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Tasso

Una poesia inquieta


Tasso difende con passione e intelligenza la specificit del linguaggio letterario
e in particolare di quello poetico. La carriera di Tasso si pu dividere in due
grandi fasi:
1. Fino alla reclusione a SantAnna -> ha il suo punto di forza nella
rivendicazione della legittimit della finzione, disciplinata dal
verosimile. Discorsi dellarte poetica e la Liberata, manifestano la
convinzione che la poesia diventi vera solo grazie ad una certa
dose di finzione a patto per di garantire la verosimiglianza.
2. A partire dagli anni di prigionia c unevoluzione nel modo in cui
Tasso interpreta la nobilt della letteratura. La formula della
finzione verosimile, tende a lasciare il posto alla centralit
esclusiva del vero, la scrittura tende a farsi enciclopedica e
allegorica.
A SantAnna si registra un notevole aumento della produzione, come se
lautore vivesse ormai solo per e attraverso la letteratura. Negli anni di
prigionia, Tasso inizia a concepire un progetto di revisione globale delle
proprie opere, in vista di unedizione organica che rispecchi la sua ultima
volont. Alla scrittura vengono affiancati, la selezione, la correzione e la
riscrittura delle opere precedenti. Si riteneva che lautore avesse finito per
cedere alla pressione delle autorit esterne o avesse talmente interiorizzato
le loro critiche da intervenire lui stesso come censore della propria opera.
Scegliendo di scrivere un poema sulla crociata, Tasso si impadronisce di uno
dei miti della sua epoca, al tempo stesso esprime le resistenze individuali a
quel miti, dando voce alla rivolta orgogliosa, alla nostalgia della pace, al
gusto per lavventura, ai richiami del piacere, della piet del rimorso. il
poema a una struttura gerarchica, fondata su un principio di funzionalit
narrativa e di subordinazione delle parti al tutto.

La giovinezza
I primi anni di vita di Tasso sono segnati da eventi drammatici che lasciano
tracce profonde nella sua personalit. la sua famiglia vive in una condizione
di dipendenza e precariet, in continuo spostamento. lo accompagnano la
madre e la sorella Cornelia, il padre Bernardo invece lontano dalla
famiglia, esiliato dal reame. Bernardo dichiarato bandito e spogliato di
tutti i suoi beni. La madre muore improvvisamente per cause mai chiarite.
Questa perdita terribile sigilla un periodo drammatico in cui Torquato
sperimenta la fragilit del nucleo familiare e soffre le conseguenze dei
violenti conflitti politico-religiosi che dividono l'Italia del tempo.
Nel 1556 comincia per Torquato un periodo di grande mobilit. l'unico punto

fermo, in questi anni, rappresentato dalla figura del padre, che svolge un
ruolo decisivo nell'educazione del giovane e nella nascita della sua
vocazione letteraria. introduce il figlio negli ambienti intellettuali e nel vivo
dibattito letterario del tempo. assieme al padre conosce in pochi anni alcuni
dei principali centri della cultura italiana. oltre all'ampiezza geografica
colpisce la variet delle istituzioni con cui Tasso entra in contatto: la corte,
con cui avr sempre un rapporto privilegiato ma problematico.
Tensione latente: pur riconoscendo e celebrando la superiorit assoluta
del rango, il poeta aspira a una forma di impossibile parit con i suoi signori
attraverso l'amicizia e lo scambio intellettuale, e il desiderio di
riconoscimento letterario complicato in lui da sentimenti di rivalit e
tentazioni di rivolta.
Il pubblico cortigiano agli occhi di Tasso il destinatario ideale, laico,
raffinato, colto.
Nel 1559-60 Tasso risiede a Venezia, dove il padre sta allestendo l'edizione
delle sue Rime e del suo enorme poema cavalleresco, l'Amadigi di Gaula.
l'incontro con un'altra concezione della letteratura, pragmatica, eclettica, la
scoperta di un pubblico ben pi ampio di quello cortigiano, meno raffinato,
ma capace di determinare il riconoscimento immediato o l'oblio di un autore.
A Padova nel 1564 entra nell'Accademia degli Eterei, promossa da Scipione
Gonzaga, al quale lo lega una delle amicizie pi durature della sua vita.
Nella formazione universitaria, Tasso conta lo studio approfondito dell'opera
di Aristotele, condotto sotto la guida di interpreti come Sigonio e
Piccolomini. Allora soprattutto la Poetica di Aristotele ad attirare
l'attenzione degli intellettuali, ispirando un tentativo vasto e meticoloso di
codificazione dei generi letterali.
Gerusalemme
Dibattito: l'Orlando Furioso, amatissimo dal pubblico, oggetto di
innumerevoli imitazioni e continuazioni, si rivela refrattario alle categorie
che l'aristotelismo va imponendo nella codificazione classicista dei generi. I
suoi difensori sono Cinzio e Pigna. A Venezia la strategia difensiva consiste
nel dimostrare la perfetta conformit del poema ai modelli dell'epica
classica e alle regole della morale.
In quegli anni il modello ariostesco comincia a sembrare inadeguato a molti
autori di formazione classicista che aspirano a restaurare la grandezza
originaria del genere epico attraverso l'emulazione dei poemi greco-latini.
Trissino con il poema L'Italia liberata dai Goti si trova in aperta
opposizione con Ariosto, sceglie di raccontare un evento storico preciso, in
una forma che sia al tempo stesso rispettosa delle regole aristoteliche e
fedele per al modello dell'Iliade.
Il poema incompiuto di Tasso vuole raccontare un episodio storico preciso, la

prima crociata guidata dal condottiero Goffredo e in particolare l'ultima fase


dell'impresa e la conquista di Gerusalemme. Il poeta non si accontenta di
fornire un resoconto storicamente esatto della crociata, ma ambisce a
ricrearne il fervore originario, lo slancio eroico e religioso, attraverso un
racconto autenticamente epico. restaurare la purezza epica del tema
della guerra santa restituendogli centralit, seriet e pathos. L'immagine di
un esercito cristiano unito nella lotta all'infedele ha un valore particolare in
un Europa dilaniata dai conflitti di religione.
Rinaldo
Dedicato al cardinale Luigi D'Este, un esperimento letterario innovativo: ha
voluto discostarsi dall'esempio dei moderni, per avvicinarsi agli antichi,
rispettando le leggi aristoteliche ma senza per questo rinunciare a quel
diletto indispensabile per la poesia. Due accorgimenti:
1. garantire una certa unit alla favola del poema concentrando il racconto
sulle vicende di un solo personaggio.
2. Limitare al massimo gli interventi del narratore e eliminare gli inizi di
canto sentenziosi e autobiografici frequenti in Ariosto.
il narratore interviene molto di rado a commentare le vicende, mentre la
trama, anzich dividersi in molte fila intrecciate, conserva un'unit,
concentrandosi sulle avventure del protagonista.
Discorsi dell'arte poetica
Dedicati a Scipione Gonzaga, pubblicati all'insaputa dell'autore. Il discorso
verte ancora sul poema narrativo. l'esistenza di testi irregolari come il
Furioso sembrano smentire la validit universale della normativa aristotelica.
Tasso non riconosce l'esistenza di un genere autonomo chiamato romanzo,
ma non ritiene che il poema regolare debba escludere i tratti irregolari e
romanzeschi: anzi solo assorbendoli al suo interno pu diventare un poema
eroico capace di parlare al pubblico moderno.
I tre Discorsi rispettano la retorica classica di inventio, dispositio e elocutio.
1. prima parla della materia, cio l'argomento del poema. Subordina la
scelta dell'argomento all'esigenza del verosimile: il primo compito del
poema p di ingannare i lettori con un'illusione vivida e coinvolgente.
Bisogner che l'argomento sia tratto dalla storia credibile e autorevole
come quella cristiana. Consente cos di realizzare il difficile accordo tra
verosimile e meraviglioso, cio l'elemento soprannaturale. Poich il
poema eroico mira all'elevazione morale dei lettori, bisogner che
l'evento abbia carattere nobile e illustre. Si pone infine il problema della
distanza cronologica fra i lettori e l'evento narrato: Tasso opta per una
distanza intermedia, che permetta di evitare sia un divario eccessivo
nell'ambito dei costumi, sia l'impossibilit di fingere derivata dalla troppa
familiarit dei lettori con gli eventi contemporanei. Il poema eroico si
deve costruire su una buona base di finzione a patto di non superare i

limiti del verosimile e di non alterare troppo la sostanza dell'evento


storico scelto.
2. si occupa della struttura narrativa. Bisogna lavorare sulla forma del
poema, in modo da organizzare la caotica molteplicit dei fatti in una
struttura unitaria. Il punto cruciale la questione dell'unit. Come
garantire l'unit del poema senza rischiare la monotonia? Come
realizzare la variet, fonte principale di quel diletto che il fine della
poesia? La soluzione l'unit mista: un'unit che risulta da una variet
disciplinata gerarchicamente, una molteplicit di elementi interconnessi e
subordinati ad un fine comune. Il poeta deve imitare il Creatore per
realizzare nel suo poema quella discorde concordia che caratterizza la
variet ordinata del cosmo, e trasformare cos la verit grezza della storia
nella rappresentazione poetica di una totalit.
3. parla dello stile. Definisce per il poema eroico l'ideale di uno stile
magnifico, capace di suscitare la meraviglia del lettore, un'emozione
estetica forte in cui si combinano, sorpresa, ammirazione, turbamento.
Bisogner evitare il linguaggio troppo piano, umile, comico, e privilegiare
il peregrino stile singolare e straniante che trasporta il lettore in una
dimensione completamente diversa da quella quotidiana.

A Ferrara
Il periodo ferrarese si pu dividere in due parti: fino al 1571 Tasso al servizio
del cardinale Luigi, mentre a partire da quell'anno diventa cortigiano
stipendiato del duca Alfonso II. Il suo compito consiste nel comporre opere che
allietino la vita di corte e celebrino la gloria dei suoi signori.
Le Rime
Per Tasso la scrittura di rime la manifestazione della sua identit sociale di
letterato. Swcisw si ordinarle secondo un criterio non narrativo, ma tematico,
distinguendole in amorose, encomiastico e sacre. Si dedica alla selezione e alla
revisione dei propri testi senza cessare di scriverne si nuovi. L'esito sono due
volumi: Prima parte delle Rime, dedicata ai testi d'amore, Seconda parte delle
Rime che raccoglie poesie di encomio per nobildonne. Il progetto viene
realizzato solo parzialmente.
Problema filologico: evidente che l'ultima volont dell'autore venga
rispettata, ma non meno evidente che rappresenta un esito parziale. Gli
studiosi hanno proposto una soluzione editoriale complessa, che rispetta la
tripartizione voluta da Tasso, ma vi aggiunge una scansione diacronica per
rendere conto dell'evoluzione profonda della lirica tassiana. pubblicare le tre
parti delle Rime, fornire il testo di una precedente sistemazione d'autore.
prevista un'Appendice che ospiter raccolte d'autore pi occasionali, poi i testi
rimanenti saranno pubblicati in un volume di Rime sparse. La prima
sistemazione d'autore della lirica consiste nei 42 testi compresi nelle Rime
degli Accademici Eterei, un piccolo canzoniere d'amore, organizzato secondo

un esilissimo disegno narrativo: il poeta si innamora di una donna, ne loda le


bellezze, evoca le frasi alterne di un amore contrastato e segnato dalla
lontananza, manifesta desideri di rottura e di rivalsa per le sofferenze subite,
dichiara infine il suo sdegno quando la donna (presumibilmente Lucrezia
Bendidio) sposa un altro.
La novit delle Rime la presenza di Esposizioni in prosa che accompagnano i
testi poetici.
Rime sparse una scrittura poetica all'insegna dell'occasionalit, non solo
perch legata alle occasioni di vita cortigiana e quindi estranea ad ogni
pianificazione d'insieme, ma anche perch tende ad esaltare gli aspetti
contingenti ed effimeri della realt.
Preferenza per il madrigale cinquecentesco.
Le raccolte tassiane di rime amorose comprendono anche test per nobildonne
della corte ferrarese: non sempre agevole distinguere la poesia d'amore da
quella encomiastica.
I rappresentanti maschili di un'aristocrazia feudale come quella ferrarese sono
esaltati non tanto per le virt militari quanto per la eroica temperanza, la
capacit di vincere se stessi e i propri istinti come si sconfiggono i nemici. Nelle
nobildonne si loda invece pi che la bellezza, l'onest.
Il poeta da poco rinchiuso a Sant'Anna riunisce una sessantina di poesie in un
quaderno dedicato alle Signore Principesse di Ferrara.
L'Aminta
Il teatro ha una certa importanza tra le attivit cortigiane di Tasso, la
composizione ispirata dalle esigenze della vita di corte.
Si tratta di una favola pastorale, porta sulla scena i personaggi e l'universo di
una millenaria tradizione bucolica, modellata da opere celebri come Virgilio:
pastori, ninfe, satiri che vivono di caccia e allevamento in una natura
incontaminata ma conosco anche le sofferenze dell'amore e le consolazioni
della poesia. I protagonisti sono un pastore innamorato, Aminta, una ninfa
cacciatrice, Silvia, inflessibile nel rifiutare il suo amore e un satiro.
Nell'Aminta non intervengono divinit pagane, n ci sono riferimenti a culti o
usanze dell'antichit; d'altra parte l'azione non ambientata nella regione
dell'Arcadia, scenario classico delle vicende pastorali, ma in un paesaggio che
molti indizi ci presentano come ferrarese e contemporaneo. La presenza sulla
scena di personaggi che alludono esplicitamente a persone reali della corte, es.
Tirsi, controfigura dell'autore. A cosa servono queste allusioni? La loro prima
funzione ovviamente encomiastica, ma servono anche a orientare
l'interpretazione del dramma, costruendo un sistema di corrispondenze e di
antitesi tra realt e finzione.
Nel primo atto Dafne tenta invano di convincere Silvia ad abbandonare la sua
castit intransigente per conoscere le gioie dell'amore, mentre Tirsi ascolta e
consola le pene amorose di Aminta, respinto dalla ninfa. Nell'atto seguente i

due escogitano un piano per far incontrare i giovani alla fonte di Diana, dove
Silvia fa il bagno. Nel terzo atto lo stratagemma ha un esito catastrofico a
causa dell'imprevista apparizione del satiro, che aggrava l'ostilit di Silvia e la
disperazione di Aminta. Dafne e Tirsi hanno una funzione di commento e di
controcanto rispetto all'azione principale del dramma.
Le coordinate morali del dramma sono definite dai cori. L'et mitica vi
esaltata non come stagione di pace e armonia, ma come epoca di gioiosa
libert sensuale, in cui la naturale propensione al piacere non ancora
contrastata dalla legge severa e vana dell'onore. Tra questa condizione
originaria e l'epoca civilizzata il contrasto nettissimo: da una parte innocente
nudit, promiscuit gioiosa, amori facili e spensierati, dall'altra corpi rivestiti,
sguardi abbassati, gesti, parole disciplinati dall'artificiale riserbo dell'onore, col
risultato che l'amore perde la sua naturale gratuit e reciprocit e pu essere
colto solo con l'inganno e la violenza.
Commentando il lieto fine della storia il coro si chiede se questa felicit vasti a
compensare tutto quello che il pastore ha patito, se, in altre parole, valesse
davvero la pena di soffrire tanto.
Aminta e Silvia, sono i protagonisti di una specie di romanzo di formazione. Il
cambiamento pi notevole quello di Silvia, ma anche il pastore si trasforma
non poco, diventando pi risoluto e coraggioso.
Nel 4 e 5 atto l'autore riscrive e corregge il mito di Piramo e Tisbe. Credendo
alla falsa notizia della morte di Silvia, Aminta si getta da una rupe, quando
viene e sapere del suo suicidio la ninfa sopraffatta dalla piet e dichiara il suo
amore; ma neanche Aminta morto, salvato dai cespugli che hanno attutito la
caduta e vede cos finalmente ricambiati i suoi sentimenti. Tasso usa in modo
originale lo schema tragico della peripezia: il suicidio che sembrava l'esito
tragico della vicenda dolorosa di Aminta, produce al contrario l'insperata
felicit del personaggio e l'inatteso lieto fine della favola.
Al modello tragico rimandano il prologo, la divisione in 5 atti e i cori. Conforme
alla norma drammatica classica il rispetto dell'unit di tempo e di luogo:
l'azione si svolge in un giorno solo, lo spazio scenico coincide per tutta la
durata del dramma. I principali episodi del dramma non sono rappresentati ma
raccontati dai testimoni, il che permette anche di evitare la rappresentazione di
scene scabrose o difficili da mettere in scena. Il fatto che l'azione sia meno
rappresentata che raccontata fa si che i fatti vengano filtrati dalla soggettivit
partecipe di un personaggio, che li commenta o li rivive pateticamente sulla
scena.

La Gerusalemme: genesi e struttura


Gli argomenti della poesia eroica sono da cercare nella storia medioevale, cio

in un'epoca che non sia n cos remota da risultare arcaica sul piano dei
costumi, n cos recente da impedire la necessaria rielaborazione poetica della
materia storica.
La scelta di Tasso cade sull'impresa di Goffredo, il che permette al poeta sia di
proseguire la sperimentazione gi avviata col primo libro del Gierusalemme, sia
di distinguersi in modo pi netto dai suoi predecessori cinquecenteschi.
Nel 1575 iniziata la revisione romana del testo, un episodio che avr
conseguenze gravi per il poema e per il suo autore. A partire da quell'anno
Tasso invia i canti del Goffredo a Roma, dove il suo amico e protettore Scipione
Gonzaga ha riunito un piccolo gruppo di lettori affinch giudichino il testo dal
punto di vista letterario, religioso e morale. Questa revisione romana ci nota
grazie a un documento, Le lettere poetiche, una cinquantina di missive che
Tasso manda da Ferrara ai suoi corrispondenti romani per reagire ai commenti
dei revisori, rispondere alle loro critiche, accogliere e respingere i loro
suggerimenti. In queste lettere l'autore prosegue e arricchisce la propria
riflessione teorica sul poema eroico: non a caso saranno stampate in appendice
alla prima edizione dei Discorsi dell'arte poetica. Queste lettere documentano il
confronto fra le idee di Tasso e una concezione molto pi intransigente della
poesia, un confronto spesso drammatico, che suscita nell'autore una spirale
nevrotica di correzioni, tagli, ripensamenti che culminer nell'abbandono
definitivo del poema. La discussione si concentra su alcuni temi: l'unit mista,
la presenza degli amori e il ruolo degli incanti. In un primo tempo Tasso sembra
abbastanza fiducioso, consapevole dei difetti del suo poema e si aspetta dai
revisori l'aiuto necessario a rendere possibile una pubblicazione attesa con
impazienza alla corte di Ferrara. Chiede consigli, esamina le critiche, al tempo
stesso non deroga da certi principi e difende con energia e lucidit gli aspetti
essenziali del suo progetto invocando l'autorit di Aristotele e dei poeti classici.
A poco a poco comincia a essere chiaro che tra lui e alcuni revisori c' un
dissenso profondo in merito alla natura e alla destinazione della poesia. Tasso
non accetta che i revisori trattino il suo poema come un discorso ordinario ,
secondo lui la poesia ha il privilegio e il dovere di obbedire alle norme dell'arte
per essere poeticamente vera, cio universale. Si rassegna a tagliare o a
riscrivere un certo numero di episodi controversi, anche quando ai suoi occhi
sono tra i pi belli del poema. Decide di ricorrere all'allegoria per legittimare
quegli elementi del testo che appaiono problematici da un punto di vista
morale o religioso scrive un'Allegoria in prosa che si sforza di dimostrare la
funzionalit di ogni parte del testo.
Quando viene rinchiuso la stesura del Goffredo si pu considerare
abbandonata. I manoscritti si diffondono in modo incontrollabile e gli editori
senza scrupoli rinominano l'opera in Gerusalemme liberata. Il successo
clamoroso e ispira commenti, illustrazioni, imitazioni.
Col passare degli anni l'atteggiamento di Tasso distaccato, soprattutto nella
polemica che oppone gli ammiratori di Tasso e quelli di Ariosto.
Tasso decide di scrivere l'Apologia della 'Gerusalemme liberata', in cui non

mancano le difese verso il suo poema. Prevede intanto di rimettersi al lavoro


per darle la perfezione desiderata Gerusalemme conquistata.
Unit e variet. Uno dei temi centrali della riflessione teorica di Tasso era il
rapporto tra unit e variet, entrambe necessarie nel moderno poema eroico. I
Discorsi dell'arte poetica raccomandavano di cercare un compromesso,
iscrivendo la variet all'interno dell'unit in modo da creare un piccolo mondo
armonioso e variegato.
Il conflitto fra unit e variet lo stesso che deve affrontare Goffredo, che deve
fronteggiare sia le forze che disgregano il proprio esercito, sia la massa informe
e confusa dei nemici pagani. Assieme all'unit dell'esercito si frantuma anche
l'unit del racconto: il narratore non pu concentrarsi solo sullo scontro frontale
tra i due eserciti, ma deve seguire, almeno in modo intermittente le molteplici
traiettorie individuali dei personaggi erranti. Goffredo disciplinata l'erranza dei
suoi uomini pu dedicarsi interamente al fronte esterno del conflitto
affrontando con le sue truppe compatte un esercito nemico sterminato,
dominato dalla discordia e dalla confusione. La vittoria dei crociati segna la
vittoria decisiva dell'unit sulla variet.
Il racconto distingue tra un centro e una variegata periferia. Gerusalemme il
centro fisso dell'azione epica: l'esercito crociato vi giunge nel I canto, rimane
accampato sotto le sue mura per tutta la durata del poema e la conquista
nell'ultimo canto. Tasso si sforza di preservare l'unit di luogo concepita in
senso teatrale, affidando la descrizione di questi luoghi alla voce dei
personaggi che si trovano a Gerusalemme.
Goffredo incarna la costanza dell'obiettivo epico-religioso della guerra. La
distanza spaziale tender ad essere tanto pi grande quanto pi grave la
devianza, lo scarto morale: cos, abbandonato l'esercito, Rinaldo progetta di
raggiungere le favolose sorgenti del Nilo, mentre la sua trasgressione pi
grave, l'amore sensuale per Armida, lo porta quasi agli antipodi di
Gerusalemme, su un'isola in mezzo all'oceano. geografia moralizzata.
Tasso si sforza di far si che tutti gli episodi possano giustificare la loro presenza
secondo un criterio di funzionalit e subordinazione narrativa: bisogna che
servano a qualcosa, che contribuiscano in qualche modo allo sviluppo della
trama principale. Gli episodi ritardanti scaturiscono per lo pi dal concilio
infernale, mentre quelli che mettono in moto l'azione dipendono dall'iniziativa
divina. Alcuni nascono dall'iniziativa umana, dalla forza delle passioni, o dagli
scherzi del caso.
L'equilibrio del poema non statico, ma dinamico, nasce dall'interazione di
forze opposte, da un gioco di spinte e controspinte che si radica
simbolicamente nei conflitti che attraversano il racconto.
Tasso ricorre spesso ad una tecnica narrativa che viene descritta cos nelle
Lettere poetiche: lasciare l'auditor sospeso, procedendo dal confuso al distinto,
dall'universale al particolare.
Epica o romanzo. Di natura epica la vicenda centrale del poema: un lungo

assefio, come nell'Iliade, l'impresa collettiva di un esercito guidato da un


condottiero pio e assistito dalle potenze celesti, come nell'Eneide. Tasso imita
soprattutto Virgilio, il che non sorprende, in un'epoca che tende a preferire
l'Eneide ai poemi omerici, giudicati ormai arcaici da un punto di vista letterario
e morale.
L'influsso del romanzo cavalleresco si situa sul versante della variet,
alimentando quella proliferazione di episodi che ritarda il compimento della
guerra santa. Le competenze magiche, l'abitudine a sedurre, imprigionare i
cavalieri, il palazzo e il giardino su un'isola fanno di Armida un'erede diretta di
Alcina.

Gerusalemme: temi, personaggi e stile


La Liberata ha due protagonisti, Goffredo e Rinaldo, attraverso di loro si
fronteggiano non solo due psicologie, ma anche due interi sistemi di valori.
Goffredo. un personaggio storico, l'incarnazione del perfetto eroe epico,
degno erede cristiano del pio Enea. L'ambizione, il potere, la ricchezza sono per
lui trascurabili rispetto all'urgenza della guerra santa: se accetta l'investitura a
capitano solo per assicurare all'esercito l'unit necessaria a compiere
l'impresa. Primus inter pares. In ambito militare si preoccupa pi di assicurare il
successo collettivo dell'impresa che di brillare individualmente. Il suo unito
tentativo di agire come privato guerriero condannato come una deroga ai
suoi doveri di capitano e viene subito punito da una ferita che lo costringe ad
abbandonare l'impresa. Ha un ruolo strategico, rincuora i crociati con la sua
fermezza e disciplina, censura la loro ferocia.
Rinaldo. per molti aspetti l'esatto contrario del capitano. Giovane fanciullo di
origine italiana, si unito alla crociata non per dovere cristiano, ma per brame
di onore, attratto dal richiamo favoloso di una guerra lontana. L'impeto
guerriero si coniuga ad una delicata bellezza giovanile, creando un ossimoro
che annuncia un'inclinazione ai piaceri sensuali. il perfetto eroe romanzesco.
Il suo personaggio non ha alcun fondamento storico e Tasso gli ha dato non a
caso il nome di uno dei pi famosi eroi della tradizione cavalleresca italiana.
arruolato fra gli avventurieri, cavalieri accomunati dal valore straordinario e
dalla fedelt all'ethos cavalleresco.
Il conflitto fra i valori di Rinaldo e quelli incarnati da Goffredo esplode
drammaticamente con gravi conseguenze narrative. Rinaldo ammette di aver
agito sotto l'impulso d'ira, uccidendo Gernando, ma pensa che la gravit
dell'offesa e l'eccellenza del suo rango gli garantiscano un trattamento di
favore, e invece il capitano insiste perch il giovane si pieghi alla giustizia
ordinaria. decide di abbandonare l'esercito accompagnato solo da due
scudieri per illustrarsi in imprese eroiche. Goffredo ha appreso dal cielo che la

presenza di Rinaldo indispensabile per il felice esito della guerra, manda


Carlo e Ubaldo a liberarlo dalla sua prigionia amorosa. Grazie alle qualit
cavalleresche di Rinaldo il racconto epico pu rimettersi in moto e avviarsi ad
una felice conclusione.
Nel grande corpo dell'esercito cristiano, Goffredo il capo, Rinaldo la mano, il
primo concepisce migliori piani, ma ha bisogno del secondo per eseguirli.
Goffredo incarnerebbe l'intelletto che deve riuscire a sottomettere le parti
concupiscibile e irascibile dell'anima, incarnare dai compagni erranti e in primo
luogo da Rinaldo, per far trionfare la virt rappresentata dalla conquista di
Gerusalemme.
Il poema concede ampio spazio alla rappresentazione dei valori condannati
dall'ideologia cristiana e proprio da questa compresenza di valori in conflitto
ricava la sua ambigua bellezza. La compresenza necessaria di piacevolezza e di
utilit morale, indicata con la miscere utile dulci. Il poeta non annuncia una
semplice mescolanza, ma un inganno: l'utile e il dilettevole non si possono pi
conciliare armoniosamente perch si oppongono l'uno all'altro come i succhi
amari sono opposti ai soavi licor. Ma dare spazio al tema amoroso non significa
per forza andare contro alla morale. Tasso si sforza di mostrare che possibile
trattarlo in modo conforme all'ideologia epico-cristiana. L'amore presentato
come forza puramente antagonistica che ostacola il compimento della crociata.
La bella Armida un'incarnazione perfetta ma un po' disumana della seduzione
intesa come puro inganno diabolico. Il carattere allegorico diventa esplicito nel
seguito dell'episodio, grazie a un uso particolare della magia e dei riferimenti
biblici letterari. La vicenda di Armida acquista per un'altra dimensione
quando, liberati da Rinaldo i suoi prigionieri, la maga decide di punire il
cavaliere e, contro ogni attesa, s'innamora di lui.
Tra le novit del progetto tassiano c'era anche l'esigenza di una gestione pi
rigorosa dell'elemento soprannaturale. Il criterio del meraviglioso verosimile
non escludeva la presenza delle meraviglie, considerate indispensabili alla
magnificenza eroica; raccomandava di subordinarle con chiarezza ad un
sistema di cause soprannaturali nettamente articolato in un Cielo e in un
Inferno.
Il Padre eterno una specie di Giove cristiano: seduto sul trono nella parte pi
alta del cielo, osserva le azioni degli uomini e scruta i loro cuori, dispone gli
arcangeli per riferire messaggi o portare aiuto ai crociati. Il principe delle
tenebre si chiama Plutone, come il dio pagano degli inferi e al concilio da lui
convocato si presenta una folla variopinta di mostri classici. Il riuso infernale
della mitologia classica serve a iscrivere nella dimensione soprannaturale
l'opposizione tra uno e molteplice: all'unico Dio padre, isolato sul suo trono
celeste, si oppone una moltitudine di creature infernali, per di pi
mostruosamente composite. Tasso si conforma all'ideologia cinquecentesca
della crociata, per la quale la guerra contro gli infedeli una guerra del Cielo
contro l'Inferno e del Bene contro il Male.

La terribilit dei campioni musulmani spesso connotata in senso infernale.


Argante, personaggio empio, feroce, sprezzante, incarnazione di un furore
incontenibile e distruttivo. La fisionomia dei campioni musulmani non si riduce
a questi tratti demoniaci, presenta anzi aspetti evidenti di grandezza e nobilt
morale. Solimano di Nicea un sovrano spodestato, egli non agisce per
difendere la religione musulmana, o per odio verso il cristianesimo, ma spinto
dall'orgoglio ferito di un principe distruttivo. La rappresentazione dei guerrieri
musulmani non si riduce agli stereotipi orientalisti che sono tipici della
propaganda cattolica del tempo. Certo, l'inganno, la vigliaccheria e la crudelt
sono pi diffusi tra le fila musulmane che tra i cristiani e l'accampamento del
Califfo un concentrato di mollezze e lussi barbarici, ma i pagani pi insigni
incarnano anche valori perfettamente occidentali. La Gerusalemme
rappresenta anche la sostanza tragica della vita, l'assurdit patetica delle morti
giovanili, la caducit di ogni cosa, l'orrore di una guerra in cui l'unica vera
vincitrice la Morte.
Tasso pensa che la poesia debba far dimenticare il suo carattere fittizio, colpire
i sensi e le passioni del lettore, attrarlo in modo quasi ipnotico nel suo universo
illusorio. Tasso critica il narratore di tipo ariostesco, che interrompe il racconto
con riflessioni autobiografiche e moraleggianti, distruggendo cos l'efficacia
mimetica della poesia. Nella Gerusalemme gli interventi del narratore sono
molto rari e non si situano mai all'inizio del canto, il lettore non viene accolto
affabilmente e introdotto per gradi nell'universo narrativo ma gettato subito in
media res.
Energia. Indica una particolare qualit sensibile della poesia. La capacit di
creare con le parole immagini vivide e coinvolgenti che mettano le cose sotto
gli occhi del lettore. Si manifesta nelle descrizioni vere e proprie, sia in
un'attenzione costante per i dettagli visivi e uditivi. Non si tratta di descrizioni
oggettive e minuziose, le immagini sono spesso mediate dal punto di vista dei
personaggi e risultano oblique, mobili, incerte, sospese tra realt e fantasia.
Lo stile magnifico descritto da Tasso nei Discorsi comporta l'esclusione di ogni
tratto comico e dei termini umili e quotidiani che erano frequenti nella
tradizione cavalleresca. La lingua, elevate e solenne, nello scegliere le parole
Tasso tende ad evitare tutto ci che proprio e naturale, preferendo la
singolarit degli arcaismi, latinismi o nel coniare nuove parole. parlar
disgiunto.

Le opere tarde
Tasso diventa molto pi sensibile ai meccanismi del controllo e della censura,
tende a interiorizzarli nevroticamente. Questa tendenza si manifesta nella
revisione radicale di molte opere.
La solitudine del carcere e lo sradicamento determinano in incremento
dell'attivit letteraria, lasciando la corte per Tasso perde anche un pubblico di
elezione, fonte di riconoscimento. Inizia un rapporto pi esplicito con i modelli
dell'antichit, i Dialoghi imitano Platone, Re Torrismondo imita l'Edipo re, la
Conquistata Omero. Il mondo creato si confronta con la Bibbia.

Dialoghi. La scrittura dialogica obbedisce a stimoli contingenti pi che ad una


pianificazione meditata. un corpus eterogeneo. Perch Tasso scrive i
Dialoghi? Hanno uno scopo sostitutivo, ricostruiscono attraverso la scrittura
quella consuetudine dialogica, quegli scambi mondani e intellettuali da cui
l'autore stato escluso. Gli interlocutori sono personaggi reali che
appartengono al mondo cortigiano frequentato da Tasso, mettono in scena una
specie di corte alternativa e immaginaria e al centro di questo mondo fittizio
c' un personaggio autobiografico, Forestiero Napoletano. Si sforza di
dimostrare contro le accuse di follia la propria dignit intellettuale e il rispetto
delle verit ufficiali. Si va dai temi classici della riflessione filosofica ad
argomenti etico-politici legati al contesto cortigiano contemporaneo. Si
dividono in civili e speculativi, i primi elaborano un sapere di tipo pratico, i
secondi hanno un'ambizione teoretica. Non hanno come oggetto la verit, che
si identifica per l'autore con l'indiscutibile rivelazione cristiana, ma rimangono
confinate nell'ambito dell'opinione massa enorme ed eterogenea di idee,
teorie, principi, esempi che Tasso eredita dalla sapienza antica e si sforza di
accogliere e ordinare nella sua poesia.
Re Torrismondo. una tragedia dedicata a Vincenzo Gonzaga, adotta le
convenzioni tipiche della tragedia cinquecentesca. Si articola in 5 atti
intervallati da cori, lo stile grave, il luogo e il rango dei protagonisti
corrispondono alle regole del genere, che associa le storie tragiche ad ambienti
socialmente elevati. Tasso fa la scelta originale di mettere in scena una vicenda
di fantasia, ambientata in un luogo esotico. L'azione si situa, infatti, in
Scandinavia, alla corte di Torrismondo, re dei Goti, in un passato medioevale
non meglio precisato. Perch? Tasso spiega nei Discorsi che l'ambientazione
esotica garantisce all'autore quella libert di invenzione che egli non avrebbe
se mettesse in scena storie note e mondi familiari al pubblico. Inoltre, accresce
la meraviglia e il peregrino, comporta l'evocazione di un paesaggio nordico
aspro, ostile, orrido, sconvolto dalle tempeste e stretto nella morsa dei ghiacci,
che un correlativo delle passioni violente e insieme raggelate, dei personaggi
della tragedia.
Gerusalemme conquistata. Nel 1588 comincia il lavoro sulla Liberata. La
nuova Gerusalemme sembra realizzare la coincidenza tra la volont dell'autore
e la forma pubblica dell'opera. Scompaiono episodi che i lettori romani avevano
considerato troppo romanzeschi o incompatibili con l'unit del poema (es. il
soggiorno di Erminia tra i pastori). L'opera pi lunga della Liberata, non
dipende dall'ampliamento della storia narrata, ma l'incremento si manifesta sul
piano formale, col dilatarsi di certi episodi, l'espandersi dei discorsi e delle
descrizioni. l'imitazione pi estesa e scrupolosa di due modelli: le cronache
della crociata e l'Iliade. Tasso elimina episodi inventati e ne aggiunge di storici,
inserisce innumerevoli notizie erudite che precisano l'ambientazione storica
della vicenda. Il paesaggio perde la sua suggestiva vaghezza per trasformarsi
in una specie di carta geografica densa di nomi, monumenti, memorie storiche.
Goffredo e Rinaldo sono ormai due controfigure di Achille e Agamennone,
Riccardo ha come Achille una madre apprensiva e come lui torna a combattere
per vendicare l'uccisione di un compagno amatissimo. Erminia eredita molti
tratti di Elena, Argante viene rimodellato su Ettore. Tasso prova sfiducia verso
la licenza del fingere, il poeta non ha pi diritto di inventare, si limita a
trascrivere la verit storica delle cronache e a riprodurre i modelli antichi.