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Gaio Valerio Catullo nasce a Verona, nella Gallia Cisalpina, certamente da famiglia agiata.

A Roma (non sappiamo quando vi giunse) Catullo conobbe e frequent personaggi di spicco dellambiente politico e letterario ed ebbe una relazione damore con Clodia (la Lesbia dei suoi versi), quasi certamente la sorella mediana del tribuno P. Clodio Fulcro e moglie di Q. Cecilio Metello, console nel 60. Probabilmente nel 57 and in Bitinia, per un anno, come membro dellentourage del governatore Gaio Memmio; in occasione di questo viaggio visit la tomba del fratello, morto e sepolto nella Troade (si veda il famoso carme 101). Mor intorno ai 30 anni. Di Catullo abbiamo 116 carmi (per un totale di quasi 2300 versi) raccolti in un liber che si suole suddividere sommariamente, su base metrica, in tre sezioni. 1) Il primo gruppo (1-60) costituito da componimenti generalmente brevi e di carattere leggero (noti anche come nugae: bagatelle, passatempi), di metro vario, soprattutto endecasillabi faleci ma anche trimetri giambici, scazonti, saffiche (sono perci chiamati polimetri; non vi compare comunque il distico elegiaco). 2) Il secondo gruppo (61-68), assai eterogeneo, abbraccia un numero di carmi limitato, ma di maggiore estensione e impegno stilistico (vari i metri, dal raro galliambo, a gliconei e ferecratei, esametri e pentametri): sono i cosiddetti carmina docta. 3) La terza sezione (69-116) comprende carmi generalmente brevi in distici elegiaci, i cosiddetti epigrammi. I carmi brevi II nome e la poesia di Catullo sono tradizionalmente associati alla rivoluzione neoterica; ne sono anzi il documento pi importante. Rivoluzione del gusto letterario ma - come si detto - anche rivolta di carattere etico: mentre si sgretolano, nellet di crisi acuta della repubblica, gli antichi valori morali e politici della civitas, Lotium individuale diventa lalternativa seducente alla vita collettiva, lo spazio in cui dedicarsi alla cultura, alla poesia, alle amicizie, allamore. Il piccolo universo privato, con le sue gioie e i suoi drammi, si identifica con lorizzonte stesso dellesistenza, e lattivit letteraria non si rivolge pi allepos o alla tragedia, i generi portavoce della civitas e dei suoi valori, bens alla lirica, alla poesia individuale, introversa, adatta ad accogliere ed esprimere le piccole vicende della vita personale. A questo progetto di recupero della dimensione intima, dei sentimenti privati, risponde in modo pi evidente quella parte della produzione poetica di Catullo che si suole indicare come carmi brevi, cio linsieme dei polimetri e degli epigrammi, in cui lesiguit dellestensione rivela gi in se stessa la modestia dei contenuti, occasioni e avvenimenti della vita quotidiana, e favorisce insieme il paziente lavoro di cesello, la ricerca della perfezione formale. Affetti, amicizie, odi, passioni, aspetti minori o minimi dellesistenza, sono loggetto della poesia di Catullo. Ne risulta unimpressione di immediatezza, di vita riflessa, che ha dato luogo, nella storia della critica, a un equivoco tenace, quello di una poesia ingenua e spontanea, e di un poeta fanciullo che da libero sfogo ai suoi sentimenti, senza i vincoli della morale e i filtri della cultura. In realt, la celebrata spontaneit catulliana la veste
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che questa poesia si costruisce, ma unapparenza ricercata e ottenuta grazie a un ricco patrimonio di dottrina: anche i componimenti che sembrano pi occasionali, riflesso immediato della realt, hanno i loro precedenti letterari. Lo sfondo della poesia di Catullo costituito dallambiente letterario e mondano della capitale, di cui fa parte la cerchia degli amici neoterici, accomunati dagli stessi gusti, da uno stesso linguaggio, da un ideale di grazia e brillantezza di spirito. Su questo sfondo campeggia e risalta la figura di Lesbia, incarnazione della devastante potenza delleros, protagonista indiscussa della poesia catulliana. Il suo stesso pseudonimo, che rievoca Saffo, la poetessa di Lesbo, sufficiente a creare attorno alla donna come un alone idealizzante: oltre alla grazia e a una bellezza non comune, sono soprattutto intelligenza, cultura, spirito brillante, modi raffinati a farne il fascino, e ad alimentare la passione di Catullo. Gioie, sofferenze, tradimenti, abbandoni, rimpianti, speranze, disinganni scandiscono le vicende di questo amore che vissuto da Catullo come lesperienza capitale della propria vita, capace di riempirla e di darle un senso. Alleros non pi riservato lo spazio marginale che gli accordava la morale tradizionale (come a una debolezza giovanile, tollerabile purch non infrangesse certe limitazioni e convenienze soprattutto di ordine sociale), ma esso diventa centro dellesistenza e valore primario, il solo in grado di risarcire la fugacit della vita umana. Allamore e alla vita sentimentale Catullo trasferisce tutto il suo impegno, sottraendosi ai doveri e agli interessi propri del civis romano: resta estraneo alla politica e alle vicende della vita pubblica, ai conflitti di potere che lacerano la societ tardo-repubblicana, limitandosi ad esternare un generico sprezzante disgusto per i nuovi protagonisti della scena politica, arroganti e corrotti. Il rapporto con Lesbia, nato essenzialmente come adulterio, come amore libero e basato sulleros, nel farsi oggetto esclusivo dellimpegno morale del poeta tende perci, paradossalmente, a configurarsi nelle aspirazioni di Catullo come un tenace vincolo matrimoniale (il tema delle nuptiae, della fedelt coniugale, ricorre con particolare insistenza, soprattutto nei carmina docta). Le recriminazioni per il foedus damore violato da Lesbia sono un motivo insistente sulla bocca del poeta, che accentua il carattere sacrale del concetto appellandosi a due valori cardinali dellideologia e dellordinamento sociale romano, la fides, che garantisce il patto stipulato vincolando moralmente i contraenti, e la pietas, virt propria di chi assolve ai suoi doveri nei confronti degli altri, specialmente dei consanguinei, nonch della divinit. Egli cerca di fare di quella relazione irregolare un patto eterno, nobilitandola con la tenerezza degli affetti familiari, ma loffesa ripetuta del tradimento produce in lui una dolorosa dissociazione fra la componente sensuale (amare) e quella affettiva (bene velle). E celeberrimo il e. 85, che condensa in un ossimro la dolorosa sensazione del poeta stupito di fronte al dissidio che lo lacera: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. La speranza sempre frustrata di un amore fedelmente ricambiato si accompagna in Catullo alla consapevolezza di non aver mai mancato al foedus damore con Lesbia, alla gratificante certezza della propria innocenza: il c. 76 (in cui a suo tempo qualcuno volle erroneamente vedere la fiducia di una ricompensa nellaldil) lespressione pi nota di questa consolazione della buona coscienza, di una
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voluptas del ricordo garantita per il resto dei giorni terreni dalla consapevolezza di aver tenuto fede a un impegno morale. La sola soddisfazione sicura che lamore per Lesbia gli avrebbe dato. I carmina docta Brevit, eleganza, dottrina sono i canoni di un gusto cui Catullo aderisce senza riserve, in polemica contrapposizione alla torrenziale faciloneria degli attardati epigoni di scuola enniana che entusiasmano il pubblico incompetente. I veri intenditori apprezzeranno invece la nuova epica elaborata dai poeti neoterici, lepillio, il poemetto breve (poche centinaia di versi) che con le sue stesse dimensioni favorisce il paziente lavoro di rifinitura stilistica, teso a conferire asciuttezza e pregnanza, e che sul piano dei contenuti permette al poeta di far sfoggio della sua preziosa dottrina (si tratta per lo pi di vicende mitologiche esotiche e dai risvolti patologicamente passionali). Dottrina e impegno stilistico (oltre a una maggiore ampiezza dei componimenti) sono particolarmente evidenti nella sezione dei carmi che, per tale motivo, sono noti come dotti, in cui Catullo sperimenta anche nuove forme compositive, dando prove di raffinata sapienza strutturale. Come altri poeti neoterici anche lui si cimenta nel nuovo genere epico, lepillio: il c. 64 ne costituir quasi il modello esemplare per la cultura latina. Questo celeberrimo poemetto (di 408 esametri) narra il mito delle nozze di Peleo e Teti, ma nella vicenda principale contiene - incastonata mediante la tecnica alessandrina dellkphrasis e della digressione, che figura ricamata sulla coperta nuziale - unaltra storia, quella dellabbandono di Arianna a Nasso da parte di Teseo. Lintreccio delle due vicende damore, amore infelice di Arianna e amore felice di Peleo e Teti, istituisce fra di esse una serie di relazioni che hanno il loro nucleo nel tema della fides, la virt cardinale del mondo etico catulliano, quella fides di cui, nella lontana et degli eroi, gli stessi di si facevano garanti e che nella corrotta et presente violata e vilipesa insieme agli altri valori religiosi e morali. Il mito si fa cio, qui come altrove, proiezione e simbolo delle aspirazioni del poeta, del suo bisogno perennemente inappagato di ancorare un amore tanto precario a un vincolo pi saldo, a un foedus duraturo. Un epillio in realt anche il carme 63: si ispira alla vicenda del giovane frigio Attis che, nel delirio religioso, si mutila della sua virilit per farsi sacerdote di Cibele, la grande madre degli di (il culto orgiastico di questa divinit, con musica ossessiva e danze cruente, fu introdotto a Roma nel 2054 a.C.), e una volta libero dallinvasamento lamenta il folle gesto. Dellepillio il c. 63 non ha per il metro tradizionale, lesametro: scritto bens in galliambi, un metro lirico alessandrino usato per esprimere la frenesia orgiastica del culto di Cibele. Epitalami, cio canti nuziali, sono i carmi 61 e 62 (si gi accennato allimportanza del tema delle nozze nei carmina docta). Il primo composto per il matrimonio di L. Manlio Torquato con Vinia (o Iunia) Aurunculeia, e si immagina cantato durante la deductio, la processione che accompagna la sposa: dopo linno a Imeneo, dio delle nozze, c linvito alla sposa a uscire dalla casa paterna e a recarsi, fra il risuonare dei canti fescennini, in corteo a quella del marito che la accoglie nel talamo. Il componimento consta di 47 strofe, e riunisce insieme il carattere eminentemente greco, sul piano formale, di questo genere letterario fiorito da Saffo allet alessandrina, e una serie di elementi tipicamente italico-romani per quanto riguarda il rito nuziale, con le sue implicazioni etiche e sociali.
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Laltro epitalamio, il c. 62, costituito da una serie di strofe, in esametri, cantate alternativamente (a contrasto) da due cori di giovani e fanciulle sul tema del matrimonio e della verginit. Non composto per per unoccasione reale di nozze: non mancano anche qui accenti di sensibilit romana, ma in generale il componimento rivela una pi marcata impronta letteraria e una maggiore adesione ai caratteri formali del genere (evidente soprattutto, nella struttura e nei topoi, linflusso di Saffo). Nel ciclo dei carmina docta compreso anche un componimento (c. 66) che un omaggio al poeta principe dellalessandrinismo, Callimaco: si tratta della traduzione in versi latini di unelegia famosa del poeta greco, nota come Chioma di Berenice, che pare occupasse la parte finale del IV libro degli Aitia e che a noi rimasta in forma mutila e frammentaria. In essa Callimaco celebrava in versi la cortigiana escogitazione di Conone, lastronomo alla corte di Tolomeo III Evrgete, re dEgitto, che aveva identificato una nuova costellazione da lui scoperta con il ricciolo offerto come ex-voto dalla regina Berenice per il ritorno del marito dalla guerra, e successivamente scomparso. Nel tradurre, liberamente, la vicenda del catasterismo, cio della trasformazione del ricciolo di Berenice in costellazione, Catullo introduce o accentua temi centrali della sua ideologia e particolarmente insistenti nei carmi maggiori: esaltazione della fides, della pietas, condanna delladulterio e celebrazione delle virt eroiche, dei valori tradizionali (vi si riconduce anche il c. 67, in cui una porta racconta le vicende non proprio edificanti di cui stata protagonista la singolare famiglia che abita in quella casa). Al c. 66 strettamente collegato il 65, che un biglietto (in distici) allamico Ortensio Ortalo per accompagnare appunto la traduzione da Callimaco: Catullo giustifica linvio della semplice traduzione, in luogo del carme promesso, con la disperazione per la morte del fratello, che gli inaridisce la vena creativa. Particolarmente complesso il carme 68 (su cui grava la questione irrisolta della sua unit: si discute se questo carme, trasmesso come unico nei codici, si debba in realt distinguere in due componimenti, e quale sia in tal caso la relazione che li lega), che riassume i temi principali della poesia di Catullo, come lamicizia e lamore, lattivit poetica e la sua connessione con Roma, il dolore per la morte del fratello. Il ricordo dei primi amori, furtivi, con Lesbia sfuma nel mito, nella vicenda di Protesilo e Laodama (unitisi prima che fossero celebrate le nozze e perci puniti con la morte di lui appena sbarcato a Troia) che si fa archetipo esemplare della vicenda di Catullo e Lesbia, di un coniugium anchesso imperfetto e precario. Una menzione particolare il c. 68 merita per il suo destino nella storia letteraria latina: il largo spazio concesso al ricordo e alla vita vissuta, proiettata miticamente, in un componimento che andava ben al di l delle dimensioni dellepigramma, dovevano farlo apparire come il progenitore della futura elegia soggettiva latina. Lo stile La lingua catulliana il risultato di unoriginale combinazione di linguaggio letterario e sermo familiaris: il lessico e le movenze della lingua parlata vengono assorbite e filtrate da un gusto aristocratico che le raffina e le impreziosisce, senza per questo isterilirne le capacit espressive. Uno stile composito, insomma, e sempre vitale, con unampia gamma di modalit espressive che vanno dallo sberleffo irridente, dallinvettiva sferzante e scurrile alle morbidezze del linguaggio

amoroso, dalla baldanza giovanile che dilata le immagini in iperboli alla grazia leggera, alla pacata malinconia, agli abbandoni di certi momenti elegiaci, soprattutto nei carmi pi tardi.