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Commedia dell'arte 1

Commedia dell'arte
La commedia dell'arte è nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare sino
al XVIII secolo. Non si trattava di un genere di rappresentazione teatrale,
bensì di una diversa modalità di produzione degli spettacoli. Le
rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma dei canovacci detti anche
scenari, i primi tempi erano tenute all'aperto con una scenografia fatta di
pochi oggetti. Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e
due donne. All'estero era conosciuta come "Commedia italiana".

La definizione di "arte", che significava "mestiere", veniva identificata anche


con altri nomi: commedia all'improvviso, commedia a braccio o commedia
degli Zanni.

Origine
La prima volta che s'incontra la definizione di commedia dell'arte è nel 1750 nella commedia Il teatro comico di
Carlo Goldoni. L'autore veneziano parla di quegli attori che recitano "le commedie dell'arte" usando delle maschere e
improvvisano le loro parti, riferendosi al coinvolgimento di attori professionisti (per la prima volta nel Teatro
Occidentale abbiamo compagnie di attori professionisti, non più dunque dilettanti), ed usa la parola "arte"
nell'accezione di professione, mestiere, ovvero l'insieme di quanti esercitano tale professione. Commedia dell'arte
dunque come "commedia della professione" o "dei professionisti". In effetti in italiano il termine "arte" aveva due
significati: quello di opera dell'ingegno ma anche quello di mestiere, lavoro, professione (le Corporazioni delle arti e
mestieri).
Il trapasso dalla commedia rinascimentale, umanistica ed erudita recitata da attori dilettanti a quella dell'arte avviene
tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo grazie ad una serie di contingenze fortunate che si susseguono intorno a
quegli anni, non ultime le condizioni politiche e sociali che sconsigliavano una produzione teatrale incentrata sui
contenuti, sull'impegno politico e sulla polemica sociale.[1]

Nascita dei teatri a pagamento


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La prima è la nascita dei teatri privati,


specialmente a Venezia dove le
famiglie nobili iniziano una politica di
diffusione, all'interno della città, di
nuovi spazi spettacolari dedicati alla
recitazione di commedie e
melodrammi a pagamento.

Per la prima volta le famiglie Tron e


Michiel fecero costruire due "Stanze"
per le commedie nella zona di San
Cassiano, da cui i teatri presero il
nome, che si trovava oltre Rialto, e per
la prima volta (sicuramente dopo il
1581, com'è testimoniato da Francesco Compagnia dei Gelosi? (anonimo fiammingo, 1580 ca.)
Sansovino, figlio dell'architetto Jacopo
Sansovino[2] ), i due teatri aprono anche al pubblico popolare, da sempre escluso dagli spettacoli eruditi, prodotti per
i principi e le loro corti.

Sulla scia dei teatri di San Cassiano anche altre nobili famiglie veneziane si cimentarono nella costituzione di questa
nuova industria, cosa che d'altra parte non stupisce visto la predisposizione mercantile ed imprenditoriale della città
lagunare.
Anche i Vendramin e soprattutto la famiglia Grimani (che all'inizio del Settecento aveva monopolizzato l'intera, o
quasi, industria degli spazi teatrali veneziani) fecero costruire altri teatri per le rappresentazioni dei comici dell'arte
come il Teatro dei SS. Giovanni e Paolo nel sestiere periferico di Cannaregio, ma anche del San Moisè, del teatro
San Luca e del Teatro Sant'Angelo costruiti sul Canal Grande, sintomo dell'importanza che i teatri a pagamento
avevano acquistato all'inizio del Seicento non soltanto a Venezia.
La nascita dei teatri dette nuovo impulso all'arte dell'attore che da giocoliere di strada, saltatore di corda o buffone di
corte che fosse cominciò a esibirsi in trame più complesse; per questo alcuni attori di strada cominciarono a
strutturarsi in compagnie girovaghe: le "Fraternal Compagnie" dell'inizio si trasformarono in vere e proprie
compagnie che partecipavano ai proventi di questa nuova industria.

Dalla Commedia al Canovaccio


La recitazione assunse una nuova struttura e i testi da recitare si limitavano ad un canovaccio, dove veniva data una
narrazione di massima indicativa di ciò che sarebbe successo sul palco. Su questo tratto dell'improvvisazione gli
storici del teatro si sono spesso divisi: non per tutti l'improvvisazione era il tratto distintivo delle commedie degli
Zanni, ma su questo era stata creata una mitologia dell'attore "puro" e completamente padrone dei suoi mezzi, tanto
da non aver nessun bisogno di parti recitate.
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Le fonti iconografiche
Forse il mito dell'improvvisazione proviene invece
dalla scarsità di materiale e testi giunti fino a noi e
dalla grande proliferazione di testimonianze
iconografiche, che alle volte non sono che la
testimonianza della diffusione di un'idea del
comico dell'arte, piuttosto che una testimonianza
dei testi recitati.

Ad esempio, tutti i riferimenti nei quadri di


Watteau niente hanno a che fare con i veri e propri
comici della commedia italiana in Francia, sono
piuttosto un colto inserimento delle maschere
Jacques Callot, Danza di 2 zanni all'interno delle scenette arcadico-galanti dei
soggetti dei suoi dipinti. La stessa cosa si deve dire
dei Balli di Sfessania di Jacques Callot, che rappresentano piuttosto le maschere del carnevale napoletano e i suoi
Zanni e Capitani niente hanno a che vedere con dei veri e propri attori dell'arte.

Una delle prime testimonianze iconografiche riferibili sicuramente alla commedia dell'arte è la raccolta delle
incisioni Fossard. Divisa in due parti separate, una raffigura i lazzi dei contrasti comici tra Magnifico e Zanni, l'altra
è composta invece da incisioni riferite ad una rappresentazione teatrale con la comparsa di attori come Pantalone,
Arlecchino, Zanni, il Capitano, Franceschina e gli Innamorati.
Probabilmente si trattava di foglietti pubblicitari di una compagnia comica per attirare spettatori, le didascalie sono
in francese e questo fa pensare ad una compagnia che alla fine del Cinquecento ha lavorato in Francia, forse quella di
Zan Ganassa chiamata a Parigi nel 1571 dal re Carlo IX o la compagnia dei Gelosi, che nello stesso anno erano in
Francia per il battesimo di Charles-Henry de Clermont.
Ancora all'estero, nel castello di Landshut, in Bassa Baviera, un intero scalone è stato affrescato dal pittore italiano
Alessandro Scalzi con scene della commedia dell'arte: sempre intorno agli anni settanta del Cinquecento, abbiamo
infatti carteggi molto remoti di richiesta di compagnie comiche indirizzate dall'Imperatore Massimiliano II al Duca
di Mantova, Guglielmo Gonzaga.
Più di recente, sempre in area germanica, il pittore-scenografo Ludovico Antonio Burnacini ha riprodotto in
acquerelli le disgrazie di Pulcinella e i travestimenti di Arlecchino per i teatri di Vienna; lo stesso soggetto dei
travestimenti di Arlecchino è stato dipinto su tela, nel numero di diverse decine di soggetti, dal pittore fiorentino
Giovanni Domenico Ferretti.
Ci sono poi numerose incisioni nei testi che riportano canovacci di commedie, come quelle arlecchinesche del Teatro
di Evaristo Gherardi, ritratti di comici ed altro ancora oltre una vasta messe di raffigurazioni non ancora catalogate.
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Dai contrasti comici alla Commedia ridicolosa


Dalla strada provengono invece le
forme embrionali dei soggetti comici, i
cosiddetti duetti fra Magnifico e
Zanni.[3] Questi soggetti erano mutuati
dalla grande produzione popolare
iniziato anche a livello "culto" dalla
grande scuola siciliana come nel caso
dei Contrasti di Cielo d'Alcamo del
XIII secolo. I contrasti comici
facevano parte della tradizione
giullaresca ed erano diffusi sia nelle
piazze e nelle fiere che nei palazzi
nobili e le corti sin dal Quattrocento.

Il passaggio dalla piazza al teatro


avviene non senza l'influenza di certe
commedie erudite del primo
Cinquecento. È sbagliato dire che la
Karel Dujardin, Zanni, Scaramuccia e la ruffiana
commedia dell'arte proviene per
filiazione dalle commedie in dialetto
veneto e alla villanesca di Ruzante o dalla Mandragola di Niccolò Machiavelli, anche se i modelli plautini dei servi
o del Miles Gloriusus hanno influenzato non poco la struttura sia della commedia rinascimentale che di quella
dell'arte.

Le commedie di Sforza Oddi (L'Erofilimachia ovvero il duello d'amore, et d'amicitia, Li morti vivi, e La prigione
d'amore) risentono in maniera palese dei personaggi dell'arte e questa è forse la linea di confine tra l'erudito e il
professionista che comunque non smise di esistere con l'avvento della commedia dell'arte; molti furono gli autori che
continuarono nella tradizione della commedia cortigiana come Jacopo Cicognini e Giacinto Andrea Cicognini nel
Seicento e Giovan Battista Fagiuoli tra la fine del secolo e l'inizio del Settecento.
Ancora nobili dilettanti furono gli autori e gli attori della Commedia ridicolosa, la versione cortigiana della
commedia dell'arte che sostituì, in parte, quest'ultima dopo la partenza dei maggiori attori italiani verso nuovi lidi
come Parigi, Vienna, la penisola iberica e la Moscovia mettendo in scena le maschere della commedia improvvisa.
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La struttura della commedia dell'arte


In Italia, questo tipo di spettacolo
sostituì tout court la commedia erudita
del quattro-cinquecento, ma non
soltanto questa: anche molte tragedie e
pastorali, infatti, furono invase dalla
presenza delle maschere.

Arlecchino e gli altri zanni si


trasformavano, in queste occasioni, in
servi del tiranno o pastori arcadici,
portando sempre e comunque il loro
spirito irriverente di buffoni di corte o
quello dei poveri diavoli come già
avevano fatto i giocolieri nelle sacre
rappresentazioni medievali.
Commedianti italiani e francesi
Goldoni riporta spesso nelle sue
memorie alcuni lazzi, che nel Settecento ormai si erano consolidati, di zanni che agivano anche in tragedie
sanguinarie come l'esempio di Belisario, dove Arlecchino, servo del generale bizantino caduto in disgrazia e
accecato per gelosia dall'Imperatore Giustiniano, faceva camminare a colpi di bastone il suo padrone ormai cieco.
Oppure nella tragedia Il Rinaldo, tratto molto liberamente dai personaggi del poema di Ludovico Ariosto, Arlecchino
servo del paladino protagonista, difende il castello di Montalbano con una padella con cui respinge l'assalto dei
nemici.
Goldoni, di fronte a questi inserimenti comici, inorridisce e li riporta nelle sue memorie soltanto per dimostrare la
decadenza del teatro italiano all'inizio della sua carriera (intorno al 1730) e sostenendo la necessità di una riforma
che sostituisca la vecchia struttura del teatro mascherato con un nuovo teatro più vicino al naturale e con personaggi
senza maschere.
Nonostante l'impegno teorico di Goldoni, la commedia dell'arte è ancora ben viva nel cuore degli spettatori suoi
contemporanei tanto in Italia, dov'era nata, che nelle principali corti europee dov'era diffusa con nome di commedia
italiana e rappresentava, insieme al melodramma, la fortuna dell'arte dello spettacolo italiano.
Nel 1750 Goldoni scrisse e fece rappresentare Il teatro comico, la sua commedia-manifesto, che metteva a confronto
le due tipologie di teatro, quello dell'arte e la sua commedia “riformata”, cercando di far accettare sia alle compagnie
che agli spettatori la novità di una commedia naturalistica che reggesse il passo con le novità del resto d'Europa
come Shakespeare, che nel Settecento cominciò ad essere esportato anche fuori dall'Inghilterra grazie alla bravura di
uno dei suoi più eccellenti interpreti di tutti i tempi: David Garrick, o le ultime commedie di Molière che, pur figlie
spurie della commedia italiana, cominciavano un cammino d'identità propria che si sviluppò sino a Beaumarchais e
alla commedia “rivoluzionaria” di Diderot. Ciò non toglie che ambedue gli autori, sia Molière che Shakespeare,
abbiano sentito forte l'influsso dei commedianti italiani.
Molière, in particolare, è stato allievo di Tiberio Fiorilli in arte Scaramuccia, poi diventato Scaramouche, quindi con
una filiazione diretta che si sente in commedie come: Don Giovanni e nel Il borghese gentiluomo (soltanto per fare
gli esempi più famosi) e alcuni personaggi shakespeariani come: Stefano e Trinculo de La tempesta sono due zanni
“all'italiana” dei quali usano gli stessi lazzi e battute e forse persino Falstaff rievoca la figura del Capitano
vanaglorioso della commedia dell'arte.
Non si sa se Shakespeare vide mai una commedia dell'arte ma ne subì comunque il fascino, dato che il suo
amico-avversario Ben Jonson, altro grande autore del teatro elisabettiano, mise in scena Il Volpone la migliore
versione inglese del teatro dell'arte all'italiana.
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La commedia dell'arte in Francia

Le prime compagnie
La prima notizia che abbiamo di una
compagnia comica italiana organizzata
che ha avuto rapporti con la Francia è
del 1571, quando i Gelosi furono
chiamati in Francia per i
festeggiamenti del battesimo di
Charles-Henry de Clermont.
Contemporaneamente, nell'ottobre
dello stesso anno la Compagnia di Zan
Ganassa si trovava alla corte di Carlo
IX.

Nel 1572 la Compagnia del Duca di


Mantova di Zan Ganassa è ancora a
Parigi. Nel maggio del 1576 i Gelosi
vanno in Francia su richiesta del nuovo Commedia dell'arte con Arlecchino e il Capitano
re: Enrico III.
Il sovrano che tuttavia sdoganò la commedia dell'arte in Francia fu Enrico IV di Navarra, e la sua sposa Maria de'
Medici.
Già nel dicembre del 1599 Enrico richiede al Duca di Mantova la Compagnia degli Accesi e l'Arlecchino Tristano
Martinelli.
Dopo le nozze con la regina Maria, celebrate anche da Rubens in una serie di sue famose tele, gli attori italiani
cominciarono ad avere una frequentazione assidua della corte parigina, sia come singoli che come compagnie.

Nel 1603 i comici italiani prendono residenza al teatro dell'Hôtel de Bourgogne, gestito fino a quel momento dalla
Confraternita della Passione a cui i comici pagavano l'affitto. Sempre nel 1603 Isabella Andreini era invece presso
la corte a Fontainebleau. Ma fino al 1614, quando la compagnia di Giovan Battista Andreini e Tristano Martinelli
prende in affitto per due mesi la sala dell'Hôtel de Bougogne, sempre più spesso adibito a teatro della Commedia
Italiana al posto del piccolo teatro del Palais-Royal non si può ancora parlare di una vera e propria commedia
dell'arte francese.

Il periodo d'oro
Nel corso del XVII e XVIII secolo l'emigrazione dei comici in Francia divenne un fatto endemico. Dal teatro degli
Italiani nacquero anche dei grandi attori che illumineranno l'arte del recitare in Francia alla fine del XVIII secolo. Fra
gli esempi più importanti vi sono Madame de Clairon e Le Kain, e da questo deduciamo l'importanza che la
commedia dell'arte ha avuto sul teatro francese. Che la commedia italiana fosse stata una specie di scuola teatrale è
testimoniata dalla carriera di Molière, che apprese l'arte del recitare dallo Scaramouche Tiberio Fiorilli: fra le
commedie del francese alcune conservano la struttura e i personaggi (gli zanni del Don Giovanni e del Borghese
gentiluomo). Nacquero a Parigi ed esclusivamente per il pubblico francese Pierrot, Scaramouche e Polichinelle. Ma
fra tutti Arlecchino fin dagli inizi fu il personaggio preferito dai francesi; alcuni arlecchini come Biancolelli,
Gherardi, Bertinazzi e Visentini lavorarono esclusivamente in Francia e inventarono nuove trame e canovacci per la
Comedie Italienne, completamente sconosciuti in Italia.[4]
Nacque così un repertorio adattato alla lingua francese e molti comici italiani si francesizzarono: nacquero delle
famiglie di comici dell'arte francesizzate come i Riccoboni, i Biancolelli , gli Sticotti e i Veronese. Nel 1697, durante
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la messinscena della commedia La fausse prude, ispirata alla figura di Madame de Maintenon amante di Luigi XIV,
il Mezzettino Angelo Costantini fece pesanti allusioni e le buffonerie dello Zanni non furono gradite dal sovrano che
chiuse il Théâtre de la comédie italienne e cacciò i comici italiani. Questi furono costretti ad emigrare in provincia e
nei teatri della Foire che si tenevano ai confini della capitale. Finalmente, nel 1716, poiché il popolo, al contrario
della corte, amava e continuò a seguire le commedie degli Italiani, il Teatro Italiano fu ripristinato anche a Parigi.

Il ritorno dei comici a Parigi


Questa volta fu Luigi Riccoboni, in
arte Lelio, a guidare la truppa del
nuovo teatro parigino. Riccoboni era
una figura di attore-intellettuale
lontana dall'obsoleta figura dell'attore
italiano buffone di corte, infatti fu tra
coloro che all'inizio del secolo voleva
riformare il teatro italiano per portarlo
al livello della Francia, dell'Inghilterra
e della Spagna, quasi un Goldoni
ante-litteram. Riccoboni era amico di
Scipione Maffei e mise in scena la sua
tragedia Merope. Riccoboni fu
sensibile anche ad un recupero della
commedia rinascimentale, rimise in
scena La Lena di Ludovico Ariosto
I comici cacciati da Parigi riscuotendo però scarso successo di
pubblico. In Francia, Riccoboni fu
costretto dal pubblico, abituato agli arlecchini, a ritornare ai vecchi canovacci ed anche in questo il suo destino pare
un'anticipazione di quello di Carlo Goldoni dopo il 1762.

Neanche la Rivoluzione Francese scalfì il successo della Commedia dell'Arte infatti anche dopo il 1789 non subì
cambiamenti particolari, i comici continuarono a recitare le loro commedie che influirono ancora sul teatro francese
per anni. Ma nel periodo del Terrore i giacobini proibirono i mascheramenti carnevaleschi per paura di attentati e
spionaggio controrivoluzionario ed anche le maschere della commedia dell'arte sparirono, anche se lo spirito rimase
nei quadri di Watteau e nell'opera di Marivaux e Beaumarchais.

Il canovaccio
I testi che ci sono giunti in forma di canovacci sono numerosi e coprono l'arco di due secoli, da quelli di Flaminio
Scala del Teatro delle favole rappresentative, pubblicato nel 1611 ma di qualche decennio precedente visto che la
messinscena de La Pazzia d'Isabella (presente anche in Flaminio Scala) della Compagnia dei comici Gelosi è
testimoniata dalle cronache dei festeggiamenti del matrimonio tra Ferdinando II de' Medici e Cristina di Lorena del
1589.
L'ultima opera teatrale scritta e pubblicata sotto forma di canovaccio fu L'Amore delle tre melarance di Carlo Gozzi
del 1761. Il Gozzi fu acerrimo nemico della riforma di Goldoni e sostenitore della Commedia dell'Arte secentesca
(scrisse, fra le altre la commedia Turandot che tanta fortuna avrà nel melodramma del secolo successivo), ma lasciò
L'Amore delle tre melarance stampato sotto forma di canovaccio, un evidente omaggio agli attori-drammaturghi
dell'Età dell'oro della Commedia dell'Arte che lo avevano preceduto.
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Spazi teatrali e recitazione


Le scenografie erano molto semplici, con una piazza al centro del palcoscenico e due quinte praticabili sullo stile di
quelle delle prime commedie del Cinquecento: alla metà del secolo vennero costruiti dei veri e propri spazi teatrali
dedicati a questo genere teatrale.
Sorsero dunque, nelle principali città italiane, i Teatri degli Zanni dei quali sono rimasti alcuni esempi non più
funzionanti come il Teatrino della Baldracca a Firenze, il Teatro di Porta Tosa a Milano e l'ancora funzionante San
Carlino a Napoli.
A Parigi, che ospitò i comici dell'arte fin dal primo Seicento, le compagnie si esibivano all'Hotel de Bourgogne e in
seguito nei Teatri della Foire.
Secondo una ricostruzione di Siro
Ferrone[5] le principali tappe dei
maggiori circuiti teatrali italiani
all'inizio del XVII secolo delle
compagnie di giro erano:
• Ducato di Savoia: Chambéry,
Novalesa, Torino, Vercelli
• Marchesato del Monferrato: Casale
• Ducato di Milano: Milano, Pavia
• Repubblica di Venezia: Brescia,
Verona, Vicenza, Padova, Treviso,
Venezia, Chioggia
• Principato Vescovile di Trento:
Trento
• Ducato di Mantova: Mantova
• Ducato di Parma: Parma, Piacenza Teatro della Foire Saint Laurent
• Ducato di Modena: Modena,
Mirandola, Reggio Emilia
• Ducato di Ferrara (fino al 1598): Ferrara, Francolino (oggi piccola frazione di Ferrara)
• Repubblica di Lucca: Lucca
• Granducato di Toscana: Livorno, Pisa, Firenze, Siena
• Stato Pontificio: Bologna, Bolsena, Viterbo, Roma, Ancona, Loreto
• Ducato di Urbino: Pesaro, Fano
• Regno di Napoli: Capua, Napoli, Salerno
• Regno di Sicilia: Palermo, Messina
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Moderna commedia
La commedia dell'arte è un fenomeno a sé stante nella storia
del teatro, un evento irripetibile e chi tenta di trovare delle
linee di continuità fra l'arte dell'attore del
Cinquecento-Settecento e quello moderno non ha una giusta
prospettiva storica.
Anche se sono stati fatti, nel corso dei secoli, esempi di
recitazione improvvisata o a braccio che potrebbero ricordare
i lazzi dello Zanni seicentesco, nessuno degli esempi che
sono stati fatti ha a che vedere con la reale recitazione
dell'attore professionista del sei-settecento. Eppure sono stati
fatti esempi illustri come: Petrolini, Charlie Chaplin, Totò ed
Eduardo De Filippo. Altra questione è la ri-messa in scena
delle commedie: non avendo un vero e proprio repertorio di
riferimento, coloro che tentano di mettere oggi in scena
commedie dell'arte devono affidarsi a delle ricostruzioni
filologicamente insufficienti dei canovacci che ci sono
rimasti, oppure come certi registi del Novecento mettere in
scena commedie di Carlo Goldoni o Molière, ma ambedue i
Pantalone e Tartaglia della Turandot di Carlo Gozzi, regia di commediografi poco avevano a che spartire con i veri testi
Vachtangov (1922) della commedia dell'arte.

La fortuna della commedia dell'arte riprende nell'ambito delle avanguardie teatrali del Novecento come mito di
riferimento di una "Età dell'Oro" dell'attore.
A partire dai registi russi Mejerhold e Vachtangov passando attraverso il francese Jacques Copeau e l'austriaco Max
Reinhardt si arriva alla grande intuizione di Giorgio Strehler che nel 1947 ne fece una bandiera della rinascita della
cultura italiana dopo la guerra con il celebre allestimento di Arlecchino Servitore di due Padroni.
Altro grande riscopritore della commedia dell'arte fu Giovanni Poli, regista fondatore della compagnia e scuola di
teatro a l'Avogaria di Venezia, recuperò e riscrisse patiture teatrali del Cinquecento, mettendo in scena tra i tanti
spettacoli, soprattutto la celebre "Commedia degli Zanni" rappresentata poi in tutto il mondo dalla stessa compagnia
e per la quale Poli ottenne il prestigioso Premio per la migliore regia al Festival del Thèatre des Nations a Parigi nel
1960.
Negli anni sessanta Dario Fo, grazie al sodalizio con Franca Rame, figlia di una famiglia di commedianti itineranti
che possedevano ancora vecchi canovacci, ebbe la fortuna di poter studiare tali documenti, testimonianze di un'antica
cultura ormai estinta, di verificare la loro efficienza e di adattarli alle nuove esigenze, creando una serie di commedie
e di monologhi tra cui Mistero buffo.
Negli anni ottanta, a seguito del grande successo della reinvenzione del carnevale di Venezia da parte di Maurizio
Scaparro la commedia dell'arte italiana ritrovò successo in tutto il mondo con la Famiglia Carrara (dieci generazioni
di teatro) e il Tag di Venezia diretto da Carlo Boso. Grazie alla parallela attività di formatore, diverse compagnie di
commedia dell'arte si formano in base agli insegnamenti di Carlo Boso. Tra queste vale forse la pena di ricordare, in
Italia, l'Associazione Luoghi dell'Arte di Roma, le Compagnie Teatroimmagine [6] e Pantakin da Venezia e il
TeatroVivo di Cotignola.[7]
La commedia dell'arte ha in qualche modo dato vita alla moderna commedia cinematografica Slapstick (vedi anche
Battacio).
La commedia dell’arte viene rappresentata in lingua tedesca in Germania dal " Teatro d'Arte Scarello" di Gian
Andrea Scarello ed Anita Steiner[8]
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Ma è in strada che il mestiere di "Dar Commedia", ritrova la sua originaria forza "prototeatrale", assumendo caratteri
assolutamente innovativi, attraverso quel processo di unificazione di circo clownesco e teatro, che va sotto il nome di
"Arte di Strada".

Le maschere
L'artigianato della maschera da commedia riprende vita nel Novecento a ridosso dell'esperienza strehleriana. Amleto
Sartori, scultore, re-inventa la tecnica di costruzione della maschera in cuoio su stampo di legno. La maschera, che
insieme al costume caratterizza fortemente lo stile di recitazione, viene spesso ad essere sinonimo stesso di
personaggio. Le 'maschere' più celebri della commedia dell'arte sono:
• Il Capitano è il militare spaccone e buffonesco, simile al "Miles Gloriosus" plautino
fra i Capitani più celebri ci sono Capitan Spaventa, Capitan Matamoros, Capitan
Rodomonte e Capitan Cardone.
• Zanni è la più antica maschera del servo, da cui si sono originati nel tempo molti altri
personaggi. Nel Seicento il suo ruolo si sdoppiò nel "primo Zanni", furbo e
maneggione, e il "secondo Zanni", spesso più sciocco e pasticcione, caratterizzato dai
lazzi e dalle acrobazie, uno degli Zanni più celebri fu Alberto Naselli detto Zan
Ganassa capocomico della prima compagnia del Duca di Mantova.
• Arlecchino, notissima maschera bergamasca, è il servo imbroglione, perennemente
affamato, per lui Carlo Goldoni scrisse Il servitore di due padroni.
• Balanzone, conosciuto anche come il Dottore, è un personaggio serioso e
Arlecchino presuntuoso.
• Beltrame, è una maschera di origine milanese nata nel Cinquecento.
• Brighella, spesso nei panni di "primo Zanni", è il servo furbo, in contrapposizione con
il "secondo Zanni", Arlecchino.
• Cassandro è una maschera di "vecchio", come Pantalone, e ha caratteristiche simili a
quest'ultimo.
• Colombina è la servetta. Fa spesso coppia con Arlecchino, e le sue doti sono la
malizia e una certa furbizia e senso pratico.
• Coviello, Cetrullo Cetrulli, Ciavala, Gazzo o Gardocchia, ha avuto ruoli diversi, dal
servo sciocco al padre di famiglia.
• Francatrippa, secondo Zanni simile ad Arlecchino.
• Frittellino, primo Zanni di origine ferrarese.
• Galbusera, maschera monzese di fine Ottocento.

Brighella
• Gioppino, raffigurato con tre gozzi, maschera di Bergamo.
• Gianduja, maschera popolare torinese di origini astigiane.
• Giangurgolo, maschera calabrese ha una maschera con un naso enorme, cosa che in parte lo accomuna agli Zanni.
• Meneghino è la maschera 'simbolo' della città di Milano, la sua fama è dovuta in gran parte alle commedie di
Carlo Maria Maggi.
• Mezzettino, Zanni furbo e imbroglione.
• Pantalone, o il Magnifico, è una famosissima maschera veneziana. Anziano mercante, entra spesso in
competizione con i giovani nel tentativo di conquistare qualche giovane donna.
• Peppe Nappa, maschera tipica Siciliana. Mangione e scaltro riesce sempre a tirarsi fuori da ogni impiccio.
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• Pierrot, o Pedrolino, nasce come Zanni modificandosi poi nel famoso personaggio
romantico grazie al mimo Jean-Gaspard Debureau.
• Pulcinella, in versione francese Polichinelle e in quella inglese Punch, è la notissima
maschera napoletana. Una delle più famose, forse la più famosa per riconoscibilità e
per caratteristiche caratteriali e comportamentali. Servo spesso malinconico, mescola
le caratteristiche del servo sciocco con una buona dose di saggezza popolare.
• Rosaura, figlia adorata di Pantalone, abita a Venezia in un palazzo bellissimo. La
ragazza è molto chiacchierona, abbastanza irascibile, gelosa, vanitosa ed innamorata
di Florindo. Il suo amore, però, é contrastato dal padre che vede in Florindo solo un
nobile cavaliere senza denari. Spesso Rosaura, con la complicità di Colombina, invia
di nascosto, all'amato, le sue lettere d'amore.
Colombina • Scaramuccia (Scaramouche) è una maschera italiana, ma che riscosse un grande
successo in Francia, ed entra nel novero dei Capitani.
• Scapino, maschera resa popolare da Molière, compare quasi sempre con uno
strumento musicale.
• Stenterello, maschera fiorentina che ebbe molta fortuna in Toscana tra la fine del
Settecento e tutto il secolo successivo.
• Tartaglia, mezzo cieco e balbuziente, entra tra il numero dei "vecchi" spesso nel ruolo
del notaio.
• Truffaldino, secondo Zanni settecentesco.

Gli attori e le Compagnie

Compagnia di Ser Maphio


Balanzone
Il primo esempio di una compagnia di comici professionisti fu quella che nel 1545 stese
un contratto davanti ad un notaio di Padova, la cosiddetta Compagnia di Ser Maphio;
questa era una fraternal compagnia formata da:
• Maffeo del Re [Ser Maphio], detto Zanin
• Vincenzo da Venezia
• Francesco de la Lira
• Geronimo da San Luca
• Giandomenico Rizzo o detto Rizzo
• Giovanni da Treviso
• Tofano de Bastian
• Francesco Moschini.
Come si vede nessuna donna faceva parte della compagnia poiché salirono alla ribalta
soltanto con le grandi compagnie della fine del XVI secolo. Di questa compagnia non ci
Pulcinella
è dato di sapere molto altro ma rimane la prima testimonianza conosciuta di attori che si
riuniscono dandosi un regolamento e un riconoscimento anche legale.[9]
In seguito anche i maggiorenti delle città e i nobili cominciarono a chiamare queste compagnie per sollazzare le
corti. Con l'andare del tempo, esse divennero gruppi di professionisti alle dipendenze dei vari principi e duchi
italiani. In particolare la corte dei Gonzaga assoldò, fin dalla metà del Cinquecento, la Compagnia comica di Zan
Ganassa che divenne quella ufficiale della corte di Mantova.
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Compagnia dei Gelosi


La compagnia più famosa, fra quelle antiche, fu la Compagnia dei Gelosi. Già strutturata
alla fine del Cinquecento tanto da diventare il modello della compagnia dei 50 canovacci
dell'arte di Flaminio Scala.
Questa era formata da due vecchi: Pantalone e Graziano (antico nome del Dottore
bolognese), due coppie d'innamorati, due zanni: Pedrolino (primo zanni) e Arlecchino
(secondo zanni); infine c'erano le cosiddette parti mobili cioè che non sempre erano
indispensabili alla trama come: il Capitan Spavento, la Servetta (che poi assumerà il
nome di Colombina) e la ruffiana.

Pantalone

Giangurgolo

Nei Gelosi si distinsero il capocomico Francesco Andreini in arte Capitan Spaventa dalla Valle Inferna, sua moglie
Isabella, Ludovico de' Bianchi come il Dottore, l'innamorata Vittoria Piissimi e il Pantalone Giulio Pasquati.

Compagnia dei Desiosi


Certo gli attori comici come tutti i professionisti cambiavano spesso compagnia a seconda del salario o del principe
che li rappresentava. Un'altra compagnia molto famosa della fine del Cinquecento fu quella di Diana Ponti dove
lavorò anche Alberto Naselli in arte Zan Ganassa che fu chiamata Compagnia dei Desiosi.

Compagnia degli Accesi


La Compagnia degli Accesi, una delle prime compagnie al servizio del Duca di Mantova, annoverava tra i suoi
componenti Piermaria Cecchini in arte Frittellino, primo zanni, uno degli attori più prolifici della commedia dell'arte.
Anche la moglie Orsola Cecchini, innamorata con il nome di Flaminia era negli Accesi, insieme a Francesco
Gabrielli (Scappino), Giacomo Braga (Pantalone), Girolamo Garavini (Capitan Rinoceronte), Jacopo Antonio
Fidenzi (Cinzio) e per un certo periodo anche l'Arlecchino Tristano Martinelli lavorò in questa compagnia.
Commedia dell'arte 13

Compagnia dei Confidenti


Nel 1612 i Medici, attraverso Don Giovanni de' Medici (1567-1621) figlio naturale del Granduca Cosimo I e
Leonora degli Albizi, ebbero al loro servizio una compagnia dell'Arte, la Compagnia dei Confidenti, che tra gli altri
annoverava:
• Flaminio Scala (Flavio)
• Domenico Bruni (Fulvio)
• Nicolò Barbieri (Beltrame)
• Salomè Antonazzoni (Valeria)
• Marc'Antonio Romagnesi (Pantalone)
• Ottavio Onorati (Mezzettino)

Compagnia dei Fedeli


Ancora al servizio del Duca di Mantova era la Compagnia dei Fedeli dove spiccava il nome di Giovan Battista
Andreini figlio di Francesco e Isabella dei comici Gelosi. Ed anche:
• Virginia Ramponi (Florinda)
• Girolamo Caraffa (Gonnella)
• Federico Ricci (Pantalone)
• Silvio Fiorillo (Capitan Matamoros-Pulcinella)
• Giovan Battista Fiorillo (Trappolino-Scaramuccia)
• Virginia Rotari (Lidia)

Compagnia degli Uniti


Infine va citata fra le prime compagnie dell'arte la Compagnia degli Uniti con:
• Giovanni Pellesini (Pedrolino)
• Valentino Cortisei (Capitan Cardone)
• Giovan Paolo Fabri (Flaminio)
• Battista da Treviso (Franceschina)
• Girolamo Salimbeni (Piombino)
• Tristano Martinelli (Arlecchino).

Comici Della Comédie Italienne


Altri attori divennero famosi in seguito da quelli italiani come Pietro Cotta e Luigi Riccoboni ai comici passati in
Francia fra i quali spiccarono:
• Dominique Biancolelli (Arlecchino)
• Pierre François Biancolelli (Trivelino e poi Arlecchino)
• Carlo Cantù, in arte Buffetto
• Jacoma Antonia Camilla Veronese (Camilla)
• Anne-Marie Veronese (Corallina)
• Evaristo Gherardi (Arlecchino)
• Tiberio Fiorilli in arte Scaramouche
• Angelo Costantini (Mezzettino)
• Tommaso Visentini (Arlecchino)
• Michelangelo Fracanzani (Polichinelle)
• Carlin Bertinazzi (Arlecchino)
• Carlo Veronese (Pantalone)
Commedia dell'arte 14

• Giuseppe Geratoni (Pierrot)


• Domenico Locatelli (Trivelin)
• Fabio Sticotti (Pantalone)
Per altri attori di seconda generazione è difficile poterli inserire nella drammaturgia italiana tanto si francesizzarono.
Fra i comici dell'arte che lavorarono con il giovane Carlo Goldoni nella compagnia Medebach si devono citare
almeno:
• Cesare D'Arbes (Pantalone)
• Antonio Sacco (Truffaldino)
• Attanasio Zannoni (Brighella)
• il capocomico Girolamo Medebach e la servetta
• Zanetta Casanova madre del più celebre Giacomo.

Gli scenari e le commedie


Ad oggi sono stati raccolti molti scenari (o canovacci) della commedia dell'arte, ma anche diverse commedie scritte
per esteso, pubblicate dai più celebri attori, evidentemente furono scritte per lasciare una, seppur parziale,
testimonianza della loro drammaturgia.

Gli scenari
• I 50 canovacci del Teatro delle Favole rappresentative di Flaminio Scala.
• Gli scenari di Basilio Locatelli, "Scenari della scena de soggetti comici et tragici".
• Gli scenari corsiniani, "Scenarii. Raccolta di scenari più scelti d'istrioni in due volumi".
• La raccolta di 176 scenari del conte di Casamarciano.
• Le Opere Regie di Ciro Monarca della Biblioteca Casanatense di Napoli (già di proprietà di Benedetto Croce).
• Gli scenari della Biblioteca Magliabechiana di Firenze.

Le commedie dei comici dell'arte


• Bernardino Lombardi, L'alchimista.
• Margherita Costa, Li buffoni.
• Pier Maria Cecchini, La Flaminia schiava e L'amico tradito.
• Nicolò Barbieri, L'inavertito.
• Flaminio Scala, Il finto marito.
• Anonimo (forse Flaminio Scala), Il Postumio.
• Silvio Fiorillo, La Lucilla costante e Li tre capitani vanagloriosi.
• Giovan Battista Andreini, Lo schiavetto, Le due commedie in commedia, La Florinda, La turca e La Venetiana.
• Fabrizio de Fornaris, Angelica.
• Vincenzo Belando, Gli amorosi inganni.
Commedia dell'arte 15

Repertori e Zibaldoni
• Carlo Cantù, Cicalamento in canzonette ridicolose, o vero
Trattato di matrimonio tra Buffetto, e Colombina comici.
In Fiorenza: nella Stamperia d'Amador Massi, 1646.
• Tristano Martinelli, Composition de Réthorique, Lione,
1601.
• Nicolò Barbieri, La supplica: discorso famigliare di
Nicolò Barbieri detto Beltrame diretta à quelli che
scriuédo, ò parlando trattano de Comici trascurando i
meriti delle azioni uirtuose. Lettura per què galanthuomini
che non sono in tutto critici, ne affatto balordi. - in
Venezia, per Marco Ginammi, l'anno 1634.
• Pier Maria Cecchini, Frutti delle moderne comedie, et
avisi a chi le recita, Padova, Guareschi, 1628
• Pier Maria Cecchini, Lettere facete e morali di Pier Maria
Cecchini nobile ferrarese, tra comici detto Frittellino; et
alcuni breui discorsi intorno le comedie, comedianti, e
spettatori dell'istesso; Con doi tauole, l'vna delle materie,
l'altra de motti, argutie, e concetti gratiosi tra queste
Stefano della Bella, Ritratto di Carlo Cantù in arte Buffetto sparsi. - Di nouo reuiste, corrette, ampliate e ristampate. -
In Venetia, appresso Antonio Pinelli, 1622
• Andrea Perrucci, Dell'arte rappresentativa premeditata, ed all'improvviso parti due : giovevole non solo à chi si
diletta di rappresentare; ma a' predicatori, oratori, accademici e curiosi. - In Napoli, nella nuova stampa di
Michele Luigi Mutio, 1699
• Aniello Soldano, Fantastiche, et ridicolose etimologie recitate in Comedia da Aniello Soldano detto Spacca
Strummolo napolitano, &c. - In Bologna, per Vittorio Benacci, 1610
• Atanasio Zannoni, Raccolta di vari motti arguti, allegorici e satirici ad uso del teatro / di Atanasio Zannoni
comico. - In Padova, presso Gio: Antonio Conzatti, 1789
• Gian Domenico Ottonelli, Della christiana moderatione del theatro. Libro quarto detto L'ammonitioni a'
recitanti, per avvisare ogni christiano a moderarsi da gli eccessi nel recitare, Firenze, Bonardi, 1652
• Isabella Andreini, Lettere / d'Isabella Andreini padouana, comica Gelosa et Academica Intenta nominata
l'Accesa. - In Venetia, appresso Marc'Antonio Zaltieri; ad instantia di Gieronimo Bordon, 1607
• Francesco Andreini, Le brauure del Capitano Spauento di Francesco Andreini da Pistoia Comico Geloso diuise
in molti ragionamenti in forma di dialogo. - In Venetia, appresso Giacomo Antonio Somasco, 1607
• Giovan Battista Andreini, La ferza: ragionamento secondo contra l'accuse date alla commedia. - [Parigi], per
Nicolao Callemont, 1625
• Francesco Andreini, Ragionamenti fantastici posti in forma di dialoghi rappresentativi. Venezia, Somasco, 1612
• Luigi Riccoboni, Histoire du théatre italien Forni, stampa 1969 - Rist. anastatica dell'edizione Parigi, 1728
Commedia dell'arte 16

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Note
[1] Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol.IV, pag.11-15
[2] Francesco Sansovino, Venetia, città nobilissima et singolare, Venezia 1581
[3] Mario Apollonio, Il duetto di Magnifico e Zanni alle origini dell'Arte in Studi sul teatro veneto fra Rinascimento ed età barocca a c. di M.T.
Muraro, Firenze, Olschki,1971
[4] Recueil de plusieurs fragments des premières comédies italiennes qui ont esté représentées en France sous le règne de Henry III : recueil dit
de Fossard conservé au Musée National de Stockholm, présenté par Agne Beijer. Suivi de, Compositions de Rhétorique de Arlequin,
présentées par P. L. Duchartre. - Paris, 1928
[5] Siro Ferrone, Attori mercanti corsari. La commedia dell'arte in Europa tra cinque e seicento, Einaudi, Torino 1993, immagine 2
[6] http:/ / www. teatroimmagine. com
[7] http:/ / www. teatrovivo. eu
[8] Vedi kulturland.rlp.de (http:/ / www. kulturland. rlp. de/ OrganizerDetails/ 1633), Teatro dell'arte Scarello (http:/ / www.
kulturnetzwerk-augsburg. org/ lange-kunstnacht-zu-ehren-der-fugger-und-ihrer-zeit/ ) in augsburg.org, e in wiesbadener-kurier.de (http:/ /
www. wiesbadener-kurier. de/ region/ kultur/ theater/ 9727250. htm); Scarello realizza anche quadri in stile barocco ispirati alla commedia
dell’arte (vd. martinaartgallery.com (https:/ / www. martinaartgallery. com/ _it_/ opere_copie_elenco. asp?periodo=3) ).
[9] Ester Cocco, Una compagnia comica della prima metà del secolo XVI, in Giornale Storico della Letteratura Italiana, 1915, LXV: 55 e
seguenti.

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• L'attore, la commedia, il drammaturgo, Torino, Einaudi, 1990.

Voci correlate
• Guitto
• Maschera teatrale

Altri progetti
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Collegamenti esterni
• La commedia dell'arte (http://www.commediadellarte.eu)
• La commedia dell'arte spiegata da TeatroVivo (http://www.teatrovivo.eu/it/commedia1.php)
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Fonti e autori delle voci


Commedia dell'arte  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=38399186  Autori:: .mau., Almadannata, Amarvudol, Anitadue, AnjaManix, ArmandoEdera, Arres, B1b2b3, Cesalpino,
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