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Esercizi utili ad un uso corretto della voce parlata e cantata

a cura di Maria Giustina Martino

Respirazione

Elemento fondamentale, molto più importante di quanto non si possa immaginare, è senza dubbio la
respirazione, poiché prima di tutto è dalla pressione dell'aria che noi mandiamo verso le corde
vocali che dipende qualsiasi tipo di emissione sonora. È molto importante, quindi, avere
consapevolezza di come inspiriamo ed espiriamo, sviluppare o recuperare quella capacità di
concentrare la nostra attenzione su come incameriamo aria, sui movimenti della nostra cassa
toracica, sul diaframma, sullo stato di apnea che precede l'emissione del suono, e via dicendo. A
questo scopo, sono molto utili semplici esercizi come i seguenti.

1) Inspiriamo con calma, ed espiriamo emettendo una piccola s leggera, ma poggiata.


Cerchiamo di compiere queste azioni senza forzature, cercando di riprodurre anche in piedi
quella stessa condizione di rilassatezza che troviamo facilmente quando respiriamo da
sdraiati.

2) Inspiriamo, creiamo una condizione di appoggio intercostale-diaframmatico e prepariamoci


a contare fino a 20 (o fino ad un numero qualsiasi, purché non ci risulti forzato), ma
contiamo in effetti mimando, ossia senza emettere nessun suono. Dobbiamo avere la
sensazione di qualcosa che ci “sostiene” all'altezza della parete addominale e della cassa
toracica, come una specie di piano su cui tutto il busto si “appoggia”.

3) Inspiriamo, creiamo una condizione di appoggio e iniziamo a contare fino a 20 (o fino ad un


numero qualsiasi, purché non ci risulti forzato) in voce, concentrandoci però sul sostegno,
cercando di controllare la fuoriuscita del fiato.

4) Inspiriamo e iniziamo, come prima, a contare, ma stavolta alterniamo l'emissione della voce
al numero mimato, ad es.:

1 (in voce) – 2 (mimato) – 3 (in voce) – 4 (mimato) – 5 (in voce), ecc.

In questo modo, cerchiamo di mantenere attiva la concentrazione sul nostro appoggio e


rendiamo automatico la catena di atti inspiratori e espiratori

Dalla voce parlata a quella cantata

In realtà, ci dovrebbe essere quanto meno differenza possibile tra la voce parlata e quella cantata, e
questo spesso si manifesta anche in senso negativo. Ci sono persone, infatti, che riportano delle
cattive abitudini consolidate nella voce parlata anche nel canto, altre invece riescono, grazie ad una
buona impostazione del suono cantato, a rieducare il suono nella voce parlata. Non dobbiamo mai
dimenticare che, anche nelle più tenere età, la voce parla di noi, ci parla del nostro vissuto, del
nostro modo di porci nei confronti della vita e degli altri, il nostro modo di vivere le emozioni, e in
questo senso anche l'assenza di voce, la difficoltà ad emettere un suono cantato corretto ci mostra
un lato (o più lati....) della nostra personalità e della nostra storia.
1) Inspiriamo, creiamo una condizione di appoggio e iniziamo a declamare la frase “Non
adesso, non ora”, cercando di passare attraverso stati d'animo differenti.

Neutro
Bisbigliato (immaginiamo di essere ad una conferenza e di non poter parlare ad alta voce)
Intimo, dolce (una mamma o u papà dice al proprio figlio, che vorrebbe giocare, che ora non è il
momento)
Preoccupato (qualcosa accade proprio quando non deve)
Deciso, fermo
ecc.

Proviamo ad immaginare soggetti di età e di abitudini fonatorie differenti (ad es. bambini, uomo,
donna, anziani, fumatori, persona timida, cantante lirico, ecc)

Proviamo poi a cantare la stessa frase con una semplice melodia, interpretandola a seconda di una
determinata emozione

Ad es

Non a- des- so non o – ra

Riscaldamento vocale

Prima di qualsiasi performance vocale, è sempre bene e necessario “riscaldare” la voce, ossia
innescare il processo di inspirazione – appoggio/sostegno - espirazione – emissione del suono,
attraverso alcuni semplici esercizi.

1) Prendiamo aria e pronunciamo una r muta, cercando di non coinvolgere i muscoli del collo.
In questo modo, ci concentreremo maggiormente sull'appoggio e sul sostegno.
Successivamente, si fa una R sonora (in voce).
2) Muti. Cantiamo una semplice scala di terza ascendente e discendente, pronunciando una
piccola m. Sentiremo una vibrazione fisica nella “zona dei baffi”. Saliamo di un semitono
alla volta e poi ritorniamo, sempre un semitono alla volta, verso la tonalità originale.

mmmm_____________________________

3) Cantiamo una I sulla stessa scala ascendente-discendente di terza maggiore. Restiamo


sempre attenti a come inspiriamo, all'appoggio e al sostegno del suono, cercando di non
creare tensioni all'altezza del collo e delle spalle.
I i i i i

4) Glissati. Sono molto utili alla ricerca di un'omogeneità dei vari registri della voce, ossia tra
suoni gravi e suoni acuti. Scegliamo una vocale e, partendo da una nota più bassa, saliamo
verso un suono acuto, e viceversa (immaginare un ascensore che sale e che scende può
essere d'aiuto).