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Studi Piemontesi

Dicembre 2005, vol. XXXIV, fasc. 2

Saggi e studi

Tomaso Vialardi di Sandigliano 299 Un cortigiano e letterato piemontese dimenticato: Francesco Maria
Vialardi
Fabrizio Corrado – Paolo San Martino Piffetti: l’arte, il lavoro
Véronique Plesch Le Couronnement de la Vierge de l’église de Montagny-les-
Monts, témoin de la culture des “Seigneurs du Pays de Vaud”

Note
Giuliano Gasca Queirazza S. J. Pagine di grammatica piemontese III
Marco Cerruti Presenza/assenza di Edoardo Calvo nella storiografia letteraria del
secondo Novecento
Maria Corsi Le Follie religiose di Edoardo Calvo: un poema come pretesto?
Walter Canavesio Documenti per gli altari della chiesa di San Filippo a Chieri
Federica Rossi Giuseppe Valeriani, primo scenografo alla corte degli Zar
Maria Vittoria Cattaneo Un imprenditore luganese nella Torino Sabauda: Gian Battista
Bettino e il suo rapporto con la municipalità (1745-1796)
Angiola Maria Sassi Perino L’Educatorio della Provvidenza sotto l’ala protettrice di Casa
Savoia

Ritratti e ricordi
Elisa Merlo Una poetessa risorgimentale dimenticata: Agata Sofia Sassernò
Gian Luigi Bruzzone Luigi Balbiano (1852-1917). Cenno biografico su lettere inedite
Elena Chiarelli Curt Seidel nella Torino Anni Dieci
Giovanni Tesio Per Giorgio Calcagno: un ritratto a zig zag

Documenti e inediti
Davide Arecco Tra Torino, Genova e l’Europa settentrionale: la corrispondenza di
Carlo Allioni con i linneani del secondo Settento
Carlo A. M. Burdet I Michella artisti piemontesi tra Sei e Settecento

Rassegne
Andreina Griseri Ricerca e restauri. Per la Consolata, il Corpus Domini, la Manta,
Pollenzo

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Notiziario bibliografico:
recensioni e segnalazioni

Alfieri beyond Italy (P.M. Prosio)


- P. M. Prosio, Stendhal e altri viaggiatori a Torino. Il viaggio letterario da Tasso a Nietzsche (P. Cazzola) - P.
Cazzola, L’Italia dei Russi tra Settecento e Novecento (L. Tamburini )- G. Faldella, Verbanine (P. Cazzola) - G.
Bazzoni, Il castello di Trezzo (P. Cazzola) - E. De Amicis, Gli Azzurri e i Rossi (L. Tamburini) - L. De
Vendittis, Appunti sul Teatro dannunziano (G. Bergami) - A. Graf, Memorie Giovanili (1848-1876) (G.
Bergami) - M. Giusta Catella, La donna senza pace (P. Cazzola) - M. Bonfantini, Un salto nel buio (P.
Cazzola) - N. Sapegno, Le più forti amicizie. Carteggio 1918-30 (G. Bergami) - E. Ferrero, I migliori anni della
nostra vita (G. Bergami) - N. Orengo, Di viole e liquirizia (B. Quaranta) - S. Vassalli, Terra d’acque. Novara,
la pianura, il riso (P. Cazzola) - M. Scaglione, Fortunato il capostazione di Moncalvo! (P.M. Prosio) - C. Bo,
Balbiquattro (P. Cazzola) - T. Cosio, La ciatalin-a; G. Isaia, Filippo e il veglione dei sarvanot (G. Goria) - P.
Gauthier, La valso de Santo-Ano (G. Goria)- Valdesi e protestanti a Torino (XVIII-XX secolo) (P. Cazzola) -
A.A. Mola, Silvio Pellico carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa (L. Tamburini) - A.A. Mola, Giovanni
Giolitti. Fare gli italiani (L. Tamburini) - G. Arian Levi, Tutto un secolo. Due donne ebree del ‘900 si raccontano
(G. Bergami) - L. Tibaldo, Quando suonò la campana. Willy Jervis (D. Marucco) - M.T. Silvestrini-C.
Simiand-S. Urso, Donne e politica. La presenza femminile nei partiti politici dell’Italia repubblicana. Torino 1945-
1990 (D. Marucco) - I. Fuhrmann-G. Montanari, Scuola, storia e memoria del sindacalismo torinese negli anni di
movimento Sessanta e Settanta (D. Marucco) - G. Tuninetti, Giuseppe Pollarolo: un prete di frontiera (1907-1987)
(P. Cazzola) - Le edizioni del XVI secolo (F. Malaguzzi) - A. Alacevich, Artiste di corte da Emanuele Filiberto a
Vittorio Emanuele II (C. Accornero) - M. Dell’Omo-F. Fiori, I tesori degli emigrati. Arte, artigianato ed
emigrazione nel Cusio e nella diocesi di Novara dal Cinquecento al Settecento (P. Cazzola) - F. Sottomano-M.
Galli, Giovanni Rava (F. De Caria) - D. Torelli, Benedetto Binago e il Mottetto a Milano (S. Baldi)- Marco
Gandini musicista e la cultura a Torino fra le due guerre (S. Baldi) - Storia di Torino, storia di città (P. Cazzola) -
La Civiltà di Viverone. La conquista di una nuova frontiera nell’Europa del II millennio a.C. (G. Mola di
Nomaglio) - M. Bonola, Valsesia giacobina e liberale (1799-1804) (P. Cazzola) - C. Anselmo-S. Gosso, La
fatica della libertà. Brandizzo dalla dichiarazione di guerra alla Liberazione (F. Quaccia)- L. Berola-L.
Simoncello-E. Tallon, Il castello di Orio Canavese (F. Quaccia) - G. Brocco Vittorini-R. Dini-S. Gatta,
Fiorano si racconta (R. Sandri Giachino) - P. Aragno-P. Salvetti, “La stòria a l’è bela, fa piasì contela”. Storie e
memorie di vita quotidiana del XX secolo raccontate dai Settimesi (P. Cazzola) - A. Cifani-F. Monetti-E. Fucini,
Storia di Rosta (G. Mola di Nomaglio) - G. Jannon-M. Charrière, Collombardo (G.G. Massara)- T. Vialardi
di Sandigliano, Verrone: l’immagine ricostruita (G. Mola di Nomaglio) - Priero. Cronache, fatti e documenti per
mille anni di storia (P. Cazzola)- E. Ottonello, Gli stemmi di cittadinanza della magnifica Comunità di Ovada
(L.C. Gentile) - M.F. Dolermo, L’omicidio dell’ebreo Desiderio Levi nella pubblica piazza di Nizza Monferrato
(1691) (F. De Caria) - G.C. Cordara, Vita del cavaliere di Calamandrana (F. De Caria) - Giacomo Naretti alla
corte del Negus Johannes IV d’Etiopia (F. Quaccia)

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Un cortigiano e letterato piemontese
del Cinquecento:
Francesco Maria Vialardi
Tomaso Vialardi di Sandigliano

Il ritrovamento nel 2004 di un documento già nell’archi- ABBREVIAZIONI


vio Vialardi di Verrone, riapre un’indagine conclusa nel 1930 AB - Albert Baillet, Des Satyres per-
da un eminente studioso del Tasso, Luigi Bonfigli, nata da sonnelles, 1689
un esemplare della Gerusalemme Conquistata 1 entrata nella AG - Angelo Grillo, Lettere, Ciotti,
Venezia 1604
collezione di Angelo Solerti nel 1903. L’interesse non è nel- AGS - Archivo General de Simancas,
la rarità dell’edizione 2 ma nelle postille e note manoscritte Spagna
che corrono serrate per tutti i 24 canti e nelle pagine preli- AL - Alessandro Luzio, Un pronosti-
minari non numerate (carta di guardia, frontespizio, dedica co satirico di Pietro Aretino (1534),
Bergamo 1900
di Angelo Ingegneri e Canzone del Tasso al cardinale di San AS - Angelo Solerti, Anche Torquato
Giorgio 3). Solerti trascrisse tutte le annotazioni iniziando la Tasso?, in «Giornale storico del-
ricerca dei due nomi che compaiono sulla nota di possesso la letteratura italiana», IX, 1887
ASBi - Archivio Storico Città di Biella,
nell’ultima pagina preliminare: «Di Frco: Maria Vialardo dono Comune
del R.mo Abbati Ruggiero Tritonio in Roma». Identificò facil- ASF - Archivio di Stato Firenze, Me-
mente il politicizzato abate udinese e le sue vicende 4, men- diceo
tre di Vialardi, trovato in molti repertori italiani 5, non rin- ASM - Archivio di Stato Mantova,
Archivio Gonzaga
tracciò alcuna biografia.
AST - Archivio di Stato Torino
Alla morte di Solerti, Bonfigli continuò l’indagine e sul- ASUR - Archivio del Sant’Uffizio Ro-
l’affermazione di Andrea Rossotti 6 che dice di Vialardi «ver- ma, Decreta
cellensis, antiqua sanguinis nobilitate illustris » si rivolse a ASVat - Archivio Segreto Vaticano
Giulio Cesare Faccio, allora direttore della Civica di Vercelli. Roma, Miscellanea, Sommario del
Processo, [VIII] Circa adoratio-
Faccio scrisse al conte Carlo Vialardi di Sandigliano 7 senza nem factam a Magis, marzo 1598
successo, ma il conte Teodoro Arborio Mella, amico di Faccio, AVdSF F - Archivio Vialardi di Sandi-
segnalò un documento nell’archivio Vialardi di Verrone dove gliano Foundation, Famiglie
AVP - Archivio Vescovile Padova,
era citato un Francesco Maria 8 che, per data, poteva essere Liber Baptizatorum Ecclesiae S.
il personaggio della ricerca. Bonfigli considerò risolta l’iden- Laurentii ab anno 1597 usque ad
tificazione e pubblicò l’atto nel 1930 9, ripreso da Luigi Firpo annum 1605
nel 1956 10. Il nuovo documento riapre la vexata questio per- BAVR - Biblioteca Apostolica Vaticana
Roma
ché il Vialardi segnalato da Mella era sposato e già morto nel Bergomum - Luigi Bonfigli, Francesco
1571 11, mentre il Francesco Maria postillatore della Conquistata Maria Vialardi e le sue note alla
non era sposato e morì tra la fine del 1613 e l’inizio del 1614. Conquistata, in «Bergomum», an-
no XXIV, n° 3, 1930
Si è quindi ripreso il confronto tra le note manoscritte della BEU - Biblioteca Estense Universitaria
Conquistata, gli appunti di Solerti, quelli meno puntuali di Modena
Bonfigli e lo studio di Firpo con un criterio diverso, sugge- BG - Battista Guarini, Lettere, Ciotti,
rito da una conoscenza più attuale della complessa storia dei Venezia 1593
BL - British Library Londra
Vialardi nei loro tre rami principali: Villanova, Verrone,
BNFi - Biblioteca Nazionale Firenze
Sandigliano 12. BNF - Bibliothèque Nationale Parigi
Francesco Maria Vialardi annota e postilla la Conquistata BV - Bonifazio Vannozzi, Delle lette-
nel momento peggiore della sua vita, in carcere a Roma nel- re miscellanee, I, Ciotti, Venezia
le mani dell’Inquisizione. Con lo stile scarno ed essenziale 1606; II, Gelli, Roma 1608; III,
Cochi, Bologna 1617
abituato a sintetizzare in pochi fogli molte notizie, riassume CBAM - Civica Biblioteca Angelo Mai
i fatti in due lettere da Roma del 9 luglio 1597 a Ferdinando Bergamo

299
I dei Medici 13 e Vincenzo Gonzaga 14. Ai primi di febbraio FSQ - Francesco Saverio Quadrio SJ,
Della storia e della ragione d’ogni
1591, scrive Vialardi, era rientrato nella sua casa di Genova, poesia, Agnelli, Milano 1747
da Roma, passando per Pisa il 15 gennaio e per Massa, dove JAdT - Jacobi Augusti Thuani [Jacques
si era fermato dal 19 al 28 15 da Ferrante Cybo Malaspina 16. Auguste de Thou], Historiarum
A Roma era arrivato agli inizi del novembre 1590 chiamato sui temporis libri CXXXVIII, de
la Rouiere, Genevae 1626-1630
dal cardinale Giovanni Antonio Facchinetti de Nuce 17 « per LC - Library of Congress Washington,
essere informato da me delle cose di Francia», poco prima DC
del conclave che incoronò della tiara Gregorio XIV sotto la LF - Luigi Firpo, In margine al pro-
pesante ingerenza di Filippo II. Colloquio singolare, voluto cesso di Giordano Bruno. France-
sco Maria Vialardi, in «Rivista sto-
da un cardinale legato politicamente ai Farnese, alla Spagna rica italiana», anno LXVIII, 1956,
ed alla Lega Cattolica contro Enrico IV di Francia, dai risvol- III
ti pericolosi perché pochi giorni dopo Francesco Maria sfuggì MM - Michele Maylender, Storia del-
le Accademie d’Italia, Bologna
di giustezza agli sgherri dell’ambasciatore spagnolo de 1926-1930
Mendoza. NVMB - Norberto Valentini e Milena
A Genova fu avvertito dai Cybo che de Mendoza, persa Bacchiani, Beatrice Cenci, Milano
1981
l’occasione romana, aveva messo in moto un’arma infallibi-
SG - Stefano Guazzo, Lettere del signor
le, l’Inquisizione: «[Mendoza] suscitò il cavaliere Mazzei ad Stefano Guazzo gentilhuomo di
accusarmi a San Domenico». Le idee politiche del postilla- Casale di Monferrato, Barezzo Ba-
tore della Conquistata erano note e pericolose, espresse con rezzi, Vinegia 1590
TORELLI - Biblioteca del Seminario
una libertà di linguaggio quanto meno arrischiata: fautore di Metropolitano Torino, ms. Torelli
una Francia potente e coesa sotto Enrico di Borbone-Navarra UCB RC - University of California at
durante la guerra dei tre Enrichi 18, in opposizione ai Guisa Berkeley, The Robbins Collection
ed ai Valois, avversario della Casa di Spagna, poco incline al VF - Valeria Finucci, Camilla Faa
Gonzaga, in Katharina M. Wilson
duca di Savoia 19 ed alla sua politica. and Frank J. Warnke (a cura di),
Venne marzo e papa Gregorio XIV, succubo delle ambi- Women Writers of the Seventeenth
zioni di Filippo II, scomunicò il re di Francia per chiudergli Century, University of Georgia
Press 1989
la strada di Parigi. Il partito spagnolo recuperò consensi ed VIALARDI1 - M. Cassetti, T. Vialardi
a Genova riportò sulla cresta dell’onda gli spagnoleggianti di Sandigliano, Ysengarda e i suoi
Doria, cui non parve vero vendicarsi, attraverso Vialardi, dei signori, in L. Spina (a cura di),
Cybo, suoi committenti e protettori. Il 9 agosto 1591 salì alla Candelo e il Ricetto, Milano 1990
VIALARDI2 - T. Vialardi di Sandiglia-
Curia di Genova l’arcivescovo Alessandro Centurione del- no, I Vialardi, in T. Vialardi di
l’albergo 20 Centurione Oltremarini, banchieri di Andrea Doria Sandigliano (a cura di), Verrone
e Carlo V, che subito iniziò gli interrogatori dei testi a cari- - L’immagine ricostruita, Saviglia-
no 2005
co di Francesco Maria. La sua casa fu perquisita e sequestrati 1
Studioso poliedrico specialista del
i suoi scritti « ch’erano assai, assai ». Convinto della prote- Tasso, fu il primo ad affrontare il tema
zione dai suoi committenti (il duca di Mantova, il granduca della sua omosessualità. AS, pp. 431-
440.
di Toscana, i potenti Cybo, lo stattholder d’Ungheria Ernesto 2
DI / GERUSALEMME / CONQUI-
d’Austria 21 e non ultimo il cardinale Facchinetti), decise di STATA / DEL SIG. TORQVATO TASSO
presentarsi spontaneamente all’arcivescovo per chiarire la sua / LIBRI XXIIII. / ALL’ILL.MO ET REV.MO
posizione, ma fu trattenuto « per vedersi le mie scritture » SIG.RE / IL SIGNOR / CINTHIO ALDO-
BRANDINI, / CARD. DI SAN GIORGIO
anche se «nulla vi trovarono». La morte improvvisa di papa / IN ROMA, M. D. XCIII. Presso à
Innocenzo IX il 30 dicembre 1591 precipitò gli eventi ed agli Gugliemo Facciotti, editio princeps.
inizi del 1592 Vialardi fu convocato a Roma «per opera del CBAM, Tassiana M. 4. 2. Cortesia del
direttore Giulio Orazio Bravi.
cardinal Santorio 22 ». Vi fu condotto a forza come un delin- 3
Cinzio Passeri Aldobrandini, nipo-
quente comune «sulle galere e qui dal [Nicolò] Doria fati- te di papa Clemente VIII.
me metter due catene a’ piedi, di che in pubblico ne dissi di 4
Segretario del Cardinale di Mon-
lui mille ingiurie». dovì Vincenzo Lauro, poi abate del
monastero di Santa Maria di Pinerolo.
Nel carcere romano del Sant’Uffizio Francesco Maria 5
Per alcuni esempi cfr. Giuseppe
entrò il 6 maggio 1592 23 e subì una visita solo l’anno suc- Antonio Morano, Catalogo degli scrit-
cessivo 24 senza che gli fossero mosse accuse. Così continua tori illustri di tutto il ducato di Mon-
ferrato, Asti 1771-1775; Vittorio Di
la sua lettera al granduca di Toscana: «uscito di galera, mena- Tocco, Ideali d’indipendenza in Italia
to sciolto [libero dai ceppi] a Roma e benissimo trattato di durante la preponderanza spagnuola,

300
stanze, comodità di studiare e di ogni cosa, non negatimi … Messina 1923; Francesco Agostino
Della Chiesa, Catalogo di tutti li scrit-
né compagnia, né visite, né scrivere; accarezzato da’ Cardinali tori piemontesi, Torino 1614; Ludovi-
(ma Sfondrato 25 non vi si trovò mai)». Di fatto, contro di lui cus Jacob a S. Carolo, Bibliotheca
non c’era nulla e le pressioni a suo favore si erano fatte sen- Pontificia, Lugduni 1643; Andrea Ros-
sotti, Syllabus scriptorum Pedemontii,
tire, nessun processo, una vita non priva di comodità, ma in Monteregali MDCLXVII; Onorato
carcere. Sul Sant’Uffizio però non premevano solo i protet- Derossi, Scrittori piemontesi, savoiar-
tori di Vialardi, ma anche l’infido de Mendoza che all’inter- di, nizzardi registrati nei catalogi del
vescovo Francesco Agostino Della Chie-
no dell’Inquisizione aveva orecchie attente come quelle di sa e del monaco Andrea Rossotto, Tori-
Santori. Francesco Maria doveva essere messo in condizioni no 1790; Gaspare Antonio De Gregory,
di non più nuocere. Istoria della vercellese letteratura ed
arti, Torino 1820; Tommaso Vallauri,
Nell’aprile 1594 il processo contro Giordano Bruno 26 Storia della poesia in Piemonte, Torino
sembrava concluso quando, in giugno, l’inesauribile « dela- 1841; Carlo Dionisotti, Notizie dei
tor Venetiis» Giovanni Mocenigo presentò una nuova denun- Vercellesi Illustri, Biella 1862.
6
cia contro il Nolano circa adorationem factam a Magis. Bruno Cit., p. 229.
7
AVdSF F, Vialardi di Villanova,
dapprima negò l’accusa, poi dichiarò di non ricordare se la corrispondenza G. B. Faccio.
controversia era avvenuta nel carcere di Venezia o in quello 8
22 febbraio 1566, «Francesco Ma-
di Roma e nell’ira affermò «si fuit Venetiis fuit cum Francisco ria del fu Guglielmo Vialardi di Ver-
Graziano, si autem in Urbe cum Vialardo, qui sibi dixerunt rone divide beni con i fratelli », roga-
to Vialardi. Originale perduto, rege-
quod tres Magi non erant reges», aggiungendo « che questi sto in TORELLI.
non credono a Dio, massime il Vialardo, quale ha detto più 9
Bergomum, pp. 144-180.
volte parole orrende contro Dio, la Religione e la Chiesa » 27. 10
LF, pp. 325-364.
L’accusa, falsa ma gravissima, portava Francesco Maria drit- 11
1571, « Procura di Penelope, ve-
to al processo e ad una condanna certa di lunga detenzione, dova di Francesco Maria di Verrone.
Divisione tra fratelli figli del fu Gu-
se non alla pena capitale 28. Mocenigo aveva agito spinto da glielmo Vialardi di Verrone». Originale
Santori, ma la mano era di Mendoza. perduto, regesto in TORELLI.
12
Qualcuno vicino al Sacro Soglio ebbe però idee diverse, Per un approfondimento cfr. VIA-
LARDI2.
perché nulla fu contestato a Vialardi sia nella visita del 4 apri- 13
ASF, 3623, alla data.
le 29 subito precedente la denuncia di Mocenigo, che l’Inqui- 14
ASM, E. XXV. 3, 968, alla data.
sizione conosceva da almeno un mese, sia in quelle del 20 15
Avviso a Ferdinando I dove lo
dicembre 30 e 14 marzo 1595 31, né mai fu «minacciato nean- aggiorna su un intreccio di spionag-
che di tormento». Nell’agosto fu prosciolto da ogni imputa- gio e matrimoni, tresche diplomatiche
ed armamenti di galere. ASF, 839, ff.
zione in singolare concomitanza con la revoca della scomu- 932-967; ibidem, 3623, alle date.
nica al re di Francia 32. All’improvviso «i detti de’ testimoni 16
Delle figlie di Lorenzo il Magnifi-
tutti svanirono», a Roma fu assassinato «il cavaliere Mazzei», co, Maddalena aveva sposato nel 1488
Franceschetto dell’albergo Cybo, figlio
« altri accusatori male capitati» e «altri disdissero [ritratta- naturale di Innocenzo VIII e di una
rono] ». Intorno a Francesco Maria si erano mosse molte nobildonna napoletana. Il ramo dei
mani, il suo convincimento di una Francia forte sotto Enrico Cybo-Malaspina derivò dal matrimo-
nio del loro figlio Lorenzo con Ric-
IV era stata vincente e l’ala vaticana fautrice della Spagna era ciarda Malaspina.
corsa ai ripari. Con sorpresa degli Inquisitori, Vialardi si 17
Poi papa Innocenzo IX dal 29
rifiutò di pagare il conto di 300 scudi presentatogli dal ottobre 1591, morto il 30 dicembre
Sant’Uffizio per il suo mantenimento, trasporto da Genova dello stesso anno.
18
Enrico di Borbone-Navarra, En-
incluso 33 e rimase in carcere altri 22 mesi 34 finché nel giugno rico III di Valois-Angoulême ed Enrico
1597 papa Clemente VIII condonò personalmente l’intera di Guisa.
somma. Non solo, ma « gli illustrissimi e reverendissimi 19
Emanuele Filiberto aveva sposa-
Cardinali del Santo Uffizio» gli fecero dare altri 50 scudi « e to Margherita di Valois, fatto che spie-
ga le diffidenze di Vialardi verso il du-
pensano in che giovarmi» 35 a tal punto che l’Inquisitore gene- ca. L’Oratio Francisci Mariae Vialardi
rale di Venezia fra Giovanni Domenico da Ravenna divenne Vercellen. scien. studiosi Pro funere
suo amico. A Vialardi si rivolse, infatti, nel 1601 il benedet- divae Margaritae a Francia, Allobrogum
Biturigumque Ducissae, Taurini, in offi-
tino Angelo Grillo perché gli recapitasse personalmente una cina Pellipariana 1578, scritta e reci-
lettera 36. tata in italiano nel 1577 per la morte
Dopo la denuncia di Mocenigo, i committenti di Francesco di Margherita avvenuta il 14 settem-
bre 1574, gli fu sollecitata da Giovan
Maria si erano diradati su posizioni attesiste. Tra gli amici Francesco Apostoli da Montemagno,
rimase l’abate Tritonio conosciuto a Torino, ora a Roma al mordace epigrammista e professore di

301
servizio del potente cardinale Alessandro Peretti, nipote di Umanità a Casale Monferrato non
ignoto all’Inquisizione. L’edizione lati-
Sisto V, che ai primi del 1594 gli portò in regalo una copia na fu dedicata ad un parente, il bene-
della Gerusalemme Conquistata uscita a stampa l’anno pri- dettino Antonio Vialart [Vialardi] arci-
ma. Francesco Maria non si accontentò di leggerla, ma riempì vescovo di Bourges morto nel 1576,
preceduta da epigrammi in onore di
con la sua calligrafia veloce e fitta tutto il libro di una rete Francesco Maria del milanese Paolo
ipertestuale di note, postille, richiami, divagazioni e com- Tonsi, di Livinius a Succha di Gand e
menti, lavoro che durò un anno. Gli inchiostri differenti, le di Carlo Antonio Biancardi. Per il
sonetto laudativo di Apostoli Ad Io.
cancellazioni e le note in sopralinea frutto di ripensamenti Franc. M. Vialardum cfr. Succisivae Ho-
indicano che il libro lo accompagnò fino agli ultimi giorni di rae, apud J. Piccaiam, Mediolani 1580,
vita. Epigrammaton lib. IV, p. 186.
20
Nel giugno 1595 imprestò ad un amico il volume già Nel 1383 si costituirono a Genova
gli alberghi, riunione di gruppi fami-
postillato perché il lettore che lo restituì il 22 giugno 159637 liari sotto uno stesso cognome, in gene-
più volte riprende polemicamente le sue annotazioni. Il con- re quello della famiglia più potente.
fronto calligrafico fatto da Solerti evidenzia tre mani, tutte e L’istituto degli alberghi fu ripreso nel-
le costituzioni del 1528 con la crea-
tre di ariostisti convinti: zione di un ordo unicum raccolto nel
1. in calligrafia più grossa e tonda, poche e di poco conto, Liber Nobilitatis Genuensis che elen-
dell’abate Tritonio; cava 28 alberghi, tra cui quelli Cybo,
Grillo e Centurione.
2. in calligrafia minuta, fitta e nervosa, le più numerose ed 21
Figlio di Massimiliano II e di Ma-
importanti, di Vialardi; ria, figlia di Carlo V, morì nel 1595.
3. in calligrafia dissimile dalle altre due, meno numerose, 22
Il Grande Inquisitore Giulio An-
dell’anonimo cui Vialardi imprestò il volume. tonio Santori. È singolare il fatto che
il sommo giudice del Tribunale Su-
Francesco Maria annota per sé e qualche amico di cer- premo abbia avocato a sé il caso di
chia stretta, non c’è spazio privato e la sua relazione perso- Francesco Maria, spiegabile soltanto
nale con lo scritto si muove solo in filigrana. È l’io agente che con la forte pressione della Corte di
Spagna che voleva far tacere la sua
non ha tempo di riflettere che scrive currenti calamo l’attac- “eresia” politica e quella dei suoi pro-
co alla Conquistata, frontale, fazioso, ma ricco di una cultu- tettori. Non aveva scritto il teorico del-
ra affilata che si esprime correntemente in tedesco, francese, la « Santa Inquisizione romana e uni-
versale» Francisco Peña nel commento
spagnolo, slavone, latino, greco e cenni di ebraico antico. La al manuale per gli Inquisitori di Ni-
conoscenza storica e geografica, non esiste l’una senza l’al- colau Eymerich: « lo scopo principale
tra, è penetrante sia nei fatti antichi sia in quelli contempo- del processo e dell’esecuzione del-
l’imputato non è quello di salvare la
ranei, dove la complessità politica europea ed italiana del sua anima, bensì … di intimorire gli
secolo è relazionata di prima mano. Per la storia militare aned- altri »?
dotica coeva è una fonte che varrebbe la pena approfondire. 23
ASUR, Nota carceratorum, 23 di-
cembre 1592 «Francesco Maria Vialar-
Disprezza il Tasso, «poeta da gnocchi rispetto all’Ariosto», di da Vercelli, carcerato a dì 6 di mag-
per le ragioni che lo spinsero al rifacimento della Liberata, gio 1592».
scrupoli religiosi, debolezza, resa agli avversari 38. Le annota- 24
Ibidem, 1593, c. 166v, mattina
zioni sono di un orecchio colto che conosce la genesi della del 22 dicembre 1593.
25
polemica letteraria, sensi estetici esercitati che colgono nel Paolo Emilio Sfondrati, cardi-
nale Inquisitore nipote di papa Grego-
segno, «la poesia del Tasso è mendica tutta» e la Conquistata rio XIV (Nicolò Sfondrati), preferì
« non è poema, anzi, se è lecito fingere una parola nuova, è non intervenire poiché suo fratello
versume». Ercole aveva sposato Lucrezia Cybo
Malaspina, sorella di Ferrante.
Degli Asburgo non ha gran stima, li conosce bene, li ha 26
Estradato da Venezia il 19 feb-
serviti per molti anni e quando il Tasso li esalta, annota «Casa braio 1593, via Ancona, entrò nel car-
d’Austria ha avuto due soli Re di Spagna; e alcuni di Boemia cere romano del Sant’uffizio il 27 feb-
braio.
eletti, e tre d’un pezzo d’Ungheria, e tutti per donne, non 27
ASVat, Circa adorationem factam
con armi, che non ha di glorioso» e dove il Tasso dice che a Magis, VIII, 99-100.
tutti i tiranni d’occidente ne tremano, postilla « non già 28
Francesco Maria lo sapeva bene.
l’Inglese, non il Francese». Per i Farnese 39 ha la scarsa con- Un po’ più di cent’anni prima, il 17
agosto 1471 un suo antenato ed omo-
siderazione che l’Italia contemporanea ebbe nei confronti dei nimo Francesco Vialardi da Vercelli
duchi di Parma nonostante i matrimoni rutilanti con i più aveva apposto il proprio sigillo di
bei nomi dell’aristocrazia regnante e di Alessandro appunta: notaio dell’Inquisizione alla condan-
na al rogo di una strega nel Processus
«non combatté mai, ma fu meraviglioso nell’ordinare un asse- contra et adversus Johannam uxorem
dio 40 ». Antonioti de Monduro de Salusolia alias

302
Segue Machiavelli nel disprezzo per la soldataglia moder- de Mialiano. ASBi, serie I, cart. 51,
na: «Così sono i gran fatti di guerra de’ nostri tempi, ne’ qua- doc. 2037.
29
ASUR, 1594, c. 228v.
li le battaglie sono scaramucce, le paghe de’ soldati sono drap- 30
Ibidem, 1594, c. 390r.
pi, le conquiste sono di qualche paesetto per via d’arrendi- 31
Ibidem, 1595, c. 75r.
mento o tradimento, le imprese pigliare ogni cittadella in tre 32
Pronunciata il 17 settembre. Co-
anni, le glorie sono tradimenti, insidie, rompimenti di fedi, me annota Firpo, « incuriosisce que-
subornar popoli, favorire ribelli, dismettere gli eserciti in tre sto processo, forse unico, per reati di
opinione ». LF, p. 348.
giorni e far qualche assassinamento». E continua: «allora era- 33
Nelle Ricevute diverse di Banco a
no guerre, vittorie, battaglie, conquiste, valore e capitani som- favore dei signori [banchieri] Herrera
mi, e ora sono minacce, vanti vani, scaramucce, deboli pro- e Costa per l’anno 1596 sono riporta-
te le spese «de 9bre» per il manteni-
gressi, assassinamenti e mastri d’ascondiglio, per dir così, ed mento e «item al barbiero tosato e lava-
in luogo dell’ubidienza e dell’ordine, dell’ardire e della glo- to » di Vialardi. Correlando il costo
ria militare, delle animose risoluzioni, degli stratagemmi e mensile per il tempo di carcerazione a
Roma ed a Genova, l’ammontare è esat-
dell’ingegno, sono succedute l’insolenza e vivere senza discre- to. ASVat, Fondo Origo, vol. 103, 14.
zione, e la confusione, la fuga, la poca riputazione che acqui- 34
ASUR, 1596, c. 315v. Visita del
stano alcuni de’ nostri tempi, che vogliono esser tenuti per 16 dicembre 1596. Simile fu il com-
semidei, anzi per Dei interi della milizia con non combatte- portamento del cardinale Giovanni
Morone. Imprigionato in odore di lute-
re mai». Ha ancora in mente i duchi di Parma, in particola- ranesimo nel 1557 da papa Paolo IV,
re il violento e lussurioso Pier Luigi, nonno di Alessandro 41. prosciolto da ogni accusa, si rifiutò di
Non mancano richiami teologici vicini a sant’Agostino ed lasciare il carcere finché il papa non
avesse pubblicamente riconosciuto la
alle Omelie di Giovanni Crisostomo. Affiora dalla penna, in sua innocenza. Eleonora Morone, so-
anticipo sui tempi, la teoria delle due verità ed un soffio di rella del cardinale, aveva sposato Gio-
“filosofia naturale” che gli Inquisitori lasciarono passare, vanni Francesco Vialardi di Villanova,
governatore per conto di Carlo V del-
libertà surreale in una cella che si schiudeva secondo i venti la fortezza di Abbiategrasso e cugino
esterni. Altra questione ricorrente sono gli elementi, la terra, di Francesco Maria.
35
l’acqua, le gemme ed i cristalli 42, dove la decifrazione è alche- ASM, E. XXV. 3, 968 e ASF, 3623,
15 agosto 1597.
mica, frutto di esperienze nei viaggi europei soprattutto in 36
AG, libro I, p 549. Al benedet-
Boemia e nelle permanenze a Firenze 43. L’interesse per gli tino genovese Grillo, potente per i
elementi lo fece entrare nella disputa che coinvolse le uni- gruppi parentali con gli alberghi Doria-
versità e le Accademie italiane sul rapporto di superficie tra Spinola-Imperiale, Vialardi rimase lun-
gamente legato con un fitto epistola-
acque e terre emerse sul pianeta. Aperta nel 1558 dal sene- rio che durò fino al 1612, in parte pub-
se Alessandro Piccolomini, la discussione era stata ripresa nel blicato dal pistoiese Bonifazio Vannoz-
1579 dal torinese Antonio Berga, subito confutata dal vene- zi, giureconsulto e protonotario apo-
stolico, anche lui in lunga corrispon-
ziano Giovanni Battista Benedetti 44, tutti e due professori denza con Vialardi e come lui penna
all’università di Torino. Vialardi era amico di entrambi. Fermo al servizio di molti potenti.
37
a Torino per un malanno, decise la difficile traduzione lati- La data compare in una nota del
frontespizio, dove la carta consumata
na delle due dispute memore delle parole a Vienna del con- ed i margini abrasi permettono una
te Johann von Welsperg: «la diffusione del saper scritto in lettura mutila: «Questo libro così anno-
volgare non varca le frontiere ». Pubblicò le traduzioni in tato fino … me dato a … C [la C è
letta da Bonfigli, Solerti legge T] …
un’unica edizione l’anno successivo 45, dedicando quella di ittore; dato [a] vedere il tenne più di
Berga all’ammiraglio Andrea Provana di Leinì e quella di un anno; 1596 a’ 22 giugno mel tornò».
Benedetti ad Antonio Crivelli conte di Canelli. Bonfigli suggerisce il mantovano Cur-
zio Ardizio, pittore amico del Tasso.
Se le note e le postille alla Conquistata decifrano con faci- Firpo, che legge G … ittore, propone
lità il ricco mondo intellettuale di Francesco Maria, poche invece Giovan Angelo Santini, pitto-
sfiorano il suo spazio privato. L’unica traccia è in una lunga re che una Lista di processati dal
Sant’uffizio romano dice rilasciato il
nota sulla genealogia dei Visconti che parte dall’Ottone men- 23 settembre 1598. Vialardi conobbe
zionato dal Tasso, dove annota che Galeazzo 46 Visconti «ebbe Tasso a Torino nel settembre 1578
anche Vercelli levandolo a Simone di Collobiano di casa quando abitava in via della Basilica 5.
Insieme ammirarono « il gioco delle
Avogadra, con l’aiuto di Palamede [Palamidesio] Vialardi caroselle … quando uno bellissimo ne
molto potente nemico degli Avogadri dei quali l’istesso fece fare Emanuel Filiberto duca di
[Palamidesio] ne uccise nove capi di famiglia presso Can- Savoia ». Di questa amicizia rimane
traccia nei componimenti poetici rac-
delo » 47. L’episodio fu indagato la prima volta nel 1990 e poi colti da Livio Celiano [Angelo Grillo],
nel 2005 48 senza conoscere la nota di Francesco Maria. Poiché pubblicati nel 1587 a Bergamo da

303
questa è l’unica postilla in cui fa cenno ad un fatto familiare Comin Ventura, Rime di diversi cele-
bri poeti dell’età nostra nuovamente
e l’episodio coinvolge i Vialardi del ramo di Ysengarda e raccolte e poste in luce, scritti dal Tasso
Villanova, è desumibile che il postillatore della Conquistata e da vari autori del suo entourage, come
appartenga a questo ramo 49, da cui si sviluppò l’improprio lo stesso Grillo e Battista Guarini.
Vialardi vi pubblicò due sonetti e due
detto “di Mantova” potentissimo sotto i Gonzaga. madrigali-canzonetta, uno amoroso e
La data di nascita si desume da una lettera da Roma del l’altro dedicato al principe di Massa
18 maggio 1612 50 al cardinale Maffeo Barberini 51 in cui Alberico Cybo Malaspina, padre di
Ferrante, pp. 303-304.
Francesco Maria annota «in quarantatré anni che scrivo let- 38
La Gerusalemme Conquistata fu
tere ogni giorno». Iniziò quindi nel 1569 la remunerativa ma il risultato dell’intenzione del Tasso di
pericolosa attività di compilatore di avvisi, ponendo la sua riscrivere la Gerusalemme Liberata a
nascita in qualche momento di poco anteriore al 1540 a seguito del conflittuale lavoro di cor-
rezione del gruppo dei revisori roma-
Vercelli, poiché della sua «patria vercellese» parla in più let- ni che, tra l’altro, consideravano la
tere. Dunque al tramonto dei Paleologhi, quando il marche- « Liberata eroticamente accesa ». Il
lavoro fu ripensato a fondo secondo
sato del Monferrato fu assegnato da Carlo V a Federico II una fedeltà aristotelica più rigida.
Gonzaga a scapito dei pretendenti Savoia e Saluzzo, crean- 39
Figlio di Ottavio Farnese e di
do una frattura profonda all’interno della nobiltà e della clas- Margherita d’Austria, illegittima di
se dirigente casalese. Una fazione minoritaria fu fautrice del Carlo V. Questo ramo, duchi di Parma
e Piacenza dal 1545, discende da Pier
duca di Mantova e della moglie Margherita Paleologa 52; l’al- Luigi, figlio di papa Paolo III (Ales-
tra, maggioritaria, fu ostile ai Gonzaga, decisa ad affrancare sandro Farnese) e della sua amante
Casale Monferrato da qualsiasi dominio. In quegli avvicen- romana Silvia Ruffini, al quale il padre-
papa confezionò ex novo il ducato.
damenti signoriali difficili e confusi che, di fatto, passavano 40
L’assedio di Anversa del 1584.
sopra la testa dei Casalesi, i Vialardi si schierarono subito con 41
Stupratore del ventiquattrenne
i Gonzaga ponendosi al servizio di Margherita: Francesco vescovo di Fano Cosimo Gheri: «Pe-
trus Aloisius Farnesius … quem alio-
Vialardi di Villanova 53 era stato scudiero di suo nonno qui sua vita summe invisum reddebant,
Guglielmo VIII 54 e suo figlio Giovanni Antonio lo era stato recenti adhuc Cosmi Gerij episcopi
di suo padre Guglielmo IX. Faventini memoria, quem primo fru-
stra blanditiis tentatum, ad extremum
Francesco Maria non è citato in nessuna delle molte genea- specie colloquij in secretius cubiculum
logie pubblicate sui Vialardi. È quindi un probabile figlio sevocatum, ope servorum, quamlibet
naturale di un discendente del Francesco scudiere di Guglielmo renitentem, per vim compresserat; unde
ille ex moerore animi paullo post deces-
di Monferrato, riconosciuto dal padre, nato e vissuto a Vercelli sit.», JAdT, liber IV, tomus 1, p. 130c,
per allontanarlo definitivamente dall’ambito familiare. A ripro- sub anno 1547. Il giorno dell’assassi-
va di questa discendenza una lettera del 3 gennaio 1599 al nio di Pier Luigi (1547) sui muri di
Roma apparve questa pasquinata «Vis
Granduca di Toscana 55 dove Vialardi menziona « Alfonso dicam? Ex italis stygias ut venit ad
Langosco [della Motta] 56, mio cugino, conte di San Damiano». horas, / incoepit natibus Pluto timere
Langosco aveva sposato nel 1574 Zanna [Giovanna] nipote suis». AL, p. 152.
42
È curioso l’accenno su dove si
di Giovanni Antonio, quindi sua cugina. Non aiuta la lette- trovino cristalli anche in Piemonte: «a
ra di condoglianze per la «perdita grande, che mi dice aver Revello in Italia del Marchesato di
fatta » scritta il 29 gennaio 1589 dall’amico casalese Stefano Salluzzo come mi fece vedere [il sene-
scalco] Gerolamo Porporato». Il mar-
Guazzo 57. Qualche elemento si ricava da due lettere di chesato era sotto la Francia di Enrico
Francesco Maria al duca di Mantova, una del 29 maggio 1590 IV, fatto che spiega il viaggio di Fran-
in cui scrive «non posso monacare una sorella, di due ne ho», cesco Maria.
43
l’altra del 13 dicembre 1597 in cui annota che « di casa non Firenze divenne un punto di rife-
rimento dell’alchimia europea quan-
godo nulla, il Duca di Savoia e mio fratello godono ogni do Cosimo il Vecchio dei Medici fece
cosa» 58. Nonostante queste tracce il quadro genealogico rima- diffondere nella versione latina di
Marsilio Ficino del 1463, immediata-
ne oscuro, come oscure rimangono le ragioni per cui nei lun- mente seguita da quella volgare di
ghi anni al servizio di Mantova non ebbe contatti con i cugi- Tommaso Benci, il Corpus Hermeticum
ni Vialardi del ramo di Villanova, che per oltre un secolo dello pseudo Ermete Trismegisto. Fu
l’origine di una nuova cultura rinasci-
ebbero incarichi centrali nell’apparato politico del ducato, a mentale e l’inizio di un processo di
partire da Giovanni Antonio 59 che la regina di Francia Maria aggregazione tra l’alchimia e la nascen-
dei Medici, la duchessa di Ferrara Margherita Gonzaga d’Este te arte fiorentina della fusione dei
metalli, della preparazione e fissazio-
e la Corte di Spagna cercarono in tutti i modi di avere dalla ne dei coloranti per le stoffe e del-
loro parte. la preparazione dei farmaci. Politi-

304
Nel dicembre 1560 Francesco Maria è ancora nella sua camente segnò l’avvio del laicismo
toscano.
« patria di Vercelli», perché rammenta di avervi ascoltato la 44
Tramite Benedetti, Vialardi fece
commemorazione letta dall’architetto Francesco Paciotto da avere al predicatore bergamasco Fra
Urbino 60 per la morte di Francesco II re di Francia. Dedicò Serafino un Trattato del segno della
gli anni successivi agli studi umanistici e scientifici nella cer- croce con le ragioni cavate dalle mate-
matiche, scritto nel 1586 dopo avere
chia intellettuale della nuova università di Mondovì e più tar- letto l’Opera della croce stampata a
di di Torino, forse nell’ambito del collegio gesuitico che, di Vercelli l’anno prima dal domenicano
fatto, aveva svuotato con l’approvazione di Emanuele Filiberto Cipriano Uberti, Inquisitore generale
di Vercelli, Ivrea ed Aosta, che Fran-
l’università delle sue facoltà umanistiche. Non a torto i com- cesco Maria molto ammirò fino a quan-
pilatori contemporanei lo celebrano come uomo di belle let- do lo rivide tra i suoi visitatori nelle
tere, filosofo, oratore, poliedrico nelle scienze ed autore di carceri del Sant’Uffizio.
45
Disputatio de magnitudine terræ
« molti versi latini e volgari sparsi in diversi luoghi ». Vanno et aquæ coram sereniss. et sapientissi-
ricondotti a questi anni due trattatelli perduti, De rudimen- mo Carolo Emanuele Sabaudiae prin-
tis physicis ed una Polihistoria, citati nel commento al Tasso. cipe in utramque parte tractata et a
Francisco Maria Vialardo ab Italico in
Dal 1569, difficile capire chi furono i primi committen- Latinum sermonem conversa, Apud Io.
ti, incominciò il suo avventuroso cosmopolitismo, maturan- Bapt. Raterium, Taurini 1580. Alla p.
do relazioni internazionali, esperienze diplomatiche e padro- 4 si legge « Ernestus ab Austria …
nanza delle lingue tra Spagna, Boemia, Terrasanta, Ungheria, dominus noster benignissimus et cle-
mentissimus, nobis haec otia fecit »,
Paesi Bassi, Austria e Francia. In Borgogna combatté gli ere- mentre è a p. 21 l’accenno alla con-
tici ed a Vienna disputò contro i Luterani 61, chiamato a lun- versazione con il conte von Welsperg.
46
ghe soste in Austria dal suo primo importante committente, Errata la rettifica di Bonfigli che
corregge Galeazzo con Azzone. Bergo-
l’arciduca Ernesto. Servì lo stattholder d’Ungheria per sedi- mum, p. 145.
ci anni 62 fino al suo arresto a Genova che gli fece perdere sti- 47
Il riferimento è al castello di
pendi ed arretrati 63, ponendo l’inizio del suo servizio al 1575. Ysengarda dei Vialardi. Dal suo ca-
Il titolo di gentiluomo del serenissimo principe Ernesto arci- strum uscì nel 1401 l’attacco contro
gli Avogadri di Quaregna condotto da
duca d’Austria compare la prima volta in un sonetto laudati- Palamidesio dei Vialardi di Ysengarda
vo al torinese Bernardo Trotto pubblicato nel 1583 64, cui e Villanova con uomini di Facino Cane
seguì quello di cavaliere Cesareo (Cavaliere di Corte) in tut- che si concluse con l’uccisione di Gu-
glielmo di Quaregna ed altri Avogadri,
ti gli avvisi al granduca di Toscana e C. A. (cavaliere aurato) fatto che segnò il cambio della storia
in una Orazione del 1610 a Maria dei Medici 65. biellese. L’episodio è parzialmente ri-
Nel 1576 era a Savona « capitato per ottenere alcun poco portato nell’atto di dedizione ad Ame-
deo VIII di Giovanni Avogadro di
di riposo dopo alcuni miei disagi», ospite di Giulio e Ambrogio Quaregna del 7 agosto 1404. AST, sez.
Salinero, e l’anno successivo entrò nell’appena fondata I, Protocolli ducali, reg. 68.
Accademia degli Accesi 66 con il Discorso dedicato a Francesco 48
A questo proposito cfr. VIA-
LARDI1 e VIALARDI2.
Paciotto. Nel settembre 1578 fu di nuovo a Torino per vede- 49
Francesco Maria usò sovente il
re «il gioco delle caroselle» in onore dell’arrivo della Sindone sigillo con lo stemma che fu di tutti i
dove conobbe Tasso e vi tornò l’anno successivo rimanen- rami Vialardi. In particolare cfr. ASM,
dovi parte del 1580 ospite dell’ammiraglio Provana e del con- E. XXV. 3, 970 e quello ben conserva-
to in calce alla lettera in BAVR, cod.
te Crivelli per tradurre in latino il lavoro degli amici Berga e Barberiniano lat. 8928, c. 5.
Benedetti. Costretto da una malattia al riposo forzato, scris- 50
BAVR, cit.
se un madrigale pubblicato in un libretto sull’astronomia del 51
Poi papa Urbano VIII.
vicentino Benedetto Altavilla 67 ed un disperso Volumetto di 52
Figlia di Guglielmo IX Paleologo.
53
varie cose curiose, degno d’esser letto da qualunque letterato Figlio di Palamidesio Vialardi di
Ysengarda e Villanova.
ricordato dal Morano. Ritrovò vecchi amici come il ferrare- 54
20 gennaio 1475, « Guglielmo
se Battista Guarini, conosciuto nel 1570 quando era amba- VIII marchese di Monferrato nomina
sciatore estense alla Corte di Savoia. Tra il 1581 e 1582 indagò Francesco Vialardi suo scudiero». Ori-
per conto degli Asburgo, tra Torino e terre tedesche, su un ginale perduto, regesto in TORELLI.
55
ASF, 3623, alla data.
furto di «joyas de gran valor robadas a la casa de Austria», 56
Consigliere di Stato, governato-
oltre 300.000 scudi di gioielli dell’Infanta di Spagna 68, che i re di Mondovì, maggiordomo dell’in-
servizi di informazione spagnoli seguirono con particolare fanta Caterina d’Austria, moglie di
attenzione muovendo uomini politicamente vicini come Paolo Carlo Emanuele I e ambasciatore di
Savoia a Madrid.
Sfondrati, padre del cardinale inquisitore di Francesco Maria 57
SG, pp. 398-399. Fu ambascia-
e personaggio dalle relazioni potenti alla Corte sabauda per tore in Francia di Ludovico Gonzaga-

305
il suo matrimonio con Sigismonda d’Este, che in quel perio- Nevers e di Margherita Paleologa.
Autore de La Civil Conversazione che,
do lo fece pedinare nei suoi spostamenti torinesi. con il Cortegiano di Baldassar Casti-
A Torino, Vialardi fu di ritorno nel luglio 1582 69 dove glione ed il Galateo di Giovanni Della
l’impegnativa attività di commentatore politico non lo allon- Casa, fu uno dei tre testi fondativi
dell’Ancien Régime.
tanò dall’amore per la letteratura. Del 1583 è il sonetto per 58
ASM, E. XXV. 3, 968 e segg.
l’amico Trotto e del 1585 quello per il piemontese Baldassarre 59
Potentissimo sotto il duca-car-
Scaramelli 70. Intanto andava preparando l’opera sua di mag- dinale Ferdinando Gonzaga per il
giore successo editoriale, Della famosissima Compagnia della matrimonio con Lavinia Faà, zia del-
la Bella Ardizzina Camilla Faà che
Lesina 71, ignota a Solerti, Bonfigli e Firpo nonostante fosse Ferdinando sposò morganaticamente
già attribuita a Vialardi da Adrien Baillet fin dal 1689 72. Lo il 19 febbraio 1616 e da cui nacque
scritto interamente giocato sulla satira della taccagneria, con Giacinto Gonzaga, morto nel 1630 in
circostanze dubbie. Per le Cancellerie
molti rimandi culinari e di vita privata ed un rimarchevole estensi, francesi e spagnole, Giovanni
dizionario gastronomico, riunisce una raccolta di statuti umo- Antonio divenne lo “zio del duca” di
cui fu ambasciatore a Torino e Genova.
ristici di una immaginaria Accademia fiorentina 73 di spilorci. L’unione con Camilla fu costatata
Le stanze alla fine sono parodie di poemi cavallereschi e quel- “invalida”, ma giuridicamente mai
la sulla peste è del «poeta Sciarra fiorentino», il capitano di sciolta, da papa Paolo V nel dicembre
per permettere il matrimonio tra Fer-
ventura Pietro Strozzi 74. Mentre curava la prima versione, dinando e Caterina dei Medici, cele-
seppe della morte nel 1587 a Milano dell’amico Giuliano brato il 17 febbraio 1617. Giovanni
Gozzellini, letterato monferrino segretario di molti governa- Antonio ebbe un ruolo decisivo nel-
l’allontanamento da Mantova di Ca-
tori, da don Ferrante Gonzaga al duca di Albuquerque ed in milla, nel recupero delle lettere com-
suo onore dettò un sonetto pubblicato due anni dopo 75. promettenti che il cardinale-marito le
Sempre del 1587 sono le quattro composizioni poetiche scrit- aveva scritto e nel suo ingresso nel
novembre 1618 come Sorella Secolare
te a richiesta di Angelo Grillo pubblicate a Bergamo. La dedi- nel Monastero del Corpus Domini di
ca di un madrigale al principe di Massa segna l’inizio di una Ferrara. A questo proposito cfr. VF.
60
collaborazione con lunghi soggiorni a Massa e Genova 76, dove Discorso del Sig. F. M. V. fatto
all’Accademia di Savona sopra la pri-
comprò casa. Per i Cybo scrisse la sua ultima opera nel 1613. ma proposizione dei libri d’Aristotile
Uscì intanto per la stampa, sempre anonima, la prima ver- che trattano dei costumi, Seth Viotto,
sione completa della Lesina, presso Giunti a Venezia nel Parma 1578. Lettera dedicatoria a
Francesco Paciotto del 21 gennaio in
1589 77, ristampata in molte edizioni per tutto il ’600 78 con cui ricorda l’episodio.
aggiunte e riduzioni dello stesso Vialardi e forse del lucche- 61
ASF, 3623, 9 luglio 1597.
se Tommaso Buoni, che ne rielaborò qualche edizione sospet- 62
ASM, E. XXV. 3. 968, 25 agosto
ta 79. La prima traduzione francese uscì nel 1604 80, testual- 1597.
63
Ibidem, 25 agosto 1597 «Mi resta
mente vicina a quella stampata da Lucio Spineda, Venezia de’ stipendi [arretrati] più di mille scu-
1610, con figure silografiche ai frontespizi e l’impresa del- di » e 1° novembre « non vorrei per-
l’Accademia, una lesina con il motto L’assottigliarla più, meglio dere il frutto». La morte di Ernesto
d’Austria avvenuta mentre Vialardi era
anche fora. Entrambe derivano da un’edizione di Zanetti, in carcere gli tolse ogni speranza di
Trivigi 1601. recuperare il credito, fallito il tentati-
Il soggiorno genovese inizia con la fine del 1587 ed è poco vo di mettersi al servizio del fratello
Massimiliano « il quale mi conosce, al
noto. Fu un periodo intenso di lavoro politico, ma povero quale più volte in Vienna ho ragiona-
letterariamente dove c’è memoria solo di un’Orazione letta to ». Ibidem, con un avviso inviato a
Massimiliano il 7 novembre 1597.
al Senato della Repubblica che si ricava da un commento al 64
Bernardo Trotto, Dialoghi del
Tasso: «Di ciò discorro nella mia orazione fatta al Senato di matrimonio e della vita vedovile, con
Genova». È viva la corrispondenza con Vannozzi a Napoli, molte nuove aggiunte e correzioni,
scambi di avvisi, notizie, complimenti tra colleghi di rispet- Francesco Dolce, Turino 1583, men-
tre Cavaliere e gentiluomo compare
to ed insistenze su ricerche di libri che hanno sentore di codi- nella Lezione per il suo ingresso nel
ce avvezzo tra i due 81. Nell’estate del 1589 fu a Firenze per 1589 all’Accademia fiorentina.
65
incarico dei Cybo. Grazie alla presentazione del marchese di A Maria prima di Francia Medici,
Reina cristianissima, orazione in mor-
Aiello entrò nella «gloriosissima» Accademia fiorentina dove te del grande Enrico IIII, una delle tre
recitò un’Orazione per il consolato di Giovanni Mazzei sul- placchette funebri pubblicate a Venezia
l’armonia cosmica con uno sfoggio di filosofia mistica e caba- nel 1610 per la morte di Enrico IV di
Francia.
listica che lasciò sorpreso l’uditorio. Stampata al suo rientro 66
Fondata dal poeta Gabriello
a Genova nell’autunno 82, ne inviò copia a Vannozzi ed al duca Chiabrera, che Vialardi aveva cono-

306
di Mantova 83. È l’ultimo lavoro in cui appare il titolo di gen- sciuto alla Corte di Mantova, con
impresa “alcune legna, un fuoco” e
tiluomo del serenissimo Principe Ernesto d’Austria. motto Mox sese extollet. MM, I, p. 37.
A Firenze, fece parte del gruppo di intellettuali, poeti, 67
Animadversiones in ephemerides,
filosofi, scienziati e musicisti che si riunirono intorno al con- apud haered. N. Bevi. Iacquae, Taurini
1580.
te Giovanni Bardi del Vernio nel suo palazzo in via de’ Benci, 68
AGS, 1253-1581, doc. 1 e 21;
la «Camerata Fiorentina» o «Camerata de’ Bardi», dove pre- 1254-1581, doc. 42a; 1256-1582, doc.
sero forma gli stilemi che avrebbero portato alla nascita del- 78. È difficile seguire la cronologia dei
fatti ed il loro esito perché molti docu-
l’opera lirica moderna. Vi conobbe il liutista Vincenzo Galilei, menti sono nelle filze dei singoli per-
padre di Galileo e quell’amicizia gli fece scrivere provocato- sonaggi citati nelle lettere, non sem-
riamente nel 1612, in piena polemica tra l’astronomo ed i pre con archiviazione corretta, come
una lettera di Francesco Maria del 25
Gesuiti, «Morì [Cristoforo] Clavio, matematico insigne tra’ luglio 1581 da Torino inerente il fur-
Gesuiti, tra’ quali è gloria, cavando di qua e di là, far librac- to, in cui accenna al fu governatore di
ci senza ingegno e senza invenzione. Si è stampato un libro 84 Milano Antonio de Ayamonte morto
l’anno prima, archiviata dalla Cancel-
contro le Stelle Medicee del Galilei 85, mostrandosi che Giunio leria nel suo dossier alla data 1579.
Ornano [Adriano Iunius] Gallo Belga le trovò prima che il 69
Lettera a Vialardi « a Turino » di
Galilei se le sognasse, onde si tiene che di detto luogo le ha Battista Guarini del 22 luglio 1582
dove lo ringrazia per averlo aiutato ad
cavate» 86. La presa di posizione fu coraggiosa perché, oltre entrare al servizio dell’arcivescovo
ad inimicarsi i Gesuiti, passava sopra lo scandalo di Virginia, Della Rovere. BG, pp. 193-199.
70
la prima della prole illegittima di Galileo con la veneziana Il giudizio d’un nuovo Paride,
Marc’Antonio Bellone, Carmagnola
Marina Gamba, «nata per fornicazione» 87, che Galileo vole- 1585, p. 8.
va forzare in un convento di clarisse, ma non lo permetteva 71
Una prima versione anonima non
la troppo giovane età. Il miracolo si compì l’anno successivo completa era già uscita appresso An-
drea Viani in Pavia nel 1584 con la
grazie all’intervento divino nelle spoglie più che mortali del figura di una lesina sul titolo Capitoli
cardinale Maffeo Barberini, ultimo committente di Vialardi. da osservarsi inviolabilmente da tutti i
Alla “Camerata Fiorentina” presentò «un discorso del- confrati della venerabile Compagnia
della Lesina. Confermati et approvati
l’eccellenza del vino e del brindes parimenti» ricordato nel nella Congregazion generale, adunata
commento al Tasso e da Della Chiesa con il titolo De’ brin- in casa del Signor Bracanzio Spilorcioni.
72
disi che si fanno a tavola «con delle varietà e molte poesie da AB, II, p. 345.
73
lui fatte». Di questo periodo fiorentino è anche un perduto Nonostante quanto riportato in
FSQ, I, p. 71. Cfr. MM, III, pp. 408-
Pianto di Solimano per la morte di Lesbino in 82 stanze for- 411.
se rimasto manoscritto, ideale continuazione di quel canto 74
Poiché Strozzi morì nell’assedio
della Liberata del Tasso che considerò sempre «admirabile». di Thionville del 1558, c’è da chiedersi
come alcune sue stanze inedite siano
La composizione del Pianto fu influenzata dalla poesia per- entrate nella prima edizione della
siana, fattagli scoprire dal grande orientalista Giambattista Lesina.
75
Vecchietti. La vita intellettuale fiorentina non disgiunta da Mausoleo di poesie volgari e lati-
ne in morte di Giuliano Goselini, fabri-
quella politica, per Vialardi l’una fu la continuazione dell’al- cato da diversi poeti de’ nostri tempi,
tra, diede i suoi frutti perché ritornò a Genova con la com- P. G. Ponzio, Milano 1589, p. 112.
76
mittenza del duca di Mantova, cui si aggiunse l’anno suc- ASM, E. XXI. 3, 772, 28 aprile
1590.
cessivo quella del granduca di Toscana. 77
Della famosissima compagnia del-
Il 17 settembre 1589 spedì il primo avviso a Vincenzo I la Lesina dialogo, capitoli, ragionamenti.
Gonzaga allegando una raccolta di commenti politici e la Con l’assotigliamento in tredici puntu-
re della punta d’essa … con la nuova
richiesta di direttive sul modo più sicuro per trasmettere i aggiunta del modo di ricever’ i novitii
successivi 88. Il 17 maggio 1590 inviò quello a Ferdinando I delle pene cattivi Lesinanti.
dei Medici. Il confronto tra i due avvisi rivela una forte diver- 78
L’ultima italiana sembra essere
quella appresso Gio: Battista Indrich,
sità di contenuto 89, differenti i committenti ed i loro interessi in Venetia MDCXCIII. Il mercato inter-
politici. Mancano quelli coevi scritti all’arciduca d’Austria ed nazionale dell’antiquariato offre con-
ai Cybo, ma il raffronto tra gli avvisi rimasti evidenzia la capa- tinue sorprese, soprattutto attraverso
gli ex libris e le note di possesso che
cità di Vialardi di anticipare i mutevoli disegni delle Cancellerie. rivelano una circolazione europea inat-
Alle Corti di Modena e Firenze ebbe un posto a parte tra tesa per i tempi.
i commentatori di politica estera autorizzati, « distinto dai 79
Come quella stampata da Bonfan-
dino, Venezia 1619, dove è detta 15a
novellanti», come chiamò con disprezzo gli affastellatori di edizione [sic!] pubblicata la prima vol-
notizie dozzinali raccolte tra i barbieri, nelle osterie e nei ta nel 1556 [sic!].

307
postriboli. «Le minuzie di Roma rimetto a’ menanti » scri- 80
Stampata a Parigi da Abraham
Saugrin e ristampata nel 1613. Una
veva al Gonzaga 90, sicuro delle sue fonti politiche e delle sue successiva edizione francese fu stam-
relazioni internazionali, non limitandosi a dare le informa- pata da Rolet Boutonne, Paris 1618,
zioni, ma illustrandole nei loro possibili sviluppi. Correlando attribuita a Vialardi nella schedatura
in LC, PQ4561.A1.C6 ma non in quel-
più fonti, ai dispacci furono sovente allegati veri e propri la in BL, HMNTS 12330.a.40. L’edizione
libretti di osservazioni, come il Discorso della qualità del con- di Boutonne derivava da quella italia-
siglio della Lega che indirizzò a Mantova il 5 gennaio 1590; na stampata da Giovanni Battista Ciot-
ti, Venezia 1603. L’influenza della Com-
temi insidiosi, Lega Santa e guerre civili in Francia, che aumen- pagnie de la lesine fu notevole: il ver-
tavano i pericoli di chi scriveva. Da qui la necessità di pseu- bo lésiner entrò nel lessico francese in
donimi, come quello di Girolamo Zino 91 che Vialardi usò con quel periodo.
81
altri non tutti ancora decifrati. Lo pseudonimo aveva però lo « Doppo che V.S. ha fatto più
viaggi di Cristoforo Colombo e vedu-
svantaggio di non essere sempre riconosciuto dal ricevente, to più popoli e città che non fece
sovente in cattiva fede. Ecco allora Vialardi scrivere il 17 feb- Ulisse ». Ed in un’altra in cui lo rin-
braio 1590 a monsignor Cavriano, segretario ducale riluttante grazia di una missiva « nella quale ho
letto una copiosa istoria de’ torbidi
a pagare il dovuto, che i cinque mesi di avvisi sotto il nome accidenti del mondo, ho riso, ho pian-
di Zino erano suoi e gliene spettava il pattuito. to e ho imparato da essa di belle cose
e fattomene onore co’ padroni e con
Il lungo servizio per l’arciduca Ernesto gli aveva fatto per- molti amici » Vannozzi conclude « Or
cepire la pericolosità politica dei precari equilibri europei di quando la penna di V. S. è ministra di
una Casa d’Austria indebolita e di una Spagna avida di recu- tanto gusto, e piace, e diletta a tanti,
non è ella una tirannide il non esser-
perare tutti i territori dei Borgogna 92. Vialardi si era avvici- cene liberale?». BV, I, pp. 22-23, 54,
nato alla Francia di Enrico di Borbone-Navarra, allontanan- 63-64.
dosi, per lo meno dal 1585, dalle manovre insidiose di Carlo 82
Lezzione recitata dal c. F. M. V.
Emanuele I, dalle sue nozze asburgico-spagnole 93 e dalle sue gentiluomo del serenissimo Principe
Ernesto d’Austria, nell’Accademia pub-
mire sulle terre francesi ai confini del ducato. Sbagliò Bonfigli blica fiorentina nel consolato di Gio-
che interpretò una lode incidentale 94 ed i frequenti richiami vanni Mazzei, appresso G. Bartoli,
Genova 1590, preceduta da una dedi-
alla propria terra come fedeltà al Piemonte sabaudo, sfug- ca a don Ferrante Cybo.
gendogli l’ostinata avversione per il duca e la sua politica che 83
ASM, E. XXI. 3, 772.
emerge da tutto il carteggio del 1590 con Mantova, dove più 84
Francesco Sizzi, Dianoia Astrono-
volte Vialardi scrisse «Savoia è nato per la ruina del mon- mica, apud Petrum Maria Bertanum,
Venetiis MDCXI.
do». Ecco la necessità degli pseudonimi « per schivar qual- 85
Le lune di Giove, medicea side-
che pericolo con Savoia, sotto al quale ho quasi tutte le mie ra in onore di Cosimo II dei Medici.
poche fortune ». Il duca è vendicativo e pericoloso, que- 86
ASM, E. XXV. 3, lettera da Roma
st’uomo « tanto procuratore del proprio suo bene, quanto a Ferdinando Gonzaga a Parigi del 17
febbraio 1612.
invidioso di quello degli altri », « preso dal rigor spagnolo, 87
AVP, D, f. 43r.
si è spogliato di quella dolcezza di natura ch’aveva prima » 88
ASM, E. XXI. 3, 771 per il 1589
e « si è introdotta dal Duca di Savoia una nuova galanteria: e 772 per il 1590.
che a’ passi si mettono alcuni, i quali, fingendosi ladri, sva- 89
Trait d’union di molti avvisi è la
richiesta degli emolumenti arretrati.
ligiano certe persone spiate, e questo è per pigliar loro le let- 90
ASM, E. XXV. 3, 970, 11 luglio
tere » 95. 1598.
Su Francesco Maria si stava allungando la mano dell’In- 91
«Jeronimo Zino detto Grimaldi»
quisizione mossa da avversari pericolosi: troppo ascoltati i compare la prima volta in una lettera
al duca del 14 novembre 1589.
suoi avvisi, troppo nette le sue posizioni politiche che gli fece- 92
L’incognita sulle simmetrie dei
ro scrivere a Firenze, a commento del disastro nel 1588 poteri europei fu la conseguenza del-
dell’Armada, «mi spiace la nuova de l’armata cattolica, per l’abdicazione di Carlo V nel 1556. Al
figlio Filippo II diede le corone di
la Fede. Ma la Fede è da Dio … e Dio con gli inimici casti- Spagna, Castiglia, Aragona, Napoli,
ga ». Le porte del carcere romano del Sant’Uffizio si chiuse- Sicilia, Nuove Indie, Franca Contea
ro dietro lui il 6 maggio 1592, ma non cambiò opinione né ed i ducati di Borgogna e Milano, men-
tre al fratello Ferdinando d’Asburgo
verso gli Spagnoli che « vorrebbero in Italia che ogni cosa lasciò i territori ereditari della corona
sacra e profana dipendesse da loro», né verso gli Asburgo, d’Austria e la corona imperiale di Ger-
né verso il duca di Savoia. Nel 1597, appena uscito, rifiutò mania. Anche se il ducato di Borgogna
nella realtà era in mano francese, agli
(« non ci ho l’inclinazione») la richiesta piemontese di leg- Asburgo rimaneva la parte dell’eredità
gere a Roma l’elogio funebre di Caterina d’Austria e l’anno burgunda pervenuta loro dal matri-

308
successivo raccomandò il vescovo di Vercelli al duca di monio di Maria di Borgogna-Valois
con l’arciduca Massimiliano I d’Au-
Mantova perché lo proteggesse dalle persecuzioni del duca stria.
piemontese. 93
Nel 1585 aveva sposato l’Infanta
A Genova non si era fatto cogliere di sorpresa e l’Inqui- Caterina Micaela d’Austria, figlia di
sizione non trovò nulla per compromettere i suoi commit- Filippo Il di Spagna.
94
L’Oratio Pro funere divae Margari-
tenti. Poteva così scriveva a Ferdinando dei Medici: « La zif- tae a Francia del 1577, riletta, sugge-
fra 96 dell’Altezza Vostra serenissima non fu mai veduta, e per risce che Vialardi abbia avuto in men-
segno l’arrà col primo ordinario» 97. Prosciolto dal Sant’Uffizio, te un’altra Margherita, la Paleologa
moglie di Federico II Gonzaga morta
la sua rete di relazioni inspiegabilmente intatta, non ebbe dif- undici anni prima.
ficoltà a riallacciare i rapporti con le Corti di Mantova e di 95
ASM, E. XXI. 3, 772, 17 febbraio,
Firenze. Con la Casa d’Austria, il granduca Ernesto era mor- 29 maggio e 21 novembre 1590.
96
to mentre egli era in carcere, fallì invece il tentativo di met- Cifrario basato su una sequenza
numerica di 9 cifre più lo zefirum di
tersi al servizio del fratello nonostante l’intervento del duca Leonardo filius Bonacci da Pisa (Leo-
di Mantova. Il carcere lo aveva liberato a Roma, centro di nardo Fibonacci).
ogni sinistra trama di potere, e da Roma Vialardi non sem- 97
ASF, 3623.
bra essersi più mosso, salvo un breve soggiorno fiorentino. 98
BAVR, cod. Urbinate lat. 1065, I,
c. 402-403.
Perfettamente informato nonostante il carcere, l’8 luglio 1597 99
Sigismondo Bathory.
era gia in grado di relazionare il duca d’Urbino 98 su infor- 100
Henriette de Joyeuse, duchessa
mazioni «avute dal Carella, confessore del Voivoda di Tran- di Guisa.
silvania 99 », notizie polacche, ottomane ed imperiali di parti- 101
Enrico di Borbone-Montpensier.
colare importanza, visti gli impegni militari di Vincenzo 102
ASM, E. XXV, 3, 968 sgg., dal 9
luglio 1597 al 15 marzo 1612.
Gonzaga e Ferdinando dei Medici a fianco dell’esercito impe- 103
ASF, 3623, dal 1597 al 1602 e
riale contro i Turchi, la guerra dei Quindici Anni essendo in ibidem, 3624, dal 1603 al 1609 con un
pieno fuoco. Ma anche su pettegolezzi francesi di prima mano, avviso del 27 agosto 1611.
come il matrimonio ancora segreto dell’erede di Gioiosa 100 104
ASM, E. XXV, 3, alla data.
105
con il duca di Montpensier 101, la scoperta di un trattato segre- BEU, It. 703, alfa H. 6. 22, scrit-
tura 18.
to di Carlo Emanuele di Savoia per la conquista di Antemons
nel Delfinato e le «bravate» dei corsari nel regno di Napoli.
Con Mantova la corrispondenza durò quindici anni 102,
con Firenze dodici 103, molte scritte sotto lo pseudonimo di
Giovanni o Caterino Galletti oppure in cifra. Ad ulteriore
smentita del suo piemontesismo sabaudo è la lettera del 26
settembre 1597 al duca di Mantova, in cui rivela che « la
Duchessa [di Savoia] ha risoluto di far un forte in bocca alla
valle di Pragelato, se potrà, accioché di detto luogo non ven-
ga qualche tempesta addosso il Piemonte; e ha tutto a mez-
zo un libracciolo scritto a mano, mandatoli dal Botero, segre-
tario qui di Borromeo, il quale Botero è un grande ignoran-
te » 104. Le Corti non gli chiedevano più semplici informazio-
ni, sempre comunque presenti nei suoi avvisi taglienti, ma
commenti, previsioni politiche, aggiornamenti su situazioni
complesse, anticipazioni di mosse avversarie. Un esempio è
l’acuto Discorso della cessione dei Paesi Bassi fatta da Filippo
re di Spagna a Isabella Clara Eugenia sua figliola 105 del 1598,
ove analizza il tentativo dinastico di Filippo di Spagna di por-
re fine alle guerre nei Paesi Bassi costituendoli in dote della
figlia Isabella, moglie dell’arciduca cardinale e Primate di
Spagna Alberto d’Austria. Nel caso non ci fosse stata discen-
denza, i Paesi Bassi sarebbero tornati alla Spagna. Come
Francesco Maria aveva previsto, le cattoliche province del
sud riconobbero il governatorato dell’Infanta, mentre quel-
le protestanti del nord continuarono la lotta per l’indipen-
denza appoggiati dalla più alta aristocrazia locale (il princi-
309
pe Maurizio di Nassau-Orange, il conte di Hornes ed il con- 106
AG, II, p. 217.
107
te di Egmont). Della sua capacità d’informazione Angelo NVMB, pp. 231-232.
108
BNF, Ital. 1162, ff. 271-287.
Grillo scrisse: «sa trovar gli uomini fuor del mappamondo e 109
MM, V, p. 370 pone la fondazio-
spia quel che si fa nel globo della luna» 106. ne « circa l’anno 1603 », ma il carteg-
Tra la fine del 1597 ed il settembre 1598 fu a Firenze gio Vialardi-Grillo l’anticipa all’anno
come istitutore di Cosimo II 107, per tornare a Roma nell’ot- del giubileo. Protetta dal cardinale
Francesco Barberini, ebbe fra i suoi
tobre dove scrisse la lucida esortazione Che la Francia deve promotori Giulio Cesare Gonzaga ed
star unita alla Chiesa Romana 108, fiele puro per la Spagna, ma il cardinale Antonio Caetani.
110
attenta a smussare i rinati sospetti papali su Enrico IV susci- Vialardi è citato con Preti, Brac-
ciolini, Rossi l’Eritreo, Tassoni, Guarini,
tati dall’editto di Nantes che garantiva ai protestanti libertà Mascardi e Zinano. L’elenco è pub-
di culto, uguaglianza di diritti civili e possesso di un centi- blicato alla data 27 marzo 1608 in MM,
naio di fortezze pur nel quadro di uno stato cattolico. La ter- V, p. 375. Tra il fior fiore dei lettera-
ti, alti prelati e nobili della Corte
ribile inondazione di Natale del Tevere gli offrì il 2 gennaio Pontificia ritrovò un amico evaso dal
successivo il pretesto per una relazione spedita a Graz a carcere napoletano, Giovan Battista
Rodolfo II d’Asburgo in un ultimo tentativo di riallacciare i Marino. Il cavaliere ricordò l’incontro
in un sonetto venato di affetto e malin-
rapporti o almeno recuperare il suo credito. Dell’11 novem- conia tra le Rime Boscherecce, Ciotti,
bre è una sua relazione a Ferdinando di Toscana sui funera- Venezia 1602, p. 98, indicato nell’in-
li di Beatrice Cenci e sua è la prima notizia sulle morti dei dice come «Scrive da Padova al signor
Francesco Maria Vialardi ».
due boia di Beatrice, Mastro Alessandro Bracca e Mastro 111
ASF, Miscellanea Medicea 212,
Peppe: il primo tredici giorni dopo, suicida; il secondo un scrittura 25. Il carteggio del Cristianis-
mese dopo, accoltellato a Porta Castello. simo Re di Francia et Navarra per la
Qualche cenno della vita privata romana di Vialardi si quale ordina alla Corte di Parlamento
di Parigi che proceda contro al Duca di
trova nelle lettere di Angelo Grillo. Nel 1600, l’anno del gran- Birone, et complici della congiura con-
de giubileo voluto da Clemente VIII, veniva fondata a palaz- tro la persona et stato di Sua Majesta
zo Mancini l’Accademia degli Umoristi 109 di cui fecero par- è in UCB RC, ms. 120, ff. 11-19.
112
BNFi, G. Capponi, 58, ff. 167-
te « elettissimi ingegni» tra cui due papi: Clemente VIII ed 170, in repertorio come Giovanni
Alessandro VII. Cosmopolita di ampie relazioni con venatu- Maria Vialardo.
re moderniste, Vialardi vi fu ammesso tra i primi con l’inca- 113
BNF, Ital. 1162, ff. 301-317. Le
rico di leggervi le matematiche e, grazie alle sue raccoman- copie nei vari archivi sono datate 1606,
mentre quella in BNF portava origi-
dazioni, vi entrò anche Grillo che ne divenne poi Principe 110. nariamente la data 1603, poi corretta
Fu un periodo di vita culturale intenso, gli avvisi diradaro- in 1606. La relazione menziona anco-
no lasciando spazio a pamphlets politici in punta di penna ra vivente Pietro dei Medici, morto a
Madrid il 25 aprile 1604, quindi la
scritti con realismo acuto e maturo, dove l’informazione è data 1603 è corretta.
sempre di prima mano. 114
BEU, It. 725, alfa M 8. 15, cc.
Nel 1602 dettò una Relazione della Congiura del Duca di 21r-33r.
Birone contro Enrico IV 111 con una durissima Invettiva 112
« contro ai principi italiani che si suggettano e pigliano sti-
pendio dal Re di Spagna», il duca di Savoia è tra i primi, con
l’invito al duca di Modena a sciogliersi dal laccio spagnolo
riproponendo l’alternativa francese. Nel 1603 stese la Relazione
dello Stato, forze e governo 113 per il granduca di Toscana e
vincendo lo sprezzo per Casa Savoia, più poté l’odio per la
Spagna, scrisse una Lettera al serenissimo Duca di Savoia acciò
non mandi li suoi figlioli in Spagna 114, poche pagine accora-
te e lucide nelle quali l’amore per la piccola terra di Piemonte
e la sottile previsione politica si fondono in un taglio scarno
che precorre la grande pubblicistica patriottica. Carlo
Emanuele I non ne tenne conto ed imbarcò in giugno alla
volta della Spagna tre figli giovanissimi accompagnati dal
« grande ignorante » Botero. Sulla via del ritorno, tre anni
dopo, il duca dovette ripensare agli avvertimenti inascoltati
avendo alle spalle il fallimento della successione spagnola, il
primogenito morto di vaiolo in una terra dove non si voleva
310
un « re che mangi butiro», davanti il disastro finanziario e le 115
Torquato Tasso, Gerusalemme
Liberata, Giuseppe Pavoni, Genova
riacutizzate diffidenze francesi. Nel 1604 compose un ulti- 1604, con le incisioni di Bernardo
mo sonetto in lode al pittore genovese Bernardo Castello 115 Castello. Il sonetto Del signor Cavaliere
e tra il novembre ed il febbraio 1605 dettò una Relazione del- F. M. Vialardo è a p. 20.
116
li principi d’Italia 116 ed un orientamento Al collegio de’ BNF, Ital. 769, ff. 143-145. e ibi-
dem, Ital. 1162, ff. 231-256, anonime
Cardinali 117 per il conclave del maggio 1605 con un Discorso come quella conservata a Vienna. L’at-
su l’elezione di due papi: Lione XI e Paulo V 118, ricco di aned- tribuzione si desume da una copia
doti sulle vicende degli ultimi conclavi. Sono gli ultimi scrit- semi-bruciata dall’incendio del 1904
alla Biblioteca Nazionale di Torino che
ti politici ma si ha la sensazione che altri, i più pungenti, si a fronte porta, errato, il nome di Anton
diffondessero anonimi o sotto pseudonimi di difficile attri- Maria Violardi.
buzione, ora sepolti nel mucchio delle compilazioni politi- 117
Ibidem, Ital. 1162, ff. 290-299.
118
che italiane che riempie archivi e biblioteche di mezza Europa. Ibidem, Ital. 211, ff. 1-56.
119
L’ultimo avviso in ASF, 3624 è
Molto resta ancora da indagare; gli archivi di Vienna e Berlino, del 10 aprile 1609.
parte di quelli spagnoli e francesi, che aiuterebbero a capire 120
La grandissima pompa funeral
il lungo apice che portò un Vercellese di padre incerto a ser- fatta a Parigi, et a San Dionigi, del cri-
vire un Asburgo che poco o nulla ebbe a che fare con l’Italia stianissimo Enrico il Grande, re di
Francia e di Navarra; Tumulo o incri-
e cosa scatenò nemici grandi come le Corti di Spagna e Savoia. zione alla sepoltura del gloriosissimo e
Nel febbraio 1609 morì Ferdinando I di Toscana ed il cristianissimo Enrico IIII, Re di Francia
successore decise per altre penne 119. Nel maggio 1610 cad- e di Navarra. cavato dal Francese dal
Signor F. M. Vialardi; A Maria prima
de Enrico IV di Francia sotto il coltello molto cattolico di di Francia Medici, Reina cristianissima,
François Ravaillac, spezzando il lungo e caparbio riferimen- orazione in morte del grande Enrico
to politico di Francesco Maria, una Francia forte a blocco IIII, Ad instanzia d’Iseppo Marcello,
Venezia 1610.
dell’egemonia europea della Spagna. Vecchio e malato, Vialardi 121
L’ultima lettera in ASM, E. XXV,
pianse la fine improvvisa di re Enrico con tre placchette fune- 3, 1001 è del 15 marzo 1612. Sono le
bri 120, il suo addio a quella mediazione tra politica e pensie- condoglianze per la morte del duca.
122
ro che fu il mondo cortigiano. Nel febbraio 1612 morì Vincenzo BAVR, cod. Barberiniano lat.
8928. Comprende 24 avvisi dal 3 otto-
I Gonzaga e la Cancelleria decise per altri commentatori 121. bre 1605 al 5 agosto 1613, più fitto il
I tempi nuovi avevano superato l’uomo, l’età aveva fatto il periodo tra 1612 e 1613.
resto. 123
Ibidem, c. 21, 10 maggio 1613.
124
Il suo ultimo avviso del 5 agosto 1613 è diretto a Maffeo Pedro Teles Giron, duca d’Os-
suna.
Barberini, vescovo, cardinale e papa sotto il nome di Urbano 125
Juan de Mendoza, marchese de
VIII, che per otto anni 122 si avvalse dei suoi avvisi, prima dal- la Hynoiosa, governatore di Milano
la nunziatura di Parigi e poi dalla legazione a Bologna, dai dal 30 luglio 1612.
quali continuò ad emergere l’ostilità di Vialardi per la Spagna
e Carlo Emanuele I di Savoia, che «se potesse donar i regni
se li piglierebbe per sé», svelando le tresche che stavano por-
tando il ducato sull’orlo del disastro e le atrocità perpetrate
dalle sue truppe nell’invasione del Monferrato 123. Affiora
qualche bel pettegolezzo, come il colpo messo a segno dal-
l’Ossuna 124 che « ha levato a’ Gesuiti 90 m. ducati lasciati
loro [per testamento] da un mercante di Palermo e li ha dati
a due nipoti del morto che ne avevano bisogno » e che « il
nuovo governatore di Milano 125 va scroccando; scroccò a
Nizza due baldacchini, a Genova dal Doria quattro letti, dal-
la marchesa Spinola paramenti per tre stanze, da un altro
argenti per 4 m. ducati, e io vorrei scroccare di costì una doz-
zina di salami per li meloni». Nella lettera del 27 febbraio
1613 si aggravano i mali dell’età, «il braccio destro, offeso
grandemente da umor salso m’ha impedito di scrivere e mi
fa scrivere ora con dolore» ed il 17 aprile conferma la deci-
sione del nuovo duca Gonzaga: «mi è mancata la mancia di
Mantova». Ormai è «sul mar delle tempeste» e le ultime let-
tere attestano il tramonto, età che avanza, salute sempre più
311
precaria. Il rapporto con Barberini fu anomalo. Amante del- 126
L’Istoria delle vite de’ sommi
Pontefici Innocenzo VIII [Giambattista
l’ingegno senza però tollerarne l’autonomia, epigrammista in Cybo], Bonifacio IX [Pietro Tomacelli,
punta di penna per far passare giudizi, lusinghe, ammoni- legato ai Cybo da una parentela incer-
zioni e politica, il cardinale ammirò la libertà intellettuale di ta] e del cardinale Innocenzo Cybo
descritte da F.M.V., appresso i Sessa,
Francesco Maria, la sua fermezza politica e quella vena taglien- Venetia 1613. BL 484. d. 18 e BEU 72.
te che a tratti emergeva ancora dai suoi ultimi avvisi. O. 2.
Nell’estate 1613, l’imprimatur del veneziano Consiglio dei 127
Figlio di Carlo Emanuele I di
X è del 22 giugno, Vialardi pubblicò la sua ultima Istoria 126 Savoia e di Caterina Micaela d’Asbur-
go. La dedica al cardinale è da Roma
con una inaspettata dedica al serenissimo Principe Maurizio senza data.
di Savoia 127, Cardinale di S. Chiesa. Lavoro di particolare inte- 128
Il principe di Massa era morto
resse perché, raro per l’epoca, Francesco Maria cita tutte le nel 1575 ed il figlio Ferrante nel 1593.
129
fonti d’archivio messegli a disposizione dai Cybo durante i LF, p. 364.

lunghi anni della loro committenza 128, in particolare il « dia-


rio fatto dal maestro delle cerimonie dello stesso [Innocenzo
Cybo], che è in casa Cybo» e «per via delle Istruzioni date
a Nunzi e Legati si sono intese assaissime particolarità, del-
le quali alcuna o molto oscura o imperfetta certezza s’ave-
va ». È il suo commiato, l’ultimo ringraziamento ai Cybo che
« in ogni tempo» lo avevano protetto.
Non fece più in tempo a mandarne una copia a Maffeo
Barberini. Vialardi morì poco dopo, forse al giro dell’anno,
travolto dall’avvicendarsi dei nuovi potenti, principi, cardi-
nali e laici che non poteva più servire. L’«umor salso » che
aveva «offeso grandemente il braccio destro» aveva fatto il
suo corso. La morte fu nota a pochi, la sua biblioteca spo-
gliata, i manoscritti rubati da chi li temeva. Ammonitore, il
bozzetto di sua mano nell’ultima pagina di guardia che chiu-
de la Conquistata. Pochi tratti che schizzano il nudo di un
giovane di schiena, le braccia alzate ed una donna nuda mor-
bidamente allungata al suolo, la gamba sinistra accavallata
sulla destra, appoggiata ad una palma che l’adombra. In alto
vola piombando verso terra uno sparviero, teofania alchemi-
ca della spietata acutezza dello sguardo giustiziere al quale
nulla sfugge della vita intima. Sul foglietto che velava il dise-
gno, alcune note crittografiche singolari, sempre di suo pugno,
da cui forse emerge « e non so più che dire salvo tornar a
ricordar Dio». L’inchiostro è lo stesso, diverso il modo di chi
scrive tenendo il libro dritto davanti. In un letto, senza più
potersi alzare, un passo ultimo nel suo spazio privato. La
Conquistata rimase nelle sue mani fino alla morte, livre de
chevet dei giorni ultimi, prova tangibile di ciò che egli,
Francesco Maria Vialardi, era stato, «uno degli interpreti più
significativi dell’opinione pubblica italiana in un’età così ric-
ca di appassionati contrasti» 129.

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