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Una storia damore.

Catullo e Lesbia

Gaio Valerio Catullo, Sirmione, Verona, 84 - Roma, 54 a.C. Biografia incerta. Scarse e incerte sono le notizie su C., di cui non ci giunta alcuna biografia antica: i suoi carmi restano la fonte principale per la conoscenza della sua vita, se non proprio per le indicazioni pi strettamente biografiche e cronologiche (di cui praticamente sono privi), almeno per ricostruirne e comprenderne, in generale, personalit e stati danimo. La formazione e lingresso nel bel mondo romano. C. proveniva - come altri neoteroi - dalla Gallia Cisalpina (ovvero, dallItalia settentrionale) e apparteneva ad una famiglia agiata: suo padre ospit pi di una volta Cesare nella loro villa a Sirmione, sulle rive del Lago di Garda (come cinforma Svetonio). Trasferitosi a Roma (intorno al 60) per gli studi, secondo la consuetudine dei giovani di famiglie benestanti, C. trov il luogo adatto dove sviluppare le sue doti di scrittore: trov, infatti, una Roma nel pieno dei processi di trasformazione (la vecchia repubblica stava vivendo il suo tramonto), accompagnati da un generale disfacimento dei costumi e da un crescente individualismo che caratterizzava le lotte politiche, ma anche le vicende artistico-letterarie. Entr a far parte dei neteroi o poetae novi ed entr in contatto anche con personaggi di notevole prestigio, come Quinto Ortensio Ortalo, grande uomo politico e oratore, e Cornelio Nepote. Tuttavia, C. non partecip mai attivamente alla vita politica, anche se segu sempre con animo attento o ironico o sdegnato i casi violenti della guerra civile di quegli anni (non manc di attaccare violentemente Cesare e i suoi favoriti, specialmente il prefectus fabrum Mamurra: ma Cesare seppe riconquistarlo). Di contro, nella capitale, un giovane come lui - esuberante e desideroso di piaceri e di avventure - si lasci prendere dal movimento, dal lusso, dalla confusione, dalla libert di costume e di comportamento pubblico e privato, che distingueva la vita della citt in quel momento. Tuttavia, la sua anima conserv sempre i segni delleducazione seria, anzi rigorosa, ricevuta nella sua

provincia natale, famosa per lirreprensibilit morale dei suoi abitanti. Lincontro con Lesbia-Clodia. C. stato definito, a buon diritto, come il poeta della giovinezza e dellamore, per il suo modo di scrivere e di pensare: il tema principale della sua poesia Lesbia, la donna che il poeta am con ogni parte del suo corpo e della sua anima, conosciuta nel 62, forse a Verona, pi probabilmente nella stessa Roma. Il vero nome della donna era Clodia, come ci rivela Apuleio nel De magia (chiamata Lesbia, la fanciulla di Lesbo, perch il poeta implicitamente la paragona a Saffo, la poetessa e la donna amorosa appunto di Lesbo), identificabile con la sorella del tribuno della plebe (58) P. Clodio Pulcro (agitatore del partito dei populares e alleato di Cesare, nonch mortale nemico di Cicerone), e moglie - per interesse - del proconsole per il territorio cisalpino (tra il 62 e il 61) Q. Metello Celere. Una storia difficile. La storia fra il poeta e Lesbia molto travagliata: Clodia era una donna elegante, raffinata, colta, ma anche libera nei suoi atteggiamenti e nel suo comportamento: nelle poesie di C. abbiamo, cos, diversi accenni allo stato danimo provato per lei, a volte di affetto e amore, a volte di ira per i tradimenti di lei: tutto, fino alladdio finale. Il lutto familiare e la crescente delusione damore: il viaggio in Oriente. C. era a Roma, quando ebbe la notizia della morte del fratello nella Troade. Torn a Verona dai suoi e vi stette per alcuni mesi, ma le notizie da Roma gli confermavano i tradimenti di Lesbia (ora legata a M. Celio Rufo, quello stesso che Cicerone difese nella Pro Caelio, rappresentando Clodia come una mondana dalto rango, viziosa e corrotta). Il poeta fece cos ritorno nella capitale, sia perch non riusciva a star lontano dalla vita romana, sia per lormai insostenibile gelosia. Deciso, infine, ad allontanarsi definitivamente da Roma, per dimenticare le sofferenza e riaffermare il proprio patrimonio, il poeta accompagn, nel 57, il pretore Caio Memmio in Bitinia, esattamente il dedicatario del De rerum natura di Lucrezio. Laggi, in Asia, il giovane C. entr in contatto con lambiente intellettuale dei paesi dOriente; fu probabilmente dopo questo viaggio, dopo essersi recato alla tomba del fratello nella Troade per compiangerlo, che compose i suoi poemi pi sofisticati, una volta tornato in patria. Il ritorno e la morte. C. torn dal suo viaggio nel 56, e si rec nella villa di Sirmione, dove trascorse gli ultimi due anni della sua vita, consumato fisicamente da unoscura malattia (mal sottile?) e psichicamente dalla sfortunata esperienza damore e dal dolore per la morte del fratello. Opera Il Liber catulliano consta di 116 di carmi (per un totale di circa 2300 versi), raggruppati in 3 sezioni non in base ad un ordine cronologico, bens in base al metro ed allo stile, seguendo un criterio di variatio e di alternanza fra temi affini, secondo la mentalit e lusanza tipiche degli editori alessandrini. Abbiamo, cos: - (cc. 1-60) sono brevi carmi polimetri che C. chiama nugae, o coserelle, versi leggeri: ovvero, espressioni di una poesia intesa come lusus, scritta cio per gioco, per passatempo e divertimento, a cui per il poeta stesso consegna la propria profonda e tormentata personalit e

augura limmortalit; i metri pi usati sono lendecasillabo falecio (il pi frequente), il trimetro giambico puro, il coliambo, la strofa saffica minore, il priapeo, il tetrametro giambico catalettico, lasclepiadeo maggiore, il trimetro giambico archilocheo; (cc. 61-68) sono definiti carmina docta, di maggior respiro e complessit, tal che si portati ad individuarvi un maggiore impegno compositivo [ma, a tal proposito, vd. oltre]. Si tratta di elegie, epilli ed epitalami nei quali cresce il tono esplicitamente letterario, lasciando naturalmente ancora spazio alle caratteristiche catulliane: ovvero, lepitalamio per le nozze di Manlio Torquato; un altro epitalamio, in esametri, studiata e felice trasposizione moderna di Saffo; l Attis, poemetto in versi galliambi, strana evocazione dei riti dedicati alla dea Cibale, un pezzo di bravura callimachea; il celebratissimo carme 64, vasto epillio per le nozze di Pleo e Ttide (con inclusa la storia di Arianna), che una piccola epopea mitologica sempre alla maniera di Callimaco; la traduzione in esametri della Chioma di Berenice di Callimaco, preceduta dalla dedica allamico Ortalo in distici elegiaci; unelegia epistolare di gusto alessandrino, che ricorda il tempo felice dellamore di Lesbia. (cc. 69-116) sono carmi brevi e di presa immediata, o epigrammata (epigrammi, elegie): i temi sono praticamente gli stessi del I gruppo, ma resi con metro diverso: il distico elegiaco.

Il liber dedicato a C. Nepote *c. 1+, ma esso non certamente il libellus della dedica, nel senso che questo doveva comprendere, per esplicita dichiarazione del poeta stesso, solamente le nugae, e non anche i carmina docta, come invece noi lo possediamo. Lopera, quale a noi giunta, dunque - con molta verosimiglianza, una raccolta postuma, nella quale accanto ai carmi del libellus trov definitiva sistemazione il corpus - non per integrale - della produzione poetica catulliana: insomma, di quella produzione, esso sarebbe una raccolta antologica. Considerazioni sullautore e sullopera. Le nugae e il difficile rapporto con Lesbia. Il I e il III gruppo costituiscono, come detto, le nugae, a cui consegnata tutta la storia dellamore di C. per Lesbia, frammentata in 25 carmi che percorrono trasversalmente i due gruppi *cc. 2, 3, 5, 7, 8, 11, 36, 37, 38, 40, 43, 51, 58, 70, 72, 75, 76, 79, 83, 85, 86, 87, 92, 107, 109]. Le peripezie di questa vera e propria autobiografia damore romanzata, proprio a causa di questa frammentazione e di una disposizione non cronologica delle varie tappe del rapporto, non ci appaiono molto chiare: dovettero esservi giorni (e per lo meno una notte) di felicit, ma anche molte sofferenze, giacch Clodia, checch se ne dica, prestava grande attenzione alla propria reputazione e al suo onore di gran dama, e anche, molto pi probabilmente, perch lei e C. non concepivano lamore nello stesso modo. Egli lamava con la foga di un uomo giovane, si compiaceva nel fantasticare sullidea che Clodia fosse per lui la sua sposa; a lei, invece, quel nodo nuziale, dal quale la morte di Metello la liber peraltro piuttosto presto, ripugnava. Clodia, inoltre, era una donna che aspirava al successo e che amava civettare con uno stuolo di giovani al suo fianco: C. era solo uno fra i tanti, mentre avrebbe desiderato essere lunico, in nome degli illusori diritti che d lamore. Quando si avvide che non era pi amato, o quando se ne persuase, lo proclam ad alta voce in versi atroci, dove pretendeva che Lesbia addirittura si prostituisse con chi le capitava. Segu la separazione, dolorosa per lui e forse non senza noie per lei: Amo e odio, le scriveva, tu vuoi sapere perch cos? Non so, ma so che cos, e soffro.

Il disimpegno e la rottura. Dunque, nel rapporto con Lesbia C. programmaticamente (e in piena fedelt alla poetica neoterica) trasferisce tutto il proprio impegno, sottraendosi ai doveri e agli interessi propri del civis romano (del resto, sebbene vissuto in unepoca di grandi cambiamenti politici, egli nelle sue composizioni dimostra una grande indifferenza per le situazioni e per gli uomini pi in vista, quali ad es. Cesare e Cicerone): tende insomma a ritagliarsi una sorta di spazio del privato (otium), dove vivere e parlare esclusivamente damore. Orbene, come detto, quel rapporto amoroso - nato essenzialmente come adulterio, come amore libero e basato sulleros - nel farsi oggetto esclusivo dellimpegno morale del poeta tende per, paradossalmente, a configurarsi nelle aspirazioni dello stesso come un tenace vincolo matrimoniale; o quantomeno come un foedus, un ibrido originale - se vogliamo - dei due valori cardinali dellideologia e dellordinamento sociale romano (la fides e la pietas), trasferiti dal piano pubblico ad un piano pi decisamente privato, e quindi rinnovati nel loro significato. Tuttavia, loffesa ripetuta del tradimento (il foedus violato) produce in C. una dolorosa dissociazione fra la componente meramente sensuale (amare) e quella profondamente affettiva (bene velle), fin allora profondamente ed esistenzialmente intrecciate: resta forte il desiderio sessuale, mentre laffetto, a fronte delle delusioni e del tormento della gelosia, diminuisce man mano dintensit. Gli altri temi. Tuttavia, il Liber catulliano non coincide esclusivamente e completamente con la tormentosa storia tra il poeta e Clodia (come invece spesso si pensa): accanto e in mezzo ad essa, quasi a formarne la cornice di costume e societ, si trovano numerosi altri carmi, cui sono consegnati gli altri temi che vanno a intarsiare la sfaccettata e complessa esistenza del poeta. La variet di quei temi impone che se ne rilevino (come del resto stato fatto anche da critici illustri) almeno i pi importanti o quantomeno i pi caratterizzanti, tal che sia possibile individuare dei veri e propri cicli alternativi e integrativi rispetto a quello amoroso: si trovano, cos, carmi rivolti contro vizi privati e pubbliche virt, ovvero di polemica scopertamente sociale *ad es., contro i mediocri, i truffatori, glipocriti e i moralisti] e letteraria [C. flagella i poeti che seguono le orme del passato, come ad es. Volusio], ma anche larvatamente politica *ad es., lironia contro il gi detto Mamurra, un fidato di Cesare], in tono volentieri scurrile, satirico e spesso goliardico; carmi dedicati al tema dellamicizia [per Veranio e per Fabullo, pi spontanea; per Calvo e Cinna, pi letteraria], un sentimento che C. vive quasi con la stessa intensit con cui vive lamore (e altrettanto sdegnato e iroso nei confronti degli amici che lo hanno tradito, ad es. Alfreno Varo); carmi, infine, che esprimono profondi affetti familiari e altissimi vincoli di sangue (alto il senso della famiglia, in C.; non dimentichiamo, del resto, che il poeta voleva sublimare a livello familiare lo stesso sentimento provato per Lesbia): tra questi ultimi, spicca sicuramente il bellissimo c. 101, estremo e commovente saluto sulla tomba dello sfortunato fratello. Continuit tra nugae e carmina docta. Il II gruppo di carmi (61-68), invece, come accennato, quello che pi lega C. al movimento neoterico, e quello che pi corrisponde alla variante romana del gusto alessandrino. Ma la critica recente ha sottolineato come la distinzione tra nugae e carmina docta non implichi in C. limpiego di un diverso impegno letterario o di una tecnica differente, bens solo di un diverso livello espressivo: si tratta, insomma, in entrambi i casi, sempre di una lirica dotta e aristocratica (come i fruitori dellopera), secondo i canoni estetici dei neoteroi, anche laddove leffetto patetico e

certe movenze apparentemente dimesse potrebbero far pensare ad unespressione, per cos dire, popolare (, invece, come pi giustamente stata definita, ricercata spontaneit). La lingua. La stessa lingua utilizzata il risultato di un originale impasto di linguaggio letterario (uso di grecismi ed arcaismi) e sermo familiaris (uso di diminutivi, di espressioni prosastiche, proverbiali e provinciali), il secondo filtrato dal primo, a formare uno strumento agile e vivace, che riesce ad adattarsi ai temi, alle occasioni e ai registri pi svariati: dallaffetto allamore, dallironia allinvettiva, dallintimo al pubblico. C. primo vero poeta romano dellamore soggettivo. Lopera di C., anche se non ancora quella di un elegiaco, comunque lespressione vivente di un sentimento personale e profondo, che ha gi acquistato diritto di cittadinanza nella poesia: egli fa dellamore (e attraverso questo, della poesia) lunica ragione di vita, anzi in lui amore poesia e vita veramente coincidono. Per ci che conserva ancora in s di tumultuoso, di ricercato e, in qualche modo, di impuro, C. da mettere fra i predecessori immediati (ma lunico di essi ad emergere) piuttosto che fra i poeti augustei, che formeranno in seguito il classicismo della poesia (anche erotica) romana.

Una storia damore: i Carmi


La musica nel cuore e lintramontabilit di un classico La selezione dei Carmi catulliani, atti a delineare la vicenda di una passione travolgente e contraddittoria come quella fra Catullo e Lesbia, segue la proposta antologica di Luca Canali (in Camena, Einaudi Scuola). Laddove possibile, stata arricchita da link a video in cui i versi di Catullo vengono drammatizzati in letture metriche o transcodificati in altri linguaggi artistici in cui si integrano testo originale, traduzioni, riscritture creative, musica e immagini. Alcuni video presentano brani tratti dalla cantata Catulli Carmina, composta da Carl Orff nel 1940-1943, che, insieme ai Carmina Burana e al Trionfo di Afrodite, va a costituire il trittico musicale dei Trionfi. Lopera, per coro misto, soprano e tenore solisti e unorchestra formata interamente da percussioni, un altro memorabile esempio delleclettico utilizzo di Carl Orff dellorchestra, delle percussioni e dellazione sul palco. Catullo, Liber

I.

Ad Cornelium

I.

Dedica

CUI dono lepidum nouum libellum arida modo pumice expolitum? Corneli, tibi: namque tu soleva meas esse aliquid putare nugas iam tum, cum ausus es unus Italorum omne aeuum tribus explicare cartis doctis, Iuppiter, et laboriosis. quare habe tibi quidquid hoc libelli qualecumque; quod, patrona virgo plus uno maneat perenne saeclo. LI. Ad Lesbiam ILLE mi par esse deo uidetur, ille, si fas est, superare diuos, qui sedens aduersus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi <postmodo vocis,> lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures gemina, teguntur lumina nocte.

A chi doner questo prezioso novissimo libretto ancora lucido di pomice? A te, Cornelio, a te che alle mie cose attribuivi un senso fin dagli anni in cui, unico fra noi, tu affrontavi la storia universale in tre libri cos colti e tormentati, mio dio. Valga quel che valga, il libretto, tuo: musa, vergine mia, fa che mi possa sopravvivere. LI. Il primo manifestarsi della passione Simile a un dio mi sembra che sia e forse pi di un dio, vorrei dire, chi, sedendoti accanto, gli occhi fissi ti ascolta ridere dolcemente; ed io mi sento morire dinvidia: quando ti guardo io, Lesbia, a me non rimane in cuore nemmeno un po di voce, la lingua si secca e un fuoco sottile mi scorre nelle ossa, le orecchie mi ronzano dentro e su questi occhi scende la notte.

Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes. A.Branduardi:

Lozio, Catullo, questo il tuo pericolo, nellozio ti esalti sino a goderne; lozio che anche re e citt potenti port a rovina.

http://www.youtube.com/watch?v=3pwF9ZXI_1A&feature=results_main&playnext=1&list=PLCD00581D387772BF

Saffo, Lode della gelosia (Fr. 31 Voigt) Il carme 51 di Catullo una libera traduzione dellode della gelosia di Saffo, di cui ci sono pervenute per tradizione indiretta le prime quattro strofe e linizio della quinta. In questa celebre lirica la poetessa di Lesbo aveva espresso il manifestarsi in lei di un forte turbamento nel vedere la fanciulla amata seduta in amoroso colloquio accanto a un uomo: lo stesso turbamento prova Catullo guardando Lesbia mentre conversa, ridendo dolcemente, forse con un amante. (L.Canali) Si confronti anche la traduzione dellode saffica di S.Quasimodo. Mi sembra che sia uguale agli dei Quelluomo che di fronte a te siede e (standoti) vicino ascolta (te) che parli dolcemente e amabilmente ridi, e questo davvero mi fa balzare il cuore nel petto, come infatti io ti vedo, subito non mi pi possibile dire nulla, ma la lingua si spezza, sottile un fuoco subito mi scorre sotto la pelle, non vedo nulla con gli occhi, ronzano le orecchie, un freddo sudore mi avvolge, un tremito (mi) prende tutta, e pi verde dellerba (io) sono, e poco lontana dallesser morta sembro a me stessa. Ma tutto si pu sopportare, poich.

II.

Passer, deliciae meae puellae

II. Un passerotto con cui scherzare Passero, passero dellamor mio: ti tiene in seno, gioca con te, porge le dita al tuo assalto, provoca le tue beccate rabbiose. Come si diverta lanima mia in questo gioco, trovando conforto al suo dolore, non so; ma come lei, quando si placa laffanno damore, anchio vorrei giocare con te e strapparmi dal cuore la malinconia.

PASSER, deliciae meae puellae, quicum ludere, quem in sinu tenere, cui primum digitum dare appetenti et acris solet incitare morsus, cum desiderio meo nitenti carum nescio quid lubet iocari et solaciolum sui doloris, credo ut tum grauis acquiescat ardor: tecum ludere sicut ipsa possem et tristis animi leuare curas!

III. Fletus passeris Lesbiae LVGETE, o Veneres Cupidinesque, et quantum est hominum uenustiorum: passer mortuus est meae puellae, passer, deliciae meae puellae, quem plus illa oculis suis amabat. nam mellitus erat suamque norat ipsam tam bene quam puella matrem, nec sese a gremio illius mouebat, sed circumsiliens modo huc modo illuc ad solam dominam usque pipiabat. qui nunc it per iter tenebricosum illuc, unde negant redire quemquam. at uobis male sit, malae tenebrae Orci, quae omnia bella deuoratis: tam bellum mihi passerem abstulistis o factum male! o miselle passer! tua nunc opera meae puellae flendo turgiduli rubent ocelli.

III. Compianto per la morte del passero Pianga Venere, piangano Amore e tutti gli uomini gentili: morto il passero del mio amore, morto il passero che il mio amore amava pi degli occhi suoi. Dolcissimo, la riconosceva come una bambina la madre, non si staccava dal suo grembo, le saltellava intorno e soltanto per lei cinguettava. Ora se ne va per quella strada oscura da cui, giurano, non torna nessuno. Siate maledette, maledette tenebre dellOrco che ogni cosa bella divorate: una delizia di passero mavete strappato. Maledette, passerotto infelice: ora per te gli occhi, perle del mio amore, si arrossano un poco, gonfi di pianto.

Epicedi per animali nella poesia alessandrina Anite, Per la morte di un grillo e di una cicala, in A.P. VII, 190 Pose al grillo, usignolo dei campi, una tomba, ed insieme alla cicala delle querce Miro, vergine pianto stillando di bimba, ch due giocherelli Ade impietoso le rap, fuggendo. Timne, Il beccafico, in A.P. VII, 199 Uccellino alle Grazie diletto, con quella vocina Come dalcione, ormai sparito sei, beccafico. Col tuo costume, quellalito dolce nei taciti tramiti del buio. Simia, La pernice, in A.P. VII, 203 Ora non pi, campestre pernice, nellombra selvosa Lacuta voce dalla gola effondi, nelle radure prendendo gaietti compagni di mira, ch sei partita per il viaggio estremo

V. Ad Lesbiam VIVAMUS mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum seueriorum omnes unius aestimemus assis! soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit breuis lux, nox est perpetua una dormienda. da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus inuidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.

V. Un appassionato discorso amoroso Godiamoci la vita, mia Lesbia, lamore, e il mormorio dei vecchi inaciditi consideriamolo un soldo bucato. I giorni che muoiono possono tornare, ma se questa nostra breve luce muore noi dormiremo ununica notte senza fine. Dammi mille baci e ancora cento, dammene altri mille e ancora cento, sempre, sempre mille e ancora cento. E quando alla fine saranno migliaia per scordare tutto ne imbroglieremo il conto, perch nessuno possa stringere in malie un numero di baci cos grande.

Lettura metrica del Carme: http://www.youtube.com/watch?v=WHUJSm7j3Vs&feature=channel&list=UL Carl Orff, Catulli Carmina, Actus I, c.V: http://www.youtube.com/watch?v=LZFWja5T4u8 VII. Ad Lesbiam VII. Tanti baci quanti sono i granelli di sabbia o le stelle Mi chiedi con quanti baci, Lesbia, tu possa giungere a saziarmi: quanti sono i granelli di sabbia che a Cirene assediano i filari di silfio tra loracolo arroventato di Giove e lurna sacra dellantico Batto, o quante, nel silenzio della notte, le stelle che vegliano i nostri amori furtivi. Se tu mi baci con cos tanti baci che i curiosi non possano contarli o le malelingue gettarvi una malia, allora si placher il delirio di Catullo. CIX. Il patto damore Eterno, anima mia, senza ombre mi prometti questo nostro amore. Mio dio, fa che prometta il vero e lo dica sinceramente, col cuore. Potesse durare tutta la vita questo eterno giuramento damore.

QVAERIS, quot mihi basiationes tuae, Lesbia, sint satis superque. quam magnus numerus Libyssae harenae lasarpiciferis iacet Cyrenis oraclum Iouis inter aestuosi et Batti ueteris sacrum sepulcrum; aut quam sidera multa, cum tacet nox, furtiuos hominum uident amores: tam te basia multa basiare uesano satis et super Catullo est, quae nec pernumerare curiosi possint nec mala fascinare lingua. CIX. Ad Lesbiam IVCVNDVM, mea uita, mihi proponis amorem hunc nostrum inter nos perpetuumque fore. di magni, facite ut uere promittere possit, atque id sincere dicat et ex animo, ut liceat nobis tota perducere uita aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.

LXX. Nulli se dicit mulier mea NVLLI se dicit mulier mea nubere malle quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat. dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti, in uento et rapida scribere oportet aqua.

LXX. Parole scritte sul vento e sullacqua

Solo con te farei lamore, dice la donna mia, solo con te, anche se mi volesse Giove. Dice: ma ci che dice una donna a un amante impazzito devi scriverlo sul vento, sullacqua che scorre. Il topos della labilit delle promesse degli amanti molto comune nella poesia erotica. Callimaco, Epigramma 25, in A.P. V, 6 Non amer pi di te n uomo n donna: lo giuro - Cos promise Callignoto a Ionide. S, lo giur; ma promesse damanti si dice ed Vero negli orecchi non entrano dei numi. Ora la brama dun uomo lo brucia. La povera Bimba non c, non conta Meleagro, Notte divina, in A.P. V, 8 Notte divina, lucerna, non altri volemmo che voi consci di mutui giuramenti; siete voi testimoni di quanto giurammo: mi disse damarmi per sempre, e io di non lasciarlo mai. Tali promesse sullacqua si scrivono dice. Lucerna, ora lo vedi tra le braccia daltre. LXXII. Ad Lesbiam DICEBAS quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me uelle tenere Iouem. dilexi tum te non tantum ut uulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. nunc te cognoui: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es uilior et leuior. qui potis est? inquis. quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene uelle minus. LXXV. Ad Lesbiam HVC est mens deducta tua mea, Lesbia, culpa atque ita se officio perdidit ipsa suo, ut iam nec bene uelle queat tibi, si optima fias, nec desistere amare, omnia si facias. LXXII. Catullo al bivio Dicevi di far lamore solo con me, una volta, e di non aver voglia, Lesbia, neppure di Giove. E io ti ho amato non come tutti unamante, ma come un padre ama ognuno dei suoi figli. Ora so chi sei: e anche se pi intenso il desiderio ti sei ridotta per me sempre pi insignificante e vile. Come mai, mi chiedi? Queste offese costringono, vedi, ad amare di pi, ma con minore amore. LXXV. Non posso pi volerti bene, n cessare di amarti Cos per colpa tua, mia Lesbia, mi caduto il cuore e cos si logorato nella sua fedelt, che ormai non potrebbe pi volerti bene anche se fossi migliore o cessare damarti per quanto tu faccia.

LXXXIII. Ad Lesbiam LESBIA mi praesente uiro mala plurima dicit: haec illi fatuo maxima laetitia est. mule, nihil sentis? si nostri oblita taceret, sana esset: nunc quod gannit et obloquitur, non solum meminit, sed, quae multo acrior est res, irata est. hoc est, uritur et loquitur.

LXXXIII. Lautoinganno Col marito Lesbia mi travolge dingiurie e quello sciocco ne trae una gioia profonda. Stronzo, non capisci? tacesse, mavrebbe dimenticato, sarebbe guarita, invece sbraita e minsulta: non solo ricorda, ma cosa ben pi grave furente. Brucia damore, per questo parla. XCII. Lautoinganno Lesbia sparla sempre di me, senza respiro di me: morissi se Lesbia non mi ama. Lo so, son come lei: la copro ogni giorno dinsulti, ma morissi se io non lamo. LXXXV Odio e amo Odio e amo. Me ne chiedi la ragione? Non so, cos accade e mi tormento.

XCII. Ad Lesbiam LESBIA mi dicit semper male nec tacet umquam de me: Lesbia me dispeream nisi amat. quo signo? quia sunt totidem mea: deprecor illam assidue, uerum dispeream nisi amo. LXXXV. Odi et amo ODI et amo. quare id faciam, fortasse requiris. nescio, sed fieri sentio et excrucior. Traduzioni dautore: L'odio e l'adoro. Perch ci faccia, se forse mi chiedi, io, nol so: ben so tutta pena che n'ho (G. Pascoli) Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma proprio cos e mi tormento (S. Quasimodo)

Io odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, sento che avviene e che la mia tortura. (E. Mandruzzato) Odio e amo. Come sia non so dire. Ma tu mi vedi qui crocifisso al mio odio e al mio amore. (Guido Ceronetti) Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. Non lo so, ma sento che ci accade, e mi tortura. (L.Canali) Io odio e amo. "Come fai?" mi chiedi. Non lo so. Ma lo sento, e sono in croce. (F. Caviglia) Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. Non so ma sento che questo mi accade: qui la mia croce. (F. Della Corte) Per unanalisi contrastiva delle traduzioni del carme di Catullo:

http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85/ Lettura metrica del Carme: http://www.youtube.com/watch?v=eRF3oRH3Ysw&list=UUN3Ofy_31ecQGCychOJNtTw&index=10&feature=pl cp Carl Orff, Catulli Carmina, Actus I, c.LXXXV: http://www.youtube.com/watch?v=kpPn1sn6z3g

VIII. Ad se ipsum MISER Catulle, desinas ineptire, et quod uides perisse perditum ducas. fulsere quondam candidi tibi soles, cum uentitabas quo puella ducebat amata nobis quantum amabitur nulla. ibi illa multa cum iocosa fiebant, quae tu uolebas nec puella nolebat, fulsere uere candidi tibi soles. nunc iam illa non uult: tu quoque impotens noli, nec quae fugit sectare, nec miser uiue, sed obstinata mente perfer, obdura. uale puella, iam Catullus obdurat, nec te requiret nec rogabit inuitam. at tu dolebis, cum rogaberis nulla. scelesta, uae te, quae tibi manet uita? quis nunc te adibit? cui uideberis bella? quem nunc amabis? cuius esse diceris? quem basiabis? cui labella mordebis? at tu, Catulle, destinatus obdura.

VII. Vale, puella Povero Catullo, basta con le illusioni: se muore, credimi, ogni cosa perduta. Una fiammata di gioia i tuoi giorni quando correvi dove lei, lanima tua voleva, amata come amata non sar nessuna: nascevano allora tutti i giochi damore che tu volevi e lei non si negava. Una fiammata di gioia quei giorni. Ora non vuole pi: e tu, coraggio, non volere, non inseguirla, come un miserabile, se fugge, ma con tutta la tua volont resisti, non cedere. Addio, anima mia. Catullo non cede pi, non verr a cercarti, non ti vorr per forza: ma tu soffrirai di non essere desiderata. Guardati, dunque: cosa pu darti la vita? Chi ti vorr? a chi sembrerai bella? chi amerai? da chi sarai amata? E chi bacerai? a chi morderai le labbra? Ma tu, Catullo, resisti, non cedere.

Carl Orff, Catulli Carmina, Actus III, c.VIII: http://www.youtube.com/watch?v=-yDco98NeQ8 LXXVI. Ad deos LXXVI. Strappatemi, o dei, a questo male che mi consuma Se per luomo che ritiene di essere devoto, di non aver tradito la parola data, n giurato in nome degli dei per ingannare la fiducia nei rapporti umani, fonte di gioia il ricordo del bene compiuto; gli anni futuri ti riservano molte gioie, Catullo, per questo amore ingrato. Tutto il bene che a un essere umano possibile fare o dire, tu lhai detto e fatto: e tutto si perduto nellingratitudine di un cuore. Perch dunque continui a tormentarti? e non cerchi con tutta la volont di liberarti di una infelicit che gli dei non vogliono?

SIQVA recordanti benefacta priora uoluptas est homini, cum se cogitat esse pium, nec sanctam uiolasse fidem, nec foedere nullo diuum ad fallendos numine abusum homines, multa parata manent in longa aetate, Catulle, ex hoc ingrato gaudia amore tibi. nam quaecumque homines bene cuiquam aut dicere possunt aut facere, haec a te dictaque factaque sunt. omnia quae ingratae perierunt credita menti. quare iam te cur amplius excrucies? quin tu animo offirmas atque istinc teque reducis,

et dis inuitis desinis esse miser? difficile est longum subito deponere amorem, difficile est, uerum hoc qua lubet efficias: una salus haec est. hoc est tibi peruincendum, hoc facias, siue id non pote siue pote. o di, si uestrum est misereri, aut si quibus umquam extremam iam ipsa in morte tulistis opem, me miserum aspicite et, si uitam puriter egi, eripite hanc pestem perniciemque mihi, quae mihi subrepens imos ut torpor in artus expulit ex omni pectore laetitias. non iam illud quaero, contra me ut diligat illa, aut, quod non potis est, esse pudica uelit: ipse ualere opto et taetrum hunc deponere morbum. o di, reddite mi hoc pro pietate mea.

Difficile troncare a un tratto un lungo amore, difficile certo, ma in qualche modo devi riuscire. lunica salvezza, quindi devi ottenerla: che sia possibile o no, lo devi fare. Se vi piet in voi, dei, se in punto di morte, nellora estrema, recaste mai aiuto a qualcuno, guardate la mia infelicit e se ho vissuto onestamente strappatemi da questo male che mi consuma, che insinuatosi dentro di me nel pi profondo come un torpore ha cancellato ogni gioia dal mio cuore. Non chiedo pi che lei ricambi il mio amore, n limpossibile, che mi rimanga fedele: voglio solo guarire e scordarmi di questo male oscuro. O dei, per la mia devozione, accordatemi questo.

XI. Ad Furium et Aurelium FVRI et Aureli comites Catulli, siue in extremos penetrabit Indos, litus ut longe resonante Eoa tunditur unda, siue in Hyrcanos Arabesue molles, seu Sagas sagittiferosue Parthos, siue quae septemgeminus colorat aequora Nilus, siue trans altas gradietur Alpes, Caesaris uisens monimenta magni, Gallicum Rhenum horribile aequor ultimosque Britannos, omnia haec, quaecumque feret uoluntas caelitum, temptare simul parati, pauca nuntiate meae puellae non bona dicta. cum suis uiuat ualeatque moechis, quos simul complexa tenet trecentos, nullum amans uere, sed identidem omnium ilia rumpens; nec meum respectet, ut ante, amorem, qui illius culpa cecidit uelut prati ultimi flos, praetereunte postquam tactus aratro est.

XI. Messaggio daddio Furio, Aurelio, che miei compagni sino allestremo dellIndia verreste alle cui rive lontane batte sonoro il mare dOriente, tra gli Arabi indolenti, gli Ircani, gli Sciti, i Parti armati di frecce o sino alle acque che il Nilo trascolora con le sue sette foci; e oltre i monti aspri delle Alpi per visitare i luoghi dove vinse Cesare, il Reno di Gallia, i Britanni orribili e sperduti; voi che con me, qualunque sia il volere degli dei, sopportereste ogni mia pena, ripetete allamore mio queste poche parole amare. Se ne viva felice con i suoi amanti e in un solo abbraccio, svuotandoli dogni vigore, ne possieda quanti vuole senza amarne nessuno, ma non mi chieda lamore di un tempo: per colpa sua caduto come il fiore al margine di un prato se lo tocca il vomere passando.

Per il topos del fiore reciso cerca in rete: Saffo fr. 105 b Voigt Virgilio, Eneide, IX, vv. 435-437 Ariosto, Orlando Furioso, XVIII, ottava 153, vv. 1-4 Manzoni, I promessi sposi, capitolo XXXIV

Carl Orff: Catulli Carmina


Catulli Carmina (Ludi Scaenici) una cantata da Carl Orff composta fra il 1940 e il 1943. Lopera composta dai testi di Catullo, il poeta romano del I secolo a.C., e da Orff stesso nellapertura. I Catulli Carmina fanno parte dei cosiddetti Trionfi, il trittico musicale che comprende i Carmina Burana, Trionfo di Afrodite e, appunto, i Catulli Carmina. Lopera scritta per un coro misto, soprano e tenore solisti e unorchestra formata interamente da percussioni - il che forse ispirato da Les Noces di Stravinskij - composto da quattro pianoforti, timpani, grancassa, 3 tamburelli, triangolo, nacchere, maracas, piatti sospesi e crash, piatti antichi (senza specificazione), tam-tam, litofono, Metallofono, 2 glockenspiel, un blocco di legno, xilofono e uno xilofono tenore. Lopera un altro memorabile esempio delleclettico utilizzo di Carl Orff dellorchestra, delle percussioni e dellazione sul palco. Il ruolo dellorchestra limitato solo nel quadro iniziale della storia, mentre nella porzione centrale, con i testi di Catullo, i solisti sono solo accompagnati dal coro (canto a Cappella) che imita la presenza del coro greco. Musicalmente parlando, lopera un allontamanento stilistico dai toni romantici dei Carmina Burana, composta da un continua, ossessiva ripetizione di melismi, di frasi musicali, cadenzati ritmi sincopati, che in parte avevano anche contraddistinto lopera precedente. Gli studiosi hanno ampiamente discusso circa il motivo per cui questo un lavoro meno noto rispetto al suo predecessore, fin dalla sua comparsa. La maggior parte di loro giunta alla conclusione che, con la caduta della Germania nazista e la depressione dEuropa allindomani della seconda guerra mondiale, semplicemente non ha avuto lopportunit di essere presentata al grande pubblico, e il dinisteresse che ha avuta allora, perpetra ancor oggi; infatti una delle opere meno eseguite di Orff. Trama La storia racconta di Catullo, un ragazzo che si innamora di Lesbia, una donna bella ma infedele. In questo modo, il pezzo richiede anche un solista di sesso maschile e femminile a rappresentare rispettivamente ciascuno di questi due ruoli. Il testo contiene anche una discussione di amore, tra, da un lato, un gruppo di giovani uomini e donne, e in contrasto, un gruppo di uomini vecchi. Praelusio: contiene un canto in cui giovani uomini e donne si dichiarano vicendevolmente il proprio amore e desiderio, finch un gruppo di vecchi li redarguisce; Actus I: contiene diversi carmi dal Liber di Gaio Valerio Catullo; Odi et amo (carme 85) Vivamus, mea Lesbia, atque amemus (carme 5) Ille mi par esse deo videtur (carme 51) Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa (carme 58) Nulli se dicit mulier mea nubere malle (carme 70) Actus II: contiene ancora carmi dal Liber, intervallati dallunico canto non in latino dellopera, Dormi, dormi ancora (in italiano); Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem (carme 109) Desine de quoquam quicquam bene velle mereri (carme 73) Actus III: contiene altri carmi dal Liber; Odi et amo (carme 85) Amabo, mea dulcis Ipsitilla (carme 32) Ameana puella defututa (carme 41) Miser Catulle, desinas ineptire (carme 8) Nulla potest mulier tantum se dicere amatam (carme 87) Exodium: i ragazzi e le ragazze della Praelusio si dichiarano nuovamente il loro amore, mentre i vecchi si dichiarano sconfitti con un Ohim!.

Incisioni Deutsche Grammophon (registrato nel giugno 1954, Nov 1955; rimasterizzato su CD 474 131-2): Annelies Kupper, Richard Holm; Bavarian Radio Chorus; Eugen Jochum, conduttore. CBS BRG 72611 (LP): Judith Blegen, Richard Kness; Coro della Temple University; Philadelphia Orchestra; Eugene Ormandy, conduttore Wilfred Mellers, Review of Catulli Carmina (1968). The Musical Times, Arts Music (CD reissue): Ruth-Margaret Ptz, Donald Grobe; Cologne Radio Choir; Kolner Rundfunk-Sinfonie-Orchester; Ferdinand Leitner, conductor Deutsche Grammophon DGG 2530 074 (LP): Arleen Auger, Wieslaw Ochman; Chorus of the Deutsche Oper Berlin; Eugen Jochum, conduttore Robert Anderson, Record Reviews: Catulli Carmina (Dicembre 1971). Gupraphon 1112 1462 (LP, 1974); Ivo idek, Helena Tattermuschov, Ludmilla Trick, Vladimir Topinka; Vladimir Menci and Oldich Kredba (pianoforte), Czech Philharmonic Chorus, Prague Symphony Orchestra, Vaclav Smetaek, conduttore.

Bibliositografia: Proposta antologica: L.Canali-M.C.Cardona, Camena. Letteratura latina. Let cesariana I**, Einaudi Scuola, 2009 Testi: http://www.progettovidio.it/catullo.asp http://www.latinovivo.com/Testintegrali/catulloliber.htm#BM11 http://spazioinwind.libero.it/latinovivo/Testintegrali/catullolibertrad.htm http://www.latinovivo.com/autori/Saffo.htm http://nonsolosaffo.wordpress.com/anite/ http://catalepton.altervista.org/analisi-contrastiva-di-traduzioni/catull-85/ http://it.wikiquote.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo http://it.wikipedia.org/wiki/Catulli_Carmina Immagini: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bakalovich_catullus.jpg http://www.google.it/imgres?q=catullo&um=1&hl=it&newwindow=1&sa=N&biw=1280&bih= 874&tbm=isch&tbnid=imB16vZvyQzB6M:&imgrefurl=http://giovenaleninosassi.blogspot.com/ 2011/06/catullo-carme-lxxii-disinganno.html&docid=bo4gQnEVxcr7EM&imgurl=http://3.bp.bl ogspot.com/-K1pSLRxv2Pk/Ted1zb0LzqI/AAAAAAAAE4g/KFbuhOgNJjo/s400/catullo-e-lesbia1.j pg&w=210&h=400&ei=v1mvT4_xBuiF4gTA74iUCQ&zoom=1&iact=hc&vpx=970&vpy=142&dur =864&hovh=310&hovw=163&tx=101&ty=172&sig=112235746202936635388&page=1&tbnh= 164&tbnw=86&start=0&ndsp=26&ved=1t:429,r:5,s:0,i:95