Sei sulla pagina 1di 68

S'NOJNG LIST

DEC

927

LA LIRICA ITALIANA
DELLE ORIGINI

V,li^4k

CABLO VILLANI

LA LIRICA ITALIANA
DELLE ORIGINI
OIACOMO

M LENTINI

RINALDO D'AQUINO

PIER DELLA VIGNA

FASCICOLO

I.

PISTOIA

FRATELLI BRACALI
1899.

PROPRIET. LETTERARIA

Pistoia, Tip. Gino dei Fratelli Bracali, 1^99.

PREFAZIONE

Sulla scuola poetica

siciliana

si

largamente

discusso in questi ultimi tempi sia intorno alle notizie

biografiche di quei

rimatori,

contenuto delle loro poesie


brare

un

quasi

inutile

sia

intorno

al

e quindi potrebbe sem-

ritornare

sull'argomento.

Ma

lavoro, che riassumesse le questioni pi notevoli

e raccogliesse quel tanto di lirica,

me

con questo intento che

ini-

un'idea esatta del periodo poetico

parve mancare; ed

ziamo

la presente

presenta ai
a tutti

che serve a dare

pubblicazione.

soli filologi,

ma

siciliano,

Il

lavoro non

si

vuole essere accessibile

tuttavia contiene anche

un saggio

di ricosti-

tuzione critica del testo d' una canzone di Rinaldo


d'

Aquino

un

sulla lezione diplomatica di tre codici e

altro tentativo di ricostituzione critica del testo

una canzone

di

le varianti

il

criterio che

danno notizie

si

letteraria

le

D'ogni poeta

seguito.

s'

biografclie e

accennando

quale soluzione

Vigne, mostrando con

di Pier delle

s'

esamina

attivit

varie questioni, dichiarando

sembra pi giusta,

ci

1'

e spesso ve-

nendo a una conclusione nostra propria. Special-

mente

ci

siamo fermati a studiare

compongono
i

la poesia siciliana, modificando in parte

giudizi dei critici, che gi ne

biamo cercato
dere
i

le

hanno

Ab-

discusso.

di essere brevi e chiari,

e di ripren-

questioni a que' termini, a cui l'han portate

pi recenti studi. Per

Cod.

Vai

norma

il

con (C)

Palat. 418, con (D)

il

avvertiamo che

del lettore con (A)

3793, con (B)

s'intende

elementi che

gli

il

il

Laur. Red. 9,

Chig. L. Vili, 305;

sono direttamente estratti

testi

dai manoscritti e riprodotti, omettendo di recare la

lezione diplomatica, dove

un

il

testo

ricostituito su

solo codice, riportandola

integralmente quando

su pi codici.

Sull'inizio del lavoro

ricostituito

obbedisco a

un sentimento

mandando un

di gratitudine

profonda,

saluto riverente agli illustri maestri

Ernesto Monaci e Pio Raina, de' cui ammaestra-

menti e dei cui preziosi consigli mi sono fatto


tal

nutrimento;

stimola a

proseguire

con alacrit

tante volte avevo dovuto


tinui

benevola attenzione mi

cui

la

mutamenti, a cui

vi-

nell'

opera che

interrompere per

ci

errabonda, spesso tutt' altro

con-

costringe la nostra vita


clie

propizia a simil ge-

nero di lavoro. Prossimamente sar pubblicato an-

che un mio saggio sulla vita e la


tore fiorentino

peregrinare

condurre a

lirica del

Chiaro Davanzati, che

dell'insegnamento
fine.

Maddaloni, nel marzo del

'99

m'avea

il

rima-

continuo

vietato

di

NOTA BIBLIOGRAFICA

Chi volesse avere copiose notizie della scuola poetica siciliana,

capo

di cui

Notavo, e farsi un criterio esatto delle discussioni

il

ancora vive intorno a essa, pu consultare

A. Bartoli

"

le

Storia della letteratura italiana

seguenti opere

Voi. I-II, Firenze,

Sansoni.

Gaspary

Die Sicilianische Dichterschule des dreizehnten Jahr-

"

hunderts
Id.

"

Berlin, Weidniann, 1878.

La scuola

poetica siciliana del sec. XIII

niann con aggiunte

autore

dell'

trad.

A.

e prefaz. di

d'

da

S. Pried-

Ancona

Li-

vorno, Vigo, 1882.


Id.

"

Storia della

lett.

ital.

Voi.

I,

trad. di

N. Zingarelli, To-

rino, Loescher, 1887.

N. Caix
l'

Id.

La formazione

"

italiano
"

degl' idiomi letterari e specialmente del-

(Nuova Ant. XXVII,

35-60, 288-309).

Origini della lingua poetica italiana

Firenze,

Le Monnier,

1880.
E.

Monaci

Da Bologna

"

tica siciliana

a Palermo; Primordi della scuola poe-

(Antologia della nostra

mod. di

letter.

crit.

Luigi Morandi, Lapi, Citt di Castello 1889).


(J.A. Cesareo

"

La

poesia siciliana sotto gli Svevi

Catania,

ital.

Firenze,

Giannotta 1894.
A.Zeuatti

Arrigo Testa

"

primordi della

lir.

Sansoni, 1896.
F. Torraca

"

Saggi vari

LIV, LV, LXIII

("

Nuova Antologia

1894-96).

S.

3",

voi. Lllf,

10
"

Poeti del primo secolo Firenze, 1816, Voi.

"

Le rime antiche volgari secondo


per cura di A. d'Ancona

pp. 249-319.

la lezione del

Cod. Vat. 3793

D. Coraparetti (Bologna, Romagnoli

1875-1888).

Huillard-Brholles

"

Vie etcorrespondancede Pierre de la Vingne

Paris, Plon, 1865.

G.

De

Blasiis

"

Della vita e delle opere di P.

d.

V.

Napoli,

Ancora, 1860.
G. Rondoni

"

La

rocca di

(Riv. Storica Ital. 1888)

S.

Miniato e la morte di P.

d.

V.

GIACOMO DA LENTINI

Fra
Dante'

Federico

nota Giacomo
II,

Latinorum

da Lentini,

come notaio imperiale,


Prima

continente.

(1224)

scuola

il

stu-

in altra parte del

Na-

non avevano altro studio che

in pregio

il

Notaro, Dante ne fece un capo-

suo canzoniere fu assai tenuto in conto anche

da Guittone e dai guittoniani.


il

di

da Barberino e Benvenuto da Imola

Bologna. Francesco

ebbero assai

seguito

della fondazione dell' universit di

meridionali

al

come semplice

da

menzionati

che,

deve esser capitato a Bologna e

dioso,

poli

excellentes

gli
si

Chiaro Davanzati

Monaci, da cui attingiamo queste notizie

como da Lentini come morto da un

scrive

parla di Gia-

pezzo,

accusando

di

plagio Bonagiunta da Lucca ( Se fosse vivo lacomin no-

taro

).

Una

sola allusione storica,

secondo

s'incontra ne' suoi versi riferita al 1237.


indizi

erano

stati finora raccolti

De Vulg.

E.

randi)

Monaci

eloq.
"

I,

'.

il

Gaspary,

Questi ed altri

Per primo

prof.

Al-

(Ani. Crit. del

Mo

il

12.

Da Bologna

a Palermo

Lapi, Citt di Castello, 1889.

"

14
bino Zenatti

come notaio

ritrov duo documenti,

'

e scriba di Federico

1233 presso Policoro, eh'

la

da Giacomo

rogati

uno, dato nel marzo del

donazione della citt

Corrado

e di parecchi feudi abruzzesi al figlio

1'

di

Gaeta

altro, dato

a Catania nel giugno dello stesso anno, eh' la conferma


all'abate e ai monaci di S. Salvatore dei privilegi concessi
al loro

monastero dai re normanni, da Enrico VI e da Co-

stanza.

Il

Torraca

crede che
il

sia stato

nel suo notevole saggio sul Notaro

' -

Giacomo Notaro,

le lettere
a' patti

rimatore

il

quale, nell'agosto

t][uel

patenti dell' approvazione

che

il

papa Gregorio aveva

tra lui e le citt della Lombardia.

riconoscere nella canzone


lusione ad una

mente
fino al

il

la

data

Il

redasse

imperatore

per l'accordo

Cesareo

crede di

disiosa

1'

al-

combattuta nelle acque

Un'altra allusione storica nella chiusa

Ben m' venuta

su cui ragiona acuta-

Torraca \ viene a prolungare

1246 almeno.

como da Lentini

dall'

stabiliti

namoranza

battaglia navale,

di Siracusa nel 1204.

della canzone

1233, a Castrogiovanni,

del

Il

Torraca

la vita del

domanda pure

si

Notaro
se Gia-

mai andato a Bologna, e se in Bologna

sia

abbia conosciuto mai la lingua provenzale. L' egregio critico sostiene che,
l'

non essendosi mai trovata menzione

del-

Universit di Bologna nella letteratura trovadorica, per

mancanza
cenniamo

minando

di

documenti tutto

"

a un' ipotesi. Ac-

alla questione senza discuterla. Il Torraca, esale liriche di

argomento,

non crede che questo elemento

riduce

si

Arrigo Testa

diciamo

cosi,

sia sviluppato

primordi della

filosofico

nel

lirica italiajia

Lenti-

Firenze,

Sansoni, 1896.

'

Nuova Antologia , 1 Ottobre 1894.


Cfr. " La poesia siciliana sotto gli Svevi
"

notta, 1894. Il

pretrazione (loc.
*

Catania, Gian-,

Torraca giustamente non crede esatta questa


cit.

pag. 408 e seg.)-

Cfr. loc. cit. pag. 394-96.

inter-

15
nese e tanto meno crede che questi
sore del Guinizelli. Bisogna porre
termini,

e,

secondo

mio

il

debole

l'

il

Torraca

il

che vede

Bartoli

Notaro elementi appena accennati

del

(come abbiamo mostrato appresso)


naci quando oltre

un precur-

questione ne' giusti


giudizio,

avrebbe dovuto distinguere. Esagera


svolti nella poesia

sia stato

la

dice rettamente

elemento aulico e popolaresco

il

Mo-

vi ritrova

per quanto scarsamente, rozzamente accennato un elemento


ragionativo. Cosi

ho udito ragionare

io stesso

illustre

l'

maestro. L'errore, secondo me, sta qui; nel far credere


il

Lentinese un precursore del Guinizelli, mentre

risce

semplicemente che un elemento

prima del

esisteva

italiana

Bartoli

nell'arte,

ma non negheremo

per quanto modesto,

d'

Scoperta

con

La canzone

vanto,

nuove

termini, la questione mi

Arrigo Testa

di

dipartire
ci

la

il

Torraca

la

promessa del

forse

il

ammirando

tore.

paese nativo

gliardo,

simulato.

come

di

sia, la

canzone fu composta

Giacomo

lo

ebbe riveduto,

o invidiando, nel corteggio dell' impera-

E concludiamo

dove qualche

sire di
-

quello che rimane vero un passaggio

a Lentini nel 1233. Che che ne

poco dopo che

canzone

pare doversi attribuire

ritornare a Lentini, o pietosa bugia del rimatore


scrive

sembra

rappresenta un ultimo colloquio

donna amata. Finta o vera

la

al

il

Membrando l'amoroso

al Notaro.

Contrasteremo

Notaro un rivoluzionario

il

a Giacomo da Lentini

patria

la

asse-

aver, se non altro, pensato a

vie da battere. Cosi posti


risoluta.

Guinizelli.

chiamare

diritto di

il

si

filosofico nella lirica

affetto

non potente,

con questa poesia non spregevole,

e qualche sentimento vive

ma nemmeno

fiacco

non ga-

e aulicamente

10

II.

Notaro us

Il

la

tici

in

vare confrontando
descort

Le

rime

una parte

componimenti poe-

de* suoi

struttura ritmica de' provenzali,

la poesia

provenzale

come

Dal core mi vene

Guglielmo Augier

di

>

'

con

Ses alegratge'

il

coblas unissonans , che conservano tutte le stesse


della

prima

cobla, sono riprese dal

La namoranza disiosa'

Notaro nelle poesie

Poi non mi vai merz

venuta prima al cor doglianza^ , che hanno

m'

schema ritmico, per citare un esempio noto,


di

pu osser-

si

Bernart de Ventadorn

Quan

poesia

della

mover

vei la laudeta

Ben

identico

l'

Imit le coblas doblas che a ogni coppia rinnovavano

canzone Troppo son dimorato

le rime, nella

come

si

osserva confrontandola con la tenzone di Alberto Malaspina


e

Rambaldo

di

Vaqueiras^. La poetica provenzale avea per

leggi fisse la costanza

su la quarta

dell'accento

sesta sillaba e la perfetta rispondenza delle rime

tura delle altre canzoni di Giacomo da Lentino

maggiore variet

nell'

uso

dell'

canzoni l'assonanza. Fa sfoggio


poi furono cos tediosamente

Monaci
Lapi

stello,

"

endecasillabo
di

e su la
la strut-

ci

d una

in

alcune

rime equivoche

imitate

che

da frate Guittone e

Crestomazia italiana de' pi-Imi secoli

Citt di Ca-

F. I p. 47.

Monaci

'

Monaci, Crest.

"

Testi antichi provenzali


cit.

Roma, Forzani,

pag. 50.

Poeti del primo secolo

Firenze, 1816, Voi.

253.
''

Bartsch Chrest. prov.

Mahn

"

Werke

75-76.

p. 64.

der troubadours

III, 183.

I,

pp.- 183

17

da Gallo Pisano e da

Esempio
gilglio

altri

poeti della societ guittoniana \

rimare equivoco nel Notaro

di

quando

colto, tosto passo

sonetto

il

Diversa

Lo

la strut-

tura delle stanze in Giacomo da Lentini e ne' poeti della


sua et da quella de' provenzali

secondo

ultimi,

il

Paris,

jours en trois groupes


Casini^

divisent

se

invece

negl'italiani

In questi

e de' francesi.

stanze

le

tous-

scrive

il

dividono in due periodi metrici diversamente

- si

denominati dai trattatisti e chiamati da Dante l'uno Fronte


l'altro

Sirima

ciascuno dei quali periodi

suddiviso in due periodi minori, pur

minati

da Dante

conda corrispondente
renze essenziali fra

la poetica

manca

il

memoria
-

Queste sono

del giulla'e,

si

nelle canzoni della

elemento necessario

Provenza

poi,

per aiutare

allacciavano le stanze

artificio ripreso dai guittoniani^; in

sviluppa

perci Dante defin assai bene,

capax vel receptaculum totius


tatti

le

differenze

nella

Giacomo da
racco-

si

stanza staccata,

al solito,
artis"*

come

Quindi,

che

mansio

Questi sono

che Giacomo da Lentini e

scuola ebbe con la poetica provenzale.

la

una con

1'

Lentini e nella sua scuola invece tutta l'arte


glie in generale e si

le diffe-

provenzale e l'italiana del

comiato

nella canzone provenzale. In

prima

della

Volte periodi della se-

alla sirima .

Giacomo da Lentini. Inoltre

di

scuola siciliana

l'altra

diversamente deno-

chiamati Piedi (periodi

parte corrispondente alla fronte) e

tempo

poteva essere

la

pur

con-

sua
rico-

noscendo che r elegante poesia trovadorica ha lasciato un

Monaci, Cresi,

ragiona Guittone;

con

le stesse

cit.

al n.

Cfr. Fase. I n. 3, Fase. II, n.

U.

Al n.3

64 Gallo Pisano contradice agli argomenti

rime equivoche.

Fqrme metriche

"

Monaci, Crest.

Biadene

" Il

canzone italiana

cit.

Firenze, par.

italiane

Fase.

pag. 180.

I,

1.

collegamento delle stanze mediante


Firenze, pag.

2.

la

rima nella

18

non possiamo

solco profondo nell'arte nostra delle origini,

tuttavia facilmente accogliere

Meyer, che, parlando


rende debitrice

mme

stence

il

giudizio perentorio di Paul

de cotte littrature hypothtique,

la nostra lirica alla

provenzale dell'* exi-

'.

III.

La prima manifestazione
Gaspary

dal

della nostra lirica fu chiamata

per ogni verso imitazione

(allenthalben

')

suo contenuto fu cosi definito dallo storico Perrens.

il

Pense sans naturel, rhytme monotone,

comparaisons

forces, voii ce qu'on chaque vers dans ces primitives

posies

come osserveremo,

Questi giudizi categorici,

vranno subire una non lieve modificazione. Non

mento

patrio,

ma

testimonianza di

documento che

a ben diverse conclusioni. Esaminiamo


lirica del Notaro.

Il

gomento nel quale


cavalleresco

Gaspary non

do-

sentici

trae

contenuto della

il

vi ritrova

che

l'

ar-

esaur la poesia provenzale, l'amore

si

Renier nella poesia guittoniana vede

il

subito sorgere la donna beati ficatrice senza alcun ricolle-

gamento con

la poesia siciliana

^ Anche questi giudizi pec-

cano d'inesattezza. L'esame delle canzoni


Lentini

ci

ha portato a dividerle

in

di

Giacomo da

due gruppi; nelle pro-

venzaleggiajiti e in quelle che nella loro struttura serbano

un'impronta originale.

Romania

Il

V, 259

Cfr.

Op.

cit.

"

tipo estetico della

"

Scuola poet.

Il

sic.

giudizio del

Gaspary

si

addice

V, 268.

Livorno, Vigo 1882

p. p. 4, 6.

p. 23.

donna nel medio evo

1885 pag. 96.

19
perfettamente alle canzoD del primo gruppo, dove

'

imi-

tazione ligia osservanza delle stesse norme e delle stesse


figure poetiche

ma non

zoni del secondo gruppo

mando

mia, a voi

arriva a proposito per le altre can-

Meravigliosamente

Dolcie

r amoroso dipartire

cominciamento

(Cod. A, 69).

concetto di Adolfo Bartoli

che

il

che

del Renier,

elevasse

si

l'

un

ma ammettiamo
all'

opinione

coscienza del poeta,

po' nella

quando rozzamente nella canzone

dolcie cominciamento

"

fino al

poeta obbediva scri-

amore, contrariamente

che, forse, era sincero,


*

Non giungiamo

vendo a un sentimento intimo e reale'


semplicemente

Madonna
Membrando

cantava alla sua donna

cosi

stella riluciente

che levi la maitina,

quando
li

ra'

apari avanti

tuo dolzi sembianti

m" inciendon

Non

ma

zelli;

r ombra

d'amore
mante

ancora

la

ancora

nuova;

che diradano
la

ma

concezione
certo

l'a-

come

si

pu vedere infondo a una

celebrate poesie di Bernart de Ventadorn, per

portare ad esempio
venza. <

Guido Guini-

po' diverso dal tipo provenzale, cos ossequioso

nella parola d'amore,


delle pi

Non
scuola

dalla

vivificata

di

bagliori antelucani,

cupa della notte.

un

lucente stella diana

come

sono

la corina

il

pi delicato poeta d'amore della Pro-

Mi abbia dunque

ella riguardo,

pensando ad

tro io se non ad essere suo fedel servitore... e siccome

ha tanto arricchito non


chi toglie''

sia nello stesso

al-

mi

tempo chi dona e

Fuori del corteseggiare aulico, fuori del ra-

'

"

Ruynouard

St. della Let. It.


"

Firenze, Sansoni,

Lexiciue

Roman

t.

I,

II,

332.

174.

20
gionare delle dotte scuole
vicina la sana realit

avevano troppo

poeti siciliani
vita e

della

natura per non

della

saper ritrovare un po' di slancio nel sentimento. Avevano


innanzi agli occhi la natura meridionale,

mare

sul

e su la

Federico

la corte di

II

nomi

Altri

rito di vita.

o per

forse nessuno
lui,

di

principi

protettori di lette-

ha tramandato

arte di

quanto

lui

1'

governo

amore

del sapere

vollero non soltanto essere amici

d'

la storia

ma

pochi sentirono

tecipare personalmente de' loro lavori'

zione

poi

pi furono mecenati per proprio diletto e svago,

per pompa,

di

era letificata da un rigoglioso spi-

rati e di scenziati e di artisti


di essi

cosi sfavillante

negli ardori del mat-

solatia

mestamente velata ne' lunghi crepuscoli.

cosi

tino,

campagna

un personaggio

meraviglia se

ma

par-

la prote-

Sotto

illuminato non deve far dunque

arte prosperasse qualche volta anche spon-

l'

taneamente libera d'ogni


le poesie del

al pari

e,

a' dotti,

provenzale.

influsso

Notaro, foggiate su lo

Anche

fra

trovano

stile aulico, si

accenni di motivi popolari.

"

Passate di belleze ogni altra cosa

Come

la rosa passa ogni altro fiore


(Canz. "

"

"

Donna

,.

eo languisco

Per uno frutto piace tutto un orto ,(Canz. " Amando lungiam

Lo

gilglio

quando

,,.)

,,).

colto, tosto passo .

(3on. " lo gilglio )

ragione

ferma

il

Bartoli vedeva in questi accenni

dell' esistenza

F. Torraca

Ant. An.

XXX,

di un' arte

indigena

Federico II e la poesia provenzale

F. II)

la

ricon-

del volgo, pre-

("

Nuova

21
esistente alla scuola che tolse a modello

ma non

con uguale ragione, esaminando

non vole

eh' io clami , asseriva

tativo di rivoluzione nell' arte

provenzali.

Il

Notaro, se

di

Provenzali

canzone

'

Amore

riconoscervi un ten-

per liberarsi dalle pastoie

alla tradizione

ispirato

fosse

si

la

popolare, non avrebbe ricercato ogni gioia eh' pi rara.


Il

poeta vuole elevarsi su la poesia aulica e su la poesia

(Amore m'insegna ch'io non guardi


Non vuole che rassembri a scigna ) e va

popolare
gente,

maniere

di

tamente
da core^
la spia

in nulla parte trovate .

risposta del Notaro

la

Amor

a l'altra
in traccia

Se leggiamo atten

un deso eh 3 ven

nella tenzone con Iacopo Mostacci, vi

troveremo

per riconoscere la sua nuova maniera, che tentava

d'introdurre nella lirica d'amore l'elemento ragionativo.

Ma
il

a Giacomo da Lentino manc l'animo per far

tentativo diventasse vitale nell'arte:

bato alla soave e pensosa poesia del

Dal Cod. Vat.

il

stil

3793.

La namoranza

disiosa

ch' dentro al mi' core nata


di voi,

madonna,

marze;

se flfosse

poi eh'

i'

pur chiamata

aventurosa!

non truovo pietanza

per paura o per dottare


s'

io

perdo amare,

amor comanda

Op.

"

Monaci, Crest.

cit.

IT,

Riv. di

ch'io faccia arditanza.

172-173.

filol.

romanza

cit.

II,

237.

pag. 60, Fase.

I.

che

vanto era riser-

dolce

Notaro Giacomo.
1.

novo.

22
2.

Grande arditanza
vuol che donna

e coragiosa

guiderdone amor m' data

in

sia quistata

per forza di gioia amorosa.

Ma

troppo

credanza

villana

che donna degia inconinzare

ma

perch'io coninzi

Il

sistema ritmico

venzali usano nelle

rims

suo

mia spregianza.

coblas unissonans.

La

Pro-

cobla o

le stesse

come

versi

Le

nel

di

(Cfr.

il

ac-

Documentum

coblas unissonans

rime della prima.

l'amoros pessamens

forma rudimentale non fu che un

due

di

noris di Sordello.

III,

non

questa canzone quello che

di

nella sua

coppiamento

nouard

a malgrado dell'opinione delHoerting, secondo

nome

sempre

vergongnare

ho-

conservano

Tan m'

abellis

Folchetto di Marsiglia in Ruy-

Choix des posies originales des Troubadours,

149).
Il

contenuto

di

questa canzone quello stesso della

rica provenzale: l'ossequio


definito in alcuni versi di

r amo che non

amoroso

alla

dama; tanto ben

Bernart de Ventadorn.

glielo posso svelare

li-

Tanto

mi abbia dunque

ella

riguardo, non pensando, altro io se non ad essere suo fedel


servitore. (Cfr.

1.

Ruynouard Lexique Roman

Nella prima stanza

l'

amore

>

f.

1,

332).

galante, timido e ardito

nello stesso tempo, espone le sue premesse.


2.

Nel concetto cavalleresco

1'

ad osare in amore e non essere

uomo doveva

doptanz

piacere alla dama.

3.

Di mispregianza amor mi schusa,


se gioia per
di voi, che
e

me non

tanfo

coninzata

disiata

sonne in vita cordolgliosa,

esser primo

se voleva

23
r abella senza dubitanza
tute fiate in voi mirare

veder mi pare

una maraviliosa
4.

Tanto

siete raaravilgliosa

quand'
e'

similglianza.

i'

bene afigurata,

v'

altro parete eh' encarnata

non

se

Ma

eh' io spero in voi, gioiosa.

tanto tarda la speranza,

solamente per donare

mal parllare
amor non vuol

3.
d'

eh' io

perda mia intendanza.

Se mi sentissi spregiato, mi consolerebbe la smania

un amore non ancora assaporato per


vana ed elegante smanceria

la pi

dell'

Questa era

erotismo proven-

sono trovati a questo proposito molti riscontri pro-

zale. Si

venzali

intero.

ma

me sembra che non

imitazione, dove

venzali e di tutti
Si tratta

vi sia alcun peculiare

motivo fondamentale

il

loro imitatori

sempre del

Pro-

quello dei

siciliani

e guittoniani.

e dell'amore

corteseggiare

ca-

valleresco.
4,

Amore ammonisce

rire la ragione.

poeta

perdonare

Torraca risolutamente ha detto


di

che non abbia a smar-

msc. ha una lacuna.

Il

solamente per

il

A me

confidare .

Il

Monaci ha

come semplice

adonare

letto

ipotesi

il

nel significato

sembra che n l'una interpetra-

zione n l'altra tolgano l'oscurit a questi versi. Del resto

qualche volta (come evidentemente questa)


distorto nel msc. e

5.

non

si

ehi vede ci, che pi gli agrata

che

un passo

d' oltre

vocabolo

pu raddrizzare con supposizioni.

Molt' gran eosa e dinoiosa

e via d'

il

mare

pi dotata

in Saragosa,

24
e di batalglia, ov' oin

lanza

si

mare

a spade e lanza in terra o


e

di

bandire una donna per dottanza.

Al primo verso

sembra meglio

codice reca

il

la lezione del codice

trovando necessario alterare

acume ha ragionato

Ant. 101-94 pag. 408-414).


cit.

cosi

fase.

p.

1,

la parola

e a

me

inoiosa ,

non

noiosa

di

che

1'

per venire a signi-

51) r

di

questa

Il

Monaci accent

(Cfr, cit, N.

del quinto verso,

strofe

(Cfr. Crest.

supponendo

una battaglia avvenuta presso Siracusa; e

asser che

Cosi parve anche al Torraca che con

ficare la stessa idea.

tanto

non pensare

il

Cesareo

storia di quel tempo,

la sola battaglia nella

a cui convengan codesti versi, quella tra Genovesi e Pisani, neir

anno 1205

(Cfr.

Poes.

sic.

sotto gli Svevi

pag. 14-15). Quindi nel 1205 bisogna supporre che

prima che fosse sviluppato

l'

impero

il

Federico

di

Notaro,
II,

poe-

tasse da lontano su questa battaglia. Bisogna per riflettere

che

le

comunicazioni non erano troppo rapide in quel tempo

e che la battaglia avrebbe dovuto durare parecchi giorni

mentre, pur riconoscendo con

il

Caffaro, che

1'

assedio di

Siracusa dur tre mesi e mezzo, non abbiamo documenti


sufficienti

per dimostrare che

la battaglia venisse

prolun-

gata; anzi tutto fa credere che la mischia sia stata breve


e terribile. E, stando cosi
cosi rapida cognizione

alla tradizione neo-latina


difficolt

che

ne guastano

fatti,

Notaro?

il

come ne poteva prendere

Oltremare

la terra

la strofe cosi ricostruita,


il

senso,

senza aggiunte che

possa significare che molto gran

conto che

ma un

temuto della distanza che separa

da Siracusa e pi
il

d'

tenendosi

santa; n vediamo

cosa e gradita vedere ci che pi piace,


facile pi

una

battaglia.

passo cosi

la terra

santa

Aggiungiamo per nostro

Notaro (pur ammettendo che

si

parli

della

25
avrebbe mai potuto parlare

battaglia del 1205) non

freddamente de' gravi avvenimenti della patria sua in


Si possono escogitare

complimento amoroso.

ma

bisogna che sieno fondate su dati

sempre da preferire

di

cosi

un

delle ipotesi

fatto; altrimenti

che c'insegna la logica e l'esame

ci

del testo.

3.

Nulla bandita m'

non

se

di voi,

dottosa

donna presgiata.

anti vora morir di spata

e'

eh'

voi vedesse churociosa.

i'

Ma

tanto avete canuscianza,

ben mi dovreste perdonare,

Il

comportare

s'

io

perdo

gioia, che sso

Notare, come tutti

che non far parlare


plica a volergli

di

m' aucide amanza.

Provenzali, assicura la sua donna

lei

esser grata

per non infastidirla, e


se

la sup-

per non crucciarla dimi-

nuisce la sua gioia d'amore. Questa canzone, che nel metro


e nella lingua ritrae a pieno la poesia trovadorica, che

non

stata oggetto di tante discussioni,


d'

amor

cortese.

Dal Cod. Vat.

3793.

Notare Giacomo.
1.

Dolce coninciamento

Canto per

la

che sia

mio parimente

al

d'Agri infino

pi fina

in

Mesina,

Ci la pi avenente,
stella riluciente

che levi la maitina,

quando
li

ra'

apare avanti,

tuo dolzi sembianti

m' inciendon

la corina,

che una finzione

26
2.

meo

Dolcie

sir, s'

enciendi,

or io che degio fare

tu stesso mi riprendi,
se mi vai favellare.
Ca tu m' i namorata,

a lo cor m' i lanciata

ca fori non pare,

rimembriti a

quando
a

3.

li

Ed

t'

la fiata

ebi abrazata

dolzi basciari.

io

basciando stava

gran diletamento

in

con quella che m'amava,


bionda, viso d' argiento.

Presente mi contava,
e

non mi

si

cielava,

tutto suo convenente


"

e disse:

non

ti

a tutto

4.

io

t'

ameragio

lalleragio

mio vivente.

Al mio vivente, amore,


io

non

ti

falliragio

per lo lusingatore
che parila di fallagio.

Ed

io s

t'

ameragio

per quello eh' salvagio

Dio li mandi dolore,


unqua non vengna a magio
tant' di

che di

1.

Il

Torraca dice che questi versi secondo ogni vero-

simiglianza

1233,
egli

si

mal usagio,

stat' gielore .

si

debbono giudicare composti nel marzo del

poco prima, o poco dopo,

perch in quel tempo

trov certamente in riva al fiume Agri. Policoro

in Basilicata,

alla destra dell' Agri,

verso la foce

(Cfr.

27
loc.

cit.

p.

si

domanda

se le parole d'Agri

Messina debbano aver indicato ima divisione del

infno a

Regno.

390-91). Poi

A me

sembra che non

oltre; perch

Notare

il

complimento poetico

sia

necessario

d'

andare tanto

sar espresso cos per fare un

si

alla sua

donna; e

di pi faccio osser-

vare che questo modo di esprimersi per decantare

donna non

lezze della propria

le bel-

estraneo alla nostra poesia

popolare. Infatti noto che nella canzone della bella Cecilia

detto

N' vi mai

"

Da Milan
(Cfr,

la poesia

pi eh' ra xiovci

vaga

fin-nha a Paris.

popolare italiana

A.

di

d'

Ancona,
Val

vorno, Vigo, 1878, pag. 120). Io stesso nella

ho udito da una stornellatrice cantare


"

Da

Siena fino a

siete. ,

potrei moltiplicare gli esempi

per concludere che

Li-

Elsa

Roma

sempre ammirata

d'

ma mi

pare che basti

Notare, senza precisare alcuna divi-

il

sione del Regno, abbia ripreso un vecchio motivo popolare.


Il

Torraca fa notare che

originale riportando
'

il

lei sia
e

fis,

al

la

di questi versi
di G. di

non

Borneil

bonaventuva,
eh'

Non credo che per una


d'

mossa

coraensamen

d'un non

mossa

seguente emistichio

un qu' era comens

,.

frase possa negarsi

1'

originale

una poesia; tanto pi che nella lirica d'arte spesso

poesie originalissime

nazione popolare

muovono da una

frase altrui. L' into-

e in aperto contrasto

con

la

canzone

che precedentemente abbiamo esaminato. (Osserveremo questo

dualismo artistico in Pier delle Vigne e in

sentimento

luminoso

della

donna che

cosi

altri).

Il

altamente,

28
hanno cantato

zonieri di Rinaldo
2.

come

d'

taneit

d'

Aquino

un amore vero

E possiamo

Giacomino Pugliese.

e di

vede chiaramente

si

non ricalcato su

dire

3.

Continua a cantare

denza
4.

St.

(Cfr.

le dolci

it.

>

II,

174.)

rimembranze con un'evi-

al marito,

dei Provenzali, cosi corteseggianti,


stizzosi.

dei

non sono un nudo

lett.

le

sue poesie.

Questa poesia, rivolta a una donna maritata,

con una brutale imprecazione

parere

del.

che manca a quasi tutte

realistica,

orme

portano in s qualche

qualche memoria personale

esercizio retorico

spon-

senz'ombra d'esagerazione,

col Bartoli,

che questa una delle poesie che


affetto,

le

la

che vi sono accennati,

ricordi personali

assai antico

*,

pu osservare anche nei can-

si

In questa seconda strofe

trovadori, per

novo

poeti dello Stil

nella lirica italiana,

finisce

che non propria

anche quando vogliono

Invece questo motivo comune nella no-

stra poesia popolare; e

da ci possiamo concludere che

r elemento popolare non poi una quantit trascurabile


nel canzoniere del Notare.

Dal Cod. Vat.

3793.

Notare Giacomo.

1.

Amore non vole eli' io chiami


merz com omo clama;
io m' avanti e' arai,
ch'ongn'omo s' avanta c'ama

n oh'

Che

lo servire

e'

sape fare non


e

non

e quello

on' omo
nomoj

im presgio

di laudare

che sape ciascuno-

a voi, bella, tal

dono

non voria apresentare.

29
2.

Perz l'amore m'insegna


eh' io

non guardi a

non vuol
eh'

1'

antra giente

ongni viso tene mente.

Perz, donna mia,


a voi non dimanderia

merz n pietanza

eh tanti son gli amatori,


eh' este scinta di favori

merz per troppa usanza.

3.

Ongni gioia

eh' pi rara

tenuta pi preziosa

ancora che non


de r altre

Ca

sia cara,

pi graziosa

feste orientale,

lo zafiro asai pi vale

ed
e

lo

meno

4.

di vertute;

le merzede
mio core non v' aciede,

perz ne

perch

l'

uso

Inviluto sono

1'

'invilute

li

scolosraini

di quello

temppo ricordato

ch'erano

gai e

fini,

nulla gioia non n' trovato.

Ile

merz siano

eh' e nulla partte

strette,

non siano dette

perch paino gioie nove,


eh' e nulla parte siano trovate

n dagli amadori chiamate


infino che

5.

comppie anni nove.

Senza merz, potete,

mio disio,
mi vedete
ch'io medesimo non mi veo.

savere, bella, lo
e'

assai melglio

per

s'

a voi paresse

altro ch'essere

resembri a scingna

eh' io

non dovesse,

30
per

lo

unque

vostro amore avere,


gioia non ci perdiate

cos volete

amistate?

inanzi voria morire.

1-5.

Senza entrare nel

cui intreccio non assai


la poesia;

merito delle singole strofe,

esaminiamo tutta intera

difficile,

importante per studiare l'attivit letteraria del

Notaro. Vi sono delle durezze, degli

v' un certo sentimento,

dottrinali

artifizi

canzone un
di

filol.

metodo d'arte.

suo

il

Il

Bartoli

Il

tentativo di rivoluzione nell'arte

romanza

237) nel senso che

II,

ma

che non tutto imitazione, in

versi brevi con intrecci assai scarsi di rime.

dichiarare

il

il

Notaro vuol
crede questa

(Cfr,

Riv.

poeta, stanco

della maniera provenzale, voglia passare alla poesia popolare.

Questo passaggio dalla maniera provenzale alla po-

polare non esiste

perch

la

maniera provenzaleggiante
maniera popolare

del secondo periodo della sua vita, e la

provenzale fu imposto dalla moda

pi antica. L'artifizio

aulica.

La nuova maniera vagheggiata

somigliata ad

dal Notaro

ogni gioia eh' pi rara

>.

ras-

Dove mai

il

popolo ha cacciato la preziosit nell'arte? Poteva farlo la


scolastica,

non

la

brare a scigna
nelle

merz

musa

popolare.

poeta per non rassem-

va a tentoni cercando una via nuova

che vuole sieno

plicate da riuscire

Il

difficili

cosi strette , cos

com-

a tutti. Ora tutto questo pu

essere vaneggiamento dottrinario, non certo ispirazione popolare.

Ed

curioso a osservarsi

mista di sentimento e
in

un grido

di dolore.

di

che questa

stucchevole

artifizio,

poesia,

cosi

finisca quasi

31
Dal Cod. Vat.

B7d3.

Notare Giacomo.
Lo

gilglio

da poi

quand'

colto tost' passo,

sua natura lui no giunta

la

ed io da che so partuto uno passo


sa voi,

mia donna, dolorai ongni giunta.

perch

d'

amare ongni araadore passo,

mio core giunta


amore l vunque passo,
com'aghila quando la caccia giunta.

in tante alteze lo

cos

mi

oi lasso
s'

fere

me, che nato

unque no amasse

questo saccia
in

prima che

fui in tal

madonna

Troviamo

sa mia parte.

vi vidi ne fuo punto,

servivi ed inoravi a tutta giente

da

punto

non voi chi giente

se

voi, bella lo

mio core non

partte.

genere dei componimenti come nella

cosi nel

versificazione, nello stile e nel soggetto divergenze dall'uso

popolare e dalla tradizione provenzale.

sebbene

origine popolare,
poesia popolare

ed

elementi

gli

una forma che

zione con la tradizione provenzale. Tre

Il

sonetto non di

sieno tratti dalla


in niente

ha

soli sonetti si

rela-

con-

tano nella poesia provenzale, due di Dante da Maiano; uno

d'un contemporaneo

di

fatto di Carlo d'Ang.


il

Dante da Maiano che riguarda un

Abbiamo

gi notato,

contenuto delle poesie del Notaro,

equivoche

che

si

manifesta

esaminando

l'artificio delle

in questo sonetto,

l'intonazione popolare solo nella

mossa

presentano le rime equivoche e altri

rime

che ha

Che cosa rap-

artifici simili nel-

r arto medievale ? Nei Provenzali ne troviamo sentore nel


sec.
Il

XIV; quando

la poesia

trovadorica s'era gi spenta.

concorso provocato dall'accademia di Tolosa ha dato luogo

a una nuova fioritura poetica

e di questi

giuochi danno

3^
esempio dei poeti del

XIV;

sec.

percli

rimatori antichi

ne hanno fatto uso solo incidentalmente. L'abuso

forma

sconosciuto

Lentini

trovadori.

ai

Prima

ritrova nella letteratura

si

questa

di

Giacomo da

di

ed pro-

scolastica;

cedimento scolastico filosofeggiare sull'amore. Non diciamo


che

il

Notaro concepisca esattamente un sentimento

sivo dell'

amore (sarebbe troppo per uno che

si

trova im-

ma

pacciato fra diversi sistemi di didattica poetica;

rifles-

certo

che un elemento non provenzale e non popolare apparisce


nella sua poesia. Questo artificio del rimare equivoco ri-

preso dai guittoniani. (Cfr.


naci

Fase.

canzone
le stesse

n.

Crest.

<

cit. pr. sec.

3 di Guittone; nel Fase.

II

al n.

del

Mo-

64 una

Gallo Pisano, che contradice agli argomenti con

di

rime equivoche,

Dal Cod. Laur. Kedl.

al n.

68 e

al n.

90 una tenzone).

9.

Notaro Giacomo.

B.

Lo
e

viso e son diviso da lo riso

per aviso credo ben risare

per diviso riso da lo viso,


ch'altr't; lo viso che lo dirisare.
e

per aviso riso in tale viso,

del quale

me non

posso divisare,

riso a vedere quell' per aviso,

che non se non

Entro aviso

Deo

divisare.

per aviso no diviso,

che non altro che risare in riso

per mi sforzo tuctora risare.


credo per aviso che da riso

me non poss' esere diviso,


uomo vinde possa divisare.

giamai
che r

L'artificio delle

rime

in questo sonetto diventa

trastullo scolastico inintelligibile;

non merita

il

nome

di

poesia.

una bizzarria

in

un vero
rima che

33
Dal Cod. Vat.

3793.

Notare Giacomo.
Sicome

sole che

il

manda

r altro vetro che

che pasa
cos

gli ochi e

passa per gli occhi

Lo dardo

de

1'

e fa eh'

tutte

quelle

sonetto

1'

spera,

core diparte.

s'

aprende

dentro e fuor

due cori imsierae ora

de r arte de

nel

li

nom

pare.

giungie,

amore s gli aprende,


uno e l' altro d' amor pare.

1'

l'

elemento ragionativo,

pomposo panneggiamento
asprezze e

Angelica figura

comprobata,

dobiata di riqura e di grandeze,

senno e
nata

d'

adorneze sete ornata,

d' afinate gentileze.

non mi parete femina incarnata,

ma

fatta per gli frori di Celeze,

in cui tutta virtudie divisata


e dat' a voi tute avenanteze.

In voi pregio, senno e conoscienza


e sofrenza, eh'

somma

com

la

speme, che

come

lo

nome

di

non ha

quei contorcimenti del concetto,

Notare Giacomo.

pur avvol-

dottrinale,

che sono nei sonetti precedentemente riportati.

di

amore laove giungle,

1'

di foco c'arde

gendosi

altra parte

1'

omo non

e lo

da poi che d feruta,

lu questo

donne spera,

va da

dardo da sua parte

lo

fere in tal loco che

sua spera
lo parte,

r amore fere laove spera

mandavi

le

la

no

e passa per lo vetro e

de lo bene,

fiorisele in

grana.

avete la potenza

dar sentenz' a chi contra voi viene,

Sicom avene a

la cita

Romana.

34

Una

certa grazia innata rivive in questo sonetto

una

certa naturale evidenza non ne rende faticosa la lettura


e ci

pu dare forse

indizio,

come avverte

il

Bartoli, di

un's^rte indigena del volgo preesistente alla scuola che

tolse a modello

gine 172-173).

Provenzali

(Cfr.

diversi tipi di

prodotti, ci rappresentano

St.

sonetto,

diversi

momenti

tendenze dell'attivit letteraria del Notaro.

^IF"

d.

Lei

it.

che abbiamo

pari-

e le diverso

RINALDO D'AQUINO

I.

Intorno a Rinaldo d'Aquino


notizie biografiche.

La sua

ma

corte imperiale;

la

attivit poetica

a una nobile famiglia

Terra

di

non pu

riferirsi

luogo nativo, perch a lui


in molti manoscritti

scrive

il

Monaci

si

e cosi

neir evo medio chi veniva


-

si

terminare se

la crociata

1228, ovvero

1'

si

deve avere appartenuto


di

Lavoro.

il

nome

lignaggio.

a cui

11

s'

II,

del

messere

La canzone

allude,

si

pu de-

sia quella del

altra del 1240, in cui pure ebbe parte l'iml'

esercito imperiale condotto da Rugieri

Apostolo Zeno

che nel 1257 fu vicer

cit.

ma non

et vicarius exer-

citus imperatoris Friderici, accessit contra

Crest.

di

chiamava per consuetudine

d' alto

d'Amici' (1240) Rogerius de Amico, dux

L'appellativo

alla sola indicazione

certamente Federico

peratore, essendo

svolse nella

parla della crociata e dell'imperatore:

r imperatore

Babilonia

e scarse

sua poesia spesso ha un'intonazione

schiettamente popolare. Rinaldo

d'Aquino

hanno poche

si

pag. 82-

di

lo

credeva

il

Saladinum de

Rinaldo d'Aquino

Manfredi in terra d'Otranto e

38
di Bari.

Rinaldo d'Aquino,

fu con l'imperatore

falconiere

all'assedio

con

il

scrivo

'-

risulta dagli antichi canzo-

con Ruggeri d'Amici,

Notaro,

Torraoa

il

Ebbe scambio

Faenza.

di

componimenti (come

di poetici

nieri)

il

con Tiberto

Galliziani e con Federico IL

II.

Torraca tornato su l'argomento

Il

Nu. Ant.

(Cfr.

15 Nov. pagg. 239-244)

ed ha trovato che Renaldus de

Aquino era falconiere

Federico nel 1260, e che nel feb-

di

braio del 1266 la citt

Sessa, dandosi a Carlo

di

prima ancora della battaglia

Benevento,

di

mino Raynaldo de Aquino pr parte

maiorem ecclesiam

intus

un montellese

cio

il

Citando

tella.

che

il

E permesso

dubitare

Domini regis

versi

come a uno

scrive sempre

este

crede che

non

se

il

di

il

Mon-

Torraca

falconiere, giovine ancora nel 1240, avesse potuto

comporre una poesia per


la

ipsius

vostro sirventese

poeta abbia voluto alludere a s stesso

d'Angi

juravit Do-

canzone non

la data di essa

la crociata del 1228.

offre alcun indizio, da cui


.

contatti,

che

il

si

d'

Aquino e

possa arguire

Jeanroy (Cfr.

origines de la poesie liryque en France )

prire fra Rinaldo

Sennonch

crede

Les

di sco-

trovadori, a proposito di

alcune frasi poetiche, non mi sembrano abbastanza esatti

erano comuni nelle letterature neo-

perch certi motivi


poeti

latine; e

uni dagli

altri.

d'Aquino

vao
l'

li

Se

riproducevano indipendentemente
si

confrontano

Giamai non mi conforto

si osserva da

una parte

l'

le

canzoni
e

influsso

Per

di

gli

Rinaldo

fino

amore

provenzale, dal-

altra un'eco abbastanza distinta della nostra poesia po-

>

Nu. Ant. An.

XXX

F. II, p. 233,

39
primo sbocciare, a muoversi fra

polare, costretta, sul


artifizi

trovadorici.

in questo la lirica italiana

pi danni che vantaggi.

Cod. A.

Messer Rinaldo

d'

Aquino.

Gi mai non mi conforto


n mi volgilo ralegrare,
navi sono giuntte al portto

le

e volgliono colare,

Vassene

lo piti giente

in terra d' oltra

ed

me

io, oi

come dogio
Vassene

no

ed

fare ?

in altra
lo

mare,

lassa dolente,

centrata

mi manda

a dire,

riraangno ingannata

io

tanti sono

sospire,

li

che mi ffanno grande guerra


la notte co la dia!

ned

cielo

'n

non mi pare
Santus

in terra

eh' io sia.

Santus Deo

che ne la Vergine venisti,

tu salva

guarda l'amor meo,

me

poi che da

lo dipartisti.

Oit alta potestade

temuta

e dottata,

il

dolze mi'

ti

sia

La

amore

raccomandata.

croce salva la giente

me

facie disviare,

la crocio

mi

fa dolente

non mi vale Dio

px'egare.

Oi me, Crocio pellegrina.

Perch m'
ci

me

eh' io

i cos distrutta ?

lassa tapina,

ardo

e 'incieodo tuta.

ne

gli

risenti

40

Lo 'mperadore com pacie


tuto '1 mondo mantiene
ed a

me guera

che m'

facie,

mia spene.

tolta la

Oit alta potestate

temuta

e dottata,

Lo mio
Vi

Quando

amore

dolze

racomandata.

sia

la croce pilgliao

cierto

non

mi

lo

ed

i'

llui

penssai,

m' amao,

quelli che tanto

tanto amai

Ch'i ne fai batuta

messa

in presgionia

ed in cielata tenuta

per la vita mia.

Le navi sono

a le colle,

in bon' ora possan andare,


e lo mio amore con elle

e la giente che v' andare.

Padre Criatore
a santo portto

le

conducie,

che vanno a servidore


de la santa crocie.

Per

ti

prego, dolcietta,

che ssai la pena mia,


che me ne facie un sonetto
e

mandilo in Soria,

ch'io non posso abentare

notte ne dia

in terra d'oltre

mare

ist la vita mia.

Cod.

Rinaldo d'Aquino.
Amorosa donna
istella

fina,

che levi la dia

sembrano

le

vostre belleze,

41
sovrana

fiore di Mesiria,

noni pare che donna sia


vostra para

d'

adorneze.

Or dunque non raaravilglia


se fiamma d'amore m'apilglia
guardando lo vostro viso,
che l'amore m'infiamma in foco
solo eh' i' vi riguardo un poco
levatemi gioco e

riso.

Gioco e riso mi levate,

membrando
che

d'

tuta stagione

amore

fui servente.

vi

n della vostra amistate

non
se

anche guiderdone,

eh' io

non uno bascio solamente

m'infiamao,

e quello bascio

che dal corppo mi levao


lo core e diello a voi

degiate provedere

che vita p

Lo mio
ched

l'

omo

non

se lo core

avere

co lui?

meco

core non co
io

tuto lo

v'

dato,

ed io ne sono rimaso im pene

mi

di sospiri

membrando da
ed io

per

li

nom

voi sono errato,

so perch m' avene

sguardi amorosi

che, savete, sono ascosi

quando mi tenete mente


che

micidiali

li

voi faciete tanti e

tali,

che aucidete la gente.


Altrui aucidete che meve,

che m' avete im foco mi so


che

d'

ongne parte m' aluma

tuto esto

mondo

di

di tale foco so raceso


(jhe

me

notrico,

ne consuma,

meve,

42
con foco che non pare,

che la neve fa 'Uuraare,


ed inciendo tra

queir
e'

amore,

arde lo fino amadore

quande
Se

Ilo chiaccio:

lo foco d'

non

Ilo sollazo

sollaccio.

non avesse

non da voi lo sembiante


cora parlamento sguardare

se

la

gran gioia quando volesse,

perch pato pene tante

no

eh' io

la

porla coratare

le

ne di nuli'

omo

che sia

mia volgila no

dirla,

dovesse morire penando,


se

non

u montellese,

este

'1

ci

vostro serventese

a voi lo dico in cantando.

Cod. A. 0. D.

Per

fino

Rinaldo

d'

Aquino.

amore vao

allegramente

k' io

non agio veduto

omo

k'

en gioia mi possa aparilgliare,

paremi che

omo

falerni

malamente

k' ricieputo

ben da segnore

e poi lo voi cielave

per k'eo noi celeragio

com' altamente amor m' meritato


he m' dato a servire
a la fiore di tucta canoscienza
e di valenza,

ed belleze pi eh' eo non so dire,

amor m'

sormontato

lo core in

mante guise

Agio gioia pi
c'

amor m'

di nuli'
s

om

arichuto

gran gioia n'agio


ciertamente,

43
poi ke le piacie h' eo la degia amare,

poi ke delle donne la pi giente,

pi ricco dono aio riceputo


pi degio in gioia stare

d' altro araadore,

nuli' altro coragio

pora aver gioia ver core innamorato

per senca

mia

a la

fallire

gioia nuli' altra gioia

s'

intenza

n credenza
e'

amadore potesse unque avenire

altro

per suo servire, a grato


de lo suo fino amore,

Para non
ke

averai,

mondo

lo

al

meo

paragio.

sei valente

cresciuto

lo presio tuo,

sape avanzare

lo

si

presio d' amore non vale neente,


poi donna ritenuto
in servidore,

altro voi pigiare.

e'

ke l'amoroso usagio

non voi ke
pi

d'

uno

per donna meritato

sia

a ritenere

ke altrui ingannare

mia parvenza

in

gran fallenza,

chi fa del suo servire, dipartire


quelli k' asai

e'

stato

senza mal fare, mal fa sen gnoragio.

Sengnoria voi

k'

eo serva lealmente,

che mi sea ben renduto

ben merito, ke non saccia blasmare.

Ed

eo mi laudo, che pi altamente,

ke eo non servuto

amor m' coninzato a meritare


e so

ben

k'

eo serugio

quando sar

d'

amore

cos inalzato

per vora compiere

com

de' fare ki si

bene inconenza

n credenza
e'
s

unque avenisse mai per meo volere


d' amor sono aiutato

k' pi

d'

aquisto h' eo non serviragio.

44
Cod. A.

30.

messer rinaldo daquino.


more vo

Perfina

da sengnore

amor ma

sialta

mente, chio non agio veduto chengioia mipo

paremi che

ssa aparilgliare e

falli

e poi lo vole cielare.

malamente,

maeo nolo

caricleputo. bene

comaltamente

meritato, cheraa dato aservire, alafiore dituta canoscienza

edivalenza. eda belleze pi chi non so dire,

core

omo

cieleragio.

inmante

amor ma sormontato,

lo

guise egran gioia nagio.

camorma siarichuto. da calici


amare poi che dele donne e la pi giente. sialto
dono agio auvuto. daltro amadore pi degio in gioia stare, canullaltro
Agio gioia pi

di nullo ciertamente.

piacie chio la degia

coragio. noporia avere gioia verlo core namorato.

dunqua sanza

fai

mia gioianullaltra gioia sentenza. nono temenza, caltra madore


potesse unque avenire p suo servire agrato alo suo fina more al mio
lire ala

paragio.

Para non

averia sise piagente. chelomondo acresciuto, lo presgio

tuo silosape avanzare, presgio damore non vale, neento- poi donna
aritenuto, a servidore ealtro depilgliare chelamorosousagio. non vuole

che sia p dona meritato pi duno a ritenere ched altrui inganare e


granffallenza inmia parvenza che fa del suo servire, dipartire quelli,
cassai ciestato sanza f malfare malfa segno ragio

Segnoria volchio serva lealmente, che missia renduto. Buono merito


chio nofaccio blasmare ed io milaudo che pi alta mente, ca io non

servuto amor
faro

ma

damore co

coninzato ameritare, so bene che saragio, quando


nalzato, pero dovria compiere, e onde fare che

si

bene incco nenza maocre denza, che nona venisse mai p uno volere,
si damore non sono aiutato, in pida questo chio nonserviragio.

Cod. 0.

48.

Messer Rainaldo daquino.


Per

fino

amore vao

allegramente

kengio mi possa pareare.


rice

puto ben da signore

comaltamente amore

ma

paremi ke

kio no nagio veduto,


falli

e poi lovol celare.

meritato.

Perkeo noi celaraio:

Ke ma dato

aservire ala fiore

ditacta canno scenca: edivalenca: eda bellece pi keo

amor ma sormontato
Gio agio pi
ke

le piace

lo core in

di nullon

homo

malamente, homo ka

non so

dire:

mante guise gran gio nagio.

certamente

camor ma

si

arie cuto: poi

keo ladogia amare Poi ke dellaltre donne elapiu gente:

pi ricco dono aio riceputo: daltro amadore pi degio in gioia

45
ke nullaltro cor agio pora aver gioia ver core innamorato

stare,

pero senca
e

mia

fallire ala

gioia nuUaltra gio sintenca: neo credenca

altramador potesse avenire per suo servire ingrato delo suo fino

emore almeo paragio.


Para non averai si se valente: ke lamonda cresciuto
sio si lo sape a vancare. Preso damore non vale neente

suo pre-

lo

poi donna

ritenuto inservidore: e altro voi pigiare, ke lamoroso usagio non


voi kesia per donna meritato: ki

duno

aritenere, ke altrui ingan-

nare e gi-an fallenca: in una parvenca: ke fa dal suo servire: di


partire quel ka sai cestato senca malfare mal fai signoragio.

Signoria voi keo serva lealmente, ke mi sea ben l'enduto: bon

merito ke non saccia biasmare. Edeo mi laudo che pi altamente:

ke eo nono servito amor ma incominciato a meritare. Eso ben


keo seragio quando sero d'amore cos innalzato: perci vorria
:

conpiere

come de

eia venisse

da qui

si ben cominca
neo credenca cum, que
mio valore s damore s ono aiutato io pi

fare ki

mai per

lo

non serviragio.

stato ke eo

Cod. D. 233.

Messer Rinaldo daquino


Per

fino

amore

vossi allegramente,

che di gioia mi posso apparilgliare

homo
io

eh a ricevuto bene

non celeraggio:

dato a servire a
bellecce pi ch

molte guise,

eh

da singnore

non so dire

che

malamente

falli

e poi lo voi cielare.

a meritato

canoscenca

Amor ma

homo

n aggio veduto

E parmi

chom altamente amor

la fiore di tutta
i

Ch

il

ma

ma
ed a

e di valonca,

sormontato

grande gioia n aggio.


Aggio gioia pi di nuli uomo certamente:

chore in

richuto da che

li

e la pi gente,

piace chi la deggia


si

alto

deggio in gioia stare,


ver chore innamorato

dono o ricevuto,

Poi che de

chamor

assi arle

donne

d altr amadore pi

coraggio non p aver gioia

e null'altro

amare

dunque senca fallire nuli altra gioia intenca, ne o credenca ch altro amadore potesse unque avenire
per suo servire a grato de lo suo fino amore, al mi coraggio.
Para non averla, sisce valente, che lo mondo a cresciuto il
1

pregio tuo,

s lo

sape avancare

poi donna ricevut a

l'amoroso usaggio
u arritenere:

un

pregio d

servidore,

amor non

e altro

vai niente,

voi pilgliare.

non voi chessia per donna meritato

che altrui ingannare e gran fallenca,

Che

pi d'uno,

a mia par-

46
venca.

due partite

chi fa del suo servire

senca mal fare

mal

Segnoria voi eh eo serva lealmente,

buon

raerto

altamente eh
1

non o

servito,

so ben che faraggio

vorria

amor

chi

credenca che unque gi avenisce


|

ra

ma

fe

ben renduto

Ed eo mi laudo che

per

cosi valcato,

ben comincia.

si

meo

volere, s io d

o pi d' acquistato eh eo non serviraggio.

Cod. C.

Rinaldo D' Aquino.


Ormai quando
e

flore

mostrano verdura
prate e la rivera,

le

auselli

li

fanno isbaldor(

dentro da la frondura

cantande in lor manera


infra la

ke

primavera
presente

v' 'n

frescamente
cos frondita

ciascuno invita
d'

aver gioia intera.

Confortami

d'

amare

r aulimento dei

'1

cauto de

quando

lo

sento

dolci

li

li

li

fiori,

auselli

amori

dolci e belli

e divisati

lor trovati

a provasione
a gran tencone
stan per

li

giorno appare

versi novelli,

che fan

pi

a cominciato a meritare.

quando sar d amor

ehomplere come de fare

sono aiutato,

cherarai

eh eo non saccia blasmare;


i

quello eh assai stato

fa sengnoraggio.

arbuscelli.

per

Ne

amor

47
Quando

aloda intendo

1'

e'

rusignolo vernare

d'

amore lo cor m' afina,


magiormente intendo

ssegno

k'

d' altr' affare,

ke d'ardor no

rifina:

vedendo

ombrina

quell'

del frescho bosco,

ben cognosco
acortamente

h'

sar gaudente
1'

amor ke

Kina
e

k'

eo sono amata

giamai non amai,

ma
e

inkina.

ra'

tempo m'inamora

'1

fami star pensata

ormai

d'

aver

d'

un fante ke m' adora,

e sacio

per
e

luerc^.

ke tortura

me

sostene

gran pene

l'un cor mi dice

ke
e

si

disdice

r altro m' incora.

Per prego

1'

amore
e mi

ke m' intenda

come

la follia lo

svolila

vento

ke non mi facia fora


quel che presio mi tollia
e stia di

me

contento;

quelli k' intendimento


d'

avere intera

gioia e cera
del

mio amore

senca roraore

non de conpimento.

PIER DELLA VIGNA

fy f ^'"yf*"'^f?g"'^'!*

y <> -^''ry^'

Il

Monaci

poco dopo
tr

(Crest.

cit. F. I

i>*f^

pag. 56) lo crede nato a


il

Capua

1220 en-

nella corte di Federico IL Nel 1225 era

grado

di

giudice della

suicida nel 1249. L'illustre

tempestose vicende
lo

ff

'

f .r"

1180; studi in Bologna, e verso

il

come notaio

stato gi elevato al
fini

"f*

'

di

Messer Piero

magna curia

considerando

filologo,

alla corte sveva,

le

che

spinsero al suicidio non crede che in quegli anni tro-

vasse

momenti tanto arcadici da comporre

sonetti su la

natura d'amore e risale a quegli anni nei quali Pier della


;

Vigna, colla mente non ancora invasa dai pensieri e dalle

cure

di stato e

1'

animo giovanile tutto intento

dimorava non gi a Palermo

studi pi cari,

Ci segui fra

con

il

1210 e

immaginarsi anche

lui

1220, e l

il

di

ma

trovare

a Bologna.

che possiam bene

studente insieme e poeta

gognoni soggiunge che non


fantasia

agli

'

. Il

Bor-

poteva aver tempo, agio o

nemmeno Federico IL

II

Zenatti

contradicendo a queste opinioni, riporta un passo della cro-

naca

'

di fra

Cfr.

"

Salimbene suo contemporaneo che

Da Bologna

a Palermo

pag. 11.

lo

chiama

52

e soggiunge

solutiasus, iocondus, delitiosus *

scribere

et cantare sciebat, et cantilcnas et cantiones invenire' .

Accettiamo

conclusioni del Zenatti, perch non inve-

le

rosimile supporre un periodo di lieta vita del cancelliere


imperiale, che portava fede al glorioso uffizio

venute
i

invidie e le amarezze

le

onor

lieti

poi saranno

che (secondo Dante)

Non

tornar in tristi lutti" ,

quindi ipotesi

ardita credere che Messer Piero poetasse, quando era investito

dell'alta

carica

di

corte; n c' alcuna testimo-

nianza storica che infirmi la vera significazione del verso

Dopo un anno

dantesco.

Vigna

si

tolse la vita fracassandosi

un muro, chi dice


Se
cui

desio

la dolce ciera

il

in Pisa e chi in

mettono a confronto

si

Pier della

di dolorose vicissitudini

le

cranio chi dice contro

San Miniato.
canzoni

sue

piacente

si

Amor

in

avverte subito

nell'una l'eco della poesia trovadori ca e nell'altra la spontaneit del sentimento popolare. Messer Piero apprezz assai
la lirica

provenzale; e nel suo canzoniere

Amerigo

evidenti della poesia di

viamo anche

di

alla corte di Federico II, a cui probabilmente,

quando fu coronato imperatore, indirizz


que

s'irais

trovano tracce

si

Peguilhan, che ritro-

notevole per la

trovadore ragiona

d'

canzone

la

Selh

dell'amore.

definizione

amore, esclusivamente, seconda

Il

la tra-

dizione provenzale.

Quel plazer so plus que

be quel mal

el

gang quel dol

el
el

Cfr.

el

Inf.

XIII.

Ctr.

Cavedoni

"

1'

enney

que

1'

d'

amor,

afan,

ben fays quel pezan,

oro quel dan son plus

Arrigo Testa

"

el sojoi-n

el ris

primordi della

que plor*.

lirica italiana

Ricerche storiche intorno

ai

Modena, SoUani, 1844 pag.

5.

p. 2-3.

trovatori pro-

venzali accolti ed onorati nella corte dei marchesi d' Este

colo XIII,

nel se-

53
Seguita di questo tono, non uscendo mai dal concetto
del gaio servire delle corti. Nei lirici italiani la definizione

trovadorica

dell'

amore

La canzone

scolastico.

si

di

pensando longiamente

sio

race piacimento par che

tramuta e prende atteggiamento


Guido Guinizelli Con gran dedove

il

fino

lo

poeta dice che da ve-

amore discenda

collega direttamente al sonetto del Notare

ven da core

mento

Bisogna giungere alla canzone

per

deva

la scuola siciliana,

provenzali,

ma

non del tutto

un

piaci

Nella prima

prima definizione dell'amore, come

la

Al cor gentile

per scoprire l'analisi psicologica dell'amore.


canzone

si ri-

abundanza de grand

desio che

Amor

inten-

lo

dai legami

sciolta

accennante a liberarsene, assumendo veste

scolastica; nell'altra la pensosa poesia psicologica dello


Stil

novo

La

definizione

dell'amore sta sepolta nel

carteggio latino di Pier della Vigna. Fra le lettere ve n'

una, in cui risponde


ufficiale della

in

nome proprio

corte di Federico

avea chiesto se

che da tenersi in pregio la

doveva essere un elemento

l'

di

un

a uno scolastico, che gli

prodezza

della nobilt

ed egli dice

prodezza. Questa foggia

di disquisizione scolastica ci attesta

scuola poetica siciliana oltre

nome

in

dovesse tener conto pi

si

che vien dalla nascita o della

vi

chiaramente che nella

elemento aulico e popolare

scolastico.

N sembri

di

poca

importanza questo terzo elemento. Nella poesia della Francia


del

Nord

e della

Spagna

resca, cavalleresca; poi

quale l'Italia esercita


latini.

la

il

suo potere su tutti

filosofico,
i

nel

paesi neo-

L'elemento popolare e l'elemento scolastico preesi-

stevano; mentre de' giullari


Giulio

intonazione popolare, giulla-

comprende l'elemento

d'Alcamo

non possiamo

Compagnetto da Pisa:

ritrovare che

gli altri o notai

podest appartenevano agli uomini di toga. Nel sec. XII


si

organizz la

con Irnerio

classe notarile

non

chi

le tradizioni dello studio bolognese.

non ricordi
Ne' regesti

54

XII

alla fine del

nomi

sec.

e al principio del XIII sec. oltre a

langobardi penetrano nomi appartenenti al

latini e

Tavola Rotonda

ciclo della *

Continua e notevole

la

traccia che l'istoria di Tristano e Isotta ha lasciato nella

poesia italiana delle origini, (xiacomo da Lentino canta:


*

Tristano ed Isalda

non amar

bem mi

forte,

pare morte

non vedervi

fiore.

(Canzone

Messer

lo re

Dal core mi vene

Giovanni canta che Tristano se ne godea

de lo bello viso rosato ch'Isaotta blond'avia: ancora che


fosse pecato altro fare

Vigna

finisce la

con r accenno
nale, dov',

mort

et de la

affascinate

ai

come
le

non ne potea

sua canzone

Messer Piero della

la dolcie ciera

piagante

due amanti famosi. Questa leggenda passiodice Gaston Paris,

con

deve avere

la

l'

alliance de l'amour

sua

medievali; quel

fantasie

tura e d'amore deve aver destato

tragica

dramma

l'ispirazione

nel secolo XIII

e delle sue tracce in Italia

Indipendente dai Provenzali

di

>

di costui

Andrea Cappellano

trattato in

forma scolastica

vita aulica, sull'amore.

XV^

Il

Arturo

dice

il

Tavola

Liber de a-

del re di Francia. Si sa solo

che ha vissuto alla corte

e alla corte reale di Francia.

del sec.

avven-

dei poeti

Graf \ trattenendosi a parlare dei romanzi della

more

fatalit

d'

Quest'elemento indipendente dal provenzale;

neolatini.

Rotonda

>

di

Maria

di

Champagne

Quel libro una specie di

delle idee che correvano, nella


libro,

che dal Diez fu creduto

menzionato da Alberto da Brescia,

che ha

raccolto sentenze dei Padri della Chiesa, di scrittori latini


e medievali. Dal

trattato; quindi

Cfr.

"

1238
il

al

libro

1245 ha

scritto Albertano

d'Andrea correva

Giorn. stor. d- Lett.

ital

in

il

suo

Italia nella

V, 80-130; VII. 467.

prima met del

XIII.

sec.

Le tracce

in Italia del Liber

de amore risultano dalle versioni che ne furono fatte,

una

Non

non meno

in franco-italiano e
ci

di altre

due

in

Toscana^

sembrato inopportuno fermarci su questi

elementi, che non

sono

trascurabili

due

per chi voglia rico-

struire la storia della lirica italiana delle origini,

Cod. A. B.

Pietro de le vigne
Amore,

in cui disio

di voi, bella,
e

ed speranza,

m' dato guiderdone

guarderai infino che vengua la speranza,

pur aspetando bono tempo

Com omo

eh' in

quando vede

giamai

cos faccio,

lo

speranza no

la

e stagione

madonna,

lo'

inganna;

in voi venire.

Or potess' eo venire a voi, amorosa,


come lo barone ascoso e non paresse
bel lo
se

mi

mare ed spene di gire,


tempo ed elio spanna,

teria in gioia aventu)"Osa,

l'amore tanto bene mi faciesse.

S bello parlante, donna, con voi fora,


e direi corno v'

amai lungiamente

Pi ca Piramo Tisbia dolzemente,


ed ameragio infino eh' eo vivo ancora.
Vostro amor

che mi tene in disio,


donami speranza con gran gioia,
ch'eo non curo s'io doUio od martiro
menbrando 1' ora ched io vengno a voi
e

Ca

ss' io

troppo dimoro, aulente lena,

par ch'io pera, e voi mi perderete,

adunque,

bella, se

bene mi volete,

guardate ch'eo no mora

'

Cfr. E. Troiel

libri tres

in

Andreae Capellani

Parniae 1892-

vostra spera.

regii

Francorum de amore

56
In vostra spero vivo, donna mia,

mio core adesso a voi dimando,

e lo

ora tardi mi pare che sia

1'

che fino amore a vostro core mi

E guardo tempo

manda

che mi sia a piaciere

a spanda le mie vele inver voi, cosa,


e prendo porto laove

meo

lo

Mia canzonetta, porta


a quella
e le

e'

compianti

esti

in bailia lo

meo

core,

mie pene contale davanti

e dille

com eo moro per

E mandimi
com'

riposa

si

core al vostro insengnamento.

su'

amore,

per suo messaggio a dire

io conforti

amore

1'

eh'

i'

lei

porto

e s'io ver lei feci alcuno torto,

donimi penitenza

A. 61

suo valore.

al

Giacomino Pugliese, C. 35 Messer Piero da le Vigne


D. 241 Messer Piero da le Vingne
'

La

dolce ciera piagante

lo core

m' allegra

e la

si

volentieri la vejo

la

bocca

fra le

mie braza

amorosi sembianti

li

mente

eh' io basciai

L' aulente bocca e le

quando mi pare davanti,

quella cui eo amai,

ancor

menne

la tenne,

aspetto e disio.

1'

de

basciando m' adomandao

lo petto le toccao,

non facciate adimoranza


lassar amore e partire.

messere, se veni, a gire

k non bona usanza

'

1'

Dall'esame delle varianti principali risulta che

codd. C. e

derivano da un solo ms. che forse fu parallelo di A. Tale ms, che

potremmo chiamare Y, non pot

essere

l'originale; esso doveva

provenire da altra copia, forse la stessa da cui provenne A. Ab-

biamo per
di

la costituzione del testo

quella di

travede l'originale,

sua integrit.

non

tre lezioni,

D. che rappresentano Y.

ma non

si

Da

ma

due: quella

tali lezioni

s'

in-

giunge punto a ricostituirlo nella

57
Alotta

k'

eo mi partivi

e dissi

Deo

v'

acomando,

guardo inver mevi, sospirando e lagrimando


erano li sospire k' ha pena mi respondeia;

la bella
tant'
'

la dolze

Io non fujo
e'

donna mia
(?)

non mi

che meo amor v' obriasse


Tristano Isaotta tanto amasse

non credo ke

La

dolcie ciera piagante,

veio. la

e la

infra le

(vv.

mallegra

A.

lascia partire.

lontano

quando vegio 1' avenente


lo cor mi trae di martire

"

donne aparire,

ralegrami la mente.

1-8)
gli

amorosi

sembianti, lo core

mente, quando mi pare davanti,

volentieri la

si

boca chio basciai. quella cuio amai, ancora laspetto e

disio.

C.

La

Lo

dolce cera piasente. eliamorosi senbianti.

core mal-

quando le sono davanti. S volentieri la veio


quella cui eo amai la bocca keo basai ancor laspecto e disio.

legra elamente

D. La dolce cera piacente

elgli

legra e la mente, quando

quella chui eoaraai

la

le

amorosi sembianti

lo

chore mal-

son davanti. Si volentieri la veggio

boccha ch'eo basciai. anchor lastetto

disio.

II

A.

Laulente boca

e le

(vv. 9-16)

menne

e lo petto le ciercai.

fra le

mie

braza la tenne basciando mi dimandai, messere se veni agire

non faccate addiraoranza. che non

bona usanza

lasciare

amore

epartire.
C.

Laulente bocca eie menne: delo pecto

lo toccao.

Ale mie

bracia la tenne: basando madoraandao. Messere se venite agire

non facciate adiraoranza ke none bona usanza lassar lamore


epartire.

D.

Laulente boccha

mie braccia
agire

non

lamore

la tenne,

le

de lo pecto

le

tocchao. ale

facciate adimoran9a. che

non e bona usanza,

lasciar

e partire.

Ili

A.

menne

basciando madomandao. messere se venite

(vv.

17-24)

Quando mi venni a partire madonna adio racomando. la bella


guardo vermene, sospirava lagra mando, tanterano li sospire.
capena mi respondeia. la dolze donna mia. non mi lascia partire.

58
C.

Alocta keo mi parlivi edissi adeo nacoman(do?) - La bella


guardo inver mevi esospirando elagriraando. Tanterano li sospiri ka pena mi rispondea la dolce donna mia non mi lassava
partire.

D.

mi partio

Allotta cheo

edissi

guardo inver dime sospirando


spiri che

adeo nacchoraando.

apena mi respondea.

la dolcie

la

Tanterano

e lagriraando.

bella
li

so-

donna mia non mi

la-

sciava partire.

IV
A,

Io non fulvi

si

25-32)

(vv.

lontano chel mio amore nutriasse. e non credo

che tristano. isaotta tanto amasse, quando vegio venire lavenente. e le donne aparire. lo core

mi trae

di

martire e ralegrami

lamente.
C.

Io no vo

lontano kel mio

amor

Ne non

notriasse.

credo

ke tristano isocta tanto amasse. Quando vegio venire laulente


infra

donne aparere locor mitrae dimartiri

le

rallegrami

lamente.

D.

Io non vo

meo amor non

lontano chel

si

votriasse.

Ne non

credo che tristano isaotta tanto amasse. Quandi veggio venir


l'aulente infra le donne e apparer lo chor

mi

trae di martiri

e allegrami la mente.

Rapporti dei mss.


1.

Attribuzione
A'.

C. 35

Messer Piero dale Vigne

D. 241
2.

Giacomino Pulgliese

61:

Messer Piero dale Vingne

Varianti principali del testo


V.

V. 6
v.

10

e lo

le

CD

V. 7

petto

12 mi dimandai

V. 13.

V. 17.
v. 18.

V. 19.

Se veni

CD

viceversa

mie

sono

le ciercai

v. 11 fra le

V.

4 mi pare

a le

mie

de lo pecto

le

toccao

madomandao CD

se venite

CD

Alotta keo mi
Quando mi venni a partire A
Madonna A
E dissi CD
inver mevi di me CD
ver mene A

=
=

CD

CD

partivi

CD

59
V. 20.
V.

24 lascia

V. 25 lo
V.

sospirava

non

27 e non

fuivi

V.

29 lavenente

v.

30 e

le

=
=

sospirando

lo

ne non

CD

CD

lasciava

non vo

CD

CD

A =; laulente CD
A = infra le donne CD

donne

^p^

llnWersity of Toront

Library

u
o

IO

to

H
T3

CO

S
1-4!

d
o

DO NOT
REMOVE
THE
CARD
FROM
THIS

POCKET

il
r-f

h
o
Si

Acme Library Card Pocke


Usder Pat "Ref. ladcz

Ftle"

Made by LIBRARY BUREi

Potrebbero piacerti anche