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cover garbarino.

qxd 22-02-2012 18:31 Pagina 1

Antonio Aloni, Andrea Balbo, Guglielmo Ballaira, Carla Bazzanella,


Elisabetta Berardi, Lucio Bertelli, Federica Bessone, Edoardo Bona,
Guido Bonelli, Alberto Borghini, Alice Borgna, Antonella Borgo,
Tanti affetti in tal momento
Claudio Bracco, Patrizia Cancian, Alberto Cavarzere, Sergio A. Cec-
chin, Gioachino Chiarini, Bruno Chiesa, Giovanni Cipriani, Lellia
Cracco Ruggini, Michele Curnis, Luciano De Biasi, Chiara de Filip-
Studi in onore di Giovanna Garbarino

Tanti affetti in tal momento


pis Cappai, Rita DeglInnocenti Pierini, Concetto Del Popolo, Do-
menico Devoti, Paola Dolcetti, Winifred Farrant Bevilacqua, Paolo
Fedeli, Marco Fernandelli, Laura Fiocchi, Pierpaolo Fornaro, Ales-
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Moretti, Giuseppe Noto, Luigi Piacente, Emilio Pianezzola, Paola Pi-
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Rizzuti, Alessandro Roccati, Elisa Romano, Giovanni Romano,
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Raffaella Tabacco, Ruben Riccardo Trevisan, Francesco Trisoglio,
Ugo Ugazio, Valeria Viparelli, Barbara Zandrino

a cura di
ANDREA BALBO FEDERICA BESSONE ERMANNO MALASPINA

ISBN 978-88-6274-308-2

In copertina:
Il trionfo di Dioniso, particolare,
Museo di Sousse (Hadrumetum),
120,00 Edizioni dellOrso Tunisia. Foto collezione privata
Tanti affetti in tal momento
Studi in onore di Giovanna Garbarino

a cura di

Andrea Balbo, Federica Bessone, Ermanno Malaspina

Edizioni dellOrso
Alessandria
2011
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15121 Alessandria, via Rattazzi 47
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del 22.04.1941

ISBN 978-88-6274-308-2
MARCO FERNANDELLI
Problemi dellintertestualit: qualche esempio virgi-
liano (ecl. 2, 12-13; Aen. 4, 23; 1, 88 ss.; 1, 500-504 e
4, 143-150)

1. PAROLA DOTTA E INTERTESTUALIT

Intendiamo comunemente con doctrina linsieme delle componenti clte di un


testo letterario antico o tardoantico oppure la ratio secondo la quale esse sono state
trovate, unite e cos affidate allapprezzamento del lettore esperto. Lintertestualit in-
vece rappresenta, di tali componenti la dinamica interazione allinterno del testo che
le accoglie e le trasforma; e la stessa prestazione dialogica di quel testo, complessiva-
mente inteso, nel sistema della letteratura1. Nella prima parte di questo contributo
svolger sermo merus alcune considerazioni sullintertestualit e su certe sue im-
plicazioni di ordine culturale e didattico; nella seconda, invece, entrer nel merito di
quattro problemi particolari che la tessitura dotta della poesia virgiliana pone al critico
di oggi.
Nellambito degli studi classici, il metodo fondato sulla premessa dellintertestua-
lit si present contestando due tradizioni critiche, e quasi due abiti mentali: (I)
Quellenforschung (e il suo correlato storico-letterario, lidea di influenza), al cui con-
ferrismo il nuovo metodo opponeva la necessit di valutare il modo come il testo
ospitato lavori nel testo ospite, o meglio: nellorganismo, nella costellazione di senso
di cui viene a essere un costituente2; (II) psicologismo, il ricostruire lintenzione del-
lautore, ci che era implicito in interpretazioni della letterariet gi inclini a definire
un complesso di funzioni, ma ancora pendenti dal presupposto dellautore-soggetto,
come quelle di Pasquali o di Thomas3. In uno dei rari contributi di tono socievole che
pu capitare di leggere sulla teoria dellintertestualit, Barchiesi e Conte cos si espri-
mevano:

1
Questa larga, e informale, definizione contempera in s le tre anime della teoria dellin-
tertestualit: Saussure/Kristeva; Bachtin/Kristeva; Tynjanov/Genette (questultimo il filone
che forse pi ha influito sui classicisti italiani): cf. A. Bernardelli, Intertestualit, Firenze 2000,
pp. 1-25, spec. 24-25.
2
Cf. G.B. Conte, A. Barchiesi, Imitazione e arte allusiva. Modi e funzioni dellintertestualit,
in G. Cavallo, P. Fedeli, A. Giardina (edd.), Lo spazio letterario di Roma antica, vol. I, La pro-
duzione del testo, Roma 1989, pp. 81-114.
3
G. Pasquali, Arte allusiva, LItalia che scrive 25, 1942, pp. 185-187, poi in Idem, Pagine
402 MARCO FERNANDELLI

Per la sua maggiore ampiezza [scil. rispetto a arte allusiva] si andato affermando il ter-
mine onnicomprensivo intertestualit. Esso ha il vantaggio di cogliere oggettivamente e
empiricamente il fenomeno della compresenza di uno o pi testi in un altro. Non a caso
il concetto nasce quasi come implicita risposta e contraltare a intersoggettivit: come
a dire che in letteratura non ci si pu affidare solo a un dialogo fra soggetti, ma bisogna
ammettere lesistenza di un sistema formato da rapporti fra testi. Il vantaggio che ra-
gionando in termini di intertestualit non si esclude ci che imitatio o arte allusiva
sanno cogliere, e ci si adatta a comprendere molto di pi. Per esempio, lattivit coope-
rativa del lettore che il testo prevede vi compresa allo stesso titolo che la trasforma-
zione dei modelli operata dallautore4.

Se questi sono i vantaggi del ragionare in termini di intertestualit, tre almeno ne


sono state le svantaggiose conseguenze, che qui indicher sommariamente e come fe-
nomeni tendenziali.

I. Intertestualit entrava negli studi classici come parola ideologica, che indicava un
preciso fenomeno letterario implicando una certa visione generale della letteratura:
ora, proprio la variet dei fenomeni che denominiamo intertestualit (termine onni-
comprensivo) ha annacquato lidea che fondava la prassi critica, mentre abbiamo ge-
losamente conservato, e anzi nutrito, il linguaggio scientista nato insieme con la teoria5.
Cos da un lato uno specifico linguaggio tecnico si trasformato in un gergo di settore,
poich divenuto normale per i filologi classici indicare con lidioletto dellinterte-
stualit anche oggetti isolati e analizzati con metodi tradizionali; dallaltra comune
trovare sulla stessa pagina, quali strumenti della medesima analisi o argomentazione,
parole che rappresentano visioni della letteratura tra loro incompatibili, come quando
il lessico critico tradizionale della letterariet (modello, imitazione, allusione, evoca-
zione, il poeta qui riprende / varia / corregge / parodia etc.), tutto psicologista e in-
tenzionalista, entra in relazione di sinonimia con il lessico specialistico che pretendeva
di sostituirlo in blocco, e per meditate ragioni. Cos, dato che una parola vale laltra,
o quasi, soprattutto le conquiste pi sofisticate della teoria dellintertestualit soffrono
di questa tendenza alla generalizzazione: il caso della distinzione tra ipotesto e inter-
testo (che il complesso dei testi trasposti o trasformati nella nuova costellazione di

stravaganti, II, Firenze 1968, pp. 275-282; R.F. Thomas, Virgils Georgics and the Art of Reference,
Harv. Stud. Class. Philol. 90, 1986, pp. 171-198.
4
Conte, Barchiesi, art. cit., p. 87. Corsivi miei. Particolarmente rigorosi sul problema
dellintenzione dellautore, D. Fowler, Intertextuality and Classical Studies, Mat. Disc. anal. testi
class. 39, 1997, pp. 13-34 (uno degli interventi fondativi del cosiddetto New Latin); L. Ed-
munds, Intertextuality and the Reading of Roman Poetry, Baltimore-London 2001, spec. pp. 19-
38; per una distinzione tra intenzionale e conscio, W. Fger, Intertextualia Orwelliana:
Untersuchungen zur Teorie von Intertextualitt, Poetica 1989, pp. 179-200.
5
Tra i noua mostra segnalo gli incredibili modellizzare/modellizzazione.
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 403

senso), frutto di una riflessione esigente sulla nozione tradizionale di modello6. Una
soluzione intermedia, a tutti ben nota, era quella della premessa metodologica, che
consentiva almeno di separare il consenso alla teoria dal tradimento nella prassi, pas-
sando, nei casi di maggiore lucidit, e arguzia, per la formula citazione del teorico +
andiamo ora al testo7. Ma non se ne sente pi il bisogno.
II. Poich la teoria dellintertestualit complessa nei concetti, presentata in ge-
nere in un linguaggio arduo e difficilissima da acquisire alla prassi critica rigorosa, fa-
cilmente essa si fa glossare da teorie parenti (ermeneutica letteraria, teoria della risposta
estetica, decostruzionismo, teoria narratologica, soprattutto del punto di vista), e cio
da teorie la cui carica apologetica nonostante la dominanza acquisita gi da gran
tempo pi viva e riconoscibile per la cultura comune: sono coloro che ancora fe-
steggiano con Julia Kristeva, a una tavola sempre pi affollata, un certo lieto evento del
19698. Per ragioni intuitive, lassunto del dialogismo dei testi nel sistema della lette-
ratura ha promosso la sostituzione, nella pratica didattica e quindi nella formazione
degli studiosi, di un contesto con un altro, del quadro storico della societ cui lautore
appartiene con il quadro poniamo del genere letterario in cui il testo si iscrive; o
con la cerchia dei dotti, omologhi per cultura allautore, presso i quali il testo desti-
nato a circolare9. A proposito dellultima considerazione, chiaro che quanto pi il
pubblico assomiglia al poeta, tanto pi questa societ si fa puntiforme, e tanto pi un
rapporto tra soggetti si fa interpretare come un dialogo tra testi. In questo modo, per,
appartenendo ci che si legge a un ambiente cos omogeneo, e quasi rarefatto, come il
genere o lorizzonte dattesa dei dotti, linterprete sensibilizzato a cogliere e a mettere
in valore lintenzione del testo, e la sua differenza. Tutte le persone ragionevoli sanno
bene che oggi questa sensibilit una ipersensibilit; e che la differenza si coglie sem-
pre a suffragio di una tesi gi data, quella del segreto anticlassicismo dei classici, i quali
sono grandi in ragione della loro capacit di contraddire dallinterno della loro opera
la propria fama prior (questa una vecchia tesi, a dire il vero: le idee di ambiguit e iro-
nia, intese nellaccezione neocritica, fecero subito da volano, in ambito anglosassone,
allo sviluppo degli studi sullintertestualit)10. Ecco allora che lintertesto di un testo,

6
Cf. e.g. D. Gullentops, A propos de la notion dintertextualit, Urbino 1992, spec. pp. 1-22;
anche Conte, Barchiesi, art. cit., pp. 93-96 (sulla distinzione tra Modello-Esemplare e Modello-
Genere).
7
Un esempio particolarmente elegante di ci, direi, in M.G. Bonanno, LArtemide bambina
di Callimaco (a proposito di intertestualit), Lexis 13, 1995, numero monografico che racco-
glie gli Atti del Convegno internazionale Intertestualit: il dialogo fra testi nelle letterature clas-
siche (Cagliari, 24-26 novembre 1994), pp. 23-48.
8
Lidea di intertestualit come generazione del testo serve al telqueliano [i.e. il lettore della
rivista Tel Quel] per proclamare la buona notizia della morte del Soggetto. LAutore spir pi
tardi, nel 1988, tra le braccia di Roland Barthes.
9
Cf. e.g. J. Pucci, The Full-Knowing Reader. Allusion and the Power of the Reader in the West-
ern Literary Tradition, New Haven-London 1998.
10
Cf. Pucci, op. cit., pp. 7-14.
404 MARCO FERNANDELLI

inteso come fattore di polifonia, offre armi alla verifica sine fine di questo assunto.
Basta che nel coro delle voci intertestuali se ne colga una dissonante con il senso pub-
blico o tradizionale dellopera: sar allora chiamata disturbante (disturbing) e investita
a priori della massima importanza dallinterprete che ora, nella parola dottrina, fonde
contesto sociale, stile del poeta e componenti letterarie del testo, in realt occupan-
dosi solo dellultimo punto: il che gli consente o le consente di prescindere sia dalla cul-
tura storica dellopera sia dalla sua forma interna quale criterio di verifica
dellinterpretazione. Che inuitus, regina, tuo de litore cessi echeggi le famose parole di
un boccolo lagnoso e magniloquente disturba la seriet della scena virgiliana, ne de-
costruisce lunit emotiva, mina il significato stesso del poema che porta il nome di
Enea: e cos via. Si ha un bel dire con Barchiesi e Conte che in questo caso conviene
limitarsi a notare una differenza di registro [poich] i tentativi di leggere oltre si
sono persi in quella ricerca di intenzioni che [] appare pericolosa11: ma allora dir
lintertestualista radicale potevamo tenerci la critica delle fonti, primo; e poi basta re-
gistrare il dato (la voce dissonante), collegarlo ad altri fenomeni disturbanti e attri-
buire lintenzione non pi allautore ma al testo: si sar cos garantita quelloggettivit
che il metodo pretende. Il Virgilio oggettivato che oggi si legge, in effetti, un poeta
ellenistico di lingua latina (Clausen: Virgil was a Hellenistic poet, writing in that tra-
dition) o il Virgilio degli ovidianisti (Hinds: Being a reader of the Metamorphoses in
the mid-1990s [] I myself am naturally inclined to envisage a stronger Ovidian read-
ing of the Aeneid), cio il testo che, una volta trasposto nellintertesto delle Meta-
morfosi, ha rivelato molte delle proprie costruzioni12.
III. Infine: teoria dellintertestualit e tecnologia informatica hanno sviluppato una
simbiosi vincente. Degenerazione attesa: tutti i testi dotti sono centoni; centoni, del
resto, sono i nostri stessi cervelli.

2. DOCTUS VERGILIUS E INTERTESTUALIT IN VIRGILIO

Insomma: si parla molto dei meriti della teoria dellintertestualit, e giustamente;


mai dei vizi che essa ha introdotto nella cultura di studenti e studiosi, vizi che si ri-
scontrano nel linguaggio, nel metodo, nellidea facile della poesia. Concentriamoci ora
su un punto in particolare, ritornando alle parole di Barchiesi e Conte sullinterte-
stualit come superamento dellintersoggettivit. La cultura dellintertestualit ha avuto
innanzitutto il merito di potenziare e di affinare linteresse critico per il fenomeno della
letterariet; ma poi, divenendo un modo corrente di pensare e, ancor pi, di parlare,
e allentatasi la vigilanza della teoria sulla prassi, certi bisogni inveterati, profondamente

11
Conte, Barchiesi, art. cit., pp. 107-108.
12
W. Clausen, Virgils Aeneid. Decorum, Allusion, and Ideology, Mnchen-Leipzig 2002, p.
37; S. Hinds, Allusion and Intertext. Dynamics of Appropriation in Roman Poetry, Cambridge
1998, p. 106.
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 405

socializzati del lettore si sono rifatti strada nella ragione critica. Chi, da lettore, leggendo
Persicos, odi o Eheu fugaces o Intermissa, Venus (ma cito a caso), la pensa davvero come
Michle Lowrie (alla citazione segue il commento di Lowell Edmunds)?

Sono lieta di usare nomi propri come metonimie per testi: Orazio sta per tutto ci che
ci pervenuto sotto il suo nome. Non mi interesso invece allo studio della personalit,
materia dello storico e dello psicologo.
Per lo studioso per il quale Orazio una metonimia per i testi a lui attribuiti, il nome
del poeta divenuto ci che Foucault defin classificatore13.

Il primo bisogno di cui parlo il bisogno psicologico di pensare un autore. Ora


dir una pesante ovviet. Se solo una persona ha mai fatto o ascoltato un discorso,
scritto o letto una lettera personale, questo assetto intersoggettivo della comunicazione
umana si insedia nella sua psiche con una forza archetipica tale che dovr mettere anche
se stessa o se stesso tra virgolette per riuscire a pensare il nome di Orazio tra virgolette.
Questa operazione pu essere condotta con successo, mi pare, solo da parte del critico
che, nellosservare rigorosamente la sua deontologia postmoderna, possa e voglia fare
astrazione completa dalla propria attitudine di lettore; o del critico che lettore non
stato mai. Per molti altri come per me, quanto sopra detto e lidea che lopera darte
sia il pi volontario tra gli oggetti sociali (con ci che questo comporta) forma un mo-
dello antropologico invincibile.
Vorrei ora presentare quattro analisi, tutte relative allopera di Virgilio, in cui un
aspetto della doctrina del testo cio un elemento dellintertesto orienta verso
lazione, lintenzione e anche verso la psiche dellautore senza indurre per questo lin-
terprete, mi pare, allabuso critico. Sono daltra parte consapevole di quanto il mio ra-
gionamento, nella sua impostazione stessa, debba agli studi sullintertestualit.

I. Verg. ecl. 2, 12-13:

at me cum raucis, tua dum vestigia lustro,


sole sub ardenti resonant arbusta cicadis.

La nota di Clausen ad v. 13 rimanda a Catull. 64, 353-354 (namque uelut densas


praecerpens messor aristas / sole sub ardenti flauentia demetit arua), segnalando che il
confronto era stato gi indicato da Fulvio Orsini (Vergilius collatione scriptorum Grae-
corum illustratus, 1568)14.

13
Edmunds, op. cit., p. 35.
14
Cf. W. Clausen, Virgil. Eclogues. With an Introduction and Commentary, Oxford 1994, p.
68. Il testo di Catullo, che illustra la violenza di Achille in battaglia, riecheggia in Aen. 10, 513-
514 (Proxima quaeque [sc. Aeneas] metit gladio latumque per agmen / ardens limitem agit ferro),
dove laffinit di soggetto rispetto al modello promuove una nuova distribuzione e un nuovo uso
dei costituenti dellimmagine.
406 MARCO FERNANDELLI

Il prelievo linguistico, ritmico, iconico da Catullo palmare; congeniali tra loro i


due microcontesti (pitture di paesaggi assolati); eterogenei del tutto, invece, i macro-
contesti (le Parche cantano a banchetto le gesta future di Achille; Coridone leva il pro-
prio lamento damore in solitudine). Escludiamo una ipotesi, per fortuna non ancora
affacciata, del tipo: la memoria di Catullo aggiunge una nota tragica al monologo di
Coridone; un rapporto dialogico fra i due luoghi e le due opere non si realizza. Si pu
tuttavia osservare che il testo di Catullo, divenuto intertesto dellEcloga 2, l si tra-
sformi nel fattore di una nuova costellazione di senso.
Lemistichio virgiliano sole sub ardenti, che a prima vista appare come tessera catul-
liana nel mosaico dotto della rappresentazione (Meleagro, AP 12, 127 [= 79 G.-P.], e
vari luoghi teocritei ne sono altri componenti), locuzione che si incarica di una fun-
zione complessa, riflettendo linterno nellesterno (v. 1 Formosum pastor Corydon ar-
debat Alexin ~ v. 13 sole sub ardenti), traducendo lintensit in vastit; e anche
riscontrando la diagnosi del narratore con lespressione viva, in oratio recta, del perso-
naggio. Interno ed esterno si trovano cos potentemente collegati, ma non sul piano sin-
tagmatico, bens con mezzi sovrasintattici. In questo modo lardore del sentimento e
lardore del paesaggio sono al contempo distanziati nel testo e correlati nel senso: ap-
pare allora la coessenzialit, non lanalogia, tra i due dati. Nel testo virgiliano un gioco
virtuosistico di Meleagro (raggi del sole/raggi dello sguardo seducente; fuoco del pae-
saggio meridiano/fuoco interiore notturno) si trasforma in qualche cosa di diverso con
la mediazione di Lucrezio.
Finora non ho adoperato lidionimo Virgilio (n i sostantivi poeta o autore),
non ho ricostruito intenzioni, ho rispecchiato nel mio discorso le funzioni narrative
operanti nel testo (il narratore, il personaggio monologante): ho dato cio almeno
cos credo una formulazione oggettiva al mio ragionamento. Esso mi serve ora come
base per una conclusione di ordine poetologico: e qui la mia mente pretende di pen-
sare lazione dellautore.
Riprendo. NellEcloga 2 si affaccia per la prima volta un metodo di composizione
che nellEneide sar adottato su larga scala: la comune radice del fenomeno interno, na-
scosto, e di quello esterno, palese, un pensiero (di matrice lucreziana) che genera una
tecnica (gi lucreziana)15, come ben si vede in apertura dellEneide (1, 42-43 e 50-52):

[Iuno loq.] Ipsa [sc. Pallas] Iouis rapidum iaculata e nubibus ignem
disiecitque rates euertitque aequora uentis

Talia flammato secum dea corde uolutans


nimborum in patriam, loca feta furentibus Austris,
Aeoliam uenit.

La dialettica di nascosto e aperto appartiene daltra parte al linguaggio della trage-

15
Cf. P. Hardie, Virgils Aeneid: Cosmos and Imperium, Oxford 1986, pp. 90-97.
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 407

dia, la cui azione proprio nei casi che meglio ne realizzano lessenza muove verso
il disvelamento del fato: questa anche la struttura delle tragedie virgiliane (libri II e
IV), con peripezia e riconoscimento.
Lucrezio media anche la teatralizzazione del ferimento damore nella scena del I
libro in cui Virgilio trasforma la freccia in veleno, Eros invisibile in Amore travestito
da Ascanio e il cambiamento fulmineo in graduale processo. Nel De rerum natura, in
quel poema che egli aveva cos familiare, Virgilio trovava stimoli e mezzi per acquisire
la tragedia alla struttura dellepos, in una misura e con una organizzazione che non
aveva precedenti nella storia del genere, nemmeno nelle Argonautiche di Apollonio, un
poema che pure era nato come completamento ciclico della Medea di Euripide.
Dunque lo studio del modo come lintertesto catulliano lavori nel testo dellEcloga
2, una volta approfondito, ci porta a superare i confini dellopera, a osservare un pro-
cedimento che il medesimo autore applica a generi diversi, a riconoscere la matrice di
esso e a comprenderne la nuova funzionalit: insomma a ragionare sempre pi netta-
mente in termini di poetica via via che il singolo particolare si generalizza in stilema
sotto il nostro sguardo. In stilema, e in costituente di una struttura poetica nuova, non
solo di una nuova costellazione di senso.

II. Catull. 64, 340-341:

[Achilles] qui persaepe uago uictor certamine cursus


flammea praeuertet celeris uestigia ceruae.

Invito a leggere con attenzione il v. 341. Esso la segreta matrice di una celeber-
rima sentenza virgiliana (Aen. 4, 23):

[Dido loq.] Agnosco ueteris uestigia flammae.

Confesso di non aver mai notato questa derivazione come lettore di Virgilio, e di
essermene reso conto, invece, studiando la metafora catulliana dei flammea uestigia.
Di nuovo, come nel caso precedente, non c dialogo tra i due testi. Virgilio fu certa-
mente colpito dalla nouitas dellimmagine catulliana. Egli riprese e vari quel verso
anche altrove, due volte, sempre descrivendo la rapidit di Camilla: a Aen. 7, 806-807
(proelia uirgo / dura pati cursuque pedum praeuertere uentos), cui segue limmagine delle
spighe che la corsa delleroina quasi il suo volo lascerebbe, passando, intatte (im-
magine opposta, dunque, a quella di Catull. 64, 353-354, sopra ricordata); e in Aen.
11, 718-719 (haec fatur uirgo [i.e. Camilla], et pernicibus ignea plantis / transit equum
cursu)16. Virgilio valorizza cos un preziosismo di Catullo, il quale nel suo testo dava

16
Certamente contaminandola con un altro ricordo dotto: Catull. 2b, 1-2 puellae / pernici
(Atalanta?).
408 MARCO FERNANDELLI

un riscontro dazione alla podwvkeia di Achille, mai esemplificata nellIliade: il riflesso


dellAchille catulliano nellinvenzione virgiliana di Camilla portava con s questa pro-
priet dotta delloriginale, poich la qualit attribuita alleroina nella premessa (cio nel
catalogo del libro VII) si realizzava poi nel racconto di guerra (libro XI).
Ma leco irrazionale del verso catulliano nel discorso di Didone ha per linterprete
un significato differente. Qui, in questa situazione del tutto estranea alloriginale, si pu
osservare quanto in profondit Virgilio abbia assimilato il contesto di parole-immagini
catulliane. Per due motivi non si tratta, in questo caso, di semplice memoria ritmica
([flammea] celeris uestigia ceruae ~ ueteris uestigia flammae): (i) abbiamo altre prove
(cf. supra) che la metafora dei flammea uestigia colp limmaginazione di Virgilio e ne
impegn la coscienza dotta; (ii) la metafora di Catullo collega la fiamma alla cerva.
Nel testo virgiliano la frase pronunciata dalla regina chiude il cerchio apertosi con il
distico iniziale (4, 1-2 At regina graui iamdudum saucia cura / uolnus alit uenis et caeco
carpitur igni), in un certo senso replicando lo schema dellEcloga 2 (inizio diagnostico
ripreso da un particolare delloratio recta); il complesso ferita-fiamma ritorna poco
dopo, ai vv. 68-73, dove limmagine della cerva fuggitiva illustra il movimento frene-
tico della regina nella citt (Uritur infelix Dido totaque uagatur / urbe furens, qualis co-
niecta cerua sagitta).
In questo particolare caso la presenza di Catullo nel testo dellEneide non pu de-
scriversi n con le categorie messe a punto dagli intenzionalisti (nemmeno come re-
miniscenza)17 n come positiva interazione tra testi. Ma unopera pu anche ispirare
unaltra opera (cf. subl. 13-14): come totum o piuttosto, liricamente, come complesso
di particolari. La voce catulliana, assimilata in modo irrazionale ma non immotivato
al dettato epico, segnala in Aen. 4, 23 il grado di interiorizzazione di un complesso di
parole-immagini. Non constatiamo, qui, loperare di una imitazione o di una allusione
o di un dialogo tra testi; ci troviamo davanti, invece, al sintomo di un fatto profondo,
lorigine lirica del cosiddetto simbolismo virgiliano. Dice molto sui processi della mente
lirica, in cui le cose si fondono con le parole o rinascono da esse, una proposizione di
Gottfried Benn: La coscienza [scil. del lirico] concresce nelle parole18. Nella sintesi
lirica dellio si rende possibile quellintessersi tra loro degli ambiti categoriali le cose,
la mente, le parole , ci che costituisce il sostrato profondo di ci che noi oggi chia-
miamo intertestualit19. Nelle parole di Benn una visione psicologica dellinterte-

17
Cf. Pasquali, art. cit., p. 275: Le reminiscenze possono essere inconsapevoli; le imitazioni
il poeta pu desiderare che sfuggano al pubblico; le allusioni non producono leffetto voluto se
non su un lettore che si ricordi chiaramente del testo a cui si riferiscono.
18
G. Benn, Problemi della lirica, in Idem, Lo smalto sul nulla, trad. it. di L. Zagari, Milano
1992 [Wiesbaden-Mnchen 1959], pp. 266-302, alla p. 281.
19
Lungo questa strada si ritrova lorigine saussuriana della teoria: per una sintesi efficace, Ber-
nardelli, op. cit., pp. 3-7.
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 409

stualit precorre quella fenomenologica, funzionale, antisoggettiva che invece ci di-


venuta familiare.

III. Ap. Rh. 4, 1237-1240:

Pavnth/ ga;r tevnago", pavnth/ mnioventa buqoi'o


tavrfea, kwfh; dev sfin ejpibluvei u{dato" a[cnh:
hjerivh d a[maqo" parakevklitai: oujdev ti kei'se
eJrpeto;n oujde; pothto;n ajeivretai20.

Catull. 64, 186-187:

[Ariadna loq.] nulla fugae ratio, nulla spes: omnia muta,


omnia sunt deserta, ostentant omnia letum.

Verg. Aen. 1, 88-94; 110-112:

Eripiunt subito nubes caelumque diemque


Teucrorum ex oculis; ponto nox incubat atra;
intonuere poli et crebris micat ignibus aether
praesentemque uiris intentant omnia mortem.
Extemplo Aeneae soluuntur frigore membra;
ingemit et duplicis tendens ad sidera palmas
talia uoce refert

tris Eurus ab alto


in breuia et Syrtis urguet (miserabile uisu)
inliditque uadis atque aggere cingit harenae.

I commentatori di Catullo segnalano il suo debito nei confronti di Apollonio; i


commentatori di Virgilio segnalano il suo debito rispettivamente nei confronti di Ca-
tullo (ad v. 91 intentant omnia mortem: cf. Catull. 64, 187 intentant omnia letum) e di
Apollonio (gli Argonauti e i Troiani sono spinti dalla tempesta nello stesso punto). Per
completare lintreccio di questi testi, in verit, manca ancora una fibra (Ap. Rh. 4,
1694-1703):

20
Una tempesta ha spinto gli Argonauti nelle secche della Sirte. Riporto qui di seguito, nella
traduzione di G. Paduano, i vv. 1232-1249: Allora una tremenda tempesta di Borea / li rap e
li port verso il mare di Libia / per nove giorni e nove notti, fin quando / arrivarono profonda-
mente dentro la Sirte, / dove non c pi ritorno per le navi forzate ad entrare. / [v. 1237] Dap-
pertutto pantano e un fondo di alghe / su cui si riversa muta la schiuma del mare: / fino al cielo
si stende la sabbia: / niente striscia o si leva in volo [] [v. 1245] Saltarono dalla nave, e il do-
lore li prese alla vista del cielo, / e dellimmenso dorso di terra simile al cielo, che si stendeva al-
linfinito. Non cera un ruscello, / non un sentiero e, guardando lontano, non una capanna, / e
una calma quieta possedeva tutte le cose.
410 MARCO FERNANDELLI

Mentre correvano il vasto mare di Creta,


li spavent la notte, che il poeta dice funesta:
la notte tremenda che non penetravano gli astri, n i raggi di luna,
un nero abisso caduto dal cielo o una tenebra
sorta dai recessi profondi. Neppure sapevano
se navigavano sopra le acque o nel regno dei morti,
ed affidavano al mare il loro ritorno,
disperati, senza capire dove li stava portando.
Ma Giasone alz le mani e invoc Febo a gran voce,
chiedendogli di salvarli, e piangeva angosciato (trad. G. Paduano).

Riconsideriamo ora il testo di Virgilio. Enea e i Troiani sono sorpresi da una tem-
pesta che sembra non lasciare scampo: qui lEneide impegnata nel dialogo del tipo
Leitzitat con lOdissea, cosicch le unit intertestuali derivanti da Catullo 64 e da
Apollonio connotano il dettato gi clto del passo svolgendo in esso funzioni partico-
lari. Per ragioni di spazio posso qui concentrarmi su una sola di esse, lasciando al let-
tore di cogliere i dettagli tecnici e il pieno significato di questa conflazione virgiliana21.
Ci troviamo qui di fronte a un sofisticato esempio di imitazione a finestra: a Aen.
1, 91 intentant omnia mortem riscrive la clausola catulliana ostentant omnia letum, ri-
ferendosi per a una situazione che sar ambientata, di l a poco, nel medesimo scenario
di Ap. Rh. 4, 1232-1249 (v. 1235 Suvrtin; cf. Aen. 1, 111 Syrtes). Cos Virgilio rico-
nosce davanti al suo lettore il modello sotteso al passo catulliano, ma non solo: egli col-
lega nel proprio testo due luoghi apolloniani affini tra loro come 4, 1232-1249 (aporia
nel deserto libico) e 1694-1703 (aporia nelle tenebre della notte) per formare una sin-
gola scena di tempesta in cui loscurit indistinta e le secche della Sirte sono occasioni
emotive che si potenziano reciprocamente.
Dunque Virgilio ha bens omaggiato il suo auctor latino, sviluppando per una
possibilit che Catullo stesso non aveva clto, o comunque non aveva perseguito, quale
imitatore di Apollonio. In questo caso particolarmente chiaro come un dialogo tra
autore e lettore sormonti il dialogo dei testi, realizzando un suo valore proprio, di or-
dine critico.

IV. Secondo Damien Nelis, lepico Virgilio deriv da Apollonio la scelta del tema
mitologico, la strutturazione eziologica del suo poema e anche il modo moderno, dotto,
callimacheo, di leggere Omero22: niente di meno. Svolgo qui unosservazione relativa
allultimo punto.
Secondo Nelis, attraverso le Argonautiche si sviluppano highly complex and uni-

21
Per la terminologia critica che adotto qui e nel paragrafo seguente, cf. Thomas, art. cit.,
pp. 188-189; e D. Nelis, Vergils Aeneid and the Argonautica of Apollonius Rhodius, Leeds 2001,
p. 5.
22
Nelis, op. cit., pp. 382-402.
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 411

fied patterns of erotic imagery, particularly involving hunting, una tessitura di motivi
che farebbe da modello allimagerie legata della caccia in Eneide I-IV23. In particolare,
Virgilio sarebbe debitore ad Apollonio di una delle sue ideazioni pi notevoli, le simi-
litudini gemelle di Aen. 1, 500-504 (Didone~Diana) e 4, 143-150 (Enea~Apollo),
evidente riflesso, secondo il critico, della coppia formata da Ap. Rh. 1, 307-309 (Gia-
sone~Apollo) e 3, 876-886 (Medea~Artemide)24. In verit ci vuole un notevole sforzo
per vedere nella seconda similitudine apolloniana una companion simile della
prima25. Si mettano a confronto le due coppie, quella delle Argonautiche e quella vir-
giliana, e la differenza risalter immediatamente. Io credo, cio, che il collegamento tra
le due similitudini apolloniane possa apparire tale solo al conoscitore dellEneide, dove
per alla base del pendant c la gemellarit morale tra i due comparandi (Didone ed
Enea), dove la tecnica e la funzione delle due similitudini si corrispondono26, dove il
richiamo della prima immagine per mezzo della seconda produce un effetto architet-
tonico che d forma allazione. Gli snodi di questa architettura sono al tempo stesso
accenti espressivi e momenti fortemente connotati del racconto. Sotto la superficie
delle cose si sviluppa una trama secondaria, un subplot nascosto ai personaggi e porta-
tore di una forza fatale al quale rimandano, dal piano della lettera, motivi ricorrenti e
una trama di immagini di cui le due similitudini gemelle sono parte.
probabile, tuttavia, che Virgilio avesse clto nelle ricorrenze interne alle Argo-
nautiche un potenziale non realizzato, unintuizione da trasformare ancora in struttura
poetica27. Certo che, riprendendo a cos poca distanza la profusione di oro del cor-
redo di Didone (vv. 138-139 ex auro in aurum, / aurea) nel dettaglio aureo del-
lacconciatura di Apollo (v. 148 crinem implicat auro), Virgilio conferma il richiamo
della similitudine Didone~Diana attraverso la similitudine Enea~Apollo. Giustamente
Clausen (Virgils Aeneid cit., pp. 40-42) nota che la duplicazione del motivo delloro,
nella scena che prepara la battuta di caccia, riflette un collegamento gi stretto nel-
lopera di Callimaco (Inno ad Apollo, vv. 32-34 ~ Inno ad Artemide, vv. 110-112). Forse
da l Virgilio trasse spunto effettivamente per linvenzione delle similitudini gemelle;
in ogni caso il motivo delloro fu sfruttato dal poeta latino per sottolineare la chiusura

23
Nelis, op. cit., p. 126.
24
Nelis, op. cit., pp. 125-135; cf. anche Clausen, Virgils Aeneid cit., pp. 34-42.
25
Nelis, op. cit., p. 128.
26
Su questo punto, cf. in part. Clausen, Virgils Aeneid cit., pp. 40-43.
27
Un accenno in questo senso anche in R. Hunter, The Shadow of Callimachus. Studies in
the Reception of Hellenistic Poetry at Rome, Cambridge 2006, p. 94. Certamente uno spunto im-
portante, per Virgilio, era laccostamento uomo~dio (Giasone~Apollo, Medea~Artemis), in
verit gi praticato nellOdissea (6, 102-109: Nausicaa~Artemis), ma raro nellepos omerico (cf.
Clausen, Virgils Aeneid cit., p. 36): notevole che su questo stesso punto insista, ma alla rove-
scia, Callimaco, il quale parte proprio da Nausicaa per costruire il suo ritratto umano, e anzi
borghese, di Artemide, in un testo significativo sia per Apollonio che per Virgilio come lInno
3: cf. Bonanno, art. cit.
412 MARCO FERNANDELLI

di un ciclo, il ciclo apertosi nella scena del tempio di Cartagine con Didone simile a
Diana e destinato a completarsi nella scena di caccia in cui Enea ha le sembianze di
Apollo. Lo sviluppo di questo ciclo caratterizzato dallo sfaccettarsi e dallapprofon-
dirsi dellidea di gemellarit, la quale sempre, allorch data (nella scena del tempio,
nella circostanza del riconoscimento di Enea, nel canto di Iopa), anche contrastata
da una forza resistente o dissonante: le cose non sono come appaiono, a parte la verit
umana dellintesa tra i due personaggi. Virgilio impegnato a costruire una tragedia
nel medium dellepos; Apollonio fornisce a una tragedia, con i mezzi dellepos, le sue
premesse fattuali e psicologiche. Da ci derivano due strutture poetiche del tutto di-
verse, una aperta (laition dei fatti di Corinto, materia della Medea di Euripide) e una
chiusa (lepisodio cartaginese dellEneide, la tragedia di Didone).
Perci Virgilio lega nel suo testo immagini e motivi che almeno in parte figu-
rano anche in Apollonio, ma in rapporti che non concorrono a strutturare il racconto;
e lo fa con i mezzi della tragedia28. Si visto in precedenza, del resto, che questo ope-
rare appartiene alla sua poetica fin dai tempi delle Bucoliche, e che in esso si coglie lef-
fetto di studi lucreziani.
Nel caso considerato in questo paragrafo, dunque, non si pu parlare propriamente
di un dialogo fra testi; possibile pensare a un atteggiamento emulativo di Virgilio nei
confronti del modello, anche se, nel suo testo, ci che storna lattenzione da Apollo-
nio ha ben pi forza di ci che ad Apollonio rimanderebbe. Ma il vero portato critico
del confronto risiede altrove. Consiste nel riconoscimento di una novit tecnica in-
trodotta da Virgilio nello stile dellepos, e non solo: nellEneide, la tragedia acquisita
alla forma mentis dellepico moderno quale linguaggio che fa prevalere il significato sul
fatto, e non tanto come repertorio di mezzi e colori.

Insomma: la mente va allAutore (qui: a Virgilio), e cio alla sua azione, alla sua in-
tenzione, e anche alla sua psiche, quando lo studio (I) isola un aspetto della poetica del
testo; o (II) guidato a cogliere una radice pi profonda, e ineffabile, del suo linguag-
gio; o (III) quando lintertesto assume una funzione metalinguistica, facendo emergere,
dal flusso narrativo, laspetto critico-dialogico della doctrina; o (IV) quando limplica-
zione di un testo nellaltro illumina, dellopera che si studia, il carattere di novit, e
ancor pi, come stato detto, la sua capacit di trasformare la tradizione, di rivelare e
riplasmare il passato. Per lultima volta chiedo aiuto a unautorit, perch mi faciliti una
conclusione rapida, ma anche propositiva:

28
Anche l dove il racconto delle Argonautiche assume una stilizzazione tragica, come nel-
lepisodio dellassassinio di Apsirto, laffiorare di un oggetto ricorrente (il manto) non contri-
buisce a tessere una trama secondaria cos nitida e funzionale al rendimento drammatico del
racconto come accade invece nellEneide (cf. in part. B. Knox, The Serpent and the Flame: The
Imagery of the Second Book of the Aeneid, Amer. Journ. Philol. 71, 1950, pp. 379-400, poi in
S. Commanger (ed.), Virgil: A Collection of Critical Essays, Englewood Cliffs, N.J., 1966, pp.
124-142).
PROBLEMI DELLINTERTESTUALIT 413

Se nessunopera si lascia capire senza che ne sia capita la tecnica, questultima si lascia ca-
pire altrettanto poco senza la comprensione dellopera29.

Ora che gli studi sullintertestualit ci hanno consentito di comprendere la tecnica


su nuove basi, la critica virgiliana deve ritrovare lequilibrio qui sopra rappresentato.
Lalluvione delle interpretazioni suggestive, protette dallo scudo nellindecidibilit
postmoderna, poco ci ha aiutato a comprendere i testi e molto, invece, ci ha incorag-
giato a pensare che tutti, a un certo punto delle nostre carriere, abbiamo qualche cosa
da dire, anzi, da scrivere, su opere perfette e autorevoli, solo che ne sia negato a priori
il requisito dellunit, di forma e significato. Io penso che, insieme con la storicizzazione
delloggetto letterario, lidea di personalit artistica o intellettuale, cos caratteristica-
mente propria del pensiero critico maturo, meriti un ripensamento, e anzi una rivalu-
tazione quale presidio contro il facile sottinteso del non-organismo, la promozione in
primo piano del particolare, il diritto della parte di oscurare linsieme o di stare al suo
posto.

29
T.W. Adorno, Teoria estetica, trad. it. di E. De Angelis, Torino 1977 [Frankfurt a. M.
1970], p. 357.