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Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio


Dottorato di ricerca in Progettazione paesistica Universit di Firenze
numero 1 volume 3 settembre-dicembre 2004
Firenze University Press



MARC BLOCH (1886-1944).
IL VIAGGIO VERSO LA CONOSCENZA DEI CARATTERI ORIGINALI DEL PAESAGGIO E
DEL MESTIERE DI STORICO

Maristella Storti*



Abstract
Marc Bloch risulta fra i grandi storici francesi del secolo scorso che hanno lasciato una notevole impronta anche
in altre discipline, per non parlare della sua attivit di patriota durante le due guerre mondiali che le costata la
vita. Del 1929 il lavoro I caratteri originali della storia rurale francese che segna una svolta nello studio della
storia agraria europea e non a caso Emilio Sereni considera Bloch il pioniere di queste conoscenze. Nello stesso
anno fonda con Lucien Febvre la rivista Annales dhistoire conomique et sociale mentre degli anni Quaranta
la costruzione dellopera Apologia della storia o Mestiere di storico, dove Bloch arriva a definire e teorizzare i
fondamenti che stanno alla base del suo pensiero, gi implicito nellopera giovanile de I re taumaturghi.
Lapplicazione dei metodi regressivo e comparativo, luso dei questionari e delle testimonianze per conoscere la
storia anzich la cronaca, fanno degli scritti di Bloch degli importanti riferimenti metodologici anche per la
diagnostica del paesaggio storico.

Parole chiave
Caratteri originali Mestiere di storico Metodo regressivo Metodo comparativo Indicatori storici Annali
di storia economica e sociale questionari testimonianze orali osservazione diretta indagine catastale
mappe storiche storia rurale francese



Lincompiuto, se di continuo tende a superarsi,
ha per ogni spirito ardente una seduzione
che equivale a quella della perfezione raggiunta
(Marc Bloch)


INQUADRAMENTO STORICO

Non si pu parlare dello storico francese Marc Bloch senza tener conto dellimportanza che
hanno avuto su di lui le due guerre mondiali, che hanno segnato la sua vita e il suo destino
fino alla morte.
Le due guerre mondiali hanno scandito la vita dello storico dandole un significato e un
valore simbolico che forse, senza di esse, non avrebbe mai avuto. Posto di fronte alla
seconda delle guerre, che egli affront nella maturit, Bloch, che per motivi familiari poteva
essere in questa occasione esonerato dal servizio militare, scelse con chiarezza e senza
esitazioni di sacrificare gli equilibri personali e professionali di due decenni di studio,
trascorsi per la maggior parte (1919-1936) allUniversit di Strasburgo, che erano stati
eccezionalmente fecondi. Nessuna distanza fra lo storico e luomo, tutti e due daccordo
sulla strada da seguire e sulle scelte da fare. Lo storico era chiamato a spiegare levento il
crollo brutale di un esercito, di un sistema politico, di una nazione che non aveva saputo n
organizzare la pace n prepararsi per combattere la guerra e doveva farlo quasi a caldo.
La scelta delluomo, del cittadino in quella repubblica di Vichy che pretendeva di vietargli,
6
in quanto ebreo, di sentirsi altrettanto francese, privandolo dei suoi diritti e della sua
cattedra universitaria fu invece ladesione alla Resistenza e allazione clandestina. La
prigione, le torture, e poi la fucilazione, il 16 giugno 1944, ne furono il prezzo: un prezzo che
Bloch aveva messo in conto di pagare
1
.
Tre testi, in particolare, risentono della stessa riflessione sulla memoria e sulloblio: La
guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e Riflessioni (1921)
2
, La strana disfatta
3
e
Apologia della storia o Mestiere di storico
4
. Allinizio de La strana disfatta Bloch afferma:
una testimonianza vale soltanto se fissata nella sua freschezza originaria e io non posso
credere che questa mia debba essere del tutto inutile; questo concetto viene ripreso nelle
prime righe de La guerra e le false notizie: alla cernita spesso poco giudiziosa della
memoria bisogna opporre la scelta controllata e consapevole della ragione. Bloch dimostra
di aver gi intrapreso un preciso percorso di ricerca, dove la testimonianza assume il
significato particolare di garante del vero rispetto al tradizionale fare storiografico.
Se La strana disfatta e lApologia della storia costituiscono al tempo stesso la reazione di
Bloch allo choc del 1940 e il punto darrivo di una carriera di storico che la morte viene a
interrompere a 57 anni, La guerra e le false notizie riporta lesperienza della prima guerra
mondiale, ma segna anche un passo in avanti decisivo nella sua concezione della storia e del
mestiere di storico.
Il nesso problematico fra passato e presente che attraversa tutta la riflessione storiografica
del Novecento prende cos nel caso di Bloch una dimensione del tutto personale, e nello
stesso tempo emblematica, che fonda lunit della sua opera e della sua vita. La storia del
passato non pu essere scritta se non da chi assume il ruolo di testimone, attivo e impegnato,
del presente
5
.


FORMAZIONE CULTURALE E TECNICO-SCIENTIFICA

Lo storico Lucien Febvre fu amico, collega e biografo di Marc Bloch; i due si incontrarono
dapprima nel 1902 alla Scuola Normale della rue dUlm dove il padre di Marc, temutissimo,
insegnava storia antica, poi nel 1920 a Strasburgo durante una riunione di facolt dove il
trentaduenne Bloch, appena lasciato luniforme, era uno degli insegnanti pi giovani. Di
quellincontro fugace [1902] avevo conservato il ricordo di un adolescente svelto, dagli
occhi scintillanti dintelligenza, dal volto timido, allora un po sperduto allombra del fratello
maggiore, futuro medico di gran classe. Dinnanzi a me ritrovavo ora [1920] un giovanotto su
cui la guerra aveva impresso il suo sigillo nel corso di quattro anni di dura vita, di quattro
anni pieni di azioni brillanti, come testimoniavano quattro citazioni, un certificato di ferite e
la legione donore al merito militare: un bagaglio obbligato per un gentiluomo francese degli
anni fra il 1914 e il 1919. Si era appena sposato [] come storico, stava ancora cercandosi.
Suo padre, i suoi maestri della Scuola Normale (a Strasburgo ritrovava il pi grande di loro,
quel Christian Pfister che gli aveva aperto le porte del Medioevo), i suoi viaggi allestero,
[] tutta questa lunga, minuziosa preparazione lo avevano reso meravigliosamente adatto a

1
MAURICE AYMARD, Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra, in MARC BLOCH, La guerra e le
false notizie. Ricordi (1914-1915) e Riflessioni (1921), Donzelli Editore, Roma 1994, pagg. VII-VIII.
2
MARC BLOCH, La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e Riflessioni (1921), op. cit., Roma 1994, trad.
it. di G. De Paola (Souvenirs de guerre 1914-1915 e Rflexions dun historien sur les fausses nouvelles de la
guerre, Armand Colin, Parigi 1969). Ne esiste unedizione inglese con unintroduzione di C. Fink (Cornell
University Press 1980, Cambridge University Press 1988), autrice tra laltro di una biografia di Bloch intitolata
Marc Bloch: a Life in History.
3
MARC BLOCH, La strana disfatta. Testimonianza scritta nel 1940, trad. it. di H. Lombardi e F. Lazzari, Guida,
Napoli 1970 (Ltrange dfaite, pubblicata a Parigi nel 1946).
4
MARC BLOCH, Apologia della storia o Mestiere di storico, trad. it. di G. Gouthier, Einaudi, Torino 1998
(Apologie pour lhistoire ou Mtier dhistorien, Armand Colin diteur, Paris 1993).
5
MAURICE AYMARD, op. cit., Roma 1994, pagg. XVI-XVIII.
7
cominciare unopera, una grande opera di storico. Ma quale? Ancora esitava nella
direzione
6
.
Nel 1920 Bloch terminava e sosteneva alla Sorbona la sua tesi di dottorato Rois et serfs, un
chapitre dhistoire captienne; una breve tesi, poi pubblicata, dove Bloch si era posto per
istinto un grosso problema di storia psicologica e sociale e gi allora rifletteva sul mestiere
dello storico.
Si preoccupava, come giurista ma anche come sociologo, dei dati e delle istituzioni; in
particolare, si dimostrava molto interessato per tutto ci che in storia credenza collettiva.
Lesperienza individuale della guerra viene ripensata da Bloch nelle Riflessioni sulle false
notizie allinterno di un ragionamento sulla critica delle testimonianze e sulla vecchia
opposizione tra verit ed errore; lo scenario di una guerra moderna che evoca per tanti
versi una societ e una mentalit medievali.
La guerra stata un esperimento immenso di psicologia sociale e secondo Bloch lo storico
deve imparare a studiarla come tale. Il rinnovarsi prodigioso della tradizione orale, madre
antica delle leggende e dei miti, ha creato un ambiente favorevole alla fabbricazione e alla
diffusione delle false notizie che hanno circolato nelle trincee. Bloch ne svela i percorsi,
individuando nei grandi stati danimo collettivi il sostrato che consente ai pregiudizi di
trasformare una cattiva percezione in leggenda: una strada feconda che lo porter pi tardi a
concepire il grande affresco storico dei re taumaturghi
7
. In questopera giovanile, pubblicata
nel 1924, Bloch aveva la possibilit di soddisfare largamente le molteplici curiosit di uno
storico delle credenze collettive. Il testo ambientato nellalto Medioevo e lo storico
francese sottopone ad una magistrale analisi lantica tradizione che attribuiva ai re di Francia
e dInghilterra il potere miracoloso di guarire certe malattie. In questo testo Bloch effettua un
primo esperimento del metodo comparativo, che metter a fuoco successivamente
8
,
confrontando le correnti di pensiero collettivo predominanti, nello stesso tempo, in Francia e
in Inghilterra.
La vastit e la novit della ricerca relativa ai re taumaturghi attirarono subito lattenzione e
lelogio di studiosi delle pi varie discipline (storici delle religioni, della scienza), tuttavia
sembra che il libro non abbia destato nel campo degli studi storici quellinteresse che
meritava. Questo libro sinserisce in un momento molto preciso della biografia di Bloch.
il suo primo lavoro di ampio respiro dopo la thse su Rois et serfs (1920) ed il segno
dellallargarsi dei suoi interessi al di l dei confini di una storiografia pi tradizionale
attraverso lavvenuta assimilazione della lezione di Durkheim. Proprio nel 1924, nello stesso
anno dellapparizione del libro, Bloch, recensendo sulla Revue historique La terre et
lvolution humaine di L. Febvre, sottolineava linflusso che su tutta una generazione di
storici francesi avevano esercitato due maestri come Vidal de la Blache e Durkheim. Il

6
LUCIEN FEBVRE, Ricordo di Marc Bloch, pag. XXII, pubblicato la prima volta in Mmorial des annes 1939-
1945, Strasbourg, Facult des Lettres, pagg. XXI-XXXVII e successivamente ristampato in LUCIEN FEBVRE,
Combats pour lhistoire, Armand Colin, Parigi 1953, pagg. 391-407.
7
MARC BLOCH, I re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re
particolarmente in Francia e in Inghilterra, trad. it. di S. Lega, Einaudi, Torino 1973 (Les rois thaumaturges.
Etudes sur le caractre surnaturel attribu la puissance royale particulirement en France et en Angleterre,
1924, ristampa di Armand Colin, Parigi 1961).
8
Questo metodo messo a punto, in particolare, ne I caratteri originali della storia rurale francese, verr poi
teorizzato nel Mestiere di storico. Gi una prova della variet degli interessi di Bloch sono le lezioni che egli in
piena guerra, costretto ad allontanarsi da Parigi, tenne allUniversit di Montpellier nel 1941-42 su Les invasions,
il breve studio su lEmpire et lide dEurope sous les Hohenstaufen e soprattutto quel volumetto su Ltrane
defaite che egli scrisse subito dopo la ritirata da Dunkerque, alla quale aveva partecipato come capitano addetto
allo Stato Maggiore, dopo il suo ritorno quasi immediato dallInghilterra in Francia. () In quel volumetto,
dopo aver trattato con grande sobriet e scrupolosa obbiettivit i tragici avvenimenti di cui era stato testimone,
ricerca le cause del disastro, non risparmia le critiche molto severe allo Stato Maggiore; ma risale molto pi
addietro, mettendo in evidenza le gravi responsabilit dellintera nazione, il disinteresse, sempre pi diffuso dopo
il 1918, per la cosa pubblica specialmente in quei ceti che pi avrebbero dovuto averne cura, come di cosa
propria; i difetti della scuola; la miopia, legoismo, gli errori di dirigenti politici e sindacali. GINO LUZZATTO,
Marc Bloch e la storia dellagricoltura, in I caratteri originali della storia rurale francese, trad. it. di C.
Ginzburg, Einaudi, Torino 1973 ( Les caractres originaux de lhistoire rurale franaise, Armand Colin, Parigi
1952), pagg. IX-XX.
8
discorso era ovviamente autobiografico, tuttavia, se il richiamo esercitato su Bloch dagli
studi di geografia umana di Vidal de la Blache evidente, dal lavoro giovanile sullIle de
France ai caratteri originali della storia rurale francese, la vicenda dei rapporti col
Durkheim pi complicata. Per Durkheim la storiografia o non era scientifica, e allora
rimaneva confinata, al limite, nellaneddoto; o era scientifica, possibile cio di comparazioni
tali da condurre allenunciazione di leggi, e allora sidentificava nella sociologia. Per
scagionare la ricerca storica da questa condanna, Bloch insiste sulla scientificit del lavoro
dello storico. Certo, egli osserva, lo storico, a differenza del fisico o del biologo, deve
lavorare sulla base di tracce, di testimonianze. Ma esiste una critica storica, una critica
delle testimonianze. Nel 1914 Bloch era ancora legato a quella storiografia vnementielle,
di Langlois e Seignobos, contro cui Bloch e L. Febvre dovevano poi vincere una delle loro
battaglie. Anche qui, il punto di partenza la critica delle testimonianze, anzi la lezione di
scetticismo impartita agli storici dagli psicologi che hanno fatto esperimenti e ricerche sul
problema della testimonianza. Essi hanno dimostrato che talvolta i testimoni oculari non
vedono, o vedono in maniera inesatta: figuriamoci che valore si pu dare alle testimonianze
indirette su cui generalmente deve lavorare lo storico. Scrivendo questo libro Bloch aveva
dunque incontrato una storia pi profonda che era in grado di risolvere i dubbi sul grado di
certezza della ricerca storica in confronto a quello delle scienze della natura, distaccandosi
dalla generazione di storici precedenti come Seignobos e Langlois. [] il ricorrere [] di
unespressione chiave come reprsentations collectives una testimonianza probante di
come Bloch avesse recuperato e messo a frutto la lezione durkheiminiana. In questa
maturazione metodologica avr contato, senza dubbio, lambiente vivacissimo
delluniversit di Strasburgo, dove Bloch insegn dal 1919, lincontro e la durevole amicizia
con il Febvre e i legami intrecciati con studiosi che si richiamavano a Durkheim, come
Charles Blondel e Maurice Halbwachs, autori rispettivamente di libri come lIntroduction
la psychologie collective e Les cadres sociaux de la mmoire che Bloch recens e discusse
con significativa attenzione
9
. Tuttavia, il compito di farsi banditore di un nuovo indirizzo di
ricerche, quello della psicologia storica, fu assunto dal grande amico e collaboratore
Lucien Febvre. Due saggi molto suggestivi, giustamente celebri, cadevano anche questa
volta in un momento molto significativo: Une vue densemble: histoire et psychologie del
1938, Comment reconstituer la vie affective dautrefois. La sensibilit et lhistoire del
1941. Lesigenza di rendersi conto del peso storico effettivo delle passioni, delle emozioni,
dei moti irrazionali circoscritti da termini come mentalit, sensibilit, veniva formulata da
Febvre come una risposta al problema del presente della guerra (e le false notizie).
Nonostante le cautele imposte dalla censura la conclusione del saggio del 1941 risulta
abbastanza esplicita su questi argomenti.
Lappello eloquente e generoso di Febvre non fu lasciato cadere e ancora oggi tutto un filone
di ricerche di psicologia storica o di storia della mentalit si richiamano alle teorizzazioni e
alle proposte febvriane.
Invece, per quanto I re taumaturghi non abbiano esercitato un influsso neppure indiretto sui
successivi sviluppi
10
, proprio grazie a questi ultimi e in particolare alle proposte di
Febvre se oggi viene spontaneo leggere questo libro come una ricerca di storia della
mentalit. Vi si ritrovano indicazioni preziose su una documentazione apparentemente arida,
svariatissima o dispersa come, ad esempio, i registri di conti dei re inglesi, gli scritti di

9
CARLO GINZBURG, Prefazione, in I re taumaturghi, op. cit., Torino, 1973, pagg. XI-XIX.
10
Le affascinanti ricerche di J. P. Vernant (Mythe et pense chez les Grecs, Parigi 1965), pur definendosi dal
sottotitolo studi di psicologia storica, non si rifanno a L. Febvre ma agli studi di I. Meyerson. Linvito fatto agli
psicologi di aprirsi alla considerazione della dimensione storica, rivolto dal Meyerson nelle Fonctions
psychologiques et les uvres (Parigi 1948), pu essere senza dubbio visto come una conferma dellurgenza e
della tempestivit delle considerazioni di Febvre. Daltra parte, limbattersi, sul frontespizio di questa stessa
opera del Meyerson, in una dedica a Charles Seignobos e cio lo storico contro cui il Febvre diresse
innumerevoli sarcasmi e polemiche, in qualit di rappresentante tipico della famigerata histoire historisante
suona come una riprova paradossale dellestraneit di questi filoni di ricerca, nonostante la parola dordine
comune psicologia storica. CARLO GINZBURG, Prefazione, in I re taumaturghi, op. cit., Torino 1973, pagg. XI-
XIX.
9
teologi, medici, giuristi, le dissertazioni politiche, gli atti amministrativi, i reperti
folkloristici, i dipinti, le incisioni, le cronache e le chansons de geste, ma loriginalit del
libro va ricercata nellimpianto metodologico e nellimpostazione interdisciplinare. Daltra
parte, alla luce delle discussioni suscitate dal saggio di Braudel sulla longue dure (ma
andrebbe ricordato anche lormai lontano saggio di Lvi-Strauss su Histoire et ethnologie,
poi ripubblicato come introduzione allAnthropologie structurale) la raggiunta saldatura tra
il piano della politica, dellintervento individuale, del calcolo, di ci che con termine
significativo il Bloch definisce hasard, e il piano profondo, spontaneo, inconsapevole, delle
reprsentations collectives, fa di questo classico un libro vivissimo e attuale
11
.
Linteresse profondo di Bloch per gli studi della terra e delle campagne
12
non fu immediato;
una vocazione da storico-contadino (non tanto da storia agraria rivolta allastratta
ricomposizione notarile dei dati medievali)
13
era gi stata avvertita dalla critica nella
Monografia provinciale sullIle-de-France, un contributo di alto livello eseguito per la
collezione di monografie lanciata da Henri Berr nel 1900 in Revue de synthse historique.
Mettendosi al suo scrupoloso lavoro, attento soprattutto ai testi di matrice francese, Bloch
non pu fare a meno di sentire linfluenza del pensiero della storia comparata di Henri
Pirenne; [] per un autonomo sviluppo del suo pensiero, ma arricchito da tanti
insegnamenti eccitanti e fecondi, Bloch era giunto alla conclusione che una storia rurale
della Francia non era autosufficiente: la soluzione di tanti problemi che gli storici si
trasmettevano lun laltro da decenni, senza mai far avanzare di un passo la soluzione, si
trovava evidentemente fuori di Francia. Tutto stava nellandare a cercarla, e quindi nel
prepararsi a tale difficile ricerca. Bloch si prepar. Apprese le lingue, il maggior numero di
lingue possibile, oltre al tedesco e allinglese. Lingue moderne e lingue antiche: un po di
russo, di fiammingo, di scandinavo, abbastanza antico tedesco da potersi immergere senza
sprofondare in una letteratura dinteresse eccezionale, abbastanza antico sassone da non
restare chiuso alla comprensione delle societ nordiche di oltre Manica. E, in pari tempo, si
iniziava alle realt della vita agricola: alla rotazione delle colture, alle tecniche della
preparazione del suolo, dellaratura, della mietitura. E scopriva lo smisurato campo dei
catasti e dei piani parcellari, di cui sarebbe diventato, in Francia, lesploratore. Perch, in
quella regione, campi uniformemente allungati? Perch, in questaltra, parcelle quadrate,
massicce? Perch campi chiusi Perch l campi aperti, campi nudi, senza siepi, senza
neppure cespugli, senza alberi? E, quando per caso una quercia rigogliosa si leva in quelle
campagne, diventa subito famosa e rinomata: il pero, il tiglio o la noce di San Martino o di

11
Ibidem.
12
I nostri seminari universitari erano vicini, a porta a porta [] Spesso tornavamo insieme a casa, e il
marciapiede dellAlle de la Robertsau ha visto parecchi andirivieni, parecchi accompagnamenti e
riaccompagnamenti, prolungati nonostante le borse gonfie di libri. A forza di chiacchierate, di lunghi scambi di
vista e di meditazioni, accadde che Bloch, a poco a poco, si orientasse verso quei nuovi orizzonti che avevo
tentato di scoprire nel 1911, in un grosso libro di storia pi sociale che economico, pi economico che religioso o
politico. La storia che emana vigoroso il profumo della terra, della campagna, del lavoro dei campi e della
mietitura, questa storia non ripugnava affatto a quel cittadino, che pure era nato nella fumosa Lione ed era
cresciuto nella pietrosa Parigi, privo di agganci provinciali, a quel che pare, o di un paesello natio. Come molti di
noi, suoi coetanei o maggiori, aveva fortemente subito linflusso di quella geografia che un maestro potente e
ingegnoso, di rara cultura e di una larghezza didee anche pi rara, Vidal de la Blache, aveva appena promossa
alla dignit di disciplina nutritrice. La geografia significava, senza dubbio, tante cose, ma per molti giovani
francesi, rinchiusi in aule tetre e laide le pareti marroni, i soffitti color docra sporca, e sopra le teste chine sui
libri, la smorta e soffocante luce del gas (fino al 1900 ed anche oltre regn, signora demicranie, nei licei e nelle
scuole) la geografia era laria pura, la passeggiata in campagna, il ritorno con un mazzo di ginestre o di digitali,
gli occhi rinfrescati, il cervello lavato, il gusto della realt trionfante sullastrattezza . (LUCIEN FEBVRE, op.
cit., pagg. XXIII-XXIV).
13
Ben presto Marc Bloch si confid con me sulla ripugnanza che gli ispirava una storia del genere, sul suo
bisogno di andare alla terra, di aprire le finestre della storia rurale sulla campagna che vive e ci nutrice, di
raccontare la fatica umana, i sentimenti, i pensieri segreti dei contadini, anzich fabbricare pazientemente tutto un
gioco di etichette pseudogiuridiche da incollare sulla loro diversit. Cos, dunque, Bloch si mise al lavoro. Con
quel metodo, quello scrupolo, quella pazienza che sosteneva tutti i suoi sforzi. Aveva avuto sempre familiari i
testi. Ma erano testi francesi, soprattutto, cartulari francesi, quelli che avevano sin dal principio attratto la sua
attenzione. (LUCIEN FEBVRE, op. cit., pagg. XXIV-XXV).
10
SantAdriano sono iscritti anche sulle carte dello Stato Maggiore e servono da punto di
riferimento per tutta una zona. Noi prendiamo nota senza sorprenderci di questi vari aspetti,
non li guardiamo neanche pi a forza di vederli. Occorreva, qui come altrove, ricreare la
sorpresa, la sorpresa feconda che suscita la curiosit, e quindi la scienza. Bloch ci si applic.
E quante scoperte, cammin facendo! Perch per i problemi che gli si paravano davanti
trovava la geografia candidata a risolverglieli
14
.
Dello stesso anno sono gli Annales dhistoire conomique et sociale., (oggi Annales.
Economies, Socits, Civilisations), fondati con Lucien Febvre, grazie alla larghezza di
vedute delleditore Max Leclerc con sede a Strasburgo e destinati a riscuotere una fama
mondiale. E furono le Annales, le nostre Annales, a diventare per Bloch, lindomani
della pubblicazione dei suoi caractres originaux lo strumento vagheggiato per una revisione
continua, di una instancabile rimessa in discussione, di un costante e metodico
approfondimento dei problemi sollevati dal suo grande libro. Fra le altre inchieste, le
Annales ne istituivano una sul catasto, sui piani parcellari, sulla tecnica agricola e le sue
diverse ripercussioni sulla storia umana, che appassiona gli uomini pi diversi
15
. Sono
gli anni in cui Bloch e Febvre lavorano assieme a geografi come Jules Sion, Albert
Demangeons, Henri Baulig, il tempo in cui il loro seguace Charles Blondel scriveva la sua
Introduzione alla psicologia collettiva, un esempio notevole di interdisciplinariet,
brillantezza e importanza della Biblioteca Nazionale di Strasburgo. Quando apparvero, uno
dopo laltro, nella collezione Lvolution de lhumanit i due grossi volumi sulla Socit
fodale
16
, la partita era definitivamente vinta. Dappertutto si sapeva che un grande storico era
nato. Un grande storico europeo: era il caso di dirlo. Perch evidentemente la storia delle
societ medievali da cui uscita la nostra, non pu essere studiata che nellambito europeo.
LEuropa nacque nel medioevo, nel senso umano del termine, in seguito al ravvicinamento
di elementi nordici, lasciati da Roma fuori del suo raggio dattrazione, e di elementi
mediterranei, dissolti, disgregati in seguito alla caduta dellImpero. Nessuno, meglio di
Bloch, lo sapeva. E lui, che fin dal 1928 aveva rivendicato con tanta energia Pour une
histoire compare des socit europennes, lui, che doveva lasciare allo stato di abbozzo una
Histoire de la France dans le cadre de la civilisation europenne, non era uomo da
accontentarsi, per ricostruire levoluzione della societ feudale, di testi francesi e di dati
francesi
17
.
Tra il 1939 e il 1940, quando uscirono i due volumi sulla Societ feudale Bloch non era pi a
Strasburgo dato che nel 1936 gli era stata affidata una cattedra di Storia Economica alla
Sorbona a Parigi e nello stesso periodo cominciava ad occuparsi di politica con Febvre.
Venuta la guerra, nonostante i carichi familiari e let che lo dispensavano dalla chiamata
alle armi, a cinquantatre anni, padre di sei ragazzi ancora in minore et, capitano nella guerra
del 14-19, Bloch non esit ad arruolarsi.
Nel 1940, dapprima escluso dallinsegnamento in seguito ai provvedimenti antisemiti del
governo di Vichy, venne reintegrato per eccezionali servizi scientifici resi alla Francia e
pot insegnare a Clermont-Ferrand.
Nel 1941 venne trasferito allUniversit di Montpellier, prima di entrare completamente
nella Resistenza nel 1943, alla quale aveva iniziato a prendere parte gi a Clemond-Ferrand,
poi raggiunse Lione dove, membro del direttivo regionale della Resistenza, visse con la
famiglia a Fougres, nella Creuse, prima dellabbandono della casa e la sua occupazione da
parte dei Franc-Tireurs Partisans.

14
LUCIEN FEBVRE, op. cit., pagg. XXIV-XXVI.
15
Gli strasburghesi ricevevano. Gli strasburghesi erano ricevuti. Fu in Norvegia che Bloch espose i suoi
caratteri originali, prima di redigerli e pubblicarli. Nello stesso tempo a Bruxelles, a Gand, a Madrid, a Londra, a
Cambridge, rappresentava degnamente e attivamente la Francia. LUCIEN FEBVRE, op. cit., pagg. XXVIII-XXIX.
16
MARC BLOCH, La societ feudale, trad. it. di B. M. Cremonesi, Einaudi, Torino 1948 (La Socit fodale,
Collection Lvolution de lHumanit, synthse collective dirige par Henri Berr, Albin Michel, Parigi 1939-
40).
17
LUCIEN FEBVRE, op. cit., pagg. XXIX-XXX.
11
Bloch, sempre lucido, ottimista, attivo quanto preoccupato dei giorni che avrebbero seguito
la Liberazione e soprattutto della riforma necessaria, non fu impiegato bene dallo Stato
francese, nel senso che lui aspirava ad entrare nei servizi organizzativi dellesercito. Entr
allora a far parte della Resistenza avendo come citt di riferimento quella natale di Lione e
diventando il Maurice Blanchard e il Narbonne della vita clandestina, pseudonimi con i
quali organizz materialmente le insurrezioni dei dieci dipartimenti che dipendevano da
Lione.
Non meno sentiva la necessit di proclamare la rivoluzione necessaria nellinsegnamento e il
Projet dune rforme gnrale de lenseignement cominciava in questo modo: La nostra
disfatta stata essenzialmente una disfatta dellintelligenza e del carattere. Osservarlo
significa allo stesso tempo capire che, fra i compiti che si porranno a noi dopo la
Liberazione, la ricostruzione del nostro sistema educativo sar uno dei pi urgenti. Una
Francia rinnovata richiede una giovent educata secondo metodi nuovi. Altrimenti gli errori
di ieri si ripeteranno, ineluttabilmente, dopodomani
18
.
Nella primavera del 44, come Bloch si aspettava, la Gestapo, dopo lunghi mesi di sforzi,
riusciva a mettere le mani su una parte del direttorio lionese dei Movimenti uniti ed egli fu
arrestato, percosso, torturato. Ma il suo morale rest eccellente. Ai suoi compagni di
prigione parlava della Francia, della sua storia, del suo avvenire. Essi non conoscevano il suo
vero nome, che, daltra parte, a quegli uomini semplici non avrebbe detto nulla. Ma avevano
finito con lintuire che il loro compagno di prove e di speranze doveva essere un professore
di Sorbona
19
. Fu una delle vittime di Klaus Barbie.


APPROCCIO METODOLOGICO E GRADO DI ACCOGLIENZA ACQUISITO IN CAMPO SCIENTIFICO

Emilio Sereni, nel suo celebre e illuminante volume Storia del paesaggio agrario italiano
20
,
riconosce prima alla vivace sensibilit e al genio dello storico Marc Bloch e poi alla scuola
francese, il merito di aver dato avvio, fin dal 1930, alle ricerche e alla fondamentale tematica
sulla storiografia di questo paesaggio.
Alla base della metodologia adottata da Bloch per studiare la storia, vi lapplicazione
originale dei metodi comparativo e regressivo a cui si gi brevemente accennato. Egli []
non il puro tecnico che si sia chiuso nella sua specializzazione; ma un vero storico nel
senso pi largo della parola. Della sua molteplice e intensa attivit storiografica, della sua
larghissima visione degli interessi dello storico, che dalle vicende e dai problemi del diritto e
delleconomia si estendono alle idee ed ai fatti della politica in pace ed in guerra, dalla
geografia alla demografia, dalla metodologia alleuristica ed alla critica delle fonti, sono tutti
argomenti a cui il Bloch ha rivolto la sua attenzione, considerandoli come elementi
fondamentali per ricostruire in forma organica e completa la storia di tempi lontani o vicini,
propugnando poi, in modo del tutto originale, lutilit od anzi la necessit di adottare anche
negli studi storici il metodo comparativo, il confronto cio fra le istituzioni e le vicende di
popoli diversi e spesso lontani, non tanto allo scopo, che proprio del sociologo, di cogliere
quello che in essi vi di comune, quanto piuttosto le differenze, che accanto alle inevitabili
uniformit, costituiscono gli elementi caratteristici dei singoli paesi. Dellampiezza del suo
orizzonte e della variet dei suoi interessi Bloch ha dato prove luminose in tutto il trentennio
della sua attivit di storico
21
.
I principi che ispirano costantemente lattivit storiografica di Bloch, che risulta ben
intrecciata a una profonda missione civile e patriottica, si basano sulla ricerca nel presente
degli elementi che possano gettar luce sul passato, contando sui metodi di analisi che lo

18
LUCIEN FEBVRE, op. cit., pag. XXXV.
19
Ibidem.
20
EMILIO SERENI, Storia del paesaggio agrario italiano, Edizioni Laterza, Bari 1972.
21
GINO LUZZATTO, op. cit., Torino 1973, pagg. IX-XX.
12
storico applica nella lettura e nella critica dei documenti antichi per linterpretazione dei fatti
sociali del tempo moderno.
Oltre che agli argomenti di storia politica, economica e sociale, lattenzione di Bloch si
diresse, con grande frequenza, a problemi di storia della tecnica, che egli studi
principalmente per linfluenza che le invenzioni hanno esercitato sulla produzione e sui
rapporti sociali
22
; egli prest una costante attenzione, fin dai primi anni della sua attivit di
studioso, anche alla storia delle classi sociali nel Medioevo
23
.
Ma quello delle condizioni giuridiche ed economiche dei lavoratori della terra non che uno
degli aspetti del problema generale della storia dellagricoltura, che stato dal principio alla
fine della sua vita di studioso il tema preferito delle ricerche, della critica e dei tentativi di
ricostruzione, i quali costituiscono, nel loro complesso, lopera fondamentale a cui pi
saldamente legata la fama di Bloch. A portar nuova luce nel campo della ancor poco nota
storia dellagricoltura francese in Francia e dei suoi confronti con quella di altri paesi, egli
non solo dedic la parte migliore della propria attivit di ricercatore e di insuperabile
conoscitore delle fonti, ma si sforz di indirizzare a questo tipo di ricerca lattivit dei
giovani e degli storici locali. Testimonianza eloquente di questa appassionata ed efficace
opera di propaganda la serie ricchissima di brevi articoli, di recensioni e di notizie,
pubblicate da lui in quasi tutti i fascicoli delle Annales dhistoire economique et sociale.
Nel primo articolo, dove espone il suo interesse per la campagna, che egli avrebbe poi
condotto senza interruzione, Bloch dimostra la necessit di studiare attentamente i plans
parcellaires (le mappe catastali) come una delle fonti pi preziose per approfondire la
conoscenza della distribuzione, del regime delle terre e delle colture a cui sono destinate; il
suo interesse non si limita naturalmente a questi preziosi documenti, ma si estende alle altre
fonti della storia agraria.
Da quelle note, spesso molto brevi, egli trae dal libro o dallarticolo di cui d notizia,
loccasione per correggere errori assai diffusi e radicati, per suggerire nuovi temi di ricerca,
per suscitare linteresse sui problemi che egli ritiene fondamentali come quelli
dellappropriazione e della divisione delle terre, dei rapporti o dei dissidi tra agricoltura e
pastorizia, fra propriet privata e propriet collettiva, dei diritti di uso comune, della
sopravvivenza dei diritti signorili e feudali sulla terra e sui suoi coltivatori.
Questa serie pi che ventennale di note e di rassegne, che da sola potrebbe fornire unottima
bibliografia ragionata della storia delleconomia agraria, gli procur in questo campo di studi
una tale competenza che la sua fama di specialista si estese anche al di fuori dei confini della
Francia e nellanno della fondazione delle Annales venne invitato a Oslo dallIstituto per
la storia comparata dEuropa per tenervi una serie di lezioni sulla storia dellagricoltura
francese in rapporto con quella di altri paesi dellEuropa occidentale e settentrionale.
Da quelle conferenze, rielaborate in forma pi organica e documentata, derivato il volume
che pi interessa ai nostri fini (I caratteri originali della storia rurale francese) pubblicato,
appunto, a Oslo nel 1931 e di cui uno dei pi fedeli scolari di Bloch cur, dopo la sua morte,
una seconda edizione. Nellaccettare, gi nel 1929, di tenere le conferenze di Oslo e di
raccoglierle in un volume, Bloch era stato mosso dallidea che un lavoro di sintesi non pu
certo considerarsi come qualcosa di definitivo, che possa dispensare dalle inevitabili e ancora

22
Egli si occupato della rivoluzione che sarebbe stata determinata dal nuovo metodo di attaccare i cavalli da
sella e da tiro; della larga diffusione in Europa, dopo il Mille, dellinvenzione del mulino ad acqua, mezzo
fondamentale fino ai nostri giorni per sfruttare lenergia idraulica. Contributo prezioso, invece, alla storia
economica il saggio, divenuto ormai classico, sul Problema delloro nel Medioevo, nel quale il Bloch
negata ogni importanza economica alle minuscole coniazioni doro in vari stati cristiani dellOccidente tra il VII
ed il XII secolo, riaffermato che le sole monete internazionali furono allora liperpero bizantino e il dinar arabo,
rivendica alle tre maggiori metropoli commerciali italiane il vanto di aver sostituito, nella monetazione aurea, i
due imperi orientali, schierandosi per contro la tesi, troppo spesso ripetuta, che vede nella buona moneta, non la
conseguenza, ma la causa principale del loro primato commerciale. Ibidem.
23
Dal volume Re e Servi del 1920 allarticolo Come fin la schiavit, lasciato inedito e pubblicato da L. Febvre,
vi tutta una serie di scritti minori e di note critiche sulle condizioni dei lavoratori dipendenti e sui loro rapporti
coi signori, che trovarono poi una sintesi felicissima nel secondo dei due volumi sulla Societ feudale.
13
insufficienti ricerche particolari, ma pu tuttavia giovare come inventario delle conoscenze
finora raggiunte e guida a quelle future.
Nelle Osservazioni metodologiche di apertura al testo sui caratteri originali, Bloch
sostiene che solo ricerche prudentemente circoscritte in un ristretto ambito topografico
possono fornire i dati di fatto necessari per le soluzioni definitive. Esse, tuttavia, non sono in
condizione di impostare i problemi di fondo. Per questo scopo sono necessarie prospettive
pi ampie, in cui i rilievi principali evitino di confondersi nella massa amorfa dei minuti
accidenti del terreno. Talvolta insufficiente perfino estendere il campo dindagine a
unintera nazione. A sua volta, il processo francese acquista il suo vero significato solo se
considerato nellambito europeo. Non si tratta di assimilare arbitrariamente, bens di
distinguere; non di costruire, come nel gioco delle fotografie sovrapposte, unimmagine
illusoriamente complessiva, convenzionale ed evanescente, bens di enucleare, mediante il
contrasto, tanto le caratteristiche comuni quanto le peculiarit di ciascuna regione
24
. Ecco
che in questi passi si fa diretto riferimento a quel metodo comparativo che, assieme a quello
regressivo, egli mise alla base dei propri studi.
La vita agraria della Francia appare alla luce della storia soltanto nel secolo XVIII, se si
escludono alcune opere di carattere giuridico o raccolte di leggi consuetudinarie. Senza
dubbio, come sostiene Bloch, possibile trarre dagli antichi documenti molte indicazioni
preziose, ma solo a condizione di saperle scoprire. Per far questo indispensabile una prima
visione dinsieme, la sola che sia in condizione di indicare le linee generali della ricerca.
Accanto agli scritti e quasi altrettanto necessarie vi sono le mappe che mostrano lanatomia
dei terreni; le pi antiche risalgono ad un periodo di poco anteriore al regno di Luigi XIV.
Ma queste magnifiche cartografie, per la maggior parte di origine signorile, si moltiplicano
solo nel Settecento, pur presentando ancora molte lacune locali e perfino regionali. Per
conoscere in tutta la sua ampiezza il tracciato dei campi francesi, bisogna allora riferirsi al
catasto del Primo Impero e della monarchia censitaria, eseguito in piena rivoluzione agraria.
Per Bloch la storia agraria, intendendo con questo termine lo studio sia delle tecniche, sia
delle consuetudini rurali che regolavano, pi o meno rigidamente, lattivit dei coltivatori,
deve necessariamente assumere come punto di partenza questi documenti di data
relativamente recente.
Mentre Frederick Seebohm risulta per Bloch uno degli eruditi cui pi deve la storia rurale
inglese, egli non indugia nel citare quegli studiosi che hanno usato in malo modo i
documenti scritti rispetto alla realt e cita, ad esempio, Fustel de Coulanges: Non
offendiamo certo la sua grande memoria ricordando che egli non era uno di quegli uomini
che sentono intensamente lesistenza del mondo esterno. Senza dubbio non aveva mai
guardato con attenzione i campi di tutta la Francia settentrionale e orientale, che rievocano
immediatamente, per il loro tipico tracciato, il ricordo dellopen field inglese. [] si era
limitato a consultare testi, e per di pi molto antichi. Eppure, li conosceva alla perfezione.
Come mai non vi aveva trovato nulla a proposito di fenomeni di cui invece essi potevano
fornire testimonianze abbastanza precise? Fustel de Coulanges si era limitato a considerare i
documenti in se stessi, senza illuminarli con lo studio di un passato meno remoto.
Affascinato dal problema delle origini, come tante grandi menti del tempo, egli rimase
sempre fedele a un metodo rigorosamente cronologico, che lo conduceva, gradualmente, dal
pi antico al pi recente; o per lo meno, pratic il metodo inverso solo inconsapevolmente,
dal momento che esso, lo si voglia o no, finisce sempre con limporsi in qualche modo allo
storico. Non forse inevitabile che, in genere, i fatti pi remoti siano anche i pi oscuri? E
come sfuggire alla necessit di procedere dal pi al meno noto? Allorch Fustel indagava le
remote origini del sistema cosiddetto feudale, doveva pure aver presente unimmagine,
almeno provvisoria, di tali istituzioni nel momento della loro piena fioritura; e abbiamo il
diritto di domandarci se non avrebbe fatto meglio a fissare le linee del disegno compiuto,

24
MARC BLOCH, Introduzione: Osservazioni metodologiche, in I caratteri originali della storia rurale francese,
op. cit., Torino 1973, pagg. XXI-XXIX.
14
prima di immergersi nel mistero delle origini
25
. Bloch, quindi, inizia a mettere a fuoco i
principi del metodo regressivo; egli afferma innanzitutto che se ogni storico schiavo dei
propri documenti, lo ancor di pi colui che si dedica alle ricerche di storia agraria e per
riuscire a decifrare il libro oscuro del passato si deve, il pi delle volte, leggerlo a ritroso. Ma
questa faticosa lettura in senso inverso ha i suoi pericoli, che vanno definiti con chiarezza.
Chi vede la trappola, meno rischia di cadervi. I documenti recenti suscitano curiosit che
non detto che i testi antichi non possano soddisfare. Interrogati adeguatamente, essi
risultano ben pi ricchi di dati di quanto si sarebbe osato sperare a prima vista; mi riferisco in
particolare a quelle testimonianze della pratica giuridica, a quei decreti, a quegli atti
processuali, il cui spoglio purtroppo cos scarsamente agevolato dalle condizioni attuali
della nostra attrezzatura scientifica. Tuttavia, tali testi non rispondono a tutte le domande. Di
qui, la tentazione di trarre arbitrariamente da questi testi recalcitranti conclusioni molto pi
precise di quanto sarebbe legittimo: travisamenti, questi, di cui sarebbe facile mettere
insieme una divertente antologia. Ma il vero pericolo si annida nel principio stesso del
ragionamento: poich, se non si fa attenzione, esso pu portare a molti altri errori, ben pi
difficili da scovare. Senza dubbio vera la bella frase di gusto romantico in cui Meitzen
ha espresso un sentimento quasi struggente, cos familiare a tutti gli studiosi che abbiano
dedicato una parte della loro vita allo studio delle antichit agrarie: in ogni villaggio
procediamo in mezzo alle rovine della preistoria, pi antiche delle romantiche rovine dei
borghi o dei bastioni cadenti delle citt. Su parecchi terreni, infatti, il tracciato dei campi
molto pi antico delle pietre pi venerabili. Ma appunto queste vestigia non sono mai state,
in senso proprio, rovine; somigliano piuttosto a quegli edifici compositi di struttura arcaica,
che i secoli hanno volta per volta rimaneggiato, pur senza mai cessare di farvi il nido. Perci
esse non ci sono giunte quasi mai intatte. La veste del villaggio antichissima, ma stata
rattoppata pi volte. Trascurare deliberatamente questi mutamenti, rifiutare di indagarli,
sarebbe negare la vita stessa, che non se non in movimento. Seguiamo, dunque, in senso
inverso la linea del tempo, giacch necessario; ma seguiamola passo passo, sempre attenti
alle irregolarit e alle variazioni della traiettoria, e senza voler passare dun balzo, come si
fatto troppo spesso, dal secolo XVIII allet della pietra levigata. Il metodo regressivo
correttamente usato non chiede allet immediatamente anteriore una fotografia che basti poi
proiettare, sempre identica, per ottenere limmagine fossilizzata di et sempre pi lontane.
Quello che con tale metodo intendiamo cogliere lultima immagine di una pellicola che ci
sforzeremo poi di srotolare allindietro, rassegnati a scoprirvi non poche lacune, ma risoluti a
rispettarne la mobilit
26
.


I CARATTERI ORIGINALI DELLA STORIA RURALE FRANCESE

Lespressione caratteri originali, quasi il manifesto della moderna storiografia sui problemi
sollevati dalla storia agraria, evoca il modo in cui il passato determina il presente.
Lesemplarit di questo testo, sintesi
27
insuperata, poggia su due scelte che mantengono
intatto il loro contenuto polemico: un larghissimo arco cronologico dallalto Medioevo alla
Rivoluzione francese e un ambito geografico, che, se circoscritto alla Francia, abbraccia

25
MARC BLOCH, Introduzione: Osservazioni metodologiche, op. cit., Torino 1973, pagg. XXI-XXIX.
26
Ibidem.
27
Vi sono periodi, nello sviluppo di una disciplina, in cui unopera di sintesi, anche se a primo aspetto
prematura, torna pi utile di molte ricerche analitiche; periodi in cui, in altre parole, importa soprattutto, almeno
per il momento, enunciare con esattezza i problemi piuttosto che cercare di risolverli. Nel nostro paese, la storia
rurale sembra essere arrivata a questo punto. Ci che ho voluto offrire soltanto la rapida visione dinsieme che
lesploratore si concede prima di penetrare nel folto, dove le prospettive ampie divengono impossibili. Grande
la nostra ignoranza. In fin dei conti, non devessere sottinteso che nel campo scientifico qualsiasi affermazione
soltanto unipotesi? Il giorno in cui, grazie a studi pi approfonditi, la mia ricerca risulter superata, se potr
credere di aver contribuito a far emergere la verit storica, contrapponendole ipotesi errate, mi stimer
pienamente ripagato delle mie fatiche. Ibidem.
15
per di riflesso, grazie a un ricco lavoro di comparazione, buona parte dellEuropa
28
. Infatti,
sebbene le opere evocate riguardino solo la Francia, Bloch si serve anche di scritti di scala
europea, ricordando alcuni maestri di questa disciplina come Hanssen, Knapp, Meitzen e
Gradmann in Germania, Seebohm, Maitland, Vinogradoff e Tawney in Inghiletrra e Des-
Marez in Belgio.
Nel libro, gli elementi caratteristici della storia rurale francese vengono studiati attraverso le
forme delloccupazione e del dissodamento della terra, della distribuzione delle terre
coltivate e delle diverse rotazioni; vengono esaminati i vari aspetti che ne derivano nel
paesaggio agrario, il formarsi e levolversi delle grandi signorie fondiarie, dei gruppi sociali
della popolazione rurale e dei loro rapporti col signore e con la terra. Poi Bloch passa a
trattare, argomento centrale del testo, degli inizi della rivoluzione agraria, che incomincia a
manifestarsi in Francia, pi tardi che in Inghilterra, con labolizione dei beni comunali, dei
diritti duso e delle servit di pascolo e con lintroduzione delle piante leguminose da
foraggio, come elemento fondamentale delle rotazioni agrarie che da biennali o triennali si
trasformano in quadriennali, prevedendo labbandono del maggese. Trasformazione che,
rallentata o interrotta negli ultimi decenni dellancien rgime e ripresa e accelerata dalla
Rivoluzione, si compie definitivamente al tempo della Monarchia di luglio.
Si esaminano ora alcuni passi significativi contenuti nellopera di Bloch.
Per affrontare lo studio delle influenze barbariche (secc. IV-V) sulla distribuzione della
popolazione, sulla lingua, sulle rimesse delle colture e sulla fondazione dei villaggi, Bloch si
serve degli apporti forniti dalla toponomastica: Alcuni [villaggi] dimostrano che il nucleo
barbarico era, a volte, un vero e proprio clan, una fara (cos le localit Fre, o La Fre), ai
quali corrispondono, nellItalia longobarda, forme perfettamente analoghe. Altri, molto pi
frequenti, sono formati da un nome duomo al genitivo. Il nome di un capo, seguito da un
nome comune, come villa o villare, come Bosonis villa, donde Bonzonville. Lordine delle
parole [] e, soprattutto, il carattere evidentemente germanico del nome di persona sono
tipici. Certo, non tutti gli eroi eponimi di questi villaggi furono Germani. Sotto la
dominazione dei re barbari era di moda nelle famiglie di antico ceppo indigeno imitare
lonomastica dei conquistatori
29
.
A proposito, invece, dei grandi dissodamenti (XI-XIII secolo), laccrescimento pi
considerevole della superficie coltivabile di cui il suolo francese sia stato teatro dai tempi
preistorici, Bloch descrive con estrema cura gli abitanti dei boschi, dove la foresta
rappresentava unabbondanza di risorse di cui oggi non si ha pi cognizione. Lepisodio pi
visibile di questo sforzo possente fu la lotta contro lalbero. Di fronte ad esso, per molto
tempo i terreni arativi avevano segnato il passo. Gli agricoltori neolitici, favoriti
probabilmente da un clima pi secco di quello odierno, avevano di preferenza costruito i loro
villaggi nelle distese erbose e coperte di macchie, nelle steppe, nelle lande; il disboscamento
avrebbe imposto ai loro mediocri attrezzi un compito troppo gravoso. Tutto un mondo di
abitanti dei boschi, spesso sospetto ai sedentari, percorreva la foresta e vi costruiva le sue
capanne: cacciatori, carbonai, fabbri, cercatori di miele e di cera selvatici (i bigres dei vecchi
testi), altri occupati a raccogliere ceneri, che venivano usate per fabbricare il vetro o il
sapone, oppure a strappare le scorze degli alberi, che servivano per la concia del cuoio o
anche per intrecciare corde. In tempi come quelli, meno lontani dei nostri dalle antiche

28
Nel primo Capitolo Bloch tratta de Le grandi fasi delloccupazione del suolo (Le origini; Let dei grandi
dissodamenti; Dai grandi dissodamenti medievali alla rivoluzione agraria); nel secondo de La vita agraria
(Caratteristiche generali dellagricoltura antica; I sistemi di rotazione delle colture; I sistemi agrari: i campi aperti
e allungati, i campi aperti e irregolari, i campi cintati), nel terzo de La signoria fino alla crisi dei secoli XIV e
XV (La signoria dellalto medioevo e le sue origini; Il grande proprietario diventa rentier fondiario), nel quarto
de Le trasformazioni della signoria e dei rapporti di propriet fondiaria dalla fine del Medioevo alla Rivoluzione
francese (Trasformazioni giuridiche della signoria; Vicende dellistituzione servile; La crisi dei patrimoni
signorili; La reazione signorile; Grande e piccola propriet), nel quinto de I gruppi sociali (Il manso e la
comunit familiare; La comunit rurale e i terreni comunali; Le classi) e nel sesto Capitolo tratta de Gli inizi
della rivoluzione agraria (Il primo attacco alle servit collettive: Provenza e Normandia; La decadenza dei diritti
collettivi sui prati; La rivoluzione tecnica; La lotta per lindividualismo agrario: terre comunali e recinzioni).
29
MARC BLOCH, Capitolo 1, pagg. 7-8.
16
abitudini della raccolta, la foresta offriva agli abitanti dei dintorni unabbondanza di risorse
di cui non riusciamo pi a farci unidea. Andavano a cercarvi il legname, molto pi
indispensabile, beninteso, alla vita di allora che in queste nostre et del carbone, del petrolio
e del metallo: legna da ardere, fiaccole, materiale da costruzione, tegole per tetti, palizzate
per i castelli fortificati, zoccoli, manici di aratro, utensili diversi, fascine per rendere pi
solidi i sentieri. Era inoltre richiesta alla foresta ogni sorta di prodotti vegetali: muschio o
foglie secche per lo strame, faggiole per spremerne lolio, luppolo selvatico e gli aspri frutti
degli alberi selvatici, mele, pere, sorbe, susine; gli alberi stessi, peri o meli, venivano
sradicati per essere poi innestati nei frutteti. Ma la principale funzione economica della
foresta era altrove, l dove, ai nostri giorni, ci siamo disabituati a cercarla. Con le sue foglie
fresche, i giovani germogli, lerba dei sottoboschi, le ghiande e le faggiole, essa serviva
anzitutto come terreno da pascolo. Per molti secoli, il numero dei maiali che le sue diverse
parti riuscivano a nutrire, fu, prescindendo da ogni misurazione regolare, lindice pi
consueto della loro estensione. I villaggi finitimi vi mandavano il bestiame; i grandi signori
vi mantenevano stabilmente vaste greggi, e vere e proprie mandrie di cavalli. Questi branchi
di animali vivevano quasi allo stato di natura. Questo sfruttamento abbastanza intenso, e in
ogni caso molto disordinato, aveva progressivamente diminuito la densit delle piante dalto
fusto. Basti pensare a quante belle querce dovette far morire luso di strapparne le cortecce!
Ingombra di tronchi morti e spesso di cespugli, che la rendevano difficilmente penetrabile, la
foresta, nei secoli XI e XII, era tuttavia in certe parti abbastanza rada. Allorch labate Suger
volle scegliere nellIveline dodici belle travi per la sua basilica, i suoi forestali nutrivano seri
dubbi sul successo della ricerca, ed egli stesso non fu alieno dallattribuire ad un miracolo la
fortunata scoperta che coron, finalmente, la sua impresa. In questo modo, diradando e
danneggiando gli alberi, i denti degli animali e le braccia dei boscaioli avevano preparato,
gi da molto tempo, lopera di dissodamento. Un tempo, ognuna di queste macchie scure
in mezzo al paesaggio agricolo aveva, come i fiumi e i principali accidenti del rilievo, un
posto a parte in un vocabolario geografico, i cui elementi erano, in molti casi, pi antichi
delle lingue di cui la storia ha conservato il ricordo
30
.
A proposito della vita agraria, Bloch afferma: La vita rurale dellantica Francia, fino alle
soglie del secolo XIX, dominata da una parola, una vecchia parola della nostra terra,
sicuramente non latina, con ogni probabilit celtica, che come tanti altri termini del nostro
vocabolario agricolo charrue (aratro), chemin (sentiero), somart o sombre nel senso di
maggese, lande (landa), arpent (jugero) testimonia lantichit dei nostri coltivi: la parola
bl [grano]. Con questo termine non va inteso soltanto il frumento, come vuole lodierna
lingua letteraria: con esso la parlata delle campagne indicava nel Medioevo, e continu ad
indicare per molto tempo, tutti i cereali con cui si potesse fare il pane: sia il bel pane bianco,
delizia dei ricchi, sia il pane nero, greve miscuglio di farine, che divoravano i contadini; pane
fatto col frumento, con la segale, il cui abuso provocava il fuoco di SantAntonio, con la
farragine (una mescolanza di frumento e segale), con il farro, lavena, perfino con lorzo,
talvolta anche i piselli e le fave, la cui farina produceva pane di infima qualit. Il grano
copriva senza dubbio la maggior parte dei terreni coltivati. Questa prevalenza assoluta dei
cereali rendeva il paesaggio agrario molto pi uniforme di quello odierno
31
.
Bloch passa poi a descrivere il significato e gli esiti delle rivoluzioni agraria e tecnica.
Si soliti indicare col termine di rivoluzione agraria le grandi trasformazioni della tecnica
e degli usi agrari che segnarono in tutta Europa, in tempi diversi a seconda dei paesi,
lavvento delle pratiche dellagricoltura contemporanea. Il termine comodo. Esso
suggerisce tra queste trasformazioni agricole e la rivoluzione industriale che ha dato origine
alla grande industria capitalistica un parallelismo di cui sarebbe impossibile contestare
lesattezza, lesistenza di una serie di legami realmente fondati sui fatti. Inoltre esso pone
laccento sullampiezza e lintensit del fenomeno. Pare, dunque, che lo si debba accogliere
in via definitiva nel vocabolario storiografico; ma a patto di evitare equivoci. Fin dalle et

30
MARC BLOCH, Capitolo 1, pagg. 9-11.
31
MARC BLOCH, Capitolo 1, pagg. 25-28.
17
pi remote la storia agraria fu tutta una perenne trasformazione: per limitarci alla mera
tecnica, quale modificazione fu pi decisiva dellinvenzione dellaratro a ruote, della
sostituzione delle rotazioni regolari alla coltura temporanea, della drammatica lotta dei
dissodatori contro la landa, la foresta e gli usi civici? Indubbiamente le trasformazioni che ci
accingiamo a studiare costituirono una rivoluzione, se con questa parola si vuole indicare un
profondo mutamento. La sua durata abbracci lunghi anni, perfino vari secoli. In nessun
luogo la sua lentezza fu cos sensibile come in Francia. La rivoluzione agraria fu
caratterizzata da due fenomeni: scomparsa progressiva delle servit collettive, dove queste
erano anticamente in vigore, e innovazioni tecniche. I due movimenti furono strettamente
legati, e soltanto quando si sovrapposero la rivoluzione vera e propria si afferm; tuttavia
non furono del tutto sincroni: in Francia, come quasi dappertutto per esempio in Inghilterra
la lotta contro le servit collettive precedette di molto [] le vere e proprie trasformazioni
colturali. Il nucleo essenziale della rivoluzione tecnica che doveva imprimere uno slancio
nuovo alla lotta contro le servit collettive, pu riassumersi in poche parole: soppressione di
ci che un agronomo, Franois de Neufchateu, definiva la vergogna dei maggesi. Dora in
poi la terra, che nei sistemi pi progrediti veniva lasciata riposare un anno ogni due o ogni
tre, non doveva pi conoscere periodi di requie. Non esiste nella vita materiale dellumanit
progresso paragonabile a questo. La produzione agricola aument ora del 100%, ora del
50%, il che significava essere in condizione di nutrire un numero di uomini molto maggiore;
e, poich di fatto laumento della popolazione non tenne dietro allo sviluppo delle colture, si
ebbe la possibilit di nutrire meglio che in passato masse umane persino pi numerose.
Senza questa straordinaria scoperta, non sarebbero stati possibili n lo sviluppo della grande
industria, che concentr nelle citt intere moltitudini che non traevano i propri mezzi di
sussistenza direttamente dal suolo, n in generale il secolo XIX, con la visione di formicai
umani e di trasformazioni straordinarie. Sul finire del Settecento allelenco delle scoperte
vegetali si aggiunse la patata che, pur essendo conosciuta fin dal suo arrivo dallAmerica, era
stata coltivata per molto tempo su scala ridotta ed esclusivamente in alcune province
orientali, soprattutto come alimento per il bestiame; in tal modo essa contribu ad allontanare
lo spettro della carestia dalle masse contadine, che fino ad allora si erano nutrite di cereali.
Poi fu la volta della barbabietola da zucchero, che, associata al grano, doveva formare la pi
classica delle rotazioni. Tuttavia, la nuova agricoltura, per dirla con i suoi teorici, nella sua
prima fase nacque interamente sotto il segno dei foraggi. Com naturale, questi pionieri
pensarono in un primo tempo di conservare lantica alternanza, biennale o triennale che
fosse. Ci si limitava semplicemente a sottrarre il maggese. Ma ben presto si vide che molti
foraggi fornivano raccolti pi abbondanti quando venivano lasciati crescere per vari anni di
seguito sullo stesso terreno, senza interruzioni. Se poi si ritornava al grano, le spighe
risultavano pi grosse e pi fitte. Si pens cos di costituire veri e propri prati artificiali di
una certa durata, e dinventare cicli rotativi nello stesso tempo pi lunghi e pi elastici, che
rivoluzionavano da cima a fondo lantico sistema
32
.
Profondo conoscitore del materiale documentario e cronistico del Medioevo, Bloch si avvale
s di sussidi metodologici piuttosto complessi, ma li integra opportunamente con lo studio
della realt attuale, per risalire gradualmente dal noto verso l'ignoto, per determinare cio
quali fra le condizioni dell'economia rurale dell'et nostra o delle et vicine a noi, di cui
abbiamo una conoscenza sicura, si possano, pur con qualche modificazione, far risalire
all'epoca pi antica, a cui si riferiscono i nostri documenti.
Fra le testimonianze di epoche relativamente recenti, che meglio possano giovare a questo
scopo, egli pone in prima linea le mappe catastali, perch nella divisione delle terre che esse
fotografano non si pu vedere, almeno fino allintroduzione delle macchine, e spesso anche
dopo di essa, un atto puramente arbitrario, ma piuttosto la conseguenza necessaria di
condizioni naturali e di una tradizione tecnica rimasta pressoch immutata per molti secoli.
Di tali mappe o piani egli pubblica in appendice al suo volume 18 riproduzioni fotografiche,
scegliendo quelle che meglio possono servire a porre in luce le diverse forme assunte, nelle

32
MARC BLOCH, Capitolo 1, pagg. 230-254.
18
varie regioni, dalloccupazione del suolo e dalla distribuzione della popolazione, della
propriet e delle colture. Laiuto di questo genere di fonti cos poco sfruttato, di cui Bloch ha
continuato per pi di ventanni a segnalare lesistenza negli archivi di tutte le regioni e ad
annunciarne e raccomandarne lo studio, gli ha permesso intanto, fin dal volume del 1929, di
approfondire in modo del tutto nuovo la descrizione dei diversi regimi agrari, che dal pi alto
Medioevo si sono mantenuti pressoch immutati fino al secolo XVIII e di cui le tracce non
sono affatto scomparse nemmeno ai giorni nostri. Egli distingue due grandi gruppi di terre:
terre chiuse e terre aperte, e distingue le seconde assai pi numerose delle prime in terre
aperte di forma allungata rettangolare e terre aperte di forma irregolare, pressappoco
altrettanto lunghe che larghe. Le terre allungate, strisce parallele molto sottili, fra le quali
lunica divisione segnata dal solco dellaratro, prevalgono nelle regioni settentrionali, non
solo della Francia, e si accompagnano quasi sempre col sistema della rotazione triennale (un
anno a frumento dinverno, un secondo anno a frumento di primavera, il terzo a riposo) e con
limpiego dellaratro a ruote. Le terre allungate di forma irregolare, diffuse cos nella Francia
meridionale come in Italia, si accompagnano con limpiego dellaratro a mano e con la
rotazione biennale (un anno a cereali e un anno a riposo). Pur dando una certa importanza
alle diverse necessit tecniche dei due tipi di aratro, Bloch non crede che si debba attribuire
senzaltro ad esse la differenza fra i due paesaggi agrari, nel senso cio che la forma a strisce
allungate debba attribuirsi soltanto allimpiego dellaratro a ruote, per il quale conveniente
un percorso rettilineo molto pi lungo di quello che si richiede per laratro a mano. Ritiene
piuttosto, sebbene si dimostri assai restio ad affermarlo con sicurezza, che la differenza
derivi piuttosto dalla forma diversa di organizzazione della propriet. Il regime delle terre
aperte allungate, nella Francia settentrionale, come in Germania e in Inghilterra, sarebbe
stato prevalente in quelle regioni in cui la coesione delle comunit rurali era particolarmente
forte, in modo che esso poteva disciplinare la coltivazione, assegnando alle singole famiglie
varie strisce di terreno arativo in localit diverse. I campi aperti di forma irregolare sarebbero
invece pi frequenti dove la disciplina collettiva della coltivazione, sebbene fosse ancora
esistente era alquanto allentata. Ma sia nelluna che nellaltra forma i campi aperti derivano
dalla necessit di trovare un equilibrio fra i bisogni del pascolo e quelli della coltivazione;
equilibrio che era reso tanto pi difficile quanto pi si estendevano le colture.
Le terre chiuse da siepi o da muriccioli, di forme molto diverse, non rappresentano affatto,
fino ai secoli pi vicini a noi, la caratteristica dei paesi pi popolati e pi sviluppati
economicamente, ma si vedono anzi particolarmente diffuse in paesi di scarsa popolazione e
di suolo assai povero, come la Bretagna, il Cotentin, il Massiccio centrale, i paesi baschi.
Esse sarebbero perci, secondo lipotesi di Bloch, una trasformazione di quelle coltivazioni
temporanee, che troviamo anche oggi in uso, per citare un esempio, tra i pastori nomadi della
Cirenaica. In quei paesi poco popolati e pochissimo coltivati, in cui vi grande abbondanza
di pascolo, gli stessi pastori nomadi sarebbero stati indotti a sottrarre alle distruzioni delle
greggi quei pochi tratti di terra che avevano trovato adatti alla coltivazione, e che essi
lasciavano dopo la semina per ritornarvi al momento del raccolto. Secondo questa ipotesi,
molto attendibile, lesistenza di queste brevi isole di terre, in tempi assai remoti od anche
oggi in paesi dove predomina la pastorizia nomade, non proverebbe affatto come si pensa,
che lappropriazione privata della terra abbia origini estremamente lontane e preceda forse
qualunque forma di propriet comune, ma essa, nelle forme di cui rimane una testimonianza
sicura, risponde soltanto ad una necessit di difesa dello scarso raccolto non tanto contro gli
uomini, quanto contro gli animali.
Nella storia delleconomia agraria francese dopo lalto Medioevo, Bloch crede che si
possano riscontrare due soli periodi di trasformazioni profonde: quello dei grandi
dissodamenti compiuti nel XII e XIII secolo, quando sotto la spinta di un forte incremento
demografico e del risorgere della vita cittadina, un grande numero di terre incolte o
abbandonate furono dissodate e messe a coltura, furono prosciugate vaste estensioni di terre
palustri e si procedette rapidamente alla distruzione e allaratura di una gran parte delle
foreste di pianura. Il secondo invece il periodo della cosiddetta rivoluzione agraria del
secolo XVIII, di cui si gi in parte detto, che ha anche in Francia, come in Inghilterra, la
19
sua caratteristica fondamentale nella sostituzione della rotazione quadriennale alla rotazione
triennale o biennale, con la soppressione del maggese, lintroduzione della coltura delle
piante foraggere e la chiusura dei campi aperti, dove essi ancora sopravvivevano.
Fra luno e laltro periodo, per pi di quattro secoli, leconomia rurale della Francia, come
del resto quella degli altri paesi dellEuropa occidentale, non muta radicalmente la sua
fisionomia. Mutamenti parziali non mancano neanche nella distribuzione della propriet,
nella funzione e nellordinamento delle signorie fondiarie, nelle quali particolarmente
importante e significativa la rinuncia quasi totale che il signore costretto a fare della
gestione diretta di una parte delle sue terre. Col frazionamento della pars dominica (di
quella che in Francia si designava col nome di reserve seigneuriale) vengono a ridursi
notevolmente le corves, scomparendo appunto lobbligo per i coltivatori dei poderi tributari
di prestare un numero pi o meno grande di giornate di lavoro sulle terre gestite direttamente
dal signore.
Nei secoli compresi fra i due soli periodi che Bloch considera giustamente come
rivoluzionari, due aspetti fondamentali delleconomia rurale seguitano a restare immutati: da
un lato lassoluto predominio della cerealicoltura, dallaltro la necessit di conciliare gli
interessi della coltivazione con quelli dellallevamento tenendo in vita, nel possibile, gli
antichi diritti duso comune e le antiche servit di pascolo. In questa situazione di equilibrio,
linserimento delle colture foraggere nella rotazione agraria determin un profondo
rivolgimento, permettendo laumento di un terzo della superficie coltivata, con vantaggio
della produzione e con labbandono di tutti i vecchi diritti di pascolo, senza che ne derivasse
una diminuzione nel patrimonio zootecnico, specialmente bovino.
Nellesame di questa evoluzione Bloch si sofferma anche ad approfondirne alcuni aspetti
particolari di grande importanza, come quelli del concetto di mando (inteso come unit
fiscale e militare pi che tecnico-culturale), del comune rurale e delle condizioni
giuridiche e sociali dei coltivatori. In tal modo, sia nelle linee generali, sia nellesame di
problemi particolari pi controversi, egli riuscito a gettare sullevoluzione delleconomia
agraria nel corso di un millennio una luce che ben pochi lavori precedenti avevano potuto
raggiungere, ed il suo volume, pur nella sua voluta brevit, costituisce una guida
indispensabile per chiunque voglia affrontare lo studio di qualcuno dei problemi su cui Bloch
ha scritto pagine dense di dottrina, di acume critico, di senso della realt e di idee suggestive.
In molti paesi, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Germania, alla
Danimarca, poi alla Russia e allItalia, si va notando ormai da qualche decennio un crescente
e promettente risveglio degli studi di storia delleconomia agraria, considerata nei suoi
aspetti tecnici, giuridici, economici e sociali; inoltre, si stanno moltiplicando le ricerche sugli
antichi catasti e vanno crescendo di numero le riviste specializzate. Rispetto a queste
tendenze, il libro di Bloch si pone come modello e guida per quanti intendano avvicinarsi
allo studio dei caratteri originali del paesaggio agrario.


APOLOGIA DELLA STORIA O MESTIERE DI STORICO

Alla sua morte Marc Bloch lasciava incompleta, fra le sue carte, unopera di metodologia
storica composta al termine della sua esistenza e intitolata Apologie pour lhistoire, il cui
sottotitolo nel primissimo schema suonava come ou Comment et pourquoi travaille un
historien e che alla fine venne pubblicata nel 1949 da Lucien Febvre col titolo Apologie pour
lhistoire ou Mtier dhistorien.
La nuova pubblicazione (Einaudi, 1988)
33
corrisponde alla prima redazione dellopera di
Lucien Febvre (il quale aveva apportato delle modifiche, di dettaglio nella maggior parte dei

33
Al capitolo 1 Bloch tratta de La storia, gli uomini e il tempo, al Capitolo 2 de Losservazione storica, al
Cap. 3 de La critica, al Capitolo 4 de Lanalisi storica e al Cap. 5, senza titolo, vengono presentati I fogli di
appunti della redazione definitiva, La prima redazione e I fogli di appunti della prima redazione.
20
casi, al manoscritto che possedeva), con laggiunta di due manoscritti che la famiglia Bloch
non gli aveva consegnato.
La prima menzione dellopera figura in un taccuino di Bloch, da lui chiamato Mea, col
titolo Libri da scrivere ed stata certamente iniziata nel 1941 se il 16 maggio di quellanno
Bloch scrive a Febvre: Come antidoto, scrivo sulla storia. Bisogna mettersi al banco del
falegname. Poco importa quel che sar dei trucioli. La conclusione della redazione del testo
risale al 1942
34
.
Una descrizione fedele e completa della storia di questi manoscritti gi stata curata sia
dallo storico italiano Mastrogregori in un articolo pubblicato sulle Annales nel 1989, sia
dal figlio di Marc, Etienne Bloch, allinterno di questa seconda edizione del testo che
andiamo ad analizzare.
Nella Prefazione Jacques Le Goff afferma: Nel tentativo dessere il discepolo postumo di
questo grande storico dal momento che sfortunatamente non ho potuto conoscere Marc
Bloch la cui opera e le cui idee sono state, e sono tuttora, per me, le pi decisive per la mia
formazione e la mia pratica di storico, e avendo avuto lonore di diventare nel 1969
codirettore delle Annales, grazie a Fernand Braudel, massimo erede di Lucien Febvre e di
Marc Bloch, nelle pagine seguenti prover semplicemente a esprimere le reazioni, nel 1993,
di uno storico che si colloca nella tradizione di Marc Bloch e delle Annales e che si sforza
di praticare nei loro confronti la fedelt professata da questultimo, allorch dichiara [] che
la fedelt non esclude la critica. La mia intenzione di tentar di dire ci che significava
questopera, nel 1944, nel contesto complessivo della storiografia francese, e ci chessa
significa ancora oggigiorno
35
.
Questopera innanzitutto una difesa della storia contro levoluzione reale o possibile dun
sapere scientifico che tenderebbe ad escluderla e contro gli storici che, come scrive Bloch,
credono di servirla e invece le nuocciono. Inoltre, in uno dei punti forti dellopera, egli
mira a evidenziare le distanze fra lo storico e lopera di sociologi o economisti anche se il
loro pensiero gli sta a cuore.
Il sottotitolo definitivo Mestiere di storico sottolinea unaltra preoccupazione di Bloch:
quella di definire lo storico come un uomo di mestiere, ricercare le sue tecniche di lavoro e i
suoi obiettivi scientifici e anche quelli che si collocano al di l della scienza. Quello che il
titolo tace, ma che il testo chiarisce, che Bloch non si accontenta di definire la storia e il
mestiere di storico, ma vuole anche indicare ci che la storia devessere e come deve
lavorare lo storico.
Come spiega J. Le Goff, il primissimo schema contiene tre parti dellopera progettata. La
prima sintitola: La conoscenza storica, ed infatti una definizione della storia. Nel primo
capitolo La storia, conoscenza delluomo in societ si stabilisce, nei confronti duna storia
che sarebbe disumanizzata, il primato delluomo come soggetto della storia. Ci si pu subito
accorgere che si tratta delluomo completo, cio loggetto dellantropologia storica, e
delluomo in societ, cio degli uomini al plurale, il che significa avere un occhio di riguardo
per la storia sociale e per quanto collettivo in storia, allinterno dellorganizzazione in
societ. Il secondo capitolo, Il presente e il passato, la storia scienza del cambiamento,
svela altre due fra le maggiori preoccupazioni di Bloch: da un lato, non definire la storia
semplicemente come scienza del passato, ma come il risultato dun costante andirivieni da
parte dello storico dal passato al presente e dal presente al passato; dallaltro, dire che la
storia scienza del cambiamento, che dunque non v storia immobile, e che questa
specificit della storia sar una delle grandi differenze della sua natura e della sua funzione
in rapporto alle altre scienze delluomo e della societ. Il terzo capitolo doveva trattare della
Indissociabilit (o Indissolubilit) della caccia dei dati dallinterpretazione e
dellimportanza dello strumento del questionario. Il mestiere di storico si esercita mediante
il costante andirivieni fra i dati e linterpretazione di questi dati; dati preferiti a documenti,
fonti piuttosto che fatti.

34
ETIENNE BLOCH, Premessa, pagg. XXXVII-LXIII.
35
JACQUES LE GOFF, Prefazione, pagg. VIII-IX.
21
I fatti non sono dei fenomeni oggettivi esistenti senza lo storico, ma sono il risultato del suo
lavoro e della sua costruzione. Affinch il lavoro dello storico funzioni e affinch la storia si
faccia, occorre che lo storico ponga delle domande alle testimonianze; di qui limportanza
del questionario: la famosa concezione della storia-problema propria delle Annales.
La seconda parte dello schema dellopera doveva essere dedicata alla caccia dei dati, alla
gioia della ricerca, dellindagine. Il primo capitolo si sarebbe intitolato: Natura della
percezione storica: la testimonianza, il secondo La critica della testimonianza, il terzo
Gli insegnamenti generali della critica della testimonianza.
La terza parte si sarebbe chiamata Linterpretazione. Di nuovo Bloch insiste sul ruolo
dello storico. Le testimonianze non contano nulla senza la sua interpretazione. I fatti storici
non si trasformano in storia che mediante la spiegazione chegli ne fornisce. Bloch ha in
mente allora di sviluppare questanalisi dellattivit dello storico costruendo la storia
attraverso tre assi dorientamento. Il primo capitolo avrebbe tentato di rispondere alla
domanda: Che cos una spiegazione in storia? contro la storia-racconto, contro la storia
descrittiva pura e semplice, laffermazione della necessit della spiegazione storica. In una
seconda direzione, Bloch avrebbe voluto studiare il ruolo della comparaison, una delle sue
ossessioni metodologiche: attraverso la comparazione dei fenomeni e dei sistemi storici
chegli pensava che lo storico potesse avvicinarsi alle generalit che formano lossatura della
storia, daltronde condizionata dal caso e dallindividualizzazione, e contemporaneamente
riconoscere la specificit, loriginalit dogni epoca, dogni societ, dogni civilizzazione.
Infine Bloch in un terzo capitolo voleva affrontare le possibilit della previsione. Lo
storico deve porsi il problema anche del futuro, mettendolo in cronologia storica. Se la storia
la scienza degli uomini in societ, essa altres la scienza degli uomini in societ nel
tempo; cos lo storico non pu fare a meno di considerare linsieme del sistema di scansione
del tempo delluomo: passato, presente, futuro. Allo stesso modo non bisogna dimenticare
che Bloch, come storico e come uomo, ha sempre ritenuto che lo storico fosse influenzato
dalla sua epoca e persino dal momento in cui viveva. Infine, Bloch prevedeva unappendice:
Sullinsegnamento della storia, che attesta una delle sue preoccupazioni costanti, divenuta
particolarmente viva durante la guerra. Marc Bloch ha sempre pensato che lo storico non
potesse disinteressarsi dellinsegnamento della storia e che esso, lungi dal non presentare un
interesse se non a livello universitario, dovesse attrarre lattenzione dello storico fin dal
primo ciclo scolastico. Linsegnamento della storia nella scuola per lui uno dei cantieri
decisivi in cui si forma non solo la coscienza storica collettiva ma anche il terreno da cui, se
stato ben lavorato e seminato, potranno nascere le messi duna buona storiografia. Marc
Bloch aveva intenzione di impegnarsi, allindomani della guerra, ancor pi di quanto non
lavesse fatto prima, nellelaborazione di una politica dellinsegnamento della storia in
Francia
36
.
Una straordinaria capacit di Bloch fu quella di saper trasformare il suo vissuto presente in
riflessione storica. risaputo che questo gran dono si manifester soprattutto nella redazione
de Ltrange dfaite, lanalisi fino a oggi probabilmente pi acuta delle cause e degli aspetti
della disfatta francese del 1940. Bloch ha pensato lavvenimento a caldo e lo ha analizzato
praticamente senza alcun archivio, alcuna documentazione che pare necessaria allo storico;
ci malgrado, ha veramente fatto opera di storico e non di giornalista. Bloch approfitta dei
momenti di libert carichi di minacce che uno strano destino gli ha approntato per riflettere
sia sul problema della legittimit della storia, sia sulle idee-chiave del mestiere di storico
in un testo che, non appena venne scritto, prese necessariamente, nelle circostanze in cui
venne steso, il tono dun testamento.
Lintroduzione della versione definitiva contiene lenunciazione dalcune fra le idee-forza
dellopera progettata. Come punto di partenza, Bloch assume linterrogativo dun figlio che
gli chiede a che cosa serve la storia. Questo particolare privato non solo ci mette davanti agli
occhi sia un padre di famiglia sia un uomo al servizio della sua opera; esso ci pone al
cospetto dellintimo duna delle sue convinzioni: lobbligo che lo storico ha di diffondere e

36
JACQUES LE GOFF, Prefazione, pag. XII.
22
far conoscere i suoi lavori. suo dovere, egli dice, saper parlare, con lo stesso tono, ai dotti
e agli scolari, e sottolinea che una semplicit cos elevata privilegio di alcuni rari eletti.
Basterebbe una simile affermazione per garantire ancor oggi a questopera, allorch un
linguaggio convenzionale ha pervaso troppi libri di storia, la sua bruciante attualit.
In una prospettiva di storia comparata, Bloch segnala che a differenza di altri tipi di cultura,
la civilizzazione occidentale s sempre attesa molto dalla sua memoria, ed ecco introdotta
una coppia fondamentale per lo storico e per lappassionato di storia: storia e memoria;
memoria che una delle principali materie prime della storia ma che non si identifica con
essa
37
. Questattenzione per la memoria per lOccidente sia eredit dellantichit, sia
eredit del cristianesimo. A questo proposito, Bloch menziona due fenomeni che, per lui,
stanno nel cuore della storia: da un canto la durata, materia concreta del tempo, dallaltro
lavventura, forma individuale e collettiva della vita degli uomini, travolti talora da sistemi
che li superano e talaltra sbattuti da un caso in cui sovente si esprime la mobilit della storia.
Marc Bloch parler anche, pi avanti, nel libro, delle avventure del corpo.
Quello che Bloch non accettava dai suoi maestri Langlois e Seignobos (il testo infatti si pone
come confronto con la celebre Introduction aux tudes historiques [1898] degli stessi,
malgrado lomaggio chegli rende a questi due storici), principali rappresentanti degli storici
positivisti, era di far cominciare il lavoro dello storico con la mera raccolta dei fatti, poich
una fase precedente ed essenziale esige dallo storico la coscienza che il fatto storico non un
dato positivo, ma il prodotto di una costruzione attiva da parte sua. Per il fatto di non
essere positivista, la storia nondimeno, per Bloch, una scienza e una delle sue pi vive
preoccupazioni in questo libro lappello costante alle scienze matematiche, alle scienze
della natura, alle scienze della vita.
Per Bloch La storia ricerca, dunque scelta. Suo oggetto non il passato: Lidea stessa che
il passato, in quanto tale, possa essere oggetto di scienza, assurda. Suo oggetto luomo, o
meglio gli uomini e pi precisamente gli uomini nel tempo. Raccolgo qui i passi ai miei occhi
pi importanti su quel tempo della storia cui Marc Bloch, in partenza, aveva pensato di
dedicare un capitolo a s. Il tempo lambiente e la materia concreta della storia: Realt
concreta e vivente, restituita allirreversibilit del suo slancio, il tempo della storia, il
plasma stesso in cui nuotano i fenomeni e quasi il luogo della loro intelligibilit. Il tempo
della storia oscilla fra quella che Fernand Braudel chiamer la lunga durata e quella
cristallizzazione che Bloch preferisce chiamare il momento pi che lavvenimento e dove
egli colloca, da mediatrice, la presa di coscienza: Lo storico non esce mai dal tempo []
egli vi considera sia le grandi ondate di fenomeni imparentati, che attraversano, da parte a
parte, la durata, sia il momento umano in cui quelle correnti si rinserrano nel possente nodo
delle coscienze. Quali che siano i progressi duna unificazione nella misura del tempo, il
tempo della storia sfugge all'uniformit: Il tempo umano [] sar sempre ribelle sia
all'implacabile uniformit che alla rigida ripartizione del tempo dellorologio. Gli
occorrono misure che siano adeguate alla variabilit del suo ritmo e che accettino spesso di
non riconoscere, come limiti, poich la realt vuole cos, che zone marginali. Solo a prezzo
di questa plasticit la storia pu sperare di adattare, secondo il detto di Bergson, le proprie
classificazioni alle linee stesse del reale: il che , propriamente, il fine ultimo di ogni
scienza
38
.
Questa concezione del tempo implica la rinuncia allidolo delle origini, alla ossessione
embriogenetica, alla pigra illusione che le origini sono un inizio che spiega, alla
confusione fra filiazione e spiegazione. E qui Bloch spiega che il cristianesimo fatto
essenziale per la storia dellEuropa e dellOccidente per essenza una religione storica, il
che gli permette di mettere in relazione ci che troppo spesso, nella realt storica, si separa:
una massa di tratti convergenti, sia di struttura sociale, sia di mentalit. Una volta ben
individuato e definito il presente, comincia il processo fondamentale del mestiere di storico:
comprendere il presente attraverso il passato e, correlativamente, comprendere il passato

37
Si ricorda, a questo proposito, il famoso libro di JACQUE LE GOFF, Storia e Memoria, Ed. Einaudi, Torino 1987.
38
JACQUES LE GOFF, Prefazione, pagg. XXIV-XXV.
23
attraverso il presente. Lelaborazione e la pratica di un metodo prudentemente regressivo
uno dei lasciti essenziali di Bloch, e fino a oggi questa eredit stata raccolta e sfruttata in
modo assolutamente insufficiente. La facolt dapprendimento del vivente [], qualit
principe dello storico, non sacquista e non sesercita se non mediante un contatto perpetuo
con loggi. La storia dello storico comincia col farsi alla rovescia ( rebours). A quel
punto, lo storico potr scegliere la sua preda, il cambiamento, dedicarsi efficacemente al
comparatismo storico e intraprendere la sola storia vera e propria () la storia universale.
Infine, questa storia di ampio respiro, profonda, di lunga durata, aperta, comparativa, non
pu essere realizzata da uno storico isolato: La vita troppo breve. Da solo, nessuno
specialista comprender mai nulla se non in parte, fossanco del suo specifico campo di
studi. La storia non pu farsi se non per cooperazione (entraide). Il mestiere di storico,
quindi, si esercita mediante una combinazione di lavoro individuale e dquipe.
Delimitato il suo campo e tracciata la sua via, senzaltre frontiere se non quelle degli uomini
e del tempo lo storico, come riporta ancora Le Goff nella prefazione del testo, pu sedersi al
tavolo da lavoro. Il primo passo sar losservazione storica. Egli non deve ignorare la
massa immensa delle testimonianze non scritte, in particolare quelle dellarcheologia. Deve
perci smettere dessere nellordine documentario, ossessionato dal racconto, come,
nellordine dei fatti, dellavvenimento. Ma deve altres rassegnarsi a non poter conoscere
tutto del passato, a utilizzare una conoscenza per tracce, a far ricorso a procedimenti di
ricostruzione di cui tutte le scienze offrono esempi svariati. Ma se il passato , per
definizione, un dato che nulla pi modificher [], la conoscenza del passato cosa in
progresso, che di continuo si trasforma e si perfeziona. Su un aspetto molto importante, la
conoscenza delle mentalit individuali, gli storici delle et antiche, Medioevo compreso,
sono disarmati, giacch non possiedono n lettere private, n confessioni e quel tempo non
ci ha lasciato in eredit, nel migliore dei casi, se non cattive biografie in stile
convenzionale. Ne deriva che tutta una parte della nostra storia assume di necessit
landamento un po esangue di un mondo privo dindividui. Daltra parte, nella sua ricerca
di testimonianze, il medievista, secondo Bloch, dovr per esempio interrogare le vite dei
santi, che trover dinestimabile valore per le informazioni che forniscono sui modi di
vivere o di pensare titolo di un capitolo memorabile di La socit fodale propri delle
epoche in cui furono scritte. Ma, ci facendo, egli non dovr dimenticare, come troppi
medievisti, che qui si tratta di cose che lagiografia non aveva la minima intenzione di
prospettarci. Lessenziale sta nel sapere bene che i documenti, le testimonianze non
parlano se non quando si sa interrogarli []; ogni ricerca storica suppone che, fin dai primi
passi, linchiesta abbia gi una direzione. E netta qui lopposizione, appunto, con le
concezioni degli storici detti positivisti.
Altra illusione di taluni eruditi: immaginarsi che a ogni problema storico corrisponda un
tipo di documento, specializzato per questuso. La storia non si fa che mediante il ricorso a
una molteplicit di documenti e conseguentemente di tecniche: poche scienze, credo, sono
costrette a usare, simultaneamente, un cos gran numero di strumenti fra loro dissimili.
Bloch si dilunga poi ampiamente su un problema che gli sta a cuore, quello della caccia
della menzogna e dellerrore, di cui egli ha fatto esperienza non solo nellambito del suo
lavoro di storico, ma anche nella sua vita duomo e di soldato, attraverso le false notizie della
Grande Guerra. Esperienza che lha segnato fino ad aver esteso la sua influenza alla nascita
di una nuova disciplina: la psicologia delle testimonianze. Detesta gli storici che giudicano
invece di comprendere, nondimeno radica profondamente la storia nella verit e nella
morale: La scienza storica culmina in etica. Comprendere, dunque, e non giudicare per
giungere alla riaffermazione del legame fra ordinamento della ragione, tempo e storia.
Il finale del testo, come scrive Le Goff, pieno di bellezza: Per dire tutto in poche parole, le
cause, in storia, non pi che altrove, non si postulano. Esse si cercano.
Per quanto riguarda argomenti come la complessit del tempo storico, la necessit della
spiegazione storica, la natura della storia del presente, i rapporti fra presente e passato,
lidolo delle origini, la nozione di causa in storia, la natura e la costruzione del fatto
storico, il ruolo della presa di coscienza, il modo di considerare il caso e le forme della
24
menzogna e dellerrore in storia, il discorso storico, i modi legittimi di fare storia, la
definizione di unindispensabile ricerca della verit storica, il dovere di unetica della
storia e dello storico, occorre ripartire da questo libro. E se Marc Bloch ha conservato il
segreto sulla sua concezione dellatteggiamento dello storico davanti al futuro, egli ci ha
lasciato in eredit questo problema come un dovere imperativo.
Questopera prima di tutto il frutto di un singolo, pieno dintelligenza e di sensibilit,
altrettanto uomo e cittadino quanto professore e storico, innamorato della certezza, ma
cosciente dellincerta giovinezza della scienza storica, carico di una erudizione vasta e
profonda, ma aperto alle avventure intellettuali, affamato di sapere, di comprensione e di
spiegazione. opera altres di uno storico nato nel 1886, formato in seno a una famiglia di
professori universitari, ebrea e dreyfusarda, insoddisfatta dellangustia e della superficialit
della concezione, della pratica e dellinsegnamento della storia nella Francia degli inizi del
secolo XX, il quale, incontrando Lucien Febvre, divenuto uno dei grandi attori del
rinnovamento della storia fra le due guerre, con la sua opera, il suo insegnamento e linflusso
delle Annales, delle quali fu, come detto, il cofondatore. Un figlio spirituale di Michelet e
di Fustel de Coulanges, aperto anche al meglio della storiografia europea della fine del
secolo XIX e degli inizi del XX, un lettore di Marx, di Durkheim, di Simiand, sempre pronto
a prestare orecchio a quelli fra i loro stimoli che approfondiscono e consolidano la storia, e
ugualmente pronto a opporre resistenza a quanto nelle loro analisi elimina il tempo reale
della storia e gli uomini concreti che la subiscono, ma anche la fanno, gi gi fino agli
anonimi attori dei pi profondi recessi. Come egli stesso si sarebbe definito, un figlio della
sua epoca, pi ancora che di suo padre. lepoca della Terza Repubblica, delle due guerre
mondiali che Marc Bloch ha fatto e vissuto intensamente come cittadino, come soldato e
come storico. Opera di questo Bloch individuale e collettivo, Apologie pour lhistoire
anche il prodotto di un preciso momento. quello della Francia vinta, prostrata nella
disfatta, nelloccupazione e nellinfamia di Vichy, nella quale per un Marc Bloch coglie i
primi vagiti di una speranza, sia di una liberazione della storia, cui bisogna concorrere nella
resistenza attiva, sia di un progresso della scienza storica, che bisogna illuminare scrivendo
questo libro. Proprio come lo storico belga Henri Pirenne, il gran maestro e compagno di
strada spesso qui ricordato, che, posto dai Tedeschi in libert vigilata durante la prima guerra
mondiale, vi ha scritto una pionieristica Histoire de lEuropre; e proprio come Fernand
Braudel, che, nella medesima situazione, in un campo di prigionia tedesco, elabora la sua tesi
su La Mditerrane et le Monde mditerranen lpoque de Philippe II (1949). Questo
libro incompiuto un completo atto di storia
39
.


SCHEDA BIOGRAFICA

Marc Bloch nasce a Lione il 6 luglio 1886, in una famiglia di origine ebraica proveniente
dallAlsazia e l vive dove il padre insegna storia antica. Dal 1904 al 1908 allEcole
Normale Suprieure; si perfeziona poi a Lipsia e a Berlino. Dal 1912 al 1914 insegna nei
licei di Montpellier e di Amiens. Richiamato alle armi come sergente nellagosto del 1914,
termina la guerra col grado di capitano dopo aver ricevuto la legione donore per motivi
militari. Nel 1919 viene incaricato dellinsegnamento di storia del medioevo a Strasburgo, e
sposa Simonne Vidal: avranno 6 figli; nello stesso anno, allUniversit di Strasburgo, dove
rimarr fino al 1936, si lega a Lucien Febvre. Nel 1920 sostiene alla Sorbona la tesi di
dottorato, Rois et serfs, un chapitre dhistoire captienne. Nel 1924 pubblica Les Rois
thaumaturges. Etudes sur le caractre surnaturel attribu la puissance royale
particulirement en France et en Angleterre: il risultato di unindagine in cui la ricerca
storica si avvalsa delle conoscenze della psicologia e dellantropologia. Del 1929 il
lavoro I caratteri originali della storia rurale francese che segna una svolta nella storia
agraria; nello stesso anno fonda con Febvre la rivista Annales dhistoire conomique et

39
JACQUES LE GOFF, Prefazione, pagg. XXXV-XXXVI.
25
sociale. Nel 1936 chiamato ad insegnare alla Sorbona. Tra il 1939 e il 1940 pubblica i due
volumi de La socit fodale. Nellagosto del 1939, nonostante let e i carichi familiari, che
lo dispensano dalla chiamata alle armi, si arruola come capitano di stato maggiore. Riesce a
sfuggire allaccerchiamento nemico e ad imbarcarsi a Dunkerque. Tornato in Francia, viene
dapprima escluso dallinsegnamento, nellottobre del 1940, in seguito ai provvedimenti
antisemiti del governo di Vichy, e presto reintegrato insieme a una decina di altri universitari
per eccezionali servizi scientifici resi alla Francia: insegna a Clermont-Ferrand. Di questi
anni la costruzione dellopera Apologia della storia o Mestiere di storico, dove Bloch
arriva a definire e teorizzare i fondamenti che stanno alla base del suo pensiero.
Nel 1941 viene trasferito alluniversit di Montpellier. Nel 1943 entra completamente nella
Resistenza, alla quale aveva iniziato a prendere parte gi a Clermont-Ferrand, e raggiunge
Lione. membro del direttivo regionale della Resistenza, nel quale rappresenta il
movimento Franc-Tireur e vive con la famiglia a Fougres, nella Creuse, prima
dellabbandono della casa e la sua occupazione da parte dei F.T.P. (Franc-Tireurs Partisans).
Con gli pseudonimi di Chevreuse, poi di Arpajon e di Narbonne organizza materialmente le
insurrezioni dei dieci dpartements che dipendono da Lione, fino alla cattura da parte dei
tedeschi e la sua fucilazione nel 1944.


TRA LE SUE OPERE

La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921), Donzelli Editore,
Roma 1994, trad. it. di G. De Paola (Souvenirs de guerre 1914-1915 e Rflexions dun
historien sur les fausses nouvelles de la guerre, Armand Colin, Parigi 1969). Ne esiste
unedizione inglese con unintroduzione di C. Fink (Cornell University Press 1980,
Cambridge University Press 1988), autrice tra laltro di una biografia di Bloch intitolata
Marc Bloch: a Life in History.
La strana disfatta. Testimonianza scritta nel 1940, trad. it. di H. Lombardi e F. Lazzari,
Guida, Napoli 1970 (Ltrange dfaite, pubblicata a Parigi nel 1946).
Apologia della storia o Mestiere di storico, trad. it. di G. Gouthier, Einaudi, Torino 1998
(Apologie pour lhistoire ou Mtier dhistorien, Armand Colin diteur, Paris 1993).
I re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re
particolarmente in Francia e in Inghilterra, trad. it. di S. Lega, Einaudi, Torino 1973 (Les
rois thaumaturges. Etudes sur le caractre surnaturel attribu la puissance royale
particulirement en France et en Angleterre, 1924, ristampa di Armand Colin, Parigi 1961).
I caratteri originali della storia rurale francese, trad. it. di C. Ginzburg, Einaudi, Torino
1973 (Les caractres originaux de lhistoire rurale franaise, Armand Colin, Parigi 1952).
La societ feudale, trad. it. di B. M. Cremonesi, Einaudi, Torino 1948 (La Socit fodale,
Collection Lvolution de lHumanit, synthse collective dirige par Henri Berr, Albin
Michel, Parigi 1939-40).
Lineamenti di una storia monetaria dEuropa, a cura di Lucien Febvre e di Fernand Braudel,
Prefazione di Ugo Tucci, Einaudi, Torino 1981, trad. di Marisa Sciacca Rotelli, Esquisse
dune histoire montaire de lEurope, Cahiers des annales, Librairie Armand Colin, Paris
1954.
La servit nella societ medievale, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1975, Mlanges
historiques, Traduzione di Maria Teresa Grendi Hirschkoff, 1963.
In italiano sono stati pubblicati, da Einaudi, i volumi La societ feudale (1948), Apologia
della storia o mestiere di storico (1950), I caratteri originali della storia rurale francese
(1973), I re taumanturghi (1973); presso leditore Guida, La grande disfatta. Testimonianza
scritta nel 1940 (1957 e 1970); presso Laterza (nel 1959), una raccolta di saggi curata da G.
Procacci, con Prefazione di G. Luzzatto.


*Dottore di Ricerca in Progettazione paesistica, Universit di Firenze.
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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Donzelli Editore, Roma 1994, trad. it. di G. De Paola (Souvenirs de guerre 1914-1915 e
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Ne esiste unedizione inglese con unintroduzione di Carole Fink (Cornell University Press
1980, Cambridge University Press 1988), autrice tra laltro di una biografia di Bloch
intitolata Marc Bloch: a Life in History.
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Torino 1998 (Apologie pour lhistoire ou Mtier dhistorien, Armand Colin diteur, Paris
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dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra, trad. it. di S. Lega, Einaudi, Torino 1973
(Les rois thaumaturges. Etudes sur le caractre surnaturel attribu la puissance royale
particulirement en France et en Angleterre, 1924, ristampa di Armand Colin, Parigi 1961).
BLOCH MARC, I caratteri originali della storia rurale francese, trad. it. di C. Ginzburg,
Einaudi, Torino 1973 (Les caractres originaux de lhistoire rurale franaise, Armand
Colin, Parigi 1952).
BLOCH MARC, La societ feudale, trad. it. di B. M. Cremonesi, Einaudi, Torino 1948 (La
Socit fodale, Collection Lvolution de lHumanit, synthse collective dirige par
Henri Berr, Albin Michel, Parigi 1939-40).
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ristampato in LUCIEN FEBVRE, Combats pour lhistoire, Armand Colin, Parigi 1953, pagg.
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GINZBURG CARLO, Prefazione, in BLOCH MARC, I re taumaturghi, Einaudi, Torino, 1973,
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LUZZATTO GINO, Marc Bloch e la storia dellagricoltura, in BLOCH MARC, I caratteri
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PROCACCI GIULIANO, Marc Bloch, Ritratti critici di contemporanei, in Belfagor, 6, 1952,
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SERENI EMILIO, Storia del paesaggio agrario italiano,(1961), Edizioni Laterza, Bari 1972.



Testo acquisito dalla redazione della rivista nel mese di dicembre 2003.

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