Sei sulla pagina 1di 69

LE SOCIETA’ DI CAPITALI

GENERALITA’
Rientrano nella categoria di società per di capitali: la società per azioni, società in
accomandita per azioni e società a responsabilità limitata.
LA SOCIETA’ PER AZIONI
COORDINATE NORMATIVE
La società per azioni è regolata da un articolato impianto normativo che trova il suo nucleo
centrale nel Titolo V, Capo V, del Libro V, ma rinviene momenti essenziali anche
nell’ambito della legislazione speciale. La disciplina attualmente vigente costituisce il
portato di un processo evolutivo complesso. Un primo significativo intervento sulla
disciplina codicistica della società per azioni fu operato in virtù del d.p.r. 29 dicembre
1969, n. 1127, che coinvolse le disposizioni in tema di nullità della società, il regime dei
limiti dei poteri degli amministratori e le regole d’imputazione della responsabilità per gli
atti da questi compiuti, ed introdusse la pubblicità degli atti societari nel Bollettino
ufficiale delle società per azioni e a responsabilità limitata (B.u.s.a.r.l.). Fecero seguito,
la c.d. miniriforma, l. n. 216/1974, alla quale si deve l’introduzione di regole destinate a
disciplinare il funzionamento delle società con amplissima base azionaria e con titoli
quotati e l’istituzione di un apposito organo pubblico di controllo, quale la Commissione
nazionale per le società e la borsa (Consob). Può dirsi che la l. m. 216/1974 abbia segnato
l’emersione normativa della dicotomia fra società con azioni quotate in borsa e società
con azioni non quotate. Successivamente altri interventi legislativi hanno interessato la
disciplina delle società per azioni, per lo più coinvolgendo quelle ammesse alla quotazione
in borsa, tra cui ricordiamo: la l. 49/1977 recante la disciplina del mercato ristretto dei
titoli azionari; la l. 77/1983 che istituì i fondi comuni di investimento mobiliare; la l.
1/1991 che ha disciplinato il mercato finanziario e regolato le società di intermediazione
mobiliare (s.i.m.); ecc. Le conseguenze normative connesse alla quotazione in borsa ed
alla “apertura” della struttura finanziaria della società per azioni al mercato dei capitali,
peraltro, ha delineato i caratteri e disciplinato analiticamente la governance delle società
quotate, dando anche un decisivo impulso alla successiva riforma delle società di capitali,
intervenuta nel 2003. Gli interpreti, avevano immediatamente rilevato l’esigenza che
assumesse rilievo normativo la più generale distinzione fra società per azioni “chiuse” e
società lato sensu “aperte” al mercato dei capitali. Ulteriori interventi modificativi ed
integrativi della normativa in discorso hanno fatto seguito alla riforma organica della
disciplina delle società di capitali introdotta con il d.lgs. n. 6/2003. Vanno menzionati: il
d.lgs. 6 Febbraio 2004, n. 37, intesa coordinare la riforma del 2003 con il d.lgs. 1 settembre
1993, n. 385, recante il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (T.u.b.) e
con il T.u.f.; la l. 28 dicembre 2005, n. 262, emanata a seguito dei grandi scandali finanziari
che hanno segnato la vita economica del Paese negli ultimi anni, e contenente
Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari; il d.lgs. 4
agosto 2008, n. 142, che ha introdotto modifiche alle disposizioni codicistiche in tema di
costituzione della società e di capitale sociale, ed al quale ha fatto seguito il d.lgs. 29
novembre 2010, n. 224, inerente alla disciplina dei conferimenti in natura; il d.l. 24 giugno
2014, n. 91, che ha ridotto l’ammontare minimo del capitale necessario per la costituzione
delle società e inciso la disciplina dell’acquisto della società da promotori, fondatori, soci
e amministratori.
SOCIETA’ APERTE E CHIUSE
Nel contesto delle società “chiuse” si pone con forza il tema della tutela della posizione
dei creditori sociali e con minore intensità quello della tutela dei soci di minoranza. Le
società “aperte”, con riguardo alle quali la proiezione verso il mercato per l’accesso al
capitale e alle risorse finanziarie conferisce particolare enfasi, da un lato, si pone il
problema di assicurare adeguata tutela agli interessi delle molteplici categorie di soggetti
a diverso titolo coinvolti nelle vicende dell’impresa, dall’altro, la dialettica tra maggioranza
e management. In tale quadro di riferimento, la disciplina codicistica della società per
azioni configura due diverse articolazioni del modello fra l’impresa cui esso dà forma ed il
mercato del capitale. Va intesa in tale logica la d distinzione delle società per azioni in base
alla circostanza che essi facciano meno ricorso al mercato del capitale di rischio, ossia che
ricorrano oppure no all'emissione di azioni quotate in mercati regolamentati o comunque
diano corso alla diffusione dei propri titoli fra il pubblico in misura rilevante e quindi, ai
sensi dell'art. 111 bis comma 1, nella misura stabilita a norma dell'art. 116 del decreto
legislativo 24 Febbraio 1998, n. 58, e risultante alla data del 1 gennaio 2004. Mette conto
di considerare che la divaricazione normativa fra lo schema della società aperta e quello
della società chiusa, trova il suo precipitato nella non omogenea regolamentazione di
alcuni profili particolarmente qualificati del tipo, in particolare: nella diversa ampiezza dei
diritti e dei correlativi obblighi di informazione anche inerenti ai patti parasociali, nel
maggior rigore di controlli contabili e di gestione, nella più sensibile tutela delle
minoranze, nella maggiore stabilità conferita, attraverso il regime dell' invalidità, alle
decisioni degli organi sociali, nonché nella minore latitudine riconosciuta l'autonomia
statutaria, chi caratterizzano le società facenti appello al mercato del capitale di rischio
rispetto alle società chiuse.
I CARATTERI DELLA FATTISPECIE
1. La responsabilità limitata.
Nella limitazione del rischio connesso all’esercizio dell’attività imprenditoriale si individua
una delle funzioni proprie delle società di capitali e della società per azioni, che rinviene
le sue origini in modelli organizzativi le cui fortune si sono legate proprio alla capacità di
dare risposta all' aspirazione della classe mercantile ad intraprendere iniziative
economiche pianificando e contenendo il rischio patrimoniale. Tale carattere della
fattispecie è contenuta nell’art. 2325 comma uno c.c., che enuncia appunto il principio
per cui le pretese dei creditori sociali possono essere orientate esclusivamente verso la
sfera patrimoniale della società, essendo il solo patrimonio sociale deputato a farvi fronte.
Il regime della società limitata assiste i soci di società per azioni a prescindere dal loro
numero. In tal senso, il socio unico, abbia assunto tale qualità in sede di costituzione
della società ovvero successivamente, risponde delle obbligazioni sociali soltanto nei
limiti del conferimento effettuato; ciò a meno che non sia stato integralmente versato il
capitale o non siano stati violati gli obblighi di informazione previsti dall'art. 2362 c.c.
2. La natura azionaria delle partecipazioni sociali
Tale profilo trova riscontro nella più appropriata sede costituita dall'art. 2346, comma 1,
c.c., che stabilisce appunto che la partecipazione sociale è rappresentata da azioni.
Queste ultime costituiscono frazioni del capitale sociale di uguale valore ed in linea di
principio idonee ad attribuire ai loro possessori uguali diritti, ferma restando la legittimità
dell'emissione di categorie di azioni fornite di diritti diversi.
3. L’organizzazione corporativa
Un ultimo tratto marcante della società per azioni viene individuato nell'assetto
regolamentare impresso ai processi decisionali ed ai meccanismi di controllo mediante i
quali l' ente e esplica la sua attività, governati all'insegna della partecipazione di funzioni
e competenze fra organi: c.d. organizzazione corporativa. Mette in conto di rilevare che
nell'esercizio dell'autonomia statutaria e soci possono dotare l' ente di sistemi di
amministrazione controllo alternativi a quello tradizionale, basato sulla tricotomia
assemblea- amministratori- collegio sindacale. Modelli alternativi che vengono
individuati dalla legge in quello c.d. dualistico, che vede le attività di gestione e controllo
rispettivamente dei mandati al consiglio di gestione e dal consiglio di sorveglianza, ed in
quello c.d. monistico, che prevede un consiglio di amministrazione ed un comitato di
gestione eletto al suo interno.
4. Il procedimento di costituzione: profili generali
La nascita della società per azione avviene all' esito di un procedimento articolato su due
fasi, destinate a svolgersi in momenti fra loro successivi e coinvolgenti, nella loro
esplicarsi, soggetti, funzioni e competenze diverse. Tali fasi si concretizzano: nella
stipulazione dell'atto costitutivo; nella sua iscrizione nel registro delle imprese, a seguito
della quale l' ente acquisisce personalità giuridica e viene quindi ad esistenza.
Nell'originale versione della disciplina codicistica fra i due momenti si inseriva un'ulteriore
fase che si concreta va nel controllo di omologazione sull'atto costitutivo, affidato al
tribunale del luogo ove istituita la sede della società ed inteso a verificare la sussistenza
dei requisiti di legalità formale e sostanziale dell'atto costitutivo. Per effetto dell'art. 32, l.
24 novembre 2000, n. 340, ai fini di semplificazione del procedimento di costituzione della
società per azioni, l' omologazione giudiziale è stata abolita.
5. Le condizioni per la costituzione
Ai sensi dell'art. 2329 c.c., per poter procedere alla costituzione della società per azioni è
necessario che:
1. in primo luogo, il capitale sociale, il cui ammontare minimo non può essere
inferiore a 50.000 €, deve essere interamente sottoscritto;
2. in secondo luogo, occorre che siano rispettate le previsioni in materia di
conferimenti contenute negli artt. 2342, 2343 e 2343 ter c.c. In particolare: deve
risultare versato presso una banca almeno il 25% dei conferimenti in denaro
ovvero, in caso di costituzione unilaterale, il loro intero ammontare, laddove,
invece, per i conferimenti di natura o di crediti la liberazione delle azioni
corrispondenti deve essere risultante integralmente effettuata; il valore dei
conferimenti in natura e di crediti deve essere asseverato dalla relazione di stima
di un esperto, ovvero deve risultare comprovato attraverso le modalità indicate
nell'arte 2343 ter c.c.
3. Occorre, infine, che sussistano le autorizzazioni e le altri condizioni
eventualmente richieste dalle leggi speciali, in relazione all’oggetto della società.
Secondo la prevalente interpretazione, le autorizzazioni a cui la norma tiene sono
sia quelle richieste ai fini della costituzione della società, e quindi ai fini della
stipulazione dell'atto costitutivo, sia quelle richieste ai fini dell'iscrizione dell'atto
costitutivo medesimo, una volta che sia stato stipulato, nel registro delle imprese.
6. La stipulazione dell’atto costitutivo: costituzione simultanea e per la pubblica
sottoscrizione
secondo la disciplina vigente le fonti da cui può avere origine la vicenda costitutiva della
società per azioni assumano in linea di principio natura negoziale, concretizzandosi in un
contratto ovvero in un atto unilaterale. Ai sensi dell'art 2328 c.c., l'atto costitutivo deve
essere stipulato in forma di atto pubblico a pena di nullità. Due sono i modelli
procedimentali a cui può farsi ricorso ai fini della stipulazione dell'atto costitutivo: quello
più diffuso, viene definito di costituzione simultanea e quello individuato dalla legge
mediante la locuzione “costituzione per pubblica sottoscrizione”. La costituzione
simultanea si realizza attraverso l'immediata stipulazione dell'atto costitutivo fra i soggetti
coinvolti nella vicenda genetica della società, i quali compaiono innanzi al notaio
incaricato di riceverne i consensi e di redigere l'atto costitutivo, sottoscrivendo
integralmente il capitale iniziale. La stipulazione dell'atto costitutivo per pubblica
sottoscrizione si attua mediante un procedimento complesso. L’iter si snoda attraverso:
1. La redazione del programma dell’iniziativa, predisposto dai promotori, nel quale
vanno indicati l’oggetto ed il capitale, le principali disposizioni dell’atto costitutivo,
l’eventuale partecipazione che i promotori si riservano agli utili e il termine entro
il quale deve essere stipulato l’atto costitutivo;
2. L’acquisizione delle adesioni al programma, che, munito delle firme autenticate
dei promotori, va depositato presso un notaio, per essere, a tal fine, reso pubblico.
L’adesione al programma si esprime attraverso la sottoscrizione del capitale della
società in fieri, che deve risultare da un atto pubblico o da scrittura privata
autenticata, cui deve far seguito il versamento, da parte dei sottoscrittori, nel
termine loro assegnato dai promotori, del venticinque % dei conferimenti in
denaro, ovvero accompagnarsi la contestuale liberazione dei conferimenti in
natura o di crediti;
3. La celebrazione dell'assemblea costituente che a mente dell'art 2335 c.c.: accerta
l'esistenza delle condizioni per la costituzione della società; delibera sul contenuto
dell'atto costitutivo e dello statuto, integrando gli elementi già fissati nel
programma ovvero modificando gli stessi; delibera sulla riserva di partecipazione
agli utili prevista a proprio favore dai promotori; nomina gli amministratori sindaci
ovvero i componenti il consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato di
effettuare la revisione legale dei conti. per quanto attiene invece al quorum
deliberativo, l'assemblea assume le sue determinazioni con il voto favorevole della
maggioranza dei presenti, salvo che per l'assunzione di decisioni intese a
modificare le condizioni già stabilite dal programma, ipotesi nella quale è
necessario il consenso di tutti i sottoscrittori;
4. La stipulazione dell’atto costitutivo e l’iscrizione dello stesso nel registro delle
imprese. sulla base delle riferite deliberazioni assembleare si addiviene alla
stipulazione dell’atto costitutivo, alla quale provvedono i sottoscrittori. Non
diversamente da quanto accade in caso di costruzione simultanea, l'atto
costitutivo va poi depositato presso l'ufficio del registro delle imprese ai fini
dell'iscrizione, in virtù della quale la società acquista la personalità giuridica.
Bisogna ricordarsi che i promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le
obbligazioni assunte ai fini della costituzione della società, salvo potersi li valere nei
confronti della stessa, quando venuta in essere, per le spese a tal fine necessarie;
dall’altra, rispondono verso la società e nei confronti dei terzi per l'integrale
sottoscrizione del capitale e per i versamenti richiesti per la costituzione della società,
per l'esistenza dei conferimenti in natura in conformità della relazione giurata di stima
di cui all’art. 2343 c.c. e per la veridicità delle comunicazioni da essi fatte al pubblico
per la costituzione della società.
7. L’atto costitutivo: contenuto e struttura. I patti parasociali
L’art. 2328 c.c, fissa il contenuto minimo dell’atto costitutivo, stabilendo che esso deve
rendere come indicazioni:
1. Cognome, nome o denominazione, data e luogo di nascita o Stato di
costituzione, domicilio o sede, cittadinanza dei soci e degli eventuali
promotori, persone fisiche o enti, e del numero delle azioni assegnate a
ciascuno di essi. Tale indicazione risponde all' esigenza di individuare le parti
del contratto o del negozio unilaterale di società per azioni. Il riferimento ai
concetti di denominazione, stato di costituzione e sede, in alternativa
rispettivamente a quelli di nome, luogo di nascita e domicilio, si spiega con la
circostanza che la qualifica di socio fondatore di una società per azioni può
essere assunta, oltre che da persone fisiche, anche da altre società, di persone,
di capitali o cooperative;
2. Denominazione della società, comune in cui sono stabilite la sede principale
e le eventuali sedi secondarie. Mediante tale indicazione si declinano le
generalità dell'ente: la denominazione sociale, in qualunque modo formata
deve contenere l'indicazione di società per azioni. Salvi i limiti imposte all'ordine
pubblico ed al buon costume, poi, essa può essere costituita anche utilizzando
espressioni di fantasia e contenere il nome di uno o più soci fondatori; il
riferimento alla sede si pone in funzione della localizzazione della società come
oggetto giuridico. L'indicazione della sede assume rilievo ai fini
dell'individuazione dell'ufficio del registro delle imprese presso il quale va
iscritto l'atto costitutivo, del giudice competente per territorio nei
procedimenti coinvolgenti la società, del luogo in cui gli amministratori devono
convocare le riunioni assembleari, salvo diverse previsioni dell'atto costitutivo,
del luogo in cui deve venire il deposito del bilancio;
3. Attività che costituisce l'oggetto sociale. l'individuazione dell' oggetto sociale
consente di disporre del parametro necessario per l'applicazione di disposizioni
codicistiche di rilievo centrale ai fini della regolamentazione della vita dell'ente,
che investono i temi della nullità della società, dell' assunzione di partecipazioni
in altre imprese, dell'estensione dei poteri degli amministratori, del recesso dei
soci dal rapporto sociale. Ma più in generale, le indicazioni dell'oggetto sociale
risponde all' esigenza di garantire che l'attività della società resti coerente alle
indicazioni rese dalla compagine sociale e quindi nell'interesse dei soci;
4. ammontare del capitale sottoscritto e del capitale versato. Il riferimento al
capitale sottoscritto sotto un primo profilo consente di definire il valore delle
attività patrimoniali destinate a rimanere vincolato al perseguimento dei fini
sociali. Per altro verso, esso si lega alla funzione organizzativa assolta dal
capitale, quale parametro di misurazione delle situazioni soggettive facenti
capo ai soci, che tendenzialmente si rapportano all' entità della partecipazione
azionaria acquisita. La mancanza di ogni indicazione riguardante l' ammontare
del capitale integra una causa di nullità della società;
5. Numero ed eventuale valore nominale delle azioni, loro caratteristiche e
modalità di emissione e circolazione. Con riguardo al numero ed al valore
nominale delle azioni, deve precisarsi che, se l'indicazione dell' atto costitutivo
del primo dato resta necessaria, quella del secondo è richiesta soltanto quando
alle azioni medesime sia appunto attribuito un determinato valore nominale,
corrispondenti ad una frazione del capitale sociale. In mancanza, il valore delle
azioni va definito in ragione del rapporto fra l' ammontare di quest'ultima ed il
numero delle stesse azioni. Quanto alle caratteristiche delle azioni, problema
di rilievo centrale è quello concernente la deliberazione dei confini entro i quali
la libertà statutaria può esprimersi quando si tratti di modulare i contenuti della
partecipazione sociale e di creare categorie speciali di azioni diverse rispetto a
quelle specificamente previste ex lege. Riguardo alle modalità di immissione
circolazione delle azioni vale considerare che lo statuto, in mancanza di
controlli disposizioni delle leggi speciali, può in linea di principio escludere le
missioni delle azioni, ovvero prevedere diverse tecniche di legittimazione
circolazione;
6. Valore attribuito aggrediti e beni conferiti in natura. Tale indicazione va
apposta in rapporto alle notizie relative all' ammontare del capitale nominale
contenuto nell'atto costitutivo. Ed anche con riguardo ai dati riguardanti
conferimenti, l'art 2332 stabilisce che l' omissione di ogni indicazione integri
una causa di nullità della società;
7. Norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti. Tale indicazione non è
necessaria potendo la sua mancanza essere superata attraverso il riferimento
alle disposizioni contenute negli artt e 2348, 2430 2433;
8. Eventuali benefici accordati ai promotori o ai soci fondatori. Si tratta di
un'indicazione meramente eventuale. Non è detto che siano riservate ai
fondatori ed ai promotori particolari benefici, ma se ciò dovesse accadere l'atto
costitutivo deve darne conto;
9. Sistema di amministrazione adottato, numero degli amministratori e loro
poteri, individuazione di quelli cui sono conferiti poteri di rappresentanza. La
legge conferisce all' autonomia statutaria il potere di scegliere il sistema di
amministrazione e controllo optando fra quello tradizionale, quello dualistico
eh quello monistico, fermo restando che, in mancanza di indicazioni statutarie,
dovrà intendersi operante il primo. Per quanto attiene all' indicazione del
numero degli amministratori è evidente che essa postula una scelta di fondo
fra composizione monocratica o collegiale dell'organo di gestione: è legittimo
che il l'atto costitutivo apre ad entrambe le possibilità, rimettendo all'
assemblea ordinaria l' opzione per l'una o per l'altra forma; così come è diffusa
la previsione statutaria di clausole che indicano un numero minimo ed un
numero massimo di amministratori, affidando ancora l'assemblea il compito di
definire la composizione del collegio. In ordine ai poteri degli amministratori,
l'atto costitutivo può circostanzatamente definirli nel rispetto del principio per
cui essi spetta esclusivamente la gestione dell'impresa,
10. Numero dei componenti il collegio sindacale. sulla base della previsione
contenuta nell art 2397 c.c., il collegio sindacale può essere costituito da tre o
cinque sindaci effettivi, soci o non soci, e due supplenti;
11. Nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del
consiglio di sorveglianza e, quando previsto, del soggetto incaricato di
effettuare le revisione legale dei conti. La nomina dei primi amministratori non
sembra porsi come un elemento essenziale dell’atto costitutivo: e ciò, nel senso
che la sua eventuale omissione non inficia la costituzione della società, ma
implica essenzialmente problemi di funzionamento, cui può ovviarsi mediante
una designazione successiva. Per quanto attiene alla nomina del soggetto a cui
è demandato il controllo contabile, deve ricordarsi che l'esercizio di tale
funzione compete ad un revisore contabile o ad una società di revisione, iscritto
nell'apposito registro istituito presso il ministero della giustizia. Nelle società
chiuse che non siano tenute alla redazione del bilancio consolidato, tale
funzione può essere demandata statutariamente al collegio sindacale, che in
questa ipotesi deve essere integralmente costituito da professionisti iscritti
all'albo dei revisori contabili;
12. Ammontare, almeno approssimativo, delle spese necessarie alla costituzione
della società. La disposizione consente di qualificare gli oneri economici
sostenuti nella fase genetica della società per il compimento di atti ed
adempimenti necessari al venire in essere della stessa, così da fornire
innanzitutto ai terzi un'informazione utile sulla loro incidenza Sull'ammontare
del capitale sociale. Essa assume particolare rilievo nell'ipotesi di costituzione
della società per pubblica sottoscrizione;
13. Durata della società ovvero, se questa è costituita a tempo indeterminato, il
periodo di tempo, non superiore ad un anno, decorso il quale il socio è
legittimato ad esercitare il diritto di recesso. L’art. 2328 c.c., nella sua
formulazione prevede che la società per azioni possa essere costituita a tempo
determinato o indeterminato. Ove l’atto costitutivo non rechi la indicazione
della durata della società questa deve intendersi costituita a tempo
indeterminato. L’attribuzione ai soci del diritto di sciogliersi dal vincolo
associativo quando la società è contratta a tempo indeterminato risponde al
principio per cui non può ammettersi che gli stessi restino legati al sodalizio
sine die. Da un’organica interpretazione della disciplina in tema di società per
azioni emerge che soltanto una parte delle indicazioni richieste dall’art. 2328
c.c. va immancabilmente resa nell’atto costitutivo. Il discorso vale con riguardo
ai dati attinenti alla generalità dei promotori; al comune ove sono ubicate le
sedi secondarie; al valore nominale delle azioni; ai benefici accordati ai
promotori o ai soci fondatori. Di altri elementi, invece, è esplicitamente
richiesta l’indicazione: è il caso dei dati relativi al numero delle azioni assegnate
ai soci; alle norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti; al sistema di
amministrazione prescelto ed ai poteri degli amministratori. Mette conto di
ricordare, infine, chi, a mente dell'art 2328 c.c., forma parte integrante dell'atto
costitutivo lo statuto, recante le regole concernenti l'organizzazione ed il
funzionamento della società. Tale distinzione non implica che il l'atto
costitutivo si sostanzi necessariamente in un unico documento: infatti non le
esclude che esso presenti una struttura più o meno complessa, legata alla sua
articolazione in distinti documenti. L'assetto negoziale a cui è affidata la
regolamentazione della vita della società delle relazioni fra i soci assai spesso
non si esaurisce nell'atto costitutivo, ma è integrato da intese separate, dette
patti o contratti parasociali, la cui conclusione può intervenire nella fase della
costituzione della società o in momenti successivi ad essa. Detti pattuizioni
sono in sostanza destinata a disciplinare il comportamento degli aderenti in
relazione a determinate situazioni e vicende: in tal senso, la prassi esprime una
casistica particolarmente ampia. Il fenomeno viene oggi regolato anche nel
codice civile. Ma si tratta di una disciplina di portata limitata: per un verso le
disposizioni in discorso interessano soltanto una parte della fattispecie che
possono ricondursi al paradigma dei patti parasociali e i patti in qualunque
forma stipulati, che, nella prospettiva di stabilizzare gli assetti proprietari o il
governo della società: regolano l'esercizio del diritto di voto nelle società per
azioni o nelle società che le controllano; pongono limiti al trasferimento delle
azioni o delle partecipazioni in società che le controllano; hanno per oggetto o
per effetto l'esercizio anche congiunto di un' influenza dominante su tali
società. Sicchè non rientrano, invece, nell’ambito applicativo della norma i patti
strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di
beni o servizi e relativi a società interamente possedute dagli stipulanti. Per
altro verso deve rilevarsi che le stesse disposizioni investono essenzialmente il
tema della durata dei patti parasociali, dettando per questo aspetto una
disciplina che si riferisce a tutte le società per azioni.
IL CONTROLLO PREVENTIVO SULL’ATTO COSTITUTIVO: OGGETTO E LIMITI
A norma dell'art 2330 c.c., entro i 20 giorni successivi alla stipulazione dell'atto costitutivo
il notaio rogante è obbligato a depositare copia dell'atto costitutivo presso l'ufficio del
registro delle imprese nella cui circoscrizione si trova la sede sociale, allegandovi
documenti attestanti la sussistenza delle condizioni richieste dall'art 2329 c.c. per la
costituzione della società e richiedendo l'iscrizione. Per quanto attiene all'oggetto ed ai
limiti del controllo notarile, il prevalente indirizzo di pensiero tende a ritenere che la
normativa vigente abbia essenzialmente ha determinato la traslazione in capo al notaio
della competenza ad effettuare il controllo preventivo già espletato dal tribunale,
lasciandone infatti i contenuti. Se ciò è vero, il controllo deve sostanzialmente appuntarsi:
Sull'esistenza di tutte le condizioni di cui all'art 2329 c.c.; sulla completezza documentale
dell'atto costitutivo; sulla compatibilità delle previsioni contenute nello stesso atto
costitutivo con le norme imperative e con la disciplina del tipo società per azioni. Ai sensi
dell'art 2330 c.c., l'ufficio del registro delle imprese provvede all' iscrizione una volta
riscontrata la regolarità formale della documentazione prodotta dal richiedente: dunque,
procede ad un controllo per così dire e estrinseco, che, almeno in linea di principio, non
investe il contenuto dell'atto costitutivo o dei documenti adesso correlati, ne la
conformità dell'atto costitutivo al tipo. A mente dell'art 2330 c.c., laddove la società
istituisca sedi secondarie, trova applicazione quanto disposto in materia di società in
nome collettivo, art. 2299c.c., sicchè un estratto dell'atto costitutivo deve essere
depositato per l'iscrizione anche presso l'ufficio del registro delle imprese del luogo in cui
la sede secondaria è stata istituita.
L’ACQUISTO DELLA PERSONALITA’ GIURIDICA E GLI EFFETTI DEGLI ATTI COMPIUTI
PRIMA DELL’ISCRIZIONE
L’iscrizione dell’atto costitutivo nel registro delle imprese segna l'acquisto della
personalità giuridica da parte della società e il venire in essere di quest'ultima come
autonomo soggetto di diritto. E in questo senso che si ascrive a tale adempimento
pubblicitario efficacia costitutiva. Prima dell'iscrizione nel registro delle imprese l'atto
costitutivo dispiega alcuni effetti per così dire interinali, quali la portata vincolante della
dichiarazione di volontà espressa dai fondatori, destinati essenzialmente a promuovere il
fisiologico svolgimento della vicenda genetica e insuscettibili di sopravvivere ad
un'eventuale esito negativo della stessa. Decorsi 90 giorni dalla stipulazione dell'atto
costitutivo senza che ne sia intervenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, le somme
versate a titolo di conferimento sono restituite ai sottoscritti e l'atto costitutivo per della
sua efficacia. Inoltre, prima dell'iscrizione dell'atto costitutivo nel registro delle imprese è
vietata l'emissione delle azioni ed essi non possono costituire oggetto di un'offerta
pubblica di prodotti finanziari. Se la società viene in vita soltanto con l'iscrizione nel
registro delle imprese, vada si che gli atti e le attività poste in essere prima che tale
adempimento sia effettuato non possono essere ascrivibili ad un'entità non ancora venuta
ad esistenza. Ai sensi dell'art 2331 c.c., le operazioni compiute in nome della società prima
dell'iscrizione implicano la responsabilità solidale e illimitata innanzitutto di coloro che
hanno agito, ovvero di coloro che hanno posto in essere le stesse operazioni spendendo
il nome della costituente a società. La norma estende la responsabilità per le operazioni
poste in essere prima dell'iscrizione, da un lato, al socio fondatore in virtù della posizione
di assoluto protagonismo da questo assunta nel corso della vicenda costitutiva della
società; dall'altro, a quelli fra i soci che hanno deciso, autorizzato o consentito che le
stesse operazioni venissero poste in essere, purché la loro partecipazione emerga dall'
atto costitutivo ovvero da atto separato. Una parte della dottrina è incline a sostenere
che, sullo sfondo dell'attuale formazione dell'art 2331 c.c., la responsabilità della società
per le operazioni compiute prima dell'iscrizione risulta per così dire attenuata, dal
momento che queste ultime, in mancanza di approvazione, non possono essere imputate
all'ente, nemmeno quando dei relativi oneri si sia dato conto ai sensi dell'art 2328 c.c.. In
tale quadro di riferimento deve rimarcarsi che l'approvazione non elide la responsabilità
dei soggetti individuati nell’art 2331 c.c., per gli atti compiuti prima che la società venisse
in essere, ma vi aggiunge quella dell'ente.
LA NULLITA’ DELLA SOCIETA’
Ai sensi dell'art 2332 c.c. elenca i casi in cui viene la nullità della società:
1. mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma di atto pubblico. le
proiezioni applicative dell'art 2332 c.c., al di là delle ipotesi della stipulazione
dell'atto costitutivo in forma di scrittura privata, continuano ad essere riferibile
senza elementi ai casi in cui la redazione dello stesso abbia luogo in spregio delle
prescrizioni necessarie a formare l'atto pubblico ovvero alle ipotesi in cui esso sia
stipulato da un pubblico ufficiale incompetente o incapace. Non è consentito
ricondurre alla fattispecie in esame tutti quei vizi, anomalie o irregolarità che non
siano intrinsecamente riconducibile la natura di atto pubblico dell'atto costitutivo;
2. Illecita dell'oggetto sociale. La configurazione dell' illecita dell'oggetto come
ipotesi di nullità della società pone essenzialmente due ordini di problemi
interpretativi: l'uno attinente al significato da attribuire al sostantivo illiceità;
l'altro relativo alla riferibilità del vizio oltre che all' oggetto statutario, anche
all'attività concretamente esercitata dalla società. È da ritenersi che il connotato
di lecita evocato dalla norma possa ravvisarsi, oltre che in rapporto ad attività
vietate da norme imperative, anche nell'ipotesi che l'oggetto sociale contrasti con
l'ordine pubblico o al buon costume;
3. Mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione
della società, i conferimenti, l' ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.
La sanzione scatterà dove vi sia incertezza in ordine ad elementi che assumono un
rilievo decisivo ai fini della configurazione delle caratteristiche dell'organizzazione
sociale dello stesso funzionamento dell'ente. La valutazione circa l'esistenza di quel
minimo livello di informazione necessario di evitare la nullità della società, deve
essere effettuata con esclusivo riguardo al contenuto dell'atto costitutivo e dello
statuto, non potendo le eventuali lacune di queste ultimi trovare soluzione
mediante il riscontro di dati extra statutari. Le ipotesi di nullità della società per
azioni gravitano nell'orbita di una disciplina che tende a collocarsi fuori dalle
logiche del diritto comune dell' invalidità negoziale. Da ciò discendono due ordini
di conseguenze sistematiche: a) che ovviamente non possono essere considerate
rilevanti, ai fini della invalidità della società per azioni, vizi di nullità, assoluta o
relativa, annullabilità o inesistenza diversi da quelli indicati nell’art 2332c.c., ivi
compresi quelli riconducibili alle quattro cause di nullità soppresse dalla riforma;
b) che viene limitata o addirittura preclusa l'applicazione di norme ed istituti
sostanzialmente incompatibili con la disciplina degli effetti della dichiarazione di
nullità della società per azioni, quali la disciplina dell' invalidità parziale oggettiva
e soggettiva. Nella valutazione normativa le istanze di conservazione
dell'organismo produttivo e delle attività da questo svolta sino alla dichiarazione
di nullità prevalgono rispetto all' interesse di quanti, soci o terzi che siano, possano
aspirare alla soppressione dello stesso. In tal senso, la previsione contenuta nell’art
2332 c.c., per cui la sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori, al di là
della sua collocazione successiva, si pone nell'ambito della norma, che regolano i
riflessi della stessa sentenza sui rapporti esterni ed interni alla società. Coerenti
con la logica dello scioglimento e della messa in liquidazione della società sono sia
la disciplina concernente le sorti degli atti compiuti in norme dell'ente dopo
l'iscrizione nel registro delle imprese, i cui effetti restano salvi; sia la disciplina
relativa agli obblighi di conferimento, dai quali soci non sono liberati fino quando
non siano stati soddisfatti i creditori sociali. Possiamo quindi dire che la
dichiarazione di nullità non dispiega effetti retroattivi.
I CONFERIMENTI E I TITOLI AZIONARI
I CONFERIEMENTI ED IL CAPITALE SOCIALE
Mediante conferimenti i soci si obbligano a contribuire, sia nella fase costitutiva della
società che durante la vita della stessa, alla formazione dei mezzi necessari per lo
svolgimento dell'attività prevista nell'oggetto sociale. Il capitale sociale è costituito dalla
somma dei conferimenti eseguiti dai soci, ma è possibile che altri apporti in società siano
eseguiti dai soci, anche se non facenti parte del capitale sociale. Il valore del capitale
sociale coincide con quello del patrimonio solo nella fase iniziale, quella della costituzione
della società, perché durante lo svolgimento dell'attività il secondo risente
inevitabilmente degli incrementi delle diminuzioni conseguenti al più o meno favorevole
andamento economico dell'impresa. Il capitale sociale innanzitutto costituisce la prima
risorsa disponibile per lo svolgimento dell'attività. Si parla in questo caso di funzione
produttiva del capitale sociale in quanto appunto esso consente inizio dell'attività di
impresa ed anche il reperimento di altre forme di finanziamento per lo svolgimento
dell'attività. In secondo luogo, il capitale sociale è diviso in azioni che rappresentano la
partecipazione dei soci in società. Esso dunque consente di misurarle e dissolve una
funzione organizzativa, permettendo di stabilire i diritti che possono essere esercitati dai
soci. In terzo luogo, il capitale costituisce la prima forma di garanzia per l' adempimento
delle obbligazioni assunte dalla società nei confronti dei creditori. Per prima cosa, a fronte
del capitale sociale non possono non esserci conferimenti dei soci di importo almeno pari
ad esso, perché, se così non fosse, si ammetterebbe la possibilità di un capitale sociale
solo apparente. Come seconda cosa, l'art 2346 ammette che possano esservi altre
attribuzioni dei soci al patrimonio sociale, ulteriori rispetto al conferimento. Spesso
accade che coloro che sottoscrivono le azioni si impegna non soltanto ad eseguire i
conferimenti ma anche ad attribuire alla società altre attività che non vengono però a far
parte del capitale sociale. Si tratta in questo caso di apporti dei soci al patrimonio sociale
non imputabile al capitale. L'esempio più corrente si verifica all' aumento del capitale
sociale, quando può essere obbligatorio eseguire apporti non imputabili a capitale sociale.
Quando per sottoscrivere le azioni si richiede ai soci il versamento di somme ulteriori
rispetto al valore nominale delle stesse, i sottoscritti sono tenuti al pagamento di un
sovrapprezzo rispetto al valore nominale. Le azioni sono ammesse per un valore superiore
a quello nominale di cui una parte, il valore nominale, va imputata a capitale e la parte
residua, sovraprezzo, è imputata al patrimonio della società e costituisce una particolare
riserva, denominata riserva da sovrapprezzo, che ai sensi dell'art 2431 non può essere
distribuita tra i soci fino a che la riserva legale non abbia raggiunto il limite del quinto del
capitale sociale fissato dall'art 2430. L'art 2346 consente che la società a seguito dell'
apporto da parte del socio di terzi anche di opera o di servizi, emetta strumenti finanziari
forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto
nell'assemblea generale degli azionisti. Apporti non imputabili al capitale sociale possono
essere eseguiti dai soci anche per altre ragioni. Di regola le azioni sono assegnate ai soci
misura proporzionale al capitale sottoscritto. Lo statuto tuttavia può anche prevedere una
diversa assegnazione delle azioni; un'assegnazione non proporzionale al conferimento.
Può accadere che un socio sia disposto ad eseguire in favore della società una prestazione
non imputabile a capitale. In tal caso, poiché non può derogare alla regola secondo cui il
valore dei conferimenti non può essere inferiore all' ammontare globale del capitale
sociale, l'attribuzione di azioni a questo socio imporrà necessariamente che il
conferimento ad esse corrispondenti sia eseguito dagli altri. Le attività non imputabili a
capitale sociale ai sensi dell'art 2342 possono essere acquisite dalla società anche
attraverso l'emissione di azioni con prestazioni accessorie. In questo caso il socio assume,
oltre all'obbligo del conferimento, anche quello di eseguire prestazioni accessorie non
consistenti in denaro; per esempio si impegna ad eseguire determinate forniture
periodiche in favore della società oppure determinate prestazioni d'opera o di servizi.
L'atto costitutivo deve però determinare: il contenuto delle prestazioni; la durata; le
modalità; il compenso; particolari sanzioni in caso di inadempimento.
I CONFERIMENTI IN DENARO
Ai sensi dell’art. 2342 se nell’atto costitutivo non è stabilito diversamente il conferimento
deve farsi in denaro. In caso di conferimento in denaro al momento della sottoscrizione
dell’atto costitutivo i soci devono versare almeno il 25% del loro conferimento presso una
banca. Se trattasi di società unipersonale, in sede di costituzione l’unico azionista dovrà
versare l’intero ammontare; se la pluralità dei soci viene meno durante societate i residui
conferimenti eventualmente ancora dovuti dagli azionisti che hanno trasferito le azioni
all’unico socio devono essere eseguiti nel termine di 90 giorni. In mancanza, in entrambi i
casi, l’unico azionista perde il beneficio della responsabilità limitata. Gli amministratori
dovranno richiedere ai soci il pagamento di quanto necessario per completare i
conferimenti. Fin quando ciò non avvenga, la società non potrà eseguire aumenti del
capitale sociale, né emettere obbligazioni convertibili. Qualora il socio, cui è stato
richiesto di integrare il conferimento, non provveda, gli amministratori dovranno
diffidarlo ad adempiere nel termine di 15 giorni e pubblicare la diffida nella Gazzetta
Ufficiale. Scaduto il termine, gli amministratori potranno scegliere tra l'esecuzione forzata
nei confronti del socio moroso ovvero l'offerta delle sue azioni e gli altri soci, in
proporzione delle loro partecipazioni e per un corrispettivo non inferiore conferimenti
ancora dovuti. In mancanza di offerte da parte dei soci le azioni possono essere vendute
tramite una banca o un intermediario autorizzato alla negoziazione nei mercati
regolamentati. Se non vi sono compratori gli amministratori possono dichiarare decaduto
il socio e trattenere le somme riscosse.
I CONFERIMENTI DI BENI IN NATURA E DI CREDITI
L'art 2342 consente il conferimento di beni in natura o di crediti. A differenza di quanto
stabilito per il denaro, i conferimenti in esame devono essere integralmente liberati al
momento della sottoscrizione: non è quindi possibile rinviare il trasferimento del bene o
del credito ad un momento successivo. Al fine di garantire rispetto del principio della
effettività del capitale sociale, qualora il conferimento abbia ad oggetto beni in natura o
di crediti, il legislatore detta regole diverse da quelle previste per il denaro. Il
conferimento di beni in natura o di crediti presuppone che il conferente presenti la
relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la
società. La relazione, che deve essere allegata all'atto costitutivo, deve contenere: la
descrizione dei beni o dei crediti conferiti; l' attestazione che il loro valore è almeno pari
a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell' eventuale
sovrapprezzo; i criteri di valutazione seguiti. Una volta che la relazione sia stata redatta ed
il conferimento eseguito, gli amministratori devono, nel termine di 180 giorni dall'
iscrizione della società, controllare le valutazioni dell'esperto e, in presenza di fondati
motivi, procedere alla revisione dell' astina. L'esito della revisione può dare luogo alla
conferma del valore attribuito dall'esperto oppure all' attribuzione di un valore superiore.
In questi casi non vi saranno conseguenze. Se invece la nuova stima si conclude con
l'attribuzione di un valore inferiore, il principio di effettività del capitale sociale impone
che si adottino alcuni provvedimenti. In primo luogo si deve precisare però che detti
provvedimenti scattano solo se il valore dei beni conferiti sia inferiore di oltre 1/5 a quello
per cui avvenne il conferimento. Se si supera tale soglia il legislatore impone che si
provveda alla proporzionale riduzione del capitale sociale ed all' annullamento delle azioni
corrispondenti. Il socio conferente potrà scegliere tra l'integrazione del conferimento,
versando dunque la differenza tra quanto stabilito dall'esperto e quanto determinato
dagli amministratori in denaro, ed il recesso della società. L'art 2343 bis prevede anche il
caso degli acquisti pericolosi. Potrebbe accadere che per evitare l'applicazione della
normativa in tema di stima dei beni in natura EI decreti di trasferimento in favore della
società degli stessi avvenga non mediante il conferimento ma attraverso la vendita alla
società da parte degli stessi soci, promotori, fondatori amministratori. Questi potrebbero
poi compensare in tutto o in parte il debito verso la società per il conferimento dovuto a
seguito della sottoscrizione delle azioni col credito corrispondente al prezzo che la società
devi pagare un corrispettivo della vendita dei beni. Con la conseguenza che ciò che appare
come una vendita altro non è che un conferimento attuato in violazione dell'art 2343.
L'art 2343 bis impone che l'acquisto da parte della società, nel biennio successivo all'
iscrizione nel registro delle imprese, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del
capitale sociale di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli
amministratori, sia autorizzato dall'assemblea ordinaria. Anche in questo caso si richiede
la presentazione da parte dell' alienante di una relazione di stima redatta da un esperto
designato dal tribunale. La relazione deve essere depositata nella sede sociale per il
periodo di 15 giorni precedenti all'assemblea al fine di consentire ai soci di prenderne
visione. Il verbale dell'assemblea di autorizzazione all'acquisto deve essere poi riposi tato
degli amministratori al registro delle imprese insieme alla relazione di stima o alla
documentazione di cui all'art 2343 ter, nel termine di 30 giorni. In caso di violazione delle
regole gli amministratori e l’alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati
alla società, ai soci e ai terzi. Unica eccezione all' applicabilità delle regole contenute
nell’art 2343 bis è costituita dagli acquisti effettuati a condizioni normali nell'ambito delle
operazioni correnti della società ed a quelli che avvengono nei mercati regolamentati o
sotto il controllo dell'autorità giudiziaria o amministrativa. Ai sensi dell'art 2343 ter la
relazione di stima prevista dall'art 2343 non è richiesta qualora il conferimento abbia ad
oggetto: a) valori immobiliari ovvero strumenti del mercato monetario, se il valore ad
essi attribuito è pari o inferiore al prezzo medio ponderato al quale sono stati negoziati
su uno più mercati regolamentati nei sei mesi precedenti il conferimento; b) beni in
natura o crediti se il valore ad essi attribuito e pari o inferiore; c) al fair value iscritto nel
bilancio dell'esercizio precedente quello nel quale è effettuato il conferimento a
condizione che il bilancio sia sottoposto a revisione legale e la relazione del revisore non
esprime rilievi in ordine alla valutazione del bene oggetto del conferimento; d) ha valore
risultante da una valutazione riferita ad una data precedenti di non oltre sei mesi il
conferimento e conforme ai principi e criteri generalmente riconosciuti per la valutazione
dei beni oggetto del conferimento, a condizione che essa provenga da un esperto
indipendente da chi effettua il conferimento, della società e dei soci che esercitano
individualmente o congiuntamente il controllo sul soggetto conferente o sulla società
medesima, dotato di adeguata e comprovata professionalità. La nuova disciplina esclude
la necessità della relazione di stima nelle fattispecie elencate nell’art 2343 ter, imponendo
tuttavia il conferente di presentare la documentazione dalla quale risulta il valore
attribuito ai conferimenti e la sussistenza delle condizioni richieste. Agli amministratori e
poi affidato il compito di verificare il valore dei beni conferiti. L' arto 2343 quater assegna
loro il termine di 30 giorni dall' iscrizione della società per verificare: a) se nel periodo
successivo a quello indicato dall'art 2343 ter, semestre precedenti il conferimento, sono
intervenuti fatti eccezionali che hanno inciso sul prezzo dei valori mobiliari o degli
strumenti del mercato monetario conferiti in modo tale da modificare sensibilmente il
valore di tali beni alla data di iscrizione della società nel registro delle impres e; b) se,
successivamente al termine dell'esercizio al quale si riferisce il bilancio indicato all'art
2343 ter, oppure alla data di valutazione di cui alla lettera B della stessa norma, si sono
verificati fatti nuovi rilevanti tali da modificare sensibilmente il valore dei beni o dei crediti
conferiti; c) i requisiti di professionalità ed indipendenza dell'esperto che ha reso la
valutazione di cui all'art 2343 ter.
LE AZIONI
Nella società per azioni la partecipazione sociale è rappresentata da azioni. Ogni
partecipazione è dunque costituita da tante azioni quanto sono le frazioni di capitale
sociale sottoscritto dal socio. Il primo tratto caratterizzante delle azioni è delineato nell'art
2347. Le azioni sono indivisibili. Qualora l'azione appartenga più soggetti essi non possono
prenderne la divisione; allo stesso modo l'unico titolare non può a sua volta dividerla,
semmai potrà disporre di uno più quote ideali dell'azione creando una comproprietà sulla
stessa che non può però essere sciolta mediante divisione. La legge prescrive che i
comproprietari dell'azione sono tenuti a nominare un rappresentante comune per
l'esercizio dei diritti sociali. L'art 2347 rinvia alle disposizioni dettate in tema di comunione
per le modalità della nomina. Se il rappresentante comune non viene nominato, le
comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società ad uno dei comproprietari sono efficaci
nei confronti di tutti. Inoltre i comproprietari rispondono solidalmente delle obbligazioni
derivanti dall'azione. Un discorso diverso e quello relativo all'indivisibilità dell'azione che
deve farsi per quelle operazioni attraverso le quali la società, modificando lo statuto, dia
luogo ad una variazione del numero delle azioni emesse e del loro valore nominale. Può
aversi un frazionamento delle azioni allorquando la società dei liberi di aumentare il
numero delle azioni emesse rispetto al capitale sociale riducendo nel valore nominale. Il
principio di uguaglianza delle azioni è sancito dall'art 2348, secondo cui le azioni sono
tutte di uguale valore nominale conferiscono ai possessori uguali diritti. Le azioni devono
avere tutte lo stesso valore nominale, che corrisponde ad una frazione del capitale sociale.
Dell'indicazione del valore nominale delle azioni può anche farsi a meno. In questo caso
la società si limita ad indicare che essa ha un capitale sociale di tot euro diviso in tot azioni.
In questo caso è erroneo affermare che il valore nominale delle azioni non esista, infatti
esso può sempre ricavarsi attraverso la semplice divisione tra l' ammontare del capitale
sociale ed il numero delle azioni emesse. Più esattamente deve dirsi che il valore nominale
non è espresso. Qualora le azioni siano emesse senza valore nominale l'art 2346 stabilisce
che le numerose disposizioni che fanno riferimento al valore nominale si applicano con
riguardo al numero in rapporto al totale delle azioni emesse. L'articolo 2351 prevede che
il valore delle azioni con voto limitato non può complessivamente superare la metà del
capitale sociale. Se il valore nominale non è stato indicato, per determinare quante azioni
di questa categoria possono essere immessi occorre fare riferimento non al valore ma il
numero delle azioni in rapporto a totale delle azioni e non più al capitale sociale.
Secondo l'articolo 2348, le azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Ciascuna
azione è, dunque, titolare degli stessi diritti sociali. Se dal punto di vista qualitativo le
partecipazioni sociali sono tutte uguali, non lo sono però se le si guarda dal punto di vista
quantitativo. Vi sono infatti diritti rispetto ai quali il numero di azioni possedute non ha
rilievo; ve ne sono altri invece che presuppongono il possesso di una determinata aliquota
del capitale sociale. Emerge quindi il rilievo del numero delle azioni di quel socio è titolare
o che comunque consenta di incidere in maniera significativa sul governo della società. Lo
stesso articolo 2348 poi attribuisce all' autonomia statutaria la possibilità di creare azioni
fornite di diritti diversi anche per quanto concerne la incidenza delle perdite. È possibile
quindi emettere azioni fornite di diritti diversi da quelli ordinariamente previsti: si parla in
questo caso di categorie di azioni che si contrappongono alle azioni ordinarie.
I DIRITTI SPETTANTI AGLI AZIONISTI. VINCOLI SULLE AZIONI
I diritti spettanti agli azionisti si distinguono in amministrativi e patrimoniali. I primi
consentono al socio di prendere parte alla società: di partecipare alla assemblea, di
esprimere il voto sulle deliberazioni proposte, di impugnare le deliberazioni invalide, di
consultare il libro dei soci e quello delle adunanze e delle deliberazioni assembleari, di
denunciare al collegio sindacale fatti censurabili od al tribunale gravi irregolarità, di
prendere visione del progetto di bilancio, di esercitare l'azione di responsabilità contro
amministratori e sindaci. I secondi, quelli di contenuto patrimoniale, consistono nel diritto
agli utili ed alla quota di liquidazione. Vi sono poi diritti di contenuto misto, amministrativo
e patrimoniale insieme: il diritto di recesso, il diritto di opzione, il diritto di assegnazione
gratuita delle azioni di caso di aumento gratuito del capitale sociale. Si parla in questo
caso di contenuto misto perché duplice è la finalità che si persegue mediante
l'attribuzione del diritto. L'esercizio dei diritti sociali spetta all' azionista. Se però le azioni
sono state costituite in pegno od usufrutto o sono state oggetto di provvedimenti
cautelari, il legislatore detta nell’art 2352 una disciplina piuttosto articolata. Il diritto di
voto spetta, salvo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all' usufruttuario. In
caso di sequestro è esercitato dal custode. Gli altri diritti amministrativi spettano, nel caso
di pegno e di usufrutto, sia al socio che al creditore pignoratizio ed all' usufruttuario; in
caso di sequestro sono esercitati al custode. In caso di aumento di capitale a pagamento
il diritto di opzione spetta al socio, al quale sono attribuite le azioni sottoscritte
esercitando l' opzione. Il socio deve provvedere al versamento di quanto necessario per
l'esercizio del diritto di opzione almeno tre giorni prima della scadenza del termine fissato.
In mancanza, qualora gli altri soci non si offrono di acquistare il diritto di opzione e il suo
deve essere venduto tramite una banca o intermediario autorizzato alla negoziazione dei
mercati regolamentati. Pegno, usufrutto e sequestro si estendono invece alle azioni di
nuova emissione in caso di aumento gratuito del capitale sociale. Se le azioni non sono
liberate la disciplina distingue l'ipotesi del pegno da quella dell' usufrutto. Nel primo caso,
il socio deve provvedere al pagamento almeno tre giorni prima della scadenza; in
mancanza il creditore pignoratizio può vendere le azioni con le modalità stabilite in caso
di mancato versamento dei conferimenti dovuti successivamente all'esercizio del diritto
di opzione. Nel secondo caso invece l'obbligo di pagamento è a carico dell' usufruttuario,
il quale avrà diritto alla restituzione di quanto pagato al termine dell' usufrutto.
LE CATEGORIE DI AZIONI
Lo statuto può prevedere categorie di azioni fornite di diversi diritti. La creazione di
categorie speciali di azioni finisce per incidere anche suddette delle azioni ordinaria, che
possono essere per esempio compressi o ampliati. L'articolo 2376 prevede che in caso di
presenza di diverse categorie di azioni o di strumenti finanziari che conferiscono diritti
amministrativi le deliberazioni dell'assemblea, che pregiudicano i diritti di una di esse,
devono essere approvate anche dall'assemblea speciale degli appartenenti alla categoria
interessata, alla quale si applicano le disposizioni relative all' assemblee straordinarie. La
diversità dei diritti attribuiti alle azioni speciali può riguardare il contenuto patrimoniale o
amministrativo degli stessi. In ordine ai diritti di natura patrimoniale, l'autonomia
statutaria deve fare i conti con il divieto del patto leonino, sancito dall'art 2265. La
creazione di categorie speciali di azioni privilegiate dal punto di vista patrimoniale non
può finire per escludere altre azioni dalla partecipazione agli utili o alle perdite della
società. In primo luogo, può prevedersi che il privilegio riguardi la partecipazione agli utili
o la quota di liquidazione, Come chiarisce l'art 2350 quando, dopo avere sancito
l'attribuzione ad ogni azione del diritto ad una parte proporzionale degli utili netti e del
patrimonio netto risultante dalla liquidazione, fa salvi diritti stabiliti a favore di speciali
categorie di azioni. Al di là di questa precisazione il legislatore non detta alcuna
disposizione specifica, così che l'autonomia statutaria può prevedere le ipotesi più
disparate: diritto di ottenere una maggiorazione nella distribuzione degli utili rispetto alle
altre azioni; l'attribuzione di utili in misura fissa oppure percentuale; diritto di vedersi
attribuiti gli utili prima delle altre azioni. Per il diritto alla quota di liquida zione può
prevedersi l'attribuzione di percentuali maggiorate ovvero di una determinata misura
fissa dell' attivo della liquidazione che risulta dopo che stato rimborsato il capitale sociale
a tutti i soci. Nei limiti del rispetto del patto leonino, è possibile creare azioni postergate
quanto alla partecipazione alle perdite della società; azioni che sono intaccate dalle
perdite solo dopo che le stesse abbiano colpito la parte di capitale sociale rappresentata
dalle altre azioni. Oppure azioni che godono di una priorità nel rimborso, in sede di
liquidazione, del capitale sociale. Un particolare tipo di privilegio patrimoniale stabilito
dall'art 2350 per le azioni correlate. Si consente di emettere azioni fornite di diritti
patrimoniali correlati ai risultati dell'attività sociale e non determinato settore, di un ramo
dell'azienda della società, di un particolare settore dell'attività svolta . In questo caso lo
statuto deve stabilire i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le
modalità di rendicontazione, i diritti attributivi a tali azioni, nonché le eventuali condizioni
e modalità di conservazione in azione di altra categoria.
Per quanto riguarda le azioni dotate di diversi diritti amministrativi, bisogna ricordarsi
che legislatore disciplina le azioni prive di voto o con diritto di voto limitato, elencando
nell’art 2351 una serie di ipotesi. Il principio di atipicità delle categorie di azioni consente
allo statuto di prevedere anche ipotesi diverse, col limite del divieto di azioni con voto
plurimo. Salve eventuali limitazioni previste dalle leggi speciali l'art 23 51 attribuisce allo
statuto la possibilità di prevedere: azioni senza diritto di voto; con diritto di voto limitato
a particolari argomenti; con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari
condizioni non meramente potestative. Il terzo comma dell'art 2351 attribuisce allo stato
della possibilità di prevedere particolari modalità di limitazione del diritto di voto. Sono
cioè consentite azioni con voto limitato ad una misura massima, oppure con voto
scaglionato. Il che significa:
- Quanto alla prima ipotesi, che per le azioni possedute da un determinato soggetto
di diritto il voto venga attribuito fino ad una certa aliquota del capitale sociale e
non anche per l' eccedenza;
- quanto alla seconda ipotesi che siano introdotte le azioni con voto scaglionato, già
previste dal codice di commercio del 1882, per il quale l' azionista aveva un voto
ogni 5 azioni fino al numero di 100 azioni, e un voto ogni 25 in caso del possesso di
più di 100 azioni.
Questa possibilità era riconosciuta alle sole società chiuse che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio. La preclusione è stata oggi eliminata con l'intento di
consentire anche alle quotate o alle società con azioni diffuse tra il pubblico in misura
rilevante di introdurre limitazioni al diritto di voto. Le clausole in questione operano solo
con riferimento alle azioni che appartengono ad uno stesso soggetto. Si ritiene che essi
non vanno computate ai fini del calcolo del limite quantitativo della metà del capitale
sociale previsto dal secondo comma dell'art 2351. L'articolo 2351 inoltre ammette la
possibilità di azioni con voto plurimo stabilendo che salvo quanto previsto dalle leggi
speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni con diritto di voto plurimo anche
per particolari argomenti o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non
meramente potestative. Ciascuna azione a voto plurimo può avere fino a un massimo di
tre voti. Le azioni a voto plurimo sono orientate a potenziare il diritto di voto. Sono dunque
ammesse nella società chiuse. Per le società aperte il divieto permane come espresso
chiaramente dall'art 127 sexies, T.U. n. 158 del 1998. Tuttavia le azioni con voto plurimo
emesse prima della quotazione mantengono le loro caratteristiche diritti. sempre
riferimento alle azioni a voto plurimo viene fissato il limite massimo di tre voti attribuibile
a ciascuna. Limite massimo, il che vuol dire che il voto può anche essere doppio. Lo statuto
può attribuire alle azioni il voto plurimo per particolari argomenti:
- per la nomina degli organi sociali; ovvero la nomina di uno solo di essi ed in
particolare del collegio sindacale, nel caso si potrebbe attribuire ai possessori delle
azioni uno specifico potere nel delineare il controllo sull'amministrazione;
- pelle deliberazioni di autorizzazione di operazioni gestorie ai sensi dell'art 2364.
Il voto plurimo può essere anche subordinato al verificarsi di particolari condizioni non
meramente potestative, ad esempio l'attribuzione del voto plurimo in caso di mancato
soddisfacimento per un certo numero di esercizi del privilegio attribuito ad una
determinata categoria di azioni fino a quando la società non riprenda con rispondere i
privilegi statutariamente previsti. Ed ancora il riconoscimento del voto plurimo al
verificarsi di un evento riconducibile a situazioni di mercato o alla riorganizzazione della
società.
I privilegi patrimoniali e le limitazioni del diritto di voto potrebbero coesistere,
prevedendo per esempio categorie di azioni privilegiate nella ripartizione degli utili ma
con voto limitato. L'art 2349 consente allo statuto di prevedere l'emissione di azioni e
strumenti finanziari in favore dei dipendenti della società. Si tratta di uno strumento
diretto a favorire la partecipazione dei prestatori di lavoro nella società; ad incentivare
l'azionariato operaio o di dipendenti. Ciò avviene con l'assegnazione agli stessi di utili
mediante l'emissione di speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai
prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferire ed ai
diritti spettante agli azionisti. Una particolare categoria ancora costituita dalle azioni di
godimento, disciplinate dall'art 2353. Le azioni in esame sono collegate alla riduzione
reale od effettiva del capitale sociale, che si attua mediante il rimborso del capitale ai soci.
Quando la società delibera la riduzione del capitale sociale e procede al rimborso ai soci
del capitale conferito per suo valore nominale ed e conseguente annullamento delle
corrispondenti azioni, ai possessori delle azioni di rimborsate vengono attribuite azioni di
godimento per consentire loro di partecipare ad eventuali utili o plusvalenze patrimoniali
di cui mancanza non potrebbero godere, visto che le azioni sono state rimborsate al loro
valore nominale. Le azioni di godimento non danno diritto di voto e concorrono nella
ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di un
dividendo pari all' interesse legale e, nel caso di liquidazione, nella ripartizione del
patrimonio sociale residuo dopo il rimborso delle altre azioni al loro valore nominale. Le
azioni riscattabili, sono menzionate nell'art 2437 sexies. Lo statuto prevede in questo
caso il potere di riscatto delle azioni da parte della società o dei soci in determinate
circostanze. Per esempio in caso di morte del socio, il riscatto potrà essere esercitato per
evitare il subingresso degli eredi.
I TITOLI AZIONARI E LA CIRCOLAZIONE
L'articolo 2354 fa riferimento ai titoli azionari, documenti nei quali possono essere
incorporate le azioni e che hanno la funzione di rappresentarle. I titoli azionari sono titoli
di credito casuali, a letteralità in diretta e di massa. Il titoli possono essere normativi o al
portatore. Il contenuto dei titoli azionari, ovvero gli elementi che si devono indicare, sono:
denominazione e sede della società; data dell'atto costitutivo, della sua iscrizione e
l'ufficio del registro delle imprese dove la società è iscritta; il loro valore nominale o, se si
tratta di azioni senza valore nominale, il numero complessivo delle azioni messe, e l'
ammontare del capitale sociale; l' ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non
interamente liberate; i diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti. I titoli devono essere
sottoscritti da uno degli amministratori, ma è messa anche la sottoscrizione mediante
riproduzione meccanica della firma. L'emissione dei datori azionari non è obbligatoria.
L'art 2346, stabilisce che salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può
escludere l'emissione dei titoli o prevedere l' utilizzazione di diverse tecniche d i
legittimazione e circolazione. L'articolo 2355 detta alle regole per la circolazione dei titoli
distinguendo tra:
1. mancata emissione dei titoli: in questo caso il trasferimento delle azioni ha effetto
nei confronti della società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci;
2. titoli al portatore: si trasferiscono con la consegna del titolo; si applicano quindi le
regole stabilite per il trasferimento dei titoli al portatore;
3. titoli normativi: per il trasferimento dei titoli normativi l'art 2355 prevede due
possibilità di trasferimento, mediante girata ed annotazione del nome
dell'acquirente sul titolo e sul libro dei soci oppure col rilascio di un nuovo titolo
intestato all' acquirente e successiva iscrizione nel registro. Ciò al pari di quanto
accade nella disciplina generale dei titoli di credito, rispetto alla quale vi sono però
alcune differenze: trasferimento mediante girata. la girata deve essere
autenticata da notaio o da altro soggetto secondo quanto previsto dalle leggi
speciali. In questo caso il giratario che si dimostra possessore in base a una serie
continua di girate ha diritto di ottenere l' annotazione del trasferimento nel libro
dei soci, ed è comunque legittimato ad esercitare i diritti sociali. Via quindi una
deroga alla disciplina generale del trasferimento dei titoli normativi mediante
girata, perché il giratario e legittimato all'esercizio dei diritti sociali prima ancora
dell'iscrizione nel libro dei soci, al cui aggiornamento la società è obbligata a
provvedere non appena avuta notizia del trasferimento; Trasferimento mediante
transfert. il comma quattro dell'articolo 2355 fa in ogni caso salva la possibilità di
trasferimento delle azioni ai sensi dell'art 2022;
4. Titoli dematerializzati. Per le azioni quotate in mercati regolamentati vige il regime
della dematerializzazione, peraltro estendibile anche alle azioni delle società che
volontariamente si siano assoggettate.
Il trasferimento dei titoli dematerializzati avviene mediante scritturazioni sui conti dei
soggetti partecipanti al sistema di gestione accentrata. Accade:
1. La società emittente le azioni comunica alla società di gestione accentrata
l’ammontare globale dell’emissione, il suo frazionamento ed ogni ulteriore
caratteristica stabilita dal regolamento di attuazione emanato dalla Consob,
sentita la Banca d’Italia;
2. La società di gestione accentrata apre per ogni emissione un conto a nome
dell’emittente;
3. Il trasferimento delle azioni può avvenire solo tramite gli intermediari, i quali
richiedono alla società di gestione accentrata l’apertura dei conti, intestati ad
ogni intermediario, destinati a registrare i movimenti degli strumenti finanziari
disposti tramite gli intermediari stessi;
4. Ciascun intermediario a sua volta, registra per ogni titolare di conto gli
strumenti finanziari di sua pertinenza nonché il trasferimento, gli atti di
esercizio ed i vincoli di cui all’art. 83-octies, disposti dal titolare o a carico del
medesimo, in conti distinti e separati sia tra loro sia rispetto agli eventuali conti
di pertinenza dell’intermediario stesso.
L’ultimo comma dell’art. 2355 prescrive che “il trasferimento si opera mediante
scritturazione sui conti destinati a registrare i movimenti degli strumenti finanziari; in tal
caso, se le azioni sono nominative, si applica il terzo comma e la scritturazione sul conto
equivale alla girata”. La scritturazione, sostituisce la girata e legittima il compratore in
maniera piena ed esclusiva all’esercizio dei diritti sociali senza temere pretese ed azioni
dai precedenti titolari se ha ottenuto la registrazione in suo favore in buona fede; la
legittimazione è inoltre attestata dall’esibizione di certificazioni rilasciate in conformità
alle proprie scritture contabili agli intermediari e recanti l’indicazione del diritto sociale
esercitabile.
LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE
Di regola le azioni sono liberamente trasferibili sia per atto Inter vivos che mortis causa.
Può accadere, però, che tale principio sia derogato sia da disposizioni legislative, sia da
previsioni statutarie, sia infine da patti parasociali tra i soci. Esempi della prima ipotesi di
limitazioni si rinvengono nel caso di azioni liberate mediante conferimenti in natura, che
non possono essere trasferite fino a quando la valutazione dei conferimenti eseguiti non
sia stata controllata dagli amministratori; nel caso di azioni con prestazioni accessorie, il
cui trasferimento può avvenire solo col consenso degli amministratori. Clausole statutarie
che limitino il trasferimento delle azioni sono ammesse a due condizioni: che non si tratti
di azioni al portatore e che, qualora la clausola proibisca l’alienazione, il divieto non
ecceda il periodo di 5 anni, decorrenti dalla costituzione della società o dal momento in
cui il divieto viene introdotto. Le ipotesi più frequenti di particolari condizioni alle quali
trasferimento può essere subordinato ricorrono quando sono previste clausole di
gradimento e di prelazione. La clausola di gradimento subordina il trasferimento al placet,
al gradimento quindi di organi sociali o di altri soci. Essa produce inefficacia nei confronti
della società del trasferimento delle azioni fin quando non intervenga il gradimento. Fino
ad allora il compratore non potrà ovviamente esercitare i diritti sociali. Può accadere che
la clausola indichi le condizioni in presenza delle quali gradimento deve essere espresso.
In tal caso non vi sono limiti alla ammissibilità della previsione statutaria ed il rifiuto del
gradimento in violazione dei criteri dettati dallo statuto legittimerà l'impugnazione della
delibera adottata dall'organo cui è stato attribuito il relativo potere. Può però anche
prevedersi che il gradimento sia rimesso alla valutazione pienamente discrezionale di un
determinato organo o dei soci. Si parla in questo caso di mero gradimento. Con la clausola
di prelazione si prevede che il socio che intenda vendere le proprie azioni debba prima
offrirle agli altri soci, i quali potranno acquistarli a parità di condizioni rispetto a quanto
proposto dal terzo. La clausola spesso prevede che le condizioni di vendita siano invece
fissate secondo determinati parametri oppure da un arbitratore (prelazione impropria).
La sanzione conseguente al trasferimento avvenuto in violazione della clausola di
prelazione è l’inefficacia, che può essere fatta valere dalla società o dai soci. A differenza
dei limiti statutari al trasferimento, che in quanto inseriti nello statuto sono opponibili
verso i terzi (erga omnes), le clausole limitative contenute in patti parasociali, sindacati di
blocco, hanno effetti soltanto tra gli aderenti e l'unico rimedio alla violazione è quello
dell'azione risarcitoria conseguente all' inadempimento all'obbligo assunto. Non dunque
l'inefficacia della vendita.
LE AZIONI PROPRIE
Le azioni proprie sono parte dello stock azionario conservato nella tesoreria di una
compagnia. Questo tipo di azioni non sono incluse e non vengono calcolate nel numero
totale delle azioni quotate in borsa. In generale, le azioni proprie possono essere non
disponibili al pubblico quando una società viene quotata in borsa, oppure vengono
riacquistate dalla società stessa dai propri azionisti (tramite il cosiddetto ‘buy-back’ di
azioni). Se la società conserva azioni proprie, l’informazione è rintracciabile nel bilancio
patrimoniale dell’azienda. Le azioni proprie non pagano dividendi e non danno diritto di
voto. Questo accade perché le azioni proprie perdono gran parte del loro valore iniziale,
poiché escluse dalla quotazione pubblica, ma se la società decide in un secondo momento
di riemettere tali azioni, il loro prezzo e quindi il loro valore aumenterebbe. Le operazioni
della società sulle proprie azioni sono considerate con estremo sfavore dal legislatore e
sono in linea di principio vietate, sia pure con alcuni temperamenti. Tre sono le situazioni
attualmente regolate:
1. sottoscrizione di azioni proprie: in nessun caso la società può sottoscrivere proprie
azioni. Il divieto ha carattere assoluto e soffre una sola parziale deroga per
l'esercizio del diritto di opzione sulle azioni proprie detenute dalla società. Il divieto
opera sia in sede di costituzione della società, sia in sede di aumento del capitale
sociale. Colpisce inoltre tanto la sottoscrizione diretta quanto la sottoscrizione
indiretta. Per la violazione del divieto non sia annullata, ma le azioni si intendono
sottoscritte e devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato
il divieto, al fine di consentire comunque l' effettiva acquisizione dei relativi
conferimenti. In caso di sottoscrizione diretta, le azioni si intendono sottoscritte
devono essere liberate dei promotori e dei soci fondatori o, in caso di aumento di
capitale sociale, dagli amministratori; a questa conseguenza può però sottrarsi chi
dimostri di essere sente da colpa. Nel caso di sottoscrizione indiretta, il terzo chi
ha sottoscritto le azioni e considerata a tutti gli effetti sottoscrittore per conto
proprio; inoltre, dalla liberazione delle azioni rispondono, solidalmente col terzo,
anche i promotori EI soci fondatori o, in caso di aumento di capitale sociale, gli
amministratori della società, salvo che tali soggetti non dimostrino di essere senti
da colpa;
2. acquisto di azioni proprie: l'acquisto da parte della società delle azioni proprie può
dar luogo ad una riduzione del capitale reale senza l'osservanza della relativa
disciplina e per di più attuata senza riduzione del capitale sociale nominale. Queste
conseguenze non si verificano invece quando nell'acquisto vengono impiegate
somme corrispondenti agli utili o ad altre eccedenze di bilancio disponibili; in tal
caso l'operazione è consentita, ma la società deve rispettare quattro condizioni:
• Le somme impiegate nell'acquisto non possono eccedere l' ammontare
degli utili distribuibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato;
• le azioni da acquistare devono essere interamente liberate;
• l'acquisto deve essere autorizzato dall'Assemblea ordinaria; la delibera
deve fissare, tra l'altro, le modalità di acquisto, l' ammontare massimo delle
azioni da acquistare e la durata, non superiore a 18 mesi, per la quale
l'autorizzazione è accordata;
• solo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il
valore nominale delle azioni acquistate non può accedere la quinta parte
del capitale sociale, tenuto conto anche delle azioni possedute da società
controllate.
Le azioni acquistate violando queste condizioni devono essere vendute entro
un anno dal loro acquisto. In mancanza, si dovrà procedere al loro
annullamento e dalla corrispondente riduzione del capitale sociale. La
disciplina si applica anche quando la società procede all'acquisto di azioni
proprie per tramite di società fiduciaria o per interposta persona. Per contro,
sono previsti alcuni “casi speciali” di acquisto, sottratti in tutto o in parte alle
limitazioni: in particolare, nessuna limitazione è applicabile quando l'acquisto
avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione del capitale
sociale, da attuarsi mediante riscatto ed annullamento di azioni; in tal caso
l'acquisto di azioni proprie costituisce modalità di attuazione di una riduzione
palese del capitale con rimborso dei conferimenti ai soci e la società dovrà
rispettare le procedure e le cautele per i creditori previste dall'art 2445 per la
riduzione reale del capitale sociale. E’ infine disciplinato il regime delle azioni
proprie in possesso della società. I diritti sociali relativi alle azioni proprie sono
sterilizzati: il diritto di voto e gli altri diritti amministrativi sono sospesi; le azioni
proprie sono tuttavia computate nel capitale ai fini del calcolo del quorum
costitutivo e deliberativo dell'assemblea; il diritto agli utili ed il diritto di
opzione spettano proporzionalmente alle altre azioni. Infine, gli amministratori
non possono disporre delle azioni senza la preventiva autorizzazione
dell'assemblea, la quale dovrà stabilire anche le relative modalità.
L'autorizzazione alla rivendita può essere tuttavia contestuale all'
autorizzazione all'acquisto, in modo che gli amministratori possano procedere
ad operazioni di trading di azioni proprie nei limiti della delibera autorizzativa.
3. Altre operazioni su azioni proprie: le altre operazioni sulle azioni proprie regolate
dalla legge sono l'assistenza finanziaria per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni
proprie e l'accettazione di azioni proprie in garanzia. L'attività di assistenza
finanziaria consiste nel concedere prestiti o fornire garanzia di qualsiasi tipo a
favore di soci o terzi per la sottoscrizione o l'acquisto di azioni proprie. Tali
operazioni sono oggi consentite previa approvazione dell'assemblea straordinaria,
sulla base di una relazione degli amministratori nella quale si indica allo specifico
interesse della società nel concedere l'assistenza finanziaria e che l'operazione
avviene a condizioni di mercato e sulla base di una valutazione del merito di credito
della controparte; il verbale viene quindi pubblicato, entro 30 giorni, nel registro
delle imprese. La società non può impiegare in operazioni sulle proprie azioni
risorse economiche superiori alla parte disponibile del patrimonio netto. La società
può concedere assistenza finanziaria anche per agevolare l'acquisto di azioni
proprie che essa stessa ha in portafoglio, a condizione che l’alienazione sia
realizzata ad un giusto prezzo. I contratti assembleari di assistenza finanziaria
stipulati senza autorizzazione assembleare sono inefficaci. La società non può
invece accettare azioni proprie in garanzia. L’accettazione in garanzia di azioni
proprie è nulla.
SOTTOSCRIZIONE ED ACQUISTO DI AZIONI O QUOTE DELLA SOCIETA’
CONTROLLANTE DA PARTE DELLA SOCIETA’ CONTROLLATA
La disciplina trova applicazione anche nell'ipotesi di sottoscrizione o di acquisto di azioni
o quote della società controllante da parte della società controllata. Questo perché anche
in questo caso si riscontrano pericoli sia in ordine all' integrità del capitale sociale, sia in
ordine all' alterazione dei rapporti amministrativi tra le società. Quanto al primo aspetto,
se la società Alfa controlla la società beta e impartisce a quest'ultima l'ordine di acquistare
azioni o quote gli Alfa, la prima finisce per acquistare azioni proprie sia pure per il tramite
della controllata. Ed ancora, dal punto di vista amministrativo la controllante nomina gli
amministratori della controllata intervenendo nell'assemblea; l'acquisto da parte della
controllata di azioni o quote della controllante finirebbe per consentire agli
amministratori della controllata di incidere nella nomina di quelli della controllante.
Qualora l'acquisto di azioni della società controllante venga eseguito da parte della
controllata riemergono i limiti dettati dall'art 2357 e la disciplina contenuta nelle norme
successive. La norma prevede:
• possibilità di acquisto soltanto nei limiti di utili distribuibili e riserve disponibili;
• necessità che le azioni siano interamente liberate;
• impossibilità, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, di
superare il limite della quinta parte del capitale sociale;
• obbligo di costituire e mantenere in bilancio una riserva indisponibile di importo
corrispondente a quello delle azioni o quote della controllante iscritto all'attivo;
• sospensione del diritto di voto;
• obbligo di alienazione delle azioni o quote acquistate in violazione delle regole
dettate dall'art 2359 bis e, in mancanza, obbligo per la controllante di annullare le
azioni e ridurre il capitale sociale;
• esclusione dei limiti nelle ipotesi dell'art 2357 bis.
Ipotesi diversa e quella contenuta nell’art 2360 che sancisce il divieto di sottoscrizione
reciproca di azioni. In questo caso si prescinde dal controllo tra le società e si vieta tout
court “di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni,
anche per tramite di società fiduciaria o di interposta persona”.
L’ASSEMBLEA
L’ASSEMBLEA. NOZIONI GENERALI; LE COMPETENZE
La gestione della società e dell’impresa che essa esercita avviene attraverso un sistema
articolato di competenze ripartite tra diversi organi, ai quali il legislatore attribuisce specifiche
funzioni. Organi e funzioni variano a seconda che la società abbia scelto l’uno o l’altro dei
sistemi di amministrazione e controllo disciplinati negli artt.2380 ss: tradizionale, dualistico e
monistico. All’assemblea partecipano i soci della società i quali nelle riunioni fissate
dall’organo cui è attribuito il potere di convocarla sono chiamati a decidere sulle materie
riservate alla competenza dell’assemblea della legge o dello statuto. Alle deliberazioni
assembleari si giunge attraverso il rispetto di un complesso che regolano il procedimento
assembleare e che segue alcune fasi:
1. Convocazione;
2. Intervento dei soci alla riunione e discussione degli argomenti posti all’ordine del
giorno;
3. Voto e proclamazione dei risultati della votazione;
4. Verbalizzazione dell’intero svolgimento della riunione assembleare.
Le deliberazioni assembleari sono adottate secondo il metodo collegiale, a differenza di
quanto accade per esempio per la società a responsabilità limitata. Ciò accade perché, in una
società alla quale generalmente partecipa un elevato numero di soci e la cui attività coinvolge
gli interessi di ampie categorie di soggetti, l’adozione delle deliberazioni con metodo collegiale
assicura maggiore consapevolezza nelle decisioni dei soci e consente la verifica del rispetto
delle regole fissate per l’adozione delle deliberazioni. L’assemblea, ai sensi dell’ar.2363 comma
2, è ordinaria e straordinaria. La differenza attiene tuttavia solo alle materia che sono riservate
alla competenza dell’una e dell’altra ed alle modalità di adozione delle deliberazioni. Si tratta,
in entrambi i casi, dell’assemblea generale dei soci alla quale può affiancarsi l’assemblea
speciale dei portatori di diverse categorie di azioni o di strumenti finanziari partecipativi,
qualora la società si sia avvalsa della possibilità di emetterle. L’assemblea ordinaria nel sistema
di amministrazione tradizionale e monistico: 1) approva il bilancio; 2) nomina e revoca gli
amministratori, i sindaci e il presidente del collego sindacale e quando è previsto, il soggetto al
quale è demandata la revisione legale dei conti; 3) determina il compenso degli amministratori
e dei sindaci se non è previsto dallo statuto; per quanto riguardo le società quotate,
l’assemblea è richiamata quanche ad approvare la relazione sulla remunerazione dei
componenti degli organi di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con
responsabilità strategiche prevista dall’art.123 del T.u.f; 4) delibera sull’azione di
responsabilità contro amministratori e sindaci;5) delibera sugli altri oggetti che sono stati ad
essa attribuiti dalla legge e sulle autorizzazioni richieste dallo statuto per il compimento di atti
degli amministratori, ferma, in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti; 6)
approva l’eventuale regolamento assembleare. Inoltre, l’art.2364, n.5 attribuisce all’assemblea
la competenza a deliberare su atti gli gestione ma a precise condizione: a) che lo statuto
preveda la necessità dell’autorizzazione assembleare per determinati atti; b) che in ogni caso
resta ferma la possibilità degli amministratori per atti compiuti. Mentre, qualora la società
abbia scelto il sistema di amministrazione dualistico le competenze assembleari si riducono. In
particolare una delle più importanti e significative passa al consiglio di sorveglianza.
L’assemblea straordinaria invece, delibera sulle modificazioni dello statuto: 2) sulla nomina,
sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori; 3) su ogni altra materia espressamente prevista
dalla legge. Lo statuto prevede che alcune materie riservate alla competenza dell’assemblea
straordinaria siano delegate dagli amministratori, nel sistema tradizionale e in quello
monistico, ed al consiglio di gestione od al consiglio di sorveglianza, nel sistema dualistico. Si
tratta di materie come: 1) l’emissione di obbligazioni convertibili;;2) aumento del capitale;3)
deliberare la fusione semplificata;4) istituzione o soppressione di sedi secondarie; 5)
indicazione degli amministratori ai quali è attribuito il potere di rappresentanza della società;
6) riduzione del capitale in caso di recesso del socio e trasferimento della sede nell’ambito
territoriale.
LA CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA
Il potere di convocare l’assemblea è attribuito dalle legge agli amministratori; nel sistema di
amministrazione dualistico vi provvede il consiglio di gestione. Gli amministratori sono
obbligati a convocare l’assemblea in una serie di ipotesi. In primo luogo, l’assemblea ordinaria
deve essere convocata almeno una volta all’anno, nel termine fissato dallo statuto e
comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio, al fine di provvedere
all’approvazione del bilancio. Il comma 2 dell’art.2364 consente che il termina prima indicato
sua superato, ma solo nel caso di due ipotesi:
1. Nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato;
2. Quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggeto della
società.
In entrambi i casi, gli amministratori devono precisare nella relazione sulla gestione che va
allegata al bilancio, la ragione della dilazione. Alla convocazione dell’assemblea gli
amministratori devono poi provvedere senza ritardo quando ne sia fatta domanda da una
minoranza qualificata di soci che raggiunga il ventunesimo del capitale sociale nelle società
che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il decimo del capitale sociale nelle altre o
la minore percentuale prevista dallo statuto, purché nella richiesta formulata dai soci siano
indicati gli argomenti da trattare. E’ necessario, affinché la richiesta della minoranza di
convocazione sia accolta, che può essere derogata dallo statuto solo con la previsione di una
percentuale di capitale inferiore a quella dettata dal legislatore; in secondo luogo che siano
indicati nella richiesta gli argomenti da trattare ed infine, per le società che fanno ricordo al
mercato del capitale di rischio, che i soci richiedenti redigano anche una relazione sulle
proposte concernenti le materie da trattare che deve essere messa a disposizione del pubblico
dagli organi di amministrazione o di controllo, con le proprie eventuali valutazioni. Se i soci si
avvalgono del potere di chiedere la convocazione dell’assemblea gli amministratori devono
provvedere senza ritardo, come prescrive la prima norma citata. Tutte le volte che la
convocazione è obbligatoria gli amministratori o il consiglio di gestione non vi provvedono, se
non devono preoccupare il collegio sindacale o il consiglio di sorveglianza. In particolare, ciò
accade quando cessano dalla carica tutti gli amministratori. In tal caso l’art.2386, stabilisce
infatti che il collegio sindacale deve convocare d’urgenza l’assemblea e può compiere nel
frattempo gli atti di ordinaria amministrazione. I sindaci, possono convocare l’assemblea
quando ravvisano fatti censurabili di rilevante gravità e vi sia urgente necessità di provvedere
od ancora quando la stessa circostanza essi abbiano verificato a seguito della denunzia da
parte dei soci di fatti censurabili. L’assemblea deve essere convocata nel comune ove ha sede
la società, salvo che lo statuto disponga diversamente. La formalità per la convocazione
dell’assemblea sono dettate dall’art.2366. Gli amministratori devono redigere l’avviso di
convocazione contenente l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza e l’elenco
delle materie da trattare. Per le società che fanno ricorso al mercato di capitale di rischio si
chiede però che l’avviso contenga ben più ampie indicazioni, in ordine alle procedure da
rispettare per poter partecipare all’assemblea, alla possibilità di porre domande prima
dell’assemblea e di integrare l’ordine del giorno, alle modalità di esercizio del voto per delega,
alle procedure di voto per corrispondenza o con mezzi elettronici. L’ordine del giorno, deve
essere analitico, contenendo la specifica indicazione delle materie. Non sono consentite
espressioni vaghe che impediscono il raggiungimento del predetto scopo, né è permesso che si
deliberi su argomenti non previsti nell’ordine del giorno. La deliberazione sarà dunque valida
solamente, se la materia in concreto discussa ed approvata dai soci sia quella prevista
all’interno dell’ordine del giorno ed ad essa congruente. Per quanto riguarda l’avviso, esso
potrà contenere l’indicazione del giorno fissato per la seconda convocazione dell’assemblea,
per l’ipotesi che nella prima non sia stato raggiunto il numero minimo di soci per la valida
costituzione dell’assemblea. La seconda convocazione, per la quale sono di regola previsti
quorum ridotti, è diretta a facilitare l’adozione delle deliberazioni. Il legislatore consento poi
allo statuto di prevedere convocazioni successive alla seconda, disponendo che vengano
applicate le regole dettate dall’art.2369, comma 3,4 e 5. Di regola, l’avviso deve essere
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano indicato nello
statuto non meno di quindici giorni prima di quello fissato per l’assemblea. Se i quotidiani
indicati nello statuto hanno cessato le pubblicazioni, l’avviso deve essere pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale. Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di
rischio può tuttavia derogare a queste previsione; consentendo la convocazione mediante
avviso comunicato ai soci con mezzi che garantiscono la prova dell’avvenuto ricevimento
almeno otto giorni prima dell’assemblea. Per le società, diverse dalle società cooperative, che
fanno ricordo al mercato del capitale, si prevedono termini più ampi per la convocazione.
L’avviso deve essere pubblicato sul sito internet della società nonché con le altre modalità
stabilite dalla Consob con regolamento, ed in particolare con la pubblicazione per estratto sui
giornali quotidiani entro il trentunesimo giorno precedente la data dell’assemblea.
LO SVOLGIMENTO: A) LA PRESIDENZA DELL’ASSEMBLEA E L’INTERVENTO DEI
LEGITTIMATI
La riunione assembleare è presieduta dalla persona indicato dallo statuto o in mancanza, da
quella eletta con il voto della maggioranza dei presenti. Il presidente è assistito da un
segretario designato nello stesso modo. Ciò peraltro non è necessario quando il verbale deve
essere redatto dal notaio. Al presidente è attribuito il compito di dirigere i lavori assembleari, il
che chiarisce il secondo periodo del primo comma dell’art.2371 disponendo che egli verifica la
regolarità della costituzione accerta, l’identità e la legittimazione dei presenti, regola il suo
svolgimento prescrivendo poi che degli esiti di tutte queste attività compiute dal presidente
deve essere dato conto nel verbale. Tale norma attribuisce al presidente specifici poteri che
svolgono un particolare rilievo non solo nella fase costitutiva dell’assemblea, ma anche nel
corso dei lavori. Egli infatti, pone in discussione ed in votazione gli argomenti previsi
nell’ordine del giorno attribuisce o togli la parola agli intervenuti verificando il rispetto del
regolamento assembleare, se approvato. Accerta l’esito delle votazioni, verifica cioè se il
quorum deliberativo sia stato raggiunto. Qualora le azioni siano state date in pegno od
usufrutto, il diritto di voto spetta al creditore pignoratizio ed all’usufruttuario, i quali dunque
interverranno in luogo del proprietario dell’azione. Per intervenire in assemblea di regola non
è necessario alcun adempimento preventivo. Lo statuto delle società le cui azioni non sono
ammesse alla gestione accentrata dei titoli può tuttavia richiedere il prevenivo deposito delle
azioni presso la sede sociale o le banche indicate nell’avviso di convocazione fissando il
termine entro il quale il deposito deve essere eseguito ed eventualmente prevedendo che le
azioni possano essere ritirate prima che l’assemblea abbia avuto luogo. Con questa
disposizione è stato introdotto nel nostro ordinamento il sistema di accertamento della
legittimazione degli azionisti sulla base di una determinata data di registrazione. Il sistema
persegue l’obiettivo di contemperare diverse esigenze. Quella di consentire la formazione in
tempo utile di una lista di soggetti legittimati a partecipare e votare l’assemblea; quella di
evitare tuttavia per il breve periodo di tempo in questione il blocco delle negoziazioni dei titoli
senza che ciò incida sulla validità della delibera. Per le società le cui azioni sono assoggettate
alla disciplina della gestione accentrata, ma non sono ammesse alla negoziazione nei mercati
regolamentari, lo statuto può richiedere che gli strumenti finanziari rientranti nella
comunicazione dell’intermediario sono registrati nel conto del soggetto cui spetta il diritto di
voto a partire da un termine prestabilito e può prevedere che essi non possano essere ceduti
alla chiusura dell’assemblea.
SEGUE. C) I QUORUM ASSEMBLEARI
Per poter deliberare è necessaria la presenza di almeno una determinata aliquota del capitale
sociale ed il voto favorevole di una maggioranza dei soci. Ed è dunque, necessario verificare in
primo luogo l’esistenza del cosiddetto quorum costitutivo, in mancanza non potrà procedersi
all’inizio dei lavori. Accertato che l’assemblea è regolarmente costitutiva, si dà inizio alla
discussione degli argomenti all’ordine del giorno ed alla votazione delle deliberazioni
proposte. Affinché, queste ultime siano approvate, e dunque deliberate dall’assemblea, è
necessario che siano raggiunte le maggioranze prescritte. E’ dunque richiesto il
raggiungimento del quorum deliberativo, la quota di capitale richiesta perché le deliberazione
possa considerarsi approvata. Al fine del computo del quorum costitutivo non si tiene conto
delle azioni prive del diritto di voto nell’assemblea medesima. Si calcolano invece le azioni per
le quali non può essere esercitato il diritto al voto. Il che significa che le azioni alle quali non è
attribuito il diritto al voto non devono essere conteggiate. Al contrario, le azioni alle quale il
diritto di voto è attribuito ma per qualche particolare motivo non può essere esercitato vanno
considerate al fine del calcolo del quorum costitutivo. Per il quorum deliberativo, invece, il
secondo periodo dell’ultimo comma dell’art.2368 dispone che “le medesime azioni” “e quelle
per le quali il diritto di voto non è stato esercitato a seguito della dichiarazione del soggetto al
quale spetta il diritto di voto di astenersi per conflitto di interessi non sono computate ai fini
del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l’approvazione
dell’assemblea”. La disposizione richiede alcune osservazioni. In alcuni casi il quorum
costitutivo in realtà è implicito, nel senso che il quorum deliberativo funge anche da quorum
costitutivo. I quorum variano, a seconda che l’assemblea si svolga in prima o seconda
convocazione, che si tratti di assemblea ordinaria o straordinaria, od ancora che si tratti di
società che fanno ricorso al mercato del capitale del rischio. Nell’illustrare i quorum legislativi
converrà distinguere diverse ipotesi:
1. Assemblea ordinaria:
• Prima convocazione:
quorum costitutivo: almeno la metà del capitale sociale;
quorum deliberativo: maggioranza assoluta;
• Seconda convocazione:
quorum costitutivo: assente. L’assemblea delibera qualunque sia la parte di capitale
rappresentata.
quorum deliberativo: la maggioranza delle azioni che hanno preso parte alla votazione
2. Assemblea straordinaria:
• di società chiuse:
prima convocazione: non è previsto un quorum costitutivo, che coincide con quello
deliberativo.
• Seconda convocazione:
quorum costitutivo: oltre un terzo del capitale sociale;
quorum deliberativo: almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Per
particolari delibere è richiesto, anche in seconda convocazione, un quorum più elevato.
• di società aperte
prima convocazione: quorum costitutivo metà del capitale sociale o maggiore percentuale
prevista dallo statuto
quorum deliberativo due terzi del capitale rappresentato in assemblea;
• seconda convocazione e successive
quorum costitutivo: almeno un quinto del capitale sociale, ma lo statuto può prevedere un
quorum più elevato
quorum deliberativo: almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

SEGUE: D) DISCUSSIONE, VOTAZIONE E VERBALIZZAZIONE


I soci partecipano alla formazione della delibera attraverso il voto, manifestando con esso la
loro adesione o la loro contrarietà alle proposte oggetto di discussione. Nell’esaminare la
disciplina di intervento in assemblea è noto che tra intervento e voto vi è una stretta
correlazione, visto che possono intervenire in assemblea colori ai quali spetta il diritto di voto.
Il socio è pienamente libero nell’esercizio del diritto di voto; egli può a sua discrezione
scegliere la soluzione che gli pare più conveniente ed opportuna senza essere tenuto,
attraverso il voto, a perseguire l’interesse sociale. Può anche accadere che il socio versi, per
conto proprio o di terzi, un conflitto di interessi con la società. Ai sensi dell’art. 2373 al socio
non è vitato votare, né gli è imposto di astenersi, dal che può ricavarsi che egli è pienamente
libero nell’esercizio del diritto al voto; può decidere a sua discrezione la soluzione che gli
appaia più opportuna e conveniente. Se il socio vota, la delibera che sia stata approvata col
suo voto determinante è impugnabile, ai sensi dell’art.2377, qualora possa recare danno alla
società. I presupposti per l’annullamento della deliberazione sono due:
1. è in primo luogo, necessario che il voto del socio in conflitto di interessi sia stato
determinante al fine del raggiungimento della maggioranza richiesta per l’adozione
della deliberazione;
2. in secondo luogo, si richiede che la decisione adottata sia anche solo potenzialmente
dannosa per la società.
Il comma 2 dell’art.2373 prevede due ipotesi tipiche di conflitto di interessi nelle quali, il voto
è precluso. Si tratta del caso dell’amministrazione nei cui confronti la società intenda
promuovere l’azione di responsabilità e di quello dei componenti del consiglio di gestione che
non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei
consiglieri di sorveglianza. Il voto, inoltre, può essere espresso anche per corrispondenza o in
via elettronica e chi si avvale di queste modalità si considera intervenuto all’assemblea. Deve
ritenersi che non sia ammessa nessuna altra forma di esercizio che quella del voto palese. Lo
svolgimento dell’assemblea deve risultare dal verbale che, deve essere sottoscritto dal
presidente e dal segretario o dal notaio. La disposizione citata detta specificamente il
contenuto del verbale, prescrivendo che esso deve indicare la data dell’assemblea, l’identità
dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno ed infine, le modalità e il risultato delle
votazioni al fine di consentire l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti.
L’INVALIDITÀ DELLE DELIBERAZIONI: L’ANNULLABILITÀ
Gli artt. 2377 ss. disciplinano l’invalidità delle deliberazioni distinguendo due ipotesi:
annullabilità e nullità. In estrema sintesi, bisognerà ricordare che accanto alle ipotesi
legislativamente previste di annullabilità e nullità, esistono anche le fattispecie dell’inesistenza
della deliberazione. Di fatto, attraverso l’inesistenza, la nullità della deliberazione aveva finito
per ritrovare ampio ambito di applicazione giacché le delibere inesistenti subivano la stessa
sorte di quelle nulle. Ciò accadeva in aperta contraddizione con l’originario impianto
normativo che si caratterizzava per una inversione rispetto alla disciplina dell’invalidità del
contratto. Lì la nullità, rappresenta una forma di invalidità generale. Per illustrare la disciplina
dell’invalidità occorre prendere le mosse dal comma 1 dell’art. 2377, secondo cui le
deliberazioni prese in conformità della legge e dell’atto costitutivo vincolano tutti i soci
ancorché non intervenuti o dissenzienti. Annullabili sono invece le deliberazioni che non siano
prese in conformità dalla legge o dello statuto. Qualunque violazione di legge o di statuto si
traduce nell’annullabilità della deliberazione, che si conferma dunque, causa generale di
invalidità delle deliberazioni, mentre la nullità ricorre solo nella tassative ipotesi delineate
nell’art.2379. Legittimati ad impugnare le deliberazioni annullabili sono i soci assenti,
dissenzienti od astenuti, gli amministratori, il consiglio di sorveglianza ed il collegio sindacale.
La legittimazione dei cosi, tuttavia, presuppone il possesso di una aliquota minima del capitale
sociale che varia secondo che la società faccio o meno ricorso al mercato del capitale di
rischio. Ciò al fine di evitare che la minoranza abusi dei propri diritti proponendo azioni
pretestuose o di disturbo. Nelle società chiuse i soci possono impugnare le delibere annullabili
quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione da
impugnare che rappresentino il cinque per cento del capitale sociale. I soci privi dell’aliquota di
capitale richiesta per la legittimazione all’impugnativa non sono del tutto sforniti di tutela.
L’impugnativa ed anche l’azione risarcitoria, devono essere proposte al termine di novanta
giorni che decorre dalla data della deliberazione ovvero da quella della iscrizione o dal
deposito della delibera nel registro delle imprese, secondo che la deliberazione sia soggetta ad
iscrizione o deposito. All’annullamento della deliberazione non può, farsi luogo nell’ipotesi in
cui essa sia stata costituita da altra presa in conformità dalla legge o dallo statuto. In tal caso il
giudice è chiamato a pronunciarsi solo sulle spese di lite, che vanno di norma poste a carico
della società, e sull’eventuale domanda di risarcimento del danno. L’annullamento della
deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, al consiglio di
sorveglianza ed il consiglio di gestione, a prendere i provvedimenti conseguenti sotto la
propria responsabilità.
LA NULLITÀ.
L’art.2379 restringe l’ambito di applicazione della nullità alle seguenti ipotesi:
1. mancata convocazione;
2. mancanza del verbale;
3. impossibilità od illeceità dell’oggetto della deliberazione;
4. deliberazioni che modifichino l’oggetto sociale prevedendo lo svolgimento di attività
illecite o impossibili.
Per le prime tre la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, ed è rilevante
d’ufficio dal giudice, nel termine di tre anni dall’iscrizione o deposito nel registro delle imprese
o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea se la deliberazione non è soggetta
ad iscrizione o deposito. Nel quarto invece la nullità può essere fatta valere senza limiti di
tempo. L’ambito di applicazione delle prime due ipotesi di nullità è poi ristretto dal legislatore,
che nel comma 3 dell’art.2379 si cura di delimitarlo escludendo specifiche fattispecie e nel
successivo art.2379 bis, introduce solo per queste due cause di nullità, due particolari ipotesi
di sanatoria che si aggiungono a quelle generale costituita dalla sostituzione della
deliberazione invalida con altra presa di conformità dalla legge o dallo statuto. La mancata
convocazione non ricorre in caso di irregolarità dell’avviso di convocazione, se questo perviene
da un componente dell’organo di amministrazione o di controllo della società ed è comunque
idoneo a consentire agli aventi diritto di essere avvertiti della convocazione e della data. Per
chiudere il discorso sulla nullità occorre far riferimento alla disciplina particolare dettata
dall’art.2379 ter per le deliberazioni in aumento o riduzione effettiva del capitale sociale e di
emissione delle obbligazioni. In questi casi la nullità può essere fatta valere nel termine ridotto
di centottanta giorni dall’iscrizione delle deliberazione del registro delle imprese; nel caso di
nullità per mancata convocazione il termine è di novanta giorni dall’approvazione del bilancio
dell’esercizio nel corso del quale la deliberazione è stata anche eseguita in modo parziale.
Infine, la deliberazione di approvazione di bilancio non può essere impugnata dopo che è
intervenuta l’approvazione del bilancio successivo.
AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO
LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA
L’ordinamento societario prevede, tre sistemi alternativi di amministrazione e controllo: quello
tradizionale, il dualistico e il monistico. Nel sistema tradizionale agli amministratori spetta la
gestione dell’impresa, compiendo essi le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto
sociale. Dunque gli amministratori, che possono essere anche non soci, è riservato il potere
originario di esercizio dell’impresa sociale da svolgersi nel rispetto della disposizione
dell’art.2086. La competenza degli amministratori è generale ed esclusiva, mentre speciale è
quella dell’assemblea, la quale li nomina ma non può, in alcun modo, condizionarli per ciò che
attiene alla gestione dell’impresa sociale. L’assemblea, nella quale sono rappresentati gli
interessi proprietari dei soci, il potere di revocare gli amministratori anticipatamente rispetto
alla scadenza del loro incarico, nonché di agire contro di essi in responsabilità. Le competenze
assembleari previste dall’art.2364 c.c. confermano la natura generale della competenza degli
amministratori, rendendo palese l’illegittimità di clausole statuarie che attribuiscono
all’assemblea una competenza a decidere al di là delle fattispecie previste dalla legge, nonché
una competenza ad autorizzare tutti gli atti di gestione dell’impresa sociale. La funzione
amministrativa è attribuita agli amministratori dalla legge e non da un mandato dei soci. La
piena autonomia gestionale di cui godono, l’obbligo di vigilare anche sull’osservanza della
legge da parte dell’assemblea e la loro esposizione a responsabilità per i danni provocati alla
società, ai creditori sociali ed ai singoli soci e terzi, impediscono di qualificarli mandatari. Se
l’amministrazione è affidata a più persone queste costituiscono il consiglio di amministrazione
nel quale, le decisioni sono assunte attraverso una riunione nella quale ciascun
amministratore partecipa alla discussione ed esercita il diritto di voto.
NOMINA, CESSAZIONE E REMUNERAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI
I primi amministratori sono nominati nello statuto il quale ne stabilisce il numero e può anche
riservare ai possessori di strumenti finanziari, la nomina di un amministratore indipendente,
con funzioni di vigilanza sul perseguimento dell’interesse sociale da parte degli altri
amministratori. Se lo statuto indica solo il numero minimo e massimo di amministratori, la
determinazione spetta all’assemblea. Successivamente, è l’assemblea a nominare tutti gli
amministratori. Lo statuto può però stabilire norme particolari per la nomina alle cariche
sociali, consentendo una rappresentanza in consiglio anche dei soci di minoranza. Legittime
sono, le clausole statutarie volte a garantire l’elezione di un numero di amministratori
proporzionale ai voti espresso dai soci di minoranze, derogando al principio maggioritario
come, ad esempio, il voto di lista. Lo statuto non può invece aumentare i quorum deliberativi
previsti dalla legge per la nomina e la revoca delle cariche sociali, ma può ridurli. Nelle società
che non fanno ricorso al capitale di rischio, lo statuto può conferire allo Stato o agli enti
pubblici che hanno una partecipazione sociale, la facoltà di nominare e recita la norma. Tali
amministratori hanno gli stessi diritti ed obblighi di quelli nominati dall’assemblea e possono
essere revocati solo dall’ente che li ha nominati. Amministratori possono essere sia soci che
terzi, mentre è discussa l’assunzione della carica da parte di persone giuridiche. La durata
dell’incarico degli amministratori non può superare i tre esercizi. Essi scadono alla data
dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro
carica e sono rieleggibili, salva diversa disposizione dell’atto costitutivo. Entro trenta giorni
dalla loro nomina sono tenuti a chiedere l’iscrizione nel registro delle imprese, con
l’indicazione delle loro generalità e di chi tra essi ha la rappresentanza della società,
precisando se questa è congiunta o disgiunta. Il codice civile prevede che non possano essere
nominati amministratori, e se nominati decadono, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è
stato dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi. I titolari di cariche negli
organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e i funzionari di vertice delle società non
possono assumere o esercitare analoghe cariche in società o in gruppi di società concorrenti.
Si intendono tali le società tra le quali non sussistono rapporti di controllo ai sensi della legge
anti-trust e che operano negli stessi mercati di prodotto e geografici. Lo statuto può prevedere
anche requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza previsti da associazioni di
categoria o da società di gestione dei mercati regolamentati. Se le funzioni amministrative
sono svolte da soggetti non legittimamente investiti dalla qualifica, si parla di amministratore
di fatto, ossia di colui il quale gestisce, indirettamente, l’impresa sociale attraverso gli
amministratori in carica. Tale fenomeno di ingerenza nella gestione non è contemplato da
alcuna norma codicistica e presenta la sua problematicità quando si tratta di accertare la
responsabilità civile e penale degli organi amministrativi e di controllo. La carica di
amministratore cessa per:
a) La revoca dall’assemblea, in qualunque tempo, anche se la nomina è contenuta nello
statuto. In mancanza di giusta causa gli amministratori hanno diritto al risarcimento dei
danni. Non è ammessa la revoca degli amministratori nominati dallo Stato o da enti
pubblici, né dall’amministratore indipendente nominato dai titolari di strumenti
finanziari, spettando il relativo potere ai soggetti che li hanno nominati.
b) La revoca da parte del Tribunale, nel corso del procedimento di controllo giudiziario per
gravi irregolarità di gestione;
c) La rinuncia;
d) La scadenza del termine;
e) La morte;
f) La decadenza per la sopravvenienza di una causa di ineleggibilità;
g) L’iscrizione nel registro delle imprese della nomina dei liquidatori;
h) Le altre cause previste dallo statuto.
Se la cessazione della carica è determinata dalla scadenza del termine, gli amministratori
restano in carica fino all’accettazione dei nuovi amministratori. La rinuncia produce effetto
immediato solo se rimane in carica la maggioranza degli amministratori. Altrimenti opererà dal
momento della ricostruzione del consiglio con l’accettazione dei nuovi amministratori.
Regolata altresì l’ipotesi della sostituzione degli amministratori nel corso dell’esercizio. Purché
la maggioranza sia sempre costituita da amministratori nominati dall’assemblea, l’articolo
2386 c.c. stabilisce che se ne vengono a mancare uno o più amministratori, quelli in carica
possono sostituirli cooptando i nuovi. Se invece viene meno la maggioranza degli
amministratori nominati dall’assemblea, i superstiti dovranno convocare quest’ultima per la
nomina dei nuovi. Il loro incarico scadrà insieme a quelli degli altri, salvo diversa disposizione
dello statuto o dell’assemblea. La remunerazione degli amministratori è regolata dagli
artt.2364 comma 1, n.3 e 2389 c.c. La prima disposizione stabilisce che l’assemblea determina
il compenso degli amministratori, se questo non è stabilito dallo statuto. La seconda che i
compensi spettanti agli amministratori ed ai componenti del comitato esecutivo sono stabiliti
all’atto della nomina o dall’assemblea. Al fine di allineare gli interessi gli amministratori a
quelli della società, almeno in parte, la norma stabilisce che i compensi possono essere
costituiti sia dalla partecipazione agli utili, sia dall’attribuzione del diritto di sottoscrizione, a
prezzo predeterminato, di azioni di futura emissione, cioè dalle stock options. Strumenti che
consentono di negare la remunerazione degli amministratori all’andamento dell’impresa
sociale.
L’ARTICOLAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE E L’ADEGUATEZZA DEGLI
ASSETTI
Se l’organo amministrativo è costituito dall’amministratore unico su di esso si accentrano i
poteri di gestione e rappresentanza che egli eserciterà sotto il controllo del collegio sindacale
ed, eventualmente, del revisione legale dei conti. Se invece l’organo è pluripersonale il
consiglio di amministrazione sceglie il presidente tra i suoi componenti, qualora non vi abbia
provveduto l’assemblea. La figura del presidente è regolata dall’art.2381 c.c.,il quale stabilisce
che egli convoca il consiglio, salvo diversa previsione dello statuto, fissa l’ordine del giorno, ne
coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni, sulle materie iscritte all’ordine del
giorno, vengano fornite a tutti i consiglieri. Inoltre, al fine di assicurare contributi approfonditi
dei singoli consiglieri nelle scelte gestionali, il legislatore esige un elevato livello di
informazione, e quindi di consapevolezza. La convocazione del consiglio, avviene mediante
invio agli amministratori ed ai sindaci dell’avviso di convocazione. I lavori e le deliberazioni
sono verbalizzate e riportati nel libero delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di
amministrazione. L’esercizio della funzione amministrativa attraverso il consiglio di
amministrazione, soprattutto nelle società azionarie più grandi, può richiedere una
determinata articolazione dell’organo, volta a rendere più efficiente la divisione del lavoro e
più vicina alla quotidianità della gestione operativa la funzione di alcuni consiglieri. Ciò anche
in ragione dell’impossibilità per il consiglio di amministrazione di riunirsi con particolare
frequenza. Il comma 2 dell’art.2381 c.c., prevede, infatti, che se lo statuto o l’assemblea lo
consentono il consiglio di amministrazione può delegare alcune delle proprie attribuzioni ad
un comitato esecutivo, composto da alcuni componenti stessi del consiglio di amministrazione,
oppure da uno o più amministratori delegati. In tal caso, gli amministratori delegati, non
esecutivi, lontani dalla gestione, ma anche di vigilanza sugli organi delegati e dell’altro, que sti
ultimi, che si pongono al vertice della struttura aziendale e che sono direttamente e
continuamente coinvolti nella gestione dell’impresa sociale. La delegata, tuttavia, non sottrae
le attribuzioni delegate al consiglio di amministrazione, il quale, infatti, determina il contenuto,
i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega. Legittimo è il fenomeno delle deleghe
di fatto con le quali il consiglio di amministrazione, in mancanza di autorizzazione statutaria o
assembleare, effettua un riparto meramente interno delle proprie attribuzioni. Quanto alle
funzioni, gli organi delegati devono, curare che l’assetto organizzativo, am ministrativo e
contabile della società sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa. Il rapporto tra
consiglieri deleganti e organi delegati si snoda attraverso determinati obblighi informativi che i
secondi hanno nei confronti dei primi. Obblighi volti a rendere più consapevole l’assunzione
delle decisioni amministrative e la vigilanza dei consiglieri deleganti. Dal canto loro, i consiglieri
deleganti devono:
• Valutare, l’adeguatezza dell’assetto amministrativo, organizzativo e contabile;
• Esaminare i piani strategici, industriali e finanziari della società;
• Valutare il generale andamento della gestione sulla base della relazione degli organi
delegati.
IL POTERE DI RAPPRESENTANZA
Ai sensi dell’art.2384 c.c., sono lo statuto o la delibera di nomina degli amministratori a
stabilire chi di essi abbia la rappresentanza: amministratore unico, singoli amministratori,
presidente del consiglio di amministrazione, vicepresidente ed amministratore delegato. Ai fini
della pubblicità legale, occorre che gli stessi amministratori indichino anche chi tra di loro
abbia la rappresentanza e, nel caso siano più di uno, la modalità di esercizio congiunto o
disgiunto di quest’ultima. Posto che per il comma 1 dell’art.2384 c.c. il potere di
rappresentanza è generale e che gli amministratori possono, come si diceva, compiere tutte le
operazioni necessarie al fine di attuare l’oggetto sociale. La rappresentanza inoltre, può
sollevare una contrapposizione di interessi tra società e terzi quando intervengono limiti o
altre vicende che la condizionano e che, quindi, possono mettere in dubbio la vincolatività per
la società degli atti compiuti dal rappresentate. Un primo problema attiene alle cause di
nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappresentanza
della società. Un secondo problema affiora quando lo statuto contenga limitazioni al potere
di rappresentanza, oppure queste derivino dall’atto di nomina o di conferimento della delega.
Ebbene, quando tale limitazioni vengono iscritti nel registro delle imprese, non sono opponibili
ai terzi, salvo che la società dimostri che i terzi abbiano agito intenzionalmente a danno della
società. Dunque, alla luce di tale principio di tutela dell’affidamento dei terzi in buona fede, gli
atti compiti in violazione di siffatte limitazioni sono sempre validi e vincolati per la società. Alla
stessa filosofia di una rilevanza meramente interna del limite è improntata la disciplina degli
atti estranei all’oggetto sociale. Sulla base del principio appena esposto di salvezza dei diritti
acquistati in buona fede dai terzi prevale la soluzione dell’inopponibilità dell’eccezione fondata
sulla dissociazione tra potere gestorio e potere deliberativo. Diversa e controversa è
l’opponibilità dei limite alla rappresentanza che derivano dalla legge. Tali possono essere
delibere di gestione riservate dalle legge alla competenza assembleare, gli atti degli
amministratori compiuti a seguiti di un’intervenuta causa di scioglimento della società, il
divieto di concludere contratti in conflitto di interessi, oppure la mancanza di autorizzazione
assembleare per gli acquisti pericolosi e per la rinuncia della società all’esercizio dell’azione di
responsabilità contro gli amministratori.
LE DELIBERAZIONI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Al presidente del consiglio di amministrazione spetta il potere di convocare la riunione, di
fissare l’ordine del giorno, di prevedere affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte
all’ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri. Trattasi di adempimenti ispirati al
principio di collegialità che caratterizza le riunioni consiliari garantendo l’approfondimento e la
ponderazione necessari per l’assunzione delle migliori decisioni nell’interesse della società. Le
riunioni presuppongono la presenza della maggioranza degli amministratori in carica, a meno
che lo statuto non richieda un quorum più elevato. Esse possono avvenire anche mediante
mezzi di telecomunicazione, come recita la parte finale dell’art. 2388. Gli amministratori non
possono esercitare il voto per rappresentanza ed il consiglio decide a maggioranza assoluta dei
presenti, calcolata per teste, salvo diversa disposizione da parte dello statuto. il consiglio di
amministrazione deve riunirsi almeno una volta l’anno per redigere il progetto di bilancio che
verrà sottoposto all’approvazione dell’assemblea ordinaria. Se vi sono organi delegati occorre
una seconda riunione all’anno, dovendo questi ultimi riferire, al consiglio di amministrazione
ed al collegio sindacale almeno ogni sei mesi sul generale andamento della gestione e sulla sua
prevedibile evoluzione. Per quel che riguarda l’annullabilità delle delibere consiliari, il comma
4 del suddetto articolo prevede che quelle non assunte in conformità della legge o dello
statuto possano essere impugnate, dinanzi al tribunale, dal collegio sindacale entro novanta
giorni dalla data della delibera. La legittimazione dei soci ad impugnare le delibere consiliari
vale solo per quelle che abbiano leso i loro diritti come, ad esempio, l’illecita esclusione del
socio in mora nei versamenti del denaro conferito.
GLI INTERESSI DEGLI AMMINISTRATORI
Gli evidenti obblighi di diligenza e fedeltà che connotano il rapporto tra società e
amministratori devono indurli a perseguire l’interesse della società. Intenso come l’interesse
fondato sul contratto sociale e che tale viene considerato dalla maggioranza dei soci nel
rispetto dei criteri di buona fede e/o correttezza. Tuttavia, accade che i soci si trovino
costantemente esposti al rischio che gli amministratori perseguano obiettivi opportunistici,
esercitando il potere di cui dispongono nelle operative e strategiche per sottrarre ricchezza
alla società a proprio vantaggio. La disciplina che il legislatore ha dedicato a queste complesse
problematiche, al centro di ogni buona corporate goverance è contenuta nell’art.2391 c.c.,
ispirato all’idea che l’interesse dell’amministratore non sia da considerarsi in necessaria
contrapposizione con quello della società potendo, bastare all’uopo un’assoluta completezza
informativa. La norma, infatti, obbliga all’amministratore di informare gli altri amministratori
ed il collegio sindacale di ogni interesse. L’amministratore portatore di un proprio interesse
non è tenuto ad astenersi dal voto. Se però l’amministratore delegato ad essere portatore di
un interesse proprio o di terzi egli dovrà astenersi dal compiere l’operazione, investendo della
stessa il consiglio d’amministrazione. Inoltre, il comma 4 dell’art.2391 c.c. prevede che
l’amministratore interessato risponda dei danni arrecati alla società derivati dalla sua azione
od omissione del suddetto obbligo di comunicazione.
IL DIVIETO DI CONCORRENZA E DI SFRUTTAMENTO DELLE NOTIZIE E DELLE OPPORTUNITÀ
D’AFFARI
Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in
società concorrenti, né esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi, salvo
autorizzazione dall’assemblea. Il divieto di cui all’art.2390 c.c. è un’applicazione specifica del
più generale divieto di agire in conflitto di interessi prima considerato, difficilmente potendo
l’amministratore prestare la dovuta indipendenza e trasparenza nella gestione di due società
tra loro in concorrenza.
LE OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE NELLE SOCIETÀ APERTE
L’art. 2391 bis c.c. interessa soltanto gli amministratori delle società per azioni che fanno
ricorso al mercato del capitale di rischio, i quali sono tenuti ad adottare, secondo i principi
elaborati dal regolamento Consob, regole che assicurino la trasparenza e la correttezza
sostanziale e procedurale delle operazioni con parti correlate. Tali sono considerate le
operazioni nelle quali è rilevante il rischio che la società possa concluderle a condizioni meno
vantaggiose rispetto a quelle che si sarebbero avute in assenza di una correlazione con
determinate controparti legate alla società da rapporti di varia natura. Il regolamento
distingue le operazioni con parti correlaste sulla base di un criterio dimensionale in funzione
del quale sono modulati il ruolo degli amministratori indipendenti e la trasparenza.
LA RESPONSABILITÀ DEGLI AMMINISTRATORI
L’esercizio della funzione amministrativa può causare pregiudizio al patrimonio della società,
dei creditori sociali, dei soci e dei terzi se gli amministratori violano gli obblighi che la legge e lo
statuto pongono a loro carico. La responsabilità degli amministratori vene considerata come
un istituto volto a bilanciare i loro poteri di gestione e a garantire che l’esercizio di questi
ultimi venga impiegato nell’interesse della società. A mente dell’art.2392 c.c. gli
amministratori sono tenuti ad osservare gli obblighi che derivano dalla legge e dallo statuto.
devono adempierli con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche
competenze. Violando tali obblighi gli amministratori si espongono ad una responsabilità
solidale per i danni provocati alla società, a me che si tratti di attribuzioni proprie del comitato
esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori. Quella degli
amministratori verso la società è una responsabilità contrattuale, per colpa e per fatto proprio;
non è una responsabilità oggettiva. È una responsabilità di mezzi e non di risultato,
differenziata in funzione dell’eventuale delega di attribuzioni conferita, non potendo gli
amministratori essere imputati per il mancato successo economico dell’attività d’impresa. Il
legislatore inoltre, non ha precisato quali siano gli obblighi gravanti sugli amministratori,
tranne che per gli esaminati obblighi di non concorrenza, di comunicazione del proprio
interesse in una determinata operazione etc. tuttavia, taluni obblighi specifici sono previsti dal
legislatore per garantire il buon finanziamento della società per azione. Mentre,
l’individuazione di tali specifiche violazioni è agevole, difficoltosa si rivela invece quella che
attiene alla trasgressione dell’obbligo generale di agire con la diligenza richiesta dalla natura
dell’incarico con la quale il legislatore ha inteso richiamare la diligenza professionale. Il
parametro che riguarda le specifiche competenze oltre a mettere in risalto le conoscenze
professionali o tecniche per le quali il singolo consigliere può essere stato nominato consente
di considerare responsabile gli amministratori che decidano su questioni complesse senza
ricorrere alla consulenza di esperti nel settore. Il comma 2 dell’art.2392 c.c. ribadisce però la
responsabilità solidale dei consiglieri deleganti allorquando questi, a conoscenza di fatti
pregiudizievoli, non abbiamo fatto quanto era nelle loro possibilità per impedire il
compimento o eliminare le conseguenze dannose. Il comma 3 dello stesso articolo consente
all’amministratore di liberarsi da responsabilità se fa annotare il suo dissenso nel libero delle
adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, dandone immediata notizia
per iscritto al presidente del collegio sindacale.
L’AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ
La responsabilità degli amministratori può essere fatta valere dalla società la quale,
assumendo di aver subito un danno, esercita l’azione per ottenere la reintegrazione del
patrimonio sociale. L’azione è proposta dinanzi al tribunale ed è deliberata dall’assemblea
ordinaria e può essere decisa in occasione della discussione del bilancio, anche quando il
punto non sia iscritto all’ordine del giorno. Il comma 5 dell’art.2393 c.c. prescrive che se la
delibera assembleare è assunta col voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale
essa comporta la revoca dall’ufficio degli amministratori contro i quali è proposta. L’azione
sociale di responsabilità si prescrive in cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla
carica. Il giudice dovrà accertare il nesso di causalità tra il fatto illecito ed il danno, inteso come
perdita effettivamente sopportata dalla società. Al fine di evitare che la maggioranza dei soci
possa disporre del diritto al risarcimento dei danni spettante alla società, il codice riconosce ad
una minoranza qualificata di soci un diritto di veto. Infatti, in tanto la società può rinunciare o
transigere l’azione.
L’AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ PROMOSSA DAI SOCI DI MINORANZA
L’azione di responsabilità difficilmente sarà promossa contro gli amministratori nominati dalla
stessa maggioranza che li ha nominati. È infatti, un’azione che viene esercitata dagli organi
delle procedure concorsuali quando accertano atti di mala gestio degli organi di
amministrazione e controllo della società insolvente. L’art.2393 bis c.c cerca di superare
questa difficoltà, attribuendo ai soci di minoranza la stessa azione di responsabilità che la
società può esercitare per la cattiva gestione dei sui amministratori. Tanti soci che
rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa percentuale prevista dallo
statuto possono citare in pregiudizio gli amministratori e chiedere il risarcimento del danno
sopportato dalla società, esercitando l’azione in nome proprio, ma nell’interesse della società.
L’AZIONE DI RESPONSABILITÀ DEI CREDITORI SOCIALE E DEGLI ORGANI DELLE
PROCEDURE CONCORSUALI
Gli amministratori della società per azioni possono violare gli obblighi di condotta loro imposti
a tutela del patrimonio sociale, rendendo questo insufficiente a soddisfare le ragioni dei
creditori sociali. La lesione dell’integrità del patrimonio sociale può derivare anche dalla
violazione dei prima esaminati obblighi di cui all’art.2392 c.c., posto che ogni atto di gestione,
disponendo del patrimonio sociale, può arrecarvi pregiudizio.
Essendo nella società per azioni il patrimonio sociale l'unica garanzia per i creditori sociali si
attribuisce una distinta azione di responsabilità contro gli amministratori, purché il pregiudizio
lamentato sia riconducibile, secondo un rapporto di causalità, alla violazione degli obblighi. Nel
silenzio della disposizione, Art 2949 c.c., si ritiene che l'azione si prescrive in 5 anni dal
momento in cui insufficienza patrimoniale sia divenuto oggettivamente conoscibile da parte
dei creditori. Nel fallimento, nella liquidazione quota amministrativa e nell'amministrazione
straordinaria delle grandi imprese insolventi le azioni di responsabilità sino ad ora esaminate
confluiscono in un'unica azione, esercitata dagli organi di tali procedure concorsuali. Questi
ultimi puntano a conseguire lo stesso risarcimento che avrebbero potuto ottenere la società
ed i suoi creditori. L'azione dei creditori sociali nelle procedure concorsuali consente di
beneficiare del più favorevole termine di prescrizione che, decorrendo da quando risulta
l’insufficienza del patrimonio sociale, difficilmente sarà spirato rispetto a quello dell'azione
sociale di responsabilità.
L’AZIONE DI RESPONSABILITA’ DEI SINGOLI SOCI E DEI TERZI
L'art 2395 c.c., regola la responsabilità in cui possono incorrere gli amministratori quando
abbiano cagionato un pregiudizio direttamente al patrimonio del singolo socio o del terzo. Il
presupposto dell'azione risiede nella lesione di un diritto soggettivo patrimoniale del socio o
del terzo. Gli ambiti nei quali tali lesioni appaiono più evidenti e sintomatiche sono quelli delle
false comunicazioni sociali e dei mercati finanziari, per via delle comunicazioni al pubblico di
informazioni inesatte oppure delle missioni ed informazioni obbligatorie. L'azione non può
essere esercitata nei casi di inadempimento contrattuale della società, per i quali risponde
quest'ultima, eventualmente col concorso degli amministratori, se l'inadempimento sia
imputabile a loro colpa o dolo. Anche se non unanimemente, prevale l'opinione che giudica
extra contrattuale tale responsabilità. Premesso che essa si configura quando gli atti colposi o
dolosi degli amministratori siano stati compiuti nell'ambito dell'attività gestoria, controversa e
la questione di una responsabilità cumulativa della società. L'azione si prescrive in 5 anni dal
compimento dell'atto che ha pregiudicato il socio o il terzo, quindi secondo una regola
stranamente difforme da quella di diritto comune che per la responsabilità extracontrattuale
dispone la decorrenza dal momento in cui il danno si è prodotto. L'azione infine è esercitabile
dal socio ed al terzo anche se la società sia stata dichiarata fallita, non rientrando tra le
azioni per le quali è prevista la legittimazione degli organi delle procedure concorsuali.
LA RESPONSABILITA’ DEI DIRETTORI GENERALI
L'ultima disposizione in materia di responsabilità degli amministratori della società per azioni è
l'art 2396 c.c., intitolato “direttori generali”. Il direttore generale si pone al vertice
dell'organizzazione aziendale, è nominato dall'Assemblea e dal consiglio di amministrazione ed
ha il compito di dare esecuzione alle decisioni degli amministratori sotto la cui direzione e
vigilanza agisce. L'ampiezza dei suoi poteri e la sua collaborazione con l'organo amministrativo
lo espongono la medesima responsabilità degli amministratori In relazione ai compiti che gli
sono affidati. L'arte 2434 c.c., include il direttore generale nella cerchia dei soggetti che non
sono liberati dalle responsabilità insorse nella gestione sociale per effetto dell'approvazione
del bilancio.
IL COLLEGIO SINDACALE
Il collegio sindacale è l’organo al quale è affidato il controllo e la vigilanza sulla gestione
sociale. Esso “vigila sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo, sul rispetto dei principi di
corretta amministrazione”. Il controllo contabile, invece, è affidato a un revisore esterno
nominato dall’assemblea, su proposta motivata dal collegio sindacale. Il controllo contabile
può però essere affidato al collegio sindacale ma solo nelle società che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio e che non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato, il
cui statuto preveda tale estensione di funzioni. L’obiettività, l’imparzialità e l’indipendenza
del collegio sindacale sono essenziali per l’esercizio delle funzioni di controllo e vanno
perseguiti sia nei confronti degli amministratori sia nei confronti degli azionisti di maggioranza
o di riferimento che li hanno nominati. Il collegio sindacale è composto da tre o cinque sindaci
effettivi e da due sindaci supplenti. L’art. 2397 prevede che almeno un sindaco effettivo ed
uno supplente siano scelti tra i revisori legali iscritti nell’apposito registro. Gli altri membri, ne
non iscritti a quest’ultimo, devono essere iscritti nell’albo degli avvocati, dei dottori
commercialisti, dei ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro. Per quel che riguarda
le cause di ineleggibilità dei sindaci, l’art. 2399 prevede che non possono essere eletti e se
eletti, decadono, gli interdetti, gli inabilitati, i falliti e coloro che abbiano riportato l condanna
ad una pena che importi l’interdizione dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici
direttivi. L’art. 2399, ancora, attribuisce allo statuto la facoltà di prevedere altre cause di
ineleggibilità, di decadenza e di incompatibilità, e di fissare i limiti al cumulo degli incarichi,
volti a garantire l’effettività delle funzioni esercitate. I primi sindaci sono nominati nell’atto
costitutivo, successivamente dall’assemblea. Al momento della nomina essi devono rendere
noti all’assemblea gli incarichi di amministrazione e controllo ricoperti presso le altre società.
La nomina deve essere iscritta entro 30 giorni presso il registro delle imprese a cura
dell’organo amministrativo. I sindaci restano in carica per 3 esercizi e scadono alla data
dell’assemblea che approva il bilancio relativo al terzo esercizio della carica. Al fine di garantire
l’indipendenza dell’organo di controllo, peculiare è la disciplina che condiziona la revoca dei
soci da parte dell’assemblea, essendo prevista non solo la giusta causa, quale condizione di
efficacia della stessa revoca ma, altresì, che la delibera di revoca sia sottoposta ad
approvazione del tribunale, sentito il sindaco. Per evitare condizionamenti dell’organo di
controllo è prevista una retribuzione dei sindaci, che se non è stabilita dallo statuto, viene
determinata dall’assemblea e resta invariata per l’intero periodo di durata del loro incarico. In
caso di morte, rinuncia o decadenza, l’art 2401 c.c. stabilisce che il subingresso dei supplenti in
ordine di età debba avvenire rispettando i requisiti di professionalità, così da garantire che nel
collegio vi sia sempre un componente iscritto nel registro dei revisori.
DOVERI, POTERI E RESPONSABILITA’ DEL COLLEGIO SINDACALE
Uno dei doveri del collegio sindacale è quello di vigilare sull’adeguatezza dell’assetto
organizzativo, amministrativo e contabile della società e sul suo concreto funzionamento. Il
primo dovere ha un contenuto estremamente ampio, implicando l'osservanza di ogni
disciplina legale e regolamentare che interessi la vita della società. La vigilanza sulla corretta
amministrazione attiene alla conformità delle decisioni gestionali, alle regole, comunemente
accettate, della prudente amministrazione derivanti dalle scienze aziendalistiche. L'art 2403
bis, fissa i poteri dei sindaci, stabilendo che essi possono compiere atti di ispezione e controllo
ed accedere quindi ad ogni informazione concernente la gestione della società. Trattasi di
poteri funzionali all'acquisizione di informazioni che si possono far valere in totale autonomia
e riservatezza. Il collegio sindacale può anche chiedere agli amministratori notizie
sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Il collegio sindacale può
scambiarsi informazioni con i sindaci delle società controllate relativamente all'adeguatezza
dell'organizzazione dei sistemi di cui questa si compone. Per garantire un adeguato
funzionamento del controllo la legge impone al collegio sindacale di riunirsi almeno ogni 90
giorni. La concreta partecipazione dei sindaci e garantita dalla sanzione della decadenza
dall'ufficio, qualora il sindaco non partecipi, senza giustificato motivo, a due riunioni nel corso
di un esercizio sociale. Per assicurare l'effettività del controllo la legge impone invece ai sindaci
di assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione, del comitato esecutivo e alle
assemblee. Se il sindaco, senza giustificato motivo non partecipa anche ad una sola assemblea
decade dall'ufficio. L'art 2406 contiene taluni doveri e poteri del collegio sindacale di
intervento e di supplenza rispetto alle omissioni dell'organo amministrativo. Deve infatti
convocare l'assemblea ed effettuare tutti gli adempimenti pubblicitari prescritti dalla legge o
dallo statuto se gli amministratori siano inerti o in ingiustificato ritardo nel provvedervi.
Qualora il collegio sindacale abbia ravvisato fatti censurabili di rilevante gravità al fine di
rendere i soci edotti dai medesimi, la legge gli attribuisce il potere di convocare l'assemblea
previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione. L'art 2408 riconosce a
ciascun socio il potere di denunciare al collegio sindacale i fatti ritenuti censurabili che i
sindaci possono non avere rilevato per inefficienza o per collusione con gli amministratori.
Qualora ricorrano le condizioni di rilevante gravità dei fatti censurabili e l'urgente necessità di
provvedere il collegio sindacale deve convocare l'assemblea previa comunicazione al
presidente del consiglio di amministrazione. Sempre in tema di poteri, va ricordata la
legittimazione del collegio sindacale ad impugnare le delibere annullabili dall'Assemblea EA
promuovere l'azione sociale di responsabilità contro gli amministratori ed il controllo
giudiziario della società ai sensi dell'art 2409. Significativa e la relazione del collegio sindacale
al bilancio d'esercizio che deve restare depositata presso la sede sociale durante 15 giorni che
precedono l'assemblea. Scopo della relazione e di riferire sull’attività svolta Nell'adempimento
dei propri doveri di vigilanza, sulle modalità dei controlli, sugli esiti di questi ultimi, sulle
riunioni e sulle ispezioni effettuate.
Per quanto riguarda invece la responsabilità dei sindaci, concerne la verità delle loro
dichiarazioni ed attestazioni, attinenti alle attività di verifica e controllo. Essi devono
conservare il segreto sui fatti e su documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro
ufficio. I sindaci possono rispondere anche in solido con gli amministratori, per i fatti e le
omissioni di questi ultimi quando il danno alla società, ai creditori sociali oppure ai singoli soci
e terzi non si sarebbe verificato se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro
carica. Le azioni di responsabilità esperibili contro i sindaci sono le stesse esperibili contro gli
amministratori, potendosi gli stessi rendersi responsabili verso la società, verso i creditori,
verso i singoli soci e i terzi.
LA REVISIONE LEGALE DEI CONTI
Nelle società per azioni la revisione legale dei conti è affidata in revisore legale o ad una
società di revisione contabile, iscritti nel registro istituito presso il ministero dell'economia e
delle finanze, come stabilisce l’art. 2409 bis c.c.. la recedente disciplina dell’ auditing si divide
in due parti. Una prima destinata a tutte le società per azioni che contiene regole in materia di
tirocinio, abilitazione, formazione continua, tenuta del registro, riservatezza e segreto
professionale cui sono tenuti i soggetti abilitanti, nonché di svolgimento della revisione legale
e di responsabilità. La seconda parte della disciplina è invece destinata solo alle società
qualificate come enti di interesse pubblico, considerate tali per gli interessi generali che
attorno ad esse si appuntano. In sede di costituzione della società per azioni il soggetto
incaricato del controllo contabile è indicato nell'atto costitutivo, mentre successivamente è
nominato dall'Assemblea. L'incarico dura tre esercizi e scade alla data dell'assemblea
convocata per l'approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio dell'incarico. Sentiti
l'organo di controllo, l'assemblea pur revocare l'incarico al soggetto incaricato della revisione
legale quando ricorrono a giusta causa. I revisori possono rinunciare all'incarico, salvo il
risarcimento del danno la tutela dell'indipendenza dell'organo in esame è affidata anche al
divieto assoluto di un suo coinvolgimento nei processi decisionali della società rev isionata.
Infatti al revisore legale e alla società di revisione è vietato effettuare la revisione di una
società qualora tra le società e il revisore legale o la società di revisione legale o la rete
sussistano relazioni finanziarie, d’affari, di lavoro o di altro genere comprese quelle derivanti
dalla prestazione di servizi diversi dalla revisione contabile. I soggetti incaricati della revisione
legale devono verificare la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei
fatti di gestione nelle scritture contabili. Essi devono redigere una relazione che esprime un
giudizio di conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano la relazione e se esso
rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato
economico dell'esercizio. Il comma uno dell'art 15 dispone che i revisori oppure la società di
revisione legale sono solidalmente responsabili con gli amministratori della società revisionata
per i danni a questa cagionati, ai suoi soci o ai terzi, derivanti dall’inadempimento ai loro
doveri. Inoltre, prevede la responsabilità solidale tra il responsabile della revisione, i
dipendenti che hanno collaborato all'attività di revisione e la società di revisione, per i danni
subiti dalla società revisionata e dai terzi.
IL CONTROLLO GIUDIZIARIO SULLA GESTIONE
Il controllo giudiziario sulla gestione delle società per azioni è diretto al ripristino della legalità
dell’amministrazione. Per assicurare quest’ultimo può non essere sufficiente al quadro dei
poteri e degli strumenti sinora considerati previsti dalla legge rispettivamente in capo
all’organo amministrativo, all’organo di controllo interno e all’eventuale organo di controllo
contabile. L’art.2409 c.c. stabilisce che, qualora vi sia il fondato sospetto che gli
amministratori, violando i loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità di gestione, i soci
rappresentanti il decimo del capitale sociale possono presentare ricorso in tribunale per
denunziare tali fatti. Lo statuto può prevedere aliquote minore. La denuncia per gravi
irregolarità deve ricondursi a censuare di legittimità idonee a pregiudicare il buon
funzionamento della società, non a questioni di merito o di convenienza degli atti di gestione.
Esaminata la denunzia, il tribunale sente gli amministratori ed i sindaci in camera di consiglio.
Dopodichè può ordinare l’ispezione della società a spese dei soci denunziati per accertare gli
elementi di fatto posti a base della denuncia. Qualora l’ispettore verifichi che le irregolarità
denunziate sussistono oppure si accerti che queste ultime siano state eliminate il tribunale
può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori. Nei casi più gravi, il tribunale può
revocare gli amministratori ed eventualmente anche i soci a nominare un amministratore
giudiziario. L’amministratore giudiziario è tenuto al termine dell’incarico, a presentare al
tribunale il conto della sua gestione, nonché a convocare e a presiedere l’assemblea perché
nomini gli organi di amministrazione e controllo o per proporre la messa in liquidazione della
società o la sua ammissione ad un procedura concorsuale.
IL SISTEMA DUALISTICO
La società per azione sia in sede di costituzione sia successivamente, può adottare il sistema
dualistico di amministrazione e controllo. Realizzando una forte dissociazione fra proprietà e
controllo. Nel sistema dualistico la funzione amministrativa spetta, al consiglio di gestione il
quali al pari di quanto prima riferito è tenuto ad esercitarla nel modello di amministrazione e
controllo tradizionale. La funzione di controllo di legalità, spetta invece al consiglio di
sorveglianza e quella di controllo contabile. Il consiglio di gestione è costituito da non meno di
due componenti anche non soci, nominati, i primi in sede di costituzione e successivamente
dal consiglio di sorveglianza che ne determina il numero e anche il compenso, salvo che l o
statuto attribuisca la competenza all’assemblea. i consiglieri di gestione non possono far parte
del consiglio di sorveglianza che li elegge, restano in carica per un periodo non superiore a tre
esercizi, sono rieleggibili anche se nominati nell’atto costitutivo. Il consiglio di gestione può
delegare le proprie attribuzioni ad uno o più sei suoi componenti, ma tra gli interpreti sembra
prevalere la soluzione negativa. Alle delibere del consiglio di gestione si applica anche la
disciplina sulla validità delle delibere consiliari. Anche nel sistema dualistico l’azione di
responsabilità contro i consiglieri di gestione può essere promossa dalla società e dai creditori.
Alla legittimazione di tali soggetti si aggiunge quella del consiglio di sorveglianza.
IL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA
Il consiglio di sorveglianza ha la funzione di controllo e di vigilanza sull’amministrazione nel
modello dualistico, ma non quella del controllo contabile che deve essere attribuita al revisore
o alla società di revisione contabile. I componenti del consiglio di sorveglianza non possono
essere soci e sono nominati nell’atto costitutivo successivamente dall’assemblea. lo statuto
può prevedere un numero maggiore e può contenere clausole che riconoscano alle minoranza
la nomina di un certo numero di componenti. I consiglieri di sorveglianza restano in carica per
tre esercizi e scadono alla data dell’assemblea successiva alla scadenza del terzo esercizio.
Salvo che lo statuto non disponga diversamente, i consiglieri di sorveglianza sono rieleggibili
senza limiti e sono revocabili dall’assemblea col voto favorevole di almeno un quinto del
capitale sociale, e quindi sulla base di un quorum rafforzato. Inoltre, almeno uno dei
componenti dei consiglieri di sorveglianza deve essere iscritto nel registro dei revisori legali
rispetto al collegio sindacale i cui componenti, diversi dal revisore, devono almeno essere
iscritti in albi professionali. Per quanto riguarda le competenze esse sono:
1. La nomina e la revoca dei consiglieri di gestione e la determinazione del loro compenso;
2. L’approvazione del bilancio di esercizio;
3. Le funzioni di vigilanza del collegio sindacale;
4. La denunzia al tribunale delle gravi irregolarità;
5. L’informativa scritta all’assemblea almeno una volta l’anno riguardante l’attività svolta.
A tali competenze inoltre, va aggiunta l’impugnativa delle delibere dei consiglio di gestione e
delle delibere assembleari annullabili. Anche nel sistema dualistico i soci hanno diritto di
impugnare la delibera approvativa del bilancio. Questo funzionamento del consiglio di
sorveglianza prevede che i consiglieri di sorveglianza assistono alle adunanze del consiglio di
gestione e dall’altro, all’obbligo di partecipare alle assemblee. L’azione di responsabilità contro
i consiglieri di sorveglianza è esercitata dall’assemblea. Tuttavia l’assenza di un richiamo
all’art.2407 c.c. e quindi alle disposizioni contenute sulle azioni di responsabilità stavolta
determina un difetto di coordinamento.
IL SISTEMA MONISTICO
Adottando un sistema monistico, lo statuto delle società per azioni può prevedere che la
gestione dell’impresa sociale spetti al consiglio di amministrazione e che la vigilanza ed il
controllo siano affidate ad un comitato che per il controllo sulla gestione, costituito all’interno
dello stesso consiglio di amministrazione. Nel sistema monistico il controllo contabile è
esercitato dal revisore legale dei conti. Il sistema monistico nasce e si sviluppa nella tradizione
deli ordinamenti angloamericani, nei quali si caratterizza per una maggiore quantità di
informazioni a disposizione dell’organo di controllo della legalità. Nel sistema posto in esame,
il consiglio di amministrazione è regolato come nel sistema tradizionale in virtù di quanto
previsto dall’art.223. All’atto di nomina, e prima dell’accettazione dell’incarico i consiglieri
devono rendere noti all’assemblea gli incarichi di amministrazione e controllo ricoperti presso
le altre società. Un terzo consigliere di amministrazione deve possedere gli stessi requisiti di
indipendenza non più rigorosi, nonostante la segnalata contiguità tra i due organi, di quelli
previsti per i sindaci dall’art.2399 c.c. la nomina e la decisione del numero dei componenti del
comitato per il controllo sulla gestione è affidata al consiglio di amministrazione. Nelle società
che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i componenti del comitato non possono
essere meno di tre. Possono far parte del comitato solo i componenti del consiglio di
amministrazione che posseggano i requisiti di onorabilità e professionalità stabiliti dallo
statuto, nonché i requisiti di indipendenza. Per tentare di realizzare un distacco quanto più
netto della funzione gestoria da quella di controllo, il legislatore ha fatto divieto ai componenti
del comitato per il controllo sulla gestione di essere titolare di funzioni esecutive. Essi non
possono, far parte del comitato esecutivo, né essere titolare di deleghe o di particolari cariche.
In caso di cassazione di un membro del comitato per morte, rinunzia, revoca o decadenza, il
consiglio di amministrazione lo sostituisce, scegliendolo tra i consiglieri di amministrazione in
possesso dei suddetti requisiti. Per quel che riguarda il funzionamento e i doveri dei
componenti del comitato per il controllo sulla gestione, si prevede una riunione del comitato
almeno ogni novanta giorni. Quanto alle competenze, il comitato per il controllo sulla gestione
oltre ad eleggere il presidente:
1. Vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società del sistema di
controllo interno ed il sistema amministrativo e contabile;
2. Svolge gli ulteriori compiti affidatigli dal consiglio di amministrazione con particolare
riguardo ai rapporti con il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti.
La vigilanza sugli assetti corrisponde a quella cui sono tenuti anche i sindaci nel sistema
tradizionale, spettando all’organo in esame di effettuare una vigilanza preventiva e
continuativa sulla capacità della struttura di rappresentare correttamente i fatti di gestione.
LE OBBLIGAZIONI
IL PRESTITO OBBLIGAZIONARIO
La struttura finanziaria della società per azioni si fonda sul capitale di rischio, attraverso
l'emissione di azioni. A questo può aggiungersi il capitale di credito, rappresentato dalle
obbligazioni, titoli di credito di massa a reddito fisso, emessi in serie, normativi o al
portatore, negoziabili nei mercati finanziari. L' investitore che sottoscrive obbligazioni
effettua un prestito alla società, di cui esige la restituzione con gli interessi (cedola) a tasso
fisso o variabile, in relazione all' andamento dei tassi di mercato. Il mercato di prestito
obbligazionario e un'operazione con la quale la società per azioni chiede al mercato, sotto
forma di credito, mezzi finanziari che è obbligata a restituire. Quindi capitale di credito,
attraverso il quale essa si finanzia ricorrendo a quei risparmiatori che non intendono
correre l’alea dell' azionista legate all' andamento degli affari sociali. Netta e la diversità
tra azionisti ed obbligazionisti. Gli uni e gli altri apprestano, rispettivamente, capitale di
rischio e capitale di credito nel rispetto di regole modellate su questa essenziale diversità.
Gli obbligazionisti hanno diritto alla restituzione del prestito, maggiorato della
remunerazione, alle scadenze pattuite e con precedenza assoluta rispetto ad ogni gruppo
di soci. Se la società è in perdita, l'utile non può essere distribuito, non può mettersi il
pagamento degli interessi agli obbligazionisti, quali creditori sociali. Tuttavia, se la società
è insolvente anche gli obbligazionisti sono esposti al rischio di non conseguire il
rendimento e la restituzione del prestito. Caratteristica essenziale dell'emissione di
obbligazioni e la sua unitarietà. La società con un'unica operazione, si rivolge ai
risparmiatori per essere finanziata, al fine di fronteggiare esigenze non contingenti, bensì
durevoli e di notevole consistenza. La provvista che si richiede si pone come un'entità
unitaria, frazionata in una molteplicità di strumenti finanziaria della stessa natura e
qualità. Anche il rapporto tra la società ed i suoi sottoscrittori e segnato da unitarietà
poiché ognuno di essi aderendo all' offerta, accetta di prestare una quota del complessivo
finanziamento. Si instaura così un rapporto contrattuale tra società e singolo
obbligazionista che è una frazione dell'operazione globale. I titoli obbligazionari devono
indicare le caratteristiche dell'operazione di prestito, nonché le eventuali garanzie, reali o
personali, delle quali sono assistite, art 2441 c.c.. In tal caso la delibera di emissione dovrà
designare un notaio per il compimento delle formalità necessarie. Tali garanzie e le
cessioni di credito in garanzia possono essere costituite in favore degli obbligazionisti o di
un loro rappresentante, il quale sarà legittimato ad esercitare nell'interesse dei primi i
diritti relativi alle garanzie medesime. La legge consente l'emissione di titoli modellati in
funzione delle contingenti esigenze del mercato e della fisionomia dei potenziali
sottoscrittori. Anzi tutto, il diritto degli obbligazionisti alla restituzione del prestito e al
pagamento degli interessi, allorquando la società entri in stato di liquidazione o sia
sottoposta ad una procedura concorsuale, può in tutto o in parte, essere subordinato alla
soddisfazione dei diritti di altri creditori della società. Si parla in questo caso di
obbligazioni subordinate, in ordine alle quali si applica in buona sostanza il meccanismo
della postergazione. È previsto inoltre che i tempi e l'entità del pagamento degli interessi
possano variare alla stregua di indici oggettivi, estremi o interni alla società. Nel primo
caso, si parla di obbligazioni indicizzate le quali, adeguando il tasso di interesse alla
modificazione di determinati parametri prefissati al momento del lancio del prestito,
sottraggono l'obbligazionista al pericolo della svalutazione ed agganciano il tasso di
interesse al mercato finanziario. Se i parametri sono interni, legati quindi all' andamento
economico della società, si parla di obbligazioni partecipanti, titoli che riducono
sensibilmente la segnalata distinzione tra capitale di rischio e capitale di credito. Per
contro, non è ammesso che il valore di rimborso dipenda dall' andamento della società,
facendo in tal modo partecipare l'obbligazionista il rischio di impresa. l'art 2411 c.c.
prevede anche l'emissione di strumenti finanziari comunque denominati aventi tale
funzione. In tale categoria possono rientrare le obbligazioni strutturate che si
caratterizzano per le modalità particolare innovative di calcolo degli interessi o del valore
del rimborso del capitale. Vi sono diverse tipologie, ad esempio, le obbligazioni “linked” la
cui cedola è collegata all' andamento di azioni, panieri di azioni, indici, tassi di cambio,
merci, fondi comuni di investimento. Oppure obbligazioni le cui cedole sono inizialmente
determinate ma non sono costanti nel tempo, come le “step down”, con cedole
decrescenti nel tempo o le “step up”, con cedole iniziali basse crescenti nel tempo. Oppure
ancora le “reserve convertible”, collegate generalmente ad un'azione quotata, le quali
riconoscono interessi superiori a quelli di mercato, compensati dalla facoltà dell'emittente
di consegnare alla scadenza un certo numero di azioni o l'equivalente in denaro.
Per quanto riguarda ancora le obbligazioni non strutturate, esse possono essere fornite di
caratteristiche diverse che traggono anzitutto origine da una duplice tipologia di base: le
ordinarie e le convertibili in azioni. Le obbligazioni ordinarie accordano al sottoscrittore
il diritto alla restituzione del prestito, maggiorato degli interessi e possono essere messe
anche al di sotto della pari, nel senso che il valore di sottoscrizione versato è inferiore al
valore nominale del titolo. Vi sono anche le obbligazioni a premio, oltre alla restituzione
del capitale maggiorato degli interessi, accordano sottoscrittore il beneficio di possibili
convenienze, oggetto di estrazione a sorte; le obbligazioni con warrant che consentono
l'obbligazionista di restare tale e di sottoscrivere o acquistare azioni della società
emittente o di altra società. Gli obbligazionisti dispongano, per legge, di
un'organizzazione comune costituita da un'assemblea e da un rappresentante comune.
Tale organizzazione comporta, da un lato, una limitazione dei diritti spettanti al singolo
obbligazionista il quale è considerato non come singolo creditore della società ma quale
membro di un gruppo di creditori, la cui maggioranza può assumere decisioni vincolanti
anche per la minoranza dissenziente; dall'altro lato, tale organizzazione comune consente
alla categoria di essere rappresentata e tutelata nei rapporti con la società emittente.
L'assemblea degli obbligazionisti ha regolato secondo la disciplina dell'assemblea
straordinaria dei soci. Alla stessa possono assistere gli amministratori, sindaci EI
componenti del consiglio di gestione o di sorveglianza. Essa nomina e revoca il loro
rappresentante comune, delibera sulle modificazioni delle condizioni del prestito, sulla
proposta di concordato della società emittente, sulla costituzione di un fondo per le spese
necessarie alla tutela dei comuni interessi. L'assemblea è convocata dal consiglio di
amministrazione o dal consiglio di gestione della stessa società emittente o dal
rappresentante comune o quando ne è fatta richiesta da quella parte di essi che
rappresenti il ventesimo dei titoli emessi e non estinti. Le obbligazioni sono iscritte nel
registro delle imprese. Se non conformi alla legge, le deliberazioni dell'assemblea degli
obbligazionisti possono essere impugnate secondo la disciplina propria dell' invalidità
delle deliberazioni dell'assemblea dei soci, ai sensi dell'art 2377 e 2379 c.c.. L' impugnativa
è proposta innanzi al tribunale nella cui giurisdizione la società ha sede in contraddittorio
del rappresentante comune. Il rappresentante comune può essere scelto al di fuori degli
obbligazionisti e se non è nominato dalla loro assemblea è nominato con decreto del
presidente del tribunale su domanda di uno più obbligazionisti o degli amministratori della
società emittente. Non possono essere nominati gli amministratori, i sindaci e i dipendenti
della società emittente e tutti coloro per i quali sono fissate le cause di ineleggibilità
previste per il collegio sindacale. Il rappresentante comune dura in carica per un periodo
non superiore a tre esercizi sociali e può essere rieletto. Entro 15 giorni dalla notizia della
sua nomina deve richiederne l'iscrizione nel registro delle imprese. Il suo compenso è
fissato dall'Assemblea. Il rappresentante comune convoca l’assemblea degli
obbligazionisti e ne segue le deliberazioni, tutte le loro interessi nel rapporto con le
società emittente alle cui assemblea assiste e presenza alle operazioni di sorteggio delle
obbligazioni. Il rappresentante comune cura il libro delle adunanze e delle delibere
dell'assemblea degli obbligazionisti. L'art 2422 c.c. lo abilita ad esaminare il libro delle
obbligazioni e quello delle adunanze e delle deliberazioni dell'assemblea dei soci.
IL PROCEDIMENTO ED I LIMITI ALL’EMISSIONE
L'emissione di obbligazioni e deliberata dagli amministratori. Per le obbligazioni
convertibili, se lo statuto non attribuisce la competenza gli amministratori, essa spetta
all'assemblea straordinaria. In ogni caso, la deliberazione deve risultare dal verbale
redatto dal notaio ed è soggetta al deposito ed all' iscrizione presso il registro delle
imprese. Al fine di mantenere un certo equilibrio tra indebitamento della società e
capitale di rischio, l'emissione delle obbligazioni non può accedere la somma del doppio
del capitale sociale, integrato dalla riserva legale e dalle riserve disponibili, risultanti
dall'ultimo bilancio approvato, che però potrà essere redatto anche in funzione
dell'emissione. Rientrano nel limite all'emissione le garanzie per obbligazione mese da
altre società, anche estere. L' osservanza di tale limite è attestata dai soci. Esso può essere
superato se i titoli obbligazionari che lo eccedono sono destinate alla sottoscrizione di
investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale, a norma delle leggi speciali. In tal
caso però a tutela degli obbligazionisti, gli investitori professionali rispondono del
pagamento nei confronti degli acquirenti di tali titoli, se questi non siano a loro volta
investitori professionali. Il limite in parola può essere superato se la restituzione del
prestito obbligazionario è garantita da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà
della società, fino a 2/3 del loro valore, così da scongiurare i rischi derivanti da una
sopravvalutazione dell' immobile. In tal caso la delibera di emissione dovrà indicare il
notaio che provveda alla costituzione della garanzia reale. Ed ancora il limite non trova
applicazione se le obbligazioni sono destinate ad essere quotate in mercati regolamentati
o in sistemi multilaterali di negoziazione, o se trattasi di obbligazioni con warrant. Cali
ipotesi di superamento del limite riguarda le particolari ragioni che interessano
l'economia nazionale, allorquando l'emissione in eccedenza sia stata autorizzata
dall'autorità governativa che stabilirà le relative modalità e cautele. Importante è tenere
presente che il rapporto tra il capitale, la riserva legale e quelle disponibili, da un lato, e
l'ammontare del prestito obbligazionario, dall'altro, non rileva soltanto al momento
dell'emissione. La società non può ridurre volontariamente il capitale o distribuire le
riserve se rispetto al totale complessivo delle obbligazioni, ancora in circolazione,
quell’iniziale rapporto non risulta più sussistente.
LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI
In questa categoria di obbligazione, è concessa la facoltà di convertire la situazione
soggettiva di creditore in quella di socio, sia della società emittente sia di altra società
coinvolta nell'operazione. Competente a deliberare l'emissione di obbligazioni
convertibile l'assemblea straordinaria punto ai sensi però dell'art 2420 ter c.c., lo statuto
può attribuire agli amministratori la facoltà di emettere una o più volte, obbligazioni
convertibili fino ad un ammontare determinato e per il periodo massimo di 5 anni. All'atto
dell'emissione delle obbligazioni convertibili viene fissato il rapporto di cambio tra queste
e le azioni, in base al quale sarà possibile determinare il numero delle azioni spettanti agli
obbligazionisti che eserciteranno la conversione. In tal caso l'obbligazionista dismette la
qualità di creditore ed assume quella di socio. Oltre al fatto che il capitale sociale debba
essere interamente versato, questa operazione esige che, contestualmente alla
deliberazione di emissione del prestito, si ha deliberato l'aumento del capitale a servizio
dell'ammontare delle obbligazioni messe. Puntualmente disciplinata è la conversione, ad
iniziativa dell’obbligazionista, dei suoi titoli in azioni: nel primo mese di ciascun
semestre, gli amministratori della società curano l'emissione delle stesse azioni a
beneficio di quegli obbligazionisti che hanno chiesto la conversione nel semestre
precedente; devono naturalmente essere soddisfatte le conseguenti esigenze di
pubblicità legale relativa all'intervenuta modificazione del capitale della società. Con
l'emissione delle obbligazioni convertibili si pongono le premesse per la sottoscrizione
dell'aumento del capitale che si realizza con il progressivo esercizio del diritto di
conversione, e tali titoli devono essere offerti in opzione ai vecchi soci ed ai precedenti
possessori di obbligazioni convertibili. Si assicura così l' inalterato mantenimento della
partecipazione sociale a chi e già azionista ed a chi può divenirlo.
LE SCRITTURE CONTABILI E IL BILANCIO.
I LIBRI SOCIALI
NOZIONI E FUNZIONI
L'articolo 2421 c.c. stabilisce che la società deve tenere libri e le altre scritture contabili
prescritti nell'art 2214 c.c., e l'art 2423 c.c. prescrive che gli amministratori devono
redigere il bilancio di esercizio, costituito da quattro documenti: stato patrimoniale, conto
economico, rendiconto finanziario e nota integrativa. Le scritture contabili possono
essere definite come l'insieme ordinato della documentazione scritta inerente l'impresa,
comprensiva sia dei singoli documenti che contengono le registrazioni contabili, che delle
relative pezze di supporto, quali lettere, telegrammi, fatture, contratti e altri documenti.
Nelle scritture contabili secondo un criterio cronologico (libro giornale) e sistematico
(libro mastro), vanno rilevati, con il metodo della partita doppia i fatti di gestione, secondo
le norme di un'ordinata contabilità, nel rispetto delle regole giuridiche e dei principi
predisposti dalla ragioneria e dalle scienze aziendali in genere. Le scritture contabili
recepiscono i fatti di gestione, cioè le operazioni aziendali poste in essere
dall'imprenditore nelle imprese individuali, e dagli amministratori nelle imprese collettive,
quali una vendita, un acquisto, un incasso, un pagamento; dai fatti di gestione possono
derivare variazioni numerarie positive oppure negative. Le scritture contabili hanno quindi
la funzione di rilevare, al momento della loro manifestazione numeraria, la consistenza
quantitativa e monetaria dei fatti di gestione, cioè di far emergere attraverso il susseguirsi
dei numeri le operazioni poste in essere dall’impressa, che costituiscono la premessa
logica della rilevazione contabile, ovvero la raccolta dei valori e relativa rappresentazione
formale. La rilevazione quantitativa nelle scritture contabili dei fatti di gestione costituisce
l'atto contabile, e consiste negli scrivere nelle scritture contabili valori dei fatti di gestione
con le relative denominazioni. La rilevazione ha per oggetto la documentazione che
accompagna i fatti di gestione in quanto la contabilità non registra fatti materiali,
accadimenti fisici, bensì relativi documenti che li evidenziano. Documenti questi definiti
anche documenti di primo grado; sotto questo profilo il libro giornale e il libro degli
inventari sono considerati documenti di secondo grado, ed il bilancio documento di terzo
grado. Il momento della rilevazione contabile e di registrazione del fatto di gestione in
contabilità è individuabile nel l'insorgere della variazione numeraria, che normalmente
coincide con l'emissione o il ricevimento della fattura o di documento analogo. Il
preordinato processo organico e continuo di rilevazione dal luogo alla contabilità
generale, intesa come il sistema di determinazione ed espressione, in linguaggio
matematico, dei fatti e delle operazioni aziendali, la cui finalità è rappresentata dalla
redazione del bilancio di esercizio, che nella società di persone, a differenza che nelle
società di capitali e nelle cooperative, non è soggetto ad un procedimento formale di
controllo e di approvazione, ne sono previste misure di pubblicità.
Il bilancio d'esercizio espone ordinariamente e periodicamente i valori del reddito (conto
economico) e del capitale (stato patrimoniale); a questi documenti costituiti da prospetti
numerici si aggiunge il rendiconto finanziario e la nota integrativa, redatta in forma
prevalentemente narrativa con funzione esplicativa dei primi tre. La sequenza
dell'itinerario contabile passa dai fatti di gestione alle scritture contabili, e quindi al
bilancio. Il passaggio intermedio tra questi ultimi viene costituito dalle scritture di
assestamento propedeutiche alla costruzione del bilancio annuale, consistenti nella
rilevazione di quei fatti di gestione che in fase di chiusura non risultano ancora iscritti in
contabilità per mancanza della correlata documentazione giustificativa: le scritture
contabili elaborate nel corso dell'esercizio vengono così integrate ai fini della
predisposizione del bilancio d'esercizio con queste scritture, non potendo figurare nel
bilancio poste o voci che non siano già state rilevate in contabilità. La rilevazione nelle
scritture contabili dei documenti evidenziano TI fatti di gestione viene effettuata nel
periodo amministrativo nel quale i fatti si manifestano, senza attendere la correlata
entrata o uscita monetaria, essendo il bilancio nel nostro ordinamento, impostato
secondo il criterio di competenza e non di cassa. La ratio del principio di competenza è
quella di far emergere i risultati economici nell'esercizio in cui si sono realizzati i relativi
proventi ed oneri, indipendentemente dal verificarsi della manifestazione monetaria, e
quindi indipendentemente dagli incassi e dei pagamenti. Il successivo controllo sulla
regolare tenuta delle scritture contabili ha la funzione di verificare che nelle scritture sia
stata correttamente effettuata la trascrizione dei documenti evidenziati i fatti di gestione,
a cui fa seguito la verifica della corretta sintesi nel bilancio d'esercizio delle risultanze delle
scritture. La funzione primaria del bilancio è quella di offrire informazioni ai soci, ai
creditori e ai terzi in genere, secondo una valutazione prudente della situazione
patrimoniale e finanziaria della società e del risultato economico dell'esercizio, nonché di
agevolare la stima del valore e della redditività delle partecipazioni da part e degli
investitori, attivi sui mercati finanziari, nel capitale di rischio.
IMPRESE CON RILEVANZA PUBBLICA E IMPRESE SENZA RILEVANZA PUBBLICA.
PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI E NAZIONALI
La disciplina dei bilanci societari presenta significative differenze in ordine alle regole di
rappresentazione e di valutazione in funzione della rilevanza pubblica o meno delle
imprese di riferimento. Alle imprese con rilevanza pubblica trova applicazione il
regolamento CE 1606/2002, che recepisce i principi contabili internazionali IAS/IFRS, volte
a fornire una comparabilità dei risultati a livello internazionale e un'informazione
finanziaria consona alle esigenze conoscitive degli operatori degli investitori. Per le
imprese senza rilevanza pubblica rimangono ferme le regole del codice civile, innovate
dal d.lgs. 139/2015, in attuazione della direttiva 2013/34/UE in tema di bilanci di esercizio
e consolidato delle società che non adottano gli IAS/IFRS, e i criteri interpretativi e
integrativi previste principi contabili nazionali emanati dall'Organismo Italiano di
Contabilità. La disciplina codicistica del bilancio dell'esercizio prevede, in linea generale,
una semplificazione delle regole di redazione del bilancio basata sui profili dimensionali
della società e sul decrescere delle dimensioni aziendali.
LA STRUTTURA DELLO STATO PATRIMONIALE E DEL CONTO ECONOMICO
gli articoli 2424 e 2425 c.c. stabiliscono lo schema dello Stato patrimoniale e del conto
economico. La struttura alla funzione di facilitare una visione d'insieme dei prospetti
contabili che costituiscono il bilancio, secondo il principio di topicità, cioè del luogo dove
la norma prevede che la notizia sia rinvenuta. Le regole sono:
1. inderogabilità delle poste: la norma stabilisce che nello stato patrimoniale nel
conto economico devono essere iscritte le voci previste dagli articoli 2424 e 2425,
separatamente e nell'ordine indicato. Le voci precedute dalla lettera dell'alfabeto
ho dei numeri romani costituiscono la struttura fissa del bilancio, e non sono
consentiti modifiche o raggruppamenti:
2. suddivisioni-raggruppamenti: all'essenzialità delle classi e delle sottoclassi si
contrappone una certa flessibilità delle voci precedute da numeri arabi, che
possono essere ulteriormente suddivise, senza eliminazione della voce
complessiva e dell'importo corrispondente. Queste voci possono subire anche un
trattamento inverso mediante i raggruppamenti, ma solo in presenza di
presupposte estremamente limitativi, ad esempio quando il raggruppamento è
irrilevante al fine di una informazione chiara, veritiera e corretta;
3. adattamento delle voci: alle voci elencate negli schemi legali devono essere
aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in alcuna delle
previste dagli articoli 2424 e 2425 c.c.. L'obbligo di aggiungere nuove voci non è
limitato alle voci precedute da numeri arabi, ma si estende anche alle classi
contrassegnate da lettere dell'alfabeto;
4. adattamento delle voci: ulteriore regola concernente in generale la struttura dei
documenti contabili formanti il bilancio è quello che impone di adattare le voci
precedute da numeri arabi quando lo esiga la natura dell'attività esercitata;
5. voce corrispondente dell'esercizio precedente: la comparazione tra il bilancio
dell'esercizio e quello dell'esercizio precedenti e viene agevolata dall'obbligo di
indicare, per ogni voce dello Stato patrimoniale e del conto economico, l'importo
della voce corrispondente dell'esercizio precedente. La norma aggiunge che se le
voci non sono comparabili, quelle dell'esercizio precedente devono essere
adattate, e quindi rielaborate, raggruppate o suddivise in modo che si abbia una
pena corrispondenza tra la voce scritta nel bilancio dell'esercizio e quella a cui si
riferisce la cifra di comparazione dell'esercizio precedente. L'obbligo di iscrizione
ha per oggetto le voci alle quali corrisponda, nel patrimonio della società o nella
gestione della stessa, una cifra iscrivibile in bilancio;
6. divieto di compensazione di partite: l'articolo 2423 detta il divieto di
compensazione di partite, che peraltro non esclude che anche ai crediti delle
società per azioni si applichi l'istituto della compensazione fra crediti e debiti
reciproci: se la società ha un credito di 100 verso il cliente X ed ha un debito di 30
verso lo stesso cliente, quando questi crediti si compenseranno tra loro residui era
solo un credito di 70, e solo questo dovrà iscriversi in bilancio; lo stesso vale per la
compensazione tra rimanenze finali e iniziali.
LE CLAUSOLE GENERALI
Chiarezza verità e correttezza costituiscono le clausole generali.
1. Chiarezza: intesa come sinonimo di evidenza. La regola della chiarezza vale anche,
e forse soprattutto, per il rendiconto finanziario, la nota integrativa e per la
relazione sulla gestione, che non rette da schemi rigidi, presuppongono l'esigenza
di una formulazione ordinata, facilmente illeggibile, inequivoca ed esauriente.
Sempre ai fini della chiarezza, è prevista la regola che il bilancio deve essere redatto
in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa che può
essere redatta in migliaia di euro;
2. Verità: la verità è in primo luogo il rispetto dei criteri legali di valutazione indicati
dal legislatore;
3. Correttezza: la correttezza rileva soprattutto nella nota integrativa ove necessario
che la comunicazione dei dati avvenga in modo non deviante. La correttezza
costituisce un esplicazione del principio di buona fede in senso giuridico, e si
riconnette al principio di chiarezza. La relatività della rappresentazione veritiera e
corretta, propria del bilancio d'esercizio, trova il proprio limite nel dovere di
diligente, accurata e neutrale ricerca del valore più coerente al fine del bilancio ed
ai criteri legalmente imposti.
Il ruolo sovraordinato delle clausole generali trova ulteriore esplicazione nelle regole
contenute nell'articolo 2423 c.c., secondo cui:
- È obbligatorio fornire informazioni ulteriori necessarie, se quelle richieste da
specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione
veritiera e corretta;
- non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione,
presentazione informativa quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine
di dare una rappresentazione veritiera e corretta (principio della rilevanza);
- le specifiche disposizioni di legge non devono essere applicate se la loro
applicazione è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta; la nota
integrativa deve indicare le deroghe e deve indicarne l'influenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria del risultato
economico.
I PRINCIPI DI REDAZIONE
Alle clausole generali si affiancano i principi di redazione del bilancio con funzione
rafforzativa delle prime:
a) Continuità della gestione: espressione che può tradursi in italiano come impresa
avviata, vale a dire un’impresa in funzionamento, che si contrappone ad una
valutazione delle voci di bilancio in funzione liquidatoria;
b) Sostanza dell’operazione o del contratto: principio inteso a superare gli aspetti
formali degli elementi da contabilizzare con prevalenza della sostanza
dell’operazione rispetto alla forma giuridica rivestita;
c) Prudenza: la dottrina italiana ha una concezione “sacra” di questo principio. La
valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo prudenza, quindi
fondata sul costo storico. Ma il principio della prudenza non può essere il pretesto
per la creazione di riserve occulte mediante sottovalutazioni di attività o
sopravvalutazioni di passività;
d) Divieto di indicare utili non realizzati: il dies ad quem è costituito dalla data di
chiusura dell’esercizio;
e) Obbligo di tener conto di tutti i rischi e le perdite: il dies ad quem è costituito dalla
data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio. Quindi anche i
rischi e le perdite non definitivamente realizzati;
f) Competenza: nella redazione del bilancio si deve tener conto dei proventi e degli
oneri di competenza dell’esercizio indipendentemente dalla data dell’incasso o
del pagamento, nonché dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio,
anche se conosciuti dopo la chiusura dello stesso ma prima della redazione del
bilancio. Il bilancio di esercizio è cioè un bilancio di competenza e non di cassa.
Quindi: i ricavi si considerano realizzati quando il processo produttivo dei beni o
dei servizi è stato completato e lo scambio è già avvenuto, cioè si è verificato il
passaggio di proprietà, vale a dire sono fatturabili;
g) Valutazione separata degli elementi eterogeni ricompresi nelle singole voci di
bilancio: la regola è dettata in applicazione della clausola generale di chiarezza;
h) Continuità di applicazione dei criteri di valutazione: al fine di comparazione con
il precedente esercizio, i criteri di valutazione non possono essere modificati da
un esercizio all’altro, se non in casi eccezionali e con l’obbligo degli amministratori
di motivare la deroga nella nota integrativa e di illustrare l’influenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato
economico.
LO SCHEMA DELLO STATO PATRIMONIALE
Lo stato patrimoniale deve essere redatto in conformità di uno schema ben preciso. Esso
è redatto a colonne contrapposte. Da un lato, a sinistra, i valori attivi, dall’altro, a destra,
i valori passivi, con la fondamentale distinzione tra passivo ideale (patrimonio netto) e
passivo reale, costituito dalle effettive passività. Il patrimonio netto rappresenta la
differenza positiva fra attività e passività, vale a dire quei valori, costituiti dal capitale
sociale, le riserve e gli utili non distribuiti degli esercizi precedenti e quelli dell’esercizio
derivanti dai conferimenti dei soci sia in sede di costituzione della società che in
dipendenza di successivi aumenti di capitale, quindi, integrati dagli utili accantonati nel
corso dell’attività, o viceversa, diminuiti dalle perdite pregresse e da quelle maturate
nell’esercizio. Per quanto concerne le voci dell’attivo assume fondamentale rilievo la
distinzione tra le immobilizzazioni (B) e l’attivo circolante (C). Le prime sono costituite da
elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente; il secondo, esposto
secondo il criterio della liquidità crescente, consente, attraverso la contrapposizione ai
debiti indicati nel passivo dello stato patrimoniale, di rilevare la situazione finanziaria della
società, intesa come capacità dell’impresa di disporre di liquidità e mezzi equivalenti per
far fronte alle passività.
LO SCHEMA DEL CONTO ECONOMICO
Il conto economico deve essere redatto in conformità di uno schema ben preciso. Lo
schema previsto dalla legge presenta una classificazione per natura ed è finalizzato a
determinare il valore e i costi della produzione; si presenta in forma scalare e consente
quindi la conoscenza dei risultati intermedi: principio della distinzione tra i segmenti di
reddito. La determinazione dei costi e dei ricavi da iscrivere nelle singole voci deve essere
compiuta in base ai principi di competenza. La gestione ordinaria (A-B) viene tenuta
separata dalla gestione finanziaria (C), onde consentire al lettore del bilancio di
comprendere se il risultato dell’esercizio è frutto del favorevole andamento dell’attività
ordinaria, o invece, discende da operazioni finanziarie. Separati dai proventi ed oneri
finanziari vanno iscritte le rettifiche di valore delle attività finanziarie (E): rivalutazioni e
svalutazioni. In chiusura il conto economico indica l’utile o la perdita dell’esercizio, che
va a determinare l’aumento o la riduzione del patrimonio netto rispetto a quello del
precedente esercizio. Il reddito netto dell’esercizio evidenzia di quanto è aumentato il
valore del patrimonio netto a seguito di una gestione economica, mentre, per contro, la
perdita di esercizio evidenzia di quanto il patrimonio netto dell’impresa sia diminuito a
seguito di una gestione non economica. L’art. 2425 bis c.c. detta i criteri di iscrizione dei
ricavi, proventi, costi e oneri:
- I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli
sconti, abbuoni e premi, nonché delle imprese direttamente connesse con la
vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi;
- I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere
determinati al cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è
compiuta;
- I proventi e gli oneri relativi ad operazioni di compravendita con obbligo di
retrocessione a termine, ivi compresa la differenza tra prezzo a termine e prezzo a
pronti, devono essere iscritti per le quote di competenza dell’esercizio;
- Le plusvalenze derivanti da operazioni di compravendita con locazione finanziaria
al venditore sono ripartite in funzione della durata del contratto di locazione.
I CRITERI DI VALUTAZIONE
Il criterio base accolto per la valutazione dei cespiti patrimoniali è quello del costo storico,
cioè del costo di acquisto o di produzione del bene. I valori contabili non possono quindi
essere modificati o adeguati ai valori correnti, ancorché questi siano obiettivamente più
consoni alla situazione di mercato al momento di redazione del bilancio. L’art. 2426 c.c.
individua i criteri di valutazione:
- immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie: costo storico di acquisto o di
produzione, dedotti per le prime due, gli ammortamenti;
- immobilizzazioni finanziarie consistenti in partecipazioni in imprese controllate o
collegate: possono essere valutate, anziché secondo il costo storico, per un
importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante
dall’ultimo bilancio della società partecipata: metodo del patrimonio netto;
- costi pluriennali, cioè di impianto, di ampliamento e di sviluppo aventi utilità
pluriennale: possono essere iscritti nell’attivo, con il consenso del collegio
sindacale, secondo le peculiari regole di cui all’art. 2426, n. 5, c.c., e devono essere
ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni;
- avviamento: iscrivibile nell’attivo, sempre con il consenso del collegio sindacale
solo se acquistato a titolo oneroso nei limiti del costo sostenuto, decurtato
dall’ammortamento come stabilito dall’art. 2426, n.6, c.c.;
- Disagio sui prestiti: deve essere iscritto nell'attivo e ammortizzato in ogni esercizio
per il periodo di durata del prestito;
- Crediti: da valutarsi secondo il valore presumibile di realizzazione, tenendo conto
del fattore temporale;
- Debiti: rilevati secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del
fattore temporale;
- Le attività e passività monetarie in valuta devono essere iscritte al tasso di cambio
a pronti alla data di chiusura dell'esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi
devono essere imputati al conto economico e l'eventuale utile netto deve essere
accantonato in apposita riserva non distribuibile fino a realizzo;
- Rimanenze, cioè materie prime e merci, titoli e partecipazioni che non
costituiscono immobilizzazioni: al minor prezzo fra quello di costo e quello
corrente;
- rimanenze di materie prime di merci i costituenti beni fungibili; il costo può essere
calcolato con dei metodi: media ponderata; primo entrato, primo uscito (metodo
fifo) che ipotizza l'utilizzo dei beni nell'ordine di acquisto, cioè che i beni restanti
siano tutti i più recenti, perché il primo che è entrato e anche il primo che è uscito
dal magazzino; ultimo entrato, primo uscito, (metodo lifo), basato sul presupposto
che i beni acquistati per ultimi siano i primi ad essere utilizzati;
- lavori in corso su ordinazione: possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi
contrattuali maturati con ragionevole certezza;
- gli strumenti finanziari derivati, anche se incorporati in altri strumenti finanziari,
sono iscritti al fair value, che può portare all'iscrizione di plusvalori o minusvalori,
assicuro dell'andamento strumento.
IL RENDICONTO FINANZIARIO
Il rendiconto finanziario ha la funzione di rappresentare la situazione finanziaria della
società e di consentire la determinazione del risultato finanziario mediante la sommatoria
delle entrate e delle uscite monetarie e verificare quindi con quali risorse sono state
finanziate nell'esercizio le specifiche attività sociali. Il rendiconto riclassifica gli
scostamenti avvenuti nei valori finali degli elementi scritti nello stato patrimoniale
rispetto ai valori iniziali. Dal rendiconto finanziario risultano, per l'esercizio a cui è riferito
il bilancio e per quello precedente, l'ammontare la composizione delle disponibilità
liquide, all'inizio e alla fine dell'esercizio, ed i flussi finanziari dell'esercizio derivanti
dall'attività operativa, da quella di investimento, da quella di finanziamento. La risorsa
finanziaria presa a riferimento per la redazione del rendiconto è rappresentata dalle
disponibilità liquide, cioè il denaro e i valori di cassa, i depositi bancari o postali e gli
assegni. E’ quindi un documento di cassa che fornisce informazioni fondamentali per
valutare la capacità di un'impresa di far fronte ai propri debiti in scadenza e di effettuare
nuovi investimenti. Il rendiconto finanziario non deriva direttamente dalla contabilità, ma
si ottiene per elaborazione successiva dal bilancio. La legge numero 116/2014 ha previsto
la redazione del rendiconto finanziario secondo due metodi: quello diretto, dando
evidenza delle singole tipologie di flussi finanziari, e quello indiretto, rettificando l'utile
dell'esercizio da tutti i componenti reddituali che non hanno generato variazioni
finanziarie, passando così da un risultato economico a un risultato finanziario.
LA NOTA INTEGRATIVA
I valori numerici indicati nello stato patrimoniale, nel conto economico e nel rendiconto
finanziario trovano esplicazione, integrazione, motivazione e dettaglio di informazioni,
anche quantitative e descrittive, attraverso la nota integrativa, che, redatta in forma
prevalentemente narrativa e illustrativa, costituisce il quarto documento da cui è
composto il bilancio d'esercizio, con la funzione di migliorarne la capacità informativa. La
disciplina è dettata dall'art 2427 c.c., che ne prevede il contenuto obbligatorio:
- indicazioni riguardanti i criteri di valutazione: le informazioni richieste consistono
in una sintetica ma chiara e non equivoca illustrazione dei criteri applicati nella
valutazione delle voci di bilancio, nelle rettifiche di valore e nella conversione dei
valori sorti in moneta estera;
- indicazione dei movimenti nelle voci del patrimonio: devono essere esposti i
movimenti intervenuti nelle immobilizzazioni partendo dalla consistenza iniziale
per giungere alla consistenza di fine esercizio. E’ obbligo evidenziare le variazioni
intervenute nella consistenza delle altre voci dell'attivo e del passivo, esplicitando
in particolare la formazione e gli utilizzi che riguardano il patrimonio netto, i fondi
per rischi e oneri e il TFR;
- Indicazione della composizione dettaglio di talune voci: vai indicata la
composizione di alcune voci dell'attivo e del passivo patrimoniale, quali: i costi di
impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo; le partecipazioni in imprese
collegate e controllate; i crediti e debiti di durata superiore a 5 anni EI debiti
assistiti da garanzie reali sui beni sociali; i rate EI risconti attivi e passivi; gli altri
fondi e le altre riserve. Relativamente alle voci del conto economico, devono
essere esposti: se significativa, la ripartizione dei ricavi delle vendite per categorie
di attività e per aree geografiche; la suddivisione degli interessi e altri oneri
finanziari relativi a prestiti obbligazionari verso le banche e altri; la composizione
della voce proventi e oneri straordinari, quando il loro ammontare sia
apprezzabile;
- l'indicazione analitica delle voci di patrimonio netto, specificandone in appositi
prospetti l'origine, la possibilità di utilizzazione o di distribuzione, nonché le
utilizzazioni avvenute nei precedenti esercizi;
- un prospetto delle differenze fiscali, che determinano la rilevazione di imposte
differite e anticipate;
- indicazione dell'importo complessivo degli impegni, delle garanzie delle passività
potenziali non risultanti dallo stato patrimoniale, con indicazione della natura delle
garanzie reali prestate;
- indicazioni e informazioni diverse: che riguardano gli impegni assunti non risultanti
dallo stato patrimoniale, il numero medio dei dipendenti, i compensi degli
amministratori e dei sindaci, le varie categorie di azioni, obbligazioni e altri titoli
emessi dalla società, i finanziamenti effettuati dei soci, i dati relativi ai patrimoni
destinati, le operazioni di locazione finanziaria che comportano traslazioni di rischi
e benefici:
- E stato poi introdotto l'obbligo di riportare in nota integrativa le operazioni
realizzate con parti correlate, precisando l'importo, la natura del rapporto e ogni
altra informazione necessaria per la comprensione del bilancio relativa e tali
operazioni; la natura e l'obiettivo economico di accordi non risultanti dallo stato
patrimoniale (accordi fuori bilancio), con indicazione del loro effetto patrimoniale,
finanziario ed economico, a condizione che i rischi e i benefici da essi derivanti
siano significativi e l'indicazione degli stessi sia necessaria per valutare la situazione
patrimoniale e finanziaria e il risultato economico della società.
LA STRUTTURA DEL BILANCIO E I CRITERI DI VALUTAZIONE SECONDO I PRINCIPI
CONTABILI INTERNAZIONALI
Gli International Accounting Standard o International Financial Reporting
Standard sono dei principi contabili di redazione del bilancio emanati
dallo IASB (International Accounting Standards Board) e approvati con regolamento
comunitario. Lo scopo degli IAS è quello di creare un linguaggio contabile comune per le
imprese che operano all’interno della Comunità Europea, così da rendere più semplice e
trasparente il confronto tra i bilanci e l’informativa finanziaria delle aziende operanti nei
diversi Paesi, a beneficio degli investitori. L’introduzione degli standard internazionali in
ambito comunitario per la redazione dei bilanci d’esercizio e consolidati si è concretizzata
nel 2002. Con l’entrata in vigore del regolamento C.E. n. 1606/2002, la U.E. ha reso
obbligatoria l’adozione dei principi internazionali nei bilanci consolidati delle società
quotate e delle banche e assicurazioni a partire dal bilancio 2005. L’Italia, nel recepire la
normativa comunitaria con il D.lgs 38/2005, ha esteso l’obbligo anche ai bilanci
d’esercizio delle stesse società, assicurazioni escluse, per l’anno 2006 e ha previsto la
facoltà per i bilanci consolidati di tutte le altre società (a esclusione dei soggetti minori) a
partire dal bilancio d’esercizio 2005. Dal 2006 i soggetti obbligati all’utilizzo dei principi
contabili internazionali IAS/IFRS per la redazione del bilancio d’esercizio e consolidato
sono: Le società quotate; Le banche e gli intermediari finanziari soggetti a vigilanza; Tutte
le società emittenti strumenti finanziari diffusi; Le società assicurative non quotate con
riferimento al solo bilancio consolidato; Le società assicurative quotate. I principi contabili
internazionali IAS/IFRS determinano l’utilizzo di specifici criteri contabili impostati sulla
natura finanziaria dell’informativa di bilancio. In particolare, il cosiddetto principio di
prevalenza della sostanza sulla forma in base al quale le operazioni sono contabilizzate
non solo in rispetto della loro natura giuridica, ma anche e soprattutto con riguardo alla
loro intrinseca natura sostanziale. E’ previsto, inoltre, l’utilizzo del metodo del fair value
per la valutazione di determinate attività/passività, anziché il criterio del costo. Il fair
value o criterio del valore normale, evidenzia il risultato di conto economico
potenzialmente prodotto dalla gestione aziendale. Il passaggio dal costo storico al fair
value riduce l’attendibilità degli importi inseriti in bilancio ma ne accresce la rilevanza.
Infatti, il fair value rende gli importi meno certi ma fornisce un’informazione più rilevante
perché esprime il valore corrente di mercato. Il Bilancio IAS/IFRS deve essere
obbligatoriamente composto dai seguenti documenti: Stato Patrimoniale; Conto
Economico; Prospetto delle variazioni di patrimonio netto; Il Rendiconto finanziario; Le
Note che hanno la funzione di aggiungere e precisare informazioni ricavabili dai prospetti
di bilancio.
- Per quanto concerne gli schemi di Stato patrimoniale e di conto economico, il
bilancio secondo i principi contabili internazionali non contiene un elenco rigido di
voci e sottovoci, e prevede solo un numero minimo di voci. In particolare: le
attività, e passività, devono essere classificate come correnti (a breve termine) o
non correnti (al lungo termine), vale a dire secondo un criterio di liquidità e non già
come immobilizzazioni ed attivo circolante; il conto economico può essere redatto,
a scelta delle impressa con costi classificati per natura o per destinazione;
- Il rendiconto finanziario ha la funzione di consentire la determinazione del
risultato finanziario mediante la sommatoria delle entrate e delle uscite monetarie
e verificare quindi con quali risorse sono state finanziate nell'esercizio le specifiche
attività sociali. Il rendiconto finanziario e disciplinato dallo IAS 7, che prevede un
prospetto dei flussi dei fondi avente la funzione di integrare l'aspetto economico-
reddituale della gestione, rappresentato nel conto economico, con quello
finanziario-patrimoniale, documentato nello stato patrimoniale, consentendo
un'informazione anche dell'evoluzione che le grandezze finanziarie hanno subito
nel corso dell'esercizio. I fatti di gestione vengono riclassificate e rappresentati sia
sulla base della competenza economica ma anche in funzione dell'influenza che gli
stessi esercitano sull’aggregato finanziario di cui il rendiconto rappresenta la
dinamica dell'esercizio al quale si riferisce: attività operativa, attraverso la quale
si realizza la cosiddetta missione d'impresa, ovvero l'attività tipica; attività di
investimento, che riguarda gli acquisti o le vendite di immobilizzazioni materiali,
immateriali e finanziarie; attività finanziaria, che concerne l'ottenimento o la
restituzione di risorse finanziarie sotto forma di capitale di rischio o di debito;
- Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto: lo IAS I, precisa che le variazioni
patrimoniali verificatesi nell'esercizio derivanti da operazioni con i propri soci, che
agiscono in tale loro qualità EI costi delle operazioni direttamente collegate a tali
operazioni, vengono rilevati direttamente come poste del patrimonio netto senza
che risultino dal conto economico. Tale prospetto deve evidenziare: il totale conto
economico complessivo dell'esercizio, riportando separatamente gli importi totali
attribuiti ai soci della controllante e quelle attribuibili alle partecipazioni di
minoranza; gli importi delle operazioni con i soci che agiscono in tale qualità; per
ciascuna voce del patrimonio netto, una riconciliazione tra il valore contabile
all'inizio e quello al termine dell'esercizio;
- infine le note di bilancio, che corrispondono alla nostra nota integrativa.
LA RELAZIONE SULLA GESTIONE
Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori. Questo
documento svolge un ruolo di informativa, rivolto ai soci, ai creditori ed al mercato in
genere, sulla situazione della società, Sull'andamento e sul risultato della gestione. La
relazione deve essere svolta con equilibrio e fedeltà, analizzando sia in un quadro
d'insieme come pure attraverso l'esame dei vari settori in cui la società ha operato, anche
attraverso imprese controllate, lo stato dell’impressa. Dalla relazione deve emergere una
descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta, con l'obiettivo di
individuare le singole fattispecie di rischio che riguardano l'impresa nella gestione
operativa a cui non può che accompagnarsi l'informazione sulla capacità dell'impresa di
farvi fronte. L'analisi deve essere coerente con l'entità e la complessità degli affari e
contenere nella misura necessaria alla comprensione della situazione della società e
dell'andamento e del risultato della gestione, gli indicatori di risultato finanziario,
comprese le informazioni attinenti all'ambiente e al personale. Dettagli ancora maggiori
sono richiesti per la relazione degli amministratori di società emittenti valori mobiliari
ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati. L'articolo 123 bis T.u.f. stabilisce che
debbono essere fornite informazioni dettagliate riguardanti la composizione del capitale
sociale con l'indicazione delle varie categorie di azioni; le partecipazione rilevante al
capitale sociale; qualsiasi limitazione al trasferimento di titoli e all'esercizio del diritto di
voto da parte degli azionisti; le norme applicabili per la nomina e la sostituzione degli
amministratori. Per le società quotate l’art. 154 ter T.u.f. prevede, ancora, un'articolata
disciplina delle relazioni finanziarie sulla gestione: queste ultime devono contenere
almeno riferimenti agli eventi importanti che si sono verificati nei primi sei mesi
dell'esercizio unitamente a una descrizione dei principali rischi e incertezze per i sei mesi
restanti dell'esercizio. Per gli emittenti di azioni è prevista anche una relazione finanziaria
trimestrale.
LA RELAZIONE DEI SINDACI
La relazione annuale del collegio sindacale, predisposta in occasione dell’assemblea
convocata per l’approvazione del bilancio, è finalizzata principalmente a garantire
un’informativa efficace e trasparente agli azionisti e ai diversi stakeholders. La relazione
del collegio sindacale è il documento mediante il quale i sindaci riferiscono all’assemblea
sugli esiti dell’attività di vigilanza svolta nel corso dell’esercizio, nonché, per quanto
concerne alla funzione loro attribuita, sulla “qualità” informativa del progetto di bilancio
presentato ai soci per l’approvazione. Inoltre, la relazione del collegio sindacale, con la
sua pubblicazione nel Registro delle imprese quale allegato del bilancio d’esercizio,
provvede a dar conto della valutazione del collegio sull’informativa della società che è
resa ai terzi. Il collegio può esprimere, in questa prospettiva, il proprio dissenso in ordine
alla denominazione, classificazione, iscrizione e valutazione di specifiche poste di bilancio
rispetto alle quali è richiesto un suo specifico parere a norma di legge o sul contenuto di
specifiche informazioni fornite, od omesse, in nota integrativa, sugli schemi di bilancio e
nella relazione sulla gestione, che risultino in palese contraddizione con quanto
riscontrato dall'organo di controllo nell'ambito della sua attività di vigilanza.
L’ATTESTAZIONE DEGLI ORGANI DELEGATI E DEL DIRIGENTE PREPOSTO NELLE
SOCIETA’ QUOTATE
Nelle società quotate va anche allegata una relazione sul bilancio, sottoscritta
congiuntamente dagli amministratori e dal dirigente preposto alla redazione dei
documenti contabili societari, denominato direttore finanziario. Questo dirigente ha la
funzione di garantire la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione nelle
scritture contabili dei fatti di gestione, e quindi la corrispondenza del bilancio alle scritture
contabili. La relazione congiunta attesta: che il bilancio è conforme alle risultanze delle
scritture contabili ed ai principi contabili internazionali; l'adeguatezza e l'effettiva
applicazione delle procedure di informazione del bilancio; che il bilancio fornisce una
rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, economica e
finanziaria.
IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL BILANCIO. LA PUBBLICITA’
La predisposizione del bilancio rientra nelle competenze funzionali dell'organo
amministrativo nella sua collegialità. Nelle società che adottano il sistema dualistico la
redazione del progetto di bilancio è di competenza del consiglio di gestione. Gli
amministratori trasmettono il bilancio al collegio sindacale ed al soggetto incaricato della
revisione legale dei conti almeno 30 giorni prima di quello fissato per l'assemblea che deve
discuterlo. Al fine di consentire ai soci partecipanti all'assemblea di prendere visione del
progetto di bilancio e delle relazioni accompagnatore degli amministratori, dei sindaci e
del soggetto incaricato alla revisione dei conti, la complessiva documentazione deve
restare depositata in copia nella sede della società durante i 15 giorni che precedono
l'assemblea e finché il bilancio sia approvato. Le società che redigono il bilancio
consolidato possono allegare un prospetto riepilogativo dei dati emergenti dall'ultimo
bilancio delle società controllate comprese nel consolidamento. Nelle società quotate va
allegata una relazione sul bilancio sottoscritta congiuntamente dagli amministratori
delegati e dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari.
Compete quindi all'assemblea approvare o respingere il bilancio. L'approvazione del
bilancio non implica liberazione degli amministratori, dei direttori generali e dei sindaci
per le responsabilità in corse nella gestione sociale.
Pubblicazione del bilancio: dopo la sua approvazione, entro il termine di 30 giorni, una
copia del bilancio deve essere depositata a cura degli amministratori presso l'ufficio del
registro delle impresse o spedito al medesimo ufficio a mezzo lettera raccomandata.
Sempre entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio le società non aventi azioni quotate
in mercati regolamentati sono tenute altresì a depositare per l'iscrizione nel registro delle
imprese l'elenco dei soci riferito alla data di pubblicazione del bilancio, con l'indicazione
del numero delle azioni possedute.
L’UTILE E LE RISERVE
L’utile può essere definito come l'incremento patrimoniale verificatosi, attraverso la
gestione della società, rispetto al patrimonio netto. A tutela del capitale sociale l'articolo
2433 c.c., dispone che: non possono essere pagati dividendi sulle azioni, se non per utili
realmente conseguiti e risultanti nel bilancio regolarmente approvato; se si verifica una
perdita del capitale sociale, non può darsi luogo a ripartizioni di utili fino a che il capitale
non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Inoltre è previsto che dagli utili
annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno alla ventesima parte
(5%) di essi per costituire una riserva (riserva legale), fino a che questa non abbia
raggiunto il quinto del capitale sociale. Lo scopo della norma è quello di creare mediante
un accantonamento contabile di utili, una posta del patrimonio netto che, in aggiunta al
capitale sociale, vada a costituire una garanzia per i creditori sociali ulteriore rispetto al
capitale sociale, dando vita ad un autofinanziamento obbligatorio della società. L'utile non
distribuito e accantonato comporta la creazione in bilancio di una riserva facoltativa, che
può essere in ogni momento distribuita ai soci mediante delibera dell'assemblea
ordinaria. Lo statuto può prevedere altresì un terzo tipo di riserve, riserve statutarie, in
aggiunta alla riserva legale. Lo statuto può prevedere anche ulteriori vincoli di
destinazione degli utili di esercizio a favore dei promotori, dei soci fondatori e degli
amministratori. Queste partecipazioni sono computate sugli utili netti del bilancio,
dedotta soltanto la quota di riserva legale e comportano per i rispettivi titolari un diritto
soggettivo alla percezione, senza necessità di deliberati assembleari.
I DIVIDENDI E GLI ACCONTI DIVIDENDO
Quella parte di utili di cui l'assemblea ha deliberato la distribuzione assume il nome di
dividendo, che costituisce la remunerazione del capitale investito. Compete all'assemblea
decidere di distribuire o non distribuire il dividendo. Ogni azione attribuisce il diritto ad
una parte proporzionale degli utili netti. Inoltre il dividendo può essere distribuito anche
sottoforma di nuove azioni. I dividendi erogati in violazione di legge non sono ripetibili se
i soci li hanno riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente approvato da cui
risultano utili netti corrispondenti. la disponibilità di utili antecedentemente alla chiusura
dell'esercizio, vale a dire la distribuzione infra annuale (acconti sui dividendi), è
attualmente disciplinata dall'art e 2433 bis c.c., secondo un'ottica di estrema prudenza al
fine di evitare che vengano distribuiti utili solo sperati. La distribuzione è consentita solo
alle società il cui bilancio è assoggettato per legge revisione legale dei conti e deve essere
prevista dallo statuto; è deliberata dagli amministratori dopo il rilascio da parte del
soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti di un giudizio positivo sul
bilancio dell'esercizio precedente e la sua approvazione. Non è consentita la distribuzione
di acconti sui dividendi quando dall'ultimo bilancio approvato risultino perdi te relative
all'esercizio o a esercizi precedenti. L'ammontare degli acconti sui dividenti non può
superare la minor somma tra l'importo degli utili conseguiti dalla chiusura dell'esercizio
precedente, diminuito delle quote che dovranno essere destinate a riserva per obbligo
legale o statutario, e quello delle riserve disponibili.
L’INVALIDITA’ DELLA DELIBERA DI APPROVAZIONE. L’IMPUGNAZIONE
Il bilancio può essere invalido perché non si è osservato il procedimento previsto per
l'approvazione o perché non sono stati osservati i principi che ne disciplinano il contenuto
o comunque quando non sono state osservate le disposizioni prescritte per la sua regolare
formazione. L'impugnazione, però, non può essere proposta dopo l'approvazione del
bilancio dell'esercizio successivo, neppure nel caso di azione di nullità, poichè lo stesso
articolo 2434 bis si riferisce espressamente alle ipotesi di annullabilità e nullità. In
riferimento alla nullità l'art 2379 c.c. pone il termine di tre anni per la proposizione
dell'azione, mentre in questo caso il termine è sostanzialmente di un anno. Se il bilancio
è stato dichiarato invalido, non sarà necessario procedere all'approvazione di un nuovo
bilancio ma si dovrà tener conto della invalidità del bilancio precedenti nell'approv azione
del bilancio dell'esercizio successivo. L'impugnativa della delibera su cui il revisore non ha
formato rilievi, infine, può essere proposta da tanti soci che rappresentino almeno il 5%
del capitale sociale.
IL BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA
Il Codice Civile prevede che alcune società possano redigere il bilancio abbreviato.
Questa facoltà è riservata solo alle società che non hanno emesso titoli negoziati sui
mercati regolamentati e che rientrano entro dei precisi limiti dimensionali. Secondo
l’articolo 2435 bis del Codice Civile, oltre a non aver emesso titoli quotati sui mercati
regolamentati, per poter redigere il bilancio abbreviato le società per un minimo due
periodi amministrativi consecutivi (o dall’anno della costituzione) devono rientrare in
almeno due dei seguenti limiti:
• il totale dell’attivo dello Stato Patrimoniale (somma delle macroclassi A, B, C e D
dell’attivo) non deve superare i 4.400.000 euro;
• i ricavi derivanti da vendite e prestazioni (voce A1 del Conto Economico) non può
superare gli 8.800.000 euro;
• i dipendenti occupati in media nel corso dell’esercizio non devono superare le 50
unità.
Molto semplicemente, si tratta di un documento redatto con
alcune semplificazioni rispetto alla forma ordinaria degli schemi di Stato Patrimoniale e
di Conto Economico. La forma abbreviata dello Stato Patrimoniale prevede solo quelle
voci che sono contrassegnate da lettere maiuscole e da numeri romani; inoltre alcune voci
possono essere comprese in altre: ad esempio i crediti verso soci per versamenti ancora
dovuti e i ratei e risconti (rispettivamente voci A e D) vengono fatte rientrare nella voce
C.II, che è quella relativa ali crediti dell’attivo circolante. I ratei e risconti passivi (voce E)
vengono fatti rientrare nella voce D, che fa riferimento ai debiti. Nell’attivo dello Stato
Patrimoniale abbreviato è possibile inserire direttamente il valore netto delle
immobilizzazioni, senza l’esplicita detrazione di svalutazioni e ammortamenti. Il Conto
Economico del bilancio abbreviato permette di raggruppare diverse voci: variazioni,
trattamenti, ammortamenti, proventi finanziari, rivalutazioni, svalutazioni e così via. Le
società che scelgono di redigere il bilancio abbreviato non sono obbligate a redarre il
rendiconto finanziario, però devono redigere la nota integrativa seguendo delle precise
indicazioni. Un’altra possibilità che hanno le società che optano per il bilancio abbreviato
è quella di scegliere il criterio di valutazione: questo significa che possono iscrivere i titoli
al loro costo di acquisto, i crediti al presunto valore di realizzo e i debiti al valore nominale.
Non c’è l’obbligo di valutare le poste secondo il criterio del costo ammortizzato.
IL BILANCIO DELLE MICRO-IMPRESE
Secondo l’art. 2435 ter c.c., sono considerate micro-imprese le società che non hanno
emesso titoli quotati in mercati regolamentati e che nel primo esercizio o per due esercizi
consecutivi, non abbiano superato due dei limiti imposti:
• totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 175.000 euro;
• ricavi delle vendite e delle prestazioni: 350.000 euro;
• dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità.
Al bilancio del micro imprese trovano applicazione tutte le semplificazioni previste per il
bilancio in forma abbreviata, ed è consentito mettere la redazione della nota integrativa
quando in calce allo stato patrimoniale risultano le informazioni previste nel primo
comma dell'art 2427 c.c..
IL BILANCIO CONSOLIDATO
Il bilancio consolidato è un bilancio d’esercizio che raggruppa i bilanci di un insieme di
società connesse tra loro da un rapporto di co-partecipazione. La struttura rimane uguale
a quella di un bilancio d’esercizio normale, con la presenza di stato patrimoniale , conto
economico e nota integrativa. Essendo a tutti gli effetti un bilancio d'esercizio, assolve al
ruolo di indicatore della salute finanziaria del gruppo di imprese. Tuttavia, non ha valenza
legale: questo significa che non sarà possibile l’eventuale ridistribuzione degli utili tra le
società che formano il gruppo. Il principio contabile OIC 17 è il documento contabile che
regola e stabilisce gli elementi facenti parte di un bilancio consolidato. Affinché il bilancio
consolidato sia validato, il gruppo di società deve presentare:
• lo stato Patrimoniale e il conto Economico , correlati dei dati di tutte le imprese
facenti parte del gruppo
• la relazione della gestione degli organi di controllo (revisore contabile e collegio
sindacale)
• il rendiconto finanziario
• un prospetto con le variazioni e i movimenti delle voci di patrimonio netto tra inizio
e fine esercizio
• un prospetto di raccordo tra patrimonio netto e risultato di esercizio della società
capogruppo e del gruppo
L’articolo 25 del Decreto Legislativo numero 127 del 9 aprile 1991 stabilisce che il bilancio
consolidato deve essere redatto dalla società di capitali considerate “ controllate e
collegate ”. Quindi l’articolo in questione si riferisce a delle società che ne controllano
altre all’interno di un gruppo formato dall’interconnessione di queste ultime. L’articolo 27
specifica nel dettaglio le società che hanno l’obbligo di redigere un bilancio d’esercizio
consolidato. Queste società di capitale devono possedere i seguenti criteri dimensionali:
• Un attivo dello stato patrimoniale di almeno 20 milioni di euro;
• Un fatturato di almeno 40 milioni;
• Un numero di dipendenti annuo medio di almeno 250.
Inoltre, è importante sottolineare che:
• Sussistano almeno due delle tre condizioni;
• I due esercizi siano consecutivi.
• questi requisiti siano mantenuti per due anni consecutivi
Per esempio, quindi, gli enti locali , come la regione, la provincia e il comune rientrano tra
i gruppi di società di capitali che sono obbligati a redigere il bilancio consolidato in modo
da controllare la situazione finanziaria e il risultato economico di tutti gli organi controllati.
La prima fase dell’iter di redazione del bilancio consolidato è l'individuazione dell’ area di
consolidamento . L’area di consolidamento corrisponde a tutte le imprese che fanno
parte del consolidato , ovvero del gruppo di società di capitali.
• Fase preparatoria. Fase di consolidamento: bisogna individuare le imprese che
fanno parte del consolidato. Questo significa che è necessario inserire nel
consolidato tutte le imprese controllate. Sono escluse da questa selezione le
società che impediscono la redazione del bilancio consolidato in modo veritiero e
corretto e che quindi forniscono una visione falsata della salute finanziaria e del
risultato economico della società. Un’azienda del gruppo da anni in liquidazione e
che è in procinto di essere sciolta rientra in questa eccezione. Infatti, non verrà
calcolato nel consolidato. Una volta eseguito il consolidamento proporzionale, si
può passare alla vera fase di redazione del bilancio consolidato. Spetta, quindi, agli
amministratori della società controllante redigere il bilancio consolidato, azione
che si articola in più fasi.
• Fasi di redazione del bilancio consolidato: Omogeneizzazione delle poste e
dei criteri di valutazione: questa fase è di vitale importanza in quanto rendere
comparabili le poste di bilancio e i criteri di valutazione delle differenti società
che fanno parte del consolidato. Bisogna equiparare e rendere omogenei tutti
i dati dei bilanci di esercizio delle società in modo da avere un bilancio
consolidato chiaro e veritiero; Aggregazione delle voci di stato patrimoniale e
conto economico: avendo a disposizione dei dati comparabili tra loro, si può
procedere all’ aggregazione . L'operazione consiste veramente nell’aggregare
i valori finanziari e economici riga per riga. Il risultato non è ancora un
consolidato, ma un bilancio aggregato , in quanto è l’aggregazione di tutti i dati
dei bilanci d’esercizio; Elisione e sistemazione delle poste infragruppo: questa
è l’operazione più complessa del processo di redazione. Infatti consiste
nell’eliminazione contabile degli effetti patrimoniali e finanziari creatisi a causa
di operazioni attive e passive durante il corso dell’esercizio. Queste operazione
devono essersi succedute con le società controllate che compongono il
consolidato. Bisogna procedere all’elisione di queste operazioni, in quanto
creano del valore tra le imprese che formano il consolidato, sebbene non
provochino allo stesso tempo un incremento del patrimonio o nell’utile del
gruppo. Nella maggior parte dei casi, le varie poste di credito e debito
infragruppo devono essere eliminate, tenendo presente che non esistono
distinzioni tra crediti finanziari e commerciali; Storno delle partecipazioni
nelle imprese controllate: l’ultima fase della redazione del bilancio consolidato
consiste nello storno delle partecipazioni nelle imprese consolidate.
L’elemento che bisogna inserire al posto dello storno è il valore integrale degli
attivi e dei passivi delle società controllate. Questa fase è importante per
capire se ci sono divergenze tra il valore di iscrizione della partecipazione della
società nel consolidato e il valore dell’attivo e del passivo della suddetta
società. Queste differenze possono essere:
• positive, nel caso in cui il valore della partecipazione risulta superiore al
valore del patrimonio netto della società controllata
• negative, nel caso in cui il valore della partecipazione risulti inferiore al
valore del patrimonio netto della società controllata.
I BILANCI STRAORDINARI
Per bilancio straordinario si intende il prospetto contabile compilato dagli
amministratori in occasioni particolari della vita aziendale (appunto occasioni
“straordinarie” e quindi non periodiche), atto ad evidenziare la situazione
patrimoniale, economica, finanziaria dell’azienda in esame. Esso risulta essere uno
degli strumenti con cui vengono sottoposti al consenso delle assemblee societarie
alcuni progetti relativi a eventi particolari (trasformazione, cessione, liquidazione,
scissione o fusione dell’azienda). Normalmente il bilancio straordinario è composto
solo dallo Stato patrimoniale, fatta eccezione per il “bilancio finale di liquidazione”;
inoltre, esso non è sottoposto agli usuali criteri di valutazione, bensì a criteri
specificamente suggeriti dall’obiettivo per il quale è redatto. In sostanza, esso è
compilato con l’obiettivo di determinare il valore economico dell’impresa.
I LIBRI SOCIALI
Oltre i libri e le altre scritture contabili, per ogni imprenditore commerciale, la società
per azioni deve tenere:
1. il libro dei soci, nel quale devono essere indicati, distintamente per ogni
categoria, il numero delle azioni, il cognome ed il nome dei titolari di quelle
nominative, i trasferimenti e i vincoli ad esse relativi;
2. il libro delle obbligazioni, che deve indicare l’ammontare delle obbligazioni
emesse e quelle estinte, il cognome e il nome dei titolari delle obbligazioni
nominative e i trasferimenti e vincoli ad esse relativi;
3. il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono
essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico;
4. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione
o del consiglio di gestione;
5. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale, ovvero del
consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione;
6. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo (se
costituito);
7. il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli
obbligazionisti, se sono state emesse obbligazioni;
8. il libro degli strumenti finanziari.