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Patologia vegetale

La patologia vegetale è la materia che studia le condizioni di sofferenza di un organismo vegetale derivati da
alterazione dei normali processi fisiologici.
Si studia come si manifestano le malattie, le cause, le condizioni che le favoriscono o che le contrastano , il metodo
con cui si propagano e che metodi con i quali si possono prevenire, lo sviluppo di una malattia dipende principalmente
da tre fattori: l’organismo parassita che la causa quindi il patogeno, l’organismo che ospita il patogeno quindi la pianta
ospite e le condizioni ambientali che favoriscono meno la malattia . Molteplici volte ci sono organismi come funghi,
batteri, viroidi, virus, nematodi alla base di una patologia (che diviene quindi una malattia infettiva e trasmissibile) e
quindi si parla di agenti biotici ma ci sono casi in cui gli agenti sono abiotici come per esempio H2O nell’aria,
inquinanti, sole etc. che causano patologie (non infettive e non trasmissibili).
Nel caso di un agente biotico ci sono delle caratteristiche che lo definiscono come la PATOGENICITÁ: e cioè la
capacità del patogeno indurre la malattia, la VIRULENZA: la potenzialità del patogeno indurre la madia e la
RESISTENZA: la capacità della pianta di opporsi allo sviluppo della patologia. Ciò vuol dire che la presenza del
patogeno non indica lo sviluppo della malattia. Le malattie, quindi, sono disfunzioni importanti nei normali processi
fisiologici dell'organismo ad ogni livello essi presentano tramite sintomi e segni, i sintomi sono molte stazioni della
malattia invece segni sulle manifestazioni del patogeno, ad esempio, un esempio di sintomo sono per esempio le
maculazioni su di un frutto i segni invece la presenza di spore o strutture micellare.
Ogni anno dal 20 al 40% mi raccolti va perso a causa di organismi nocivi in ogni stadio nella lavorazione di una
pianta, gli esempi storici sono per esempio la malattia della peronospora della patata che distrusse un intero raccolto
nazionale oppure infezioni su segale cornuta di Claviceps purpurea un fungo che ha segnato la storia.
La quantità di malattia e si presenta su di un organismo dipende da fattori come la suscettibilità della pianta
all’organismo, le condizioni ambientali e appunto la capacità del patogeno. Il ciclo della patologia rappresenta la serie
di eventi che avvengono in successione e che determinano lo sviluppo del patogeno , si divide in due fasi la
PATOGENESI : cioè come nasce la patologia e quindi l’interazione tra patogeno e tessuto vegetale e la
SAPROGENESI: cioè la porzione di ciclo biologico dell’organismo patogeno non in associazione con il tessuto
vegetale , poiché diversi organismi posso avere più cicli biologici ( patologie monocicliche e policicliche) ci sono per
esempio patogeni che continuano a crescere in tessuti morti dell’organismo in preparazione alla stagione successiva
(dormienza per questo i resti malati di piante vengono bruciati) .
Gli eventi principali dell’interazione pianta-patogeno sono:

 Inoculazione: È il contatto tra patogeno e la corte d’infezione e cioè qualunque parte della pianta, mediato
dall’inoculo e cioè qualunque parte del patogeno che può causare la malattia (spore, micelio etc.) chiamato
anche PROPAGULO, la sorgente dell’inoculo è dove il patogeno sopravvive in assenza di ospite (tessuti
morti, terra, utensili etc.) e che chiaramente può anche essere trasportato da vento, animali o qualunque altro
mezzo. L’inoculo può essere PRIMARIO cioè sopravvive una stagione per causare l’infezione primaria a
quella successiva oppure SECONDARIO ovvero prodotto dall’inoculo primario e che causa infezioni
secondarie. Il potenziale d’inoculo è la quantità di propaguli necessari a produrre l’infezione.
 Germinazione: Processo in cui la spora o qualunque altro propagulo emettono il tubo germinativo e questo
raggiunge dimensioni considerevoli, può essere DIRETTA quando penetra direttamente nell’organo vegetale
e INDIRETTA quando questo porta alla produzione di altre spore es. che poi andranno a penetrare l’organo.
 Adesione: Patogeni come i funghi e i batteri principalmente necessitano di sostanze mucillagginose che
divengono adesive grazie all’umidità per aderire alla superficie dell’organo ospite, virus, viroidi o protozoi
non necessitano di questo meccanismo.
 Penetrazione: Momento in cui il patogeno entra in contatto diretto con il tessuto interno dell’ospite questo
avviene in modo differente in base all’organismo:
o Tramite aperture naturali come gli stami o altro (batteri e funghi)
o Tramite ferite naturali o inflitte (tutti)
o Tramite la superfice intatta della pianta penetrando cuticola e parete cellulare (solo i funghi, nematodi
e fanerogame piante parassite)
Può capitare che a seguito della penetrazione non avvenga infezione.
 Infezione: Meccanismo mediante il quale il patogeno entra in contatto con le cellule dell’ospite attingendo
nutrimenti, il periodo dopo il quale compaiono i primi sintomi è detto incubazione( variabile a seconda dei
fattori) , durante questa fase i patogeni crescono e si riproducono , insieme alla colonizzazione sono
considerate sub fasi e possono accadere contemporaneamente, il patogeno può infettare e colonizzare in
diversi punti anche non contemporaneamente per poi diffondersi in tutto l’organismo .
 Colonizzazione: Processo mediante il quale il patogeno cresce di numero (sessuata – riproduzione, asessuata
– sporulazione) questo causa la diffusione della malattia finché l’infezione non è bloccata (con antimicrobici
prodotti dalla pianta o no, barriere naturali etc. O la pianta muore, le condizioni ambientali possono fungere da
stimolo o meno a questo processo. I funghi producono spore, i batteri si riproducono per mitosi, i nematodi
producono uova, i virus nelle cellule (DNA) e le fanerogame producono semi.
 Evasione: Momento di fuoriuscita del patogeno dalla pianta ospite in successione alla colonizzazione e qui
che appaiono i segni del patogeno sulla pianta.
 Disseminazione: O dispersione può essere PASSIVA: es. peronospora della vite dove la sorgente dell’inoculo
è la foglia caduta a terra infetta che produce spore, dipende dalla caduta delle foglie. ATTIVA: Quando sono
presenti meccanismi di espulsione attui a infettare altri organismi, come per esempio il vento, animali o semi.
Se i processi di evasione e dispersione avvengono allora molto probabilmente avverrà anche un inoculo
secondario e quindi un ciclo secondario.
 Dormienza: Fase di riposo, tipica dei funghi dove le spore non devono germinare indistintamente ma solo in
condizione a loro adatte, può essere COSTITUZIONALE: Quindi per via di fattori genetici intrinsechi,
necessitano di uno stimolo ambientale adatto. ESOGENA: Quindi dovuta a fattori ambientali avversi, alla
rimozione dei suddetti si ripristina il ciclo.
Interazione tra patogeno e pianta
L’interazione tra patogene e pianta può avvenire in tre modi diversi:
 Rapporto biotrofico: Cioè un’intima interazione tra cellule del patogeno e cellule vegetali, dove quest'ultime
rimangono in vita per tutta la durata dell’infezione ed il danno minimo (virus, nematodi)
 Rapporto necrotrofico: Cioè quando il patogeno secerne enzimi in grado di degradare le pareti cellulari, quindi
i tessuti vegetali vengono uccisi colonizzati. Il danno è evidente (batteri delle radici ed hanno come sintomi
marciumi e macchie)
 Rapporto emibiotrofico: Quando nella fase iniziale dell’interazione i tessuti vegetali non subiscono danno
per poi subirne in modo evidente
Postulati di Koch
Robert Kock postulò che prima che un patogeno in particolare possa essere definito la causa di una patologia, devono
essere soddisfatti 4 requisiti quali:
 Deve essere ASSOCIATO in maniera consistente con lo stesso ospite da cui sono stati osservati i sintomi
 Deve essere ISOLATO in coltura pura e caratterizzato al microscopio
 Deve essere INOCULATO in una pianta sana e causare le stesse sintomatologie
 Deve essere RE-ISOLATO in coltura pura ed essere identico all’organismo isolato la prima volta
Agricoltura e produzioni agricole
L'agricoltura e l'arte di lavorare la terra per ricavarne il maggior e miglior frutto possibile, esistono diversi tipi di
agricoltura da quella sostenibile a quella biologica, passando per l’intensiva, ognuna con le proprie regole e scopi, la
quantità e qualità del prodotto sono influenzate dall’agro ecosistema, e cioè tutta quella serie di fattori ambientali o
meno e posso alterare do un senso o dall'altro la produzione. Il ciclo della produzione agricola in campo è costituito
da:
 Lavorazione del terreno
 Semina nei differenti metodi
 coltivazione (concimazione e fertilizzazione)
 Protezione
 Raccolta
Nello specifico gli obiettivi della protezione di un raccolto sono quelli di assicurare quantità, qualità e quindi pochi
residui di vario genere e preservazione dell'ambiente. Quindi si va a proteggere le piante da nuovi patogeni o da quelli
già presenti, questo controllo avviene tramite la riduzione delle sorgenti di inoculo, il miglioramento della resistenza
genetica della pianta, protezione diretta con fitofarmaci e la combinazione di questi metodi.
Questo deve avvenire seguendo dei dettami precisi, dapprima tramite la PREVENZIONE a monte dei danni da
patogeni e delle ripercussioni che questi possono avere sul raccolto, poi tramite la PREVENZIONE e cioè decidere
pratiche che prevengano, ritardino o anticipino i problemi che si possono manifestare ( cure preventive, specie
geneticamente resistenti) , OSSERVAZIONE e quindi il monitoraggio della coltura ed infine gli INTERVENTI; a
questo punto però non si può agire senza valutare i rischi e la sicurezza di tali interventi, quindi va SELEZIONATO
UN METODO singolo o combinato che sia SICURO per il pubblico , l’operatore e il consumatore e soprattutto per
l’AMBIENTE

Metodi di controllo dei patogeni


 Agronomico e meccanico
o Lo scopo è di favorire le produzioni tramite l’uso di pratiche tecniche in campo , non sono sufficienti
da sole ma possono aiutare a ridurre il numero di patogeni ed aiutare altri metodi di controllo, è il
metodo più economico ma anche più faticoso , consiste in: seminare varietà resistenti, praticare
rotazione, migliorare le condizioni igieniche eliminando residui infetti o piante infette, avere
strumenti e semenze pulite da patogeni, usare piante trappola o che aiutino o variare date di semina in
base all’andamento del patogeno nella zona .
 Chimico
o Applicazione di prodotti di origine sintetica (fitofarmaci) attui a contrastare o evitare infezioni sia in
campo che durante la coltivazione, prodotti come insetticidi, nematocidi, fungicidi o erbicidi.
Vengono applicati mediante differenti tecniche come spargi-polvere, spray, per iniezione, irrigazione
etc.
o Esiste anche una variante BIOLOGICA, e quindi l’utilizzo di prodotti naturali antagonisti dei
patogeni.
o BIOTECNOLOGICO invece quando si utilizzano altri organismi per contrastare quelli patogeni a
volte ottenuti per manipolazione genetica. I risultati migliori si ottengono integrando tutti questi
metodi ma cercando sempre di rispettare le regole di impiego e sicurezza.

Fitofarmaci nello specifico


Come visto sono prodotti di origine sintetica o meno che applicati in tempo ed al massimo alla comparsa dei primi
sintomi aiutano nel trattamento di patogeni, non rimediano ai danni ma bloccano l’avanzare della patologia nel campo.
Vengono formulati con gli stessi criteri dei farmaci e cioè con eccipienti come: i bagnanti per ridurre la tensione
superficiale e permettere una migliore distribuzione, antischiuma e adesivanti per aumentare la capacità di adesione
del prodotto alla pianta, ed altri composti oltre a quello principale attui a garantirne la massima efficienza, a volte
anche in associazione con altri composti per aumentare lo spettro d’azione. Possono trovarsi nella formulazione anche
sostanze come emetici per prevenire intossicazioni causate da ingestione o odorizzanti per segnalare la presenza di
particolari composti nocivi.
In base al momento per cui sono pensati di essere utilizzati si dividono in:
 Preventivi
 Curativi che agiscono durante il periodo di incubazione del patogeno tramite differenti metodologie, agendo
sul patogeno stesso o enzimi ed esso funzionali
 Eradicanti per bloccare lo sviluppo di sintomi che già si sono manifestati cercando di inibire un ulteriore
peggioramento, non è detto che i danni siano recuperabili.
In base alla modalità di penetrazione nei tessuti vegetali si dividono in:
 Esofarmaci di contatto o topici che rimangono sulla superficie della pianta non penetrano ed hanno azione
locale, non proteggono da successive infezioni o attacchi e sono soggetti a deterioramento per via delle
condizioni ambientali. (insetticidi, fungicidi)
 Endofarmaci citotropici svolgono la loro azione all’interno dei tessuti vegetali ma solo nei primi strati, non
entrano in circolo e non sono soggetti a degradazione ambientale, possono a volte proteggere anche da future
infezioni
 Endofarmaci sistemici svolgono la loro azione all’interno dei tessuti vegetali entrando in circolo e irrorando
lo xilema, a volte anche il floema, proteggono da nuove infezioni e non sono soggetti a degradazione
ambientale
 Per inalazione o ingestione (insetticidi)
In base al metodo di applicazione si dividono in:
 Semi, quindi applicati a principio sulle semenze, possono essere di contatto o sistemici
 Fogliari che inibiscono la crescita delle infezioni e sono sistemi citotropici o sistemici
 Sul terreno, tipicamente fungicidi ad azione non selettiva o anche selettiva nei confronti di funghi terricoli
 Post raccolta per proteggere il raccolto in fase di conservazione o trasporto.
La tossicità dei fitofarmaci sono effetti che si possono manifestare nei confronti dell’uomo e di animali tale tossicità
può essere:

 Acuta = breve intervallo di tempo


 Cronica = lungo intervallo di tempo tipicamente per accumulo di tale sostanza per più tempo
Si esprime con la DL50 e quindi la dose necessaria ad uccidere la metà delle cavie. Si possono classificare anche in
base al tipo di intossicazione indotta nell’uomo:
 Molto tossici (mortali)
 Nocivi (Intossicazioni gravi)
 Irritanti (Intossicazioni lievi)
 Non classificabili (Trascurabili)
Un’altra categoria di fitofarmaci sono i diserbanti, anch’essi possono essere classificati in base al tipo di assorbimento:

 Per contatto = Disseccando le parti verde


 Assorbimento fogliare = Bloccano i processi vitali delle cellule vegetali entrando in circolo tramite
l’apparato vegetale (hanno azione anche sugli organi ipogei)
 Assorbimento radicale = Vengono assorbiti per via radicale o dai semi in germinazione, possono essere totali
o selettivi da usare durante una coltura per preservare le piante “utili”.
Prima di utilizzare qualunque prodotto bisogna essere certi del nemico da affrontare.

Fungicidi
Si dividono in primis in base al meccanismo d’azione e quindi: Monositi, Oligositi e Multisito, i primi sono più
soggetti all’insorgenza di resistenze.
Lo spettro d’azione di un fungicida è la capacità del suddetto di esplicare la propria azione su uno o più ceppi di
funghi. Possono essere composti organici o inorganici.
 Inorganici: Costituiti da minerali, anidridi, basi ed acidi e sono per esempio:
o Rame = Multisito topico impedisce la germinazione delle spore, adatto contro Peronospore e
ticchiolatura
o Zolfo = Multisito topico ad azione preventiva anch’esso inibisce la germinazione delle spore ma è più
dannoso per piante, insetti anche utili
o Polisolfuro di Calcio e Bario = Utile contro mal bianco, ticchiolatura dei fruttiferi ma ha anche azione
acaricida
 Organici: Composti del carbonio, possono essere sia topici Multisito che sistemici.
o Azoto-solforganici = Multisito
o Azotorganici = Monosito, si dividono in Azotorganici Aromatici-Alifatici e Azotorganici
Eterociclici.
Esiste un fenomeno chiamato resistenza che è la capacità di un fungo o di un ceppo di resistere ad un determinato
composto può avvenire per varie ragioni in primis per fenomeni evolutivi del ceppo , quindi mutazioni genetiche
mirate a contrastare questo “stimolo ambientale” il che la maggior parte delle volte è dovuto a continue applicazione o
errati dosaggi , questo fenomeno può essere ridotto utilizzando più composti alternandoli tra loro e utilizzando in
concomitanza metodi agronomici , biologici e biotecnologici.
Metodologia di difesa fitosanitaria
Esistono diverse metodologie di difesa fitosanitaria che si sono affermate negli anni tra queste:
 Lotta a calendario: Metodo più largamente utilizzato che prevede dei trattamenti con fitosanitari di origine
sintetiche a scadenze prefissate in coincidenza con fasi fenologiche della pianta, ha diversi punti negativi
come il fatto di non considerare se c’è o meno il patogeno nella coltivazione e questo porta a problemi come
la resistenza sviluppata dai patogeni ai prodotti utilizzato ed anche causando un maggiore inquinamento
ambientale.
 Lotta guidata: Il primo metodo più razionalizzato, in questo caso il trattamento viene effettuato solo quando
le avversità causate dai patogeni arrivano ad una soglia di pericolosità tale da giustificare il costo del
trattamento.
 Lotta integrata: L’evoluzione della lotta guidata, in pratica si cerca di ridurre l’utilizzo di prodotti fitosanitari
di origine sintetica interando metodologie agronomiche, biologiche e fisiche. Il trattamento con prodotti di
origine sintetica è giustificato solo nel caso in cui i metodi precedenti si sono rivelati inefficaci.
 Lotta biologica: Consiste nell’ utilizzo di antagonisti naturali per contenere insetti dannosi e fitopatogeni
come funghi (Trichoderma ecc.) o batteri (Bacillus ecc.) allevati in laboratorio e successivamente immessi
nella cultura, prevede un ridotto impatto ambientale e in teoria viene utilizzata in concomitanza con altri
metodi di difesa come quelli della lotta integrata.
o I vantaggi dell’utilizzo di queste tecniche sono vari tra cui: utilizzano composti non tossici per
ambiente ed essere umano, non lasciano residui e permettono un ridotto utilizzo di fitofarmaci.
Per valutare l’efficacia di un antagonista di un patogeno in un ambiente, bisogna tener conto di differenti fattori, in
primis la suscettibilità della coltura al patogeno , maggiore è la suscettibilità più difficile sarà per l’antagonista
combattere il patogeno, come detto anche l’ambiente è fondamentale , in un ambiente favorevole al patogeno sarà più
difficile per l’antagonista combatterlo , maggiore sarà la difficoltà dell’antagonista nel combattere il patogeno e
maggiori saranno i danni causati dal patogeno.
I postulati di Koch in questo caso subiscono delle modifiche:
 Deve essere ritrovato in associazione in maniera consistente col patogeno (la presenza dell’antagonista deve
corrispondere ad una riduzione dei sintomi della malattia)
 Isolato in coltura pura
 Re inoculato su una pianta malata e causare una riduzione dei sintomi della malattia
 Re isolato in coltura pura deve essere identico all’organismo isolato in precedenza
Esistono due tipi di microrganismi essenzialmente gli SPECIALISTI cioè che combattono una specifica categoria di
organismi patogeni ( Rhizobi e micorrize) ; i GENERALISTI cioè non selettivo nei confronti dei patogeni tra questi
( Trichoderma, Bacillus, Pseudomonas , Streptomyces, Clonostachys e lieviti ed i SIMBIONTI ( cioè organismi che
vivono obbligatoriamente un rapporto con altri organismi e non per forza traggono reciproco vantaggio della vita
comune) tra cui gli Agrobacterium , Rhizoctonia non patogenici , Aspergillus non tossici etc.
TRICHODERMA
Nello specifico è un antagonista fungino utilizzato come agente di controllo, agisce mediante parassitismo diretto,
antibiosi, competizione per le sostanze nutritive e innesco di resistenza indotta nei confronti dei fitopatogeni. Produce
metaboliti secondari come enzimi litici e antibiotici per combattere i patogeni ed in più stimola la crescita e di
conseguenza la resa delle colture rendendo più accessibili diverse sostanze nutritive detossificando il suolo.
Virus
Sono patogeni obbligati come i parassiti, visibili solo al microscopio elettronico, non hanno struttura cellulare ma solo
un rivestimento proteico che contiene acidi nucleici ( RNA o DNA) il quale contiene tutte le informazioni necessarie
al patogeno , si definisce INEFFICIENTE quando procura la morte dell’ospite poiché così morirebbe anche lui e
EFFICIENTE se convive con l’ospite , la nomenclatura dei virus consiste nel nome della pianta ospite , il sintomo e la
parola virus es . Tabacco mosaic virus.
Si presentano in varie forme: a bastoncino, flessuosi, isodiometrici e bacilliformi. L’informazione contenuta negli
acidi nuclei è organizzata in diverso modo: ds DNA cioè a doppia elica, ss DNA a singola elica, ds RNA a doppia
elica e ss RNA a singola elica positivo (quando l’RNA è messaggero e di conseguenza può iniziare il processo
infettivo prima) o negativo (quando deve subire prima una trascrizione e poi poter iniziare il processo).
Il processo infettivo dei virus inizia con la replicazione cioè una volta entrato nell’organismo vegetale subisce un
processo di scissione definito ECLISSI e cioè il rilascio del contenuto genetico da parte del rivesto proteico, che andrà
nei ribosomi e li farà produrre le proprie proteine al posto di quelle dell’organismo ospite, le proteine prodotte
possono essere di 3 tipi:

 Enzimatiche, elicasi, polimerasi che permettono la replicazione


 Rivestimento (protettive)
 Movimento
Una volta riprodotto, utilizza le proteine di movimento per spostarsi negli altri tessuti, fino ad arrivare a quelli
vascolari dove l’infezione diverrà sistemica, il parassitismo dei virus non è legato alla presenza di sostanze
nutrizionali dell’organismo ospite come i funghi ma alla sola interazione con la pianta ospite.

Genoma dei virus


Può essere:

 Monocomponente monopartito = Cioè l’acido nucleico contiene tutte le informazioni necessarie alla
replicazione ed è rivestito da un solo strato di proteine composto da un unico tipo di proteine.
 Monocomponente multipartito = Cioè l’acido nucleico è diviso in più partiti rivestiti della stessa proteina, la
presenza di più partiti porta ad una più veloce replicazione.
 Multicomponente multipartito = Acido nucleico diviso in più partiti ma ognuno di essi ha la propria e
differente proteina di rivestimento.

Viroidi
Sono patogeni ancora più piccoli dei virus formati solo da acidi nucleici (RNA) difficile da degradare data la
complementarità delle basi azotate che gli permette di compattarsi. Non codificano per proteine, causano mosaico,
clorosi, necrosi, deformazioni e maculature che intaccano il processo di crescita della pianta. Si possono trasmettere
tramite diverse vie:
 Diretta
o Agamica = Se si utilizzano parti di piante malate (talee es.) per iniziare la coltivazione, si avrà
sicuramente una coltivazione malata.
o Gamica = Dopo che il viroide si è diffuso in tutti i tessuti della pianta si trasporterà anche nei semi e
quindi piantarli porterà ad avere una coltivazione infetta.
o Per contatto = Il viroide presente nei tessuti e nei succhi vegetali si trasferisce di pianta in pianta
attraverso ferite ma anche microlesioni.
 Indiretta cioè tramite vettori come insetti, acari, nematodi o funghi e può essere:
o Non persistente = Il viroide viaggia insieme all’insetto all’esterno di esso che va in giro ad assaggiare
diverse piante trasportandolo ovunque, anche su specie differenti.
o Persistente = Richiede più tempo, il viroide entra nell’organismo dell’insetto che lo ingerisce, richiede
più tempo perché deve arrivare alle ghiandole salivari del suddetto per potersi poi trasmettere ad altre
piante mangiate.
o Semi- persistente = Tra le due, si sposta sia all’esterno finché non riesce ad arrivare alle ghiandole
salivari dell’insetto.
Questa via è caratterizzate da diverse proprietà;
o Il periodo d’acquisizione: Tempo necessario affinché il vettore acquisisca il virus dalla pianta.
o Il periodo di latenza: Tempo necessario affinché il vettore sia in grado di trasmettere il virus.
o Periodo di inoculazione: Tempo necessario affinché il virus “conquisti” il vettore.
o Ritenzione infettiva: Periodo in cui il vettore conserva la capacità di trasmettere il virus.

Controllo dei virus


Il miglior controllo è la prevenzione, in primis utilizzando metodi agronomici ( eliminazione residui infetti e non ,
rotazione , pulizia attrezzi etc.) , utilizzando semi certificati e applicando una pre-immunizzazione ( tipo vaccinazione
ma con le piante) utilizzando ceppi di virus più deboli ma simili a quelli aggressivi e poi infine utilizzando prodotti
come fitofarmaci, anche il risanamento e cioè la coltivazione in vitro di apici meristemici non colpiti o poco colpiti dal
virus, in ultimo utilizzando genetiche resistenti .
La resistenza è la capacità dell’ospite cioè della pianta di ridurre o annullare l’attività del patogeno.
La suscettibilità è l’incapacità dell’ospite (pianta) a ridurre l’attività del patogeno.
La tolleranza è la capacità dell’ospite di subire l’azione del patogeno senza o quasi mostrare sintomi.
L’immunità è la capacità dell’ospite di essere esente dalla malattia.
Questi meccanismi di difesa/attacco sono gestiti a livello genetico, da ambo due le parti; i geni di difesa o resistenza
codificano nella pianta enzimi e recettori in grado di riconoscere il patogeno, invece quelli di attacco/patogenicità
codificano nel patogeno i fattori di patogenicità come enzimi litici, tossine o effettori. La malattia, quindi, è il risultato
di un’interazione tra ospite e patogeno questo è variabile in base ai gradi di resistenza/virulenza di entrambi, ci sono
due tipi di reazione:
o Compatibile: il patogeno è virulento e la pianta suscettibile causando la malattia
o Incompatibile: la pianta è resistente ed il patogeno è avirulente questo non causa la malattia
Esistono anche vari tipi di resistenza al patogeno:
o Resistenza verticale o qualitativa = Previene l’infezione ed è controllata da pochi geni detti MAJOR può
essere monogenica o oligogenica e cioè sono pochi o singoli geni dominanti a conferire resistenza, può
esplicarsi contro una specifica razza di patogeno ( Razza specifica) che conferisce all’ospite una netta
differenza di resistenza nei confronti delle varie specie ( Razza differenziale) questo perché i patogeni simili
geneticamente tra loro possono differire per dei caratteri come il ceppo, il patotipo e razza fisiologica ciò
rientra nella definizione di BIOTIPI; Non è una resistenza durevole ma è facilmente trasferibile tra
generazioni, è indipendente dall’ambiente e nella maggior parte dei casi si manifesta con una reazione di
ipersensibilità e cioè il patogeno quando rilascia molecole elicitori come oligosaccaridi viene riconosciuto
dalla pianta che preferisce creare una zona morta intorno al patogeno , una necrosi comandata, in modo da
fare terra bruciata intorno ad esso, per evitare che l’infezione si trasferisca anche ad altri tessuti.
La teoria GENE X GENE di Flor ci spiega che l’evoluzione ha portato la pianta a produrre questi geni e il
patogeno a produrne altri per cercare di evitare questi meccanismi di difesa quindi per ogni gene di virulenza
ne esiste uno di difesa, il tutto è in equilibrio dinamico propriamente detto co-evolutivo poiché altrimenti
sparirebbero sia il patogeno che la pianta ospite.
o Resistenza orizzontale o quantitativa = Conferisce una resistenza ad un più ampio numero di patogeni ed è
controllata da molti geni detti MINOR , poiché ogni singolo gene da solo svolge un ruolo minore , si esplica
contro tutte le razze del patogeno e non conferisce una differente resistenza ( non Razza specifica e non Razza
differenziale), di solito non protegge la pianta dall’infezione ma la rallenta solo, è durevole ma non
difficilmente trasferibile per via della sua base poligenica, tutte le piante hanno resistenza orizzontale ma non
tutte quella verticale.
o Resistenza di interazione = Questa resistenza d’interazione e cioè quando l’infezione di più genotipi insieme
manifesta una malattia con virulenza minore di quella che causerebbero i singoli genotipi coltivati
separatamente. Questo anche per via di una resistenza indotta per cui le piante si trovano più pronte a
difendersi da quel patogeno o altri, i meccanismi di resistenza sono di 4 tipi:
o Difesa pre-infezionale o costitutiva (strutturale) = Caratteristiche innate del soggetto e che
costituiscono le strutture di superficie che offrono una piú o meno efficiente protezione, queste sono
la
 CUTICOLA e formata da cutina , cere.
 PERIDERMA che riveste le radici , sono lipidi che proteggono dall’adesione delle spore e
dalla penetrazione di patogeni oltre a ridurre la perdita di acqua.
 TRICOMI strutture ghiandolari che secernano sostanze repellenti o meno e anche alcaloidi
tossici, sono lipidiche e anch’esse proteggono dai patogeni.
 STOMI e LENTICELLE
 PELI
o Difesa post-infezionale o NON costitutiva (strutturale) = Caratteristiche che si sviluppano dopo
l’infezione.
 STRATO LIGUO-SUBERIZZATO e cioè liquefazione delle cellule in successione
all’infezione
 STRATO DI SUGHERO E DI ABSCISSIONE utile a limitare i danni in seguito a lesioni
 FORMAZIONE DI TILLE cioè gel nei vasi che occlude il patogeno
 DEPOSITI DI GOMMA negli spazi intercellulari che formano una barriera isolando il
patogeno.
o Difesa pre-infezionale (Biochimica) Composti della pianta giá presenti a prescindere del patogeno che
impediscono lo sviluppo di malattie. Generalmente chiamate PRO-INIBITINE , metaboliti secondari
limitati ad alcuni tessuti o organi, talvolta presenti sotto forma di precursori inattivi.
 Essudati fungitossici.
 Sostanze tossiche come fenoli, tannini, saponine e lattoni
 Inibitori della crescita di patogeni
o Difesa post-infezionale (Biochimica) = Composti organici che influenzano la relazione pianta-
ambiente e sono anche loro metaboliti secondari adibiti tal volta anche a difesa da patogeni.
 Terpeni (insetticida e attrattore insetti impollinatori)
 Fenoli ( fitoalessine)
 Composti contenente azoto ( alcaloidi e glucosidi)

Altri tipi di resistenza


 Resistenza non-ospite detta anche immunitá, quando un patogeno ha sistemi infettivi adatti ad una sola
specie vegetale, le altre presentano una resistenza non-ospite
 Resistenza indotta nelle piante da interazioni con organismi e successiva stimolazione del sistema di difesa ,
dopo l’interazione tra iniziale con i patogeni , si avvia l’attivitá di difesa o PRIMING che riconosce tramite
recettori gli elicitori del patogeno e ció porta a due situazioni:
o La pianta aumenta di resistenza rispetto a prima
o Porta ad uno stato di allerta con risposta immediata del sistema di difesa e riduzione dei sintomi , il
tutto mediato da sostanze come l’acido salicinico, a. josmanico , l’ossido nitroso , netilene che
portanto tramite trasduzione del segnale alla produzione di sostanze antimicrobiche, antifungine ,
proteine PR ecc.
INTERAZIONE -> RICONOSCIMENTO->TRASDUZIONE ->PRIMING->RIDUZIONE SINTOMI
 Resistenza indotta localizzata si verifica solo nella zona che ha subito l’attacco del patogeno, dovuta
all’accumulo di composti di difesa.
 Resistenza indotta sistemica attivata da non-patogeni come i Rhizobatteri che avviene in parti della pianta
lontane dal punto di inoculo, mediata da acido jasmonico ed etilene esclusivamente.
 Resistenza sistemica acquisita attivata dall’attacco di patogeni dopo l’attacco primario, generando maggiore
resistenza in caso di secondo attacco in un punto distante da quello iniziale, coinvolti principalmente acido
salicinico e proteine PR.
Le ultime due entrambe necessitano dell’attivazione del gene NPR1.