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N 2 - 2001

Marzo/Aprile
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11 - 15 June 2001
Federazione Italiana Giuoco Calcio - Settore Tecnico
Coverciano, Italy
11TH UEFA
COURSE FOR COACH EDUCATORS
WE CARE ABOUT FOOTBALL
LUEFA DI NUOVO A COVERCIANO
11 - 15 Giugno 2001
SOMMARIO
3
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Firenze, del 20 maggio 1968 n.1911
Finito di stampare nel maggio 2001
4 di Mario Valitutti
13 di Giorgio DUrbano
ESPERIENZE SULLELETTROSTIMOLAZIONE
METODI APPLICATI AL CALCIO
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
25 di Attilio Tesser
LA SUPERIORIT NUMERICA
NELLA FASE DI POSSESSO PALLA
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
5 di Paolo Piani I VIVAI CALCISTICI EUROPEI
CENTRO STUDI
E RICERCHE
9 di Pierre Lanfranchi
FULVIO BERNARDINI
IL DOTTORE
CENTRO STUDI
E RICERCHE
49 di Piero Carnacina
IL CALCIO ALLINIZIO DEL
3 MILLENNIO
PENSIERI IN LIBERT
SETTORE
GIOVANILE
38
di Filippo Cannavacciuolo
Fausto Cannavacciuolo
Giulio Del Gusto
CRITERI FISIOLOGICI DI ALLENAMENTO
SPECIFICO NELLE ATTIVIT A SFORZO
INTERMITTENTE (CALCIO A 5)
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
45 di Marco Viani
AIM JACQUET:
SEMPRE LALLENATORE
LA FIGURA PRINCIPALE DEL CALCIO
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
EDITORIALE
23 di Luigi Cina Bonizzoni
QUANDO LALLENATORE
IN CAMPO
FONDAZIONE
MUSEO DEL CALCIO
EDITORIALE
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el Notiziario del maggio-giugno 1999 - dopo aver ribadito lesigenza di un co-
stante aggiornamento dei corsi allenatori per renderli adeguati alle esigenze di
un calcio globalizzato ed in costante evoluzione ricordavamo come in questo
contesto si collocassero lottavo e il nono Course For Coach Educators svolti a Covercia-
no nel giugno e nel novembre 1999 a cui hanno partecipato i delegati delle 51 federazioni
aderenti allUEFA. Ai lavori parteciparono Gerhard Aigner (Chief Executive Office) Angel
Maria Villar Llona (Pres.Federcalcio spagnola) Michel DOooghe (Pres. Federcalcio belga)
Andy Roxburg (Direttore Tecnico dellUEFA). Confermando, da un lato il fascino dei luoghi e
dallaltro il riconoscimento di Coverciano quale antesignano delle scuole allenatori europee,
dall11 al 15 giugno si terr sempre a Coverciano lundicesimo Corso For Coach Educators
che vedr la presenza di novanta partecipanti.
Il leitmotiv del prossimo Corso, organizzato come i precedenti dal Direttore Tecnico
UEFA Andy Roxburg, sar the art of football con una particolare attenzione alla arte del
portiere. Fra i relatori ricordiamo i nostri Marcello Lippi e Alberto Zaccheroni. Viene cos ri-
badita la centralit di Coverciano quale sede privilegiata di iniziative dellUEFA e della FIFA
e nel contempo, visto il tema del Corso, una singolare coincidenza con i programmi del Set-
tore Tecnico che ha posto particolare attenzione alla dimensione culturale del calcio.
In questa ottica si colloca lincontro del 4 giugno con Antonello Venditti al quale stato
conferito un particolare riconoscimento per il modo in cui rappresenta nelle proprie crea-
zioni musicali e nel suo stile di vita un messaggio positivo del calcio come fenomeno socia-
le e di cultura.
Infine riteniamo utile segnalare che il nostro sito internet (www.settoretecnico.figc.it) si
arricchisce rapidamente di nuovi contenuti che trovano riconoscimento nei media: vedi re-
cente indagine sui vivai calcistici europei che vede lAtalanta al primo posto in Italia e al se-
sto posto in Europa.
Mario Valitutti
5
l recente accordo raggiunto lo
scorso 5 marzo fra Fifa ed
Unione Europea per riformare
il sistema dei trasferimenti in-
ternazionali ha, di fatto, an-
nullato la procedura dinfra-
zione (procedura per lappli-
cazione delle norme per la concorrenza)
aperta dalla Commissione Europea (Dire-
zione Generale della Concorrenza) nei con-
fronti della Fifa. Il procedimento aveva per
oggetto il regolamento Fifa in materia di
trasferimenti che - limitando i diritti dei cal-
ciatori, ritenuti lavoratori dipendenti - era in
contrasto con le norme del Trattato CEE di-
sciplinanti la concorrenza (art. 81 e 82).
Dopo oltre due anni di proposte e contro-
proposte questo accordo che sar ap-
provato dal congresso straordinario della
Fifa in programma il prossimo 7 luglio a
Buenos Aires ha posto fine a una lunga
querelle che rischiava seriamente di
compromettere lequilibrio finanziario e
sportivo dei club calcistici.
Tralasciando in questa sede gli altri impor-
tantissimi punti dellaccordo vogliamo qui
sottolineare e porre in evidenza le parti ri-
guardanti la tutela dei settori giovanili. Al-
la fine tutte le controparti coinvolte sono
state concordi nel porre dei principi di sal-
vaguardia a favore dei club che pi inve-
stono nei vivai calcistici.
Per tutti gli under 23 si creato un siste-
ma di indennizzi
1
di formazione che inco-
raggia e ricompensa il lavoro compiuto
dai club, in particolare quelli piccoli, at-
traverso un meccanismo di solidariet
che ridistribuisce una percentuale signifi-
cativa della cifra di trasferimento a tutti i
club (anche dilettantistici) in cui il gioca-
tore a partire dai 12 anni di et si
formato. Inoltre anche per i trasferimenti
dopo i 23 anni una percentuale delle-
ventuale indennizzo pagato al club di
provenienza dovr essere distribuito a
tutti i club coinvolti nella formazione ed
educazione del giovane.
Vista limpossibilit di calcolare leffettivo
costo di formazione sostenuto per ogni
singolo calciatore sono previsti indici me-
di di formazione con i club divisi in 4 cate-
goria a seconda dei loro investimenti fi-
nanziari nella formazione dei calciatori.
Deve ancora essere fissato invece lam-
montare necessario per formare un cal-
ciatore in ognuna di queste categorie per
un anno (ovvero, costi sostenuti per la for-
mazione di un calciatore moltiplicati per
un valore medio detto PLAYER FACTOR). Il
player factor il rapporto tra il numero
di calciatori formati e il numero di calcia-
tori professionisti. La Fifa e la Uefa stabili-
ranno e quantificheranno i fattori come la
categorizzazione
2
e il player factor
3
,
sulla base dei dati e delle conoscenze dis-
ponibili in merito (Allegato 1 ai Principi
per la modifica delle regole della FIFA ri-
guardanti il trasferimento internazionale
dei giocatori, punti 6.1 e 6.2).
Il principio base quello che un nuovo
club dovr versare un indennizzo pari a
quanto avrebbe dovuto spendere nel cor-
so degli anni per trovarsi lo stesso gioca-
tore formato.
Date queste considerazioni abbiamo con-
dotto una ricerca fra i club della massima
divisione di Francia, Germania, Inghilterra,
Italia e Spagna per verificare la provenien-
za calcistica dei giocatori in rosa (parlia-
mo, ovviamente, del campionato in corso
2000-01).
Riportiamo nella TAVOLA 1 la classifica
complessiva dove per ogni singolo club ab-
biamo elencato numero e nomi dei gioca-
tori cresciuti nel rispettivo settore giovanile.
Ai primi due posti in questa particolare
classifica abbiamo le due nobili del calcio
1 - Laccordo preliminarmente sancisce che tutti i gio-
catori a fine contratto sono liberi di trasferirsi in qual-
siasi parte del mondo. Sono previsti opportuni inden-
nizzi di formazione per il trasferimento degli under
23, oltre a indennizzi dovuti in caso di rottura del
contratto senza giusta causa o giusta causa sportiva,
sia da parte del giocatore, sia del club. Nel caso la
rottura avvenga al di fuori del periodo c.d. di prote-
zione (fino ai 28 anni di tre anni; dopo questo limi-
te si abbassa a due anni) oltre allindennizzo scatta-
no anche sanzioni sportive.
2 - Per quanto riguarda lItalia saranno create 4 ca-
tegorie cos definite: 1) club di serie A, 2) club di se-
rie B, 3) club di serie C1, 4) club di serie C2. Le cate-
gorie saranno riviste ogni anno.
3 - La Fifa fisser - in base al numero di giovani tes-
serati e a quanti hanno esordito in prima squadra - il
costo medio di formazione per il giovane cresciuto
nei club di ciascuna delle 4 categorie.
CENTRO STUDI
E RICERCHE
RICERCA
I
I VIVAI CALCISTICI EUROPEI
di Paolo Piani*
* Centro Studi e Ricerche del Settore Tecnico
spagnolo: Barcellona e Real Madrid,
squadre che da sempre hanno basato par-
te delle loro fortune sulla linfa verde del
proprio vivaio. Terzo posto alquanto sor-
prendente per unaltra squadra spagnola,
lOsasuna, il cui fertile vivaio non ha pro-
dotto nomi di spicco ma un numero assai
elevato di giocatori di medio livello. Sul
podio a pari ecco il Nantes che da sem-
pre vanta uno dei vivai pi prolifici e qua-
litativamente interessanti della Francia. La
filosofia dei gialloverdi , per certi versi,
molto interessante: crescono la squadra
giovanile che promuovono in blocco nella
rosa titolare. Per cui, in alcune stagioni
sportive ottengono ottimi risultati (vedi
questanno dove stanno lottando per il ti-
tolo), in altre rischiano la retrocessione. Un
dato eloquente a supporto della loro filo-
sofia sono i 21 giocatori cresciuti nel set-
tore giovanile che fanno parte della rosa
di prima squadra questanno. Nantes si-
nonimo di qualit, basta pensare ai vari
Makelele (Real Madrid), Deschamps
(Velencia), Desailly (Chelsea), Karem-
beu (Middlesbrough), etc. cresciuti nel lo-
ro settore giovanile.
Altra sorpresa al 5 posto con i tedeschi
dello Stoccarda per i quali vale lo stes-
so discorso fatto per lOsasuna - che pre-
cedono i baschi dellAtletico Bilbao,
una vera e propria fucina di talenti. La fi-
losofia dellAtletico Bilbao simile a quel-
la dei cugini del Real Sociedad
(14esimo): puntare sul proprio settore gio-
vanile e sul senso di appartenenza i ba-
schi, non dimentichiamocelo, hanno un
forte senso di identit nazionale per
riuscire a militare nella Liga pur con bud-
get ridotti rispetto alla concorrenza.
Ottimo il sesto posto dellAtalanta (ter-
za, dietro Nantes e Leeds nella speciale
classifica delle squadre con pi elementi in
rosa cresciuti nel proprio settore giovanile)
- a pari merito con lAtletico Bilbao che,
oltre ai vari Donati, Pelizzoli, Zauri, ai
gemelli Zenoni, etc. ha cresciuto negli ul-
timi anni calciatori come Tacchinardi
(Juventus), Locatelli (Bologna), Viali
(Lecce), Zanchi (Vicenza) e Della Bona
(Chelsea). Completano le prime posizioni
della classifica gli inglesi del Manche-
ster United che deve molti degli ultimi
successi agli idoli locali Beckam, Butt,
Giggs, Scholes e ai fratelli Neville i
tedeschi del Bayer Monaco e i francesi
di Auxerre, Cannes e Lione.
Se lAuxerre , da sempre, preso a mo-
dello per lorganizzazione del proprio set-
tore giovanile quello che stupisce il ri-
sultato del Cannes, soprattutto se consi-
deriamo che la squadra attualmente mili-
ta in seconda divisione quindi nel compu-
to totale non sono contabilizzati i propri
giovani inseriti in rosa. Non a caso se
considerassimo il risultato finale senza
contare gli elementi in rosa il Cannes sa-
rebbe terzo dietro Barcellona e Real Ma-
drid. Il club della Costa Azzurra ha lan-
ciato nomi importanti: Vieira (Arsenal),
Zidane (Juventus), Frey (Inter), Mi-
coud (Parma), Zebina (Roma) e Luccin
(Paris Saint German).
Al 14esimo posto a pari merito con il Real
S. c il Milan, da sempre molto attenta al
settore giovanile: oltre ai vari Maldini,
Costacurta, Coco e Albertini, da anni
colonne dei rossoneri, ecco i nazionali
Pessotto (Juventus) e Toldo (Fiorentina)
oltre a Brocchi (Inter), Mangone (Ro-
ma), Galli F. (Brescia), Oddo (Verona),
Cozza (Reggina), etc.
Da sottolineare lottimo livello qualitativo
del settore giovanile del Monaco con tre
Campioni del Mondo, nonch Campioni
dEuropa, come Henry (Arsenal), Thu-
ram (Parma) e Petit (Barcellona). Da se-
gnalare anche i 15 sudamericani cresciuti
nelle file degli argentini del Newells Old
Boy fra cui i romanisti Samuel, Bati-
stuta e Balbo, oltre a Sensini (Parma),
Mateo (Lecce), Quiroga (Napoli), Sca-
loni (Deportivo) e Solari (Real Madrid)
che militano questanno nei cinque cam-
pionati presi in esame oltre ai 14 dellA-
jax fra cui Kluivert, Reizinger e i ge-
melli De Boer
1
(Barcellona), Seedorf
(Inter), Kanu e Bergkamp (Arsenal),
Van de Sar e Davids (Juventus).
Per concludere vogliamo mettere in evi-
denza anche la buona performance del
Napoli (diciannovesima e terza fra le
italiane) e del Cesena che ha formato
atleti del valore di Ambrosini, Coman-
dini e Rossi S. (Milan), Fontana (Na-
poli), Piangerelli (Lecce) e Salvetti
(Verona).
1 - In realt Ronald De Boer passato a stagione
inoltrata ail Rangers Glasgow, ma lanalisi delle rose
aggiornata agli inizi dei diversi campionati presi in
esame quando lolandese militava ancora al Barcel-
lona.
CENTRO STUDI
E RICERCHE
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RICERCA
7
club in rosa in A estero totale fra cui...
1. BARCELLONA 12 24 1 37 Jordi, J. Moreno, Xavi, Gabriel, Sergi, Gerard, Guardiola Puyol, Celades,
Milla, Dela Pena, Arnau, Nano, Roger, Ferrer
2. REAL MADRID 7 24 31 Victor, Sanchis, Casillas, Guti, Raul, Canizares, Alfonso, Juanmi, Dani,
Sanz F., Dorado, Moran, Garcia Calvo, Marcos
3. NANTES 21 3 4 8 Makelele, Deschamps, Guyot, Landreau, Berson, Desailly, Olembe,
Piocelle, Savinaud, Ziani, Karembeu, Monterrubio
3. OSASUNA 9 19 28 Ciganda, Unzue, Nagore, Palacios, Cruchaga, Yanguas, Sanzol, Lacruz,
Larrainzar, Ezquerro, Orbaiz, Iban Prez, Ela
5. STOCCARDA 11 12 1 24 Poschner, Kurz, Schneider, Reis, Maric, Schwarz, Wenzel, Hildebrand,
Trautner, Dangelmayr, Endress, Schmiedel
6. ATALANTA 14 7 2 23 Bellini, Donati, Pelizzoli, Zauri, Zenoni C., Zenoni D, Morfeo, Locatelli,
Viali, Della Bona, Rossini, Tacchinardi, Zanchi
6. ATLETICO BILBAO 9 14 23 Guerrero, Larrazabal, Alkorta, Ferreira, Felipe, Karanka, Maritano,
Lekumberri, Urrutia, Josema, Bolo, Corino, Garcia
8. LEEDS 16 6 22 Woodgate, Kewell, Smith A., Batty D., Kelly G., Robinson P., Harte,
Irwin D., Seaman, Lukic, Speed, Scales, Whelan N.
9. MANCHESTER UTD. 12 8 20 Beckam, Scholes, Neville P., Neville G., Giggs, Bosnich, Butt, Brown W.,
Walsh G., Clegg, Greening, Goater
10. BAYERN MONACO 3 13 3 19 Wessels, Grlic, Gerster, Nerlinger Oberleitner, Kogl, Tremmel, Molzl,
Frey, Bugera, Zimmermann, Rosele
10. AUXERRE 12 3 4 19 Danjou, Rabarivony, Mexes, Cool, Assati, Prunier, Agboh, Assati, Kapo,
Radet, Jaurs, Jay, Perrier Doumbe, Le Crom
10. CANNES 14 5 19 Jemmali, Vieira, Ferrier, Wimbe, Marsiglia, Luccin, Zidane, Frey,
Micoud, Zebina, Charvet, Barul, Roda, Hemdani
13. LIONE 6 11 1 18 Laville, Maurice, Linares, Malbranque, Govou, NGotty, Giuly Jurietti,
Bardon, Bassila, Uras, Devaux, Kanoute, Job
14. MILAN 4 12 1 17 Albertini, Maldini, Brocchi, Cardone, Pessotto, Costacurta, Oddo,
Cozza, Ferron, Galli F. Mangone, Coco, Saudati, Toldo
14. REAL SOCIEDAD 12 4 1 17 Etxeberria J., Lasa, Alberto, Lopez Rekarte, De Pedro, Vega,
Sergio Francisco, Aldeondo, Aranburu, Idiakez
16. OVIEDO 10 6 16 Csar, Jaime, Losada, Bango, Oli, Pablo Lago, Mora, Rubn
16. TOTTENHAM H. 11 4 1 16 Samways, Barmby, Campbell S., Walker I., Carr, Clemence
16. TOLOSA 9 6 1 16 Candela, Diatta, Pavon, Debeve, Paviot, Jau, Barthez
19. MIDDLESBROUGH 10 5 15 Todd A., Ripley, Mowbray, Fleming, Pallister, Campbell A.
19. MONACO 4 7 4 15 Henry, Thuram, Valery, Petit, Grimandi, Christanval, Irles
19. NAPOLI 8 7 15 Cannavaro F., Cannavaro P., Ferrara, Tagliatela, Troise
19. NEWELLS OLD BOY 15 15 Quiroga, Scaloni, Pochettino, Biagini, Solari, Batistuta, Mateo, Samuel,
Sensini, Balbo
19. RENNES 6 5 4 15 Angloma, Andre, Bign, Wiltford, Dabo, Huard, Sylvestre
19. SPORTING GIJON 15 15 Luis Enrique, Abelardo, Manjarin, Juanele, Pablo, Manolo
25. AJAX 14 14 De Boer F., Kluivert, Reizinger, Seedorf, Bergkamp, Davids, Van de Sar,
Musampa, De Boer R., Kanu, Mulder, Roy
TAVOLA 1: I giocatori lanciati dai singoli club
CENTRO STUDI
E RICERCHE
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RICERCA
club in rosa in A estero totale fra cui...
25. ARSENAL 8 6 14 Adams, Cole A, Keown, Merson, Parlour, Quinn, Campbell K.
25. LENS 3 10 1 14 Dacourt, Mionnet, Delmotte, Sikora, Laigle, Wallemme, Eloy
25. MARSIGLIA 2 10 2 14 Warmuz, Marquet, Meyrieu, Echouafni, Jambay, Cauet
29. BAYER L. 1 12 13 Happe, Thon, Schumann, Helbig
29. CHARLTON 9 4 13 Bowyer, Brown S., Minto, Parker S., Elliot, Newton, Lee R.
29. LIVERPOOL 7 5 1 13 McManaman, Fowler, Owen, Gerrard, Jones, Rednkapp, Matteo,
Staunton, Murphy
29. MANCHESTER CITY 9 4 13 Ward A., Edghill, Holmes Sh., Whitley, Taggart, Lomas
29. WEST HAM UTD 9 4 13 Ferdinand R., Ince P., Lampard, Cole J., Holland, Horlock
34. COLONIA 5 6 1 12 Illgner, Hassler, Proll, Voss, Passlack, Cichon, Voigt
34. BARI 10 2 12 La Fortezza, Bellavista, Cassano, Sibilano, Ventola
34. BORDEAUX 7 3 2 12 Afanou, Feindouno, Grenet, Da Rocha, Dugarry, NDiaye
34. CHELSEA 5 7 12 Duberry, Izzet M., Pearce I., Sinclair, Le Saux, Morris J.
34. LEICESTER 8 4 12 Heskey, Kitson, Oakes, Dudfield, Price, Joachim
34. METZ 10 2 12 Pouget, Gaillot, Kastendeuch, Morisot, Jager, Proment
34. NEWCASTLE 7 5 12 Hunt A., Watson S., Kerr, Hughes A., Harper, Howey
34. WERDER BREMEN 10 2 12 Bode, Eilts, Wiedener, Barten, Dabrowski
42. BRESCIA 6 4 1 11 Baronio, Bonera, Bonazzoli, Diana, Filippini A., Filippini E., Negro, Pirlo
42. CESENA 11 11 Ambrosiani, Comandini, Fontana, Piangerelli, Rossi, Solvetti
42. EVERTON 7 4 11 Youds, Unsworth, Jeffers, Cadamarteri, Dunne, Jevons
42. GUINGAMP 7 4 11 Carnot, Thomas, Coridon, Guillaume, Colleau, Laspalles
42. IPSWICH 10 1 11 Dyer, Forrest, Wright R., Logan, Scowcroft, Naylor, Brown
42. LILLE 6 5 11 Ciss, Dieng, Sibierski, Landrin, Boutoille
42. ROMA 3 8 11 Berretta, Blasi, Stovini, Totti, Di Livio, Muzzi, Peruzzi
42. SCHALKE 04 6 4 1 11 Wollitz, Lehmann, Tho
42. TORINO 10 1 11 Baggio D., Carbone, Cois, Falcone, Fuser, Sottil, Vieri C.
51. FIORENTINA 4 6 10 Amoroso C., Fresi, Innocenti, Malusci, Zanetti C.
51. LAZIO 4 5 1 10 Di Canio, Di Biagio, Nesta, Rinaldi
INTER 1 8 9 Bettarini, Gonnella, Conticchio, Del Vecchio, Ferrari, Gallo
SAMPDORIA 6 1 7 Lanna, Amoroso N., Bellocci, Chiesa, Ganz
BOLOGNA 4 2 6 Ballotta, Gamberini, Cipriani, Pagliuca, Tarozzi
COMO 5 1 6 Simone, Collauto, Zambrotta
JUVENTUS 1 5 6 Baccin, Binotto, Dal Canto, Micillo, Sartor
PERUGIA 1 5 6 Gattuso, Goretti, Lucarelli, Ravanelli
VERONA 2 4 6 Fattori, Guardalben, Tommasi
REGGINA 2 4 6 Cirillo, Morabito, Perrotta, Tedesco
PARMA 2 3 5 Bia, Buffon, Falsino, Siviglia
LECCE - 4 4 Conte A., Garza, Petrachi, Moriero
FONTE: elaborazione Centro studi - Settore Tecnico FIGC su fonti varie.
In corsivo le squadre non militanti in massima divisione. I diversi colori contraddistinguono le diverse nazionalit.
l rischio maggiore per ogni biografo quello di esa-
gerare limportanza nella storia del soggetto studia-
to. Nel caso di Bernardini questa difficolt non si po-
ne: per mezzo secolo, la sua storia personale e quel-
la dellevoluzione del calcio italiano si confondono.
Nato alla fine del dicembre 1905 fu dichiarato allo
stato civile il 1 gennaio 1906. Inizi la carriera co-
me portiere, prima di diventare mediano o centravanti. Ultimoge-
nito di una famiglia di otto figli della piccola borghesia romana -
il padre era ufficiale delle poste - Bernardini vest per la prima vol-
ta la maglia azzurra, appena 19enne, nel marzo 1925 a Torino
contro la Francia (vittoria per 7 a 0 e ultima partita in nazionale
di De Vecchi). Gioc in quelloccasione centromediano, ruolo abi-
tualmente ricoperto da giocatori desperienza. Scrisse Emilio De
Martino sul Corriere della Sera del 28 marzo 1925: Il romano
calmo, sicuro, buon palleggiatore ed ottimo intercettatore, pia-
ciuto moltissimo.(...) Ha mostrato di avere la linea e lo stile del
grande giocatore.
Quando, nellestate del 1926, allora 20enne centromediano della
Lazio, firm per lInter, la notizia fece molto scalpore. Il compen-
so di ben 150.000 lire, elargitogli dal senatore Borletti, presiden-
te dellInter, costitu un record per lepoca. Un altro aspetto, per,
contribu a dare importanza al trasferimento: si tratt del primo
giocatore romano trasferitosi a una grande squadra del Nord a te-
stimonianza della crescita del calcio nel Centro-sud e della nazio-
nalizzazione del gioco. In seguito alla firma il 2 agosto del 1926
- della carta di Viareggio (vedi box) Bernardini impersonific il
giocatore non dilettante previsto dai nuovi statuti, in rottura
col precedente modello dilettantistico. In precedenza si viveva in
una sorta di professionismo nascosto: gi nel 1923, il passaggio
di Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus fu oggetto di scandalo
come, nel 1925, quello di Baloncieri dallAlessandria al Torino. Il
nuovo statuto non parlava di professionisti ma di non dilettan-
ti, distinzione che valeva in pieno per Bernardini.
9
CENTRO STUDI
E RICERCHE
I
FULVIO BERNARDINI
IL DOTTORE
di Pierre Lanfranchi*
* Centro Studi e Ricerche del Settore Tecnico
PERSONAGGI
LA CARTA DI VIAREGGIO (2 agosto 1926)
In una sala del municipio di Viareggio dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 21 di luned si riunita la presidenza del CONI nelle persone
dell'on. Leandro Ferretti presidente, comm. Tonetti vice presidente, cavaliere Corbari segretario, cavalier uff. Mario Ferretti teso-
riere generale. Assistevano anche tre esperti nominati dal Coni per proporre una nuova sistemazione della federazione: comm. Italo
Foschi, ing. Graziani, avvocato Mauro.
Punti fondamentali della riforma dell'ente calcio. Per quanto riguarda i giocatori vengono divisi in due categorie: dilettanti e non
dilettanti, nominandosi da parte del Coni una commissione che dovr giudicare.
Nessuna squadra potr avere nel campionato italiano ed allineati nei propri ranghi giocatori di nazionalit straniera. Come norma
transitoria per la stagione 1926-27 ve ne potranno essere tesserati due per ciascuna societ con l'obbligo per di non farne parte-
cipare pi di uno a ciascuna partita.
Per i trasferimenti di giocatori da una ad altra societ, trasferimenti aperti dal 3 agosto, si stabilito di massima che questi sono sospe-
si, ma potranno essere eccezionalmente concessi per decisione del direttorio federale, su ricorso dell'interessato nei seguenti casi:
1. Giuocatori chiamati a prestare servizio militare per il periodo del servizio effettivo e per una societ avente sede, ove il servizio
viene prestato, sempre sotto il controllo della commissione del dilettantismo.
Una delle conseguenze della Carta di Viareggio fu lembargo sui
giocatori stranieri, negli ultimi anni sempre pi numerosi. Si trat-
tava principalmente di ungheresi ed austriaci e nella sola stagio-
ne 1925-26 erano pi di ottanta
1
. Occupavano principalmente i
ruoli di centromediano e centravanti. NellInter giocavano un elet-
tricista austriaco, Powolny, ed un impiegato di banca ungherese,
Veisz. Dopo la carta di Viareggio, il primo part per gli Stati Uniti
ed il secondo divent allenatore. In questo periodo, il profilo so-
ciologico dei calciatori stava mutando. Se nei primi tempi i gioca-
tori erano soprattutto esponenti della piccola borghesia, ora,
sempre pi, i calciatori erano di origine umile, in maggioranza
operai ed impiegati (vedi tabella 1). A Roma, dopo aver conse-
gnato il diploma di ragioniere, lo stesso Bernardini lavorava come
impiegato alla Banca di Credito e percepiva uno stipendio mensi-
le di 606 lire
2
.
A Milano Bernardini gioca con lInter e si iscrive alla Bocconi do-
ve consegue la laurea in Economia e commercio superando 22
esami in tre sessioni. Scrisse: Non incontrai resistenze da parte
dellambiente. AllUniversit trovai facile strada per il particolare,
molto importante, di giuocare in maglia nero-azzurra. AllInter
ebbero per me attenzioni di tutti i generi, portate con molta si-
gnorilit e tatto
4
. Era un periodo transitorio del calcio italiano:
non pi dilettantismo puro dove ricevere soldi per giocare era
considerato peccato, ma non ancora professionismo vero dove
studiare o esercitare unaltra professione era visto come un peri-
colo per lattivit calcistica. Riportiamo nella tabella 2 levoluzio-
ne dei trasferimenti, parametro interessante di valutazione per
capire i cambiamenti in atto.
Nel 1928 Bernardini, con la nazionale universitaria, vince a Pa-
rigi i giochi universitari, una sorte di olimpiadi riservata agli stu-
denti. In questa occasione, Gabriel Hanot, giornalista del setti-
manale Le miroir des sports e futuro ideatore della Coppa dei
Campioni scrive: LItalia ha vinto uno a zero la finale contro
lUngheria. La squadra degli studenti transalpini ha dominato
lundici avversario sia con la sua velocit di corsa e di azione,
sia con la sua giovent, la scienza dei suoi passaggi, la sua po-
tenza atletica e con il valore della sua condizione fisica. Pitto
sempre sulla traiettoria della palla, Allemandi fa ammirare la
sua sobriet dazione, Barzan eccelle per il vigore, Franzoni ha
una velocit sconcertante e Bernardini usa meravigliosamente il
suo piede sinistro. E grande squadra quella degli studenti ita-
liani
5
.
CENTRO STUDI
E RICERCHE
10
PERSONAGGI
2. Giocatori stranieri gi tesserati in Italia nella stagione 1925-26 che sono rimasti in soprannumero a norma delle disposizioni
riguardanti la partecipazione dei giuocatori stranieri al campionato.
3. Giuocatori che da un anno siano rimasti inattivi, non avendo partecipato a nessuna partita ufficiale nella stagione 1925-26 per
la propria societ.
4. Giuocatori che prima della data del 31 luglio 1926 abbiano avuto ragioni di insanabile dissenso con la propria societ per moti-
vi di eccezionale gravit di natura specialmente morale, ovvero giuocatori che la societ dichiari, motivando, di no volere pi
conservare nei propri ruoli.
I ricorsi di cui ai numeri 2, 3 e 4 devono essere presentati al direttorio entro il 15 agosto corrente.
(...) Viene conservata la divisione nazionale, ammettendosi ad essa, oltre alle 16 squadre qualificate attraverso i due gironi della
prima divisione (lega nord), tre squadre della lega sud e precisando le prime due qualificate nel girone laziale, Alba e Fortitudo oltre
ad una ventesima squadra da qualificarsi con torneo di eliminatoria semplice attraverso partite disputate su terreno neutro senza
pubblico. Le 20 squadre saranno divise in due gironi con un criterio economico territoriale.
Prima divisione in due gruppi nord e sud di 24 squadre. Il primo diviso in tre gironi di otto squadre. Il gruppo sud sar composto
da 8 squadre.
Per la seconda divisione il gruppo nord comprender 28 squadre e le otto promosse della terza categoria con un complesso di 36
squadre divise in tre gironi da 12 squadre. Il gruppo sud sar costituito da 32 squadre.
Qualche settimane prima Bernardini aveva partecipato alle olim-
piadi di Amsterdam prima di far ritorno nella sua citt natale e fir-
mare un contratto da professionista con la Roma. In maglia gial-
lorossa giocher i primi dieci campionati di serie A prima di svol-
gere nel 1939 il ruolo di giocatore - allenatore alla Mater Roma
in serie C.
Sono noti i suoi contrasti con Vittorio Pozzo che gli prefer, in oc-
casione dei mondiali del 1934 (furono in tutto 26 le presenze in
nazionale), in mezzo al campo, cursori meno dotati tecnicamente.
Bernardini, per Pozzo, giocava troppo bene. Di lui il suo com-
pagno allInter Tornabuoni disse che dava luce e colore al gioco.
Terminata la carriera divenne giornalista alla Tribuna di Roma e
dopo la liberazione svolse, per qualche settimana, il ruolo di se-
gretario esecutivo della FIGC per la zona liberata. Successiva-
mente intraprese la carriera di allenatore.
Forse uno degli elementi pi sorprendente del calcio degli anni
trenta rimane il fatto che giocatori fra i pi titolati a livello acca-
demico cercano di rimanere nellambiente calcistico. Oltre a Ful-
vio Bernardini anche Annibale Frossi e Pietro Rava, entrambi lau-
reati, diventano allenatori di successo. Intraprendono la carriera
di allenatori anche Calligaris, Monzeglio, Baloncieri, Allassio, Sta-
bile, Cesarini, Nereo Rocco, Puricelli e Gipo Viani.
Per i migliori giocatori degli anni trenta, allenare nel calcio sta-
to redditizio. Non a caso, dopo avere allenato pi di trentanni va-
rie squadre professionistiche in tutta la penisola da Legnano a
Brindisi, passando da Vicenza e, soprattutto, dal Milan e dal Fog-
gia, lattaccante di origine uruguyana, Ettore Puricelli riusc vive-
re con una pensione decorosa nella sua casa romana di proprie-
t
6
. In questo lItalia stata uneccezione al livello europeo. Se al-
tri giocatori dellepoca si sono dedicati al commercio o a lavori
pi umili (vedi tabella 3), come notava lo Sport illustrato nel
1964, la carriera di Bernardini da allenatore stata eccezionale.
Di Bernardini allenatore scrive il noto giornalista inglese Brian
Glanville nelle sue memorie: Lho incontrato spesso. Lho visto
come un uomo carismatico e sofisticato che credeva nel calcio of-
fensivo e nei giocatori con i piedi buoni
7
. Grazie a queste idee
Bernardini riusc a portare la Fiorentina a vincere il suo primo scu-
detto, nel 1956, ed a riportarlo a Bologna, nel 1964. Il dottore
che dava del lei ai giocatori e preferiva spiegare piuttosto che gri-
dare, allen anche Roma, Reggina, Vicenza, Lazio (con una vitto-
ria in Coppa Italia), Sampdoria e Brescia. Ultima tappa della sua
carriera fu la nazionale che guid in coppia con Enzo Bearzot dal
1974 al 1976 prima di godersi la meritata pensione sulla riviera
genovese. Mor il 13 gennaio 1984, ma la sua impronta rimasta
grande. In un recente convegno a Coverciano, Marcello Lippi gli
tribut un giusto riconoscimento dicendo di aver imparato da lui
il mestiere di allenatore.
11
1 - Nel solo girone C (tosco-emiliano) di seconda divisione del campionato 1925-
26 abbiamo 17 giocatori fra austriaci e ungheresi. Si veda a proposito il quo-
tidiano fiorentino La Nazione del 29 giugno 1926 che riporta il resoconto
della partita Ungheresi dItalia contro selezione della Toscana.
2 - F. BERNARDINI, Dieci anni con la nazionale, Gismondi, Roma, 1946.
4 - F. BERNARDINI, Dieci anni con la nazionale, pag. 109.
5 - Le miroir des sports, 7 agosto 1928, pag. 147.
6 - E. PURICELLI, Testina a posto in Guerin Sportivo, 24 settembre 1986, pag.
97-98.
7 - B. GLANVILLE, Football memories, Virgin, 1999, pag. 103.
3 - Alessandria, Andrea Doria, Brescia, Casale, Cremonese, Genoa, Inter, Juventus, Legnano, Modena, Novara,
Padova, Parma, Pisa, Reggiana, Sampierdarenese, Triestina, Vercelli, Verona. Dizionario biografico dei cal-
ciatori in Il Calcio, ottobre 1925 marzo 1926.
CENTRO STUDI
E RICERCHE
12
PERSONAGGI
professione numero percentuale
Operaio 76 32,76%
Impiegato 63 27,16%
Commerciante 38 16,37%
Libero professionista 20 8,62%
professione numero percentuale
Studente 15 6,46%
Tecnico quadro 10 4,31%
Proprietario - imprenditore 4 1,72%
Altro 8 2,59%
TOTALE 232
FONTE: Il calcio, ottobre 1925 marzo 1926
TABELLA 1: Professione dei giocatori di 19 squadre di prima categoria nel 1925-26
3
calciatore da a nel per
Baloncieri Alessandria Torino 1925 70.000 lire
Barnardini Lazio Inter 1926 150.000 lire
Rossetti Spezia Torino 1926 25.000 lire
Monti III Padova Torino 1927 35.000 lire
Orsi Independiente Juventus 1928 100.000 lire
Colombari Torino Napoli 1930 250.000 lire
Costantino Bari Roma 1930 70.000 lire
Masetti Verona Roma 1930 50.000 lire
Petrone Nacional Fiorentina 1931 30.000 lire
Bisigato Bari Lazio 1932 135.000 lire
Corsi Padova Bologna 1933 80.000 lire
Busoni Napoli Bologna 1936 83.000 lire
Rocco Triestina Napoli 1937 160.000 lire
Romagnoli Lucchese Napoli 1938 155.000 lire
Loik + Mazzola Venezia Torino 1942 1.000.000 lire
TABELLA 2: Evoluzione nei trasferimenti nel periodo 1925-1942
Allemandi: agente di commercio per una ditta biellese
De Pra: commerciante: elegante negozio di mobili a Genova
Magnozzi: allenatore giovanile a New York
Montesanto: impiegato alla Cassa di risparmio di Bologna
Pastore: attore a Cinecitt,
Perversi: gestore di una tabaccheria
Pizzaiolo: commercialista a Firenze
Reguzzoni: commerciante: merceria a Busto Arsizio.
Sallustro: funzionario Comune di Napoli, direttore dello stadio
Schiavio e Perin: padrone di floride aziende
Serantoni: commerciante
Vecchina: gestore del lussuoso bar caf dellAvvenire a Vicenza
Volk: portiere nel palazzo del totocalcio a Roma
TABELLA 3: I mestieri del dopo carriera
ome utilizzare lelettro-
stimolazione nella pro-
grammazione dellalle-
namento del calciatore?
Entriamo dunque nello speci-
fico per approfondire alcuni
argomenti che sono sicuramente tra i pi
dibattuti tra gli addetti ai lavori e su cui mi
permetto di portare la mia esperienza.
Al fine di essere il pi chiaro e sintetico
possibile mi avvarr di schemi riassuntivi
di facile e immediata comprensione.
Per esempio una domanda che spesso mi
viene posta quando e come usare la sti-
molazione elettrica?
Proviamo a dare delle risposte:
QUANDO?
Nella seduta di allenamento:
Al termine dellallenamento con terapie
decontratturanti o antalgiche.
Usando programmi mirati alla tipologia
dellallenamento che si andr a svolgere.
Dopo il Riscaldamento.
Con programmi di Capillarizzazione op-
zionali.
Prima del lavoro specifico.
La programmazione dellallenamento di
un calciatore non pu essere finalizzata al
solo miglioramento delle capacit organi-
che e muscolari, deve anche essere studia-
ta in funzione della ricerca del benessere
fisico in equilibrio precario ma costante
inserita dopo il riscaldamento e prima del
lavoro specifico. Questi i motivi:
Il riscaldamento serve a preparare la
muscolatura riscaldandola per meglio
affrontare tipologie di lavoro pi impe-
gnative. Ci vale anche nel caso della
elettrostimolazione a meno che non
vengano effettuate stimolazioni a fre-
quenze e a intensit molto basse.
Il lavoro specifico deve servire, even-
tualmente, per trasformare quanto fatto
grazie con le stimolazioni muscolari
passive.
I programmi di capillarizzazione hanno
avere un duplice obiettivo:
Ossigenare la muscolatura.
Prevenire gli infortuni.
Frequenze basse con durata di impulso
medio alta proposte ad intensit medio
bassa hanno la funzione di vascolarizzare
la zona trattata in modo da favorire laf-
flusso di sostanze nutritive.
La vascolarizzazione periferica avviene at-
traverso lemoglobina che a tutti gli ef-
fetti il complesso trasportatore di ossigeno
nel sangue.
Per cui si raccomanda vivamente un pe-
riodo di trattamenti di capillarizzazione :
Prima della ripresa degli allenamenti
dopo una lunga pausa.
nei limiti di concessione che uno sport pra-
ticato a livello agonistico consente.
Sono solito ripetere che se fosse possibile
clonare due atleti assolutamente uguali
per caratteristiche fisiche e mentali nel mo-
mento prestativo vincerebbe sicuramente
colui che pi rilassato e ha recuperato
meglio dalla fatica degli allenamenti.
Terapie decontratturanti e antalgiche usa-
te a livello preventivo o di reale necessit
sono fondamentali per il buon esito di un
risultato.
I programmi di elettrostimolazione devo-
no essere assolutamente mirati in funzio-
ne della tipologia dellallenamento che si
andr a sviluppare.
Non avrebbe alcun senso, per esempio,
proporre frequenze di stimolazione eleva-
te qualora lobiettivo fosse la preparazio-
ne di un marciatore che necessita di tempi
di contrazione muscolare decisamente in-
feriori.
La mia esperienza di tanti anni mi ha por-
tato a sviluppare un modello di struttura
della seduta di allenamento che preveda il
seguente schema:
Allungamento muscolare/Mobilizzazio-
ne articolare Riscaldamento.
Corsa di 10 ad intensit media.
Preatletismo generale/specifico.
Elettrostimolazione mirata.
Lavoro specifico.
Defaticamento.
Si noti come lelettrostimolazione sia stata
13
ESPERIENZE SULLELETTROSTIMOLAZIONE
METODI APPLICATI AL CALCIO
di Giorgio DUrbano*
C
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
PREPARAZIONE FISICA
* Tesi di fine studio del Corso di Formazione per
preparatori atletici del calcio.
Per chi soffre di dolori articolari e tendini-
ti (consigliabile anche prima della seduta
di allenamento o prima della partita).
Per i calciatori che sono impegnati in
esercitazioni per il miglioramento della
potenza muscolare e vogliono favorire
lipercapillarizzazione che si produce ini-
zialmente intorno alle fibre rapide otti-
mizzandone la qualit della contrazione.
Programmazione annuale dellalle-
namento
Allinizio della preparazione come siste-
ma complementare per lo sviluppo delle
qualit fisiche da implementare.
Durante il Campionato come sistema di
mantenimento.
Per lavorare in maniera diretta sui di-
stretti muscolari che necessitano di par-
ticolari attenzioni.
Con lavori di capillarizzazione prima
della ripresa degli allenamenti.
Soprattutto allinizio della stagione di pre-
parazione quando si costruiscono le pro-
priet fisiche che sono alla base della pre-
parazione del calciatore pu essere pro-
duttivo inserire sedute di elettrostimola-
zione che utilizzino parametri relativi al ti-
po di forza che si vuole sviluppare.
Una delle applicazioni pi interessanti del-
la elettrostimolazione sicuramente quel-
la di potere andare a selezionare in ma-
niera dettagliata un singolo distretto mu-
scolare per concentrare gli sforzi in modo
finalizzato. Accade spesso, infatti, che gli
elettrodi vengano posizionati in maniera
approssimativa e daltra parte basta un er-
rore di mezzo centimetro per determinare
effetti che non erano quelli che ci si era
preposti . La corrente, infatti, si trasmette
sulla cute seguendo i fasci di fibre liberan-
do elettroni che viaggiano dal polo nega-
tivo al positivo ed ogni qualvolta incontra
un ostacolo (cartilagini, tendini, etc)
tende a deviare il proprio corso, per cui ri-
sulta intuitivo capire come un piccolo er-
rore di posizionamento possa influire an-
che sul risultato finale.
Per ottimizzare il posizionamento degli
elettrodi o per mirare il trattamento in ma-
niera specifica su un distretto muscolare
preciso ho realizzato un manipolo in ferro
che viene collegato allo snap di uno dei
due terminali del cavo (quello su cui an-
drebbe collegato lelettrodo distale di un
elettrostimolatore da me progettato. Dopo
avere spalmato la cute con del gel eco-
conducente si pu effettuare una scanne-
rizzazione della cute stessa alla ricerca
delle placche motrici, aprendo il contatto
con un Joy stick esterno che serve a mo-
dulare la durata del tempo di contrazione.
Questo genere di lavoro produce risultati
importanti riducendo i tempi di applicazio-
ne dei programmi di elettrostimolazione
tradizionali poich concentra larea su cui
operare in maniera dettagliata, potendo
decidere i parametri elettrici da utilizzare e
il tempo di contrazione da proporre.
Nel 1999 con due calciatori di una squa-
dra di serie A V.M. e Z.J insieme al fisio-
terapista Fabio Conta ho portato avanti
una riabilitazione di caviglia e una di gi-
nocchio .
Con V.M. si trattava di un conflitto Astra-
galo-Calcaneare associato a lassit lega-
mentosa che limitava la funzionalit del-
larticolazione in maniera importante. Lin-
tervento chirurgico si era reso indispensa-
bile per ridurre la lassit.
Con Z.J. la limitazione della funzionalit
dellarticolazione era dovuta ai postumi di
un intervento chirurgico a seguito di rottu-
ra dei legamenti crociati.
Soprattutto nel primo caso stato possibi-
le anticipare i tempi della riabilitazione
complessiva di ca. 20 gg. , anche se dal
mio punto di vista non sempre vale la pe-
na approfittare del vantaggio per rientrare
il pi presto possibile in campo. In ogni ca-
so i valori di forza espressi al Cybex ave-
vano denotato un incremento sensibile
dellarto trattato con la sola elettrostimo-
lazione durata per 30 gg.
Protocollo di Lavoro V.M. una setti-
mana dopo lintervento
5 gg. capillarizzazione: micro contrazio-
ni in forma Sweep da 3 a 5 Hz con du-
rata dellimpulso di 300 microsec. Per
30 al giorno sui distretti muscolari del-
la gamba propriamente detta.
10 gg. di Forza Generale sui peronei e ti-
biali a giorni alterni con contrazioni ad
arto disteso di 15 sec. a 55 Hz a media
intensit; durata dellimpulso 300 mi-
crosec. Recuperi a 20 Hz a bassissima
intensit; durata dellimpulso 200 mi-
crosec per 20 secondi.
5 gg. di Forza Generale sui peronei e ti-
biali a giorni alterni con contrazioni ad
arto disteso di 15 sec. a 55 Hz ad alta in-
tensit; durata dellimpulso 300 micro-
sec. Recuperi a 20 Hz a bassissima in-
tensit; durata dellimpulso 200 micro-
sec per 20 secondi.
10 gg. di Forza Resistente su peronei, ti-
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
14
PREPARAZIONE FISICA
biali e gemelli a giorni alterni con con-
trazioni ad arto disteso in sweeppata
da 55 a 65 Hz in 15 secondi ad alta in-
tensit; durata dellimpulso 300 micro-
sec. Recuperi a 20 Hz a bassissima in-
tensit; durata dellimpulso 200 Micro-
sec per 10 secondi.
Contemporaneamente stato portato
avanti un protocollo di lavoro di Forza
Generale/Resistente ed Esplosiva su
quadricipiti e ischio crurali in isometria
massimale contro resistenza.
PROTOCOLLO
Quadricipiti
Forza Generale: Contrazioni 40/50 Hz
/300 Microsec/ 10 secondi/Alta Intensit/
Recuperi: 20 Hz/200 Microsec./ 20 secondi
/ Bassa Intensit
Forza Resistente: Contrazioni 45/65 Hz
/300 Microsec/ 15 secondi/Alta Intensit/
Recuperi: 20 Hz/200 Microsec./ 10 secondi
/ Bassa Intensit
Forza Esplosiva: : Contrazioni 90-110
Hz /300 Microsec/ 4-6 secondi secondi/Al-
e Potenza aerobica.
Contemporaneamente: elettrostimola-
zione con programmi di forza generale
sui quadricipiti per 4 volte e 2 volte su-
gli ischio-crurali ad arti distesi secondo i
protocolli gi descritti per V.M.
7 gg. di lavoro con cambi di ritmo e di
direzione e multibalzi sul posto a inten-
sit media.
Contemporaneamente: elettrostimola-
zione con programmi di forza generale
sui quadricipiti per 4 volte e 2 volte sui
flessori della coscia in regime isometri-
co, controresistenza alla Leg Extension
per gli estensori, e con resistenze elasti-
che per i flessori, secondo i protocolli
gi descritti per V.M.
7 gg. di lavoro con cambi di ritmo e di
direzione e multibalzi sul posto ad alta
intensit.
Contemporaneamente: elettrostimola-
zione con programmi di forza resistente
ed esplosiva sui quadricipiti per 4 volte
e 2 volte sui flessori della coscia in regi-
me isometrico controresistenza alla Leg
Extension per gli estensori e con resi-
stenze elastiche per i flessori, secondo i
protocolli gi descritti per V.M.
7 gg. di lavoro di sprint; multibalzi sul
posto con sovraccarico di cintura elasti-
ca e lavori di propriocettiva sul DEB
associata allelettrostimolazione con
apertura del contatto con Joystick ester-
no: Contrazioni di durata pari alla capa-
cit di mantenere lequilibrio sulla tavo-
la: 60 Hz a 300 Microsec.; recuperi va-
riabili.
7 gg. di lavoro di sprint; multibalzi sul
posto con sovraccarico di cintura elasti-
ta Intensit/ Recuperi: 20 Hz/200 Micro-
sec./ 20-30 secondi / Bassa Intensit
Ischio Crurali
Protocolli di lavoro che prevedevano para-
metri del 20% inferiori relativi alle fre-
quenze e alle durate dellimpulso.
Protocollo di Lavoro con Z.J. alcune
settimane dopo lintervento chirur-
gico
Insieme al lavoro di elettrostimolazione
stato portato avanti un lavoro di riabilita-
zione tradizionale:
10 gg. di lavoro in piscina
Contemporaneamente: elettrostimola-
zione con programmi di capillarizzazio-
ne come nel protocollo precedente usa-
to su V.M. e Tens sulla met distale del
quadricipite dellarto traumatizzato.
Programma Tens : Sweep da 1 a 200 Hz
in 4 alternato a fase Normal di 5 Hz da
4 per una durata complessiva di 30.
10 gg. di lavoro di ristrutturazione mu-
scolare con allunghi di corsa in linea da
100/150 Mt. e lavoro misto di Capacit
15
ca e circuiti per lallenamento della resi-
stenza alla forza anche con la palla.
Contemporaneamente: elettrostimola-
zione come nel microciclo precedente
alternata a lavori di 5 al giorno sul va-
sto mediale, con puntale Trigger
Pointper la determinazione della mi-
gliore risposta contrattile: contrazioni di
5/8 secondi a 100/110 Hz con durata
dellimpulso di 300 Microsec.
Nel 2000 con un calciatore della serie A
spagnola C.K. che presentava un impor-
tante versamento sinoviale sopra la rotula
ho usato un protocollo di lavoro (vedi ta-
bella) che ha prodotto risultati importanti
tanto da evitare durante il trattamento di
una settimana fastidiose infiltrazioni di
farmaci .
Sempre nel 2000 la stessa metodica sta-
ta portata avanti dal fisioterapista di una
squadra di serie A italiana Gianni Ge-
renzani, con risultati eccellenti nei seguen-
ti casi:
L.Z. : contusione vasto mediale allaltez-
za dellinserzione rotulea con versamen-
to intramuscolare ematico; trattato dal
gioved ha giocato la domenica.
F.G. : postumi intervento meniscectomia
parziale. Gi dopo 9 gg. poteva correre
e dopo 16 gg. ha potuto giocare in Cam-
pionato.
M.C. : dolore mediale alla caviglia a se-
guito di trauma discorsivo. E stato trat-
tato per 5 gg. La domenica ha giocato in
campionato.
A.P. : esiti di sofferenza da Osgood
Schlatter: E stato trattato per alcune
settimane con discreti risultati.
C.D. : sofferenza allinserzione muscolo
tendinea del sartorio. E stato trattato
per 5 gg. La domenica ha giocato in
campionato.
PROTOCOLLO DI LAVORO
I Fase
20 di stimolazione con manipolo a bas-
sa intensit ca 20 milliampere;
Frequenza di stimolazione: sweep da 1-
10 Hz;
Durata dellimpulso: 300 Microsec.
II Fase
10 di stimolazione con manipolo a bas-
sa intensit ca 20 milliampere;
Frequenza di stimolazione: Step normal
3 Hz;
Durata dellimpulso: 200 Microsec.
III Fase
2/4 di stimolazione con manipolo a
media intensit ca 40 Milliampere;
Frequenza di stimolazione: sweep da 1-
200 Hz;
Durata dellimpulso: 200 Microsec.
IV Fase
2/4 di stimolazione con manipolo a in-
tensit medio alta ca 50 Milliampere con
contrazioni della durata di ca 3/5 sec.;
Durata dellimpulso: 300 Microsec.
Obiettivi
Lobiettivo dellintervento era quello di ri-
durre in brevissimo tempo il versamento
sinoviale e di ottenere una riduzione del li-
vello di dolore.
Modalit operative
I due obiettivi sono stati raggiunti grazie a
un intervento di tipo misto: contrazioni
muscolari antalgiche (Tens Endorfiniche)
e contrazioni a media frequenza e media
intensit veicolate attraverso una superfi-
cie estremamente ridotta rappresentata
dalla testa del manipolo in ferro del dia-
metro di 1 cm.
Riscontri scientifici
La metodica di lavoro stata successiva-
mente studiata e perfezionata dal Prof.
Bucci ( Ricercatore Area Chirurgica dellU-
niversit di Chieti, Specialista in Chirurgia
Generale e Cardio Angio Chirurgia) che ha
riscontrato un aumento localizzato dello
spasmo venulare con evidente diminuzio-
ne della fuoriuscita dei liquidi dai vasi ( At-
ti del Convegno Nazionale SINFER , Napo-
li 4 ottobre 2000) .
Le prime due fasi in particolare hanno la
funzione di abbassare anche la soglia del
dolore. La terza effettuando una scansione
da 1 a 200 Hz va a ricercare tutte le fre-
quenze tipiche del dolore. La quarta fase
provoca uno spasmo pi accentuato che
contribuisce in maniera pi decisa a limi-
tare il perpetuarsi dello stravaso sinoviale.
FUNZIONAMENTO DEL
MECCANISMO TENS
Eccitando le fibre nervose pi grosse rive-
stite di mielina ed a bassa soglia di stimo-
lazione (alfa,beta), ottenendo cos lattiva-
zione dellinterneurone inibitore, localizza-
to nel midollo spinale, capace di ostacola-
re la progressione delle percezioni doloro-
se che sono veicolate dalle fibre nervose
pi fini, amieliniche, a pi elevata soglia di
eccitabilit (fibre c).
Oltre a questo meccanismo teorizzato e
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
16
PREPARAZIONE FISICA
dimostrato da Melzack e Wall (pubblicato
sulla rivista science-pain mechanism: a
new theory 1965), e noto come GATE
CONTROL stata utilizzata unaltra meto-
dica definita di tipo endorfinico.
Alcuni ricercatori, infatti, hanno postulato
che impulsi elettrici a bassa frequenza so-
no capaci di aumentare la concentrazione
di beta-endorfine (sostanze oppioido-simi-
li) nel sistema nervoso centrale.
La Tens pu avere effetti indesi-
derati?
Una ricerca condotta su 12 atleti affetti da
dolore lombosciatalgico sx senza segni di
sofferenza neurogena ed in 10 soggetti
sani, senza alcun precedente di dolore
lombosciatalgico ha escluso qualsiasi tipo
di blocco periferico della trasmissione de-
gli impulsi nocicettivi e quindi che tale
blocco possa essere annoverato tra le cau-
se della ipoalgesia da neurostimolazione.
Lassenza di tale blocco esclude completa-
mente la possibilit di effetti indesiderati
sulla trasmissione degli impulsi nervosi
(Dott. R. casale Dip. Neuroriabilitazione,
Servzio di Neurofisiopatologia, Istituto di
riabilitazione di Montescano,IRCCS Mon-
tescano (PV) .
La seduta di Elettrostimolazione de-
ve essere svolta stando fermi (Iso-
metrica) o movendosi (Dinamica)?
Facendo Elettrostimolazione bisogna lavo-
rare in isometrica o in dinamica? A mio
parere entrambe le possibilit hanno la
propria validit.
In regime isometrico (ossia senza che
avvenga alcun spostamento dei capi ar-
Istituto di Fisiologia Umana-Universit di
Milano-Bicocca- e dal suo Staff).
Come possibile un simile risultato non-
ostante la forza sviluppata durante
elettrostimolazione sia bassa ?
Probabilmente a causa del fatto che lelet-
trostimolazione stimola una porzione ri-
stretta del muscolo e in maniera superfi-
ciale. Il miglioramento potrebbe essere do-
vuto al fatto che il soggetto in grado di
rimuovere fattori nervosi inibitori reclutan-
do un maggio numero di unit motorie.
La stessa ricerca ha evidenziato come eser-
citazioni associate alla elettrostimolazione
non consentano di ottenere gli effetti spe-
rati per quanto attiene al miglioramento
dei parametri legati allo sviluppo della for-
za. Ci probabilmente perch la elettrosti-
molazione stimola delle afferenze sensitive
che esercitano un effetto inibitorio sui cir-
cuiti nervosi efferenti motori. Tant che al
Cybex il monitoraggio della co-contra-
zione evidenzia come occorrano alcune fa-
si di adattamento prima che il segnale del
picco di forza venga ripulito dal distur-
bo esterno della stimolazione elettrica.
Paradossalmente per, proprio lo stress
eccitomotorio con il quale bisogna fare i
conti, ogni qual volta ci si sottopone ad
una seduta di elettrostimolazione associa-
ta al movimento volontario, che a mio pa-
rere ci permette di azzardare lipotesi che
vi possa essere un sensibile miglioramento
nella capacit del soggetto di gestire le ca-
pacit coordinative intra ed intermuscolari.
Non vi pu essere sviluppo di forza mirata
al miglioramento del gesto tecnico se lo
stesso non viene ottimizzato nel tempo e
nello spazio.
ticolari) , migliora sensibilmente il para-
metro di forza.
In dinamica, associando cio il movimen-
to volontario (molleggi, spinte, rotazioni,
torsioni, etc ), migliorano le capacit
della muscolatura di gestire la contrazio-
ne in sinergia con il gesto specifico (Co-
ordinazione inter ed intramuscolare).
Nel primo caso alcune recenti ricerche ri-
portano aumenti del parametro di forza
assoluta dell11% dopo 6 gg. e del 17%
dopo 11 giorni di trattamento con elettro-
stimolazione su soggetti sedentari .
Tale ricerca stata portata avanti con se-
dute della durata di 30 con pattern di sti-
molazione da me suggeriti che prevedeva-
no 7 secondi di contrazione, con frequen-
ze progressivamente crescenti da 60 a 90
Hz, alternati a 15 secondi di ristoro con
frequenza pari a 20 Hz. Lintensit della
corrente veniva stabilita per ogni singolo
soggetto, durante ogni seduta, a seconda
della personale soglia di dolore.
I risultati sono stati misurati mediante er-
gometro Cybex stabilendo la forza massi-
ma volontaria del quadricipite dx e sx e la
forza massima mediante elettrostimola-
zione. Al primo giorno, inoltre stato mi-
surato il consumo di ossigeno basale e nel
corso di elettrostimolazione.
Si verificato, inoltre, che il consumo di os-
sigeno aumenta durante lelettrostimolazio-
ne di 0.47 ml (kgxmin.) per cui la variazione
(circa 20% di aumento) significativa.
Lo studio stato svolto presso il Centro di
riabilitazione Don Orione Unit di Fisio-
logia Applicata e Medicina Preventiva-
Bergamo- dal Prof. Giuseppe Miserocchi -
17
La mia ipotesi rispecchia oltre che succes-
si conseguiti sul campo anche il postulato
che per superare le barriere fisiologiche
dellassuefazione dovuta alla soglia di
adattamento allallenamento occorre co-
struire situazioni ad intensit variabile e
progressivamente pi difficili da risolvere
in modo tale da creare difficolt sempre
nuove e sempre pi complesse.
Un po come accade nello studio della
matematica che per riuscire a risolvere
problemi che contengono formule sofisti-
cate occorre superare una serie di osta-
coli che mettono a dura prova le nostre
conoscenze.
Labbinamento della elettrostimolazione al
movimento volontario crea i presupposti
per una tipologia di lavoro basata sullaf-
finamento di caratteristiche neuromusco-
lari che rispondono ad impulsi gestiti dal
cervello e non soltanto a stimolazioni elet-
triche subite passivamente per via della
eccitazione esterna indotta .
Nel caso di allenamento svolto in regime
di contrazione isometrica fondamentale
un lavoro di trasformazione sul campo o
in palestra. In dinamica non cos indi-
spensabile.
La trasformazione del lavoro passivo iso-
metrico si rende necessaria per fornire al-
lorganismo e ai distretti muscolari che so-
no stati particolarmente interessati le in-
formazioni necessarie per lattivazione in
velocit del carico di forza acquisito.
Cosa ci si pu aspettare dallelet-
trostimolazione?
Lelettrostimolazione pu essere proposta
a tutti coloro che fanno sport o vogliono
tenersi semplicemente in forma.
In questo caso ci soffermeremo a conside-
rare il lavoro che pu essere proposto agli
sportivi ed in particolare ai calciatori.
Prima per una premessa:
evidente che con i soggetti sedentari i ri-
sultati sono pi evidenti ed immediati trat-
tandosi di soggetti con masse muscolari
generalmente ipotoniche.
Con gli atleti e ancor pi con i grandi cam-
pioni i risultati sono meno eclatanti e si
aggirano nellordine dell1-10% dellincre-
mento della Forza massima.
Risulta altrettanto evidente che migliorare
le prestazioni del grande campione anche
soltanto di pochissimo pu essere pi che
sufficiente.
Lelettrostimolazione non la panacea di
tutti i problemi. Gli atleti non possono
pensare a questa metodica di allenamento
come sostitutiva della fatica fisica. Anzi
per ottenere dei risultati concreti bisogna
entrare nellottica che bisogna fare qual-
cosa in pi.
Allinizio, quando se cominci a parlare,
molti atleti fecero lerrore di abbandonare
i metodi di costruzione della forza tradi-
zionali per dedicarsi esclusivamente alla
elettrostimolazione. Qualcuno, senza aver-
la mai provata precedentemente, la utiliz-
z in maniera massiccia prima di una gara
importante rimanendo letteralmente in-
chiodato.
Accadde ricordo ad un atleta famoso della
rappresentativa azzurra di sci prima di un
Mondiale e gli allenatori di allora, traendo
risultati affrettati, demonizzarono il siste-
ma di lavoro.
Mi viene da sorridere a certe avventate
conclusioni e per analogia mi viene da
pensare a certe notizie che riportano di
malcapitati che vanno allo zoo e mettono
una mano dentro la gabbia dei leoni per
accarezzarli e che per tutta risposta gliela
portano via con un morso. La morale che
la colpa non del leone ma dello sprovve-
duto che ha infilato la mano tra le sbarre.
Lo stesso dicasi dellesempio precedente.
Lelettrostimolazione pu essere parago-
nata ad un allenamento pesante di so-
vraccarichi che pu provocare fibrosi per
cui non raccomandabile abusarne o uti-
lizzarla in maniera scorretta.
La stimolazione elettrica deve essere inse-
rita in un programma di allenamento stu-
diato a tavolino ed un complemento al
piano di lavoro tradizionale. Diversamente
i sedentari possono sottoporsi a sedute di
elettrostimolazione senza alcun problema
in quanto sicuramente i risultati saranno
tangibili poich non finalizzati.
Problematiche nel calcio
Lelettrostimolazione applicata al calcio
deve tenere conto dei seguenti fattori:
Meccanismo metabolico richiesto dal si-
stema energetico.
Muscolatura su cui si va ad operare.
Il livello di capacit coordinative richie-
sto (Coordinazione intramuscolare).
Le capacit tecnico/tattiche richieste
(Coordinazione intermuscolare).
Stato di forma.
Feeling con lelettrostimolazione.
Disponibilit ad intraprendere un pro-
gramma di elettrostimolazione con im-
pegno e seriet nel rispetto dei tempi di
recupero.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
18
PREPARAZIONE FISICA
Nel momento in cui proponiamo un pro-
gramma di stimolazione elettrica non pos-
siamo non tenere conto del distretto mu-
scolare su quale si va ad operare e le con-
dizioni generali di allenamento anche se
quando si parla di stato di forma ci si do-
vrebbe soprattutto riferire alla capacit di
sopportazione del carico di corrente.
Diversi, per esempio, volendo estremizzare
per rendere meglio il concetto, sono i
parametri di forza che possono sviluppare
un muscolo orbicolare della bocca ed un
quadricipite femorale.
Diverse, risultano anche le frequenze tipi-
che di stimolazione di muscoli ricchi di fi-
bre bianche veloci, o rosse lente.
E ancora diverse appaiono le capacit con-
trattili della muscolatura di soggetti che,
grazie al loro patrimonio genetico, hanno
una composizione muscolare totale dotata
di un maggior numero di fibre di un deter-
minato tipo.
Raramente accade che, alcuni soggetti,
particolarmente sensibili, non sopportino
la stimolazione elettrica. Tali casi possono
essere paragonati a quelli di coloro i quali
di fronte ad un prelievo di sangue si sen-
tono svenire.
Vale la pena, comunque, proporre lelet-
trostimolazione per gradi, soprattutto a
coloro che non la conoscono, cominciando
con programmi che utilizzano parametri
soft a bassa frequenza.
Ad alzare lintensit di corrente c sempre
tempo e non c giustificazione per gesti
sconsiderati di chi vuole dimostrare quan-
ta potenza in grado di erogare lelettro-
stimolatore ad un amico, al proprio atleta
o chi per esso.
bre muscolari.
Per raggiungere lo scopo si dovranno os-
servare alcuni accorgimenti:
Il carico di lavoro deve essere rapportato
allo stato di allenamento del momento.
Lintensit deve per essere massima-
le*, ossia deve essere sempre al limite
della soglia di sopportabilit dellatleta.
I carichi di lavoro devono essere pro-
gressivi.
Nelle esercitazioni di forza a secco, lat-
tivit balistica senza dubbio quella pi
indicata per effettuare lavori di trasfor-
mazione della forza dopo elettrostimo-
lazione.
Nel caso della elettrostimolazione lin-
tensit deve essere modulata erogando
potenza crescente attraverso i tasti che
regolano il flusso di corrente in mA (mil-
liampere).
Le fasi di lavoro, nella scelta di qualsiasi
programma sportivo di elettrostimola-
zione, devono essere due: una di contra-
zione e una di rilassamento.
N.B.*
Nella contrazione elettrostimolata si pu
aumentare la forza di contrazione agen-
do su:
Voltaggio (Amplitude) : Si reclutano pi
fibre per via di una maggiore differenza
di potenziale (Flusso di elettroni dal po-
lo negativo al polo positivo).
Ampiezza (Pulse Width): si reclutano pi
fibre muscolari per una ,maggiore dura-
ta della singola contrazione.
Frequenza (Numero di impulsi al sec.): si
fanno contrarre pi spesso lo stesso nu-
mero di fibre a parit di ampiezza e vol-
taggio.
Lelettrostimolazione un metodo di alle-
namento che, come qualsiasi altro siste-
ma, d i propri frutti se limpegno a porta-
re avanti un piano di lavoro sia assoluto. In
caso contrario difficile ottenere qualcosa
di buono e, soprattutto, si rischia che chi
non ottiene risultati diventi anche un dela-
tore di tale metodica. A tale proposito si ri-
cordi dellesempio di chi va allo zoo per
accarezzare il leone in gabbia!
I parametri elettrici da utilizzare
con i calciatori
La tabella successiva mostra quali sono le
frequenze medie di stimolazione a secon-
da della tipologia delle fibre muscolari:
FIBRA II B oltre 75 Hz (Fibra esplosiva)
FIBRA II A 35-75 (Fibra intermedia)
FIBRA I fino a 35 Hz (Fibra lenta)
risaputo che le fibre veloci possono len-
tamente trasformarsi in lente mentre quel-
le lente non possono diventare veloci. Ra-
gione per la quale, per esempio, sprinter si
nasce mentre fondisti lo si pu diventare
purch, ovviamente, in entrambi i casi sus-
sistano altre caratteristiche e motivazioni
di vario genere.
possibile per intervenire per modifica-
re lo stato delle fibre intermedie tanto con
lallenamento a secco, che con lelettrosti-
molazione, tenendo presente che la sti-
molazione elettrica pu agire limitata-
mente alla parte trattata ed in maniera
superficiale.
Tanto con lallenamento a secco che con
lelettrostimolazione lobiettivo quello di
reclutare il maggior numero possibile di fi-
19
Il sapiente mix di questi tre parametri con-
sente di costruire programmi di elettrosti-
molazione mirati allo sviluppo di una qua-
lit fisica piuttosto che unaltra.
A mio parere il dato pi interessante ri-
guarda la possibilit di aumentare il vol-
taggio della macchina. Perch?
1. Un aumento esagerato dellampiezza
dellonda pu comportare una sensa-
zione di disagio dovuta al superamento
della soglia di sopportabilit del dolore
che in condizioni non patologiche corri-
sponde al momento in cui vengono sol-
lecitate le fibre amieliniche pi piccole
(prive di guaina protettiva). Tale feno-
meno viene esaltato da una durata ec-
cessiva del tempo di cronassia che in
realt abbastanza soggettivo. In ogni
caso nei programmi di forza non si do-
vrebbe andare oltre i 300/400 Msec.
2. Un aumento esagerato della frequenza
di stimolazione provoca un fenomeno,
denominato della scala , che somma
le singole contrazioni fra di loro fino a
determinare un altro fenomeno, deno-
minato Frequenza di fusione. La ricer-
ca non ha ancora stabilito, in effetti,
quali siano le frequenze limite oltre le
quali la frequenza di fusione pu scon-
finare nella contrazione tetanica condi-
zione in cui il muscolo non si contrae pi
in maniera fisiologica ma inizia andare
in spasmo, senza risultati utili.
3. Un aumento del voltaggio invece, con-
sente di reclutare un maggior numero di
fibre muscolari.In questo modo si va ad
incidere sulla durata della contrazione
o sullaumento degli impulsi/secondo.
Fenomeni che come abbiamo visto biso-
gna continuamente tenere sottocchio,
per evitare di andare oltre il livello fi-
siologico ottimale della contrazione mu-
scolare.
Nel calcio dunque le frequenze da utilizza-
re saranno le seguenti:
Miglioramento della Resistenza
generale
Fase di Contrazione:
- Frequenze: da 15 a 35 Hz;
- Durata dellimpulso: ca 300 Microsec.
- Tempo di durata della contrazione 20 sec.
Fase di ristoro:
- Frequenze: 3 Hz ;
- Durata dellImpulso: 200 Microsec
- Tempo di durata delle contrazioni: 4 sec.
Miglioramento della Resistenza
specifica
Fase di Contrazione:
- Frequenze da 35 a 45 Hz;
- Durata dellimpulso: 300 microsec.;
- Tempo di durata delle contrazioni 15 sec;
Fase di ristoro:
- Frequenze: 3 Hz ;
- Durata dellImpulso: 200 Microsec.;
- Tempo di durata del ristoro: 8 sec;
Miglioramento delle qualit di
Forza Esplosiva
Fase di Contrazione:
- Frequenze da 75 a 100/120 Hz;
- Durata dellimpulso: 300 microsec.;
- Tempo di durata delle contrazioni 4/6 sec.
Fase di ristoro:
- Frequenze: 3 Hz ;
- Durata dellImpulso: 200 Microsec.;
- Tempo di durata del ristoro: 20 sec.
Un esempio di programma per il mi-
glioramento delle qualit di forza
pu essere di tipo piramidale
Contrazioni da 15 sec. 60 Hz 200 Msec
Contrazioni da 10 sec 80 Hz 200 Msec
Contrazioni da 8 Sec 100 Hz 200 Msec
Contrazioni da 6 Sec 110 Hz 250 Msec
Contrazioni da 4 sec 120 Hz 300 Msec
Contrazioni da 2 sec 120 Hz oltre 300
Msec
Ripetizione del Loop al contrario
Esempio di lavoro misto per il mi-
glioramento della Resistenza Speci-
fica del Calciatore
10 di lavoro di Forza Isometrica gene-
rale (allenamento di costruzione mu-
scolare): contrazioni da 10 sec. di ca. 45
Hz di frequenza con durata dellimpulso
di 300 Microsec. Al max dellIntensit.
Fasi di recupero di 20/30 sec. a 3 Hz con
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
20
PREPARAZIONE FISICA
durata dellImpulso di 200 Microsec.
3/5 serie x 6 ostacoli alti ca. 40 cm dis-
posti a griglia;
3/5 serie x 6 balzi sul posto con cintura
elastica;
3/5 Sprint di 10 metri tra birilli disposti a
slalom.
I Esempio di lavoro misto per il mi-
glioramento della Forza Istantanea
del Calciatore
5 di Forza Istantanea. (Allenamento di
Coordinazione Intramuscolare).
Lavoro in regime Isometrico intorno a
100/120 Hz con contrazioni della durata
di 4 secondi con durata dellImpulso fra
i 300 e i 400 Microsecondi al max del-
lIntensit. Fasi di recupero come nelle-
sempio precedente.
3/5 serie x 2 Spinte alla Leg Press oriz-
zontale con 90/100% del carico;
3/5 Serie x 2 Balzi massimali con so-
vraccarico.
II Esempio di lavoro misto per il mi-
glioramento della Forza Istantanea
del Calciatore
5 di Forza Istantanea lavorando in di-
namica con molleggi sincronizzati (Alle-
namento di Coordinazione Intermusco-
lare) con gli elettrodi posizionati sui mu-
scoli agonisti e antagonisti delle cosce.
Stimoli intorno a 100/120 Hz con contra-
zioni della durata di 4 Secondi con dura-
ta dellImpulso fra i 300 e i 400 Microse-
condi al max dellIntensit. Fasi di recu-
pero come nellesempio precedente.
3/5 serie x 2 Spinte alla Leg Press oriz-
zontale con 90/100% del carico.
5. Migliorare lo schema del movimento.
6. Migliorare la capacit di ragionamento.
7. Migliorare la capacit strategica.
8. Migliorare le capacit tecniche.
Alcuni esempi di esercizi di coordi-
nazione per gli arti inferiori con
lausilio della Elettrostimolazione:
- Elettrostimolazione durante esercizi su
tavole basculanti per migliorare la sen-
sibilit delle caviglie posizionando gli
elettrodi sui peronei o tibiali a seconda
degli obiettivi.
- Elettrostimolazione durante esercizi di
molleggio posizionando gli elettrodi su
flessori ed estensori delle cosce per mi-
gliorare la coordinazione simultanea dei
muscoli agonisti e antagonisti.
- Elettrostimolazione durante esercizi su
macchine isotoniche per migliorare la
sensibilit della risposta neuromuscola-
re del gastrocnemio.
- Elettrostimolazione sui muscoli delle
gambe associata ad esercizi di equilibrio
sulla trave.
In definitiva quali sono le indicazio-
ni della Elettrostimolazione e i suoi
effetti nel calcio?
1. Aumenta la resistenza alla forza e mi-
gliora il livello di forza massimale.
2. Aumenta il metabolismo muscolare.
3. Facilita il dimagramento nella zone trat-
tate dovuto al maggiore consumo di os-
sigeno.
4. Facilita il reclutamento di unita motorie
riducendo le inibizioni del sistema ner-
voso.
3/5 Serie x 2 Balzi massimali con so-
vraccarico.
Esempio di lavoro misto per il mi-
glioramento della Forza Veloce Re-
sistente nel Calciatore:
15 di Forza resistente: Contrazioni da
15 intorno ai 45/55 Hz con durata del-
limpulso di 300 Microsec. al max del-
lIntensit. Fasi di recupero di 8 sec. a 3
Hz con durata dellImpulso di 200 Mi-
crosec.
3/5 serie x 10 Balzi fra ostacoli alti ca.
40 cm a griglia e 5 in linea.
5/10 serie Sprint navetta di ca. 10 metri
da ripetere 3, 4 volte.
Miglioramento della Coordinazione
specifica del calciatore con Elettro-
stimolazione:
possibile migliorare la propriocettivit
che pu essere definita come la capacit
di colloquiare con il proprio corpo attra-
verso le sensazioni pi profonde di feed-
back neuromuscolare.
Ascoltare il proprio corpo e conoscerlo al-
la perfezione in definitiva vuol dire preve-
dere le situazioni e riassumerle senza do-
verle scomporre risparmiando tempo e
guadagnando in termini di prestazioni.
la vera differenza che fa di un atleta un
campione.
Migliorare le componenti propriocettive
vuol dire:
1. Migliorare lo stato dansia.
2. Migliorare la respirazione.
3. Migliorare i riflessi.
4. Migliorare la coordinazione e quindi le-
quilibrio.
21
5. Accelera il recupero muscolare.
6. Integra i programmi di allenamento.
7. Combatte il dolore.
8. Migliora la vascolarizzazione sulle zone
trattate.
Lo stato dellarte
La ricerca nel campo della elettrostimola-
zione ha fatto passi da gigante ma molto
c ancora da fare.
Non assolutamente chiaro, per esempio,
quale sia il tipo di onda migliore per la sti-
molazione neuromuscolare sportiva.
La maggior parte dei tecnici sostiene che
londa quadra bifasica, simmetrica sia la
pi adatta perch lunica in grado di sot-
tendere ai parametri di erogazione di cor-
rente nellunit di tempo (Legge di Weiss e
succ. di Lapique).
Recenti studi per hanno messo in discus-
sione tali convinzioni, mai, peraltro, dimo-
strate su basi scientifiche.
In particolare ricerche condotte in Ger-
mania (Dott. H J Grober: Metodische An-
sate der Elektrostimulation in der Tera-
pie, pubblicato su Elektrostimulation e
Elektroterapie Atti del I Congresso di
Elettroterapia Agosto 99 Erlangen) ed
esperienze maturate in Spagna (Dott. E.
Sanchez, Institut Catala de La Salut ,
2000; Prof. J.M. Pastor Vega Univ.Malaga
e Prof. L.Cayuelas Anton Univ.Cordoba:
Manual de Medicina Fisica , Harcourt
Brace ed. 97 Cap.12) definiscono addi-
rittura poco importante la parte negativa
dellonda e fondamentale che la parte
positiva sia quadra.
In Francia i Prof. G. de Bisschop (neurof.
Marsiglia e doc. Univ. Med. Parigi) e il
Prof. J. Dumoulin (Doc. Univ. Med. Lille e
Parigi) nel loro libro: Neurostimulation
Electrique Transcutane Antalgique et Ex-
cito Motrice pag.88 ultimo paragrafo
pubblicato da Masson , gi nel 1991
esaltavano londa asimmetrica sia nei
trattamenti Tens che nelle stimolazioni
per la tonificazione perch in grado di ot-
tenere la massima energia con la minore
intensit.
In Italia (Prof. S. Bucci, Doc. Facolt Medi-
cina Univ. Chieti, e G. DUrbano, Prepara-
tore Fisico, 2000, 2001) su centinaia di
soggetti hanno messo in in dubbio che la
simmetria dellonda sia la pi consona ai
programmi di elettrostimolazione degli
sportivi , essenzialmente per due motivi:
Sembrerebbe, infatti, che proponendo la
parte negativa dellonda con una forma
geometrica diversa dalla positiva, che
deve rimanere quadra, si eviti una sor-
ta di accomodamento della cellula ner-
vosa durante il processo di reazione al-
la stimolazione elettrica indotta
Sembrerebbe che le persone trattate
con aperture eccessive dei tempi di
cronassia dellonda negativa riscontri-
no una sensazione di effetto spillo
che viene sensibilmente ridotta cor-
reggendo la forma con uno Spike ne-
gativo.
La riprova scientifica di quanto da me
messo in discussione non pu essere an-
cora considerata sufficiente nonostante
sia validamente supportata.
Vale per la pena di approfondire largo-
mento perch di estremo interesse per gli
specialisti della materia.
N.B.
Per quanto riguarda i protocolli di lavoro
da me elaborati ho sempre utilizzato, sia
nella somministrazione di correnti TENS
sia nellutilizzazione di programmi sportivi
londa asimmetrica che ha dato, evidente-
mente, ottimi risultati.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
22
PREPARAZIONE FISICA
el calcio ci sono dettagli e circostanze che illumina-
no le situazioni di gioco, ma anche il sapere se si
memorizzano i fatti che si manifestano quando si
giocatori, ma anche quando si allenatori. Ovvio
che occorra avere intuizione, cio la conoscenza ba-
sata sulla osservazione e il ragionamento. Sono no-
zioni che meritano un accurato e approfondito stu-
dio. Nozioni che vengono affinate poi ai Corsi per allenatori che
aiutano a formarti anche sotto il punto di vista umano, psicologi-
co e sociale.
Molte cose si apprendono dai maestri, cio dagli allenatori che
s avuto, altre ancora dai giocatori stessi, sopratutto da coloro
che hanno consacrato la maggior parte della loro esistenza per
avvicinarsi alla perfezione, vale dire i campioni, ma anche dai non
campioni. Un esempio. Ho avuto lonore di allenare Juan Alberto
Schiaffino detto Pepe, quando ero al Milan. Un giocatore che
aveva innato il senso geometrico del gioco, che trovava istintiva-
mente la posizione migliore in campo. Egli studiava le partite e gli
avversari per cui chiedeva ogni gioved in quale zona del campo
avrebbe giocato e con quali compiti. Quando si presentavano cin-
que possibili soluzioni egli ne trovava una sesta imprevedibile per
gli avversari, ma comprensibilissima ai compagni.
Schiaffino ci ha insegnato in primo luogo a difendere la sconfitta,
cio non buttarsi mai a capofitto per eguagliare un gol subito. Se
costoro hanno segnato quando noi ci difendiamo, chiss cosa
fanno se appena ci scopriamo. Il contenuto del suo gioco era il
prodotto della velocit di pensiero, la semplicit, la precisione, la
creativit , il tutto eseguito con la massima eleganza.
Egli trovava - dicevo - la posizione in campo per istinto. Eccone un
esempio. Mi ha raccontato Picchio De Sisti del suo debutto in
prima squadra della Roma, al fianco del Pepe. Visto che il gio-
vane correva come un pazzo senza toccare palla che raramente,
gli disse: Ragasso, fermati l, leggermente pi avanti, non corre-
re come un pazzo e aspetta. Picchio tocc una infinit di pal-
loni.
Sedetti sulla panchina del Milan per le prime volte sul finire della
stagione calcistica 1957-58, subito dopo che i rossoneri, allora
guidati da GipoViani che sarebbe poi passato a fare il D.S., ave-
vano perso la finale di Coppa dei Campioni a Bruxelles con il Real
Madrid di Di Stefano. Cera in programma una tournee in Sud
America e si dovevano disputare alcune partite di Coppa Italia,
una di queste a Como. Durante il gioco, eravamo appunto a Co-
mo, chiamai il Pepe. Mi fece capire con la mano di attendere.
Lo vidi partire velocemente verso la porta avversaria, intercett il
passaggio che il portiere aveva fatto ad un suo compagno e mise
in rete il pallone. Negli spogliatoi, durante lintervallo venne lui a
dirmi: Lavevo detto pi volte a Cucchiaroni e visto che lui non ci
andava ci sono andato io, tutto qui.
23
FONDAZIONE
MUSEO DEL CALCIO
COMUNICAZIONE
QUANDO LALLENATORE
IN CAMPO
di Luigi Cina Bonizzoni*
N
* Direttore Tecnico
Jaun Alberto Schiaffino.
Un commento? Osservazione e ragionamento!
Eravamo in Uruguai. Penalizzati dal fuso orario e da un viaggio in
aereo di circa venti ore, ma soprattutto superati dal gioco del Pe-
narol perdemmo nettamente.
Chiesi a Schiaffino di spiegarmi dettagliatamente come si gioca-
va da quelle parti. Allora Lei (ho sempre dato il Lei a tutti i gio-
catori sia giovani che anziani che fossero) dora in poi si dovr sa-
crificare giocando avanti, unica punta, ricever il pallone e aspet-
ter che Grillo, Danova, Mariani o Cucchiaroni, arrivino da dietro
e li lancer a rete. Gli piacque questa contromisura che diede i
suoi frutti.
Il presidente del Milan Rizzoli e Viani volevano cederlo alla Roma,
ma io mi opposi energicamente e il Pepe ne fu felice. Alla Ro-
ma sarebbe andato due stagioni dopo.
A Firenze contro la Fiorentina ci attendeva una gara decisiva per
la conquista dello scudetto. Dissi al Pepe quali sarebbero stati
i suoi compiti e che molto probabilmente la mezzala avversaria
Gratton avrebbe avuto il compito di marcarlo stretto. Bene - mi
disse - cos io andr a mia volta a marcare Loiacono, cos uno dei
nostri rimarr libero. Si vinse partita e scudetto. Egli sapeva uni-
formarsi con disinvoltura e anche con scaltrezza alle esigenze del-
la partita e della squadra. Dopo aver trovato le soluzioni ad un
problema sapeva trovare i nessi ed integrarli con la fantasia. Vi-
sione del gioco non vuol dire soltanto capacit di vedere lo svol-
gersi delle azioni, di prevederle, ma neanche la capacit di cono-
scere la situazione, le situazioni.
Il Pepe ci ha pure insegnato che la grande squadra deve esse-
re in grado di imporre il ritmo che pi le aggrada, che si pu da-
re protezione alla difesa con un regista e due altri centrocam-
pisti e unala tornante, che si pu giocare con i libero Lied-
holm in linea con lo stopper (Maldini) i quali si alternano a mar-
care il centravanti avversario grazie al sacrificio del regista.
Toh! Anche oggi si gioca cos. Allora ci che moderno antico.
Ho citato alcuni esempi per affermare che gli allenatori dovreb-
bero fare tesoro di ci che vedono fare dai loro giocatori i quali
aiutano a migliorare il sapere.
FONDAZIONE
MUSEO DEL CALCIO
24
COMUNICAZIONE
Schiaffino in azione con la maglia del Milan.
25
Partita 90 allincirca
minuti 60 minuti
gioco effettivo.
Il possesso di palla di un calciatore varia
tra i 40 secondi e i 3 minuti e 40 secondi.
Introduzione
l gioco del calcio ha subito,
negli ultimi anni, una serie di
veloci e improvvise trasfor-
mazioni. Ladeguamento che
ne scaturito ha coinvolto le
abilit dei giocatori e lorga-
nizzazione offensiva e difen-
siva del gioco.
Un gioco sempre pi frenetico e agonisti-
co, in cui la componente fisico-atletica e
lorganizzazione di squadra sono diventa-
te fondamentali: gli spazi sono diventati
sempre pi ristretti ed i tempi dazione si
sono velocizzati. In queste condizioni il
giocatore deve riuscire a trovare soluzioni
di gioco il pi rapidamente possibile, sotto
la continua pressione degli avversari.
Si sono, di conseguenza, modificate le me-
todiche di allenamento per preparare i
giocatori ad un calcio pi veloce, dove
tecnica, tattica ed agonismo devono svi-
lupparsi nel modo migliore.
I giocatori doggi devono non solo saper
utilizzare il loro bagaglio tecnico a ritmi
sostenuti quando sono in possesso palla,
ma anche, e soprattutto, partecipare al
gioco di squadra, in entrambe le fasi di
gioco. Il calcio doggi, infatti, pi che in
passato gioco di squadra.
Analizziamo la seguente statistica riguar-
do il possesso di palla di un giocatore du-
rante una partita. I dati dimostrano co-
me in una partita il calciatore in
Se vero che nel gioco offensivo essen-
ziale la capacit tecnica dei singoli
giocatori, altrettanto vero che, essendo
una squadra costituita da 11 elementi,
quando uno di questi sar in possesso del-
la palla diventer determinante il gioco
(movimento) senza palla degli altri gio-
catori.
Sar la qualit dei movimenti senza palla
che determiner lefficacia della giocata
del portatore e, quindi, della continuit
dellazione iniziata, nel rispetto dei princi-
possesso di palla soltanto per un
periodo di tempo molto limitato.
Questo evidenzia limportanza del
gioco senza palla, sia in fase difen-
siva che in fase offensiva.
LA SUPERIORIT NUMERICA
NELLA FASE DI POSSESSO PALLA
di Attilio Tesser*
I
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
* Tesi di fine studio del Corso Master 99/2000
per labilitazione ad allenatore professionista di
1 Categoria
LEGENDA
Movimento della palla
Movimento del
giocatore senza palla
Corsa nello spazio di un
giocatore senza palla
Guida della palla
Giocatore
Giocatore in esercitazione
a ranghi e su spazi ridotti
Giocatore squadra
avversaria
Ostacolo difensivo
(simula la presenza di
un avversario)
Palla
Sequenza di movimenti
di un giocatore
5 5
A
5
Diventa, quindi, indispensabile, nellorga-
nizzazione di gioco di una squadra nella
fase di possesso palla, dare sempre soste-
gno e appoggio al portatore di palla,
creando situazioni di superiorit nume-
rica in modo da offrire sempre pi possi-
bilit allo sviluppo della manovra.
Dal momento che linterazione con i com-
pagni la condizione di base per poter da-
re seguito allazione del singolo, diviene
vitale stabilire delle regole di collaborazio-
ne, a mio avviso, prerogativa obbligatoria
per il gioco di ogni squadra.
Tali regole di comportamento, divenendo
un patrimonio comune di tutti i compo-
nenti della squadra, consentono di com-
prendere gli sviluppi del gioco e le inten-
zioni dei compagni, creando cos le basi di
un collettivo funzionale.
Ogni giocatore per potersi esprimere al
meglio dovr conoscere, oltre al proprio
ruolo e alle proprie competenze nellorga-
nizzazione di gioco della squadra, anche
quelle dei compagni e le loro abilit.
26
pi offensivi collettivi sotto enunciati.
Leducazione al movimento, e alliniziativa
senza palla, un passo obbligato nello svi-
luppo delle capacit collaborative, e con-
sentir ai giocatori di comprendere come
rendersi utili quando ci si trova vicini o
lontano rispetto al portatore o dietro alla
linea della palla. Come risulta evidente, il
gioco senza palla in stretto collegamen-
to con la capacit di trasmettere la palla e
con la capacit di riceverla.
Dopo aver fatto le precedenti considera-
zioni generali sulle peculiarit attuali del
gioco del calcio, passiamo ad unanalisi
pi dettagliata dei principi di tattica in-
dividuale (o tecnica applicata) e di
tattica collettiva.
I prospetti contenuti di seguito elencano i
principi di cui sopra per entrambe le fasi
di gioco.
Essendo largomento della tesi centrato
sulla superiorit numerica in fase di pos-
sesso palla, procediamo allanalisi degli
aspetti della fase di possesso di palla.
Tecnica Applicata
Smarcamento: capacit di smarcarsi in
zona luce, quando il compagno in grado
di passarmi la palla ed in diagonale, in
modo che il corpo copra la palla.
Difesa e protezione della palla: an-
dare sempre incontro alla palla. Su palla
aerea vado sempre sul punto di caduta e
negli stop metto il corpo a protezione
Passaggio: il passaggio deve essere fat-
to in modo veloce preciso e rapido: I van-
taggi rispetto alla guida della palla, sono
quelli di guadagnare spazio e tempo in
maniera pi veloce, anche con risparmio di
Fase non possesso palla
Presa di posizione
Marcamento
Intercettamento e/o anticipo
Contrasto
Difesa della porta
Fase non possesso palla
Scaglionamento
Azione ritardatrice
Concentrazione
Equilibrio
Controllo e limitazione del rischio
Fase possesso palla
Smarcamento
Difesa e protezione della palla
Passaggio
Guida della palla
Tiro in porta
Fase possesso palla
Scaglionamento
Penetrazione
Ampiezza
Mobilit
Imprevedibilit
Principi di tattica (collettiva)
Principi di tattica individuale (o tecnica applicata)
energie ed evitando il rischio del contrasto
dellavversario.
Guida della palla: finta o dribbling.
Tiro in porta: preferibile la precisione
anche a discapito della potenza, calciare
con il ginocchio sopra la palla. Importante
la rapidit di esecuzione.
Tattica collettiva
Scaglionamento: mai presentarsi in li-
nea rispetto a chi ha la palla. La disposi-
zione a triangolo la soluzione ideale per-
ch si d pi possibilit di gioco al porta-
tore di palla. Farsi trovare allineati per-
tanto un errore, perch si facilita il passag-
gio in orizzontale, che molto pericoloso.
Penetrazione (o verticalizzazione):
Significa cercare di arrivare il prima possi-
bile alla porta avversaria,., il che non si-
gnifica con palla lunga e pedalare, ma
far s che i giocatori si abituino allidea di
conquistare spazio in avanti.
Ampiezza: bisogna cercare di sfruttare la
larghezza al fine di far aprire la difesa av-
versaria e, quindi di poter agire in spazi
pi ampi.
Mobilit: Il calcio fatto di movimento,
serve non dare punti di riferimento agli av-
versari. Importante comunque muoversi
nei modi e negli spazi giusti.
Imprevedibilit: un fattore fonda-
mentale per sorprendere gli avversari. Nel
calcio importante non essere ripetitivi.
Il gioco che una squadra in grado
di esprimere fondamentalmente
frutto di:
a - capacit tecniche dei singoli giocatori
b - doti intellettuali
c - organizzazione delle collaborazioni
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
27
Lorganizzazione delle collaborazio-
ni determina:
- lefficacia nella fase offensiva
- lefficacia nella fase difensiva
- lequilibrio di squadra
Come creare la superiorit
numerica in fase di possesso palla
La tattica di una squadra linsieme dei
comportamenti individuali e collettivi che
permettono di utilizzare in modo ottimale,
durante la partita, le potenzialit dei gio-
catori in relazione alle caratteristiche de-
gli avversari, al fine di conseguire il miglior
risultato.
Una squadra manifesta la sua tattica at-
traverso il gioco che esprime sul campo.
Il principale obbiettivo della tattica, in fa-
se di possesso palla, creare una con-
dizione di superiorit numerica nei
confronti dellavversario, per aumentare le
possibilit di sviluppo e di finalizzazione
della manovra e per rendere inutili e vani i
raddoppi di marcatura ed il pressing del-
lavversario. Tale condizione viene ricerca-
ta in tutte le zone del campo in ambedue
le fasi di gioco.
Per superiorit numerica si intende:
a) Superiorit numerica nel senso letterale
del termine, ad esempio 2 contro 1.
b) In caso di parit numerica, con uno
smarcamento veloce ci si pu trovare
per qualche istante liberi da marcatura
e, quindi, in situazione di superiorit
numerica.
c) Con calciatore in grado si superare un
avversario con un dribbling.
Una squadra cerca la superiorit numerica
con movimenti continui e coordinati tra i
Esercitazioni dimostrative
Con riferimento alla definizione di supe-
riorit numerica descritta nelle pagine pre-
cedenti, procedo ad illustrare alcuni esem-
pi base della stessa.
Superiorit numerica 2>1:
in situazione di 2 : 1 il giocatore senza pal-
la deve andare costantemente in zona luce
Sviluppi del gioco offensivo
(fase di possesso) legati ai
principi del gioco di attacco
Sovrapposizione
Corsa in diagonale
Incroci
Corsa di deviazione
Passaggio a muro
Passaggio indietro
Azione a 3 gg
Sostegno
Appoggio
Mantenimento possesso della palla
Gioco dalla parte cieca
Cambio ritmo
Blocco
Velo
vari reparti e con labilit tecniche (drib-
bling su avversario) dei singoli giocatori.
In questa stagione agonistica europea,
due squadre, a mio avviso, hanno entu-
siasmato, in modo particolare per la loro
organizzazione di gioco ed efficacia of-
fensiva: mi riferisco al VALENCIA di Cu-
per e al BARCELLONA di Van Gaal. Que-
ste due compagini attuano con efficacia
il possesso palla, utilizzando sistemi dif-
ferenti.
Il BARCELLONA predilige la circolazione di
palla per vie orizzontali, finch non si crea-
no gli spazi per gli inserimenti o, pi spes-
so, le condizioni per soluzioni individuali
da parte dei suoi giocatori dalle ottime
qualit tecniche: dribbling per creare la su-
periorit numerica. Per attuare questo tipo
di possesso di palla sono necessari gioca-
tori, oltre che abili tecnicamente, anche
dotati di ottima personalit.
Il VALENCIA attua un gioco che si sviluppa
prevalentemente in velocit, con un pos-
sesso di palla breve, con una circolazione
di palla veloce (1-2 tocchi al massimo per
cercare di creare un pericolo immediato
alla difesa avversaria). Questo tipo di at-
teggiamento tattico possibile grazie al
continuo movimento dei giocatori ed al
sincronismo di tutti i reparti.
La partecipazione dei giocatori laterali con
sovrapposizioni, il movimento continuo e
gli inserimenti negli spazi dei centrocam-
pisti e degli attaccanti, permette di otte-
nere la superiorit numerica ed effettuare
un calcio veloce, dinamico e redditizio (fa-
cilit di arrivare in zona gol).
Altri sviluppi di gioco in fase di possesso di
palla sono elencati nello schema seguente:
28
Es. 2 - 4 > 2 mobile: gioco 2 > 2 allinterno di un quadrato, vince chi riesce a fare pri-
ma 10 passaggi consecutivi appoggiandosi anche sugli esterni.
Superiorit creata con inserimenti
3>2: inserimento 3 giocatore con il por-
tatore di palla che va a puntare lavversa-
rio e il terzo si allarga per creare spazio.
Superiorit creata con dribbling 2>2:
superiorit creata con dribbling a saltare lav-
versario e, contemporaneamente, movimen-
to del compagno tendente a creare spazio.
Esercitazioni per creare e sfruttare
la superiorit numerica
in fase di possesso palla
La qualit e la quantit delle iniziative
prese dal singolo manifestano, oltre che le
qualit tecniche, anche la personalit e
lintelligenza di gioco di un calciatore. Per
questo motivo siamo partiti dalle situazio-
ni base del 1 > 1 + 2 giocatori appoggio,
in cui si deve capire la situazione, leggere
i movimenti offensivi, sfruttando la supe-
riorit numerica sullavversario.
In questa pagina sono inseriti dei giochi,
dove i calciatori trasferiscono le abilit
tecniche acquisite, giocando in spazi sem-
pre pi ristretti, con grande pressione ed
elevata intensit.
Es. 1 - 1 > 1 a meta: cercando di sfruttare la superiorit numerica col compagno ester-
no in fase di possesso palla, fare gol portando la palla in zona meta.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
META
META
29
Es. 3 - 4 > 2 dinamico (torello): 3 coppie
con colori diversi si fronteggiano giocando
4 > 2 contro la coppia che sbaglia il pas-
saggio.
Es. 4 - 2>2 a meta: cercando di sfruttare
la superiorit numerica dei 2 giocatori
neutri esterni in fase di possesso palla.
Es. 5 - 3>3 + jolly: cercando di sfruttare la
superiorit numerica del giocatore jolly in
fasse di possesso palla cercare di fare gol
sulle 2 portine che si attaccano.
META
META
30
Es. 6 - Gioco 5>3 con portiere a met
campo bloccate:
in ogni met campo si gioca un 5>3.
I 5 attaccanti devono cercare di fare gol, i
3 difensori di riconquistare palla e passar-
la velocemente ai propri 5 attaccanti.
Es. 7 - Gioco 3>3 + 2 esterni neutri: cer-
care di sfruttare la superiorit numerica
dei giocatori nella zona di centrocampo,
obbligo di un possesso palla di 10 passag-
gi prima di poter finalizzare nella porta
opposta.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
31
Sviluppi di gioco per sfruttare la superiorit numerica in determinate zone del campo
La superiorit numerica si pu adottare in qualsiasi momento e situazione di partita, sia nella propria met campo che in quella av-
versaria.
Andiamo di seguito ad analizzare alcune situazioni:
Sit. 1: inserimento di un difensore esterno nelle fasce laterali, a saltare il centrocampo avversario con uno-due sul-
la fascia
2
3
4
5
6
7
8
9
1
1
3
Il n. 5 trasmette palla al n. 3 che la guida, punta lavversario e chiede lo scambio uno-due al n. 8 venuto in appoggio.
32
Sit. 2: superiorit numerica attraverso il movimento di smarcamento tra terzino e centrocampista esterno per
mezzo di un taglio dellesterno sulla fascia
Quando la palla viaggia dal n. 4 al n. 5, il n. 10 si allarga verso la linea laterale. Quando il n. 5 stoppa la palla, il n. 10 far un taglio
centrale a ricevere e il n. 3 andr in sovrapposizione, creando cos la superiorit numerica. Il n. 10 effettua un retropassaggio al n. 8
venuto a sostegno e copertura, il quale verticalizza esternamente per il n. 3 che va al cross.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
2
3
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5
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1
3
8
33
Palla al n. 8 che serve il giocatore n. 10 sullesterno. Il n. 10, ricevuta palla, la guida in diagonale verso linterno del campo e la tra-
smette al n. 9 che, di prima intenzione, appoggia in fascia al centrocampista centrale n. 8 andato in sovrapposizione nello spazio crea-
to dal n. 10.
2
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1
1
8
Sit. 3: inserimento esterno di sovrapposizione del centrocampista centrale
34
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
Sit. 4: inserimento centrale nello spazio senza palla del centrocampista centrale
Il n. 6 trasmette la palla verticalmente al n. 9 venuto incontro a ricevere, dopo una finta di smarcamento (contromovimento) che gli
frutta lo spazio. Questi si gira, punta lavversario e serve il n. 8 inseritosi a sorpresa nello spazio lasciato dal taglio in diagonale dietro
ai difensori del n. 10.
2
3
4
5
6
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8
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11
9
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35
Il n. 3 invia la palla al n. 9 che arresta e difende palla per poi passare al n. 8 che, di prima intenzione, cambia lato. Qui si andato a
posizionare il n. 7 con il n. 2 pronto ad andare o a sostegno, o in sovrapposizione.
2
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11
2
6
Sit. 5: cambio gioco da parte del centrocampista centrale a creare superiorit numerica sul lato debole avver-
sario
36
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
TATTICA
Il n. 5 trasmette palla al n. 2 e gli va a sostegno. Il n. 9 avversario va in pressione sl portatore di palla (n.2) mentre laltro attaccante
(n. 11) va a chiudere lappoggio sul n. 5.
Il n. 2 in possesso di palla trova appoggio nel n. 4, propostosi centralmente nello spazio creatosi.
2
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4
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11
4
5
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9
11
SIT. 6: superiorit numerica creata su pressing dei due attaccanti avversari
37
to e le collaborazioni con i compagni di
reparto, ovvero lorganizzazione difensiva
di squadra.
Possiamo sintetizzare con una semplice
esercitazione di base: in essa si evidenzia
la collaborazione difensiva tra i reparti di-
versi. In questa esercitazione c la marca-
tura individuale con la copertura data dal
compagno di reparto e il raddoppio effet-
tuato da un centrocampista.
Conclusioni
La superiorit numerica quindi un aspet-
to importante nel gioco moderno, lequili-
brio degli spazi rotto anche per una sola
frazione di gioco pu creare soluzioni de-
terminanti in una partita.
Chi riesce a farlo con maggiore intensit e
nelle zone di campo maggiormente peri-
colose (zona centrale di centrocampo e fa-
sce laterali) per gli avversari, ha sicura-
mente maggiori iniziative e possibilit di
sviluppi di gioco in fase di possesso palla.
Una squadra che pratica un gioco con po-
chi movimenti (statico) difficilmente ri-
uscir a mettere in difficolt la squadra av-
versaria, e le sue uniche possibilit di vitto-
ria saranno legate a soluzioni individuali.
Inoltre, a mio avviso, un atteggiamento
propositivo - offensivo migliora le qualit
individuali del giocatore, stimolandone le
iniziative, la precisione, la creativit e il
piacere di giocare.
Organizzare, invece, collaborazioni difen-
sive creando situazioni di superiorit nu-
merica nella fase di non possesso, garan-
tisce maggior copertura alla squadra. Fa-
re in modo che ogni giocatore partecipi al
gioco favorisce le iniziative personali e
crea uno spirito di squadra basato sul-
laiuto reciproco.
Per concludere, ritengo che sia fonda-
mentale dedicarsi ad un lavoro atto a mi-
gliorare le qualit collettive della squa-
dra, poich uno dei compiti fondamenta-
li dellallenatore quello di organizzare il
gioco nel modo pi sincronizzato e reddi-
tizio possibile.
Per ottenere tale organizzazione di gioco,
oltre al lavoro dellallenatore necessa-
ria la fattiva collaborazione dei giocatori,
che devono possedere qualit umane
quali altruismo, spirito di sacrificio ed
adattamento.
Esercitazione per creare e sfruttare
la superiorit numerica in fase
di non possesso palla
Dopo aver analizzato le motivazioni dellu-
tilizzare e sfruttare la superiorit numerica
nella fase di possesso palla, proviamo a
dare dei brevi cenni sul suo utilizzo nella
fase di non possesso.
Nella fase difensiva partiamo dal presup-
posto che i giocatori collaborino e si aiuti-
no reciprocamente, secondo rapporti spa-
ziali ben definiti, nel tentativo di impedire
alla palla di procedere verso la propria
porta. Al fine di poter realizzare la condi-
zione, i reparti dovranno mantenere le di-
stanze per creare compattezza e solidit,
nellintento di controllare al meglio lo spa-
zio di gioco.
E quindi importante, oltre alla prestazione
tattica individuale, anche il comportamen-
38
RIASSUNTO
e esercitazioni aspecifiche protratte provocano
adattamenti non richiesti dalle esigenze della pre-
stazione con risposte negative sul rendimento di ga-
ra e sullincidenza di traumi.
In questo studio sono stati riportati i dati ralativi al-
le risposte adattative dellorganismo a specifici e
non con attenzione alla velocit di recupero.
Lindagine ha riguardato dieci giocatori di calcio a 5 divisi in due
gruppi e sottoposti per un periodo di circa sette mesi ad esercita-
zioni differenziate e a test dingresso per una valutazione globale.
I dati emersi hanno evidenziato che il gruppo sperimentale, alle-
nato con stimoli specifici di elevata intensit, in riferimento alla
velocit di recupero, ha subito modificazioni migliorative pi mar-
cate rispetto al gruppo di controllo, allenato con stimoli aspecifi-
ci di moderata intensit.
INTRODUZIONE
Lo stimolo di allenamento deve rispettare quanto pi possibile
lo stimolo di gara (E.L. FOX, 79).
Lassiomatica affermazione riassume e conferma quanto codifica-
to nel principio SAID (Specific Adaptation to Imposed Domands)
da Morehouse e Miller (76), secondo il quale ladattamento al-
lattivit fisica varia in base al tipo di esercizio praticato. Effetti-
vamente le esercitazioni aspecifiche, protratte a lungo, determi-
nano adattamenti non richiesti dalle esigenze della prestazione
con risposte negative, non solo sul rendimento di gara, ma anche
sullincidenza di traumi muscolari.
Fermo restando che la conoscenza del profilo fisiologico dellat-
leta fondamentale per la corretta programmazione dellallena-
mento (Bosco 90), altrettanto inconfutabile che le modalit
esercitative devono essere pianificate solo in funzione delle ri-
chieste energetiche relative alla tipologia della prestazione spor-
tiva (Vecchiet 90).
SCOPO DELLA RICERCA
La problematica tecnico scientifica della specificit dellallena-
mento viene testata nellambito di uno sport giovane, in rapida e
straordinaria evoluzione: il Calcio a 5.
La esiguit degli studi dedicati a questa attivit sportiva crea in-
fatti non poche difficolt agli operatori nel puntualizzare le doti
di un atleta del tutto particolare, non paragonabile ad altri spor-
tivi e tantomeno al calciatore che, secondo unopinione superfi-
ciale, potrebbe a torto essere considerato simile o affine. Lo sco-
po della ricerca concerne lanalisi specifica delle risposte adatta-
tive degli atleti del Calcio a 5 a metodologie aspecifiche di alle-
namento confrontate con quelle che si ottengono con sistemi
esercitativi ritenuti adeguati al tipo di prestazione.
MATERIALI E METODI
La ricerca relativa a 10 giocatori di Calcio a 5, appartenenti al-
la stessa squadra (Citt di Avezzano), militante nel Campionato
Regionale Abruzzese di C1.
Suddivisi in due gruppi, gli atleti sono stati sottoposti per un pe-
riodo di circa 8 mesi (Agosto 99 Marzo 2000) ad allenamenti
dapprima comuni (2 settimane), quindi differenziati (28 settima-
ne circa).
La costituzione di un gruppo SPERIMENTALE e un GRUPPO DI
CONTROLLO stata operata secondo criteri rigorosamente omo-
genei (et caratteristiche antropometriche caratteristiche mu-
scolari). In particolare i parametri antropometrici sono stati
espressi in Kg./m2 di superficie corporea secondo il BMI (Body
Mass Index), riportati nella Tab.1.
CRITERI FISIOLOGICI DI ALLENAMENTO
SPECIFICO NELLE ATTIVIT A SFORZO
INTERMITTENTE (CALCIO A 5)
di Filippo Cannavacciuolo* Fausto Cannavacciuolo** Giulio Del Gusto***
*Docente di calcio Scuola allenatori Settore Tecnico Firenze;
**Preparatore atletico Docente di calcio ISEF lAquila;
***Specialista Cardiologia e Medicina dello Sport ASL Avezzano.
L
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
PREPARAZIONE FISICA
39
La caratterizzazione muscolare stata osservata e stimata secon-
do le pi recenti e abituali analisi sportive (tests da campo), ri-
portati nella Tab.2.
Prima di effettuare i tests di ingresso, gli atleti sono stati sotto-
posti a visita medica specialistica e a 3 sedute di allenamento in
aerobia per un completo ripristino cardiocircolatorio, provenendo
i giocatori da un lungo periodo di inattivit. La valutazione glo-
bale del singolo atleta stata ottenuta con tests di semplice ese-
cuzione, non invasivi, riproducibili:
Gruppo sperimentale
Nome e cognome BMI
Roberto S. 22.04
Luciano S. 22.78
Fabio F. 24.11
Davide G. 24.69
Stefano F. 20.92
BMI medio 22.90
Gruppo di controllo
Nome e cognome BMI
Alfredo M. 24.40
Mauro P. 22.60
Massimo C. 21.91
Massimo L. 21.16
Francesco V. 24.37
BMI medio 23.88
Tab. 1 - BMI (Body Mass Index)
Nome e Et H P. * * * SJL CMJL 2CMJL * El. Mt. FR Caratte-
Cognome SJ CMJ DJ Rea. 30 ristiche
Anni cm. Kg. cm. cm. H Ph cm. cm. cm. m/s cm. t/s. cm.
Stefano F. 26 168 59 41 47 43 39 198 235 500 124 14.6 41 30 rapido
Fabio F. 29 168 68 34 37 34 27 180 192 405 196 8.8 47 21 lento
Alfredo M. 30 173 73 34 36 33 26 160 181 380 200 6.4 48 18 lento
Mauro P. 21 181 74 39 44 41 35 190 232 490 145 12.8 43 26 rapido
Davide G. 28 180 80 40 45 37 36 192 225 476 146 12.5 44 26 rapido
Massimo L. 21 190 80 42 48 41 37 197 244 510 152 14.2 44 22 rapido
Francesco V. 23 179 78 36 38 37 30 194 202 420 190 5.5 47 16 lento
Massimo C. 27 180 71 38 42 40 34 196 224 472 153 10.5 42 24 rapido
Roberto S. 30 177 69 34 37 33 26 174 180 378 202 8.8 51 18 lento
Luciano S. 29 178 72 39 44 38 36 192 230 490 126 12.8 42 30 rapido
Legenda:
SJ = Salto verticale angolo di ginocchio 90.
CMJ = Salto verticale con contromovimento.
DJ = Salto in basso con risposta verticale (salto pliometrico) altezza di caduta 60 cm.
SJL = Salto orizzontale angolo di ginocchio 90.
CMJL = Salto orizzontale con contromovimento.
2CMJL = 2 salti successivi in orizzontale.
Rea. = Tempo di contatto dei piedi al suolo dopo caduta da altezza di 40 cm e superamento di un ostacolo di 30 cm. (su ergo jump)
FR = Forza reattiva espressa in centimetri ricavata dalla formula: (2CMJL CMJL) CMJL.
El. = Elasticit espressa in centimetri ricavata dalla formula: ((CMJ SJ)/SJ) x 100
* = lasterisco sta ad indicare i test eseguiti su pedana elettronica (Ergo jump - Bosco)
Tab. 2 - Tests per lindividuazione delle caratteristiche muscolari
40
IRI: adattamento circolatorio allo sforzo;
MAGARIA: misurazione indiretta del Massimo Consumo di Ossi-
geno (VO2max);
COOPER: esplorazione della Massima Potenza Aerobica Soppor-
tata (PMS);
NAVETTA 10 mt. x 30
1
: esplorazione della resistenza allo
sprint e capacit di recupero in un tempo prestabilito (60).
(F. e F. Cannavacciuolo).
La soglia anaerobica di ciascun atleta (Tab.3) stata calcolata
con il metodo indiretto espresso dalla formula: 220 - et x
85/100. La frequenza degli allenamenti stata articolata in 4 se-
dute settimanali della durata di 90 circa, nel periodo preparato-
rio, di 3 sedute settimanali della durata di 60 circa, nel periodo
agonistico. Entrambi i gruppi, nella prima fase preparatoria (6 se-
dute) di allenamento, sono stati sottoposti ad esercitazioni comu-
ni di corsa progressiva in aerobia, sprint training, resistenza allo
sprint e potenziamento degli arti inferiori (Tab. 4), quindi ad al-
lenamenti differenziati, dalla seconda fase preparatoria a tutto il
periodo agonistico (Tab. 5).
I materiali impiegati sono riportati nella Tab. 6.
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
PREPARAZIONE FISICA
Gruppo sperimentale
Nome e cognome F.C.
Roberto S. 161
Luciano S. 162
Fabio F. 162
Davide G. 163
Stefano F. 164
Valore medio 162
Gruppo di controllo
Nome e cognome F.C.
Alfredo M. 161
Mauro P. 169
Massimo C. 164
Massimo L. 169
Francesco V. 167
Valore medio 166
Tab. 3 - Valore di soglia anaerobica
1 pedana elettronica (Ergo Jump Bosco System);
10 cardiofrequenzimetri Polar;
3 sgabelli (40 50 60 cm.);
1 metronomo;
1 nastro centimetrato;
1 Hs. Cm. 30.
Tab. 6 - Materiali utilizzati
1
a
2
a
sed. 40 range cardiaco medio 144 puls/min. vel.6 al Km.
Corsa in aerobia 3
a
4
a
sed. 35 range cardiaco medio 148 puls/min. vel. 5 30 al Km.
5
a
6
a
sed. 30 range cardiaco medio 158 puls/min. vel. 5 al Km.
Sprint training 10/15/20 mt. rec. completo tot. mt. 200
Resistenza allo sprint 10/15/20 mt. rec. parziale tot. mt. 300
Traino a Carico Variabile con carichi di velocit su distanza di mt. 30
Potenziamento Multibalzi da 40 a 80 to ccate
arti inferiori Salti pliometrici da 5 a 10 h. di caduta 40 cm.
Corse in salita 10/15 mt. tot. mt. 150
Tab. 4 - Esercitazioni comuni
Gruppo sperimentale
Specifiche
Corsa in allungo sostenuto
Tempo di lavoro 30 (160 mt.)
2
rec. 60 sec. x 3 rip.
Macro 3 x 2 serie
Tempo di lavoro tot. 6
Range cardiaco medio 174/min.
Tira e molla 30
(TEM Cannavacciuolo)
3
Rapp. Lavoro pausa 1 : 1
rec. 4 per 2 rip.
Range cardiaco medio 176 min.
Navetta 10 mt. x 30
Rec. 60 x 3 rip.
Tempo di lavoro tot. 90
Range cardiaco medio 176/min.
Gruppo di controllo
Aspecifiche
Corsa in allungo medio
Tempo di lavoro 3 (800 mt.)
rec. 4 x 3 rip.
Tempo di lavoro tot. 9
Range cardiaco medio 166/min.
Interval Training
Mt. 100 in 16 rec. 50 x 5 rip.
Macro 3 x 2 serie
Range cardiaco medio 162/min.
Corsa in allungo medio
Mt. 300 in 58 rec. 2 x 3 rip.
Tempo tot. di lavoro 2 54
Range cardiaco medio 166/min.
N.B. La frequenza degli allenamenti stata di 4 sedute settima-
nali nel periodo preparatorio, di 3 sedute settimanali nel perio-
do agonistico.
Tab. 5 - Esercitazioni differenziate
1 Il test consiste in sprint a navetta sulla distanza di
mt. 10 per la durata di 30. Al termine della prova
si rileva:
- la distanza percorsa (resistenza allo sprint);
- la frequenza cardiaca al termine della prova (po-
tenzialit centrali);
- la frequenza cardiaca dopo 60 di recupero (po-
tenzialit periferiche).
2 Cambio di direzione ogni 40 mt. (3 cambi)
3 Lesercitazione consiste in sprint e recuperi per un
totale di 30. Il rapporto tra tempo di lavoro e
quello di recupero di 1: 1. Gli sprint vanno ese-
guiti con cambi di fronte e direzione. Tempo di la-
voro max 2.
41
RISULTATI
I tests dingresso sono stati effettuati il 10 agosto del 99. La va-
lutazione comparativa del gruppo sperimentale con quello di con-
trollo non offre alcuna differenza degna di nota (Tab.7 e 8). I ri-
sultati sono sostanzialmente sovrapponibili.
Confrontando le prove aerobiche nella fase iniziale e finale del-
la ricerca non emergono differenze importanti nei risultati dei
tests relativi allIRI e al Margaria.
Riguardo invece alla Massima Potenza Aerobica Sopportata (Co-
oper test) si evince che al termine della ricerca il gruppo speri-
mentale mostra un incremento di 254 mt. contro i 550 mt. del
gruppo di controllo (Tab.9).
Il test anaerobico NAVETTA mt. 10x30 (Tab.10) evidenzia in-
fine che la frequenza cardiaca, dopo il recupero di 60, rilevata
nella fase iniziale e finale delle attivit esercitative, ha comporta-
to una riduzione media di 14 pulsazioni nel gruppo di controllo
contro le 29 del gruppo sperimentale.
La distanza percorsa e la frequenza cardiaca subito dopo lo sfor-
zo non presentano significative differenze tra i 2 gruppi.
TEST AEROBICI TEST ANAEROBICO
IRI MARGARIA COOPER NAVETTA 10 mt. X 30
(VO2 max)
Nome e Cognome Puls. 60/90 IRI (indice) Liv. ml./Kg./min. Dist./mt. Dist./mt. Puls/A Puls/R60
Roberto S. 68 48.1 Sc. 46 2050 115 174 158
Luciano S. 69 47.4 Suff. 46 2150 118 176 162
Fabio F. 72 45.4 Sc.. 45 1970 114 177 158
Davide G. 68 48.1 Sc. 47 2100 116 176 156
Stefano F. 62 52.7 Suff. 48 2080 118 180 156
Valori medi 67.8 48.34 Sc. 46.4 2070 116.2 176.6 158
Tab. 7 - Tests dingresso (Gruppo Sperimentale)
TEST AEROBICI TEST ANAEROBICO
IRI MARGARIA COOPER NAVETTA 10 mt. X 30
(VO2 max)
Nome e Cognome Puls. 60/90 IRI (indice) Liv. ml./Kg./min. Dist./mt. Dist./mt. Puls/A Puls/R60
Alfredo M. 74 44.2 Sc. 45 1900 116 176 160
Mauro P. 56 58.4 Suff. 46 2100 118 177 156
Massimo C. 60 54.5 Suff. 48 2200 119 176 158
Massimo L. 67 48.8 Sc. 45 2060 116 182 162
Francesco V. 76 43 Sc. 44 1950 116 180 166
Valori medi 67 49.76 Sc. 45.6 2042 117 178 160.4
Tab. 8 - Tests dingresso (Gruppo di Controllo)
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
42
PREPARAZIONE FISICA
TEST AEROBICI
IRI MARGARIA COOPER
Gruppo sperimentale
Gruppo di controllo
Valori aerobici medi espressi dai due gruppi in agosto e in marzo
Tab. 9 - Tests aerobici
2070
2592
2324
2042
0
500
1000
1500
2000
2500
3000
agosto marzo
m
t
.
49,7
67,8
48,3
65,3
0
10
20
30
40
50
60
70
80
agosto marzo
i
n
d
i
c
e

I
R
I
46,4
45,6
50
51
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
agosto marzo
m
l
.
/
K
g
.
/
m
i
n
.
TEST ANAEROBICO
Navetta 10 mt. X 30
Distanza Puls./arrivo Puls./rec. 60
Gruppo sperimentale
Gruppo di controllo
Tab. 10 - Test anaerobico
a
g
o
s
t
o
o
t
t
o
b
r
e
d
i
c
e
m
b
r
e
m
a
r
z
o
173 171
169
160
152
150
146
177
140
133
129
158
168
169
172
178
0
20
40
60
80
100
120
140
160
180
200
p
u
l
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a
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i
o
n
i
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m
i
n
a
g
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o
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t
t
o
b
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d
i
c
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m
b
r
e
m
a
r
z
o
120
121
117
121
120
116
119
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
a
g
o
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z
a
/
m
t
.
120
43
DISCUSSIONE
La fonte energetica pi sollecitata nel Calcio a 5 rappresentata
dal sistema ATP/PC nelle sue componenti capacit/potenza/velo-
cit di resintesi. I meccanismi di resintesi e di smaltimento
nello sforzo intermittente di elevata intensit, caratteristico del
Calcio a 5, devono risultare molto efficienti per la ricostituzione
del fosfageno allo scopo di prevenire o ritardare la fatica in-
dotta dallaccumulo di lattato. Questa capacit definita comune-
mente recupero rappresenta effettivamente il fattore limitante
primario della resistenza specifica in tutte le attivit caratteriz-
zate da sforzi intermittenti, massimali, rapidi, protratti nel tempo
(Calcio, Basket, Calcio a 5).
I fattori limitanti le capacit di recupero sono CENTRALI, ENZI-
MATICI e PERIFERICI.
Nella fattispecie i fattori enzimatici, facilmente influenzabili dal-
la natura dello stimolo (ARCELLI, 72) e quelli periferici, respon-
sabili della capacit di estrazione e assorbimento di ossigeno
(Houssay, 65), rivestono un particolare ruolo nella determinazione
sia dello sforzo aerobio (soglia ventilatoria/VO2max) che anaero-
bio, nella erogazione basale o massimale di energia intermittente.
Infatti nella normale attivit fisica lO2 viene estratto in misura
del 25 %, ed aumenta proporzionalmente allentit dello sforzo.
In condizioni di massima attivit muscolare lO2 viene estratto al
100% (J. H. Comroe, 64). Inoltre la dissociazione della emoglobi-
na (HbO2) favorita da un abbassamento del pH (effetto BOHR)
e di temperatura locale del tessuto muscolare, mentre la quota di
ossigeno che il sangue cede ai tessuti dipende dallo stato di atti-
vit dei medesimi e ovviamente dal flusso ematico (velocit cir-
colatoria).
Il numero di capillari pervi, da circa 30 per mm2 di superficie di
sezione del muscolo a riposo, pu aumentare fino a 200 nel cor-
so di attivit massimale (Cerretelli, 85).
Queste chiare evidenze dimostrano che le capacit di recupero
sono influenzate maggiormente dalla intensit dellesercizio ri-
spetto alla durata dello stesso.
Su tali principi stato costruito il nostro studio sperimentale.
I dati emersi dal prese nte studio evidenziato quanto enunciato
dalla letteratura (Fox, Morehouse & Miller, Bosco, Vecchiet):
La specificit dello stimolo il presupposto fondamentale per la
corretta pianificazione dellallenamento.
Il GRUPPO SPERIMENTALE, allenato con strategie di allenamento
di assoluta specificit (stimoli brevi, intermittenti di elevata in-
tensit, recuperi parziali, range cardiaco in prevalenza al di sopra
del valore di soglia), ha fornito risposte adattive pi rispondenti
alle esigenze della prestazione di Calcio a 5, come si evidenzia dal
marcato miglioramento delle capacit di recupero, fattore limi-
tante primario nelle attivit intermittenti di elevata intensit.
Il ritorno della frequenza cardiaca a valori pi contenuti, dopo
sforzo intenso, sta a significare una migliorata capacit di resin-
tesi del fosfageno e una pi rapida eliminazione delle scorie.
I migliori risultati dei parametri aerobici del GRUPPO di CON-
TROLLO rispetto al GRUPPO SPERIMENTALE, evidenziati nel Co-
oper test, dimostrano in assoluta sintonia fisiologica con i pre-
supposti teorici della ricerca, che le attivit esercitative a range
cardiaci non superiori al valore di soglia stimolano in modo pi
specifico i meccanismi aerobici, rispetto a quelli anaerobici.
CONCLUSIONI RIASSUNTIVE
Il calcio a 5 unattivit sportiva caratterizzata da prestazioni in-
tensive, reiterate, di durata relativamente breve. Il nostro studio
ha fornito una analisi dedicata delle capacit di recupero del-
latleta, preparato con sistemi specifici di allenamento.
La ricerca consistita nellanalisi multiparametrica di due gruppi
omogenei di atleti (Sperimentale Controllo) sottoposti ad alle-
namenti differenziati.
Il gruppo sperimentale stato preparato con strategie di allena-
mento corrispondenti alle caratteristiche del calcio a 5, vale a di-
re stimolazioni brevi, ad elevata intensit, con range cardiaco al
di sopra del valore di soglia. Lobiettivo stato quello di privile-
giare i meccanismi fisiologici di recupero, tipici delle fasi anaero-
biche.
I risultati preliminari della ricerca confermano il presupposto teo-
rico che la specificit dello stimolo fondamentale per la corret-
ta pianificazione dellallenamento.
Le attivit esercitative a range cardiaco prossimo al valore di so-
glia (Gruppo di Controllo) stimolano specificamente i meccanismi
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
44
PREPARAZIONE FISICA
di recupero dello sforzo in aerobiosi.
La strategia di preparazione che, viceversa, privilegia le attivit a
range cardiaco prevalentemente al di sopra del valore di soglia
migliora sensibilmente le capacit di resintesi del fosfageno. Que-
stultima strategia pertanto da ritenersi fisiologicamente corret-
ta e preferibile nelle attivit sportive che comportino impegni mu-
scolari e cardiocircolatori in condizioni metaboliche ad elevata
concentrazione e ricorrenza di fasi anaerobiche.
I valori medi dei parametri estrapolati dal test Navetta, esegui-
to nello stesso periodo (marzo) su un gruppo di calciatori dilet-
tanti (21), militanti nelle squadre di Avezzano e Celano, sono ri-
sultati sovrapponibili a quelli del gruppo di controllo (Tab. 11).
Uno studio esteso ad una pi vasta popolazione di sportivi si ren-
de necessario per una indagine pi approfondita delle problema-
tiche oggetto della nostra indagine.
BIBLIOGRAFIA
1. Fox E.L. Fisiologia dello sport Ed. Grasso, Bologna (82)
2. Miller A.T. - Morehouse L.E. Phisiology of exercise Il Pensie-
ro Scientifico Ed., Roma (76)
3. Bosco C. Aspetti fisiologici della preparazione fisica del cal-
ciatore -S.S.S., Roma (90)
4. Vecchiet L. - Calligaris A. - Montanari G. - Resina A. Trattato
di medicina dello sport applicata al Calcio Centro Documen-
tazione Scientifica Menarini -Firenze (90)
5. Arcelli E. Acido lattico e prestazione Coop. Dante Editore
(95)
6. Houssay B.A. Fisiologia umana Il Pensiero Scientifico Ed.
Roma (65)
7. Comroe J. H. Fisiologia della respirazione-Il Pensiero Scien-
tifico Ed. - Roma (67)
8. Cerretelli P. Manuale di fisiologia dello sport e del lavoro mu-
scolare Soc. Ed. Universo Roma (85)
TEST ANAEROBICO
Navetta 10 mt. X 30
Distanza Puls./arrivo Puls./rec. 60
Calciatori
Gruppo di controllo
Confronto dei valori medi tra calciatori e gruppo di controllo, estrapolati dal test navetta, eseguito nello stes-
so periodo (marzo).
Tab. 11 - Test navetta (confronto Gruppo di Controllo con calciatori)
119,6 120
0
20
40
60
80
100
120
140
marzo
d
i
s
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a
n
z
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/
m
t
.
144
170
146
168
0
20
40
60
80
100
120
140
160
180
200
marzo
p
u
l
s
.
/
m
i
n
.
45
er la prima volta nella sua
storia la Francia ha vinto nel
1998 la Coppa del Mondo
della FIFA. Protagonista di
questo successo e stato Aim
Jacquet che, immediatamente
dopo tale trionfo, si e dimesso dalla carica
di selezionatore-allenatore per diventare
direttore tecnico nazionale. Intervista ripre-
sa da FIFA Magazine, dicembre 2000.
Il secondo millennio e finito il 31 di-
cembre 2000. Cosa le ispira questa
data questa fine depoca?
Per me tutta una vita che passa. Quan-
do ero ragazzo lanno 2000 era talmente
lontano da non poter immaginare di es-
serci un giorno. Poi ci si arriva e tutto si ri-
versa su una nuova vita.
Non ha gi imboccato una nuova
strada come direttore tecnico na-
zionale?
Ah, s. Il mio lavoro alla testa della dire-
zione tecnica nazionale finir nel 2002.
Segue il ciclo della Coppa del Mondo....
....che lei ha gi conquistato nel
1998.
S La Francia ha avuto la possibilit di vin-
cere lultima Coppa del Mondo e lultimo
Campionato dEuropa di questo secolo. Che
bella ricompensa per il nostro calcio! Che
stato spesso ammirato in passato, ma mai
si rivelato di vincere, di raggiungere un
obbiettivo. Almeno fino al 1984, con Michel
Hidalgo e Michel Platini come leaders.
Come caratterizzerebbe il calcio
francese?
Il nostro calcio stato sempre tecnico,
attraente. Durante certi periodi ben pre-
cisi si adattato alle nuove esigenze e
ha assunto una maggiore presenza tatti-
ca e atletica. Ci gli ha permesso di di-
ventare finalmente vincente. Pur diven-
tando realista, ha comunque conservato
una qualit sublime. In effetti si possono
distinguere tre grandi epoche, ciascuna
legata alla personalit di un giocatore.
La prima nel 1958, lepoca dello splendi-
do Reims e di Raymond Kopa. Per me fu
la scoperta del calcio, di un calcio che
meravigli il mondo. In seguito gli anni
80, lepoca platiniana. E poi Francia 98 e
Euro 2000, con Zinedine Zidane che ha
rappresentato la concretizzazione del bel
calcio francese.
Che a lei piacerebbe continuare nel-
la nuova funzione di direttore tecni-
co nazionale. Come?
Questa funzione di direttore tecnico mi
conferisce una responsabilit pi pesante
di quanto pensassi. Occupo un posto di
osservazione, di proiezione. Sono preso
totalmente da questo lavoro, ovvero il
metodo francese le cui basi furono getta-
te da Georges Boulogne e poi sviluppate
da altri direttori come Grard Houllier (at-
tuale allenatore del Liverpool n.d.r.). Un
lavoro che ha una dimensione europea.
uneredit pesante ma favolosa. esal-
tante poter lavorare per rendere pi soli-
do il calcio francese.
Quali sono i punti principali del suo
lavoro?
Il mio lavoro segue quattro assi. La prima
la formazione dei quadri degli allenato-
ri, sia di base sia di vertice. Poi la forma-
zione dei giovani dai 15 ai 18 anni. La di-
rezione tecnica nazionale segue una filo-
sofia nella loro preparazione affinch con-
servino quella tecnica che propria del
nostro calcio. La preformazione prima dei
15 anni la terza asse e infine il calcio
femminile.
AIM JACQUET:
SEMPRE LALLENATORE
LA FIGURA PRINCIPALE DEL CALCIO
di Marco Viani*
P
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
CALCIO INTERNAZIONALE
Quali sono gli scopi che perseguite
con questultimo?
Vorrei che mettesse radici nella Francia
profonda. Il vertice e gi buono, ma biso-
gna allargare la base. Si deve permettere
alle ragazze di giocare a calcio, per poi re-
cuperarle come allenatori. In futuro biso-
gner formare i quadri dei maschi con le
femmine perch queste apportano una di-
versa dimensione psicologica. Bisogna te-
ner conto dellevoluzione sociale affinch
in futuro il calcio femminile possa tra-
smettere alla giovent questa passione
del gioco.
Una passione che lei vive sempre.
S, favoloso. La mia passione per il cal-
cio e pi grande che mai. Oggi mi trovo
nella fase della comunicazione. Voglio ri-
dare qualcosa a quelli che sono stati alla
base del nostro successo. Il gioco rester
sempre il gioco.
Anche se il calcio ha subito dei pro-
fondi cambiamenti, per esempio nel
rapporto fra allenatori e giocatori?
S, perch le persone si evolvono. Oggi i
giovani sono pi curiosi, pi spinti, pi
svegli e interrogativi. Per questo bisogna
preparare i tecnici ad allargare le proprie
conoscenze e passare dal lavoro sul cam-
po alla psicologia, alla fisiologia, alla dro-
ga, al doping, ai casi sociali. Certo, ledu-
catore di domani avr sempre in spalla la
rete dei palloni e un fischietto. Ma avr
bisogno di una formazione completa per
poter affrontare tutti i problemi sociali,
come quello del disgregamento delle fa-
miglie. Secondo le circostanze dovr es-
sere educatore, compagno, padre, amico,
eccetera. Non pi sufficiente imporre
unautorit. Occorre una filosofia, un
comportamento e soprattutto avere la
volont di ascoltare e di far passare un
messaggio. Deve essere credibile e difen-
dere i propri valori.
Per lei, dunque, lallenatore e luo-
mo chiave?
Lallenatore la figura principale del cal-
cio. Tutto poggia su di lui. Si trova allin-
crocio di tutte le situazioni, ha rapporti
con tutti: dirigenti, giocatori, pubblico, me-
dia, sponsor. Ha la visione completa del
calcio, grazie alla sua esperienza, alla sua
prospettiva.
Lallenatore anche il perfetto ca-
pro espiatorio?
Ci che succede a questo riguardo tal-
volta di uningiustizia totale. Al massimo
livello, dove la posta rilevante, lallena-
tore il bersaglio privilegiato. Temo che in
avvenire lallenatore completo di campo
non sia pi riconosciuto e apprezzato. Il
suo lavoro non si giudica da una partita al-
laltra, ma nel contesto di una stagione.
Ho paura che il calcio-business distrugga
luomo, in virt del quale il calcio resta
umano, resta soprattutto unarte.
Lei stato bersaglio di critiche mol-
to dure prima del trionfo del 1998
S, stato un periodo quasi insopporta-
bile. Non potevo ammettere ci che veni-
va scritto. Tutti si possono sbagliare. Che
si critichi va bene, ma da qui a distrugge-
re tutto non si pu. Con quale diritto ci si
permette di criticare pesantemente una
persona che ha esperienza? Ma tutto ci
non mi ha impedito di seguire la mia li-
nea, grazie allappoggio totale del presi-
dente della Federazione, Claude Simonet,
e del presidente della Lega, Noel Le Graet.
E grazie a Michel Platini che ha fatto di-
chiarazioni in mia difesa. Occorrono dei
parapetti che permettano agli allenatori
di lavorare nella fiducia, nella sicurezza e
in serenit. Oggi le loro condizioni di la-
voro sono spaventose, inumane. Le criti-
che sono a volte eccessive, malsane e dis-
oneste. Il calcio soffrir se il suo leader
(lallenatore) sar eliminato.
Durante le partite lei aveva sempre
con se un quaderno. Pu parlarci
del suo contenuto?
Se non si scrive, si dimenticano le cose,
tutto viene compresso. Nel mio quaderno
cerano pi di 4 anni di lavoro di prepara-
zione, di piccole annotazioni scritte in se-
renit e con lucidit. Ha fatto da ragione al
mio calcio. Ad esempio, mi ha aiutato in
certi momenti a non lasciarmi trascinare
dallentusiasmo e in altri a non sprofonda-
re nel pessimismo. Gli avvenimenti pun-
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
46
CALCIO INTERNAZIONALE
tuali rischiano di eliminare la visione tota-
le e il mio quaderno mi servito da me-
moria di riferimento. Grazie alle mie note
non ho mai messo i miei giocatori in una
situazione difficile. Talvolta sono stato du-
ro con loro, ma mai ingiusto perch avevo
i miei appunti a sostegno.
Allalba del terzo millennio il calcio
ha davanti diverse sfide. Alcune, co-
me il calendario internazionale so-
no state risolte, altre, specie in ma-
teria di trasferimenti, restano al
momento aperte. Qual la vostra
opinione al riguardo?
Occorre dire grazie a Michel Platini. Il ca-
lendario era assolutamente indispensabi-
le. Occorreva questa omogeneit mondia-
le perch tutto il mondo fa parte del cal-
cio. Per quanto riguarda la pratica trasferi-
menti, trovo che bisogna proteggere i gio-
vani e la formazione. Un quadro legislati-
vo necessario per evitare che i ragazzi
non siano sfruttati da mercenari per fini
mercantili. Devono poter crescere nel loro
contesto personale.
Tutte le associazioni nazionali non
hanno i mezzi che dispone la Federa-
zione francese. Vedrebbe una dire-
zione tecnica nazionale light per
queste, al fine di non farle perdere i
loro migliori giovani calciatori?
piuttosto un problema politico. Bisogna
far maturare i giovani, sia sul piano sporti-
Allenatore
1975-1980: Lione.
1980-1989. Bordeaux.
1989-1990: Montpellier.
1990-1991: Nancy.
1992-1993: Membro della Direzione tecni-
ca nazionale della Federazione francese.
1993-1998: Selezionatore-allenatore della
nazionale francese A.
Palmars: Campione del Mondo 1998. Bi-
lancio con la nazionale francese: 53 parti-
te, 34 vittorie, 16 pareggi, 3 sconfitte, 93
gol fatti, 27 subiti. Prima partita interna-
zionale: Italia-Francia 0:1 (16 gennaio
1994). Ultima partita internazionale: Fran-
cia-Brasile 3:0 (finale della Coppa del
Mondo, 12 luglio 1998). Campione di
Francia con il Bordeaux: 1984, 1985, 1987.
Vincitore della Coppa di Francia con il Bor-
deaux: 1986, 1987. Bilancio globale: 576
partite di D1, 253 vittorie, 156 pareggi,
167 sconfitte. (Fonte: France Football).
LA DIREZIONE TECNICA NAZIONALE
La Direzione tecnica nazionale della Fede-
razione francese, creata da Georges Bou-
logne nel 1970, posta sotto la responsa-
bilit del Direttore tecnico nazionale. In
questa funzione, Georges Boulogne ha
avuto per predecessori, tra gli altri, Michel
Hidalgo, Henri Michel e Grard Houllier,
attuale allenatore del Liverpool. Il Diretto-
re tecnico nazionale (Aim Jacquet dal
1998) e assistito da 14 allenatori naziona-
vo sia intellettuale. La scuola di domani
non pu sottovalutare lesperienza sporti-
va. Occorre una visione dinsieme. Cos i
ragazzi rimarranno nel loro paese e po-
tranno difendere la loro identit sportiva
ed umana. Il calcio cinsegna umilt, sem-
plicit e autenticit. una scuola di vita.
Lei ha detto che si ferma nel 2002.
Non potrebbe essere tentato da un
ritorno come allenatore di club o di
una nazionale?
Non si pu predire il futuro. Al momento
il mio ruolo nella federazione mi basta
ampiamente.
Cosa fa fuori dal campo, durante il
tempo libero?
Adoro la lettura, il cinema e sono un uo-
mo che ama la campagna, la natura.
LA SUA CARRIERA
Aim Jacquet e nato il 27 novembre 1941
a Sail-sous- Couzan (Loira).
Giocatore
1960-1973 5aint-Etienne (190 partite di
D1, 21 reti; 2 partite di D2, 1 rete).
1973-1976: Lione (22 partite di D1, 2 reti).
Palmars: Campione di Francia 1964,
1967, 1968, 1969, 1970.
Vincitore della Coppa di Francia 1968,
1970.
Selezioni nella nazionale francese A: 2.
47
48
li che hanno pieno potere sulle differenti
squadre nazionali nelle rispettive catego-
rie e svolgono altri compiti di formazione
(per esempio dei quadri o dei giocatori).
La gestione del calcio di massa di com-
petenza di 24 consiglieri tecnici diparti-
mentali che operano a livello dei diparti-
menti francesi e fanno da staffette tra la
Direzione tecnica nazionale e i diversi in-
teressati: societ, dirigenti, poteri pubbli-
ci, allenatori, eccetera.
Il Direttore tecnico nazionale ha un setto-
re di competenza impressionante: tecnico
riconosciuto, deve costruire il calcio del
domani, fornire orientamenti e mettere in
pratica la sua strategia - con il concorso di
specialisti che lo circondano - avendo per
riferimento sia il football di vertice sia di
massa. Collaborando strettamente con il
Presidente della Federazione, assicura un
collegamento sia con le societ sia con il
Ministero della Giovent e dello Sport.
A sud-ovest di Parigi, a Clairefontaine, la
Direzione tecnica nazionale dispone di un
grande centro di formazione e di allena-
mento, dove si stabilita la nazionale
francese durante la Coppa del Mondo, be-
neficiando delle diverse installazioni esi-
stenti (unit di alloggio, campi di gioco,
sale di riunioni e altro).
FORMAZIONE
E ISTRUZIONE TECNICA
CALCIO INTERNAZIONALE
C qualcosa di nuovo og-
gi nel sole, anzi dantico.
Ho avuto occasione di analiz-
zare con molta calma e con il
giusto tempo, lattuale situa-
zione dei Settori Giovanili.
Capillare ricerca di talenti da parte delle
grandi squadre, cura e professionalit nel-
la ricerca, organizzazione meticolosa dei
Settori Giovanili delle squadre professioni-
ste e non; e allora perch c questaria di
imminente catastrofe, questa convinzione
generalizzata che qualcosa non va? Per-
ch i talenti non fioriscono come dovreb-
bero, perch lentusiasmo dei ragazzi
quando arrivano ai 16-18 anni scema con
crescente e preoccupante progressione?
Se restiamo ancorati ai luoghi comuni, ci
viene da dire: I giovani sono cos, hanno
sempre meno voglia di soffrire, hanno tut-
to e il contrario di tutto, pertanto nor-
male che non vogliamo e non riescano pi
a sacrifcarsi.
E facile parlare cos, ma una vita che
sento questi discorsi, da sempre la gene-
razione precedente critica quella attuale. Il
problema a monte, in noi, in noi che li
alleniamo, in noi che siamo permeati di ot-
tusit e presunzione, in noi che ormai ma-
turi, non riusciamo ad adeguarci ad una
societ in continuo vorticoso mutamento.
Pensiamo, per esempio, ai telefonini cellu-
lari e alla impetuosa rivoluzione nelle abi-
tudini, nei rapporti interpersonali, che
COMPLICIT (immedesimarsi nei loro
problemi)
SEVERIT (non la disprezzano)
COMPRENSIONE (ne hanno bisogno)
RAPPORTARSI CON LORO quasi alla pari,
la differenza di et esiste, ma ascoltare
quello che hanno da dirci (anche se pos-
sono sembrare delle stupidaggini), perch
alla loro et hanno diritto di essere stu-
pidi . Lo eravamo anche noi, solo che per
timore tenevamo la nostra stupidit na-
scosta, non avevamo coraggio di affronta-
re gli adulti.
Le nuove generazioni sono abituate a par-
lare, a ribattere, a contestare, a discutere.
Era pi comodo prima, quando sembrava
ci stessero ascoltando.
E pi difficile ora che bisogna spiegare,
parlare, convincere, ma anche pi grati-
ficante. Bisogna addirittura stimolare di
pi il confronto, incoraggiarli a prendere
delle decisioni e fare delle scelte, Perch se
vero che sono pi sciolti, pi liberi al-
trettanto vero che non sono abituati a
prendere delle decisioni, visto che c sem-
pre qualcuno che pensa per loro, in casa, a
scuola e nello sport.
A me sta succedendo qualcosa di strano, a
scuola dove lavoro (in segreteria) vengono
a trovarmi parecchi ragazzini durante lin-
questo piccolo oggetto sta provocando, un
nuovo linguaggio sta emergendo dai mes-
saggi che i giovani si inviano continua-
mente.
Il mondo cambia, cambiano le abitudini, il
linguaggio, e noi no, noi siamo fermi alle
nostre consolidate abitudini, al nostro
sempre uguale modo di rapportarci coi gio-
vani. Dobbiamo studiare, non solo schemi
e sistemi di allenamento, ma psicologia
spicciola, dobbiamo occuparci dei piccoli
uomini che ci vengono affidati e che si af-
fidano a noi, dobbiamo rispettare la loro
unicit, la loro capacit critica, la loro vo-
glia di capire. Sono diversi da come erava-
mo noi, molto diversi, la timidezza prati-
camente scomparsa, non hanno alcun ti-
more di confrontarsi con noi adulti, voglio-
no capire, vogliono essere aiutati a capire.
E necessario mettersi in discussione, capi-
re che quella che ieri era una verit asso-
luta, oggi possa essere un qualcosa da ri-
disegnare.
COSA FARE ?
PARLARE
ASCOLTARE
CONFRONTARSI
SPIEGARE
FARLI DIVERTIRE
RISPETTARLI
DARE PIU DI QUELLO CHE SI RICEVE (lo
apprezzano molto)
ATTENTI A NON SBAGLIARE (te lo rin-
facciano subito)
49
SETTORE
GIOVANILE
RUOLI
IL CALCIO ALLINIZIO DEL
3 MILLENNIO
PENSIERI IN LIBERT
di Piero Carnacina*
C
*Allenatore di 3^ Categoria - Responsabile Tec-
nico del Settore Giovanile dellU.S. DELTA 2000
tervallo, sia maschi che femmine ( a fare
flo) come dicevano i nostri vecchi.
Ho sempre avuto un buon rapporto coi ra-
gazzini, ma ora sto notando che sono pro-
prio loro a cercarmi.
Hanno voglia di parlare con un GRAN-
DE; Con uno che pur essendo abbastan-
za avanti con gli anni (53 per la precisio-
ne) sa mettersi al loro livello, a parlare una
lingua che comprendono e dal quale ri-
escono a farsi capire.
Non sono sicuro che sia cos, mi fa piacere
pensarlo, ma certo qualcosa di nuovo c.
Parlare con loro, capirli, studiare il loro lin-
guaggio non significare calare le bra-
che, non per dargliele tutte vinte, ma
per cercare di entrare in sintonia con il lo-
ro modo di essere.
Siamo educatori e pertanto quando ne-
cessario bisogna intervenire anche dura-
mente perch le regole vengano rispetta-
te, ma sempre tenendo presente la para-
bola del FIGLIOL PRODIGO. La porta deve
essere sempre aperta, chiunque pu sem-
pre rientrare anche dopo aver sbagliato, e
dovr essere accettato dal gruppo nel mi-
gliore dei modi, aiutandolo a superare
eventuali momenti diffcili.
Non permissivismo, ma semplice com-
prensione, ricerca dei perch, non siamo
dei giudici.
Il nostro compito non quello di elimina-
re, di tagliare ma quello di accettare.
Non devono gratificarci solo i risultati (pe-
raltro importanti, piacevole vincere), ma
dobbiamo essere contenti quando riuscia-
mo a collaborare fattivamente alla crescita
di questi ometti alla ricerca di un futuro.
Lallenatore un leader, cosa non da poco
in un momento in cui mancano per tutti i
punti di riferimento. La famiglia in diffi-
colt, la scuola ristagna, non si evolve, del-
la politica meglio non parlare.
Gli istruttori sportivi possono avere una
grande valenza nella crescita di questa
giovent alla disperata ricerca di motiva-
zioni e di esempi.
Dobbiamo essere coscienti di ci e lavora-
re duramente per essere allaltezza di que-
sto compito, e umilmente metterci costan-
temente in discussione, sensibili ai muta-
menti continui di una societ in veloce
metamorfosi.
MENTALIT
PROFESSIONALIT
CULTURA SPORTIVA
Tutto questo giusto se si vuole riuscire, ma
non deve impregnarsi di tristezza, di noia.
Dove sta scritto che non si possa essere pro-
fessionali anche divertendosi e sorridendo?
Vedi spesso allenamenti di squadre giova-
nili in cui il divertimento completamente
bandito.
E UN GIOCO!!!
Bisogna divertirsi, i bambini devono torna-
re a casa dopo lallenamento stanchi ma
felici. Devono avere voglia di ritrovarsi coi
compagni e, perch no, anche con lallena-
tore.
Una seduta di allenamento come una
scala, si deve salire scalino dopo scalino,
ma ogni tanto ci deve essere anche un pia-
nerottolo dove rifiatare.
Insegnare, con puntiglio, pretendere atten-
zione, ma lasciare sempre un po di spazio
allo svago, al divertimento puro, non ten-
dere troppo la corda.
Insegnare divertendo e divertendoci, non
facile ci vuole preparazione, carattere,
voglia di mettersi in discussione, capacit
carismatica di mantenere il giusto equili-
brio tra pretendere e concedere.
Solo cos il nostro lavoro sar creativo e
potremo mantenere intatta la capacit di
sorprenderci.
SETTORE
GIOVANILE
50
RUOLI
UN SITO PER OGNI VOSTRA DOMANDA
www.settoretecnico.figc.it
Il sito internet stato progettato per offrire una completa visibilit delle attivit del Settore Tecnico e del Centro
Tecnico ed suddiviso in varie aree:
Area istituzionale - in essa tratteggiata la storia del Settore ed il suo ruolo allinterno dellorganizzazio-
ne federale; inoltre possibile consultare lo Statuto, il Regolamento del Settore Tecnico ed il suo organigram-
ma; Area delle sezioni - in essa sono descritte le varie sezioni del Settore, la loro finalit e le modalit di fun-
zionamento Le sezioni sono: Centro Studi e Ricerche, Sezione medica, Sezione Formazione e Istruzione Tecnica,
Sezione per lo Sviluppo del calcio Giovanile.
Area comunicazioni - in essa possibile consultare tutti i bandi emessi dal Settore con particolare riferi-
mento ai bandi per lammissione ai corsi Master, di 2a Categoria e per Preparatore Atletico. Lo scopo principa-
le di questa area e di dare il massimo dellinformazione onde evitare, nel possibile, che lutente sia costretto a
contattare telefonicamente gli uffici del Settore.
Area Uffici - in essa sono descritti tutti gli uffici operanti presso il Centro Tecnico con i nominativi e gli indi-
rizzi (sia telefonici, sia fax, sia di e-mail) degli operatori. Anche in questo caso lo scopo di fornire il maggior
numero di informazioni senza dover ricorrere al contatto telefonico diretto.
Area pubblicazioni - in essa troverete lelenco di tutte le pubblicazioni edite dal Settore Tecnico. In parti-
colare in questa sezione possibile consultare on line i numeri della rivista Il Notiziario, nonch le pubblica-
zioni accessorie come la News Letter o i Quaderni dellAllenatore.
Area dei collegamenti - in essa troverete tutte le indicazioni per raggiungere il Centro Tecnico
Onde poter migliorare il sito, sono gradite le vostre indicazioni. Ottimizzare il sito permetter a tutti i tecnici di
poter fruire dei servizi del Settore Tecnico senza dover sprecare tempo e denaro nel tentativo di contattarci tele-
fonicamente.
NOVIT!
A partire dal mese di giugno 2001, sul sito del Settore Tecnico
sar possibile consultare il Notiziario.
Sono stati inoltre inseriti i numeri arretrati a partire
dal n.1 gen-feb 1999. Dunque, anche nel
caso malaugurato di mancata ricezione del giornale, sar
sempre possibile consultare lultimo numero in uscita.
FORZA
AZZURRI !