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Studi Piemontesi

giugno 2008, vol. XXXVII, fasc. 1

Saggi e studi
Tomaso Vialardi di Sandigliano 3 Dama di voluttà, spia al servizio del Re Sole, grande collezionista:
Jeanne Baptiste Scaglia di Verrua d’Albert de Luynes
Pietro-Daniel Omodeo 31 Una poesia copernicana nella Torino di Emanuele Filiberto
Giulia Baselica 41 Viaggio a San Pietroburgo e Mosca, nel 1839, del professor
Baruffi monregalese
Alberto Stefano Massaia 57 Tre episodi urbanistici a Torino fra Ottocento e Novecento

Note
Marco Piccat 81 Il libro del Cavaliere Errante: l’edizione
Cesare Greppi 91 Federico Della Valle e la cometa
Fabio Prevignano 95 La guerra negli scrittori monferrini da Tarchetti a Umberto Eco
Luca Pier Giorgio Isella 103 Torino 12 maggio 1640, l’eccidio taciuto
Aldo A. Mola 133 Vittorio Emanuele III nell’ottobre 1922
Arabella Cifani- 141 Nuovi documenti e nuove scoperte per il pittore Carlo Leopoldo
Franco Monetti Grevenbroeck (1715 circa - 1758/59)
Walter Canavesio 155 Luigi Barne (1798-1837). Un quadro da Roma a Dogliani

Ritratti e ricordi
Franco Loi 165 Bianca Dorato la fiaba della montagna
Mario Chiesa 169 Il cinghiale e l’allodola. Angoscia e gioia nella poesia di Bianca
Dorato

Documenti e inediti
Carlo A. M. Burdet 181 1779-1796: a Torino, Dom Rodrigo de Souza Coutinho,
portoghese, futuro Conte di Linhares e ministro di stato

Rassegne
Stefano Baldi 199 Musica nel tempo a Vercelli e a Casale. Aggiornamenti
bibliografici

Notiziario bibliografico:
recensioni e segnalazioni 211
Piero Cazzola, sessant’anni intorno al pianeta Russia (L. Tamburini) - Materiali per i Musei. Standard Museali; Management
culturale e formazione: bilanci e prospettive (L. Palmucci Quaglino) - A. Nicola, Poesie (S.M. Gilardino) - “..come l’uom
s’etterna”. Studi per Riccardo Massano (P. Cazzola) - G. De Conti, Viaggio d’Italia. Un manoscritto del Settecento (P.
Cazzola) - A.G. Cagna, Alpinisti ciabattoni (P. Cazzola) - A.G. Cagna-G. Faldella, Un incontro scapigliato. Carteggio
1876-1927 (F. Mereta) - L. Tamburini, Edmondo De Amicis. Metamorfosi di un borghese (G. Bergami) - C. Gavinelli,
Edmondo De Amicis a Pinerolo e la corrispondenza epistolare con Lidia Poet (L. Tamburini) - B. Allason, Vecchie ville
vecchi cuori (I. Ricci Massabò) - G. Santagostino, Primo Levi. Metamorfosi letterarie del corpo (P. Cazzola) - V. Galante
Garrone, Dopo il fiore (B. Quaranta) - B. Dorato, I lenti giorni. Poesie 1984-2006 (S.M. Gilardino) - G. de Liguori,
Scherzi della memoria. Mappa di un itinerario non turistico tra politica e cultura (G. Bergami) - F. Bungaro-V. Jacomuzzi,
Lei non sa chi è mio fratello! Da Alighieri a Hitler, storie di sorelle e fratelli (P. Cazzola) - B. Armand-Hugon Natali,
Ricordi rubati. Ricordi di donne tra l’800 e il ‘900 (F. De Caria) - V. Blengino, Ommi! L’America. Ricordi d’Argentina
nel baule di un emigrante (A. Malerba) - E. Chicco Vitzizzai, Dio ride. Un pomeriggio nella vita di Daniel Avigdor (P.
Cazzola) - P.L. Berbotto, Scende la sera nel giardino antico (P.M. Prosio) - L. De Luca, Scrittoio (P. Cazzola) - G.
Baldissone, Cartoline (P. Lazzarini) - S. Satragni Petruzzi, In punta di penna. In punta di forchetta. Racconti e bozzetti
(L. Tamburini) - L’affermarsi della corte sabauda. Dinastie, poteri, élites in Piemonte e Savoia fra tardo medioevo e pri-
Saggi e studi

ma età moderna (F. Quaccia) - Per una storia della Compagnia di San Paolo (1563-1853); L’Archivio Storico della Compagnia
di San Paolo (R. Roccia) - Dizionario biografico dell’Armata Sarda: seimila biografie (1798-1821), con la storia dell’Ordine
Militare di Savoia e l’elenco dei primi decorati (G. Mola di Nomaglio) - C.M. Fiorentino, La corte dei Savoia (1849-1900)
(R. Roccia) - C.A. Burdet, Carlo Antonio Napione (1756-1814) (G. Mola di Nomaglio) - D. Taverna, Anna di Cipro (F.
De Caria) - Parabola di una rivoluzione. Giovanni Maria Angioy tra Sardegna e Piemonte (A. Scordo) - E. Beraudo di
Pralormo, Il mestiere delle armi. Diari 1939-1950 (E. Stumpo) - Cento anni in uniforme (L. Tamburini) - A. Zussini,
Franco Invrea. Un “Patrizio Genovese” nella Torino giolittiana (R. Roccia) - Storia di Bra dalle origini alla Rivoluzione
francese (R. Roccia) - 2° Miscellanea di studi storici sulle Valli di Lanzo (P. Cazzola) - Frola. Storia di una grande fami-
glia, tra Torino e Montanaro (C.A. Burdet) - A. Del Noce, Modernità. Interpretazione transpolitica della storia contem-
poranea (P. Cazzola) - 1895-1907. Politiche della municipalizzazione (D. Marucco) - G. Fanello Marcucci, Giuseppe Pella.
Un liberista cristiano (C. Bermond) - M. Scavino, Il socialismo nell’Italia liberale. Idee, percorsi, protagonisti (G. Bergami)
- W. Jervis-L. Jervis Rochat-G. Agosti, Un filo tenace. Lettere e memorie 1944-1969 (G. Bergami) - G. Quazza. L’archivio
e la biblioteca come autobiografia (G. Bergami) - M.V. Cattaneo-N. Ostorero, L’Archivio della Compagnia di Sant’Anna
dei Luganesi in Torino (L. Palmucci Quaglino) - P. Bossi-S. Langé-F. Repishti, Ingegneri ducali e camerali nel Ducato e
nello Stato di Milano (1450-1706) (G. Pacciarotti) - La millenaria Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese; Il ciclo
gotico di Villa Castelnuovo; La facciata delle meridiane del castello di Masino; La Rocca e la chiesa di Santa Croce a
Sparone; La torre campanaria dell’Abbazia di Fruttuaria (L. Palmucci Quaglino) - Uno spazio storico. Committenze, isti-
tituzioni e luoghi nel Piemonte meridionale (F. Quaccia) - Itinerari torinesi. Guide della città fra Sette e Novecento (E.
Gianasso) - Storie di fili di seta, ovvero non tutti i bruchi diventano farfalle (A. Malerba) - Le stagioni di Tabusso (L.
Tamburini) - A. Audoli, Bruno Martinazzi, sculture (F. De Caria) - I. Mulatero, Pino Mantovani. La pittura (F. De Caria)
- M. Paglieri, Venticinque anni d’arte, 1982-2007 (F. De Caria) - G. Soffiantino-D. Voltolini, Torino fatta ad arte (F. De
Caria) - E. Ciferri, Serafina Brunelli. Vita, visioni e profezie della mistica di Montone (D. Bolognini) - Giulia Colbert di
Barolo Madre dei Poveri (G.G. Massara) - G. Chiosso, Carità educatrice e istruzione in Piemonte. Aristocratici filantro-
pi e preti di fronte all’educazione del popolo nel primo ‘800 (P. Cazzola) - Paggi e Bemporad editori per la scuola (F. Pozzo)
- P. Silvetti-P. Antoniotti-P. Aragno, Quel piccolo mondo antico. Giochi e giocattoli di una volta a Settimo Torinese (P.
Vagliani) - Donati plays Donati; Massimo Nosetti al nuovo organo Fratelli Ruffatti della Chiesa del Santo Volto-Torino
(A. Piovano) - R. Cognazzo, Il bis più lungo della storia e altre sbirciatine musicali (P. Cazzola) - Piemonte-Provenza.
Omaggio alla donna nei canti popolari (L. Tamburini) - F. Castelli-E. Jona-A. Lovatto, Senti le rane che cantano. Canzoni
e vissuti popolari della risaia (P. Cazzola) - L. Tamburini, Novecento anni a Villarbasse (G. Pennaroli) - G. Fassino-F.
Zampicinini, Castelnuovo Don Bosco. L’archivio: memoria della comunità (G. Mola di Nomaglio) - C. Ghiraldello,
Ricerche d’arte: nuovi percorsi (G. Mola di Nomaglio) - A. Cremonte Pastorello di Cornour, L’Oro Bianco e il suo miste-
ro. Divagazioni sull’arte della ceramica in Torino, Vische e Vinovo (G. Pennaroli) - P. Raviola, Lacrime e sorrisi. Quarant’anni
di Palio e storia astigiana (F. De Caria) - N.T. Ballario, Turneruma ëncù ën Piemunt? (Torneremo ancora in Piemonte?).
Dieci racconti sulla ritirata di Russia (R. Menicoff) - Tra ij Brich e ‘l Po’. La cucina di un’epoca (S. Satragni Petruzzi) -
A.M. Berta, Orco. Un fiume tra scienza e storia (F. Quaccia) - Segnalazioni (a cura di A. Malerba).

Notizie e asterischi 299


Ricordo di Giovanni Taverna (G.S.) – Ricordo di Jaco Calleri Damonte (A. M.) – Premio per un testo teatrale nelle lin-
gue del Piemonte. Bando XII edizione – Attività del Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis – Asterischi (a cura
di G. Pennaroli).

Libri e periodici ricevuti 315


Dama di voluttà, spia al servizio del Re Sole,
grande collezionista: Jeanne Baptiste Scaglia
di Verrua d’Albert de Luynes
Tomaso Vialardi di Sandigliano

Parigi, 1670-1783 Abbreviazioni


AALM Archivi Alberti La Marmora,
Jeanne Baptiste d’Albert nacque a Parigi il 18 gennaio Biella
1670, figlia di Louis Charles «duc de Luynes et de Chevreuse, AGA Archivio Gaslini Alberti, Genova
AMAE Archives du Ministère des Af-
pair de France, chevalier des ordres du Roi et grand-fau- faires Etrangères
connier de France » e della sua seconda moglie Anne de ASBi Archivio di Stato, Biella
Rohan-Guéméné. Fu battezzata il 21 nella chiesa di Saint- AN Archives Nationales, Paris
Sulpice 1, padrino il secrétaire d’État au Commerce et à la Ma- ASFi Archivio di Stato, Firenze
rine Baptiste Colbert che le diede il secondo nome, madrina ASTo Archivio di Stato, Torino
la maîtresse en titre di Luigi XIV Anne-Julie de Rohan-Chabot, AVSF Vialardi di Sandigliano Founda-
tion, Dublin
principessa Soubise. Fu educata nel cuore del giansenismo
BCaen Bibliothèque de Caen
parigino, in quell’abbazia femminile di Port-Royal nel cui BN Bibliothèque Nationale, Paris
chiostro si incrociavano suore ferree nella regola cistercense BNCFi Biblioteca Nazionale Centrale,
e scrittori, filosofi, moralisti che si chiamavano Arnauld, Firenze
Lancelot, La Rochefoucauld, Racine, Le Maistre de Sacy, AD Calvados Archives départementa-
Pascal, Hamon, La Fontaine e dove anche suo padre visse les du Calvados
ETANOT Minutier central des notai-
l’intimità dei Solitaires scrivendo opere sulla pietà. Il matri- res de Paris
monio di Louis Charles con Anne de Rohan-Guéméné ave- MANUMED Bibliothèque Virtuelle de
va fatto rumore, la sposa era contemporaneamente zia e figlioc- la Méditerranée
cia dello sposo ed anche se le fortune finanziarie di Louis pSS paroisse Saint-Sulpice
Charles erano alquanto alternanti, i d’Albert de Luynes era- 1
BN, pSS, Baptêmes, ms. fr. 32593
no tra le famiglie più illustri di Francia. Con un passato anti- e 32945.
co italiano 2. 2
Cfr. allegato 1.
Arrivata a Firenze dall’Alpe di Catenaia a cavallo del XII 3
Secondo L. PASSERINI ORSINI DE’
secolo già divisa in tre rami, la «Familia Alberta » 3 si inserì RILLI, Gli Alberti di Firenze. Genealo-
gia, storia e documenti, Firenze 1869,
subito nelle oligarchie delle ghilde mercantili della città 4, i il primo Alberti che si stabilì a Firenze
cui commerci correvano lungo una direttrice che copriva e cognomizzò il nome fu Alberto det-
l’Europa dalla Scozia a Napoli. Per competere con i cerchi to del Giudice, figlio di Rustico « hen-
rici regis et imperatoris judex et nota-
di potere fiorentini, il pratese Francesco Datini fondò nel rius », probabilmente del castello di
1358 ad Avignone 5 il primo «sistema di aziende » 6, che fu la Catenaia.
più importante rivoluzione economica al cadere del Medioevo, 4
ASFi, Arte del Cambio, Arte del-
dove un socio di maggioranza con un numero ristretto di la Lana.
associati per moneta o per matrimonio investiva in più «azien- 5
Diventata una plaque tournante
de ». Datini affiancò ai suoi interessi avignonesi una banca imprescindibile dopo il trasferimento
nella quale furono soci Tommaso e Jacopo degli Alberti 7, della Corte pontificia voluto da Cle-
mente V (1309) « dans la ville de son
mercanti in Avignone dal 1348, ai quali cedette le proprie allié fidèle le comte de Provence et roi
quote preferendo consolidare le partnerships mercantili. Con de Naples ».
Luigi di Tommaso e Niccolò di Jacopo, gli Alberti diventa- 6
F. MELIS, Aspetti della vita econo-
rono i banchieri egemoni dei papi di Avignone, pagando e mica medievale: Studi nell’Archivio Da-
riscuotendo per nome e conto della Corte pontificia in tutta tini di Prato, Siena 1962 e J. F. PAD-
GETT, P. D. MCLEAN, Organizational
Europa, senza tralasciare le negoziazioni «in grosso di pan- Invention and Elite Transformation:
ni, che da Bruxelles, Gand e altre terre di Fiandra, Inghilterra, The Birth of Partnership Systems in

3
per la lor casa di Bruges erano spediti al fondaco di panni in Renaissance Florence, “American Jour-
nal of Sociology”, vol. 111 (2006), pp.
Firenze, per la via di Parigi, Marsiglia, Nizza, Pisa » 8. 1463 sgg.
Cacciata più volte da Firenze, la diaspora della « Familia 7
BNCFi, Il Libro de’ mali debito-
Alberta » contraddistinse il suo apolidismo 9. Nonostante il ri di Caroccio di Lapo degli Alberti e
decreto di rientro del 1428 10, molti rami preferirono raffor- dei figli Jacopo, Bartolomeo e Tommaso,
zarsi nelle città dove avevano annodato reti commerciali e 1346-51.
relazioni politiche indipendenti. Così fecero Tommaso Alberti, 8
C. CANTÙ, Storia degli italiani, vol.
4, Napoli 1857, p. 656 e R. DE ROOVER,
che visse presso Avignone e suo figlio Luigi che abitò e morì The Story of the Alberti Company of
a Pont-Saint-Esprit (Gard). Tommaso alias Thomas d’Albert, Florence, 1302-1348, as revealed in its
figlio di Luigi, sposò per primo una Francese, acquistò la Account Books, “Business History Re-
Signoria di Boussargues, il baliato del Valentinois e negli ulti- view”, 32, 1958, pp. 14 sgg. L’« azien-
da » di Tommaso di Carroccio degli
mi anni di vita terre a Luynes (Aix-en-Provence). Sulla sua Alberti « e suoi parenti » contava nel
tomba a Bagnol (Gard) comparve un nuovo stemma, « d’a- 1348 banchi in Avignone, Bruxelles,
zur, à quatre chaînes d’argent posées en sautoir, mouvantes Parigi, Siena, Perugia, Roma, Napoli,
d’un annelet d’argent en abîme et aboutissant dans les angles Barletta, Costantinopoli e Venezia.
9
du quartier (Alberti), sur le tout d’or, au lion de gueules, S. FOSTER BAXENDALE, Exile in
Practice: The Alberti Family In and
armé, lampassé et couronné d’azur (d’Albert)». Out of Florence, 1401-1428, “Renais-
Con Charles d’Albert, «favori du roi Louis XIII, Grand sance Quarterly”, 44/4 (1991), pp. 720
Fauconnier de France, Connétable de France, Garde des sgg.
Sceaux de France, Gouverneur d’Amboise, Normandie, 10
AGA, Revoca del bando degli Al-
Picardie et Ile-de-France », una Luynes nuova 11 fu eretta berti (Firenze 1428) e AALM, Lettera
di ringraziamento alla Signoria per la
Duché-Pairie (1619) in pagamento dell’uccisione del maré- revoca del bando (Venezia 1429).
chal d’Ancre Concino Concini 12 (1617), favorito della Reggente 11
Non le terre di Luynes vicino ad
Maria de’ Medici. Molti dei suoi beni passarono nelle ric- Aix-en-Provence acquistate da Thomas
chezze di Charles d’Albert. Il suo matrimonio con made- d’Albert ma un insieme fondiario nuo-
moiselle de Montbazon, la bellissima Marie-Aimée de Rohan, vo tra Tours e Cinq-Mars costituito «à
partir du Comté de Maillé et de ses
portò gli Alberti-d’Albert all’apogeo che si effigiò in un nuo- dépendances», cui Charles d’Albert
vo imponente stemma, abbandonando le « quatre chaînes diede il nome di Luynes. MANUMED,
d’argent » degli Alberti. Di Charles d’Albert, che la lasciò Catalogue descriptif et raisonné des
vedova a 21 anni, Marie-Aimée de Rohan, poi duchessa manuscrits de la Bibliothèque de Car-
pentras, Preuves de noblesse pour M.
Chevreuse 13 per il matrimonio con Claude de Lorraine-Guise, de Luynes 21 novembre 1618, t. II, f.
fu l’allieva perfetta. L’arte della politica sfrontata, mix di con- 129-235.
giure e coraggio che fu il motore delle fortune degli Alberti- 12
La moglie Leonora Dori dite Ga-
d’Albert, fece di lei l’istigatrice delle cospirazioni più temi- ligaï, sorella di latte e dame d’atours
bili ordite in Francia con i suoi molteplici amanti tra il 1623 della Reggente, fu condannata due me-
si dopo per stregoneria «à avoir la tête
ed il 1670, fatto che non le impedì di morire di vecchiaia tranchée, et à être brûlée après sa
tranquilla a 79 anni 14. mort». J. GARINET, Histoire de la Magie
Sorellastra di Marie-Aimée fu Anne 15 che ebbe padrino en France, depuis le commencement de
di battesimo il nipote Louis Charles, figlio di Charles d’Albert la monarchie, Paris 1818, pp. 199 sgg.
13
e ne divenne seconda moglie nel 1661 in una sequenza paren- Titolo che trasmise al nipote
Charles Honoré d’Albert, fratello di
tale (zia-figlioccia-sposa) che solo l’illuminazione dello Spirito Jeanne Baptiste.
Santo seppe dirimere con dispensa speciale. Intrisa di Corte 14
Cfr. l’epitaffio che dettò per la
di Versailles e parenti di difficile collocazione, Jeanne Baptiste sua tomba, ripreso pressoché identi-
nacque al n° 33 di rue Saint-Dominique, nell’imponente palaz- co da Jeanne Baptiste di Verrua. V.
zo progettato nel 1650 per la duchessa Chevreuse dal « sieur COUSIN, Madame de Chevreuse, Paris
1862, p. 329.
le Muet, Architecte du Roy». 15
Hercule de Rohan de Montbazon
Bella come tutte le Rohan, matura per i suoi 13 anni, al ebbe 2 mogli: Madeleine de Lenon-
ballo della primavera 1683 a Versailles « où elle venait de court e Marie de Bretagne-Vertus, con-
débuter avec éclat », molti furono gli occhi per la giovane siderata la donna più bella del suo tem-
d’Albert, in particolare quelli di un Piemontese dalla figura po. Dalla prima ebbe Marie Aimée
nata nel 1604 e dalla seconda Anne
svelta accompagnato da uno zio abate, ambasciatore di Savoia nata nel 1644.
a Parigi dal 1678 al 1680. Era «Manfroy Jérôme Ignace Scaglia,
comte de Verrue», colonnello dei Dragons Blues 16, uno dei
4
« grands noms du royaume de Savoie, l’un des plus beaux 16
Dragoni di Sua Altezza Reale,
capitolazione del 26 gennaio 1683.
cavaliers de ce temps-là. Sa fortune était considérable. Sa 17
mère [Marie Angélique de Disimieu 17, ultima erede del ramo In prime nozze (17 settembre
1654) aveva sposato il marchese d’Aix,
primogenito dei conti Disimieu] avait la charge de dame Maurice de la Chambre de Seyssel
d’honneur auprès de la duchesse de Savoie. Il avait du cré- (†1660). In seconde nozze (26 febbraio
dit, devant lui un avenir aussi assuré que brillant». Che impor- 1664) «Alexandre-Girard Scaglia, com-
te de Verrue, marquis de Caluse, gen-
tava se «le comte avait l’esprit un peu épais» di fronte alle tilhomme ordinaire et premier écuyer
« manières du meilleur ton» e ad un «caractère doux et faci- du duc de Savoie [†1673] ». “Bulletin
le à vivre» infiocchettato in molti soldi? d’archéologie et de statistique de la
Emersi dal Biellese con una fitta rete parentale locale, tra- Drôme”, vol. 89, n. 398, Valence 1975,
p. 371. Gli archivi piemontesi ripor-
lasciando le marzianerie del Guasco che attribuisce loro ori- tano “Disimieux” mentre quelli fran-
gini manfredinghe ed il minimalismo del Cibrario che liqui- cesi preferiscono “Disimieu”.
da la famiglia in poche righe, l’ascesa degli Scaglia 18 verso la 18
D. CARUTTI, All’Onorevole Signor
Corte di Torino iniziò nel 1534 (fratelli Stefano e Gherardo, Marchese V. E. D’Azeglio Inviato Straor-
ciambellano e scudiere del duca Carlo III) con l’acquisto del dinario e Ministro Plenipotenziario di
S. M. il Re d’Italia presso la Corte Bri-
feudo di Verrua (1534) dai figli di Anna Lascaris 19, vedova tannica, “Miscellanea di storia italia-
del “gran Bastardo di Savoia” Renato di Villars e la costru- na”, t. 1, Torino MDCCCLXII, pp.
zione di un palazzo al Piazzo di Biella. Già nel 1459 Stefano 326 sgg.
Scaglia aveva comprato il feudo di Gaglianico dagli eredi di 19
Per i feudi di Verrua e Gaglianico,
Bono della Spina. Con l’abate Filiberto Amedeo, ambascia- ASTo, Paesi, Asti, m. 23, 18 ed ibidem,
Biella, m. 3, 19.
tore e ministro di Casa Savoia, la famiglia acquistò nel 1617 20
«Lucri conseguiti nel 1672 come
dal «magnifico consigliere et tesoriero generale messer Antonio corsaro-pirata dal piemontese conte
Solaro» casa a Torino, Contrada degli Stampatori, che diven- Scaglia di Verrua [Giacinto, conte di
ne Palazzo Scaglia di Verrua con le trasformazioni dell’ar- Ozàs, fratello di Augusto Filiberto e
chitetto biellese Garabello. La politica del “clan” Scaglia, per- di Alessandro Gerardo] per nulla rin-
negato dalla propria famiglia». L. BUL-
ché tale fu, si mosse parallela a quella della Corte sabauda FERETTI, L’oro, la terra e la società, “Ar-
dove non è evidente distinguere la devozione a Casa Savoia chivio Storico Lombardo”, serie 8, vol.
da quella famigliare, tutte e due tese al medesimo scopo. 4, dic. 1953, p. 28.
Carlo Emanuele cercò di allargare un territorio stretto tra 21
Non nuovo ad «avoir eu du sang
Stati potenti, gli Scaglia cercarono di consolidare il proprio de Savoie »: nel 1599 aveva ucciso in
duello un bastardo di Carlo Emanuele
dominio stretto tra famiglie emergenti che, come loro, ave- I, l’arrogante Filippino di Savoia, per
vano tratto potere dallo spostamento della capitale a Torino l’onore di una dama casalese di cui
(1563), gareggiando nell’acquisto dei simboli della egemonia sono note solo le iniziali del cognome:
territoriale (feudi) e cittadina (palazzi). C. de V. Il fatto è storicamente accer-
tato, ma la città della dama e le iniziali
Sotto Carlo Emanuele, gli Scaglia crebbero esponenzial- del suo cognome sono in B. PATONO
mente: ampie proprietà tra Savoia e Monferrato per un tota- DI MEIRANO, Don Philippin de Savoie
le di 35 feudi, denaro, potere politico, relazioni internazio- et Créqui prince de Foix, anecdote histo-
nali personali forti (Francia, Spagna, Inghilterra, Fiandre), rique du seizième siècle, Berlin 1805,
in cui l’autore riporta particolari auto-
marchesi di Caluso, collari dell’Annunziata, commende eccle- biografici importanti. Patono, ufficia-
siali di altissimo reddito (Staffarda, San Giusto di Susa, San le casalese tra gli Officiers « de la Loge
Pietro di Muleggio, Mandanici) e persino lettere di corsa 20. St Jean de la Candeur, à l’Orient de
Casal », transfuga a Berlino dopo il
La morte quasi contemporanea dei 3 cardini di questo robu- duello con Xavier de Maistre (1790),
sto esempio di capitalismo feudale piemontese capace di dif- morì al servizio di Russia nel 1830. T.
ferenziare anche all’estero gli investimenti, Augusto Manfredo VIALARDI DI SANDIGLIANO, Contributi
(1637) avvelenato con Vittorio Amedeo I da Charles de per una storia della Massoneria in Pie-
monte: All’Oriente dei Reggimenti pie-
Créqui 21, Maurizio Francesco (1640) ed il colto mecenate e montesi, “Studi Piemontesi”, vol. XXX,
bon vivant abate Cesare Alessandro (1641), adombrarono Savigliano 2001, p. 156, Appendice.
avvisaglie di tramonto. La guerra civile, l’instabilità politica
nelle alleanze ducali con le conseguenti pesanti ingerenze
militari straniere, la salita al trono di Vittorio Amedeo II ed
il suo matrimonio con Anna d’Orléans segnarono l’inizio del-
la discesa. Si fece pressante la necessità di trovare un’affer-
mazione sociale tale da restituire loro la preminenza sopra
5
« the poisonous world of court factionalism» 22 . Il consiglio 22
T. OSBORNE, The Scaglia di Verrua:
aristocratic power at the court of Savoy
del clan, ridotto di fatto all’abate Augusto Filiberto vero during the early seventeenth century,
padrone del Palazzo 23 ed alla bi-vedova cognata Disimieu, “Studi Piemontesi”, vol. XXVIII, Sa-
poco contando i rami secondogeniti, decise di riannodare i vigliano 1999, p. 378.
rapporti con la Francia. 23
P. A. ARNALDO, Il Giardin del Pie-
Louis Charles de Luynes era in mezzo ad uno dei suoi monte hoggi vivente nell’anno 1673
aperto all’Altezza Reale del Duca di
momenti economici meno fortunati, su 9 figli 6 femmine (6 Savoia, e Re di Cipro Carlo Emanuele
doti!) e quando l’abate Scaglia chiese la mano di Jeanne II il Grande, il Forte, l’Intrepido, Torino
Baptiste per il nipote, «la médiocrité de la fortune obligea le 1673.
père de s’en défaire comme il put » 24 . Arrivata l’autorizza- 24
R. DE FROULAY DE TESSÉ, Mémoi-
zione ducale, le nozze furono celebrate il 25 agosto 25. Gli res et lettres du maréchal de Tessé, t. I,
Paris 1806, pp. 78 sgg.
sposi lasciarono Parigi a metà settembre ed il 5 ottobre 26 un 25
BN, pSS, Baptistaire avec men-
tiro a sei con imperiale stracolmo passò il controllo di Porta tions de mariages, ms. fr. 32945.
Susina, entrò nell’isola di Sant’Alessio, scese per via Doragrossa 26
« Hier, le comte de Verrue arri-
e svoltò nella Contrada degli Stampatori per fermarsi davan- va ici de France avec sa femme, fille
ti a Palazzo Verrua. du duc de Luynes», “Gazette de Fran-
ce”, 6 ottobre 1683.
27
C. DE RIS, La comtesse de Verrue,
Torino, 1684-1700 1670-1736, “Bulletin du bibliophile”,
seizième série, Paris 1863, pp. 589 sgg.
Jeanne Baptiste fu presentata al duca di Savoia in visita
privata al castello di Moncalieri a fine ottobre ed ufficial-
mente a Palazzo Reale in dicembre. Innamoratissima del mari-
to, forse l’unico uomo che amò veramente, si curò poco del-
l’effetto che il suo nome, la sua bellezza ancora aspra, il carat-
tere spigliato fecero su una Corte piccola e lontana dall’ele-
ganza, galanteria e raffinatezza di Versailles. Di Vittorio
Amedeo non sapeva che pensare, come la maggioranza degli
stranieri di passaggio a Torino (Chappuzeau, Misson). Così
lo tratteggia Clement de Ris 27:
«C’étoit un singulier souverain que Victor-Amédée. Politique
sans principes et sans scrupules, mais plein de souplesse et ayant
toujours une trahison au service de ses intérêts; capitaine de pre-
mier ordre sur un petit théâtre, tacticien d’inspiration et d’expé-
rience, soldat d’un courage aussi ferme que brillant, forcé par sa
position géographique de ménager la France, qu’il détestoit, et d’at-
taquer l’Autriche, vers laquelle le portoient ses sympathies; caractè-
re dur, soupçonneux, renfermé, haïssant personnellement Louis
XIV, et comme tous les petits princes de son temps, cherchant à
l’imiter dans l’éclat de ses adultères; il n’eut jamais qu’un but, la
grandeur de la maison de Savoie et l’élévation de son pays au rang
de puissance royale. Pour atteindre ce but, il n’hésita devant rien.
Sa vie politique est une suite de volte-faces les plus soudaines. Le
succès lui a donné gain de cause».

Al ballo paré-masqué di mezzo autunno (1684), Jeanne


Baptiste di Verrua, la maternità l’aveva resa più bella, fu al
centro della curiosità ma non delle attenzioni del duca.
L’imprevisto accadde nei giochi d’inverno di dicembre al
castello di Moncalieri. Fatta scendere neanche tanto garba-
tamente dalla slitta l’eletta del momento (Madama di Chau-
mont, la «marquise de Priez» era già un ricordo), Vittorio
Amedeo passò con lei tutta la sera, fatto che si ripeté nei bal-
li successivi. L’accaduto fu riferito immediatamente al re di
6
Francia dal suo ambasciatore ordinario a Torino, d’Arcy e 28
D. CARUTTI, Storia del regno di
Vittorio Amedeo II, Firenze 1863, p.
preoccupò l’elemento femminile di Corte. La Francesina era 167.
già passata per la porticina bassa che dal retro del palazzo 29
L. DE ROUVROY DE SAINT-SIMON,
reale serviva il poco segreto pied-à-terre tra i ducali alloggi, Mémoires complets et authentiques du
come sosteneva Madama di Chaumont? Certamente no, poi- duc de Saint-Simon sur le siècle de Louis
ché Vittorio Amedeo « viemmaggiormente, raddoppiava le XIV et la régence, t. II, Paris 1829, pp.
481 sgg. e t. III, Paris 1854, p. 258.
cure e le dimostrazioni; per vederla più spesso e parlarle, 30
Oggi Villa Rignon, corso Galileo
dava feste, conviti» 28 , lo annotò anche d’Arcy in 2 dispacci Ferraris angolo corso Einaudi.
a Versailles. Per aver campo libero spedì in aprile Scaglia con
il suo reggimento in Ungheria a combattere contro i Turchi
e quando a Corte si profilò un corteggiatore, il cavaliere di
San Tommaso figlio del Primo Segretario di Stato, il duca
consigliò al padre di mandarlo a “passar le acque” ad Aix.
Jeanne Baptiste, finita la lusinga iniziale, quando l’insistenza
del duca si era fatta troppo pressante, lo aveva riferito imme-
diatamente alla Verrua douairière. Scrive Saint-Simon a com-
mento dei dispacci di d’Arcy a Luigi XIV 29:
«Elle le dit à son mari et à sa belle-mère, et fit toutes les instan-
ces possibles pour aller à la campagne passer du temps. Jamais ils
ne le voulurent, et ils commencèrent à la rudoyer si bien, que, ne
sachant plus que devenir, elle fit la malade, se fit ordonner les eaux
de Bourbon et manda au duc de Luynes, à qui elle n’avait osé écri-
re sa dure situation, qu’elle le conjurait de se trouver à Bourbon, où
elle avait à l’entretenir de choses qui lui importaient le plus sensi-
blement. M. de Luynes s’y rendit en même temps qu’elle, condui-
te par l’abbé de Verue, frère du père de son mari. Il avait de l’âge,
il avait passé par des emplois considérables et par des ambassades,
et devint enfin, ministre d’état. M. de Luynes, grand homme de bien
et d’honneur, frémit au récit de sa fille du double danger qu’elle
courait par l’amour de M. de Savoie, et par la folle conduite de la
belle-mère et du mari; il pensa à faire aller sa fille à Paris jusqu’à ce
que M. de Savoie l’eùt oubliée, ou se fût pris ailleurs. Il crut qu’un
vieillard important comme était l’abbé de Verue, entrerait dans cet-
te vue et la ferait réussir. Il lui en parla, mais il n’avait garde de se
douter qu’il se confessait au renard et au loup, qui ne voulait rien
moins que dérober sa brebis. Le vieil abbé était devenu fou d’amour
pour sa nièce; il n’avait donc garde de s’en laisser séparer. Le duc
de Luynes retourné à Paris, le vilain vieillard découvrit sa passion,
qui, n’ayant pu devenir heureuse, se tourna en rage. Il maltraita sa
nièce tant qu’il put, et au retour à Turin il n’oublia rien auprès de
la belle-mère et du mari pour la rendre malheureuse».

Per sfuggire a Vittorio Amedeo ed ora anche al « vilain


vieillard», Jeanne Baptiste riuscì a convincere la suocera ad
andare in una campagna che gli Scaglia avevano sulla strada
per Orbassano. Più di 100 giornate piemontesi di prati, cam-
pi, gerbidi, serre e giardini con al centro una palazzina a fac-
ciata affrescata (il Verrua 30) e sui confini un rustico (il Losa),
dove il duca prese l’abitudine di lasciare i cavalli per andare
a pranzo dalla Verrua douairière con una frequenza insolita,
annotò subito d’Arcy al re di Francia. Disperata, sola, Jeanne
Baptiste non volle più andare a Corte e l’infaticabile d’Arcy
ne informò Luigi XIV. Allevata nei propri doveri, occupata
nonostante la freddezza verso il marito per il suo comporta-
7
mento 31 ad educare i figli (Maria Angelica 32, Vittorio Amedeo 33, 31
«Prevalessero in lui le suggestioni
della madre, si persuadeva che la con-
Carlo Augusto 34 e Marianna 35), la giovane Verrua mise in atto tessa non poteva dicevolmente schifa-
ogni difesa possibile contro le avances sempre più serrate di re dal frequentare la Corte». CARUTTI,
Vittorio Amedeo. Scrive Charles Blanc 36: Storia del regno di Vittorio Amedeo,
cit., p. 185.
«Elle fit tout pour éviter sa poursuite. En vain le duc, contre 32
«Coadjutrice de l’abbaye de Sain-
sa coutume, ordonna des fêtes à son intention, lui parla d’amour te-Anne d’Issy, fut en 1722, mise en
et lui en fit parler; la jeune mariée ne l’écouta point et chercha possession de l’Abbaye-aux-Bois de
même un refuge auprès de sa belle-mère et de son mari, qu’elle Paris, où elle mourut à deux heures
s’empressa d’avertir. Mais l’un et l’autre se moquèrent de ses crain- du matin le 22 avril 1745, âgée de cin-
quante-neuf ans ». TESSÉ, cit., p. 91.
tes et la grondèrent, le croirait-on? De ce qu’elle ne voulait pas être 33
des fêtes du prince, de sorte qu’au lieu d’être encouragée dans sa Morto per una caduta da caval-
lo in Val Perosa (1707).
résistance, elle se vit rudoyée précisément parce qu’elle résistait. 34
Elle fit la malade, partit pour les eaux de Bourbon, et alla jusqu’à Morto di malattia a Tournai
(1706).
demander secours au duc de Luynes, son père. Cependant tout 35
« Très H[au]te et Puiss[ante]
conspirait à lui faire la destinée qu’elle aurait voulu fuir. Le vieil
Dame Marie-Anne de Scaglia de Ver-
abbé de Verrue, son oncle, gardien présumé de la vertu de sa niè- rue Abbesse de l’Abbaye Royale de
ce, en devint, malgré son âge, amoureux fou, lui découvrit tout à Sainte Trinité de Caen - Fille d’Auguste
coup sa passion, et, se voyant repoussé, la prit en haine et lui fit Mainfroy Joseph Ignace Cte de Verrue
subir les plus mauvais traitements. C’est alors que, pour se délivrer et de Jeanne Baptiste d’Albert de
de ces persécutions domestiques, et des gronderies de sa belle-mère Luynes, née en Savoie le 3 mai 1684,
et des bouderies de son époux, elle se jeta, de guerre lasse, dans religieuse et ensuite abbesse [40a] de
Ste Claire de Vienne en 1720 et tran-
les bras du duc de Savoie et fut la Vallière du roi de Sardaigne». sférée à l’abbaye de Ste Trinité de Caen
au mois de juin 1729. Morte à Caen,
La Verrua douairière ed il cognato abate avevano visto le 15 janvier 1754 ». BCaen, A. DE LA
nel corteggiamento del duca una fortuna inaspettata, una BATAILLE-AUVRAY, Catalogue des abbes-
favorita poteva essere la chiave verso la preminenza politica ses de Ste-Trinité de Caen, ms. 61.
36
perduta, ma il comportamento dell’abate a Bourbon, cui la C. BLANC, Un mot sur la comtes-
se de Verrue, “Le trésor de la curiosité
« giovane e bellissima donna aveano riscaldato il sangue e tiré des catalogues de vente”, Paris
concitata la fantasia del vecchio peccatore, respinto con ischifo 1857, pp. I sgg.
e disdegno» 37, aveva distrutto tutti i progetti. 37
CARUTTI, Storia del regno di Vitto-
Ritornò novembre e l’11 ritornò anche il conte di Verrua, rio Amedeo, cit., pp. 183 sgg.
ferme per la neve le azioni contro i Turchi, cui la madre e 38
Ibidem.
l’abate zio («l’amore del prete diplomatico diventò rabbia e 39
TESSÉ, cit., p. 78.
furore e qui armeggiò sì destramente che accese discordie fra
lei, il marito e la suocera. Vendetta di amante sessagenario
ributtato» 38), diedero la loro versione senza appello: Jeanne
Baptiste era una moglie indegna. La reazione della Francese
fu inaspettata. Il marito preferiva credere alla versione dei
parenti e non alla sua, quella di sua moglie, la parola di una
Luynes contro quella dei roturiers Scaglia? La si accusava di
essere l’amante del duca? Lo sarebbe diventata. La giovane
Verrua fu la vittima non responsabile dei fatti, tesi confer-
mata dagli storici francesi, soprattutto quelli contemporanei
come Dangeau, Tessé, Saint-Simon e memorialisti come
Grandchamp. La figlia di Dangeau sposò Charles Honoré
d’Albert Chevreuse (dit duc de Montfort), ebbe mano sul-
l’archivio dei Luynes dove è conservato il manoscritto origi-
nale del suo Journal ed a Parigi frequentò il salotto della favo-
rita. Tessé fu plenipotenziario a Torino durante i negoziati di
pace con la Francia e ne fu amante innamorato preso nel suo
stesso laccio. Fu lui che «engagea cette femme aussi extraor-
dinaire par son esprit que par la singularité de ses aventures
à entrer secrètement dans les intérêts du Roi, et à le prendre
pour son intermédiaire avec le Monarque» 39 e, come Dangeau,
8
ne frequentò il salotto parigino. Jeanne Baptiste spia dunque 40
Con la mano di Olimpia Mancini
Savoia-Carignano Soissons, madre del
del re Sole? Nulla di nuovo alla Corte sabauda, poiché già principe Eugenio, già coinvolta in Fran-
Madama Reale aveva passato segretamente a d’Arcy i magri cia nell’Affaire des poisons, scrive Saint-
bilanci 1687 del ducato. Saint-Simon visse dall’interno il pote- Simon. La versione di Dangeau (P. DE
re di Versailles, da Luigi XIV alla Reggenza e ne fu il massi- COURCILLON DE DANGEAU, Journal du
marquis de Dangeau, t. 18, Paris 1860,
mo memorialista. Grandchamp fu ufficiale in Piemonte tra p. 429), meno esatta, non cita Olimpia
il 1692 ed il 1702 e ne fu amante scanzonato. Mancini, come non la cita il nunzio a
Il duca non colse immediatamente il frutto della vittoria Parigi Ranuzzi (A. M. RANUZZI, Corre-
e non volle trattare Jeanne Baptiste come un’amante occa- spondance du nonce en France, Angelo
Ranuzzi, Roma 1973). Per un punto
sionale. Non fu squallidamente nel buio del palco reale al sulle testimonianze, cfr. A. RENÉE, Les
Teatro Ducale, come molti hanno scritto basandosi sui sospet- nièces de Mazarin, deuxième édition,
ti di d’Arcy. Vittorio Amedeo volle creare l’opportunità, un Paris 1856, pp. 217 sgg. ed AMAE,
viaggio ufficiale a metà marzo nella contea di Nizza che, da Correspondance d’Espagne, comte de
Rebenac [ambasciatore di Francia a
quando era salito al trono, non aveva ancora visitato. Lo Madrid] au roi, t. LXXV, alle date.
avrebbe accompagnato la Real Consorte con dame al segui- 41
TESSÉ, cit., p. 82.
to e la lista, stilata personalmente da Vittorio Amedeo, portò 42
Marito di Françoise Charlotte,
il nome della contessa di Verrua tra le filles d’honneur della figlia di primo letto di Louis Charles
duchessa Anna. Dopo lunghe e non gratuite negoziazioni con d’Albert.
il re di Francia, arrivò l’autorizzazione al viaggio, ma ci fu un 43
Fondate dalle infante Maria e
rinvio per la morte della regina di Spagna, avvelenata dal- Caterina di Savoia, figlie di Carlo
Emanuele I e di Caterina d’Austria.
l’ambasciatore di Vienna Mansfeld dissero da Versailles 40. Si
rimandò di poco ed alla partenza del 2 aprile, unici a non
salutare il duca in piazza di Castello furono i principi di
Carignano, che sapendo della tresca vollero marcare il loro
disaccordo e Manfredo di Verrua, costretto a letto da una
febbre improvvisa rassicurò l’abate-zio.
Il clan Scaglia aveva paura, «l’éclat fait, les Verrue apperçu-
rent leur imprudence, et furent au désespoir; mais le mal étoit
sans remède» 41, la ducal collera era conosciuta. Partite le rea-
li carrozze, l’abate-zio ed il malato si ritrovarono a piangere
da un poco disposto d’Arcy in partenza anche lui per Nizza.
L’abate-zio cercò allora l’aiuto dell’ambasciatore di Francia
a Roma Lavardin, di passaggio a Torino, facendo contempo-
raneamente pressione sui Luynes, potenti a Versailles. Sia
d’Arcy che Lavardin erano stati nominati da Louvois, l’im-
prigionatore del Masque de Fer a Pinerolo, ministro del re
Sole poco propenso al duca di Savoia ma non ancora dispo-
sto alla rottura. Lavardin inoltre era cognato della giovane
Verrua 42 e l’unica cosa che gli Scaglia ottennero fu il per-
messo di passare in Francia.
Al ritorno da Nizza, il 2 agosto, nel palazzo di via Stam-
patori ci fu un ultimo tentativo di riparare il danno: gli Scaglia
si sarebbero trasferiti in Francia e Jeanne Baptiste avrebbe
seguito il marito come aveva chiesto il duca di Luynes, ora
in fin di vita. Era la loro garanzia contro l’ira ducale ed il
lasciapassare per Versailles, un progetto dettato dalla paura
che non teneva conto però delle reazioni di Vittorio Amedeo.
La notte tra il 19 ed il 20 agosto il duca fece portare Jeanne
Baptiste nella Casa torinese delle Figlie di Maria di Oropa 43,
con la beffa che l’allontanamento, non una fuga ma una ducal
protezione, imponeva al marito di corrisponderle una pen-
sione il cui ammontare fu decretato personalmente dal duca
in 15.000 lire piemontesi, transatto poi per la metà. Beffa
9
ulteriore, Vittorio Amedeo ottenne molto rapidamente da 44
ASTo, Materie politiche per rap-
porto all’interno, Matrimoni, m. 32,
Sua Santità, la Santa Sede aveva avuto screzi con gli abati f. 1.
Scaglia, che Jeanne Baptiste potesse risiedere nel convento 45
Legittimata il 14 luglio 1701, spo-
della Visitazione a suo piacimento e senza restrizioni. sò Vittorio Amedeo Savoia-Carignano
L’abate-zio si rifugiò in Savoia con il nipote, che non vole- Soissons. Saint-Simon, nell’edizione
va pagare la somma stabilita dal duca appellandosi al fatto che curò del Journal du marquis de
Dangeau, t. 18, Paris 1860, p. 316, scri-
che il matrimonio era stato registrato in Francia. Per guada- ve in nota: « II étoit difficile que le roi
gnarsi i favori del re Sole e convinto di interpretare anche i de Sardaigne, qui toute sa vie avoit fait
desideri politicamente ondivaghi del duca, Scaglia impiegò il tant de mal à la France, pût lui faire
suo reggimento contro i Valdesi, ignorando la protezione di un plus funeste présent que celui de
lui envoyer sa bâtarde rejoindre M. de
cui godevano presso la Lega d’Asburgo con cui Vittorio Carignan, son mari ». Alla sua morte,
Amedeo stava ridisegnando un’alleanza. Furioso, il duca ordinò prima di essere distrutto dai credito-
al governatore di Chambéry di non lasciare uscire Scaglia ri, l’hôtel Soissons divenne un «repai-
dagli Stati finché non avesse onorato l’impegno con la moglie re de joueurs et d’escrocs » ed ospitò
i lavori della « loge de Saint-Thomas
ed all’abate-zio, poco simpatico a Vittorio Amedeo perché n° 1 [St. Thomas au Louis d’Argent],
aveva negoziato a Parigi per ordine della Reggente Madre il chez Leroy, traiteur », scoperta in una
matrimonio con l’infanta di Portogallo 44, di rientrare a Torino retata di polizia dell’8 giugno 1745 (de
la Vergne, commissaire e Poussot, in-
pena il decadimento dalle cariche ed il sequestro dei beni. specteur). T. VIALARDI DI SANDIGLIANO,
Jeanne Baptiste, avuto il placet pontificio, si trasferì in un cit., p. 155 nota 16.
pavillon del convento della Visitazione, lo stesso dove non 46
CARUTTI, Storia del regno di Vit-
molti anni prima si era rifugiata Maria Mancini in fuga dal torio Amedeo, cit., p. 139.
marito (Lorenzo Colonna). La notte tra il 10 e l’11 febbraio 47
Ibidem, p. 557.
1690 nacque il frutto della trasferta nizzarda, Vittoria
Francesca 45 (mademoiselle de Suze) ed il 1° dicembre la Verrua
ritornò ufficialmente a Corte, nominata il 21 gennaio dame
d’atour della duchessa Anna. I soldi del marito tardavano, il
prestito che Vittorio Amedeo stava negoziando con la città
di Torino, che gli avrebbe consentito anche di concedere alla
favorita un vitalizio di 12.000 lire piemontesi, non era anco-
ra perfezionato e la Francese dovette vendere i propri gioiel-
li. Analogo passo stava facendo il duca per armare le trup-
pe, attraverso il marchese di Dronero che, a Milano, nego-
ziava un prestito con il governatore di Spagna (Fuensalida)
con pegno i gioielli della Corona. Fu quando il re Sole ave-
va preteso di occupare Vercelli, Verrua e la cittadella di Torino
e Vittorio Amedeo, con l’accordo dell’imperatore e della
Spagna, gli si rivoltò contro, nonostante le truppe di Catinat
fossero tra Susa e Pinerolo, con le conseguenze terribili che
descrive Carutti 46:
« Costernazione e spavento occupavano Torino; il terrore si
accrebbe alla partenza della Corte; gli abitanti più doviziosi comin-
ciarono ad abbandonare la città, traendone gli oggetti di maggior
valuta per porli in sicuro dalla rapacità francese. […] frotte di sol-
dati ausiliari, allettati dalla facilità del bottino, disertarono le ban-
diere e sbandatisi nei dintorni presero ad assalirne e predare i fug-
gitivi. […] erano i Piemontesi saccheggiati e bruciati dai nemici e
con non diverso tenore straziati dagli amici».

Jeanne Baptiste preferì tornare nella più sicura Casa del-


le Figlie di Maria. Cosa le sarebbe successo se i Francesi aves-
sero vinto o, peggio, se Vittorio Amedeo fosse morto in bat-
taglia? Il 20 febbraio 1690 scrisse una lunga lettera a Tessé 47,
la prima di molte:
10
«Je mérite d’être plainte; et mon frère de Chevreuse, avec Saint- 48
In origine proprietà di Carlo
Sulpice tout entier, n’eût pu m’éviter ce que l’abandon de mon Benso, dottore collegiato di leggi all’u-
mari, qui ne songait qu’à me perdre, ma belle-mère pis, et les niversità di Torino, agli Scaglia attra-
verso Anna Felice Benso.
conjonctures m’ont attiré. Bref, il n’est pas question de justifica- 49
Oggi Villa Abegg, strada San
tion: mais je suis sensible à ce qu’étant née Française, le roi ne croie Vito.
pas que je suis une misérable, indigne, comme mon frère l’a dit, de 50
M. G. BRUNET (a cura di), Cor-
toute considération. Je vous supplie de faire entendre, non seule- respondance complète de Madame du-
ment mon respect, mais mon attachement, et qu’en tout ce que je chesse d’Orléans née Princesse Palatine,
pourrai être bonne, l’on peut compter sur moi. Nous prendrons t. I, Paris 1857, p. 243.
ensemble, avant votre départ, des mesures pour le secret et la sûreté
de notre commerce, et croyez que je vous avertirai exactement des
choses qui pourront regarder les intérêts du roi».

Intanto Manfredo Scaglia era rientrato segretamente a


Torino in novembre, aveva caricato arredi e madre ed era
fuggito in Francia «avec un garçon [Carlo Augusto] et deux
filles, fruits d’un mariage devenu malheureux par leur fau-
te », lasciando il primogenito dal conte di Ozàs. Si era pre-
sentato ai Luynes come perseguitato dal duca di Savoia riu-
scendo a mettersi sotto la protezione di Luigi XIV. La rispo-
sta di Vittorio Amedeo fu immediata: il sequestro di tutti i
beni. La Verrua poté così rientrare nel palazzo di via
Stampatori, al Verrua ed al Passatempo 48 di Chieri, in realtà
suo perché donatole dal marito dopo i rifacimenti del 1685,
ma non lasciò né l’appartamento a Palazzo Reale, né la Vigna
di Madama Reale 49 che il duca le aveva messo a disposizio-
ne. La certezza dell’amore incondizionato di Vittorio Amedeo
aprì strade nuove a « La Vallière du roi de Sardaigne», ma
fu un amore complesso e difficile che ebbe notoriamente rap-
porti tutt’altro che idilliaci 50. Gelosissimo, durante le sue mol-
te assenze, il duca la faceva seguire, non permettendole nes-
sun incontro. Aveva le chiavi di tutte le case della favorita,
arrivava improvviso, senza orari, non tornava per giorni, le
si parava dinnanzi di colpo, di mattino, di pomeriggio, di sera
e di notte. Forzata a vivere in gabbia dalle gelosie del ducal
amante, Jeanne Baptiste ne indorò le sbarre e ne movimentò
il letto. Guidata da Eugenio di Savoia-Soissons, che « dans
ses campagnes de Flandre, ce spirituel homme de guerre ne
laissoit échapper ni un tableau ni un dessin », la Francese
imparò il bello ed affinò il gusto, quadri, porcellane, chinoi-
series, mobili, stoffe rare, curiosità: inizi di una collezione
ancora esitante.
Le voci correvano, ma nessuno osava riportarle al duca
che la faceva spiare. Ma le spie sono prezzolate e come Jeanne
Baptiste era riuscita a sapere sempre in anticipo il ducal umo-
re, così seppe prevenire le sue visite improvvise. Non sem-
pre però ed una sera del 1690, spogliato accanto al suo let-
to, c’era un ufficiale il cui charme sfrontato ne aveva fatto il
giocattolo nuovo delle dame di Corte, uno dei tanti Francesi
passati da un reggimento all’altro pur di combattere Luigi
XIV. Era l’ugonotto Nicolas de Grandchamp, a 22 anni luo-
gotenente e cornetta nelle armate francesi incappato in un
duello con morto a Besançon, rifugiatosi in Piemonte agli ini-
zi della guerra. Ufficiale di coraggio, intelligente, memoriali-
11
sta colto e caustico, era stato promosso capitaine en pied nel 51
N. DE GRANDCHAMP, Le Téléma-
que moderne, ou les intrigues d’un
reggimento Lillemarais ed Aiutante di Campo del duca. Quella grand seigneur pendant son exil, Co-
sera Jeanne Baptiste non sentì spalancarsi il portone di stra- logne 1701, ampliato nel postumo La
da. Sentì solo la porta della sua camera che si apriva e quan- guerre d’Italie, ou Mémoires du Comte
do Vittorio Amedeo entrò mezzo spogliato, Grandchamp era D***, Cologne 1702. Nel 1734 uscì lo
pseudo C. A. DE BONNEVAL, A comple-
già sotto il letto ed il duca ripartì la mattina senza essersi te history of the wars in Italy, London
accorto di nulla (« Je rassemblé en quelque façon à Atlas et 1734, nient’altro se non una tradu-
avoir porté plus d’un fois l’État sur mes épaules ») 51. zione inglese de La guerre d’Italie.
C’era la guerra e da Torino passarono ufficiali spagnoli, Grandchamp non poté protestare: era
morto nel 1702 all’assedio di Liegi.
tedeschi, francesi, capricci di una sera, amorazzi di qualche Nello pseudo DE BONNEVAL l’episodio
giorno, passioncelle di un mese. Poi Jeanne Baptiste incon- è a pp. 25-26.
trò lo sposato marchese Montbrun-Villefranche, grande fami- 52
TESSÉ, cit., pp. 168 sgg.
glia ugonotta del Delfinato, già al servizio di Guglielmo 53
CARUTTI, Storia del regno di Vitto-
d’Orange-Nassau ed ora colonnello del duca. Frequentava il rio Amedeo, cit., pp. 148 sgg.
suo salotto e giorno dopo giorno conquistò la Francese, tal- 54
« 1693, Dec. The Marquis de
mente, che gli diede le chiavi dei suoi appartamenti. Era il Montbrun had died at Turin, of the
wounds received at the battle of
1692, l’anno in cui il marchese de Chamlay era venuto segre- Marseille ». Archives at the Millenium
tamente a Torino per capire le intenzioni del duca. Una sera, the 28th Report of the Royal Com-
nel letto della favorita c’era Vittorio Amedeo e Montbrun- mission on Historical Manuscripts,
Villefranche entrò senza molte cautele. Il duca lo accolse con 1999, p. 103.
55
galanteria, si rivestì, se ne andò e per 3 mesi non si fece più Legittimato il 14 luglio 1701,
Vittorio Amedeo di Susa sposò mol-
vedere. Jeanne Baptiste sapeva che era a Torino, che fre- to tardivamente Maria Lucrezia Fran-
quentava dame e prostitute di taverna, ma sapeva che sareb- chi di Pont. ASTo, Materie politiche
be tornato («cependant, quand il croit la haïr il y retourne, per rapporto all’interno, Matrimoni,
et ne se croit bien, ni en liberté, qu’avec elle » 52). Vittorio m. 4, 7.
Amedeo ritornò a gennaio, la passione per la favorita aveva
avuto il sopravvento, ma non ritornò Montbrun-Villefranche
che per la Verrua «faceva una figura al di sopra delle sue ren-
dite ». Ferito il 4 ottobre 1693 alla Marsaglia, un episodio
della guerra finito in massacro per un’errata valutazione tat-
tica del duca 53, morì in un’agonia di due mesi (7 dicembre 54).
Gli ufficiali che erano stati al suo fianco dissero che si era
buttato contro la moschetteria francese «nel disegno di far
qualcosa che potesse piacere alla contessa di Verrua ».
La guerra rallentò per l’inverno e Vittorio Amedeo ripre-
se a passare con la favorita ogni notte. La Francese lo acco-
glieva spensierata e ciarliera ed il duca le raccontava i fatti di
Stato, gli snervanti negoziati con Tessé («elle sait tout, il ne
peut rien lui cacher») e prestava attenzione, fatto raro, ai suoi
consigli. Il 10 dicembre 1694 nacque un altro ducal figlio 55,
frutto di una guerra che si trascinava stancamente. Le fortu-
ne alterne sul fronte del Reno e nei Paesi Bassi, la superio-
rità inglese in mare e la situazione economica disastrosa in
Francia, gli oneri delle truppe sul fronte Italiano, persuase-
ro Luigi XIV ad aprire un tavolo di trattative. Ne fu incari-
cato Tessé che riuscì a stipulare una pace (26 agosto 1696)
con in pegno il matrimonio tra la figlia di Vittorio Amedeo
ed il figlio del Gran Delfino.
Il ruolo della Verrua fu importante, lo evidenziano i rap-
porti di Tessé a Luigi XIV da Torino (1693-96). La sua fer-
mezza convinse Vittorio Amedeo dell’inevitabilità di una pace
e sua fu l’idea del matrimonio tra le due Case Reali. Accrebbe
l’influenza politica della favorita, «elle se faisait craindre et
12
compter par le ministres. Sa hauteur la fit haïr » dai filo- 56
G. DE LÉRIS, La comtesse de
Verrue et la cour de Victor-Amédée II
austriaci di Corte, che vedevano in lei l’ostacolo ad un riav- de Savoie: étude historique, Paris 1881.
vicinamento con l’Austria. Gli odî non furono platonici («les 57
«On l’appelait Dame de volupté,
Italiens n’en ont pas») e qualcuno decise di eliminare l’osta- et elle-même, se décorant de ce nom,
colo, un déjà vu con la regina di Spagna. Jeanne Baptiste fu l’inscrivit dans l’épitaphe qu’elle se
avvelenata pochi mesi prima della conclusione della pace, in composa: Ci gît, dans une paix profon-
de / Cette dame de volupté / Qui pour
città c’era «M. de Mansfeld» in visita segreta. Fu salvata for- plus grande sûreté / Fit son paradis
tunosamente dal duca en ce monde ». BLANC, cit.
58
C. LAWRENCE, M. KASMAN. Jeanne-
«que sa défiance portoit sans doute à craindre le même sort, avoit Baptiste d’Albert de Luynes, comtesse
heureusement une ample collection des meilleurs contrepoisons, à de Verrue, “Women and art in early
l’aide desquels il réussit à sauver la vie à sa maîtresse. Mme de Verrue modern Europe: patrons, collectors,
en conserva précieusement la recette, qu’elle répandit ensuite en and connoisseurs”, University Park,
France, où cet antidote fut longtemps en vogue sous la dénomina- Pa. 1997, p. 207 sgg. e LÉRIS, cit.
tion de remède de Mme de Verrue» 56.

La pace fu come un sogno e Torino volle dimenticare la


guerra. A Corte furono di nuovo i grandi balli, dove la Verrua
inaugurò la nuova moda di Versailles. Travestita, partecipa-
va alle feste delle crestaie mescolandosi tra i soldati e la gen-
te, mai riconosciuta. Il duca sapeva, rideva e si consolava tra
le dame di corte, il suo rapporto con Jeanne Baptiste era
mutato, niente più gelosia e scenate, un’amicizia complice e
profonda. Palazzo Verrua, la Vigna di Madama Reale con i
nuovi arredi à la Chine e gli appartamenti reali della favori-
ta divennero il riferimento di una diplomazia lontana dal pro-
tocollo, cene sfarzose che accrebbero l’odio per la Francese
sia a Corte sia nel popolo, accusata di sperperare le casse del
ducato con le sue follie. Nacque in questo periodo il sobri-
quet « dame de volupté» che Jeanne Baptiste portò con gran
fierezza fin sulla tomba 57 e fece la fortuna di Dumas. La realtà
era diversa. Le casse del ducato erano vuote perché avevano
coperto i costi delle guerre ed ancora c’era da pagare. Il gra-
no ed il vino erano alle stelle, effetto della “terra bruciata”
di Catinat ma anche di un inverno particolarmente rigido che
aveva arso le viti. Per la prima volta (1695) a Torino si fab-
bricò birra in sostituzione del vino.
Con la pace e con il ritorno della Corte a Palazzo Reale,
finirono le follie e gli innamoramenti rapidi. Vittorio Amedeo
impose un controllo fermo anche su chi frequentava il salot-
to della favorita, molti furono gli esclusi e vi si raccoglieva-
no ormai solo ministri senza gaiezza e generali venerandi di
noia. Ritornò il principe Eugenio con i suoi regali dalle Fiandre
e con lui si affinarono le voglie di cose belle. Quella che era
stata una passione disordinata di divago, divenne collezione,
scambi con amatori internazionali ed antiquari soprattutto
romani che « parfois même elle oubliait de les payer ». Lo
imparò uno dei suoi fornitori abituali, l’antiquario Francesco
de Licoroni 58, che le trovò monete d’oro, cammei, piccoli
mosaici e pezzi rari tra cui «un aigle romain en bronze qu’il
estimait avoir servi d’enseigne militaire». Per un sorriso del-
la Francese e non sfigurare con il raffinato cugino, il duca
culturalmente e monetariamente gretto, amante poco gene-
13
roso di belle di Corte e di taverna, pagò spesso di tasca pro- 59
« Il lui avait beaucoup donné, en
sorte que, outre les pensions, les pier-
pria 59. reries belles et en grand nombre, les
Il 1695 fu l’anno di fulgore per la Verrua. Il 5 marzo, for- joyaux et les meubles, elle était deve-
se in omaggio a Sua Santità e come gesto di distensione ver- nue riche ». SAINT-SIMON, Mémoires
so il nuovo arcivescovo di Torino Vibò, il duca autorizzò il complets et authentiques du duc de
Saint-Simon …, cit., t. II, Paris 1829,
battesimo dei due figli illegittimi. Nella «Sala Grande di mez- p. 483.
zo al primo piano» della Vigna di Madama Reale, padrino e 60
Robbio riportò quasi giornal-
madrina del maschio furono il marchese di Dronero e la mar- mente al duca il resoconto dei viaggi.
chesa di San Tommaso, della femmina il marchese di San 61
Francesco Agostino delle Lanze,
Tommaso e la marchesa di Dronero. Le tensioni, l’avvelena- fratello naturale di Vittorio Amedeo e
la moglie Barbara Piossasco di Piobesi.
mento, l’ultimo parto difficile avevano lasciato tracce sulla Francesco Agostino era figlio di Ga-
salute della Verrua. Consigliata dal medico di Corte Ricca, la briella de Mesmes de Marolles e di
favorita partì in maggio per le acque di Saint-Moritz. Il viag- Carlo Emanuele II.
gio durò un mese, un trionfo che si ripeté l’anno successivo. 62
LÉRIS, cit., in italiano nel testo.
Orgogliosa, altera, bellezza matura, con una Corte sua, fu
festeggiata ed adulata come una principessa di sangue. Primo
accompagnatore il conte di Robbio 60 e con lui i marchesi
Doria e Ciriè, il cavaliere di San Tommaso, la marchesa Trivero,
il medico Ricca e gli abati Perrone e Cumiana. Le carrozze
erano scortate da 12 dragoni di Piemonte, 4 davanti, 6 a fian-
co, 2 dietro. Una scorta reale.
A Vercelli la favorita trovò sulle 4 barche per passare la
Boffalora, fatte preparare dal residente ducale a Milano
Landriani, «une véritable mise en scène: 4 tables princières
dressés à la française» orchestrata da Clara Visconti, celebre
per «fare a tutti scordare ogni cosa, e tutti innamorare di sé,
e lasciar pieno di sospiri l’esercito tutto». L’ingresso in Milano
fu all’imbrunire, due giorni di feste ed ai balli « deux fem-
mes furent reines, reines de beauté, reines de charme: Madame
de Verrue e Madame Visconti».
A Como, su ordine del governatore spagnolo del Milanese
Leganes, la favorita fu ricevuta dal governatore Antonio
Visconti con i più alti onori, tra feste, salve di mortaio e can-
none. Le barche per attraversare il lago erano state addob-
bate anche questa volta d’une manière princière, nonostante
il tempo poco clemente. Il principe Trivulzio l’accompagnò
fino a Saint-Moritz, dove l’aspettava la crème veneta, Zenobio,
Celsi, Morosini, ma anche i conti di Sales 61, « la signora
Ballo[r?] » 62, la marchesa di Broglio e l’ambasciatore della
Serenissima a Vienna Corsaro, che non la lasciò un momen-
to. Nei due viaggi la favorita raccolse informazioni poiché
Luigi XIV, conoscendo i Savoia che cambiavano politiche ed
alleanze ad ogni stormire di fronda, voleva sapere in antici-
po da Tessé l’eventuale nuovo sbandamento verso l’Austria,
che Louvois dava per certo. Ma Tessé aveva qualcuno che lo
informava anche sulla Verrua (Morosini?) e fu l’unico a sape-
re della sua tresca con San Tommaso, non consumata anni
prima. Nessuno della piccola Corte se ne accorse e nulla
arrivò a Torino. Unica traccia un rapporto di Tessé al re di
Francia: «elle est tendrement unie avec Saint-Thomas; elle a
certainement séquestré le désordre des sens et de la con-
science de leur commerce».
14
A Torino si sussurrava a voce neppure tanto bassa dei 63
«Aucun des agents de la France,
Briord, Tessé, Phélipeaux, ne parvient
maneggi di Jeanne Baptiste e sul suo salotto frequentato da à saisir la vraie pensée d’Amédée ». C.
Tessé e da generali e diplomatici spagnoli, veneziani e austria- DUFAYARD, Histoire de Savoie, Paris
ci. Ascoltava e riferiva, ma consigliava ancora il suo ducal 1914, p. 217.
amante che sentiva riavvicinarsi all’Austria 63. Vittorio Amedeo 64
Tessé chiese a Luigi XIV di non
dovette intuire più che qualcosa, sia la relazione con Tessé, informare Briord dei suoi rapporti con
la Verrua, «lequel ne doit jamais savoir
sia il gioco che la favorita stava portando avanti, se nel momen- par où ni comment j’ai été instruit »,
to in cui Luigi XIV dovette nominare il nuovo ambasciato- de Tessé à Louis XIV, 9 février 1697.
re a Torino (sarà Briord 64), disse al maresciallo francese: TESSÉ, cit., p. 99. Quando però Briord
arrivò a Torino, « ne négligea pas de
«Supplicate il Re di darmi un ambasciatore che lasci in pace se faire conduire par Tessé chez la com-
le nostre case, le nostre donne, le nostre madri, le nostre amanti tesse de Verrue ».
65
ed i nostri domestici. Voi capite bene ciò che voglio dire». ASBi, Scaglia di Verrua, m. 78.
66
« Le Roi a raison d’engager le
Nell’agosto 1697 Manfredo Scaglia aveva scritto dalla Comte de Verrue par ses bienfaits à
tirer l’épée contre son Souverain »,
Francia al duca, supplicandolo di poter tornare in possesso Bussy à l’Abbé de Choisy, 18 janvier
dei beni in Piemonte, cui si era aggiunta l’eredità dello zio- 1691. R. BUSSY-RABUTIN, Correspon-
abate morto il 27 gennaio, che per testamento del 23 65 lascia- dance de Roger de Rabutin, comte de
va metà delle sue sostanze al conte di Ozàs e metà al nipo- Bussy avec sa famille et ses amis, t. 6,
Paris 1859, p. 437.
te, a condizione del perdono ducale. Impellevano necessità 67
Designazione mondana del vaio-
economiche e per questo la madre ed il nipote erano già rien- lo di cui Diderot scrisse: «la petite
trati a Torino. Presentato al re di Francia la sera del 7 dicem- vérole ne le cède point à la peste par
bre 1690 da Charles Honoré d’Albert Chevreuse, il 2 gen- les ravages qu’elle cause». Nel 1723,
naio era stato concesso a Scaglia di levare un reggimento di nella sola Parigi, fece 20.000 morti.
68
dragoni « de son nom» (Verrue-dragons) 66, i costi erano sta- LÉRIS, cit.
ti molto alti e Versailles non era Torino. Il duca tergiversò,
la peste stava mietendo il Piemonte e c’erano in aria muta-
menti segreti.
Una sera Vittorio Amedeo andò a cena a Palazzo Verrua
con il conte Merode-Westerloo, plenipotenziario della Casa
d’Austria a Torino per colloqui privati con il duca. La favo-
rita ebbe la certezza che si stava profilando un altro giro di
walzer nelle alleanze e pensò ad un rientro in Francia, ma
bisognava prima avere una chiarificazione definitiva con il
marito. Convinse il duca a dissequestrarne i beni, una mos-
sa scaltra in vista di un ritorno in patria, non prima però di
aver costretto Manfredo Scaglia ad un accordo siglato il 14
aprile 1698, arbitro indiretto lo stesso duca, in cui si stabili-
vano per lei garanzie finanziarie precise. Solo ad accordo con-
cluso Scaglia poté scrivere a Vittorio Amedeo (16 giugno):
«Monseigneur, j’avais déjà appris que Votre Altesse Royale m’a-
vait fait la grâce de m’accorder la mainlevée de mes biens, avec la
restitution des arrérages en séquestre, lorsqu’elle a bien voulu me
le confirmer par des nouvelles marques de sa bonté royale».

Ora Jeanne Baptiste poteva incominciare a pianificare il


suo ritorno a Parigi, ma a fine novembre 1699 fu colpita dal-
la petite vérole 67 da cui si riprese solo ai primi di febbraio
(« parfait que parût alors son rétablissement, il ne fut même
jamais complet» 68). La malattia fu grave, tanto che a Parigi
si sparse la voce della sua agonia ed a dicembre della sua
morte. Sul suo letto, nonostante un prepotente ritorno di
fiamma di Vittorio Amedeo che le fu vicino nei giorni tra la
15
vita e la morte, decise di abbandonare definitivamente la 69
DANGEAU, cit., t. 7, Paris 1856,
pp. 398-99.
Corte di Savoia. Fu la paura di nemici sempre più potenti, 70
ora che il duca stava disegnando il riavvicinamento con TESSÉ, cit., p. 88.
71
l’Austria? Non ci sono risposte se non la pianificazione per- Soprattutto La dame de volupté
ou Mémoires de Jeanne d’Albert de Luy-
fetta di una fuga romanzesca che riportano Dangeau e Tessé. nes, comtesse de Verrue, surnommée la
Il primo scrive laconicamente ed a cose avvenute (20 otto- dame de volupté, pubblicato la prima
bre 1700) 69: volta in Belgio nel 1857. Materiale rici-
clato da ed in più libri, Dumas lo scris-
«M. le duc de Savoie a mandé au comte de Vernon, son ambas- se su appunti della Comtesse Dash,
sadeur ici, que madame la comtesse de Verrue, que Son Altesse nom de plume di Gabrielle Anne
Cisterne de Courtiras Saint-Mars.
Royale honoroit depuis quelque temps d’une amitié particulière,
avoit pris le temps, pendant qu’il étoit à Chambéry, pour sortir de
ses États sans lui rien faire dire et de se retirer en France. […] Le
chevalier de Luynes, frère de madame de Verrue, étoit depuis quel-
que temps à Turin avec elle; il l’accompagne dans sa fuite, et on
croit même qu’elle n’a rien fait en cela que de concert avec sa famil-
le, qui est en France».

Tessé, più informato, dà maggiori dettagli 70:


«Elle fit passer secrètement en France la meilleure partie des
richesses qu’elle avoit amassées; car le duc, avare pour lui-même
et pour les autres, ne fut prodigue que pour elle. Ces précautions
prises, le chevalier de Luynes, son frère [Charles-Hercule], qui ser-
voit dans la marine françoise, arrive à Turin. Victor-Amédée part
pour la Savoie, et le frère et la sœur profitent de son absence pour
sortir clandestinement de ses États et se mettre en sûreté avant
même qu’il put concevoir le moindre soupçon. Cette fuite éprou-
va beaucoup de difficultés, que madame de Verrue n’auroit peut-
être pu se soustraire aux gardes que le duc de Savoie entretenoit
au Pont-de-Beauvoisin, si le comte d’Albert, son frère ainé [Louis-
Joseph de Grinberghen], n’étoit venu au-devant d’elle, pour lui
préparer les moyens de passer furtivement, en sortant par une fenê-
tre, dans la partie du Pont-de-Beauvoisin appartenant à la France».

La sequenza dei fatti sembra essere stata questa, poche


evidenze storiche che si salvano dalla nebbia funesta dei
romanzi di Dumas 71:
– il fratello della favorita, le chevalier de Luynes, era a
Torino almeno fin da giugno «sous le déguisement d’un valet»;
– un suo domestico aveva aperto un negozio di oggetti
antichi, quadri e mobili, che ebbe subito straordinaria for-
tuna, ma solo con collezionisti e mercanti francesi ricondu-
cibili all’ambito dei Luynes;
– il trasporto degli arredi da Torino a Parigi, tanto quel-
li provenienti dal negozio che quelli delle case di Jeanne
Baptiste, fu fatto in parte direttamente ed in parte dai mer-
canti Mariani e Cuzza di Torino che, come si vedrà, saranno
impiegati anche da Vittorio Amedeo;
– quando la Verrua montò casa a Parigi (hôtel d’Hauterive)
pochi mesi dopo la fuga, fu in grado di arredarla completa-
mente. Le spedizioni incominciarono poco prima della peti-
te vérole e l’eccezionalità è nel fatto che nessuno a Torino se
ne accorse, duca, spie e Corte;
– Jeanne Baptiste passò la convalescenza al Passatempo
e scese al Verrua a fine settembre. Il 4 ottobre il duca partì
16
con San Tommaso e la Corte a «présider les États de Savoie
à Chambéry». Il piano scattò allora.
L’impresa più difficile era uscire da Torino. Vestita ele-
gantemente, con una sola cameriera, salì come d’abitudine
nella sua carrozza per andare dalla contessa di Sales a Piobesi.
Passata la Porta Nuova, scese per far due passi lasciando libe-
ri il cocchiere e la cameriera. Fuori Porta l’aspettava una sedia
di posta con il fratello e degli abiti maschili. A Susa era in
attesa una litière per passare il Moncenisio già innevato ed a
Pont-de-Beauvoisin, frontiera tra Francia e Piemonte, saltò
dalla finestra di una casa sul confine su un’altra sedia di posta
con il secondo fratello Louis-Joseph il quale, malgrado la feb-
bre che le fece perdere una notte a Grenoble, la portò al
castello di Dampierre del fratello primogenito Charles Honoré
Chevreuse, « à quatre lieues de Versailles ». Dalla fuga da
Torino era passata meno di una settimana. Su quanto scrit-
to da Tessé e Dangeau, ripreso da Saint-Simon, gli storici
hanno dibattuto sulla partecipazione dei Luynes arrivando a
conclusioni opposte. È probabile che Charles Honoré, che
non apprezzò mai il comportamento della sorella, sia stato
messo di fronte al fatto compiuto dai fratelli: in questo sen-
so va un Mémoire anonimo, ma coevo, nell’archivio Luynes.

Parigi, 1700-1736
Molti dettagli della fuga sono riportati da Gaston de Léris,
desunti dal lungo dispaccio dell’8 novembre da Fontainebleau
dell’ambasciatore di Savoia Vernone, che ebbe notizia del-
l’arrivo della favorita da Dangeau e la conferma direttamen-
te dal chevalier de Luynes. Vittorio Amedeo rispose imme-
diatamente con una lettera privata per Jeanne Baptiste ed
istruzioni precise a San Tommaso per Vernone: « insistent
pour que les lettres du duc soient remises en main propre à
Mme de Verrue, qu’elles lui soient portées par un écuyer fidè-
le ». Vernone scoprì che la Verrua, da Dampierre, era stata
confinata il 5 novembre nel convento delle Domenicane a
Poissy, in attesa di trovarne uno a Parigi. Riuscì a far conse-
gnare in segreto la lettera «en main propre» della favorita e
ne diede immediata notizia al duca. A dicembre la scelta di
Charles Honoré d’Albert cadde sul convento «des filles du
Saint-Sacrement, au Marais» e per Jeanne Baptiste fu la dispe-
razione, perché intuì il rischio di una clausura perpetua.
Ancora una volta giocò la trappola del suo fascino ed il navi-
gato e di lunga esperienza Vernone ci cascò a piedi giunti,
spinto anche da Tessé che era diventato un visitatore assiduo
del convento. Nel dispaccio del 13 dicembre, oltre a ripor-
tare i «débats qu’amena cette résolution», Vernone espres-
se al duca con toni allarmati l’ansia per la salute della favo-
rita. Vittorio Amedeo le fu di nuovo vicino con doni e lette-
re, facendo contemporaneamente pressione su Versailles attra-
verso lo stesso Tessé.
Nella lunga lettera a Vernone scritta dal convento ed in
una più breve a San Tommaso scritta ancora da Dampierre,
17
ufficiale e penitente la prima, più intima la seconda, Jeanne 72
BRUNET, cit., pp. 437-38. Delle
lettere della Palatina, scritte in tede-
Baptiste si impegnava a saldare i qualche debiti lasciati in sco, scurrili e brutali nei commenti,
Piemonte ed a restituire al duca i gioielli che le aveva rega- esistono molte versioni tutte edulco-
lato, ma senza menzionare le medaglie d’oro che Torino la rate. Un’edizione anonima uscita a
accusava di aver rubato a Vittorio Amedeo. L’accusa era basa- Parigi nel 1823 (A. S., Mémoires sur
la Cour de Louis XIV et de la Régence.
ta su una lettera del 2 agosto 1718 della duchessa d’Orléans Extraits de la correspondance alleman-
mère du Régent 72 («J’ai profité du vol qu’elle a fait au roi de de de madame Elisabeth-Charlotte,
Sicile, car elle m’a vendu cent soixante médailles d’or qu’el- duchesse d’Orléans, p. 264) ha la varian-
le a dérobées à ce prince »), in realtà non dérobées perché te «elle m’a vendu 160 médailles d’or:
c’était la moitié de toutes celles qu’el-
erano quelle acquistate da Licoroni, che il duca si era visto le avait volées au roi de Sicile ».
costretto a pagare, ma che le aveva lasciato. 73
Livre = livre tournois = 20 sous
Vittorio Amedeo non solo non pretese nulla se non un = 240 deniers. Per chiarimento, agli
paio di gioielli della Corona, anzi, sempre tramite Vernone, inizi del ’700 una livre corrispondeva
le confermò il vitalizio di 12.000 lire di Piemonte, pagate con alla paga giornaliera di un manovale
mentre nel 1726 quella annua di un
alchimie contabili impercettibili nei “Conti Real Casa” e “nel capitano era di 2.400. La livre tour-
Registro controllo generale delle Finanze” e l’invio della came- nois ebbe 60 svalutazioni sotto Luigi
riera lasciata a Torino che si impegnava a stipendiare perso- XIV, soprattutto dal 1690 e 43 sotto
nalmente, un modo per sapere i dettagli della vita privata del- la Reggenza (1715-1726). Grosso
modo, 1 livre all’arrivo in Francia del-
la ex amante. Accompagnava la lettera un suo ritratto con la Verrua era pari a 8 euro, mentre alla
una miniatura. È singolare, e contrastante con il suo caratte- sua morte ne valeva 2,56 soltanto.
re secco, scostante e scevro da sentimentalismi, l’affetto qua-
si divertito che il duca continuò a dimostrare a questa Vallière
di Piemonte «qui avait francisé la cour mieux que n’y était
parvenue l’influence légitime d’une nièce de Louis XIV ».
Sommando il vitalizio ducale, quello del marito, la dote,
l’eredità del padre e della madre, Madame de Verrue poteva
contare su un reddito di 30.000 livres 73, troppo per star chiu-
sa in convento. L’occasione si presentò agli inizi dell’anno
successivo, quando morì la marchesa d’Hauterive che pos-
sedeva con jouissance en viager un hôtel su un terreno delle
«dames Bénédictines de Notre-Dame de Consolation, rue du
Cherche-Midi».
Con il consenso dei Luynes ed «à cause de sa mauvaise
santé », Manfredo Scaglia le accordò di stabilirsi nell’hôtel
confermandole davanti al notaio Robillard 74 la convenzione
passata a Torino nel 1698, cui però aggiunse alcune clauso-
le «pour prévenir les occasions inopinées de se trouver ensem-
ble dans les lieux où ils se pouvaient donner des marques
trop publiques de leur aversion». Per Jeanne Baptiste nien-
te Opera, niente Tuileries e balli pubblici, niente passeggia-
te per strada se non nei momenti di affollamento, gli « spec-
tacles qui environnent les Foires de Saint-Germain et Saint-
Laurent servent de théâtre à mille choses» solo al mattino e
l’obbligo di «se retirer sur-le-champ, si elle arrivait dans une
maison où le comte était déjà», ma in cambio ottenne che
« ledit seigneur comte abandonné et délaissé à ladite dame
son épouse la jouissance en viager tant d’un collier de perles
du prix de 20.000 livres, que des meubles et autres choses
qu’il lui a devant laissées et qu’elle avait en sa possession ».
Scaglia sperava una riconciliazione? È possibile, poiché nel-
la nuova convenzione pretese che fosse riportata una frase
dell’accordo di Torino, «en attendant qu’il plût à Dieu de
réunir leurs esprits et d’adoucir l’aigreur que la discorde avait
18
mis dans leur cœur», anche se si riconosceva «qu’ils étaient 74
AN, ETANOT, Georges Robillard.
Una bozza dell’accordo era stata pas-
encore plus aigris qu’ils ne l’avaient été». Inoltre, il malizio- sata segretamente da Jeanne Baptiste
so mondo di Versailles sempre attento a quello che succede- a San Tommaso già nell’aprile: per ave-
va nelle camere da letto, attribuì a Manfredo Scaglia solo re un ducal consiglio?
vaghe avventure galanti. Sotto l’influenza nefasta della madre, 75
AN, ETANOT, Nicolas Charles
anche lei a Parigi, preferì dimenticare il fallimento senti- Le Prévost e AN, Ancien Régime, lias-
se de Verrue.
mentale in una vita militare di ufficiale di rispetto, ma senza 76
i lampi di genio che gli avrebbero permesso «l’honneur de Inviati tramite « li Mercanti Ma-
riani e Cuzza», già utilizzati dalla Ver-
manger avec le roi». rua nella sua fuga, ma non saldati. Cfr.
La principessa di Bournonville, la sorella che le era sta- la quietanza del 13 luglio 1701, ASTo,
ta subito amica, morì a maggio e la salute di Jeanne Baptiste Registro controllo generale Finanze,
1700-01.
peggiorò. La tensione della fuga ed i postumi della petite véro- 77
DANGEAU, cit., t. 9, Paris 1857,
le avevano lasciato conseguenze ai polmoni, respirava male alla data 25 aprile. In una lettera a
e con dolori, tanto da non riuscire a scrivere. Pregò più vol- Chamillard, Villars riporta nell’elenco
te Vernone di trasmettere al duca le sue scuse per il ritardo dei suoi redditi « j’ai vendu la charge
con cui rispondeva. Nell’estate traslocò nell’hôtel d’Hauterive de commissaire général de la cavale-
rie 210[000 francs] ». Lettre de M. le
ed iniziò subito lavori di ampliamento già ultimati l’anno suc- maréchal de Villars à M. de Chamillard,
cessivo. Il non sentirsi più cloîtrée le ridiede forza. Il 30 set- du 5 Février 1705. L. DE ROUVROY DE
tembre formalizzò davanti al notaio Le Prévost 75 l’atto in cui SAINT-SIMON, Oeuvres complettes de
« les dames religieuses du Cherche-Midi lui vendent pour Louis de Saint-Simon, t. 12, Strasbourg
1791, pp. 265-66.
40.000 livres une maison [hôtel d’Hauterive] pour en jouir 78
P. PARIS, Le Marquis de Lassay et
sa vie durant [jouissance en viager] et, après son décès, ladi- l’Hotel Lassay, “Bulletin du bibliophi-
te jouissance appartiendra auxdites dames religieuses». Vittorio le”, 16, 8e série, Paris 1848, p. 735.
Amedeo le mandò gli ultimi arredi lasciati a Torino, i quadri 79
DANGEAU, cit., t. 9, p. 290.
grandi della scuola romana ed i lampadari di cristallo che 80
«Je ne suis pas payé des intérêts,
potevano portare fino a 48 candele, cui aggiunse qualche qui me sont dûs de la vente de la char-
dono personale 76. Manfredo Scaglia lo considerò un affron- ge de commissaire général ». Lettre de
M. le maréchal de Villars à M. de Cha-
to, soprattutto perché il palazzo ora era chiamato “hôtel de millard, du 5 Février 1705, cit.
Verrue”. Impose l’applicazione di un diritto previsto dal
Coutume de Paris: la chiusura con inferriate di tutte le fine-
stre (« exigea que toutes les fenêtres fussent grillées»), sim-
bolo della reclusione che, «en sauvant les apparences, sem-
blait maintenir ses droits de mari».
Nel luglio 1703 Scaglia comprò dal maresciallo Villars la
carica di «Commissaire général de la Cavalerie légère avec le
régiment Commissaire général et la cornette de la compagnie
colonnelle » « et il en donne 20.000 livres » 77 di acconto.
Nominato «maréchal des camps et armées du Roy», nel 1704
partì «avec la maison du roi» per le Fiandre, sotto il coman-
do del maresciallo de Villeroy, contro Eugenio di Savoia e
Marlborough. Il 13 agosto «eut la bonté de se faire tuer à
Hochstedt», scrive perfidamente Paulin Paris 78, litigando con
il duca de Guiche per la precedenza negli alloggiamenti al
Quartier Generale. De Guiche pretendeva che toccasse a lui
come colonnello generale dei dragoni, Scaglia sosteneva che
toccasse a lui come commissario della cavalleria 79.
La Verrua douairière, non affranta dal dolore perché c’e-
ra ancora da pagare Villars che premeva perché non aveva
ricevuto né saldo né interessi 80, si rifugiò da Parigi a Vienne
nel convento di St. Claire dove era abadessa la nipote Marie
Anne e scrisse (7 settembre) al principe di Condé, implo-
rando il favore del re per suo nipote che ora portava il cogno-
me Disimieu, («la charge est perdue […] ce qui reste à payer
19
à M. le maréchal de Villars […]»). Luigi XIV ricompensava 81
Al n. 281 dell’Inventaire de 1727
dei beni del conte Hoym è riportato
sempre i servizi ricevuti. Autorizzata il 17 settembre la ven- un Carracci comperato nel 1723, pro-
dita della carica di Commissaire général de la Cavalerie a La veniente dalle aste dei beni del « feu
Vallière, il 20 novembre accordò allo Scaglia-Disimieu 1.000 comte de Verrue qui l’a apporté de
scudi di pensione per aver combattuto con il padre a Turin». J. PICHON, Vie de Charles-Hen-
ry Comte de Hoym, Ambassadeur de
Hochstedt. Li godé poco perché morì a Tournai nel 1706, Saxe-Pologne en France et célèbre ama-
concludendo la linea diretta degli Scaglia di Verrua e la loro teur de livres, Paris 1880.
fortuna, che andò all’asta per pagare i debiti 81. 82
Per il loro riavvicinamento alla
Jeanne Baptiste ne provò dolore perché non era più riu- madre, la Verrua douairière le cassò
scita ad incontrare i figli, Vittorio Amedeo era rimasto a dal suo testamento dell’11 maggio
1720: « son fils et ses deux petits-fils
Torino con lo zio e Carlo Augusto con il padre. All’eclissi de Verrue étant décédés elle institua
della suocera si era riavvicinata alle figlie, Marianna e Maria pour héritier Louis-Angélique de Di-
Angelica erano venute da lei a Parigi 82, ed aiutava finanzia- simieu». Bulletin d’archéologie et de
riamente Vittoria Francesca (princesse de Carignan), nono- statistique de la Drôme, cit., p. 371.
83
stante gli scandali. La Verrua non abbandonò, come molti Il 6 marzo 1712 i due eredi al
trono di Francia, il duca di Bretagna
hanno scritto, né i figli avuti da Vittorio Amedeo né quelli ed il duca d’Anjou, furono colpiti dal
avuti dal marito. I primi erano a Palazzo Reale ed in colle- morbillo. Il primo morì mentre il duca
gio come disposto dal duca, dei secondi spettava solo al padre d’Anjou guarì grazie al Remède de
l’educazione secondo l’accordo del 1698 («en conséquence Mme de Verrue che Jeanne Baptiste
aveva dato alla loro governante (mada-
de quoi, ledit seigneur comte de Verrue se serait chargé de me de Ventadour).
leurs enfants communs pour leur donner l’éducation et entre- 84
C. LEFEUVE, Les anciennes mai-
tien »). sons de Paris sous Napoléon III, t. III,
Nel dicembre 1704 « l’excentrique comtesse de Verrue Paris 1863, pp. 4-5.
réapparut dans le monde » di Versailles, dando « libre car- 85
Revue de l’histoire de Versailles
rière » ai suoi gusti di donna di mondo. Riunì nel palazzo et de Seine-et-Oise, 1914 (16), p. 17.
86
appena finito «tous les tableaux, tous les meubles de bois de AVSF, SH, Esoterismo.
rose, de palissandre, de violette, d’aigle, toutes les étoffes de
soie de la Chine, tous les lustres de cristal de roche qu’elle
possédoit à Turin ». Sensuale, raffinata, intelligente e bril-
lante, con relazioni potenti a Corte per il ruolo giocato a
Torino a favore della Francia e per aver salvato la vita del
duca d’Anjou, futuro Luigi XV 83, Madame de Verrue riebbe
a pieno titolo il suo posto nell’alta società parigina. « Célèbre
par son esprit, par ses soupers, elle rassemblait chez elle une
société de philosophes» 84 che divenne uno dei riferimenti in-
tellettuali di Parigi.
Ospiti fissi erano Louise Françoise de Bourbon (made-
moiselle de Nantes), «redoutée pour son esprit mordant, par
sa malice, et ses chansons », il suo amante « ami des liber-
tins » de Lassay con la terza moglie, cui Jeanne Baptiste ave-
va fatto guadagnare centaines de livres in borsa 85 e la non
ancora cloîtrée figlia Maria Angelica, «une fille aimable qui
avait de la piété et l’usage du monde». C’erano gli accade-
mici Mairan e l’abate Terrasson, atei notori, il guardasigilli
Chauvelin, Dangeau, il fedele Tessé ed il «célèbre amateur
de livres» Hoym. C’erano intellettuali «dans le grand mon-
de des associés secrets» 86 come gli accademici Vadé, Lancelot,
Caylus, archeologo «célèbre dans tous les journaux comme
l’oracle du bon goût» e Voltaire, che insegnò a Jeanne Baptiste
il piacere della laicità e le dedicò “le Mondain”. Ma anche
lo « chef du cabinet royal et conseiller particulier du Roi »
Leriget de La Faye, ambasciatore, negoziatore per la Francia
ad Utrecht, accademico e collezionista. Rousseau, «un four-
20
be de profession», era stato cacciato per aver tentato di ven- 87
C. CARRÈRE, Les amours scanda-
leuses du maréchal-duc de Richelieu:
dere «des pierres gravées, vendues pour antiques à Madame 1696-1788, Paris 1980, p. 113.
de Verrue et reconnues pour modernes ». Si era vendicato 88
J. F. MAUREPAS (pseudo), Recueil
scrivendo dei couplets poco garbati che La Faye aveva liqui- dit de Maurepas: Pièces libres chansons
dato «à grands coups de canne, rue des Bons-Enfans» (1710). épigrammes et autres vers satiriques sur
I nomi del salotto di Madame de Verrue e le idee che espri- divers personnages des siècles de Louis
XIV et Louis XV, Leyde 1865, pp. 134
mevano aprirono il secolo che per Madame de Maintenon fu sgg.
un cataclisma. Il mondo della favorita che regnava en man- 89
«Madame la comtesse de Verrue
teau de deuil sulla galerie des glaces di Versailles era morto, dépensait cent mille francs par an en
quello della favorita di rue du Cherche-Midi stava nascendo. curiosités: elle s’était formé un des
Si chiamò «le dérèglement de la Régence», ma nella sua cor- beaux cabinets de l’Europe en raretés
& en tableaux ». Lettre de M. [Jean-
sa alla gioia della vita nessuno presentì il crepuscolo tragico François] de Melon à Mme la Comtesse
di una società e delle sue gerarchie. de Verrue sur l’apologie du luxe (senza
C’erano stati ancora capricci amorosi più o meno celebri data ma 1736), Oeuvres complètes de
e poco duraturi, come il maréchal-duc Richelieu 87 e lo stesso Voltaire, t. XIV (Poésies t. III), Paris
1833, pp. 133-34 e p. 133 nota b.
Leriget de La Faye (con tutti i suoi amanti seppe mantenere 90
« A well-known stock-jobbing
sempre ottimi rapporti, fu una delle sue capacità), vissuti con lady». A. HAGGARD, The Real Louis the
«grande retenue» e non più sfrontati e pubblici come a Torino. Fifteenth, vol. I, London 1906, p. 11.
I veleni di Maurepas, dove «les noms de presque toutes les 91
A. GARDEBOIS, La vie à Meudon
femmes qui brillaient dans le monde s’y retrouveront salis à de 1700 à 1750, Condé-sur-Noireau
plaisir», sfiorarono appena Jeanne Baptiste, un couplet, nul- 1973, p. 40.
92
l’altro: « une magicienne qui s’est cachée à Paris / depuis MOUFFLE D’ANGERVILLE, Vie pri-
vée de Louis XV, t. 1, London 1781,
qu’elle est revenue d’Italie / parce qu’elle a perdu le secret p. 65.
de la beauté» 88 e, quando apparve Glucq de Saint-Port, una
chansonnette anonima che girava tra gli «acteurs, sauteaurs
et danseurs da la Comédie Italienne » delle fiere di Saint-
Germain e di Saint-Laurent: «Plaignons le sort de Verrue, /
Qui se livre au roturier. / Se peut-il qu’un teinturier / Fils
d’un balayeur de rue, / Entre ses indignes bras, / La possè-
de toute nue? / Entre ses indignes bras, / Jouisse de tant
d’appas? ». Glucq fu l’ultimo e fedele amante di Jeanne
Baptiste, «un baron de fraîche date, Glucq dit de Saint Port
puissamment enrichi aux Gobelins», scrive Saint-Simon, che
aveva catturato il suo cuore diventandone il mari inavoué.
Grazie a lei, «le roi lui accorda la confirmation de sa terre
en baronnie » con il castello di Sainte-Assise di cui Jeanne
Baptiste fu l’egeria e dove furono di casa la Corte e Watteau.
Continuò ad ingrandire le sue collezioni 89 grazie ad una
fortuna potentemente accresciuta «suite d’heureuses spécu-
lations sur les actions de la Banque Générale de Law » 90, che
avevano come fonte le sue «excellentes relations avec le Ré-
gent ». Per non compromettersi, la Verrua intestò le specu-
lazioni più sospette al suo fermier di Meudon Etienne Gar-
debois che fu, infatti, tra i pochi «favorisés, qui ayant sou-
scrit à la Banque Royale (ex-Law) entre 1715-1720 se libérè-
rent en billets, quelques mois avant la banqueroute de cet
organisme » 91. Nell’Arrêt del 26 gennaio 1721 il suo patri-
monio mobiliare fu valutato 28.000.000 di franchi 92 ed il bien-
nio 1719-20 rappresentò il periodo degli investimenti mag-
giori, immobili, quadri, libri, arredi.
Raccolse la più importante biblioteca privata d’Europa,
soprattutto teatro e romanzi, stimata tra 15 e 20.000 volumi
per i quali, fin dal luglio 1703, si era aggiudicata per 24.000
21
livres una casa di campagna a Meudon 93 dalla successione 93
B. MAIRÉ, Les livres de la com-
tesse de Verrue à Meudon ou les péripé-
Louvois 94. Nel dicembre 1719 acquistò per 50.000 livres un’al- ties d’une bibliothèque de campagne,
tra casa confinante con la sua da Pierre Caillot, che unì alla “La Reliure”, 12 janvier 2003, pp. 47
prima con un ulteriore esborso di 16.000 livres su un pro- sgg.
getto commissionato il 27 luglio 1713 all’architetto Le Blond 94
Nel 1695 Luigi XIV comprò dal-
ed a Delespine come entrepreneur, finito in un « procès au la vedova del ministro Louvois il castel-
lo di Meudon per il Gran Delfino. Tra
Châtelet» nel 1716 quando Le Blond preferì le commesse di il 1702 ed il 1711, anno della sua mor-
Pietro I di Russia 95. L’anno precedente, ancora a Meudon, il te, Meudon divenne un «haut lieu des
9 settembre si era aggiudicata per 32.800 livres « la seigneu- chasses royales», fatto che spiega gli
acquisti della Verrua. AN, Inventaire
rie de Villacoublay, la maison du Grand-Écu, dans le village, des arrêts du Conseil du roi, règne de
et une ferme au lieu dit la Bourgogne» 96, che alla sua morte Louis XV, E 2005, ff. 92-93.
legò al fratello Louis-Joseph de Grinberghen, l’eroe dell’as- 95
F. DE NOBELE, Documents inédits
sedio di Namur 97 che l’aveva salvata a Pont-de-Beauvoisin. sur l’art français du XVIIe siècle, Paris
A Parigi, sempre nel dicembre 1719, acquistò dagli eredi di 1968, p. 37.
96
Martin de Ratabon 3 case di fronte al suo palazzo di rue du Atto del notaio Taillandier di
Meudon. H. CHAMPION, Mémoires de
Cherche-Midy per 176.250 livres, cui dovette aggiungerne la Société de l’Histoire de Paris et de
9.000 « pour forme de pot de vin » 98 al vescovo-conte di l’Ile-de-France, Paris 1874, p. 113.
Viviers, erede e procuratore degli eredi. Le case erano però 97
« Pour entrer dans Namur, il s’é-
costruite su terreno delle Benedettine che seppe coinvolge- tait déguisé en batelier, avait traversé
le camp des assiégeants, et passé la
re nel suo progetto: affittare il palazzo che abitava, costruir- Meuse à la nage, tenant son épée entre
ne uno nuovo unendo le 2 case appena comprate, affittare la ses dents ». M. DE RABUTIN-CHANTAL
terza e costruirne altre 2 sul terreno delle «dames religieu- SÉVIGNÉ, Lettres de Madame de Sévigné:
ses », associandole al reddito. La Verrua commissionò all’ar- de sa famille et de ses amis, t. 10, Paris
1862, p. 301 nota 5.
chitetto Dailly il progetto generale, che firmò per accetta- 98
Commission municipale du vieux
zione in doppia copia («Fait double le [20] mars 1721: Dalbert Paris, Procès-verbaux, Paris 1941, p. 18.
de Verrue»). Più in basso compare un’altra firma, « Fr[ère] 99
Ibidem, p. 16.
François Marie de Ste Thérèse, prieur » 99, padre superiore 100
«A la date du 4 septembre 1719,
delle Religiose, che spiega la doppia copia e la garanzia reci- elle avait signé avec Law, de Coëtlogon,
proca dell’operazione. de la Faye, Glucq de Saint-Port et au-
tres, un acte pour l’établissement d’u-
Spinta dal banchiere Law e dalla folie du Mississippi che ne […]». Ibidem, p. 15.
aveva stregato l’Europa («jamais on n’avait vu rien qui appro-
chât de cette folie»), sempre nel 1719, Jeanne-Baptiste acqui-
stò con lo stesso Law, Leriget de La Faye e Glucq un atto
«pour l’établissement d’une colonie, a Sainte-Catherine, dans
la Louisiane» 100 con un investimento di 400.000 livres. Questa
volta le sue «excellentes relations avec le Régent » non la sal-
varono dal fallimento dell’operazione, come non si salvò la
metà del capitalismo europeo, intaccando in profondità la
sua fortuna. Il disastro della “Compagnie” («le malheur, c’e-
st que la “Compagnie du Mississippi” n’existe que sur le pa-
pier car les territoires qu’elle possède sont vides de l’or et de
l’argent promis»), modificò i suoi progetti. Non cambiò casa,
non ne costruì di nuove e destinò le 3 acquistate ad essere
affittate, ma, come scrisse de Tessé, non mutò il suo train de
vie «qui lui permettoient de vivre dans l’opulence, et d’en-
tretenir au moins vingt-cinq domestiques des deux sexes ».
Nel febbraio 1721 Jeanne-Baptiste intentò causa alle
Benedettine che non volevano più venderle un’altra casa, sem-
pre con jouissance en viager e già pattuita nel prezzo, ora sva-
lutato del 50% per la bancarotta di Law. La Verrua ottenne
dal Châtelet il rispetto del contratto, pagò le 30.000 livres
stabilite e la casa divenne la prima delle 2 «ailes en retour »
22
disegnate da Dailly. L’altra ala fu costruita sul lato opposto 101
Ancora esistente. Il suo plafond
à décor de singeries commissionato nel
ed entrambe furono unite al suo bâtiment centrale (ex hôtel 1720 a Claude Audran III (K. SCOTT,
d’Hauterive) che fu sopraelevato, con le grandi dépendances The Rococo Interior: Decoration and
per i suoi 15 cavalli, 13 da attacco per la berlina e la carroz- Social Spaces in Early Eighteenth-Cen-
za e 2 da sella, che arrivavano fino a rue du Regard. Furono tury Paris, New Haven 1995, p. 148)
è al museo delle Arti decorative di
le petit 101 et le grand 102 hôtel de Verrue circondati dai giar- Parigi.
dini dei Carmini, ben visibili nei Plans de Paris di de La Grive 102
Incorporato nell’hôtel de Tou-
(1728) e di Turgot (1739). louse (cfr. B. A. JAILLOT, Plan de la
Il nuovo palazzo raccolse un «assemblage exquis de meu- Ville de Paris, Paris 1774), che fu abi-
tazione degli ambasciatori piemonte-
bles, de livres & de tableaux de grands Maîtres. L’École si, poi sede dei Conseils de Guerre de
Flamande sur-tout étoit ici une des plus riches & des plus Paris dove si tenne il processo Dreyfus
belles que l’on connût » 103 . Fu Eugenio di Savoia, con cui (dicembre 1894). Demolito nel 1907,
Jeanne Baptiste rimase in corrispondenza fino alla sua mor- il suo portail commissionato dalla
Verrua a Dailly è in pessime condi-
te (21 aprile 1736), a farle scoprire la pittura nordica gui- zioni al castello di Jeurre (Essonne).
dandone molti acquisti, ma fu lei a lanciare a Parigi «la vogue 103
A. PIGANIOL DE LA FORCE, De-
des peintres nordiques » 104. Krzysztof Pomian 105 considera scription historique de la ville de Paris
determinante l’influenza di Madame de Verrue nell’orienta- et de ses environs, t. 7, Paris 1765, p.
373.
zione della collezione Tronchin e delle prime aste (1759-62) 104
La “scuola nordica” si differen-
di James Christie, poi auction house Christie’s (1766). Tronchin ziò in “fiamminga” ed “olandese” solo
acquistò dal principe di Carignano, da Glucq, da Lassay, da nel 1778 con la vendita della colle-
La Faye le cadet 106 e da Montullé i quadri dell’« école nordi- zione del feu M. Gos curata da Le
que » lasciati loro dalla Verrua alla sua morte, rivendute nel Brun. J. B. P. LE BRUN, Catalogue de
tableaux des écoles hollandoise, fla-
1770 a Caterina II di Russia. Sono oggi il nucleo originario mande […] provenans du cabinet de
del « panorama dei fiamminghi» all’Hermitage 107. M. Gros, Paris 1778.
Il salotto ed i soupers di Jeanne-Baptiste si erano aperti 105
K. POMIAN, Marchands, connais-
anche a volti nuovi, la célèbre actrice Le Couvreur, il «secré- seurs, curieux à Paris au XVIIIe siècle,
“Revue de l’Art”, 1979, n. 43, pp. 31
taire du Régent» Melon, la scrittrice de Gomez (Madeleine- sgg.
Angelique Poisson) che le dedicò il 6° volume de Les Journées 106
Jean-François Leriget de La Faye,
amusantes 108, Glucq con il nipote de Montullé e Leriget de amante, amico e consigliere di molti
La Faye le cadet. Spinta dalla Bourbon e dagli amici intel- acquisti d’arte della Verrua morì nel
lettuali iniziò a scrivere (a 4 ed a 6 mani) delle «œuvres badi- 1731 e nel suo testamento del 5 apri-
le 1724 (notaio Le Prévost) le lasciò
nes et galantes, chansons et comédies gaillardes » nel gusto 10 quadri da scegliere nella sua colle-
del tempo, sarcastiche e piccanti. Le mani erano di Lancelot, zione. Jeanne-Baptiste, alla sua mor-
Caylus, Vadé, Melon e Lassay, giochi galanti, colti e privati te, lasciò a La Faye le cadet, nipote di
Jean-François, alcune tele dell’«école
che invece, lei morta, videro la stampa in raccolte sovente nordique ».
false ma di alto impatto commerciale per il sottotitolo: Tirée 107
R. LOCHE, La collection de Fran-
des manuscrits de madame la comtesse de Verrue. I titoli sicu- çois Tronchin, “L’Age d’or flamand et
ri sopravvissuti sono: hollandais, Collections de Catherine
II, Musée de l’Ermitage, Saint Peter-
– [Lancelot, comtesse de Verrue et Melon] Le Bordel, ou le sburg”, Musée des Beaux-Arts, Dijon
Jean foutre puni, comédie en 3 actes et en prose, par M. de F., 1993, pp. 43 sgg.
108
Anconne [sic!], chez la veuve Grosse-Motte [sic!], 1736 109, tra- M. A. DE GOMEZ, Les Journées
dotto in Tedesco ed Italiano (Il lupanare o il Mascalzone punito, amusantes, t. VI. Seconde Partie, Suite
des Journées amusantes, dédiées a Ma-
ristampato ancora nel 1862); dame la Comtesse de Verrue, Paris 1731.
– [Vadé, comte de Caylus, comtesse de Verrue] Les Écosseuses 109
Nel Catalogue des livres défen-
ou les Œufs de Pâques, suivis de l’Histoire du porteur d’eau ou les dus par la Commission Impériale et
Amours de la Revaudeuse, comédie, Troyes 1739; Royale, jusqu’à l’année 1786, Bruxelles
MDCCLXXXVIII.
– Marquise de L*** [de Lassay], Histoire du prince Adonistus,
tirée des manuscrits de Mme la comtesse de Verrue, La Haye 1738.

Jeanne Baptiste seppe del ritiro in Savoia di Vittorio


Amedeo (1730), a Parigi si parlava della Spigno e molto male
ne diceva la Carignano. Le lettere con il duca erano andate
23
calando con le avvisaglie di guerra, ma Vernone aveva con- 110
ASBi, Scaglia di Verrua, m. 73.
tinuato ad informare Vittorio Amedeo fino al suo rientro for- 111
ADCalvados, Inventaire som-
zato (1704) per gli arresti a Torino degli ambasciatori di maire des Archives départementales
antérieures à 1790, Caen 1897, p. 495.
Francia e Spagna. Il suo ultimo contatto era stato il 13 feb- 112
Cfr. P. DESCHAMPS, Le Testament
braio 1714 110, quando davanti al Senato sabaudo si era con- de Madame de Verrue, “Gazette des
clusa la transazione fra lei, il procuratore della Verrua douai- beaux arts”, 16, Paris 1864, pp. 318
rière (Giovanni Francesco Ferrod di Sarre) ed il conte di Ozàs sgg.; Commission municipale du vieux
Paris, cit. e LÉRIS, cit., tutti con pic-
per la parte che le spettava, come vedova di Manfredo Scaglia, cole varianti, ma indispensabili, cor-
sulla quota di eredità che il testamento del 23 gennaio 1697 relati con gli inventari, per « établir à
dell’abate-zio aveva destinato al marito, transazione alla qua- peu près complètement de quelle for-
le la Verrua douairière si era opposta per ben 10 anni. Seppe tune jouissait Mme de Verrue » alla
sua morte. BN, Département des
della prigionia del re-duca a Rivoli e Moncalieri, della sua manuscrits, Inventaire Omont, è inven-
morte (1732) e percepì che la «maladie qui avoit commencé tariato come Testament de Mme la mar-
par de grandes souffrances et la mort qui l’avait menacée plu- quise de Verrue, f. 222.
sieurs fois» stavano chiudendo anche la sua vita. 113
Lettre de M. de Melon …, cit.
Visse gli ultimi 2 anni ritirata, tanto che a Versailles « on 114
LÉRIS, cit.
la disoit morte », ma non rinunciò ai suoi soupers e philo- 115
C. P. D’ALBERT LUYNES, Mémoires
sophes. Affrontò un ultimo viaggio a Caen il 13 settembre du duc de Luynes sur la cour de Louis
XV, t. I, Paris 1860, pp. 131-32.
1735 per la benedizione della terza campana regalata all’Abbaye
Royale de Sainte Trinité, «nommée Marie-Anne par Marie-
Anne Scaglia de Verrue, Abbesse de la Trinité de Caen, baron-
ne et patronne d’Ou[illeggibile] » 111. Il 20 settembre 1736
dettò ai notai Le Prévost e Judde il definitivo testamento
(« Au nom du Père, du Fils et du Saint-Esprit. Soumise aux
ordres de Dieu, cecy est ma dernière volonté: je déclare
[…] » 112) che nominava esecutore Chauvelin. Morì la notte
del 18 novembre, soffocata da un ascesso polmonare, « avec
la fermeté et la simplicité de la philosophie la plus intrépi-
de » 113, «le deuil succède à la joie, et Louis Poget, commis-
saire du Roi au Châtelet de Paris, prenant la place des amis
fidèles, vient fermer les volets de l’hôtel et apposer les scel-
lés » 114. Come riportò il “Mercure de France” del 2 dicem-
bre, rendendo pubbliche le sue volontà, «Madame la com-
tesse de Verrue» chiese d’essere sepolta «dans le cimetière
de la paroisse Saint-Sulpice, où monsieur le chevalier de
Luynes, mon frère [l’ideatore della fuga da Torino], a esté
inhumé, que mon enterrement soit simple et sans tenture[s],
qu’il y assiste cent pauvres, et qu’il leur soit donné à chacun
quinze livres d’aumône […]».
Frustrato da un testamento su cui aveva riposto non poche
speranze, ecco come il nipote Charles Philippe d’Albert riportò
la morte della zia 115:
« Novembre 1736 - Mme de Verrue, ma tante, mourut le 18,
après une maladie de plus de deux ans, fort singulière, qui avoit
commencé par de grandes souffrances et qui a fini par un abcès
dans le poumon. Elle avoit très peu de fonds de bien, tout au plus
15 ou 20.000 livres de rente, mais beaucoup d’actions, du moins à
ce que l’on croit, et une quantité immense de meubles et effets.
Elle achetoit continuellement et ne refusoit rien à ses fantaisies; et
quand elle désiroit quelque chose, elle en achetoit six fois, dix fois
même plus qu’il ne lui en falloit, et ses fantaisies changeoient sou-
vent d’objet. Elle avoit dit plusieurs fois et fait dire à M. de
Grimberghen, son frère, qu’il auroit tout son bien. Elle paroissoit
24
beaucoup aimer sa famille et traiter mon fils avec amitié comme 116
Solo i quadri legati a Lassay furo-
l’héritier et le soutien de cette famille. Elle avoit paru désirer avec no valutati 46.000 livres e 80.000 quel-
empressement que M. de Grimberghen lui donnât les terres pro- li destinati a Glucq.
117
venant de la succession de M. de Saissac [†1705], et que Mme de TESSÉ, cit., p. 97, corsivo nell’o-
riginale.
Saissac [Jeanne Thérèse, sorella di Jeanne Baptiste] y consentît.
118
Cela fait, elle a cru apparemment avoir tout fait pour mon fils. Elle LÉRIS, cit.
ne le nomme pas même dans son testament, et pour M. de
Grimberghen, elle le fait légataire universel de moitié avec Mme de
Duras, sa nièce. Elle laisse prodigieusement en pensions et en argent
à ses domestiques; elle substitue tout son bien à Mme d’Aumont, sa
petite-nièce; donne cent actions à Mme de Carignan [figlia di Jeanne
Baptiste e del duca di Savoia], vingt-cinq à l’abbesse de l’Abbaye-
aux-Bois, sa fille; six mille livres une fois payées à Mme l’abbesse de
Caeu, son autre fille; quatre mille livres une fois payées à Mme de
Gouffier, sa sœur, qui est pauvre; autant à M. de Gouffier, son
neveu; un présent considérable en tableaux à M. Glucq de Saint-
Port, son ami depuis longtemps; un autre présent assez considéra-
ble à M. de Lassay le fils; quelques autres legs particuliers à quel-
ques-uns de ses amis qui étoient tous les jours chez elle. M. le gar-
de des sceaux est exécuteur testamentaire. Elle ne laisse qu’une
croix de karats [diamanti] avec de la vraie croix à Mme de Saissac,
sa sœur».

All’apertura delle sue volontà, la sua fortuna fu valutata


in 523.121 livres esclusi quadri, arredi ed azioni, ammonta-
re che teneva conto solo della quota immobiliare di proprietà,
poiché buona parte era costituita da jouissance en viager con
i Carmini che, con il disordine dei creditori tra cui un macel-
laio e «sieur Duchesne, peintre du Roi», posero non pochi
problemi. Il totale dei suoi lasciti in denaro ammontò a 32.250
livres, cui si aggiunsero i legati in arredi, quadri ed oggetti
preziosi il cui valore fu di qualche centinaio di migliaia di
livres 116. « La comtesse de Verrue n’oublia, dans son testa-
ment, presque aucun des littérateurs qui avaient fréquenté
son hôtel, en les priant de se souvenir a elle, parce qu’elle les
aimoit» 117. Ma non dimenticò neppure i suoi « oiseaux des
espèces les plus rares des Indes» nelle grandi voliere che si
stagliavano dal fondo vetrato delle gallerie, « autruches et
oiseaux rares » di cui aveva già affollato gli orangers della
Vigna di Madama Reale 118, lasciando 500 livres al suo coc-
chiere le Prêtre perché se ne occupasse.
I sigilli furono tolti il 10 dicembre ed incominciò l’in-
ventario dei beni che durò tutto il mese di gennaio, un migliaio
di pagine che svelano la parte più intima di Jeanne Baptiste
attraverso i tesori di cui si era attorniata. Nella sola garde-
robe de corps si contarono 60 corsetti, 480 camicie, più di 500
dozzine di fazzoletti, 129 paia di lenzuola, una quantità incre-
dibile di vestiti di gran lusso e 6 dozzine di ventagli. Il duca
de Luynes aveva ragione quando diceva che sua zia, « quand
elle désiroit quelque chose, elle en achetoit six fois, dix fois
même plus». Nel suo cabinet de toilette impreziosito da una
boiserie di 25 lastre di bois de Chine c’erano 200 flaconi di
eau de Lavande ed altrettanti di eau de Barbade, molti in oro.
In un deposito a piano terra furono trovate «cinq cents livres
pesant de bois de palissandre et de violette, partie en bûches
25
et partie scié». Nella camera da letto, nascosta in un arma- 119
Per una ricostruzione della col-
lezione, cfr. allegato 2 e C. RUBINI, Les
dio dietro scatole piene di monete d’oro, c’era una cassafor- collections de la comtesse de Verrue,
te murata con titoli della Compagnia delle Indie, contratti “Dresde ou le rêve des Princes, la
finanziari, biglietti della lotteria di Torino e «12.000 livres en Galerie de peintures au XVIIIème siè-
louis d’or de 24 livres et de 12 livres», dettaglio non della cle”, Paris 2001, pp. 132 sgg.; E. V.
CHEW, The Collection of the Comtesse
persona, ma dell’epoca. Molti inventari coevi registrano, infat- de Verrue, “American Society for
ti, somme rilevanti trovate nelle camere di deceduti destina- Eighteenth-Century Studies Conferen-
te alle spese impreviste od alle opere di carità. ce”, ms., Austin, Texas, March 29,
Furono contati 400 quadri 119, senza calcolare le centinaia 1996; B. SCOTT, The Comtesse de
Verrue, A Lover of Dutch and Flemish
di stampe ed incisioni, pezzi eccezionali, anonimi di buona Art, “Apollo”, 1973, vol. XCVII, 131,
fattura, qualche copia, una collezione eclettica e personale January, pp. 20 sgg.; C. LAWRENCE, M.
disseminata tra Meudon e Parigi, nel cabinet des fables, nei KASMAN, cit. e M. DE LOS SANTOS
saloni damassés o en tapisserie des Gobelins e nei salotti con GARCÍA FELGUERA, Madame de Verrue,
coleccionista, “Simposio Internacional
« ces étoffes de Chine qu’elle avait rapportées de Turin dont de historia del coleccionismo: la for-
étaient tendus les murs», tra i fauteuils à la Verrue 120 di gran mación, desarrollo y difusión de las
moda sotto la Reggenza e gli «armoires en marqueterie de colecciones”, ms., Valladolid 21 de
Boulle aux portes garnies de rideaux de taffetas vert ». octubre 2004.
120
L’inventario dei dipinti steso in pochi esemplari a mano dai Nell’Inventaire de 1727 dei beni
del conte Hoym, ai nri 80 e 80 bis,
«sieurs André Tramblin et Pierre de Launay, tous deux anciens sono riportati 3 fauteuils à la Verrue
professeurs de l’Académie de peinture », né alfabetico, né con la loro descrizione. PICHON, cit.
cronologico, ma seguente gli inventari generali, riporta il prez- 121
BN, Département des manu-
zo dei lotti ed in un’appendice posteriore il nome degli acqui- scrits, Inventaire Omont, Catalogue
renti più importanti 121. Fu il primo catalogo nella storia del- des Tableaux de Madame la Comtesse
de Verrue dont la vente a commencé le
le vendite pubbliche. 222 pezzi finirono tra legati e famigliari, Mercredi 27 mars 1737, ms.
pezzi eccezionali e di grande valore, mentre i 178 pezzi che 122
BLANC, cit.
si dispersero nelle 2 tornate di vendite pubblicate da Charles 123
Collezione Reïset. E. BOURGEOIS,
Blanc 122 realizzarono « 105.418 livres 16 sous 6 deniers ». Le Le grand siècle: Louis XIV, les arts, les
opere sopravvissute fanno oggi la gloria delle più grandi col- idées, Paris 1896, p. 473.
lezioni private e pubbliche del mondo. 124
Fatto fare su ordinazione dalla
Nei 32 ritratti di famiglia non c’era Jeanne Baptiste, solo Verrua per la Le Couvreur. B. SCOTT,
cit., p. 22.
incisioni, parte a Meudon, parte in case di amici. L’unico
ritratto conosciuto è una copia anonima ottocentesca 123, for-
se da un originale di Watteau o Mignard, esposta all’Esposi-
zione Universale del 1878 al Trocadéro. Ce ne dovevano esse-
re molti, lo dimostrano le incisioni, sia dei 16 anni in Piemonte,
sia dei 36 a Parigi vissuti tra grandi artisti. Boulogne l’ha cer-
tamente ritratta più volte nei grandi « tableaux mythologi-
ques dont il encombroit ses trumeaux et ses dessus de por-
te » di rue du Cherche-Midi, ma in quali? I contemporanei
l’hanno descritta bella e sensuale. Philippe Grimoard, nell’in-
troduzione ai Mémoires et lettres du maréchal de Tessé, scri-
ve che il vaiolo lasciò tracce sul suo viso, fatto negato da
Sains-Simon («la beauté n’en souffrit point»), che però aggiun-
ge « il lui en resta des incommodités fâcheuses »: Jeanne
Baptiste ha distrutto negli ultimi anni i suoi ritratti?
La stima delle porcellane, mosaici, curiosità varie, 6 pen-
dules di cui 3 «avec monture en bronze doré à équation solai-
re et lunaire» di Joubert di Londra, 377 pezzi, fu fatta dal
marchand joaillier Joachim Hébert. A parte furono contati
10 lampadari in cristallo di rocca valutati 53.300 livres e 228
tabacchiere in porcellana, tartaruga, lacca, madreperla, dia-
spro, oro cesellato con miniature su smalti verdi o blu, pie-
ne di miscele di tabac à priser (Gros-Guillaume 124, Fine carot-
26
te, Flotte du Levant, Compagnie des Indes) con il nome o lo 125
G. MARTIN, Catalogue des livres
de feue Madame la comtesse de Verrue:
stemma di chi aveva fatto preparare il blend: «du cardinal de dont la vente se sera en détail en son
Rohan, de M. Glucq, de Carignan, de la reine, du comte hôtel, rue du Cherchemidy, Paris
d’Hautefort, de la Force, de l’électeur de Hanovre […] ». M.DCC.XXXVII.
L’inventario della biblioteca di oltre 15.000 volumi disper- 126
BLANC, cit.
sa in 389 lotti di molte decine ciascuno (oggi ne sono reper-
toriati meno di 4.000) fu fatto da Gabriel Martin 125. Jeanne
Baptiste di Verrua li aveva raccolti non come «un passe-tem-
ps d’oisif, mais pour en pénétrer l’esprit», annotandoli per
discuterli con gli amici del suo salotto. Non «pour en tirer
vanité», li amava, appare nelle rilegature gainés da Du Seuil,
Padeloup, Boyet e Le Gascon, à dentelles, mosaïquées, à la
janséniste, à décor doré, cuoi fulvi, marocchini rossi, verdi e
blu «frappés d’un écusson aux doubles armes des Verrue et
des de Luynes» negli ex-libris e nei super-libris. Quanto di
cartaceo trovato nelle varie case, invece, corrispondenza e
probabilmente i Mémoires, è negli archivi Luynes che con
cortesia hanno messo a disposizione il testamento (che è pub-
blico), gli inventari degli arredi (che sono pubblicati) e con
altrettanta cortesia non quelli dei cartacei, che avrebbero sve-
lato il lato ancora nascosto, forse perdu à jamais, di questa
grande dame della Reggenza, «amie des lettres, des sciences
et des arts», che concluse «dans le bruit du plaisir une car-
rière qui avait commencé par les combats de la vertu » 126.

Seguono: ALLEGATO 1 pag. 28

ALLEGATO 2 pag. 29

27
ALLEGATO 1
ALBERTI (del Giudice) - D’ALBERT - D’ALBERT DE LUYNES*
Alberto del Giudice
|
Jacopo del Giudice degli Alberti
Cavaliere a spron d’oro
|
Lapo degli Alberti
|
Caroccio degli Alberti
sp. Alessandra Gherardini
|
Tommaso Alberti
(†1374)
sp. Margherita Gianfilazzi
|
Luigi Alberti
(†1427)
sp. Alessandra de’ Ricci
|
Tommaso Alberti alias Thomas d’Albert
(†1455)
Signore di Boussargues
viguier royal de Pont-Saint-Esprit, bailli d’Epée, du Vivarais et du Valentinois
sp. Panitte Champelle
|
Hugues d’Albert
(†1479)
Signore di Boussargues, balì del Valentinois
sp. Catherine de Malingris
|
Jacques d’Albert
(†post 1528)
Signore di Boussargues e di Sabran
sp. Douce de Sarras
|
Léon d’Albert
(†1544)
Signore di Luynes ((Aix-en-Provence)
sp. Jeanne de Ségur
|
Honoré d’Albert
(†1592)
Signore di Luynes, Brantes e di Cadenet, Gouverneur del Beaucaire
sp. Anne de Rodulf
|
Charles d’Albert
(†1621)
conte di Maillé (rinominata Luynes), duca di Luynes (1619), Grand Fauconnier di Francia, Connétable di
Francia, Garde des Sceaux, Governatore di Amboise, Normandia, Picardia e Ile-de-France
sp. Marie Aimée de Rohan poi duchessa Chevreuse
|
Louis Charles d’Albert di Luynes
(†1690)
duca di Luynes
sp. 1) Louise Marie Séguier, marchesa d’O (†1651)
sp. 2) Anne di Rohan-Guéméné (†1684)
sp. 3) Marguerite d’Aligre (†1722)
|
Jeanne Baptiste d’Albert di Luynes
(figlia di Anne de Rohan-Guéméné)
(1670-1736)
sp. Ignazio Manfredo Giuseppe Scaglia di Verrua

*
È considerata unicamente l’ascendenza diretta di Jeanne Baptiste d’Albert di Luynes.
28
ALLEGATO 2

LA COLLEZIONE DI JEANNE BAPTISTE SCAGLIA DI VERRUA D’ALBERT DE LUYNES*

127
SCUOLA OLANDESE: Cornelis van Poelenburch, Bartholomeus Tutti e 4 doni di Eugenio di
Breenbergh, Herman van Swanevelt, Savoia.
Rembrandt van Rijn, Gerard Dou, Jan 128
È il ritratto di “Charles I, roi
Both, 9 Philips Wouwerman, Gaspar d’Angleterre“ al Louvre, commissio-
Netscher, Claes Berchem, Karel du Jardin, nato al pittore intorno al 1635 e che
Godfried Schalcken, Pierre Guesche, la fattura di 200 livres di van Dyck al
Abraham Mignon, 4 Jan Griffier dit le re riporta come “Le roi alla ciasse”.
chevalier d’Utrecht 127. Le sue collezioni furono disperse dal
Parlamento inglese dopo la sua deca-
SCUOLA FIAMMINGA: Paulus Brill, Jacques Fouquieres, 2 Peter pitazione. Anche questo quadro entrò
Paul Rubens, Antonio van Dyck 128, 25 nella collezione della Verrua grazie ad
David Teniers il giovane 129, Jan van Kessel, Eugenio di Savoia ed è tra quelli lega-
Adrien Van Ostade, Adam-Franz van der ti a Lassey.
Meulen, Adriaen Boudewyns. 129
Pittore tra i favoriti da Eugenio
SCUOLA FRANCESE: Claude Gelée dit le Lorrain, Piere Mi- di Savoia, la sua collezione ne conta-
va 22. È probabile che qualcuno sia
gnard, Gaspar Dughet, Guillaume Cour-
stato un suo dono.
tois, Charles de la Fosse, Bon de Boul- 130
logne, 32 Louis Boullogne il giovane 130, Pittore mediocre che « remplis-
11 Nicolas Vleughels, Henri-Antoine de soit auprès de Mme de Verrue les fonc-
Favanne, Nicolas Lancret, Claude Gillot, tions de gardien de ses tableaux.
Autrement, la présence de trente-deux
3 Antoine Watteau, Jean Marc Nattier,
Boulogne resteroit comme une tache
Jean-Baptiste Oudry, François Lemoyne, au goût de Mme de Verrue ». RIS, cit.
Jean Restout il giovane, 7 Jean-Baptist 131
Pater, Bonaventure de Bar, Gérard Dow, Tutti provenienti da Torino.
François Lemoine, Jean Baptiste Chardin, 132
RIS, cit.
Gabriel Metzu.
SCUOLA ITALIANA 131: Pietro da Cortona, Gasparo Lopez (Ga-
sparo dei Fiori), Salvator Rosa, «les tri-
stes noms et tristes œuvres 132 » Giovanni
Benedetto Castiglione il Grechetto, Filippo
Lauri, Carlo Maratta, Carlo Cignani, Fran-
cesco Trevisani.
SCUOLA SPAGNOLA: 2 Bartolome Murillo.

*
L’elenco dei pittori e la loro suddivisione per scuole non riporta gli autori minori o incerti. Le quantità sono ripor-
tate a titolo indicativo.

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