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BREVE STORIA DELL'AUTONOMISMO


VENETO [DALLE ORIGINI AL 2000]
BREVE STORIA DELLAUTONOMISMO VENETO
Approfondimento Nel maggio del 2009 il sig. F.Calzavara - un socio
fondatore della Liga Veneta - ha inviato alla nostra Redazione una serie di
note in merito a quanto scritto di seguito dal sig. E.Toffano. Abbiamo
ritenuto utile pubblicare UNA SECONDA VERSIONE DELLA
"BREVE STORIA DELLAUTONOMISMO VENETO" riportando le
note di Calzavara, al fine di chiarire e spiegare ulteriormente questo
capitolo di politica veneta - ormai diventata "storia" - lasciando poi al
lettore le proprie analisi e conclusioni. Per leggerlo clicca qui.
La Redazione di Raixe Venete

di Ezio Toffano

Premessa

Questo testo non vuole essere un trattato di storia dei movimenti


autonomistici veneti, lasciamo ai professionisti tale compito.

A noi preme di descrivere sommariamente il percorso compiuto dai


movimenti autonomistici veneti dagli albori, sul finire degli anni "70, fino
ad oggi per analizzare gli errori commessi e comprendere i motivi degli
scarsi risultati ottenuti, affinch siano di insegnamento a chi oggi intende
impegnarsi in politica seriamente e proficuamente.

Di certo il merito pi grande che si pu ascrivere alla Liga Veneta prima,


alla Lega Nord successivamente ed in particolare ai Serenissimi, che
dettero lassalto al campanile nella notte dell8 maggio 1997, laver
risvegliato in noi, come in molti Veneti, loramai sopito senso di
appartenenza alla grande Patria Veneta, dal Trento allIstria.
Contestualmente laver demistificato e sconfessato quella terrificante e
mostruosa operazione di colonizzazione culturale ed etnica attuata
dallItalia negli ultimi 120 anni.

Ci auguriamo che questo risultato non venga disperso nelloblio ma venga


messo a frutto da una nuova forza politica seria, organizzata ed agguerrita,
coagulatrice di tutte le diverse forze autonomiste e indipendentiste venete.

Le origini dellautonomismo in Veneto

indubbio che le moderne rivendicazioni autonomiste siano cominciate


con la costituzione della Regione del Veneto. Tuttavia errato supporre
che dalla caduta della Serenissima (1797), o dalla importante bench per
certi versi contraddittoria esperienza repubblicana di Daniele Manin
(1848-49), nella Venezia Euganea il ricordo di numerosi secoli di
autogoverno fosse nel frattempo andato perduto. Basterebbe rileggere gli
atti del Parlamento italiano per averne una conferma.

Ma i contingenti problemi di sopravvivenza, che causarono esodi di


proporzioni bibliche soprattutto verso il nuovo continente, nonch l'iniziale
veto all'impegno dei cattolici in politica, contribuirono ad impedire la
nascita di una coscienza popolare autenticamente autonomista.

Ci nonostante, alcuni episodi meritano di essere ricordati, a cominciare


dall'esperienza dell'avvocato on. Italico Corradino Cappellotto.
Democratico cristiano, ex murriano, dirigente sindacalista cattolico di
sinistra fin dall'anteguerra, parlamentare uscente del Partito Popolare, alle
elezioni politiche generali del 15 maggio 1921 present a Venezia e
Treviso una lista autonoma, denominata nientemeno che "Leone di San
Marco"! Non riusc a farsi rieleggere, ma il suo movimento ottenne un
sorprendente 6,1% in provincia di Treviso, raggiungendo punte del 20% in
quelle realt rurali che, sessant'anni dopo, contribuirono in maniera
determinante a decretare il successo della Liga Veneta. La lista di
Cappellotto non si ripresent nel 1924: le cause andrebbero analizzate, ma
in primo luogo va evidenziato come, per i meccanismi della legge
elettorale maggioritaria, fosse vitale evitare la frammentazione. La vittoria
del Blocco Nazionale Fascista, grazie alla legge Acerbo limit tutte le
libert politiche ed associative, impedendo quindi anche la maturazione
delle idee portate avanti dall'avv. Cappellotto, sicuramente lontane mille
miglia dai miti della romanit imposti durante il ventennio.

Crollato il regime, le forze antifasciste, che comunque ricorsero al


linguaggio patriottico formatosi nel ricordo della guerra precedente, non
brillarono per lungimiranza: certo l'Italia era da ricostruire, ma sul mito
dell'indivisibilit e dell'unit ad ogni costo l'intransigenza restava massima.
Chiss se durante la resistenza vi furono istanze federaliste, e quali
dimensioni ebbero nel Veneto. Certo che nella primavera del 1945 venne
stampato un volantino dall'associazione "San Marco per forza", nel quale
si sostenevano posizioni ispirate ai princpi del federalismo.

I costituenti, nonostante l'insensibilit alle tematiche federaliste, inserirono


nell'ordinamento statuale il decentramento amministrativo, con una serie
apparentemente consistente di deleghe per l'ente regionale. La mancata
applicazione degli artt.114 e seguenti della Costituzione fu alla base delle
prime istanze autonomistiche della seconda met del secolo. Ma quel
Movimento Autonomo Regionalista Veneto sorto agli inizi degli anni
sessanta al fine di perorarne la causa, all'epoca delle prime elezioni
regionali del 1970 gi si dissolse.

Dal prelighismo culturale alle prime elezioni europee a suffragio


diretto

Il 22 maggio 1971 il parlamento romano approv lo Statuto della Regione


Veneto: dopo 122 anni venne concessa una parvenza di sovranit a questo
popolo, nel frattempo sottoposto ad una pesante diaspora e diviso tra due
stati, per di pi appartenenti a blocchi economico-politici contrapposti.
Cavour, Farini e Minghetti, estensori nel lontano 1861 di una proposta di
legge per "l'autonomia amministrativa con qualche facolt legislativa delle
singole regioni", avrebbero espresso una moderata soddisfazione, se non
fossero morti da circa un secolo, e se la sottrazione di comuni e provincie
alla tutela prefettizia da loro raccomandata non fosse mai stata accolta.
L'art. 2 della legge 340/71 riconosce, testualmente, il diritto
all'"autogoverno del popolo veneto". Tra gli statuti di tutte le regioni,
comprese quelle a statuto speciale, il concetto di "popolo" ripreso
unicamente nel Veneto: lungimiranza degli amministratori locali eletti nel
1970, o supponenza del legislatore romano, per il quale il termine
"popolo", indicante una collettivit etnicamente omogenea, inteso
nell'accezione pi spregiativa di "sudditi identificati nella classe sociale
meno privilegiata" ? Forse un po' l'uno e un po' l'altro: fatto sta che il
popolo veneto da allora riconosciuto per legge dallo stato italiano.

Purtroppo, fin dagli esordi il Consiglio regionale frustr le aspettative,


dimostrandosi essere quello che non ci si augurava: un parlamento in
miniatura, che riproduceva tutti i difetti di quello romano, gestito da partiti
che applicavano esclusivamente i disegni politici decisi nell'Urbe.

In questo contesto deludente fiorirono alcune associazioni culturali, che si


distinsero per le loro provocatorie attivit. Tra esse, va menzionata in
primis la Societ Filologica Veneta, micro associazione veneziana dalla
chiara impronta di sinistra fondata da Maurizio Calligaro e Rosaria Stellin,
alla quale ader un giovane che al congresso radicale regionale del 1977
stava distribuendo volantini con fare quasi profetico. Si trattava di un
veneziano con precedenti esperienze politiche variegate e multiformi:
Franco Rocchetta..

Un gruppo di aderenti alla S.F.V. usc dall'ombra il 4 febbraio 1978, con un


articolo sul "Corriere della Sera", commentando il testo del volantino
diffuso nelle settimane precedenti in tutto il Veneto. "La difesa di una
lingua locale, in questo caso quella veneta", vi si poteva leggere, "non
soltanto un'operazione culturale, ma una vera e propria operazione
politica". Il volantino in oggetto, firmato "genitori ed insegnanti di lingua e
cultura veneta", indicava come recapito il Gruppo Archeologico del
Montello, capitanato da Tarcisio Zanchetta di Treviso. Inizi cos un
dibattito, ripreso da molti organi d'informazione, in particolare emittenti
radiofoniche locali, sull'opportunit di introdurre l'insegnamento del
veneto nelle scuole.

Nella primavera del 1978 cominciarono a circolare anche i primi volantini


in lingua, in verit redatti in un veneto alquanto arcaico, ed i primi
autoadesivi con il motto "Mi a so veneto. E ti?".

Il 18 giugno 1978, in concomitanza con le manifestazioni per il quinto


secolo dalla nascita del Giorgione, la Societ Filologica Veneta organizz
una manifestazione nel duomo di Castelfranco (TV), citt natale del
grande pittore, con la deposizione di una bandiera marciana sull'altar
maggiore e la lettura di una poesia in veneto.

Nel novembre 1978, presso l'Istituto Linguistico "Bertrand Russell" di


Padova, i fratelli Michel e Albert Gardin (quest'ultimo fu uno dei primi
obiettori di coscienza al servizio militare, cosa che gli cost il carcere)
istituirono il primo corso di lingua e cultura veneta. Intervennero, tra gli
altri, Chiara Zambon, Otello Seno e Franco Rocchetta, aderenti alla
Societ Filologica Veneta o all'Associazione Archeologica Altinum,
presieduta dall'ingegnere mestrino Francesco Pescarollo. Il corso termin
sei mesi dopo; le posizioni estremiste di alcuni partecipanti provocarono
l'allontanamento di un gruppo di insegnanti e la dissociazione della Societ
Filologica Veneta da ogni ulteriore impegno e attivit. In ogni caso,
l'esperienza matur nei corsisti la consapevolezza che formulare nuove
proposte politiche per il Veneto era indifferibile.

Nel 1979 Franco Rocchetta, le cui lettere ai quotidiani venivano di tanto in


tanto pubblicate, tent di organizzare autonomamente a Venezia e
Campodarsego (PD) lezioni di lingua e storia veneta, senza alcun esito.

Dal 23 al 25 marzo, su invito dell'Union Valdtaine, Michel Gardin, Lucia


Contato, Rosaria Stellin e Rocchetta parteciparono al congresso di Saint
Vincent. In quell'occasione il movimento autonomista valdostano propose
l'apertura delle proprie liste ai rappresentanti dei raggruppamenti etnici ed
autonomisti di tutta Italia, in vista delle prime consultazione europee a
suffragio universale diretto. La proposta si concretizz nella candidatura
dell'insegnante padovano Achille Tramarin, laureato con una tesi sulla
lingua rumena, ed una campagna elettorale limitata all'affissione di alcuni
manifesti scritti a mano.

Gli oltre 8000 voti raccolti dalla lista nel Veneto posero le basi per un
interessante e coinvolgente ragionamento politico.
Nasce la Liga Veneta e il leone alato irrompe in parlamento

Nell'autunno del 1979, si tennero numerose riunioni del gruppo coinvolto


nell'esperienza elettorale europea, a S. Giustina in Colle (PD), Vicenza,
Valdagno (VI) e Padova, con l'intento di discutere simbolo e statuto della
"Lega Veneta" (desunto da quelli dell'Union Valdtaine e del Partito
Radicale). Sporadicamente, continuarono ad essere affissi manifesti scritti
a mano.

Il 7 dicembre, mentre cominciarono ad apparire sui cavalcavia le prime


scritte "Veneto libero" e "il Veneto ai Veneti", venne rilasciata a "Il Resto
del Carlino" un'intervista sulla Lega, movimento politico "per battere il
nuovo colonialismo italiano" di cui veniva annunciata la prossima
costituzione. Contemporaneamente, videro la luce i primi manifesti a
stampa.

Il 9 dicembre a Recoaro Terme (VI) si tenne la prima riunione pubblica


della "Liga Veneta", denominata "congresso". Assente Franco Rocchetta,
tra il centinaio di partecipanti molti espressero vivacemente uno sfegatato
antimeridionalismo. In quell'occasione, venne presa la decisione di
costituire legalmente il movimento.

Il 16 gennaio 1980, nello studio del notaio padovano Giovanni Battista


Todeschini, venne ufficialmente fondata la Liga Veneta. Soci fondatori
furono: Michel Gardin di S.Giustina in Colle (PD), Luigi Ghizzo di Farra
di Soligo (TV), Bruno da Pian di Venezia, Patrizio Caloi di Erb (VR),
Paolo Bergami di Padova, Giuseppe Faggion di Quinto (VI), Marilena
Marin di Conegliano (TV), Agostino Alba di Vicenza, Giannico Faggion di
Quinto (VI), Rino Basaldella di Venezia, Valerio Costenaro di Marostica
(VI), Luigi Fabris di Conegliano (TV), Guido Marson di Gorgo al
Monticano (TV) e Achille Tramarin di Padova. La versione finale dello
statuto venne materialmente stesa da Tramarin, mentre Gardin ne disegn
il simbolo. Franco Rocchetta prefer non essere della partita: "ero io il
padre della Liga, non volevo mischiarmi abbassandomi al livello degli
altri", disse con supponenza in seguito, affermando di aver parlato per la
prima volta di Liga a Danzica nell'agosto del 1968! In realt, pare che non
potesse firmare l'atto costitutivo in quanto incompatibile con gli incarichi
in essere con la Societ Filologica Veneta.

Il 27 gennaio, in ogni caso, la prima riunione dei soci fondatori della Liga
Veneta, oltre a distribuire le cariche sociali, provvide a cooptare alcuni
aderenti, tra cui lo stesso Rocchetta; non passarono neanche due mesi che
il futuro sottosegretario agli esteri sment la sua appartenenza alla L.V.,
dando inizio a quella personalissima interpretazione dell'attivismo politico
che lo accompagn fino a tutti gli anni novanta.

Nel contempo, cominci il secondo ciclo di lezioni di lingua veneta presso


l'Istituto Russell di Padova (con risultati modesti, se paragonati a quello
dell'anno precedente), e l'Universit di Padova istitu ufficialmente un
corso di Dialettologia Veneta.

L'iniziativa fu presa dal prof. Manlio Cortelazzo, dell'Istituto di


Glottologia e Fonetica, che invi un proprio assistente al secondo incontro
pubblico della Liga Veneta, tenutosi a Feltre il 9 marzo 1980. Tuttavia, il
docente universitario rifiut ogni coinvolgimento nelle vicende del
movimento venetista.

Il 1980, per, fu anche anno di elezioni amministrative. La macchina della


L.V. difettava di sufficiente organizzazione, e la raccolta di firme
necessaria per la presentazione alle consultazioni regionali ottenne esito
positivo solamente a Padova e Vicenza. L'8 giugno la Liga raccolse circa
12000 voti, poco pi dello 0,5%, ma a Valdagno (VI) riusc ad eleggere il
suo primo consigliere comunale: l'architetto Claudio Pizzati. Venne
espulso poco dopo, dando avvio a quella tradizione di epurazioni
religiosamente applicata da tutti i soggetti autonomisti nati negli anni
ottanta. Se ne and in fretta anche un socio fondatore: Valerio Costenaro,
per dare vita al movimento culturale "Dexmisio", uno dei cui pochi gesti
degni di nota in quindici anni fu l'esposizione di uno striscione inneggiante
alla libert del popolo veneto, in occasione della visita del Papa a Vicenza
nel 1991.

Passate le elezioni, per quasi tre anni la Liga Veneta torn nell'oblio, se si
eccettuano alcuni sporadici interventi sui giornali (Rocchetta suoleva
soleva firmarsi con pseudonimi, quali Nico Orso, Piero da Ruos e Dhoane
Nogara). Continuarono con regolarit, invece, i corsi di dialettologia
veneta del prof. Cortelazzo, che contribuirono a dare un valido supporto al
dibattito in atto nella L.V., ma furono anche l'occasione per meglio definire
la personalit di Franco Rocchetta: al quarto corso pretese di spacciare per
neologismi veneti strani termini da lui inventati quali "xbregacaigo"
(fendinebbia), "s-ciantixadori" (lampeggiatori), "furbiviri" (tergicristallo),
ed il mitico "tiravoxe" (microfono) ripresi senza pudore alcuni anni dopo
dal giornale della Liga. Ovviamente, il prof. Cortelazzo da quel momento
evit di intrattenere rapporti con Rocchetta.

L'attivit della Liga Veneta riprese con vigore in concomitanza con le


elezioni politiche del 1983. Da poco avevano cominciato ad apparire sui
cavalcavia le scritte "Roma ladrona" e "Forza Etna", la cui paternit venne
frettolosamente attribuita allo sciovinismo lighista, allo scopo di deviare
l'attenzione dell'opinione pubblica dalle tematiche autonomiste e
federaliste. Un lampante esempio di questa controinformazione di regime
fu l'attribuzione di significati razzisti allo slogan "Fora i mafhioxi dal
Veneto", teso a denunciare l'abbietta pratica del soggiorno obbligato.

La tentata demonizzazione della Liga Veneta, in realt, si rivel un


boomerang. Vennero raccolte senza patemi le firme necessarie per
presentare le liste del Senato in tutto il Veneto, mentre per la Camera dei
deputati il "Leone" gioc anche fuori casa (in quanto la circoscrizione di
Belluno all'epoca comprendeva Pordenone e Udine) e con una campagna
elettorale costata in tutto circa otto milioni, senza accesso alle reti
televisive e radiofoniche nazionali, la L.V. ottenne un inaspettato successo.

I 125.347 voti per la Camera (4,3% dei consensi veneti) consentirono al


Segretario Achille Tramarin di occupare uno scranno a Montecitorio nella
nona legislatura, mentre il commerciante solighese Graziano Girardi, in
forza dei 91.122 voti conquistati al Senato, venne catapultato dai banconi
nei mercati paesani a Palazzo Madama.

Nella fascia pedemontana non furono pochi i Comuni nei quali la Liga
Veneta divenne improvvisamente seconda forza politica, pur con candidati
sconosciuti, alle spalle di quella Democrazia Cristiana dalla quale attinse
gran parte dei consensi; in diversi centri industriali-artigianali di medie
dimensioni si colloc al terzo-quarto posto. Nelle medesime consultazioni
del 26-27 giugno 1983, la "Lista per Trieste" candid a Varese Umberto
Bossi, il quale ottenne 157 preferenze.

Tutta la stampa italiana si occup del successo ottenuto dalla Liga Veneta,
interpretandolo sbrigativamente come un segno di intolleranza,
sottocultura e provincialismo, strumentalizzato da uno pseudo-movimento
politico. Analizzarono gli eventi anche l'agenzia di stampa sovietica Tass e
Radio Mosca, curiosamente allineate al parlamentare neofascista Olindo
Del Donno nell'accusare la L.V. delle pi terribili nefandezze.

Pochi furono i commentatori illuminati che intravidero l'embrione di un


radicale cambiamento nella societ veneta, che con la L.V. pot finalmente
trovare una valvola di sfogo. Tra questi Goffredo Parise, che reput il
risultato elettorale un fenomeno istintivo di autodifesa politica e
territoriale, e l'allora direttore de "Il Gazzettino" Gustavo Selva, secondo il
quale la Liga aveva il torto di dare voce sbagliata a problemi giusti.

L'euforia per la vittoria, tuttavia, nascondeva impreparazione politica,


carenze organizzative e pericolosi personalismi; il patrimonio della Liga
Veneta, in termini di consenso, soldi (il finanziamento pubblico divenne
una realt), presenza istituzionale (un simbolo disponibile per le successive
consultazioni) era un capitale che andava regolamentato con circospezione
e per tempo.

Baruffe chiozzotte: come dilapidare un patrimonio politico-culturale

Una settimana dopo le elezioni, domenica 1 luglio, la Liga Veneta al gran


completo si ritrov a festeggiare la vittoria in una pizzeria di Castelfranco
(TV). Erano ovviamente presenti i due parlamentari: il deputato Achille
Tramarin, la cui elezione fu il coronamento di un'attivit culturale-politica
lunga oltre un lustro, ed il senatore Graziano Girardi, avvicinatosi alla L.V.
pochi giorni prima della presentazione delle liste, e candidato nel collegio
uninominale della pedemontana trevigiana per carenza di attivisti
disponibili. Si aggirava con fare inquieto anche Franco Rocchetta: nella
circoscrizione Venezia-Treviso aveva conseguito il maggior numero di
preferenze, e con una percentuale nel voto di lista superiore rispetto al
raggruppamento del Veneto occidentale, dove per era scattato il quorum
per effetto del pi alto numero complessivo di voti. Nel bel mezzo della
serata, sput addosso a Tramarin il rancore covato per una settimana: "La
Liga mia, una creatura mia, a Roma go da andarghe mi", intimandogli
di dimettersi subito, anche perch la carica di Segretario era incompatibile
con l'ufficio di deputato. Questa, almeno, la ricostruzione dei fatti che
fornisce G.A.Stella in "Dio Po". La risposta non riproducibile in questo
contesto, ma si pu immaginare. Va ricordato che Rocchetta non era
neppure il primo dei non eletti: se pure Tramarin avesse ceduto alla sua
richiesta, doveva far fuori anche Ettore Beggiato.

Il deputato convoc affrettatamente un congresso per il 9 ottobre all'Hotel


"Plaza" di Padova, facendosi riconfermare segretario e modificando le
incompatibilit statutarie. La risposta dell'altra fazione non si fece
attendere: il 12 novembre venne convocato il primo congresso
straordinario della Liga Veneta, seguito da un consesso ordinario il 27
novembre, entrambi nel Salone dei Trecento a Treviso. Supportato dai suoi
simpatizzanti, Rocchetta decret l'espulsione del deputato (nel frattempo
resosi disponibile alle dimissioni, purch, per motivi di seriet, non
immediate) e degli altri lighisti di non provata fiducia, fece eleggere
Marilena Marin segretaria, e decise di ricorrere in pretura per ottenere la
potest sulla Liga Veneta.

La successiva vertenza giudiziaria, con pronunciamenti della magistratura


favorevoli ora all'uno, ora all'altro schieramento, si protrasse per anni,
decretando alfine che un raggruppamento politico pu concorrere
democraticamente alla vita del paese, senza per questo essere organizzato
in modo democratico al suo interno (sic!); sul piano formale, forse,
Rocchetta aveva anche la legge dalla sua parte.

Graziano Girardi nell'autunno 1983 se la cav: per sua fortuna Rocchetta


all'epoca della presentazione delle liste non era ancora quarantenne, e
pertanto non aveva potuto essere candidato al Senato. La resa dei conti per
il parlamentare arriv quando venne erogato il finanziamento pubblico ai
partiti che per effetto della causa pendente manco la magistratura seppe a
chi assegnare.

Come prevedibile, la spaccatura del movimento, e la messa a nudo dei


limiti del personale politico che ne incarnava le due anime, ingener una
profonda delusione in quelli che appoggiavano disinteressatamente le
proposte politiche della Liga Veneta, minando in modo quasi irreversibile
le potenzialit dell'ideale autonomista veneto.

Gli eccessi della divisione apparirono apparvero in tutta la loro perniciosit


in occasione delle elezioni europee del 1984. L'on. Achille Tramarin era
pronto per depositare il simbolo al Ministero degli Interni, cos come
Franco Rocchetta. Quest'ultimo vinse la partita, ma non per effetto di una
sentenza della magistratura: nel bel mezzo della notte il deputato venne
aggredito e posto fuori combattimento davanti ai cancelli del Viminale dai
fedelissimi di Rocchetta (tra cui Umberto Bossi). Pur riconoscendogli
l'attenuante della buona fede, ancora oggi non si capisce come mai, in una
situazione cos delicata, l'on. Tramarin non avesse chiesto una particolare
tutela da parte delle forze dell'ordine, o quantomeno di alcune guardie
giurate.

Alle elezioni del 17 giugno la Liga Veneta di Rocchetta si present in tutte


e cinque le circoscrizioni, forte dell'accordo siglato con Lega Autonomista
Lombarda, Movimento d'Arnassita Piemonteisa, Partito Federalista
Europeo e Partito Popolare Trentino Tirolese, ottenendo complessivamente
160.955 voti. Rocchetta manc la conquista dell'agognato scranno a
Strasburgo, essenzialmente a causa della forte flessione patita nel Veneto
(circa 20000 voti in meno).

La speranza di avere un rappresentante al parlamento europeo, per gli


osservatori pi accorti, era gi caduta nelle elezioni amministrative di
medio termine, allorquando la Liga Veneta riusc a presentarsi solo in un
ristretto numero di comuni, senza oltretutto esprimere alcun consigliere.
Questo fu un chiaro messaggio di debolezza: nel momento in cui la
consultazione da politica scendeva al livello amministrativo, per vincere e
rappresentare compiutamente le istanze dei cittadini era necessario essere
radicati nel territorio. Evidentemente, ad un anno di distanza dalla vittoria
che aveva portato il Leone di San Marco nel parlamento romano, poco o
nulla venne fatto in questo senso, impegnati come si era in baruffe
chioggiotte di bassa lega.

C'era un anno di tempo per preparare il terreno alle amministrative del


1985, e capendo che non si poteva continuare soltanto a lanciare strali sui
traditori, un minimo di struttura la Liga Veneta di Rocchetta cominci a
crearla. Il destino dell'altra fazione era invece segnato: impegnato a Roma,
ed esautorato del simbolo anche da una ordinanza provvisoria della
magistratura, nonch scarsamente carismatico, Achille Tramarin non si
risollev pi.

Alle elezioni regionali del 12-13 maggio 1985 la Liga Veneta conquist il
3,7%, molto meno delle politiche del 1983, meno anche delle europee del
1984, ma ottenne comunque due rappresentanti nel parlamento regionale:
Ettore Beggiato e, finalmente, Franco Rocchetta. Tramarin riusc a
raccogliere le firme per presentare una lista antagonista che non ebbe alcun
eletto, la Serenissima Union Veneta, solamente nel collegio provinciale di
Padova: qui, le percentuali ottenute dai due schieramenti quasi si
equivalsero.

Nei comuni e nelle provincie la Liga Veneta, titolare del simbolo e quindi
esentata dal raccogliere firme, miet poco rispetto alle aspettative: 7
consiglieri provinciali ed una quarantina di consiglieri comunali, tra cui
Rocchetta a Venezia. Lo scarsa penetrazione nel territorio port a
stravaganze quali un trevigiano nel consiglio provinciale di Belluno
(Franco Licini, dodici anni dopo coinvolto nella vicenda dei
"serenissimi"), ed un bellunese nel consiglio provinciale di Treviso (Fabio
Calzavara, attuale parlamentare della Lega Nord), nonch consiglieri
comunali non residenti laddove si ritrovarono ad amministrare. Il tutto
suonava decisamente stonato, per un movimento che predicava di "tornare
padroni in casa propria".

Sulla base dell'accordo siglato l'anno prima, che prevedeva anche un


prestito di alcune decine di milioni, Lega Lombarda e Movimento
d'Arnassita Piemonteisa poterono fare la prima comparsa con il proprio
simbolo, senza ottenere tuttavia risultati apprezzabili. Il patto stipulato con
l'Alleanza Italiana Pensionati comport, invece, l'elezione sotto le ali del
leone marciano di un consigliere regionale nel Lazio: il settantenne Giulio
Cesare Graziani di Affile, storica roccaforte del Movimento Sociale
Italiano. Alla Liga tale bizzarra convenzione frutt un bel po' di soldi sotto
forma di rimborso elettorale.
Nonostante l'assenza di una scuola quadri, e l'approccio approssimativo
alle elezioni, l'impegno di una frazione abbastanza consistente degli
amministratori fece s che l'esperienza negli enti locali non si rivelasse
ovunque quel gioco al massacro che alcune cassandre profetizzarono.

L'esigenza di una struttura organizzata, necessaria a far presa sui cittadini e


per avviare le nuove leve all'attivit politica autonomista, cominci a farsi
sentire. Ma Rocchetta non volle saperne di creare un organismo snello,
democratico e non verticistico. Il capogruppo regionale insistette nel
mantenere in vigore l'art.26 dello statuto, che recitava "Fino al
completamento dell'organizzazione della Liga Veneta, questa retta con
pieni poteri, nei limiti dello spirito e delle finalit del presente Statuto, dai
soci fondatori". Il senso di questo articolo, peraltro transitorio, venne
completamente stravolto da Rocchetta, il quale coopt di quando in
quando qualche fedelissimo, al fine di mantenere il potere assoluto sul
movimento.

Apertura di sezioni, organizzazione in proprio di incontri pubblici o


convegni, stampa di volantini o pubblicazioni, ridistribuzione in periferia
di parte delle risorse disponibili grazie al finanziamento pubblico,
superamento del sistema di tesseramento a pi livelli, democratizzazione
del movimento: furono tutte richieste che provocarono l'ostracismo del
leader maximo, il quale, temendo di perdere il controllo della Liga Veneta,
prefer farla languire nell'inedia: in fin dei conti, col sistema elettorale in
vigore bastava mantenere l'1,2-1,3% per confermare un posto da
consigliere regionale (sic!).

Le uniche attivit che videro la luce nei due anni successivi furono la
pubblicazione di "Mondo Veneto", organo ufficiale della Liga Veneta (sul
quale trov spazio, oltre ai ridicoli neologismi di Rocchetta gi citati,
anche un surreale elogio della pizza veneta), la distribuzione al pubblico di
piante autoctone nel corso di fiere et similia, l'invio gratuito della copia di
una stampa seicentesca del "Dominio Veneto nell'Italia", la piantumazione
dell'"albero dell'amicizia armeno-veneta" nell'isola di San Lazzaro e poco
altro.

Non tutti gli aderenti alla Liga Veneta erano disposti a veder deperire in
questo modo il partito. Per iniziativa del consigliere provinciale vicentino
Luigino Chemello (attualmente riconfermato in tale ruolo per conto del
Movimento del Nord-Est), che interpret il pensiero di un consistente
numero di affiliati, tutti gli iscritti al movimento vennero pubblicamente
convocati per un congresso, con all'ordine del giorno le modifiche
statutarie necessarie a conferire democraticit ed incisivit all'azione
politica del movimento, che non poteva continuare ad essere gestito dai
pochi soci fondatori rimasti.

La reazione di Rocchetta non si fece attendere: espulsione immediata di


Chemello e di quanti, dirigenti ed attivisti, ebbero il torto di non
uniformarsi costantemente alla linea del Presidente. l 1 marzo 1987 venne
imbastito anche un processo-farsa al consigliere regionale Ettore Beggiato,
reo di aver partecipato il all'assemblea autoconvocata, ed aver dimostrato
qualche simpatia per il gruppo di Chemello: com'era immaginabile, venne
espulso.

Grazie a queste lungimiranti decisioni, la Liga Veneta si present


all'appuntamento con le elezioni politiche del 1987 decimata, ed
impropriamente alleata con il gruppo "Pensionati Uniti" dell'ex-
parlamentare missino Stefano Menicacci (che qualche anno dopo si ritrov
coinvolto suo malgrado nelle vicende relative al sequestro dell'arzignanese
Carlo Celadon). Nelle tre circoscrizioni del Veneto venne imposta quale
capolista Marilena Marin, moglie di Rocchetta dall'anno precedente. Nel
resto d'Italia ebbe mano libera Menicacci, e la presentazione delle liste in
Lombardia provoc la collera di Umberto Bossi, che evidentemente
riteneva la L.V. un alleato affidabile.

La lista ottenne 298.000 voti alla Camera, e 297.000 al Senato, ed ancora


alla sera del 15 giugno 1987 la Doxa attribu 6 o 7 deputati al
raggruppamento. Forse pochi ricorderanno questa previsione, inficiata
dalla poco accurata scelta del campione rispetto al quale attribuire il
pronostico.

Nella circoscrizione del Veneto occidentale, infatti, si present il


Movimento Veneto Regione Autonoma, capitanato dai fratelli Geppino e
Umberto Vecchiato di Borgoricco (PD), nato da una delle tante defezioni
lighiste. Con il supporto di molti tra coloro che erano stati allontanati dalla
Liga Veneta, l'M.V.R.A. (che scomparve dalla scena fino alle elezioni
successive) ottenne circa 19000 voti, alcuni dei quali oggettivamente per
effetto della confusione che il simbolo ingener. Pochi per sperare in un
seggio parlamentare, sufficienti per far mancare di sole 1.500 unit il
quorum alla L.V.: niente quorum, niente ripartizione nel seggio unico
nazionale. Risultato: pur con quasi 300.000 voti, la Liga Veneta perse la
sua rappresentanza parlamentare.

L'agonia dell'autonomismo veneto

All'indomani delle elezioni politiche del 14-15 giugno 1987 un Rocchetta


furioso denunci brogli elettorali: "nella circoscrizione Vicenza-Verona-
Padova-Rovigo il numero di schede nulle doppio rispetto alla media
nazionale". Chiese di ripetere lo scrutinio, ma non se ne fece nulla.

Buon per lui che la Lega Lombarda riusc, pur con il disturbo della Liga
Veneta-Pensionati Uniti, ad eleggere il deputato Giuseppe Leoni ed il
senatore Umberto Bossi: almeno gli alleati lombardi acquisirono la
titolarit di un simbolo, indispensabile ad evitare di raccogliere firme per
partecipare alle successive consultazioni. Ma i rapporti di forza
cambiarono, in favore del Senatr, il quale rimase comunque fedele alla
Liga Veneta: riconoscenza per il prestito di una cinquantina di milioni
ottenuto alcuni anni prima, o consapevolezza di aver messo Rocchetta in
ginocchio?

L'atteggiamento di Rocchetta e della moglie (sempre pi la Liga Veneta


stava diventando propriet privata dei due coniugi) verso la base,
nonostante la pesante sconfitta che avrebbe dovuto consigliare loro le
dimissioni da presidente e segretario, non mut: le richieste di
cambiamento di rotta vennero evase con la defenestrazione dei proponenti
(cos fu per alcuni membri del "senado").

Si faceva strada, ormai, l'idea di costituire un nuovo gruppo autonomista,


ed il 23 novembre 1987 venne fondata l'Union del Popolo Veneto, con
coordinatore il consigliere regionale Ettore Beggiato. Diversi ex-attivisti
della Liga Veneta vi aderirono, in particolare dalla provincia di Vicenza. Il
primo congresso dell'U.P.V. si tenne a Ponte San Nicol (PD) nel febbraio
1988, con l'approvazione di uno statuto ampiamente democratico e
l'elezione degli organi dirigenti. Segretario venne eletto il consigliere
provinciale veronese Gianni Butturini, presidente lo stesso Beggiato.
Aderirono all'U.P.V. anche Achille Tramarin, che ne divenne pure
consigliere federale, Graziano Girardi, il cui sostegno si limit al
pagamento della tessera, e alcuni tra i fondatori del M.V.R.A..

Una delle prime decisioni assunte dal Consiglio Federale dell'U.P.V. fu


quella di dare alle stampe l'organo ufficiale del movimento "Veneto Novo",
giornale di livello decisamente superiore al "Mondo Veneto" lighista.

Il primo appuntamento elettorale del 1988 venne con le elezioni comunali


di Belluno. L'Union del Popolo Veneto si impose, per motivi di visibilit,
di partecipare alla consultazione, pur non avendo alcun aderente in citt.
Com'era facile prevedere, l'affrettata mossa si tradusse in un fiasco: mentre
la Liga Veneta elesse Doriano Cadorin, l'U.P.V. non and oltre lo 0,6 %.
Negli stessi giorni (29- 30 maggio 1988) la Lega Lombarda consegu
l'elezione di 2 consiglieri provinciali a Pavia e 44 consiglieri comunali.

Ci nonostante, la Liga Veneta si ridusse a poche decine di iscritti (come


riportato nel bilancio redatto dal tesoriere Carletto Baccioli, estensore di
una relazione che distribu generosamente epiteti quali "traditore", "giuda
iscariota", "gaglioffo", "ignavo" e cos via), e praticamente scomparve
dalle cronache e dalle piazze, con l'eccezione di Treviso. Qui, l'attivissimo
futuro deputato Mauro Michielon entr, primo assessore comunale
autonomista della Liga, in una giunta multicolore appoggiata esternamente
anche dall'Union del Popolo Veneto. Franco Rocchetta cerc di non essere
da meno, ma le febbrili trattative tese ad assicurargli l'assessorato alla
storia e cultura veneta in quel di Venezia alla fine fallirono.

Inesorabile continu il travaso di attivisti ed amministratori verso l'U.P.V.,


che con impegno e dedizione cerc di mantenere accesa la fiaccola
dell'autonomismo mediante volantinaggi, organizzazione di incontri
pubblici, affissione di manifesti, diffusione del vessillo marciano. Ne una
dimostrazione il fatto che Ettore Beggiato riusc a far approvare dal
Consiglio regionale una mozione sull'esposizione della bandiera veneta,
senza ottenere sostegno da parte del consigliere lighista Rocchetta.
Tra gli atti parlamentari regionali depositati dall'U.P.V, va segnalata la
proposta di modifica dell'art. 117 della Costituzione, nonch il progetto per
l'istituzione del Senato delle Regioni. Il 20 luglio 1988 Ettore Beggiato
present il disegno di legge per la costituzione della Regione Veneto a
Statuto Speciale. Oggi la proposta verrebbe giudicata anacronistica, ma
all'epoca fu il primo progetto mai elaborato in direzione della sovranit
veneta. L'attivit qualificante dell'U.P.V. divenne quella di battere
costantemente le piazze del Veneto onde raccogliere adesioni al progetto di
legge per lo Statuto Speciale, anticipando di quasi un decennio l'esperienza
dei gazebo leghisti. Nel giro di un paio d'anni, circa 50000 cittadini veneti
la sottoscrissero.

Nel 1989 due furono gli appuntamenti elettorali. Alle elezioni comunali di
medio termine del 28 maggio 1989 Liga Veneta ed Union del Popolo
Veneto si scontrarono a Feltre (BL); entrambe presentarono candidati
locali, ma nessuno dei due schieramenti entr in municipio: la L.V. si
assest sul 2,9%, l'U.P.V. raggiunse il 2,4%.

La settimana successiva fu la volta delle elezioni europee. La Liga Veneta


conflu nell'Alleanza Nord, nata a Bergamo poco prima, mentre l'Union del
Popolo Veneto ader al cartello "Federalismo" assieme a Union Valdtaine,
Partito Sardo d'Azione, Slovenska Skupnost, Union Fr Sd-Tirol, Union
Furlane, Movimento Autonomista Occitano e Movimento Meridionale.
L'impossibilit di raccogliere le 35.000 firme indispensabili per chi non sia
rappresentato in parlamento provoc la scomparsa del leone marciano
dalle schede elettorali.

Il 18 giugno 1989 l'autonomismo veneto raggiunse il pi basso livello di


consensi. Alleanza Nord, nella cui lista figuravano ai primi tre posti Franco
Rocchetta, la moglie Marilena Marin ed il suo parente Rodolfo Herbst, non
and oltre l'1,7% nel Veneto, mentre "Federalismo" agguant un misero
0,3%, pi o meno quanto l'Union Valdtaine dieci anni prima, bench
fossero stati candidati quattro veneti: Ettore Beggiato, Furio Gallina,
Gianni Butturini e Giancarlo Dal Pr.

La campagna elettorale, condotta con impegno dagli attivisti dell'U.P.V.,


che nei mesi precedenti avevano fatto confluire in Veneto l'on. Luciano
Caveri dell'Union Valdtaine e l'ex presidente della Provincia autonoma di
Bolzano Alfons Benedikter dell'Union Fr Sd-Tirol, non venne ripagata
in maniera adeguata. Ci nonostante, senza i circa 8.500 voti conquistati
nel Veneto, il sardista Mario Melis non avrebbe conquistato il seggio a
Strasburgo.

Dal canto suo, Alleanza Nord ottenne a livello nazionale l'1,7% e due
eurodeputati, con un consistente successo in Lombardia e Piemonte.
Raggiunto il minimo storico, l'autonomismo veneto venne dato
frettolosamente per spacciato dalla maggior parte degli osservatori politici.
In realt, tali previsioni furono poco oculate: l'effetto "traino" che la Lega
Lombarda di Umberto Bossi avrebbe prodotto negli anni successivi in
Veneto si sarebbe andato a saldare con la stagione di Tangentopoli,
producendo consensi notevoli ed inaspettati.

Scende in campo Bossi: la svolta

Le elezioni europee del 1989 segnarono il punto di svolta


nellautonomismo veneto. Al minimo storico raggiunto in Regione fece da
contraltare limperiosa irruzione della Lega Lombarda, che provvide
presto a modificare lessenza delle proprie rivendicazioni. Lanima etnico-
culturale venne sopraffatta, ed il partito di Bossi tent di assumersi la
rappresentanza del mondo produttivo, in particolare dei piccoli e medi
imprenditori, ignobilmente vessati da unamministrazione statale viscosa e
parassitaria.

Le parole dordine del senatr trovarono terreno fertile in Veneto, laddove


una Liga Veneta morente, un Movimento Veneto Regione Autonoma
inesistente ed unUnion del Popolo Veneto ancora scarsamente incisiva
non riuscivano a catalizzare consensi elettorali.

Il 4 novembre 1989, dallalto della propria posizione di forza, la Lega


Lombarda impose un patto "in ginocchio" alla Liga Veneta, con la
costituzione ufficiale della Lega Nord. Confluirono nel nuovo partito
anche Piemont Autonomista, Union Ligure, Alleanza Toscana e Lega
Emiliano-Romagnola. Dieci i soci fondatori: Umberto Bossi, Francesco
Speroni, Gipo Farassino, Franco Rocchetta, Franco Castellazzi, Marilena
Marin, Bruno Ravera, Carla Uccelli, Riccardo Fragassi e Giorgio Conca.
Entro pochi anni gli ultimi sette risultarono nellelenco degli epurati.

LU.P.V. continu invece ad intrattenere stretti rapporti con lUnion


Valdtaine. Tra laltro, il raggiungimento del quorum con la lista
Federalismo consent, grazie alla ripartizione del rimborso elettorale, un
minimo di disponibilit di bilancio per le attivit del movimento, che
cominci gradualmente a farsi conoscere nella Regione.

Il 6-7 maggio 1990 ebbero luogo le elezioni amministrative.

La Liga Veneta, per lultima volta col simbolo del leone marciano,
present ovunque capolista per le regionali Franco Rocchetta o la moglie,
tranne che nel difficile collegio rodigino, in quanto la legge ammetteva un
massimo di tre candidature. Leffetto trainante della Lega Lombarda la
port al 5,8%, con la conseguente elezione di tre consiglieri regionali
(ovviamente, i due "divini" coniugi ed il fedelissimo Giampaolo Gobbo,
attuale segretario della Liga Veneta in luogo di Comencini ed
europarlamentare). LUnion del Popolo Veneto, con 58.000 voti e l1,9%
dei consensi, riusc a confermare Ettore Beggiato in Regione.

In Lombardia, la Lega sfior il 20%. "La decomposizione civile del


paese", come osserv nei giorni successivi Giorgio Bocca, " stata la vera
campagna della Lega Lombarda". Ed vero: come giustificare altrimenti i
170.000 voti raccolti nel Veneto da un partitello a conduzione familiare,
ridotto ad una trentina di adepti, ormai scomparso dalle cronache? Un
fattore in pi, nel Veneto, spiega quanto avvenne nelle cabine elettorali: il
profondo sgomento suscitato dalle immagini del vicentino Carlo Celadon,
ridotto ad una larva umana e rilasciato dai suoi aguzzini, dopo un
sequestro durato ben pi di un anno, proprio il giorno prima delle elezioni.

L.V. ed U.P.V., grazie alle alleanze gi sperimentate alle europee, evitarono


la pesante raccolta di firme che la nuova legge elettorale, approvata poco
prima della consultazione, impose nel tentativo di limitare la proliferazione
di liste autonome. Tale norma, in particolare, danneggi le numerose liste
civiche apartitiche che nel Veneto avevano sempre avuto un certo seguito
nelle elezioni per i comuni; esse, a programmi predisposti, si trovarono tra
capo e collo la necessit di triplicare le gi tante sottoscrizioni
indispensabili a presentarsi.

E qui si insinu la bella figura dellex sindaco di Venezia ed ex


eurodeputato Mario Rigo. Sfruttando lamicizia con lonorevole Columbu
del Partito Sardo dAzione, riusc a farsi dare la delega da parte del
segretario dei sardisti a firmare liste anche nel Veneto. Rigo si invent,
pertanto, Iniziativa Civica, proponendosi presso le varie liste e listerelle
del Veneto al fine di risolvere il problema delle raccolte delle firme; in
cambio chiese che nei Comuni venisse utilizzato lo stesso simbolo che
campeggiava per Provincie e Regione. A poco valsero le proteste
dellU.P.V. presso i sardisti, tese a ricordare come appena lanno prima
fosse stato sottoscritto un accordo elettorale, grazie al quale lisolano
Mario Melis era potuto entrare a Strasburgo. I responsabili del P.S.dAz.
risposero che potevano fare quel che volevano, anche se gli intenti di
Mario Rigo andavano a detrimento di un alleato leale. Laffidabilit degli
autonomisti sardi venne completamente annichilita quando, due anni dopo,
Mario Melis si rifiut di applicare lalternanza, concordata nel 1989, e
rimettere a Luciano Caveri dellUnion Valdtaine il mandato da
eurodeputato.

Iniziativa Civica, grazie a questo trucchetto, ottenne lo 0,9% in Regione,


spedendo a Palazzo Ferro-Fini Silvano Ceccarelli. Questi, rispettando la
tradizione, litig abbastanza presto con Mario Rigo, dando vita al
movimento Veneto Nostro, di cui non si sent mai parlare. Chi invece
improvvisamente si risvegli dal letargo in cui sprofondava tra unelezione
e laltra fu il Movimento Veneto Regione Autonoma: Umberto Vecchiato,
primo e quasi unico esponente del M.V.R.A. a ricoprire una carica
istituzionale, piomb sotto legida di Iniziativa Civica nel consiglio
comunale di Borgoricco (paese a nord di Padova che sal agli onori della
cronaca sette anni dopo, in quanto residenza di Giuseppe Segato,
lambasciatore che i Serenissimi aspettarono inutilmente la mattina
dellassalto al campanile).

U.P.V. e L.V. entrarono in maniera incisiva nei consigli comunali


(rispettivamente 26 e 41 amministratori) e provinciali (2 e 12), con una
differenza sostanziale: la distribuzione a macchia di leopardo dei voti
dellUnion del Popolo Veneto, cosa che denotava un maggiore
collegamento con lelettorato rispetto alla Liga Veneta. Furono molti i
comuni dove lU.P.V. raggiunse il 10%, ed il miglior risultato lo ottenne a
Piovene Rocchette (VI) con il 17%. La L.V., come cinque anni prima,
distribu amministratori con criteri poco coerenti con il motto "padroni a
casa nostra".

Misurata la consistenza dellU.P.V., Umberto Bossi ordin ai coniugi


Rocchetta di ricomporre il fronte veneto dellautonomismo. Ne consegu
che Marilena Marin propose ufficialmente alla controparte di confluire
nella Liga Veneta, e quindi nella Lega Nord. La condizione fu che nella
composizione degli organi dirigenti venisse applicata la proporzione 3:1
tra Liga e Union, come scaturito dalle urne. In un congresso alluopo
convocato, i delegati dellU.P.V. ribadirono come fosse irrinunciabile una
strutturazione democratica del movimento; Rocchetta e Bossi non ne
vollero sapere.

L8 febbraio 1991 si tenne il primo congresso della Lega Nord. A Milano,


forte di un telegramma dinvito del responsabile organizzativo Alessandro
Patelli (successivamente inquisito per i 200 milioni ricevuti dalla
Montedison), si present anche Ettore Beggiato. Appena lo vide, il
Presidente Franco Rocchetta fece il diavolo a quattro, fino ad ottenere il
beneplacito di Bossi allallontanamento dellodiato avversario. Dal
congresso di Pieve Emanuele usc la proposta della divisione in tre
repubbliche dellItalia. La Liga Veneta, oltre ad abdicare a simbolo ed
autonomia organizzativa, si trov a sposare fini decisamente diversi da
quelli costitutivi.

Nel cercare una maggiore coesione del fronte autonomista veneto, ora
anche rispetto alle tesi nordiste, lUnion del Popolo Veneto si impegn nei
mesi successivi a ricercare una fusione con il Movimento Veneto Regione
Autonoma che pure rappresentava una mina vagante. Dopo molti incontri
e discussioni, il congresso dellU.P.V. deliber di accettare una fusione alle
seguenti condizioni: organi dirigenti divisi pariteticamente tra U.P.V. e
M.V.R.A., simbolo ereditato dallM.V.R.A., ma mantenimento della
denominazione pi conosciuta Union del Popolo Veneto. Lintransigenza
del gruppo di Borgoricco, poi divenuto membro dellAlleanza Alpina
assieme allUnion Piemonteisa di Roberto Gremmo e allAlleanza
Lombarda di Pierluigi Brivio, fece fallire laccordo. Larroccamento sul
nome apparve in tutta la sua strumentalit quando, lanno successivo, il
M.V.R.A. cambi repentinamente denominazione in Veneto Autonomo. In
realt furono personalismi covati per anni, rancori mai sopiti, manie di
protagonismo e scarsa lungimiranza politica ad impedire la creazione di un
fronte autonomista veneto unitario, da contrapporre alle tesi sempre pi
estremiste della Lega Nord.

Paradossalmente, la totale assenza di attivit politica, fatta salva la


pubblicazione di alcune copie di Messaggero Veneto, non evit al
movimento di Umberto Vecchiato, Flaminio De Poli e Gina Zanon una
micro-divisione: Umberto Fochesato se ne and dal M.V.R.A. per fondare
Democrazia Autonoma Veneta, morta in pochi mesi lasciando ai posteri
solamente alcuni autoadesivi appiccicati ai cartelli stradali. LU.P.V. and
avanti per la propria strada, ed alle elezioni amministrative di medio
termine della primavera 1991, ottenne un promettente risultato: il primo
consigliere comunale autonomista in provincia di Rovigo, con quasi il 7%
dei consensi a Villadose; lU.P.V. riusc laddove neppure la Liga Veneta
aveva mai ottenuto risultati. In tutto il Veneto, per la prima volta (e fu
anche lultima), il computo complessivo dei voti ottenuti vide la Liga
Veneta Lega Nord dietro lUnion del Popolo Veneto.

Questo risultato port alcuni aderenti allU.P.V. a considerare maturi i


tempi per formulare tesi indipendentiste. Nel congresso tenutosi in
autunno, una mozione che intendeva dare una connotazione apertamente
secessionista al movimento, venne bocciata con pochi voti di scarto.

Tutte le attenzioni da quel momento vennero rivolte alle elezioni


politiche del 1992.

LU.P.V., come ovvio, intendeva parteciparvi, e riusc senza soverchie


difficolt a raccogliere le 3.500 firme necessarie per le candidature a
Montecitorio, sia per la circoscrizione Venezia-Treviso che a Verona-
Vicenza-Padova-Rovigo. Belluno, che ancora per qualche anno rimase
aggregata a Pordenone e Udine, rest scoperta. Capilista, rispettivamente,
lavv. Andrea Arman (difensore dei Serenissimi alcuni anni dopo) e
Piergiuliano Beltrame. Al Senato, tutte le provincie venete vennero
coperte; candidato di punta era il prof. Luigino Chemello.

Per la Lega Nord, Franco Rocchetta si assicur il posto da capolista nelle


due circoscrizioni venete della Camera dei deputati, nonch alcuni collegi
sicuri del Senato.

Il M.V.R.A. cambi nome in Veneto Autonomo, e la susseguente modifica


del simbolo lo ancora pi confondibile con quello dellUnion del Popolo
Veneto. La conclusione anticipata, anche se solo di poche settimane, della
decima legislatura, comport lautomatica riduzione del 50% nel numero
di firme necessarie a presentare le liste, facilitando la partecipazione del
gruppo di Vecchiato.

Ma il colpo decisivo alle velleit dei venetisti lo sferr Mario Rigo. Come
un cuneo, lex sindaco di Venezia si insinu nel rissoso pollaio
dellautonomismo, approfittando della cancellazione del simbolo della
Liga Veneta dalle schede. Egli cambi spudoratamente la denominazione
di Iniziativa Civica prima in Lega delle Liste Civiche per lAutonomia del
Veneto, ed infine in Lega Autonomia Veneta. Sfruttando la scarsa
propensione della magistratura a perseguire chiunque portasse via voti a
Bossi, inser nel simbolo, un leone di San Marco, la parola "autonomia"
convenientemente rimpicciolita, in modo che nei pochi centimetri quadrati
di spazio occupati sulla scheda elettorale si leggesse, essenzialmente, la
scritta "Lega Veneta". Come immaginabile, i pi che legittimi ricorsi della
Lega Nord rimasero lettera morta. In questo scenario, dove la confusione
regnava sovrana, la campagna elettorale degli autonomisti non pot che
essere avvelenata.

Tutte le previsioni assegnavano, nel nord dItalia, un enorme consenso per


Bossi, tanto che per la prima volta dal dopoguerra la Democrazia Cristiana
evit di candidare nei collegi iper-sicuri del Veneto esponenti forestieri,
dovendoli riservare a quei notabili locali che non potevano mancare
lelezione (come nel caso dellex presidente della Regione Carlo Bernini).
E tali pronostici vennero puntualmente rispettati.

Il 5 aprile 1992 la Lega Nord irruppe furiosamente in parlamento,


conquistando cinquantacinque deputati e venticinque senatori. Con quasi il
20% il consenso ottenuto nel Veneto cominci a riallinearsi alle
percentuali lombarde. Franco Rocchetta venne investito da oltre 113.000
preferenze personali, e molti elettori scrissero sulla scheda il nome del
senatr, bench non candidato nel Veneto.

Umberto Bossi raccolse preferenze anche per conto della Lega Autonomia
Veneta, la quale, giocando sulla scopiazzatura di nomi e simboli, arraff
due posti in parlamento: Francesco Ronzani al Senato e, ovviamente,
Mario Rigo alla Camera. Il giochetto attuato dellex sindaco di Venezia
venne imitato nella confinante Lombardia: la Lega Alpina Lumbarda (con
il termine "Alpina" rigorosamente in piccolo) riusc ad esprimere un
senatore nel collegio di Clusone.

Veneto Autonomo e Union del Popolo Veneto, quasi appaiati attorno


all1,5% dei voti, rimasero entrambi al palo.

Stritolato da questa confusione di sigle, tradito da personalismi esasperati,


soffocato dallimperante ideologia nordista, lautonomismo veneto accus
il colpo, venendo ridotto ad un ruolo da comprimario per oltre un lustro.

Adeguamento alla linea "padana" - esce di scena il "Lion"

Se da un lato le elezioni politiche del 1992 consacrarono la Lega Nord,


dallaltro, pur con mille contraddizioni, una quota notevole di elettori
comunque espresse un sentimento venetista al di fuori della compagine di
Bossi: L.A.V., V.A. e U.P.V., complessivamente, raggranellarono quasi il
9% dei consensi in terra veneta.

La rappresentanza parlamentare era per limitata a Rigo e Ronzani, che


non lasciarono agli atti della undicesima legislatura alcuna proposta
concreta in senso autonomista o federalista, dimostrando come la Lega
Autonomia Veneta non avesse nulla da spartire con gli ideali e la
tradizione dellautonomismo veneto.

Esso, confuso e frastornato dal confronto elettorale del 5 aprile, tent


qualche estremo colpo di reni, almeno fino allesiziale riforma
maggioritaria. Va cos interpretato il sofferto tentativo, da parte dellUnion
del Popolo Veneto, di ricostruire un fronte venetista unitario; le distanze
ideologiche con il gruppo di Rigo non portarono per ai risultati sperati.

Lattivit dellU.P.V., nei due anni successivi, scem fino quasi ad


annullarsi; vanno segnalate le attivit di informazione circa il ritorno di
fiamma dellistituto del soggiorno obbligato, lorganizzazione di una
petizione indirizzata al presidente della repubblica, le relazioni con la
Dieta Democratica Istriana, partito autonomista plurietnico che nella
vicina regione croata superava il 60% dei consensi. In un clima di questo
genere, il travaso di attivisti e simpatizzanti verso la corazzata bossiana (o
verso il disimpegno pi assoluto) divenne purtroppo inevitabile. Lo stesso
Ettore Beggiato, nominato assessore ai diritti civili e allemigrazione
(primo, e finora unico, autonomista in senso stretto a partecipare ad una
giunta regionale a statuto ordinario), con Franco Rocchetta impegnato a
Montecitorio, pot riprendere un minimo di confronto con il gruppo
regionale della Lega Nord.

Veneto Autonomo, dal canto suo, venne colpito dalla consueta letargia
inter-elettorale.

In questo intervallo di tempo pi che di storia dellautonomismo veneto si


dovrebbe descrivere come, allinterno della Lega Nord, i temi
autonomistici siano stati prima accantonati e poi misconosciuti. Vanno
fatte salve alcune lodevoli ma ininfluenti eccezioni, ad esempio la civile
protesta dellon. Fabio Padovan per lennesimo caso di invio al domicilio
coatto di poco graditi ospiti, legati alla malavita organizzata meridionale.
Ma tutto questo fin troppo noto. Il resto cronaca.

Il 13 dicembre 1992 si tennero le ultime elezioni comunali senza elezione


diretta del sindaco e premio di maggioranza; ad una consistente presenza
leghista fece da contraltare la totale assenza dei venetisti.

Un segno della forza che la Lega Nord stava conquistando fu lelezione del
primo sindaco leghista del Veneto: a capo dellamministrazione comunale
di Soave, cittadina di circa 6.000 abitanti in provincia di Verona, venne
nominato il senatore Achille Ottaviani.

Alle elezioni amministrative del 7 dicembre 1993, illusa dal successo di


Marco Formentini a Milano sei mesi prima, la Lega Nord manc la
conquista di Venezia. Il filosofo Massimo Cacciari super largamente il
leghista Aldo Mariconda nella corsa a sindaco della capitale veneta.
Nellentroterra, tuttavia, diverse amministrazioni passarono a guida
leghista.

Alle elezioni politiche del 27 marzo 1994, grazie allaccordo con Forza
Italia ed al maggioritario, la Lega Nord diminu i consensi ma raddoppi i
parlamentari. Nel Veneto risultati "bulgari": solamente il collegio
uninominale di Marghera venne acciuffato dalla coalizione di sinistra. Non
si ricandid Fabio Padovan: espulso dalla Lega Nord perch contrario al
patto con Berlusconi, il 4 maggio fond lassociazione Liberi Imprenditori
Federalisti Europei, sodalizio in cui attualmente egli assume posizioni
dichiaratamente indipendentiste.

LU.P.V., rimasta alla finestra alle elezioni politiche, forn un limitato


apporto alle successive consultazioni europee, nelle quali venne riproposto
il cartello di cinque anni prima. Unica variazione: al posto del Partito
Sardo dAzione, che non aveva rispettato i patti del 1989, partecip con un
ruolo di rilievo la Lega Autonomia Veneta. Risultato: il 12 giugno 1994 n
sardisti n valdostani n venetisti accedettero a Strasburgo. Chi entr
nelleuroparlamento fu, invece, Marilena Marin, eletta nella circoscrizione
nord-orientale assieme ad Umberto Bossi (tanto per cambiare, "padroni a
casa nostra"). Per la Lega Nord non fu certo un successo: a livello
"nazionale" scese infatti al 6,6%.

In autunno lU.P.V. tenne lultimo suo congresso, ma il mancato


raggiungimento del numero legale infici qualunque decisione, fosse essa
lo stesso scioglimento. Il consigliere comunale vicentino Enzo Trentin ne
raccolse i resti, organizzando due effimere apparizioni alle successive
elezioni amministrative nel capoluogo berico. Dopo lespulsione di
Rocchetta e Marin (nel frattempo separatisi) dalla compagine bossiana,
Ettore Beggiato conflu nel gruppo consiliare regionale Lega Nord-Liga
Veneta, al quale gi avevano aderito lex rautiano Fabrizio Comencini e
lex democristiano Delfino Buson.

Gli ex coniugi, allontanati dalla Lega Nord per le posizioni assunte in


seguito al "ribaltone" contro il governo Berlusconi, tentarono
lorganizzazione di un nuovo movimento autonomista, la Liga Nathion
Veneta. Tale sodalizio si present in occasione delle successive
consultazioni amministrative comunali a Treviso. Le elezioni nel
capoluogo della marca si rivelarono un vero disastro, basti pensare
allunica preferenza personale conseguita dalleurodeputata Marilena
Marin!

Il fallimento spinse Rocchetta a cercare lapprodo verso gli antichi amori,


ma neppure in Alleanza Nazionale la sua presenza venne digerita. Al suo
posto, quale presidente della Lega Nord, il congresso del 10 febbraio 1995
insedi un altro veneto: il vicentino Stefano Stefani, noto per avere un
contenzioso col fisco da quasi due miliardi.

Alle elezioni regionali del 23 aprile la Lega Nord ottenne il 17,4% nel
Veneto. Vennero eletti Giampaolo Gobbo, Mariangelo Foggiato, Fabrizio
Comencini, Alberto Poir, Ettore Beggiato, Michele Munaretto, Franco
Roccon, Alessio Morosini e Adriano Bertaso. Questultimo venne presto
espulso dalla Lega, e fond lUnione Nord Est.

La Lega Autonomia Veneta aveva proposto limprenditore Giorgio Panto a


presidente della Regione. Nonostante la notevole profusione di mezzi
finanziari, non venne eletto neppure semplice consigliere. Panto, noto al
grande pubblico soprattutto per aver sponsorizzato la trasmissione
televisiva Colpo grosso, si era avvicinato alla L.I.F.E., fond Progetto
Azzurro, diede vita a Nuova Italia, e tuttora non pare abbia trovato
collocazione stabile.

La Regione venne governata dal Polo delle Libert, ed il presidente


Giancarlo Galan tuttora continua a distinguersi per prese di posizione
fortemente anticentraliste, incurante dei richiami provenienti dallUrbe.

Poco dopo, il 28 maggio 1995, Umberto Bossi annunci la nascita del


Parlamento del Nord insediatosi a Mantova la settimana successiva.
Lescalation secessionista tocc lapice dopo le elezioni politiche del 21
aprile 1996.

In tale occasione, contro ogni previsione, la Lega Nord risorse. Conquist


unottantina di parlamentari, insufficienti tuttavia ad essere determinanti
per le scelte di governo. In Veneto, il partito di Bossi consegu un insperato
successo, con percentuali di consenso superiori alle altre regioni
settentrionali.

La Lega Autonomia Veneta, finalmente, tolse la maschera, apparentandosi


con lUlivo: evidentemente il centro-sinistra non disdegnava i voti dei
nordisti che confondevano i simboli presenti sulla scheda. La catartica
alleanza frutt alla L.A.V. la conquista di un seggio, appannaggio di Mario
Rigo: cerano dubbi sul fatto che andasse in parlamento qualcun altro?

LUnione Nord Est, assolutamente assente dal territorio, se si eccettua la


stampa di Tempo Veneto, tent senza esito la scalata elettorale.

Il periodo post-elettorale vide un crescendo di iniziative padaniste,


dallinsediamento del Comitato di Liberazione il 12 maggio al giuramento
in quel di Pontida del 2 giugno, dalla tre giorni indipendentista del 13-15
settembre al plebiscitario referendum per la secessione del nord il 25
maggio 1997.

Esito di codesta progressiva e martellante intensificazione ideologica fu


lallontanamento dalla Lega Nord, spontaneo o meno, di quanti
consideravano il padanismo non solo ridicolo, ma dannoso e, nella
necessit di spostare sempre pi in l lobbiettivo, utile esclusivamente a
Roma.

Il risveglio del leone assopito

In stato comatoso, lautonomismo veneto riusc a produrre solamente


alcune proposte di legge regionale tese a ricordare in maniera opportuna la
caduta della Repubblica Serenissima, avvenuta il 12 maggio 1797. Ma
lavvicinarsi del bicentenario dal "fatal giorno" port con s alcuni
singolari avvenimenti.

Allinizio del 1996, giunse alle forze dellordine una lettera firmata da un
sedicente "Veneto Serenissimo Governo", con la quale si annunciava
linizio di trasmissioni radiofoniche "per lindipendenza del popolo
Veneto". Nonostante monitoraggi assidui sullannunciata onda media di
1475 kHz, tali programmi non vennero segnalati neppure dai radioamatori.

Qualche tempo dopo, tra lo stupore generale, il cosiddetto Veneto


Serenissimo Governo prese di mira la televisione di stato: il 17 marzo
1997 una voce si inser sulla portante audio del TG1 delle 20, diffondendo
un quarto dora di proclami indipendentisti in lingua veneta. Tutti gli
organi di informazione dedicarono le prime pagine a questo avvenimento,
censurando rigorosamente il testo del messaggio letto dallesponente del
V.S.G., captato peraltro chiaramente in tutto il centro storico di Venezia.
Nelle settimane successive la RAI sub nuove "sovrapposizioni", sempre in
localit diverse: risultava evidente come i disturbatori utilizzassero
apparati portatili o pilotabili a distanza. Del caso, competenza della Polizia
Postale, furono investite anche le altre forze dellordine ed i servizi di
sicurezza; venne addirittura messo a disposizione per le indagini, 24 ore al
giorno, un elicottero. Cominciarono a circolare anche le prime
indiscrezioni sul testo dei messaggi diffusi via etere: per il 12 maggio 1997
veniva annunciata una manifestazione dimostrativa in Piazza San Marco,
che richiedeva la massima partecipazione da parte del popolo veneto.

In realt, lunico raduno previsto per loccasione era quello organizzato


dalla Lega Nord, che domenica 11 maggio voleva degnamente ricordare il
bicentenario dalla caduta della Serenissima; ma non era a questo che i
messaggi televisivi si riferivano.

Ripercorrere in questa sede quanto avvenuto il 9 maggio 1997 sarebbe


inutile e ripetitivo, tante sono le pubblicazioni, i saggi e gli articoli di
approfondimento giornalistico dati alle stampe dopo lassalto al campanile
da parte della Veneta Serenissima Armata. Va ricordato come Fausto
Faccia, Antonio Barison, Christian Contin, Andrea Viviani, Moreno
Menini, Luca Peroni, Flavio Contin e Gilberto Buson (fratello dellex
consigliere regionale leghista Delfino), ormai individuati dalle forze
dellordine e pertanto costretti ad anticipare di tre giorni la loro impresa,
molestarono un nervo scoperto, ottenendo in un sol giorno pi risultati che
ventanni di autonomismo veneto (del quale erano, tuttavia, figli).

La reazione del potere beffato ed inferocito fu scomposta. Esso blater di


terrorismo, prospettando ergastoli ed altre punizioni spaventose, ripristin
immediatamente un decreto di epoca fascista (senza nessun pudore da
parte del comunista ministro degli interni Napolitano) che proibiva
lesposizione della bandiera veneta, aizz i suoi pennivendoli contro
"questa congrega di ubriaconi fanatici degni rappresentanti degli egoismi
degli italiani residenti nella regione veneta". Queste reazioni ottennero
risultati opposti a quelli desiderati.

I sondaggi di opinione fin da subito attribuirono ai Serenissimi sentimenti


di benevolenza, quando non di aperta condivisione, in gran parte del
popolo veneto. Fiorirono le iniziative in loro favore, prima fra tutte quella
della L.I.F.E., che promosse con notevole successo una raccolta di fondi
per le esigenze delle famiglie dei patrioti, che, nonostante le richieste di
parenti ed avvocati della difesa, vennero tenuti in carcere fuori dal Veneto.

Umberto Bossi, scavalcato sui temi dellindipendentismo, farnetic di


coinvolgimenti dei servizi segreti nellassalto a Piazza San Marco,
prendendo le distanze dallavvenimento. La Lega Nord veneta sospese la
manifestazione prevista per l11 maggio e, per bocca del segretario
Fabrizio Comencini, espresse dichiarazioni in linea con quelle del senatr.
Si dissoci subito dalla linea ufficiale Ettore Beggiato, posizione "pesante"
se si pensa che egli era ed il consigliere regionale insediato da maggior
tempo a Palazzo Ferro-Fini. Nei giorni successivi, anche la Lega Nord
cominci a raccogliere fondi per le famiglie dei Serenissimi, ed il senatore
Luciano Gasperini assunse la difesa di alcuni di loro. Alla prima seduta del
processo per direttissima, nellaula bunker di Mestre, ai molti, leghisti e
non, presenti per testimoniare il proprio appoggio morale, fecero
compagnia gli autonomi dei centri sociali, che a dispetto del "pacifismo",
aggredirono brutalmente Fabio Padovan e Franco Rocchetta, provocando
la carica della polizia.

Al termine del processo, "in nome del popolo italiano" i Serenissimi


vennero condannati a pene variabili tra i 4 anni e 9 mesi ed i 6 anni.
Lidentificazione tra il popolo veneto, che aveva manifestato la propria
simpatia per il gesto degli otto del campanile, e quel "popolo italiano" in
nome del quale lassalto a Piazza San Marco fu cos d
ramente punito, non fu mai messa in discussione in maniera tanto divenne
manifesta ed irreversibile come in occasione di quella sentenza.
Leco dellazione del 9 maggio risuon anche nelle elezioni per il
parlamento padano del 26 ottobre 1997. I leghisti veneti si impegnarono a
fondo nella consultazione (forse pi di tutti gli altri!) e dai gazebo della
regione usc a testa alta la lista dei Leoni Padani; un discreto numero di
consensi li raccolse anche la lista Il Campanile, di San Marco
naturalmente.

Il gruppo in Consiglio Regionale, che si andava sempre pi sottraendo al


controllo di Umberto Bossi, present diverse proposte di legge in senso
venetista confidando, neppure tanto velatamente, nellassenso del
presidente della Regione, Giancarlo Galan, sempre pi critico verso il
potere centrale. Un esempio per tutti: in occasione dellinaugurazione di
Piazza Ferretto a Mestre lesponente di Forza Italia invit apertamente
Scalfaro, presente per ribadire la presenza dello Stato e della sua unitariet,
in una discutibile coreografia di bambini delle elementari sventolanti
bandierine tricolori, a starsene a casa propria.

Sempre pi il Veneto, fucina di insofferenza al potere centrale, ribolliva:


finte bombe con proclami irredentisti vennero depositati davanti gli
ingressi delle caserme dei carabinieri in alcune localit minori; i piccoli
imprenditori della L.I.F.E. cominciarono a sfidare apertamente lossessiva
invadenza della polizia fiscale; nel corso della protesta contro le quote-
latte gli allevatori lordarono di liquami le forze dellordine, suscitando tra i
veneti sentimenti opposti allo sgomento palesato dai politici romani. In un
rigurgito di nazionalismo, il parlamento impose lesposizione del tricolore;
la risposta del Consiglio regionale non si fece attendere: il 10 aprile 1998
venne approvata la legge che disciplina lesposizione della bandiera
veneta, attribuendole pari dignit rispetto al vessillo statuale. Le intenzioni
del legislatore italiano ottennero leffetto opposto: tutti gli edifici ad uso
pubblico, scuole comprese, dovevano da quel momento esibire il vessillo
marciano ammainato nel 1797 dalle truppe napoleoniche!

Ma la bomba scoppi neanche quindici giorni dopo, con lapprovazione


della risoluzione n 42. Il Consiglio Regionale, con richiami precisi e
puntuali alla Costituzione repubblicana, allatto di Helsinki, alla
Dichiarazione di Algeri, invoc il diritto del popolo veneto a pronunciarsi,
tramite referendum, sulla propria autodeterminazione. La risoluzione,
approvata il 22 aprile 1998 con 29 voti a favore (tra cui quello del
presidente Giancarlo Galan) e 24 contrari, provoc reazioni scomposte a
Roma, in particolare a Montecitorio, dove la determinazione del
parlamento veneto venne spacciata per demenza. Il filosofo sindaco di
Venezia Massimo Cacciari, che da alcuni mesi ondeggiava tra lUlivo ed il
Movimento del Nord Est da lui creato assieme allindustriale Mario
Carraro, ne sminu limportanza. Ma da Mosca, dove si trovava per uno
dei suoi incontri col leader reazionario Zirinovsky (s, proprio quello che
voleva annettersi nuovamente le Repubbliche Baltiche!), giungeva la
sconfessione di Umberto Bossi: "referendum di piccolo cabotaggio, la
Padania innanzi a tutto". Risposta che arrivava da lontano, anche nel
tempo.

Le inevitabili dimissioni del Segretario Veneto Fabrizio Comencini,


venivano prima congelate e poi respinte; la resa dei conti era solamente
posticipata.

Settembre 1998 La scissione

La resa dei conti nella Lega Nord era ormai indifferibile, ed il 22 settembre
1998, dopo il congelamento di tutti gli organi elettivi veneti del
movimento, le contraddizioni tra la componente venetista e quella pan-
padanista sfociarono nella rottura. Per tutta risposta, le date dei consessi
vengono irrazionalmente invertite, prevedendo il congresso nazionale
veneto solo dopo quello federale. Fabrizio Comencini viene esautorato ed
il bossiano Stefano Stefani nominato a commissario della Lega nel Veneto:
suo primo atto il congelamento delle assemblee elettive del movimento.

Il 22 settembre il Consiglio Nazionale della Liga, riunitosi a Noale,


delibera di "rivendicare la totale autonomia, nonch lidentit, la
tradizione, la libert e la sovranit" del movimento veneto. Premessa a
questa dichiarazione la constatazione che, a partire dal giugno 1998,
Umberto Bossi ha "motu prorio" deliberato:
che lindipendenza della Padania non pi raggiungibile a tempi brevi e
con metodi democratici, fino a dichiarare "la Lega ha fallito";

per continuare la battaglia necessario formare un insieme di partiti


virtuali, detto "Blocco padano";

lunit del Nord non pi un mezzo per arrivare alla autodeterminazione


dei singoli popoli, ma diventa il fine del movimento.

Il parlamentino interno della Liga proclama inoltre di rimanere leale allo


spirito del patto sottoscritto nel 1989 con le altre leghe del Nord,
invitandole a ricontrattarlo con la garanzia dellindipendenza per ogni
Nazione.

Il documento di Noale non va letto unicamente in veste di doverosa,


bench tardiva, presa di coscienza ed assunzione di responsabilit dei
vertici della Liga Veneta. Da lungo tempo una parte consistente della base
dimostrava la propria insofferenza verso Umberto Bossi, la scarsa
autonomia concessa alla periferia del partito, linsufficiente rispetto per
lidentit veneta, immolata sullaltare padano.

Non solo. La tattica bossiana di spostare sempre pi in l lobbiettivo,


prima il federalismo, poi la secessione, ora il blocco padano, non riuscendo
mai a portare a casa nulla non pi applicabile al Veneto. Nella terra dove
il movimento autonomista nacque alla fine degli anni settanta e gi nel
1983 riusc ad esprimere due parlamentari, dove opera la Life e le liste
civiche indipendenti sono presenti in molte amministrazioni, dove un
gruppo indipendentista riesce a strappare per alcune ore il cuore della
capitale al controllo governativo suscitando sentimenti di benevolenza tra
la gente, non pi possibile tirare la corda.

Gi: i Serenissimi. Sarebbe ingenuo non riconoscere come la presa del


campanile abbia dato il "la" a tutto ci che stato descritto finora, cosa
peraltro evidenziata dallantipata che Bossi non ha mai nascosto per
lazione del 9 maggio 1997. Fausto Faccia e compagni non sono stati certo
domati: la concessione degli arresti domiciliari li ha spinti a girare mezzo
Veneto per incontrare in riunioni semiclandestine schiere di militanti
leghisti. Anzich starsene tranquilli a casa, come consigliato dai rispettivi
avvocati, parte di loro ha costituito il movimento culturale "Veneto
Serenissimo Governo", e lanciato il seguente appello a militanti e dirigenti
della Lega: "Chiudete definitivamente con Bossi, ripudiate la fantomatica
Padania, quella finta indipendenza che celebrate a Venezia. Diamo vita
insieme al partito dei veneti". E il documento di Noale termina proprio con
la convocazione del Congresso costituente della Liga Veneta.

La furiosa reazione di Bossi non si certo fatta attendere: giungono le


sospensioni per Comencini e Morosin (lavvocato estensore della
Risoluzione n 42), alcuni segretari provinciali vengono esautorati e sono
chiamati a raccolta parlamentari e sindaci veneti nel tentativo di spaccare il
fronte dei dissidenti, gli insulti al segretario veneto fioccano copiosi e la
macchina propagandistica lo prende pesantemente di mira. Un esempio per
tutti: Radio Padania Libera si inventa la rubrica "Comencineide", in onda
due ore al giorno.

Nonostante i suoi sforzi, il segretario della Lega Nord deve per incassare
il colpo quando, il 4 ottobre, a San Martino di Lupari (PD) 600 soci
militanti da almeno due anni firmano il documento di Noale: in un
congresso aperto al pubblico, con la partecipazione globale di 1500
persone, viene sancita la nascita della Liga Veneta Repubblica. Fabrizio
Comencini, comera prevedibile, assume la carica di segretario; presidente
eletto il consigliere regionale Mariangelo Foggiato, noto in precedenza
per la fedelt ad Umberto Bossi.

Alla Lega Nord rimasero fedeli gran parte dei parlamentari mentre un solo
consigliere regionale non ader alla L.V.R. Anzich sui contenuti, Bossi
prefer scontrarsi con il neonato gruppo venetista in tribunale, contestando
nome e simbolo. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo, allo
scontro Rocchetta-Tramarin.

Nel fine settimana successivo ha luogo a Bassano del Grappa il raduno dei
lealisti: poco pi di 1300 delegati su 3200 aventi diritto. Solo 2 anni prima
vi parteciparono oltre 4000 persone! Bossi ne approfitta per liquidare
camicie verdi e "pasdaran", per annunciare una possibile assunzione di
responsabilit in un governo neutrale (ipotesi poi caduta con lincarico a
DAlema), nonch per scaricare quantit industriali di veleno sui
"traditori". In pratica, anzich al rilancio della Lega Nord veneta, si
assistito ad un duro scontro tra falchi e colombe che ha visto parzialmente
accolte, bench non riconosciute, le osservazioni critiche del gruppo di
Comencini

Sul nodo delle alleanze, per, il segretario stato irremovibile: soltanto


Bossi ha il diritto, a Roma, di condurre trattative (magari con lUDR,
degnamente rappresentata nel Veneto dal mai dimenticato Carlo Bernini).
In periferia, nelle Regioni, nelle Provincie e nei Comuni, mai. Poco
importa, tanto per fare un esempio, che lattuale presidente forzista della
regione Veneto Giancarlo Galan sia noto al grande pubblico per aver
fermamente invitato Scalfaro a "starsene a casa propria". Andare da soli
per la propria strada pu essere senza dubbio un indice positivo. Ma, come
ha fatto notare Alberto Lembo, candidato sconfitto alla segreteria, la Lega
Nord in grado di esprimere i 35 consiglieri regionali ed i dieci assessori
necessari nel caso la tanto sbandierata vittoria alle amministrative del 2000
dovesse effettivamente avverarsi ?

Primo impegno della neonata formazione politica, oltre a mettere in piedi


un minimo di struttura organizzativa, la scadenza elettorale
amministrativa di novembre. A Vicenza, ad esempio, la Liga Veneta
Repubblica candid a Sindaco lautonomista di vecchissima data Ettore
Beggiato, gi amministratore municipale del capoluogo berico nel 1985.

Pochi mesi prima della rottura in casa leghista, i Serenissimi ottennero la


concessione degli arresti domiciliari. Alcuni di loro si avvicinarono alla
Lega Nord e, poi, alla L.V.R. Altri, capitanati da Fausto Faccia e
successivamente rimessi in carcere con una discutibilissima decisione della
magistratura, diedero vita al movimento Veneto Serenissimo Governo. Il
V.S.G fin da subito prese polemicamente le distanze dalla Liga Veneta
Repubblica, invocando una supposta investitura morale a rappresentare il
popolo veneto, sulla base dellazione del 9 maggio 1997. A nulla valse la
rottura del gruppo di Comencini con la Lega Nord, ed il fatto che il pi
lungo e caloroso applauso tributato dal congresso costituente di San
Martino di Lupari fosse stato diretto proprio a loro. Il Veneto Serenissimo
Governo, fermo sulla richiesta di ripetere il referendum del 1866 (senza
per chiarire come arrivare a tale consultazione), non ha mai riconosciuto
alcuna legittimazione alla Liga Veneta Repubblica, dissociandosi anche dal
qualificato convegno internazionale del 5 febbraio 1999 "Veneto: un
popolo sovrano verso lEuropa" da essa organizzato.

Primavera 2000 elezioni regionali

In tale occasione, la L.V.R. espose il proprio circostanziato progetto per il


recupero della sovranit veneta attraverso una precisa serie di atti
normativi. Esso venne immediatamente proposto a tutte le forze politiche
nonch al mondo produttivo, imprenditoriale, sindacale e a quello
dellassociazionismo. Dalla lettura di tale atto di intenti, pare evidente che
le elezioni regionali del 2000 saranno ad alto valore aggiunto. Sono infatti
sempre pi vasti gli strati della societ veneta che ritengono impossibile
modificare lassetto statuale della repubblica italiana operando a Roma.
Parallelamente cresce la consapevolezza che la spinta al cambiamento pu
venire solamente da quella che viene tuttora denominata sprezzantemente
"periferia", e che il Veneto potrebbe essere il pi probabile candidato a
rivestire il ruolo di epicentro del sisma.

Lo stesso sindaco di Mogliano Veneto (TV), Diego Bottacin, storico ed


ambientalista di sinistra, la scorsa primavera arriv a dichiarare che
"dallarea del paese dove la volont federalista pi matura deve partire
qualche strappo istituzionale, e la costituzione del Veneto autonomo una
base su cui andare a contrattare fortemente con lo stato". Il movimento di
Cacciari e Rigo, cui Bottacin apparteneva, si divise sul nodo delle
alleanze: per lattuale sindaco di Venezia meglio le Cento Citt di Prodi,
mentre lex sindaco della capitale veneta, a parole, preferiva i lighisti. Gli
autonomi dei centri sociali (servirebbe loro una lezione di semantica sul
termine "autonomia"), accesi sostenitori del prosindaco di Mestre
Gianfranco Bettin, minacciarono di lasciare Veneto Nord Est nel caso fosse
prevalsa la seconda tesi. La ricerca di sinceri autonomisti in lacrime per
questa "terribile" minaccia non ha ancora avuto esito

Qualche risultato in pi sembrava lo stesse ottenendo Fabio Padovan della


L.I.F.E., attore della Marcia per la libert, una camminata lungo le strade
del Veneto nel corso della quale registr la solidariet di esponenti del
clero, nonch ladesione di alcuni sindaci alla sua proposta di destinare,
con decisione unilaterale, una parte dell'IRPEF direttamente ai comuni.
Nonostante le dichiarazioni di principio, tutto ci finora rimasto lettera
morta.

Nella primavera del 1999 vi furono anche tre turni elettorali, che fornirono
esiti contraddittori.

Alle elezioni suppletive per il Senato nel collegio Treviso-Castelfranco,


resesi necessarie a causa della morte di Michele Amorena, la Lega Nord
vinse superando il 30%, ed un buon risultato lo ottennero sia la Liga
Veneta Repubblica sia Veneto Nord-Est (assieme, i tre gruppi che in
qualche modo si rifanno a tesi anticentralistiche sfiorarono il 50% dei
consensi).

Alle elezioni europee, invece, la Lega Nord sub un generalizzato e


notevole calo di consensi, ottenendo un solo seggio a Strasburgo nel
collegio nordorientale. Male anche la Liga Repubblica Veneta, alleata
allUnion Fr Sdtirol ed altri movimenti autonomisti, che non super il
3,5% su base regionale e manc per poco pi di 30.000 voti il quorum.
Peggio ancora Veneto Nord-Est: per il movimento di Mario Rigo, orfano di
Cacciari e degli autonomi dei centri sociali passati all"asinello", solo un
misero 0,2% nonostante loriginale alleanza con i consumatori ed i sardisti.

Alle consultazioni amministrative parziali, peraltro, non mancarono


soddisfazioni: sia per la Lega Nord, che conferm diversi sindaci, sia per
la L.V.R. che ne ottenne tre (Chiuppano, Fregona e Spresiano).

Nelle settimane successive il consigliere regionale Mariangelo Foggiato ed


il senatore Antonio Serena lasciarono polemicamente la L.R.V.,
ufficialmente in quanto contrari a qualunque accordo con Forza Italia
Veneto; in realt lo stesso ex-presidente Foggiato aveva pi volte
dichiarato ai mass-media ed in occasioni pubbliche che chiunque avesse
sottoscritto il "percorso per la libert" sarebbe stato un alleato, pertanto i
motivi reali andavano ricercati oltre.

Nel frattempo Mariangelo Foggiato fond il movimento Liga dei Veneti,


disposto ad appoggiare una candidatura alla presidenza della Giunta
Regionale per il sindaco sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini.

Ma cosa aveva di cos scandaloso laccordo che la Liga Repubblica


Veneta, la quale con il congresso del 16-17 ottobre 1999 cambi
denominazione in Veneti dEuropa e registr la confluenza di Veneto
Autonomo, sigl con Forza Italia Veneto, rappresentata da Giancarlo Galan
(presidente in carica della Regione e candidato ufficiale del polo alla
rielezione) ? Nel documento per una convergenza di azione politica tra le
due organizzazioni politiche, autonome e distinte, dopo una serie di
premesse risultava univocamente individuato limpegno a:

realizzare lobiettivo di una consultazione referendaria che prevedesse


diverse ipotesi di quesiti, compreso quello relativo alla sovranit dei
veneti;

dare avvio ad una fase costituente veneta per la redazione della carta
costituzionale del popolo veneto;

aprire e sostenere un tavolo di confronto istituzionale con lo stato italiano,


per un patto federale o confederale.

Lo stesso congresso del 16-17 ottobre 1999 dette mandato ai dirigenti dei
Veneti dEuropa di appoggiare la candidatura di Giancarlo Galan
solamente se il programma elettorale avesse riportato i tre punti sopra
citati. In tal senso dovevano essere improntati i rapporti con i movimenti
collegati, nati dopo alcune defezioni importanti dalla Lega Nord (tra cui
quelle dei parlamentari Vito Gnutti di Lombardia-Lombardia, Domenico
Comino di Piemont e Giuseppe Ceccato di Veneto Futuro, ed inizialmente
scettici verso laccordo test menzionato).

Bossi, grazie agli accordi segreti con Berlusconi del febbraio 2000 in cui si
vocifera di un finanziamento di decine di miliardi - da parte di Berlusconi -
per salvare dalla bancarotta il carrozzone della Lega Nord, con una pronta
sterzata a destra degna di un provetto biscazziere, porta il suo movimento a
ricollocarsi in grembo al polo togliendo lossigeno a tutti gli altri aspiranti
gi in odore di matrimonio: dallAPE di Ceccato-Comino-Gnutti ai Veneti
dEuropa.

Per i Veneti dEuropa non restava che correre da soli rialzando la bandiera
venetista. Purtroppo come ben sappiamo ancora una volta i personalismi,
le divisione artificiose e le ambizioni personali hanno portato alla
competizione tra due soggetti diversi: Fronte Marco Polo di Fabio Padoan
ed il gi menzionata Veneti dEuropa di Comencini, ma identici agli occhi
della gente, che si chiedeva il perch di due gruppi che scarsamente si
differenziavano tra di loro.

Ancora una volta le divisioni tra i veneti hanno causato la disfatta totale,
centinaia di milioni dissipati in una campagna elettorale dai toni
elevatissimi e con risorse enormi per un movimento autonomista. In ogni
caso nulla a confronto di quanto poteva permettersi di sperperare il clan
Belusconiano. Una campagna giocata sullambigua minaccia della vittoria
dei rossi cattivi contro i polisti buoni in cui per i piccoli partiti autonomisti,
schiacciati tra i due poli e con una campagna propagandistica scopiazzata
dal polo ma con mezzi infinitamente inferiori, non cera scampo.

Se ventanni di cattive esperienze hanno insegnato qualcosa con la "non


sconfitta", quasi una vittoria per il clima creato, le elezioni politiche 2001
potrebbero avere segnato una svolta al processo di disgregazione del
sentimento autonomista e indipendentista veneto.

Certamente Bossi ha fatto bene il suo gioco al massacro, ha portato un


movimento che ha sfiorato nel 1997 nella pedemontana medie del 47%
con punte nei paesini di montagna dell80%, al minimo storico.

Non si riesce a comprendere se ci faccia parte di un disegno lucido


preordinato di azzeramento delle istanze indipendentiste e allo
sgonfiamento della ribellione montante in Veneto o sia solo delle solite
barife cioxote di antica memoria in Liga. Di fatto si deve riconoscere a
Bossi di aver assunto il ruolo di "valvola di sfogo per la pentola a
pressione che era il Veneto negli anni 1994-1997".

Ora in un partito azzerato con nessuna carica politica, nessun onorevole e


nessun consigliere regionale, con tre anni fino alle prossime elezioni
sovranazionali, ci auguriamo che ci sia la voglia e lumilt di sederci tutti
attorno ad un tavolo e discutere seriamente del nostro futuro lasciando
fuori dalle porte ogni miseria umana, ogni umana ambizione.

Lavoriamo affinch possa il partito indipendentista veneto diventare forte,


serio e rappresentativo di quel 50% di veneti che ieri hanno dato la loro
fiducia incondizionata alla Lega Nord (e sono stati traditi), oggi lhanno
concessa a Forza Italia (che li tradir) e che domani potranno concederla
nuovamente ad esso, se noi lo vorremo!!

Tratto dalla rivista "FORUM AUTONOMISTA - Cultura e politica


autonomista dell'area alpino-padana".

Bollettino dell'Associazione culturale padano-alpina

C/o Prof Michele Corti, p.zza Oberdan 10, 20129 Milano.

e-mail: forumautonomista@freeweb.org

web: www.freeweb.org/associazioni/ForumAutonomista

La parte finale dalle regionali 2000 in poi stata rielaborata brevemente


da Giorgio Roncolato