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generi autori opere temi

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A mio padre e a mia madre con affetto e riconoscenza


Marta Sambugar

L’opera è stata ideata e progettata da Marta Sambugar che ha anche coordinato il lavoro dei collaboratori.
Nel presente volume, Gabriella Salà ha curato la realizzazione dei seguenti moduli: “Don Chisciotte della Mancia di
Cervantes”, “Tra ragione e sentimento: dall’Arcadia al Romanticismo”, “Il romanzo del Settecento”, “La poesia tra
Arcadia e Neoclassicismo”, “Ugo Foscolo”, “La letteratura romantica”, “Alessandro Manzoni”, “I promessi sposi di
Manzoni”.
Marta Sambugar ha curato la realizzazione dei seguenti moduli: “L’età del Barocco”, “William Shakespeare”, “Il teatro
dal Barocco all’Arcadia”, “La poesia nell’età barocca”, “La locandiera di Goldoni”, “Vittorio Alfieri”, “La poesia
cimiteriale e la poesia romantica”, “Il viaggio”, “Giacomo Leopardi”, “La narrativa dell’Ottocento”, “Le scritture al
femminile nell’Ottocento”.
Ha collaborato alla stesura degli inserti d’arte Giulio Galetto.

© 2004 RCS Libri S.p.A., Milano

1a edizione: gennaio 2004


1a ristampa: settembre 2004

Coordinamento editoriale: Paolo M. Mazzoni


Coordinamento redazionale: Paola Campinoti
Contributi alla stesura dei testi: Anna Lia Celli, Enrica Giaconi, Alessandra Riga
Redazione: Alessandra Riga, Anna Lia Celli con la collaborazione di Chiara Franchini, Daniela Murgia, Marco Stroppa
Ricerca iconografica: Chiara Franchini
Redazione degli inserti d’arte: Elisabetta Carlini, Thesis, Firenze

Progetto grafico: Marco Capaccioli, CD&V, Firenze


Copertina: Media Studio, Firenze
Fotocomposizione: Nuova MCS, Firenze
Stampa: Rotolito Lombarda, Pioltello (MI)

ISBN 88-221-5339-1

In copertina: Jan Vermeer, Ragazza con orecchino di perla (particolare)

Il materiale illustrativo proviene dall’archivio iconografico della Nuova Italia.


L’editore è a disposizione degli eventuali aventi causa.

Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del
compenso previsto dall’art. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero dall’accordo stipulato tra SIAE, AIE, SNS, e CNA,
CONFARTIGIANATO, CASA, CLAAI, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000.

Le riproduzioni per uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore al 15% del presente volume,
solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, via delle Erbe 2, 20121 Milano, tel. e fax 02 809506, e-mail aidro@iol.it

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La Nuova Italia

Marta Sambugar
Gabriella Salà

generi autori opere temi

2 dal Seicento
all’Ottocento
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INDICE GENERALE
Sezione 1 – Il Seicento

Modulo 1 – Storia e cultura G. Galilei, «IO… ABIURO, MALEDICO


E DETESTO LI SUDDETTI ERRORI» 31
L’età del Barocco Le reazioni alla condanna di Galileo 33

IL CONTESTO R. Cartesio, UNA FILOSOFIA UTILE ALLA VITA 34


(Discorso sul metodo)
Il quadro economico e sociale 4
Il quadro culturale 5 Gli intellettuali e il potere 36

●●● LINEA DEL TEMPO 8 T. Accetto, CHE COSA È LA DISSIMULAZIONE? 37


(Della dissimulazione onesta)

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La critica al potere temporale della Chiesa 38
P. Sarpi, IL FALLIMENTO DEL CONCILIO DI TRENTO 39
(Istoria del concilio tridentino)

Percorso 1 – Le idee AUTOVALUTAZIONE 41


Il Barocco, età di crisi e di grandi novità 10
I centri di vita culturale in Italia 11
Il ruolo dell’intellettuale 12
Le accademie 13 Percorso 2 – Le poetiche
‹ Centri di vita culturale e accademie nel Seicento 14
Dal Rinascimento al Barocco 42
La battaglia delle idee 15
I caratteri del Barocco letterario 42
G. Bruno, UN UNIVERSO INFINITO 15
(De la causa principio et uno) A. Tassoni, «INTORNO ALLA POESIA
PIÙ C’È DA CONTENDERE» 44
T. Campanella, TUTTE LE COSE SONO IN COMUNE 17
(Pensieri diversi)
(La città del sole)
La nuova prosa scientifico-letteraria 18 La rottura delle regole 46

Il metodo galileiano delle Un nuovo modo di guardare la realtà 47


«sensate esperienze» 20 Il gongorismo 47
Galilei e lo scontro sulle Scritture 22 L. Góngora y Argote, LA CAPACITÀ
G. Galilei, COME INTERPRETARE LE SACRE SCRITTURE 22 DI TOGLIERE LA SCORZA 48
(Lettera a don Benedetto Castelli) (Le solitudini e altre poesie)
‹ Le poetiche del Seicento 49
La reazione ecclesiastica contro
Copernico e Galilei 25 La critica al Barocco e l’Arcadia 49
AUTOVALUTAZIONE 50
G. Galilei, LA FAVOLA DEI SUONI 26
(Il saggiatore) G. Marino, Epistolario
Galilei difende il copernicanesimo 28 NON SCRIVO OSCENITÀ MA METAFORE PER MENTI ARGUTE 51
E. Tesauro, Il cannocchiale aristotelico
G. Galilei, I SEGUACI DI ARISTOTELE E L’IPSE DIXIT 29
(Dialogo sopra i due massimi sistemi) INGEGNO E METAFORA 55
La condanna delle tesi di Galilei IN SINTESI 58
e la sua abiura 31  Itinerario multimediale 59

IV Indice generale
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Modulo 2 – L’autore Modulo 3 – L’opera


William Shakespeare Don Chisciotte della
Mancia di Cervantes
LA VITA , LE OPERE , IL PENSIERO ,
LA POETICA L’autore – Miguel de Cervantes Saavedra 104
Chi era William Shakespeare? 62 ●●● LINEA DEL TEMPO 106
L’inizio dell’attività teatrale 62 Il quadro storico e culturale – L’ epoca
La compagnia dei Lord Chamberlain’s Men di Cervantes 107
e le opere della prima fase 62 Miguel de Cervantes, Don Chisciotte
della Mancia 108
Il mutamento del clima politico
e le ultime fasi 63
‹ La trama del Don Chisciotte 110
‹ I personaggi 111
Il Globe e le opere della seconda fase 63
AUTOVALUTAZIONE 115
La storia del teatro – Il teatro elisabettiano 64
IL FAMOSO CAVALIERE DON CHISCIOTTE 117
Tra Medioevo ed Età moderna 66
SOLENNE INVESTITURA DI DON CHISCIOTTE 120
L’analisi dell’uomo: sentimenti, dubbi, paure 66 LA ZUFFA CON GLI OTRI DI VINO ROSSO 125
Verso il Barocco 68 UN INGANNO DELL’ASTUTO SANCIO 129
‹ La poetica di Shakespeare 70 LA CRITICA – UN ROMANZO COSTRUITO COME
UN GIOCO DI SPECCHI 135
●●● LINEA DEL TEMPO 71
AUTOVALUTAZIONE 72  Itinerario multimediale 136

Sonetti 74
QUANDO CONTO L’OROLOGIO 75
TEMPO DIVORATORE 76
Modulo 4 – Il genere
QUEL TEMPO DELL’ANNO 78
Romeo e Giulietta Il teatro dal Barocco
LA SCENA DEL BALCONE 80 all’Arcadia
Amleto
LA MORTE È LA SOLUZIONE AL DOLORE? 84 L’EVOLUZIONE DEL TEATRO FRA SEICENTO
AMLETO RIFLETTE SUL TESCHIO DI YORICK 85 E SETTECENTO
‹ Il teatro nel teatro 88 Modelli tradizionali e nuovi generi teatrali 138
Otello Il genere – Che cos’è la letteratura teatrale 139
LA GELOSIA 89 L’estetica barocca: un’esasperata
Macbeth ricercatezza 140
PREPARAZIONE AL DELITTO 92 Il siglo de oro del teatro spagnolo 141
LA VITA È UNA STORIA RACCONTATA DA UN IDIOTA 94 Il teatro francese del Seicento 142
L’ORDINE RIPORTATO NEL REGNO DI SCOZIA 95 Il teatro italiano fra Sei e Settecento 143
La tempesta AUTOVALUTAZIONE 145
IL CONGEDO DI PROSPERO 97
Collegamento a... – William Shakespeare 146
LA CRITICA – SHAKESPEARE AUTORE “CANONICO” 99 L. de Vega Carpio, Il miglior giudice
IN SINTESI 100 è il re 147
 Itinerario multimediale 101 IL RE, GARANTE DELLA SUPREMA GIUSTIZIA 148

Indice generale V
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P. Calderón de la Barca, La vita è sogno 152 L. de Góngora y Argote, Sonetti 178


VINCERE LA SORTE 153 CHE VALE, TEMPO TIRANNO 179
Molière, Il malato immaginario 157 F. de Quevedo, Parnaso spagnolo 180
UNO STRANO DOTTORE 158 GLI OCCHI MIEI... 181
J. Racine, Fedra 162
DOLOROSA CONFESSIONE 163
Metastasio, Didone abbandonata 167
Percorso 2 – La poesia barocca
DIDONE ED ENEA 168
IN SINTESI 171
italiana e l’Arcadia
Barocco e «classicismo barocco» 183
 Itinerario multimediale 172
Il poema barocco 184
L’Arcadia 184
‹ La poesia italiana dal Barocco all’Arcadia 186
Modulo 5 – Il genere AUTOVALUTAZIONE 186
La poesia dell’età G. Marino, Lira 188
barocca SPECCHIO DELL’AMATA 190
G. Chiabrera, Canzonette amorose 192
BELLE ROSE PORPORINE 193
LA POESIA BAROCCA: VECCHI CONTENUTI,
C. Achillini, Rime e prose
NUOVA FORMA
SUDATE, O FOCHI... 196
Ciro di Pers, Poesie
Percorso 1 – La lirica barocca OROLOGIO DA ROTE 199
europea G. Marino, Adone
La lirica barocca spagnola 175
ELOGIO DELLA ROSA 202
La lirica barocca inglese 175 A. Tassoni, La secchia rapita 205
‹ Aspetti formali e contenuti della lirica barocca AVVELENATORE AVVELENATO 206
europea 176
IN SINTESI 209
AUTOVALUTAZIONE 177  Itinerario multimediale 210

Storia dell’arte – DAL BAROCCO AL ROMANTICISMO 211


Percorso tematico 1 – IMMAGINI DEL TEMPO DAL MANIERISMO AL BAROCCO 244
Percorso tematico 2 – UMILIATI E OFFESI : IMMAGINI DI POVERI , EMARGINATI , RIBELLI
E SCONFITTI NEI SECOLI XVIII E XIX 258

VI Indice generale
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Sezione 2 – Il Settecento e l’età napoleonica

Modulo 6 – Storia e cultura Percorso 2 – Le poetiche


Tra ragione e sentimento: Dal Barocco all’Illuminismo 314
dall’Arcadia al Il rinnovamento della letteratura 314
Romanticismo La concezione dell’arte degli enciclopedisti 315
D. Diderot, L’ORIGINE DELLE ARTI 316
(Enciclopedia)
IL CONTESTO Il Settecento letterario 317
Il quadro economico e sociale 280 Due nuove tendenze letterarie:
Il quadro culturale 285 Neoclassicismo e Preromanticismo 319
●●● LINEA DEL TEMPO 288 J.J. Winckelmann, UN MODELLO ASSOLUTO

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DI PERFEZIONE ARTISTICA 320
(Storia dell’arte nell’antichità)
F. Schiller, ESSERE NATURA
Percorso 1 – Le idee O DESIDERARE LA NATURA? 324
(Della poesia ingenua e sentimentale)
La luce della ragione: il pensiero
dell’Illuminismo 290 La nascita del movimento romantico 326

Critica politica e tentativi di riforma W. Wordsworth, UN’EMOZIONE RIVISSUTA


IN TRANQUILLITÀ 330
ad opera dei philosophes 293
(Ballate liriche)
Montesquieu, IN FRANCIA GOVERNA ‹ Le poetiche del Settecento 332
UN «GRAN MAGO» 294
(Lettere persiane) AUTOVALUTAZIONE 333
Voltaire, PREGHIERA A DIO 296 G. Parini, Discorso sopra la poesia
(Trattato sulla tolleranza) L’ARTE PROVOCA PIACERE ED EMOZIONI 334
Il “problema dei selvaggi” e le teorie Novalis, Frammenti sulla poesia
sulla natura umana 298 IL VERO POETA È ONNISCIENTE 336
G. Vico, BESTIONI STUPIDI E IGNORANTI, MA POETI 300 IN SINTESI 339
(La scienza nuova)  Itinerario multimediale 341
J.-J. Rousseau, L’UOMO SELVAGGIO VIVE SERENO
E APPAGATO 303
(Discorso sull’origine dell’ineguaglianza)
Il pensiero economico 304
Modulo 7 – Il genere
Comunicazioni, informazione
e circolazione di idee 305 Il romanzo del
L’Illuminismo italiano 306 Settecento
P. Verri, NASCE UN NUOVO GIORNALE 307
(da «Il caffè»)
La storia del romanzo – Come e quando
C. Beccaria, NO ALLA PENA DI MORTE 309 nasce il romanzo moderno 344
(Dei delitti e delle pene)
Una nuova filosofia 311 IL ROMANZO MODERNO DEL SETTECENTO
‹ Centri della filosofia illuministica e romantica 312 Cultura illuminista e diffusione del romanzo 346
AUTOVALUTAZIONE 313 Tipi e temi del romanzo settecentesco 347

Indice generale VII


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L’Inghilterra, patria del romanzo moderno 348 LA VERGINE CUCCIA 411


‹ L’intreccio tra tipi e temi nel romanzo settecentesco 349 V. Monti 415
Analisi delle passioni e riflessione filosofica 350 AL SIGNOR DI MONTGOLFIER 416
Tra Illuminismo e Romanticismo 352 LA METRICA 421
ALTA È LA NOTTE 421
‹ Valori e princìpi di poetica tra Illuminismo
e Preromanticismo 353 Collegamento a … – Vittorio Alfieri 424
AUTOVALUTAZIONE 354 Collegamento a … – Ugo Foscolo 424
D. Defoe, Robinson Crusoe 355 IN SINTESI 425
IL PRIMO PANE DI ROBINSON 357  Itinerario multimediale 426
LA CRITICA – IL ROMANZO COME ESPERIMENTO
DI VITA 361
Collegamento a … – I viaggi di Gulliver
di J. Swift 362
Modulo 9 – L’opera
L. Sterne, La vita e le opinioni
di Tristram Shandy gentiluomo 363 La locandiera
L’INNAMORAMENTO DI ZIO TOBIA 365 di Goldoni
LA CRITICA – STERNE E L’ARTE DI “PROLUNGARE”
I DESIDERI 371
L’autore – Carlo Goldoni 428
C. de Laclos, Le relazioni pericolose 372
●●● LINEA DEL TEMPO 430
LA SCELTA LIBERTINA DI MADAME DE MERTEUIL 373
J.W. Goethe, I dolori del giovane Werther 378 Il quadro storico e culturale – L’epoca
di Goldoni 431
WERTHER E LA NATURA 380
IN SINTESI 383 La storia del teatro – La riforma del teatro
comico ad opera di Goldoni 432
 Itinerario multimediale 384
Carlo Goldoni, La locandiera 434
AUTOVALUTAZIONE 436
LA LOCANDA E I SUOI AVVENTORI 437
Modulo 8 – Il genere LE MALIZIE DI MIRANDOLINA 443
La poesia italiana tra IL MISOGINO SEDOTTO 449
Arcadia e Neoclassicismo LA CRITICA – I QUADRI DI VITA DI GOLDONI 458
 Itinerario multimediale 458
LA POESIA ITALIANA DEL SETTECENTO
L’Arcadia: il richiamo alla tradizione classica 386
Si afferma il Neoclassicismo 386
Modulo 10 – L’autore
‹ Le due fasi del Neoclassicismo 389
AUTOVALUTAZIONE 390
Vittorio Alfieri
P. Metastasio LA VITA, LE OPERE, IL PENSIERO,
SOGNI E FAVOLE IO FINGO 391 LA POETICA
G. Parini, Odi 393 Gli anni giovanili 460
LA CADUTA 394 Il teatro tragico, la passione di una vita 461
ALLA MUSA 399 Alfieri, figlio del suo tempo 462
G. Parini, Il Giorno 403 ‹ La poetica e le idee 464
IL MATTINO 404 AUTOVALUTAZIONE 465
IL RISVEGLIO DEL GIOVIN SIGNORE 407 ●●● LINEA DEL TEMPO 466

VIII Indice generale


0040.indice.qxd 13-05-2005 9:21 Pagina IX

Saul 469 Collegamento a... – Ugo Foscolo 526


SAUL, TRA ANGOSCE, TIMORI E SPERANZE 470 Collegamento a... – Giacomo Leopardi 527
I TORMENTI DI SAUL 473 J. Keats
Mirra 477 ODE A UN’URNA GRECA 528
UNA RIVELAZIONE TERRIBILE 478 P.B. Shelley
Rime ODE AL VENTO OCCIDENTALE 532
TACITO ORROR DI SOLITARIA SELVA 483 H. Heine
SUBLIME SPECCHIO DI VERACI DETTI 485 LORELEY 536
Del principe e delle lettere
IN SINTESI 538
CHE COS’È LA VERA LETTERATURA? 487
Vita 490
 Itinerario multimediale 539

IL PAESAGGIO NORDICO 491


LA CRITICA – L’ISPIRAZIONE ROMANTICA
DELLA POETICA ALFIERIANA 494
IN SINTESI 495
 Itinerario multimediale 496
Modulo 12 – L’autore
Ugo Foscolo

LA VITA, LE OPERE, IL PENSIERO,


LA POETICA
Modulo 11 – Il genere Gli anni giovanili: la lotta per un ideale 542
Dalla poesia cimiteriale La letteratura come impegno politico 543
alla poesia romantica La delusione politica e il rifugio nella poesia 543
La via dell’esilio 544
La poetica di Foscolo tra ragione e illusione 545
LA POESIA TRA SETTECENTO ‹ La poetica e le opere di Foscolo tra Neoclassicismo
E OTTOCENTO e Preromanticismo 547
La lirica preromantica 498 ●●● LINEA DEL TEMPO 548
La lirica romantica europea 500 AUTOVALUTAZIONE 550
La lirica romantica italiana 502 Epistolario
‹ Il passaggio dalla poetica illuministica LETTERA DI ADDIO A ISABELLA RONCIONI 552
alla poetica romantica 503 ALLA FAMIGLIA 554
‹ La poesia preromantica e romantica 504
Ultime lettere di Jacopo Ortis 556
AUTOVALUTAZIONE 505
TUTTO È PERDUTO 557
Th. Gray IL BACIO 559
ELEGIA SCRITTA IN UN CIMITERO CAMPESTRE 507 LA LETTERA DA VENTIMIGLIA 561
J. Macpherson, Canti di Ossian 512 LA LETTERA DI ADDIO A TERESA 565
DAURA E ARINDAL 513
Poesie 567
Novalis, Inni alla notte
ALL’AMICA RISANATA 568
PRIMO INNO ALLA NOTTE 517
ALLA SERA 572
F. Hölderlin
A ZACINTO 574
L’ADDIO 520
IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI 576
G.G. Byron 523
‹ Liriche a confronto: Catullo e il gusto neoclassico
PROMETEO 524 di Foscolo 578

Indice generale IX
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Dei sepolcri 579 Modulo 13 – Il tema


IL SEPOLCRO COME LEGAME DI AFFETTI 580 Il viaggio
IL SEPOLCRO SIMBOLO DI CIVILTÀ 584
IL SEPOLCRO ISPIRATORE DI «EGREGIE COSE» 588 IL TEMA DEL VIAGGIO TRA ILLUMINISMO
IL SEPOLCRO COME FONTE DI POESIA 592 E ROMANTICISMO 610
I diversi significati che il viaggio
Notizia intorno a Didimo Chierico può assumere 611
GLI STRANI SISTEMI DI DIDIMO 596 J. Swift, I viaggi di Gulliver 613
LA PERSONALITÀ DI DIDIMO 598 PERCHÉ GLI UOMINI SI FANNO LA GUERRA 614
Voltaire, Candido 618
Le Grazie 602 IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI 620
IL VELO DELLE GRAZIE 603 S.T. Coleridge, La ballata del vecchio
LA CRITICA – LA POESIA FOSCOLIANA
marinaio 625
FRA CLASSICISMO E ROMANTICISMO 606 LA TEMPESTA, L’ALBATRO E IL DESTINO 626

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J.W. Goethe, I dolori del giovane Werther
IN SINTESI 607 IL DOLORE DEL COMMIATO 630
 Itinerario multimediale 608  Itinerario multimediale 633

Sezione 3 – Dall’età napoleonica all’età


dell’imperialismo
Modulo 14 – Storia e cultura V. Gioberti, PER UN RIFORMISMO GRADUALE 654
(Del primato morale e civile degli italiani)
L’epoca romantica La nascita della questione femminile 656
M. Godwin Wollstonecraft,
IL CONTESTO L’AMORE NON SI PUÒ COMPRARE 656
Il quadro sociale ed economico 638 (Rivendicazione dei diritti della donna)
Il quadro culturale 641 Le donne e il bene dell’umanità 658
●●● LINEA DEL TEMPO 642 J.S. Mill, LA SERVITÙ FEMMINILE È UN RESIDUO
DEL PASSATO 658
(La servitù delle donne)
‹ Movimenti e pensatori tra il 1815 e il 1870 660
Percorso 1 – Le idee AUTOVALUTAZIONE 661
Le idee del Romanticismo 644
Il pensiero filosofico romantico 645
Lo scontro ideologico-politico 646
Il pensiero socialista 648 Percorso 2 – Le poetiche
A. de Tocqueville, L’ALBA DEL SOCIALISMO 650 L’affermazione del movimento romantico 662
(Una rivoluzione fallita: ricordi del 1848-1849)
Il Romanticismo in Germania 662
Gli ideologi del Risorgimento 652
Il Romanticismo in Inghilterra 663
G. Mazzini, DIO E POPOLO 652
(Fede e avvenire) Il Romanticismo in Francia 663

X Indice generale
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H. de Balzac, IL SEGRETARIO DELLA SOCIETÀ IL PASSERO SOLITARIO 714


DEL SUO TEMPO 665 L’INFINITO 718
(Prefazione della Commedia umana)
LA SERA DEL DÌ DI FESTA 720
Il Romanticismo in Russia 666
‹ L’imitazione degli antichi in Leopardi 722
Il Romanticismo in Italia 667 ALLA LUNA 723
M.me de Staël, GLI ITALIANI E LA LETTERATURA A SILVIA 725
EUROPEA 667 CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA 729
(Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni)
LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA 734
Collegamento a... – Lettera sul
IL SABATO DEL VILLAGGIO 737
Romanticismo di Alessandro Manzoni 670
‹ I manifesti romantici europei 673 ‹ Liriche a confronto: La quiete dopo la tempesta
e Il sabato del villaggio 740
AUTOVALUTAZIONE 674
A SE STESSO 742
V. Hugo, Cromwell
LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO 744
L’ARTISTA E LA NATURA 675
G. Berchet, La lettera semiseria Operette morali 755
di Grisostomo al figlio DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE 756
OTTENTOTTI, PARIGINI E POPOLO 678 DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI
IN SINTESI 682 E DI UN PASSEGGERE 762
 Itinerario multimediale 683
LA CRITICA – LA MALATTIA: «UN FORMIDABILE
STRUMENTO CONOSCITIVO» 765
IN SINTESI 766
 Itinerario multimediale 767

Modulo 15 – L’autore
Giacomo Leopardi
Modulo 16 – Il genere
LA VITA, LE OPERE, IL PENSIERO, La narrativa
LA POETICA
La formazione e le opere giovanili 686
dell’Ottocento
La crisi del 1819 e la «conversione filosofica» 687
La stagione della prosa 689 Percorso 1 – Il romanzo storico
Il ritorno alla poesia 690 La storia del romanzo – Il romanzo
‹ Le fasi della vita di Leopardi 692 ottocentesco 770
‹ La poetica e le opere leopardiane 693 Il romanzo storico in Italia 772
●●● LINEA DEL TEMPO 694 AUTOVALUTAZIONE 773
AUTOVALUTAZIONE 696
W. Scott, Ivanhoe 774
Epistolario
QUI TUTTO È MORTE 698 LA LIZZA DI ASHBY 776
COME UNA CANNA SECCA 702 Collegamento a... – I promessi sposi
Zibaldone di Manzoni 781
IL PIACERE OSSIA LA FELICITÀ 704 L’autore – Lev Tolstoj 782
Canti 708 L. Tolstoj, Guerra e pace 784
ULTIMO CANTO DI SAFFO 710 IL PRINCIPE ANDRÈI VIENE FERITO 785

Indice generale XI
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Percorso 2 – Il romanzo realista Modulo 17 – L’autore


e sociale 789 Alessandro Manzoni
Caratteristiche generali del romanzo
realista e sociale 790
LA VITA, LE OPERE, IL PENSIERO,
AUTOVALUTAZIONE 791 LA POETICA
Stendhal, Il rosso e il nero 792
La formazione e le opere giovanili 854
LO STRANO AMORE DI GIULIANO E MATILDE 794
L’incontro con Dio e le opere della maturità 854
H. de Balzac, Papà Goriot 798
LA PENSIONE VAUQUER 800 Vero storico e vero poetico 856
G. Flaubert, Madame Bovary 803 Studiare il passato per cambiare il presente 857
EMMA, TRA SOGNI E REALTÀ 804 I promessi sposi: la piena attuazione
V. Hugo, I miserabili 807 della poetica di Manzoni 858
IL FURTO A CASA DEL VESCOVO 809 Il problema della lingua, tra politica
e letteratura 858
‹ Princìpi di poetica manzoniana 859
●●● LINEA DEL TEMPO 860
Percorso 3 – Tra realismo e AUTOVALUTAZIONE 862
introspezione Lettera a Mr. Chauvet
Realismo e introspezione psicologica
nel romanzo 814 VERO STORICO E VERO POETICO 864
Il romanzo russo, tra realismo e indagine Lettera sul Romanticismo
psicologica 815 GLI SCOPI DELLA POESIA: L’UTILE, IL VERO,
AUTOVALUTAZIONE 816 L’INTERESSANTE 867
I. Nievo, Le confessioni di un italiano 817 Inni sacri
LA PISANA 818
LA PENTECOSTE 871
LA CONVERSIONE ALLA CAUSA DELLA LIBERTÀ 821
Odi civili 876
N. Gogol’, Il cappotto
L’IMPORTANZA DI UN CAPPOTTO 824 MARZO 1821 877
F. Dostoevskij, Delitto e castigo 829 IL CINQUE MAGGIO 881
IL DELITTO 831 LA METRICA 885
L. Tolstoj, Anna Karenina 835 Adelchi 886
LA FINE DI UN INCUBO: IL SUICIDIO DI ANNA 836 DAGLI ATRII MUSCOSI 887
LA MORTE DI ERMENGARDA 891
‹ Le strofe di settenari 896
LA CRITICA – LA STRATEGIA LETTERARIA DI MANZONI 896
Percorso 4 – Tra storia e
introspezione: IN SINTESI 897
la memorialistica 839  Itinerario multimediale 898
AUTOVALUTAZIONE 840
S. Pellico, Le mie prigioni
TRASFERIMENTO AI PIOMBI 841
M. D’Azeglio, I miei ricordi
L’ENTRATA IN POLITICA 845
IN SINTESI 849
 Itinerario multimediale 850

XII Indice generale


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Modulo 18 – L’opera Modulo 19 – Il tema


I promessi sposi Le scritture al femminile
di Manzoni nell’Ottocento

Il quadro storico e culturale – Manzoni L’OTTOCENTO, UN SECOLO DI SCRITTRICI


e il romanzo storico 900 La voce femminile nella letteratura moderna 934
Alessandro Manzoni, I promessi sposi 901 L’Ottocento al femminile 936
‹ I contenuti capitolo per capitolo 905 J. Austen, Orgoglio e pregiudizio 938
●●● LINEA DEL TEMPO 908 UNA GOFFA RISPOSTA 939
M. Shelley, Frankenstein
AUTOVALUTAZIONE 909
LA SOLITUDINE DEL MOSTRO 943
IL CONTE DEL SAGRATO 911
G. Sand, Indiana 947
(Fermo e Lucia)
DOVE AVETE SOGNATO L’AMORE? 948

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L’INNOMINATO 913
E. Brontë, Cime tempestose 952
LA MORTE DI DON RODRIGO 916 L’AMORE DI CATERINA 953
(Fermo e Lucia)
E. Dickinson, Poesie
LA MORTE DI DON RODRIGO 918 DAL NORD PRESE LE COSE IL VENTO 956
‹ Fermo e Lucia e I promessi sposi: due edizioni IO CANTO PER CONSUMARE L’ATTESA 957
a confronto 920  Itinerario multimediale 959
LA COMICITÀ: RENZO DALL’AVVOCATO
AZZECCA-GARBUGLI 921 Risposte alle autovalutazioni 960
Glossario 967
IL TRAGICO: LA MADRE DI CECILIA 926
Indice degli autori e delle opere 974
«IL SUGO DI TUTTA LA STORIA» 929 ESERCITAZIONI PER L’ESAME DI STATO 977
LA CRITICA – L’ORIGINALITÀ DEI PROMESSI SPOSI 931
 Itinerario multimediale 932 I termini sottolineati rimandano al glossario a p. 967

Indice generale XIII


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SEZIONE 1
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Il Seicento
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p. 1 Autografo dell’Infinito p. 3 G.L. Bernini, Baldacchi- p. 3 L. Spada, San p. 51 G.B. Marino, stampa p. 55 L. Sabatelli, Galileo p. 61 J.E. Millais, Ofelia,
di Leopardi. no di San Pietro, 1624-1633, Girolamo, XVII secolo. di Greuter dal quadro di S. mostra il telescopio al 1851-1852.
(particolare). Basilica di San Vouet. senato Veneto, 1800 ca.
Pietro, Roma.

p. 74 W. Shakespeare. p. 103 H. Daumier, Don p. 104 Ritratto di Miguel p. 108 Miguel de p. 137 A. Watteau, I com- p. 147 E. Caxés (attibuito
Chisciotte che cavalca de Cervantes. Cervantes. medianti italiani, 1720 ca. a), Ritratto di Lope de
verso sinistra, 1870. Vega, 1630.

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p. 152 Calderón de la Barca. p. 157 Coypel, Ritratto di p. 162 De Troy (attribuito p. 167 Metastasio. p. 173 N. Poussin, Venere p. 178 L. de Gongora.
Molière, XVIII secolo. a), Presunto ritratto di J. e Adone, 1624-1625,
Racine. particolare.

p. 180 Murillo, F. de p. 192 O. Leoni, Ritratto di p. 196 G.A. Böckler, inci- p. 199 H. van Steenwyck, p. 205 A. Tassoni.
Quevedo, XVII secolo. G. Chiabrera, XVII secolo. sione tratta da Theatrum Vanitas, XVII secolo.
machinarum novum, 1673.
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Modulo 1 Storia
e cultura

L’età del Barocco

Prerequisiti
• Conoscere l’assetto politico italiano ed europeo tra la fine del
Cinquecento e gli inizi del Seicento
• Conoscere l’evento del Concilio di Trento e le sue ripercussioni
sulla politica italiana ed europea
• Saper individuare i concetti fondamentali espressi in un testo

Obiettivi
Conoscenze
• La nuova sensibilità e la nuova visione del mondo
• Il ruolo della Chiesa e il suo controllo sulla cultura del tempo
• Il ruolo degli intellettuali e i principali centri di produzione e di
diffusione della cultura
• La prosa scientifica
• I rappresentanti più significativi della cultura, il loro pensiero e le
loro opere
• I conflitti fra intellettuali e Chiesa
• I generi letterari

Competenze
• Individuare le relazioni tra storia, pensiero e letteratura
• Riconoscere i rapporti tra cultura italiana ed europea
• Cogliere gli elementi di crisi e di rottura con l’età umanistico-
rinascimentale
• Cogliere gli aspetti più innovativi del Seicento
• Contestualizzare un autore e un testo
• Ricavare dai testi le idee e i principi di poetica degli autori
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Il contesto

Il quadro economico e sociale


La decadenza ● Nel complesso dinamico della storia europea dell’età barocca assistiamo ad un diffe-
spagnola renziato sviluppo sociale nelle varie nazioni, alcune ricche e in rapida ascesa economica,
e italiana
altre impoverite e in declino. Fra queste troviamo la Spagna che, se pur legata ad un de-
stino di decadenza, ancora mantiene un profilo di grandiosità e di fasto.
In condizioni di evidente regresso è invece l’Italia, dove l’asservimento politico alla Spa-
gna, le scorribande militari di cui fu teatro durante le guerre di successione nel Monfer-
rato e in Valtellina, le pestilenze del 1630 e del 1657 determinarono una crescente de-
pressione economica e sociale. Del resto, la crisi manifatturiera e mercantile, conse-
guenza, almeno in parte, dello spostamento dei commerci marittimi dal Mediterraneo al-
l’Atlantico, e anche della inadeguata modernizzazione degli impianti di produzione, ri-
portò il nostro paese ad una economia quasi totalmente agricola, in contrasto con il
forte sviluppo industriale del resto d’Europa.
Furono queste le ragioni della progressiva emarginazione degli Stati italiani dal contesto
economico e culturale europeo e della mancata formazione, in Italia, di un ceto borghe-
se capace di recepire quelle istanze rivoluzionarie che, nella seconda metà del Settecen-
to, verranno da nazioni come la Francia, dominate dalla borghesia e dalla nuova nobiltà
di toga.
Francia, ● La Francia, infatti, era in vertiginosa ascesa economica grazie al suo «terzo stato»,
nuovi ceti mentre nuovi ricchi, anche se di estrazione borghese, si potevano assicurare titoli nobiliari
e mercan-
tilismo e cariche pubbliche, con il semplice pagamento della paulette, una tassa che permetteva
il cambiamento di «ceto» sociale. Si assisteva al dominio incontrastato del danaro che
confluiva nelle casse statali in gran copia grazie ai mille espedienti che i ministri mette-
vano in atto per tassare i cittadini, mentre il mercantilismo, attuato dal Colbert in Fran-
cia e dal Cromwell in Inghilterra, arricchiva gli Stati e incrementava le industrie, favo-
rendo anche la ricerca tecnica e scientifica.
L’Olanda, ● Ma le due nazioni che durante il Seicento emergeranno sopra a tutte nell’economia in-
una repub- ternazionale furono l’Olanda e l’Inghilterra. La prima si distingueva innanzitutto per il
blica aperta
e tollerante suo ordinamento politico: era una repubblica federale, e anche se alcune famiglie co-
me i d’Orange avevano l’esclusiva delle cariche pubbliche, lo rimase fino alla metà del
Settecento, quando divenne una monarchia. In essa dominava un patriziato mercanti-
le aperto e tollerante, dotato di grande intraprendenza economica, che fece di questo
paese la maggior potenza commerciale europea e mondiale fino agli anni Settanta,
quando maturò lo scontro con l’Inghilterra per il controllo dei mercati mondiali e del
commercio con le colonie. La piccola Olanda non riuscì a reggere il confronto con la ri-
vale e perse la sua posizione di predominio. Ma per tutto il secolo conservò la propria im-
pronta ispirata ad apertura sociale e tolleranza religiosa e culturale che ne fece il luo-
go in cui si rifugiarono molti dei perseguitati di altri paesi (compresi interi gruppi socia-
li come gli ebrei cacciati dalla Spagna) e tutti coloro che volevano esprimere liberamen-
te il loro pensiero.

4 Sezione 1. Il Seicento
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Inghilterra, ● La crescita economica dell’Inghilterra fu altrettanto dirompente, nonostante le tor-


innovazione mentate vicende politiche interne: dopo alcuni decenni di stabilità politica sotto la mo-
e primo
sviluppo narchia assoluta, si succedettero la guerra civile (1641-1647) contro Carlo I (1600-1649),
industriale che portò alla decapitazione del re; poi la dittatura di Cromwell (1649-1658), seguita dal
ritorno della monarchia degli Stuart (1660) che si rivelò così opprimente da sfociare
nella rivoluzione del 1689 con la quale il paese assunse la forma politica che mantiene
inalterata ancora ai nostri giorni, la monarchia costituzionale. Nonostante i forti con-
trasti politici, alla fine del Seicento l’Inghilterra era divenuta una delle massime potenze
mondiali e la maggior potenza commerciale, grazie alle sue compagnie e all’espan-
sione coloniale. Inoltre anche la sua composizione sociale aveva subito una notevole evo-
luzione: si erano formati nuovi gruppi sociali (primo fra tutti la gentry) in- Gentry
teressati a sviluppare nuove tecniche agricole per migliorare i rendimenti Gruppo socia-
le composto
e commercializzare i propri prodotti. Nel XVII secolo erano nate anche le da figli cadetti
industrie tessili a domicilio che, abbassando i costi di produzione, rende- dei nobili, ca-
vano più competitivi i manufatti inglesi, provocando la crisi della produzio- valieri, genti-
luomini.
ne specialmente in Italia. Ma soprattutto si costituì una classe di produttori
e di imprenditori che, nel secolo successivo, sarà all’origine di quel processo economico

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che oggi chiamiamo «rivoluzione industriale».
Disagio ● Questa ottimistica visione di una società del Seicento si adatta soltanto alla parte più
sociale ed “emancipata” e moderna, orientata ad aver fiducia nello spirito razionale dell’uomo. È la
emigrazione
società borghese ricca di prospettive e di impulsi. Ma la maggioranza della popolazione
si trovava in condizioni di sottosviluppo: nelle campagne, dove i problemi rurali erano
quasi del tutto trascurati dalla politica industriale e i contadini vivevano nell’arretratezza,
continuamente oppressi dalle scorribande degli eserciti, dalle carestie, dalle epidemie e
spesso anche da padroni esosi; nelle città, dove, accanto alla borghesia sempre più solida,
il popolo minuto si dibatteva in una disagevole precarietà economica.
L’emigrazione fu un altro effetto delle condizioni disagiate di tanti cittadini, perseguita-
ti dall’intolleranza religiosa dei sovrani e costretti ad abbandonare in massa il loro paese
per cercare rifugio in altre regioni d’Europa o addirittura nelle terre del Nuovo Mondo.
Guerre ● Permaneva infatti il conflitto fra posizioni religiose contrastanti che separava netta-
di religione e mente non solo la parte cattolica da quella protestante, ma anche ognuna delle due parti
persecuzioni
al suo interno. I contrasti riguardavano sia la dottrina teologica che l’organizzazione del-
le chiese e spesso degenerarono in vere e proprie guerre di religione e persecuzioni. Il
culmine della contrapposizione fra protestanti e cattolici fu rappresentato dalla guerra
dei Trent’anni (1618-1648) che insanguinò l’Europa coinvolgendo molti paesi, ma che
segnò un punto di svolta: dopo di essa, nonostante vi fossero ancora ragioni di conflitto,
si concluse l’epoca delle guerre di religione.

Il quadro culturale
Nuovo ● Se Francia, Olanda e Inghilterra si possono considerare le nazioni d’avanguardia in
concetto ogni campo, tuttavia ovunque, nel XVII secolo, si manifestarono straordinarie novità nel
di cultura
e «nuova campo tecnico e scientifico, non solo in relazione all’importanza delle scoperte e delle in-
scienza» venzioni, ma anche al nuovo atteggiamento nei confronti della scienza.
Si venne creando così un nuovo concetto di cultura che univa agli interessi tradiziona-
li per le discipline umanistiche l’interesse per lo studio della natura immensa, complessa,
misteriosa, sfuggente al controllo dell’uomo. Si diffondeva la “curiosità” di conoscere il
mondo concreto, quello dei fenomeni naturali, mentre studiosi come Copernico (1473-
1543), Bacone (1561-1621), Keplero (1571-1630), Galileo (1564-1642), da angoli diversi
dell’Europa, dimostravano l’efficacia del metodo sperimentale-deduttivo come inizio di
una «scienza nuova». La matematica, l’astronomia, la fisica, la medicina furono i campi
più esplorati dagli scienziati, mentre ovunque sorgevano istituzioni tese a favorire l’ap-

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 5


e cultura
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profondimento e la diffusione delle nuove discipline: l’Accademia dei Lincei (Roma,


1603), l’Accademia del Cimento (Firenze, 1657), l’Académie des Sciences (Parigi, 1666).
Accanto a queste istituzioni, e spesso anche grazie a loro, nacquero, nella seconda metà del
secolo XVII, le prime riviste e i primi bollettini scientifici che divennero terreno di con-
fronto, e di scontro, fra le varie tesi e organi di diffusione e di promozione della cultura.
Stampa ● Possiamo spiegare questo crescente e vivace interesse per la scienza partendo da due
e istruzione fattori essenziali:
• l’aumentata diffusione della stampa che, fin dalla sua invenzione, si rivelò strumen-
to indispensabile per ampliare e diffondere il sapere;
• l’allargamento dell’istruzione, frutto del benessere crescente e del prestigio che ve-
nivano assumendo i ceti borghesi.
Il sorgere ovunque di numerosissime scuole è la dimostrazione di questi due fenomeni. Le
scuole, fondate in ogni Stato europeo (anche in Russia), da piccoli o grandi mecenati (so-
prattutto dell’ambito religioso come la cattolica Compagnia di Gesù o le varie Chiese
protestanti), furono considerate necessità politiche per la formazione delle nuove classi
dirigenti, ma anche investimenti per un progressivo rinnovamento della società. Fu que-
sto l’atteggiamento innovatore che dette inizio alla concezione moderna della ricerca e
del progresso.
Sviluppo ● Tuttavia, allo sviluppo e al rinnovamento in campo scientifico non si affiancò di pari
tecnologico passo lo sviluppo tecnologico; o almeno non subito. L’invenzione di macchine si indi-
rizzò prevalentemente a perfezionare le tecniche esistenti nella lavorazione di merci da
immettere con facilità sul mercato: per esempio le ruote ad acqua per azionare le pompe
delle miniere, i mulini per la macinazione dei colori e per la manifattura delle stoffe, i te-
lai per la lavorazione della seta. Il ricorso all’uso del carbon coke fu la vera grande inno-
vazione del secolo: facilitò e rese più rapida la fusione dei minerali grezzi col risultato di
una migliore qualità dei prodotti finiti.
Nasce ● Nel contesto della ricerca scientifica del XVII secolo, non possiamo dimenticare quan-
la scienza to essa fosse attiva nel campo economico-finanziario. «Regina delle scienze» di quel pe-
delle finanze
riodo fu la scienza commerciale e bancaria, ovvero quell’intricato complesso di regole
connesse con la circolazione del denaro, intensificatasi con l’allargarsi del commercio na-
zionale e internazionale. Le Banche di Anversa, Amsterdam, Amburgo, Norimberga, Lon-
dra divennero le banche più famose d’Europa. Esse erano arbitre, nei loro paesi, del va-
lore da attribuire al denaro e dei certificati di credito che emettevano in sostituzione
della moneta contante. Nel 1694 la Banca d’Inghilterra, fondata da un consorzio di ban-
chieri, ottenne la facoltà di coniare moneta propria in cambio di un prestito al governo in-
glese. Tanta era la forza di questi istituti. Entrarono nell’uso la circolazione di bancono-
te, l’emissione di obbligazioni anche garantite dallo stato, la speculazione sui cambi, l’i-
stituzione delle Borse. Iniziava, insomma, anche sotto questo aspetto, il dinamismo del-
la società che ritroviamo ai giorni nostri.
La Chiesa e il ● Accanto a queste istituzioni laiche la Chiesa continuò ad esercitare la sua influenza sul-
suo influsso la vita culturale in quel lungo periodo (circa un secolo e mezzo, dalla seconda metà del
sul pensiero
e sulla Cinquecento a quasi tutto il Seicento) che seguì al concilio di Trento (1545-1563) e che
cultura si definisce come «età della Controriforma», epoca durante la quale la Chiesa operò con
estrema severità per frenare la diffusione di idee che, per aspetti filosofici, scientifici o
estetici, fossero direttamente, o anche solo potenzialmente, in contrasto con la dottrina e
la morale cattoliche.
L’Indice ● Questa attività di controllo, che la Chiesa esercitò quasi sempre appoggiata, nei paesi
e l’Inqui- cattolici come l’Italia e la Spagna, dalle autorità politiche, si svolse attraverso istituti co-
sizione come
strumenti di me la Sacra Congregazione dell’Indice (che aveva lo scopo di stilare la lista dei libri di
repressione cui erano vietati la stampa, la diffusione e il possesso) e il Tribunale dell’Inquisizione (un
organismo poliziesco che individuava, interrogava, ricorrendo anche alla tortura, e pro-

6 Sezione 1. Il Seicento
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cessava chi sosteneva tesi contrarie alla dottrina ecclesiastica) e determinò un clima cul-
turale nel quale la ricerca e la libera espressione di pensiero che avevano caratterizzato la
fase umanistico-rinascimentale furono duramente mortificate.

La censura ● In particolare, il controllo della Chiesa ebbe, nel Seicento, un grande peso in relazione:
ecclesiastica • agli studi filosofici, nella cui repressione il caso più clamoroso fu quello di Giordano
di filosofia,
scienza Bruno (1548-1600), condannato al rogo proprio all’alba del secolo (17 febbraio 1600);
e letteratura ma condanne e iscrizioni all’Indice colpirono quasi tutti i maggiori filosofi dell’epoca,
fra cui Cartesio, Hobbes, Spinoza;
• al pensiero scientifico che indagava la realtà naturale senza attenersi agli schemi ari-
stotelici fatti propri, fin dal Medioevo, dalla cultura ecclesiastica. Nel metodo speri-
mentale proposto da Galilei e altri e nella tesi eliocentrica copernicana la Chiesa
avvertiva la possibilità di un pericoloso sconvolgimento dei suoi dogmi;
• al filone di letteratura barocca che, ispirandosi alla mitologia classica, ripercorre-
va in testi poetici narrativi o lirici le vicende degli dèi e degli eroi pagani, spesso intes-
sute di motivi sensuali, come avviene nel più celebre poema dell’epoca, l’Adone di Giam-
battista Marino (vedi p. 202).

“Indossare ● Di fronte al clima di repressione che dominava larga parte della società seicentesca,
una non solo nei paesi cattolici, ma anche in quelli protestanti, una delle scelte più comuni e
maschera”
diffuse fra intellettuali, scienziati e filosofi fu quella di “indossare una maschera”, cioè di
vivere in apparente ossequio alla morale e alla religione comuni, ma continuando a
sostenere nascostamente in piccoli gruppi di amici e studiosi, teorie eretiche o comun-
que condannate dalle chiese.
Uno dei fenomeni che meglio mostra questo lato sotterraneo della cultura seicentesca fu
la diffusione della letteratura clandestina (manoscritti e/o libri a stampa), che era com-
posta o dai libri messi all’Indice oppure da testi anonimi in cui si raccoglievano e diffon-
devano concezioni morali e politiche condannate dalle autorità ecclesiastiche; teorie scien-
tifiche che contrastavano con quelle ammesse. Il luogo di maggior libertà in campo
editoriale rimase per tutto il secolo l’Olanda, dove erano attivi alcuni dei maggiori edi-
tori dell’epoca presso cui andavano a stampare i propri libri letterati, intellettuali e scien-
ziati di tutta Europa.

La nuova arte ● L’esaurimento dello spirito rinascimentale e del suo vigore creativo spinse, già a partire
barocca dalla seconda metà del Cinquecento, l’arte ad abbandonare le regole di razionalità e com-
postezza per ricercare forme più elaborate e preziose. Nelle arti visive nacque così il Ma-
nierismo, caratterizzato da virtuosismo fine a se stesso, imitazione dei maestri rinasci-
mentali, ricerca non della naturalezza ma dell’effetto scenografico e dell’imponenza.
Questa tendenza si accentuò con il Barocco: Shakespeare, Cervantes, Góngora, Berni-
ni, Rembrandt (vedi p. 223), Velázquez (vedi p. 224) sono soltanto alcuni degli artisti
che, in campi diversi, arricchirono questo periodo della storia di grandi opere, dalle qua-
li traspare il mutato atteggiamento umano nei confronti della vita e del mondo: le cer-
tezze dell’uomo rinascimentale si sono infrante in seguito alle scoperte di nuove terre, al-
le divisioni religiose, alle innovazioni tecnologiche, alla rincorsa al denaro, alle guerre e al-
le epidemie ecc. Di contro all’ottimistica speranza di arrivare alla piena conoscenza e al-
la perfezione, si sente la malinconica tragicità della condizione dell’uomo destinato a
brancolare nel buio delle incertezze perché tutto gli appare relativo e mutevole. Egli non
è più «centro dell’universo», ma un attore nel teatro molteplice del mondo; in questo sen-
so la vita è spettacolo fatto di apparenze, di ostentazione, di artificio, che sono gli ingre-
dienti più importanti di ogni espressione artistica dell’epoca. E su tutto domina il senso
della morte associata al concetto della fugacità e brevità delle cose terrene. Perciò ogni
manifestazione artistica ispirata al gusto barocco ci appare tormentata, elaborata in for-
me complesse lontana dalla chiarezza dalla semplicità e dall’equilibrio, princìpi cardine
dell’arte rinascimentale (vedi anche Percorso iconografico alle pp. 244 ss.).

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 7


e cultura
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Linea del tempo

1559 1598 1609 1618 16


Pace di Cateau-Cambrésis, Editto di Nantes: Indipendenza Inizia Ca
inizia l’età del predominio finiscono le guerre delle Province la guerra re
spagnolo in Italia di religione in Francia Unite dei Trent’anni
dalla Spagna
1563 1589
Termina La dinastia
il Concilio Borbone
di Trento sul trono 1603
di Francia Muore
1571 Elisabetta I
Battaglia d’Inghilterra
La storia

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di Lepanto

1559 1584 1603 1610 1620 1623


Il primo • De la causa Nasce Sidereus Novum Il saggiatore
Indice principio Accade -
l’A Nuncius di Organum di G. Galilei
dei libri et uno; mia dei G. Galilei di F. Bacone
proibiti • De l’infinito, Lincei
1619
universo a Roma
Istoria
Il contesto culturale

et mondi
del concilio 1
di G. Bruno 1602 tridentino W
La città di P. Sarpi
1600 p
del sole di 1616
1582 Viene l
T. Campa -
Galileo s
Riforma arso nella
viene ammonito c
del calendario sul rogo
dal Santo Uffizio d
di Gregorio XII G. Bruno

1575 1601 1615 1623 162


Gerusalemme Amleto di W. Seconda parte • Adone di La s
liberata Shakespeare del Don Chisciotte G.B. Marini rap
di T. Tasso di M. de Cervantes • Il miglior di A
giudice
1611 è il re
La tempesta di Lope
de Vega
Gli eventi letterari

di W. Shakespeare
1594 1605
Giulietta • Prima parte
e Romeo di Don Chisciotte
di W. Shakespeare di M. de Cervantes
• Macbeth
di W. Shakespeare

8 Sezione 1. Il Seicento
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1625 1642 1649 1672-78 1689


Carlo I diventa In Inghilterra Decapitazione Guerra Cacciata
re d’Inghilterra inizia di Carlo I fra Francia degli Stuart,
la guerra e Province gli Orange
fra Carlo I Unite sul trono
e il Parlamento d’Inghilterra
1661
1648 Restaurazione 1701
Con i trattati degli Stuart Inizia
di Vestfalia in Inghilterra la guerra
termina di succes-
la guerra sione spa-
dei gnola
Trent’anni

1630 1633 1647-52 1662 1666 1668 1690


ore Dialogo Condanna G.L. Bernini Viene Viene Esce Nasce
ei sopra i due di Galileo scolpisce fondata fondata il primo Arcadia
l’A
massimi l’Estasi la Royal l’Aca- periodico
sistemi di S. Teresa Society démie italiano,
di G. Galilei Royale il «Gior- 1687
1656 des nale dei Newton
1628 • G.L. Bernini Sciences letterati» pubblica
W. Harvey edifica la sua
pubblica la cattedra teoria sulla
la sua teoria 1637 di S. Pietro gravitazione
sulla Discorso • Velázquez universale
circolazione sul metodo dipinge Las
del sangue di Cartesio Meninas

1624 1635 1664 1667 1677


i La secchia La vita Il tartufo Il paradiso Fedra
rini rapita è sogno di di Molière perduto di J. Racine
r di A. Tassoni C. de la Barca di J. Milton
1654
1633
Il cannocchiale 1673
Il gran teatro aristotelico
del mondo di Il malato
di E. Tesauro immaginario
C. de la Barca
di Molière

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 9


e cultura
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P E R C O R S O 1
Le idee

Il termine ● L’epoca che si estende dalla fine del Cinquecento ai primi decenni del Settecento è or-
«barocco» mai universalmente indicata come «età del Barocco».
Alcuni studiosi, specialmente francesi e tedeschi, fanno derivare la parola «barocco» dal
portoghese barroco il quale, come lo spagnolo barueco e il francese baroque, indica una
perla irregolare, non perfettamente sferica; altri, invece, tra cui gli italiani, lo considerano
derivazione del termine filosofico baroco usato nella filosofia scolastica per indicare un
tipo di sillogismo (= tipo di ragionamento) complicato nella forma e di modesto conte-
nuto.
Comunque, qualunque sia la derivazione, con questo termine si è voluto generalmente
indicare gli aspetti bizzarri e irregolari, poco originali e poco “perfetti” dell’arte del
Seicento, contrapposta a quella lineare e razionale del Rinascimento. Il vocabolo, prima
usato soltanto per le arti figurative, più tardi è diventato sinonimo di tutta la civiltà che
dal secondo Cinquecento arriva al Settecento e ha perso in buona parte il primitivo si-
gnificato polemico e spregiativo.

Il Barocco, età di crisi e di grandi novità


L’età del Barocco, epoca di profonde
RINASCIMENTO ETÀ BAROCCA
contraddizioni e di disagio sociale vide
decadere in campo artistico, letterario
Filologia; Diversità delle culture
recupero del passato e delle religioni
e musicale il razionale equilibrio che
aveva dominato nell’epoca rinascimen-
tale. Il Rinascimento aveva significato
Riflessione sul passato Riflessione sulla fragilità
dell’uomo risveglio creativo dopo la meditata ri-
flessione sul passato e quindi aveva se-
Senso di smarrimento gnato un periodo di reale presa di co-
Tesi sulla centralità scienza, da parte dell’uomo, del suo va-
e ricerca irrequieta
e dignità dell’uomo
della verità lore e della sua ascesa verso conquiste
che sembravano non avere limiti e ver-
so un grado di conoscenza tanto ampia
Dominio Conoscen- Ricerca e Conoscen- da far pensare alla “perfezione”.
sulla natu- za come controllo za come
ra (magia) perfezione sulla natu- continua Nell’età barocca si assiste al proces-
ra (scienza) ricerca so inverso: si affievoliscono le certezze,
si incrina la fiducia dell’uomo, sgomen-
to perché non sa andare oltre la “perfezione” già acquisita e le nuove conquiste scientifi-
che non fanno che riportarlo alla consapevolezza dei suoi limiti; subentra in lui lo smar-
rimento di fronte al cadere anche della sicurezza religiosa con l’infrangersi della com-
pattezza cristiana dopo l’avvento della Riforma, perciò prevale un’atmosfera di crisi e di
irrequieta ricerca.
Dal punto di vista storico ci sono alcuni fattori che accentuano il disagio dell’età ba-
rocca:

10 Sezione 1. Il Seicento
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• la ripresa delle guerre di religione che celano fini politici;


• il ferreo assolutismo statale che si afferma in quasi tutte le monarchie europee;
• il non meno ferreo assolutismo religioso, cattolico e protestante, conseguenza della
Riforma;
• l’apoteosi e successiva decadenza della Spagna;
• la stagnazione economica e l’espansione del latifondo agrario in Spagna e Italia del
Sud.
La crisi che contraddistingue questo periodo non va però intesa come decadenza, ma co-
me tensione verso una nuova idea del mondo, come preparazione di una nuova ci-
viltà: ne sono testimonianza gli aspetti più innovativi in ambito filosofico, scientifico, sto-
riografico, anticipatori della civiltà e cultura moderne. È un’età di preparazione, di forti
cambiamenti in cui si intravedono caratteri che si chiariranno nei secoli seguenti: il “gu-
sto”, l’“ingegno”, l’“individualità artistica”, la “lingua impreziosita” di vocaboli e artifici
retorici, impressioni e temi nuovi.

I centri di vita culturale in Italia

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Lo Stato ● Se consideriamo la “geografia” della cultura italiana del Seicento, osserviamo anzitut-
pontificio, to che emergono, per importanza e per caratteristiche in un certo senso opposte, due po-
contro-
riformismo e li principali: Roma e Venezia. Roma è naturalmente il centro dal quale si irradiano le di-
mecenatismo rettive di quel controllo culturale controriformistico di cui abbiamo detto e che costi-
tuisce l’elemento unitario dominante della produzione letteraria di gran parte della peni-
sola per tutto il secolo. Accanto all’importanza rivestita dai Gesuiti nel determinare gli
indirizzi della politica culturale romana, va ricordato che molti prelati colti, come già nel-
l’epoca umanistico-rinascimentale, svolgono un ruolo di mecenati che ha grande impor-
tanza rispetto alle possibilità di ricerca e di affermazione di alcuni letterati. Va inoltre os-
servato che lo Stato pontificio comprende (e quindi controlla) anche altri centri cultural-
mente significativi, come Bologna, importante per le sue tradizioni universitarie, e Fer-
rara, sottratta agli Estensi ma non dimentica dei suoi fasti culturali cinquecenteschi.
Venezia, ● Venezia, nella sua particolare forma di repubblica aristocratica, è indubbiamente il cen-
autonomia tro italiano che – nel generale clima determinato dal predominio spagnolo e dalla sinto-
e decadenza
nia fra questo e gli indirizzi controriformistici di Roma – conserva la maggior autonomia
politica e quindi anche culturale. La Serenissima si trova spesso in contrasto, sul piano
politico, con la Spagna e con lo Stato Pontificio, cercando anche contatti con gli Stati eu-
ropei in cui si è affermata la riforma protestante. Da qui deriva la sua disponibilità, al-
meno nella fase iniziale del secolo, a farsi punto di riferimento per intellettuali non
allineati sulle posizioni della cultura dominata dallo spirito controriformistico: basti pen-
sare alla libertà di ricerca scientifica di cui godette Galilei nella fase del suo lavoro pres-
so l’Università di Padova (dipendente appunto dall’amministrazione veneziana) e soprat-
tutto al conflitto con la Chiesa e alla posizione di Paolo Sarpi (1552-1623) nella questio-
ne dell’Interdetto (vedi p. 38). Occorre considerare, inoltre, il peso che nel campo cultu-
rale riveste Venezia con la sua editoria, che copre oltre il 50% dell’intera produzione na-
zionale. Però, a partire dal quarto decennio del secolo, anche a Venezia si spengono i più
vivi fermenti del pensiero e della scienza, mentre vi godono notevole successo le meno
impegnative forme di teatro come il melodramma e la commedia dell’arte.
Torino e ● Fra gli altri centri della penisola – tutti, sia pure con sfumature diverse, ligi alle diretti-
Milano: ve culturali ecclesiastiche – possiamo segnalare Torino, dove, nei primi decenni del secolo,
influenze
spagnole alla mecenatesca corte del duca Carlo Emanuele I di Savoia trovano accoglienza lettera-
e contro- ti come il Marino e il Tassoni (1565-1635). A Milano, sotto il dominio spagnolo, la vita
riformiste culturale si svolge nell’ambito della presenza ecclesiastica di prelati dalla moralità severa
e dall’attivo impegno sociale come Federigo Borromeo (1564-1631).

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 11


e cultura
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Firenze e ● Nella Firenze medicea del Seicento troviamo un ambiente che favorisce, in opposizio-
il classicismo ne al più diffuso gusto barocco, una linea di sobrio classicismo nelle scelte di lingua e di
stile; anche gli studi scientifici vi hanno notevole fioritura (Galilei, dopo Padova, passa a
Firenze presso Cosimo II, al quale dedica nel 1610 il Sidereus Nuncius).

Napoli ● A Napoli, capitale del vicereame spagnolo, non c’è una corte che costituisca un im-
fra cultura portante centro di cultura; tuttavia, accanto ad una fioritura letteraria di gusto marini-
alta
e popolare stico che si sviluppa negli ambienti colti ad opera di scrittori nobili o ecclesiastici, va se-
gnalata una letteratura di tipo popolare o popolaresco, che sperimenta un uso molto
vivace del dialetto (esempi ne sono la raccolta di novelle Lo cunto de li cunti di Giovan
Battista Basile e le opere di Giulio Cesare Cortese, 1575 ca.-1625 ca.).

Il ruolo dell’intellettuale
La dipen- ● Un aspetto fondamentale della condizione in cui vivono e operano gli intellettuali (non
denza degli solo letterati, ma anche filosofi, uomini di scienza, artisti) non appare troppo mutato nel-
intellettuali
l’età del Barocco rispetto alla precedente epoca rinascimentale: la loro dipendenza dal-
la corte (del sovrano, del signore, insomma del «principe») e dalla Chiesa.
In molti casi il concetto di “dipendenza” va precisato meglio come “appartenenza”, per-
ché una buona parte dei letterati appartiene proprio alla classe nobiliare oppure all’ordi-
ne ecclesiastico.

Prudenza ● Nella non mutata dipendenza dalla corte dell’intellettuale, risulta però modificato il
e dissimu- ruolo di quest’ultimo rispetto a quello della prima fase del Rinascimento: già dalla se-
lazione
conda metà del Cinquecento e sempre più nel corso del Seicento, il letterato non è più il
raffinato cortigiano che teorizza l’ideale di una cultura intesa come libera espressione del-
la propria intelligenza critica, ma piuttosto il segretario esperto di diplomazia e di pra-
tiche amministrative che svolge un lavoro prezioso per il principe, ma in qualche modo
“inferiore” rispetto alla vocazione dell’autonoma ricerca letteraria o filosofica o scientifi-
ca. Si evidenzia così un atteggiamento tendente a suggerire comportamenti sociali “pru-
denti”, con sofisticate giustificazioni di quegli aspetti meno nobili della pratica politica
che sembravano essere stati troppo crudamente messi in luce da Machiavelli, oppure an-
che con la scelta di un reticente silenzio e della chiusura nell’intimità della propria co-
scienza.

La cultura ● Naturalmente, si caratterizzano per una dimensione essenzialmente aristocratica le


di corte opere di poesia e di pensiero che nascono all’interno di un mondo fastoso come la corte
e che tale fasto rispecchiano nei loro contenuti colti e nelle loro forme ricercate. Il con-
senso che gli scrittori ottengono nell’ambito nobiliare è anche il segno della loro omoge-
neità di gusti e di scelte rispetto a tale ambito: valga come esempio il maggior poeta del
Seicento italiano, ossia Giambattista Marino, la cui attività letteraria, nel primo quarto
del secolo, fu tutta legata alla protezione degli ambienti aristocratici napoletani, romani,
torinesi e della corte francese di Maria de’ Medici (reggente dal 1610 al 1617). Tipica del-
l’epoca è anche la severa selezione di letterati e artisti ammessi a corte: sono principal-
mente gli intellettuali già appartenenti per nascita al ceto nobiliare che trovano il loro
centro di aggregazione alla corte del signore.

Gli ● Fuori della corte sono presenti altri tipi di intellettuali: si va da scrittori senza status
intellettuali sociale definito (che spesso acquistano notorietà con opere che mirano ad appagare la
girovaghi
curiosità popolare per la cronaca contemporanea) a quegli intellettuali girovaghi che,
nella doppia veste di autori e attori, danno vita alla «commedia dell’arte» che trova i
suoi luoghi dappertutto in Europa, presso le corti dei nobili o nelle piazze.

12 Sezione 1. Il Seicento
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Le accademie
Centri ● Accanto alla corte (qualche volta in piena autonomia, ma più spesso in una forma com-
di cultura plementare rispetto ad essa, che oggi chiameremmo sponsorizzazione) l’altro fondamen-
laica
tale centro di aggregazione degli intellettuali è l’accademia. Sorte, come abbiamo già vi-
sto, nel Quattrocento e sviluppatesi nell’età del pieno Rinascimento come istituzioni al
cui interno si dibattevano le idee, si progettavano programmi culturali, si elaboravano
poetiche comuni, le accademie hanno una grande diffusione in Italia come in tutta Eu-
ropa nel corso del Seicento. Alla vita delle accademie partecipano i letterati di livello “al-
to”, ammessi nelle corti e in contatto con ecclesiastici di grande prestigio culturale, ma an-
che studiosi che, per ragioni di ceto sociale, non vi sono ammessi: e così le accademie,
dato il loro numero molto rilevante e data la loro diversità di orientamenti, offrono – ri-
spetto alle corti – un panorama più variegato della presenza e delle caratteristiche degli in-
tellettuali attivi nel corso del Seicento.
Le accademie ● Il fervore degli studi scientifici del Seicento è testimoniato dalle numerose accademie
scientifiche dove si riunivano gli intellettuali, dediti a saperi specializzati, che univano la speculazio-
ne teorica alla sperimentazione. Il loro codice di comunicazione era il linguaggio della
matematica, strumento universale per “addetti ai lavori”. I nomi di alcune accademie (dei
Lincei, del Cimento, degli Investiganti, degli Spioni ecc.) sottolineano l’importanza del-
l’osservazione, caratteristica del nuovo metodo di ricerca scientifica che procede per in-
dizi, provando e riprovando. Le accademie scientifiche italiane più famose furono:
• l’Accademia dei Lincei, costituita nel 1603 a Roma, la cui attività si interruppe nel
1630, ma riaperta nel 1874 da Pio IX (è tuttora operante). L’emblema dell’accademia,
la lince, evidenzia la necessità di una vista acutissima per accostarsi allo studio dei fe-
nomeni naturali. Ne fece parte anche G. Galilei;
• l’Accademia del Cimento, fondata nel 1657 da alcuni discepoli di Galileo con il pa-
trocinio di Leopoldo de’ Medici. La sua attività fu intensa, ma durò solo un decennio.
Il suo motto (cimento = prova, verifica) intendeva sottolineare il valore insostituibile
dell’esperienza e della verifica nella ricerca scientifica. Tra i suoi membri ricordiamo il
matematico V. Viviani (1622-1703), allievo di Galilei, il medico e naturalista F. Redi
(1626-1698) e il bolognese M. Malpighi (1627-1694), fondatore dell’anatomia micro-
scopica. Segretario dell’accademia fu lo scienziato L. Magalotti (1637-1712), che rac-
colse le relazioni delle esperienze compiute nel testo Saggi di naturali esperienze in-
viandole anche alle accademie straniere;
• in campo non scientifico, ma letterario, molto importante (e tuttora in attività) fu an-
che l’Accademia della Crusca che a Firenze concretizzò il progetto di compilare un vo-
cabolario della lingua che diffondesse il fiorentino del Trecento.
Un ● Le accademie del Seicento erano diffuse in numero notevolissimo in tutte le città italia-
movimento ne, anche di modesta importanza e di non grande tradizione culturale; questo vasto mosai-
antibarocco
co era molto frazionato, non segnato da legami stretti tra le varie istituzioni, che conserva-
vano forti identità locali. Sotto questo aspetto, assunse invece un carattere del tutto parti-
colare l’Accademia dell’Arcadia, sorta con un programma di restaurazione classicistica in
funzione decisamente antibarocca. L’Arcadia, il cui nome si richiama a quello della mitica
regione della Grecia antica dove i pastori vivevano felici in una serena semplicità primitiva,
fu fondata a Roma nel 1690, ma in breve si diffuse con sedi in tutta Italia, assumendo, nel-
le sue proposte culturali, un carattere “nazionale”. Ne furono membri i rappresentanti di
quel moto di restaurazione classicistica che si richiamava al Chiabrera (vedi pp. 184 e 192)
e alla tradizione rinascimentale. L’intento di contrastare il «cattivo gusto barocco», le sue
stravaganze ed eccessi portava all’ideale di una letteratura semplice, chiara, classicamente
disciplinata e a un complesso di regole e di riti ispirato al mondo pastorale classico.
Tra i maggiori rappresentanti dell’Arcadia ricordiamo Gian Vincenzo Gravina (1664-
1718) e Giovan Mario Crescimbeni (1663-1728).

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 13


e cultura
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Centri di vita culturale e accademie


nel Seicento
Sottoposta al dominio spagnolo. Nella Rivendica autonomia politica e culturale da Roma, che manifesta nel-
cultura lombarda si coglie lo spirito della la resistenza agli influssi ideologici della Chiesa e ai suoi mezzi di con-
Controriforma; tra le figure più rappre- trollo intellettuale (Santo Uffizio e scuole gesuitiche). Agli inizi del
sentative troviamo Federigo Borromeo. Seicento, impegnato nel conflitto tra Venezia e Santa Sede, troviamo
Scienziati: Castelli e Settala. Paolo Sarpi. Famosa è l’A Accademia degli Incogniti (1630-1660 ca.).

Nelle lettere prevale


la linea classica; fiori-
scono gli studi scien-
tifici grazie a un grup-
po di allievi di Galilei

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La corte dei Savoia, al cui
servizio lavora anche raccolti attorno al-
Marino è un vivace cen- Accademia del Ci-
l’A
tro di vita culturale, spe- Milano Venezia mento (1657-1667),
cie con Carlo Emanuele I Torino
fondata da Leopoldo
(1580-1630). de’ Medici. Tra le ac-
Genova
cademie letterarie si
Firenze
impone l’A Accademia
della Crusca. Scien-
ziati: Redi, Magalotti.

Roma

Accademia de-
È attiva l’A Accademia
È attiva l’A
gli Addormentati. Napoli dei Trasformati.
Lecce

Cosenza
Vi vive e opera Tom-
maso Campanella, la
cui missione filosofica
e politica è quella di
contribuire alla rifor-
ma della religione cat-
tolica, che deve assu-
mere una funzione li-
beratrice dal dominio
dei prìncipi e dare un
nuovo ordine alla co-
munità umana.

Roma vive nel Seicento un periodo di grande splendo- Si afferma una poesia di gusto ba-
re e di rinnovamento architettonico e artistico. Cuore rocco e una produzione dialettale
pulsante della Controriforma, grazie al mecenatismo con Basile e Cortese. Nel 1611 sorge
dei papi e al contributo di ordini religiosi, soprattutto Accademia degli Oziosi, tra i cui
l’A
quello gesuitico, assume una funzione di guida in cam- iscritti si contano molti esponenti del
po culturale. Polo di attrazione dei maggiori rappre- marinismo, come Giuseppe Artale e
sentanti della cultura italiana dell’epoca (MMarino, Gali- Giacomo Lubrano; l’ Accademia degli
lei), Roma diventa centro delle tendenze barocche e di Investigatori nasce nel 1633.
quelle classicistiche. È attiva dal 1603 al 1630 l’A Acca-
demia scientifica dei Lincei tra i cui associati c’è Galilei.
Nel 1690 sorge l’A Accademia dell’Arcadia con un pro-
gramma antibarocco.

14 Sezione 1. Il Seicento
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La battaglia delle idee


La teoria ● Il Seicento è il secolo in cui l’Europa diventa teatro del nuovo pensiero e della «nuo-
copernicana va scienza». Già nel XVI secolo l’astronomo Niccolò Copernico (1473-1543) aveva pre-
sentato nel De revolutionibus orbium coelestium (La rivoluzione delle sfere celesti, 1543)
un nuovo modello cosmologico, secondo il quale al centro dell’universo sta, immobile, il
Sole; la Terra, la Luna e gli altri pianeti gli ruotano intorno, descrivendo orbite circolari
(teoria eliocentrica).
Giordano ● La tesi di Copernico fu accolta da Giordano Bruno (1548-1600) che, con le sue opere
Bruno, e la sua stessa vita, volta a confrontare le proprie esperienze intellettuali e morali con
coperni-
canesimo quelle che si andavano compiendo in varie parti d’Europa, si pose, assieme a Tommaso
e infinità Campanella, in aperto contrasto con il programma di restaurazione ideologica domi-
dei mondi nante nella società italiana del suo tempo. Nei suoi scritti si sente vibrare la coscienza
morale di un pensatore che afferma, con un ardire che lo avrebbe portato al rogo, la ne-
cessità dell’emancipazione del pensiero dalle strettoie tradizionali e la salvaguardia
dei diritti della natura, innalzata sino alla sfera del divino. Sottoponendo a una critica ra-
dicale la visione gerarchica dei cieli e dei pianeti disposti secondo l’ordine aristotelico-to-
lemaico, giunge infatti a concepire l’universo come infinità di mondi, senza centro né
circonferenza, nel quale la presenza di Dio è immanente. Nonostante que- Immanente
sto, Bruno sottolinea che Dio non si identifica con l’universo, ma fra i due ri- Interna al mon- Imm
mane una differenza (l’universo non è totalmente infinito) che assegna a Dio do.
una forma di superiorità.
Io dico l’universo tutto infinito, perché non ha margine, né superficie. Dico l’universo non esse-
re totalmente infinito perché ciascuna parte che di quello possiamo prendere è finita, e de’ mon-
di innumerabili che contiene, ciascuno è finito. Io dico Dio tutto infinito, perché da sé esclude
ogni termine, ed ogni suo attributo è uno e infinito. E dico Dio totalmente infini- Mondo
to, perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e sublunare
totalmente (dal De infinito). e sopralunare
Il mondo su-
Antiari- ● Come dice chiaramente nel dialogo De la causa principio et uno (1584): blunare com-
stotelismo prende la Ter-
«Avete [Capite] dunque come tutte le cose sono ne l’universo, e l’universo è ra e le sfere al
in tutte le cose; noi in quello, quello in noi; e cossì tutto concorre in una per- di sotto della
sfera lunare; il
fetta unità». Poco sopra aveva affermato esplicitamente l’unitarietà e l’infi- mondo sopra-
nità dell’universo: esso nella concezione bruniana è la totale negazione di lunare le sfere
quello aristotelico-tolemaico, che era finito e diverso, cioè composto da che si elevano
al di sopra del-
due realtà totalmente opposte, il mondo sublunare e quello sopralunare. la luna fino a
Alla filosofia il compito di indagare la realtà per scoprirvi l’impronta divina. raggiungere le
Stilisticamente le opere di Bruno sono molto complesse sia per la pluralità stelle fisse. La
luna fa da con-
dei linguaggi – egli usa infatti sia il latino che il volgare – sia per i generi uti- fine tra i due
lizzati: dialogo filosofico, commedie, poesie. mondi.

Giordano Bruno
un universo infinito (1584)
(da DE LA CAUSA PRINCIPIO ET UNO)
De la causa principio et il tema dell’infinità del- l’universo sarà infinito. leggiamo è il secondo dei
uno è uno dei Dialoghi l’universo collegandolo Esso sarà anche unita- due sonetti dell’introdu-
italiani di Bruno da lui con la ricerca di quale ne rio, in quanto questa zione al dialogo.
pubblicati durante il suo sia la causa. Poiché in- causa prima permea l’in-
soggiorno in Inghilterra. fatti questa causa o prin- tero cosmo animandolo
In esso viene affrontato cipio è infinita, anche dall’interno. Quello che

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 15


e cultura
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Concetti
‹ La causa da cui ha origine il mondo è una e infinita
‹ Il mondo è infinito

COMPRENSIONE METRICA Sonetto. Schema ABBA ABBA CDE CDE.

1 Fa’ la versione in pro-


sa delle due quarti- Causa, principio ed uno sempiterno1,
ne, tenendo presente onde2 l’esser, la vita, il moto pende3,
che il «quel» del v. 7 e a lungo, a largo e profondo si stende
si riferisce al sogget- quando si dic’in ciel, terr’ed inferno4;
to indicato nel v. 1.
2 Quali sono gli impe- 5 con senso, con ragion, con mente scerno5
dimenti che non fer- ch’atto, misura e conto non comprende
meranno Bruno nella quel vigor, mole e numero6, che tende
ricerca della verità? oltr’ogni inferior, mezzo e superno7.

VERSO L’ESAME Cieco error, tempo avaro, ria fortuna,


3a prova – risposta singola 10 sord’invidia, vil rabbia, iniquo zelo,
Il contributo di Bruno alla crudo cor, empio ingegno, strano ardire8
«nuova scienza»
3 Qual è stato il con- non bastaranno a farmi l’aria bruna9,
tributo di Bruno alla non mi porrann’avanti gli occhi il velo10,
nuova teoria cosmo- non faron mai che il mio bel sol non mire11.
logica che si è impo-
sta nel Seicento? da De la causa principio et uno, Milano, Mursia, 1985
(max 8 righe)

1. sempiterno: eterno, peren- ne, spirito, vedo («scerno»). piccola, media, superiore. ranno lo sguardo.
ne. 6. ch’atto... numero: che nes- 8. Cieco error... ardire: Bruno 11. non faron... mire: attraverso
2. onde: da cui. sun pensiero («atto»), nessuna elenca una serie di possibili l’anafora i versi dell’ultima ter-
3. pende: dipende. capacità di misura o di espres- impedimenti. zina ribadiscono che nessun
4. si stende... inferno: si esten- sione («conto») può compren- 9. non bastaranno... bruna: impedimento o imposizione lo
de in ogni direzione e in ogni dere quella forza, quella gran- non mi oscureranno la vista distoglieranno dal guardare la
luogo, terra, cielo e inferno. dezza, quelle dimensioni. precipitandomi nella notte verità («il mio bel sol»).
5. con senso... scerno: con ogni 7. che tende... superno: che si («aria bruna»).
mia facoltà, sensibilità, ragio- estende al di là di ogni misura, 10. non mi... velo: non mi vele-

Campanella, ● Animato da un profondo anelito di verità e di assoluto che lo accomuna a Bruno fu an-
astrologia che Tommaso Campanella (1568-1639), in cui si colgono l’ansia del nuovo e il disde-
e utopia
politica gno per l’ipocrisia e la tirannide politica e morale. Nato a Stilo, in Calabria, ricevette la
sua prima istruzione dai frati domenicani. Ma ben presto i suoi interessi per la filosofia
naturalistica di Telesio e per l’astronomia copernicana lo resero sospetto alle autorità
ecclesiastiche, tanto che nel 1593 venne arrestato dal Sant’Uffizio e portato in carcere pri-
ma a Napoli poi a Roma. Nel 1598 tornò a Stilo dove organizzò un’insurrezione contro
gli spagnoli nella speranza di istituire un nuovo ordine politico-sociale, ma venne sco-
perto e arrestato. Sfuggì alla condanna a morte fingendosi pazzo, ma non riuscì a evita-
re ventisette anni di prigionia a Napoli, durante i quali compose la maggior parte del-
le sue opere poetiche e di natura politica, teologica e filosofica. Morì a Parigi nel 1639,
pochi giorni prima dell’eclisse del 1° giugno, evento che, come gli avevano predetto gli
astri, gli sarebbe stato fatale. Tra le sue numerose opere ricordiamo, oltre La città del so-
le (1602), le Poesie scritte tra la fine del Cinquecento e il 1613, ispirate dall’esaltazione del-
la libertà spirituale, del vero, della sapienza.

16 Sezione 1. Il Seicento
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Il sogno ● Gli aspetti della sua filosofia, in cui concorrono elementi scientifici, naturalistici, ma-
di riforma gici, furono complessi e la sua attività di scrittore varia, contrassegnata da opere d’im-
campanel-
liano pronta più letteraria che filosofica, benché sia difficile in esse separare il letterato e il poe-
ta dal filosofo e dal moralista. La missione filosofica e scientifica più importante per Cam-
panella è quella di contribuire alla riforma della religione cattolica, che deve svolgere
una funzione liberatrice dalla dominazione dei prìncipi e instaurare un nuovo ordine
della comunità umana.

Tommaso Campanella
tutte le cose sono in comune (1602)
(da LA CITTÀ DEL SOLE)

La città del sole fu com- che descrive usi e costu- stico nel quale non esi- maestri che forniscono
posta nel 1602 durante mi della città del Sole, si- stono né nuclei familia- insegnamenti nelle arti e
la prigionia a Napoli e tuata nell’isola di Tapro- ri, né proprietà privata, nell’uso delle armi. La
pubblicata in latino a bana (l’odierna Ceylon), né moneta e i cui cittadi- città del Sole, costruita

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Francoforte nel 1623. È dove è giunto dopo aver ni devono preoccuparsi su un colle sulla cui ci-
un breve dialogo tra un circumnavigato l’intero non già dell’utile privato, ma si trova un tempio
Ospitalario, un cavaliere globo. La città ha una bensì di quello comuni- rotondo dedicato al Sole,
dell’ordine degli Ospita- organizzazione econo- tario. Di grande impor- è cinta da sette cerchia
lieri di San Giovanni in mica e sociale basata tanza l’istruzione, im- degradanti di mura
Gerusalemme, e un Ge- sulla comunione dei be- partita sia ai maschi sia ognuna delle quali è
novese, «nochiero», cioè ni e delle donne; è una alle femmine appena fi- consacrata a uno dei set-
timoniere, di Colombo, sorta di Stato collettivi- nisce l’allattamento, da te pianeti.

Concetti
‹ La proprietà privata come origine di egoismo e disaccordi
‹ Una comunità di eguali è la miglior forma di organizzazione sociale e politica
‹ L’educazione è importante per formare i cittadini

GENOVESE Questa è una gente1 ch’arrivò là dall’Indie2, ed erano molti filoso-


fi, che fuggiro la rovina dei Mogori3 e d’altri predoni e tiranni; onde si ri-
COMPRENSIONE solsero4 di vivere alla filosofica in commune, si ben la communità delle
donne5 non si usa tra le genti della provinzia loro6, ma essi l’usano7, ed è
1 Per quali motivi gli questo il modo. Tutte cose son communi; ma stan in man di offiziali8 le
abitanti della città dispense, onde non solo il vitto, ma le scienze e onori e spassi son com-
del Sole condanna-
muni, ma in maniera che non si può appropriare cosa alcuna.
no la proprietà pri-
vata? Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata9, e figli e
moglie propria, onde nasce l’amor proprio; ché, per sublimar10 a ric-
2 Quali sono i nomi chezze o a dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace pu-
degli «offiziali» del- blico11, se non ha timore, sendo potente; o avaro12 ed insidioso ed ippo-
la città e qual è la lo- crita, si è impotente. Ma quando pèrdono l’amor proprio, resta il com-
ro funzione?
mune solo13!

1. una gente: sono gli abitanti loro capo il Gran Mogor o Mo- stiene Platone nella Repubblica. 10. sublimar: innalzare.
della città del Sole. gol. 6. della provinzia loro: della lo- 11. rapace publico: avido di be-
2. dall’Indie: dal Medio ed 4. onde si risolsero: perciò de- ro terra. ni pubblici.
Estremo Oriente. cisero. 7. ma essi l’usano: l’hanno in- 12. avaro: ingordo, avido.
3. la rovina dei Mogori: il terri- 5. la communità delle donne: serita nelle loro usanze. 13. il commune solo: solamen-
bile assalto dei Tartari («Mogo- anche le donne erano conside- 8. offiziali: pubblici funzionari. te l’interesse per il bene comu-
ri»). Il nome Mogori deriva dal rate un bene comune, come so- 9. appartata: privata. ne.

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e cultura
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VERSO L’ESAME OSPITALARIO Dunque nullo vorrà fatigare, mentre aspetta che l’altro fatighi,
come Aristotile dice contra Platone14.
3a prova – trattaz. sintetica
GENOVESE Io non so disputare, ma ti dico c’hanno tanto amore alla patria
L’utopia politica di Cam -
panella loro, che è una cosa stupenda, più che si dice delli Romani, quanto son
più spropriati15. E credo che li preti e monaci nostri, se non avessero li
3 In un massimo di 20
righe descrivi l’orga- parenti e li amici16, o l’ambizione di crescere più a dignità, seriano17 più
nizzazione e il fun- spropriati e santi e caritativi18 con tutti.
zionamento della Cit- OSPITALARIO Dunque là non ci è amicizia, poiché non si fan piacere l’un l’al-
tà del sole di Tom- tro.
maso Campanella. GENOVESE Anzi grandissima: perché è bello a vedere, che tra loro non pon-
no19 donarsi cosa alcuna, perché tutto hanno del commune, e molto guar-
dano gli offiziali, che nullo abbia più che merita. Però quanto è bisogno20
tutti l’hanno. E l’amico si conosce tra loro nelle guerre, nell’infirmità, nel-
le scienze, dove s’aiutano e s’insegno l’un l’altro. E tutti li gioveni s’appel-
lan frati21 e quei che son quindici anni22 più di loro, padri, e quindici me-
no figli. E poi vi stanno l’offiziali a tutte cose attenti, che nullo possa al-
l’altro far torto nella fratellanza23.
OSPITALARIO E come?
GENOVESE Di quante virtù noi abbiamo, essi hanno l’offiziale: ci è un che si
chiama Liberalità, un Magnanimità, un Castità, un Fortezza, un Giusti-
zia criminale e civile, un Solerzia, un Verità, Beneficenza, Gratitudine,
Misericordia, ecc.; e a ciascuno di questi si elegge24 quello, che da fan-
ciullo nelle scole si conosce inchinato25 a tal virtù. E però, non sendo tra
loro latrocini, né assassinii, né stupri ed incesti, adultèri, delli quali noi ci
accusamo, essi si accusano d’ingratitudine, di malignità, quando uno non
vuol far piacere onesto, di bugia, che abborriscono più che la peste; e que-
sti rei per pena son privati della mensa commune, o del commerzio del-
le donne26 e d’alcuni onori, finché pare al giudice, per ammendarli27.

da La città del sole, Torino, Einaudi, 1941

14. come... Platone: come so- possesso. voli. dire il patto di fratellanza.
stiene Aristotele nella Politica 16. li parenti e li amici: è una 19. ponno: possono. 24. si elegge: si sceglie.
in contrapposizione al pensie- chiara allusione al nepotismo 20. è bisogno: è necessario. 25. inchinato: portato.
ro di Platone espresso nella nella gerarchia ecclesiastica di 21. frati: fratelli. 26. commerzio delle donne:
Repubblica. quell’epoca. 22. che son... anni: che sono commercio erotico, sessuale.
15. spropriati: disinteressati 17. seriano: sarebbero. più vecchi di quindici anni. 27. per ammendarli: per emen-
perché privi della smania di 18. caritativi: altruisti, caritate- 23. far torto... fratellanza: tra- darli, per far fare loro penitenza.

La nuova prosa scientifico-letteraria


Una nuova ● La letteratura scientifica e filosofica in lingua volgare fu una delle più importanti
scienza, espressioni del Seicento.
un nuovo
linguaggio Aveva già portato contributo in questo senso Leonardo da Vinci (1452-1519), usando il
volgare per i suoi trattati, ma egli aveva disdegnato il latino perché «omo senza littere»,
cioè scienziato di scarsa cultura, secondo la mentalità del suo tempo. Invece per gli scien-
ziati del Seicento la lingua moderna fu una scelta precisa, orientata a diffondere più am-
piamente le loro idee e le loro scoperte. Soprattutto Galileo Galilei ebbe molti seguaci
non solo in quanto studiosi come lui, orientati a valersi del metodo deduttivo sperimen-
tale, ma anche in quanto cultori di una prosa scientifica impostata sull’eleganza della
prosa letteraria e caratterizzata dalla lucidità rigorosa del ragionamento scientifico.
Il pregio essenziale di scrittori come Galileo, e anche come Benedetto Castelli (1578-

18 Sezione 1. Il Seicento
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1644), Evangelista Torricelli (1608-1647), e soprattutto Francesco Redi e Lorenzo Ma-


galotti, è la meticolosa esattezza delle descrizioni di oggetti e fenomeni indagati con lo
spirito analitico dello scienziato che chiarisce a se stesso e vuol far capire a chi legge l’e-
volversi delle sue indagini. Del resto, attraverso la vista, usata come strumento della men-
te razionale che studia e indaga il grande «libro della natura», si veniva affermando la
concezione empirica del sapere, necessariamente bisognosa di nuovi mezzi espressi-
vi quali un lessico preciso, spesso derivato da termini del linguaggio comune che acqui-
stavano un significato rigoroso e univoco, un periodare lucido, rispondente allo stesso
tempo all’esigenza di eleganza letteraria e di persuasione divulgativa. Per opera di questi
nuovi studiosi la scienza usciva dal chiuso delle biblioteche dei dotti per diventare patri-
monio di un pubblico sempre più vasto. Capita così che molti scienziati di questo secolo
siano anche letterati, attenti alla lingua e allo stile forgiati e raffinati sui modelli del lati-
no, e capaci di affiancare ai trattati scientifici opere puramente letterarie: basti pensare a
Galileo e al suo impegno di critico di Dante, dell’Ariosto e del Tasso, e a Redi, altrettanto
apprezzato come biologo che come poeta.

Caratteri ● Galilei scrisse in latino il Sidereus Nuncius, l’opera con la quale Galilei annunciava al-
della lingua la comunità internazionale dei dotti le sue scoperte astronomiche, e la seconda parte a ca-
di Galileo
rattere matematico-dimostrativo dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due
nuove scienze, pubblicati non in Italia, ma in Olanda.
Le opere di maggior impegno o per l’intento polemico, come il Saggiatore, o per il conte-
nuto scientifico, come il Dialogo sopra i massimi sistemi, sono scritte in volgare.
Le caratteristiche più rilevanti del volgare “scientifico” di Galilei sono:
• la presenza di frasi idiomatiche e di espressioni colloquiali vivaci e briose, ma an-
che mordaci e taglienti quando la polemica si fa più aggressiva;
• l’uso di parole del linguaggio comune, sottoposte, però, a una rigorosa Semantica
precisione semantica perché, fra i tanti significati possibili di un termine, Di significato.
è isolato solo quello che gli attribuisce lo scienziato in un determinato
contesto;
• il ricorso alla metafora che renda di più facile comprensione la conoscenza scienti-
fica;
• la sintassi semplice e rigorosa che riproduce l’esattezza e la chiarezza del discorso
scientifico.
Galilei, per l’esigenza di farsi capire e di divulgare il più possibile le sue idee e le sue sco-
perte, preferì alla forma tradizionale del trattato scientifico la scrittura drammatica del
dialogo: il suo discorso diventa spesso una discussione con interlocutori reali o fittizi,
strumento di maggior coinvolgimento del lettore.

La prosa ● Il sorgere della prosa scientifico-letteraria non è fenomeno soltanto italiano: Francis
in Europa: Bacon (Francesco Bacone) in Inghilterra e René Descartes (Cartesio, 1596-1650) in
Bacone
e Cartesio Francia ebbero nei loro paesi una notevole importanza come scienziati e come letterati.
Bacone mirò a sostituire alla Scolastica un nuovo sistema di conoscenza, basato sul me-
todo induttivo e sperimentale; egli pose le basi di quell’utilitarismo pragmatico che sarà
la costante per secoli del pensiero inglese. Bacone rivendicò alla filosofia il compito di
sgombrare dal pensiero umano ogni sorta di pregiudizio metafisico e culturale per dar
modo al costruirsi della «scienza nuova», fondata essenzialmente sui risultati dell’inda-
gine empirica. In questo senso egli è, con Galileo, il fondatore della scienza moderna:
ambedue, anche se uno è scienziato e l’altro è più filosofo, partono dagli stessi princìpi di
avversione ad ogni forma di verità precostituita e per ambedue il compito principale che
la scienza deve proporsi è «il benessere del regno dell’uomo».
Bacone nella sua opera maggiore, Novum Organum, seppe usare il latino in maniera spi-
gliata e moderna; in altri trattati in inglese gettò le basi di una prosa scientifica colta, fi-
no allora sconosciuta nel suo paese. Lo stesso si può dire di Cartesio, che contribuì non
poco ad arricchire la lingua francese di chiarezza stilistica e di esattezza lessicale.

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Cartesio è importante sotto il profilo:


• filosofico perché è iniziatore del razionalismo, cioè egli ammette che la struttura del-
la realtà è tale da poter essere compresa attraverso la ragione umana. Il suo metodo è
fondato sul rigore formale di quello matematico ed è basato sulla certezza che l’uomo
esiste in quanto ha capacità di pensare, cioè è una mente dotata di ragione;
• sociale perché la ragione accomuna gli uomini e dire che essa è «buon senso» e «ca-
pacità di giudicare», per natura uguali in tutti gli uomini, apre la strada alle idee di
uguaglianza e di parità dei diritti che saranno le rivendicazioni sociali degli illuministi.
Alla base della nuova prosa scientifica c’è il metodo sperimentale della «nuova scienza»,
dettato dalla convinzione che non si può fare scienza se non attraverso l’esperienza dei
sensi e lo studio sistematico della natura. Gli studiosi, alcuni più filosofi, altri più scien-
ziati, arrivano alle stesse conclusioni: rimuovere ogni preconcetto che impedisca il libero
spaziare della mente e costruire il pensiero soltanto sui dati forniti dai risultati dell’inda-
gine empirica. È questa la grande svolta su cui si imposterà tutta la scienza moderna.

Il metodo galileiano delle «sensate esperienze»

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Come è fatto ● Spirito eminentemente pratico e concreto, Galileo Galilei, nato a Pisa dove studiò pri-
il mondo? ma medicina e poi matematica e scoprì quando era ancora studente le leggi dell’isocro-
nismo del pendolo, non fu l’elaboratore di un sistema filosofico, ma il fondatore di un
metodo scientifico, il cui scopo non era penetrare astratti principi filosofici che spie-
gassero perché il mondo esisteva o la sua essenza, bensì conoscere il modo di essere di
quel mondo, come era fatto e le leggi che ne regolavano il funzionamento. Copernico ave-
va elaborato la teoria del sistema eliocentrico, Leonardo da Vinci e Telesio (1509-1588)
avevano sentito che la natura è regolata da leggi interne; Galilei volle provare la verità di
quella intuizione, sperimentare la costanza di quelle leggi. La natura, osserva Galileo,
è rivelazione di Dio ed è perciò regolata da leggi precise che si possono ridurre in ter-
mini matematici; pertanto l’intelletto umano, sorretto da un rigoroso metodo, può giun-
gere alla conoscenza di quelle leggi e conquistare verità incontrastabili.
Il metodo ● Le conoscenze umane non vanno accettate dalla tradizione, sia pure rispettabilissima,
di Galileo di pensatori antichi, ma devono nascere dalla diretta osservazione della realtà e dalla
e l’inizio
del conflitto «sensata esperienza», cioè dalla conoscenza che di quella realtà ci possono dare solo
con la Chiesa l’intelletto e i sensi. Al «mondo» di carta dei filosofi aristotelici egli oppone il «gran libro
della natura», alla sicurezza che essi ostentano credendo di possedere la verità, egli op-
pone l’umiltà del ricercatore che lentamente scopre il vero attraverso l’indagine diretta
e la continua ansia di scoprire. Base di tale metodo, dunque, è l’osservazione diretta
della natura dalla quale deriva l’ipotesi, cioè la formulazione provvisoria, in termini ma-
tematici, della legge; dall’ipotesi si passa all’«esperimento», il solo che può eventualmente
confermare l’ipotesi trasformandola in legge, cioè in una formulazione matematica che
valga per tutti i casi simili. La scoperta di un metodo di ricerca nuovo, sinteticamente
espresso dal motto «provando e riprovando», e lo sforzo di affrancare la scienza dalla
teologia, di tener cioè distinte le questioni oggetto di scienza da quelle oggetto di fede,
hanno costituito la piattaforma su cui si fonda la scienza moderna.
Copernico ● Le radici del conflitto con la Chiesa erano già palesi per Niccolò Copernico. Egli era
e il suo consapevole della novità della sua teoria e del suo contrasto con la cosmologia aristoteli-
sistema
co-tolemaica, per la quale la Terra è immobile al centro dell’universo e tutti i pianeti, com-
preso il Sole, le ruotano intorno (teoria geocentrica). Per questo, nella lettera dedicato-
ria al papa Paolo III premessa alla sua opera, scriveva:

Mi è facile, Santissimo Padre, prevedere che taluni, non appena avranno appreso come in que-
sti miei libri, scritti sulle rivoluzioni delle sfere dell’universo, io attribuisco al globo terrestre cer-
ti movimenti, subito chiederanno a gran voce che, avendo tale opinione, io sia messo al bando.

20 Sezione 1. Il Seicento
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SISTEMA SISTEMA D’altro canto, Copernico era convinto


ARISTOTELICO-TOLEMAICO DELLA «NUOVA SCIENZA» che, con la pubblicazione della sua ope-
ra, «si sarebbe potuto vedere il velo del-
Distinzione mondo sublu- Identità fra mondo terrestre
nare/mondo sopralunare e mondo celeste l’assurdo squarciato da chiarissime di-
mostrazioni».
La strada verso il progresso scientifico
Sole immobile al centro del
sistema solare, terra e pia- era aperta e sulla scia di Copernico si
Terra immobile al centro neti ruotano attorno al sole inserirono le indagini di Galilei, le ri-
dell’universo; sole e pianeti (Copernico) cerche scientifiche di Keplero e, verso
ruotano attorno alla terra Satelliti dei pianeti (Galilei) la fine del secolo, quelle di Newton
Gravitazione universale (1642-1727).
(Newton)
Galilei, copernicano convinto, andando
alla ricerca di nuovi spazi per un’inda-
Mondo sublunare sottopo- gine scientifica autonoma e libera da
sto a fenomeni di mutamen- Fenomeni di mutamento
to e trasformazione; mondo e trasformazione ogni condizionamento politico e reli-
sopralunare perfetto comuni all’intero universo gioso, si scontrò con l’intransigenza
e immutabile della Chiesa della Controriforma, an-
che se al suo interno poté contare su al-
cuni sostenitori. I risultati delle sue in-
Universo finito Universo infinito (G. Bruno) venzioni e scoperte furono pertanto
condivisi soprattutto dalla cultura lai-
ca, caratteristica di alcuni centri italiani: la Repubblica di Venezia, dove fu professore di
matematica, fisica e astronomia all’università di Padova dal 1592 al 1610; la corte di Fi-
renze, che gli affidò dopo il 1610, gli incarichi di «matematico primario dello Studio pi-
sano e filosofo di corte»; le accademie, soprattutto quella dei Lincei di cui era membro,
con cui si confrontò per lunghi anni, come dimostrano le sue lettere, e che si occupò di
pubblicare alcune delle sue opere maggiori.
Le radici del contrasto tra le teorie scientifiche di Galilei e la Chiesa affondano quindi nel-
la sua adesione al copernicanesimo e nella sua nuova concezione dei rapporti tra
scienza e fede. La teoria eliocentrica, i cui calcoli erano già stati utilizzati nella riforma
del calendario, secondo il cardinale Bellarmino, portavoce ufficiale della Chiesa, doveva
essere considerata solo una «ipotesi matematica», cioè un insieme di strumenti di cal-
colo e in quanto tale ideologicamente non pericolosa, e non una «vera demostratione» fi-
sica del moto della terra, come affermavano invece i copernicani come Galilei.
Le scoperte ● Quando nella primavera del 1609 Galilei venne a conoscenza che un fiammingo aveva
fatte con il fabbricato un «occhiale» che permetteva di vedere distintamente, come fossero vicini, og-
cannocchiale
getti molti distanti dall’occhio dell’osservatore, costruì personalmente un cannocchia-
le che il 25 agosto dello stesso anno presentò, con grande successo, come sua invenzione
al Governo di Venezia (Lettera al Doge Leonardo Donato). Al di là della vicenda storica ri-
guardante la paternità dell’invenzione, fondamentale fu il fatto che Galilei usò il cannoc-
chiale come strumento scientifico capace di potenziare i nostri sensi. Neanche un anno
dopo, nel Sidereus Nuncius (Venezia, 12 marzo 1610) lo scienziato comunicava al mondo
dei dotti le sue scoperte; in particolare:
• la nuova dimensione dell’universo, arricchita dall’aggiunta di un grande numero di
stelle «non mai scorte prima d’ora»;
• l’abbattimento della distinzione tra corpi terrestri e corpi celesti, fondamento del-
la cosmologia aristotelico-tolemaica, provata dal fatto che la Luna gli si presentava «ri-
coperta in ogni parte di grandi prominenze, di profonde valli e di anfratti», proprio co-
me si presenta la superficie della Terra;
• l’osservazione che la Galassia non «è nient’altro che una congerie di innumerevoli
Stelle», ponendo fine a «tutte le dispute che per tanti secoli tormentarono i filosofi»;
• l’esistenza dei satelliti di Giove, che Galilei chiamò «stelle medicee» in onore di Co-
simo II de’ Medici.

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 21


e cultura
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Di particolare importanza è soprattutto la scoperta dell’affinità tra Luna e Terra: questa


non è più da considerarsi come simbolo di imperfezione, mentre la Luna non possiede i
caratteri dell’assoluta perfezione che le erano tradizionalmente attribuiti. Inoltre, Giove
con i suoi satelliti offriva un modello, su scala ridotta, del sistema copernicano.

Galilei e lo scontro sulle Scritture


Concezione ● Ogni prova addotta da Galilei a sostegno del copernicanesimo si traduceva, come ab-
aristotelico- biamo visto, contemporaneamente, nella demolizione della concezione aristotelico-
tolemaica
e Scritture tolemaica del mondo, messa in crisi anche da due successive scoperte (1611), quelle re-
lative alle fasi di Venere e alle macchie del Sole: Venere mostra fasi come la Luna (spie-
gabili nella teoria copernicana e non in quella di Aristotele e Tolomeo); le macchie solari
sono prova sicura delle mutazioni e della alterazioni che avvengono anche nel Sole, di-
versamente da quanto affermavano i filosofi aristotelici che parlavano di «immutabilità
dei cieli». La difesa galileiana di queste tesi non poteva essere accettata né dai protestan-
ti né dai cattolici che pensavano che la Bibbia, nella sua versione letterale, non poteva er-
rare: nell’Ecclesiaste (1,4-5) si legge che «la Terra rimane sempre al suo posto» e che «il So-
le sorge e tramonta tornando al luogo dal quale si è levato»; in Giosuè (10,13) è scritto
che Giosuè ordina al Sole di fermarsi.
Ma se il copernicanesimo era pericoloso per i protestanti, fautori del contatto del sin-
golo con le Scritture, lo era ancora di più per i cattolici, secondo i quali l’interpretazio-
ne delle Scritture è demandato al magistero ecclesiastico. Certamente la Chiesa della Con-
troriforma non poteva ammettere che i princìpi interpretativi della Bibbia fossero sta-
biliti da uno scienziato.
La difesa ● Se quanto affermato da Galilei nel Sidereus Nuncius costituiva materia per uno scon-
dell’auto- tro con la Chiesa, esso si inasprì quando tra il 1613 e il 1615 scrisse le quattro lettere co-
nomia
della scienza pernicane sui rapporti tra scienza e fede. Tra esse le più famose sono quelle inviate al di-
scepolo Benedetto Castelli, padre benedettino e insegnante di matematica a Pisa (1613),
e quella indirizzata a Madama Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana (1615).
In esse Galilei reclama l’autonomia della conoscenza scientifica ottenuta attraverso
«sensate esperienze» e «certe dimostrazioni» e, in sintesi, afferma che:
• l’intenzione dello Spirito Santo fu quella di insegnarci «come si vadia al cielo e non
come vadia il cielo»;
• Dio ci ha dato i sensi, la parola e l’intelletto con i quali possiamo indagare la realtà;
• la Scrittura non è un trattato di astronomia, ma un messaggio di salvezza che non
intacca l’autonomia dell’indagine scientifica;
• le scoperte della scienza e il contenuto delle Scritture non sono inconciliabili: en-
trambe contengono verità esposte in modi diversi, l’una nel linguaggio che solo gli
scienziati sanno intendere, l’altra sotto forma di favole adatte alla gente non istruita.

Galileo Galilei
come interpretare le sacre scritture (1613)
(da LETTERA A DON BENEDETTO CASTELLI)

Galilei fu informato dal la quale avevano parteci- fi. Il tema concerneva la chiarire al Castelli il suo
suo discepolo, don Bene- pato il granduca Cosimo possibilità di conciliare punto di vista sulla que-
detto Castelli, di una di- II, sua madre Cristina di le Sacre Scritture con il stione.
scussione avvenuta in Lorena, la moglie Maria movimento della Terra.
sua presenza a Firenze Maddalena d’Austria e Galilei allora intervenne
alla corte dei Medici, al- alcuni cortigiani e filoso- con questa lettera per

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Concetti
‹ Le Scritture sono state scritte per genti primitive e per suscitare la fede e vanno
interpretate
‹ I fenomeni naturali sono effetti delle leggi di natura e possono essere compresi
attraverso l’esperienza sensibile e spiegati attraverso dimostrazioni matematiche
‹ Le Scritture e la natura sono entrambe opera di Dio, quindi non possono contrad-
dirsi
‹ L’interpretazione delle Scritture non deve contraddire le verità scoperte dalla
scienza

[...] Quanto alla prima domanda generica di Madama Serenissima1, parmi


che prudentissimamente fusse proposto da quella e conceduto e stabilito
dalla Paternità Vostra2, non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare,
ma essere i suoi decreti3 d’assoluta ed inviolabile verità. Solo avrei aggiunto,
che, se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta erra-
re alcuno de’ suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sa-

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rebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel
COMPRENSIONE puro significato delle parole4, perché così vi apparirebbono non solo diver-
Dato che la sacra se contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe ne-
1
Scrittura è infallibi- cessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti, corporali e
le, chi può commet- umani, come d’ira, di pentimento, d’odio, e anco talvolta l’obblivione, delle
tere errori? cose passate e l’ignoranza delle future5. Onde, sì come nella Scrittura si tro-
vano molte proposizioni6 le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno
2 Che cosa hanno in
comune la natura e aspetto diverso dal vero7, ma son poste in cotal guisa per accomodarsi al-
la Scrittura? l’incapacità del vulgo8, così per quei pochi9 che meritano d’esser separati dal-
la plebe è necessario che i saggi espositori10 produchino i veri sensi, e n’ad-
3 Che cosa sono la ditino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti11.
«sensata esperien-
za» e le «necessarie Stante12, dunque, che la Scrittura in molti luoghi è non solamente capa-
dimostrazioni»? ce , ma necessariamente bisognosa d’esposizioni diverse dall’apparente si-
13

gnificato delle parole, mi par che nelle dispute naturali14 ella doverebbe es-

VER

1. Quanto... Madama Serenis- 5. sarebbe necessario... future: 9. per quei pochi...: per le per-
sima: nella prima parte della Galilei afferma che chi si limi- sone le quali per la loro cultu-
lettera Galilei ha fatto riferi- tasse a interpretare alla lettera ra si distinguono dalla massa.
mento al passo dell’Antico Te- e non simbolicamente le Scrit- 10. i saggi espositori...: gli in-
stamento in cui Giosuè, ispira- ture, necessariamente arrive- terpreti più validi delle Scrittu-
to da Dio, ordina al Sole e alla rebbe ad affermazioni eretiche re devono spiegarne («produ-
Luna di fermarsi, passo che era e blasfeme, come quella di at- chino») il vero significato agli
stato citato da Cristina di Lore- tribuire a Dio piedi, mani, oc- uomini di cultura.
na («Madama Serenissima»), chi, passioni («affetti») proprie 11. per che... profferiti: per qua-
madre del granduca di Tosca- dell’uomo, come l’ira, il penti- li motivi («per che») i veri si-
na, come possibile obiezione mento e l’odio, la dimentican- gnificati delle Scritture sono
contro l’ipotesi copernicana za («obblivione») del passato stati espressi («profferiti») con
della mobilità della Terra e del- e l’ignoranza del futuro. parole di quel tipo.
la stabilità del Sole. 6. proposizioni: affermazioni. 12. Stante: dal momento che.
2. Paternità Vostra: titolo di 7. quanto al nudo... vero: alcu- 13. capace: passibile.
cortesia con il quale Galilei si ne affermazioni delle Scritture, 14. nelle dispute naturali: nel-
rivolge a padre Castelli. se interpretate letteralmente, le discussioni scientifiche che
3. i suoi decreti: le sue affer- risultano lontane dalla verità. riguardano fenomeni della na-
mazioni. 8. son poste... vulgo: sono re- tura.
4. nel puro... delle parole: nella se in quella particolare forma
rigida interpretazione dei ter- per adattarsi («accomodarsi»)
mini. all’ignoranza della massa.

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 23


e cultura
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VERSO L’ESAME ser riserbata nell’ultimo luogo15: perché, procedendo di pari dal Verbo divi-
no la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo,
3a prova – risposta singola
La censura ecclesiastica e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio16; ed essendo,
nel Seicento di più, convenuto nelle Scritture, per accomodarsi all’intendimento dell’u-
niversale, dir molte cose diverse, in aspetto e quanto al significato delle pa-
4 In quali ambiti cultu-
rali si fece sentire il role, dal vero assoluto17; ma, all’incontro, essendo la natura inesorabile e im-
peso della censura mutabile e nulla curante che le sue recondite ragioni e modi d’operare sieno
ecclesiastica nel Sei- o non sieno esposti alla capacità de gli uomini, per lo che ella non trasgre-
cento? (max 5 righe) disce mai i termini delle leggi imposteli18; pare che quello de gli effetti natu-
rali che o la sensata esperienza ci pone innanzi a gli occhi o le necessarie di-
mostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dub-
bio per luoghi della Scrittura ch’avesser nelle parole diverso sembiante19, poi
che non ogni detto della Scrittura è legato a obblighi così severi com’ogni
effetto di natura20. Anzi, se per questo solo rispetto, d’accomodarsi alla ca-
pacità de’ popoli rozzi e indisciplinati, non s’è astenuta la Scrittura d’adom-
brare de’ suoi principalissimi dogmi, attribuendo sino all’istesso Dio condi-
zioni lontanissime e contrarie alla sua essenza21, chi vorrà asseverantemen-
te22 sostenere che ella, posto da banda cotal rispetto23, nel parlare anco inci-
dentemente24, di Terra o di Sole o d’altra creatura, abbia eletto di contener-
si con tutto rigore dentro a i limitati e ristretti significati delle parole25? e
massime pronunziando di esse creature cose lontanissime dal primario in-
stituto di esse Sacre Lettere, anzi cose tali, che, dette e portate con verità nu-
da e scoperta, avrebbon più presto danneggiata l’intenzion primaria, ren-

15. ella doverebbe... luogo: la preoccupa affatto («nulla cu- ra, ogni fenomeno della quale non ha esitato a velare («adom-
Scrittura («ella») dovrebbe es- rante») che le sue nascoste ra- è effetto di una legge. brare») alcune delle sue verità
sere usata, come argomento di gioni e i suoi modi di operare Il senso di questo lunghissimo più importanti («de’ suoi prin-
giudizio, solo in ultima istanza. siano o non siano comprensi- periodo, ricco di subordinate cipalissimi dogmi»), attribuen-
Galilei con questa affermazio- bili agli uomini («esposti alla che formano quasi uno stretto do perfino a Dio modalità di
ne intende dire che nell’ambi- capacità de gli uomini»), moti- legame logico tra i vari passag- esistenza («condizioni») lonta-
to scientifico gli argomenti di vo per cui («per lo che») essa gi del ragionamento, si può co- nissime e contrarie alla sua es-
fede devono lasciare il posto non va mai oltre («non trasgre- sì riassumere: la natura, come senza.
ad argomenti diversi. disce») i limiti delle leggi che le la Scrittura, deriva da Dio; la 22. asseverantemente: in mo-
16. perché, procedendo... Dio: sono imposte. Scrittura, che deve essere do del tutto affermativo; «as-
poiché, derivando ugualmente 19. pare che... sembiante: sem- compresa da tutti, usa un lin- severare» significa asserire, as-
(«di pari») da Dio sia la Sacra bra giusto che quei fenomeni guaggio poco rigoroso e molte sicurare.
Scrittura sia la natura, la prima naturali («quello de gli effetti sue affermazioni sono false se 23. posto da banda cotal ri-
come ispirazione («dettatura») naturali») che o l’esperienza interpretate letteralmente. La spetto: messo da parte («po-
dello Spirito Santo, la seconda dei sensi («la sensata espe- natura, al contrario, poiché sto da banda») tale scopo («ri-
come diligentissima («osser- rienza») ci pone davanti agli non deve essere comprensibi- spetto»).
vantissima») esecutrice della occhi o le dimostrazioni mate- le a tutti, segue una logica ri- 24. anco incidentemente: an-
volontà di Dio. matiche («le necessarie dimo- gorosa e immutabile. Pertanto che incidentalmente.
17. ed essendo... assoluto: e strazioni») ci provano («ci con- i fenomeni provati dall’espe- 25. abbia eletto... delle parole:
poiché è stato necessario («co- cludono») non debbano in nes- rienza e dal ragionamento non abbia scelto («eletto») di re-
venuto») nelle Scritture, per sun modo («in conto alcuno») devono essere messi in di- stare rigorosamente («di con-
renderle adatte alla capacità di essere messi in dubbio a cau- scussione da passi della Scrit- tenersi con tutto rigore») den-
intendere di tutti («all’intendi- sa di affermazioni («luoghi») tura letti in chiave letterale. Si tro l’uso proprio e letterale del-
mento dell’universale»), dire della Scrittura che avessero un può concludere quindi che ri- le parole. Galilei vuole dire che
molte cose con immagini significato («sembiante») ap- velazione e scienza usano lin- se la Scrittura deve essere in-
(«aspetto») e parole («signifi- parentemente diverso, se presi guaggi diversi e anche se sem- terpretata in modo figurato nei
cato delle parole») lontane dal- alla lettera («nelle parole»). brano in contraddizione sono passi in cui l’interpretazione
l’assoluta verità («vero assolu- 20. poi che... natura: dal mo- in realtà vere entrambe. letterale sarebbe assurda, la
to»). mento che («poi che») non 21. Anzi, se... essenza: Anzi, se stessa situazione vale anche
18. ma, all’incontro... imposte- ogni affermazione («detto») per il solo motivo («rispetto») per i passi in cui parla della
li: ma, al contrario («all’incon- della Scrittura è tenuta a ri- di corrispondere («d’accomo- struttura dell’universo.
tro»), poiché la natura è sem- spettare regole rigorose [del darsi») alle capacità [intelletti-
pre uguale a se stessa («ineso- linguaggio] («obblighi così se- ve] di popoli rozzi e ignoranti
rabile e immutabile») e non si veri») come quelle della natu- («indisciplinati») la Scrittura

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dendo il vulgo più contumace alle persuasioni de gli articoli concernenti al-
la salute26.
Stante questo, ed essendo di più manifesto che due verità non posson
mai contrariarsi, è ofizio27 de’ saggi espositori affaticarsi per trovare i veri
sensi28 de’ luoghi sacri, concordanti con quelle conclusioni naturali delle qua-
li prima il senso manifesto o le dimostrazioni necessarie ci avesser resi cer-
ti e sicuri.

da Opere, vol. V, Firenze, Barbera, 1968

26. e massime... concernenti gli insegnamenti («gli articoli») che sono in contrasto con l’e- strazioni matematiche («dimo-
alla salute: e soprattutto che riguardano la salvezza spi- sperienza comune, come, per strazioni necessarie») ci hanno
(«massime») quando dice del rituale («concernenti alla salu- esempio, la mobilità della Terra resi sicuri. Galilei afferma in
creato («di esse creature») co- te»). Il senso del discorso è e la stabilità del Sole. questo passo che spetta ai
se lontane dal suo principale fi- questo: se la Scrittura avesse 27. è ofizio: è compito. teologi interpretare la Scrittura
ne («primario instituto»), cose usato, là dove parla di fenome- 28. i veri sensi...: il vero signifi- alla luce delle scoperte scienti-
che, se enunciate («dette e ni naturali, un linguaggio non cato di quei passi della Scrittu- fiche, partendo dal presuppo-
portate») in modo esplicito e corrispondente all’ignoranza ra («de’ luoghi sacri») che con- sto che la verità della Bibbia e
diretto («con verità nuda e sco- dei popoli primitivi, li avrebbe cordano con le affermazioni la verità della scienza non pos-
perta»), avrebbero danneggia- dissuasi dall’accettare anche concernenti la natura («conclu- sono contraddirsi.
to il suo scopo principale, ren- le verità morali. La Bibbia, sioni naturali»), delle quali pri-
dendo il popolo più renitente quindi, non si propone di far ma l’evidenza dei sensi («il
(«contumace») [ad accettare] credere a fenomeni scientifici senso manifesto») o le dimo-

La reazione ecclesiastica contro Copernico e Galilei


Il primo ● A seguito delle affermazioni di Galilei sulla demarcazione tra proposizioni scientifiche
avvertimento e proposizioni di fede e quindi per il suo intervento su una materia che la Chiesa consi-
derava di sua competenza, nel 1616 la Congregazione dell’Indice decretò la censura di
Copernico, a Galilei fu proibito da parte del Sant’Uffizio di sostenere le tesi coperni-
cane e gli fu imposto, pena il carcere, di non insegnarle e di non difenderle né con la pa-
rola né con gli scritti.
Galilei, stanco e amareggiato, si dedicò ai suoi studi e per alcuni anni si astenne dal
pubblicare. Solo nell’autunno del 1623, sollecitato dall’Accademia dei Lincei, di cui era
diventato membro, diede nuovamente alle stampe un’opera polemica.
Un dibattito ● L’apparizione in Europa, tra la fine del 1618 e l’inizio del 1619, di tre comete suscitò
sulle comete un dibattito sulla loro natura e il loro moto. Galilei pubblicò Il saggiatore contro il gesui-
ta Orazio Grassi (che usava lo pseudonimo di Lotario Sarsi), astronomo e matematico
del Collegio romano, il quale affermava che le comete erano corpi celesti con moto cir-
colare. Galilei nella sua opera fa cadere l’avversario in frequenti contraddizioni, con l’in-
tento di mettere in crisi il metodo d’indagine proprio dei gesuiti e la «bestialissima
ostinazione degli Aristotelici». Alle «girandole di parole» del Sarsi, Galilei contrappone la
serietà del metodo sperimentale che procede con «la geometrica strettezza» del calcolo
matematico, secondo lo studio diretto della natura che va oltre la semplice informazione
dei sensi. Il saggiatore fu dedicato al papa Urbano VIII e divenne il manifesto della scuo-
la galileiana. Le ipotesi di Galilei sulla natura delle comete (esse sarebbero solo un feno-
meno di rifrazione della luce) ebbero solo la funzione di stimolare dubbi sulle cono-
scenze acquisite e di proporre nuove osservazioni che avrebbero aperto la strada «al ri-
trovamento del vero». Contro ogni principio di autorità e ogni dogmatismo, nella pagina
che leggeremo Galilei sottolinea la funzione fondamentale, nel processo conoscitivo, del
«dubbio» e dell’umiltà con la quale lo scienziato deve procedere nella sua ricerca, perché
consapevole che la mente umana non può esaurire la conoscenza dell’universo.

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Galileo Galilei
la favola dei suoni (1623)
(da IL SAGGIATORE)
Un uomo, colpito dalla trova in mano una cica- si generino i suoni, ri- proposito della natura
varietà dei suoni, cerca la e non riesce a capire, sponde «di sapere alcuni delle comete: se l’uomo
di spiegarne la produzio- nemmeno trafiggendola, modi», ma che ne esisto- non riesce a spiegare la
ne osservando gli uccel- da quale parte del suo no «cento altri incogniti varietà dei fenomeni che
li, gli insetti e vari stru- corpo provenga il suo e inopinabili». tocca con mano, tanto
menti musicali. Ma, pro- stridulo canto. Diffidan- Con questa pagina nar- meno potrà nutrire cer-
prio quando è convinto do, quindi, del suo sape- rativa Galilei giustifica tezze su fenomeni tanto
di «aver veduto tutto», si re, a chi gli chiede come la propria ignoranza a lontani da lui.

Concetti
‹ L’esperienza ci mostra la ricchezza dei fenomeni naturali
‹ La vastità e complessità della natura richiedono umiltà, curiosità e un continuo
sforzo di immaginazione e di elaborazione teorica

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Parmi d’aver per lunghe esperienze osservato, tale esser la condizione uma-
na intorno alle cose intellettuali, che quanto altri1 meno ne intende e ne sa,
tanto più risolutamente2 voglia discorrerne; e che, all’incontro3, la moltitu-
COMPRENSIONE dine delle cose conosciute ed intese renda più lento ed irresoluto4 al senten-
ziare circa qualche novità. Nacque già in un luogo assai solitario un uomo
1 Quanti e quali stru- dotato da natura d’uno ingegno perspicacissimo5 e d’una curiosità straordi-
menti musicali sono
naria; e per suo trastullo allevandosi diversi uccelli, gustava molto del lor
indicati nel brano?
canto, e con grandissima meraviglia andava osservando con che bell’artifi-
2 A quale scopo Gali- cio6, colla stess’aria con la quale respiravano, ad arbitrio loro7 formavano
lei elenca i diversi canti diversi, e tutti soavissimi. Accadde che una notte vicino a casa sua sentì
fenomeni che pro- un delicato suono, né potendosi immaginar che fusse altro che qualche uc-
ducono suoni? celletto, si mosse per prenderlo; e venuto nella strada, trovò un pastorello,
che soffiando in certo legno forato e movendo le dita sopra il legno, ora ser-
rando ed ora aprendo certi fori che vi erano, ne traeva quelle diverse voci, si-
mili a quelle d’un uccello, ma con maniera diversissima. Stupefatto e mos-
so dalla sua natural curiosità, donò al pastore un vitello per aver quel zufo-
lo; e ritiratosi in se stesso, e conoscendo che se non s’abbatteva8 a passar co-
lui, egli non avrebbe mai imparato che ci erano in natura due modi da for-
mar voci e canti soavi, volle allontanarsi da casa, stimando di potere incon-
trar qualche altra avventura. Ed occorse9 il giorno seguente, che passando
presso a un piccol tugurio, sentì risonarvi dentro una simil voce; e per certi-
ficarsi10 se era un zufolo oppure un merlo, entrò dentro, e trovò un fanciul-
lo che andava con un archetto, ch’ei teneva nella man destra, segando11 al-
cuni nervi12 tesi sopra certo legno concavo, e con la sinistra sosteneva lo stru-
mento e vi andava sopra movendo le dita, e senz’altro fiato ne traeva voci di-
verse e molto soavi. Or qual fusse il suo stupore, giudichilo13 chi participa
dell’ingegno e della curiosità che aveva colui; il qual, vedendosi sopraggiun-

1. altri: taluno. 6. artificio: espediente. tarsi.


2. risolutamente: con sicurez- 7. ad arbitrio loro: secondo il 11. segando: sfregando. Lo
za. loro piacere. strumento è il violino.
3. all’incontro: al contrario. 8. se non s’abbatteva: se non 12. nervi: corde.
4. irresoluto: incerto. fosse capitato. 13. giudichilo: lo giudichi.
5. perspicacissimo: molto acu- 9. occorse: avvenne.
to. 10. per certificarsi: per accer-

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VERSO L’ESAME to14 da due nuovi modi di formar la voce ed il canto tanto inopinati15, co-
minciò a creder ch’altri ancora ve ne potessero essere in natura. Ma qual fu
3a prova – trattaz. sintetica
La «nuova scienza» del la sua meraviglia, quando entrando in certo tempio si mise a guardar dietro
Seicento alla porta per veder chi aveva sonato, e s’accorse che il suono era uscito da-
gli arpioni e dalle bandelle16 nell’aprir la porta? Un’altra volta, spinto dalla cu-
3 Senza superare le
15 righe esponi le riosità, entrò in un’osteria, e credendo d’aver a veder uno che coll’archetto
caratteristiche prin- toccasse leggiermente le corde d’un violino, vide uno che fregando il polpa-
cipali della «nuova strello d’un dito sopra l’orlo d’un bicchiero, ne cavava soavissimo suono. Ma
scienza» ed elenca- quando poi gli venne osservato17 che le vespe, le zanzare e i mosconi, non, co-
ne i maggiori prota- me i suoi primi uccelli, col respirare formavano voci interrotte, ma col velo-
gonisti. cissimo batter dell’ali rendevano un suono perpetuo, quanto crebbe in esso
lo stupore, tanto si scemò18 l’opinione ch’egli aveva circa il sapere come si
generi il suono; né tutte l’esperienze già vedute sarebbono state bastanti a
fargli comprendere o credere che i grilli, già che non volavano, potessero,
non col fiato, ma collo scuoter l’ali, cacciar sibili così dolci e sonori. Ma
quando ei si credeva non potere esser quasi possibile che vi fussero altre ma-
niere di formar voci, dopo l’avere, oltre a i modi narrati, osservato ancora
tanti organi, trombe, pifferi, strumenti da corte, di tante e tante sorte, e sino
a quella linguetta di ferro che, sospesa fra i denti, si serve con modo strano
della cavità della bocca per corpo della risonanza e del fiato per veicolo del
suono19; quando, dico, ei credeva d’aver veduto il tutto, trovossi più che mai
rinvolto20 nell’ignoranza e nello stupore nel capitargli in mano una cicala, e
che né per serrarle la bocca né per fermarle l’ali poteva né pur diminuire il
suo altissimo stridore, né le vedeva muovere squamme21 né altra parte, e che
finalmente, alzandole il casso22 del petto e vedendovi sotto alcune cartilagi-
ni dure ma sottili, e credendo che lo strepito derivasse dallo scuoter di quel-
le, si ridusse a romperle per farla chetare, e che tutto fu in vano, sin che,
spingendo l’ago più a dentro, non le tolse, trafiggendola, colla voce la vita, sì
che né anco poté accertarsi se il canto derivava da quelle: onde si ridusse a
tanta diffidenza del suo sapere, che domandato come si generavano i suoni,
generosamente rispondeva di sapere alcuni modi, ma che teneva per fermo23
potervene essere cento altri incogniti ed inopinabili24.
Io potrei con altri molti essempi spiegar la ricchezza della natura nel pro-
dur suoi effetti con maniere inescogitabili25 da noi, quando il senso e l’espe-
rienza non lo ci mostrasse26, la quale anco talvolta non basta a supplire alla
nostra incapacità; onde se io non saperò precisamente determinar la ma-
niera della produzzion della cometa, non mi dovrà esser negata la scusa, e
tanto più quant’io non mi son mai arrogato di poter ciò fare, conoscendo
potere essere ch’ella si faccia in alcun modo lontano da ogni nostra imma-
ginazione; e la difficoltà dell’intendere come si formi il canto della cicala,
mentr’ella ci canta in mano, scusa di soverchio27 il non sapere come in tan-
ta lontananza si generi la cometa.
da Il saggiatore, Milano, Feltrinelli, 1965

14. sopraggiunto: còlto. 19. linguetta... suono: lo stru- sconosciuti e imprevedibili.


15. inopinati: inimmaginabili. mento descritto è lo «scaccia- 25. inescogitabili: che non pos-
16. arpioni... bandelle: gli arpio- pensieri», costituito da una la- sono essere immaginate.
ni sono ferri infissi nel muro nei mina metallica che, collocata 26. quando... ci mostrasse:
quali entra l’anello delle lame di davanti alla cavità della bocca, quando i sensi e l’esperienza
ferro («bandelle») attaccate alle è fatta vibrare da un dito. non bastassero a dimostrarlo a
porte che permettono ai bat- 20. rinvolto: immerso, avvolto. noi.
tenti di girare su se stessi. 21. squamme: scaglie, lamelle. 27. di soverchio: abbondante-
17. gli venne osservato: gli ca- 22. il casso: la cassa. mente.
pitò di osservare. 23. per fermo: per certo.
18. si scemò: diminuì. 24. incogniti ed inopinabili:

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Galilei difende il copernicanesimo


Un nuovo ● Il successo del Saggiatore tra i cultori della «nuova scienza» e l’illusione di trovare com-
attacco prensione e appoggio nel nuovo papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, suo ami-
all’aristo-
telismo co ed estimatore, indussero Galilei a scrivere la sua opera più importante in difesa del co-
pernicanesimo, il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernica-
no (1632).
La prudenza ● Nel Proemio «al discreto lettore» egli assume un atteggiamento di grande cautela: in-
di Galileo fatti scrive di considerare la teoria di Copernico come «pura ipotesi matematica», come già
era stata definita da Bellarmino, e aggiunge di voler dimostrare che la condanna del co-
pernicanesimo, stabilita dalla Chiesa, era giusta, perché fondata sul riconoscimento della
divina onnipotenza e sulla consapevolezza di quanto sia debole la conoscenza umana.
Ma in realtà Galilei intese assumere una “maschera” che lo mettesse al riparo da possi-
bili censure o condanne, consapevole che nel corso dell’opera non viene soltanto con-
trastata la fisica di Aristotele, ma lo stesso metodo di conoscenza degli aristotelici, il
cui errore più grave consisteva nell’impostare il discorso su premesse generali indimo-
strabili e di cercare poi la conferma alle loro conclusioni nell’autorità della tradizione.
I protagonisti ● Nonostante l’accortezza usata, il significato dell’opera era troppo esplicito e venne im-
del Dialogo mediatamente compreso dai suoi nemici; inoltre anche il papa, colpito personalmente
dall’ironia galileiana, gli tolse il proprio appoggio. L’opera è articolata in 4 giornate di di-
scussioni, ambientate nel palazzo di Sagredo a Venezia, fra tre interlocutori: due genti-
luomini defunti, che erano stati amici di Galilei, il fiorentino Filippo Salviati (1582-1614)
e il veneziano Giovan Francesco Sagredo (1571-1620), e Simplicio, filosofo aristotelico,
personaggio fittizio dal nome molto significativo:
• Salviati, portavoce dell’autore, diri-
I CONTENUTI DEL DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI ge il dialogo. Sostenitore della teo-
ria copernicana, è convinto dell’uti-
Nella prima giornata vengono trattati alcuni problemi di fisica aristote- lità di un sereno confronto di idee e
lica e in particolare è confutata la teoria della diversa natura dei corpi si dichiara pronto a riconoscere
celesti e della terra. eventuali suoi errori, diffidente
com’è nei confronti di chi pretende
Nella seconda giornata vengono esposte le argomentazioni in base al- di sapere tutto. «Tale presunzione,
la quali è provata la possibilità del moto di rotazione della Terra, già dice, non può avere principio da al-
teorizzata da Copernico e giudicata erronea dal Sant’Uffizio. tro che dal non aver inteso nulla»;
• Simplicio difende le teorie aristoteli-
Nella terza giornata si esamina la possibilità del moto di rivoluzione che e tolemaiche con tanta ostinata
della Terra attorno al Sole. Qualora si ammettesse valida questa teo- adorazione nei confronti di Aristote-
ria, risulterebbero facilitati i calcoli relativi ai moti planetari e la strut- le da sembrare patetico. Quando Sal-
tura dell’universo sarebbe più semplice e ordinata che non assumendo viati e Sagredo, con ragionamenti in-
per vera la dottrina aristolelico-tolemaica.
calzanti, gli smontano le teorie fisi-
che del suo maestro, alle loro do-
Nella quarta giornata è presentata la teoria galileiana sulle maree che, mande non sa rispondere che: «È ve-
a torto, lo scienziato riteneva dimostrasse il movimento della Terra. ro perché lo ha detto lui» (ipse dixit);
• Sagredo, il padrone di casa, ha il ruo-
lo di moderatore, ma presto fa da spalla a Salviati di cui condivide argomentazioni e
prove. Irruente e focoso, si prende facilmente gioco di Simplicio, arricchisce il dialogo
di numerose digressioni, che servono ad animare la narrazione, e con il suo buon sen-
so introduce alcune proposte metodologiche, come quella di riformulare, all’inizio
di una nuova riunione, gli argomenti trattati il giorno precedente o quella di discutere
a parte eventuali questioni insorte a lato della principale, al fine di non rendere troppo
complicata la discussione.

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Galileo Galilei
i seguaci di aristotele e l’ipse dixit (1632)
(da DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI)

La pagina che segue è chiaramente, dai discor- te della «nuova scienza», si parla specificatamente
tratta dal Dialogo sopra si dei tre interlocutori, la entusiasta e spregiudica- del sistema tolemaico
i due massimi sistemi sua ferma fede in esso. I to, caustico. Simplicio, per indicarne le manche-
del mondo, l’opera più tre personaggi del Dialo- infine, rappresenta la volezze e dimostrare la
complessa di Galilei, nel- go sono radunati a Ve- tradizione e tenta, con superiorità del nuovo
la quale egli vuole espor- nezia, nel palazzo Sagre- ingenui argomenti, di far metodo. È un chiaro
re le argomentazioni in do, sul Canal Grande. È trionfare le teorie aristo- specchio della mentalità
favore dei due sistemi, il Salviati che nel dialogo teliche e tolemaiche. tradizionale, tutta ligia
tolemaico e copernica- impersona la figura del- Il Dialogo si svolge in all’autorità aristotelica e
no, senza parteggiare lo scienziato misurato, quattro giornate; il bra- chiusa al nuovo pen-
apertamente per il secon- cauto e sicuro di sé. Sa- no che leggeremo è trat- siero.
do, ma facendo capire gredo è il seguace ferven- to dalla seconda, in cui

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Concetti
‹ Le dottrine aristoteliche sono fondate sull’autorità e sulla tradizione e parlano di
un «mondo di carta»
‹ La «nuova scienza» è fondata sull’esperienza e sulle dimostrazioni e parla del
«mondo sensibile»
‹ La superiorità della «nuova scienza» sull’aristotelismo

SIMPLICIO Io vi confesso che tutta questa notte sono andato ruminando1 le co-
se di ieri2, e veramente trovo di molte belle nuove e gagliarde considera-
zioni: con tutto ciò mi sento stringere3 assai più dall’autorità di tanti gran-
di scrittori, ed in particolare4... Voi scotete la testa, signor Sagredo, e sog-
ghignate come se io dicessi qualche grande esorbitanza5.
SAGREDO Io sogghigno solamente, ma crediatemi ch’io scoppio nel voler far
forza di ritener le risa maggiori6, perché mi avete fatto sovvenire7 di un
bellissimo caso, al quale mi trovai presente non sono molti anni, insie-
me con alcuni altri nobili amici miei, i quali vi potrei ancora nominare.
SALVIATI Sarà bene che voi ce lo raccontiate acciò8 forse il signor Simplicio
non continuasse di creder d’avervi esso mosse le risa.
SAGREDO Son contento. Mi trovai un giorno in casa un9 medico molto stima-
to in Venezia, dove alcuni per loro studio, ed altri per curiosità conveni-
vano tal volta a veder qualche taglio di notomìa10 per mano di uno vera-
mente non men dotto che diligente e pratico notomista11. Ed accadde quel
giorno, che si andava ricercando l’origine e nascimento dei nervi, sopra

1. ruminando: rimuginando, ri- metodi scientifici. 6. nel voler... le risa maggiori:


pensando. L’uso del verbo «ru- 3. mi sento stringere: mi sento nel voler trattenermi a forza dal
minare», riferito a Simplicio, è vincolato. ridere ancora di più.
molto ironico per l’idea dell’a- 4. ed in particolare...: la reti- 7. sovvenire: ricordare.
nimale che suggerisce. cenza che trattiene Simplicio 8. acciò: affinché.
2. le cose di ieri: cioè le discus- dal nominare il suo maestro 9. in casa un: in casa di un.
sioni svoltesi durante la prima Aristotele nasce dal sogghigno 10. taglio di notomìa: sezione
giornata in cui s’era parlato di Sagredo. di anatomia.
dell’aristotelismo e dei vari 5. esorbitanza: sproposito. 11. notomista: anatomista.

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COMPRENSIONE di che è famosa controversia tra i medici Galenisti12 ed i Peripatetici13; e


mostrando il notomista come, partendosi dal cervello e passando per la
1 Qual è la reazione
dell’aristotelico alla nuca, il grandissimo ceppo dei nervi14 si andava poi distendendo per la
dimostrazione del- spinale15 e diramandosi per tutto il corpo, e che solo un filo sottilissimo co-
l’anatomista sull’o- me il refe arrivava al cuore, voltosi ad un gentil uomo ch’egli conosceva
rigine dei nervi? per filosofo peripatetico, e per la presenza del quale egli aveva con
estraordinaria diligenza scoperto e mostrato il tutto, gli domandò s’ei re-
2 Quale giudizio espri-
stava ben pago e sicuro, l’origine dei nervi venir dal cervello e non dal cuo-
me Galilei su Aristo-
tele? re16; al quale il filosofo, dopo essere stato alquanto sopra di sé17, rispose:
«Voi mi avete fatto veder questa cosa talmente aperta e sensata, che quan-
3 Di che cosa deve fi- do il testo d’Aristotile non fusse in contrario, che apertamente dice i ner-
darsi chi vuole co- vi nascer dal cuore, bisognerebbe per forza confessarla per vera»18.
noscere veramente
SIMPLICIO Signori, io voglio che voi sappiate che questa disputa dell’origine
il mondo materiale?
dei nervi non è mica così smaltita19 e decisa come forse alcuno si per-
suade.
SAGREDO Né sarà mai al sicuro, come20 si abbiano di simili contradditori: ma
questo che voi dite non diminuisce punto la stravaganza della risposta
del Peripatetico; il quale, contro a così sensata esperienza21, non produs-
se altre esperienze o ragioni d’Aristotile, ma la sola autorità ed il puro
Ipse dixit22.
SIMPLICIO Ma quando si lasci Aristotile, chi ne ha da essere scorta nella filo-
sofia? Nominate voi qualche autore23.
SALVIATI Ci è bisogno di scorta nei paesi incogniti e selvaggi, ma nei luoghi
aperti e piani i ciechi solamente hanno bisogno di guida; e chi è tale, è ben
che si resti in casa; ma chi ha gli occhi nella fronte e nella mente, di quel-
VERSO L’ESAME li si ha da servire per iscorta24. Né perciò dico io che non si deve ascoltare
Aristotile, anzi laudo il vederlo e diligentemente studiarlo, e solo biasimo
1a prova – saggio breve o
il darsegli in preda25 in maniera che alla cieca si sottoscriva a ogni suo det-
articolo di giornale
La figura di Galileo Galilei to e senza cercarne altra ragione, si debbe avere per decreto inviolabile; il
che è un abuso che si tira dietro un altro disordine estremo, ed è che altri
4 La vicenda di Gali-
non si applica più a cercar d’intender la forza delle sue dimostrazioni. E
leo è stata interpre-
tata in due modi: da qual cosa e più vergognosa che ’l sentir nelle publiche dispute, mentre si
una parte Galileo è tratta di conclusioni dimostrabili26, uscir un di traverso27 con un testo, e be-
stato visto come la ne spesso scritto in ogni altro proposito28, e con esso serrar la bocca al-
vittima più illustre
del clima cupo della
12. Galenisti: seguaci di Gale- («sensata»), che se Aristotele 23. qualche autore: Simplicio
Controriforma; dal-
no, famoso medico di Perga- non affermasse il contrario, di- ha bisogno dell’autorevole af-
l’altra come un uo- mo, autore di un trattato sul- cendo chiaramente («aperta- fermazione di qualche filosofo
mo incapace di di- l’anatomia. mente») che i nervi nascono per cedere di fronte alla realtà.
fendere fino in fon- 13. Peripatetici: seguaci di Ari- dal cuore, bisognerebbe per 24. chi ha gli occhi... per iscor-
do le proprie idee. stotele. forza ammetterla («confessar- ta: è veramente questo, in sin-
Approfondisci que- 14. ceppo di nervi: fascio di la») come vera. tesi, il credo di Galilei: bisogna
ste due interpreta- nervi. 19. smaltita: definita, spianata, osservare assiduamente la na-
zioni sulla figura del- 15. la spinale: la spina dorsale, chiara. tura nelle sue manifestazioni
lo scienziato consul- la colonna vertebrale. 20. come: finché, fino a quan- per scoprirne i segreti e non in-
tando, oltre ai mate- 16. s’ei restava... e non dal cuo- do. vece affidarsi supinamente alle
re: se era davvero soddisfatto 21. contro a... esperienza: di sentenze degli antichi filosofi.
riali dell’Itinerario e convinto che l’origine dei fronte a una dimostrazione co- 25. darsegli in preda: seguirlo.
multimediale di p. nervi si trova nel cervello e non sì evidente. 26. conclusioni dimostrabili:
60, i seguenti: U. Fo- nel cuore, come affermava in- 22. Ipse dixit: è una frase lati- tesi che si possono dimostrare
scolo, I sepolcri, vv. vece Aristotele. na che significa: «lui l’ha det- (e non imporre d’autorità).
160-165; B. Brecht, 17. dopo essere... sopra di sé: to». Se Aristotele avesse affer- 27. di traverso: di sghimbe-
Vita di Galilei; P. Le- dopo aver riflettuto alquanto. mato anche il più assurdo e in- scio, senza alcun logica.
vi, Sidereus Nun- 18. Voi mi avete... per vera: voi sostenibile principio, i suoi se- 28. in ogni... proposito: a pro-
cius, nella raccolta mi avete dimostrato che la co- guaci non si sarebbero arresi e posito di un altro argomento.
Ad ora incerta. sa è talmente evidente («aper- se la sarebbero cavata con la
ta») e percepibile con i sensi ridicola frase «ipse dixit».

30 Sezione 1. Il Seicento
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l’avversario? Ma quando pure voi vogliate continuare in questo modo di


29. dottori di memoria: l’e-
studiare, deponete il nome di filosofi, e chiamatevi o istorici o dottori di
spressione indica le persone memoria29; ché non conviene che quelli che non filosofano mai, si usur-
che non sono esperte in alcun pino l’onorato titolo di filosofo. Ma è ben ritornare a riva, per non entra-
ramo dello scibile, ma proce- re in un pelago30 infinito, del quale in tutt’oggi non si uscirebbe. Però31, si-
dono nei loro discorsi solo con
citazioni imparate a memoria.
gnor Simplicio, venite pure con le ragioni e con le dimostrazioni, vostre o
30. pelago: mare. di Aristotile, e non con testi e nude autorità, perché i discorsi nostri han-
31. Però: perciò. no a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta.

da Opere, Torino, UTET, 1980

La condanna delle tesi di Galilei e la sua abiura


Il processo ● Appena il dialogo fu pubblicato ne fu sospesa la diffusione dall’Inquisizione e dai ge-
suiti. Il testo della sentenza, pronunciato a Roma nel 1632 è molto esplicito e ribadisce la
condanna della teoria copernicana:

Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte
in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.o [Santo Uffizio] vehemen-
temente sospetto d’heresia, cioè tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine
Scritture, ch’il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la ter-
ra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un’opinione
dopo essere stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei
incorso in tutte le censure e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.
Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti
di noi abiuri, maledichi e detesti li suddetti errori et heresie et qualunque altro errore et heresia
contraria alla Cattolica ed Apostolica Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data.
Et acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito,
et sii più cauto nell’avvenire et esempio all’altri che si astenghino da simili delitti, ordiniamo che
per pubblico editto sia prohibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei...
Abiura
Galilei, vecchio e malato, nel febbraio del 1633 dovette presentarsi a Roma L’atto di rinne-
al tribunale dell’Inquisizione e il 22 giugno dello stesso anno pronunciò gare pubblica-
mente.
l’abiura delle proprie tesi.
La pena assegnata a Galilei era grave: il carcere a vita, ma essa fu attenuata per l’intervento
del papa e si trasformò in domicilio coatto nella sua casa ad Arcetri, sulle colline fio-
rentine.

Galileo Galilei
«io... abiuro, maledico e detesto
li suddetti errori» (1633)
Il testo dell’abiura pro- le del Seicento perché perché fu una delle cau- difensivo e prudente che
nunciata da Galileo è un rappresenta uno dei se del diffondersi fra caratterizzò quest’epoca.
documento importantis- punti più alti dello scon- scienziati e intellettuali
simo per la vita cultura- tro tra fede e ragione e di quell’atteggiamento

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 31


e cultura
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Concetti
‹ Riconoscimento dell’autorità della Chiesa
‹ Rifiuto del copernicanesimo

Io Galileo, figlio del q. Vinc. Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, con-
situto1 personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e
Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità2 ge-
COMPRENSIONE
nerali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali
1 Per quale motivo era tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con
stato condannato l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene predica e insegna
Galileo? la S. Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o3, per aver io,
dopo d’essermi stato con precetto4 dall’istesso giuridicamente intimato che
2 Che cosa fu costret-
to a rinnegare? omninamente5 dovessi lasciar la falsa opinione che il Sole sia centro del
mondo e che non si muova, e che la Terra non sia centro del mondo e che si
muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia mo-
VERSO L’ESAME do, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notifica-

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to che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stam-
1a prova – tema storico pe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina già dannata e apporto ragioni
L’Europa barocca
con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono
3 Descrivi la situazio- stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e cre-
ne europea durante
duto che il Sole sia centro del mondo e imobile e che la Terra non sia centro
il Seicento, sottoli-
neando come anche e che si muova.
in questo caso si Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fe-
possa parlare in mo- del Cristiano questa veemente sospizione6, giustamente di me conceputa7,
do ambivalente di con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti erro-
un periodo di crisi ri e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta con-
oppure di un’epoca traria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asse-
di grandi novità.
rirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil so-
Per svolgere il tuo
tema puoi aiutarti spizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo de-
con i materiali del nonziarò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, do-
tuo libro di storia e ve mi trovarò8.
con quelli dell’Itine- Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le pe-
rario multimediale a nitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e con-
p. 60. travenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non
voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ sacri canoni e
altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e
promulgate. Così Dio m’aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le
proprie mani.
Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obli-
gato come sopra, e in fede del vero di mia propria mano ho sottoscritta la
presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Ro-
ma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

da Opere, vol. XIX, Firenze, Barbera, 1968

1. consituto: pervenuto, pre- bunale dell’Inquisizione. 6. sospizione: sospetto. nunciare altri che sosterranno
sentato. 4. con precetto: con un’imposi- 7. conceputa: concepita. tesi simili alla sua al Sant’Uffi-
2. pravità: malvagità, colpevo- zione. 8. o vero... trovarò: Galilei non zio, ai suoi rappresentanti o a
lezza. 5. omninamente: completa- si limita da abiurare ma pro- quelli della magistratura ordi-
3. S. Off. o: Sant’Uffizio, il tri- mente. mette di collaborare per de- naria («Ordinario»).

32 Sezione 1. Il Seicento
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L’ultima ● Nella sua abitazione egli continuò a lavorare circondato dagli allievi più fedeli fino al-
opera la totale perdita della vista, dando una veste teorica definitiva ai suoi studi di quasi
di Galileo
trent’anni prima sul moto accelerato, sull’isocronia del pendolo, sulla forza percossa e
sulle traiettorie dei proietti. Poiché l’Inquisizione aveva proibito che si stam- Proietti
passe in Italia qualsiasi scritto di Galilei, nel 1638 a Leyda, in Olanda, fu- Qualsiasi og-
rono editi i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scien- getto lanciato
(pietre, palle di
ze attinenti alla meccanica e movimenti locali. L’opera è considerata dagli stu- cannone ecc.)
diosi la più importante dal punto di vista scientifico fra tutte quelle di
Galilei per il fondamentale contributo portato agli studi di statica e di dinamica. Nei Di-
scorsi lo scienziato contrappone al cosmo aristotelico il vuoto immenso dello spazio infi-
nito e ribadisce la necessità metodologica di estendere i concetti matematici al campo
dell’esperienza fisica. In quest’opera sono usati due codici linguistici diversi: il volgare
nella prima parte a carattere storico-descrittivo; il latino nella seconda parte a carattere
matematico-dimostrativo.

Le reazioni alla condanna di Galileo


Uomini ● L’impatto della condanna di Galileo sul mondo della cultura e della scienza fu molto for-
prudenti te, ma non fermò il cammino della «nuova scienza».
e libertini
Le reazioni prevalenti degli scienziati e dei filosofi furono due: alcuni scelsero un at-
teggiamento prudente, limitandosi a pubblicare i loro libri anonimi o presentando le
proprie tesi come un’ipotesi da verificare, altri invece scelsero una pratica di vita e in-
tellettuale che resterà viva fino a tutto il Settecento, il libertinismo, diffuso soprattutto in
Francia. Esso consisteva nel vivere una sorta di doppia vita: pubblicamente fingevano di
essere credenti, fedeli alla Chiesa (alcuni erano addirittura ecclesiastici) e allo stato asso-
luto, convinti assertori delle teorie scientifiche consentite, mentre in segreto erano atei o
eretici, mettevano in discussione la verità della Bibbia, sostenevano che la religione era
un’invenzione che serviva a controllare le coscienze, scrivevano o leggevano libri proibi-
ti che circolavano spesso in forma manoscritta o stampati clandestinamente, con date e
luoghi di edizione falsi.
La prudenza ● Il primo atteggiamento lo possiamo vedere espresso in uno dei più importanti testi fi-
di Cartesio losofici del Seicento, che è anche uno dei più perfetti esempi di prosa scientifica: si
tratta dell’opera di Cartesio Discorso sul metodo per un retto uso della propria ragione e per
la ricerca della verità nelle scienze. Questo saggio filosofico fu pubblicato anonimo in
Olanda (dove il filosofo nel 1629 si era stabilito per non avere problemi con la censura e
per dedicarsi alle sue ricerche in piena tranquillità) nel 1637 come introduzione a tre
opere scientifiche dello stesso filosofo, Diottrica (in cui si occupa fra l’altro dei fenome-
ni legati alla vista, della luce, dell’invenzione del cannocchiale e di ottica), Meteore (in cui
parla del sole, di alcuni fenomeni atmosferici, dei colori ecc.) e Geometria (in cui espone
la sua scoperta della geometria analitica).
Nel Discorso troviamo una sintesi sommaria e divulgativa della filosofia cartesiana che ini-
zia con una breve autobiografia in cui Cartesio ci racconta della sua formazione e dei
suoi studi e di come abbia maturato la convinzione della necessità di abbandonare la fi-
losofia aristotelica e di fondarne una nuova che, grazie al contributo fondamentale
della scienza e anche delle discipline tecniche, permettesse di raggiungere la verità. Ac-
cogliendo alcune idee baconiane, il filosofo francese enuncia anche un progetto di ri-
cerca scientifica che, accomunando tutti gli studiosi, possa permettere di superare i li-
miti della brevità della vita e della scarsità di esperienze di ciascuno attraverso la comu-
nicazione e il confronto.

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e cultura
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Cartesio
una filosofia utile alla vita (1637)
(da DISCORSO SUL METODO)

Il brano che leggiamo è prosa scientifica di quel che reazioni avrebbero parire furono bersaglio
nello stesso tempo una secolo. Con un’abile suscitato, e, contempo- di violentissimi dibattiti
testimonianza della rea- strategia Cartesio perse- raneamente, fare una di- (in verità non solo da
zione del maggior filo- gue un doppio fine: pre- chiarazione di ossequio parte dei filosofi scolasti-
sofo del Seicento di fron- sentare alcune delle teo- verso l’autorità. Questo ci) e nel 1663, poco più
te alla condanna di Gali- rie che non ha ancora atteggiamento cauto e di un decennio dopo la
leo e un esempio altissi- pubblicato, per eviden- prudente non gli servì sua morte, la sua opera
mo della perfezione stili- ziarne l’importanza e l’u- però a molto perché le fu messa all’Indice.
stica e linguistica della tilità e anche per vedere sue opere fin dal loro ap-

Concetti
‹ Il bene dell’umanità deve essere perseguito da tutti
‹ La scienza e la tecnica si sono rivelate utili per il dominio della natura e il miglio-
ramento della vita degli uomini
‹ Gli uomini devono collaborare per accrescere le loro conoscenze e favorire il pro-
gresso futuro

Pertanto tre anni or sono ero arrivato alla fine del trattato in cui sono con-
tenute tutte le cose esposte1, e cominciavo a rivederlo per affidarlo alle stam-
pe, quando appresi che persone per cui nutro particolare rispetto e la cui au-
torità non pesa sulle mie azioni meno di quanto la mia ragione non pesi sui
miei pensieri2, avevano disapprovato un’opinione in materia di fisica pub-
blicata poco prima da altri3; né voglio dire che io la dividessi, ma solo che pri-
COMPRENSIONE
ma della loro censura non vi avevo rilevato nulla che potessi immaginare
1 Per quale motivo pregiudizievole per la religione o per lo Stato4; nulla quindi mi avrebbe im-
Cartesio aveva deci- pedito di esprimerla nei miei scritti, se per via di ragione me ne fossi per-
so di non pubblicare suaso5. Ciò mi fece temere che anche tra le mie opinioni ve ne fosse qualcu-
il proprio trattato di na in cui mi fossi sbagliato nonostante la gran cura che sempre ho posto nel
fisica?
non dare credito a novità di cui non avessi dimostrazioni certissime, e nel
2 Con quale atteggia- non inserirne nei miei scritti nessuna che potesse volgersi in danno di qual-
mento Cartesio pre- cuno. È bastato questo per obbligarmi a modificare la mia decisione di pub-
senta le sue teorie? blicare le mie teorie6. Infatti, benché le ragioni che in precedenza mi aveva-
Per quali motivi egli no spinto a prenderla fossero molto valide, la mia inclinazione, che mi ha
ha ora deciso di
fatto sempre odiare il mestiere di comporre libri, me ne fornì subito altret-
esporle?
tante per rinunciare7. Queste ragioni, in un senso e nell’altro, sono tali che

1. tre anni... cose esposte: nel- zione preventiva di fedeltà al- 5. nulla... persuaso: quindi fino ci qualcosa di sbagliato, nono-
la parte precedente, la quinta, l’autorità ecclesiastica che fa alla condanna di Galileo avreb- stante tutta la sua attenzione
di questo Discorso Cartesio ha parte della strategia cartesia- be anche potuto accettare e nel non accettare nessuna ve-
esposto in sintesi la sua fisica na. sostenere la teoria copernica- rità senza averne la certezza
e alcune nozioni di fisiologia e 3. opinione... altri: la teoria co- na. Anche l’uso del condizio- («dimostrazioni certissime»),
anatomia che sono contenute pernicana sostenuta da Gali- nale fa parte della strategia di lo ha indotto a non pubblicare
in un trattato, Il mondo, che leo. Cartesio che, prudentemente, l’opera che aveva pronta.
non era stato pubblicato. 4. né voglio... Stato: il filosofo si guarda bene dall’affermare 7. ragioni... rinunciare: egli
2. persone... pensieri: come la non afferma di condividere il di condividere le tesi galileia- aveva infatti delle buone ragio-
ragione domina i suoi pensieri, copernicanesimo, ma solo che ne. ni per pubblicarla, ma al tempo
così vi sono persone (la Chie- non vi aveva visto niente in 6. È bastato... teorie: il sempli- stesso non ama scrivere libri, e
sa) che hanno autorità sulle contrasto con la fede, né dan- ce sospetto che anche nelle quindi vi ha rinunciato senza
sue azioni: ecco una afferma- noso per la Stato. sue concezioni potesse esser- troppa difficoltà.

34 Sezione 1. Il Seicento
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VERSO L’ESAME non solo ho un certo interesse ad esporle qui, ma forse anche il pubblico ha
interesse a conoscerle8.
1a prova – saggio breve o
articolo di giornale Non ho mai fatto troppo caso delle cose che venivano dalla mia mente, e
La prosa scientifica sei - finché, dal metodo di cui mi servo, non ho raccolto altri frutti se non la so-
centesca luzione di qualche problema d’ordine speculativo, o il tentativo di imporre ai
Nel Seicento nac- miei costumi una regola conforme alle ragioni che mi dettava, non ho rite-
3
que una nuova pro- nuto di essere obbligato a darne notizia scritta9. [...] Ma non appena ebbi ac-
sa scientifica con quistato alcune nozioni generali d’ordine fisico e, mettendole alla prova in di-
particolari caratteri- versi problemi particolari, ebbi rilevato fino a qual punto potevano portare,
stiche di stile e di e quanto differivano dai princìpi di cui ci si è serviti finora, ho creduto di
linguaggio. Descrivi- non poterle tenere nascoste senza peccare gravemente contro quella legge
le, rileggendo i se-
che ci impone di promuovere, per quanto sta in noi, il bene generale di tut-
guenti brani:
• Galileo, «Come in- ti gli uomini10. Esse, infatti, mi hanno mostrato che è possibile giungere a
terpretare le Sacre cognizioni utilissime alla vita e che, al posto di quella filosofia speculativa
Scritture», p. 22; che si insegna nelle scuole11, se ne può trovare una pratica mediante la qua-
• Galileo, «La favola le, conoscendo la forza e le azioni del fuoco, dell’acqua, dell’aria, degli astri,
dei suoni», p. 26; dei cieli e di tutti gli altri corpi che ci circondano, così distintamente come
• Galileo, «I seguaci

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conosciamo le tecniche dei nostri artigiani, noi potremmo servircene nello
di Aristotele e l’i-
stesso modo per tutti gli usi a cui si adattano, rendendoci così quasi signori
pse dixit», p. 29;
• Cartesio, «Una fi- e padroni della natura12. E la cosa non merita di essere desiderata soltanto
losofia utile alla per l’invenzione di un’infinità di artifici che, senza nessuna fatica, ci fareb-
vita», p. 34. bero godere dei frutti della terra e di tutti i vantaggi che se ne possono trar-
re, ma principalmente per la conservazione della salute che, senza dubbio, è
il primo bene e il fondamento di tutti gli altri beni di questa vita: infatti an-
che lo spirito dipende tanto strettamente dal temperamento e dalla disposi-
zione degli organi del corpo che, se è possibile trovare un modo di rendere
gli uomini in genere più assennati ed efficienti di quanto non siano stati fi-
nora, credo si debba cercarlo nella medicina13. È vero che, come la si prati-
ca oggi, contiene poche cose di così rilevante utilità14; ma, pur non propo-
nendomi affatto di denigrarla, sono certo che nessuno, neanche tra quelli
che la esercitano professionalmente, negherebbe che tutte le cognizioni che
se ne hanno sono pressoché nulla in confronto con quanto resta da scopri-
re, e che si potrebbe evitare un’infinità di malattie, del corpo come dello spi-
rito, e persino, forse, il decadimento senile, se si conoscessero abbastanza a
fondo le loro cause e tutti i rimedi di cui ci ha fornito la natura. Orbene,
avendo intenzione di passare tutta la mia vita a ricercare una scienza così ne-
cessaria15, e avendo trovato una strada per cui mi sembra che ci si debba ar-
rivare infallibilmente, a men che non se ne sia impediti dalla brevità della
vita, o dalla scarsezza delle esperienze16, ritenevo che il miglior rimedio da

8. Queste ragioni... conoscerle: to finora. Cartesio sta tenendo 12. una pratica... natura: grazie 14. È vero... utilità: si riferisce
nonostante questo, vuole spie- un tono volutamente umile e ai suoi studi possiamo ottene- alla medicina ippocratica e ga-
gare quali erano le ragioni che modesto, fondamentalmente re una conoscenza dei feno- lenica praticata fino ad allora.
lo avevano spinto a scrivere insincero. meni naturali e del loro funzio- 15. scienza così necessaria: la
quel libro e a prepararlo per la 10. Ma non appena... uomini: namento («la forza e le azioni») medicina. Durante tutta la sua
stampa e che ora lo hanno le sue scoperte sul mondo fisi- uguale a quella che gli artigia- vita Cartesio si dedicò agli stu-
spinto a esporre, anche se in co hanno conseguito tali risul- ni hanno delle loro tecniche e di medici partecipando a dis-
sintesi, la propria teoria. tati che gli sono apparse trop- adoperare questa conoscenza sezioni ed esperimenti.
9. Non ho mai... scritta: ribadi- po importanti per non parlar- per dominare la natura. 16. a men che... esperienze: la
sce che non è mosso da nes- ne. 13. medicina: nei suoi studi di certezza di poter raggiungere i
sun interesse personale, che 11. filosofia... scuole: la filoso- fisica vi sono delle nozioni ri- traguardi che si è prefissato
non dà, né mai ha dato, ecces- fia scolastica di ispirazione ari- guardanti il funzionamento del potrebbe trovare solo due im-
sivo valore alle sue riflessioni, stotelica che Cartesio conosce- corpo umano che potranno es- pedimenti, la morte o lo scarso
per cui delle sue teorie metafi- va molto bene essendo stato sere utili al progresso della me- numero di esperienze che po-
siche e morali non aveva parla- educato in un collegio gesuita. dicina. trebbe fare da solo.

Modulo 1 Storia L’età del Barocco 35


e cultura
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17. ritenevo... fare: alla fine di opporre a questi due impedimenti consistesse nel comunicare fedelmente al
un lungo elogio dell’utilità del- pubblico tutto quel poco che avevo trovato, e nell’invitare gli uomini più do-
la sua fisica, Cartesio torna a
spiegare le ragioni per cui l’ha tati a tentare di progredire contribuendo, ciascuno in proporzione delle pro-
almeno parzialmente esposta. prie tendenze e delle proprie possibilità, alle esperienze da farsi, e comuni-
È stata il pericolo che il suo cando anche essi al pubblico tutto ciò che imparassero. In tal modo via via
cammino di conoscenza po- gli ultimi partirebbero dai resultati di chi li avesse preceduti, e così, per lo
tesse venir interrotto da uno
dei due impedimenti a spin- sforzo congiunto di più vite, andremmo tutti insieme molto più in là di quan-
gerlo a comunicare le sue sco- to ognuno, singolarmente, potrebbe fare17.
perte, e lo stesso dovrebbero
fare tutti gli altri per favorire il da Discorso sul metodo, trad. M. Garin, Bari-Roma, Laterza, 1994
progredire della scienza.

Gli intellettuali e il potere


La difficile ● Come nell’ambito della scienza così anche in quello politico i rapporti che intercorre-
condizione vano tra gli intellettuali e quanti gestivano il potere in Italia (la Chiesa, gli spagnoli, i prìn-
degli
intellettuali cipi delle corti) furono spesso difficili e fecero sì che la dissimulazione divenisse una ve-
italiani ra e propria arte contro un sistema che non tollerava atteggiamenti di dissenso. Talora
essa si traduceva in una sorta di compromesso, indispensabile per partecipare alla vita
sociale o alla vita politica; era, cioè, una maschera dietro alla quale si celavano le proprie
convinzioni, come leggiamo nella lettera che Paolo Sarpi inviò il 12 maggio 1609 all’a-
mico J. Gillot, in cui definisce con amarezza la condizione sua e degli altri intellettuali
italiani, oppressi dall’«abuso ecclesiastico»:

Io son di tal natura che, come camaleonte, assumo i modi di essere da coloro con cui tratto [...].
Una maschera sono costretto a portare, per quanto nessuno possa farne a meno, se vive in Italia.

Satira ● Un esempio dell’atteggiamento espresso nelle parole di Sarpi è l’opera di Traiano Boc-
e dissimu- calini (1556-1613), che in uno dei Ragguagli di Parnaso (un insieme di relazioni satiriche
lazione
sui costumi privati, sulla politica e sulla letteratura, pubblicate nel 1612 e nel 1613), rac-
conta il processo intentato in Parnaso contro Machiavelli. Il fiorentino, i cui libri erano al-
l’Indice, nel discorso pronunciato a propria difesa, afferma che in realtà nelle sue opere si
può leggere una puntuale descrizione della pratica politica dei prìncipi. Essi «hanno in-
ventato l’arrabbiata e disperata politica» da lui «scritta» e, nonostante questo, sono «tenuti
sacrosanti» al punto che «è pena la vita» dirne male. Sotto il velo della dissimulazione,
Boccalini denuncia una verità che sarebbe pericoloso ammettere in forma esplicita: mol-
ti intellettuali, attraverso la teorizzazione di pratiche politiche che difendono gli interes-
si di chi detiene il potere in Italia (la Chiesa e la Spagna), riprendono in realtà i princìpi
della lezione machiavelliana.
La dissimu- ● Il tema della dissimulazione, presente in molti trattatisti del Seicento, fu affrontato con
lazione come argomentazioni di ordine morale da Torquato Accetto, autore di cui si hanno scarse e in-
onesta difesa
certe notizie: napoletano, nato tra fine Cinquecento e inizio Seicento, morto attorno al
1650, coltivò la vocazione letteraria nelle pause di tempo libero che gli erano permesse dal
suo lavoro di segretario presso una famiglia napoletana altolocata. La sua opera si intitola
Della dissimulazione onesta (1641). Per Accetto la dissimulazione non è soltanto una
maschera, ma «una industria di non far vedere le cose come sono»; non è una menzogna
perché «si simula quello che non è, si dissimula quello che è». L’autore dichiara di aver im-
parato, durante la sua «occupazione di segreteria» (di cui nulla sappiamo), a portare «un
velo coperto di tenebre oneste» non per arrecar danno, ma per non subirne. Ha scoperto,
infatti, che soltanto l’arte della dissimulazione, definita anche arte della pazienza o del-
la prudenza, può garantire al saggio pace e tranquillità in un contesto sociale e politi-
co caratterizzato da prepotenze e inganni.

36 Sezione 1. Il Seicento

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