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Cynara scolymus

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Carciofo

Cynara cardunculus subsp. scolymus

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Cichorioideae Trib Cardueae Sottotrib Echinopsidinae Genere Cynara Specie C. cardunculus Sottospecie C. c. scolymus Classificazione APG

Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni (clade) Asteridi (clade) Euasteridi II

Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Carduoideae Trib Cardueae Sottotrib Carduinae Nomenclatura trinomiale Cynara cardunculus scolymus
(L.) Hegi, 1929

Sinonimi Cynara hortensis Mill., 1768 Cynara esculenta Salisb 1796 Cynara cardunculus var. sativa Moris 1840/43 Cynara scolymus var. mutica Vis. 1847

Cynara cardunculus var. scolymus (L.) Fiori 1904

Il carciofo (Cynara cardunculus L. ssp. scolymus (L.) Hegi) una pianta della famiglia delle Asteraceae coltivata in Italia e in altri Paesi per uso alimentare e, secondariamente, medicinale.
Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Descrizione 3 Tassonomia 3.1 Variet 4 Storia 5 Coltivazione 5.1 Coltivazione in Italia 5.2 Avversit

o o

6 Ciclo fenologico 7 Propagazione 8 Principi attivi 9 Usi terapeutici 10 Usi culinari 11 Curiosit 12 Note 13 Bibliografia 14 Voci correlate 15 Altri progetti 16 Collegamenti esterni

Etimologia [modifica]
La parola carciofo, la cui radice usata per indicare questa pianta nella maggioranza delle lingue indoeuropee, procede dall'arabo al-kharshf.

Descrizione [modifica]
Il carciofo una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 metri, provvista di un rizoma sotterraneo dalle cui gemme si sviluppano pi fusti, che all'epoca della fioritura si sviluppano in altezza con una ramificazione dicotomica. Il fusto robusto, cilindrico e carnoso, striato longitudinalmente. Le foglie presentano uno spiccato polimorfismo anche nell'ambito della stessa pianta. Sono grandi, oblungo-lanceolate, con lamina intera nelle piante giovani e in quelle vicino ai capolini, pennatosetta e pi o meno incisa in quelle basali. La forma della lamina fogliare influenzata anche dalla posizione della gemma da cui si sviluppa la pianta. La superficie della lamina verde lucida o verde-grigiastra sulla pagina superiore, mentre nella pagina inferiore verde-cinerea per la presenza di una fitta tomentosit. Le estremit delle lacinie fogliari sono spinose secondo la variet. I fiori sono riuniti in un capolino (detto anche calatide) di forma sferoidale, conica o cilindrica e di 515 cm di diametro, con un ricettacolo carnoso e concavo nella parte superiore. Sul ricettacolo sono inseriti i fiori, tutti con corolla tubulosa e azzurro-violacea e calice trasformato in un pappo setoloso. Nel capolino immaturo l'infiorescenza vera e propria protetta da una serie di brattee strettamente embricate, mucronate o spinose all'apice. Fiori e setole sono ridotti ad una corta peluria che si sviluppa con il procedere della fioritura. In piena fioritura le brattee divergono e lasciano emergere i fiori. La parte edule del carciofo rappresentata dalla base delle brattee e dal ricettacolo, quest'ultimo comunemente chiamato cuore. In Sardegna molto richiesta anche la parte terminale dello scapo fiorale dalla terzultima o penultima foglia.

Capolino di carciofo in piena fioritura Il frutto un achenio allungato e di sezione quadrangolare, provvisto di pappo.

Tassonomia [modifica]
In questa specie sono stati identificati, con l'ausilio di marcatori molecolari (AFLP, microsatelliti e transposon display), tre differenti taxa:

C. cardunculus var. sylvestris Lam. (cardo selvatico) abbondantemente diffusa allo stato spontaneo nel bacino occidentale del mediterraneo; C. cardunculus var. altilis DC. (cardo coltivato); C. cardunculus subsp. scolymus (L.) Hegi (carciofo).

Variet [modifica]
Le variet di carciofo sono classificate secondo diversi criteri. I principali sono i seguenti:

In base alla presenza e allo sviluppo delle spine si distingue fra variet spinose e inermi. Le prime hanno capolini con brattee terminati con una spina pi o meno robusta, le inermi hanno invece brattee mutiche o mucronate. In base al colore del capolino si distingue fra variet violette e verdi. In base al comportamento nel ciclo fenologico si distingue fra variet autunnali o rifiorenti e variet primaverili. Le prime si prestano alla forzatura in quanto possono produrre capolini nel periodo autunnale e una coda di produzione nel periodo primaverile. Le seconde sono adatte alla coltura non forzata in quanto producono capolini solo dopo la fine dell'inverno.

Fra le variet pi famose si annoverano il "Paestum" (carciofo IGP proveniente dall'omonima citt della magna grecia di Capaccio-Paestum) Spinoso sardo (coltivato anche in Liguria con il nome di Carciofo spinoso d'Albenga), il Catanese, il Verde di Palermo, la Mammola verde, il Romanesco, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Violetto di Provenza, il violetto di Niscemi. Le variet di maggiore diffusione in passato erano il Catanese, lo Spinoso sardo e il Violetto di Provenza, fra i tipi autunnali forzati, e il Romanesco e il Violetto di Toscana fra quelli primaverili non forzati. Lo Spinoso sardo, una delle variet pi apprezzate nel mercato locale e in alcuni mercati dell'Italia settentrionale ha subito un drastico ridimensionamento dagli anni '90 a causa della ridotta pezzatura media dei capolini e della minore precocit di produzione rispetto ad altre cultivar pi precoci (Tema, Terom, Macau, ecc.).

Storia [modifica]
Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa. La pianta chiamata Cynara era gi conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo. Nel secolo XV il carciofo era gi consumato in Italia. Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466. Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo rappresentato in diversi quadri: "L'ortolana" di Vincenzo Campi, "L'estate" e "Vertumnus" di Arcimboldo.

La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de' Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo port dall'Italia alla Francia quando si spos con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi. Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell'orto di Enrico VIII. I colonizzatori spagnoli e francesi dell'America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana. Oggi in California i cardi sono diventati un'autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.

Coltivazione [modifica]
La produzione mondiale del carciofo, secondo la FAO[1], ha raggiunto nel 1979 i 12.770.000 quintali; la stessa FAO stima che la coltura riguarda al 90% l'area mediterranea, e al 56% l'Italia. Di fatto i carciofi si coltivano soprattutto in Italia, Spagna e Francia. Negli Stati Uniti d'America la maggior produzione di carciofi si ha nello stato della California, e all'interno della California la contea di Monterey concentra pi dell'80% del totale. Da qualche anno, a causa di un'epidemia degli asparagi, nelle terre nuove del progetto Chavimochic del Per si cominci a coltivare il carciofo con il fine di esportarlo ai paesi europei, e a tutt'oggi il carciofo supera in volume di vendita la esportazione degli asparagi, facendo del Per il primo esportatore del mondo di carciofi. Una resa tipica della coltivazione di 100 quintali per ettaro.

Coltivazione in Italia [modifica]


L'Italia detiene il primato mondiale nella produzione di questo ortaggio (pari a circa il 40%). Le zone di maggiore produzione sono la Sicilia (Piana di Gela e Piana di Catania), Sardegna e Puglia.[2]

Avversit [modifica]
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Ciclo fenologico [modifica]

Piantagione di carciofi in Bretagna, vicino a Morlaix Il carciofo una tipica pianta degli ambienti mediterranei. Il suo ciclo naturale autunnoprimaverile: alle prime piogge autunnali le gemme del rizoma si risvegliano ed emettono nuovi getti. I primi capolini sono emessi verso la fine dell'inverno, a partire dal mese di febbraio. In tarda primavera la pianta va in riposo con il disseccamento di tutta la parte aerea. Nelle zone pi calde delle regioni mediterranee il carciofo viene coltivato con una tecnica di forzatura che ha lo scopo di anticipare al periodo autunnale la produzione di capolini. La tecnica consiste nel forzare il risveglio nel corso dell'estate: dai rizomi di una coltura precedente si prelevano le gemme, dette ovuli, e dopo una fase di pregermogliamento sono messi a dimora dalla seconda met di giugno in poi, facendo seguire un'irrigazione copiosa. In questo modo l'attivit vegetativa ha inizio in piena estate, con differenziazione a fiore nel mese di settembre e produzione dei capolini di primo taglio nei mesi di ottobre e novembre. La forzatura del carciofo produce risultati solo nelle cultivar rifiorenti, e in ogni modo causa di situazioni di stress biologico che deprimono la longevit della carciofaia. Per questo motivo le carciofaie forzate sono condotte in coltura annuale, biennale o triennale. Dopo il secondo o terzo anno la percentuale di diradamento tale da rendere economicamente pi vantaggioso il reimpianto della carciofaia.

Propagazione [modifica]
Il carciofo si pu propagare sia per via sessuata, con la riproduzione da seme, sia per via vegetativa sfruttando la sua naturale predisposizione ad emettere nuove piante dalle gemme del rizoma. La riproduzione da seme, pur essendo tecnicamente attuabile, non ha alcuna utilit pratica per le cultivar italiane: a causa del forte grado di eterozigosi delle nostre variet, le piante nate da seme avrebbero caratteri completamente diversi ed eterogenei rispetto allo standard varietale. La propagazione vegetativa tradizionale segue metodi diversi secondo il tipo di ciclo colturale, ma si riconducono a due tipi: la propagazione per ovoli e quella per carducci. Gli ovoli sono porzioni di rizoma ingrossate provviste di una o pi gemme. La propagazione per ovoli si pratica con il prelievo, all'inizio dell'estate, dei rizomi dalle vecchie carciofaie. Da questi vengono separati gli ovoli, messi a pregermogliare per uno o due giorni e poi messi a dimora in un periodo che va dalla seconda met di giugno fino agli inizi di agosto. L'epoca di "semina" correlata all'epoca del raccolto del primo taglio. I carducci sono i polloni basali emessi dal rizoma delle piante di oltre un anno d'et nelle prime fasi vegetative. Fra le operazioni colturali che si praticano durante la fase vegetativa prevista la scarducciatura, ossia il diradamento della coltura con l'eliminazione dei polloni in quanto sottraggono risorse nutritive alla pianta a scapito delle rese qualitative della produzione. I polloni asportati possono essere messi a dimora in autunno per impiantare una carciofaia poliennale che dar la prima produzione al secondo anno d'impianto. Le colture ottenute da ovoli iniziano il loro ciclo in piena estate e sono pertanto in grado di produrre capolini gi nell'autunno successivo o nella primavera successiva. Questa tecnica di propagazione pertanto utilizzata per le variet autunnali o rifiorenti in coltura forzata. Le colture ottenute da carducci iniziano il loro ciclo in autunno inoltrato e poich la pianta non riesce ad acquisire una sufficiente vigoria l'impianto finalizzato a dare la prima produzione al secondo anno. Questa tecnica si adotta pertanto per le variet primaverili in coltura non forzata.

La propagazione vegetativa ha il pregio di trasmettere il genotipo delle piante madri alle piante propagate, permettendo il mantenimento dello standard varietale. Ha per lo svantaggio di trasmettere le virosi accumulate, che sono una delle principali cause che riducono la longevit di una carciofaia. Per migliorare lo stato fitosanitario delle colture si pu ricorrere a piante ottenute da micropropagazione. Questa tecnica consiste in una moltiplicazione in vitro con l'espianto dei meristemi apicali dagli apici vegetativi delle piante. I meristemi prelevati, detti espianti, essendo composti da cellule embrionali possono rigenerare un'intera pianta se opportunamente trattati (coltivazione in vitro su substrati nutritivi in cella climatica). Il principio su cui si basa la micropropagazione risiede nel fatto che le cellule vegetali embrionali, essendo in fase di moltiplicazione, non sono infettate dai virus, pertanto le piante micropropagate sono risanate, ossia esenti da virus. In realt la sicurezza del risanamento dipende dall'et delle cellule prelevate: le cellule effettivamente sane sono quelle del cono vegetativo, che rappresentano una porzione minima del meristema apicale, mentre all'aumentare della distanza dall'apice meristematico aumenta la probabilit che la cellula sia infettata dai virus. Con espianti di dimensioni ridotte aumenta la percentuale di risanamento delle piante micropropagate, per contro si riduce la percentuale di attecchimento. Un congruo compromesso si raggiunge prelevando espianti di dimensioni dell'ordine di mezzo millimetro. Le colture ottenute da piante micropropagate presentano, almeno nei primi anni, un migliore stato fitosanitario che si manifesta con una maggiore vigoria e, di riflesso, una pi elevata produttivit. La micropropagazione presenta per contro degli svantaggi:

Le colture micropropagate sono pi suscettibili alle avversit ambientali, pertanto il mantenimento dello stato fitosanitario richiede cure colturali pi attente. La micropropagazione una tecnica costosa perch la prima fase richiede l'impiego di attrezzature di laboratorio e tecnici altamente specializzati. Il materiale micropropagato pertanto molto pi costoso di quello tradizionalmente usato, che in sostanza materiale di scarto il cui costo essenzialmente legato alla manodopera richiesta per il prelievo. Le piante micropropagate danno produzioni qualitativamente differenti da quelle micropropagate quando allo standard varietale contribuisce la base genetica dei virus latenti integrati nel DNA dell'ospite. Questo fenomeno si riscontrato ad esempio nello Spinoso sardo, che con la micropropagazione perde in modo significativo parte delle propriet organolettiche.

Principi attivi [modifica]


Dopo l'acqua, il componente principale dei carciofi sono i carboidrati, tra i quali si distinguono l'inulina e le fibre. I minerali principali sono il sodio, il potassio, il fosforo e il calcio. Tra le vitamine prevale la presenza di B1, B3, e piccole quantit di vitamina C. Pi importante per spiegare le attivit farmacologiche degli estratti di carciofo la presenza di un complesso di metaboliti secondari caratteristici:

Derivati dell'acido caffeico: tra gli altri acido clorogenico, acido neoclorogenico, acido criptoclorogenico, cinarina. Flavonoidi: in particolare rutina.

Lattoni sesquiterpenici: tra gli altri cinaropicrina, deidrocinaropicrina, grosseimina, cinaratriolo.

Usi terapeutici [modifica]


La cinarina sembra avere effetti colagoghi. Gli estratti di carciofo hanno mostrato in studi clinici di migliorare la coleresi e la sintomatologia di pazienti sofferenti da dispepsia e disturbi funzionali del fegato. La cinarina ha mostrato di essere efficace come rimedio ipolipidemizzante in vari studi clinici. La cinarina ha anche effetti coleretici, sembra cio stimolare la secrezione di bile da parte delle cellule epatiche e aumentare lescrezione di colesterolo e di materia solida nella bile. I derivati dell'acido caffeico in genere mostrano effetti antiossidanti ed epatoprotettivi. La Cinarina anche ipocolesterolemizzante, tramite l'inibizione della biosintesi del colesterolo e l'inibizione dell'ossidazione del colesterolo LDL. Diminuisce inoltre il quoziente beta/alfa delle lipoproteine ed ha effetti diuretici. La medicina naturale e la fitoterapia usano il carciofo nel trattamento dei disturbi funzionali della cistifellea e del fegato, delle dislipidemie, della dispepsia non infiammatoria e della sindrome dell'intestino irritabile. Lo utilizza inoltre, per il suo sapore amaro, in caso di nausea e vomito, intossicazione, stitichezza e flatulenza. La sua attivit depurativa (derivata dall'azione su fegato e sistema biliare e sul processo digestivo) fa s che venga usata per dermatiti legate ad intossicazioni, artriti e reumatismi. L'attivit dei principi amari sull'equilibrio insulina/glucagone ne indica la possibile utilit come supporto in caso di iperglicemia reattiva o diabete incipiente, e l'effetto dei principi amari sulla secrezione di fattore intrinseco ne indica un possibile utilizzo in caso di anemia sideropenica.

Usi culinari [modifica]


La cucina della Liguria valorizza molto questo ingrediente, che, per il fatto di maturare in primavera, diventa in tale periodo il componente base della locale torta pasqualina. Il basso contenuto calorico del carciofo fa s che sia speciamente indicato nelle diete dimagranti. I fiori, come quelli del cardo, contengono il lab-fermento (chimosina), che si usa come caglio del latte. Specialit della cucina romana sono invece il Carciofo alla Romana (stufato in olio, brodo vegetale, prezzemolo ed aglio), Carciofo alla Giudia (intero e fritto in olio di oliva) e l'insalata di carciofo (crudo a lamelle).

Curiosit [modifica]

Marilyn Monroe fu nel 1949 la prima "Regina del Carciofo" (Artichoke Queen) nel "Festival del Carciofo" (Artichoke Festival) che tutti gli anni a partire da quell'anno si celebra a Castroville in California.

Pablo Neruda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, scrisse il poema Oda a la Alcachofa ("Ode al carciofo"), che parte della raccolta Odas Elementales.

Note [modifica]
1. ^ http://www.comune.ittiri.net/produzione/carciofo.htm 2. ^ [1]

Bibliografia [modifica]

Acquadro A., et al. (2005). Development and characterisation of microsatellite markers in Cynara cardunculus. L. Genome 48 (2): 217-225. Comino C., et al. (2007). Isolation and functional characterization of a cDNA coding a hydroxycinnamoyltransferase involved in phenylpropanoid biosynthesis in Cynara cardunculus. L. BMC Plant Biology 7: 14. De Paolis A., et al. (2008). Characterization and differential expression analysis of artichoke phenylalanine ammonia-lyase coding sequences. Physiologia Plantarum 132: 3343. Lanteri S., et al. (2004). Amplified fragment length polymorphism for genetic diversity assessment in globe artichoke. Theoretical and Applied Genetics 108 (8): 1534-1544. Mauro R., et al. (2009). Genetic diversity of globe artichoke landraces from Sicilian smallholdings:implications for evolution and domestication of the species. Conservation Genetics 10: 431-440. Pignone D., Sonnante G. (2004). Wild artichokes of south Italy: did the story begin here?. Genetic Resources and Crop Evolution 51: 577-580. Portis E., et al. (2005). Genetic structure of island populations of wild cardoon [Cynara cardunculus L. var. sylvestris (Lamk) Fiori] detected by AFLPs and SSRs. Plant Science 169 (1): 199-210. Sonnante G., et al. (2007). On the origin of artichoke and cardoon from the Cynara gene pool as revealed by rDNA sequence variation. Genetic Resources and Crop Evolution 54: 483495. Sonnante G., et al. (2002). Genetic variation in wild and cultivated artichoke revealed by RAPD markers. Genetic Resources and Crop Evolution 49: 247-252. Sonnante G., Carluccio A.V., De Paolis A., Pignone D. (2008) Identification of artichoke SSR markers: molecular variation and patterns of diversity in genetically cohesive taxa and wild allies. Genet. Res. Crop Evol., 55: 1029-1046 Sonnante G., De Paolis A., Pignone D. (2004). Relationships among artichoke cultivars and some related wild taxa based on AFLP markers. Plant Genetic Resources: Characterization and Utilization 1: 125-133. Sonnante G., Pignone D., Hammer K. (2007). The domestication of artichoke and cardoon: from Roman times to the genomic age. Annals of Botany 100: 1095-1100.

Voci correlate [modifica]


Asteraceae Carduus Cynar Torta pasqualina

Altri progetti [modifica]


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Collegamenti esterni [modifica]

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Carciofo - Cynara cardunculus L. scolymus (L.) Hegi Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Compositae, sottofamiglia Tubiflorae Specie: Cynara cardunculus L. scolymus (L.) Hegi Francese: artichaut; Inglese: artichoke; Spagnolo: alcachofa; Tedesco: Artischocke.

Origine e diffusione
Il Carciofo una pianta di origine mediterranea, molto nota fin dall'antichit per i pregi organolettici del capolino (le prime descrizioni risalgono allo storico greco Teofrasto). L'attuale nome volgare in molte lingue del mondo deriva dal neo-latino "articactus" (in alcuni dialetti settentrionali chiamato articiocco); il nome italiano "carciofo" e lo spagnolo "alcachofa" derivano dall'arabo "harsciof". La coltura del carciofo diffusa in alcuni Paesi del Mediterraneo, in particolare soprattutto Italia, poi Francia e Spagna, mentre poco conosciuto in molti altri Stati. La maggior parte della produzione commerciale destinata al consumo fresco, il resto all'industria conserviera e dei surgelati. La coltura del carciofo diffusa soprattutto nell'Italia meridionale, dove con il risveglio anticipato della carciofaia in estate possibile anticipare l'epoca delle raccolte all'inizio dell'autunno.

Capolin

Caratteri botanici

i di Carciofo - Cynara cardunculus L. (foto www.agraria.org)

Secondo la classificazione del Fiore al genere Cynara si attribuisce una unica specie il Cynara cardunculus L., che comprende tre variet botaniche: - Cynara cardunculus silvestris Lamb.: cardo selvatico, noto sotto il nome di caglio o carduccio, spontaneo nel bacino del Mediterraneo, che trova impiego nella preparazione del cosiddetto cagliofiore; Cynara cardunculus scolymus: carciofo coltivato; Cynara cardunculus altilis: cardo domestico. Si ritiene che il carciofo ed il cardo domestico derivino entrambi da quello selvatico, in seguito ad un processo di selezione che ha favorito lo sviluppo dell'infiorescenza nel primo e della nervatura mediana delle foglie nel secondo. Il carciofo una pianta erbacea perenne, con formazione di rizoma, dalle cui gemme si sviluppano i getti detti carducci. Il fusto eretto, ramificato all'epoca della fioritura, robusto, striato in senso longitudinale, fornito di foglie alterne (grandi, di colore verde pi o meno intenso o talvolta grigiastre nella pagina superiore, pi chiare e con presenza di peluria in quella inferiore; la spinosit delle foglie una caratteristica varietale). Il fusto (alto da 50 a 150 cm circa) e le ramificazioni portano in posizione terminale le infiorescenze. I fiori azzurri ermafroditi tubolosi sono riuniti in una infiorescenza a capolino, detta anche calatide. Il capolino comprende una parte basale (il ricettacolo carnoso), sul quale sono inseriti i fiori ermafroditi detti "flosculi"; inframmezzati ai fiori sono presenti sul talamo numerose setole bianche e traslucide (il "pappo"). Il complesso di fiori e setole, nei primi stadi di sviluppo, sono volgarmente indicati con il nome di "peluria". Sul

ricettacolo si inseriscono le brattee o squame involucrali, a disposizione imbricate l'una sull'altra, le pi interne tenere e carnose, le pi esterne consistenti e fibrose. Il ricettacolo carnoso e le brattee interne costituiscono la porzione edule del carciofo, comunemente detto "cuore". Il frutto un achenio allungato e di sezione quadrangolare, di colore grigiastro bruno e screziato, unito al calice trasformato in pappo, per favorire la disseminazione. Il peso di mille acheni pu oscillare tra 30 e 70 grammi. La morfologia fiorale ed il meccanismo di antesi impediscono normalmente l'autoimpollinazione, per cui la fecondazione avviene per opera degli insetti. La moltiplicazione del carciofo avviene per via gamica, utilizzando l'"ovolo", il "pollone" o "carduccio" o "porzione del ceppo".

Esigenze ambientali
Il carciofo richiede un clima mite e sufficientemente umido, per cui il suo ciclo normale autunno-primaverile nelle condizioni climatiche del bacino mediterraneo; tende alla produzione primaverile-estiva nelle zone pi fredde.. Il carciofo resiste abbastanza bene fino a temperature di 0C. Temperature inferiori possono provocare danni pi o meno gravi alle infiorescenze ed alle foglie; a temperature inferiori a -10C possono essere compromesse anche le gemme del fusto rizomatoso. Il carciofo risente anche della temperatura molto elevata, per cui la fase del riposo vegetativo capita tra la fine della primavera e l'estate. Ha elevate esigenze idriche, in parte soddisfatte dalla piovosit dell'epoca di coltivazione; nella coltura precoce estiva necessario intervenire con abbondanti apporti di acqua. Il carciofo preferisce terreni profondi freschi, di medio impasto e di buona struttura, a reazione intorno alla neutralit, pur adattandosi a terreni di diverse caratteristiche.

Variet
Le variet che si coltivano in Italia possono essere classificate, in base alle caratteristiche agronomicocommerciali, in due grandi gruppi: variet autunnali; variet primaverili. Al primo gruppo di variet, dette anche rifiorenti, appartengono tipi la cui produzione si verifica a cavallo dell'inverno, con inizio ad ottobre-novembre, e, dopo una stasi invernale, continua in primavera fino a maggio. Queste variet, in generale, sono caratterizzate da un capolino medio-piccolo, del peso di circa 150-200 g. Una parte consistente della seconda produzione, cio quella che appare dopo l'inverno, viene destinata all'industria conserviera per la surgelazione e l'inscatolamento. Le variet del secondo gruppo sono coltivate nelle aree costiere dell'Italia centro-settentrionale e forniscono una produzione pi o meno precoce che pu durare da febbraio-marzo fino a maggio-giugno. Questi carciofi rappresentano una produzione molto pregiata, hanno un capolino molto pi grande dei rifiorenti che si presta anche per l'esportazione. Le variet primaverili si dividono in due grandi famiglie: i "Romaneschi" e i "Toscani".

di Carciofo - Cynara cardunculus L. (foto www.agraria.org)

Pianta

Tecnica colturale
Il carciofo viene considerato una coltura da rinnovo e si avvale, al momento dell'impianto, di unaratura profonda. E' una coltura poliennale: la durata di una carciofaia non definibile a priori; se non intervengono fattori avversi essa pu essere anche di 7-10 anni. E' da considerarsi una coltura da rinnovo, a cui far seguire un cereale o, come nelle zone orticole, altri ortaggi. L'opportunit dell'avvicendamento consigliabile per evitare gli inconvenienti della coltura ripetuta. La preparazione del terreno viene effettuata in epoca diversa, in relazione alla modalit d'impianto della coltura, per ovuli o per carducci, all'inizio dell'estate o in autunno. Prima dell'impianto necessaria una lavorazione profonda (40-50 cm), a cui seguono lavorazioni pi superficiali con frangizolle ed erpice per preparare un perfetto letto di semina. La concimazione organica deve essere fatta in concomitanza della lavorazione profonda. L'apporto di fertilizzanti fondamentale per la produttivit della carciofaia: una coltura di carciofo pu asportare dal terreno circa 250-300 kg/ha di azoto, 350-400 kg/ha di potassa e 50-100 kg/ha di anidride fosforica.. Da ci deriva la necessit di somministrare i fertilizzanti minerali in dosi elevate. Generalmente, la concimazione fosfatica e quella potassica sono effettuate all'atto dell'impianto della carciofaia e negli anni successivi, al momento del risveglio. La concimazione azotata, in parte distribuita insieme agli altri due elementi, in parte frazionata in un paio di volte in copertura durante il periodo di massimo accrescimento della vegetazione. Impianto Di solito si esegue nel periodo autunno-primaverile per "carducci", utilizzando il materiale proveniente dalla scarducciatura di altre carciofaie. I carducci sono germogli che crescono alla base della pianta e vengono distaccati con una porzione di radice. I carducci per i nuovi impianti devono essere ben sviluppati, con una lunghezza di 20-40 cm e provvisti di 4-5 foglie, la cui parte distale viene tagliata al momento dell'impianto. Nelle zone irrigue meridionali, dove si pratica il risveglio anticipato, frequente l'impianto per "ovuli" in estate. Gli ovuli sono le gemme di grossezza diversa che si formano alla base del fusto interrato, da cui alla ripresa vegetativa hanno origine i carducci. Gli ovuli si distaccano dalla pianta madre in estate durante la fase di riposo. E' consigliabile sottoporre l'ovulo alla pregermogliaziano. Spesso, l'impianto estivo fatto con ovoli, provenienti da carducci messi a vivaio nell'annata precedente, quindi gi ben radicati e formati. Il sesto d'impianto della carciofaia variabile, sia in relazione alla durata della carciofaia, che allo sviluppo della variet. La distanza media di cm 100 x 100 o cm 120 x 120, in modo da ottenere un numero di piante all'ettaro intorno a 7-10 mila. Oggi si tende ad allargare la distanza tra le file (170-200 cm) e a diminuirla sulla fila (60-80 cm). Interventi colturali Nei primi stadi della ripresa vegetativa si eseguono diverse lavorazioni al terreno o per il controllo delle infestanti o per l'interramento dei fertilizzanti in modo da permettere un rapido accrescimento delle piante. Queste emettono un certo numero di carducci in buona parte da eliminare. La scarducciatura sar pi o meno intensa a secondo della variet, della fertilit del terreno e della densit delle piante. A seconda delle condizioni colturali, vengono lasciati uo o due o tre carducci per pianta. Il controllo delle infestanti di fondamentale importanza. Tra le infestanti della carciofaia c' una lunga serie di malerbe annuali, biennali e perenni. Tra queste un ruolo di rilievo spetta alle graminacee e all'acetosella (Oxalis spp.). Quest'ultima infestante ha un ciclo autunno-primaverile coincidente con quello della coltura ed ha una notevole capacit di diffusione, essendo fornita di organi di moltiplicazione sotterranea (bulbilli) che vengono diffusi dagli organi rotanti delle macchine durante le lavorazioni. Prima dell'impianto si pu intervenire con prodotti ad azione fogliare come glufosinate ammonio o gliphosate, in presenza di malerbe gi note, aggiungendo un prodotto residuale quale il trifluralin, seguito da un leggero interramento, o pendimethalin, distribuito in superficie. Successivamente gli interventi vanno effettuati in pre-emergenza delle infestanti. Irrigazione E' uno degli interventi colturali pi importanti ai fini dell'anticipo di produzione cel carciofo in autunno nelle aree meridionali. In relazione all'epoca del risveglio estivo e dell'andamento climatico, i fabbisogni idrici possono essere pi o meno elevati, per cui dove la disponibilit idrica carente, l'irrigazione viene ritardata verso la seconda met del mese di agosto.. Frequenti irrigazioni, con un turno medio di 8-10 giorni sono necessari in estate ed, in qualche caso, alcuni interventi in autunno, qualora l'andamento climatico decorra siccitoso. Il metodo irriguo pi diffuso l'aspersione.

Raccolta e produzione

La raccolta dei capolini scalare, ha inizio verso la prima decade di ottobre per la coltura precoce e termina in giugno con quella pi tardiva. In relazione al tipo di coltura ed alla variet, il numero delle raccolte pu variare da un minimo di 3-4 ad un massimo di 15-20, tendendo presente che la lunghezza del ciclo produttivo pu variare da un minimo di 20 giorni ad un massimo di 180-220 giorni. Il numero dei capolini per pianta oscilla da 4-5 a 14-15. Nel complesso una carciofaia produce 50-100 mila capolini ad ettaro, pari ad una produzione in peso di 60-120 quintali ad ettaro.. La raccolta effettuata a mano con taglio dei capolini con stelo lungo ed alcune foglie. per agevolare il trasporto della produzione fuori del campo si utilizzano rimorchi o carri-raccolta trainati, forniti di ali laterali. La valutazione qualitativa dei capolini viene effettuata in base alla pezzatura, alla compattezza ed alle caratteristiche di freschezza e sanit. per il mercato fresco, molta importanza riveste la precocit di maturazione. Oltre al consuno fresco, il carciofo viene utilizzato dall'industria conserviera sia per la produzione di "carciofi al naturale", di "carciofini sott'olio" e di "carciofi surgelati".

E' un ortaggio dal buon valore alimentare ed adatto ad essere preparato in una infinit di modi culinari. Abbastanza ricco di ferro. Il carciofo ricco non solo di fibra, vitamine, sali minerali ed aminoacidi, ma anche di sostanze fenoliche che presentano propriet benefiche per l'organismo. Ha inoltre una una forte capacit antiossidante. Per uso alimentare vengono utilizzati anche i teneri carducci, i quali quando vengono sottoposti alla pratica della imbiancatura vanno sotto il nome di "gobbi". Notevole il sottoprodotto di foglie della carciofaia, che costituisce un ottimo alimento fresco per gli animali. Anche i residui della lavorazione industriale dei capolini hanno un impiego zootecnico, o vengono essiccate per preparare una farina di carciofo. Le propriet medicinali del carciofo ed il sapore amaricante degli estratti ne fanno una pianta di largo consumo nell'industria liquoristica e medicinale. In genere, per uso industriale, si utilizzano le piante a fine ciclo di produzione, in fase di essiccamento naturale.

Avversit e parassiti

Il carciofo pur essendo una pianta rustica soggetta ad alcune avversit. Tra le fitopatie l'atrofia del capolino riveste un ruolo importante, ma solo per le variet tardive. La malformazione si presenta con capolini di dimensioni ridottissime o con capolini normali con brattee non completamente sviluppate e con margine superiore imbrunito. Diversi fattori concorrono al manifestarsi di questa fisiopatia: temperature superiori di 25 C nella fase di transizione dell'apice caulinare da vegetativo a riproduttivo, condizioni idriche, contenuto di sali solubili nel terreno ecc. Dei danni da gelo abbiamo gi accennato. Il carciofo una tra le specie sensibili ai diserbanti di tipo ormonico (2,4 D). Il carciofo dotato di ampia espansione fogliare e di fusti e gemme molto carnose, per cui particolarmente soggetto agli attacchi di parassiti animali. Il pi temuto parassita del carciofo l'arvicola (topo campagnolo) la cui enorme diffusione limita fortemente la durata degli impianti. Tra gli insetti che danneggiano i capolini, due specie di lepidotteri sono degne di particolare attenzione: la nottua del carciofo (Gortyna xanthenes Germ.) e la depressaria (Depressaria erinaceella Stg.). Altri fitofagi ricorrenti sono gli afidi (Brachycaudus cardui, Aphis fabae, Myzus persicae ecc.) e la cassida (Cassida deflorata Suffr.). Tra le malattie crittogamiche quella che interessa maggiormente il carciofo rappresentata dai marciumi del colletto (Sclerotinia spp., Rhizoctonia spp.), presenti soprattutto nei terreni mal drenati. L'oidio (Leveillula taurica) e la peronospora (Bremia lactucae) non sono molto diffuse e generalmente non creano problemi fitosanitari. Sintesi da "Coltivazioni erbacee" - Remigio Baldoni, Luigi Giardini - Ptron Editore Versione di stampa

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Carciofo - Cynara scolymus


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Generalit

Come propagare la semina Clima Variet Terreno Consociazione Impianto e cura Avversit Raccolta

Generalit

una pianta perenne tipicamente mediterranea, che cresce spontanea nelle zone pi calde. Dal secolo quindicesimo il carciofo stato utilizzato per uso alimentare. La radice fittonante e da essa, a primavera, spuntano le foglie di colore grigio verde e dal centro della rosetta finale a primavera spunta un fusto ramificato che termina con un capolino fiorale. Questi capolini, parte commestibile del carciofo, hanno la base ingrossata, carnosa, con brattee a forma di scaglie che in alcune variet terminano con una spina. La pianta, come si detto perenne, si coltiva per come pianta produttiva per massimo una decina d'anni. La produzione spontanea dei carciofi di fine inverno - primavera, ma con opportune tecniche colturali pu essere prodotto anche in autunno - inverno. Si coltiva nell'orto o in pieno campo; da ogni pianta si pu raccogliere una decina di carciofi, per cui in un modesto appezzamento si possono avere quantit sufficienti anche coltivando poche piante. Come propagare la semina

Pu essere per seme o per via agamica e quindi per parte di pianta (carducci o ovuli). La semina deve essere effettuata in semenzaio coperto a fine inverno o in semenzaio non protetto in primavera, oppure direttamente in campo a maggio. In semenzaio il seme viene distribuito a file alla profondit di un centimetro e mezzo. Nel caso utilizzassimo i carducci, cio gemme che si sviluppano nella pianta madre, si devono staccare con una piccola porzione di rizoma muniti di qualche radichetta (bambolina). Per la riproduzione si possono inoltre usare gli ovuli, cio porzioni di fusto munite di una gemma. Clima

vegeta in un clima mite e asciutto anche se si adatta a climi relativamente freddi. Teme gli sbalzi di temperatura e le brinate. Variet

ricordiamo il violetto di Chioggia, il violetto spinoso sardo, il romanesco senza spine tipico del Lazio con capolini molto grandi, lo spinoso della Liguria, e il grosso di Bretagna. Terreno

gradisce terreni di medio impasto, ricchi e profondi con poco scheletro, ma si adatta anche a terreni argillosi o calcarei, torbosi e acidi o addirittura salmastri. Consociazione

buona quella con la lattuga, con i piselli, con i ravanelli, con la cipolla, il porro e i fagiolini nani. Impianto e cura

gli ovuli vengono staccati dalla pianta madre in estate. Si fanno germogliare tenendoli ammassati e inumiditi per un paio di giorni e poi si piantano nell'orto in solchi o buche profonde una ventina di centimetri ad una distanza tra le piante di un metro - un metro e venti minimo negli impianti stabili, mentre negli annuali si possono disporre i carciofi pi vicini. Per ottenere una produzione primaverile, i carducci si staccano dalla pianta madre nel mese di ottobre. Si piantano a dimora in una buca profonda, usando le stesse accortezze gi dette in precedenza, e con i primi freddi si rincalzano. A primavera si zappano e si concimano al piede e gi dal primo anno si potr avere una produzione soddisfacente. L'anno successivo si effettuano le solite operazioni colturali. Per la produzione autunno - invernale, i carducci si piantano in primavera nella carciofaia. Prima del trapianto dei carducci si devono cimare le foglie. La scarducciatura una operazione utile che deve essere effettuata a prescindere dall'uso del carduccio, poich libera la pianta dai polloni che le sottrarrebbero vigore. Nell'orto non tutti i carducci si eliminano, se ne lasciano uno o due che piegati e interrati nel suolo si sbiancano a causa dell'eziolatura e possono essere raccolti e con qualsiasi ortaggio. Avversit

le lumache e i topi, in particolare le arvicole, possono produrre gravi danni alle radici. Tra gli insetti ricordiamo gli afidi, il maggiolino e il grillotalpa, ma particolarmente dannosa la nottua del carciofo le cui larve scavano gallerie dentro le nervature delle foglie pu essere combattuta eliminando le piante infestate o con trattamenti a base di piretro o rotenone. La vanessa del carciofo una piccola farfalla le cui larve rosicchiano prima la pagina inferiore della foglia, e poi tutto il lembo fogliare. Tra le malattie crittogamiche da ricordare il mal bianco che si manifesta sulle foglie sotto forma di ingiallimenti di diversa estensione, in corrispondenza delle quali appare una muffa farinosa biancastra. Le parti interessate si seccano e si lacerano e il lembo fogliare si piega verso l'alto. Raccolta

si effettua recidendo con un taglio netto i capolini fiorali ancora in bocciolo, con le brattee ben serrate. I carciofi si asportano insieme ad una ventina di centimetri di gambo fogliato che, priva dei filamenti esterni, considerata commestibile
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Generalit Come propagare la semina Clima Variet Terreno Consociazione Impianto e cura Avversit Raccolta

Generalit

una pianta perenne tipicamente mediterranea, che cresce

spontanea nelle zone pi calde. Dal secolo quindicesimo il carciofo stato utilizzato per uso alimentare. La radice fittonante e da essa, a primavera, spuntano le foglie di colore grigio verde e dal centro della rosetta finale a primavera spunta un fusto ramificato che termina con un capolino fiorale. Questi capolini, parte commestibile del carciofo, hanno la base ingrossata, carnosa, con brattee a forma di scaglie che in alcune variet terminano con una spina. La pianta, come si detto perenne, si coltiva per come pianta produttiva per massimo una decina d'anni. La produzione spontanea dei carciofi di fine inverno - primavera, ma con opportune tecniche colturali pu essere prodotto anche in autunno - inverno. Si coltiva nell'orto o in pieno campo; da ogni pianta si pu raccogliere una decina di carciofi, per cui in un modesto appezzamento si possono avere quantit sufficienti anche coltivando poche piante. Come propagare la semina

Pu essere per seme o per via agamica e quindi per parte di pianta (carducci o ovuli). La semina deve essere effettuata in semenzaio coperto a fine inverno o in semenzaio non protetto in primavera, oppure direttamente in campo a maggio. In semenzaio il seme viene distribuito a file alla profondit di un centimetro e mezzo. Nel caso utilizzassimo i carducci, cio gemme che si sviluppano nella pianta madre, si devono staccare con una piccola porzione di rizoma muniti di qualche radichetta (bambolina). Per la riproduzione si possono inoltre usare gli ovuli, cio porzioni di fusto munite di una gemma. Clima

vegeta in un clima mite e asciutto anche se si adatta a climi relativamente freddi. Teme gli sbalzi di temperatura e le brinate. Variet

ricordiamo il violetto di Chioggia, il violetto spinoso sardo, il romanesco senza spine tipico del Lazio con capolini molto grandi, lo spinoso della Liguria, e il grosso di Bretagna. Terreno

gradisce terreni di medio impasto, ricchi e profondi con poco scheletro, ma si adatta anche a terreni argillosi o calcarei, torbosi e acidi o addirittura salmastri. Consociazione

buona quella con la lattuga, con i piselli, con i ravanelli, con la cipolla, il porro e i fagiolini nani. Impianto e cura

gli ovuli vengono staccati dalla pianta madre in estate. Si fanno germogliare tenendoli ammassati e inumiditi per un paio di giorni e poi si piantano nell'orto in solchi o buche profonde una ventina di centimetri ad una distanza tra le piante di un metro - un metro e venti minimo negli impianti stabili, mentre negli annuali si possono disporre i carciofi pi vicini. Per ottenere una produzione primaverile, i carducci si staccano dalla pianta madre nel mese di ottobre. Si piantano a dimora in una buca profonda, usando le stesse accortezze gi dette in precedenza, e con i primi freddi si rincalzano. A primavera si zappano e si concimano al piede e gi dal primo anno si potr avere una produzione soddisfacente. L'anno successivo si effettuano le solite operazioni colturali. Per la produzione autunno - invernale, i carducci si piantano in primavera nella carciofaia. Prima del trapianto dei carducci si devono cimare le foglie. La scarducciatura una operazione utile che deve essere effettuata a prescindere dall'uso del carduccio, poich libera la pianta dai polloni che le sottrarrebbero vigore. Nell'orto non tutti i carducci si eliminano, se ne lasciano uno o due che piegati e interrati nel suolo si sbiancano a causa dell'eziolatura e possono essere raccolti e con qualsiasi ortaggio. Avversit

le lumache e i topi, in particolare le arvicole, possono produrre gravi danni alle radici. Tra gli insetti ricordiamo gli afidi, il maggiolino e il grillotalpa, ma particolarmente dannosa la nottua del carciofo le cui larve scavano gallerie dentro le nervature delle foglie pu essere combattuta eliminando le piante infestate o con trattamenti a base di piretro o rotenone. La vanessa del carciofo una piccola farfalla le cui larve rosicchiano prima la pagina inferiore della foglia, e poi tutto il lembo fogliare. Tra le malattie crittogamiche da ricordare il mal bianco che si manifesta sulle foglie sotto forma di ingiallimenti di diversa estensione, in corrispondenza delle quali appare una muffa farinosa biancastra. Le parti interessate si seccano e si lacerano e il lembo fogliare si piega verso l'alto. Raccolta

si effettua recidendo con un taglio netto i capolini fiorali ancora in bocciolo, con le brattee ben serrate. I

carciofi si asportano insieme ad una ventina di centimetri di gambo fogliato che, priva dei filamenti esterni, considerata commestibile
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Daucus carota
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Carota) Disambiguazione "Carota" rimanda qui. Se stai cercando altri significati del termine, vedi Carota (disambigua).

Carota

Daucus carota L.

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Apiales Famiglia Apiaceae Genere Daucus Specie D. carota Nomenclatura binomiale Daucus carota
L.

La carota (Daucus carota L.) una pianta erbacea dal fusto di colore verde appartenente alla famiglia delle Umbelliferae; anche uno dei pi comuni ortaggi; il suo nome deriva dal greco Karotn.

Daucus carota La carota spontanea diffusa in Europa, in Asia e nel Nord Africa. Ne esistono molte e diverse cultivar che sono coltivate in tutte le aree temperate del globo. Allo stato spontaneo considerata pianta infestante e si trova facilmente in posti assolati ed in zone aride e sassose ma anche in tutti gli ambienti rurali e perfino alle periferie cittadine.

Indice [nascondi] 1 Descrizione 2 Avversit 3 Uso 4 Nomi comuni 5 Ecotipi 6 Voci correlate 7 Altri progetti

Descrizione [modifica]
una specie erbacea biennale, alta fino a 100 cm, che nel secondo anno sviluppa un fusto eretto e ramificato con foglie verdi profondamente divise e pelose. Ha grandi ombrelle di forma globulare composte da ombrellette. Queste sono a loro volta formate da fiori piccoli bianchi a cinque petali; il fiore centrale rosso scuro. L'infiorescenza presenta grandi brattee giallastre simili alle foglie. Nei fiori sono presenti delle piccole ghiandole profumate che attirano gli insetti. Le infiorescenze dopo la fecondazione dei fiori si chiudono a nido d'uccello. Fiorisce in primavera da maggio fino a dicembre inoltrato. I frutti sono dei diacheni irti di aculei che aiutano la disseminazione da parte degli animali. La radice lunga a fittone di colore giallastro, a forma cilindrica, lunga 18-20 cm con diametro intorno ai 2 cm. Nel gergo comune si soliti riferirsi alla carota come alla parte edibile, di colore arancione, che la radice.

Avversit [modifica]
Le pi importanti avversit che colpiscono la carota sono la mosca della carota (Psila rosae) e i funghi Sclerotinia sclerotiorum e Rhizoctonia solani.

Uso [modifica]

La carota coltivata per il fittone radicale di colore bianco nelle variet da foraggio ed arancio nelle variet da ortaggio (cristalli di caroteni nei cromoplasti delle cellule parenchimatiche).

La carota ricca di vitamina A (Betacarotene), B, C, PP, D e E, nonch di sali minerali e zuccheri semplici come il glucosio. Per questo motivo il suo consumo favorisce un aumento delle difese dell'organismo contro le malattie infettive.

La carota viene coltivata in varie forme e colori

Composizione e valore energetico (in percentuale per 100 gr. di prodotto Fonte Istituto Nazionale della Nutrizione):

Parte edibile 95% Acqua 91.6 g Proteine 1.1 g Lipidi 0 g Glucidi disponibili 7.6 g Fibra alimentare 3.1 g Energia 33 kcal Sodio 95 mg Potassio 220 mg Ferro 0.7 mg Calcio 44 mg Fosforo 37 mg Niacina 0.7 mg Vitamina C 4 mg

La parte edibile della carota che si coltiva due volte l'anno la radice (sviluppata a cono rovesciato): le carote precoci vengono raccolte dopo circa quattro mesi mentre le tardive ne richiedono circa sei. In base al tempo di coltivazione la loro lunghezza pu variare da un minimo di 3 cm a un massimo di 20 cm. L'uso in cucina della carota svariato; pu essere utilizzata per preparare puree, succhi, minestre, dolci ecc., ma anche cruda in insalata. Ad una temperatura di 0 C ed un'umidit percentuale tra 90-95 si pu conservare per diversi mesi mantenendo inalterate tutte le sue propriet organolettiche. Se cotta al vapore o consumata cruda conserva ugualmente ogni sua propriet. * La parte centrale color porpora del fiore bianco viene usata dagli artigiani della miniatura.

Dai suoi frutti si ricava un olio aromatico che viene usato per la fabbricazione di liquori.
[senza fonte]

La carota molto usata in cosmesi perch antiossidante e ricca di betacarotene, perci stimola l'abbronzatura prevenendo la formazione di rughe e curando la pelle secca e le sue impurit; la sua polpa un ottimo antinfiammatorio molto adatto a curare piaghe, sfoghi cutanei e screpolature della pelle. molto indicata per la cura delle affezioni polmonari e nelle dermatosi; quale gastroprotettore delle pareti dello stomaco un ottimo antiulcera. Fra le altre molteplici propriet curative, la carota ha quelle di prevenire l'invecchiamento della pelle, facilitare la secrezione del latte nelle puerpere, tonificare il fegato, regolare il colesterolo. Altri benefici riconosciuti sono la facilitazione della diuresi, la tonificazione dei reni, l'innalzamento della emoglobina, la regolazione delle funzioni intestinali. Infine, favorisce la vista portando sollievo ad occhi stanchi ed arrossati.

Nomi comuni [modifica]


Carota selvatica Cima Piuda

Ecotipi [modifica]
Carota di Polignano

Voci correlate [modifica]

Rimedio fitoterapico

Altri progetti [modifica]


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Aromi e spezie

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Carota Daucus carota L. ssp. sativus (Hoffm.) Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Umbelliferae Specie: Daucus carota L. ssp. sativus (Hoffm.) Arcang. Francese: Carotte; Inglese: Carrot; Spagnolo: Zanahoria; Tedesco: Mohre.

Arcang.

Origine e diffusione
La Carota una pianta biennale, appartenente alla Famiglia delle Ombrelliferae, coltivata per le sue radici ingrossate, di colore rosso, giallo-arancio o anche bianco. Le radici vengono impiegate nell'alimentazione umana, in quella animale e nell'industria per l'estrazione di carotene e di coloranti. In Italia la sua coltivazione molto diffusa.

Radici

Caratteri botanici

di carota - Daucus carota L. (foto www.agraria.org)

Presenta foglie profondamente laciniate, nel primo anno disposte a rosetta sulla "testa" della radice. Se lasciata salire a fiore, nel secondo anno emette uno stelo ramificato, alto fino a 1,5 metri, portante piccoli fiori bianchi riuniti a due a due in infiorescenze a ombrella composta. I semi sono piccoli (1.000 semi pesano 1,4 g), grigiobruni, piano-convessi, dal forte odore aromatico.

Esigenze ambientali
Molto sensibile all'influenza del clima. Predilige terreni leggermente acidi (pH ottimale 6,5), freschi, fertili e sciolti. Nei terreni compatti o ricchi di scheletro le radici tendono a biforcarsi, a diventare legnose, pallide, e, quindi, di scarso valore commerciale.

Fra due colture successive necessario far intercorrere un intervallo di due anni; meglio evitare la successione con barbabietola, cipolla e con altre ombrellifere.

Variet

Le variet si distinguono a seconda della forma del fittone in corte, mezze lunghe e lunghe; a seconda del colore in rosse e arancio: Tra le pi diffuse (oltre agli ibridi) si ricordano: Mezza lunga di Nantes, Rossa d'Olanda, Chantenay, Rossa di Parigi.

Carote

Tecnica colturale

- Daucus carota L. (foto www.agraria.org)

La carota una pianta da rinnovo. Date le dimensioni del seme, necessita di un'accurata preparazione del letto di semina. La distribuzione delle semente viene eseguita a spaglio o a file (distanti 20 cm) in marzo-aprile. Si impiegano circa 5-6 kg per ettaro. Vista la sua lentezza di sviluppo nella fase iniziale, la lotta contro le infestanti deve essere molto accurata (a mano nei piccoli orti o con diserbanti selettivi). Quando le piantine hanno 3-4 foglie e sono alte 2-3 cm si procede al diradamento lasciando 50-100 piante per metro quadrato, a seconda della variet e del tipo di terreno. La concimazione deve essere abbondante perch la carota molto avida di elementi nutritivi. Il letame impiegato deve essere ben decomposto. Fosforo e potassio vengono distribuiti in presemina, l'azoto in copertura.

Raccolta e produzione

La raccolta viene effettuata prima che la radice abbia raggiunto il suo massimo sviluppo. Le produzioni unitarie variano moltissimo a seconda delle variet e delle condizioni ambientali (dai 200 ai 400 quintali ad ettaro). La raccolta pu essere effettuata manualmente o con macchine in grado di compiere la sola escavazione o anche l'eliminazione delle foglie e del terreno dalle radici. Le radici hanno ottime qualit alimentari perch ricche di glucidi di facile digeribilit, di beta-carotene, e di vitamine B e C e di sali minerali.

Avversit e parassiti
Malattie batteriche: Erwinia carotovora che provoca marciumi molli nel fittone. Malattie fungine: - Alternariosi (Alternaria porri f. sp. dauci): a partire dalle foglie vecchie si sviluppano macchiette necrotiche che si estendono poi all'intera vegetazione. - Cercosporiosi (Cercosporidium punctum): le lacine fogliari presentano macchie puntiformi verde chiaro poi brune, i piccioli tacche brune depresse allungate. Sulle zone colpite si differenziano masserelle stromatiche grigiastre. La vegetazione al di sopra della parte lesa ingiallisce e si ripiega verso il basso rimanendo pendula sulla pianta. Marciume dei fittoni Nematodi: Ditylenchus dipsaci, Heterodera carotae.

Insetti: Cavariella aegopodii, Disaphis crataegi, Disaphis foeniculi, Pemphigus spp., Psilla della carota (Trioza apicalis), Tortrice della carota (Aethes williana), Mosca della carota (Psila rosae), Maggiolino (Melolontha melolontha); Phytoecia cylindrica. Versione di stampa

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Generalit Variet Clima e Terreno Semina La raccolta delle carote Avversit alla coltivazione

Generalit

la carota una pianta originaria delle regioni temperate dell'Europa, coltivata per le radici a fittone utilizzate a scopo alimentare sia crude sia cotte. Le variet coltivate hanno radici carnose di forma variabile e di colore bianco, arancio o rosso e sono ricche di coloranti e vitamine. Variet

le carote si distinguono secondo il colore e la forma della radice.

Dal punto di vista orticolo le variet pi importanti sono quelle rosse, intendendo con questo termine tutte quelle che producono radici di colore rosso o arancio. Per quanto riguarda la forma, vengono suddivise in corte, mezzane e lunghe. Altro carattere molto importante l'epoca di maturazione, in base alla quale le variet si distinguono in precoci medie o tardive. Fra le variet ricordiamo: la nantese medio precoce, l'ibrido nandor, la nantese clodia medio precoce, la tonda di parigi molto precoce, la s. valere tardiva, la flakkee, precoce. Fra le variet a radici corte vi ricordano parigina rossa da forzare, grelot, rossa d'olanda ", tutte precoci. Fra le mezzane, si possono citare: mezza lunga di nantes, precoce; mezza lunga di touchor, rossa mezzana di amsterdam molto precoce, rossa mezzana di chantenay; rossa mezzana d'italia derivata dalla mezza lunga di nantes. al gruppo delle variet a radici lunghe appartengono, fra le altre rossa lunga di napoli, lunga di st. Valery, comune di napoli, tutte a radici color arancio. Clima e Terreno

Clima: la carota una specie adatta ai climi temperati. Si coltiva perci con buoni risultati, in tutta Italia. Terreno: i terreni ideali sono quelli sciolti, di medio impasto, sabbiosi o calcarei - argillosi, ricchi di sostanza organica ed esenti da ristagni d'acqua. Sconsigliamo i terreni sassosi per evitare biforcazioni radicali. Avvicendamento: la carota sfrutta le sostanze organiche residue di colture precedenti. Pu seguire porro o aglio come coltura da rinnovo. Non pu essere ripetuta prima di tre anni per evitare attacchi parassitari. Non si deve coltivare dopo la bietola da orto, in quanto potrebbe essere colpita da marciume radicale, provocato da parassiti che spesso attaccano quella specie. Semina

Consociazione: si pu coltivare con ravanello, spinacio, pisello e lattuga; Semina e raccolta: le variet precoci si seminano in gennaio - marzo, e in questo caso si raccolgono le radici in agosto; le semiprecoci in aprile - maggio, le tardive da fine agosto a tutto ottobre per ottenere una produzione nel periodo autunno-inverno; consigliabile seminare scalarmente ogni 15-25 giorni, in questo modo si ottengono radici a diverse epoche e di conseguenza sar possibile avere carote fresche per un lungo periodo di tempo. La raccolta delle carote

Moltiplicazione: la carota si moltiplica per mezzo dei semi.

La semina pu avvenire a spaglio, ma non molto consigliabile, in quanto non permette di effettuare agevolmente le sarchiature e i diserbi, o a file ad una profondit di uno o due millimetri. Nella semina a file, la distanza sulle file sar di 5 - 6 cm e 20 cm tra le file. Raccolta e conservazione: la raccolta scalare e dipende dal periodo di semina. Le carote si raccolgono mediante estirpazione. Le radici presenti nel terreno nel periodo autunnale devono essere raccolte quando comincia a piovere, poich altrimenti possono marcire. Dopo la raccolta, le carote si lasciano essiccare stendendole in un locale aerato, dopodich si puliscono dal terriccio e si conservano in un ambiente nel quale la temperatura non scenda sottozero, in cassette, oppure stratificate nella sabbia. Avversit alla coltivazione

Concimazioni: nel corso della preparazione del terreno non si deve somministrare letame, ma si deve sfruttare la letamazione dell'anno prima. Volendo usare concimi inorganici si distribuiscono invece, 5060 g/mq di un fertilizzante minerale complesso ternario adatto. Quando le piantine stanno sviluppandosi, si somministrano 20 g/mq di nitrato di calcio. Cure colturali: il terreno deve essere tenuto sempre libero da piante infestanti, effettuando ripetute sarchiature e scerbature. Irrigazioni: nei periodi in cui non piove necessario annaffiare abbondantemente ma evitare i ristagni d'acqua. Avversit: l'afide della carota: attacca le foglie, che non si sviluppano e presentano zone decolorate. Le larve della mosca della carota: scavano gallerie nelle radici, deformandole, le foglie diventano grinzose e, talvolta di colore rossastro. Il marciume molle: un'alterazione che si manifesta nelle carote conservate, le radici diventano molli e ammuffiscono. Malvinato della carota: una malattia di origine fungina, come la precedente le radici vengono ricoperte da un feltro brunastro, cosparso di piccoli corpi neri, l'infezione si estende dalla pianta colpita a quelle vicine. Il marciume della carote: un'alterazione procurata da un batterio che colpisce le radici sia quelle ancora nel terreno vhe quelle immagazzinate: le radici diventano molli acquose e marciscono.

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Generalit Variet Clima e Terreno Semina La raccolta delle carote Avversit alla coltivazione

Generalit

la carota una pianta originaria delle regioni temperate dell'Europa, coltivata per le radici a fittone utilizzate a scopo alimentare sia crude sia cotte. Le variet coltivate hanno radici carnose di forma variabile e di colore bianco, arancio o rosso e sono ricche di coloranti e vitamine. Variet

le carote si distinguono secondo il colore e la forma della radice. Dal punto di vista orticolo le variet pi importanti sono quelle rosse, intendendo con questo termine tutte quelle che producono radici di colore rosso o arancio. Per quanto riguarda la forma, vengono suddivise in corte, mezzane e lunghe. Altro carattere molto importante l'epoca di maturazione, in base alla quale le variet si distinguono in precoci medie o tardive. Fra le variet ricordiamo: la nantese medio precoce, l'ibrido nandor, la nantese clodia medio precoce, la tonda di parigi molto precoce, la s. valere tardiva, la flakkee, precoce. Fra le variet a radici corte vi ricordano parigina rossa da forzare, grelot, rossa d'olanda ", tutte precoci. Fra le mezzane, si possono citare: mezza lunga di nantes, precoce; mezza lunga di touchor, rossa mezzana di amsterdam molto precoce, rossa mezzana di chantenay; rossa mezzana d'italia derivata dalla mezza lunga di nantes. al gruppo delle variet a radici lunghe appartengono, fra le altre rossa lunga di napoli, lunga di st. Valery, comune di napoli, tutte a radici color arancio. Clima e Terreno

Clima: la carota una specie adatta ai climi temperati. Si coltiva perci con buoni risultati, in tutta Italia.

Terreno: i terreni ideali sono quelli sciolti, di medio impasto, sabbiosi o calcarei - argillosi, ricchi di sostanza organica ed esenti da ristagni d'acqua. Sconsigliamo i terreni sassosi per evitare biforcazioni radicali. Avvicendamento: la carota sfrutta le sostanze organiche residue di colture precedenti. Pu seguire porro o aglio come coltura da rinnovo. Non pu essere ripetuta prima di tre anni per evitare attacchi parassitari. Non si deve coltivare dopo la bietola da orto, in quanto potrebbe essere colpita da marciume radicale, provocato da parassiti che spesso attaccano quella specie. Semina

Consociazione: si pu coltivare con ravanello, spinacio, pisello e lattuga; Semina e raccolta: le variet precoci si seminano in gennaio - marzo, e in questo caso si raccolgono le radici in agosto; le semiprecoci in aprile - maggio, le tardive da fine agosto a tutto ottobre per ottenere una produzione nel periodo autunno-inverno; consigliabile seminare scalarmente ogni 15-25 giorni, in questo modo si ottengono radici a diverse epoche e di conseguenza sar possibile avere carote fresche per un lungo periodo di tempo. La raccolta delle carote

Moltiplicazione: la carota si moltiplica per mezzo dei semi. La semina pu avvenire a spaglio, ma non molto consigliabile, in quanto non permette di effettuare agevolmente le sarchiature e i diserbi, o a file ad una profondit di uno o due millimetri. Nella semina a file, la distanza sulle file sar di 5 - 6 cm e 20 cm tra le file. Raccolta e conservazione: la raccolta scalare e dipende dal periodo di semina. Le carote si raccolgono mediante estirpazione. Le radici presenti nel terreno nel periodo autunnale devono essere raccolte quando comincia a piovere, poich altrimenti possono marcire. Dopo la raccolta, le carote si lasciano essiccare stendendole in un locale aerato, dopodich si puliscono dal terriccio e si conservano in un ambiente nel quale la temperatura non scenda sottozero, in cassette, oppure stratificate nella sabbia. Avversit alla coltivazione

Concimazioni: nel corso della preparazione del terreno non si deve somministrare letame, ma si deve sfruttare la letamazione dell'anno prima. Volendo usare concimi inorganici si distribuiscono invece, 5060 g/mq di un fertilizzante minerale complesso ternario adatto. Quando le piantine stanno sviluppandosi, si somministrano 20 g/mq di nitrato di calcio.

Cure colturali: il terreno deve essere tenuto sempre libero da piante infestanti, effettuando ripetute sarchiature e scerbature. Irrigazioni: nei periodi in cui non piove necessario annaffiare abbondantemente ma evitare i ristagni d'acqua. Avversit: l'afide della carota: attacca le foglie, che non si sviluppano e presentano zone decolorate. Le larve della mosca della carota: scavano gallerie nelle radici, deformandole, le foglie diventano grinzose e, talvolta di colore rossastro. Il marciume molle: un'alterazione che si manifesta nelle carote conservate, le radici diventano molli e ammuffiscono. Malvinato della carota: una malattia di origine fungina, come la precedente le radici vengono ricoperte da un feltro brunastro, cosparso di piccoli corpi neri, l'infezione si estende dalla pianta colpita a quelle vicine. Il marciume della carote: un'alterazione procurata da un batterio che colpisce le radici sia quelle ancora nel terreno vhe quelle immagazzinate: le radici diventano molli acquose e marciscono.

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la carota una pianta originaria delle regioni temperate dell'Europa, coltivata per le radici a fittone utilizzate a scopo alimentare sia crude sia cotte. Le variet coltivate hanno radici carnose di forma variabile e di colore bianco, arancio o rosso e sono ricche di coloranti e vitamine.

Variet

le carote si distinguono secondo il colore e la forma della radice. Dal punto di vista orticolo le variet pi importanti sono quelle rosse, intendendo con questo termine tutte quelle che producono radici di colore rosso o arancio. Per quanto riguarda la forma, vengono suddivise in corte, mezzane e lunghe. Altro carattere molto importante l'epoca di maturazione, in base alla quale le variet si distinguono in precoci medie o tardive. Fra le variet ricordiamo: la nantese medio precoce, l'ibrido nandor, la nantese clodia medio precoce, la tonda di parigi molto precoce, la s. valere tardiva, la flakkee, precoce. Fra le variet a radici corte vi ricordano parigina rossa da forzare, grelot, rossa d'olanda ", tutte precoci. Fra le mezzane, si possono citare: mezza lunga di nantes, precoce; mezza lunga di touchor, rossa mezzana di amsterdam molto precoce, rossa mezzana di chantenay; rossa mezzana d'italia derivata dalla mezza lunga di nantes. al gruppo delle variet a radici lunghe appartengono, fra le altre rossa lunga di napoli, lunga di st. Valery, comune di napoli, tutte a radici color arancio. Clima e Terreno

Clima: la carota una specie adatta ai climi temperati. Si coltiva perci con buoni risultati, in tutta Italia. Terreno: i terreni ideali sono quelli sciolti, di medio impasto, sabbiosi o calcarei - argillosi, ricchi di sostanza organica ed esenti da ristagni d'acqua. Sconsigliamo i terreni sassosi per evitare biforcazioni radicali. Avvicendamento: la carota sfrutta le sostanze organiche residue di colture precedenti. Pu seguire porro o aglio come coltura da rinnovo. Non pu essere ripetuta prima di tre anni per evitare attacchi parassitari. Non si deve coltivare dopo la bietola da orto, in quanto potrebbe essere colpita da marciume radicale, provocato da parassiti che spesso attaccano quella specie. Semina

Consociazione: si pu coltivare con ravanello, spinacio, pisello e lattuga; Semina e raccolta: le variet precoci si seminano in gennaio - marzo, e in questo caso si raccolgono le radici in agosto; le semiprecoci in aprile - maggio, le tardive da fine agosto a tutto ottobre per ottenere una produzione nel periodo autunno-inverno; consigliabile seminare scalarmente ogni 15-25 giorni, in questo modo si ottengono radici a diverse epoche e di conseguenza sar possibile avere carote fresche per un lungo periodo di tempo. La raccolta delle carote

Moltiplicazione: la carota si moltiplica per mezzo dei semi. La semina pu avvenire a spaglio, ma non molto consigliabile, in quanto non permette di effettuare agevolmente le sarchiature e i diserbi, o a file ad una profondit di uno o due millimetri. Nella semina a file, la distanza sulle file sar di 5 - 6 cm e 20 cm tra le file. Raccolta e conservazione: la raccolta scalare e dipende dal periodo di semina. Le carote si raccolgono mediante estirpazione. Le radici presenti nel terreno nel periodo autunnale devono essere raccolte quando comincia a piovere, poich altrimenti possono marcire. Dopo la raccolta, le carote si lasciano essiccare stendendole in un locale aerato, dopodich si puliscono dal terriccio e si conservano in un ambiente nel quale la temperatura non scenda sottozero, in cassette, oppure stratificate nella sabbia. Avversit alla coltivazione

Concimazioni: nel corso della preparazione del terreno non si deve somministrare letame, ma si deve sfruttare la letamazione dell'anno prima. Volendo usare concimi inorganici si distribuiscono invece, 5060 g/mq di un fertilizzante minerale complesso ternario adatto. Quando le piantine stanno sviluppandosi, si somministrano 20 g/mq di nitrato di calcio. Cure colturali: il terreno deve essere tenuto sempre libero da piante infestanti, effettuando ripetute sarchiature e scerbature. Irrigazioni: nei periodi in cui non piove necessario annaffiare abbondantemente ma evitare i ristagni d'acqua. Avversit: l'afide della carota: attacca le foglie, che non si sviluppano e presentano zone decolorate. Le larve della mosca della carota: scavano gallerie nelle radici, deformandole, le foglie diventano grinzose e, talvolta di colore rossastro. Il marciume molle: un'alterazione che si manifesta nelle carote conservate, le radici diventano molli e ammuffiscono. Malvinato della carota: una malattia di origine fungina, come la precedente le radici vengono ricoperte da un feltro brunastro, cosparso di piccoli corpi neri, l'infezione si estende dalla pianta colpita a quelle vicine. Il marciume della carote: un'alterazione procurata da un batterio che colpisce le radici sia quelle ancora nel terreno vhe quelle immagazzinate: le radici diventano molli acquose e marciscono.

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Brassica oleracea
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Cavolo

Stato di conservazione

Dati insufficienti[1]

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Brassica Specie B. oleracea Classificazione APG Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale

Brassica oleracea

Il cavolo (Brassica oleracea) una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicacee.
Indice [nascondi] 1 Variet 2 Impiego in cucina 2.1 Propriet 2.2 Ecco perch i cavoli puzzano 3 Il cavolo e le colonizzazioni 4 Note 5 Altri progetti

o o

Variet [modifica]

Brassica oleracea L. var. acephala, il cavolo nero toscano Brassica oleracea L. var. alboglabra, il broccolo cinese (Kay-lan) Brassica oleracea L. var. botrytis, il cavolfiore nelle variet bianca e verde Brassica oleracea L. var. capitata, il cavolo cappuccio usato per la preparazione dei "crauti" Brassica oleracea L. var. capitata var. rubra, il cavolo rosso Brassica oleracea L. var. caulorapa Brassica oleracea L. var. chinensis o L. var. pekinensis, il cavolo cinese Brassica oleracea L. var. costata o L. var. tronchuda, il cavolo portoghese (trochuda), Brassica oleracea L. var. gemmifera, il cavolo di Bruxelles Brassica oleracea L. var. gongylodes, il cavolo rapa Brassica oleracea L. var. italica, il cavolo broccolo ("broccoletti")

Brassica oleracea L. var. acephala, il cavolo nero toscano

Brassica oleracea L. var. botrytis, il cavolfiore bianco

Brassica oleracea L. var. botrytis, il cavolfiore verde

Brassica oleracea L. var. capitata, il cavolo cappuccio

Brassica oleracea L. var. capitata var. rubra , il cavolo rosso

Brassica oleracea L. var. chinensis, il cavolo cinese

Brassica oleracea L. var. costata o L. var. tronchuda, il cavolo portoghese

Brassica oleracea L. var. gemmifera, i cavolini di Bruxelles

Brassica oleracea L. var. gongylodes, il cavolo rapa

Brassica oleracea L. var. italica, il romanesco

Brassica oleracea L. var. italica, i broccoletti

Brassica oleracea L. var. sabauda, il cavolo verza

Cavolfiore rosso

Impiego in cucina [modifica]


Le diverse variet di cavoli hanno numerosi impieghi in cucina. Sono molto usati nella cucina italiana, e anche in quella europea, sia crudi che cotti. Per ciascuna variet esistono ricette e utilizzi particolari.

Propriet [modifica]
Il cavolo pianta alimentare. Il cavolo ha modesto contenuto nutrizionale, con modeste quantit di glucidi ed ancor meno di proteine. Per i composti minerali, e microelementi presenti in ampia variet, per molto utile per ricostituire le riserve minerali dell'organismo. Per l'elevato contenuto in fibre e per la presenza di parte cellulare vegetale ha elevato potere saziante, (pur non essendo cibo equilibrato), se unito, come tradizione, con legumi, o carboidrati (pane o pasta). Per i suoi effetti di ricostruzione vitaminica, rimineralizzante, e soprattutto promotrice il movimento intestinale svolge azione preventiva di molti tumori (soprattutto intestinali), e costituendo massa diluente e tampone chimico, combatte le ulcere gastro duodenali. Per la netta azione osmotica delle foglie fresche, queste sono usate per disinfiammare le contusioni. I pi importanti composti minerali contenuti sono zolfo, calcio, fosforo, rame, iodio, selenio, magnesio. Tutti i cavoli (soprattutto se freschi) sono ricchi di vitamine, soprattutto vitamina B1, e vitamina C. C' un antico proverbio che dice i cavoli sono sempre in mezzo. Quasi tutte le crucifere, (famiglia a cui appartiene anche il cavolo), hanno mostrato una straordinaria capacit di raccogliere, e fissare nei propri tessuti, i minerali contenuti nel suolo, spesso essenziali per l'alimentazione umana, ma anche metalli pesanti, che spesso sono tossici, quali Cromo, Piombo, Arsenico, Cadmio. Per tale uso sono state usate coltivazioni di altre piante di tale famiglia su suoli inquinati da tali metalli, per depurarli; i metalli pesanti sono poi estratti e concentrati. Coltivando piante di cavolo a scopo alimentare bene assicurarsi che i suoli non siano inquinati da tali metalli.

Ecco perch i cavoli puzzano [modifica]


Quando vengono cotti, tutti i cavoli emanano un cattivo odore perch sono ricchi di composti di zolfo, che vengono liberati dalla cottura. I solfuri, in gran parte isotiocianato di metile, svaniscono al 90% dopo 8 minuti di cottura, e l'estrazione totale dopo 16 minuti. Tuttavia tutti i cavoli contengono anche sostanze nutrizionalmente molto utili, che sembra abbiano addirittura una funzione di prevenzione del cancro e che si disperdono con la cottura. Per tale motivo, i ricercatori suggeriscono di cuocerli nella pentola a pressione, in modo da ridurre sia il tempo di cottura e la perdita di tali sostanze, sia la diffusione di cattivi odori. E molto utile, nei casi in cui possibile, ad esempio in insalata e nei crauti, usare come cibo anche i cavoli non cotti, dato che contengono in condizione non modificata sostanze utili (anche composti dello zolfo), e vitamine, infatti alcune vitamine (come la vitamina C), si degradano con la cottura.

Il cavolo e le colonizzazioni [modifica]


Con la scoperta dell'America inizi l'epoca dei viaggi navali su lunghe distanze, tale fatto pose una drammatica questione: come contrastare lo scorbuto. Con la navigazione costiera, la assenza da terra ricorreva solo per pochi giorni, ed il cibo fresco durava abbastanza bene per tale periodo, non si erano mai verificati casi di malattia particolari. Invece navigando per lunghi periodi senza toccare terra, e senza cibi freschi, si mostrarono subito, nei marinai, gravissimi problemi di tipo organico, nervoso, gastrico, rivelatesi poi come "carenza di vitamina C", (le scorte di vitamina dell'organismo, se non ri-alimentate si esauriscono piuttosto rapidamente). Si not che tali sintomi, che portavano alla morte certa, erano scongiurati se nella dieta erano presenti agrumi, ma soprattutto cavoli, (reperibili con facilit anche nei paesi nordici). Ben presto tutte le navi oceaniche ebbero a bordo una grossa scorta di cavoli freschi, che permetteva, grazie a quella verdura fresca, ricca di vitamina C (la vitamina C si degrada con la cottura), di poter fare viaggi di molte settimane senza toccare terra. Nella soste a terra, in qualsiasi posto del mondo, erano poi ricercati i cavoli, (o piante analoghe della stessa famiglia), o agrumi, secondo la latitudine) per ricostruire le scorte. Grazie ai cavoli ed agli agrumi la colonizzazione giunse rapidamente in ogni angolo del mondo. I cavoli hanno anche permesso in poche decine di anni, lo sterminio effettuato dalle navi baleniere di cetacei e di foche in campagne di mesi in mare aperto nel 1700 e 1800, raggiungendo tutti i distretti degli oceani del pianeta.

Note [modifica]
1. ^ Brassica oleracea. In: IUCN 2010. IUCN Red List of Threatened Species. Versione 2010.1

Altri progetti [modifica]


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Cavolfiore e Broccolo - Brassica oleracea L. var. botrytis L. Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Classe: Ordine: Famiglia: Cruciferae Trib: Specie: Brassica oleracea L. var. botrytis L. Francese: chou fleur; Inglese: cauliflower; Spagnolo: coliflor; Tedesco: Blumen Kohl. Dicotyledonae Rhoedales Brassicaceae Brassiceae

Origine e diffusione

Il Cavolfiore (Brassica oleracea L. conv. botrytis (L.) Alef. var. botrytis L.) una tra le crucifere pi coltivate in Italia, diffusa soprattutto nelle regioni centro-meridionali e precisamente in Campania, Marche, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia. La sua origine piuttosto incerta. Il nome deriva dal latino "caulis" (fusto, cavolo) e "floris" (fiore). In Italia si afferm prima in Toscana, come testimoniano alcuni quadri Medicei dei primi del Settecento dove ritratto un cavolfiore proveniente dalla zona di Arezzo che viene offerto in dono a Cosimo III. I Paesi in cui maggiormente diffusa la sua coltivazione sono l'India, la Cina, la Francia, l'Italia e gli Stati Uniti. Il cavolfiore viene utilizzato sia allo stato fresco che surgelato, disidratato e sottaceto. Cavolo broccolo (Brassica oleracea L. conv. botrytis (L.) Alef. var. cymosa Duch.): differisce di poco dal cavolfiore: l'infiorescenza talora compatta, globosa o a pigna, biancastra o verdastra o violacea o rassastra, e talora aperta o formata da fasci di germogli di varia lunghezza. Le foglie, inoltre, sono meno ampie, pi ondulate, diritte e numerose che nel cavolfiore. Il broccolo comprende molte variet locali alcune delle quali precoci, come Ramoso verde calabrese, Bianco precoce, Broccolo di Verona, Primaticcio di Albano, e altre tardive, come il Pugliese, Tardivo di Albano, Nero di Napoli, ecc. Esistono anche ibridi F1. Il broccolo viene coltivato come il cavolfiore.

edule del Cavolfiore, denominata pomo, cespo, capolino, corimbo (foto www.agraria.org)

Parte

Caratteri botanici
Il Cavolfiore, pianta erbacea biennale, presenta una radice fittonante non molto profonda. Sul fusto eretto (lungo da 15 a 50 cm) sono inserite alcune decine di foglie costolute, di cui quelle pi esterne sono pi grandi, di colore verde pi o meno intenso a volte tendente al grigio, pruinose, mentre quelle interne sono di colore giallognolo o verde chiaro e spesso ricoprono completamente la parte edule. La parte edule viene chiamata dai vari studiosi corimbo, pomo, cespo, capolino, fiore, pane, palla, testa, infiorescenza, falsa infiorescenza, gemma apicale ipertrofizzata o sferoide compatto. Il corimbo il risultato

della ripetuta ramificazione della porzione terminale dell'asse principale della pianta. Il corimbo pu assumere forme molto diverse. La superficie superiore convessa del corimbo formata da un elevatissimo numero di meristemi apicali. L'infiorescenza vera e propria a racemo e proviene dall'allungamento dei peduncoli carnosi del corimbo. Tale peduncoli allungandosi si ramificano pi volte. I fiori delle prime ramificazioni abortiscono e sono fertili solo quelli della ramificazione del quarto-ottavo ordine in poi. I fiori sono di colore giallo e tipici delle crucifere. La fecondazione eterogama quella prevalente. I frutti sono silique, di forma e lunghezza diverse; possono contenere fino a oltre 25 semi, tondi, di diametro variabile da 1 a 2,5 mm., rossiccio-bruni o bluastri quasi lucenti.

Esigenze ambientali
Fornisce le migliori produzioni in zone a clima fresco e umido. Il fattore climatico pi importante la temperatura, sia durante la fase di transizione da vegetativa a riproduttiva che prima e dopo di essa. Per le cultivar precoci la temperatura ottimale per la formazione dei corimbi di circa 17C. Con temperature superiori a 20C il passaggio alla fase riproduttiva ritardato e la qualit dei corimbi diviene scadente. Anche le basse temperature possono danneggiare la pianta in coincidenza dei vari stadi in cui si trova. Se la pianta ha formato 6-8 foglioline e viene sottoposta a temperatura bassa si possono avere piante "cieche", cio senza infiorescenza. Il gelo provoca la lessatura dei grumi che formano la parte edule. Richiede terreni di medio impasto e un elevato livello idrico dello strato interessato dalle radici. L'evapotraspirazione elevata anche per la notevole superficie traspirante dell'apparato fogliare. La coltivazione si effettua in diversi periodi dell'anno, a seconda della localit e delle cultivar impiegate.

Infiore

Variet

scenza di Cavolo broccolo (foto www.agraria.org)

Le cultivar si distinguono in base alla necessit o meno di freddo per la formazione del corimbo. Ci sono infatti cultivar che non richiedono il freddo per la formazione della parte edule, ma questo necessario per per formare l'infiorescenza vera e propria, mentre altre (le tardive, che si comportano da piante tipicamente biennali) richiedono il freddo sia per la formazione della parte edule che per l'infiorescenza. In commercio sono disponibili variet ottenute da vecchie popolazioni locali, altre per libera impollinazione (comunemente dette variet standard) e ibridi F1. Gli ibridi presentano una maggiore potenzialit produttiva sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, una maggiore uniformit morfo-biologica, una maggiore resistenza alle malattie, ma, ovviamente, presentano dei costi della semente pi elevati. Tranne casi limitati e particolari, la semente ibrida quella impiegata e consigliata.

scenza di Cavolo broccolo "Romanesco" (foto www.agraria.org)

Infiore

Tecnica colturale
E' considerata una coltura da rinnovo (intercalare) e pu seguire il grano o gli ortaggi come la fava, il pisello, la carota e la patata. Pu anche essere intercalato tra grano e pomodoro, utilizzando cultivar a ciclo breve. E' da evitare la monosuccessione, specie se non vengono eliminati i residui della vegetazione, in particolare se colpita da malattie. Anche se la semina diretta fornisce ottimi risultati, oggi, in particolare con con l'impiego di ibridi, vengono utilizzate piantine allevate in vivaio in appositi contenitori, successivamente trapiantate (da luglio a tutto settembre). La vernalizzazione delle piantine (15-20 giorni a 2C) sembra favorire la concentrazione del periodo di raccolta. In funzione delle dimensioni delle piante si hanno diverse fittezze d'impianto. Le variet tardive sono pi grandi di quelle precoci, per cui le distanze d'impianto variano da 60 a 100 cm tra le file e 40-70 cm lungo le file, con una densit di piantine variabile dalle 15.000 alle 30.000 ad ettaro. Per la produzione di 10 tonnellate di corimbi le piante asportano circa 130 kg di azoto, 40 di fosforo, 140 di potassio e 50 di CaO e 7 di Mg. I concimi azotati vengono somministrati 2-3 volte: al trapianto o alla semina, circa 20 giorni dopo il trapianto o al momento del diradamento e circa un mese dopo quest'ultimo se si tratta di cultivar precoci o pi tardi se tardive. Le malerbe maggiormente presenti nei mesi estivi sono Portulaca oleracea, Amaranthus spp., Chenopodium spp., Setaria viridis, Solanum nigrum, Echinochloa crus-galli; successivamente compaiono Veronica spp., Stellaria media, Matricaria camomilla, Fumaria officinalis, Papaver roheas. La lotta alle malerbe si pu effettuare nel primo periodo del ciclo con mezzi meccanici. Necessita di una costante disponibilit di acqua; quindi, in colture estivo-autunnali, abbisogna di irrigazione.

Raccolta e produzione

La raccolta scalare per tutte le cultivar classiche italiane e la presenza sul mercato va da ottobre a maggio. I corimbi si raccolgono quando sono compatti e comunque prima che i singoli fioretti o cimette che compongono il corimbo inizino a discostarsi. Poich la maturazione non avviene contemporaneamente, sono necessarie 3-6 raccolte. Le dimensioni e il peso dei corimbi variano notevolmente a seconda della cultivar: in alcune cultivar vecchie superano i 30 cm di diametro e i 3-5 kg di peso; in quelle normalmente impiegate oggi i corimbi defogliati non superano generalmente 1,5 kg. Il taglio dei corimbi pu essere fatto con o senza foglie. Dopo il taglio deve essere evitata l'esposizione ai raggi del sole per evitare la comparsa di colori indesiderati. In genere

la raccolta viene fatta oggi con l'ausilio di macchine agevolatrici. La produzione ad ettaro di corimbi defogliati dipende dalle dimensioni di questi ultimi e pu variare da 100 a oltre 400 quintali. Per la commercializzazione il cavolfiore preparato in quattro diverse maniere: - affogliato: sono eliminate solo le foglie grandi pi esterne, mentre le altre sono lasciate a protezione del corimbo e appena spuntate nella parte terminale; - coronato: sono eliminate solo le foglie grandi pi esterne, mentre le altre sono tagliate al massimo circa 3 cm al di sopra della testa; - defogliato: sono eliminate tutte le foglie ad eccezione di quelle pi interne, giovani, tenere, avvolgenti e coprenti il corimbo, la presentazione pi frequente per le centrali ortofrutticole; - nudo: tutte le foglie sono eliminate ed il corimbo avvolto da un film plastico microperforato; la forma pi diffusa per l'esportazione. Il cavolfiore un prodotto facilmente deperibile a causa della pi o meno intensa attivit respiratoria che provoca un rapido appassimento del prodotto. I cavolfiori autunnali hanno necessit di essere pre-refrigerati (quelli tardivi in genere non ne hanno necessit) con acqua fredda e/o con il vuoto per portarli ad una temperatura di circa 5C e poi conservarli in cella frigorifera ventilata con elevata umidit relativa (> 95%). I tempi di conservazione in cella frigorifera sono in funzione della temperatura (a 0C per 21-28 giorni; a 3C per 14 giorni; a 5C per 7-10 iorni; a 10C per 5 giorni). Il trasporto deve essere effettuato tramite furgoni frigoriferi per mantenere inalterate le caratteristiche qualitative. Composizione chimica e caratteristiche del cavolfiore Il cavolfiore molto ricco in acqua (pi del 90%) ma con un valore energetico non trascurabile (25-30 calorie 100g di parte edule; 2% di proteine). Ha un buon contenuto in vitamina C, potassio, fosforo e calcio. Inoltre, contiene diversi composti solforati che producono il caratteristico odore durante la cottura e causano qualche difficolt di digestione ma, come altre crocifere (cavolo broccolo in particolare), presenta dei composti che sembrano svolgere unazione antitumorale.

Avversit e parassiti

Tra i parassiti che colpiscono il Cavolfiore ricordiamo: Crittogame: Alternariosi (Alternaria brassicae); Ernia delle crucifere (Plasmodiophora brassicae); Marciumi basali (Sclerotinia spp., Rhizoctonia solani, Phoma lingam); Micosferella del cavolo (Mycosphaerella brassicicola); Ruggine bianca (Albugo candiada); Peronospora (Peronospora brassicae, Peronospora parassitica); Batteriosi: (Xanthomonas campestris, Erwinia carotovora); Insetti: Afidi (Myzus persicae) (Brevicoryne brassicae); Nottue, Cavolaie (Mamestra brassicae, Mamestra oleracea, Pieris brassicae); Elateridi (Agriotes spp.); Altica (Phyllotreta spp.); Punteruoli (Baris spp., Ceuthorrhyncus spp.); Mosca del cavolo (Delia radicum). Inoltre vengono segnalati danni da nematodi, chiocciole e roditori. I cavolfiori possono subire alterazioni di natura diversa. Fra queste si ricorda la peluria, che consiste in un precoce passaggio dei meristemi apicali del corimbo in strutture fiorali. Esistono notevoli differenze tra le cultivar e viene attribuita a temperature elevate, accrescimento rapido, eccesso di azoto ed elevata umidit dell'aria. la "bottonatura" , che consiste in un prematuro passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttiva e influisce sull'accrescimento delle piante , che rimangono molto pi piccole, compreso il corimbo, che non risulta commerciabile. Tale fenomeno fortemente infulenzato dalle condizioni in cui viene allevata la pianta; in particolare ne favoriscono la comparsa il trapianto con piantine di grosse dimensioni, temperature basse ed ambiente umido o molto secco, cattive condizioni del terreno (compresa la salinit), scarsezza di azoto, presenza di un numero eccessivo di malerbe. La virescenza o frodescenza, cio la comparsa di foglioline sulla superficie del corimbo, dovuta al ritorno alla fase vegetativa mentre era in atto quella riproduttiva. E' favorita dal verificarsi di temperature superiori a 15-18C, anche se esiste una notevole variabilit tra le cultivar. Spesso si notano anche piante senza corimbo, i cosiddetti cavolfiori ciechi o atrofici. Tali piante possiedono foglie pi spesse e pi consistenti del solito, un po' curve e qualche volta con la lamina che spesso ridotta alla nervatura centrale. Sintesi da "Coltivazioni erbacee" - Remigio Baldoni, Luigi Giardini - Ptron Editore Versione di stampa

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Cavolo - Brassica oleracea


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Generalit Come coltivare Come seminare e raccogliere Raccolta Avversit

Generalit

Uno dei cavoli pi coltivati in Italia soprattutto nel centro e nel meridione. Pianta biennale, coltivata per la sua infiorescenza che la parte commestibile. Pu essere di colore giallastro o verdognolo, talvolta bianco. Molto simile al cavolfiore dal quale peraltro se ne discosta per la forma meno regolare, raggiunge i 30-40 cm d'altezza e va piantato ad una distanza di 60-70 cm. Come coltivare

Le zone a clima temperato sono le migliori per la coltivazione del cavolo. Questa orticola, infatti, pu essere gravemente danneggiata da gelate tardive, che provocano la stasi vegetativa e nei casi pi gravi la morte della pianta. Non amano terreni troppo umidi con ristagno idrico, un periodo eccessivo di siccit pu provocare la perdita del raccolto. Il terreno migliore per i cavoli quello di medio impasto, con una buona quantit di sostanza organica. Preparare il terreno con una fresatura o vangatura

profonda, durante la quale sarebbe opportuno apportare della sostanza organica (humus, letame). Formare un piano con l'ausilio di un rastrello, coprire se possibile il terreno con della pacciamatura per evitare l'insorgere di piante infestanti. Trapiantare le piante avendo cura di interrarne anche il colletto. Le annaffiature devono essere periodiche e in funzioni delle condizioni climatiche. E' opportuno eseguire delle concimazioni di copertura almeno 2 o 3 volte con concimi ternari complessi. Come seminare e raccogliere

Le semine vanno effettuate nel periodo che va da aprile a giugno, a seconda delle variet. Si trapiantano un mese dopo, avendo l'accortezza di scegliere le piante pi forti e scartare le pi deboli. Si possono acquistare le piante gi pronte al trapianto nei garden e nei centri specializzati. Raccolta

La raccolta Va effettuata al momento della piena maturazione del cavolo. Le raccolte devono essere scalate per la scarsa conservazione del cavolo (si consiglia di coltivarne di pi variet con una maturazione diversificata). Avversit

Il problema pi grosso per i cavoli sono sicuramente le larve. Ve ne sono che mangiano le foglie, le radici, il colletto. Se presenti in grande quantit possono distrugge completamente il raccolto. Tra le pi diffuse si ricordano la larva cavolaia, la larva della mosca, la larva della radice del cavolo, la larva della nottua del cavolo. Altri parassiti che attaccano il cavolo sono gli afidi cerosi che provocano l'arricciamento delle foglie e la malformazione delle gemme. La cura migliore contro le larve l'utilizzo di prodotti a base di piretro e di diozinone, sostanze utilizzabili anche nella lotta contro gli afidi. Le piante di cavolo si possono ammalare in tutti gli stadi vegetavi. Appena piantate possono subire il marciume al colletto che si manifesta con l'annerimento del colletto della pianta. La miglior cosa da fare, qualora dovesse insorgere una tale patologia, disinfettare il terreno prima della messa a dimora di nuove piante. Quando la pianta pi sviluppata le malattie che la colpiscono maggiormente sono: alternariosi delle crucifere (si manifesta con delle necrosi a macchia d'olio), ernia del cavolo (la pianta sviluppa delle piccole escrescenze sul fusto che portano al marciume della pianta), marciume del cavolo ( le foglie dapprima si ingialliscono poi marciscono). Per prevenire queste malattie sempre opportuno per prima cosa disinfettare il terreno con anticrittogamici. Qualora l'attacco della malattia avvenga quando ormai la coltura in atto si dovranno irrorare le piante con dei fungicidi contenenti zolfo e ziram

Ulteriori informazioni su: Cavolo - Brassica oleracea - Orto

Cucumis sativus
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(Reindirizzamento da Cetriolo) Disambiguazione Se stai cercando un partigiano italiano, medaglia d'argento al valor militare, noto col nome di battaglia di Cetriolo, vedi Sauro Babini.

Cetriolo

Cetriolo (Cucumis sativus)

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Cucurbitales Famiglia Cucurbitaceae Genere Cucumis Specie C. sativus Nomenclatura binomiale Cucumis sativus
L., 1753

Il cetriolo (Cucumis sativus) un ortaggio appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, originario dell'India.

Indice [nascondi] 1 Caratteristiche del frutto 2 Usi 3 Avversit 4 Note 5 Altri progetti

Caratteristiche del frutto [modifica]


Ha forma allungata, simile a quella dello zucchino, buccia spessa, ancorch edule, leggermente bitorzoluta e di colore verde, polpa bianca succosa, leggermente acidula[1], con semi nella parte centrale. Viene mangiato crudo tagliato a fette in insalata ed entra come componente di insalate miste o come guarnitura di piatti freddi. Raccolto immaturo, di piccole dimensioni (cetriolino), viene posto sotto aceto e consumato in antipasti misti ed entra affettato nella composizione della giardiniera. Pressoch privo di calorie (13 kcal per 100 gr di prodotto), il che lo rende comune nelle diete, composto prevalentemente da acqua (96%), carboidrati disponibili (2%) e sali minerali quali[2] potassio (140 mg), calcio (16 mg), fosforo (17 mg), sodio (4 mg). Contiene inoltre 11 mg di vitamina C, mentre trascurabile lapporto di vitamine degli altri gruppi. Va preferibilmente consumato quando al tatto duro: se la polpa non risulta soda significa che l'ortaggio non pi buono. Dal punto di vista della digestione non ben tollerato da tutti: in particolare talora indigesto per i bambini. Ci sono diverse tipologie di cetriolo, tra cui la variet ibrida tra cetriolo e melone tipica pugliese denominata "Carosello Bianco Barese", spesso chiamata familiarmente "Cocomero".

Usi [modifica]
Gi nel Cinquecento, il medico e umanista italiano Pietro Andrea Mattioli raccomandava i semi e il succo del cetriolo per "far bella la pelle".[3] indicato per ammorbidire la pelle che tende ad assumere una maggiore elasticit, il suo succo consigliato dopo una esposizione al sole, mentre la polpa efficace per le pelli secche. Oltre a questo uso esterno, non bisogna dimenticare che il cetriolo ricco di sali minerali, vitamina C e aminoacidi.[3]

Avversit [modifica]
Tra gli insetti, il cetriolo colpito dall'afide Aphis gossypii. Tra le malattie da funghi, le pi comuni sono l'oidio (causato da Erisiphe cichoracearum), la peronospora (causata da Pseudoperonospora cubensis) e la muffa grigia (causata da Botrytis cinerea).

Note [modifica]
1. ^ A questa lieve acidit deve il suo nome che deriva dal latino cedrus (cedro), quindi piccolo
cedro, in riferimento alla sua acidit.

2. ^ Quantit per 100 g di parte edibile.


3. ^ a b "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.55

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Cetriolo Cucumis sativus Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Cucumis sativus L. Francese: Concombre; Inglese: Cucumber; Spagnolo: Cohombro; Tedesco: Gurke.

L.
Cucurbitaceae

Origine e diffusione
Il cetriolo una pianta annuale a fusto rampicante. Il frutto cilindrico, pi o meno allungato, di colore verde o bianco, giallo a maturit, liscio o munito di piccole protuberanze terminanti con una papilla rugosa di colore scuro, che cade facilmente, polpa bianca che racchiude i semi. La polpa costituita da un tessuto vitreo di sapore caratteristico. I frutti si consumano quando sono ancora immaturi, allo stato fresco o conservati sottaceto.

Frutto

Variet

di Cetriolo variet Lungo della Cina - Cucumis sativus L. (foto Francesco Sodi)

Cetriolo a frutto grosso Cetriolo verde lungo delle Cascine: cultivar molto produttiva, a frutto lunghissimo di ottima qualit. Precoce. "Cetriolo Lungo della Cina"

Cetriolo Rollisons Telegraph: cultivar molto vigorosa a frutto lunghissimo di colore verde scuro, liscio. Cetriolo corto bianco o Palla di neve: a frutto bianco, precoce. Cetriolo Torpedo: A frutto corto, precoce. Cetriolo Marketer: cultivar vigorosa e produttiva di origine americana. Frutto di 19-20 cm, di colore verde scuro, leggermente papilloso. Maturazione medio precoce. Cetriolo Cubit: altra cultivar di origine americana, a frutto medio corto cm 22. Precoce. Cetriolo Ashley: una delle cultivar pi produttive che si presta anche per la coltivazione in serra. Precoce, vigorosa, resistente alloidio. Frutti affusolati allestremit, lunghi 20 cm. Di recente introduzione alcuni F1 giapponesi Cultivar ginoiche (senza fiori maschili, partenocarpiche). Matro F1: vigorosa, produttiva. Frutti lunghi 25 cm, di colore verde scuro. Resistente alle malattie. Precoce. Nadir Hybrid F1. Cetrioli a frutto piccolo da sottaceto Cetriolino piccolo verde di Parigi: cultivar da sottaceti, rustica e molto produttiva. Cetriolino bianco da sottaceti: cultivar a frutto piccolo con polpa soda, adattissimo per sottaceti. Ceto: F1 ottima per resistenza alla antracnosi e ai virus.

Tecnica colturale

Il cetriolo una specie alquanto esigente e vuole terreni molto fertili, freschi, irrigui, preparati con una lavorazione profonda almeno 35-40 cm e concimati con 90-100 unit danidride fosforica e 200-250 unit dossido di potassio. Nei terreni calcio carenti necessario aggiungere 150-200 unit dossido di calcio o luso di fosfati naturali (fosforiti macinate) e scorie Thomas. In copertura poi saranno necessari 130-150 unit dazoto per una produzione di 600-800 q/ha di cetrioli. COLTIVAZIONE Coltura normale Nella coltura normale il cetriolo si semina allaperto in aprile-maggio Semina: di solito fatta in buchette, distanti 40-50 cm, lungo i solchetti abbinati, tracciati alla distanza di 0,801 e 1,20-1,50 metri, mettendo tre-quattro semi per ogni buchetta, distanziati di 2-3 cm, quando le giovani piantine sono alquanto sviluppate si pratica il diradamento, lasciando una sola piantina per posto. Cure colturali: quando le piantine hanno 5-6 foglie, si cimano sopra la quarta foglia. I getti che si formano potrebbero essere ancora cimati ad una o due foglie sopra il primo frutticino. I getti si possono lasciare sviluppare e distendere sul terreno o si lasciano attaccare a sostegni sui quali essi salgono come i piselli. Con i sostegni i frutti vengono pi diritti e pi colorati e pu essere eliminata loperazione di cimatura. Durante la prima fase di vegetazione, specialmente per i cetrioli lasciati senza sostegno, si fanno accurate sarchiature, cos che il terreno, successivamente coperto dalla pianta, rimanga ben pulito. Il cetriolo richiede abbondanti irrigazioni, seguite da concimazioni localizzate in copertura con concimi azotati e fosfo potassici. Cetrioli da sottaceti Per la coltura dei cetriolini da sottaceto si seguono le stesse norme della coltura precedente, ma non si cimano e la raccolta si fa molto anticipata cercando di levare frutti che abbiano raggiunto lo stesso volume. Si consiglia anche di seminarli a file semplici. Coltura forzata o extrastagionale La coltura extrastagionale del cetriolo pu essere pi o meno anticipata i quanto la coltivazione invernale, almeno nel nostro paese, non conveniente soprattutto per il fatto che il prodotto trova molta difficolt di collocamento. Coltura molto anticipata Questa coltura si svolge completamente in serra fissa e in tunnel, riscaldati con sistema ad acqua calda ed ad aria calda. Questa ultima d i migliori risultati. Semina: si fa nella seconda quindicina di dicembre, usando cassette di legno accatastabili di recupero, ben fognate, ripiene di un miscuglio di sabbia (2/3) e terriccio (1/3) derivato da sfattoccio di letti caldi, tutto accuratamente sterilizzato, e messe in serra calda alla temperatura di 16-17 / 22-24 C. Ripicchettamento: dopo una ventina di giorni, quando le piantine hanno iniziato la emissione della prima foglia vera, operando sempre nella stessa serra, si ripicchettano in fertilpot di 6 cm, anchessi raccolti in accatastabili. Le piantine sinterrano fino ad un centimetro dalle foglie cotiledonali in maniera che nello spazio tra queste ed il colletto si formi un abbondante capillizio di radici avventizie, premessa ad una forte ripresa della piantina messa a dimora. I vasetti si riempiono con un miscuglio di terriccio, proveniente da sfatticcio di letti caldi, e di sabbia, sterilizzati con vapore surriscaldato. Si aggiunge una certa quantit di perfosfato minerale, solfato potassico e calce. La semina pu essere fatta anche direttamente in vasetti o cubetti, o in massetti di miscuglio letame-terra mettendo i semi sufficientemente profondi. Piantagione: alla fine di gennaio, primi di febbraio, si fa la piantagione in serra con la temperatura regolata sempre sui 16-17 / 22-24 C. le piantine si mettono in file alla distanza di 80 x 50 centimetri, su prodine rialzate almeno di 10-15 cm. Si evita o si attenua cos lattacco del marciume del colletto (Colletotrichum lagenarium Ell. Et Halst.) mentre si facilita lirrigazione per infiltrazione laterale. Il terreno si prepara con una vangatura o un aratura profonda 30 cm circa, concimando con 500-600 quintali di letame, integrato con 100-120 unit di anidride fosforica sotto forma di perfosfato e 150-200 unit di ossido di potassio da solfato. La razione di azoto si d in copertura. La disinfestazione fatta con vapam.

Cultivar: sono state fatte prove di ginoidi (cultivar privi di apparato maschile) non hanno dato risultati migliori. Tra queste figurano: Racket F1, Condel F1, Groenlo F1. Tra le cultivar da serra, per i mercati che preferiscono il frutto mezzo lungo o corto sembra dare risultati eccellenti lAshley. Cure colturali Al terreno: per evitare lo sviluppo delle infestanti e leccessivo costipamento del terreno, provocato dal passaggio degli operai negli interfilari, necessario fare delle fresature abbastanza frequenti che servono anche ad interrare i concimi dati in copertura. Irrigazione: sempre frequente ed abbondante, specialmente nel periodo di pi intensa fruttificazione, sono erogate quantit dacqua mai inferiori a 300-400 m3/ha a turno. Concimazione in copertura: di solito si distribuiscono circa 150 unit di azoto sotto forma nitroammoniacale e P K N come si gi detto, integrata da una concimazione fogliare da attuare insieme ai trattamenti antiparassitari. Palatura: per lindispensabile sostegno alle piante si usano spezzoni di spago agritex, fissati ad un filo di ferro zincato, teso a circa due metri al di sopra del filare o legato con nodo speciale non scorsoio alla base della pianta, ma pi spesso su un altro filo di ferro teso alla base, alla superficie del terreno. La rete di nylon non si dimostra pi pratica. Potatura: alcune cultivar utilizzate hanno dimostrato di risentire negativamente della cimatura sulle prime due foglie e sui rametti fruttiferi per cui stata eliminata dalle pratiche colturali. Coltura anticipata allaperto Per la coltura anticipata in pieno campo la semina del cetriolo si fa ai primi di marzo, in cassone su letto caldo, generalmente in fertil-pot o paper-pot. Se la semina non fatta in vasetti, dopo un paio di settimane dalla semina si fa il trapianto in altro cassone con letto semicaldo, protetto da vetrate e se necessario da stuoie, senza dare aria finch le piantine non hanno ripreso bene. Appena passato il periodo delle gelate, si fa il trapianto allaperto in buchette scavate alla profondit di 30-40 cm dove stato messo del letame in fermentazione coperto da uno strato di buon terriccio mescolato a terra vergine. Si pu anche fare in solco profondo che si riempie lo stesso con letame e che si ricopre poi con terra. Su questa si mettono le piantine di vaso o di vivaio. Su queste piantine si possono sovrapporre delle campane di vetro o di plastica o speciali chassis vetrati o tunnel in plastica.

Piante

Raccolta e produzione

di Cetriolo variet Lungo della Cina - Cucumis sativus L. (foto Francesco Sodi)

La raccolta inizia, in generale, verso la met o la fine di marzo-i primi di aprile e si protrae fino alla fine di giugno, periodo in cui le caratteristiche costruttive delle serre inibiscono la ulteriore vegetazione e produzione delle piante per eccessi di temperatura interna. Si ottengono in media 15 frutti vendibili a pianta.

Avversit e parassiti

I primi trattamenti si fanno con un cuprorganico sistemico, quindi sinterviene anche con amicino al piede delle piantine per il controllo del marciume del colletto molto pericoloso. Altri trattamenti possono essere fatti per il controllo delloidio e dei pidocchi. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Cetriolo - Cucumis sativus


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Generalit Foglie Fiori Clima Terreno Avvicendamento Consociazione Semina e messa a dimora Cure colturali Raccolta Concimazioni Irrigazioni Parassiti e malattie Variet

Generalit

pianta annuale con fusto erbaceo flessibile strisciante o rampicante, lungo fino a quattro metri. Viene coltivato per essere consumato appena colto o per l'industria dei sottaceti Foglie

cordiformi opposte ai cirri. Fiori

maschili e femminili sulla stessa pianta. Clima

predilige i climi temperato - caldi con umidit costante. Terreno

deve essere ben lavorato, profondo e di medio impasto, con pH leggermente acido, possibilmente concimato con letame in precedenza. Avvicendamento

pianta da rinnovo. La sua coltura non va ripetuta sullo stesso terreno prima di tre - quattro anni. Consociazione

si associa con lattuga, cavoli, piselli e fagioli; sconsigliata quella con la patata. Semina e messa a dimora

la semina, all'aperto e a dimora, si effettua ad aprile - maggio su file distanti un metro l'una dall'altra. Si lasciano cadere quattro semi in buchette distanti cinquanta centimetri. A germinazione avvenuta, si dirada lasciando la piantina pi robusta. Per quanto riguarda le colture anticipate, la semina si effettua a marzo in semenzaio su letto caldo. Le piantine si trapiantano in tunnel di materiale plastico trasparente dopo circa quindici giorni e si portano a dimora con un secondo trapianto, quando la stagione lo consente, dopo aver preparato il terreno distribuendo nei solchi uno strato di letame che viene poi ricoperto. La coltura forzata avviene in serra e si semina in dicembre in ambiente riscaldato. Si trapianta a gennaio sempre in serra. Cure colturali

si esegue una cimatura spuntando l'apice vegetativo sopra la quarta foglia ed eliminando i getti laterali.

Quando la pianta sufficientemente sviluppata si sceglier il portamento: strisciante o rampicante. Nel secondo caso si potr effettuare una coltivazione a spalliera interrando, lungo la fila di piante, dei paletti di legno distanti due metri l'uno dall'altro. Sui paletti si fissano quattro ordini di filo zincato, per permettere alle piante di arrampicarsi ancorandosi con i cirri di di cui sono provviste. Le colture forzate verranno cimate sotto la terza foglia e si faranno sviluppare due rami che verranno cimati alla quinta foglia. In serra necessaria l'impollinazione artificiale tramite bombi o ormoni. Raccolta

avviene nell'arco di sessanta giorni, prima che i frutti abbiano raggiunto il massimo sviluppo. Concimazioni

oltre a quella letamica, che si effettua prima della semina, opportuno effettuare le concimazioni fosfo azotate in copertura dopo che le piantine siano germogliate e abbiano raggiunto una certa altezza. Irrigazioni

devono essere frequenti. Una subito dopo il trapianto, cercando di non causare ristagni idrici. Parassiti e malattie

tra i parassiti animali son temibili gli afidi, il ragnetto rosso, alcuni acari, le larve di maggiolino, il grillotalpa, le nottue e un nematode che attacca le radici. Si combattono con antiparassitari e con metodi biologici. Tra le crittogame ricordiamo la Ticchiolatura, la Tracheomicosi e la Peronospora, che si diffonde in maniera rapida su tutte le piante. La lotta preventiva si effettua con l'acquisto di variet resistenti, sull'arieggiamento dei semenzai. Evitare di bagnare le piante quando si irriga. Variet

tra le variet ricordiamo: C.Sensation, il C. Market, il C. Bianco di Parigi. Un'interessante variet il cetriolo cinese chiamato Yamato Three Feet dai frutti lunghi e sottili a polpa tenera, con pochi semi e dal sapore fresco e dolce
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Cichorium intybus
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(Reindirizzamento da Cicoria)

Cicoria comune

Cichorium intybus

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Superdivisione Spermatophyta Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Asteridae Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Cichorioideae Trib Cichorieae Sottotrib Cichoriinae Genere Cichorium Specie C. intybus Classificazione APG Regno Plantae (clade) Angiosperme (clade) Eudicotiledoni (clade) Tricolpate basali

(clade) Asteridi (clade) Euasteridi II Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Cichorioideae Trib Cichorieae Sottotrib Cichoriinae Nomenclatura binomiale Cichorium intybus
L., 1753

Nomi comuni Radicchio selvatico Radicchio di cane Radice amara Cicoria matta o comune

La Cicoria comune (nome scientifico Cichorium intybus L., 1753) una pianta erbacea, perenne con vivaci fiori di colore celeste, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.
Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Morfologia 2.1 Radici 2.2 Fusto 2.3 Foglie 2.4 Infiorescenza 2.5 Fiori 2.6 Frutti 3 Distribuzione e habitat 4 Fitosociologia 5 Sistematica 5.1 Variabilit 5.2 Ibridi 5.3 Sinonimi 5.4 Specie simili 6 Usi 6.1 Farmacia 6.2 Cucina

o o o o o o

o o o o o o

o o

6.2.1 Variet orticole 6.3 Industria 6.4 Coltivazione 6.4.1 Avversit 7 Galleria fotografica 8 Bibliografia 9 Note 10 Altri progetti

11 Collegamenti esterni

Etimologia [modifica]
Per il nome generico (Cichorium) di questa pianta difficile trovare un'etimologia. Probabilmente si tratta di un antico nome arabo che potrebbe suonare come Chikouryeh. Sembra (secondo altri testi) che derivi da un nome egizio Kichorion, o forse anche dall'accostamento di due termini Kio (= io) e chorion (= campo); gli antichi greci ad esempio chiamavano questa pianta kichora; ma anche kichria oppure kichreia. Potrebbe essere quindi che gli arabi abbiano preso dai greci il nome, ma non certo. La difficolt nel trovare l'origine del nome della pianta di questa scheda sta nel fatto che conosciuta fin dai primissimi tempi della storia umana. Viene citata ad esempio nel Papiro di Ebers (ca. 1550 a.C.) e Plinio stesso nei suoi scritti citava questa pianta in quanto conosciuta nell'antico Egitto; il medico greco Galeno la consigliava contro le malattie del fegato; senza contare tutti i riferimenti in epoca romana. Il nome specifico (intybus) deriva dal latino a sua volta derivato dal greco ntybon[1] col quale si indicava un'erba simile alla cicoria (ora chiamata genericamente "erba scariola"). Il binomio scientifico stato definitivamente fissato dal botanico e naturalista svedese Carl von Linn (1707 1778) nella pubblicazione Species Plantarum del 1753; prima ancora per, questa pianta veniva chiamata variamente: Intubum sylvestre oppure Intubum sylvestris; solo poco prima di Linneo s'incominci a usare costantemente il nome proprio di Cichorium. Gli inglesi chiamano questa pianta Chicory, i francesi la chiamano Endive witloof ma anche Chicore e i tedeschi Wurzelzichorie oppure Cichoriensalat ma anche Wegwarte.

Morfologia [modifica]

Descrizione delle parti della pianta La Cicoria comune raggiunge una altezza massima di 1,5 m (minimo 20 cm). Il ciclo biologico perenne, ma a volte anche annuale; nel primo anno spunta una rosetta basale di foglie, mentre il fusto fiorale compare solamente al secondo anno di vita della pianta. La forma biologica della specie emicriptofita scaposa (H scap): ossia una pianta perennante con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e poco foglioso.

Radici [modifica]
Radici secondarie da rizoma.

Fusto [modifica]

Tipico portamento zigzagante del fusto Localit Samprogno, Mel (BL), quota 498 m s.l.m. - 26/7/2007

Parte ipogea: la parte interrata consiste in un rizoma ingrossato che termina in una radice a fittone affusolato (a forma conica), di colore bruno scuro; il rizoma inoltre ricco di vasi latticiferi amari. Parte epigea: la parte aerea si presenta eretta (a volte anche prostrata oppure ad andamento zigzagante) con una ramosit divaricata; la sua superficie ricoperta da peli setolosi rivolti verso il basso e l'interno cavo.

Foglie [modifica]

Foglie basali: le foglie basali formano una rosetta e sono oblanceolate e pennatifide a margini roncinati (raramente interi); i segmenti sono pi o meno triangolari. Foglie cauline: le foglie cauline sono pi piccole di quelle basali, ma hanno sempre la forma lanceolata con il margine dentato - lobato (o raramente intero), comunque progressivamente intero verso l'alto; sono sessili (e anche amplessicauli, ma sempre verso l'alto) e a disposizione alterna lungo il fusto.

Le foglie nascono in autunno, durano durante l'inverno, ma si seccano subito alla fioritura successiva, per questo facile trovare piante con rami a soli fiori. La pagina fogliare pu essere glabra (per le piante coltivate oppure per quelle che si trovano in luoghi erbosi) o molto pelosa (in quelle spontanee soprattutto in climi secchi e aridi). Il colore delle foglie verde scuro, sulle nervature possono essere soffuse di rosso. Dimensioni delle foglie: larghezza 3 5 cm; lunghezza 10 25 cm.

Infiorescenza [modifica]

Capolino Orto Botanico Conservativo Carlo Spegazzini (TV) - 15/6/2007 L'infiorescenza formata da diversi fiori riuniti in capolini (quasi sessili oppure peduncolati si tratta di un aspetto dimorfico della pianta) disposti all'ascella delle foglie. La struttura dei capolini quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro cilindrico formato da pi squame che fanno da protezione al ricettacolo sul quale s'inseriscono i fiori di tipo ligulato; l'altro tipo di fiori, quelli tubulosi, normalmente presenti nelle Asteraceae, in questa specie sono assenti. Infatti essa fa parte della sottofamiglia delle Cichoroideae, in passato detta appunto Liguliflorae che si caratterizza per la sola presenza di fiori ligulati. Le squame (o brattee) in totale sono da 10 a 15 disposte in due serie e cigliate; quelle esterne sono brevi, ovali e patenti (in tutto sono 5 brattee), mentre quelle interne (da 8 a 10 brattee) sono lunghe il doppio di forma oblungo lanceolate, erette ed conniventi. La forma delle squame lanceolato ovale oppure lanceolato lineari con margini scariosi e apice ottuso. Il ricettacolo piatto, nudo o leggermente peloso, ma comunque butterato. I capolini (numerosi da 8 a 25, eventualmente riuniti a gruppi di 2 - 3) in questa pianta sono fotosensibili, quindi si chiudono e schiudono con la luce del sole (e naturalmente col brutto tempo). Dimensione dei capolini: larghezza 2 3 cm; dimensione dei peduncoli: 0 2 mm, oppure 12 85 mm (vedi sopra); dimensione dell'involucro: larghezza 3 mm; lunghezza 11 mm. Dimensione delle squame esterne: 5 mm.

Fiori [modifica]

Androceo e Gineceo Orto Botanico Conservativo Carlo Spegazzini (TV) - 15/6/2007 I fiori sono tetra-ciclici (calice corolla androceo gineceo), pentameri ed ermafroditi; il colore dei fiori celeste (esiste anche una variante bianca panna quasi rosata). I fiori si aprono al mattino presto mentre il pomeriggio inoltrato sono chiusi. In generale i caratteri morfologici dei fiori di queste piante possono essere cos riassunti:

Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame. Corolla: i petali sono 5 con la porzione inferiore saldata a tubo (la parte superiore si presenta come un prolungamento nastriforme ligula) terminante in 5 dentelli. Dimensione della corolla; 12 mm. Androceo: gli stami sono 5 con filamenti filiformi, liberi, mentre le antere sono saldate tra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo; le antere alla base sono acute. Gineceo: l'ovario infero uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo unico ma profondamente bifido e peloso. Fioritura: questi fiori raggiungono l'antesi tra luglio e ottobre. Impollinazione: impollinazione tramite api (i fiori sono comunque anche autofertili).

Frutti [modifica]
Il frutto un achenio ovoidale angoloso (quasi prismatico a 3 5 spigoli) e allungato, glabro a superficie liscia e terminante con una coroncina di squame; circondato dal ricettacolo indurito (in questo caso persistente) e abbracciato dalle brattee dell'involucro (anche queste persistenti). Il frutto sormontato all'apice da un breve pappo persistente composto da 40 50 brevissime (0,2 0,5 mm) setole disposte in 1 - 2 serie. Dimensione del frutto: lunghezza 2 3 mm.

Distribuzione e habitat [modifica]

Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) Cosmop. (Cosmopolita), ossia relativo a tutte le zone del mondo; ma anche definito Paleotemp. (Paleotemperato), relativo alle zone temperate dell'Eurasia e America del nord e quindi pu essere definito anche Eurasiat.. Diffusione: comune in tutta l'Italia (meno frequente sul versante centrale del Tirreno e al sud); nel resto del mondo la si trova in tutti i continenti.

Habitat: questa pianta si pu trovare ovunque; margini di sentieri, campi coltivati, terreni incolti, zone a macerie e ambienti ruderali, praterie ma anche aree antropizzate; inoltre essendo una pianta coltivata la si trova negli orti e colture industriali. Il substrato pu essere sia calcareo che siliceo, il pH del terreno basico con valori nutrizionali medi in ambiente secco. Diffusione altitudinale: dal piano fino a 1200m s.l.m.; presente quindi nel piano vegetazionale collinare e montano.

Fitosociologia [modifica]
Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunit vegetale: Formazione : comunit perenni nitrofile Classe : Artemisietea vulgaris Ordine : Onopordetalia acanthii

Sistematica [modifica]
La famiglia delle Asteraceae (o Compositae, nomen conservandum) la famiglia vegetale pi numerosa, organizzata in quasi 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie. Il genere di questa pianta (Cichorium) comprende una decina di specie di cui quattro sono proprie della flora italiana. Queste piante appartengono alla sottofamiglia delle Liguliflorae (capolini con solo fiori ligulati) e alla trib delle Cichorioideae : piante per lo pi laticifere con fiori ligulati perfettamente circolari e foglie sparse[2].

Variabilit [modifica]
Questa specie molto polimorfa e non stata ancora studiata a fondo. Ad esempio nel meridione (e quindi con climi caldi) si presenta in diverse varianti (che secondo Pignatti rientrano nelle variabilit individuali; infatti da alcuni testi queste varianti sono considerate sinonimi della specie principale[3]). Nell'elenco che segue sono indicate alcune variet e sottospecie (l'elenco pu non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie) :

Cichorium intybus L. subsp. divaricatum (Schousboe) Bonnier & Layens (1894) (sinonimo = Cichorium endivia subsp. pumilum Cichorium intybus L. subsp. foliosum (Hegi.) Janch. (1959) - Cicoria da foglia o Barba di cappuccino Cichorium intybus L. subsp. glabratum (C. Presl) Arcangeli (1882) Cichorium intybus L. subsp. intybus : la specie pi comune. Cichorium intybus L. subsp. pumilum (Jacq.) Ball (1878) (sinonimo = Cichorium endivia subsp. pumilum) Cichorium intybus L. subsp. sativum (Bisch.) Janch. (1959) - Cicoria da radici o Cicoria del caff Cichorium intybus L. subsp. spicatum Ricci : i capolini (da 10 a 18) sono riuniti in brevi spighe. Questa variante stata osservata in Lazio e nell'Italia del sud. Cichorium intybus L. var. apulum Fiori (sinonimo = Cichorium spinosum Groves, non L.) : ha un ciclo biologo annuo e la pelosit ghiandolosa. Anche questa pianta stata osservata al sud.

Cichorium intybus L. var. foliosum Hegi (1928) Cichorium intybus L. var. glabratum (C.Presl.) Fiori : le foglie sono del tutto glabre (meno che sulla nervatura mediana); i capolini sono singoli, oppure riuniti a 2 -3. Si trova solo in Sicilia. Cichorium intybus L. var. leucophaeum Gren. in Gren. & Godron (1850)

Ibridi [modifica]
Alcune delle diverse varianti osservate al sud dell'Italia secondo alcuni autori potrebbero essere degli ibridi tra la specie della presente scheda e la specie Cichorium endivia L. subsp. pumilum (Jacq.) Hegi (sinonimo = Cichorium pumilum Jacq.).

Sinonimi [modifica]
La specie di questa scheda, in altri testi, pu essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi pi frequenti:

Cichorium byzantinum G.C. Clementi (1857) Cichorium casnia C.B. Clarke (1876) Cichorium cicorea Dumort. (1829) Cichorium commune Pallas (1776) Cichorium glabratum C. Presl (1826) Cichorium hirsutum Gren. (1838) Cichorium perenne Stokes (1812) Cichorium rigidum Salisb. (1796) Cichorium sylvestre Lam. (1779)

Specie simili [modifica]

Cichorium endivia L. (Cichorium pumilum in Pignatti) Endivia selvatica : differisce soprattutto dal colore del fiore che porpora, dai frutti che sono pi piccoli (1,5 2,5 mm) ma con pappi pi lunghi. Inoltre una pianta a ciclo biologico annuo.

Usi [modifica]
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono n da prescrizione n da consiglio medico. Wikipedia non d consigli medici: leggi le avvertenze.

Farmacia [modifica]

Sostanze presenti[4]: nelle radici sono presenti delle sostanze amare, ma anche zuccheri (contiene tre tipi di zucchero: destrosio, levulosio e Pentosipentoso), colina, inulina, potassio (poco), calcio e ferro, presente inoltre acido dicaffeiltartarico (e altri derivati dell'acido caffeico). Propriet curative[4]: in generale la Cicoria stimola le funzioni, tramite depurazione e disintossicamento, dell'intestino, del fegato e dei reni grazie alle sostanze presenti nelle radici che hanno tra l'altro propriet digestive, ipoglicemizzanti, lassative (ha propriet purgative), colagoge (facilita la secrezione biliare verso l'intestino) e cardiotonica (regola la frequenza cardiaca). Dai fiori si possono estrarre dei liquidi utili per curare alcuni tipi di

oftalmie. La polpa della radice pu essere utile per alcune infiammazioni (propriet antiflogistica).

Parti usate: per scopi medicinali si raccoglie la radice durante tutta l'estate e le foglie prima della fioritura. Modalit d'uso: in genere si usano dei decotti oppure si formano degli sciroppi; dalle foglie macerate opportunamente si pu ottenere una crema rinfrescante per il viso (combatte gli arrossamenti). Controindicazioni: sembra (secondo voci tradizionali) che l'uso prolungato della cicoria riduca la funzione della retina[5]. Ma bisogna anche dire che la moderna letteratura scientifica contiene poca o nessuna prova a sostegno o a confutazione di una simile affermazione.

Cucina [modifica]
In cucina l'utilizzo pi frequente quello delle foglie nelle insalate (fresche o cotte). Se si fa un uso costante delle foglie fresche si ottengono anche i benefici medicamentosi descritti sopra. Per evitare l'eccessivo gusto amaro le foglie vanno raccolte prima della fioritura o va eliminata la parte pi interna. La radice della pianta se tostata diventa un ottimo succedaneo del caff (pratica proposta a quanto pare nel 1600 dal medico e botanico veneto Prospero Alpini (1553 1617)[6]; inizialmente per come scopo terapeutico), utilizzo attivato soprattutto in tempi di guerra quando le importazioni del caff subivano rallentamenti come ad esempio durante il periodo napoleonico in Europa, oppure per altri motivi in India, o ancora nella Germania Orientale del 1976 durante la crisi del caff. La radice inoltre, se bollita, rappresenta una buona alternativa alimentare per il diabetico (l'inulina viene sopportata meglio dell'amido). Anche se oggi questo alimento messo in secondo piano, non dimentichiamoci che in passato era molto pi utilizzato come ad esempio pane e cicoria ripassata. grazie al popolo romano che, tra tutte le erbe spontanee, la cicoria quella che maggiormente viene ricordata anche da chi in campagna non ci va mai. Anticamente esisteva il personaggio del 'cicoriaro che come mestiere raccoglieva nei campi questa pianta e poi la rivendeva nei mercati rionali. Attualmente la maggioranza dei piatti preparati con la cicoria rientrano nella categoria dei "piatti tipici regionali", come ad esempio il martuoffolo, tipico del Sannio e dell'Irpinia a base di cicoria e patate, mentre in Puglia si aggiunge al pur di fave. Variet orticole [modifica] La cicoria selvatica ha dato origine a molte variet orticole (generalmente di cultivar antocianiche); qui di seguito sono elencate alcune:

Radicchio Rosso di Treviso Radicchio Variegato di Castelfranco Rosa di Chioggia o Cicoria variegata di Chioggia Catalogna (cicoria) o Cicoria asparago Cicoria brindisina[2] Cicoria all'acqua Radicchio di Bruxelles o Cicoria di Bruxelles o Cicoria di Witloof Cicoria barba di cappuccino[7]

Biondissima di Trieste Ceriolo

Radicchio di Bruxelles

Radicchio Rosso di Chioggia

Biondissima di Trieste

Radicchio Variegato di Castelfranco

Radicchio Rosso di Treviso

Industria [modifica]
Dalle foglie si ricavano coloranti blu. Dalle radici viene ricavato del biocarburante in quanto l'amido inulina facilmente pu essere convertito in alcol. I fiori inoltre contengono degli acceleratori dell'attivit batterica utili nella fermentazione dei compost. Recentemente dalla radice di Cicoria stato estratto un sciroppo (come per le barbabietole), ma anche stata usata (la radice) come dolcificante nel settore alimentare. La radice di cicoria viene usata anche nella produzione della birra: alcuni produttori la usano torrefatta per migliorare il sapore delle loro birre. Nell'industria dell'allevamento spesso nel foraggio vengono immesse delle quantit di cicoria in quanto si riscontrata una sua capacit di eliminare i parassiti interni degli animali.

Coltivazione [modifica]
La coltivazione della cicoria non molto impegnativa, si tratta di una specie abbastanza rustica e quindi resistente sia alle basse che alla alte temperature. Si deve vangare bene il terreno (abbastanza in profondit) e quindi aggiungere del letame e concime minerale. La semina va fatta a seconda della variet (evitare i mesi pi freddi) e durante la crescita bene spolverare le giovani piantine con nitrato di calcio. Se si vogliono ottenere dei cespi compatti e croccanti allora si deve attivare la tecnica della forzatura; le radici giovani vanno tagliate e messe in cassoni al coperto sotto del terriccio umido. Dopo un mese compaiono le foglie bianche dal delicato gusto chiamato anche Radicchio o Cicora di Bruxelles. Se si vuole accelerare la crescita bisogna riscaldare i cassoni. Avversit [modifica] La cicoria pu essere attaccata in superficie da afidi e lumache; in profondit dalle larve di maggiolini e dai grillotalpa. Un altro possibile pericolo per queste piante il marciume (da funghi tipo Botrytis o Peronospora) che pu essere bloccato sia evitando habitat caldo-umidi che trattando le piante con prodotti a base di zolfo.

Galleria fotografica [modifica]

Localit Praloran, Limana (BL), quota 319 m s.l.m. - 2/9/2006

Orto Botanico Conservativo Carlo Spegazzini (TV) - 15/6/2007

Bibliografia [modifica]

Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori , TN Tuttonatura, 1980. Roberto Chej, Piante medicinali , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982. Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo , Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 598. Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 222. ISBN 88-506-2449-2 AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 620.

Note [modifica]
1. ^ http://www.perseus.tufts.edu/hopper/morph?l=entubon&la=greek#lexicon
2. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960. 3. ^ Flora Europaea - Royal Botanic Garden Edinburgh. URL consultato il 12-11-2008. 4. ^ a b Roberto Chej, Piante medicinali , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982. 5. ^ Plants For A Future. URL consultato il 10-11-2008. 6. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982. ISBN 88-506-2449-2 7. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta , Milano, Federico Motta Editore, 1960.

Altri progetti [modifica]


Wikimedia Commons contiene file multimediali su Cichorium intybus Wikispecies contiene informazioni su Cichorium intybus

Collegamenti esterni [modifica]


Fungoceva.it. URL consultato il 10-11-2008. Flora delle Alpi Marittime. URL consultato il 10-11-2008. Flora Italica. URL consultato il 10-11-2008. Flora Italiana. URL consultato il 10-11-2008. Flora of North America. URL consultato il 10-11-2008. Catalogazione floristica - Universit di Udine. URL consultato il 10-11-2008. Plants For A Future. URL consultato il 10-11-2008. Giardinaggio.it. URL consultato il 10-11-2008.

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Cicoria Cichorium intybus Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Cichorium intybus L. Francese: Chicore; Inglese: Chicory; Spagnolo: Achicoria; Tedesco: Cichoriensalat.

L.
Compositae

Origine e diffusione

La Cicoria una composita molto comune allo stato spontaneo, della quale esistono numerose forme coltivate, il cui prodotto rappresentato dalle foglie e dalle radici che si consumano cotte o in insalata. Cicoria da foglia (Cichorium intybus L. v. foliosum Bischoff); - Cicoria da radici (Cichorium intybus L. v. sativus Bischoff).

Caratteri botanici
I fiori di Cicoria sono riuniti in gruppi di 2-3 capolini, terminali o ascellari, portati su uno scapo alto 1-1,5 metri. Ogni capolino composto da 20-25 fiori alcuni dei quali ligulati con ligule turchine simulanti una corolla. I frutti sono acheni (impropriamente detti semi) di forma obovata-piramidale (peso di 1.000 semi pari a 1,1-1,6 grammi).

Cicoria variegata di Chioggia: grumolo intero e sezionato (foto www.agraria.org)

Catalogna (foto www.agraria.org)

Cicoria

Variet e tecnica colturale


L'epoca e le modalit di esecuzione della semina sono diverse a seconda del tipo di cicoria e del prodotto che si vuole ottenere. Cicoria a foglie verdi o da taglio Si semina a righe, a strisce o a spaglio, durante tutti i mesi dell'anno, eccetto i pi freddi. Necessita di terreno fresco e molto fertile, ben concimato ed irrigato frequentemente. Poich le piantine sono a rapida crescita, si pu procedere a ripetuti tagli delle foglie (5 o 6) quando sono ancora tenere, per destinarle al consumo fresco come insalata. Quando dalle pianticelle si sviluppano gli steli fiorali, la parte apicale degli stessi viene consumata fresca previo ripetuto taglio longitudinale che provoca la formazione di caratteristiche strisce arricciate. Le variet pi diffuse sono: Spadona, Migliorata, a foglia larga. Cicoria a foglie colorate o radicchio

Si semina (o si trapianta a 25-30 cm tra le file e 10-15 cm lungo la fila)), di regola, in giugno-luglio, a strisce o a righe. Abbisogna di terreni fertili, freschi e profondi, moderatamente compatti, ben preparati con lavorazioni profonde e concimazione minerale. Le cure colturali comprendono: un diradamento (se la semina stata fatta sul posto), sarchiatura, scerbature ripetute, irrigazioni e concimazioni azotate ripetute. La raccolta avviene in autunno-inverno quando i cespi hanno raggiunto lo sviluppo completo. Le piante cos raccolte possono essere destinate come tali al consumo, altrimenti vengono destinate alla forzatura, pratica che consiste nel disporre le piantine, complete di radice, in ambiente caldo-umido, in modo da favorire l'emissione di nuove foglie. Dopo 10-15 giorni si sar verificata l'emissione di giovani foglie tenere e colorate del colore tipico della variet. Quelle pi note sono: Rosso di Treviso, Rosso di Verona, Sanguigno di Milano, Variegato di Castelfranco, Variegato di Chioggia. Cicoria da foglie e steli Se ne consumano i cespi interi, costituiti dalle foglie e dai giovani germogli (puntarelle). le variet pi note sono: Brindisina, Catalogna, Pan di zucchero, Bianca di Milano. La semina si fa in luglio-agosto (per avere la produzione in autunno-inverno), con 3-5 kg/ha di seme, diradando in modo da avere 7-10 piante a metro quadrato. Cicoria da radici Forma radici molto ingrossate che si consumano lessate in insalata o si utilizzano per la "forzatura" o come surrogato del caff. Le variet pi diffuse sono: la cicoria di Bruxelles (o belga), di Brabante, di Brunswich, di Magdeburgo. Si semina a file a 20-30 cm da fine inverno all'estate, diradando in modo da avere 30-50 piante a metro quadrato. Per ottenere la cicoria di Bruxelles o Witloof, le piante complete di radice vengono estirpate in ottobrenovembre; si lasciano appassire per 8-15 giorni, dopo di che vengono sottoposte al taglio delle foglie e alla spuntatura dell'apparato radicale. Le radici cos preparate vengono disposte, diritte e fianco a fianco, in una trincea o in un cassone, si ricoprono di terriccio sciolto e quindi con uno strato di paglia. La forzatura pu essere accelerata mediante riscaldamento dei cassoni. In tali condizioni le piccole foglie del cuore si sviluppano a spese delle sostanze di riserva delle radici, andando a costituire il tipico "grumolo" bianco, a forma di sigaro.

Cicoria

Avversit e parassiti

belga o di Bruxelles: grumolo intero e sezionato (foto www.agraria.org)

I problemi pi gravi sono determinati dalle crittogame fogliari (peronospora, oidio, Botrytis. ruggine e antracnosi) e dai marciumi del colletto (Sclerotina, Pythium e Rhizoctonia). da Coltivazioni erbacee - A. Grimaldi, F. Bonciarelli, F. Lorenzetti - Edagricole Versione di stampa

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Cicoria - Cichorium intybus


In questa pagina parleremo di :

Generalit Coltivazione Moltiplicazione Forzatura Avversit

Generalit

La specie pi diffusa la Cichorium intybus, che pu essere annule, biennale o perenne. Le foglie sono di dimensioni decrescenti (pi grandi quelle pi in basso e pi piccole quelle pi alte), e i fiori sono color azzurro chiaro e raggruppati in capolini ascellari o terminali. I frutti sono acheni color sabbia, e spesso vengono scambiati per semi. All' interno di ogni acheno contenuto solo un seme.Di questo genere di piante fanno parte molte diverse specie, tra le quali le pi conosciute sono i radicchi da taglio a foglie verdi o rosse, le cicorie da foglie, da radici e da germogli ed infine le cicorie e i radicchi da forzare. Coltivazione

Il radicchio una pianta molto resistente, si adotta infatti sia al freddo che alle alte temperature. Il terreno si deve preparare con una vangatura profonda durante la quale si consiglia di interrare circa 2 kg di letame per ogni metro quadrato di terra coltivata. Prima della semina inoltre utile effettuare una

buona concimazione minerale, mentre durante la crescita si possono distribuire 10/15 grammi di nitrato di calcio per ogni metro quadro. Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme, e la semina deve essere effettuata in periodi diversi a seconda della variet. Le variet da taglio si possono seminare in tutti i periodi dell'anno, escluso l'inverno, quelle da radice da aprile / maggio ad agosto, mentre quelle da forzare da met giugno a fine agosto. La semina deve avvenire a spaglio oppure a file distanti tra loro circa mezzo metro, in un secondo momento le piantine si devono diradare distanziandole di circa 20 cm. Le cicorie da forzare tuttavia di solito si seminano in semenzaio e le piantine si devono trapiantare dopo 40 giorni ad una distanza di circa 25 cm l'una dall'altra. Forzatura

La forzatura una tecnica che permette di ottenere cespi di foglie compatti e croccanti. La semina avviene in primavera, cos in autunno si hanno piante piccole ma fornite di un apparato radicale molto robusto. Con un coltello si staccano le radici e le si mettono in una cassa sopra uno strato di letame di circa 25 cm e coperto da terriccio umido. Dopo un mese circa nella parte superiore delle radici compaiono i ciuffi di bianchi delle foglie. Una tipica cicoria da forzare quella "di bruxelles". Avversit

Le foglie vengono generalmente attaccate dagli afidi, da lumache e da chiocciole, mentre delle radici si nutrono le larve dei maggiolini e il grillotalpa. Queste piante in particolari condizioni climatiche possono essere affette da marciumi sia radicali che fogliari, evitare dirrorare le piante nelle ore pi calde e prediligere dei terreni ben sciolto, in caso dattacco e opportuno trattare le piante con dei prodotti a base di zolfo
Ulteriori informazioni su: Cicoria - Cichorium intybus - Orto

Allium cepa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Cipolla) Disambiguazione "Cipolla" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Cipolla (disambigua). Questa voce o sezione sull'argomento botanica non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti.
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Cipolla

Infiorescenza di Allium cepa

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Liliopsida Ordine Liliales Famiglia Liliaceae Genere Allium Specie A. cepa Classificazione APG Regno Plantae Ordine Asparagales Famiglia Amaryllidaceae Sottofamiglia Allioideae Nomenclatura binomiale Allium cepa
L.

La cipolla (Allium cepa) una pianta coltivata bulbosa della famiglia delle Liliaceae o meglio, secondo schemi tassonomici pi attuali, Alliaceae. una pianta erbacea a ciclo biennale che diventa annuale in coltivazione, con radici superficiali e con delle foglie che nella parte basale si ingrossano

dando la parte commestibile. Forma un lungo stelo fiorale che porta un'infiorescenza a ombrella con fiori di colore bianco-giallastro. Il frutto una capsula. Il suo utilizzo principale quello di alimento e condimento, ma anche adoperata a scopo terapeutico per le propriet attribuitele dalla scienza e dalle tradizioni popolari.
Indice [nascondi] 1 Storia 2 Caratteristiche chimiche 3 Variet 4 Coltivazione 4.1 Avvicendamento 4.2 Preparazione del terreno 4.3 Impianto 4.3.1 Semina 4.3.2 Trapianto 4.3.3 Messa a dimora di bulbi 4.4 Concimazione 4.5 Irrigazione 5 Impiego in cucina 6 Impiego terapeutico 7 Produzione 8 Altri progetti

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Storia [modifica]
Sembra che i bulbi di cipolla e di altre piante della famiglia siano stati usati come cibo gi nell'antichit. Negli insediamenti cananei dell'et del bronzo, accanto a noccioli di fico e dattero risalenti al 5000 a.C. sono stati ritrovati resti di cipolle, ma non chiaro se esse fossero effettivamente coltivate a quell'epoca. Le testimonianze archeologiche e letterarie suggeriscono che la coltivazione potrebbe aver avuto inizio circa duemila anni dopo, in Egitto, insieme all'aglio e al porro. Sembra che le cipolle e i ravanelli facessero parte della dieta degli operai che costruirono le piramidi. La cipolla si propaga, si trasporta e si immagazzina facilmente. Gli antichi egizi ne fecero oggetto di culto, associando la sua forma sferica e i suoi anelli concentrici alla vita eterna. L'uso delle cipolle nelle sepolture dimostrato dai resti di bulbi rinvenuti nelle orbite di Ramesse II. Gli egizi credevano che il forte aroma delle cipolle potesse ridonare il respiro ai morti. Nell'antica Grecia gli atleti mangiavano cipolle in grandi quantit, poich si credeva che esse alleggerissero il sangue. I gladiatori romani si strofinavano il corpo con cipolle per rassodare i muscoli. Nel medioevo le cipolle avevano grande importanza come cibo, tanto che erano usate per pagare gli affitti e come doni. I medici prescrivevano le cipolle per alleviare il mal di capo, per curare i morsi di serpente e la perdita dei capelli. La cipolla fu introdotta in America da Cristoforo Colombo nel suo viaggio del 1493 a Haiti. Nel XVI secolo le cipolle erano inoltre prescritte come cura per l'infertilit, non solo nelle donne, ma anche negli animali domestici.

Caratteristiche chimiche [modifica]


Le cipolle sono ricche di vitamine e sali minerali. Il caratteristico odore dei bulbi tagliati dovuto all'abbondanza di solfossidi, in primis il trans-tiopropanal-S-ossido. Affettare le cipolle fa lacrimare gli occhi perch dei precursori presenti nel citoplasma, gli alchil o alchenil cisteina solfossidi (ACSO) dopo il taglio si combinano con la allinasi, un enzima che viene rilasciato dal vacuolo; la combinazione di questi elementi produce acidi solfenici, piruvato e ammoniaca. L'acido sulfenico, se attaccato da un secondo enzima detto Lacrimathory Factor Shyntase produce sin-propanethial-Sossido, una molecola voltatile e idrosolubile, che appunto il fattore lacrimogeno poich, quando entra in contatto con l'umore acquoso presente sul bulbo oculare, si trasforma in acido solforico. Il contatto con l'acido solforico provoca una immediata reazione di difesa da parte dell'occhio, consistente nella produzione di lacrime; tuttavia la maggiore quantit di secreto acquoso sull'occhio non fa che trasformare una maggior quantit di propilenossido in acido solforico, in una reazione a catena. Si tratta, comunque, di acido solforico di consistenza molto blanda, quindi non dannoso per l'organismo. proprio per ridurre la quantit di fattore lacrimogeno liberato che una delle soluzioni adottate per tagliare le cipolle senza lacrimare consiste nel farlo sotto l'acqua corrente: il composto molto idrosolubile per cui se ne diminuisce la volatilit. Composizione chimica e valori nutrizionali per 100 g di cipolla cruda parte edibile 83% energia Kcal 26 acqua g 92,1 proteine g 1,0 lipidi g 0,1 carboidrati g 5,7 amido g0 zuccheri solubili g 5,7 fibre alimentari g 1,0 sodio mg 10 potassio mg 140 ferro mg 0,4 calcio mg 25 fosforo mg 35 vitamina B1 (tiamina) mg 0,02 vitamina B2 (riboflavina) mg 0,03 vitamina PP (niacina) mg 0,50 vitamina A (retinolo equivalente) mcg 3 vitamina C mg 5 Fonte: INRAN - Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione[1]

Variet [modifica]

Tre differenti variet di cipolle Esistono molte variet di cipolle, che prendono in genere il nome dalla zona di coltivazione, dalla forma, dal colore, dalle dimensioni del bulbo, dalla precocit o, pi in generale, dal colore delle tuniche

esterne (cio la buccia che ricopre il globo interno). Tale buccia pu essere bianca, giallo-dorata o rossa. Variet comuni:

cipolla rossa di Tropea cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti cipolla di Suasa cipolla rossa di Certaldo cipolla ramata di Montoro cipolla borettana cipolla di Brunate: piccola, bianca, ottima per la preparazione di sottaceti (Zona del Lago di Como). cipolla di Cannara cipolla dolce cipolla di Banari

Coltivazione [modifica]

Coltivazione di cipolle Le cipolle vengono coltivate per i loro fusti verdi, detti scaglioni, e per i loro bulbi. Hanno bisogno di un terreno ricco e umido ma mai troppo inzuppato di acqua. Diversi tipi di cipolla richiedono diverse condizioni climatiche e diverse ore di sole ogni giorno. La coltivazione da seme avviene piantando i semi direttamente nel terreno a 1 cm di profondit, lasciando circa 10 cm di spazio da pianta a pianta. Una volta avvenuta la semina bisogna attendere dai 90 ai 120 giorni prima del raccolto. Nei climi miti la cipolla pu essere coltivata anche in inverno, altrimenti la cipolla una pianta tipicamente primaverile.

Avvicendamento [modifica]
La cipolla considerata una coltura da rinnovo che apre la rotazione. Essendo molto sensibile al fenomeno della stanchezza del terreno indispensabile attuare una rotazione almeno triennale, facendola seguire a cereali, colture prative, carota, radicchio o insalata. Se si sono verificati problemi di malattie fungine (fusariosi in particolare) o nematodi, sarebbe opportuno non far ritornare la cipolla sullo stesso terreno prima di 7 8 anni. Per evitare cali di produzione e peggioramenti qualitativi consigliabile evitare di farla seguire a cavolo, patata o barbabietola da zucchero in quanto caratterizzate da problemi fitosanitari simili a quelli della cipolla.

Preparazione del terreno [modifica]


La corretta preparazione del terreno unoperazione molto importante per la cipolla, in quanto si devono evitare condizioni che favoriscano ristagni idrici con conseguente sviluppo di marciumi dei bulbi. Tale fenomeno grave in particolare nei terreni argillosi, nei quali un cattivo sgrondo delle acque favorisce gli attacchi da parte di Fusarium spp. In genere viene eseguita unaratura a 30 40 cm di profondit, con eventuale interramento di residui colturali. Laratura pu essere anche pi superficiale se abbinata a una ripuntatura a 5060 cm; a questo scopo laratro ripuntatore garantisce una buona preparazione del terreno con un risparmio di tempo e di combustibile. Linterramento di letame deve evvenire solo se questo ben maturo, per evitare di favorire lo sviluppo di malattie fungine. Successivamente viene effettuato lamminutamento del terreno con fresatura o erpicatura a inizio agosto per le colture a ciclo estivo autunnale o a fine inverno per le colture a ciclo primaverile-estivo. Le lavorazioni di affinamento sono particolarmente importanti se la coltura seminata, mentre se si impiegano bulbi o se si effettua il trapianto tollerabile una certa zollosit. Prima della semina pu essere utile una rullatura per livellare il terreno, ripetuta dopo la semina stessa. Per piccole superfici sufficiente una vangatura manuale o una zappettatura con interramento di letame ben maturo o compost in ragione di 2030 kg per 10 m. Anche in questo caso opportuno non eccedere con lapporto di sostanza organica, ricordando che la cipolla si avvantaggia degli apporti organici effettuati alla coltura precedente.

Impianto [modifica]
Lepoca di impianto dipende dalla destinazione duso del prodotto. Per le cipolle da consumo fresco la semina va da met agosto a met settembre oppure a febbraio; il trapianto viene invece eseguito da settembre a dicembre. Le cipolle da serbo sono seminate da gennaio ad aprile con raccolta estivoautunnale, mentre le cipolline sono seminate direttamente in campo da febbraio ad aprile. Per gli orti famigliari, nei quali la produzione pi frequente sono i bulbi da ingrossare, limpianto avviene da fine inverno a inizio primavera. Le modalit di impianto della cipolla possono essere distinte in:

semina diretta trapianto di piantine messa a dimora di bulbi

Generalmente su grandi superfici viene preferita la semina diretta, mentre per piccole estensioni e orti famigliari si preferisce il trapianto o limpianto di bulbi. La semina dobbligo per le cipolline da industria data lelevata densit dimpianto. Semina [modifica] La semina della cipolla viene effettuata con seminatrici pneumatiche di precisione, impiegando seme nudo oppure avvolto con un rivestimento (seme confettato) che garantisce una miglior uniformit e precisione di semina. Un ulteriore alternativa lutilizzo di seme posto su nastri di materiale biodegradabile, che si decompone a contatto con il terreno. Questo sistema permette un risparmio di semente e una riduzione delle successive operazioni di diradamento. Per valutare la distanza di semina opportuna necessario considerare la destinazione finale del prodotto. Per le cipolle a bulbo grande le file devono essere distanti 15 20 cm, mentre per le cipolle a bulbo piccolo sono sufficienti 10 cm; tale distanza pu scendere a 5 10 cm per le cipolline da sottaceti, per le quali la semina pu essere effettuata anche a spaglio. La distanza tra i

semi sulla fila varia da 23 cm per la cipolline a 15 cm per le cipolle con bulbo pi grande. La quantit di seme impiegato varier quindi da 56 kg per le cultivar a bulbo pi grosso fino a 60 100 kg per le cipolline. Il seme va posto a una profondit di 23 cm, eseguendo una rullatura per permettere al terreno di aderire adeguatamente al seme. Trapianto [modifica] Il trapianto viene effettuato a mano per piccole superfici o a macchina. Vengono impiegate piantine allevate in contenitore, ricordando che occorono 40 80 giorni (a seconda delle condizioni ambientali) per ottenere piantine di 3-5 foglie pronte per il trapianto. Tali piantine vengono interrate per 45 cm, con eventuale spuntatura delle radici; la spuntatura delle foglie provoca invece effetti negativi sulla produzione. Prima del trapianto le piantine possono essere immerse per 12 ore in una soluzione contenente 20 ppm di acido indolacetico o naftalenacetico, al fine di provocare il precoce ingrossamento del bulbo. Messa a dimora di bulbi [modifica] Se si opta per la messa a dimora dei bulbi o dei bulbilli formatisi sullinfiorescenza, si ottiene un accorciamento del ciclo colturale di circa 20 giorni e una forma pi perfetta dei bulbi. importante rispettare l'esatta posizione nel disporre i bulbi sul terreno; rispetto alla posizione idonea (con il girello che poggia sul terreno) si riscontrano perdite di produzione dal 25% (se disposti orizzontalmente) fino all80% (se disposti capovolti). I bulbi possono essere impiegati per limpianto di cipolle da consumarsi fresche. Vengono interrati a inizio autunno in file distanti 35 40 cm e a circa 15 cm sulle file. Dopo 60 120 giorni si effettua la raccolta; le cipolle fresche ottenute con questa tecnica sono distinguibili da quelle provenienti da seme in quanto non hanno sezione circolare, bens una forma schiacciata nella parte in cui sono a contatto con altri cipollotti.

Concimazione [modifica]
Una corretta dotazione di elementi nutritivi nel terreno favorisce non solo la produttivit ma anche la qualit e la conservabilit del prodotto. In genere la concimazione organica sconsigliata perch pu pregiudicare la conservabilit dei bulbi e favorire attacchi da parte di nematodi e patogeni fungini. Per le coltivazioni familiari e a livello hobbistico opportuno che il letame o il compost apportati siano ben maturi. A livello professionale la concimazione organica fa fatta sulla coltura che precede la cipolla nella rotazione, apportando 40 50 t/ha di letame. I maggiori fabbisogni di azoto si hanno nel periodo che va dalla germinazione del seme alla bulbificazione. I fabbisogni per una produzione media di 30t/ha si aggirano sui 100 150 kg/ha di azoto, che viene distribuito in parte prima del trapianto e in parte in copertura. Anche se la somministrazione di azoto provoca notevoli incrementi di produzione, apporti tardivi compromettono la conservabilit dei bulbi. Una carenza di azoto causa riduzione della taglia delle piante, foglie di consistenza rigida e di colore verde chiaro con apici gialli. Lazoto va distribuito in parte in presemina e parte in copertura con 2-3 interventi da 3050 kg/ha, il primo dei quali quando la pianta ha raggiunto unaltezza di 45 cm. Le richieste di fosforo e di potassio sono maggiori nei 20 giorni che precedono la raccolta. La concimazione fosfopotassica viene effettuata prima del trapianto dei bulbi con 150 200 kg/ha di fosforo e 100 150 di potassio. Tali concimi vanno distribuiti in parte alla preparazione del terreno e in parte in presemina insieme allazoto. Sono da prediligere concimi contenenti calcio come il

nitrato di calcio e contenenti zolfo come il solfato di potassio e il perfosfato minerale semplice. La presenza di unelevata quantit di zolfo nel terreno contribuisce ad aumentare le sostanze che conferiscono il classico sapore di cipolla e che sono responsabili del potere lacrimatorio.

Irrigazione [modifica]
Il ridotto sviluppo dellapparato radicale rende la cipolla molto sensibile agli stress idrici. Data lelevata suscettibilit ai marciumi radicali, per, gli apporti idrici devono essere frequenti e di limitata entit. Durante le prime settimane di sviluppo sono consigliate irrigazioni di 100-200m/ha, per poi passare a 300 400 m/ha durante la fase di ingrossamento del bulbo. In totale, per lintero ciclo vegetativo sono necessari 800 2500 m/ha di acqua, a seconda dellambiente e del clima. In genere gli apporti idrici vengono effettuati per aspersione, sospendendoli 25 30 giorni prima della raccolta oppure quando il 20 25% dellapparato fogliare si adagiato spontaneamente sul terreno. Ulteriori apporti infatti, potrebbero danneggiare la conservabilit dei bulbi.

Impiego in cucina [modifica]

Cottura della cipolla La cipolla uno degli aromi pi usati nella cucina di tutti i paesi. Il suo gusto particolare d alle preparazioni quel sapore che esalta gli altri ingredienti usati nei vari piatti della cucina nazionale e internazionale. Sarebbe molto lungo elencare tutte le preparazioni che ne fanno uso, ma si possono ricordare, a titolo di esempio, la peperonata, la frittata di cipolle e fra i piatti internazionali la soupe d'oignon, la francese zuppa di cipolle, e gli onion rings della cucina americana. La cipolla fritta, molto diffusa soprattutto negli Stati Uniti d'America, consiste nella frittura di cipolle precedentemente immerse in pastella. Solitamente le cipolle sono tagliate a rondelle formando dei cerchi che gli conferiscono il nome comune, in inglese, di onion rings (anelli di cipolla). Essi sono spesso e volentieri serviti nei fast food in vaschette di carta, come delle comuni patatine fritte. Cruda, in particolare la rossa cipolla di Tropea[senza fonte], viene usata nelle insalate, specie con il pomodoro o i fagioli, ed molto usata soprattutto in estate. uno dei 3 odori principali, insieme a sedano e carota, usati per il brodo di verdure. In Catalogna uso gustare i germogli di cipolla nella calzotata.

Impiego terapeutico [modifica]


Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono n da prescrizione n da consiglio medico. Wikipedia non d consigli medici: leggi le avvertenze. Anche nel campo della medicina la cipolla riveste la sua importanza per le sue propriet diuretiche. inoltre utilizzata come principio attivo di alcune creme cicatrizzanti; in grado di diminuire notevolmente lo spessore delle cicatrici provocate dalle smagliature. La cipolla contiene composti solforati (doti antibiotiche) e cromo, che contribuiscono a contenere la glicemia e i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, a prevenire l'aterosclerosi e le malattie cardiache. Contiene inoltre numerosi flavonoidi, tra cui la quercetina, che sembrano avere effetti anticancerogeni, e composti dotati di propriet antiinfiammatorie.

Produzione [modifica]

I dieci principali produttori di cipolle 2005 (migliaia di tonnellate) Cina 19.793 India 5.500 Stati Uniti d'America 3.346 Turchia 2.220 Pakistan 1.764 Russia 1.758 Corea del Sud 1.750 Giappone 1.637 Egitto 1.302 Spagna 1.149 Totale mondiale 40.219 Fonte: Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO)[2]
[mostra]
vdm

Produzione mondiale di cipolla e scalogno nel 2005. La produzione italiana nel 2005 stata di circa 360.000 tonnellate.

Altri progetti [modifica]


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Cipolla Allium Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante aromatiche


Famiglia: Specie: Allium cepa L. Francese: oignon; Inglese: onion; Spagnolo: cebolla; Tedesco: Zwiebel.

cepa

L.
Liliaceae

Generalit

La cipolla una pianta erbaceabiennale probabilmente originaria degli altipiani del Turchestan e dell'Afghanistan (Asia occidentale). La sua coltivazione molto antica e risale agli Egizi nel IV millennio a.C.; oggi coltivata in tutto il mondo. In Italia le regioni maggiormente interessate a questa coltura sono l'Emilia-Romagna, la Campania, la Sicilia e la Puglia.

rosse (foto www.agraria.org)

Cipolle

Caratteri botanici
La cipolla (Allium cepa L.) appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Alcuni studiosi, per la forma dell'infiorescenza, la inseriscono, come l'aglio, nella famigla delle Amarillidaceae. L'apparato radicale costituito da numerse radici fascicolate e superficiali (in genere nei primi 20-25 cm di terreno), di colre biancastro, normalmente sprovviste di peli radicali e carnose. Alla germinazione presenta una piccola foglia che fuoriesce dal terreno con forma ad anello ed in seguito si solleva ed assume l'aspetto di una frusta. Compaiono poi lentamente le altre foglie che sono cave, fistolose, rigonfie nella parte inferiore. Il bulbo (la parte edule della pianta) costituito dall'ingrossamento della parte

basale delle foglie che si ispessiscono, divengono carnose, bianche o leggermente colorate di rosso o violetto. Le guaine esterne si presentano invece sottili, cartacee, di colore variabile dal bianco, al dorato, al rosso al violetto, a seconda della variet. Trapiantando i bulbi al secondo anno si forma lo scapo fiorale, cavo internamente e rigonfio nella parte inferiore. Lo scapo porta alla sommit una infiorescenza ad ombrella semplice, globosa, composta da molti fiori, che presentano protandria (vanno a maturazione prima le antere e poi gli ovuli) e conseguente allogamia in quanto la fecondazione favorita dagli insetti pronubi. Dalla fecondazione si forma una capsula triloculare contenente 1-2 semi, di forma irregolare, generalmente di colore nero, ma anche bruno. Il peso di 1.000 semi va da 3 a 5 grammi.

Esigenze ambientali
La cipolla abbastanza resistente alle basse temperature, tanto che la germinazione, pur avvenendo in condizioni ottimali intorno ai 20-25C, pu iniziare gi a valori di 0-1C. Essendo una pianta biennale, la formazione dell'infiorescenza stimolata dal processo di vernalizzazione. La cipolla presenta esigenze diverse nei confronti della luce, tanto che le singole variet iniziano la bulbificazione quando si verificano condizioni appropriate di luminosit: - brevidiurne: richiedono un periodo di 10-12 ore di luce al giorno (variet precoci); - neutrodiurne: richiedono un periodo di 12-14 ore di luce al giorno (variet medio-precoci); - longidiurne: richiedono un periodo di 14-16 ore di luce al giorno (variet tardive o molto tardive). Predilige terreni di medio impasto tendenzialmente sciolti ma si adatta anche a quelli argillosi purch freschi, profondi, ricchi di sostanza organica, con buona disponibilit di acqua. E' consigliabile un avvicendamento lungo (ogni 4-5 anni). Predilige terreni con valori di pH tra 6 e 7.

Variet
Anche se il miglioramento genetico di questa specie ha avuto inizio di recente, la selezione operata dagli agricoltori in precedenza ha consentito di disporre di un certo numero di variet e tipi differenti per esigenze luminose, lunghezze del ciclo biologico (precoci, medie e tardive), destinazione del prodotto, forma del bulbo, colore delle tuniche esterne (bianche, rosse, gialle, viola, brune). A seconda della destinazione del prodotto, si distinguono variet per il consumo fresco (in genere quelle precoci), da serbo, raccolte a fine estate-inizio autunno e conservate fino alla primavera successiva, da sottoli e sottaceti, a bulbo bianco come la "Bianca di Baretta" o la "Borettana", e variet da disidratare, il cui prodotto impiegto per i cibi precotti, nelle mense, nei ristoranti.

Tecnica colturale

A causa del fenomeno della "stanchezza del terreno" i migliori risultati produttivi si ottengono con una rotazione aleno triennalee facendo seguire la cipolla a colture prative, cereali, oppure, nelle zone a vocazione orticola, a radicchio, insalate o carota. Sono da evitare successioni a barbabietola da zucchero, patata e cavolo. Si consiglia un'aratura a 30-40 cm. La semina viene normalmente effettuata con seminatrici di precisione di tipo pneumatico e utilizzando sia seme nudo che confettato o ricorrendo a seme posto su nastro di materiale che si decompone con l'umidit del terreno. La distanza di semina varia in funzione della destinazione finale del prodotto (file distanti 16-20 cm per quelle a bulbo grosso, 9-10 cm per quelle a bulbo pi piccolo). Il seme va posto a una profondit di 2-3 cm. Dopo la semina consigliabile effettuare una leggera rullatura per far meglio aderire il terreno al seme. L'epoca di semina va da settembre a dicembre per le cipolle da consumo fresco, a raccolta primaverile, e da gennaio ad prile per quelle da serbo, a raccolta estivo-autunnale, per sottaceti e da industria. Anzich effettuare la semina diretta possibile ricorrere al trapianto di piantine ottenute in contenitori alveolari, accorciando cos il ciclo di circa 3 settimane. La cipolla, pur non presentando particolari esigenze nutritive, richiede comunque una buona fertilit del terreno. La concimazione deve essere (nella grande coltura) esclusivamente minerale in quando quella organica, in genere a base di letame bovino, pu pregiudicare la conservazione dei bulbi e favorire l'attacco di funghi patogeni e nematodi. Meglio se la concimazione organica viene effettuata sulla coltura precedente. La cipolla necessita di N soprattutto nel periodo che va dalla germinazione alla bulbificazione, mentre ha un particolare fabbisogno di P e K nei 20 giorni che precedono la raccolta; apporti azotati tardivi possono avere ripercussioni negative sulla conservabilit del prodotto. A causa dell'apparato radicale molto superficiale, la cipolla molto sensibile agli stress idrici e pertanto occorre intervenire con frequenti irrigazioni, ma di limitata entit. Gli interventi irrigui, di norma, dovrebbero essere sospesi 25-30 giorni prima della raccolta. La cipollab una specie che, per forma della pianta e portamento dell'apparato fogliare, non entra in concorrenza con le infestanti presenti sul terreno durante tutto il ciclo colturale. La lotta viene fatta impiegando erbicidi, anche se l'individuazione del principio attivo ottimale non facile in quanto, essendo la cipolla coltivata quasi ovunque, ci si trova di fronte, di volta in volta, a una composizione floristica diversa; inoltre va osservato che la coltura presente sul terreno in periodi molto diversi e che abbracciano quasi tutto l'anno.

Raccolta e conservazione
La cipolla pronta per essere raccolta quando le foglie si presentano appassite, ingiallite e curvate verso terra per la perdita di turgidit. L'estirpazione di norma effettuata con macchine escavatrici-allineatrici che, formando delle andane, scalzano i bulbi che vengono lasciati sul campo per circa una settimana, fino alla completa essiccazione delle radici e della parte aerea; in seguito, con una macchina raccoglicaricatrice, si provvede alla raccolta. Una volta raccolti e messi nei contenitori, i bulbi possono essere destinati subito al consumo fresco e all'industria di trasformazione o essere conservati. Non tutte le variet si prestano alla conservazione; in genere le migliori sono quelle tardive.

La cipolla pu essere destinata al consumo fresco o all'industria di conservazione per la produzione di sottoli, sottaceti o fettine disidratate. Il suo valore nutritivo legato soprattutto alla presenza di sali minerali e di una certa quantit di vitamine, soprattutto la vitamina C.

Avversit
Tra le avversit non parassitarie sono causa di danni rilevanti le gelate tardive e le grandinate. A seguito di tecniche colturali errate o di andamenti climatici avversi, la cipolla pu andare incontro alla prefioritura, cio alla formazione dello scapo fiorale senza formare il bulbo, quando a un andamento climatico normale seguono abbassamenti termici a 10-12C seguiti da un rapido innalzamento della temperatura. Virosi Virus del mosaico Virus del mosaico giallo Batteriosi Durante la raccolta e la conservazione possibile riscontrare tre tipi di marciume batterico: il marciume molle, il marciume solforoso e il marciume acido. Micosi Molte sono le micosi che condizionano la produttivit della cipolla; alcune si riscontrano sulla parte aerea (peronospora, botrite, alternariosi, carbone), altre sull'apparato ipogeo (marciume basale o fusariosi, antracnosi, marciume rosa delle radici, marciume carbonioso). Parassiti animali Numerosi sono i parassiti animali che possono danneggiare la coltura; per fortuna i loro danni sono modesti e pertanto la lotta chimica viene effettuata solo nei confronti di alcuni fitofagi. Insetti (Trioza tremblayi), tripide della cipolla, Agriotes spp., Delia antiqua); - Nematodi (Ditylenchus dipsaci, Longidorus spp., ecc.).

Uso in cucina e propriet terapeutiche


I bulbi di cipolla sono ampiamente impiegati in cucina per preparare minestre, carni, sughi, insalate, ecc. Propriet terapeutiche: antibatterica e antinfettiva, stimola la funzionalit renale favorendo l'eliminazione delle scorie azotate e combatte i vermi intestinali. Versione di stampa

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Cipolla - Allium cepa


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Generalit Coltivazione cipolla Malattie e parassiti

Generalit

La cipolla forse la pianta da orto pi coltivata in Italia, sia per le sue qualit organolettiche, sia per l'alto contenuto di sali e vitamine in essa presenti. Si presume che l'origine di questo ortaggio sia l'Asia occidentale. Vi sono molte variet di questa specie che possono assumere sia forme che colori diversi. Ad esempio, la cipolla d'inverno (Allium fistulosum), oltre a presentare una metodologia di riproduzione diversa rispetto alla cipolla tradizionale, cambia anche d'aspetto, non presentando il caratteristico ingrossamento del fusto. SI tratta di una pianta erbacea biennale con un apparato radicale fascicolato che pu raggiungere anche il metro e mezzo di altezza. La cipolla formata da molte squame ricche di sostanze di riserva. All'esterno ricoperta da una membrana molto sottile. Le foglie sono affusolate e molto appuntite e di forma cilindrica. L'inflorescenza della cipolla molto vistosa, di colore rosa o bianco. La forma del fiore ad ombrello ed suddivisa in 3 4 parti principali. Le variet di cipolla si differenziano tra di loro sia per l'utilizzo finale (consumo fresco, stoccaggio, produzione industriale per sottaceti), sia per l'aspetto esteriore. Una delle differenze pi importanti l'epoca di raccolta (si distinguono infatti cipolle primaverili estive ed autunno invernali). Le cipolle primaverili-estive sono generalmente bianche e vanno consumate fresche (dopo la raccolta). Vengono seminate in estate, trapiantate in autunno e raccolte la primavera successiva. In commercio esistono dei bulbi di cipolla che evitano il passaggio della semina e sono immediatamente pronte per il trapianto. Le cipolle autunno invernali vanno seminate in terra nel periodo che va da i primi di febbraio alla fine di marzo, mentre se si semina sotto tunnel si pu anticipare di un paio di mesi la semina. In quest'ultimo caso il ripicchettaggio avverr all'inizio della primavera e la raccolta nei mesi estivi. Se invece la semina avviene pi tardi la raccolta si protrarr per tutto il periodo autunnale. Per quanto riguarda le variet da industria (sottaceti) si semineranno in primavera e si raccoglieranno in estate. Questi tipi di cipolla sono generalmente bianchi e hanno una pezzatura pi piccola rispetto alle cipolle sopra citate. Coltivazione cipolla

Per un buon raccolto si devono considerare tre fattori fondamentali. 1) Il terreno deve essere molto leggero, per far s che il bulbo si sviluppi in modo omogeneo e senza trovare resistenza dal terreno stesso nella fase di crescita.

2) Le temperature di coltivazione dovranno essere temperate. Questo ortaggio infatti soffre quando la temperatura raggiunge lo 0. 3) L'apporto di sostanza organica fondamentale dato che la cipolla necessita di grandi quantit di potassio e di fosforo. Per una buona preparazione del terreno si dovr eseguire una vangatura profonda aggiungendo sostanza organica (va benissimo il letame ben maturo) in ragione di 25 30 Kg ogni 10 metri quadri. Con l'aiuto di un rastrello preparare un letto di semina ben livellato. Seminare a spaglio facendo attenzione a lasciare la semente abbastanza rada. Irrigare abbondantemente dopo la semina. Quando le piante hanno raggiunto 1012 cm procedere al diradamento (la distanza ottimale 14 -16 cm sulla fila e 25-35 cm tra le file). La raccolta si effettua in base al tipo di cipolla seminato. In linea di massima le cipolle estive vengono raccolte quando le foglie si ingialliscono. Una volta raccolte si dovranno mettere le cipolle a far seccare in un posto ben areato, evitando cosi l'insorgere di malattie e marciumi. Le cipolle autunno invernali possono essere lasciate nel terreno anche per un periodo pi lungo. Una volta raccolte dovranno essere stoccate in luoghi bui e ben ventilati. Malattie e parassiti

Le malattie che pi colpiscono le cipolle sono di tipo crittogamico, anche se vi sono degli insetti che posso provocare la perdita del raccolto. I parassiti che pi frequentemente colpiscono la cipolla sono la tignola della cipolla e la mosca della cipolla, le cui larve scavano dei tunnel all'interno del bulbo provocando anche l'insorgere di marciumi. Contro questi parassiti opportuno trattare preventivamente il terreno con dei disinfettanti. Qualora peraltro l'attacco si manifesti quando la coltura gi in atto consigliato l'uso di insetticidi sistemici con giorni di carenza molto corti. Per quanto riguarda le malattie fungine molto importante prevenire il verificarsi delle condizioni in cui il patogeno riesce ad intaccare le difese naturali della pianta. Molto importante in tal senso la frequenza e l'ora delle irrigazioni. Il momento migliore per le annaffiature si ha nelle prime ore del giorno, quando la temperatura bassa ed il terreno ha modo di asciugare prima che arrivi la notte. I funghi che pi colpiscono la cipolla sono la peronospera della cipolla, che si manifesta con la comparsa sulle foglie di macchie biancastre o verdastre e la muffa delle cipolle, in cui le punte delle foglie ingialliscono ed il bulbo si ricopre di una muffa bianchiccia. Contro queste malattie si pu intervenire con dei prodotti a base di ziram e zolfo

Ulteriori informazioni su: Cipolla - Allium cepa - Orto

Coriandrum sativum
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Coriandolo)

Disambiguazione Se stai cercando i ritagli di carta, vedi Coriandoli.

Coriandolo

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Apiales Famiglia Apiaceae Genere Coriandrum Specie C. sativum Nomenclatura binomiale Coriandrum sativum
L., 1753

Nomi comuni Coriandolo, erba cimicina (I) Coriandre (F), Coriander (GB), Koriander (D), Cilantro (E)

Il coriandolo (Coriandrum sativum, L. 1753) prezzemolo cinese conosciuto anche con il nome spagnolo cilantro, una pianta erbacea annuale della famiglia delle Apiaceae (o Umbelliferae). Appartiene alla stessa famiglia del cumino, dell'aneto, del finocchio e naturalmente del prezzemolo. Coriandrum una parola latina citata da Plinio (Naturalis Historia), che ha le sue radici nella parola greca corys o korios (cimice) seguita dal suffisso -ander (somigliante), in riferimento alla supposta somiglianza dell'odore emanato dai frutti acerbi o dalla pianta spremendo o sfregando le foglie[1].
Indice [nascondi] 1 Descrizione 2 Storia del coriandolo 3 Raccolta 4 Uso in cucina o 4.1 Radici 5 Uso in erboristeria 6 Note 7 Altri progetti

Descrizione [modifica]
I fiori sono bianchi riuniti in infiorescenze ad ombrello. I frutti sono diacheni aromatici.

Storia del coriandolo [modifica]


Nelle civilt mediterranee trov impiego fin nell'antichit come pianta aromatica e medicinale; in alcune tombe egizie viene raffigurato come offerta rituale. Il suo utilizzo da parte dei Micenei attestato nelle tavolette in lineare B, dove appare definito gi come "ko-ri-a-ndo-no". I Romani lo usarono moltissimo ed Apicio ne fa la base di un condimento chiamato appunto "Coriandratum". Secondo Plinio (Nat.Hist.XX,82, mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole si poteva far sparire il mal di testa e prevenire la febbre. Dai semi rivestiti di zucchero prendono nome i coriandoli di Carnevale, in un secondo momento pallottoline di gesso, ora dischetti di carta multicolori. [senza fonte]

Raccolta [modifica]
Si usano soprattutto i frutti che nascono in giugno/luglio. La raccolta delle ombrelle, recise insieme al loro gambo, deve avvenire al mattino presto quando il coriandolo ancora umido di rugiada. Vanno quindi essiccate subito altrimenti col tempo perdono molte propriet. Le ombrelle vengono quindi riunite in mazzi ed appese in luoghi ombreggiati, quando sono ben essiccate si battono all'interno di un sacchetto per separare i frutti dai peduncoli che li sostengono. I frutti si conservano poi in recipienti di vetro. I semi si dovrebbero conservare interi poich la polvere di coriandolo perde aroma molto facilmente.

Uso in cucina [modifica]


Bench originaria dei paesi del Mar Mediterraneo, le foglie fresche ed i semi essiccati sono utilizzati prevalentemente nella cucina indiana e latino americana. In Europa oggi tornato in auge al seguito di quelle culture culinarie. Numerosissimi sono gli impieghi culinari del coriandolo. Entra nella preparazione di alcuni salumi, insaporisce carne, pesce e verdure, ma profuma anche biscotti, confetti e il pampepato[1]; i semi vengono utilizzati come spezia. Questi sono meno piccanti delle foglie, sono dolci con un lieve sapore di limone. Macinati, i semi di coriandolo costituiscono uno degli ingredienti del curry e del garam masala. Le foglie, in Oriente, sono utilizzate al posto del prezzemolo.A Tenerife si usa nel Mojo Verde (salsa).In passato, in Italia, lo si trovava nella Mortadella. Nella citt di Monte San Biagio e in alcuni paesi sulla costa Ionica della Basilicata il seme di coriandolo viene usato per condire l'impasto della salsiccia.

Radici [modifica]

Radici di coriandolo Le radici vengono utilizzate in particolare nella cucina tailandese per preparare un condimento di base insieme a aglio e pepe.

Uso in erboristeria [modifica]


Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono n da prescrizione n da consiglio medico. Wikipedia non d consigli medici: leggi le avvertenze. Il coriandolo pu essere usato come infuso contro i dolori di stomaco consigliato anche per problemi di aerofagia e le emicranie, aiuta la digestione e ha una funzione antidiarroica:[2] In Sri Lanka le popolazioni tamil utilizzano i frutti per la preparazione di un decotto che, dolcificato con il miele, si assume per alleviare la tosse [3].

Note [modifica]
1. ^ a b Maria Luisa Sotti; Maria Teresa della Beffa, Le piante aromatiche. Tutte le specie pi diffuse in Italia, Milano, Editoriale Giorgio Mondadori, 1989. ISBN 88-374-1057-3 2. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.48 3. ^ Lentini F., Venza F., 1999 - Osservazioni etnobotaniche su alcune specie utilizzate dai Tamil nella medicina popolare dello Sri Lanka (India). Quad.Bot. Amb. Appl. 10:17-27.

Altri progetti [modifica]


Wikimedia Commons contiene file multimediali su Coriandrum sativum Wikispecies contiene informazioni su Coriandrum sativum
[mostra]

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Aromi e spezie

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Apiaceae Piante medicinali e officinali Piante aromatiche Spezie

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Bn-lm-g Ultima modifica per la pagina: 15:16, 18 nov 2011. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Versione mobile

Coriandolo Coriandrum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante aromatiche


Famiglia: Specie: Coriandrum sativum L.

sativum

L.
Ombrelliferae

Generalit
Pianta erbacea annuale originaria delle regioni mediterranee del sud-ovest. In Italia coltivata e di rado naturalizzata.

Infiore

Caratteri botanici

scenze di Coriandolo (foto http://biokert.uni-corvinus.hu)

Presenta fusti eretti, ramificati, alti fino a 50 cm. Le foglie alterne e 2-3 pennatosette, presentano la lamina divisa in lacinie filiformi. Le infiorescenze sono delle ombrelle a 4-6 raggi che portano piccoli fiori bianco-rosati. Il frutto (chiamato comunemente seme) un achenio subgloboso.

Coltivazione

Seminare in primavera direttamente all'aperto, in zona soleggiata e su terreno fertile e sciolto. Diradare se le piantine sono troppo fitte.

Raccolta e conservazione
Estirpare le piante quando i frutti sono quasi maturi. Appenderle in luogo fresco. Quando sono secche, batterle delicatamente e raccogliere i frutticcini essiccati.

Uso in cucina e propriet terapeutiche

In cucina i semi si abbinano con cavoli, crauti, legumi, pesce, agnello maiale, nelle mele al forno. Ideali per profumare i funghi e le verdure sott'aceto. Propriet terapeutiche: antispasmodiche, carminative, antisettiche, aperitive, digestive. Versione di stampa

Mazzodifiori.it

Rose.it

Venditacamelie.it

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

GIARDINO PIANTE DA GIARDINO ALBERI PIANTE ANNUALI RAMPICANTI PIANTE ACQUATICHE AROMATICHE PERENNI GERANI BULBI ROSE CREA GIARDINO PEONIE ORTENSIE LAVORI DEL MESE GIARDINO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINO PIANTE APPARTAMENTO PIANTE DA INTERNO ORCHIDEE FIORI SECCHI MALATTIE PIANTE APPARTAMENTO LAVORI DEL MESE APPARTAMENTO

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

DOMANDE E RISPOSTE PIANTE APPARTAMENTO ORTOFRUTTA ORTO FRUTTETO MALATTIE MELO E PERO MALATTIE DRUPACEE MALATTIE DELLA VITE LAVORI DEL MESE ORTOFRUTTA DOMANDE E RISPOSTE ORTO E FRUTTA PIANTE GRASSE PIANTE GRASSE PIANTE CARNIVORE LAVORI DEL MESE PIANTE GRASSE DOMANDE E RISPOSTE PIANTE GRASSE GIARDINAGGIO TECNICHE DI GIARDINAGGIO BOTANICA SPECIALI UNA GITA A PARASSITI E MALATTIE LAVORI DEL MESE GIARDINAGGIO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINAGGIO ERBORISTERIA PIANTE MEDICINALI GLOSSARIO ERBORISTERIA PRINCIPI ATTIVI DOMANDE E RISPOSTE ERBORISTERIA FIORI LINGUAGGIO DEI FIORI VEGETAZIONE SPONTANEA FIORI DI CAMPO POESIE DOMANDE E RISPOSTE FIORI BONSAI SCHEDE BONSAI STILI BONSAI LAVORI DEL MESE BONSAI DOMANDE E RISPOSTE BONSAI ARREDO GIARDINO MOBILI DA GIARDINO VASI E FIORIERE PISCINE ACCESSORI DA ESTERNO BARBECUE FONTANE GAZEBO PERGOLE TETTOIE GIARDINO CASETTE GIARDINO GRIGLIATI E FRANGIVENTO RECINZIONI CANCELLI PROGETTAZIONE GIARDINO ILLUMINAZIONE GIARDINO GIOCHI GIARDINO GIARDINAGGIO IRRIGAZIONE DOMANDE E RISPOSTE ARREDAMENTO GIARDINO VIDEO VIDEO GIARDINO VIDEO TECNICHE GIARDINAGGIO VIDEO PIANTE APPARTAMENTO

o o o o o o o o o o

VIDEO ORTO-FRUTTETO VIDEO PIANTE GRASSE VIDEO BONSAI VIDEO POTATURE VIDEO SEMINE SERVIZI RIVISTA GIARDINAGGIO RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2000 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2001 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2002 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2003 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2004 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2005 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2006 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2007 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2008 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2009 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2010 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2011 TROVA PIANTE GLOSSARIO RASSEGNA STAMPA SITI PARTNER

tu sei in : giardino - Aromatiche - Coriandolo - Coriandrum

Coriandolo - Coriandrum
In questa pagina parleremo di :

Generalit Esposizione Terreno Moltiplicazione Tecniche colturali Raccolta

Generalit

il Coriandolo originario dell'area del Mediterraneo orientale; cresce in mezzo alla macchia mediterranea. Si tratta di pianta aromatica annuale, dal portamento esile ed eretto, di media grandezza; pu raggiungere, infatti, anche 70 cm di altezza e 20 cm circa di diametro. Le foglie sono di colore verde brillante particolarmente lucenti. I fiori, che compaiono tra l'estate e l'autunno, sono piccoli, raggruppati in infiorescenze e di colore bianco.

Esposizione

la pianta predilige le posizioni soleggiate. Il clima secco ed asciutto favorisce la comparsa dei semi. Si tratta tuttavia di una specie completamente rustica, che resiste quindi anche a temperature rigide. Terreno

deve essere ben drenato, la presenza eccessiva d'acqua porta la pianta ad un veloce deperimento, che pu portare alla morte. Moltiplicazione

la propagazione del Coriandolo avviene per semina. Le piante devono essere poste a dimora tra la tarda primavera e l'inizio dell'estate, si prediligeranno terreni sabbiosi, con una buona umidificazione. Tecniche colturali

come gi accennato, in presenza di un clima caldo e asciutto, la pianta va a seme con facilit. E' importante mantenere un buon grado di irrigazione, quindi, consigliabile annaffiare con una certa costanza e frequenza. Per ottenere foglie particolarmente succulente necessario alternare l'esposizione al sole al posizionamento in zone di penombra. Raccolta

la raccolta delle foglie, particolarmente aromatiche, deve avvenire durante il periodo autunnale
Ulteriori informazioni su: Coriandolo - Coriandrum - Aromatiche

Lepidium sativum
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Lepidium sativum

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Lepidium Specie Lepidium sativum Classificazione APG Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale Lepidium sativum
L.

Il Crescione dei giardini (Lepidium sativum) una pianta annuale, facile da coltivare e di sapore gradevole; caratterizzata da steli alti (circa 20 cm) e sottili con foglie sottili dalla forma ovale.
Indice [nascondi] 1 Storia 2 Principi e caratteristiche 3 Uso culinario

4 Giardinaggio 5 In laboratorio 6 Voci correlate 7 Fonti 8 Altri progetti

Storia [modifica]
Conosciuto sin dall'antichit, era molto apprezzato dai Persiani i quali ritevenavo che le ricchezze nutritive del crescione giovassero notevolmente alla crescita e allo sviluppo dei bambini. I Romani invece ritenevano che il crescione trasmettesse benessere al corpo e che avesse propriet afrodisiache, la pianta mantenne tale reputazione fino al 1800.

Principi e caratteristiche [modifica]


Il crescione molto aromatico, ha un sapore acidulo e piccante, molto caratteristico. Si presenta di un colore verde e fiori piccoli e bianchi, quando ancora seme invece di colore rosso scuro. Ricco di vitamine e sali minerali (fra cui lo zolfo), aiuta a disintossicarsi dal fumo e smog, inoltre un diuretico naturale, fa bene per chi soffre di ritenzione idrica e di ipertensione. Ha anche propriet digestive e cardiovascolari. Il crescione idonea per uso alimentare, una pianta aromatica ed anche definita pianta medicinale.

Uso culinario [modifica]


In cucina usato sia cotto (lesso o in zuppa) sia crudo: nelle insalate, antipasti, piadine. In Italia molto diffuso nella cucina romagnola. Va usato fresco, altrimenti perde le sue propriet nutritive. Pu essere usato anche come pianta aromatica per insaporire pur e formaggi o decorazioni. Si usano sia le foglie che i fiori. Va raccolto poco prima e durante il periodo di fioritura (maggio, giugno), non va raccolto oltre tale periodo.

Giardinaggio [modifica]
Si semina tendenzialmente in primavera, ma con qualche cura si adatta anche alle stagioni pi ostili, nel suo periodo ideale non richiede particolari attenzioni, pu essere coltivato anche in vaso.

In laboratorio [modifica]
Usato per analisi di fitotossicit, in cui la germinazione richiede solo 24 ore a 27 (o 36 ore a 22). Indici di germinazione inferiori al 40% del campione di controllo con campioni diluiti al 30%, comportano ancora effetti letali sulle piante, dal 40 al 60% si ha difficilmente letalit ma possono esserci ritardi nello sviluppo, con indici superiori al 60-70% non si hanno danni manifesti alle piante.

Voci correlate [modifica]

Crescione d'acqua (Rorippa nasturtium-aquaticum).

Fonti [modifica]
Il crescione: su giallozafferano.it

Altri progetti [modifica]

Wikimedia Commons contiene file multimediali su Lepidium sativum Portale Cucina

Portale Botanica Categoria:

Brassicaceae

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Polski Portugus Runa Simi Romn Simple English Slovenina Svenska Trke Ultima modifica per la pagina: 23:13, 21 dic 2011. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Versione mobile

Crescione d'acqua - Nasturtium officinale L. Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante aromatiche
Famiglia: Specie: Nasturtium Sinonimi: Rorippa nasturtium-aquaticum Altri nomi comuni: Pepe dacqua (L.) Sch. Et officinale Th.; Nasturtium Cruciferae L. aquaticum Weinm.

Generalit

Pianta acquatica, originaria dellEuropa e dellAsia; in Italia si trova in tutte le regioni sulle sponde di fossi e ruscelli, dal piano ai 1.500 metri.

Crescione d'acqua - Nasturtium officinale L. (foto www.agraria.org)

Fiori di

Caratteri botanici
Erbacea perenne con fusti prostrati o ascendenti, che emettono radici ai nodi, lunghi fino a 60 cm. Ha foglie pennatosette con 2-3 paia di segmenti laterali ovali e uno apicale, reniforme e pi grande; i fiori bianchi (6-7 mm.) sono riuniti in racemi. I frutti sono silique allungate con molti semi.

Coltivazione
Seminare in primavera in substrato sciolto (terra, torba e sabbia in parti uguali). Trapiantare le piantine alte circa 5-6 cm in piccole bacinelle con al fondo uno strato di terriccio ricoperto da uno strato sottile di ghiaia o argilla espansa. Aggiungere poi acqua, lasciando emergere solo la parte apicale e collocare in luogo semiombroso.

Raccolta e conservazione

Raccogliere foglie e rametti teneri in estate e consumare freschi. In natura, specie in piante cresciute in acque paludose, le foglie, specie se crude, possono dare problemi epatici.

Uso in cucina e propriet terapeutiche


Usato per insalate e minestre, ha un sapore piccante e gradevole; serve anche per aromatizzare salse e formaggi teneri. Propriet terapeutiche: diuretiche, stimolanti, espettoranti, antiscorbutiche, purificanti.

Crescione dei prati (Cardamine pratensis L.)


Famiglia: Cruciferae Altro nome comune: Billeri Pianta erbacea perenne, originaria dellEuropa; in Italia presente nelle Alpi e rara o assente nel resto del territorio. Si trova nei prati umidi e ricchi di sostanza organica, dal piano ai 1.700 metri circa. Ha fusti eretti alti fino a 40 cm, con foglie basali riunite in rosette, imparipennate divise in 3.5 segmenti ovali o

cuoriformi. I fiori hanno 4 petali bianco-rosei e sono riuniti in racemi corimbosi. Raccolta, conservazione e propriet terapeutiche Le piante vengono raccolte prima della fioritura e utilizzate fresche o essiccate; hanno propriet ricostituenti, antianemiche, depurative e per impacchi antireumatici. Versione di stampa

tu sei in : erboristeria - Piante Medicinali - Crescione

Crescione
In questa pagina parleremo di :

Generalit Propriet

Generalit

Il crescione una pianta aromatica poco utilizzata in Italia, ma molto diffusa nel resto d'Europa e in Asia; produce foglie frastagliate, di colore verde brillante, molto aromatiche. Gli oli essenziali contenuti nelle foglie di crescione sono molto volatili, quindi i loro benefici, ed il sapore leggermente piccante che emanano, si possono apprezzare soltanto utilizzando queste foglie fresche. Le foglie di crescione infatti non vengono n essiccate, n congelate. La pianta produce moltissimi semi, che germinano con grande facilit, per questo motivo il crescione una tra le pianta aromatiche pi utilizzate per produrre germogli, che si ottengono nell'arco di poco pi di una settimana. Le foglie si consumano semplicemente tagliando alla base la quantit necessaria; queste piante non temono molto il freddo, e in genere si continuano a seminare, ad intervalli di 15-20 giorni, fino all'autunno, per ottenere costantemente un nuovo raccolto di tenere foglie. Propriet

Questa pianta viene da secoli utilizzata nella medicina popolare, soprattutto in Asia; il fogliame fresco ha propriet toniche, diuretiche e stimolanti. La medicina ayurvedica ne consiglia il consumo anche alle donne che allattano, poich questa pianta ha propriet galattogoghe, ovvero stimola la produzione del latte materno. I semi, ridotti in poltiglia, si utilizzano in compresse sugli arti doloranti, a causa di contusioni, reumatismi o ematomi. Del crescione si utilizza anche la radice polverizzata, che sembra possa aiutare in casi di asma.

Ulteriori informazioni su: Crescione - Piante medicinali

Citrullus lanatus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Anguria

Il frutto

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Cucurbitales Famiglia Cucurbitaceae Genere Citrullus Specie C. lanatus

Nomenclatura binomiale Citrullus lanatus


(Thunb.) Matsum. & Nakai, 1916

Nomi comuni anguria, cocomero

L'anguria o cocomero (Citrullus lanatus) una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae, originariamente proveniente dall'Africa tropicale.
Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Caratteristiche botaniche 3 Caratteristiche del frutto 4 Storia 5 Avversit 6 La composizione dell'anguria 7 Degustazione 8 Note 9 Altri progetti

Etimologia [modifica]
Il nome cocomero, usato nell'Italia centrale e meridionale, deriva dal latino cucumis ("cetriolo"). Nel Meridione peraltro diffuso anche il termine melone d'acqua[1]. Il nome anguria, usato nel Settentrione, deriva invece dal greco tardo angurion ("cetriolo"), propagatosi attraverso la dominazione bizantina a partire dall'Esarcato di Ravenna.[2]

Caratteristiche botaniche [modifica]


Il cocomero una pianta annuale, con fusto erbaceo rampicante, foglie grandi e pelose con tre lobi, fiori maschili e fiori femminili, frutto voluminoso rotondo oppure ovale. Pu raggiungere il peso di 20 kg. L'involucro verde liscio, assai massiccio, e presenta varie striature e chiazze bianche o giallastre.

Caratteristiche del frutto [modifica]


Il frutto ha un interno rosso, ricco di semi, che possono essere neri, bianchi o gialli. La polpa ricca di acqua (pi del 90%) e il contenuto in zuccheri semplici la rende particolarmente dolce. Contiene inoltre un cospicuo quantitativo di vitamina A (liposolubile) e vitamina C (idrosolubile). Le angurie sono disponibili esclusivamente nel periodo estivo, da maggio a settembre.

Semi di un'anguria

Storia [modifica]
David Livingstone, un famoso esploratore dell'Africa, riport che l'anguria cresceva abbondante nel deserto del Kalahari, dove sembra che esso abbia avuto origine. L il frutto cresce selvaggio ed conosciuto come Tsamma (Citrullus lanatus var citroides). La pianta riconoscibile per le sue foglie particolari e per l'elevato numero di frutti che produce, fino a cento per ogni esemplare. Per questa ragione una sorgente di acqua abituale per gli abitanti della zona, oltre a fungere da cibo sia per gli uomini che per gli animali.

Pianta di anguria con frutti e tipiche foglie Non dato sapere quando l'anguria sia stata coltivata per la prima volta ma il primo raccolto di angurie mai registrato avvenne nell'Antico Egitto quasi 5000 anni fa ed stato documentato in alcuni geroglifici. Il frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, come mezzo di sostentamento per l'aldil. Nel mito egizio il cocomero aveva origine dal seme del dio Seth. Nel X secolo d.C. l'anguria era coltivata in Cina, attuale primo produttore mondiale[3]. Nel XIII secolo il frutto venne introdotto in Europa dall'invasione dei Mori. Presso i beciuani[4] conosciuta con il nome di lerotse ed considerata una pianta sacra con le foglie purificanti. Come scrive James George Frazer ne Il ramo d'oro[5] fra i beciuani d'obbligo, prima di consumare i nuovi raccolti, purificarsi. La purificazione avviene all'inizio del nuovo anno, in gennaio, in un giorno stabilito dal capo trib. Tutti i maschi adulti tengono le foglie del lerotse in mano e le schiacciano, ottenendone un succo che applicano agli alluci e all'ombelico. Poi ciascuno di essi si reca alla propria abitazione e spalma tutti i membri della sua famiglia con questo succo. Quando questa purificazione stata completata, ma non prima, la gente libera di mangiare i nuovi raccolti.

Avversit [modifica]
Tra gli insetti, il parassita pi importante l'afide Aphis gossypii. Tra le malattie da funghi, vi sono l'oidio (causato da Erisiphe cichoracearum), la peronospora (causata da Pseudoperonospora cubensis), la muffa grigia (causata da Botrytis cinerea) e il nerume (causato da Alternaria alternata). Tra le micotossine, vi la patulina.

La composizione dell'anguria [modifica]


Questa voce o sezione sull'argomento cucina non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti.
Commento: vedi discussione Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.

Proteine: 0,6 mg Grassi: 0,15 mg Carboidrati: 7,55 Fibre: 0,4 Calcio: 7 mg Sodio: 1 mg Potassio: 112 mg Magnesio: 10 mg Fosforo: 11 mg Valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto: o Calorie: 30 o Acqua: 92

La polpa dellanguria, di colore rosso e ricca di semi, costituita per oltre il 90% di acqua, ma contiene anche un discreto quantitativo di zuccheri, soprattutto fruttosio, e vitamine A, C (8.1 mg), B e B6.

Degustazione [modifica]

Cocomero a pasta gialla In Italia l'anguria si mangia in genere tagliata a fette, singola, non unita ad altra frutta. Nei paesi tropicali si mangia spesso tagliata a dadini servita su un vassoio assieme ad altri tipi di frutta, come ananas, mango o papaia.

Note [modifica]
1. ^ Dizionario dei sinonimi.

2. ^ [1], Aldo Gabrielli, Si dice o non si dice? Guida all'italiano parlato e scritto, Milano, Hoepli, 2009
- tramite sito Corriere della Sera 3. ^ http://aic.ucdavis.edu/profiles/Melons-2006.pdf 4. ^ il nome italianizzato degli Tswana, una popolazione del Botswana. 5. ^ The golden bough: a study in magic and religion, Forgotten Books, 1947, p. 494

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Sardu Sicilianu Smegiella Srpskohrvatski / Simple English Slovenina chiShona Soomaaliga Shqip / Srpski Basa Sunda Svenska lea faka-Tonga Trke Ting Vit Bn-lm-g Ultima modifica per la pagina: 17:39, 2 gen 2012. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Versione mobile

Cocomero o Anguria - Citrullus lanatus (Thunb.) Matsum e Nakai Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Cucurbitaceae Specie: Citrullus lanatus (Thunb.) Matsum e Nakai Francese: pastque, melon d'eau; Inglese: Watermelon; Spagnolo: sandia; Tedesco: Wassermelone.

Origine e diffusione

Il cocomero (chiamato anche anguria nelle regioni padane e melone dacqua in quelle meridionali) pianta originaria dellAfrica tropicale, oggi largamente diffusa in tutto il mondo, sia nella fascia tropicale che in quella temperata-calda, per i suoi grossissimi frutti pieni di una polpa molto acquosa, dolce e rinfrescante. In Italia coltivato in pienaria o in coltura pacciamata o semiforzata su oltre 14.000 ettari.

ero variet Crimson Sweet (foto Francesco Sodi)

Cocom

Caratteri botanici
Pianta erbacea annuale costituita da uno stelo che rapidamente si ramifica in altri steli striscianti sul terreno, lunghi fino ad alcuni metri, muniti di viticci. Le radici sono molto sviluppate soprattutto in superficie ma anche in profondit. Le foglie sono grandi, spicciolate, con lembo profondamente lobato, di colore verde grigiastro, tormentose. Di norma la pianta di cocomero monoica, ossia porta fiori maschili e femminili separati, anche se non mancano casi di variet andromonoiche con fiori maschili e fiori fertili ermafroditi. I fiori maschili compaiono per primi e superano in numero quelli femminili in un rapporto di 7:1, limpollinazione entomofila (api) e lallogamia la regola, dopo 40-50 giorni dalla fecondazione i frutti raggiungono la maturazione. Il frutto del cocomero un peponide in cui epicarpo, mesocarpo ed endocarpo sono saldati insieme, in esso si distingue la buccia, esternamente liscia e coriacea, e la polpa che riempie totalmente il frutto e nella quale sono immersi numerosi semi appiattiti, del peso di 35-100 mg, che in certi paesi vengono salati, tostati e consumati come snack. Laspetto, la forma e le dimensioni dei frutti sono assai variabili con la variet e le condizioni di coltura: il peso

di un frutto varia da 2 a 15 Kg, la forma sferica o allungata, il colore esterno verde-chiaro, verde scuro o con striature dei due colori, la polpa generalmente rossa, ma esistono anche tipi a polpa gialla o bianca.

di Cocomero variet Crimson Sweet con frutto (foto Francesco Sodi)

Pianta

Esigenze ambientali
Il cocomero ha esigenze termiche assai elevate: la temperatura minima di germinazione di 15 C, il che impone di seminarlo solo a primavera avanzata (aprile-maggio) per essere raccolto in piena estate. Poich le produzioni precoci hanno un valore economico molto elevato, il cocomero si coltiva spesso in campo in coltura semiforzata: la pi semplice forma di forzatura la pacciamatura del terreno con film plastico, una forma pi intensiva prevede, oltre alla pacciamatura, la copertura delle file con piccoli tunnel anchessi di film plastico. Leffetto termico di queste coperture nelle prime settimane di crescita consente di anticipare di diversi giorni linizio della raccolta. Data la scarsa piovosit durante la stagione di crescita, lirrigazione quasi sempre indispensabile. I terreni pi adatti al cocomero sono quelli profondi e sciolti, o per tessitura o per ottima struttura.

Variet
I caratteri che definiscono il valore di una variet di cocomero sono: precocit, contenuto zuccherino, pezzatura rispondente alle esigenze del mercato, resistenza al trasporto e alla conservazione, resistenza a malattie (Fusarium e Antracnosi, contraddistinta dalle sigle F e A), uniformit e produttivit. Le popolazioni locali non soddisfano appieno tutte queste condizioni, per cui larghissima diffusione hanno avuto recentemente le variet ibride.

Tecnica colturale
Il cocomero una buona coltura da rinnovo che, per, non dovrebbe ritornare sullo stesso terreno prima di 4-5 anni per ridurre i rischi dattacchi parassitari. Esige lavorazioni profonde, da eseguire per tempo nei terreni argillosi, e buon affinamento del terreno. La concimazione prevede, in assenza di letame, la somministrazione di 120-180 Kg/ha dazoto distribuito parte alla semina e parte in copertura allallungamento dei fusti, 80-100 Kg/ha di P2O5 e 100-150 Kg/ha di K2O, quando necessario. Limpianto si fa con semina diretta in campo o con trapianto di piantine allevate in fitocella, il primo metodo quello che si adotta sia per la coltura in pienaria sia per la coltura forzata, il secondo solo per la coltura forzata per anticipare ulteriormente il momento della raccolta. Un sistema di semina molto usato di seminare vicini 4-5 semi per poi diradare le piantine nate lasciandone 2 per postarella. Dato il portamento strisciante e la lunghezza degli steli il sesto dimpianto alquanto largo: molto comune per le variet tradizionali a grande sviluppo quello di 2-3 m tra le file e 1,5-2 m tra le postarelle, in modo da realizzare una fittezza di 0,3-0,5 piante a mq, con variet nuove a frutto piuttosto piccolo la fittezza pu essere alquanto superiore, realizzata, ad esempio, distanziando di 1 metro per 1 metro le postarelle. Nel caso di coltura pacciamata il film plastico trasparente viene steso dopo la semina e, giunto il momento, il

diradamento si esegue attraverso tagli opportunamente fatti sul film. La quantit di seme necessaria di 3-5 Kg/ha. Il controllo delle infestanti nelle colture in pienaria si fa con ripetute sarchiature finch lo sviluppo della coltura lo consente, ma praticabile il diserbo con prodotti adatti allapplicazione di pre-semina, pre-emergenza o postemergenza. Nel caso di pacciamatura con film trasparente il diserbo va fatto prima dellapplicazione della copertura. Alla comparsa della 4-5 foglia si usa cimare il tralcio per favorire lemissione di getti ascellari dai quali ottenere pi frutti che, comunque, non dovrebbero essere pi di 3-4 per pianta. Oltre questo numero opportuno un loro diradamento. Quando il costo della manodopera lo consente i frutti che hanno raggiunto il chilo di peso, circa, vengono sollevati dal contatto diretto del terreno interponendo tra loro e il suolo paglia o altro materiale, inoltre, per ottenere frutti di forma pi regolare e con una pi uniforme maturazione, si usa ruotarli periodicamente. Per questa coltura non si pu prescindere dallirrigazione, specialmente quando il cocomero stato trapiantato (per la minore profondit del suo apparato radicale). Il massimo fabbisogno in acqua si ha dallallegagione dei fiori allingrossamento dei frutti. Allapprossimarsi della raccolta lirrigazione va sospesa per favorire la concentrazione degli zuccheri nei frutti. Nel caso di coltura pacciamata lirrigazione si fa mediante manichette forate o ali gocciolanti che vengono piazzate sul terreno prima di stendere la copertura.

Raccolta e produzione

I frutti sono pronti per la raccolta 4 mesi circa la semina, particolare attenzione deve essere fatta nellindividuare i segni della maturazione (invero non molto evidenti ai non esperti) per non raccogliere cocomeri immaturi. I sintomi pi evidenti sul frutto sono: disseccamento del peduncolo e del cirro che lo accompagna, suono cupo e sordo alla percussione, scomparsa totale della pruina che ricopre il frutto immaturo. La raccolta eseguita a mano ponendo particolare attenzione per evitare ferite o abrasioni che comprometterebbero la conservabilit del frutto. Le produzioni variano da 30 a 50 t/ha in funzione dellambiente, della cultivar, della tecnica colturale seguita. La serbevolezza dei frutti maturi limitata nel tempo: 15 giorni a 15C.

Avversit e parassiti
Tra le malattie che attaccano la pianta di Cocomero, quelle pi dannose sono alcune micosi tra cui la peronospora (Peronospora cubensis), l'antracnosi (Colletotrichum orbiculare), le tracheofusariosi (Fusarium spp.) e il genere Pythium. Pi rari sono gli attacchi ad opera di insetti dannosi. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Anguria - Cucurbita
In questa pagina parleremo di :

Generalit

Variet Clima Terreno Propagazione Concimazione e cure colturali Avvicendamento Consociazione Raccolta Avversit Scheda Lavori Colturali

Generalit

conosciuto fin dai tempi antichi, stato ed tuttora molto amato per la sua polpa fresca e dissettante. Il cocomero, detto anche anguria, (Cuccumis citrullus o Citrullus vulgaris) pianta a ciclo vegetativo annuale; ha fusto erbaceo, lungo prostrato, a portamento strisciante, foglie pelose, picciolate, fiori gialli a corolla campanulata. Il frutto un peponide con forma varia, dallo sferico all'ovoidale, buccia di colore dal verde scuro al biancastro, polpa rossa (ma in alcune variet biancastra o rosea) di sapore dolce per il contenuto di zuccheri. Le dimensioni del frutto sono variabili, secondo le variet botaniche della pianta, dal C. vulgaris maximus, grossissime, alle variet ibride a frutto piccolo con diametro di circa 20 cm. Variet

ricordiamo la Crimson sweet medioprecoce con frutti di grossezza media, la Sugar baby ibrida F1, precoce, la Charleston gray 133 a frutto oblungo, tardiva, la Blue Belle Ibrido F1 rotonda, molto produttiva, l'Iimperial Ibrido F1 rotonda, precoce, la Florida Giant, La Blue Ribbon, la Ashai Miyako Ibrido F1 precoce con frutto rotondo. Le variet pi coltivate sono: il cocomero di Pistoia e di Faenza, l'ibrido Baby Funn grandi e quest'ultimo resistente alle malattie, Black Diamond, Il Klondike Blue Ribbon a frutto oblungo grande, la sugar Baby medio, ottime sono la quarantina e la Cinquantina dal tempo necessario a maturare. Clima

predilige il clima temperato-caldo, per dare buoni risultati, vuole calore, luce e acqua in abbondanza.

Terreno

il terreno deve essere di medio impasto, sciolto, ricco di sostanza organica, profondo e permeabile con reazione da 5,5 a 7. Propagazione

Si effettua direttamente a dimora nell'orto all'inizio primavera al sud e in aprile-maggio al nord. I semi, in numero di 2 o 3, vengono posti in buchette distanziate 1-1,5 m tra loro sulla fila e 2-2,3 m tra le file, alla profondit di circa 3-4 cm. La semina per la produzione normale avviene in aprile, in buche distanti fra loro un metro e mezzo in ogni senso e profonde una cinquantina di centimetri. Poich il raccolto inizia in luglio si pu sfruttare lo spazio fra una pianta e l'altra con un ortaggio in consociazione di assai rapido sviluppo, che possa concludere il suo ciclo prima che i cocomeri siano sviluppati al massimo. Alla semina si fanno cadere cinque o sei semi in ogni buchetta, per lasciare poi solo le due piante che si presentano pi robuste. Si pu seminare il cocomero anche in epoche diverse, in vasetti pieni di terriccio in colture protette per trapiantare poi a dimora, in file all'aperto o in tunnel per una coltura forzata. Concimazione e cure colturali

si interrano 4 q/100mq di letame o composto maturi. Prima della preparazione del letto di semina, si effettua una concimazione fosfo-potassica. Le cure colturali prevedono il diradamento col quale si lasciano due piantine per ogni buchetta, la cimatura, ovvero la troncatura del tralcio primario dopo la quarta foglia, per stimolare la crescita di altri tralci che andranno ugualmente cimati, scerbature e zappature per arieggiare il terreno e tenerlo pulito dalle infestanti; un paio di interventi idrici a richiesta delle condizioni climatiche , da non effettuarsi, comunque, alla maturazione e raccolta frutti; si fanno scacchiature per eliminare germogli secondari inutili. I frutti vengono isolati dal terreno con fogli di plastica (o assicelle di legno se si tratta di poche piante) per ripararli da umidit e parassiti. Durante il ciclo vegetativo si mantiene il terreno con sarchiature e zappettature: le annaffiature si rallentano e, se possibile, si sospendono man mano si avvicina la completa maturazione. Il cocomero pu essere raccolto quando si stacca il viticcio del peduncolo o appare completamente disseccato. Aiutare lo sviluppo delle piante con la somministrazione di un concime complesso come l'8-24-24 in forma granulare. Avvicendamento

si consiglia di attendere qualche anno prima di ripetere la coltura sullo stesso terreno. L'anguria va considerata alla stregua di una coltura da rinnovo.

Consociazione

si sposa bene con molti ortaggi: cipolle, carote, lattughe, ravanelli, spinaci, pomodori, piselli ecc. Raccolta

procede a scalare durante l'estate. Solo l'esperienza ci permette di staccare il frutto a maturazione ideale. Indicativamente il viticcio del peduncolo deve presentarsi secco e sulla scorza del frutto si deve evidenziare la tipica pruina. Avversit

Tra le crittogame segnaliamo la peronospora che pur causando danni gravi ha manifestazioni sporadiche, l'oidio, la cladosporiosi, la tracheofusarosi e il marciume radicale, la peronospora. Tra i parassiti animali portano attacchi gli afidi, il grillotalpa, il maggiolino, le nottue, i nematodi, gli acari. Scheda

Origine: Africa tropicale Famiglia: Cucurbitacee Genere: Cucurbita Specie: citrullus Variet: frutto sferico, ovale, oblungo; verde scuro, verde chiaro, striato, polpa rossa, rosea, giallastra; ciclo precoce, semiprecoce, tardivo. Clima: clima: temperato-caldo, esposizione aperta e soleggiata; temperatura ottimale 21-29C. Terreno: profondo, organico, di elevata capacit idrica; pH tendenzialmente acido. Esigenze nutritive: abbondanti letamazioni anticipate, o terricciato, misto a pollina, in presemina, unitamente a concimi ternari a elevato titolo di potassio e fosforo; nitrato potassico in copertura. Esigenze idriche : normali in fase di germogliazione, elevate e costanti in fase di sviluppo. Ciclo produttivo: annuale; occupa il terreno per 90-150 giorni. Semina: - a dimora: aprile-maggio, 5-6 semi in buchette distanti tra loro m 1-1,5; profondit di semina cm 2; quantit di seme g 15-20/mq;

diradamento: piantine alte cm 3; 1-2 piante per buca; in semenzaio: protetto, gennaio febbraio; in vasetti di cm 10 di diametro (2-3 semi per vasetto); profondit di semina cm 1; trapianto: marzo-aprile, 20-30 giorni dopo la semina; piante alte cm 10, con 4-5 foglie; distanza: tra le file, cm 150, sulla fila cm 100 germogliazione: giorni 4-15; temperatura ottimale 25-28C, temperatura minima 20C. Irrigazioni: l'anguria riesce molto bene in esposizioni caldissime, purch le venga assicurato un abbondante rifornimento idrico; in periodi siccitosi si usa la sommersione notturna del campo. Rispetto alle elevatissime necessit di acqua, l'anguria dotata di un apparato radicale poco profondo; le variet d'importazione tuttavia hanno radici pi sviluppate in profondit e quindi sono meno esigenti. Lavori Colturali

Lavori colturali: sarchiatura, scacchiatura, cimatura, eventuale diradamento Raccolta: al disseccamento del viticcio prossimo al frutto, lieve depressione della buccia attorno al peduncolo, comparsa della patina cerosa (pruina) che riveste la scorza, scricchiolio della polpa sotto pressione, tipico suono sordo che si avverte alla percussione; luglio-settembre, 90-150 giorni dopo la semina; scalare, per 1 mese Produzione media: kg 5/mq Conservazione: 20-30 giorni a 3-4C Rotazione: coltura da rinnovo; non segue se stessa, altre cucurbitacce, patata, pomodoro, melanzana, peperone, aglio, cipolla Consociazione: non consigliabile Per l'elevata percentuale d'acqua, l'anguria un alimento scarsamente nutritivo, ma sufficientemente energetico per il buon contenuto in zuccheri assimilabili. Si ritiene in genere che sia un frutto piuttosto indigesto, ma ci pu attribuirsi appunto al notevole contenuto idrico, che diluisce fortemente i succhi gastrici, e all'abitudine a consumarla molto fredda, quando si accaldati, con effetto tipico delle bibite ghiacciate. L'anguria un alimento voluminoso, che soddisfa il senso di saziet abbastanza a lungo e per questa prerogativa viene consigliata nelle diete dimagranti, in sostituzione di qualche pasto. La sua polpa deliquescente, croccante, particolarmente dissetante, si presta alla preparazione di frullati privi di zucchero, molto utili anche per gli effetti diuretici, lassativi e disintossicanti.

Con l'anguria s pu fare una periodica cura, analoga alla ben nota "cura dell'uva" La polpa deve essere perfettamente matura, cio uniformemente rossa; le parti bianche, soprattutto in prossimit della buccia, vanno scartate

Ulteriori informazioni su: Anguria - Cucurbita - Orto

Foeniculum vulgare
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Finocchio) Disambiguazione "Finocchio" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Finocchio (disambigua).

Finocchio

Pianta di F. vulgare

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida

Ordine Apiales Famiglia Apiaceae Genere Foeniculum Specie F. vulgare Nomenclatura binomiale Foeniculum vulgare
Mill.

Sinonimi Foeniculum officinale

Il finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) una pianta erbacea mediterranea della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere). Conosciuto fin dall'antichit per le sue propriet aromatiche, la sua coltivazione orticola sembra che risalga al 1500.
Indice [nascondi] 1 Morfologia 2 Coltivazione 3 La raccolta del finocchio selvatico 4 Uso in fitoterapia 5 In cucina 6 Curiosit 7 Variet di Finocchio coltivato 8 Note 9 Bibliografia 10 Collegamenti esterni 11 Altri progetti

Morfologia [modifica]

Si distinguono le variet di finocchio selvatico dalle variet di produzione orticola (dolce). Il finocchio selvatico una pianta spontanea, perenne, dal fusto ramificato, alta fino a 2m. Possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. Seguono i frutti (acheni), prima verdi e poi grigiastri. Del finocchio selvatico si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamente chiamati "semi"). Il finocchio coltivato (o dolce) una pianta annuale o biennale con radice a fittone. Raggiunge i 6080 cm di altezza. Si consuma la grossa guaina a grumolo bianco che si sviluppa alla base.

Coltivazione [modifica]

Il finocchio ampiamente coltivato negli orti per la produzione del grumolo, una struttura compatta costituita dall'insieme delle guaine fogliari, che si presentano di colore biancastro, carnose, strettamente appressate le une alle altre attorno ad un brevissimo fusto conico, direttamente a livello del terreno. La raccolta dei grumoli avviene in tutte le stagioni, secondo le zone di produzione. Si adatta a qualsiasi terreno di medio impasto con presenza di sostanza organica. Le piante vengono disposte in file e distanziate di circa 25 cm l'una dall'altra. La raccolta del grumolo avviene dopo circa 90 giorni dalla semina. Richiede frequenti e abbondanti irrigazioni e preferisce un clima temperato di tipo mediterraneo.

La raccolta del finocchio selvatico

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La raccolta del fiore del finocchio selvatico avviene in Italia appena il fiore "aperto", normalmente a partire dalla met d'agosto fino a settembre inoltrato. Il fiore si pu usare fresco o si pu essiccare,

all'aperto, alla luce, ma lontano dai raggi diretti del sole, che farebbero evaporare gli olii essenziali. I diacheni si possono raccogliere all'inizio dell'autunno, quando avvenuta la trasformazione del fiore in frutto. Le "barbe" o foglie e i teneri germogli si possono cogliere dalla primavera all'autunno inoltrato.

Uso in fitoterapia [modifica]


Contiene: anetolo (da cui dipende il suo aroma), fencone, chetone anisico, dipinene, canfene, fellandrene, dipentene e acido metilcavicolo. emmenagogo, diuretico, carminativo, antiemetico, aromatico, antispasmodico, antiinfiammatorio, epatico. utilizzato per chi ha difficolt digestive, aerofagia, vomito e nell'allattamento per ridurre le coliche d'aria nei bambini. noto infatti che una tisana fatta con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali da aerofagia. Inoltre combatte i processi fermentativi dell'intestino crasso, e quindi diminuisce il gas intestinale. Quindi pu essere utile per ridurre la componente dolorosa della sindrome da colon irritabile.[1] I principi attivi in esso contenuti possono avere a dosi elevate (concentrati nell'olio essenziale estratto dai semi) effetti allucinogeni. [2]

In cucina [modifica]
In cucina si possono usare tutte le parti del finocchio. Il grumolo bianco (erroneamente ritenuto un bulbo) del finocchio coltivato si pu mangiare crudo nelle insalate oppure lessato e gratinato e si pu aggiungere agli stufati. Per quanto riguarda il finocchio selvatico, chiamato in cucina anche "finocchina" o "finocchietto", si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o "diacheni", impropriamente chiamati "semi", che sono pi o meno dolci, pepati o amari, a seconda della variet, sia le foglie (o "barba"), sia i rametti pi o meno grandi utilizzati nelle Marche per cucinare i bombetti (lumachine di mare); le foglie si usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, piatti di pesce, insalate e formaggi: nella "pasta con le sarde", nota ricetta siciliana, le foglie del finocchio selvatico sono uno degli ingredienti essenziali. I fiori si usano per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale (in particolare la "porchetta" dell'Alto Lazio). I cosiddetti "semi" si usano soprattutto per aromatizzare tarallini (Puglia), ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. in uso nelle regioni costiere del Tirreno, un "liquore di finocchietto", per il quale s'utilizzano i fiori freschi e/o i "semi" e le foglie.

Curiosit [modifica]
L'espressione "lasciarsi infinocchiare" deriva dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualit scadente. La comune distinzione tra finocchio femmina e finocchio maschio solo formale: il primo di forma allungata e il secondo tondeggiante. Il cosiddetto finocchio maschio, pi apprezzato sotto l'aspetto merceologico perch meno fibroso e pi carnoso, si ottiene grazie al concorso di fattori ambientali associati alla natura del terreno e alla sua sistemazione superficiale e ad un'adeguata tecnica colturale.

Variet di Finocchio coltivato

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Finocchio

Bianco Perfezione Bianco dolce di Firenze Finocchio di Parma Finocchio di fracchia Gigante di Napoli Grosso di Sicilia

Note [modifica]
1. ^ "In linea con la fitoterapia", di Roberta Pasero, pubbl. su Sapere&Salute Folia, anno 2, marzo
2003, num.4, pag.17

2. ^ Foeniculum vulgare - Mill.. Plants For A Future. URL consultato il 7 febbraio 2011.

Bibliografia [modifica]

Per il metodo di coltivazione: Il grande libro dei fiori e delle piante: Enciclopedia pratica di Selezione dal Readers Digest, Milano, 1980 Per gli usi in cucina: Grande enciclopedia illustrata della gastronomia di Selezione dal Readers Digest, Milano, 1990 Per la raccolta e gli usi in cucina del finocchio selvatico: Paolo Andreocci, Le Ricette di nonna Angelina, Davide Ghaleb Editore, 2006

Collegamenti esterni [modifica]


Per saperne di pi sulla coltivazione Finocchio dolce: ricette Finocchio selvatico: ricette Per le propriet medicamentose

Altri progetti [modifica]


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vdm

Aromi e spezie

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Apiaceae Piante medicinali e officinali Piante aromatiche Ortaggi da foglia

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Finocchio - Foeniculum vulgare dulce Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Foeniculum vulgare dulce Mill. Francese: Fenouil; Inglese: Fennel; Spagnolo: Hinojo; Tedesco: Fenchel.

Mill.

Ombrelliferae

Origine e diffusione

Il Finocchio una ombrellifera coltivata prevalentemente nell'Italia centro-meridionale, dove la coltivazione organizzata per avere prodotto tutto l'anno.

Grumol

Caratteri botanici

i di Finocchio - Foeniculum vulgare dulce Mill. (foto www.agraria.org)

Ha radice fittonante, fusto con nodi basali molto ravvicinati, foglie con guaine molto larghe, carnose sovrapposte in modo da formare il caratteristico grumolo; le foglie sono pinnato-composte. Se la pianta trascorre almeno un mese a temperature inferiori a 7C passa dalla fase vegetativa alla fase riproduttiva formando lo scapo fiorale ramificato che porta fiori gialli riuniti in infiorescenze a ombrella composta; l'impollinazione di norma incrociata, ad opera di insetti. Il frutto oblungo o ellissoide ed ha un aroma caratteristico che lo rende idoneo a essere usato, oltre che per la propagazione della pianta, anche come spezia.

Esigenze ambientali

Avendo bisogno di temperature non troppo basse durante il ciclo vegetativo, le condizioni migliori per la coltura del finocchio si hanno lungo i litorali, sia in collina che in piano. Anche in fatto di terreno il finocchio esigente: il terreno deve essere di medio impasto tendente al sciolto, fresco, ricco di sostanza organica e profondo. Nei terreni molto compatti il grumolo tende a svilupparsi fuori terra andando incontro a grave deprezzamento perch in queste condizioni inverdisce e sviluppa germogli tra le guaine.

Variet

I finocchi coltivati possono essere ascritti alle variet Finocchio nostrale e Finocchio grosso d'Italia. Il finocchio nostrale diffuso nell'Italia centro-settentrionale, ed noto con nomi vari: Dolce di Firenze, di Chioggia, di Lecce, di Bologna, Romano. Il finocchio grosso d'Italia estesamente coltivato al Sud Italia sotto le denominazioni di finocchio di Sicilia, di Palermo, di Messina, di Napoli, di Reggio Calabria.

Tecnica colturale

Nella coltura di pieno campo il finocchio si inserisce tra due colture in rotazione: generalmente segue il grano e precede una coltura da rinnovo a semina primaverile. L'impianto si fa per semina diretta nella grande coltura, per trapianto nella piccola coltura e per le produzioni precoci. La semina in pieno campo si fa a file distanti 40-50 cm; col successivo diradamento sulla fila si lascia una pianta ogni 20-25 cm. Questo tipo di semina viene in genere effettuato in giugno-luglio per ottenere una produzione autunnale; l'epoca di semina non deve essere troppo anticipata perch altrimenti la pianta monta a seme. Nella semina diretta in campo occorrono 10-12 kg di seme ad ettaro. Nei casi in cui l'impianto venga effettuato mediante trapianto, la semina si fa in semenzaio e le piantine vengono poste a dimora a 45 giorni dalla semina. Per avere il prodotto in inverno, nelle zone in cui questo possibile, la semina in semenzaio si esegue in agosto e il trapianto in ottobre. Per avere la produzione in estate, la semina in semenzaio si fa invece in gennaio-febbraio e il trapianto si esegue in marzo-aprile. La semina o il trapianto vanno effettuati su terreno ben preparato. La concimazione pre-semina o pre-impianto si fa utilizzando letame e concimi fosfatici e potassici. I concimi azotati sono somministrati, abbondanti, in copertura. Durante il ciclo, vengono effettuate sarchiature, adacquature e un'accurata rincalzatura, per favorire la formazione di grumoli bianchi e serrati. Nella grande coltura di effettuano anche trattamenti diserbanti.

Raccolta e produzione
La raccolta si effettua quando il grumolo ha raggiunto lo sviluppo completo, ma prima che inizi l'allungamento del germoglio. La raccolta pu essere: manuale (tagliando direttamente in campo le radici e parzialmente le foglie), agevolata (il taglio delle radici viene fatto da un vomere, per poi procedere manualmente alla sommaria pulizia dei grumoli), meccanica (con macchine che eseguono tutte le operazioni fino allo scarico dei grumoli nel rimorchio). La produzione oscilla intorno a 400 quintali ad ettaro. Il prodotto raccolto sottoposto ad un processo di lavorazione che consiste generalmente nelle seguenti fasi: rifinitura, pulitura esterna dei grumoli; taglio delle foglie (allaltezza commercialmente predeterminata); lavaggio in acqua; selezione; incassettamento manuale (in casse da 6 o 10 kg); - immersione rapida in una soluzione di acido citrico, per prevenire il processo di imbrunimento del taglio basale e delle guaine esterne.

Avversit e parassiti

Crittogame: Peronospora (Phytophtora Cercosporiosi Sclerotinia Oidio Batteriosi: (Erwinia Insetti: Afidi - Nottue (Agrotis spp.) (Mamestra brassicae).

syringae) (Plasmopara nivea); (Cercospora foeniculi); (Sclerotinia spp.); (Erysiphe umbelliferarum). carotovora subsp. carotovora). (Dysaphis spp.);

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Finocchio - Foeniculum vulgaris


In questa pagina parleremo di :

Generalit La coltivazione del finocchio

Generalit

Quello che generalmente viene chiamato finocchio il Foeniculum vulgare, coltivato per il fusto formato da squame carnose e per il seme che viene utilizzato come spezie per dar sapore ai piatti pi svariati. La pianta pu raggiungere i 70-80 centimetri d'altezza. Solitamente le piantine vengono disposte in file; si consiglia di lasciare una distanza di circa 20 cm tra una pianta e l'altra. La distanza tra le file deve essere invece di 50-60 cm al fine di poter rincalzare le piante in un secondo momento. Le piante di finocchio possono essere coltivate come annuali o come biennali, in relazione al tipo di coltivazione scelta. Solitamente le piante trapiantate in primavera producono semi prima dell'inverno. Le variet pi utilizzate sono : Bianco Perfezione - Si semina da met marzo fino alla fine di aprile; si tratta di una variet abbastanza precoce si raccoglie nei mesi di luglio agosto. Presenta un grumo di buone dimensioni, compatto, dolce e croccante. Non produce semi. Di Parma - Variet invernale medio tardiva; si semina da giugno a fine agosto e si raccoglie da settembre fino a novembre-dicembre. .Il grumolo grande e croccante . Le canne dei semi sono piene. La coltivazione del finocchio

Per la coltivazione di queste piante, l'ideale avere un terreno di medio impasto, con una buona presenza di sostanza organica; il clima ideale quello temperato anche se la pianta del finocchio si adatta a vivere anche in zone dal clima pi rigido. Prima della semina opportuno effettuare una vangatura profonda del terreno e somministrare del concime complesso (con microelementi) in ragione di 80 g a mq; la semina viene effettuata a spaglio

con successiva ripicchettatura delle piantine. Le annaffiature devono essere abbastanza frequenti; si consiglia, inoltre, di unire spesso all'acqua concimi a base di nitrato di calcio. Il terreno deve essere sempre tenuto pulito da infestanti e va rincalzato un mese prima della raccolta per mantenere il fusto bianco e croccante. Questa pianta viene seminata in gennaio febbraio nell'Italia meridionale per una successiva raccolta nei mesi di giugno/luglio. Nelle regioni pi fredde, perch la raccolta si possa avere nella tarda estate necessario posticipare la semina di uno o due mesi; la pianta pu essere anche acquistata gi ad un'altezza di 7-8 cm. La raccolta avviene quando i grumoli hanno raggiunto una dimensione proporzionata alla variet piantata; questi dovranno essere estirpati con il fittone e successivamente tagliati insieme al alle foglie ad un'altezza di 14-16cm. E' buona norma eliminare le squame pi esterne prima del consumo. I parassiti che colpiscono maggiormente le piante del finocchio sono le lumache, che mangiano le foglie, e i grillitalpa che mangiano al colletto le piante, soprattutto quando le piantine sono giovani

Ulteriori informazioni su: Finocchio - Foeniculum vulgaris - Orto

Lactuca sativa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Lattuga) Disambiguazione "Lattuga" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Lattuga (disambigua). Questa voce sull'argomento botanica solo un abbozzo.
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Lactuca sativa

Lactuca sativa cv. iceberg

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota

Regno Plantae Superdivisione Spermatophyta Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Asteridae Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Cichorioideae Trib Cichorieae Sottotrib Lactucinae Genere Lactuca Specie L. sativa Classificazione APG Regno Plantae (clade) Angiosperme (clade) Eudicotiledoni (clade) Tricolpate basali (clade) Asteridi (clade) Euasteridi II Ordine Asterales Famiglia Asteraceae Sottofamiglia Cichorioideae Trib Cichorieae Sottotrib Lactucinae Nomenclatura binomiale Lactuca sativa
Linnaeus

La lattuga (Lactuca sativa L.) una pianta angiosperma, dicotiledone appartenente alla famiglia delle Compositae. Nel linguaggio colloquiale italiano essa viene spesso, ed erroneamente, chiamata insalata.
Indice [nascondi] 1 Caratteristiche 2 Variet 3 Aspetti Medici 4 Altri progetti

Caratteristiche [modifica]
una specie biennale, il primo anno forma una rosetta, il secondo lo scapo fiorale. L'apparato radicale composto da corto fittone e da radici superficiali, sottili e carnose. Le foglie basali sono di varia forma, ovate o allungate, e colore verde o rossastro; formano un grumolo o "testa" pi o meno compatto. Lo scapo fiorale, emesso il secondo anno, alto 100150 cm, porta ramificazioni corimbiformi terminanti con un capolino. I fiori sono ermafroditi, ligulati e gialli, i semi sono costituiti da un achenio di colore bianco marrone e nero, separato dal pappo.

Variet [modifica]
Ne esistono un grande numero di variet:

Liscia: la lattuga pi caratteristica; Romana: ha forma allungata ed un sapore pi deciso; Gentile: ha le foglie ondulate, di colore verde intenso, oppure rossicce; Iceberg: forma molto compatta, foglie estremamente croccanti, dal colore chiaro, sapore molto delicato; Incappucciata: forma tonda e foglie di colore verde chiaro.

Aspetti Medici [modifica]


Per la presenza di una proteina allergizzante (Lac s 1) la lattuga pu, se pur raramente, essere causa di allergia alimentare. Le lattughe alimentari, in diversa misura in funzione della variet e della fase vitale della pianta, contengono in piccola quantit sostanze a moderata azione sedativa.

Altri progetti [modifica]

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Ortaggi da foglia Asteraceae

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Lattuga Lactuca sativa Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Lactuca sativa L. Francese: Laitue couper; Inglese: Lettuce; Spagnolo: Lechuga; Tedesco: Lattich.

L.
Compositae

Origine e diffusione
La Lattuga una Composita annuale che presenta un "cespo" costituito da foglie a spatola o tondeggianti inserite in un breve fusto e serrate in modo da costituire un "grumolo" o "cappuccio" pi o meno compatto.

In Italia viene molto coltivata nei vari periodi dell'anno e in differenti ambienti climatici; nei mesi invernali viene largamente esportata nei paesi del Nord Europa. Con l'indivia costituisce il gruppo di insalate, cio ortaggi da foglie per consumo crudo.

Lattug

Variet e tecnica colturale

a cappuccio (foto www.agraria.org)

I tipi di lattuga pi importanti dal punto di vista commerciale sono: la lattuga cappuccio (o a palla) e la lattuga romana. Esiste anche la lattuga da taglio. Lattuga cappuccio Ha foglie rotondeggianti che formano un grumolo serrato; con le numerose variet esistenti si presta a una larghissima gamma di possibilit di coltura: primaverile-estiva, estiva, autunnale e invernale. Al termina della fase vegetativa (la cui durata molto influenzata dalla lunghezza del giorno) i cespi salgono a fiore: cio si forma uno scapo fiorale alto 1,3 m circa, molto ramificato, portante numerose infiorescenze di 810 fiori riuniti a capolino; i frutti (erroneamente chiamati semi) sono acheni oblunghi, appiattiti, leggermente striati, di colore variabile dal grigio al bruno (peso 1.000 semi pari a 1,1-1,2 grammi). Le variet pi note sono: Batavia bionda, Trocadero, Regina di Maggio, Great Lakes. Le rese unitarie si aggirano sui 200-250 quintali ad ettaro. Lattuga romana La semina fatta generalmente in semenzaio in agosto-settembre per le lattughe invernali, in gennaio-febbraio per le primaverili e in aprile-maggio per le estive. La tecnica colturale simile a quella dell'indivia (vedere scheda). Le variet pi importanti di lattuga romana sono: Bionda da inverno, Bionda da estate, Verde degli ortolani. Le rese unitarie si aggirano sui 300-400 quintali ad ettaro.

Lattug

Avversit e parassiti

a romana (foto www.agraria.org)

Il colletto della pianta e l'apparato radicale sono soggetti agli attacchi di numerosi funghi tra i quali Pythium, Rhizoctonia, Thielaviopsis, Sclerotinia, ed alcuni batteri (Pseudomonas spp. e Pectobacterium carotovorum). Alcune malattie fogliari sono rappresentate da Alternaria porrii, Bremia lactucae (peronospora), Marssonina panattoniana (antracnosi), Botrytis cinerea (muffa grigia). Molto pericolose anche le virosi della lattuga, il mosaico della lattuga (LMV) e l'imbianchimento nervale. Tra i parassiti animali ci sono afidi, elateridi, nottue, grillotalpa, nematodi. da Coltivazioni erbacee - A. Grimaldi, F. Bonciarelli, F. Lorenzetti - Edagricole Versione di stampa

Mazzodifiori.it

Rose.it

Venditacamelie.it

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

GIARDINO PIANTE DA GIARDINO ALBERI PIANTE ANNUALI RAMPICANTI PIANTE ACQUATICHE AROMATICHE PERENNI GERANI BULBI ROSE CREA GIARDINO PEONIE ORTENSIE LAVORI DEL MESE GIARDINO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINO PIANTE APPARTAMENTO PIANTE DA INTERNO ORCHIDEE FIORI SECCHI MALATTIE PIANTE APPARTAMENTO LAVORI DEL MESE APPARTAMENTO DOMANDE E RISPOSTE PIANTE APPARTAMENTO ORTOFRUTTA ORTO FRUTTETO MALATTIE MELO E PERO MALATTIE DRUPACEE MALATTIE DELLA VITE LAVORI DEL MESE ORTOFRUTTA DOMANDE E RISPOSTE ORTO E FRUTTA PIANTE GRASSE PIANTE GRASSE PIANTE CARNIVORE LAVORI DEL MESE PIANTE GRASSE DOMANDE E RISPOSTE PIANTE GRASSE GIARDINAGGIO TECNICHE DI GIARDINAGGIO BOTANICA SPECIALI UNA GITA A PARASSITI E MALATTIE LAVORI DEL MESE GIARDINAGGIO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINAGGIO

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

ERBORISTERIA PIANTE MEDICINALI GLOSSARIO ERBORISTERIA PRINCIPI ATTIVI DOMANDE E RISPOSTE ERBORISTERIA FIORI LINGUAGGIO DEI FIORI VEGETAZIONE SPONTANEA FIORI DI CAMPO POESIE DOMANDE E RISPOSTE FIORI BONSAI SCHEDE BONSAI STILI BONSAI LAVORI DEL MESE BONSAI DOMANDE E RISPOSTE BONSAI ARREDO GIARDINO MOBILI DA GIARDINO VASI E FIORIERE PISCINE ACCESSORI DA ESTERNO BARBECUE FONTANE GAZEBO PERGOLE TETTOIE GIARDINO CASETTE GIARDINO GRIGLIATI E FRANGIVENTO RECINZIONI CANCELLI PROGETTAZIONE GIARDINO ILLUMINAZIONE GIARDINO GIOCHI GIARDINO GIARDINAGGIO IRRIGAZIONE DOMANDE E RISPOSTE ARREDAMENTO GIARDINO VIDEO VIDEO GIARDINO VIDEO TECNICHE GIARDINAGGIO VIDEO PIANTE APPARTAMENTO VIDEO ORTO-FRUTTETO VIDEO PIANTE GRASSE VIDEO BONSAI VIDEO POTATURE VIDEO SEMINE SERVIZI RIVISTA GIARDINAGGIO RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2000 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2001 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2002 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2003 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2004 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2005 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2006 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2007 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2008 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2009 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2010 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2011 TROVA PIANTE GLOSSARIO RASSEGNA STAMPA

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Lattuga - Lactuca
In questa pagina parleremo di :

Generalit Clima Terreno Avvicendamento Consociazione Riproduzione Tecniche colturali Raccolta Avversit Variet

Generalit

una pianta annuale con foglie pi o meno larghe, ovoidali o in forma allungata e a seconda della variet ha diverse tonalit di colore dal verde al giallognolo o rosso. Le lattughe si possono dividere in : Lattughe cappucce dette anche a palla in commercio durante tutto l'anno. Lattughe romane con foglie pi allargate non sovrapposte. Lattughe da taglio dette anche "Lattughino" con foglie sempre divaricate. La pianta ricca di foglie tenere, che possono essere tagliate due o tre volte durante il ciclo vegetativo perch si riformano rapidamente. Clima

predilige i climi temperati e non sopporta i freddi intensi e i caldi secchi. Terreno

Terreno: deve essere sciolto e ben lavorato, poich la lattuga ha un modesto apparato radicale che si espande soprattutto nello strato superficiale del terreno. Avvicendamento

la coltivazione sullo stesso terreno pu essere ripetuta solo dopo tre anni. Essendo coltura da rinnovo idonea ad aprire una rotazione agraria. Non deve succedere al pisello, alla fava, al fagiolo, al cavolo e all'indivia. Consociazione

positiva quella con carote, sedano, carciofi, cipolle, pomodori e ravanelli. Riproduzione

avviene per seme, da gennaio a settembre. Dal semenzaio le piantine vengono trapiantate dopo trenta - quaranta giorni alla distanza di venticinque centimetri sulla fila e di quaranta tra le file. La profondit di semina si aggira intorno a mezzo centimetro. Per un metro quadro di semenzaio sono necessari circa uno o due grammi di seme. Tecniche colturali

la concimazione prevede due - tre kg per metro quadro di letame interrato per tempo ad una profondit di trenta - trentacinque centimetri. Dopo il trapianto e durante la crescita le piante devono essere innaffiate. Scerbature e zappettature serviranno ad arieggiare il terreno e allontanare le erbe infestanti. Per le lattughe romane previsto l'imbianchimento mediante legatura superiore delle foglie. Raccolta

La raccolta a scalare man mano che le piante raggiungono la grandezza desiderata. Le piante vengono raccolte tagliando il fittone in vicinanza del colletto. Avversit

Gli afidi attaccano le foglie rendendole appiccicose. La difesa consiste in un uso moderato di fertilizzanti azotati poich ne facilita la propagazione. Per la lotta diretta si devono distruggere le piante infestate oppure le si pu trattare con cenere di legna, litotannio o polvere di roccia; si pu ricorrere anche all'impiego di piretro o rotenone. Altri parassiti animali sono la mosca degli orti, le larve di maggiolino, il grillotalpa, le lumache ecc. Una virosi comune il mosaico della lattuga che si manifesta con pustole gialle sulle foglie ed necessario bruciare le piante colpite.

Tra le crittogame ricordiamo la peronospora, il mal bianco, la muffa grigia della lattuga, la ruggine delle foglie ecc. Variet

Tra le lattughe cappuccio ricordiamo: l'Appia, la Battavia bionda a bordo rosso, la Meraviglia delle quattro stagioni, la Regina dei ghiacci e la Trocadero. Tra le lattughe romane citiamo: la Bionda degli ortolani, la Verde d'inverno, la Mortarella verde d'inverno
Ulteriori informazioni su: Lattuga - Lactuca - Orto

Solanum melongena
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Melanzana) Disambiguazione "Melanzane" rimanda qui. Se stai cercando il film d'animazione, vedi Melanzane - Estate andalusa.

Melanzana

Melanzana (frutto)

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Solanales Famiglia Solanaceae Genere Solanum Specie S. melongena

Nomenclatura binomiale Solanum melongena


L.

La melanzana (''Solanum melongena'' L.) una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae, coltivata per il frutto commestibile.
Indice [nascondi] 1 Descrizione 2 Storia 3 Etimologia 4 Propriet 5 Esigenze colturali 6 Dati economici 7 Variet 8 Avversit 9 Note 10 Altri progetti

Descrizione [modifica]

Fiore di melanzana La melanzana (Solanum melongena L.) una pianta erbacea, eretta, alta da 30 cm a poco pi di un metro. I fiori grandi, solitari, sono violacei o anche bianchi. I frutti sono bacche grandi, allungate o rotonde, normalmente nere, commestibili previa cottura. La melanzana rossa una pianta d'aspetto simile alla melanzana per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro, tanto da essere scambiata per quest'ultimo. Coltivata essenzialmente in Africa e in Asia.

Storia [modifica]
La melanzana originaria dell'India. Sebbene esistano innumerevoli documenti che dimostrano la coltivazione della melanzana nell'area del sudest asiatico sin dalla preistoria, sembra che in Europa fosse sconosciuta fino al sedicesimo secolo. La diffusione in Europa di nomi derivati dall'arabo e la mancanza di nomi antichi latini e greci indicano che fu portata nell'area mediterranea dagli arabi agli inizi del Medioevo.[1]

Etimologia [modifica]
La melanzana, originaria dell'India, viene introdotta dagli Arabi all'inizio del IV secolo e quindi non ha un nome latino o greco. Gli Arabi chiamano la melanzana badingian e in Italia venne inizialmente chiamata petonciana o petonciano o anche petronciano. Per evitare fraintendimenti sulle sue propriet[2], la prima parte del nome venne opportunamente mutato in mela (ovvero frutto per antonomasia) dando cos origine al termine melangiana e poi melanzana. Il nome melanzana, in particolare, veniva popolarmente interpretato anche come mela non sana, proprio perch non commestibile da crudo. Dalla forma araba con l'articolo (al-badingian) derivano invece la forma catalana (alberginia) e francese (aubergine).

Propriet [modifica]

Melanzane La melanzana cruda ha un gusto sgradevole ed anche tossica perch contiene solanina. Pertanto la melanzana viene consumata solamente cotta. D'altra parte, la melanzana ha la propriet di assorbire molto bene i grassi alimentari, tra cui l'olio, consentendo la preparazione di piatti molto ricchi e saporiti.

Esigenze colturali [modifica]


La melanzana, originaria di climi subtropicali, richiede climi non eccessivamente freddi. La crescita comunque s'arresta quando la temperatura scende sotto i 12 C. La resa media di circa 25 t/ha.

Dati economici [modifica]

Pianta di melanzana I primi paesi produttori di melanzane a livello mondiale sono la Cina, l'India e la Turchia. In Europa, i principali produttori sono l'Italia, la Spagna e la Grecia. Produzione in tonnellate. Dati 2003-2004
Fonte: FAOSTAT (FAO)

Cina India Turchia Egitto Italia

16.029.929 56 % 7.830.000 970.000 710.000 376.553 27 % 3% 2% 1% 1% 1% 7%

16.529.300 56 % 8.200.000 970.000 710.000 400.000 385.000 301.030 1.966.653 28 % 3% 2% 1% 1% 1% 7%

Giappone 395.000 Indonesia 301.030 Altri paesi 1.984.858 Totale

28.597.370 100 % 29.461.983 100 %

Variet [modifica]

Alcune variet

La Violetta lunga palermitana, viola scuro a frutto allungato;

la Violetta lunga delle cascine con frutto violetto; La Violetta nana precoce a frutto piccolo. La Melanzana di Murcia con foglie e fusto spinosi, frutto violetto, rotondo; La Mostruosa di New York con frutto violetto enorme; La Tonda comune di Firenze, violetto pallido ibrido, con pochi semi, polpa tenera e compatta.

La Melanzana rossa DOP di Rotonda, con una forma simile ad un pomodoro, colore rossoarancione, polpa fruttata e un sapore leggermente piccante, appartiene ad altra specie.

Avversit [modifica]
Gli insetti maggiormente nocivi alla melanzana sono la mosca bianca (Trialeurodes vaporariorum), i lepidotteri Heliothis armigera e Spodoptera littoralis e l'afide Macrosiphum euphorbiae. Tra le malattie da funghi le pi importanti sono la muffa grigia, il mal bianco, la cancrena pedale, la fusariosi (causata da Fusarium oxysporum ) e la verticilliosi (causata da Verticillium albo-atrum e Verticillium dahliae).

Note [modifica]
1. ^ Storia delle melanzane 2. ^ Il petonciano o melanzana un ortaggio da non disprezzarsi per la ragione che non n ventoso,
n indigesto: Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e larte di mangiar bene, ricetta n. 399.

Altri progetti [modifica]


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Ultima modifica per la pagina: 15:59, 10 dic 2011. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Versione mobile

Patata Solanum tuberosum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Solanaceae Specie: Solanum tuberosum L. Francese: pomme de terre; Inglese: potato; Spagnolo: patata; Tedesco: Kartoffel.

L.

Origine e diffusione

La Patata originaria delle regioni andine dell'America centro-meridionale. E' stata introdotta in Europa dopo la scoperta dell'America, prima come curiosit botanica e poi come pianta alimentare. La coltivazione in Italia iniziata ai primi dell'Ottocento, anche se la sua vera diffusione stata successiva (fine del secolo). La coltivazione della Patata diffusa in tutto il mondo con una maggiore concentrazione di superficie in Europa (in particolare Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Francia), dove si raggiungono in alcuni paesi rese unitarie che sono tra le pi elevate e dove rappresenta, per molte popolazioni, l'alimento base che sostituisce il pane. Interessa l'industria alimentare per la produzione di fecola, amido, destrina, glucosio oltre che la distillazione e trova impiego nella alimentazione zootecnica. Il mercato richiede anche prodotto adatto allo scatolamento e alla produzione di patate fritte (surgelate). Con la patata si realizzano in Italia tre tipi di coltura: quella precoce o primaticcia (concentrata in particolare al Sud), quella comune (in particolare al Nord) e quella bisestile o di secondo raccolto, che occupa una limitata superficie. L'Italia allo stesso tempo esportatrice (prodotto precoce) e importatrice (prodotto comune e tuberi da semina).

Patata

Fiori di

Caratteri botanici
La Patata una pianta a ciclo annuale provvista di radici fascicolate piuttosto superficiali, dotate di numerose diramazioni capillari. Dalla parte ipogea del fusto si dipartono gli stoloni i quali, ingrossando all'apice, danno luogo ad un tubero. La capacit di originare un diverso numero e lunghezza di stoloni varia in funzione della variet e delle condizioni di ambiente. In un tubero completamente maturo lepidermide sostituita dal periderma (o " buccia ") fatto di strati di cellule suberose, che protegge l'interno del tubero dalleccessiva perdita d'acqua e dalla penetrazione di funghi e batteri. All'interno, sia la corteccia sia il midollo sia il parenchima che costituisce la maggior parte del tubero, sono divenuti sede di accumulo di grandi quantit di amido. In mezzo a questa massa di tessuti, diversi ma non pi facilmente distinguibili, si notano fasci fibrovascolari diretti verso gli occhi. Sotto l'influenza della luce, i tessuti esterni del parenchima corticale producono clorofilla e inverdiscono. I tuberi possono differire per dimensione, forma, numero, colore, caratteristiche del tessuto tuberoso esterno, colore della polpa. Nel tubero si distingue un ombelico (punto di attacco dello stolone) e una testa, opposta all'ombelico, che raccoglie la maggior parte delle gemme. Se si sopprime qualche gemma, questa rimpiazzata da altra di sostituzione. Non tutte le gemme di un tubero, quando viene interrato intero, si sviluppano dando luogo ad un fusto. Le pi vigorose sono quelle sulla testa. La parte area della pianta in genere costituita da due o pi fusti, angolosi, fistolosi, ingrossati ai nodi, di varia lunghezza e colore, con portamento eretto o pi o meno decombente. Le foglie sono composte da 5, 7, 9 foglioline di varia dimensione e colore (verde da chiaro a intenso), pi o meno bollose e a lamina pi o meno aperta. Le parti verdi - compresi i tuberi quando permangono a lungo esposti alla luce contengono solanina, alcaloide velenoso. L'infiorescenza a corimbo. Il fiore ermafrodita, campanulato. Alcune variet di patata, indipendentemente dall'ambiente, non fioriscono; altre invece giungono ad emettere i bocci fiorali, che per cadono prima della fioritura; altre infine fioriscono regolarmente e portano a maturazione i frutti (bacche carnose pi o meno tondeggianti, verde-bruni, verde-violacei o giallastri, contenenti da 150 a 300 semi reniformi, appiattiti). Ciclo della patata Per le piante che hanno avuto origine per via agamica dura normalmente 100-150 giorni. Le piante che derivano da seme hanno un ciclo notevolmente pi lungo (180-200 giorni). Per questo nelle nostre condizioni di ambiente, si rende necessario un primo loro allevamento in serra. La riproduzione gamica comunque usata nella patata solo come mezzo di miglioramento varietale. Dopo un periodo di riposo (50-60 giorni dalla maturazione), in condizioni adatte (temperatura superiore a 68C), ha luogo la germinazione dei tuberi. Le fasi vegetative della pianta agli effetti della coltivazione sono: emergenza, accrescimento vegetativo, fioritura, accrescimento dei tuberi, maturazione dei tuberi. La formazione dei tuberi inizia poco prima della comparsa dei bocci fiorali e si manifesta con un ingrossamento degli stoloni o delle loro ramificazioni. La fase di maturazione caratterizzata dal graduale ingiallimento delle foglie e dei fusti, nonch dal cambiamento di colore delle bacche (se sono presenti) che dal verde tendono al giallastro, mentre la buccia dei tuberi tende a staccarsi sempre pi difficilmente dalla polpa. Successivamente le

foglie e i fusti seccano e le bacche cadono. La raccolta pu avvenire in epoca anticipata per i tuberi di pronto consumo e per quelli destinati alla propagazione. Per quelli di uso comune la escavazione si pu ritardare.

Esigenze ambientali

La patata una specie adatta alla zona climatica temperato-fredda: le aree pi vocate alla pataticoltura sono le grandi pianure dell'Europa centro-settentrionale; in Italia aree favorevoli sono quelle di montagna della regione alpina, prealpina e appenninica. In queste condizioni la patata ha ciclo primaverile-estivo. Solo nell'Italia meridionale la patata si pianta in autunno per raccoglierne la produzione, primaticcia, in primavera. Temperatura I tuberi congelano a -2C. Lo zero di vegetazione a 6-8C. Sono temibili quindi sono i ritorni di freddo primaverili (inferiori a 2C). Le alte temperature, prossime o superiori a 30C, riducono fortemente l'assimilazione. Acqua La pianta ha bisogno, in ogni fase biologica, di una sufficiente quantit di acqua.. Le esigenze idriche si attenuano in prossimit della maturazione. La patata teme molto gli eccessi di umidit e il conseguente ristagno idrico che favorisce lo sviluppo di malattie crittogamiche, causa il cattivo funzionamento delle radici e lirregolare sviluppo dei tuberi. Terreno Ideali sono i terreni silicei o siliceo-argillosi, leggermente acidi, leggeri, sciolti, permeabili, profondi. La patata si adatta anche ai terreni a grana piuttosto fina, purch ben strutturati e ben drenanti. In terreni argillosi la raccolta dei tuberi pi difficile e la loro qualit inferiore (forma poco regolare, buccia ruvida e scura). La patata rifugge dai terreni alcalini.

Variet

Praticamente tutte le variet di patata coltivate in Italia sono straniere, alcune delle quali in coltura da circa un secolo. Alcune cultivar di patata a maggior diffusione in Italia e relative caratteristiche: - Bintje: ciclo semiprecoce; pianta con steli poco numerosi; fiori scarsi, di colore bianco; tuberi ovoidali con occhi superficiali; buccia gialla, pasta gialla; buona per tutti i tipi di cottura, ma particolarmente per patate fritte. - Dsire: ciclo semitardivo; pianta con numerosi steli rosso-bruni, fiori abbondanti rossi o violetti, tuberi ovali, con buccia rossa e pasta gialla; pasta soda, resistente alla cottura; adatta soprattutto per patate fritte. - Jaerla: ciclo medio-precoce; pianta con steli poco numerosi, foglie di colore verde chiaro, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi ovali, molto grossi, a buccia gialla, pasta gialla, occhi superficiali. - Kennebec: ciclo medio-tardivo; pianta con pochi steli, fioritura scarsissima e fiori bianchi; tuberi tondeggianti, molto grossi, con occhi superficiali, buccia chiara, pasta bianchissima, di buon sapore, piuttosto farinosa. - Majestic: ciclo semi-tardivo; pianta a steli poco numerosi, fioritura abbondante, a fiori bianchi; tuberi allungati e grossi, a buccia gialla e pasta bianca; ha buone caratteristiche culinarie; variet di antica coltivazione in Italia. Monalisa: ciclo medio-precoce; pianta con pochi steli, di colore violetto pallido, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi di pezzatura grossa, forma leggermente allungata, a buccia gialla e pasta gialla; la pezzatura dei tuberi uniforme e con buone caratteristiche culinarie. - Primura: ciclo precoce; pianta con pochi steli; tuberi ovali, uniformi, a buccia gialla e pasta gialla. - Spunta: ciclo medio-precoce; pianta con numerosi steli; fioritura abbondante con fiori bianchi; tuberi lunghi, piuttosto appuntiti e spesso arcuati, a buccia gialla e pasta gialla.

Tuberi

Tecnica colturale

di Patata (foto www.agraria.org)

La patata precoce si semina da dicembre a febbraio e si raccoglie da aprile a giugno; quella comune si attua da marzo ad agosto in pianura e da maggio a settembre in montagna. La coltura di secondo raccolto si esegue dopo una coltura principale a raccolta primaverile od estiva a ha un ciclo che va da agosto o settembre a novembre o dicembre. Avvicendamento Per quanto riguarda l'avvicendamento la patata, nelle condizioni normali ed in quelle precoci, occupa di norma il primo posto (coltura da rinnovo). La cosiddetta patata bisestile o di secondo raccolto occupa invece il posto di coltura intercalare a ciclo estivo-autunnale. Nella pianura pu trovarsi in avvicendamento di tipo orticolo oppure in avvicendamento normale con il frumento e leguminose prative. In montagna pi di frequente si alterna alla segale. La patata non ammette di entrare in rotazioni corte: 4 o addirittura 5-6 anni devono passare prima che la patata torni sullo stesso terreno, n in questo tempo devono entrare nella rotazione altre colture di solanacee (pomodoro, peperone, melanzana, tabacco). Rotazioni corte favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni terricoli (rizottoniosi, elmintosporiosi, nematodi) e comportano inaccettabili riduzioni delle produzioni. Lavorazioni del terreno Il terreno destinato alla patata va lavorato in profondit in estate (40-50 cm), effettuando cos anche l'interramento della sostanza organica. All'aratura si fa seguire una adeguata erpicatura allo scopo di perfezionare il letto di semina. Con gli ultimi interventi preparatori, la superficie del terreno pu essere perfettamente livellata (per la successiva semina meccanizzata) o assolcata (per la semina a mano). Concimazione

Una coltura di patata in condizioni equilibrate di nutrizione per produrre una tonnellata di tuberi richiede 4 kg di azoto, 1,5 kg di anidride fosforica e 6 kg di potassa. La patata ha esigenze assai alte di fosforo, molto alte di potassio. Il potassio facilita la sintesi di glucidi nelle foglie e la traslocazione di questi nei tuberi. Una buona alimentazione in potassio migliora la qualit dei tuberi, ad esempio abbassando gli zuccheri riduttori. Il fosforo un fattore di precocit e favorisce lo sviluppo radicale. Le concimazione di fosforo e potassio che pi comunemente si fanno alla patata sono le seguenti: fosforo (P2O5) 70-100 kg ha come perfosfato 18-20 o perfosfato triplo; potassio (K2O) 200-300 kg ha meglio come solfato potassico. I concimi fosfo-potassici devono essere interrati se non con l'aratura, almeno con uno dei lavori complementari invernali. L'azoto l'elemento pi importante in quanto determina l'ampiezza dellapparato fogliare e la sua efficienza fotosintetica, fattori sui quali si basa l'accumulo di amido nei tuberi. Tuttavia lazoto in eccesso promuove un eccessivo sviluppo fogliare a scapito dei tuberi, ne ritarda la maturazione e ne diminuisce il contenuto di sostanza secca. La somministrazione dell'azoto deve avvenire frazionata, in parte prima dell'interramento del "seme" (50%), in parte con localizzazione alla semina, ed in copertura, poco dopo la completa emergenza delle piante La forma di azoto che meglio si adatta quella ammoniacale. La patata una coltura capace di trarre i massimi benefici dalla concimazione con letame, somministrato prima dell'inverno. Scelta dei "tuberi-seme" e semina (anche se sarebbe meglio parlare di piantamento) Tuberi grossi con molti occhi formano un cespo di numerosi steli tra i quali la competizione forte; il contrario nel caso di tuberi piccoli. Il grado di competizione a livello sotterraneo determina il numero e la dimensione dei tuberi: i folti cespi derivati da tuberi grossi formano molti tuberi ma di dimensioni ridotte, e viceversa. Ci importante per ottenere produzioni di tuberi del calibro pi richiesto (piccolo per tuberi da semina, medio per il consumo diretto, grosso per certe trasformazioni). La densit di piantagione quindi deve essere definita non tanto come numero di tuberi-seme messi a dimora per metro quadrato, ma come numero complessivo di fusti che se ne origineranno. Il numero ottimale di circa 15-20 steli per metro quadrato. Per questo, e anche per motivi economici, per il piantamento si impiegano tuberi-seme di modesta pezzatura (in genere 50-80 g). Una pratica per risparmiare sulla quantit di seme il frazionamento dei tuberi. I tuberi possono essere fatti germogliare prima della semina, disponendo i tuberi-seme in cassette accatastabili in non pi di due strati, in ambiente ben illuminato da luce diffusa, non troppo secco, a temperatura tra 12 e 16 C. Normalmente, dopo quattro-sei settimane dagli occhi dei tuberi sono nati germogli corti (15-20 mm al massimo), tozzi, robusti, pigmentati: i tuberi-seme sono pronti per il piantamento che va fatto con molta cura per evitare la rottura degli germogli. La pre-germogliazione permette di anticipare l'inizio della vegetazione e rende possibile un ultimo controllo della semente dal punto di vista del vigore vegetativo. Il quantitativo di tuberi normalmente impiegato per la semina di 20-30 quintali ad ettaro. I tuberi si distanziano sulla fila di 25-30 cm nella coltura precoce e di 30-35 cm negli altri tipi di coltura. La distanza tra le file di 60-80 cm. La profondit di semina di 5-8 cm in relazione alla natura del terreno. La semina pu essere effettuata a mano oppure con piantatrici, con le quali l'operazione viene a essere parzialmente o completamente meccanizzata. Cure colturali Nei terreni soggetti a incrostamento, in relazione all'andamento climatico, utile una sarchiatura non appena le file siano ben visibili sul terreno. L'operazione efficace anche come completamento alla lotta chimica contro le infestanti. Rincalzatura - La rincalzatura consiste nell'addossare terra dellinterfila alla fila di piante di patata in modo da favorire l'emissione di rizomi e di radici dalla parte interrata degli steli. Si fa in uno o due passaggi nelle 2-3 settimane successive alla semina con i germogli allo stadio di 2-3 foglie formando una "porca" di 20 cm di altezza sul piano di campagna: questo assicura condizioni ottimali di sviluppo alle radici, ai rizomi e ai tuberifigli. La rincalzatura favorisce il radicamento, la tuberizzazione e la nutrizione, evita linverdimento dei tuberi e protegge questi, sia pur parzialmente, dall'infezione delle spore di peronospora cadute sul terreno. Irrigazione - La patata ha esigenze idriche abbastanza elevate durante un periodo dell'anno in cui le precipitazioni sono ridotte. Il suo apparato radicale poco profondo, a debole capacit di penetrazione e di suzione, la rendono sensibile allo stress idrico. In Italia l'irrigazione indispensabile negli ambienti centromeridionali, mentre utile (anche se non indispensabile) nelle regioni settentrionali o nelle regioni di altitudine dove il deficit idrico meno marcato. Il periodo critico per l'acqua va da 20 giorni prima a 20 giorni dopo l'inizio dell'antesi, allorch la patata sviluppa la fase pi delicata del suo ciclo che quella dell'ingrossamento dei tuberi. In questo periodo non dovrebbero mancare mai condizioni di buona umidit nel terreno. I sistemi di irrigazione pi usati sono: infiltrazione da solchi ed aspersione. La produzione di "tuberi da seme" L'ambiente richiesto per la produzione di "tuberi-seme" deve essere caratterizzato da un clima fresco con temperature moderate per tutto il ciclo della pianta senza alternanza di periodi di pioggia e di siccit. Tale ambiente in Italia si trova in particolar modo in montagna, dove per il decentramento territoriale e le ridotte unit colturali aumentano notevolmente i costi di produzione e le difficolt di conservazione dei tuberi. Tale situazione rende difficile in Italia l'estendersi della produzione di "tuberi-seme", rendendoci in gran parte debitori dall'estero del fabbisogno di "seme".

di Patata germogliati (foto www.agraria.org)

Tuberi

Raccolta, produzione e conservazione


La raccolta delle patate novelle anticipata, per motivi di mercato, ad uno stadio in cui il periderma non ancora suberificato e si distacca facilmente esercitando con le dita una pressione tangenziale sul tubero. Per le patate destinate al consumo fresco o all'industria la maturazione dei tuberi deve essere completa. Indicazioni semplici per valutare la raggiunta maturazione sono l'avanzato ingiallimento del fogliame e la consistenza del periderma, che non deve distaccarsi, ma essere ben suberificato e resistente agli urti. Nella grande coltura la raccolta meccanizzata, utilizzando semplici macchine escavatrici, le quali lasciano in file sul campo i tuberi, che vengono successivamente prelevati, oppure macchine escavatrici raccoglitrici.. La raccolta dovrebbe avvenire con terreno non umido, non soltanto perch l'operazione pi agevole, ma anche per raccogliere i tuberi asciutti e puliti. Le rese unitarie possono variare notevolmente in relazione all'ambiente e alle condizioni di coltura. Nelle situazioni migliori, possono salire a 400q/ha e oltre; ma anche una resa di 250 q/ha pu considerarsi soddisfacente. Conservazione - Le patate raccolte vengono immesse immediatamente sul mercato per consumo fresco solo nel caso delle produzione fuori stagione (primaticce, bisestili) o precoce. Il grosso della produzione di stagione viene immesso sul mercato, sia del consumo fresco sia dell'industria, gradatamente per un periodo di tempo che pu estendersi fino a 8-10 mesi: quindi molto importante conservare le patate in modo appropriato per: limitare le perdite di peso; impedire sia la germogliazione che lo sviluppo di malattie; - preservare la qualit dei tuberi: culinaria per le patate da consumo, tecnologica per quelle destinate alla trasformazione industriale. La buona conservazione dipende dalle condizioni del locale di immagazzinamento. La temperatura di conservazione ottimale di 5-6C. Temperature inferiori hanno l'effetto di produrre un'accumulazione eccessiva di zuccheri solubili (fruttosio, glucosio), responsabili delladdolcimento dei tuberi. Le patate destinate al consumo possono subire un trattamento con prodotti antigermogliazione (a base di CICP) quando la conservazione si debba prolungare oltre 2-3 mesi con temperature di 6C o pi. I magazzini di conservazione devono essere ben ventilati in modo da permettere l'essiccazione dei tuberi appena introdotti, favorire la cicatrizzazione delle ferite ricevute alla raccolta, impedire la condensazione d'acqua sulla loro superficie. L'eccessiva intensit luminosa pu inverdire gli stati corticali. Tale inverdimento un inconveniente grave per i tuberi da mensa (sapore amaro, presenza di solanina), ma pu risultare utile per tuberi da semina.

Avversit e parassiti

Avversit climatiche Le gelate tardive possono compromettere l'esito della coltura quando si verificano dopo l'emergenza delle

piante: altrettanto dannosa la siccit, specialmente se si manifesta nelle fasi iniziali di sviluppo della pianta o durante l'ingrossamento dei tuberi. La grandine pu determinare gravi mutilazioni all'apparato vegetativo; i riflessi sulla produzione per sono pi spesso di entit minore di quanto possa apparire dall'aspetto della parte aerea. Le condizioni climatiche non propizie possono avere sulla produzione un effetto negativo indiretto, in quanto favoriscono l'attacco di parassiti o di malattie di diversa natura. Nematodi Il pi temibile il nematode dorato (Heterodera rostochiensis) che pu attaccare la pianta in tutte le fasi del ciclo, distruggendone il prodotto. La lotta si basa sia su principi agronomici, adottando avvicendamenti nei quali la patata ritorna sullo stesso appezzamento a intervalli lunghi, sia su principi genetici, utilizzando variet resistenti. Altri nematodi parassiti della pianta, ma di secondaria importanza appartengono al gen. Meloidogyne (nematodi galligeni delle radici). Malattie crittogamiche - Peronospora della patata (Phitophthora infestans): si manifesta tanto sulle foglie, quanto sui tuberi; alcune variet sono pi resistenti; facilmente controllabile con adeguati trattamenti (es. prodotti rameici). - Cancrena secca (Fusarium spp.): colpisce il tubero specialmente nel periodo di conservazione. Scabbia polverulenta (Spongospora subterranea), scabbia comune (Actinomuces scabies) e scabbia argentea (Helminthosporium atrovirens): colpiscono il tubero nella zona epidermica, determinando la comparsa di pustole. - Rogna nera o cancro (Synchytrium endoticum): determina necrosi soprattutto nei tessuti interni del tubero. Batteriosi della patata (Pectobacterium carotovorum var. atrosepticum). Alternariosi (Alternaria solani). - Trachemicosi (Fusarium spp. e Verticillium spp.) colpisce i tessuti interni dei fusti giovanili. Malattie da virus La patata una delle piante agrarie pi colpite da virosi. Pi virosi possono essere contemporaneamente presenti su una medesima pianta. Accartocciamento; Virus y; Virus x; Virus A; Virus M; Virus S; Mosaico aucuba. Insetti Grillo talpa (Gryllotalpa gryllotalpa), alcune specie di afidi (es. Mtzodes persicae), maggiolino (Melolontha melolontha), gremignolo (Agriotes lineatus), dorifora (Leptinotarsa decemlineata). Contro questi insetti sono possibili adeguati e specifici sistemi di lotta. Sintesi da "Coltivazioni erbacee" - Remigio Baldoni, Luigi Giardini - Ptron Editore Versione di stampa

Patata Solanum tuberosum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Solanaceae Specie: Solanum tuberosum L. Francese: pomme de terre; Inglese: potato; Spagnolo: patata; Tedesco: Kartoffel.

L.

Origine e diffusione

La Patata originaria delle regioni andine dell'America centro-meridionale. E' stata introdotta in Europa dopo la scoperta dell'America, prima come curiosit botanica e poi come pianta alimentare. La coltivazione in Italia iniziata ai primi dell'Ottocento, anche se la sua vera diffusione stata successiva (fine del secolo). La coltivazione della Patata diffusa in tutto il mondo con una maggiore concentrazione di superficie in Europa

(in particolare Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Francia), dove si raggiungono in alcuni paesi rese unitarie che sono tra le pi elevate e dove rappresenta, per molte popolazioni, l'alimento base che sostituisce il pane. Interessa l'industria alimentare per la produzione di fecola, amido, destrina, glucosio oltre che la distillazione e trova impiego nella alimentazione zootecnica. Il mercato richiede anche prodotto adatto allo scatolamento e alla produzione di patate fritte (surgelate). Con la patata si realizzano in Italia tre tipi di coltura: quella precoce o primaticcia (concentrata in particolare al Sud), quella comune (in particolare al Nord) e quella bisestile o di secondo raccolto, che occupa una limitata superficie. L'Italia allo stesso tempo esportatrice (prodotto precoce) e importatrice (prodotto comune e tuberi da semina).

Fiori di

Caratteri botanici

Patata

La Patata una pianta a ciclo annuale provvista di radici fascicolate piuttosto superficiali, dotate di numerose diramazioni capillari. Dalla parte ipogea del fusto si dipartono gli stoloni i quali, ingrossando all'apice, danno luogo ad un tubero. La capacit di originare un diverso numero e lunghezza di stoloni varia in funzione della variet e delle condizioni di ambiente. In un tubero completamente maturo lepidermide sostituita dal periderma (o " buccia ") fatto di strati di cellule suberose, che protegge l'interno del tubero dalleccessiva perdita d'acqua e dalla penetrazione di funghi e batteri. All'interno, sia la corteccia sia il midollo sia il parenchima che costituisce la maggior parte del tubero, sono divenuti sede di accumulo di grandi quantit di amido. In mezzo a questa massa di tessuti, diversi ma non pi facilmente distinguibili, si notano fasci fibrovascolari diretti verso gli occhi. Sotto l'influenza della luce, i tessuti esterni del parenchima corticale producono clorofilla e inverdiscono. I tuberi possono differire per dimensione, forma, numero, colore, caratteristiche del tessuto tuberoso esterno, colore della polpa. Nel tubero si distingue un ombelico (punto di attacco dello stolone) e una testa, opposta all'ombelico, che raccoglie la maggior parte delle gemme. Se si sopprime qualche gemma, questa rimpiazzata da altra di sostituzione. Non tutte le gemme di un tubero, quando viene interrato intero, si sviluppano dando luogo ad un fusto. Le pi vigorose sono quelle sulla testa. La parte area della pianta in genere costituita da due o pi fusti, angolosi, fistolosi, ingrossati ai nodi, di varia lunghezza e colore, con portamento eretto o pi o meno decombente. Le foglie sono composte da 5, 7, 9 foglioline di varia dimensione e colore (verde da chiaro a intenso), pi o meno bollose e a lamina pi o meno aperta. Le parti verdi - compresi i tuberi quando permangono a lungo esposti alla luce contengono solanina, alcaloide velenoso. L'infiorescenza a corimbo. Il fiore ermafrodita, campanulato. Alcune variet di patata, indipendentemente dall'ambiente, non fioriscono; altre invece giungono ad emettere i bocci fiorali, che per cadono prima della fioritura; altre infine fioriscono regolarmente e portano a maturazione i frutti (bacche carnose pi o meno tondeggianti, verde-bruni, verde-violacei o giallastri, contenenti da 150 a 300 semi reniformi, appiattiti). Ciclo della patata Per le piante che hanno avuto origine per via agamica dura normalmente 100-150 giorni. Le piante che derivano da seme hanno un ciclo notevolmente pi lungo (180-200 giorni). Per questo nelle

nostre condizioni di ambiente, si rende necessario un primo loro allevamento in serra. La riproduzione gamica comunque usata nella patata solo come mezzo di miglioramento varietale. Dopo un periodo di riposo (50-60 giorni dalla maturazione), in condizioni adatte (temperatura superiore a 68C), ha luogo la germinazione dei tuberi. Le fasi vegetative della pianta agli effetti della coltivazione sono: emergenza, accrescimento vegetativo, fioritura, accrescimento dei tuberi, maturazione dei tuberi. La formazione dei tuberi inizia poco prima della comparsa dei bocci fiorali e si manifesta con un ingrossamento degli stoloni o delle loro ramificazioni. La fase di maturazione caratterizzata dal graduale ingiallimento delle foglie e dei fusti, nonch dal cambiamento di colore delle bacche (se sono presenti) che dal verde tendono al giallastro, mentre la buccia dei tuberi tende a staccarsi sempre pi difficilmente dalla polpa. Successivamente le foglie e i fusti seccano e le bacche cadono. La raccolta pu avvenire in epoca anticipata per i tuberi di pronto consumo e per quelli destinati alla propagazione. Per quelli di uso comune la escavazione si pu ritardare.

Esigenze ambientali
La patata una specie adatta alla zona climatica temperato-fredda: le aree pi vocate alla pataticoltura sono le grandi pianure dell'Europa centro-settentrionale; in Italia aree favorevoli sono quelle di montagna della regione alpina, prealpina e appenninica. In queste condizioni la patata ha ciclo primaverile-estivo. Solo nell'Italia meridionale la patata si pianta in autunno per raccoglierne la produzione, primaticcia, in primavera. Temperatura I tuberi congelano a -2C. Lo zero di vegetazione a 6-8C. Sono temibili quindi sono i ritorni di freddo primaverili (inferiori a 2C). Le alte temperature, prossime o superiori a 30C, riducono fortemente l'assimilazione. Acqua La pianta ha bisogno, in ogni fase biologica, di una sufficiente quantit di acqua.. Le esigenze idriche si attenuano in prossimit della maturazione. La patata teme molto gli eccessi di umidit e il conseguente ristagno idrico che favorisce lo sviluppo di malattie crittogamiche, causa il cattivo funzionamento delle radici e lirregolare sviluppo dei tuberi. Terreno Ideali sono i terreni silicei o siliceo-argillosi, leggermente acidi, leggeri, sciolti, permeabili, profondi. La patata si adatta anche ai terreni a grana piuttosto fina, purch ben strutturati e ben drenanti. In terreni argillosi la raccolta dei tuberi pi difficile e la loro qualit inferiore (forma poco regolare, buccia ruvida e scura). La patata rifugge dai terreni alcalini.

Variet
Praticamente tutte le variet di patata coltivate in Italia sono straniere, alcune delle quali in coltura da circa un secolo. Alcune cultivar di patata a maggior diffusione in Italia e relative caratteristiche: - Bintje: ciclo semiprecoce; pianta con steli poco numerosi; fiori scarsi, di colore bianco; tuberi ovoidali con occhi superficiali; buccia gialla, pasta gialla; buona per tutti i tipi di cottura, ma particolarmente per patate fritte. - Dsire: ciclo semitardivo; pianta con numerosi steli rosso-bruni, fiori abbondanti rossi o violetti, tuberi ovali, con buccia rossa e pasta gialla; pasta soda, resistente alla cottura; adatta soprattutto per patate fritte. - Jaerla: ciclo medio-precoce; pianta con steli poco numerosi, foglie di colore verde chiaro, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi ovali, molto grossi, a buccia gialla, pasta gialla, occhi superficiali. - Kennebec: ciclo medio-tardivo; pianta con pochi steli, fioritura scarsissima e fiori bianchi; tuberi tondeggianti, molto grossi, con occhi superficiali, buccia chiara, pasta bianchissima, di buon sapore, piuttosto farinosa. - Majestic: ciclo semi-tardivo; pianta a steli poco numerosi, fioritura abbondante, a fiori bianchi; tuberi allungati e grossi, a buccia gialla e pasta bianca; ha buone caratteristiche culinarie; variet di antica coltivazione in Italia. Monalisa: ciclo medio-precoce; pianta con pochi steli, di colore violetto pallido, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi di pezzatura grossa, forma leggermente allungata, a buccia gialla e pasta gialla; la pezzatura dei tuberi uniforme e con buone caratteristiche culinarie. - Primura: ciclo precoce; pianta con pochi steli; tuberi ovali, uniformi, a buccia gialla e pasta gialla. - Spunta: ciclo medio-precoce; pianta con numerosi steli; fioritura abbondante con fiori bianchi; tuberi lunghi, piuttosto appuntiti e spesso arcuati, a buccia gialla e pasta gialla.

Tuberi

Tecnica colturale

di Patata (foto www.agraria.org)

La patata precoce si semina da dicembre a febbraio e si raccoglie da aprile a giugno; quella comune si attua da marzo ad agosto in pianura e da maggio a settembre in montagna. La coltura di secondo raccolto si esegue dopo una coltura principale a raccolta primaverile od estiva a ha un ciclo che va da agosto o settembre a novembre o dicembre. Avvicendamento Per quanto riguarda l'avvicendamento la patata, nelle condizioni normali ed in quelle precoci, occupa di norma il primo posto (coltura da rinnovo). La cosiddetta patata bisestile o di secondo raccolto occupa invece il posto di coltura intercalare a ciclo estivo-autunnale. Nella pianura pu trovarsi in avvicendamento di tipo orticolo oppure in avvicendamento normale con il frumento e leguminose prative. In montagna pi di frequente si alterna alla segale. La patata non ammette di entrare in rotazioni corte: 4 o addirittura 5-6 anni devono passare prima che la patata torni sullo stesso terreno, n in questo tempo devono entrare nella rotazione altre colture di solanacee (pomodoro, peperone, melanzana, tabacco). Rotazioni corte favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni terricoli (rizottoniosi, elmintosporiosi, nematodi) e comportano inaccettabili riduzioni delle produzioni. Lavorazioni del terreno Il terreno destinato alla patata va lavorato in profondit in estate (40-50 cm), effettuando cos anche l'interramento della sostanza organica. All'aratura si fa seguire una adeguata erpicatura allo scopo di perfezionare il letto di semina. Con gli ultimi interventi preparatori, la superficie del terreno pu essere perfettamente livellata (per la successiva semina meccanizzata) o assolcata (per la semina a mano). Concimazione

Una coltura di patata in condizioni equilibrate di nutrizione per produrre una tonnellata di tuberi richiede 4 kg di azoto, 1,5 kg di anidride fosforica e 6 kg di potassa. La patata ha esigenze assai alte di fosforo, molto alte di potassio. Il potassio facilita la sintesi di glucidi nelle foglie e la traslocazione di questi nei tuberi. Una buona alimentazione in potassio migliora la qualit dei tuberi, ad esempio abbassando gli zuccheri riduttori. Il fosforo un fattore di precocit e favorisce lo sviluppo radicale. Le concimazione di fosforo e potassio che pi comunemente si fanno alla patata sono le seguenti: fosforo (P2O5) 70-100 kg ha come perfosfato 18-20 o perfosfato triplo; potassio (K2O) 200-300 kg ha meglio come solfato potassico. I concimi fosfo-potassici devono essere interrati se non con l'aratura, almeno con uno dei lavori complementari invernali. L'azoto l'elemento pi importante in quanto determina l'ampiezza dellapparato fogliare e la sua efficienza fotosintetica, fattori sui quali si basa l'accumulo di amido nei tuberi. Tuttavia lazoto in eccesso promuove un eccessivo sviluppo fogliare a scapito dei tuberi, ne ritarda la maturazione e ne diminuisce il contenuto di sostanza secca. La somministrazione dell'azoto deve avvenire frazionata, in parte prima dell'interramento del "seme" (50%), in parte con localizzazione alla semina, ed in copertura, poco dopo la completa emergenza delle piante La forma di azoto che meglio si adatta quella ammoniacale. La patata una coltura capace di trarre i massimi benefici dalla concimazione con letame, somministrato prima dell'inverno. Scelta dei "tuberi-seme" e semina (anche se sarebbe meglio parlare di piantamento) Tuberi grossi con molti occhi formano un cespo di numerosi steli tra i quali la competizione forte; il contrario nel caso di tuberi piccoli. Il grado di competizione a livello sotterraneo determina il numero e la dimensione dei tuberi: i folti cespi derivati da tuberi grossi formano molti tuberi ma di dimensioni ridotte, e viceversa. Ci importante per ottenere produzioni di tuberi del calibro pi richiesto (piccolo per tuberi da semina, medio per il consumo diretto, grosso per certe trasformazioni). La densit di piantagione quindi deve essere definita non tanto come numero di tuberi-seme messi a dimora per metro quadrato, ma come numero complessivo di fusti che se ne origineranno. Il numero ottimale di circa 15-20 steli per metro quadrato. Per questo, e anche per motivi economici, per il piantamento si impiegano tuberi-seme di modesta pezzatura (in genere 50-80 g). Una pratica per risparmiare sulla quantit di seme il frazionamento dei tuberi. I tuberi possono essere fatti germogliare prima della semina, disponendo i tuberi-seme in cassette accatastabili in non pi di due strati, in ambiente ben illuminato da luce diffusa, non troppo secco, a temperatura tra 12 e 16 C. Normalmente, dopo quattro-sei settimane dagli occhi dei tuberi sono nati germogli corti (15-20 mm al massimo), tozzi, robusti, pigmentati: i tuberi-seme sono pronti per il piantamento che va fatto con molta cura per evitare la rottura degli germogli. La pre-germogliazione permette di anticipare l'inizio della vegetazione e rende possibile un ultimo controllo della semente dal punto di vista del vigore vegetativo. Il quantitativo di tuberi normalmente impiegato per la semina di 20-30 quintali ad ettaro. I tuberi si distanziano sulla fila di 25-30 cm nella coltura precoce e di 30-35 cm negli altri tipi di coltura. La distanza tra le file di 60-80 cm. La profondit di semina di 5-8 cm in relazione alla natura del terreno. La semina pu essere effettuata a mano oppure con piantatrici, con le quali l'operazione viene a essere parzialmente o completamente meccanizzata. Cure colturali Nei terreni soggetti a incrostamento, in relazione all'andamento climatico, utile una sarchiatura non appena le file siano ben visibili sul terreno. L'operazione efficace anche come completamento alla lotta chimica contro le infestanti. Rincalzatura - La rincalzatura consiste nell'addossare terra dellinterfila alla fila di piante di patata in modo da favorire l'emissione di rizomi e di radici dalla parte interrata degli steli. Si fa in uno o due passaggi nelle 2-3 settimane successive alla semina con i germogli allo stadio di 2-3 foglie formando una "porca" di 20 cm di altezza sul piano di campagna: questo assicura condizioni ottimali di sviluppo alle radici, ai rizomi e ai tuberifigli. La rincalzatura favorisce il radicamento, la tuberizzazione e la nutrizione, evita linverdimento dei tuberi e protegge questi, sia pur parzialmente, dall'infezione delle spore di peronospora cadute sul terreno. Irrigazione - La patata ha esigenze idriche abbastanza elevate durante un periodo dell'anno in cui le precipitazioni sono ridotte. Il suo apparato radicale poco profondo, a debole capacit di penetrazione e di suzione, la rendono sensibile allo stress idrico. In Italia l'irrigazione indispensabile negli ambienti centromeridionali, mentre utile (anche se non indispensabile) nelle regioni settentrionali o nelle regioni di altitudine dove il deficit idrico meno marcato. Il periodo critico per l'acqua va da 20 giorni prima a 20 giorni dopo l'inizio dell'antesi, allorch la patata sviluppa la fase pi delicata del suo ciclo che quella dell'ingrossamento dei tuberi. In questo periodo non dovrebbero mancare mai condizioni di buona umidit nel terreno. I sistemi di irrigazione pi usati sono: infiltrazione da solchi ed aspersione. La produzione di "tuberi da seme" L'ambiente richiesto per la produzione di "tuberi-seme" deve essere caratterizzato da un clima fresco con temperature moderate per tutto il ciclo della pianta senza alternanza di periodi di pioggia e di siccit. Tale ambiente in Italia si trova in particolar modo in montagna, dove per il decentramento territoriale e le ridotte unit colturali aumentano notevolmente i costi di produzione e le difficolt di conservazione dei tuberi. Tale situazione rende difficile in Italia l'estendersi della produzione di "tuberi-seme", rendendoci in gran parte debitori dall'estero del fabbisogno di "seme".

di Patata germogliati (foto www.agraria.org)

Tuberi

Raccolta, produzione e conservazione


La raccolta delle patate novelle anticipata, per motivi di mercato, ad uno stadio in cui il periderma non ancora suberificato e si distacca facilmente esercitando con le dita una pressione tangenziale sul tubero. Per le patate destinate al consumo fresco o all'industria la maturazione dei tuberi deve essere completa. Indicazioni semplici per valutare la raggiunta maturazione sono l'avanzato ingiallimento del fogliame e la consistenza del periderma, che non deve distaccarsi, ma essere ben suberificato e resistente agli urti. Nella grande coltura la raccolta meccanizzata, utilizzando semplici macchine escavatrici, le quali lasciano in file sul campo i tuberi, che vengono successivamente prelevati, oppure macchine escavatrici raccoglitrici.. La raccolta dovrebbe avvenire con terreno non umido, non soltanto perch l'operazione pi agevole, ma anche per raccogliere i tuberi asciutti e puliti. Le rese unitarie possono variare notevolmente in relazione all'ambiente e alle condizioni di coltura. Nelle situazioni migliori, possono salire a 400q/ha e oltre; ma anche una resa di 250 q/ha pu considerarsi soddisfacente. Conservazione - Le patate raccolte vengono immesse immediatamente sul mercato per consumo fresco solo nel caso delle produzione fuori stagione (primaticce, bisestili) o precoce. Il grosso della produzione di stagione viene immesso sul mercato, sia del consumo fresco sia dell'industria, gradatamente per un periodo di tempo che pu estendersi fino a 8-10 mesi: quindi molto importante conservare le patate in modo appropriato per: limitare le perdite di peso; impedire sia la germogliazione che lo sviluppo di malattie; - preservare la qualit dei tuberi: culinaria per le patate da consumo, tecnologica per quelle destinate alla trasformazione industriale. La buona conservazione dipende dalle condizioni del locale di immagazzinamento. La temperatura di conservazione ottimale di 5-6C. Temperature inferiori hanno l'effetto di produrre un'accumulazione eccessiva di zuccheri solubili (fruttosio, glucosio), responsabili delladdolcimento dei tuberi. Le patate destinate al consumo possono subire un trattamento con prodotti antigermogliazione (a base di CICP) quando la conservazione si debba prolungare oltre 2-3 mesi con temperature di 6C o pi. I magazzini di conservazione devono essere ben ventilati in modo da permettere l'essiccazione dei tuberi appena introdotti, favorire la cicatrizzazione delle ferite ricevute alla raccolta, impedire la condensazione d'acqua sulla loro superficie. L'eccessiva intensit luminosa pu inverdire gli stati corticali. Tale inverdimento un inconveniente grave per i tuberi da mensa (sapore amaro, presenza di solanina), ma pu risultare utile per tuberi da semina.

Avversit e parassiti

Avversit climatiche Le gelate tardive possono compromettere l'esito della coltura quando si verificano dopo l'emergenza delle

piante: altrettanto dannosa la siccit, specialmente se si manifesta nelle fasi iniziali di sviluppo della pianta o durante l'ingrossamento dei tuberi. La grandine pu determinare gravi mutilazioni all'apparato vegetativo; i riflessi sulla produzione per sono pi spesso di entit minore di quanto possa apparire dall'aspetto della parte aerea. Le condizioni climatiche non propizie possono avere sulla produzione un effetto negativo indiretto, in quanto favoriscono l'attacco di parassiti o di malattie di diversa natura. Nematodi Il pi temibile il nematode dorato (Heterodera rostochiensis) che pu attaccare la pianta in tutte le fasi del ciclo, distruggendone il prodotto. La lotta si basa sia su principi agronomici, adottando avvicendamenti nei quali la patata ritorna sullo stesso appezzamento a intervalli lunghi, sia su principi genetici, utilizzando variet resistenti. Altri nematodi parassiti della pianta, ma di secondaria importanza appartengono al gen. Meloidogyne (nematodi galligeni delle radici). Malattie crittogamiche - Peronospora della patata (Phitophthora infestans): si manifesta tanto sulle foglie, quanto sui tuberi; alcune variet sono pi resistenti; facilmente controllabile con adeguati trattamenti (es. prodotti rameici). - Cancrena secca (Fusarium spp.): colpisce il tubero specialmente nel periodo di conservazione. Scabbia polverulenta (Spongospora subterranea), scabbia comune (Actinomuces scabies) e scabbia argentea (Helminthosporium atrovirens): colpiscono il tubero nella zona epidermica, determinando la comparsa di pustole. - Rogna nera o cancro (Synchytrium endoticum): determina necrosi soprattutto nei tessuti interni del tubero. Batteriosi della patata (Pectobacterium carotovorum var. atrosepticum). Alternariosi (Alternaria solani). - Trachemicosi (Fusarium spp. e Verticillium spp.) colpisce i tessuti interni dei fusti giovanili. Malattie da virus La patata una delle piante agrarie pi colpite da virosi. Pi virosi possono essere contemporaneamente presenti su una medesima pianta. Accartocciamento; Virus y; Virus x; Virus A; Virus M; Virus S; Mosaico aucuba. Insetti Grillo talpa (Gryllotalpa gryllotalpa), alcune specie di afidi (es. Mtzodes persicae), maggiolino (Melolontha melolontha), gremignolo (Agriotes lineatus), dorifora (Leptinotarsa decemlineata). Contro questi insetti sono possibili adeguati e specifici sistemi di lotta. Sintesi da "Coltivazioni erbacee" - Remigio Baldoni, Luigi Giardini - Ptron Editore Versione di stampa

Patata Solanum tuberosum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Solanaceae Specie: Solanum tuberosum L. Francese: pomme de terre; Inglese: potato; Spagnolo: patata; Tedesco: Kartoffel.

L.

Origine e diffusione

La Patata originaria delle regioni andine dell'America centro-meridionale. E' stata introdotta in Europa dopo la scoperta dell'America, prima come curiosit botanica e poi come pianta alimentare. La coltivazione in Italia iniziata ai primi dell'Ottocento, anche se la sua vera diffusione stata successiva (fine del secolo). La coltivazione della Patata diffusa in tutto il mondo con una maggiore concentrazione di superficie in Europa

(in particolare Polonia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Francia), dove si raggiungono in alcuni paesi rese unitarie che sono tra le pi elevate e dove rappresenta, per molte popolazioni, l'alimento base che sostituisce il pane. Interessa l'industria alimentare per la produzione di fecola, amido, destrina, glucosio oltre che la distillazione e trova impiego nella alimentazione zootecnica. Il mercato richiede anche prodotto adatto allo scatolamento e alla produzione di patate fritte (surgelate). Con la patata si realizzano in Italia tre tipi di coltura: quella precoce o primaticcia (concentrata in particolare al Sud), quella comune (in particolare al Nord) e quella bisestile o di secondo raccolto, che occupa una limitata superficie. L'Italia allo stesso tempo esportatrice (prodotto precoce) e importatrice (prodotto comune e tuberi da semina).

Fiori di

Caratteri botanici

Patata

La Patata una pianta a ciclo annuale provvista di radici fascicolate piuttosto superficiali, dotate di numerose diramazioni capillari. Dalla parte ipogea del fusto si dipartono gli stoloni i quali, ingrossando all'apice, danno luogo ad un tubero. La capacit di originare un diverso numero e lunghezza di stoloni varia in funzione della variet e delle condizioni di ambiente. In un tubero completamente maturo lepidermide sostituita dal periderma (o " buccia ") fatto di strati di cellule suberose, che protegge l'interno del tubero dalleccessiva perdita d'acqua e dalla penetrazione di funghi e batteri. All'interno, sia la corteccia sia il midollo sia il parenchima che costituisce la maggior parte del tubero, sono divenuti sede di accumulo di grandi quantit di amido. In mezzo a questa massa di tessuti, diversi ma non pi facilmente distinguibili, si notano fasci fibrovascolari diretti verso gli occhi. Sotto l'influenza della luce, i tessuti esterni del parenchima corticale producono clorofilla e inverdiscono. I tuberi possono differire per dimensione, forma, numero, colore, caratteristiche del tessuto tuberoso esterno, colore della polpa. Nel tubero si distingue un ombelico (punto di attacco dello stolone) e una testa, opposta all'ombelico, che raccoglie la maggior parte delle gemme. Se si sopprime qualche gemma, questa rimpiazzata da altra di sostituzione. Non tutte le gemme di un tubero, quando viene interrato intero, si sviluppano dando luogo ad un fusto. Le pi vigorose sono quelle sulla testa. La parte area della pianta in genere costituita da due o pi fusti, angolosi, fistolosi, ingrossati ai nodi, di varia lunghezza e colore, con portamento eretto o pi o meno decombente. Le foglie sono composte da 5, 7, 9 foglioline di varia dimensione e colore (verde da chiaro a intenso), pi o meno bollose e a lamina pi o meno aperta. Le parti verdi - compresi i tuberi quando permangono a lungo esposti alla luce contengono solanina, alcaloide velenoso. L'infiorescenza a corimbo. Il fiore ermafrodita, campanulato. Alcune variet di patata, indipendentemente dall'ambiente, non fioriscono; altre invece giungono ad emettere i bocci fiorali, che per cadono prima della fioritura; altre infine fioriscono regolarmente e portano a maturazione i frutti (bacche carnose pi o meno tondeggianti, verde-bruni, verde-violacei o giallastri, contenenti da 150 a 300 semi reniformi, appiattiti). Ciclo della patata Per le piante che hanno avuto origine per via agamica dura normalmente 100-150 giorni. Le piante che derivano da seme hanno un ciclo notevolmente pi lungo (180-200 giorni). Per questo nelle

nostre condizioni di ambiente, si rende necessario un primo loro allevamento in serra. La riproduzione gamica comunque usata nella patata solo come mezzo di miglioramento varietale. Dopo un periodo di riposo (50-60 giorni dalla maturazione), in condizioni adatte (temperatura superiore a 68C), ha luogo la germinazione dei tuberi. Le fasi vegetative della pianta agli effetti della coltivazione sono: emergenza, accrescimento vegetativo, fioritura, accrescimento dei tuberi, maturazione dei tuberi. La formazione dei tuberi inizia poco prima della comparsa dei bocci fiorali e si manifesta con un ingrossamento degli stoloni o delle loro ramificazioni. La fase di maturazione caratterizzata dal graduale ingiallimento delle foglie e dei fusti, nonch dal cambiamento di colore delle bacche (se sono presenti) che dal verde tendono al giallastro, mentre la buccia dei tuberi tende a staccarsi sempre pi difficilmente dalla polpa. Successivamente le foglie e i fusti seccano e le bacche cadono. La raccolta pu avvenire in epoca anticipata per i tuberi di pronto consumo e per quelli destinati alla propagazione. Per quelli di uso comune la escavazione si pu ritardare.

Esigenze ambientali
La patata una specie adatta alla zona climatica temperato-fredda: le aree pi vocate alla pataticoltura sono le grandi pianure dell'Europa centro-settentrionale; in Italia aree favorevoli sono quelle di montagna della regione alpina, prealpina e appenninica. In queste condizioni la patata ha ciclo primaverile-estivo. Solo nell'Italia meridionale la patata si pianta in autunno per raccoglierne la produzione, primaticcia, in primavera. Temperatura I tuberi congelano a -2C. Lo zero di vegetazione a 6-8C. Sono temibili quindi sono i ritorni di freddo primaverili (inferiori a 2C). Le alte temperature, prossime o superiori a 30C, riducono fortemente l'assimilazione. Acqua La pianta ha bisogno, in ogni fase biologica, di una sufficiente quantit di acqua.. Le esigenze idriche si attenuano in prossimit della maturazione. La patata teme molto gli eccessi di umidit e il conseguente ristagno idrico che favorisce lo sviluppo di malattie crittogamiche, causa il cattivo funzionamento delle radici e lirregolare sviluppo dei tuberi. Terreno Ideali sono i terreni silicei o siliceo-argillosi, leggermente acidi, leggeri, sciolti, permeabili, profondi. La patata si adatta anche ai terreni a grana piuttosto fina, purch ben strutturati e ben drenanti. In terreni argillosi la raccolta dei tuberi pi difficile e la loro qualit inferiore (forma poco regolare, buccia ruvida e scura). La patata rifugge dai terreni alcalini.

Variet
Praticamente tutte le variet di patata coltivate in Italia sono straniere, alcune delle quali in coltura da circa un secolo. Alcune cultivar di patata a maggior diffusione in Italia e relative caratteristiche: - Bintje: ciclo semiprecoce; pianta con steli poco numerosi; fiori scarsi, di colore bianco; tuberi ovoidali con occhi superficiali; buccia gialla, pasta gialla; buona per tutti i tipi di cottura, ma particolarmente per patate fritte. - Dsire: ciclo semitardivo; pianta con numerosi steli rosso-bruni, fiori abbondanti rossi o violetti, tuberi ovali, con buccia rossa e pasta gialla; pasta soda, resistente alla cottura; adatta soprattutto per patate fritte. - Jaerla: ciclo medio-precoce; pianta con steli poco numerosi, foglie di colore verde chiaro, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi ovali, molto grossi, a buccia gialla, pasta gialla, occhi superficiali. - Kennebec: ciclo medio-tardivo; pianta con pochi steli, fioritura scarsissima e fiori bianchi; tuberi tondeggianti, molto grossi, con occhi superficiali, buccia chiara, pasta bianchissima, di buon sapore, piuttosto farinosa. - Majestic: ciclo semi-tardivo; pianta a steli poco numerosi, fioritura abbondante, a fiori bianchi; tuberi allungati e grossi, a buccia gialla e pasta bianca; ha buone caratteristiche culinarie; variet di antica coltivazione in Italia. Monalisa: ciclo medio-precoce; pianta con pochi steli, di colore violetto pallido, fioritura scarsa con fiori bianchi; tuberi di pezzatura grossa, forma leggermente allungata, a buccia gialla e pasta gialla; la pezzatura dei tuberi uniforme e con buone caratteristiche culinarie. - Primura: ciclo precoce; pianta con pochi steli; tuberi ovali, uniformi, a buccia gialla e pasta gialla. - Spunta: ciclo medio-precoce; pianta con numerosi steli; fioritura abbondante con fiori bianchi; tuberi lunghi, piuttosto appuntiti e spesso arcuati, a buccia gialla e pasta gialla.

Tuberi

Tecnica colturale

di Patata (foto www.agraria.org)

La patata precoce si semina da dicembre a febbraio e si raccoglie da aprile a giugno; quella comune si attua da marzo ad agosto in pianura e da maggio a settembre in montagna. La coltura di secondo raccolto si esegue dopo una coltura principale a raccolta primaverile od estiva a ha un ciclo che va da agosto o settembre a novembre o dicembre. Avvicendamento Per quanto riguarda l'avvicendamento la patata, nelle condizioni normali ed in quelle precoci, occupa di norma il primo posto (coltura da rinnovo). La cosiddetta patata bisestile o di secondo raccolto occupa invece il posto di coltura intercalare a ciclo estivo-autunnale. Nella pianura pu trovarsi in avvicendamento di tipo orticolo oppure in avvicendamento normale con il frumento e leguminose prative. In montagna pi di frequente si alterna alla segale. La patata non ammette di entrare in rotazioni corte: 4 o addirittura 5-6 anni devono passare prima che la patata torni sullo stesso terreno, n in questo tempo devono entrare nella rotazione altre colture di solanacee (pomodoro, peperone, melanzana, tabacco). Rotazioni corte favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni terricoli (rizottoniosi, elmintosporiosi, nematodi) e comportano inaccettabili riduzioni delle produzioni. Lavorazioni del terreno Il terreno destinato alla patata va lavorato in profondit in estate (40-50 cm), effettuando cos anche l'interramento della sostanza organica. All'aratura si fa seguire una adeguata erpicatura allo scopo di perfezionare il letto di semina. Con gli ultimi interventi preparatori, la superficie del terreno pu essere perfettamente livellata (per la successiva semina meccanizzata) o assolcata (per la semina a mano). Concimazione

Una coltura di patata in condizioni equilibrate di nutrizione per produrre una tonnellata di tuberi richiede 4 kg di azoto, 1,5 kg di anidride fosforica e 6 kg di potassa. La patata ha esigenze assai alte di fosforo, molto alte di potassio. Il potassio facilita la sintesi di glucidi nelle foglie e la traslocazione di questi nei tuberi. Una buona alimentazione in potassio migliora la qualit dei tuberi, ad esempio abbassando gli zuccheri riduttori. Il fosforo un fattore di precocit e favorisce lo sviluppo radicale. Le concimazione di fosforo e potassio che pi comunemente si fanno alla patata sono le seguenti: fosforo (P2O5) 70-100 kg ha come perfosfato 18-20 o perfosfato triplo; potassio (K2O) 200-300 kg ha meglio come solfato potassico. I concimi fosfo-potassici devono essere interrati se non con l'aratura, almeno con uno dei lavori complementari invernali. L'azoto l'elemento pi importante in quanto determina l'ampiezza dellapparato fogliare e la sua efficienza fotosintetica, fattori sui quali si basa l'accumulo di amido nei tuberi. Tuttavia lazoto in eccesso promuove un eccessivo sviluppo fogliare a scapito dei tuberi, ne ritarda la maturazione e ne diminuisce il contenuto di sostanza secca. La somministrazione dell'azoto deve avvenire frazionata, in parte prima dell'interramento del "seme" (50%), in parte con localizzazione alla semina, ed in copertura, poco dopo la completa emergenza delle piante La forma di azoto che meglio si adatta quella ammoniacale. La patata una coltura capace di trarre i massimi benefici dalla concimazione con letame, somministrato prima dell'inverno. Scelta dei "tuberi-seme" e semina (anche se sarebbe meglio parlare di piantamento) Tuberi grossi con molti occhi formano un cespo di numerosi steli tra i quali la competizione forte; il contrario nel caso di tuberi piccoli. Il grado di competizione a livello sotterraneo determina il numero e la dimensione dei tuberi: i folti cespi derivati da tuberi grossi formano molti tuberi ma di dimensioni ridotte, e viceversa. Ci importante per ottenere produzioni di tuberi del calibro pi richiesto (piccolo per tuberi da semina, medio per il consumo diretto, grosso per certe trasformazioni). La densit di piantagione quindi deve essere definita non tanto come numero di tuberi-seme messi a dimora per metro quadrato, ma come numero complessivo di fusti che se ne origineranno. Il numero ottimale di circa 15-20 steli per metro quadrato. Per questo, e anche per motivi economici, per il piantamento si impiegano tuberi-seme di modesta pezzatura (in genere 50-80 g). Una pratica per risparmiare sulla quantit di seme il frazionamento dei tuberi. I tuberi possono essere fatti germogliare prima della semina, disponendo i tuberi-seme in cassette accatastabili in non pi di due strati, in ambiente ben illuminato da luce diffusa, non troppo secco, a temperatura tra 12 e 16 C. Normalmente, dopo quattro-sei settimane dagli occhi dei tuberi sono nati germogli corti (15-20 mm al massimo), tozzi, robusti, pigmentati: i tuberi-seme sono pronti per il piantamento che va fatto con molta cura per evitare la rottura degli germogli. La pre-germogliazione permette di anticipare l'inizio della vegetazione e rende possibile un ultimo controllo della semente dal punto di vista del vigore vegetativo. Il quantitativo di tuberi normalmente impiegato per la semina di 20-30 quintali ad ettaro. I tuberi si distanziano sulla fila di 25-30 cm nella coltura precoce e di 30-35 cm negli altri tipi di coltura. La distanza tra le file di 60-80 cm. La profondit di semina di 5-8 cm in relazione alla natura del terreno. La semina pu essere effettuata a mano oppure con piantatrici, con le quali l'operazione viene a essere parzialmente o completamente meccanizzata. Cure colturali Nei terreni soggetti a incrostamento, in relazione all'andamento climatico, utile una sarchiatura non appena le file siano ben visibili sul terreno. L'operazione efficace anche come completamento alla lotta chimica contro le infestanti. Rincalzatura - La rincalzatura consiste nell'addossare terra dellinterfila alla fila di piante di patata in modo da favorire l'emissione di rizomi e di radici dalla parte interrata degli steli. Si fa in uno o due passaggi nelle 2-3 settimane successive alla semina con i germogli allo stadio di 2-3 foglie formando una "porca" di 20 cm di altezza sul piano di campagna: questo assicura condizioni ottimali di sviluppo alle radici, ai rizomi e ai tuberifigli. La rincalzatura favorisce il radicamento, la tuberizzazione e la nutrizione, evita linverdimento dei tuberi e protegge questi, sia pur parzialmente, dall'infezione delle spore di peronospora cadute sul terreno. Irrigazione - La patata ha esigenze idriche abbastanza elevate durante un periodo dell'anno in cui le precipitazioni sono ridotte. Il suo apparato radicale poco profondo, a debole capacit di penetrazione e di suzione, la rendono sensibile allo stress idrico. In Italia l'irrigazione indispensabile negli ambienti centromeridionali, mentre utile (anche se non indispensabile) nelle regioni settentrionali o nelle regioni di altitudine dove il deficit idrico meno marcato. Il periodo critico per l'acqua va da 20 giorni prima a 20 giorni dopo l'inizio dell'antesi, allorch la patata sviluppa la fase pi delicata del suo ciclo che quella dell'ingrossamento dei tuberi. In questo periodo non dovrebbero mancare mai condizioni di buona umidit nel terreno. I sistemi di irrigazione pi usati sono: infiltrazione da solchi ed aspersione. La produzione di "tuberi da seme" L'ambiente richiesto per la produzione di "tuberi-seme" deve essere caratterizzato da un clima fresco con temperature moderate per tutto il ciclo della pianta senza alternanza di periodi di pioggia e di siccit. Tale ambiente in Italia si trova in particolar modo in montagna, dove per il decentramento territoriale e le ridotte unit colturali aumentano notevolmente i costi di produzione e le difficolt di conservazione dei tuberi. Tale situazione rende difficile in Italia l'estendersi della produzione di "tuberi-seme", rendendoci in gran parte debitori dall'estero del fabbisogno di "seme".

di Patata germogliati (foto www.agraria.org)

Tuberi

Raccolta, produzione e conservazione


La raccolta delle patate novelle anticipata, per motivi di mercato, ad uno stadio in cui il periderma non ancora suberificato e si distacca facilmente esercitando con le dita una pressione tangenziale sul tubero. Per le patate destinate al consumo fresco o all'industria la maturazione dei tuberi deve essere completa. Indicazioni semplici per valutare la raggiunta maturazione sono l'avanzato ingiallimento del fogliame e la consistenza del periderma, che non deve distaccarsi, ma essere ben suberificato e resistente agli urti. Nella grande coltura la raccolta meccanizzata, utilizzando semplici macchine escavatrici, le quali lasciano in file sul campo i tuberi, che vengono successivamente prelevati, oppure macchine escavatrici raccoglitrici.. La raccolta dovrebbe avvenire con terreno non umido, non soltanto perch l'operazione pi agevole, ma anche per raccogliere i tuberi asciutti e puliti. Le rese unitarie possono variare notevolmente in relazione all'ambiente e alle condizioni di coltura. Nelle situazioni migliori, possono salire a 400q/ha e oltre; ma anche una resa di 250 q/ha pu considerarsi soddisfacente. Conservazione - Le patate raccolte vengono immesse immediatamente sul mercato per consumo fresco solo nel caso delle produzione fuori stagione (primaticce, bisestili) o precoce. Il grosso della produzione di stagione viene immesso sul mercato, sia del consumo fresco sia dell'industria, gradatamente per un periodo di tempo che pu estendersi fino a 8-10 mesi: quindi molto importante conservare le patate in modo appropriato per: limitare le perdite di peso; impedire sia la germogliazione che lo sviluppo di malattie; - preservare la qualit dei tuberi: culinaria per le patate da consumo, tecnologica per quelle destinate alla trasformazione industriale. La buona conservazione dipende dalle condizioni del locale di immagazzinamento. La temperatura di conservazione ottimale di 5-6C. Temperature inferiori hanno l'effetto di produrre un'accumulazione eccessiva di zuccheri solubili (fruttosio, glucosio), responsabili delladdolcimento dei tuberi. Le patate destinate al consumo possono subire un trattamento con prodotti antigermogliazione (a base di CICP) quando la conservazione si debba prolungare oltre 2-3 mesi con temperature di 6C o pi. I magazzini di conservazione devono essere ben ventilati in modo da permettere l'essiccazione dei tuberi appena introdotti, favorire la cicatrizzazione delle ferite ricevute alla raccolta, impedire la condensazione d'acqua sulla loro superficie. L'eccessiva intensit luminosa pu inverdire gli stati corticali. Tale inverdimento un inconveniente grave per i tuberi da mensa (sapore amaro, presenza di solanina), ma pu risultare utile per tuberi da semina.

Avversit e parassiti

Avversit climatiche Le gelate tardive possono compromettere l'esito della coltura quando si verificano dopo l'emergenza delle

piante: altrettanto dannosa la siccit, specialmente se si manifesta nelle fasi iniziali di sviluppo della pianta o durante l'ingrossamento dei tuberi. La grandine pu determinare gravi mutilazioni all'apparato vegetativo; i riflessi sulla produzione per sono pi spesso di entit minore di quanto possa apparire dall'aspetto della parte aerea. Le condizioni climatiche non propizie possono avere sulla produzione un effetto negativo indiretto, in quanto favoriscono l'attacco di parassiti o di malattie di diversa natura. Nematodi Il pi temibile il nematode dorato (Heterodera rostochiensis) che pu attaccare la pianta in tutte le fasi del ciclo, distruggendone il prodotto. La lotta si basa sia su principi agronomici, adottando avvicendamenti nei quali la patata ritorna sullo stesso appezzamento a intervalli lunghi, sia su principi genetici, utilizzando variet resistenti. Altri nematodi parassiti della pianta, ma di secondaria importanza appartengono al gen. Meloidogyne (nematodi galligeni delle radici). Malattie crittogamiche - Peronospora della patata (Phitophthora infestans): si manifesta tanto sulle foglie, quanto sui tuberi; alcune variet sono pi resistenti; facilmente controllabile con adeguati trattamenti (es. prodotti rameici). - Cancrena secca (Fusarium spp.): colpisce il tubero specialmente nel periodo di conservazione. Scabbia polverulenta (Spongospora subterranea), scabbia comune (Actinomuces scabies) e scabbia argentea (Helminthosporium atrovirens): colpiscono il tubero nella zona epidermica, determinando la comparsa di pustole. - Rogna nera o cancro (Synchytrium endoticum): determina necrosi soprattutto nei tessuti interni del tubero. Batteriosi della patata (Pectobacterium carotovorum var. atrosepticum). Alternariosi (Alternaria solani). - Trachemicosi (Fusarium spp. e Verticillium spp.) colpisce i tessuti interni dei fusti giovanili. Malattie da virus La patata una delle piante agrarie pi colpite da virosi. Pi virosi possono essere contemporaneamente presenti su una medesima pianta. Accartocciamento; Virus y; Virus x; Virus A; Virus M; Virus S; Mosaico aucuba. Insetti Grillo talpa (Gryllotalpa gryllotalpa), alcune specie di afidi (es. Mtzodes persicae), maggiolino (Melolontha melolontha), gremignolo (Agriotes lineatus), dorifora (Leptinotarsa decemlineata). Contro questi insetti sono possibili adeguati e specifici sistemi di lotta. Sintesi da "Coltivazioni erbacee" - Remigio Baldoni, Luigi Giardini - Ptron Editore Versione di stampa

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Patata - Solanum tuberosum


In questa pagina parleremo di :

Generalit Il tubero Le foglie e il clima Terreno Avvicendamento e consociaizone Semina e messa a dimora Cure colturali e concimazioni Raccolta Irrigazioni Avversit Variet

Generalit

Originaria delle regioni tropicali dell'America centro - meridionale, una pianta erbacea con radici avventizie che partono da nodi del fusto sotterraneo a mazzetti di tre o quattro. La pianta di patata contiene la solanina, un alcaloide velenoso, presente in maggiore quantit nei germogli e nella bacca a maturazione. Il tubero

E'la parte commestibile della patata, un fusto sotterraneo, dove la solanina presente in minore quantit ed raccolta intorno ai cosiddetti occhi. Il tubero maturo contiene quantit trascurabili di solanina. Il sistema radicale assai ramificato e abbastanza superficiale. La parte aerea formata da uno o pi fusti, prima eretti e poi ripiegati sul terreno. Le foglie e il clima

Le foglie: sono composte ed irregolarmente pinnate. Clima: la coltura trova condizioni ottimali in climi temperati, bench spostando il ciclo colturale si adatta a climi diversi. Il gelo danneggia le foglie e arresta lo sviluppo dei tuberi. Terreno

deve essere profondo ben lavorato, sciolto e ricco di sostanza organica, potassio, fosforo e poco calcio, il pH ottimale quello leggermente acido.

Avvicendamento e consociaizone

Avvicendamento: si consiglia di ricoltivare la patata ogni cinque anni sullo stesso terreno. Consociazione: favorevole quella con fagioli, finocchi, cavoli, piselli e fave. Semina e messa a dimora

Le patate dette da seme devono avere un diametro tra i quattro e gli otto centimetri, ed un peso intorno ai cinquanta grammi ognuna. Le patate pi grosse si possono tagliare per ricavarne dei pezzi provvisti ognuno di almeno due gemme. Conviene compiere questa operazione alcuni giorni prima della semina perch le ferite abbiano il tempo di cicatrizzarsi. Sul terreno ben lavorato, si tracciano dei solchi ad una distanza sulle file di cinquanta-sessanta centimetri. I tuberi vengono distribuiti ad una distanza di venticinque-trenta centimetri e ricoperti di terra sciolta per uno spessore di tre-sette centimetri. Si pu ricorrere alla pregermogliazione mettendo a dimora tuberi con germogli gi sviluppati. Prima della semina si deve effettuare un'accurato spietramento per evitare che le nuove patate crescano deformi. Cure colturali e concimazioni

Cure colturali: il terreno deve esser tenuto ben areato e fresco con sarchiature, diserbo e rincalzature. Concimazioni: le concimazioni, prevalentemente potassiche, devono essere effettuate quando la pianta ha raggiunto i dieci centimetri. Raccolta

Avviene quando in primavera i tuberi si staccano dagli stoloni, ma bene non effettuare la raccolta prima che appassiscano le foglie. La raccolta si effettua a mano con gli attrezzi tradizionali, o a macchina se si tratta di coltura in pieno campo. E' bene cheI tuberi portati alla luce si asciughino per qualche tempo al sole sul terreno e quindi vanno conservati in un luogo buio, poich la luce fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina. Irrigazioni

Sono molto importanti, soprattutto nei momenti di carenza idrica, sono da evitare i ristagni d'acqua. Avversit

Tra i parassiti che attaccano la patata i pi importanti sono: la dorifora decemlineata che un coleottero che si nutre delle foglie della pianta sia come larva che come insetto. Si combatte con prodotti a base di arsenico. Il grillotalpa che agisce di notte da met marzo a met ottobre e si combatte con esche avvelenate. Il maggiolino allo stato larvale. Le malattie da virus possono provocare ingiallimento e nanismo. Ricordiamo il virus 14 che provoca l'accartocciamento delle foglie. Fra le crittogame ricordiamo la peronospora che colpisce foglie e tuberi provocando annerimento e la morte, si previene con irrorazioni a base di solfato di rame. - Il mal bianco del pedale attacca ogni parte della pianta provocando l'imbrunimento e la morte. - Il marciume secco provocato da verticillum e fusarium che attaccano la patata formando cavit che anneriscono e provocano l'essiccamento della pianta. Variet

Sono numerosissime e possono dividersi in tonde o lunghe, pasta gialla o bianca, precoci o tardive. Le pi note variet sono; la Bianca Comasca tonda a polpa bianchissima, la Quarantina di Chioggia precoce, tonda a polpa gialla. La tonda di Napoli a polpa bianca, la Eesteling a breve ciclo di cento giorni. La Kennebek precoce a pasta bianca usata soprattutto per le patate fritte

Ulteriori informazioni su: Patata - Solanum tuberosum - Orto

Solanum lycopersicum
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Pomodoro

Una pianta di pomodori

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Solanales Famiglia Solanaceae Genere Solanum Specie S. lycopersicum Nomenclatura binomiale Solanum lycopersicum
L., 1753

Sinonimi Lycopersicon esculentum

[il pomodoro] mangiasi nel medesimo modo che le melanzane, con pepe, sale e olio, ma danno poco e cattivo nutrimento.
(Castore Durante, 1585)

Il pomodoro (Solanum lycopersicum, L. 1753 - identificato secondo il regolamento fitosanitario internazionale Lycopersicon esculentum (L.) Karsten ex Farw. (cfr. classificazione botanica), della famiglia delle Solanaceae, una pianta annuale i cui frutti - bacche plurisperme dal caratteristico colore rosso - sono alla base di molti piatti della cucina italiana. Tutte le parti verdi sono tossiche, in quanto contengono solanina, un glicoalcaloide steroidale, che non viene eliminato nemmeno per mezzo dei processi di cottura.

Il frutto maturo invece ricco di principi nutritivi seppure a basso contenuto calorico, ed comunemente utilizzato a scopi alimentari, in insalata o come ingrediente nella preparazione di salse e piatti cotti, come la pizza. Il succo o le centrifughe di pomodoro, assunti come bevanda rendono disponibile all'organismo una quantit significativa di licopene, un antiossidante che si ritiene possa svolgere una certa funzione protettiva rispetto al rischio di tumori alla prostata. Il succo di pomodoro costituisce anche, con l'aggiunta di vodka, tabasco, limone, sale e pepe, la base di un cocktail solitamente servito come aperitivo e noto come Bloody Mary (viene talora chiamata Virgin Mary la versione analcolica dello stesso cocktail, che si riduce a succo di pomodoro condito come sopra).
Indice [nascondi] 1 Storia 2 Classificazione botanica 3 Coltura 4 Biodiversit della specie 5 Trasformazione industriale 6 Avversit 7 Ricette 8 Aspetti medici 9 Note 10 Bibliografia 11 Voci correlate 12 Altri progetti 13 Collegamenti esterni

Storia [modifica]
Il pomodoro nativo della zona del Centro America, Sud America e della parte meridionale del Nord America, zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Per. Gli Aztechi lo chiamarono xitomatl, il termine tomatl indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi. La salsa di pomodoro divenne parte integrante della cucina azteca. Alcuni affermarono che il pomodoro aveva propriet afrodisiache, sarebbe questo il motivo per cui i francesi anticamente lo definivano pomme d'amour, "pomo d'amore". Questa radice presente anche in Italia: in certi paesi dell'interno della Sicilia, indicato anche col nome di pma-d'amri (pomo dell'amore). Si dice che dopo la sua introduzione in Europa Sir Walter Raleigh avrebbe donato questa piantina carica dei suoi frutti alla Regina Elisabetta, battezzandola col nome di apples of love (pomo d'amore). La data del suo arrivo in Europa il 1540 quando lo spagnolo Hernn Corts rientr in patria e ne port gli esemplari; ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda met del XVII secolo. Arriva in Italia nel 1596 ma solo pi tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli nel sud del paese, si ha il viraggio del suo colore dall'originario e caratteristico colore oro, che diede appunto il nome alla pianta, all'attuale rosso, grazie a selezioni e innesti successivi.

Classificazione botanica [modifica]

Pomodoro intero e nelle sue sezioni La prima classificazione botanica fu a cura di Carlo Linneo nel 1753, in genere Solanum, come Solanum lycopersicum (lyco-persicum deriva dal latino e significa pesca dei lupi). Nel 1768 tuttavia Philip Miller cambi il nome, sostenendo che le differenze dalle altre piante del genere Solanum, quali patata e melanzana, erano sostanziali, tali da giustificare la creazione di un nuovo genere: da qui il nuovo nome scientifico di Lycopersicon esculentum. Questo nome ebbe notevole successo, sebbene fosse contrario alle regole di nomenclatura vegetale, secondo cui, se si sposta la specie in un nuovo genere, l'epiteto specifico (lycopersicum) non deve essere cambiato, ma solo il nome del genere: Hermann Karsten corresse l'errore nel 1881 e pubblic il nome formalmente corretto Lycopersicon lycopersicum. La controversia sul nome scientifico del pomodoro non tuttavia finita. Innanzitutto il nome di Miller era fino a poco fa il pi usato, nonostante l'errore indicato prima. Poi, le moderne tecniche di biologia molecolare hanno permesso di creare precisi alberi filogenetici, che hanno indicato come il pomodoro in realt faccia parte veramente del genere Solanum, dando sostanzialmente ragione a Linneo. Il nome ufficiale oggi quindi Solanum lycopersicum, sebbene il nome di Miller rimanga ancora in uso in molte pubblicazioni.

Coltura [modifica]

Germoglio ascellare

Fiore del pomodoro In generale, la pianta del pomodoro ha andamento strisciante. Nei nostri climi, la coltivazione a terra pu causare deterioramento delle bacche e della pianta in generale, che, come molte colture orticole di origine esotica, pu soffrire gli effetti dell'accumulo di umidit, dei parassiti, e di diverse fitopatologie. Per questo motivo necessaria normalmente l'installazione di sostegni; tuttavia alcune variet, pi basse e robuste, non hanno bisogno di essere sostenute, ed i frutti pi robusti non sono danneggiati dal contatto col suolo; naturalmente tali frutti (a buccia dura), non sono adatti per il consumo fresco, ma sono ottimi per la produzione di derivati. Per i pomodori da tavola si preferisce la semina in semenzaio, con successivo trapianto sul terreno. I pomodori gradiscono esposizione piuttosto assolata, anche se nelle ore pi calde questo pu causare sofferenza sia alla pianta che ai frutti; per alcune variet con clima molto soleggiato consigliabile un leggero ombreggiamento. Il terreno deve essere ben fertilizzato; moderata ma regolare irrigazione. Come ovvio, per un frutto composto in gran parte da acqua, la natura del suolo e dell'acqua di irrigazione influisce in modo sensibile circa la qualit del frutto stesso; la temperatura dell'acqua di irrigazione non deve mai essere molto diversa dalla temperatura ambiente da causare shock termici. Per questo motivo si consiglia l'irrigazione alla mattina, o al tramonto. Per aumentare la produttivit ed evitare che l'eccessivo sviluppo della parte verde sottragga risorse alla pianta, le variet indeterminate vanno sottoposte alla sfemminellatura o scacchiatura, che consiste nell'eliminazione dei germogli cosiddetti ascellari. Questi sono riconoscibili perch

nascono alla base di una ramificazione gi esistente e danno luogo allo sdoppiamento del fusto della pianta. Nella coltivazione vengono usualmente eliminati con le dita non appena si presentano. Se lasciati crescere tuttavia anche questi producono fiori e frutti, al pari del corpo principale della pianta. La raccolta fatta prevalentemente a mano. Molte qualit di pomodoro, quando giungono a maturazione, modificano la base del picciolo, che diventa fragile, il distacco della bacca risulta quindi molto agevole. Alcune variet industriali sono selezionate per la raccolta meccanizzata, con accentuata caratteristica di distacco della bacca e buccia particolarmente robusta; alla estirpazione della pianta ed al suo scuotimento i frutti cadono al suolo senza danneggiarsi, dove sono raccolti. Spesso le variet adatte alla raccolta meccanizzata sono a sviluppo determinato, ossia, una volta raggiunto un certo iniziale grado di produzione dei frutti esse smettono di svilupparsi, in tal modo la cessata produzione di altri fiori ed altri frutti in varie fase di maturazione, permette la quasi completa raccolta in una unica soluzione dei frutti presenti. In condizioni normali invece la pianta a sviluppo "indeterminato", ci deriva dal fatto che naturalmente la pianta tende ad avere uno sviluppo pluriennale, e quindi continua, in clima sufficientemente caldo, a produrre fiori e frutti in diversa fase di sviluppo. Per ovvi motivi di clima, nel nostro paese, la pianta non sopravvive al clima invernale, e quindi coltivata come annuale.

Biodiversit della specie [modifica]


Nonostante le cultivar rosse siano le uniche presenti in commercio, le bacche del pomodoro possono assumere colorazioni differenti. Si va dalle cultivar di colore bianco (white queen, white tomesol) a quelle di giallo (douce de Picardie, wendy, lemon), rosa (thai pink), arancioni (moonglow), verdi anche a maturazione (green zebra), e persino violacee (nero di Crimea, purple perfect). In alcune cultivar la buccia leggermente pelosa, simile alla pelle di una pesca. Esistono pomodori lunghi (San Marzano), rotondi e molto grossi (beefteak), a forma di ciliegia, riuniti in grappoli (reisetomaten), e persino cavi all'interno (tomate farcir). A seconda delle cultivar, la raccolta pu avvenire da 40-50 giorni a oltre 120 giorni dal trapianto.

Trasformazione industriale [modifica]


Lindustria del pomodoro creatura tipicamente italiana. La sua culla sarebbe stata Parma, nelle cui campagne dopo la met dellOttocento i contadini producevano pani di polpa essiccata, al sole, e non per nulla chiamati pani neri. Avrebbe imposto la svolta il professor Rognoni, docente allIstituto tecnico di Parma, che avrebbe sperimentato la coltura, nei propri poderi, dal 1865, e sarebbe stato protagonista della diffusione, prima del 1895, dei primi processi razionali, presto adottati da numerosi laboratori artigianali. Nel 1875 l'astigiano Francesco Cirio ha creato, intanto, a Napoli, la prima industria conserviera meridionale. I laboratori che dichiarano la propria attivit, a Parma, alla Camera di Commercio, sono 4 nel 1893, 5 nel 1894, 11 nel 1896. Lindustria parmense acquisisce un autentico primato europeo dopo limportazione dalla Francia, nel 1905, delle apparecchiature per la condensazione del concentrato sottovuoto. Le imprese parmensi sono, lanno medesimo, 16, tutte dotate di apparecchiature moderne, quando da Parma lindustria inizia a dilatarsi alla finitima Piacenza. Insieme le due province conseguiranno lindiscusso primato mondiale del concentrato, mentre la grande industria di Cirio nel

Mezzogiorno si specializzer piuttosto nei pelati, ottenuti dal tipico pomodoro campano, il San Marzano[1].

Avversit [modifica]
Le malattie e i parassiti che colpiscono il pomodoro sono parecchi. Si elencano di seguito i pi importanti. Insetti

Nezara viridula Thrips tabaci Trialeurodes vaporariorum

Nematodi

Meloidogyne spp. (I danni provocati da essi sono riconducibili a delle escrescenze sulle radici).

Funghi

Botrytis cinerea, muffa grigia Phytophthora infestans, peronospora Leveillula taurica, oidio Alternaria alternata, nerume Fusarium oxysporum Verticillium spp. Pythium debarianum Cladosporium fulvum Septoria lycopersici Pyrenochaeta lycopersici Colletotrichum coccodes Rhizoctonia solani

Batteri

Corynebacterium michiganense, cancro batterico del pomodoro Pseudomonas syringae pv. tomato, macchiettatura batterica Xanthomonas campestris pv. vesicatoria, maculatura batterica del pomodoro

Ricette [modifica]

Salsa di pomodoro Capuliata

Aspetti medici [modifica]


Per la presenza di diverse proteine allergizzanti: (Lyc e 1; Lyc e 2; 2Apoligalatturonasi; alfafructofuranosidase; superossido dismutasi; pectinesterase; chitinosi), il pomodoro pu essere causa di allergia alimentare anche grave[2].

Note [modifica]
1. ^ Antonio Saltini, La parabola del polo agroalimentare di Trapani nel confronto con Parma. Tra
terra e mare la capitale del commercio agroalimentare, Bologna 1995.

2. ^ Data base allergeni. URL consultato il 4 luglio 2010.

Bibliografia [modifica]

Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie. Venticinque secoli di pensiero agronomico, Prefazione di Ludovico Geymonat, Edagricole, Bologna 1987

Voci correlate [modifica]


Solanum tuberosum Pomodoro costoluto fiorentino Pomodoro cuore di bue (bovaiolo) Pomodoro di Belmonte Pomodoro di Pachino Pomodoro di San Marzano dell'agro sarnese-nocerino Pomodorino vesuviano Pomodorino di Manduria Museo del Pomodoro

Altri progetti [modifica]


Wikibooks contiene ricette su Solanum lycopersicum Wikimedia Commons contiene file multimediali su Solanum lycopersicum

Collegamenti esterni [modifica]

(EN) Contenuto di glicoalcaloidi nel pomodoro Portale Botanica Portale Cucina

Portale Agricoltura Categorie:


Solanaceae Alimenti con propriet antiossidanti Pomodori Flora dell'America meridionale Flora dell'America settentrionale

| [altre] Categorie nascoste:


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Pomodoro Lycopersicon esculentum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Lycopersicon esculentum Sinonimo: Lycopersicon lycopersicun (L.) Karst ex Farwell Francese: tomate; Inglese: tomato; Spagnolo: tomate; Tedesco: Tomate.

Mill.

Solanaceae Mill.

Origine e diffusione

Il pomodoro una Solanacea originaria dellAmerica sud-occidentale (Cile, Ecuador, Per) che solo agli inizi del 1800 cominci ad essere impiegata in Italia come condimento e che alla fine dello stesso secolo inizi ad essere trasformata industrialmente. Nellanno 2000 il pomodoro copriva in Italia circa 128.000 ettari con una produzione media di 54 t/ha, destinati per il 15% al consumo fresco e per l85% allindustria conserviera per concentrati, pelati, triturati, passate, ecc. rilevante importanza economica ha la produzione fuori stagione per consumo fresco con circa 6.000 ha di coltura in serra.

Frutti

Caratteri botanici

di Pomodoro variet Pizzutello (foto www.agraria.org)

Il pomodoro una pianta erbacea annuale alta da 0,7 a 2 metri, eretta quando giovane ma che tende a diventare prostrata sotto il peso dei frutti. Il fusto e le foglie sono pubescenti essendo ricoperti da corti peli ghiandolari che quando sono stropicciati emanano un odore caratteristico. Le piante nate e cresciute in posto sviluppano una forte radice fittonante che ramifica abbondantemente e forma un denso apparato radicale; nel caso di piante trapiantate il fittone perde la sua predominanza; la massima profondit di radicamento varia da 0,7 a 1,5 metri. Le foglie sono grandi, spicciolate, irregolarmente composte da foglioline diseguali a lembo pi o meno inciso. Il fusto in certi tipi presenta sviluppo indeterminato, cio il suo meristema apicale mantiene per tutta la vita della pianta la capacit di formare foglie e infiorescenze allascella di queste; in altri tipi lo sviluppo determinato, cio la gemma apicale ad un certo momento si trasforma in infiorescenza e nuovi germogli si sviluppano allascella delle foglie precedentemente formate sicch la pianta assume portamento cespuglioso e taglia contenuta. I fiori si formano in numero variabile da 4 a 12 su infiorescenze a racemo che sorgono allascella delle foglie. I fiori sono gialli, bisessuati, con ovario supero pluriloculare e pluriovulare, gli stami sono in numero di 5 o pi, formati con le antere un manicotto intorno al pistillo, motivo questo per cui la fecondazione prevalentemente

autogamia. Il frutto una bacca di forma e dimensioni variabilissime (globosa, appiattita, allungata, ombelicata; liscia o costoluta); con numero di logge variabile; di colore generalmente rosso a maturazione per la presenza di un pigmento carotinoide chiamato licopene. Nella polpa contenuta nelle logge delle bacche stanno numerosi semi discoidali, schiacciati che quando sono secchi sono tormentosi e di colore giallo-grigiastro; 1000 semi pesano 3 grammi circa. La formazione di frutti partenocarpici, ossia sviluppatisi senza fecondazione e quindi privi di semi, possibile, anzi per promuovere lo sviluppo nelle colture forzate in serra, dove le condizioni per la normale fecondazione non sono le pi favorevoli, si fanno appositi trattamenti ormonici per stimolare laccrescimento dellovario in mancanza di fecondazione. Il peduncolo che sostiene il frutto normalmente presenta una zona di abscissione che suberificandosi favorisce il distacco dei frutti giunti a maturazione; in certi tipi (jointless) questa zona di distacco manca sicch i frutti restano attaccati a lungo alla pianta. I frutti del pomodoro hanno la seguente costituzione media: polpa e succo 95-96%, buccia 1-2%, semi 2-3%.

Esigenze ambientali

Il pomodoro una pianta con elevate esigenze termiche, assai sensibile al gelo, che quindi nei climi temperatocaldi trova la sua stagione di crescita nel periodo estivo; altrimenti va coltivato sotto serra. La temperatura minima per la germinazione di 12 C, per la fioritura di 21 C; le temperature pi favorevoli allingrossamento dei frutti e alla loro maturazione sono 24-26 C di giorno e 14-16 C di notte; temperature superiori a 30 C, o che restano su valori elevati sia di giorno che di notte, provocano difetti di allegazione o difetti di colorazione e di consistenza dei frutti. Una coltura trapiantata ha un ciclo di 100-120 giorni durante il quale il fabbisogno idrico totale di circa 400 mm, secondo il clima; nel caso di coltura seminata il ciclo dura di pi: circa 130-150 giorni. Al pomodoro non si confanno gli ambienti umidi che favoriscono le malattie e i marciumi: i migliori sono quelli a clima piuttosto secco, con terreni a grande capacit di ritenzione idrica o con possibilit di irrigazione. Per quanto riguarda il terreno, il pomodoro si adatta a una vasta gamma di tipi, purch ben drenati e di buona struttura, con pH compreso tra 5,5 e 8.

Variet e miglioramento genetico


Non si pu parlare di variet se non si prima parlato delle possibili utilizzazioni del pomodoro, che sono le seguenti. Pomodoro da industria Lindustria agroalimentare produce diverse preparazioni di pomodoro: pelati, concentrati, triturati, ecc. I pomodori da pelati devono avere le seguenti caratteristiche: bacche di forma allungata, a due logge, con pochi semi, pareti spesse, carnose e sode, buccia che si stacca con facilit durante la fase di pelatura, assenza di fittone, ossia di asse stilare chiaro in corrispondenza dellattaccatura della bacca al peduncolo, o di difetti come scatolatura o strozzatura. Ai pomodori per concentrati e per gli altri usi si richiede colore rosso intenso uniforme, alta resa industriale (pochi semi e poche bucce), alto contenuto di residuo secco, alto contenuto di zuccheri, sapore marcato, alto contenuto di licopene; la forma delle bacche in questo caso non ha rilevanza. Pomodoro da mensa (insalataro) Per questo uso sono richiesti frutti regolari, di colore verde virante al rosso vivo, buccia sottile, polpa soda e abbondante, con pochi semi; la forma pi apprezzata quella tondo-liscia, di dimensione da grande a piccola secondo i mercati, ma anche variet a bacca costoluta sono diffuse. Un notevole successo di mercato ha riscosso recentemente il pomodoro cherry, che produce frutti tondi, non pi grossi di una ciliegia. Il miglioramento genetico ha prodotto un gran numero di variet per ciascuno di questi usi puntando ad elevare la produttivit e la qualit. Altri importanti obiettivi di miglioramento sono quelli relativi alla resistenza a certe avversit ed alla meccanizzazione della raccolta. Le variet che presentano resistenza a malattie hanno il nome accompagnato da sigle che si riferiscono al patogeno cui sono resistenti: V = Verticillium, F = Fusarium, TM = virus del mosaico del tabacco, N = nematodi. Le variet da raccolta meccanica (siglate RM) presentano sviluppo determinato e maturazione contemporanea, peduncolo jointless che resta attaccato alla pianta anzich alla bacca, buccia molto resistente che rende le bacche resistenti agli urti. La semente di pomodoro disponibile come variet standard, ottenute da libera impollinazione, e come ibridi F1. questi stanno predominando sul mercato nonostante il loro alto costo, per una serie di vantaggi (produttivit, uniformit, qualit, resistenza alle avversit). Con i metodi dellingegneria genetica sono stati realizzati pomodori transgenici (OGM) aventi la caratteristica di conservarsi a lungo dopo la raccolta senza alterarsi.

Pianta

Tecnica colturale

di Pomodoro in fiore (foto Francesco Sodi)

Posto nellavvicendamento Nella coltura da pieno campo il pomodoro una tipica pianta da rinnovo. sconsigliabile ripeterne la coltura sullo stesso terreno a intervalli troppo brevi: almeno 3-4 anni devono passare se si vuole evitare che la carica patogena di parassiti fungini (Verticillium, Fusarium) e di nematodi cresca troppo; in questo periodo il terreno non pu ospitare nemmeno altre solanacee (tabacco, peperone, melanzana, patata) che hanno gli stessi problemi parassitari. Nel caso della coltura in serra pi difficile rispettare la regola della rotazione e spesso per eliminare gli agenti patogeni presenti nel terreno si fa ricorso alla disinfezione con fumiganti e geodisinfestanti. Preparazione del terreno La preparazione del terreno per accogliere la coltura del pomodoro deve essere molto curata, soprattutto nel caso che limpianto si faccia con semina in campo. La successione delle operazioni in genere prevede unaratura profonda (40-50 cm) nellestate precedente e lavori complementari di affinamento durante lautunno e linverno. Nei terreni argillosi per ottenere il perfetto affinamento richiesto dalle piccole dimensioni dei semi, opportuna risulta la preparazione anticipata del letto di semina con erpicature energiche che guasterebbero il buono stato strutturale del terreno. In certi casi limpianto della coltura di pomodoro non si fa in piano, ma su terreno sistemato a porche ossia sagomato in strette strisce sopraelevate separate luna dallaltra dai solchi che servono per praticare lirrigazione per infiltrazione laterale. In questi casi il terreno va predisposto modellandolo opportunamente prima della semina o del trapianto. Concimazione Al pomodoro deve essere assicurata unadeguata fornitura degli elementi nutritivi necessari con concimi minerali anche nel caso, sempre meno frequente, che ci sia disponibile letame o qualche altro concime organico.

Lentit della concimazione va commisurata alla produttivit della coltura e alla dotazione del terreno degli elementi macronutritivi N-P e K. Nel caso di colture in serra, molto intensive e capaci di dare produzioni molto elevate (120-150 t/ha e oltre), si consigliano concimazioni del seguente ordine di grandezza: 100-150 Kg/ha di P2O5, 200-250 Kg/ha di K2O, 250-300 Kg/ha di azoto. Nel caso di colture da pieno campo la produttivit inferiore a quella in serra, ma anche qui bisogna distinguere tra coltura in asciutta e irrigata. In coltura irrigata le produzioni sperabili sono dellordine di 80-100 t/ha e la concimazione va fatta con 100-120 Kg/ha di P2O5, 150-200 Kg/ha di K2O e 180-200 Kg/ha di azoto; dosi ridotte vanno previste nella coltura asciutta le cui produzioni si aggirano su 20-30 t/ha. I concimi fosfatici e potassici vanno interrati durante la preparazione del terreno mentre quelli azotati vanno dati in parte al momento della semina o del trapianto (1/2-1/3 del totale, come urea) e in parte in copertura (come urea o nitrato ammonico). Impianto Le coltivazioni di pomodoro possono essere impiantate con la semina in campo o con il trapianto. Il primo sistema si sta diffondendo nelle coltivazioni in pienaria, il secondo quello esclusivo nelle colture sotto serra ed tuttora assai impiegato anche in pienaria. Semenzaio. Il trapianto richiede la produzione delle piantine in semenzaio che per lo pi protetto, per assicurare la temperatura idonea alla germinazione. La semina pu essere fatta a spaglio sul letto di semina, o a seme singolo in contenitori (fitocelle, pannelli alveolari) o in cubetti di terriccio; nel primo caso le piante si trapiantano a radice nuda, negli altri casi con il pane di terra. La semina in semenzaio assicura diversi vantaggi: guadagno di tempo, maggior precocit, maggiore uniformit, risparmio di seme (che nel caso di ibridi F1 estremamente costoso). La semina in semenzaio fatta in epoca diversa secondo il tipo di coltivazione che si vuol fare: autunno-inizio inverno per le coltivazioni in serra; inverno per le colture anticipate, temporaneamente protette; fine inverno (febbraio-marzo) per le coltivazioni in campo di piena stagione; estate per le coltivazioni in ciclo posticipato. Da 1 m quadrato di semenzaio possono essere ricavate 500-600 piantine idonee al trapianto per avere le quali vanno seminati 2-3 grammi di seme corrispondenti a 600-900 seme per metro quadrato. per ogni ettaro di coltura sono necessari 60-80 metri quadrati di semenzaio, considerando densit di piantamento di 3500-4500 piante per ettaro. Trapianto. Dopo 40-60 giorni dalla semina le piantine di pomodoro raggiungono lo stadio di 4-5 foglie e unaltezza di 100-150 mm: questo il momento migliore per il trapianto. Nelle colture in pieno campo di pomodoro da industria il trapianto si fa da met aprile a met maggio. In pieno campo un tipo dimpianto molto usato quello a file binate, di cui si parler in seguito a proposito della semina diretta. Il trapianto si fa a mano o a macchina; a questultimo sistema si adattano bene le piantine con pane di terra allevate in contenitori alveolari. Semina diretta. La semina diretta tende a estendersi nella coltura di pieno campo perch ha il vantaggio di ridurre i costi dimpianto e di dar luogo a piante vigorose, specie nellapparato radicale, non dovendo queste superare la crisi di trapianto. Gli aspetti negativi sono: si consumano maggiori quantit di seme, il letto di semina deve essere preparato con grande cura, un certo diradamento pu talora essere necessario, la semina non pu essere fatta prima che la temperatura abbia raggiunto il valore minimo necessario (12 C circa) per assicurare una germinazione e un emergenza accettabilmente pronte. Il pomodoro si pu seminare con un eccesso di seme (1-1,5 Kg/ha) rinviando al diradamento leliminazione delle piante di troppo; oppure si possono seminare 0,4-0,5 Kg/ha di seme con seminatrice di precisione, nel qual caso il diradamento pu essere omesso. La distribuzione delle piante, e quindi dei semi, sul terreno si pu fare a file semplici distanti 1-1,5 m, ma per lo pi si fa a file binate con 0,30-0,40 m tra le file della bina e 1,3-1,5 m tra le bine. La fila binata vantaggiosa sotto diversi aspetti: I. Migliore ombreggiamento delle bacche da parte del fogliame; II. Minor ramificazione e maggior contemporaneit di maturazione per la forte competizione tra le piante della bina; III. Minor costo dellimpianto dirrigazione a goccia (piuttosto diffuso) per il minore sviluppo lineare delle ali gocciolanti; IV. Maggior facilit di raccolta meccanica. Linvestimento desiderato varia da 3 piante a m2 nel caso di coltura a file semplici a 6-8 in caso di file binate. La profondit di semina non deve essere eccessiva: data la piccolezza dei semi non vanno superati 20-30 mm. Quando simpiega la seminatrice di precisione la regolarit della semina avvantaggiata dalla confettatura dei semi la cui superficie tormentosa tenderebbe a farli agglomerare. La semina del pomodoro in pieno campo si fa in primavera: verso marzo negli ambienti pi miti del Sud, in aprile al Centro-Nord. Cure colturali Al trapianto sempre necessaria unirrigazione ausiliaria per assicurare lattecchimento. Dopo la semina una rullatura pu essere utile per favorire limbibizione dei semi e la germinazione. Il risarcimento delle fallanze nel caso di trapianto e il diradamento pu essere necessario per assicurare il giusto investimento. Le sarchiature sono consigliabili non solo per controllare le erbe infestanti, ma anche per arieggiare il terreno e ridurre levaporazione. In molti casi praticata la pacciamatura con film plastici neri: in genere associata ad un tipo dimpianto a file binate e allirrigazione a goccia. Lala gocciolante posta al centro della bina, al di sotto del film pacciamante. Gli elevati costi sono compensati da notevoli vantaggi sia agronomici sia qualitativi (pulizia del prodotto).

Lapposizione di sostegni necessaria nel caso delle variet da serra o di certe variet (San Marzano) da orto a sviluppo indeterminato. In queste stesse variet sono praticate alcune operazioni particolari quali: scacchiatura per eliminare i germogli ascellari e cos mantenere una pianta monostelo; cimatura, spuntando la pianta lasciando 3-6 palchi fruttiferi in modo da favorire la maturazione dei frutti sui palchi lasciati; trattamenti con fitoregolatori che nelle colture in serra favoriscono lallegagione dei fiori e lo sviluppo di frutti partenocarpici. Lirrigazione un intervento che aumenta e stabilizza le rese anche se non sempre favorisce la qualit dei frutti. Irrigazioni frequenti e leggere sono preferibili per i pomodori da mensa; per quelli da industria sono pi indicate irrigazioni meno frequenti e pi abbondanti, curando di fare lultima irrigazione con parecchio anticipo sulla raccolta; in caso di disponibilit idriche limitate si pu fare qualche economia dacqua durante la fase vegetativa e durante quella di maturazione, ma importante che lacqua non difetti durante la fase di fioritura. Unimpropria gestione dellacqua pu produrre su variet sensibili danni come il marciume apicale, la spaccatura dei frutti e la scottatura. Come sistemi dirrigazione quello a pioggia non scevro da inconvenienti (favorendo malattie fungine e cancro batterico); quello per infiltrazione laterale uno dei pi usati, mentre sta diffondendosi quello a goccia: entrambi hanno il vantaggio di non bagnare la vegetazione.

Piantin

Raccolta e produzione

a di Pomodoro con irrigazione a goccia (foto Francesco Sodi)

Pomodoro da mensa La raccolta si fa a mano, scalarmene, quando i frutti sono invaiati, quando cio il loro colore inizia a virare verso il rosa. La raccolta inizia 90-100 giorni dopo il trapianto nelle colture in serra, dopo 60-70 giorni nelle colture in piena aria. Per avere la necessaria uniformit di maturazione le raccolte devono essere fatte a intervalli brevi: 4 giorni al massimo. I frutti vanno assortiti per calibro (minimo 35-40 mm di diametro, massimo 77-86 mm) e possono essere conservati per diversi giorni (3-4 settimane) a temperatura di 5-7 C e alta umidit relativa dellaria (85-90%). Pomodoro da industria La raccolta va fatta quando i frutti sono completamente maturi avendo raggiunto il massimo ingrossamento e sviluppo appieno la colorazione rossa. Lepoca di raccolta coincide con il periodo di lavorazione degli stabilimenti e va dai primi di agosto alla fine di settembre al Sud, dalla met di agosto alla seconda decade di settembre nella Valle padana. La raccolta pu farsi a mano in 2-3 volte, o in ununica volta, ma il costo la rende difficilmente proponibile attualmente: la capacit operativa di un raccoglitore di 80-120 Kg di frutti allora. Al giorno doggi, grazie alle variet a maturazione contemporanea, la raccolta si fa a macchina, in ununica passata. Le macchine per la raccolta del pomodoro sono semoventi o trainate ed eseguono le seguenti operazioni: una barra frontale recide le piante alla base; un piano elevatore le porta su setacci oscillanti che per sbattimento producono il distacco dei frutti e la separazione di questi dallo strame che cade posteriormente; le bacche vengono convogliate attraverso un nastro mobile su rimorchi che procedono a fianco della macchina. Ci sono macchine raccoglitrici integrali semoventi dotate di organi sterratori e addirittura di selettori ottici che riconoscono i pomodori maturi, rossi, da quelli verdi e da altri corpi estranei. La capacit di lavoro di queste

macchine in condizioni ottimali pu essere di 20-25 tonnellate allora. Per accelerare e rendere contemporanea la maturazione dei frutti, il pomodoro pu essere trattato con un fitoregolatore (Ethephon) quando maturo il 20-30% dei frutti. La raccolta a mano in numerose passate tuttora praticata nelle aziende a conduzione familiare per certi tipi di pomodoro di gran pregio che hanno sviluppo indeterminato e richiedono i sostegni; esempio tipico la variet San Marzano. Si considerano buone produzioni 80-100 t/ha; punte pi alte (120-140 t/ha) non sono rare, in condizioni ambientali e tecniche particolarmente favorevoli, cos come ovviamente sono possibili rese anche molto inferiori in condizioni opposte. Utilizzazioni industriali Mentre per il pomodoro da mensa la valutazione qualitativa prevalentemente basata sulle caratteristiche organolettiche, per quello da industria tratti qualitativi importanti sono quelli attinenti alla struttura del frutto e alla sua composizione chimica, in relazione al tipo di preparazione cui i pomodori sono destinati. Preparazioni industriali: Pomodori pelati: si ottengono da variet a frutto allungato, privati della buccia e inscatolati. Pomodori triturati e polpe: frutti privati della buccia e dei semi, triturati in piccoli cubetti e inscatolati insieme a succo di pomodoro ristretto. Succo di pomodoro: polpa e succo delle bacche di pomodoro separato dalle bucce e dai semi, al naturale o aromatizzato con spezie, succo di limone, ecc. per ottenere bevande. Concentrati di pomodoro: succo di pomodoro concentrato con residuo secco, al netto di sale aggiunto, non inferiore ai seguenti valori: semiconcentrato: 12%; concentrato 18%; doppio concentrato: 28%; triplo concentrato: 36%; sestuplo concentrato: 55%. Disidratato di pomodoro: succo di pomodoro disidratato e ridotto in polvere o in fiocchi (da utilizzare nelle miscele di ortaggi essiccati da minestrone). Salse per condimento (tipo Ketchup): concentrato di pomodoro con aggiunta di zucchero, aceto, spezie.

Avversit e parassiti
Numerose sono le avversit che insidiano il pomodoro. Tra le alterazioni fisiologiche ricordiamo il marciume apicale dei frutti causato da squilibri idrici; la spaccatura dei frutti provocata da un improvviso eccesso idrico che segue un periodo di stress; il colpo di sole o scottatura, quando limprovvisa esposizione al sole dei frutti in fase di ingrossamento vi provoca chiazze decolorate e disseccate. Tra i funghi terricoli che attaccano spesso le radici e il colletto ricordiamo Fusarium oxysporum e Vertillium dahliae che provocano la tracheomicosi. Rhizoctonia solani, Botrytis cinerea e Pythium spp. che attaccano il colletto. I pi consigliati sono i mezzi di prevenzione: opportuna rotazione, buon drenaggio e impiego di variet dotate di resistenza. In certi casi (semenzai, serre) si fa la disinfezione del terreno con fumiganti. Tra le malattie che colpiscono la parte aerea le pi pericolose sono le seguenti. I. Peronospora (Phytophtora infestans). Colpisce le foglie, il fusto e i frutti invadendone i tessuti e formando una muffa biancastra. Bisogna trattare con prodotti preventivi o curativi. II. Alternariosi (Alternaria solani). Sulle foglie forma macchie necrotiche rotondeggianti a contorno ben definito con zonature concentriche, sul fusto causa lesioni e strozzature del colletto. necessario usare seme sano o conciato; i trattamenti antiperonosporici servono in genere a controllare anche questa malattia. III. Virosi. Sono provocate da virus del mosaico del pomodoro e da quello del cetriolo. Accorgimenti opportuni sono: ampie rotazioni, seme sano, eliminazione delle piante ammalate e delle piante infestanti nei paraggi delle coltivazioni, disinfezioni di mani e attrezzi, lotta agli afidi vettori, uso di variet resistenti. IV. Antracnosi (Colletotrichum coccodes). Compare sui frutti prossimi alla maturazione o gi raccolti, formando macchie rotondeggianti infossate che si estendono per zone concentriche. V. Botrite (Botrytis cinerea). Oltre ad attaccare al colletto le giovani piantine, pu colpire i frutti determinandone la marcescenza. VI. Settoriosi (Septoria lycopersici). Forma sulle foglie piccole macchie circolari, di 2-3 mm di diametro, grigiastre, scure ai margini, disseminate di puntini neri. Si pu intervenire con i prodotti indicati contro la peronospora. Per ci che riguarda i parassiti animali, subito dopo il trapianto temibili possono essere gli attacchi delle nottue e degli elateridi che rodono il colletto delle piantine: la geodisinfestazione il pi comune mezzo per controllarli. Sulla vegetazione sono da paventare soprattutto gli afidi (Myzus persicare) e il ragnetto rosso (Tetranychus urticae) che in caso di forti attacchi vanno controllati tempestivamente con trattamenti specifici. Non vanno dimenticati i nematodi galligeni che tendono a diffondersi quando la rotazione non viene rispettata, nel qual caso limpiego di prodotti nematocidi diventa necessario. Come si ora visto, la coltivazione del pomodoro non immaginabile senza certi trattamenti di difesa; per necessario che questi trattamenti siano fatti coscienziosamente nei casi di reale necessit, scegliendo i prodotti pi idonei e meno tossici, rispettando rigorosamente le dosi e i tempi di carenza. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Pomodoro - Lycopersicon esculentum


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Generalit Parassiti Malattie

Generalit

Questa pianta, originaria delle zone tropicali e subtropicali dellamerica latina (probabilmente Per o Messico), viene coltivato in tutta Italia sia in colture da orto che industriali. La pianta normalmente raggiunge unaltezza che varia dai 50 cm a 2 m. Presenta della peluria sia sul fusto che sulle foglie ed di portamento eretto o sarmentoso (in relazione alla tipo di coltura scelto). Il fiore solitamente cresce nella parte opposta alla foglia e assume una forma a calice di color giallo. La bacca del pomodoro - di forma, dimensione e colore variabili in relazione alla variet - presenta una buccia liscia e una polpa carnosa con una suddivisione interna in logge, contenenti i semi di forma circolare appiattiti di color bianco giallo. Le varie tipologie di pomodoro vengono suddivise sia in base alla forma della bacca, sia in base allutilizzo finale della stessa. Possono essere:

- tondo; - a peretta; - ovale; - costoluto; - a grappolo. In relazione allutilizzo finale si possono avere pomodori da mensa, da concentrato, da succo e da pelati. Generalmente le variet consigliate per lorto sono quelle da mensa e da conserva, sia per il tipo di coltivazione sia per il tipo dimpiego. Le variet che vengono consigliate per luso fresco sono le seguenti: Ace F1 Tondo .Semina febb/apr .Raccolta giug/sett Rampicante Ausonio F1 Tondo Semina febb/apr Raccolta giug/sett Rampicante Monte Carlo F1 Tondo Semina febb/apr Raccolta giug/sett Rampicante S. Marzano 2 Peretta Semina febb/apr Raccolta giug/sett Rampicante Roma VF Peretta Semina febb/apr Raccolta giug/sett P. Bassa Cuor di Bue Cost. Semina febb/apr Raccolta giug/sett Rampicante Ben Hur F1 Cost. Semina febb/apr Raccolta giug/sett Rampicante Principe Borghese Ciliegia Semina febb/apr Raccolta giug/sett Pianta Bassa La sigla F1 indica che le variet sono Ibride. La pianta del pomodoro non resiste alle basse temperature. Per questo motivo la coltivazione viene effettuata nel periodo primaverile-estivo. Nelle regioni del sud la coltivazione pu essere anticipata di un mese o due in relazione alle condizioni climatiche. Pu essere coltivata anche in serra o in tunnel, ed in questo caso si pu coltivare tutto lanno. Le piante di pomodoro solitamente vengono trapiantate a una distanza di 20-30 cm sulla fila e di 1-1,5 metri tra le file. La preparazione del terreno molto importante dato che la coltura rester a dimora per pi di 5 mesi. La struttura deve essere ben sciolta e fertile. Un eccesso di sostanza organica pu essere fonte di marciumi radicali: per questo motivo raramente si effettuano concimazioni con letame ma si prediligono concimazioni minerali.

Il pomodoro ha portamento rampicante e per questo motivo necessario un tutore che lo sostenga. Il tutore deve essere abbastanza robusto dato che dovr sostenere il peso dei pomodori. Il trapianto si effettua solitamente nel mese di aprile/maggio al nord mentre si anticipa di un mese nel centro e nel sud. E importante, dopo il trapianto, tenere il terreno ben sgombro dalle erbe infestanti e ci al fine di evitare lassorbimento dellacqua e dei sali minerali. E opportuno in seguito effettuare anche un leggero rincalzo per ricoprire le radici che affiorano dal terreno. Le annaffiature devono essere abbondanti e, nel periodo della fruttificazione, consigliato aggiungere del concime solubile per dare un maggior apporto nutritivo. Unoperazione molto importante la sfemminellatura, che consiste nellasportare i germogli secondari per favorire il germoglio principale. La raccolta dei pomodori varia in base alla zona in cui ci troviamo, solitamente quelli da mensa vengono raccolti ancora verdi per aumentare la conservazione. Parassiti

I parassiti pi pericolosi per il pomodoro sono presenti nel terreno, la Dorifera e i nematodi della patata arrecano molti danni alle radici del pomodoro. Si possono avere degli attacchi da afidi che, oltre a danneggiare i tessuti della pianta, provocano larricciamento della foglia e sono anche vettori di malattie virotiche. Per prevenire e combattere questi parassiti opportuno irrorare le piante con dei prodotti a base di piretro, che oltre ad unazione disinfettante hanno anche un tempo di carenza molto basso che permette di trattare le piante anche pochi giorni prima del raccolto. Malattie

Anche per le malattie di tipo crittogamico lapparato radicale quello pi colpito. In particolare due malattie fungine sono particolarmente diffuse: si tratta del marciume radicale e del marciume del colletto. Vengono colpiti anche il frutto e le foglie e si possono verificare delle macchie sulle foglie di color ambrato rossastro, e delle bolle circolari sui frutti di color verde scuro. Per prevenire alcune di queste malattie necessario fare particolare attenzione alle quantit di concime e di acqua che andiamo a somministrare alle nostre piante. Lequilibrio idrico e di particolare importanza, per questo motivo che sconsigliato lasciare seccare il terreno in modo eccessivo e successivamente inzupparlo per cercare di rimediare
Ulteriori informazioni su: Pomodoro - Lycopersicon esculentum - Orto

Allium porrum
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Porro) Disambiguazione Se stai cercando altri usi, vedi porro (disambigua).

Allium porrum (porro)

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Sottoregno Tracheobionta Divisione Magnoliophyta Classe Liliopsida Sottoclasse Liliidae Ordine Liliales Famiglia Liliaceae Genere Allium Specie A. porrum Classificazione APG Regno Plantae (clade) Angiosperme (clade) Monocotiledoni Ordine Asparagales

Famiglia Amaryllidaceae Sottofamiglia Allioideae

Il porro [Allium porrum (L.) J. Gay] una pianta erbacea monocotiledone facente parte, con la cipolla e l'aglio, delle Alliaceae, una famiglia del gruppo delle Liliaceae.
Indice [nascondi] 1 Descrizione 2 Origine e distribuzione 3 Utilizzi 4 Sinonimi 5 Curiosit 6 Altri progetti

Descrizione [modifica]

Infiorescenza di porro Le foglie sono opposte di colore verde scuro o verde giallastro che sono portate raggruppate a formare una sorta di pseudo-fusto. I fiori sono bianchi verdastri, formati da tre pezzi e portati in infiorescenza ad ombrella al termine di uno scapo fiorale che si sviluppa nel secondo anno di vita della pianta.

Origine e distribuzione [modifica]


Il porro originario della regione mediterranea, probabilmente dal Vicino Oriente. La sua coltivazione di antichissima memoria: il porro era conosciuto dagli Egizi e dai Romani.

Porro crudo
Valori nutrizionali per 100 g

Utilizzi [modifica]
Il porro un ortaggio. Per la coltivazione ne vengono impiegate differenti variet del porro noto in Italia (Allium porrum var. ampeloprasum sinonimo di Allium porrum). La parte edule rappresentata dalla parte terminale delle foglie (la parte bianca), mentre viene comunemente scartata la parte verde delle stesse foglie. Una specie affine Allium ampeloprasum var. kurrat chiamato comunemente kurrat coltivato e diffuso in Egitto e Medio Oriente. Viene largamente utilizzato nella cucina araba e maghrebina principalmente per le foglie. In Medicina Tradizionale Cinese e in macrobiotica il porro considerato un alimento riscaldante.

Sinonimi [modifica]

Allium ampeloprasum var. porrum (L.) J.Gay Allium laetum Salisb. Porrum commune Rchb. Porrum sativum Mill.

Curiosit [modifica]
L'imperatore romano Nerone fu soprannominato "il porrofago" perch era ghiotto di porri che utilizzava in gran quantit per schiarirsi la voce. Il porro simbolo nazionale del Galles.

Altri progetti [modifica]


Wikibooks contiene ricette su Allium porrum Wikimedia Commons contiene file multimediali su Allium porrum
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Energia 61 kcal 250 kJ Proteine 1,5 g Carboidrati 14,15 g - Zuccheri {{{zuccheri}}} - Lattosio {{{lattosio}}} - Amidi {{{amido}}} - Fibre {{{fibre}}} Grassi 0,3 g - saturi 40 mg 4 mg monoinsaturi - Acido {{{acido_oleico}}} oleico - polinsaturi 166 mg - Acido {{{acido_linoleico}}} linoleico - Acido {{{acido_linolenico}}} linolenico - Colesterolo 0 mg Acqua 83 g Alcoli {{{alcol}}} Caffeina {{{caffeina}}} Vitamina A 95 UI Tiamina (Vit. 60 g B1) Riboflavina 30 g (Vit. B2) Niacina (Vit. 400 g B3) Acido pantotenico 140 g (Vit. B5) Vitamina B6 233 g Acido folico 64 g (Vit. B9) Vitamina {{{vit.B12}}} B12 Vitamina C 12 mg Vitamina D {{{vit.D}}} Vitamina E 0,92 mg Vitamina K {{{vit.K}}} Calcio 59 mg Ferro 28 mg Fosforo 35 mg Magnesio 28 mg Manganese 481 g Potassio 180 mg Rame 120 g Selenio 1 g Sodio 20 mg Zinco 120 g

vdm

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Porro Allium porrum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Specie: Allium Sinonimo: Allium ampeloprasum porrum L. Francese: Poireau; Inglese: Leek; Spagnolo: Puerro; Tedesco: Lauch. porrum

L.
Liliaceae L.

Origine e diffusione
Il Porro un ortaggio da foglia, apprezzato dalle popolazioni del Mediterranei fin dal tempo degli Egizi e dei Romani; la sua coltivazione diffusa in Europa, America e Asia. E' presente sul mercato specialmente nel periodo autunno-invernale. E' coltivato in tutte le regioni italiane, specialmente al Centro-Nord. Viene utilizzata la parte basale delle foglie, che formano un falso fusto di 20-30 cm di lunghezza e 3-5 di diametro; questo, sottoposto ad eziolatura, costituisce la parte edule.

Cultiva

Caratteri botanici

r invernale di Porro a fusto lungo - Allium porrum L. (foto www.agraria.org)

Il porro una pianta biennale (coltivata a ciclo annuale) derivata da Allium ampeloprasum L., originario del Su Europa e Nord Africa, spontaneo in alcune regioni centro-meridionali ed utilizzato anche per l'alimentazione. Il Porro non si trova allo stato spontaneo, presenta un bulbo poco sviluppato o assente, foglie allungate (con portamento eretto o ricadente, di colore da grigio verde a verde bluastro) con piccioli piegati a doccia ed avvolgenti alla base, formando un falso fusto pi o meno allungato (da 15 a 40 cm. Presenta un apparato radicale fascicolato, con molte radici che si possono spingere fino a 50 cm circa di profondit. Il fusto accorciato a formare un disco appiattito, da cui si dipartono le foglie e le radici. Lo stelo fiorale viene emesso nel secondo anno, in aprile-maggio; pieno e termina con un'infiorescenza sferica (6-8 cm di diametro) protetta da una spata univalve caduca; sono presenti 300-400 fiori peduncolati, con tepali di colore bianco, rosa o lilla. I semi sono neri angolosi e grinzosi (peso 1.000 semi pari a 2,5-3,3 grammi). La durata della germinabilit di 2-3 anni.

Esigenze ambientali

Il porro si adatta bene sia ai climi temperato-caldi che temperato-freddi, con l'impiego di variet e cicli colturali differenti. I terreni pi adatti sono quelli di medio impasto, con buona capacit idrica di ritenuta, ma senza problemi di drenaggio e ben dotati di sostanza organica; il pH deve essere compreso tra 6 e 7; scarsa la tolleranza alle elevate salinit. Per quanto riguarda le concimazioni si consiglia di impiegare 400-500 q/ha di letame maturo, interrato con una lavorazione a 30-40 cm, 80-100 kg/ha di P2O5 e 100-150 kg/ha di K2O; durante il ciclo si interviene con azoto frazionato in 3-4 volte (100-120 kg/ha). L'irrigazione quasi sempre necessaria, ad esclusione del periodo invernale.

Variet
Le cultivar sono classificate in base alla lunghezza del "falso fusto" e in base all'epoca di produzione: Cultivar estive: semina a dicembre-gennaio su letto caldo; Cultivar autunnali: con semina in marzo-aprile; - Cultivar invernali: con semina in maggio-giugno.

Tecnica colturale

Di solito vengono trapiantate le piantine (alte 20-25 cm) ottenute in vivaio; la semina (con seminatrici di precisione) viene poco praticata perch si ottengono porri di pezzatura non omogenea e per risulta pi difficile il controllo delle infestanti. La densit colturale varia da 20 a 40 piante al metro quadrato, maggiore nelle colture destinate a raccolte precoci. Nelle colture tardive le piantine vengono sottoposte a rincalzatura, utile per aumentare la parte bianca del fusto e per ottenere una maggiore resistenza al freddo. Il diserbo viene praticato sia in semenzaio che durante la coltura.

Raccolta e produzione
La raccolta comincia quando il diametro dei fusti ha raggiunto i 2-3 cm, dopo circa 3-4 mesi dal trapianto o 5-7 dalla semina. Dopo l'estirpazione, vengono tolte le foglie vecchie pi esterne, tagliate a 15 cm sopra la parte bianca, accorciate le radici e lavati. In frigorifero (0-1C e UR 90-95%) possono essere conservati fino a tre mesi. Una buona produzione varia dai 400 ai 500 quintali ad ettaro.

Avversit e parassiti

I parassiti sono simili a quelli della cipolla. I danni pi gravi sono provocati da Fusarium culmorum e da Pyrenochaeta terrestris; altre crittogame dannose sono le ruggini (Puccinia porri e Puccinia allii), la peronospora del porro (Phitophtora porri) e l'alternariosi (Alternaria porri). Tra i parassiti animali: la tignola del porro (Acrolepia assectella), la mosca della cipolla (Hylemia antiqua), il tripite (Trips tabaci) e i nematodi dello stelo (Ditylenchus dipsaci). da Principi di Orticoltura - Romano Tesi - Edagricole Versione di stampa

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Porro - Allium porrum


In questa pagina parleremo di :

Generalit Fiori Variet Clima e terreno Avvicendamento e consociaizone Semina e messa a dimora Raccolta e conservazione Concimazioni Cure colturali Irrigazioni Avversit

Generalit

Il porro una pianta da orto coltivata in tutta l'Italia e originaria probabilmente delle regioni

mediterranee. Di questa pianta si utilizza il fusto, costituito dalle guaine fogliari, strettamente sovrapposte le une alte altre. Si impiega crudo, come condimento, o cotto. Pianta biennale coltivata come annuale. Alta 40-80 cm, ha un apparato radicale fascicolato formato da numerosissime radici sottili, queste si originano da un fusto ridotto. Nel fusto sono inserite anche le foglie lineari e lanceolate, strettamente sovrapposte le une alle altre nella porzione basale, e disposte in due serie opposte. Fiori

Nell'annata successiva a quella in cui viene effettuata la semina, si forma lo scapo fiorale alto fino a 80 cm portante all'estremit superiore un'infiorescenza a ombrella, globosa, formata da un numero molto elevato di fiori bianchi, rosa o lilla. I semi sono piccoli, neri, angolosi. Variet

Il Lungo gigante d'inverno, l'Elefante, il Mostruoso di Carentan, il Genovese, Grosso Corto Mostruoso di Rouen, Grosso Corto d'Estate, Gigante d'Italia. Clima e terreno

Clima: gradisce i climi temperati, ma sopporta bene anche il freddo. Terreno: il porro cresce bene nei terreni piuttosto leggeri e fertili Avvicendamento e consociaizone

Avvicendamento: non deve seguire cavoli e patate. Non deve essere coltivato nuovamente sullo stesso orto prima che siano trascorsi almeno quattro anni dalla coltura precedente. Consociazione: con cavoli, lattughe, finocchi, carote. Semina e messa a dimora

La semina avviene in semenzaio a una profondit di pochi millimetri: a letto caldo in dicembre-gennaio o all'aperto da marzo a giugno, direttamente a dimora nell'orto da marzo a luglio.

Quando le piantine hanno formato la quarta / quinta foglia e il diametro del falso fusto e di circa 1 cm, si effettua il trapianto; questa operazione si compie dopo aver cimato leggermente le foglie, in giornate nuvolose o dopo il tramonto. Il terreno si prepara mediante una vangatura profonda e con successive zappature. nel corso delle quali si somministrano 30/40 g/mq di concime complesso 6-12-9. Dopo il trapianto si effettuano alcune sarchiature e una rincalzatura innaffiando il terreno se secco. Distanza fra le piante 15-20 cm sulla fila, e 25-30 cm fra le file. Raccolta e conservazione

La raccolta si effettua in epoche diverse, a seconda del periodo nel quale sono avvenuti la semina e il trapianto; i periodi di raccolta cadono in estate, in autunno e in inverno. Il porro pu essere conservato, in condizioni adatte, per periodi di tempo abbastanza lunghi. Prima di utilizzarlo si eliminano le foglie pi esterne; Concimazioni

Il letame maturo (4 g/mq) deve essere interrato in estate / autunno alla profondit di 30 cm. Nel corso della coltivazione si effettua anche una concimazione in copertura, con un quantitativo limitato di nitrato di calcio; consigliabile non eccedere nella quantit di fertilizzanti azotati, in quanto, in questo caso, si otterrebbebero porri poco conservabili. Cure colturali

Il terreno deve essere tenuto sempre libero da piante infestanti, effettuando ripetute sarchiature e scerbature Irrigazioni

Nei periodi in cui non piove necessario annaffiare abbondantemente ma evitare i ristagni d'acqua. Avversit

Il cancro causa deformazioni e spaccature. La lotta si basa su trattamenti a base di poltiglia bordolese, per il resto le malattie e i parassiti sono simili a quelle dell'aglio e cipolla
Ulteriori informazioni su: Porro - Allium porrum - Orto

Brassica rapa rapa

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Brassica rapa

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliopsida Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Brassica Specie B. rapa Sottospecie rapa Classificazione APG Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale Brassica rapa rapa
L.

Aspetto della pianta Brassica rapa. La rapa (Brassica rapa subsp. rapa) viene coltivata per la sua radice di forma tondeggiante, talvolta piuttosto tozza, ricoperta da una pellicina di colore rosso-violaceo, non edule. Linterno formato da una pasta bianca o giallognola, a seconda delle variet, leggermente spugnosa, di gusto lievemente dolciastro. La si consuma generalmente cotta con burro od olio di oliva e sale. Entra nella composizione della giardiniera ed il componente principale di un tipico piatto friulano: la brovada. Il valore nutritivo della rapa piuttosto scarso: 100 grammi di parte edule contengono circa il 90 gr. di acqua, circa 4 di glucidi, alcuni sali minerali (230 mg di potassio, 30 mg di fosforo, 40 mg di calcio e quasi altrettanti di sodio). Scarso il contenuto di vitamine salvo che per la vitamina C, di cui sono presenti pi di 20 mg per 100 gr. di parte edule.

Voci correlate [modifica]

Rapa di Caprauna

Altri progetti [modifica]

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Portale Agricoltura Categorie:


Radici e tuberi commestibili Brassicaceae

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Rapa e Cima di rapa - Brassica Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Classe: Ordine: Famiglia: Cruciferae Trib: Rapa: Brassica rapa L. subsp. Cima di rapa: Brassica rapa L. subsp. sylvestris (L.) Janch. var. esculenta Hort. Rapa - Francese: Navet; Inglese: Turnip; Spagnolo: Colinabo; Tedesco: Wasserrbe.

rapa

L.

rapa

Dicotyledonae Rhoedales Brassicaceae Brassiceae Thell.

Origine e diffusione

La Rapa un ortaggio consumato soprattutto nel periodo invernale. Viene utilizzata la radice carnosa e anche le foglie come verdura cotta. In alcune regioni viene impiegata anche per l'alimentazione del bestiame. La Cima di rapa (nota anche come Broccoletto di rapa) viene coltivata per l'utilizzo delle infiorescenze e della parte tenera del fusto con le foglie, come verdura cotta.. E' una produzione tipicamente mediterranea assai ricercata nel periodo autunno-invernale. Le regioni di maggiore diffusione sono il Lazio, la Puglia e la Campania.

Rapa (Brassica rapa L. subsp. rapa Thell.)

Caratteri botanici La Rapa (Brassica rapa L. subsp. rapa Thell.) una crucefera a ciclo biennale (annuale in coltura) originaria della Siberia occidentale. Al primo anno forma una radice carnosa di 5-10 cm di diametro, di forma e dimensioni varie (globosa, globosa-appiattita, allungata); il colore della radice bianco giallo, con sfumature rosso violette o verdi; la polpa bianca e croccante; le foglie basali sono provviste di picciolo allungato con lembo intero, lobato o lirato. Al secondo anno emette uno stelo fiorale ramificato alto circa 80 cm con foglie lanceolate; i fiori gialli ermafroditi sono riuniti in racemi ombrelliformi, hanno 4 petali, 6 stami, un ovario supero biloculare che da origine a una siliqua cilindrica, contenente 15-20 semi bruni sferici. La fecondazione in genere incrociata, entomofile o anemofila. La durata della germinabilit di 4-5 anni.

Radici di Rapa: Brassica rapa L. subsp. rapa Thell. (foto www.agraria.org) Esigenze ambientali La rapa si adatta bene ai climi temperati umidi e resiste bene al freddo, fino a -10C. Normalmente la induzione a fiore avviene in condizioni di giorno lungo dopo la formazione della radice, quindi in primavera. Si adatta ai diversi tipi di terreno, ma predilige quelli profondi, freschi e ben drenati, con pH compreso tra 6,5 e 7,5 e con bassa salinit. Le esigenze nutritive sono medio basse, mentre sono elevate quelle idriche. Variet Le variet vengono distinte in base alla forma ed al colore della radice ed all'epoca di coltivazione. Tecnica colturale Coltivata soprattutto per la produzione autunno-invernale, viene in genere impiantata da luglio a settembre dopo una coltura primaverile-estiva. Viene seminata a spaglio o a file distanti 20 cm (manualmente o a macchina), interrando il seme a 1-2 cm. La densit colturale di 20-30 piante a metro quadrato. Pi rara la semina in gennaio-febbraio per la produzione primaverile. Le cure colturali comprendono il diserbo che pu essere effettuato con sarchiature se la semina stata a file, o con diserbanti. Altre cure possono essere: diradamento, fertirrigazione azotata e irrigazioni. La raccolta avviene da ottobre a marzo dopo 2-3 mesi dalla semina; pu essere scalare o contemporanea quando le radici hanno raggiunto un diametro di 6-10 cm; vengono poi riunite in mazzi e lavate; la produzione di circa 300-400 quintali ad ettaro. Le radici private delle foglie possono essere conservate in frigo per 3-4 mesi.

Cima di rapa (B. rapa L. subsp. sylvestris (L.) J. var. esculenta Hort.)

Caratteri botanici La Cima di rapa (Brassica rapa L. subsp. sylvestris (l.) Janch. var. esculenta Hort.) una pianta di origine mediterranea e si differenzia dalla rapa comune per il ciclo annuale e la radice fiittonante che non si ingrossa. All'inizio si sviluppa una rosetta di foglie allungate provviste di picciolo, irregolarmente lobate e dentate, glabre o poco pelose. Dopo un breve periodo di tempo variabile a seconda della precocit della cultivar emette uno scapo fiorale carnoso e molto ramificato con infiorescenze (racemi) serrate, ombrelliformi che vengono raccolte prima dell'apertura dei fiori. L'attitudine al ricaccio permette di fare pi raccolte nel corso del ciclo. I fiori e la biologia fiorale sono simili a quelli della rapa.

Cima di rapa Brassica rapa L. subsp. sylvestris (L.) Janch. var. esculenta Hort. (foto www.agraria.org) Esigenze ambientali Le esigenze sono simili a quelle della rapa ma presenta una minore resistenza al freddo. Variet Le variet si distinguono in base alla precocit in precoci e tardive. Tecnica colturale La tecnica simile a quella della rapa, ma le piante devono essere pi distanziate (file a 40-50 cm con distanza lungo le file di 25-30 cm. L'epoca di semina pi frequente tra luglio e settembre, dopo una coltura orticola a ciclo primaverile-estivo; al sud si effettuano anche semine invernali per la produzione primaverili. La raccolta avviene quando l'infiorescenza principale ha raggiunto un buon sviluppo, dopo circa 40-60 giorni per le cultivar precoci e 90-120 per le tardive. Le piante vengono tagliate a 10 cm circa da terra per permettere alla pianta di ricacciare. Gli steli vengono legati a mazzi. La produzione varia da 150 a 250 quintali ad ettaro, in rapporto al numero di sfalci effettuati. Dopo la raccolta le cime di rapa possono essere conservate in frigo per 2-3 settimane al massimo in quanto le foglie vanno incontro ad ingiallimento.

Cima

Avversit e parassiti

di rapa Brassica rapa L. subsp. sylvestris (L.) Janch. var. esculenta Hort. (foto www.agraria.org)

Le avversit di Rapa e Cima di rapa sono le stesse indicate per i cavoli. da Principi di Orticoltura - Romano Tesi - Edagricole Versione di stampa

Raphanus sativus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Ravanello comune) Disambiguazione Se stai cercando l'organista e compositore italiano, vedi Oreste Ravanello.

Ravanello comune

Raphanus sativus

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Superdivisione Spermatophyta Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Dilleniidae Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Raphanus Specie R. sativus Classificazione APG Regno Plantae (clade) Angiosperme (clade) Eudicotiledoni (clade) Tricolpate basali (clade) Rosidi (clade) Eurosidi II

Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale Raphanus sativus


L., 1753

Nomi comuni Ravanello coltivato Ramolaccio Rafano Radice

Il Ravanello comune (Raphanus sativus L., 1753) una diffusa pianta edule, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.
Indice [nascondi] 1 Sistematica 1.1 Variabilit 1.2 Ibridi 1.3 Sinonimi 1.4 Specie simili 2 Etimologia 3 Morfologia del tipo base 3.1 Radici 3.2 Fusto 3.3 Foglie 3.4 Infiorescenza 3.5 Fiore 3.6 Frutti 3.7 Distribuzione e habitat 3.8 Fitosociologia 4 Descrizione delle sottospecie 4.1 Variet radicula 4.2 Variet niger 4.3 Variet raphanistroides 5 Usi 5.1 Farmacia 5.2 Cucina 5.3 Coltivazione 6 Notizie culturali 7 Galleria fotografica 8 Note 9 Bibliografia 10 Altri progetti

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11 Collegamenti esterni

Sistematica [modifica]
La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) una delle pi numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Raphanus comprende pochissime specie, due delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano. Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra). Nelle classificazioni pi vecchie la famiglia del genere Raphanus era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae. La collocazione di questa specie nell'ambito del genere non mette d'accordo tutti i botanici. In effetti ci sono tre proposte diverse per risolvere questo problema[2]: 1. Il genere ha una sola specie, quella definita da Linneo: Raphanus raphanistrum; specie che viene suddivisa in diverse forme sub-specifiche come: sativus, typicus, niger, microcarpus, e altre. In questo caso la specie Raphanus sativus verrebbe chiamata: Raphanus raphanistrum var. sativus. 2. Per altri botanici il genere ha due sole specie: Raphanus raphanistrum e Raphanus sativus. 3. Il terzo gruppo di botanici (forse quello pi numeroso) organizza il genere in una decina di specie, suddividendole poi in due sezioni: o RAPHANISTRUM : la siliqua presenta delle evidenti strozzature tra un articolo e l'altro (Raphanus raphanistrum); o EURAPHANUS : la siliqua pi compatta (le strozzature tra una articolo e l'altro sono appena rilevabili), inoltre i semi non si staccano uno dall'altro a maturazione del frutto (Raphanus sativus). All'interno della sezione EURAPHANUS e quindi della specie Raphanus sativus sono state definite due variet (relativamente all'areale europeo) in base al tipo di radice: tonda (var. radicula) o lunga (var, niger). Questa divisione per tutt'altro che rigida in quanto individui a radice tonda potrebbero avere nelle generazioni successive discendenti a radice lievemente allungata e viceversa. Tuttavia non si mai riscontrata una completa mescolanza tra le due varianti; cio individui con radici rotonde non hanno mai generato discendenti con radici completamente allungate e viceversa. In realt ad una analisi pi approfondita si riscontra che le variet bianche (il colore si riferisce alla parte esterna della radice) si presentano con una gamma pi ampia nella forma della radice (lunga, semilunga, globoso-allungata o rotonda), mentre le variet nere o grige si presentano tipicamente solamente con due forme: lunghe o rotonde e non con forme intermedie. Esistono anche delle variet minori: quella gialla a radici ovali o rotonde; quella rosee, rosse e violette con radici a varie forme come le bianche. Gli orticultori a volte introducono una diversa divisione della specie, pi pratica per le loro esigenze:

ravanelli di tutti i mesi a variet tonde e semilunghe; ravanelli a forzatura a variet tonde e semilunghe.

Per forzatura" si intende una variet capace di essere pronta all'uso dopo appena 20 giorni dalla semina. Raphanus sativus una pianta di origine ignota (forse da qualche ibridazione antica). Da ricerche fatte sembra che all'origine di queste piante ci siano due tipi primordiali diversi: (1) dal primo discenderebbero le Radici del Giappone con probabile origine nel Giappone o nella Cina; (2) dal secondo discenderebbero le Radici europee con probabile origine nell'Asia centrale (forse il Caucaso)[3].

Variabilit [modifica]
Nell'elenco che segue sono indicate alcune variet e sottospecie (l'elenco pu non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

Raphanus sativus L. fo. albescens (Makino) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. fo. esculentus (Metzger ex Thell.) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. fo. exsuccus (Thell.) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. fo. micranthus Uechtr. (1884) (sinonimo = Raphanus micranthus) Raphanus sativus L. fo. raphanistroides Makino (1909) Raphanus sativus L. subfo. niger (Miller) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. subfo. oleifer (DC.) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. subfo. silvester (Koch) M.Hiroe (1971) Raphanus sativus L. subsp. acanthiformis (Blanch.) Stank. (1985) Raphanus sativus L. subsp. esculentus Metzg. (1841) Raphanus sativus L. subsp. raphanistroides Sazonova (1971) Raphanus sativus L. subsp. sinensis Sazonova & Stank. (1985) Raphanus sativus L. subsp. sinensis (Mill.) Sazonova (1971) Raphanus sativus L. var. aka-daikon (Kitam.) Sazonova (1985) Raphanus sativus L. var. caudatus (L.) L. H. Bailey Raphanus sativus L. var. incarnatus Sazonova (1985) Raphanus sativus L. var. lobo Sazonova & Stank. (1985) Raphanus sativus L. var. longipinnatus LH Bailey (1920) (sinonimo = Raphanus sativus var. niger J. Kern.) Raphanus sativus L. var. macropodus (H. Lveill) Makino Raphanus sativus L. var. mougri H. W. J. Helm (1967) (sinonimo = Raphanus sativus var. caudatus (L.) L. H. Bailey) Raphanus sativus L. var, niger Miller. Raphanus sativus L. var. niger J. Kern. (1789) Raphanus sativus L. var. nonpinnatus L.H.Bailey (1920) Raphanus sativus L. var. oblongus DC. (1821) Raphanus sativus L. var. oleifer Stokes (sinonimo = Raphanus sativus var. oleiformis Pers.) Raphanus sativus L. var. oleiformis Pers. Raphanus sativus L. var. parvipinnatus L.H.Bailey (1920) Raphanus sativus L. var. radicula Raphanus sativus L. var. raphanistroides (Makino) Makino (1917) Raphanus sativus L. var. roseus Sazonova (1971) Raphanus sativus L. var. rotundus DC. (1821)

Raphanus sativus L. var. rubidus Sazonova (1971) Raphanus sativus L. var. sativus Raphanus sativus L. var. syrengeus Sazonova (1985) Raphanus sativus L. var. syringeus Sazonova (1971) Raphanus sativus L. var. virens Sazonova (1971) Raphanus sativus L. var. virens Sazonova (1985)

Ibridi [modifica]
Con la specie Raphanus raphanistrum la pianta Raphanus sativus forma il seguente ibrido interspecifico:

Raphanus micranthus (Uechtr.) O.E. Schulz in Engler (1919)

Sinonimi [modifica]
La specie Raphanus sativus ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi pi frequenti:

Raphanus acanthiformis Morel (sinonimo di Raphanus sativus fo. raphanistroides) Raphanus chinensis Miller (1768), non (L.) Crantz (1769) Raphanus gayanus G. Don fil. ex Sweet (1839) Raphanus hortensis Blacw. Raphanus macropodus H. Lveill Raphanus monnetii Lveill (1916) Raphanus niger Miller (1768) Raphanus officinalis Crantz Raphanus orbicularis Miller (1768) Raphanus raphanistrum L. subsp. sativus (L.) Domin (1910) Raphanus raphanistrum L. var. sativus (sinonimo di Raphanus sativus var. radicula) Raphanus raphanistrum L. var. niger (Miller) P. Fourn. (1936) (sinonimo di Raphanus sativus var. niger) Raphanus raphanistrum L. var. radicula (DC.) P. Fourn. (1936) Raphanus rotundus Miller (1768) Raphanus taquetii H. Lveill. (1912) Raphanistrum gayanum Fischer & C.A. Meyer (1838)

Specie simili [modifica]


La pianta e i fiori di Raphanus sativus possono essere facilmente confusi con quelli del Raphanus raphanistrum. Un semplice metodo per distinguere le due specie quello di osservare i frutti. Nella siliqua di Raphanus sativus i semi sono molto ravvicinati mentre per il Raphanus raphanistrum i semi sono pi distanziati e la siliqua si restringe notevolmente per poi riallargarsi tra un seme e il successivo assumendo una forma pi caratteristica (siliqua a strozzature).

Etimologia [modifica]
Il nome generico (Raphanus) deriva dalla voce greca raphanos (e successivamente dal latino raphanus) che a sua volta collegata alla radice greca raphys (= rapa) e al persiano antico rafe; il cui significato approssimativo rapida apparizione alludendo alla rapida germinazione dei semi

di queste piante[4]. Ma la parola raphanos potrebbe anche avere un collegamento a un'altra radice greca: raphis; il cui significato rafide o ago, alludendo in questo caso alla forma sottile e allungata di alcune radici di queste piante[2]. Il nome specifico (sativus) significa letteralmente ci che seminato, indica quindi una pianta seminata e coltivata dall'uomo[5]. Il binomio scientifico attualmente accettato (Raphanus sativus) stato proposto da Carl von Linn (Rashult, 23 maggio 1707 Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. In lingua tedesca questa pianta si chiama Garten-Rettich; in francese si chiama Radis cultiv; in inglese si chiama garden Radish.

Morfologia del tipo base [modifica]

Il portamento Queste piante possono raggiungere l'altezza massima di un metro (minima 20 cm; altezza media 30 cm). Il ciclo biologico bienne (la fioritura avviene nel secondo anno) e la pianta monocarpica ossia produce un solo frutto all'anno. In certi casi pu essere definita anche a ciclo annuo oppure perenne[6]. La forma biologica terofita scaposa (T scap), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poich, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme. Sono inoltre munite di asse fiorale eretto con poche foglie. Ma possono essere definite anche emicriptofite scapose (H scap), ossia piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Tutta la pianta fondamentalmente glabra.

Radici [modifica]
La radice del tipo a fittone ingrossato con varie forme. Questa radice ha la caratteristica di accumulare inizialmente al suo interno diverse quantit di sostanze nutritive per poi essere utilizzate durante lo sviluppo successivo del fiore e del frutto. questo il motivo per cui la radice si gonfia cos notevolmente. Il colore normalmente rosso vivo (ma vi sono molte variet a colori diversi). Nelle specie selvatiche la radice tende a regredire in una forma sottile. Mentre invece nelle variet coltivate la forma molto varia (rotonda, globosa, semi-lunga, lunga). Dimensioni delle radici: larghezza 0,5 45 cm; lunghezza: 1 100 cm (in Cina e in Giappone la variet longipinnatus LH

Bailey possiede una radice da 50 kg di peso e 1 m di lunghezza, con rosette basali enormi di circa 2 m di diametro)[7].

Fusto [modifica]

Il fusto

La radice

Parte ipogea: assente Parte epigea: la parte aerea eretta e ramosa in alto. La superficie nella parte bassa sparsa di setole riflesse o peli globulosi (lunghi 2 mm).

Foglie [modifica]

Le foglie

|- ! style="font-weight:normal" | (clade) | Angiosperme |- ! style="font-weight:normal" | (clade) | Eudicotiledoni |- ! style="font-weight:normal" | (clade) | Tricolpate basali |- ! style="font-weight:normal" | (clade) | Rosidi |- ! style="font-weight:normal" | (clade) | Eurosidi II Le foglie inferiori (quelle basali) sono picciolate, lirate e divise in segmenti (normalmente 7 o pi lobi). Il segmento terminale (apicale) pi grande ed ha una forma tonda; quelli laterali sono pi piccoli ed hanno una forma ovale o oblunga e possono essere intercalati da altri segmenti pi piccoli. Tutti i segmenti sono variamente dentati. Le foglie superiori (progressivamente ridotte) sono intere a forma lanceolata o ovale e con bordi dentati. Lunghezza del picciolo: 1 30 cm. Lunghezza delle foglie basali 4 8 cm. Dimensioni del lobo apicale: larghezza 2 3 cm; lunghezza 2 4 cm. Dimensione degli altri lobi laterali: larghezza 3 6 mm; lunghezza 8 12 mm.

Infiorescenza [modifica]
L'infiorescenza formata da un racemo terminale e aperto composto da diversi fiori (nessuno dei quali in posizione apicale) con un brevi pedicelli. La fioritura avviene nel secondo anno di vita della pianta.

Fiore [modifica]

L'infiorescenza

Il fiore

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realt sono fiori dissimmetrici a due piani di simmetria) e tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti). I fiori non sono molto grandi e sono colorati di violetto, rosa-lillacino o bianco-rosato, ma a volte anche giallognolo. Diametro del fiore 15 25 mm.

Formula fiorale: * K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[8]

Calice: il calice formato da 4 sepali a volte screziati di violetto, eretti e addossati alla base dei petali. Lunghezza dei sepali 7 8 mm. Larghezza dei sepali: 1 2 mm. Corolla: i petali, in posizione alternata ai sepali, sono 4 a forma obovato-obcordata, lievemente biloba; sono inoltre unguicolati. La superficie presenta delle vistose nervature a colore pi scuro. Dimensione dei petali: lunghezza 12 15 mm; larghezza 3 8 mm. Androceo: gli stami sono 6 didinami (2 brevi e 4 lunghi) e sono privi di appendici; le antere sono sagittate. Lunghezza dei filamenti 5 12 mm. Lunghezza delle antere: 1,5 2 mm. Gineceo: l'ovario (bi-carpellare) supero a forma oblungo-lineare sormontato da uno stilo con stimma capitato. Fioritura: da maggio a settembre. Impollinazione: tramite insetti.

Frutti [modifica]

La siliqua

I semi

Il frutto una siliqua rigonfiata nella zona centrale e ristretta all'apice. Da un punto di vista anatomico formata da due segmenti: una parte inferiore senza semi e una parte superiore semiinfera terminante con un becco. Le dimensioni di questo frutto sono tali per cui quattro volte pi lungo che largo. Non deiscente lungo le due valve come le altre silique (delle specie di altri generi della stessa famiglia). Il frutto contiene diversi semi disposti nella direzione longitudinale e sono separati uno dall'altro da setti spugnosi trasversali. Tra un seme e l'altro la siliqua appena strozzata (non cos vistosamente come nelle altre specie dello stesso genere). Alcune serie di semi sono aderenti alla placenta che molto fine. La superficie del frutto percorsa da 6 8 solchi longitudinali. Dimensione dei frutti: larghezza 8 15 mm; lunghezza 30 70 mm. Lunghezza del becco: 10 15 mm.

Distribuzione e habitat [modifica]


Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) Mediterraneo Cosmopolita (ma una indicazione approssimata in quanto per molti botanici l'origine incerta). Diffusione: in genere questa pianta coltivata per cui viene considerata sub-spontanea. La distribuzione delle variet spontanee di queste piante comunque molto ampia: Europa, Asia occidentale, Africa boreale e l'India, il Giappone e l'America (queste ultime tre aree probabilmente per naturalizzazione). In Italia comune su tutto il territorio. Nelle Alpi italiane si trova nelle seguenti province: BG BZ BL. Fuori dall'Italia (sempre nelle Alpi) si trova nelle seguenti regioni: Alpes-de-Haute-Provence e Isre per la Francia; Vallese, Berna, Ticino e Grigioni per la Svizzera; Vorarlberg, Tirolo settentrionale, Carinzia e Stiria per l'Austria. Sui rilievi europei si trova nelle seguenti zone: Massiccio del Giura, Pirenei e Alpi Dinariche. Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono i campi, le colture di altre specie, le vigne, gli oliveti, ambienti ruderali, scarpate e ovviamente coltivazioni specifiche. Il substrato preferito sia calcareo che siliceo con pH neutro e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido. Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1000 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano.

Fitosociologia [modifica]
Dal punto di vista fitosociologico la specie Raphanus sativus appartiene alla seguente comunit vegetale[9]: Formazione : delle comunit terofiche pioniere nitrofile

Classe : Stellarietea mediae

Descrizione delle sottospecie [modifica]


Sono evidenziate soprattutto le differenze rispetto alla specie "tipo".

Variet radicula [modifica]


Nome scientifico: Raphanus sativus var. radicula - Ravanello Sottovariet (o variet orticole) : o a radice tonda: rotondo rosa, rotondo rosa precoce, rotondo rosa da forzare, rotondo scarlatto precoce e rotondo bianco, ecc. o a radice semilunga: mezzo-lungo rosa, mezzo-lungo a punta bianca, mezzo-lungo scarlatto, mezzo-lungo scarlatto da forzare, ecc. o a radice lunga: lungo rosa, lungo bianco, ecc. Radice: la radice piccola (diametro massimo 3 cm) e la forma tonda o lievemente semilunga; il colore pu essere rosa o rosso. Diffusione: Italia Europa. Coltivazione: un ortaggio che pu essere consumato tutti i mesi dell'anno.

Variet niger [modifica]


Nome scientifico: Raphanus sativus var. niger Miller. - Ramolaccio o Rafano o Radici d'inverno Sottovariet (o variet orticole) : o variet estive: bianco tondo da estate, bianco gigante da estate, rotondo giallo oro precoce, grigio estivo lungo di Colmar (in realt un semilungo), bianco di Strasburgo, nero lungo d'estate a polpa bianca, ecc. o variet invernali: bianco di Russia (a grande radice), ovale precoce (un tondo di color ruggine), rosa invernale di Cina, nero grosso lungo d'inverno (con radice lunga fino a 30 cm), grosso rotondo nero d'inverno Radice: la radice pi voluminosa a forma sub-globosa o decisamente allungata; il colore nero, o nerastro o anche bianco. La parte interna consiste in una polpa bianca e dura (il sapore piccante). Diffusione: Italia Europa.

Variet raphanistroides [modifica]


Nome scientifico: Raphanus sativus fo. raphanistroides Frutto: in questa sottospecie (giapponese) la siliqua pi tortuosa e l'interno organizzato in diverse loggette monosperme pi ben definite delle variet europee. Diffusione: Giappone.

Usi [modifica]
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono n da prescrizione n da consiglio medico. Wikipedia non d consigli medici: leggi le avvertenze.

Farmacia [modifica]

Sostanze presenti: rafanolo, diverse sostanze solforose, zuccheri e poco amido[10]. Propriet curative: per questa specie la medicina popolare riconosce alcune propriet curative come antiscorbutica (combatte lo scorbuto con la presenza di vitamine), antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti), antibatterica (blocca la generazione dei batteri), antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), astringente (limita la secrezione dei liquidi) e stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare). In particolare le radici stimolano l'appetito e la digestione. Parti usate: prevalentemente la radici.

Cucina [modifica]
I semi se spremuti secernono un olio piuttosto pungente (non adatto ai gusti europei) usato soprattutto nella cucina orientale[2]. Altrimenti le radici trovano impiego come antipasto o condimento a particolari piatti anche per assolvere ad una funzione di decorazione. Anche le giovani foglie possono essere mangiate crude in insalata con altre verdure.

Coltivazione [modifica]
I ravanelli vanno seminati in terreni leggeri ben concimati. Per avere raccolte scalari, le semine vanno ripetute a intervalli di 15-20 giorni. Durante la crescita il suolo va tenuto costantemente moderatamente umido, somministrando concimi azotati a pronto effetto in uno o due interventi. Per i ramolacci si dovr tenere conto della variet (estiva o invernale) e quindi si dovranno seminare circa due mesi prima della data di preventivata raccolta.

Notizie culturali [modifica]


Queste piante sono conosciute gi da diversi millenni come attestano dei ritrovamenti fatti nelle varie civilt antiche della Grecia, della Cina e dell'Egitto[2]. Da Plinio il Vecchio (Como, 23 Stabia, dopo l'8 settembre 79), scrittore latino, sappiamo che gli antichi coltivavano delle piante chiamate Raphanus che probabilmente sono ascrivibili al moderno genere Raphanus.

Galleria fotografica [modifica]

(dalla Cina)

(dal Giappone)

var. radicula

var. niger

Note [modifica]
1. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 841
2. ^ a b c d Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517 3. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 504 4. ^ Botanical names. URL consultato il 13-10-2009. 5. ^ Botanical names. URL consultato il 15-10-2009. 6. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - pag. 482 7. ^ eFloras Database. URL consultato il 14-10-2009. 8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 12-10-2009. 9. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 612 10. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 506

Bibliografia [modifica]

Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo , Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 504 e pag. 517. Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 482. ISBN 88-506-2449-2 AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 612. Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole. Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 841. ISBN 88-7287-344-4

Altri progetti [modifica]


Wikimedia Commons contiene file multimediali su Raphanus sativus Wikispecies contiene informazioni su Raphanus sativus

Collegamenti esterni [modifica]


Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 15-10-2009. Plants For A Future. URL consultato il 15-10-2009.

Raphanus sativus eFloras Database Raphanus sativus Flora delle Alpi Marittime Database Raphanus sativus Flora Italiana - Schede di botanica Raphanus sativus Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh) Database Raphanus sativus GRIN Database Raphanus sativus IPNI Database Raphanus sativus Tropicos Database Portale Botanica

Portale Biologia Categoria:

Brassicaceae

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Raphanus raphanistrum
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Ravanello selvatico

Raphanus raphanistrum

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Superdivisione Spermatophyta Divisione Magnoliophyta

Classe Magnoliopsida Sottoclasse Dilleniidae Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Raphanus Specie R. raphanistrum Classificazione APG Regno Plantae (clade) Angiosperme (clade) Eudicotiledoni (clade) Tricolpate basali (clade) Rosidi (clade) Eurosidi II Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale Raphanus raphanistrum
L., 1753

Nomi comuni Rapastrello

Il Ravanello selvatico (Raphanus raphanistrum L., 1753) una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.
Indice [nascondi] 1 Sistematica 1.1 Variabilit 1.2 Ibridi 1.3 Sinonimi 1.4 Specie simili 2 Etimologia 3 Morfologia del tipo base 3.1 Radici

o o o o

o o o o o o o o o o o

3.2 Fusto 3.3 Foglie 3.4 Infiorescenza 3.5 Fiore 3.6 Frutti 4 Morfologia delle sottospecie 4.1 Subsp. landra 4.2 Subsp. maritimus 4.3 Subsp. microcarpus 4.4 Subsp. raphanistrum 5 Usi 5.1 Farmacia 5.2 Cucina 6 Note 7 Bibliografia 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni

Sistematica [modifica]
La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) una delle pi numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Raphanus comprende pochissime specie, due delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano. Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra). Nelle classificazioni pi vecchie la famiglia del genere Raphanus era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae. La collocazione di questa specie nell'ambito del genere non mette d'accordo tutti i botanici. In effetti ci sono tre proposte diverse per risolvere questo problema[2]: 1. Il genere ha una sola specie: Raphanus raphanistrum; specie che viene suddivisa in diverse forme sub-specifiche come: sativus, typicus, niger, microcarpus, e altre. 2. Per altri botanici il genere ha due sole specie: Raphanus raphanistrum e Raphanus sativus. 3. Il terzo gruppo di botanici (forse quello pi numeroso) organizza il genere in una decina di specie, suddividendole poi in due sezioni: o RAPHANISTRUM: la siliqua presenta delle evidenti strozzature tra un articolo e l'altro (Raphanus raphanistrum); o EURAPHANUS: la siliqua pi compatta (le strozzature tra una articolo e l'altro sono appena rilevabili), inoltre i semi non si staccano uno dall'altro a maturazione del frutto (Raphanus sativus). Secondo alcuni botanici il Raphanus raphanistrum potrebbe essere l'antenato dei ravanelli commestibili (Raphanus sativus).

Variabilit [modifica]
Nell'elenco che segue sono indicate alcune variet e sottospecie (l'elenco pu non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

Raphanus raphanistrum L. fo. albus Hayek Raphanus raphanistrum L. fo. candidus Beck Raphanus raphanistrum L. fo. carneus Thell. Raphanus raphanistrum L. fo. hispidus Thell. Raphanus raphanistrum L. fo. purpureus Domin Raphanus raphanistrum L. fo. raphanistrum Raphanus raphanistrum L. fo. sulphureus Hayek Raphanus raphanistrum L. subsp. caudatus (L.) Thell. (1918) Raphanus raphanistrum L. subsp. fugax (C. Presl) Arcangeli (1882) (sinonimo della var. raphanistrum) Raphanus raphanistrum L. subsp. landra (Moretti) Bonnier Raphanus raphanistrum L. subsp. landra (DC.) Bonnier & Layens (1894) Raphanus raphanistrum L. subsp. maritinus (Sm.) Thell. (1918) Raphanus raphanistrum L. subsp. microcarpus (Lange) Thell. (1918) Raphanus raphanistrum L. subsp. odessanus Schmalh. Raphanus raphanistrum L. subsp. raphanistrum Raphanus raphanistrum L. subsp. rostratus (DC.) Thell. (1918) Raphanus raphanistrum L. subsp. sativus Schmalh. Raphanus raphanistrum L. subsp. sativus (L.) Domin (1910) Raphanus raphanistrum L. subsp. segetum Clavaud (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus raphanistrum L. subsp. segetum Bonnier (1912) Raphanus raphanistrum L. var. concolor (Schur) P. Fourn. (1936) Raphanus raphanistrum L. var. intermedius (Rouy & Fouc.) O.Bols & Vigo (1974) Raphanus raphanistrum L. var. luteus L. Raphanus raphanistrum L. var. microcarpus Lange (sinonimo= Raphanus raphanistrum subsp. microcarpus (Lange) Thell.) Raphanus raphanistrum L. var. niger (Miller) P. Fourn. Raphanus raphanistrum L. var. ochroleucus (Stokes) Peterm. (1838) Raphanus raphanistrum L. var. purpurascens Dumort. (1829) Raphanus raphanistrum L. var. radicula (DC.) P. Fourn. (1936) Raphanus raphanistrum L. var. sativus (L.) Domin Raphanus raphanistrum L. var. sativus (L.) Beck (1892) Raphanus raphanistrum L. var. sativus (L.) Schmalh. (1895)

Ibridi [modifica]
Con la specie Raphanus sativus la pianta Raphanus raphanistrum forma il seguente ibrido interspecifico:

Raphanus micranthus (Uechtr.) O.E. Schulz in Engler (1919)

Sinonimi [modifica]
La specie Raphanus raphanistrum ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi pi frequenti:

Raphanistrum lampsana Gaertn. (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus albiflorus C. Presl (1826) (sinonimo della subsp. landra) Raphanus articulatus Stokes (1812) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus articulatus Stokes var. ochroleucus Stokes (sinonimo della var. ochroleucus) Raphanus arvensis Rossi, non (L.) Crantz (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus biarticulatus Willd. ex Schlecht. (1813) (sinonimo della subsp. landra) Raphanus fugax Presl. (1826) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus infestus Salisb. (1796) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus landra Moretti (1821) (sinonimo della subsp. landra) Raphanus landra DC. (1821) (basionimo della subsp. landra) Raphanus longistylus St-Lager (1880) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus maritimus Sm. (1806) (sinonimo della subsp. maritinus) Raphanus maritimus Sm. subsp. landra (Moretti ex DC.) Maire in Maire & Weiller (1965) (sinonimo della subsp. landra) Raphanus maritimus Sm. subsp. littoralis (Clavaud) Maire in Maire & Weiller (1965) (sinonimo della subsp. landra) Raphanus microcarpus Lange (1880) (sinonimo della subsp. microcarpus) Raphanus odessanus Sprengel (1825) (sinonimo della subsp. maritinus) Raphanus rostratus DC. (sinonimo della subsp. rostratus) Raphanus segetum Clavaud (1881) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus stylosus Dulac (1867) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus sylvestris Lam. (1779) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Raphanus sylvestris Lam. subsp. landra (DC.) Rouy & Foucaud in Rouy (1895) (sinonimo della subsp. landra) Rapistrum arvense All. (1785) (sinonimo della subsp. raphanistrum) Rapistrum raphanistrum (L.) Crantz (1769) (sinonimo della subsp. raphanistrum)

Specie simili [modifica]


La pianta e i fiori di Raphanus raphanistrum possono essere facilmente confusi con quelli del Raphanus sativus. Un semplice metodo per distinguere le due specie quello di osservare i frutti. Nella siliqua di Raphanus sativus i semi sono molto ravvicinati mentre per il Raphanus raphanistrum i semi sono pi distanziati e la siliqua si restringe notevolmente per poi riallargarsi tra un seme e il successivo assumendo una forma pi caratteristica (siliqua a strozzature). Al di fuori del genere una certa confusione, specialmente durante la fioritura, possibile con la specie Eruca sativa Miller Rucola comune. Le due specie hanno lo stesso colore (biancastro con venature violette) dei fiori. Eventualmente si distingue per l'infiorescenza molto allungata e per il segmento apicale delle foglie pi lanceolato.

Etimologia [modifica]
Il nome generico (Raphanus) deriva dalla voce greca raphanos (e successivamente dal latino raphanus) che a sua volta collegata alla radice greca raphys (= rapa) e al persiano antico rafe; il cui significato approssimativo rapida apparizione alludendo alla rapida germinazione dei semi

di queste piante[3]. Ma la parola raphanos potrebbe anche avere un collegamento ad un'altra radice greca: raphis; il cui significato rafide o ago, alludendo in questo caso alla forma sottile e allungata di alcune radici di queste piante[4]. Il binomio scientifico attualmente accettato (Raphanus raphanistrum) stato proposto da Carl von Linn (Rashult, 23 maggio 1707 Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. In lingua tedesca questa pianta si chiama Gewhnlicher Acker-Rettich oppure Hederich; in francese si chiama Radis ravenelle; in inglese si chiama Wild Radish.

Morfologia del tipo base [modifica]

Descrizione delle parti della pianta

Il portamento L'altezza della pianta di 2080 cm. La forma biologica terofita scaposa (T scap), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poich, essendo a ciclo biologico annuale, superano la stagione avversa sotto forma di seme. Sono inoltre munite di asse fiorale eretto con poche foglie.

Radici [modifica]
La radice del tipo a fittone, ma non carnosa.

Fusto [modifica]

Parte ipogea: assente Parte epigea: la parte aerea del fusto eretta o ginocchiato-ascendente, poco ramosa e peloso-ispida.

Foglie [modifica]

La foglia Anche le foglie sono peloso-ispide. La forma delle foglie pennato-lirate con 5 o pi segmenti e sono picciolate. Il segmento terminale lanceolato. Quelli laterali hanno dimensioni minori. I margini sono tutti dentati. Le foglie cauline sono progressivamente ridotte e sub-sessili con margine intero ma dentato. Dimensione delle foglie: 815 cm. Lunghezza del picciolo 16 cm. Dimensione del segmento apicale: larghezza 23 cm; lunghezza 46 cm. Dimensione dei lobi laterali: larghezza 2 cm; lunghezza 4 cm.

Infiorescenza [modifica]

Infiorescenza L'infiorescenza formata da un racemo terminale e aperto composto da diversi fiori (nessuno dei quali in posizione apicale) con brevi pedicelli.

Fiore [modifica]

Il fiore I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realt sono fiori dissimmetrici a due piani di simmetria), tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti) e dialipetali. Il colore dei fiori bianco-giallo. Diametro del fiore : 1522 mm.

Formula fiorale: * K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[5]

Calice: il calice formato da 4 sepali, eretti, addossati alla base dei petali e scarsamente pubescenti. Il loro colore violaceo. Dimensione dei sepali: larghezza 12 mm; lunghezza 711 mm. Corolla: i petali, in posizione alternata ai sepali, sono 4 a forma spatolata, lievemente biloba; sono inoltre unguicolati. La superficie presenta delle vistose nervature a colore pi scuro, mentre i bordi sono smarginati. Dimensione dei petali: larghezza 47 mm; lunghezza dei petali: 1425 mm. Androceo: gli stami sono 6 didinami (2 brevi e 4 lunghi) e sono privi di appendici con filamenti sottili; le antere sono sagittate alla base. Lunghezza dei filamenti 712 mm. Lunghezza delle antere 22,5 mm. Gineceo: l'ovario (bi-carpellare) supero a forma oblungo-lineare sormontato da uno stilo con stimma capitato. Fioritura: da marzo a settembre. Impollinazione: tramite insetti.

Frutti [modifica]
Il frutto una siliqua appuntita all'apice, erette e pi o meno arcuata. inoltre peduncolata. Da un punto di vista anatomico la siliqua formata da due segmenti: una parte inferiore senza semi e una parte superiore semi-infera terminante con un becco. Non deiscente lungo le due valve come le altre silique (delle specie di altri generi della stessa famiglia). Il frutto contiene diversi semi (311) disposti nella direzione longitudinale e sono separati uno dall'altro da setti spugnosi trasversali. Tra un seme e l'altro presente una evidente strozzatura (larga la met del frutto). Alcune serie di semi sono aderenti alla placenta che molto fine. Lunghezza dei peduncoli: 1525 mm. Il diametro dei frutti di 28 mm, mentre la lunghezza di 36 cm (met di questa lunghezza del becco). Dimensione dei semi: larghezza 1,82,5 mm; lunghezza 2,53,5 mm.

Morfologia delle sottospecie [modifica]


Sono evidenziate soprattutto le differenze rispetto al "tipo base".

Subsp. landra [modifica]


Nome scientifico: Raphanus raphanistrum L. subsp. landra (Moretti) Bonnier - Ravanello landra. Foglie: i segmenti laterali delle foglie (pi o meno 6 lobi per lato) sono distanziati uno dall'altro. Fiore: i sepali sono lunghi 67 mm; i petali sono colorati di giallastro con venature violette e sono lunghi 1416 mm; l'unghia del petalo lunga come il lembo. Diametro totale del fiore: 1218 mm. Frutto: il diametro della siliqua in corrispondenza dei semi di 5-8 mm. Il numero dei rigonfiamenti 38; il becco apicale lungo 1540 mm. Diffusione: sul territorio italiano comune e facilmente infesta le colture di cereali. Nelle Alpi presente nelle seguenti province: VC BS UD. Sui rilievi europei si trova nei Pirenei e nei Monti Balcani. Habitat: l'habitat sono i campi, i ruderi e le zone sassose come le scarpate. Il substrato preferito sia calcareo che siliceo con pH neutro e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere secco. Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante frequentano il piano vegetazionale collinare. Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico questa sottospecie appartiene alla seguente comunit vegetale[6]: Formazione: delle comunit terofiche pioniere nitrofile Classe: Stellarietea mediae

Subsp. maritimus [modifica]


Nome scientifico: Raphanus raphanistrum L. subsp. maritinus (Sm.) Thell. Foglie: i segmenti laterali (59 lobi per lato) delle foglie sono ravvicinati e a volte hanno una disposizione embricata (si sovrappongono uno sull'altro). Fiore: i sepali sono lunghi 8,512,5 mm; i petali sono colorati di giallastro con venature violette e sono lunghi 1625 mm; l'unghia dei petali lunga il doppio del lembo. Frutto: il diametro della siliqua in corrispondenza dei semi di 5-8 mm; il numero dei rigonfiamenti 38; il becco apicale lungo 820 mm. Dimensione dei semi: larghezza 2 mm; lunghezza 2,5 mm. Diffusione: in Italia ha una diffusione discontinua: Friuli, Sicilia, Sardegna.

Subsp. microcarpus [modifica]


Nome scientifico: Raphanus raphanistrum L. subsp. microcarpus (Lange) Thell. Fiore: il colore dei petali bianco con venature violette. Frutto: il diametro della siliqua in corrispondenza dei semi di 23 mm; i rigonfiamenti della siliqua sono 38 e non sono striati; il becco apicale lungo 510 mm; La dimensione dei semi minore: larghezza 1 mm; lunghezza 1,5 mm. Diffusione: sono state segnalate delle presenze in Sicilia e in Corsica, ma considerata rara.

Subsp. raphanistrum [modifica]


Nome scientifico: Raphanus raphanistrum L. subsp. raphanistrum Ravanello selvatico Foglie: i segmenti laterali delle foglie sono distanziati uno dall'altro. Fiore: la lunghezza dei sepali di 10 mm; i petali sono colorati di bianco con venature violette ed hanno una larghezza di 6 mm e una lunghezza di 20 mm. Frutto: il diametro della siliqua in corrispondenza dei semi di 3,55 mm ed ha 311 rigonfiamenti per le logge dei semi; i rigonfiamenti sono striati; il becco terminale della siliqua lungo 1030 mm. Dimensione dei semi: larghezza 1,52 mm; lunghezza 23 mm. Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) Circumboreale (inizialmente l'origine era Eurimediterranea). Diffusione: questa sottospecie la pi comune in Italia e nelle Alpi (a parte le province di CN VC BG). comune anche nel resto dell'Europa. Si trova inoltre in Asia e nell'America del nord (probabilmente naturalizzata). Habitat: l'habitat sono i ruderi e gli orti; a volte anche infestante le colture. Il substrato preferito calcareo-siliceo o anche siliceo con pH acido e alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido. Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1300 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano. Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico questa sottospecie appartiene alla seguente comunit vegetale[7]: Formazione: delle comunit terofiche pioniere nitrofile Classe: Stellarietea mediae

Usi [modifica]
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono n da prescrizione n da consiglio medico. Wikipedia non d consigli medici: leggi le avvertenze.

Farmacia [modifica]
La medicina popolare considera questa pianta stimolante della funzione gastrica e antireumatica[8]

Cucina [modifica]
Le giovani foglie possono essere mangiate in salata insieme ad altre verdure crude (ma bene prima tagliuzzarle finemente). Il gusto molto pungente e spesso si usa fare una salsa in sostituzione del senape. I boccioli dei fiori possono essere usati come i broccoli. Dai semi inoltre si pu ottenere un olio commestibile[9]

Note [modifica]
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 841 ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517 ^ Botanical names. URL consultato il 13-10-2009. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517 ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 15-10-2009. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 612 ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 612

8. ^ Plants For A Future. URL consultato il 16-10-2009. 9. ^ Plants For A Future. URL consultato il 16-10-2009.

Bibliografia [modifica]

Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 504. Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 482. ISBN 8850624492 AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 612. Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole. Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 841. ISBN 8872873444

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Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 16-10-2009. Plants For A Future. URL consultato il 16-10-2009. Fungoceva.it. URL consultato il 16-10-2009. Raphanus raphanistrum eFloras Database Raphanus raphanistrum Flora delle Alpi Marittime Database Raphanus raphanistrum Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh) Database Raphanus raphanistrum Flora Italiana - Schede di botanica Raphanus raphanistrum GRIN Database Raphanus raphanistrum IPNI Database Raphanus raphanistrum Tropicos Database Raphanus raphanistrum Catalogazione floristica - Universit di Udine Portale Botanica

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Ravanello Raphanus sativus Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole
Famiglia: Brassicaceae Specie: Raphanus sativus L. Francese: Radis; Inglese: Radish; Spagnolo: Rabanito; Tedesco: Monatsradies.

L.
Cruciferae

Origine e diffusione

Il Ravanello o rapanello (Raphanus sativus L.) una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae, coltivata per l'ipocotile ingrossato, comunemente chiamato radice, di sapore pi o meno piccante e di consistenza piccante. In Italia coltivato su una superficie di circa 1.000 ettari, per 3/4 in pieno campo e 1/4 in coltura protetta. Il prodotto destinato soprattutto al mercato interno.

Mazzet

Caratteri botanici

ti di Ravanelli - Raphanus sativus L. (foto www.agraria.org)

La parte aerea si presenta con foglie lobate con margine irregolarmente seghettato. I fiori, muniti di quattro petali, sono di colore bianco, rosa o violetto; il frutto Il frutto una siliqua che racchiude semi rossastri, rotondi o leggermente allungati.

Ravanello - Raphanus sativus L. (foto www.agraria.org)

Fiori di

Esigenze ambientali
Predilige terreni sciolti e ben dotati di sostanza organica. La coltivazione del ravanello si avvantaggia di terreni di medio impasto tendenzialmente calcarei, irrigui, e dotati di sostanza organica. Lavvicendamento colturale una pratica essenziale per la coltivazione del ravanello; se in coltura principale da considerarsi da rinnovo, se in piccole superfici intercalare. Sono sconsigliate rotazioni con altre crucifere.

Variet
Le variet coltivate sono numerose e vengono classificate in base alla forma e colore della radice od alla stagione di coltivazione. Le variet pi diffuse in Italia per i ravanelli tondi e rossi sono Cherry Belle e Saxa, per quelli bianchi ed oblunghi Candela di Ghiaccio, mentre per i ravanelli rossi ed oblunghi Candela di Fuoco, Ravanello Lungo o Torino o Tabasso.

Tecnica colturale

Il ciclo colturale dura da un minimo di tre settimane, nel periodo estivo, ad un massimo di 2-3 mesi durante l'inverno. Dopo l'aratura, si effettuano lavorazioni (frangizollatura) per la rottura delle zolle ed appianamento del terreno, cui far seguire un ulteriore amminutamento del terreno; prima della semina opportuno effettuare una rullatura. I concimi fosfatici e potassici vengono distribuiti in presemina.

Si utilizzano da 4 a 8 kg/ha di seme con semina manuale; e da 2 a 3 kg/ha con semina meccanica di precisione, con distribuzione superficiale (1-2 cm di profondit). La distanza tra le file di 10-15 cm, e 3-4 cm sulla fila. L'azoto viene distribuito frazionato in presemina e in copertura. Abbisogna di frequenti irrigazioni. La coltivazione del ravanello pu essere praticata anche con tecniche di coltivazione fuori suolo.

Raccolta, produzione e conservazione


La produzione ad ettaro di circa 30 quintali. Il ravanello viene commercializzato confezionato in mazzetti, pronti per il consumo, provvisti di foglie, o, pi raramente, in sacchetti, privo di foglie.

Avversit e parassiti

Il parassita pi dannoso l'Altica del cavolo (Phyllotreta spp.) che danneggia le foglie sia allo stadio di larva che adulto. Versione di stampa

tu sei in : ortofrutta - Orto - Ravanello - Brassica

Ravanello - Brassica
In questa pagina parleremo di :

Generalit La semina Irrigazioni

Generalit

Questortaggio, originario delle zone della Cina e del Giappone, viene coltivato principalmente per le radici, la parte commestibile, che possono essere di diverso colore (rosso, bianco, verde), forma e grandezza. Si tratta di una annuale, con ciclo vegetativo molto breve. La parte aerea si presenta con delle foglie lobate abbastanza piccole coperte da una peluria sulla pagina superiore. Alla base della pianta, invece, le foglie sono pi piccole e picciolate. I fiori, insignificanti, di colore bianco violaceo raggruppati in gruppi, sbocciano 3 mesi dopo la semina e da questi si formano dei frutti a siliqua di colore rosso scuro.

La semina

La pianta va seminata nel periodo che va da febbraio fino a luglio. Nei primi due mesi la semina deve essere effettuata in un luogo protetto, mentre nei mesi successivi pu essere effettuata allaperto, sia a spaglio che a file. Nel primo caso, la semente dovr essere distribuita il pi uniformemente possibile sul terreno, evitando di spargere la semente in modo troppo fitto, perch ci impedirebbe la crescita di molte piante. Nella semina a file, invece, opportuno lasciare 7-8 cm di distanza tra una fila e laltra, per favorire la crescita delle radici. In entrambi i casi si consiglia di effettuare un diradamento delle pianta lasciando solamente le pi vigorose. Irrigazioni

Questa essenza, visto la velocit di crescita, pu essere seminata anche tra altri ortaggi a ciclo vegetativo pi lungo. La pianta teme le temperatura molto elevate e le siccit: per questo motivo opportuno irrigare frequentemente. La mancanza dacqua di solito rende anche molto amare e piccanti le radici. Per evitare che il terreno si inaridisca troppo velocemente necessario tenerlo sempre sgombro da piante infestanti che concorrono allassorbimento di acqua e di sali minerali
Ulteriori informazioni su: Ravanello - Brassica - Orto

Eruca sativa
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Rucola) Questa voce o sezione sull'argomento botanica priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali.
Sebbene vi siano una bibliografia e/o dei collegamenti esterni, manca la contestualizzazione delle fonti con note a pi di pagina o altri riferimenti precisi che indichino puntualmente la provenienza delle informazioni. Puoi migliorare questa voce citando le fonti pi precisamente. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.

Rucola

Eruca sativa

Classificazione Cronquist Dominio Eukaryota Regno Plantae Sottoregno Tracheobionta Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Dilleniidae Ordine Capparales Famiglia Brassicaceae Genere Eruca Specie E. sativa Classificazione APG Ordine Brassicales Famiglia Brassicaceae Nomenclatura binomiale Eruca sativa
Mill.

Sinonimi Eruca vesicaria ssp. sativa (P.Mill.) Thellung Eruca vesicaria (L.) Cav.[1] Brassica eruca (L.) Eruca eruca (L.) Aschers & Graebn Raphanus eruca (L.) Crantz Nomi comuni Aruca, Erba ruga, Gruritta, Rucola, Rughetta

La ruchetta (in usi regionali rughetta) o rucola, o anche ruca (Eruca sativa Mill.), una pianta erbacea annuale della famiglia delle Brassicaceae (Cruciferae), conosciuta fin dai tempi antichi.
Indice [nascondi]

1 Distribuzione e habitat 2 Propriet ed usi 3 Piante simili 4 Note 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni

Distribuzione e habitat [modifica]


La rucola originaria dell'area del Mediterraneo e dell'Asia centro-occidentale. Oggi coltivata anche in altre parti del mondo. Cresce fino agli 800 m s.l.m., in terreni fertili e sabbiosi.

Propriet ed usi [modifica]


Le foglie sono state scoperte in un paesino di Bologna a scopo culinario e apprezzate per il loro sapore deciso. Anche i semi possono essere usati per esempio per sostituire i semi di senape in ambito domestico, o per ricavarne un olio dal gusto gradevole[2].

Piante simili [modifica]


Viene chiamata rughetta anche la rughetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia (L.) DC.), una piantina perenne dal sapore molto simile[2].

Note [modifica]
1. ^ Fonte: Flora of NW Europe (URL consultato il 23 dicembre 2009)
2. ^ a b Maria Luisa Sotti; Maria Teresa della Beffa, Le piante aromatiche. Tutte le specie pi diffuse in Italia, Milano, Editoriale Giorgio Mondadori, 1989. ISBN 88-374-1057-3

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Integrated Taxonomic Information System: Eruca vesicaria ssp. sativa (P.Mill.) Thellung

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Cicer arietinum
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Disambiguazione "Ceci" rimanda qui. Se stai cercando altri significati del termine, vedi Ceci (disambigua). Questa voce o sezione sull'argomento botanica non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti.
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.

Cece

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta

Classe Magnoliopsida Ordine Fabales Famiglia Fabaceae Sottofamiglia Faboideae Genere Cicer Specie C. arietinum Nomenclatura binomiale ''Cicer arietinum''
L.

Il cece una pianta erbacea della famiglia delle Fabaceae. I semi di questa pianta sono i ceci, legumi ampiamente usati nell'alimentazione umana che rappresentano un'ottima fonte proteica.
Indice [nascondi] 1 Descrizione 2 Origine e storia 3 Coltivazione e consumo 4 Avversit 5 Altri progetti

Descrizione [modifica]

Baccelli e semi La pianta presenta fusto peloso con altezza variabile tra 20 e 50 cm. Le foglie sono opposte, composte da foglioline dentate; i fiori sono solitari ascellari, bianchi, rosei o rossi; i semi, contenuti in numero di 2-3 nei baccelli, sono commestibili. Le radici della pianta possono penetrare nel terreno fino a 2 metri, e questo le consente di sopravvivere con pochissima acqua.

Origine e storia [modifica]

Coltivazione di ceci Il nome deriva dal latino cicer. noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso. Il nome specifico arietinum si riferisce invece alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete. Il cece coltivato deriva da forme selvatiche del genere Cicer, probabilmente da Cicer reticulatum. Le specie selvatiche si sono originate probabilmente in Turchia, mentre le prime testimonianze archeologiche della coltivazione del cece risalgono all'et del bronzo e sono state rinvenute in Iraq; i ceci si diffusero in tutto il mondo antico: antico Egitto, Grecia antica, Impero romano.

Coltivazione e consumo [modifica]

I ceci, semi del Cicer arietinum (a sinistra, la variet indiana e a destra, la variet europea), sono tra i legumi pi coltivati al mondo Il cece la terza leguminosa per produzione mondiale, dopo la soia e il fagiolo; la coltivazione avviene principalmente in India e Pakistan. In Italia la coltivazione non molto diffusa a causa delle basse rese e della scarsa richiesta; viene consumato principalmente nelle regioni meridionali insieme con la pasta [1] e in Liguria, dove piatti tipici a base di ceci sono la farinata e la panissa.

Cicer arietinum (Si noti la somiglianza dei semi al profilo della testa di un ariete)

Avversit [modifica]
Tra i funghi che colpiscono il cece vi sono l'antracnosi (Ascochyta rabiei), la ruggine (Uromyces cineris-arietini) e il marciume carbonioso (Macrophomina phaseolina). Gli insetti maggiormente dannosi sono il tonchio dei ceci (Callosobruchus ornatus) e la mosca minatrice del pisello (Phytomiza atricornis).

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Cece Cicer arietinum Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella


Classe: Ordine: Famiglia: Trib: Vicieae Specie: Cicer arietinum L. Francese: Pois chiche; Inglese: Chick pea, gram; Spagnolo: Garbanzo; Tedesco: Kichererbse.

L.
Dicotyledonae Leguminosae Papilionaceae

Origine e diffusione

Il Cece non esiste allo stato selvatico, ma solo coltivato. La regione di origine lAsia occidentale da cui si diffuso in India, in Africa e in Europa in tempi molto remoti: era conosciuto dagli antichi Egizi, Ebrei e Greci. Il cece la terza leguminose da granella per importanza mondiale, dopo il fagiolo e il pisello. La superficie coltivata nel mondo di circa 11 milioni di ettari. La maggior parte del prodotto consumata localmente. I semi secchi del cece sono un ottimo alimento per luomo, ricco di proteine (15-25%) di qualit alimentare tra le migliori entro le leguminose da granella. In Italia la superficie a cece scesa a meno di 3.500 ettari, quasi tutti localizzati nelle regioni meridionali e insulari.

secchi - Cicer arietinum L. (foto www.agraria.org)

Ceci

Caratteri botanici
Il cece una pianta annuale, con radice ramificata, profonda (fino a 1,20 m), il che la rende assai aridoresistente; gli steli sono ramificati, eretti o semiprostrati, lunghi da 0,40 a 0,60 m; le foglie sono composte, imparipennate, con 6-7 paia di foglioline ellittiche denticolate sui bordi, i fiori sono generalmente bianchi, per lo pi solitari, dopo la fecondazione del fiore, che autogamia, si forma un legume ovato oblungo, contenente 1 o talora 2 semi. Tutta la pianta verde grigiastra e pubescente per la presenza su tutti gli organi di fitti peli ghiandolari che secernono una soluzione acida per presenza di acido malico e ossalico. I semi sono rotondeggianti e lisci in certi tipi, rugosi, angolosi e rostrati (a testa di ariete) in altri, il colore pi comune il giallo, ma ci sono ceci con tegumento seminale rosso o marrone. Le dimensioni dei semi sono determinanti del pregio commerciale dei ceci: esistono variet a seme grosso e variet a seme piccolo; certi mercati (Italia, Spagna e Nord-Africa, dove questo legume consumato intero) accettano solo ceci a seme grosso, apprezzandoli tanto pi quanto pi grosso il seme, su altri mercati (Medio Oriente, Iran, India) prevalgono i ceci a semi piccoli, che trovano impiego in preparazioni alimentari che ne prevedono la sfarinatura.

Cece -

Esigenze ambientali

Cicer arietinum L. (foto www.cac-biodiversity.org)

Il cece una pianta microterma che germina con sufficiente prontezza con temperature di circa 10 C. la germinazione ipogea e le plantule non hanno particolari difficolt ad emergere dal terreno. Resiste al freddo meno della fava tant che in tutto il bacino del mediterraneo il cece si semina a fine inverno e si raccoglie in luglio-agosto, mentre solo nei Paesi a inverno molto mite (India, Egitto, Messico) lepoca di semina lautunno. Il cece una pianta a sviluppo indeterminato, che incomincia a fiorire a partire dai nodi bassi e la cui fioritura prosegue per alcune settimane. Lallegagione in genere piuttosto bassa: per cause varie (alta temperatura o alta umidit o attacchi crittogamici) normale che quote assai forti di fiori abortiscano. Il cece una pianta assai rustica, adatta al clima caldo-arido, perch resiste assai bene alla siccit mentre non tollera lumidit eccessiva. Per quanto riguarda il terreno il cece rifugge da quelli molto fertili, dove allega male, e soprattutto da quelli argillosi e di cattiva struttura, quindi asfittici e soggetti a ristagni dacqua. I terreni pi adatti sono quelli di medio impasto o leggeri, purch profondi, dove il cece pu manifestare appieno la sua caratteristica resistenza alla siccit. Il cece ha un basso livello di tolleranza alla salinit del terreno. Nei terreni molto ricchi di calcare i ceci risultano di difficile cottura.

Variet
Al momento attuale il panorama varietale del cece non molto ricco, in quanto nella generalit dei casi sono coltivate le popolazioni locali. Ci perch il miglioramento genetico di questa pianta stato intrapreso da poco tempo. I principali obiettivi che la selezione persegue sono: la resistenza alle principali avversit e segnatamente alla rabbia; resistenza al freddo, per estendere la semina autunnale; modifica del portamento della pianta dal normale tipo semiprostrato verso un tipo alto, eretto, a fioritura concentrata o con i primi baccelli ben distanziati da terra, in modo da rendere possibile la raccolta meccanica.

Tecnica colturale
Negli ambienti semi-aridi ai quali il cece si dimostra adatto esso si avvicenda con il cereale autunnale (frumento, orzo) del quale costituisce una buona precessione, anche se il suo potere miglioratore non pari a quello della fava o del pisello. Il terreno destinato al cece va lavorato profondamente, in modo da consentire il massimo approfondimento radicale, e affinato durante lautunno e linverno. Il cece per lo pi si semina in fine inverno, appena passati i freddi pi forti (marzo), a file distanti 0,35-0,40 m, mirando a realizzare un popolamento di 25-30 piante a metro quadrato; secondo la grossezza del seme sono necessarie quantit di seme diverse; con i ceci del tipo Tabuli (gli unici finora proponibili in Italia: peso di 1000

semi pari a 350-500 g), si adoperano intorno a 100-180 Kg/ha di seme. La recente disponibilit di cultivar selezionate per resistenza al freddo rende oggi possibile, quanto meno nelle regioni centro-meridionali, di anticipare la semina allautunno (ottobre-novembre), con notevoli vantaggi in termini di resa. La semina pu farsi con le seminatrici da frumento o con seminatrici di precisione. La profondit di semina consigliabile sui 50-70 mm. Il seme va conciato accuratamente per prevenire attacchi di crittogame sulle plantule. La concimazione del cece deve essere mirata soprattutto a non far mancare alla coltura il fosforo (e il potassio se carente); per lazoto la nodulazione, se regolare come quasi sempre accade, assicura il soddisfacimento del fabbisogno. Poich il prelevamento di fosforo molto limitato, anche la relativa concimazione pu essere limitata a 40-60 Kg/ha di P2O5. In terreni estremamente magri o poco favorevoli allazotofissazione, una concimazione azotata con 20-30 Kg/ha di azoto pu risultare vantaggiosa. Il diserbo del cece pu essere fatto con successo in pre-emergenza utilizzando Pendimetalin + Imazetapir. Di norma il cece non richiede cure colturali particolari, solo in certi casi usanza praticare una leggera rincalzatura; talora consigliabile qualche trattamento contro la rabbia o contro gli insetti; in ambienti molto aridi la coltivazione del cece fatta con lausilio dellirrigazione.

Raccolta e utilizzazione

La raccolta del cece tradizionalmente si fa estirpando le piante a mano e lasciandole completare lessiccazione in campo in mannelli; la sgranatura pu poi essere fatta a mano o con sgranatrice o con mietitrebbiatrice munita di pick-up al posto dellorgano di taglio. Anche la mietitrebbiatura diretta pu essere fatta con un certo successo, specialmente se il terreno perfettamente livellato e se le piante hanno portamento eretto. Una buona coltura di cece pu produrre oltre 3 t/ha di granella, ma in genere le rese sono molto pi basse, per le scarse cure che al cece si dedicano. Con la semina autunnale e una buona tecnica colturale sono oggi realizzabili rese dellordine di 4 t/ha, quanto meno negli ambienti pi favorevoli a questa coltura. La paglia di cece non apprezzata come foraggio cos come lo quella di altre leguminose. I ceci riposti in magazzino vanno sottoposti a trattamenti per evitare i danni dal tonchio.

Avversit e parassiti
La malattia crittogamica pi grave che colpisce il cece la rabbia o antracnosi (Ascochyta rabiei), che produce il disseccamento della parte aerea e che pu provocare la distruzione della coltivazione. Le maggiori speranze risiedono nella costituzione di variet resistenti; qualche risultato si ottiene con la lotta diretta basata sulla concia del seme e su una irrorazione allinizio della formazione dei baccelli. Altri funghi che possono provocare danni sono la ruggine del cece (Uromyces cicer-arietini), lavvizzimento, causato da Rhizoctonia spp., Fusarium spp. Verticillum spp. I pi seri attacchi di animali sono portati dalla Heliotis (sin. Helicoverga) armigera sui baccelli, dalle larve di Liriomyza cicerina minatrice delle foglie, dal Callosobruchus chinensis che attacca i semi in magazzino. Il cece pu essere infestato, anche se con minor gravit della fava, dallorobanche. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

Cece - Cicer aretinum


In questa pagina parleremo di :

Generalit Propriet

Generalit

Nome: Cicer aretinum L. Raccolta: Nei mesi pi caldi. Propriet: Urinario, diuretico, vermifugo, antisettico. Famiglia: Leguminose. Nomi comuni: Sis, ciximi, fasgiolum tundu. Propriet

Habitat: Non si trova pi allo stato spontaneo. Parti usate: I semi. Conservazione: I semi devono essere essiccati in luoghi caldi e soleggiati e quindi conservati in contenitori chiusi. Uso: Alimentare sotto due diverse forme: o il seme oppure la farina ricavata da essi. Note: I ceci hanno un alto potere nutritivo: un etto di ceci apporta circa 116 calorie

Ulteriori informazioni su: Cece - Cicer aretinum - Piante medicinali

Lathyrus sativus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Cicerchia) Questa voce sull'argomento fabaceae solo un abbozzo.
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Lathyrus sativus

Lathyrus sativus

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fabacee Famiglia Fabacee Sottofamiglia Faboideae Trib Vicieae Genere 'Lathyrus' Specie ''L. sativus'' Nomenclatura binomiale ''Lathyrus sativus''
Linnaeus, 1758

Nomi comuni Cicerchia

Il Lathyrus sativus un legume, comunemente chiamato cicerchia, appartenente alla famiglia delle Fabaceae, diffusamente coltivato per il consumo umano in Asia, Africa orientale e limitatamente anche in Europa ed in altre zone. una coltura particolarmente importante in aree tendenti alla siccit ed alla carestia, detta cultura di assicurazione poich fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono. anche nota con i nomi di pisello d'erba, veccia indiana, pisello indiano, veccia bianca, almorta o alverjn (Spagna), chcharos (Portogallo), guaya (Etiopia), e khesari (India). Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia limitato ad alcune aree del centro-sud ed in costante declino.
Indice [nascondi] 1 Elementi nutritivi e tossici 2 Riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale italiano 3 Note 4 Bibliografia 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni

Elementi nutritivi e tossici [modifica]


Come altre leguminacee, L. sativus produce semi ad alto contenuto di proteine. I suoi semi tuttavia contengono anche, in quantit variabile, una neurotossina sotto forma di aminoacido -N-Oxalyl-L,-diaminopropionico acido od ODAP.[1] L'ODAP considerato la causa della malattia detta neurolatirismo, una patologia neurodegenerativa che causa la paralisi degli arti inferiori del corpo. Il malanno stato riscontrato dopo le carestie in Europa (Francia, Spagna, Germania), nel Nordafrica, nell'Asia meridionale ed ancora persistente in Eritrea, Etiopia ed Afghanistan quando il seme di Lathyrus diviene la fonte esclusiva o principale di nutrimento per lunghi periodi. Ricerche hanno mostrato che la concentrazione di ODAP nelle piante aumenta in condizioni estreme, aggravando il problema. Sono in corso programmi di tecniche di coltivazione, che producano piante di L. sativus con minor concentrazione di ODAP.

Riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale italiano

[modifica]

Le regioni Lazio, Marche, Molise, Puglia ed Umbria hanno ottenuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per le cicerchie prodotte in varie zone delle regioni stesse, il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale italiano.

Note [modifica]
1. ^ S. L. N. Rao, P. R. Adiga, and P. S. Sarma (1964). The Isolation and Characterization of -NOxalyl-L-,-diaminopropionic acid: A Neurotoxin from the Seeds of Lathyrus sativus . Biochemistry 3 (3): 432 - 436. DOI:10.1021/bi00891a022.

Bibliografia [modifica]

Curtis, William, The Botanical Magazine, Vol. 4, Project Gutenberg Literary Archive Foundation, 2006.

Altri progetti [modifica]

Wikimedia Commons contiene file multimediali su Lathyrus sativus

Collegamenti esterni [modifica]


La Cicerchia di Serra de' Conti IPBO Lathyrus Research Laboratory Lathyrus Lathyrism Newsletter Manuale per la corretta coltivazione della cicerchia Portale Botanica Portale Cucina

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Cicerchia Lathyrus sativus Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella

L.

Classe: Dicotyledonae Ordine: Leguminosae Famiglia: Papilionaceae Trib: Vicieae Specie: Lathyrus sativus L. Francese: Gesse cultive, Lentille d'Espagne; Inglese: Grass Pea, Chickling vetch; Spagnolo: Galgana; Tedesco: Essbare Platterbse.

Origine e diffusione

La cicerchia una leguminose da granella originaria del bacino del Mediterraneo, di antichissima coltura, ma limitata a causa della cattiva qualit alimentare dei suoi semi, che producono una sindrome neurotossica (latinismo), con convulsioni e paralisi, se consumata in grande quantit dagli uomini o dagli animali.

Cicerchia - Lathyrus sativus L. (foto www.itqb.unl.pt)

Fiori di

Caratteri botanici
La cicerchia una pianta annuale, ramificata, a portamento semiprostrato, con steli glabri, glauchi, caratteristicamente alati; le foglie sono alterne, costituite da un picciolo alato portante un paio di foglioline

ellittiche, oblunghe e un cirro semplice o ramificato, molto lungo; i fiori sono singoli e dopo la fecondazione, che autogamia, formano un baccello compresso contenente da 2 a 5 semi; i semi sono schiacciati, piuttosto angolosi, di colore bianco o bruno marezzato, di 4-6 mm di diametro e di circa 270 mg di peso.

Frutti e

Esigenze ambientali Tecnica colturale

semi di Cicerchia - Lathyrus sativus L. (foto www.gudjons.com)

La cicerchia pianta microterma che ha esigenze termiche intermedie tra quelle della lenticchia e quelle del cece. Si adatta ai terreni anche molto magri e ciottolosi, purch non soggetti a ristagni dacqua. Si semina per lo pi in autunno per essere raccolta in giugno-luglio. La semina viene fatta a file a 0,40-0,50 m, con 100-120 Kg/ha di seme.

Raccolta e utilizzazione

La sua estrema rusticit consente a questa pianta di dare produzioni superiori a quelle di altre leguminose, ad esempio della lenticchia, in ambienti molto magri e avversi. La produzione si aggira su 2-2,5 t/ha di granella, in buone condizioni di coltura. La cicerchia trova anche impiego come pianta da erbaio. A questo scopo si usa unaltra specie affine: il Lathyrus cicera, cicerchiella o moco.

Avversit e parassiti

La cicerchia pu essere innanzitutto danneggiata dai venti caldi e dall'eccessivo calore, ai quali va spesso attribuito lo striminzimento dei semi. Nocivi alla coltura risultano poi anche i tonchi, l'Afide Siphonophora viciae Kalt. e l'Uromyces fabae (Pers.) De B. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

Phaseolus vulgaris
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Fagiolo) Disambiguazione Se stai cercando il pilota automobilistico, vedi Luigi Fagioli.

Fagiolo

Phaseolus vulgaris

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Sottoregno Tracheobionta

Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Rosidae Ordine Fabales Famiglia Fabacee Genere Phaseolus Specie P. vulgaris Nomenclatura binomiale Phaseolus vulgaris
L., 1758

Il fagiolo (Phaseolus vulgaris L., 1758) una pianta della famiglia delle leguminose originaria dell'America centrale. Fu importato, a seguito della scoperta dell'America, in Europa dove esistevano unicamente fagioli di specie appartenenti al genere Vigna, di origine subsahariana: i fagioli del genere Phaseolus si sono diffusi ovunque soppiantando il gruppo del mondo antico, in quanto si sono dimostrati pi facili da coltivare e pi redditizi (rispetto al Vigna la resa per ettaro quasi doppia). Il fagiolo viene coltivato per i semi, raccolti freschi (fagioli da sgranare) o secchi, oppure per l'intero legume da mangiare fresco (i fagiolini). Le variet a ciclo vegetativo pi lungo, nelle regioni temperate sono seminate in primavera, quelle a ciclo pi breve in estate. Nel caso dei fagioli rampicanti necessaria la collocazione di sostegni.
Indice [nascondi] 1 Variet di Phaseolus vulgaris 2 Avvertenze 3 Variet tipiche italiane 4 Avversit 5 Altri progetti

Variet di Phaseolus vulgaris [modifica]


Principali variet da seme:

Bingo Blason de Biella Blu della Valsassina Borlotto Lingua di Fuoco e Borlotto Lingua di Fuoco Nano

Borlotto Suprema dwarf Borlotto di Vigevano Nano Cannellin Scaramanzin negr Cannellino o Lingot Fejuolo pacificus el drammoso cotenna Cantare Corona di Spagna Giallorino della Garfagnana Lamon (Lucian Fejuol) Meraviglia di Venezia black Romano Pole Fesciela lamon negrucc fagiolos de Biella Castagnaio fejuolo marron's Sossai Extra Large (variet protetta) Stregonta e Stregonta Nano Superbo Migliorato Elegante fagiolo Fagiolo maggiolino Fagiolo patrone

Principali variet "mangiatutto" (fagiolino, piattone, ecc.):


Anellino Giallo e Verde Beurre de Rocquencourt Bobis Bianco Bobis a Grano Bianco e Bobis a Grano Nero Cornetto Largo Giallo e Cornetto Largo Verde Nano Burro mangiatutto Nerina mangiatutto Paguro fagiolato mangiatutto Prelude dwarf mangiatutto Slenderette mangiatutto Superpresto mangiatutto Trionfo Violetto mangiatutto Wade mangiatutto

Un fiore di fagiolo

Avvertenze [modifica]
I semi di fagiolo crudi e anche i frutti acerbi sono spesso causa di avvelenamenti nei bambini, considerato che i fagioli sono conosciuti come sostanza alimentare. Solo tramite una lunga cottura viene distrutta la proteina velenosa (fasina). Alcuni popoli indigeni infatti estrapolano questo principio attivo che alla base di alcuni veleni, tra cui il pi pericoloso e mortale sicuramente la miscela con il loto. Il fagiolo ben cotto per contiene composti solforati e cromo che contribuiscono a contenere la glicemia e i livelli ematici di colesterolo e trigliceridi e a prevenire l'aterosclerosi e le malattie cardiache.[senza fonte] Secondo la Treccani la Fasina presente nella soia, non nel P. v. (http://www.treccani.it/enciclopedia/fasina/)

Variet tipiche italiane [modifica]


Fagiolo bianco di Pigna Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese IGP Fagiolo di Saluggia Prodotto agroalimentare tradizionale Fagiolo di Sarconi IGP Fagiolo di Sorana IGP Fagiolo Scalda Prodotto agroalimentare tradizionale Fasla posenta di Posina (var. fagiolo di Spagna) Prodotto agroalimentare tradizionale Borlotto nano di Levada Prodotto agroalimentare tradizionale Fagiolino "Meraviglia di Venezia" Prodotto agroalimentare tradizionale Fagiolo di Cara Fagiolo di Negruccio di Biella Fagiolo di Atina Fagiolo Tondino di Villaricca (NA) Fagiolo di Controne Prodotto Agroalimentare Tradizionale Fagiolo zolfino

Avversit [modifica]
I funghi che colpiscono il fagiolo sono: l'antracnosi (Colletrotrichum lindemuthianum), la ruggine del fagiolo (Uromyces phaseoli), la peronospora del fagiolo (Phytophthora phaseoli) e il marciume carbonioso (Macrophomina phaseolina). Tra gli insetti nocivi vi sono i miridi Calocoris norvegicus e Lygus campestris, la piralide delle leguminose (Etiella zinckenella) e la mosca grigia dei semi (Delia platura).

Altri progetti [modifica]


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Fagiolo Phaseolus vulgaris Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella

L.

Classe: Dicotyledonae Ordine: Leguminosae Famiglia: Papilionaceae Trib: Genisteae Specie: Phaseolus vulgaris L. Francese: Haricot; Inglese: French bean, Kidney bean, Dwarf bean; Spagnolo: Judia, Habichuela; Tedesco: Gartenbohne, Faselbohne, Buschbohne.

Origine e diffusione
Esistono numerose specie di leguminose da granella molto diverse come botanica e come origine che vengono ascritte al genere Phaseolus, tutte indicate con il termine fagioli. Il fagiolo per antonomasia il fagiolo comune o Phaseolus vulgaris L. Nel mondo risultano coltivati per la produzione di fagioli secchi oltre 25 milioni di ettari, per un totale di 18 milioni di tonnellate; tra le leguminose da granella, i fagioli risultano al 2 posto per importanza a livello mondiale, dopo la soia. Il fagiolo comune (Phaseolus vulgaris L.) originario dellAmerica meridionale (Per, Colombia). E' diffuso soprattutto in Asia, ma nel bacino del Mediterraneo. In Europa il maggiore produttore la Spagna, seguita da Portogallo, Italia e Grecia.

Cannellini e Borlotti - Phaseolus vulgaris L. (foto www.agraria.org)

Fagioli

Caratteri botanici
pianta annuale a rapido sviluppo, con apparato radicale molto ramificato e piuttosto superficiale, steli angolosi, di altezza e portamento variabilissimo, da nani a rampicanti. I fagioli nani sono i pi adatti alla coltura di pieno campo. I rampicanti si prestano bene alla coltura ortense dove la raccolta scalare e manuale. Le prime foglie sono semplici, le altre trifogliate con foglioline cuoriformi. I fiori sono riuniti a grappoli in numero da 4 a 10 allascella delle foglie, e sono di colore per lo pi bianco. La fioritura cleistogama, il che determina una stretta autogamia, per cui la variet si identifica con la linea pura. Il frutto un legume pendulo, pluriseminato, di forma, colore e dimensioni assai variabili: compressi o cilindrici, verdi o gialli, lunghi da 60 a 220 mm, diritti o incurvati. Un carattere anatomico importante la presenza o lassenza nel baccello dei tessuti fibrosi che ne determinano il tipo di utilizzazione. Si hanno cos due tipi di struttura del baccello: - Baccelli le cui valve si separano con facilit per la presenza di un cordone fibroso lungo le linee di saldatura (filo) e hanno strati di tessuto fibroso (pergamena) entro ciascuna valva: il loro uso per seme; - Baccelli senza filo e senza pergamena e che quindi sono teneri e carnosi a lungo (fagioli mangiatutto o da cornetti, pi comunemente detti fagiolini). Le dimensioni, la forma e il colore dei semi sono incredibilmente variabili, secondo i diversi gusti dei consumatori. La maggior parte delle variet hanno semi il cui peso varia da 300 a 700 mg; una variet italiana, il Borlotto, molto apprezzata per il peso dei suoi semi che talora superano 800 mg. La forma varia dalla sfera, al parallelepipedo, al reniforme, allovale, allappiattito, al cilindrico.

I colori sono diversissimi: dal bianco al nero passando per il giallo, il beige, il bruno, il rosa, il rosso, il violetto; il colore pu essere uniforme o variamente screziato.

Fagioli

Esigenze ambientali

mangiatutto (fagiolini) - Phaseolus vulgaris L. (foto www.agraria.org)

Data la sua origine tropicale il fagiolo esigente in fatto di calore. La temperatura minima per avere nascite accettabilmente pronte e regolari di 13-14 C. Il fagiolo soffre moltissimo gli abbassamenti di temperatura: muore a 1-2 C. per questi motivi in zone temperate il fagiolo pu coltivarsi solo nel periodo primaverile-estivo o estivo. Il fagiolo teme molto la siccit: in questo caso la pianta appassisce durante le ore pi calde, i baccelli abortiscono o contengono pochi semi, i semi non raggiungono il pieno sviluppo. Tenuto conto di questi fatti e della limitata profondit raggiungibile dalle radici, nel clima italiano generalmente necessaria lirrigazione per realizzare produzioni soddisfacenti e costanti. Il clima ideale per il fagiolo quello di tipo oceanico, con estate n eccessivamente calda n secca, poco ventosa. La maturazione favorita dal tempo secco. Il terreno pi adatto al fagiolo quello sciolto, fresco, fertile; esso non deve essere troppo calcareo, altrimenti i semi che si ottengono sono duri e di difficile cottura per lispessimento del tegumento. Il fagiolo si adatta ai terreni pesanti, purch questi non siano soggetti a formare crosta perch questa un ostacolo gravissimo alle nascite delle piantine, la cui germinazione , come si detto, epigea e i cui cotiledoni sono soggetti a rompersi al minimo ostacolo nella fase dellemergenza. Il fagiolo ha una spiccatissima intolleranza per la salinit.

Variet
Lenorme variabilit genetica della specie e la stretta autogamia che caratterizza la sua biologia fiorale hanno fatto s che nei secoli passati siano state isolate innumerevoli variet, dotate di adattamento alle condizioni locali ma soprattutto delle caratteristiche morfologiche e organolettiche gradite ai consumatori. Solo in tempi recenti il miglioramento genetico ha iniziato programmi di selezione scientificamente basati, volti al conseguimento di importanti obiettivi: Aumento della produttivit e della regolarit di produzione; Adattamento della pianta alle tecniche di coltivazione e trasformazione. Il primo obiettivo perseguitato soprattutto attraverso laumento della resistenza a quelle avversit che attualmente falcidiano i raccolti. Il secondo attraverso la modifica del portamento delle piante per rendere contemporanea la maturazione e possibile la raccolta meccanica.

Tecnica colturale

Avvicendamento e preparazione del terreno Il fagiolo trova la sua migliore collocazione tra due frumenti. bene che la paglia del frumento precedente sia

asportata e che il fagiolo torni sullo stesso terreno a intervalli non inferiori a tre anni per evitare lo sviluppo di funghi terricoli. Data la brevit del ciclo colturale il fagiolo si inserisce bene in certi ordinamenti colturali come coltura intercalare. La preparazione del terreno nel caso di semina primaverile in coltura principale viene fatta secondo litinerario tecnico tradizionale: lavorazione principale a media profondit in estate e ripassature in autunno e/o inverno per affinare il terreno. La sistemazione idraulica dei campi va curata perch il fagiolo stenta molto a nascere e a crescere su terreni freddi e umidi. La preparazione del letto di semina deve essere particolarmente accurata facendo in modo che il terreno sia molto ben amminutato e non soggetto a formare crosta. Nel caso di coltura intercalare la cosa pi importante guadagnare tempo e non la preparazione del terreno, ottimi risultati si ottengono con la lavorazione minima o, addirittura, con la non lavorazione. Semina La semina del fagiolo si pu fare su un lungo arco di tempo: da aprile alla fine di luglio- primi di agosto. Le semine primaverili vanno bene per tutte le variet e per tutti i tipi di coltura, mentre le semine ritardate presentano vincoli tanto pi stretti quanto pi avanzata la data di semina. Per granella secca le ultime semine possibili con le variet pi precoci sono quelle di met giugno. Nella grande coltura, dove la meccanizzazione della raccolta simpone sia nei casi di coltura per granella che per fagiolini, le variet sono nane e si seminano a file. Le quantit di seme variano molto secondo la densit desiderata, la dimensione dei semi e lo stato di preparazione del letto di semina: in genere si va da 100 a 200 Kg di seme per ettaro. La profondit di semina ottimale di 40-60 mm in terreni a grana media, fino a 60-80 mm in terreni sciolti. Il seme deve essere sempre conciato. La concimazione del fagiolo deve basarsi sul fosforo e se scarseggia sul potassio. Cure colturali Una rullatura dopo la semina in genere molto utile. Il controllo delle infestanti indispensabile o con la sarchiatura o con il diserbo. In semina primaverile e in ambienti a clima piovoso e/o con terreni freschi, variet di fagiolo molto precoci possono maturare la granella senza irrigazione, ma nella generalit dei casi, di variet a ciclo lungo o di semine ritardate, lirrigazione indispensabile.

Raccolta e utilizzazione
Nella piccola coltura i fagiolini e i baccelli freschi si raccolgono a mano scalarmene, mentre le piante di fagiolo da granella secca si estirpano a mano quando i baccelli hanno cominciato a disseccarsi, si lasciano completare lessiccazione in campo per essere poi sgranate. Nella grande coltura tutti i tipi di raccolta possono essere meccanizzati purch le piante siano nane e a maturazione contemporanea. I fagiolini si raccolgono con apposite macchine raccoglitrici (pettinatrici); i fagioli da seme fresco si raccolgono con macchine pettinatrici-sgranatrici semoventi; i fagioli secchi si raccolgono con le normali mietitrebbiatrici. considerata una buona produzione di fagioli secchi di 2-2,5 t/ha. Nel caso di fagioli freschi, produzioni buone sono di 12 t/ha da baccelli da sgranare o di 5-6 t/ha di cornetti secondo la variet e il grado di sviluppo del baccelli. I semi in magazzino sono molto soggetti agli attacchi del tonchio, per cui il controllo indispensabile.

Avversit e parassiti
Gli attacchi parassitari sono la principale causa delle fluttuazioni di produzione che caratterizzano il fagiolo, cos come pure sono causa di scadimento qualitativo del prodotto. Parassiti vegetali Molte sono le malattie del fagiolo, tra queste citiamo come le pi importanti le seguenti: - Antracnosi: una malattia molto grave che pu attaccare lipocotile delle giovani piante, le foglie e i baccelli. Mosaico comune Ruggine Muffa grigia Batteriosi ad alone Parassiti animali Afidi Ragnetto rosso - Tonchio a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Fagiolo - Phaseolus vulgaris


In questa pagina parleremo di :

Generalit Fiori e clima Terreno Avvicendamento Consocaizione Semina Cure colturali Concimazioni Raccolta Avversit Variet

Generalit

la pianta pu essere nana o rampicante, ma tale classificazione ha solo valore commerciale. Il fagiolo, come tutte le leguminose, possiede nelle sue radici dei piccoli ingrossamenti dove hanno sede dei piccoli microrganismi fissatori dell'azoto atmosferico, che vivono in simbiosi con la pianta con un enorme vantaggio per i terreni, in quanto la coltura che seguir potr godere di un apporto di azoto non indifferente.

Fiori e clima

sono papillionacei. Il frutto un baccello che contiene all'interno i semi che vengono commercializzati come legumi. I fagioli si dividono in due categorie: da sgranare e mangiatutto. Nei primi, sotto il tessuto cellulare del baccello, si trova un leggero strato coriaceo limitato ai lati da filamenti duri che non sono eduli. Nei mangiatutto il guscio tenero e carnoso, manca la pellicola coriacea e sono assenti i filamenti. Clima: la pianta, di origine subtropicale, cresce bene nei climi temperati caldi, teme le gelate e le piogge prolungate. Terreno

di medio impasto profondo e drenato, non gradisce i terreni calcarei, compatti, argillosi poich l'acqua ristagna, ma sono inadatti anche i terreni sabbiosi che possono creare siccit. Il pH va da leggermente acido al neutro. Avvicendamento

una pianta da rinnovo e precede molti ortaggi, ma si sconsiglia la sua successione a piselli e cetrioli perch si possono propagare marciumi. Consocaizione

con numerosi ortaggi: lattuga, pomodoro, cavoli, bietola, ravanelli. Non si associa con aglio, cipolla e piselli. Semina

si semina a fine inverno al sud, a primavera inoltrata al nord. Nelle specie cosiddette nane si pianta a distanza di cm 60 tra le file e 6 - 7 cm sulla fila, nelle specie rampicanti la distanza di un metro tra le file e di cm 20 sulla fila. Si semina su terreno ben sviluppato e inumidito. La profondit di semina si aggira intorno ai 3 - 5 cm. Prima di seminare meglio mettere in acqua i fagioli per una notte. Cure colturali

devono essere effettuate ripetute sarchiature per mantenere il terreno areato e sciolto e leggere rincalzature quando le piantine raggiungono cm 20 di altezza. I fagioli rampicanti ad un certo punto del loro sviluppo richiedono un tutore sul quale arrampicarsi. I sostegni possono essere canne, paletti o reti di materiale sintetico. Se si scelgono le canne, se ne piantano circondando ogni pianta, e riunendole in alto incrociandole e legandole nel punto di incrocio. Alla fine di agosto conviene sfoltire le piante eliminando un po' di foglie perch le radiazioni solari raggiungano meglio i legumi. Le annaffiature: si praticano dopo la semina per facilitare la germinazione e si ripetono in particolare nella fase che va dalla fioritura all'ingrossamento dei baccelli. Se si scelgono le reti, l'altezza va da un metro e mezzo a due metri. Concimazioni

sarebbe opportuno effettuare una concimazione letamica alla coltura precedente. Si possono spargere 2 quintali di letame molto maturo per cento metri quadri di orto, interrandolo profondamente per tempo. Importante pu essere un apporto potassico, a base di cenere di legno nella dose di 5 - 10 Kg per 100 mq. Raccolta

differente a seconda del tipo del fagiolo e dell'uso. Per i fagiolini si esegue a mano e si ripete ogni due tre giorni a seconda della produzione. I fagiolini, si staccano prima che il baccello ingrossi e diventi filoso. I fagioli da sgranare si raccolgono quando i baccelli sono quasi secchi, oppure per il consumo fresco quando i semi sono completamente ingrossati ma il baccello ancora tenero. Avversit

fra i parassiti pi comuni si ricordano: L'antracnosi e la ruggine: malattie crittogame che si prevengono irrorando solfato di rame. Fra gli insetti dannoso il Tonchio che si sviluppa nei fagioli secchi. Si combatte con solfuro di carbonio usato in ambienti ermeticamente chiusi. Dannose sono anche le lumache e le chiocciole soprattutto dopo le pioggie. Si eliminano manualmente o con trappole ed esche. Gli afidi si possono eliminare biologicamente con irrorazione di macerazioni di piante adatte. Variet

Il Borlotto di Vigevano da sgusciare con baccello verde rossiccio, seme bianco a striature rosse. Il fagiolo di Valsesia; il fagiolo Cannellino precoce ed altamente produttivo; tra i mangiatutto ricordiamo S.Fiacre, il Marconi il cui nome allusivo vuole dire senza fili. Fra i nani ricordiamo il Quarantino, il Re del Belgio, il Metis

Ulteriori informazioni su: Fagiolo - Phaseolus vulgaris - Orto

Vicia faba
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Fava) Disambiguazione "Fava" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Fava (disambigua). Questa voce sull'argomento fabaceae solo un abbozzo.
Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.

Fava

Vicia faba in fiore

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae

Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fabales Famiglia Fabaceae Sottofamiglia Faboideae Trib Vicieae Genere Vicia Specie V. faba Nomenclatura binomiale Vicia faba
L., 1753

La fava (Vicia faba, L. 1753) una pianta della famiglia delle leguminose.

Indice [nascondi] 1 Le variet botaniche 2 Caratteri botanici 3 Coltivazione 4 Avversit 5 Curiosit

6 Voci correlate 7 Altri progetti

Le variet botaniche [modifica]

Fave da consumare fresche In relazione alla grandezza del seme, in Vicia faba L. vengono distinte quattro variet botaniche o sottospecie:

paugyuga con semi molto piccoli, di origine indiana, non coltivata minor Beck, detta comunemente favino, con peso dei 1000 semi inferiore a 700 grammi e baccello clavato e corto; utilizzata come foraggio o sovescio equina Pers., detta comunemente favetta, con peso dei 1000 semi compreso tra 700 e 1000 grammi e baccello clavato e allungato; utilizzata come foraggera major Harz. con semi grossi; il peso dei 1000 semi superiore a 1000 grammi, baccello lungo 1525 cm, penduli e appiattiti che contenente 5-10 semi. Appartengono a questa sottospecie le cultivar da orto.

Caratteri botanici [modifica]


Apparato radicale fittonante con numerose ramificazioni laterali nei primi 20 cm che ospitano specifici batteri azotofissatori (Rhizobium leguminosarum). Fusto a sezione quadrangolare, cavo, ramificato alla base, alto da 70 a 140 cm. Foglie stipolate, glauche, pennato composte costituite da 2-6 foglioline ellittiche. Fiori raccolti in brevi racemi che si sviluppano all'ascella delle foglie a partire dal 7 nodo. Ogni racemo porta 1-6 fiori pentameri, con vessillo ondulato, di colore bianco striato di nero e ali bianco o violacee con macchia nera. La fecondazione autogama. Frutto un legume allungato, cilindrico o appiattito, terminante a punta, eretto o pendulo, glabro o pubescente che contiene da 2 a 10 semi. Semi con ilo evidente, inizialmente verdi e di colore pi scuro (dal nocciola al bruno) a maturit.

Coltivazione [modifica]
La fava viene avvicendata come coltura miglioratrice tra due frumenti. Il terreno viene arato in estate, poi affinato e concimato: la semina si fa a righe o a buchette, in modo da avere 8-10 piante/m2.

Avversit [modifica]
Tra gli insetti che attaccano la fava il pi importante l'afide nero della fava (Aphis fabae). Tra le avversit da funghi vi sono la muffa grigia della fava (Botrytis fabae), la ruggine della fava (Uromyces fabae) e l'antracnosi della fava (Ascochyta fabae).

Curiosit [modifica]
celeberrima l'idiosincrasia di Pitagora e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne, ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone (di Crotone), prefer farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un campo di fave. Stando ad una credenza popolare diffusa in Italia, se si trova un baccello contenente sette semi si avr un periodo di grande fortuna. Secondo un'antica tradizione agraria, nell'orto sarebbe bene seminare alcune fave all'interno delle altre colture poich questo legume, oltre ad arricchire il terreno di azoto, attirerebbe su di se tutti i parassiti, che di conseguenza non infesterebbero gli altri ortaggi.[senza fonte]

Voci correlate [modifica]


Civaie Favismo

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Fava, Favino, Favetta Vicia Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella

faba

L.

Classe: Dicotyledonae Ordine: Leguminosae Famiglia: Papilionaceae Trib: Vicieae Specie: Vicia faba L. Sinonimo: Faba vulgaris Moench. Francese: Fve, Gorgane; Inglese: Broad bean, English bean, Horse bean; Spagnolo: Haba; Tedesco: Gartenbohne, Saubohne, Puffbohne.

Origine e diffusione
La Fava come pianta alimentare stata utilizzata dalluomo nellarea mediterranea e medio-orientale in tempi molto remoti. In Italia la superficie a fava scesa sotto i 50.000 ha, localizzati prevalentemente nelle regioni meridionali e insulari. La fava si coltiva per la sua granella che, secca o fresca, trova impiego come alimento per luomo, e per gli animali. La pianta coltivata per foraggio (erbaio) e per sovescio. Nellantichit storica, per tutto il Medio-Evo e fino al secolo scorso, le fave secche cotte in svariati modi hanno costituito la principale base proteica alimentare di molte popolazioni specialmente di quelle meridionali dItalia. Nei tempi recenti il consumo dei semi secchi si ridotto, mentre ampia diffusione ha ancora nellalimentazione umana luso della granella immatura fresca o conservata inscatolata o surgelata.

Vicia faba L. variet Acquadulce Migliorata delle Cascine (foto www.agraria.org)

Fava -

Baccelli

Caratteri botanici

di Fava - Vicia faba L. (foto www.agraria.org)

La fava una leguminose appartenente alla trib delle Vicieae; il suo nome botanico Vicia faba (o anche Faba vulgaris). Nellambito della specie tre variet botaniche sono distinguibili in base alla dimensione dei semi: - Vicia faba maior, fava grossa, che produce semi appiattiti e grossi (1.000 semi pesano da 1.000 a 2.500 g), impiegati per lalimentazione umana; - Vicia faba minor, favino o fava piccola, i cui semi sono rotondeggianti e relativamente piccoli (1.000 semi pesano meno di 700 g) e simpiegano per seminare erbai e sovesci (poich fanno risparmiare seme, rispetto alle altre variet) e anche come concentrati nellalimentazione del bestiame. - Vicia faba equina, favetta o fava cavallina, provvista di semi appiattiti di media grandezza (1.000 semi pesano da 700 a 1000 g) che simpiegano per lalimentazione del bestiame e, oggi, anche delluomo come granella fresca inscatolata o surgelata. La fava una pianta annuale, a rapido sviluppo, a portamento eretto, glabra, di colore grigio-verde, a sviluppo indeterminato. La radice fittonante, ricca di tubercoli voluminosi. Gli steli eretti, fistolosi, quadrangolari, alti fino a 1,50 m (media 0,80-1,00 m) non sono ramificati, ma talora si pu avere un limitatissimo accestimento con steli secondari sorgenti alla base di quello principale. Le foglie sono alterne, paripennate, composte da due o tre paia di foglioline sessili ellittiche intere, con la fogliolina terminale trasformata in un appendice poco appariscente ma riconducibile al cirro che caratterizza le foglie delle Vicieae. I fiori si formano in numero da 1 a 6 su un breve racemo che nasce allascella delle foglie mediane e superiori dello stelo. I fiori sono quasi sessili, piuttosto appariscenti (lunghezza 25 mm), la corolla ha petali bianchi e talora violacei e, quasi sempre, con caratteristica macchia scura sulle ali. Lovario pubescente, allungato e termina con uno stigma a capocchia, esso contiene da 2 a 10 ovuli. Nel favino la fecondazione pu essere allogama, con impollinazione incrociata operata da imenotteri (api e bombi), o autogama. Lovario fecondato si sviluppa in un baccello allungato, verde allo stato immaturo, bruno quando maturo e secco, esso contiene da 2 a 10 semi di colore generalmente verdognolo chiaro, ma anche bruno o violetto, con ilo grande, allungato e in genere scuro. La forma e le dimensioni dei semi sono, come s visto, diversissime nelle diverse variet.

Favino - Vicia faba minor L. (foto Francesco Sodi)

di Favino - Vicia faba minor L. (foto Francesco Sodi)

Semi

Esigenze ambientali
La fava germina con accettabile prontezza gi con temperature del terreno intorno a 5 C; in queste condizioni lemergenza si ha in 15-20 giorni. La resistenza della fava al freddo limitata: nelle prime fasi vegetative) stadio di 4-5 foglie), quando la fava ha il massimo di resistenza, gelate di 6 C sono fatali alla maggior parte delle variet; solo certi tipi di favino resistono fin verso i 15 C. Durante la fioritura la resistenza della fava al gelo ancora minore. Inoltre, in questo stadio temperature medie piuttosto basse, anche se non fatali per la sopravvivenza della pianta, possono compromettere lallegagione dei fiori sia direttamente, turbando la fisiologia dellantesi, sia indirettamente ostacolando il volo dei pronubi. Durante la fioritura sono da temere anche alte temperature, che se superano i 25C provocano la colatura dei fiori. Dal punto di vista idrico, la fava una forte consumatrice dacqua e trova proprio nella deficienza idrica durante la fase di granigione il pi importante fattore limitante delle rese, particolarmente nel caso di semine primaverili. La siccit provoca colatura dei fiori e la riduzione del numero dei semi per baccello e del peso di 1.000 semi. La fava si adatta bene a terreni pesanti, argillosi, argillo-calcarei; rifugge da quelli sciolti e poveri di humus, organici, soggetti ai ristagni di acqua. Il pH che pi conviene alla fava quello subalcalino.

Variet
I principali obiettivi del miglioramento genetico della fava sono: aumento della produttivit (specialmente attraverso la regolarit di produzione), precocit, resistenza a certe avversit (freddo, virus), maturazione contemporanea della granella, qualit della granella. Le attuali variet sono o popolazioni sottoposte a selezione massale o variet sintetiche. Qualche promettente prospettiva sembra offerta dalla costituzione di ibridi F1.

Tecnica colturale
Grazie al fatto che una leguminose, che sarchiata e che libera il terreno assai presto, s da consentire unottima preparazione per il frumento, la fava una coltura miglioratrice eccellente, che costituisce unottima

precessione per il frumento; il suo posto nella rotazione quindi tra due cereali. Si pu considerare che il cereale che segue la fava trovi un residuo di azoto, apportato dalla leguminose, dellordine di 40-50 Kg/ha. In buone condizioni di coltura, dopo aver raccolto la granella, la fava lascia una quantit di residui dellordine di 4-5 t/ha di sostanza secca. La preparazione razionale del terreno per la fava consiste in un aratura profonda (0,4-0,5 m) che favorisca lapprofondimento delle radici e quindi lesplorazione e lo sfruttamento delle risorse idriche e nutritive pi profonde. Non necessario preparare un letto di semina molto raffinato: la notevole mole dei semi fa s che il contatto col terreno sia assicurato anche se persiste una certa collosit. Concimazione La concimazione minerale della fava va basata principalmente sul fosforo, dato che come tutte le leguminose essa particolarmente sensibile e reattiva a questo elemento: 60-80 Kg/ha di P2O5 sono la dose da apportare. Il potassio generalmente abbonda nei terreni argillosi dove la fava dovrebbe trovare la sua sede. Per quanto riguarda lazoto la fava di fatto autosufficiente, grazie alla simbiosi con il Bacillus radicicola, per cui la concimazione azotata non necessaria. Semina La semina autunnale va fatta in modo che le piantine abbiano raggiunto lo stadio di 3-5 foglie prima dellarrivo dei freddi. Nelle regioni centrali lepoca ottimale di semina tra ottobre e novembre; in quelle meridionali la seconda decade di novembre. Le semine primaverili (in realt a fine inverno) vanno fatte quanto prima possibile per anticipare il ciclo e sfuggire alla siccit. La quantit di seme deve essere tale da assicurare 12-15 piante per metro quadro nel caso di fava grossa, 2535 nel caso di favette e di 40-60 nel caso di favino. Le quantit di seme vanno calcolate in base al peso medio dei semi: in genere oscillano sui 200-300 Kg/ha o pi. La semina si fa in genere con le seminatrici universali a file distanti 0,50 m nel caso di fava e favetta, di 0,35-0,40 m nel caso del favino. La semina deve essere piuttosto profonda: 60-80 mm nel caso di fava grossa, 40-50 mm nel caso di favetta e di favino. Sembra che con una semina profonda gli attacchi di orobanche diminuiscano. Nella coltura ortense la fava a seme grosso seminata a postarelle, deponendo 3-5 seme per buchetta in 4-5 buchette a metro quadro. Il seme va sempre trattato con prodotti concianti per proteggere le piantine dagli attacchi di Rhizoctonia, Pythium e Phytophtora. Nella coltura di pieno campo la semina fitta conveniente perch provoca linnalzamento dellinserzione dei baccelli pi bassi, il che vantaggioso per la mietitrebbiatura che in tal modo d luogo a minor perdite di granella. Diserbo e cure colturali Tradizionalmente la fava era una coltura sarchiata. Attualmente pu essere diserbata chimicamente in presemina, in pre-emergenza o in post-emergenza. Tra le cure colturali che (non sempre) si fanno ricordiamo le sarchiature, una leggera rincalzatura, la cimatura.

Raccolta e utilizzazione

La raccolta dei baccelli di fava da orto per consumo fresco si fa a mano. I semi immaturi per linscatolamento e la surgelazione si raccolgono con macchine sgranatrici fisse o semoventi, quando hanno raggiunto il giusto grado tenderometrico. Il grado tenderometrico fornito da un apposito apparecchio, chiamato tenderometro, che misura la resistenza del seme ad essere perforato da una punta. I valori tenderometrici ottimali di norma sono 95-105 per le fave da surgelazione, di 115-125 per le fave da inscatolamento. La raccolta dei semi secchi si fa quando la pianta completamente secca. La fava grossa non si riesce a raccogliere con mietitrebbiatrici, se non con pessimi risultati qualitativi (rottura dei semi). Solo il favino si raccoglie abbastanza facilmente mediante mietitrebbiatrice opportunamente regolata. Lepoca di raccolta la met di giugno nellItalia meridionale, la fine di giugno in quella centrale, la met di luglio nellItalia settentrionale con semina primaverile. La produzione di baccelli per il consumo fresco (fava da orto) dellordine di 20-30 t/ha. La produzione di semi freschi per lindustria considerata buona quando giunge a 5-6 t/ha. La produzione di semi secchi, anche se teoricamente potrebbe superare le 5 t/ha, in pratica molto inferiore: 2-3 t/ha sono le produzioni medie pi frequenti in Italia, con alti rischi di avere in certi anni rese anche assai inferiori a causa di fattori non o mal controllati dalluomo (freddo, siccit, attacchi di ruggini o di afidi, virosi). I semi di fava secchi hanno un alto contenuto proteico: la loro composizione media infatti la seguente: sostanza secca 85%, sostanze azotate 23-26%, ceneri 3%, grassi 1,2%, fibra grezza 7%, estrattivi in azotati 48%.

Oroban

Avversit e parassiti

che, temibile avversit della Fava (foto Francesco Sodi)

Le principali e pi frequenti avversit nelle quali pu incorrere la fava sono le seguenti. Parassiti vegetali Antracnosi: gli attacchi pi gravi sono quelli sui baccelli sui quali forma tacche necrotiche e depresse, nerastre, che si estendono ai semi in formazione. Ruggine: si manifesta sulle foglie e sugli steli con la comparsa di pustole rugginose. Mosaico: diversi virus provocano le malattie del mosaico sulla fava. Orobanche: una fanerogama parassita che infligge nelle radici della fava i suoi austori con i quali sugge la linfa elaborata dalla leguminose.

Parassiti animali Afide nero: infesta la fava, e molte altre piante, formando colonie di afidi neri che portano le piante a grave deperimento oltre a trasmettere alcune virosi. Tonchio: gli adulti depongono le uova sui giovani baccelli; le larve neonate forano i carpelli per raggiungere i semi allinterno dei quali si sviluppano scavandovi gallerie; al termine del ciclo gli adulti sfarfallano dai semi perforando i tegumenti seminali. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

Lens culinaris
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Lens (Lenticchia)

Lenticchia (Lens culinaris)

Classificazione scientifica

Dominio Eukaryota Regno Plantae Sottoregno Tracheobionta Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Sottoclasse Rosidae Ordine Fabales Famiglia Fabaceae Sottofamiglia Faboideae Genere Lens Nomenclatura binomiale ''Lens culinaris''
Medik.,, 1787

Sinonimi Lens esculenta Specie

La lenticchia (genere Lens) una leguminosa nota sin dall'antichit. una specie dicotiledone annuale, molto coltivata per la granella commestibili, ricche di proteine e di ferro. Diverse sono le variet di lenticchie. I frutti sono dei baccelli che contengono due semi rotondi appiattiti. Le lenticchie fanno parte dei legumi secchi apprezzati in Europa anche se la produzione mondiale non elevata: 3.841.883 t (2004). Come attesta l'episodio biblico di Esa, nella Genesi, il consumo delle lenticchie risale alla nascita dell'agricoltura in Mesopotamia. La specie comprende quattro sottospecie principali:

Lens culinaris subsp. culinaris (lenticchia coltivata), qualche volta considerata una specie distinta Lens culinaris subsp. odemensis Lens culinaris subsp. orientalis Lens culinaris subsp. tomentosus
Indice [nascondi]

1 Descrizione 2 Principali variet 3 Distribuzione 4 Avversit 5 Lenticchie in cucina 6 Curiosit 7 Produzione 8 Voci correlate 9 Altri progetti

Descrizione [modifica]
La lenticchia una pianta annuale erbacea, alta da 20 cm a 70 cm. Gli steli sono dritti e ramificati. Le sue foglie alterne, composte pennate, contano da 10 a 14 foglioline opposte, oblunghe e terminano con un viticcio generalmente semplice o bifido. Sono munite alla base di stipole dentate. I fiori, a corolla papilionacea tipica della sottofamiglia delle Faboideae, sono di color bianco o blu pallido e riuniti in grappoli da due a quattro. Il calice regolare, a cinque denti sottili e relativamente lunghi. La fioritura estiva avviene tra maggio e luglio. I frutti sono dei baccelli appiattiti, corti, contenenti due semi dalla caratteristica forma a lente leggermente bombata. Il colore dei semi varia secondo le variet dai pi pallidi (verde chiaro, biondo, rosa) al pi scuro (verde scuro, bruno, violaceo...).

Pianta di lenticchia (Illustrazione del 1885

Principali variet [modifica]


la lenticchia marrone, quella che si trova soprattutto in scatola; la lenticchia rossa (gialla o arancia), Lenticchie secche utilizzata nella cucina asiatica; (Valori nutrizionali medi per 100 g di prodotto) le lenticchie verdi, come la lenticchia verde di Villalba e la lenticchia verde di Energia Altamura; KCal 330.00 la lenticchia corallo o rosa, che rossa Composizione chimica Quantit ma sempre venduta sgusciata; Acqua 11.2 g la lenticchia bionda, la pi grossa; Proteine 28.00 g la lenticchia rosa pallido come la 57.00 g lentillon ros di Champagne (Francia). Carboidrati Grassi 1.2 g Vitamine Quantit Distribuzione [modifica] Vitamina A (Retinolo) 25.00 mg Questa specie originaria delle regioni Tiamina (B1) 0.5 mg temperate calde del mondo antico: Riboflavina (B2) 0.2 mg Piridossina (B6) 0.5 mg Sud-Est dell'Europa: Cipro e Grecia 6.2 mg Asia Minore e Vicino Oriente: Turchia, Acido Ascorbico (C) Siria, Libano, Israele, Giordania, Iraq, Niacina (PP) 2.6 mg Iran Minerali Quantit (mg) Caucaso e Asia Centrale: Azerbaijan, Calcio 50.00 Georgia, Kazakistan, Tagikistan, 9.00 Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan Ferro Fosforo 450.00 e Pakistan. Magnesio 100.00 La lenticchia coltivata nel mondo intero, ma Potassio 900.00 non cresce praticamente pi allo stato Sodio 10.00 selvaggio. Fibre 10,7 g

In Italia, le variet di lenticchie pi diffuse sono:


Lenticchia di Castelluccio di Norcia a Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) e a Denominazione d'Origine Protetta (D.O.P.) Lenticchia di Colfiorito prodotto agroalimentare tradizionale Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food Lenticchia di Ustica prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food Lenticchia di Onano prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food Lenticchia di Altamura prodotto agroalimentare tradizionale Lenticchia di Villalba prodotto agroalimentare tradizionale Lenticchia di Ventotene prodotto agroalimentare tradizionale Lenticchia di Rascino prodotto agroalimentare tradizionale Lenticchia di Valle Agricola prodotto agroalimentare tradizionale

Avversit [modifica]
Le malattie da funghi che colpiscono la lenticchia sono l'antracnosi (Ascochyta pisi), la ruggine (Uromyces ervi), la peronospora (Peronospora viciae) e il marciume basale (Sclerotinia sclerotiorum). Tra gli insetti il pi dannoso il tonchio (Bruchus signaticornus).

Lenticchie in cucina [modifica]

Solo le lenticchie a buccia spessa devono essere tenute in ammollo prima di essere cucinate. Il tempo di cottura varia a seconda della variet, quindi da pochi minuti a 40 minuti. Il sale bene aggiungerlo a fine cottura. Qualche ricetta a base di lenticchie:

Zampone con lenticchie Cotechino con lenticchie Zuppa di lenticchie Pur di lenticchie Minestra di lenticchie Insalata di lenticchie Lenticchie in umido

Curiosit [modifica]

tradizione in Italia mangiare durante la notte di San Silvestro le lenticchie insieme allo zampone (o al cotechino).

Produzione [modifica]
Secondo i dati forniti dalla FAOSTAT (FAO) la produzione mondiale di lenticchie stimata in 3,8 milioni di tonnellate. Le principali zone di produzione sono il Subcontinente indiano, il Vicino Oriente e l'America del nord. Produzione in tonnellate. Dati degli anni 2003-2004
Statistiche FAOSTAT (FAO) sito di riferimento

India Canada

833 400 519 900

27 % 1 100 000 17 % 938 000

29 % 24 %

Turchia Australia Nepal Stati Uniti Cina Siria Bangladesh Iran Altri paesi

540 000 207 000 155 800 110 700 132 000 168 437 116 000 105 000 203 124

17% 7% 5% 4% 4% 5% 4% 3% 7%

560 000 220 000 160 000 154 000 150 000 125 300 122 000 110 000 202 583

15 % 6% 4% 4% 4% 3% 3% 3% 5%

Totale 3 091 431 100 % 3 841 883 100 %

Voci correlate [modifica]


Civaie Lenticchia di Villalba Lenticchia di Onano

Altri progetti [modifica]

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Fabaceae

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Lenticchia Lens esculenta Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella


Classe: Ordine: Famiglia: Trib: Vicieae Specie: Lens esculenta Sinonimi: Ervum lens. L., Lens culinaris Medic. Francese: Lentille; Inglese: Lentil; Spagnolo: Lenteja; Tedesco: Linse, Gemeine.

Moench.
Dicotyledonae Leguminosae Papilionaceae Moench.

Origine e diffusione
La lenticchia una delle pi antiche piante alimentari che luomo ha conosciuto, originatasi nella regione medioorientale della "Mezzaluna fertile" (Siria e Iraq settentrionale), agli albori della civilt agricola, e diffusasi poi in tutto il mondo. Si coltivano a lenticchia nel mondo 3,2 milioni di ettari, con una produzione di 3 milioni di tonnellate, corrispondente a una resa media di 900 Kg/ha. LItalia un modestissimo produttore: meno di 1.000 ettari coltivati a lenticchia. I semi secchi di lenticchia costituiscono un ottimo alimento per luomo, ricco di sali minerali e proteine (2324%) di buona qualit.

hie di Catelluccio di Norcia IGP - Lens esculenta Moench. (foto www.agraria.org)

Lenticc

Caratteri botanici
La lenticchia (Lens culinaris, sin. Lens esculenta o Ervum lens), una pianta annuale, bassa (0,25-0,40 m di altezza), ramificata, gracile, semiprostrata. La radice della lenticchia fittonante ma la profondit raggiungibile dal fittone non grande: 0,35-0,40 m al massimo. Sulle radici si sviluppano numerosi tubercoli radicali, piccoli e allungati. Le foglie sono alterne, pennate, composte da 1 fino a 8 paia di foglioline, terminanti con un cirro semplice. I fiori sono piccoli, bianchi o con venature rosate o celeste pallido sullo stendardo, portati in numero da 1 a 4 su infiorescenze ascellari. La lenticchia pianta a sviluppo indeterminato e pu presentare legumi quasi maturi sui nodi bassi e fiori su quelli pi alti. La fecondazione dei norma autogamia. I legumi sono appiattiti e di solito contengono 1 o 2 semi rotondi, lenticolari, di diametro variabile da 2 a 8 mm. In base alla dimensione e al peso dei semi la specie divisa in due gruppi principali: - 1 Microsperma, a seme piccolo (< 6 mm di diametro e < 40 mg di peso di un seme); 2 Macrosperma, a seme grande (> 6 mm di diametro e > 40 mg di peso). Il colore dei semi varia sia per il colore dei cotiledoni (giallo o arancio) che dei tegumenti: dal giallo-verdognolo al grigio al bruno al nero, in tinta unita o screziata. In certi mercati sono apprezzate le lenticchie a seme grosso (fino a 80 mg) mentre in Italia le lenticchie pi pregiate sono quelle a seme molto piccolo.

Esigenze ambientali

La lenticchia coltura diffusa nelle aree svantaggiate a clima temperato, semiarido dove, grazie alla brevit del ciclo biologico e al ciclo autunno-primaverile, nonostante la siccit ricorrente riesce a dare produzioni soddisfacenti, anche se modeste, di una granella di alto valore alimentare e di residui pagliosi di alto valore foraggero, preziosi per gli animali domestici allevati in queste regioni. In Italia la lenticchia soprattutto localizzata in ristrette aree di altopiano dove le condizioni di clima e di suolo conferiscono altissimo pregio qualitativo al prodotto, per sapore e facilit di cottura. Per quanto riguarda il terreno la lenticchia manifesta una grande adattabilit anche a terre di fertilit media e bassa, di tessitura da argillosa a limo-sabbiosa, pur se ricchi di scheletro, di reazione da sub-acida a subalcalina.

Poco adatti alla lenticchia sono invece i terreni di alta fertilit o con eccessiva umidit, e quelli salini. Su terreni calcarei la lenticchia d un prodotto poco pregiato, di difficile cottura.

Variet

Quasi tutte le lenticchie coltivate nel mondo ancor oggi sono popolazioni locali (ecotipi) non sottoposte a un serio lavoro di miglioramento genetico. Solo da poco la lenticchia sottoposta a selezione per ottenere variet pi produttive e pi facili da coltivare, attraverso la eliminazione dei difetti e la modifica del portamento. Obiettivi importanti sono i seguenti: aumento della resistenza al freddo, per poter estendere la semina autunnale anche in montagna; portamento eretto, sviluppo determinato e indeiscenza dei legumi per rendere possibile la raccolta meccanica; aumento della resistenza alle principali avversit. In Italia le lenticchie che si coltivano sono popolazioni locali a seme piccolo che godono di rinomanza per la loro qualit: molto apprezzate sono le lenticchie del Fucino, del Castelluccio di Norcia, di Villalba, di Altamura, ecc.

Tecnica colturale

Nelle aree a clima semi-arido (tra 250-350 mm di piogge allanno) dove la lenticchia prevalentemente diffusa, essa entra in avvicendamento con il cereale autunnale (frumento od orzo), costituendo un'ottima coltura da far precedere al cereale. La preparazione del terreno va fatta accuratamente arando per tempo, subito dopo aver raccolto il cereale. Seguono lavori di affinamento per preparare il letto di semina in autunno nel caso di semina autunnale, in autunno e in inverno nel caso di semina primaverile. La semina della lenticchia in Italia si fa in novembre nelle zone basse, in marzo-aprile nelle zone di elevata altitudine. La pi razionale tecnica di semina la seguente: 300-400 semi germinabili a metro quadrato, seminati a file a 0,15-0,25 m alla profondit di 40-60 mm secondo la grossezza del seme (pi questo grosso, pi in profondit pu essere seminato). Il seme va conciato per proteggerlo dai marciumi delle plantule. Le quantit di seme necessarie e sufficienti sono di 60-80 Kg/ha per le lenticchie a seme piccolo e di 120-160 Kg/ha per quelle a seme grosso. Per la semina si impiegano le comuni seminatrici da frumento. La concimazione della lenticchia va fatta con 30 Kg/ha di P2O5; in terreno povero di potassio con 50-80 Kg/ha di K2O. lazoto non necessario. Le erbe infestanti costituiscono un serio problema per la lenticchia che nella fase iniziale del ciclo cresce lentamente e che dotata di scarso potere soffocante. Sarchiature a macchina non si possono fare date le file strette, per cui la scerbatura a mano stata ed tuttora il pi usato sistema di controllo delle malerbe. Buoni risultati si ottengono con il diserbo in pre-emergenza o in post-emergenza. Se non interdetto da disciplinari di produzione.

Raccolta e utilizzazione
La raccolta delle attuali popolazioni di lenticchie non pu essere fatta a mano, quando le piante iniziano a disseccarsi. Le piante tagliate, o pi spesso, estirpate vengono lasciate in campo disposte in mucchietti a completare lessiccazione. Dopo di che vengono trasportate sul luogo della sgranatura. Solo con variet a taglia alta e a portamento eretto sar possibile la meccanizzazione della raccolta con la mietittrebbiatura diretta oppure con falcia-andanatura, essiccazione delle andane e successivo passaggio di mietitrebbiatrice munita di pick up. Pu considerarsi buona una produzione di 1,5-2 T/ha di semi secchi; rese molto pi basse vengono realizzate in terre marginali (montagna, altopiani) dove la lenticchia si trova spesso coltivata. Alla produzione di granella si accompagna una produzione di residui che costituiscono un foraggio molto apprezzato. Il seme in magazzino va difeso dagli attacchi dei tonchi con idonei trattamenti.

Avversit e parassiti
La lenticchia presenta problemi fitosanitari in genere meno gravi di altre leguminose da granella, tuttavia diversi nemici possono concorrere a limitarne le rese. Tra le avversit crittogamiche di maggiore incidenza ricordiamo i marciumi radicali e la ruggine. Tra gli insetti i danni pi seri sono provocati da coleotteri curculionidi del genere Sitona (i cui adulti mangiano le foglie sui margini, mentre le larve si cibano delle radici e soprattutto dei tubercoli radicali), da afidi e dal lepidottero Etiella zinckenella le cui larve rodono i legumi. I semi di lenticchia in magazzino sono molto esposti agli attacchi dei tonchi: Bruchus ervi e Callosobruchus chinensis. Lorobanche attacca pure la lenticchia, ma non costituisce un problema cos serio come per la fava. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

Mazzodifiori.it

Rose.it

Venditacamelie.it

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

GIARDINO PIANTE DA GIARDINO ALBERI PIANTE ANNUALI RAMPICANTI PIANTE ACQUATICHE AROMATICHE PERENNI GERANI BULBI ROSE CREA GIARDINO PEONIE ORTENSIE LAVORI DEL MESE GIARDINO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINO PIANTE APPARTAMENTO PIANTE DA INTERNO ORCHIDEE FIORI SECCHI MALATTIE PIANTE APPARTAMENTO LAVORI DEL MESE APPARTAMENTO DOMANDE E RISPOSTE PIANTE APPARTAMENTO

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

ORTOFRUTTA ORTO FRUTTETO MALATTIE MELO E PERO MALATTIE DRUPACEE MALATTIE DELLA VITE LAVORI DEL MESE ORTOFRUTTA DOMANDE E RISPOSTE ORTO E FRUTTA PIANTE GRASSE PIANTE GRASSE PIANTE CARNIVORE LAVORI DEL MESE PIANTE GRASSE DOMANDE E RISPOSTE PIANTE GRASSE GIARDINAGGIO TECNICHE DI GIARDINAGGIO BOTANICA SPECIALI UNA GITA A PARASSITI E MALATTIE LAVORI DEL MESE GIARDINAGGIO DOMANDE E RISPOSTE GIARDINAGGIO ERBORISTERIA PIANTE MEDICINALI GLOSSARIO ERBORISTERIA PRINCIPI ATTIVI DOMANDE E RISPOSTE ERBORISTERIA FIORI LINGUAGGIO DEI FIORI VEGETAZIONE SPONTANEA FIORI DI CAMPO POESIE DOMANDE E RISPOSTE FIORI BONSAI SCHEDE BONSAI STILI BONSAI LAVORI DEL MESE BONSAI DOMANDE E RISPOSTE BONSAI ARREDO GIARDINO MOBILI DA GIARDINO VASI E FIORIERE PISCINE ACCESSORI DA ESTERNO BARBECUE FONTANE GAZEBO PERGOLE TETTOIE GIARDINO CASETTE GIARDINO GRIGLIATI E FRANGIVENTO RECINZIONI CANCELLI PROGETTAZIONE GIARDINO ILLUMINAZIONE GIARDINO GIOCHI GIARDINO GIARDINAGGIO IRRIGAZIONE DOMANDE E RISPOSTE ARREDAMENTO GIARDINO VIDEO VIDEO GIARDINO VIDEO TECNICHE GIARDINAGGIO VIDEO PIANTE APPARTAMENTO VIDEO ORTO-FRUTTETO

o o o o o o o o o

VIDEO PIANTE GRASSE VIDEO BONSAI VIDEO POTATURE VIDEO SEMINE SERVIZI RIVISTA GIARDINAGGIO RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2000 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2001 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2002 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2003 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2004 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2005 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2006 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2007 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2008 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2009 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2010 RIVISTA GIARDINAGGIO ANNO 2011 TROVA PIANTE GLOSSARIO RASSEGNA STAMPA SITI PARTNER

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Lenticchia - Lens culinaria


In questa pagina parleremo di :

Generalit I fiori il clima e il terreno Semina Cure colturali Concimazioni Raccolta e avversit Variet

Generalit

Si tratta di una piccola erba annuale simile al pisello, alta fino a 45 cm, coltivata per il seme edule. I fusti si ripartono da una breve radice a fittone.

Le foglie sono alterne, pennate con quattro-sei paia di foglie oblunghe, terminano in un corto viticcio. Le foglioline hanno alla base dei rigonfiamenti (pulvini), che permettono alla foglia di ripiegarsi in condizioni di siccit. Il frutto un baccello che contiene all'interno i semi. I fiori il clima e il terreno

I fiori: bianchi o sfumati di azzurro, sono disposti in gruppo di due o tre su pedicelli ascellari. Clima: predilige il clima temperato; Terreno: predilige i terreni grassi e argillosi o i terreni del fondo valle ricchi di sali fosfo-potassici;. Semina

Si semina in autunno al SUD e a fine inverno al nord, piantate in file con sesto 30-35 cm tra le file e 6-8 cm sulla fila; a una profondit non superiore ai due centimetri, a fine inverno al sud, a primavera inoltrata al nord. Nelle specie cosiddette nane si terra la distanza di cm 60 tra le file e 6-7 cm sulla fila. Si semina su terreno ben sviluppato e inumidito. Prima di seminare meglio mettere in acqua i semi per una notte. Cure colturali

Devono essere effettuate ripetute sarchiature per mantenere il terreno areato e sciolto e leggere rincalzature. Le annaffiature: si praticano dopo la semina per facilitare la germinazione e si ripetono in particolare nella fase che va dalla fioritura all'ingrossamento dei baccelli. Concimazioni

Sarebbe opportuno effettuare una concimazione letamica alla coltura precedente. Si possono spargere 2 quintali di letame molto maturo per cento metri quadri di orto, interrandolo profondamente per tempo. Importante pu essere un apporto fosfopotassico, a base di cenere di legno nella dose di 5-10 Kg per 100 mq. Raccolta e avversit

Raccolta: avviene in giugno - luglio prima che la pianta secchi. Avversit: fra i parassiti pi comuni si ricordano: L'antracnosi e la ruggine: malattie crittogame che si prevengono irrorando solfato di rame. Fra gli insetti dannoso il Tonchio che si combatte con solfuro di carbonio usato in ambienti ermeticamente chiusi. Dannose sono anche le lumache e le chiocciole soprattutto dopo le piogge. Si eliminano manualmente o con trappole ed esche. Gli afidi si possono eliminare biologicamente con irrorazione di macerazioni di piante adatte. Variet

In Italia vengono coltivate in Sicilia, in Puglia, in Abruzzo e nel Lazio; oltre al tipo normale esistono le cosiddette lenticchie Marzoline e La Lente rossa di inverno
Ulteriori informazioni su: Lenticchia - Lens culinaria - Orto

Lupinus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Disambiguazione Se stai cercando altri significati, vedi Lupinus (disambigua).

Lupinus

Fiori e foglie di Lupinus sp.

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta

Classe Magnoliopsida Ordine Fabales Famiglia Fabaceae Trib Genisteae Genere Lupinus Specie

Vedi testo

Lupinus un genere di piante della famiglia delle Fabacee.


Indice [nascondi] 1 Classificazione 2 Descrizione 3 Specie 4 Importanza economica 5 Problemi medici 6 Note 7 Altri progetti

Classificazione [modifica]
Il Lupinus fa parte della sottofamiglia delle Faboidee (Faboideae) e consta di circa 120 specie.

Descrizione [modifica]
Presenta infiorescenze colorate di bianco, giallo e rosso. Alcune specie di origine americana hanno anche fiori blu.

Specie [modifica]

Lupinus micranthus

Lupinus polyphyllus

Lupinus albifrons Lupinus albus Lupinus anatolicus Lupinus angustifolius Lupinus arboreus Lupinus arcticus Lupinus atlanticus Lupinus cosentinii Lupinus cytisoides Lupinus densiflorus Lupinus digitatus Lupinus excubitus Lupinus hartwegii Lupinus hirsutissimus Lupinus hispancus Lupinus linifolius

Lupinus luteus Lupinus micranthus Lupinus minimus Lupinus mutabilis Lupinus nootkatensis Lupinus palaestinus Lupinus perennis Lupinus pilosus Lupinus pilotus Lupinus polyphyllus Lupinus princei Lupinus subcarnosus Lupinus texensis Lupinus truncatus

Importanza economica [modifica]


Tra le specie pi coltivate in Europa sono:

Lupinus albus Lupinus luteus Lupinus angustifolius

Problemi medici [modifica]


Nel Lupinus sono contenute una serie di proteine con elevato potere allergizzante (epitopi), dal peso molecolare di 43kD. Queste proteine spesso sono causa di allergie alimentari anche gravi specie nella prima infanzia [1].

Note [modifica]
1. ^ General information for Lupin or Lupine

Altri progetti [modifica]


Wikimedia Commons contiene file multimediali su Lupinus Wikispecies contiene informazioni su Lupinus

Categoria:

Fabaceae

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Lupino Lupinus Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella

spp.

Classe: Dicotyledonae Ordine: Leguminosae Famiglia: Papilionaceae Trib: Genisteae Specie: Lupinus spp. Lupino bianco Lupinus albus L. Francese: Lupin blanc; Inglese: White lupin, Wolf bean; Spagnolo: Altramuz chocho blanco; Tedesco: Wolfsbohne, weisse Bohne, weisse Lupine. Lupino blu Lupinus angustifolius L Lupino giallo Lupinus luteus L.

Origine e diffusione

Il lupino una leguminosa da granella nota e diffusa fin dalla pi remota antichit nel Bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente per la sua notevole adattabilit agli ambienti pi ingrati, acidi e magri dove ogni altra leguminosa fallisce, per il suo potere di migliorare la fertilit del terreno e per la sua capacit di produrre una granella ricchissima di proteine (fin oltre il 35%) anche se non priva di vari inconvenienti. Infatti i semi di lupino contengono alcaloidi amari e/o velenosi che devono essere eliminati mediante prolungato lavaggio perch i semi possano essere adoperati nellalimentazione umana o animale. In Italia la coltura del lupino crollata a seguito dello spopolamento delle aree svantaggiate nelle quali il lupino aveva trovato inserimento in ordinamenti colturali quanto mai poveri. Le regioni italiane dove il lupino ha la maggior diffusione sono Calabria, Lazio, Puglia e Campania. Nuove prospettive di espansione potrebbero aprirsi per il lupino con la selezione di variet a bassissimo contenuto di alcaloidi (variet dolci).

Lupino

Caratteri botanici

bianco - Lupinus albus L. e Lupino blu - Lupinus angustifolius L. (foto www.net-garden.de)

I lupini coltivati in Europa appartengono a tre specie: lupino bianco (Lupinus albus), lupino giallo (L. luteus) e lupino blu o azzurro (L. angustifolius). In Italia la sola specie interessante, perch la pi adatta al clima e ai terreni prevalenti, il lupino bianco, mentre le altre specie sono pi favorite dai terreni acidi e dal clima a estate umida e fresca. Il lupino bianco caratterizzato dai seguenti tratti. Pianta annuale, eretta, alta fino a 1,5 m, poco ramificata, pubescente. Radice robusta, fittonante, che ospita numerosi tubercoli globosi prodotti dal Rhizobium.

Le foglie sono alterne, palmato-composte, cio composte da un lungo picciolo alla sommit del quale sono inserite 5-9 foglioline intere ovate-lanceolate, glabre sulla pagina superiore, spesso vellutate su quella inferiore. I fiori sono bianchi, grandi, vistosi, riuniti in racemi sulla parte terminale del fusto e delle ramificazioni. Dopo la fecondazione, che prevalentemente autogamia, si formano i legumi che sono lunghi, eretti, addossati allasse del racemo, pubescenti, schiacciati, contenenti numerosi (3-6) semi. I semi sono grandi, bianchi, lenticolari, di diametro fino a 15 mm, di peso variabile da 0,3 a 0,6 g per seme.

giallo - Lupinus luteus L. (foto http://tncweeds.ucdavis.edu)

Lupino

Esigenze ambientali
Come si accennato, la peculiarit del lupino quella di prosperare sui terreni acidi. solo in questi che esso merita considerazione, infatti nei terreni calcarei il lupino non cresce e, daltra parte, altre leguminose da granella di miglior qualit vi si possono coltivare. La esigenza di acidit o, in altre parole, la tolleranza al calcare varia con la specie: il L. albus il pi tollerante (fino a pH 7,2), il L. luteus il meno tollerante (pH ottimale tra 4,8 e 6). Tutti i lupini, nessuno escluso, temono grandemente i ristagni e lasfissia radicale, per cui solo i terreni sciolti e ben drenati si confanno loro. I terreni subacidi di origine vulcanica presenti dal Lazio alla Campania sono i pi vocati per il lupino. Per quanto riguarda le esigenze climatiche, lelemento pi importante la resistenza ai geli: solo il lupino bianco resiste al freddo tanto da poter essere seminato in autunno in Italia e daltra parte tollera i calori e la siccit che quivi incontra nella fase di maturazione.

Variet
Il miglioramento genetico del lupino iniziato diversi decenni fa con lobiettivo di abbassare il contenuto di alcaloidi dei semi. Variet straniere dolci sono oggi disponibili sia di lupino bianco sia di lupino azzurro: di tutte va verificato se siano idonee alla semina autunnale in Italia. Nuovi obiettivi che il miglioramento genetico ha iniziato a perseguire sono la resistenza alle crittogame, la indeiscenza dei baccelli, la tolleranza al calcare, la resistenza al freddo.

Tecnica colturale
Il lupino va considerato come una coltura miglioratrice che si alterna con il cereale autunnale e che richiede una tecnica non meno curata delle altre coltivazioni. Quindi: aratura delle stoppie a media profondit, anticipata il pi possibile rispetto alla semina, ed erpicature per preparare il letto di semina che peraltro, non richiede di essere molto amminutato. La semina del lupino bianco in Italia si fa in ottobre-novembre, a file distanti 0,25-0,35 m con un numero di semi idoneo ad assicurare una densit di popolamento di 20-30 piante a m2; con i tipi pi comuni necessitano 100-150 Kg/ha di seme. Il lupino riesce a ben compensare deficienze dinvestimento mediante la maggior ramificazione delle piante esistenti. La concimazione da adottare ordinariamente quella fosfatica: si pu ritenere che 60-80 Kg/ha di P2O5 soddisfino largamente le esigenze della coltura. La concimazione potassica non certamente necessaria nel caso di terreni subacidi di origine vulcanica, mentre pu essere utile nei terreni silicei, acidi per dilavamento dei cationi. Lazoto non mai necessario, grazie allattiva azotofissazione simbiotica che ha luogo nei tubercoli radicali, abbondanti nel lupino.

Il controllo delle malerbe pu essere realizzato con il diserbo; i diserbanti applicabili sul lupino sono compresi tra quelli gi citati per le altre leguminose da granella.

Lupini

Raccolta e utilizzazione

sottovuoto (foto www.agraria.org)

La maturazione si raggiunge in giugno-luglio. Tradizionalmente il lupino era raccolto prima della piena maturazione, tagliando o estirpando le piante, lasciandole in campo a completare lessiccazione e trebbiandole successivamente a parte. La raccolta con mietitrebbiatrice ostacolata dalla scolarit con cui i baccelli maturano, dalla facile deiscenza dei baccelli stessi e dalla possibilit che i semi siano rotti dagli organi lavoranti della mietitrebbiatrice. Le produzioni medie che risultano dalle statistiche sono piuttosto basse, ma con unidonea tecnica di coltivazione produzioni di 2,5-3,5 t/ha di granella dovrebbero essere realizzabili.

Avversit e parassiti

Avversit crittogamiche che possono recare serio pregiudizio al lupino sono i marciumi radicali (Fusarium spp., Rhizoctonia solani, Phythium debaryanum), favoriti dal terreno asfittico. Anche diversi virus possono attaccare questa specie. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Lupino - Lupinus
In questa pagina parleremo di :

Generalit Esposizione Annaffiature Terreno Moltiplicazione Parassiti e malattie

Generalit

pianta erbacea perenne originaria dellAmerica settentrionale. Costituisce rosette basali costituite da foglie tondeggianti, palmate, composte da 10-15 foglie lanceolate, allungate, di colore grigio-verde, con la pagina inferiore leggermente vellutata, portate da un lungo picciolo, che formano un cespuglio alto 40-50 cm; in giugno-luglio produce delle lunghe spighe erette, costituite da numerosi fiori di colore sgargiante, generalmente blu o viola, ma esistono cultivar di svariati colori, dal bianco al rosso; spesso i fiori sono bicolori, hanno forma simile ai fiori del pisello; durante la fioritura le piante raggiungono i 110120 cm di altezza. Ai fiori fanno seguito i frutti, baccelli oblunghi, contenenti alcuni semi. Queste piante hanno sviluppo abbastanza lento, e talvolta fioriscono soltanto a partire da secondo anno dopo la messa a dimora. Esposizione

i lupini si sviluppano al meglio in posizioni molto luminose, sia in pieno sole, sia allombra parziale, purch ricevano almeno 4-6 ore di sole al giorno; una posizione scarsamente soleggiata potrebbe compromettere la fioritura. In genere non temono il freddo, anche se gelate persistenti potrebbero nuocere alla parte aerea della pianta, che comunque ricrescer ancora pi vigorosa lanno successivo. Annaffiature

queste piante in genere possono sopportare brevi periodi di siccit, ma si sviluppano in maniera pi ricca ed equilibrata se vengono annaffiate regolarmente, da marzo a settembre, evitando comunque di inzuppare troppo il terreno. Da marzo a luglio bene fornire alla pianta del concime specifico per piante da fiore, mescolato allacqua delle annaffiature, ogni 10-15 giorni. Terreno

utilizzare un buon terriccio ricco, sciolto e ben drenato, costituito da terriccio bilanciato, mescolato con sabbia e pietra pomice. Volendo si possono coltivare in contenitore, ricordando di garantire una buona quantit di terreno ponendoli a dimora in un vaso capiente. Moltiplicazione

in genere avviene per seme, allinizio della primavera; possibile anche propagare i lupini dividendo i cespi di foglie ben sviluppati, avendo cura di mantenere una radice vigorosa per ogni porzione praticata. Parassiti e malattie

coltivati in terreno poco drenato i lupini possono essere soggetti al marciume radicale.
Ulteriori informazioni su: Lupino - Lupinus - Perenni

Pisum sativum
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Pisello) Disambiguazione "Pisello" rimanda qui. Se stai cercando altri significati di "pisello" o "piselli", vedi Pisello (disambigua). Questa voce sull'argomento fabaceae solo un abbozzo.
Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.

Pisello

Pisum sativum

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fabales Famiglia Fabacee Genere Pisum Specie P. sativum Nomenclatura binomiale Pisum sativum
Linnaeus, 1758

Il pisello (Pisum sativum, Linnaeus 1758), originario dell'area mediterranea e vicino-orientale, una pianta erbacea annuale della famiglia delle Fabaceae.
Indice [nascondi] 1 Variet 2 Malattie 3 Importanza scientifica 4 Voci correlate 5 Altri progetti

Variet [modifica]

Tipici piselli Esistono diverse variet di pisello, con caratteristiche diverse. Ad esempio la variet macrocarpon, detta "pisello mangiatutto", conosciuto anche come taccola, di cui si mangia anche il baccello, in quanto i semi rimangono allo stato embrionale.

Malattie [modifica]
Gli insetti pi importanti che attaccano il pisello sono la mosca minatrice del pisello (Phytomyza atricornis), la mosca grigia dei semi (Delia platura) e la piralide delle leguminose (Etiella zinckenella). Tra i funghi parassiti di questa pianta vi sono la peronospora (Peronospora pisi), l'oidio (Eryiphe poligoni), la ruggine del pisello (Uromyces pisi) e l'antracnosi del pisello (Ascochyta pisi).

Importanza scientifica [modifica]


Gregor Mendel, fondatore della genetica, utilizz i piselli durante i suoi esperimenti sulla trasmissione dei caratteri. Si rivel una scelta redditizia, visto che oltre a essere una pianta di facile

coltivazione, capace anche di autoimpollinarsi, ma soprattutto perch molti dei geni della pianta sono localizzati in cromosomi diversi, caratteristica essenziale per lo studio sulla trasmissione dei caratteri.

Voci correlate [modifica]

Civaie

Altri progetti [modifica]

Wikimedia Commons contiene file multimediali su Pisum sativum Portale Botanica Portale Cucina

Portale Agricoltura Categorie:


Legumi e derivati Fabaceae Taxa classificati da Linneo

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Svenska lea faka-Tonga Trke Vneto West-Vlams Ultima modifica per la pagina: 03:29, 16 dic 2011. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Versione mobile

Pisello Pisum sativum Asch. Atlante delle coltivazioni erbacee - Leguminose da granella
Classe: Ordine: Famiglia: Trib: Vicieae Specie: Pisum sativum Asch. et Gr. Francese: Pois; Inglese: Garden Pea; Spagnolo: Guisante, Arveja; Tedesco: Erbse.

et

Gr.

Dicotyledonae Leguminosae Papilionaceae

Origine e diffusione
Non si conoscono i progenitori selvatici del pisello, che risulta essere coltivato fin dal Neolitico (7000 a.C.). Probabilmente originario delle zone a Nord dell'India. E' coltivato in tutto il mondo, in particolare nei Paesi asiatici (India, Cina). La produzione orientata sul pisello fresco, da consumo diretto, sul pisello da pieno campo per lindustria conserviera (inscatolamento, surgelazione), sul pisello per granella secca per alimentazione umana o zootecnica (pisello proteico). Il pisello usato largamente anche come foraggera da erbaio.

di Pisello - Pisum sativum Asch. et Gr. (foto www.agraria.org)

Piante

Caratteri botanici
Il pisello una pianta annuale glabra e glauca, con un solo stelo cilindrico sottile e debole, di lunghezza variabile da 0,30 a 3 metri (piselli nani, seminani e rampicanti). Nei piselli rampicanti da orto lo sviluppo indeterminato, dando luogo a una fruttificazione continua e protratta nel tempo. Quelli nani hanno portamento semi-eretto e sono a sviluppo determinato per cui la fioritura e la maturazione dei vari palchi fiorali avvengono in un tempo alquanto breve.

La gracilit dei fusti ha come effetto che le colture di pisello tendono a prostrarsi a terra, a meno che non siano fornite di sostegni (frasche, reti) come nella coltura ortense. Nelle coltivazioni in pieno campo, e soprattutto in quelle da granella secca da raccogliere a maturazione piena, il fatto che la vegetazione sia prostrata al suolo rende la mietitrebbiatura non agevole dando luogo a perdite di prodotto. Il pisello ha una radice marcatamente fittonante, che si sviluppa fino a 0,80 m di profondit, con numerose ramificazioni. Le foglie sono pennate, composte: da 2-4 paia di foglioline grandi, ovate, intere; da uno o pi paia di foglioline trasformate in cirri; da un cirro terminale ramificato sviluppatissimo; - da un paio di stipole uguali, o addirittura pi grandi, delle vere foglioline ( questa una caratteristica della specie). I fiori sono lungamente peduncolati e si formano in numero da 1 a 4 su racemi ascellari sorgenti sui nodi mediani e superiori dello stelo. La corolla grande e vistosa, bianca nel pisello da granella, rosso-violetto nel pisello da foraggio. La fecondazione autogamia e produce un baccello liscio, quasi cilindrico, contenente numerosi semi (4-10). La germinazione dei semi ipogea, vale a dire che i cotiledoni restano sottoterra mentre emerge il fusticino (epicotile), incurvato. I semi di pisello sono variabilissimi per forma, colore, dimensione. La forma normalmente rotondeggiante ma pu essere cuboide nelle forme in cui i semi sono molto serrati nel baccello. Unimportante differenza di forma quella tra semi lisci e grinzosi, causata dal diverso biochimismo dellaccumulo di carboidrati nei cotiledoni. Nei semi lisci, a maturazione presente prevalentemente amido; in quelli grinzosi poco pi della met dei carboidrati di riserva amido mentre il resto sono zuccheri solubili, la cui presenza fa si che i semi restino dolci e teneri a lungo, durante la maturazione; ci un grande vantaggio rispetto ai piselli a seme liscio che, se non raccolti al momento giusto, rapidamente si induriscono e perdono la dolcezza. I piselli a seme grande, verde e grinzoso vanno bene per la surgelazione mentre per linscatolamento si vogliono solo piselli a seme piccolo e liscio. La dimensione dei semi variabilissima: 1000 semi possono pesare da 100 a 500 g.

e semi di Pisello - Pisum sativum Asch. et Gr. (foto www.agraria.org)

Legumi

Esigenze ambientali
Il pisello una pianta microterma che ha limitate esigenze di temperature per crescere e svilupparsi, e rifugge dai forti calori e dalla siccit. Per questo la coltura del pisello pu essere fatta con successo negli ambienti o nelle stagioni fresche. In Italia la semina autunnale nelle regioni a inverno mite (centro-meridionali), mentre in quelle settentrionali questa epoca si semina pu essere adottata solo con variet resistenti al freddo; in caso contrario, dopo passati i rigori dellinverno. Il pisello germina con accettabile prontezza con temperature del terreno intorno a 4 C, mentre la temperatura ottimale per il compimento del ciclo vitale compreso tra 15 C e 18 C. La resistenza al freddo del pisello limitata, ma varia molto con il grado di sviluppo della pianta e con la variet. La fase di massima resistenza lo stadio 4-5 foglie, in cui sopporta senza danno temperature fino a -8 C. allo stadio di fioritura anche gelate leggere sono dannose. In generale, per, la maggiore intolleranza del pisello per le alte temperature. Forti calori durante la fase di riempimento dei semi da raccogliere freschi, ne accelerano troppo la maturazione e ne provocano il rapido indurimento, con gravissimo pregiudizio per la qualit. La maturazione avviene invece con gradualit e la raccolta pu essere fatta in tutta tranquillit, in condizioni di temperatura moderata e di elevata umidit dellaria. Il pisello teme moltissimo i ristagni di umidit che rendono il terreno freddo e asfittico. Non ha esigenze particolari riguardo al terreno, tuttavia i terreni pi adatti sono quelli piuttosto sciolti (per tessitura e struttura), caldi, ben areati, con moderato contenuto di calce e pH compreso tra 6,5 e 7,5, di buona capacit idrica.

Variet

Lideotipo diverso secondo che la destinazione del prodotto sia il mercato orticolo oppure lindustria conserviera (granella immatura) o mangimistica (granella secca). Nel primo caso si richiede precocit e scolarit di maturazione, con cultivar di grande sviluppo (rampicanti), essendo la raccolta manuale. Per il pisello da pieno campo, al quale si fa prevalente riferimento, si tende alla completa meccanizzazione, fino alla raccolta che deve essere unica, per cui le regole da seguire sono le seguenti: scelta di variet nane, a

maturazione contemporanea, a bassa velocit di maturazione, cio che si mantengano teneri e dolci anche in caso di raccolta un po ritardata. inoltre necessario assicurare allindustria una lavorazione prolungata e uniforme: ci mediante coltivazioni opportunamente pianificate per quanto riguarda epoca di semina e precocit delle variet. Le variet adatte alla coltura di pieno campo, e quindi alla raccolta meccanica sono quelle nane o semi-nane, a maturazione contemporanea. Il panorama varietale vastissimo e in rapida evoluzione. Per linscatolamento sono richiesti semi verde chiaro, piccoli e lisci (ma quindi ad alta velocit di maturazione). Le variet da surgelazione sono a semi verde scuro, medi o grandi, grinzosi (che restano dolci a lungo). Per la coltura da granella secca, caratteristiche apprezzate sono: alto contenuto proteico dei semi, seme piuttosto piccolo (che consente di risparmiare sulle semente), portamento delle piante a maturit non troppo prostrato in modo che la mietitrebbiatura dia luogo a perdite non eccessive. Questultimo requisito posseduto da certe variet di pisello espressamente selezionate per avere un eccezionale sviluppo dei cirri fogliari: lintreccio dei cirri di piante vicine fa s che tutta la vegetazione si sorregga da s. Le variet di questo tipo sono dette semi-leafless (parzialmente senza foglie) o afila perch hanno trasformate in cirri tutte le foglie vere, sicch solo le grandi stipole conservano il loro aspetto fogliaceo.

Tecnica colturale

Il pisello una precessione ottima per il frumento in quanto libera presto il terreno, lo lascia assai rinettato dalle malerbe e lascia un buon residuo di azoto, stimabile dellordine di 40-60 Kg/ha. Esso quindi coltivabile tra due cereali autunnali. buona norma prevedere un intervallo di almeno 4 o 5 anni prima di far tornare il pisello sullo stesso terreno, a causa delle malattie. Concimazione e preparazione del terreno La concimazione minerale pi importante quella fosfatica, sempre necessaria nella misura di 60-80 Kg/ha di P2O5. Il potassio va somministrato in caso di terreni poveri di questo elemento, mentre lazoto non d, in genere, risposta; al massimo 20-30 Kg/ha di azoto potrebbero essere dati alla semina. La preparazione del terreno molto simile a quella per il frumento: lavorazione a media profondit, affinamento delle zolle anche in profondit per evitare cavernosit, ma affinamento superficiale non particolarmente spinto, data la grossezza del seme. Una cosa che invece ha grande importanza lo spianamento e la regolarizzazione superficiale dei campi, che devono essere perfetti per rendere pi agevole il futuro lavoro della mietitrebbiatrice. Semina Lepoca di semina pi comune nelle regioni del Centro-Nord dove la coltivazione del pisello da granella attualmente pi diffusa, in febbraio appena la temperatura del terreno risalita a 5-6 C; ma ove si disponga di variet abbastanza resistenti al freddo, la semina autunnale da preferire, va fatta in tempo perch allarrivo dei freddi le piantine siano arrivate allo stadio di 3-4 foglie. In genere lepoca ottobre nel Nord Italia, novembre nel Centro Sud (qualche giorno prima del frumento). Nel caso di colture per lindustria le semine si eseguono scalarmene, in modo da prolungare il periodo di maturazione-raccolta. In pieno campo la semina va fatta a file distanti sui 0,18-0,25 m; in questo modo si ha maggior competizione verso le erbe infestanti e pi facile raccolta meccanica. Il pisello si semina a 70-100 semi a metro quadro per avere da 50 a 70 piante a metro quadro; peraltro la coltura ramificandosi pi o meno riesce a compensare difetti di densit. A seconda del peso medio dei semi, le quantit oscillano da 150 a oltre 250 Kg/ha. Per la semina si usano in genere le seminatrici universali da frumento, avendo cura di controllare che i semi non siano spaccati dal distributore. I semi vanno posti alla profondit di 50-70 mm, onde ridurre la predazione da parte degli uccelli e roditori. Cure colturali e diserbo Interventi meccanici nel corso della coltivazione sono impossibili data la fittezza delle file e, daltra parte, sono resi non necessari dal diserbo chimico. Il controllo delle erbe infestanti del pisello pu essere realizzato con efficacia pienamente soddisfacente con il diserbo chimico; spesso richiede due interventi: uno pre-semina o pre-emergenza e un altro eventuale in postemergenza. Trattamenti chimici possono rendersi necessari per combattere le avversit biotiche.

Raccolta e utilizzazione

Il pisello da industria va raccolto ad un giusto grado di maturazione, definito dalla tenerezza del seme valutata in gradi tenderometrici. I piselli al di sotto di 90 gradi tenderometrici sono troppo teneri, quelli al di sopra di 130 sono troppo duri; il grado di maturazione pi conveniente sia per lagricoltore sia per lindustria di 110 gradi. Un altro aspetto qualitativo importante nel determinare il momento per raccogliere il pisello da inscatolamento il calibro dei semi. La raccolta del pisello da industria si evoluta attraverso le seguenti tappe: Falcia-andanatura, carico, trasporto, sgranatura a posta fissa in fabbrica; Falcia-sgranatura in campo; - Pettina-sgranatura, con macchina semovente che stacca i baccelli e sgrana solo questi. Lultima soluzione quella attualmente preferita per la velocit di esecuzione (1h per ettaro). I piselli secchi si raccolgono con le mietitrebbiatrici da frumento, evitando di attendere che i baccelli e i semi si dissecchino troppo (forti perdite per sgranatura). Le produzioni ordinarie di buone colture sono 4-4,5 t/ha di semi freschi sgranati di pisello da industria. Buone rese di granella secca sono di 3,5-4 t/ha.

Avversit e parassiti
Le principali avversit in cui il pisello pu incorrere sono le seguenti. Parassiti vegetali - Peronospora, la malattia si manifesta in periodi freddi, e piovosi, formando macchie clorotiche sulla parte superiore delle foglie e muffa bianca prima, violacea poi su quella inferiore; - Antracnosi, in genere la malattia compare su foglie e baccelli, sui quali provoca macchie bianco-grigiastre rotondeggianti, con margine bruno-rossastro. - Fusariosi, provocano necrosi del colletto con conseguente ingiallimento e avvizzimento rapido delle piantine. Parassiti animali - Afidi verde e nero, formano colonie sulle foglie portando deperimento delle piante e diffondono le virosi del pisello; - Tonchio, i semi sono molto soggetti a essere attaccati dal tonchio che alla fine della fioritura depone le uova sui piccoli baccelli nei cui semi le larve poi passano e si sviluppano. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

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Pisello - Pisum sativum


In questa pagina parleremo di :

Generalit Coltivazione del pisello

Generalit

Il Pisello una specie seminabile in pieno campo. Nei suoi primi stadi di sviluppo resiste a temperature intorno allo zero, mentre nella fase di crescita la temperatura ottimale va dai 10 ai 20 gradi. Si adatta a terreni di medio impasto e ben drenati. Non tollera ristagni acquosi, che favoriscono marciumi, n scarsit di acqua, che favorisce una precoce fioritura ed un prodotto scadente. La sua coltivazione pu iniziare nei primi giorni di marzo. La semina si effettua a file (i semi e le file vanno

distanziati tra loro di circa 15 cm). Per ottenere raccolti fino ad agosto opportuno procedere a pi semine distanziate nel tempo tra loro di circa un paio di settimane (gli ultimi semi andranno quindi messi a dimora a fine giugno). Per il calendario lunare la semina va effettuata due giorni dopo il primo quarto di luna. Coltivazione del pisello

Dopo aver deposto il seme ad una profondit di circa 3 cm, questo andr ricoperto con un po di terra leggermente pressata. Una leggera annaffiatura completer la prima parte del lavoro. Quando le piantine avranno raggiunto qualche centimetro sar necessario sistemare le strutture di sostegno costituite da reticelle in plastica sostenuta da paletti in legno o in ferro; la distanza in questo caso tra filari varia tra i 50 cm se metterete a dimora il pisello nano, 80 cm per i piselli semi-nani e circa un metro per piselli rampicanti. Il pisello non necessita di particolari concimazioni in quanto in grado di fissare direttamente lazoto atmosferico nella sua struttura. Nel primo periodo di crescita pu essere utile distribuire comunque del concime chimico. La raccolta del seme pu avvenire dopo circa quattro settimane dalla semina se si vorr consumare il prodotto fresco. Diversamente, ove si preferisca essiccare il pisello, si possono raccogliere i baccelli quando il contenuto sar completamente maturato. La pianta del pisello sensibile ai parassiti tipici delle leguminose tra cui tonchio, tortrice ed afidi; un altro pericolo rappresentato dalloidio che si debella con zolfo bagnabile in particolare si pu prevenire evitando di bagnare le foglie in un clima caldo umido

Ulteriori informazioni su: Pisello - Pisum sativum - Orto

Trifolium
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Trifoglio

Infiorescenza di Trifolium pratense.

Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Fabales Famiglia Fabaceae Genere Trifolium Specie

Elenco delle specie di Trifolium

Il trifoglio (Trifolium) un genere di piante erbacee appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o leguminose) e comprendente circa 300 specie. diffuso nelle regioni temperate dell'emisfero boreale e in quelle montuose dei tropici, e deve il suo nome alla caratteristica forma della foglia, divisa in 3 foglioline (alcune specie per possiedono 5 o 7 foglioline). L'altezza della pianta pu arrivare a 30 cm Trifolium non resiste molto bene al freddo, e predilige i terreni argillosi; tuttavia si adatta a quasi ogni tipo di suolo, purch non sia eccessivamente impregnato d'acqua. Come molte altre leguminose, il trifoglio ospita fra le sue radici dei batteri simbionti capaci di fissare l'azoto atmosferico; viene utilizzato di conseguenza nel sistema di rotazione delle colture per migliorare la fertilit del suolo. Inoltre, molte specie di trifoglio sono notevolmente ricche di proteine e vengono seminate come foraggio per il bestiame di allevamento.

Il trifoglio (Shamrock) uno dei simboli non ufficiali dell'Irlanda: la tradizione vuole che sia stato utilizzato dapprima da San Patrizio, l'evangelizzatore dell'isola, e poi da San Colombano, l'evangelizzatore d'Europa, per spiegare il mistero della Trinit. Storicamente fu venerato dai druidi, conosciuto dai Greci e dai Romani per le propriet curative. A volte (circa 1 su 10.000) i trifogli possono avere quattro foglie, questi vengono comunemente chiamati quadrifogli e considerati dei portafortuna. Sono molto interessanti le propriet medicamentose della pianta: dal trifoglio si estraggono ormoni vegetali (fitormoni), in particolare estrogeni, validi per rallentare l'invecchiamento di cute e mucose. Tali estrogeni inoltre sono efficaci per disturbi caratteristici delle donne in menopausa, quali vampate, depressione, osteoporosi, malattie cardiovascolari. [1] In anni recenti gli ormoni estratti dal trifoglio si sono rivelati utili anche nell'impiego contro l'ipertrofia prostatica.[2] Data la sua propriet di antagonista dell'Ambrosia, pianta infestante della famiglia delle Compositae in rapida diffusione in molte zone del nord Italia, la semenza di trifoglio viene usata in aggiunta alle granaglie per il controllo della diffusione dell'Ambrosia nelle zone agricole. I due tipi pi comuni di trifoglio sono: - Trifoglio rosso (Trifolium pratense, Red clover in inglese) Trifoglio bianco o ladino (Trifolium repens, White clover in inglese)

Galleria di immagini [modifica]

Il fiore di T. pratense L.

Aspetto generale del Trifolium in un prato

Fiori di T. uniflorum in Sardegna

Note [modifica]
1. ^ Trifoglio rosso, uno scudo contro il cancro 2. ^ ricercatori del Dipartimento di endocrinologia dell' ospedale St. Leonards a Sydney

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Trifoglio bianco Trifoglio ladino - Trifolium repens L. Atlante delle coltivazioni erbacee - Foraggere
Famiglia: Leguminosae Specie: Trifolium repens L. Trifoglio Ladino Francese: Trfle blanc, Trefl rampant, Trainelle, Triolet; Inglese: White clover; Spagnolo: Trebol blanco; Tedesco: Weissklee.

Origine e diffusione
Nel mondo il trifoglio bianco forse, con lerba medica, la leguminose da foraggio pi diffusa. Esso infatti reperibile dovunque si pratichi unattivit agricola: dallAsia allAfrica, dalle Americhe allEuropa, allAustralia ed alla Nuova Zelanda. La zona di origine ancora controversa; alcuni autori la collocano in Eurasia, altri in Nord America ed altri ancora in entrambe le zone contemporaneamente. Il trifoglio bianco coltivato nei prati monoliti diverso da quello che si trova spontaneo nei pascoli e negli incolti, infatti per la coltura intensiva si impiega uno speciale ecotipo, selezionato nella Valle padana, noto col nome di ladino e corrispondente alla variet botanica Trifolium repens var. gigantem.

o bianco - Trifolium repens L. (foto www.agraria.org)

Trifogli

Caratteri botanici
Il trifoglio bianco una leguminose della trib Trifolieae, diffusissima allo stato spontaneo in tutto il continente euro-asiatico, nei pascoli, negli incolti, nei bordi delle strade. Il trifoglio bianco pianta vivace, con steli prostrati, striscianti sul terreno, detti catene, capaci di emettere radici avventizie dai nodi, queste catene che si estendono e si rinnovano continuamente conferiscono alle colture una durata notevole, infatti i nodi delle catene, dai quali spuntano radici, foglie e fiori, si comportano come tante nuove piantine indipendenti dalla

pianta madre. Le foglie sono trifogliate, glabre, portate da un lungo picciolo eretto. Le foglioline sono leggermente ovali, denticolate su tutto il margine, con forte nervature e frequente macchia verde chiaro. I fiori sono bianchi con frequenti sfumature rosee, riuniti in gran numero di grossi capolini portati anchessi da un lungo peduncolo eretto che fa loro raggiungere un livello superiore a quello delle foglie. Il foraggio falciabile di trifoglio bianco costituito esclusivamente dalle foglie e dalle infiorescenze con i loro piccioli: perci molto acquoso, ma anche molto digeribile. I legumi sono piccoli, quasi sempre riseminato. I semi sono piccolissimi (1000 semi pesano 0,6-0,7 g), giallo dorati che invecchiando diventano giallo-rossi.

Esigenze ambientali e tecnica colturale


Il trifoglio ladino adatto ai climi temperato umidi, quanto a terreno esige quelli sciolti, leggeri, ben provvisti di calce, non necessariamente profondi purch irrigati. Nellavvicendamento il ladino prende il posto tra due cereali: frumento o riso, il riso il precedente migliore perch rinettando perfettamente il terreno dalle erbe terrestri garantisce un ladinaio puro e di lunga durata. La semina del ladinaio pu farsi in diversi modi: in bulatura nel frumento, in primavera con 5-6 Kg/ha di seme; - col sistema di prato forzato: quando si voglia avere un ladinaio puro, di alta produttivit e di lunga durata, si seminano in autunno, su terreno precedentemente coltivato a frumento e ben lavorato, 5-7 Kg/ha di seme di ladino e 100 Kg/ha di seme di segale; in aprile la segale viene falciata, cos come il suo ributto dopo una ventina di giorni, dopo di che crescer rigoglioso il ladino puro. Lirrigazione del prato assolutamente necessaria, con acqua abbondante e turni frequenti, applicata generalmente con il metodo irriguo della spianata. Le adacquature si sospendono allavvicinarsi dei tagli per impedire che il foraggio, troppo acquoso, possa nuocere e per evitare calpestii eccessivi e dannosi. Utili si rivelano le erpicature autunnali miranti ad arieggiare il terreno troppo rassodato ed a favorire la formazione delle catene: vanno usati erpici con organi taglienti, che taglino le catene, piuttosto che strapparle. Particolare importanza per la buona produzione e il mantenimento del prato ha limpiego del terricciato in copertura: questo concime organico (si tratta di letame mescolato a terra e fatto maturare) rincalza e fertilizza le piante e facilita lallungamento e il radicamento di nuove catene. Il ladinaio d da 4 a 6 tagli allanno e dura in genere 4 anni. La resa media annua di 10-12 t/ha di ottimo fieno, con punte di 12-15 t/ha. Il buon fieno di ladino ha la seguente composizione: s.s. 84%, protidi grezzi 18-19%, U.F. 0,6 per Kg di s.s. Alla produzione di seme si destinano i ladinai pi puri e quindi pi giovani. La resa di seme, che pu essere favorita da unaccorta regolazione dellirrigazione, si aggira su 150 Kg/ha.

Variet e utilizzazione
Il trifoglio bianco coltivato nei prati monoliti diverso da quello che si trova spontaneo nei pascoli e negli incolti, infatti per la coltura intensiva si impiega uno speciale ecotipo, selezionato nella Valle padana, noto col nome di ladino e corrispondente alla variet botanica Trifolium repens var. gigantem. Il ladino caratterizzato da maggior sviluppo e rigoglio vegetativo rispetto al trifoglio bianco comune. Il ladino pi pregiato quello diffuso nella pianura di Lodi e perci denominato gigante lodigiano.. Il trifoglio bianco il pi adattabile dei trifogli e per questo ha unimportanza grandissima nel miglioramento dei pascoli o nellimpianto dei prati-pascoli, per i quali sono da scegliere le forme pi rustiche e adattabili (T.r. silvestre), mentre talune forme molto esigenti e produttive costituiscono prati monoliti da vicenda, importanti per certe regioni come la pianura irrigua piemontese-lombarda a Nord del Po. a cura di Francesco Sodi Versione di stampa

tu sei in : giardinaggio - Speciali - Prato alternativo

Prato alternativo
In questa pagina parleremo di :

Un prato alternativo Dichondra e trifoglio Altri tappeti erbosi La moda del momento

Un prato alternativo

Generalmente il tappeto erboso viene preparato seminando piante di graminacee di varie specie, ormai collaudate da anni, che sviluppano rapidamente un fitto intrico di radici e foglie, tale da produrre un vero e proprio tappeto verde, tranquillamente calpestabile, resistente e duraturo. Esistono per alternative alle graminacee, spesso dall'aspetto particolare, spesso ricche di fiori, per produrre un tappeto erboso diverso dal solito, o perch desideriamo un prato particolare e bizzarro, o anche perch le classiche graminacee poco si adattano alla coltivazione nel nostro giardino. Dichondra e trifoglio

Le alternative pi classiche sono rappresentate dalla dichondra repens e dal trifolium repens; si tratta di piccole piante tappezzanti, dallo sviluppo denso e compatto, che non si alzano per pi di 4-6 cm da terra, e quindi non necessitano generalmente di venire sfalciate con regolarit. La dichondra particolarmente adatta per luminosi tende ad allungarsi e ad alzarsi, compatto. Inoltre, se viviamo in zone con smette di vegetare e tendono a prodursi primavera, con una ulteriore semina. i prati soleggiati, poich in luoghi eccessivamente poco dando origine ad un tappeto erboso sfilacciato e poco inverni particolarmente rigidi, durante l'inverno la pianta buchi o falle nel prato, che andranno sistemate poi in

Si tratta comunque di una pianta molto piacevole e compatta, ben resistente ala calpestio. Il prato seminato a dichondra generalmente impiega qualche tempo in pi a svilupparsi rispetto al prato di graminacee, aspettiamoci quindi qualche mese in cui il nostro tappeto erboso sar costituito in parte da macchie di dichondra, intervallate da altre piante spontanee; nell'arco di alcuni mesi per la dichondra tende e prendere il sopravvento sulle infestanti, donandoci un tappeto compatto e molto gradevole. Oltre ad essere piacevole e durevole la dichondra ci garantisce di necessitare di poche cure, lo sfalcio si pratica solo a fine inverno, per promuovere lo sviluppo di nuove foglioline; inoltre la dichondra sopporta benissimo anche la siccit e la carenza di nutrienti nel terreno, quindi non dovremo forzatamente preoccuparci di concimare e annaffiare frequentemente il prato per mantenerlo compatto e verde.

Il trifoglio nano offre una alternativa simile alla dichondra, anche se si sviluppa leggermente pi alto, anche fino a 10-12 cm di altezza; produce fitte zolle di foglie compatte, e in primavera fiorisce, arricchendo il prato di fiori e nuove sementi. Come la dichondra generalmente non necessita di sfalci periodici, anche se in realt esistono molte variet di trifoglio per prati, ognuna delle quali tende a svilupparsi in maniera difforme, quindi potremmo dover sfalciare il nostro prato di trifoglio alcune volte durante la bella stagione. La particolarit del trifoglio quella di appartenere alla famiglia delle leguminose come le sue parenti anche il trifoglio ospita tra le radici dei batteri che permettono di fissare l'azoto presente nell'aria, quindi non necessita di concimazioni; si sviluppa in qualsiasi terreno, prediligendo le zone abbastanza asciutte, non necessitando di grandi annaffiature. Si tratta quindi di un tappeto erboso a bassa manutenzione, adatto per chi non desidera seguire periodicamente il prato. Altri tappeti erbosi

Alcuni tappeti erbosi, dall'aspetto classico, vengono seminati con variet di carex, invece che con le classiche graminacee; si tratta di una piccola pianta che produce ciuffi di foglie lineari, di colore verde, grigiastro o verde-blu, a seconda della specie; sono particolarmente adatte nelle zone del giardino dove c' presenza di acqua stagnante o il terreno spesso umido; necessitano di sfalci frequenti per mantenere l'aspetto del prato compatto. Una moda che ci viene dagli altri paesi europei invece quella di seminare piante da fiore nel nostro tappeto erboso, non mescolate alle graminacee, ma come uniche costituenti del prato; esistono variet di timo, di camomilla, di sedum e di garofani molto resistenti allo sfalcio ed al calpestio, che ben si adattano alla preparazione di un vero e proprio tappeto erboso, dall'aspetto insolito, e ricco di fiori in primavera. Le cure che vanno prestate a queste piante sono simili a quelle che presteremmo per un tappeto erboso di graminacee: quindi risemina periodica, annaffiature regolari e concimazioni. La moda del momento

La pianta per tappeto erboso pi particolare disponibile al momento si chiama dymondia margarete; si tratta di una piccola pianta tappezzante, che produce profonde radici e lunghe foglie arrotolate, verdi sulla pagina superiore e grigiastre sulla pagina inferiore; si tratta di piccole piante che si sviluppano abbastanza rapidamente, allargandosi nell'arco di alcune settimane; la particolarit di queste piante la grandissima resistenza alla siccit: quando manca l'acqua la pianta si difende esponendo al sole la pagina grigiastra delle foglie, e sopravvive utilizzando l'acqua che ha immagazzinato nelle radici. Lo sviluppo migliore della pianta si ha con cure periodiche, quali annaffiature e concimazioni, ma sopravvive anche mesi senza annaffiature. Non necessita di sfalci, poich si sviluppa soltanto per 5-7 cm in altezza ed molto resistente al calpestio. In estate, tra le foglie, produce bellissime margherite dorate
Ulteriori informazioni su: Prato alternativo - Speciali sul giardinaggio

Tabacco Nicotiana tabacum Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante industriali


Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Specie: Nicotiana tabacum L. Francese: tabac; Inglese: tabacco; Spagnolo: tobaco; Tedesco: Tobak

L.
Dicotyledonae Gamopetalae Tubiflorae Solanaceae

Origine e diffusione

Il genere Nicotiana appartiene alla famiglia delle Solanacee e comprende la specie N. tabacum (la pi diffusa nel Mondo) e lN. rustica (poco usata perch molto forte; un tempo veniva impiegata come insetticida). Ci sono diverse variet di tabacco, che si differenziano per caratteristiche, esigenze climatiche, tecnica di coltivazione e cura delle foglie dopo la raccolta. Secondo il metodo di cura e il tipo merceologico si classifica in: tabacco chiaro (curato allaria, al sole o con fuoco indiretto) tabacco scuro (curato allaria o con fuoco indiretto) In Italia sono coltivate diverse variet, quali: Virginia, Burley, Kentucky, Erzegovina, Havanna, Maryland, Paraguay, Perustiza, Badischer, Xanthi Yak. Fu Cristoforo Colombo il primo europeo a conoscere il tabacco quando sbarc sulle isole Bahamas nel 1492. Il rotolo di foglie secche di tabacco che gli indigeni fumavano, era chiamato tabaco. Col tempo si avuta una profonda evoluzione nel tipo di impiego: dai sigari e trinciati per la pipa si passati ad un uso preponderante di sigarette. Fino al 1971 in Italia la coltivazione del tabacco era fatta in regime di strettissimo monopolio dello Stato; successivamente la coltivazione e la vendita sono state liberalizzate. L'Unione Europea al fine di favorire la produzione europea ha stabilito delle misure di sostegno dei prezzi del tabacco in foglie: prezzo di obbiettivo (assicura al coltivatore una remunerazione sufficiente) e prezzo dintervento (90% del prezzo di intervento per il tabacco che non ha trovato acquirenti). I maggiori produttori del mondo sono: Cina, U.S.A, India, Brasile, Turchia, Zimbabwe, Indonesia, Grecia, Italia.

Tabacco - Nicotiana tabacum L. (foto Elena Nelli)

Fiori di

Caratteri botanici
Foglie - Sono gli organi pi ricchi di nicotina. La pianta a sviluppo determinato il cui apice caulinare differenzia foglie fino ad un certo momento, dopo di che si differenzia in infiorescenza. Il numero di foglie va da 25 a 35 e sono poco picciolate o sessili, talora con appendici quasi amplessicauli simili a stipole. Hanno margine intero, nervature penninervie, bordo leggermente ondulato e su tutta la superficie presentano peli ghiandolari che secernono un liquido vischioso. La forma delle foglie ovato-lanceolata il rapporto tra lunghezza e larghezza massima varia da 1,5 a 3,5 comunque la dimensione quanto mai variabile secondo la variet, le condizioni ambientali, tecniche di allevamento e la posizione sul fusto. Con la maturazione le foglie cambiano colore verso il verde-giallastro e assumono portamento pendente e poi reflesso. Fusto - robusto, eretto non ramificato, tomentoso e vischioso per le sostanze resinose emesse dai peli ghiandolari. Lo sviluppo in altezza varia moltissimo secondo il numero e la lunghezza degli internodi; in genere si aggira su 1,5-2 m. Radici - II tabacco ha un apparato radicale fittonante molto ramificato, ma poich esso viene trapiantato, il fittone s rompe durante il trapianto e la pianta in pieno campo ancorata al terreno da un esteso sistema di radici fibrose piuttosto superficiali. Fiori - Grandi e vistosi, hanno calice gamesepalo con 5 denti disuguali, peduncolati e riuniti in infiorescenza apicale a pannicolo. La corolla bianca nel tubo, mentre nei lobi varia dal roseo al rosso al giallo al bianco. pi lunga del calice e presenta 5 lobi. L'androceo composto di 5 stami. Il gineceo composto da un pistillo con ovario supero biloculare ricchissimo di ovuli, sormontato da uno stilo lungo, con stimma bilobato. La fecondazione autogama, ma si pu avere allogamia occasionale, dovuta al vento o ad insetti. Frutti - Ogni fiore fecondato produce una capsula ovato-conica, che si apre a maturazione per 3-4 valve lasciando uscire migliaia di semi.

Semi - Sono estremamente piccoli (in 1 grammo ne sono contenuti da 10.000 a 12.000), reniformi, di color marrone, rugoso-reticolati in superficie.

Esigenze ambientali

Il tabacco pianta originariamente sub-tropicale e quindi brevidiurna, ma con l'estendersi della sua coltivazione si adattata al diverso regime fotoperiodico diventando neutrodiurna. Temperatura: ha bisogno di 15C per germinare e 25-30C per fiorire. Quindi in climi temperati svolge il ciclo nel periodo primaverile-estivo. Ambienti: adattabilissimo, da quelli equatoriali a quelli continentali, grazie alla sua grande genetica e alla variabilit dei tipi merceologici. Terreno: elevata adattabilit in terreni con diverso pH, tessitura, ricchezza nutrienti. Rifugge quelli ricchi di sali, soprattutto cloruri. - I tabacchi scuri curati a fuoco diretto richiedono terreni argillosi, pesanti e fertili, alte temperature e moderate precipitazioni. - I tabacchi scuri curati all'aria richiedono terreni pesanti, fertili e ricchi di sostanza organica che gli altri rifuggono. - I tabacchi orientali curati al sole richiedono terreni di bassa fertilit e ciottolosi, spesso poco profondi, e un ambiente xerofitico che generi piccole piante con piccole foglie. indispensabile poi l'assenza di piogge durante il periodo di raccolta e cura. - I tabacchi chiari curati a fuoco indiretto richiedono terreni sciolti e di bassa fertilit organica, in modo da evitare che la pianta trovi azoto da assorbire nella fase finale del ciclo. Le piogge o l'irrigazione devono essere abbondanti e regolari. - I tabacchi chiari curati allaria richiedono terreni profondi, fertili, di medio impasto, ben aerati.

Variet

I requisiti ricercati nelle variet di tabacco sono la produttivit e la buona qualit del prodotto, obiettivi generici che possono essere perseguiti dai miglioratori seguendo diversi approcci. Questultimi possono essere resistenza o tolleranza alle avversit (potenziando quelle gi reperite o trovando nuove fonti di resistenza), precocit di maturazione (perch le raccolte non si protraggano troppo nell'autunno, con inconvenienti e danni alla qualit), idoneit alla raccolta meccanica (fusti robusti, internodi ben distanziati, foglie a portamento non eretto), contenuto di nicotina consono alle esigenze del mercato, basso potenziale di catrame.

di Tabacco - Nicotiana tabacum L. (foto Elena Nelli)

Campo

Tecnica colturale e cure


Semenzaio: Il tabacco, data la piccola dimensione del seme, lestrema delicatezza della plantula e le elevate temperature necessarie per germinare e crescere, non pu essere seminato direttamente in campo. La semina quindi viene fatta in semenzai quando la temperatura media giornaliera raggiunge 6-8 C, (fine febbraio nel Sud d'Italia, marzo nel Centro-Nord) con una fittezza di 600-800 metro quadrato seminando 1 gr. ogni metro quadrato. La semina a spaglio effettuando un buon rimescolamento del seme o con sospensione in acqua tramite annaffiatoio. Il seme viene interrato con una leggera compressione del terreno o coprendolo con uno strato di terriccio sterilizzato. I semenzai possono essere di diversi tipi: a letto caldo, serre-tunnel, "float system". In questultimo la fittezza del seme determinata dalla distanza tra gli alveoli. Semenzaio a letto caldo stato messo a punto fin dall'inizio dalla tabacchicoltura italiana. Pu essere tutto fuori terra o parte interrato. Consiste di cassettoni delimitati con materiali di facile disinfezione e che non diano ricetto a parassiti (lastre di cemento, muratura, ecc.) di larghezza intorno a 1,30-1,50 m, in modo da rendere possibili e agevoli le cure colturali e l'estirpamento. Il semenzaio a letto caldo costituito da pi elementi che sono:lo strato drenane, strato termogeno (costituito di letame), letto di semina e copertura. Serre-tunnel Per la loro semplicit e economicit hanno soppiantato quasi ovunque i semenzai tradizionali. Consistono in una copertura di film plastico, sorretta da archi metallici, che assicuri un buon "effetto serra". Grazie alla copertura non c' bisogno n dello strato drenante n del letto caldo e quindi non necessario che il letto di semina superi il piano di campagna richiedendo la struttura a cassoni. Quindi, i letti di semina sono

realizzati in piena terra, anzich in cassoni, stendendo uno strato sterile di sabbia o meglio di pozzolana, dello spessore di 0,10 m circa da rimuovere ogni anno. Il film plastico pi usato il polietilene, pi economico ed ecologico di altre plastiche, anche se l'effetto-serra che produce parziale, nel senso che "non intrappola" completamente la radiazione infrarossa emessa dal terreno. Float system la pi recente evoluzione di semenzaio di tabacco. Realizza all'interno della serra-tunnel bacini impermeabili con film plastico steso su terreno perfettamente livellato e con i bordi rialzati in modo da contenere uno strato d'acqua alto 0,2 m. Altri elementi base del sistema sono contenitori alveolati di poliuretano espanso che galleggiano sull'acqua. Gli alveoli dei contenitori vengono riempiti di un substrato sterile a base di torba e al centro di ognuno di essi deposto un seme di tabacco (operazioni tutte meccanizzate). I contenitori alveolati appena seminati vengono posti a galleggiare nei bacini riempiti di un'appropriata soluzione nutritiva; da essa le plantule attingono acqua e nutrienti. La lunghezza e la larghezza dei bacini sono multipli esatti delle dimensioni dei contenitori, in modo che questi risultino formare un compatto piano galleggiante ricoprente l'intera superficie della vasca. Cos si ottengono piantine pi robuste, trapianto di piantine con pane di terra, minore competizione tra le piante grazie alla regolarit della loro disposizione e quindi maggior numero di piante valide per metro quadrato, eliminazione di ogni problema fitosanitario legato al substrato, facilit di gestione della serra non essendo richiesta l'irrigazione, riduzione degli abbassamenti di temperatura grazie al volano termico costituito dalla massa liquida. Campo: Avvicendamento: coltura da rinnovo segue o precede il frumento, il potere miglioratore diverso secondo il tipo e la tecnica di coltivazione adottata. Pu succedere a se stesso ma possono esserci problemi dovuti a parassiti che impongono il ritorno allavvicendamento. Preparazione del terreno: effettuare unaratura nellestate o autunno precedente a circa 0.30-0.40 m e rifinirlo per il trapianto con erpicatura. Trapianto: effettuarlo con temperature maggiori di 15. Il trapianto con macchine entrato nella pratica corrente perch consente di ridurre limpiego di manodopera. Dopo il trapianto conviene effettuare un irrigazione per assicurare lattecchimento. Se alcune piante non attecchiscono conviene rimpiazzarle precocemente con altre provenienti da semenzaio. Lotta alle infestanti: il tabacco va difeso dalle infestanti perch molto sensibile a questo tipo di danno ci pu essere ottenuto con delle sarchiature-rincalzature o con diserbo chimico effettuabile pre-trapianto con o senza interramento o post-trapianto. Cimatura: con questa operazione viene spuntato lo stelo per accumulare le sostanze di riserva, la nicotina, su un limitato numero di foglie in modo che crescano ampie, pesanti e forti. praticata solo su un ristretto numero di variet destinate a produrre tabacchi forti e sostanziosi (Kentucky, Virginia). Normalmente la cimatura fatta a mano (40-60 ore di lavoro), ma anche con macchine cimatrici montate su trampoli per poter passare sopra la coltura (2-3 ore di lavoro). L'effetto della cimatura sulle foglie tanto pi marcato quanto pi bassa e precoce l'operazione. Con l'eliminazione della parte apicale della pianta si provoca nel vegetale uno squilibrio auxinico per cui le gemme esistenti all'ascella delle foglie, normalmente dormienti, germogliano formando i cosiddetti cacchi che, se lasciati crescere, annullerebbero l'effetto della cimatura. Per eliminare questi germogli ascellari, dopo la cimatura si rende necessaria la scacchiatura; che pu essere evitata impedendo la germogliazione delle gemme ascellari con adatti prodotti chimici antigermoglio. Sbranciatura: un tempo era una pratica obbligatoria. Consiste nellasportare a mano le 2-3 foglie basali, sporche e piccole, consentendo larieggiamento della corona e lo sviluppo della pianta. Ultimamente anche le foglie basali sono raccolte e quindi questa pratica non pi effettuata. Lotta anticrittogamica: trattamenti fungicidi contro la muffa blu. Cure una lenta e controllata essiccazione, durante la quale le foglie subiscono profonde e determinanti trasformazioni biochimiche e organolettiche. Con la cura si sviluppano o si potenziano le caratteristiche merceologiche qualitative dalle quali dipende in grande misura il prezzo di realizzo. Tabacchi curati a fuoco indiretto: tabacchi che entrano nelle miscele delle pi comuni sigarette bionde. Loro caratteristica un colore variabile dal giallo limone all'arancio, di forza da leggera a media, con un alto contenuto di zuccheri, aroma per lo pi poco marcato. Il pi famoso al mondo il Virginia prodotto nel North Carolina (USA), forte, sostanzioso, relativamente aromatico. L'Italia il maggior paese europeo produttore di tabacco a fuoco diretto con due tipi distinti di prodotto: il primo, tradizionale, esclusivo dell'Italia detto Bright Italia (o Bright) in fase di forte regressione, l'altro relativamente recente detto Virginia, che sta prendendo il sopravvento presso i tabacchicoltori italiani perch pi accetto ai mercati mondiali. Fasi della cura a fuoco indiretto 1) Ingiallimento. Caricata e chiusa ermeticamente la cella cos da assicurare un'alta umidit relativa (80-85%), la temperatura si porta a 30C e vi si mantiene finch le foglie hanno assunto una tinta giallognola; quindi s'aumenta di circa 1C all'ora, con altra sosta a 35 per l'inizio dell'ingiallimento vero e proprio; dopo di che si sale fino a 38 circa: a questa temperatura le foglie restano fino a che non compare un colore giallo limone deciso. questa la fase pi difficile della cura perch con una manovra errata il tipico colore giallo del Bright Italia potrebbe venire compromesso. 2) Fissazione del colore giallo. Ottenuto il colore giallo desiderato si ottiene l'arresto dei processi ossidativi che porterebbero alla formazione del colore marrone, l'apertura delle bocche di aerazione, in modo da eliminare l'umidit in eccesso. 3) Essiccazione della lamina. Dai 38C si arriva ai 50 aumentando la temperatura di 1 all'ora, sempre tenendo

aperte al massimo le bocche di aerazione. Si sosta a 50 finch i lembi fogliari non sono completamente secchi. 4) Essiccazione della costola. Da 50 si porta la cella a 65 (aumento di 1-1,5 all'ora) chiudendo gradatamente aspiratori e prese d'aria. A 65 si attende che le costole siano diventate perfettamente friabili: a questo punto la cura terminata, ma necessario dar corso alla fase successiva per garantire la conservazione del prodotto. 5) "Sterilizzazione" del prodotto. La temperatura viene fatta salire ancora: da 65 a 85, aumentando di 2-3 all'ora. Il tabacco in quest'ultima fase acquista il caratteristico odore ed altres la necessaria serbevolezza e stabilizzazione del colore, per l'inattivazione degli enzimi. Una cura ben fatta dura da 5 a 7 giorni secondo lo stato delle foglie. Tabacchi chiari curati allaria: curati (anche gli scuri) appendendo le filze di foglie entro strutture ombreggiate e aerate dove, senza interventi di alcun genere, compiono la cura in un tempo piuttosto lungo: da 3 a 4 settimane. Essa richiede strutture poco costose ma voluminose e ridotte manipolazioni ma rudimentale perch non consente di regolare le condizioni ambientali. Per questo lunga, e porta alla decomposizione degli zuccheri (che sono assenti o scarsi). Il pi importante tabacco il Burley. Tabacchi scuri curati allaria: i tabacchi scuri trovano impiego nei sigari, nei trinciati e nelle siga rette scure. In Italia in passato due tipi avevano importanza: il Beneventano, nelle province di Benevento e Avellino, e il Nostrano del Brenta, nel Veneto. Oggi questi tabacchi sono praticamente scomparsi perch il loro gusto trova sempre meno apprezzatori. In loro sostituzione si sono diffusi tabacchi abbastanza nuovi per l'Italia tra i quali l'Havanna e il Badischer Geudertheimer sono quelli che hanno incontrato il maggior successo diffondendosi in maniera molto rapida in sostituzione del Nostrano del Brenta e del Beneventano. Le foglie curate hanno un contenuto di nicotina del 2%. Questi tabacchi sono impiegati come trinciato da ripieno per sigari e per sigarette scure. Tabacchi scuri curati a fuoco diretto: Sono i tabacchi meno importanti nel panorama tabacchicolo mondiale, ma in Italia hanno un'importanza tutt'altro che trascurabile: l'Italia al 4 posto per produzione, dopo USA, Polonia e Malesia. L'unico rappresentante di questa categoria il tabacco Kentucky. Pressatura A cura ultimata il tabacco viene sottoposto al rinvincidimento, ossia viene inumidito leggermente onde poter essere pressato senza che le foglie si frantumino. della massima importanza che il tabacco venga pressato con il giusto grado di umidit. Se il tabacco messo in ballette troppo umido perde la brillantezza del suo colore con svalutazione del prodotto. Come si detto in precedenza in genere l'agricoltore vende il suo tabacco in foglie, ossia curato e confezionato in ballette. La valutazione della qualit del tabacco viene fatta mediante perizia fatta da tecnici esperti che stimano ad occhio le percentuali delle varie classi (A, B, C e fuori grado) presenti nella partita.

Raccolta e utilizzazione

Le foglie del tabacco vengono in genere raccolte in passate successive. Le foglie, prodotto utile del tabacco, vanno raccolte al giusto grado di maturazione tecnica. I segni di tale maturazione, che inizia dalle foglie pi basse e procede verso l'alto, sono i seguenti: Colorazione verde chiaro del lembo per la diminuzione del contenuto di clo rofilla - Marmorizzazioni giallastre internervali, a cominciare dall'apice e dai bordi della foglia, che si estendono verso il centro. Incurvamento verso il basso dell'apice e dei margini fogliari. - Le foglie s'inturgidiscono per l'accumulo di amido e, piegate, si rompono con frattura netta e rettilinea. La foglia si distacca facilmente dallo stelo. - Per il disfacimento dei peli ghiandolari epidermici si ha la liberazione di materie resinose, che rendono la foglia vischiosa al tatto, con emissione di odore forte. I tabacchi scuri, nei quali grande importanza ha la forza, il gusto e l'aroma, devono essere raccolti a maturazione piena; quelli leggeri, invece, ai primi segni di maturit (con la raccolta un po' anticipata vedono migliorata la combustibilit e accentuata la leggerezza). La raccolta viene fatta a macchina o a mano, di questa ne esistono tre metodi: Raccolta a pianta intera. Si fa tagliando le piante alla base dello stelo e depo nendole nell'interfila, con ogni cura per evitare lacerazioni, e lasciandole qualche ora ad appassire. Raccolta a foglie. La maturazione tecnica delle foglie scalare dal basso, verso l'alto per cui la raccolta a foglie, fatta in passaggi successivi, razionale in quanto le varie "corone fogliari" sono raccolte al giusto grado di maturazione. Nei sistemi pi accurati la raccolta a mano fatta cogliendo 3-4 foglie per volta il che consente di tenere distinte le varie corone di foglie: basali, prime mediane, seconde mediane, sottoapicali e apicali. Per ridurre i costi, specialmente con la raccolta meccanizzata, c' la tendenza a ridurre il numero di raccolte cogliendo parecchie foglie alla volta cos si distinguono solo tre corone: basali, mediane ed apicali. Raccolta mista. Si raccolgono foglia a foglia quelle basse e mediane, mentre quelle apicali, quando mature, si raccolgono tutte insieme tagliando il fusto. un sistema adatto per le variet con molte foglie. Il momento migliore per la raccolta del tabacco il mattino, appena le foglie si sono asciugate dalla rugiada. Le foglie vanno subito trasportate con molta cura e cautela sul luogo di cura dove vengono confezionate su spaghi in filze di un dato numero di foglie, mediante infilzatura a mano o mediante l'uso di macchine infilzatrici, cucitrici o ammazzettatrici; le filze di foglie vengono legate su apposite pertiche che ne consentono lo stendaggio nei locali di cura.

di Tabacco (foto Laura Paganucci)

Foglie

Avversit e parassiti
In semenzaio: sono gravi perch provocano la perdita di piantine o scarsa vitalit di queste. I danni maggiori sono provocati dai marciumi delle piantine (Pythium spp., Rhizoctonia solani, Colletotrichum spp.) e dal marciume radicale (Thielaviopsis basicola). Il miglior sistema di prevenzione l'impiego di variet poco sensibili e di substrato non infetto o perch inerte (es. pozzolana) o perch sterilizzato con vapore o con fumiganti. Temibilissima la muffa blu (Peronospora tabacina). Insetti temibili sono i collemboli. Con il metodo del "float system" tutte le avversit in semenzaio sono tenute sotto controllo. Avversit in campo: Parassiti vegetali - Marciume radicale. provocato dal fungo Thielaviopsis basicola attacca le piantine appena trapiantate e in semenzaio, con andamento stagionale umido e freddo e di terreno con drenaggio difettoso. L'impiego di variet resistenti e il rispetto della rotazione colturale sono gli accorgimenti pi raccomandabili. Muffa blu. L'agente causale il fungo Peronospora tabacina, - Virosi. Diversi virus colpiscono il tabacco provocando danni spesso molto gravi. Tra le pi diffuse il mosaico, causato dal TMV (Tobacco Mosaic Virus) e la necrosi nervale da PVY (Potato Virus Y). Non esistono mezzi di controllo diretto delle virosi, ma solo mezzi di tipo preventivo: substrato di semenzaio sterile, norme igieniche del personale addetto al trapianto, eliminare erbe spontanee potenzialmente infette. - Fanerogame parassite. Il tabacco in campo soggetto ad essere parassitizzato dall'orobanche (Orobanche ramosa, prevalentemente), pianta superiore che ha perso la capacit fotosintetica diventando parassita di altre piante, sulle cui radici infigge i suoi austori con i quali sugge la linfa dell'ospite-vittima. Le piante di tabacco attaccate rallentano o arrestano la crescita con foglie poco sviluppate che alla cura risultano non commerciabili. Lorobanche produce un'enorme quantit di semi che restano vitali nel terreno per moltissimi anni: costituisce quindi un problema serio che ancora non ha trovato mezzi di controllo sicuramente efficaci. Malattie gravi, ma fortunatamente rare sono la maculatura angolare e il fuoco selvaggio, che si recentemente visto essere causate dallo stesso batterio Pseudomonas syringae. L'avvizzimento batterico causato dallo Pseudomonas solanacearum. Insetti: - Agrotidi (o nottue). La specie pi comune in Italia la Scotia ipsilon, lepidottero le cui larve terricole escono di notte rodendo al colletto lo stelo delle piante di tabacco trapiantate da poco. - Elateridi. Le larve terricole dei coleotteri del genere Agriotes attaccano tabacco penetrando nella porzione sotterranea delle piante trapiantate. Per entrambi i casi consigliabile la geodisinfestazione lungo la fila contemporaneamente al trapianto. Nematodi: Nel caso di ordinamenti colturali nei quali tabacco succede a se stesso per parecchi anni, si, verifica

l'intensificazione degli attacchi di nematodi galligerr; (Meloidogyne spp.). Gli attacchi sono particolarmente gravi nei terreni sabbiosi se il tabacco torna sullo stesso terreno a intervalli brevi. Avversit climatiche Grandine: Le foglie, che rappresentano il prodotto utile del tabacco, vengono lacerate o forate con perdita totale del prodotto o con pregiudizio grave per la qualit. Se la grandine venuta presto, possibile recuperare una parte di prodotto tagliando al colletto le piante e allevando uno dei germogli che si sviluppano dopo il taglio. Le lacerazioni delle foglie compromettono in modo gravissimo la qualit dei tabacchi da fascia. Assai diffusa l'assicurazione per i danni provocati dalla grandine. a cura di Elena Nelli Versione di stampa

Nicotiana
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Tabacco

Nicotiana tabacum

Classificazione scientifica

Dominio Eukaryota Regno Plantae Divisione Magnoliophyta Classe Magnoliopsida Ordine Solanales Famiglia Solanaceae Genere Nicotiana

La Nicotiana un genere di erbe e arbusti della famiglia dei Solanum (Solanaceae), provenienti principalmente dal Nord e Sud America, dall'Australia, dal Sud Africa occidentale e dal Pacifico meridionale. Varie specie di Nicotiana, comunemente indicato come "pianta di tabacco", sono infatti coltivati e cresciuti per produrre tabacco. Di tutte le specie di Nicotiana, la pi comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco per le sigarette la Nicotiana tabacum. Il genere cos chiamato in onore di Jean Nicot, che nel 1561 fu il primo a presentare il tabacco alla corte reale francese. La germinazione della Nicotiana dura circa di solito 2-5 giorni, con una temperatura di 80 F (27 C).
Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Coltivazione 3 Specie selezionate o 3.1 Ibride 4 Voci correlate 5 Note 6 Bibliografia 7 Altri progetti

Etimologia [modifica]
Il termine nicotiana (cos come nicotina) venne introdotto in onore di Jean Nicot, ambasciatore francese in Portogallo, che nel 1559 aveva spedito alla corte di Caterina de' Medici un esemplare dei Nicotiana, come farmaco.[1]

Coltivazione [modifica]
La Nicotiana, che coltivate anche come pianta ornamentale, comunemente fumata in forma di sigarette o di sigari. Il tabacco nativo del continente americano, sia a nord che a sud, ed stato utilizzato dalle culture native da circa il 3000 a.C., impiegato come antielmintico. Il tabacco inoltre ha una lunga storia di uso cerimoniale nella cultura degli indiani d'America, ricoprendo un ruolo importante nella politica, nell'economia e nella storia culturale degli Stati Uniti.

Le piante di Nicotiana sono stati coltivate e raccolti dalle popolazioni locali per lungo tempo. Il popolo Takelma, per esempio, usava la N. bigelovii; il tabacco fu molto importante anche per gli Aztechi, che la considerano una delle erbe sacre di Xochipilli, il "principe dei fiori", una divinit dell'agricoltura e delle piante, soprattutto enteogene. Le origini della coltivazione del tabacco (Nicotiana tabacum) sono oscure; venne originato ottenendo probabilmente un ibrido tra Nicotiana sylvestris, Nicotiana tomentosiformis e un'altra specie (forse Nicotiana otophora), deliberatamente scelto dagli esseri umani molto tempo fa. Nella coltivazione moderna del tabacco, i semi di Nicotiana sono sparsi sulla superficie del suolo, poich la loro germinazione attivata dalla luce, poi ricoperti. Nella colonia della Virginia, le semenze sono stati fecondati con cenere di legna o di letame di origine animale (sterco di cavallo, ridotto frequentemente in polvere), mentre piante di Nicotiana attenuata erano coperte da tronchi di alberi bruciati, per proteggerle dal gelo. Queste vennero lasciate a crescere fino a circa aprile. Oggi, negli Stati Uniti, a differenza di altri paesi, la Nicotiana spesso fecondata con l'apatite minerale e fatta appassire con l'utilizzo di azoto, elemento che altera il gusto del tabacco. Dopo che le piante hanno raggiunto una certa altezza, vengono trapiantate nei campi. Originariamente veniva fatto un buco abbastanza grande nella terra coltivata con un piolo, poi mettendo un piccolo impianto nel foro. Vari piantatori meccanici sono stati inventati tra la fine del XIX secolo e per tutto il XX secolo per automatizzare questo processo, facendo il buco, concimando e inserisce una pianta nella buca con un unico movimento.

Specie selezionate [modifica]

Nicotiana alata

Nicotiana langsdorffii

Nicotiana obtusifolia

Nicotiana acuminata Nicotiana africana Nicotiana alata Nicotiana attenuata Nicotiana benthamiana Nicotiana bigelovii Nicotiana clevelandii Nicotiana debneyi Nicotiana excelsior Nicotiana exigua Nicotiana forgetiana Nicotiana glauca Nicotiana glutinosa Nicotiana kawakamii Nicotiana knightiana Nicotiana langsdorffii Nicotiana longiflora Nicotiana obtusifolia Nicotiana otophora Nicotiana paniculata Nicotiana persica Nicotiana plumbagifolia Nicotiana quadrivalvis Nicotiana repanda Nicotiana rustica Nicotiana stocktonii Nicotiana suaveolens Nicotiana sylvestris Nicotiana tomentosa Nicotiana tomentosiformis

Ibride [modifica]

Nicotiana digluta Nicotiana sanderae Nicotiana tabacum

Voci correlate [modifica]


Jamestown (Virginia) Jean Nicot John Rolfe

Note [modifica]
1. ^ Heading: 1550-1575 Tobacco, Europe.

Bibliografia [modifica]

Integrated Taxonomic Information System (ITIS) (1999): Nicotiana. Panter, K.E.; Keeler, R.F.; Bunch, T.D. & Callan, R.J. (1990): Congenital skeletal malformations and cleft palate induced in goats by ingestion of Lupinus, Conium and Nicotiana species. Toxicon 28(12): 1377-1385. PMID 2089736 Ren, Nan & Timko, Michael P. (2001): AFLP analysis of genetic polymorphism and evolutionary relationships among cultivated and wild Nicotiana species. Genome 44(4): 559-571. doi:10.1139/gen-44-4-559, disponibile in PDF

Altri progetti [modifica]


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Tabacco
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Una bacinella con del tabacco essiccato.

Il tabacco un prodotto agricolo, ottenuto dalle foglie delle piante del genere Nicotiana. Pu essere consumato, usato come pesticida organico e, in forma di tartrato di nicotina, utilizzato in alcuni farmaci;[1] pi comunemente viene usato come componente base di sigarette e di sigari. Il tabacco stato a lungo in uso come enteogeno nelle Americhe; tuttavia, al momento dell'arrivo degli Europei nel Nord America, divenne rapidamente popolare, da un punto di vista commerciale, come "droga ricreativa". Questo divulgazione ha portato allo sviluppo dell'economia del Sud degli Stati Uniti, parallelamente al cotone. Dopo la Guerra Civile Americana, ci fu un cambiamento nella domanda e nella forza lavoro, che ha permesso lo sviluppo della sigaretta. Questo nuovo prodotto ha portato rapidamente alla crescita delle industrie del tabacco, fino alle controversie scientifiche della met del XX secolo. Ci sono molte specie di piante di tabacco, nel genere Nicotiana. Il termine "Nicotiana" (cos come la nicotina) fu introdotto in onore di Jean Nicot, ambasciatore francese in Portogallo, che nel 1559 fece pervenire un esemplare della pianta, considerandola una medicina, alla corte di Caterina de' Medici.[2] A causa della propriet di dipendenza della nicotina, l'assunzione di tabacco genera la dipendenza; la quantit di assorbimento, la frequenza e la velocit del consumo di tabacco si ritiene siano direttamente legate alla forza biologica di dipendenza dalla nicotina.[3][4] L'uso di tabacco un'attivit che praticata da circa 1,1 miliardi di persone e fino a un terzo della popolazione adulta. [5] L'Organizzazione Mondiale della Sanit (OMS) riferisce che il tabacco la principale causa evitabile di morte nel mondo e si stima che provoca attualmente 5,4 milioni di decessi l'anno.[6]
Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Storia 3 Coltivazione 3.1 La semina del tabacco 3.2 Il trapianto 3.3 Il raccolto 3.4 Il trattamento e l'essiccazione 3.5 Valutazione del prodotto 4 Tipi di tabacco 4.1 Tabacco aromatico Fire-cured 4.2 Tabacco Brightleaf 4.3 Tabacco White Burley 4.4 Tabacco Shade 4.5 Il Perique 4.6 Tabacco Orientale 4.6.1 Latakia 5 Altre denominazioni 6 Usi del tabacco 7 Principali paesi produttori di tabacco 8 Voci correlate 9 Note 10 Bibliografia

o o o o o o o o o o o

11 Altri progetti

Etimologia [modifica]
Si ritiene che la parola spagnola tabaco derivi dalla lingua Arawak e in particolare dal dialetto caraibico Taino che (secondo Bartolomeo de Las Casas, 1552) si riferiva con questo termine ad un rotolo di foglie della pianta oppure al tabago, una sorta di pipa a forma di 'Y', usata per aspirare il fumo per le vie nasali. Altre fonti sostengono che il termine tabaco fosse gi adoperato nella lingua spagnola per definire erbe officinali gi a partire dal 1410 e fosse un adattamento della parola araba tabbaq, che fin dal IX secolo indicava erbe di vari tipo. La parola potrebbe essere quindi stata originariamente europea e successivamente usata per questa pianta americana.

Storia [modifica]
I popoli originari del continente americano erano abituati a fare uso di tabacco prima dello sbarco dei colonizzatori europei. Ben presto questi ultimi impararono a fumare ed esportarono la pratica in Europa, dove divenne in breve tempo enormemente popolare. Dato che assunto in dosi molto elevate il tabacco provoca effetti di tipo allucinogeno, i nativi americani non lo usavano per scopi ricreativi, ma per provocare stati di trance a scopo rituale e religioso: questa pratica era generalmente riservata ad esperti sciamani o guaritori. Oltre a fumarlo, queste popolazioni usavano il tabacco anche in altri modi: veniva mangiato fresco appena raccolto, se ne otteneva un succo da consumare come bevanda oppure era impiegato per scopi curativi. I primi missionari condannarono con forza gli effetti del tabacco, tanto che, man mano che la loro opera di evangelizzazione si spingeva verso l'interno del continente, il suo uso a scopi magico-rituali fin per ridursi molto. Tuttavia ancor oggi l'impiego di tabacco a scopi religiosi diffuso tra le popolazioni indigene, specialmente in Sudamerica.

Il fiore della Nicotiana tabacum Con l'arrivo degli Europei, il tabacco divenne uno dei pi importanti prodotti del nuovo mondo e forn una forte spinta per la colonizzazione dell'America meridionale molto prima che gli Stati Uniti venissero fondati. In seguito, la volont di aumentarne la produzione provoc una forte espansione

coloniale, causa dei primi conflitti con gli indios, e divenne una delle principali motivazioni per lo sfruttamento del lavoro di schiavi africani nelle piantagioni. Nel 1609, nella colonia di Jamestown in Virginia arriv John Rolfe, che considerato il primo ad essere riuscito a coltivare con successo tabacco per scopi commerciali in quelle zone. A quell'epoca, il tabacco coltivato in Virginia era della specie Nicotiana Rustica ed il suo sapore non era gradito dai consumatori europei, ma Rolfe aveva portato con s dalle isole Bermude alcuni semi di Nicotiana tabacum. Poco dopo il loro arrivo, sua moglie mor ed egli spos in seconde nozze Pocahontas, la figlia del capo indiano Powathan. Gli altri coloni non si dedicavano alle piantagioni di tabacco ma Rolfe, grazie alla nuova variet che aveva introdotto, riusc a fare fortuna coltivandolo nella sua tenuta di Varina ed esportandolo. Quando part alla volta dell'Inghilterra con Pocahontas era un uomo ricco. Tornato a Jamestown, in seguito alla morte della moglie in Europa, continu a dedicarsi al miglioramento della qualit del tabacco. Gi nel 1620 riusciva ad inviare in Inghilterra circa 18 tonnellate di prodotto all'anno e quando nel 1622 mor, Jamestown stava prosperando grazie alla produzione di tabacco e la sua popolazione raggiungeva le 4000 persone. La necessit di manodopera nelle piantagioni aveva spinto ad importare nella colonia i primi schiavi africani (1619). L'introduzione e l'importazione del tabacco incontrarono una certa resistenza e furono causa di controversie fin dal XVII secolo. Il re d'Inghilterra Giacomo I nel 1604 scrisse un famoso libello intitolato A Counterblast to Tobacco ("Una forte opposizione al tabacco"), pubblicato per solo nel 1672. Nel suo saggio il re denunciava l'uso di tabacco come "un'abitudine spiacevole per l'occhio, odiosa per il naso, nociva per il cervello, pericolosa per i polmoni, e che per le sue nere e puzzolenti esalazioni ricorda l'orribile fumo che proviene dal pozzo senza fondo dello Stige".[7] Nello stesso anno in Inghilterra entr in vigore uno statuto che imponeva pesanti dazi doganali per l'importazione di ogni libbra di tabacco.

Un dipinto del 1670 che mostra schiavi africani al lavoro in un essiccatoio in una piantagione coloniale Anche nell'Impero Russo furono emanate leggi per contrastare tale vizio. Nel 1634 e successivamente nel Codice del 1649 fu proibita la vendita del tabacco e il suo consumo sia ai russi che agli stranieri. I mercanti aggiravano tale divieto facendo penetrare nel territorio ingenti quantit di merce per mezzo dei prelati greci che, giungendo in visita al paese, portavano al proprio seguito il tabacco contrabbandato, traendo ingenti guadagni[8]. Nel 1650 papa Innocenzo X commin addirittura la scomunica contro chiunque usasse il tabacco all'interno della basilica di San Pietro[9]. Il tabacco continu tuttavia a rappresentare un'autentica miniera d'oro per le colonie della Virginia e del Nord e Sud Carolina per tutti i secoli diciassettesimo e diciottesimo. Ampi magazzini stipati di tabacco occuparono la zona nei pressi dei moli delle nuove fiorenti cittadine coloniali come Richmond e Manchester, poste all'inizio della parte navigabile del fiume James, e di Petersburg, sul fiume Appomattox.

Fino al 1883 le accise sul commercio del tabacco rappresentarono un terzo di tutte le tasse raccolte dal governo degli Stati Uniti. Trattandosi di un tipo di coltivazione estremamente remunerativa, il tabacco stato oggetto di numerose attenzioni da parte della ricerca biologica e genetica. Il disastroso impatto economico provocato dalla comparsa della "malattia del mosaico del tabacco" fu la spinta che condusse all'isolamento del relativo virus, il primo virus in assoluto ad essere identificato: una fortunata coincidenza volle che si trattasse di un virus tra i pi semplici e che si auto-assemblasse a partire da acido nucleico purificato e proteine. In questo modo, la scienza fu aiutata a fare rapidi progressi nel campo della virologia. Nel 1946, fu assegnato il Premio Nobel per la chimica a Wendell Meredith Stanley, grazie ai suoi studi su questo virus.

Coltivazione [modifica]

Una moderna piantagione di tabacco

La semina del tabacco [modifica]


I semi di tabacco, dato che la loro germinazione attivata dalla luce solare, vengono sparsi al suolo e non interrati. All'epoca delle prime piantagioni coloniali in Virginia, i semenzai venivano fertilizzati con cenere e letame (perlopi letame di cavallo essiccato e ridotto in polvere) e coperti con delle ramaglie per proteggere le piantine dalle gelate. Le piantine venivano lasciate crescere cos all'incirca fino ad aprile. Nel XIX secolo, le coltivazioni iniziarono ad essere frequentemente attaccate da piccoli coleotteri come l'Epitrix cucumeris o l'Epitrix pubescens, che nel 1876 arrivarono a distruggere la met del raccolto di tabacco degli Stati Uniti. Negli anni seguenti si discusse a lungo e si fecero vari esperimenti per cercare di rimettere sotto controllo questi parassiti e, attorno al 1880, ci si accorse che sostituire le ramaglie protettive con dei telai ricoperti di un tessuto molto sottile avrebbe in effetti salvaguardato le piante dall'appetito dei temibili insetti. La pratica di costruire queste rudimentali serre protettive cominci cos a diffondersi fino ad essere adottata ovunque nel corso del decennio successivo.

Attualmente, a differenza di quanto accade in altri paesi, negli Stati Uniti le coltivazioni di tabacco sono spesso fertilizzate con fosfati come l'apatite, in modo da limitare l'assorbimento di azoto che ne altererebbe l'aroma. A questa pratica, insieme con l'utilizzo di liquirizia ed altri aromi durante la lavorazione del prodotto, si attribuisce il diverso sapore che hanno le sigarette americane rispetto a quelle prodotte altrove. Si sospetta tuttavia che questa tecnica possa comportare effetti negativi per la salute dovuti al polonio contenuto in tracce nell'apatite.

Il trapianto [modifica]
Dopo che le piante hanno raggiunto una certa altezza, vengono trapiantate nei campi. Un tempo questa operazione veniva effettuata scavando una piccola buca nel terreno con un paletto ed inserendo poi nel buco la piantina. A partire del secolo scorso furono inventate numerose macchine che svolgono questo lavoro automaticamente.

Il raccolto [modifica]

Foglie di tabacco Basma messe a seccare al sole a Xanthi in Grecia I metodi di raccolta del tabacco sono due. Nel metodo pi antico, la pianta viene raccolta tutta intera, recidendone il gambo all'altezza del suolo con un coltello ricurvo. Nel XIX secolo si inizi a raccogliere il tabacco della variet "bright" staccando le singole foglie mature dal fusto. Le foglie iniziano a maturare a partire da quelle pi basse per procedere con quelle pi alte. In questo modo un campo viene sottoposto a numerose "potature" prima che il tabacco sia interamente raccolto e si possano tagliare via i fusti. Le foglie pi basse, che sono raccolte per prime sono dette "sand lugs"[10] dal momento che si trovano spesso a contatto con il terreno e coperte dalla sporcizia che vi schizza sopra quando piove. Le "sand lugs" sono pi pesanti delle altre e la loro lavorazione pi difficoltosa. Un tempo i raccoglitori mettevano le foglie su slitte trainate da animali da soma, mentre ora per il trasporto si usano trattori con rimorchio. Alcuni coltivatori si servono delle "mieti-tabacco" ("Tobacco harvesters") che fondamentalmente sono dei particolari rimorchi trainati da un trattore. Su questi vi sono due file di sedie, una per i raccoglitori e una per i "legatori": i primi raccolgono mazzi di foglie e le passano ai secondi che le legano con uno spago e le appendono ad una lunga trave di legno. Tradizionalmente il gruppo dei raccoglitori, che dovevano stare in mezzo al campo fangoso continuamente colpiti al volto dalle grandi foglie del tabacco, era composto da uomini mentre dell'operazione di legatura si occupavano le donne. Sulla "mieti- tabacco" possono trovare posto 10 lavoratori: a 8 persone che si dedicano a raccogliere e legare le foglie si aggiungono un "impaccatore" ("packer"), che prende dai legatori i pali con le foglie e li ripone nella parte adibita a deposito, e il pilota. interessante notare che solitamente le due file di sedie sporgono all'esterno del mezzo per lasciare pi spazio al prodotto, ed necessario che il peso delle squadre di lavoratori sia equilibrato, altrimenti il carro potrebbe risultare sbilanciato e rovesciarsi. Le "mieti-tabacco" portano generalmente anche delle grandi taniche d'acqua per consentire ai lavoratori di dissetarsi e contrastare i caldo e il pericolo di disidratazione.

Il trattamento e l'essiccazione [modifica]

Myrtleford, Victoria, Australia: un antico essiccatoio per il tabacco I mazzi di foglie vengono portati in grandi capannoni o essiccatoi ("Kiln houses") dove vengono sottoposti a vari tipi di trattamento. I metodi sono diversi a seconda del tipo di tabacco e la struttura di questi stabilimenti varia di conseguenza:

Il tabacco "Air-cured" viene appeso in essiccatoi ben ventilati e lasciato a seccare per circa due settimane. Il tabacco "Fire-cured" viene appeso in essiccatoi dove pezzi di legno stagionato vengono fatti bruciare molto lentamente senza fiamme. Il tabacco "Flue-cured" tradizionalmente veniva legato agli steli della pianta che,a loro volta erano appesi ad una serie di pali all'interno di particolari essiccatoi dotati di condotti collegati a focolari esterni, in modo da essiccare le foglie con il calore senza per affumicarle.

Negli Stati Uniti gli essiccatoi tradizionali stanno cadendo ormai in disuso, sostituiti da pi efficienti impianti industriali. L'essiccazione e la successiva stagionatura permettono una lenta ossidazione e diminuzione dei carotenoidi delle foglie di tabacco. Questo processo favorisce la formazione nel tabacco di composti aromatici simili a quelli contenuti nel t o nell'olio di rose,che contribuiscono a rendere pi piacevole il sapore del fumo. Gli amidi si trasformano in zuccheri che provocano la glicazione delle proteine e, ossidandosi, si trasformano a loro volta in prodotti finali di glicazione avanzata (AGEs), portando a termine un processo di caramellizzazione che aggiunge ulteriore aroma al prodotto. Alcuni studiosi ritengono che inalare gli AGEs insieme al fumo di tabacco, sia uno dei motivi per cui la pratica aumenta il rischio di sviluppare l'arteriosclerosi e forme tumorali[11]. Il tabacco non stagionato oppure quello di bassa qualit sono spesso artificialmente aromatizzati con composti di questo tipo.

Valutazione del prodotto [modifica]


Dopo che il tabacco stato essiccato, viene sottoposto ad un'ulteriore fase di lavorazione. Le foglie vengono divise in varie categorie a seconda della qualit raggiunta. In epoca coloniale al tabacco veniva assegnato un prezzo al momento di inserirlo nei barili che servivano per il trasporto, mentre nelle zone di produzione della qualit bright il prezzo veniva fissato bandendo un'asta tra i

compratori. Al giorno d'oggi la stragrande maggioranza delle trattative viene fatta a scatola chiusa con contratti di compravendita che spesso anticipano la produzione stessa.

Tipi di tabacco [modifica]


Tabacco aromatico Fire-cured [modifica]
Il tabacco aromatico Fire-cured una variet di tabacco dall'aroma molto forte che si usa principalmente come ingrediente nella composizione dei tabacchi misti da pipa (pipe blend). La sua essiccazione eseguita affumicandolo molto lentamente. Negli Stati uniti viene coltivato principalmente nel Tennessee e nel Kentucky occidentali e in Virginia. Quello cresciuto nelle prime due zone adoperato anche per produrre tabacco da masticare, da fiuto e sigarette. Ha un sapore molto pieno e lievemente floreale e aggiunge corposit e aroma alle misture.

Tabacco Brightleaf [modifica]


Il tabacco Brightleaf (a foglia chiara) comunemente chiamato anche "tabacco della Virginia". Prima della guerra civile americana, il tabacco prodotto negli USA era quasi tutto del tipo fire-cured a foglia scura e veniva coltivato in fertili pianure usando una variet della pianta dalla foglia molto robusta. Dopo la guerra del 1812 crebbe invece la domanda di un prodotto pi dolce, leggero ed aromatico: in Ohio e in Maryland si cominci cos a coltivare una specie diversa, e i coltivatori sperimentarono diversi metodi di essiccazione, ma la soluzione decisiva non fu trovata fino al 1839. Da secoli si sapeva che coltivando il terreno sabbioso degli altopiani (Highlands) si ottenevano piante pi piccole e deboli. Il capitano Abisha Slade della Contea di Caswell nella Carolina del Nord possedeva una certa quantit di terreni scarsamente fertili proprio in quelle zone, e decise di piantarvi la nuova variet di tabacco a foglia dorata (golden leaf). Slade aveva alle sue dipendenze uno schiavo chiamato Stephen che, attorno al 1839 produsse per caso per la prima volta il tabacco a foglia chiara usando del carbone per riaccendere il fuoco che stava usando per essiccare il raccolto: l'improvvisa ondata di calore fece diventare gialle le foglie. Sfruttando quella scoperta, Slade svilupp il metodo per produrre il tabacco bright, ovvero coltivandolo su terreni poveri di nutrimento ed usando il carbone durante l'essiccazione. Slade rivel la scoperta anche ad altri agricoltori locali, ed in breve tempo i terreni infertili e sabbiosi della zona ai piedi degli Appalachi, diventati redditizi, videro aumentare il proprio valore di venti o trenta volte. Durante la guerra civile a Danville in Virginia che era la principale stazione ferroviaria sulla linea che portava i soldati confederati al fronte, si trovava il mercato del tabacco bright-leaf. I soldati portarono con s questo tipo di tabacco e se lo scambiarono l'un l'altro contribuendo a diffondere l'abitudine al sapore di questo prodotto e creare per esso un mercato a base nazionale. Dopo la guerra, risult che le contee di Caswell e Pittsylvania erano state le uniche a veder aumentare il proprio benessere e la propria ricchezza.

Sezione longitudinale di un fiore di tabacco

Tabacco White Burley [modifica]


Nel 1860 un coltivatore dello Stato dell'Ohio riscontr nelle sue coltivazioni di Kentucky tobacco alcune piante che differivano sensibilmente per il loro aspetto e per la qualit del tessuto. Al saggio, questa differenza si estendeva all'aroma ed al gusto, pi fine e gradevole. Furono selezionate le piante che presentavano pi marcati questi caratteri differenziali e da allora si coltiv questa speciale razza negli stati dell'Ohio e del Kentucky (Red Burley). Nel 1864 George Webb, un coltivatore della contea di Brown in Ohio, piant i semi della variet Red Burley che aveva acquistato e, quando spuntarono, not che alcune piantine avevano un aspetto biancastro e malaticcio. Le trapiant ugualmente nei campi e queste finirono per svilupparsi comunque, mantenendo per il loro colore molto chiaro, maturando circa quindici giorni prima delle altre. Una volta essiccate, le foglie presentarono una fibra estremamente sottile e il loro proprietario le present come una curiosit alla fiera di Cincinnati. L'anno seguente Webb decise di coltivare 40000 m di terreno con i semi di queste particolari piante e la sua audacia fu premiata all'asta dei raccolti. Si vide che, una volta trattate, queste foglie avevano un sapore dolce e possedevano capacit di assorbimento maggiore rispetto a quella delle altre variet. Il "White burley" (tabacco bianco sottile) divent cos il principale ingrediente sia del tabacco da masticare, che delle misture da pipa e sigaretta. Attualmente il prodotto chiamato quasi sempre soltanto Burley, dato che il Red Burley, una variet a foglia scura coltivata a met del XIX secolo non viene pi prodotta.

Tabacco Shade [modifica]


Non molti sanno che anche lo stato del Connecticut, che si trova nel nord degli Stati Uniti, un'importante area di coltivazione di tabacco. Molto tempo prima che gli europei arrivassero nella zona, i nativi raccoglievano le piante di tabacco selvatico che crescevano lungo le sponde del fiume Connecticut. Oggi la vallata di questo fiume che si trova a nord di Hartford nota come Tobacco Valley (valle del tabacco). La variet che cresce qui nota come Shade Tobacco (tabacco scuro) e le sue foglie vengono usate per avvolgere alcune delle migliori qualit di sigari del mondo. I primi coloni a giungere nel Connecticut impararono dai nativi l'abitudine di fumare la pipa ed iniziarono a coltivarlo per scopi commerciali, nonostante i Puritani si riferissero ad esso come all'"erba del diavolo". La pianta fu dichiarata fuorilegge nel 1650 ma nel XIX secolo, quando il consumo di sigari divent molto popolare, la coltivazione di tabacco si trasform in una fonte economica molto importante, che dava lavoro ad agricoltori e braccianti sia locali che immigrati. Ogni pianta fornisce al massimo 18 foglie adatte ad essere usate per avvolgere i sigari, e la loro raccolta e lavorazione richiede una grande cura ed abilit manuale. Nel 1921 la produzione di tabacco in Connecticut raggiunse il suo massimo, con una superficie coltivata di 125 km. La crescita del consumo di sigarette, con il conseguente calo di quello di sigari, ha causato un crollo della domanda di questo tipo di tabacco che ha raggiunto il minimo nel 1992 con solo 8 km coltivati. Da allora il consumo di sigari sta ritornando di moda e nel 1997 la superficie coltivata era raddoppiata.

Il Perique [modifica]
Il tabacco caratterizzato probabilmente dall'aroma pi forte il Perique, originario di Saint James Parish in Louisiana. Quando gli Acadiani arrivarono nella regione nel 1755, le trib dei Choctaw e dei Chicksaw coltivavano una variet di tabacco dal sapore molto particolare. Si attribuisce ad un

coltivatore di nome Pierre Chenet (dal cui nome la parola Perique deriva) il merito di essere riuscito per primo, nel 1824, a trasformare questa variet locale nel Perique, per mezzo di una tecnica di fermentazione pressurizzata. Lo sviluppo delle piante viene impedito manualmente e vengono potate appena cresciute fino a lasciare loro soltanto 12 foglie. Alla fine di giugno, quando le foglie hanno assunto una colorazione di un intenso verde scuro e le piante hanno raggiunto un'altezza di circa 75 cm, le piante vengono raccolte intere a tarda sera ed appese a seccare in un essiccatoio aperto ai lati. Quando le foglie si sono parzialmente seccate ma sono ancora elastiche (generalmente restano appese meno di due settimane), vengono pulite, inumidite e staccate dal gambo. Vengono poi arrotolate in mazzetti di circa 450 g di peso e pressate in barili da whiskey di noce americana. Il tabacco a questo punto viene tenuto sotto pressione usando ceppi di legno di quercia e grosse morse, spremendo fuori tutta l'aria dalle foglie ancora umide. Circa una volta al mese i mazzetti vengono estratti e maneggiati affinch un po' d'aria penetri nuovamente nel tabacco. Dopo circa un anno di questo trattamento il Perique pronto per il consumo, sebbene possa anche restare sotto pressione per vari anni senza perdere in freschezza. Il prodotto finito risulta di un marrone molto scuro, quasi nero, molto umido e con un aroma fruttato, dal vago sentore di aceto. Considerato il re dei tabacchi da pipa, il Perique adoperato come ingrediente di molte misture, ma troppo forte per essere fumato puro. In passato c'era anche l'usanza di masticare il Perique fresco, ma quest'abitudine ora scomparsa. Attualmente sono dedicati a questa produzione meno di 65000 m di terreno, quasi tutti di propriet di un singolo coltivatore di Grande Pointe in Louisiana, in quanto per ragioni ancora sconosciute questo tabacco pu essere prodotto con successo solo in un territorio ridottissimo.

Tabacco Orientale [modifica]


Il Tabacco Orientale una variet dalle foglie piccole che viene coltivato in Turchia, Grecia, Bulgaria e Macedonia: spesso chiamato "tabacco turco", dato che tutte queste regioni in passato facevano parte dell'Impero Ottomano. Viene generalmente essiccato esponendolo al sole ed caratterizzato da un aroma intenso. I primi tipi di sigaretta apparsi sul mercato erano composti interamente di questo tipo di tabacco, mentre ai giorni nostri viene usato in misture sia per la pipa che nelle sigarette. Una tipica sigaretta americana fatta da una mistura di Bright Virginia, Burley e Oriental. Latakia [modifica] Il Latakia un tipo particolare di tabacco orientale a foglia piccola, coltivato lungo la costa siriana e (oggi quasi esclusivamente) nell'isola di Cipro. Prende il nome dalla citt siriana di Laodicea (Latakia). La lavorazione comporta un'affumicatura a fuoco diretto di essenze aromatiche e fa s che il colore delle foglie assuma tonalit che vanno dal bruno-grigiastro al nero. Di gusto dolce e leggero, leggermente stucchevole, non adatto a essere fumato da solo n per essere usato nella fabbricazione di sigarette o di sigari, salvo rarissime eccezioni. invece molto usato come componente aromatizzante nelle miscele di tabacchi per pipa, grazie alla carica aromatica molto intensa e gradevole e anche grazie all'ottima capacit di legare bene con altri tabacchi conferendo carattere alle miscele. In particolare entra come componente essenziale nelle cosiddette miscele di stile inglese (la classica "miscela inglese" formata all'incirca dall'80% di Virginia, dal 15% di Orientale generico e dal 5% di Latakia).

Altre denominazioni [modifica]


Erba tornabuona, antico nome italiano, dovuto al fatto che il tabacco fu introdotto in Italia dalla Spagna nel XVI secolo dall'abate Nicol Tornabuoni. Erba Santa per le numerose presunte virt medicinali che nel XVI secolo si pensava possedesse.

Usi del tabacco [modifica]


Per approfondire, vedi le voci Tabagismo e Sigaretta.

Dalla fine del XVII secolo il tabacco fu utilizzato come antiafrodisiaco e quindi l'uso ne fu particolarmente raccomandato ai religiosi per attenuare eventuali pulsioni di libidine[12]. Oggi il tabacco viene assunto principalmente fumandolo sotto forma di sigaro, sigaretta o bruciato in pipe. Altre forme di consumo comprendono il tabacco per uso orale (come il tabacco da masticare e lo snus svedese) o l'aspirazione di polvere di tabacco (tabacco da fiuto). Tra i componenti del tabacco c' la nicotina, un alcaloide e una potente neurotossina che viene assorbita dall'organismo durante il consumo procurando effetti piacevoli e stimolanti, ma nel contempo generando assuefazione e dipendenza. I rischi per la salute, pur essendo sempre presenti, variano in base al modo di assunzione.

Principali paesi produttori di tabacco


Stato Cina Brasile India Stati Uniti Indonesia Turchia Grecia Argentina Italia Pakistan Thailandia Malawi Corea del Nord Zimbabwe Bulgaria Giappone Filippine Canada Spagna Bangladesh Altri paesi Totale Produzione (t) 2 409 990,00 921 281,00 598 000,00 398 810,00 141 000,00 157 000,00 127 000,00 118 000,00 102 765,00 86 200,00 68 000,00 69 500,00 64 000,00 62 320,00 69 569,00 52 659,00 47 800,00 42 430,00 33 702,00 39 000,00 836 266,00 6 445 292,00
[13]

[modifica]

% % 37 % 2 685 500,00 41 % 14 % 878 651,00 13 % 9 % 598 000,00 9 % 6 % 293 600,00 4 % 2 % 141 000,00 2 % 2 % 140 716,00 2 % 2 % 123 729,00 2 % 2 % 118 000,00 2 % 2 % 110 000,00 2 % 1 % 84 400,00 1% 1 % 70 000,00 1% 1 % 69 500,00 1% 1 % 65 400,00 1% 1 % 65 000,00 1% 1 % 62 000,00 1% 1 % 49 000,00 1% 1 % 47 800,00 1% 1 % 43 000,00 1% 1 % 40 192,00 1% 1 % 39 000,00 1% 13 % 848 121,00 13 % 100 % 6 572 609,00 100 %

Voci correlate [modifica]


Sigaretta Sigaro Pipa Snus Nicotina Drum (tabacco) Natural American Spirit Tabacco da pipa Old Dublin Pueblo (tabacco)

Note [modifica]
1. ^ tobacco :: Major Uses -- Kids Encyclopedia | Children's Homework Help | Kids Online Dictionary
| Britannica 2. ^ colonia 13 509 Heading: 15501575 Tobacco, Europe. 3. ^ Tobacco Facts - Why is Tobacco So Addictive?. Tobaccofacts.org. URL consultato il 18 settembre 2008. 4. ^ Philip Morris Information Sheet. Stanford.edu. URL consultato il 18 settembre 2008. 5. ^ Saner L. Gilman and Zhou Xun, "Introduction" in Smoke; p. 26 6. ^ (EN) WHO Report on the global tobacco epidemic, 2008 (foreword and summary) (PDF)2008, p. 8. 7. ^ Testo originale: "[a] custome lothsome to the eye, hatefull to the Nose, harmefull to the braine, dangerous to the Lungs, and in the blacke stinking fume thereof, neerest resembling the horrible Stigian smoke of the pit that is bottomelesse." 8. ^ Vita dell'Arciprete Avvakum scritta da lui stesso, a cura di Pia Pera, 1986, Adelphi, Milano, ISBN 88-459-0208-0 , pag. 202 9. ^ Il fatto ispir una sarcastica pasquinata: al collo della famosa statua venne appeso un cartello con versi in latino: "Contra folium, quod vento rapitur, ostendis potentiam tuam, et stipulam siccam persequeris" ("Eserciti la tua potenza contro una foglia portata via dal vento e perseguiti una pagliuzza secca."). Il papa ne volle conoscere l'autore, e Pasquino "rispose": "Job, 13, 25"; si trattava infatti di versi tratti dalle Sacre Scritture. Ancora il pontefice promise un premio all'autore, ma poich qualche tempo prima il responsabile di una incauta pasquinata contro la sorella di papa Sisto V fece una brutta fine, questa volta l'autore si guard bene dal farsi scoprire e fece rispondere a Pasquino: "Gratis". (cfr. I. De Tuddo: "Calendario Romano", Ed. Golem, Roma, 1970, pagg. 71,72) 10. ^ N.d.t. : Non conosco un corrispondente italiano della forma gergale americana, che pu essere approssimativamente tradotta come "le strappate dalla sabbia" 11. ^ Cerami C, Founds H, Nicholl I, Mitsuhashi T, Giordano D, Vanpatten S, Lee A, Al-Abed Y, Vlassara H, Bucala R, Cerami A (1997). Tobacco smoke is a source of toxic reactive glycation products (Il fumo di tabacco una fonte di sostanze tossiche derivate dalla glicazione). PROCEEDINGS OF THE NATIONAL ACADEMY OF SCIENCES OF THE UNITED STATES OF AMERICA (PNAS) 94 (25): 13915-20. PMID 9391127. 12. ^ cfr. I. De Tuddo, op. cit., pag. 72 13. ^ Dati degli anni 2004-2005 - Statistiche FAOSTAT (FAO) sito di riferimento

Bibliografia [modifica]

Breen, T. H., Tobacco Culture, Princeton Univerisity Press, 1985, ISBN 0-691-00596-6. W.K. Collins and S.N. Hawks, Principles of Flue-Cured Tobacco Production, Prima edizione, 1993 Fuller, R. Reese, 'Perique, the Native Crop, in "Louisiana life", 2003

Gately, Iain, Tobacco: A Cultural History of How an Exotic Plant Seduced Civilization, Grove Press, 2003, ISBN 0-8021-3960-4. Graves, John., Tobacco that is not Smoked, in From a Limestone Ledge ISBN 0-394-512383 Killebrew, J. B. and Myrick, Herbert, Tobacco Leaf: Its Culture and Cure, Marketing and Manufacture, Orange Judd Company, 1909 Poche, L. Aristee, Perique tobacco: Mystery and history, 2002 Tilley, Nannie May, The Bright Tobacco Industry 1860-1929, ISBN 0-405-04728-2 Rossi, U., I Tabacchi Greggi Italiani, Ente Nazionale per il Tabacco, Roma, 1937

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Tabacco Nicotiana Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante industriali


Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Specie: Nicotiana tabacum L. Francese: tabac; Inglese: tabacco; Spagnolo: tobaco; Tedesco: Tobak

tabacum

L.

Dicotyledonae Gamopetalae Tubiflorae Solanaceae

Origine e diffusione

Il genere Nicotiana appartiene alla famiglia delle Solanacee e comprende la specie N. tabacum (la pi diffusa nel Mondo) e lN. rustica (poco usata perch molto forte; un tempo veniva impiegata come insetticida). Ci sono diverse variet di tabacco, che si differenziano per caratteristiche, esigenze climatiche, tecnica di

coltivazione e cura delle foglie dopo la raccolta. Secondo il metodo di cura e il tipo merceologico si classifica in: tabacco chiaro (curato allaria, al sole o con fuoco indiretto) tabacco scuro (curato allaria o con fuoco indiretto) In Italia sono coltivate diverse variet, quali: Virginia, Burley, Kentucky, Erzegovina, Havanna, Maryland, Paraguay, Perustiza, Badischer, Xanthi Yak. Fu Cristoforo Colombo il primo europeo a conoscere il tabacco quando sbarc sulle isole Bahamas nel 1492. Il rotolo di foglie secche di tabacco che gli indigeni fumavano, era chiamato tabaco. Col tempo si avuta una profonda evoluzione nel tipo di impiego: dai sigari e trinciati per la pipa si passati ad un uso preponderante di sigarette. Fino al 1971 in Italia la coltivazione del tabacco era fatta in regime di strettissimo monopolio dello Stato; successivamente la coltivazione e la vendita sono state liberalizzate. L'Unione Europea al fine di favorire la produzione europea ha stabilito delle misure di sostegno dei prezzi del tabacco in foglie: prezzo di obbiettivo (assicura al coltivatore una remunerazione sufficiente) e prezzo dintervento (90% del prezzo di intervento per il tabacco che non ha trovato acquirenti). I maggiori produttori del mondo sono: Cina, U.S.A, India, Brasile, Turchia, Zimbabwe, Indonesia, Grecia, Italia.

Tabacco - Nicotiana tabacum L. (foto Elena Nelli)

Fiori di

Caratteri botanici
Foglie - Sono gli organi pi ricchi di nicotina. La pianta a sviluppo determinato il cui apice caulinare differenzia foglie fino ad un certo momento, dopo di che si differenzia in infiorescenza. Il numero di foglie va da 25 a 35 e sono poco picciolate o sessili, talora con appendici quasi amplessicauli simili a stipole. Hanno margine intero, nervature penninervie, bordo leggermente ondulato e su tutta la superficie presentano peli ghiandolari che secernono un liquido vischioso. La forma delle foglie ovato-lanceolata il rapporto tra lunghezza e larghezza massima varia da 1,5 a 3,5 comunque la dimensione quanto mai variabile secondo la variet, le condizioni ambientali, tecniche di allevamento e la posizione sul fusto. Con la maturazione le foglie cambiano colore verso il verde-giallastro e assumono portamento pendente e poi reflesso.

Fusto - robusto, eretto non ramificato, tomentoso e vischioso per le sostanze resinose emesse dai peli ghiandolari. Lo sviluppo in altezza varia moltissimo secondo il numero e la lunghezza degli internodi; in genere si aggira su 1,5-2 m. Radici - II tabacco ha un apparato radicale fittonante molto ramificato, ma poich esso viene trapiantato, il fittone s rompe durante il trapianto e la pianta in pieno campo ancorata al terreno da un esteso sistema di radici fibrose piuttosto superficiali. Fiori - Grandi e vistosi, hanno calice gamesepalo con 5 denti disuguali, peduncolati e riuniti in infiorescenza apicale a pannicolo. La corolla bianca nel tubo, mentre nei lobi varia dal roseo al rosso al giallo al bianco. pi lunga del calice e presenta 5 lobi. L'androceo composto di 5 stami. Il gineceo composto da un pistillo con ovario supero biloculare ricchissimo di ovuli, sormontato da uno stilo lungo, con stimma bilobato. La fecondazione autogama, ma si pu avere allogamia occasionale, dovuta al vento o ad insetti. Frutti - Ogni fiore fecondato produce una capsula ovato-conica, che si apre a maturazione per 3-4 valve lasciando uscire migliaia di semi. Semi - Sono estremamente piccoli (in 1 grammo ne sono contenuti da 10.000 a 12.000), reniformi, di color marrone, rugoso-reticolati in superficie.

Esigenze ambientali
Il tabacco pianta originariamente sub-tropicale e quindi brevidiurna, ma con l'estendersi della sua coltivazione si adattata al diverso regime fotoperiodico diventando neutrodiurna. Temperatura: ha bisogno di 15C per germinare e 25-30C per fiorire. Quindi in climi temperati svolge il ciclo nel periodo primaverile-estivo. Ambienti: adattabilissimo, da quelli equatoriali a quelli continentali, grazie alla sua grande genetica e alla variabilit dei tipi merceologici. Terreno: elevata adattabilit in terreni con diverso pH, tessitura, ricchezza nutrienti. Rifugge quelli ricchi di sali, soprattutto cloruri. - I tabacchi scuri curati a fuoco diretto richiedono terreni argillosi, pesanti e fertili, alte temperature e moderate precipitazioni. - I tabacchi scuri curati all'aria richiedono terreni pesanti, fertili e ricchi di sostanza organica che gli altri rifuggono. - I tabacchi orientali curati al sole richiedono terreni di bassa fertilit e ciottolosi, spesso poco profondi, e un ambiente xerofitico che generi piccole piante con piccole foglie. indispensabile poi l'assenza di piogge durante il periodo di raccolta e cura. - I tabacchi chiari curati a fuoco indiretto richiedono terreni sciolti e di bassa fertilit organica, in modo da evitare che la pianta trovi azoto da assorbire nella fase finale del ciclo. Le piogge o l'irrigazione devono essere abbondanti e regolari. - I tabacchi chiari curati allaria richiedono terreni profondi, fertili, di medio impasto, ben aerati.

Variet
I requisiti ricercati nelle variet di tabacco sono la produttivit e la buona qualit del prodotto, obiettivi generici che possono essere perseguiti dai miglioratori seguendo diversi approcci. Questultimi possono essere resistenza o tolleranza alle avversit (potenziando quelle gi reperite o trovando nuove fonti di resistenza), precocit di maturazione (perch le raccolte non si protraggano troppo nell'autunno, con inconvenienti e danni alla qualit), idoneit alla raccolta meccanica (fusti robusti, internodi ben distanziati, foglie a portamento non eretto), contenuto di nicotina consono alle esigenze del mercato, basso potenziale di catrame.

di Tabacco - Nicotiana tabacum L. (foto Elena Nelli)

Campo

Tecnica colturale e cure


Semenzaio: Il tabacco, data la piccola dimensione del seme, lestrema delicatezza della plantula e le elevate temperature necessarie per germinare e crescere, non pu essere seminato direttamente in campo. La semina quindi viene fatta in semenzai quando la temperatura media giornaliera raggiunge 6-8 C, (fine febbraio nel Sud d'Italia, marzo nel Centro-Nord) con una fittezza di 600-800 metro quadrato seminando 1 gr. ogni metro quadrato. La semina a spaglio effettuando un buon rimescolamento del seme o con sospensione in acqua tramite annaffiatoio. Il seme viene interrato con una leggera compressione del terreno o coprendolo con uno strato di terriccio sterilizzato. I semenzai possono essere di diversi tipi: a letto caldo, serre-tunnel, "float system". In questultimo la fittezza del seme determinata dalla distanza tra gli alveoli. Semenzaio a letto caldo stato messo a punto fin dall'inizio dalla tabacchicoltura italiana. Pu essere tutto fuori terra o parte interrato. Consiste di cassettoni delimitati con materiali di facile disinfezione e che non diano ricetto a parassiti (lastre di cemento, muratura, ecc.) di larghezza intorno a 1,30-1,50 m, in modo da rendere possibili e agevoli le cure colturali e l'estirpamento. Il semenzaio a letto caldo costituito da pi elementi che sono:lo strato drenane, strato termogeno (costituito di letame), letto di semina e copertura. Serre-tunnel Per la loro semplicit e economicit hanno soppiantato quasi ovunque i semenzai tradizionali. Consistono in una copertura di film plastico, sorretta da archi metallici, che assicuri un buon "effetto serra". Grazie alla copertura non c' bisogno n dello strato drenante n del letto caldo e quindi non necessario che il letto di semina superi il piano di campagna richiedendo la struttura a cassoni. Quindi, i letti di semina sono

realizzati in piena terra, anzich in cassoni, stendendo uno strato sterile di sabbia o meglio di pozzolana, dello spessore di 0,10 m circa da rimuovere ogni anno. Il film plastico pi usato il polietilene, pi economico ed ecologico di altre plastiche, anche se l'effetto-serra che produce parziale, nel senso che "non intrappola" completamente la radiazione infrarossa emessa dal terreno. Float system la pi recente evoluzione di semenzaio di tabacco. Realizza all'interno della serra-tunnel bacini impermeabili con film plastico steso su terreno perfettamente livellato e con i bordi rialzati in modo da contenere uno strato d'acqua alto 0,2 m. Altri elementi base del sistema sono contenitori alveolati di poliuretano espanso che galleggiano sull'acqua. Gli alveoli dei contenitori vengono riempiti di un substrato sterile a base di torba e al centro di ognuno di essi deposto un seme di tabacco (operazioni tutte meccanizzate). I contenitori alveolati appena seminati vengono posti a galleggiare nei bacini riempiti di un'appropriata soluzione nutritiva; da essa le plantule attingono acqua e nutrienti. La lunghezza e la larghezza dei bacini sono multipli esatti delle dimensioni dei contenitori, in modo che questi risultino formare un compatto piano galleggiante ricoprente l'intera superficie della vasca. Cos si ottengono piantine pi robuste, trapianto di piantine con pane di terra, minore competizione tra le piante grazie alla regolarit della loro disposizione e quindi maggior numero di piante valide per metro quadrato, eliminazione di ogni problema fitosanitario legato al substrato, facilit di gestione della serra non essendo richiesta l'irrigazione, riduzione degli abbassamenti di temperatura grazie al volano termico costituito dalla massa liquida. Campo: Avvicendamento: coltura da rinnovo segue o precede il frumento, il potere miglioratore diverso secondo il tipo e la tecnica di coltivazione adottata. Pu succedere a se stesso ma possono esserci problemi dovuti a parassiti che impongono il ritorno allavvicendamento. Preparazione del terreno: effettuare unaratura nellestate o autunno precedente a circa 0.30-0.40 m e rifinirlo per il trapianto con erpicatura. Trapianto: effettuarlo con temperature maggiori di 15. Il trapianto con macchine entrato nella pratica corrente perch consente di ridurre limpiego di manodopera. Dopo il trapianto conviene effettuare un irrigazione per assicurare lattecchimento. Se alcune piante non attecchiscono conviene rimpiazzarle precocemente con altre provenienti da semenzaio. Lotta alle infestanti: il tabacco va difeso dalle infestanti perch molto sensibile a questo tipo di danno ci pu essere ottenuto con delle sarchiature-rincalzature o con diserbo chimico effettuabile pre-trapianto con o senza interramento o post-trapianto. Cimatura: con questa operazione viene spuntato lo stelo per accumulare le sostanze di riserva, la nicotina, su un limitato numero di foglie in modo che crescano ampie, pesanti e forti. praticata solo su un ristretto numero di variet destinate a produrre tabacchi forti e sostanziosi (Kentucky, Virginia). Normalmente la cimatura fatta a mano (40-60 ore di lavoro), ma anche con macchine cimatrici montate su trampoli per poter passare sopra la coltura (2-3 ore di lavoro). L'effetto della cimatura sulle foglie tanto pi marcato quanto pi bassa e precoce l'operazione. Con l'eliminazione della parte apicale della pianta si provoca nel vegetale uno squilibrio auxinico per cui le gemme esistenti all'ascella delle foglie, normalmente dormienti, germogliano formando i cosiddetti cacchi che, se lasciati crescere, annullerebbero l'effetto della cimatura. Per eliminare questi germogli ascellari, dopo la cimatura si rende necessaria la scacchiatura; che pu essere evitata impedendo la germogliazione delle gemme ascellari con adatti prodotti chimici antigermoglio. Sbranciatura: un tempo era una pratica obbligatoria. Consiste nellasportare a mano le 2-3 foglie basali, sporche e piccole, consentendo larieggiamento della corona e lo sviluppo della pianta. Ultimamente anche le foglie basali sono raccolte e quindi questa pratica non pi effettuata. Lotta anticrittogamica: trattamenti fungicidi contro la muffa blu. Cure una lenta e controllata essiccazione, durante la quale le foglie subiscono profonde e determinanti trasformazioni biochimiche e organolettiche. Con la cura si sviluppano o si potenziano le caratteristiche merceologiche qualitative dalle quali dipende in grande misura il prezzo di realizzo. Tabacchi curati a fuoco indiretto: tabacchi che entrano nelle miscele delle pi comuni sigarette bionde. Loro caratteristica un colore variabile dal giallo limone all'arancio, di forza da leggera a media, con un alto contenuto di zuccheri, aroma per lo pi poco marcato. Il pi famoso al mondo il Virginia prodotto nel North Carolina (USA), forte, sostanzioso, relativamente aromatico. L'Italia il maggior paese europeo produttore di tabacco a fuoco diretto con due tipi distinti di prodotto: il primo, tradizionale, esclusivo dell'Italia detto Bright Italia (o Bright) in fase di forte regressione, l'altro relativamente recente detto Virginia, che sta prendendo il sopravvento presso i tabacchicoltori italiani perch pi accetto ai mercati mondiali. Fasi della cura a fuoco indiretto 1) Ingiallimento. Caricata e chiusa ermeticamente la cella cos da assicurare un'alta umidit relativa (80-85%), la temperatura si porta a 30C e vi si mantiene finch le foglie hanno assunto una tinta giallognola; quindi s'aumenta di circa 1C all'ora, con altra sosta a 35 per l'inizio dell'ingiallimento vero e proprio; dopo di che si sale fino a 38 circa: a questa temperatura le foglie restano fino a che non compare un colore giallo limone deciso. questa la fase pi difficile della cura perch con una manovra errata il tipico colore giallo del Bright Italia potrebbe venire compromesso. 2) Fissazione del colore giallo. Ottenuto il colore giallo desiderato si ottiene l'arresto dei processi ossidativi che porterebbero alla formazione del colore marrone, l'apertura delle bocche di aerazione, in modo da eliminare l'umidit in eccesso. 3) Essiccazione della lamina. Dai 38C si arriva ai 50 aumentando la temperatura di 1 all'ora, sempre tenendo

aperte al massimo le bocche di aerazione. Si sosta a 50 finch i lembi fogliari non sono completamente secchi. 4) Essiccazione della costola. Da 50 si porta la cella a 65 (aumento di 1-1,5 all'ora) chiudendo gradatamente aspiratori e prese d'aria. A 65 si attende che le costole siano diventate perfettamente friabili: a questo punto la cura terminata, ma necessario dar corso alla fase successiva per garantire la conservazione del prodotto. 5) "Sterilizzazione" del prodotto. La temperatura viene fatta salire ancora: da 65 a 85, aumentando di 2-3 all'ora. Il tabacco in quest'ultima fase acquista il caratteristico odore ed altres la necessaria serbevolezza e stabilizzazione del colore, per l'inattivazione degli enzimi. Una cura ben fatta dura da 5 a 7 giorni secondo lo stato delle foglie. Tabacchi chiari curati allaria: curati (anche gli scuri) appendendo le filze di foglie entro strutture ombreggiate e aerate dove, senza interventi di alcun genere, compiono la cura in un tempo piuttosto lungo: da 3 a 4 settimane. Essa richiede strutture poco costose ma voluminose e ridotte manipolazioni ma rudimentale perch non consente di regolare le condizioni ambientali. Per questo lunga, e porta alla decomposizione degli zuccheri (che sono assenti o scarsi). Il pi importante tabacco il Burley. Tabacchi scuri curati allaria: i tabacchi scuri trovano impiego nei sigari, nei trinciati e nelle siga rette scure. In Italia in passato due tipi avevano importanza: il Beneventano, nelle province di Benevento e Avellino, e il Nostrano del Brenta, nel Veneto. Oggi questi tabacchi sono praticamente scomparsi perch il loro gusto trova sempre meno apprezzatori. In loro sostituzione si sono diffusi tabacchi abbastanza nuovi per l'Italia tra i quali l'Havanna e il Badischer Geudertheimer sono quelli che hanno incontrato il maggior successo diffondendosi in maniera molto rapida in sostituzione del Nostrano del Brenta e del Beneventano. Le foglie curate hanno un contenuto di nicotina del 2%. Questi tabacchi sono impiegati come trinciato da ripieno per sigari e per sigarette scure. Tabacchi scuri curati a fuoco diretto: Sono i tabacchi meno importanti nel panorama tabacchicolo mondiale, ma in Italia hanno un'importanza tutt'altro che trascurabile: l'Italia al 4 posto per produzione, dopo USA, Polonia e Malesia. L'unico rappresentante di questa categoria il tabacco Kentucky. Pressatura A cura ultimata il tabacco viene sottoposto al rinvincidimento, ossia viene inumidito leggermente onde poter essere pressato senza che le foglie si frantumino. della massima importanza che il tabacco venga pressato con il giusto grado di umidit. Se il tabacco messo in ballette troppo umido perde la brillantezza del suo colore con svalutazione del prodotto. Come si detto in precedenza in genere l'agricoltore vende il suo tabacco in foglie, ossia curato e confezionato in ballette. La valutazione della qualit del tabacco viene fatta mediante perizia fatta da tecnici esperti che stimano ad occhio le percentuali delle varie classi (A, B, C e fuori grado) presenti nella partita.

Raccolta e utilizzazione

Le foglie del tabacco vengono in genere raccolte in passate successive. Le foglie, prodotto utile del tabacco, vanno raccolte al giusto grado di maturazione tecnica. I segni di tale maturazione, che inizia dalle foglie pi basse e procede verso l'alto, sono i seguenti: Colorazione verde chiaro del lembo per la diminuzione del contenuto di clo rofilla - Marmorizzazioni giallastre internervali, a cominciare dall'apice e dai bordi della foglia, che si estendono verso il centro. Incurvamento verso il basso dell'apice e dei margini fogliari. - Le foglie s'inturgidiscono per l'accumulo di amido e, piegate, si rompono con frattura netta e rettilinea. La foglia si distacca facilmente dallo stelo. - Per il disfacimento dei peli ghiandolari epidermici si ha la liberazione di materie resinose, che rendono la foglia vischiosa al tatto, con emissione di odore forte. I tabacchi scuri, nei quali grande importanza ha la forza, il gusto e l'aroma, devono essere raccolti a maturazione piena; quelli leggeri, invece, ai primi segni di maturit (con la raccolta un po' anticipata vedono migliorata la combustibilit e accentuata la leggerezza). La raccolta viene fatta a macchina o a mano, di questa ne esistono tre metodi: Raccolta a pianta intera. Si fa tagliando le piante alla base dello stelo e depo nendole nell'interfila, con ogni cura per evitare lacerazioni, e lasciandole qualche ora ad appassire. Raccolta a foglie. La maturazione tecnica delle foglie scalare dal basso, verso l'alto per cui la raccolta a foglie, fatta in passaggi successivi, razionale in quanto le varie "corone fogliari" sono raccolte al giusto grado di maturazione. Nei sistemi pi accurati la raccolta a mano fatta cogliendo 3-4 foglie per volta il che consente di tenere distinte le varie corone di foglie: basali, prime mediane, seconde mediane, sottoapicali e apicali. Per ridurre i costi, specialmente con la raccolta meccanizzata, c' la tendenza a ridurre il numero di raccolte cogliendo parecchie foglie alla volta cos si distinguono solo tre corone: basali, mediane ed apicali. Raccolta mista. Si raccolgono foglia a foglia quelle basse e mediane, mentre quelle apicali, quando mature, si raccolgono tutte insieme tagliando il fusto. un sistema adatto per le variet con molte foglie. Il momento migliore per la raccolta del tabacco il mattino, appena le foglie si sono asciugate dalla rugiada. Le foglie vanno subito trasportate con molta cura e cautela sul luogo di cura dove vengono confezionate su spaghi in filze di un dato numero di foglie, mediante infilzatura a mano o mediante l'uso di macchine infilzatrici, cucitrici o ammazzettatrici; le filze di foglie vengono legate su apposite pertiche che ne consentono lo stendaggio nei locali di cura.

di Tabacco (foto Laura Paganucci)

Foglie

Avversit e parassiti
In semenzaio: sono gravi perch provocano la perdita di piantine o scarsa vitalit di queste. I danni maggiori sono provocati dai marciumi delle piantine (Pythium spp., Rhizoctonia solani, Colletotrichum spp.) e dal marciume radicale (Thielaviopsis basicola). Il miglior sistema di prevenzione l'impiego di variet poco sensibili e di substrato non infetto o perch inerte (es. pozzolana) o perch sterilizzato con vapore o con fumiganti. Temibilissima la muffa blu (Peronospora tabacina). Insetti temibili sono i collemboli. Con il metodo del "float system" tutte le avversit in semenzaio sono tenute sotto controllo. Avversit in campo: Parassiti vegetali - Marciume radicale. provocato dal fungo Thielaviopsis basicola attacca le piantine appena trapiantate e in semenzaio, con andamento stagionale umido e freddo e di terreno con drenaggio difettoso. L'impiego di variet resistenti e il rispetto della rotazione colturale sono gli accorgimenti pi raccomandabili. Muffa blu. L'agente causale il fungo Peronospora tabacina, - Virosi. Diversi virus colpiscono il tabacco provocando danni spesso molto gravi. Tra le pi diffuse il mosaico, causato dal TMV (Tobacco Mosaic Virus) e la necrosi nervale da PVY (Potato Virus Y). Non esistono mezzi di controllo diretto delle virosi, ma solo mezzi di tipo preventivo: substrato di semenzaio sterile, norme igieniche del personale addetto al trapianto, eliminare erbe spontanee potenzialmente infette. - Fanerogame parassite. Il tabacco in campo soggetto ad essere parassitizzato dall'orobanche (Orobanche ramosa, prevalentemente), pianta superiore che ha perso la capacit fotosintetica diventando parassita di altre piante, sulle cui radici infigge i suoi austori con i quali sugge la linfa dell'ospite-vittima. Le piante di tabacco attaccate rallentano o arrestano la crescita con foglie poco sviluppate che alla cura risultano non commerciabili. Lorobanche produce un'enorme quantit di semi che restano vitali nel terreno per moltissimi anni: costituisce quindi un problema serio che ancora non ha trovato mezzi di controllo sicuramente efficaci. Malattie gravi, ma fortunatamente rare sono la maculatura angolare e il fuoco selvaggio, che si recentemente visto essere causate dallo stesso batterio Pseudomonas syringae. L'avvizzimento batterico causato dallo Pseudomonas solanacearum. Insetti: - Agrotidi (o nottue). La specie pi comune in Italia la Scotia ipsilon, lepidottero le cui larve terricole escono di notte rodendo al colletto lo stelo delle piante di tabacco trapiantate da poco. - Elateridi. Le larve terricole dei coleotteri del genere Agriotes attaccano tabacco penetrando nella porzione sotterranea delle piante trapiantate. Per entrambi i casi consigliabile la geodisinfestazione lungo la fila contemporaneamente al trapianto. Nematodi: Nel caso di ordinamenti colturali nei quali tabacco succede a se stesso per parecchi anni, si, verifica

l'intensificazione degli attacchi di nematodi galligerr; (Meloidogyne spp.). Gli attacchi sono particolarmente gravi nei terreni sabbiosi se il tabacco torna sullo stesso terreno a intervalli brevi. Avversit climatiche Grandine: Le foglie, che rappresentano il prodotto utile del tabacco, vengono lacerate o forate con perdita totale del prodotto o con pregiudizio grave per la qualit. Se la grandine venuta presto, possibile recuperare una parte di prodotto tagliando al colletto le piante e allevando uno dei germogli che si sviluppano dopo il taglio. Le lacerazioni delle foglie compromettono in modo gravissimo la qualit dei tabacchi da fascia. Assai diffusa l'assicurazione per i danni provocati dalla grandine. a cura di Elena Nelli Versione di stampa

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Tabacco da fiore - Nicotiana alata


In questa pagina parleremo di :

Generalit Esposizione Annaffiature Terreno Moltiplicazione Parassiti e malattie

Generalit

il genere nicotiana riunisce numerose piante erbacee annuali e perenni, originarie del continente americano. Nicotiana alata una specie perenne, coltivata come annuale nei climi freddi, ma che resiste ai rigori dell'inverno se posta in luogo riparato. Forma densi cespugli, di 30-60 cm e anche pi; i fiori sono tubolari, con cinque petali, di colore rosa, rosso e bianco, sbocciano per tutta l'estate, fino all'autunno. I fiori di nicotiana sono molto profumati, soprattutto di notte. Le foglie sono grandi, tondeggianti, a cuore, leggermente appiccicose. Per prolungare la fioritura e mantenerla abbondante opportuno levare i fiori appassiti. N. tabacum la pianta dalle cui foglie si ricava il tabacco. Esposizione

le nicotiane crescono senza problemi in pieno sole o all'ombra parziale. Nei luoghi con inverni rigidi non sopravvivono alla stagione fredda, mentre dove il clima pi mite vanno poste in luogo riparato. Solitamente comunque si lascia che le piante muoiano, poich si autoseminano con facilit, quindi ogni anno si possono avere nuove piante. Annaffiature

nei periodi caldi dell'anno annaffiare spesso, evitando comunque di eccedere nella quantit d'acqua fornita; sopportano alcuni giorni di siccit, ma preferiscono un terreno leggermente umido. Aggiungere del concime per piante da fiore ogni 15-20 giorni all'acqua delle annaffiature. Terreno

per svilupparsi senza problemi necessitano di un terreno ricco, sciolto e molto ben drenato. Moltiplicazione

avviene per seme, che la pianta produce in grande quantit. Seminare in luogo riparato in febbraiomarzo, oppure in piena terra in marzo. Parassiti e malattie

gli afidi rovinano i germogli e i fiori


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