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Liceo Leonardo Da Vinci


Elaborato di storia della danza
Anno scolastico 2018/2019

LA COMMEDIA DELL’ARTE

Docente: Prof. Alessandro Grossi Candidato: Angelica Maria Andriani

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Riassunto
Intorno alla metà del Cinquecento, grazie all'attività di alcune compagnie di attori
girovaghi si sviluppa una nuova forma di rappresentazione teatrale, non più
vincolata dai rigidi testi scritti e dall'ambiente di corte.
Questo tipo di spettacolo prende il nome di Commedia dell'Arte o commedia
all'improvviso: essa conobbe una rapida diffusione in particolare grazie alla facile
penetrazione presso gli strati medio-bassi della popolazione e allo scarso uso di
mezzi scenografici, solitamente ridotti al minimo.
Rispetto al teatro di corte, la Commedia dell'Arte si affidava quasi esclusivamente
a un repertorio popolare, portando in vantaggio l'improvvisazione dei singoli
attori.
Nella Commedia dell'Arte confluiva da una parte il bagaglio giullaresco delle corti
medievali, e dall'altro la cosiddetta Commedia degli Zanni articolata sul contrasto
tra servi e padroni (questi ultimi chiamati Magnifici, con i quali si identificavano i
vecchi mercanti veneziani). Con il tempo, gli attori organizzarono vere e proprie
compagnie stabili (famosa quella dei Gelosi, guidata da Francesco e Isabella
Andreini), soprattutto in Lombardia, nel Veneto e a Napoli. Molte di queste
compagnie utilizzarono il sostegno di alcune corti dell'Italia settentrionale, ad
esempio: i Desiosi e gli Uniti, nella quale recitava il napoletano Silvio Fiorillo,
inventore della maschera di Pulcinella, erano vicini ai Gonzaga.
La struttura scenografica è a prima vista piuttosto semplice: le vicende alternano
l'eterno contrasto tra gli zanni e i vecchi padroni con il quale si intrecciano le
avventure amorose di altre coppie di attori.

pag. 1
Indice
Riassunto……………………………………………………………………...…1
Indice…………………………………………………………………………….2
Introduzione…………….………………………………………………………3
Capitolo I .............................................................................................................. 4
Definizione della Commedia dell’Arte, inquadramento storico e le sue origini 4
Capitolo II ............................................................................................................. 8
La maschera ........................................................................................................ 8
Le maschere più celebri della Commedia dell’Arte............................................ 9
Lo Zanni…………………………………………………………………….....11
Conclusione………………………………………………………………….....13
Bibliografia……………………………………………………………………..14

pag. 2
Introduzione
L'uso del dialetto e la deformazione delle parole nella Commedia dell’Arte,
costituivano una novità nel panorama teatrale italiano, provocando al tempo stesso
la dura reazione della Chiesa. Tra i numerosi interventi che cercarono di limitare
il lavoro delle compagnie vi fu anche quello di Carlo Borromeo, arcivescovo di
Milano nella seconda metà del Cinquecento, divulgatore di numerose condanne
dei comici dell'arte che erano indicati come elementi di disturbo della morale
religiosa perché posseduti da forze diaboliche; infatti, Borromeo condannava la
recitazione delle donne e l'uso della maschera, che nascondeva il volto dato da Dio.
In realtà questa strategia mirava a colpire l'operazione culturale della Commedia
dell'Arte, secondo la gestualità dei corpi, la giocosità irrazionale dei
comportamenti, il ribaltamento degli ordini sociali, l'irruzione sul palcoscenico
della cultura contadina, con la miseria e lo sfruttamento di cui essa era da sempre
oggetto e vittima, la satira e l'irriverenza contro l'aristocrazia, per poi concludere
con la rottura dei tradizionali codici della moralità che erano tutti elementi che
costituivano un pericoloso fattore di disturbo sociale.
Ludovico Zorzi, un attento studioso di storia del teatro, ha scritto: "Che la
Commedia dell'arte fosse imitatio vitae (imitazione della vita), nel senso di
un'osservazione altamente formalizzata e codificata della realtà, questo è un dato
intorno al quale abbiamo un ampio corredo di prove filologiche. Sempre
schematizzando, potremmo dire che il teatro degli attori, opponendosi a quello dei
letterati, era in sostanza una riscoperta delle leggi di vitalità, di agilità e di
semplicità che costituiscono il teatro autentico".

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CAPITOLO I
Definizione della Commedia dell’Arte, inquadramento storico e le
sue origini
La definizione Commedia dell'Arte (il termine “arte”, in questo caso, ha il
significato medievale di “mestiere”) venne appositamente creata per distinguere il
teatro rappresentato da attori di professione da quello praticato nelle corti da
letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e diaconi. La
denominazione veniva sostituita con altre: commedia all'improvviso (o
improvvisa), commedia a braccio o commedia degli Zanni (maschera della
commedia dell'arte). Quello del teatrante, infatti, era un vero e proprio mestiere.
Bisogna però specificare che era considerato come tale, non per le compagnie
amatoriali, ma solo per quelle compagnie associate che venivano riconosciute dai
ducati e avevano un vero e proprio statuto di leggi e regole. Grazie a queste ultime,
le compagnie associate sottomettevano le altre che venivano definite "ruba
piazze".
La commedia dell’arte è nata in Italia nel XVI secolo ed è rimasta popolare fino
alla metà del XVIII secolo, anni della riforma della commedia di Goldoni. Egli
creò un teatro realistico e popolare capace di magica fascinazione per la leggerezza
dell'intreccio e la vivacità dell'invenzione. E le commedie in dialetto, che
costituiscono l'epilogo del suo percorso realistico, non sembrano appartenere quasi
all'area dialettale, tanto sono naturalmente pervasive. Non si trattava di un genere
di rappresentazione teatrale, bensì di una diversa modalità di produzione degli
spettacoli.
Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma su dei canovacci (detti
anche scenari), dove gli attori improvvisavano in scena seguendo le regole di
quella che oggi viene chiamata ' recitazione a soggetto '. Una delle prime
testimonianze iconografiche riferibili sicuramente alla commedia dell'arte è la
raccolta delle incisioni Fossard, divisa in due parti: una raffigura i lazzi dei
contrasti comici tra Magnifico e Zanni, l'altra è composta invece da incisioni
riferite ad una rappresentazione teatrale con la comparsa di attori
come Pantalone, Arlecchino, Zanni, il Capitano, Franceschina e gli Innamorati.

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(Jacques Callot, Danza di 2 zanni)

(Il capitano ubriaco. Incisione del XVI secolo, raccolta Fossard)


Probabilmente si trattava di foglietti pubblicitari di una compagnia comica per
attirare spettatori.
La recitazione è rilevante in questa arte e richiede doti di mimo, di cantante, di
musico, abilità acrobatiche e porta ad una specializzazione dell'attore come
interprete. Per questa strada si giunse alle maschere, nelle cui vesti il personaggio
si presentava in ogni testo con le stesse caratteristiche: Pantalone, nel ruolo del
padrone vecchio, ricco e rimbambito; Balanzone, come dotto; Arlecchino,
Pulcinella, Truffaldino, Colombina, come servi; Capitan Spaventa, Coccodrillo,
negli atteggiamenti militareschi e fanfaroni del capitano; gli innamorati, che non
portano una maschera, sono Flavio, Isabella, Lelio.

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Gli attori della Commedia dell'Arte erano caratterizzati da eccellenti doti mimiche,
buona parlantina, un'essenziale fantasia e la capacità di sincronizzarsi
perfettamente con gli altri attori in scena. Per distinguersi dalla gente comune, essi
indossavano maschere, costumi variopinti e vistosi e non era raro che utilizzassero
strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare scansione ritmica
alle scene improvvisate sul momento. In origine, le rappresentazioni erano tenute
nelle piazze e nelle strade, su semplici palchetti e anche alla luce del sole, con una
scenografia fatta di pochi oggetti. Spesso queste rappresentazioni erano legate a
facili buffonerie e anche ad un linguaggio più popolare e volgare per certi aspetti,
grazie, soprattutto, all’uso del personaggio dei servi. Molto spesso gli attori si
rifacevano a delle 'maschere', ovvero personaggi le cui caratteristiche erano note
(Arlecchino, Pulcinella, ecc). Alcuni dei personaggi portavano sul volto maschere
di cuoio e sulla scena si intrecciavano dialetti e lingue differenti.
Precedentemente, fino a che gli attori non cominciarono a unirsi in ' compagnie
dell'arte ', gli spettacoli con acrobati, ciarlatani, narratori che si esibivano in fiere,
mercati o durante il carnevale. Oppure si trattava di commedie o tragedie che
dilettanti colti (cioè persone che non vivevano del mestiere di attore) mettevano in
scena cercando di far rivivere il teatro greco e latino. A volte gli artisti erano
giullari o buffoni, che vivevano nelle diverse corti e coincidevano con il loro
personaggio non per la durata di uno spettacolo, ma per tutta la loro vita. A metà
del Cinquecento, persone di diversa provenienza sociale e con differenti
specializzazioni cominciarono a riunirsi per dar vita a spettacoli più complessi, che
non erano sostenuti da elargizioni e potevano essere 'comprati', non solo
dall'aristocrazia ma anche da un pubblico meno ricco, mediante la vendita di
biglietti di ingresso. Questa rivoluzione, sia tecnica sia sociale, garantì alla gente
di teatro una vita dignitosa e costrinse a mettere a punto un modo nuovo di lavorare
in scena.
La prima contingenza fu la nascita dei teatri privati, specialmente a Venezia dove
le famiglie nobili iniziano una politica di diffusione, all'interno della città, di nuovi
spazi spettacolari dedicati alla recitazione di commedie e melodrammi a
pagamento.
Per la prima volta le famiglie Tron e Michiel fecero costruire due "Stanze" per le
commedie nella zona di San Cassiano, da cui i teatri presero il nome, che si trovava
oltre Rialto, e per la prima volta, i due teatri aprono anche al pubblico popolare, da
sempre escluso dagli spettacoli eruditi, prodotti per i principi e le loro corti. Sulla
scia dei teatri di San Cassiano anche altre nobili famiglie veneziane si cimentarono
nella costituzione di questa nuova industria, cosa che d'altra parte non stupisce
visto la predisposizione mercantile ed imprenditoriale della città lagunare.

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La nascita dei teatri dette nuovo impulso all'arte dell'attore che da giocoliere di
strada, saltatore di corda o buffone di corte che fosse cominciò a esibirsi in trame
più complesse; per questo alcuni attori di strada cominciarono a strutturarsi in
compagnie girovaghe: le "Fraternal Compagnie" dell'inizio si trasformarono in
vere e proprie compagnie che partecipavano ai proventi di questa nuova industria.
Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e due donne, che
venivano guidati da un capocomico.
All'estero era conosciuta come "Commedia italiana".
Nella loro formula spettacolare, i comici della Commedia dell'Arte introdussero la
presenza delle donne sul palcoscenico; infatti, prima della nascita della Commedia
dell'Arte i ruoli femminili erano interpretati da uomini. In un contratto stipulato
con un notaio di Roma il 10 ottobre 1564, si ha la prima apparizione documentata
di una donna: la "signora Lucrezia Di Siena" ingaggiata da una compagnia che si
proponeva di far commedie nel periodo di carnevale, probabilmente un
personaggio di elevata cultura in grado di comporre versi e di suonare strumenti.
Solo alla fine del secolo le donne avrebbero preso posto a pieno titolo nelle
compagnie teatrali.
Dalla strada provengono invece le forme imprecise dei soggetti comici, i cosiddetti
duetti fra Magnifico e Zanni. I contrasti comici facevano parte della
tradizione giullaresca ed erano diffusi sia nelle piazze e nelle fiere che nei palazzi
nobili e le corti sin dal Quattrocento. Il passaggio dalla piazza al teatro avviene
non senza l'influenza di certe commedie erudite del primo Cinquecento. È
sbagliato dire che la Commedia dell'Arte proviene dalle commedie in dialetto
veneto e dalla villanesca di Ruzante o dalla Mandragola di Niccolò Machiavelli,
anche se i modelli plautini dei servi o del Miles gloriosus hanno influenzato non
poco la struttura sia della commedia rinascimentale che di quella dell'arte.
Molti furono gli autori che continuarono nella tradizione della commedia
cortigiana come Jacopo Cicognini e Giacinto Andrea Cicognini nel Seicento
e Giovan Battista Fagiuoli tra la fine del secolo e l'inizio del Settecento.
Ancora nobili dilettanti furono gli autori e gli attori della Commedia ridicolosa, la
versione cortigiana della Commedia dell'Arte che sostituì, in parte, quest'ultima
dopo la partenza dei maggiori attori italiani verso Parigi, Vienna, la penisola
Iberica e la Moscovia mettendo in scena le maschere della commedia improvvisa.

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CAPITOLO II
La maschera
La maschera, nella Commedia dell’Arte, sta a indicare i personaggi stilizzati che
indossano, appunto maschere, insieme a costumi caratteristici e che si esprimono
con gesti codificati.
Le maschere della Commedia dell'Arte provengono da una stilizzazione della
maschera del volto del demonio, questo per quanto riguarda le maschere
degli Zanni. Riguardo allo Zanni possiamo dire come perde le caratteristiche del
diavolo, ad esempio le corna (anche se è pur sempre presente un cornetto nelle
maschere zannesche, come Arlecchino).

(Rappresentazione medievale del demonio, Calvario di Plougonven, Finistère)


In altri casi, come ad esempio per Pantalone o Pulcinella, è soltanto una grottesca
caricatura del tipo teatrale rappresentato.
Alcuni personaggi femminili, come Colombina, rientrano nella categoria delle
'maschere' pur non indossandone una: in questo caso, l'elemento caratterizzante
sono le stilizzazioni di movimento e di recitazione, che rendono il personaggio
molto diverso dai personaggi ordinari.

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Le maschere più celebri della Commedia dell’Arte
Le 'maschere' più celebri della Commedia dell'Arte italiana sono:
• Il Capitano è il militare spaccone e buffonesco; fra i Capitani più celebri ci
sono Capitan Spaventa, Capitan Matamoros, Capitan
Rodomonte e Capitan Cardone.
• Zanni è la più antica maschera del servo, da cui si sono originati nel tempo
molti altri personaggi. Nel Seicento il suo ruolo si sdoppiò nel "primo
Zanni", furbo e maneggione, e il "secondo Zanni", spesso più sciocco e
maldestro, caratterizzato dai lazzi e dalle acrobazie.
• Arlecchino, maschera bergamasca, è il servo imbroglione, perennemente
affamato, per lui Carlo Goldoni scrisse Il servitore di due padroni.
• Balanzone, maschera bolognese, conosciuto anche come il Dottore, è un
personaggio serioso e presuntuoso.
• Brighella, anch'egli bergamasco, spesso nei panni di "primo Zanni ", è il
servo furbo, in contrapposizione con il "secondo Zanni ", Arlecchino.
• Cassandro è una maschera di "vecchio", come Pantalone, e ha
caratteristiche simili a quest'ultimo.
• Colombina è la servetta veneziana. Fa spesso coppia con Arlecchino, e le
sue doti sono la malizia e una certa furbizia e senso pratico.
• Francatrippa, secondo Zanni simile ad Arlecchino.
• Frittellino, primo Zanni di origine ferrarese.
• Giangurgolo, maschera calabrese ha una maschera con un naso enorme,
cosa che in parte lo accomuna agli Zanni.
• Mezzettino, Zanni furbo e imbroglione.
• Nane Caregheta, maschera di Treviso nota per la sua capacità di mediatore
e gran bevitore, porta con sé una sedia impagliata per trovare posto ad ogni
tavolo.
• Pantalone, o il Magnifico, è una famosissima maschera veneziana. Anziano
mercante, entra spesso in competizione con i giovani nel tentativo di
conquistare qualche giovane donna.
• Pierrot, o Pedrolino, nasce come Zanni modificandosi poi nel famoso
personaggio romantico grazie al mimo Jean-Gaspard Debureau

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• Pulcinella, in versione francese Polichinelle e in quella inglese Punch, è
la notissima maschera napoletana. Una delle più famose, forse la più famosa
per riconoscibilità e per caratteristiche caratteriali e comportamentali. Servo
spesso malinconico, mescola le caratteristiche del servo sciocco con la
saggezza popolare.
• Rosaura, figlia di Pantalone, abita a Venezia in un palazzo bellissimo. La
ragazza è molto chiacchierona, abbastanza irascibile, gelosa, vanitosa ed
innamorata di Florindo. Il suo amore, però, è contrastato dal padre che vede
in Florindo solo un nobile cavaliere senza denari. Spesso Rosaura, con la
complicità di Colombina, invia di nascosto, all'amato, le sue lettere d'amore.
• Scaramuccia è una maschera italiana, ma che riscosse un grande successo
in Francia, ed entra nella “categoria” dei Capitani.
• Scapino, maschera resa popolare da Molière, compare quasi sempre con
uno strumento musicale.
• Tartaglia, mezzo cieco e balbuziente, entra tra il numero dei "vecchi" spesso
nel ruolo del notaio.
• Truffaldino, secondo Zanni settecentesco.

pag. 10
Lo Zanni
Il nome “Zanni” è una versione veneta del nome Gianni, un nome molto diffuso
nel contado veneto-lombardo da dove venivano la maggior parte dei servitori dei
nobili e dei ricchi mercanti veneziani. Lo Zanni è un personaggio fra i più antichi
della Commedia dell’Arte. La stessa Commedia dell'Arte ai suoi primordi, alla fine
del XVI secolo, veniva definita anche Commedia degli Zanni.
Ben presto la maschera di Zanni lasciò spazio a servitori che divennero più
importanti e nacquero i primi zanni (servi astuti),
come Frittellino, Beltrame e Brighella; i secondi zanni (quelli sciocchi) molto più
famosi per la loro bravura e per l'impatto che avevano sul pubblico e fra i più
famosi abbiamo Arlecchino, Pulcinella, Mezzettino e Truffaldino.
Questa maschera si diffuse anche in altre zone dell’Europa, infatti in Germania si
trasformò nel personaggio di Hans Wurst, cioè la traduzione di uno dei tanti
appellativi della maschera italiana di Zan Salsiccia. In Inghilterra, ha dato origine
al termine zany che, come aggettivo, ha il significato di "spregiudicato e
stravagante, ma in modo divertente", mentre, come sostantivo, serviva a indicare
in passato un pagliaccio che imitava in modo buffo le azioni di un altro clown al
quale fungeva da spalla comica.
Prima di sdoppiarsi nelle due tipologie di servo furbo e sciocco, Zanni era un
personaggio a sé stante e che viveva di vita propria.
Le testimonianze iconografiche lo mostrano come il classico villano, con un
costume a falde larghe color beige, tendente al giallo o al grigio, l'abito
normalmente indossato dai contadini durante il lavoro nei campi, un cappello
particolare largo intorno alla testa ma soprattutto con una visiera lunga.
La sua maschera è di cuoio bianco o quantomeno più chiara rispetto alle maschere
nere come quelle di Pantalone o di Arlecchino ed è caratterizzata da un naso
aquilino e ricurvo.

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(Giangurgolo, la versione calabrese di Zanni)
Zanni è fortemente legato alla terra, alla vita rurale, simbolo per eccellenza del
carattere grezzo e volgare del contadino. Egli più che a un uomo assomiglia ad un
animale per i suoi modi di fare, dato che i suoi motori istintivi principali sono il
sesso e la fame.
Esistono due tipi in particolare di Zanni: quello astuto e veloce e quello sciocco e
lento. Il primo nelle storie è solito giocare brutti tiri al padrone e ai suoi
interlocutori, a meno che non siano donne o peggio serve con le quali la maschera
tenta subito di accoppiarsi senza tanti preamboli. Oltre ad essere veloce e agile,
questo Zanni è anche molto aggressivo, ha la parlantina sciolta, è facile all'ira e a
diventare subito violento e manesco, anche con le donne. La sua maschera di solito
è caratterizzata da un naso ricurvo e appuntito, simile a quella di un gallinaccio.
Lo Zanni lento rappresenta l'esatto contrario di un servitore astuto e agile; egli
appare completamente ignorante e quasi incapace di formulare un concetto,
dimostrando la sua tardezza anche nel movimento curvo verso il basso.
Ciononostante egli appare sempre spassoso e divertente al pubblico e agli
interlocutori perché è in grado di generare equivoci col padrone e addirittura
cercare di elevarsi al di sopra della sua figura, venendo però subito ammonito. Le
sue caratteristiche principali sono lamentarsi in continuazione della sua situazione
e delle varie circostanze e in particolare essere affamato e supplicante come un
barbone.

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Conclusione

Oltre a confermare che la Commedia dell'Arte non fu soltanto un teatro di piazza


e di strada, possiamo accertare la versatilità delle compagnie che si adattarono a
recitare generi anche non prettamente comici.
Con l'apporto della documentazione che oggi possediamo, è stato possibile sfatare
il pregiudizio di una Commedia dell'Arte intesa come teatro minore rispetto ai testi
composti dagli scrittori del Cinquecento (come, ad esempio, Machiavelli): in realtà
molte soluzioni comiche (lo scambio di persone, i travestimenti, gli amori
ostacolati) provenivano dai modelli preesistenti della narrativa romanza tardo
medievale.
In conclusione, a seguito della mia tesi, affermo che la Commedia dell’Arte è stata
rivoluzionaria nel mondo teatrale e che abbia codificato nuove tecniche di
improvvisazione, mostrandosi all’altezza dei generi di interpretazione ad essa
precedenti.

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Bibliografia

• doc.studenti.it
• it.wikipedia.org
• parliamoitaliano.altervista.org
• www.baroque.it
• www.sapere.it
• www.studiarapido.it
• www.treccani.it

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