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CATULLO

La poesia lirica fa il suo ingresso a Roma sul finire dellet arcaica,


durante il secolo tempestoso e drammatico che vedr il tramonto
della repubblica.
Certamente su quella che stata definita la rivoluzione neoterica
del I sec. a.C. influisce il contatto sempre pi ravvicinato e
consapevole con i modelli della letteratura greca: la grande lirica
arcaica e la grande produzione poetica dellellenismo. Tuttavia
questo fenomeno va inserito in quadro pi vasto, in cui si evidenzia
come laffermarsi del genere lirico sia anche il segno di un nuovo
modo di intendere la letteratura, maturato in seguito alle profonde
trasformazioni avvenute nella societ e nella vita politica di Roma.
Si tratta di uno scollamento profondo avvenuto nel rapporto
tra il civis romanus e la res publica.
Il singolo individuo pu pertanto avvertire, e sovente avverte, una
netta contrapposizione tra la propria esistenza privata e linteresse
dello Stato, in luogo di quello che era prima un rapporto di armonica
integrazione. S i apre prepotentemente lo spazio nuovo e
autonomo della soggettivit, che trova la sua espressione
naturale nella poesia lirica, coltivata in una cerchia ristretta
e nella dimensione separata dellotium.
Il rappresentante pi significativo di questa nuova temperie
culturale Catullo.

1. LA VITA
Le notizie biografiche che su di lui possediamo sono scarse e
malsicure, perch nessuna biografia antica di Catullo giunta fino a
noi. Le testimonianze si riducono ad un accenno di Svetonio nella
vita di Cesare e ad un passo di Apuleio che si limita a rivelare il vero
nome di Lesbia. Fonte principale per la conoscenza della vita di
Catullo sono pertanto i suoi stessi componimenti, nei quali tuttavia
si trovano perlopi accenni a fatti isolati, trasfigurati poeticamente
e quasi del tutto privi di particolari o riferimenti cronologici
completi.

Catullo (Gaius Valerius Catullus) nasce a Verona, nella Gallia


Cisalpina, da una facoltosa famiglia provinciale non priva di
prestigio e di rapporti importanti, se vero quanto riportato da
Svetonio secondo cui, al tempo del proconsolato di Cesare in Gallia,
pare che il padre del poeta fosse solito ospitarlo nella sua dimora
veronese o nella villa di Sirmione sul Garda.
Per la data di nascita si oscilla tra l87 e l84, mentre si concordi
nel collocarne la morte intorno al 54.
Nulla sappiamo dei suoi studi, ma senza dubbio riceve una
completa e raffinata educazione letteraria sia greca che latina,
come era costume ormai anche in provincia. Secondo quanto egli
stesso afferma, incomincia giovanissimo a scrivere versi damore.
Presto si trasferisce a Roma, dove frequenta gli ambienti letterari e
mondani pi in vista della capitale.
Non d alcun segno di voler intraprendere la carriera politica: la
sua scelta quella dellotium, i suoi amici pi cari sono i
giovani poeti della cerchia neoterica, insieme ai quali coltiva
la nuova poesia e conduce una vita fatta di piaceri eleganti
e raffinati. Ma i suoi versi testimoniano di conoscenze pi vaste, di
amicizie, scontri e contatti diretti con le maggiori personalit
politiche e culturali dellepoca: loratore Ortensio Ortalo, Cornelio
Nepote, Cicerone, Cesare e i cesariani e molti altri.
Levento centrale della sua vita e della sua poesia
rappresentato dallamore per una donna che nei suoi carmi,
secondo lusanza della lirica erotica, chiama con il falsum
nomen di Lesbia; sappiamo da Apuleio che il suo vero nome era
Clodia. Essa viene identificata con la seconda delle tre sorelle del
tribuno cesariano Clodio: una spregiudicata e bellissima signora
dellaristocrazia romana, maggiore di Catullo forse di una decina
danni, sposata con il console Q. Cecilio Metello e rimasta vedova
nel 59. Sembra che a questa stessa Clodia si riferisca la violenta e
sarcastica invettiva di Cicerone che, nella Pro Caelio, la dipinge
come una donna dai costumi corrotti e scandalosi, coinvolta in
oscuri intrighi connessi alle manovre politiche del fratello. Con lei
Catullo vive unintensa relazione amorosa, impossibile da
ricostruire nelle sue diverse fasi, ma certo complessa e
tormentata,
costellata
di
abbandoni,
tradimenti
e
provvisorie riconciliazioni.

Lo pseudonimo Lesbia scelto da Catullo contiene un richiamo


allusivo a Saffo, la poetessa dellisola di Lesbo che aveva cantato la
passione amorosa con accenti di sconvolgente intensit, ed
destinato a caratterizzare la donna amata come docta puella,
dotata di cultura e di gusti letterari raffinati.
Nella primavera del 57 Catullo parte per la Bitinia al seguito del
propretore Gaio Memmio, verosimilmente con la speranza di
arricchirsi, comera costume dei magistrati romani e delle loro
cohortes di amici e seguaci durante i governatorati delle province.
Esattamente un anno dopo, tuttavia, rientra in patria da solo, dopo
aver reso omaggio alla tomba del fratello, sepolto nella Troade ed
aver visitato le clarae urbes greche dellAsia.
Come si diceva non vi alcun indizio atto a far supporre che Catullo
sia ancora in vita dopo il 54.

2. IL LIBER
La produzione poetica di Catullo ci pervenuta in un unico liber che
contiene 116 carmi di metri vari.
Il Liber si presenta diviso in tre sezioni in base a criteri metrici (non
tematici, n cronologici) secondo lusanza degli editori alessandrini.
La prima comprende le cosiddette nugae, brevi componimenti in
metri lirici e giambici, di argomento perlopi personale e
privato, ispirati ad una grande variet di situazioni e occasioni:
amori, affetti, amicizie, invettive, polemiche letterarie, episodi di
vita quotidiana.
La seconda raccoglie un gruppo di otto componimenti pi
estesi e di maggiore impegno letterario, in metri diversi, detti
carmina docta dagli studiosi moderni.
Nella terza sezione compaiono esclusivamente carmi in distici
elegiaci, generalmente epigrammi di breve estensione,
sovente di intonazione satirica, che dal punto di vista stilistico
fanno registrare diverse analogie con le poesie del primo gruppo.

3. LE

TEMATICHE DEL

LIBER

Come abbiamo gi evidenziato, la poesia catulliana predilige la


sfera individuale e privata. Vi un personaggio poeta che
dice IO, anche se, come sappiamo, occorre sempre operare una
distinzione tra autore e personaggio. Al centro del Liber si
trovano il gruppo di carmi dedicati a Lesbia che, in verit,
nella raccolta sono disseminati senza ordine di sorta.
Accostandoli e disponendoli nella successione logica-cronologica pi
probabile, i critici non hanno fatto altro che disegnare la parabola di
una storia damore attraverso le sue varie fasi: ricostruzioni
certamente suggestive, ma pur sempre arbitrarie. La tradizione
individua nel carme 51, la traduzione dellode di Saffo in cui sono
descritti gli sconvolgenti sintomi damore, e nel carme 11, che
appare come un messaggio definitivo di addio alla puella, i
componimenti che segnano linizio e la fine della tormentata
relazione con Lesbia. Il fatto che Catullo utilizzi lo stesso metro non
forse casuale e potrebbe confermare lintenzione di Catullo di
indicare un percorso ai suoi lettori. Fra questi due estremi
possibile poi identificare altri momenti della tormentata relazione
con Lesbia. Certamente lordine non sempre cronologico, anzi
prevale il filtro diaristico e memoriale: a componimenti che
descrivono istanti di esaltante felicit, troviamo alternarsi o
sovrapporsi
componimenti
che
narrano
i
dolorosi
abbandoni, i tradimenti lincostanza della fanciulla e
improvvise, quanto provvisorie riconciliazioni
Operando un rovesciamento della tradizionale gerarchia di valori,
Catullo pone leros al centro dellesistenza.
Tutte le sue energie vitali, tutto il suo impegno morale si
concentrano nellesperienza amorosa, che diviene lunico
autentico valore per il quale valga la pena vivere.
Come vedremo, egli aspira a trasformare la sua relazione con
Lesbia, di per s instabile ed irregolare, in un legame amoroso del
tutto nuovo, concepito come foedus sacro e inviolabile, fondato
sulla fides e garantito dalla protezione degli dei. Soltanto in questo
reciproco impegno damore, sottoscritto per libera scelta dai due
amanti fuori dal matrimonio, possibile conciliare due componenti
dellamore che nella mentalit romana sono nettamente separate:
amare e bene velle. La mentalit romana operava infatti una
distinzione tra lamare, cio la passione erotica tipica delle
relazioni extraconiugali, e il bene velle, ovvero un sentimento pi

profondo serio e duraturo, fatto di tenero affetto e stima, quale si


prova per i propri familiari e per gli amici pi cari. Il foedus diventa
quindi un legame che ha la stessa valenza di ununione coniugale
legittima, e presenta una dimensione di completezza psicologica e
affettiva.
Loriginalit di Catullo sta nel fatto che egli non rinnega la fides, la
pietas, cio la virtus di chi rispetta i propri doveri, che sono i
valori pi sacri della tradizione etrico-religiosa romana, ma li
trasporta nella sfera delleros
Eppure lo vediamo costretto a prendere atto dei propri fallimenti: i
ripetuti tradimenti mostrano che la puella non disposta a
condividere e rispettare il foedus. I sentimenti dellamante deluso
si alternano e sono spesso altalenanti: troviamo il dolore,
lamarezza, il rimpianto, illusioni di riconciliazione, autoesaltazioni
alla fermezza, ma anche liniuria, linvettiva e il sarcasmo nei
confronti della puella. E cosciente di non poter superare da solo
langosciosa contraddizione e per questo si rivolge agli dei perch lo
liberino da quello che ormai considera una terribile malattia.
Nonostante il suo individualismo e quello che abbiamo detto essere
il suo anticonformismo, egli ha infatti un senso religioso dei doveri e
degli affetti. Come si detto si recher a celebrare i riti funebri
presso la tomba del fratello: non si tratta di una fede trascendente e
positiva nei confronti degli dei, quanto piuttosto di oggettivare quei
valori che considera irrinunciabili nei rapporti con gli altri e che
considera irrinunciabili: la pietas e la fides. Si tratta di una
religiosit tipicamente terrena, che coincide con il senso della
giustizia ed vissuta con un atteggiamento contrattualistico
tipicamente romano: in cambio (pro) della sua devozione, gli dei
dovranno concedergli (reddere) la pace e la libert.
Il foedus regola e custodisce non solo lamore, ma anche lamicizia
che laltro elemento di grande importanza per Catullo. La stessa
intensit affettiva, la stessa appassionata seriet, la stessa esigente
gelosia che Catullo riversa nel rapporto amoroso con Lesbia,
caratterizzano le sue relazioni con gli amici, in cui troviamo slanci
affettuosi , ma anche invettive contro coloro che vengono meno ad
un preciso codice di comportamento. I sodales di Catullo sono
coloro con cui condivideva ideali di vita e di poesia, oltre ad una vita
raffinata ed elegante, che perci sono i destinatari privilegiati della
sua poesia. Nelle poesie loro dedicate troviamo frammenti di vita,
ricordi di esperienze vissute, aneddoti spiritosi, episodi divertenti,

giocose prese in giro, enunciazioni di poesia, attacchi polemici


contro i detrattori della propria poesia o contro gli avversari. Pi di
met dei componimenti sono infatti invettive sarcastiche e
aggressive in cui, oltre a stigmatizzare chi infrange la fides,
troviamo strali contro famosi personaggi dellepoca. A volte sono
frutto di antipatie personali, altre volte invece espressione di un
disgusto morale e di un fastidio che anche estetico di fronte al
degrado del mondo politico contemporaneo, ai favoritismi pi
sfacciati, alla corruzione e allarrogante volgarit dei nuovi padroni.
In alcuni carmi troviamo anche lorgogliosa affermazione della
propria indipendenza e autonomia dai potenti.
Lultimo elemento presente nel liber quello del viaggio come
archetipo narrativo: desiderio di conoscere, ma anche struggente
nostalgia e fortissima malinconia.
Lintera produzione poetica di Catullo si pu inscrivere nellambito
del movimento neoterico; ne rappresenta anzi il documento pi
notevole e prezioso.
Sebbene la poesia del liber, nella sua profondit e complessit, non
si esaurisca certo nelladesione a un programma letterario
davanguardia, tuttavia poesia di circolo: presuppone cio il
riferimento ad una cerchia di amici-poeti, destinatari
espliciti o sottintesi dei testi, i quali condividono le
esperienze di vita, la raffinata cultura e gli ideali poetici
dellautore. Costoro sono pertanto in grado di decodificare e
gustare gli accenni, spesso per noi indecifrabili, a determinati
personaggi, fatti e episodi della vita quotidiana, cos pure come le
dotte allusioni letterarie di cui costellato il testo poetico, testo
appunto che si rivela costruito per soddisfare le attese di questo
particolarissimo pubblico.
Quasi tutti i componimenti del Liber, anche quelli che sembrano
scaturire da una precisa e unica occasione di vita reale e che pi
vivamente colpiscono il lettore per la loro apparente spontaneit e
naturalezza, sono riconducibili ad un modello letterario greco. Vi
troviamo i raffinati poeti ellenistici, in particolare gli epigrammatici,
da Callimaco a Meleagro, contemporaneo di Catullo e a lui molto
congeniale per la sua tendenza ad approfondire il discorso amoroso
con sofferta partecipazione sentimentale, ma anche i lirici greci
arcaici: la prediletta Saffo, Alceo, Archiloco, Ipponatte, dei quali

Catullo possiede la profondit, la vitalit, la concentrata energia


espressiva.
Limitatio dei modelli greci non va intesa come unimitazioneriproduzione passiva e esteriormente artificiosa, ma si configura
piuttosto come una imitazione-emulazione, cio una ricreazione
originale fatta attraverso lallusione. Si tratta di un procedimento
che porta non solo a non occultare, bens ad esibire apertamente il
riferimento al modello ammirato ed amato, con lintento di
arricchire il nuovo testo di ulteriori risonanze e significati, attivati
dalla memoria poetica della tradizione, di rendere omaggio a un
maestro e talvolta di aprire una gara con lillustre precedente.

4. STILE E LINGUAGGIO
Laspetto che pi caratterizza lo stile di Catullo, rendendolo un
unicum nella poesia di tutti i tempi, la variet dei registri e
linconsueta ricchezza del linguaggio. Nel Liber si intrecciano toni
drammatici e sarcastici, passionali e scherzosi, lirici e scurrili,
troviamo inoltre toni propri dei generi elevati che convivono con
movenze familiari e plebee tipiche della commedia. Leffetto
dinsieme quello di una grande naturalezza e vivacit: molti carmi
ci appaiono come frammenti di esperienza quotidiana colti dal vivo,
rappresentazioni immediate di stati danimo, registrazioni in presa
diretta di conversazioni, incontri, liti. Impressione questa che
rimane anche nei carmina docta, dove pure il tono pi sostenuto,
per la squisita capacit di Catullo di saper aderire alle situazioni
affettive proiettandosi ed immedesimandosi nei personaggi, cos da
rendere profondamente e intensamente umana la sua creazione
letteraria.
Alla ricchezza dei toni espressivi corrisponde quella del linguaggio,
usato in una gamma che va dal sermo cotidianus agli arcaismi di
tono parodico, ai grecismi e a locuzioni di raffinata letterariet.
Nelluso del sermo cotidianus Catullo parte certamente dal
linguaggio tipico della commedia,
ma si spinge al di l
dellorizzonte comico, necessariamente artificioso, collegando la
poesia alla sua esperienza reale e dando quindi alla lingua
unimpronta di verit, sia nella mimesi del linguaggio degli
innamorati, sia nel frasario delle conversazioni fra amici, sia negli
improperi o nelle locuzioni in uso nella vita mondana.

La tenerezza del gergo amoroso riprodotta per esempio dai


frequenti diminutivi e vezzeggiativi come labella (labbruzze),
turgiduli ocelli (occhietti gonfi di pianto), saviolum (bacetto);
troviamo poi vocaboli familiari come bellus in luogo di pulcher e
basia in luogo di oscula.
Per gli aspetti pi drammatici della sofferenza amorosa Catullo crea
un lessico fino a quel momento inedito: lamore infelice definito
come dolor, ardor, morbus, cura, pernicies; linnamorato non
pi padrone di s vesanus (pazzo), e lamare senza speranza
indicato dai verbi ineptire (uscir di senno), tabescere
(consumarsi), amore deperire. Alle espressioni pi delicate e
aggraziate, che talvolta riecheggiano la leziosit alessandrina, si
contrappongono termini osceni e crudi nelle invettive e negli
sberleffi: cacata carta, lutum, lupanar.
Per quanto attiene infine al periodare, troviamo interrogative,
esclamative, spezzoni di discorso diretto, ripetizioni a mo di
ritornello, come si evidenzia nel carme 8: Fulsere quondam
candidi tibi soles v. 3 (splendettero per te giornate luminose),
fulsere vere candidi tibi soles v. 8; e nel carme 42: Moecha
putida, redde codicillos (lurida sgualdrina, restituiscimi le
tavolette)/Redde, putida moecha, codicillos.