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1999

del

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO


gennaio febbraio

SETTORE TECNICO

FEDERAZIONE ITALI AN A G I UO CO CALCI O

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI

Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/C legge 662/96 - Filiale di Roma

CONGRUENZE TRA IL MODELLO DI GARA E DELLALLENAMENTO


di Francesco D'Arrigo

SELEZIONE E PROMOZIONE DEL TALENTO CALCISTICO


di Stefano D'Ottavio

Versamento della quota di iscrizione all'Albo dei Tecnici per la stagione sportiva

1999/2000
Al numero 1 GEN-FEB 1999 del Notiziario, allegato il bollettino per il pagamento della quota di iscrizione allAlbo ed ai Ruoli del Settore Tecnico per la stagione 1999/2000. Il pagamento della quota dovr essere effettuato entro il 30 giugno 1999. Gli importi delle quote sono i seguenti:
Direttore Tecnico Allenatore Professionista di 1a cat. Allenatore Professionista di 2a cat. Allenatore di Base Allenatore Dilettante di 3a cat. Allenatore di Calcio a 5 Istruttore Giovani Calciatori Preparatore Atletico Medico Sociale Operatore Sanitario Ausiliario (Massaggiatore, etc.) . 100.000 . 100.000 . 100.000 . 50.000 . 50.000 . 50.000 . 50.000 . 100.000 . 100.000 . 50.000

Ai tecnici che non avranno provveduto nei termini indicati ad iscriversi allAlbo non sar vidimato il tesseramento valido per esercitare lattivit nella stagione sportiva 1999/2000. Il pagamento della quota obbligatorio per tutti i Tecnici. Coloro che non effettuano il versamento vengono sospesi temporaneamente dallAlbo ai sensi dellart. 15, comma 1/c del Regolamento del S.T. In caso di smarrimento del bollettino, il pagamento della quota potr essere effettuato tramite conto corrente n.389502 intestato a F.I.G.C. - Settore Tecnico, Via G.DAnnunzio 138, 50135 Firenze, specificando nella causale: qualifica, numero di matricola, stagione sportiva per la quale si effettua il versamento. Si precisa che sul bollettino di versamento dovr essere scritto il nominativo del tecnico. Si ricorda inoltre che per linoltro di tutta la corrispondenza tra il Settore Tecnico e gli iscritti allAlbo fa fede la residenza e non i temporanei trasferimenti di domicilio.

SOMMARIO

ATTUALIT

EDITORIALE CONGRUENZE TRA IL MODELLO DI GARA E DELLALLENAMENTO SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI LA RESISTENZA UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE: IL VARICOCELE IL GIOCATORE PENSANTE E LO SVILUPPO DEL PENSIERO TATTICO I LIBRI DELLA FONDAZIONE MUSEO DEL CALCIO

di Mario Valitutti

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

di Francesco DArrigo

ATTUALIT

a cura di Massimo Sandrelli

da I a IV

ATTUALIT

di Mario Valitutti di Mario Marella, Monica Risaliti

17 20

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

SEZIONE MEDICA

di Marcello Ghizzo

25

SVILUPPO TECNICO ATTIVIT GIOVANILE

di Fulvio Fiorin

30

FONDAZIONE MUSEO DEL CALCIO

a cura di Fino Fini

44

Le opinioni espresse negli articoli firmati non riflettono necessariamente lopinione ufficiale del Settore Tecnico. Tutto il materiale inviato non sar restituito. La riproduzione di articoli o immagini autorizzata a condizione che ne venga citata la fonte.

Direttore
Mario Valitutti

Segreteria
Fabrizio Cattaneo (coordinatore) Monica Risaliti Marco Viani

Stampa
ATENA s.r.l. Via di Val Tellina, 47 00151 ROMA Tel. 06/58204422 r.a. Fax 06/58232277 Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/C legge 662/96 - Filiale di Roma Autorizzazione del tribunale di Firenze, del 20 maggio 1968 n.1911 Finito di stampare nel marzo 1999

Direttore Responsabile
Fino Fini

Comitato di Redazione
Felice Accame Gianni Leali Luigi Natalini Michele Pierro Guido Vantaggiato Leonardo Vecchiet Azeglio Vicini

Fotocomposizione impaginazione e disegni


Danilo Ferruzzi

Fotografia
Foto Sabe Italfoto Gieffe Archivio Settore Tecnico Foto Guerin Sportivo Foto Archivio Museo del Calcio

Per richiedere copie arretrate del Notiziario inviare una richiesta scritta indirizzata a: F.I.G.C. Settore Tecnico Via G. DAnnunzio 138, 50135 Firenze. Non saranno accettate richieste effettuate per telefono.

CENTRO TECNICO FEDERALE


EDITORIALE

di Mario Valitutti

EDITORIALE

e inquietudini che pervadono il mondo del calcio in questi ultimi tempi - dalla questione del doping alle vicende che hanno turbato la Lega Nazionale Dilettanti, dallaccesa dialettica sulla disciplina dei diritti televisivi alla crescente tensione che accomuna loperato degli arbitri, degli allenatori, dei dirigenti e degli stessi operatori dei media - vanno considerate quale conseguenza fisiologica di un mondo che vive una fase di profonda trasformazione e di crescita che impone un momento di riflessione di tutte le componenti dellorganizzazione calcistica. Infatti, il passaggio da un modello peculiare e complesso, basato prevalentemente sulla passione e sulla connotazione sociale dello spettacolo prodotto, ad un vero e proprio sistema di impresa, sia pure atipico, comporta un confronto pacato e neutrale di tutte le componenti del pianeta calcio. Da tale confronto deve scaturire un punto di equilibrio che armonizzi gli interessi dei club di vertice con quelli di base e, in definitiva, garantisca la crescita dellintero sistema e, al tempo stesso, assicuri la competizione che alla base del gioco pi bello del mondo. Il problema potr trovare soluzione in un modello italiano di mutualit che ricerchi il suo equilibrio collocandosi a met strada tra il modello USA,

che ripartisce le risorse in misura pressoch paritaria tra le diverse componenti, e le tendenze che da pi parti sembrano emergere verso la destinazione della quasi totalit delle entrate ai club che le hanno prodotte. Ma la questione prioritaria quella di far crescere la produttivit del sistema calcio nel suo insieme, sfruttando al meglio le enormi risorse potenziali derivanti dalle sponsorizzazioni; da un intelligente sfruttamento del marchio; dal merchandising; dalla gestione economica degli stadi intesi quali centri di attivit economica, sociale e culturale (secondo il modello suggerito nel cosiddetto decalogo Veltroni); da un ammodernamento della rete che organizza e gestisce i giochi e le scommesse sugli eventi calcistici (Totocalcio, Totogol, Totoscommesse, Totosei). Il Settore Tecnico appare particolarmente idoneo, sia per lampia rappresentativit del suo Consiglio Direttivo che per i compiti ad esso affidati, a divenire la sede di istruttoria e di confronto delle problematiche suindicate. Ci presuppone, tuttavia, che il Settore possa disporre dei necessari supporti conoscitivi, accumulando dati ed informazioni da mettere a disposizione dei diversi operatori. In questa ottica, anticipiamo, in questo numero, una informativa sul tema di un nuovo modello di gestione degli stadi.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

CONGRUENZE TRA IL MODELLO DI GARA E DELLALLENAMENTO


di Francesco DArrigo (*) Caratteristiche - Meccanismi e sequenze allenanti Esercitazioni per la resistenza, la velocit e tecniche Trasferibilit tra i due modelli -

o sviluppo delle qualit fisiche del calciatore, nelle sue varie espressioni, comporta una serie di problematiche sia di carattere strutturale che metodologico. Questo lavoro vuole prendere in considerazione il carattere metodologico per allenare le capacit condizionali e coordinative del calciatore e, pi precisamente, proporre modelli di allenamento che riescano in questo contesto a sviluppare determinate qualit in modo specifico. La specificit dellallenamento calcistico presenta non poche difficolt di attuazione, ma possibile proporre modelli di allenamento che mirino a sviluppare qualit come la resistenza, la velocit e tutte le qualit coordinative e, di conseguenza, quelle propriamente tecniche, attraverso mezzi di allenamento che abbiano come caratteristica principale quella di riprodurre situazioni e modelli di gioco simili a quelIi di gara. CRITERI DINDAGINE E COMPARAZIONE TRA LAVORO SPECIFICO E NON Resistenza Per verificare leffettiva rispondenza, dal punto di vista delle modificazioni fisiologiche e i relativi adattamenti strutturali, tra lallenamento cosiddetto a secco e le esercitazioni a carattere specifico, abbiamo preso in esame un gruppo di calciatori professionisti precedentemente testati ed abbiamo sviluppato i grafici di controllo dei cardiofrequenzimetri, derivati dalle esercitazioni specifiche, rapportandoli ai grafici costruiti sugli allenamenti di carattere settoriale. Potenza aerobica Abbiamo valutato il rapporto

esistente tra una serie di 5 ripetute di 1000 metri, eseguite in pista datletica, e lo svolgimento di un possesso palla tra due squadre di 9 giocatori ciascuna su tutto il campo, con obbligo di giocare a coppie fisse, con numero di tocchi fisso (tre), per un tempo di 25 minuti (frazionato in due tempi di 15 e 10 minuti). Resistenza alla velocit Vai e vieni su 20 metri, due serie di 6 ripetizioni, recupero incompleto. Partita rugby 3:3 in un campo di 40x20 metri, tempo di lavoro 2 minuti, tempo di recupero 3 minuti, 2 ripetizioni. Esercitazione 3:1 in un quadrato di 10 metri, tempo di lavoro un minuto, tempo di recupero tra le 4 ripetizioni 45 secondi, tempo di recupero tra le 2 serie 5 minuti. Partita pressing 4:4 in campo di 45x25 metri con portieri. Tempo di lavoro 2 minuti, recupero tra le 3 ripetizioni 2 minuti. Velocit Esercitazioni di rapidit neuromuscolare con la palla, a coppie, a tre, a quattro. Sprint psico-cinetici di 10, 20, 30 metri. Si svolge una circolazione della palla senza avversari a 3-4 squadre seguendo una sequenza di colori predeterminata, al comando dellallenatore si esegue lo sprint andando ad attaccare dei cinesini del colore chiamato, posti alle distanze volute. Qualit tecniche Esercitazioni tecniche singole, a coppie, a tre, di gruppo in spazi ristretti. Esercitazioni tecniche specifiche per ruolo con squadra disposta sul campo, con contrapposizione o libere.

PARTE SECONDA: LA RESISTENZA Potenza aerobica Lesercitazione del possesso palla 9:9 a tutto campo con coppie fisse, per una durata di 25 minuti, (suddivisi in due tempi di 15 e 10 minuti con una pausa tra i due tempi di 4 minuti) procura lo stesso carico di lavoro delle ripetute di 1000 metri, mantenendo un valore di frequenza cardiaca intorno al valore di soglia anaerobica. In questa esercitazione, come del resto in tutte quelle di carattere specifico, diventa molto importante modulare il carico in maniera uniforme per tutti i giocatori. Limitare il numero dei tocchi, in questo senso, evita il formarsi di coppie che mantengano il possesso pi a lungo di altre. Inserire, inoltre, alcuni accorgiimenti come, ad esempio, attribuire un punto alla squadra che effettua un numero stabilito di passaggi di squadra, o che raggiunge la linea di fondo del campo avversario con un giocatore con la palla al piede permette sempre di coinvolgere tutte le coppie e, quindi, tutti i giocatori in modo continuativo nel lavoro. Questo lobiettivo primario dellesercitazione al fine di migliorare la qualit fisica. Da quanto detto, ci sembra estremamente significativo riuscire a riprodurre gli effetti allenanti dal punto di vista organico con (*) Tesi di fine studio del corso Master di abilitazione ad allenatore professionista di prima categoria 1994/95.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

Fig. 1
240 220 200 180 160 140 120 100 80 60 40 20
15: 51: 26 15: 59: 50 16:08:15 16:16:33 16:25:04

Spesa di energia Kca. Fc mass. 191 Fc min. 120 Fc med. 170 Fuls: 5746
FILTRO 01 16:33:29

Fig. 2
240 220 200 180 160 140 120 100 80 60 40 20
15:21:42

Spesa di energia Kca. Fc mass. 190 Fc min. 78 Fc med. 151 Fuls: 6347
FILTRO 01 15:30:02 15:38:22 15:46:43 15:55:03 16:03:23

3'57''

3'49''

3'42''

3'59''

3'43''

con velocit rispettivamente di 357, 349, 342, 359, 3.43, e comparare il carico delle ripetute con quello dellesercitazione specifica. Nelle ripetute abbiamo avuto una f.c. massima di 190, una f.c. minima di 78, con una f.c. media di 151 (figura 1, figura 2). E importante notare come nelle ripetute si sia tenuta sempre una velocit che rappresenta il 100% del carico richiesto per il tipo di allenamento voluto. Abbiamo inoltre ottenuto un carico di lavoro complessivo del tutto simile e molto comparabile a quello ottenuto nellesercitazione specifica. Possiamo quindi assolutamente definirlo unallenamento di potenza aerobica, con i grandi vantaggi di essere unallenamento che riproduce e richiede le stesse situazioni e quindi gli stessi movimenti della gara. Resistenza alla velocit Analizzando la partita di calcio abbiamo verificato che i calciatori producono il massimo carico di lavoro, attraverso una serie di scatti eseguiti ad alta intensit, su distanze variabili dai 5 metri fino a sopra i 30 metri con recuperi variabili. E altres provato che il massimo carico interno, per un calciatore, avviene quando in possesso di palla viene pressato. Alla luce di quanto detto, il tipo di allenamento che tenda a sviluppare la qualit in esame deve prevedere una serie di scatti eseguiti alla massima velocit, su distanze tipiche della gara (5, 10, 20 e 30 metri) con recuperi incompleti. Noi abbiamo misurato un allenamento finalizzato a questo obiettivo (vai e vieni sui 20 metri, due serie di 6 ripetizioni, con recuperi incompleti) e lo abbiamo comparato ad una serie di esercitazioni

una esercitazione che ha tutti i caratteri specifici della gara, rispetto ad un allenamento tipico magari di altre discipline, ma che prevede tipi di corse, distanze e situazioni del tutto estranee a quelle che poi si ritrovano in una partita di calcio. I caratteri specifici dellesercitazione in esame sono facilmente visibili: ricerca costante dello smarcamento, capacit di gestire il pallone in situazioni di pressione, ricerca del dribbling, visione periferica del gioco e, di conseguenza, capacit di scegliere la soluzione ottimale in ogni momento, sia per lobbligo dei tocchi, sia per la possibilit di segnare il punto con i passaggi di squadra. Inoltre sviluppo, per la squadra che non in possesso di palla, delle capacit di marca4

mento individuale, di quelle relative al saper temporeggiare e al non subire il dribbling. Il carico fisico dellesercitazione che vuole sviluppare la potenza aerobica, pu essere facilmente visibile dai dati raccolti su di un giocatore professionista. Il giocatore ha unet di 20 anni, ruolo centrocampista, max vo2 54.00 ml/Kg/m, frequenza massima utilizzabile 201. Nellesercitazione ha riportato una f.c. massima di 194, una f.c. minima di 120 con una f.c. media di 170. Questo giocatore ha una velocit di corsa consigliata sui 1000 metri di 355, ed interessante valutare il carico di lavoro ottenuto su 5 ripetute di l000 metri; recupero di 3 minuti tra le prove,

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTOnon

Fig. 3
240 220 200 180 160 140 120 100 80 60 40 20
15:51:26 15:59:50 16:08:15 16:16:33 16:25:04

Spesa di energia Kca. Fc mass. 206 Fc min. 104 Fc med. 143 Fuls: 5643
FILTRO: 01 16:33:29

con la palla, quindi pi specifiche, che hanno provocato lo stesso carico di lavoro del vai e vieni. Lintendimento principale quello di proporre tipologie allenanti per la resistenza alla veloclt che abbiano il carattere della massima specificit e che quindi non possono non prescindere, in riferimento a quanto detto prima, dalluso di situazioni dove sia preminente il rapporto uomo palla e avversario. Le tre esercitazioni proposte sono state scelte in relazione anche a precise richieste di addestramento tattico. ESERCITAZIONI Esercitazione 3:1 in quadrato di 10 metri, tempo di lavoro un mimuto, tempo di recupero 45 secondi. Tre giocatori si passano la palla giocando ad uno o due tocchi, spostandosi sempre agli angoli del quadrato, preoccupandosi di mantenere il possessore di palla in posizione centrale rispetto agli altri due. Un quarto giocatore deve cercare di conquistare la palla allinterno del quadrato, andando continuamente in pressione sulla palla. A1 termine del

minuto si invertono le posizioni del giocatore allinterno con uno degli esterni, fino a che tutti i giocatori abbiano eseguito la fase di pressione allinterno. Lallenamento richiede un continuo ed intenso movimento sia dei giocatori che fanno il mantenimento palla, sia di quello che deve conquistarla. E importante avere molti palloni a disposizione per mantenere lintensit di azione elevata. Si sono registrate frequenze cardiache elevate, sopra il valore di soglia anaerobica, con recuperi (nei 45 secondi) incompleti, che provocano un accumulo di lattato rilevante a livello muscolare. Anche questa unesercitazione molto specifca, in quanto richiede capacit di precisione e rapidit nel mantenimento di palla ed abitua allo smarcamento continuo, presuppone, inoltre, un grossa carica agonistica ed unappropriata scelta del tackle nella fase di riconquista. Partita rugby 3:3 in campo di 40x20 metri, tempo di lavoro 2 minuti, tempo di recupero 3 minuti. Le due squadre si affrontano giocando a tocco Iibero, si segna un punto direttamente riuscendo a portare la palla sulla linea di

fondo campo della squadra avversaria oppure riuscendo, dalla propria met campo, a raggiungere con un lancio lungo un quarto compagno che si trova oltre la linea di fondo campo avversaria e questi arresti la palla di prima intenzione. E evidente che le possibilit di segnare un punto costringono i giocatori non in possesso di palla ad effettuare una pressione individuale nella met campo avversaria ed unazione continuata di pressing anche nella propria met campo, dove possono sfruttare anche le possibilit del fuorigioco. I giocatori in possesso di palla devono essere molto abili e rapidi nella circolazione della palla, nonch nella ricerca dei dribbling o di soluzioni adeguate per segnare che possono essere o il lancio lungo o lo scambio a triangolo col compagno. Il lavoro richiede molta intenslt per entrambe le squadre. Devono essere disponibili, a bordo campo, i palloni per poterli sostituire rapidamente quando uno di questi esce dal campo. I giocatori testati durante questo tipo di allenamento hanno quasi sempre mantenuto, nei due minuti di lavoro, una frequenza cardiaca superiore al valore di soglia anaerobica. In questo contesto importante riuscire a mantenere la continuit di azione e di gioco mentre, oltre il tempo stabilito, abbiamo rilevato un notevole decremento di prestazione e un affaticamento molto marcato. Lesercitazione ha i connotati di un ottimo allenamento per la resistenza alla velocit (le ripetizioni vanno modulate in base al tipo di seduta in cui sono inserite ed ha un carattere di specificit evidente in quanto presenta tutte le situazioni di gara sia in fase di possesso 5

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

Fig. 4

Fig. 5 1 2 3

Fig. 6

4 3 1

30 metri 2

di palla, sia in fase di non possesso (figura 3). Partita pressing 4:4 in campo di 45x25 metri con portieri. Tempo di lavoro 2 minuti, recupero tra le ripetizioni 2 minuti. Le due squadre si affrontano in un campo ridotto con la met campo delimitata e i portieri che difendono due porte regolamentari. Si gioca a tocco libero con lobbligo di superare la met campo dopo tre passaggi di squadra e non consentito passare la palla al proprio portiere. Lo sviluppo del gioco richiede alla squadra difendente una pressione continua sulla palla per evitare, date le dimensioni del campo, che gli avversari possano concludere in porta anche dalla loro met campo. Lesercitazione presuppone lesecuzione di movimenti di squadra nella fase di riconquista della palla, con diagonali, raddoppi di marcatura, movimenti tipici della marcatura a zona o ad uomo (a seconda degli intendimenti propri dellallenatore), nonch velocit e rapidit di esecuzione, nella fase di possesso di palla. ll tutto comporta, quindi, una grande intensit di lavoro. I giocatori valutati, nellesercitazione, hanno riportato frequenza cardiache quasi sempre superiori al valore di soglia anaerobica, riuscendo a mantenerle per il tempo stabilito di due minuti. Al di sopra di questo tempo, il valore prettamente 6

fisico dellesercitazione scade; ripetendo per lesercitazione a distanza di due minuti per un certo numero di ripetizioni (da tre a sei) il carico complessivo assume il carattere specifico dei classici allenamenti di resistenza alla velocit, effettuati con corse rettilinee e senza palla. PARTE TERZA: LA VELOCITA La velocit del calciatore Tale dote, intesa in senso stretto, esprime la capacit di realizzare la massima velocit su distanze che vanno dai 30 ai 60 metri. Nel calcio, la necessit di spostarsi alla massima velocit per tratti cos lunghi abbastanza infrequente, soprattutto quando si in possesso di palla. Nel calcio, la velocit pura molto meno importante che non la capacit di accelerazione e la rapidit, intesa come capacit di compiere nel minor tempo possibile un gesto con una o pi variabili. Laccelerazione dipende direttamente dai valori di forza, mentre la rapidit si collega ai fondamentali tecnici. Da essa dipende lefficacia del dribbling, dei passaggi fintati, delle corse con la palla al piede, dei tiri in porta, eccetera. In questottica, il presente lavoro vuol prendere in esame la possibilit di sviluppare la velocit del calciatore, proponendo mezzi allenanti, specifici della disciplina, riferiti al migliorarimento della

rapidit, con la consapevolezza che non meno importante risulta il miglioramento della capacit di accelerazione e, quindi, dei valori di forza. La rapidit comprende anche il tempo necessario alla soluzione di un problema. Non dimentichiamo che il calcio sport di situazione e, da quanto detto, assume rilevanza il tempo che intercorre dalla proposizione dello stimolo allinizio della risposta muscolare; il tempo di latenza dipende dalla mobilit dei processi nervosi e dalla capacit di anticipazione della soluzione. Alla luce di questa premessa, diventa molto significativo ricercare il miglioramento di velocit calcistica, attraverso esercitazioni di rapidit in situazioni di gara e che stimolino i processi nervosi e lanticipazione del movimento. ESERCITAZIONI Esercitazioni di rapidit muscolare con la palla Scatti contrapposti alla ricerca del gol: due giocatori si dispongono seduti uno di fronte allaltro ad una distanza di 30 metri. Ognuno di loro deve segnare in una miniporta posta alla propria sinistra. Il pallone viene situato nel mezzo. Al fischio dellallenatore ognuno dei giocatori, dopo essere balzato in piedi, deve cercare di raggiungere per primo la palla. Dei due, quello in anticipo (con un solo tocco a

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

disposizione), deve segnare, mentre quello in ritardo deve evitare di subire il gol (figura 4). Progressioni sui 40-50 metri con spostamenti alternati in sovrapposizione: due giocatori, sempre ricercando la massima velocit, corrono in sovrapposizione ricevendo il pallone che viene toccato a uno o due tocchi. Colui che passa la palla, dopo il calcio, si sposta in diagonale, in modo da farsi recuperare dal compagno, senza peraltro dover diminuire la velocit di corsa (figura 5). Passaggi a tre di dai e segui con scatti massimali: tre giocatori si dispongono agli estremi di una ipotetica retta di 15 metri (2 da una parte e 1 dallaltra). Uno dei due calcia la palla a quello che gli sta di fronte, per poi sovrapporsi a questo con uno scatto massimale. Il ricevente, a sua volta, dopo aver toccato iI pallone di prima, scatta nellaltro senso ripetendo lazione precedente (figura 6). Passaggi a quattro di dai e segui con scatti massimali e conduzione palla: quattro giocatori si dispongono agli angoli di un quadrato di 15 metri di lato. Il giocatore in possesso di palla effettua un passagigio in diagonale e segue la palla con uno scatto massimale; il secondo giocatore che riceve la palla esegue un passaggio lungo il lato del quadrato e segue, sempre alla massima velocit, la palla che arriva al terzo giocatore. Questi effettua di nuovo un passaggio sulla diagonale, seguito da uno scatto, al quarto giocatore, il quale conduce la palla alla massima velocit, lungo il lato del quadrato andando a raggiungere la posizione iniziale del primo giocatore, dove si inizia un nuovo giro. Tutte le esercitazioni elencate richiedono lesecuzione fatta a

velocit massimale, i tempi di recupero devono essere completi tra una ripetizione e laltra. Questo tipo di allenamento ha come obiettivo lo sviluppo della capacit di accelerazione e della rapidit in situazioni dove richiesto luso della tecnica, nei passaggi, negli stop, nella conduzione della palla, nei tackle. Lallenamento in questione si presta anche allo studio della valutazione dei tempi di esecuzione, nonch della combinazione di varianti tattiche (dove e quando correre). Sprint psico-cinetici di 10, 20, 30 metri. Si delimita un campo di 40x20 metri. con dei cinesini di colore diverso posti a 5 metri di distanza luno dallaltro. I giocatori sono divisi in 3-4 squadre e si svolge una circolazione della palla senza avversari seguendo una sequenza di passaggi predeterminata, in base ai colori delle squadre. Al comando dellallenatore (acustico o visivo), ogni giocatore effettua uno scatto sul cinesino del colore della sua squadra o di quello della squadra che lo precedeva o anticipava nella sequenza del possesso di palla; oppure effettua una serie di scatti continuati sui cinesini chiamati a voce dallallenatore. In questo allenamento, si ricerca il miglioramento della velocit calcistica attraverso esercitazioni di rapidit neuro-muscolare che stimolino, in situazioni di gara, i processi nervosi di eccitazione e le capacit di orientamento e di anticipazione del movimento. PARTE QUARTA: LE QUALITA TECNICHE La tecnica calcistica I fondamentali tecnici sono ben conosciuti e ben catalogabili, non bisogna, per, incorrere nel

rischio di intenderli come una sorta di abilit ripetitiva e dobbiamo prestare lattenzione su un argomento che spesso viene sottovalutato: la imprevedibilit del gioco. Nel calcio esiste limpossibilit di proporre delle tecniche (ci riferiamo ai gesti tecnici e non ai movimenti di squadra) che rientrano in canoni rigorosamente fissi, poich i gesti fondamentali si associano a delle altre variabili, come calciare la palla in piena corsa o da fermo, o quando si pressati dallavversario. Di conseguenza, la variet del gioco rende improponibile la fissazione di regole di tecnica calcistica che siano rigorosamente definite. Nella pratica usuale dellinsegnamento calcistico, ci si preoccupa di far comprendere al giocatore quella che dovrebbe essere la tecnica perfetta. Come conseguenza, le esercitazoni tecniche si fermano al concetto che la sola ripetizione sistematica sia allenante. In pratica, i giocatori vengono invitati a palleggiare o a calciare la palla, senza porsi i motivi basilari che risiedono al successo del gesto tecnico. Spesso ci dimentichiamo di un dato tanto evidente quanto importante: il calcio uno sport di situazione. Ci sta a significare che non vi pu essere una tecnica sempre corretta o sempre errata. La tecnica corretta si deve calare neI contesto della situazione del gioco. Da questa visuale, la tecnica calcistica va intesa come il rapporto giocatore-palla pi conveniente in funzione di uno scopo di gioco. Occorre per completare questa definizione e collocare la tecnica, oltrech nella sua realt di situazione, nella realt dinamica del gioco. A prima vista, comprendiamo che il livello qualitativo dei fondamentali tecnici non si espri7

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

Fig.7

Fig.8

me tanto in una sterile esibizione di classe e di eleganza in situazioni da fermo, bens valutabile in due circostanze strettamente legate al gioco, che sono: la capacit di eseguire i fondamentali alla massima velocit di spostamento, la velocit della traiettoria della palla che dobbiamo controllare. Ci una conseguenza del dato che quando i giocatori compiono una qualsiasi esecuzione tecnica durante la partita, devono fare i conti con gli avversari e, quindi, devono riuscire a superarli giocando iI pallone in velocit e da condizioni disagiate (come durante il contrasto e il pressing). Per gli stessi motivi, chi passa la palla per eludere lintercettamento degli avversari nei momenti strategicamente pi importanti deve imprimere alla stessa una notevole veliocit. In questo modo, per, evidente che aumentano i problemi di controllo del pallone per il compagno che lo riceve. Oltre a questi fattori, occorre ricordare che la tecnica soggettiva. Ci corrisponde a dire che ogni individuo ha delle proprie capacit coordinative e delle proprie risorse biomeccaniche e, quindi, leve di proporzioni diverse, unitamente a diversa forza e 8

mobilit muscolo-articolare. Ogni giocatore ha una individuale interpretazione della tecnica, quindi dobbiamo proporre ai giocatori, in fase di allenamento, non un gesto stereotipato, ma una concezione del gesto tecnico. Ci sta a significare che il calciatore deve essere educato ed addestrato a ricercare la tecnica che pi conveniente in relazione alla situazionalit e alle sue qualit fisiche e percettive. In altre parole, i fondamentali inseriti nel contesto di situazione della partita, investono le capacit percettive ed intelletive nella loro totalit. Di queste dobbiamo sottolineare lanticipazione, con la quale si intende la dote che consente ai giocatori, in misura pi o meno precisa, di valutare in anticipo la percezione della traiettoria del pallone, la percezione dello spostamento del proprio corpo e la percezione del movimento dellarto calciante. Lanticipazione si collega con tutti i fondamentali di gioco e da essa scaturisce quello che viene comunemente definito tempismo. Nellottica che abbiamo indicato, il problema dello sviluppo delle qualit tecniche va affrontato attraverso lottenimento di 4

scopi: - attivazione della valutazione anticipata delle traiettorie; - sviluppo della capacit di movimento anticipato: incrocio corpopalla; - attivazione della scelta di tempo nel gesto tecnico finale: avviene coordinando larto calciante con la traiettoria (scelta dellimpatto); - attivazione della sensazione della lunghezza dellarto calciante che si muove. Nel perseguire questi scopi in pratica agiremo in modo da: - discriminare la traiettoria di arrivo della palla; - discriminare lo spostamento del proprio corpo, ricercando il massimo anticipo di posizionamento; - discriminare lo spostamento del proprio corpo in relazione alla traiettoria della palla, aumentando le elaborazioni mentali precedenti il tocco. ESERCITAZIONI Le proposte di addestramento tecnico che prenderemo in esame sono riferite a tutti i fondamentali tecnici (escluse la tecnica del portiere e la rimessa laterale). Si trat-

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


ALLENAMENTO

Fig.9

Fig.10

Fig.11

Fig.12

ta di esercitazioni tecniche singole, a coppie, a tre, a quattro e di gruppo. Esercitazioni per calciare Obiettivi: attivazione della percezione anticipata delle traiettorie ed incrocio del corpo con le stesse. Come noterete, qualche esercizio viene proposto in diversi contesti. Evidentemente, mediante lo stesso esercizio, possiamo attivare differenti qualit percettive e coordinative. Entrambe stanno alla base della correttezza dellesecuzione tecnica. Nei rispettivi contesti varia non tanto lesecuzione del calcio, ma la profusione di impegno e concentrazione da parte del

calciatore nei diversi momenti che costituiscono il gesto e, quindi, variano gli effetti allenanti. Calcio con giro intorno al cono. Il partner crossa la palla in direzione del compagno. Questultimo, una volta che il pallone in volo, compie a tutta velocit un giro di corsa intorno al cono posto di fianco a lui e quindi scatta in direzione della palla per calciarla in una porta piccola in due tempi. In questo esercizio lavvicinarsi al pallone viene reso molto pi complesso rispetto alla situazione reale. Ci stimola la percezione anticipata della traiettoria, oltre la rapidit finale di esecuzione. In altri termi-

ni, si rende lelaborazione pi difficile rispetto al fondamentale in s. Variante I: con due coni (a sx e dx) quando Ia palla in volo lallenatore chiama sinistra o destra e consecutivamente il giocatore fa il giro a dx o sx. In questo modo si richiede al calciatore una variabile situazionale. Variante II: si pu stabilire che la palla, anzich stoppata, deve essere calciata di prima verso la porta (figura 7). Tocchi di prima I giocatori si dispongono a coppie e si passano la palla calciando di prima con linterno del piede o con il collo piede. 9

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Fig.13

Fig.14

Concentrazione: sulla percezione anticipata della traiettoria e sul corretto posizionamento del corpo in riferimento al pallone. Anche se si tratta di un esercizio estremamente semplice, i giocatori devono profondere un impegno assoluto nel gioco di gambe precedente il tiro, altrimenti questi non ha valore allenante (figura 8). Dai e segui a tre I giocatori si dispongono allestremit di unipotetica retta di 20 metri. Due da una parte e uno dallaltra. Il giocatore con la palla inizia lesercizio calciando in direzione del compagno e a seguire si sovrappone dietro a lui. Lesercizio prosegue nella medesima sequenza e, ogni volta che viene effettuato il passaggio, i calciatori si sovrappongono al ricevente (figura 9). Colpire la palla in avanzamento A coppie, uno esegue lesercizio, laltro fa da partner. Questultimo calcia la palla in direzione del compagno, il quale deve correre alla massima velocit verso il pallone per calciarlo di prima. Lobiettivo quello dellattivazione dellincrocio sul pallone in avanzamento (figura 10). 10

Colpire la palla indietreggiando Lesercizio si svolge in modo opposto al precedente; il partner calcia il pallone verso il compagno con traiettoria a parabola, che per essere colpita di piede richiede un immediato arretramento. Varianti: a) colpire la palla spostandosi in arretramento, oppure b) voltarsi allultimo momento per colpire la palla. Questultimo tipo di esecuzione devessere ripetuto girando sia a destra che a sinistra. Palla tennis a coppie I giocatori devono passarsi la palla sopra la rete facendole compiere un solo rimbalzo. Lesercizio impone una continua percezione anticipata della palla ed un continuo adattamento coordinativo palla-corpo. Leffetto allenante molto superiore che non utilizzando dei rimbalzi liberi, perch lesercizio richiede lo spostamento del corpo in funzione dei rimbalzi (figura 11). Partita calcio-tennis Dopo aver abbassato la rete del campo di pallavolo ed utilizzando le linee dello stesso, i calciatori disputano una minipartita di tre

contro tre o due contro due. Essi utilizzano le regole del tennis, con la variante che il pallone deve sempre fare un tocco a terra prima di essere colpito e che si possono fare tre passaggi di squadra al volo (figura 12). Calci con percezione laterale In partita, la situazione pi frequente in cui i giocatori ricevono la palla e, quindi, ne devono percepire la traiettoria, proprio quella trasversale. Il giocatore si dispone di fianco al partner. Questultimo lancia la palla al compagno che la ricalcia rimanendo in posizione laterale fino allultimo momento. In altri termini, colui che colpisce la palla rimane di fianco rispetto alla traiettoria della palla sino a quando non ha collocato a terra il piede di appoggio. Solo in quel momento, effettuando perno sullo stesso piede di appoggio, ruoter con tutto il corpo e colpir la palla in direzione del partner, oppure inviteremo a calciare verso un secondo partner o verso un bersaglio come una miniporta. Lo stesso esercizio va eseguito sia col piede sinistro che col piede destro, con traiettorie provenienti sia da

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Fig.15

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Fig.17

Fig.18

destra che da sinistra per ogni piede. Obiettivi: percezione e incrocio sulle traiettorie laterali e attivazione della bilateralit motoria. In pratica lesercizio si presenta nelle quattro seguenti varianti: a) calcio di destro con traiettoria proveniente da sinistra; b) calcio di destro con traiettoria proveniente da destra; (figura 13) c) calcio di sinistro con traiettoria proveniente da sinistra; d) calcio di sinistro con traiettoria proveniente da destra. Tiro in porta chiamato Dopo aver stabilito se i tiri devono essere indirizzati sul primo o sul secondo palo, il gio-

catore calcia in rapida successione 10 palloni che il partner gli lancia con le mani. Lesercizio va svolto secondo le 4 varianti che abbiamo indicato in precedenza a), b), c), d). Evidentemente, secondo la sensibilit del partner, occorrer che queste varianti siano proposte con difficolt appropriate. Obiettivi: susseguenti adattamenti della posizione del corpo con la traiettoria della palla, in riferimento alla ricerca di precisione desecuzione in tempo ridotto (figura 14). Capovolta e tiro a rete Un partner crossa verso il giocatore; questultimo, dopo aver

valutato la parabola della palla, deve compiere una capovolta in avanti e calciare al volo verso la porta. Obiettivi: il calciatore costretto dalla situazione ad anticipare mentalmente la traiettoria della palla, vale a dire che lesasperata anticipazione della traiettoria indispensabile per la riuscita dellesercizio (figura 15). Salto laterale dellostacolo e calcio Due partner si dispongono a circa 15-20 metri di distanza con palla al piede. Dinanzi al partner si colloca un ostacolo. Il giocatore che compie lesercizio deve percorrere in vai e torna la distanza per colpire la palla cal11

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Fig.19

Fig.20

ciata dai compagni. Ad ogni passaggio, il giocatore deve saltare lostacolo che posto nel mezzo del suo percorso. Obiettivi: aumento della complessit della fase di incrocio per quanto riguarda il gioco di gambe, che permette al giocatore di posizionarsi con rapidit e precisione rispetto al pallone che deve calciare e conseguente attivazione nella valutazione anticipata delle traiettorie della palla (figura 16). Chiamare la parabola Un compagno crossa in direzione del partner il quale, pi rapidamente che pu, deve anticipare col suo spostamento la traiettoria della palla. Mentre il pallone in volo, lallenatore f un fischio e il giocatore deve fermarsi, poich non gli pi concesso di fare degli ulteriori passi. Quindi, da quella posizione, senza poter muovere il piede di appoggio, cercher di calciare la palla (sempre se possibile) verso una miniporta. Obiettivi: anticipazione delle parabole (figura 17). 12

Esercitazioni per larresto della palla (stop) Stop di interno piede Un giocatore calcia la palla tesa e abbastanza forte al compagno, mirando alla pancia dello stesso. Il compagno deve flettere la gamba e stoppare con linterno del piede e, se necessario, deve anche compiere uno stacco in elevazione. Stop calibrato ad un terzo giocatore Un partner crossa verso il compagno il quale deve arrestare la palla mediante uno stop che giunga esattamente sui piedi di un secondo partner che si trova a 2-3 metri di distanza da questo Obiettivi: la funzione dello stop generalmente solo quella di ammortizzare la palla. Ora, se noi dobbiamo stoppare un passaggio e contemporaneamente regolare la lunghezza e la traiettoria del tocco, ci equivale non solo a compiere la funzione di ammortizzazione della palla, ma contemporaneamente richiede la regolazione della respinta in funzione della visione periferica.

Comprendiamo quindi che il presente esercizio possiede valore allenante in relazione alle qualit di senso-percezione, che sono basilari nella tecnica calcistica (figura 18). Stop di controbalzo Lo stop di controbalzo, oltre ad essere molto conveniente in numerose situazioni di gioco, un esercizio di per s molto importante nello sviluppo della capacit di incrocio (e ancora prima di anticipazione delle traiettorie) sul pallone. Stop in vai e torna Due partner si dispongono ognuno con palla al piede a circa 15 metri di distanza. Quindi lanciano la palla con anticipo sulla corsa del compagno, il quale deve stoppare di controbalzo il pallone e restituirlo con un secondo tocco. Stop in vai e torna con rotazione di 180 gradi Lesercizio corrispondente al precedente, con la differenza che ora si dispone di un solo pallone anzich di due. Inoltre il

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Fig.21

Fig.22

Fig.23

giocatore deve stoppare compiendo nello stesso momento una mezza rotazione. In questo modo, al termine dello stop, lo stesso si deve trovare con la palla rivolto verso la direzione opposta alla sua corsa; a quel punto calcia la palla allaltro partner, che gliela rimander come in precedenza (figura 19). Stop di petto alzato e schiacciato Un partner calcia la palla al compagno in modo pi o meno teso e pi o meno forte. Laltro deve scegliere se pi conveniente stoppare col sistema alzato o schiacciato. Nel primo caso la palla deve essere mantenuta in volo e lo stop devessere seguito da alcuni

palleggi. Nel secondo caso il busto si deve inclinare in avanti in modo da rimandare la palla a terra e controllarla immediatamente. Come evidente, il primo tipo di stop conveniente su palloni che hanno una traiettoria con parabola accentuata, mentre il secondo risulta pi naturale su palloni con traiettoria tesa e che quindi devono essere schiacciati a suolo mediante linclinazione del busto. Obiettivi: esercizio molto importante per lo sviluppo delle qualit percettive e orientative di base (figura 20). Stop di ginocchio Sarebbe pi corretto definirlo stop di coscia, poich proprio sulla coscia che si pu stoppare la palla con successo. I giocatori devono sperimentare come risulta il rimbalzo in relazione alla superficie di contatto, che va dalla parte distale a quella prossimale della coscia, e in relazione allangolo di flessione della coscia sul bacino nel momento dello stop (figura 21). Stop della palla lanciata da dietro A coppie un giocatore lancia la palla oltre il compagno che si trova di spalle. Questultimo,

dopo aver visto la palla che lo sta superando, esegue lo stop con il collo del piede (figura 22). Esercitazioni per il dribbling, la guida della palla, il contrasto Il dribbling lazione mediante la quale il giocatore con palla al piede cerca di superare lavversario. Da un punto di vista percettivo, tutti i dribbling hanno un denominatore comune: la capacit di cogliere lavversario in controtempo. Questo obiettivo sottintende tre capacit di orientamento che devono essere stimate contemporaneamente: lorientamento di se stesso in rapporto con: il pallone, lavversario, lorientamento percepito dalla situazione dellavversario. Le esercitazioni per attivare il dribbling e la guida della palla devono, da un lato, migliorare il controllo di palla e, dallaltro, stimolare il giocatore a percepire la sensazione di sbilanciare lavversario. Toccare la palla con: linterno dei piedi, alternando linterno con lesterno dello stesso piede; svolgere gli esercizi alla massima velocit. Eseguire gli esercizi precedenti correndo: in avanti, indietro, compiendo delle contemporanee 13

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Fig.24

Fig.25

rotazioni attorno a s. Fare lo slalom tra i coni nelle seguenti varianti: - con luso di un solo piede (quindi stimolando il tocco con linterno e con lesterno insieme); - con luso del solo internopiede (sia destro che sinistro); - con luso del solo esterno piede (sia destro che sinistro); - mantenendo la lateralit di spostamento. L8 tra due coni Compiere un 8 tra due coni mantenendo il busto rivolto sempre nella medesima direzione. In questo modo alterniamo continuamente il controllo di palla con spostamento nelle 4 direzioni fondamentali: in avanti, indietro, a destra e a sinistra (figura 23). Riguardo alla capacit di sbilanciare lavversario, che lessenza del dribbling, le uniche esercitazioni valide sono i giochi. O meglio, tutte le situazioni di gioco in numero ridotto, che consentono il frequente ripetersi delle reali situazioni di dribbling. Tra queste ricordiamo: luno contro uno; luno contro due, il due contro due, eccetera. Riguardo ai metodi di allenamento del contrasto, suggeriamo di usare la stessa strategia che 14

abbiamo indicato per il dribbling. Quindi, dalle situazioni di minipartite, prenderemo in considerazione i momenti chiave del contrasto al dribbling. Sarebbe improponibile lallenamento per i dribbling e i contrasti che non siano in situazione, poich proprio questi due fondamentali, con le relative finte e controfinte, sono una diretta espressione della fantasia e della creativit. Esercitazioni per il colpo di testa Se facciamo una comparazione del colpo di testa con i fondamentali di piede, cogliamo una evidente differenza in termini di senso-percezione. I calci hanno una maggiore capacit di adattamento rispetto alla traiettoria della palla, dato che gli arti inferiori possono agire ad una certa distanza dallasse longitudinale del corpo. Al contrario, nel tocco di testa per colpire la palla, richiesto lo spostamento di tutto il corpo. Questo minore raggio di movimento del colpo di testa diviene per un dato vantaggioso in sede di allenamento, poich i colpi di testa, come evidente, richiedono un pi preciso incrocio del corpo con la traiettoria della palla. In altre parole limpiego del colpo di testa in s attiva il

senso di anticipazione delle traiettorie. Tocchi di testa continui a coppie Colpendo in elevazione. Tocchi rimanendo uno di fianco allaltro. Obiettivi: attivazione dellincrocio sulle traiettorie da posizione laterale. Tocchi allindietro Un giocatore si dispone tra due partner e colpisce allindietro il pallone che gli viene gettato dal compagno a lui di fronte. Obiettivi: lesercizio si presta alla presa di consapevolezza del rapporto sensazione del tocco su di una certa regione del capo e traiettoria che ne deriva (figura 24). Tocchi in elevazione in avanti con palla che proviene da dietro Obiettivi: lesercizio attiva la percezione delle traiettorie provenienti da dietro, che richiedono un pi difficile incrocio con la parabola della palla (figura 25). Tocchi in elevazione con mezza rotazione in volo ll partner lancia la palla al compagno con parabola molto alta. Questultimo, con 2 o 3 passi di rincorsa, stacca da terra compiendo una rotazione di 180 gradi in

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volo e colpisce la palla con la nuca in direzione del partner. Obiettivi: questo esercizio permette di attivare la scelta di tempo immediatamente precedente il contatto con la palla. Tocchi in elevazione con rotazione completa in volo Corrisponde al precedente esercizio con la variante che il giocatore deve compiere una rotazione completa in volo, cos da ottenere nuovamente la frontalit verso il partner al momento del tocco di testa. Evidentemente, in questo esercizio la superficie dimpatto la fronte anzich la nuca. Obiettivi: attivazione della percezione anticipata delle traiettorie in riferimento al colpo di testa. Tocchi con girata in elevazione Il partner lancia la palla verso il giocatore, il quale, dopo aver compiuto lo stacco da terra, deve indirizzare con la massima forza il pallone verso laltro partner. Questo obiettivo richiede la torsione in volo del busto e in particolare la rotazione del capo ad opera dei muscoli del collo. Lesercizio va ripetuto nei due sensi. Colpire di testa a palla rimbalzata da dietro Un partner scaglia la palla al suolo, in modo che il rimbalzo superi il giocatore posto davanti. Questultimo, senza poter ruotare lateralmente la testa, una volta che vede la palla passare sopra di s, corre in avanti per toccare di testa la palla allaltro partner a lui di fronte. Quindi lesercizio si ripete nellaltro senso. In questo esercizio molto importante che

il partner faccia eseguire allaltro un esercizio che richiede il massimo impegno, ma sia pur sempre fattibile; diversamente lesercitazione scade a riguardo del suo valore allenante (figura 26).

Fig.26

Colpi di testa in tuffo Questi esercizi, oltre ad attivare il colpo di testa stesso, migliorano le doti acrobatiche in generale. Al fine di prevenire contusioni e il consolidarsi di inibizioni controproducenti, occorre utilizzare dei materassini o, per lo meno, delle superfici abbondantemente erbose. Una gradualit di proposte si rende necessaria con i giovani o con quei giocatori naturalmente schivi a tuffarsi. Quindi proporremo loro una sequenza di questo genere: - esercitazioni con caduta da posizione inginocchiata; - esercitazioni con cadute in piedi; - tuffo da fermo; - con tuffo dalla situazione in movimento. Esercitazioni tecniche specifiche per ruolo Come abbiamo visto precedentemente, lo sviluppo della tecnica calcistica va visto in funzione del miglioramenti delle capacit coordinative rapportate a quelle che sono le reali richieste situazionali della gara. In questo contesto, diventa importante completare il tipo di lavoro semplificato illustra-

to nel capitolo precedente, con delle esercitazioni di carattere pi complesso sia per quanto riguarda gli spazi dazione, sia il numero dei giocatori che occupano questi spazi. Pi semplicemente, lo stop del difensore per arrestare la palla ricevuta dal portiere con le mani e il successivo passaggio per iniziare unazione offensiva, un gesto tecnico estremamente semplice se riprodotto in un allenamento tra due soli giocatori, in zone di campo limitate e senza avversari in opposizione; diventa molto pi complesso se lo riportiamo sul campo regolamentare con la presenza degli avversari. Riteniamo oltremodo significativo addestrare i giocatori a specializzarsi ed allenarsi in quei gesti tecnici che pi frequentemente usano in gara. E quindi importante individualizzare lallenamento per ruolo, sempre, per, inserito nel contesto globale della situazione di gara. In altre parole, un difensore centrale sar impegnato molto di pi sui colpi di testa, nei contrasti o nei passaggi di disimpegno, piuttosto che nei cross dalle fasce laterali o nei dribbling, quindi il suo ruolo richiede, come del resto tutti gli altri, una ben definita specializzazione tecnica. Le esercitazioni da proporre, quindi, devono tenere in conside15

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razione i parametri di spazio e avversari, nonch, naturalmente gli intendimenti tattici propri della squadra. Lo spazio ovviamente quello del campo regolare, gli avversari saranno in opposizione pi o meno attiva, i gesti tecnici saranno, naturalmente, dettati dallallenatore in base appunto ai movimenti di squadra e alla disposizione tattica. Esercitazioni per reparto I giocatori suddivisi per reparto (difensori, centrocampisti, attaccanti) si dispongono sul campo nelle rispettive zone di competenza ed eseguono la tecnica tipica dei loro ruoli sia per quanto riguarda la fase di possesso, sia di non possesso di palla. A turno, i giocatori di un reparto fanno opposizione agli altri e viceversa. Ad esempio quattro difensori eseguono i fondamentali tecnici in funzione dello scorrimento di palla difensivo con lopposizione prima passiva e poi attiva di tre attaccanti. Esercitazioni per catene I giocatori si suddividono per catene. Ad esempio i giocatori di fascia destra (terzino, centrocampista, attaccante esterno) e eseguono i fondamentali tecnici in funzione dello sviluppo di unazione offensiva o difensiva, con lopposizione dei giocatori della catena di fascia sinistra. Esercitazioni di squadra Tutta la squadra disposta sul campo e si ripetono i gesti tecnici individuali in funzione dei movimenti globali della squadra. Ad esempio lallenatore chiama unazione (una sovrapposizione, un cambio di fronte, eccetera), i giocatori eseguono i fondamentali 16

tecnici in funzione di questa ed i movimenti tattici corrispondenti, con lopposizione, prima passiva e poi attiva, del gruppo di giocatori che non rientrano negli undici e che vengono disposti sul campo in modo da ostacolare lazione chiamata. Lopposizione diventa pi efficace se si pu disporre dellausilio di una squadra giovanile. Questa esercitazione rappresenta il diretto passaggio allallenamento tattico dove, per, la base di partenza deve essere sempre e comunque la completa padronanza del gesto tecnico. PARTE QUINTA: CONCLUSIONI Trasferibilit tra modello allenante e di gara. II tratto caratterizzante di ciascuna disciplina sportiva la prestazione, intesa come espressione delle capacit individuali e il rapporto tra lesecuzione e il risultato ottenuto. Pi propriamente, la prestazione rappresenta il grado di transferibilit di tutto ci che viene fatto in allenamento in funzione della gara, da qui limportanza determinante che assume la specificit dellallenamento. II calcio fondamentalmente un gioco di comunicazione, azione, collaborazione, emozione; in altre parole di situazione che ha come elementi siginificativi: - il pallone; - il terreno (spazio delimitato); - un obiettivo da attaccare; - i compagni che aiutano; - gli avversari che si contrappongono; - delle regole da rispettare; - un tempo di gioco definito. Per ottenere un buon transfert in funzione della gara e di conseguenza la massima prestazione,

nellallenamento devono essere presenti tutti gli elementi sopra indicati. Partendo da queste convinzioni, nel presente lavoro, si voluto evidenziare limportanza che assume lallenamento specifico e le conseguenti metodologie di applicazione, le quali devono tenere in considerazione un altro dato significativo e cio che, nel calcio, abbiamo un tempo di lavoro fisso e una quantit ed intensit di sforzo variabile. II modello di allenamento deve tenere presente questo dato e riferito alla struttura della gara (45 minuti di lavoro, 15 minuti di pausa, 45 minuti di lavoro) modulare lo sforzo nelle sedute in questottica, proponendo un diagramma di sforzo non parabolico (progressivamente crescente e decrescente), ma che abbia una prima fase di elevata intensit (pi o meno variabile), una fase di pausa, una seconda fase simile alla prima. In definitiva, questo lavoro vuole evidenziare limportanza e la necessit di costruire modelli di allenamento specifici partendo da unanalisi precisa di quelle che sono le richieste organiche, muscolari, intellettive ed emotive di una partita di calcio. In tal senso, le esercitazioni proposte contengono difficolt di esecuzione che provengono esclusivamente dalle situazioni-problema, individuate nella gara e riportate nellallenamento. Tutti gli esercizi elencati, pur nella diversit degli obiettivi che si prefiggono, nascono da una situazione-problema specifica del gioco del calcio. Su questa base possibile per ogni allenatore crearsi esercitazioni del tutto personali, soprattutto in relazione ai propri intendimenti tecnico-tattici.

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ATTUALIT

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI


di Mario Valitutti

l dibattito concernente un nuovo modello di gestione degli stadi viene da molto lontano e pu farsi risalire agli anni Venti, che segnarono il cambiamento della cultura dellimpiantistica sportiva con il passaggio dalla iniziativa privata alla municipalizzazione degli stadi. Infatti seguendo lindirizzo del regime dellepoca, che prevedeva la costruzione di impianti polisportivi aperti alla collettivit con pista per atletica, piscine e campi da tennis - sorsero, per iniziativa pubblica, il Littoriale di Bologna, lo stadio Moretti di Udine, il Filadelfia di Torino e il San Siro di Milano. Al modello polisportivo dellimpiantistica fascista vennero ricondotti la ricostruzione dello Stadio Nazionale di Roma che comprendeva piscine, un albergo per gli atleti, una palestra e sale per il pugilato, la lotta e la scherma e la realizzazione dello stadio Giovanni Berta di Firenze, progettato da Pier Luigi Nervi, uno dei pi prestigiosi esponenti dellarchitettura italiana contemporanea. Nei primi anni Trenta le grandi costruzioni sportive in cemento si estesero in tutta la penisola, da Trieste (il Littoriale) e Palermo (la Favorita), da Torino (il Benito Mussolini costruito in 180 giorni al posto del vecchio Stadium del 1911 demolito - singolare coincidenza con quanto si ipotizza per il Delle Alpi) a Catania (il Cibali), da Vicenza (il Menti), a Napoli (lAscarelli) e a Genova (il ristrutturato Marassi). E poi le migliaia di campi di gioco costruiti nella provincia italiana sul finire degli anni Venti, che segnarono il cambiamento della cultura dellimpiantistica sportiva con il passaggio dalliniziativa privata

Torino, Stadio delle Alpi

alla municipalizzazione degli stadi (nel 1930 si contavano 2405 stadi costruiti e gestiti dai Comuni). Il calcio italiano abbandonava, cos, il modello anglosassone fondato sulla propriet degli stadi da parte delle societ. Il dibattito sulla gestione degli stadi tornato di attualit negli ultimi anni in concomitanza con la definizione delle societ di calcio professionistiche quali societ di capitali con fine di lucro. In questo contesto lo stadio visto quale potenziale fonte di reddito attraverso il suo utilizzo non limitato alla gara domenicale, ma aperto ad attivit economiche e culturali con carattere di continuit. Un forte impulso in questa direzione stato dato dal c.d. decalogo Veltroni del febbraio 97. Infatti lallora vice presidente del Consiglio dei Ministri con delega per lo sport, a seguito del reiterarsi di gravi incidenti dentro e fuori degli stadi, convocava in data 27 febbraio 1997 un vertice sulla violenza a cui prendevano parte il Capo della Polizia, il

Presidente ed il Segretario Generale del CONI, il Presidente e il Vice presidente della FIGC, il Presidente della Lega Nazionale Professionisti, della Lega professionisti di serie C e della Lega Nazionale Dilettanti, i rappresentanti dellAssociazione Italiana Calciatori e dellAssociazione Italiana Allenatori di Calcio. In quelloccasione veniva varato un decalogo di proposte organiche da tradurre gradualmente in concreti interventi operativi. Le linee guida del decalogo si ispiravano al principio che non fosse possibile n utile procedere ad una blindatura degli stadi, che rafforzava lassioma stadio uguale violenza; ma piuttosto fosse pi conveniente puntare ad una riorganizzazione degli stadi intesi quali luoghi aperti con continuit ai tifosi ed alle famiglie, nei quali non si svolge solo levento calcistico domenicale ma anche una serie di iniziative sociali, culturali, economiche e di accoglienza. Nel corso del vertice emergeva con tutta evidenza lorientamento che, accanto al 17

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ATTUALIT

Roma, Stadio Olimpico

rafforzamento delle misure di prevenzione e di controllo, occorresse ripensare ad una pi continua e razionale utilizzazione degli stadi facendone la sede di attivit polifunzionali secondo il modello anglosassone. In quel contesto si convenne di istituire una Commissione rappresentativa di tutte le istanze istituzionali e sportive interessate, incaricata di formulare proposte concrete in materia. Il Gruppo di lavoro - che aveva il compito di individuare un nuovo modello di stadio inteso quale centro di aggregazione sociale, culturale ed economica - procedeva ad un approfondito monitoraggio sulla base di un questionario molto articolato inviato agli enti proprietari degli stadi ed alle societ di calcio. Nel questionario venivano richiesti dati sullo stato dellimpianto; sullorientamento dellente proprietario o gestore a mutare lattuale rapporto giuridico a favore della societ di calcio utilizzatrice dellimpianto; nonch sullorientamento delle societ di calcio ad assumere leventuale gestione economica dellimpianto con modalit da definire e concordare. Dalle risposte emergeva un orientamento pressoch unanime 18

di adesione al progetto di trasferire alle societ la gestione dello stadio (in concessione o in propriet) in maniera che esso diventi il luogo dincontro non solo dei tifosi, nel corso della settimana. Il consenso stato cos diffuso da creare un clima di aspettative e di singole iniziative da parte delle societ che occorre coordinare ed inquadrare in un nuovo assetto normativo che consenta la fattibilit del modello ipotizzato. Infatti, lo stato di obsolescenza degli impianti richiede opere sostanziali di ristrutturazione che presuppon-

gono, oltre che tempi medio-lunghi, soprattutto rilevanti finanziamenti. In proposito occorre anzitutto precisare che il concetto di privatizzazione di uno stadio non si riduce alla semplice vendita o cessione in uso dello stesso alla societ calcistica che ne fruisce in modo esclusivo o, comunque, prevalente. In una accezione pi completa, si deve intendere per privatizzazione la trasformazione del manufatto esistente al fine di consentire un uso pi complesso e completo, che lo renda compatibile con unampia gamma di destinazioni sportive, culturali, economiche e sociali. In tal modo limpianto potr assicurare le fonti di reddito necessarie al regolare assolvimento del finanziamento richiesto per il suo adeguamento. La societ di gestione dellimpianto, sia esso la stessa societ di calcio o altra societ appositamente costituita (societ miste enti locali-proprietari degli stadi), dovrebbe perseguire i seguenti obiettivi agendo secondo il modello del projet financing:

Milano, Stadio G. Meazza

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Bari, Stadio San Nicola

1) ottenere dallEnte proprietario dello stadio la cessione in uso pluriennale dellimmobile (o la cessione della propriet); 2) progettare una radicale trasformazione del manufatto realizzando spazi destinati ad attivit non solo sportive; 3) attuare il progetto di trasformazione dellimpianto ricorrendo anche a finanziamenti agevolati dellIstituto per il Credito Sportivo, in concorso con propri mezzi; 4) gestire con criteri manageria-

li limpianto trasformato, in modo da assicurare il ritorno dellinvestimento. In breve, si tratta di realizzare una operazione complessa nella quale lo spettacolo calcistico rivesta un ruolo preminente ma non esclusivo e che consenta ad una societ che operi con logiche imprenditoriali di conseguire il duplice obiettivo di gestire limpianto con criteri di economicit e di renderlo, contestualmente, fruibile socialmente per un periodo non limitato al singolo evento agonistico. Questa ipotesi stata sottoposta ad una prima

Napoli, Stadio San Paolo

verifica in un incontro, tenutosi presso la sede dellIstituto per il Credito Sportivo tra i membri della Commissione e rappresentanti delle Societ Bari, Milan, Juventus, Torino, Venezia, Pescara, Reggiana. Dal dibattito emersa una conferma dellinteresse dei club ad adottare, in tempi brevi, un nuovo modello di stadio, nonch una disanima dello stato di avanzamento delle diverse iniziative. In questa direzione si stanno muovendo numerose societ: il Bologna ha stipulato una convenzione con il Comune che prevede la gestione diretta per 30 anni dello stadio; il Torino e la Juventus sono impegnate nella ricostruzione del Filadelfia e del Delle Alpi; il Milan e lInter stanno trattando con il Comune per la gestione diretta del Meazza; la Lazio e la Roma si muovono nella stessa direzione per quanto concerne lOlimpico ed il Flaminio. Corre lobbligo, tuttavia, di sottolineare come la Reggiana sia stata lantesignana in questo campo costruendo, in sinergia con il Comune, uno stadio di sua propriet. Il quadro che emerge da quanto sopra detto ancora incerto e confuso anche se non mancano segnali incoraggianti. Lazione promossa con il c.d. decalogo Veltroni, che aveva suscitato diffusi consensi ed annunci di iniziative concrete, a distanza di due anni sembra aver perso parte della sua spinta propulsiva. Lauspicio che, superate le inevitabili difficolt normative ed organizzative che hanno rallentato lavvio di molti progetti, lazione in questo campo possa essere ripresa coinvolgendo istituzioni statali e sportive. 19

i si trova sicuramente tutti daccordo nellaffermare che sarebbe, assai proficuo poter diagnosticare con largo anticipo, rispetto ai normali tempi di maturazione tecnica, che un dato soggetto, nel mostrare le proprie qualit, faccia intravedere e prevedere per lui un futuro sportivo dalta qualificazione. Una precoce diagnosi tecnica risulterebbe estremamente utile in primo luogo al giovane calciatore ed ai propri allenatori affinch gli fosse riservata una formazione differenziata relativamente alle sue caratteristiche; in secondo luogo permetterebbe a Societ pi organizzate che dirigere con pi attenzione ed incisivit le proprie risorse, sia economiche sia tecniche;

mente, sono presenti in et giovanile nel loro quadro attitudinale. Selezione non vuol dire eliminare Secondo una interpretazione pi appropriata del termine ci significa: - riconoscere; - far emergere; - differenziare; - salvaguardare le potenzialit individuali; - esaltare le attitudini. Secondo Glaber H. (1979) un talento sportivo colui che, in un determinato stadio evolutivo, si caratterizza per determinate condizioni e presupposti di carattere tecnico-tattico, fisico e psichico, i

SELEZIONE E PROMOZIONE DEL TALENTO CALCISTICO


terza prospettiva, infine, riservata ad alcuni settori federali, nel poter meglio programmare sia sul piano delle scelte, sia sul piano organizzativo, le proprie rappresentative a livello regionale e nazionale. E bene sottolineare, comunque, che lorganizzazione federale dedicata alla pianificazione dei programmi di selezione e concentramenti di vario livello a carattere competitivo, non rappresenta altro che una forma di servizio a favore delle Societ e dei loro operatori. Il termine selezione ha suscitato a volte non poche riflessioni di chi, forse per dovere istituzionale o perch convinto delle proprie tesi, difendeva giustamente la causa di uno sport a larga diffusione che dovrebbe accogliere e trattenere il pi possibile lenorme massa dei praticanti. Non ci sembra per di contraddire questa affermazione nel sostenere anche un programma differenziato per tutti coloro che, mostratono di possedere qualcosa in pi degli altri e che, quindi, richiedono un processo di sviluppo pi specifico e maggiormente adattato alle loro caratteristiche. Tutto ci per esaltare quelle qualit che, naturalmente e fortunataquali, con molta probabilit, lo porteranno, in un momento successivo, a raggiungere prestazioni di alto livello in un determinato tipo di sport. Kupper K (1993) mette in merito ulteriormente in evidenza come ...il talento sia un caso particolare dellattitudine. Altri ancora (Vanek 1970. Hahn 1976) affermano che il talento motorio si esprime nel fatto che i bambini apprendono i movimenti pi facilmente e con maggior sicurezza e rapidit; e che il talento sportivo manifesta una disponibilit superiore alla media a sottoporsi a programmi di allenamento e nellessere perseverante allo sforzo. Ulteriori caratteristiche che il talento dovrebbe possedere sembrano essere, oltre quelle tecnico-tattiche specifiche, anche: autocontrollo, capacit di tollerare le frustrazioni, doti di comprensione, osservazione e analisi, intelligenza motoria e creativit, stabilit psichica, capacit di controllo degli stress e disponibilit a lottare, acquisizione di ruoli e subordinazione alla squadra. E confermato da molteplici autori, e in tanti lavori presenti in letteratura, che un bambino che

riconoscere un possibile talento, occorrerebbe prendere in esame non solo la prestazione nei suoi FATTORI EREDITARI FATTORI AMBIENTALI aspetti globali, ma dovrebbe essere riservata identica considerazione anche ai fattori intrinseci che settorialmente la compongono. Con tale enunciazione si vuole evidenziare che, a parit di prestazione (valutata durante impegni agoniGIOVANE CALCIATORE stici) e di et anagrafica, coloro che presentano una maggiore et biologica, pi anni di allenamento in una scala di teorie definiscono le possibilit, massime e fattori della prestazione (antrodeterminano il livello prestazioni pometrici, fisici, tecnici, tattici) gi effettivamente raggiungibili per quel consolidati, offrono meno possibiraggiunto quadro genetico lit di sviluppo rispetto a quelli (raggiungibile) specifico. che dispongono, invece, di un quadro pi vicino alla norma dei coetanei o addirittura in ritardo su PRESTAZIONE CALCISTICA certe caratteristiche. Tale considerazione, logica nella sua definizio...la manifestazione del talento potrebbe dipendere dalla scelta dei contenuti, dei ne, ma anche spesso trascurata, si metodi e delle procedure utilizzate in relazione alle caratteristiche individuali. basa sul fatto che coloro i quali Ci potrebbe far ottenere, con pi frequenza, il massimo livello potenziale disponibile.. con precocit raggiungono unet biologica e tecnica gi avanzata (maturazione), dispongono per forza di cose di un minor margine di miglioramento. Questa eventualit potrebbe ralmostri, in et di avviamento allo sport, di possedere unattitudine particolare verso uno sport o classi di lentare o, nel peggiore dei casi, compromettere sport, ci sia dipeso sia dal suo quadro genetico significativamente la crescita del calciatore per (fattori ereditari) sia dalle esperienze, anche se diversi motivi: differenze tecnico-agonistiche con minime ed occasionali, fino ad allora vissute (fattori gli altri calciatori sempre meno marcate; caduta di ambientali). Risulta chiaro che se nulla possiamo motivazione; dinamiche psicologiche del gruppo fare riguardo al primo aspetto, molto invece pos- squadra alterate dal cambiamento; insofferenza al sibile fare per quanto concerne gli elementi acqui- lavoro di allenamento poich limpegno non corrisibili, soprattutto nel primo periodo di formazione sponde ai risultati etc. Per contro, quelli che riescono a ben figurare nei rispettivi campionati, nono(scuole di calcio). E perci probabile che, per esempio, il figlio di stante presentino alcuni deficit funzionali e psicouno sprinter dellatletica leggera possieda le stesse motori rispetto alle soglie ottimali (comparate con o gran parte delle fibre muscolari del padre (% altri giovani di talento), migliorabili per con lallefibre veloci) ma anche vero che se certe premesse namento specifico, potrebbero avere pi possibilit non sono precocemente sostenute e sollecitate con di riuscire nel decorso evolutivo. Un eventuale sviallenamenti e programmi di sviluppo orientati spe- luppo di questi fattori farebbe quindi conseguentecificatamente, tali potenzialit potrebbero rimanere mente crescere il livello della prestazione che gi allo stato relativamente e parzialmente latente allo stato attuale risulta soddisfacente e confrontabile con altri giocatori giudicati potenzialmente (tavola 1). Questi concetti fanno riferimento a programmi validi ( tavola 2). La storia insegna per che a volte, in certi giovani che nella terminologia specifica vengono racchiusi nella definizione pi ampia di promozione del calciatori, nonostante si siano delineati particolari talento. Per promozione del talento sintende requisiti sia a componente ereditaria che acquisita, limpiego di tutte quelle misure di allenamento che che lopera di promozione ulteriore (elevato livello permettono agli atleti di talento di poter raggiunge- qualitativo della squadra e del campionato) si sia re le prestazioni elevate che ci si aspetta da loro in articolata secondo i canoni ottimali dellallenamento moderno, alcuni potenziali talenti non maturano et adulta (E.Hahn 1986). Altro aspetto non meno rilevante, sottolineato da come inizialmente si pensava possibile. Con molta altri esperti del settore, risulta il fatto che, al fine di probabilit o sono state effettuate delle stime errate
Tav. 1

II

allosservazione parametrica qualitativa e quantitativa dei fatRELAZIONE IDONEIT SVILUPPO tori che pi influenzano lo sviluppo del talento calcistico. E 8 opinione comune affermare comunque che per la formazio7 RP ne di un calciatore, che va dallet dellavviamento sporti6 PP vo alla completa maturazione tecnica, debbano passare alme5 EB/EA no dieci anni, attraverso i quali il giovane riceve stimoli ed indi4 PS cazioni che inizialmente presen3 teranno una forma pi o meno generalizzata e via via assume2 ranno connotazioni sempre pi specifiche. A circa 7-8 anni si 1 cominciano ad intravedere certe attitudini pi o meno defi0 nite ed anche se qualche sogtalento non idoneo normale getto mostra qualit superiori alla media dei suoi coetanei, gradi di idoneit sicuramente presto definirli potenzialmente talenti. Molti dal rapporto et biologica/et di allenamento (EB/EA) dal valore dei fattori di prestazione (FP) concordano che, a questa et, si possa parlare solo di orienta(KUPPER K. 19937 mento sportivo. Conclusa la fase dellattivit di base, a 12-13 anni, invece ipotizzabile azzardare una prima selesui vari indicatori considerati per la predizione del talento o gli stessi non hanno espresso un sufficien- zione (in termini di previsione) ma saranno te grado di stabilit negli anni. Ulteriore eventua- comunque gli anni successivi e lopera di promoziolit, inoltre, potrebbe verificarsi quando fattori di ne a confermare se tali preesistenti condizioni eletordine psico-motivazionale e sociale influenzano tive si manterranno stabili nel tempo (almeno 3-4 negativamente litinerario tecnico che, teorica- anni). In altre parole, oltre alle procedure diagnomente, era a lui accessibile. anche successo, per, stiche messe in atto, risulteranno quanto mai detercome controtendenza alla previsione, che altri non minanti le prognosi da perseguire (tavola 3 riepilodiagnosticati in et giovanile come talenti, esaltan- gativa). Nella tavola riepilogativa, che mette in mostra le do al massimo (in ritardo) certi personali pattern prestativi hanno poi raggiunto il calcio professioni- varie opportunit di selezione predisposte dalla stico. Ci, evidentemente, fa supporre che determi- Federazione (Settore Giovanile e Scolastico e nate incognite non sono state ancora risolte o non Squadre Nazionali Giovanili), si fa riferimento ad sono effettivamente preventivabili con assolutezza. un processo verticale che vede, inizialmente, la Oppure che la rete organizzativa composta dai massa dei praticanti, cio la base di una ipotetica vari talent scout, osservatori e tecnici di societ, piramide e, successivamente, propone un itinerario selezionatori giovanili e, soprattutto, la predisposi- che, oltre a mantenere adeguatamente efficienti e zione dei flussi istituzionali di accesso alle selezioni motivanti i livelli delle competizioni, preveda anche non sono riusciti a cogliere i segnali che, in seguito, unattenzione particolareggiata verso i giovani di si sono confermati rilevanti. Allo scopo, per dovere talento. In alto a destra viene indicato, con la voce di cronaca, il Settore Giovanile Federale, in accor- modello di riferimento, una sorta di prototipo do col Settore Squadre Nazionali, ha sostanzialmen- teorico di come vorremmo che fosse il calciatore te modificato, nella stagione in corso, i programmi ideale. In altre parole, le scelte (riconoscimento di di selezione, ampliando le opportunit di visionatu- maggiori capacit) non possono che essere condira dei giovani calciatori e potenziando, allo stesso zionate da quello che ognuno di noi intende per modo, gli organigrammi, con lo scopo di ricercare modello di riferimento, la cui significazione, oltre cos maggiore funzionalit organizzativa e qualit di alla dovuta considerazione basata su valutazioni servizio specifico. Estato anche avviato uno studio empiriche e dettate dallesperienza, pu essere corcon sviluppo longitudinale (almeno 3 anni) diretto redata da dati oggettivi e verifiche quantitative pi
Tav. 2 gradi di sviluppo

III

Tav.3

TAVOLA RIEPILOGATIVA DELLE VARIE OPPORTUNIT DI SELEZIONE

ATLETA DI LIVELLO NAZIONALE


ORGANIZZAZIONE FEDERALE
squadre nazionali et 20 18 17 16 15 14 13 under under under under under rappresentative interregionali lega AB.e C

MODELLO DI CALCIATORE IDEALE

tecnico-tattico fisico funzionale psicologico sociale culturale ............... .............. raduni tecnici nazionali

rappresentative regionali lega Dilet. e C

rappresentative regionali lega Dilettanti

allievi regionali allievi nazionali giovanissimi prof. giovanissimi reg.

ATTIVIT AGONISTICA
12 11 10 9 8 7 6

giovanissimi sperimentali

SCUOLE DI CALCIO - CAS

SELEZIONE E PROMOZIONE DEL TALENTO

SOCIET L.N.P.

SOCIET L.P.S.C.

SOCIET L.N.D. PURO SETTORE

MODELLO DEL CALCIATORE IDEALE STUDIO

Tav. 4

SELEZIONE

ANALISI DELLE COSTANTI

NUOVA SELEZIONE

MODELLO DI SELEZIONE DEL TALENTO

dettagliate. E stato avviato uno studio (tavola 4) su giovani selezionati delle varie categorie, appartenenti alle diverse Leghe, che prevede il monitoraggio dei parametri intrinseci della prestazione, con il fine di verificare quali siano le qualit pi presenti e che pi influenzano la maturazione dei giovani di talento. Lipotesi della ricerca si basa sul fatto che, molto probabilmente, alcuni fattori della prestazione giovanile, sia di ordine tecnico-tattico che fisico, oltre ad aspetti pi generali come quelli psico-sociali e culturali, interagiscono con pesi e forme diverse nei vari tipi di sviluppo. Nostra idea che potrebbe configurarsi un profilo ideale sostenuto dalla pre-

senza di alcune costanti che si ripetono percentualmente nella maggior parte dei casi e nei vari livelli di accesso alle selezioni. Lo studio, che nel protocollo di ricerca prevede un certo numero di anni di osservazione, si pone in definitiva lo scopo di controllare in termini di evoluzione i molteplici fattori di selezione che i calciatori presentano e verificare successivamente il trend individuale. Leventuale riscontro tecnico (conferma o non conferma del talento) correlato ad ognuna delle qualit, potrebbe far risalire ad un modello ideale di selezione, con i benefici che tutti possono immaginare.

Stefano DOttavio

IV

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


PREPARAZIONE FISICA

LA RESITENZA
di Mario Marella* e Monica Risaliti *

2 parte.

Considerazioni pratiche. 1) Nelle nostre squadre prassi abbastanza consolidata effettuare, nei primi giorni di preparazione estiva, una buona base di lavoro aerobico. I mezzi usati sono di tipo estensivo (corsa continua) od il Fartlek, e, approfittando del fatto che i ritiri sono svolti in collina o ad altitudine attorno ai 1000 metri, si sfruttano le zone che permettono di lavorare fuori del campo sportivo, su terreni soffici e sottobosco. Indicazioni di tipo metodologico: il lavoro aerobico va svolto di pomeriggio o nella tarda mattinata, sicuramente dopo i lavori di tecnica individuale per la quale si richiede brillantezza desecuzione. Infatti la qualit degli esercizi brevi ed intensi (anaerobico alattacido) diminuisce nettamente se preceduta da un lavoro aerobico prolungato (Volkov 1983); se nella stessa seduta ci proponiamo di lavorare allo sviluppo di tipi di resistenza occorrer allenare prima quella che richiede un dispendio energetico pi intenso. (ad esempio la resistenza alla velocit); il ritmo nella corsa continua deve determinare un certo accumulo di acido lattico (in pratica la velocit non deve essere del tutto aerobica) e quindi si deve scegliere una che sia attorno a quellanareobica o un po superiore ad essa. Il grafico (fig. 1) Villiger, H.P. Probst ed altri (1992) come laumento del lavoro (linea grigia) e i subtrati siano legati alla produzione di energia. Se la sollecitazione debole il rendimento degli acidi grassi sufficiente a coprire in larga misura i bisogni, se il lavoro aumenta (tra la soglia aerobica e quellanaerobica) lenergia fornita soprattutto quella degli zuccheri, quando il lavoro 20
VO2 MAX SOGLIA ANAEROBICA

SOGLIA AEROBICA

Fig. 1
LAVORO

massimale o submassimale, lenergia data dalla glicolisi anaerobica. Ora nel gioco del calcio il carburante pi adatto quello che ci proviene dal glicogeno. Diventa quindi necessario conoscere questa velocit e, prima di iniziare un lavoro, attraverso leffettuazione dei test. 2) Tra i sistemi di allenamento che servono al miglioramento della resistenza generale, ne elenchiamo alcuni che hanno una serie di regole da rispettare e sono: lo sforzo deve essere moderato o lieve; si deve lavorare in steady-state; il lavoro deve essere continuo; deve coinvolgere lorganismo nel suo insieme. I sistemi pi usati sono: a - corsa continua; b - fartlek; c - corsa in salita; d - corsa con variazioni di velocit; e - allenamento tecnico/tattico; f - corsa intermittente. a - La corsa continua pu essere

svolta: a ritmo costante - secondo allintensit: lenta, media, rapida. Secondo la distanza o la durata: breve, media, lunga; con variazioni di ritmo - secondo allintensit: lenta, media, rapida. Secondo la distanza o la durata: breve, media, lunga. Man mano che ci si avvicina al campionato questa variazione seguir il ritmo della partita - intensit rapida, distanze brevi, frequenze di cambiamento di ritmo elevate (per determinare la velocit di lavoro vedere test). -b- Il Fartlek un mezzo che consiste nel percorrere distanze che vanno dai 4 ai 10 km, introducendo per corsa variata. E un esercizio che richiede uno sforzo intenso, ma irregolare, proprio come la gara. Tra i tipi di corsa che si possono introdurre abbiamo: * Laboratorio di Metodologia dellAllenamento e Biomeccanica del Calcio.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


PREPARAZIONE FISICA

Fig. 2

Sviluppo della potenza aerobica attraverso situazioni di gioco

Costruzione delle situazioni

Avversario semi-attivo

Avversario attivo

forma di gioco simile alla competizione

utilizzazione di mezzi tattici con soluzione

utilizzazione di mezzi tattici senza una soluzione preordinata

corse lunghe e lente; corse in progressione; accelerazioni e decelerazioni; salite e discese; scatti, slalom. Diamo un esempio di Fartlek: metri 2500 ripetuto 2 o 3 volte: corsa lenta m. 5003 ripetizioni di m.50 al 60% della massima velocit, ritorno in corsa lenta m.300; corsa in scioltezza m.500; corsa in salita m. 50 ed in discesa m.50, 2 o 3 volte al 60% della massima velocit ritorno in: corsa lenta m. 600; corsa lenta m. 300; corsa su m.300 al 60% alla massima velocit. - c - La corsa in salita ha una massima efficacia quando fatta su tratti di almeno m. 60 con una pendenza non inferiore al 15%( Arcelli, Ferretti 1993). Richiede un tipo di meccanica ed un intervento muscolare che si avvicina molto a quello della corsa in accelerazione tipica del calciatore durante la partita. Noi crediamo, che la pendenza del 15%, anche se da un punto

di vista metabolico corretta, da quello biomeccanico porti una variazione dellassetto di corsa molto diverso da quello che il calciatore trover poi in campo e pertanto pensiamo sia pi opportuno correre su salite non superiori al 10 -12% di pendenza. Nei calciatori dilettanti il numero delle salite dovr essere n.5 ripetizioni x n.4 o 5 serie. Pincolini durante la preparazione precampionato fa eseguire le salite 2 o 3 volte la settimana (intervallo di almeno 48 ore) per un totale di 10 allenamenti in 30 giorni cos distribuite: 2 serie da 5 salite di 40 metri con una pausa di 40 tra le ripetute ed 130 - 2 tra le serie; 2 serie da 3 salite di 60 metri con una pausa di 60 tra le ripetute e 2 - 2 30 tra le serie. Durante il campionato (il mercoled): lavoro lattacido: m.80 - 2 serie per 4 ripetute, recupero 130 e 3 tra le serie. Lavoro alattacido: m.40 - 2 serie per 5 ripetute con un recupero 40-45 e 2 tra le serie.

Sassi durante la preparazione precampionato: m. 90 cominciando da 3 ripetute e 2 serie fino a 5 ripetute 4 serie, il recupero tra le ripetute passa da un iniziale di 2 ad un finale di 130, lintervallo tra le serie da 4 a 3 nella parte finale della preparazione. Durante il campionato fa eseguire le salite per solito il mercoled pomeriggio con una miscela secondo questi schemi: 5x100 metri + 5x50 metri + 5x30 metri, oppure, 10x50 metri +5x30 metri. Oppure salite da 25 metri con un tratto piano di corsa lenta fra una salita e laltra. Intervallo tra le ripetute 1 -130 recupero tra le serie 2 - 3. d - Corsa con variazioni di velocit (CCVV) Bosco (1990). Questo metodo consiste nellalternare scatti di 10-30-50 metri a fasi di recupero attivo rispettivamente di 30-70110 secondi durante i quali il calciatore deve correre ad una frequenza di 150 battiti al minuto (velocit di recupero attivo). La seduta completa di 20-25 cos composta: 110 corsa di recupero attivo; 10 metri alla massima velocit 30 di recupero attivo; 30 metri alla massima velocit; 70 di recupero attivo; 50 metri alla massima velocit; 110 di recupero attivo. e - Allenamento tecnico tattico (Bangsbo 1996): Aerobico a bassa intensit: superficie: met campo; numero giocatori: 7:7 o 4:4 o 11:11. Organizzazione: ogni squadra ha un pallone e deve mantenerne il possesso, contemporaneamente cercare di intercettare il pallone dellaltra squadra. Regole: se la palla esce dallo 21

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


PREPARAZIONE FISICA

Fig. 3
F R E Q U E N Z A C A R D I A C A lavoro continuo

lavoro intermittente

TEMPO DI LAVORO

spazio gioco perde un punto. Punteggio: un punto quando una squadra riesce ad essere in possesso dei due palloni. Varianti: un tocco, pi tocchi, pi palloni. Aerobico ad alta intensit: superficie: met campo divisa in tre zone con due porte; numero giocatori: 6:6 o 4:4 o 9:9 + 2 portieri. Organizzazione: due giocatori si posizionano in ognuna delle aree. Dopo un periodo stabilito si cambia zona. Descrizione: si gioca a calcio. Regole: i giocatori devono rimanere nello spazio assegnato. Punteggio a rete. Si lavora per 4 minuti con 30 di recupero durante i quali si cambiano le zone. Nellallenamento con la palla, il principio quello di costruire situazioni tecnico-tattiche che abbiano come componente il lavoro aerobico. E evidente che il controllo del carico risente delle caratteristiche individuali dei calciatori, della loro volont, delle situazioni che si vengono a creare e della forma di gioco utilizzato. Il carico di lavoro dipende inoltre dalla presenza 22

dellavversario e dal ruolo in cui usato (presenza semi-attiva o attiva). In unimpostazione di lavoro con la palla in cui la presenza dellavversario attiva, il carico complessivo aumenta decisamente. Se utilizzassimo degli schemi tattici la cui esecuzione preordinata, il carico di lavoro risulterebbe inferiore, Weineck (1996). superficie 20x20; tempo di lavoro 6 ripetute per 30; recupero 90 ; numero di giocatori: 1:1 + 2 portieri; descrizione: i due giocatori si affrontano tra le due porte ed il loro compito quello di realizzare il maggior numero di reti. Nel lavoro si possono far aiutare da due giocatori che seguono lazione lungo i lati lunghi del campo. Non si possono fare retropassaggi al portiere. Se il pallone esce dal campo va riportato immediatamente in gioco; varianti: idem 2:2 Il tempo di lavoro sar di 8 ripetute di 1 con un recupero di 2 f - corsa intermittente: consiste in esercitazioni dove lintensit massima, lo sforzo aerobico, il ritmo cardiaco massimale (o quasi) che

sollecita moderatamente il sistema lattacido. Poich stato dimostrato che, ad intensit data, il lavoro intermittente mostra una frequenza cardiaca mediamente pi bassa di quella del lavoro continuo, necessario per ottenere un uguale carico, che la velocit di esecuzione dellesercitazione sia superiore a quella del metodo continuo. Il grafico mostra, a parit di carico, il diverso andamento delle frequenze cardiache tra il lavoro continuo (colore nero) ed il lavoro intermittente (colore grigio). Pertanto attraverso il lavoro intermittente abbiamo: un aumento della velocit di corsa; un aumento del tempo della somministrazione dello stimolo. 3) I test: a) Test di Conconi E un test massimale incrementale che nasce nel 1982 dal prof. Francesco Conconi. Obiettivo: Determinazione della soglia anaerobica con metodo indiretto e della massima velocit aerobica. Materiale: cardiofrequenzimetro, cronometro. Protocollo: I soggetti partono da

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


PREPARAZIONE FISICA

una velocit iniziale relativamente bassa e devono aumentare il ritmo di lavoro, ad intervalli regolari, sino ad effettuare nelle fasi finali della prova uno sforzo massimale. La velocit di partenza deve essere valutata attentamente in base alle capacit del soggetto e deve essere da bassa a moderata per i calciatori 5-7 km/h. Il protocollo originale del test prevede aumenti di velocit dopo aver percorso una data distanza (100m, 50m per i bambini), attualmente si utilizza un incremento uniforme ogni 30. Comunque gli incrementi di velocit dovrebbero essere cos graduali da far registrare variazione della frequenza cardiaca inferiore alle 8 pulsazioni per ogni minuto di lavoro.Nelle fasi finali del test al costante ed uniforme incremento della velocit deve essere sostituita unimportante accelerazione che conduce il soggetto ad unintensit corrispondente alla sua massima frequenza cardiaca (massima frequenza utile). Tale sforzo massimale deve iniziare quando il soggetto inizia ad esperire uno stato di sforzo medio alto, solitamente contrassegnato da difficolt respiratorie o bruciori muscolari. Nel calcio, il test di Conconi venne introdotto da Roberto Sassi che vi apport delle modifiche, a partire dalla realizzazione sul campo di calcio. Il percorso stato ricavato ai margini di un campo di calcio, sfruttando i lati lunghi, arrotondando le curve e, se possibile, passando dietro le porte. Lincremento di circa 0.5 Km/h, deve essere realizzato gradatamente ogni tratto-base, pari a mezzo giro in un ovale disegnato sul campo di calcio che passi dietro le porte e pari, invece, a un giro se tale ovale sia al di sotto dei 250-280 metri; nei

primi 20 metri di ciascun trattobase la velocit dovr avere un leggero aumento, mentre nel resto dovr essere mantenuta il pi costante possibile. Nellesatto momento in cui termina ciascun tratto-base il preparatore o collaboratore dovr trascrivere il tempo parziale impiegato dallatleta a percorrerlo. Parametri rilevati: nel protocollo del test di Conconi si tengono in considerazione due variabili: 1 - frequenza cardiaca ; 2 - velocit di corsa . Mediante lo studio della relazione grafica esistente tra queste due variabili si determina il punto in cui il rapporto tra FC/V diviene da lineare a curvilineo. Il punto in cui la relazione FC/V perde la sua linearit viene definito punto di deflessione ed esso rappresenta il momento in cui si assiste nellorganismo ad una crescente presenza di lattato nel sangue. Alla frequenza cardiaca nel recupero (quella rilevata dopo 15, 45, 75, 105 e 135 secondi) viene sottratto il valore di frequenza cardiaca a riposo; i dati ottenuti vengono posti in funzione del logaritmo del tempo (Sassi e Fascetti, 1989); si ottiene una retta che esprime il tempo di dimezzamento (o ti-mezzi) della frequenza cardiaca nella fase di recupero; con il miglioramento dello stato di allenamento la frequenza cardiaca diminuisce pi rapidamente e la retta del ti-mezzi cambia inclinazione. Utilizzando gli stessi dati di frequenza cardiaca alle varie velocit di corsa del test di Conconi, pu venir calcolato il valore del massimo consumo di ossigeno (VO2 max) con il metodo indiretto proposto da Arcelli; dopo aver tracciato la parte rettilinea del grafico e il suo prolungamento a destra alme-

no fino ai 18 Km/h, si leggono sulla retta stessa questi valori: la frequenza cardiaca a 18 Km/h (fc18); la frequenza cardiaca a 12 Km/h (fc12). Si deve poi determinare la frequenza massima del soggetto. Il VO2 max (espresso in ml/kg.min) si ottiene quindi da questa formula:
20,03xfcMax + 36,07xfc18 56,10 fc12 fc18 - fc12

Analisi dei dati: al fine di costruire la relazione FC/V i punti per la costruzione della curva devono essere molti. Per quanto riguarda i punti della velocit devono esprimere la media tenuta durante ogni step di 30, per le frequenze cardiache devono corrispondere alla media relativa ad ogni step di 30. Una volta realizzata graficamente la relazione FC/V la sua linearit pu essere compromessa, specialmente nella resa grafica dei dati iniziali, quando la velocit di percorrenza molto bassa. Questo fenomeno pu essere attribuito ad un non proporzionale aumento delle frequenze cardiache dovuto a cause emotive od anche ad uniniziale prevalenza delladattamento volumetrico (gittata sistolica) pi che di ritmo del cuore (frequenza cardiaca). I dati cos ottenuti dovrebbero essere non considerati nellanalisi della curva FC/V. Limiti: nel 1991, il prof. Bosco ha rilevato che quattro autori hanno dimostrato che non sempre si trova correlazione fra la deflessione del Test di Conconi e la soglia anaerobica valutata in base alla concentrazione del lattato nel sangue; quattro autori hanno sostenuto che non sempre si evidenzia la deflessione e tre autori, infine, hanno sostenuto che la stima del punto di deflessione soggettiva e quindi si presta a interpretazioni che dipendono dal 23

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA


PREPARAZIONE FISICA

Tabella riassuntiva del Massimo Consumo dOssigeno (vedi 1 parte, n6 nov. dic. 98)
AUTORI ANNO TIPOLOGIA Numero RUOLO MEDIA Dev. Stand.

Sconholzer Sconholzer Hollmann e col Scnabel e coll Hollmann e col Bosco C. Islegen C. Akgun n. M. Faina Gallozzi Withe J.E. Emery T.M. Marella M.

1975 1976 1976 1976 1981 1981 1985 1987 1987 1987 1989

Naz. USA Naz. Austria Naz. Svizzera Naz. Germania Naz. Germania Naz. Germania Terza Divisione Professionisti Professionisti Professionisti 17 Difens. Cent. C. Attacc. 17

58.4 56.8 50.3 62.5 61.5 62.5 55-65 55.75 58.94 49.6 57.21 56.67 51.8 57 51 52.3 57.3 58.2 58.2 58.1 58-63 59.1 60 57.27 57.49 56.6 62.2 50 64.3 62.9 58.1

3.79 6.13 1.2 3.79 3.42 4.07 8

Luhtanen Cherebetiu Vos

1989 1989 1989

Naceur J. Colli R., Faina M Joussellin. E. e coll. Chatard J.C. Marella M.

1989 1990 1990 1991 1993

Dilettanti Olimpionici Dilettanti Semiprofessionisti Professionisti Dilettanti Naz. Algeria Naz. Francia St. Etienne Professionisti

249 80 78 41

7.4 1-5 2 4.21 4.13 3.85 0.7 5.3 3.9 5.9

78 91 62

Difens. Cent. C. Attacc.

Ricco J., Sanz Barry. A. e altri Ramirez J., Espin Torn

1996 1997 1997

Naz. Portorico Professionisti Divisione "B" Lega Spagnola

8 8 4

Difens. Cent. C. Attacc.

CENTILAZIONE MASSIMO CONSUMO D'OSSIGENO DILETTANTI


ATTACCANTI DIFENSORI CENTRO CAMPISTI

CENTILAZIONE MASSIMO CONSUMO D'OSSIGENO CENTRO-NORD


ATTACCANTI DIFENSORI CENTRO CAMPISTI

CENTILAZIONE MASSIMO CONSUMO D'OSSIGENO SUD ED ISOLE


ATTACCANTI DIFENSORI CENTRO CAMPISTI

Centili

Centili

Centili

90 80 70 60 50 40 30 20

56.6 53.65 53.62 53.6 50.65 50.62 50.6 47.6

59.6 56.65 56.62 56.6 53.65 53.6 50.65 50.6

59.6 56.65 56.62 56.6 53.6 52.1 50.65 50.6

90 80 70 60 50 40 30 20

56.6 56.5 53.6 53.5 53 50.6 50.5 50

59.6 56.6 56.5 53.6 53.5 53 50.6 50

59.6 59 56.6 53.6 53.5 50.6 50.5 50

90 80 70 60 50 40 30 20

56.6 53.6 53.5 53 50.6 50 47.6 46.1

56.6 56.4 53.6 53.5 53 50,6 50.2 50

59.6 56.6 56.4 53.6 53.5 53.2 50.6 50.1

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SEZIONE MEDICA
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UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE: IL VARICOCELE


di Marcello Ghizzo *

infertilit maschile costituisce una patologia certamente in espansione. Lapproccio terapeutico non sempre risulta semplice, anche perch numerose condizioni cliniche, che nellet adulta si manifestano con condizioni di ipofertilit, hanno un origine allepoca della pubert. Per motivi diversi, sia sociosanitari che organizzativi, si osser va frequentemente un notevole ritardo nella diagnosi e terapia della patologia andrologica dei giovani. Il varicocele idiopatico rappresenta la patologia andrologica pi importante in et puberale. Sono, per, notevoli gli elementi controversi e questi concernono quasi tutti gli aspetti inerenti letiopatogenesi, la diagnosi e la terapia di questa condizione morbosa. Si definisce varicocele una patologia vascolare della regione funicolo-testicolare, caratterizzata da insufficienza venosa, sfiancamento della parete del vaso e modificazione dellemodinamica distrettuale, cui consegue un possibile danno alla gonade. Lapproccio epidemiologico, sia trasversale che longitudinale, risulta, in differenti coorti di pazienti, di notevole interesse speculativo e pu fornire consistenti informazioni di ordine etio-patogenico e clinico-prognostico, anche se non sempre agevole il confronto tra differenti casistiche per lassenza di uniformit negli standard utilizzati. Una revisione della letteratura su 3.009.495 uomini adulti ha mostrato una prevalenza nella popolazione generale pari al 16.97% (Kleintech B.,Schickedanz H., 1983). Un lavoro multicentrico su coppie infertili ha permesso di evidenziare la presenza del varico-

Anche in questo caso la prevenzione in et evolutiva una tappa obbligata - I carichi di lavoro devono essere somministrati in rapporto allet non solo cronologica ma soprattutto biologica

cele nel 25,4% dei pazienti con parametri seminali alterati e, nell11,7%, di quelli con spermiogramma normale (WHO, 1992). La prevalenza del varicocele nellinfertilit secondaria sembra essere significativamente pi elevata rispetto a quella riscontrabile nellinfertilit primaria (69% vs 50% - Witt MA., Lipshultz, 1993). In uno studio epidemiologico di tipo trasversale, finalizzato allanalisi della prevalenza della patologia andrologica nella popolazione scolastica di Roma (numero dei ragazzi 3.748, et 9-16 anni Radicioni A. et al., 1992), stato osservato che, allo stadio G1, il varicocele risulta quasi assente; lincidenza subisce un netto incremento allo stadio G2 e il picco di massima frequenza (21,16%) viene raggiunto a 14 anni, equivalenti allo stadio G3-G4. Successivamente la prevalenza tende a scendere progressivamente fino a raggiungere il valore di 17,24% allo stadio G5, sovrapponibile al dato riportato in letteratura per la popolazione generale adulta. Sulla base di questi dati riteniamo che il varicocele, almeno come espressione clinica, sia un evento legato alla pubert: lo sfiancamento della parete vascolare si potrebbe determinare durante la fase di crescita rapida della gonade per uno scompenso relativo tra laumentato afflusso arterioso e lo scarico venoso. Inoltre, tale patologia vascolare pu essere inquadrata come un processo dinamico: ingravescente, dal punto di visto anatomo-funzionale, nelle prime fasi della pubert (G2-G3) mentre, procedendo

verso la piena maturit si pu assistere ad un parziale o completo compenso emodinamico che, clinicamente, si manifesta come un miglioramento del grado di varicocele fino, in alcuni casi, alla completa scomparsa clinica. Ci darebbe maggiore consistenza allipotesi di una alterazione emodinamica che, in una prima fase, pu essere essenzialmente funzionale e che solo in un tempo successivo diventa anatomica. In un secondo studio di tipo longitudinale, conclusosi nel 1995, sono stati analizzati gli effetti a medio e lungo termine del varicocele valutando la volumetria testicolare ed i parametri seminali. Nello studio del 1985 sono stati individuati 549 ragazzi affetti da varicocele idiopatico; di questi 98 sono stati inviati al chirurgo: 71 per ipotrofia testicolare e 27 per altri motivi (attivit sportiva agonistica, algia testicolare, lavoro). Dei 167 ragazzi non operati, seguiti regolarmente con controlli semestrali, 11 (6,59%) hanno sviluppato una ipotrofia testicolare. Dei 284 soggetti richiamati mediante lettera, sono tornati al controllo 96 ragazzi di cui 4 (4,17%) hanno sviluppato una ipotrofia testicolare. Dei 67 ragazzi sottoposti ad intervento e rivalutati, 6 pazienti (8,95%) hanno avuto una recidiva post chirurgica. Come abbiamo precedentemente detto, rimangono ancora * Presidente del Comitato medico nazionale per lo studio dellattivit sportiva in et evolutiva.

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numerosi i punti dibattuti. Ad oggi non esistono uno o pi accertamenti in grado di predire con certezza la futura fertilit dell adolescente affetto da varicocele. E comunque estremamente importante poter seguire con regolarit ladolescente non operato, ma probabilmente anche quello operato, almeno per quanto concerne il recupero anatomofunzionale della gonade, fino al raggiungimento della piena maturit riproduttiva e nella programmazione della paternit. Non ancora completamente chiariti sono anche i rapporti tra varicocele e la pratica sportiva. Un recente lavoro del gruppo di Pavia sembrerebbe dimostrare che lattivit agonistica calcistica possa favorire la comparsa del varicocele, dimostrando una correlazione diretta tra ore di attivit settimanali e presenza del varicocele (Scaramuzza A. et al., 1996 - Tab.1) Vale comunque la pena di segnalare che le risultanze cui sono pervenuti Scaramuzza e coll. da un lato contraddicono i comuni dati epidemiologici della letteratura (nessun caso di varicocele nei non sportivi?!), dallaltro sono

numericamente piuttosto limitati e non tengono conto di alcune concomitanti ed importanti variabili quali, ad esempio: - attivit sportive diverse dal calcio precedentemente o contemporaneamente praticate; - inizio dellattivit calcistica e, quindi, durata complessiva dellimpegno nella specifica attivit sportiva; in modo ancor pi approfondito una vasta casistica di ragazzi; - familiarit per varicocele e/o altre sindromi varicose. A seguito di questi ultimi risultati, il Settore Giovanile e Scolastico nel 1997 ha condotto unindagine relativa allincidenza del varicocele su una popolazione di giovani calciatori (numero dei ragazzi 684, et 15-17 anni) partecipanti a due competizioni nazionali per Rappresentative regionali. Il Settore Giovanile ha messo a punto un protocollo di studio in grado di raccogliere informazioni anamnestiche il pi possibile utili allo scopo della ricerca. Tali informazioni sono state correlate ad una indagine clinica specialistica. Inoltre, i dati raccolti sono stati parametrati nei confronti di una

popolazione di controllo rappresentata da soggetti di pari et non praticanti abitualmente alcuna attivit sportiva. I risultati dello studio sono riportati nelle Slide.1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13. Lanalisi dei risultati ottenuti, come possibile constatare, estremamente interessante al punto da indurre il neo costituito Comitato medico nazionale per lo studio dellattivit sportiva in et evolutiva a studiare in maniera ancor pi approfondita una vasta casistica di ragazzi di differenti et, distribuiti su tutto il territorio nazionale e con differenti carichi di lavoro sportivo: dalla semplice attivit ludica fino alla pratica agonistica. Scopo principale di questo studio sar quello di verificare il rapporto tra il calcio ed il varicocele in et peripuberale (tab. 2). Si ringraziano tutti i medici regionali del SGS per la collaborazione. Bibliografia Dubin L., Amelar RD., Varicocele size and results of varicocelectomy in selected subfertile men with varicocele, Fertil Steril 1970; 21:606-9

Tab. 1 Prevalenza

del varicocele in 198 adolescenti sani


Altezza (cm) media (DS) 1,55 1,57 1,57 1,56 1,59 (7) (5) (6) (8) (8) Peso Stadio Varicocele Grado I tot. (Kg) Puberale n (%) n (%) media (DS) 47 (4) 45 (5) 46 (4) 46 (3) 45 (5) 1-5 1-5 1-5 1-5 1-5 Grado II Grado III n (%) n (%) 0 (0) 0 (0) 0 (0) 0 (0) 3 (4,1)

N Et (anni) Att. Sport media (ore/ (DS) sett) 0 1-3 4-6 7-9 > 10 30 19 58 18 73 12,2 (1,0) 12,3 (1,2) 12,4 (1,0) 12,3 (1,0) 12,5 (0,9)

0 (0) 0 (0) 0 (0) 1 (5,3) 1 (5,2) 2 (10,5) 3 (5,1) 5 (8,6) 8 (13,8) 4 (22,2) 2 (11,1) 2 (11,1) 21 (28,8) 13 (17,8) 6 (8,2)

(modificata da Scaramuzza et al., 1996)

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Kleinteich B., Schickedanz H., Beitragzur, Varicocele testis bei Kindern und Jugendlichen, Padiatr Grenzgeb 1983; 22:383-87 Who, The influence of varicoxcele on parametres of fertility in a large group of men presenting to infertility clinics, Fertil Steril 1992;57(6):1289-93. Witt MA, Lipshultz LI, Varicocele: a progressive or static lesion? Urology 1993;42:541-43. Radicioni A., Paris E., Grimaldi O., Plazzi F., Dondero F., Il varicocele idiopatico in et peripuberale: esperienza di cinque anni. In: DOttavio G., editor. Andrologia chirurgica in et puberale, Roma:Acta Medica, 1992:159-62 Scaramuzza A., Tavana R., Marchi A., Varicoceles in young and soccer players, Lancet 1996; 348:1180-81.

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TAB. 2

POSSIBILE EZIOPATOGENESI DEL VARICOCELE IN PRATICANTI ATTIVITA' SPORTIVA


ATTIVITA' FISICA

L'importanza di una corretta applicazione dei carichi di lavoro sportivo in rapporto all'et Contrazioni muscolari addominali pi muscoli diaframmatici + muscoli regolatori della glottide Importanza di una corretta respirazione durante l'attivit

Aumento della pressione addominale Sollecitazioni anomali del sistema di contenzione valvolare della vena spermatica Difficolt del ritorno venoso
A aumento temperatura B ipossia epitelio ogruinale C mancata rimozione cataboliti tossici D ristagno ormoni steroidi

Ristagno del sangue

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IL GIOCATORE PENSANTE E LO SVILUPPO DEL PENSIERO TATTICO


di Fulvio Fiorin *

n interessante e recente lavoro di Gianni Leali, nel Notiziario Tecnico di Gennaio/Febbraio 98, ha rilevato limportanza di sviluppare nel giovane calciatore il cosiddetto pensiero tattico. Con questo termine si definisce la capacit di un giocatore di: Percepire, scegliere, decidere ed eseguire lazione motoria pi idonea, in relazione alla reale situazione di gioco, come dice Mario Bonfanti. Il pensiero tattico , forse, possibile inquadrarlo come una capacit generale, trasferibile a ogni situazione. Quando ammiriamo le intuizioni intelligenti dei grandi calciatori non ci siamo mai chiesti come questi siano in grado di effettuarle? I talenti, i cosiddetti fuoriclasse applicano con naturalezza e semplicit i gesti tecnici adatti a risolvere con fantasia e creativit soluzioni di gioco spesso complicate. Secondo una definizione del prof. E. Hann il talento sportivo una disposizione superiore alla media a potere e a volere compiere prestazioni elevate in campo sportivo. Lindividuo ricco di talento dimostra capacit e abilit motorie, tecnico-tattiche e psicologiche superiori alla media che si evidenziano positivamente tanto quanto il ragazzo stesso cosciente dei suoi mezzi e dei suoi limiti. Ecco un altra definizione assai completa: Il talento sportivo pu essere inteso come la capacit che ha un individuo di fornire, in un determinato momento, una particolare prestazione psico-motoria di cui viene riconosciuta, per confronto e convenzione, la sua rarit statistica. La condizione di campione non iscritta nella natura del sogget30

to, bens la risultante di un processo dinterazione di numerosi fattori dordine ereditario, ambientale, organico, addestrativo, situazionale e sociale. Non esistono fattori della riuscita sportiva, quanto delle situazioni soggettive e di campo che si configurano come dei pre-requisiti (Antonelli F.). Avete presente Roberto Baggio mentre effettua un passaggio smarcante in fase offensiva o, in difesa, una chiusura di Franco Baresi. Per non parlare di Ronaldo, Diego Maradona o Marco Van Basten. In questi casi laspetto genetico determinante, tuttavia pu essere possibile aiutare i giocatori normali a incrementare questo tipo di attivit cerebrale attraverso lesperienza pratica e il ragionamento. Nel calcio moderno e organizzato gli elementi a disposizione devono acquisire una cultura tale da essere fantasiosi, creativi, intelligenti, efficaci e adatti alla situazione tattica richiesta dal mister. Vediamo ora quali sono le definizioni di queste capacit tanto richieste, anche e soprattutto per la spettacolarit e lefficacia del gioco del calcio: - fantasia: capacit di elaborare conoscenze ed esperienze cognitive e motorie gi possedute al fine di ottenere un risultato originale; - immaginazione: capacit di ottenere risultati originali senza avere conoscenze specifiche; - creativit: capacit di utilizzare il pensiero al fine di ottenere risultati originali e flessibili. Sino a poco tempo fa ci si preoccupati di allenare quasi esclusivamente il movimento trascurando lallenamento

allazione. Non sufficiente modificare il gesto tecnico a livello periferico, 1)spinale e 2)sottocorticale (riflesso, automatismo), ma bisogna intervenire a livello centrale sulle interconnessioni cerebrali sinaptiche (movimento cosciente e finalizzato) per salire al terzo livello, quello corticale. Nellapprendimento intelligente lautomatismo fissato in modo plastico e ci permette di riutilizzarlo o modificarlo in situazioni diverse. importante finalizzare e rendere cosciente ogni movimento per trasferire il riflesso e lautomatismo allintelligenza e il gesto allazione. Il calciatore deve utilizzare al meglio i fondamentali tecnici, tattici, fisici e le caratteristiche della personalit in situazioni acicliche, e quindi variabili, influenzate dalla presenza dei compagni e degli avversari. Lesempio chiarificatore sta nella differenza che passa tra un giocoliere del circo e Diego Maradona che applicava intelligentemente la tecnica nella situazione di gioco nella quale veniva a trovarsi. Lazione motoria non altro che lestrinsecazione pratica del pensiero tattico. A questo punto ci chiediamo se sia possibile formare giocatori che raggiungano queste capacit o se sia addirittura possibile intervenire su atleti gi evoluti agendo sul pensare calcio del calciatore. Osserviamo la tabella 1 e analizziamo il percorso didattico per intervenire sul pensiero tattico del giocatore. Per svilupparlo, nel passaggio dal gesto allazione, dallesercizio alla situazione con progressioni * Allenatore di base.

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dal facile al difficile, il calciatore deve risolvere problemi di tipo: 1) tecnico; 2) comunicativo; 3) situazionale; 4) cooperativo; 5) tattico. Largomento cos presentato permette di superare la diatriba metodologica sulle attivit analitiche e globali e sui metodi induttivi e deduttivi. 1) Chiaramente, un adeguato dominio della tecnica consente al giocatore di liberarsi da problemi di controllo motorio e di rivolgere lattenzione alla percezione della comunicazione e della situazione. Perci, la tecnica presupposto fondamentale, perch se non fine a se stessa, diventa il mezzo per concretizzare lintenzione tattica che la situazione richiede. Perci, come gi detto in precedenza, non si devono pi impostare i contenuti degli allenamenti senza motivarne gli obiettivi: calciare per calciare, guidare la palla per guidare la palla, ricevere per ricevere, dribblare per dribblare. Bisogna dare una risposta ai per di: calciare per, guidare la palla per, ricevere per. 2) La comunicazione verbale e non fondamentale nella regolazione dei tempi e degli spazi. I segnali codificati devono essere percepiti al fine di realizzare un movimento appropriato ed efficace. Comunicare con un attacco allo spazio lintenzione di ricevere una palla profonda o avviare un pressing attaccando il portatore di palla sulla fascia sono alcuni esempi di segnali che devono essere trasmessi e ricevuti. Lattaccante che taglia sul primo palo per ricevere il cross, comunica lintenzione con il movimento,

Tab. 1

MOTIVAZIONE - PREPARAZIONE FISICA


ESERCIZIO SITUAZIONE

GESTO AZIONE

FACILE DIFFICILE

RISOLVERE PROBLEMI

RAGGIUNGERE OBIETTIVI

TECNICI IN RIFERIMENTO AI PRINCIPI O REGOLE D'AZIONE : in fase offensiva (possesso palla) in fase difensiva (non possesso) in fase di transizione positiva negativa COMUNICATIVI SITUAZIONALI COOPERATIVI TATTICI

TECNICA INDIVIDUALE TECNICA INDIVIDUALE TATTICA INDIVIDUALE TATTICA DI REPARTO TATTICA DI SQUADRA

PENSIERO TATTICO - GIOCATORE PENSANTE

quando attiva la comunicazione visiva con il compagno in possesso di palla sulla fascia. I giovani calciatori devono imparare a trasmettere e ricevere questi segnali. 3) Saper leggere la situazione e saperla riconoscere diventano presupposti indispensabili alla soluzione intelligente della stessa. Tutte le progressioni situazionali sui gesti tecnici fondamentali incrementano nei giovani calciatori la conoscenza di situazioni nelle quali il gesto tecnico appropriato favorisce la soluzione intelligente. Lazione motoria adeguata allo sviluppo della situazione non altro che lapplicazione della tecnica nel gioco effettivo. I giovani calciatori devono risolvere questo problema di lettura e interpretazione di situazioni che vanno dalluno contro uno allundici contro undici 4-5) Cooperare per trovare le

soluzioni alle situazioni di gioco attuando delle tattiche comuni sono gli ultimi problemi da risolvere. Effettuare una copertura al compagno che attacca il portatore di palla, applicare la tattica del fuorigioco in linea difensiva o in fase offensiva porsi a sostegno o effettuare un incrocio e una creazione di spazio, sono esempi pi o meno semplici di collaborazioni tattiche. La risoluzione di tutti i problemi elencati da ricercare nelle varie situazioni di gioco e di gara. Infatti esistono sempre dei principi, delle regole dazione sia per chi in possesso di palla, cio in fase offensiva, sia per chi si trova in fase difensiva, oltre che nella transizione, cio il passaggio positivo o negativo da una fase allaltra. L allenatore deve conoscere questi principi che sorreggono 31

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gli obiettivi di tecnica individuale, tattica individuale, tattica di reparto e tattica di squadra e indurre i calciatori a scoprirli attraverso lesperienza e il ragionamento. Gli interventi didattici devono evidenziare le esigenze risolutive ed essere organizzate in progressioni, ma soprattutto il giovane calciatore deve essere guidato verso soluzioni basate su progetti tattici personali poich gli allenamenti devono costituire il mezzo di realizzazione dello sviluppo del pensiero tattico, inteso come sviluppo della creativit del giocatore (giocatore pensante) da una definizione di F. Accame. Sar importante non fermarsi alla risoluzione dei soli problemi tecnici o situazionali, ma strutturare dei percorsi, delle programmazioni che permettano di ordinare, organizzare i mezzi di allenamento, in riferimento agli obiettivi, con criteri di progressivit, contiguit e continuit adeguati alle varie fasce det. Ricordiamo che gli aspetti motivazionali e psicologici, come la preparazione fisica, sono presupposti al successo del percorso didattico esposto e dellallenamento. Il presupposto della motivazione pu nascere da un bisogno primario, da un impulso individuale o da un interesse psicologico. Questa lunga premessa indispensabile per dare carattere scientifico e sperimentale alle attivit pratiche che seguono ed evidenziano lintervento sul pensiero tattico nelle varie fasce dei calciatori: dai pulcini alla prima squadra. Ci che poi importa il lavoro pratico sul campo che deve essere efficace e indurre gli apprendimenti corretti e valutabili. 32

Per i pi piccoli Ultimamente molti affermano che il tasso tecnico del calcio scaduto e non si vedono pi giocatori in grado di effettuare gesti tecnici tali da esaltare ed emozionare gli spettatori. Probabilmente c qualcosa di vero in questa considerazione, in quanto il calcio ha subito una forte evoluzione- a livello tattico - non supportata da un adeguamento dei metodi dallenamento della tecnica calcistica. Per giocare in questo calcio e in quello del futuro , infatti, necessaria una tecnica elevatissima e soprattutto intelligente. Levoluzione tecnico-tattica del gioco del calcio ha ridotto i tempi e gli spazi di esecuzione dei gesti fondamentali. Oggi, importantissimo aumentare le abilit tecniche dei giovani calciatori, adeguando metodi e attivit di allenamento alle nuove richieste del gioco del calcio. Quindi, lobiettivo principale nel settore giovanile consiste nel miglioramento della tecnica calcistica, intesa come il complesso di tutti i movimenti, con o senza palla, che servono per effettuare una partita di calcio (fondamentali) e della tattica individuale. Il periodo cronologico in cui le abilit tecnico-tattiche ottengono il loro migliore e maggiore incremento da collocarsi tra gli 8 e i 14 anni di et e, pi precisamente: dagli 8 agli 11 si pongono le basi dello sviluppo delle abilit tecniche; dagli 11 ai 14 anni si sviluppano le abilit tecnico-tattiche di base. Da tutto ci che stato detto sembra proprio che il muscolo principale da allenare per migliorare la tecnica, soprattutto per i soggetti in et evolutiva, sia

il cervello. Messa in situazione, Progressione situazionale, Gioco di situazione, ecc... sono terminologie diventate usuali quando si parla di metodologia di allenamento. Ma, prima di tutto, bisogna chiarire cosa si intende per metodologia. L efficacia dell allenamento e il raggiungimento di obiettivi programmati dipendono in buona misura dalla metodologia adottata. Il metodo (nel suo significato etimologico met odon: attraverso la strada) si fonda sulle teorie e sulle forme di apprendimento, infatti esso pu essere considerato una scelta con cui operare per raggiungere gli obiettivi. Esso riguarda i seguenti aspetti: 1) il rapporto tra istruttore e allievi, ovvero il tipo di leadership che lallenatore intender instaurare nel gruppo. Essa pu essere : autoritaria, democratica o permissiva. 2) Il rapporto tra giocatori, ovvero le relazioni sociali che si instaurano nel gruppo - squadra. 3) Il linguaggio, ovvero il tipo di comunicazione utilizzata dallallenatore. 4) Il metodo o il modo di proporre l attivit: a) deduttivo, quando l allenatore prescrittivo e assegna un compito o fa eseguire un esercitazione dando una soluzione chiara e prestabilita. b) induttivo, quando lallenatore pone gli allievi in una situazione di ricerca della soluzione e del raggiungimento di un obiettivo. 5) La scelta della attivit: a) globali, quando si tratta di contenuti o attivit di carattere generale nelle quali sono presenti diversi aspetti e sono perseguiti

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pi obiettivi. Il gesto tecnico diventa il mezzo per raggiungere l obiettivo; b) analitiche, quando le attivit, come dice la parola, analizzano lobiettivo e il gesto tecnico da compiere. In questo caso la tecnica fine a se stessa. Quindi, come gi detto, il metodo si fonda sulle teorie d apprendimento. Alcune di esse concepiscono l apprendimento come un processo meccanico senza lintervento da parte della coscienza. Ma, attraverso le ricerche scientifiche sulla fisiologia del cervello, le pi recenti correnti pedagogiche ritengono che la teoria pi accreditata sia quella dell apprendimento secondario o intelligente. Essa presuppone la cosiddetta messa in situazione e si suddivide in tre fasi : 1) La prima fase, esplorativa o dellesperienza, serve a comprendere la situazione; in essa il giocatore verifica praticamente il problema per costituire le associazioni tra le informazioni e le esperienze precedenti. 2) Nella seconda fase, dissociativo - percettiva o della razionalizzazione dell esperienza, il ragazzo ha chiara la coscienza dello scopo da raggiungere e programma in modo preciso le azioni muscolari da compiere. 3) L ultima fase quella di stabilizzazione o globalizzazione dell esperienza; in essa si collocano le ripetizioni della situazione al fine di automatizzare tutte le azioni. Nell apprendimento intelligente l automatismo viene fissato in modo plastico e ci permette di riutilizzarlo o modificarlo in situazioni diverse; ecco perch utilizzare come metodo di allena-

mento le situazioni semplici di gioco senz altro una scelta appropriata poich si tiene in considerazione un apprendimento intelligente della tecnica e della tattica. Perci, la tecnica presupposto fondamentale, ma poich strumentale e non fine a se stessa, diventa il mezzo per concretizzare l intenzione tattica che la situazione richiede. L esperienza sul campo dimostra che offrire un obiettivo da raggiungere esalta la motivazione e l impegno dei ragazzi pi di una ripetizione estetica di un fondamentale tecnico senza un preciso scopo. Come gi detto bisogna perci dare una risposta ai per di: calciare per, guidare la palla per, ricevere per. La risoluzione a queste risposte da ricercare nelle varie situazioni di gioco. In tutte le situazioni esistono, infatti, delle regole d azione sia per chi in possesso palla, cio in fase offensiva, sia per chi si trova in fase difensiva. L allenatore deve conoscere questi principi e indurre i giovani calciatori a scoprirli attraverso l esperienza e il ragionamento. Le situazioni di gioco devono evidenziare esigenze risolutive e organizzate in progressioni didattiche. Infatti, la progressione situazionale deve costituire il mezzo di realizzazione del pensiero tattico inteso come sviluppo della creativit del giocatore. La progressione situazionale permette, cos, di passare da un esercitazione a una situazione o, per meglio dire, dalla tecnica di base alla tattica individuale. Gli esempi pratici che seguono chiariscono questa lunga introduzione teorica all utilizzo delle

progressioni situazionali. Trattiamo ad esempio un obiettivo tecnico di primaria importanza: la guida della palla. Verifichiamo come sia possibile insegnare i gesti tecnici ai piccoli calciatori sviluppando un pensiero tattico per una corretta applicazione durante il gioco. Il dominio della palla un obiettivo generale di primaria importanza e riguarda il giusto e corretto rapporto del giovane calciatore con lattrezzo (io e la palla). Per migliorarlo si deve affinare la sensibilit cinestetica specifica, cio la capacit di decodificare i segnali e trasmetterli ai muscoli e alle articolazioni. Infatti, quando si osserva un calciatore palleggiare e guidare la palla in modo elegante ed efficace, si afferma che dotato di una buona sensibilit. Questa dipende dai segnali che arrivano al cervello dagli organi di senso e dai muscoli (capacit senso-percettive e cinestetiche) in particolar modo lespressione di una capacit coordinativa specifica chiamata: destrezza fine. Lattivit iniziale, utile per migliorarsi, il palleggio che affinando la sensibilit diventa propedeutico alla guida della palla. Per palleggio si intende labilita di colpire ripetutamente, con i piedi o con altre parti del corpo, la palla in modo che questa non tocchi terra. unattivit utilizzabile come riscaldamento e deve essere organizzata in progressioni didattiche, dal palleggio con rimbalzo a quello classico, portando la palla su diversi livelli (piede, coscia, testa), da fermi e in movimento, su percorsi obbligati, con gare individuali, a coppie e a gruppi, giocando a calcio tennis... E utile utilizzare palle o 33

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oggetti sferici di forme, dimensioni e pesi differenti, esercitando sempre entrambi i piedi e spronando i giovani calciatori a migliorare i propri record personali. Ma vediamo ora di analizzare lobiettivo della guida della palla cio dellabilit di un giocatore di sospingerla, toccandola con le varie parti del piede, da un punto ad un altro, senza perderne il controllo; effettuando, in pratica, dei brevi passaggi a se stessi sulla propria direttrice di corsa. Come si era detto precedentemente indispensabile dare una risposta alla domanda guidare per? affinch la tecnica non sia fine a se stessa e le attivit proposte abbiano un senso e uno scopo. Infatti, durante la partita di calcio, si guida la palla per: - conquistare spazio; - difenderla dallavversario; - crossare; - lanciare; - calciare a rete. Inoltre la guida della palla un obiettivo propedeutico alla finta e al dribbling, perci al superamento dellavversario e quindi alla risoluzione della situazione di 1 contro 1, situazionale. La guida della palla permette il cosiddetto possesso palla individuale, anche se nel gioco attuale la guida, appena possibile, sostituita con il pi determinante e produttivo passaggio (possesso palla collettivo). Le tecniche di guida sono convenzionalmente tre: interno-piede; esterno-piede; collo piede. Queste vengono utilizzate in base alla necessit e alla situazione in cui ci si trova: la guida di collo permette, ad esempio, una maggior velocit di traslocazione, ma necessita di ampi spazi (situa34

zione di contropiede); la guida di interno: la pi lenta, ma permette una maggior protezione e un miglior controllo della palla; la guida di esterno: la pi naturale da effettuare durante la corsa. Tuttavia, poich per difendere la palla dallavversario necessario interporre il proprio corpo, si utilizza la tecnica pi idonea riguardo alla posizione dellavversario e allo spazio da raggiungere. A questo punto lallenatore, in riferimento allobiettivo specifico (es.: guidare per conquistare spazio), in relazione al livello tecnico e in base alla categoria dei propri calciatori, pu progettare delle progressioni didattico-situazionali passando dallesercitazione alla situazione di gioco in modo che il bambino apprenda i concetti e i principi sopra esposti. Si ricorda che possedere una buona sensibilit prerequisito indispensabile per rivolgere lattenzione alla situazione tattica e avere una maggior visione periferica e di gioco pur mantenendo il dominio della palla. Infatti si soliti dire di un giocatore tecnico e intelligente: Gioca con la testa alta. Progressione situazionale Questa progressione finalizzata alla difesa e alla copertura della palla con lo scopo di tirare a rete, che come abbiamo visto prima sono alcuni motivi per i quali si porta palla in gara. Come riscaldamento o per iniziare la progressione didattica, si possono utilizzare tutti gli esercizi analitici conosciuti e presentati sui testi, eseguiti in spazio libero o su obbligati con i coni, utilizzando tutte le tecniche di guida della palla e curando in particolar modo il gesto tecnico. Ad

esempio, i giovani calciatori guidano la palla allinterno di un quadrato che varia come dimensioni in base al numero dei partecipanti. I bambini utilizzano a comando le varie tecniche e guidano la palla sempre verso uno spazio vuoto evitando i compagni (per tenere la testa alta e finalizzare il movimento). Variando il ritmo di corsa cambia anche lintensit del carico. Per indurre i giocatori a tenere la testa alta lallenatore, in queste esercitazioni, pu formare dei numeri con le mani e obbligare i bambini a gridare il numero segnalato. 1)Cacciatori e lepri (fig. 1) Alcuni bambini (lepri) guidano allinterno di un quadrato, di dimensioni variabili, la palla insieme ad altri giocatori, contraddistinti da una casacchina (cacciatori), che guidano a loro volta una palla. I cacciatori devono colpire con la propria palla il pallone delle lepri. Le lepri catturate diventano cacciatori e viceversa. Impareranno cos a porre il proprio corpo tra la palla e lavversario. 2)Guida in velocit (fig. 2) Si strutturano delle zone larghe 5 metri sino a raggiungere eventualmente una lunghezza massima di 30 metri. I bambini guidano velocemente la palla usando le varie tecniche sino ad arrivare al limite opposto dalla partenza. Per variare lesercizio bisogna obbligare i giocatori a effettuare 1, 2 o 3 tocchi allinterno di ogni zona o addirittura un tocco ogni 2 zone. Si pu organizzare una gara a pi squadre con lobiettivo di essere pi veloci nellarrivare al termine. Si pu strutturare il percorso prima del limite dellarea e far concludere a rete. I piccoli calciatori verificheranno

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Fig. 1

Fig. 2

Fig. 3

Fig. 4

A B

quale delle tecniche la pi veloce. 3)Situazione di 1 contro 1 con avversario alle spalle ( fig. 3 ): lattaccante A deve guidare velocemente la palla allinterno di un corridoio, lungo 20/30 metri e largo 10, prima di calciare in porta, eludendo lazione di un difensore che parte 2/3 metri dietro (lattaccante pu cercare di tagliare la strada al difensore

per coprire e difendere la palla se pi lento o portare la palla lontano se pi veloce dellavversario). Si pu organizzare una gara a squadre alternandosi in fase offensiva e difensiva. 4)Situazione di 1 contro 2 con avversari alle spalle (fig. 4) E una variante della precedente situazione, lattaccante deve eludere linseguimento di 2 difensori. Egli parte con il piede

sulla palla e quando lo stacca partono i difensori. Lattaccante dovr capire da quale difensore dovr scappare e da quello che dovr coprire la palla. Come si pu notare in tutte queste esercitazioni e situazioni si migliorano anche le capacit condizionali curando e variando lorganizzazione. Strutturando percorsi di questo genere i bambini, migliorando la 35

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sensibilit e la tecnica di base, applicano il gesto intuendone e capendone il senso e verificando lefficacia nella soluzione delle situazioni nel rispetto dei principi del gioco del calcio. E chiaro che in una programmazione completa si devono prevedere ulteriori sviluppi e collegamenti con altre attivit. Trasferendo i concetti dei giochi e delle esercitazioni in situazioni specifiche e rispettando la tabella precedentemente proposta, si inizia a sviluppare il pensiero tattico. Ci possibile per ogni obiettivo tecnico di questa fascia det. E chiaramente importante la consequenzialit e la coerenza delle attivit proposte allinterno della stessa seduta e di pi allenamenti. Se siamo tutti daccordo che, nel settore giovanile, determinante lavorare insistentemente sulla tecnica di base ripetiamo una serie di semplici consigli metodologici, alcuni gi espressi. 1) Utilizzare quasi esclusivamente per tutto lallenamento la palla. Migliorare la condizione fisica e la funzione di coordinazione utilizzando sempre esercizi tecnici specifici con il pallone tra i piedi. Ci significa utilizzare una metodologia diretta con attivit specifiche per il gioco del calcio. 2) Nello scegliere le attivit da proporre ai ragazzi indispensabile che i gesti tecnici vengano realizzati attraverso: - la memorizzazione della prestazione - tramite ripetizioni frequenti e ravvicinate nel tempo dei gesti da acquisire; - una velocit adeguata ai ritmi della gara - acquisita utilizzando esercitazioni che la riproducano in modo adeguato; 36

- la realizzazione dei fondamentali nelle zone appropriate di campo - con esercitazioni eseguite con punti di riferimento in zone specifiche del campo e con misure-spazi tipo gara. 3) Spiegare sempre le finalit e gli obiettivi dellallenamento e del gesto tecnico da realizzare. La coscienza e la conoscenza dellobiettivo da raggiungere permettono allallievo di autovalutarsi e autocorreggersi oggettivamente. Infatti, il risultato ottenuto indurr il ragazzo a modificare o mantenere i gesti tecnici acquisiti. Lesperienza sul campo dimostra, inoltre, che offrire un obiettivo da raggiungere esalta la motivazione e limpegno dei ragazzi, molto pi di una ripetizione estetica di un fondamentale tecnico senza un preciso scopo. In tutte le situazioni esistono, infatti, delle regole dazione sia per chi in possesso palla, cio in fase offensiva, sia per chi si trova in fase difensiva. Lallenatore deve conoscere queste regole e indurre i giovani calciatori a scoprirle attraverso lesperienza e il ragionamento. Non si tratta di far apprendere organizzazioni collettive che limitino la creativit del singolo, quanto piuttosto di strutturare organizzazioni e collaborazioni che esaltino le abilit del singolo giocatore al servizio della quadra. Ricordiamo che apprendimento e creativit non sono in contrasto tra loro, anzi si pu affermare che non ci sia vera creativit senza apprendimento. 4) Utilizzare delle progressioni situazionali che devono costituire il mezzo di realizzazione della tattica, intesa come sviluppo della creativit del giocatore

attraverso lutilizzo della tecnica in situazione di gioco (tattica individuale). Quindi, eseguire esercizi analitici di tecnica e trasferirli in situazione. Tramite questultima, infatti, il giovane calciatore impara a percepire le informazioni necessarie per lutilizzo di un determinato gesto tecnico. 5) Finalizzare la maggior parte dellallenamento a un solo obiettivo tecnico. In tutte le esercitazioni e situazioni proposte, i ragazzi devono perseguire un obiettivo preciso. Lallenatore informa il gruppo che il successo garantito dallefficacia del gesto tecnico. Non bisogna disperdere lallenamento nel conseguimento di troppi obiettivi tecnici. 6) Utilizzare soprattutto metodi induttivi e le diverse forme di apprendimento adeguate alle varie fasce det. Lutilizzo di una pedagogia attiva permette un maggior grado di transfert dallattivit svolta in allenamento allessenza e agli obiettivi del gioco del calcio e, quindi, alla partita. Per i giovani Anche per le categorie intermedie indispensabile proseguire metodologicamente allinsegnamento dei principi di fase offensiva e difensiva e di transizione migliorando i gesti tecnici e agendo sul pensiero tattico. Analizziamo una progressione didattica in fase offensiva, nella quale gli aspetti tecnici sintrecciano con problemi che evidenziano come la tecnica calcistica non sia fine a se stessa, ma finalizzata a obiettivi comunicativi, situazionali, tattici e creativi. Lesempio che segue pu servire agli allenatori per evolvere le

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Fig. 5

Fig. 6

esercitazioni solitamente proposte in progressioni che comprendono pi obiettivi e permettono un intervento integrale sul giocatore indirizzato al pensare calcio. Ipotizziamo di proporre un semplice esercizio di tecnica, comprendente cross dal fondo e tiro al volo, con due squadre che si affrontano in una gara di gol (fig.5). Con palla ferma, un giocatore crossa dal fondo, indirizzando la sfera in uno dei due quadrati posti allinterno dellarea di rigore. Il compagno di squadra, partendo dal limite dellarea, conclude al volo. Questesercitazione permette allallenatore di intervenire sugli errori tecnici. Quando il gesto non efficace indispensabile conoscere la biomeccanica del movimento per correggerlo analiticamente. I giocatori dovranno perci risolvere problemi tecnici, coordinativi, di precisione, di percezione delle traiettorie, di posizione del corpo rispetto alla palla. Le varianti allesercizio possono

essere diverse, dallobbligo del cross sul primo o sul secondo palo, alla conclusione di testa, dopo un controllo o in acrobazia. Se lesercizio dovesse terminare cos, il transfert da questattivit alla gara sarebbe minimo. Rimanendo a livello di esercitazione tecnica, modifichiamo lattivit. Nella figura 6 osserviamo qualche cambiamento: il giocatore che effettua il cross parte in movimento ed esegue una finta e una guida veloce della palla, allinterno di cinque coni, prima di eseguire il traversone. Si potr osservare che i giocatori, se non ripetono errori tecnici, saranno inefficaci per cause che non dipendono dallesecuzione dei gesti. Ad esempio chi crossa indirizzer spesso la palla nel quadrato in cui non si smarcato il compagno. Chi conclude a rete sbaglier frequentemente i tempi dellattacco alla palla, trovandosi gi nel quadrato o arrivando in ritardo. A questo punto, indispensabile far capire ai giocatori una cosa: sbagliano la comunicazione delle intenzioni. Il calciato-

re posto al limite dellarea deve guardare il portatore di palla sulla fascia. Questultimo, dopo aver superato lostacolo dei coni, alzer lo sguardo. E in questistante che il compagno senza palla comunicher, con il movimento, lintenzione di andare a ricevere il cross nel quadrato sul primo o sul secondo palo. In questo modo, obblighiamo i giocatori a risolvere i problemi tecnici in relazione ad aspetti comunicativi. In gara, la lettura dei messaggi si riferisce anche ad altre comunicazioni che non dipendono solo da chi in possesso palla. Ecco perch le esercitazioni tecniche precedenti devono evolvere in situazioni nelle quali sono presenti tutti i dati elaborabili dal giocatore. Questultimo dovr quindi scegliere le informazioni utili per risolvere la situazione. Nella figura 7, rispetto allesercizio precedente, stato aggiunto un difensore che, nellistante in cui lattaccante sulla fascia inizia il movimento, corre dal fondo a occupare uno 37

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Fig. 7

Fig. 9

Fig. 8

Fig. 10

dei due quadrati. Si passa cos a una situazione nella quale lattaccante che deve concludere si diriger verso il quadrato vuoto, nel momento in cui il compagno sulla fascia alzer lo sguardo. Abituiamo cos i giocatori a comprendere segnali che arrivano dai movimenti di compagni e avversari. La situazione di 1contro 1 nella figura 8 ha come obiettivo lo 38

smarcamento e lautocreazione di spazio. Il difensore adesso marca lattaccante che deve concludere. Si potr osservare, inizialmente, la difficolt dei giocatori nel regolare i tempi dello smarcamento e del cross. Anzi, i movimenti dellattaccante spesso indurranno allerrore il compagno sulla fascia che effettuer il traversone nel punto sbagliato. Il giocatore che va alla conclusione

dovr eseguire le finte di smarcamento prima che il compagno sulla fascia alzi lo sguardo. Solo in questistante, dovr dirigersi nello spazio in cui dettare il cross. Ecco che i problemi tecnici iniziali sono complicati dalla situazionalit e dalla comunicazione. A questo punto, si uniscono le due attivit precedenti. Nella figura 9 un difensore occupa

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Fig. 11

Fig. 12

uno spazio a piacere partendo dal fondo, mentre lattaccante in fascia inizia lazione. Nel frattempo, al limite dellarea, si ripropone l1 contro 1. In questo modo si aggiunge unulteriore informazione al giocatore che deve concludere. Egli dovr attaccare lo spazio vuoto, portando il marcatore verso quello occupato dal difensore entrato in campo, per poi liberarsi dallaltra parte. Il movimento inizier, come il solito, quando il compagno in fascia alza lo sguardo. Questultimo cercher di crossare valutando il movimento del compagno e la posizione dei difensori. In queste ultime attivit, e nelle prossime, non pi indispensabile porre i quadrati di riferimento per visualizzare gli spazi. Nella situazione della figura 10 sar, soprattutto, il giocatore sulla fascia a dover interpretare le informazioni. Al limite dellarea creiamo, infatti, una situazione di 2 contro 1. Il difensore dovr scegliere quale dei due attaccanti seguire lasciandone chiaramente uno pi smarca-

ti. I movimenti dei giocatori in area avvengono prima che il compagno deputato al cross li veda e possa scegliere il giocatore smarcato sul primo o sul secondo palo. Si aggiungono cos problemi collaborativi, in area, che introducono aspetti tattici come gli incroci, i veli, i blocchi... Lallenatore dovr indurre i calciatori a conoscere e applicare questi aspetti, nei tempi e nei modi adatti alla situazione. La tecnica fondamentale, come lo anche la velocit desecuzione dei gesti e dellazione. Nella figura 11 , il 2 contro 2 al limite dellarea presuppone soluzioni di tipo tattico come lincrocio e il blocco. In questattivit complessa i ragazzi si trovano ad affrontare tutti i problemi proposti dalla progressione. Lallenatore dovr aiutare i giocatori a evidenziare leventuale errore commesso, sia esso di tipo tecnico, comunicativo, situazionale o tattico. I tempi e gli spazi si regolano automaticamente nella risoluzione della situazione. E importante, come gi detto, che la velocit desecu-

zione sia elevata e simile a quella della gara. Se lattivit ben organizzata, alternando rapidamente unazione sulla destra e una sulla sinistra, la progressione permetter un buon intervento di tipo condizionale. Nella figura 12 rappresentata una situazione libera di 3 contro 3. Attraverso i precedenti apprendimenti i giocatori cercano liberamente le soluzioni pi adatte per fare gol. Lallenatore interviene per aiutare a comprendere gli errori commessi. In un gruppo di giovani calciatori importante che i ragazzi ruotino nei diversi ruoli della situazione. In una prima squadra, invece, ogni giocatore deve realizzare le competenze specifiche o pi frequenti in relazione al ruolo e alle sue caratteristiche. Non indispensabile effettuare la progressione in una sola seduta, ma si pu proporla in pi occasioni, cos i giocatori si renderanno conto della complessit della situazione e lanalizzeranno. La progressione potrebbe 39

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Tab.2

MOTIVAZIONE - PREPARAZIONE FISICA


2c0 (ESERCIZIO) (SITUAZIONE) 3c3 Senza avversari (FACILE) (DIFFICILE) Con avversari (TECNICI) Precisione e velocit del passaggio (COMUNICATIVI) Tempo e spazio del passaggio (SITUAZIONALI) Riconoscere le soluzioni alle situazioni 1c1 - 3c3 (COOPERATIVI) Come aiutare il compagno con la palla, come collaborare per trasmettere la palla (TATTICI) Come creare spazi, smarcamenti, superiorit ect. (TECNICA INDIVIDUALE) Saper calciare: rasoterra, a parabola d'interno, di collo piede, d'esterno, ecc. al volo (TECNICA INDIVIDUALE) Saper passare: sul compagno, nello spazio (TATTICA INDIVIDUALE) Sapersi smarcare (TATTICA DI REPARTO) Saper creare e attaccare spazio in attacco (TATTICA DI SQUADRA) Saper inserire la trasmissione della palla in uno schema di un sistema stabilito

Calciare la palla (GESTO) (AZIONE) Trasmettere la palla

RISOLVERE PROBLEMI

RAGGIUNGERE OBIETTIVI

IN RIFERIMENTO AI PRINCIPI O REGOLE D'AZIONE : in fase offensiva (possesso palla) Passaggio, finta, dribbling Smarcamento Mantenimento del possesso Conquista dello spazio Verticalizzazione Sostegno ed appoggio Incroci, tagli, sovrapposizioni Allargamento degli spazi Attacco agli spazi Creazione di spazi Cambio del fronte del gioco Attacco alla zona cieca Superiorit numerica Contropiede, ripartenza Blocco, velo, inganno

anche continuare, ma non conviene esagerare nellaumento del carico di difficolt, per non rendere meno specifico lintervento su determinati obiettivi. Tuttavia ogni allenatore pu modificare la proposta, con varianti e inserimenti, indirizzandola verso particolari e specifici obiettivi. E, inoltre, possibile sviluppare altre progressioni riguardanti la tecnica individuale o la tattica di squadra. La lettura della situazione e lelaborazione dei dati informativi da parte dei giocatori, sono fondamentali per lapplicazione efficace dei gesti tecnici, nel rispetto dei tempi e degli spazi a disposizione. Lallenamento integrale, per il raggiungimento di queste capacit, pu essere realizzato attraverso progressioni in 40

cui si affrontano gradualmente problemi di tipo tecnico, comunicativo, situazionale, collaborativo, tattico e strategico come dallesempio della tabella n1. La cronologicit e la progressivit cos organizzate permettono di sviluppare, nella sintesi conclusiva, le capacit di adattarsi e risolvere i problemi aumentando fantasia e creativit, autonomia e discrezionalit, sfruttando le esperienze precedenti in riferimento ai messaggi comunicativi. Ricordiamo che come ha detto G. Leali, nellarticolo citato, le fasi offensiva e difensiva non possono essere dissociate e bisogna prevedere nellallenamento il passaggio da una allaltra per un abitudine soprattutto psicologica e di preparazione ad attaccare o a difendere se la fase di transizio-

ne negativa (perdita possesso) o positiva (conquista possesso). Quindi gi dai pi piccoli e indispensabile formare una mentalit che rispetti questo continuo variare di situazione per favorire ladattamento dei comportamenti tattici. Per i pi grandi Nelle categorie di perfezionamento del settore giovanile e nelle prime squadre si continua il lavoro sul pensiero tattico per verificare e correggere i gesti e i comportamenti in situazioni tattiche specifiche. Progressione psico-tattica. La proposta abbastanza semplice e si riferisce piuttosto alle categorie Juniores e Primavera ma anche in una prima squadra si pu, in riferimento al proprio sistema e modulo tattico, struttu-

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Fig. 13

Fig. 14

C A

rare percorsi che inducano il giocatore a pensare comportamenti inerenti alle idee dellallenatore. Riproponiamo la tabella iniziale modificata (tabella 2) in modo da seguire litinerario didattico che sar poi adattabile e trasferibile ad altri interventi con obiettivi tecnico-tattici differenti. Lesempio pratico riguarda la fase offensiva. Pertanto i principi o regole dazione che sorreggono la progressione riguardano tale fase sono: - passaggio; finta-dribbling; tiro in porta; - smarcamento; - mantenimento del possesso; - conquista dello spazio; - verticalizzazione; - sostegno e appoggio; - incroci, tagli, sovrapposizioni; - allargamento degli spazi; - attacco agli spazi; - creazione di spazi; - cambio del fronte di gioco; - attacco alla zona cieca; - superiorit numerica; - contropiede; - ripartenza;

- blocco, velo, inganno. Non si prevede lintervento sui giocatori che si trovano nella situazione di fase difensiva o di transizione. Osserviamo quindi la tabella 1 che evidenzia il passaggio dal gesto di calciare la palla allazione di trasmettere la palla con esercizi dal 2 contro zero a situazioni di 3 contro 3, perci inizialmente senza avversari e poi con avversari. Ricordiamo che si trasmette la palla per: - costruire gioco; - per saltare un avversario o un blocco difensivo; - per conquistare spazio: - per mantenere il possesso palla; - per mettere il compagno in condizione di concludere a rete. Dal punto di vista situazionale, il passaggio il mattone che consente la costruzione del gioco e come dice Simone Mazzali : come la comunicazione linguistica si attua tramite la parola, la comunicazione calcistica si esplica mediante il passaggio.

I calciatori dovranno risolvere individualmente, ma allinterno di unorganizzazione collettiva, una serie di problemi per raggiungere gli obiettivi delle attivit proposte come vediamo sempre dalla tabella. Lintervento individuale e integrale sullallievo garantiscono una formazione completa e un apprendimento attivo e cosciente degli obiettivi da raggiungere inducendo il giocatore a pensare soluzioni che adottino il gesto motorio appreso. La scelta di questa progressione pu essere fatta in relazione di un attacco a tre punte o di una difesa a tre per indurre adattamenti particolari o trasmettere schemi di gioco. Inoltre pu essere proseguita sino ad arrivare allopposizione di 11 contro 11 come si conviene nella organizzazione tattica di una prima squadra. Nelle esercitazioni e nelle situazioni opportuno utilizzare le catene di giocatori e/o i reparti del sistema e modulo utilizzato. 1esercizio 2c0 (fig.13). A coppie in spazio libero i giocatori si passano la palla utiliz41

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Fig. 15

Fig. 16

C C B A

Fig. 17

Fig. 18

zando le varie tecniche del passaggio. Il compagno senza palla guarda sempre il portatore ed effettua uno smarcamento nello spazio o un taglio o una sovrapposizione, quando guardato a sua volta dal portatore palla, per ricevere il passaggio. 2esercizio 3c0 (fig.14). A gruppi di tre in uno spazio libero i giocatori si passano la palla utilizzando le varie tecniche 42

del passaggio. Le varianti a questi primi due esercizi sono molteplici. Nel caso in figura il portatore palla A alza lo sguardo e serve il compagno B che si smarca e corre a sostegno. Il giocatore B restituisce la palla ad A che passa la palla sullo smarcamento del terzo uomo C. In queste esercitazioni lallenatore pu proporre con riferimento ai principi di fase offensiva diverse soluzioni

guidando i ragazzi a comunicare le intenzioni e a scegliere tempi e spazi. 3esercizio 3c0 azione su porta (fig.15). Per rendere pi specifico e motivante lesercizio si pu far eseguire ai ragazzi delle azioni su porta per concludere a rete lasciando la libert di scegliere soluzioni differenti in riferimento degli apprendimenti prece-

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Fig. 19

denti. Ad esempio in figura vediamo A portare palla allinterno e servire il compagno B andato in sovrapposizione. Questultimo serve il compagno C in taglio che a sua volta restituisce ad A in sovrapposizione per concludere. 4esercizio 3c1 (fig.16). Incominciamo a inserire gradualmente gli avversari. I giocatori dovranno eseguire la trasmissione della palla con le finalit specifiche che le situazioni impongono rispettando gli apprendimenti e le regole dazione. Quando i giocatori risolvono in quantit e qualit buone la situazione di 3c1 si pu aggiungere altri avversari. 5esercizio 3c2 (fig.17) Si possono ricreare situazioni che poi si verificano durante la gara per migliorare le collaborazioni e le tattiche di reparto con la finalit di trasmettere la palla in modo efficace e concreto. In figura vediamo una collaborazione tra punte e centrocampista. 6esercizio 3c3 (fig.18) Una situazione di verifica pu

essere cos proposta come in figura dove i tre attaccanti dovranno dimostrare di saper trovare soluzioni per superare il blocco difensivo e concludere a rete utilizzando il passaggio e la trasmissione della palla con intelligenza tattica (Pensiero tattico). Si pu prevedere che alleventuale riconquista della palla, i difensori debbano portarla oltre il centrocampo evitando il pressing degli attaccanti. Questo per intervenire sulle fasi di transizione negativa e positiva. 7esercizio - gioco a tema 3c3 (fig.19). Anche il gioco a tema di 3c3 per andare a meta una proposta globale su tutti gli obiettivi della progressione didattica. La proposta pratica presentata come al solito un esempio modificabile e strutturabile in modo diverso. Infatti sicuramente pi efficace impostare progressioni psicotattiche, cio per sviluppare il pensiero tattico, insistendo su pochi principi o regole dazione in situazioni che si vengono a verificare in gara. Anche limpegno condizionale notevole e le attivit sono allenanti dal punto di vista fisico-atletico. E chiaro che nelle categorie precedenti debba essere programmato un lavoro di base che permetta di proporre in seguito queste attivit. Conclusioni

La lettura della situazione e lelaborazione dei dati informativi da parte dei giocatori sono fondamentali nellapplicazione efficace dei gesti tecnici nel rispetto dei tempi e degli spazi a disposizione ad ogni et. Lallenamento integrale, per il raggiungimento di queste capacit, si pu realizzare attraverso queste progressioni nelle quali si affrontano gradualmente problemi di tipo tecnico, comunicativo, situazionale, collaborativo, tattico e strategico. La cronologicit e la progressivit cos organizzata e nellattivit proposta permette di inoltre di sviluppare nella sintesi conclusiva la capacit di adattarsi e risolvere i problemi sviluppando fantasia e creativit, autonomia e discrezionalit, sfruttando le esperienze precedenti in riferimento ai messaggi comunicativi (azione motoria-pensiero tattico). Perci dallintroduzione allultimo esempio pratico si cercato esporre un metodo che favorisca lincremento di abilit e capacit specifiche del calcio sfruttando, ma soprattutto organizzando, attivit gi conosciute da parte degli allenatori. Non sintende quindi inventare niente di nuovo ma si vuole sviluppare il pensiero tattico, seguendo litinerario della tabella1, dei pi e meno giovani calciatori, programmando per fasce det progressioni didattiche che permettano questo cosiddetto intervento integrale perseguendo gli obiettivi tecnici, tattici, fisici e psicologici nel rispetto dei principi fondamentali del gioco del calcio e delle conoscenze scientifiche-pedagogiche dellinsegnamento. Anche lallenatore di prima squadra 43

FONDAZIONE MUSEO DEL CALCIO CENTRO DI DOCUMENTAZIONE STORICA E CULTURALE DEL GIUOCO DEL CALCIO
La Fondazione MUSEO DEL CALCIO CENTRO DI DOCUMENTAZIONE STORICA E CULTURALE DEL GIUOCO DEL CALCIO" ha come suo obbiettivo istituzionale la diffusione della cultura calcistica nelle sue varie forme. Una di queste consiste nella presentazione ed offerta di pubblicazioni inerenti il fenomeno calcistico nel suo complesso. A tale scopo offriamo un elenco di opere il cui facilitato acquisto pu avvenire tramite versamento su conto corrente postale n11807500 Intestato a "Fondazione Museo del Calcio" Viale Aldo Palazzeschi, n.20 - 50135 Firenze.
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C. Herveou, L. Messean TECNICA DI RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA .35.000 A. Hotz LAPPRENDIMENTO QUALITATIVO DEI MOVIMENTI . 28.000 S. D. Kacialin LA TATTICA DEL CALCIO .15.000 M. Kamber IL DOPING NELLO SPORT . 18.000 K. P. Knebel, B. Herbeck, S. Hamsen LA GINNASTICA FUNZIONALE NELLA PREPARAZIONE DEL CALCIATORE .28.000 B. Kos 1200 ESERCIZI DI GINNASTICA .20.000 A. Lamberti ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO .16.000 G. Leali CALCIO TECNICA E TATTICA .25.000 G. Leali ESERCIZI PER LALLENAMENTO MUSCOLARE .20.000 G.Leali, M. Risaliti IL CALCIO AL FEMMINILE . 20.000 M. Manganini, G. Russo LA RIEDUCAZIONE FUNZIONALE NELL'INTERVENTO DEL LCA . 45.000 M. Mangano ESERCIZI ADDOMINALI . 18.000 R. Manno LALLENAMENTO ALLA FORZA .22.000 A. Manoni, C. Filippi PRESTAZIONI TECNICO TATTICHE DEI PIU GRANDI PORTIERI DEL MONDO .20.000 Mariucci NUOVE SCHEDE PER L'ALLENATORE E SUPER LAVAGNA TATTICA . 70.000 D. Martin, K.Carl, Lehnertz MANUALE DI TEORIA DELLALLENAMENTO . 35.000 G. Martone PROGRAMMA DI FORMAZIONE PER IL GIOVANE PORTIERE DI CALCIO .18.000

S. Mazzali LA ZONA NEL CALCIO .20.000 S. Mazzali, A. Bacconi LA PREPARAZIONE FISICA DEL CALCIATORE . 25.000 S. Mazzali PESISTICA E PERFORMANCE SPORTIVA . 23.000 S. Mazzali LO SPOGLIATOIO . 22.000 S. Mazzali, A. Nuccorini IL CALCIO a 5 . 27.000 K. Meinel TEORIA DEL MOVIMENTO .40.000 F. Meloni GINNASTICA ENERGETICA . 18.000 G. Menegali LARBITRO DI CALCIO . 16.000 P. P. Mennea, M. Olivieri DIRITTO E ORDINAMENTO ISTITUZIONALE SPORTIVO L. 25.000 P. Mennea, F. Valitutti MENNEA LA GRANDE CORSA .20.000 E. Molinas, I. Argiolas LINSEGNAMENTO DELLE ABILIT TECNICHE DEL GIOCO DEL CALCIO .24.000 M. Mondoni DAL MINIBASKET ALLAVVIAMENTO AL BASKET (6-14 anni) . 18.000 C.M. Norris FLESSIBILIT . 22.000 L. Orsatti SPORT CON DISABILI MENTALI . 28.000 V. P. Oserov SVILUPPO PSICOMOTORIO DEGLI ATLETI .20.000 Palladino - L. Gradauer IMPARARE LA PALLAVOLO GIOCANDO . 22.000 G. Palmisciano 500 ESERCIZI PER LEQUILIBRIO . 22.000 G. Palmisciano 500 ESERCIZI PER LA COORDINAZIONE OCULO-MANUALE . 23.000

P. Palombini TECNICA PRATICA DI SHIATSU .25.000 P. Papini, E. Quintavalle, L. Ugolini PORTIERE DI CALCIO LA PREPARAZIONE POLIVALENTE . 24.000 A. Pereni, M. Di Cesare CALCIO: IL MANUALE TENC. E TATT. DELLALLENATORE . 30.000 W. Perosino IL LIBRO AZZURRO . 28.000 P. Pierangeli, G.Testa SOCIOLOGIA DELLO SPORT APPLICATA AL CALCIO 15.000 E. Pignatti FORZA E VELOCIT .22.000 A. Pintus RITORNO ALLATTIVIT AGONISTICA DEL CALCIATORE DOPO RICOSTRUZIONE DEL l.c.a. . 45.000 V. Platonov L'ALLENAMENTO SPORTIVO TEORIA E METODOLOGIA . 40.000 S. Rufino LEDUCAZIONE MOTORIA NELLA SCUOLA ELEMENTARE . 20.000 G. Rusca CALCIO COME ALLENARE I PRIMI CALCI E I PULCINI . 31.000 S.S.S. - F.M.C. ANNUARIO DEGLI ALLENATORI DI CALCIO . 25.000 S.S.S. - F.M.C. ANNUARIO DEGLI ALLENATORI DI CALCIO 3 CAT. 2 volumi .55.000 F. Santoro ABOLIZIONE DEL VINCOLO SPORTIVO .10.000 E. Sasso, A. Sormani IL CENTRAVANTI . 13.000 M. Seno, C. Bourrel ALLENARE I DILETTANTI . 30.000 P. Sotgiu, F. Pellegrini ATTIVIT MOTORIA E PROCESSO EDUCATIVO .25.000

Ph. E. Souchard LO STRETCHING GLOBALE ATTIVO . 62.000 V. M. Subik, J. Levin IMMUNOLOGIA E SPORT .30.000 L. Teodorescu TEORIA E METODOLOGIA DEI GIOCHI SPORTIVI .20.000 F. Tribastone COMPENDIO DI GINNASTICA CORRETTIVA . 50.000 S. L. Ulisse IL POTENZIAMENTO MUSCOLARE CON GLI ELASTICI . 22.000 A. Umili POTENZIAMENTO MUSCOLARE PER GIOVANISSIMI (11-13 ANNI) .30.000 F. Valitutti TRA SESSO E SPORT .24.000 F. Valitutti IN VIAGGIO PER UN AMICO (Gaetano Scirea) . 20.000 S. Vatta LA TECNICA DEL CALCIO E LE CAPACIT COORDINATIVE . 90.000 con video cassetta L. Vecchiet. MANUALE DI MED. DELLO SPORT APPL. AL CALCIO . 30.000 P. Veneziani LA PSICOMOTRICIT FUNZIONALE APPLICATA AL GIOCO DEL CALCIO . 22.000 J. V. Verchosanskij LA PROGRAMMAZIONE E LORGANIZZAZIONE NEL PROCESSO DI ALLENAMENTO .25.000 Y. Verkhoshansky FORZA ESPLOSIVA . 27.000 H. Wein PROGRAMMI VINCENTI NEL CALCIO . 20.000 H. Wein IMPARARE IL CALCIO .26.000 J. Weineck LA PREPARAZIONE FISICA OTTIMALE DEL CALCIATORE . 70.000

Da compilare e spedire a FONDAZIONE MUSEO DEL CALCIO Viale Aldo Palazzeschi, 20 - 50135 FIRENZE Cognome.................................... Nome ....................................... Societ ..................................................... INDIRIZZO .................................................................. CAP ..................... Citt............................ PROV......... DESIDERO RICEVERE I SEGUENTI LIBRI: ............................................................................................... N copie..............L. .................. TITOLO DEL LIBRO ............................................................................................... N copie..............L. .................. TITOLO DEL LIBRO ................................................................................................ N copie..............L. .................. TITOLO DEL LIBRO Spese di spedizione L. FORMA DI PAGAMENTO: TOTALE L. versamento in c/c postale N 11807500
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