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APPUNTI DI BOTANICA

La paleofitocologia è quella scienza che studia le interazioni tra gli organismi


vegetali fossili e il loro ambiente di vita. Generalmente , studiando reperti
fossili di vegetali, si ha che fare con organismi spesso incompleti e a volte di
difficile identificazione, pertanto ricostruire un paleoambiente non è sempre
facile.
Quasi sempre nell‟esaminare un sedimento vi troviamo assieme elementi
della biocenosi originale autoctona ed elementi vicinori o alloctoni, quindi si
ha che fare con una tanatocenosi. Quindi è necessario uno studio in loco per
valuatre la densità della paleovegetazione e la sua distribuzione nel tempo e
nello spazio alla fine di operare poi un separazione tra elementi autoctoni e
alloctoni.

Paleobotanica= scienza che studia i fossili vegetali (palaios botane)

I primi studi sui fossili furono compiuti da:

Senofane (VI a.c) che osservò foglie di alloro fossili


Plinio (79 d.c) che asserì che l‟ambra fosse prodotta da alberi simili ai pini
Tertulliano( II-III d.c) pensava che i fossili fossero residui lasciate dalle acque
che hanno inondato il pianeta
Leonardo da Vinci fornisce una vera e propria descrizione sull‟origine dei
fossili – resti pietrificati antichissimi di esseri viventi.
Nel diciassettesimo secolo molti studiosi consideravano i fossili lusus naturae
cioè scherzi della natura.
Solo con il 1700 si avrà in campo scientifico una vera e propria divulgazione
degli studi paleobotanici.
Nel diciannovesimo secolo lo studio dei fossili vegetali diventa branca della
botanica
Regole nomenclatura
Per designare sia i vegetali fossili e quelli viventi si utilizza la nomenclatura
latina binomia.
Il primo a idearla fu il medico e botanico svedese Carlo Linneo nel „700.
Ogni organismo è identificato con il nome del genere e con l‟epiteto della
specie es. vitis vinifera.
Nell‟opera “Species Plantarum” Linneo denominò e descrisse oltre 7700
specie di piante e le raggruppò in 24 classi.
Altre opere sono : “Cronica botanica”, “Classes plantarum”, “Materia medica”
dove descrisse le proprietà farmaceutiche delle piante.
Pertanto seguendo le regole internazionali di nomenclatura botanica, stabilite
nel Congresso Internazionale di Botanica (Vienna 1905), ogni pianta riceve
un nome ben determinato.
Le piante fossili spesso per la frammentarietà dei reperti ricevono i nomi
forma-genere es. strobili di licofite = lepidostrobus.
Tra la seconda metà del XIX e il XX secolo i vegetali furono raggruppati in 4
divisioni secondo caratteristiche speciefiche:

-Thallophyta : -algae
-Funghi
-Bryophita
-Pteridophyta

-Spermatophyta:- gymnospermae
-Angiospermae

Oggi è sorta la necessità di riconoscere più di 4 divisioni e classi di piante. Le


divisioni sono state raggruppate in due sottoregni:

-Tallobionta
-Embryobionta

Nomenclatura:

-phyta indica una divisone, -ales un ordine, -aceae una famiglia, -opsida
indica piante superiori, -phyceae frequente per le alghe, -mycetes per i
funghi.
VEGETALI NON VASCOLARI

PROCARIOTI:
Batteri
Cianoficee

EUCARIOTI:
Alghe rosse
Alghe gialle e brune
Alghe verdi
Funghi
Licheni
Carofite
Briofite

PROCARIOTI:
Tutte le forme procarioti presentano le seguenti caratteristiche:
- Hanno un protoplasma costituito da un gel relativamente rigido, privi di
vaculi, molto resistente al disseccamento e allo shock osmotico.
- Assenza di organuli cellulari protoplasmatici delimitati da membrana
plasmatica.
- Nucleo semplice e privo di membrana.
- Divisione cellulare amitodica.
- Assenza di tipici processi sessuali, scambio genetico per processi
parasessuali.
- Flagelli semplici se presenti.
- Molti possono usare l‟azoto atmosferico.

Batteri e cianoficee appartengono alla divisione Schizophyta.


Hanno avuto importante funzione litogenetica, si hanno loro tracce dal
precambriano al quaternario.
I batteri vennero osservati per la prima volta da Leewenhoek (seconda
metà del 600). La definizione di bacterium si ha soltanto nel‟800 con
Ehrenberg.
Alla fine dell‟800 Renault studiò approfonditamente questi fossili e constatò
che il genere che predominava era il macrococcus del siluriano, egli era
convinto che alcuni batteri avessero precisa specializzazione biologica.
Sappiamo che la maggior parte dei batteri sono unicellulari. Possono avere
forma sferica ( COCCHI), a bastoncino (BACILLI) e quelli spirati (SPIRILLI).

La parete cellulare è a doppio foglietto ( due strati) ,quello esterno è più


spesso, formata da composti azotati, lipidi e polissaccaridi come la cellulosa.
Possono avere una guaina gelatinosa, a volte forniti di flagelli per movimenti.
Non sono presenti i mitocondri, è presente una certa quantità di RNA.
È presente il DNA ma non le strutture di solito ad esso pertinenti.
Esistono comunque meccanismi che permettono la trasmissione dei caratteri
alle cellule figlie.
Alcune forme batteriche danno luogo a cellule quiescenti dotate di una
spessa parete resistente a condizioni estreme, chiamate spore o meglio
endospore.
Durante il processo di formazione della spora batterica a partire da una sua
cellula vegetativa, alcune proteine entrano a far parte del protoplasma
subendo una trasformazione. La maggior parte del contenuto protoplasmatico
si concentra in un ammasso piccolo intorno al quale si forma la parete
cellulare, una spora di solito è ¼ , 1/10 del volume della cellula madre.
Le condizioni fisiologiche che portano alla trasmutazione da cellula batterica
a spora non sono ben note.
Quando le condizioni ambientali sono favorevoli la spora germina dilatandosi
e rompendo la vecchia parete.
I Batteri di norma si riproducono per divisione cellulare, la cellula si strozza in
2 nuove cellule ( scissione).
In condizioni favorevoli le cellule batteriche si dividono al ritmo di 2 ogni 20
minuti per cellula.
Le Cianoficee dette anche alghe azzurre, hanno avuto una importante
funzione di litogenesi, azione ancora presente nelle specie viventi a tallo
incrostato di calcare.
Filogeneticamente si pensa che esse derivino dall‟evoluzione di alcuni batteri
fotosintetici. Risalgano al Permiano(280M).
Le specie meglio fossilizzate provengo dall‟Australia e dal Sud Africa da
formazioni stromatoliche e geoidi carboniosi.
Più frequenti sono le forme appartenenti agli ordini Croccali, Nostocali e
Oscillatoriali.

Stromatoliti e Oncoliti
Si tratta di strutture sedimentarie derivanti dall‟attività di microrganismi
(cianoficee).
Le stromatoliti possono avere diverse forme: colonnari, a disco o ondulatee
fisse ad un substrato mentre le oncoliti sono formazioni globose libere.
Hanno tutte però una struttura laminare concentrica.
Le stromatoliti abbondano nelle rocce del precambriano e del cambriano.
Essi si formano per due fattori : consistenza mucillaginosa delle alghe e la
facoltà di catturare il carbonato di calcio(CaCO3).
Le alghe rivestono una certa supeficie di natura coerente oppure delle
particelle, formando una guaina mucillaginosa che cattura CaCO3.
Si deposita un nuovo strato di Cianoficee e quindi una nuova lamina di
CaCO3 e così via.
Le cellule comprese tra le lamine muoiono e inizia il processo di
fossilizzazione.
Rappresentano le strutture fossili più antiche 3500M di anni.
Eucarioti non vascolari
La le caratteristiche degli eucarioti sono :
- un protoplasma più fluido, dotato di vacuoli e più sensibile al
disseccamento e allo shock osmotico.
- Il citoplasma è dotato di diversi tipi di organuli cellulari delimitate da
membrane.
- Il nucleo ha struttura interna complessa ed è delimitato da membrane.
- Divisione cellulare mitotica.
- Sono presenti processi sessuali
- I flagelli quando presenti sono di natura complessa
- Non possono utilizzare l‟azoto atmosferico.

ALGHE PROPRIMANTE DETTE

Rodofite o alghe rosse

Queste alghe hanno rivestito un‟enorme importanza nella formazione delle


rocce calcaree.
Durante il paleozoico(570M) furono rappresentate dalle Solenoporacee, alla
fine del Giurassico il loro posto fu preso dalle Coralinaceae ancora viventi. Le
pareti cellulari delle alghe coralline sono incrostate sia internamente che
esternamente da CaCO3.
Le solenoporacee si differenziano dalle corallinacee per non presentare
differenziazione tra ipotallo e peritallo ,mentre le corallinacee per la ridotta
dimensione delle loro cellule ,per la presenza di sporangiofore (cavità dove si
formano le spore)
Tra le corallinacee fossili abbiamo le Melobesioidee che sono alghe crostose,
sono inarticolate, l„ipotallo aderisce al substrato fisaandovi il tallo

Cromofite o alghe gialle o brune


Comprendo le:

Pirricofite

Alcune di esse confinano con organismi animali. Spesso di colore brunastro,


provvisti di uno o due flagelli, contengono clorofilla.
Allo stato fossile abbiamo esemplari di Gimnodiniali, dinofisali, peridinali e
dinoccolai.
-Gimnodiali, presenti dal giurassio al quaternario. Individui allungati,lisci o
striati con un paio di solchi sulla teca.
Peridiniali ,tra questi vi sono esemplari provvisti di clorofilla, dal
devoniano(400M) al quaternario (1,8M)
Crisoficofite

Alghe che rappresentano l‟anello di passaggio verso le alghe filamentose.


Vivono sia in ambiente marino che di acqua dolce, il guscio è a volte silicio
che cellulosico. Solo 2 famiglie su 8 sono fossili
Chrysostomataceae, presenti nelle diatomiti di acqua dolce dal miocene e
nelle ligniti e torbiere.
Arcaeomonadidaceae, nelle diatomiti dal cretacico(150M) al terziario

Al devoniano risale l‟ordine coccolitophorales importante per la formazione di


rocce sedimentarie calcaree. Guscio calcareo a volte silicizzato.

Al cretaceo risale l‟ordine dei silicoflagellati, elementi costitutivi delle


diatomiti, tanto abbondanti che Deflandre suggerì di chiamarle silicoflagelliti.
Organismi marini.
Appartine a esso la classe delle diatomee
Le diatomee sono alghe unicellulari, hanno un guscio siliceo bivalve,
variamente ornato detto Frustolo.
Delle due valve una è più piccola perciò si incastra dentro la più grande

Comprende due sottoclassi:


- diatomee centriche
- diatomee pennate

Le prime sono forme marine e planctoniche a simmetria raggiata, le seconde


a simmetria bilaterale sono sia marine che d‟acqua dolce.
In entrambi le sottoclassi i frustoli assumono varie forme dalla sferica alla
triangolare. Esternamente si presentano con striature, incisioni, forellini,
alveoli etc
Vivono in tutti i tipi di acque ad una profondità non superiore ai 70 m.
Le diatomee fossili formano enormi depositi noti come farina
fossile,diatomite, roccia biancastra e friabile.
Utilizzato in industria come abrasivo, decolorante o potente assorbente.
Giacimenti si trovano in California, Russia, Africa del nord, in Italia vicino al
Monte Amiata.
Feoficofite

Vivono preferibilmente su substrati rocciosi delle regioni sub polari, in acque


marine a bassa o media salinità. Alcune forme algali sono microscopiche
altre di notevole grandezza. Scarse le forme fossili

Clorofite o alghe verdi

Ordine: clorococcali
Classe: cloroficee rappresentano un gruppo importantissimo di alghe fossili.
Allo stato attuale, molte cloroficee sono unicellulari, coloniali o pluricellulari.
L‟habitat è sia quello marino che fluviale o lagunare, ma si possono trovare in
luoghi molto umidi.
Gli esemplari marini non si presentano mai in forma filamentosa e sono
piuttosto grandi, con tallo sottile di forma fogliare.

Le cloroficee sono eucarioti, non hanno teche silicee e al microscopio


appaiono di color verde perché ricchi di cloroplasti
Si pensa che da esse sia siano evolute le piante superiori.

MYCOPHYTA O FUNGHI

Si tratta di organismi vegetali eucarioti, eterotrofi, privi di pigmenti clorofilliani.


Molti studiosi concordano di far derivare i funghi dalle alghe per perdita di
clorofilla. Vi sono sia forme unicellulare che organismi complessi pluricellulari.
Quelli monocellulari sono spesso muniti di flagelli o ne sono privi e dotati di
moto ameboidale.
Ovviamente gli organismi flagellati vivono in ambiente acquatici,si tratta di
forme fungine molto primitive.
Il tallo è formato da filamenti chiamati ife e formanti nel loro insieme il micelio.
Con il termine fungo venivano chiamati solo i funghi veri e propri, in seguito il
termine indicò anche le muffe, i lieviti ed ogni altro organismo di natura
fungina.

Tra i funghi fossili abbiamo i FICOMICETI risalenti al siluriano detti alghe-


funghi, sono organismi unicellulari, cenobitici filamentosi con spore o
flagellate o non.
Gli ASCOMICETI, funghi filamentosi con parete chitinosa e con meiospore
sessuali endogene generate all‟interno di sporangi.
I BASIDIOMICETI, funghi con meiospore esogene, prodotte in una struttura
chiamata Basidio. Sono per lo più parassiti e saprofiti di piante vascolari.
LICHENI

Sono vegetali il cui tallo è il risultato dell‟associazione simbiotica tra funghi


(ife fungine) ed alghe unicellulari, verdi o azzurre.
I funghi che si trovano in questa combinazione sono spesso o ascomiceti o
basidiomiceti.
In base al portamento del tallo si possono dividere in licheni crostosi, licheni
frondosi ed in licheni fruticosi.
I primi vegetano su rocce, su tegole di vecchie case, sui tronchi degli alberi, si
presentano con tallo appiattito e aderente al substrato.
I licheni frondosi sono sempre appiattiti, però il tallo aderisce solo in parte al
substrato. Gli ultimi invece hanno la parete basale del tallo che aderisce al
substrato mentre la parte superiore è eretta o pendula e ramificata a mò di
cespuglio.
Il tallo può essere coriaceo, carnoso o erbaceo.
Di colore giallognolo, grigiastro, aranciato, nero-brunastro verde o
bianchiccio. In caso di siccità ridicono il oro bioritmi

CAROFITE

Possono essere considerate alghe verdi evolute, presentano una


organizzazione vegetativa assile formata da nodi e internodi. Non sono
vascolarizzate.
Le foglie possono paragonarsi a quelle dei muschi. L‟apparato rizoidale è più
differenziato rispetto a quello delle alghe verdi.
L‟apparato maschile ha struttura complessa, producono anterozoidi simili ai
muschi.
Gli organi femminili detti oogoni sono protetti con cellule sterili.
Quasi tutte le carofite sono in grado di calcificare sia le pareti degli assi
vegetativi che le pareti degli oogoni. Possono realmente essere considerate il
punto di incontro tra alghe e piante evolute.
Sono presenti fossili di carofite silicizzati e calcarizzati dal devoniano.

BRIOFITE

Si indicano Muschi ed Epatiche. Si tratta di vegetali privi di sistemi conduttori


legnosi specializzati ( xilema e floema), con anteridi ed acheogoni
multicellulari. Lo sporofito di piccole dimensioni è attaccato al gametofito,
produce delle spore in uno sporangio apicale.
Sono presenti spore di briofite nel cambiano(542M).
L‟origine dei muschi è molto remota, però i reperti certi non vanno oltre il
permiano(300M).Le briofite certamente si sono evolute dalle alghe.
PIANTE VASCOLARI
Da studi effettuati si è ormai quasi certi che si siano evolute dalle clorofite. Si
pensa che Fritschiella ( alga verde) sia il precursore delle piante terrestri,
infatti il tallo si presenta con un parte prostrata munita di rizoide con delle
pareti erette. Questa organizzazione riflette a linee generali quella delle
piante terrestri che possono avere una parte parenchimatica prostrata o
sotterranea e parti erette ramificate.
Pertanto le primitive piante terrestri per evitare il disseccamento subaereo,
contemporaneamente alla vascolarizzazione, hanno dovuto escogitare nuove
strutture , quali il tessuto parenchimatico. Infatti ha la funzione di ridurre la
perdita d‟acqua. Nelle piante vascolari, i tessuti conduttori sono costituiti dallo
xilema e floema.
Lo xilema conduce acqua e Sali minerali, formato da cellule allungate morte
che esplicano anche funzione meccanica rendendola rigida.
Il floema è formato da cellule viventi, tessuto attraverso il quale passano le
sostanze elaborate della pianta. Le prime piante sono comparse nel
devoniano. Dawson nel 1859 le scoprì in Canada, egli comunicò la sua
scoperta al mondo scientifico ma scetticamente molti studiosi dubitarono
dell‟esistenza. Bisognò aspettare il 1920 quando Kidston e Lang scoprirono
immensi giacimenti di piante vascolari in scozia presso Rhynie.

Riniofite
Si tratta di semplici piante vascolari fossili di altezza non superiore ai 50 cm,
giunchiformi con rizoma munito di rizoidi.
Il fusto è protostelico,cilindrico,dicotomo, privo di foglie, ma con aperture
stomatiche. Alla sommità di alcune ramificazioni vi sono sporangi.
Prosperano durante il siluriano e il devoniano
Tra le riniofite c‟è il genere asteroxylon. Si presenta come una pianticella alta
80-90 cm e con un fusto ricoperto di piccole foglioline squamiforme. Presenta
un rizoma con ramificazioni ipogee quasi a rappresentare degli abbozzi di
radice.

Zosterofillofite
Questo gruppo presenta molti caratteri in comune con le licofite.
Presentano una ramificazione dicotoma tendente però alla monopodica.
Presenta sporangi lungo il fusto spesso riuniti in grappoli terminali di forma
globosa. Ricordiamo la Sardonia Ornata del devoniano intorno ai 30 cm con
asse pseudo-monopodico che si origina da un rizoma. Gli assi laterali si
ramificano dicotomicamente con le estremità ricoperte da aculei. Gli sporangi
sono reniformi.
Trimerofite
Comprendo piante con ramificazione monopodica, rispetto all‟asse principale,
e rispetto agli assi laterali dicotoma e triforcuta. Gli sporangi sono posti nella
parte terminale dei rami fertili. Il genere Psilophyton Dawsonii, rappresenta
uno dei migliori esemplari ricostruiti ( devoniano)
I rami fertili si dividono dicotomicamente più di sei volte con grappoli di 32
sporangi. Le spore sono liscie.

Licofite
Sono probabilmente l‟evoluzione delle zosterofillofite, reperti fossili con forme
ebracee sono riferibili al devoniano inferiore e al siluriano superiore.
Durante il devoniano si diffusero le forme arborescenti, la massima diffusione
si ha nel carbonifero.
Tra le specie allo stato fossile, silicizzate e/o calca rizzate ricodiamo i
seguenti ordini:

-Archeolepidofitali, fossili molto antichi poco studiati alcune specie con foglie.
-Protolepidofitali, reperti fossili sia di forme erbacee che arborescenti, con
foglie vegetative simili agli sporilli.
-Licopodiali, piante erbacee terrestri o epifite che non hanno un vero e proprio
apparato radicale, ma una struttura rizomatosa, molto primitiva.
-Lepidofitali, organismi arborescenti alcuni esemplari con fusto da 2m di
diametro, foglie ligulate e sprilli raccolti in spighe.
TEORIA DEL TELOMA
Prima che fossero scoperti i fossili di Rhynie, si era convinti che le piante
vascolari fossero quelle caratteristiche dall‟avere fusto, foglie e radici; gli
sporangi si ritenevano derivati dalla modificazione fogliare.
Con la scoperta quindi furono fatti studi approfonditi e tale convinzione fu
sostituita con la “TEORIA DEL TELOMA”.

Il genere Rhynia è privo di foglie, le terminazione degli assi aerei della pianta
sono detti Telomi fertili o sterili in base alla presenza o meno di sporangi.
Su questi principi morfologici Zimmerman formulò la teoria.

Nell‟evoluzione delle foglie il trampolino di lancio fu la differenzazione di un


germoglio,in un‟asse centrale, con appendici ordinate in modo regolare che si
ramificarono prima nelle tre dimensioni dello spazio, poi si verificò
l‟appiattimento. In seguito si ebbe lo sviluppo di una vera e propria lamina.
Fusione degli assi del sistema telomico.
Sfenofite o articolate
Questi vegetali hanno la caratteristica di avere fusti articolati, foglie verticillati,
sporangi riuniti su sporofillo peltati. La loro comparsa avviene nel devoniano,
ed ebbero massima diffusione nel carbonifero poi declinarono.

Appartengono i seguenti ordini:

-Protoarictolati, confluisco tutti quei vegetali in cui gli articoli sono ben visibili.
-Eviostachiali, caratterista di avere solo un‟asse sporangifera.
-Pseudoborniali, comprende fossili vegetali poco noti.
-Sfenofillati, piante articolate vissute solamente durante il paleozoico.
Piante erbacee o lianose, sporangi riuniti in spighe terminali.
-Calamitali o Equisetali, forme arboree a ramificazione monopodica, piante
vascolari con radici, fusti e foglie, con generazione gametofitica e sporofitica.
Le equisetali sono isospore o etero spore.
Le Calamitali hanno foglie piccole e fotosintetiche.
-Noeggertiali, in ques‟ordine vi fanno parte sia forme erbacee sia arboree. Sui
rami degli alberi sono attaccate numerose foglie di diversi ordini.

Fillicofite
Comparse nel devoniano si sono rapidamente diffuse, tanto che buona parte
sono tuttora viventi.
In una fillicofita distinguiamo : le radici, l‟asse e le foglie.
Si tratta di piante vascolari, isospore. Le specie antiche presentano assi prive
di foglie a volte alla base delle ramificazione si trovano delle appendici
fogliacee dette aflebi.
Delle antiche felci, prive di fronde, si nota una rachide con struttura di asse e
non con struttura di picciolo fogliare, questo tipo di rachide è stato chiamato
filloforo ( potenziale portatore di organi fogliari)

In base alla presenza o meno di fllofore le felci si distinguono in:

- FILLOFORE: olofillofore / eterofillofore


- AFILLOFORE: eusporangiate / leptosporangiate

Le olofillofore sono quelle provviste solamente di fillofori


Le eterofillofore sono quelle provviste sia di fillofore che di fronde

Le eusporangiate hanno la caratteristica di presentare sporangi con parete


pluristratificata, costituita da più strati di cellule.
Le leptosporangiate sono caratterizzate dall‟avere sporangi con parete sottile,
solo uno strato di cellule.
Progimnosperme
Gruppo di piante vascolari, con anantomia simile alle gimnosperme e
riproduzione tipica delle pteridofite.
Studiate da Beck, si meravigliò quando si occupò dei fossili di archeopteris
del Devoniano del fatto che presentavano fronde tipo felce, che erano
attaccati su fusti con legno secondari o tipo gimnosperme.
Fu una scoperta sensazionale che diede un grande contributo alla studio di
un gruppo di piante vascolari dette Progymnospermophyta.
Si pensa che abbiano avuto origine per evoluzione dalle trimerofite.

-Aneurofitali, sono le forme più primitive tra le progimnosperme, presentano


una ramificazione tridimensionale di tipo elicoidale o decussato.
Le appendici terminali dette prefoglie hanno protostele lobata, sporangi
peduncolati a disposizione pinnata.
-Archeopteridali, in ques‟ordine la ramificazione giace su un solo piano. Gli
sporangi sono disposti in due o più file su peduncoli dei rami fertili
-Protopitiali, presentano organi laterali con disposizione distica, gli assi
sporangiofori sono ricurvi.

Pteridosperme pteridosperma = felce con semi


A questo gruppo è stato dato questo nome perché l‟ovulo nel suo aspetto
farebbe pensare alla formazione di un seme. Vegetali che producono ovuli
ma non con semi. In queste piante il fusto presenta una struttura primaria tipo
felci ed una struttura secondaria a legno monoxilo. I microsporangi sono
riuniti in grappoli tipo infiorescenze.

Vi appartengono i seguenti ordini:

-Lignopteridali, massimo sviluppo nel carbonifero, ricordiamo la “Lygnipteridis


Oldhamia” tipica di ambienti paludosi, lianosa, felciforme con fronde molto
ramificate.
-Medullosali, forme arboree massimo sviluppo carbonifero. Aspetto lianoso,
con enormi fronde, rachide biforcato e sporangi tubolari.
-Callistofitali, riferibili al carbonifero, foglie pennato-composte, ovuli quasi
appiattiti.
-Caitoniali, vissute nel mesozoico presentano foglie palmato-composte. Gli
stami nudi producono polline che è munito di due sacche aerifere.
-Coristospermali, carbonifero sono caratterizzate dall‟avere gli ovuli muniti di
cupola bilobata.
-Peltaspermali, ovuli inseriti a spirale sul rachide.
-Glossopteridali, piante arborescenti caratteristiche del continente Gondwana
(emisfero australe). Foglie allungate, lanceolate. Il polline presenta due
sacche aerifere.
CYCADOPHYTA – Cicadali
Siamo ancora tra le gimnosperme primitive, possiamo considerare le cicadali
come un gruppo di transizione tra le pteridofite e le gimnosperme. Comparse
nel paleozoico. Presentavano inzialmente foglie semplici.
Le forme viventi presentano tronchi tozzi e corti, altri assomigliano a Felci
arboree o a palme. I tipi arborescenti non presentano ramificazioni.

CYCADEIDOPHYTA – Cicadeoidali
Si svilupparono nei periodi triassico-Cretaceo. Comprende due famiglie
Cicadeoidacee, pianta alta un metro non presenta ramificazioni ed ha foglie
attaccate sul tronco con un andamento spiralato. Gli organi riproduttivi sono
coni bisporangiati sporgenti sulla superficie del tronco.
Williamsoniacee, forme arboree alti non più di due metri, foglie inserite a
spirale sul tronco. Dall‟asse principale sporgevano esili ramificazioni.

Ginkofite
Fanno la loro comparsa nel permiano. Ai nostri giorni è presente solo la
Ginkgo biloba. Pianta arborea alta anche 30 m, corteccia grigiastra. Ha
strobili polliniferi.
Caratteristica del gruppo è avere le foglie a forma di ventaglio.
In base al tipo di foglie abbiamo :
Ginkgoali a foglie picciolate.
Ginkgoali a foglie senza picciolo
Ginkgoali a foglie ramificate dicotomicamente.

Cordaiti
Si pensa che queste si siano evolute direttamente dalle Progimnospermofite.
Rappresenta lo stadio iniziali dell‟evoluzione dello strobilo a semi presente
nelle conifere.
Troviamo specie arborescenti che caratterizzarono il carbonifero,
raggiungevano un‟altezza anche di 40m .
I fusti presentano, uno xilema primario e secondario, una ramificazione
monopoidale, mentre le foglie si attaccano sulle estremità delle ramificazioni
secondarie.

Conifere
Le conifere si fanno risalire al carbonifero. Comprendono arbusti ed alberi
sempreverdi, perenni e di grandi dimensioni. Le foglie sono aghiformi o
squamiformi.
Tra le gimnosperme viventi le conifere sono il gruppo più abbondante,
chiamate così perché la maggior parte di esse portano i semi in particolari
strutture protettive detti coni. Impollinazione per opera del vento.
GIMNOSPERME

Le gimnosperme hanno:
- il seme nudo, cioè senza fiore e senza frutto, e comprendono le
conifere, i ginkgo e le cicadine
I corpi fruttiferi delle coniferee noti come pigne o strobili sono sferici, conici o
cilindrici, formate da squame legnose o carnose.
Le cellule riproduttive maschili contenute nel polline vengono trasporate dal
vento sulle cellule riproduttive femminili, gli ovuli, contenuti nelle pigne.

ANGIOSPERME

Termine che significa seme rivestito, sono la stragrande maggioranza delle


piante. Loro caratteristica è la presenza del fiore.
Esso è colorato e profumato per attirare gl insetti impollinatori.
Se il fiore è verdastro e senza profumo l‟impollinazione è affidata al vento.
I semi sono racchiusi in frutti.
Vengono suddivise in: Monocotiledoni e Dicotiledoni.
1 cotiledone per nutrire l‟embrione, 2 cotiledone pe nutrire l‟embrione.

Fra le Angiosperme precretacee, il fossile vegetale più antico è il genere


Sanmiguella con foglie tipo palma.

Nell‟america del Nord-orientale, fra i sedimenti del cretaceo del Potomac si


sono ritrovati pollini e foglie fossili. Si pensa che le foglie delle angiosperme
siano state piccole e molto semplici e in seguito col variare del clima si
ampliarono.
Le indagini palinologiche su sedimenti del cretaceo hanno portato alla
conclusione che esistevano quattro principali zone flogistiche: Laurasia
meridionale, Laurasia settentrionale, Godwana meridionale e Godwana
settentrionale.

Si pensa che le primitive Angiospeme fossero piccoli arbusti ad


impollinazione anemofila e idrofila in un secondo tempo subentrò
l‟impollinazione zoofila.
FOSSILI VEGETALI

I giacimenti fossiliferi possono trovarsi in rocce piroclastiche o rocce


sedimentarie.
Datare i fossili significa calcolare l‟età delle rocce in cui sono inglobate. Tutti
gli strumenti di cui attualmente si dispone, non sono ancora in grado di farci
conoscere con certezza l‟origine, l‟evoluzione e la struttura della terra.
Soltanto con la scoperta della radioattività dell‟uranio e quindi l‟introduzione
dei metodi degli isotopi instabili, che studia il decadimento di alcuni elementi,
fu possibile dare delle stime.

Carbonio 14

Viene utilizzato per la datazione di rocce risalenti al neozoico e che


presentano tracce organiche.

Metodo samario-neodimio

Metodo utilizzato per datare le rocce dell‟archeano, 1 miliardo di anni, si basa


sul decadimento del samario in neodimio per emissione di particelle alfa.

Metodo delle tracce di fissione

Serve per datare rocce vulcaniche risalenti al neozoico, si basa sul


decadimento dell‟isotopo U238(Uranio 238).

FOSSILIZZAZIONE
I fenomeni di fossilizzazione non provocano la distruzione dei resti biologici,
ma ne determinano una netta trasformazione.
Affinchè un vegetale o una parte di essa possa fossilizzarsi è necessaria la
non totale degradazione dei suoi resti dispersi nell‟ambiente, e affinchè il
processo si inneschi è indispensabile che vengano inglobati in un mezzo che
li separi dall‟ambiente subaereo impedendone la marcescenza. Ciò può
avvenire anche con la carbonizzazione parziale.
Tipi di fossilizzazione:
Incrostazione di silice o calcare, infiltrazione di silicati nelle cellule o negli
spazzi intercellulari spesso avviene in letti permeabili perché favorisce la
disperzione della materia organica e quindi la sua sosituzione.
Mummificazione. Nelle torbiere ambiente anaerobico
Formazione di compressioni. In fondo a bacini ove si depositano al di sopra
sedimenti litici a grana fine
Carbonizzazione.