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IL MEDIOEVO: PERIODIZZAZIONE E PROTAGONISTI

Il termine Medioevo fu coniato dagli uomini del Rinascimento. Indicava “l'età di


mezzo” cioè quell'epoca compresa tra l'età classica greco - romana e il loro tempo. Ai
loro occhi il Medioevo era un’epoca decadente, arretrata e incivile, dominata dalla
superstizione e dal pregiudizio.
Ecco che allora era necessario “rinascere” per tornare alla grandezza della civiltà
classica (da qui appunto il termine RINASCIMENTO).
In realtà fu un periodo ricco di innovazioni.
Esistono varie periodizzazioni del Medioevo.
Il Medioevo inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (456) e termina
con la scoperta dell’America (1492).
In questo arco temporale gli storici distinguono il Medioevo in due periodi:
ALTO MEDIOEVO che va dall’anno 456 all’anno 1000
BASSO MEDIOEVO che va dall’anno 1000 all’anno 1492.

IMPERO CAROLINGIO
Incoronato nell’800 CARLO MAGNO, volle dare ai territori dell’Impero un’unità
religiosa. Il potere dell’Impero si affianca a quello della Chiesa , dividendosi le
competenze nel governo dei territori. Ne derivò un’ambiguità fra l’esercizio del
POTERE TEMPORALE e quello SPIRITUALE, da cui scaturirono contrasti con
l’Impero Bizantino e con lo stesso papato.
Alla morte di CARLO MAGNO (814), il conflitto per la successione si concluse con
il Trattato di Verdun (843), che divise l’Impero in tre parti:
 IL REGNO D’ITALIA
 IL REGNO DI GERMANIA
 IL REGNO DI FRANCIA.

LA SOCIETÀ FEUDALE

Il feudalesimo si basava sul sistema vassallatico, una rete di legami di reciproca


fedeltà e obbedienza che legava il più forte al più debole.
Il vassallo otteneva dal Re o dall’Imperatore un territorio da governare (FEUDO).
Il feudatario o vassallo poteva investire un suo subordinato, il valvassore che a sua
volta, poteva investire un valvassino suo sottoposto.
Con il CAPITOLARE DI QUIERZY del 877 Carlo il Calvo riconobbe l’ereditarietà
dei feudi assegnati durante le lotte di successione che seguirono alla morte di
CARLO MAGNO.
Tra il IX e il X secolo un’ondata di nuove invasioni spinse i feudatari a costruire
castelli e fortificazioni per difendere i loro territori in assenza di protezioni pubbliche
(incastellamento). Si formarono così le SIGNORIE locali, sulle quali i signori
assunsero i poteri di banno, cioè funzioni pubbliche con diritti giudiziari, militari e
fiscali.
Il feudalesimo cominciò a decadere nel XIV secolo, ma il crollo definitivo fu segnato
dalla RIVOLUZIONE FRANCESE (1789) e dalla RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.
I NUOVI STATI, L’IMPERO E LE MONARCHIE

Le invasioni che colpirono l'Europa tra il IX e l’XI secolo, non distrussero


l'organizzazione politica europea e questo semplicemente per il fatto che l’Europa
dell'epoca era costituita da piccoli villaggi, città isolate e feudi autonomi, cioè non
esisteva un potere forte che gli invasori non potessero travolgere.
In questo contesto, dunque, i nuovi arrivati si insediarono nei territori occupati, si
aprirono al cristianesimo e fondarono degli Stati sul modello di quelli esistenti.
Dalla sedentarizzazione degli Ungari (sconfitti a Lechfeld da Ottone I nel 955). Sorse
in Pannonia, il Regno di Ungheria. Più a nord sorsero il Regno di Polonia e il
Principato di Novgorod, fondato dai Vareghi, che si unificò in seguito con quello di
Kiev.
Nella penisola Balcanica da una tribù slava ebbe origine il Regno di Bulgaria.
Contemporaneamente, si rafforzarono i regni cristiani di Danimarca, Norvegia e
Svezia. In sintesi, si era creata un’Europa più ampia e sempre più cristiana.
Anche nell’area che era stata dell’Impero Carolingio non c’era più unità da quando
gli eredi di CARLO MAGNO si erano spartiti il territorio.
Il territorio imperiale, ridotto nelle sue dimensioni e molto frammentato, visse un
lungo periodo di anarchia dovuta alla forte autonomia acquisita dai feudatari
tedeschi.
Per limitare il potere dei feudatari, l'imperatore Ottone I cominciò ad affidare i feudi
ai vescovi, (detti perciò vescovi– conti). I vescovi non potevano sposarsi e di
conseguenza non avevano eredi; perciò, alla loro morte il feudo tornava
all'imperatore. La nomina dei vescovi, però, spettava di diritto al Papa.
Per impedirgli di reagire, Ottone I promulgò il cosiddetto Privilegio di Ottone (962).
Ora era necessario il consenso dell'imperatore per eleggere il Papa, il quale doveva
anche giurargli fedeltà al momento della consacrazione. Con questo documento si
decreta la nascita del Sacro Romano Impero Germanico.

LA CHIESA DI ROMA

Il papato vedeva compromessa la sua autonomia anche dalle lotte tra le famiglie
nobili romane per fare eleggere Papa, un loro rappresentante. La nomina dei vescovi
conti aveva aumentato la corruzione del clero: si vendevano, le cariche ecclesiastiche
(simonia) e i preti convivevano con delle donne, non rispettando il voto di castità
(nicolaismo).
Per escludere gli interessi di chierici e nobili nel 910 fu fondata a Cluny un’abbazia
che si sottomise direttamente al Papa.
La fedeltà alla regola benedettina e la purezza di vita fecero dei cluniacensi un
esempio per molti nuovi ordini religiosi, come i cistercensi.
L'esigenza di una riforma della Chiesa venne sostenuta anche da movimenti popolari,
come quello della pataria di Milano.
A tutto ciò si sommavano i contrasti con la Chiesa di Bisanzio. Nel 1054 gli
ambasciatori del Papa a Costantinopoli scomunicarono il patriarca Michele Cerulario,
il quale a sua volta scomunicò il Papa (Scisma d'Oriente).
Da quel momento, la Chiesa di Costantinopoli si proclamò ortodossa, mentre quella
di Roma si presentò come unica e cattolica (universale).
Nel 1059 Papa Niccolò II convocò a Roma il Concilio Lateranense. Venne deciso di
affidare ai cardinali l’elezione del Pontefice.
L'erede al trono imperiale era ancora minorenne e non sarebbe stato in grado di
intervenire. Da questo momento si posero le basi di una grave crisi con l'impero che
avrebbe portato presto a uno scontro lungo e difficile.

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