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y ILL Binghamton Unive Borrower: ZGM KM AP Patron: Journal Title: Lettere italiane. Volume: 29 Issue: 2 Month/Year: April 1977Pages: 148-70 Article Author: Doglio, Maria Luisa Article Title: Mito, metamorfosi, emblema dalla Favola di Orfeo del Poliziano alla Festa de lauro ILL Number: 168239538 ‘TN Number: 820477 CANO NE Call#: Library Annex Periodicals Location: annex Maxcost: 0.001FM 7/8/2016 5:40:58 PM (System) Borrowing Notes: ZGM IS A FREE LENDERISUPPLIER. WE BELONG TO IDS, METRO, SUNY LAND, AND LVIS. 7/8/2016 5:41:19 PM (System) IDS_Logic: Chapter Availability - Not a book chapter Ody: 206.107.43.174 Email:ill@gc.cuny.edu That Ye for Maromling Pi BINGHAMTON UNIVERSITY Libraries Warning of Copyright Sections 108(¢)(2) and (@)(2) requir that ibraries warn patrons about copyright law, and the Copyright Office {ells us exact what the werning shoud say. 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Proorty Sulla date delle Orfeo» ¢ delle « Ste» di Agrolo Po- Iisiano (1519), pot racalo nel volume Ricerche romeisiche, Fienae 1955, 9p. 67120, ein paroles pp. 102103, con Tindissione del giugno 1480 ¢ del pesiolo dal 17 Si Bt por lestegeee i fidancamento. di Chiara Gonzaga, con Giller: de Montpensir ois ubl deli Duchesa a eres con a figloling Isabela che era stata promess, Sel angi al marchesino Francesco Gonzaga appena quindicenne. i: Nitice nel sug importante studio Ange Paltien. La formation du poBte bum. iste GA60 1480), Centre, 1966, p. 389, colloca ia composzione deiPOrfeo, tra il T2'C 05 glug: La Mater segnals le subseripi, alla ine del testo di Swetonio, nel Finconabel® coneenene gl Serptores coro Historae Augusta con la data Pitenze, 17 flo 196, etinonianey cn ce Pogo 17 akan avrg Jet 12Rtova, 8 gale pr 387.390, Vinero patagralo Pour la ebronologie de ' Orfeo» BA de yeemee M'Viratnc’ A propento della dataione dell Orfeo » del Po: Fiano in « Gvnale Stora dia Leteratara Liliana», CXLVI, 1968, pp. 245-261, Hesumfoand la questions dopo i sontebuti della ier salla base di 'vovipotest i Mranets dat Plott, propende fou In data allculino glozo del Camevale del Tee ices iat che -«tumultooso Daccanale finale» intodace una nota car rascilesen adatt all occsione (ft. pp. 249-250), ef NPngvny pel vole alongs com B Povourg, Li de Ore 12 Palidana « Mgnicordh Torino, 1963, poi Toro i973, nol sang nile LOvjeo det strambott ica la data del ‘maetedt graso, 15" eraio 1480 >, con ‘ciplta probabil pet un bancheto. che cardinal lft a fratlli» (Cito dale Gi"Torino 1975, p. 9): La test del Pious, interessante per I rlevt sulla « visual. Sdolone Gela son di Oxf» ¢ allo srambotto «che st allanca al vers latin a Fappresentace In forma piu noble dels poesia cantata» (pp. 625), tende soprat EG aslo fe pasbis i also un preset dellOreoy, tc per altro non cisiond notigie né prove stncamente atendibil (ee, pit oltre alla ‘nota 30). ° ae ‘Tltimamente E. Travt, Lesperiems montovana del Poliziano: U'« Orfeo m, nella Dalla « Favola di Orfeo » alla « Festa de lauro » 149 Ia prima manifestazione del teatro profano in volgare, un genere letteratio € una forma di spettacolo determinati dal Principe ¢ destinati, a celebra- ione € specchio del suo potere, a un pubblico di corte. Certo, questa prima manifestazione ha caratteristiche singolati ed ecce- ionali, sia nella struttura della fabula (costituita di scene non legate tra Toro da alcuna legge di necessiti ma presentate l'una dopo Paltra, in suc- cessione seriale, secondo I'uso pittorico iconografico, ¢ ritagliate a episodi i un racconto lirico), sia nell"impasto della lingua, dove accanto al latino coesistono espressioni popolari ¢ addirittura dialettali, sia nell’atventa mistione di metri (dall’ottava alla terzina alla ballata alla frottola alla stanza di canzone petrarchesca) combinata all’intreecio diversi (endecasillabi settenati liberamente rimati fino alla strofe saffica latina e all'esametro), nel continuo gioco della memoria erudita che riecheggia moduli illuste ‘Tali caratteristiche, petd, comprendono solo alcuni degli aspetti dell'opera che non si esautisce nella ripresa di un mito eternato da Virgilio e da ‘Ovidio, il mito della poesia che trasforma la natura e vince Ia morte, caro agli umanisti ¢ quasi « luogo comune della loro retorica » né, tanto meno, nella rappresentazione a « spettatori » di corte di una vicenda non pit sacra ma trasferita su di un piano diverso, in un’ottica mondana di « di- letto» © di «festa», Per In sua complessiti e per V'ambiguit’ del suo messaggio I'Orfeo del Poliziano, come la Primavera (1478) ¢ la Nascita di Venere (1482) del Botticelli si pud leggere ancora in altre chiavi? una miscellanca Studi in onose di Alberto Chiari, Brescia 1972, vol. IL, pp. 1297-1314, socetta Tindicarione del Pizrota (eft. p. 1299), ‘Allo stato attuale deplf stad © in mancanza di ule febbeaio 1480, nellepoca lel ersuasiv 3Sul mito di Orfeo nell Umanesime ha scitto una pagina stupenda il Gacin: «Dal Fonzio. al Landino, Vimmagine del eanto del posta che ammansisce le belve ¢ trascina Te pietre, & elevata a simbolo della parola educatice che costituisce Tuomo 4 se stesso, cementando la societt, © poi facendolo signore delle cose. Ficino aveva proictiato allinfnito il sapore della favola, e nel divino avers disslto lumano. Po- [iano ‘sl maniene fedsie «uel linge che wea cl malnconi opui suo cagtoy, (E-"Ganis, Lembiente det Pocono, in I? Poliiano e's tempo. da del TV Convegno Internarionale di studi su Rinescimento. 23-26 settembre 1954, Firenze 1937, p. 37: pol io La cultura flosofica del Rinacimento, Fisense 1961, pp. 33333, in’ Kirati ai umanisti, Firenze 196%, pp. 131-160). Ma si veda anche L. Matnowe, 1!’ yito di Orfeo nella drammatica italiana Stu di leteratura italiana, Firenae 1922, pp. 119-259 4 Cir. in E. Wino, Misterd pagani mel Rinazcimento, wad. ity Milano 1971, Le Primavera di Botticelli, pp. 141158, © La nascita di Venere, pp. 159-173, Muovends dal presupposta che Ia’ «costllazione Ticino Polatano Botticelli doveebive essere am, Dlamente suiiciente a spiepare i due dipinti», teva che «soltanto Ia componente dlerivata da Poliriano & stata dimostrata con completo successo » e che Ia « Prinavere, Jn special modo, & rimasta un enigma» (pp. I4L-L42)- selocte M Cmemiy Ave © Umavanito « Frente al tempo di Lorena # Ma 4snifco, wad. it, Torino’ 1964, parla di « serio» Valore « allegoico © asttologico» ¢ Puna sorta dl visione beatitia di tono umanistico e protano » (p. 182). 5 La mia leteura & orientata dal lontano suggerimento del Sapegno a non jsolare il Poliziano, « sottraendolo alla sua atmosfera naturale » (N. SAPEGNO, I! sentimento i document, i « giomi » det Carnevale, sembrano | pit: probabil 0 comunque i pit 150 Maria Luisa Doglio delle quali, a mio avviso, & forse la parabola del poeta, dellintellettuale ‘umanista che ha fatalmente perduto, con Vantica possibilita di « fare poli- tica », Ia sua stessa autonomia e che allude alla sua condizione col solo mezzo che il nuovo sistema gli consente, dall'interno, ricorrendo al magico incantesimo della fitio teatrale per raffigurare un ptocesso di metamorfosi duplice, emblematico, polivalente, Gli elementi esterni sembrano appoggiare questa ipotesi. La compo- sizione avviene a Mantova durante Vesilio iniziato nel dicembre 1479, dopo tun periodo di forzato ritito in seguito alla clamorosa rottura con Clarice, moglie di Lorenzo, culminata violentemente, nel maggio, con la cacciata del Poliziano dalla villa di Cafaggiolo. La grave crisi nel rapporto coi Me- dici poteebbe gid risalire alla meth del 1478, allepoca della stesura del Pactianae coniurationis commentarium’ quando lo scrittore affronta, per Ja prima volta, se pure nel registro di apologia delle ‘ ragioni’ medicee, il nodo politico dell'opposizione al governo ¢ ne ticava, con un profondo senso di malinconia, un motivo di meditazione e di ripensamento: « Tanta mutazione di cose’ mi fa spesso pensare alPinstabilita dell'umana for- tuna»? Una considerazione amara in cui si dilata la scoperta della pre- carieti della speranza affidata a una lettera a Lorenzo dell’estate 1477 «Tu m’avevi dato speranze; ma la speranza & sogno a occhi aperti .. A Lorenzo ho creduto; chi non crederebbe? E, se mi converr pendere, mi sari conforto che penderd da una trave d’oro ».* Gradatamente la mal conia si fa pit: intensa con la coscienza del proprio stato ¢ di condizi amenti sempre pit: pesanti. Da Pistoia il 24 agosto 1478 il Poliziano setive a Lorenzo: «Jo aspetto con desiderio novelle che la moria sia re- stata, per il sospetto che ho di Voi, e per tomate a servire Voi: ché con Voi volevo e credevomi stare; ma poiché Voi o piuttosto la mia mala sorte mi ha assegnato questo grado appresso di V.M., lo soppotterd, tumavsio.e la poesia del Poiian 1938, ora in Peine di storia letra foro 1900, pp. BL © sopattto Pp. 206217) e dala rence. Interpreted Te ie seabens aD. De Monsers, fo. Rinascinento my Wily 1967, to. 138136. Se 1 Stance rappresentena enon ‘onetasione toa un Heonoscento TEirvomo toro che pasa ta s-vagn fern. a cosines attayerso la parole, de postin, he eninge all veri e alfamore soto il seyno del Petraca «dolls Fomine dele ‘tfornaion a Spea i oobi, « nlleraente royscament det alone det scpnt or dese il proceso inven & il depiadars dell uomo, « een Pinto sella san’noeone supe, poeta» Presenato im prima persons» nell {sae congo mo ce, ue tbipae BY Come ha defaitivamente chat il Pero la data di composgone della Com siure son poh slg A delin'meth di agosto 1438. Cle A Portaano, Delle Eonaure det Patt (Conturtioniscommontaiu,a cira di Ax Bros, Padova 1958, poor ey in parila, pt 74 Ex tanta rerum eommutatione spe de humanse fortunae instabiltate som admonitas» (eh, b- 62). to dilla traduione di G. B. Picorst, Tra i poote il lowo, in Ricerche manic its p93. Litter leera legge all pp. TO ( Dalla « Favola di Orfeo » alla « Festa de lauro > 151 Gamvis durum nec levius fit patientia >? E. ancora il 20 settembre: « Se aecader’ qualche cosa, qualche volta, un poco dura e strana, mi sforzerd di tollerarla per vostro amore, cui omnia debeo >.” Alla malinconia ¢ ai tristi resagi si aggiungono, nel giro di pochi mesi, « solitudine », « dolore del Passato » « paura dell’avvenire », parole spia della famosa lettera del 18 dicembre a Lucrezia Tornabuoni: «Jo mi sto in casa al fuoco in zoccoli et in palandrano, che vi parrei Ia malinconia se Voi mi vedessi, ma forse mi paio io in ogni modo; © non fo né veggo né sento cosa che mi diletti, immodo mi sono accorato questi nostri casi! e dormendo € vesghiando, sempre ho nel capo questa albagia ... io affogo nella accidia, in tanta soli- tudine mi truvo! Dico solitudine ... imangomi solo e quando sono estucco dello studio, mi dd a razolare tra morie e guerre, e dolore del Passato © paura dell'avvenire; ...e muoio di tedio ».”" Malinconia, dolore e turbamento riaffiorano, in immagini di antica nitidezza, in una stupenda ode latina a Gentile Becchi, che Gerolamo Do- ato, ricordando di averla sentita recitare dal Poliziano stesso a Venezia, agli inizi del 1480, doveva definire « carmen aureum de sacrilega ac san- guinaria Juliani ctede » Gentiles, anim maxima pee mel Gormert iru sorte guid engri? Quid cori enimum lugobibus tes, Et me diserucias Simul vs, Gu migra guid nani Abiterase bono loetiiae dle ‘ads. subi. pectoris? Nam cum jam gelidos umbra reliquesit ‘Aris, non dolor bane perpetss Teo Mordicesve trhuntsllcitadines Mentis curague pervices® ‘Malinconia ¢ dolore, incertezza del presente ¢ del futuro nella situa zione politica e individuale orientano, tra il maggio ¢ il luglio del 1479, * In Prose volgariinedite ¢ pocse latine e grec edite ¢inedite di Angelo Am brozini Polio teecolte © ilustate da. Del Langs, Firenze 1867, p. 38 (Diora Jn po! ctato sempicemente per brevits De. LUMeo). ® Iai, p. 65 1 Tei, pp. 67.68. Lepistca del Dogato si Jegge in A. Pours, Opens ovis, a cary di Maier, Torino 1971, p- 25. E fr. B. Rico, Per d eantepsio di Girolamo. Donato, fs si eel "Accenla Nasonale det Lines. HUE i's Rend haem all eee» MX 4974, p- 393; In, Catalog e adiione del srt i Gholaro Donato bid, XL 1976" ad Node Ad Gentlem episcopum in, Dex. Lancp cit, pp, 260-261. Secondo i Del Lango Fede cero fa seta in quelfinvero malioconico del fatale 1478 (p. 260) 152 Maria Luisa Doglio Ja traduzione dell Enchiridion di Epitteto, offerta a Lorenzo come medi- cina dell’anima contro « tempi tanto duri » e affrontata, al di Ia del rigoroso cesercizio filologico, come approfondimento del concetto di liberta, alla ricerea di una libert® interiore realizzabile soltanto nel distacco dalle cose, nelFisolamento, nella rinuncia. Malinconia, inquietudine, dubbi, timore siglano, nel movimento patetico delliterszione, 1a supplica del 18 luglio a Lucrezia Tornabuoni dal confino di Fiesole: « Deh fate, per vostea £2, i spiare il suo pensiero citea al fatto mio; ... vi prego traccate il pensiero di Lorenzo, per vedere se io m’ armare da giostra o put da battaglia. .-To attendo a studiare. ... Raccomandomi a Voi; e vi prego mi raccoman- diate a Lorenzo ».!" Malinconia ¢ frustrazione, attesa ¢ delusione si av cendano, in una ridda confusa, fino alla partenza di Lorenzo pet Napol Malinconia, solitudine, povertd, nostalgia, ansia, affanni accompagnano Ie ptime tappe dellesiio dalPEmilia alla Lombardia al Veneto a Mantova Qui, su richiesta del nuovo protettore, il eardinale Francesco Gonzaga, per assolvere un obbligo del suo « grado », «in tempo di due giorni, intra continui tumulti », il Poliziano scrive il testo di una « festa » di corte, ‘uno spettacolo scandito su un preciso rituale di potere ¢ ossequio, magni- ficenza e meraviglia. Enon a caso, nell/immenso repertorio, sceglic il mito di Orfeo che rillette emblematicamente In fugaciti degli ideali umanisti, non solo quelli ‘ umani’, gia di Orazio e di Ovidio, Ia giovinezza, Ia bel- lezza, Vamore, ma quello ‘ eroico” di Coluccio Salutati, il « faber » della vita politica, « maestro » insieme della vita civile, inesorabilmente destinato allimpotenza ¢ alla sconfitta. L’annuncio iniziale della favola riporta alla consapevolezza di tale fugacita attraverso la figura di Mercutio, simbolo ingegnoso dell"indagine 1 A chs dla di Plano sie, « Hig enim urs et er, ature itl tone ad. magna quacdam semper acque anda exercitatge, et his tatn dutis tempor, gabe fe undigue fortuna exercendam acepit, maxime omnium conve: fist» Ma ia elassla & precedta ana dichiravione di principio a oxintamento della Tetua: « Nos ad te mane non lucemam Epietet, sed eins imaginem anim, quae malto plot lucie best, Lautent) mituimos >. E programmaticumente nellavviopistolare 5 delinea Himmaginc dian womo in lotta acerima con Ia fortana, servo, povetisino, che tuaavin «aud. dubitt ig sese amizum -netssimo apd. Graeoe disticho Ssieverare». Co dai Manuele di Epic nelle versione di Angelo Polano, cara econ preicione dl G, Rens, Milano 1926, nproposto ~ cone notava il Ga “tempt smaci'© con chiar iatento» (espetivamente dap. 60, 3%, 95), “Con pi sca fogs, nel Tepito ella = contesa>, il Polano a chiusa del Ueistola Pro Epictet, indszeta da Tiesle a Barolemo Scala il primo agosto 1479, Eafe, con Tobictiva dell conquista della propria liber», Is totale dediione gg sol re Hy“ enim, etn a Zora erin ifxarum ct phlosophie studi, ut am aos ipsos nobis, quantum HcatasSeramus » (ist, p."146). Lepstola & stata sipubblicata, con tradusione a fronts, nei Proscont lat el Quatrotento, «cua di E- Garin, Milano Napolt 1952, pp. 912925. WT Des, Lusco tit, p73. Dove si & mato in aperta disperasione il dgnitoso Hiserbo della fetiera a Loxenao del 6 mageio 1479 da Carer dopo la cacclata da CGaggivolo «per comandamento i madonna, Clarice»: 88 10 ho poca ventara ‘seit, nom & pero che sompte non vi abbi sevito con quanta fede ho avuta » eis p- 1) Dalla « Favola di Orfeo » alla « Festa de Jauro » 153 filologica, dellinterpretazione, dell’ermeneutica, rivelatore della conoscenza segreta o ermetica.® Cosi come i pastori Mopso, Aristeo, Tirsi riportano, nicl solco di una lunga tradizione da Virgilio a Dante al Sannazaro, a tre differenti tipi di intellettuali, di cui Vultimo, Tirsi, risulta del tutto alli neato: al servo wa bene ubidire, gamit 8 it conan aso toon Toto che gi pi sappo assl che nol me base guard le aeche Buch (0 1427 Indicativamente, alla comparsa dei pastori segue Papparizione di Orfeo che canta in latino versi « in onore del cardinale mantuano ». II necessario tributo encomiastico, di rara preziositA stilistia nef raffinati intarsi della saffica, se da un lato viene staccato dal contesto per Puso di una lingua diversa,” dallaliro viene legato allallegoria dalla minuta didascalia che lo precede: « Orfeo, cantando sopra il monte in su Ia lira © seguenti versi latin, .. fu interrotto da uno pastore nunciatore della morte di Euriice ».* Alllo ‘stesso. modo, dopo Vesplicito accenno di Proserpina: « in questo regno / ... in nostra corte / » (vv. 290-291) che suggerisce Videntitt Plu- 'S Cf. Pratown, Cratilo, 407 ¢ Maczonto, Saturnalia, I, 19, 79; Ystoro, Etimo- logias, VIL, 11, 49; Boccaccre, Genealogis, XII, ©. Sui visvolt guratvi si veds'A. Chastin, Le myibe de le Renaissance, 1420-1320, Gentve. 1969, pp. 179-186, Histoire de Mercure, ‘Nellfemblema IC dell'Alciati ARS NATURA ADIUVANS, al di sotto dellnci sione compaione i veri: Uc sphuera Fortuna, cubo sic insidet Hermes: ‘Artibus hic, vats casibus illa piaest. Adversus vim fortunae est ars facta; sed artis ‘Cum fortuna mala est, saepe requirit opem. [Nei Commentaii, sulla scorta di Galeno dell'clesia de Fortuna di Filippo Beroaldo, ‘‘ubi clus mutationem et nomina graphice depingit», il cubo di Mercutio, «bo: hharum disciplinarum pracses et inventor, viene conttapposto, come simbold dea Solidita dellarte, al globo della Fortuna (A, ALciAtl, Emblemate, cum commentais CMinois Patevid 1621, pp. 414417) 16 Cito dal testo a cura di V. Pexxicons, in Antolopia della Letteratura Italians, dizetta da M. Vitale, vol. 2, 1 Quattrocento\e il Cinquecento, Milano 1966, pp. 777791 1 Nella Jettera a Catlo Canale, il Polizano dice di aver «composta» In favola “in ao wpe oh dig sprint malo fee tea © 1 Proprio questa didaccalia & per il Pirrotta la prova di . 689, Ma eis nelle note al Tilosirato il Branca tlevava: « Sembra anticipazione Fiuazioni polisianesche ». (G. Boceacero, Tuite le operc, a cura di V. Branca, vol. 2, Milano 1964, p. 849), continuo processo di elaborazione delle fonti non implica sofo una tecnica abi lissima ‘di scomposizione e ricomposizione; wpa crea, nel contesto della favola © del ‘agovo mito, una figura emblematica, modello"vsivo™ 9 illustrazione didascaiea, punto i sferimento per discon, allusion, desciioni e varlazioni successive, figura che, se entsa nel. problema pittricg della poesia del Poliiano, ne_attesta ‘ancora «Vade- fenza concreta a un modulo di carattere squisitamente figurative ». (Cie. G..C. Ox, Valori figurativ’ nelleducezione poctica del Politigno, in « Rinascimento », X, 1959, pp, 197-220 c,soprattuti, Disegvio « composizione nel Polisiano, in « Lettre Ttaliane », XIV, 1962, pp. 170-189, 1 Cle, Emblemata. Handbuch zur Sinnbildkunts des XVI und XVH Jabranderts hsp. von A, Hinacct-A. Sctone, Stuttgart 1967, col. 1800 (e anche 1796.1809). Finora ron ® possibile determinare con esattezza Ia data dellemblema, che risale presumibil ‘mente ap ultint decenni del Quattrocento. E perd interessante notare che tra Te fonti del vers, al di sotto del tiquadro figurato, viene indicato Pausania, autore caro al Polina, sulla cul scorta ‘Salvatore Sets nella sua dotticsima indagine ieonologica hha dimostrato che la Venere delle Starze & la Venere Celeste, come conferma ulte- Hormente la teritta CITAREA in un'inclsione dellneanabolo fotentino delle Seanze, dove compare Tulo inginocchiato davanti ad uy altare con ramoscelt ardenti, sormon- taro da una divinita armata e con la sertta CITAREA, scritia che non & tn errore Aovuto alla confusione con Pallade, ma una nota espicaiva del'inslita rappresenta: ione i Venere in armi. (Cit, 8. Servis, Citarea "Su un'imprese di broncont' 10 ‘Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», XXXIV, 1971, pp. 135-177). ‘Per alts via Mipotesi della raligutazione di Orleo in bilico sta fostia © morte trova sicato avallo nellinterpretazione di V. Branca delle Stonse come irionf dela Fortuna, della Motte © del Tempo. Cit, V. Branca, Tre nove poliiance nelia miscella nea Letieratura e critica. Studi in ontore di Natalino Sapegvo, vol. Il, Roma 1975, pp. 207-225 e, in specie, pp. 218-223. ® Da Giobbe, 13.25 Contra folium quod vento rapitor a Isaia, 32. 2; 41.25 57.13; 646 Et cetidimas quasi foliom univers % Nella «terrible conclusione dello sparagmés (stracciamento) del tracio can- tore», S- Orlando ravvisa ‘untanalogia con lo scempio di Peateo. nelle Baccant? di Euripide e vede in « questa strordinaria imitatio compendiars della tragedia greca» Dalla « Favola di Orfeo» alla « Festa de lauro » 157 Pudio finale del sacificio a Bacco. L’ebbrezza del vino (« Questo monte Bita intorno ») con Fabbandono della ragione («e 'I cervello a spasso va ») nell’orgiastico delitio rinvia alle teorie di Ficino e di Pico della Mirandola sullestasi dionisiaca, Iuce per penetrare oscuro ¢ V'incomprensibile.” In tun ultimo esempio di veriatio, allcgloga, all’iillio e al dramma succede il dititambo che chiude Ia favola tra i due estremi di Mercutio, acuto interpres secretorum e Bacco, facolta soprannaturale di illuminazione del- Vocculto. La consapevolezza di una privazione ineluttabile, in balia della «fortuna crudele », con Ia metamorfosi da eroe a vittima, conduce al ter ‘mine di chiarire Poscuro processo, ma non sub specie philosophiae secondo i dettami neoplatonici,® bensi sub specie philologiae attraverso la rappre- sentazione sulla scena eli un teatro costruito esattamente alla maniera dei teatti antichi® e riconnesso quindi alloriginario culto di Bacco e allidea di dramma come enigma dell’esistenza umana. La mancata recita mantovana nel 1480, dovuta a citcostanze rimaste sconoseiute, ¢ Finesistenza di prove di successivi allestimenti®? possono 1 «momento pit sto dell'Orfeo. (S. Onuaszo, Nota sila «faba di Orfeo» di ato Nota 2 ‘Anas Besa, in'< Goma Soseo Gels Leno eam, LXXKTT 1865, on’ S0504 27 Cfr. M. Ficino, Opera, Basilea 1561, p. 1013. G. Prco, Conelusiones (1486) in Opera na eon wha premise B Gain, fot 19H), wal: 1 (Srpe i eon! sess gn 1572 alla pe 109. B anche Hepp a G, Drea, Be bom rites Hetspan: Beenie 3 mio sea tk Ey Garin, rence 1945, 260 Etienne? fo Simous el 188. 3 Garin ha pi dimostte irefoabllmente i ditacco del'ukino Potisiano da neoprene Henin che Heats prelominaa’e che ave alo pene Sppomle dle ase Lomo: (CE Gant Ponte U2 Pane Sp 3 ® Com noto, il teatro dei Gonzaga fu eostrito fea il 1470 © il 1471. Cir. G. B. Picorrs, Sulla date dell’« Orfeo » e delle « Stanze» cit, in op. city pp. 104105, ian BECeRg poN St vane sceni a use rappresnasone le vate roach iat e font delepoca, mast ha unicamente notizia di progetti tentativi di realiz: ations. Leonardo stesso. Milano fx indotto # stadiarse In messa in ecena (cf Prous, La macchina teetrle per I'« Orfeo » del Policano, nel vol. Studi vincian, Genve 1957, pp. 90-97) Tra quant srisero sulla « possibile messinscena » della festa mantovana, mi Ik Imito a rigordate, oltre alle note pagine dell c del Del Lanro, Tintroduzione di E- Nunta Av PoLtziano, L’Orfeo e le Starze, Strasburgo 1911, che, por senza ins sere sulla «recta ny immegina a «soena stabile »!-«rapresentava una, eampaga presso la fonte, per il dlalogo pastoral, e-un monte .. in una eaverna, forse. nel Monte stesso doveva apritsi la vista dell Inferno, Ia quale... dopo che Orfeo s volta ‘pa ammonito ch’s vana ogni preghiera, doveva richiudersi, e sulla seena Selegoga of sgoaeea Hae BOO ‘Anche E. ‘Tenesca, La rappresentasione @Orfeo ¢ la Tragedia dOrfeo, in ‘. (Nasrci, w. 2122; 31. Gheo dalla tadutione: det Poot latni del Qnattocento, a cara di’ F.Aroald Le Guaido Ross, L: Mont Sabla, Milano Napoli 1964, pp, 10921093) Come notano V. Branca cM. Pastore Stocehi nella fondamentale Introdusione cic lt Centre secinds Wt otsno wal «dre sppaigato ilevo alla wa fe Siuln son perseveranan nel ritmo poesia Slologia, dally giovinesa fino» alle « pagine siteme; e vuole tichismare: pid eherpicamente © suggertivamente fa. necessith Gh ar SSuversere queste due ativith» pela dioinato, Vole «elevate programmaticmente, Soll soglie Wella nuova oper, inno alle pit elevate cxpresion! insieme di flologia edi poesia, In dibrntio @ la conlectara» (p. 47) Non ao mi eb primo etl dile Centre sectnd ol oe. con i sito ci Eseilapo, «che pictosamentessccolse le membra striate e disperse df Tppo- Tito tidede fore, con it sua parte diving, nuova vita © nuovo splendore. Un tito che si oppone ¢ quell di Orfeo in un'anitest emblematica. Allo ecempio e allo strac ‘iamento dl cadavere del poctasucced, in un totale eapovolsimento i seg, la «re Stiterione dei monument feerar nella loro forma igtepta in ua « impegno di de Gisione quasi erica agi studi», Con la iologie« pud imporsi on come" letterstura” ma cone ntodeone tte ie cipine alle ncenze ene «meta supeno ex cellegare.e Fdarre in etto senso Unit ogni espessione della vicenda wmana », ‘eienza prliminate ¢ implica a opol sapere, sia filosotic che praio, sia letertio She siento 0 teonico ms Us, ps, 37, 38). 160 Maria Luisa Doglio fico, esce a Bologna, a cura di Alessandro Sarti, Orfeo, gid noto © ammi- rato dovunque.” L’epistola, forse inviata prima del 1483, a Carlo Canale, che gli aveva chiesto il permesso di stampare la Favola, denota, al di 18 delle cadenze retoriche di un formulario ormai codificato, non soltanto tun cesto tipo di disprezzo per le « cose vulgare », con Pinnato scrupolo dell’« imperfezione », ma un persistente senso di tristeza che traspare, a distanza di tempo, dalPaccenno a una creatura « pit: tosto atta a dargli malinconia che allegrezza ». Allnsegoa della malinconia, segno di una profonda crisi, nasce nel 1480 il primo testo del melodtamma rinascimentale,® riproposto emble- maticamente, con il mito di Orfeo, in altre epoche di-ctisi, di intellettuali ¢ di istituzioni, da Monteverdi (1607) a Gluck (1762) a Casella (1932). Ma oltre ad essere un primum, la Favola del Poliziano resta un wnicunt cestremamente importante; a livello di storia letteratia, per la trasfigurazione del rigorosissimo studio dei classici in una poesia dove ogni parola, ogni vverso concludono un’antica elaborazione," e a livello di stotia del teatro per T'ideale di « spettacolo » drammatico della metamorfosi del poeta, cut si sostituisce subito e si sovrappone Videologia cortigiana dell'apoteosi del Principe Nel giro di soli sei anni lavvenuto trapasso & documentato puntual- mente dalla Representezione di Phebo e di Phetonte,® un atto unico in sequenza aperta attribuito dal D’Ancona al fiorentino Gian Pietro della Viola, autore anche delle musiche, ¢ recitato a Mantova per l'Ascensione » Clr, V, Punuconr, Le tradizione manoscritta dell'« Orfeo di Angelo Pol iano, in Studi di varia untanita in onore di Prancesco Flora, Milano 1963, pp. 362371 ‘Ai codici conoseiyti si agpiunge ofa il Tondinese Additional 16438 del British’ Museum, fepnelato da A, Tissot Bravenurs, Un novo testimone det « Cofalo » di Niccold a Coreggio, in. «Giornale. Storico della Leweraturn Taliana », CXLVIL, 1970, pp, 390402. cfs. ora D. Devconno Braves, Note sulla tradizione delle « Rite {dei Poliziano, in « Rinascimento > 6. II, XV, 1975, pp. 6188. «L/Opéra avont FOpéra», secondo il foreanaxo slogan di R. Routan, Mae siciens dauirefeis, Paris 1908, pp. 2131, oppure «Vepigrate commemorativa di un {fatto musicale irimediabilmente perduto » secondo N, Purgorta cit, p. 13. 1 Chr, E, Gann, Liambiente del Polisino eit, p. 38. ® Nel manosertto della Biblioteca Comunale di Mantove (AIV.30, ce. 371-450) zeca anche i iol di « Represensanione di Phebo et di Cupido » e di « Representazione ‘4 Deine» secondo la letone del explicit, Seppalats dx A, D'ANCONA, Origin! del tot to italiano, Torino 1891, vol. Il, pp. 350-331, tu pubbliata a cuta di A, Solertt, Firenze, 1902, in un opuscalo ei Gento esemplati per le nozze Tedeschi Cavalieri, cal titolo Reppretentaione dt Pebo e Pitane o ai Dafne: e suecessivamente, a cura di Es Facewout, Mantova 1959, in una strenna del « Bolletting Storico. Mantovan0 >. Il codice che la contiene, miscellanco dei secoli XV e XVI (su cut cfr. P. O. Kaustuten, Iter italic, London Leiden 1965, vol. 1, p. 272 ¢ N, Da Conae0st®, Opere, a cua di A. Tissoni Benvenut, Bari 1969, p. 336) & particolarmenie interes sante per la silloge di esti a destinanione testrale (dalla « Reppresentasione di Orfeo” A « Certamen inter Hanaiblem et Atsxandrum oc Scipionom Africana » i PRO Lapacino) e per la racolta antologica di composizioni di autosi vatiamente legati corte dei Gonzaga, dal Tebaldeo a Niccolo ca Corregsio, da BernaeJo Belliniont ad ‘Antonio Cornazzano, dal Boiatdo a Castellano Castellani, Dalla « Favola di Orfeo » alla « Festa de lauro » 161 del 1486, con una solenne replica, nel novembre del 1489, in occasione i una visita del Duca di Ferrara. Il concetto di cetimonia di celebrazione, sottolineato dal sintagma Fe- sta de Lauro con cui Gian Pietro della Viola designa il suo « libretto »,M ‘mentre rimanda alla grandiosa macchina organizzativa gia perfettamente in ‘grado di allestire « moresche » ¢ balli a coronamento della fabula, identi- fica il fulcro dell’azione scenica nella metamorfosi di Dafne in « laut verde 7 Che mai per tempo alcun suo color perde ».* Un mito, questo, non pitt iconducibile allamote infelice di Apollo, né alla simbologia della pas- sione non corrisposta, nell'antitesi « ardente face » « cor ghiacciato »," né alla equivalenza verginitiliberta (« Della mia liberti non mi far niego »),* ma ricuperato in funzione di storia dellalloro, nato al sole della poesia, «trionfo e gloria di poeti », per divenite « Corona degli imperi ¢ Cesat licti »,* in quella traslazione attestata nel penultimo decennio del Quat- trocento non solo nelle « notissime imprese » del Magnifico (dove T'iden- tit Lorenzo/Lauro rispecchia Ia coesistenza del politico e del letterato, del posta ¢ del reggitore di Stato nell'unica eccezione vivente),” ma in © Clr, sempre D'ANCONA it, p. 352. “In ung lettera da Milano al marchese Francesco Gonzaga, riportata dal D’AN- cons city pe 33l: «O° inteso per una letera di VS. come quella mi chiede la Festa ide Lauro, B pit tempo fa che pers el libreto fl a Manvova, W quale poa stizeavo, pet fiver animo sleomporla © forila in altra manera, pesché simili vers feel molto presto mal misurati, che ora mi vergogneria che dime uscissl simi vers 4 Non avendo poruto zeperie il testo stabilito da E. Faccili, cito dalledzione ‘cura di A. Souentt, p. 8. Iluzo opuscolo ¢ un dono di Rodolfo Rehier alla Biblioteca ella Paco di Lettere dellUniversitd di Torino, 4% Ii, p. 17. © Wi, p. 18. Ti, p. 20. © Per Ie imprese di Lorenvo, poi ustte dai Medici delle generazioni, successive, cts. P, Giovio, Rapionanento sophd't motte discgni dare e d'amore che comune ‘mente chiamana impreze, Venezia. 1556, p. 10 € pp. 3039. fas della trasasione sono documentate dallemblema CCXI, LAURUS, dell’Al- ati dove il lemma & formato, eccezionalmente, di due epigrammi: Pracscia venturi laurus fere signo salut; Subdita pulvillo somnia vera fact. lind Debetur Carolo superatis laurea Poenis Vietrices omnent tall serta coma. Nei Commentari vengono dapprima ilusrati i significa: di « Laurus vatcinii, nota » €¢« Item victoria», con Ia precisazione: « Secundum epigramma indicat Carolo V vieio Flam ‘Thunis refereate lauteam coronam debeti quam seiumphantes antiquitus gests ant», Segue quindi, attaverso it vagiio minutissimo dele font, La dotta esplicasione sla aon To croologicamente net momendt pacar «Lau plare denote Ue ex his duobus epigtammatis patet. In primis Apolini deo vaticinio sacram, esse, fordrorumaue habete practensione quandsm vulgo cfedivum est .. Laurvs pote data n, con Tobiesione della scelta delfedera a onore ¢ distinzione precipua: « poctae sb hredeeam wibuunt, asborem infrugiferam sologue virore perpetuo eelebrem, .. Deinde 162 Maria Luisa Dogtio tutte le pitture eseguite per li Sforza, gli Este, gli Aragona ed attestata proprio nell'ambito mantovano dai fregi ornamentali della Camera picta e dalla profusione d'alloro nelle nove tele del Trionfo di Cesare che il Man- tegna dipingeva nell'agosto del 1486 e che « molto ... piacqueno » ad Er- cole d’Este.® Proprio perché il fulero della festa & la glorficazione del lauro, Pan- nuncio della metamorfosi compare fin dal prologo dopo Vannuncio dato da Mercurio: Signosi attenti: el fu gid un serpente Doppo il diluvio e fu Pheton chiamato:! Liiniziale caleo polizianesco Silenzio! Udite: e? fu gi un pastore, figliuol d’Apollo, chiamato Aristeo; (w. 12), connota Penorme divario tra Ie due favole, subito evidente nella figura di Mercurio, semplice nanzio © messaggero di Giove, che narra la trasform: zione commentando lo stupore di Febo, « ammirato guardd le fronde ¢ i rami / E sempre poi le amd d’amor servente »:" Al racconto segue Ia com- parsa di Febo tra ninfe e pastori con Ia scena dell’uccisione del serpente, articolata in quattro quadri: la preghiera di una ninfa (« Libera i! mondo laura et smolum saa clasps Este deniue lars vcore et tam Apso ate, Sg a Nona can poms seme seo del Quatoento a ite a um, mat meafo nea aihistane imbue Ge poets, Als tiene cron ane a sostituisce nell’iconologia il cigno, « antichissimo geroglifico del poeta ¢ del musico », {Soe tstinone Tenblena CERN e INSIGNIA ROLTARUNE della) a ca Fete ta te Tons esas lute Poi ibs Vil oa ier, ea at torte! Cro pen sy ee ai Mess fats aa rutee Phebe tas’ Sac tou ge a cat opal. Qui ig ee Wace aa ata perc Pt de es mee Deptt? Uae OUR Pocnoinuns Opens onbia ed Sew Lap. 97 EE Sta hos: dt Comat do aon a i Pane ro dee oon cree gern Sens pike. ane a Orpheum Cope un, fm molesbus tole atop exrssiaet via homine, food eat, ct, Ie See, moti specem CALA cy Bh. BT sapeatp. 78 Sul_versante delle arti figurative un intento programmatico di glorificazione del ‘aro lng Ta sats conbosina dela tarda pale Defoe dno del Po ii he scndo un sulle! fe eeguta vintteo {48S secondo ae, vse om onan uaa per aaa ei aoe poco want HS (Ces Frou Poll hin a8 pp Zi0T % Clt A. Maven, Ctlogo dels mots, 4 eure a G. Pacegon, Vena soon, sp Sat B acis Glebe tt the ete eSate dapetan ah ote i Cac ul Senta foene tne ame sei per tea corte ae SSots Ci. Kstnese Auer Mences, Bein TOs, pe 96 Eu, Seer des 7 a