame tra i due personaggi sarebbe stato tanto profondo da venire considerato una delle cause della condanna
del filosofo nel 399 a.C.: Socrate sarebbe stato ritenuto responsabile dei misfatti commessi da individui come Alcibiade e Crizia,
ritenuti suoi allievi, le cui azioni sarebbero state condizionate dai suoi insegnamenti immorali.

«E tuttavia, così diceva l'accusatore, Crizia e Alcibiade, che sono stati in familiarità con Socrate, fecero danni
gravissimi alla città. Infatti Crizia fu il più avido e il più violento e il più assassino di tutti quelli che si
impegnarono nell'oligarchia, mentre Alcibiade fu il più sfrenato, il più arrogante e il più violento tra quelli
impegnati in democrazia.»

(Senofonte, Memorabili , I, 2, 12 )
Con questi dialoghi, quindi, i discepoli del filosofo avrebbero tentato di difendere l'operato del maestro, cercando da un lato di
motivare il suo legame con questi personaggi, dall'altro di giustificare il fallimento dei suoi insegnamenti. Tuttavia, uno studio delle
fonti coeve alle vite di entrambi presenta una situazione inaspettata: nei testi di Tucidide non si accenna al legame tra Alcibiade e
Socrate, mentre le orazioniContro Alcibiade dello Pseudo-Andocide, Sulla biga di Isocrate e Contro Alcibiade per diserzionedi Lisia
[11]
non alludono al filosofo. AncheAristofane, riferendosi ad Alcibiade, non lo mette mai in relazione a Socrate.

Plutarco scrive che Alcibiade ebbe una relazione particolarmente stretta con Socrate,[12][13] tanto che Alcibiade "temeva e riveriva
solo Socrate, mentre disprezzava il resto dei suoi ammiratori".[14] Plutarco afferma anche che "tutti si meravigliavano a vederlo
[15]
dividere i pasti con Socrate, a esercitarsi con lui nella lotta e ad accoglierlo nella sua tenda".

Alcibiade prese parte alla battaglia di Potidea (432 a.C.), dove Platone dice che Socrate gli abbia salvato la vita,[16] e di nuovo nella
battaglia di Delio (424 a.C.). Infatti, Plutarco e Platone concordano sul fatto che Alcibiade "fu soldato nella campagna di Potidea con
Socrate, suo compagno di tenda e di azione" e che "quando fu ferito, fu Socrate a rialzarlo e difenderlo";[17][18] nonostante ciò,
Antistene sostiene che Alcibiade fu salvato da Socrate a Delio, e non a Potidea.[19] Plutarco invece narra come a Delio, con gli
[20]
Ateniesi in rotta, Alcibiade fece da scorta e difese il filosofo.

«Cleante era solito dire che Socrate prendeva l'amato per l'orecchio, e lasciando ai suoi rivali numerose altre
«prese» da lui trascurate (e intendeva ventre, sesso e gola). Alcibiade, in effetti, era particolarmente incline al
piacere: ci induce a sospettarlo anche la sregolatezza, di cui parla ucidide,
T del suo tenore di vita.»

(Plutarco, Alcibiade , 6, 2 )
Le fonti sembrano concordare sul fatto che Alcibiade, allievo di Socrate, sia un esempio dei rischi che gli empi insegnamenti di
quest'ultimo potevano provocare per la città. Mentre le testimonianze sulla relazione fra i due personaggi fornite da Platone risultano
tutt'altro che univoche: in particolare Platone entra in contraddizione con se stesso sul periodo di frequentazione fra questi due
personaggi, altro elemento negativo è il silenzio delle fonti precedenti sul legame fra Socrate e Alcibiade, a cui si aggiunge l'assenza
[21]
di ogni riferimento a un rapporto erotico tra i due nell'opera di Senofonte.

Per quanto possiamo saperne, quasi certamente Alcibiade e Socrate si conoscevano veramente, dato il ristretto circolo aristocratico
presente ad Atene, ma la loro relazione, qualunque essa fosse, fu enfatizzata dopo il processo subito dal filosofo e col tempo è
divenuta un topos centrale nella biografia di entrambi. A ogni modo Senofonte pare completamente all'oscuro dell'aspetto erotico
della relazione tra i due personaggi. La natura della relazione tra Alcibiade e Socrate divenne comunque un argomento frequente
all'interno delle discussioni della cosiddetta "scuola socratica", ed è dunque verosimile supporre che anche Platone abbia tentato di
difendere il maestro da tali accuse e che quindi cerchi in qualche modo di dare una risposta alle accuse che volevano Socrate
responsabile delle malefatte compiute dal suo giovane discepolo anche nel Simposio e soprattutto nell’Alcibiade, cioè nei dialoghi in
[22]
cui Alcibiade compare e svolge un ruolo significativo.
Carattere
La tradizione riporta alcuni episodi che evidenziano il carattere ribelle di Alcibiade. Bisogna però considerare che secondo David
Gribble non bisogna sempre prestare fede alle ricostruzioni di Plutarco, perché potrebbe aver utilizzato testimonianze inaffidabili per
[23]
la ricostruzione della biografia del politico ateniese.

Plutarco, per esempio, racconta che una volta Alcibiade volle incontrarsi con Pericle ma gli fu detto che lo statista non poteva
riceverlo, perché stava studiando come presentare agli Ateniesi il resoconto del suo mandato politico. Alcibiade allora rispose: "Non
[17]
sarebbe meglio che studiasse come non presentare il resoconto agli Ateniesi?"

Un'altra volta diede senza motivo un pugno a Ipponico, un ricco Ateniese, suscitando lo sdegno generale. Alcibiade si recò quindi a
casa di Ipponico e gli mostrò la schiena invitandolo a frustarlo. Non solo Ipponico lo perdonò, ma gli diede in moglie la figlia
Ipparete. Ella fu fedele al marito tutta la vita a dispetto delle sue relazioni extraconiugali dandogli due bambini, una femmina e un
maschio chiamato Alcibiade il Giovane.[24]

Secondo un aneddoto riportato da Andocide e Plutarco, una volta Alcibiade prese a pugni il rivale Taurea, durante una competizione
per ottenere una coregia.[25] Per tutta risposta, gli spettatori presero in simpatia Taurea applaudendo il suo coro e rifiutandosi invece
di ascoltare quello di Alcibiade.[26]

Un esempio della natura ambiziosa di Alcibiade fu il fatto che durante i Giochi olimpici del 416 a.C., partecipò alla corsa dei carri
con ben sette carri, più di quanto ogni altro privato cittadino avesse mai fatto fino ad allora. Tre dei suoi carri arrivarono
rispettivamente primo, secondo e quarto.[27]

Carriera politica fino al 412 a.C.

Ascesa
L'ascesa politica di Alcibiade ebbe inizio quando egli cominciò a dar voce all'ala
populista che vedeva negativamente la pace di Nicia e agognava una più marcata
politica espansionistica. Gli storici Arnold W. Gomme e Raphael Sealey affermano,
dando credito alle parole di Tucidide,[28] che Alcibiade fosse offeso dal fatto che gli
Spartani gli avevano preferito come interlocutori nelle trattative di pace Nicia e
Lachete, trascurandolo per il fatto che era giovane.[29][30]

L'accordo di pace, lungi dall'essere rispettato, fu causa di numerose dispute


interpretative e ciò convinse Sparta a inviare ambasciatori ad Atene con pieni poteri
per dissipare i malumori. Gli Ateniesi li ricevettero benevolmente, però Alcibiade li
incontrò in segreto prima che andassero a parlare all'ecclesia e disse loro che
quest'ultima era arrogante e molto ambiziosa;[31] li sollecitò a lasciare da parte il
loro incarico diplomatico di rappresentanti con pieni poteri, permettendogli di
assisterli nel dialogo coi politici ateniesi facendo leva sulla sua influenza.[32] Gli
Alcibiade di Agostino Veneziano ambasciatori furono d'accordo e, impressionati dalla dialettica di Alcibiade, si
allontanarono dalle posizioni di Nicia, il quale invece voleva sinceramente stringere
un accordo cogli Spartani.[31] Il giorno dopo, durante l'assemblea, tradendo la
dichiarazione di intenti, Alcibiade chiese agli ambasciatori quali poteri fossero stati concessi loro da Sparta per i negoziati e loro,
come accordato, risposero che non avevano ricevuto pieni poteri. Affermazione in diretta contrapposizione con quanto affermato il
giorno prima; Alcibiade colse l'occasione per gettare sospetti sulla loro credibilità e distruggerne la reputazione.[33] Questo fatto
[34]
imbarazzò Nicia e, di conseguenza, rafforzò la posizione di Alcibiade, che venne nominato generale.

Alcibiade si servì della sua maggiore influenza per stringere un'alleanza con Argo, Mantinea, Elis e altre città del Peloponneso,
minacciando il dominio di Sparta nella regione.
«Fu un grandioso progetto in cui un generale ateniese era al comando del più grande esercito organizzato nel
Peloponneso, con l'intento di attaccare Sparta nel momento in cui la sua reputazione era maggiormente
venuta meno.»

(A.W. Gomme, A Historical Commentary on Thucydides , 70 )


L'alleanza non ebbe però successo a causa della sconfitta nellabattaglia di Mantinea.

Gli anni 416 e 415 a.C. furono testimoni di una complessa lotta politica tra Iperbolo contrapposto ai suoi antagonisti, Nicia e
Alcibiade. Iperbolo tentò di farli ostracizzare, ma Alcibiade e Nicia riuscirono, grazie alla loro influenza combinata, a far esiliare
proprio Iperbolo:[35] sia Nicia sia Alcibiade avevano un proprio seguito personale, i cui voti erano determinati dai desideri dei
capi.[30]

Alcibiade non fu tra i generali coinvolti nella cruenta occupazione dell'isola di Melo (416-415 a.C.), ma Plutarco afferma che fu uno
dei sostenitori del decreto col quale a Melo furono uccisi tutti gli uomini adulti e ridotti in schiavitù le donne e i bambini.[25]
Andocide afferma che Alcibiade ebbe un figlio da una di queste schiave.[36]

Spedizione in Sicilia
Nel 415 a.C. giunsero ad Atene gli ambasciatori della città siciliana di Segesta per chiedere aiuti nella guerra che li vedeva
contrapposti a Selinunte, alleata di Siracusa.

Durante il dibattito che seguì, Nicia fu fermamente contrario all'intervento ateniese, spiegando come una campagna del genere
sarebbe stata troppo dispendiosa per le casse della città, attaccando le motivazioni e la persona stessa di Alcibiade, che era emerso
come sostenitore della spedizione.

Alcibiade nel suo discorso affermò che questo nuovo teatro di guerra avrebbe arricchito Atene e ne avrebbe esteso la sfera di
influenza eguagliando la grandezza dell'impero persiano: gli Ateniesi sarebbero riusciti a reclutare degli alleati nella regione e
avrebbero conquistato Siracusa, la città più potente della Sicilia.[37] Secondo Tucidide Alcibiade sperava addirittura di prendere
[38]
anche Cartagine, in modo da ottenere vantaggi personali in gloria e denaro.

Nonostante l'entusiastico discorso di Alcibiade in favore dell'intervento:

«...conviene a me, Ateniesi, il comando, meglio che a chiunque altro e ho chiara coscienza d'esserne degno.
[...] Abbagliai del mio splendore, nella sacra cornice d'Olimpia, i Greci. [...] Ho spinto le città più poderose del
Peloponneso a far lega con voi e ho condotto Sparta a gettar tutta se stessa nella sola giornata di Mantinea: se
la cavò sul campo [...] Non mutate avviso, sulla spedizione in Sicilia, quasi fosse un urto contro troppo grande
potenza. [...] Il soccorso è un dovere e d'altra parte non si può liquidarli con questa replica: neanche voi ci
avete sostenuto. [...] La nostra intesa poggiava su un assunto strategico diverso: non ricevere in cambio dagli
alleati siciliani forze per alimentare direttamente il conflitto in Grecia, ma disturbare laggiù i nostri nemici e
legare loro le mani affinché non ci assalganoin patria.»

(Tucidide, VI, 16;17;18. )


fu Nicia, una volta chiaritosi sugli intenti dell'assemblea, che trasformò quello che doveva essere un intervento simbolico a supporto
di Segesta in una grande spedizione, facendo credere la conquista della Sicilia possibile e sicura.[39] Infatti fu su consiglio di Nicia
che la flotta fu aumentata da 60 navi[40] a "140 galere, equipaggiate con 5.100 opliti, 1.300 arcieri, frombolieri e fanti leggeri".[41] Il
[42]
filosofo Leo Strauss sottolinea che la spedizione in Sicilia non sarebbe mai stata tentata in simili circostanze sotto Pericle.

L'intenzione di Nicia era quella di sottoporre all'ecclesia una richiesta di truppe talmente onerosa da dissuadere i sostenitori della
spedizione, invece ottenne l'effetto opposto, rendendoli ancora più entusiasti.[43] Contro i suoi desideri, fu nominato generale assieme
ad Alcibiade e Lamaco e a ognuno dei tre furono dati pieni poteri per fare qualunque cosa fosse nell'interesse di Atene mentre erano
in Sicilia.[44]
Durante i preparativi, una notte, tutte le Erme (le statue che raffiguravano Ermes ai crocicchi delle strade principali) in Atene furono
mutilate; questo atto di profanazione sacrilega fu visto come un cattivo auspicio per la missione e fece scoppiare uno scandalo
giudiziario. Plutarco spiega che Androcle, oppositore di Alcibiade, ingaggiò falsi testimoni per accusare lui e i suoi amici delle
mutilazioni e di aver profanato i Misteri eleusini. In seguito i suoi avversari, tra i cui capi c'erano Androcle stesso e Tessalo, figlio di
Cimone, ingaggiarono degli oratori per sostenere che Alcibiade avrebbe dovuto prima compiere la spedizione e poi essere processato
al ritorno. Alcibiade, sospettando le loro intenzioni, chiese di essere processato immediatamente, nonostante rischiasse la pena di
morte, difendendo così di persona la sua reputazione;[45] la sua richiesta non fu accolta e la flotta salpò, senza che la questione fosse
stata risolta.[46] Come Alcibiade aveva sospettato, la sua assenza favorì i suoi nemici che lo accusarono di aver intrapreso azioni e
fatto commenti sacrileghi, affermando che questi fatti erano collegati a un suo complotto anti-democratico.[47] Secondo Tucidide gli
[48]
Ateniesi, avendo paura della deriva tirannica, vedevano con sospetto tutti i politici influenti.

Quando la flotta arrivò a Catania trovò la trireme ateniese Salaminia che stava aspettando di riportare ad Atene Alcibiade e gli altri
imputati per la mutilazione delle Erme e per la profanazione dei Misteri eleusini affinché fossero processati.[48] Alcibiade disse agli
araldi che li avrebbe seguiti con la sua nave, ma aThurii fuggì: ad Atene fu dichiarato colpevole in contumacia e condannato a morte,
le sue proprietà furono confiscate e fu promessa una taglia di untalento a chiunque avesse ucciso uno dei fuggitivi.[49]

Intanto la spedizione ateniese in Sicilia, dopo qualche vittoria, si diresse verso Messina, dove gli strateghi si aspettavano che i loro
alleati, all'interno delle mura, consegnassero loro la città. Ma Alcibiade, sapendo che sarebbe stato estradato, diede informazioni agli
amici dei Siracusani che si trovavano a Messina perché impedissero agli Ateniesi di conquistare la città.[50] Con la morte di Lamaco
in battaglia, poco tempo dopo, il comando della spedizione fu affidato a Nicia, che gli storici moderni hanno valutato come inadatto
alla guida delle truppe.[1]

A Sparta
Dopo essersi dileguato a Thurii, Alcibiade contattò velocemente gli Spartani, "promettendo di rendere loro aiuti e servigi in modo
ancor più determinante di quando non avesse causato loro difficoltà da nemico" in cambio di protezione.[51] Essi accettarono la sua
offerta e lo accolsero in città. A Sparta, dove si stava discutendo dell'eventualità o meno di un invio di aiuti a Siracusa, Alcibiade
partecipò al dibattito e instillò negli efori spartani una certa paura nei confronti dell'ambizione ateniese, spiegando come intendessero
conquistare la Sicilia, l'Italia e forse anche Cartagine.[52]

La minaccia ateniese sembrò quindi immediata e Alcibiade riuscì a convincere gli Spartani a mandare un contingente guidato da
Gilippo ad aiutare e a riorganizzare i Siracusani.[52] Egli cercò di creare una sintonia con l'uditorio attraverso il ricordo della politica
[53]
anti-tirannica della propriafamiglia, atteggiamento che li accomunava alla politica spartana.

La democrazia venne presentata come l'unica alternativa al potere dispotico e come la forma di governo che aveva reso Atene grande
e libera. Tuttavia Alcibiade, in questo discorso, prese le distanze dall'ordinamento politico della propria città, mostrando di
disprezzare questo regime:

«Il nostro partito era quello del popolo intero, poiché il nostro credo era di fare la nostra parte nel conservare la
forma di governo sotto la quale la città godeva la maggiore grandezza e libertà e che noi avevamo trovato già
esistente. Per quello che riguarda la democrazia, gli uomini di buon senso fra di noi sapevano che cos'era, ed
io forse meglio di tutti, dato che ho maggior motivo di lamentarmene; ma non c'è nulla di nuovo da dire su
un'evidente assurdità – d'altra parte noi non pensavamo che non fosse prudente cambiarla sotto la pressione
delle vostre armi.»

(Discorso di Alcibiade agli Spartani, come registrato da T ucidide (VI, 89); T ucidide non garantisce l'accuratezza
verbale di quanto scritto. )

Si trattava di una dichiarazione politica che si allontanava dagli ideali democratici ateniesi, avvicinandosi piuttosto a una politica
oligarchico-moderata. Tuttavia, più che motivate da veri orientamenti politici, le parole di Alcibiade sono da intendersi come dettate
dal bisogno, personale e contingente, di creare una base di comunicazione con gli Spartani: doveva convincerli non solo a
dimenticare la precedente condotta, cercando di porla sotto una luce diversa, ma soprattutto doveva farsi accettare da loro,
dimostrando di avere gli stessi interessi.[54] Non si può tuttavia valutare se questo cambiamento sia da imputarsi effettivamente ad
Alcibiade, o se faccia piuttosto parte dell'abilità di Tucidide nel creare discorsi "verosimili", che forzano in parte la realtà per
[55]
adeguarsi alla sua visione della Guerra del Peloponneso.

Infine Alcibiade spiegava le ragioni di quello che si presentava come un tradimento della propria patria attraverso un ragionamento
sofistico. All'interno del suo sistema di valori, orientato al soddisfacimento egoistico dei propri desideri, l'idea di patriottismo assume
un significato nuovo: Alcibiade stravolge il senso della partecipazione politica e la polis diventa il palcoscenico sul quale recitare il
proprio ruolo da protagonista:[56]

«E i nemici peggiori non sono quelli che, come voi, colpiscono il nemico, ma quelli che costringono gli amici a
divenire nemici. E l'amor di patria io non l'ho quando sono offeso, ma quando posso con sicurezza vivere da
cittadino. E ora non penso di andare contro quella che è la mia patria, ma piuttosto di riprendere quella che
non è più mia. E ama giustamente la patria non quello che non assale la sua dopo averla ingiustamente
perduta, ma colui che con tutti i mezzi, per l'amore che le porta, cerca di riprenderla.»

(Tucidide VI 92.3-4 )
Lo storico Donald Kagan, dell'università di Yale, pensa che Alcibiade abbia volontariamente esagerato, dando enfasi nell'esporre gli
ambiziosi piani degli Ateniesi, in modo tale che gli Spartani si convincessero che l'aiuto da lui fornito fosse loro veramente utile;
Kagan afferma che Alcibiade non aveva ancora acquisito la sua fama "leggendaria" e che gli Spartani lo vedevano come "un uomo
sconfitto e braccato" la cui politica "aveva prodotto danni strategici senza alcun risultato decisivo". Se tale interpretazione è esatta,
[57]
uno dei più grandi talenti di Alcibiade fu senza dubbio la capacità oratoria altamente persuasiva.

Alcibiade fu consigliere militare di Sparta e aiutò gli Spartani a ottenere molti successi cruciali. Consigliò loro di costruire un forte
permanente a Decelea, ad appena 16 chilometri da Atene e con vista sulla città.[58] Facendo ciò costrinsero gli Ateniesi ad
allontanarsi dalle loro case, dai loro raccolti e dalle miniere di argento di capo Sunio.[57] La mossa fu devastante per Atene e
costrinse i cittadini a vivere all'interno delle Lunghe Mura tutto l'anno, facendo in modo che i loro approvvigionamenti alimentari
dipendessero interamente dai traffici marittimi. Vedendo Atene assediata, alcuni membri della lega delio-attica cominciarono a
organizzare una rivolta. In seguito alla disastrosa sconfitta ateniese in Sicilia, Alcibiade navigò verso la Ionia con una flotta spartana
[59][60]
e continuò a persuadere alcune città cruciali per la sopravvivenza della lega alla ribellione.

Nonostante questi considerevoli contributi alla causa spartana, Alcibiade ben presto perse il favore del governo spartano, presieduto
da Agide II.[61] La causa scatenante fu l'attribuzione di paternità di Leotichida, il figlio nato dalla moglie di Agide, Timea, allo stesso
Alcibiade.[62] L'influenza di Alcibiade si ridusse ancora di più dopo il ritiro di Endio, l'eforo che gli faceva i favori più grandi.[63] Si
suppone che l'ammiraglio spartano Astioco avesse ricevuto ordine di uccidere Alcibiade, ma quest'ultimo fu avvertito in tempo e
fuggì presso il satrapo persianoTissaferne, che aveva finanziato le forze peloponnesiache nel412 a.C.[64]

In Asia Minore
Al suo arrivo a Sardi, Alcibiade ottenne ben presto la fiducia del potente satrapo a
cui diede vari consigli politici. Secondo Tucidide Alcibiade, presso Tissaferne,
cominciò a fare tutto ciò che poteva per danneggiare la causa spartana. In qualità di
consigliere suggerì di ridurre i finanziamenti alla flotta peloponnesiaca cominciando
a erogarli saltuariamente.[64] Poi, di sedurre i trierarchi e gli strateghi delle polis
greche con donativi in denaro, in modo da renderli arrendevoli.

Infine Alcibiade disse al satrapo di non aver fretta nel portare la flotta persiana nel
conflitto visto che i due contendenti, Atene e Sparta, si sarebbero stancati di più
quanto più a lungo la guerra fosse durata: "e, dopo aver diminuito il potere ateniese
Jean-Baptiste Regnault, Socrate
il più possibile, eliminare immediatamente il paese dei Peloponnesiaci";[65] ciò distoglie Alcibiade dal piacere di un
avrebbe permesso ai Persiani di conquistare più facilmente la regione vincendo di abbraccio sensuale, 1791
conseguenza la guerra.
Sebbene il consiglio di Alcibiade giovasse ai Persiani, esso fu solamente un pretesto;ucidide
T ci dice che il vero motivo fu di usare la
[66]
sua supposta influenza presso i Persiani per realizzare il suo ritorno ad Atene.

Richiamo ad Atene

Negoziati con gli oligarchi ateniesi


L'Alcibiade alle "dipendenze" di Tissaferne, lavorò in modo da far sembrare la
"democrazia radicale" incompatibile col suo ritorno in terra natia.[67] Perciò
intrecciò corrispondenza coi navarchi Ateniesi di stanza con la flotta a Samo, ai
quali suggerì che, se avessero instaurato un governo oligarchico a lui amico, sarebbe
tornato ad Atene portando con sé in dote finanziamenti persiani e, probabilmente,
una flotta persiana di 147 triremi.[68] Alcibiade riuscì a convincere gli ufficiali più
influenti, ma per raggiungere il suo obiettivo doveva fare in modo che la
costituzione ateniese venisse cambiata, il suo ritorno fosse messo al voto e
Tissaferne e il re di Persia si convertissero alla causa ateniese.

La maggior parte degli ufficiali della flotta ateniese accettò il piano e accolse con
favore la prospettiva di una costituzione più limitata, che avrebbe permesso loro di
avere una maggiore influenza politica. L'idea di un cambiamento dell'ordinamento
politico ad Atene incontrò l'opposizione della maggior parte dei soldati e dei
marinai, ma "la vantaggiosa prospettiva dell'essere pagati dal re di Persia"[69] fece
cambiare loro idea. I cospiratori mandarono Pisandro in missione ad Atene, per
trattare il ritorno di Alcibiade e l'abolizione della democrazia in città; così facendo
avrebbero ottenuto l'appoggio di Tissaferne.[70]

Busto maschile idealizzato,


Secondo Tucidide solo uno dei generali ateniesi a Samo, Frinico, si oppose al piano
tradizionalmente identificato come
e ribatté che Alcibiade non si preoccupava dell'oligarchia che proponeva più di
Alcibiade (Roma, Musei Capitolini)
[71]
quanto non si preoccupasse della tradizionale democrazia.
Il coinvolgimento nel complotto di un altro stratega, Trasibulo, non è ancora stato
chiarito: Kagan sostiene che fosse uno dei fondatori del piano, favorevole a un'oligarchia moderata, ma che le azioni estreme dei suoi
compagni lo avessero escluso dal complotto;[72] Robert Buck, invece, pensa che Trasibulo non sia mai stato coinvolto nel complotto,
[73]
anche perché probabilmente non era a Samo in quei mesi.

Frinico, temendo che Alcibiade, dopo essere ritornato, si vendicasse di lui poiché gli si era opposto, mandò una lettera segreta
all'ammiraglio spartano Astioco. In essa comunicava che Alcibiade stava facendo il doppio gioco, consigliando Tissaferne a sostegno
della causa ateniese, e rivelandogli espressamente il resto del complotto. Astioco giunto a Magnesia incontrò Alcibiade e Tissaferne,
ai quali parlò della lettera di Frinico. Alcibiade rispose mandando alle autorità di Samo una lettera contro Frinico, esponendo ciò che
aveva fatto e chiedendo di condannarlo a morte.[74] Frinico scrisse nuovamente ad Astioco, disperato, offrendogli la possibilità di
distruggere la flotta ateniese a Samo: Astioco rivelò anche questo ad Alcibiade, che informò gli ufficiali di Samo che erano stati
traditi da Frinico. Alcibiade comunque non fu ascoltato, poiché Frinico aveva anticipato la sua lettera e, prima che le accuse
arrivassero, disse all'esercito che era stato informato di un piano nemico per attaccare il campo e che loro avrebbero dovuto fortificare
Samo il prima possibile.[75]

Nel frattempo, Pisandro assieme ad altri inviati, arrivò ad Atene dove tenne un discorso al popolo. La proposta di Pisandro vinse il
dibattito, mettendo in luce le prospettive allettanti promesse da Alcibiade. L'ecclesia depose Frinico ed elesse Pisandro e altri dieci
inviati per negoziare con Tissaferne e Alcibiade.[76]

A questo punto, il piano di Alcibiade incontrò un grosso ostacolo: Tissaferne non voleva stringere un accordo in nessun modo,
volendo proseguire la sua politica neutrale;[77] come fa rilevare Kagan, Tissaferne era un satrapo prudente e aveva compreso i
vantaggi del logoramento delle due parti, senza diretto coinvolgimento persiano.[78] Alcibiade, capita la situazione, incominciò a
presentare agli Ateniesi pretese sempre più assurde per conto di Tissaferne, tentando di convincerli che Tissaferne volesse sì aiutarli,
ma che essi dovevano in cambio sottostare a più pressanti richieste.

Sebbene gli inviati fossero contrariati per l'audacia delle rivendicazioni persiane, essi tuttavia partirono coll'impressione che
Alcibiade potesse aver portato a un accomodamento tra i poteri nella regione;[79] questo fallimento alla corte di Tissaferne,
comunque, pose fine ai negoziati tra Alcibiade e i cospiratori.[77] Questi ultimi, essendo convinti che Alcibiade non potesse
mantenere la propria promessa senza accondiscendere alle pretese di Tissaferne, che si erano rivelate troppo vessanti, abbandonarono
[79]
di comune accordo i piani che riguardavano il suo ritorno ad Atene.

Rielezione a stratego
Nonostante il fallimento dei negoziati, i cospiratori riuscirono a rovesciare la democrazia e a imporre il governo oligarchico dei
Quattrocento, tra i cui capi vi furono Frinico e Pisandro. Sebbene i natali li avesse avuti proprio a Samo, il colpo di Stato, qui, non
ebbe successo; i democratici dell'isola vennero a conoscenza della cospirazione e ne informarono i generali Leonte e Diomedonte, il
trierarca Trasibulo e Trasillo (che a quel tempo era solo un oplita). Coll'aiuto di questi uomini e dei soldati che già avevano
manifestato in precedenza la loro contrarietà al cambiamento, riuscirono a sconfiggere i 300 oligarchi dell'isola che tentavano di
prendere il potere.[80] Le truppe ateniesi di Samo si riunirono in un'assemblea politica, deposero i loro generali e ne elessero di nuovi,
includendovi Trasibulo e Trasillo. Stabilito che essi non si erano ribellati alla città ma che la città si era ribellata a loro, decisero di
[81]
mantenersi fedeli alle istituzioni democratiche, continuando la guerra contro Sparta.

Dopo qualche tempo Trasibulo convinse l'assemblea militare a votare il ritorno di Alcibiade, una politica che aveva sostenuto fin da
prima del suo colpo di Stato; quindi andò a prendere Alcibiade in Lidia e tornò a Samo con lui. L'obiettivo di questa mossa si
prefiggeva di togliere l'appoggio persiano agli Spartani, poiché si credeva che Alcibiade avesse ancora una grande influenza su
Tissaferne.[82] Plutarco afferma che l'obiettivo dell'esercito fosse di usare l'influenza di Alcibiade per deporre i tiranni di Atene;[83]
Kagan sostiene che i termini del suo ritorno furono una delusione per Alcibiade, che aveva sperato in un rientro glorioso ad Atene; si
trovò sostenuto solo da una flotta ribelle, dove l'immunità dalle persecuzioni che gli era stata garantita "lo proteggeva per il tempo
presente ma non da future rese dei conti"; per di più, egli aveva sperato che la fine del suo esilio fosse dovuta al suo prestigio e alla
sua influenza, quando invece era da ricercare nella capacità politica di rasibulo.
T [84]

Nel suo primo discorso all'assemblea delle truppe, Alcibiade si lamentò amaramente delle circostanze del suo esilio, ma gran parte
del suo intervento si incentrò sulla sua presunta influenza nei confronti di Tissaferne; l'intento principale della sua orazione fu anche
quello di rendere gli oligarchi ateniesi timorosi della sua presenza e di migliorare la sua reputazione nei confronti dell'esercito di
stanza a Samo. Dopo averlo ascoltato, la flotta lo elesse subito generale insieme a Trasibulo e agli altri; Alcibiade, infatti, li eccitò
talmente che essi proposero di salpare subito per il Pireo e attaccare gli oligarchi ad Atene.[85] Fu in primo luogo lui, assieme a
Trasibulo, a calmarli e a mostrar loro la follia di quest'idea, che avrebbe provocato una guerra civile e che avrebbe causato
l'immediata sconfitta di Atene.[83]

Poco dopo la ricomparsa di Alcibiade nello scacchiere politico ateniese, il governo dei Quattrocento fu rovesciato e rimpiazzato da
una più larga oligarchia, che avrebbe forse lasciato il posto a una democrazia.[86]

Intanto Alcibiade raggiunse Tissaferne via mare con una flottiglia; secondo Plutarco, l'intento di questa missione era di fermare la
flotta persiana che stava andando in aiuto dei Peloponnesiaci.[83] Tucidide concorda con Plutarco sul fatto che il contingente navale
persiano fosse ad Aspendos e che Alcibiade avesse detto alle truppe che avrebbe portato dalla loro parte quella flotta o che,
perlomeno, avrebbe impedito che essa intervenisse a sostegno di Sparta. Tucidide poi ipotizza che la vera ragione fosse quella di
presentare la sua posizione a Tissaferne e di tentare un accordo di massima da presentare a Samo;[85] secondo lo storico, Alcibiade
[87]
avrebbe saputo da tempo che Tissaferne non avrebbe mai acconsentito di mettere a repentaglio l'integrità delle sue unità navali.

Battaglie di Abido e Cizico


Alcibiade fu richiamato dal "regime intermedio" dei Cinquemila, il governo che successe ai Quattrocento nel 411 a.C., ma è più
probabile che abbia aspettato fino al 407 a.C. per ritornare effettivamente in città.[88] Plutarco racconta che, nonostante la richiesta
del suo ritorno fosse già stata approvata su richiesta di Crizia, suo alleato politico, Alcibiade decise di tornare solo dopo un trionfo
[89]
militare.[89]

L'evento che gli avrebbe fruttato la fama tanto agognata fu la battaglia di Abido.
Alcibiade, rimasto a Samo con poche triremi, mentre Trasibulo e Trasillo
conducevano la flotta nell'Ellesponto, riuscì a racimolare una discreta quantità di
[90]
denaro in Caria e dalle aree vicine, con la quale pagò i rematori e armò altre navi.
Dopo la battaglia di Cinossema entrambe le flotte radunarono tutte le navi di Strategia ateniese nella battaglia di
Cizico: la "forza-esca" di Alcibiade
presidio nel mar Egeo per quello che forse sarebbe stato lo scontro decisivo; mentre
(blu) guidò la flotta spartana (nera) in
Alcibiade era ancora in viaggio, esse si scontrarono ad Abido, dove i Peloponnesiaci
mare aperto, voltandosi poi contro di
avevano posto la loro principale base navale. La battaglia fu equilibrata e durò a lei. Gli squadroni di Trasibulo e
lungo, ma la bilancia s'inclinò a favore degli Ateniesi quando Alcibiade arrivò con Teramene si muovono dietro le navi
18 triremi nell'Ellesponto.[89][91] spartane, tagliando loro la ritirata, in
modo da intrappolare gli Spartani tra
Viste le difficoltà il satrapo persiano Farnabazo II, che aveva rimpiazzato Tissaferne tre gruppi di navi ateniesi: una forza
come sostenitore della flotta peloponnesiaca, spostò il suo esercito lungo la costa per molto più grande di quella che gli
difendere i marinai che avevano tirato in secca le loro navi; solo il loro intervento e Spartani si sarebbero inizialmente
[92] aspettati di dover fronteggiare
la venuta della notte salvarono l'armata navale dalla completa distruzione.

Poco dopo la battaglia, Tissaferne arrivato nell'area dello scontro incontrò Alcibiade,
che lasciata la flotta a Sesto, gli conferì doni in omaggio sperando di portare in appoggio ad Atene il governo persiano.
Evidentemente Alcibiade giudicò male la sua posizione presso il satrapo e venne arrestato al suo arrivo.[89] Dopo un mese riuscì a
scappare e riprese il comando delle operazioni.[93] Ora era ovvio che, comunque, non aveva più influenza presso i Persiani: da allora
[94]
la sua autorità dipese da ciò che poteva fare, piuttosto che da ciò che aveva promesso di fare.

Dopo un intervallo di vari mesi, nei quali i Peloponnesiaci riarmarono nuove navi e gli Ateniesi assediarono numerose città sfuggite
al controllo della lega delio-attica raccogliendo denaro in tutto il mar Egeo, si riaccese lo scontro per il controllo dell'Egeo. La
battaglia di Cizico, nel 410 a.C., ne fu la conseguenza.
Alcibiade era stato costretto a fuggire da Sesto a Cardia per proteggere le sue triremi dalla flotta peloponnesiaca, ma appena quella
ateniese si fu riunita i suoi comandanti la portarono a Cizico, dove secondo gli informatori ateniesi Farnabazo e Mindaro,
comandante della flotta peloponnesiaca, stavano programmando insieme la mossa successiva. Favorite dal maltempo e dall'oscurità,
le forze ateniesi combinate si avvicinarono senza essere scoperte dai Peloponnesiaci;[93] lì gli Ateniesi elaborarono un piano per
costringere alla battaglia il nemico. Secondo Diodoro Siculo, Alcibiade avanzò con una piccola flottiglia, che funse da esca per gli
Spartani e, dopo aver ingannato con successo Mindaro grazie al suo piano, le unità navali di Trasibulo e Trasillo si unirono al suo
contingente, tagliando la ritirata agli Spartani.[95]

Il professore Robert J. Littman, della Brandeis University, sottolinea come i resoconti di Diodoro e Senofonte differiscano, per
quanto riguarda l'attribuzione del merito della vittoria: Senofonte giustifica la vittoria ateniese con l'arrivo di una tempesta, mentre
Diodoro all'astuzia di Alcibiade; molti storici però, prediligono il resoconto di Senofonte[96] mentre Jean Hatzfeld fa notare che il
[97]
resoconto di Diodoro contiene molti particolari interessanti.

La flotta spartana subì ingenti perdite nella ritirata e raggiunse la costa cogli Ateniesi alle calcagna. Le truppe di Alcibiade, guidando
l'inseguimento, presero terra e cercarono di spingere di nuovo le navi nemiche in mare; i Peloponnesiaci combatterono per evitare che
le loro navi fossero portate via e le truppe di Farnabazo vennero in loro soccorso.[98] Trasibulo sbarcò le sue truppe per alleviare
temporaneamente la pressione su Alcibiade e contemporaneamente ordinò a Teramene di congiungersi alle forze terrestri ateniesi lì
vicino, portando queste ultime in soccorso dei marinai e delle truppe da sbarco presenti sulla spiaggia. Gli Spartani e i Persiani,
sopraffatti dall'arrivo di più contingenti da diverse direzioni, furono scacciati e sconfitti, mentre gli Ateniesi catturarono tutte le navi
spartane salvatesi dalla distruzione.[95][99] Una lettera mandata a Sparta da Ippocrate, vice-ammiraglio di Mindaro, fu intercettata
dagli Ateniesi; recitava: "Le navi sono perse. Mindaro è morto. Gli uomini stanno morendo. Non sappiamo cosa fare."[100] Poco
dopo Sparta chiese la pace, ma questa offerta fu respinta dagli Ateniesi, istigati daCleofonte.[101]

Ulteriori successi militari


Dopo la vittoria ottenuta a Cizico, nel 409 a.C. Alcibiade e Trasibulo incominciarono ad assediare Calcedonia, forti del sostegno di
una flotta composta da 190 navi.[102] Anche se non ottennero una vittoria definitiva e non riuscirono a costringere la città alla resa,
Alcibiade riuscì a vincere una piccola battaglia tattica alle porte della città eeramene
T concluse un accordo coi Calcedonesi.[103]

Giunto nel Chersoneso Tracico, Alcibiade attaccò Selimbria, dove organizzò un complotto col partito filo-ateniese della città,
offrendo loro delle ragionevoli condizioni di pace, imponendo una ferrea disciplina per tutelarne l'attuazione. Non fece niente alla
[104] alcune epigrafi testimoniano che, dopo essersi arresi,
città e, presa una certa somma di denaro, vi lasciò una guarnigione e ripartì;
gli abitanti di Silivri consegnarono degli ostaggi.[2] Gli storici giudicano positivamente questa sua operazione dato che essa gli
permise di guadagnare tempo e soldi.[2][94]

Nel 408 a.C. aiutò Trasibulo e Teramene ad assediare la città di Bisanzio. Una parte dei cittadini, affamata e demoralizzata, decise di
arrendersi agli Ateniesi chiedendo condizioni simili a quelle ottenute da Silivri. Durante la notte all'ora prestabilita, i difensori che
avevano aderito alla congiura lasciarono le loro postazioni e gli Ateniesi poterono attaccare indisturbati la guarnigione spartana; a un
certo punto, vista la ferocia con cui si battevano coloro che erano rimasti leali agli Spartani, Alcibiade compì la mossa decisiva,
promettendo loro salva la vita se avessero aderito alla causa ateniese. Appagati, anch'essi voltarono le spalle agli Spartani, che furono
totalmente annientati.[105]

Ritorno ad Atene, licenziamento e morte

Ritorno ad Atene
Nella primavera del 407 a.C., Alcibiade si decise a tornare ad Atene ma nonostante le sue recenti vittorie fu estremamente cauto: i
cambiamenti di governo avvenuti, la teorica condanna che pendeva ancora su di lui e il grande danno che aveva recato alla città
quando era stato alleato di Sparta, potevano influenzare negativamente l'opinione pubblica. Quindi Alcibiade, invece di tornare
direttamente in patria, andò prima a Samo a prendere 20 navi, colle quali si diresse nel golfo Ceramico in Caria, dove raccolse una
somma di denaro pari a 100talenti di argento; direttosi alla foce dell'Eurota, controllò le operazioni spartane nei dintorni del porto del
Giteo e raccolse informazioni sulla reazione degli Ateniesi venuti a conoscenza del suo imminente ritorno.[106] Seppe così che essi
[107]
erano ben disposti nei suoi confronti e che i suoi migliori amici attendevano con ansia il suo arrivo.

Giunse così presso il porto del Pireo, dove la folla si accalcava per vederlo,[108] eppure la paura di Alcibiade non svanì finché non
vide suo cugino e gli altri suoi amici e conoscenti, che lo invitarono a sbarcare.[109] A terra fu accolto come un eroe; alcuni videro
come un cattivo presagio il fatto che ritornasse il giorno della festa della Plinteria, visto che questo giorno era considerato come il più
sfortunato dell'anno e che, quindi, non era consigliabile che vi accadesse nulla di importante.[110] I suoi nemici ne presero nota e lo
tennero a mente per future occasioni.[111]

Tutti i procedimenti giudiziari contro Alcibiade furono cancellati e le accuse di blasfemia furono ufficialmente ritirate. Alcibiade
riuscì a convincere del suo pentimento gli Ateniesi guidando la processione solenne a Eleusi, la prima che si svolgesse sulla
terraferma dopo l'occupazione spartana di Decelea.[112] La processione era stata rimpiazzata da un tragitto per mare, ma quell'anno
Alcibiade riuscì, con una scorta di soldati, a permettere che essa si svolgesse secondo il canone tradizionale.[113] Le sue proprietà gli
[114]
furono restituite e l'assemblea lo nominò "comandante supremo delle forze di terra e di mare".

Sconfitta di Nozio
Nel 406 a.C. Alcibiade partì da Atene con 1500 opliti e una flotta di 100 navi.[115] Non riuscendo nell'assedio di Andro, si diresse a
Samo e poi a Nozio, località più vicina al nemico che si trovava aEfeso.

Nel frattempo Ciro, rimpiazzato Tissaferne al comando della satrapia di Lidia e Caria, aveva deciso di aiutare finanziariamente i
Peloponnesiaci. L'aumento delle paghe spinse molti rematori ateniesi nella flotta spartana, ora comandata dall'abile Lisandro, che
aveva sostituito lo sfortunato Mindaro: questi fattori causarono un rapido rafforzamento della flotta peloponnesiaca, a danno di quella
ateniese. In cerca di fondi e avendo bisogno di un'altra battaglia decisiva, Alcibiade lasciò Nozio e andò ad aiutare Trasibulo
nell'assedio di Focea.[116] Alcibiade era consapevole della vicinanza della flotta spartana, perciò mise 80 navi a sorvegliarla,
lasciandone il comando al suo timoniere personale Antioco, al quale aveva dato
espressamente l'ordine di non attaccare Lisandro. Antioco disobbedì e si sforzò di
spingere Lisandro a combattere, tentando di imitare le tattiche usate a Cizico quattro
anni prima. La situazione di Nozio, però, era radicalmente diversa: gli Ateniesi non
avevano dalla loro parte l'effetto sorpresa, visto che Lisandro era ben informato
riguardo alla loro flotta dai disertori.[117] Infatti, l'improvviso attacco spartano
ordinato da Lisandro affondò la nave di Antioco, il resto della flotta "esca" fu
inseguito fino a Nozio, dove il grosso della flotta ateniese fu colto impreparato; le
perdite ammontarono a 22 navi. Alcibiade tornò subito dopo e tentò disperatamente
[118]
di riscattarsi con una vittoria, ma Lisandro non abboccò.

La responsabilità della sconfitta, naturalmente, ricadde su Alcibiade, e i suoi nemici


riuscirono a farlo rimuovere dall'incarico, anche se alcuni storici moderni ritengono
che la colpa principale fosse di Antioco.[119] Diodoro Siculo afferma che, oltre che
Michele de Napoli, Morte di Alcibiade per la sconfitta di Nozio, Alcibiade fu esautorato anche per delle false accuse
(1839 circa), Museo archeologico montate dai suoi oppositori;[95] secondo il professore di storia antica Anthony
nazionale di Napoli Andrewes la delusione delle aspettative di vittoria, da lui create quell'estate, furono
decisive per la sua caduta.[115] Dopo la condanna Alcibiade andò in esilio[95] e si
diresse a nord stabilendosi nei suoi castelli del Chersoneso rTacico, senza più tornare
ad Atene. La conseguenza più importante della sua caduta, comunque, fu probabilmente l'esautorazione dei suoi principali alleati
(Trasibulo, Teramene e Crizia);[114] questo triste episodio tolse ad Atene i suoi migliori comandanti militari dell'epoca e contribuì
certamente alla sua sconfitta finale, concretizzatasi colladisastrosa sconfitta di Egospotamidel 404 a.C..[120]

Ultimi anni
Dopo Nozio, Alcibiade non ebbe più alcuna influenza politica. Il suo unico tentativo di rientrare in gioco avvenne prima della
battaglia di Egospotami:[121] recatosi dai generali ateniesi, spiegò loro che erano accampati in una posizione svantaggiosa e li
[122]
consigliò di recarsi a Sesto, dove avrebbero potuto trarre vantaggio dalla presenza del porto e della città;

Diodoro riferisce invece che offrì l'aiuto del re della Tracia, Amadoco I, in cambio di una parte di comando. Anche Plutarco
menziona l'episodio, dicendo che "Alcibiade salì a cavallo e andò dare una lezione ai generali. Disse che il loro ancoraggio era
cattivo: il posto non aveva né un porto né una città e loro dovevano andare a far provviste a Sesto".[123] Bernadotte Perrin ritiene più
affidabile il resoconto di Diodoro[124] rispetto a quello di Senofonte.[121] Andrew Wolpert afferma che "non ci vuole un lettore
cinico per capire, anche dal resoconto di Senofonte, che Alcibiade stava cercando di fare i suoi interessi quando andò a informare i
generali dei loro errori tattici".[125] In ogni caso i generali ateniesi, pensando che "in caso di sconfitta la colpa sarebbe stata loro e in
caso di vittoria il merito sarebbe stato di Alcibiade", gli chiesero di andarsene e di non tornare più.[122][124] Qualche giorno dopo la
loro flotta fu annientata da Lisandro.

Morte
Dopo la sconfitta di Atene, Alcibiade andò in Frigia, sperando di assicurarsi l'aiuto del nuovo re di Persia, Artaserse, per combattere
l'egemonia militare spartana in Grecia, ma non ebbe fortuna, venendo ucciso nel
404 a.C.

I fatti riguardanti la morte di Alcibiade sono in gran parte incerti, visto che i resoconti sono discordanti. Secondo Isocrate tra i
maggiori responsabili si annoverano sicuramente gli Spartani, ma al loro insediamento anche i Trenta tiranni, così come tutta la
Grecia, temevano un'azione di Alcibiade, quindi i potenziali colpevoli sono più di uno.[126] Anche se molti dei dettagli non possono
essere verificati, la versione più verosimile, quella di Plutarco, è questa: Lisandro mandò un inviato a Farnabazo, che ordinò a suo
fratello di andare in Frigia, dove Alcibiade viveva coll'amante Timandra, giovane di buona famiglia.[127] A questo punto ci sono due
versioni della storia: secondo una i mandanti degli assassini erano Spartani, secondo l'altra erano i parenti di Timandra.[128]
L'assassinio si consumò mentre Alcibiade si stava preparando per raggiungere la corte persiana; la sua casa fu circondata e incendiata
ed egli, non vedendo alcuna possibilità di fuga, si precipitò sui suoi assassini col pugnale in pugno venendo ucciso da una selva di
frecce.[127]

[129]
Secondo Aristotele il luogo della morte di Alcibiade fu il monte Elafo, in Frigia.

Considerazioni

Carriera politica
Per l'antica Grecia, Alcibiade fu una figura di primo piano: Tucidide lo giudicò
"troppo ambizioso" nel proporre la spedizione in Sicilia con l'intento di "arricchirsi e
diventar famoso coi suoi successi". Non lo ritiene però responsabile della sconfitta di
Atene: "le sue abitudini offesero tutti, facendo in modo che gli Ateniesi si
affidassero ad altre mani, che poco dopo rovinarono la città";[38] Plutarco lo dipinge
come "il meno scrupoloso e il più imprudente degli esseri umani";[130] d'altro canto,
però, Diodoro afferma che era "di spirito brillante e desideroso di grandi
imprese";[131] Sharon Press, dell'università Brown, afferma che Senofonte enfatizzò
Epitaffio di Ipparetea, figlia di
i servizi che aveva reso allo stato, minimizzando i danni che aveva arrecato a Alcibiade. Cimitero delle Ceramiche,
esso;[113][132] Demostene, invece, sostiene Alcibiade, argomentando che difese con Atene
patriottismo la democrazia, e non con doni o discorsi, ma in prima persona;[133] per
Demostene e altri oratori Alcibiade incarnò la figura del grande uomo durante i
giorni gloriosi della democrazia ateniese, divenendo un simbolo retorico.[134] Uno dei discorsi di Isocrate, pronunciato da Alcibiade
il Giovane, dichiarava che Alcibiade meritava la gratitudine degli Ateniesi per i servigi che aveva reso loro;[135] Lisia, però,
affermava che Alcibiade doveva essere considerato un nemico per il tenore generale della sua vita, visto che "ripagò col male il bene
fattogli dai suoi amici".[136] Nella Costituzione degli Ateniesi Aristotele non include Alcibiade nella lista dei migliori politici
ateniesi,[137] ma negli Analitici posteriori un uomo coraggioso come Alcibiade è distinto "dall'equanimità in mezzo alle vicissitudini
della vita e dal non sopportare il disonore".[138] Alcibiade destò preoccupazione ai concittadini della sua epoca per la sicurezza
dell'ordinamento politico,[139] perciò Andocide scrisse di lui che, "invece di decidere di conformarsi alle leggi dello stato, si
aspettava che tu ti conformassi al suo modo di vivere";[140] Una delle frasi più famose su Alcibiade, scritta da Cornelio Nepote,
[141]
diceva che "Alcibiade sorpassava tutti gli Ateniesi in splendore e tenore di vita".

Ancora oggi, Alcibiade divide gli storici: per Malcolm F. McGregor, ex capo del Dipartimento di Storia Classica dell'Università della
Columbia Britannica, Alcibiade fu più uno scaltro giocatore d'azzardo che un mero opportunista;[142] Evangelos P. Fotiadis,
importante filologo greco, afferma che Alcibiade "era un diplomatico di prima classe" e che "aveva enormi qualità"; anche se le sue
abilità spirituali non erano controbilanciate dalla sua magnifica mente, aveva l'abilità di governare un popolo predisposto alla
demagogia;[6] Konstandinos Paparrigopulos, un importante storico greco, sottolinea le sue "virtù spirituali" e lo confronta con
Temistocle, ma aggiunge che tutte queste qualità crearono "un traditore, un uomo audace ed empio";[143] Walter Ellis crede che le
sue azioni fossero oltraggiose, ma compiute con brio;[144] David Gribble, invece, afferma che le azioni di Alcibiade non furono
comprese dalla città di Atene e aggiunge che "le tensioni che portarono Alcibiade a rompere con essa furono dovuti a problemi
puramente personali e civici".[145] Invece lo storico inglese Russell Meiggs giunge alle conclusione che Alcibiade fosse totalmente
privo di scrupoli, nonostante il suo grande fascino e le notevoli abilità: Meiggs pensa che le sue azioni fossero state dettate da
motivazioni egoistiche e che il suo antagonismo con Cleone e i suoi successori abbiano distrutto Atene; lo stesso studioso sottolinea
forzò l'accusa contro Socrate".[61]
come "il suo esempio di ambizione inquieta e indisciplinata raf

Ancora più criticamente, Athanasios G. Platias e Constantinos Koliopoulos, professori di studi strategici e di politica internazionale,
sentenziano che le ragioni di Alcibiade "dovrebbero essere sufficienti a distruggere l'idea che Alcibiade fosse un grande stratega,
come alcune persone credono ancora";[146] da un diverso punto di vista, la psicologa Anna C. Salter cita Alcibiade come dotato di
"tutte le classiche caratteristiche della psicopatia";[147] un'affermazione simile è fatta nel quinto capitolo di The Mask of Sanity di
Hervey Cleckley.
Successi militari
I giudizi riguardanti l'azione militare di Alcibiade sono discordanti. Pur criticandolo,
in una breve digressione Tucidide ammette che: "pubblicamente il suo modo di
condurre la guerra era il migliore";[38] Diodoro e Demostene lo considerano un
grande generale;[131][133] secondo Fotiadis, Alcibiade era un generale invincibile e,
dovunque andò, vinse. Se avesse guidato l'esercito in Sicilia, gli Ateniesi avrebbero
evitato il disastro e, se i suoi compatrioti avessero seguito i suoi consigli a
Egospotami, Lisandro avrebbe perso e Atene avrebbe avuto l'egemonia sulla
Grecia;[6] d'altro canto, Paparrigopoulos pensa che la spedizione in Sicilia, voluta da
Félix Auvray, Alcibiade colle Alcibiade, sia stata un errore strategico;[148] opinione condivisa da Platias e
cortigiane (1833), Museo di Koliopoulos che la giudicarono un errore madornale dovuto al suo "comportamento
Valenciennes [37]
frivolo e a un'incredibile sottovalutazione del nemico";

Angelos Vlachos, comunque, sottolinea che Atene si interessò alla Sicilia fin
dall'inizio della guerra (Plutarco, infatti, scrive che "gli Ateniesi cominciarono ad allungare gli occhi sulla Sicilia ancora quando era
vivo Pericle"),[149] mandandovi anche un'ambasciata;[150] secondo Vlachos, la spedizione non aveva niente di strano o avventuroso e
costituiva una decisione strategica razionale basata sulle tradizionali aspirazioni di Atene.[151] Aggiunge che Alcibiade aveva già
concepito un piano più ampio: conquistare l'intero Occidente,[152] attraverso la sconfitta di Cartagine e l'occupazione della Libia,
attaccando poi l'Italia e, dopo averla vinta, prendere il Peloponneso.[149] Infatti la decisione iniziale dell'ecclesia fu di un contingente
contenuto, che poi però divenne troppo grande e costoso, causa le richieste di Nicia[152] e quindi adatto a una guerra di conquista più
che a un intervento di sostegno alla città di Segesta; lo storico Donald Kagan critica Alcibiade per non aver capito che la grandiosità
della spedizione ateniese comprometteva lo schema diplomatico sul quale si basava la sua tattica.[153] Egli pensa che Alcibiade sia
stato un comandante estremamente abile, ma non un genio militare, e che la sua esagerata autostima e ambizione abbiano superato le
sue effettive capacità. Kagan critica lo stratega per aver affidato a Nozio la flotta al suo timoniere Antioco, aggiungendo che la
maggior parte del merito per la notevole vittoria di Cizico vada assegnato a Trasibulo;[153] nel suo giudizio, Kagan concorda con
Cornelio Nepote, che disse che la stravagante opinione degli Ateniesi riguardo alle abilità e al valore di Alcibiade fu la loro più
grande sfortuna.[154]

Sharon Press afferma che "anche se Alcibiade può essere considerato un buon generale, basandosi sulle sue imprese nell'Ellesponto,
non si potrebbe considerarlo allo stesso modo basandosi sul suo operato in Sicilia", ma "la forza delle sue imprese come generale
supera, per importanza, i suoi errori";[132] gli storici David McCann e Barry Strauss, confrontando Alcibiade con il generale
statunitense Douglas MacArthur, affermano che "entrambi risaltarono come capi militari a cui si associò un'aura mistica".[155]

Abilità oratoria
La capacità dialettica di Alcibiade è stata esaminata dagli studiosi dei tempi antichi e
moderni. Tra questi troviamo:

Plutarco riprende quanto detto da Demostene, affermando che era "l'oratore migliore
dell'epoca, in aggiunta alle sue altre doti",[133] e aggiunge che, secondo Teofrasto,
era il più bravo a capire quali argomenti erano più adatti in una determinata
situazione, esprimendosi con un vocabolario così ricercato che a volte si metteva in
difficoltà ricercandone l'espressione più adatta;[156] anche il suo sigmatismo, notato
da Aristofane, contribuiva a rendere le sue parole persuasive e piene di Pietro Testa, Alcibiade, ubriaco,
fascino;[8][157] Eupoli scrive che era "il principe degli oratori, ma il più incapace nel interrompe il simposio (1648)
parlare",[35] sembra che i suoi discorsi privati fossero migliori di quelli davanti
all'assemblea.[133]
Paparrigopoulos non crede al resoconto di Demostene, ma sostiene che lo statista ateniese sapeva comunque difendere efficacemente
le sue idee;[143] anche Kagan riconosce l'abilità oratoria di Alcibiade,[158] mentre Thomas Habinek, professore di storia classica
all'University of Southern California, sostiene che l'atteggiamento di Alcibiade mutava a seconda dei suoi ascoltatori:[159] secondo
Habinek, gli Ateniesi rispondevano all'affetto di Alcibiade amando sé stessi; quindi, quando parlava, era "un'istituzione della città che
parlava - e amava - sé stessa";[159] secondo Aristofane, "Atene lo desidera, lo odia, ma comunque lo vuole avere".
[160]

Riferimenti nell'arte e nella letteratura


Alcibiade non è stato risparmiato dalla commedia antica e le storie attestano un confronto tra Alcibiade ed Eupoli, simile a quello tra
Aristofane e Cleone.[23] Appare anche come personaggio in molti dialoghi socratici (Simposio, Protagora, Alcibiade primo e
secondo, così come i dialoghi eponimi diEschine Socratico e Antistene); quest'ultimo, probabilmente per la sua esperienza personale,
descrive Alcibiade ricordando soprattutto la sua straordinaria forza psichica, il suo coraggio e la sua bellezza, dicendo che "se Achille
non gli assomigliava, non era poi così bello".[161] Nel suo processo Socrate, dovendo ribattere il tentativo di incolparlo anche dei
crimini commessi dai suoi ex allievi, incluso Alcibiade,[162] nella sua Apologia dichiara: "Non sono mai stato l'insegnante di
qualcuno".[163] Aristofane, invece, prendeva in giro il suo accentuato sigmatismo nella sua commedia Le vespe;[157] Alcibiade è
inoltre dipinto come uno dei più stretti amici di Cleone.

Molto tempo dopo la sua morte, Alcibiade continuò ad apparire nell'arte, sia nel Medioevo sia nel Rinascimento, così come in molte
opere letterarie moderne.[164] Affascinava ancora il mondo moderno, divenendo così protagonista di molti romanzi storici, tra cui
quelli di Gertrude Atherton, Rosemary Sutcliff, Daniel Chavarría, Steven Pressfield e Peter Green; inoltre, è il protagonista del
romanzo di Paul Levinson The Plot to Save Socrates (un viaggio nel tempo dove si raccontano molte sue avventure successive alla
sua morte), di Unraveling time di Kurt R. A. Giambastiani e del racconto breve The Gods Abandon Alcibiades di Joel Richards
(vincitore del Premio Nebula), oltre che della composizione per voce e piccola orchestra Socrate di Erik Satie (basato su degli stralci
delle opere di Platone tradotte da Victor Cousin). Alcibiade appare anche nel libro satirico Figurati! (Picture This) di Joseph Heller e
nel Timone d'Atene di William Shakespeare.

Alcibiade, infine, è menzionato nella regola II della 44ª legge ("Disarmare e infuriarsi coll'ef
fetto specchio") ne Le 48 leggi del potere
di Robert Greene: in esso l'autore parla della sua abilità di imitare la gente sia in presenza degli Spartani sia dei Persiani.

Nella storia ucronica The Daimon, pubblicata nel 2002 da Harry Turtledove, il libro comincia con Alcibiade che comanda la
spedizione in Sicilia e ottiene una vittoria decisiva, prima di tornare ad Atene; unendo le polis greche, Alcibiade le guida alla
conquista dell'impero persiano, che invece sarebbe stato preso solo ottant'anni dopo da
Alessandro Magno, re di Macedonia.

Note
1. ^ a b Vlachos, p. 59.
2. ^ a b c Paul Bentley Kern, Treatment of Captured Cities, in Ancient Siege Warfare, Indiana University Press, 1999,
p. 51, ISBN 0-253-33546-9.
3. ^ Platone, Alcibiade, I, 121a.
4. ^ Domenico Musti, Storia Greca - Linee di sviluppo dall'età micenea all'età romana , Editori Laterza, 2006,p. 239.
5. ^ C.A. Cox, What Was an Oikos?, in Household Interests, Princeton University Press, 1997,p. 144, ISBN 0-691-
01572-4.
6. ^ a b c Alcibiade, Dizionario Enciclopedico il Sole.
7. ^ Denyer, pp. 88-89.
8. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 1.
9. ^ Isocrate, Busiride, 5.
10. ^ Lee Too, p. 216.
11. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 119-120.
12. ^ Sykoutris, pp. 159-180.
13. ^ Platone, Simposio, 215a-222b.
14. ^ Plutarco, Alcibiade, 6.
15. ^ Plutarco, Alcibiade, 4.
16. ^ Platone, Simposio, 220e.
17. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 7.
18. ^ Platone, Simposio, 221a.
19. ^ Sykoutris, p. 225.
20. ^ Plutarco, Alcibiade, VII, 4.
21. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 140.
22. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 135-137.
23. ^ a b Gribble, pp. 30.
24. ^ Plutarco, Alcibiade, 8.
25. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 16.
26. ^ Andocide, 20.
27. ^ Plutarco, Alcibiade, 11.
28. ^ Tucidide, V, 43.
29. ^ Gomme, p. 339.
30. ^ a b Sealey, p. 353.
31. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 14.
32. ^ Tucidide, V, 45.
33. ^ Gomme, p. 70.
34. ^ Plutarco, Alcibiade, 15.
35. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 13.
36. ^ Andocide, 22.
37. ^ a b Platias, pp. 237-246.
38. ^ a b c Tucidide, VI, 15.
39. ^ Kagan 2, p. 322.
40. ^ Tucidide, VI, 8.
41. ^ Plutarco, Alcibiade, 20.
42. ^ Strauss, p. 199.
43. ^ Strauss, p. 104.
44. ^ Tucidide, VI, 26.
45. ^ Plutarco, Alcibiade, 19.
46. ^ Tucidide, VI, 29.
47. ^ Tucidide, VI, 61.
48. ^ a b Tucidide, VI, 53.
49. ^ Kagan 2, p. 273.
50. ^ Tucidide, VI, 74.
51. ^ Plutarco, Alcibiade, 23.
52. ^ a b Tucidide, VI, 89-90.
53. ^ Tucidide stesso ricorda (VI 53.3) che gli Spartani avevano scacciato i tiranni da Atene, e in precedenza aveva dato
credito alla propaganda che voleva Sparta impegnata a scacciare i tiranni dalla Grecia (I 18.1).
54. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 44.
55. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 45.
56. ^ Tesi Pacini Costanza - Alcibiade tra Letteratura e Storia, p. 46.
57. ^ a b Kagan 2, pp. 282-283.
58. ^ Tucidide, VII, 18.
59. ^ Plutarco, Alcibiade, 24.
60. ^ Tucidide, VIII, 26.
61. ^ a b Alcibiade, Enciclopedia Britannica, 2002.
62. ^ Plutarco, Agesilao, 22; Lisandro, 3.
63. ^ P.J. Rhodes, A History of the Classical Greek World, Blackwell Publishing, 2005,p. 144, ISBN 0-631-22564-1.
64. ^ a b Tucidide, VIII, 45.
65. ^ Tucidide, VIII, 46
66. ^ Tucidide, VIII, 47.
67. ^ Buckley, p. 411.
68. ^ Plutarco, Alcibiade, 25.
69. ^ Tucidide, VIII, 48
70. ^ Tucidide, VIII, 49.
71. ^ Sealey, p. 359.
72. ^ Kagan 2, p. 385.
73. ^ R.J. Buck, Thrasybulus and the Athenian Democracy: the Life of an Athenian Statesman
, Stuttgart: Franz Steiner
Verlag, 1998, pp. 27-8, ISBN 3-515-07221-7.
74. ^ Tucidide, VIII, 50.
75. ^ Tucidide, VIII, 51.
76. ^ Tucidide, VIII, 53.
77. ^ a b Kagan 1, pp. 136-138.
78. ^ Kagan 2, p. 366.
79. ^ a b Tucidide, VIII, 56.
80. ^ Tucidide, VIII, 73.
81. ^ Tucidide, VIII, 76.
82. ^ Tucidide, VIII, 81.
83. ^ a b c Plutarco, Alcibiade, 26.
84. ^ Kagan 2, p. 389.
85. ^ a b Tucidide, VIII, 82.
86. ^ Tucidide, VIII, 97.
87. ^ Tucidide, VIII, 88.
88. ^ Warner Rex Cartwright David,A Historical Commentary on Thucydides: A Companion to Rex W
arner's Penguin
Translation, University of Michigan Press, 1997,p. 301, ISBN 0-472-08419-4.
89. ^ a b c Plutarco, Alcibiade, 27.
90. ^ Kagan 2, p. 406.
91. ^ Senofonte, I, 1, 5.
92. ^ Kagan 2, p. 408.
93. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 28.
94. ^ a b Kagan 2, p. 410.
95. ^ a b c d Diodoro, XIII, 50, 1.
96. ^ Robert J. Littman, The Strategy of the Battle of Cyzicus, in Transactions and Proceedings of the American
Philological Association, vol. 99, 1968, pp. 265–272, DOI:10.2307/2935846, JSTOR 2935846..
97. ^ (FR ) Jean Hatzfeld, Alcibiade, Presses Universitaires de France, 1951,p. 271.
98. ^ Senofonte, I, 1, 17-23.
99. ^ Kagan 2, pp. 410-413.
100. ^ Senofonte, I, 1, 23.
101. ^ Diodoro, XIII, 52, 3.
102. ^ Kagan 2, p. 429.
103. ^ Diodoro, XIII, 66, 3.
104. ^ Plutarco, Alcibiade, 30.
105. ^ Diodoro, XIII, 66, 5-6.
106. ^ Senofonte, I, 4, 8-12.
107. ^ Bodil Due, The Return of Alcibiades in Xenophon's Hellenica , in "Classica et Mediaevalia — Revue Danoise de
Philologie et D'Histoire", XLII, Museum Tusculanum Press, 1991,pp. 39–54, ISBN 0-521-38867-8. URL consultato il 23
settembre 2006..
108. ^ Senofonte, I, 4, 13.
109. ^ Plutarco, Alcibiade, 32.
110. ^ Plutarco, Alcibiade, 34.
111. ^ Kagan 1, p. 290.
112. ^ Simon Price, Religious Places, in Religions of the Ancient Greeks, Cambridge University Press, 1999,p. 54,
ISBN 0-521-38867-8.
113. ^ a b Senofonte, I, 4, 18.
114. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 33.
115. ^ a b A. Andrewes, The Spartan Resurgence, in The Cambridge Ancient History edited by David M. Lewis, John
Boardman, J. K. Davies, M. Ostwald (Volume V), Cambridge University Press, 1992,p. 490, ISBN 0-521-23347-X.
116. ^ Kagan 2, p. 443.
117. ^ Kagan 2, p. 444.
118. ^ Plutarco, Alcibiade, 35 o Elleniche di Ossirinco, 4.
119. ^ Cawkwell, p. 143.
120. ^ Kagan 2, p. 447.
121. ^ a b Bernadotte Perrin, The Death of Alcibiades, in Transactions and Proceedings of the American Philological
Association, vol. 37, 1906, pp. 25–37, DOI:10.2307/282699, JSTOR 282699..
122. ^ a b Senofonte, II, 1, 25.
123. ^ Plutarco, Alcibiade, 36 e Confronto tra Alcibiade e Coriolano, 2.
124. ^ a b Diodoro, XIII, 105.
125. ^ Andrew Wolpert, Remembering Defeat: Civil War and Civic Memory in Ancient Athens, Johns Hopkins University
Press, 2002, p. 5, ISBN 0-8018-6790-8.
126. ^ Isocrate, 40.
127. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 39.
128. ^ Harry Thurston Peck, Harper's Dictionary Of Classical Literature And Antiquities
, 1898.
129. ^ Aristotele, Storia degli animali, 578 b27.
130. ^ Plutarco, Confronto tra Alcibiade e Coriolano, 6.
131. ^ a b Diodoro, XIII, 68, 5.
132. ^ a b Sharon Press, Was Alcibiades a Good General?, in Brown Classical Journal, vol. 7, 1991.
133. ^ a b c d Demostene, Contro Midia, 144-145.
134. ^ Gribble, pp. 32-33.
135. ^ Isocrate, 15.
136. ^ Lisia, I, 1 e II, 10.
137. ^ Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 28.
138. ^ Aristotele, II, 13.
139. ^ Gribble, p. 41.
140. ^ Andocide, 19.
141. ^ Nepote, Alcibiade, 11.
142. ^ Malcolm F. McGregor, The Genius of Alkibiades, in Phoenix, vol. 19, nº 1, 1965, pp. 27–50, DOI:10.2307/1086688,
JSTOR 1086688..
143. ^ a b Paparrigopoulos, Ab, pp. 264-268.
144. ^ Walter M. Ellis, Alcibiades, Routledge, 1989, p. 18, ISBN 0-415-00994-4.
145. ^ Gribble, p. 55.
146. ^ Platias, p. 240.
147. ^ Anna C. Salter, Predators, p. 128.
148. ^ Paparrigopoulos, Ab, p. 272.
149. ^ a b Plutarco, Alcibiade, 17.
150. ^ Vlachos, p. 204.
151. ^ Vlachos, p. 206.
152. ^ a b Vlachos, pp. 202-203.
153. ^ a b Kagan 1, pp. 419-420.
154. ^ Nepote, Alcibiade, 7.
155. ^ Strauss Barry McCann David,Introduzione, in War and Democracy: A Comparative Study of the Korean War and
the Peloponnesian War, M.E. Sharpe, 2001, XXV, ISBN 0-7656-0695-X.
156. ^ Plutarco, Alcibiade, 10,2.
157. ^ a b Aristofane, Le vespe, 44.
158. ^ Kagan 1, p. 168.
159. ^ a b Thomas N. Habinek, Ancient Rhetoric and Oratory, Blackwell Publishing, 2004,pp. 23-24, ISBN 0-631-23515-9.
160. ^ Aristofane, Le rane, 1425.
161. ^ Elena Corrigan, Alcibiades and the Conclusion of the Symposium , in Plato's Dialectic at Play, Penn State Press,
2004, p. 90, ISBN 0-271-02462-3.
162. ^ Gary Alan Scott, Socrates and Teaching, in Plato's Socrates as Educator, SUNY Press, 2000, p. 19, ISBN 0-7914-
4723-5.
163. ^ Platone, Apologia di Socrate, 33a.
164. ^ Nikolai Endres, Alcibiades, su glbtq.com. URL consultato il 14 novembre 2013 (archiviato il 5 settembre 2006).

Bibliografia
Fonti primarie

Andocide, Contro Alcibiade.


Aristotele, Analisi posteriori.
Aristotele, Storia degli animali.
Cornelio Nepote, De viris Illustribus: Alcibiade.
Diodoro Siculo, Bibliotheca historica.
Erodoto, Le Storie.
Isocrate, Riguardo alla squadra di cavalli.
Lisia, Contro Alcibiade II.
Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia.
Platone, Alcibiade (I e II).
Platone, Apologia.
Platone, Simposio.
Plutarco, Vite Parallele: Agesilao, Alcibiade, Lisandro.
Plutarco, Moralia.
Senofonte, Elleniche.
Tucidide, La Guerra del Peloponneso.

Fonti secondarie

Terry Buckley, Aspects of Greek History 750–323 BC, Routledge (UK), 1996,ISBN 0-415-09957-9.
George Cawkwell, Thucydides and the Peloponnesian War, Routledge (UK), 1997,ISBN 0-415-16552-0.
Nicolas Denyer, Alcibiades (commentary), Cambridge University Press, 2001,ISBN 0-521-63414-8.
A. W. Gomme, A. Andrewes and K. J. Dover, An Historical Commentary on Thucydides (I–V) , Oxford University
Press, 1945–81, ISBN 0-19-814198-X.
David Gribble, Alcibiades and Athens: A Study in Literary Presentation , Oxford University Press, 1999,ISBN 0-19-
815267-1.
Donald Kagan, The Fall of the Athenian Empire, Cornell University Press, 1991,ISBN 0-8014-9984-4.
Donald Kagan, The Peloponnesian War, Penguin Books, 2003,ISBN 0-670-03211-5.
C. Kahn, Aeschines on Socratic Eros, in Paul A. Vander Waerdt (a cura di), The Socratic Movement, Cornell
University Press, 1994,ISBN 0-8014-9903-8.
Yun Lee Too, The Politics of Discipleship, in The Rhetoric of Identity in Isocrates, Cambridge University Press, 1995,
ISBN 0-521-47406-X.
(EL ) Paparrigopoulos Konstantinos,History of the Hellenic Nation, Eleftheroudakis, 1925.
Costanza Pacini, Alcibiade tra Letteratura e Storia(PDF ).
Koliopoulos Constantinos Platias Athanasios G.,Thucydides on Strategy, Eurasia Publications, 2006,ISBN 960-
8187-16-8.
Raphael Sealey, The Peloponnesian War, in A History of the Greek City States, 700–338 BC , University of California
Press, 1976, ISBN 0-520-03177-6.
(EN ) William Smith (a cura di), Alcibiades, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology , 1870.
Leo Strauss, The City and Man, University of Chicago Press, 1978,ISBN 0-226-77701-4.
(EL ) Angelos Vlachos, Thucydides' Bias, Estia, 1974.

Approfondimenti

Gertrude Atherton, The Jealous Gods, Kessinger Publishing Co, 2004,ISBN 1-4179-2807-7.
E.F. Benson, The Life of Alcibiades: The Idol of Athens, New York, D. Appleton Co, 1929,ISBN 1-4563-0333-3.
J.B. Bury e Russell Meiggs, A History of Greece, 4th, New York, St. Martin's Press, 1975.
J.B. Bury, S.A. Cook e F.E., eds. Adcock, The Cambridge Ancient History, vol. 5, New York, Macmillan, 1927.
Daniel Chavarria, The Eye Of Cybele, Akashic Books, 2005,ISBN 1-888451-67-X.
Steven Forde, The Ambition to Rule Alcibiades and the Politics of Imperialism in Thucydides
, Ithaca, NY, Cornell
University Press, 1989.
Peter Green, Achilles his Armour, Doubleday, 1967.
Bernard W. Henderson, The Great War Between Athens and Sparta:A Companion to the Military History of
Thucydides, Londra, Macmillan, 1927.
Hughes-Hallett, Lucy. Heroes: A History of Hero Worship.Alfred A. Knopf, New York, New York, 2004. ISBN 1-4000-
4399-9.
Russell Meiggs, The Athenian Empire, Oxford, Clarendon Press, 1972.
Pressfield, Steven. Tides of War: A Novel of Alcibiades and the Peloponnesian War. Doubleday, New York, New
York, 2000. ISBN 0-385-49252-9.
Cyril Edward Robinson,The Days of Alkibiades, E. Arnold, 1916.
Jacqueline Romilly de,Alcibiade, ou, Les Dangers de l'Ambition (in French), LGF, 1997, ISBN 2-253-14196-8.
Rosemary Sutcliff, Flowers of Adonis, Hodder & Stoughton Ltd, 1971,ISBN 0-340-15090-4.

Voci correlate
Apologia di Socrate
Lisandro
Scandalo delle erme
Spedizione in Sicilia
Socrate
Tissaferne

Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o suAlcibiade

Wikimedia Commons contiene immagini o altri file suAlcibiade

Collegamenti esterni
Biografici

Alcibiades was an Athenian general in the Peloponnesian W ar, su Bingley.


Alcibiades: Aristocratic Ideal or Antisocial Personality Disorder, su Evans, Kathleen (archiviato il 28 agosto 2006).
Alcibiades , su Meiggs, Russell.
Alcibiades, su Prins, Marco-Lendering, Jona(archiviato il 31 agosto 2006).
Alcibiades, su The Columbia Encyclopedia, Sixth Edition.2001–05..

Testi e analisi

Good Man, Bad Man, Traitor: Aspects of Alcibiades, su Arcan, Gabriela (archiviato l'11 settembre 2006).
Thucydides and Civil War: the Case of Alcibiades (DOC ), su Faulkner, Robert (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2007).
Survie d'un lion : Alcibiade, su Loicq-Berger, Marie-Paule (archiviato il 27 agosto 2006).
Alcibiades and the Sicilian Expedition, su Rubio, Alexander G.
Plato, Thucydides, and Alcibiades(DOC ), su Syse, Henrik (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2007).
Alcibiades, Athens, and the Human Condition in Thucydides' History , su Warren, Brian (archiviato il 19 agosto 2006).
VIAF (EN ) 46735515 · ISNI (EN ) 0000 0000 9044 0667· LCCN (EN ) n85196363 · GND
Controllo di autorità (DE ) 118501739 · BNF (FR ) cb12156787x (data) · NLA (EN ) 54957807 · CERL
cnp00542131

Estratto da "https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Alcibiade&oldid=99262326
"

Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 23 ago 2018 alle 22:28.
Il testo è disponibile secondo lalicenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo
; possono applicarsi
condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli.