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La sociologia è caratterizzata:

• da una pluralità di scuole,


• dall’assenza di un paradigma comune,
• da settori specializzati,

la nostra opzione/prospettiva/criterio di discriminazione


è quello di ripercorrere i contenuti
della Sociologia Scientifica ossia
l’insieme delle conoscenze consolidate e accettate dalla comunità dei sociologi in quanto scienziati.

Sociologia scientifica
Si caratterizza per il fatto di riconoscere rilevanza sociologica:

• alle teorie che sono potenzialmente soggette al complesso processo della indiretta conferma
empirica,
• alle teorie che consentono un riscontro empirico all’interno di una corretta logica dell’indagine;

e quindi
la sociologia come scienza è una disciplina che si caratterizza
in quanto corpo coordinato di teoria, ricerca, metodo.

Le matrici del pensiero sociologico


La sociologia come scienza nasce alla fine dell’Ottocento in Europa da due filoni del pensiero
occidentale:
• il positivismo
• lo storicismo.

Altri filoni contribuiscono alla definizione della sociologia a partire dai primi del Novecento negli Stati
Uniti:
• il filone pragmatistico,
• il filone interazionistico,
• il filone della critica sociale.

segue  le matrici del pensiero sociologico


Nel corso della storia della disciplina, l’insieme di queste diverse scuole, di queste diverse tradizioni di
pensiero, di questi diversi lavori su campo, non ha contribuito allo sviluppo di un paradigma comune
comprendente metodi, regole, conoscenze condivisi da tutta la comunità dei sociologici
contemporanei.

Perché?
Motivi del mancato paradigma comune
Le ragioni di questo ritardo sono diverse:

• perché la riflessione sulle forme della vita associata è sempre stata appannaggio della riflessione
filosofico-speculativa,
– per questo, rispetto alle altre discipline scientifiche, è stato molto più difficile rendere
scientificamente autonomo dalla filosofia lo studio della vita sociale e culturale;

• perché la rivendicazione dell’unicità di ogni individuo ha ostacolato la ricerca empirica di


regolarità nel comportamento umano,

segue  motivi del mancato paradigma comune


• perché gli strumenti della ricerca sociale (metodo e tecniche) non sono mai stati unanimemente
accettati,

• perché la riflessione di senso comune sovrasta il lavoro scientifico,

• perché l’inevitabile parzialità del lavoro scientifico va contro la pretesa di una conoscenza
totalizzante della realtà sociale.
La matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Se si accetta l’assunto che ogni disciplina scientifica è tale nella misura in cui percorre la strada
dell’integrazione di teoria e ricerca, che implica l’emergere di tecniche specifiche, allora possiamo
convenzionalmente far risalire la nascita della sociologia come scienza alla data di pubblicazione
(1897) de Il suicidio di Durkheim, in cui si ritrovano:
• una serie coordinata di enunciazioni teoriche (teoria),
• dal quale far derivare proposizioni a un limitato livello di generalità da poter risultare
confermate, tramite le statistiche, l’elaborazione dei dati,
• al fine di individuare regolarità comportamentali in forma di leggi sociologiche connesse alla
teoria.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Con Durkheim si passa dunque:

• dalla genericità delle affermazioni ad una pratica di sistematizzazione che può dirsi scientifica;

• dall’occasionale ricorso ai dati quantitativi a sostegno delle varie enunciazioni all’impegno di


costruire variabili e individuare relazioni tra variabili a conferma o meno di ipotesi teoriche;

• ha inizio la sociologia come disciplina scientifica autonoma.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
Per realizzare la sociologia come scienza autonoma e autosufficiente è necessario secondo Durkheim:

• individuare l’oggetto di studio della sociologia,

• delineare le regole del metodo sociologico.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
Oggetto di studio della sociologia sono i fatti sociali, i quali si distinguono:
• sia dai fatti organici, in quanto i fatti sociali sono rappresentazioni e azioni,

• sia dai fatti psichici, in quanto questi ultimi si producono nella e attraverso la coscienza
individuale.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
I fatti sociali sono modi di agire, di pensare, di sentire esterni all’individuo e dotati di un potere di
coercizione in virtù del quale si impongono all’individuo.
Gli attributi che qualificano i fatti sociali sono dunque:
• la esteriorità, ossia l’essere esterni alla coscienza individuale  es. le norme sociali come le
regole morali;
• la coercitività, ossia il loro imporsi alla coscienza individuale  es. le regole del diritto.
Nel senso che le nostre idee e le nostre tendenze non vengono elaborate da noi ma ci vengono dal di
fuori e dunque possono penetrare in noi solo imponendosi. Tuttavia la costrizione sociale non esclude
la personalità individuale.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
Il fatto sociale, dunque, è:

• uno stato collettivo che si ripercuote sugli individui e si impone ad essi,


• la risultante della vita collettiva stessa,
• il prodotto delle complesse interazioni che si stabiliscono tra le coscienze individuali,
• indipendente, tuttavia, dalle coscienze individuali.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Le regole del metodo sociologico discendono direttamente dalla definizione di fatto sociale:
• la regola fondamentale afferma che i fatti sociali vanno considerati come cose delle quali si
ignorano la natura, le caratteristiche, le cause allo stesso modo delle cose materiali del mondo naturale,
• poiché oggetti esterni al soggetto conoscente, i fatti sociali non sono conoscibili attraverso
l’introspezione o la comprensione,
• considerare il fatto sociale come una cosa sta ad indicare che il soggetto conoscente deve
assumere un certo atteggiamento.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Da questa regola fondamentale discendono una serie di corollari:

• il primo corollario afferma che nello studio dei fatti sociali si devono scartare in modo
sistematico le prenozioni, che sono costituite:
– non solo dai pregiudizi di cui può essere portatore il sociologo,
– ma anche da tutte le nozioni e da tutti i concetti che si sono formati al di fuori della scienza e
per fini che non hanno nulla di scientifico;
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
• il secondo corollario afferma di scegliere come oggetto della ricerca solo quei fenomeni che si
possono definire sulla base di certe caratteristiche, esterne, ad essi comuni; e di comprendere nella
stessa indagine tutti quei fenomeni che sono riconducibili alla stessa definizione:
– ciò permette di classificare e di studiare i fatti sociali solo sulla base delle loro caratteristiche, a
prescindere dalle prenozioni del sociologo e consentendo ad altri studiosi di controllare le conclusioni
raggiunte;

• il terzo corollario afferma che quando il sociologo studia un fatto sociale non deve considerarlo
dalla prospettiva delle sue manifestazioni individuali.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
D. in La divisione del lavoro sociale (1983) elabora una teoria sociale generale nella quale individua la
divisione del lavoro come uno dei più importanti fattori di solidarietà, quello che distingue le società
avanzate dalle società primitive:
• il concetto di divisione del lavoro sociale indica, in generale, tutti i fenomeni di
differenziazione del lavoro in settori di attività o professioni.

Distingue due tipi di solidarietà: la solidarietà meccanica e la solidarietà organica.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)

• La solidarietà meccanica che è caratteristica delle società più semplici (comunità rurali e
artigiane), in cui non si è ancora avuta la divisione del lavoro, c’è un’identità delle funzioni delle sue
parti (i suoi individui) e si fonda sulla solidarietà familiare, di villaggio, di vicinato; la somiglianza
delle attività tra gli individui porta a confondere la personalità individuale nella personalità collettiva,
prevale la “coscienza collettiva” su quella individuale;

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
• La solidarietà organica, che è tipica delle società complesse (società industriale borghese), si
fonda sulla divisione del lavoro, ossia sulla differenziazione delle funzioni delle sue parti; le quali pur
differenziate contribuiscono tutte all’unità dell’insieme; la specializzazione delle attività dell’individuo
favorisce uno sviluppo differente della personalità che lo rende unico rispetto agli altri, creando tra tutti
un rapporto di solidarietà fondato sul riconoscimento delle reciproche differenze. Tuttavia la
dipendenza dell’individuo dalla società e dunque gli obblighi morali che ciò comporta, non viene meno
in seguito alla divisione del lavoro e al maggior individualismo.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
Eppure la nuova moralità propria della società a solidarietà organica, fondata sulla differenziazione,
sulla divisione del lavoro non ha ancora creato un adeguato sistema di regole:
• la divisone del lavoro crea da sé un sistema che si autoregola in quanto nella continuità delle
loro diverse funzioni le varie parti creano uno stato di dipendenza reciproca, tanto più che gli uomini
non possono svolgere le loro funzioni senza una regolamentazione sistematica;
• tuttavia lo sviluppo dell’industria è stato troppo rapido e non ha ancora potuto creare un sistema
di regole adeguato, e ciò comporta una situazione anormale, caotica, anomica (mancanza di norme) 
teoria dell’anomia.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Con Durkheim, il sociologo diventa ricercatore empirico e non più solo teorico sociale.
Nella sua ricerca sul suicidio:
• in rapporto alla più generale teoria sociale di tipo solidaristico,
• conduce un’analisi secondaria dei dati statistici relativi all’andamento del fenomeno suicidio nei
vari paesi europei,
• elabora ipotesi,
• sottopone le ipotesi a conferma empirica manipolando i dati empirici relativi all’andamento del
fenomeno.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Tradizionalmente il suicidio veniva spiegato ricorrendo a teorie che comprendevano fattori
psicologico-individuali, biologici (tare ereditarie), climatici.

A D. non interessa il suicidio del Signor X ma il suicidio come fatto sociale, ossia dare conto del tasso
dei suicidi che si riscontra in diversi contesti sociali, tanto più che l’individuazione delle cause sociali
del fatto sociale-suicidio consente di individuare anche le cause del singolo suicidio.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
• Parte dall’assunto che il suicidio sia un fatto sociale,
• sottopone a controllo le teorie tradizionali attraverso la manipolazione dei dati statistici,
• e quindi mostra che l’incremento e il decremento del tasso dei suicidi sono indipendenti da
fattori psicologico-individuali, biologici, climatici,
• delinea i contesti sociali in cui sembra che si sviluppino quelle che chiama “correnti
suicidogene”,
• in particolare osserva come il tasso dei suicidi:
– tende a crescere in periodi di boom e crisi economica,
– è più elevato nei paesi protestanti e meno nei paesi cattolici
– è particolarmente basso fra gli ebrei e in periodo di guerra,
– è più basso fra coniugati (rispetto a celibi/nubili).

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
La spiegazione che individua è che esiste una corrispondenza tra l’integrazione sociale e il tasso dei
suicidi, nel senso che tanto è maggiore l’integrazione sociale tanto minore è il tasso dei suicidi e
viceversa, laddove:
• integrazione sociale indica la situazione sociale nella quale i membri di quella società trovano
un significato nella convivenza, nella solidarietà, nel riconoscersi nelle norme e nei valori su cui la
società stessa si fonda.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
In società che vivono il boom economico o crisi economica:
• il tasso dei suicidi aumenta in quanto entrano in crisi i valori tradizionali che diventano
inadeguati rispetto alle nuove esigenze, si crea una distanza tra le motivazioni all’agire individuale e i
valori culturali sanciti, dunque si crea una situazione di anomia, ossia mancanza di leggi e regole di
condotta che siano largamente condivisi.
Nei paesi a prevalenza protestante (rispetto ai cattolici):
• il tasso dei suicidi aumenta in quanto i protestanti sono guidati dal libero arbitrio individuale.
segue  la matrice positivista:
Emile Durkheim (1858-1917)
Tra gli ebrei:
• il tasso dei suicidi è particolarmente basso in quanto poiché minoranza da sempre perseguitata
ha sviluppato un forte sentimento di solidarietà tra i suoi membri.
In caso di guerra:
• Il tasso dei suicidi tende ad essere più basso in quanto si genera fra i membri delle società
coinvolte una forte solidarietà e l’accettazione delle norme sociali.
Fra i coniugati (rispetto ai celibi/nubili):
• il tasso dei suicidi è più basso in quanto la famiglia svolge un fondamentale ruolo di
integrazione.

segue  la matrice positivista:


Emile Durkheim (1858-1917)
Infine D. elabora una tipologia di suicidi, distinguendoli in:
• suicidio anomico si ha nelle situazioni di anomia, ossia quando vengono meno norme e valori
che sappiano dirigere gli individui;
• suicidio egoistico (che è una specificazione del suicidio anomico) si ha quando l’individuo
attribuisce più valore alle proprie norme di comportamento individuale a scapito delle norme e dei
valori della società;
• suicidio altruistico si ha quando si sviluppa una totale interiorizzazione di norme e valori della
società, a scapito dei propri, in nome dei quali si compie il gesto estremo del suicidio.
La matrice storicista
Il filone storicista è caratterizzato innanzitutto dall’interesse a cercare le garanzie di “oggettività” nella
conoscenza storico-sociale, garanzie che si fondano su presupposti diversi da quelli delle scienze fisico-
naturali:
• mentre per i positivisti le differenze tra scienze sociali e scienze naturali sono minime e la
scientificità della sociologia è garantita dal poter fare scienza in modo analogo alla fisica,
• invece per gli storicisti le particolarità specifiche del sociale rendono possibile un diverso
concetto di scienza sociale, una diversa oggettività, e canali specifici di accesso alla conoscenza
sociologica.
• Il rappresentante della sociologia scientifica sul versante storicista è Max Weber.

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
Per Weber la sociologia è una scienza che si propone di intendere in virtù di un procedimento
interpretativo l’agire sociale, e quindi di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti.
Oggetto si studio della sociologia è l’agire sociale, ossia ‹‹un agire che sia riferito – secondo il suo
senso, intenzionato dall’agente – all’atteggiamento di altri individui, e orientato nel suo corso in base a
questo››; un agire meccanico, istintivo non è propriamente un agire sociale.
Dunque la sociologia studia le azioni umane intenzionate da valori e motivazioni.

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
L’agire è sociale quando:
 è riferito all’atteggiamento degli altri individui, secondo il senso soggettivamente intenzionato
di colui che agisce;
 è orientato nel suo corso in base a questo riferimento dotato di senso;
 può essere spiegato in base a questo senso soggettivamente intenzionato.
Il concetto di senso si riferisce a ogni significato (rappresentazione, valore, norma, sentimento) che è
elaborato dal soggetto agente e che orienta l’agire di quest’ultimo.
Il senso intenzionato non è semplicemente derivato da una scelta individuale ma è connesso ai modelli
culturali comuni in una determinata situazione storica.
segue  la matrice storicista:
Max Weber (1864-1920)
Il metodo è costituito dalla comprensione e dalla spiegazione causale:
• per capire il significato di un’azione degli uomini dobbiamo comprendere (intendere nel senso
di interpretare) il senso che essi hanno dato alle loro azioni, le motivazioni dell’agire,
• e poi è necessario sottoporre questa ipotesi interpretativa alla dimostrazione empirica, facendo
uso di spiegazioni causali, ossia stabilendo relazioni di causa ed effetto tra il senso che gli uomini
hanno dato alle loro azioni e quello che le azioni hanno prodotto.

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
Il nesso causale istituito non si configura come una causalità di tipo deterministico, valida in assoluto,
perché ogni analisi parte da un punto di vista specifico dell’osservatore e dunque quel nesso non è
l’unico possibile; da un altro punto di vista lo stesso fenomeno può trovare una diversa spiegazione,
complementare alla prima:
• il riconoscimento dell’importanza che assumono i valori che orientano lo scienziato all’inizio
della ricerca, si oppone all’idea positivista della conoscenza come rispecchiamento oggettivo e neutrale
della realtà;

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
• lo studioso non può stabilire ciò che è importante in sé e supporre un significato assoluto degli
eventi del mondo umano, proprio perchè il presupposto delle scienze storico sociali consiste nel fatto
che l’uomo in quanto essere culturale non può che assumere punti di vista diversi per dare significato al
divenire;
• e, dunque, il medesimo accadere/evento culturale può essere interpretato in modi diversi in
relazione a punti di vista diversi che individuano nella realtà altri significati e altre connessioni
possibili;
• invece, per il Positivismo il dato si imponeva in virtù della propria indiscutibile evidenza e per
Durkheim non poteva esserci la soggettività culturale o personale del ricercatore al quale prescriveva di
liberarsi dalle prenozioni.
segue  la matrice storicista:
Max Weber (1864-1920)
• la selezione dei “fatti” è soggettiva in quanto influenzata dai valori del ricercatore che assume
un punto di vista, ma le relazioni causali che legano questi “fatti” possono solo essere oggettive in
quanto devono essere sostenute da un processo di analisi metodologicamente rigoroso (mentre per il
Positivismo i fatti e la relazione causale tra i fatti è data dalla natura, vista l’autoevidenza dei dati),
• il nesso causale, che lega i fattori scelti come rilevanti in funzione del punto di vista specifico
dell’osservatore, deve essere poi controllato sul piano empirico, seguendo un processo concettuale che
implica una serie di astrazioni e di operazioni logiche.
segue  la matrice storicista:
Max Weber (1864-1920)
In tal senso lo strumento euristico fondamentale è quello che W. chiama tipo ideale, ossia una
costruzione concettuale ottenuta astraendo determinate caratteristiche prevalenti nella realtà, con la
quale confrontare la realtà stessa. I tipi ideali non esistono allo stato puro nella realtà ma consentono di
cogliere alcune regolarità del comportamento.
Rispetto all’agire sociale individua quattro tipi ideali di azioni:
• l’azione razionale rispetto a un fine: è l’azione compiuta da un attore sociale che ha chiaro il
fine da raggiungere e predispone i mezzi che ritiene più adatti al suo conseguimento; ad es. l’agire
economico o tecnico  un ingegnere che costruisce un ponte;

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
• l’azione razionale rispetto a un valore: è l’azione di colui che agisce non per conseguire un
fine ma per affermare un valore, per rimanere fedele a un’idea in cui crede; ad es. l’agire dettato da
valori morali  il capitano che si lascia affondare insieme alla nave;
• l’azione tradizionale: l’attore agisce senza porsi un fine ma perché così ha sempre fatto, è
l’azione di colui che subisce la forza della tradizione, è quella dettata dall’abitudine, dalle credenze non
sottoposte a critica, dalla tradizione che spinge verso un comportamento passivo; ad es. l’agire dettato
dalle regole della “buona educazione”;
• l’azione emotiva o affettiva: è un’azione riflessa, è l’azione dettata dallo stato d’animo,
dall’umore del soggetto  es. il pugno sferrato in preda alla rabbia.

segue  la matrice storicista:


Max Weber (1864-1920)
La sociologia si occupa dei primi tre tipi di azione in quanto si occupa di azioni umane intenzionate da
valori e motivazioni, ossia di azioni compiute dagli uomini coscientemente o per realizzare un fine, o
per affermare un valore, o per confermare una tradizione. Sono gli uomini che danno senso alle loro
azioni e quindi bisogna partire dalle loro intenzioni soggettive, infatti l’azione è razionale se
intenzionata razionalmente, anche se un osservatore esterno non la giudica tale.

segue  la matrice storicistica:


Max Weber (1864-1920)
W. è a pieno titolo padre della sociologia scientifica in quanto anche quando il suo oggetto di indagine
riguarda la relazione tra due variabili storico-sociali di grande portata (come l’etica protestante e lo
spirito del capitalismo), non si limita a elaborare una teoria generale ma punta alla conferma empirica
del nesso
• tra la variabile indipendente  etica protestante
• e la variabile dipendente  sviluppo e diffusione di un sostrato culturale favorevole al sistema
capitalistico.
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
Infatti ne L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1905) W. si domanda: come mai il
capitalismo moderno si sia prodotto in Europa, e in particolare in alcuni paesi europei, e non altrove?
E partendo da una regolarità statistica si domanda: come mai gli imprenditori capitalisti e il personale
tecnico o commerciale più qualificato sono di religione protestante?
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
Ritiene preminenti (ma non unici) i fattori culturali nello sviluppo del capitalismo e, in particolare,
sostiene che senza l’affermazione e la diffusione dell’etica protestante, ossia di una particolare
configurazione di valori e di credenze di tipo religioso, l’agire sociale (il comportamento economico)
avrebbe seguito strade diverse.
Come mai un’etica religiosa (quindi rivolta a problemi ultraterreni) ha potuto avere un’influenza così
decisiva su comportamenti profani come quelli economici?
Attraverso quali meccanismi si è realizzato?
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
Identifica nello “spirito del capitalismo” la configurazione di valori e di idee che contraddistingue il
“capitalismo moderno” di cui sono portatori i ceti medi borghesi industriali in ascesa, i cui tratti
peculiari sono:
• la ricerca razionale del guadagno, inteso come fine in sé, ossia non per il soddisfacimento di
bisogni materiali o per esibire la propria ricchezza ma per essere reinvestito e generare nuovo
guadagno;
• la concezione della professione come dovere morale e vocazione, ossia l’idea che il singolo
debba sentire un obbligo morale verso la propria attività, il cui successo non è solo un risultato
auspicabile ma anche indice della virtù morale di chi lo realizza.

segue  la matrice storicistica:


Max Weber (1864-1920)
La spiegazione segue alcune tappe e si basa:
• sull’identificazione di due diverse etiche economiche (quella cattolica e quella protestante nata
dallo scisma della Riforma operata da Lutero) intese come “impulsi pratici all’azione fondati sulle
connessioni psicologiche e pragmatiche delle religioni (e non come teorie etiche di tipo teologico);
• mette a fuoco la rottura introdotta dalla Riforma (rispetto all’etica cattolica) e come questa sia
legata a una particolare concezione della vita professionale laica;
• individua i meccanismi psicologici che generano un comportamento pratico a partire dalla
credenza religiosa calvinista della predestinazione;
• aggiunge a questi i meccanismi sociali che consentono di dare conto del permanere del
capitalismo moderno.
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
1. La religione cattolica oscillava tra un atteggiamento ostile e uno più accomodante nei confronti del
guadagno, della ricchezza e delle attività commerciali, disapprovava il guadagno fine a se stesso e
accettava solo quello indispensabile alla sopravvivenza, comunque restava come qualcosa di cui
vergognarsi e al massimo era tollerato:
• una dimostrazione di ciò era la consuetudine di lasciare in punto di morte somme ingenti del
proprio patrimonio alle istituzioni ecclesiastiche, per “sanare la colpa”;
• nell’universo religioso cattolico i ceti commercianti borghesi nella piramide sociale occupavano
il gradino più basso, laddove all’apice c’erano quelli dediti alla vita monacale, ossia ritirati dal mondo.

segue  la matrice storicistica:


Max Weber (1864-1920)
2. Con la Riforma Protestante si genera una rottura profonda con la concezione cattolica:
• Lutero svaluta l’ascesi monacale del cattolicesimo, estendendo l’idea di vocazione al lavoro
professionale che si vive e si realizza quotidianamente e introducendo l’idea del sacerdozio universale:
per vivere in maniera grata a Dio non è necessario rinchiudersi in convento ma adempiere al proprio
dovere nelle professioni di questo mondo;
• Calvino introduce la dottrina della predestinazione secondo la quale Dio (dall’eternità e per un
suo imperscrutabile volere) ha salvato una parte dell’umanità e ha dannato l’altra parte, senza che
l’uomo possa intervenire a modificare la situazione.
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
3. Tale dottrina ha avuto conseguenze per l’azione, nel senso che ha introdotto “spinte pratiche
all’azione”, ossia meccanismi microsociali che indirizzano l’agire di grande masse di persone in
direzione di un nuovo tipo di imprenditorialità capitalistica:
• la predestinazione ha condotto ad un atteggiamento di attivismo perché quando il
protestantesimo si diffuse alle masse di persone sorse il problema della certezza della salvezza: gli
uomini comuni vivevano nell’angoscia di non sapere se erano destinati alla salvezza o alla dannazione
eterna;
• il meccanisimo sociopsicologico col quale la massa dei credenti rispose fu quello di dedurre la
scelta divina dal successo nel lavoro professionale onestamente e metodicamente conseguito;
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
• questo ha condotto ad un’etica che impone una vita razionale nel mondo ma non per questo
mondo; W. analizza nel dettaglio i cambiamenti introdotti nella vita quotidiana delle persone (uso del
tempo, lavoro duro e metodico, uso della ricchezza in funzione del risparmio e del reinvestimento) e
che alla fine (eliminato ogni riferimento religioso) ha prodotto la morale borghese del self-made man.
segue  la matrice storicistica:
Max Weber (1864-1920)
4. Ne Le sette protestanti e lo spirito del capitalismo (1906) individua, nell’appartenenza alle sette, i
meccanismi sociali che favoriscono lo sviluppo economico e il permanere del capitalismo nella società
americana:
• la matrice puritana ha favorito la formazione delle sette, ossia di associazioni religiose
volontarie fortemente selettive, che hanno creato un tessuto sociale capace di rispondere all’esigenza
del mondo economico di poter valutare su solide basi l’affidabilità delle persone con le quali si entrava
in affari senza neppure conoscerle;
• le sette hanno costituito delle reti sociali capaci di garantire la reputazione morale delle persone
che ne facevano parte.

segue  la matrice storicistica:


Max Weber (1864-1920)
Per concludere, dunque, W. elabora sistematizzazioni ancora oggi ampiamente usate nei diversi settori
specializzati dell’analisi sociologica:
• sociologia della religione,
• sociologia politica,
• sociologia del diritto,
• teoria della stratificazione.
Il tutto entro la cornice generale della teoria dell’azione sociale.