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Contesto storico

Età imperiale

Augusto aveva lasciato un problema notevole, quello della successione. Augusto aveva
sposato Scribonia dalla quale aveva avuto la figlia Giulia, che a sua volta aveva sposato
Marcello, che poteva essere uno dei possibili eredi, ma morì prematuramente. Giulia aveva
due figli: Gaio e Lucio Cesare i quali morirono in giovane età. Augusto sposó Livia Drusilla,
dopo aver divorziato dalla precedente moglie. Livia Drusilla aveva 2 figli nati dal matrimonio
con Tiberio Claudio Nerone, questi due figli si chiamavano Druso e Tiberio. Druso morì
combattendo contro i Germani, Augusto quindi suggerì, come suo successore, il figliastro
Tiberio.
“Dinastia Giulio Claudia” perché Tiberio apparteneva alla gens Claudia, fu poi adottato da
Augusto e apparteneva quindi alla gens Giulia).
Alla sua morte avvenuta nel 14 d.C il senato gli riconobbe il potere imperiale.
Sono tante le critiche che gli vennero mosse degli intellettuali del tempo che furono per lo
più di tendenze filo repubblicane e filo senatorie. Tiberio governó con estrema saggezza,
continuando la politica intrapresa da Augusto. Effettuó una curata gestione delle finanze e si
preoccupa sempre di rispettare il senato. Addirittura furono i senatori ad essere incapaci di
prendere decisioni precise, tant è che uscendo da una seduta in senato Tiberio li apostrofó
come uomini preparati solo alla servitù. Preferì consolidare i confini dell’impero piuttosto che
espanderli ulteriormente. Infatti quando Germanico (figlio di Druso nipote dell’imperatore)
conseguì notevoli successi in Germania, lo richiamó in patria e lo mandò a combattere
contro i parti (sul confine orientale), tuttavia nel 19 d.C. improvvisamente Germanico morì e
Tiberio fu accusato di averne provavano la morte.
Nacquero Tutta una serie di sospetti e accuse che costrinsero Tiberio a ritirarsi nella sua
villa a Capri tra il 27 e il 31 d.C. Il periodo più oscuro del principato di Tiberio fu quello che
iniziò quando il prefetto del pretorio (guardia del corpo dell’imperatore) Seiano assunse la
carica. Seiano era un uomo avido di denaro e senza scrupoli e utilizzò tutti gli strumenti,
anche le condanne e i processi, per sbarazzarsi dei suoi avversari. Alla fine ordì una
congiura anche contro l’imperatore che nel 31 d.C. lo fece destituire. Governó altri 6 anni e
dopo assunse il portare il nipote di Tiberio, figlio di Germanico chiamato Caligola dal nome
dei calzari che portava. Con Caligola si attuò il primo tentativo di gestione assolutistica del
potere. I primi anni del principato furono piuttosto buoni, Caligola forse per una malattia che
danneggiò le sue qualità mentali, si abbandonò tra le più stravaganti follie come quella di
nominare il suo cavallo senatore. Diede un assetto assolutistico, cominciò a prendere ordini
divini ad elargire denaro al popolo e all’esercito e a sperperarlo nei banchetti e spettacoli
lussuosi. Fece uccidere molti uomini politici solo per acquistarne le ricchezze per questo nel
41 d.C. fu ucciso da una congiura (governò dal 37 al 41 a.C.).
Al suo posto salì al trono lo zio Claudio, fratello di Germanico, il quale non aveva una vera e
propria formazione politica, ma si dedicava soprattutto agli studi, tuttavia governò con una
certa saggezza e un discreto equilibrio. Continuò a collaborare con il senato, ma affidò gran
parte dell’amministrazione dell’impero ai liberti. Conquistó la Britannia e la Mauritania
(attuale Marocco) poi riportò successi in Germania e in Tracia che divenne provincia
romana. Poi procedette ad un’opera di risanamento delle finanze e avvió la costruzione di
opere pubbliche come l’acquedotto Aqua claudia, il nuovo porto a Ostia, fece prosciugare il
lago Fucino). Claudio aveva una moglie di nome Messalina che era molto ambiziosa e
voleva che al trono salisse il figlio britannico. La donna cercò di ordire una congiura ai danni
del marito, ma messo in guardia dai liberti la fece assassinare. Nel 48 d.C. sposò Agrippina
che nel 54 lo fece avvelenare per permettere l'ascesa al trono del figlio Nerone.
Nerone, nei primi 5 anni del suo governo (quinquennium felix/neronis) fu un sovrano
lungimirante, pare anche che fosse di bell'aspetto e simpatico e fu influenzato da Seneca
(suo precettore) e Afranio Burro (prefetto del pretorio). Notevole influenza nello stato lo
aveva anche la madre Agrippina che cercava di aiutarlo dato che era salito al trono a soli 17
anni.
Nerone stanco di queste influenze fece uccidere la madre (a circa 21 anni) mentre Burro
moriva e Seneca si allontanava dalla corte. Dal 59 iniziò ad avviare una politica anti
senatoria cercando il consenso della plebe. Ripudió Ottavia che era una donna virtuosa e
sposò Poppea, una donna corrotta e ambiziosa. Aveva un animo feroce ma si dilettava di
spettacoli e arte, soprattutto per risuolature la sua persona. Trasformò il principato in una
monarchia assoluta e cercò di ampliare i confini dello stato soprattutto verso oriente.
In questa prima fase del suo impero egli si fece aiutare, una volta eliminato Burro, da
Tigellino uomo spietato e senza scrupoli come lui. Tuttavia furono promosse in politica
estera alcune importante innovazioni sia in ambito economico che sul piano militare. Venne
alleggerito il peso delle monete d’oro “gli aurei” e di quelle d’argento “denari” e cambiò il
rapporto di queste a vantaggio delle seconde, favorendo i piccoli risparmiatori e anche le
casse dello stato. Anche dal punto di visto militare ci furono delle vittorie, fu sedata la rivolta
in Britannia e in Palestina, la ribellione degli ebrei e fu creato uno stato alleato di Roma in
Armenia (in sostanza fu consolidato il fronte orientale). Nel 64 a.C. scoppiò un incendio che
devastò Roma, si diffuse una voce che fu stato lo stesso Nerone ad accendere il fuoco per
costruire la sontuosa Domus Aurea. Ma Nerone per scagionarsi accusò i cristiani. Ne 65 fu
organizzata la congiura di Pisone (aristocratico romano). La congiura fu scoperta e sventata.
Molti congiurati furono giustiziati e costretti a darsi alla morte, tra questi anche Petronio e
Seneca. Il malcontento si diffuse ovunque e la ribellione a Nerone cominciò dalle province.
Nel 68 si ribellò Vindice (protettore della Gallia) in Gallia che però fu presto sopraffatto,
subito dopo un Spagna si ribellò Sulpicio Galba al quale il senato affidò il principato
dichiarando Nerone nemico pubblico. Nerone si diede alla fuga e per non cadere nelle mani
degli inseguitori si uccise.
Contesto Culturale
L’età giulio-claudia fu contraddistinta dal punto di vista culturale dallo strettissimo rapporto
che si venne a creare tra intellettuali e potere. Già in età augustea molto uomini politici che
erano anche scrittori, si erano assunti il compito di proteggere le arti (es Mecenate e
Messalla corvino) creando circoli letterari e facendosi promotori di cultura. Quando venne
meno la presenza di questi mediatori, il principe che aveva un potere assoluto, iniziò a
controllare ogni aspetto della vita quotidiana, compresa quella intellettuale.
Già sotto Augusto si erano avuti episodi di intolleranza, come nel caso di Ovidio che era
stato mandato in esilio perché accusato di aver ostacolato (con la sua opera) il programma
di restaurazione voluto dall’imperatore.
Sotto Tiberio ci furono interventi repressivi anche gravi: due personaggi appartenenti
all’aristocrazia senatoria Aulo Cremuzio Cordo e Mamerco Emilio Scauro, furono processati
e condannati l’uno si diede alla morte per prevenire la condanna avanzata da Seiano, l’altro
fu accusato di lesa maestà e perseguitato. Essi erano due esponenti dell’aristocrazia
senatoria filo repubblicana autori di opere storiografiche. Nell’opera di Aulo Cremuzio Cordo
si esaltano i Cesaricidi, nell’opera del secondo (la tragedia Atreus) c’erano allusioni anti
tiranniche. Queste condanne quindi si perpetuarono anche nelle epoche successive sotto gli
altri sovrani della dinastia. Ad esempio Caligola condannò all’esilio un retore che aveva
declamato contro i tiranni e fece bruciare vivo un poeta di Atellane per un verso che
conteneva una battuta a doppio senso (come ci riporta Svetonio). Sotto Claudio non ci
furono persecuzioni, dimostrando una certa liberalità sotto questo punto di vista. Sappiamo
che fece condannare Seneca, ma non per motivi legati alla produzione letteraria.
Ovviamente queste censure e provvedimenti repressivi servivano per tenere sotto controllo
l’attività letteraria e per impedire che intralciasse il loro governo, anche perché la letteratura
era amata da tutti gli imperatori. In generale tutti gli imperatori, come era tradizione, si
dedicarono alla stesura di opere letterarie. Tiberio scrisse orazioni, lettere e una
Commentarius de vita sua (biografia) alla maniera delle res gestae Augusti. Anche Caligola
fu Oratore facondo (in grado di parlare bene) ed efficace. Claudio coltivò la storiografia in
greco e in latino e diede anche delle letture pubbliche delle sue opere, pare che scrisse
anche una apologia (difesa) di Cicerone e un manuale sul gioco dei dadi. Nessuna di queste
opere si è conservata, quindi abbiamo notizie da altre fonti come Svetonio che si diletta a
riportare anche una serie di aneddoti sugli stessi. Nonostante ciò nessuno di essi riuscì e ad
attivare una politica culturale. Infatti la vera e propria fioritura letteraria si ebbe nell’età di
Nerone, in primo luogo perché l’imperatore era egli stesso amante dell’arte, della musica,
della poesia, del canto e del teatro. Egli scriveva Carmi facendosi aiutare anche da giovani
poeti, si cimentó in vari generi (lirica, tragedia ed epica) ma da ricordare è il poema
mitologico intitolato Troica (vicende di Troia) e pare che all’interno di quest’opera ci fosse la
cosiddetta “Troiae halosis” (la presa di Troia) che l’imperatore avrebbe cantato mentre
assisteva all’incendio della città. Nerone inoltre istituì nuovo giochi di tipo greco “i Neronia”,
gare non solo sportive ma anche di musica, canto, eloquenza e poesia, suscitando il
malcontento di tutti i tradizionalisti, perché egli stesso si esibiva in questi concorsi e incitava
gli altri a partecipare. Nel 67/68 si recò in Grecia come in una tournée per partecipare a varie
concorsi indetti dalle città greche in suo onore.
[Fioritura culturale:Sotto Nerone nascono le opere di Seneca, il poema epico di Lucano, le
satire di Persio, il romanzo di Petronio e il trattato di Columella sull’agricoltura (con anche un
libro in versi). Si ha la ripresa del genere bucolico con l’opera di Calpurnio Siculo.]
Questa azione di promozione culturale operata da Nerone, da un lato favorí la produzione
letteraria, dall’altro suscitò anche resistenze ed opposizioni, la filosofia stoica in particolare
costiuì uno degli strumenti di cui si servì l’opposizione a regime imperiale. Per esempio
Lucio Anneo Cornuto (della stessa famiglia di Seneca e maestro di Lucano e Persio) e
Musonio Rufo, due filosofi stoici, furono entrambi condannanti all’esilio. Trasea Peto
(parente e amico di Persio), oppositore di Nerone e simpatizzante per lo stoicismo si diede
alla morte. Lo stoicismo non condannava il postere assoluto, anzi la monarchia era
considerata dagli stoici antichi la migliore forma di governo, purché il sovrano fosse saggio.
Tuttavia il tema della libertà del saggio fu sviluppato nella direzione della libertà politica. Il
suicidio venne considerato affermazione di libertà contro la tirannide.
[Simbolo di questo atteggiamento di resistenza al potere assoluto era Catone Uticense,
perfetto stoico e considerato esempio di morte per la libertà sia da Seneca sia da Lucano].
Molti scrittori dell’epoca furono influenzati dallo stoicismo, tra questi Seneca, Lucano e
Persio. Infatti questi operarono in contrasto con gli orientamenti artistici del principe.
[Lucano divenne il cantore deluso e risentito della perduta libertà repubblicana, invece
Persio attaccò violentemente l’inconsistenza delle mode letterarie del tempo e mise quasi in
ridicolo i carmi dell’imperatore.]
C’era stato, dopo la grande fioritura dell’età Augustea, un momento di vuoto nella
produzione, dovuto al fatto che gli intellettuali del mondo romano avevano cercato di imitare i
generi letterari greci ed era parso loro di aver raggiunto il massimo grado di perfezione con
la poesia di Virgilio, Orazio, Ovidio o la prosa di Cicerone, Sallustio e Livio che furono
considerati nelle epoche successive modelli da imitare [questi vengono considerati i
cosiddetti “classici latini”]. In questo periodo si sviluppò la tendenza al classicismo, cioè ad
imitare quegli autori ritenuti perfetti ed esemplari. Ma l’imitazione fu sempre anche
emulazione (imitare elaborando creativamente i generi letterari del passato). Si diffusero
tuttavia delle tendenza manieristiche (tendenza a comporre “alla maniera di” per il gusto
semplice di imitare). Gli autori tendevano a lavorare sui modelli, operando variazioni e
sviluppandone le potenzialità in tutte le direzioni. Caso esemplare fu quello delle
declamazioni, come abbiamo già visto con Seneca retore, che divennero un vero e proprio
esercizio virtuosistico su temi convenzionali, spesso staccati dalla realtà e privi di una finalità
ben precisa.
[Oltre all’imitazione abbiamo anche caratteri innovatori con il Bellum civile di Lucano
(innovazione rispetto all’Eneide) e le satire di Persio, il apokolokyntosis di Seneca e il
Satyricon di Petronio].
Lo stile dominante fu quello Asiano: a volte magniloquente esasperato, altre volte
concentrato e pregnante, ma sempre ricco di figure retoriche, giochi di parole e espressioni
tendenti ad accentuare il pathos. [In poetica, rispetto al modello virgiliano riscontriamo un
progressivo allontanamento dalla sobrietà e dalla misura e la tendenza ad amplificare il
discorso.]
Vedremo un’esterna tendenze soprattutto nell’opera di Lucano e nelle tragedie di Seneca.
In breve: Rapporto stretto tra intellettuale e potere->L’intellettuale tende a servirsi del potere
e il princeps cerca di fermare le rivoluzioni, creando molte repressioni. Le opere dell’età di
Nerone si allacciano alla tradizione, seguendo i principi dell’imitazione, emulazione, del
manierismo e lo stile principale era quello asiano.

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