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LE LINEE FORTIFICATE TEDESCHE NEL TERRITORIO

PAVESE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La storia delle linee difensive realizzate dall’ esercito tedesco lungo la Penisola dal
1943 al 1945 è un aspetto fino ad oggi poco studiato del Secondo Conflitto Mondiale.
E’ utile ricordare qui i principali sistemi fortificati impiegati in Italia.
La Linea Gustav fu il principale complesso difensivo dell' inverno 1943-44,
imperniato su Cassino; aveva carattere campale, ma impiegava anche opere in
calcestruzzo e casematte mobili in acciaio.
La Linea Hitler, con struttura simile alla Gustav sbarrava la valle del Liri, presso
Aquino.
La Linea Gotica, si estendeva fra Pisa e Rimini, lungo gli Appennini e costituì
l'ultimo solido baluardo prima dell'irruzione degli Alleati nella Pianura Padana. Alla
sua realizzazione lavorarono circa diciottomila uomini.
Una linea fortificata denominata Vallo Ligure fu collocata a difesa della costa
ligure; essa fu la più grande opera difensiva tedesca nel nostro paese e vide impiegati
più di trentacinquemila operai italiani e settemila uomini dell’Organizzazione Todt,
per realizzare più di ottomila postazioni campali e semi-permanenti.
Lungo la costa adriatica fu realizzata un'analoga linea costiera, con l’impiego di circa
ventimila operai.
La linea Gengis Khan, di tipo campale fu posta infine a difesa di Bologna.
Questa lunga serie di linee fortificate venne realizzata dai reparti della
i
Organizzazione Todt , la struttura paramilitare che alla fine degli anni Trenta aveva
costruito il Westwall (linea Sigfrido) lungo la frontiera franco - tedesca ii.
Fino ad oggi sono state studiate le vicende storiche che videro protagoniste le linee
Gotica iiie Gustav ivma nulla è stato scritto sulle linee fortificate campaliv che pure
ebbero una notevole importanza tattica nello svolgimento della campagna d'Italia.
Questi sistemi difensivi non riuscirono a mutare il corso degli eventi bellici, ma
ebbero un altissimo valore tattico, costringendo gli Alleati a spendere molto tempo e
grandi risorse per riuscire ad averne ragione.
Tutti furono progettati per svolgere un'azione di contenimento e di logoramento del
nemico ed i criteri costruttivi erano improntati al massimo sfruttamento degli ostacoli
naturali. Comune denominatore era la grande economicità di queste realizzazioni.
Vogliamo descrivere in questo breve studio le vicende che portarono alla costruzione
delle quasi sconosciute "Linee del Po e del Ticino", le loro caratteristiche e la loro
storia nel territorio pavese.
Nel corso del 1944 il fronte si era stabilito lungo la Linea Gotica ed ai lati di questa
erano stati eretti sistemi difensivi costieri per impedire che una manovra di sbarco, da
parte degli alleati, potesse aggirarla.

1
Sul finire del 1944 apparve però evidente che in caso di sfondamento della Gotica gli
Alleati avrebbero avuto la possibilità di irrompere nella pianura Padana e di giungere
in breve tempo al Passo del Brennero.
I piani di difesa tedeschi si mossero perciò in due direzioni. Fu dapprima presa in
considerazione la possibilità di trasformare le principali città della Pianura Padana,
prima fra tutte Milano, in capisaldi difensivi, sull’esempio di quanto era avvenuto a
Stalingradovi.
Abbandonato questo progetto, fu poi avviata la costruzione di una nuova potente
linea difensiva in Veneto (Linea Veneta)vii che avrebbe costituito l'avamposto
dell'Alpenstellung (Ridotto Alpino), estrema fortificazione tedesca progettata sul
suolo italianoviii.
Il governo della Repubblica Sociale Italiana, per iniziativa di Pavolini, fece avviare la
costruzione di un altro Ridotto mai terminato, in Valtellina, che prese il nome di
Ridotto Alpino Repubblicanoix.
Nel caso in cui la Linea Gotica fosse stata sfondata o le armate alleate fossero
penetrate, attraverso le Alpi, in Piemonte le forze tedesche avrebbero corso il rischio
di essere travolte prima di aver potuto occupare saldamente queste posizioni. Per
questo il generale Kesselring ed i suoi ufficiali avevano già da tempo progettato
l'operazione Nebbia Autunnale che mirava ad assicurare l'ordinato ripiegamento delle
truppe germaniche verso la Linea Veneta. Per consentire l'attuazione di questo
ripiegamento e ritardare l'avanzata alleata, furono preparate lungo tutto il corso del
fiume Ticino e lungo la sponda lombarda del fiume Po due linee fortificate di tipo
campale.
Lo sviluppo di queste linee era troppo ampio per consentire una resistenza prolungata
ma queste avrebbero comunque potuto avere un utile compito rallentando e
contenendo per qualche tempo l'avanzata alleata. Lungo il Po, particolarmente nella
provincia di Pavia, le opere assumevano un particolare valore tattico data la presenza
delle vie di comunicazione stradali e ferroviarie fra Genova e Milano.
Il Ticino costituiva un utile sbarramento naturale contro azioni offensive degli Alleati
provenienti dal fronte occidentale, aperto dopo lo sbarco in Provenza nell’agosto
1944.
L’integrità delle vie di comunicazione rivestiva un ruolo particolarmente importante
per le forze armate tedesche; in caso di distruzione dei ponti i fiumi si sarebbero
trasformati da utili linee difensive, in gravi ostacoli durante la ritirata.
Nelle vicinanze dei ponti e dei traghetti furono così disposte numerose postazioni
contraeree.
Gli argini vennero muniti di una serie di postazioni difensive campali sfruttando
l’ostacolo naturale offerto dal fiume.
Alla costruzione della linea difensiva cooperò, con i genieri della Wehrmacht,
l’Organizzazione Todt con largo impiego di mano d’opera locale. Furono precettati
gli uomini dai 16 ai 60 anni (questo succedeva anche a Chignolo Po e a Pieve Porto
Moronex).
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Le opere difensive realizzate erano di tipo campale, costituite quindi per lo più da
scavi in terra con le pareti sostenute da legname.
A causa della natura precaria di queste realizzazioni, non rimane nulla ai nostri giorni
tuttavia lo studio delle testimonianze scritte offre interessanti spunti per lo studio
degli effetti della guerra sull'economia locale.
Fra i principali problemi che l’Organizzazione Todt dovette affrontare fu
l'approvvigionamento di materiale da costruzione, soprattutto legname, considerato il
tipo di lavori. Data l'estrema penuria di carburante e la costante minaccia di
incursioni aeree che rendevano difficili i trasporti, il materiale necessario fu ricavato
direttamente nelle zone di costruzione della linea fortificata.
Cercheremo ora di ricostruire con l'aiuto dei rapporti informativi partigiani la storia,
la disposizione e la struttura di queste fortificazioni lungo le rive del Po.
Leggiamo innanzitutto, alcuni rapporti redatti dagli agenti partigiani del Gruppo
Montezemolo xi.
Le prime notizie di apprestamenti difensivi alla confluenza Po Ticino (Ponte della
Becca) in provincia di Pavia risalgono all'ottobre 1944 xii. Lo stesso rapporto riferiva
la costruzione di opere di tipo non precisato. lungo il Ticino nella zona Abbiategrasso
- Pavia.
Una relazione sulla zona di Abbiategrasso, del dicembre 1944 segnalava così
l'evoluzione dei lavori xiii:

“Dal giorno 26 di novembre, si sono iniziati, per opera della Todt,


lavori difensivi sulla sinistra del Ticino e da notizie non accertate,
sembra che anche sulla destra (Trecate) si lavori; per ora si
tratterebbe solamente di trincee normali. Tali opere difensive sono in
approntamento nei boschi che da 3 a 5 Km ad ovest di
Abbiategrasso, si estendono verso Magenta, come pure nei boschi
sulla destra del Ticino, tra Vigevano e Trecate".

I lavori proseguivano anche lungo la linea del Po. Un rapporto del 4 dicembrexiv
riferiva che lungo tutta la riva che da Pavia porta a Piacenza venivano costruite opere
difensive, per lo più trincee delle dimensioni di due metri e sessanta per un metro e
mezzo.
Un nuovo rapporto xv ai primi del gennaio descriveva la continuazione dei lavori
lungo il Ticino (soprattutto la costruzione di piazzole per armi automatiche) e lavori
di mina sulla riva destra del Po nella zona pavese, senza però segnalare la presenza
di alcun reparto tedesco in grado di presidiare queste postazioni.
A metà del gennaio 1945 i lavori difensivi lungo il Ticino subirono una battuta
d'arresto a causa della neve xvi mentre proseguirono quelli lungo il fiume Po xvii.
I lavori difensivi erano in corso ancora nel marzo 1945, quando un rapporto sulla
zona di Abbiategrasso xviii, segnalava la requisizione da parte dell'Organizzazione
Todt di 8000 quintali di legname per le fortificazioni".
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Un rapporto dello stesso periodo, conservato presso l’Istituto per la Storia della
Resistenza di Novara, xixche descriveva le fortificazioni nella zona di Vigevano ci dà
alcuni ulteriori dati costruttivi. Tutte le postazioni, “a forma di bunker” erano
collegate mediante camminamenti ed avevano una profondità media di tre metri,
rinforzate e coperte da tavole di legno per un totale circa 70 quintali per bunker.
E' facile immaginare quali fossero i danni provocati dal prelievo di quantità così
ingenti di legname sull’economia agricola. I danni conseguenti ai disboscamenti ed
all’impossibilità di coltivare i terreni nelle zone interdette ai civili, furono assai
rilevanti.
A titolo di esempio sul fondo agricolo di proprietà della Famiglia Clerici a Costa de’
Nobili furono asportate, secondo quanto testimoniato dalle relazioni del fittabilexx,
fino al 10 febbraio 1945 novecentoottantuno piante, trecentocinquanta al 23 marzo e
altre ottocentotrentasette fino al 19 aprile ad opera dell’impresa Po 2311 alle
dipendenze del Comando Wehrmacht, con sede a San Zenone Po. I terreni del fondo
erano stati poi danneggiati con lo scavo di numerose buche e trincee che riducevano
la superficie coltivabile e ostacolavano le attività agricole. I danni di guerra sanno
liquidati negli anni Settanta !
Nell’aprile 1945 la costruzione della linea difensiva era ancora in corso, tanto che un
rapporto speciale, presentato al Comando del Generale Clark dal Capo del Gruppo
Montezemolo il giorno 6, riferiva che lungo il Fiume Ticino erano stati eseguiti
lavori campali con piazzole di mitragliatrici e pezzi anticarro nelle zone a cavallo del
fiume di Oleggio, Novara, Vigevano, Pavia fino alla confluenza con il fiume Po.
Un rapporto successivo xxi, datato 25 aprile 1945, riferiva la prosecuzione dei lavori
fino agli ultimi giorni di guerra, segno di una certa fiducia da parte tedesca nella
possibilità di attestarsi su questa linea per contenere l'avanzata alleata, anche se nel
contempo tutti i comandi militari di Pavia venivano fortificati e circondati da
reticolati per un’ultima difesa contro gli ormai frequentissimi attacchi partigiani.
Esamineremo ora alcuni rapporti provenienti da un’altra fonte informativa partigiana,
conservati presso l' Istituto per la Storia della Resistenza di Novaraxxii.
Questi rapporti sono utili per chiarire alcuni punti come l’entità delle forze tedesche
disponibili per il presidio della linea difensiva. Alcune notizie si possono ricavare da
una relazione del marzo 1945 xxiii, che riferiva l'installazione di nuove batterie
contraeree nei dintorni di Vigevano.
Lo stesso rapporto riferiva la continuazione, sempre a Vigevano, a monte e a valle del
ponte del Ticino dei lavori di fortificazione, prevalentemenete sulla sponda sinistra
(con l’impiego di circa 70 quintali di legname per ogni bunker!).
E’ opportuno, a questo punto riportare alcuni passi di un bollettino informativo della
metà dell’aprile 1945 xxiv, che fornisce una interessante descrizione della linea del
Ticino.
"10/4/45 - Lavori di fortificazione lungo la vallata del Ticino dal Lago
Maggiore a Pavia.

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Sulla sponda Piemontese del Ticino, a una distanza da esso di circa 4
o 5 Km, con andamento pressochè parallelo al corso del fiume, è stato
costruita una linea discontinua ed irregolare di buche di copertura o
trincee anticarro ad angolo, spigolo rivolto ad occidente, profondo m
1,40 - 1,60, lunghezza dei lati esterni m 2, larghezza media interna
0,70, con le pareti fascinate. Sono mascherate con zolle erbose e
distanziate fra di loro dai 100 ai 300 m.A queste trincee anticarro
sono intercalate alcune piazzole per mortai od armi leggere, rotonde
del diametro di circa 2 m e profondità m 1,60. Davanti a questa linea,
ripeto discontinua ed irregolare fu fatto nei tratti antistanti le trincee,
un poco di sboscamento onde avere libera visuale.
Furono pure approntati con opere in legna, alcuni piccoli osservatori
sui tetti od abbaini di alcune cascine (es. cascine Picchetta e
Galdina).
Sulla sponda lombarda il sistema di fortificazione è più consistente
sfruttando il fiume Ticino e le propaggini della vallata dello stesso.
Consiste quasi ovunque di una linea di camminamenti varia da 250 a
200 m. Il camminamento dal punto più distante dal fiume e
maggiormente occultato, termina in un rifugio chiamato bunker ma
che non ha nessuna caratteristica del fortino. I camminamenti
distano l'uno dall'altro circa 200 m, alcuni sono però stati allacciati
fra di loro in modo da formare un unico camminamento lungo anche
più di un chilometro.
Pareva anzi fosse in progetto l'allacciamento di tutti i camminamenti
formando così un'unica linea di difesa, ma esso pare non venga più
attuato.
I camminamenti normalmente hanno una profondità di scavo di m
1,20 - 1,30, a cui devonsi aggiungere 20 cm circa di riporto della
terra scavata sistemata ai lati. Hanno una luce interna media di 70
cm. Sono fascinati alle pareti per circa 5 cm di spessore per parte e
la legna della fascinatura è sostenuta da paletti del diametro di cm 6
-8 confissi nel terreno e distanti l'uno dall'altro 80 cm. Sicchè in
corrispondenza dei paletti la luce interna del camminamento non è
neppure di 60 cm e quindi disagevole è il passaggio, specialmente se
si tiene conto che, data la scarsa profondità si è costretti camminare
curvati. Ogni camminamento ha:
a) postazioni mitraglia grandi (tavola di tiro x 1,10 mezzo decimetro
profondità scavo m 1,40, larghezza m 0,90 - 0,70) fascinate, con
accanto un rifugio per postazione mitraglia (potrebbe pure essere un
piccolo deposito munizioni) della larghezza di un metro, lunghezza m
1,20, altezza m 1,40 con copertura formata da tronchi di albero del
diametro di cm 20 e strato di terra dello spessore di cm 40.
5
b) postazioni mitraglia piccole (tavola di tiro cm 70 mezzo decimetri)
del resto uguale alla precedente.
c) postazioni fucilieri agli spigoli volti al fiume.
d) un bunker a rifugio interrato delle dimensioni 2,10 per 1,80 per
3,50 con le pareti formate da tronchi di albero del diametro di cm 25 -
30, con pozzetto di scolo acque e piccole uscite di sicurezza, con
copertura formata da tronchi di alberi, cartone catramato, strato di
fascine, strato di 20 - 25 cm di terra, altro strato di tronchi, altro
strato di fascine infine 50 cm di terra e successivo mascheramento del
rialzo sporgente dal terreno per circa 2 m, con humus, zolle o
comunque adeguato alla postura del terreno. In ogni camminamento
vi sono in media dalle 8 alle 10 postazioni per mitragliatrice e per
fucilieri, quindi ogni 8 - 10 postazioni vi è un rifugio o bunker.
Alquanto arretrati rispetto alle linee furono costruiti altri bunker o
rifugi simili ai descritti che però paiono dover servire come depositi
di munizioni. Nei punti più dominanti ed in genere nei salienti volti al
fiume, sono stati approntati degli osservatori con postazioni coperte.
Constano di un locale quadrato, spigolo rivolto al fiume, delle
dimensioni di circa m 2 di lato ed altezza m 1,80 o m.1,60 nel terrato.
Le pareti sono internamente formate da tronchi di alberi,
esternamente da calcestruzzo, la copertura è fatta con una soletta di
calcestruzzo di 30 cm di spessore e strato di terra mascherato. A filo
del terreno e sui due lati dello spigolo volto al fiume è una feritoia ad
un'altezza di circa 20 cm ed una lunghezza di m 1,80 oppure m 0,90
per lato dello spigolo. Nel tratto tra circa 4 Km a monte del ponte sul
fiume Ticino sulla strada Turbigo - Galliate e quello della
autostrada ne sono stati costruiti 5 sulla prima linea e circa altrettanti
sulla seconda linea. Questi osservatori sono allacciati ai
camminamenti con tratti di trincea di profondità 1,60 - 1,80, così pure
più profondo è il caminamento nel tratto di accesso al bunker. In
molti tratti davanti ai caminamenti furono costruiti reticolato. La
sponda piemontese dal greto del fiume sino al ciglio del costone della
vallata viene sboscata di tutti i cespugli e le piante vengono diradate,
onde avere visuale libera. Invece sulla sponda lombarda non viene
eseguito sboscamento affinchè i camminamenti rimangono celati il più
possibile. Una prima linea di questi camminamenti parte dal Lago
Maggiore e corre parallela al fiume Ticino ad una distanza varia
secondo la natura del greto del fiume, da pochi a qualche centinaio
di metri. Nei tratti in cui il canale Villoresi o il Naviglio Grande si
avvicinano molto al letto del fiume, questa prima linea non è più
costituita dai camminamenti descritti ma da trincee anticarro, ad una
distanza di 100 m l'una dall'altra.
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Ciò avviene per esempio a Nord di Vizzola e presso il ponte sul
Ticino sulla strada Oleggio - Lonate. Fra questo ponte ed un
chilometro a nord dello scaricatore del Naviglio, cioè nei pressi della
cascina S. Maria di Turbigo. La prima linea è interrotta (esiste in
alcuni tratti solo scavo non fascinato) e viene ora costruita arretrata
circa 500 metri dal fiume. Ad un chilometro a monte da questo
scaricatore e lungo la sponda di esso, riprende la prima linea a
correre parallela al Ticino sino a Pavia tranne alcune brevi
interruzioni (non superiori al chilometro) in alcuni tratti di speciale
configurazione del terreno e della ripa, od in cui si stanno costruendo
i ponti in legno e che quindi verranno maggiormente fortificati, come
di ponti già esistenti, presso i ponti sul Ticino delle strade di
importante comunicazione (es.strada Milano - Torino, autostrada,
strada Galliate - Turbigo) furono costruite piccole gallerie sotto il
terrapieno stradale o della linea ferroviaria. Tali gallerie sono larghe
poco più di 1 m, alte 1,80 - 1,90 e si addentrano per circa 8 m . Parete
e soffitto sono in calcestruzzo; sono collegate con camminamento ad
una ridotta o fortino antistante, pure in calcestruzzo, addossato al
terreno e con feritoia volta al fiume e così pure collegate alla prima
linea di camminamenti. Mentre la prima linea di camminamenti corre
a poca distanza dal letto del Ticino, una seconda linea è costruita ed
in alcuni tratti in via di ultimazione, sul costone della vallata del
Ticino, oppure parallela alle ripe dei canali utilizzando le alture
limitrofe. Questa seconda linea da Oriono a Golasecca consta di
trincee anticarro ad angolo spigolo sempre volto ad occidente oppure
rettangolari ed a postazioni circolari per armi leggere. A Golasecca
si inizia la linea di camminamenti come quelli già descritti, con
relative postazioni, bunker, ossevatori,ecc. Da Golasecca fra
Coarezza e Somma Lombarda, costeggia la strada Somma - Vizzola,
poi fiancheggia il canale Villoresi sino a Tornavento, quindi corre
parallela al Naviglio Grande sulla sua sponda sinistra sino a Ponte
Nuovo di Magenta, per poi passare sulla sponda destra ed
allontanarsi alquanto dal Naviglio Grande sino ad Abbiategrasso e
Morimondo, fiancheggia la strada Morimondo - Besate per
avvicinarsi al corso del fiume per proseguire per Torre d'Isola e
quindi Pavia. Questa seconda linea ha maggior importanza come
posizione dominante sfruttando il costone della vallata del Ticino e le
buone possibilità del canale Villoresi, del Naviglio Grande e di
quello di Bereguardo come fossati anticarro. Nei tratti in cui la linea
si avvicina molto alla prima questa è formata da trincee anticarro, è
stata costruita una terza linea di camminamento (tratto tra Vizzola e

7
Turbigo) pare si intendano fare lavori di camminamenti ed opere in
calcestruzzo".

Nonostante i preparativi fatti questo sistema difensivo non venne mai impiegato, data
la situazione di netta inferiorità delle truppe germaniche dopo l’entrata delle truppe
alleate nella Pianura Padana.
Tutti i progetti per una estrema difesa non vennero attuati ed al posto di un
ripiegamento ordinato su nuove linee arretrate avvenne una rapida resa delle forze
combattenti via via che queste venivano raggiunte dall'avanzata alleata, o sopraffatte
dalle forze della Resistenza. Pavia insorse il 26 aprile 1945 e la scarsa guarnigione
tedesca si arrese. Non mancò qualche sporadico combattimento come a Casteggio
dove, in un fortino nei pressi del Ponte del Rile, soldati tedeschi comandati dal
tenente Georg Neumann si arresero ai partigiani della Divisione Gramsci che erano
riusciti ad espugnarlo, grazie anche all’intervento di un aereo Alleatoxxv
Data la natura campale di questi sistemi fortificati non resta oggi alcuna traccia sul
terreno del lavoro di tanti civili arruolati nell’Organizzazione Todt per la costruzione
di queste difese.

Carlo Alfredo CLERICI, Enrico E. CLERICI e Francesco CAPELLETTO

BIBLIOGRAFIA

-L. Klinkhammer. “L'occupazione tedesca in Italia”, Bollati Boringhieri, 1993


Torino.
-A. Migliari. “Tra resistenza e Servizi Segreti”. Centro Studi Partigiani Autonomi.
Torino 1985.
-A. S. Milward. “L'economia di guerra della Germania”. Ed. Franco Angeli. Milano
1987.
-P. Romualdi. “Fascismo repubblicano” a cura di Marino Viganò. Ed. SugarCo.
Milano 1992.
-F.Saidler. “Die organization Todt”. Bernard & Graefe Verlag. Koblenz, 1987.
-N. Thomas, C. C. Jurado, S. Mc Couaig. “Wehrmacht auxiliary forces”, Osprey
Military. 1992 London.

NOTE

i
L'Organizzazione Todt realizzò nella seconda metà degli anni Trenta il Westwall o
Linea Sigfrido e nel corso del secondo conflitto mondiale il Vallo Atlantico e
8
l'innumerevole serie di linee difensive utilizzate dell'Esercito tedesco in larga parte
dell'Europa. Cfr. Roberto Spazzali, Sotto la Todt, Ed. Goriziana, Gorizia 1995.
ii
Per la storia del Westwall si veda "Storia delle fortificazioni moderne" di Ian Hogg,
Novara 1982 ed anche C. A. Clerici e V. Giardinieri, "La Linea Sigfrido", in
Panoplia, luglio - settembre 1993.
iii
Rochat G., Santarelli E., Sorcinelli P.. "Linea Gotica 1944, eserciti, popolazioni,
partigiani", Milano 1986.
iv
Particolarmente note e descritto in numerose pubblicazioni le vicende culminate
con la distruzione dell'abbazia di Montecassino.
v
Secondo la terminologia militare si definisce "campale" ogni fortificazione avente
caratteri provvisori, costruita prevalentemente con terra e legname; può essere
realizzata direttamente dalle truppe combattenti, sul campo di battaglia.
Si definisce permanente la fortificazione costituita da strutture in calcestruzzo o
metalliche o ricavate in roccia ,in zone di previsto contatto con il nemico.
vi
I. Schuster, "Gli Ultimi Tempi di un Regime". Ed. La Via. Milano 1946.
vii
Numerosi rapporti informativi partigiani sulla Linea Veneta sono contenuti nel
volume di V. Fornaro, "Il servizio informazioni nella lotta clandestina Gruppo
Montezemolo". Ed. Domus, 1945 Milano.
viii
Carlo Alfredo Clerici "Il Ridotto Alpino", in bollettino del Gruppo di Studio delle
Fortificazioni Moderne, settembre - ottobre 1993.
ix
La questione del Ridotto Alpino repubblicano è stata affrontata da numerosi autori
nel dopoguerra. Alcuni hanno perfino messo in dubbio l'esistenza di questo progetto.
Fra i vari studi pubblicati sull'argomento il più obiettivo e completo è senz'altro
quello di A. M. Fortuna, "Incontro all'arcivescovado", Ed. Sansoni, Firenze 1971.
Recenti ricerche che il Gruppo di Studio delle Fortificazioni Moderne di Milano ha
compiuto per verificare l'esistenza di testimonianze di questi lavori difensivi hanno
permesso di rinvenire i resti di numerose fortificazioni, di tipo permanente, realizzate
in Valtellina fra il 1944 ed il 1945.
Particolarmente degno di rilievo è lo sbarramento di San Giacomo (So), costituito da
un fossato anticarro, alcune casematte in cemento armato e numerose gallerie nella
roccia.
Per una descrizione delle opere fortificate di questa località si veda Carlo Alfredo
Clerici, "Il ridotto Valtellinese, l’ultimo baluardo della Repubblica Sociale" in
Uniformi & Armi, febbraio 1995” e “Il Ridotto Valtellinese” in Notizie ai soci,
bollettino d'informazione del Gruppo di Studio delle Fortificazioni Moderne n°13,
novembre - dicembre 1993.
x
A. Migliari, Tra Resistenza e i Servizi Segreti, Autonomi Editori, Torino 1985, Pag.
200.
xi
In V. Fornaro, op. cit.
xii
Rapporto n.44 del 20 ottobre 1944.
xiii
Rappporto n°65 del 5 dicembre 1944.
9
xiv
Rapporto n°64 del 4 dicembre 1944
xv
Rapporto n.89 del 6 gennaio 1944.
xvi
Rapporto n.94 del 16 gennaio 1945.
xvii
Rapporto n.95 del 20 gennaio 1945.
xviii
Rapporto n.120 del 17 marzo 1945.
xix
Rapporto del 13 marzo 1945.
xx
Archivio dei conti Clerici, Moncasacco, fondo di Costa dei Nobili, Carte varie,
cassetta n° 132 e articolo di Enrico E. Clerici, Eserciti stranieri e fittabili pavesi, in
Bollettino della Società pavese di Storia Patria, anno 1991, pgg. 433 - 438.
xxi
Rapporto n.152 del 25 aprile 1945.
xxii
Rapporti informativi del Corpo Volontari della Libertà, conservati presso l'Istituto
per la Storia della Resistenza di Novara.
xxiii
Rapporto del 13/3/45
xxiv
Bollettino C.V.L. in data 12 aprile 1945.
xxv
L. Musselli, Casteggio ventitrè secoli di storia, a cura del Comune di Casteggio,
pgg. 160 - 161.

10