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Figlio del conte Tomaso Vialardi di Sandigliano e di donna Maria Ravinetto Rossetti, Gabriele
Giovanni Tomaso Vialardi discende da una potente famiglia di origine longobarda stabilitasi fin dal
secolo XI nel casalese e nel vercellese, nel biellese dal secolo XII, con un imponente incastellamento
a difesa dei propri insediamenti medioevali. Ebbe come capostipite £   Y r  e illustri
antenati di fiera parte ghibellina, uomini d'armi, ecclesiastici e politici che ricoprirono ruoli eminenti
nella vita pubblica italiana. Gabriele nacque nel castello del Torrione di Sandigliano riella, sotto le
cui mura il 2 25 settembre 26 si compì lo scontro finale, coraggioso e perdente, tra i Vialardi che
difendevano la propria libertà e Amedeo VIII di Savoia che cercava un regno.
Destinato fin dall¶infanzia con il fratello Pietro Francesco alla carriera militare, a  anni si arruolò,
semplice granatiere volontario rnon ostante la sua qualità di nobile´  Sovrintendenza agli Archivi
Piemontesi  documento in mostra, nel Reggimento Granatieri della rigata Guardie, poi 
Reggimento di Fanteria della rigata Regina, inquadrato nella a divisione del Primo Corpo. La morte
improvvisa del padre r
6 gli tolse il fondamentale appoggio familiare e solo dopo l¶effimera vittoria
di Goito, il 2 maggio

fu promosso sottotenente rEugenio Principe di Savoja Carignano
Luogotenente Generale di S.M.  documento in mostra su proposta del proprio Comandante tre
giorni prima di Pastrengo. Il 2 Febbraio
 fu nominato aiutante maggiore in 2a rCarlo Alberto Re
di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme Duca di Savoia, di Genova  documento in mostra e con il
grado di luogotenente partecipò ai fatti di Mortara e alla sconfitta di Novara che, esclusi fatti singoli di
eccezionale valore, fu conseguenza della totale incapacità di coesione dei Comandi dell¶esercito run
esempio tra tutti: il Capo di Stato Maggiore Alessandro La Marmora, già gravemente responsabile
della disfatta di Mortara, ordinò il ritiro della I e II divisione senza che il Maggior Generale
Chrzanowski ne fosse messo al corrente.
In una breve licenza Gabriele conobbe Maria Francesca Carmela ianco, ragazza di umilissime ori
gini, invisa alla famiglia che pose il veto al matrimonio. La sposò ugualmente pronto a pagarne il
prezzo, ma la necessità di 5. uomini per la spedizione in Crimea fece dimenticare un matrimonio
senza autorizzazione della famiglia e dell¶autorità militare. Il  aprile
55 Gabriele Vialardi era con
le forze militari sarde destinate alla Campagna d¶Oriente, schierate nella pianura di Marengo per
ricevere da Vittorio Emanuele II le bandiere tricolori. Si imbarcò con il suo Reggimento il  maggio

55, lasciando una figlia di pochi mesi e una moglie di 2 anni in attesa di un figlio che non avrebbe
mai visto, Alessandro. Il suo contingente, inquadrato nella prima delle 2 divisioni che arrivarono a
alaklava con la brigata di riserva, fu posto agli ordini di lord Raglan ed entrò in linea parte verso
Kamara, incuneato tra i turchi di Omer pascià e il 2 corpo francese del generale osquet, parte a
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Kadiköi dove era stato organizzato il quartier generale sardo agli ordini del generale Alfonso La
Marmora.
Il 3 giugno Gabriele Vialardi partecipò alla ricognizione della valle di aidar a protezione dei Francesi
e il  giugno passò con il suo Reggimento la Cernaia per tagliare i soccorsi esterni ai Russi
nell¶azione decisa dagli alleati, i Francesi contro la torre Malakoff e le difese adiacenti, gli Inglesi
contro il GranRedan. Con una piccola serie di scaramucce i Sardi occuparono le posizioni
assegnate, ma il 22 giugno ripassarono la Cernaia per tornare a Kamara, fallito in un bagno di sangue
il tentativo alleato di attacco a Sebastopoli.
Non ci furono perdite sarde fino alla battaglia di Traktir ro della Cernaia del 6 agosto; il coin
volgimento del contingente contò solo piccole azioni senza importanza, ma si sommarono
ugualmente perdite altissime per un nemico subdolo senza possibilità di difesa, il colera, che bruciò
senza tregua migliaia di vite tra cui quella di Alessandro La Marmora. Il luogotenente Gabriele Vialardi
di Sandigliano morì, la notte tra il 2 e il 25 luglio rSovrintendenza agli Archivi Piemontesi 
documento in mostra; Regno d¶Italia  Reggimento Fanteria Stato di Servizio  documento in mostra
dopo otto giorni di malattia, nelle braccia del Cappellano del  a cui aveva confidato l¶amore per
quella moglie socialmente non riconosciuta e per cui aveva rinunciato a tutto. A lei il Cappellano
scrisse due giorni dopo un¶accorata lettera rdall¶Ospedale di alaklava 2 luglio
55 don Peretti alla
vedova  documento in mostra.
Maria Francesca Carmela ianco non fu mai accettata dalla famiglia, come già la lettera di don
Peretti lasciava trasparire: solo il 23 marzo

, dopo un¶estenuante e costosa causa, la Corte dei


Conti  Sezione Seconda  fece propria la decisione della Corte Plenaria del 6 febbraio

 e cioè
l¶assegnarsi all¶infranominata la pensione´ riconoscendole la qualità di vedova. Mori dimenticata a
Torino il 2 luglio  dopo avere visto morire in giovane età la figlia Gabriella e nel

, a Londra,
il figlio Alessandro. L¶unico figlio di Alessandro, Mario, morì oscuro e improle a Lione nel 6 e con
lui finì uno dei rami dei Vialardi di Sandigliano.

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Catalogo mostra Sebastopoli. Il Piemonte tra i grandi d¶Europa´
Torino 3 gennaio  5 mggio 
Museo Storico Nazionale di Artiglieria