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Catullo e Saffo a confronto: la fenomenologia della passione amorosa

(fr. 31 di Saffo e Carme CI di Catullo a confronto)

Data l’universalità della fenomenologia del sentimento amoroso descritta, il fr.31 di Saffo, una delle voci
poetiche più importanti e rilevanti della lirica monodica, l’ode è stata, nel corso del tempo, molto emulata e
tradotta. Fra le traduzioni originali e i liberi rifacimenti più celebri necessario e fondamentale è il riferimento
letterario a Catullo, tra i maggiori innovatori della cultura Romana del I sec a.C. Sono diversi infatti i
contesti socio-culturali in cui i poeti operano: Saffo attraversa, vivendo l’istituzione religiosa del tìaso, il
contesto socio-culturale del VII secolo. La poetessa era infatti la sacerdotessa del tiaso e preparava le giovani
donne al matrimonio, educando quest’ultime alla bellezza e alla delicatezza, all’educazione sessuale, poetica
e musicale. Catullo attraversa invece, vivendo il rifugio elitario dei poetae novi, giovani aristocratici del
tempo, il tumultuoso e inaudito I sec a.C. Egli, dopo aver ricevuto una completa e raffinata educazione sia
greca che latina, sceglie l’otium, coltivando un nuovo indirizzo della poesia latina che, rifiutando l’impegno
politico e civile, esalta l’io, la passion d’amore, la quotidianità e l’amicizia. Tuttavia il motivo conduttore fra
i due poeti è senza dubbio l’amore, l’eros. Operando un audace rovesciamento dei valori tradizionali, (Saffo
rivoluziona il codice dei valori Omerico e Catullo rovescia, quasi interamente il codice dei valori
tradizionali, il mod maiorum) Saffo e Catullo pongono l’eros al centro dell’esistenza e della produzione
poetica; come per Catullo anche per Saffo l’amore diviene l’unico autentico valore per il quale valga la pena
vivere. Tuttavia, sebbene l’amore sia il motivo conduttore che lega la produzione poetica dei due poeti vi
sono alcune differenze nella configurazione di quest’ultimo nella poetica dei due autori.

Catullo desidera porre accanto all’impeto e allo sconvolgimento della passion d’amore, un sentimento più
profondo e duraturo basato sulla fides e sul foedus e sull’affetto e sulla stima. In Saffo invece, come è
evidente in altri suoi frammenti, come ad esempio il Catalogo delle cose belle, emerge la concretezza del
sentimento amoroso. Sebbene l’impeto, la violenza e l’esaltazione del sentimento amoroso vengano descritti
magistralmente, l’amore resta comunque legato alla funzione paideutica e pragmatica del tiaso. Nei due
componimenti dei poeti è necessario enumerare alcune differenze derivate dall’esito stesso dei due
componimenti. Catullo ne traduce fedelmente e propriamente, con l’endecasillabo saffico, solo la prima
strofe del componimento. Come Saffo, anche il poeta latino contempla con stupore ed inquietudine l’uomo
che siede di fronte a sé. I due lirici sottolineano infatti la divina superiorità e la beata serenità dell’uomo di
fronte al sentimento amoroso. Dalla prima strofe emerge dunque, come una telecamera accesa su i due
amanti la visione d’amore. Attraverso un percorso, ancor per poco contiguo, nella strofe successiva emerge
invece la sensazione d’amore. Saffo elenca, attraverso un “climax ascendente” la fenomenologia e lo
sconvolgimento fisiologico del sentimento amoroso utilizzando un lessico specifico, proto-medico. Allo
stesso modo Catullo enumera gli effetti nefasti della passion d’amore imprevedibile ed incontrollata: la
lingua s’intorpidisce, per le membra si diffonde una fiamma sottile, le orecchie tintinnano d’un suon interno,
si coprono gli occhi di una doppia notte.

Evidente, affinchè la fenomenologia dello sconvolgimento sia visualizzata dal fruitore, l’utilizzo di figure
retoriche di suono e di sigificato: il fonosimbolismo, l’alliterazione, la metafora. Diverso è l’epilogo del
componimeto, alla cruda rappresentazione di Saffo che nella quarta strofe scrive “ Sono più verde dell’erba,
e poco lontana da morte sembro a me stessa”, Catullo oppone un rigido ammonimento a se stesso ed un
esteso riferimento al contesto socio-politico in cui vive. Condanna l’otium poiché ritiene, dopo una profonda
analisi dello sconvolgilemto psicologico del sentimento amoroso che sia la causa della rovina non solo del
singolo individuo, ma anche della società.

Il discrimine fra i due poeti risiede dunque nel diverso e lontano modo di viver l’amore dati i diversi canoni
comportamentali e morali a cui sono legati. Tuttavia inaudita e chiara in entrambi è la scoperta della
soggettività dell’amore. Saffo e Catullo inaugurano dunque, l’una in Grecia, l’altro a Roma, la stagione
dell’individualismo.