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CATULLO

La Vita
Fonte principale per la vita di Catullo la sua stessa produzione, oltre alla "vita di Cesare" di
Svetonio.
Catullo nasce a Verona (Gallia Cisalpina) nell'87 a.c. da una famiglia ricca ed eminente: il padre
ospit in casa addirittura i proconsoli della Gallia Metello Celere e Giulio Cesare.
IL poeta riceve una completa educazione letteraria, sia greca che latina, inizia quindi
giovanissimo a scrivere
A venti anni si reca a Roma, subito amata (Romae vivimus, illa domus, illa mihi sedes, illic mea
carpitur aetas) in quanto offriva la possibilit di trovare amicizie ed appoggi per affermarsi;
incontra infatti il favore di molti uomini politici e letterari influenti come Cornelio Nepote e
Gaio Memmio.
Nell'Urbe inoltre si lega al circolo dei Neoteroi, divenendone poi il massimo esponente e
meritandosi il titolo di pi grande poeta lirico della letteratura romana.
Scegliendo l'otium come stile di vita Catullo rimane lontano dalla vita politica, ciononostante
non si disinteressa ad essa in quanto nel corso della sua produzione non mancano attacchi ad
personam che prendono di mira personaggi politici.
L'evento centrale per la vita dell'autore latino senza dubbio il suo intenso amore per Clodia,
moglie di Q.Metello Celere e sorella del tribuno della plebe cesariano P.Clodio Pulcher; donna
spregiudicata e libera da inibizioni morali (da Cicerone descritta come perfida e corrotta) amata
per il suo fascino ma soprattutto per lo spirito e la cultura.
Catullo chiama Clodia con lo pseudonimo "Lesbia", il quale contiene una evidente allusione a
Saffo e al suo mondo.
L'amore per Lesbia assorb e condizion l'esistenza del poeta, passando per varie fasi: dalla
beatitudine estatica dei primi tempi al disprezzo e alla disperazione pi profonda, attraverso
separazioni e riconciliazioni molteplici; queste vicende rendono la poesia di Catullo ancora pi
drammatica e sofferente, nonch profondamente personale.
La profonda disapprovazione della societ nei confronti di tale rapporto non dato tanto dal
fatto che Clodia sia gi sposata -anche se ci andava contro le leggi dello Stato- quanto dalla
considerevole differenza di et tra i due.
Al tormento e al dolore del poeta si aggiunge la morte del fratello nel 60 a.c.; cos nel 57 parte
per la Bitinia al seguito del pretore G.Memmio sia per distrarsi, sia nel tentativo di trovare facili
guadagni.
Tuttavia le sue speranze sono deluse e dalla produzione di quel periodo si possono evincere
stanchezza e mestizia; la passione per Lesbia inoltre non lo abbandona, nonostante l'ormai
irrimediabile rottura (discidium), egli disperato in quanto non riesce a dimenticare il suo
amore.
Negli ultimi carmi il poeta sente avvicinarsi la morte, non sappiamo se si tratti di una
depressione psichica o di una malattia fisica poich il morbo psichico viene descritto come un
vero male.
Cos Catullo muore nel 54 a.c. ca. , trentenne, consumato da una malattia polmonare e dal mal
d'amore.

Importante per la conoscenza della poetica di Catullo studiare la sua vita: vita e poesia sono
infatti strettamente congiunte e le poesie nascono direttamente da occasioni di vita e riflettono il
mutevole animo dell'autore.

Le Tematiche
1) Il Foedus.
Catullo pone al centro dell'esistenza l'amore, una passione fondata sul rispetto reciproco del
foedus, patto sacro ed inviolabile basato sulla fides (fedelt) e garantito dalla protezione degli
dei.
Solo in questo reciproco impegno amoroso possono essere conciliate due forme d'amore
tradizionalmente separate dalla societ romana: la passionalit erotica (amare), caratteristica
delle relazioni extraconiugali occasionali, ed il tenero affetto (bene velle), sentimento serio e pi
duraturo tipico degli affetti familiari.
Solo questo patto garantisce secondo il poeta la completezza psicologica e affettiva.
Catullo non rinnega, ma trasporta nell'eros i valori pi sacri della tradizione etico-religiosa
romana: la pietas, cio la virt di chi adempie scrupolosamente ai propri doveri, e la fides, il
vincolo morale che impone il rispetto dei patti; quindi la concezione di Catullo diverge
totalmente da quella greca che considerava l'amore come una forza della natura (physis) che si
sottrae alla legge degli uomini (nmos).
Presto per, nel suo rapporto con Clodia, il poeta si rende conto dell'irrimediabile fallimento del
suo progetto: l'amata non disposta a rispettare il foedus e la sua indegna condotta, i suoi
tradimenti, portano alla distruzione del bene velle, del puro affetto, rinforzando per il desiderio
sensuale (amare).
Come l'amore, anche l'amicizia foedus ed esige la stessa intensit affettiva; Catullo arriva a
scagliare pesanti invettive contro chi non rispetta tale patto, esattamente come contro Lesbia.
L'angoscia per la mancata osservanza del foedus nel poeta data anche dalla coscienza del fatto
che egli lo ha sempre rispettato nei confronti degli altri.

2) L'amore per Lesbia.


Catullo rifiuta, in accordo con il programma neoterico, il sistema di valori tradizionale del
mondo romano e la partecipazione politica, lo stesso otium come scelta di vita ne una prova.
Per questo dal punto di vista tematico la sua poesia privilegia la sfera degli interessi privati
alimentandosi da esperienze vissute personalmente: i filoni della produzione di Catullo tracciano
una vera e propria storia della sua anima dove l' "io letterario" coincide con l' "io storico".
La soggettivit tanto intensa da distaccarsi addirittura dalla poesia neoterica, essendo
quest'ultima talmente raffinata da risultare quasi distaccata dal vero sentimento provato.
Ed quindi l'amore per Lesbia ad occupare il posto centrale del Liber, la descrizione di questa

storia d'amore nelle sue varie fasi, di una vicenda personalissima e passionale narrata
dall'interno.
a)Amore iniziale. Il carme 68 segna l'inizio dell'amore, dove Clodia descritta in termini
stilnovistici, confusa da una luce divina e misteriosa: l'amore ancora nelle prime fasi, quindi
solo un vagheggiamento fantastico che reca palpiti e tremori, lontano dalla passione struggente
di quello futuro.
b)Passione profonda. Ben presto Catullo trasforma i segni fisici dell'amore in un tormento pi
interiore e quasi religioso.
Si ha un processo di sublimazione dell'amata che viene comparata ad una dea (Illa mi par esse
deo videtur), tendenza che avr in seguito fortuna tra i poetae novi e che verr svuotata dunque
di ogni coinvolgimento emotivo.
Catullo si abbandona ora all'impeto della passione: sono questi i giorni dell'amore felice, in cui
poeta ed amata sono un tutt'uno (Vivamus mea Lesbia atque amemus); Catullo sembra annegare
in questo sentimento travolgente ed obliare il mondo circostante.
Permane tuttavia uno sgomento superstizioso nell'autore dato dalla clandestinit del suo amore; a
lungo rimarr il ricordo di questa fase della storia amorosa, il periodo dei candidi soles, dei
giorni luminosi.
c)Dolore struggente e lacerazione. Le prime infedelt dell'amata distruggono la sua immagine
di donna-angelo: svanisce il sogno di un amore eternamente felice e Catullo si travaglia in una
continua alternativa di sentimenti. Infatti ancora attaccato a Lesbia ma ormai le illusioni di una
rinnovata fedelt cadono; per questo il poeta decide di troncare col passato e di rompere ogni
rapporto:
Ma gli intenti della ragione divergono dai desideri del cuore e nulla possono contro questi,
Catullo si ritrova dunque impotente: si consuma e si tortura, prende atto del fatto che questo
conflitto tra amore (e ricordo dell'amore passato) ed odio (del presente), fra il dolce rimpianto di
Lesbia e la cruda realt attuale, fra speranza e disperazione, insanabile (odi et amo...).
Catullo spaccato in due e nessuna di queste due parti pu prendere il sopravvento.
d)Angoscia di morte. Negli ultimi carmi il conflitto interiore perde violenza: predomina ora la
piet e l'autocommiserazione.
Sentendosi oppresso da un'angoscia di morte Catullo invoca inutilmente il soccorso dagli uomini
da cui si sente abbandonato, si appella allora alla piet degli dei, chiedendo di essere liberato
dalla passione che gli toglie ogni gioia, dall'amore che si ormai tramutato in un taeter morbus,
una orrenda malattia.
La preghiera un atto di disperazione pi che di fede, la disperazione di un uomo che si sente
solo e abbandonato.
All'angoscia si aggiunge anche un intenso desiderio di catarsi spirituale: l'amore per Lesbia
sentito ormai come qualcosa di degradante e l'unico conforto sul punto di morte sar nel sentirsi
innocente e nella coscienza che il male non stata opera sua, ma di Clodia.

3) L'Amicizia.
Sia per la sua naturale espansivit, sia per la natura elitaria del cenacolo culturale dei neoteroi,

Catullo manifesta un bisogno costante di confidarsi e manifestare i propri sentimenti; molti


carmi sono dedicati ad amici e tale dedica comporta nel poeta un reale ed affettuoso colloquio
con la persona.
Il sentimento dell'amicizia portato alla massima intensit: Catullo crede in una piena
comunanza di affetti e pensieri, in una partecipazione reciproca delle gioie e dei dolori.
Come nell'amore l'amicizia richiede il rispetto del foedus da entrambe le parti, un vincolo di
dedizione assoluta delle anime.
Affine al tema dell'amicizia quello degli affetti familiari: Catullo, nonostante il suo
anticonformismo, crede fermamente nella tradizionale sacralit dell'istituto familiare di Roma.
Ne una prova la profonda tristezza che abbatte il poeta alla morte del fratello, quando sembra
che l'et della giovinezza sia ormai tramontata ed emerge il ricordo nostalgico di un paradiso
domestico perduto.

4) La satira e l'invettiva.
La satira politica in Catullo rivolta contro persone pi che contro partiti o idee, e nasce sia
dallo spirito beffardo sia dal candido moralismo che porta al disprezzo di qualunque bassezza
morale.
Negli ultimi tempi della sua vita, quando viene a mancare ogni fiducia negli uomini, la
corruzione politica si assomma alle altre cause di disperazione contribuendo alla malattia
interiore del poeta.
Gli attacchi politici sono prevalentemente rivolti ai cesariani, per questo necessario precisare
che, nonostante abbia sempre rifiutato ogni coinvolgimento attivo nella vita politica, Catullo non
si disinteressa ad essa.
Spesso le ragioni dell'invettiva sono antipatia personali o il mancato rispetto del foedus.

5) Moralit e religiosit.
Catullo cerca di superare con l'idea del foedus il suo conflitto tra la concezione romana
tradizionale dell'amore e l'audacia anticonformistica della passione per Lesbia.
Rimane nel poeta il timore superstizioso di un'ostilit degli di per un amore che assorbe tutta
l'esistenza senza potersi trasformare in legame consacrato; le divinit non sono dunque
dispensatrici di salvezza.
La moralit romana viene trasferita da Catullo sul piano degli affetti familiari e su quello
amoroso : pietas e fides sono concetti chiave del foedus.

Il Liber Catulliano
Nelle sue poesie Catullo mostra di interessarsi alle caratteristiche esterne, fisiche del proprio
libro e, per quanto ne sappiamo, a Roma il primo poeta a creare un libro di poesia, sull'esempio
ellenistico.

Il Canzoniere (o Liber) composto da 116 carmi, divisi in tre sezioni sulla base di un criterio
stilistico e preceduti dalla dedica a Cornelio Nepote, in cui il poeta definisce le proprie poesie
"nugae"(inezie):
I - LX: Carmi brevi e in metro vario, molto immediati, relativamente sciolti da modelli e
meritanti il nome di nugae. L'argomento per lo pi personale ed ispirato ad una grande
variet di situazioni: affetti, amori, amicizie, invettive, polemiche letterarie ed altro.
LXI - LXVIII: Carmi pi lunghi e pi elaborati letterariamente, chiamati carmina
doctaproprio in merito del maggior impegno letterario
LXIX - CXVI: Carmi brevi in metro elegiaco ed epigrammi. Non si distinguono dalla
prima sezione per il contenuto in quanto gli argomenti sono sempre assai personali. Il tono
piuttosto satirico e si fa sentire maggiormente l'influenza ellenistica
Alla prima attivit poetica possono essere ricondotti i carmi pi leggeri e spensierati del Liber,
quelli in cui il lusus (giuoco, divertimento) evidente; si hanno un erotismo scurrile, caricature e
motti di spirito contro i nemici. C' quasi un tentativo di opposizione di questo spirito
di lususalla gravitas romana.
La seconda parte del Canzoniere occupata dai carmi pi lunghi e concepiti con il principio
neoterico della doctrina: maggiori cure stilistiche e formali, eleganza e perfezione dello stile.
Alcuni considerano per questo i carmina docta come fredde esercitazioni letterarie, lontane dalla
calda spontaneit delle nugae.
Vi il ricorso alle tematiche illustri del mito in cui per accanto a virtuosistici intarsi descrittivi
si aprono vasti spazi di introspezione psicologica. Anche qui i modelli greci subiscono una
notevole rielaborazione, prediligendo tematiche personali.
Il racconto autobiografico si specchia nella vicenda mitica che assurge cos ad exemplum, a
paradigma: viene a crearsi un voluto parallelismo tra la vicenda personale e e quella leggendaria
evocata da un remoto passato.
Rimangono cos tutti i temi della poesia catulliana e trovano una pi libera idealizzazione: nella
narrazione del mito di Arianna, ad esempio, Catullo proietta se stesso nella figura della donna
tradita; torna in tal modo il tema del foedus amoroso e l'idealizzazione sta nel valore esemplare
del mito che trascende la dimensione autobiografica.
Risulta quindi evidente la profonda unitariet delle parti del Liber, data dal ritorno persino
ossessivo di alcuni nuclei tematici forti e molto personali.

Modelli e Stile
a)Modelli. Come tutti i poetae novi, Catullo prende come modello i lirici greci arcaici (Saffo,
Alceo, Archiloco etc.) ma soprattutto i poeti ellenistici, rappresentati dall'alessandrino Callimaco
(cfr. Nascita lirica romana e Neoteroi).
Il riferimento ai modelli non viene occultato, ma anzi apertamente esibito in quanto
arricchimento dotto di risonanze antiche, omaggio all'antico maestro o tentativo di competizione
con l'illustre predecessore.

Nonostante ci possibile riscontrare una sostanziale antitesi tra l'elegante giuoco intellettuale
ellenistico e la poesia di Catullo, arricchita da temi personali e dall'immediatezza data dalla
sincerit del sentimento.
La poesia ellenistica mantiene invece un forte distacco dalla materia trattata, considerata sempre
come esercizio d'arte; in Catullo il lusus non inteso come paignion ellenistico, come puro
esercizio letterario: l'urgenza della passione impediscono di rimanere sul piano del puro
divertimento intellettuale.
Contrariamente agli ellenistici infatti dalla produzione di Catullo possiamo ricavare informazioni
biografiche sul personaggio storico dell'autore.
Un punto di contatto invece la poesia estremamente egocentrica, limitata ai temi personali e
chiusa al mondo esterno.
b)Pubblico e Linguaggio. L'intera produzione catulliana si inscrive nell'ambito della cerchia
neoterica e una poesia di circolo presuppone il riferimento costante all'ambiente degli amicipoeti, essendo questi gli unici destinatari; per questo la poesia di Catullo costruita per
soddisfare le aspettative di tale particolare pubblico, le stesse -del resto- dell'autore in quanto
condivisore delle stesse esperienze e gusti del gruppo.
L'artificio letterario poco avvertito, tuttavia tale spontaneit ed immediatezza frutto di una
meticolosa elaborazione artistica del piano linguistico e stilistico, il labor limae.
Spesso il linguaggio si avvicina alla semplicit del parlare quotidiano con preferenza dei periodi
semplici e della paratassi: Catullo, basandosi sul principio ellenistico della poikilia, applica una
sapiente commistione di registri linguistici. La lingua risponde ad un codice aristocratico che
non esclude strutture del sermo cotidianus e volgarismi accostati ad intarsi eruditi e preziosi.
Ciononostante perfino nelle invettive pi crude Catullo organizza armonicamente la poesia
tramite l'intervento di una raffinata compositio e di una calibrata struttura retorica.
Da notare la sostanziale unit, anche per quanto riguarda lo stile, tra le nugae ed i carmina
docta: le differenze non sono di tipo qualitativo, bens qualitativo, cio predomina il registro alto
senza per annullare quello pi quotidiano.
c)Originalit. La grandezza e l'originalit di Catullo consistono in un prodigioso equilibrio
fraintensit personale dell'esperienza vissuta e la doctrina, la ricerca della perfezione formale; a
ci si aggiunge spesso il paradosso della presenza del suddetto lusus, dell'artificio letterario, in
una poesia personalissima.