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Valeria - Le Ali di Icaro, rivista on line di Filosofia, Arte, Letteratura, T...

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La crisi nel Novecento artistico: il Dadaismo "La creativit nasce dalle difficolt nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E dalla crisi che nasce linventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso, senza essere superato". Cos diceva Albert Einstein, ed proprio la crisi dei primi decenni del Novecento, che trova la sua causa principale nella prima Guerra Mondiale, che ha permesso di dar vita al Dadaismo, nato per mettere in discussione tutti i codici espressivi. La crisi non stata solo economica, ha coinvolto tutti i campi della
G. Grosz, Vittima della societ

conoscenza umana, si va dalla medicina alla fisica, passando per la

matematica e le scienze umane. Il nuovo progresso, la relativit di Einstein, la fisica quantistica, la scoperta dell'esistenza della quarta dimensione, del tempo percepito in ascendenza bergsoniana, la psicoanalisi e l'inconscio avevano dimostrato che la realt non era univoca. La cultura borghese, imperniata sulle legge del buon senso e dell'ottimismo veniva spazzata via dalla carica del Dada, che decideva di compiere una profonda cesura con quella che la continuit con il passato. Esso rappresenta la completa libert dell'individuo, la massima espressione della spontaneit, pura anarchia per mettere in crisi l'ordine borghese. Davanti a noi si presenta non solo un movimento artistico, ma una filosofia di vita che raccoglie a s tanti giovani poeti ed artisti pronti a dissacrare ogni forma di pregiudizio in ambito artistico e letterario. Il nome Dada contiene tutto lo spirito profanatore della corrente. La parola d'ordine rappresentata dal niente: DADA non significa nulla. Se lo si giustifica come futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla.[...] Non si pu costruire tutta la sensibilit su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo. Ma come si pu cambiare il mondo attraverso l'arte? Alla base di qualsiasi gesto artistico, che comprende dalle arti visive alla poesia, deve essere presente la provocazione contro il buon senso borghese, contro la morale, contro la legge: SCANDALO la parola d'ordine. Lo stretto legame che esiste tra arte/vita e tra artista/opera porta la poetica dada a decretare la fine dell'arte come rappresentazione, la fine del quadro-capolavoro, non si creano pi solo oggetti artistici ma eventi. Questi portano ad un processo di autoriflessione sui mezzi espressivi e sul linguaggio dell'arte, alla cui base troviamo il gesto artistico e non pi l'opera finita. I linguaggi vengono cos rivoluzionati, la poesia diventa pura declamazione ed onomatopeica come i Poemi fonetici, o brani composti da lettere ritagliate e ri-assemblate in ordine casuale, modalit ripresa poi negli anni '60 con il cut-up di William Burroughs. Nelle serate dada si recitavano poesie, si leggevano brani e si danzava il tutto fatto contemporaneamente in modo da creare un dialogo sempre aperto e produttivo tra le arti. "L'artista nuovo si ribella: non dipinge pi (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento." Il gesto dada raccoglie: l'abolizione della teoria e la pratica artistica, il rifiuto del principio dell'autorit e l'abbattimento dei confini tra i vari mezzi espressivi. Cos vengono introdotti il collage, il fotomontaggio e il ready-made che vanno ad annullare la gerarchia delle tecniche e dei generi artistici tradizionali, quali la pittura, scultura e il disegno. Inserendo questi aspetti, in particolare la dimensione temporale, il Dada diventa assemblaggio,

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27/04/2013 16:50

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happening, performance, tendenze artistiche riprese poi nella seconda met del '900. Attraverso queste forme, che possono essere considerate delle vere contaminazioni si cerca di risvegliare gli inconsci assopiti dei borghesi. Diversi sono gli ambienti in cui il Dada ha potuto mettere radici e diversi sono i nomi legati a tale corrente, ma soffermiamoci per un secondo su quello tedesco. Proprio in questo aleggia un sentimento che noi contemporanei conosciamo particolarmente: la Disperazione. I centri della Germania furono Berlino, Colonia ed Hannover, alcuni nomi in questo caso sono d'obbligo come John Heartfield, Hannah Hch, Raoul Hausmann e George Grozs. Proprio a Berlino abbiamo un'evoluzione nella necessit del rinnovamento. In una prima fase, testimoniata da un manifesto del 1918, i dad si limitarono a diffondere quelle che erano state le direttive dei colleghi di Zurigo contro Avanguadie, Espressionismo, Cubismo, Futurismo e Astrattismo reputandoli movimenti che hanno scelto di non essere liberi, di rinchiudersi nella regola e annullare il principio della casualit e della spontaneit. In una seconda fase, a seguito dei profondi cambiamenti politici e sociali della Germania- come la disfatta della guerra e con le rivolte di tipo bolscevico che ne seguirono- il movimento Dada abbandon l'aspetto spirituale, per assumere delle connotazioni politiche molto pi forti che si trasformarono in una brutale denuncia contro il militarismo e il capitalismo. Non a caso tra il 1918 e il 1919, i berlinesi furono i primi a scendere in campo per aderire al KPD (Kommunistische Partei Deutschlands) e gi dal 1916 sia Grozs che Heartfield cambiarono il loro cognome tedesco in accezione anglo-slava per dimostrare ancor di pi la loro avversione verso il nazionalismo. La particolarit del gruppo ricade sulla scelta della tecnica del fotomontaggio usato inizialmente per il phamplet sul partito comunista e poi sempre pi come arma per combattere la societ. Il fotomontaggio, infatti, proprio per la sua caratteristica di ritaglio e accostamento delle immagini, il miglior mezzo per fare letteralmente a pezzi la realt politica tedesca, mostrarne la sua vera natura contro limmagine censurata che il governo propagandava.

Si ritrova una singolare bellezza in quelle che sono le composizioni di Kurt Schwitters create con materiali di scarto: biglietti dell'autobus, pezzi di legno, ferro, chiodi, piume di gallina, tappi, fogli di giornali, ciocche di capelli e ricomposti senza un particolare ordine. A queste composizioni Schwitter aveva dato il nome di Merz. Dagli anni '20 inizi a dedicarsi all'architettura-ambiente Merzabau, una scultura aperta in continua evoluzione composta da diversi materiali. Il progetto venne denominato Cattedrale della miseria erotica. Si inizi la costruzione nella casa dello stesso Schwitters, all'interno dedic ad ognuno dei suoi amici una sorta di cappella, nella quale custodiva una reliquia: mozziconi, punte di matite, unghie, insomma la celebrazione per eccellenza dell'oggetto inutile e trovato, allo scarto e al residuo. E forse ora di risvegliare anche le nostre di menti dal torpore.

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K. Schiwtters, Lo psichiatra

R. Hausmann, Testa meccanica

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