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27/10/13

Mitologia greca e latina, Eete, Efesto

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Mitologia greca e latina : lettera E

Eete, Efesto.

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EETE: figlio di Elio e dell'oceanina Perseide, era re della Colchide, antica regione sulla costa orientale del Mar Nero, a sud del Caucaso. Aveva per sorelle la maga Circe e Pasifae, moglie di Minosse. Dopo la morte della prima moglie, la ninfa caucasica Asterodea, che gli aveva generato Calciope , spos in seconde nozze l'oceanina Idia, dalla quale ebbe due figli, Medea e Apsirto. In Colchide, Eete regnava su Ea, con capitale la citt di Fasi, sulla riva del fiume omonimo. E proprio nella Colchide giunse Frisso, che era fuggito da Orcomeno insieme alla sorella Elle su un ariete alato dal vello d'oro. Non appena arrivato, fu accolto benevolmente da re Eete che gli diede in sposa la figlia calciope. In cambio, Frisso sacrific l'ariete meraviglioso a Zeus, e dette il vello a Eete, che lo inchiod ad una quercia, in un bosco consacrato ad Ares, sorvegliato notte e giorno da un drago che non dormiva mai. Questo vello costituir poi la posta della spedizione degli Argonauti. Giasone, avendo ricevuto da Pelia, re di Iolco, l'ordine di riportargli il Vello d'oro, part con i suoi compagni sulla nave Argo. Quando gli Argonauti, dopo molte vicissitudini, giunsero a Ea, il re promise loro il Vello, ponendo per condizioni che parevano inaccettabili. Giasone avrebbe dovuto aggiogare all'aratro due tori dagli zoccoli di bronzo, che sputavano fiamme; tracciare quattro solchi nel Campo di Marte e poi seminarvi alcuni denti di serpente, i pochi rimasti tra quelli che Cadmo aveva seminati a Tebe. Pensava cos di sbarazzarsi d'una richiesta importuna. Ma Giasone riusc, con l'aiuto di Medea, la figlia di Eete, a domare i tori mostruosi e a superare le altre due prove. Eete allora rinneg spudoratamente il patto concluso, minacci di dar fuoco all'Argo e di massacrare l'equipaggio. Giasone, con l'aiuto di Medea, stacc il vello dai rami della quercia e, accompagnato sempre da Medea, si affrett verso la baia dove si trovava l'Argo. Eete part al loro inseguimento e quando raggiunse gli Argonauti alla foce del Danubio, Medea uccise il suo piccolo fratello Apsirto, che aveva portato con s a bordo, e lo tagli in tanti pezzi, gettandoli a uno a uno nella corrente. Questo crudele stratagemma attard gli inseguitori, poich Eete fu costretto a recuperare ogni pezzo per seppellire degnamente Apsirto a Tomi. Eete, addolorato e scoraggiato, abbandon l'inseguimento. Pi tardi, saputo che il trono di Eete in Colchide era stato usurpato da suo zio Perse, Medea si rec laggi con suo figlio Medeio che uccise Perse, restitu lo scettro a Eete e allarg i confini del regno fino ad includere la Media.

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EFESTO: il dio artefice di opere mirabili, il fabbro divino, inventore e maestro della lavorazione dei metalli, generato da Era, secondo Esiodo, senza alcuna collaborazione maschile. Secondo altri autori era figlio di Zeus e di Era. Una tradizione cretese fa di Efesto non il figlio di Zeus, ma di Talo, figlio di Creso, eroe eponimo dell'isola. Efesto nacque cos gracile e mingherlino che sua madre Era, disgustata, lo gett gi dall'Olimpo per liberarsi dall'imbarazzo che il suo pietoso aspetto le ispirava. Efesto tuttavia sopravvisse al pauroso volo poich cadde nel mare, dove le ninfe oceanine Teti ed Eurinome lo accolsero e tennero il bimbo con loro per nove anni in una grotta sottomarina. Qui Efesto install la sua prima fucina e ricompens le sue ospiti delle cortesie usategli forgiando e modellando per loro ogni sorta di oggetti utili e gioielli, che realizzava con grande maestria. Era, che apprezzava parecchio i gioielli e saputo che tali meraviglie erano opere del figlio, lo chiam sull'Olimpo. Efesto vi and, ma dopo qualche tempo per vendicarsi della madre che l'aveva gettato fuori dell'Olimpo, le costru un magnifico trono d'oro fornito di invisibili lacci, in cui ella, sedendosi, rimase avvinta; nessuno era capace a scioglierla tranne Efesto che rifiut di farlo. Solo Dioniso, che godeva della sua fiducia, lo fece ubriacare a puntino e, caricatolo sul dorso di un asino, lo port sull'Olimpo e lo convinse a liberare Era. Bench ubriaco il dio aveva mantenuto una certa lucidit, difatti per liberare Era volle in cambio Afrodite per sposa. Ma il vero padre dei tre figli che Afrodite diede alla luce, Fobo, Deimo e Armonia, era Ares. Efesto non si accorse di essere ingannato finch gli amanti indugiarono a letto troppo a lungo nel
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Mitologia greca e latina, Eete, Efesto

palazzo di Ares in Tracia, ed Elio, sorgendo nel cielo li scopr intenti ai loro piaceri, e and a raccontare tutto a Efesto. Efesto, furibondo, si ritir nella sua fucina e forgi una rete di bronzo, sottile come un velo ma solidissima, e la assicur segretamente ai lati del suo talamo. Quando Afrodite ritorn dalla Tracia, Efesto le disse che doveva recarsi per una breve vacanza a Lemno, la sua isola favorita. Afrodite non si offr di accompagnarlo, anzi, non appena Efesto fu partito, mand a chiamare Ares che si precipit al palazzo. Ambedue si coricarono nel talamo di Efesto, ma all'alba si trovarono imprigionati nella rete, completamente nudi e senza possibilit di scampo. Efesto, ritornato dal suo viaggio, li colse sul fatto e invit tutti gli di a far da testimoni al suo disonore. Annunci poi che non avrebbe liberato la moglie finch non gli fosse stata restituita la preziosa dote che aveva dovuto pagare a Zeus, padre adottivo della sposa. Gli di accorsero subito per vedere Afrodite nell'imbarazzo, ma le dee, per un delicato senso di pudore , rimasero a casa. Apollo, Ermete e tutti gli di scoppiarono in una gran risata, ma Zeus era cos disgustato che rifiut di restituire la dote o di intromettersi in un litigio tanto volgare tra moglie e marito, dichiarando che Efesto era stato uno sciocco a mettere in piazza gli affari suoi. Poseidone si offr di pagare il valore equivalente alla dote se Ares avesse rifiutato di pagare il debito. Cos Ares fu rimesso in libert e ritorn in Tracia, mentre Afrodite and a Pafo, dove ricuper la propria verginit bagnandosi nel mare. Efesto si era riconciliato del tutto con Era, tanto che os rimproverare Zeus per averla appesa al cielo perch essa tormentava Eracle. Ma gli sarebbe convenuto tacare, poich Zeus infuriato lo scagli gi dall'Olimpo una seconda volta. Precipit e tocc terra sull'isola di Lemno fratturandosi ambedue le gambe. Ritornato sull'Olimpo col perdono di Zeus, pot camminare soltanto con l'aiuto di grucce d'oro. Molti di, Titani o Giganti avrebbero volentieri sposato Atena, ma essa rifiut le loro proposte. Ma un giorno, durante la guerra di Troia, non volendo chiedere in prestito le armi a Zeus che si era dichiarato neutrale, Atena preg Efesto di fabbricarle un'armatura. Efesto rifiut di essere pagato, dicendo astutamente che si sarebbe assunto l'incarico per amore; Atena non afferr il significato di quella frase e, quando si rec nella fucina di Efesto, il dio all'improvviso si volse e cerc di usarle violenza. Quando Atena si divincol da Efesto, questi eiacul sulla sua coscia, un po' al disopra del ginocchio. La dea si ripul con una manciata di lana, che gett via disgustata: la lana cadd al suolo e casualmente fecond la Madre Terra. Ribellandosi all'idea di avere un figlio che Efesto avrebbe voluto generare in Atena, la Madre Terra rifiut ogni responsabilit per la sua educazione. Atena allora prese sotto la sua protezione il bimbo appena nato e lo chiam Erittonio, lo cel in un cesto che affid ad Aglauro, figlia maggiore del re di Atene, Cecrope, raccomandandole di averne cura. Zeus ordin a Efesto di fabbricare una donna, ai quattro Venti di soffiare in essa la vita, e a tutte le dee dell'Olimpo di adornarla. Codesta donna, Pandora, fu la pi bella del mondo e Zeus la invi a Epimeteo, il quale, dimenticando il consiglio del fratello, Prometeo, ne fece la propria moglie, sedotto dalla bellezza. Pandora era stupida, malvagia e pigra quanto bella: la prima di una lunga serie di donne come lei. Subito essa apr il vaso che Prometeo aveva raccomandato a Epimeteo di tenere chiuso, e tutti i mali si riversarono sull'umanit. Rimase sul fondo solo la Speranza, che non pot scappare poich Pandora aveva richiuso prima il coperchio. Efesto si rivel molto utile a tutti gli dei dell'Olimpo. Costru splendide sale e palazzi, consentendo agli dei di vivere in mezzo al lusso. A Delfi si dice che Efesto costru il quarto santuario in bronzo, con canori uccelli d'oro appollaiati sul tetto. La corona, che Dioniso regal ad Arianna come dono di nozze, fu fabbricata da Efesto con oro e rubini indiani disposti in forma di rose. A Cheronea, lo scettro a forma di lancia forse l'unica autentica opera di Efesto ancora esistente. Zeus lo invi a Pelope, figlio di Tantalo, a mezzo di Ermete, e Pelope lo trasmise poi al re Atreo. I lucidi schinieri di bronzo, la corazza aurea e lo splendido scudo indossati da Eracle nel duello contro Cicno, figlio di Ares, erano opera di Efesto. Teti regalo ad Achille una nuova armatura comprendente anche un paio di preziosi schinieri forgiati da Efesto. Le ceneri di Achille, mescolate a quelle di Patroclo, vennero riposte in un'urna d'oro fabbricata da Efesto, dono di nozze di Dioniso a Teti. Efesto aveva costruito il palazzo reale di Eete, per ringraziare Elio che era accorso in suo aiuto quando egli stava per essere sopraffatto dai Giganti durante l'assalto all'Olimpo. Efesto avrebbe anche favorito la nascita di Atena calando un fendente sulla testa di Zeus, da dove usc fuori la dea vergine, senza quindi l'aiuto di una donna. Efesto, brutto e disgraziato, ebbe donne di grande bellezza: Omero gli attribuisce Carite, la Grazia per eccellenza, ed Esiodo la pi giovane delle Cariti, Aglae. Tra i suoi figli, quasi tutti zoppi come lui, vi fu l'argonauta Palemone; Perifete, un brigante di Epidauro; e Ardalo, scultore leggendario. Il culto di Efesto non era molto diffuso: il suo centro nel mondo greco era l'isola di Lemno, dove sorgeva la citt di Efestia, a lui consacrata, e un tempio nel punto in cui, secondo il mito, era caduto e dove Prometeo aveva rapito il fuoco. Ad Atene il suo culto era legato con lo sviluppo delle industrie metallurgiche, ed era collegato con quello di Atena: in suo onore si celebravano le Efestie durante le quali si svolgeva una corsa di giovani con fiaccole accese nella quale riusciva vincitore chi conservava pi a lungo accesa la fiamma. In occidente il suo culto era particolarmente diffuso nelle regioni vulcaniche della Magna Grecia. I Romani lo chiamarono Vulcano.

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