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La vita Sesto Properzio nacque in Umbria, molto probabilmente ad Assisi, fra il 49 e il 47 a. C.

La famiglia, benestante, era di rango equestre, ma a seguito della guerra di Perugia (la rivolta dei proprietari italici repressa da Augusto, nel 41-40) sub lutti e confische di terre. Ormai in condizioni disagiate, il giovane Properzio si trasfer quindi a Roma per tentare la carriera forense e politica; ma gi nel 29 lo vediamo non occupato nella formazione retorica, bens inserito nei circoli mondano-letterari della capitale e legato a una donna elegante e spregiudicata, Cinzia (il cui vero nome, secondo Apuleio, era Hostia, sarebbe stata discendente di un poeta di nome Hostius, autore di un poema epico-storico - il Bellum Histricum - nella seconda met del II secolo a. C.) Insieme alla relazione con Cinzia, laltro evento importante della biografia di Properzio il contatto con Mecenate e il suo famoso circolo. Lavvicinamento a tale circolo ha luogo probabilmente nel 28, dopo la pubblicazione del primo canzoniere, e la familiarit con gli altri poeti (soprattutto con Virgilio) che ne facevano parte da allora ripetutamente documentata (ma i suoi legami furono stretti soprattutto con Ovidio, vicino da giovane al circolo di Messalla). La vita di Properzio fu breve (come quella di Catullo e di Tibullo): non abbiamo nei suoi versi riferimenti cronologici posteriori al 16 a.C., e a quella data, o poco dopo, deve risalire anche la sua morte. Le opere Di Properzio possediamo 4 libri di elegie. Il I libro, pubblicato nel 28 a C , noto anche col nome greco, trasmesso da alcuni manoscritti, di Monbiblos (libro singolo) Quanto ai libri II e III, non certo se furono pubblicati insieme o singolarmente, anche se si ritiene probabile una pubblicazione separata, in tempi successivi, dei due libri, rispettivamente verso il 25 e il 22 a.C. Ma c anche chi pensa che furono pubblicati in ununica raccolta nel 22 a.C.; certo daltra parte che lordine in cui questi libri si susseguono ripete lordine stesso in cui furono composti (diversamente da quel che accade nello stesso periodo coi primi tre libri delle Odi di Orazio, la cui architettura il frutto finale di un arrangiamento strategico e unitario che indifferente alla reale cronologia di composizione. Tutte le elegie del II libro di Properzio sono state invece scritte prima di quelle contenute nel libro III). Il IV libro, che si differenzia dai precedenti anche per il contenuto, pi tardo, e non fa riferimento a fatti successivi allanno 16 a.C., data che si assume come quella di pubblicazione. Ecco, sui quattro libri, alcuni dati analitici.
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Libro I: 22 elegie, di lunghezza variabile da 10 a 52 versi per un totale di circa 700 versi (perci 350 distici elegiaci). Il libro si apre nel nome di Cinzia (1,1 Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis) e il fascino della donna colta e raffinata sul giovane innamorato da vita, pi o meno direttamente, a tutte le elegie di questo primo libro. Tale componente autobiografica (o meglio testimonianza esistenziale di una generazione e di un ambiente) non si affianca sempre in questo primo libro - allinteresse per la societ civile e per il nuovo assetto politico che Ottaviano andava costruendo in Roma dopo la vittoria di Azio (31 a.C.): lunico accenno alla dimensione politica il ricordo - non certo gradito al nuovo regime - del bellum Perusinum (e della morte trovata in quella tragica vicenda da un parente del poeta) contenuto nel commiato (elegia 22), che costituisce una specie di sphraghis (di firma) del Monobiblos. Libro II: 34 elegie (alcune divise dai critici in due sezioni), da 6 a 94 versi con un totale di circa 1400 versi (poco meno di 700 distici elegiaci). Pubblicato probabilmente nel 25, il libro II reca una traccia vistosa, nella prima elegia, dellincontro con lambiente ufficiale di Mecenate, cio il rifiuto (recusatio) della poesia epica, che quanto dire della poesia celebrativa. Cinzia con i suoi umori e i suoi amori, i suoi abbandoni e le sue ripulse, sempre al centro del libro. Ma gi si insinua, con la decima elegia, lomaggio poetico al principe e ai suoi trionfi. Libro III: 25 elegie, da 18 a 72 versi (un migliaio di versi in totale). Ancora un libro dominato dalla figura di Cinzia, ma con lombra, ormai, dellimminente discidium, del distacco definitivo. Tuttavia, accanto al tema dellamore elegiaco, compaiono, in questo libro, pubblicato probabilmente nel 22, altri motivi legati alle fortune e allideologia del regime augusteo: c laugurio per la spedizione contro i Parti, progettata nel 22 (quarta elegia); la promessa, nella nona elegia dedicata a Mecenate, della poesia impegnata che sar materia delle elegie romane del libro IV; lelogio di Roma e dellItalia (elegia 22); lepicedio (o canto funebre) per il giovane Marcello, morto nel 23, figlio adottivo e genero di Augusto (anche Virgilio lo aveva ricordato nel libro VI dellEneide). C inoltre, in questo libro, unattenzione nuova, da parte di Properzio, per la moralit antica, una disponibilit maggiore di fronte ai temi graditi agli ambienti ufficiali: un chiaro indizio del percorso che il poeta stava compiendo verso la sua integrazione difficile al regime. Libro IV: 11 elegie di maggiore impegno e di maggiore lunghezza rispetto a quella dei libri precedenti (si va dai 48 versi della decima elegia ai 150 versi della prima: in totale quasi un migliaio di versi).
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Due sole elegie sono dedicate ancora a Cinzia: lottava in cui rappresentata laffascinante violenza di una Cinzia gelosa e vittoriosa; la nona, in cui Cinzia, ombra del regno dei morti ma sempre amara e aggressiva, appare in sogno al poeta. Le altre elegie sono per lo pi una concessione, ma limitata e sorvegliata, alle direttive della cultura ufficiale. Non si tratta tuttavia di poesia celebrativa: Properzio non tradisce i canoni della poetica alessandrina e la Musa tenuis della elegia, ma seguendo la via segnata dagli Aitia (Le cause, Le origini) di Callimaco (il poeta di Cirene del III secolo a.C.), volle illustrare miti e riti della tradizione romana e italica (il dio Vertumno; il tradimento della vergine Tarpea; la dedica del tempio di Apollo Palatino; la leggenda di Ercole e Caco; il culto di Giove Feretrio): lo seguir, in forma - al solito - pi sistematica, lOvidio autore dei Fasti. Molti riferimenti autobiografici sono nelle stesse elegie di Properzio (sulla patria e la giovinezza vedi soprattutto I 22 e IV 1,121 segg.); vari altri accenni in Ovidio (ad esempio Tristia IV 10,45 seg. e 51 segg.). Non abbiamo di lui biografie antiche. Sulla figura reale di Cinzia, come delle altre donne cantate dai poeti damore, ci informa Apuleio, Apologia. Nel nome di Cinzia: il primo canzoniere Era consuetudine gi dei poeti alessandrini, passata poi a Roma tra i neteroi, dare a una raccolta di componimenti il nome della donna che vi era celebrata. A questuso obbed anche il giovane Properzio quando, nel 28 a.C., pubblic nel nome di Cynthia il I libro di elegie (noto anche come Monbiblos, alla greca). La figura di questa donna straordinaria vi campeggia, in effetti, fin dallinizio, dalla prima parola dellelegia proemiale, che descrive la condizione del poeta: Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis, contactum nullis ante cupidinibus (I 1,1 seg.). (Cinzia per prima mi ha preso, infelice, coi suoi occhi: e nessuna passione mi aveva prima toccato). Egli si presenta come prigioniero, da un anno, della passione per lei (la sua prima passione), e irrimediabilmente destinato, a causa sua, a una vita dissipata (nullo... consilio). Cinzia, come s accennato, donna elegante, raffinata, ricca di cultura letteraria e musicale (emblematico lo stesso pseudonimo creato dal poeta, derivato dal Cinto, un monte di Delo sacro ad Apollo), che vive da cortigiana negli ambienti mondani, frequentati da uomini politici e letterati. Legarsi a una tale donna, una donna libera del demimonde, significa per Properzio compromettersi socialmente, contravvenire al codice di rispettabilit cui un uomo della sua condizione tenuto.
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Ma della degradazione cui il poeta elegiaco si condanna, rinunciando alla carriera e al decoro sociale, egli fa una rivendicazione e un vanto. Il rapporto con la donna amata, altera e capricciosa, tirannica e infedele, si configura come servitium, come schiavit: ma il poeta-amante rivendica orgogliosamente la sua diversit, si compiace della sua sofferenza (si parlato di atteggiamento da poeta maledetto). Dellamore egli fa il centro e il valore assoluto della vita, e Cinzia diventa per lui la ragione unica dellesistenza, che le da senso e appagante pienezza: Tu mihi sola domus, tu, Cynthia, sola parentes, omnia tu nostrae tempera laetitiae (I 11,23-24). Properzio porta allestremo e coerentemente teorizza quella che era gi stata la rivolta di Catullo, il rifiuto del mos maiorum, del primato dei valori della civitas, per unesistenza totalmente dedita allamore (I 6,27-30). Questa convinta accettazione del proprio diverso destino assume talvolta, nel contrapporsi ai modelli etici dominanti (e soprattutto alla degradazione morale, alla corruzione che inquina la vita pubblica), il carattere di una scelta di vita quasi di tipo filosofico, capace cio di fornire lautosufficienza interiore, lautrkeia promessa dalle filosofie greche. Unesistenza dedita allotium, al servitium nei confronti dellamata, fa tuttuno con lattivit letteraria del poeta-amante, che della sua vita fa materia di poesia e di questa si serve come strumento per corteggiare la donna, come la sola arma di seduzione che il povero poeta elegiaco ha a disposizione nella gara con gli altri danarosi corteggiatori. evidente che le ragioni della vita, della convenienza pratica, si accordano qui perfettamente con le scelte di fondo della poesia elegiaca: la scelta callimachea per la poesia tenue, in opposizione ai paludamenti dellepos, si impone anche in virt della sua ben maggiore efficacia ai fini del corteggiamento (I 9,11 plus in amore valet Mimnermi versus Homero. in amore il verso [distico elegiaco] di Mimnermo vale pi della poesia di Omero). Eppure lamore di Properzio, il tipo di relazione che egli idealmente persegue, non lamore libertino, la disinvolta commedia delle avventure galanti che sar larte del dongiovanni ovidiano: egli sogna per s e Cinzia i grandi amori del mito, le passioni esclusive ed eterne, fin oltre la morte (traicit et fati litora magnus amor, I 19,12). Per Cinzia, la brillante e spregiudicata cortigiana, egli vagheggia i modelli e i valori della tradizione, e vorrebbe - come gi Catullo con Lesbia - configurare lamore con lei come un foedus, un saldo vincolo interiore garantito dagli di e sostanziato di castitas, pudor, fides, i capisaldi delletica matronale. La realt naturalmente ben altra, e il poeta elegiaco si lacera nella contraddizione di cui prigioniero: sedotto dal fascino, dalleleganza mondana della donna amata, e al tempo stesso per
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cerca in lei semplicit, fedelt, dedizione assoluta. da questa insoddisfazione, da questa tensione irrisolta, che nasce il bisogno di fuga, di evasione nel mondo puro del mito: trasfigurati in personaggi mitici, il poeta-innamorato e la sua donna vivrebbero amori esemplari, incontaminabili sogni. Il canzoniere maggiore e il distacco II successo ampio e immediato del primo libellus proiett Properzio sulla scena letteraria, sollecitando linteresse di Mecenate per il nuovo talento. Il raffinato e accorto ministro della cultura di Augusto cerca di orientare Properzio verso forme poetiche nuove, di guadagnarlo come collaboratore alla politica culturale promossa dal regime. Di queste pressioni, e della resistenza opposta dal poeta, troviamo tracce evidenti nella nuova e pi ampia raccolta (libri II e III) che vide la luce probabilmente nel 22 a.C. Il II libro si apre infatti con una recusatio, un elegante ma fermo rifiuto (di tradizione callimachea) da parte del poeta che si dichiara impari ad affrontare la Musa sublime del poema epico-storico, a sostenere il ruolo di vate, e ribadisce lunit di poetica e stile di vita. Eppure, rispetto al libro I, nel II latteggiamento di Properzio pi complesso, meno lineare: da un lato si acuisce il senso di disagio per la vita di nequitia che insinua talora la coscienza dolente di unincompiutezza, di unesistenza irrisolta, e dallaltro si fa pi sofferto il rapporto con Cinzia, maggiore il bisogno di idealizzazione della sua figura, evidentemente impari al confronto coi grandi paradigmi mitici. Tale processo (cui si accompagna la sperimentazione di forme compositive pi complesse) raggiunge uno stadio pi avanzato nel III libro, dove si nota soprattutto la presenza di una materia pi varia, di temi meno strettamente legati allamore per Cinzia. Le elegie amorose sono meno frequenti, e soprattutto latteggiamento di Properzio meno appassionato: i tratti autoironici, presenti gi nel I libro, si fanno pi vistosi, il poeta guarda a se stesso con maggiore distacco, spesso con arguta leggerezza. Distacco che si rivela anche in un ampliamento di prospettiva, nellaccentuarsi dellatteggiamento gnomico-didascalico (che si ispira talora a temi diatribici). La scelta per la Musa tenue, e il rifiuto dellepos, ancora ribadita, ma (come mostra significativamente lelegia proemiale) non pi strettamente associata a uno stile di vita, motivata solo con ragioni estetico-letterarie, non pi in quanto funzionale allamore. Il libro si chiude, emblematicamente, con il definitivo discidium, laddio a Cinzia, concludendo il ciclo che nel nome di lei si era aperto. Lelegia civile

La crisi (che pare irrimediabile) del rapporto con Cinzia e labbandono dellelegia damore hanno luogo in un momento in cui la poesia dimpegno civile, rispondente alle esigenze ideologiche e culturali del regime augusteo, sta maturando il suo frutto pi alto, lEneide: Properzio stesso ne aveva dato, anni prima, lannuncio solenne (nescio quid maius nascitur Iliade, II 34,66). Gli eventi esterni, le pressioni di Mecenate e forse di Augusto stesso, insieme alla crisi che ha intimamente disgregato la precaria coesione dellelegia erotica, spingono Properzio - dopo qualche anno di silenzio - a un diverso tipo di poesia. Egli non rinnega il callimachismo, non si piega alla poesia epico-storica, ma svincola (sviluppando fin in fondo il processo gi in atto soprattutto nel terzo libro) lelegia dalleros, ne fa un genere autonomo. Properzio sar il Callimaco romano (IV 1,64), sar - come il suo maestro di stile attento indagatore delle cause: sul modello degli Aitia, egli studier e canter appunto le origini dei nomi, dei miti, dei culti di Roma (IV 1,69). Il suo IV libro di elegie (che dovrebbe aver visto la luce nel 16 a.C.) nasce quindi sotto la spinta di un impegno nuovo, ambizioso (vi si riallaccer lOvidio dei Fasti: cfr. p. 284 seg.), ma la poesia civile di Properzio non avr generalmente la pesantezza, la gravitas, la seriosit di tanta poesia nazionale. La Roma arcaica, il mondo del mito, sono per lo pi interpretati secondo il gusto callimacheo, che da spazio alla grazia, allironia, talora a una leggera e garbata comicit (come nellelegia 9, su Ercole). E accanto a prove impegnate e solenni (come le elegie 6 e 10) non mancano elegie in cui sensibile il pathos, il lirismo della poesia damore (come nella quarta, sul mito di Tarpea: adattando tale mito - quale era conservato nella tradizione che ci testimonia Livio I 11,6 - al modello della drammatica storia di amore di Scilla per Minosse, e facendo cos della passione amorosa per il nemico re sabino Tito Tazio la causa per cui leroina romana tradisce la sua gente). Lamore infatti non assente dallultima raccolta di Properzio (della mancata omogeneit del libro fa testo lelegia proemiale, in cui lastrologo Horos rileva il contrasto fra le ambizioni di Properzio e la sua naturale vocazione alla poesia erotica), e non assente nemmeno Cinzia, ma la sua figura ricompare qui nella luce fosca - eppur seducente - del vizio e della corruzione, oppure torna, come ombra dopo la morte, a rievocare lamore di un tempo e a ribadirne leternit tante volte proclamata dal poeta. Ma un aspetto importante, nel IV libro (soprattutto nellelegia 3, la lettera di Aretusa al marito lontano Licota, e nella 11, il celebre epicedio di Cornelia), la rivalutazione delleros coniugale, lesaltazione degli affetti familiari e delle virt domestiche, della castit e della tenerezza. Spunti in tale direzione erano gi nei neoterici, in Catullo e Calvo: in Properzio uno dei segni pi vistosi di quel processo sofferto verso lintegrazione che accompagna la sua carriera poetica.
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La densit dello stile Properzio ha fama di poeta difficile, talora oscuro. Di fronte alla cristallina naturalezza di Tibullo, il suo stile si caratterizza per la concentrazione, la densit metaforica, la sperimentazione costante di nuove possibilit espressive. Leredit callimachea, evidente nella dottrina mitologica e nella raffinatissima coscienza letteraria, si manifesta anche nella ricerca attenta della iunctura insolita, spesso audace, della struttura sintattica complessa, tesa e talora sforzata fino alloscurit. Queste caratteristiche dello stile e dello sviluppo compositivo dellelegia properziana hanno contribuito ai guasti da cui complicata, e spesso irrimediabilmente sfigurata, la tradizione manoscritta del poeta (soprattutto quella del II libro): non si tratta soltanto di corruttele, lacune, trasposizioni, ma spesso anche arduo fissare con certezza i confini tra unelegia e la successiva. questo infatti il tratto pi tipico dello stile di Properzio: quellesordire ex abrupto (I 8: Tune igitur demens? I 17: Et merito...), quel procedere per movimenti improvvisi, per scatti, immagini e concetti senza esplicitare i collegamenti, ma seguendo una logica interna e segreta. In questa forma espressiva che alterna e mescola ironia e pathos (sensibile ad esempio nellabbondanza di interrogazioni, esclamazioni, interiezioni), nella sua aspra eleganza, nonch nella complessit degli atteggiamenti psicologici, sono le ragioni principali del fascino esercitato dalla poesia di Properzio sul gusto dei lettori moderni. La fortuna II successo di Properzio fu immediato (contendeva a Tibullo il primato fra gli elegiaci) e duraturo, come dimostra il grande influsso sulla poesia dei secoli successivi. Nel Medioevo le tracce della sua presenza sono deboli e sporadiche, per farsi di nuovo sensibili nella poesia umanistica. Dopo Ariosto, Tasso, Ronsard, soprattutto nel Settecento neoclassico che la poesia di Properzio conosce pi ampia diffusione e fortuna, per toccare con Goethe il suo punto pi alto. Nel nostro secolo, da segnalare lHomage to Sextus Propertius tributategli dal poeta americano Ezra Pound.