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dal suicidio durkheimiano al suicidio letterario,

la letteratura come fonte sociologica di


conoscenza della realtà
Punti del discorso :
• Tema chiave : il suicidio, definizione
• La Sociologia e il suicidio : Durkheim
• Robert A. Nisbet : “Sociology as an Art
form”
• La Letteratura e il suicidio
• dal latino SUI-CAEDERE uccidere se stessi, indica l’atto di togliersi
deliberatamente la vita.
• Excursus storico : Oggetto di giudizi differenti nella storia:
• Dall’antico Egitto , all’antica Grecia e l’antica Roma passando per la società
medievale e illuminista fino alla moderna società Occidentale.
• Oggetto di critiche , teorie e studi, potente fonte d’ispirazione per gli artisti ,
affrontato in tanti ambiti di studio, in particolare anche nella Sociologia e la
Letteratura.
• La Sociologia è una disciplina che rende scientifico lo sguardo su tutto ciò
che appare naturale.
La realtà per il sociologo non è altro che il frutto di costruzioni sociali ed egli
lavora proprio per poterle svelare.
• La società nella quale emerge la sociologia è dunque quella moderna, la
quale caratteristica predominante è, ovviamente, il mutamento continuo.
• Tra i precursori delle indagini sociali: Montesquieu, Comte .
• Il sociologo affronta quello che considera un quesito chiave elaborando poi
le proprie conclusioni e teorie.
Uno dei problemi, ritenuto una questione centrale nella Sociologia, è quello
dell’ordine , se ne occuperà in particolare Émile Durkheim .
Si interroga su come rispetto al mutamento, la società
stia insieme.
Secondo Durkheim, essa è tenuta insieme da una
solidarietà profonda, intesa come elemento che
affonda nella coscienza collettiva e che anzi va
oltre il dominio della coscienza: una solidarietà che
è “meccanica” nelle società primitive in cui il lavoro
è indifferenziato, ed “organica” nelle società
moderne in cui la “divisione del lavoro” crea
relazioni funzionali e differenziate, producendo
forme organizzate di vita sociale e rapporti di ordine
contrattuale.
La società può subire momenti di rottura, fenomeni di
sconvolgimento in cui norme e valori vengono
meno, determinando ad esempio situazioni di
anomia : mancanza di norme sociali condivise che
genera senso di smarrimento, nessun punto di
riferimento , caos che sfociano nel suicidio.
• Durkheim è un sociologo positivista : la sociologia deve trattare di fatti osservabili e
studiabili con metodi di scienze già affermate.
• Definisce i fatti sociali : cose, modi d’agire capaci di esercitare su un individuo una
costrizione esterna o un modo di fare indipendente dalle manifestazioni individuali.
Non è possibile spiegarli con un’analisi psicologica in quanto si tratta di fenomeni
esterni .
• Tra i vari esempi di “fatto sociale” , Durkheim reca anche quello delle correnti
suicidogene, che si originano dai processi collettivi ma hanno vita indipendente dagli
individui esercitando su di loro una costrizione , sulla base della logica dell’egoismo,
altruismo ed anomia, che provoca il suicidio.
• “dicesi suicidio ogni caso di morte direttamente o indirettamente risultante da un atto
positivo o negativo compiuto dalla stessa vittima pienamente consapevole di produrre
questo risultato”
• “ogni società , ad ogni momento della sua storia , ha una caratteristica attitudine al
suicidio”, dunque questa predisposizione può essere oggetto di studio di competenza
della Sociologia.
• Si dedicherà ad evidenziare le condizioni che costituiscono il tasso sociale dei suicidi.
• Nel primo libro, Durkheim si occupa dei fattori extrasociali che sarebbero
connessi al suicidio, vale a dire : le disposizioni organico-psichiche come la
follia e la natura dell’ambiente fisico .
Esclude a priori che i fattori extrasociali siano determinanti per spiegare la
tendenza specifica al suicidio di ogni gruppo sociale .
La follia in quanto malattia non è per lui strettamente connessa al suicidio , ma
ammette che in questo stato possa avvenire questo fenomeno e quindi
classifica quattro tipologie di suicidio attuate dall’individuo alienato dipendenti
da allucinazioni e visioni, da forte depressione, dall’ossessione della morte e
da un impulso brusco e irresistibile.
• È chiaro che il suicidio dipenda da cause sociali, quelle a cui si dedica nel
secondo libro : Nella prima parte Durkheim si serve di dati per concludere che
sono la società religiosa, la famiglia e la politica ad influenzare il suicidio.
Dopo aver analizzato varie situazioni egli conclude che : “Il suicidio varia in
ragione inversa al grado di integrazione dei gruppi sociali di cui fa parte
l’individuo”.
• Raggiunta questa conclusione , egli è in grado di classificare tre diverse
tipologie di suicidio : Il suicidio egoistico , il suicidio altruistico e il
suicidio anomico
• Parliamo di “suicidio egoistico”nel caso in cui vi è un’eccessiva affermazione
dell’io individuale nei confronti di quello sociale.
In mancanza di forze collettive è infatti maggiore il rischio di suicidio : questa
tipologia di suicidio è propria della società moderna, dotata di solidarietà
organica e in cui c’è un processo di differenziazione e quindi
individualizzazione degli uomini.
L’uomo compie questo gesto perché non scorge più una ragione per restare in
vita.
La forte adesione degli individui alla società e la conseguente mancanza
dell’affermazione di un io individuale possono determinare l’atto del suicidio .
La società può infatti premere sull’individuo per condurlo a distruggersi , si parla in
questo caso di “suicidio altruistico” .
Quest’atto di suicidio , a differenza di quello egoistico, è legato al fatto che l’uomo
trova la propria ragione di vita al di fuori della vita medesima, proprio perché ha
una forte appartenenza alla società e ai suoi valori
Tre sottocategorie di quest’ultimo : suicidio altruistico obbligatorio,
facoltativo,acuto.
• L’ultima tipologia di suicidio teorizzata da Durkheim è il “suicidio anomico”
un atto compiuto in seguito alla mancanza di norme sociali condivise, che
via via tendono ad essere meno presenti in una società moderna e
differenziata e in cui è avvenuto un mutamento di crisi o espansione
economica e dove l’individuo è smarrito e in balia del caos , fattore che
origina la tendenza al suicidio
• L’approccio di Durkheim al suicidio è maggiormente scientifico, si serve di
dati e statistiche.
L’Arte fa invece capo alla sensibilità dell’artista , si potrebbe pensare che
questa non abbia punti in comune con la Sociologia.
Questa conclusione non si avvicina però alla teoria di Robert Nisbet proposta
nel suo saggio intitolato appunto : “Sociology as an Art form”
In questo testo, lo studioso si propone di stabilire un rapporto tra Sociologia e
Arte che vede le due discipline non distinte e separate bensì unite da una
stessa matrice.
L’indagine di Nisbet comincia proprio perché lo studioso vuole contrastare “il
predominio di forme di pensiero e di produzione della conoscenza chiuse
entro i confini del pensiero logico e di una metodologia rigorosa”
La separazione tra Scienza e Arte comincia con la Rivoluzione Industriale, è la
tecnologia a prevalere : Nisbet considera questo fenomeno una deriva .
Come l’ Arte anche la Scienza si rifaceva in passato all’ispirazione ed era dedita
alla creazione.
Nisbet pone l’esempio di Leonardo, che usava fisiologia e meccanica nelle sue
creazioni senza distinzioni.
• Questa netta distinzione tra le due discipline ridurrebbe l’arte ad una sola
ricerca del decorativo e del piacere priva di scopo.
Per lo studioso, tanto l’arte, quanto la scienza , hanno appunto in comune il volersi
dedicare alla realtà, comprenderla e trasmetterla attraverso un modello o una
struttura formale (Einstein e Picasso hanno più di quanto si possa pensare in
comune) .
È in particolare sulla sociologia che Nisbet si focalizza infine, ponendo esempi
come quello di Durkheim e il suo dettagliato studio sul suicidio : ipotizza e
ammette che le sue idee possano essere nate da letture di altri autori o da
un’intuizione derivata da un’esperienza personale.
• Sulla base di uno di questi esempi Nisbet afferma che ciò che differenzia arte e
scienza è il fatto che lo scienziato non può trarre più del dovuto dallo scritto di
un suo predecessore.
Così facendo conclude affermando che sicuramente arte e scienza non sono prive
di differenze , che più di qualsiasi altra cosa a legarle è l’immaginazione
creativa e che la sociologia ,seppure sia una scienza, faccia ancora più la
differenza rispetto alle altre discipline
• anche gli artisti , in particolare i letterati , sono stati attratti dal fenomeno del suicidio e
lo hanno raccontato nelle loro opere , esprimendo talvolta il loro punto di vista
attraverso le gesta dei loro protagonisti.
• Romeo e Giulietta di William Shakespeare :
La ragione che spinge i due giovani a suicidarsi possiamo trarla dalle parole di Romeo :
qui fisserò il mio riposo eterno, liberando questa carne stanca del mondo dal
giogo delle stelle avverse” .
“I due innamorati devono abbandonare ogni resistenza e accontentare la morte
seguendone il richiamo oltre la dimensione terrena dove potranno ritrovare il piacere
dell’eros e coronare il loro amore”
Shakespeare interpreta il loro suicidio come una liberazione , come la possibilità di poter
finalmente amarsi oltre la vita.
Secondo i criteri della tragedia invece questo suicidio non sarebbe altro che un sacrificio
necessario : i due amanti sono i capri espiatori e il loro suicidio l'elemento capace di
“riconvertire la violenza generalizzata di una società squassata dalla faida in catarsi
riconciliativa” ; dopo la loro morte infatti le famiglie si riappacificano .
• Anna Karenina, la protagonista del romanzo di Lev Tolstoj :
La donna è investita dalla passione travolgente per il conte Vronskij , commette adulterio e
comincia una relazione clandestina dalla quale nascerà una bambina.
Sempre più allontanata dalla società e sola e presa dallo sconforto si suicida gettandosi
sotto un treno.
Riflettendo sulle sue ultime parole : “Mi libererò da tutti e da me stessa”
risulta evidente che Anna si suicida perché non regge il peso del tormento impostole dalla
società che la circonda, che la allontana quando lei vi si discosta, che la osserva e la
giudica.
Il suicidio è per lei un modo apparentemente ragionevole per liberarsi dai pregiudizi sociali.
• Il caso di Septimus Smith in “Mrs Dalloway” di Virginia Woolf: Questo giovane reduce
della prima guerra mondiale , tornato in patria è affetto da disturbo postraumatico da
stress denominato “Shell-shock” che si manifesta con allucinazioni, incubi e deliri.
Il suo stato mentale, la sua condizione di solitudine , il suo sentirsi incompreso , guidati
anche dal timore di essere relegato in una clinica psichiatrica, lo porteranno in
conclusione a preferire la morte
Le vicende ci vengono narrate secondo il metodo del monologo interiore da cui fuoriesce iol
flusso di coscienza, tecnica molto in uso nella letteratura modernista e tramite la quale
la scrittrice Woolf non faceva altro che dare voce a quello che era in realtà il suo
malessere interiore.
Septimus infatti non è altro che l’alter-ego dell’autrice, attraverso il suo gesto troviamo
anche la sua interpretazione del suicidio nuovamente come di un atto liberatorio.
• Riflettendo da una prospettiva sociologica in merito agli episodi di suicidio raccontati in
letteratura : Nel primo esempio posto, quello di Romeo e Giulietta sarebbe parzialmente possibile
scorgere una somiglianza con le variabili delle categorie durkheimiane solo guardando all’ulteriore
interpretazione che si può fare del gesto dei due protagonisti: ovvero del loro suicidio come atto
che favorisce poi il recupero dell’equilibrio sociale perso a causa delle continue violenze tra le loro
famiglie, le più potenti di Verona.
Se i protagonisti avessero esclusivamente meditato il loro suicidio secondo quest’ottica , considerando
il sacrificio di sé come qualcosa di lodevole e giustificabile perché svolto nell’interesse della
società , si sarebbe potuto riconoscere quello che Durkheim classifica nella propria riflessione
sociologica come “suicidio altruistico acuto”.
• Nel caso di Anna Karenina , la protagonista allenta il legame con la società dalla quale si isola, si
sente estranea in quel contesto e oramai sola a causa della sua eccessiva individualizzazione ,
presa dallo sconforto si uccide : le motivazioni che la spingono a suicidarsi rendono il suo gesto
paragonabile al cosiddetto “suicidio egoistico”.
Prima di uccidersi la protagonista esclama di “non permettere più di farsi tormentare”, rivolgendosi,
come il narratore sottolinea : “a chi le imponeva di tormentarsi”, ci fa però anche pensare a quel
“suicidio altruistico facoltativo” : atto di chi sceglie di togliersi la vita perché messo sotto pressione
dalla società , che non impone però direttamente al soggetto di uccidersi (la donna infatti non
riceve l’ordine direttamente, ha delle sensazioni, si sente osservata e giudicata) ma che
comunque poi ne approverebbe il gesto .
• Infine il suicidio di Septimus Smith :Il suo non può considerarsi un “suicidio
anomico”, inoltre, sebbene malato, non è in preda alla follia che si uccide ma
anzi dimostra lucidità.
In questo caso si può riconoscere parzialmente un altro “suicidio egoistico” :
l’individuo è isolato e la sua individualizzazione , forzata anche dal proprio
stato psichico, provoca una scarsa adesione alla società ,tale che, facendo
affidamento sulle proprie risorse di fronte alle proprie scelte egli ritiene che il
suicidio possa essere l’unica soluzione ai suoi problemi .
Esaminando gli episodi di suicidi dei protagonisti letterari è possibile talvolta
riscontrarvi , anche solo parzialmente, delle variabili sociali proprie delle
categorie di suicidio durkheimiane .
In questo modo è anche possibile affermare che letteratura sia in grado di porsi
come fonte sociologica di conoscenza della realtà : questa conclusione
andrebbe a confermare la teoria di Nisbet secondo cui Arte e Scienza sono
accomunate dalla creatività e che considera in particolare la Sociologia
come una forma d’Arte .