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Storia di Roma nel periodo della dinastia dei Flavi 1) Il 69, 'l'anno dei 4 imperatori' Tra il giugno del

68 e il dicembre del 69, cio tra il mese dell'insediamento di Galba e quello dell'insediamento di Vespasiano, si avvicenderanno - come si gi detto - ben quattro imperatori, tra cui, oltre appunto a Galba e Vespasiano, Otone e Vitellio. Anche ora infatti, saranno gli eserciti lo strumento fondamentale per la conquista del potere, anche ora vi sar una fondamentale divisione tra Est e Ovest (seppure questa volta lo scontro verr vinto dalle regioni orientali), ed anche ora infine saranno dei potenti condottieri a contendersi la suprema carica imperiale. Il primo successore di Nerone (morto suicida nel 68) Galba, comandante delle truppe della Spagna Terraconense. Appartenente all'antico patriziato romano, Servio Sulpicio Galba segue da subito una politica estremamente tradizionalista, che gli aliena le simpatie tanto del popolino, quanto dell'esercito dei pretoriani (ovvero la guardia imperiale, insediata stabilmente sul suolo italico). Proprio a questi ultimi si deve infatti la sua morte, nel gennaio del 69. Succede poi a Galba Salvio Otone, un altro generale il quale gode per, a differenza del primo, dell'appoggio dei pretoriani, del popolo e delle regioni orientali dell'Impero. Otone spinge da subito per una modernizzazione degli apparati statali, favorendo l'impiego dei ceti equestri - contro quello, pi tradizionale, dei liberti - all'interno dell'amministrazione pubblica.

Ostili in gran parte alla politica otoniana, nella quale non si riconoscono, sono le province occidentali che assieme all'esercito, mantengono in una condizione di subalternit la gran parte della popolazione, impiegandola come manodopera semi-libera. Questi ultimi non vedono infatti di buon occhio la politica di Otone, probabilmente ritenendola - tra l'altro - non sufficientemente 'occidentalista', quindi non favorevole ai loro interessi. E' dalle regioni della Germania meridionale che proviene infatti Aulio Vitellio, generale delle truppe imperiali in quelle regioni, eletto imperatore - come del resto sar poi per Vespasiano - dalle proprie truppe gi prima di arrivare nella capitale. Egli, giunto in Italia nell'aprile del 69, sconfigge Otone accedendo cos alla dignit imperiale. Da subito questi mostra uno stile di governo estremamente autoritario, fortemente anti-senatorio (quindi anti-tradizionalista), provocando altres il malcontento di gran parte della popolazione. Tra i suoi nemici vi anche l'esercito dei pretoriani, cui egli toglie molti dei suoi tradizionali privilegi, abbassandolo in pratica al livello degli altri eserciti imperiali. Sar alla fine Vespasiano (comandante delle truppe imperiali stanziate in Giudea nel 66, sostenuto dalle regioni orientali dell'Impero), a conquistare definitivamente il potere. Come Vitellio, anche Vespasiano stato acclamato princeps e augusto dalle proprie truppe gi prima di arrivare a Roma, e solo successivamente, nel dicembre del 69, ha sancito tale carica sconfiggendo sul campo il suo avversario. 2) La politica di Vespasiano (69-79)

Gli eventi che abbiamo narrato fin qui - segnati come s' visto dalla lotta tre le diverse province per 'accaparrarsi', attraverso i propri eserciti, il potere supremo all'interno dell'amministrazione imperiale, attribuendo la carica di Augusto ai propri generali - sono in realt in gran parte un prodotto (involontario) dell'ordinamento provinciale voluto da Ottaviano dopo Azio, ai tempi della risistemazione dell'Impero. Aveva infatti contribuito alla formazione di entit politiche autonome e indipendenti rispetto al potere centrale di Roma e dell'Italia. Ma questi anni vedono anche un altro fondamentale cambiamento per Roma, l'inizio cio di una nuova stagione, nella quale ormai chiaro a tutti - e prima di tutto agli eserciti - come gli imperatori possano anche non nascere a Roma, n appartenere (come stato finora) all'antica aristocrazia senatoria romano italica, infatti nessuno degli altri imperatori (Otone, Vitellio e Vespasiano) eccetto Galba apparteneva alla 'vecchia guardia' senatoria - Vespasiano Le origini familiari di Tito Flavio Vespasiano, divenuto il nuovo imperatore alla bella et di 69 anni, sono da ricercare all'interno del ceto medio italico. Non quindi figlio di un nobile senatore, ma piuttosto di un esattore imperiale, egli ha seguito la carriera militare ed divenuto un esponente di punta delle nuove classi dirigenti dell'Impero. Come tale egli dedicher, nel suo principato, un'attenzione particolare alle province, spostando l'interesse dell'Impero dall'Italia verso le sue periferie. L'azione di governo di Vespasiano consiste essenzialmente in una riorganizzazione dell'Impero, basata su:

il rafforzamento dei nuovi apparati statali, rafforzamento fondato anche su un loro pi esplicito riconoscimento a livello istituzionale (si ricordi a tale riguardo che Augusto, per rispetto nei confronti delle antiche tradizioni, aveva 'mascherato' il pi possibile le proprie cariche effettive dietro l'apparenza di quelle dell'antica Res publica); il rinnovamento della composizione del Senato, ovvero lo smantellamento di molte antiche famiglie della nobilitas romanoitalica, rimpiazzate con elementi nuovi di origini spesso provinciali ed equestri, in particolare spagnole (elementi meno legati alle tradizioni - e ai poteri - dell'antico Senato).

Veniamo ora ai principali eventi politici e militari caratterizzanti il principato di Vespasiano. Il nuovo imperatore mostra da subito la propria volont di seguire un indirizzo fondamentalmente filo-occidentale. Lascia difatti a suo figlio Tito, che rimane a oriente, il compito di governare tali regioni, trasferendosi invece lui nelle regioni occidentali. Qui giunto, una delle sue prime preoccupazioni quella di ridefinire a livello istituzionale la carica stessa del princeps, ovvero di toglierle quei caratteri di eccezionalit che ancora essa conserva, dal momento che rimane il prodotto della somma di un insieme poteri differenti in un solo individuo. Con la 'Lex de Imperio' dunque, egli riassume un tale ruolo politico in una sola magistratura: la carica imperiale, definendone inoltre con precisione le prerogative politiche: ad esempio - e prima di tutto - il suo rapporto col Senato.

Un altro problema che Vespasiano deve affrontare quello del risanamento delle casse imperiali, prosciugate dalla politica di grandi spese sostenuta dal suo predecessore Nerone. La sua politica in questo campo segue queste direttive: accentramento attorno alla figura del princeps delle finanze imperiali; drastica riduzione delle spese e dei donativi per la plebe; amministrazione molto oculata degli introiti statali, la quale porter, rispetto al periodo di Ottaviano, a pi che raddoppiare la ricchezza dello Stato. Egli porta avanti un piano di politica culturale fortemente ostile a ogni concezione estranea alle tradizioni occidentali, perseguitando e allontanando da Roma le minoranze greche e asiatiche, i filosofi, e tutti gli esponenti di religioni estranee alla tradizione romana: ebrei, cristiani, ecc. (gi sotto Nerone, infatti il cristianesimo aveva iniziato a diffondersi nell'Impero). Tale politica culturale di impronta tradizionalista si inserisce in un piano pi ampio di riavvicinamento al Senato, con il quale Vespasiano cerca di mantenere rapporti distesi e di reciproco rispetto. Egli inoltre, attraverso gigantesche opere pubbliche, favorisce lo sviluppo dellimpero anche a livello economico e commerciale determinando cos un'atmosfera positiva anche sul piano culturale. 3) Il breve regno di Tito (79-81) Vespasiano ha due figli: Tito e Domiziano. Al primo ha affidato la cura delle regioni orientali quando, nel 69, si trasferito in Occidente per esercitare il proprio ruolo di princeps. Sempre col primo inoltre, ha condiviso la tribunicia potestas, una delle prerogative essenziali della carica del princeps.E' chiaro quindi come sia Tito - per altro il primogenito - l'erede da lui designato alla successione. 5

E' difficile tuttavia, data la sua brevit, dare un giudizio equo sul periodo di reggenza di Tito, il quale, salito al potere nel 79, muore dopo solo due anni di governo, appena quarantaduenne. Ci che si sa che egli, guardato con sospetto dalla nobilitas per le tendenze dimostrate precedentemente alla propria elezione in direzione di una politica di tipo orientale, tenta da subito una riconciliazione con quest'ultima, sulla base peraltro dei valori della clementia stoica.Egli verr infatti polemicamente ricordato, ai tempi della reggenza del fratello Domiziano, come 'amor ac deliciae', in contrasto con l'appellativo 'dominus et deus' con cui amer essere chiamato il suo successore. Altro merito da ascriversi a Tito l'aver portato avanti (come del resto ha fatto il padre e come far Domiziano) la guerra in Britannia, e l'essere autore della presa di Gerusalemme nel 70 (quando ancora non asceso al principato) in veste di generale per ordine del padre. Nei suoi anni, si collocano inoltre l'eruzione del Vesuvio (79) e il completamento del Colosseo nella citt di Roma (80).

4) Domiziano e la ripresa della politica anti-senatoria (81-96) La politica che Domiziano sceglier fondamentalmente a quella di suo padre. di seguire sar simile

Certo, pi esplicita e molto meno mascherata la volont da parte sua di perseguire e di indebolire - attraverso i propri poteri - la vecchia nobilitas d'origine repubblicana. E sar proprio una tale volont a costargli la vita nel 96, quando verr ucciso da una congiura di palazzo. Come in precedenza era stato per suo padre, saranno tre i punti attorno a cui ruoter la sua azione:

1. l'indebolimento dei poteri e delle istituzioni dell'antico Senato e dell'antica nobilitas; 2. il rafforzamento del potere monarchico e del centralismo dello Stato, ovvero la soppressione dei poteri 'altri' rispetto al proprio, rafforzamento quindi degli apparati imperiali e dei nuovi ceti equestri (filo-imperiali); 3. le persecuzioni ai danni dei filosofi (colpevoli di contaminare la cultura occidentale con influenze orientali ed ellenistiche), degli ebrei e dei cristiani, e in generale di tutti gli 'innovatori' sul piano culturale (tra le vittime di tali persecuzioni poi, vi saranno anche elementi della sua famiglia). Mentre Tito, al momento dell'elezione, aveva al proprio attivo dei trascorsi politici non graditi al Senato, Domiziano - al contrario - aveva stretto rapporti di amicizia con alcune famiglie della nobilt romana e italica: le stesse delle quali sarebbe poi divenuto acerrimo nemico, tradendo in tal modo molte delle aspettative nei suoi confronti. Oltre a tutto ci Domiziano assume anche la censura, una carica che come si detto - d a chi la detiene la possibilit di riformare il Senato, introducendo in esso (come del resto gi suo padre aveva fatto) nuovi elementi di origine provinciale ed equestre, ovvero nobili di nuova nomina e di origini 'plebee'. La politica anti-senatoria di Domiziano tuttavia, non pu non portare alla lunga i suoi amari frutti. Nel settembre del 96 una congiura di palazzo, alla quale forse partecipa la sua stessa moglie, Domizia (da lui precedentemente ripudiata a causa delle sue simpatie per la nobilt), porr fine alla sua vita nella sua stessa camera. Al posto di Domiziano, i congiurati predispongono la successione di Cocceio Nerva, uomo innocuo per il Senato, date le sue origini nobili e la sua et oramai avanzata.