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MUSICA di Daniele Mutino 1

LA DIASPORA AFROAMERICANA - I PARTE


PREMESSA GENERALE e ISOLE DI CAPOVERDE

LA DIASPORA AFR
OAMERICANA
I PARTE – PREMESSA GENERALE
e ISOLE DI CAPOVERDE

Capoeira brasiliana, danza di schiavi afroamericani, disegno di Assunta Petrocchi

Per diaspora africana intendiamo quell’evento drammatico della Storia umana


che è stata la riduzione in schiavitù e la deportazione di oltre 12 milioni di africani
- donne, uomini e bambini - dall’Africa alle Americhe, tra il XVI e il XIX secolo.(*)

(*)
Con il termine “diaspora” si indica quando un popolo viene sottratto dal suo paese originario
e disperso nel mondo. Il termine deriva dal greco antico e significa letteralmente
“disseminazione”, in riferimento all’agricoltura: viene usato con il significato attuale a partire
dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dell’imperatore romano Tito (70d.C.), con
la cacciata degli Ebrei dalla Palestina e la loro conseguente diaspora in tutto il mondo
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PREMESSA GENERALE e ISOLE DI CAPOVERDE

PREMESSA STORICA

Nei primissimi anni della colonizzazione europea, la popolazione indigena


dell’America venne decimata da una serie di epidemie: con i coloni spagnoli,
infatti, arrivarono anche i virus di alcune malattie che in Europa erano comuni,
ma nel continente americano erano sconosciute; gli indigeni non avevano quindi
sviluppato gli anticorpi e morirono a milioni.
La prima devastante epidemia avvenne nell’isola caraibica di Santo Domingo,
nel 1493, ad appena un anno dall’arrivo di Cristoforo Colombo; venne causata
dal semplice virus dell’influenza che, portato dagli spagnoli, nel giro di
pochissimo tempo decimò drasticamente la popolazione indigena dell’isola,
riducendola, da oltre un milione, a meno di 10.000 persone.
Man mano che gli spagnoli colonizzavano l’America centrale e meridionale, si
susseguivano altre epidemie di influenza, vaiolo, varicella, morbillo, che, dal
1493 al 1550, in nemmeno sessanta anni, causarono la morte del 90 % della
popolazione indigena, facendo scomparire interi popoli.

I coloni europei si ritrovarono così senza la manodopera necessaria per sfruttare


le enormi ricchezze del Nuovo Mondo: gli indigeni sopravvissuti erano pochi, e
quei pochi, applicati al duro lavoro nei campi e nelle miniere, si ammalavano e
morivano con facilità, rivelando una corporatura fragile, non adatta a quel tipo
di vita.
I coloni europei decisero allora di reperire manodopera da un’altra parte del
mondo, in Africa occidentale, dove sia gli uomini sia le donne avevano una
costituzione fisica molto più forte e resistente di quella dei popoli indigeni
dell’America, adatta a sopravvivere alla durezza del lavoro nei campi e nelle
miniere richiesto dai coloni europei.
In Africa occidentale esisteva già da diversi secoli un fiorente commercio di
schiavi portato avanti dagli arabi, ma l’economia schiavista che misero su gli
europei sarà senza precedenti nella Storia: malgrado la condanna della schiavitù
da parte della Chiesa cattolica (con bolle e scomuniche di diversi papi), milioni
di schiavi africani vennero deportati nelle Americhe dalle navi negriere di
spagnoli e portoghesi, e, dalla fine del XVII secolo in poi, anche di inglesi,
francesi ed olandesi.
Attraverso questo commercio di vite umane in America si sviluppò una grande
produzione di canna da zucchero, rum, caffè, cacao, cotone, e l’estrazione di
ingenti quantità metalli preziosi, tutte ricchezze che venivano sia immesse nel
mercato europeo, sia utilizzate per comprare altri schiavi in Africa: per più di un
secolo e mezzo le navi europee fecero freneticamente avanti e indietro sulle rotte
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dell’Oceano Atlantico, portando merci e schiavi, in triangolazione tra Europa,


Africa e Americhe, e consentendo ai paesi europei di arricchirsi enormemente.

LA DIASPORA AFRICANA E LA MUSICA

Dal punto di vista umano, la deportazione in America di milioni di africani ridotti


in schiavitù, è stato uno dei più grandi drammi della Storia umana, paragonabile
per violenza e crudeltà forse solo all’Olocausto operato dai nazisti durante la
Seconda Guerra Mondiale.
Eppure, per la musica questa diaspora è stata un’opportunità senza precedenti,
in quanto ha determinato la creazione di linguaggi musicali nuovi e straordinari.

Gli schiavi deportati sulla tratta tra l’Africa e le Americhe erano persone
appartenenti a popoli africani differenti, e quindi non avevano nemmeno una
lingua comune che consentisse di comunicare tra loro; separati per sempre dalle
loro famiglie, dai loro compaesani, dalla loro cultura, si ritrovavano a vivere
senza diritti né libertà, in paesi stranieri ed ostili dove persino il colore della pelle
della gente era differente, costretti a lavorare come bestie e a subire violenze e
soprusi di ogni genere: l’unica cosa che ha permesso loro di sopravvivere è stata
la musica. Cantare mentre lavoravano e cantare mentre pregavano, danzare:
era questa per loro l’unica identità possibile, l’unico modo di ricordarsi chi erano,
per non diventare quelle bestie che gli schiavisti pensavano fossero.

Quando poi, a partire dalla fine del XVIII secolo, la schiavitù è stata
progressivamente abolita nei vari paesi Americani, la ritrovata libertà ha
consentito agli schiavi di condividere la propria musica, e la radice africana si è
mescolata e fusa con la musica degli indigeni locali e dei coloni europei,
formando linguaggi musicali nuovi e meravigliosi, dal blues nordamericano ai
ritmi caraibici, dal samba brasiliano alla cumbia colombiana.

Nelle prossime schede ci occuperemo di alcuni (fra i tanti) nuovi linguaggi


musicali prodotti a partire dalla diaspora africana nelle Americhe; ne abbiamo
scelti solo cinque, a titolo rappresentativo, anche se in tutti i paesi
latinoamericani la presenza della musica afroamericana è fondamentale:

I PARTE - Isole di Capoverde

II PARTE - America Latina


ed in particolare Brasile, Colombia e Cuba (e altri Caraibi)

III PARTE - Delta del fiume Mississippi (U.S.A.)


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NELLA FIGURA:
Verde scuro - Isole di Capoverde
Verde chiaro - Brasile
Giallo - Colombia
Rosso – Cuba (e altre isole caraibiche)
Celeste - il Delta del Mississippi (attualmente negli U.S.A.)
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CAPOVERDE

L’arcipelago africano delle Isole di Capoverde sorge nell’Oceano Atlantico, tra


l’Africa (precisamente di fronte al Senegal) e le Americhe, sulla rotta che un
tempo veniva percorsa dalle navi negriere portoghesi, che vi facevano tappa
fissa per il rifornimento d cibo e medicine o per ripararsi dal mare cattivo.
In queste isole montuose ed aride, battute dai venti dell’Oceano e del Sahara,
terre di marinai e avventurieri, contadini e musicisti, la cultura cattolica
portoghese e quella animista africana hanno trovato una sintesi dolce, dando
vita a meravigliose contaminazioni musicali, che uniscono e reinterpretano la
Poliritmia africana e il Fado portoghese.(*)
(*)
Il Fado è il principale genere musicale del Portogallo, una musica malinconica ed antica.

Sia per la cultura africana sia per quella portoghese, le Isole di Capoverde sono
state inoltre un ponte, anche musicale, verso le Americhe, e soprattutto verso il
Brasile, con cui Capoverde condivide la lingua.
Anche se a Capoverde la vita del popolo è estremamente dura, qui tutti danno
molta importanza al canto, alla danza, al ruolo dei musicisti. Per questo è una
terra benedetta dalla musica, dove si sono sviluppati molti differenti generi
musicali. Ne ricordiamo solo alcuni:

- La MORNA, il genere musicale più famoso, anche perché portato nel


mondo da Cesaria Evora, la più grande cantante capoverdiana. La Morna
è un canto lento, malinconico ed ipnotico, che si stende su giri armonici
molto semplici e ripetitivi, ma classici ed evocativi, con una ritmica veloce,
sincopata, cadenzata e complessa, basata su una Poliritmia di chiara
derivazione africana. Esiste un’evidente somiglianza tra la Morna e due
generi musicali brasiliani del XVIII e XIX secolo, in cui si fondevano la
musica portoghese con quella africana: la Modinha e il Lundum, da cui poi
si sono sviluppati, rispettivamente, il Chorinho e il Samba, i due generi
musicali fondamentali del Brasile moderno. Questa somiglianza testimonia
il legame profondo esistente tra la musica di Capoverde e quella Brasiliana,
entrambe nate dalla fusione di musica portoghese e africana.

- Il FUNANÀ è una danza frenetica dal ritmo complesso molto veloce. Nella
versione più antica è suonata dalla sola fisarmonica, accompagnata dal
Ferrinho, strumento musicale tipico di Capoverde, costituito da un
bastoncino di ferro dentellato sfregato ritmicamente con un coltello.
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- Il BATUQUE o BATUKO, nasce come una danza rituale di propiziazione


della fertilità, in cui si simula l’atto sessuale con movimenti velocissimi del
bacino, fino al raggiungimento dell’estasi, e viene suonata dalle donne che,
sedute in cerchio intorno ai danzatori, cantano e percuotono ritmicamente
con le mani un caratteristico panno di cotone bagnato, poggiato sulle
gambe, che viene chiamato, appunto, “batuko” in lingua Kriol
capoverdiana e “batuque” in lingua Portoghese, e che costituisce
originariamente l’unico strumento suonato. Nelle versioni più moderne il
genere musicale Batuko si apre a vari strumenti, anche elettrici, e perfino
a contaminazioni con pop e jazz.

ASCOLTI

Cesaria Evora (1941-2011)

Nasce nell’isola di Sao Vicente, a Capoverde, ma a sei anni perde il padre e,


essendo la madre in grande difficoltà economica, cresce in un orfanotrofio, dove
impara a cantare. In seguito, un marinaio le insegna la Morna e altri generi tipici
di Capoverde, e così inizia a lavorare come cantante, raggiungendo il successo
a livello locale.
Una serie di difficoltà familiari e di problematiche politiche, però, la inducono a
smettere di cantare, per ben dieci anni. Riprenderà a 47 anni; e subito un
francese di origini capoverdiane la convince ad andare a Parigi, dove incontra il
grande successo internazionale, diventando la figura di riferimento della musica
capoverdiana nel mondo.
È conosciuta come “La diva a piedi nudi”, perché era solita cantare scalza, e
come “La regina della morna”, dal momento che è stata la più grande interprete
di questo genere musicale capoverdiano.
Quando Cesaria Evora canta, con la sua intensità sommessa e calda, e la sua
solenne staticità, sembra portare con sé l’energia delle montagne aride ed
assolate della sua terra.

1) Cesaria Evora, “Carnaval de Sao Vicente” – Live in Parigi 2010


www.youtube.com/watch?time_continue=45&v=czuHlZPykac&feature=emb_logo

Cesaria Evora incanta il pubblico con questa coinvolgente Morna che evoca
l’allegria del carnevale capoverdiano nell’isola dove è nata, accompagnata da
una piccola orchestra che evidenzia la straordinaria e proverbiale maestria dei
musicisti capoverdiani.
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2) Cesaria Evora, “Angola”


www.youtube.com/watch?v=ky5yjog0O0k

Da questa canzone si può comprendere la natura ipnotica ed incantatoria della


Morna, che risalta nei particolari intervalli melodici del canto ripetuto
continuamente, tra una breve strofa e l’altra, e nella incredibile e giocosa
complessità psichedelica dell’accompagnamento ritmico-armonico.
Come in tutti i generi musicali tradizionali di Capoverde, anche nella Morna la
lingua in cui si canta non è il Portoghese, ma il Kriol, un creolo portoghese
capoverdiano. Il testo, come sempre nei canti capoverdiani, è composto da versi
poetici popolari tipici, basati su formule allegoriche particolari, trasversali, la cui
piena comprensibilità è possibile solo a chi è a conoscenza di un codice di
allegorie in uso nella comunità di riferimento. Questa la traduzione in Italiano di
“Angola” dal Kriol in cui è cantata:

«Questa vita felice che conduci / è una parodia, giorno e notte / senza tristezza,
solo felicità / Angola! Angola!

La gente è felice / tu bimba non mi distruggerai / e comunque son venuto per


partire.

Vivere insieme nel senso stesso dell’esistenza / pazienza di una conseguenza /


resistenza di una stravaganza»

3) Cesaria Evora & Pedro Guerra, “Tiempo y silencio”


www.youtube.com/watch?v=MiRYlzRAJ9c

Questa bellissima canzone, musicata in stile di Morna, ma cantata in spagnolo,


è registrata insieme al cantante spagnolo Pedro Guerra. Particolarmente bello è
il testo, della poetessa Gabriela Francescon, che vi traduco in italiano:

«Una casa nel cielo / un giardino nel mare


un uccellino nel tuo petto / un tornare per iniziare

Un desiderio di stelle / un battito d’ali d’un passero


un’isola nel tuo letto / un tramonto del sole

Rit. Tempo e silenzio / grida e canti / cieli e baci / voce e distruzione

Nascere nelle tue risa / crescere nel tuo pianto


vivere nelle tue spalle / morire nelle tue braccia

Rit. Tempo e silenzio / grida e canti / cieli e baci / voce e distruzione»


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Mayra Andrade

Indicata da molti come l’erede di Cesaria Evora, Mayra Andrade, nata nel 1985
nell’isola di Santiago a Capoverde, interpreta vari generi musicali della propria
terra, dal Batuque al Funanà alla Morna, spaziando anche nel pop.
Oltre ad avere una grande voce e una grande presenza, è anche autrice di
spessore, sia per i testi – rigorosamente in Kriol – sia per le musiche.

4) Marya Andrade, “Dispidida”


www.youtube.com/watch?v=f-SXyEsyb58

In questo video, ripreso in occasione di una performance acustica in strada, in


mezzo alla gente, Mayra Andrade, accompagnata da una chitarra e da un
cavaquinho,(***) mostra tutta la sua straordinaria forza canora interpretando un
Batuque composto dal cantautore capoverdiano Orlando Pantera.

(***)Il Cavaquinho è uno strumento a corda simile ad una chitarra, ma molto più piccolo e di
estensione più acuta, di origine portoghese, e molto comune a Capoverde, in Portogallo (nella
musica popolare) e in Brasile (dove è uno strumento fondamentale del Samba).

5) Mayra Andrade, “Ilha de Santiago”


www.youtube.com/watch?v=bkDEw6HI20w

Particolarmente bello è il video di questa canzone, che comincia con un omaggio


al Batuque rituale, con le donne che cantano e battono il tipico panno bagnato,
seguendo il tempo delle onde del mare, e un ballerino che balla fino all’estasi, e
descrive poi la vita della gente di Santiago, l’isola capoverdiana di cui Mayra
Andrade è “ilha”, ossia “figlia”

6) Mayra Andrade, “Vapor di Imigrason” - Live a Parigi (2019)


www.youtube.com/watch?v=cVAhHaoNvNs

Il Vapor di imigrason sta per “la nave dell’emigrazione”, sono i battelli su cui,
nei secoli, si sono imbarcati e si imbarcano tanti capoverdiani per emigrare
all’estero, in particolare in Stati Uniti, Portogallo e Brasile.
Mayra Andrade, in questo straordinario live, canta in un famoso teatro di Parigi
questa sua canzone dedicata al dramma dell’emigrazione, che è una rivisitazione
moderna del Funanà, genere musicale tipico dell’isola Santiago dove Mayra
Andrade è nata.
Oltre a cantare, infatti, Mayra suona il Ferrinho, la tradizionale stecca di ferro
che viene sfregata ritmicamente con un coltello, che, insieme alla fisarmonica
(qui sostituita dalle tastiere), è lo strumento musicale fondamentale del genere
Funanà.
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Vi ho tradotto il testo:

STROFE
«O Dio, nel sacrificio d'oltremare
il mio cuore vive in angoscia
per tanta sofferenza silenziosa,
con nostalgia, con dolore per chi non ha coltivato la nostra terra

O mare, prendi questa morna e portala a loro


di' loro che un giorno i nostri figli non dovranno più soffrire,
le nostre madri non dovranno più piangere per i loro figli
per chi va lontano sulla nave dell'immigrazione»

RIT.
«Sulla nave a vapore dell'immigrazione, eh eh eh ...
Sulla nave a vapore dell'immigrazione, eh eh eh ...»

STROFE
«Voi siete la mia gente, figli della speranza,
scaviamo con i piedi, uniamoci con le mani
e ogni giorno sarà più grande
con la forza della nostra terra

Il vento ci ha dispersi per il mondo


nella lotta con il mare eravamo valorosi
abbiamo lanciato le pietre e ci siam fatti rubar l'orgoglio
sulla nave dell'immigrazione»

RIT.
«Sulla nave dell'immigrazione, eh eh eh ...
Sulla nave dell'immigrazione, eh eh eh ...»

7) Mayra Andrade, “Afeto”


www.youtube.com/watch?v=B5PsIN_FkF4

Qui Mayra Andrade in un video più commerciale, che strizza l’occhio al pop,
anche se i ritmi sono sempre capoverdiani, e lo spessore dei testi e del canto è
sempre di altissima qualità.
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Elida Almeida

Elida Almeida nasce nell’isola capoverdiana di Santiago nel 1993, dove vive la
sua infanzia in estrema povertà, in una casa di montagna isolata e senza
elettricità. Impara a cantare in Chiesa, e con la maggiore età inizia ad esibirsi
nei locali dell’isola, dove viene notata e prodotta dallo stesso francese di origini
capoverdiane che ha determinato il successo di Cesaria Evora, a differenza della
quale, però, Elida non canta la Morna, ma il Batuque e il Funanà, con infuenze
della musica caraibica e concessioni significative al pop di qualità.
La sua voce è sensuale, limpida e cristallina. I suoi video, come le sue canzoni,
raccontano la vita della gente nella sua terra.
Qui vi propongo due sue canzoni, la prima più dolce e melodiosa, ha un testo
drammatico che parla di un ragazzo che non “mette la testa a posto” e provoca
dolore in chi lo ama, e la seconda, più allegra e da ballare, che strizza l’occhio
alla musica Caraibica, di cui parleremo nella II parte di questa scheda.

8) Elida Almeida, “Forti Dor”


www.youtube.com/watch?v=ke3rvQm7Dvk

9) Elida Almeida, “Bersu d’Oru”


https://www.youtube.com/watch?v=3UqOwvIK3T8

PLAYLIST COMPLESSIVA DI TUTTI GLI ASCOLTI INDICATI


MUSICA – ISOLE DI CAPOVERDE
www.youtube.com/playlist?list=PLAZWlFBa2gg7t53ZOW4hOq2aqgzeFjSiS

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