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Cinque donne

per cinque
cinquecentine

Società Bibliografica Toscana

2013
Cinque Donne per cinque Cinquecentine

Torrita di Siena, Teatro degli Oscuri


11 maggio 2013

In collaborazione con:
Soroptimist International
Club di Chianciano Terme - Montepulciano
Comune di Torrita di Siena

Coordinatrice: Raffaella Micheli.

Si ringraziano:
Sante Bazzoni, Mario De Gregorio, Danilo Davitti,
Mauro Ferrer Momicchioli,
Angioletta Rachini, Alessandra Rossi.

© Associazione Culturale “Villa Classica” - Torrita di Siena


per Società Bibliografica Toscana.
ISBN 978-88-982820-7-4

Stampato nel mese di maggio 2013 da:


Tipografia Rossi, Sinalunga (Siena)
Sommario

Mirtilla, pastorale di Isabella Andreini, Comica Gelosa


(Verona, Appresso Sebastiano Dalle Donne & Camillo
Franceschini Compagni, 1588)
Chiara De Vecchis pag. 13

Di un’edizione perugina della leggenda di santa


Margherita d’Antiochia, e di un percorso tra
cinquecentine rare e fantasma
Fiammetta Sabba » 29

Valerio Massimo e la moderna querelle des femmes


Sandra Mariani » 51

La prima cinquecentina perugina:


i quattro tomi di Consilia di Pier Filippo Della Cornia
(Francesco Cartolari, 1501-1502)
Maria Alessandra Panzanelli Fratoni » 77

La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti:


breve storia di un bestseller del XVI secolo
Sonia Merli » 99
La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti:
breve storia di un bestseller del XVI secolo

Sonia Merli

«Così io con valoroso core m’apparecchio d’entrare


in questo spatioso campo della descrittione della Italia,
quantunque molto conosca dover essere
faticosa et di travaglio ripiena»
(Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia, 1550, c. Ir)

Più volte nel corso dei miei studi sulla letteratura di


viaggio mi è capitato di consultare la Descrittione di tutta
Italia del domenicano Leandro Alberti, edita per la prima
volta a Bologna nel 15501 e divenuta in breve tempo «te-
sto di riferimento per ogni discorso relativo all’Italia»2 sia
in quanto repertorio di materiali di argomento geografi-
co e antiquario-erudito3, sia come utilissimo strumento in
grado di soddisfare per oltre due secoli le esigenze e le

1 Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia, in Bologna per Anselmo


Giaccarelli, mdl (d’ora in poi Descrittione). Un esemplare della editio
princeps è conservato presso la Biblioteca Sperelliana di Gubbio con
la segnatura I 15 A 9. Degna di menzione la nota manoscritta editio
pulcherior et magnopere aestimanda sul verso del frontespizio. Ringra-
zio la dott. Ivana Carletti, responsabile della Biblioteca Comunale
Sperelliana, per avere autorizzato la pubblicazione della riproduzio-
ne del frontespizio.
2 M. Donattini, Introduzione, in L’Italia dell’Inquisitore. Storia e geografia
dell’Italia del Cinquecento nella Descrittione di Leandro Alberti, Atti del
Convegno Internazionale di Studi (Bologna, 27-29 maggio 2004), a
cura di M. Donattini, Bologna, Bononia University Press, 2007, pp.
ix-xix: p. x.

3 Lo stesso Alberti esplicita con chiarezza il proposito di congiunge-


re «la geografia et topografia, la historia et antropologia», concetto
ripreso da Adriano Prosperi, che sottolinea come Alberti «aveva
cercato pazientemente di raccogliere entro il canovaccio geografico
tutti i particolari di vita civile e di storia», A. Prosperi, L’Italia di un
inquisitore, in L’Italia dell’Inquisitore cit., p. 3.

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Sonia Merli

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

curiosità dei viaggiatori che dal basso medioevo avevano


preso a percorrere le strade d’Italia per raggiungere città e
borghi per ragioni che non erano più soltanto di tipo pro-
fessionale, penitenziale-devozionale o di studio.
Sul valore, sull’utilità e sulla piacevolezza dell’opera si
era già soffermato nel 1536 Giovanni Antonio Flaminio4,
autore di una delle due epistole5 premesse alla Descrittio-
ne, il quale, rivolgendosi direttamente all’Alberti quando
ancora il volume era ben lontano dalla pubblicazione, scri-
veva: «Molti altri hanno descritto l’Italia, Greci e Latini, e
non sono mancati coloro che l’hanno mostrata dipinta su
tavole; ma tu sei giunto a un livello tanto alto in ambe-
due le discipline, da eguagliare la precisione del perfetto
scrittore e l’artificio del più grande pittore, tanto che chi
ti legge ha la sensazione che tu gli stia facendo vedere l’I-
talia come se fosse dipinta in un quadro, ma resa ancor
più ricca dal fatto che puoi leggerla»6. Mentre nel 1545 lo
storico ferrarese Gaspare Sardi, che si stava adoperando
per far sì che l’Alberti trovasse uno «stampitore» capace di

4 Su Giovanni Antonio Flaminio (1464-1536), precocissimo lettore


del manoscritto e autore della lettera che Alberti decise di inserire
nel volume a mo’ di prefazione, cfr. J.-M. Mandosio, Filosofia, arti,
scienze: una lettura sperimentale della ‘Descrittione di tutta Italia’, in
L’Italia dell’Inquisitore cit., pp. 323-355: pp. 323 e segg. In particolare,
Flaminio elogia l’Alberti per avere composto «un’opera piena della
conoscenza di cose di vario genere», con al suo interno «non solo la
descrizione dei luoghi», eseguita con «ordine ammirevole» e notevo-
le fedeltà, ma anche svariate e godibilissime narrazioni «che possono
dilettare meravigliosamente il lettore» (pp. 323-324).
5 L’epistola dedicatoria dell’opera è indirizzata con «pura, et sincera
divotione di core» a Enrico II re di di Francia e alla sua consorte Cate-
rina dei Medici in ragione nel fatto che, dopo molti secoli, «al presen-
te si vede giunto il real sangue di Valesio col magnifico de Medici. Il
che penso dal sommo Dio essere con somma providentia stato fatto».
6 Ulteriori considerazioni in merito a questo passo, qui riportato in
traduzione, si trovano in M. Milanesi, Leandro Alberti, historicus iti-
nerarius, in L’Italia dell’Inquisitore cit., pp. 249-272: pp. 265-266, che si
sofferma anche sul significato assunto nei secoli dai termini geografia,
corografia e cosmografia.

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

«inservirlo bene e con diligentia e con fede» per dare final-


mente alle stampe la Descrittione, preannunciava all’orato-
re estense a Venezia Iacopo Tebaldi che l’opera si sarebbe
rivelata «molto bona e venale»7.
In tempi molto più recenti Massimo Donattini ha invece
scritto che «non esiste, tra XVI e XVII secolo, miglior guida
turistica (si passi l’anacronismo) dell’Alberti per orientar-
si nella complessa geografia e storia dell’Italia di Antico
Regime»8, anche grazie alla scelta del volgare e di un re-
gistro «capace, nei suoi semplici meccanismi narrativi, di
comunicare il piacere del viaggio»9. Se infatti Strabone e
Biondo Flavio10 sono senza dubbio «i più importanti tra
gli autori sulle cui spalle l’Alberti si arrampica per vedere
più lontano»11, anche Fazio degli Uberti (1350 ca.) è conti-
nuamente citato perché, come sottolinea Marica Milanesi,
i versi del Libro del Dittamondo «devono avere avuto una
grande importanza non solo nella sua formazione storica e
geografica, ma anche in quella del pubblico al quale egli si
rivolge, non tutto di grande cultura». Si comprende allora
come Giancarlo Petrella, nel commentare lo straordinario
successo editoriale12 di «un’opera storico geografica di tale

7 Cfr. G. Petrella, ‘L’opera sarà molto bona e venale’. Le edizioni cinque-


centesche della Descrittione d’Italia di Leandro Alberti, in “La Bibliofi-
lia”, CIV (2002), 2, pp. 123-165: p. 123.
8 M. Donattini, Introduzione cit., p. x.
9 Ivi, p. xvii.
10 «Accingendosi all’impresa di tracciare un quadro storico geografico
dell’intera penisola, era quasi inevitabile che l’Alberti si confrontas-
se con il modello indiscusso per gli studi corografici fra Quattro e
Cinquecento: l’Italia illustrata di Biondo Flavio, a lungo considerata
il canovaccio su cui l’Alberti avrebbe pedissequamente costruito la
propria Descrittione», G. Petrella, La Descrittione di tutta Italia di Le-
andro Alberti e gli studi geografico-antiquari fra Quattro e Cinquecento, in
L’Italia dell’Inquisitore cit., pp. 309-322: p. 310.
11 M. Milanesi, Leandro Alberti cit., p. 262. La citazione successiva è in-
vece a p. 263.
12 Ben dieci furono le edizioni italiane nell’arco di poco meno di cin-
quant’anni, cui si aggiunsero due edizioni tedesche della traduzione

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Sonia Merli

ampiezza da eclissare l’Italia illustrata di Biondo Flavio»13,


che pure ne fu l’imprescindibile modello, non abbia avuto
dubbi nel definirla «uno dei bestseller del Cinquecento»14.

Il compito del geografo

Per Joachim Vadianus compito del geografo era quello


di fare un elenco di luoghi, scriverne la storia, narrare le
origini delle città e degli stati, fornire l’etimologia dei nomi
di luogo e descrivere le cose mirabili e le curiosità della na-
tura15, tutti elementi che si ritrovano programmaticamente

latina a cura di Guglielmo Kiriander. Cfr. G. Petrella, ‘L’opera sarà


molto bona e venale’ cit., p. 124; a p. 125, invece, oltre a essere elen-
cate le edizioni stampate in Italia, note grazie al censimento delle
cinquecentine (cfr. EDIT16), si aggiunge che «la Descrittione per una
cinquantina d’anni si rivelò un sicuro investimento per i tipografi ed
editori, al punto che ancora nella nuncupatoria del 1588 l’opera era
definita “fruttuoso libro”».
13 G. Petrella, Nella cella di fra Leandro: prime ricerche sui libri di Leandro
Alberti umanista e inquisitore, in Libri, biblioteche e cultura nell’Italia del
Cinque e Seicento, a cura di E. Barbieri - D. Zardin, Milano, V&P Uni-
versità, 2002, pp. 85-135: p. 87. Premesso che l’Alberti si avvale dello
schema descrittivo già ampiamente utilizzato da Biondo Flavio, il
panorama della penisola che ne deriva è senza dubbio più esauriente
e documentato di quello dell’Italia illustrata. Il domenicano riporta in-
fatti dettagli ignorati dal suo predecessore avendoli desunti da fonti
a lui sconosciute e gli excursus storici si arricchiscono in molti casi di
una tale quantità di notizie da rendere l’elemento storico addirittura
prevalente sugli altri aspetti della descrizione. Cfr. G. Petrella, La De-
scrittione di tutta Italia di Leandro Alberti e gli studi geografico-antiquari
fra Quattro e Cinquecento cit., in L’Italia dell’Inquisitore cit., p. 312.
14 G. Petrella, Premessa, in L’officina del geografo. La «Descrittione di tutta
Italia» di Leandro Alberti e gli studi geografico-antiquari tra Quattro e Cin-
quecento. Con un Saggio di edizione (Lombardia-Toscana), Milano, V&P
Università, 2004, pp. ix-xii: p. ix; G. Petrella, ‘L’opera sarà molto bona
e venale’ cit.; G. Petrella, Genesi e fortuna di un bestseller del Cinquecen-
to. La Descrittione di tutta Italia di fra Leandro Alberti, in Descrittione
di tutta Italia di F. Leandro Alberti Bolognese aggiuntavi la descrittione
di tutte l’isole (riprod. anast. dell’ed. 1568, Venezia, Lodovico degli
Avanzi), Bergamo, Leading, 2003, pp. 27-36.
15 Joachim Vadianus, Rudimentaria in Geographiam catechesis, in Pompo-

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

esposti già nel titolo completo dell’opera di fra Leandro.


Nel frontespizio si legge infatti: Descrittione di tutta Italia di
F. Leandro Alberti Bolognese, Nella quale si contiene il Sito di
essa, l’Origine, & le Signorie delle Città, & delle Castella, co i
Nomi antichi & moderni, i Costumi de Popoli, le Condicioni de
Paesi: et più gli huomini famosi che l’hanno Illustrata, i Monti,
i Laghi, i Fiumi, le Fontane, i Bagni, le Minere, con tutte l’Opre
maravigliose in lei dalla Natura prodotte, a riprova del fatto
che in quel torno di tempo per geografia si intendeva or-
mai convenzionalmente la descrizione del territorio consi-
derato come «teatro della storia»: sia della storia umana in
generale sia della storia di un singolo stato o popolo, nel
qual caso il teatro è necessariamente di più ridotte dimen-
sioni e può essere descritto a scala topografica16. E, d’altra
parte, già in un certo numero di opere composte allo scopo
di descrivere regioni o paesi, come ad esempio quelle di
Biondo Flavio, Conrad Celtis e Johann Turmair (Aventi-
nus), la storia non era meno protagonista della geografia17.
Nata probabilmente da un’idea maturata nel corso di
un viaggio effettivamente compiuto tra il 1525 e il 1528
(la visita ai conventi dell’ordine domenicano nelle diverse
province della penisola cui l’Alberti aveva partecipato al
seguito del nuovo maestro generale dell’Ordine France-
sco Silvestri da Ferrara)18, la Descrittione si configura come
opera che, richiamandosi esplicitamente al modello di ge-
ografia storica e topografica antiquaria inaugurato dall’I-

nii Melae Hispani, Libri de situ orbis tres, adiectis Ioachimi Vadiani
Helvetii in eosdem scholiis : addita quoque in geographiam cathe-
chesi et epistola Vadiani ad Agricolam, Vienna, Joannes Singrenius
per Lucas Atlansius, 1518.
16 M. Milanesi, Leandro Alberti cit., p. 254.
17 Ivi, p. 256.
18 Alberti prese parte alla visita non come semplice accompagnatore
del Silvestri, ma in qualità di provinciale di Terra Santa, vale a dire
come compagno ufficiale del maestro generale, titolo che gli era stato
conferito a Roma il 4 giugno 1425 in occasione del capitolo generale.
Cfr. G. Petrella, Nella cella di fra Leandro cit., p. 87.

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Sonia Merli

talia illustrata, altro non è se non il «bacino collettore delle


esperienze erudite e personali di un’intera esistenza»19. Il
domenicano aveva infatti sfruttato ogni occasione di visita
offertagli dalla sua condizione di religioso per proseguire
«quella raccolta diretta di informazioni, soprattutto nell’I-
talia meridionale e insulare, che soltanto in minima parte
aveva potuto realizzare lo stesso Biondo quasi ottant’anni
prima»20, collocandosi così nel solco di quella historia iti-
neraria di cui aveva scritto molti secoli prima Tolomeo nel
capitolo secondo della Geografia21.
Prova ne sia, nel più ampio quadro della descrizione
della città di Gubbio, il circostanziato riferimento alle oggi
assai note e studiate Tavole Iguvine22:

«Dimostrano altresì l’antichità di questo luogo, alcune


Tavole di Metallo, parte di loro scritte à lettere Hetrusce
& parte à Caratheri Latini, ma non si può intendere la
sentenza di quelle, avenga che se leggono. Furono ritro-
vate dette Tavole nel luogo, ove era l’antica Città già poco

19 G. Donati, Il ruolo dell’arte in Leandro Alberti, in L’Italia dell’Inquisitore


cit., pp. 117-133: p. 117.
20 G. Petrella, La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti e gli studi
geografico-antiquari fra Quattro e Cinquecento, in L’Italia dell’Inquisitore
cit., p. 313.
21 M. Milani, Leandro Alberti cit., p. 252.
22 Le sette tavole bronzee, incise tra la fine del III e l’inizio del I se-
colo a.C., costituiscono un documento di fondamentale importanza
per lo studio della lingua umbra e dei rituali religiosi. Conservate
attualmente nel Museo Comunale di Palazzo dei Consoli, furono
rinvenute nei pressi del Teatro Romano nel 1444. Cfr. al riguardo R.
Borsellini, L. Cenciaioli, E. Pellegrini, Le tavole eugubine tra territorio e
musealizzazione. Progetti di valorizzazione, in Forme e strutture della re-
ligione nell’Italia mediana antica, Atti del III Convegno Internazionale
IRDAU (Gubbio, 23 settembre 2011), in corso di stampa. Ringrazio il
dott. Roberto Borsellini per avermi consentito di leggere il testo della
relazione, alla quale si rimanda per le interessanti considerazioni in
merito alla precoce ‘musealizzazione’ all’interno del palazzo pubbli-
co di reperti archeologici intesi dalla comunità come illustre testi-
monianza del proprio passato e come tali da mostrare «alli huomini
dotti et curiosi di cose antiche».

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

tempo fa. Occurrendo à me quindi passare cavalcando à


Roma l’anno mille cinquecento trenta, mi furono mostra-
te sette di dette Tavole dalli Priori della Città con molta
gentilezza (che sono con gran respetto nel Palagio della
Città conservate) fra le quali erano alcune di circa due
piedi lunghe & larghe uno et altre meno. Non è dubbio
che sono molto antique (...). La onde acciò sodisfacessi alli
curiosi ingegni, fece ogni forza per haverne la copia da ri-
porla quivi, & così poi mi fu mandata. Ma quelle havendo
gli Caratheri diversi per maggior parte dalli Latini, & non
intendendosi la loro sentenza, ho lasciato di descriverle
qui»23.

Occasione che peraltro gli consentì di arricchire a


tempo debito le pagine dedicate alla storia e ai principali
monumenti eugubini con questa brillante descrizione ‘di
prima mano’ di un’opera mirabile ancora oggi collocata
all’interno del Palazzo dei Consoli24:

«In questa nuova Città, fra gli altri nobili edifici, si vede il
Palagio, ove dimorano li Priori, fabricato con grand’arte-
ficio, nel quale (oltre all’altre singolari opere ch’in esso si
ritrovano), èvi una fontana, che salisce sopra tutti gli edi-
fici d’esso, & getta abbondanti & chiare acque nel mezo
d’una largha sala, con gran piacere de riguardanti. E con-
dutta etiandio l’acqua di detta fontana per tutte le stanze
del detto [Palagio]»25.

Quanto all’impianto generale dell’opera, nella introdu-

23 Descrittione, cc. 79v-80r. Sulla questione cfr. G. Donati, Il ruolo dell’arte


in Leandro Alberti cit., p. 118, il quale, soffermandosi sulle «segnala-
zioni archeologiche» disseminate qua e là nel volume, ipotizza che
l’attenzione dell’Alberti fosse in qualche modo «mediata dal contem-
poraneo interesse dell’amico «antiquario» Giovanni Filoteo Achillini
per i segreti della lingua etrusca».
24 Cfr. A. Bartoli Langeli - S. Merli, Un aspetto della committenza pubblica
in ambito urbano: le fontane, in Civiltà urbana e committenze artistiche al
tempo del Maestro di Offida (secoli XIV-XV), Atti del convegno di studi
(Ascoli Piceno, 1-3 dicembre 2011), in corso di stampa.
25 Descrittione, c. 80r.

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Sonia Merli

zione alla editio princeps Alberti, dopo aver dato conto del-
la «divisione de Italia» precedentemente proposta dagli
auctores della tradizione (Catone, Sempronio, Plinio, Stra-
bone, Tolomeo, Antonino, Volterrano e Biondo26), aveva
ambiziosamente dichiarato:

«Descritte le divisioni fatte di questa nostra Italia da gli


antidetti scrittori, à me pare di seguitarli in parte & in par-
te nò. Là onde io, per più commoda divisione, la partirò
in dicinove Regioni, agiungendovi altresì l’Isole di Sicilia,
di Corsica, di Sardegna, con molte altre Isole, apartenenti
ad essa, como è dimostrato da molti scrittori»27.

Ma poi nell’ultimo foglio della stessa edizione aveva


dovuto scusarsi con i «candidi lettori» dal momento che

«di mano in mano considerando tant’accrescere il Volu-


me, qual se imprimeva, che cominciai à dubitare se deves-
si servare la promessa, o no, & così dubioso, arrivai circa
il fine dell’impressione, & vidi esser venuto tanto grande,
che parea à me eccedere il comun modo de i Volumi»28.

Di fatto, però, l’inserimento della sezione relati-


va alle isole poté avvenire soltanto nove anni dopo la sua
morte nell’edizione veneziana stampata presso Ludovico
degli Avanzi nel 1561. E tuttavia il fatto che l’Alberti for-
nì una più ampia e accurata trattazione dell’Italia del Sud
(affrontata da Biondo Flavio in modo discontinuo e curso-
rio29) e, cosa ancora più importante, si discostò dal model-
lo regionalistico già proposto dal suo illustre antecedente

26 Ivi, c. VIrv.
27 Ivi, c. VIv.
28 Ivi, c. 469v.
29 «Biondo infatti si era dovuto fermare alle prime carte dell’Apulia e
ben poco, rispetto all’originaria stesura, avevano aggiunto le Additio-
nes composte negli ultimi anni», G. Petrella, La Descrittione di tutta
Italia di Leandro Alberti e gli studi geografico-antiquari fra Quattro e Cin-
quecento, in L’Italia dell’Inquisitore cit., p. 312.

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

scegliendo di includere entro la compagine territoriale ita-


liana le isole grandi e piccole30, giustifica il compiacimento
con cui il domenicano fin dalla prima edizione sottoline-
ava nel titolo l’estensione del progetto descrittivo a tutta
l’Italia31.
Stando dunque all’elenco riportato al termine del-
la parte introduttiva, la Descrittione si articola nel seguente
modo: «Riviera di Genova, Thoscana, Ducato di Spoletto,
Campagna di Roma, Terra di Lavoro, Bassilicata, Calabria
Inferiore, Calabria Superiore, Terra di Otranto, Terra di
Barri, Puglia Piana, Abbruzzo, Marca Anconitana, Roma-
gna, Lombardia di quà dal Pò, Lombardia di là dal Pò,
Marca Trivigiana, Frioli & Patria, Histria», cui avrebbe-
ro dovuto far seguito, come si è detto, le «Isole attenenti
all’Italia»32.
Non potendo dare conto di tutte le regioni e vista la
particolare circostanza per la quale è stato prodotto questo
breve scritto, passo subito alla descrizione della «nobilissi-
ma Regione di Thoscana», così introdotta dall’Alberti: «Et
prima dirò de la varietà de i nomi, colli quali ella è stata

30 Ivi, pp. 312-313; cfr. inoltre G. Marcocci, A proposito dell’immagine


dell’Italia nel Cinquecento. La Descrittione di tutta Italia di Leandro
Alberti e la cartografia rinascimentale, in L’Italia dell’Inquisitore cit., pp.
273-298, che alla questione dedica il paragrafo dal titolo Alberti, le iso-
le e l’Italia. Nuove proposte di appartenenza geografica, in cui sottolinea
come l’Alberti, disegnando una nuova geografia dell’Italia non più
limitata alla penisola (scelta programmatica non priva di implicazio-
ni politiche, se si considera che la Sicilia e la Sardegna erano all’epoca
sotto la corona di Spagna), poneva come presupposto che «penisola
e isole rappresentavano un’entità unitaria tanto dal punto di vista
territoriale, quanto sotto quello storico e culturale» (p. 287).
31 M. Donattini, Introduzione cit., p. xiv; mentre Petrella sottolinea che
«l’opera dell’Alberti è il primo trattato completo della penisola»,
G. Petrella, La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti e gli studi
geografico-antiquari fra Quattro e Cinquecento, in L’Italia dell’Inquisitore
cit., p. 312.
32 Descrittione, c. VIIv. In realtà l’editio princeps si conclude con la «De-
scrittione della Molto Magnifica Città di Vinegia» e con le «Isole in-
torno Vinegia».

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Sonia Merli

dimandata, e poi vi porrò li suoi termini, & al fine la de-


scriverò tutta à parte à parte». Scopo del suo ventennale
lavoro era stato infatti quello di riunire, secondo uno sche-
ma ormai collaudato, una cospicua varietà di ‘tasselli’ che
dessero conto, in maniera ove più ove meno approfondita,
del nome e della storia dei luoghi, degli uomini illustri,
del sito dal punto di vista geografico, delle più importanti
devozioni del posto, delle signorie locali, delle risorse del
territorio33. E tutto ciò si riscontra ancora oggi nella piace-
volissima descrizione di luoghi di rara armonia e bellezza,
divenuti nei secoli celebri in tutto il mondo:

«Scendendo più in giù vedesi Asina Longa, Turrita, Mon-


te Folgnica et Monte Polzano nobile Castello et copioso
di popolo, posto sopra l’ameno colle et producevole di
ogni maniera di buoni frutti et massimamente di nobi-
li vini bianchi et vermegli, chi sono molto nominati per
loro soavità dalli vicini popoli. Lo edificò Zenobio sopra
nominato, secondo il Volaterrano. Essendo sotto li Sanesi
(sì come cosa del loro territorio) ne giorni nostri fu consi-
gnato alli Fiorentini da Pandolfo Petrucci, chi tenea il pri-
mato di Siena, così accenando Papa Giulio secondo, per
haver li Fiorentini à suoi voti. Fuori poco del detto Castel-
lo nella Chiesa de frati Predicatori è honorato et riverito
il corpo intiero della Beata Agnese da Grachiano vecchio
(villa soggietta a Monte Policiano), Monaca dell’ordine
de Predicatori, cognominata de Monte Polzano per esser
quivi sepolta. Onde io visitando tanto sagrato corpo mi
dissero quelli cittadini una cosa maravegliosa di esso, che

33 «Havendo adunque pigliato tanta fatica, sforzarommi di discrivere


tutte dette dicinove Regioni coll’Isole sopradette assignandole i suoi
termini, dichiarando gli nomi antichi & moderni, non solamente di
quelle, ma anchor de le Città, Castelli, Monti, Fiumi, Laghi, e Fonta-
ne, narrandovi le cose maravigliose da la natura produtte, similmen-
te m’affaticherò di rimembrare l’opere illustre fatte da gli huomini
de detti luoghi, facendo memoria anchor de gli loro nomi, & de loro
vertuti, colle quale hanno dato splendore alle loro patrie. Et brieve-
mente prometto di racordare (quanto però serà à me possibile) le
cose notabili & degne di memoria di questa nostra Italia», Descrittio-
ne, cc. VIv-VIIv.

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La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti

quando in propinquo deve occorrere qualche aversità al


castello, vedesi sudare, certamente cosa grande e rara.
Diè gran nome, ne nostri giorni, a questa patria Angelo
con la sua singolare dottrina delle lettere grece et latine,
come dimostrano l’opere da lui scritte et tradutte di greco
in latino. Et hora lo fa nominare Marcello Cervino colle
sue vertuti et gran prudentia annoverato fra li cardinali
della chiesa romana da Pavolo III moderno papa, hora le-
gato del concilio bolognese. Poco discosto scorgesi Chian-
ciano molto famoso per li buoni vini che produce et poi
Pienza così da Pio secondo dimandata et da lui fatta città
per esservi nato, essendovi quivi ridutto Silvio suo padre
con la parte della nobiltà scacciato dal popolo senese et
habitando in una sua possessione et sopportando al me-
glio che potea l’essilio colla sua famiglia. Era prima no-
mato questo luogo Corsignano edificato da Corsigliano
figliuolo di Corso, secondo lo Volaterrano, chi patì gran
danno l’anno 1545 per i terremoti. Caminando poi verso
le Chiane, appare Sateano illustrato da Alberto singolare
predicatore dell’ordine di Menori. Più oltre scorgesi so-
pra l’alto et difficile monte l’antichissima città di Chiusi,
annoverata fra le prime dodici città di Thoscana, Clusium
dimandata da Catone, Strabone, Polibio, Plinio, Appiano
Alessandrino nel primo libro, Procopio nel secondo libro
delle guerrhe de Gotthi, Tolemeo et da Antonino chi dice
esser detto Comersol».

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