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American Legacy

Raimondo Luraghi e la storia civile giudicata dalla storia militare

Societ Italiana di Storia Militare

Raimondo Luraghi e la storia civile giudicata dalla storia militare


di Virgilio Ilari Se Piero Pieri (1893-1979) stato il Delbrck italiano, il padre di una storia militare collegata alla storia civile, Raimondo Luraghi (1921-2012) e Giorgio Rochat (1936) hanno impersonato, nella generazione successiva, le due possibili declinazioni di questa eredit. Da un lato la storia militare giudicata dalla storia civile, dallaltro la storia civile giudicata dalla storia militare. Lagnizione di entrambi in questi ruoli contrapposti unanime nella comunit degli storici militari italiani, pur refrattaria a rigidi inquadramenti accademici e associativi. Non sono mancati in quella generazione altri grandi storici militari, e in primo luogo il geniale autore di Asse Pigliatutto e La ragazza spagnola. Ma sono stati Luraghi e Rochat i nostri due Aiaci, grandi non meno per le loro impressive personalit che per le opere e i giorni che ci hanno lasciato. E non si possono veramente comprendere se non mettendoli a confronto. Rochat ha declinato la storia militare allinterno della storia nazionale italiana, come parte della nostra identit politica, e in particolare di quel segmento rappresentato dalla politica militare e dalle guerre del fascismo. La sua dunque una storia politica del potere militare, il cui asse portante il giudizio sulla componente militare della classe dirigente e sulle sue responsabilit politiche; non su quelle professionali. Non sul modo in cui abbiamo combattuto e sulle cause e le conseguenze dellillusoria vittoria del 1918 e della definitiva sconfitta del 1943. Rochat stato il capofila di un approccio alla storia militare largamente dominante nella storiografia accademica, ma soltanto in quella italiana, dove resta tenace un pregiudizio morale nei confronti dello studio della guerra e delle istituzioni militari, tollerato esclusivamente come

secondario dettaglio della storia politica e sociale. Non va dimenticato che la matrice della storiografia nazionale italiana la storia civile dellet giacobina. Il suo fil rouge lidea di rivoluzione: la guerra disturba, perch dimostra che la rivoluzione, in Italia, stata sempre passiva. Si pu al pi intravvedere sullo sfondo della tela, come la Tempesta di Giorgione. Oggetto della fisica, non della storia. Anche Luraghi ha esordito come storico politico e sociale, dedicando il suo primo lavoro sulla Resistenza non agli aspetti militari, pur da lui vissuti con responsabilit di comando, ma agli scioperi torinesi. Deve anzi a questa formazione oltre che ad una capacit di scrittura letteraria purtroppo rara e perci sprezzata dal canone storiografico italiano aver potuto concepire unopera titanica come la storia della guerra civile americana, che apparve tra le gioie della collana historica Einaudi, assieme alla Storia della Resistenza italiana di Roberto Battaglia e ai due capolavori di Piero Pieri, la Crisi militare italiana del Rinascimento e la Storia militare del Risorgimento. E per nostra imbecillitas che oggi opere di sintesi come quelle ci sembrano impossibili o temerarie. Quelle invece continuiamo a ristamparle, perch, come i grandi classici, sono opere per la formazione personale. Questa la testimonianza unanime che ricorre nelle decine di lettere indirizzate dai Soci della Sism alla Presidenza per esprimere il loro ricordo di Raimondo Luraghi. Questa la ragione per cui a Samo fu apprezzato e tradotto quel vaso italiano; e per cui a Marinai del Sud il suo capolavoro, dove pure leggiamo legato con amore in un volume ci che per luniverso si squaderna fu tributato il Premio Roosevelt per la storia navale. Dal nostro punto di vista, per, leredit pi importante di Luraghi stata di aver importato la lezione americana della storia militare come Kriegsgeschichte. Questo il modo in cui la storia militare viene concepita e praticata in tutto il mondo, tranne che in Italia. Lenfasi posta sul peso che la forza ha realmente avuto nel conflitto, sulle sue connotazioni specifiche, sul modo in cui stata prodotta e impiegata, sullinfluenza che lesperienza precedente ha avuto sul corso degli eventi e su quella che le

interpretazioni (lessons learned) hanno poi a loro volta avuto sulla pianificazione e la condotta dei conflitti successivi. Non a caso la Storia della guerra civile americana di Luraghi il primo testo italiano in cui riscontriamo un embrionale tentativo di applicare dei concetti strategici alla storia di un conflitto, in particolare le brevi e sparse osservazioni sulla formazione napoleonica e jominiana dei generali americani, sul carattere clausewitziano delloccupazione di Pittsburg Landing da parte di Grant (nella battaglia di Shiloh) e sulla presunta visione clausewitziana di Lincoln. Luraghi non stato solo uno scrittore. Ha fatto per anni la guida sui campi di battaglia della guerra di secessione: quello che in inglese si chiama staff ride, e in tedesco Schlssreise. Ha ricostruito le battaglie integrando la ricognizione del terreno e lo studio degli armamenti e dei regolamenti con linterpretazione delle testimonianze; e lo studio delle battaglie con quello delle campagne e del quadro strategico. E ha integrato le determinanti militari con le determinanti sociali, materiali e ideologiche. Un lavoro non diverso da quello che tre grandi storici militari tedeschi, Karl Marx, Friedrich Engels e Wilhelm Rstow, fecero sulle guerre dellepoca loro, inclusi la guerra civile americana e il Risorgimento italiano. Questa lezione, ignorata dal materialismo storico di rito torinese, non si rinviene direttamente negli scritti di Luraghi (neppure nel suo saggio desordio sui fattori economici del Risorgimento). Ma attraverso le esigenze della Kriegsgeschichte, che Luraghi ha ridefinito la determinante economica della guerra civile americana, e ha potuto perci concepire, nei primi anni Ottanta, lunico saggio italiano sulla guerra industriale, un criterio interpretativo della history of warfare che era allora assolutamente pionieristico e attende ancora di essere percepito e utilizzato in tutto il suo potenziale ermeneutico. Altro aspetto delleredit americana di Raimondo Luraghi, aver riportato in Italia lidea, allestero ovvia ma da noi considerata bizzarra se non riprovevole, che la storia militare debba essere in primo luogo critica dellarte e della scienza militare, siccome lo sono la storia della fisica, della medicina, e cos via. Questo stato il presupposto della sua partecipazione al dibattito sulla politica militare nellultimo decennio della guerra fredda e alle iniziative intraprese sin dal 1979 dallallora tenente colonnello Carlo Jean per abbattere il muro di diffidenza e di chiusura che allora esisteva tra la cultura civile (che allora si esprimeva anche attraverso i partiti politici) e la cultura militare. Queste iniziative si concretizzarono essenzialmente nellIstituto

Studi e Ricerche Difesa (1979), nelle Cattedre di scienze strategiche e di storia delle istituzioni militari alla Luiss e alla Cattolica di Milano (1987), nella Commissione Italiana di Storia Militare (1986), nel Centro Militare di Studi Strategici (1987), nella rivista Politica Militare, poi Strategia Globale (1988), nella Libreria Militare di Milano (1992). In quegli anni nacquero il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari (1983), la Societ di Storia Militare (1984) e la rivista Limes (1993). La SSM (che nel 1992 prese il nome attuale di SISM, con linserimento dellaggettivo italiana) fu anche una risposta di Luraghi al Centro interuniversitario di Rochat; la doppia appartenenza fug da subito il rischio di una contrapposizione, ma le due associazioni conservano ancora traccia dei due diversi caratteri e delle due diverse scuole. Se il Centro furono i gesuiti, noi della SISM fummo gli scolopi: fu Luraghi a decidere che ci chiamassimo Societ, non associazione, per marcare una doppia analogia, sia con la Societ degli Storici Italiani sia con la Society for Military History americana. Luraghi concep la SISM come una rete di collegamento triplice: fra le varie componenti della storia militare; tra la storia militare e gli studi geopolitici, strategici e di intelligence; tra luniversit, i cultori non professionali e il ministero della Difesa. Luraghi fu inoltre lartefice e il mattatore del XVIII congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare che si svolse appunto nella sua Torino e che segn la prima maggiore iniziativa congiunta della CISM e della SISM. Per questo abbiamo scelto di presentare la raccolta di scritti in sua memoria che pubblichiamo come Quaderno SISM 2012, nellambito del XXXIX congresso, che si svolger di nuovo a Torino nel prossimo settembre.

Raimondo Luraghi
Sintesi biografica1 Raimondo Luraghi nato a Milano il 16 agosto 1921. Il padre Nino, membro della Ragioneria del Comune di Milano, apparteneva ad una famiglia un tempo cospicua (il nonno paterno Raimondo era stato proprietario di una vetreria a Porlezza e comproprietario di una Banca a Milano; la nonna materna Rosalba era una nobile Pino, discendente dal comandante delle forze napoleoniche del Regno italico); ma rovinata da una crisi economica. La madre, Giuseppina Colciago, era anchessa milanese. Raimondo visse uninfanzia felice, circondato dallaffetto dei suoi genitori e di tutti i suoi Cari, sino alla tragedia che nel dicembre del 1928 lo rese orfano, privandolo del padre, ucciso da una polmonite (malattia che, a quel tempo, era tra le principali cause di morte) a soli 40 anni di et. Il ragazzo e la madre dovettero restringersi in un piccolo alloggio popolare: la pensione paterna infatti, data la relativamente giovane et del Defunto, era ancora di livello assai modesto. Raimondo frequent a Milano i cinque anni delle elementari presso la Scuola G. C. Nolli di Viale Romagna superando con buon esito gli esami di terza e di quinta. A undici anni di et, Raimondo sembrava dotato per gli studi classici; ma la madre, non avendo i mezzi per fargli affrontare un cos lungo ciclo (otto anni di Ginnasio-Liceo e quattro di Universit) decise di iscriverlo alla Scuola di avviamento al lavoro Barnaba Oriani, che avrebbe consentito in un solo triennio lacquisizione di una rapida indipendenza economica. Qualche tempo dopo (anno 1934) la madre pass a seconde nozze con lallora maggiore (poi colonnello) Giovanni Augusto Pellerino, nativo di Montechiaro dAsti, il quale decise che Raimondo avrebbe dovuto frequentare gli studi classici. Superati con la media di otto decimi gli esami di ammissione al Ginnasio (non esisteva allora la scuola media unica) il ragazzo cominci il nuovo ciclo di studi presso il Ginnasio Liceo Cesare Beccaria di Milano, ove concluse il primo anno. Nellestate del 1935, per motivi dipendenti dalla sua carriera, il suo nuovo padre fu trasferito a Torino
Redatta da Raimondo Luraghi per accompagnare le sue memorie, che purtroppo non riuscito a terminare. Per gentile concessione del Professor Nino Luraghi.
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ove si stabil con la famiglia. Da quel momento Raimondo frequent i corsi presso il Ginnasio Liceo Camillo Cavour, di Torino ove concluse il ciclo di studi in sei anni, avendo con successo saltato la quinta Ginnasio e la terza Liceo, sempre con la media di otto decimi. Nellautunno del 1940 si iscrisse allUniversit di Torino, Facolt di Lettere e Filosofia. Poich agli inizi del 1941 il governo fascista tolse agli studenti universitari della classe del 1921 il diritto al rinvio del servizio militare nonch quello di frequentare le scuole allievi ufficiali di complemento, il 28 febbraio 1941 il giovane fu chiamato alle armi e destinato presso il Trentesimo Reggimento Fanteria, di stanza a Rivoli ed appartenente alla Divisione Assietta. Promosso caporale, poi sergente, allinizio dellestate del 1941, la Divisione fu inviata in zona di guerra (Sicilia) e col inquadrata nella Quinta Armata. In Sicilia Raimondo ebbe il battesimo del fuoco per continue scaramucce con frequenti incursioni di Commandos britannici ed incessanti mitragliamenti e spezzonamenti aerei. Nellautunno fu infine inviato a frequentare la Scuola Allievi Ufficiali a Fano (Marche). Al termine del corso, essendosi classificato per merito tra i primi cinquanta allievi in graduatoria (il totale allievi presso la Scuola di Fano era di circa 1500) ebbe la facolt di chiedere una destinazione ed indic un qualsiasi Corpo di truppe da montagna. Alla fine di febbraio del 1942 fu inviato in qualit di Sottotenente al Sottosettore II/B Gessi della Guardia alla Frontiera, di stanza in Valdieri (Cuneo) con estensione ad una zona della Francia occupata. Fu l, precisamente nella localit oltralpe della Madonne des Fentres, ove egli comandava il piccolo presidio italiano, che lo sorprese l8 settembre 1943: Raimondo (che nel frattempo aveva maturato sentimenti fortemente critici della guerra fascista ed assai ostili nei confronti dei cos detti camerati tedeschi) scelse senza esitare di entrare con i suoi soldati nella Resistenza armata. Combatt dapprima nella valli del Cuneese, poi (in seguito ad un grave crisi di quelle formazioni) nelle Squadre cittadine del movimento Giustizia e Libert e successivamente nella quarta Brigata Garibaldi

Cuneo che operava nel Pinerolese (zona Barge-Bagnolo). In tale Brigata ebbe dapprima la carica di Capo di Stato Maggiore; poi, su sua richiesta, fu assegnato al Battaglione Arditi, inizialmente come vice Comandante, poi come Comandante del Battaglione stesso, incarico che tenne sino alla Liberazione. Partecip a tutte le azioni della Brigata, trasferitasi nellautunno del 1944 sulle colline dellAstigiano. Il 29 luglio 1944 fu ferito in combattimento; il 14 agosto fu decorato di medaglia dargento al valor militare sul campo; infine, per merito, ebbe la promozione a capitano nel Ruolo dOnore. Fu congedato dal Regio Esercito il 10 maggio 1945, con la menzione di aver servito con fedelt ed onore2.

Questa la testimonianza di Massimo Rendina, Vicepresidente Nazionale dell ANPI, Comandante di Brigata, Capo di S. M. della 1a Divisione Garibaldi Piemonte Leo Lanfranco (XIX Garibaldi): Lho incontrato la prima volta nel Monferrato, nel tardo autunno 1944, aveva 23 anni, uno e mezzo meno di me, era il vicecomandante della IV Garibaldi, comandata da Isacco Nahum Milan. Fraternizzammo subito, avevamo esperienze simili. Ufficiali di complemento nellesercito avevamo scelto sin dall8 settembre 1943 la guerriglia contro l occupante tedesco, rivolta dopo anche contro i collaborazionisti fascisti. Per coerenza con il giuramento di soldati alla monarchia ma soprattutto seguendo un impulso emotivo: conquistare la liber e, insieme, la dignit di italiani compromessa nel ventennio fascista e calpestata con lasservimento alla Wermacht. Considerate oggi sembrano parole intrise di retorica. Non cos. Per Luraghi il sentimento era nato anche da un episodio che si commenta da solo. Sottotenente in una unit della IV Armata di stanza nella Francia Meridionale, Luraghi aveva impedito allindomani dell8 settembre, nella fase di rientro in Italia, armi in pugno, che le SS si impadronissero di alcuni civili ebrei. Anche allora aveva agito distinto: si ignoravano gli orrori dellOlocausto. Ma lepisodio qualifica la persona peraltro ritenuta, a ragione, contraria alle improvvisazioni proprie della guerra per bande. Luraghi pianificava le azioni con estrema precisione. Si ricorda la meticolosit con la quale organizz il battaglione arditi assumendone il comando, dedito principalmente alleliminazione dei posti di blocco che avrebbe facilitato il nostro avvicinamento a Torino nella battaglia conclusiva del 25 aprile 1945. Rientrato in Italia dalla Francia dopo l8 settembre 1943, Luraghi forma un primo gruppo autonomo di guerriglia vicino a Cuneo con un altro giovane ufficiale, Michele Balestrieri che, catturato dai nazifascisti sar fucilato. Entra poi a far parte di un raggruppamento di Giustizia e Libert, emanazione del Partito d Azione, dove resta fino al maggio 1944, subendo attacchi e rastrellamenti che lo inducono ad entrare nella IV Brigata Garibaldi di cui diventa Capo di Stato Maggiore. Il 29 luglio 1944 Luraghi si comporta eroicamente. Ferito in azione, decorato sul campo di medaglia dargento.

Durante gli ultimi mesi di guerra Raimondo aveva aderito al Partito comunista italiano, in seguito al pronunciamento di Togliatti di accettare il regime democratico parlamentare. In questa qualit entr nel quotidiano comunista lUnit (edizione piemontese) ove svolse diverse mansioni: capocronista, segretario di redazione, infine responsabile della politica interna ed ebbe loccasione di conoscere personalmente alcuni tra i pi eminenti capi comunisti, tra cui lo stesso Togliatti. Inviato nellestate del 1948 a frequentare la Scuola superiore di quadri del Partito comunista vi conobbe da vicino tutti i massimi dirigenti. Il 24 giugno 1950 pass a nozze con Germana Cunioli, allora Ragioniera presso unazienda metalmeccanica torinese e di famiglia di radicate convinzioni antifasciste. Nel frattempo per Raimondo era andato maturando una posizione sempre pi critica nei confronti del Partito comunista; essendo stato delegato al Sesto Congresso di tale Partito svoltosi a Milano nel 1948 aveva potuto vederne da vicina la struttura sostanzialmente autoritaria e antidemocratica e constatarne il completo asservimento alla politica dellUnione Sovietica. Laiuto morale della moglie fu di primaria importanza per condurlo al distacco definitivo dal Partito comunista e dalla redazione de lUnit. In realt il suo vero desiderio era stato sempre quello di potersi dedicare agli studi storici; nel 1953 sostenne quindi gli esami di concorso a cattedre liceali di storia e filosofia che super piazzandosi ai primissimi posti. Nominato titolare al Liceo Scientifico Amedeo Avogadro di Biella, assunse servizio il 1 settembre 1954. Successivamente vincitore di due Concorsi di merito distinto, si trasfer a sua richiesta al Liceo classico Arimondi di Savigliano. Il 28 aprile 1958 nacque la sua prima figlia, Silvia (oggi Professore associato di Glottologia presso lUniversit di Pavia), e poco di poi apparve, per i tipi di Giulio Einaudi, il suo primo libro: Il Movimento Operaio torinese durante la Resistenza. In seguito a ci, sempre nel 1958, consegu la Libera docenza in Storia contemporanea (il primo in Italia ad avere tale titolo). Il 1 settembre 1961 fu trasferito a domanda presso il Liceo scientifico Galileo Ferraris di Torino. Il 30 novembre 1964 nacque il secondo figlio, Nino (oggi Professore ordinario, titolare di una Endowed Chair

di Materie Classiche con specializzazione in Storia greca presso lUniversit di Princeton, USA). Nel frattempo Raimondo aveva cominciato ad occuparsi in profondit di storia americana con specializzazione in storia militare; nellestate del 1963 vi fu il suo primo viaggio negli Stati Uniti, ove era stato invitato a partecipare allInternational Seminar, diretto allora da Henry Kissinger, presso la Harvard University. Agevolato mediante la concessione di un Leaders Program da parte del Programma Fulbright per gli scambi culturali, svolse anche negli Stati Uniti vaste ricerche di archivio che gli consentirono di pubblicare nel 1966 presso Giulio Einaudi Editore la sua Storia della Guerra Civile Americana, che fu definita dallautorevole storico David Donald the best one-volume history of the American Civil War che giunta oggi (anno 2009) allottava edizione e che, alla sua prima uscita, ricevette la medaglia doro delle Universit americane in Italia per la miglior opera storica sugli Stati Uniti scritta da un non americano. Dallottobre 1964 lUniversit di Genova lo aveva chiamato a ricoprire per incarico linsegnamento, appena istituito, di Storia americana; successivamente fu bandito il concorso a Cattedre ed egli lo vinse ricevendo la nomina a Professore dapprima straordinario, poi Ordinario della stessa materia presso il medesimo Ateneo. A Genova qualche tempo dopo fond e diresse il corso di Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe, composto da un pool il quale includeva, oltre a quella genovese, le Universit di Torino e Firenze. Da qualche tempo Raimondo Luraghi insieme ad un gruppo di suoi collaboratori faceva parte del Comitato per la Storia americana, fondato e presieduto a Firenze da Giorgio Spini. Ora Luraghi ne fu eletto Segretario generale: e fu in tale veste che egli organizz a Genova, il 26-29 maggio 1976 il Primo Congresso internazionale di storia delle Americhe cui intervennero tra i relatori Docenti universitari di sei nazioni: oltre allItalia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Canada e Stati Uniti. In tale occasione ricevette il Premio

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speciale della American Historical Society per la sua recente opera Gli Stati Uniti. Poco pi tardi pubblic presso lEditore Franklin Watts di New York il suo libro The Rise and Fall of the Plantation South, che gli valse lAward of Merit dalla Confederate Memorial Literary Society di Richmond, Virginia. Luscita del suo libro Storia della Guerra Civile Americana provoc nel 1966 linvito ad insegnare storia di tale Guerra civile alla University of Richmond (Virginia) per lintero Anno Accademico 1966-67; in tale periodo egli, compiendo estese ricerche in numerosi Archivi di dieci Stati americani (oltre che nei National Archives e nella Library of Congress di Washington DC) gett le basi per la sua futura opera Marinai del Sud Storia della Marina Confederata nella Guerra civile americana, 1861-1865, che usc in Italia nel 1993 e che, tradotto negli Stati Uniti con il titolo A History of the Confederate Navy (1996) gli valse nel maggio del 1997 il Premio Theodore & Franklin D. Roosevelt per la storia navale, per la prima volta attribuito ad un non americano. Dopo aver tenuto una serie di conferenze in varie Universit americane e di fronte a numerose Civil War Round Tables sulla sua visione della Guerra civile americana, Raimondo Luraghi fu invitato quale Visiting Professor dapprima alla University of Notre Dame, Indiana (1969-1970); poi alla New York University (1971); alla University of Georgia (1972); e, nel 1976, quale socio fondatore (e poi Presidente) in Italia della Societ di studi canadesi, alla University of Toronto, Canada. Fu anche designato quale rappresentante dellItalia al Congresso di rifondazione del Programma Fulbright per gli scambi culturali svoltosi alla Miami University (Ohio) ed al Convegno della Italian American Historical Association a Washington (1992). Fu nominato membro della US Military History Society, dello US Naval Institute (dal quale ebbe recentemente il Silver Certificate come socio ventennale), della Company of Military Historians e della National Geographic Society, oltre che delle societ storiche della Virginia, North Carolina e Georgia. In questo frattempo Raimondo Luraghi (che non aveva mai dimenticato la sua specializzazione in storia militare e problemi

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strategici), divenuto membro dello Institute for Strategic Studies di Londra, fond e diresse presso lUniversit di Genova il Centro Studi sulla Difesa ed il Controllo degli Armamenti. Tale Centro organizz nel 1981 il I Congresso internazionale di studi sulla difesa, dal titolo La difesa dellOccidente ed il pericolo di un conflitto nucleare. La relazione di apertura fu svolta da Raimondo Luraghi alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, del Segretario generale della Difesa, dei Capi di Stato Maggiore delle tre Forze Armate e di altre insigni personalit militari e civili provenienti oltre che dallItalia, dagli Stati Uniti, da Gran Bretagna, Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Unione Sovietica, Israele. Nel 1983 in collaborazione con il Center for NATO Studies della Kent State University (USA) e con la Rockefeller Foundation, il Centro diretto da Raimondo Luraghi organizz a Villa Serbelloni, Bellagio, il II Congresso internazionale di studi sulla difesa, sul tema NATO and the Mediterranean. Le relazioni-chiave furono tenute oltre che dal Prof. Luraghi da tutti i Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate e dallAmmiraglio Rowden, Comandante la V Flotta USA nel Mediterraneo. Sia gli atti del I Congresso che quelli del II furono pubblicati in volume: il primo in Italia, il secondo negli Stati Uniti. In quegli anni il Prof. Luraghi fu invitato come relatore ad una serie di Congressi internazionali: quelli svoltisi a Stresa e ad Oslo del Center for Strategic Studies di Londra, quelli tenutisi presso la Kent State University, Ohio, USA, su temi di storia e strategia della NATO, e quelli tenutisi in Italia ad iniziativa del Centro di studi strategici torinese Manlio Brosio. A cominciare dal 1980 (Bucarest) partecip, quale componente della delegazione italiana e relatore a tutti i Congressi annuali di storia militare organizzati dalla Commissione internazionale di storia militare comparata dellUNESCO, da Parigi a Madrid, a Seul (Corea) a Tel Aviv, a Vienna a Helsinki e in numerose altre localit. Nel 1990 al Congresso di Madrid fu eletto componente della Commissione internazionale quale rappresentate dellItalia. In tale veste organizz e presiedette il XVII Congresso mondiale svoltosi a Torino nel 1992 sul tema da lui proposto: La scoperta del Nuovo Mondo ed il suo influsso sulla storia militare. Rieletto nel 1995 al Congresso di Lisbona, fu di l a poco invitato dal governo portoghese, che lo volle come suo ospite donore al Convegno storico portoghese di Lisbona. In tale occasione ebbe lalto onore di essere invitato a due pranzi ufficiali dai Ministri portoghesi della Difesa e della Pubblica Istruzione e di sedere accanto a loro quale ospite donore.

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In quegli anni ricevette dallUfficio storico dellEsercito italiano lincarico di curare la prima edizione critica integrale, condotta direttamente sui manoscritti di archivio, di tutte le opere militari di Raimondo Montecuccoli. Del grande Condottiero modenese fu invitato a parlare sia allAccademia Militare di Modena che in una serie di convegni in Italia, Austria ed altri paesi. Successivamente poi. sempre per incarico dellUfficio storico, scrisse la prefazione alla prima traduzione degli scritti militari di Sun Tzi condotta direttamente sul testo cinese antico dal capitano Huang Jialin, Addetto militare presso lAmbasciata cinese di Roma. Invitato in India e poi in Cina quale studioso pot studiare a fondo la civilt e la cultura di tali paesi nonch la loro parte di primo piano nella Seconda guerra mondiale grazie a credenziali fornitegli direttamente dagli Ambasciatori di India e Cina a Roma In quello stesso periodo inizi e condusse avanti lo studio delle lingue tedesca e giapponese onde poter studiare la vicenda degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale. Da quando fu fondato a Pully (Svizzera) il Centre dHistoire et de Prospective Militaires, allo scopo di organizzare incontri di lites di storici militari intesi a formulare ed analizzare i fondamenti della dottrina vi fu regolarmente invitato a partecipare con proprie relazioni, tutte pubblicate negli Actes tra le quali, di importanza fondamentale le due sulle origini della guerra totale in Et contemporanea e sulla filosofia della guerra corazzata e ne fu, nel 2000, nominato Membro Onorario. Per diversi anni fu inoltre chiamato a tenere lezioni e seminari presso lIstituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli ed nel corso di Dottorato presso lUniversit di San Marino. Presiedette pi volte Commissioni nazionali di concorso a cattedre universitarie di americanistica, contribuendo alla nomina in ruolo di distinti colleghi quali Marcello Carmagnani, Giangicomo Migone ed altri. Posto fuori ruolo alla raggiunta et di 70 anni e retired a quella di 75, fu, su deliberazione unanime della Facolt nominato con Decreto rettorale Professore emerito di Storia americana; in seguito, sempre su unanime delibera della Facolt e conseguente proposta del Rettore, fu insignito da parte del Presidente della Repubblica il 2 giugno 1999 della medaglia doro per i benemeriti della cultura e della scienza. Il Comune di Barge (Cuneo) ove egli durante la Guerra di Liberazione aveva partecipato a numerosi fatti darme lo insign il 7 giugno 2003 della cittadinanza onoraria.

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La Cattedra di Storia americana ed il Dottorato di Ricerca in Storia delle Americhe da lui fondati sono tuttora in attivit presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dellUniversit di Genova, affidati a distinti suoi successori. La sua attivit di ricerca e di studio continu ed un primo frutto ne fu lopera La Spada e le Magnolie Il Sud nella storia degli Stati Uniti, pubblicato nel 2007, che ricevette nel successivo anno 2008 il prestigioso Premio Acqui Storia. Recentemente ha inviato per la pubblicazione alla rivista Nuova Storia Contemporanea di cui membro del comitato scientifico, un saggio sulla dichiarazione di guerra dellItalia agli Stati Uniti.

Bibliografia di Raimondo Luraghi


Note e asterischi, in Movimento Operaio, n. 5, sett.-ott. 1954, a. 6. (n.s.), pp. 750759. Le memorie di Kesselring, in Nuova Rivista storica, a. 38., fasc. 3, 1954. Momenti della lotta antifascista in Piemonte negli anni 1926-1943, ne Il movimento di liberazione in Italia, genn.-mar. 1954, n. 28-29. Primi orientamenti per lo studio della crisi politico-militare del 1943, ne Il Movimento di liberazione in Italia, n. 34-35, fasc. 1-2. Sulle origini del movimento contadino nella pianura padana irrigua: il vercellese, in Nuova Rivista Storica, a. 40, fasc. 3, 1956. Su alcune questioni relative all'agricoltura piemontese nel decennio 1850-1860, in Rassegna storica del Risorgimento, a. 44, fasc. 2.-3., apr.-sett. 1957, pp. 430-438. La zona libera del Basso Astigiano nei documenti dell'Archivio storico della resistenza di Torino, ne Il movimento di liberazione in Italia, n. 48, 1957. Sui rapporti diplomatici tra l'Italia e l'Unione Sovietica agli inizi dell'anno 1944, ne Il Movimento di Liberazione in Italia, luglio-dicembre 1958, N.52-53, fasc. 3.-4. Il movimento operaio torinese durante la resistenza, Torino, Einaudi, 1958. 372 p.; 22 cm Le amministrazioni comunali libere nella prima fase della Resistenza nelle Langhe, ne Il Movimento di Liberazione in Italia, luglio-settembre 1959, N.56, fasc. 3. Dal 25 luglio all'8 settembre, in Trent'anni di storia italiana, 1915-1945: dall'antifascismo alla Resistenza / lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli, Torino, Einaudi, 1961, pp. 310-333. Pensiero e azione economica del conte di Cavour, Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Torino, Museo nazionale del Risorgimento, 1961. 172 p.; 25 cm.

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Storia della guerra civile americana, 5. ed., Milano, Rizzoli, 1985. XV, 1401 p., 16 c. di tav., ill.; 23 cm. Da Sarajevo al maggio radioso: l'Italia verso la prima guerra mondiale, di Antonino Rpaci; prefazione di Raimondo Luraghi, Milano, Mursia, 1985, 571 p., 16 c. di tav., ill.; 22 cm. John F. Kennedy, Milano, Marzorati, [1986]. 71 p.; 20 cm. The Historiography of the American Civil War: Liddell Hart and the Use of Oriental Military Thought as a Critical Tool, in Korean Commission of Military History, International Commission of Military History, 1986. Sezione storia, a cura di Luca Codignola e Raimondo Luraghi, vol. 2 di Canada ieri e oggi: atti del 6. Convegno internazionale di studi canadesi: Selva di Fasano, 27-31 marzo 1985 [organizzato da] Associazione italiana di studi canadesi), Fasano, Schena, 1986. 270 p.; 21 cm. Social workers e immigrate negli Stati Uniti dall'et progressista al new deal: gli international institutes 1912-1939, di Maddalena Tirabassi; rel. Raimondo Luraghi, Tesi di dottorato di ricerca in storia delle Americhe, 1984-1986, Genova, 1987. Mai pi Vietnam: gli aspetti ignorati della guerra che ha diviso Stati Uniti e Occidente, politica e strategia nel conflitto per il terzo mondo, una testimonianza per la storia, di Richard Nixon; trad. di Bruno Cipolat, prefazione di Raimondo Luraghi, Trento, Reverdito, 1987. Le opere di Raimondo Montecuccoli (edizione critica a cura di Raimondo Luraghi, vol. 3 di Andrea Testa, collaborazione di Luigi Villa Freddi), Roma, Ufficio storico Stato maggiore esercito, 1988 (vol. 1-2) e 2000 (vol. 3). Vol. 1. Trattato della guerra. Vol. 2. Delle Battaglie (I e II). Della guerra contro il Turco. Della guerra contro il Turco in Ungheria (Aforismi). DellArte Militare. Vol. 3 Opere minori dargomento militare e politico. Diari di viaggio e memorie. Gli Stati uniti d'America e la prima guerra mondiale. L'American Expeditionary Forces: problemi e aspetti di un impegno militare, tesi di laurea di Roberto Maccarini; relatore Raimondo Luraghi; correlatore Valeria Gennaro Lerda, Facolt di lettere e filosofia, Corso di laurea in storia moderna, A.A. 1987/1988, IV, 202 p., ill.; 30 cm. "Storia militare", in Luigi De Rosa (cur.), La storiografia italiana degli ultimi vent'anni. III Et contemporanea, Biblioteca di Cultura Moderna, Laterza, RomaBari, 1989, pp. 21-240. L'et delle Americhe, in Vol. 25 (1989), pp. [289]-301. Il fascismo in Terra di Lavoro, 1923-1926, di Silvano Franco; prefazione di Raimondo Luraghi, Roma, Apes, 1990.

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L'arte della guerra / Sun Zi; a cura di Huang Jialin e di Raimondo Luraghi. Roma, SME, Ufficio storico, 1990. 85 p., 1 ritr.; 25 cm. Marinai del Sud: storia della marina confederata nella Guerra civile americana, 1861-1865, Milano, Rizzoli, 1993. 681 p., 8 c. di tav., ill.; 23 cm. Storia della guerra civile americana. Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1994. 2 v. (XV, 1401 p. compless.); 20 cm. (In custodia). Resistenza : album della guerra di liberazione (a cura di Raimondo Luraghi), Milano, Rizzoli, 1995. 255 p., ill.; 22 cm. La guerra di liberazione cinquant'anni dopo, in L' Italia in guerra: cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2. guerra mondiale: aspetti e problemi storici (a cura di R.H. Rainero, A. Biagini), Il sesto anno: 1945, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare, Gaeta, Stabilimento grafico militare, 1996, pp. 455-460. Stati Uniti d'America (1963-1988), a cura di E. Pontieri, Piccin-Nuova Libraria, 1995. A History of the Confederate Navy, Annapolis, Naval Institute Press, 1996. Chatham Publ., 1996. Cinque lezioni sulla guerra civile americana, 1861-1865, Napoli, La citt del sole, 1997. 117 p.; 22 cm. Storia della guerra civile americana, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1998. 20 cm. Vol. 1: Nord contro sud: la sanguinosa epopea che divise l'America,. XV, 710 p. Vol. 2: La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana. pp. 712-937. Le stelle e le strisce: studi americani e militari in onore di Raimondo Luraghi, Milano, Bompiani, 1998. 2 v.; 20 cm. Sul sentiero della guerra, Storia delle Guerre Indiane nel Nordamerica [Milano], BUR, 2000. 190 p., ill.; 23 cm. Smrgecilik tarihi, [Ascesa e tramonto del colonialismo, trad. turca di Halim nal], Istanbul, E Yaynlar, 2000. 402 p. Burdet di Piemonte e di Savoja: notizie storiche e genealogiche, di Carlo A. M. Burdet; introduzione di Raimondo Luraghi, Ivrea, Tipografia Bardessono, 2000. 99 p., ill.; 24 cm. Storia militare dellItalia Giacobina 1796-1801, di Virgilio Ilari, Piero Crociani e Ciro Paoletti, Introduzione di Raimondo Luraghi, Roma, USSME, 2001. 2 vol. Operazione Barbarossa [21 giugno 1941-18 novembre 1942] , di Paul Carell; traduzione di Giorgio Cuzzelli; introduzione di Raimondo Luraghi, [Milano], BUR, 2001. 770 p., 1 c. geogr. ripieg.; 23 cm. Il capitalista, questo sconosciuto, di Ubaldo Giuliani Balestrino, prefazione di Raimondo Luraghi, Fgola, 2001. 153 p. Napoleone di Sergio Valzania; introduzione di Raimondo Luraghi. Roma, Rai-ERI, 2001. 179 p.; 19 cm. Isonzo 1917, di Mario Silvestri; introduzione di Raimondo Luraghi, Milano, BUR, 2002, XVIII, 533 p., 20 c. di tav., ill.; 23 cm.

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Il Pensiero e lAzione di Raimondo Montecuccoli, in Andrea Pini (cur.), Raimondo Montecuccoli: Teoria, Pratica Militare, Politica e Cultura NellEuropa del Seicento, Atti del Convegno (a cura di Andrea Pini), Modena, 4-5 Ottobre 2002, pp.19-30. I generali di Stalin, a cura di Seweryn Bialer; prefazione di Raimondo Luraghi; traduzione di Furio Belfiore, Milano, Rizzoli, 2003. 11: Risorgimento e rivoluzioni nazionali [Raimondo Luraghi ... et al.], Roma, La biblioteca di Repubblica, 2004. 799 p.: ill.; 23 cm Eravamo partigiani: ricordi del tempo di guerra, Milano, BUR, 2005. 281 p., 1 c. di tav., ill.; 20 cm. Bibliografia della guerra civile americana, 1861-1865, Napoli, La citt del sole, [2006]. 183 p.; 22 cm. La spada e le magnolie: il sud nella storia degli Stati Uniti, Roma, Donzelli, [2007]. IX, 227 p., ill.; 21 cm. Risorgimento e rivoluzioni nazionali / [Raimondo Luraghi ... et al.]. - Ed. speciale realizzata per TV Sorrisi e Canzoni e Panorama. Milano, Mondadori, [2007]. 799 p., ill.; 22 cm. Il finanziamento della guerra civile americana, in Storia economica della guerra, a cura di C. E. Gentilucci, Quaderno SISM 2007-2008, Roma 2008, pp. 343-350. Storia della guerra civile americana, [Milano], Bur Rizzoli, 2009. XXII, 1401 p.; 20 cm.

Della precariet / Bonimba; di Francesco Maria Bonicelli [con prefazione di Raimondo Luraghi], Roma, Albatros I, Filo, 2009. Analisi della battaglia di Solferino sul piano della tecnologia militare, in La guerra del Cinquantanove. Atti del Convegno Nazionale CISM-SISM sulla Seconda guerra dindipendenza, Quaderno SISM 2009, Roma, 2010, pp. 165-168. Il Mezzogiorno dItalia nel 1861, in Lanno di Teano. Atti del Convegno Nazionale CISM-SISM su Il Risorgimento e lEuropa, Quaderno SISM 2010, Roma 2011, pp. 265-272. Five Lectures on the American Civil War, 1861-1865, translated by Sean Mark, John Cabot Univ.; University of Delaware Press, 2012, p. 69. Nord contro Sud. Le battaglie, gli uomini, gli ideali della guerra civile americana, Milano, Rizzoli RCS, 2013. p. 280. La guerra civile americana. Le ragioni e i protagonisti del primo conflitto industriale, Milano, Bur, Rizzoli RCS, 2013. p. 208.

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Articoli di Luraghi sullUnit 1945-1947

Ricerca e trascrizione di Antonio Martino

LUnit 23 giugno 1945 n. 60 (ed. piemontese) La figura della belva di Pinerolo


Cos la belva caduta nella trappola. Lha catturata un manipolo di compagni valorosi ed il fatto di non esser stato con loro rimarr il cruccio della vita mia e di altri che come me avevano giurato di prendere Novena3 possibilmente vivo. Ed intendo parlare di Barbato di Petralia (che ne ha provato lui pure il piombo nelle carni) di Milan e di tutta la schiera garibaldina della IV Brigata che lott per oltre un anno colla belva di Pinerolo nel duello pi sanguinoso e feroce. Quale degli abitanti di Pinerolo e dei luoghi circonvicini Bagnolo, Barge, Cavour, Villafranca (che tali furono i teatri preferiti delle sue tristi gesta) quale di essi dico non ha ancora fisso nella mente la grottesca e macabra sagoma del crudele ras locale infagottato nella goffa uniforme della brigata nera col berrettone nero in capo e la morte ghignante? Chi non ricorda la sua carriera? Dopo aver esercitato in quel di Bagnolo il triste mestiere della spia, dopo aver mandato alla fucilazione il nipote antifascista (e fu per un caso che laltro nipote sfugg) egli costitu quella tristemente celebre squadra fantasma formata dai peggiori criminali comuni. Ricordo limboscata
Spirito Novena, riparatore di biciclette di Pinerolo, era stato nominato dalla RSI commissario prefettizio. Nellestate 1944 si autonomin maggiore della Brigata Nera di Pinerolo, responsabile di innumerevoli omicidi, violenze e rapine. Fuggito a Brindisi dopo la Liberazione, fu rintracciato dai partigiani grazie ad una lettera incautamente spedita a casa e prelevato alluscita da un bar per consegnarlo, secondo specifici ordini di Togliatti, alla giustizia. Mentre lo portavano a Torino, riusc a scappare, ma commise lerrore di cercare rifugio dagli americani, i quali, conoscendo la sua fama, gli dettero una legnata e lo riconsegnarono ai partigiani. Fu cos sottoposto a regolare processo, ma la condanna a morte fu commutata in trentanni di reclusione. Scarcerato dopo dieci anni, si trasfer a Velletri, dove gest una pompa di benzina.
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che egli (su denuncia delle sue spie) ci tese il 29 luglio 1944 alla Madonnina di Bagnolo, eravamo tutti feriti ma uno solo di noi cadde nei suoi artigli il povero autista DAdda gi colpito a morte. Ed allora il Novena dette (e nellombra lo udimmo bene) lordine ai suoi sgherri di finirlo. Poi fu una sequela di delitti. Il prode Capo Nucleo Tano cade a Garzigliana nelle sue mani e viene seduta stante (gi prigioniero gi disarmato) scannato sul posto con due compagni, con Novena in tale occasioni il figlio tredicenne che egli porta con s e che alleva a compiere le pi ripugnanti crudelt. E poi la volta di Dino Buffa, valoroso Giellista assassinato a Vigone. La squadra fantasma ha ora le basi a Buriasco, ha una rete di spie sparse ovunque e dovunque Novena piomba con i suoi delinquenti terrorizza la popolazione, brucia case (ricordate Bricherasio?) commette violenze dogni genere. I prigionieri che cadono nelle sue mani quando non vengono assassinati immediatamente sono portati a Buriasco e seviziati in tal maniera che lo stesso suo boia Racca (ora anchegli in mano della giustizia) deve inorridire. Un ragazzo sedicenne Romolo in possesso di una vecchia pistola scarica, il Novena lo fa fucilare. Leo Lanfranco lindimenticabile Carlo vice comandante della I Divisione viene catturato con i fratelli Carando rispettivamente Capo di Stato Maggiore e Capo della Polizia della stessa Divisione, essi sono seviziati orrendamente per una giornata intera alla presenza della popolazione di Villafranca terrorizzata quindi vengono tutti massacrati. Il Novena ci tiene alla fama senza piet contravvenendo agli ordini dello stesso Hitler fa di sua iniziativa seviziare ed uccidere qualunque prigioniero cade nelle sue mani. Cos di Lampo e di quattro altri valorosi garibaldini fucilati alla crociera di Barge senza la minima apparenza di processo naturalmente cos di Gucia a cui il bandito fa strappare un occhio (c chi di noi ha visto il cadavere). Ma perch dilungarci oltre su questo mostro che oggi invoca umilmente perdono, lui lo spietato!? Oggi si deve fare giustizia. Per tutte le vittime della sua follia sanguinaria, per i martiri torturati nei modi pi bestiali, per il sangue sparso per i vivi e per i morti noi chiediamo ai responsabili che sia fatta e presto e senza alcuna piet. R. Luraghi (Martelli)

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LUnit 10 agosto 1947 n. 188 (ed. piemontese) Politica fallimentare


La politica economica finanziaria di questo governo De Gasperi avrebbe aumentato sino allesasperazione la pressione sui ceti meno abbienti senza per questo riuscire a risolvere i gravi problemi che minacciano il paese: questa previsione era facile. Tutta la battaglia per un simile governo fu a suo tempo impostata dall on. De Gasperi sullo slogan salvare la lira. Era in questo senso naturale che il governo tentasse anzitutto di procacciarsi il denaro liquido che poteva occorrergli per coprire le spese, le quali alla loro volta dovevano essere, secondo Einaudi, limitate al massimo. Scartato il lancio di un nuovo prestito nazionale, data la palese ostilit dei detentori di capitali ad una simile operazione, si prese in un primo tempo la via delle imposte dirette con lentrata in vigore della patrimoniale nella sciagurata forma ad essa data dal progetto Campilli; la prima massa di liquido veniva cio procurata (come gi avremmo occasione di chiarire) soprattutto a danno delle piccole propriet immobiliari ed agricole. Poi, come una tegola, piombata sul capo della grande massa dei consumatori tutta una serie di aumenti di prezzi, a partire dal pane per giungere sino a quelli recentissimi dellenergia elettrica e dello zucchero. In data 6 corrente Il Globo, organo della Confindustria in un fondo di Cesare Cosciani, spiegava col massimo candore come questi provvedimenti fossero da considerarsi antiinflazionistici poich si risolvevano per il governo in un fortissimo gettito delle imposte indirette, che gli permetteva di non emettere altra carta moneta. Ad un esame un po approfondito per una tale argomentazione rivela con facilit le corde. Facciamo delle cifre sogliono dire con aria aggressiva i bonzi delleconomia borghese credendo di disarmare gli avversari. Facciamole pure. Certo tali provvedimenti sono estremamente antidemocratici perch colpiscono nel modo pi duro le grandi masse dei consumatori. Almeno per vi corrispondesse una politica razionale di spese da parte del governo: una politica di economie realizzate cio non sulla fame dei dipendenti statali e dei lavoratori, ma sopprimendo tutta una serie di uscite inutili e dannose. Se lautore dellarticolo su Il Globo che nelle variazioni di spese per il bilancio corrente stato proposto, oltre a ci che era stato stabilito, un ulteriore stanziamento di milioni 4,5 per il Ministero dellAfrica italiana che da tempo ha cessato di esistere? Sa che per riammettere in servizio 120 tra generali ed ufficiali superiori dellEsercito (gi cancellati dai

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ruoli per aver portato le armi contro il paese) previsto uno stanziamento di milioni 120 annui? Sa che a decorrere dal 1 luglio scorso tutte le spese di trasporti ferroviari effettuati per conto della Pontificia commissione di assistenza sono a carico dello Stato? E si potrebbe continuare. Di altrettanta (se non maggiore) gravit quanto va accadendo nel campo del commercio estero. Ci riserviamo di ritornare su questo argomento che richiede una trattazione a parte; basti qui ricordare che in data 1 agosto il cambio ufficiale del dollaro stato portato da lire 225 a lire 350. Ora, se si pensa che il Governo acquista allestero il grano ed il carbone che ci sono indispensabili mediante la valuta estera che gli esportatori gli debbono cedere nella misura del 50% al cambio ufficiale, questo significa che dora innanzi (come fa osservare in data 2 agosto il non certo filocomunista Messaggero di Roma) noi pagheremo ci che importiamo ed in primo luogo grano e carbone, in ragione di lire 350 per ogni dollaro invece che di lire 225. Anche la situazione del nostro mercato interno si aggraver poich gli esportatori saranno allettati sempre pi a vendere sui mercati esteri indiscriminatamente ogni merce: non per nulla lItalia sta diventando il paese della Cuccagna per i compratori stranieri che vi fanno acquisto di prodotti che poi rivendono su altri mercati. Tipico il caso delle lamiere e della ghisa che Francia e Svizzera acquistano in Italia per rivenderle (naturalmente con il loro marchio) proprio su quei mercati che non ci saremmo dovuti preoccupare di conquistare sin che ne avevamo il tempo: Balcani, Medio Oriente, Sud America. Si aggiunga che la valuta estera rimasta nelle mani degli esportatori si ferma, in parte notevole, allestero e viene impiegata in investimenti sul suolo straniero: cosa che assimila assai le nostre esportazioni ed unemorragia senza contropartita. Ci malgrado il governo sembra orientarsi verso il principio di lasciare agli esportatori sempre pi abbondanti percentuali di valuta! I risultati della politica economica-finanziaria del governo sono facili da controllarsi. Paragonando infatti il salario di un operaio (sulla base 1938 = 100) rispettivamente nei mesi di marzo 1946, marzo 47 e giugno 47 si hanno le seguenti cifre:
Manovali Operai comuni Qualificati specializzati 1938 100 100 100 100 marzo 1946 46 43 40 35 marzo 1947 60 56 51 45 giugno 1947 45 41 38 33

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Queste cifre dimostrano che mentre lazione del tanto deprecato tripartito e della C.G.I.L. era riuscita ad incamminare le paghe verso una reale rivalutazione, la politica economico-finanziaria dellattuale governo le ha portate ad un livello inferiore a quello del 1946. Basta del resto consultare i numeri indici del costo della vita pubblicati recentemente dallIstituto Centrale di Statistica per vedere che esso ha subto in un mese, dal maggio al giugno 1947, un incremento di 280 punti complessivamente. Politica dunque di impoverimento delle grandi masse popolari: operai, impiegati, professionisti, di tutti coloro in sostanza che vivono di redditi di lavoro; politica di crisi e di sacrificio delle piccole propriet; politica che tende a colpire le piccole industrie a tutto vantaggio del capitale finanziario monopolista. Noi abbiamo (e con noi lo hanno tutti gli uomini pensosi della situazione e degli interessi del paese) il dubbio che questa via non porti alla tanto conclamata salvezza della lira, ma diritto allinflazione pi completa ed al fallimento economico dello Stato Raimondo Luraghi

LUnit 7 settembre 1947 n. 211 (ed. piemontese)


Fu il popolo Sembrava che lafa estiva non volesse morire in quel mese fatale di settembre. La calura gravava suoi colli e sul piano calcinando le carrozzabili e le strade di campagna. Autocarri militari privi di ruote, traini di artiglieria, mezzi blindati se ne stavano sparsi un po dovunque nei campi, lungo le strade secondarie, semicapovolti nei fossi. Uomini sconvolti, sbandati, dispersi famelici, coperti di sudore e di polvere, parte in divisa, parte stranamente mascherati con vecchi cenci borghesi dogni foggia e colore, andavano errando per ogni dove mendicando pane ed asilo. Nelle vie e sulle piazze delle citt e dei borghi risuonava laspra parlata teutonica: uomini dal viso duro sotto i grandi caschi dacciaio balzavano, armi spianate, dai carri dassalto, spalancavano a pedate le porte delle abitazioni. La radio italiana taceva; i giornali non uscivano, i treni erano fermi, le comunicazioni interrotte, tutto il Paese sembrava sprofondare nel caos. I dirigenti responsabili della nazione non cerano pi: erano scomparsi nella rotta, nella fuga, nel tradimento.

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Nel momento pi tragico della sua storia il popolo italiano era solo: solo di fronte al suo destino. *** Settembre moriva. Il sole cadente si attardava sulle piccole case del paesetto prealpino. Dalle porte uscivano le donne ed i bimbi per veder passare un pugno di uomini dai visi bruni e barbuti, dagli scarponi infangati che traversava la piazzetta. Avevano bombe a mano e caricatori alla cintura, moschetto al braccio; al collo di qualcuno un fazzoletto scarlatto. Presso la fontana, un vecchio mendicante li vide, li salut con suono della sua fisarmonica: una vecchia canzone della sua giovent. Torna, torna Garibaldi. Le donne, gli uomini sorridevano, i bimbi battevano le mani. Nellimbrunire gli abitanti del paesello sperso sentirono che qualcosa di nuovo era nato, che non erano pi soli. Il popolo italiano non era pi solo. Alla sua testa riviveva Garibaldi. Gli uomini che una sera buia, avevano voluto il nome dellEroe come egida alla lotta di tutto il popolo italiano per sua vita, avevano riportato Garibaldi in Italia. Dante Di Nanni era Garibaldi. Ed anche Sforzini lo era, nel momento tragico e solenne del suo sacrificio: e lo erano Gaspare Pajetta e Gardoncini, Capriolo e Lanfranco. Moretta era Garibaldi; Moretta dal viso sanguigno e dal braccio possente, Moretta popolano dalla grande voce animatrice e dal cuore generoso, combattente umile ed eroico. Ed erano Garibaldi quegli uomini di fedi politiche diverse e di ceti sociali diversi che avevano salito la montagna animati da un unico slancio; lo slancio che aveva portato i rossi battaglioni su tutti i campi del mondo ovunque vi fosse un popolo oppresso da difendere, una ingiustizia da vendicare, un ideale di libert popolare per cui morire. Era lo slancio che aveva portato i rossi battaglioni nel portato i rossi battaglioni nel sud America ed a Calatafimi, ad Aspromonte e a Digione; a Guadalajara e su tutti i fronti di Spagna. Lo stesso slancio li portava ora sui monti dItalia. Il popolo italiano ritrovava ora dopo la diserzione delle vecchie classi dirigenti il suo momento storico. E sorsero e si svilupparono e furono Battaglioni e Brigate e Divisioni: migliaia di volontari, il rosso fazzoletto al collo, la stella garibaldina sul petto, centinaia di battaglie, innumerevoli eroismi, tutto un nuovo capitolo della leggenda. Attorno a loro seppero unire tutto il popolo; al loro fianco sorsero formazioni nate da tutte le correnti democratiche, furono con loro nella lotta comune, garibaldini anchessi (pur senza averne il nome) del secondo Risorgimento dItalia. ***

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Otto settembre 1944. Si tornava da unazione. Dal cielo grigio cadeva lenta ed uguale la pioggia. Lass, tra le balze del Montoso, si avvertivano i primi morsi del freddo. Ci trovammo la sera come per una tacita intesa tutti li; tra le casupole pietrose della Cave. Sopra la massa grigia degli uomini i grandi camions emergevano massicci ed immobili. Ragazzi, ricordate? E gi un anno! Cos disse qualcuno e un fremito pass tra le file silenziose. Un anno! Era stato sufficiente perch il nome di Garibaldi ritornasse a correre temuto come un tempo tra le file teutoniche, perch la parola garibaldino ritornasse a significare lotta, sacrificio e gloria. Altri uomini giungevano. Avevano agli abiti e le scarpe fangose, ma lucenti le armi, pronte a colpire. Giungevano dalla Valle del Po, sgomberata di fronte alla pressione irresistibile del nemico dopo mesi di combattimenti. Di nuovo settembre. Un altro inverno di fronte, un altro inverno da lupi, un altro inverno di lotte e di morte. Gli uomini si tergevano il sudore, posavano a terra le armi ed il materiale, si stringevano silenziosi attorno a Barbato, formavano una grande falange sotto il cielo buio. Era passato un anno. Ed un altro se ne presentava agli occhi dei partigiani, altrettanto terribile, altrettanto pieno di incognite paurose. Nel momento pi grave Garibaldi aveva offerto ai suoi uomini solo patimenti, sacrificio, stenti e battaglie. In un momento come quello i garibaldini avevano accettato serenamente lofferta, in nome della giustizia, in nome della libert di tutti i popoli. Gli uomini erano affluiti quasi tutti ormai, si accalcavano nella piccola conca. Allora da una, poi da cento, da duecento bocche un canto si lev valicando trionfale le montagne, solenne nel tramonto. Dai petti dei garibaldini le note dell Internazionale sgorgavano, mescolandosi al soffio del vento. In quel momento e in quellatmosfera il canto sembrava, oltre al suo grande significato, assumerne altri diversi e nuovi: esso non era pi patrimonio solo nostro, di noi comunisti; non era pi soltanto il simbolo della lotta del proletariato. Esso sembrava assurgere a bandiera comune di coloro che in quei momenti in tutto il mondo si battevano e morivano per la libert dei popoli; assurgeva a simbolo della lotta universale per lemancipazione di tutti gli oppressi del mondo. Era in questo spirito e con quegli ideali che i partigiani avevano rialzato sulle Alpi la bandiera di Garibaldi. Il popolo italiano, sempre sanguinosamente estromesso dalla direzione politica del suo Paese, sorgeva dalla rovina dei vecchi ceti dirigenti egoisti e corrotti, prendeva nelle proprie mani il suo destino, si univa ai fratelli sovietici, jugoslavi,

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francesi, greci, spagnoli, polacchi, cechi nella grande battaglia comune per una democrazia nuova. Cos il nostro popolo scrisse, nel nome di Garibaldi, il nuovo capitolo della sua storia. Cos esso dimostr a tutto il mondo che in qualunque momento si osasse attentare alla democrazia ed alla libert tutta lItalia avrebbe saputo indossare ancora una volta la camicia rossa, cantare ancora una volta la canzone dassalto: Garibaldini, saldi come roccia, pronti ovunque a battersi, a morir Raimondo Luraghi

LUnit 18 ottobre 1947 n. 244 (ed. piemontese) Concentrazione capitalistica


Grandi aziende industriali non pagano i salari dei loro dipendenti, n le fatture dei loro fornitori; molte piccole e medie aziende sono sullorlo del fallimento; sempre pi numerosi i miliardi sono imboscati allestero in modo che pi si esporta pi leconomia italiana si dissangua.

C ancora chi parla di liberismo e racconta che il risanamento delleconomia, il nuovo equilibrio possono essere raggiunti solo attraverso una crisi che elimini gli organismi economici infermi. Invece

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il nostro paese si trova di fatto in un regime di economia che non per nulla liberista: in un regime di economia che non esitiamo a definire corporativistica; di economia cio controllata, ma non gi negli interessi del paese, sebbene in quelli di ristretti gruppi monopolistici. I grandi industriali italiani si preoccupano molto poco della produzione. Essi mirano a far pagare le spese per la ricostruzione e per la conversione delle aziende belliche in aziende per la produzione di pace, a rafforzare le loro posizioni monopolistiche assorbendo le piccole e medie aziende rovinate, a garantire, per ogni eventualit, le loro ricchezze con investimenti allestero od in beni che risultano legalmente di loro propriet privata anche se acquistati con mezzi forniti, direttamente o indirettamente, dalle anonime in cui spadroneggiano amministrando capitali, in parte almeno, non di loro propriet. I sistemi usati dalla grande industria in questo senso sono fondamentalmente due: a) i finanziamenti da parte dello Stato a bassissimo tasso di interesse ed a lunga scadenza; b) il congelamento dei crediti dei fornitori, piccoli e medi industriali ai quali non pagano pi le forniture. A tutto ci si accompagna logicamente una politica risolutamente inflazionista, in quanto linflazione dovrebbe servire un bel momento a cancellare di fatto gli ingenti debiti contratti dai grandi complessi industriali. Il governo il manutengolo ed il paravento della manovra perch di fatto la restrizione creditizia non che un mezzo per continuare a finanziare i grandi complessi col pubblico denaro, tagliando i viveri alle piccole e medie aziende. E ovvio infatti che se i dirigenti puta casi, della Breda, si precipitano a Roma a dire che non possono pi pagare le maestranze, il governo allarga ipso facto i cordoni della borsa: se ci va invece il proprietario di una piccola officina facilmente non verr nemmeno ricevuto e non gli rimarr che morire in silenzio o vendere al prezzo fallimentare la sua azienda appunto ad uno dei grandi gruppi speculatori. Un tipico caso di questi giorni stato quello del gruppo Caproni (comprendente la Caproni, la Isotta-Fraschini, la CEMSA e la Reggiane), il quale non paga i salari dando ad intendere che le aziende sono sullorlo del fallimento; in realt risaputo negli ambienti industriali milanesi che i beni del conte Caproni assommano a molti miliardi: che a suo tempo la Banca Varesina (propriet Caproni) sarebbe

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arrivata alla farsa di rifiutare un credito allIsotta (propriet Caproni); che lIsotta ebbe a suo tempo un credito argentino finito chi sa dove; che i capitali che dovrebbero servire ad attuare la riconversione ed a rimettere in sesto lazienda si trovano sparpagliati un po in tutte le parti del mondo e che Caproni non intende affatto farli tornare a casa. Secondo i giornali la Fiat ha avuto ieri mezzo miliardo dallo Stato e non la prima volta. Sarebbe ragionevole domandare come sono stati impiegati i parecchi miliardi avuti dallo Stato e quali garanzie e quali compensi questo ha ricevuto. In questo momento per forse pi importante ancora la domanda: Perche non interviene lIFI? LIFI la holding che possiede le azioni della Fiat e di cento altre aziende fatte sorgere a suo tempo, con i profitti ricavati dalla Fiat. Tutto di propriet della dinastia Agnelli. Perch la dinastia Agnelli continua a ricavare milioni dalle aziende redditizie e non reinveste nella Fiat i capitali che da quella ha tratto i profitti? Perch la Fiat deve essere la vacca da cui gli Agnelli hanno tratto milioni e milioni nei periodi buoni ed alla quale non vogliono dare un po di aiuto nei periodi cattivi? Perch la dinastia Agnelli non utilizza per la Fiat i dollari che ha imboscato allestero? Contemporaneamente si sta sviluppando un vasto gioco di speculazione borsistica al ribasso che porta i piccoli risparmiatori, pressati dallinflazione e dalla ascesa dei prezzi, a svendere le loro poche azioni che di sottomano vengono acquistate da gruppi finanziari italiani e stranieri contribuendo cos potentemente al processo di concentrazione dei capitali in poche mani e non tutte italiane. Un amico ci faceva notare che con un dollaro possibile acquistare sui mercati italiani tre azioni Fraschini; e chi acquista naturalmente c! Di fronte ad una tale situazione, per la classe operaia, per le masse lavoratrici non c che una via: stringere sempre pi i propri legami con tutti i ceti produttivi che una simile politica porta alla rovina: con i piccoli proprietari dissanguati dalle imposte che servono poi a finanziare gli speculatori; con i piccoli e medi industriali che si vedono le aziende sul punto di essere soffocate dalla pressione dei trusts; con i ceti medi che la politica inflazionistica dei gruppi monopolistici e del governo loro succube minaccia di porre alla fame. Solo una simile unit, una azione comune e concreta potr salvare il nostro paese dallenorme manovra di concentrazione e di impoverimento attualmente in corso, manovra favorita da un governo democristiano il quale ben lontano dal voler agire contro leccessiva concentrazione del potere economico e della ricchezza condannata perfino da papa Pio XI. Qualche parola, ogni tanto, contro i grossi capitalisti, ma i fatti sempre contro i comunisti e contro i lavoratori.

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Raimondo Luraghi

LUnit 12 ottobre 1947 n. 239 (ed. piemontese) Il dramma della libert nella Grecia insanguinata
Non vi uomo amante della libert in tutto il mondo, non vi democratico ed antifascista che non segua con commozione e sdegno la tragedia del popolo greco, la tragedia dei Combattenti della Libert di quellinfelice paese oggi di nuovo costretti a battersi ed a morire contro le forze del fascismo internazionale. I motivi per del ritorno fascista in Grecia, le fasi attraverso cui le vecchie classi dirigenti squalificate e disfatte prepararono con la complicit dello straniero la loro rivincita, non sono note o chiare a tutta lopinione pubblica. In questo senso il libro dello Dzelepy (che ci auguriamo sia presto tradotto in lingua italiana) viene veramente a colmare una lacuna. Le sue pagine sono dense di fatti e di dati: lopera veramente un contributo alla causa della Libert e della Verit. Ed ecco il drammatico quadro. Allatto dellaggressione mussoliniana, in Grecia esisteva ne pi ne meno, una dittatura capitalistica di tipo fascista. Furono solo i legami profondi tra la borghesia greca ed il capitale britannico che portarono il governo di Mtaxas nel campo avverso allAsse. Allatto del crollo dello Stato greco i dirigenti ed il re si erano rifugiati allestero. Allinterno del paese tutti gli uomini della monarchia avevano concordemente dichiarato che non cera niente da fare che bisognava collaborare coi tedeschi per il bene del paese, ecc. Ma le classi lavoratrici che si pretendeva di deportare in massa in Germania, i partiti democratici e popolari, il partito comunista in primo luogo che da anni viveva perseguitato ed illegale, scelsero unlatra via. La via partigiana, la via della resistenza e della lotta. Nacquero cos lEAM (Fronte Nazionale della Resistenza) composto da tutti i partiti

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democratici ed antifascisti e lELAS (Esercito popolare di liberazione) in tutto simile al nostro CVL [Corpo Volontari della Libert]. Cos per i dirigenti monarchico-fascisti rifugiati allestero fu chiaro che la nuova Grecia che sarebbe risorta dopo la liberazione sarebbe stata democratica e popolare: esattamente ci che essi non volevano. Il libro dello Dzelepy documenta a questo punto tutta la subdola opera condotta dal governo greco emigrato per sabotare ed isolare le forze partigiane ed antifasciste, per impedire che esse fossero rifornire di armi e di munizioni, per far s che esse non fossero riconosciute legalmente. La tesi del governo monarchico-fascista espressa per bocca di Papandreu suo primo ministro (un reazionario gabellato per socialdemocratico) era che il popolo greco veniva terrorizzato dai tedeschi e dai partigiani (!), che i Battaglioni di sicurezza (cio le S.S. greche agli ordini dei tedeschi) erano nati soltanto come legittima reazione alle violenze dei partigiani e che, allatto della liberazione i partigiani avrebbero dovuto essere severamente giudicati e puniti per i loro delitti! Tuttavia la realt dei fatti si imponeva, ed il governo greco dovette invitare i membri dellEAM a partecipare al governo stesso: il lavorio mirante a sabotare questa partecipazione riusc ad annullarla: ed anche tutto ci lo Dzelepy chiarisce attraverso tutta una serie di documenti, per la pi parte di fonte britannica o neutrale, quindi insospettabili. Evidentemente allorch la Grecia fu liberata (ad opera dei partigiani dellEAM) ed il governo monarchico-fascista giunse ad Atene con tutte le buone intenzioni di restaurare il regime fascista ed antipopolare, di punire i partigiani e di giustificare gli uomini delle formazioni nere, le cose non potevano finire che come sono finite: non si poteva chiedere al popolo greco che da quattro anni lottava e sanguinava sotto la sferza nazi-fascista di vedere i traditori premiati e i partigiani puniti. Non si poteva pretendere che la restaurazione del fascismo (appoggiata anche dai gruppi capitalistici anglo-americani) avvenisse senza lotta. Per questo il libro dello Dzelepy , oltrech un documento, anche un monito. Raimondo Luraghi
E. N. [Eleuthre Nicolas] Dzelepy: Le drame de la rsistance grecque Editions "Raison dtre " Paris [1946].

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LUnit, 30 dicembre 1947 n. 305 (ed. piemontese)


Ventisette anni di lotte senza quartiere sostenute dal Partito Comunista Italiano Il VI Congresso Nazionale si aprir il 4 gennaio a Milano Sta ormai per aprirsi il VI Congresso nazionale del Partito Comunista. In questo momento che vede la lotta di classe diventare assai acuta nel nostro paese, in questo momento per cui per la classe operaia e per le classi lavoratrici si pone tutta una serie di problemi la cui soluzione non pu essere oltre dilazionata, tutto il nostro Partito guarda a questo VI Congresso ed per meglio inquadrarlo storicamente che noi proveremo oggi a tratteggiare rapidamente le vicende ed il significato dei precedenti Congressi nazionali del Partito comunista italiano.

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La spada e le Magnolie da una Prospettiva Marxista4


Il libro, edito nel 2007 da Donzelli, andrebbe letto anche solo per una ragione: rappresenta una sorta di consuntivo di quasi mezzo secolo di studi svolti dallautore della monumentale Storia della Guerra Civile americana, uno dei testi fondamentali in lingua italiana sullargomento. Dopo una cos lunga attivit di studioso, la scrittura di Luraghi rivela ancora una genuina passione per le tematiche riguardanti la Guerra Civile e il rapporto tra Nord e Sud degli Stati Uniti. Traspare non solo una vasta conoscenza delle vicende storiche di quelli che furono gli Stati confederati, ma anche una profonda fascinazione per la cultura e la civilt southerner. La ricostruzione della genesi economica e politica degli Stati sudisti agile, ricca di elementi in genere poco noti e che sfuggono agli stereotipi diffusi in Europa sulla storia e lidentit culturale degli Stati Uniti. Alle radici della differenza e dello scontro Ad una lettura marxista gli spunti di riflessione non mancano. Le radici del Sud (generalizzazione che comunque racchiude realt con profonde differenze sociali ed economiche) affondano nellesperienza cruciale delle missioni francescane (autentico modello per le future piantagioni), nella colonizzazione francese con i suoi caratteri di societ aristocratica, nel lascito di una leva di piccola nobilt inglese, alla ricerca di fortuna e imbevuta di cultura classica. Ne sorse una complessa
Recensione a La Spada e le Magnolie pubblicata online nel sito Prospettiva Marxista, nel marzo 2009. Per gentile concessione.
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conformazione sociale, legata ad unistituzione antiquata e avversa allo sviluppo capitalistico come la schiavit e al contempo intimamente connessa con le rotte del mercato mondiale (in ragione degli sbocchi commerciali di prodotti come il tabacco e il cotone). In relazione a questa formazione sociale si svilupp un ceto politico che svolse un ruolo di primissimo piano nella prima fase della formazione degli Stati Uniti. Thomas Jefferson era un grande piantatore virginiano, come virginiano era James Madison e lo stesso George Washington, anchegli piantatore e proprietario di schiavi. John Calhoun, che riveste un ruolo importante nella storia del pensiero politico statunitense, era della Carolina meridionale. Questa lite politica, che espresse anche quadri militari di alto livello (la storia della Guerra Civile ha mostrato il valore di uomini come Robert Edward Lee o Thomas Stonewall Jackson), si era formata e sviluppata mettendo sempre pi in luce le differenze e le divergenze rispetto ad un altro ceto dirigente che andava affermandosi sul territorio statunitense. Il ceto politico che si fondava sui piantatori sudisti rappresentava una societ destinata alla rotta di collisione con le forze capitalistiche in tumultuosa ascesa nel Nord e nel Medio Ovest. Questo scontro si nutriva anche di una contrapposizione di valori, di filosofie di vita, di ideali politici. La Nuova Inghilterra, culla dello sviluppo nordista, rappresentava per certi versi lantitesi della Virginia e della cultura sudista in generale. La visione del mondo puritana, tesa a valorizzare lindustriosit ed estranea se non ostile ai valori signorili radicati nei ceti dominanti del Sud, si rivelata una corrente profonda nella formazione sociale nordista e capace di alimentare la contrapposizione e lo slancio bellico contro la preminenza che gli interessi e la cultura politica del Sud erano riusciti a guadagnarsi per lungo tempo nellUnione. Lo scontro tra Sud e Nord, la dialettica in opera Un elemento su cui un militante marxista pu utilmente riflettere dato dallimpossibilit di capire la parabola storica del Sud nella sua contrapposizione al Nord con le lenti di un rozzo materialismo non dialettico. Se si scorrono i dati dello sviluppo produttivo tra le due sezioni nel corso della prima met del XIX secolo, se si comparano le reti ferroviarie, la consistenza dei centri urbani e persino il numero degli abitanti (il Sud, nella lotta, fu costretto a procedere ad arruolamenti che andavano a rastrellare la culla e la tomba), non si capisce non solo come si sia potuto dispiegare un conflitto lungo e accanito (durante il quale le forze del Sud seppero persino sfiorare vittorie che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra), ma persino la sua necessit, considerate tendenze economiche e sociali cos marcate. Non a caso,

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infatti, Lincoln ipotizzava una soluzione graduale della contrapposizione tra Nord e Sud: circoscritta, circondata da preponderanti forze storiche di segno diverso, la schiavit sudista si sarebbe estinta nel 1900. Ma gli sviluppi storici non potevano andare in questo senso. Il Sud arretrato, incomparabilmente inferiore dal punto di vista produttivo, aveva, proprio in ragione della specifica forma storica della sua arretratezza, espresso praticamente da sempre i vertici politici e militari dellUnione (i caratteri non pienamente capitalistici del ceto dei piantatori erano al contempo un freno allo sviluppo economico e un fondamento della qualit politica e militare dei suoi migliori esponenti), aveva ancora gli strumenti per cercare di contrastare le profondissime spinte del Nord capitalistico. Le societ del Sud non rappresentavano semplicemente scorie, retaggi da espellere nel nome del destino capitalistico degli Stati Uniti. Avevano radici profonde nel territorio, avevano, anche se forse meno che in passato, rappresentanze e potere negli equilibri politici dellUnione. I loro ceti dirigenti avevano soprattutto lacuta percezione che cedere definitivamente lo scettro politico ai borghesi industriali del Nord significava accettare la propria scomparsa. Non potevano che optare per la lotta. In definitiva, con il tempo, anche dal punto di vista bellico la superiorit economica del Nord si sarebbe fatta pesantemente sentire (le truppe unioniste beneficiarono tra laltro di alcune eccezionali innovazioni industriali, come il cibo in scatola e la vulcanizzazione della gomma che rendeva possibile produrre uniformi ed equipaggiamenti impermeabili), ma proprio la scansione temporale tra lesistenza della forza economica e la sua piena incidenza sul conflitto lasciava spazi alle armi del Sud e rendeva credibile la sua strategia di sopravvivenza politica. Infatti il Sud ottenne dapprima notevoli successi e seppe reagire con lintraprendenza della sua lite anche sul piano delle innovazioni, particolarmente importanti nellambito della Marina. Lesito della guerra alla fine premi lo sviluppo capitalistico del Nord (capace comunque anchesso di esprimere quadri politici e militari di altissimo livello) e in ultima analisi le tendenze alla definizione delle basi per la lotta proletaria socialista, fondamentale ragione per cui Marx ed Engels appoggiarono risolutamente la causa dellUnione. Il dopo guerra si incaric di mostrare

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ancora pi chiaramente uno dei nodi essenziali del conflitto: la realizzazione di un assetto statuale adeguato agli interessi borghesi del Nord industrializzato. Quello che era stato il potere politico del Sud, la sua influenza sulla configurazione dellUnione fu spazzato via. Le prerogative e il primato dei singoli Stati che erano stati sanciti solennemente nella Costituzione della Confederazione sudista lasciavano spazio ad una chiara e a tratti brutale centralizzazione federale. Non scompariva solo la schiavit, ma un intero assetto sociale e di potere che ad essa si era legato. Il ceto dei piantatori fu colpito da durissimi provvedimenti giuridici ed economici, di fatto espropriato ed espulso dalla sfera di decisione politica. La borghesia nordista, alla faccia dei suoi discendenti ed epigoni che oggi berciano sullimmoralit del principio della dittatura proletaria, diede uno straordinario esempio di dittatura classista, attuata, per il conseguimento di interessi storici di classe, senza tanti fronzoli, con metodi spietati ed efficaci. Mutamenti del razzismo Di notevole interesse nel libro anche la ricostruzione della questione razziale. Se ne possono cogliere i passaggi, scanditi dallevolversi delle condizioni economiche e sociali. Il razzismo, la discriminazione e loppressione dei neri sono una costante (e, come giustamente nota pi volte Luraghi, non certo solo al Sud) ma questi aspetti mutano. Allorigine troviamo loppressione schiavistica, talvolta spietata, talvolta accompagnata e mitigata da un paternalismo e persino da una sensibilit umanitaria non estranei alla cultura dei ceti signorili sudisti. Anche se bene non mitizzare questo tratto. La condizione di schiavit con i suoi orrori non si risolveva solo nelle frustate. La separazione famigliare, lassenza di diffuse e concrete prospettive di raggiungimento di pieni diritti, la consacrazione del rango di cosa dello schiavo, erano dati di fatto pienamente legittimati e difesi dalla legge. La sensibilit della parte migliore della societ sudista, i personali convincimenti morali del singolo padrone potevano intervenire come correttivo, ma questo intervento era in ultima analisi discrezionale e affidato a scelte individuali. La condizione di servit anche psicologica e

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culturale delle masse nere (Luraghi sottolinea il carattere relativamente modesto delle ribellioni di schiavi, aggiungendo, aspetto estremamente interessante, che talvolta alla repressione partecipavano anche neri liberi e proprietari di schiavi, mostrando pienamente il carattere classista del conflitto) confermava da un lato lefficacia degli strumenti di controllo (non solo coercitivi) messi in campo dalla societ sudista e dallaltro la profondit dellopera di condizionamento e di sottomissione ai danni della popolazione nera (non a caso alla testa delle ribellioni tendevano a porsi neri che avevano potuto acquisire conoscenze ed esperienze pi evolute). Nei decenni seguiti alla Guerra Civile la forma di razzismo che sarebbe emersa con vigore nel Sud sarebbe stata quella radicata tra i contadini bianchi poveri. La rabbia per la sconfitta e i suoi costi, la frustrazione sociale serpeggiante negli strati popolari bianchi contribuirono a coagulare fenomeni, anche organizzati, di ostilit verso i neri. Ma gi a questa forma di razzismo se ne affiancava unaltra, dando vita a intrecci e sintesi che portavano il problema razziale su un piano differente rispetto a quello della vecchia societ sudista: la discriminazione dei neri diventava anche uno degli elementi di forza delle nuove industrie meridionali, in condizione cos di avvalersi di forza lavoro sottopagata (analoghi meccanismi di sfruttamento operavano al Nord, dove si indirizzano consistenti flussi migratori di neri). Antichi elementi di discriminazione e di odio razziale si presentavano ormai profondamente assorbiti e rielaborati nel moderno contesto capitalistico quando, alla fine del XIX secolo, gli Stati Uniti furono attraversati da poderose ondate di scioperi (alle officine Pullman di Chicago il presidente Cleveland invi lesercito). In varie localit sudiste, tra cui New Orleans, il padronato utilizz i neri poveri come crumiri. La carta razziale, facendo detonare gravi scontri, si rivelava gi un efficacissimo strumento di divisione del fronte dei lavoratori. Mutamento negli equilibri politici territoriali La lettura del testo di Luraghi ci offre, inoltre, loccasione per osservare un fenomeno politico che, nonostante abbia rivestito a lungo unimportanza decisiva nelle vicende politiche ed elettorali, tende a sfuggire alle rappresentazioni storicamente pi recenti e superficiali della politica statunitense. Siamo infatti abituati a dividere politicamente gli Stati Uniti in grandi aree di appartenenza politica e di orientamento

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ideale. Il Nord-Est (New York, Boston) come cuore dellAmerica democratica, persino liberal, pi sensibile ai legami storici con lEuropa e le sue esperienze socialdemocratiche. Il vecchio Sud invece viene in genere rappresentato come un feudo repubblicano, legato da sempre e indissolubilmente a valori conservatori se non reazionari. Ebbene, questa semplicistica suddivisione, che pure ha oggi un fondo di verit, ha origini in senso storico molto recenti. Il Sud infatti stato a lungo un laboratorio politico per esperienze, in genere poco ricordate in Europa, come il movimento populista (espressione in gran parte dei piccoli contadini sudisti) che seppe alla fine del XIX secolo per un breve periodo incunearsi come terza forza alle elezioni presidenziali. Non solo, il Sud ha rappresentato per una lunga fase politica un sicuro bacino di voti e una salda base di appoggio per il Partito democratico. Quando, nel 1913, il democratico Woodrow Wilson, figlio di un cappellano dellesercito confederato, venne eletto presidente, tra la folla festante si poterono scorgere vecchie uniformi sudiste, le bande musicali suonarono Dixie e si sent persino lanciare il rebel yell (il grido di battaglia dei reggimenti confederati). Il binomio Sud-Partito democratico ha retto a due guerre mondiali per incrinarsi solo nel secondo dopoguerra, con il progredire di un vasto sommovimento delle rappresentanze politiche a livello territoriale (basti dire che, mentre a lungo il Partito repubblicano era stato il partito del Nord e il partito dove si trovavano i pi acerrimi avversari del Sud, nel 2004 il candidato democratico alla presidenza John Kerry ha pagato a Sud la sua provenienza dalla Nuova Inghilterra). Le presidenze Carter e Clinton, in anni pi recenti, ci sembrano suggerire che allo storico radicamento democratico nel vecchio Sud non si sostituita una egemonia repubblicana di pari profondit. Ma anche vero che in alcuni dei principali Stati meridionali Obama ha dovuto incassare una sconfitta, confermando cos una certa fedelt al Partito repubblicano anche in presenza di una forte affermazione democratica su scala nazionale. La nostra impressione, quindi, che, sulla spinta di profondi mutamenti nei rapporti di forza tra frazioni borghesi sul territorio nazionale, la rappresentanza politica statunitense sia da tempo alle prese con equilibri differenti rispetto ai precedenti storici, differenti e non caratterizzati dalla stessa stabilit per lunghe fasi. Con queste

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considerazioni, per, ci avviciniamo troppo alla cronaca e ci allontaniamo dalle tematiche affrontate da Luraghi. Qualche annotazione critica Nella parte conclusiva del testo, Luraghi affronta una disputa storiografica e si cimenta in una battaglia culturale. Ravvisa il potente ritorno alla scena di una tendenza a demonizzare il Sud e di una sistematica falsificazione storica in nome del politically correct (vengono citati anche recenti esempi cinematografici di questa campagna, come il film Ritorno a Cold Mountain, che rappresenterebbe in maniera distorta e storicamente infondata lesercito confederato). In tutta onest, non abbiamo le competenze per esprimerci sul dibattito storiografico e sulla disputa in cui Luraghi prende posizione. Ci limitiamo a rilevare che, se effettivamente presente oggi negli Stati Uniti un vasto fenomeno di colpevolizzazione del Sud o di rilettura in senso fortemente polemico della storia sudista, le cause andrebbero cercate nelle dinamiche capitalistiche statunitensi, nelle lotte tra frazioni borghesi, capaci di alimentare, indirizzare e utilizzare correnti di opinione e campagne mediatiche. Non ci sembra che cercare la risposta in forze diaboliche impegnate a tramare contro la rinascita del Sud possa portare a risultati soddisfacenti. In generale, abbiamo ricavato limpressione che, pi si avvicina al presente, e pi lanalisi di Luraghi faccia concessioni a certe letture ideologiche, perdendo in parte il rigore metodologico e la solidit di argomenti che sono presenti nella prima parte del libro. Si tratta a nostro avviso di un problema che non riguarda certo solo il caso specifico del testo in questione o del suo autore. Possiamo anzi affermare che in linea di massima gli studi storici che non si fondano saldamente sul metodo marxista tendono a lasciarsi sviare da influenze ideologiche, da punti di vista dettati dal coinvolgimento emotivo o da interessi agenti in maniera pi o meno cosciente soprattutto quando si affrontano nodi e questioni che hanno ancora intensi e sensibili legami con la fase presente. Proprio quando lanalisi storica si avvicina in maniera sempre pi diretta ai conflitti e ai problemi del presente, la capacit di orientamento del metodo scientifico marxista si impone con particolare urgenza e al contempo risulta complessa e impegnativa la sua acquisizione. Questo non significa che la ricerca e lanalisi non marxiste non possano essere serie e approfondite. Il lavoro di Luraghi dimostra proprio che, anche in presenza di una sicura competenza, di una riconosciuta seriet di studio, lassenza del metodo marxista tende a lasciare spazio alle false coscienze che in maniera particolare avvolgono le tematiche e i fenomeni che ancora pesano e toccano vivi interessi nella societ contemporanea. La comprensione di

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profondi processi storici non data dalla semplice somma di conoscenze, dal solo, graduale, e magari anche vasto, accumulo di dati. Occorre, secondo noi, che questo lavoro di studio, necessario, sia guidato e disciplinato dal metodo marxista. Talvolta lentusiasmo e lidealismo del sincero democratico Luraghi sfociano in giudizi che, da marxisti (e, quindi, da critici freddi e classisti della democrazia), non possiamo condividere (si pensi alla descrizione della figura di Franklin Delano Roosevelt e della sua politica o alla Prima guerra mondiale scatenata dalla follia delle potenze europee). Anche la ricostruzione del movimento politico dei neri nei termini di una contrapposizione tra moderati (buoni) ed estremisti (cattivi) non ci convince. Questi aspetti, che a nostro avviso costituiscono dei limiti del libro, non cancellano per lutilit di una sua attenta lettura.

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