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ECOLOGIA

Introduzione LECOLOGIA la scienza che studia le COMUNIT di organismi che vivono in uno stesso ambiente, legati fra loro da relazioni di solito assai complesse. Ad esempio, linsieme degli alberi, arbusti, erbe, muschi, licheni e animali di un bosco forma una comunit che viene anche chiamata BIOCENOSI (se si prende in considerazione solo lelemento vegetale si ha la FITOCENOSI). Il BITOPO linsieme delle condizioni ecologiche che permettono la vita di una data specie o di una biocenosi e, insieme, il luogo ove queste condizioni si verificano. Sulla base della Direttiva Europea 92/43, nota anche come Direttiva Habitat, in ogni nazione europea, e quindi anche in Italia, stato effettuato il censimento di tutti i biotopi pi rilevanti, con la creazione di una rete denominata NATURA 2000. In tal modo la Comunit Europea ha creato i presupposti per la protezione dei biotopi attraverso attivit di conservazione, gestione e uso sostenibile.

Fattori limitanti Dalla chimica agraria nota la cosiddetta LEGGE DEL MINIMO, enunciata da JUSTUS LIEBIG nel 1840, che viene cos definita: Laccrescimento di una pianta dipende dal quantitativo di quelle sostanze nutritive di cui dispone nella minima quantit. E questo un aspetto particolare dei fattori limitanti circa il controllo degli organismi da parte dellambiente e questo non solo per i principali elementi nutritivi ma anche per i microelementi. La legge del minimo stata completata pi di recente col principio del fattore interazione per cui certi organismi possono sostituire, seppure solo in parte, certi microelementi con altri. Ogni organismo presenta dei minimi e dei massimi ecologici rispetto ai fattori temperatura,
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luce e acqua che rappresentano i suoi LIMITI DI TOLLERANZA. La LEGGE DELLA TOLLERANZA (1913) include il concetto di effetto limitante sia per i minimi che per i massimi. Alcune conseguenze della legge della tolleranza sono le seguenti: 1. Un organismo pu essere ampiamente tollerante verso un dato fattore e, nello stesso tempo, avere esigenze molto pi ristrette verso un altro. 2. Gli organismi ampiamente tolleranti per tutti i fattori sono normalmente distribuiti su vaste superfici. 3. Quando le condizioni non sono ottimali per una specie riguardo un dato fattore ecologico, i limiti di tolleranza possono venire ridotti nei riguardi degli altri fattori. 4. Il periodo della riproduzione un periodo critico durante il quale i fattori ambientali sono maggiormente limitanti. I prefissi greci STENO - ed EURI - si riferiscono, per i vari fattori ambientali, ad un ristretto e, rispettivamente, ampio adattamento a certi fattori ecologici. Una specie STENOECIA, vive in habitat specializzati, particolari, mentre una specie EURIECIA copre una vasta gamma di situazioni ambientali (V. anche concetto di specie stenomediterranee ed eurimediterranee).

Fattori ecologici I fattori ecologici che regolano la vita degli organismi sono numerosi. Una classificazione quella che individua FATTORI CLIMATICI, EDAFICI (legati al suolo), GEOMORFOLOGICI (topografici) e BIOTICI (dovuti alla presenza di esseri viventi). Sia per la temperatura che per latmosfera occorre distinguere tali fattori nellaria e nel suolo. Una lista semplificata dei fattori ecologici, suddivisi nelle categorie suddette, la seguente. Fattori climatici 1. luce 2. temperatura
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3. acqua 4. composizione dellatmosfera 5. venti Fattori edafici Si rimanda ad altro corso. Fattori geomorfologici Laltitudine, la pendenza, la configurazione dei luoghi possono intervenire in vario modo modificando i fattori precedenti. Fattori biotici 1. Fattori legati alla presenza di altri vegetali: microflora del suolo, avversit crittogamiche, concorrenza fra le piante. 2. Fattori legati agli animali: predazioni, danni per brucatura, meccanismi di

impollinazione e disseminazione, ecc. 3. Azione delluomo e degli animali domestici: dissodamenti, tagli di boschi, incendi, pascolo, inquinamenti diversi.

I fattori ecologici in realt non funzionano in modo indipendente fra loro: vengono studiati separatamente per semplicit ma bisogna considerare il loro effetto integrato negli studi ecologici; entro certi limiti essi possono compensarsi a vicenda per il principio dellINTERSOSTITUIBILITA DEI FATTORI ECOLOGICI. La temperatura e lumidit sono i fattori climatici pi importanti e sono strettamente interagenti per cui vanno considerati insieme.

ATMOSFERA

E un involucro di sostanze aeriformi avvolgente la terra. Sino a 10.000 m in media si parla di TROPOSFERA, zona soggetta allinfluenza dei rilievi, dei continenti e degli oceani. Al di sopra si estende la STRATOSFERA sin verso 40.000 m, separata dalla precedente dalla TROPOPAUSA. La temperatura dellaria varia con laltezza: a 12.000 m di -55C, quindi aumenta sino a OC a 50.000 m, in seguito si ha una diminuzione arrivando a -100 a 80-90.000 m daltezza. Lumidit dellaria diminuisce con la quota. La pressione atmosferica (peso della colonna daria insistente sopra un certo punto) diminuisce evidentemente con la quota. Nella stratosfera laria molto rarefatta ed in quiete mentre nella troposfera avvengono i fenomeni meteorologici e si ha un continuo rimescolamento delle masse daria il che mantiene la sua composizione uniforme a causa dei moti convettivi (la compressione d luogo a riscaldamento; espansione che causa raffreddamento).

Composizione dellaria E formata da elementi o composti gassosi: O2 (21%), N2 (78%), H, CO2, vapor dacqua e vari altri gas rari (freon, neon) che non hanno interesse per la vita. Inoltre si hanno tracce di O atomico e O3, lozono. Prima che la vita comparisse sulla terra CO2 e O2 erano scarsi rispetto agli altri elementi: aumentarono in seguito per azione degli esseri viventi. Lanidride carbonica (CO2) fondamentale per la fotosintesi. In certe condizioni (per esempio in un bosco molto fitto) pu superare le normali medie percentuali e quindi si ha una specie di concimazione aerea, per cui lefficienza della fotosintesi pu aumentare. Nel periodo di tempo dall800 ad oggi si avuto nellaria un incremento di CO2; tanto da temere concretamente che, saturando eccessivamente latmosfera, essa possa produrre, insieme al metano, un aumento di temperatura (il cosiddetto effetto serra). Secondo alcune ipotesi, basterebbero pochi gradi in pi della temperatura media annua per portare allo scioglimento delle calotte glaciali e allinnalzamento del livello del mare con effetti
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disastrosi per le zone costiere basse..

CO2 = parti per milione CH4 = parti per miliardo

1900 parti

CO2

1600 parti

1000 parti

700 parti CH4

1850

2000

Aumento delle quantit di anidride carbonica e metano nell'ultimo secolo e mezzo

Il metano, sia pure presente in quantit infinitesimali, deriva dagli allevamenti di maiali e dalle fermentazioni anaerobiche della sostanza organica che si sviluppano nelle colture di riso, cos estese, ad es., nellAsia sud-orientale.

SORGENTI DI ENERGIA PER GLI ORGANISMI VIVENTI Lenergia equivale alla vita perch senza energia solare le piante non potrebbero esistere e senza queste non potrebbero vivere gli animali. Gli animali infatti traggono dalle piante lenergia che in parte immagazzinano sotto forma di proteine, zuccheri, grassi ecc. e in parte bruciano (ossidano) con la respirazione per ottenere altra energia e compiere tutto il loro ciclo vitale. Per le piante lenergia necessaria per crescere e per respirare oltre che per fotosintetizzare. La disponibilit maggiore o minore di energia (e quindi di cibo in quanto questo ne la fonte) determina 1) la produttivit, 2) labbondanza e 3) la distribuzione degli organismi. In un lago OLIGOTROFICO (con poco nutrimento) ci sar una popolazione molto povera di insetti e pesci, mentre in uno stagno EUTROFICO, molto ricco di azoto (a volte sin troppo) riescono a vivere molti insetti e pesci che per sono differenti da quelli di un torrente di alta montagna. Oltre un certo limite di EUTROFIZZAZIONE (arricchimento di sostanze nutritive) si entra nella patologia (ACQUE DISTROFICHE) perch sono favoriti certi tipi di alghe che, consumando molto ossigeno, interferiscono negativamente sulla vita degli altri organismi acquatici. Le piante sono dei PRODUTTORI PRIMARI, in quanto sono alla base della vita; esse sono AUTOTROFE (FOTOAUTOTROFE) cio, sfruttando la luce del sole, riescono a captare dallatmosfera i gas (e dal terreno gli elementi minerali) necessari alla loro vita, ad organicarli (cio a trasformarli in sostanze organiche) e a renderli disponibili per gli animali che sono tutti ETEROTROFI dovendosi nutrire di sostanze organiche gi preformate. Gli eterotrofi, quindi, dipendono da sorgenti di energia di origine biotica, cio costituite da materia organica, mentre le piante dipendono dai soli elementi fisici dellaria e del suolo. Esistono anche organismi CHEMIOAUTOTROFI, batteri che nel suolo sintetizzano sostanza organica attaccando con dei processi particolari (reazioni biochimiche) delle sostanze inorganiche. Per esempio i batteri nitrificanti trasformano lNH3 del suolo in nitrati (che sono pi solubili e quindi o vengono dilavati o messi a disposizione delle piante). Altri batteri ossidano il S cosicch SO2, reagendo con H2O, d H2SO4 (acido solforico), con conseguenti ustioni e liberazione di metalli pesanti tossici per le radici delle piante.
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CICLI BIOGEOCHIMICI DEGLI ELEMENTI DELLA VITA

Ciclo dellossigeno E assai complesso e interferisce con altri cicli biogeochimici (C, H e H2O). Oltre allossigeno molecolare latmosfera contiene anche, come si detto, lozono O3 e lossigeno atomico O in minime quantit. Da misure effettuate dallinizio del secolo risulta che la percentuale di ossigeno non sinora significativamente variata nellatmosfera. Lossigeno dellIDROSFERA (acque) indispensabile agli organismi acquatici. La percentuale disciolta nellacqua varia in dipendenza della temperatura e della pressione. Lossigeno passa dallATMOSFERA allidrosfera e viceversa sinch si stabilisce un equilibrio. Quando lacqua supersatura di ossigeno (forte fotosintesi delle piante acquatiche) il gas sar rilasciato nellatmosfera. Linsufficiente quantit di ossigeno pu comportare la morte degli organismi acquatici soprattutto nelle acque calde che hanno una debole capacit di ritenzione per lossigeno. Lossigeno della LITOSFERA occupa gli spazi vuoti fra le particelle di suolo; esso indispensabile per la respirazione degli organismi sotterranei e delle radici. Quando il suolo inondato lossigeno viene scacciato dallacqua e in queste condizioni solo piante specializzate possono vivere. Lossigeno si trova poi chimicamente legato alle rocce; esso si pu liberare solo per mezzo della loro disgregazione (ad es. tramite lacido carbonico H2CO3) con conseguente creazione di cavit sotterranee (doline, grotte, eventualmente con corsi dacqua).

Ciclo dellazoto Lazoto, che entra nella composizione delle proteine un elemento nutritivo indispensabile. Pur abbondando nellatmosfera, come gas prodotto ad es. dai vulcani, non utilizzabile come tale per la massima parte degli esseri viventi. Esso deve essere fissato in composti chimici come lNH3, lurea, i nitrati e, alla fine, le proteine. LN usato ampiamente in agricoltura per ottenere elevate produzioni.
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Numerosi microrganismi intervengono nella FISSAZIONE dellN atmosferico. Altri, viceversa, attraverso il processo della DENITRIFICAZIONE, liberano allo stato gassoso lN fissato chimicamente. Solo le scariche elettriche (fulmini che raggiungono il suolo) possono fissare nel terreno piccole quantit di N come pure le reazioni fotochimiche del sole (ossidi di N). Il ciclo dellN strettamente associato a quello del C e dellO2. Certi batteri, ficomiceti, actinomiceti e alghe azzurre entrano nel processo di fissazione simbiotica dellN nelle piante (Leguminosae, Cycadales, ecc.). Le radici della pianta ospite vengono invase dai microrganismi che per, in certi casi, si trovano anche su foglie e fusti. Con lalterazione dei noduli radicali lN fissato pu essere messo a disposizione dei vegetali superiori. La lettiera forestale importantissima per le piante poich una grande riserva di N che, derivando dalla sua decomposizione, arricchisce il suolo attraverso lazione di organismi simbionti (MICORRIZE) o liberi, vegetali o animali. Si parte dalle proteine (che sono i composti azotati pi complessi, anche quelle degli organismi animali morti) e si passa allammoniaca, ai nitrati (BATTERI NITRIFICANTI) ed, eventualmente, ai nitriti (BATTERI DENITRIFICANTI).

Ciclo del carbonio Il carbonio fa parte di tutti i composti organici essendone la base; il suo ciclo interferisce con quello degli altri cicli biogeochimici. Pi avanti si tratter di questelemento presente nellaria come CO2 e della sua importanza nella fotosintesi. Si pu dire che il C esiste in profondit nel sottosuolo sotto forma di carbon fossile, gas naturale (metano prevalentemente) e di petrolio, accumulato in tempi antichissimi per fenomeni chimici di riduzione in assenza di O2 (300 milioni danni fa circa) da flore e faune fossili. Luomo utilizza questi combustibili liberando nellatmosfera il C sotto forma di CO2. Anche i vulcani producono CO2. Il carbonio si trova comunque ancora sotto forma di anidride carbonica anche nelle acque a causa della fotosintesi e della respirazione delle piante e degli animali acquatici. Scambi costanti si hanno tra la CO2 disciolta nellacqua e quella dellatmosfera. Si pensa che il
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50% della CO2 presente nellatmosfera sia assorbito dagli oceani. Quando gli organismi marini muoiono scendendo in profondit dove lO2 manca non se ne pu avere la decomposizione e quindi si accumulano grandi quantit di C nei sedimenti sottomarini. Fra CO2 e H2O si hanno reazioni chimiche (acido carbonico) che, come si detto, portano alla formazione di carbonato e bicarbonato di calcio reagendo con questultimo elemento (V. grotte, stalattiti, corsi dacqua sotterranei e zone carsiche).

Ciclo dello zolfo Lo zolfo assorbito come solfato dalle piante. Esso entra nella composizione delle proteine. Quello presente nella biosfera non pu essere utilizzato dagli esseri viventi ma esistono certi batteri che riescono a captarlo. Funghi e batteri liberano lo zolfo presente nella sostanza organica morta e, in presenza dO2, le piante possono appunto assorbirlo come solfati.

Ciclo del fosforo Il fosforo presente negli ecosistemi (v. oltre) deriva da giacimenti di fosforite che si sono formati in tempi antichissimi da guano - escrementi di uccelli marini - o ossa di animali preistorici (il fosforo qui abbondante come fosfato di calcio), depositatisi in mari poco profondi. I bisogni in P degli esseri viventi sono soprattutto coperti dal riciclo della piccola quantit gi presente nelle sostanze organiche morte. con H, N e S, il P costituente essenziale delle proteine. Il P perso per le catene alimentari quando la sostanza organica si deposita nelle acque profonde. Per aumentare le produzioni agricole si usano grandi quantit di concimi fosfatici.

Oligoelementi Gli oligoelementi sono utilizzati dagli esseri viventi in quantit infinitesimali pur essendo
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comunque indispensabili: boro, cloro, cobalto, rame, ferro (che entra nella molecola dalla clorofilla), manganese, molibdeno e zinco. Parecchi sono importanti nelle reazioni enzimatiche che intervengono nelle attivit fisiologiche. Se sono insufficienti gli organismi dimostrano fenomeni di carenza. Se sono in quantit eccessiva possono essere tossici; solo alcune piante vi si sono adattate in modo specifico (V. Viola calaminaria su rocce ricche di zinco). La carenza di certi oligoelementi nelle piante pu causare disturbi negli organismi animali che se ne cibano.

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I FATTORI CLIMATICI

I fattori ecologici: LUCE, TEMPERATURA, UMIDITA non funzionano indipendentemente ma se ne considera leffetto integrato (principio di intersostituibilit dei f.e.). Essi vengono esaminati per comodit uno per uno per se ne deve poi fare una sintesi. Qui lo studio non puramente fisico (CLIMATOLOGIA) bens con le sue implicazioni rispetto alla biosfera (BIOCLIMATOLOGIA).

Radiazione solare e fotosintesi Il sole emette continuamente grandi quantitativi di energia sotto forma di ONDE ELETTROMAGNETICHE. La RADIAZIONE SOLARE, di cui si deve analizzare il tipo utilizzato dalle piante, la fonte pi importante di energia per la vita, quindi sono le piante fotoautotrofe che tengono in piedi tutti gli ecosistemi. Oltre che sotto laspetto fotochimico bisogna tener presente anche le implicazioni relative alla temperatura delle radiazioni solari, poich sono quelle che regolano landamento climatico delle varie zone della terra. Le radiazioni emesse dal sole, che si articolano in un ampio spettro di lunghezze donda, passano attraverso latmosfera e vengono parzialmente trasformate o assorbite o riflesse, quindi solo in parte raggiungono il suolo dove le piante le utilizzano. Il vapore acqueo, il fumo dei vulcani, le particelle sospese (ceneri, polveri), lanidride carbonica, le nuvole (vapore acqueo condensato), tutti i corpi presenti nellaria, in parte assorbono e in parte riflettono le radiazioni. Nel migliore dei casi la parte di luce effettivamente utilizzata per la fotosintesi l1% dellenergia solare incidente. La radiazione solare anche un fattore limitante, sia se eccessiva, sia se troppo scarsa, quindi a questi estremi si sono adattate le piante articolandosi in gruppi che necessitano di maggiore o minore quantit di luce. Le onde elettromagnetiche vanno da 290 a 5.000 millimicron (1 m = 1 milionesimo di millimetro). La parte importante per le piante quella visibile, cio quella parte dello spettro solare in cui a ogni intervallo di
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lunghezza donda corrisponde un colore. Esse sfruttano molto le onde allestremit del violetto, al di sotto del quale abbiamo i RAGGI ULTRAVIOLETTI (sotto la soglia dei 400 m), mentre la parte visibile superiore (750 m) delimita il campo di visibilit al di l del quale c il campo dellINFRAROSSO. I raggi UVA (ultravioletti) sono molto dannosi per le piante se arrivano ad esse direttamente; per fortuna per la maggior parte vengono riflessi senza passare nellatmosfera poich incontrano lo strato di ozono. Gli infrarossi, invece, sono piuttosto filtrati dalla CO2 e dalle molecole di H2O; sono raggi calorifici e si avvertono anche attraverso le nuvole perch riscaldano latmosfera. Lintensit delle radiazioni solari in una giornata serena massima destate e intorno a mezzogiorno. Questa radiazione pu essere diminuita (dal 12 al 50% e ancor pi) se le nuvole fanno da filtro alle radiazioni emesse dal sole. La quantit di radiazioni che il suolo (o la vegetazione) pu ricevere non soltanto in funzione della 1) PUREZZA DELLATMOSFERA, ma anche 2) dello SPESSORE DELLATMOSFERA attraversato, 3) dellANGOLO che la direzione dei raggi solari fa con la superficie del terreno e 4) dellACCUMULO DELLA RADIAZIONE solare che si pu avere alle latitudini nordiche, dove i giorni lunghi possono raccogliere pi ore di luce che allequatore (qui solo sempre 12 h 3 minuti). Quanto detto dipende dalla stagione, dalla latitudine, dallaltitudine, dallora e dallo stato dellatmosfera. Il massimo di attivit fotosintetica alle nostre latitudini si pu avere in lunghi giorni destate, quando si hanno molte ore di sole e una maggior vicinanza ad esso. Per le pendici di collina o di montagna il quantitativo di radiazioni varia (a parte il fatto che dinverno la pianura pu essere sotto la nebbia): i raggi che colpiscono un versante montano sono pi attivi di quelli che giungono al livello del mare perch essi attraversano un minor spessore di atmosfera e sono perpendicolari alla pendice quando il sole pi basso sullorizzonte. Considerando la differente insolazione dei nostri paesi e quella di zone pi vicine ai Poli, nei primi i raggi percorrono una strada pi breve nellatmosfera, sono assorbiti in misura minore e quindi sono pi attivi, considerando la curvatura della superficie terrestre e un raggio tangente in un punto rispetto a quello tangente al Polo. Un altro fattore importante che riguarda linsolazione lESPOSIZIONE: quella a nord la pi fredda, quella a sud la pi calda, quella ad est riceve la maggior parte dellinsolazione al mattino, quella ad ovest - pi calda della precedente - nel pomeriggio. Le differenze di
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insolazione sono quindi assai notevoli nelle valli disposte in senso est-ovest (come la maggior parte dei casi nelle Alpi Occidentali): c cos una notevole DISIMMETRIA (differenza) della vegetazione nelle esposizioni a nord e a sud. A nord i limiti altitudinali della vegetazione sono pi bassi. La sua distribuzione diversa, con una maggior presenza di pascoli e coltivi sul versante sud, pi favorito climaticamente anche in inverno, mentre vi una maggior presenza di boschi (e di tipo pi mesofilo) sul versante nord. Parte della radiazione solare viene riflessa nello spazio (ad es. dalle nuvole). Questa non va perduta come energia, ma riscalda laria e contribuisce allestrinsecazione di quei fattori che noi chiamiamo climatici. Questo riscaldamento diverso a seconda delle quote, perci la differenza di temperatura tra i diversi strati daria causa convezione cio rimescolamento per tendere ad un equilibrio; si possono cos formare i venti. Questi movimenti dellaria, che possono anche non essere percepiti a terra, contribuiscono a rimescolare e uniformare la quantit di anidride carbonica, a disperdere le polluzioni (dal francese pollution = inquinamento), a distribuire lumidit nellatmosfera, a equilibrare, entro certi limiti, le temperature. Le radiazioni che arrivano a terra possono colpire: lacqua: ne aumentano la temperatura producendo evaporazione ed umidit; il terreno: ne possono aumentare la temperatura fino a farlo sgelare o fare sciogliere la neve; le piante: forniscono radiazioni fotochimiche che servono per la fotosintesi clorofilliana; gli animali: importanti soprattutto per mantenere una normale temperatura corporea agli ETEROTERMI (raggi calorifici). Raggiunta la superficie della terra una parte della radiazione pu essere assorbita e una riflessa: la parte riflessa lALBEDO. I vari corpi sulla superficie terrestre hanno valori di albedo diversi: le foreste bassissimo (3-10%) mentre la neve appena caduta (pulita e che quindi non assorbe calore) arriva anche al 75-95%. I boschi, per quanto detto, sono ottimi utilizzatori delle radiazioni solari che sono usate per la fotosintesi. Lalbedo si pu perdere nello spazio ma in parte pu essere di nuovo riflessa verso il basso (per esempio se ci sono nubi) con un conseguente riscaldamento dei bassi strati dellatmosfera.
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Fenomeni climatici stagionali che si verificano durante lanno Ci sono solo due giorni allanno in cui su tutta la superficie terrestre la lunghezza del giorno uguale a 12 ore. Questi sono gli EQUINOZI (quello di primavera il 21 marzo e quello dautunno il 23 settembre). In essi la terra si trova con lequatore nel punto pi vicino al sole. Dopo lEQUINOZIO DI PRIMAVERA si arriva al 21 giugno al SOLSTIZIO DESTATE con il Tropico del Cancro che il punto pi vicino al sole. A questo punto il giorno il pi lungo dellanno da noi, in quanto si arriva sino a 16 ore di luce; al Polo Nord il giorno dura 24 ore, mentre al Polo Sud la notte dura 24 ore. Si arriva poi allequinozio dautunno, seguito nel tempo da una progressiva diminuzione delle ore di luce fino al 22 dicembre, SOLSTIZIO DINVERNO (da noi 8-9 ore di luce al giorno); linverso del solstizio destate, quindi al Polo Nord si hanno 24 ore di buio e al Polo sud 24 ore di luce.

Effetti ecologici delle radiazioni a seconda della loro lunghezza donda E stato dimostrato che le piante indebolite o morte da poco rifrangono in modo diverso gli infrarossi che sono captati mediante speciali sensori da insetti xilofagi (questa una delle conseguenze delle radiazioni sul mondo animale ma che interessano indirettamente anche le piante). Luso della fotografia aerea a raggi infrarossi con il REMOTE SENSING (captazione di immagini a distanza a partire da satelliti o aerei) ci permette di riconoscere dal colore particolare delle chiome degli alberi indeboliti qual lo stato di salute del popolamento forestale. Lemissione e la riflessione dei raggi infrarossi varia infatti a seconda delle loro condizioni fisiologiche. Il fenomeno servito, ad esempio, a rilevare con le foto aeree in falso colore gli effetti - anche non apparenti a occhio nudo - di attacchi parassitari (V. Martini: Matsucoccus feytaudi) sul pino marittimo. Le diverse tonalit di colore ci permettono di distinguere anche le varie specie. Considerando gli UVA, di questi solo il 2% raggiunge la superficie della terra. Le piante possono essere danneggiate da queste radiazioni e perci hanno sviluppato delle strutture di difesa (ad esempio le cuticole fogliari spesse difendono i tessuti interni dallazione
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fotochimica, mentre organismi privi di cuticola come alghe e batteri vengono uccisi dagli UVA). Il flusso radiante maggiore in montagna e in queste zone le piante sono pi soggette agli effetti negativi degli UVA; ci implica un loro adattamento con lo sviluppo di cuticole spesse (ad esempio il rododendro), oppure di pigmenti antocianici rossi che filtrano gli UVA. Comunque le zone di montagna di solito sono pi nuvolose cosicch offrono un ulteriore schermo contro queste radiazioni. Gli UVA sono per positivi, entro certi limiti, per gli animali perch colpendo i grassi danno luogo alla formazione della vitamina D che fissa il calcio nelle ossa.

Fenomeni legati alla fotosintesi La fotosintesi dipende principalmente dallintensit della luce, ma dipende anche da altri fattori. Di solito, con laumentare dellintensit luminosa (dallalba a mezzogiorno), la pianta aumenta il suo ritmo fotosintetico. Nelle prime ore della giornata non si ha produzione di sostanza organica perch la respirazione la controbilancia sino al PUNTO DI COMPENSAZIONE. Superato questo punto la pianta inizia ad accumulare le sostanze organicate e questo avviene fino al PUNTO DI SATURAZIONE, ove non si ha pi fissazione di CO2 n accumulo, anzi, se lintensit della luce eccessiva, si possono avere danni agli organi che sono deputati alla fotosintesi. Questi due punti si differenziano a seconda della specie, degli organi (per esempio vi differenza tra le foglie dombra che stanno allinterno della chioma e quelle investite dalla luce) e dei fattori ambientali (maggiore o minore temperatura, vento ...). Nelle PIANTE OMBROFILE (o SCIAFILE) i due punti sono in genere bassi e inferiori a quelli delle PIANTE ELIOFILE; quello di saturazione pu elevarsi soprattutto se latmosfera pi ricca di CO2 perch c pi disponibilit di materia prima per la fotosintesi. Il punto di compensazione si eleva se la pianta si trova in uno stato di STRESS IDRICO, cio con poca acqua a disposizione, perci le piante delle zone tropicali hanno bisogno di molta luce per sintetizzare bene; sono infatti tutte eliofile perch periodicamente si ha aridit e tempo sereno. Di conseguenza si sposta anche il punto di saturazione. Nei giorni sereni, quindi con forti insolazioni destate, si ha un picco di produzione di sostanza organica verso le ore 10.00, poi, nelle ore pi calde, c un calo, quindi ci pu essere un
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nuovo picco tra le 15.00 e le 17.00. La diminuzione nellaccumulo di sostanza organica a met giornata, quando lintensit luminosa eccessiva, dovuta a molte cause, singole o concomitanti, ad esempio un 1) eccessivo riscaldamento delle foglie che compromette il loro funzionamento oppure 2) la chiusura degli stomi il che non permette lingresso della CO2. La temperatura elevata pu inoltre causare 3) una respirazione eccessiva, quindi con una maggior demolizione di sostanza organica. In caso di danni si ha addirittura un FOTOOSSIDAZIONE DEI PIGMENTI CLOROFILLIANI (caso limite). Infine si pu avere un calo di produzione per una diminuzione del tenore di CO2 che a volte pu accompagnare lelevarsi della temperatura. Quando lintensit della luce molto bassa la fotosintesi pu entrare in gioco (ad esempio nei semenzali allombra) solo se esistono macchie di luce, cio delle aperture illuminate in certe ore, nella copertura pi o meno continua delle chiome.

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La temperatura La temperatura dellambiente in cui vive la pianta (aria e orizzonti superficiali della terra e delle acque) dipende dallirraggiamento solare e soprattutto dai raggi infrarossi. La sua distribuzione ha quindi analogie con quella della luce. Quantit di calorie ricevute - a quota 0 - per cm2 di superficie
Latitudine Zona artica (80 N) Zona boreale(60 N) Zona temperata fredda (48-52 N) Zona temperata calda (39-45 N) ANNO 17.000 44.000 54.000 82.000 4 Mesi Estivi 14.000 30.000 36.000 41.000 DIFFERENZA 3.000 14.000 18.000 41.000

La sola MEDIA ANNUALE DELLE TEMPERATURE del tutto insufficiente per paragonare gli effetti biologici di climi differenti. In effetti necessario fare intervenire anche le variazioni durante lanno e il giorno: MEDIE DELLE TEMPERATURE MENSILI e MASSIMI E MINIMI ESTREMI. Lampiezza degli scarti annui e diurni caratterizza, come vedremo, dei grandi tipi di climi insieme alle medie annuali. La temperatura agisce sulla respirazione e la fotosintesi: fra 0 e 30 circa lintensit di questi fenomeni aumenta con la temperatura. Per temperature pi elevate la fotosintesi diminuisce rapidamente mentre la respirazione continua a crescere sino a 40-50 per diminuire solo al di l per inattivazione di specifici enzimi.

Temperatura come fattore ecologico La vita esiste nellintervallo di temperatura compreso fra -200 (spore di conservazione di funghi) e circa +100 (alghe di acque termali) ma le piante superiori vivono solo fra -80 e
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+60. Le variazioni giornaliere e stagionali sono assai contenute allequatore e aumentano via via che si procede verso i poli. Nella taiga siberiana la temperatura estiva pu avere degli sbalzi di 25C tra il giorno e la notte. In assoluto, sulla terra, la temperatura pi bassa misurata stata di -88C (Antartide), quella pi alta di 84C (superficie del suolo nei deserti). La temperatura pi alta dellaria rilevata stata di 60C. Con il passare delle ere ci sono state diverse fluttuazioni climatiche con i corrispettivi periodi glaciali ed interglaciali. Variazioni di questo tipo sono avvenute anche in periodi pi vicini a noi. Tra il XVII e il XIX secolo si ebbe un periodo freddo, definito da alcuni autori come piccola era glaciale. Nel Medioevo invece il clima era pi caldo dellattuale (si coltivava lolivo nel Monferrato). Le tre variabili pi importanti nel determinare le differenziazioni geografiche della temperatura sono: latitudine, altitudine, esposizione e vicinanza a grandi corpi dacqua: lultimo fattore modera le temperature estreme. E importante poi considerare ancora i diversi microclimi che possono influenzare vegetazioni e animali (sottobosco, esposizione ecc.). Il suolo pu riflettere molto, come ad esempio un suolo minerale chiaro, o assorbire quasi tutte le radiazioni, come il suolo scuro organico. Sotto ad una copertura forestale il microclima temperato rispetto ad una radura o a un suolo nudo, grazie anche allelevata umidit trattenuta: lacqua infatti si riscalda pi lentamente ma cede anche pi lentamente lenergia acquisita.

Anticipando alcuni concetti sul clima in generale abbiamo diversi livelli. C il MACROCLIMA (regionale), il MICROCLIMA (stazionale) e il MESOCLIMA (locale) che interessa ad es. il leccio sul Garda (rupi e acqua). Il microclima pu essere estremamente localizzato: per esempio, dentro il bosco, a 2 metri di altezza possiamo avere una temperatura dellaria che impedisce agli arbusti di uscire dalla dormienza, mentre a livello del terreno, che pi riscaldato, possiamo avere lo
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sviluppo delle specie erbacee vernali (di cui abbiamo gi parlato) che entrano in vegetazione prima degli arbusti per non venire ombreggiate: si tratta di un microclima in miniatura. Le medie mensili delle temperature sono importanti per caratterizzare il clima di una data zona; se vogliamo per fare delle analisi pi approfondite (soprattutto se si tratta di indagini ecologiche o fisiologiche) dovremo avere le temperature giornaliere del giorno e della notte. Le misure dei microclimi si possono effettuare mediante apparecchiature sofisticate; si potrebbero ad es. eseguire rilevazioni accurate a pi livelli (ad es. suolo, 2m, chiome),. coni strumenti che registrano automaticamente i dati; essi non sono per spesso utilizzati per gli alti costi e i possibili furti.

Effetti della temperatura sulle piante Dal punto di vista antropocentrico un clima pi o meno favorevole a seconda se questo pi o meno freddo. Nel mondo vegetale non si pu parlare in maniera generale di climi sfavorevoli (ad es. i larici della Siberia non soffrono in quanto possono resistere fino a 70C) o favorevoli perch la vegetazione si adattata a quel clima. Allo stesso modo impreciso parlare di temperature ottimali; infatti queste possono essere ottimali per la sopravvivenza ma non per la riproduzione perch per la riproduzione sono necessarie temperature pi elevate che non quelle necessarie per mantenere in vita una pianta. Il CAMPO DI VARIAZIONE DELLE TEMPERATURE: quello, compreso tra un minimo e un massimo, che permette la vita, cio il normale funzionamento del ciclo vegetativo. Le piante ricadono nel gruppo degli organismi POICHILOTERMI o ECOTERMI in quanto regolano la loro temperatura sulla temperatura esterna mancando di una termoregolazione interna. Quando le temperature sono eccessivamente elevate per una data specie la pianta presenta perdite di sostanza organica dovute alla respirazione e quindi comincia a consumare pi del dovuto le sostanze di riserva (alterazione del bilancio
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produzione/consumo). Inoltre il consumo non pu pi essere surrogato dalla fotosintesi; si ha cos una perdita di peso. Quando si parla di temperature estreme ci si riferisce alle temperature dannose al protoplasma: a temperature maggiori di +50C si ha disidratazione, appassimento (stress idrico) e poi cambiamenti chimico-fisici a livello cellulare in quanto si ha la DENATURAZIONE (coagulazione) delle proteine e la pianta muore. Con temperature eccessivamente basse si possono avere dei danni di diversa natura: si pu avere la precipitazione delle proteine, in alcuni casi si formano dei cristalli di ghiaccio intracellulari che rompono le pareti delle cellule. Ci sono per delle conifere microterme (= che hanno bisogno di poco calore) le quali possono resistere alla formazione di cristalli di ghiaccio negli aghi. Basse e alte temperature possono portare ad effetti paragonabili. Anche il freddo pu portare alla disidratazione: per esempio se in inverno, quando la pianta in quiescenza, c un periodo di caldo anormale, la pianta perde acqua: in queste condizioni essa non pu assumerne dal terreno perch in stasi vegetativa oppure il suolo gelato per cui ci pu essere disidratazione anche durante questa stagione. Sia la temperatura che la reazione biologica alla temperatura esterna variano a seconda delle parti della pianta. Le radici che sono immerse nel terreno hanno una temperatura pi uniforme durante lanno rispetto alla parte aerea. Questo avviene grazie al fatto che il suolo destate meno caldo dellaria e in inverno, soprattutto se c una copertura di neve costante, pi caldo dellaria. La corteccia ha delle propriet isolanti dovute al sughero nei confronti dei tessuti pi interni del tronco per cui questo si comporta da schermo alle basse temperature. Se il fusto viene illuminato completamente dal sole, avremo un aumento della temperatura in superficie, ma il sughero della corteccia difende le parti pi interne. Esistono per specie con la corteccia sottile come il faggio che, se cresciuto nel fitto di un bosco, viene messo in piena luce improvvisamente, reagisce alleccessivo riscaldamento con lesioni alla corteccia che possono poi aprire la strada allentrata di patogeni. Le piante hanno cortecce con spessore diverso a seconda dello stadio vitale in cui si
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trovano. I semenzali, che hanno una corteccia molto sottile, sono particolarmente sensibili nella zona del colletto che, in estate, in una radura aperta appena colonizzata, pu venire a contatto con terreno molto caldo (anche fino a 60C). Altre parti della pianta come le foglie si difendono dal caldo traspirando acqua e abbassano cos la loro temperatura. Da misure fatte si potuto riscontrare, in foglie sottili e molto traspiranti, uno scarto di 15 rispetto alla temperatura dellaria circostante. E dunque necessario tenere conto delle temperature ottimali a cui si svolgono respirazione e fotosintesi. La prima di solito molto pi alta della seconda. La respirazione infatti aumenta con laumentare della temperatura quasi fino alla massima temperatura di sopravvivenza. Il punto di congelamento delle foglie sempreverdi durante linverno relativamente basso, in quanto la pianta si preparata a questa situazione entrando in dormienza che pu essere anche solo transitoria. Nelle conifere si pu avere fotosintesi anche ad alcuni gradi sotto lo zero; ci comunque limitato dalle difficolt di approvvigionamento dellacqua dal suolo. Di seguito riportato un diagramma che riporta le temperature ottimali per la fotosintesi al variare delle quote.

Lacqua Lacqua indispensabile in tutti gli stadi di vita delle piante essendo un costituente essenziale del protoplasma. Le perturbazioni nel nostro paese giungono per la maggior parte da W, cio dallAtlantico. Le correnti aeree trasportano lumidit evaporata dagli oceani. I versanti a mare sono pi umidi di quelli interni poich i venti che arrivano dai bacini marini o oceanici risalgono le pendici, si raffreddano, condensano e lasciano cadere le piogge appunto sui versanti esterni. Un esempio ci dato dalla catena delle Alpi Apuane, che offre una improvvisa barriera ai venti carichi di umidit che arrivano dallAtlantico. Qui si scaricano piogge elevatissime,
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che arrivano fino a 3000 mm lanno, mentre nella parte interna della catena le precipitazioni sono inferiori e possono diminuire sulle creste principali dellAppennino, intorno a 1500 (2000) mm. a pochi Km di distanza. Ci sono dei casi anche pi evidenti: la barriera delle Montagne Rocciose (USA) ferma i venti che arrivano dal Pacifico e fa s che la parte interna risulti asciutta, con clima steppico se non desertico. Anche sulle Alpi il versante francese del Monte Bianco molto pi umido di quello valdostano mentre parecchie zone tirreniche hanno precipitazioni superiori a quelle adriatiche. La vegetazione ha bisogno di determinati quantitativi di precipitazioni per configurarsi con una certa struttura; come dati molto generali e variabili a seconda della distribuzione stagionale delle precipitazioni: - da 0 a 30 mm/ anno (come media) si ha il deserto; - da 30 a 300 mm/anno si hanno le steppe e le praterie (se vi un lungo periodo asciutto i quantitativi possono giungere a 600-800 mm); - al di sopra dei 500-900 mm abbiamo il bosco che peraltro pu esistere, se la pioggia ben distribuita, anche con quantitativi minori. In questo ampio spettro bisogna perci vedere la distribuzione mensile (durante lanno) delle piogge. Un es. la foresta boreale di conifere siberiane dove, nei boschi di larice, non piovono pi di 300-400 mm/anno; il periodo vegetativo breve e si ha una piovosit durante lestate sufficiente. In quei terreni, impermeabili per la presenza del permafrost, la vita della foresta assicurata grazie allumidit del suolo.

Umidit dellaria Lumidit il quantitativo di vapor acqueo presente nellaria. Lumidit assoluta si esprime in peso: grammi di acqua per Kg di aria. Poich il quantitativo di vapor dacqua che laria riesce a mantenere a livello di saturazione varia con il variare della temperatura e della pressione (pi elevata la temperatura, pi
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laria si impregna di umidit), si parla di UMIDIT RELATIVA, ovvero % di vapor acqueo presente paragonato con la saturazione, in quelle date condizioni di pressione e temperatura. E lumidit relativa (misurata con gli PSICROMETRI o gli IGROGRAFI) quella che pi utilizzata in ecologia.

Vari tipi di precipitazioni piovose La pioggia si verifica quando laria, satura di vapor dacqua, giunge ad una temperatura tale che ne permette la condensazione in nuvole. Le goccioline confluiscono insieme finch diventano delle gocce talmente grandi che, non potendo rimanere sospese, cadono sotto forma di pioggia.

Vari tipi di precipitazioni sotto forma di pioggia: - precipitazioni NORMALI causate da una risalita di masse daria a causa di un diverso riscaldamento dei vari strati dellatmosfera. Quando laria risale si espande perch diminuisce la pressione e si raffredda. Si formano cos le nubi. Le piogge che derivano da questo tipo di condensazione sono relativamente localizzate, ma possono essere anche di forte intensit; - precipitazioni OROGRAFICHE sono localizzate ai rilievi ed lesempio gi fatto per le Alpi Apuane e le Montagne Rocciose. Le masse daria si innalzano lungo i fianchi dei rilievi e si raffreddano (per laltitudine). Le nuvole che si formano portano ad un aumento notevole dellumidit atmosferica per cui anche nelle esposizioni meridionali si possono trovare specie che hanno bisogno di notevoli quantitativi di acqua, come il faggio. - precipitazioni CICLONICHE che si verificano quando masse daria calda e umida sono obbligate a scorrere sopra uno strato di aria fredda. Si hanno piogge prolungate, ma non di elevata intensit. Circa un terzo delle precipitazioni viene riciclato come evapotraspirazione, nubi, rugiada o
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altre piogge e due terzi soltanto raggiungono il reticolo idrografico per ruscellamento o infiltrazione nel suolo e successiva venuta a giorno di sorgenti. Lacqua di precipitazione, quindi, proviene soprattutto dalla traspirazione dei vegetali e poi dallevaporazione dei suoli e delle acque continentali pi che dal mare, un tempo ritenuta la fonte principale delle piogge. Le piogge possono essere ben distribuite nel tempo (come intensit), oppure concentrate in poche ore. Queste ultime possono causare notevoli danni poich il potere regimante del bosco limitato in quanto, oltre certi valori di precipitazione, lacqua scorre liberamente in superficie com avvenuto in Piemonte nel novembre 94 causando frane in montagna e allagamenti in pianura. Principali regimi pluviometrici del nostro paese Regime mediterraneo. Piovosit soprattutto autunnale che diminuisce molto in primavera e cade a limiti molto bassi a luglio-agosto per risalire in autunno e in inverno. Il grafico ha forma di una campana rovesciata, che pu essere pi o meno accentuata: man mano ci spingiamo verso est (Grecia, Medio Oriente) avremo sempre minor piovosit. Regime equinoziale. E caratteristico della Pianura Padana. Si hanno due picchi (primaverile e autunnale) con una pi o meno forte diminuzione durante lestate. Il minimo assoluto si verifica, comunque, durante i mesi invernali. Fra i diagrammi del regime mediterraneo e quello equinoziale vi sono i termini intermedi, di transizione che possono corrispondere a quelli della fascia sopramediterranea a roverella. Regime continentale. DellEuropa centrale e di alcune stazioni dellAlto Adige. E lopposto del regime mediterraneo: presenta un massimo estivo. Regime oceanico. Caratteristico delle zone oceaniche (in Europa delle zone atlantiche). La piovosit
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abbastanza uniforme durante tutto lanno, con una leggera diminuzione durante lestate. Ad es. in Inghilterra piove spesso anche se non in forte quantit.

Quantitativi annui di precipitazioni Pianura Padana: 500-700 mm (in aumento verso Alpi) sino a 1500 ai piedi (e > 1500 in Friuli). Valli steppiche alpine: 500-800 mm per solo nelle parti interne (minimo assoluto in V. Venosta) (sempre, nelle valli alpine, la piovosit diminuisce verso linterno). Alpi settentrionali piemontesi, Prealpi lombarde, venete e friulane: 1500-3500 mm. Riviera di Ponente e Apuane: 1200-3000 mm Appennino settentrionale e meridionale: 1500-2000 in quota, come pure nel Lazio meridionale, Campania interna, versante tirrenico calabrese in quota. Campidano, Sicilia meridionale, Tavoliere Puglie, Salento: < 600 mm. Resto della zona mediterranea: 600-800 mm. Al capitolo Clima si metteranno in relazione le curve pluviometriche con quelle termometriche.

Altre precipitazioni La GRANDINE sempre dannosa perche pu aprire la strada allingresso di patogeni quando ferisce le piante oltre a far perdere prodotto in agricoltura. Viceversa favorevole il fenomeno della RUGIADA che si forma per condensazione dellumidit atmosferica, dopo giornate molto limpide, su superfici che si sono raffreddate per il fenomeno dellirradiamento notturno del calore (terreno, erbe, foglie). Le goccioline che condensano possono venire in parte utilizzate dalle piante. La brina si forma per il contatto di goccioline di umidit con superfici fredde (intorno allo zero), con crescita di cristalli di ghiaccio a contatto con aria pi calda e umida. Le brinate precoci sono dannose per gli organi verdi, teneri, ancora in crescita. La condensazione della NEBBIA (es. nubi orografiche lungo i fianchi delle montagne) pu
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portare un certo contributo allapprovvigionamento idrico delle piante. La NEVE ha importanza ecologica analoga a quella delle piogge in virt della scorta dacqua di cui arricchisce il suolo; la sua azione, sfasata rispetto allepoca della precipitazione, si manifesta specialmente in primavera.

Adattamento delle piante ad eccessi e deficit di acqua I semi richiedono molta umidit per germinare e rimangono in uno stato di dormienza finch non vengono messi nelle condizioni di assumere acqua. Lacqua ammorbidisce in primo luogo le superfici relativamente indurite di certi semi, li fa rigonfiare e agisce in senso biochimico con le trasformazioni che si hanno allinterno del seme stesso. Inoltre, soprattutto nelle zone tropicali, elimina gli inibitori di crescita presenti. Questi fenomeni permettono lemissione della radichetta). Passando a considerare gli effetti dellacqua sulle piante si pu osservare che uno scarso apporto dacqua porta ad una riduzione degli scambi gassosi nelle foglie cosicch ne risente la fotosintesi clorofilliana. Le piante riescono a regolare la perdita di acqua sviluppando, se vivono in zone secche, la cuticola, impermeabile allacqua. Il problema delle perdite eccessive dacqua risolto in parte con la chiusura degli stomi. Se lassunzione dellacqua normalmente attiva, altrettanto normale la traspirazione: si ha cos un flusso continuo di acqua dalle radici alle foglie e da qui al resto della pianta. Tutto questo avviene per fenomeni di osmsi che permettono il passaggio dellacqua (e delle sostanze in essa disciolte) dalle particelle di terreno alle radichette fini. Le piante che si sono adattate a vivere completamente o almeno con le radici immerse nellacqua sono dette IDROFITE (PIANTE PALUSTRI). Devono possedere degli adattamenti particolari per non andare incontro al pericolo di avere deficienze di ossigeno nella rizosfera. Le piante che amano i suoli freschi (con buona disponibilit di acqua non stagnante) ma
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non umidi (dove lacqua scaccia in parte o del tutto lossigeno dai meati esistenti fra le particelle), sono le MESOFITE che si adattano a tenori medi di acqua. Ne sono un esempio le cosiddette latifoglie nobili (frassino, acero di monte, tiglio cordato). Infine vi sono le XEROFITE che, viceversa, hanno adattamenti particolari per diminuire le perdite dacqua immagazzinandola nei tessuti. Ne sono degli esempi pino silvestre, roverella, leccio, lentisco, mirto e altre specie della macchia mediterranea. Le idrofite devono presentare adattamenti agli eccessi di acqua. Esse posseggono tessuti spugnosi che permettono la diffusione dellossigeno dalle foglie alle radici (che sono dunque alimentate di ossigeno dalle foglie). Le xerofite presentano unampia gamma di adattamenti allaridit. Esse si possono classificare (in funzione dei meccanismi di adattamento) in: piante che riescono a 1) sfuggire al secco cio le TEROFITE che si sviluppano nel breve periodo in cui nelle zone aride c umidit nel terreno (anche per poche settimane) e in 2) piante che resistono allaridit in modi diversi. Queste possono evitare il secco mediante A) lapprontamento di riserve dacqua (piante succulente), oppure con un B) elevato assorbimento radicale che riesce a coprire le perdite per traspirazione o, ancora, C) tollerando la scarsit dacqua con leliminazione o il rallentamento della disidratazione. Esiste tutta una serie di adattamenti morfologici e fisiologici al secco. Sotto laspetto 1) morfologico possiamo ricordare uno sviluppo vegetativo modesto (molte radici e poche fronde), foglie piccole, cellule fogliari pi piccole e pareti cellulari pi spesse, stomi piccoli e infossati nellepidermide, frequente presenza di peli fogliari e di squame, soprattutto nella pagina inferiore dove pi frequenti sono gli stomi, spessori cuticolari notevoli con arricchimento superficiale di grassi (lipidi) e di cere, maggiore sviluppo del mesofillo (cio del tessuto a palizzata) che meno spugnoso, poich le cellule non devono avere degli spazi vuoti dove si pu fermare dellacqua, per cui si hanno anche minori spazi intercellulari. Allo stesso modo i tessuti conduttori hanno dimensioni minori, le cellule dello xilema sono pi ridotte ed i tessuti pi lignificati per evitare la dispersione di umidit. Tra i fattori 2) fisiologici abbiamo, a livello cellulare, un accumulo di zuccheri ed una concentrazione pi elevata della linfa in sostanze disciolte o disperse (con ovviamente un minor contenuto cellulare dacqua).
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Le piante delle zone aride sono in genere pi longeve ed hanno accrescimenti inferiori. Inoltre presentano un aumento della percentuale di acqua assorbita dai colloidi per unit di peso del tessuto secco.

Il vento Genesi dei venti I diversi punti della terra ricevono, a seconda della loro latitudine, quantitativi diversi di radiazione solare. Ci genera differenze di temperatura e di pressione tra un punto e laltro della terra. Lenergia calorifica tende ad equilibrarsi, quindi si hanno spostamenti di masse daria che generano le BREZZE e i VENTI. Alle medie latitudini esiste unampia zona, sia a N che a S dello Equatore, dove c un interscambio tra aria fredda dei poli e aria calda delle zone tropicali. Esistono poi gli ALISEI, venti regolari e costanti con direzione NE-SW nellemisfero boreale e SE-NW in quello australe, separati dalla fascia delle calme tropicali. I MONSONI sono invece venti stagionalmente costanti, originati dalle differenze di temperatura tra Oceani e continenti (velocit media 50 Km/h). Regione tipica dei monsoni quella sud-asiatica dove, durante lestate, dallOceano Indiano spira un flusso daria calda e umida alimentata dagli alisei: da aprile a settembre si hanno precipitazioni abbondanti. In autunno si ha inversione dei venti, spesso con formazione di TIFONI. Il monsone invernale (di terra), che spira da ottobre a marzo, freddo e secco e porta tempo asciutto.

Movimenti dei venti Durante il giorno la superficie della terra si scalda pi in fretta della superficie dellacqua. Al mattino la superficie della terra risulta pi fredda della superficie di questultima che tarda a riscaldarsi ma mantiene pi a lungo il calore. Si hanno cos delle brezze fresche che dallacqua si portano verso terra; il contrario avviene durante la notte. Questi sono fenomeni molto deboli e si verificano se latmosfera calma, altrimenti i loro effetti sono
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nascosti dai venti veri e propri. Vi sono poi scambi di masse daria nelle valli a causa di venti locali perch le diverse parti delle valli si scaldano in modo diverso. Ci sono i VENTI ANABATICI che al mattino risalgono le pendici perch essendo i fondi valle pi freschi laria, riscaldandosi, tende a salire. Abbiamo poi i VENTI CATABATICI che, verso sera, scendono dalle vette in quanto in alta quota laria si raffredda prima. Per le stesse ragioni esistono i venti tra pianura e montagna.

Effetti del vento sullambiente e la vegetazione Il vento pu essere agente di erosione superficiale di suoli nudi a grana fine e, con questi movimenti di materiale, pu permettere lavanzata del deserto nella savana circostante. Il vento ha un effetto particolarmente dannoso quando trasporta piccole particelle solide in sospensione. E il caso delle zone predesertiche o vicine al mare (rispettivamente granelli di sabbia e cristalli di sale in sospensione), dove queste sostanze a spigoli vivi esercitano unazione smerigliante sulla vegetazione. Il vento influenza notevolmente sia lEVAPORAZIONE PASSIVA attraverso le foglie sottili di una pianta, sia la TRASPIRAZIONE ATTIVA attraverso gli stomi. Il vento trasporta energia calorifica, moderando le temperature estreme. E un fattore essenziale nellimpollinazione di molte specie vegetali (ANEMOFILIA) e nel trasporto di certi semi alati per fenomeni di ANEMOCORIA (tigli, aceri, carpini, frassini, olmi, conifere). I venti possono per anche disperdere, evitando concentrazioni eccessive, determinate sostanze tossiche. Abbiamo poi il trasporto di vapore dacqua che influenza direttamente la piovosit di una data zona.

Danni meccanici da vento I venti possono avere degli effetti meccanici dannosi sulle piante.
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Se i venti sono di direzione costante e la pianta ha radici ben ancorate al terreno, questa non viene sradicata e reagisce assumendo una sezione del tronco ovale, con il diametro massimo nella direzione del vento. Con venti costanti, sopravvento, nelle conifere gli anelli sono pi stretti e viceversa sono pi larghi sottovento. Il fusto risulta eccentrico e viene cos a formarsi il LEGNO DI COMPRESSIONE. Le latifoglie reagiscono in un modo un po diverso producendo un legno di tensione. Il vento abbassa la temperatura delle piante, fenomeno che pu essere favorevole nelle zone calde e viceversa nelle zone fredde. Al limite superiore dei boschi di faggio sullAppennino, dove il vento molto frequente, questa specie assume un portamento praticamente arbustivo. Questo effetto nanizzante dipende direttamente dal vento perch, in scarsit di acqua, la divisione cellulare viene inibita o comunque ostacolata. Allo stesso modo alcuni getti possono seccare biforcandosi. Cos le piante assumono un aspetto cespuglioso. Se le piante sono radicate superficialmente (o per loro natura o perch le radici non possono penetrare in suoli superficiali o troppo umidi) esse possono venire pi facilmente sradicate e capovolte. Se le radici oppongono resistenza e il vento a raffiche violente, il fusto pu essere schiantato ad una certa altezza Un tempo sulle rive del Mediterraneo esistevano dune modellate dai venti. Queste venivano colonizzate da una grossa graminacea cespitosa che produce rizomi molto grandi, Ammophila arenaria, che veniva utilizzata per fermare le dune quando le spiagge non avevano ancora lattuale valenza turistica. Questa pianta infatti ha la capacit di resistere al SORRENAMENTO ricacciando un rizoma in grado di attraversare lo strato riportato sino ad un metro di spessore e venire alla luce. La parte rimasta sommersa viene cos a morire.

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IL CLIMA

Le definizioni di clima proposte da vari autori sono diverse. 1. Complesso di fenomeni meteorologici che definiscono le condizioni medie

dellatmosfera in una data zona. 2. Serie degli stati atmosferici determinata dalla loro successione abituale in una data zona. 3. Stato medio dellatmosfera determinato da un certo numero di grandezze fisiche (mm di pioggia, gradi di temperatura, ...) che sono caratteristiche di quella zona, nel senso che variano da un minimo ad un massimo e normalmente non vanno fuori da questi limiti. Per avere unidea dei rapporti che intercorrono tra precipitazioni e temperature sono stati studiati vari INDICI PLUVIOMETRICI che ne stabiliscono una relazione e dei DIAGRAMMI che, essendo basati su dati particolari, sono da preferire.

Diagrammi ombrotermici Questi diagrammi sono le rappresentazioni grafiche che mettono in relazione i valori della temperatura con quelli delle precipitazioni. Su uno stesso diagramma si possono paragonare le due curve che uniscono tutti i punti mensili in mm per le precipitazioni medie e in gradi per le temperature medie. I diagrammi ombrotermici (dal greco ombros = pioggia) vengono anche detti diagrammi pluviometrici. Occorre scegliere un rapporto fra le scale che devono essere assegnate alle temperature e alle precipitazioni (si assunto P = 2T) per ottenere un diagramma graficamente significativo. Si cos scelto un artificio per far risaltare i mesi considerati aridi che sono quelli in cui la curva delle precipitazioni sta al di sotto della curva delle temperature. In pratica Bagnouls e Gaussen hanno inventato questi diagrammi: questo metodo stato
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poi migliorato da altri due climatologi, Walter e Lieth. Riportiamo ora un esempio di diagramma ombrotermico secondo le norme stabilite da questi autori in modo da saper interpretare i dati riportati senza alcuna indicazione. Sullascissa del diagramma sono riportati i mesi dellanno, sullordinata le precipitazioni e le temperature relative. I valori delle temperature, convenzionalmente, sono riportati a scala doppia di quelli delle precipitazioni (1C = 2 mm). Tutte le precipitazioni che superano i 100 mm vengono indicate con una scala che la decima parte di quella normale. Per quanto riguarda le temperature, con il colore nero vengono indicati i mesi con temperatura media uguale o inferiore allo zero; con il tratteggio si indicano i mesi che, pur avendo la media sopra lo zero, possono avere dei minimi inferiori allo zero. Il regime termico rappresentato con linee sottili, quello pluviometrico con linee pi spesse. I periodi umidi e secchi sono diversamente contrassegnati. Le stagioni fredde sono messe in rilievo, lungo lascissa, da rettangoli in nero quando la media dei minimi del mese corrispondente inferiore a 0C, da rettangoli rigati quando, pur essendo la media dei minimi del mese superiore a 0C, nel periodo considerato si sono avuti minimi assoluti mensili inferiori a 0C. Nel diagramma sono riportati i seguenti dati: nome della stazione e, sottostante ad esso, durata del periodo cui si riferiscono le osservazioni termopluviometriche; se la durata non coincide, il primo valore si riferisce alla temperatura ed il secondo alle precipitazioni; altitudine della stazione in metri; temperatura media annua in C; media delle precipitazioni annue; temperatura massima assoluta; media delle temperature massime del mese pi caldo; escursione termica annua (differenza fra le temperature medie del mese pi caldo e pi freddo); media delle temperature minime del mese pi freddo;
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temperatura minima assoluta.

Fattori topografici influenzanti il clima Sono quelli che dipendono dalla GEOMORFOLOGIA (aspetto del territorio) a livello locale o regionale e che possono modificare a scala locale i fattori ecologici generali. Vengono riassunti qui per memoria perch sono gi stati ricordati nella trattazione precedente, ove necessario, parlando dei fattori climatici. Effetti sulla temperatura La temperatura dellaria (su media annua) diminuisce regolarmente con laltitudine di circa 055 ogni 100 m di quota. E questo gradiente altitudinale di temperatura che la causa principale dellesistenza di piani di vegetazione sulle montagne. Effetto delle esposizioni. E massimo fra quelle a S e N (ad es. sui fianchi di valli disposte in senso E-W). Una parete rocciosa esposta a S protegge la vegetazione posta alla sua base dai venti del N, concentra la luce e il calore e crea un microclima pi favorevole. Effetti sulle precipitazioni Queste crescono di norma con laltitudine: ci dipende dagli effetti della barriera montana sui venti carichi di umidit. Le alte montagne sahariane (3000-3200 m) ospitano piante steppiche o anche mediterranee, assenti a quote inferiori.

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I PRINCIPALI TIPI CLIMATICI E VEGETAZIONALI A LIVELLO MONDIALE

Questi tipi di vegetazione, per la scala a cui vengono esaminati, vengono definiti solo sotto laspetto fisionomico ma, essendo legati ad ambienti particolari, corrispondono effettivamente a determinati tipi climatici. Procedendo dallequatore verso i poli ne distinguiamo i seguenti tipi. Clima e vegetazione equatoriale Questa fascia climatico-vegetazionale si situa a cavallo dellequatore. Al clima equatoriale corrisponde la FORESTA PLUVIALE SEMPREVERDE (dal latino pluvia = pioggia), formata da specie che devono ricevere notevoli quantitativi di precipitazioni costanti. Le piante che costituiscono queste foreste hanno un accrescimento continuo durante lanno, senza un riposo vegetativo per cui non possono essere distinte le cerchie annuali e quindi neppure let della pianta. Il clima uniforme con minime escursioni termiche lungo il corso dellanno tanto che non possibile distinguere le stagioni. Temperature medie annue di 25-30C e piovosit media intorno ai 2000-5000 mm/anno. La distribuzione di queste foreste presenta una fascia principale lungo lequatore, peraltro molto interrotta, che forma delle propaggini lungo i fiumi sia verso nord che verso sud in regioni con climi pi secchi con le cosiddette FORESTE A GALLERIA. Un tipo di vegetazione particolare di questa fascia climatica costituito dalle MANGROVIE. Queste vegetano in paludi e stagni salmastri che si formano presso gli estuari dei fiumi e lungo i litorali dove, per la presenza di falde salate, sono possibili
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infiltrazioni di acqua dal mare. Le mangrovie sono piante specializzate capaci di rispondere alle continue oscillazioni delle maree grazie alla presenza di radici a trampoli che le tengono sollevate. Le foreste pluviali presentano 3 o 4 strati di vegetazione legnosa pi quello del sottobosco: uno strato superiore degli alberi alto fino a 30-40 m, un secondo alto 10-15 m, lo strato degli arbusti alti e quello del sottobosco estremamente ombroso con vegetazione formata non da erbe ma da crittogame (muschi, licheni e felci) che colonizzano labbondante sostanza organica. Vi sono poi piante EPIFITE (Orchidaceae), EPIFILLE (epatiche) e le LIANE che si arrampicano sui tronchi per raccogliere la luce; le prime si insediano alla biforcazione dei rami e le seconde sulle foglie. I suoli di queste foreste sono poveri, con lettiera spessa ma orizzonti sottostanti fortemente lisciviati e presentano orizzonti di deposizione induriti di sali di ferro e manganese (le basi si concentrano nellhumus). Quando vengono effettuati dei tagli questo viene facilmente allontanato dalle continue piogge, i suoli si impoveriscono e si instaura, in luogo delle specie climaciche a legno duro, spesso pregiato, e ad accrescimento pi lento, una VEGETAZIONE DI TIPO SECONDARIO, formata da alberi di dimensioni minori, a rapida crescita, ma con legno tenero e di nessuno o scarso interesse economico; diminuisce inoltre notevolmente il numero di specie anche animali presenti. Ancora pi dannosi dal punto di vista ecologico ed economico sono i cambi di coltura; infatti quando si taglia la foresta pluviale per fare spazio ai pascoli si formano delle formazioni instabili che, una volta consumata la poco fertilit residua, si diradano innescando gravi processi di erosione del suolo. In queste foreste si possono contare fino a 150 specie di alberi diversi per ettaro, creando non poche difficolt per la classificazione, anche perch, essendo molto fitte, il fogliame inserito molto in alto ed difficilmente osservabile..
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Clima e vegetazione sub-equatoriale e tropicale E di transizione tra il clima equatoriale e quello tropicale. Quando parliamo di clima tropicale dobbiamo ricordare che si tratta di un clima caldo con una stagione secca pi o meno lunga la cui durata influisce sul tipo di vegetazione presente, cos possiamo trovare foreste sempreverdi, foreste miste di sempreverdi e caducifoglie e foreste di sole caducifoglie. Ai limiti di questa fascia, con laumentare dellaridit, troviamo passaggi alla vegetazione tropicale con formazioni a Cactaceae e arbusti spinosi di varie specie, lungo le coste del Messico e del Brasile settentrionale (Caatinga). Un tipo particolare di foresta tropicale a stagione asciutta quella indiana dove la specie pi interessante il teck (Tectona grandis) molto usato per mobili e parquet. In Australia in zone relativamente umide troviamo boschi radi di Acacia e di Eucalyptus. Tra laltro da notare che il genere Eucalyptus occupa in Australia tutte le nicchie ecologiche forestali dalle fasce equatoriali fino alle stazioni di montagna e a quelle steppiche. Gli eucalipti sono sempreverdi mentre le acacie sono caducifoglie. Aumentando ancora la siccit troviamo formazioni di sole caducifoglie. A questo tipo di vegetazione appartengono vaste zone del Brasile centro-meridionale, del Paraguay, dellArgentina settentrionale dove possiamo ricordare il quebracho del genere Schinopsis dalla cui corteccia veniva estratto il tannino. In Africa abbiamo SAVANE nei parchi naturali del Kenya e della Tanzania dove esistono altre specie del genere Acacia e la Adansonia digitata (malvacea) con legno tenero, tronchi grossi a forma di botte e chiome assai ridotte, senza alcuna applicazione pratica (baobab). Altre zone occupate dalla savana si trovano in Sudan con il Sahel che sta cedendo territorio al deserto del Sahara a causa di variazioni climatiche associate a continui incendi e a pascolamento eccessivo.
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Clima temperato caldo con stagione secca e sua vegetazione Qui troviamo ancora delle SAVANE ARBORATE con sempreverdi. Sulle Sierras in America centrale e in Messico cominciano a comparire specie del genere Pinus e del genere Quercus, sempreverdi. Insieme allAcacia abbiamo il genere Prosopis. Questo clima presenta una stagione relativamente secca ma anche fredda alla quale corrisponde una stasi vegetativa. A questo tipo di clima appartiene quello mediterraneo, presente anche in Cile, California, Sud Africa, Australia meridionale (di qui provengono gli eucalipti coltivati nel bacino mediterraneo).

Clima temperato caldo e umido e sua vegetazione Esteso nella Cina centro-meridionale, parte del Giappone e USA (SE), con piovosit ben distribuita durante lanno, In Cina e in Giappone troviamo Cinnamomum canphora (Albero della canfora), magnolie a foglia caduca, rododendri arborei e camelie. Anche in Australia vi sono zone con questo clima dove troviamo ancora una volta il genere Eucalyptus. Nel settore atlantico dellAmerica del nord e nel Golfo del Messico troviamo la Magnolia grandiflora comunemente coltivata anche nei nostri giardini e il Taxodium distichum o cipresso calvo.

Clima e vegetazione temperati e sua vegetazione Con foreste di latifoglie decidue a distribuzione circumboreale in Asia, Europa e Nord America.

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Clima freddo della foresta boreale di conifere e di montagna Distinguiamo, parlando della Siberia, due settori differenziati dal grado di continentalit nellambito della TAIGA. Siberia centro-occidentale con Picea obovata, Pinus sibirica, P. sylvestris, Abies sibirica; relativamente meno fredda e meno continentale. Sibera orientale, con clima molto pi freddo ed estremamente continentale; con estate breve e calda, inverno lungo e molto freddo con -30/-50C (minimo assoluto -75). Queste condizioni permettono la vita solo a conifere caducifoglie del genere. Larix (L. dahurica, L. gmelini). Troviamo qui molte torbiere, suoli umidi podsolizzati con orizzonti superficiali lisciviati e permafrost. Nella foresta boreale americana (con analoghe condizioni pedologiche) troviamo specie diverse da quelle siberiane ed europee: Pinus banksiana, ecologicamente simile a Pinus sylvestris; nelle zone paludose del settore occidentale vive Picea mariana con portamento colonnare molto stretto e Larix laricina. Nel settore orientale troviamo Picea rubens e Abies balsamea. Parlando poi della vegetazione di altitudine (foreste montane) ricordiamo sulle Montagne Rocciose Pseudotsuga viridis e, allinterno, Pseudotsuga glauca, una ventina di specie di pini delle Sierras messicane e, ancora sulle Montagne Rocciose, Abies concolor e Picea pungens coltivati per il colore glauco degli aghi, pi lunghi in Abies e pi colorati nella Picea pungens var. kosteriana. SullHimalaya troviamo una specie di quercia sempreverde che strettamente affine al leccio, Quercus baloot, Picea smithiana con rami secondari lungamente pendenti, Pinus wallichiana (pino eccelso) e Cedrus deodara, gli ultimi due comunemente coltivati alle nostre latitudini.

Clima subartico e la tundra (a nord della taiga). E priva di alberi e caratterizzata da terreno gelato per gran parte dellanno. La
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vegetazione costituita da muschi, licheni, vegetazione di torbiera e di paludi (per la grande presenza dacqua), arbusti nani. Lestate molto breve e fresca, le precipitazioni sono molto basse; nonostante questo c ristagno di acqua dovuto al permafrost.

Clima e vegetazione steppica Cenosi non forestali: STEPPE e PRATERIE, a S della taiga in Asia le prime, al centro degli USA le seconde, con estate calda e secca e inverno freddo. Possono essere di origine climatica, ma anche in parte antropogena; si pu avere un regresso delle foreste a causa di incendi, tagli sregolati, pascolamento. Un tempo erano pi diffuse di oggi: ad esempio negli USA centro-orientali sono quasi del tutto scomparse a causa dellagricoltura indirizzata, in gran parte, verso le colture di cereali, soprattutto grano duro e mais, con risultati sfavorevoli sul suolo causa lerosione eolica e il conseguente impoverimento dello stesso dopo pochi anni. Le formazioni steppiche si trovano nelle seguenti aree. In Medio Oriente: Anatolia interna, Siria, Israele, ampliate dal pascolamento millenario. In Europa: bassopiano pannonico (PUSZTA, Ungheria centrale), Ucraina, pianure di Romania e Bulgaria, sostituite in gran parte dalle colture. In Asia: nellAsia centrale e in Mongolia. In Oceania: orlo intorno al Grande deserto australiano.

Clima e vegetazione desertiche. I deserti sono caratterizzati da piovosit scarsissima, rara ed episodica; possono passare anni senza eventi piovosi e vi assenza quasi completa di vegetazione (oppure questa fugace), salvo nelle oasi. Nel Sahara ci sono depositi dacqua fossile nel suolo che va usata con parsimonia perch non pi alimentata e quindi limitata. Questo deserto nel Terziario era una savana il che comprovato da incisioni rupestri con scene di caccia. La vegetazione terofitica ha cicli brevissimi in corrispondenza delle precipitazioni. Nelle zone
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pi vicine alla falda (avvallamenti) c acqua temporanea che permette la nascita di vegetazione di carattere parzialmente mediterraneo (ad esempio loleandro). La principale caratteristica climatica del deserto la forte escursione termica fra il giorno e la notte e fra linverno e lestate. Deserti caldi: Sahara, Kalahari, D. Arabico, Iran Centrale, Kizil Kum e Kara Kum, D. Australiano, Valle della Morte (California). Deserti freddi: Gobi, Takla Makan.

Vegetazione azonale Per completare lo studio dei grandi tipi di vegetazione a livello mondiale occorrere aggiungere quelli non legati al clima ma che si dicono AZONALI o a DETERMINISMO EDAFICO (il discorso verr ripreso parlando della dinamica della vegetazione), naturalmente solo con qualche cenno. Vegetazione marina e litoranea Vegetazione sommersa (prateria di Posidonia oceanica e alcune altre fanerogame) Vegetazione di paludi salse (barene; piante con elevata pressione osmoticaChenopodiaceae) Salicornia, Salsola, Suaeda Vegetazione delle dune costiere (con vegetazione alfila e di consolidamento come Ammophila arenaria) Vegetazione discontinua dei litorali rocciosi (alfila e rupicola) come Crithmum maritimum (finocchio di mare) Aggruppamenti acquatici e palustri dei laghi e stagni (v, pi avanti) riparia (interessata da esondazioni erosive e apporti di materiale alluvionale (Salici e Pioppi)
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foreste paludose (ristagno: Ontano nero) e delle torbiere basse (acide o alcaline) torbiere alte a sfagni (estremamente acide) mangrovie (zone salmastre tropicali, gi viste) Aggruppamenti dorigine antropica e colture (ivi comprese le specie che colonizzano le aree urbane (RUDERALI) e le cosiddette infestanti dei coltivi, denominate piante SINANTROPICHE)

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STUDIO DELLA VEGETAZIONE

Concetto di FLORA e VEGETAZIONE: la prima costituita semplicemente dallelenco delle specie vegetali presenti in una data zona mentre la seconda implica il modo con cui queste specie vivono associate.

Gruppi corologici Nello studio delle flore e delle vegetazioni di determinati territori interessante stabilire la composizione percentuale delle specie (suddivise in ELEMENTI FLORISTICI) che le costituiscono, sulla base della diffusione geografica dei loro areali. Se ne fanno perci degli SPETTRI PERCENTUALI (ponderati se riguardano singoli tipi di vegetazione) che possono essere confrontati con altri. Gli elementi floristici vengono riuniti in GRUPPI COROLOGICI stabiliti appunto in base alla loro distribuzione territoriale attuale. Si adottata, semplificandola, la classificazione delle specie proposta da PIGNATTI (1982) con le seguenti categorie: Endemiche Stenomediterranee Eurimediterranee Mediterraneo-montane Eurasiatiche Eurosibiriche Atlantiche ad areale pi o meno ristretto (ad es. Alpi Marittime, Alpi Orientali, Sicilia, Isole Eolie, ecc.) con areale strettamente limitato alle coste mediterranee (es. Quercus ilex). areale c.s. ma con irradiazioni talvolta sino allEuropa centrale (es. Q. cerris, Q. pubescens, Fraxinus ornus) ad areale limitato ai monti circummediterranei (es. Amelanchier ovalis). con areale dallEuropa al Giappone. (es. Pinus sylvestris). (e Subatlantiche): con areale limitato alle coste atlantiche (oltre alla subatlantiche penetranti pi ad est nellinterno) (Es. Quercus pyrenaica, Cytisus scoparius).
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Orofile S. Europee

areali di specie montane e subalpine dellEuropa meridionale

Boreali (+ Circumboreali) ad areale nordico (Asia ed Europa), di clima freddo (ivi comprese molte specie artico-alpine) (Es. Alnus viridis e Taxus baccata presente anche in America del nord). Cosmopolite con areale esteso a tutto il mondo o quasi (salvo zone fredde e alte montagne), senza lacune importanti (Es. Pteridium aquilinum) e molte idrofite; inoltre specie naturalizzate per cause antropiche (piante infestanti delle colture). c.s. ma con lacune importanti (mancano ad es. in un continente o in una zona climatica).

Subcosmopolite

Classificazione ecologica di Raunkiaer La classificazione delle piante secondo le forme biologiche di Raunkiaer (inizi del secolo) permette di riunirle in gruppi sulla base del loro adattamento allambiente. Si presa in considerazione la morfologia della pianta e soprattutto la posizione e distanza delle GEMME DORMIENTI rispetto al suolo. (Vedere lezioni Biologia vegetale)

Studio della vegetazione attuale La copertura vegetale di un territorio risulta dallinfluenza dei fattori ambientali (clima e suolo) oltre che dallinterazione fra le specie vegetali e tra queste e le specie animali uomo compreso. Elementi caratterizzanti della vegetazione sono: 1. Fisionomia, data la dominanza di certe forme biologiche (ad es. quelle erbacee in un prato); 2. Struttura, data dalla coesistenza di forme biologiche diverse e dallarticolazione in strati di vegetazione (muscinale, erbacea, cespugliosa, ecc.);

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3. Composizione floristica, la cui analisi viene di solito limitata alle piante vascolari (ivi comprese le felci), ed estesa ai muschi dove questi siano molto importanti nella struttura (ad es. nelle peccete subalpine)

Per uno studio della vegetazione su base floristica (v. Fitosociologia) bisogna distinguere fra loro le zone con fisionomia e struttura differenziate, tenendo presenti anche il SUBSTRATO GEOLOGICO, i SUOLI e la GEOMORFOLOGIA (forme del territorio). Da questesame deriva una selezione orientata dei punti di rilievo che non dovrebbero cadere nelle zone di transizione, a meno che queste non debbano essere studiate appositamente o riconosciute cartograficamente. La STAZIONE, dal punto di vista pratico, una data zona, di area variabile, ove si effettua il rilevamento della vegetazione considerata insieme con le condizioni climatiche, pedologiche e biologiche alle quali sono sottoposte le piante. Ai fini del rilevamento una stazione deve essere OMOGENEA per condizioni ambientali ed antropiche. Con il termine generico di FORMAZIONE VEGETALE si indicano aggruppamenti di piante aventi un aspetto fisionomico relativamente omogeneo e costante, dovuto alla dominanza di una o pi specie sociali (che possono vivere in mescolanza) con caratteri biologici affini. Sono formazioni una foresta, un prato, una palude. I botanici si interessano delle sole FITOCENOSI (BIOCENOSI se si studiano anche gli animali), termine con il quale si indicano gli aggruppamenti vegetali reali, definiti mediante la composizione floristica rilevata

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METODI DI STUDIO DELLA VEGETAZIONE

Fitosociologia E il metodo di studio della vegetazione pi diffuso internazionalmente e quello che permette di lavorare in campo cartografico alle diverse scale, da quelle intorno al milione sino a quelle pi grandi, di maggior dettaglio (ad es. 1 : 25.000, 1 : 10.000, 1 : 5.000, 1 : 1.000, cio nel caso forestale, sino alla scala catastale per studi di carattere applicativo tipo piani di gestione forestale). Nella fitosociologia i rapporti di SOCIALITA e di dipendenza fra individui di specie vegetali diverse, presuppongono la COMPETIZIONE e la CONCORRENZA, nellambito dei fattori dellambiente che hanno una diversa influenza sulle singole specie vegetali. Gi si detto che un tempo alcuni consideravano lassociazione, unit di base della sistematica fitosociologica, astrazione della realt, simile ad un organismo, con una vera organizzazione interna per diminuire la concorrenza fra le piante consociate. Questo concetto oggi del tutto superato. Presupposto fondamentale della fitosociologia quello di considerare la vegetazione di un dato territorio con tutte le sue variazioni come il risultato dellazione dei fattori ambientali sul complesso di specie vegetali esistenti in zona per cui vari autori ignorano o pospongono lesposizione dei dati climatici e pedologici allo studio della vegetazione. La FITOSOCIOLOGIA si pu definire come lo studio degli aggruppamenti vegetali prima di tutto sotto il punto di vista floristico e poi sotto il profilo ecologico, dinamico, corologico e storico. Il rilevamento floristico comporta un numero pi o meno elevato di rilevamenti a seconda dellestensione e della variabilit degli aggruppamenti per poter avere dati validi sotto laspetto statistico.

Metodologie di rilevamento della vegetazione superate I FITOCENOLOGI rilevavano utilizzando un cerchio che lanciavano A CASO nelle aree da
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rilevare; venivano in seguito elencate, numerandole, le specie comprese nel cerchio. A parte la laboriosit del metodo questo, ovviamente, era di difficile applicazione nei boschi. Lo spirito che reggeva questo modo di rilevare era quello di procedere a caso mentre, viceversa, i fitosociologi rilevano certe aree scegliendole appositamente. Invece, la scelta dellarea da rilevare dai fitosociologi SOGGETTIVA e si pu effettuare sulla base dellesperienza e della conoscenza dei parametri ecologici, previo uno studio preliminare della litologia e una FOTOINTERPRETAZIONE delle foto aeree che forniscono gi in prima approssimazione unidea di dove dover rilevare.

Metodologie fitosociologiche di rilevamento della vegetazione Scelta la STAZIONE si compila la scheda allegata che ha una parte ecologica iniziale e una di compilazione della lista di specie. Come gi detto di fondamentale importanza che la stazione sia OMOGENEA per i principali fattori ambientali (pendenza, esposizione, substrato) oltre che, ovviamente, per la copertura vegetale per cui vanno esclusi bordi e radure. Si deve rilevare in aree possibilmente poco alterate, non in boschi tagliati da poco (a meno di voler studiare la vegetazione di ricolonizzazione) oppure percorsi da incendio o pascolati. Ogni rilevamento su apposita SCHEDA deve portare il nome del comprensorio (valle, zona) e la definizione generica del tipo di cenosi definita genericamente, la data (importante data la stagionalit di certe specie come le geofite) e il nome del rilevatore. Inoltre la prima parte della scheda (v. allegato) contiene i seguenti elementi: Localizzazione. Lindicazione pi precisa quella relativa alle coordinate geografiche riferite al reticolo UTM delle tavolette IGM 1 : 25.000, indispensabile per fare cartografie e inserire le localit in una banca dati. Spesso la si indica approssimativamente rispetto ad una localit della carta topografica. Caratteri generali della stazione. Altitudine, esposizione, pendenza, morfologia, roccia madre, umidit, indicazioni sul suolo e lattivit antropica.
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Struttura verticale (STRATIFICAZIONE DELLA VEGETAZIONE). Si distinguono gli strati arboreo alto e basso (ad es. matricine e ceduo), arbustivo alto e basso, erbaceo e muscinale. Dato che certe specie non si identificano esattamente con le categorie suddette si possono definire strati differenziati in classi non codificate di altezza media dal suolo. Struttura orizzontale (RICOPRIMENTO). E lespressione in percentuale della copertura vegetale del suolo. Il complemento a 100 rappresentato da rocce, suolo nudo, ecc. La somma delle coperture dei vari strati, ovviamente, sovente superiore a 100. Superficie di rilevamento. AREA MINIMA quella necessaria perch si abbia un inventario floristico completo della stazione. Si elencano le specie con incremento progressivo procedendo in teoria a spirale sulla superficie di rilevamento sinch, ad un certo punto, aumentando la superficie stessa, non si incontrano pi specie nuove a meno di uscire dalla stazione scelta. Le superfici da rilevare sono in genere di: 10-15 m2 nei prati artificiali, 20-30 m2 nei pascoli e nelle brughiere, 100 m2 nei prati aridi, 50-300 m2 nei boschi. Liste delle specie. Elenco di quelle incontrate, con la loro terminologia latina. Abbondanza-dominanza (gradi di -). Esprime lo spazio occupato dallinsieme degli individui di ogni specie, determinato ad occhio dal loro numero e dalle loro dimensioni (es.: uguale valore per stessa superficie occupata da una specie con numerosi individui di piccole dimensioni e per unaltra con pochi ma grossi individui). La scala pi utilizzata quella di Braun-Blanquet: 5 copertura dal 75% al 100% (almeno 3/4 della superficie rilevata) 4 copertura dal 50 al 75% (1/2-3/4 della superficie rilevata) 3 copertura dal 25 al 50% (1/2-1/4 della superficie rilevata) 2 copertura dal 5 al 25% (1/20-1/4 della superficie rilevata) 1 copertura debole (1-5% della superficie rilevata) + copertura minima (< 1% della superficie rilevata)

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Sociabilit. Indica la distribuzione dei singoli individui di una stessa specie nellambito della superficie rilevata. La scala : 5 in popolamenti, 4 in piccole colonie, 3 in truppe, 2 in gruppi, 1 isolatamente. Il segno + non comporta indicazioni di sociabilit. Questi indici seguono nei rilevamenti il valore di abbondanza-dominanza, separati da questi da un punto. Viene sempre meno utilizzata perch sovente dipende gi dalle caratteristiche delle singole specie e risulta di difficile uso al calcolatore.

Tabelle analitiche e sintetiche Le tabelle singole, comprendenti tutti i rilevamenti di una certa associazione (v. gli esempi allegati), possono essere ingombranti soprattutto se si vogliono fare paragoni fra pi associazioni pi o meno affini. In questo caso le tabelle complete possono essere sostituite da tabelle sintetiche che contengono le liste delle specie corredate da un indice di presenza di ogni specie sul totale dei rilievi suddiviso in 5 classi, indicate con cifre romane. I II III IV V 1-20% di presenze 21-40% di presenze 41-60% di presenze 61-80% di presenze 81-100% di presenze

Le unit gerarchiche (SINTAXA) della fitosociologia Lassociazione vegetale Un complesso di rilievi fitosociologici simili fra loro, confrontati in una tabella, permette di dedurre, da tanti casi particolari, concretamente esistenti (rilievi, detti INDIVIDUI di ASSOCIAZIONE), un modello medio ed astratto che Braun Blanquet chiam, nel 1915,

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associazione. Questo lelemento di base per la costruzione delle unit fitosociologiche, gerarchicamente subordinate e si pu cos definire: Lassociazione un aggruppamento vegetale pi o meno STABILE, statisticamente OMOGENEO E IN EQUILIBRIO con lambiente, caratterizzato da una data composizione floristica dove certi elementi quasi esclusivi (SPECIE CARATTERISTICHE) rivelano unecologia particolare. Tale definizione comporta la possibilit di riconoscere

lassociazione in zone vicine o in altri territori sottoposti ad analoghe condizioni ecologiche (ad es. il Quercetum ilicis galloprovinciale, descritto in Provenza e presente anche altrove nellarea mediterranea). Le altre unit fitosociologiche superiori Come gi accennato esiste una sistematica fitosociologica formata da unit fra loro subordinate che in origine era stata concepita come parallela alle unit della sistematica. Partendo dalle unit di livello pi basso e procedendo verso quelle pi comprensive si hanno, in prima approssimazione: lASSOCIAZIONE, lALLEANZA, lORDINE e la CLASSE. La loro reciproca subordinazione viene figurata nello schema allegato. La denominazione dellassociazione data dal tema del nome di una specie caratteristica (oggi erbacea o arbustiva, seguita, separandola con un trattino, da una specie dominante) con un suffisso diverso a seconda dellunit in discorso. Associazione Alleanza (suffisso - ETUM) Es. Polygonato multiflori - Quercetum roboris; Physospermo - Quercetum petraeae. (suffisso - ION) - E costituita da due o pi associazioni ecologicamente affini, limitrofe o vicarianti (sostituentisi a vicenda) in territori vicini. Viene distinta mediante specie caratteristiche comuni solo alle associazioni che la costituiscono. Es. Carpinion, Quercion pubescentis. (suffisso -ETALIA). Individuato da proprie specie caratteristiche, costituito da pi alleanze. (alleanze subordinate) Es. Quercetalia pubescentis Quercion pubescentis Ostryo - Carpinion orientalis
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Ordine

Classe

(suffisso - ETEA). E formato da uno o pi ordini che presentano spesso una fisionomia comune (boschi, praterie, ecc.) Qui le specie caratteristiche hanno poco significato soprattutto sotto il profilo ecologico data la grande ampiezza dellunit. (ordini subordinati) Es. Querco-Fagetea (presente in tutta Europa) Quercetalia pubescentis Quercetalia robori-petraeae Fagetalia sylvaticae

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STUDIO DINAMICO DELLA VEGETAZIONE

Levoluzione della vegetazione Proprio perch formate da esseri viventi le formazioni vegetali non sono indefinitamente stabili: a meno che una causa particolare (erosione permanente del suolo, venti costanti, incendi ripetuti, pascolo eccessivo, azione delluomo) non blocchi la loro evoluzione, esse presentano un dinamismo, ossia una lenta trasformazione nel tempo, durante il quale le diverse fitocenosi o associazioni si susseguono nello stesso luogo per fenomeni di competizione fra le specie. Oggi, con labbandono di molti terreni coltivati o pascolati marginali, si ha un periodo favorevole al dinamismo della vegetazione. Parallelamente allevoluzione della vegetazione variano i fattori edafici con il formarsi di suoli sempre pi maturi. La prima comparsa della vegetazione su un suolo nudo (su una discarica di cava, sul greto ciottoloso originato dal cambiamento del corso di un fiume, su detriti di falda, su una frana recente, su un riporto artificiale di terra) richiede larrivo di DISSEMINULI vegetali: si ha dapprima linstallazione (ECESI) e poi il mantenimento della specie; ci presuppone: una selezione geografica in rapporto alle possibilit di disseminazione e di migrazione delle specie; una selezione ecologica con mantenimento delle specie adatte alle condizioni locali;
una selezione sociologica legata alla concorrenza fra le specie.

Le specie che hanno la capacit di installarsi per prima su substrati poverissimi, ove manca un vero suolo, sono dette PIONIERE che presentano una grande adattabilit a queste difficili condizioni: esse preparano lambiente per il successivo arrivo di specie via via pi esigenti.

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In effetti i fattori climatici ed edafici selezionano le specie nelle condizioni iniziali di colonizzazione degli spazi vuoti, permettendo lecesi delle specie pioniere che, con il tempo, consentono la graduale evoluzione e maturazione dei suoli che si attua con la fissazione del substrato, la deposizione di residui organici e il loro incorporamento alla frazione minerale, lombreggiamento che permette il mantenimento di una maggior quantit di umidit nel suolo, lapprofondimento delle radici che ne utilizzano nuovi orizzonti. Tutto ci permette lo stanziamento, scaglionato nel tempo, di aggruppamenti con sempre maggiori esigenze sino a raggiungere, teoricamente, la ipotetica fase finale pi matura ed evoluta della vegetazione e del suolo (climax) il cui concetto verr ripreso pi avanti.

Di norma comunque lo studio comparato degli aggruppamenti esistenti che ci permette di riconoscere il DINAMISMO DELLA VEGETAZIONE. In una data zona - con caratteri climatici comuni - possono esistere aggruppamenti differenti, floristicamente caratterizzati, collegabili fra loro, in diversi stadi di evoluzione. Essi sono separati da stadi intermedi nei quali lo studio del grado di sviluppo o di vitalit di certe specie permette di stabilire se queste ultime rappresentano i resti di un aggruppamento precedente oppure lannuncio dellevoluzione verso uno stadio successivo cos da collegare fra loro, a seconda dei casi, i diversi raggruppamenti da LINEE EVOLUTIVE REGRESSIVE O PROGRESSIVE. Una SUCCESSIONE PROGRESSIVA se porta a strutture via via pi complesse, REGRESSIVA, quando succede linverso, cio la DEGRADAZIONE della vegetazione. In entrambi i casi si assiste allingresso di nuove specie con relativa scomparsa di altre; nel caso dellevoluzione regressiva sono in genere specie pi rustiche, meno esigenti e pi eliofile che sostituiscono gradualmente quelle pi sciafile ed esigenti. La SERIE DINAMICA (concetto ripreso pi avanti trattando delle Serie di GaussenOzenda) la sequenza di pi aggruppamenti o associazioni (STADI della serie diversi per
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composizione floristica da quelli che lo precedono e lo seguono), legate fra loro da rapporti evolutivi o di degradazione. La successione parte spesso da stadi erbacei, passa attraverso quelli cespugliosi, per giungere, se il clima lo permette, a quelli forestali; naturalmente i tre stadi possono pi o meno largamente sovrapporsi fra loro. SERIE IRREVERSIBILI sono quelle regressive che comportano, nelle fasi finali, un disseccamento del suolo (dovuto allinaridimento climatico per eliminazione della copertura forestale e della macchia), una riduzione della sostanza organica e soprattutto, una fortissima erosione del suolo e sono cos chiamate perch non possono pi ritornare, attraverso ad una fase ricostruttiva, a tipi di vegetazione pi evolutiva. E questo un caso possibile in climi aridi come quello della steppa di tipo africano a Stipa tortilis della Sicilia che non possono ritornare alla macchia a palma nana ed euforbia arborea (gi fasi degradative delloleo-lentisceto, boscaglia probabilmente climacica dellarea a clima termomediterraneo). La teorica associazione finale (eventualmente anche non forestale) pi evoluta possibile, in equilibrio con il clima ed il suolo viene detta CLIMAX ed rilevabile ormai solo nelle zone equatoriali meno popolate, in alta montagna o nelle zone boreali. Il raggiungimento della fase finale si ha se i fattori climatici lo permettono e, soprattutto, se gli interventi delluomo non vengano a bloccare la naturale evoluzione della vegetazione. In certe zone appenniniche di cresta, come gi detto, un fattore limitante - il vento - impedisce laffermarsi di una faggeta arborea che, per gli altri parametri climatici, potrebbe sussistere. Almeno nei paesi di antica civilizzazione ormai impossibile tornare, anche con il tempo, allantico climax.

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Vegetazione potenziale Concetto parallelo a quello del climax ma gi meno teorico quello relativo alla cosiddetta VEGETAZIONE POTENZIALE che si definisce (TOMASELLI, 1970) come: La vegetazione che si costituirebbe in una zona ecologica o in un determinato ambiente, a partire da condizioni attuali di flora e di fauna, se lazione esercitata dalluomo sul manto vegetale venisse a cessare e fino a quando il clima attuale non si modifichi di molto. Questa vegetazione verrebbe a costituire un NEOCLIMAX. La POTENZIALITA nei riguardi di una data specie pu essere variabile, pi o meno buona o scarsa; ci pu dipendere dalla maggiore o minore possibilit di disseminazione della specie stessa da piante madri esistenti in zona; da condizioni climatiche o pedologiche migliori o peggiori, da interventi antropici pi o meno pesanti (ad es. scarsa potenzialit dalle specie originarie nei castagneti da frutto ancora curati). Vi poi il caso limite di zone agricole intensive dove la vegetazione potenziale del tutto teorica.

Carte della vegetazione Come conclusione allo studio fitosociologico ed evolutivo della vegetazione si pu dire che tali dati possono essere tradotti in cartografia e varie scale a seconda delle esigenze e dellampiezza del territorio considerato. Esse sono le CARTE DELLA VEGETAZIONE ATTUALE (o REALE) e della VEGETAZIONE POTENZIALE. In questa sede si accenner solo alla necessaria preliminare fotointerpretazione delle foto aeree, da effettuarsi prima di rilevare a terra, cos da riconoscere e distinguere in prima approssimazione i principali tipi di vegetazione da studiare.

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Oltre alle classiche carte stampate si vanno diffondendo sempre pi le carte automatiche, ottenute con metodi informatici, partendo da banche dati. Carte della vegetazione attuale (meno bene dette anche della vegetazione reale). Sotto laspetto applicativo sono il mezzo indispensabile per descrivere la vegetazione di un territorio con i suoi tipi e i loro reciproci rapporti spaziali. Esse contengono uninformazione ambientale diretta, ad es. del valore naturalistico o delle risorse (pabulari, forestali, della protezione dallerosione, ecc.) dei vari tipi di vegetazione presenti quando si conoscono di queste la struttura, la composizione floristica, il grado di evoluzione, ecc., notizie contenute nel commento scritto alla carta con relative tabelle di riferimento. Esse servono a descrivere lo stato biologico della vegetazione allattualit. Carte della vegetazione potenziale Sono basate sullinterpretazione e lestrapolazione dei dati fitosociologici rilevati e perci derivano dalle precedenti tenendo conto, per le aree pi antropizzate delle caratteristiche litologiche e pedologiche. Esse cercano di rappresentare i tipi di vegetazione che si possono instaurare nel breve-medio periodo (carte della potenzialit prossima, pi utili nella pratica) o nel lungo periodo (potenzialit lontana o neoclimacica, pi teoriche). Sono carte interpretative che richiedono, oltre alla conoscenza della vegetazione attuale, quella dei fattori climatici e pedologici della zona in esame, unampia casistica delle tendenze evolutive della vegetazione presente e informazioni storiche sulla vegetazione preesistente allimpatto umano. Ci per poter estendere a territori ecologicamente affini e ora sprovvisti di vegetazione naturale i possibili tipi vegetazionali futuri.

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ECOLOGIA APPLICATA

AZIONE ANTROPICA E IMPATTO ECOLOGICO Introduzione Linfluenza delluomo sulla natura stata cos profonda che non esiste, ormai, almeno nelle aree di pi antica civilizzazione, alcun ambiente allo stato naturale, neppure le profondit marine n lalta atmosfera. Lecologia applicata, tenuto conto delle alterazioni intervenute, ha come scopo lo studio degli impatti, il recupero o la conservazione e, quando possibile, il miglioramento degli ambienti abitati dalluomo e dagli altri esseri viventi. Tra gli impatti antropici che hanno portato alle grandi variazioni sulla copertura vegetale mondiale e allattuale situazione di rischio generalizzato per la salute dellumanit occorre prendere in considerazione: la distruzione degli ambienti naturali e delle specie lesercizio dellagricoltura lattivit zootecnica lintroduzione di specie esotiche il disboscamento gli incendi lerosione e la salinizzazione dei suoli gli insediamenti umani e le infrastrutture i danni di nuovo tipo alle foreste linquinamento da rifiuti solidi linquinamento termico ed acustico
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le polluzioni radioattive. Si far anche cenno alle attivit delluomo che cercano di porre un freno al degrado con interventi diretti, quali il 1) rimboschimento; 2) il ritorno ad unagricoltura pi rispettosa dellambiente, 3) lo smaltimento dei rifiuti e i metodi di disinquinamento. Primo impatto e pi antico delluomo sulla natura stata la pratica dellagricoltura e dellallevamento brado. Lagricoltura itinerante ormai quasi scomparsa: oggi necessario utilizzare le terre produttive con saggezza perch la vita continui e i cicli biogeochimici non siano sconvolti. Laumento della popolazione mondiale occupa sempre nuovi spazi aumentando contemporaneamente la produzione di rifiuti che distruggono gli ecosistemi. La popolazione mondiale che, come si sa, non occupa in modo uniforme le terre emerse, era di 3,5 miliardi nel 1972 ed salita a 5,2 miliardi nel 1990. Naturalmente lagricoltura intensiva vede un miglioramento delle tecniche con aumento delle produzioni (per con mezzi non sempre in equilibrio con lambiente - v. luso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi -) mentre, positivamente si va sviluppando lACQUACOLTURA (allevamento di pesci di mare, molluschi, coltura delle alghe) ma questi progressi stentano a seguire la curva demografica. Lo stress della vita attuale si estrinseca in un accresciuto bisogno di occupare il tempo libero con attivit distensive per migliorare lequilibrio psichico degli uomini. Millenni sono passati dai tempi in cui lumanit primitiva sintegrava perfettamente nella biosfera con la raccolta e la caccia senza intaccare lambiente ossia il capitale terra. Lazione distruttiva inizia con la civilizzazione pastorale ed agraria, con i grandi dissodamenti a carico delle foreste, peggiorati ora con la comparsa della meccanizzazione spinta. Con queste azioni luomo sta causando la scomparsa di habitat e di specie vegetali e animali che non toccano solo i naturalisti: si tratta infatti della scomparsa di un capitale genetico (detto anche pool genetico) che potrebbe rendersi utile un domani.

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Gli animali domestici e le piante coltivate sono stati selezionati a partire da piante spontanee; in questoperazione statura, qualit e produzioni sono migliorate ma i cereali, gli ortaggi, i fruttiferi, ecc. possono aver perso certe caratteristiche delle specie originarie, soprattutto la resistenza ai parassiti. Parecchie specie apparentemente senza interesse pratico racchiudono vere banche di geni dei quali a priori non possiamo sapere che uso potremmo fare un giorno. Come agiscono i meccanismi di distruzione delle specie? Le piante ornamentali vengono saccheggiate, le piante medicinali ed aromatiche (ad es. le Artemisia per il genepy) vengono raccolte in misura eccessiva, campioni derbario di specie rare vengono raccolti a scopi esclusivamente commerciali come pure animali (insetti, uccelli); i danni pi evidenti si fanno sentire con la raccolta dei legnami preziosi, con la caccia degli animali da pelliccia, delle balene, dellelefante, dei rinoceronti. Lintroduzione di specie non autoctone che distruggono la vegetazione trova esempi nelle capre introdotte nellisola di S. Elena. Oltre 300 specie di mammiferi e uccelli sono scomparsi dallinizio dei tempi storici ad oggi. La distruzione di intere biocenosi ovviamente ancora molto pi grave. In primo luogo si avuto un forte regresso nelle superfici boscate con eliminazione di tutti gli animali che ne dipendevano: ad es. negli Stati Uniti, in Madagascar e Nuova Zelanda le foreste coprono solo pi circa il 7-10% del territorio (la superficie forestale precedente negli USA si dimezzata in 50 anni fra gli anni 20 e 70). Il disboscamento nelle zone aride apre la strada alla creazione della steppa e del deserto. Oggi i boschi si estendono su circa il 25% della superficie terrestre mentre le terre coltivate arrivano al 10% e i pascoli al 17%; i deserti occupano per quasi il 50% della superficie del globo e sono in aumento. Il DISSODAMENTO DI NUOVE TERRE pu portare, soprattutto nei paesi tropicali, a EROSIONE dei suoli per azione delle acque o del vento; nelle regioni tropicali umide alla
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lunga affiorano gli orizzonti induriti profondi della lateriti del tutto sterili. In India, scarseggiando il legno per la cottura dei cibi, si usa lo sterco di vacca e di bufalo come combustibile, privando i terreni agricoli di sostanza organica che cos simpoveriscono sempre pi. Per aumentare la superficie degli appezzamenti e consentire un uso pi razionale dei mezzi meccanici si operato, ad es. nella Francia del nord, una ricomposizione fondiaria con spianamenti, eliminazione di siepi, alberate e fossi (con cancellazione di questi CORRIDOI ECOLOGICI cos importanti per gli animali), che hanno distrutto - anche con effetti estetici negativi - il paesaggio. A questo punto si sono osservati: un aumento delle gelate tardive, un ritardo nella ripresa vegetativa, maggiori danni provocati dal vento, temporali e grandine, un aumento dellevapotraspirazione, leliminazione, con le siepi, di veri filtri biologici, prima interposti fra i campi e i fossi di raccolta delle acque, senza considerare la distruzione di ambienti dove potevano prosperare colonie di insetti e uccelli predatori di animali dannosi alle colture; i rapaci sono scomparsi e si avuto un eccessivo prolificare dei roditori.

Scomparsa di specie e di ambienti in Italia (1) Le grandi distruzioni ambientali, soprattutto a carico dei boschi (lultimo colpo stato quello delle bonifiche dei boschi dellAgro Pontino degli anni 30) e delle stagioni umide sono gi state effettuate in passato anche se le ultime vestigia - insieme alle zone costiere - corrano ancora oggi pericoli di definitiva estinzione alla quale si cerca di porre rimedio, non sempre con successo, con la creazione di aree tutelate (PARCHI e RISERVE NATURALI). Ne un esempio quello delle baragge i cui ultimi resti in provincia di Vercelli e di Novara sono stati protetti solo in questi ultimi anni. Le dune costiere - con la loro flora peculiare - sono state quasi ovunque eliminate per

(1) KOOPOWITZ-KAYE, 1985 - Piante in estinzione: una crisi mondiale. Ed agricole, Bologna.
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creare arenili pianeggianti, meglio fruibili turisticamente. Altre zone furono rimboschite in precedenza con conifere anche esotiche non sempre con buoni risultati. Lattivit antropica porta comunque in queste zone labbandono di rifiuti e, altrove, di macerie. Anche le coste rocciose - spesso ricche di endemismi - corrono pericoli causa ledilizia, lapertura di scale o strade a mare, costruzione di muri di sostegno. Es. della Centaurea horrida che esclusiva di poche zone sarde (solo Asinara, La Nurra e Stintino) e Limonium endemici. Ambienti molto delicati, soprattutto per lalimentazione idrica e i danni da inquinamento sono i delta, gli estuari e le lagune salmastre, dove si contano numerose specie rare. Nella pianura padana sino allultima guerra esistevano i SABBIONI (dune continentali) in Lomellina e presso Torino (anche a Grugliasco), poi spianati da cave, alneti dellall. Alnion glutinosae su terreni paludosi, perennemente inondati, ormai praticamente scomparsi (un solo esempio da noi presso Valenza Po), altre zone umide (spesso poi interrate) con piante carnivore dei generi Drosera, Utricularia, Aldovranda. Caltha palustris rarissima in pianura e si accantona sulle Alpi. Il bosco di Policoro, presso le foci del Sinni in Basilicata fu ridotto di superficie e alterato da infrastrutture negli anni 50 dalla bonifica fondiaria e dallabbassamento delle falde. La distruzione dei boschi sulle Madonie a causa del pascolo e degli incendi ha ridotto a pochi individui - che ne fanno temere lestinzione - un endemismo, Abies nebrodensis) sino al 700 abbastanza diffuso sui monti siciliani. Le MACCHIE e le GARIGHE sono ambienti molto ricchi di specie che sono stati in parte denaturati - almeno le prime - con rimboschimenti di conifere mediterranee o esotiche oppure di eucalipti . Le bonifiche della Nurra hanno fatto quasi estinguere gli estesi popolamenti naturali di palma nana (Chamaerops humilis). Parlando di protezione di piante, animali ed ecosistemi in generale occorre ricordare unimportante ricerca a livello comunitario, attualmente in corso e di durata pluriennale,
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attivata paese per paese tra quelli che fanno parte della CEE e attribuita in Italia agli organi periferici regionali. Si tratta di Natura 2000 il cui scopo quello di classificare, descrivere e localizzare siti (BIOTOPI) importanti per la protezione di singole specie o di interi ecosistemi o habitat, secondo una lista che contiene quelli di maggior pregio naturalistico a livello europeo. Il lavoro sul territorio effettuato a livello regionale con il Coordinamento del Ministero dellAmbiente e i risultati vengono assemblati e controllati da un comitato scientifico del quale fanno parte botanici, fitosociologi, zoologi di varia specializzazione ed ecologi.

Agricoltura e zootecnia La produzione agricola e dei mari pu sfamare, se ben regolata, popolazioni anche pi numerose di quelle attuali; spesso sono per i problemi politici che intervengono nel frenare la distribuzione delle eccedenze alimentari a popolazioni sottoalimentate che sono nellimpossibilit di pagarle o devono intaccare le loro riserve forestali o di petrolio per farvi fronte. Non comunque questa la sede per discutere problemi demografici e sociali che coinvolgono evidentemente anche questioni etiche, morali e politiche a livello mondiale. Per entrare nel discorso relativo a questo tipo di impatto antropico lagricoltura sostituisce alla complessa rete alimentare che connette i numerosi organismi presenti in una comunit naturale una catena alimentare semplificata (AGROECOSISTEMA) che sopravvive solo con forti input energetici. Le MONOCOLTURE (vedi oggi soprattutto quella del mais) di una singola specie, non pi presenti in rotazione con altre colture, offre agli organismi patogeni possibilit molto maggiori di proliferazione. Luomo moderno, nel tentativo di combattere questi danni, ricorso al massiccio impiego di PESTICIDI CHIMICI (il pi pericoloso stato il DDT, usato per molti anni, e ora proibito, almeno teoricamente, in tutto il mondo) che, nella maggior parte dei casi, uccidono anche i PREDATORI e glIPERPARASSITI che combattono con mezzi naturali gli organismi nocivi. Spezzando questa catena alimentare i pesticidi aumentano il problema invece di risolverlo.
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In questi anni stiamo cercando nuove vie per risolvere il problema del miglioramento della sanit dei cibi mediante un complesso di tecnologie che comprendono vari tipi di lotta contro i parassiti delle piante coltivate nellambito di quella che stata denominata AGRICOLTURA ECOCOMPATIBILE. E giunto il momento di riassegnare allagricoltura il suo tradizionale ruolo polifunzionale, produttivo ma anche protettivo, nei riguardi dellambiente. E da considerare, entro certi limiti, un ritorno allantico la combinazione delle colture arboree ed erbacee, mentre lallevamento del bestiame permette di ristabilire, con apporto di sostanza organica, ecosistemi pi complessi ed equilibrati. La LOTTA BIOLOGICA difende le colture agrarie usando solo antagonisti biotici (virus, batteri, funghi, insetti, ecc.) sfruttando i rapporti di parassitismo e predazione (Bacillus thuringiensis contro i bruchi defogliatori, uso di feromoni, sostanze artificiali analoghe a quelle emesse dalle femmine di insetti che attirano i maschi permettendone la cattura ed evitando la fecondazione). La lotta guidata impiega i pesticidi solo nei casi di reale necessit cercando di salvaguardare i pronubi, usando fitofarmaci selettivi e poco tossici con riduzione dei trattamenti del 30-40%. La LOTTA INTEGRATA un metodo a carattere interdisciplinare che tende appunto a controllare i parassiti combinando assieme tutti i possibili mezzi tecnici (biologici, agronomici, fisici, meccanici, biotecnologici (ad es. CULTIVAR resistenti) e chimici) nel rispetto dei vincoli economici, ecologici e di tutela della salute di operatori agricoli e consumatori. Introduzione di specie esotiche Durante i vari periodi storici luomo ha importato piante esotiche in ogni continente cosicch sono fra queste la maggior parte delle piante alimentari o industriali. Insieme ha per introdotto involontariamente numerose specie INFESTANTI dei coltivi (le cosiddette MALERBE) che devono essere eliminate, evitandone la concorrenza, per ottenere migliori produzioni. In linea di massima lINTRODUZIONE DI SPECIE NUOVE rappresenta un pericolo causa la competizione con le specie locali, favorita dallassenza o scarsit di
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funghi o insetti parassiti: classico lesempio della robinia. Viceversa le piante esotiche possono portare con s organismi dannosi nel nuovo habitat o esserne attaccate da altri, assenti nellambiente di origine, con vere e proprie catastrofi naturali (v. lesempio della RUGGINE VESCICOLOSA nei pini a 5 aghi e del cancro del castagno e della peronospora, dannose alla vite europea e non alle specie di Vitis americane, introdotta in Europa nel 1978). In parecchi casi specie acquatiche esotiche hanno avuto una proliferazione esplosiva con diffusione assai rapida lungo i corsi dacqua. Ne un esempio quello del giacinto dacqua (Eichhornia crassipes), originaria dellAmerica meridionale tropicale. Essa giunse agli inizi degli anni 50 nel Congo e prolifer tanto da bloccare il traffico fluviale e la pesca. Anche se non estirpata del tutto ci vollero dieci anni di lotta per limitare lespansione di questa invadente specie. Passando a considerare lattivit zootecnica leccessivo sfruttamento dei pascoli, soprattutto ove sono pi abbondanti pecore e capre, si ripercuote nelle zone aride (ad es. nel bacino mediterraneo) con impoverimento della vegetazione, erosione dei suoli e scomparsa della foresta (v. abbassamento dei limiti degli alberi di anche 200 m nelle Alpi). Nella savana africana, invece, come avviene ancora oggi nei parchi naturali del Kenia, lalimentazione selettiva e lo sfruttamento stagionale delle erbe da parte degli ungulati selvatici, che emigrano in certi periodi dellanno, mantiene lequilibrio ecologico della zona. Dove vi sono animali domestici al pascolo questi sono spesso in numero eccessivo (alpeggi sovraccaricati), superando quello che la CAPACIT DI CARICO del territorio. Il calpestamento causa erosione e la selezione negativa delle migliori erbe pi appetite porta alla prevalenza di specie spinose, velenose o comunque rifiutate.

Insediamenti e infrastrutture
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La pi radicale azione di alterazione antropica quella che elimina irreversibilmente la possibilit di coltivare i terreni quando vi costruisce insediamenti abitativi permanenti, industrie, infrastrutture varie come vie di comunicazione, cosicch, dato che queste opere interessano spesso le aree pianeggianti migliori, si ha una perdita secca di un bene irriproducibile qual il suolo. Il solo rimedio potrebbe essere, al limite, quello delle COLTURE IDROPONICHE che oggi per solo molto raramente sono concorrenziali economicamente.

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