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DOpo la morte di Nerone nel 68d.C.

Si chiudeva la stagione della dinastia giulio-claudia ma si apriva per


Roma una crisi di governo che vide fronteggiarsi influenti governatori provinciali: il primo fu: Servio Sulpicio
Galba, anziano uomo del senato e governatore della Spagna tarraconese. Galba divenne imperatore nel 68.
Inviso all esercito,fu vittima di una congiura,fomentata anche da Marco Salvio Otone,governatore della
Lusitania.

Otone divenne imperatore nel 69, forte dell appoggio dei pretoriani ma non delle truppe germaniche,che
avevano continuato a marciare sul sentiero della ribellione e avevano acclamato Aulo Vitelli, legato dell
esercito in Germania,come imperatore. Dopo appena 3 mesi di governo, Otone si suicidó dopo la prima
sconfitta subita dalle sue truppe.

Vitellio diventa imperatore. Ma c era ancora una parte dell esercito fedele ad Otone,che non accettava il
fatto compiuto. Le truppe danubiane,insieme a quelle di Siria e di Giudea,acclamarono a loro volta un
imperatore: T.Flavio Vespasiano,che si trovava in quel momento in Palestina.

Lo scontro fra le truppe di Vitellio e quelle fedeli a Vespasiano avvenne nuovamente. Antonio
Primo,comandante delle truppe danubiane ebbe la meglio,ma Vitellio ebbe ancora tempo per tentare un
disperato atto di resistenza a Roma. Vitellio morí e Vespasiano fu nominato imperatore in absentia.

Con l avvento di Vespasiano si consolidava l ufficialità della nuova forma di governo instaurata da Ottaviano
Augusto. Con la LEX DE IMPERIO VESPASIANI, il nuovo princeps formalizzava le consuetudini di governo che
erano state dei suoi predecessori, a eccezioni di Caligola e Nerone,condannati dalla damnatio memoriae.
(Di questa legge abbiamo solo l ultima tavola). Il contenuto della legge dichiarava:
1)che all imperatore Vespasiano Augusto sia lecito concludere trattative con chiunque voglia,così come fu
consentito al divo Augusto e a Cesare Augusto.
2)che gli sia consentito di convocare e presidiare il senato.
3)che gli sia consentito di ampliare ed estendere i confini del pomerio.
4)che egli abbia il diritto e il potere di compiere qualunque cosa utile per la res publica.
5)che l imperatore sia svincolato da quelle leggi.
Ecc.
(Inoltre Vespasiano afferma che questa emanazione di legge è per “ordine”de popolo romano,il quale è
d’accordo con tutto). Secondo alcuni questa legge è da considerare tralaticia,cioè una legge ratificata per
ogni imperatore (anche se abbiamo solo questa come “prova”). Inoltre la perdita di un’ampia porzione del
testo lascia aperta la questione de quella conservata fosse l unica legge che fondava il potere del principe.

La politica di Vespasiano era tesa a risanare le casse dello stato,dilapidate da Nerone (il quale aveva speso
soldi per giochi,per la domus aurea ecc) con un opera di tassazione. Vespasiano istituì il FISCUS IUDAICUS
(tassa per la provincia di Giudea,la quale non è più prefettura come ai tempi di Tiberio e di Cristo).
(Questo fiscus giudaico fu una sorta di rivolta contro gli ebrei,per punirli dalle loro malefatte,allo stesso
tempo questa tassa serviva per le casse dello stato). Istituì poi una tassa sugli orinatoi pubblici (celebre la
frase “Pecunia non olet”: i soldi non puzzano). Introdusse poi la prima cattedra di retorica finanziata dallo
stato. La sua fu una politica di rinnovamento urbanistico per Roma, perché venne ricostruito il Campidoglio
e furono inaugurati i lavori dell anfiteatro Flavio (Colosseo).

Alla morte di Vespasiano (79d.C.)divenne imperatore suo figlio Tito,che già il padre aveva designato come
suo successore. Tito governó per 2 anni, Svetonio lo definì amore e delizia del genere umano (anche se all
inizio del suo governo non fu amato dal popolo). Al senato non era piaciuta l idea di Vespasiano di
associarlo al potere durante il suo principato. Infatti una congiura ordita dai senatori contro Vespasiano era
stata depressa nel sangue da Tito poco tempo prima della morte del padre. Mentre Svetonio ci parla di lui
positivamente, abbiamo però anche fonti negative da considerare, queste vengono fuori dal Talmud (testo
sacro ebraico). Il talmud babilonese lo evoca come Tito il malvagio, crudele oppressore e distruttore del
tempio di Gerusalemme.
Il principato di Tito fu pieno di sciagure: ricordiamo infatti l eruzione del Vesuvio e la distruzione delle città
di Pompei,Ercolano e Stabia. Ricordiamo la morte di Plinio il vecchio (si era avvicinato molto al sito dell
eruzione e trovó la morte), la peste e un grave incendio a Roma.
Tito completó il Colosseo e le terme. La malattia però non gli diede tempo di dimostrare quanto fosse
valido, fu però divinizzato. Alla sua morte gli successe il fratello Domiziano che fece subito rimpiangere il
fratello.