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Anno 6 sem 2_Colasanto

Gnatologia
Finora abbiamo visto i muscoli, l’ATM, ortodonzia, e ora andiamo ad affrontare la parte più ostica dell’ortodonzia
che è la gnatologia.
Gnatologia deriva da gnatos che significa mascella, quindi la gnatologia è la parte dell’odontoiatria che si
occupa del posizionamento delle mascelle in generale e perciò della mandibola rispetto al mascellare.
La gnatologia all’inizio era un qualcosa che desse una risposta a una domanda fondamentale del dentista del
secolo scorso, ossia “come posso posizionare i denti in una persona che non gli ha più?”. Devo mettere una
dentiera, fare una protesi mobile, come faccio a capire quale era la posizione originale da cui è partita questa
persona? Devo sapere ciò in modo che si possa ricostruire al meglio il suo tavolato occlusale, cioè la sua chiu-
sura di 10-20 anni prima.
La gnatologia all’inizio quindi doveva rispondere a un problema: non ho denti, come gli avevo prima?
Questo è molto importante perché se mi trovo a rimettere i denti, se vengono messi in una certa maniera ab-
biamo enormi vantaggi, ma se non corrispondono a come devono essere possiamo avere dei danni anche a
distanza di tempo.
Evoluzione della gnatologia
Nel 1600, Goffredo Purman usa delle cere per costruire le protesi fuori dalla bocca, ossia prendeva dei bloc-
chetti di cera e cercava un equilibrio tra sopra e sotto per vedere come riandare a mettere apposto i denti.
Nel 1700 Pfaff comincia a capire che i modelli dovevano essere articolati, ossia messi uno sulla’altro in mani-
era che avessero un certo tipo di chiusura, quindi questo presuppone due modelli di gesso con una cerniera.
Questa è la base della gnatologia ossia andiamo a vedere come chiudono la parte di sopra con la parte di
sotto. Nella norma però è la parte di sotto (mandibola) che si muove sulla parte di sopra (mascella), mentre
qui è il contrario.
A partire poi dal classico occlusore sono nati gli articolatori, dove viene montato il modello in gesso di sotto e
il modello in gesso di sopra con delle registrazioni sulla persona in maniera che poi vengano portate in labo-
ratorio e il tecnico che deve poi fare un ponte o una protesi o quant’altro, abbia quanto di più simile alla bocca
della persona. Quindi abbiamo una serie di metodiche per registrare la bocca di partenza.
Nel 1805 Gariot e poi Evans costruiscono quindi i primi articolatori, quindi non c’è più un discorso di 2 sem-
plici modelli di gesso, ma ci sono 2 modelli con una cerniera
Nel 1855 Bonwill enuncia la teoria dell’occlusione bilanciata per far reggere le protesi totali in bocca. Im-
maginiamo il vecchietto con la dentiera: all’inizio il problema, oltre che la posizione dei denti, era la tenuta,
perché non c’erano i materiali che abbiamo oggi; la tenuta della parte di sopra è essenzialmente grazie a un
effetto ventosa: abbiamo il palato e la protesi totale si regge essenzialmente per un discorso di aderenza, di
vuoto. Viceversa la protesi inferiore è sempre quella un po’ più problematica, perché di osso c’è n è poco e
quindi la protesi tende a ballare. La protesi non è piatta ma a forma di ferro di cavallo che si inserisce sull’osso.
Nella norma, ossia quando ho tutti i denti, se io vado da una parte ho quello che si chiama occlusione re-
ciprocamente protetta: se sposto la mandibola a dx, normalmente l’unico dente che dovrebbe toccare è
il canino di dx e questa si chiama “protezione canina”. Idem quando sposto la mandibola a sin tocca solo il
canino di sin; vado in avanti e toccano solo gli incisivi; mastico dietro e toccano solo i molari.
Tutto questo vuol dire che in tutto il ciclo masticatorio ogni
dente ha la sua funzione: quindi gli incisi incidono (non per mas-
ticare, quindi non si utilizzano durante la masticazione) i canini
servono come pilastri dx e sin, i molari molano (come le mole
del mulino), tritano e sminuzzano il cibo. Nella occlusione nor-
male è quindi corretto che i denti tocchino a volte si e a volte no.
Se, nel 1855 ricostruiamo la stessa cosa con la dentiera, insorge
un problema: se come detto la dentiera è a ferro di cavallo, è
ovvio che si io premo con i denti di dx, a sin la dentiera tenderà
a staccarsi dalla sua sede (essendo un pezzo unico se premo da
un lato ovviamente l’altro tende ad alzarsi; carico avanti e tende
a staccarsi dietro.

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Visto ciò Bonwill disse che per la protesi totale vale un occlusione su tutto cioè tutto tocca tutto sempre:
quindi se vado in avanti tocca anche dietro, vado a destra e tocco anche a sinistra e viceversa. Questo vuol
dire che la persona non ha più un occlusione reciprocamente protetta ma ha un occlusione bilanciata: questo
come detto è per un discorso di protesi mobile totale. Nella realtà invece noi abbiamo dei contatti specifici:
come già detto gli incisivi devono toccare solo per incidere, i canini solo quando andiamo di lato, e quando
dobbiamo strappare qualcosa i molari non devono toccare. Se questo non è rispettato ovviamente andiamo
incontro a usura eccessiva (basta vedere chi ha il morso testa a testa dove i denti davanti sono completa-
mente usurati). Nella occlusione normale gli incisivi non toccano, ma toccano solo se andiamo in avanti con
la mandibola oppure nei casi di morso eccessivamente profondo. Non toccano perché ci deve essere un pic-
colo spazio in cui anche i temporali possano giocare (vedi lezioni iniziali bocca); se noi diamo un contatto agli
incisivi è contro natura per cui i muscoli che portano gli incisivi a contatto quindi essenzialmente i temporali
anteriori, vanno a toccare e poi rilasciano, quindi in realtà sono dei muscoli che non stanno funzionando bene.
Esistono dei tipi di bite che toccano solo davanti, sono dei bite superiori, per cui la persona va a chiudere e
tocca solo gli incisivi. Queste magari sono persone che stringono tantissimo e lavorano essenzialmente con
masseteri e temporali anteriori e medi e nel momento in cui il temporale anteriore non può più contrarsi fino
alla fine, il temporale risulta paralizzato e non fa più male, ma se andiamo a vedere a livello elettromiografico
il muscolo sta tentando disperatamente di chiudere ma allo stesso tempo riceve un comando di rilascio: in
questo modo il muscolo va in fascicolazione. Quindi all’inizio può dare benessere ma dopo un po’ la cosa non
va. Il bite non dovrebbe essere superiore ma inferiore per tutta una serie di motivi, ma questo appena detto è
il peggiore. In qualunque bite i denti davanti non dovrebbero toccare. Ed è incredibile quanto la percezione
della persona di un bite cambi se andiamo a togliere dei micro contatti tra gli incisivi. Il controllo del bite si
fa ogni mese per almeno 6 mesi. Ad esempio può darsi che la mandibola si sia spostata dando un contatto
incisivo che prima non c’era e la persona lamenta dolore; la prima cosa che si controlla sono i contatti davanti
e riaggiustando tutto nella dimensione di un cappello la persona non sente più dolore! Questo perché gli
incisivi sono estremamente sensibili quindi non devono mai assolutamente toccare.
Quindi come dicevamo l’occlusione bilanciata serve per far reggere le protesi totali.
Nel 1900 Campion annuncia una teoria tanto interessante quanto assolutamente falsa dell’ asse cerniera: os-
sia è attorno a un asse che passa per i due condili che la mandibola si muove. Quasi per tutto il secolo (fino a
25 anni fa si parlava ancora in questi termini) è durata l’idea di questo asse. In realtà l’asse della mandibola è
leggermente più basso e inoltre non è fisso in un punto come vedremo. L’articolazione temporo-mandibolare
non è un articolazione da carico (anca, vertebre ecc sono da carico), ma la mandibola è un osso appeso: è
l’articolazione più libera, adattante e mobile che noi abbiamo perché ha due articolazioni, ed è la più adat-
tante perchè noi dobbiamo essere in grado di mangiare in ogni modo e maniera.
Campion immaginava quindi un asse trasversale per i due condili con la mandibola che si muove a cerniera su
quest’asse. In realtà quest’asse non c’è.
Nell’immagine sotto vediamo uno schema che troviamo
anche sui libri con i condili simmetrici, ma in realtà non è
cosi. Addirittura se pro-
lunghiamo i due
assi questi si in-
contrano a livello
del forame magno

Nella realtà però non è cosi (il prof afferma di aver trovato questa situazione solo poche volte).

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Guardando l’immagine ac-
canto di una radiografia che
si faceva qualche tempo fa
si chiama radiografia sub-
mento vertice (con testa in
estensione e i raggi che arriv-
ano obliqui dal davanti verso
dietro-alto: serviva a vedere
la testa per dividerla in due e
avere la misurazione tra l’asse
medio della testa e la perpen-
dicolare passante per il centro
del forame magno e si calco-
lavano poi i due condili
Come vediamo il condilo di sx ha una angolazione di 34° e il condilo di dx di 21° . a questo punto trovati questi
angoli si faceva la stratigrafia, cioè una serie di fettine radiografiche al condilo e si poteva vedere come era
fatto il condilo mm per mm, con una decina di tagli considerando che il condilo è circa 1 cm. Mentalmente poi
l’operatore ricostruiva in 3D. Oggi in realtà i macchinari utilizzano 50 volte in meno di raggi e abbiamo delle
immagini migliori in 3D e possiamo muoverle come vogliamo.
Un asse cerniera con un condilo disposto diversamente dall’altro non può esserci quindi il concetto di Cam-
pion era assolutamente errato ma è andato avanti per tantissimi anni. L’asse in realtà è un po’ più basso, e non
è un asse normale perché noi non apriamo solo lungo un asse: abbiamo infatti una fase di rotazione poi una
fase di translazione e infine ancora rotazione. Quindi una prima rotazione che è data essenzialmente dalla
contrazione dei sopraioidei, poi partono gli pterigoidei esterni che portano in avanti e poi una ulteriore ro-
tazione.
Nell’immagine ac-
canto possiamo
vedere quanto
l’apertura della
bocca influisce sul
collo. A seconda
di come è messa
la testa e a secon-
da soprattutto di
come è messa la
mandibola quindi
a seconda della di-
mensione di masti-
cazione che abbia-
mo, andiamo a modificare la nostra testa, questo per far capire quanto è importante avere anche il concetto

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dei condili che vanno a finire sul
forame magno. Quindi a sec-
onda di come si muove la testa
si muove anche la mandibola.
Attenzione che la mandibola è
l’articolazione più mobile che
noi abbiamo, ma dobbiamo
stare attenti a non farla arrabbi-
are! La mandibola inizialmente
si adatta a tutto, ma se è obbli-
gata a funzionare in una certa
maniera allora non si adatta più
ed è il corpo che si deve adat-
tare ad essa: è più importante
che io mastichi piuttosto che
sia dritto o altri problemi!

Nel 1907 Bennett trova un movimento corporeo laterale e la mandibola quando apre e chiude fa un leggero
movimento laterale che dev’essere riproposto su alcuni articolatori: non è un movimento puro di rotazione-
traslazione-rotazione ma è un movimento dove c’è un piccolo scatto in cui i condili è come se si allargassero.
Nel 1890 e nel 1897 vengono evidenziate le due curve fondamentali dell’occlusione: la curva di Wilson e la
curva di Spee (Von Spee).
E nel 1898 Monson parlò di occlusione sferica: affermò che la curva di Spee era parte di una circonferenza con
centro sulla glabella passante per i condili.
Qui accanto vediamo la cur-
va di Spee che è una curva
sagittale: afferma che tra gli
incisivi e i molari ho un disliv-
ello quindi i molari sono più
in basso. Rispetto alla curva
di Wilson (che è frontale) i
denti sono inclinati: gli infe-
riori tendono ad essere incli-
nati verso l’interno, mentre
i denti di sopra tendono ad
essere inclinati verso fuori, e
questo si ha man mano che
andiamo da avanti verso di-
etro.

In particolare nella curva di Spee, Monson scopri che era parte di una circonferenza che aveva il centro sulla
glabella e passante vicino ai condili (quindi un pochettino più indietro rispetto all’immagine sopra).

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Quindi per la prima volta nel 1898 si mette in relazione una
curva dentale con qualcosa di scheletrico del cranio, questo
come per dire che i denti non sono messi là a caso ma in realtà
fanno parte di un piano regolatore globale.

Due nostre funzioni fondamentali sono mangiare e respirare. Quindi qualunque cosa pur di masticare e di
respirare. Immaginiamo che cosa sarebbe se noi avessimo un contatto tra sopra e sotto perfettamente piatto
con in mezzo saliva o il cibo: sarebbe come due piastre con acqua in mezzo che praticamente si incollereb-
bero! Se non ci fossero queste curve ogni volta che noi fossimo in chiusura avremmo un accollamento quindi
un estrema difficoltà all’apertura dopo la chiusura. Quindi la natura ha messo tutto in curva per diminuire al
massimo l’attrito. È lo stesso concetto che ad esempio abbiamo a livello di C0-C1: massimo del contatto col
minimo attrito.
Anche i denti sono curvilinei, toccano solo ma non si approfondiscono (ovviamente in casi ideali) sono cont-
atti puntiformi molto sottili, tutto questo perché noi dobbiamo essere liberi.
Quindi abbiamo curva di Spee, curva di Wilson e
curva sui denti: quando noi camminiamo, o stiamo
seduti o abbiamo la testa ruotata, mastichiamo
comunque liberamente, non dobbiamo pensare
a come masticare, e in particolare vediamo che
la mandibola è sempre adattante perché anche
quando noi camminiamo succede che se vado
avanti con la gamba sin, il braccio dx lo porterò
avanti e il punto di rotazione e contro rotazione
sarà D6. Se la gamba sin sarà avanti e il braccio
dx sarà avanti, la testa dovrà girare verso dx cioè
verso il braccio avanti, quindi avrò rotazione do-
vuta agli AAII, controrotazione dovuta agli AASS e
contro-controrotazione del capo.
Quindi la mia mandibola devia verso la mia destra e io tenderò a masticare verso questo lato. Viceversa nella
fase del passo in cui avrò gamba dx e braccio sx avanti: la testa ruoterà a sinistra e la mandibola devierà verso
sinistra . Ciò vuol dire che la mandibola anche durante il semplice passo “sballonzola” a dx e sx. quindi ancora
una volta confermo che posso masticare in qualunque modo e maniera a patto che la mia mandibola sia lib-
era, a patto che tutte le curve vengano conservate e a patto che anche le curve dei denti vengano conservate,
quindi minimo attrito, massimo rendimento.

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Che cosa succede se ho una coxartrosi? Oppure cosa succede se non ho i denti da una parte? O ho un passo
obbligato o una masticazione obbligata, i due estremi si incontrano e allora cosa succede? Se non ho i denti
a sinistra tenderò a masticare sempre a destra, quindi tutta la muscolatura masticatoria destra tende ad ac-
corciarsi e contraggo anche la spalla, e io tendo a inclinarmi verso la spalla dx; ma in questo modo non posso
tenere l’orizzontalità dello sguardo per cui la testa rimane dritta e sarà la spalla destra a sollevarsi. (Tale spalla
se non cambiamo masticazione sarà molto difficile da riportare in basso. Nel momento in cui apprendo a
masticare dall’altro lato la spalla tende a liberarsi da se.) Ma la contrazione mi porta su la spalla, ma si porta ap-
presso tutto il lato destro per cui la risalita tenderà a manifestarsi su tutto questo emilato; morale: ho la gamba
corta a destra e quindi manifesto un problema di zoppia dovuto a una problematica masticatoria.
Viceversa non posso muovermi liberamente con le anche e quindi durante il mio passo andrò a fare una
rotazione completa del mio corpo verso destra ogni volta che vedrà la gamba dx avanzare. È molto più fre-
quente che il problema sia discendente in quanto è molto più frequente il problema inferiore rispetto a quello
che ci disturba a livello masticatorio, perché come detto tendo sempre a masticare sempre e comunque. Ci
sono volte però in cui un problema da sotto mi arriva fino a sopra e quindi sia ascendente. Quindi possiamo
avere come al solito un discorso bivalente, da sotto verso sopra e da sopra verso sotto e questo quando la
mandibola non ha la possibilità di essere libera.
Se l’osteopata riesce a liberare tutti i blocchi e le costrizioni a livello del corpo sicuramente poi avrò la pos-
sibilità di lavorare meglio sulla mandibola; o al limite è anche possibile che io sulla mandibola poi non vada
a fare niente perché è possibile che quello che io avverto sulla mandibola è una serie di tensioni che partono
da altri distretti.
Nel 1907 Gysi scopre che la media dell’inclinazione condilare individuale è tra 30° e 33°.

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Ricordiamoci quando abbiamo fatto nelle precedenti lezi-
oni la manipolazione dell’ATM, dove seguivamo una direzi-
one precisa…

Nel 1921 (dove già esistevano le radiografie) Hanau elabora i 5 determinanti occlusali, dove afferma che i
denti non vanno posizionati a caso ma bensì seguendo delle regole, dove andremo a vedere:
1. il tragitto condilare:

La curva dell’articolazione deve corrispondere alla curva di inclinazione dei denti (zone tratteggiate.) perché
nel movimento, la curva del tragitto dell’articolazione deve essere riproposto nella curva del tragitto dei denti
incisivi (a sx articolazione a dx incisivi)
Quindi per mettere i denti andiamo a vedere come è messa questa articolazione con una RX.
Ma se noi abbiamo una persona con una
curva molto aperta (immagine sotto) e
andiamo a fare dei denti molto ripidi cosa
succede? Questa persona ha bisogno di
molto spazio per aprire, ma se le faccio
dei denti ripidi, verticali, io blocco questa
apertura: quindi denti belli dritti ma la
persona da un punto di vista funzionale
vorrebbe avere dei denti inclinati come
nella parte tratteggiata.
All’epoca per vedere il tragitto condilare si usava un assiografia: con una matita e del gesso fissati a livello della
mandibola si riusciva a tracciare su un foglio il tragitto condilare. D’altra parte è vero anche il contrario ossia
che a lungo andare la posizione dei denti influenza l’ATM.

2. La guida incisiva: significa il movimento che faccio quando devo mettere testa a testa: devo fare un
movimento verticale poi esco (ossia scendo con la mandibola per far poi scavalcare i denti inferiori rispetti ai
superiori), oppure faccio un movimento essenzialmente orizzontale (diciamo obliquo, dove quindi non ho un
vero blocco incisivo anteriore e non ho bisogno di scavalcare)

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3. Altezza delle ma se faccio un movimento orizzontale
cuspidi. Se ho de- i denti che stanno in mezzo, saranno alti
gli incisivi che sono e spigolosi o saranno bassi? Ovviamente
molto in fuori, vuol devo avere delle cuspidi, dei denti che
dire che quando siano bassi. Viceversa se ho dei denti an-
apro farò un movi- teriori molto verticali (immagine a dx),
mento più orizzon- e faccio dei denti post bassi, mi basta
tale: poco e non tocco più; ciò vuol dire che
per far toccare i denti io ogni volta non
devo semplicemente
chiudere, ma strin-
gere per arrivare al
contatto.

Quindi se ho una guida incisale molto verticale dovrò avere delle cuspidi un po’ più alte in maniera che tocchi-
no prima. Quindi abbiamo il condilo che influenza gli incisivi, gli incisivi che influenzano il condilo e l’altezza
delle cuspidi.
Non ho gli incisivi, e i denti più post rimasti sono molto appuntiti, molto alti: questo vuol dire che dovrò fare
una guida incisiva più ripida. Mentre se i denti rimasti sono tutti piatti dovrò fare una guida incisiva più ap-
erta.
4. Curva di Spee e Wilson. Per la curva di Spee, una curva maggiore implica che ho dei denti più dritti;
una curva minore, più dolce, significa che ho dei denti più infuori
5. Versanti cuspidali vuol dire la forma delle cuspidi;con delle cuspidi piatte, alte i contatti sono molto
netti oppure delle cuspidi molto panciute quindi vuol dire che c’è un minimo attrito.

Questi 5 fattori determinano la grandezza, l’angolazione e la possibilità di movimento della mandibola ris-
petto al mascellare. Questa è una cosa molto importante perché rimane valido ancora adesso.
Dal 1920 in poi McCollum cambia la gnatologia (è proprio colui che inventa la parola gnatologia) e trasporta
i criteri di protesi mobile in protesi fissa usando i concetti di Bonwill
Cominciano a essere di meno le persone che non hanno nessun dente e comincia a esserci la possibilità an-
dando a lavorare col trapano (all’epoca a pedale) di rimpicciolire i denti. Quindi per la prima volta abbiamo la
possibilità di modificare i denti esistenti. I denti sono presenti, magari ne mancano alcuni e devo realizzare un
ponte, per far ciò che regole posso usare? McCollum si basa già sulle leggi esistenti soprattutto gli enunciati
di Bonwill. Quindi utilizza le stessa regole finora utilizzate per la protesi totale, per la protesi fissa: e qui casca
l’asino! Perché una cosa è non avere nessun dente quindi alla persona manca l’apporto del sistema parodon-
tale, e una cosa è lavorare su persone che hanno ancora i denti, perché le regole sono diverse.
La prima cosa da vedere è come andare a posizionare questa mandibola. Se non abbiamo denti non è che ci
sono tanti problemi perche non abbiamo punti fissi; viceversa se abbiamo dei denti si ha necessita di dare al
tecnico una posizione riproducibile. A quel tempo McCollum ragionò cosi: se noi abbiamo una articolazione
quale è l’unica posizione riproducibile e ripetibile di quell’articolazione? È il fine corsa. Quindi McCollum su
questa base crea il concetto di relazione centrica dove l’articolazione per stare bene deve essere posizionata
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a fine corsa: concetto RUM (Rearmost Uppermost Middlemost = più dietro, più alto, più mediale).
Viene presa la mandibola della persona e viene spinta indietro il più possibile
e questa era la posizione considerata corretta dal 1920 fino al 1970. Ma se noi
proviamo a spingere indietro la nostra mandibola e pensare di vivere in quella
posizione sicuramente capiremo che non è una cosa tanto ingegnosa e ne tanto
piacevole.
Ancora oggi il dentista per far chiudere bene può utilizzare questa manovra e
capiamo che è un concetto errato.
Ancora oggi si parla di articolazione ossea e non di articol. muscolare: non
sono i capi ossei che determinano un articolazione soprattutto un articolazione come la mandibola che è un
osso appeso, non è un articolazione da carico. Quand’è che l’ATM diventa effettivamente un articolazione da
carico, ossia quando viene compressa? Quando non è libera, quando ci sono dei precontatti ad esempio da
un lato e quando chiudo tocco prima, l’articolazione da quel lato diventa allora un articolazione da carico. Ma
nella norma l’articolazione non dovrebbe mai essere assolutamente compressa.
McCollum diceva che quando una persona apre e chiude la bocca già sta facendo la gnatologia, perché stia-
mo andando a scoprire le regole dell’apertura e chiusura ma in realtà non è cosi.
Regole: le ATM dettano il movimento della mandibola; i denti non guidano; il tragitto è fisso e immutabile.
(tutte regole ormai contrariate)
Se le ATM guidano il movimento della mandibola allora il movimento è dato essenzialmente da osso su osso
indifferentemente da come abbia i denti. Tutto questo a prescindere dalle leggi di Hanau che erano degli
stessi anni.
Il tragitto è fisso e immutabile durante tutto l’arco della vita: e anche questo è impossibile; tutto cambia e
non possiamo immaginare che a 50 anni abbia la stessa apertura e chiusura di quando avevo 12 anni, infatti
cambia la dimensione verticale, cambia l’usura, cambiano tante cose.
Una delle cose più frequenti che possono succedere è un paziente che avendo tutti i denti, senza carie, pen-
sa di stare bene con l’ATM. Non è detto che non avendo ricevuto nessuna cura odontoiatrica stia per forza
bene!
McCollun disse che la gnatologia è l’odontoiatria.
McCollum insieme a Stuart e Stallard, fonda la Scuola di Gnatologia della California nel 1926. Tale anno indica
la nascita della gnatologia moderna, e da li è derivato tutto quello che abbiamo oggi.
Nel 1946 Robinson critica le precedenti teorie e afferma che l’ATM non è un fulcro perché non è una arti-
colazione da carico, da sforzo, ma è guida passiva del movimento mandibolare. Ossia non è il condilo che fa
muovere l’articolazione e la prova di ciò è data dai pazienti che sono stati operati di sarcoma alla mandibola.
Tali pazienti hanno subito l’asportazione di mezza mandibola ma ciò nonostante aprono lo stesso la bocca,
perché non sono i condili che fanno aprire e chiudere la mandibola ma sono i muscoli che sollevano la man-
dibola, quindi basta raddrizzarla un po’ perche faccia comunque un lavoro corretto. Se eliminiamo l’anca non
camminiamo, perché questa è una articolazione da carico.
A questo enunciato di Robinson non viene dato però il valore che merita.
Schuyler nel 1947 enuncia la centrica lunga: cade il pilastro della gnatologia di McCollum.
Secondo Schuyler i denti non sono cosi incastrati ma in realtà hanno la possibilità di chiudere in maniera non
fissa avendo un certo range, una certa area in cui chiudersi. Ciò è vero, infatti non devo essere obbligato a
chiudere in un modo ma anzi tutt’altro, posso chiudere in vari modi.

Nel 1950 Stuart e Stallard abbandonano la scuola della California e McCollum ed elaborano la teoria
dell’occlusione organica dove rivedono i loro enunciati affermando che oltre all’ATM esistono anche muscoli
e denti quindi è tutto un sistema.

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Quando io chiudo
non ho un carico
ma in realtà ho una
distrazione, perché
il tendine del m.
temporale tira nella
chiusura.

Ad es quando una persona lamenta un dolore all’ATM a dx e non riesce ad aprire e chiudere dal fastidio, la
cosa più ovvia che ci verrebbe in mente è masticare dall’altro lato ma questo è sbagliato. Se io mastico dalla
stessa parte dove ho dolore in realtà aiuto la distrazione del condilo. Quindi andando contro logica in realtà
sto meglio. Questo dimostra ancora che l’articolazione non è da carico (se mi fa male l’anca e carico sempre
su questa sto peggio: perché si tratta di articolazione da carico).
Nel 1957 Posselt elabora il tracciato di Posselt. È il movimento limite che fa la mandibola in ogni direzione.
In realtà ai tempi questo fu capito male: infatti Posselt parla di range massimo all’interno del quale si muove
la mandibola, ma per molto tempo si pensò fosse il tragitto fisso della mandibola
Nel 1961 Ramfjord introduce l’elettromiografia (EMG) che poi è l’EMG di superficie. Dobbiamo andare a
controllare i muscoli. Andiamo a mettere degli elettrodi di superficie (non si possono usare elettrodi ad ago
come facciamo per altre zone): questi sono dei cerottini, quindi elettrodi adesivi messi in alcune zone che
vanno a controllare determinati muscoli. In realtà la critica che si fa all’elettromiografia di superficie è che non
andiamo a lavorare proprio su quel muscolo, ma su una serie di muscoli proprio perché è di superficie. La ris-
posta è che in ogni caso abbiamo una serie di muscoli che funzionano e lavorano insieme e quindi anche se
non sappiamo cosa succede al singolo muscolo abbiamo comunque un ottimo indizio di ciò che succede in
una determinata zona.
Nel 1961 Martignoni (è stato uno dei più grandi dentisti italiani, famoso in tutto il mondo) introduce il byte
(byte vuol dire morso) in Italia e la TAC per studiare l’ATM..
È il primo a cui viene in mente di fare le fettine alla ATM con la TAC per andare a verificare bene cosa suc-
cede.
Nel 1953 Jankelson (dentista e ingegnere) mette delle corone metalliche sui denti posteriori, collegate a
degli elettrodi, per chiudere un circuito e uno sfigmomanometro per vedere i movimenti. Utilizza delle mele
abbrustolite per avere una certa consistenza (tipo patatine). Durante la masticazione controllava quando i
denti si toccavano e in quel momento il circuito chiudendosi fa passare la corrente e indicava il contatto. Veri-
fica che i denti toccano solo in deglutizione: i denti si fissano e solleviamo il pavimento della bocca e la lingua
per deglutire. Durante la masticazione i denti sono separati dal cibo. Con lo sfigmomanometro controlla la
mandibola e la pressione che esercita.
Nel 1968 sempre Jankelson inventa il kinesiografo. Questo è una macchina per verificare il movimento della
mandibola.
Il pantografo citato prima (vedi Hanou 1921 assiografia) era un apparecchio dove si metteva una colata di
gesso nei denti e dalla bocca sporgeva un pirulino collegato tramite un macchinario ad una matita e quando
la persona apriva la bocca questa matita lasciava il suo tragitto su un pezzetto di carta (ant-post, lat-lat, sup-
inf ). Questo di certo era un macchinario ingombrante e in più il pirulino che sporgeva era collegato all’interno
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della bocca con una forchetta che ricopriva perbene i denti e quindi la persona non poteva mai chiudere la
bocca completamente e in più era fissato col gesso, che per toglierlo occorreva martellare nel vero senso della
parola.
(PS. Per molto tempo il gesso di Parigi venne considerato il miglior materiale di impronta. Quindi veniva messo
sui denti lasciato asciugare e poi veniva tolto a martellate e si ricostruivano i pezzetti per vedere l’impronta)
Valutando il pantografo capiamo che non ha molto senso visto che non abbiamo la chiusura giusta che non
è mai completa.
Jankelson inventa un magnete di circa 2x1
cm, che si mette tra il labbro inf e il mento:
il principio è che un magnete immerso in un
campo magnetico lascia una traccia. Quindi
si mettono 2 cuffie alla persona, che emet-
tono un campo magnetico, quando questo
magnetino attraversa il campo magnetico
sul computer esce la traccia. Questo è ot-
timo perché occupa poco spazio, non è sog-
getto a interferenze di vario tipo e rileva
l’occlusione corretta della persona perché
chiude senza interposizioni tra i denti, quin-
di abbiamo una riproduzione fedele.
Vediamo lo schema di Posselt

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(Consigliata vista video dove mostra in 3d come funziona tale schema, circa a 1 h e 10 di lezione)
Posselt si è messo a studiare tutti i movimenti che può fare la mandibola e ha elaborato il poligono che ve-
diamo sopra che rappresenta il range entro cui la mandibola si può muovere.
Osservando tale poligono capiamo che i condili non sono fissi, quindi non hanno un asse da condilo a condilo
come affermava Campion nel 1900, ma compiono una rotazione abbinata a una translazione verso basso-
avanti. A questo punto la gnatologia era andata in tilt perché si era passati da “l’articolazione è la cosa più
importante” a “i denti sono la cosa più importante” e ancora “sono i muscoli la cosa più importante”.
Come trovare la posizione della mandibola?
Esistono vari metodi.
Manovra di Ramfjord. Dobbiamo sempre
trovare la posizione riproducibile e ripetibile;
abbiamo visto che portarla indietro con forza
non è la cosa migliore. Allora distraiamo un
attimo la mandibola posizionando il pollice
sul mento, indice sul corpo della mandibola
e in questo modo riusciamo a controllare la
chiusura alto-basso, latero-laterale e avanti-
dietro.
Manovra di Guiche. Pol-
lice sul mento come prec-
edente manovra e indice
sotto il mento la persona
apre e vediamo dove vuole
chiudere. In queste due
manovre la persona è sedu-
ta nella poltrona quindi con
la testa appoggiata.
Manovra di Dawson. È la
manovra pazzescamente più
accreditata per trovare la posiz-
ione della mandibola. In questa
manovra la persona è sdraiata.
Con la presa nell’immagine acan-
to faccio aprire la bocca alla per-
sona e non spingo più indietro
come prima ma controllo la
mandibola lat-laterale (una specie di sterzo!). la furbata di questa manovra è che la persona è sdraiata per cui
tende già a rilassare i muscoli e la mandibola a cadere leggermente indietro quindi in realtà non devo spin-
gere più di tanto.
Il problema con tutte queste manovre è che sono operatore dipendente e anche la persona può avere un
giorno una tensione muscolare e il giorno dopo un rilassamento enorme e quindi questa manovra ci darà
risposte differenti. Non c’è nessuna scientificità in queste cose e la manovra di Dawson nonostante ciò è
ancora la manovra che va per la maggiore.
Inoltre tutto questo viene fatto seduti sulla poltrona del dentista quindi a seconda di come stiamo seduti la
posizione della mia mandibola cambia!

12
La posizione in cui più facilmente po-
tremo avere uno standard è in stazione
eretta con le gambe aperte alla lar-
ghezza delle spalle e sguardo avanti.
Ricordiamo l’immagine accanto: se io
sto dritto sguardo avanti non potrò mai
stare come nell’immagine a sin (in rosso)
ma avrò maggior facilità a stare come
nell’immagine centrale (in verde) dove la
mandibola sarà rilassata. Quindi in questa
posizione rilassata dove apro e chiudo in
una certa maniera posso avere delle in-
formazioni più affidabili, ma in ogni caso
anche qui non è scientifico.

A livello osteopatico per fare ciò si può utilizzare il movimento cranio-sacrale: se i muscoli sono tutti quanti
ben posizionati quando io vado a chiudere, tutte le ossa craniche funzionano al meglio. Se io ho uno spas-
mo del massetere si blocca lo zigomo. Se ho uno spasmo del temporale si blocca osso temporale, parietale
sfenoide e frontale. Se ho uno spasmo dello pterigoideo si blocca lo sfenoide e il palatino (perché ha un pic-
colo contatto anche su palatino).
Quindi ogni muscolo ha una serie di ossa che si vanno a bloccare se questi muscoli non funzionano quindi se
ho raggiunto una dimensione verticale corretta dovrei sentire un cranio che si muove in maniera corretta. A
questo punto vediamo dove sono i deficit per liberarli e ridare il movimento cranio-sacrale corretto. Quando
riusciamo a trovare la posizione corretta della mandibola in 3d, quindi avanti-dietro, dx-sx, alto-basso, il cranio
riparte in maniera fantastica (il prof utilizza questa tecnica nel 90% dei casi)
Col ritmo cranio sacrale possiamo testare un eventuale bite e come rimettere un dente mancante in modo
corretto, oppure può arrivare da noi una persona che non ha problemi ai denti e io posso trovare un ritmo
cranio-sacrale alterato per colpa della mandibola, posso trovare la posizione giusta della mandibola per con-
sigliare il giusto bite.
Quando vado a masticare a livello del temporale ho uno stato di flessione; a questo punto posso fare il proces-
so inverso e verificando il movimento cranio sacrale controllare se l’apparecchio che la persona sta usando in
quel momento (che sia un bite, un apparecchio fisso o mobile ecc..) sta lavorando in maniera corretta o meno.
Questo perché se vedo che quando la persona sta a bocca aperta il ritmo cranio-sacrale è perfetto mentre
a bocca chiusa tutto si blocca (e poi ricomincia pian piano) è probabile che ci sia un problema occlusale,
poi è comunque da verificare. Durante una terapia ortodontica stiamo comunque spostando dei denti ed è
possibile che in mezzo alla terapia la persona stia peggio rispetto alla fase iniziale o finale quindi può essere
normale trovare un ritmo alterato in certi momenti, quindi non azzardiamoci a dire di togliere l’apparecchio!
Cosa fare? Stiamo in un momento di cambiamento e allora si può provare a vedere col dentista se è il caso di
porre delle correzioni.
Quando facciamo una terapia osteopatica a una persona che porta soprattutto un bite, ma anche un apparec-
chio mobile, è bene dire di andare dal proprio dentista entro una settimana a farsi controllare perché noi ab-
biamo cambiato delle cose e anche il miglior bite potrebbe non essere più buono ma deve essere corretto.
Un modo per andare a lavorare sulla corretta posizione della mandibola è la TENS (transcuteneus electrical
neural stimulation) anche questa sviluppata da Jankelson.
Caratteristiche degli impulsi:
durata 500 msec
intensità 0-25 mA
frequenza 40/minuto
Sono caratteristiche che sono state studiate per avere un giusto effetto.
È una stimolazione neurale. Chi segue questa idea di Jankelson si rifà ad un osservazione di Erb del 1983, per
cui uno stimolo lungo eccita nervo e muscolo, e uno stimolo breve eccita solo il nervo.
La TENS va a stimolare un nervo.
La stimolo evoca contrazioni anche ai muscoli relativamente distanti dall’elettrodo che hanno però la medes-
13
ima innervazione
La TENS va a lavorare su V e VII perché per essere sicuri di far rilassare tutto quanto dobbiamo far rilasciare sia
il V che è il nervo motore principale, sia il VII che è il nervo di molti muscoli mimici, e per essere sicuri che il VII
sia interessato da questa stimolazione dobbiamo controllare che ci sia una contrazione non sono della bocca,
ma anche dell’orbicolare delle palpebre.
L’elettrodo viene messo sotto lo zigomo nella zona
dell’incisura sigmoidea perché qui ci passa il V e il
VII. Si va ad aumentare o diminuire secondo certe
regole e si lascia sui 45 minuti. La mandibola si mu-
overà ma non bisogna fare sbattere i denti (infatti
si mettono delle cere in mezzo per attutire i colpi).
Dopo 45 minuti i muscoli si sono rilassati, c’è stato
uno svuotamento dei canali del calcio e quindi la
mandibola guidata dai muscoli va dove vorrebbe
andare se non ci fossero i denti: questa è stata la
grande rivoluzione di Jankelson.
Quindi io vorrei chiudere in una maniera ma in realtà chiudo in un’altra. Tutto questo mi stressa, mi crea delle
contrazioni, problemi a livello del collo delle spalle eccetera e quindi con questa tecnica andiamo a vedere
dove vorrei chiudere.
La grande rivoluzione di questa metodica è che non è operatore dipendente..
Attenzione con la TENS alcune persone possono stare peggio, perché lavora su nervi e muscoli ma non lavora
sulle fasce: quindi alcune volte succede che la persona può essere inglobata in un sistema fasciale estrema-
mente rigido per cui se io cerco di andare e liberare i muscoli faccio peggio perché lo rendo libero in uno
scafandro! Quindi anche qui prima andrebbe fatto un discorso osteopatico di mobilizzazione e poi fare un
discorso di questo tipo qui.
A questo punto ho un concetto che Jankelson ha chiamato myocentrica (myo sta per muscolo). Per myocen-
trica si intende la posizione in cui io vorrei andare se non ci fossero i denti.
Caso clinico
La persona nell’immagine seguente a sin era messa un po’ male. Il dente del giudizio superiore mastica dirette-
mente sull’osso della mandibola (sopra punto rosso).

Alla persona mancano una serie di denti e da questa radiografia però non si vede bene. Il dentista che l’aveva
in cura voleva rimettere questi denti, ma non abbiamo la possibilità di mettere qualcosa li dentro perché non
c’è lo spazio, i denti chiudono troppo.
Tele dentista ha chiesto al prof di trovare la giusta dimensione verticale, quindi la dimensione di masticazione
in maniera che la persona abbia lo spazio giusto per metterci i denti.
Notiamo che è in 3° classe perché probabilmente è scivolata in avanti ma notiamo anche che il collo sta in es-
tensione e che lo sguardo è rivolto in alto. Ovviamente la persona non è venuta per questo ma se le chiediamo
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come sta allora i sintomi dolorosi diffusi sono vari.
Il prof mette un bite in modo da mantenere la posizione, che è stata trovata grazie alla TENS (in quella cir-
costanza il prof non aveva la possibilità di fare un trattamento osteopatico). Quindi una volta che i muscoli
sono morbidi si va a mettere del materiale gommoso tra i denti e si aumenta un po’ la TENS per dare una scar-
ica più forte e la persona alla quale si sta muovendo la mandibola in apertura e chiusura, dà alcune chiusure
più potenti e lascia l’impronta su questo materiale: questa è la posizione che la persona vorrebbe assumere se
non ci fossero i denti: su questo morso si fa il bite. Il bite deve essere rigido e deve essere portato 24 ore su
24 e deve essere personalizzato coi contatti giusti e non liscio. Se il morso è preso bene la persona all’inizio
si può trovare un po’ male però dopo un mese non sa stare senza perché si sono equilibrate tutte le varie ten-
sioni. La persona lo tiene 6 mesi per h24 perché devo correggere la posizione. Tantissime persone riescono
anche a masticare col bite e questo può essere utile perchè si è visto che masticare su cose dure attiva di più la
corteccia. Quindi se la persona riesce anche a masticarci allora la cosa va un po’ più veloce perché attivazione
maggiore del cervello vuol dire maggiore attenzione e questo vuol dire a sua volta maggior memorizzazione.
Questa persona il bite lo toglieva solo per lavare i denti!
Dopo 6 mesi la persona è come nell’immagine sopra a dx
L’immagine sopra a dx è senza bite, ciò vuol dire che la persona tende a mantenere quella posizione perché la
trova comoda. La sintomatologia cervicale, i dolori eccetera è completamente scomparsa.
Ora notiamo sopra che i denti inferiori sono su una linea mentre quelli superiori sono su una curva, quindi il
dentista che andrà a ricostruire i denti in realtà dovrà ricostruire più i denti di sopra che i denti di sotto. Infatti
la persona stando nella posizione scorretta ha usurato maggiormente i denti di sopra.
Ricordiamo che il 50 % dei fusi neuromuscolari è nelle prime 3 vertebre cervicali, quindi le nostre tensioni
dipendono tantissimo da questa zona. Il 25% sta sul massetere e il 25% rimanente è sul resto del corpo.
Guardando l’immagine accan-
to, a livello del puntino rosso ci
passa l’arteria vertebrale, che fa
tutto il giro, il loop attorno a C1 e
poi entra: se ho una contrazione
del collo l’arteria vertebrale ne
risente.
Davanti a C2 abbiamo il Ganglio
Cervicale Superiore e il nervo
di Arnold, quindi se riusciamo
a liberare questa zona, improv-
visamente non abbiamo più una
serie di cefalee.

Qui accanto vediamo la stessa per-


sona descritta prima come chiudeva
senza bite. Vediamo come ha consu-
mato i canini e la mancanza delle cus-
pidi inf a dx.

15
Qui vediamo la posizione col
bite, e sopra il puntino rosso
vediamo lo spessore del bite.

Il bite non deve avere uno spessore standard: Bricot dice di non fare il bite più alto di 2 mm se no i recettori
vengono abbagliati, ma il prof ha fatto dei bite di 4-5 mm e anche più con ottimi risultati.
La persona aveva bisogno di un bite alto perché la posizione da recuperare era tanta.
Vediamo una altro caso con la bocca in apertura e chiusura.

Notiamo come in chiusura sprofonda, quindi tutta la sua bocca è una fatica.
In bianco vediamo i ponti (fatti 30 anni fa) che sono stati fatti cosi perché i denti superiori erano estrusi e
quindi il ponte di sotto è stato fatto imbarcato.
Al giorni d’oggi in una bocca del genere la prima cosa che vado a fare è mettere un bite.
Maggio 2013_
stessa persona,
bocca in chiu-
sura, notiamo
il morso molto
profondo

in apertura non
massima, notare la
mandibola molto
retrusa

Giugno 2013_è
stato messo il bite
(notare l’enorme
spessore) col
quale la persona
stava benissimo.

16
Luglio 2013_
la sua mandi-
bola è andata
in avanti, si è
rilassata ed
è perfetta-
mente dritta.
Il prof in questi casi fa sempre un elettromiografia con e senza bite per valutare al meglio i cambiamenti.

sem 3

Rivediamo un attimo le leggi di Hanau, cioè come una situazi-


one a livello di eminenza articolare può essere collegata con
l’altezza delle cuspidi e con la guida incisiva.
L’angolo di eminenza è l’angolo formato dal piano di scorri-
mento del condilo ovvero il tragitto condilare rispetto al piano
di Francoforte.
Esiste una stratta relazione tra l’angolo di eminenza, cuspidi e
la guida incisiva.

Con un angolo di eminenza elevato si avranno quindi cuspidi più alte e fosse più profonde e anche la
guida incisiva risulterà più inclinata.
Con un angolo di eminenza meno elevato si avranno invece cuspidi più piatte e solchi meno pronunciati
mentre la guida incisiva avrà un inclinazione minore.
Queste sono le leggi di Hanau che sono del 1921. Ricordiamoci sempre che queste sono leggi relative a
come si mettono i denti su una protesi mobile.
Abbiamo visto che nei primi anni 20
del secolo scorso arbitrariamente
vennero applicate queste stesse
leggi per costruire la protesi totale.
Nell’occlusione protetta in fase di oc-
clusione i denti post contattano tra
loro; esiste invece un minimo spazio
libero tra i denti ant.

Non appena si genera un movimento mandibolare i denti ant entrano in contatto tra loro e generano una im-
mediata disclusione dei post. Questo è quello che avviene in fisiologia.
Guardando sul piano frontale vediamo che quando si va da una parte o dall’altra abbiamo il contatto solo
sui canini (o meglio dovremmo avere!)

In pratica però con le protesi totali ci si trova ben presto ad avere problemi di depiazzamento per cui se mas-
ticavo da una parte mi si scollava dall’altra, se io andavo avanti mi si scollava dietro e quindi questa protesi
con i materiali dell’epoca che non erano perfettamente a tenuta non stava abbastanza in sede soprattutto la
protesi superiore che si regge essenzialmente per un meccanismo di ventosa, di suzione; quindi più è preciso
il contornamento del mascellare e meglio tiene. All’epoca bastava una piccolissima imprecisione per creare
una bolla d’aria che scollava la protesi.
In protesi totale fu deciso che non possiamo avere un’occlusione protetta, (cioè se io appena apro la bocca
toccano i denti davanti e se devo masticare toccano solo i denti dietro), e se passo a un’occlusione bilanciata.
17
In occlusione bilaterale bilan-
ciata il contatto dei denti post
avviene sia in fase di occlusione
sia durante i vari movimenti di
protrusiva e lateralità. Da notare
che durante la lateralità questi
contatti avvengono sia sul lato
di lavoro che su quello bilanci-
ante.
Questo tipo di occlusione, usato in passato anche per la protesi fissa, oggi è limitato alla sola protesi mobile e
anche qui è stato fortemente messo in discussione.
Anche in lateralità, se si va da una parte toccano anche i denti dietro.

Questa occlusione ha quindi una sua eventuale validità in una protesi totale perché dobbiamo evitare il depi-
azzamento ma non esiste in una protesi fissa, quindi con i denti veri e infatti ora non si usa più perché è contro
le regole.
La guida incisiva è il piano di scorrimen-
to reciproco dei denti ant durante il mo-
vimento di protrusione.

Poichè esiste una stretta


relazione tra la guida incisiva,
l’inclinazione dei versanti cus-
pidali e l’angolo di eminenza,
in presenza di una guida inci-
siva più marcata si dovranno
realizzare cuspidi più alte e
fosse più profonde.
In presenza di una guida incisi-
va piuttosto piatta si dovranno
mantenere piatte anche le cus-
pidi e i solchi meno profondi.

Quindi c’è una legge che unisce l’angolo dell’eminenza con la guida incisiva e con l’altezza delle cuspidi perciò
se noi abbiamo dei denti rimanenti possiamo sapere da questi (anche se ve ne è solo uno) che tipo di dentiz-
ione aveva questa persona grazie all’altezza e inclinazione delle cuspidi.
Di questi tempi fare una protesi totale è diventato per fortuna sempre più raro perché persone che non hanno
assolutamente più denti c’è ne sono sempre meno.
18
Overbite: Overjet:
distanza tra i mar- è la distanza tra gli
gini incisari sup e inf stessi punti ma in
in senso verticale senso orizzontale

In protesi mobile la quan-


tità di overjet e overbite
da lasciare tra i denti an-
teriori antagonisti è diret-
tamente proporzionale
all’angolo di eminenza.
Overjet e overbite risulter-
anno quindi maggiori nel
caso delle 2°classi e minori
nelle 3°classi.

La relazione centrica è la posizione più conforte-


vole per il condilo e corrisponde al più corretto
equilibrio osteoarticolare e neuromuscolare; è la
posizione dei condili anatomicamente più con-
fortevole per il Pz, tuttavia non corrisponde quasi
mai alla posizione di massima intercuspidazione
o occlusione abituale.
Ovviamente non possiamo vedere a livello os-
teoarticolare come sta messo il disco ecc e a liv-
ello neuromuscolare dobbiamo essere in grado
di fare un elettromiografia ad es per vedere come
lavorano i muscoli. Nella realtà dei fatti purtroppo
questa relazione centrica quasi mai corrisponde
con l’occlusione abituale: ciò vuol dire che la po-
sizione migliore per il Pz non è effettivamente la
posizione migliore per il Pz perché se no tutti quanti tenderemo ad avere quella posizione. Il concetto che
ancora manca spesso nella gnatologia generale è che la mandibola è un osso appeso e l’osso sospeso per
definizione non ha una posizione ma deve essere libero di cambiare la sua posizione a seconda delle
inclinazioni, degli spostamenti delle rotazioni del corpo. Cosi come non abbiamo una posizione standard per
la spalla ma invece c’è l’abbiamo per l’anca che è un articolazione da carico. La caviglia ha una posizione stan-
19
dard perché anche essa è da carico.
Quindi le articolazioni sospese sono articolazioni che si devono adeguare. L’articolazione della bocca è
l’articolazione più adattante che noi abbiamo e si adatta a qualunque posizione. Una sola relazione in realtà
non c’è quindi noi possiamo andare a vedere come funziona il cranio nel momento in cui la persona apre e
chiude la bocca.
Lo schema di Posselt. Posselt ci mostra che abbiamo un primo grado di apertura e una seconda parte di ap-
ertura, perché effettivamente non esiste un asse cerniera. Quindi Posselt disegna un area che non è che iden-
tifica il movimento preciso della mandibola, ma identifica un area all’interno della quale si ha il movimento
della mandibola.
L’apertura consta quindi di due parti, per effetto degli pterigoidei esterni che traslocano i condili un pochet-
to più avanti in maniera da far fare due assi di rotazione per cui abbiamo due rotazioni.
Respirazione e masticazione
sono funzioni fondamentali.
Se iniziano ad esserci delle
vegetazioni adenoidee
si iniziano ad avere delle diffi-
coltà nella zona (ved freccia).

Attraverso infezioni o altro


questo bottone adenoideo
comincia a ingrandirsi, la
zona comincia a diventare
più stretta e necessariamente
siamo costretti ad aprire un
pochetto la bocca. Piano pia-
no nella zona adenoidea si oc-
clude e respiro pochissimo dal
naso ma quasi completamente
attraverso la bocca; a questo
punto la lingua si deve per
forza spostare in basso e quindi andrà anche a spingere sui denti in
maniera diversa, quindi è molto importante andare a verificare come
respira questa persona. Vediamo che a un certo punto la lingua si ab-
bassa, e se si abbassa va a finire sui denti e abbiamo il caso della lingua
festonata, che non è un sintomo di strain ma è un sintomo di deglu-
tizione scorretta.

20
Non essendoci più il sup-
porto della lingua il palato
tende a non svilupparsi e
le guance tendono a strin-
gere visto che la lingua
tende a spingere in avanti
e di lato, quindi avremo
una deformazione del
palato.

palato normale
Accanto, palato che vediamo spesso nei bambini che hanno respirazi-
one orale proprio perché c’è una grande spinta laterale dei muscoli delle
guance. La lingua in questi casi funziona al contrario e va sempre ad erni-
are tra i denti.

Accanto, palato che vediamo


spesso nei bambini che hanno
respirazione orale proprio
perché c’è una grande spin-
ta laterale dei muscoli delle
guance. La lingua in questi
casi funziona al contrario e va
sempre ad erniare tra i denti.
Nell’immagine B notiamo a

B
sin una grossa spinta sui
denti davanti mentre nell’
immagine a dx no-
tiamo una grossa
spinta sui denti lat-
erali che tenderanno
a intrudersi e quindi
la persona può avere
un morso profondo
sia perché i denti da-
vanti vengono porta-
ti in alto sia perché i
denti dietro vengono
spinti in basso.
Quindi abbiamo una esagerazione della curva di Spee che sarà una
delle causa delle deglutizione scorretta e una delle cause di morso
profondo perché i denti dietro vengono intrusi e noi chiudiamo in
maniera ancora più profonda.

21
Accanto vediamo tra i
molari un contatto un
po’ più basso e retruso
(cioè indietro) e quello
che succede è che il
condilo tende ad an-
dare più indietro.

Vediamo tutta una serie di


contatti tra i denti compresi
anche gli incisivi che non
dovrebbero mai toccare e
quindi possono esserci an-
che contatti non corretti e
perciò la mandibola per evi-
tare questi contatti tenderà a
dislocarsi e quindi il condilo
tende ad andare più indi-
etro col disco che scivola in
avanti
e quindi ogni volta che
la persona apre la bocca
creerà un click e a bocca
chiusa il condilo tenderà a
stare più indietro creando
dei fastidi anche perché
qui passa un ramo del
nervo auricolo-tem-
porale che è un ramo del
trigemino.

A questo punto, questi denti che non chiudono come dovrebbero cominciano a essere di ostacolo, si crea

22
la tensione a livello di
ATM e tensione a liv-
ello dei denti, da qui
succede che i muscoli
vanno in spasmo e ten-
dono a rilassarsi e per
rilassarsi tendono ad al-
lungarsi e a questo pun-
to si portano in avanti e
i denti “si grattugiano”
ma si grattugia anche
l’articolazione.
Questo comporta anche una serie di dolenzie a tutti i muscoli dalla nuca alla fronte all’occipite perché sono
tutti muscoli che tenderanno a stabilizzare questa situazione.

In tutto questo noi cosa c’entriamo? C’entriamo perché noi come


osteopati possiamo intercettare questa cosa quindi capire se
tutti i sintomi possono avere una concausa o anche una causa
unica in un discorso di usura, di occlusione non corretta. Inoltre è
fondamentale sapere queste cose perché quando noi ci troviamo
a trattare un Pz che dopo varie sedute ritorna con lo
stesso sintomo dobbiamo andare necessariamente a control- denti usurati
lare i comportamenti stereotipati e ripetuti cioè quelli obbli-
gati. Questi comportamenti possono essere un discorso di bocca
o un discorso di occhi.

A questo punto con il discorso


che è bloccato a livello ade-
noideo, a livello della lingua, di-
etro siamo infiammati, la lingua
va indietro e in basso, la perso-
na deve comunque respirare: la
persona comincia a respirare di
meno e a russare ed è costretta a modificare la postura portandosi con
il collo più avanti

23
Quindi in un problema di cervicalgia cronica, magari abbinata a mal di testa che la persona riferisce da
sempre, andiamo a controllare immediatamente le funzioni fondamentali quindi masticazione e respi-
razione, lingua, deglutizione, frenulo corto… ci sono persone che hanno mal di testa da sempre
perché ogni volta che devono deglutire sono costrette a portare la testa in avanti e alla lunga il collo si fissa
in questa posizione.
Questa immagine sotto l’avevamo già vista ma questa volta vediamo anche la cervicale Immagine A con
bocca aperta > presentava la linea mediana perfettamente centrata, mentre a bocca chiusa invece la linea
deviava verso dx. Perchè? Essenzialmente per due motivi. Il primo è perché c’era un contatto nei molari di
sin (immagine B puntino rosso), per cui la persona chiudeva, questi due denti toccavano (ma toccavano solo
quelli) e quindi era obbligata a deviare verso dx, perché per legge tutti i denti devono toccare.

A B
bocca bocca
aperta aperta

bocca chiusa bocca chiusa


Il secondo motivo è che c’era anche un molare che quando la persona chiude si va a conficcare nella guancia

24
Uno dei test che dovrem-
mo fare è andare a veri-
ficare con un dito
cosa succede ai denti:
quindi infiliamo un mi-
gnolo lungo la parete
vestibolare dei denti,
arriviamo sull’ultimo e
verifichiamo.
Se troviamo uno scoglio nel tragitto è perché il dente è uscito un pò più in fuori e per vedere l’effetto even-
tuale di questo dente proviamo a mettere il dito nella parte esterna, vestibolare di questo dente e facciamo
chiudere: se questo dente non crea grossi problemi la persona chiuderà perché c’è uno spazio normalmente
disponibile tra il dente e la coronoide.
Se questo dente è molto in fuori, o noi togliamo il
dito o la persona non chiude o devia. In uno spazio
cosi piccolo quindi quando la persona chiude deve
evitare di pelarsi la guancia: è uno stimolo nocicet-
tivo ripetuto tantissime volte e la persona ormai
va direttamente in deviazione. È il collo che deve
sopperire a questa situazione, infatti il collo se ne
va verso dx. Notiamo nell’immagine accanto che
dal basso il collo è dritto e poi a livello del puntino
rosso devia verso dx.

Infatti uno dei segni per stabilire eventuali problemat-


iche cervicali dipendenti dalla bocca è vedere la perso-
na da dietro: se questa è inclinata da un lato a partenza
da C7, normalmente può dipendere dall’occhio
(non è un dato empirico) cioè la persona sta come
nell’immagine accanto. L’occhio problematico è l’occhio
dal lato dell’inclinazione (nell’immagine sarebbe il dx).
Tante volte queste persone che vengono da noi si posiz-
ionano con la testa ruotata (dovuto all’occhio), e assec-
ondano questa posizione con tutto il corpo, accavallan-
do le gambe in modo opposto alla rotazione della testa. Invece se la persona tende a deviare col collo a livello
di C2, questo è un problema di mandibola. Normalmente è sempre dalla parte della deviazione, perché andi-
amo ad assecondare. Può essere un problema di masticazione da quel lato e va verificato se è cosi e perché.
Altro caso. Questa persona presentava grossi
dolori all’ATM. Notiamo subito la mancanza di
un dente superiore a sin. il fastidio si presentava
a dx, infatti come vediamo (puntino rosso) a dx
è un po’ usurato mentre a sin è bello rotondo. Se
è cosi usurato vuol dire che la persona mastica a
sin. Che cos’è che obbliga la mandibola per farla
masticare a sin? A sin manca anche un dente
quindi la persona in teoria dovrebbe masticare
a dx…non vi era un problema di inclinazione
cervicale che mi fa deviare la mandibola e ob-
bligava a masticare a sin…

25
Notiamo però che manca anche un molare
a dx inferiore, mentre quello sopra, che è un
dente del giudizio, è sceso e questa piccola
differenza era quello che causava cefalee ter-
rificanti.
Questo perché il problema non è commisu-
rato al sintomo (questa è una legge generale);
a livello dei neuroni, a livello del trasporto del
sistema dolorifico e di altri sistemi, non esiste
solo il neurone “A” che va sul neurone “B” che
poi si collega al ganglio “C” ecc ecc, ma in mez-
zo esistono anche degli interneuroni che so-
no i potenziometri e quindi un piccolo problema può creare un grosso dolore perché in realtà questo in-
terneurone è come un amplificatore, quindi non ci dobbiamo meravigliare che una cosa cosi piccola possa
creare problemi cosi grossi (immaginiamo quanto sono fastidiosi i granellini in mezzo ai denti!)
Chi ha preso in carico questa persona ha messo un bite superiore, che non è servito a niente. Infatti non è
stato pensato con un concetto funzionale. Il bite superiore lo può portare solo di notte, è pur vero che di
notte la bocca funziona, ma più che altro in questo momento memorizziamo ciò che abbiamo fatto durante
il giorno. Questa persona è stata benissimo durante la gravidanza; qui il bite funzionava benissimo perché in
questa fase si è iperlassi compresa anche l’ATM…ma dopo il parto sono tornati i dolori.
Quando è stata presa in carico dal prof Colasanto si è deciso di togliere il dente del giudizio estruso e la per-
sona non ha avuto più nessun tipo di problema. Il bite quindi non era necessario ma la colpa era da imputare
al dente di cui sopra che le creava un movimento stereotipato e ripetuto.
Altro caso. Questa Pz ha un blocco abbastanza importante sull’articolazione. Notiamo le linee mediane leg-
germente deviate verso dx, ma la cosa più importante è la sua parte sin dove i molari sono molto indentro.

Questo vuol dire che questi contatti essendo più all’interno possono portare la mandibola verso dx perché i
denti a sin sono più lingualizzati quindi quando vado a chiudere mi trovo questi denti e mi sposto verso dx.

1. leggera apertura, fin qui tutto ok 2. comincia a deviare

26
Qui si nota quanto è im-
portante la deviazione (2
denti di deviazione!!). Il
condilo bloccato è il dx ed
è un blocco importante.
Dovrò creare qualcosa che
scolli il condilo per obbli-
garla a fare il movimento
centrato. Il prof ha messo
un bite per lungo tempo

modificato pian piano in base ai pro-


gressi.
Qui accanto dopo 9-10 mesi di trat-
tamento> (la linea mediana è sempre
deviata e anche i denti a sin non sono
cambiati ma quando apre la bocca la
deviazione è minima).

27
A questo punto però occorre
andare ad ottimizzare met-
tendo un apparecchio per-
ché devo allineare i denti, ma
intanto ho ricostruito la funzi-
one. Nell’immagine vediamo
il bite che è stato utilizzato
(il più alto mai fatto da prof!
Ovviamente con controllo
elettromiografico ecc).
Contrariamente a quanto si può pensare la persona con il bite stava benissimo (se vogliamo modificare la funzi-
one il bite va portato sempre). Quindi si è prima messo un bite molto alto per scollare parecchio l’articolazione
e una volta modificata la funzione si è potuto iniziare con l’ortodonzia e rimettere apposto i denti. Questo bite
poi durante il trattamento è stato sollevato pian piano fino ad arrivare come nella foto. Devo arrivare a non
avere click e inoltre con un bite la persona deve aprire e chiudere in maniera dritta: devo fare il modo che i suoi
muscoli si rilascino e la mandibola impari a funzionare correttamente. Una volta appresa la funzione allora si
comincia con l’ortodonzia in modo che la persona continui a funzionare correttamente. Quindi si è proceduto
a spostare i denti a sin verso fuori (coloro che facevano spostare la mandibola verso dx) e questo con una serie
di apparecchi.
Prima, durante e dopo la terapia, dobbiamo sempre accompagnare il trattamento osteopatico. Considerando
la persona di cui sopra, il suo collo a dx ovviamente sarà bloccato e probabilmente inclinato verso dx con
tensioni importanti: non posso pensare quindi di mettere un bite di queste dimensioni senza prima chiedere
il permesso alla colonna vertebrale! Quindi a ogni incontro il prof la controllava anche a livello osteopatico.
Questo perché sbloccare solo la mandibola in questo caso sarebbe stato solo un piccolissimo traguardo e poi
il resto del corpo, non corretto avrebbe potuto remare contro e farla ritornare alla situazione di partenza.
Altro caso. Qui invece vediamo esattamente l’opposto. Questa persona è a fine terapia con bite. Quale è la
possibile differenza rispetto allo stato iniziale? La differenza è solo il filo d’aria a livello del punto rosso men-
tre dal lato opposto chiude bene senza spazio. Lo spazio a sin che è di mezzo millimetro, è la differenza tra
cefalee impossibili e nessuna cefalea! Questa persona era in una situazione di chiusura maggiore sul lato dx.

La persona ha un canino incluso nella zona del punto rosso immagine sotto (il canino presente è artificiale).

Piuttosto che tirarlo giù hanno fatto un ponte. Quando c’è un dente incluso è perché quella zona tende a es-
sere più chiusa ed effettivamente la persona tendeva a chiudere di più da questo lato. Dopo 6 mesi di bite la
persona chiude bene ma è rimasto questo piccolo spazio. Ora il bite lo tiene solo la notte e non è stato fatto
più nulla (al massimo si potevano riempire gli spazi rifacendo la parte occlusale di questi denti ma la persona
stava bene e quindi si è deciso di lasciare cosi)
Anche se può sembrare strano, uno spazio cosi piccolo rimane e non fa deviare la mandibola (è come se a un
tavolo con 4 gambe ne togliamo una: se il carico è leggero si regge tranquillamente ma se il carico aumenta
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allora il discorso cambia. Qui gli spazi sono talmente piccoli che l’equilibrio è comunque mantenuto.)
A volte si sega il bite e si può far estrudere il dente (il dente vero non l’impianto) perché se non vi è lo spazio il
dente uscirà a cercare il contatto, ma bisogna anche stare attenti affinchè non scendano quelli di sopra, però
comunque è una cosa fattibile.

A B
Altro caso. A > prima del trattam osteopatico.
B > fine seduta osteopatica, il ragazzo si veste
e rindossa gli occhiali. Gli occhiali sbagliati
tante volte creano dei problemi importanti a
livello globale, mentre gli occhiali corretti cre-
ano enormi benefici: ci sono persone che con
gli occhiali corretti migliorano enormemente la
qualità della vita. Essendo bocca e occhi stretta-
mente correlati sia dal punto di vista osseo che
neurologico, spesso lavorando su tutti e due i
piani si hanno dei miglioramenti epocali.
Ovviamente in questo caso la prima cosa da fare è andare a cambiare gli occhiali, perché noi sappiamo che
sono essi il problema ma non sappiamo che tipo di problema.
PS. gli oculisti vanno a guardare solo la funzione rifrattiva dell’occhio, cioè le diottrie, ma nella vita reale
questo è il 10% dell’attività dell’occhio che ha altre due importantissime funzioni che sono il riconoscimento
degli oggetti e il riconoscimento della profondità: se ci stanno dando uno pugno, grazie agli occhi abbiamo il
riconoscimento dell’oggetto (mano) e della profondità (movimento mano verso di me) e metto in atto le mie
eventuali risposte di difesa. Questo riconoscimento della profondità, il 3D, lo abbiamo solo con il funziona-
mento sinergico e simmetrico degli occhi.
Il ragazzo nella foto ha la testa inclinata a dx: con quale occhio guarda? Col sin ovviamente, e l’occhio prob-
lematico è il dx. Ma attenzione, in questo caso è problematico con gli occhiali. Il problema possono essere le
lenti (la diottria), la forma delle lenti, la qualità delle lenti, il centraggio delle lenti, la montatura… (dobbiamo
sempre vedere attraverso gli occhiali: verificare se quando scendiamo le scale o guardiamo un obiettivo in
alto guardiamo attraverso gli occhiali oppure rispettivamente sotto e sopra di essi.
Come conoscere il movimento della mandibola? Abbiamo visto che vi erano tutte le varie manovre che in
realtà sono operatore dipendente quindi occorre trovare qualcosa di oggettivo. Qualcosa di oggettivo vu
inventato con il kinesiografo da Jankelson.
Il kinesiografo utilizza un piccolo magnete
di 1cm x 2 cm che si piazza alla base degli in-
cisivi inferiori. Ogni magnete ha un proprio
campo magnetico. Tale campo magnetico
può essere intercettato da appositi recetto-
ri. Il campo magnetico è più forte tanto più
è vicino alla sorgente (quindi al magnete)
ed è più debole via via che ci allontaniamo.
Quindi se noi posizioniamo dei sensori il
magnete passa in questo campo magnetico
e lascia una scia attraverso i sensori.

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Purtroppo viene usata molto poco perché ha un costo abbastanza elevato. Quando la mandibola si apre e si
chiude lascia un segno. Nell’immagine seguente vediamo la mandibola col magnete mentre il grafico mostra
ciò che viene rilevato attraverso il computer man mano che la persona apre generando il tracciato mandibolare.

Qui sopra vediamo la mandibola col magnete mentre il


grafico mostra ciò che viene rilevato attraverso il comput-
er man mano che la persona apre generando il tracciato
mandibolare.

Tale tracciato lo abbiamo sia in sagittale che in frontale

Alla fine avremo due tracciati con la sensibilità si 1/10 di mm.


Il magnete non da fastidio e non vi sono macchinari ingombranti ed in effetti è piuttosto fedele al movimento
della mandibola. Possiamo sapere anche altre cose come le accelerazioni, se il movimento è costante, se la
persona apre di scatto e poi quando chiude va piano (vuol dire che non è sicura nella sua occlusione e ci sono
delle interferenze) o se va alla stessa velocità (vuol dire che l’articolazione è molto più libera) ecc ecc

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Articolazione
normale: (davanti
al disco vediamo
lo pterigoideo es-
terno capo superi-
ore).

Qui vediamo che la corticale è presente ma non c’è più il disco


in mezzo.
Quello che noi avvertiamo nella persona è uno scroscio (defini-
to come il rumore della neve sotto lo scarpone). Qui ci siamo
giocato il disco. Il dolore può essere presente o meno (ricor-
diamo che in genere l’ATM che fa male è quella che si muove di
più perché l’altra si muove di meno).

Scollando l’articolazione vediamo che il disco si è dissolto, perforato.

click

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Il click è sempre presente sia in
andata che in ritorno altrimen-
ti il disco resterebbe spostato.
Nel momento in cui vi è il click
in apertura è la che il disco sta
bene, ossia ha recuperato il rap-
porto disco condilo. Con il bite
bisogna arrivare a un punto in
cui non c’è più il click altrimenti
non riparo l’articolazione. Se click di ritorno
metto un bite ma si mantiene il click allora quel bite non va bene. È logico che a lungo andare in quel modo il
disco si fibrotizza e arriveremo ad uno stadio successivo in cui c’è il lock.
Altro caso. Vediamo nel puntino rosso il disco che va in antero-mediale perché è trazionato dallo pterigoi-
deo (freccia bianca sotto).

Il condilo è scoperto. Questo è un


click in massima apertura e il click
vuol dire che il disco è scomparso.
Se si fa il bite bisogna farlo nella
posizione di chiusura;
in chiusura (sequenza A-C): il bite
va fatto nella posizione C (ved.
sotto), con il click di ritorno in cui
il condilo è coperto.

A B C

Il click a fine movimento è meno importante che a inizio movimento.


L’Atm è un articolazione che si può usurare abbastanza prima di creare problemi e il comun denominatore di
queste lesioni è la compressione, cioè il fatto di tenere il condilo compresso nella fossa; se noi riuscissimo a
decoaptare, a distrarre questo condilo sicuramente riusciremo a farlo lavorare al meglio. In qualunque parte
del nostro corpo se io ho un problema vado in contrazione: è per questo che ho bisogno di un bite che sia
duro, portato il più possibile e deve dare sempre le stesse informazioni: se oggi funziona in un modo e domani
funziona in un altro non ho dato delle informazioni coerenti e il cervello non lo apprezza.
Il bite si può mettere anche sull’impianto. Se mancano i denti sotto e ci sono solo i denti sopra, il prof fa sem-
pre l’impianto sotto anche aggiungendo i denti mancanti. Ovviamente facendo prima qualche seduta osteo-
patica. Infatti è capitato di una persona a cui è stato fatto il bite di una certa altezza e poi si è fatta manipolare
e il bite non andava più bene: rifacendo gli studi del bite si è visto che la posizione era la stessa ma in realtà
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dopo la manipolazione la persona per stare bene aveva bisogna di meno, in finale si sono solo limati due
denti e il bite non è stato più utilizzato. Se io sono contratto per rimettermi in posizione e farmi stare bene ho
bisogno di tantissima forza quindi ho bisogno di un bite importante. Se sono già sciolto per stare bene magari
mi basta una cosa molto piccola.
Una masticazione
deviata può avere
influenze a un liv-
ello più in basso.
Se devio, vado a
deviare con la mas-
ticazione a livello di
C1: quindi arteria
vertebrale, tutti i
nervi che passano
tra C0 e C1 (vago,
accessorio, glosso-
faringeo….) ganglio cervicale sup, nervo di Arnold da C2…in questa zona quindi abbiamo una marea di pas-
saggi.
Qui accanto ab-
biamo una situ-
azione a bocca
aperta e bocca
chiusa (sono delle
radiografie in 3D):
vediamo che gli
spazi tra C0-C1 e
C2 sono conser-
vati. bocca aperta bocca chiusa

Mentre invece
nell’immagine accanto la
persona ha la mandibola
deviata a sin e però apre
deviata verso dx. Vedi-
amo che nell’immagine
l’articolazione va verso
dx e va verso dx anche
l’atlante. Infatti il prof va
sempre a controllare ed
eventualmente manipo-
lare C1, perché è vero che c’è una correlazione nel senso bocca-C1, ma è vero anche il senso opposto: se C1 è
bloccata per altri motivi, mi decentra la mandibola e quindi può disturbare anche il lavoro dell’ortodonzista.
Piano occlusale
leggermente
inclinato. Se ve-
diamo l’apertura
della bocca alla
fine si ricentra.

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Vediamo cosa c’è uno schiaccia-
accade a livello mento enorme.
articolare:

Vediamolo anche in 3D:

bocca bocca
aperta chiusa

nel puntino rosso i denti

Una delle cose da vedere sono i movimenti stereotipati. Alcuni ortodontisti usano farsi portare in prima visita
le foto dei Pz da piccoli. Nell’immagine seguente vediamo la ragazza a 8-9 con un’importante deviazione. Per
l’Osteopata intercettare questi casi è assolutamente fondamentale perché in un età molto giovane la causa
può essere anche molto semplice, come un dente che non esce, un incastro sbagliato, qualsiasi cosa che
magari si poteva risolvere non necessariamente con il dentista.

Movimenti dolorosi
Evidenti asimmetrie facciali
Parafunzione
Crossbite

Mordersi le labbra Masseteri grossi


Tics facciali e del capo
Sintomi di disfunzione sono tutta una serie di parafunzioni. Ad es le persone che non stanno mai ferme con
la mandibola e stressano tantissimo il sistema. Un’abitudine piuttosto pericolosa è mordicchiarsi le labbra o
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le guance infatti si va sempre a controllare come va l’interno delle guance perché si ledono i tessuti e vai oggi
vai domani si crea una situazione di ferita che guarisce sempre più lentamente e si crea quella che si chiama
lesione precancerosa: queste abitudini sono piuttosto pericolose perché col ciclo ferisci-ricompatti, prima
o poi qualche dna può non venire ricompattato in maniera completa e possiamo avere metaplasie e poi dis-
plasia.

Si può mettere l’abbassalingua a livello dei premolari e capire


chi abbiamo di fronte. È ovvio che se ha una potenza enorme
a livello di bocca non sarà filiforme nel resto del corpo e se
devo fare un bite sarà diverso se avrò una potenza di serra-
mento leggera o forte.

Il test a sin (n° 1) si può fare a Pz seduto o in piedi.


È molto simile come principio al test visto per indi-
viduare il lato preferito di masticazione.

1. Poggiamo le mani sule guance del Pz e facciamo


chiudere la bocca stringendo i denti.

1 2
Sentirò con le dita i masseteri e con i palmi i
temporali. Nella normalità dovrei avere una con-
trazione simmetrica e contemporanea di questi
4 muscoli: se si ha una deviazione mandibolare
da un lato, tenderà a contrarre con un piccolo
rallentamento: ad es a dx tocca prima e quindi
si ferma mentre a dx continua a stringere; stesso
discorso se mancano denti a dx, dove da questo
lato stringerà molto di più perché i muscoli con-
traggono fino a che i denti non toccano: già da
questo io posso sapere un po’ quale è la sua situ-
azione.
1 2
Il test a dx (n° 2) è invece un test per la deglutizione. Con la deglutizione prima devo chiudere i denti, quindi
devo sollevare la mandibola, contatto tra i denti, tutto chiuso, a questo punto il pavimento della bocca si può
sollevare grazie all’osso ioide a tutti i muscoli eccetera, e la lingua può andare indietro. Se non contraggo
prima i mm. masticatori vuol dire che la lingua si è messa in mezzo, mi fa da bite e ho una deglutizione scor-
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retta, i muscoli non riescono a chiudere perché in mezzo c’è la lingua che prima si è sollevata e poi i muscoli
tentano di chiudere. Metterò una mano sulla guancia e l’altra sull’osso ioide. Chiedo di mandare giù la saliva
e dovrei sentire che prima si contraggono i muscoli per chiudere i denti (mano sulla guancia) e poi si muove
l’osso ioide (quando il Pz manda giù la saliva). A livello di osso ioide lo potrei trovare deviato, ma in genere la
deglutizione è simmetrica quindi il movimento è uguale tra i due lati.

Abbiamo la palpazione dell’ ATM. Ci mettia-


mo davanti al Pz e mettiamo polpastrello dei
mignoli nell’orecchio e andiamo a sentire se ci
sono degli scrosci, dei click o delle pressioni:ad
esempio una persona mastica tutto a destra
posso sentire che a destra l ‘articolazione
preme maggiormente contro il mio dito. Nella
norma dovrei essere perfettamente libero e
soprattutto. È un ottimo test da fare quando
senza bite sento pressioni e scrosci mentre col
bite (se è fatto correttamente) devo avere il si-
lenzio!

Un altro test che possiamo fare e metterci con


i pollici su gonion e medi sul mento (o indici)
e faccio aprire e chiudere la bocca con i pollici
sentiamo la tensione mentre con i medi sentia-
mo come apre, se centrato o deviato o se fa de-
gli scatti. Questo lo faccio da dietro il Pz (il prof
utilizza tantissimo questo test).

Possiamo anche mettere le mani a livello dell’articolazione (im-


magine in basso a dx) dove possiamo sentire delle grossolane
deviazioni. Può darsi che mettendo le dita nell’orecchio come
il precedente test, si falsi il risultato. I tappi nelle orecchie che
si usano la notte possono dare problemi che se la persona
stringe la mandibola tende ad andare un pochino indietro ma
non ci può andare perché c’è questo tappo per quanto mor-
bido sia, quindi la mandibola non va indietro ma il disco schizza
in avanti; anche le dita nel test quindi possono creare dei falsi.
Nell’immagine accanto l’Osteopata è dietro per mostrare la tec-
nica, ma è meglio mettersi davanti al Pz.

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Qui abbiamo la differenza tra
l’occlusione abituale (vedia-
mo la linea mediana comple-
tamente a dx) e l’occlusione
neuromuscolare ossia la mio-
centrica cioè la posizione in
cui i muscoli vorrebbero an-
dare se non ci fossero i denti.
Nell’immagine accanto vedia-
mo che vi sono dei vuoti, per
cui nell’occlusione abituale
la persona tende a cadere, a
chiudere su questi vuoti e per-
ciò devia. Come abbiamo visto
nella lezione precedente, per
capire dove vuole andare la
mandibola se non ci fossero i
denti facciamo la TENS.

Alcune volte succede che ci ar-


rivano persone affermando di
non aprire più la bocca. Si va a
misurare, e l’apertura è 45 cm
(la misura normale è circa 40
cm, più o meno 4 dita del Pz):
ciò vuol dire che prima apriva
di più e qui si tratta di lassità
legamentosa: questa diminuz-
ione di ampiezza è il sistema
che in qualche modo si sta ri-
modulando, la persona ha la
sensazione di non aprire perché abituata ad aprire molto di più, ma su questa apertura non si deve interve-
nire. La lassità legamentosa è una patologia, perchè se io vado tutti i giorni a lavorare oltre il range articolare
andrei ad usurare molto di più l’articolazione che è fatta per funzionare entro certi limiti. Se si ha una lassità
legamentosa in genere e generalizzata, ma mentre nelle altre articolazioni in genere non vado a ricercare mo-
vimenti estremi, nella ATM è il massimo della mobilità, nessuna articolazione si muove tanto quanto la bocca,
quindi il discorso è più importante, ed è per questo che se diminuisce il range articolare, ma rimane entro i 40
cm non può che essere positivo.
È sempre bene chiedere
alle persone come dor-
mono. La maggior parte
delle persone che hanno
problemi al tunnel carpale
è perché dormono come
nell’immagine accanto.

Stessa cosa succede con l’ATM: se io dormo di lato, succede che ogni volta che deglutisco tenderò a chiudere
la bocca, ma non posso farlo perché se sto poggiato la mia mandibola è deviata e allora il disco che invece si
può muovere si depiazza e allora mi ritrovo con un problema di disco. Alcuni consigliano di dormire supino
con il cuscino di lungo (lato lungo parallelo all’asse verticale del corpo) cosi che il torace si espanda bene e il
cuscino arrivando circa alla zona lombare crea anche un allungamento della colonna. Se ho una iperlordosi
cervicale posso mettere un altro cuscino nella testa.

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La mandibola non ha un asse cerniera al-
trimenti si muoverebbe cosi

Se fosse cosi la mandibola andrebbe a


strozzarmi ed a disturbare la respirazione.

La mandibola invece si muove cosi

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