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TU VUO’ FA’ L’afro-AMERICANO

spirituals, blues & friends

Lorenzo Fattambrini

FeNIARCo - COROLAB 20.20


“E cosa credi che fossero gli Spirituals,
i blues e tutto il resto
se non il nostro inno, la nostra lode al Signore?
E come credi che allora avrebbero potuto resistere
i neri delle piantagioni
senza di Lui, senza la fede, senza la speranza in Lui?
Si sarebbero suicidati tutti, credimi,
se non avessero ascoltato la sua voce.
Ecco, soltanto questo è il Jazz:
la nostra speranza in Lui”

Louis Armstrong, 1970


intervista rilasciata al giornalista italiano Carlo Mazzarella
ALCUNI SPUNTI

- storia: la schiavitù, la sofferenza e la religione


- i generi: work-song, spiritual, blues e poi gospel, jazz,
pop...
- a cappella o accompagnati
- le contaminazioni: la struttura del blues
- il ritmo
- la voce
- la scala pentatonica
- le scale blues
- esercizi
Africa – guerrieri – cacciatori – fisicità -
schiavitù – tradizioni orali – tamburi -

AFRO ritmo – identità e fierezza - memoria –


animismo – sciamano/griot/bluesman -
pratiche collettive di guarigione – la
musica, ritmico-melodica, è un MEZZO
per arrivare allo spirito, di liberazione...

Europa – Americhe – colonie –


pionieri – commercio – coltivazioni

AMERICANO – necessità di forza lavoro –


bagaglio scientifico/tecnologico –
scrittura – letteratura – forma –
musica scritta, CREATA spesso per
un uso estetico/funzionale,
architettonico – melodia –
armonia...
SCHIAVI
Il blues (la musica afroamericana)
è fango.
È l’aria polverosa e sporca delle
paludi, è il senso di abbandono e di
solitudine dello schiavo nato libero;
ma soprattutto, è l’anima Africana che
grida nel silenzio e che, a dispetto del
padrone bianco, riconduce a casa.

A differenza di ciò che è capitato ad altre


popolazioni indigene Americane,
come gli Indios al sud
e i Pellerossa a nord,
il cui passato è morto con loro,
il nero d’Africa non ha mai perso la propria
tradizione e la propria identità.

Malgrado i secoli di schiavismo


i padri hanno continuato
ad educare i propri figli
alla scuola del ricordo,
che per l’africano è quasi una seconda pelle.

(da Patrizia Barrera – L’anima nera del blues)


grazie al maestro Berrini per lo spunto!
Il blues c’è sempre stato: esso viene direttamente dall’Africa e non ha una
data di inizio.
NON è un genere musicale: furono i bianchi a definirlo tale, nella smania di
catalogare gli avvenimenti e anche di appropriarsene la paternità.
Il BLUES è una “pratica guidata di liberazione“, è una “medicina dello
spirito”, è una “educazione al riconoscimento della propria individualità in
equilibrio con l’ambiente”, che fa parte dell’Africa dalla notte dei tempi e
che in parte può essere identificata nella figura ancestrale del “Griot” (parola
francese che significa cantastorie; uno dei nomi africani è Jeli).

GRIOT / BLUESMAN
A metà strada tra sciamano e menestrello, il Griot è una figura predominante nella
cultura Africana. Depositario della saggezza degi anziani, esperto delle condizioni di
trance e in continuo rapporto con gli spiriti egli utilizzava la musica per raccontare le
gesta degli antichi e tramandare alle nuove generazioni il sapore del passato.

Ascolti: https://www.youtube.com/watch?v=QdrPmZwsXiM
https://www.youtube.com/watch?v=u6MY3v-WA94
https://www.youtube.com/watch?v=Ig91Z0-rBfo

(da Patrizia Barrera – L’anima nera del blues)


La ritmica era la sua arma principale: attraverso il suono del tamburo egli
entrava in una specie di trance (“lanciava in alto il suo cuore”), vagando
nella terra dei sogni. Figura emblematica, il Griot accompagnava la sua
arte con due strumenti a corda, la KORA e l’HALAM, sorta di antenati del
banjo.
Entrambi Sciamani, il Griot e il Bluesman utilizzano la musica per guarire
dalle malattie dell’anima, con un’unica differenza: il contesto ambientale.

GRIOT / BLUESMAN
In Africa tuttavia la musica, che aveva fortissime componenti rituali,
intrisa di fenomeni naturali, non era Creazione bensì un MEZZO per
arrivare allo spirito: cantare equivaleva a “liberarsi”, poiché questa vita
non è che un passaggio e una prova.
L’Afro -Americano conia una musica sul battito del proprio cuore; non c’è
armonia nelle note ma senso ritmico. Unico strumento di valore, la VOCE.

(da Patrizia Barrera – L’anima nera del blues)


Entrambi affidano se stessi ad uno strumento musicale, che ne diviene
l’inseparabile compagno e sul quale operano un vero e proprio transfert .
Ma entrambi sono SOLI.
Il Griot non è un essere sociale; egli vive da solo e si accompagna agli altri
unicamente quando gli viene richiesto, diffondendo la storia degli avi e la
sua saggezza. Per il resto del tempo si rifugia nella sua capanna o sale su
alte colline, portando con se’ la Kora o l’Halam a cui confida la propria
solitudine. Praticamente un asceta, anche se vive nel contesto del suo
villaggio.

GRIOT / BLUESMAN
Anche il Bluesman è solo, ma per motivi diversi.
La schiavitù lo ha privato della propria inividualità e non ha diritti.
Non ricorda più le favole della sua terra e disperatamente ne inventa di nuove
per ricordare a se stesso di essere ancora un uomo.
Anche lui si accompagna quotidianamente ad uno strumento a corde, che non è
più quello Africano ma uno strumento nuovo che lui chiama Banjo.
Poiche’ non ha ricordi da raccontare, canta se stesso utilizzando la musica per
scacciare la solitudine e guarire dalla rabbia e dalla fustrazione.
(da Patrizia Barrera – L’anima nera del blues)
All’inizio nacquero forme di comunicazione vocale e musicale chiamata
“calls” (richiami) e “cries” (grida); i “calls” costituirono essenzialmente
elementari sistemi di comunicazione per trasmettere veri e propri messaggi
tra lavoranti mentre i “cries” furono vere e proprie esternazioni sentimentali.

CALLS & CRIES


Dalla fine del XVIII secolo, comincia l’opera di conversione al cristianesimo
degli schiavi, ancora in gran parte legati alla religiosità di origine africana.
I padroni bianchi utilizzano la religione come un valido mezzo di controllo
sociale affinché gli schiavi, convertiti dai predicatori protestanti ai valori della
carità cristiana, si assoggettino con docilità al volere dei padroni.
Questa presa di contatto con i valori e la cultura del cristianesimo porta ad una
sorta di “confusa mescolanza” tra riti africani (con la loro musicalità), e la
religione dei bianchi. Nascono così i “negro-spirituals” .

SPIRITUALS
Gli spirituals si possono distinguere fondamentalmente in tre tipi:
Uno responsoriale, con solista e coro che si alternano come nei canti tribali africani.
Ad esempio "Swing low sweet chariot" oppure "Go down Moses".
Un secondo detto sorrow song (canto di dolore) in genere corale, lento e maestoso come
"Deep river" o come "Sometimes I feel like a motherless child".
Un terzo più ritmico e sincopato tipo "Down by the riverside" o "Dry bones".

Un caso a parte sono i cosiddetti shouts o ring shouts (urla) sorta di spirituals
frenetici, urlati e danzati, eseguiti solo al termine del servizio religioso.

Per ascoltare i brani cliccare sui titoli.


Canti di lavoro che alleggerivano la fatica, rendendo più liberi i movimenti
richiesti dal lavoro e che servivano agli uomini per comunicare tra di loro.
Erano essenzialmente danze, strutturalmente simili alle ballate scozzesi,
inglesi e irlandesi, ed erano composte da pescatori, contadini, operai e
manovali.

WORKSONG – CHAIN GANG


Le “Work Songs” erano eseguite da un cantante che si rivolgeva a coloro
che lo ascoltavano per raccontare la propria triste storia. Erano canti contro lo
sfruttamento delle classi più deboli, canti che anelavano alla libertà “ come il
treno che sfreccia libero e va lontano” .

Lo stesso valeva per le Chain Gang, ovvero i gruppi di detenuti incatenati


l’uno con l’altro che erano obbligati ai lavori forzati.
IL GOSPEL
Il “Gospel” (Canti del Vangelo), è un’evoluzione dello Spiritual, sia dal punto
di vista dei contenuti tematici sia da quello della struttura tecnica. Nasce
dall’iniziativa di Thomas Dorsey, “blues man” di Chicago, che, intorno al
1920 rivisita in maniera radicale la forma tradizionale dello spiritual,
fondendolo con la struttura musicale del Jazz e del Blues, ottenendo un
genere musicale veramente particolare, fondato su sonorità decisamente
originali e complesse.

GOSPEL

Con l’affermarsi del Gospel di Dorsey inizia il vero e proprio decollo dei “canti
del Vangelo” in tutto il mondo, e la musica afro-americana esce dalle chiese
dei neri d’america, dove era rimasta confinata fino alla metà degli anni ’50,
per essere definitivamente proiettata in un tutto il mondo grazie alla sua
intensità, profondità e stravolgente religiosità che porta tutti i fedeli neri a
divenire i protagonisti delle loro lodi al Signore e grazie soprattutto, alle voci di
grandi interpreti quali Mahalia Jackson, Sallie Martin e Roberta Martin.
Il canto Afro-americano, in tutte le sue sfumature,è il prodotto di una
evoluzione canora con cadenze simili alla musica sacra e belcantistica
europea (soprattutto a partire degli anni anni ‘40)
Anche qui è fondamentale l’appoggio sul diaframma portando avanti la
voce, al fine di produrre un timbro di suono udibile sopra gli strumenti e
negli ampi luoghi di esibizione (chiese e teatri) pur senza la tipica sonorità
della“copertura” operistica che è sostituita da suoni più aperti e brillanti,
potenti, comprensibili e ricchi di armonici e sfumature melismatiche.

LA VOCE
L’ emissione vocale a “registro pieno”, in consonanza di petto (suoni medio-
gravi) e consonanza di testa (suoni acuti), sia per le voci femminili e maschili, è
presente in quasi tutto il canto moderno (dal jazz, al soul, al belting..)
Il Falsetto (correntemente poco usato) è lasciato al solista-leader ed ai vocalist .

Elemento importante e l’improvvisazione che consiste nell’abbellimento della


linea melodica con legature, volate, grida, note tenute, cromatismi, suoni
vocalici lunghi ed intensi e suoni consonantici brevi e den distinti, in relazione
alla struttura e all’armonia del brano.
SCALE BLUES ed ESERCIZI

Questa è la scala di blues maggiore costruita sul do:

La scala rispetta questa successione:

1tono - 1semitono - 1semitono - 1tono e mezzo - 1tono - 1tono e mezzo

Oppure, seguendo gli intervalli:

2 Magg – 3 min – 3 Magg – 5 giusta – 6 Magg


SCALE BLUES ed ESERCIZI
Come siamo arrivati a questa scala?
Dalla scala maggiore:

Si ottiene la pentatonica maggiore togliendo quarto e settimo grado (in questo caso fa e si):

Dalla pentatonica maggiore si ottiene la scala di blues maggiore aggiungendo la "blue


note" (letteralmente, nota melanconica): la terza minore.
La scala blues maggiore, infatti, presenta sia la terza maggiore che la terza minore.
Provate a cantarla con il nome delle note, in modo da favorire
l'associazione delle stesse con il suono. Successivamente, potrete
inserire delle sillabe tralasciando il nome delle note.
Es: doo (du) – rah – bah – dee (di) – doo – bee (bi) – ah

Dividiamo la scala in blocchi di quattro note, partendo da tutte le note della scala:

Cantate sia la serie ascendente che quella discendente dei blocchi, ripetendola diverse volte,
sempre con il nome delle note, aiutandovi con uno strumento per controllare l'intonazione.
Successivamente, inserite al posto del nome delle note sillabe a piacere: fate caso a come le
diverse vocali offrano risorse timbriche (oppure resistenze) a seconda della zona grave o
acuta.

tratto da:
Linda Valente – lezioni su jazzitalia.net
- dedicare un tempo sufficiente al warm-up
- esigere la comprensione testuale, storica, stilistica e, perché no, armonica del brano
- esperienza ritmica e sensibilizzazione del corista/cantore alla pulsazione
- uso del corpo come elemento percussivo ( body percussion )
- attenzione mirata alle articolazioni delle consonanti

INDICAZIONI
- uso del circle singing (canto in cerchio).
- cantare il testo in modalità “rap” (precisione e recupero della funzione ritmico-tribale)
- ear trainig ed esercitazioni a due voci
- ascolto, ascolto e ascolto!
LO SWING

«It don't mean a thing (if it ain't got that swing)»

Swing è un termine musicale che indica un particolare modo (indicato


talvolta come pronuncia swing), tipico della musica jazz, di eseguire le
note (in inglese swing notes). Il termine deriva dall'andamento ritmico
"dondolante" che nasce da questa tecnica esecutiva (il verbo inglese "to
swing" significa appunto dondolare).

Per approfondimenti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Swing_(musica)
ALCUNI ESERCIZI
FONTI

- L. BROCCHIERI (a cura di ), Negro spirituals. Testi e traduzioni, Rugginenti


editore, 1998
- L. EVA, W. MUTO, P. VITES, Good Rockin’ tonight. Storie di 50 anni di
Rock, Itaca libri, 2004
- W. GATTI, Amazing grace. Canzoni e storie di gospel, blues, soul & folk
music, Itaca libri, 2010

GRAZIE!
Link:

http://bes.biblia.org/secondaria-di-ii-grado/le-radici-bibliche-del-rock.html?showall=&limitstart=

Tibur Community Gospel Choir - Gian Luigi Zucchi (dir) e Caterina Federico
https://www.youtube.com/channel/UCJNhYFjfZWG-spVFcUDTnFQ

L'anima nera del blues


https://patriziabarrera.wordpress.com/2013/03/12/lanima-nera-del-blues-prima-parte/