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Enrico E.

Clerici, Carlo Alfredo Clerici


UNA STORIA
DELLA
FAMIGLIA CLERICI
UNA STORIA DELLA FAMIGLIA CLERICI
Enrico E. Clerici, Carlo Alfredo Clerici
UNA STORIA
DELLA
LAMIGLIA CLERICI
...Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia,
ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra...
(Jorge Luis Borges, rammenti di un Vangelo Apocrifo)
Indice
Prefazione 13
Introduzione 17
Capitolo 1. Le radici lontane 19
1.1 Considerazioni etimologiche sul cognome Clerici 19
1.2 Da Clericus a Clerici 20
1.3 I Clerici vagantes 22
1.4 Diffusione del cognome Clerici 24
1.5 I Clerici hanno unorigine comune? 25
1.6 Luogo dorigine dei Clerici 26
1.7 Conclusioni provvisorie 26
Capitolo 2. Origini e ipotesi 35
Capitolo 3 . 1 Clerici uno per uno 37
I. Giovanni Giacomo 37
1. Carlo Ambrogio [/I] 37
2. Giovanni Battista 3 7
Pietro Antonio 38
Giovanni Antonio 38
Brunone 38
.Baldassare 42
II. Carlo Ambrogio 44
1. Giovanni Giacomo 45
2. Carlo Antonio [III] 45
3. Angela Margherita 46
4. Giuseppe Agostino 46
) Maria 46
6. Agostino 46
Michele 47
7. Laura Monica 47
9
INDICE
8.Siro Antonio 47
III. Carlo Antonio 47
1. Anna Maria 47
2. Ambrogio 47
Gaspare 48
3 Agnese 48
4. Giovanni Antonio \W\ 48
3 Annunciata 48
.Giuliana 48
7.Maria Bibiana 48
8Maria Giovanna 49
9.Siro Giuseppe 49
10Stefano Antonio 3 0
11 .Pietro Paolo Antonio 50
IV. Giovanni Antonio 50
1. Ermenegildo {Giacomo Francesco) 51
2. Girolamo (Carlo Girolamo) 51
3.Ignazio (Siro Ignazio) [V] 51
4. Tommaso Silvestro 51
5. Baldassare (Baldassare Antonio) 51
6. Teresa Camilla 52
7. Maria Teresa 32
8. Carlo Antonio 32
9. Giovanni Pietro 53
10Maria Maddalena 53
1 l.Rosa Maria Francesca 53
V. Ignazio (Siro Ignazio) 53
1 Angelo Francesco [V7] 53
2Anna {Maria Rosa) 53
3 Angela Maria 53
4.Rosa Maria 55
5 Rosanna (Rosa Margherita) 55
6. Giuseppe Antonio 55
VI. Angelo Francesco 56
1 Angela 63
2Antonia 63
3. Ermenegildo 63
10
INDICE
4.1nfans Clerici 63
5. Giuseppa (Maria Giuseppa) 63
6. Girolamo [VII] 64
l.Dionigi 64
8. Annunciata (Maria Annunciata) 64
9. Carolina Maddalena 64
10. Giovanni 64
11. Pietro 65
VII. Girolamo 67
1. Luigi 69
2. Angelo [Angelo Natale) 69
3. Celeste 69
4. Virginia 69
5. Achille 70
6. Adelaide 70
7. Carlo (Carlo Pelice) 70
8. Domenico 71
9. Domenico [Antonio Domenico) [Vili] 71
10. Pietro Luigi 71
11. Eugenio 71
Vili. Domenico (Antonio Domenico) 75
1. Enrico [IX] 77
2. Ambrogio 77
3. Luigi 81
4. Gaetano 82
3.Achille [Paolo Achille) 83
6.Mario [Mario Natale) 84
7 .Ariherto 84
8. Anna 85
9. Carlo 86
10. Mario 87
11. Adelaide 87
12. Domenica 87
IX. Enrico I (Antonio Girolamo Ambrogio) 92
1. Carlo [X] 94
2. Maria 94
3. Emilio 95
11
INDICE
4-Anna 97
5. Mercedes 97
6. Luigi 99
X. Carlo 99
1. Enrico [XI] 111
2. Giuseppe 111
Antonio (Carlo Enrico) 113
Enrico (Emilio Giovanni Angelo) 113
Carlotta (Paola Caterina) 113
3. Paola Caterina 113
Alfonso Cantafora 114
Anna Cantafora 114
XI. Enrico Maria II 114
1.Carlo Alfredo [XII] 117
XII. Carlo Alfredo (Emilio Massimiliano Ambrogio) 117
Riquadri di approfondimento
Gli stemmi delle famiglie Clerici 27
Linvestitura dei fittabili alla certosa di Pavia nel 1673 39
Chi erano i fittabili ? 42
Cascina Colombara, Lardirago, 235 anni dopo 54
Nella casa di un fittabile pavese alla fine del 700 58
Note sul sistema monetario 65
La casa di Villareggio 66
La partecipazione alle campagne militari 71
La produzione del latte 74
Zia Adelaide nel ricordo di Anna Clerici Imazio e dei suoi figli 90
Gli Albertario 96
Carlo Clerici raccontato dalla scrittrice Lalla Romano 103
Anna Valdagni e i suoi antenati 107
Il fondo della Costa: 165 anni di storia della famiglia 112
Elvy Costa Clerici: brevi note su quattro generazioni 119
E titolo di conte 128
Lattivit politica di Enrico Clerici 136
Bibliografia di Enrico Clerici 141
12
Prefazione
Siamo gente di fiume, una categoria umana ancor pi immaginifica del
la gente di mare o di frontiera. Quando lessi, ad esempio, Centanni di
solitudine di Gabriel Garda Mrquez, provai la sensazione di impo
tenza che assale chi subisce un furto. S, perch la figura del colonnel
lo Buendia, unicona del realismo fantastico latino-americano, lavevo
gi elaborata, insieme a quella della regina Teodolinda che prendeva il
fresco con le ancelle in riva allOlona, sulla figura del generale Clerici,
nome che incuteva rispetto e timore dal marmo segnaletico di una via
di Costa de Nobili. Intendiamoci, noi ragazzi di Corteolona eravamo
stati cresciuti con un sano senso di superiorit rispetto a quelli della
Costa; liquidavamo il paesino arroccato sullultima barriera che pu
contenere il Po con lo scherno di una battuta: Fa cinquecento abitan
ti, ma destate, se conti anche le rane e le galline. Tanto - risponde
vano i nostri coetanei del posto - voi non dite mai la verit, siete del
baln, parola secca e tagliente che definisce gli abitanti di Corteolona
{Curtis Olonae, prego!) e che si potrebbe tradurre in un prosaico cac
ciaballe pieni di boria. Noi incassavamo, a testa bassa, perch tali ci
aveva definito uno dei nostri pi illustri concittadini, il cardinale Pie
tro Maffi, che ovviamente noi sostenevamo non essere diventato Papa
per un soffio, ma che era come se lo fosse stato. Quindi, chiosavamo:
E voi siete le oche della Costa!, come li bollava il giornalista e scrit
tore che ha confezionato pi neologismi italiani dopo il Manzoni, ov
vero uno di noi, nato tra la Costa e il Po, a San Zenone, un posto di mat
ti che due volte lanno si trasferivano al primo piano perch il pian ter
reno se lo mangiava il fiume: Giun Brera fu Carlo. ,
Ma bando al campanile! La verit che Costa de Nobili, nellinfanzia
di un bambino bassopadano, era pi o meno il paese di Gogamagoga,
qualcosa di ricco e povero insieme, di antico, misterioso, grasso, popo
lano e nobile, come recita il nome, avvolto nei fumi di una nebbia eter
na profumata di legna arsa dove, se incontri elfi con cornucopie stra-
bordanti di salami e selvaggina sulle spalle o nanetti travestiti da fungo
13
PREFAZIONE
non ti meravigli: saluti e ti fai i fatti tuoi. Quando cominciarono le pri
me morbose fantasie adolescenziali, tutti noi, guardando il castello che
domina la vallata, abbiamo pensato alla jus primae noctis che il signore
del posto - ne eravamo certi - aveva applicato senza misericordia. E
mentre cincantavamo in questoscuro turbamento, a me tornava in
mente un'immagine candida e celestiale, come di madonna: il profilo
di Teodolinda che si bagnava nelle acque del fiume, destate, con la sua
corte vestita di sete e ornata di diademi. Nella mia mente infantile si mi
schiavano storie narrate, pagine di sussidiario e immaginazione pada
na: se avessi avuto lestro di Dante Gabriel Rossetti ne avrei ricavato
immagini preraffaellite, romantiche, iperrealiste e simboliste al tempo
stesso. Poi venne Paolo Diacono a darmi la sveglia. Nel suo Historia
Longobardorum parla delle nostre terre, di Curtis Olonae, attribuisce
loro lalta dignit di regale residenza estiva, ma solo negli ultimi anni
dellepopea longobarda. Scrive che Liutprando qui aveva la casa pa
terna, ovvero vi era nato, ma lascia capire che la mia adorata Teodolin
da mai piede mise su queste misere zolle.
Ce le mise invece il generale. Eccome se ce le mise, ma consentitemi an
cora una lagna: questo libro lultima spallata alla mia infanzia e vi spie
go il perch. Sul generale Clerici - allora e credo anche oggi - a Costa
de Nobili e dintorni si narrano leggende fantasmagoriche. Personal
mente ho sentito e contribuito ad elaborare dettagli di almeno ima de
cina di battaglie combattute dal Generale al seguito di Garibaldi. I n
questo e in quellaltro mondo. Pare si fossero conosciuti in Uruguay e
l Eroe non si stacc da lui. Era chiaramente uno dei Mille. Ma era an
che uno, narrava mio nonno, classe 1897, bersagliere con piuma in te
sta e bicicletta in spalla, qualche parola in tedesco imparata nelle im
periali prigioni austriache, che aveva respinto Cecco Bebbe oltre il Pia
ve. Il nonno, in parte, aveva ragione, ma cominciavo a vacillare nelle
mie certezze e chiesi conto a un paio di vecchi della Costa. Al sciur
Clerici, uh, quei l s chien di sciurn!. Dovetti farmi bastare lescla
mazione e mi bast fino quando non cominciai, precoce, a leggere Hi
storia, una rivista pubblicata da Cino del Duca e acquistata mensilmente
da mio zio. I n quelle pagine immaginai di aver scoperto che il genera
le Clerici aveva combattuto con il generale Custer, aveva fatto la Guer
ra di Secessione americana e poi aveva fatto il giro del mondo con il cir
14
PREFAZIONE
co di Bufalo Bill: arrivato con il tendone a Costa de Nobili gli piacque
talmente il castello che decise di fermarsi.
Ora scopro che la famiglia Clerici esiste. Che il Generale si conquist
sul campo il titolo nobiliare senza aver mai domato un bufalo o caccia
to un borbone. Che, forse, a Costa de Nobili non esistono elfi e nani.
Beh, me ne far una ragione, ma solo per partire alla volta di un altro
viaggio. Leggo, infatti, che nella storia dei Clerici ha molta parte un po
dere chiamato Manzola, cascina alle porte e alle dipendenze di Cor-
teolona (quindi pi sangue boln che oca!), oggi poco pi di un rude
re, ma nella mia infanzia era ancora un microcosmo equiparabile al
lArca di No. Ci abitava il mio compagno di banco delle elementari
Camillo, che faceva coppia fissa con un bimbo rubizzo, di un anno pi
giovane, Celestino. Tutti i giorni raccontavano una storia pi fantasti
ca dellaltra. Il cane di Camillo, Buck, era lo stesso che, con il nome
darte di Zanna Bianca, aveva conquistato il Klondike nella saga di J ack
London. A volte gli indiani, di notte, assediavano la Manzola e le fami
glie della cascina li respingevano con arco e frecce. Per quello arriva
vano in ritardo a scuola. Poverini. E poi cerano serpenti di due metri,
orsi bruni e ogni volta che si andava a pescare si prendevano pesci di
almeno dieci chili luno. Non sapevamo che il Generale fosse passato
di l. Ma avremmo potuto immaginarlo. Era un mito dei nostri giorni.
Quei giorni.
Pier Luigi Vercesi
15
Introduzione
Queste pagine ci parlano di una storia.
la storia della nostra famiglia, ricostruita dalle ricerche di Enrico, du
rante oltre trentanni, con grande rigore e passione di ricercatore negli
archivi e nelle memorie delle persone. Queste pagine ci parlano di un
sogno, quello di Enrico, di trovare vita, almeno nella pagina scritta, do
ve la vita un tempo c stata e oggi pi non c.
Queste pagine ci parlano cos di innumerevoli storie, di innumerevoli
persone, di quelle che conosciamo e di quelle che possiamo soltanto im
maginare seguendo lesile filo di documenti sbiaditi e poche aride date.
Queste pagine parlano infine del senso che ogni giorno cerchiamo di
trovare e dinfondere nella nostra storia. Scrivere, o meglio trascrivere,
questo libro, ci ha accompagnati in questi mesi nel percorso di lascia
re ci che perduto e di accogliere ci che rimane.
Se queste pagine sono finalmente stampate lo dobbiamo anche al con
tributo di numerose persone.
I n particolare ringraziamo gli zii Bepi con Maria Pia, Kitty con Ardui
no, e i cugini Enrico, Carlotta, Alfonso e Anna e Isabella Bemi, per laf
fetto con cui ci sono stati vicini negli ultimi tempi. Il cugino Antonio
ha condiviso la lettura e la revisione del testo, fornendo preziosi sug
gerimenti. Un ringraziamento affettuoso va a Lucio, Lena e Gabriele
Lamarque, agli amici Cesare Albasi, Diego Baggetti con Laura Di Giam
paolo, Giuseppe Bardone, Lorenzo Bignamini con Donata Zocca, Edoar
do Bona Morigi con Paola Di Giampaolo, Andrea Ferrari con Miche
la Casanova, Roberto Invernizzi, Giorgio Salama Robino con Miryam
Lamarque e a quanti ci hanno aiutato con il loro caloroso incoraggia
mento o unaffettuosa presenza in momenti difficili. Questo libro de
dicato a tutte queste persone.
Non consideriamo questa pubblicazione unopera definitiva e chiedia
mo quindi a chi possedesse documenti o immagini storiche sulla fami
17
INTRODUZIONE
glia di segnalarcelo e di permetterne la consultazione e la riproduzione
per completare le nostre ricerche.
Altre due pubblicazioni attendono di essere completate; una dedica
ta alla storia di Girolamo Clerici, capostipite della famiglia e laltra
dedicata alla vita del generale Ambrogio, primo conte Clerici. Il lavo
ro dunque continua...
E Ivy, Carlo Alfredo; Elisabetta
Milano - Isola di Capraia - Moncasacco
settembre 2001 - giugno 2003
Viggi 1943-44. Enrico Clerici guida il carretto con i cugini Valli e Imaxio.
18
1. Le radici lontane
1.1 Considerazioni etimologiche sul cognome Clerici
A lberto Savinio1scriveva2*4al pittore Fabrizio Clerici5:
Tu come Clerici ed io come Chirico siamo oltre a tutto come
parenti, perch io pure come Chirico, o Chierico o Cherico mi
unisco alla tua stessa radice Clericus e insieme risaliamo al co
mune Klerics o Kleros, cio a dire quello che tocca in sorte*.
I Greci chiamavano K leros (KAqpoj) il pezzetto di legno, il sas
solino, la conchiglia ed altri oggetti che usavano per tirare a sor
te, I l sorteggio aveva valore di responso, perch ritenuto mani
festazione della divinit: Ermes era il dio cleromantis. Luso del
sorteggio, da principio, assolveva a una funzione strettamente
religiosa; in seguito divenne strumento di importanti delibera
zioni nella vita civile.
Nellantica Grecia per sorteggio, fra una rosa di candidati gi
prescelti, venivano designati gli arconti, i senatori, i giudici po
polari e le altre magistrature della polis. Per mezzo del sorteg
gio, inoltre, si provvedeva alla distribuzione di lotti di terreno
(Cleroukiai = K,r|pODKiai) ai nuovi coloni o ad affidare i mpor
tanti missioni nellesercito e nella marina.
II cristianesimo fin dalle origini, tenendo presente l usanza de
gli ebrei di scegliere, tirando a sorte, le quote ereditarie, chiam
col nome di clerus (in italiano clero) l insieme delle persone che
si dedicano al culto divino per distinguerli dal popolo (XaoJ da
cui il termine italiano laico) i ntendendo sottolineare, cosi, che
1Alberto Savinio pseudonimo di Andrea de Chirico (nato ad Atene nel 1891 e morto a Roma
nel 1952), scrittore, pittore e musicista. Era fratello del pittore Giorgio de Chirico.
2Dallarticolo di Alberico Sala Clerici larcheologo dellimmaginario, in Corriere della Sera del
30 novembre 1983.
Fabrizio Clerici, pittore. Nato a Milano nel 1913 e morto a Roma nel 1993. Cfr. I ndro Monta
nelli, Incontri, articolo dedicato al Clerici. Rizzoli, Milano, 1961, pagg. 458-465.
4Di identica opinione Emidio De Felice in Storia Illustrata n. 139, giugno 1969, pag. 167.
19
LE RADICI LONTANE
coloro i quali fanno parte della casta sacerdotale devono consi
derare Dio come unica eredit assegnata loro in sorte.
Nella Chiesa latina, dal secolo sesto dopo Cristo, venne chiamato
clericus chiunque avesse ricevuto almeno uno degli ordini sacri.
Nei Decretali5troviamo scritto:
Generaliter Clerici nuncuperunt omnes qui in Ecclesia
Christi deserviunt, quorum gradus et nomina haec sunt: ostia-
rius, psalmista, lector, exorcista, acolytus, subdiaconatus, dia-
conatus, presbyter, episcopis.
1.2 Da Clericus a Clerici
I n documenti medioevali del secolo X I I troviamo numerose
persone che portano il soprannome clericus. Ne ricordiamo
solo alcuni. I ntorno allanno Mille a Milano, nella parrocchia di
San Sepolcro, abitava la famiglia di Pandolfo Clericus67. Nel 1014
Ugo Clericus', appartenente alla stirpe Aleramica del M onfer
rato, don dei beni allabbazia di Fruttaria che si trovava a San
Benigno Canavese. Nel 1085 in un documento si cita Ardizzo-
ne Clericus8, figlio di Gisolfo della celebre famiglia Bolgaro. Nel
1136 I ugo Clericus9era console de placitis in Genova. Nel 1153
Gonus Clericus10era console di Piacenza. I l 24 marzo 1199 Sa-
rexinus Clericus11era presente ad Alessandria alla convenzione
stipulata fra i comuni di Milano, Piacenza e Vercelli per risolve
re una discordia col marchese di Monferrato.
Non tutte queste persone accomunate dalla indicazione di Cle
ricus appartenevano al clero perch ad un certo momento cle
ricus era diventato sinonimo di persona colta e in alcuni casi il
termine fu assunto come soprannome che con l uso continuato,
cio per pi di una generazione, divent cognome.
5Cap. Clericus, caus, 12, quaest. 1, testo ripreso nella voce clerge in ha grande encyclopdie,
volume XI.
Felice Calvi, Storia e genealogia della Famiglia Clerici, Forni Editore.
7C. Dionisotti, Le famiglie celebri medievali della Italia Superiore, tipografia L. Roux e C. Tori
no, pagg. 107 e 108.
s C. Dionisotti, op. cit., pag. 75, n 1.
* L. A. Muratori, Italicarum Scriptores, VI, pag. 259.
10L. A. Muratori, op. cit., XVI, pag. 162.
11Cesare Manaresi, Atti del Comune di Milano giorno del 1216, pag. ISO, n, 10.
20
LE RADICI LONTANE
Nel medioevo chi aveva ricevuto gli ordini minori poteva spo
sarsi e cos avere discendenza legittima. Nel 1289 gli statuti sin
dacali12di Cahors, Rodez e Tours stabilivano che:
i chierici coniugati (clerici uxorati) che sogliono fruire del
privilegio clericale portino la tonsura e le vesti del chierico.
Lampliamento del significato di clericus da persona apparte
nente alla gerarchia ecclesiastica a persona dotta spiegabile so
lo se si tiene conto che le scuole, nel medioevo, erano esclusiva
mente in mano alla Chiesa, che ne conservava il diretto control
lo. Nessuna scuola, infatti, poteva essere aperta se non aveva la
licentia docenti rilasciata dallautorit ecclesiastica. Per questa
ragione chiunque aveva un buon grado di cultura nel medioevo
veniva chiamato clericus. I n inglese ancora oggi clerk ( anche
uno dei pi alti ufficiali della Camera dei Comuni nominato dal
la Corona con funzioni di ordine giudiziario ed amministrativo)
vuol dire contabile, impiegato, mentre in francese clerc significa
giovane di studio (clerc de notaire).
Scrive lo storico Mario Zucchi15che:
il clerc o il clericus dei documenti medievali era sinonimo di
laico colto e letterato, e rappresentava, in mezzo alla caval
leriafeudale, spesso analfabeta, il prestigio della intelligen
za e la superiorit della cultura.
Dante nel Convivio defin limperatore Federico I I laico e chie
rico grande. Sempre Dante scrive: Tutti fur cherchi e littirati
grandi... (Inferno, VI I , 38; XV, 106). I Clercs darmes, stando a
quanto ci riferisce il celebre araldista Claude Menestrier, erano
gli aiutanti degli araldi darme.
I n tempi recenti J ulieu Benda us il termine clerc, nel senso di
intellettuale, quando scrisse il libro La trahison des clercs1*, cio
il tradimento dei chierici ovverosia degli intellettuali.
u Eugenio Massa, Carmina Burana, edizione giolitine (Roma 1979) pag. XXXVH,
11Mario Zucchi, Proposta di uno stemma per l eccellenza il generale Ambrogio Clerici, copia
dattiloscritta in Archivio dai conti Clerici e riprodotta nellarticolo di Enrico E. Clerici, Due paia
di cumon per registrare il titolo di conte, in Bollettino della Societ Pavese di Storia Patria', voi.
XLVI, pag. 465 - 466,1994.
14J ulieu Benda, Il tradimento dei clerici, UTET, Torino 1979.
21
LE RADICI LONTANE
Ha scritto Emidio De Felice15che difficile poter dire se il so
prannome (Clericus), da cui a sua volta deriv il cognome Clerici,
stato dato in relazione alla condizione di appartenente al
clero o di persona di cultura, anche perch le due condizio
ni, almeno nellalto Medioevo, spesso si sovrappongono: il
riferimento pi frequente, tuttavia, sembra essere quello al
grado di cultura.
Dal sopranome Clericus traggono origine numerosi cognomi.
I n I talia ha conservato integralmente la forma latina solamente
il cognome Clerici (nominativo plurale del termine clericus)
che nei documenti ecclesiastici (come atti di battesimo, matri
monio, morte) veniva scritto de Clericis.
Altri cognomi, pur conservando la struttura della parola latina origina
ria, si sono trasformati in Clerico, Clerico, Clericuzio, Gericetri.
I l termine Clericus diventato in dialetto lombardo Cerigh e
in quello toscano (poi italiano) Cherco, Cherico, Chierico. Voci
dialettali che hanno dato a loro volta origine ai cognomi: Cere-
ghini, Cereghetti, Caregatti, Cherchi, Cherici, Cherico, Cheri-
coni, Chierico, Chierici, Chiericati, Chiericato, Chierigatti, Chie-
rigati, Chierigato, Chirico. Allestero vi sono cognomi la cui de
rivazione da Clericus evidente. I n Francia: Clerc, Clercq,
Clerke, Cery, Clerissi, De Clerc, Du Clerc, L e Clerc, L edere. I n
I nghilterra: Clerk, Clerck, Clerke, Clark, Clarke. I n Svezia: Clerck.
I n Olanda: Clerq, Clerck. I n I rlanda: Clarke.
1.3 I Clerici vagantes
Nel medioevo alla diffusione del soprannome Clericus contri
bu certamente anche il fenomeno dei Clerici vagantes16: studenti
I n articolo citato in nota (4).
16 Sui Clerici vagantes esiste unampia bibliografia; riportiamo i riferimenti dei principali testi
consultati. Roberto Antonelli e Simonetta Bianchini, Dal clericus al poeta, in AA.W. (sotto la
direzione di Alberto Asor Rosa), Letteratura italiana, volume II, Produzione e consumo, Torino,
Einaudi, 1983, pagg. 171-227. Carla Casagrande,e Silvana Vacchio, Clercs et jongleurs dans la
soct mdivale (XII et X III sicles), in Annales. Economies, Socits, Civilisations, 34 anne,
n. 5, septembre-octobre 1979, pagg. 913-928. Gianni Celati, Trovatori, chierici, giullari e la tra
dizione ideologica del riso, in Periodo Ipotetico, 1971; poi, ampliato e col titolo Dai giganti buffo
ni alla coscienza infelice, in Finzioni occidentali, Einaudi Torino, 1973, pagg. 81-131. Tito Saf-
fiotti, I giullari in Italia. Xenia edizioni, Milano, 1990, pag. 79.
22
LE RADICI LONTANE
Clerici vagantes e giullari in una miniatura medioevale.
universitari che avevano ricevuto almeno uno degli ordini mi
nori (per questo Clerici) e che si trasferivano da ununiversit al
l altra (per questo vagantes) attratti dalla fama di celebri pro
fessori, spinti da ambizioni mondane e dalla sete di libert.
Scrive J acques L e Goff17che i Clerici vagantes sono:
studenti poveri, che non sono legati n da un domicilio fi s
so, n da alcuna prebenda, n da alcun beneficio, se ne van
no cos allavventura, avventura intellettuale, seguendo il
maestro che li ha entusiasmati, accorrendo verso quello di
cui si parla, spigolando di citt in citt l insegnamento che
viene impartito in ciascuna di esse.
I Clerici vagantes non erano certamente degli stinchi di santo:
frequentatori assidui di taverne, erano dediti al vino e ai facili
amori. Dobbiamo a loro un filone significativo della lirica latina
17J acques Le Goff, Gli intellettuali nel Medioevo, Mondadori, Milano 1959, pag. 28.
23
LE RADICI LONTANE
medioevale. Alcuni dei loro componimenti sono contenuti nei
Carmina Burana, cos chiamati perch raccolti nel codice detto
Buranus1819, che fino agli inizi dell800 si trovava nellabbazia di
Benedktbeuern.
Nella Confessione di Golia, uno dei pi bei componimenti dei
Carmina Burana, riassunta la filosofia esistenziale dei Clerici
vagantes:
II mio proposito di morire in una taverna; che i l vino sia
vicino alle mie labbra al tramonto della vita. Questo far
piangere gli angeli con discorsi gioiosi: concedi a questo leo
ne, o Dio in cielo, grazie e assoluzione.
Alcuni dei Clerici vagantes, che di soldi ne avevano pochi, tro
varono fortuna prestando servizio nelle Corti e nelle Cancelle
rie dei grandi Signori feudali trasformandosi da vagantes in
Clerici curiales. Giovanni da Salisbury fu definito da Huizin-
gawil primo rappresentante dei Chierici cavallereschi.
I l fenomeno dei Clerici vagantes cess agli inizi del 1300 per la
forte opposizione della Chiesa20. I l Concilio di Salisburgo nel 1291
viet di aderire alla setta dei Clerici vagantes perch questi:
vanno in giro nudi, giacciono nei forni, frequentano taverne,
giochi e meretrici, guadagnano da vivere a suon di peccati.
Nel 1298 papa Bonifacio V i l i priv dei privilegi ecclesiastici
quanti si facevano joungleur, goliardi o buffoni, recando non po
co discredito allordine clericale.
1.4 Diffusione del cognome Clerici
Nel 1978 la Societ Elenchi Ufficiali degli A bbonati al Telefono
(SEAT) incaric il professor Emidio De Felice di elaborare i da
ti relativi ai cognomi contenuti negli elenchi telefonici dI talia.
I cognomi furono classificati per diffusione numerica. I n I talia
18II codice n. 4660 si trova ora nella Biblioteca Na2onaIe di Monaco di Baviera,
19J ohan Huizinga, storico e difensore della libert. Nato nel 1872 a Groninga, morto nel 1975
a de Steeg (Amheim).
20Eugenio Massa, op. cit,, pag, XLDf,
24
LE RADICI LONTANE
al primo posto risult il cognome Rossi. I l cognome Clerici oc
cup il 403 posto21. Nel 1978 (anno in cui fu fatta la ricerca) i
Clerici abbonati al telefono erano 2010 cosi suddivisi:
-1627 (pari all81%) abitanti in L ombardia;
-383 (pari al 19%) sparsi in altre Regioni dellI talia
settentrionale e centrale (in particolar modo a Roma
e ad Ascoli Piceno).
Con una certa approssimazione si pu dire che al tempo della
rilevazione, fatta dal De Felice, i Clerici erano circa2211507 (9314
in L ombardia e 2193 nelle altre Regioni).
Stando a un calcolo riportato nel 'L ibro internazionale delle fa
miglie Clerici, edito negli Stati Uniti, risult che nel mondo le
famiglie Clerici sarebbero: 2416 in I talia, 161 negli Stati Uniti,
147 in Francia, 143 in Svizzera, 22 in Canada, 22 in Germania,
17 in Australia, 11 in Gran Bretagna. Anche se i dati sono mol
to approssimati (per difetto: mancano i dati dellAmerica L ati
na) ci permettono per di farci unidea sulla diffusione del co
gnome Clerici nel mondo. Nel 1986 i Clerici a Milano erano 818
secondo i dati forniti dallassessore allo stato civile. Nel 2001 ri
sultavano abbonati al telefono in I talia 2595 utenti Clerici.
1.5 I Clerici hanno unorigine comune?
Non tutti coloro che portano il cognome Clerici discendono da
un comune capostipite, perch troppo diffusa era nel Medioe
vo la qualifica di clericus.
A sostegno di quanto affermiamo facciamo nostra la tesi di Ca
relli2 che distinse i cognomi in significativi e non significativi.
Sono significativi quei cognomi che hanno un evidente signifi
cato etimologico. I l cognome Clerici appartiene a questa perch
la sua etimologia, come abbiamo visto, ben identificabile.
Sono non significativi quei cognomi la cui etimologia oscura.
Secondo Carelli solamente coloro che portano un cognome co
21Emidio De Felice, I dati relativi al cognome Clerici furono fomiti allautore di questa nota da
Emidio De Felice con cartolina postale datata 1S settembre 1985 (in Archivio dei Conti Clerici),
Nel 1979 ad un abbonato al telefono corrispondevano 5,72 abitanti.
21G. Carelli, Famiglie diramate, ceppi gentilizi comuni, cognomi cambiati e cause costituite, Rivi
sta Araldica', anno XVIII (1920), pag. 290,
25
LE RADICI LONTANE
siddetto non significativo possono considerarsi discendenti da
un comune capostipite, non essendo giustificabile il ripetersi di
un vocabolo privo di senso in famiglie la cui origine sia diversa:
cosa che deve escludersi per i Clerici la cui etimologia palese.
1.6 Luogo dorigine dei Clerici
I Clerici, oltre a non avere un capostipite comune, non proven
gono da ununica localit.
Nei pressi di Erba (Como) vi un gruppo di case che si chiama
Clerici24, mentre in comune di Boffalora sopra Ticino vi una
cascina denominata Clerici25.
LOlivieri e il Borselli affermano che fu la famiglia che vi abita
va a dare il nome ai luoghi e non quelli alla famiglia.
Si pu affermare comunque, con una certa sicurezza che i Cle
rici sono originari dellTtalia settentrionale. I n epoca medioeva
le li troviamo, infatti, in L iguria, in Piemonte, in Emilia, in L om
bardia. Una delle caratteristiche dei cognomi dellTtalia setten
trionale26 la i, che nel caso del cognome Clerici non va intesa
come un genitivo singolare (Clerici = del chierico), ma come un
nominativo plurale (Clerici = i Clerici).
1.7 Conclusioni provvisorie
Molte famiglie Clerici saranno certamente imparentate fra loro,
ma l unico modo per saperlo ricostruire la genealogia di ognu
na, andando a ritroso nel tempo. 34
34Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, Ceschina, Milano 1961.
" Pierino Borselli, Toponimi lombardi, Sigaro Edizioni, Ivlilano 1977.
P. Achis cer, Les origines de la tymologie, Typographie De Ambroise Firmin Didot, Paris 1868
26
LE RADICI LONTANE
GLI STEMMI DELLE FAMIGLIE CLERICI27
I Clerici ne! mondo sono, grosso modo, poco pi di quindicimi
la28. Non tutti discendono da un capostipite comune perch il
cognome Clerici deriva dal soprannome 'clericus' che nel me
dioevo era molto diffuso. Il professor Emidio De Felice ha scrit
to29che difficile poter dire se il soprannome (clericus) sia stato
dato in relazione alla condizione di appartenenza al clero di una
persona di cultura, anche perch le due condizioni, almeno nel
l'alto medioevo spesso si sovrappongono: il riferimento pi fre
quente, tuttavia, sembra essere quello al grado di cultura.
Senza avere la pretesa della completezza30riporto qui di segui
to l'elenco delle famiglie (al plurale) Clerici che in questi ultimi
anni ho raccolto3'. Alcuni di questi stemmi sono parlanti perch
raffigurano un chierico (in latino clericus) a figura intera o sola
mente la sua testa tonsurata, cio con la chierica.Come richia
mo alle ragioni storiche ed epidemiologiche del patronimico, lo
scaglione presente, vario di smalti e di colori, in quasi tutti gli
stemmi delle famiglie Clerici. La spiegazione ce la fornisce il dot
tore Mario Zucchi32in un suo scritto33.
Dal etere degli antichi documenti, vale a dire del laico colto e let
terato, al clerc laico e gentiluomo, difensore, col senno e con la
mano, in tempi di aspri dissensi religiosi, del pensiero cristiano,
facile il passo; onde la scienza del blasone, volendo rendere,
con figure ben definite, questi atteggiamenti spirituali che co
stituiscono la grande ossatura dell'edificio religioso e civile, esco
git lo scaglione, termine architettonico, che sorregge il fastigio
del Tempio come una formidabile travatura ideale. Sono le la
boriose elucubrazioni della scienza del blasone fatte accettabili
ed autorevoli dai nomi dei Menestrier, del Galluppi, del de Fo-
ras, del Ginanni, del Franchi-Verney, del Crollalanza, del Riestap.
Articolo pubblicato da Enrico E. Clerici su Nobilt; rivista di araldica, genealogia, ordini
cavallereschi, n. 45, anno LX, novembre - dicembre 2001. Gli stemmi delle famiglie Clerici.
Pagg. 471 - 480. .......................................................... .
* Calcolo approssimativo fatto avvalendoci degli elenchi telefonici sia italiani che esteri.
Emidio De Felice in rubrica in Storia Illustrata n. 139 (giugno 1969), pag. 167.
'Speriamo possa raggiungersi con la collaborazione dei lettori di Nobilt.
Ringrazio per il prezioso aiuto il professor Giovanni Boffa (Lugano) e il professor Silverio
Signoracci (San Lorenzo in Campo). ..........................
K Noto studioso daraldica e storico che fu bibliotecario di S. A. R. il Principe di Piemonte.
Proposta di stemma per il generale Ambrogio Clerici (presentata il 14 luglio 1941 alla
Consulta Araldica). La relazione stata pubblicata nellarticolo di Enrico E. Clerici, Due
paia di cumon per registrare il titolo di conte', op. cit.
27
LE RADICI LONTANE
Molti stemmi Clerici hanno il campo dell'Impero (capo d'oro al
l'aquila di nero coronata dello stesso), cosa molto diffusa in Lom
bardia che starebbe ad indicare che la famiglia aveva militato
con i Ghibellini o aveva ottenuto la concessione dello stemma
(direttamente o mediatamente) dall'Imperatore del Sacro Ro
mano Impero.
Clerici di Lomazzo
Famiglie feudale che nel 1300 signoreggiava su Lomazzo, bor
go nelle vicinanze di Como. Il 17 novembre 1357 Anserico Cle
rici di Lomazzo, unitamente ai figli Maffiolo, Francescolo e Cle
rico (camerlengo e familiare di Galeazzo Visconti), ricevette dal
comune di Como la cittadinanza comense. Galeazzo Visconti,
duca di Milano, il 10 gennaio 1358 conferm questo provvedi
mento. Giordano e Francesco, figli del citato Anserico, il 9 ot
tobre 1358 furono creati conti palatini ed ebbero la facolt di
nominare notai e legittimare bastardi. Lo stemma dei Clerici di
Lomazzo era 'd'oro allo scaglione di nero'. stato scritto34che
lo scaglione di nero, che compare sia nell'arma dei Clerici di Lo
mazzo che dei Grimoldi di Lomazzo, altro non sarebbe che una
X (lambda), lettera dell'alfabeto greco che corrisponde alla no
stra 'L' con allusione a Lomazzo.
Nel 1459 la concessione imperiale venne rinnovata in favore di Ga
leazzo de Clericis (cittadino di Como) cosicch i suoi discendenti
poterono far uso nel Canton Ticino delle loro prerogative (nomi
nare notai e legittimare bastardi). Il capo dell'impero venne ag
giunto allo stemma originario che si blason: 'd'oro allo scaglio
ne di nero; col capo d'oro all'aquila di nero coronata dallo stesso'.
L'imperatore Carlo V, nel 1548, conferm ai Clerici di Lomazzo la
qualit di conti palatini cesarei. Alcuni Clerici di Lomazzo si tra
sferirono a Milano dove ebbero sepoltura nella chiesa di San Raf
faele; altri presero la cittadinanza ticinese risiedendo a Mendrisio
nel periodo 1518-1700; altri nel 1569 si stanziarono a Deride. Di
questi ultimi l'armoriale Ticinese ci fornisce due stemmi:
1. Troncato di un'aquila e di uno scaglione. Cimiero: due co
lonne col motto: 'Plus ultra'.
2. di... [lacunoso nel testo n.d.a.] allo scaglione scorciato ed il
capo carico di un'aquila sostenuto da una divisa. Cimiero: tre
penne di struzzo.
MR. F., L'emblema di Lomazzo, in Rivista Araldica, XLIV, 1946, pag, 196 e segg.

28
LE RADICI LONTANE
Clerici (della Val di Bienio)
Famiglia originaria della Val di Bienio (Canton Ticino) che nei
1332 abitava a Torre. Nel 1479 Valentinus de Clericis de Valle
Bellegni, cuoco della Corte degli Sforza ebbe la cittadinanza di
Milano. Lo stemma di questa famiglia era: 'di rosso al chierico
vestito d'argento crinato d'oro, posto di fronte; col capo del
l'Impero' sormontato da un cimiero consistente in 'un leone na
scente di rosso'.
Due stemmi simili sono indicati:
- nel Codice Trivulziano (Milano) molto sommariamente dise
gnata questa arma: di rosso, al cocuzzolo di testa visto dall'al
to, crinito al naturale con la chierica d'argento; al capo d'oro
con l'aquila di nero, linguata di rosso coronata del campo.
- nel Codice Archinto (Torino): 'di rosso, al busto di chierico vol
tato e vestito di una cotta d'argento, crinito con chierica, il tut
to al naturale: il capo d'oro con l'aquila di nero, coronato dallo
stesso, linguata di rosso'.
Clerici (da Bellinzona)
Famiglia notarile di Bellinzona (Canton Ticino) dove vi compa
re nel 1447 col notaio Battista Clerici, figlio di Paolo e spenta
si, nel 1758, nei maschi con Giuseppe.
A Bellinzona, nel chiostro del Convento dei Francescani si tro
va lo stemma della Famiglia che era stato affrescato nel 1635 e
che si blasona; 'd'oro allo scaglione piegato di nero; col capo
dell'Impero sostenuto da una divisa del secondo'. L'arma dei
Clerici bellinzonesi quasi identica (la differenzia lo scaglione
piegato) a quello dei Clerici di Lomazzo: il che pu far pensare
a un ramo della famiglia feudale.
Clerici di Cavenago
Famiglia originaria di Domaso (lago di Como) che nel XVII e XVIII
secolo ebbe grande importanza. Nel 1666 Pietro Antonio Cle
rici acquist il feudo di Cavenago e l'anno seguente ottenne da
Carlo II il titolo di marchese di Cavenago. La famiglia fu inve
stita della signoria di Trecate e della baronia di Sozzago. Nel
1810 Giorgio Vitaliano Clerici, scudiero di Napoleone I, otten
ne il titolo di conte del Regno d'Italia.
Estintosi il ramo primogenito, Pietro Clerici con Regio Decreto
25 dicembre 1892 ottenne da Re Umberto I la rinnovazione del
titolo di marchese di Cavenago.
29
LE RADICI LONTANE
Arma:
-Antica (attualmente in uso): inquartato: al 1 e 4 d'oro, tron
cato di un filetto; di sopra, all'aquila bicipite coronato del cam
po sulle due teste; di sotto, allo scaglione, il tutto di nero; al 2
e 3 d'azzurro a due colonne accollate da una lista che le av
volge in doppio giro, il tutto d'argento: la lista del 2 quartiere
scritta col motto 'non plus ultra', quella del terzo motto 'ultra
plus'.
- Napoleonica: inquartato nel 1 di rosso, ad un atrio a due
colonne d'oro, terminato in un timpano dello stesso; nel 2
d'argento, ad un ramo di ginepro di verde; nel 3 di verde,
alla squadra di argento; nel 4 di rosso, alle colonne erculee
d'argento.
Clerici (di Sicilia)
Una famiglia originaria di Milano si trasfer in Sicilia.
Arma: d'oro all'aquila bicipite coronata di nero.
Clerici (da Ponte, Valtellina)
Famiglia che da Chiuro nel 1563 si trasfer a Ponte.
Arma: nel 1 d'oro, all'aquila spiegata di nero, coronata, lin-
guata e membrata di rosso, illuminata de! campo, posata sulla
partizione (dell'Impero); nei 2 d'oro allo scaglione di nero.
Questo stemma ha molte analogie con quello dei Clerici di Lo-
mazzo.
Clerici di Prasso e di Roccaforte
Famiglia originaria di Mondov, due rami della quale sono sta
te nobilitati:
Clerici di Prasso. Giovanni Antonio Clerici il 19 dicembre 1711
fu investito delia Signoria di Ceva e il 13 marzo 1722 del feudo
di Prasso col titolo di conte. Arma (?).
Clerici di Roccaforte. Giuseppe Antonio Clerici il 13 gennaio
1722 fu investito del feudo di Roccaforte col titolo di conte. Na
poleone I, il 9 marzo 1810, insign del titolo di cavaliere del
l'Impero francese Lorenzo Giuseppe Maria di Roccaforte.
Arma: d'oro a un chierico vestito d'argento visto dietro, al ca
po d'azzurro carico di tre stelle d'argento.
Arma napoleonica: d'oro, al chierico vestito d'argento visto
dietro; col capo d'azzurro carico di tre stelle d'argento e colla
campagna di verde carica del segno dei cavalieri legionari.
30
LE RADICI LONTANE
Clerici (da Vercelli)
Il 16 settembre 1687 Nicol Bernardino Clerici, con i fratelli,
consegn l'arma che da tempo era usata dalla Famiglia.
Arma: d'azzurro allo scaglione, accompagnato da tre stelle, il
tutto d'oro. Cimiero: la figura della giustizia colla spada nella
destra e la bilancia nella sinistra. Motto: cuique suum.
Clerici (da Nizza Monferrato)
Giovanbattista Clerici il 5 luglio 1633 ricevette le patenti di no
bilt e l'arma.
Arma: inquadrato al 1 e al 4 d'argento allo scaglione d'oro
orlato di nero; al 2 e al 3 d'azzurro a due fasce d'oro. Cimie
ro: il cigno d'argento. Motto: candior fid.
Il Rolland ce ne fornisce un'altra versione: 'aux 1et 4 fasc d'ar-
gent et azur; aux 2 et 3 d'argent, trois chevrons de gueules'.
Clerici di Trvans e Saint-Martin
Famglia che viveva nel '700 in Provenza il cui capo era signore
di Trvans e di Saint-Martin. Pierre de Clerici l'11agosto 1747
fu nominato segretario di Sua Maest il Re in Cancelleria.
Arma: d'argento tre clarinetti di rosso, posti in palo (2 e 1), l'im
boccatura in alto, capo d'azzurro carico di un sole d'oro na
scente dal bordo inferiore del capo.
Clerici (del Mantovano)
Nell'Archivio di Stato di Mantova si conserva la 'Raccolta Do
cumenti Patrii' compilata dal conte Carlo d'Arco contenente
536 stemmi di Famiglie Mantovane. Uno di questi stemmi ap
parteneva alla famiglia Clerici.
Arma: nel 1 d'argento, a un uomo nudo nascente, volto per
due terzi verso destra, con l'avambraccio sinistro appoggiato
sulla partizione e il braccio destro disteso con la mano aperta;
nel 2 d'argento a tre bande di rosso.
Clerico (da Villastellone)
Famglia piemontese abitante a Villastellone.
Arma: d'azzurro allo scaglione d'argento, accompagnato da tre
mezzelune dello stesso.
Clerici; famiglia pavese, oggetto di questa pubblicazione.
Arma: d'oro allo scaglione di rosso, accompagnato in capo, da
31
LE RADICI LONTANE
due stelle dello stesso e, in punta, da una granata fiammeg
giante, di porpora, crociata d'argento; col capo d'azzurro, ca
rico di una spada di parata, posta in fascia d'argento, con l'el
sa e l'impugnatura pomellate d'oro. Motto: 'Magna Fides-Ma-
gnus Amor'.
Altri stemmi Clerici
Di alcuni stemmi non stato possibile trovare notizie storiche
sulla famiglia Clerici che ne faceva uso.
Nel Codice Archinto conservato a Torino riprodotta quest'Ar
ma: d'azzurro, allo scaglione di nero; al capo d'oro con l'aqui
la di nero coronata dello stesso, linguata di rosso.
Nello stemmario raccolto dal conte Gaddi Ercolani c' questo
stemma: d'azzurro, alla riga d'oro, accompagnato in capo da tre
stelle di 6 raggi, male ordinate, d'oro e da un crescente rivolto
dello stesso, posto a sinistra della stella di destra e in punta ad
un ramo di tre fiori (rose?) gigliato e terrazzato al naturale.
Famiglie Clerici nobili
di cui si ignora lo stemma
Si ha notizia di alcune famiglie Clerici che erano nobili, ma igno
riamo quale fosse il loro stemma.
Clerici (colonnellato dei signori di Montaldo Roero). Dai si
gnori di Montaldo Roero, che erano un ramo dei signori di Ca-
stellinaldo, si sono staccati alcuni rami fra i quali uno prese il co
gnome Clerici. Arma: sconosciuta.
Clerici (da Cherasco). Francesco della Chiesa nel suo libro35
(Corona reale di Savoia, ossia relazione delle province, e titoli
ad essa appartenenti) sostiene che a Cherasco vivevano da no
bili dei Clerici. Arma: sconosciuta.
Clerici (da Piacenza, colonnellato dei Visdomini). Diversi
Clerici ricoprirono la carica di console di Piacenza: Gaio de Cle-
ricis nel 1140 e nel 1165; Ganus Clericus nel 1153; Gandolfo
de Clericis nel 1162. Una famiglia Clerici nel XIII secolo faceva
parte della Nobilt del consiglio di Piacenza, il conte Emilio Na-
salli Rocca di Corneliano ha scritto che i Clerici erano un co-
lonneliato dei Visdomini (gruppo consortile piacentino). Non ab
biamo trovato traccia dello stemma di questi Clerici.
Originaria edizione del 1655, ristampata a Torino nel 1777.
32
LE RADICI LONTANE
Stemmi di famiglie nobili che hanno aggiunto
al proprio il cognome Clerici
Nel libro d'oro della Nobilt italiana figurano due famiglie che al
loro cognome hanno aggiunto il cognome Clerici. Queste sono:
- Bagozzi Clerici: famiglia dell'antica nobilt di Asola. Nel 1820
l'Imperatore d'Austria riconobbe ad Antonio Bagozzi Clerici il
titolo di nobile.
Arma: inquartato nel 1 d'azzurro all'aquila d'oro; nel 2 e 3
di rosso a due colonne d'argento; nel 4 d'azzurro allo scaglio
ne d'argento.
- Rusconi Clerici: famiglia comasca che nel 1730 aggiunse il
cognome Clerici insignita del titolo di conte e la qualifica di don
e donna.
Arma: troncato nel 1 di rosso al leone illeopardito d'argento
coronato d'oro e tenente con la branca destra un rusco di ver
de, accostato due trifogli; nel 2 d'argento ai tre pali di rosso;
col capo d'azzurro all'aquila di nero cucita, coronata d'oro.
Stemmi di famiglie nobili che un tempo
portavano il cognome Clerici
Abbiamo trovato una famiglia che in origine si chiamava de Cle-
ricis e poi mut cognome in Cantuti Castelvetri. un ramo del
la famiglia de Clericis che nel XIII secolo risiedeva a Cant, tra
sferitasi nel 1300 a Modena: conservarono per poco il cogno
me 'de Clericis' per assumere quello 'da Cant'. I Cantuti
Castelvetri sono conti di Ligonchio, di Ospitaletto, Canova e Pe-
drelli, patrizi di Modena e nobili di Mantova.
Arma: partito: nel 1 ripartito d'argento e di rosso a due cani
ritti e affrontati, dell'uno nell'altro, sormontati da una stella d'o
ro sulla partizione (Cantuti); nel 2 d'azzurro, alla fascia d'ar
gento, accompagnata in capo da tre nocciole d'oro male ordi
nate, e in punta da un castello torricellato di tre pezzi al natu
rale, fondato sulla pianura di verde, aperto e fenestrato di nero,
e ciascuna torricella cimata da una banderuola di rosso svolaz
zante a sinistra (Castelvetri).
33
2. Origini e ipotesi
L a genealogia della nostra famiglia, fino ad oggi ricostruita, ha
come capostipite Gio Giacomo Clerici, morto prima del 30 di
cembre 1673. L e poche notizie su di lui sono ricavate dallatto
di investitura semplice, con rogito di Baldassare Oliello, notaio
in Pavia, del 30 dicembre 1673. I n quella data il capitolo dei mo
naci della Certosa di Pavia concede in affitto il fondo di Casci
na Manzola, in territorio di Corteolona, a tre fratelli Clerici: Car
lo Ambrogio, Giovanni Battista e Baldassare, figli del defunto
Gi o Giacomo.
Da questo documento emergono due dati:
- Gi o Giacomo Clerici morto prima del 30 dicembre 1673.
- Gi o Giacomo Clerici il padre di Carlo Ambrogio, Giovan
ni Battista e Baldassare.
Ricercando in varie parrocchie (Albuzzano, Gerenzago, Gen-
zone ed altre) abbiamo rilevato la presenza di una famiglia Cle
rici ad Alperolo, in territorio di Albuzzano, oggi in provincia di
Pavia, dal 14 novembre 1666. I n quel giorno nacque A ntonia
Clerici, figlia di Pietro Giovanni ed Agostina. I l capo della fa
miglia un certo Gi o Battista, morto ad Alperolo di Albuzza
no nel 1669 allet di sessantanni; la nascita da datare quindi
intorno al 1609.
Lalbero genealogico il seguente: ,
1 .Gio Battista (nato 1609 ca., morto il 16 gennaio 1669 ad Alpe
rolo di Albuzzano, sposato con Caterina che muore ad Alperolo il
9 marzo 1675, da cui:
2a. Pietro Giovanni, sposato con Agostina, da cui:
- Antonia, nata nel 1666 ad Alperolo
- Giovanni Battista, nato nel 1668 ad Alperolo
- Giuseppe, nato nel 1670 ad Alperolo
35
ORIGINI E IPOTESI
- Giovanni Battista, nato nel 1670 adAlperolo
2b. Carlo Francesco, sposato a Caterina.
Gi o Battista e Gi o Giacomo, il capostipite della nostra famiglia
sono forse coetanei, il che ci fa pensare siano fratelli; lipotesi fi
no a questo momento non provata.
Ricerche fatte a Filighera (oggi in provincia di Pavia) ci hanno
permesso di trovare un atto di matrimonio del 28 maggio 1664,
fra Carlo Clerici detto il Grupellino, figlio del fu Gi o Giaco
mo e di Angela Caterina de Cassani, con Maria Caterina Salva-
neschi, vedova di Ambrogio Moretti.
A questo punto si apre un quesito: questo Gio Giacomo, padre
di Carlo, lo stesso Gi o Giacomo Clerici, padre dei tre fratelli
Clerici che da San Martino56nel 1671 prendono in affitto, con
l atto dinvestitura del 1673, il fondo di Cascina Manzola?
Di certo sappiamo che entrambi sono defunti, uno prima del 28
maggio 1664 e laltro prima del 30 dicembre 1673.
Una pista verso Gropello Cairoli (oggi provincia di Pavia) po
trebbe esserci offerta dal soprannome di Carlo Clerici (il Gru-
pelin) che si sposa nel 1664 a Filighera. Grupelin vuol dire ori
ginario di Gropello, l odierna Gropello Cairoli; in dialetto Gro
pello si dice Grupel e i suoi abitanti Grupellini.
Questo quanto sappiamo in questo momento e che pu costi
tuire la base per future ricerche.
%Spi Martino di Tours, 11 novembre, era la data annuale stabilita per il rinnovo delle fittanze
ed i traslochi delle famiglie contadine e delle loro masserizie per le nuove sedi. Nella bassa pa
dana si usava dire far San Martino'.
36
3 . 1 Clerici uno per uno
I. Giovanni Giacomo. Di lui non si hanno notizie precise; si pre
sume essere nato fra il 1605 e il 1615 e morto prima del 1673.
Secondo alcuni sarebbe originario di Gropello, l attuale Gro-
pello Cairoli. Nel rogito del dottor Baldassare Oi di o, notaio
pavese, del 30 dicembre 1673 indicato come il padre, defun
to, quodam J o. J acobi dei fratelli Carlo Ambrogio, Giovanni
Battista e Baldassare Clerici.
Da cui:
1. Carlo Ambrogio [12]
2. Giovanni Battista. Fittabile. Da San Martino 1671, unitamen
te ai fratelli Carlo A mbrogio e Baldassare si stabilisce nella ca-
'7II nome del notaio riportato a volte come Oliello.
ha Cascina Manzola di Corteolona (disegno di E. Costa).
37
I CLERICI UNO PER UNO
scina Manzola58, nata in territorio di Corteolona, dopo aver pre
so in affitto dalla Certosa di Pavia59quella possessione.
Sposa:
Angela Caterina, della quale si ignora ogni notizia;
- a Corteolona il 13 novembre 1687 in seconde nozze Lucia Vec
chi,, vedova di Giacomo A ntonio Rafani, nata nel 1651 e morta
alla Manzola nel 1696.
I
Tre suoi figli, nati dal primo matrimonio, saranno sacerdoti:
Pietro Antonio. Parroco di Soriasco. E ordinato sacerdote il 22
settembre 1696, a Pavia, da S.E. Monsignor L orenzo Trotti. Vi
ce-parroco di Corteolona dal 1699 al 1706; passa alla diocesi di
Piacenza perch ottiene da quel vescovo la nomina a rettore di
Soriasco, in Oltrep, con decreto vescovile 24 gennaio 1707 e vi
si insedia ufficialmente il 18 marzo 1707. Come rettore di So
riasco riceve nel 1737 monsignor Gherardo Zandemaria, vesco
vo di Piacenza, in visita pastorale. Esercita a Soriasco il ministe
ro sacerdotale fino al 5 febbraio 1743, giorno in cui muore, as
sistito dal nipote sacerdote coadiutore Pietro Martire Clerici. I
suoi funerali vengono presieduti da don Giovanni Pasturenzo,
rettore di Donelasco.
Giovanni Antonio. Parroco di Mirabello. Con decreto del ve
scovo di Pavia, in data 7 ottobre 1714, nominato rettore di Mi
rabello. L o troviamo in carica fino al 1748. Muore probabilmente
intorno al 1752.
Brunone. Parroco di Corteolona. Nasce alla cascina Manzola di
Corteolona il 29 ottobre 1686 e muore a Corteolona il 27 feb
braio 1763.
E coadiutore del fratello, don Giovanni Antonio, a Mirabello.
Nel 1731 nominato parroco di Corteolona e ha diritto al tito-
" La Cascina Manzola di Corteolona ai giorni nostri presenta ancora lestesa facciata il cui por
tico centrale sormontato dal frontone triangolare neoclassico, e la torre colombaia. Alle sue
spalle sorge purtroppo un impianto di compostaggio.
G. G. Merlo, Lombardia monastica e religiosa. Edizioni Francescane, marzo 2001. Cap. XT1 pag.
385. Riguarda la costumanza gi in uso dal 1405 per quelle famiglie di (inabili che affittano dai mo
nasteri. .. Rappresenta una testimonianza di religiosit popolare che affiora in altri passi del registro
come la benedizione natalizia della casa e nella benedizione fatta impartire ai nuoti Strabili,
38
I CLERICI UNO PER UNO
La Chiesa di Soriasco in Oltrep Pavese, dove Pietro Antonio Clerici fu rettore
dal 1707 al 1743.
lo di prevosto; rimarr tale fino alla morte. Ricopre la carica di
Vicario Foraneo e in questa veste il 7 ottobre 1755 fa visita alla
parrocchia di Pieve Porto Morone dove nei registri parrocchia
li scrive:
omina bene se habent.
L'INVESTITURA DEI FITTABILI ALLA CERTOSA
DI PAVIA NEL 167340
Il 16 ottobre 1581 Michel Eyquem seigneur de Montaigne vi
sit la Certosa di Pavia41. Nel suo diario scrive:
. . . Partii di Pavia... per vedere anco la Chartrosa la quale con
ragione ha il grido di una bellissima chiesa. La facciata dell'in-
trata tutta di marmo... il sepolcro di Gian Galeazzo Visconti...
e poi il coro et ornamenti del grande altare et il chiostro di una
grandezza inusitata...
40Enrico E. Clerici ha ricostruito la scena dellinvestitura per il Bollettino della Societ
Pavese di Storia Patria (1992, pag. 356 e seguenti).
41J ournal de Vojage de Michel de Montagne en Italie par la Suisse e lAllemagneen 1580- 81.
39
I CLERICI UNO PER UNO
Certosa di Pavia. La Certosa di Pavia f u un centro di riferimento religioso
ed economico per la famiglia fra il Seicento e il Settecento.
La casa grandissima d'intorno, e fa vista... per il numero di
gente, di servitori, di cavalli, cocchi, manovali e artigiani, d'una
corte d'un grandissimo principe.
Identica atmosfera devono aver trovata, poco pi di novant'anni
dopo i due fratelli Clerici, Carlo Ambrogio e Battista, quando si
recarono alla Certosa per ottenere l'investitura della possessio
ne della Manzola, cascina che ancor oggi si trova in territorio di
Corteolona, nel XVII secolo era di propriet della Certosa e ave
va accorpato un fondo di 1264 pertiche e 16 tavole. Il Mona
stero per il primo anno agrario, 1671-72, aveva fatto sul cano
ne, fissato in tre lire la pertica, uno sconto di cinque soldi la per
tica. Soltanto due anni dopo l'arrivo dei fratelli Clerici a Cascina
Manzola, la locazione venne ufficializzata42con la cerimonia
d'investitura nella Certosa di Pavia. La cerimonia si svolse il 30
dicembre 1673,1due fratelli Clerici, Carlo Ambrogio e Battista
(Baldassare era rimasto certamente alia Manzola a sorvegliare i
42Dallistrumento dinvestitura del 50 dicembre 1673, rogato dal notaio Baldassarre Oiel-
lo. Copia dallArchivio di Stato di Milano - fondo Religione - Beni della Certosa di Pa
via e Corteolona, in Archivio dei conti Clerici, Moncasacco, cassetta 108 Corteolona.
40
I CLERICI UNO PER UNO
lavori) per essere alla Certosa alle nove del mattino probabil
mente si saranno messi in viaggio il giorno prima con un cales
se o a cavallo, passando per Beigioioso e Pavia. Forse avranno
cenato e trovato alloggio nella foresteria della Certosa oppure
all'Osteria della Torre del Mangano, detta del Cantone delle Tre
Miglia43, non lo sapremo mai, di certo sappiamo che 'ad ora ter-
tia' di venerd 30 dicembre 1673, vestiti gli abiti migliori, i due
Clerici si presentarono puntuali. Quella mattina i rintocchi del
la campana, fatta suonare su ordine del priore Dominus Paolo
Torchi, distolsero dalla meditazione venticinque monaci (nello
strumento d'investitura i monaci sono chiamati per nome e co
gnome) che processionalmente si recarono nella sala del Capi
tolo. Doveva essere un bel colpo d'occhio: il priore in cattedra,
circondato dai monaci col saio bianco, il dottor Baldassarre Oiel-
lo, notaio in Pavia, i due fratelli Clerici e i tre testimoni: il com
missario Carlo Antonio Corti, abitante a Torriano, Francesco Ma
ria Grioni, abitante a Torre del Mangano, e Francesco Vigo, det
to Filippino, abitante nel Vicariato di Binasco.
Il Capitolo della Certosa formato da 26 monaci, omnes mona
chi professi sancti Mon(aste)rii et in eo degentes, et vocem ha-
bentes, in Capi(to)lo facientes et rappresentantes maiorem et
minorem partem, dichiar per bocca del priore, di investire i tre
fratelli Clerici della Possessione della Manzola, con locazione
novennale, che aveva inizio 'retroattivamente' dal novembre
1671. Il canone annuo era fissato in lire imperiali44tre pi una
serie di appendizi. La Certosa aveva diritto di mettere penali,
per non esistendo assicurazioni in caso di brina o tempesta, di
guerre e peste, o mortalit del bestiame, il monastero concor
dava un rimborso. Ogni anno i Clerici si recavano alla Certosa
per una consegna degli appendizi e certamente ci sar voluto
uno o pi carri. Durante una di queste visite Baldassare avr po
tuto ammirare i dipinti recenti di Daniele Crespi, raffiguranti le
Storie di San Brunone45nel presbiterio, fondatore dell'Ordine
dei Certosini. Infatti per onorare il santo chiam Brunone uno
dei suoi figli, nato a Manzola.
4! Il 18 febbraio 1653 questosteria con stallazzo era stata venduta dal marchese Pietro
Paolo Pallavicino al signor Giovanni Battista Candiani (si veda G. Zanaboni, Velleizo Bel
lini e le sue terre, Pavia 1990, pag. 600)
44La lira imperiale era la moneta del periodo spagnolo. Nel Settecento sar sostituita dal
la lira milanese che come la precedente semriva il sistema duodecimale. ^
45Bruno di Colonia (1084), santificato col nome di San Brunone, fondatore dellordine
dei Certosini.
41
I CLERICI UNO PER UNO
3. Baldassare. Fittabile. Nasce nel 1647 ca., muore nel 1697.
Da San M artino 1671 abita con i fratelli a Cascina Manzola
di Corteolona.
Sposa:
- Clara Caterina, della quale non conosciamo il cognome, nata
nel 1655 ca., morta dopo il 1694;
in seconde nozze Annunciata, della quale non abbiamo notizie.
CHI ERANO I FITTABILI?
Fin dal XV secolo nella Bassa irrigua, territorio della Lombardia
comprendente la Bassa milanese, il Pavese, il Cremonese, il Lo-
digiano e il Mantovano, l'utilizzo a fini agrari dei grossi fondi,
dalle seicento pertiche in su, quasi sempre di propriet dei mo
nasteri e della nobilt, veniva concesso mediante affitto, solita
mente della durata di nove o dodici anni, a persone chiamate
fittabili che si assumevano, in prima persona, i rischi connessi
alla conduzione. In Lombardia il fittabile era un imprenditore
agrario che si distingueva dal piccolo proprietario (tipica figura
dell'area montana che troviamo anche, meno numerosi, nella
Bassa irrigua: nel Pavese erano chiamati plandn46) e dal mez
zadro dell'area medio asciutta (Brianza, Comasco, Alto Milane
se). Al contrario del mezzadro e del piccolo proprietario, il fit
tabile aveva consistenti capitali o aveva credito per ottenerli tra
mite mutuo, non lavorava personalmente la terra, ma la faceva
lavorare da salariati, fissi ed avventizi; aveva la propriet di un
rilevante numero di capi di bestiame, cavalli, buoi, mucche, per
il fondo affittato pagava un canone in denaro ed era tenuto ad
alcune prestazioni in natura che si chiamavano appendizi47. Car-
46II termine piandoti veniva usato dai vecchi Clerici come termine dispregiativo per indi
care persona di poco conto.
4' Ad esempio: nel contratto d'affitto del fondo della Manzola di Corteolona, stipulato nel
dicembre 1673 dai fratelli Carlo Ambrogio, Baldassare e Giovanni Battista Clerici, figli di
Gio. Giacomo con la Certosa di Pavia, era stabilito un canone annuale di lire imperiali 3
la pertica (le pertiche erano 1264 e tavole 16) e appendizi consistenti in: 1. fieno maggengo
fassi otto ben condizionato; 2. avena soma quattro bella, netta e mercantile al Monastero;
3. ova di galline ventine quindici; 4. burro tresco libbre grosse quindici; 5. ventina di te
la di lino bianco e sottile. Dove il fasso era la misura per legna, foraggi e paglia, corri
spondenti a 100 libbre grosse, kg 76,2517; soma era la misura per i cereali, corrispondente
a 1. 164,5135; libbra grossa era la misura per prodotti alimentari corrispondenti a kg.
0,7625.
42
I CLERICI UNO PER UNO
10Cattaneo cos ha descritto i fittabili48: 'classe di fittuari, igno
ta presso le nazioni antiche e la maggior parte delle moderne,
i quali, piuttostoch agricoltori sono imprenditori d'industria
agraria; perch sciolti di ogni manual fatica e d'ogni cura servi
le, anticipando grandi valori riproduttivi al terreno, e vivendo in
mezzo ai rustici come cittadini. Questa classe non solo sorse
presso di noi pi anticamente che in Inghilterra, ma ebbe radi
ce naturale e spontanea nell'agricoltura irrigatoria. Poich fat
to costante si , che, dove questa dominava, si formarono le
grandi fittarezze'.
11fittabile, nelle comunit in cui aveva in affitto il fondo agra
rio, godeva di notevole prestigio. Scriveva sempre il Cattaneo
che i fittabili 'vivendo nel mezzo d'ogni abbondanza domesti
ca, circondati di numerosi famigli e cavalli, formano quasi un
ordine feudale in mezzo a un popolo di giornalieri, che non co
noscono ulteriori padroni'*9.
Nel settecento i Clerici erano fra i maggiorenti nei paesi in cui
abitavano: Copiano, Lardirago e Marzano. Scorrendo i registri
parrocchiali troviamo che il nome del capo della famiglia Cleri
ci e di sua moglie erano preceduti, rispettivamente, dal prefis
so Dominus e Domina, li sacerdote e storico don Gianfranco
Mascheroni50a questo proposito, nel 1984, scriveva51: a diffe
renza di altre famiglie che sono elencate semplicemente con
nome e cognome, la famiglia Clerici ha il prefisso Messer' e
'Domino' il che denota un certo riguardo ed una posizione pri
vilegiata in paese(n.aa. Copiano).
Sappiamo che durante le processioni, in particolare quella del
Corpus Domini con il SS. Sacramento, 'il baldacchino' era por
tato da quattro fittabili del paese, secondo antichissima con
suetudine, seguiti dai rappresentanti delle Confraternite52. A
suffragare il rapporto con le confraternite resta un armadio-sti
po ligneo, databile fra il 1590 e il 1610, detto 'da confraterni-
48Carlo Cattaneo Dellagricoltura inglese paragonata alla nostra, opera ripubblicata nel
1975 da Giulio Einaudi Editore, in Carlo Cattaneo, Saggi di Economia Rurale, a cura di
Luigi Einaudi, pag. 229.
49Carlo Cattaneo, Notizie naturali e civili su la Lombardia, Bemardoni, Milano 1844.
50II prevosto don Gianfranco Mascheroni nato a Costa de Nobili fu parroco di Chigno-
10 Po dal 1969 al 1995. Ha scritto importanti libri di storia pavese: Costa de Nobili Pie
tra e la Chiesa di S. Maria Assunta (Pavia 1982); I l Borgo di Chignolo e la Chiesa S. Maria
e Lorenzo, (Pavia 1980); La Pieve di Porto Morone (Pavia 1985); L Abbazia Benedettina di
Santa Cristina, la Parrocchia ed il Comune (Pavia 1983), Feudo, Feudatari e Castelli di Chi-
gnolo (Pavia 1993).
11I n A.d.C.C. cassetta n. 105 Copiano.
43
I CLERICI UNO PER UNO
ta', al cui interno sono gli spazi per sistemarvi i ceri, le tuniche
dei confratelli e le insegne, mentre all'esterno, sugli stipiti, due
figure d'uomo a guisa di erme a tutto tondo, con camiciotti e
cappucci rimandano all'immagine dei disciplini 'capuciati' e af
fiancano due bellissime porte ad intaglio53. Un esemplare simi
le conservato alla Certosa di Pavia.
Sempre nel Settecento, ad accrescere il prestigio della famiglia
Clerici contribu la presenza di numerosi religiosi regolari e se
colari54. Ne ricordiamo alcuni: don Pietro Antonio Clerici55, par
roco di Soriasco, in Oltrep, dal 1707 al 1743; don Giovanni
Antonio Clerici, parroco di Mirabello56, Pavia, dal 1714 al 1748;
padre fra Michele Clerici da Copiano, nel 1787 padre guardia
no, ovverosia il superiore del convento di Santa Maria in Cam
po57a Binasco; il prevosto don Brunone Clerici, parroco di Cor
teolona dal 1730 al 176358. Incontreremo altri ecclesiastici del
la famiglia in questa biografia. Famiglie come i Clerici costituirono
l'ossatura di quella borghesia rurale che contribu, soprattutto
nell'epoca della Restaurazione, al progresso sociale ed econo
mico della Lombardia.
Larmadio, oggi propriet di Carlo A, aerici, fu fatto restaurare una prima volta da An
na Clerici, che lo aveva riscoperto in una cucina a Vllareggio negli armi 40, dove funge
va da dispensa. Un secondo restauro lo fece eseguire Anna Clerici Valdagni negli anni 70,
51I n A. d. C. C. cassetta n. 20 monografie (i Sacerdoti Clerici).
Sulla scala de La Malmostosa, il retour de chasse degli autori in Moncasacco (Piacen
za), nel 1995 stato murato un ricordo in marmo scolpito dallo scultore Dino Felici da
Avenza (Carrara). Don Pietro Antonio Clerici fu il primo Clerici che abit in Oltrep.
54Si parla di lui nel libro di monsignor Faustino Gianani, Mirabello, il Parco, la Battaglia,
la Parrocchia, EMI, Copiano 1984, pag. 212.
La storia del Convento stata scritta da Alberto M. Cuomo, 5. Maria in Campo - un con
vento soppresso nella Bassa milanese - Secoli X- XI X, Binasco 1991.
58Se ne parla diffusamente nel libro di monsignor Faustino Gianani, Storia di Corteolona,
Pavia 1982.
IL Carlo Ambrogio59. Fittabile. Nasce nel 1640 ca., muore i n
torno al 1701 a Corteolona. L11 novembre 1671, unitamente ai
fratelli Giovanni Battista e Baldassare, si stabilisce alla Cascina
Manzola in territorio di Corteolona, presa in affitto dalla Certo
sa di Pavia. I l fondo della Cascina Manzola viene consegnato dal-
l ingegner Pasino Sforza, secondo latto registrato nel repertorio
del notaio Francesco Sormani. L a possessione di pertiche 1264
Era consuetudine limposizione dei doppi nomi a battesimo che venivano scelti dai genitori in
ossequio alla tradizione familiare o secondo il gusto locale di devozione ai santi.
44
I CLERICI UNO PER UNO
e tavole 16. I l 30 dicembre 1673 presente, col fratello Giovan
ni Battista, allinvestitura fatta dal Capitolo della Certosa con ro
gito del dottor Baldassare Oiello del 30 dicembre 1673. Alle di
pendenze dei tre fratelli Clerici ci sono numerosi servi o famuli.
Laffitto della Manzola sar rinnovato pi volte. Da San Martino
1691 Carlo Ambrogio, con i fratelli, prende in affitto, sempre dal
la Certosa, anche la possessione detta di Corteolona, di pertiche
780. L a fraterna Clerici viene cos a disporre di 2044 pertiche60.
Sposa:
- Maddalena; di lei non si hanno notizie.
Dal matrimonio nascono:
1. Giovanni Giacomo II. Fittabile. Nasce nel 1670 ca. Dopo la
morte del padre, intorno al 1701-02, continua a tenere in affit
to il fondo della Manzola e quello di Corteolona. Nel 1714 pre
sta giuramento di fedelt al feudatario di Corteolona61. I l 16 mar
zo 1718 il Capitolo della Certosa lo reinveste, con affitto no
vennale, della Manzola unitamente ai cugini Giuseppe e Bruno
Clerici, figli del fu Baldassare e Pietro Paolo Clerici, figlio del fu
Giovanni Battista con rogito del 16 marzo 1718 del dottor Ca
millo Tenca, notaio ed ingegnere pavese. L affittanza rinnova
ta nel 1727. Gli affari non vanno bene. I l Capitano di Giustizia
di Milano, il 26 settembre 1729, emette precetto esecutivo a fa
vore della Certosa di Pavia in pregiudizio di Giovanni Giacomo
I I e consorti Clerici per un debito di lire 72454.15.2, derivante
da affitti non pagati. Si arriva a una transazione: il 12 gennaio
1730 i Clerici cedono tutti i beni, scorte vive e morte, che pos
siedono alla Manzola e a Corteolona.
I
Sposa:
- in prime nozze Cecilia-,
- in seconde nozze Anna (nasce nel 1679 ca.).
2. Carlo Antonio [III]
Si potr notare che per generazioni i Clerici tenevano uniti i beni tra parenti stretti; questo si
stema veniva detto in fraterna.
61Vedi la voce Clerici nello schedario Marozzi - Biblioteca Bonetta, Pavia.
45
I CLERICI UNO PER UNO
3. Angela Margherita. Nasce il 19 giugno 1673 a Cascina Man-
zola di Corteolona.
4. Giuseppe Agostino. Fittabile. Nasce l 8 marzo 1680 a Cascina
Manzola di Corteolona.
Sposa:
- Anna Elisabetta, che nel 1729 vive, vedova, alla Manzola nel
la casa del cognato Giovanni Giacomo I I .
5. Maria. Nasce nellottobre 1681 a Cascina Manzola di Cor
teolona.
6. Agostino. Fittabile. Nasce nell agosto 1682 alla Manzola di
Corteolona. I l 16 marzo 1718 nella Certosa di Pavia rappresen
ta il fratello Giovanni Giacomo I I alla cerimonia di reinvestitu
ra dellaffitto della Manzola con rogito del 16 marzo 1718 del
dottor Camillo Tenca, notaio ed ingegnere pavese. Vive fino al
gennaio 1730, col fratello Giovanni Giacomo I I e i cugini, alla
Manzola. I n seguito allesproprio dei beni accolto dal fratello
Carlo Antonio, fittabile a Copiano.
Santa Maria in Campo a Binasco. Immagine del convento d Santa Maria in Campo,
nel territorio di Binasco, dove nel 1787 Michele Clerici fu padre guardiano.
46
I CLERICI UNO PER UNO
Sposa:
- a Beigioioso il 28 gennaio 1706 Colomba Ponghi, figlia di Gio
vanni Battista, da cui:
Michele. Frate minore riformato di San Francesco. Nel 1787
padre guardiano del convento di Santa Maria in Campo, in ter
ritorio di Binasco62.
7. Laura Monica nasce a Cascina Manzola il 20 febbraio 1684.
8. Siro Antonio menzionato nello stato danimedel 1708 nel
l archivio della Parrocchia di Corteolona.
I I I . Carlo Antonio. Fittabile. Nasce a Cascina Manzola di Cor
teolona il 16 ottobre 1672, muore a Copiano il 18 febbraio 1747.
Vive a Cascina Manzola fino al 1710 ca. Abita dal 1715 al 1718
a Mirabello di Pavia6*, poi dal 1718 al 1727 a Torre dAstari, in
territorio di Albuzzano. Dal giorno di San Martino del 1727, do
po aver preso in affitto un fondo, si trasferisce a Copiano. Nel
gennaio 1730 accoglie il fratello Agostino con la famiglia, in se
guito alla confisca dei beni della Manzola. Don Carlo Francesco
Sacco il cronista puntuale di quanto avviene in quegli anni a
Copiano e dintorni; riscontra che grande la depressione eco
nomica, il frumento si vende a prezzo miserabile, ladri e briganti
girano ovunque, si sparge la voce dellarrivo della peste.
Sposa:
- in prime nozze Margherita che sappiamo essere morta alla Man
zola di Corteolona il 21 dicembre 1703 ;
- in seconde nozze Rosa Anna Valeri (o de Pateris), figlia di Ste
fano Antonio, nata a Corteolona nel 1676, da cui:
1. Anna Maria che nasce alla Manzola di Corteolona il 22 mag
gio 1699.
2. Ambrogio. Fittabile. Nasce nel 1701 ca. alla Manzola di Cor
teolona, muore a Copiano il 30 dicembre 1759. Segue il padre a
Notizie dal Ticino, 4 maggio 2002. H complesso monasteriale di Santa Maria in Campo (Bina
sco) ed il convento che non ne faceva parte furono soppressi. Dal 1990 tutta la zona oggetto di
studi archeologici volti alla ripulitura del sito ed al recupero dell'elevatissimo numero di reperti.
Monsignor Faustino Gianani in Mirabello di Pavia, ilparco, la battaglia, la parrocchia, Emi, Pavia
1984, a pag. 212 ci ricorda che nel 1714 ad Alessandro Calli successe Antonio de Clericis, il qua
le il 27 aprile 1748, rinunzi alla Parrocchia. Una lapide in chiesa segna il suo sepolcro e fa men
zione del suo testamento. Probabilmente in questi anni la Parrocchia retta da un sostituto.
47
I CLERICI UNO PER UNO
Torre dAstari e nel 1727 si trasferisce con lui a Copiano. Rima
ne a Copiano anche dopo la divisione dei beni ereditati dal pa
dre, fatta coi fratelli Giovanni Antonio e Pietro, che da San M ar
tino nel 1749 prendono in affitto il fondo di Cascina Colomba-
ra, in territorio di L ardirago.
Sposa:
- a Mirabello il 6 febbraio 1726 Anna Maria Albertario, nata nel
1709 ca., che muore a Copiano il 5 aprile 1774 da cui:
Gaspare. Sacerdote64. Nasce a Copiano il 4 maggio 1739, muore a
Copiano l8 dicembre 1799. Veste labito ecclesiastico il 22 otto
bre 1757. Riceve la tonsura, lostiariato e il lettorato il 18 dicembre
1757, lesorcistato e laccolitato il 24 dicembre 1758, il suddiaco
nato il 17 luglio 1763, il diaconato il 7 aprile 1764 e il sacerdozio il
22 settembre 1764. Vive sempre a Copiano dove coadiutore di
quella parrocchia. Dai documenti in archivio troviamo che il 17
febbraio 1783 amministra i sacramenti a Maturinus L uxuriensis
Turonensis diocesis (di Tours) danni 50, pellegrino di ritorno a
Roma, che muore a Copiano. Nel 1792, col fratello Giuseppe co
stituisce una dote in favore della nipote Maddalena Clerici, rogito
di Francesco Valerio Valenti, notaio in Pavia.
3. Agnese, nasce alla Manzola di Corteolona, il 14 maggio 1708.
4. Giovanni Antonio [IV]
5. Annunciata, nasce nel 1711 ca.
6. Giuliana nasce nel 1713 ca., muore a Marzano il 4 settembre 1789.
Sposa:
- in prime nozze Ottavio Maria Necchi;
- in seconde nozze Francesco Antonio Cucchi a Copiano il 2
febbraio 1734.
7. Maria Bibiana, nasce a Mirabello di Pavia il 30 ottobre 1715.
Fu battezzata da Gio. A ntonio Clerici, rettore di Mirabello, pa
drino Don Bruno Galeazzo Clerici, madrina Elisabetta Colom-
bani di Cascina Calderara.
wAbbiamo notizia che sotto larciprete don Giuseppe Pasio fra i coadiutori, nel 1750 circa nel
la parrocchia di Copiano dedicata al ritrovamento della S. Croce ed alla conversione di Paolo,
era presente Gaspare Clerici di anni 22, E. Seg, Copiano.
48
I CLERICI UNO PER UNO
Sposa:
- a Copiano il 23 novembre 1734 Giacomo Antonio Riboni.
8. Maria Giovanna, nasce nel 1721 ca., muore allet di quattro
anni a Torre dAstari di A lbuzzano il 19 novembre 1725.
9. Siro Giuseppe. Sacerdote. Nasce a Torre dAstari in territorio
di Albuzzano il 17 novembre 1724. Veste labito acclesiastico il
13 marzo 1741. Riceve la tonsura, l ostiariato e il lettorato il 26
maggio 1741, l esorcistato e l accolitato il 29 maggio 1744, il dia
conato il 20 settembre 1749, il sacerdozio nel 1750 ca. E nella
terna dei sacerdoti fra i quali scelto il parroco di Corteolona il
21 marzo 1763. Per una grave mancanza, sollecitazione65, subi
sce un processo davanti al Santo Uffzio che lo sospende dalla
messa e lo condanna a tre anni di carcere, di cui due nel carce
re dellI nquisizione66e uno nel convento di San Biagio. I l vesco
vo di Pavia commuter la pena in tre anni di clausura da tra
scorrere nel convento di San Biagio. Scontata la pena sar riam
messo alla celebrazione della santa messa, dopo aver scritto al
vescovo, e sar esiliato a Corteolona. I l 17 maggio 1788, anche
a nome del fratello Giovanni A ntonio, d in sublocazione per
otto anni continui, dal giorno di San M artino del 1788 a San
Martino del 1796, a Pietro Cucchi e al di lui figlio Pasquale par
te della possessione di propriet dellOspedale Maggiore di Pa
via, sita nel territorio di Spirago, con rogito del notaio France
sco Valerio Valenti - Pavia.
65I n teologia morale e nel diritto canonico, abuso commesso dal sacerdote che, nella confessio
ne, induce con domande incaute e scabrose il penitente a peccare contro la castit.
661] 23 marzo 1769 verr abolito lUffizio della Santa Inquisizione e le sue prigioni; rimasero so
lo le carceri vescovili sotto controllo di un ministro della corona. C. Moroni e D. Botto Pavia
citt viva, Edibooks, Milano 1993, pag. 200.
li monastero di San Biagio fu il quarto, in ordine cronologico, che
i Servi di Maria ebbero a Pavia. Appartenne alla congregazione
dell'osservanza e bench mai molto numeroso, fu cenacolo d'u-
na progenie di uomini santi e dotti fra i quali il Padre Amestro
Filippo Rancati, P. Francesco Aiarcani di Alessandria ed altri. L
vi dimor Siro Giuseppe Clerici, alla ricerca di pi spirabil aere6?.
1TDa Sostegno M. Berardo, Spigolature di storia dei Servi di Maria nella citt di Pavia, Ro
ma 1931, pag. 17: ricerca compiuta da Lorenzo Chiaraviglio.
49
I CLERICI UNO PER UNO
10. Stefano Antonio, in religione Fra Carlo Alberto. Frate Car
melitano, parroco di San Giacomo di Zibido. Nasce a Copiano
il 31 gennaio 1729, muore a San Giacomo di Zibido il 10 feb
braio 1801. Entra nellordine dei carmelitani di antica osservanza
dove assume il nome di Carlo Alberto. I gnoriamo la sede del no
viziato e la data dellordinazione sacerdotale. Nel 1768 dimora
nel convento del Frassine, presso Mantova; l anno seguente,
quando il convento soppresso per disposizione dellimperato
re cesareo Giuseppe I I , assegnato al convento di San Giaco
mo di Zibido. Soppresso nel 1770 anche questo convento, men
tre i suoi confratelli sono trasferiti in altri conventi della L om
bardia, fra Carlo A lberto Clerici rimane, per il resto dei suoi
giorni, a San Giacomo come parroco. Celebra diversi matrimo
ni di familiari, fra essi quello dei nipoti Carlo A ntonio e Gi o
vanni Pietro con le sorelle Merlini, a Milano nella Chiesa di San
ta Francesca Romana il 26 febbraio 1786 e del pronipote A nge
lo Francesco Clerici con Caterina Tessera, a Mettone, il 2 marzo
1791. Nel 1798 risulta creditore di lire 6015.5. nei confronti dei
nipoti Carlo e Giovanni Clerici con rogito del notaio Giuliano
Caponago del Monte nel 1799.
11. Pietro Paolo Antonio. Frate minore. Nasce a Copiano il 26 no
vembre 1731. Nel 1749 si trasferisce col fratello Giovanni A nto
nio a Cascina Colombara, in territorio di L ardirago, aiutandolo
nella conduzione del fondo. Sui trentanni decide di entrare nel
lordine dei frati minori osservanti. Non conosciamo la data esat
ta della sua ordinazione sacerdotale. Nel 1785 abitava nel conven
to di San Martino alla Lacchiarella con la qualifica di confessore.
Nello stesso convento dimora fra Tessera, con il quale combina il
matrimonio di Angelo Francesco Clerici e Caterina Tessera.
IV. Giovanni Antonio. Fittabile. Nasce alla Manzola, in territo
rio di Corteolona, il 3 febbraio 1709, muore ante 1790. A bita
con la famiglia a Mirabello, Torre dAstari e Copiano; dopo la
morte del padre (18 febbraio 1747) si divide dal fratello A m
brogio e da San Martino nel 1749 prende in affitto, in societ
con i fratelli Siro Giuseppe e Pietro Paolo, il fondo di 1350 per
tiche di Cascina Colombara, in territorio di L ardirago, di pro
50
I CLERICI UNO PER UNO
priet del collegio Ghislieri68. Pi volte rinnova Faffitto in societ
con il fratello don Siro Giuseppe. Nel 1787 prende in affitto an
che una possessione a Marnino, di propriet dellOspedale Mag
giore di Pavia, che fa condurre dal figlio I gnazio e fa gestire dal
figlio Baldassare un negozio di pizzicagnolo a Pavia.
Sposa:
- il 12 gennaio 1735 a Mirabello Angela Maria Albertario che na
sce nel 1719 ca. e muore a L ardirago il 24 luglio 1759, figlia di
Ambrogio;
- I n seconde nozze nel 1760 Francesca Veneroni, nata 1719 ca.,
che muore a Marzano il 17 aprile 1796. Da loro:
1. Ermenegildo (Giacomo Francesco). Sacerdote. Nasce a Copia
no il 14 febbraio 1736. Ha licenza dabito il 22 maggio 1756. Ri
ceve la tonsura, lostiariato e il lettorato il 13 giugno 1756; l e-
sorcistato e laccoitato il 5 giugno 1757. Non conosciamo la da
ta dellordinazione sacerdotale. Cappellano della parrocchia di
L ardirago abita con la famiglia a Cascina Colombara. Dal set
tembre 1781 al marzo 1782 economo spirituale della parroc
chia di Roncaro.
2. Girolamo (Carlo Girolamo). Fittabile. Nasce a Copiano il 7 di
cembre 1737, muore a Corteolona il 9 marzo 1792. Fa testamento
il 6 marzo 1792 in favore della moglie e dei fratelli I gnazio, Baldas
sare, Carlo e Giovanni, con rogito di Francesco Valerio Valenti.
Sposa:
- A n n a Maria Manzoni, che muore a Lardirago il 23 febbraio 1762;
- Rosa Caldi a L ardirago il 2 ottobre 1762. Da questo matrimo
nio nascono le gemelle Aldegonda e Marianna.
3. Ignazio (Siro Ignazio) [V]
4. Tommaso Silvestro nasce a Copiano il 30 dicembre 1742.
5. Baldassare [Baldassare Antonio). Nasce a Copiano l 8 gennaio
1744. Nel periodo dal 1777 al 1786 abita a Pavia nella parroc
chia di Santa Maria delle Pertiche dove gestisce, per conto del
68Collegio Ghislieri. Collegio universitario fondato nel 1567 a Pavia da papa Pio V (Antonio Mi
chele Ghislieri), opera di Pellegrino Pellegrini (1571), oggi sotto il patronato del presidente
della Repubblica.
51
I CLERICI UNO PER UNO
padre, un negozio di pizzicagnolo. Dopo il 1786 va ad abitare
nella parrocchia maggiore, il Duomo, in insula secunda appel
lata Sancii Josephi dove gestisce un altro negozio sempre di pro
priet del padre. Nel 1798 divide i beni con i fratelli Carlo e Gio
vanni e i nipoti Angelo e Giuseppe, figli del fu I gnazio. L a divi
sione avviene presso lo studio dellavvocato Camillo Campari,
in contrada Malaspina a Pavia, notaio Giuliano Caponago del
Monte, che subito fece giurare zii e nipoti Clerici, con la formula
cos Dio ci a i u t i . Era gioved 10 ottobre 1799 a mezzod. Bal-
dassare si tiene il negozio di pizzicagnolo.
Sposa:
- A n t o n i a Calvi, morta ante 1785;
-Annunciata Bizoni nel 1786 risultava sua sposa.
6. Teresa Camilla nasce a Copiano il 15 aprile 1747, muore a Co
piano il 28 maggio 1747.
7. Maria Teresa, nasce a Cascina Colombara di L ardirago nel 1751.
Sposa:
- a L ardirago il 19 febbraio 1784 Giovanni Domenico Bussi, abi
tante nella parrocchia di Santa Cristina.
8. Carlo Antonio. Fittabile. Nasce a Cascina Colombara di L ar
dirago il 22 maggio 1753. Da San Martino 1790 conduce col fra
tello Giovanni Pietro il fondo di Cascina Manzola in territorio
di Corteolona, non pi di propriet della famiglia Giulini. I Cle
rici ritornano a coltivare la Manzola dopo 60 anni. Nel 1798 di
vide i beni ponendo fine alla comunione col fratello Baldassare
e coi nipoti Angelo Francesco e Giuseppe Antonio, figli del fra
tello I gnazio (notaio Giuliano Caponago del Monte 1799).
Sposa:
- Margarita Merlini, figlia di Alessandro, il 21 febbraio 1786 a
Milano nella Chiesa di Santa Francesca Romana, parrocchia di
San Babila;
- in seconde nozze Maria Antonia Merini {MerliniP)69.
Il punto interrogativo indica che il documento di difficile lettura.
52
I CLERICI UNO PER UNO
9. Giovanni Pietro. Fittabile. Nasce a Cascina Colombara di L ar-
dirago il 10 marzo 1756. Dal 1790 conduce col fratello Carlo A n
tonio il fondo di Cascina Manzola, in territorio di Corteolona. Nel
marzo 1798, col fratello, divide i beni e lattivit dal fratello Bal-
dassare e dai nipoti, figli del fratello I gnazio, Angelo Francesco e
Giuseppe Antonio (notaio Giuliano Caponago del Monte, 1799).
Sposa:
- il 21 febbraio 1786 a Milano nella Chiesa di Santa Francesca
Romana della parrocchia di San Babila, Anna Maria Merlivi, fi
glia di Alessandro.
10. Maria Maddalena. Nasce a Cascina Colombara, in territorio
di L ardirago) il 16 febbraio 1761, muore a Cascina Colombara
il 20 febbraio 1761.
11. Rosa Maria Francesca. Nasce a Cascina Colombara, in territo
rio di L ardirago, il 16 febbraio 1761: gemella della precedente.
V. Ignazio (Siro Ignazio). Fittabile. Nasce a Copiano il 17 luglio
1740, muore a Marzano il 22 marzo 1795. Dal 1749 abita a Casci
na Colombara, in territorio di L ardirago, dove aiuta il padre nella
conduzione del fondo. Nel 1788 con la famiglia si trasferisce a Mar
zano per condurre i terreni che il padre e lo zio, don Siro Giusep
pe hanno preso in affitto dallOspedale Maggiore di Pavia.
Sposa
il 19 luglio 1779 Francesca Pizzocaro70che nasce nel 1746 ca. a
Cascina Colombara di L ardirago, il 19 luglio 1779'1.
1. Angelo Francesco [VT|.
2. Anna (Maria Rosa), nasce a Cascina Colombara (L ardirago)
il 3 febbraio 1766.
3. Angela Maria, nasce a Cascina Colombara di L ardirago l8 set
tembre 1769, muore a Marzano 111 marzo 1791. 7071
70Nei documenti troviamo Pizocara o Pizzocharo. . . .
71Dalla famiglia Pizzocaro di Lardirago discende Ercole Pizzocaro, detto il Canonichino o il
Santino. Nato il 16 luglio 1876 e morto il 26 marzo 1962, canonico decano della Cattedrale di
Pavia, Rettore di San Giovanni Domnarum, Padre, per la disponibilit eroica della sua perso
na, scand ogni atto della sua vita sacerdotale, seguendo puntualmente ogni effemeride, colo
randole dei nomi e dei luoghi amati. Da Il Ticino, 30 novembre 1963.
53
I CLERICI UNO PER UNO
r
CASCINA COLOMBARA DI LARDIRAGO
6 settembre 2002
Parto da Moncasacco con una mappa approssimativa e il timore di
una delusione; attraverso il Po a Spessa e vado per Manano, mi ri
cordavo di Copiano, ma allora avevo Enrico come guida. Fermo un
tale e gli chiedo la via; mi d una spiegazione che non capisco. Pro
seguo, ad una curva tra ipioppi vedo unestensione di tetti, rallen
to, prendo lo sterrato... fatta!
Cascina Colombara esiste ed viva. Dalla prima volta che i Clerici
sono arrivati qui sono passati 23.5 anni.
Devo ringraziare i signori Gaetano e Luigi Tavazzani, con la loro
mamma; sono gli attuali fittabili che mi accolgono con molta affabi
lit, mi mostrano la grande aia, i vecchi stalloni, la facciata bellissi
ma e bianca della loro casa sulla quale spicca in rossi mattoni lalta
na della campanella e la loggia porticato nella quale un lume arde
sotto limmagine sacra. Visito la piccola cappella domestica con lan
tico paliotto, tenuta con ammirevole cura e permettono ad unestra
nea di fotografare. . . Lo stile non mutato! Mi mostrano anche il vo
lume edito dal collegio Ghislieri dove ritrovo, non senza emozioni, i
nomi famigliari di Gio. Antonio e Siro Ignazio de Clericis, 1749.
Elvy
Cascina Colombara nel territorio di Lardirago di propriet del collegio Ghislieri.
54
I CLERICI UNO PER UNO
La Cascina Campane a Costa de Nobili (disegno E. Costa).
4. Rosa Marta, nasce a Cascina Colombara di L ardirago Fi 1 mar
zo 1771, muore a Cascina Colombara il 7 agosto 1772.
5. Rosanna (Rosa Margherita) nasce a Cascina Colombara di L ar
dirago il 21 aprile 1777, gemella.
Sposa:
- nel 1792 a Marzano Francesco Abba, figlio di Giuseppe. Con
rogito Francesco Valerio Valenti del 14 marzo 1792 I gnazio Cle
rici costituisce in favore della figlia una dote di 3200 lire di Mi
lano e 19 soldi.
6. Giuseppe Antonio. Fittabile. Nasce a Cascina Colombara di
L ardirago il 21 aprile 1777, gemello della precedente. Nel 1798
divide i beni con gli zii Baldassare, Carlo e Giovanni. Segue il fra
tello Angelo Francesco da Marzano a San Zenone, a San Marti
no 1801, per aver preso in affitto il fondo di Cascina CampaneV 72
72Cascina Campane sorge sulla strada dellargine che collega Costa de Nobili a San Zenone ed
aveva la caratteristica di andare sotto durante le piene del Po e rimanere isolata.
55
I CLERICI UNO PER UNO
Nel 1810, dopo essersi diviso dal fratello, si trasferisce a Villante-
rio. Nel 1819 prende in affitto dal Regio Collegio della Guastalla
il fondo di Mairano di 829 pertiche con rogito del notaio Pietro
L ovati in data 11 febbraio 1819. I l fratello Angelo Francesco pre
sta la fidejussione con i beni immobili che possiede a Costa San
Zenone. A Giuseppe Antonio gli affari non vanno bene e perci
Angelo Francesco con scrittura privata del 10 marzo 1822 subentra
al fratello che F11 novembre 1822 abbandona Mairano.
Sposa:
a Torre dArese il 18 ottobre 1801 Antonia Negri. Hanno di
scendenza.
VI. Angelo Francesco. Fittabile. Nasce a Cascina Colombara di
L ardirago, il 3 dicembre 1763, muore a Beigioioso il 9 gennaio
1827. Nel 1795 subentra al padre nella conduzione del fondo di
Marzano. Nel 1798, col fratello Giuseppe Antonio pone fine al
la comunione dei beni dividendosi dagli zi patemi Baldassare,
Carlo e Giovanni.
Da San Martino del 1801 si trasferisce alla cascina Campane, in
territorio di San Zenone, prendendo in affitto quel fondo insie
me al fratello Giuseppe A ntonio dal quale si divider nel 1810.
Nello stesso anno concede al marchese Pio Bellisomi73un mu
tuo di L. 9210.82.2. con rogito di Pietro Ferrari da Grado, no
taio in Pavia, del 25 luglio 1810.
Nel 1811 acquista dal Demanio Pubblico del Regno d'I talia il
fondo di Costa San Zenone, l attuale Costa dei Nobili, dove si
trasferisce a San Martino nel 1815 con la famiglia. Per lire mila
nesi 80.000 acquista dal nobile Alessandro Bonetta unaltra pos
sessione, sempre in Costa San Zenone, con rogito del dottor Gio
vanni Oppizzi, notaio in Pavia, delll dicembre 1817. Da San
Martino, del 1820, pur continuando la conduzione del fondo
della Costa, prende in affitto dal L uogo Pio della Misericordia
Il marchese Pio Bellisomi il 7 giugno 1771 assieme ad altri tre nobili pavesi diede incarico ad
Antonio Galli Bibiena di realizzare il teatro detto dei quattro nobili signori o dei quattro cava
lieri o Compadroni di Pavia.
56
I CLERICI UNO PER UNO
Caterina Tessera, moglie di Angelo Francesco Clerici.
di Milano la possessione di Badile74, che fa dirigere dal figlio Gi
rolamo. I l 10 marzo 1822 subentra al fratello Giuseppe Antonio
nella gestione del fondo di Mairano che conduce unitamente ai
fondi di Costa e di Badile.
Sposa:
- a Mettone il 2 marzo 1791 Caterina Tessera, figlia di Domenico
Tessera ed Annunciata Merini, nasce a Mettone il 6 agosto 1772,
muore a Costa San Zenone il 19 luglio 1849 7
I l 4 febbraio 1792, presso il notaio Francesco Valerio Valenti, il
padre della sposa costituisce la dote consistente in lire 1500 di
Milano e in cose mobili, biancheria e gioielli, per un valore di li
re di Milano 3569.4.
7<La struttura primitiva ancora visbile ai giorni nostri.
75Ai Tessera di Mettone appartennero tre garibaldini che si distinsero per atti di coraggio rico
nosciuti con medaglie al valore: Federico, nato nel 1842, medico; Erminio, ingegnere; Riccar
do, capitano medico (A.d.C.C.)
57
I CLERICI UNO PER UNO
NELLA CASA DI UN FITTABILE PAVESE
ALLA FINE DEL SETTECENTO
Nel 1798 i fratelli Baldassare, Carlo e Giovanni Clerici, figli del
fu Giovanni Antonio, e loro nipoti Angelo e Giuseppe Clerici,
figli del fu Ignazio, decisero di por fine alla gestione comune di
un negozio di pizzicagnolo, sito in Pavia, e dei due fondi agri
coli alla Manzola e a Marzano, che avevano preso in affitto. II
28 aprile 1798 gli zii e i nipoti Clerici si riunirono a Pavia e sti
pularono una scrittura preliminare con la quale stabilirono le
modalit di divisione, riservandosi ognuno di conservare 'il ne
gozio che conduce'.
La sostanza da dividersi, al netto dei debiti e delle doti delle ri
spettive consorti, venne valutata lire 35684, soldi 18 e denari 3.
I beni consistevano:
1. nelle scorte vive e morte del piccolo fondo di Marzano76e
nell'arredamento e biancheria della casa. Il fondo era condotto
da Angelo e Giuseppe Clerici che, nel 1795, erano subentrati al
padre Ignazio, che era morto.
2. nell'arredamento e nelle scorte del negozio di pizzicagnolo
sito in Pavia nella Parrocchia Maggiore77e gestito da Baldassa
re Clerici.
3. nelle scorte vive e morte del fondo della Manzola78e nell'ar
redamento e biancheria della casa. Il fondo era condotto dai
fratelli Carlo e Giovanni Clerici.
Gli zii e i nipoti Clerici affidarono il compito d'inventariare i be
ni a tre compromissori: il mediatore Serafino Sacchi, il media
tore Giuseppe Merlini e il mediatore Carlo de Paoli.
I tre compromissori fecero un diligente inventario79recandosi il
17 maggio 1798 alla cascina Manzola, il 9 maggio nella cascina
di Marzano e l'11maggio a Pavia nella bottega di pizzicagnolo.
L'inventario dei beni ci permette di visitare idealmente le case
di Marzano e della Manzola.
7t Marzano borgo a km 14 da Pavia che sorge sulla riva sinistra del Lambro meridionale,
77II Duomo veniva chiamato Parrocchia Maggiore.
78Manzola una cascina posta nel territorio di Corteolona dal quale dista circa km 2. Fi
no al 1785 il fondo apparteneva ai Certosini, in seguito alla confisca fatta da Giuseppe I I
pass in propriet della famiglia Giulini.
Linventario si trova allegato allatto di divisione (rogito 10 ottobre 1799 dal notaio Giu
liano Caponago del Monte, residente in Pavia) che si conserva nellArchivio di Stato di
Pavia. Copia coeva del rogito in Archivio dei conti Clerici (Moncasacco-PC). La copia
priva dellinventario cir stato nel 1976 integrato con fotocopie autenticate.
58
I CLERICI UNO PER UNO
Sono due case quasi identiche: scegliamo di descrivere quindi
solo la casa di Marzano. Essa era posta su due piani: a piano ter
ra c'era la cucina, la sala, un cantinino e un dispensino; al piano
superiore c'erano quattro camere da letto. Annesse all'abitazio
ne c'erano la casa del forno e la casa del bucato (bugata).
Qui nel maggio del 1798 abitavano i fratelli Angelo e Giusep
pe Clerici. Dallo stato delle anime, conservato nella parrocchia
di Marzano, apprendiamo che solo Angelo (35 anni) era spo
sato mentre Giuseppe (21 anni) era scapolo. La moglie di An
gelo era Caterina Tessera (26 anni): la coppia aveva nel 1798
quattro figli: Angela (6 anni), Antonio (5 anni), Giuseppa (2 an
ni), Girolamo (8 mesi). Al servizio della famiglia c'erano due 'fa
muli' (domestici). Alcuni salariati lavoravano alle dipendenze del
fittabile Angelo Clerici. Come abbiamo visto, la casa del fitta-
bile era spaziosa e si differenziava dalle casupole dei contadini
salariati che prestavano la loro opera nella cascina.
Le case dei contadini erano dei veri tuguri: a piano terra una so
la stanza faceva da cucina e da camera da letto; una scala di le
gno a pioli portava nel sottotetto dove, alla bene e meglio si
dormiva su miseri pagliericci. Spesso il pavimento della cucina
era in terra battuta. La casa era scura ed umida.
L'inventario del 1798 la chiave che ci permette di entrare nel
la casa dei fittabili Clerici a Marzano e mette in luce la diversit
del tenore di vita dei fittabili da quello dei loro salariati. Qual
che anno dopo Carlo Cattaneo scriver80che i fittabili vivevano
'in mezzo ai rustici come cittadini'.
A Marzano la cucina, che era il centro della casa, era arredata
con una credenza, un tavolo, cinque cadreghe, un pestalardo,
un trepiede di legno. Alle pareti erano appese due rastrelliere per
i piatti. Facevano parte dell'arredamento la cassetta per conser
vare il sale e quella per conservare il riso. Inoltre, stando all'in
ventario, in cucina c'erano tre caldaie di rame per il bucato con
orlo grosso di ferro, varie pignatte e padelle di 'rame ferrate' (sta
gnate) con i loro coperchi, un 'cribietto di rame'81, vari pezzi di
peltro bianco, tre secchie di legno ferrate, un catino d'ottone.
Per scaldarsi nelle notti fredde si faceva uso di due scaldaletti di
rame che venivano posti nel prete82.
Carlo Cattaneo, Dellagricoltura inglese paragonata alla nostra, Milano 1875. Si veda la
ristampa del 1975 sotto fl titolo Saggi di economia rurale, Einaudi, pag. 229.
sl Cribietto: taglietto, setaccino.
81II prete una intelaiatura in legno che posta sotto le lenzuola conteneva lo scaldino.
59
I CLERICI UNO PER UNO
Quando c'era buio ci si illuminava con candele: in cucina c'era
no 'n. 10 candelieri di ottone parte boni, e altri candelieri logori
con mocheta, e porta mocheta'.
La grande cucina doveva essere il regno di Caterina Tessera, la
moglie di Angelo Clerici, che dirigeva il lavoro di due domestici.
L'inventario ci dice che in casa c'era abbondanza di farina, di ri
so, di legumi, di carne di maiale, di formaggio. Nell'inventario
non sono citati animali da cortile; avanziamo l'ipotesi che que
sti fossero propriet delle donne di casa.
Conosciamo la materia prima, ma nulla ci detto sul men abi
tuale in casa Clerici alla fine del Settecento. Sicuramente sulla
tavola ci sar stato il minestrone ricco di verdure con cotiche e
lardo, il risotto, la polenta, le salamelle.
Si beveva caff e cioccolata, perch fra gli utensili della cucina
figurano una caffettiera e una 'cicolatiera'.
Carne di maiale83se ne doveva consumare certamente molta
perch ancora a maggio nel dispensino troviamo 'salami misti',
salami 'detti legitimi', 'luganighe legitime', 'lardo fresco'. I sa
lami venivano conservati sotto grasso in '5 olle di terra'84. Nel
dispensino c'erano, inoltre, 'diverse qualit di maiolica, vetri' e
'candele con poco sevo purgato'.
Nel granaio c'erano 9 moggie85di risone, 6 moggie di risina, 30
moggie di riso bianco, 2 moggie di fagioli e altri legumi, 23 mog
gie di frumento, 12 moggie di segale, 2 moggie di miglio.
Il formaggio, in 17 forme, era conservato nella casara. Il pane
veniva fatto nella casa del forno dove c'erano, oltre al forno,
una 'mastra da pane d'albera'86, cinque assi da pane, quattro
secchi per la farina, un banchetto per posare i piatti.
Nella cantina i compromissori trovano sette brente87di vino con
tenute in 'vaselli tutti buoni cerchiate di fero' che valutano in
175 lire. Che vino sar stato? Con buone probabilit sar stato
vino prodotto nelle vigne di Marzano o nei pressi88.
H Secondo linventario nella Cascina di Marzano, nel maggio 1798 cerano: 4 trote, 1ver
ro, 3 maiali pronti ad essere macellati, 21 maialini.
84Conservare i salami sotto grasso un sistema in uso ancor oggi in Lomellina (nduja).
85Moggie: antica misura di capacit per aridi, H suo valore variava da citt a citt. Per
esempio a Milano equivaleva a litri 146,23.
Mastra: madia, mobile rustico costituito da una capace cassa, destinata alla lavorazio
ne e conservazione del pane casalingo. I n questo caso in legno di albera cio di pioppo
nostrano Populus nigra.
87Brenta: unantica misura di capacit usata per il vino a Milano (litri 75,55) e altrove.
88Oggi i vigneti si trottano quasi tutti in collina. Un tempo non era cos: la pianura pave
se aveva numerosi vigneti. Sullargomento si veda in Rivista Storica Italiana (1964, fa-
60
I CLERICI UNO PER UNO
La casa della bugata era il luogo dove le donne facevano il bu
cato ed era situata all'esterno, sull'aia. In questo locale trovia
mo cinque secchioni da bucato della tenuta di 28 brente, sei
secchioni da bucato di 20 brente, un asse per bucato.
Rientriamo: la sala arredata con un 'cantara di noce picciolo
vecchio'89, un tavolo lungo di noce con il suo tappeto di tela ri
gata, due mezzeiune di noce usate, dieci 'scagni coperti di baz
zana'90e quattro 'cadreghe coperte di lisca'9 (impagliate). Alle
pareti c'erano otto quadri in cattivo stato. Pi che di quadri si
sar trattato di oleografie. In un angolo della sala i tre compro
missori trovano una 'ombrela usata bona'.
All'ora del pranzo il lungo tavolo sar stato apparecchiato con
una tovaglia di topina92, sostituita nelle grandi occasioni da una
tovaglia operata e con posate d'ottone, infatti nell'inventario si
fa cenno a un servizio di posate d'ottone col mestolo. Intorno
al camino fornito di due 'brandinali con pomi d'ottone antichi'
possiamo immaginare i fratelli Angelo e Giuseppe Clerici che
programmano di recarsi al mercato o a qualche fiera.
Poco distante da Marzano ogni luned si teneva mercato a Bei
gioioso93, alla fine d'agosto a Pavia c'era la fiera di Sant'Agosti
no. Quando dovevano affrontare viaggi lunghi i due fratelli or
dinavano al capo cavallante94di tirar fuori il 'barbino da quat
tro persone'95e di attaccare i due cavalli migliori, il Baio e lo
Scuro, che fra i nove che hanno nella stalla sono quelli di mag
giore valore. Il Baio valutato 360 lire, mentre lo Scuro valu
tato 375 lire. Al piano superiore della casa c'erano quattro ca
mere da letto spaziose. Dal momento che pi o meno l'arreda
mento di tutte si assomiglia ne descriviamo una.
scicelo n) di Aldo Maddalena larticolo II mondo rurale italiano nel cinque e nel seicen
to, dove si park di viticoltura nel Pavese, pagg. 392-93.
" La cantara (in italiano canterano) il cassettone.
* La bazzana una pelle di pecora morbida.
91Lisca: vegetale dal fusto sottile e resistente che veniva usato per impagliare sedie.
Topina: pezza di stoffa di spessore considerevole.
L8 gennaio 1827 proprio sulla piazza del mercato di Beigioioso, dove si era recato da
Costa San Zenone (lattuale Costa de Nobili) era stato colpito da morbo di apoplessia
Angelo Clerici (1763-1827), venne trasportato nella Osteria Grande e morir il giorno
seguente alle 7 del mattino.
I l capo cavallante era una figura importante nella grande cascina, rispondeva in prima
persona dei cavalli, dei muli e dei buoi da lavoro e aveva cura dello stallino. Guidava la
prima coppia di animali nei campi, seguito dagli altri. Una cura in pi la riservava ai due
cavalli pi belli, quelli avezzi al trotto e al galoppo, per essere pronto ad attaccarli per ac
compagnare i padroni secondo i loro desideri.
Nella rimessa cera anche una sedia usata con tutti suoi finimenti cio una carrozzino
per il trotto e una selk da cavalcante con due stivali da tromba (stivali con alto gambale).
61
I CLERICI UNO PER UNO
Letto di legno con materasso di lana (in altre vi era materasso
di piuma) con 'fodra di trelizosecon suo capesale97, n. 2 lenzuoli
usati, una coperta di lana, con una detta di recandino'9S. Nella
camera c'erano due inginocchiatoi ('genogiatori'), uno 'scagno
coperto di bazzana', un piccolo specchio e una 'cantara antico
noce ed alcuni quadri. In ogni stanza c'era la cassa per la ce
ra", dove si conservavano le candele. Nel fare l'inventario i com
promissori trovarono molta biancheria per la casa: tovaglie (tre
operate, sei di tela, otto di topina) tutte con i relativi mantini (to
vaglioli), quindici lenzuoli di tela, 205 braccia di lino di canesi00,
52 braccia di tela di sacchi in canesi, 52 braccia di tela grezza in
canesi, della piuma d'oca valutata 90 lire e 5 soldi. In casa si tro
va denaro contante per un totale di 1209 lire, 7 soldi e 6 denari.
Per non appesantire questa nota abbiamo solo 'sbirciato' in ca
sa di Angelo Clerici, ma non abbiamo trovato il bagno. Ottan-
tacinque anni dopo, alla morte di Girolamo Clerici101, figlio del
citato Angelo, nell'inventariare la sua casa di Villareggio i peri
ti elencheranno102una 'vasca di zinco per bagni'. Un grande pro
gresso! Siamo entrati nel maggio del 1798 a Marzano nella ca
sa dei Clerici, fittabili della Bassa.
Di l a quattro anni, al giorno di San Martino del 1801, i fratel
li Angelo e Giuseppe Clerici lasceranno Marzano per trasferirsi
a Cascina Campane, in territorio di San Zenone.
I fittabili erano un po' 'nomadi'. Alla scadenza del contratto,
che durava solitamente nove, dodici o diciotto anni, si trasferi
vano su un altro fondo.
* Terlizo: traliccio di tela grossa da materasso e simili.
Capesale: cuscino.
98Recandino: probabilmente copriletto di corte fibre arruffate, sottoptodotto della filatu
ra della seta, da cui si ottiene un filato oggi chiamato burette,
wLa cassa per cera usata nella Bassa dal punto di vista antiquario certamente meno nota
della candle box anche se simile. La candle box entr in uso in Inghilterra nel secolo XVII.
* Il braccio di Milano misurava m. 0,594. Canesi: cilindri o rocchetti di dimensioni va
riabili su cui si avvolgono tessuti o filati. Lattivit di filatura e tessitura veniva svolta en
tro le mura della cascina da donne atte ad opera servilia.
101Girolamo Clerici (1797-1883) in una lapide, che si trova sul muro di cinta del cimitero
di Villareggio (Zeccone), definito il Nestore dei fittabili pavesi. A San Martino del 1820
fu inviato dal Padre (Angelo) a dirigere il fondo di Badile preso in affitto dal Luogo Pio
della Misericordia di Milano. Condusse quel fondo fino a San Martino 1844, quando si
trasfer a Villareggio, per condurre il fondo fino alla morte. Sotto lAustria era stato mem
bro della deputazione comunale di Villareggio, con lUnit dItalia fu nominato da Re Vit
torio Emanuele I I Sindaco di Villareggio, poi Sindaco di Zeccone dal 1871 quando que
sto comune assorb il comune di Villareggio.
102I n Archivio dei Conti Clerici (Moncasacco-PC), cassetta divi:,toni', si conserva la copia
autentica dellinventario dei beni Clerici esistenti nel 1883 nei fondi di Costa de Nobili e di
Villareggio. Linventario fu fatto il 16 luglio 1883 a rogito del notaio Ludovico Tam.
62
I CLERICI UNO PER UNO
Nel '700 i Clerici da Albuzzano passarono nel 1714 a Mirabel
lo, che nel 1728 lasciarono per trasferirsi a Copiano. Nel 1749
presero in affitto il fondo di Cascina Colombara posto nel ter
ritorio di Lardirago. Nel 1787 si trasferirono a Marzano che nel
novembre 1801 lasciarono per Cascina Campane in territorio
di San Zenone.
Da Angelo Francesco e Caterina nascono:
1. Angela (.Angela Maria Francesca). Nasce a Marzano il 14 gen
naio 1792, lo stesso giorno battezzata nella chiesa del paese.
Sposa:
- a San Zenone (18 gennaio 1809) Filippo Gandini.
2. Antonia. Nasce a Marzano il 7 gennaio 1793, battezzata nel
la chiesa del paese lo stesso giorno.
Sposa:
- a San Zenone il 29 maggio 1811 Pietro Rizzardi.
3. Ermenegildo. Nasce e muore a Marzano il 22 settembre 1794.
Battezzato in pericolo di morte. Gli viene imposto il nome del
lo zio paterno il sacerdote don Ermenegildo Clerici.
4. Infans Clerici. Nasce e muore a Marzano il 17 settembre 1795"Ji.
5. Giuseppa (Maria Giuseppa). Nasce a Marzano il 30 settembre
1796, muore a Villareggio il 24 agosto 1879.
Sposa:
- a Costa San Zenone il 20 febbraio 1816: Giacomo Tiraboschi, che
muore a Misano (Bomasco) il 5 agosto 1838. Fittabile. Rimasta ve
dova qualche anno dopo andr a vivere col fratello Girolamo a Vil
lareggio assumendovi la direzione della casa. Suo figlio Ernesto Ti-
raboschi agente1 a Costa de' Nobili nella tenuta Clerici.
A. M. Cuomo, Un paese e la sua chiesa... Linea Grafica, dicembre 2001, pag. 154. Era cre
denza popolare che i bambini non battezzati finissero al Limbo, perci i nati-motti venivano
iscritti nel Liber dei battezzati. I parroci amministravano i sacramenti anche ai neonati non vi
tali e li facevano apparite come nati vivi.
I'>*Lagente era il rappresentante del proprietario del fondo ed agiva nellacquisto e nella vendi
ta di animali, mercanzie e raccolti.
63
I CLERICI UNO PER UNO
6. Girolamo [VII]
7. Dionigi (Dionigi Ignazio). Fittabile. Nasce a Marzano il 26 set
tembre 1799, muore a Costa San Zenone, oggi Costa de Nobi
li, il 18 febbraio 1861. Battezzato nella chiesa di Marzano il 27
settembre 1799. Nel 1827, alla morte del padre, conduce il fon
do della Costa anche per conto dei fratelli Girolamo e Pietro che
sono sul fondo di Badile.
Da San Martino 1832 prende in affitto la parte del fondo della
Costa di propriet dei fratelli, gestendolo per proprio conto. Nel
1849 divide con i fratelli il fondo della Costa con rogito del no
taio Francesco Rizzi del 19 dicembre 1849. Deputato del Co
mune di Costa San Zenone.
Sposa:
- il 18 ottobre 1828, a Mettone, la cugina Annunciata Tessera na
ta a Mettone il 21 febbraio 1808, figlia di Pietro Tessera e di Giu
seppa Taccani.
Listrumento dotale redatto dal notaio Cristofaro Ferrari il 15
ottobre 1828. A nnunciata muore a Costa San Zenone il 7 otto
bre 1849. Da lei la discendenza estinta nei maschi.
- in seconde nozze sposa Giovanna Callotti, probabilmente ori
ginaria di Coazzano.
8. Annunciata (Maria Annunciata). Nasce a Marzano nel set
tembre 1801, dove riceve in chiesa il battesimo lo stesso giorno.
L uigi L osi, fittabile, suo sposo.
9. Carolina Maddalena. Nasce a Cascina Campane, in territorio
di San Zenone, il 26 maggio 1803.
Sposa:
- a Costa San Zenone il 10 agosto 1823 Giuseppe Chiesa, fitta-
bile alla Franzetta di Siziano.
10. Giovanni. Farmacista. Nasce a Cascina Campane, in territo
rio di San Zenone, il 26 luglio 1810. Allievo dello I. e R. Ginna
sio di Pavia. Si diploma farmacista nella Regia Universit di Pa
via. Nel 1833 vende la sua parte del fondo di Costa San Zenone
ai fratelli Girolamo, Dionigi e Pi etro per acquistare in Milano
una spezieria (farmacia).
64
I CLERICI UNO PER UNO
11. Pietro. Fittabile. Nasce a Cascina Campane di San Zenone,
il 23 ottobre 1811. Vive dal 1827 al 1844 a Badile col fratello
Girolamo. Da San M artino 1846 i fratelli dividono l'attivit e
Pi etro prende in affitto la parte del fondo della Costa di pro
priet di Girolamo, che tiene fino al 1861, anno in cui si trasfe
risce a Pavia dove acquista una drogheria con fabbrica di cioc
colato posta in corso Garibaldi n. 1521/34. E deputato del co
mune di Costa San Zenone.
Sposa:
- a Costa San Zenone il 13 agosto 1845 Luigia Franzini, figlia di
Pietro A ntonio Franzini e di Maddalena Gola, nata a San L eo
nardo in data sconosciuta, che muore ad Olza, in territorio di Co
sta de Nobili, il 20 settembre 1894. Ha discendenza ora estinta.
NOTA SUL SISTEMA MONETARIO
Durante fa Restaurazione in Lombardia ebbero corso legale le
monete del periodo napoleonico quali la lira milanese (da 20
soldi o 240 denari) e la lira italiana.
Il 1 novembre 1823 fu introdotta nel Lombardo-Veneto la li
ra austriaca (gr. 4,33 d'argento al titolo 900 per mille). Per
orientarsi fra le varie monete gli abitanti del Lombardo-Ve
neto facevano uso di tavole di ragguaglio. Ne conserviamo
una del 1846 usata da Girolamo Clerici dalla quale rileviamo
che 1lira austriaca era pari a lire italiane 0,87 e lire milanesi
1, soldi 2 e denari 8.
Nel 1858 la lira austriaca fu sostituita dal fiorino austriaco. Con
decreto del 17 luglio 1861 ebbe corso legale nel Regno d'Italia
la lira nuova.
LE MISURE AGRARIE
La pertica milaneseunit di misura che corrisponde a 654,5 me
tri quadri; la pertica pavesecorrisponde a 769,7 metri quadri.
65
I CLERICI UNO PER UNO
LA CASA DI VILLAREGGIO
La casa che Girolamo Clerici abit per pi di trentotto anni (dal
1844 al 1883) era ampia e comoda. Stando all'inventario com
pilato105in occasione della denuncia della successione di Giro
lamo Clerici, si componeva a piano terra di una vasta cucina,
dominata da un grande camino e da cinquantaquattro 'capi di
rame', nella quale vi erano due tavoli, una cassapanca, e un ca
nap; a fianco della cucina c'era una cameretta ad uso riposti
glio ed una lavanderia con tutto l'occorrente per il bucato. Men
tre l'entrata di servizio immetteva in cucina, l'entrata padrona
le era in un salottino che nell'inventario cos descritto:
due piccoli tavoli quadrilunghi di legno di noce, uno scaffale di
legno noce a quattro imposte ad uso libreria, una poltrona a
braccioli, un divano, un orologio legno noce, un piccolo spec
chio e una lucerna a petrolio appesa.
La sala molto ampia aveva anch'essa il suo bel camino ed era ar
redata con un tavolo di legno noce a sei gambe da allungarsi, da
vanti al camino una ottomana di legno noce e fra le altre cose un
orologio a pendolo con cassa di legno, movimento di Germania.
Dalla sala, una porta immetteva nello studio che era il 'sacrario'
di Girolamo: qui seduto davanti a un 'tavolo di legno di noce
con diversi cassetti' teneva i suoi conti (aveva un bilancino col
quale pesava le varie monete d'oro), scriveva le sue lettere, ri
ceveva ogni sera il fattore al quale impartiva le disposizioni per
il giorno seguente. Dalla sala una porta immetteva in cantina
dove vi erano quattordici vasi vinari di legno di rovere e due bot
ti cerchiate di legno di ettolitri 50. Alla morte di Girolamo in
cantina vi erano:
- Ettolitri 8 vino nostrano a lire 40 all'ettolitro
- Ettolitri 5 vino bassa collina a lire 60 all'ettolitro
- 176 bottiglie di vetro nero ripiene di vino nostrano di collina.
Centesimi 75 cadauna compreso il vetro.
Al piano superiore si saliva per due vie o nei pressi della cucina
(scala di servizio) o nei pressi della sala (scala padronale). Stan
do all'inventario redatto nel 1883 vi troviamo la camera del sig.
Carlo; la camera del sig. Eugenio; due camere per i forestieri;
un'altra camera da letto; la camera dei domestici; la camera del-
10 A.cLCC cassetta n. 140 ViUareggio-varie\
66
I CLERICI UNO PER UNO
la domestica; la camera del guardaroba; una camera dove vi era
una vasca di zinco per i bagni; ed infine la stanza di Girolamo
Clerici cos descritta: una lettiera di legno noce, due elastici,
quattro materassi e quattro cuscini di lana, un com e un ta
volino di sagoma antica, portabiti di legno dolce, un portacati
no di ferro con catino e brocca, tre scranne, sei quadri e due lu
cerne di latta e vetro a petrolio nonch due acquasantini.
il giardino, con annessa l'ortaglia e la vigna, si sviluppava die
tro la casa in un tutt'uno (mq. 7000 circa cintati da un alto mu
ro in mattoni a vista) veniva curato da un salariato con titolo di
ortolano e compiti anche di giardiniere.
VII. Girolamo (Domenico Ermenegilo Girolamo). Fittabile,
sindaco di Villareggio e Zeccone. Nasce a Marzano il 18 set
tembre 1797, muore a Villareggio F l l gennaio 1883. Riceve il
battesimo nella chiesa di Marzano il 19 settembre 1797. Da San
Martino nel 1820 il padre lo invia a Badile per dirigere il fondo
preso in affitto dal L uogo Pio della Misericordia di Milano.
Uomo di grande onest e rigore, cos la pretendeva dagli altri;
cos si legge in un rogito del 1832 col quale dava in affitto al
fratello Dionigi il fondo di Costa San Zenone. I l 27 aprile 1883
rinnova il contratto per altri dodici anni con rogito del notaio
Francesco Sormani di Milano.
Da San Martino nel 1844 si trasferisce a Villareggio, avendo pre
so in affitto il fondo che condurr fino alla morte. Acquista nel
1855 la parte del fondo di Costa San Zenone di propri et del
fratello Pietro e da San Martino nel 1861 ne affider la direzio
ne al figlio Domenico106.
Sostituto deputato del comune di Villareggio durante il Regno
del L ombardo Veneto (1844-1859). Nel periodo rivoluzionario
(1848) nominato ispettore di pubblica vigilanza del comune di
Villareggio. Nel regno dI talia, per nomina di re Vittorio Ema
nuele I I , sindaco di Villareggio (1859-1871) e sindaco di Zec
cone (R.D. 5 marzo 1871). Fabbriciere unico della chiesa par
rocchiale di Villareggio.
Dai racconti di zia Adelaide sappiamo come fosse attento agli avvenimenti della campagna: era
solito prendere il cavallo e passeggiare sugli argini delle risaie per controllare la crescita del riso.
67
I CLERICI UNO PER UNO
Scrive il suo testamento olografo il 26 febbraio 1880, pubblica
to dal notaio dottor L uigi Vecchio il 3 febbraio 1883. Di lui si
conserva un ritratto di Giovanni Beri107.
Sul muro di cinta del piccolo cimitero di Villareggio, che si tro
va in territorio del comune di Zeccone, murata una lapide che
sintetizza la vita del nostro avo con queste parole:
Preci e lacrime al Nestore108dei fittabilipavesi GIROLAMO
CLERICI morto il giorno 11 gennaio 1883 nella grave et di
86 anni. Am la famiglia e f u di pari affetto amato. Come pa
triota vide a ciglio sdutto partire i figli al campo e come sin
daco amministr per sei lustri le cose del comune con inte
grit e intelligenza. Fu religioso senza ostentazione, benefi
co senza vanto. Predilesse l agricoltura e l esercit con
intelligenza e carit verso i concittadini.
107Giovanni Beri nacque a Trivolzio, Pavia, nel 1841 e mori a Pavia nel 1924; buon ritrattista ed
anche paesaggista fu vincitore del Premio Frank nel 1867 (da H Ticino', febbraio 1991, artico
lo di A. Fiocchi),
10sNestore indica la persona pi anziana ed autorevole di un gruppo. Deriva dal nome del Re di
Pilo, personaggio menzionato da Omero nelVlliade.
Ritratto di
Girolamo Clerici.
Giovanni Beri, 1885.
I l ritratto stato
eseguito due anni
dopo la morte,
commissionato dai figli.
68
I CLERICI UNO PER UNO
Sposa:
- a Coazzano (20 maggio 1824) Enrichetta Gorla, figlia di Dome
nico Goda e di Giuseppa nata Goda. Nasce a Coazzano a Cascina
Caterina il 19 gennaio 1806 e muore a Villareggio il 3 gennaio 1847;
- a L acchiarella in seconde nozze il 25 aprile 1848 Giuseppa
Sacchi (vedova di Giuseppe Gritti) nasce il 9 marzo 1803, fi
glia di A ntonio Francesco Sacchi e di Maria Rosa Panifacia,
originari di Marzano. Girolamo Clerici si separa nel 1850 dal
la seconda moglie e le versa una pensione annua.
Dalla prima moglie ebbe:
1. Luigi, nasce a Badile nel 1825, muore a Badile il 2 luglio 1826.
2. Angelo (Angelo Natale). Magistrato; primo presidente di cor
te dappello. Nasce a Badile il 24 dicembre 1827, muore in Mi
lano il 23 febbraio 1895. Dottore in giurisprudenza. Entrato in
magistratura sostituto procuratore del Re presso il tribunale di
Milano, poi sostituto procuratore del Re presso la corte dap
pello di Milano. Sostituto procuratore generale del Re presso la
corte dappello di Venezia (1873) e poi presso la corte dappel
lo di Milano (1880-1887). I l 2 gennaio 1888 nellassemblea ge
nerale della corte dappello di Milano tiene la relazione statisti
ca dei lavori compiuti nel distretto della corte dappello di Mi
lano nel 1887, pubblicata dalla tipografia Bortolotti di Giuseppe
Prato. Nel 1889 presidente di sezione della corte dappello di
Genova. A sua domanda trasferito a Milano come presidente
di sezione della corte dappello (R.D. 17 ottobre 1889). Com
mendatore dell'Ordine della Corona dI talia, cavaliere ufficiale
dellOrdine dei Santi Maurizio e L azzaro.
Sposa:
- (1854) Angela Sommaruga, figlia del dottor Davide Sommaru-
ga, sindaco di Cormano. [Ramo Clerici L orenzini].
3. Celeste. Nasce a Badile il 18 febbraio 1829, muore a Villareg
gio il 29 aprile 1853. Coadiuva il padre nella conduzione del fon
do di Villareggio.
4. Virginia. Nasce nel 1839 a Badile, muore a Villareggio il 28
novembre 1846.
69
I CLERICI UNO PER UNO
Carlo Felice Clerici, cacciatore delle Alpi.
5. Achille. Garibaldino. Nasce a Badile il 25 luglio 1831, muore
a Villareggio il 30 settembre 1851. Studente universitario, nel
giugno 1848 si arruola volontario nella Guardia nazionale vo
lontaria pavese che alla fine di luglio passa alle dipendenze di
Giuseppe Garibaldi ed anche dopo l armistizio di Salasco con
tinua le ostilit contro gli Austriaci. Achille Clerici combatte a
L uino (15 agosto) e a Morazzone (26 agosto): in questultimo
scontro ferito ad una mano. Scioltasi la legione, Achille Cleri
ci ritorna a Villareggio.
6. Adelaide (Irene Adelaide). Nasce a Badile il 29 maggio 1834,
muore a Villareggio il 20 marzo 1855.
7. Carlo (Carlo Felice). Fittabile, garibaldino, sindaco di Zecco-
ne. Nasce a Badile il 4 novembre 1837, muore a Villareggio il 25
maggio 1918. E comproprietario del fondo di Costa de Nobili.
Fa da padre ai figli del fratello Domenico, scomparso nel 1883.
70
I CLERICI UNO PER UNO
Conduce il fondo di Villareggio unitamente al fratello Eugenio
fino al 1907. Nel 1859, alla fine di marzo, lascia Villareggio e at
traversa clandestinamente in barca il fiume Ticino, che segna il
confine fra il L ombardo-V eneto e gli Stati Sardi. Chiede di ar
ruolarsi volontario; inviato a Torino per essere esaminato dalla
commissione darruolamento, poi destinato al deposito di Sa-
vigliano. Entra in guerra inquadrato nella 5 Compagnia del 2
Reggimento dei Cacciatori delle Alpi. Combatte a San Fermo, a
Varese e allo Stelvio. Fabbriciere della Chiesa di S. Maria di Vil
lareggio. Sindaco di Zeccone per un ventennio (1884-1904)
8. Domenico. Nasce e muore a Badile il 24 maggio 1839.
9. Domenico (.Antonio Domenico) [Vili]
10. Pietro Luigi. Nasce a Badile l8 aprile 1843, muore a Villa
reggio il 28 settembre 1848.
11. Eugenio. Fittabile, sindaco di Zeccone e di Costa de Nobili.
Nasce a Villareggio il 4 maggio 1845, muore a Villareggio il 21 giu
gno 1919. Si laurea in giurisprudenza nella Regia Universit di Pa
via. notaio per poco tempo, preferendo poi dedicarsi allagri
coltura. Comproprietario del fondo di Costa de Nobili, gestisce il
fondo di Villareggio unitamente al fratello Carlo. E il pi impor
tante punto di riferimento per i figli del fratello Domenico, morto
nel 1883. Fabbriciere della Chiesa parrocchiale di Villareggio. Sin
daco di Costa de Nobili dal 1887 al 1890 e di Zeccone (1907).
LA PARTECIPAZIONE ALLE CAMPAGNE MILITARI
Nella lapide a Villareggio leggiamo che Girolamo Clerici 'come
patriota vide a ciglio sdutto partire i figli al campo'. Tre suoi fi
gli, Achille, Carlo e Domenico, durante il Risorgimento, si ar
ruolarono volontari e combatterono agli ordini di Garibaldi.
Il 20 giugno 1848 si era costituito a Pavia il Battaglione della
Guardia nazionale pavese109che doveva, dopo un breve perio
do d'addestramento, essere inviato in zona d'operazioni con
tro l'esercito austriaco. Si arruolarono 350 volontari e fra que-
105Renato Attesi, La Guardia Nazionale a Milano e in Italia (1796-1877), R.A.R.A. Mila
no 1993, pag. 92.
71
I CLERICI UNO PER UNO
sti vi era il sedicenne Achille Clerici. Il 26 luglio 1848 il Batta
glione lasci Pavia diretto a Monza: fu posto agli ordini di Ga
ribaldi venendo cos a far parte della 'Legione Italiana'110insie
me ai 70 Legionari di Montevideo, ai 300 uomini del battaglio
ne Anzani, ai 600 Vicentini e ai 140 Liguri. Dopo l'armistizio di
Salasco, Garibaldi decise di continuare con i suoi uomini la guer
ra contro l'Austria. La Legione Italiana, che si era assottigliata111
notevolmente, braccata dall'esercito austriaco il 15 agosto com
batt a Luino. Scrive Garibaldi nelle sue Memorie"2: i Pavesi {fra
i quali vi era Achille Clerici, n.aa.) caricarono coll'intrepidezza di
vecchi soldati: era il primo combattimento cui assistevano e ad
onta che vari di loro cadessero, pervennero a baionettare gli
Austriaci i quali, stupiti da tanto valore e dall'opposizione di
Coccellisulla loro destra, volsero in completa fuga. Per una de
cina di giorni la Legione garibaldina vag in Valganna. La sera
del 26 agosto a Morazzone i Garibaldini, mentre si trovavano
incolonnati nella strada del Paese a pied-armi per poter man
giare un boccone, furono circondati dalle truppe comandate dal
felmaresciallo Konstantin barone d'Aspre. Nello scontro che ne
segu Achille Clerici fu ferito ad una mano da una baionettata
infettagli da un soldato austriaco. I Garibaldini, pressati da un
violento incendio, riuscirono a forzare l'accerchiamento, ma si
dispersero. Sempre Garibaldi scrive nelle sue Memorieche con
lui erano rimasti solo una sessantina di volontari e che tale av
venimento lo rammaric molto, tanto pi che tra i separati vi
erano i feriti113. Achille Clerici si trovava fra i feriti: alcuni giorni
dopo dal Varesotto, cercando di evitare gli Austriaci, riusc a rag
giungere la casa paterna a Villareggio. Le memorie familiari non
ci informano come Girolamo abbia accolto il figlio ferito. Zia
Adelaide raccontava quanto sapeva di questa vicenda, cio che
nella cascina era acquartierato un plotone austriaco: l'ufficiale,
che lo comandava, incontrando Achille, che portava al collo il
braccio fasciato per la ferita, gli chiese con fare inquisitorio che
cosa si fosse fatto. La pronta risposta fu: 'un incidente di cac
cia'. All'inizio del 1859 il Piemonte ce la mise tutta per costrin
gere l'Austria a dichiarargli guerra. In barba agli Austriaci la So-
Gustavo Sacerdote, La vita di Giuseppe Garibaldi, Rizzoli & C, Milano 1933, pag. 384.
111Dopo la battaglia di Milano (4 agosto 1848) la Legione Italiana lasci Monza per diri
gersi a Como. Molti volontari abbandonarono la Legione, fra questi Giuseppe Mazzini
cbe era il Portabandiera della Legione.
112Giuseppe Garibaldi, Memorie, Bertani Editore, Verona 1972, pag. 236.
" I dem, pag. 239.
72
I CLERICI UNO PER UNO
ciet nazionale, presieduta da Giuseppe La Farina, faceva pro
paganda nel Lombardo-Veneto perch i giovani si arruolassero
volontari nell'Esercito piemontese. Ha scritto il Bersezioche ogni
giorno, eludendo con raggiro, con fatiche, con oro, la vigilan
za degli Austriaci al confine, affrontando ogni pericolo, passa
vano nel Regno Piemontese valorosi giovani che domandavano
un'arma e un'uniforme di soldato italiano"4. Arrivarono in Pie
monte circa 25 mila giovani. Nell'ultima decade del marzo 1859
anche Carlo Clerici scapp da Villareggio ed attraversato in bar
ca il Ticino, che segnava il confine"5fra il Lombardo-Veneto e
gli Stati Sardi, chiese alle guardie confinarie piemontesi di po
tersi arruolare. Lo mandarono, con altri, a Torino per essere esa
minato dalla Commissione d'arruolamento che lo dichiar ido
neo. Il 31 marzo fu inquadrato116nel 2 Reggimento Cacciato
ri delle Alpi, comandato dal colonnello Giacomo Medici, che
faceva parte della brigata comandata da Garibaldi. Il 23 mag
gio, nei pressi di Castelletto, i Cacciatori delle Alpi varcarono il
Ticino: Carlo Clerici combatt"7a Varese il 26 maggio, a San
Fermo il 27 maggio e allo Stelvio l'8 luglio. Agli inizi del 1866
tutto faceva pensare a una nuova guerra contro l'Austria. Gi
rolamo Clerici, nel timore di un arruolamento in massa degli stu
denti universitari"3, richiam a Villareggio il figlio Eugenio che
dimorava a Pavia perch studiava legge presso quella Regia Uni
versit. Non aveva fatto bene i suoi conti! Nel maggio 1866 si
vide recapitare una lettera nella quale il figlio Domenico, che ri
siedeva alla Costa, gli scriveva di inviare qualcuno a sovrinten
dere, al posto suo, l'azienda agricola perch si era arruolato vo
lontario. Le cose andarono cos: Domenico Clerici si rec a Pa
via dove era stato insediato il consiglio d'arruolamento dei 'Corpi
Volontari Italiani per cooperare con l'Esercito Regolare'"9. Do
po la visita medica fu 'dichiarato individuo idoneo a sopportare
le fatiche di campagna' e inviato in treno a Como dove si stava
lwVittorio Betsezio, Vittorio Emanuele II, L. Roux e C. editori, Torino-Roma 1893, libro 7.
II maresciallo Radetzky, il 16 luglio 1851, aveva decretato la costituzione sulla riva sini
stra del Po (da Pavia alla confluenza del Lambro) di un Cordone Militare per impedire l'e
migrazione dei Lombardi. Nel maggio-giugno 1859 i fratelli di Girolamo Clerici, Dionigi e
Pietro, furono costretti ad inviare alcuni carri per il trasporto delle truppe e dei materiali.
116A.d.S.T. ruolino dei Cacciatori delle Alpi: in A.d.C.C. fotocopia in cassetta n. 43 Car
lo Clerici (1837-1918) . Il libro di Anna Maria Isastia, I l volontariato militare nel Risorgi
mento, Istituto Poligrafico, Roma 1990, pag. 550.
117abbiamo ricavate queste notizie dallimmaginetta funebre. I n A.d.C.C. cassetta n. 43
Carlo Clerici (1837-1918).
118Testimonianza orale di zia Adelaide Clerici,
ll* istituiti con Regio Decreto 6 maggio 1866 ( in G.U. 8 maggio 1866).
73
I CLERICI UNO PER UNO
organizzando il corpo dei volontari il cui comando fu assunto da
Garibaldi. Domenico Clerici fu l'unico, dei tre 'figli garibaldini' di
Girolamo, che indoss la fatidica camicia rossa che era: 'di lana
rossa col colletto rivoltato, formato a punte tondeggianti sulle
quali era attaccato il numero del Reggimento in panno verde. La
camicia aveva due bottoni gialli all'apertura ed era filettato in pan
no verde intorno al colletto come ai paramani fatti a punte ed in
linea orizzontale all'altezza del petto e delle spalle'120. Domenico
Clerici fece la campagna nel Bresciano e nel Trentino: nello scon
tro di Bezzecca (21 luglio 1866) fu fatto prigioniero ed internato
nei pressi di Innsbruck. Fece ritorno nell'ottobre dello stesso an
no a guerra finita.
120Circolare del Ministero della Guerra 16 maggio 1866.
LA PRODUZIONE DI LATTE
La produzione casearia dell'azienda
agricola di Villareggio era una delle
principali fonti di ricchezza dei fra
telli Clerici, dopo l'allevamento di bo
vini da carne e da latte, di cavalli per
il regio esercito, la risicoltura e la col
tivazione del lino e della canapa.
Il formaggio vernengo e maggen
go gi in forme, o il latte da lavo
rare, giungevano sul mercato di Mi
lano per via d'acqua ed erano sca
ricate nei capaci magazzini del
Borgo della Trinit121.1 contratti per
la vendita del latte si stipulavano il 24
aprile di ogni anno, a San giorgio.
Addetti all'allevamento erano i 'bergamini', reclutati fra abili man
driani transumanti delle alpi bergamasche, presenti nella bassa pa
dana gi nel '400 e nel '500, in alcuni casi divenuti stanziali.
D Borgo della Trinit (popolarescamente noto come Borgh di formaggiatt) allineava tra
il Naviglio di Pavia e il Corso San Gottardo numerosi grandi edifici del 500 e 600 (ne esi
stono ancora ai nostri giorni) che avevano due entrate: una sullalzaia del Naviglio, laltra
sul Corso. Quando il Naviglio divenne navigabile nei primi decenni dell800 le cantine e i
pianterreni con gli ampi cortili carrabili divennero vere e proprie casere. Dalla parte del
Naviglio arrivava sia il latte da lavorare, sia le forme gi pronte dalla bassa* per essere po
ste a stagionare ed infine collocate per la vendita nelle botteghe sul Corso,
1906. Venti di modernit; i fratelli
Clerici presentano i prodotti
lattiero-caseari dellazienda
di Villaneggio allEsposizione
Intemazionale di Milano
e ricevono, per la sezione agraria
Italia, il diploma donore.
74
I CLERICI UNO PER UNO
V i l i . Domenico (Antonio Domenico). Fittabile, garibaldino,
Assessore di Costa de Nobili. Nasce a Badile il 24 giugno 1841,
muore a Costa de Nobili il 4 giugno 1883. Dal novembre 1861
dirige, per conto del padre, il fondo di Costa de Nobili. Nel
1866 si arruola a Pavia nel corpo dei volontari italiani. I nviato al
deposito di Como per essere inquadrato agli ordini di Giusep
pe Garibaldi, combatte a Bezzecca dove fatto prigioniero; in
ternato nei pressi di I nnsbruck ritorna a casa nellottobre 1866.
Consigliere comunale ed assessore del comune di Costa de No
bili. Nel 1877 con i fratelli Angelo, Carlo ed Eugenio acquista
altra terra a Costa. amante della caccia in brughiera dove si re
ca in compagnia dei cognati.
Domenico Clerici,
fittabile e garibaldino.
Sposa:
- a Marcignago il 21 febbraio 1867 Cleofe Ticozzi122, figlia di A m
brogio Ticozzi e di Antonietta Pavesi. Nasce a Calignano 111 ot
tobre 1847, muore a Villareggio il 13 gennaio 193012i. Aveva stu
diato nel collegio Bianconi di Monza. 1
1 Ticozzi furono una famiglia nobile proveniente da Pasturo ed esistente gi nel XVI secolo,
si diffuse dalla Val Sassina in varie parti della Lombardia.
l2 H matrimonio fra Domenico e Cleofe venne celebrato nella chiesa parrocchiale di Marcignago dal
lo zio della sposa, don Natale Pavesi, parroco di San Satiro a Milano, cavaliere della Corona dItalia.
73
I CLERICI UNO PER UNO
Cleofe Ticozzi-
Donna Cleofe, fragile ma energica, dopo la morte del marito, as
sume la direzione del fondo di Costa. Patronessa scolastica del
Comune di Costa. E solita sorvegliare il lavoro dei famigli da uno
spioncino che dalla sua camera da letto si apre sul curinone, esi
ste ancor oggi. Nelle giornate di maggiore attivit si aggira nel
le grandi stanze con una benda che le fascia la fronte e i dome
stici mormorano lla sura padrona la gha 7 nervm. Ogni gior
no fa distribuire dal burattone (il cuoco) la minestra ai poveri
del paese che si presentano in numero crescente alla sua porta,
specialmente dinverno.
Ci piace ricordare che durante una visita pastorale alla Certosa di
Pavia il cardinale Andrea Carlo Ferrari, oggi beato, si trovasse a
fermare la carrozza in quel di Villareggio, in una giornata di neb
bia e di gelo e Cleofe gli facesse recapitare una bottiglia dacqua
calda per riscaldarsi. Il cardinale apprezz questo gesto sempli
ce di gentilezza e la ringrazi con una lettera che fu conservata da
zia Adelaide gelosamente e che spar poco dopo la sua morte.
76
I CLERICI UNO PER UNO
Per ricordare il suo spirito caritativo nel 1930 i figli fanno co
struire un asilo a Villareggio che porta il suo nome124.
Da cui:
1. Enrico [IX]
2. Ambrogio. Generale di Corpo dArmata, 1 Conte Clerici12.
Nasce a Costa de Nobili126il 18 novembre 1868, muore a Mila
no (in via Donizetti 38, parrocchia di Santa Maria della Passio
ne) il 19 giugno 1955127. Comproprietario del fondo di Costa de
NobiB resta in societ con i fratelli che erano subentrati agli zii
Carlo ed Eugenio Clerici nellaffittanza del fondo di Villareggio.
Fa le scuole elementari a L ecco; le scuole tecniche nel collegio
Saporiti di Vigevano. Allievo della Scuola Militare di Modena
dal 1885 al 1887. Sottotenente dei bersaglieri nel 12 Reggimento
(R.D. 3 agosto 1887); presta giuramento di fedelt a Re Umber
to I a Vittorio (1 settembre 1887); tenente nel 12 Reggimento
Bersaglieri (R.D. 19 aprile 1891); allievo della Scuola di Guerra
dal 1894 al 1897; presta servizio di Stato Maggiore presso il co
mando della Divisione di Novara dal 1897 al 1898 e presso il co
mando della Divisione di Verona dal 1898 al 1902; promosso ca
pitano (1902) comanda una compagnia del 6 Reggimento Ber
saglieri di stanza a Verona; capitano del corpo di Stato Maggiore
(R.D. 1 dicembre 1904) in servizio dal 1904 al 1912 presso il
Segretariato Generale del Ministero della Guerra dove ebbe que
sti incarichi:
- sottocapo di stato maggiore dintendenza darmata presso il
comando del corpo di stato maggiore;
- capo sezione presso la Scuola di Guerra;
124Lasilo intitolato a Cleofe Clerici adiacente alla chiesa di Santa Maria di Villareggio che sap
piamo esistere gi nel 1300. Nel 1460 larciprete di S. Genesio, Giovanni de Basili delegava al
la S. Messa un sacerdote che percepiva 'come paga 10 fiorini. {Da R, Maiocchi, Trascrizione de
gli atti della visita pastorale di A. De Fossulanis alla Diocesi di Pavia - 1460). S. Maria di Villa
reggio dipendeva dalla Pieve di San Genesio dal 1300.
125Una curiosit. Il prof. Enrico Clerici in realt a battesimo era Ambrogio mentre il generale
Ambrogio Clerici a battesimo era Enrico; un fatto singolare che non na attinenza con i so
prannomi (scumagne) in uso nella Bassa.
126II comune di Costa de Nobili gli dedica la via principale del paese e gli fa dono di una per
gamena eseguita dal miniaturista don Pietro Cinquini ora nellarchivio dei conti Clerici.
127Dal Ticino, 6 aprile 2002, pag. 28; articolo di Luisemi (Dalla Giovanna)... a 134 anni dalla
nascita, lAmministrazione Comunale di Zeccone, ha intitolato in quel di Villareggio una strada
al conte generale Ambrogio Clerici.
77
I CLERICI UNO PER UNO
- segretario della Commissione dinchiesta per l esercito.
Maggiore dei Bersaglieri (R.D. 31 marzo 1912) comanda un bat
taglione del 12 Reggimento Bersaglieri di stanza a Milano dal
1912 al 1914. Maggiore del Corpo di Stato Maggiore (R.D. 9
agosto 1914) venne trasferito (3 dicembre 1914) presso l ufficio
(in Milano) del Comandante designato della I Armata. Tenente
colonnello di Stato Maggiore (R.D. 1915); colonnello del Cor
po di Stato Maggiore (R.D. 21 ottobre 1915). Ricopr dal 24 mag
gio 1915 al 23 marzo 1917 la carica di sottocapo di Stato Mag
giore della I Armata.
Per il suo comportamento durante la Strafexpedition Re Vit
torio Emanuele I I I motu proprio lo insignisce (R.D. 12 agosto
1916) del cavalierato dellOrdi ne Militare di Savoia con la se
guente motivazione:
Quale sottocapo di Stato Maggiore di una Armata durante
l'offensiva austriaca diede prova di somma abilit per la pron
ta ed efficace messa in azione dei mezzi a disposizione del
l Armata prevenendo sovente con opportuni provvedimenti
le intenzioni del Comandante. Con fidente calma e mai do
ma energia seppe anche esercitare le attivit di tutti i dipen
denti recando in tal modo efficace contributo allazione del
lArmata nellarrestare poscia ricacciare il nemico (Vicenza
15 maggio-15 luglio 1916).
Comandante della I V Brigata Bersaglieri (aprile 1917); capo di
Stato Maggiore della I A rmata (maggio 1917-febbraio 1918).
Comandante della 5 Brigata Bersaglieri (5 e 19 Reggimento)
combatte sugli Altipiani e sul Piave. A iutante di Campo gene
rale di S.M. Re Vittorio Emanuele I I I dal 9 marzo 1919 al 7 apri
le 1923. Comandante della Brigata di fanteria Acqui di stanza a
Trento (1 maggio 1923-giugno 1924). Generale di Divisione il
26 giugno 1924. Sottosegretario di Stato alla Guerra dal 2 luglio
1924 al 4 maggio 1925, con i ministri generale Antonino di Gior
gio e l onorevole Benito Mussolini. Primo aiutante di Campo ge
nerale di S.A.R. il Principe di Piemonte (R.D. 7 agosto 1925) dal
settembre 1925 al 17 novembre 1932. Generale di Corpo dar
mata in posizione ausiliaria (R.D. 22 luglio 1933). Senatore del
78
I CLERICI UNO PER UNO
Regno (R.D. 12 ottobre 1939), convalidato il 14 novembre 1939,
presta giuramento il 21 dicembre 1939, membro della Commis
sione delle Forze Armate. L8 giugno 1940 richiamato in tem
poraneo servizio a Corte fino al 21 luglio 1940: Re Vittorio Ema
nuele I I I gli affida la Famiglia Reale durante la permanenza al
fronte. Presidente dellUfficio Prigionieri di Guerra della Cro
ce Rossa I taliana (20 aprile 1941-ottobre 1943). Sindaco di Zec-
cone (27 febbraio 1949-10 giugno 1954). Creato Conte da Re
V ittorio Emanuele I I I con Regio Decreto motti proprio in data
17 agosto 1941 (RR. L L . PP. 26 settembre 1941): titolo trasmis
sibile al fratello dottor commendatore Enrico e da questi ai suoi
discendenti maschi da maschi per linea ed ordine di primogeni
tura. Ci ttadino onorario di Buje (1919) e di Villanova dA sti
(1924). Aggregato onorario della Congregazione Maggiore del
la Santissima Annunziata a Torino, Consigliere del Reale I stitu
to Nazionale per le figlie dei Militari I taliani a Torino.
Onorificenze italiane".
- cavaliere dellOrdine Militare di Savoia (R.D. 12 agosto 1916);
- croce al merito di guerra (R.D. 10 luglio 1918);
- medaglia dargento della sanit pubblica (R.D. 14 aprile 1921);
- cavaliere di gran croce decorato del gran cordone dellOrdine
della Corona dI talia (R.D. 8 gennaio 1930);
- grande ufficiale dellOrdine coloniale della Stella d'I talia (R.D.
30 aprile 1931);
- medaglia mauriziana al merito militare di dieci lustri (R.D. 16
giugno 1931); ^
- cavaliere di gran croce decorato del gran cordone dellOrdine
dei Santi Maurizio e L azzaro (R.D. 18 novembre 1932).
Onorificenze straniere-.
- I V classe dellOrdine del Sacro Tesoro I mperiale (Giappone
7 maggio 1910);
- ufficiale dellOrdine di Francesco Giuseppe (Austria-Unghe-
ria 11 febbraio 1911);
- commendatore della L egione donore (Francia 7 aprile 1918);
- honorary companion dellordine di San Michele e di San Gior
79
I CLERICI UNO PER UNO
gio (Gran Bretagna 5 novembre 1918);
- Ordine dellAquila Bianca (J ugoslavia);
- commendatore di I classe dellOrdine di Daneborg (Danimarca
11 febbraio 1921);
- I I classe dellOrdine del Sol Levante (Giappone 12 luglio 1921);
- commendatore dellOrdine del Santo Sepolcro;
- gran croce dellOrdine della Corona (Belgio 11 ottobre 1922);
- gran cordone dellOrdi ne del Nilo (Egitto 1928);
- gran cordone dellOrdine di Leopoldo I I (Belgio 17 gennaio 1930);
- cavaliere di gran croce dellOrdi ne Nazionale del merito mili
tare (Bulgaria 24 ottobre 1930).
Sposa:
- a Villanova dAsti il 6 settembre 1898 Vittoria Villa, figlia del
medico dottor Carlo Villa e di Teresa Paola Cayre. Contessa Cle
rici. Ha dal 1924 diritto al trattamento di donna perch moglie
di un sottosegretario di Stato. Nasce a Villanova dAsti il 12 set
tembre 1876, muore a Milano (via Donizetti 38 - Parrocchia di
I l conte generale Ambrogio Clerici (in prima fila, primo da sinistra) ritratto
con Benito Mussolini ed alti ufficiali.
80
I CLERICI UNO PER UNO
Donna Vittoria Villa,
moglie di Ambrogio
Clerici, ritratta
a Torino nel 1918.
Santa Maria della Passione) il 19 settembre 1969. descritta co
me una persona molto colta che, a fianco del marito, partecipa
alla vita di Corte con discrezione e amabilit.
3. Luigi (zio Gigi). Magistrato; presidente di Sezione della Cor
te di Cassazione. Nasce a Costa de Nobili il 10 gennaio 1870,
muore a Villareggio il 3 gennaio 1943. Frequenta le scuole ele
mentari a L ecco e il liceo a Pavia. Si laurea in giurisprudenza
presso la Regia Universit di Pavia il 10 luglio 1893; uditore
giudiziario nel 1894, aggiunto giudiziario nel 1896, pretore del
V I I mandamento di Milano dal 1903 al 1908. giudice del tri
bunale di Milano dal 1908 al 1909 e giudice presso quello di
Monza dal 1909 al 1918. Allo scoppio della prima guerra mon
diale fa domanda per essere arruolato volontario: partecipa alla
battaglia di Gorizia col grado di sottotenente nel 206 Reggi
mento di fanteria, brigata L ambro, rimanendo ferito. Per il suo
comportamento gli viene conferita la medaglia dargento al va
lor militare con la seguente motivazione:
Comandante di plotone, con supremo disprezzo del pericolo
si slanciava in camminamento austriaco e si impadroniva,
senza aiuto, di un lanciafiamme che colpiva le truppe di rin
81
I CLERICI UNO PER UNO
calzo. Fatto a segno a fucilate e a lancio di bombe a mano da
un ricovero blindato, non si perdeva d animo e rimanendo
sul posto con grave rischio della vita, fino allarrivo dei sol
dati del plotone, costringeva alla resa i difensori del ricovero
blindato. Fu glorioso esempio di abnegazione e di non cu-
ranza del pericolo nellazione del 10 agosto 1916 durante la
quale, ferito al collo, continuava ad incoraggiare ipropri uo
mini finch doveva essere ricoverato al posto di medicazione
(Gorizia 9-10 agosto 1916).
Sottotenente nel 37 Battaglione della Milizia Territoriale (10 set
tembre 1916-9 dicembre 1916); passa al tribunale di Guerra del
XHI Corpo dArmata (19 marzo 1917-22 giugno 1917); tenente
(16 giugno 1918). Presidente del tribunale di Breno [Bs]
(1918-1919); consigliere di corte dappello con funzioni di presi
dente di sezione del tribunale civile e penale di Brescia (1919-26);
presidente di sezione del tribunale civile e penale di Milano
(1926-31); consigliere della suprema corte di cassazione con fun
zioni di presidente di sezione della corte dappello di Milano
(1931-35); nominato sostituto avvocato generale presso la corte
dappello di Trieste (1934) non accetta la carica e chiede di essere
messo a riposo (1 marzo 1935): gli concesso il grado onorario di
presidente di sezione della suprema corte di cassazione che com
porta il trattamento di Eccellenza. Cavaliere ufficiale dellOrdine
dei Santi Maurizio e L azzaro (R.D. 1 marzo 1929) e grande uffi
ciale dellOrdine della Corona dItalia (R.D. 16 maggio 1935).
4. Gaetano. Fittabile, sindaco di Costa de Nobili. Nasce a Co
sta de Nobili il 18 novembre 1871, muore a Milano (in via Do-
nizetti 38 - Parrocchia di Santa Maria della Passione) il 9 gen
naio 1965. Studia a L ecco e al collegio Saporiti di Vigevano. Si
laurea in chimica alla Regia Universit di Pavia il 14 luglio 1896
e fa pratica, per circa un anno, presso la farmacia Brera antica
in via Fiori Oscuri a Milano128.
,a Nel periodo in cui Gaetano Clerici faceva pratica, la farmacia di Brera era di propriet del
dottor Carlo Erba. La farmacia era stata aperta nel settembre del 1699 dai monaci del collegio
di Ges ma ancora prima e per circa un centinaio danni vi avevano operato in sinergia e odor
di peccato alchimisti e negromanti. Esiste ancor oggi. (Corriere della Sera, 6 ottobre 1962).
82
I CLERICI UNO PER UNO
Luigi Clerici (primo da sinistra) con volontari durante la prima guerra mondiale.
Decide poi di dedicarsi allagricoltura e ritorna alla Costa do
ve, dal 1897 al 1920, dirige il fondo anche per conto dei fratel
li. Nel 1920 si trasferisce a Villareggio e, unitamente al fratello
A riberto, sovrintende al fondo fino al 1944. Presi dente della
Societ di assicurazione L a Quistellese. Sindaco di Costa de
Nobili dal 1904 al 1920. Fabbriciere della chiesa parrocchiale
di Villareggio dal 1921.
5. Achille. Medico. Nasce a Costa de Nobili il 25 novembre 1872,
muore a Nervi (Genova) il 3 marzo 1905. Dottore in medicina e
chirurgia presso la Regia Universit di Pavia il 22 novembre 1898,
Dal novembre 1898 al giugno 1899 allievo ufficiale nella Scuo
la di Sanit Militare di Firenze129. Sottotenente medico del regio
esercito. Terminato il servizio militare si stabilisce a Milano. Col
fratello Enrico e altri medici istituisce una guardia medica. Segue
i principi della scuola omeopatica. Ammalatosi di tubercolosi gli
consigliata l aria di mare, perci decide di fare il medico di bor
do. Fa alcuni viaggi in Estremo Oriente su navi di linea.
lwDa una lettera della Scuola di Sanit Militare del 9 settembre 1972, Achille Clerici era stato
registrato con il nome di Paolo, mentre sullattestato di laurea risulta Achille.
83
I CLERICI UNO PER UNO
Achille Clerici, il padrn bell.
6. Mario (Mario Natale). Nasce a Costa de Nobili il 15 febbraio
1874, muore a Villareggio, dove era a balia, il 4 giugno 1874.
7. Ariberto. Fittabile. Nasce a Costa de Nobili il 1 giugno 1875,
muore a Villareggio il 29 settembre 1946. Dottore in giurispru
denza (R. Universit di Pavia, 20 febbraio 1901). Compiuti gli
studi universitari va a vivere a Villareggio con gli zii patemi Car
lo ed Eugenio, che gli hanno fatto da padre.
Da San M artino del 1907, in societ con i fratelli e le sorelle,
prende in affitto il fondo di Villareggio subentrando agli zii Car
lo ed Eugenio che rimangono a vivere nella stessa casa di Villa
reggio. A riberto ha dalla Fraterna l incarico di dirigere l'azien
da nella quale lavorano circa unottantina di dipendenti.
Nel 1920, scomparsi gli zii, A riberto affiancato nella condu
zione di Villareggio dal fratello Gaetano che, unitamente alla ma
dre Cleofe e alle sorelle Adelaide e Domenica, lasciano Costa de
Nobili (alla sua partenza la fraterna d in affitto il fondo ai fra
telli Mascheroni) per trasferirsi a Villareggio.
84
I CLERICI UNO PER UNO
8. Anna. Comproprietaria del fondo di Costa de Nobili. Nasce a
Costa de Nobili il 12 agosto 1876, muore a Milano il 2 aprile 1945.
Ancora giovane si insedia con il fratello Ariberto a Villareggio nel
la casa degli zi patemi Carlo ed Eugenio.
Dama della congregazione di Carit della San Vincenzo (a Mo
dena e a San Remo).
Sposa:
- a Villareggio il 21 dicembre 1925 il cugino Luigi Albertario, fi
glio del medico dottor Pietro Albertario e di Paolina Ticozzi, che
nasce a Milano il 15 dicembre 1887 e muore a Milano nel 1957.
I ngegnere (Politecnico di Milano, 12 settembre 1912). Ufficiale
del Genio: sottotenente (D.L. 15 luglio 1915); tenente (D.L. 22
giugno 1916); capitano (R.D. 12 maggio 1930). I ngegnere di se
zione dellamministrazione provinciale di Modena (1922-37).
Cavaliere dellOrdine della Corona d'I talia. Nel 1937 si ritira a
San Remo dove si dedica alla pittura.
Anna Clerici, sposa di Luigi Albertario.
85
I CLERICI UNO PER UNO
Uff gruppo di goliardi pavesi in visita a Villareggio,
9. Carlo, in famiglia chiamato zio Pipa. Avvocato. Nasce a Co
sta de Nobili il 16 maggio 1878, muore a Milano il 25 ottobre
1957. Dottore in giurisprudenza, laureatosi alla Regia Universit
di Pavia il 15 luglio 1901. E avvocato (10 maggio 1904); avvo
cato patrocinante presso la suprema corte di cassazione (21 set
tembre 1911). Ha studio a Milano (in via Pasquirolo n. 6) in so
ciet con l avvocato Casati, poeta milanese10. Partecipa alla pri
ma guerra mondiale. Sottotenente della milizia territoriale (9
maggio 1915); tenente (6 giugno 1917); capitano (11 agosto 1918);
maggiore (24 febbraio 1938). Croce di guerra. Comproprietario
del fondo di Costa de Nobili partecipa attivamente allammini
strazione dei beni della fraterna Clerici; si deve al suo interven
to se la famiglia acquista due caseggiati in Milano (via Donizet-
ti 38 e Via Pisacane 2). Socio della Societ del Giardino.
150Carlo e il fratello Luigi, appassionati di corse, fecero partecipare alle gare di trotto allippo
dromo di San Siro a Milano la loro cavalla Fortuny,
86
I CLERICI UNO PER UNO
10. Mario, nasce a Costa de Nobili il 2 aprile 1880, muore a Co
sta de Nobili il 25 ottobre 1880.
11. Adelaide. Comproprietaria del fondo di Costa de Nobili.
Nasce a Costa il 3 febbraio 1882, muore a Milano il 21 maggio
1974. Dopo aver fatto gli studi presso il R. Collegio della Gua
stalla, prende le redini della casa dei fratelli: prima a Costa de
Nobili (1900-1920), poi a Villareggio (1920-1953) ed infine a
Milano (1953-74). Durante la grande guerra raduna le ragazze
di Costa che sotto la sua guida preparano pacchi di vestiario per
i soldati al fronte131. Con lei si pu dire che scompare l'ultimo
fittabile della famiglia.
12. Domenica. Comproprietaria del fondo di Costa de Nobili.
Nasce a Costa de Nobili il 17 ottobre 1883, muore a Milano, in
via Donizetti 38 - Parrocchia di Santa Maria della Passione, il
14 ottobre 1972. Donna molto pia, dedita alla preghiera. Presi
dentessa dellazione cattolica di Costa de Nobili e di Villareg
gio. Figlia di Maria.
1,1Lettera di ringraziamento del 15 ottobre 1915, soldato Intrepido, reparto salmerie del 26 regg.
Fanteria, in A.cLC.C., che non torner pi a casa, assieme ad altri compaesani.
Carlo Clerici, detto lo 'zio Pipa.
87
I CLERICI UNO PER UNO
Carlo Clerici con un 'amica,
la signorina Comboni.
Villareggio negli anni Trenta; la famiglia sotto la pergola.
88
I CLERICI UNO PER UNO
f "
VILLAREGGIO
O Villareggio, cascinale amico
Come un sorriso nella grassa piana,
tra il verde dellacqua e i tremolanti pioppi.
Quando a te vengo, musica io sento
Che lanima commuove, e fa soffrire
D'una nascosta gioia che in se trema.
Sento benigni spiriti dintorno,
sussurran con le foglie, e nella casa
ci son vicino e affiorano in corolle.
Se un nome io penso, unanima rivive...
Mario Ticozzi1
2Mario Ticozzi, figlio di Luigi, fratello di Oleofe Ticozzi Clerici. Loriginale della poe
sia manoscritta ci stata gentilmente fornita da Laura Lazzari Valli, figlia di Mercedes
Clerici e Augusto Valli.
1!allevamento di cavalli per lesercito costitu per alcuni anni unimportante fonte di
reddito per la famiglia.
89
I CLERICI UNO PER UNO
ZIA ADELAIDE NEL RICORDO
DI ANNA CLERICI IMAZIO E DEI SUOI FIGLI
"I Clerici avevano in propriet 'la Costa' (dove risiedevano la zia
Adelaide (zia Dada), lo zio Gaetano (zio Tano) con la loro madre
(nonna Cleofe), ed in affitto 'Villareggio' (dove risiedevano la zia
Anna, lo zio Ariberto e la zia Domenica, nonch i vecchi zii Eu
genio e Carlo) fino a che 'la Costa' venne data in affitto e la zia
Dada, con lo zio Tano, si trasferirono a Villareggio, dove convis
sero con gli altri fratelli e sorelle e mamma fino a che, sposatasi
la zia Anna con lo zio Luigi Albertario, il governo della casa rimase
alla zia Adelaide con la fedele Marion come cuoca tuttofare. A
Milano stava l'avvocato Carlo, zio Pipa, con proprio alloggio, men
tre in via Donizett stava il Presidente, zio Gigi, con la fedele Ma
ria come domestica ed in altro alloggio il dott. Ambrogio detto
Enrico, il nonno, con la nonna Lina ed i suoi sei figli Carlo, Maria,
Anna, Emilio, Mercedes e Gigino. Il generale Enrico detto Am
brogio con la moglie Vittoria abitava a Torino e a Roma.
Con la 'regia' della zia Dada (burbera, ma dal cuore d'oro) la
casa di Villareggio divenne presto il centro di attrazione di tut
to il parentado e, durante e dopo la guerra, il 'centro profughi'
di amici e parenti (poi spostato a Milano quando gli zii lascia
rono definitivamente Villareggio). La zia era sempre disponibi
le, le tavolate sempre affollate ed alla fine chi a malincuore se
ne andava veniva caricato di ogni ben di Dio.
La zia teneva i contatti con tutti, con Pina Leone Protti, madri
na della figlia Enrica, con le cugine di Pavia133ospitandole sem
pre per i tre mesi estivi; con la cugina Ernestina Taccani in Bel
iavita, con Angelo Clerici, con Cariuccio Ferrano, con Battista
Vaisecchi ed altri ancora. Andava spesso a controllare l'alloggio
del Presidente a Milano.
Con la guerra vennero a stare a Villareggio anche il Presidente
e lo zio Pipa, la zia Anna e il marito, lo zio Generale con la mo
glie, mentre nonno Enrico (dopo la morte della nonna Lina, si
divideva tra Milano e Villareggio).
Da piccola zia Adelaide aveva avuto la polmonite ed era stata
in grave pericolo di vita. Da giovane viaggi molto 'da sola',
and in Finlandia, scal il gruppo del Monte Bianco, visit la Si
cilia ed altro ancora.
Clementina Clerici era spesso presente a Villareggio.
90
I CLERICI UNO PER UNO
Adelaide Clerici,
Ricordava con nostalgia il suo ultimo viaggio sul Burchiello (ne
gli anni Sessanta) per visitare le ville venete.
Cur il fratello Achille, medico malato di tubercolosi, a Nervi.
Questo fu per lei un periodo molto difficile e doloroso poich
si trov giovane e sola con enormi responsabilit. Si occup
per tutta la vita della zia Domenica che dormiva in camera con
lei; doveva usare una piccola luce per poter leggere a letto,
cosa che le piaceva molto, senza disturbare la sorella.
Era molto distratta, girava sempre con un grosso mazzo di
chiavi, che invariabilmente perdeva, degli armadi in cui ri
chiudeva di tutto. Se riceveva una scatola di cioccolatini in re
galo (ne era molto ghiotta, ma ancor di pi gradiva i savoiardi)
ne mangiava qualcuno e poi riponeva la scatola in un armadio
e... se ne dimenticava.
Le piaceva essere aggiornata e leggeva la pagina scientifica del
'Corriere della Sera', per poterne discutere con i nipoti. Era sem
pre disponibile accogliendo tutti a braccia aperte, felice di po
ter 'dare' senza tener conto del lavoro che ci comportava per
lei. Nel periodo milanese ad una nipote che prestava servizio al
la Fiera trovava il tempo di portare un thermos, con qualcosa di
caldo 'per tenerla su'.
Sull'autobus, ad ottanta anni suonati, cedeva il posto ad ester
refatti 'signori anziani'!
91
I CLERICI UNO PER UNO
Con il suo passo caratteristico (piccoli passi affrettati) era sem
pre in moto, instancabile ed attenta e non poteva vedere nes
suno sfaccendato.
Le piaceva il cinema, ma poteva andarci molto raramente; ave
va una grande passione per i fiori che coltivava e curava molto
bene; le piacevano le gallerie d'arte ed i musei.
Solo lei sapeva il bene che faceva e durante la guerra Villeg
gio non ebbe molestie da nessuno perch 'la signorina Adelai
de' ed i Clerici in genere hanno sempre fatto del bene ed aiu
tato chi si rivolgeva a loro nelle pi diverse necessit".
IX. Enrico I (Antonio Girolamo Ambrogio). Medico, nobile dei
conti Clerici. Nasce a Costa de Nobili il 16 dicembre 1867, muo
re a Milano in Via Donizetti 38 - Parrocchia di Santa Maria del
la Passione l i l dicembre 1946. Frequenta a L ecco le scuole ele
mentari presso un sacerdote, fratello dell'abate A ntonio Stop-
pani e il liceo classico a Pavia al ginnasio-liceo Ugo Foscolo.
Allievo interno per cinque anni del collegio Ghislieri frequenta
la facolt di Medicina a Pavia. Espulso dal Ghislieri per motivi
disciplinari che non ci sono noti, passa allUniversit di Pisa do
ve si laurea il 2 luglio 1892. Per un anno (1892-93) fa pratica
medica a Firenze. Entrato nellOspedale Maggiore di Milano di
venta assistente, aiuto medico col professor Edoardo Bonardi e
poi primario medico. E un affermato medico ospedaliero e li
bero professionista; visita al Vittoriale DAnnunzio; ha in cura il
generale Osio, governatore di S.M. Re Vittorio Emanuele III e
il patriota Missori. Comproprietario del fondo di Costa de No
bili ed affittuario del fondo di Villareggio resta in societ con i
fratelli e le sorelle. Nel tempo Ubero si dedica con competenza
alla programmazione e alla sorveglianza dell'attivit agricola134.
Appassionato della caccia vi si dedica in riserva, nel Tirolo e sul
le terre di propriet della famiglia. Amante della montagna, fi
no al 1914, con la mogUe e i fgh e donna Mercede Visconti, com-
1,41Clerici furono tra i primi imprenditori della Bassa ad acquistare in proprio la locomobi
le, lodierna mietitrebbiatrice, macchina straordinaria e costosissima per quei tempi. Il 16 lu
glio 1881 ne fu rivenduta una ai frateli Dellera di Beigioioso, dopo aver effettuato le prove
della caldaia a vapore per lire 674. Nel 1883 c a Costa un trebbiatoio con locomobile va
lutato lire 5.000. Ricevute in A.d.C.C.
92
I CLERICI UNO PER UNO
pagna di collegio di L ina, solito passare le vacanze in Svizze
ra, che conosce assai bene poich vi si reca periodicamente ad
acquistare bestiame per la sua azienda. Nel 1919 acquista una
grande villa a Viggi nel Varesotto.
Commendatore dellOrdine della Corona dI talia (R.D. 27 ot
tobre 1922). Con Regio Decreto 17 agosto 1941 Re Vittorio Ema
nuele I I I , concedendo il titolo di conte al generale Ambrogio
Clerici, stabilisce la possibilit di trasmetterlo al fratello Enrico
e da questi ai suoi discendenti maschi per linea di primogenitu
ra. Morendo prima del fratello non acquisisce il titolo di conte:
ha diritto dal 1941 a quello di nobile dei conti Clerici.
Sposa:
- a Milano nella parrocchia di Santa Francesca Romana di via
Manzoni, nel gennaio 1898 Paola Maria Celada, detta L ina, fi
glia di Angelo Celada e Carlotta L azzaroni.
Nobile dei conti Clerici. Nasce a Milano in via Farine, il 21 apri
le 1875, muore a Milano il 17 novembre 1942, parrocchia di San
ta Maria della Passione. Studia a L odi presso il Collegio delle
Viggi, anni Venti; da sinistra Nino Lazzaroni Ticozzi, Emilio, Mercedes, Maria ed
Anna Clerici con le antilopi che nonno Enrico allevava nel parco della sua villa.
93
I CLERICI UNO PER UNO
Enrico e Paolina con i figli, da sinistra e dallalto,
Maria e Carlo, Mercedes, Anna ed Emilio,
Dame I nglesi, poi in A ustria ad Eichstatt. Conosce il tedesco,
Finglese e il francese. Profondamente religiosa cura anche que
sto aspetto delleducazione dei figli chiamando presso di s, co
me educatori, dei sacerdoti.
Dirige con giusto vigore la sua casa nella quale prestano servi
zio a tempo pieno una cuoca, la cameriera Nitota (Maria Ma-
linverni, originaria di Costa de Nobili), l autista Peppino (Giu
seppe Martinenghi) e a tempo parziale una lavandaia e una don
na a ore per le pulizie grosse. Daccordo col marito organizza
ogni mercoled una cena con i familiari e gli amici.
Da cui:
1. Carlo [X]
2. Maria. Nobile dei conti Clerici, comproprietaria del fondo di
Costa de Nobili. Nasce a Milano il 27 novembre 1901, muore a
94
I CLERICI UNO PER UNO
Milano, in via T. Tasso 11, Parrocchia di Santa Maria Segreta, il
13 settembre 1983. Diplomata alla Scuola superiore di lingue a
Milano alla Scuola Manzoni. Dama della Congregazione di Carit
della San Vincenzo presso la Parrocchia di Santa Maria Segreta.
Sposa
- a Milano, nella Chiesa di San Carlo al Corso, il 3 giugno 1926,
Erminio Albertario, figlio del medico dottor Pietro A lbertario e
di Paolina Ticozzi, sorella di Cleofe Ticozzi Clerici che nasce a
Laglio (Como) il 28 agosto 1899 e muore a Milano, in via Tasso
11, il 14 dicembre 1984. I ngegnere, ufficiale del Regio Esercito,
presidente e consigliere delegato della societ L eonardo da Vin
ci. Cultore di musica classica, in giovent scrive alcune com
medie, registrate presso la Siae.
3. Emilio. Nobile dei conti Clerici, avvocato. Nasce a Milano il
15 novembre 1905, muore a Milano il 12 aprile 1967. Dottore
in giurisprudenza (Universit di Pavia, 12 luglio 1927); procu
ratore legale; avvocato con studio propri o in Milano. Sottote
nente dartiglieria (30 settembre 1925); tenente (16 gennaio 1939);
capitano (11 luglio 1942). Richiamato alle armi nel 1942 presta
Paolina Celada Clerici.
Enrico Clerici, bisnonno.
95
I CLERICI UNO PER UNO
servizio in Sicilia con il suo reparto. Nel luglio 1943, dopo es
sersi opposto agli anglo-americani, attraversa lo stretto di Mes
sina, nel quale getta gli otturatori dei cannoni della sua batteria
che non aveva potuto trasportare e a piedi con il reparto di ar
tiglieri raggiunge la Puglia. I nternato nei locali della Fiera del
L evante a Bari chiede di far parte del Corpo di L iberazione. I n
quadrato nel Gruppo di combattimento Nembo, poi Folgore
partecipa alla guerra di liberazione. Cavaliere dellOrdi ne della
Corona dI talia e croce di guerra. Prima del conflitto ha diretto
il settore giovanile della societ calcistica I nter; il gagliardetto
della squadra sar presente ai funerali. Congedatosi dal Regio
Esercito nel 1945, pur rimanendo iscritto allOrdine degli avvo
cati, sceglie di entrare nellazienda del cognato A ugusto Valli,
proprietario di una fabbrica di calze.
Sposa:
- a Milano il 5 giugno 1940 Fausta Foggiani (figlia di Gi usep
pe Boggiani e di Anita Bacchini). Nobile dei conti Clerici. Na
sce a Milano il 9 luglio 1906, muore a Cernusco sul Naviglio
nellaprile 1996.
GLI ALBERTARIO
Gli Albertario si sono alleati ai Clerici ben quattro volte:
- A Mirabello il 6 febbraio 1726 Ambrogio Clerici, figlio di Car
lo Antonio Clerici spos Anna Maria Albertario.
- A Mirabello il 12 gennaio 1735 Giovanni Antonio Clerici, fi
glio di Carlo Antonio spos Angela Maria Albertario, figlia di
Ambrogio.
- A Viilareggio il 21 dicembre 1925 Anna Clerici (figlia di Do
menico e Cleofe Ticozzi) spos il cugino ingegnere Luigi Alber
tario (figlio di Pietro Albertario e di Paolina Ticozzi).
- A Milano (chiesa di San Carlo al Corso) il 3 giugno 1926 Maria
Clerici (figlia di Enrico Clerici e di Paolina Celada) spos il cugino
Erminio Albertario (figlio di Pietro Albertario e di Paolina Ticozzi).
96
I CLERICI UNO PER UNO
Emilio Clericit, ufficiale del Gruppo di combattimento
Folgore durante la guerra di liberazione.
4. Anna. Nobile dei conti Clerici, comproprietaria del fondo di
Costa de Nobili. Nasce a Milano il 31 ottobre 1907. Frequenta
a Milano le scuole presso le Suore Benedettine. Sposa a Milano
nella Parrocchia di Santa Maria della Passione, il 19 aprile 1928
Achille I mazio (detto Zz) che nasce a Genova il 3 novembre
1896, figlio di Federico I mazio e di Maria Cattaneo. M uore a
Genova nellaprile 1986. I ngegnere. Presidente per numerosi an
ni dellOrdine degli I ngegneri di Genova. Ha interessi culturali
molto solidi, testimoniati da una biblioteca vasta ed aggiornata.
7. Mercedes. Nobile dei conti Clerici, comproprietaria del fon
do di Costa de Nobili. Nasce a Milano il 2 maggio 1909. Con
segue la maturit classica presso il R. liceo classico Berchet. Muo
re il 13 dicembre 2002 a Viggi.
Sposa:
- a Villareggio il 21 gennaio 1931 Augusto Valli, figlio di Giu
seppe e di A nna Legros, che nasce a Viggi il 29 aprile 1904 e
97
I CLERICI UNO PER UNO
muore a Viggi il 13 settembre 1991. Proprietario di una fab
brica di calze. Ama Fatte e dipinge per diletto: identifica i mo
delli di calze che produce, col nome dei figli - e anche una serie
col nome della nipote Chitty, Paola Caterina Clerici - e sulle sca
tole fa riprodurre a colori il ritratto del titolare del modello. L a
caccia una sua grande passione che condivide con i grandi
cacciatori della famiglia Clerici, il suocero Enrico Clerici, Io zio
Pipa ali^is avvocato Carlo Clerici e il generale Ambrogio Clerici
che nella tenuta reale di San Rossore va a caccia con Re Vittorio
Emanuele I I I e in Somalia caccia l elefante con S.A.R. il Princi
pe di Piemonte. Fa grandi battute alle quali partecipano anche
zio Nino (commendator Francesco L azzaroni Ticozzi), il Magin
(il professore di francese Maggi che aveva una villa a Casteggio),
l avvocato Ramella e nonno Melloni (il dottore in legge Ettore
Melloni, cavaliere della Corona dI talia, gi compagno di scuo
la di Enrico Clerici a Pavia al liceo classico Ugo Foscolo).
Mercedes e Gigi bambini.
98
I CLERICI UNO PER UNO
6. Luigi. Nobile dei conti Clerici, comproprietario del fondo di
Costa de Nobili. Nasce a Milano il 7 settembre 1916, muore a
Genova il 7 ottobre 1966. Battezzato nella chiesa di San Carlo
al Corso il 26 settembre 1916. Ricevette la cresima nel Duomo
di Milano il 2 giugno 1925.
allievo interno del Convitto Nazionale a Genova e nel 1935
consegue il diploma di peri to agrario a Brescia, presso il Re
gio isti tuto agrario Pastori.
Si iscrive alla facolt di agraria della Regia Universit di Milano,
laureandosi il 5 novembre 1940. Sottotenente del Servizio auto
mobilistico (R.D. 28 giugno 1939) partecipa in zona di guerra
alle operazioni contro la Francia (giugno 1940) e nel 1941-42 fu
in Albania col 92 Autoreparto Pesante partecipando dal 12 mar
zo 1941 al 3 aprile 1941 alle operazioni di guerra svoltesi alla
frontiera grecoalbanese, e dal 6 al 18 aprile 1941 alle operazioni
svoltesi alla frontiera albanese-jugoslava. Tenente (R.D. 17 lu
glio 1942). Dal 1949 al 1966 vive a Genova dedicandosi ad atti
vit commerciali.
Sposa
- a Genova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie e San Ge
rolamo, il 21 marzo 1942, Laura Corrado, figlia dellarmatore,
capitano di lungo corso A ndrea Corrado, cavaliere del lavoro e
di I nes Pescetto. Nobile dei conti Clerici. Nasce a Genova il 21
agosto 1909, muore a Genova il 21 aprile 1992. I nfermiera vo
lontaria della Croce Rossa I taliana, imbarcata su navi ospeda
le durante la seconda guerra mondiale.
X. Carlo. Conte Clerici, medico. Nasce a Milano in via San Pro
spero - Parrocchia di San Tomaso in Terra Amara il 5 giugno
1899, muore a Milano in via Donizett 38, parrocchia di Santa
Maria della Passione, il 7 ottobre 1984.
Frequenta a Milano le scuole elementari in via della Spiga; poi
l istituto tecnico Carlo Cattaneo, sezione fisico-matematica, ot
tenendo la licenza nel marzo 1917 e nellottobre dello stesso an
no consegue, con esame di integrazione, la licenza liceale, se
zione moderna, presso il liceo Berchet.
99
I CLERICI UNO PER UNO
Durante lestate frequenta Costa dove risiede sua nonna Cleofe135.
Chiamato alle armi nel luglio 1917 presta servizio ad A cqui co
me soldato nella 1 sezione del 23 Reggimento artiglieria da
campagna. Nel novembre 1917 entra nellaccademia militare di
artiglieria di Torino. I l 28 febbraio 1918 promosso aspirante;
nellaprile raggiunge in prima linea, in Val DAstico, il 9 Reg
gimento artiglieria da campagna col quale far tutta la guerra.
Sottotenente 10 maggio 1918, poi tenente.
Nel novembre 1917 si iscrive alla facolt di Medicina presso lU
niversit di Pavia; si laurea il 7 luglio 1923 con punti 110 su 110.
I l Consiglio degli I stituti Ospitalieri di Milano lo nomina medi
co assistente interno il 1 gennaio 1925 e medico assistente ordi
nario il giorno 1 luglio 1928. Dal 12 luglio 1929 al 30 aprile 1931
rimane assente perch affetto da infezione melitococcica acqui
sita in servizio; pubblica uno studio sul decorso e la cura di que
sta malattia. I l 22 novembre 1933 passa allI stituto di Patologia
Speciale medica della Regia Universit di Milano al Padiglione
Granelli. Consegue la specializzazione in medicina interna nel
1936. Aiuto medico dellOspedale Maggiore di Milano nel 1939.
Uscito dallOspedale Maggiore alcuni anni dopo, si dedica inte
ramente alla libera professione. Fra i suoi pazienti ricordiamo:
Mario Missiroli, direttore del Corriere della Sera, Renato Si-
moni, Rossa, Ghedini, Mattioli, I nnocenzo Monti e altri.
E, per beneficenza, medico dellI stituto Suore di Betlem e delle
Suore del Buon Pastore in via San Vittore.
Esercita la professione medica fino allultimo giorno della sua
vita16. H Comune di Milano (7 dicembre 1981) gli decreta un at
testato di benemerenza, firmato dal Sindaco della citt (Carlo
Tognoli), con questa motivazione:
Medico, allet di 82 anni esercita ancora con passione e di
sinteresse la libera professione. Si adopera con particolare im
pegno a curare gli ammalati meno abbienti e viene unani
memente definito uno degli ultimi medici di famiglia.
Assieme compiranno numerosi rggi in carrozza al Montalino di Stradella, allora denomi
nato Rocca Ticozzi, soggiorno estivo dei cugini di Cleofe.
"6Ai suoi funerali accorse anche don Piero Angelini, parroco di S. Maria di Villareggio, amico
della famiglia, nipote di don Cesare Angelini, letterato pavese, manzoniano illustre.
100
I CLERICI UNO PER UNO
Carlo Clerici a cavallo durante
la prima guerra mondiale.
Comproprietario del fondo di Costa de Nobili che venduto il
28 ottobre 1976 con rogito del notaio Grisi di Pavia. I l fondo
stato nel patrimonio della famiglia per 165 anni!
Sposa
- a Trento nella chiesa di San Pietro il 14 maggio 1938 Anna Val-
dagni, figlia del farmacista dottor Giuseppe Valdagni e della no
bile del S.R.I. Catterina de Negri di Montenegro17. Contessa Cle
rici. Nasce a Brescia il 25 luglio 1910, muore a Milano nella Cli
nica Capitanio il 13 marzo 1984.
Frequenta a Trento la scuola delle Dame di Sion dove riesce ad
accedere grazie allintervento del Principe Vescovo, lontano pa-
B7Testimoni al matrimonio di Carlo e Anna furono Francesco Lazzaroni Ticozzi e Giulio Fer
rari, noto per aver introdotto per primo nell'enologia italiana il metodo champenois >studiato
lungamente in Francia a Montpellier.
101
I CLERICI UNO PER UNO
rente della famiglia; a Roma frequenta poi la scuola delle infer
miere presso il Policlinico (1931-34). Assistente sanitaria visita-
trice (6 luglio 1935).
Per conto della Croce Rossa I taliana partecipa nel 1936, a Val-
sinni (Matera), alla campagna antimalarica per sei mesi, dopo
aver seguito a Nettuno nel maggio 1935 un corso di profilas
si antimalarica.
A lterna lo studio con lassistenza agli ammalati e il lavoro in sa
la operatoria e alla fine del corso ottiene l abilitazione a funzio
ni direttive nellassistenza sanitaria.
Dopo il matrimonio si dedica interamente alla famiglia. Era don
na capace di atti di grande generosit poich sapeva indovinare
i bisogni e i desideri degli altri, aveva una forte carica di uma
nit; sappiamo che nella notte dell8 settembre 1943 lei che era
sola con i suoi bambini nella grande villa di Viggi accolse due
soldati italiani in fuga verso la Svizzera e senza esitazione diede
loro cambio dabiti, cibo e li fece accantonare per la notte nella
casa del custode tutto a suo rischio.
Anna Valdagni Clerici.
Diploma di assistente sanitaria
visitatrice assegnato ad Anna
Valdagni dalla Croce Rossa.
10 2
I CLERICI UNO PER UNO
CARLO CLERICI MEDICO, NEL RACCONTO
DELLA SCRITTRICE LALLA ROMANO
Carlo Clerici dedic la vita intera alla medicina, ottenendo an
che grandi gratificazioni dalla sua infaticabile attivit. Uno dei
ricordi pi vivi ci viene dalla scrittrice Lalla Romano che ha scrit
to di lu nel libro Nei mari estremim In quel periodo Carlo era
medico curante del marito della scrittrice, Innocenzo Monti, al
lora presidente della Banca Commerciale Italiana, che assistet
te fino alla morte, in tutte le fasi di una malattia.
Cos la Romano scrive: _
...La mia idea adesso - allora era un sospetto - che Clerici,
medico generico, attento ma apparentemente scanzonato,
sapesse. Col seguito della storia, non ho che da lodare, ammi
rare la sua prudenza, la sua saggezza, la sua carit 39.
Carlo si dedic con grande impegno all'assistenza del paziente:
...Il Professore - come tutti i professori - era scomparso. Cleri
ci disse: 'Non c' pi mia moglie; non m'importa di andare in
villeggiatura'. Dispose per le trasfusioni e venne da noi tutti i
giorni, anche due volte al giorno140.
Carlo cercava in ogni modo di assistere Innocenzo Monti nel
la fase terminale e di offrire qualche conforto pur nella diffi
cile situazione.
... Tutti i giorni Clerici mi annunciava, col tono della buona no
vella: 'La pressione buona!'. Lo palpava anche, e accennava,
ma come sorvolando: 'Qui c' qualche durezza...'. Sono sicura
che aveva capito; e sono anche sicura che trovava inutile infor
marmi. Diceva invece: 'Fin che c' vita bisogna viverla al meglio'.
Nel primo pomeriggio, durante la trasfusione, con Clerici e l'al
tro medico, Innocenzo discorreva, lo mi isolavo nella penombra
del piccolo soggiorno, sulla poltrona azzurra che fu poi la sua,
e senza volerlo mi addormentavo; mi svegliavo quando il me
dico dell'AVIS se ne andava, per salutarlo. Con questo medico
ho parlato, dopo, di quelle conversazioni. Mi disse che Inno
cenzo raccontava i viaggi...4.
1.8Romano Nei mari estremi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1987. Un ringrazia
mento particolare va a Valentina Di Mattei per i preziosi consigli e Paiuto alla revisione del
capitolo dedicato a Carlo Clerici.
1.9Romano L., op. cit., pag. 146.
i4 Romano L., op. cit., pag. 151.
141Romano L., op. cit., pag. 153.
103
I CLERICI UNO PER UNO
La comunicazione con il malato e la famiglia non dovevano es
sere sempre facili.
. ..Non ho capito se Clerici conoscesse il nome dell'organo col
pito; certo ne avranno parlato, col Professore. Con me non ne
fece cenno, n io con lui per informarmi. Anche Innocenzo sa
peva, certo ignorando il nome, come me. (Era un nome elegan
te, greco; l'ho saputo tempo dopo, senza domandare: uno di
quegli organi che si sentono nominare solo a scuola quando si
studia il corpo umano.) A lui bastava sapere che 'doveva andar
via': Faceva un breve gesto, a indicare l'addio, la partenza42.
Pur nel dolore Carlo riusciva ad essere un costante riferimento
per Innocenzo e la moglie. Le sue doti erano la modestia e la
tenace costanza.
...Clerici ordin certe supposte, che io passavo a Innocenzo la
sera, quando i dolori divenivano insopportabili; erano precedu
te nei pomeriggi dalle rosee palline dell'Optalidon. Ogni giorno
Clerici mi rassicurava sulla pressione (per me flatus vocis).
Conversava leggero, gaio. Raccontava di s. Era stato in gio
vent un ufficiale brillante di cavalleria [n.d.a. in realt fu uffi
ciale d'artiglieria durante la prima guerra mondiale]; aveva scel
to la professione, non la carriera; proveniva da studi tecnici. 'Non
comico? diceva. Quando era morta sua moglie, anni prima,
avevamo visto dal giornale che era contessa. 'Allora lei con
te dissi una volta. 'S, s' ammise scrollando le spalle. Il suo na
so era indubbiamente aristocratico, gli occhi tondi dietro le len
ti spesse gli davano un'aria interrogativa. Il Professore143ci ave
va detto che lo portava a esempio agli studenti, ad ogni inizio
di corso: 'Se volete vedere in persona un vero medico, andate
alle otto di mattina in via Donizetti, vedrete un signore smilzo,
calvo, che cammina svelto con una borsa nera sotto il braccio.
lui, che gi fuori per una visita'...,44.
Per tutta la durata della malattia Carlo fu impegnato a seguire
il paziente.
...Fu, come ho detto, un 'tempo' largo, lento, declinante. Lui
stesso faceva con la mano segno di scendere di giorno in gior
no, abbassando piano il palmo della mano. Non contraddicevo.
m Romano L op, cit., pag. 159.
D professore Nicola Dioguardi, ordinario di clinica medica allUniversit Statale di Milano.
1+1Romano L,, op, cit., pagg. 160-161.
104
I CLERICI UNO PER UNO
Era come se constatasse e informasse, sapendo la gravit senza
attenuarla n accentuarla.
lo non commentavo, non volevo ingannarlo, e nemmeno avrei
desiderato che si ingannasse. Avevo troppo rispetto per lui e per
la morte. Non c'era e non cercavamo consolazione. Cera quel
l'assistenza di Clerici, di Tagliaferri. La fedelt dell'umilt. Le gior
nate erano cos: Clerici arrivava presto, poi lui si alzava, andava in
bagno a farsi la barba; dopo, appoggiandosi a me prendeva po
sto sempre sulla stessa poltrona accanto alla finestra. Mi sedevo
sul panchettino davanti a lui, lo guardavo. Chiamavo tra me la
morte la Scarnificatrice...45.
In questa situazione i discorsi e i pensieri riguardavano spesso
aspetti spirituali.
. .. assorto, triste. A cosa pensi?'
'Alla realt'.
Ero pronta alla verit. Ma adesso penso: stata una vittoria del
la materia? Hoffmansthal dice che 'ogni uomo che muore por
ta con s un segreto: come gli sia stato possibile - spiritualmente
- vivere'. Anche quello che Clerici chiamava 'destino biologico'
pu essere vissuto spiritualmente. Certo Innocenzo intendeva
la sua condizione reale: la vitalit decrescente, diminuita. Realt
spaventosa e fatale, sulla quale non voleva ingannarsi. Se non
avessi domandato, non l'avrebbe detto. Era un'accettazione.
Non proclamata, nemmeno affermata...4e.
Epoco dopo il pensiero riguarda la rapida evoluzione della ma
lattia verso la morte.
... Una battuta scherzosa rasent lorrore, e perci fu, nella sua
leggerezza, tragica. Clerici, che ogni tanto riprendeva il suo te
ma del 'destino biologico', disse: 'Tutti abbiamo il tallone di
Achille'. Clerici non era mai sentenzioso se non per umorismo,
infatti aggiunse: 'lo non ho fatto studi classici, ma so cos''. La
sera Innocenzo sorrideva quasi malignamente, mentre stava per
ingoiare le due pillole di Optalidon. 'Perch sorridi ?' 'Perch
TOptalidon non pu nulla contro il tallone d'Achille'147.
Ad un certo punto la situazione precipita e Carlo ancora una
volta l a prestare la sua assistenza.
I4 Romano L., op. cit., pag. 162.
31,6Romano L., op. cit., pag. 173.
147Romano L., op. cit., pagg, 180-181.
105
I CLERICI UNO PER UNO
. . .Domenica. Compare Clerici, per la prima volta senza sorriso,
sbarrati i grossi bulbi raddoppiati dalle lenti: 'Signora, la pres
sione caduta!'. Non avevo mai afferrato l'importanza della
buona pressione, adesso capisco tutto da quegli occhi allarma
ti. Del resto avevo sempre saputo che l'ottimismo era un suo
modo di aiutare...,4S.
Con una triste coincidenza Carlo muore pochi giorni dopo la
morte del suo paziente. Cos Lalla Romano ne scrive.
...Il dottor Clerici era venuto, per il funerale, ma io non l'avevo
visto. L'aveva incontrato Rachele: lui aveva preso l'ascensore di
servizio. Portava un grande mazzo di dalie di giardino, non di
fioraio. Disse a Rachele, vedendola afflitta: 'Vede, la cosa peg
giore non la morte, la solitudine'. Serbo tutte le parole che
ho sentito da lui. Non gli avevo mai domandato il nome n il
'luogo' del male, contavo di parlarne con lui dopo, di farmi di
re tante cose di Innocenzo.
Il primo fine-settimana fu crudele, per me, non tanto per l'as
senza, anche se era sullo sfondo e aveva determinato le circo
stanze; ma un'altra storia. Il luned telefona la Liliana, con la
sua ferma dolcezza: 'signora, c' una cattiva notizia'. 'Ci pos
sono essere ancora cattive notizie, per me?' domando stanca
mente. Doveva pur dirmelo, era morto Clerici: improvvisamen
te, nella notte. Fu un nuovo dolore, anzi un raddoppio, e inte
grante, inerente alla nostra storia.
Era una continuazione, e anche una conclusione, come in un
romanzo. Mi ricordai del 'destino biologico' che per lui si era
compiuto cos - del resto pietosamente - insieme al suo desti
no nel senso pi ampio. Mi illumin il significato della morte,
che tanto mi appassionava e tanto mi appassiona. Ho avuto
questo pensiero: nell'arte essenziale fermarsi in tempo; nella
vita la morte lo fa per noi...49.
La scrittrice riporta poi un evento raccontatole da Carlo, pro
babilmente durante i dialoghi avuti nel periodo della fase ter
minale della malattia d'Innocenzo.
...Il dottor Clerici aveva raccontato che alla morte di un famo
so critico teatrale suo amico [n. d. aa. Probabilmente l'autrice
fa riferimento a Renato Simoni], era successo proprio questo:
143Romano L., op. cit., pag. 193.
I4'>Romano L., op. cit., pag. 210.
106
I CLERICI UNO PER UNO
un libro era caduto, inspiegabilmente, da uno scaffale della bi
blioteca dove si trovava la salma. Il dottore per quanto positivi
sta, era stato molto scosso dal fatto...150.
150Romano L., op. cit, pag. 211.
ANNA VALDAGNI E I SUOI ANTENATI
Enrico Clerici ricordava la nonna Chitti, madre di sua madre, con
commozione; era lei la consolatrice dei suoi dispiaceri infantili
e lo chiamava 'il mio piccolo gentiluomo'. A lui bambino rac
contava della sua giovent ad Arco, dell'eleganza di sua madre,
delle splendide feste che la famiglia De Negri teneva nella resi
denza di Arco dove pi volte Amalia aveva aperto le danze con
l'allora giovane arciduca d'Austria Carlo, che divenne impera
tore nel 1916.
Nel libro dei battezzati della parrocchia di S. Maria Assunta di
Arco di Trento al volume 21, pag. 318, numero 115, si legge che:
Ai 14luglio 1872
De Negri Canarina (Chitti), Lucia, Maria, figlia del signor Angelo
de Negri (nobile de Monte Negro, figlio di Gioacchino e della si
gnora Catarina Alovisi) e della signora Amalia d'Anna (figlia del
signor Pietro, I. R. Consigliere, e della signora Lucia Gazzetti)
nata oggid 14luglio 1872, battezzata dal signor arciprete Elio
doro Degara, levandola al Sacro Fonte il sudd. Pietro d'Anna.
Chitti era donna di raffinata cultura, studi al Collegio Bianco
ni di Monza ed in Austria. Conosceva bene la lingua tedesca e
il francese e fu abile collaboratrice del marito Giuseppe Valda-
gni, nato a Pergine l'11aprile 1866 e morto a Rovato (Brescia)
l'11gennaio 1921. Diplomato in farmacia all'Universit di Graz
il 10 luglio 1900; dal libro dei matrimoni celebrati nella Parroc
chia di S. Maria Assunta di Arco di Trento s legge che:
... add 26 agosto 1893 nella Cappella domestica in Be' di Ar
co, Valdagni signor Giuseppe farmacista a Rovato, nativo di Per
gine in Valsugana, figlio del fu signor dottor Francesco notaio
e della fu Adele Grammatica fu Stefano e Cattarina de Valenti-
ni, fu unito in matrimonio con De Negri signorina Cattarina da
Arco, celebrante il dr. Chini Arciprete di Arco.
107
I CLERICI UNO PER UNO
Testimoni Vincenzo Valdagni, studente in medicina e il signor
Gioacchino De Negri Imperiai Regio Ufficiale Aspirante.
La famiglia Valdagni in antico era aggregata al Consiglio Nobi
le di Venezia151.
L'imperatore d'Austria con Sovrana Risoluzione del 24 novem
bre 1820, conferm l'antica nobilt. L'arma di questa famiglia
: losangato d'argento e di rosso: col capo d'azzurro caricato
di tre bisanti doro.
Nell'Ottocento abitavano a Pergine Valsugana, dove esiste la
tomba di famiglia e possedevano in Campo Longo una casa da
nobili con terreni che facevano condurre a mezzadria.
I De Negri erano un'antica famiglia gi presente ad Arco nel
1200; si sa che l'imperatrice Maria Teresa d'Austria li aveva no
bilitati nel 1774 come premio della fedelt dimostratale dai fra
telli Angelo e Gioacchino. Creandoli nobili del Sacro Romano
Impero aveva concesso loro il predicato di Montenegro con lo
stemma che si blasonava cos: L'innalzamento alla nobilt se Ae
rano ben meritato i due fratelli come apprendiamo dalle impe
riali lettere patenti datate Vienna, 18 gennaio 1774.
Angelo de Negri dopo essersi laureato in giurisprudenza ricopr
dall'et di trentadue anni la carica di vicecommissario in Judi-
cialibus di Arco.
151G.B. di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane
estinte e fiorenti.
Stemma dei De Negri
di Montenegro.
108
I CLERICI UNO PER UNO
Suo fratello Gioacchino fu eroico ufficiale, tanto che l'impera
tore doveva riconoscergli nelle lettere patenti che: fu presente
con molta lode alle Guerre di Baviera, d'Italia, di Francia e a tut
te quelle di Prussia e che nelle battaglie accadute durante quel
le guerre, assedi, scaramucce e altri incontri ostili, ademp i do
veri di un valoroso e zelante officiale con esporre la propria vi
ta e cos riport sempre la soddisfazione presso i Suoi Superiori
non solo, ma anche di grado in grado di avere avanzamenti ot
tenuti in premio delle sue meritevoli operazioni, inoltre che non
nell'anno 1744 presso Kojsh nella Slesia, ove egli con perdita di
tutto Usuo equipaggio, quale egli poscia perdette anco nella ri
voluzione impensatamente suscitata in Genova (fu fatto pri
gioniero dal nemico) ma anche nell'anno 1757 all'assedio di
Praga riport gravi ferite al suo corpo.
Questo bagaglio di tradizione apparteneva al piccolo Angelo
de Negri, nato nel 1840 al nobile del S.R.I. Gioacchino de Ne
gri di Montenegro da Catterina Alovisi. Egli era il quinto di sei
fratelli: Anna (1834), Francesco (1835), Barbara (1837), Anto
nio (1838) ed Elvira.
Comp ottimi studi in collegio poich le floride condizioni della
famiglia lo permettevano; nel 1860 era studente all'universit
di Padova quando gli giunse la notizia che Garibaldi stava per
organizzare una spedizione contro il Regno delle Due Sicilie.
Senza avvertire i genitori varc il confine ma arriv in ritardo per
partecipare alla spedizione dei Mille. Rientrato a casa decise di
arruolarsi nel 1862 come volontario con ferma di tre anni nel
Regio Esercito Italiano. Nel giugno 1862 fu assegnato al corpo
dei Bersaglieri, con matricola 4794 e fu inquadrato nella 1 Com
pagnia del 35 battaglione del 5 Reggimento Bersaglieri. Il bat
taglione al comando del maggiore Francesco de Vecchi fu im
pegnato nella lotta al brigantaggio. Angelo de Negri fu nomi
nato caporal maggiore. Nel bosco di Melfi durante uno scontro
con i briganti fu gravemente ferito alla fronte e per tutta la vi
ta ne port un vistoso ricordo. Fu congedato con attestato di
lode. Era giunto il tempo di riprendere gli studi universitari. Si
iscrisse a Padova alla facolt d'ingegneria, quell'universit fa
ceva parte del Regno d'Italia, tanto che la Imperiai Regia Pretu
ra di Arco, il 7 ottobre 1866 dovette rilasciargli il passaporto n
387 per l'estero 'in nome di Sua Maest Imperiale e Regia, Fran
cesco Giuseppe II, imperatore d'Austria'.
Il 15 aprile 1869 sostiene la discussione in varie tesi ed in ulti-

109
I CLERICI UNO PER UNO
mo viene proclamato dottore in matematica, leggasi ingegne
re. Ritornato ad Arco, Angelo de Negri esercit la professione
d'ingegnere che gi esercitava il fratello.
Dal giugno 1872 al maggio 1873 l'ingegner Francesco de Ne
gri di Montenegro inizi le operazioni topografiche per la 'li-
veflazioneferroviaria Riva-Arco-Ravazzone'152. Con la morte del
padre Gioacchino, avvenuta il 2 settembre 1870, Angelo de Ne
gri assunse in prima persona l'amministrazione dei beni perch
i fratelli avevano voluto tenerli in comunione. Si divideranno so
lo nel 1895.1fratelli Francesco e Antonio gli rilasciarono (Arco,
1 settembre 1871) una procura generale. L'amministrazione
non era cosa di poco conto, poich la Fraterna de Negri posse
deva case, campi, uliveti e inoltre occorreva amministrare an
che i beni materni.
Frattanto per Angelo venne il tempo di accasarsi; i suoi occhi si
posarono su Amalia d'Anna, nata ad Arco il 7 aprile 1849 (a so
li due anni era rimasta orfana di madre), figlia del dottor Pietro
d'Anna, magistrato (I.R. Consigliere d'Appello) e di Lucia de Gar-
zetti. I d'Anna erano originari di Feltre. Il matrimonio fu cele
brato ad Arco il 4 settembre 1871. Da Angelo e Amalia nac
quero Caterina (detta Chitti), Gioacchino (nato ad Arco il 2 set
tembre 1873), Pierino (nato ad Arco il 5 ottobre 1874, Bianca
(nata ad Arco il 13 giugno 1888). Angelo De Negri altern la
professione d'ingegnere con l'amministrazione dei beni della
fraterna e la partecipazione alla vita pubblica. Resse le sorti de!
Comune di Arco per diciassette anni; fu sindaco dal 7 luglio
1873 al 7 agosto 1875, dal 12 luglio 1888 al 28 maggio 1892
e infine podest dal gennaio 1907 al maggio 1915.
A! suo sindacato andava ascritto l'aver favorito la realizzazione
della ferrovia Mori-Arco-Riva del Garda, i cui lavori iniziarono
nel marzo del 1890; la ferrovia fu inaugurata il 28 gennaio 1891.
Come sindaco aveva voluto nel 1890 che il Comune di Arco as
sumesse direttamente la responsabilit del luogo di cura153in
modo che la programmazione e gestione restasse in mano ita
liana e non austriaca.
Angelo De Negri costru una grande villa che chiam villa Mon
tenegro quasi a concretizzare il predicato nobiliare della fami
glia che era di fantasia e non incardinato a un territorio. Dopo
mVincenzo Cazzaniga, Arco - itinerario storico turistico della Busa, La Conca doro del Tren
tino, Mori 1986.
Si parla del Sanatorio di Arco.
110
I CLERICI UNO PER UNO
i fatti di Sarajevo, nel maggio 1915 l'Italia dichiar guerra al
l'Austria. Angelo De Negri, di profondo credo italiano, subitosi
dimise perch 'c'era conflitto di sentimenti'; non se la sentiva
di servire lAustria in guerra contro l'Italia. Suo figlio Gioacchi
no (Joachim von de Negri) invece come militare di carriera era
a favore dell'impero; capitano dell'I.R. Esercito nel 1917 sar
nominato maggiore. Ricopr un alto incarico come giudice del-
l'Assise Militare. Fu con l'esercito austriaco a Kronstadt, alle por
te di Leningrado154.
Angelo De Negri conobbe l'amarezza del confino poich le au
torit austriache gli 'consigliarono', eufemismo per dire co
strinsero, di lasciare Arco.
Chitti e Giuseppe ebbero sei figli; Amelia e Francesco morti in
fanti, Adile, Angiolina, Bianca ed Anna; quest'ultima spos Car
lo Clerici.
,wLe copie delle sue cartoline a Chitti sono depositate al Museo della Guerra di Rovereto
(TN), col numero dingresso 35/02 il 25 agosto 2002.
1. Enrico [XI]
2. Giuseppe (detto Bepi). Nobile dei conti Clerici. Nasce a Mi
lano il 29 aprile 1942. Vive fino al 1945 nella villa del nonno pa
terno a Viggi. Ritornato a Milano frequenta basilo e le scuole
elementari nellI stituto Vittoria Colonna; le scuole medie e il gin
nasio nellI stituto Zaccaria dei Padri Barnabiti; termina il Trien
nio del L iceo classico come interno al collegio Santa Maria dei
Padri Marinisti a Pallanza. Si laurea in Economia e Commercio
presso lUniversit Cattolica del Sacro Cuore. Frequenta nel 1968
la scuola Allievi Ufficiali a Foligno; sottotenente dartiglieria da
montagna nel Gruppo Asiago a Dobbiaco. L avora a Milano (se
de) e a Roma (direzione centrale) presso il Banco di Roma (dal
1992 Banca di Roma). Amante della montagna e appassionato
di scienze sociali.
Sposa
- a Milano nellAbbazia di Chiaravalle il 13 luglio 1972 Maria
Pia Beltrami, figlia del maestro A ntonio Beltrami, docente pres-
111
I CLERICI UNO PER UNO
IL FONDO DELLA COSTA:
165 ANNI DI STORIA DELLA FAMIGLIA
Data
Provenienza Causa
Destinazione
1811 Demanio pubblico
del Regno d'Italia
Acquisto della parte
principale del fondo
della Costa
Angelo Francesco
Clerici
1817 nob. Alessandro Bo-
netta
Acquisto di un'ulteriore
parte dei fondo
della Costa
Angelo Francesco
Clerici
1827 Angelo Francesco
Clerici (muore)
Ereditano pr
indiviso
Giovanni, Pietro,
Dionigi e Girolamo
Clerici
1833 Giovanni Clerici Vendita quota
Pietro, Dionigi e Gi
rolamo Clerici
1849
Divisione, in parti
uguali, tra
i tre fratelli Clerici
1855 Pietro Clerici
Vendita quota (1/ 3) Girolamo Clerici
1861 Dionigi Clerici (mor
to senza eredi)
Eredit quota
Girolamo Clerici
(proprietario
dell'intero fondo)
1883 Girolamo Clerici
(muore)
Eredit
Carlo, Eugenio e
Domenico Clerici
1883 Domenico Clerici
(muore)
Eredit
Figli di Domenico
(con gli zii Eugenio
e Carlo che badano
a nipoti e gestione)
1918 Carlo Clerici
(muore senza eredi)
Figli di Domenico
(pi zio Eugenio)
1919 Eugenio Clerici
(muore senza eredi)
Figli di Domenico
(fraterna)
1946 Enrico Clerici di Do
menico (muore)
Figli di Enrico pi zii
1976 Famiglia Clerici Vendita
Famiglia Mascheroni
112
I CLERICI UNO PER UNO
so il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, di cui stato an
che direttore e membro della direzione artistica della Scala, con
certista presso la Rai, compositore di musica da camera e di Car
la Gorlier. Nobile dei conti Clerici. Nasce a Milano il 17 aprile
1942. Conseguita la maturit classica si laurea in lingue stranie
re. Professoressa dal 1964 di lettere nelle scuole di Stato.
Da cui:
Antonio (Carlo Enrico). Nobile dei conti Clerici. Nasce a Mila
no il 23 giugno 1973. Frequenta il L iceo Classico presso il Gi n
nasio Berchet dal 1987 al 1991. Consegue la maturit classica
presso il L iceo statale Tito L ivio (1992). Si laurea in giurispru
denza presso TUniversit degli Studi di Milano il 29 ottobre 2001.
Enrico (Emilio Giovanni Angelo). Nobile dei conti Clerici. Na
sce a Milano il 2 aprile 1976. Frequenta il liceo scientifico, pres
so il quale consegue la maturit nel 1996. E iscritto al corso di
economia e legislazione per limpresa alla facolt di Economia e
Commercio presso l universit L uigi Bocconi.
Carlotta {Paola Caterina), Nobile dei conti Clerici. Nasce a Mi
lano il 12 novembre 1980. Frequenta il liceo classico presso il
Ginnasio Berchet dal 1994 al 1996 e completa il cursus degli stu
di superiori presso il liceo Tito L ivio, conseguendo la maturit
classica nel 1999. Dal 2000 iscritta allI stituto Europeo per il
Turismo (U.E.T.).
3. Paola Caterina (detta Kitty). Nobile dei conti Clerici. Medi
co: neuropsichiatra dellinfanzia presso lAzienda ospedaliera
Niguarda Ca Granda e presso lOspedale Fatebenefratelli. Na
sce a Milano il 6 aprile 1946. Tenuta a battesimo dal prozio A m
brogio Clerici, di cui sempre stata la nipote prediletta. Com
pie l intero ciclo scolastico, dallasilo alla maturit classica, pres
so l I stituto Vittoria Colonna di via Conservatorio. L aureata in
medicina e chirurgia presso lUniversit di Milano, si specia
lizzata in neuropsichiatria infantile nel 1980.
Sposa:
- a Milano nella Chiesa Santa Maria della Passione, il 24 giugno
1972, Arduino Cantafora figlio dellingegner Alfonso Cantafora,
113
I CLERICI UNO PER UNO
cavaliere ufficiale dellOrdine al merito della Repubblica, e di Si
stina de L uca, nato a Milano l 8 novembre 1945. Conseguita la
maturit scientifica, si laurea in architettura presso il Politecnico
di Milano. Dopo aver insegnato allI stituto Universitario di A r
chitettura di Venezia ed essere stato visiting professor allUni
versit di Yale, dal 1989 professore ordinario presso la facolt
di architettura di L osanna. Scrittore e pittore; alcuni suoi quadri
partecipano alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano.
Da cui:
Alfonso Gerolamo Cantafora. Nasce a Milano l 8 agosto 1973.
Ha frequentato a Milano il liceo scientifico L eonardo da Vinci.
Conseguita la maturit si iscrive nel 1992 alla facolt di archi
tettura presso l Universit di Milano. Grande appassionato di
cicloturismo e 'attacchi, arte che esercita nella L omellina.
Anna Adelaide Cantafora. Nasce a M ilano il 7 giugno 1977.
Allieva del Reale Collegio delle Fanciulle (1988-1991). Con
segue la maturit classica presso il liceo statale Parini nel 1996.
E iscritta alla facolt di scienza della produzione animale.
XI. Enrico Maria I I 155
Conte Clerici. Cavaliere
J ure sanguinis del
S.O.M. Costantiniano di
San Giorgio.
Nasce a Milano, in via
Donizetti 38 - Parroc
chia di Santa Maria del
la Passione, il 22 feb
brai o 1939, X V I I EF.
M uore a Milano in via
Torquato Tasso 9, il 3
settembre 2001. Dal
l ottobre 1942 al set
Bepi Ktty ed Enrico Clerici.
155Era solito firmarsi Enrico E. Clerici, intendendo con E. abbreviare lo pseudonimo di Ema-
nuelefiliberto.
114
I CLERICI UNO PER UNO
tembre 1945 vive a Viggi, in seguito allo sfollamento, nella vil
la del nonno paterno.
Ritornato a Milano frequenta le scuole elementari presso lI sti
tuto Vittoria Colonna; le scuole medie e il liceo classico presso
l I stituto Zaccaria dei Padri Barnabiti. Consegue la maturit clas
sica presso il liceo statale Parini. Svolge il servizio militare nel
genio trasmettitori. Si laurea in giurisprudenza presso l Uni
versit Cattolica di Milano con una tesi in diritto costituziona
le. Entra, il 3 giugno 1968, nella Banca Commerciale I taliana
come impiegato di 1 categoria. Presta servizio prima presso la
succursale di Trento a poi a Milano. Diventa capo sezione nel
1975, capo ufficio nel 1976 e funzionario nel 1979.
Chiamato in Direzione Centrale a Milano, lavora presso lUffi
cio Studi, sezione finanziaria, dal 1970 al 1974 e presso il servi
zio legale dal 1974 al 1998. I I 1 agosto 1984 assume la direzio
ne del nucleo pubblicazioni fiscali (dal maggio 1992: 3 sezione
dellUfficio Tributario del Servizio Legale) fino al 31 luglio 1998
Enrico Clerici a Moncasacco.
115
I CLERICI UNO PER UNO
La Malmostosa, a Moncasacco
(incisione di Eligio Milani).
quando si dimette. Realista per tradizione familiare e conserva
tore, ama definirsi un ghibellino.
I n vari scritti si definisce appartenente allEstrema Destra, ca
valleresca, elitaria, iniziatica e preferisce allattivit politica in
un partito, il ritirarsi su posizioni di studio. I n questo cammino
di ricerca viene iniziato alla massoneria nel 1973; nel dicembre
di quellanno apprendista, lanno successivo compagno e nel
gennaio 1976 maestro; nello stesso anno chiede di essere po
sto in sonno (nei suoi diari scriver note amare su questo per
corso che delude le sue aspettative di un cammino iniziatico).
Dal 1984 presidente dellassociazione culturale Amici della
Corona Ferrea.
Ha raccolto molti libri di scienze tradizionali che conserva in
una casa-torre, la Malmostosa, a Moncasacco, in provincia di
Piacenza. Nelle sue fondamenta durante la costruzione ha fatto
inserire una pietra proveniente dal castello di Montsgur, ulti
mo baluardo della resistenza catara. Ha pubblicato quattro li
bri. Cultore di storia della Famiglia e della Tradizione.
116
I CLERICI UNO PER UNO
Sposa:
- a Genova nella cappella del Seminario Serafico dei P.P. Cap
puccini di Santa Maria degli Angeli, celebrante don L uigi Bisso,
parroco di San Giuseppe di Priaruggia, amico della famiglia156, El
vira Luisa Nina Costa (EIvy), figlia del capitano Alfredo Costa -
1 capitano del Genio Navale della Regia Marina e direttore di
macchina nella Marina Mercantile. Medaglia doro di lunga na
vigazione e insignito della medaglia per le campagne militari
1 9 4 3 ^ 5 - e di Mariadelaide Gazzolo. Contessa Clerici. Nasce
a Chiavari il 14 settembre 1939. Frequenta le scuole elementari
e le medie presso le suore Giannelline di Chiavari. A Genova
frequenta il L iceo Artistico Nicol Barabino, dove consegue la
maturit. I n quel periodo ha come insegnanti Bassano, Berta-
gnin, Scanavino e Verzetti e ha frequentato lungamente lo stu
dio di Aldo Bezzi. I nsegnante d Storia dellArte. Pittrice, nel pe
riodo 1962-66 partecipa a numerose rassegne darte. Dopo il
matrimonio si dedica completamente alla famiglia.
Da cui:
1. Carlo Alfredo [XI I]
XII. Carlo Alfredo (Emilio Massimiliano Ambrogio). Medico.
Conte Clerici. Nasce a Genova il 25 agosto 1969 ed battezza
to il 5 ottobre 1969 nella Parrocchia di San Giuseppe di Pri a
ruggia. Frequenta a Milano la scuola materna, le scuole elemen
tari e medie presso lI stituto delle Suore del Buon Pastore in Via
San Vittore 29, i corsi presso il ginnasio-liceo statale Tito Livio
dove, nel luglio 1987, consegue la maturit classica. Si iscrive al
la facolt di medicina e chirurgia dellUniversit di Milano, lau
reandosi il 16 marzo 1994 con lode. Allievo Ufficiale nella Scuo
la di Sanit Militare, sottotenente medico nel 1995 presso il Ser
vizio Sanitario della Regione Carabinieri L ombardia alla Caserma
Montebello a Milano. Giornalista pubblicista. Studioso di storia
e tecnica militare, autore di oltre centoventi pubblicazioni e tre
156Testimone di nozze Sua Maest Re Umberto II , rappresentato da S.E. il senatore del Regno
professor Piero Operti, lavvocato Antonio Ridella e Prospero Gazzolo.
117
I CLERICI UNO PER UNO
Carlo e Carlo Alfredo Clerici nel 1972,
libri su questi temi. Ha fondato nel 1991 il Gruppo di Studio del
le Fortificazioni Moderne di cui sar segretario per alcuni anni.
Specializzato in psicologia clinica nel 1999, svolge libera profes
sione presso enti ospedalieri e il proprio studio privato a Milano.
E autore di numerosi articoli su riviste italiane e straniere su temi
di psicologia clinica e comunicazione medico-paziente.
Sposa
il 14 novembre 1998 a Milano, nella chiesa di San Pi etro in
Gessate, parrocchia di Santa Maria della Passione, Elisabetta La-
marque, figlia del dottor L ucio L amarque e di Maddalena Suc
ci, Nasce a Milano il 6 luglio 1968. Conseguita la maturit clas
sica nel liceo Tito Livio, si laurea in giurisprudenza presso lU
niversit degli Studi di Milano. Avvocato. Dal 1999 al 2002
assistente di studio presso la Corte Costituzionale. Ricercatore
confermato di diritto pubblico presso l Universit degli Studi
118
I CLERICI UNO PER UNO
Carlo e Celeste; la pi piccola delle donne Clerici arriva in via Tasso il 13 marzo del 2003.
prima di Milano e poi di Verona. Ha una figlia, Celeste, nata il 20
febbraio del 2003. L a pi piccola delle donne Clerici arrivata nel
la casa di via Tasso 11, fra le braccia di Carlo ed Elisabetta il 13
marzo del 2003, appena prima che questo libro venisse stampato.
ELVY COSTA CLERICI
BREVI NOTE SU QUATTRO GENERAZIONI
In tempi remoti la mia famiglia era costituita da religiosi, mas
soni, mercanti, armatori ed... eroi, ma soprattutto era di stam
po matriarcale. La nonna paterna Maria Parma era nata ad Ot
tone, nel piacentino, si era stabilita a Genova ai primi dell'Ot
tocento con i suoi, il padre commerciava comprando partite di
merci che arrivavano al porto di Genova e rivendendo a tavoli
no i carichi che, spediti a dorso di mulo, attraversavano l'Ap
pennino verso l'interno.
119
I CLERICI UNO PER UNO
Quando Maria spos Gaetano Viganego, anch'egli commer
ciante, la vediamo in una fotografia seppiata portare appunta
ta sull'abito una spilla d'oro a forma di chiave, sinonimo della
sua autorit in casa.
Essi si circondarono di dodici figli; la quarta era mia nonna Ge
ronima detta Nina, nata a Genova il 2 novembre 1873 e morta
nel febbraio 1965. Nina spos Luigi Costa, nato a Genova nel
1863 e morto a Varazze il 26 marzo 1942, figlio di Pietro (nato
a Genova nel 1828) e di Caterina Andreoletti (nata a Genova
nel 1827).Tra i numerosi fratelli della nonna voglio ricordarne
due che ho conosciuto.
Enrico era un personaggio eclettico: giornalista del quotidiano
genovese 'Caffaro', insegnante, impresario teatrale, attore per
diletto col nome d'arte suggestivo di 'Nelson le Follet'157, aveva
studio a Buenos Aires dove lavorava al Theatre Royal. Viaggia
tore per passione, conosceva l'Europa fino alla Russia che ave
va attraversato sulla mitica Transiberiana, fece dono a mio pa
dre del suo talismano; una preziosa tabacchiera d'argento e
smalto raffigurante a colori una bella circassa.
Giuseppina, sposata al professor Pietro Fanello, da cui ebbe un
unico figlio, Angelo, ufficiale pilota nella guerra di Spagna, fe-
1,7Conserviamo in A.d.C.C., cassetta n. 143, un suo biglietto da visita dove si definiva crea-
teur de pantomimes-ballets fantastiques e transformations.
120
I CLERICI UNO PER UNO
rito in combattimento aereo, medaglia d'oro. Direttore della
Scuola dell'Aeronautica militare di Guidonia. Generale, sotto
capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare.
I Costa avevano lasciato il Portogallo intorno al 1730-40 poi
ch il regime di dispotismo ne limitava i commerci e si erano in
sediati sui mercati di Genova.
Nonno Luigi non segu l'attivit di famiglia ma intraprese quel
la di costruttore di strutture portuali, trasferendosi a Bari, An
cona, Venezia, Augusta ed in alcune citt del sud del Mediter
raneo, quali Tripoli dove per la nonna non volle seguirlo. Ge
ronima - Nina aveva un carattere dolcissimo ma deciso; ebbe
tre figli: Maria, Pietro e Alfredo Amedeo, mio padre.
La madre di mia madre si chiamava Giulia Firpo {Genova 22 feb
braio 1890- Rapallo 1963); era figlia di Giovanni Battista det
to Severino (Genova circa 1855 - Capo di Buona Speranza 1900),
comandante e armatore, e di Elvira Rebuffo (Genova, circa
1860-1899) che mor ne! darla alla luce.
Da quando nacque, Giulia fu cos chiamata Elvira per tutta la vi
ta. Severino spos in seconde nozze Carolina Musso (Laigueglia
marzo 1858 - Genova 20 dicembre 1940) dei Musso oleari di
Enrico Viganego.
121
I CLERICI UNO PER UNO
Elvira Rebuffo,
Laigueglia con estese propriet a Casanova Lerrone. Fu un ma
trimonio combinato per dare una matrigna alla piccola, poco
prima di partire per un viaggio senza ritorno; mor a bordo del
la sua nave ed ebbe come sepoltura l'oceano del Capo di Buo
na Speranza.
Carolina crebbe la bambina con affetto materno, sebbene av
versata dalla famiglia del marito che le volle un tutore e fu co
stretta a tenerla lungamente in collegio. Il legame fra le due
donne era forte e quando Elvira spos, a Genova in Santa Ma
ria delle Vigne il 22 febbraio 1909, Giacomo Gazzolo, la volle
nella loro casa158. Giulia Firpo, Elvira, si occup lungamente di
opere caritative a carattere personale a beneficio del Convento
di Santa Maria degli Angeli in Oregina per l'accoglienza degli
orfanelli. Dama dell'Opera San Vincenzo de' Paoli, congrega
zione per la quale oper dal 1919 al 1938.
Nonno Giacomo, nato a Camogli il 20 ottobre 1868 e morto a
Genova il 20 dicembre 1934, era ufficiale di Marina, medaglia
d'argento al valor militare, due medaglie di bronzo al valor ci
vile per alcuni salvataggi in mare. Giacomo ed Elvira ebbero cin
que figli: Carlo Maria, Giovanni Maria, mia madre Mariadelai-
1,5Le notizie sulla famiglia Gazzolo e Schiaffino sono state fornite da Maria Elvira Gaz
zolo (Piera), figlia di Giacomo, sposa dellawocato Antonio Ridella.
122
I CLERICI UNO PER UNO
de Giacinta Amedea, Prospero Felice e Maria Elvira (Piera). Gio
vanni fu capitano di lungo corso. Carlo fu capitano di lungo cor
so, medaglia d'argento al valor civile per aver guidato un te
merario salvataggio durante l'incendio della nave 'Orazio' a 38
miglia al largo di Tolone159. Commendatore per servizi resi alla
Santa Sede nel periodo immediatamente successivo alla fine
della seconda guerra mondiale. Skipper di razza, prosegu la tra
dizione familiare della vela partecipando a numerose regate del
lo J.C.G. sul suo 'Eolo'.
Il nonno era nato da una famiglia di armatori camogliesi, con
vari rami protesi verso Nervi e Genova. Suo padre, Prospero Fe
lice Gazzolo, nato a Carinogli nel 1835 e morto del 1925, capi
tano e armatore, svolgeva la sua attivit commerciale navigan
do con i suoi agili schooner'60, trasportando da un porto all'al
tro del Mediterraneo carichi di olio, spezie, vino, stoffe, carbone;
ma chi provvedeva ai noli era la moglie Mariadelaide Schiaffino
(Carinogli 1834-1884).
1,9Al santuario di Nostra Signora di Montallegro - Rapallo (Ge) sono conservati ex-voto
che ricordano levento.
160Schooner: goletta.
123
I CLERICI UNO PER UNO
Mariadelaide Gazzolo bambina.
Una delle merchant ship'6' del marito portava il suo nome. Ve
ra tempra di donna ligure non teneva le mani in mano, cos
mentre il suo sposo era lontano, aveva impiantato un labora
torio per la confezione di divise militari che dirigeva in proprio;
i tempi erano favorevoli! Sorella di massoni, cugina di quel Si-
mone Schiaffino, nato a Camogli nel 1835, figlio di Adeodato
e Geronima, maggiore dell'Armata Meridionale. Alla data 21
maggio 1856 fu tra i fondatori, quasi tutti capitani di mare na
tivi di Camogli, della loggia Trionfo Ligure' di Genova. Iniziato
l'8 ottobre 1858 con il numero 38 di matricola (al numero 108
figurava Nino Bixio, poi l'ammiraglio Stefano Turr ed altri com
pagni di spedizione).
Portabandiera dei Mille nello scontro di Calatafimi del 15 mag
gio 1860, fece scudo a Garibaldi col suo corpo e l perse la vi
ta. Ma Simone prima ancora di offrire la sua vita per la Patria
si era arruolato nelle Guardie Alpine di Garibaldi, partecipan
do ai combattimenti di Varese, San Fermo e Camerlata fino al
le falde dello Stelvio.
Cos ne descrive l'attimo della morte Cesare Abba nella sua re-
l"1Merchant ship: mercantile a due, tre, quattro alberi.
124
I CLERICI UNO PER UNO
lazione Da Quarto al Volturno: Un soldato borbonico, Luigi La-
teano, dell'VIII Reggimento Cacciatori, strapp dalle mani di Si-
mone morente la bandiera italiana, macchiata col suo sangue, es
sa era di modeste dimensioni... 62
La citt di Camogli gli dedic un monumento163; all'inaugura
zione Mariadelaide accompagn la zia che, anziana e cieca, nep
pure sapeva che stessero commemorando suo figlio.
Nonno Giacomo oltre a numerose sorelle morte infanti ebbe
due fratelli: Francesco e Amedeo.
Monsignor Francesco Gazzolo164(Camogli 28 giugno 1866-Ge-
nova 9 novembre 1932), cameriere segreto sopr. di S. Santit,
teologo, professore al Seminario Arcivescovile di Genova e mem
bro dello stesso Consiglio d'Amministrazione, fu accolto bene
volmente dalla famiglia reale, ricevuto a corte, confessore della
regina madre Margherita che quando passava da Ruta di Camo-
Mariadelaide Schiaffino
con il marito Prospero Gaixolo
e i figli Francesco e Giacomo.
lt! Da un documento da poco riscoperto risulta essere proprio quella bandiera regalata a
Giuseppe Garibaldi dagli italiani di Valparaiso. Opuscolo a cura della Loggia Sirnone
Schiaffino di Camogli (Ge) 1965, edito per il centenario della morte.
Scultore Giuseppe Molinari (15-5-1864)
1MNotizie da A.d.C.C., cassetta Gazzolo.
125
I CLERICI UNO PER UNO
gli165si fermava a fargli visita nella casa parrocchiale dove le era
riservata un'antica poltrona dorata e ricoperta di damasco che i
giovani della famiglia chiamavano 'la poltrona della regina'.
Alla parrocchia di San Michele Arcangelo di Ruta rimase per ven
ticinque anni, quindi chiese al cardinale arcivescovo, Carlo Mi-
noretti, di essere trasferito a Genova per essere vicino ai fratelli.
Cos leggiamo negli atti dei registri parrocchiali: ...la fabbrice
ria della parrocchia di San Michele Arcangelo di Ruta tributa ri
conoscente un voto di augurio che nella nuova residenza pos
sa trovare uguale corrispondenza di affetto e deferenza... l'ar
ciprete ringrazia la fabbriceria del pensiero gentile... e dichiara
che col presente atto, rimane completamente estinto ogni suo
credito per le somme che egli ha versato in varie epoche e ri
prese a favore della Chiesa alla quale egli intende condonarle
interamente. La fabbriceria riconoscente, prende atto della cor
tese e disinteressata rinuncia, il cui importo ascende a migliaia
di lire (come emerge dai singoli registri) e ringrazia di cuore l'a
matissimo pastore per la sua generosit.'166
Gli fu affidata la parrocchia di San Donato, difficile e poverissi
ma, alla cui guida si pose con paterna autorit e profonda co
noscenza delle debolezze umane. Mia madre ricorda come esor
tasse le donne a pregare e ad occuparsi del buon andamento
della casa e dell'educazione dei figli e ad astenersi dalle fre
quentazioni oziose delle sacrestie.
Sia a Ruta, sia a Genova lasci opere significative, in chiesa ri
pristin il tetto e gli stucchi del coro ad opera di Alfonso Piatti,
per sua iniziativa nacque l'asilo infantile167di cui fu presidente.
Aveva provveduto largamente di tasca sua al restauro del vetu
sto campanile romanico di San Donato e al rifacimento del tet
to della stessa chiesa, impresa che gli diede non poche preoc-
5Richi Buelli, Leco di Ruta, da Il Popolo, La regina madre a Ruta e la festa di San Gio
vanni nei primi anni del secolo, 29 giugno 1908. Questa mattina si rec con lautomobile
Sparviere II ad assistere alla Messa celebrata dallArciprete di quella frazione. La chiesa era
gremita e molto pubblico stagionava pure nelle adiacenze. S u l piazzale venne ricevuta dal
larciprete Don Francesco Gazzolo e dal clero. Analoghe notzie sono riportate su D Popo
lo, in data 30 maggio 1908 e 14 dicembre 1908.
* Le note sono estratte dal geometra Chiesa dai registri della parrocchia di San Michele
Arcangelo di Ruta in data 26 luglio 2002. Si ringrazia per le numerose notizie il prof. Gian
carlo Felugo e Bruna Cerutti Felugo, pittrice (Ruta di Camogli).
167 LI Popolo, luned 29 giugno 1908.1 gennaio 1908. Da qualche tempo esiste in Ruta un
asilo infantile, nato per iniziativa dellArciprete di Ruta, teologo Francesco Gazzolo, di Ca
mogli. I l Presidente lo stesso arciprete, le monache sono quelle della Misericordia di Savo
na, insegnanti nel collegio femminile di Ruta. Il Presidente fa pratiche perch sia riconosciuto
Ente Morale, e chiede nel frattempo al Municipio un maggiore sussidio: gli vengono asse
gnate da parte del Comune lire 200 per il 1908.
126
I CLERICI UNO PER UNO
Monsignor Francesco Gazzolo.
cupazioni. Fu il primo ad organizzare l'assistenza religiosa per
la gente di mare, istituendo i cappellani di bordo sulle navi di li
nea della Societ di Navigazione Italia e le altre. Nel 1931 gli
venne consegnato l'anello vescovile.
Amico del Cardinal Pizzardo e di monsignor Pio Cenni e delle pi
eminenti famiglie genovesi tra cui i conti Martini e i Parpaglio
ne; questi ultimi per il venticinquesimo di sacerdozio, l'8 dicem
bre 1919, gli fecero dono di un pregevole dipinto di scuola ma
nieristica toscana raffigurante un cardinale in mozzetta verde.
Alia sua morte design eredi per una parte il Seminario Arcive
scovile di Genova che lo aveva visto prima discepolo poi inse
gnante, e largamente i suoi fratelli Giacomo e Amedeo. Ai suoi
funerali officiarono venti parroci di altrettante parrocchie ge
novesi che ricevettero l'obolo della famiglia. sepolto nel cimi
tero monumentale di Staglieno a Genova.
Amedeo Felice Fortunato (Camogi 1882 - Genova Nervi, gen
naio 1933) il pi piccolo, pass la giovent all'ombra del fra
tello sacerdote, che dopo la morte della madre lo aveva affida
to a una balia di Bana, paesino a levante di Ruta; fin dalla pri
ma giovent aveva nella canonica una camera sempre pronta
ad ospitarlo. Di carattere scherzoso e goliardico considerava nor-
127
I CLERICI UNO PER UNO
male trasferirsi in barca da Carinogli a Genova per frequentare
l'universit o sostenere esami, quando perdeva l'omnibus. Si
vantava di avere familiarit col mare come tutti i Gazzolo per
ch discendenti dal corsaro 'Cccagna'68.
Amedeo era d'intelligenza brillante ma soprattutto di vastissima
cultura. Laureato in legge, pretore a Bolotona in Sardegna non
volle continuare la carriera in magistratura per seguire gli ama
tissimi studi di paleografia e diplomatica; divenne per concorso
direttore della biblioteca universitaria di Modena che frequent
per poco tempo, preferendo rimanere a Genova dove manten
ne l'incarico di vicedirettore della biblioteca universitaria
(1922-1934). Da lui un figlio maschio morto bambino e una fi
glia, Maria Vittoria, avvocato. sepolto nel cimitero di Nervi.
Di un fratello del bisnonno Prospero Gazzolo, sappiamo che fu
Legato della Santa Sede in Argentina dove rimase.
I cugini Gazzolo di Nervi, dei cui ascendenti molte strade da Ner
vi a Genova portano il nome, furono armatori (l'ultimo veliero
fu venduto in Inghilterra prima dell'avvento dei piroscafi a va
pore); religiosissimi, ricordo il nome d una delle loro imbarca
zioni 'Mater Jesus', e che Angelo, figlio di Felice, ultimo del ra
mo, morendo lasci tra gli altri beneficiari del suo cospicuo pa
trimonio i Domenicani di San Gerolamo di Quarto.
im Antenato leggendario che non stato fino ad oggi possibile identificare nei documenti.
IL TITOLO DI CONTE
I primi giorni del mese di luglio del 1941 il generale Clerici fu
convocato al Quirinale. Il motivo della convocazione e i detta
gli li apprendiamo da una lettera che scrisse poco dopo al Prin
cipe di Piemonte:
Altezza Reale,
Il giorno 12 luglio c.a. f u i chiamato da S.E. il Conte dAc-
quarone, il quale mi inform che S.M. il Re Imperatore si era beni
gnamente degnato di concedermi il titolo nobiliare di Conte, I l suc
cessivo luned 14 corr. giungevo a Torino per le pratiche necessarie,
convinto di poter vedere V.A.R, e di chiedere a V.A.R. consiglio ed
128
I CLERICI UNO PER UNO
aiuto che mi sarebbero stati oltremodo preziosi. Pressato dal Ministe
ro della Casa del Re e Imperatore e dalla Consulta Araldica per l'i
noltro dello stemma e del motto, mi affidai al prof. Zucchi, col quale
concordammo luno e laltro, come dallannesso schizzo e relazione.
Il professore Mario Zucchi era una vecchia conoscenza del ge
nerale Clerici perch era il bibliotecario di S.A.R. il Principe di
Piemonte ed era la persona adatta a comporre un nuovo stem
ma, perch conosceva bene le regole dell'araldica. Il professor
Zucchi scrisse questa relazione:
PROPOSTA DI UNO STEMMA
PER L'ECCELLENZA
IL GENERALE CLERICI
Nella proposta del nuovo stemma gentilizio, pare a me
debbansi tenere presenti il curriculum vitae e il patronimico del
l'illustre Concessionario.
Per la splendida carriera militare, sembra elemento rap
presentativo, primo ed indispensabile, la spada. Fra le forme
svariatissime assunte, nella lunga storia, dalla spada, trascuro di
proposito la sciabola, che entra raramente, dir anzi rarissima
mente, nel blasone italiano; trascuro la daga, tozza ed antie
stetica, molto e troppo comune nella tramontata araldica na
poleonica; e mi indugio di preferenza sopra una forma - italia
nissima di spada, che i trattati araldici e la ricca letteratura
francese chiamano, per antonomasia, pe de parement ita-
lienne, venuta in larghissimo uso nel secolo XVI, elaborata dal
le grazie e dal gusto artistico del Rinascimento. Questa spada
italiana, che ha parato e rintuzzato vittoriosamente in tante bat
taglie gli attacchi nemici, ben pu simboleggiare la spada d'o
nore del valoroso Generale. La colloco nel punto pi elevato
dello scudo, cio nel capo, che pezza d'onore di primo ordi
ne; e la colloco, intenzionalmente, sopra un campo d'azzurro,
che il colore specifico dell'Augusta Monarchia di Savoia, per
ch - qui i termini sono inseparabili - il soldato d'Italia non pu
trarre gli auspici della vittoria se non dal suo Re vittorioso.
Poich la carriera del Generale Clerici si svolse, per la
massima parte, nell'arma dei Bersaglieri, sembrato opportu
no consacrarne il ricordo della granata, posta nella punta dello
129
I CLERICI UNO PER UNO
scudo, fiammeggiante, di porpora, crociata d'argento. Il sem
plice color porpora, allusivo all'arma, non permette di pensare
ad una figurazione abusiva, perch la granata riprodotta nello
stemma non tutto l'emblema dell'arma dei Bersaglieri, e la
croce d'argento non tutta l'arma sabauda.
Quanto agli elementi araldici tratti dal patronimico,
da ricordare che il clerc o il clericus dei documenti medioevali
era sinonimo di laico colto e letterato, e rappresentante, in mez
zo alla cavalleria feudale spesso analfabeta, il prestigio dell'in
telligenza e la superiorit della cultura. Dal clerc degli antichi
documenti, vale a dire dal laico colto e letterato, al clerc laico e
gentiluomo, difensore, col senno e con la mano, in tempi di
aspri dissensi religiosi, del pensiero cristiano, facile il passo:
onde la scienza del blasone, volendo rendere, con figure ben
definite, questi atteggiamenti spirituali che costituivano la gran
de ossatura dell'edificio religioso e civile, escogit lo scaglione,
termine architettonico, che sorregge il fastigio del Tempio co
me una formidabile travatura ideale. Sono le laboriose elocu-
brazioni della scienza del blasone fatte accettabili ed autorevoli
dai nomi del Menestrier, del Galluppi, del de Foras, del Ginam-
mi, del Franchi-Verney, del Crollalanza, del Riestap; onde sin
tomatico e significativo il fatto che lo scaglione entra, vario di
smalti e di colori, in tutti gli stemmi di tutte le famiglie Clerici d'I
talia, appunto come richiamo alle ragioni storiche ed etimologi
che del patronimico. Lo scaglione dunque, che pezza araldica
di primo ordine non pu mancare nel nuovo stemma.
Si aggiunga che il vocabolo , per felice concomitanza,
anche un significato militare, e la storia ricorda a questo pro
posito certe marce a scaglioni del nostro Esercito, e la marcia
gloriosa del novembre 1918 verso Trento, dove Dante attende
va da tanto tempo il vessillo d'Italia; marcia a cui prese parte, in
quell'epoca memorabile, il Generale Clerici.
Allo scaglione e alla granata si ritenuto opportuno ag
giungere, verso il capo, a utile e necessaria integrazione, due
stelle. Esse simboleggiano una grande fede e un grande amo
re: due sentimenti alimentati quotidianamente, tenacemente,
assiduamente, negli alti uffici di Governo, di Corte e dell'Eser
cito, dalla coscienza del dovere e della devozione e dedizione
assoluta all'Augusta Maest del Re e Imperatore, presidio d'I
talia. E tutti ricordano ancora oggi con ammirazione, lieti di ren
derne amplissima testimonianza, la grande fede e il grande amo-
130
I CLERICI UNO PER UNO
re con cui il Generale Clerici presiedette, fino dalla sua prima
costituzione, la Casa dell'Altezza Reale il Principe di Piemonte,
quale Suo Primo Aiutante di Campo, interpretando, con illumi
nata saggezza, il gran cuore e la grande mente dell'Augusto
Principe Reale Ereditario, sicura promessa e sicura guarentigia
delle fortune nazionali. I due sentimenti sono sintetizzati nel
Motto: MAGNA FIDES-MAGNUS AMOR.
Quanto agli smalti e ai colori dello stemma, ho mante
nuto, in massima, quelli che sono tradizionali in simili armi gen
tilizie. E posso assicurare, con tranquilla coscienza, che lo stem
ma proposto e di cui allego la figura, blasonata a regola d'arte
secondo le norme del Regolamento tecnico araldico non ap
partiene a nessuna altra famiglia e nella composizione dei suoi
elementi e nel Motto non lede i diritti di nessuno.
Concludendo, pare a me che lo stemma proposto, quan
do fosse approvato, possa descriversi cos: d'oro, allo scaglione
di rosso, accompagnato verso il capo, da due stelle dello stes
so, e, verso la punta, da una granata fiammeggiante, di por
pora crociata d'argento; col capo d'azzurro, carico di una spa
da di parata, posta in fascia, d'argento, con l'elsa e l'impugna
tura pomellate d'oro.
Torino, 14 luglio 1941-XIX
Dottore Mario ZUCCHI
il generale Clerici non aveva avuto figli perci il titolo di
Conte concessogli motu proprio dal Re si sarebbe estinto con lui.
Questa cosa non gli andava gi perch considerava la Famiglia
come un Clan, cio estesa ai fratelli, ai nipoti, ai pro-nipoti, ai
cugini. Scrisse questa lettera al Ministro della Reai Casa:
Eccellenza, ,
Nel trasmettere la figura e la descrizione dello stemma con
una breve Relazione che costituisce la motivazione storica dello stem
ma stesso, non confondibile, in nessun modo, con altri, di altre fa
miglie omonime, esprimo il voto fervidissimo, che preghiera ri
spettosa e sommessa alla Maest del Re e Imperatore, perch si de
gni - in considerazione del fatto che io non ho prole - estendere con
131
I CLERICI UNO PER UNO
10 stesso Regio Decreto la trasmissibilit del titolo comitale e dello
stemma gentilizio a mio fratello Enrico e ai suoi discendenti, in in
finito, maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura.
Mio fratello primogenito Commendatore Dottore Enrico Clerici, pri
mario dellOspedale Maggiore di Milano, nato a Costa de Nobili
11 16 dicembre 1867 e ha figli e nipoti ex-filio. Questa ampliata tra
smissibilit sar un benevolo ambito complemento della insigne Gra
zia Sovrana e tender a rendere perpetuo nella mia famiglia il ri
cordo e il culto della benevolenza di Sua Maest il Re e Imperatore
e della nostra comune, illimitata devozione e sudditanza.
I l benigno e grazioso provvedimento del titolo e dello stemma con
cesso a me ed esteso per trasmissibilit a mio fratello Enrico e ai suoi
discendenti, pu essere oggetto, come sempre avvenuto in simili
casi, di uno stesso unico Regio Decreto. Non vi saranno quindi due
Conti Clerici, ma il titolo e lo stemma passeranno, a suo tempo, a
mio fratello Enrico e ai suoi discendenti, quando si aprir la mia suc
cessione.
Re Vittorio Emanuele III accolse la richiesta della trasmissibilit
del titolo e il 17 agosto 1941 firm il decreto reale. Il Sottose
gretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'onorevole
Russo, nel dare comunicazione della avvenuta firma del decre
to da parte del Sovrano scriveva ai generale Clerici che per l'e
secuzione del detto Reale Decreto necessario che sia provve
duto al versamento della tassa erariale conseguente di L. 16.000,
presentando all'Ufficio del Registro l'accluso ordinativo di pa
gamento e rimettendo a questa Presidenza (Consulta Araldica)
la quietanza che sar rilasciata.
Tutte le concessioni di titoli nobiliari erano soggette ad una tas
sa169che nel 1941 per il titolo di Conte era di 39 mila lire, ridotta
ad un terzo per le concessioni motu proprio. La somma di 16 mi
la lire richiesta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri era con
sistente (pari a due paia di buoi) ed il generale Clerici, con un cer
to pudore, aveva annunciata la notizia al fratello avvocato Carlo,
amministratore della fraterna Clerici, con questa lettera:
Legge 30 maggio 1940-XVHI, n. 726 (in G.U. n. 156 del 5 luglio 1940): Modificazioni
alle disposizioni vigenti in materia di tasse sui provvedimenti nobiliari ed araldici e onori
ficenze straniere.
132
I CLERICI UNO PER UNO
CROCE ROSSA ITALIANA
Officio Prigionieri Ricerche e Servizi Connessi
Segretariato Internazionale e Informazioni private
Roma via Puglie 6 - Tel. 41.530 teleg. CROCEROSSA
Roma, 30 agosto 1941/XIX
Carissimo Carlo,
Ho avuto finalmente la partecipazione ufficiale del conferi
mento del titolo di Conte trasmissibile ad Enrico e ai suoi figli ma
schi, in linea di primogenitura.
Naturalmente vi annessa anche la nota amara: la tassa da pagare
c h e n o n d i t, 13.000, come io credevo, ma di lire 16.000 perch c'
l'aumento per la trasmissibilit. Mi hanno detto che dovr poi pa
gare anche lire settecento per la miniatura dello stemma, ma a que
sto provveder io, anche gli onori sono guai.
Io sono mortificato di dovervi dare questa salassata (pari a due paia
di curnon); ma cera alternativa di prendere o di lasciare e per la dif
ferenza di tremila lire cera la trasmissibilit.
Se credi puoi inviare il vaglia a me ed io provveder al pagamento,
avendo presso di me lautorizzazione al versamento.
Ti prego di informare fratelli e sorelle e di dir loro che io sono mor
tificato di dar loro questa stilettata.
Cordiali saluti
Aff.imo Ambrogio
Ps: Allego copia della lettera ufficiale della Presidenza del Consiglio
che potrai far vedere ai fratelli e sorelle e dare ad Enrico
l curnon.

133
I CLERICI UNO PER UNO
La Fraterna, tramite l'awocato Carlo, invi subito il vaglia con
le 16 mila lire necessarie. Il 5 settembre 1941 il generale Cleri
ci, come da sua annotazione, pag la tassa e port personal
mente la ricevuta di pagamento al nobile Mario Tosi, Cancellie
re della Consulta Araldica.
II 26 settembre 1941, a San Rossore, Re Vittorio Emanuele
III firmava le Regie Lettere Patenti che furono inviate al ge
nerale Clerici. Il documento contenuto in una cartella (cm.
41 x 28) in pelle nera con impresso in oro il piccolo stemma
dello Stato.
All'interno, sulla sinistra, a tutta pagina riprodotto lo stemma
dei Clerici miniato dal pittore Renato Ramponi e vistato dal pro
fessor Pietro Fedele, Commissario del Re e Imperatore presso la
Consulta Araldica. Nella pagina di fronte, per tre facciate, con
scrittura a grandi caratteri riprodotto il testo del decreto rea
le che recita:
VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONT' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA E DI ALBANIA, IMPERATORE D'ETIOPIA
Ci piace con Nostro Decreto in data diciassette agosto mil-
lenovecentoquarantuno XIX E.F., concedere all'Eccellenza il Ge
nerale di Corpo d'Armata AMBROGIO CLERICI, Senatore del Re
gno, Primo Aiutante di Campo Generale Onorario di SA. R. il Prin
cipe di Piemonte il titolo trasmissibile di CONTE e uno stemma.
Ed essendo stato il detto Nostro Decreto registrato, co
me avevamo ordinato, alla Corte dei Conti e trascritto nei regi
stri della Consulta Araldica e dell'Archivio di Stato di Roma, vo
gliamo ora spedire solenne documento dell'accordata grazia al
concessionario.
Perci, in virt della Nostra Autorit Reale e Costituzio
nale dichiariamo spettare all'Eccellenza il Generale di Corpo
dArmata AMBROGIO CLERICI del fu Domenico, Senatore del
Regno, Primo Aiutante di Campo Generale Onorario di S.A.R.
il Principe di Piemonte, nato a Costa dei Nobili il diciotto no
vembre milleottocentosessantotto il titolo di CONTE, trasmissi
bile al fratello Enrico Clerici, nato a Costa dei Nobili il sedici di
cembre milleottocentosessantasette e da esso ai suoi discen
denti legittimi e naturali maschi da maschi, in linea e per ordine
di primogenitura.
134
I CLERICI UNO PER UNO
Dichiariamo inoltre dovere il medesimo e la sua famiglia
essere iscritti di conformit nel Libro d'Oro della Nobilt Italia
na, ed avere il diritto di far uso dello stemma gentilizio parimenti
trasmissibile al fratello Enrico Clerici, ed ai suoi discendenti le
gittimi e naturali, d'ambo i sessi, per continuata linea retta ma
scolina, miniato nel foglio qui annesso, che : D'oro allo sca
glione di rosso, accompagnato in capo, da due stelle dello stes
so e, in punta da una granata fiammeggiante, di porpora, crociata
d'argento; col capo d'azzurro, carico di una spada di parata,
posta in fascia d'argento, con l'elsa e l'impugnatura pomellate
d'oro. Motto:'MAGNA FIDES-MAGNUS AMOR'.
Lo scudo sar, pel titolare e i suoi discendenti successo
ri nel titolo di Conte, fregiato di ornamenti comitali col cercine
e gli svolazzi d'oro, d'argento, di rosso e d'azzurro.
Quanto agli altri discendenti, lo scudo sar, se maschi,
fregiato delle speciali ornamentazioni stabilite per gli ultrageni
ti di famiglia comitale e, se femmine, dagli ornamenti speciali
femminili e nobiliari.
Comandiamo poi alle Nostre Corti di Giustizia, ai Nostri Tribuna
li ed a tutte le Potest civili e militari di riconoscere e di mante
nere al Conte AMBROGIO CLERICI i diritti specificati in queste No
stre Lettere Patenti le quali saranno sigillate col Nostro Sigillo Rea
le, firmate da Noi e per il Duce del Fascismo, Capo del Governo,
in virt della delega da Lui rilasciata il tre novembre millenove-
centotrentanove XVII E.F., dal Sottosegretario distato alla Presi
denza del Consiglio dei Ministri, vedute alla Consulta Araldica.
Date a San Rossore, add ventisei del mese di settembre
dell'anno millenovecentoquarantuno, quarantaduesimo del No
stro Regno.
VITTORIO EMANUELE
RUSSO
Viste e trascritte nei registri della Consulta Araldica oggi otto
bre millenovecentoquarantuno XIX E.F.
IL CANCELLIERE
Della Consulta Araldica
Mario Tosi
135
I CLERICI UNO PER UNO
L'ATTIVIT POLITICA DI ENRICO CLERICI
La redazione lombarda di Tribuna Politica.
Iniziai a collaborare con Tribuna Politica' nel 1963. Il mio primo
articolo, dal titolo 'Conciliazione impossibile', apparve sul n. 15
(seconda edizione) del 15-31 settembre 1963, dove ribadivo
che i monarchici italiani dovessero fare una dura lotta contro
una repubblica nata con un colpo di stato la notte fra il 12 e il
13 giugno 1946.
In quello stesso numero c'era un fondo del direttore responsa
bile Carlo Antonio del Papa e articoli firmati da Filippo Fusco,
Giorgio Cucentrentoli (non ancora conte di Monteloro), Vito R.
Doronzo, Raffaele Marino, Arnaldo Cappellari, Antonio For-
mentini, Domenico La Medica.
Nello stesso periodo in cui avevo iniziato a collaborare assi
duamente a Tribuna Politica', aveva preso contatti col gior
nale il dottor Giuseppe L. Fasola170, un monarchico molto col
to che amava 'disinteressatamente' la politica vista in chia
ve monarchica. Una sera me lo vidi capitare a casa e per prima
cosa facemmo la constatazione che pur abitando a Milano nel
la stessa via (lui abitava a Milano al n. 45 di via Donizetti ed
10al n. 38) non c'eravamo mai incontrati nemmeno per stra
da! Inizi da quella sera un sodalizio non sempre pacifico, ma
in verit leale e di reciproca stima.
11dottor Fasola divenne il capo della redazione lombarda di Tri
buna Politica', che trov ospitalit nell'appartamento dello stes
so Fasola in via Donizetti, 45. lo ero un redattore, come il dot
tor. T. Tesio e l'ingegnere Aldo Zollia.
Eravamo quattro monarchici con impostazioni 'ideologiche' di
verse. Fasola, che spesso firmava i pezzi con lo pseudonimo 'Qui
dam', aveva costituito il Tecnocentro Lombardo che si esprime
va sui grandi problemi di Milano attraverso una 'giunta ombra'
composta da alcuni professionisti.
Il dottor Tesio, che aveva rapporti d'affari col Sud Africa, si fir-
1/0Giuseppe Fasola era nato a Varese nel 1922 ed morto a Milano il 1 marzo 1999. Il pa
dre era banchiere (fondatore del Banco di Luino). Studi chimica in Ungheria e a Pavia
dove si laure. Nellottobre 1943 per sfuggire al bando Graziani pass in Svizzera dove fu
internato fino al maggio 1945. Partecip efficacemente allattivit del Partito Monarchico
e nel 1982 fu fra i fondatori dellassociazione 1Amici della Corona Ferrea5dirigendone il
giornale (Il Pungolo). Scrisse molto e anche il libro in due volumi, edito nel 1976 da Tri
buna Politica, dal titolo Autoritarismo ed autorevolezza nell*Italia 1942-1964.
136
I CLERICI UNO PER UNO
mava con lo pseudonimo un miliziano monarchico': era un gior
nalista ex comunista, voleva che il giornale si impegnasse a fon
do contro il comuniSmo. L'ingegnere Zollia, che in verit scris
se pochissimo, esponente dell'irridentismo triestino si batteva
in difesa dei diritti degli Italiani che erano stati costretti dai Ti-
tini a lasciare l'Istria.
lo, che avevo letto gli scritti del conte de Maistre e del barone
de Bonald, mi sentivo molto vicino a quella corrente di monar
chici integralisti171che durante il Fascismo sostenevano la ne
cessit di una Monarchia integrale nella quale il Re deve regnare
e governare. Per diffondere questi principi avevo messo in pie
di con Luigi Saracchi, dopo una lunga udienza concessaci a Niz
za nel 1964 da Sua Maest Re Umberto II, un gruppetto dal no
me 'Azione Legittimista' il cui statuto con il 'Manifesto Tradi-
zional-Legittimista', firmato172il 15 settembre 1964, fu pubblicato
su 'Tribuna Politica' (1-15 ottobre 1964), accompagnato in pri
ma pagina da un articolo dell'avvocato Mario Miale dal titolo
'Augurio a dei coraggiosi'.
Nonostante le posizioni ideologiche divergenti il cemento che
leg la redazione lombarda di 'Tribuna Politica' fu la grande fe
de monarchica. Nella sede di via Donizetti si fecero diversi con
vegni ed incontri, altri se ne fecero nella sede della redazione
torinese guidata dal brillante Pierfranco Quaglieni173.
Alle riunioni di redazione in via Donizetti partecipavano come
'esterni' il giornalista Ferdinando Pellegata, che aveva colla
borato col conte Edgardo Sogno nella lotta anticomunista e
l'avvocato Flaminio N. Costa, un dannunziano174non solo di
nome, ma anche di fatto perch era stato a Fiume con Ga
briele D'Annunzio.
Negli anni Sessanta a Milano operavano molte associazioni: il
Gruppo Savoia, diretto da un uomo di grande fede disinteressa
ta, il capitano Franco Mattavelli, che pubblicava il trimestrale 'Sa
voia'; il Movimento Monarchico Nazionale che aveva un suo gior-
1,1Su questa corrente si veda di Francesco Perfetti, Fascismo monarchico. I Paladini della
Monarchia assoluta fra integralismo e dissidenza, Bonacci Editore, Roma 1988.
I7i I firmatari iniziali del Manifesto furono: Enrico E. Clerici, Luigi Saracchi, Giorgina Ru
ga dal Saz, Ivo Gorzanelli, Augusto Valente di San Demetrio.
l: Quaglieni pass ad altri lidi: fond il centro studi Pannunzio e per questo fu insignito
dal presidente Oscar L. Scalfaro della gran croce dellOrdine al merito della Repubblica.
Ai fini di una completa biografia segnaliamo larticolo apparso a pagina 30 del quotidia
no La Repubblica del 26 febbraio 1999.
174II suo nome figura nellelenco dei Legionari delle cinque giornate, riprodotto nel volume
di Giuseppe Moscati, Le cinque giornate di Fiume, Casa editrice Carnato, Milano 1930.
137
I CLERICI UNO PER UNO
naie 'Tribuna Monarchica' un foglio di color azzurro diretto dal
l'impetuoso, ma leale Orio Valdonio; il P.D.I.U.M. (Partito Demo
cratico Italiano di Unit Monarchica) che aveva come ras, sia l'av
vocato Cesare degli Occhi che il dottor Aldo Maroi; l'U.M.I. (Unio
ne Monarchica Italiana) nella quale c'era un clima da Circolo
dell'Unione infranto dai giovani del Fronte fra i quali capeggia
vano le intelligenze di Piergiulio Sodano e di Guido Aghina.
L'ambiente monarchico milanese accolse freddamente 'Tribu
na Politica' tanto che non era facile fare abbonamenti. Il gior
nale veniva distribuito nell'Universit Cattolica, dove io stu
diavo legge, a volte per strada, nelle riunioni indette dall'UMI
e dal PDIUM, ma gli sforzi non erano coronati da quel suc
cesso che ci si aspettava.
Forse... ci voleva la grinta degli operai di Sesto San Giovanni
che la domenica vendevano per le vie 'l'Unit', il quotidiano del
Partito Comunista!
Nel febbraio 1968 la redazione lombarda di 'Tribuna Politica'
si present con due relazioni al Convegno ideologico del
PDIUM che si tenne a Firenze il 10-11 febbraio 1968. Nel ri
portare integralmente il testo delle due relazioni 'Tribuna Po
litica' (n. 5 del 15-31 marzo 1968) titolava: 'Enrico E. Clerici
chiede il ritorno alla Monarchia costituzionale con una Ca
mera dei Lords e una Camera delle Corporazioni; Giuseppe
Fasola espone le affinit elettive fra imparzialit monarchica
e armonia corporativa'.
Vi una lettera di Julius Evola175al dottor Giuseppe Fasola, da
tata 10 novembre 1968, nella quale approvava il contenuto
delle due relazioni.
La redazione lombarda, attraverso il suo capo, aveva sostenuto
nel 1966 il volo aereo che lanci volantini su Milano. Fra le au
torit repubblicane qualcuno si spavent e si tenne un proces
so conclusosi con la condanna del pilota!
Nel 1965 Luigi Saracchi, presidente di Azione Legittimista, ed
io, nella duplice veste di segretario di Azione Legittimista e di
redattore di 'Tribuna Politica', scrivemmo una lettera all'onore
vole Pietro Nenni, vicepresidente del Consiglio dei Ministri, per
chiedere il rientro delle Salme di Re Vittorio Emanuele III e del
la Regina Elena. Nenni rispose con questa lettera:
m 11testo della lettera riprodotto a pagina 132-133 nel volume di J ulius Evola, Monar
chia, Aristocrazia, Tradizione, Mizar, San Remo 1986.
138
I CLERICI UNO PER UNO
Egregi Signori,
il ritorno in Italia delle salme di Vittorio Emanuele III e di
Elena di Savoia pone un problema di momento di cui mi sembra non
esistano ancora le condizioni. Il tempo le creer.
Mi credano
Pietro Nenni
Ne parlarono con rilievo quasi tutti i giornali italiani, alcuni 'ri
dicolizzando' la paura della Repubblica. La cosa dovette turba
re lo stesso Nenni tanto che nel suo Diario cerc di minimizza
re la cosa quasi non ricordandosi di aver inviata la lettera.
Sul finire del 1968 anche ia redazione lombarda entr in cri
si: era morto l'ingegnere Aldo Zollia, io per motivi di lavoro
mi ero trasferito a Trento dove lavoravo nella succursale del
la Banca Commerciale Italiana. Fasola, con vero zelo soste
nuto dalla sua grande fede monarchica, dovette sobbarcarsi
il lavoro della redazione che per non era pi quella di un tem
po. Indubbiamente la crisi del PDIUM, che nelle elezioni poli
tiche del 1968 aveva perso ancora voti, influiva sull'umore e
le speranze dei monarchici!
GLI AMICI DELLA CORONA FERREA
139
4. Bibliografa
di Enrico E. Clerici
L a lettura delle pubblicazioni di Enrico permette di seguire le
voluzione del pensiero e degli interessi che comprendevano eclet
ticamente vari ambiti della cultura e della storia. A ltrettanto in
teressante ricostruire questo percorso attraverso le sue letture,
testimoniate dagli oltre 15.000 volumi raccolti nella casa di Mi
lano e soprattutto nellamata residenza di Moncasacco, abitazio
ne concepita come un laboratorio per il pensiero e la memoria
storica e per questo dotata di una ricca biblioteca e dellarchivio
per i documenti di famiglia. Lattivit pubblicistica, durata ol
tre trentanni, avviata con articoli di soggetto politico, ha com
preso poi temi di storia monarchica (con la pubblicazione del
primo libro sui fatti di Napoli nel 1971), di scienze sacre e tra
dizionali, per giungere a interventi di commento su fatti di cro
naca e temi sociali (con le molte l ettere al Corriere della Se
ra pubbl icate negli anni Ottanta). Negli ultimi anni lattenzio
ne di nuovo dedicata alla ricerca con la pubblicazione di alcuni
volumi di soggetto monarchico ed uno studio di storia locale.
Libri
- Le giornate della fedelt monarchica. Ed. Gastaldi, Milanol971.
- La Regalit. Miti, simboli e riti. Ed Arktos, Carmagnola 1998.
- Il sangue reale. Ed. Tribuna Politica, Napoli 2000.
- Appunti per una storia di Moncasacco. Con E. Costa. Cahiers de la
Malmostosa. Moncasacco 2001.
Articoli
- Conciliazione impossibile, in TP1'6del 15-31 settembre 1963.
- Per la Sacra Monarchia, in TP del 1-31 ottobre 1963.
- LIstria italiana, in TP del 1-15 novembre 1963.
.76TP: Tribuna Politica, giornale di Palermo, diretto da Franco Sansa.
141
BIBLIOGRAFIA
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- Il vero monarchico, in TP del 16-31 dicembre 1963.
- Cerco luomo, in TP del 1-31 gennaio 1964.
- Governo ombra, in TP del 1-29 febbraio 1964.
- No! Anche alla seconda repubblica, in TP del 1-31 marzo 1964.
- Il dono della repubblica: la partitocrazia, in TP del 1-15 maggio 1964.
- ha Chiesa e il Referendum, in TP del 115 giugno 1964.
- Umberto II di Savoia Re dItalia, in TP 1-31 agosto 1964.
- Enrico VI di Francia, in TP del 1-15 novembre 1964.
- Dal block-notes di un legittimista, in TP del 1-31 gennaio 1965.
- Carattere dinastico dellOrdine della Corona dItalia, in TP del giu
gno 1966.
- Legittimismo, in TP del settembre 1966,
- La Famiglia Reale, in TP del 15 dicembre 1966.
- Gli Asburgo e la Resistenza, in TP del 15 febbraio 1967.
-Regalit, in TP del 1-30 aprile 1967.
- Lunit europea vista da un tradizionalista, in TP del 16-30 novem
bre 1967.
- 1868-1968: centenario della fondazione dellOrdine della Corona d I
talia, in TP del 15 febbraio 1968.
- Problemi di cultura monarchica, in TP del febbraio 1968
- Diritto matrimoniale sabaudo, in TP del 1-16 ottobre 1968.
- I Granduchi di Toscana in Esilio, in Rivista Araldica (marzo 1968).
- Uincoronazione del Sovrano, in H Ghibellino (ottobre 1968).
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- I l Sovrano nella concezione dei tradizionalisti, in TP del novem
bre-dicembre 1981.
- Gli aumenti dellultima ora. Lettera al Corriere in Corriere della Se
ra (13 gennaio 1981).
- Cicerone ha ragione. Lettera al Corriere in Corriere della Sera (19
febbraio 1981).
- Unalternativa ai tram fermi. Lettera al Corriere in Corriere della
Sera (8 marzo 1981).
- Gli italiani e le onorificenze. Lettera al Corriere in Corriere della Se
ra (3 giugno 1981).
- Nobili e festaioli. Lettera al Corriere in Corriere della Sera (3 ago
sto 1981).
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naio-febbraio 1984 (Larticolo per errore del grafo stato pubblicato
senza firma). Rettifica nel marzo-aprile 1984, pag. 8.
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Pubblicato volutamente privo di firma.
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Finito di stampare
nel mese di dicembre 2003
presso Global Print S.r.l. - Gorgonzola (Mi)

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