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CARLO SCORCIA

I
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l

NOMENGI,ATURA

II

Do//o stssso ouloror


SAGGIO

DI

NOMENCLATURA POPOLARI

IAiITI

coccla, psoca), Rocta, 1067, Brrl,

MEIIITINA PIIPOI,ARE BARESE

BABI MITO (mottl popolarl c numorl drl loth


laborazlonc col Proff. L, Eadr o V, Vrlrnh'

trlco, Bsrl,

1970,

DIZIONARIO STOBICO.ETIMOLOOICO DEL DIAITTC

ag6lo ln collaborazlono ool Proff, L,


Edlzlonl Lovantc, Borl, 1971,

lrdr I

(saggio etno - linguistico)

V,

I
I

EDIZIOM LEVNTE

1972

BARI

CARLO SCORCIA

NllMENGTATURT

II
MEIIIGINA POPOTARE BARESE
(saggio etno - linguistico)

EDIZIOMLEVANTE

1972

BARI

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PREMESSA
Questo lavoro vuol essere un omaggio ai Baresi del tempo
passato, in cui le soflerenze venivano alleviate, e rese sopportabili, dai rapporti tra uomo e natura, tra uomo e uomo; ed, ai
Baresi d'oggi, un dono che valga a ricordare come anche il
nostro popolo, teso nello s-forz,o per un migliore avvenire in
buona salute, viveva di quegli antichi usi, che uniti alla fede
ed alla pratica religiosa, costituivano la sua parte spirituale,
dalla quale dipendeva la solidariet. e l'amicizia.
Si sono catalogati gli aspetti pi pietosi, che venivano corretti anche con la superstizione, sempre presenle come difesa
dal negativo, sia pure in rnisura ridotta rispetto a quanto lo
'fosse tra le nostre popolazioni non rivierasche, nleno mercantili e pi contemplative. A questa conclusione si giunti.
prendendo contatto con quella cultura invisibile, che il loro
patrimonio di tradizioni, venuta in superficie nel corso dell'inchiesta, condotta dal 1964 ad oggi, e partendo con elementi acquisiti sin dalla giovinezza, trascorsa lra il mare e la campagna,
tra i pescatori e i contadini.
Il piacere che ogni ammalato provat)a nel dilungarsi sui
suoi acciacchi, e l'interesse di ascoltarlo, lavoriva l'esame di
persona della maggior parte delle malattie trattate; altre, quelle
scomparse, venivano ricordate e spiegate da anziani in'formatori,
alla memoria dei quali si fatto ampio ricorso, soprattutto per
raccogliere quel materiale linguistico e di 't'olk-lore, che il lettore potr" trovare incasellato a corredo di ogni malanno,
cos come stato offerto. Uno dei risultati di questa ricerca

potr essere il punto di partenza, per un lavoro specifico


sttgli anurleti e gli scongittri. Per ora, in questo sae.gio, la
preoccttpaz.ione rnaggiore stata quella di precisare breve-

gli indiz.i, i sinlorni, gli andantenti delle malattie, cert'rttrdo di rtulla togliere, od aggiungere, a quanto il popolano
o lu popolanu illustraya, esprintendosi conte gli perntetteva
Itr.\ttu tttatrlulitt cd il slto stato di cot,toscenza, legati con
ltrL't'i.siotta ulle suc prognosi. Ci, anche nei casi in ctti necestttatlle

.siltn,tt l'irttarpraltt.iortc clte, volulantente, stata teruila nello


.s1tit'ito tlai purlutrti. Co.si, tltrttttdo la sollerenle di gammast'iirrrt' ttto.\lt ut,(t ltt sttrt llutrtltu du clclatttc c spicgava che la
t'tut\(t t't'(t.\l(t!t) I'rtlttt.srt ttt'l tttttttlittra lu (ut'nc di cayallo, cotne

It'tn't'r'tttttt lttl!tt t'tt,rlt,tt', ttttt itt tcull l'rtrigittc cru slala una
t'tt',ltt lr't ittt ttll'irt1lttittr,, ltt tttlttl lttsi irt srl1ttilo u ttttu caduta
'lt t't'ult t' l,tu tunti ltt irtrtt; ,t rtlltt yt't'r'ltitt t'ott il collo curvo
,lt,' l,t, r'l'tt ltt,,lttt r' il (llt;il rrrr ltr,, riltt,lt'tttlo: . lggh.iC, ca fgghje
ilr(' pilr'l (',,,,(', iil t('( il('trlt.lr' tlt. sr' tlo 1t:-rttttc c noll do sapute ,
t tttn'tultt r lrr' ,,rtllrtttlrt lr' ttrttlitrtt:.iorti di pcperoncini rossi pict tutlt, t lttut' {ll'r't',1 lttlltt ttttrt t'it'itttt di casa sollerente dello
r/r",',r, tttttlr', l,'rl(n'(ut.)sollit,r,o; o ul conladino, al yecchio
Itr'\r rtlr,t t' t'ttn rrrrrr sllritrr,rrr. .srr//c spulle , che parlattano clei loro
,l,tl,,r r r r'nt,trtlit'io rlt.lure irrcl-a ll'sscre, artrilici, chiedenclo qual,,t r,t,.1',,'u u t('u l() rrtl trllcvitrrli (
tron pochi i casi che cotnnluovevano
r' r'ltr' ,,tt ttl,l)(n,(ut() ttttu btt<trtu pur<tla di conlorto ed il parere di antltttt'rltt un tttt'(liL'()); ul trttrratore che serenatnente dichiarc:a che
u(,tt lx)l(1,(t ittrpagrrut'si irt luvori pesanti, perch aveva u che-

, lr,'

orulrl o 1'rrrl;1c; u qttell'altro vecchio ntarinaio che t'aceva os.\t't t'(u ( l'uyuttrbruccio sinislro con ditterse cicatrici, conlidando
t'lt( ut,t:t,u solIerto di frugne massauu.
I)cr tlc lascitt del lavoro, quindi, le preoccupaTioni, i
tlttltbi, il titrtore di ayer sbagliato qualche diagnosi, dettero poi
il cottsiglio cli parlarne a u.,,t conoscente medico, che discttIt'r,tt i dubbi e li chiariva, correggendo alctme errate convin:,iotri ctl inlerpretazioni.
Per la descrizione delle parti del corpo umano, non si
sono irtcorttrate difficolt, anche perch gli interrogati non si
t

rispanniavano di indicare con le proprie tnani, questo o quell'arto, pronunciando il terntine dialettale.
Le terapie non hanno richiesto alcuno s'forz.o. Esse corrispondono alle cotloscen?.e degli int'orntatori, irt ntaggioranza
contadini e pescatori, e sono rixitate, dopo opportuni controlli, quasi tutte adatle a sanare, o a far sopportare meglio
queslo o quel malaruto, e tutte rispondenti a quel precetto
base della medicina, che non quello di guarire, nm quello
di nort nuocere. Si sono incontrati degli infornrutori che, senza
esitazioni, si potrebbero det'inire dei veri e propri geni entpirici.
Lungantente si clesiderava parlare di ogni tlostra. erba
ntedicantetTtosa, della loro raccolta, della loro preparazione,
del loro stato di conserva?,ione, cos conte spiegavano i contadini Cayone, De Nicol, Lopez, Nitti, e tanti altri, nta si
tralasciato, speranclo che lo faccia, per un pir gitrsto credito, quolche valente rnedico chc non disdegni la materia, e
che alla scienza possa unire la conoscenza.
Per ogni erba ntedicinale si dato il terrnine italiano e
scientifico, seguendo /'Erbario Figurato, di Giovanrti Negri
(Hoepli, Milano, rislarrtpa 1964), e Piante Medicinali e Velenose della Flora Italiana, tli Severino Viola (Ist. Geogr. De
Agostini, N ovara, 1965).
Come i popoli tnitluti conoscessero le yirl.t ntediche di
tante piante ed i riti rttcrgici che spesso erano af f iancati
ad esse, stalo gi detto dagli autoreyoli storiograli della
nteclicina. In particolnre si potrebbe aggitrngere che anche i
nostri progenitori, spirtli dalle solt'erew.e, le appresero dagli
antichi unguentari ed arontatari, medici e ciarlatani, generici
e specifici curatori di rnali d'ogtti genere, aflluiti nella nostra
terra, tlalla Grecia, Egitto, Siria, fin dai tentpi dei ronmni, per
vendere le ntedicirte, per dif t'ondere i metodi curativi della ntagia, tanto in uso in oriente, per dirtulgare i ricettari. E, poi,
dalle prediche clei religiosi naturalisti, dalle istrttzioni contenute nei " Tesori dei poveri , (cornpilati contro la inaccessibile " terapia preziosa", di ctti si avvalevano i danarosi), chc
elencavano le medicine t'atte con le erbe che non costavano

ni(nl(. I.e cure, quindi, ricordate in questo Saggio, si dovrebltt'r'o cottsiderare residui di ut anlico costunte, una specie di
rtt't'lrivio rtivenle, direbbe Pazzini, una tradiz.ione orale delln
.slot'irt cutlica, giwtta lino a noi.
Par spiegarsi il perch ancora oggi, sopravvit)ano alcune
t'ttra o base di erbe ed alcuni riti ruagici, bene considerare
clte la noslra econotnia domeslica, lino ai primi della peruiltittttt 11uerra, ero senza scaniltio: og lontiglia producerta il
trcc'cssurio ai propri bisogrti, senzo acqrstare cla altri. Vendet,utto e non cotltpravano, come tLtltora i noslri ttecchi contaditti, e cos anche i rttediccuttertti eruto a base di erbe,'t'aciltrrattle reperibili senzet alcuna speso.
Ricorrevano ul ntedico solo nei ccrsi estrenti, per quelle
rttulaltie che nort ritrscirtcuto tt spiegare e a guorire netnnleno
cott la nrugict, per qtrei rnali che richietlevatto l'inlervenlo
t'lrirttrgico, e scnlpre vetlet,ano nella persona del nrcdico, n il
.sulvalore . Qttunta stinttt etl ut'letlo hartrto g,oduto irt questi
ttltitrti cittqrttutlcutni, i tlottori Dc Angelis, Pataritto, Vulpi, dai
corttatlini e rnacellai; il vivenle Nitti, dagli scaricatori di
porto e pescatori, ed il cltirurgo D'Ercltict cort lu stro clinicu
itt picLz.z.tt Madorutella!
Lct nostra cilt disponettu eli int,idiabili Servizi Sctnitari
sin dalla loro istitttzione, cortlt- risulta dai " Regolcuttcrtti per
S e rv i z.io M ed i c o-C er u s i c o-F ar r n ac eu t ic o , c ot't s Lil I ctb ili pr c s s o l' Archivio contunale. La noslra popolaz.iorte era, si potrebbe at'lerntore, t ra le pit satrc, cotl1e rilevabile clalla Slcttistica e
Resocortlo clel Servizio Scutiturio, preset'ttoto ai priuti del 1875,
tlul soprairttendente Rallaele Fiorese, gi prolessore di ntedicinr.L
pratictt del Reale Liceo. In essq si osservava che'fro 1328 arnrrtalati, cttrati negli ultinti cinque ntesi del 1874 (ru una popolu?,ione di poco pi di 50 mila abitanti), solo un caso si
cbbe cli irrtharaz.z.o gastrico: "ntirabile risultqto di parsintonia
dci cibi presso l'inlelice classe dei degenti ". In detto Resoc:ortlo, .sr legge cutcora: " Seconclo noi lcL pensianto, educare
il ytpolo pcr l'ospedale, assuefarlo a curarsi dei mali nello
spcdrtlc ttrr dctrtoraliz.T.urlo; un sospingerlo indietro, e nort

l(l

nella via del progresso, perch progresso sLtona ben'essere, Io


inlortunio,. E cort il benessere a spesa della
naltn'a e clei rapporti tnrtctrti, sott ttenuli gli attrezzatissimi
Ospedali Rittttiti, ot)e i giottcuti, grazie all'assislenza nlutualistica, pretendono essere ricoverati appena sollerenti di uncr
setttplice desscn3e. Ma, per i loro rtortni il ricovero lttttoru
un disonot'e, e signilicherebbe la pertlitcr di quel senso ideale
e pratico, cottlertulo nella rituale preparaz.ione di un decollo,
che li aiula cerlarrtente a gtnrire, o la distrrtz.ione di quellct
lede in urto scortgitu'o, che li t'cL sentire legati al soprannattrrale e, quindi, di corpo e cli spirito.
Altra preoccupaz.ione slata quella di dare ad og vocc
dialettcLle una trascrizione il pi ledele possibile alle intpressiorti
ricevute clallo prontutcia dei parltutti, e uno traduz,ione precisct,
chiara, ricorrendo spesso cmche el corrispondente arcaico, per il legante con la madre lingua; cio, a quelle voci alt'ini e dello slesso .signit'icato, che clopo aver soddislatto l'esigenza della parlata di mti'
I icctz.ione naz.ional e, v enner o accanl onat e, e v en gotto tlinten I icul c,
pur rixillando le uniche che, spesso, qbbicutct la base preesislettlc
alla pit recente parola dialettale.
A gticla di chi cot'tosce la voce italiana e non quella diu'
lettale, si conrpletato il lat,oro cot't Ltt't indice nrctodico Itu'
liano-Barese, relatitto a 200 voci del corpo Lttl'tarto,621 di
ntalattie e ntakuu, 120 di piante ruedicinali; ogtti voce sc'
guita dal nun'tero che rimanda alla rnalattia, a proposito dellrt
quale stata indicata.
C. S.
speclale signit'ica

il

AVVERTENZA PER

LA

GRAFIA

Ai fini pratici di una corretta lettura delle parti dialettali


non sembra necessaria una esposizione analitica di regole
ortografiche. Chi voglia conoscere i criteri della soluzione
grafica adottata potr leggere quanto stato scritto in proposito in un recente lavoro sul dialetto baresel. Il sistema
di trascrizione seguito nella presente opera, tranne pochissimi
particolari, ancora quello. Per utilit dei lettori baster qui

riassumere le cose essenziali.


Per i suoni vocalici si fa differenza tra la e aperta e la e
chiusa, segnando la prima con accento grave (), \a seconda
con accento acuto (). Parimenti per la o, ma resta convenuto che solo la o di suono aperto reca l'accento grave,
mentre la o chiusa non porta nessun accento.
Il segno e senza alcun accento indica un suono muto,

tanto all'interno che in fine di parola.


La grafia di due ,ra consecutive, sia staccate

du urrue
'dell'albero'), sia unite nel corpo della stessa parola (es. diuue
'diavolo') rappresenta un suono unico rafforzato di a semiconsonantico preceduto o seguito da vocale.
Per quanto riguarda i suoni consonantici, si ritenuto
opportuno segnare le doppie iniziali iI cui rafforzamento
sensibile, specialmente in sillaba accentata.
Per altri suoni e situazioni non ricorrenti nella serie fo(es.

(1) L. Sada, C. Scorcia, V. Valente, Bari mito, Bari 1970, pp.

27-39

nologica e tipografica dell'italiano, si tenga conto che: chj e


cchi, ghj e gghi sono espedienti usati per rappresentare lo
speciale suono palatale dei nostri dialetti in parole come chjche 'piaga', cchje 'occhion, ghjagghj 'biascicare'.
Si distingue una grafia sc per rappresentare il suono sc
semplice di scerubbe 'sciroppo' e vosce 'voce', da una grafia
ssc per lo stesso suono rafforzato come in dlsscete 'dito',
vsscere 'viscere'.
Si adottato l'espediente scft per indicare il suono sc di
sckne 'schiena', rascke 'raschio' e simili.
Non si fatta distinzione tra s sorda (es. sfoche 'sfogo')
e s sonora (es. smicce 'miope'), essendo raro nel barese iI
secondo suono e sempre e solo davanti a b, d, g, l, m, n.
Invece si adoperato z per Ia sorda e Zr per la sonora (es.
salz,izze'salsiccia'), essendo questa distinzione frequente nel
dialetto di Bari.

TAVOLA DEI SEGNI E DELLE ABBREVIAZIONI

abbr.

abbreviativo

agg.

aggettivo
allegato

all.
AN.
C.D.B.

cfr.

cfr.

sp.

confronta spagnolo

cit.
dim.
f.
fie.

gia citato

fr.

francese

F.U.

farmacopea ufficiale
grande dizionario enciclopedico

G.D.E.
ger.

imp. cong.
imp. i.
lat.
long.
m.
mer.
n,r.
onom,

diminutivo
femminile

figurato

gerundio

imperfetto congiuntivo
imperfetto indicativo
latino
longobardo
maschile

meridionale
nota redattore
onomatopeico

op. cit.

opera citata

pag.

pagina
pagine

pagg.

t4

atto notarile
codice diplomatico barese
confronta

l5

pl.

presente indicativo
plurale

pt.

participio Passato

rif.

riflessivo

s,

singolare

Sc.

scientifico

Sc. med.

scientifico medico

segg.

seguenti

simil.

similitudine

ved.

verbo
vedi

vezz,

vezz,eggiativo

p.l.

<(

letterale, arcaica

))

vedi la voce
vedi la voce
trattino di unione

anliq*ior medicina
herbis lanl*m el tfrc;i erat.
Isidoto di Siviglia, santo.

abbegghjar

v. imbrogliare con discorsi e arti


di fattucchiera. Ingannare, illudere,
gabbare, confondere. 101
abbettate

pt. di abbett, gonfiato,

abbotta-

to . 48

acquagghie
f. rugiada, acquaglia

abbende
m. riposo fisico,

abento, abbento

261.

abbroc

le malattie, e quelli che


quelle a proposito delle quali la voce dialettale

seguono,

citata.

il rinvio

Arrochire, affiocare.

289

aGcenec

v. sforzare e compromettere la

vi-

sta su lavori minuti e con lume fioco. Il termine spiega la maniera di

le

palpebre quando si
accenna. Allucinare. 247

arricciare

accepenate
pt. di accepen, ctre si regge male
sulle gambe, che non si pu muovere. Inceppito, o cempennato , 229
acchenrve
imp, i. di accheng, acconciare, acconciava, accomodava le braccia, i
piedi slogati. 259
acchialre
m. che riparava e vendeva gli occl-riali. Ottico, occhialaio . 247

t6

272

acqua-iazze

stagnante, acqua

raucedine, per gola colpita da u broca .

numeri progresslvr che precedono indicano

>r.

f. acqua lurida di acquitrino, acqua

v. di voce che si fa roca per

acchitte
m. occhiello, fig. orifizio anale. 237
acite
m. trifoglio acetoso, acetosella. Veniva adoperato per impiastri caldi.
Sc. oxalis acetosella. 7 72 232

di

guazzo

acquaquagghiate

pt. di acquaquagghj, porsi coccoloni per fhrsi il semicupio. Accoccolato, acquacchiato.

279

acqu-a lla vnde


f. raccolta libera di liquido

nella

cavit addominale, che fa gonfiare


l'addome come un otre. Ascite, idropisia, n acqua al ventre . Oggi viene indicata anche col termine drappesc, idropisia. Malattia che veni-

va attribuita all'aver bevuto

ac-

qua-iazze, acqua stagnante. Raccomandavano di diventare paniste, pa-

naio, di mangiare molte cnue,

carrube. Cura conosciutissima era


di prendere due tazze al giorno, tra

i pasti, di

decotto

serpe, morella,

di

erisimo, e di radici

di iuve de le
centescaTTette,

di chjapparine,
t7

cappero. Per agevolarc Ia scompar-

acque de Griste
acqua sorgiva non salata della

sa del gonfiore, usavano massaggiarc I'addome con infuso di spe-

f.

uttcarde, spigonardo, lavanda.


Con la stessa locuzione veniva in.
dicata la cirrosi epatica, malattia
clcl fcgato che non lasciava, come
tLrttora, scampo, e la peritonite

acque du sole
acqua tiepiduccia. o Acqua del
sole
". 274
acquigne
f. acquolina e agg. acquoso. Me
srt glt-tt s trttrtrcche acquigne-acqui-

tubcrcolare essudativa.

acqua dlge
l'. acqua dolcc, piovana, che era
r-rcccssario distinguere da quella
::ul3c, salala, in quanto ogni casa
cra frrrnita di due pozzi attigui;
l'trno cementato pcr la raccolta clell'acclua piovana dal lastrico solare
c l'altro di acqua freatica. 93
acqure

I. .r,inello licavato dall'acqua passata sullc vinacce. Acquerello. 10


acqure de spunde
l. r,inello spunto, acquerello infortito, spunto, quasi aceto. 274
acquarcce
l. urlorc secreto da processi inIianrrnatori della cute, in particolarc clclla rcgione del calcagno, do-

vuti a prcssione o sfr,:gamento di


scarpa, oppllrc di gallozze, vesciclcttt: acquerose causate da scottilurc. n Acqua ricciuoli .
il tcrnrinc da una infiammazione
cssuclalirra chc colpiva i cavalli alIc

r'nalattia con-rsciuta anche


crl n<.rr-rc cli clcrmatite verrucosa e
acr;tra allc gambc'. 129 - 140 - 218
zart-rl"rc,

acqua triacle
lriac\e.283

costa.

Acqua

di

Cristo

,.

255

f.

grte,

mi sento lo stomaco

acquoso.

Esprcssiorre oggi sostituita da: me


srtglt-tr slrrtttrccltc scketire scketu-

re, mi scnto lo stomaco pieno di

saliva. L-rdicava sia Ia tenclenza al


rromit<r sia l'acquolina in bocca.227
addebbate

pl. di adtlebbz, cibarie preparate,


condite, cucinatc, addobbate e
prcserltatc con cura per gli ammalati. Dicesi anche di amrnalato che
ha pranzato. 107
addebbatrrie

m. vivande prcparate eccezionalmente per gli ammalati. n Cibi addobbati . 107


addesghi
v. addolorare. Da doglia, dolore.

f.

25

addegghiatre

zione, olio santo.

43

addermssce

v. addormentare.

v.

53

addnghe, addne

lo e 2. p.i. di adden, addona-

. Accorgo, accorgi,

cor.rto.

Conciaossa, o drizzaossa r.

Era quasi come un mestiere e prestava la sua opera contro compen-

si in natura. 259 261

adddre
agg. che sta eretto, bcn in piedi,
sano in sahrte. All'erta . Legato
al r,. n aIergere, pt. aderto . 49

affaterrate

pl. di affaterr. colpito da fattura.


Affatturato, affattucchiato. 33

f. difficolt a respirare. Asma bron-

r)

lt

t9r.i

questo ma-

laccio. Veniva curato con

1<l

stesso

rendersi

una prima di andare a letlo. Per


rcndere pifr libera Ia respirazione
veniva cor-rsigliata, soprattutto, qualclne lazza al giorno di decotto di
foglie sccche di menta e rosmarino.

affressjente
pt. di affressjer, ratfreddato,
flussionato

r.

a[-

74

aggigghiamende

100
r-r-r.

", ln'ti't" It,, tit.

di

lanno era che l'asmatico vcniva


sorprcso dall'affanno anche nel riposo e nel sonno, smaniando pe'
la mancanza di respiro e sentendosi pzrr, pcrirc. In questo stato
invocava l'aiuto di Sant'Antonio de
le tridtlesce grfugie, e gli veniva
sor-nministrata una lazza di infuso
di fiori secchi di sckattarule, roso-

3
4 (i.D.l.

affegghjatne de pette

chiale. Caratteristica

prndrrc, piz.z.icorc, prurito.

fezioni generali o della cute. come


indisposizioni intestinali, diabete,
cczcfira, a recrudescenza della scabbia. Si curava secondo la malattia
c la cansa, mirando a ridurre il
grattarsi, che spesso era dannoso.
Di rnassima si ricorreva a bagni di
mare, a bagr-ruoli di acqua e crusca, e strofinazioni di petrolio, alla
cura de le pirtrtue, delle pillole di
fior di zolfo. Nella [rase: ngeJta
ntenule u-agggghje, il termine ha
tuttora il senso di fregola, vivezza, brio, manifcstazione calorosa di
afletto.

238

infuso a 314 tazz-c al giorno, di cui

ungere d'olio. o Oliatura . Questa voce vale anche per estremun-

re

l. lriacir
-S

addrizzaissere

f. medicona, praticona che rimetteva a posto, o tentava di farlo, le


ossa slogate, talvolta fratturate.

211.

agggghie

rn. 1'llurilr in gcncrc, clovuto acl

a['-

'aggrum

v. detto di sangue che si rapprende


in grumi, coaguli, come ad esempio per formare Ia crosta. Aggrumal'c, aggrumire

,.

262

agnetre

1. strofinazione d'olio.

ur.rgitura

Linimento,

278

agrrie de la case
m. grlomo, folletto, monacello, spirito maligno. Apparteneva alla casa
e non alle persone; qLrestc potevano cssergli gradite o no. Pertanto,
si manifestava buono o cattivo, a
voltc malvagio da costringerc a
cambiar casa. 224

alazze

rn. sbadiglio, spcsso di natura ncrvosa. Sc frcqucntc, lo interrompcrrano ed clirninavano dcfinitivarncntc, I'regando sotto il palato, a bocca
aperta al nassimo, il pollicc clcll.r
nrano sir-tistra.

I pir r,ccchi, sbaclicol polli-

glianclo, si croccscgrravallo

cc sinistro sullir I'rrcca apcrti, l)r'


1arrclr la L4urloruxr cli scarnlrarli, rlal-

l9

lo sloganrcnto della mandibola'. Que-

ciale preghiera divinatoria della not-

slu vocc indica anche sospiro: sgartEc L'arl-illuzze de nnlengheni, sgancia ccrti sospiri di malinconia.

te.

allevedesscite
fatto livido,
pcrto cli lividi. Illividito. 114
1'tl. cli allevedssce,

co-

allupte
1rt. cli nllup, affamato come lupo.116

ammagagnate

7't. d,i tuttutagagn, colpito da malattia psichica e fisica, da un difetto cli corpo. Afflitto, tribolato. Am-

r11.gagnato

,, da

.<

magagna

ammalengiate

tli

arttrtrulertgi, dicesi

illivicliti.

,.

di

180

occhi

l33

ammertssce

v. attutirc il fervore di una


Iianrmazione, ammortire.

in-

129

amore salSe
rn. salso, umore salso, umore erlrcticr-r.

l.

nnlesalge.

-S

andggene

in pietra, detta propriarrrcrrtc nrrrlrggene nglse dal luogo


tli provcnienza. Il termine vale u anr'rlagncsia

tiacicl<r

,.

156, 219, 267

ngeue chestte
rr.r. angclo custode. 163

ngeue de la bbona nve


nr. arrgclo della buona novella, Spe.

2) In

qualcosa per esse era guadagnarsi le indulgcnze c significava senza alcun compcnso. 107 141

f.

arcemse
artemisia. Sc. Artcmisia absin-

pag. 8.

229

rche

m. arcobalcno.

arnle

m. orinalc.

183

arrecreiarse
v. ricrearsi e m. u-arrccrciarse, il
clilctto tra coniugi. 129

pl.

arregnate
cli arrcgn,

di dita arroncigliate,

contorte; cli membra contorte.

252

arregor33e

f. liquirizia. Sc. Glycyrrhiza

glabra.

23

arrepecate
pt. di arrepec, diccsi di viso coper-

to di rughc, rappc; di donna che ha


partorito molte volte c prescnta addome floscio e pieno di grinze.

-> carpecate. 256


arresenate
pt. di arresen, intirizzito,

infred-

dolito, intorpidito, agghiacciato.

del Cav. Antonio

patito

ec-

Voce clerivata dall'agricoltura, ove


indica cicoric, cavoli, insalate appassitc, rattrippitc clalla brina ge-

lata.

afiezzec

v. aggricciare la pellc per Ireddo,


per paLlra. Abbrividirc, orripilare.
8r 231
arrezzecatine
scnsazionc

di lrcddo per tutto il

corpo, che annuncia la Icbbre; avc-

ardiggue
maschia. Sc. urtica dioi-

ca.

siderat<-r, arsito dall'aYcr


cessir,<.r f re ddo.

I.

123

f. ortica

parre aoche in Pregiudizi Popolari Putignanesi

Nori, Crcssari, 1899,

20

nneme du pregatrrie
anime del purgatorio . Fare

thirm.

amarssce
v. inciprignire un ascesso prima che
sia maturo, pronto a suppurare. 87

1tl.

f.

107

Karusio,

II'

As-

Ed.,

rc la pclle d'oca. Aggriccialura delIa pellc, orripilazionc, briviclo fcbbrile. 83


rrue d'auu gnustre
m. olcastro, " albcro cli olivc olcastre ". Sc. Olca Europaca. 83
rrue de le ste
m. rnclograno, " albcrt-l clellc melegrane . Sc. Purrica gritnatum. I fiori venivano raccolti cd Llsati, in
divcrsi nrodi, contro Ia blenorragia. Il terminc .s/c dal grcco siclc, albcro clcl melograno. 232
rrue du cammesande
m. cipresso, n albcro dcl camposAnto . Sc. Cuprcssus scmpcrvircns. 96 157 224

artddeche
L manifestazionc cutanca pruriginosa di ponfi simili a quelli che
produce il t<rcccr de l'ardiggue, dell'
ortica, causata da pulviscolo di gra-

naglie e legumi in Iermentazione.


Orticaria in generc. Le irritazioni
pi gravi eran<-r d<-rvutc alle fave
appena insaccatc, e dormirci vicino, nel primo mesc dalla raccolta,
cra farsi colpirc; pcrtarto, i con-

tadini ccrcavar-ro di starne lontani,


quando lo potcvano. Sulla pcllc apparivano ponli piu o mcnt- ampi

c numerosi, sopraelcvati, pallicti


al cenlro con it-t giro un al<.rnc rossastro. Colpiva solo le parti clcl
corpo chc venivano a contatto c
Lln pronto intcrvento cra qucllo di
mitisarc il prurito con bagnuoli di
zcquz c aceto, cli decotto cli camo-

milla, cli malva. Di solito la guarigionc cra sicura e rapida. Nclla


frascologia traclizionalc corrc spcsso qucsta \/occ per inCicarc vivacit, irr'-'cluic[:7.7a: cc licrtc l'artddaclta ttgrpa cu dc rtttrya .sutntr'2 ('osa ticni l'orticuria irr corpr.r
chc ti nrnoli scnrprc?
assalemm

r'. pcrclcrsi cl':rnimo, r'e spilalc cr-n


angoscia c con alf anno. Disanir-r-rarc. 248

assaverrute

pl. ci rt.s.sr,crrr, sentilc ttu

srar-

rllc, una zavorra, un pcso, un mattonc sullo stomaco, con inappctenza. Nzrusczrtr. Spesso indizio di malanno dcll'apparato digcrentc, o scm
plicemcntc di cibi indigesti nclkr
stom;rccl.

227

assenagghiate
jt, calnalo, acquietato; chc tornz tranquillo dopo uno spavcnto, un fortc timorc, chc
1'tl. cli ttsscttagglt

fra riacquistato la

scd95e, pace,

lranquillit.231

attaccate

pt. di allaccit, legat<-r, annodat<-r.


Per il popolo sienificava anche al'fatturato con la magia del nodcr
-S utpidde.
21

avuzze

ln. l)()r'riccio. Pianta bulbacea, otlirrrl pe r cataplasmi su organi genitali irrlianrmati. Sc. Asphodelus
t'clasilcr'.

239

avvelenate

1'tlt

tli

ttt,valen,

avveletlato , tgg.

inlcttivt-r, ir.rfetto.

262

bastenache

l. cnrota gialla, " pastiltaca ,.

l)aucus car-ota.

Sc.

289

bavre
tallo laminat'c, l'ililormc

;m-

risseto clell'alga I-naritta. " Bavero

tlcll'alga

". 262
bbrote russe

Ioc. pcr sanglrc cl:rl nast-r, n brodtt


rrlssr

r.

135

bebbne

rn. tumcfzrzionc di ghianclolc linlat ichc, ir-r particolarc allar regionc


irrguiualc. Aclenopatia luctica. " Bub". lra segno de tttbeslalrtre ,

l)orrc

cli nralatti;r vcncrci. L'ir-rfettato si


plcoccLrp.rva di fzrrlo suppurarc il
piir prcsto possibilc onde farnc
vcrrir luori tutto l ssttttg,ltc tttarcc,
il sanguc guasto, al quale si attribtriva il r-r-rale. Trattandosi di turnclaziorrc chc si presctrtava dura,
turrtr cli.r cssere distirrta come frlr-

gtc lrdde, foruncolo

Ireddo,

il

ri-

piir comllnc cd c[ficace era


tli applicarvi sopra, la scra e dar
l('ncrc I'irlcra nottc, un impiastro
calrlo cli Ioglie r/rr tncilc, dell'acc.
Iosclla, bollite prinra per non mc.
rro tli l5 r-ninuti. Con trc o quattro
n-rcdio

applicazioni si raggiungeva lo scopo di sentire la tumefazione matu-

ra e prossima alla suppttrazionc,


pronta a isse sprettuttc, cssere
sprcmuta, sprillata. Altri, oltre a
mcttcre sopra dei patrni caldo-umicli, ricorrcvano alla pomata di grasso di cavallo (-> febnrte), cha
si applicava, c qucsto era importantissimo, spalnrandola su l'oglic cti
Itttttbrc, rovo. Ottenuta l'apcrtura
e lzr prima uscita di pus, si laver-

va con dccotto di radici di n-ralva


latltlesciatc, allcttate. Si continuavzulo, i lavaggi, fir-ro a complcta
guarigior-re, cl-tc diccvan cerla soIo dop<-r l'uscitar r/lr leldttre, tlel
u turacciolo ,, cio, della raclicc tr
ccncio nccrotico'.
Era trua malattia uon facilc a guarirc, chc tcucva il colpito Iull'orrcscnelc ttc lu lrcvc, tulto intirizzito pcr la continua [cbbr-c.
Col rrcrme balthrrc veniva indic;rto

il

lr-rogo clesl.irrato

do-

vc anticamcntc vertivarto ricovcrati

i colpiti da talc rlalc. Poi,

occu-

pato tale luogo dai PP. Missionari,


qtrcsti I'urorro dctti " bobbisti ,. Lo
stcsso locale clivcnne ospcdale r-nilitarc cd i barcsi ancora oggi corrtinuano a clcnominare quella zona

tt

ltcbbrte.

nl.

becchere

coppettc, vclltose, u bicchicri ,.

72 190 263
benef9ge
m. mcstruo, u bcneficio ". 229
besckudde
m. ciottolo tondo c levigato. 10 229

i) ll.rn.rglix, oGrantle Diz. della lingua italiana. tl.T.E.T., l9lo

)')

ad ospcdalc,

indicare il secchio di lcgno a doghe


con manico di corda, usato deri pe-

bvere

r,. bere.

274

scat<-rri. 254

beverne
m. bcvanda medicinale chc l'uffici<r
igienc comunale faccr,a clistribuire
clurantc il colera. Pozione vclenosa
che la credenza p<-lpolare diceva ve-

nissc vcrsata nella bocca dei decccluti pcr cvitare chc, colti da mortc apparcr'tc, polessclo riavc|si sot
terra. n Bcvcrone " 34 c pl. berarttta 232
bianchemangi

latte di manclorlc. Fra le tantc, riporto la se-

m.

bierncomangiarc,

guentc ricctta: " Prcndctc cltre

ca-

ralc cli lattc c si mettc clcntro un


tiano cli r-amc, sopra il fuoco c
quanclo ste per bollcrc si mcttc
qLlcsta closc, ci<-r clcntro un piattcr
si ballono 10 bianchi cli ttova cot-t
mezzo cLlarto cli zucchero c quanclcr
lutto si latto comc spuma, qucslu con un cucchiaro gratz.o I'altro,

si mcna in quel lattc chc sopra abbiamo dctto, quanclo rrcclcte si


fatto clcnst-r lc uova si lcvit clal fu<,rl<.rcr.r

0. 107 228

biule
m. cantcro, pitalc sDraltato che il
1:opolino lcneva in scrbo per farlcr

in

di n-ralattia.
in us<.r ai primi di
questo sccolo, e presa dal gergo
usare

E'

caso

r,oce cntrata

carccrario nboiolo", per distinguerk-r

da qucllo di terra cotta, di uso


giorrraliero, detto prisc o rttgtte, a
secondo la grandezz.a. La 'r,oce piir
anticar vcgglrirrle, bugliolo, stava ad

brenghne
I. infiammazionc dei bronchi a voltc con febbre. Bronchite. Di ques1o maanno pr-rct-l si preoccupav;rr-ro, ritenendcllo, come affcrmavano,

ttu slrettgittlc de piettc, una strett,ir


cli petto, per Lln colpo d'aria men-

tlc si cra sudali. Si usava, pcrlir'rlo, nlassaggiarc il petto coll pc-

trolit- comc rcvulsivr-r, ponenclovi,


sopra, un r'attonc caldo c sclnrr-r-rirristrarrur-r dccoziorri di c'ar-irr.:;c, ce ntaLlrca minorc, bionclella, corne cacciarlcbbrc, e cli i'r,';-;'rr.scc, borragginc,
1tc rrrrt!;c, licr romperc, ci<-r, mz'rlurarc la tossc c provocarc l'espclloraziorte'.

brescecure
n1. bruciore. Fusione di bruciorc
c usckttre, di ugualc sigr.rificato. 265
bresckne

rl.
l.

brttsca.

292

breugnar
scr-rtir vcrgogna, r,ergognarc

cla

partc di chi preso cla malattia vencrca, la riteneva indecente c si


tratleneva dal consultare un meclico, sentendo nell'animo ull complcsso di colpe e un'angoscia inc-rsciente.

38

brevegnose
agg. vergognosa.

98

buche de

la

rcchje

m. meato uditiv<-1. u Buco della


reccl-ria ,. 87

o-

4) Da un riceario manoscritr della fjne drll t(X). baresc- ceduto da un arnico. rhe desidera noo
essrtr nominato
5 ) Ricordo di nia nonna Carmcla Maf f ia

23

bu66ar
v. mangiare molto ed ingordamente
fino a farne indigestione. Empirsi

". In altro senso sta pcr


buggcrarc,, raggirare, ingannarc.

1l " buzto

226

cacabbuzze
m. andare spcsso di corpo. Diarrea.
Ca ticrt-tt cacahhuzze iosc'a ca vu
cacutlne srttute? Cos'hai la diarrea,
oggi, chc vai cacando spcsso? Per

lc curc
scilde.
-S dcriva da
La parola

-;'

cctcc.

cacgghie

m. balbuziente, tartaglione. l0
cacardde

caccabbttgge,

czrtapuzia, con cvidente ril'lcsso dcl


vclbo cl-rc ne indica l'cffctto purgativ<-r.

10

cacagghi
r,. balbcttare, tartagliarc. Il balbuziclrtc vcniva chiamato cttccit, cttcitp,141tltje, che tartaglia. Questo di-

attribuito alla mancata


f'oltLrri dtt lilc de la lrtgue, rJel
llcrrulo clclla lingua. Di solito scomparivzr o si riduceva col crcscere
clcll'ctir, col rinIorzarsi, dicevano,
dc ltt ttarvatitrc, del sistcma nervoso. Era uso, dall'et di circa dieci
lunni, di far parlare tcncrrdo in
lrcrcca na rascddue, una raperellit
cli r-nirrc, <t rtu ltesckttdde, un ciottolo lotondo, ambedue ben levigati.
Ilr'a un csercizio che dava dei buoni risultati, e che, com' noto, aveva
plnticato anche Demostene .
La crcdenza popolare riticne cht:
iballrr-rzienti lttene u crte rnarr
gurrde, abbiano il credo mancante,
cio, che quando sono stati batlerr.ali, i padrini non abbiano reIcttr-r vcrriva

citato per intero il credo. Oggi la


locuzione viene usata anche per indicare un balordo^. Come cura vera e propria davano a berc l'acqure, l'acquerello, nel quale si
crano Iatte bollire delle ossa di
bue, di quclle spugnose, prcferendo
le scertecchjitlde, i ginocchiclli

f. diarrea. 23 231
11 cacasanghe
m. disscntcria, . cacasanguc ,.
lc curc
-;, tentlssente.

Per

CACG

r.n. balbuzicnte. I0

caccabbugge
m. catapuzia. Sc. Euphorbia lathyris. Di qucsta crba carnosa che vegeta nci terreni incolti, utertertse,
vclenosa, prendevano 7/9 semi, li

schiacciavano leggermcnte c li scioglievano in acqua ticpida, ottenen-

do un purgante, clficace pcr coloro


clrc sol l'rivano di stitichaz/.a o accLlsavano ristagno ir-rtestinalc, stasi
fecalc. Il lattice vcr.riva adoperato
anchc pcr distruggere verruche e
porri. Per cstensione il termine valeva pcr olio di ricino, noto pur-

gantc.9

12

151

cadde

m. indurimento od aumcnto di
spcssore dcllo strato cornco della
cute per processo di cheratinizzazir-rne, dclvuto a fregamento c

com-

pressionc continuata. Callo cutaneo,

6) Uni tra(cia di rale credenza la troviamo in Cokrbraro di Lucaqia, cfr. Sud e Magia
lrncsto rlc Martino. Fcltrinelli, l97l, Milaoo, pag. 5.

1t

callosit, durone. Si sviluppava, per

l<l piir, sulla superf icie laterale o


dorsale delle dita dei piedi, a livello delle articolazi<.rni. Si formava
anche sulle mani degli operai, pe::
l'uso pr<rlungato degli attrett da
lavoro. I rimedi per estirparc ut-r
callo crano tutti pratici. Il piir
pronto consistcva ncll'applicare, per
una nott(j, Llll met7.o pomoclor<t
lcgato sopra che, pcr l'acidit, lo
rammolliva tanto che il mattino era
sufficiente raschiarc e sollevarl<r
con l'unghia del dito mignolo. Erano da escludere mczzi come lama
di coltello, di rasoi<.r che potevano
irritare c portare a serie in[iam"
mazioni; molto temuta, in qucsti
casi, la infezione tetanica. Ef ficacissime crano anchc le foglie de
l'rve de lc cadcle, dcll'erba dci
calli, dclle rose grasse, che pulite
della pellicola, si lcgavano sopra
il callo per una o due notti. Grazic
allc proprict emollienti del loro
succo, iI callo si staccava dalla raclicc con lacilit.

il viso si schiariva; iu ntancanza cr:t


sufficiente ler le pigfeche sott-a
lle rcchje, atld storrrrc le recchjirte, Lirarc i pizzichi sotto le orecchie, dove stanno Cli orecchini,
cio, pizzicarc i lobi delle orecchie.'

Sc trattavasi di scalmane dovute


a rtgazziatiu'e, ad ira, a collera, alIor:r lc mani dovevano csscrc messe
ncll'acqua frcdda. Ancora oggi si
strol dire: rttittc le ntane jirtd-a ll'ac-

calamdde

L camomilla. Sc. Matricaria

cha-

momilla. l8l

13

caldacne

['. improvviso e momentaneo rossorc del volto per dilatazionc dei


vasi sanguigni. Caldane, scalmanc,
vampate di calore. Disturbo che
colpiva, soprattutto, le donne che
non potevano cchjit chengre, piit
procreare, nell'et critica. Il rimedio pronto era di mettere le mani
nell'acqua tiepida, fino a quando

qua frddc, a chi si [a prenderc


[acilnrente dalla rabbia.

a lla

facce.

caldarre
rn. caldcraio, magnarro.

-;

t,aulb-

196

calduate
pL. cli calduit, di ammalato che devc

starc al caldo, ben coperto,


tclato.

call.

282

caldudde

m. calore scarso,
febbrc.

cal-rino, leggera

84

calgengdde

m. grosso raviolo di pasta, a forma di cappello da gendarme, ripieno di ricotta, ricotta forte, carne
tritata, che si friggc c si mangia
caldo, detto comunementc pan.
zerotto,. In senso figurato si di
ce di piede gonlit-r al massimo, c
dcmatoso.

172

camar

v. consumare un pranzo a basc


di carne e fuori dell'ordinario
Mangiare carne nei giorni vietati
dalla chiesa. Gozzovigliare,
marare . 171

cam-

Ci

7)

Precisaro da

mio fratello Trcdoro, d anni 6r

25

l.

camddre

currrcrllio. Sc. 'l'cr.rcrium chamae.

rllvs.2(r7

cammesne

rt'

,,.

rrtttit

ilr tla

notle

, . canticio-

224

cammise

l. canricia, spoglia di

serpc.

251

cammise de la Madnne
l. crion, n camicia della Madonn:r ,. Mcrnbrana caduca lornita dall'utcr materno che avvolgc il fet<r
c clrc in caso eccezionale rimane
attaccita al nascituro, donde il
plovcrbi<.r: nalo con la camicia
",
cssclc Iortunato, e la credcnza che

lltla

asciugarc e seccare, dzrva una


illimitata forluna a chi la porlasse
arlclosso.

14

cannaremende
n'r. cibi a pro della gola, n canna
Ghiottoncrie. 194

del cuoicr
o forfora.
Pe r questo distr-rrbo la cura pit
tlilIusa ccl efficacc cra di strofinalc la tcsta con olio e pctrolio, olio
rli ttratrtlolla, olir-r di ricino, o con
l)orlata di midollo <-rssco di bue,
e pcli clarsi una buona saponata.
Dicevano che colpiva chi aveva
sanglle cado ,.

m. csolago, Sola, canna ,. 194


cannarile du srchie
nr. trachea, u canna del respiro

l-s3

canndde

I. tibia, stinco. u Cannella co[e


chiamano i macclai l'osso bucc. 31
Canna nostrana. Sc. Arunclo do-

f.

canndde du nase
canna clel naso

osst-r nasale,

:.nsArc, boccheggiarc, rcspirarc

fa il

cane

clript-r una corsa, oppure d'estate


cluanclo ha sete; dicesi anche del
lcspiro stertoroso del'agonizzante.

135

[.

canndde serveriale

cannula dcl clistere pcr la quale

si introduce il liquido

nell'intestino. Cannello. " Canna del scrvizialc ". Prima dell'uso si rlrscva con

olio puro d'oliva.

50

cape

l', testa, capo. 44 74 75 94

canesci

:rl{annosamente come

cannarile

canegghile

ccsquamazione
capclluto. Seborrea sccca

122

cangghie

f. crusca, canilia ". 42 278

nax.3l

19

l. sottile

\.

cangra rarne
loc. a significare una passeggiata e
non, come oggi, un trasferimento
in luogo di vileggiatura. 179

15

cape-de-cane

f. crnia

crurale, che

sopportabile irritazione, che per l'e[fetto rcvulsivo aveva un'azione bene

ica."

La

locuzit-rne probabillllente dalla

forma della testa del cane per come appariva la tumefazionc crnia-

16

capegatte

m. irrliammazione del cuoio

quella

ampio

nella donna che nell'uomo, e che,


all'opposto, il canale inguinale
pi-r stretto, si pu desumere che
la cape-de-ca,re l'ernia che colpisce piu frequentementc le donne, e
la rettire quella che colpisce prevalentemente gli uomini. Veniva
considerata la pi pericolosa e
fastidiosa anche perch, data Ia
posizionc, ron era facile adoperare
u liatiLre, il cinto erniario. Poteva
procurare dcrlore sop-o trsse grse, sul [en'ore, tanto che non poche
solevano dire: nlc tlole dcl, tt ll'ttlfe, mi [a malc qui, al capo del
fenrorc, obbligando le ammalate, di
solito veccl-rie ugruvarrde, aggravanti, glasse, pesanti, a stal poco ill
piedi pe le dclttr-a ll'ighjre, per
i dolori all'osso ileo, al bacino, all'anca. Si curavano con irrpacchi
di redclggue, ortica maschia, oppure strofinanclo direttamente sull'ernia crurale la stessa crba pc.
stala, tailto da p|oYocarc ula in-

ria.

270

plo-

dotta dall'intestino che passa

at-

traverso l'anello crurale ed esce sot-

to l'arcata di Poupart, o legamento di Poparzio." Tenendo presente

l) Cfr. Tillaux. <. Anatomia topograf ica , pane II, Vallardi, Mjlano, 18U9, pag. j75. Cfr.
\\/trner Spalrcholz. Arlanre-Manuale di Aoatomia Umana, Vallardi, Milano, 1946, vol. l, pag. 2)O.

26

che l'anello crurale piir

capcl-

luto, con febbre e capogatto, capostorno, vertigini. Si curava mettendo sul capo un panno imbevuto
di clecotto di malva, o di acqua

nella quale si era tenuta a macerarc la crusca. Per bocca si pren9) Confidenze di Rosaria De Toma,

al giorno di tisana di loglie e radici di grattarole,


lattuga velenosa, che secondo il
popolo miruto, depurava il sangue in quanto il malanno era dovuto a ssttrtglte iddesce, sangtlc
devano 213 tazze

alterato, guasto, acido.


Altro sirrtomo cra Ia scressciutta
de l'cchje, scureggiatina degli
occhi ,, cio, 1'ambliopia, l'improv-

visa

debolezza visiva, che facev:r


ttppttttrt, velare, offuscare, apparlnare , la vista.

17

capeparte

m. primo mestruo chc cleve mani[cstarsi a 40 giorni dal parto. u Capo-parto ,. Nel pcriodo che va dal
parto al capo-parto si allatta pe1ile, pulito, cio senza mcstruazioni; cla quando queste si manifestar-ro si allatta lurde, sporco. Se dopo
i 40 giomi non si prescntano segno che la puerpcra devc considerarsi peggltjat-arrte, presa di nuovc-r, cio nuovamente incinta. Per
tutta certczza, lc donnc cercavano,
una volta, di provocare il ritorno
delle mestruazioni metter-rdo lc gambe, dai piedi alle ginocchia, 7rrri-a
lla cress't, nel ranno, nell'acqua tiepida e cenere, o prendendo una
purga di olio di ricino, come usa
tLlttora. Altro mezzo era f infuso di
prczzemolo fresco pestato o il dccotto di tltarug[4e, marrubbio secco, da bersi 2/3 latze al giorno e
per tre giorni. Se con questi rimedi
i capo-parto non si verificava, si
ccrnvincevano che dopo 9 mesi avrebbero avut0 un altro figlio.
Alcune, dietro suggerimento di co-

anni 70. s,,flerente da anni di talc crnia

27

n'ari, clcci(leYilrt()

r,11.\/(1,-.\c,

guastar-

si, aborlit'c, c

1'rct' ottencre questo


scopo trcvcvatno qualche bicchiere
tl'acqua, nella quale ave\/ano fatto
bollirc 7 foglic di alloro, oppure lo
stesso infuso di prezzemolo, usato
qucsta volta come abortir,o, strut-

tando la sua azione cmmenagoga.


DLlranlt: il pucrpcrio non dovevano
mangiarc pescc, perch le spine avlcbbcro oslacolato il ritorno del
c:po-p.rto, e la carnc di pesce, per
csscrc scnza sangue, avrcbbc fatto
anrnralarc di ancmia il poppante.'''
capre

I. pcttir-ratricc, perrrucchicra chc


conci:rr,a il capo. 251

ac-

scn-

capeteddde

nr. capczzolo, n capitello, dclla


rrriu-rrnrclla.
capicchje. 188 236

18

-;'

capetrne

nr. capogiro, r,crtigine,


lonro . C<lnsiglio primo

capo(s)

a chi

19 capevne

f. vene che sccndono dalla zora ge'


nitalc per la faccia interna dele
cosce e delle gambe fino ai Piedi.
Safenc, venc estcrne delle pudende'

Anche per

lc popolane sono Ie venc dcl sesso. Essc si gonfiano Per


cfl'ett<.1 cli sat-rgue impuro durante
lc fatichc dcl parto e Perci dicot1o: nge-at,onn-ossule le cupevne, le

sono uscite lc grandi vcne, le saIcr.re. In tal caso, subito dopo la


sgrut,etlartSc, il parto, c I'uscita
dc ltr cuurtrtisc de ltt Mudtute,
clcl crior-r, c tlc ltt secotttlc, de7le
sccr.rr-rclinc (sacct-r

capetale

nr. capezzalc. n Capitale, nc


so cli utilc al capo. l9

timane. Era un usatissimo rimedio

c dava dei buoni risultati.

ne

solIriv;t era quello di mangiare di


pitr, cli non starc moltc ore digiuno ed il piir delle volte, cra rimcdio cfficacc. Ma, se si trattava
cli uomo sanguigno, rnest*dclute,
|t;bust<-r, lregnule, grass<lccir.), o di
giovanc donna che pativa irregolarit dei suoi cicli, ricorrcvano al
s:rlass<,r ed alla cura di decotto di
loslic c radici di grattarole, lattuga vclcnosa, somministrando due
llrttt al eiorno, per una o clue set-

amniotico, pla-

ccnta, crion), solevano legare alla


pucrpcra i picdi cd agganciarli all<-r

spigolo dclla spalliera a capelale


du liette, capo del letto, capczzalc,
in modo da tenerc sollevate lc gambc fino a quando vedevano le cnpet,rte, lc safcne, sgonfic, non piir
turgidc, avendo potuto il sangue
clcfluire. Questa opcraziotrc veniva
dctta .slngl lc capevtte, ristagnarc
lc safcne, e grazic acl cssa, riuscivano a cvitare llebiti, cmorragia,
infezioni, cd a ridarc lo stato normalc ale gambc. Chi trascurava
qucsta operazionc, oltrc ai rischi
di quegli cflctti, portava per sempre, alle gambe, le vcne molto appariscenti. Nella camera non mancava la lampada accesa davanti
all'immagine di Sattd' Anrte, Sant'Anna, protettrice delle partorienti. Per
avere un parto felice, usavano mettere alla vita della partoriente, una

funicella che aveva legate le zampe

delle pecore da tosare, ci per


difesa contro la magia del nodo,
chc poteva far nascerc il bambino
con il corclone ombelicale intorno
al collo.
Le popolane erano convinte chc ogni

palto prescntava dcllc incognite, e


nor mallcavano scguire l'insegnamc:lto clcl veccl-rio proverbio: Iasse

la rttorrtde e

ussce-a

lla

parto-

rinde. Lascia la morente e corri


alla partorientc, cio, quando si
cra chianrati al capcz.zalc di chi

stava pcr partorirc, bisognava abbandonarc tutto senza inclugio."


capcchie
m. bottoncino della mammella.
pczzolo

-S

capcleclttc. 84

Ca188

capcchie cecate

m. capezzolo cicco, ingorgato,

188

capidde
m. capelli. Non si lasciavano in giro, quelli che rimancvano nel pettinc li raccoglievano con accuratezza, li arrotolavano e li gettavano
jtrtl-o prise, nel pitalc, o nel fuoco,
c mai nell'immondizia da ove potcvano essere raccolti per affattttrare. Non era raro sentirc una donna giovane o di mezza et, affermare che non riusciva a pettinarsi
perclr scntiva i capelli attaccate,
Iegati, annodati, e secchi; bastava
ci, per impensierire i famigliari
e decidere per la controfattura. In
effetti non era altro che una manifestazione caratteristica dei gior-

ni premestruali, ma il popolo era


sensibile agli impedimenti magici
del noclo.
-S faltu'e. 251
capidde sperte

m. capclli radi, non pitr

si.

fitti,

spar-

251

cappune

m. bert-ctto cla r-r<,rttc, ., coppolino ,


ptti,rc. 44
clirrr. cli coppue.

->

carbunate
m. bicarbonato cli sodio. Molto usato, in acqua c limone, per aiutare le digcstioni ditlicili ed elimi
nare l'aciclit cli stomaco. 93 97

caresedde salvagge
m. cocomcro asinino. Sc. Ecballiurn
clatcrium. 123 151 156
cataazze

f.

ccntaurca minorc, bionclclla.


Erytlraca ccntauriurn. 8 23 123

20
f.

Sc.

carna-ngule

mucosa dell'ultimo tratto dcl rct-

to cstroflessa all'csterno. Pu cssere di natura congcnita o acqtti


sita, per difetto, lesioni, ipotonia
delle formazioni muscolari del piar'o perineale degli sfinteri anali,
delle pareti intcstinali. Prolasso del

retto, carue in culo r.


Dopo avcr fatto rientrare la parte
sporgellte, spinger-rdo con lc quattro
dita distesc della mano sinistra uu'
te d'oli<1, si applicavano sull'ano dci
panni imbevuti d'acqua fredda, c
poi si fasciava sopra un panno di
lana vcrgine.t'

1) Notizie raccolte da Rafarhieri Maria, d'anni 71, contadina.


12) Per lana vergine deve intendersi quella tosata e filata, ma non lavata, conteneote ancora lc
1

lo) Pcr kr sviluppo di questa locc srato daiuto Altarilla Maria. danni (rtl, levatrice

28

sostanze grasse della pecora. n,r.

2L)

Sc di natura congenita, di solito


cra ur1 inconveniente che scompar-iva quanclo il bambir-ro, crcscend.r,
acquistava pir forze e la musct-llatura cliveniva pir cflicientc.
carnre
m. luogo clovc abbonda carrc, carrraio. Chiamano cos

le case popo-

lari, lc camerc sovraffollatc.

211

21
l.

carne-cressciute
escrcsccrrza carnosa; ferita con

tcssuto di granulazione csubcrantc;

procluzionc turnorale clclla cLltc.


pttlp-o rtase. 192
Pcr lc clrrc

->

230

carne
nr. Laglio complcto dci capclli. Voccr cl:r crl'csri, n cat'osarc ,. 251
carpecate
agg. cli vis-l copcrto di rugl,: o di
rappc pcl' vaiolo. Buttcrato, acccrlrcllalo. -> arrapccatc. 256
carvne

rn. carbrnc.224

l.

cassce
toricc, cassi

288

191'ncis3

23

cassine

rn. occarsionc.
22 cataratte

l.

98

aclclcnsamcnto

23

a ['arsi

catarre

dcl

crista'llino,

scalcla.ti, applicati cvcntualmcnte sul

o sul dorso, tar-rto calcli cla


provocarc ustir-rnc, o botliglie di
acqua calcla, ccrcando cli farl<l
loracc

cc era un clccotto tli crtdragalle,


salvia selvatica, associata a pczzi ci
carrubc, I ichi sccchi c mandorle
gr-rscio clurcl. Una tazza

opcrarc.

la

sera

ed altra il n.rattino ncgli attacchi


cli tossc, riuscivano allo scopo. Durantc Ia giornata non mancavano
di prcndcrc qualche bicchiere di
vino caldo con ul1 ganrbo di cannclla

l. cat:rrro. Veniva specificato irorricarrrcntc al fernnrinile, la calarre,


lir chitarra, per quei rantoli e ge30

nica, r,cniva ritcnuta malattia piir


scria clclla breugltirte, bronchite, ;:
pertanto, sc lc preoccLrpavano e
disponcvano aclcguati rimecli cumtivi. Costringcvano l'ammalato .
lctto e prin-ra aziorrc era dirctta er
far lratLlrarc, rompcre la tosso,
cio, a larla nroclificarc da tossc
:ccca a tosse procluttiva, con ,ispcttorariollc pcr rottccit, scaracchiarc, tossirc cspcttoranllo il mrrco c sprlrgare i bronchi. Il catal'roscl r.'cr-riva tcnuto ben copcrto r:
ltli si clava ca'lorc con r-nattoni ri-

cr.rr-r

onclc lzr vista si appanrla e si


;'rcrclc. Cateratta. Ancora oggi si
crrrano c<-ne riportato a pattatdile
convir.rccrc

a secrczi<,rne bronchiale, c'he non


si staccava facilmcnte e rcndeva
a[fannosa la rcspirazi<-rne. Esprc:sione di malattia bronchiarlc cro-

.s:dt cottt-tt tttta stttclccltc, sudare


comc Llrl o melario , a Ioccioloni.
L'cspcttorintc pir aclatto ccl cffica-

carvgne
rrr. czrrborrcl-rio, ar-rtracc.

n.riti carattcristici, simili al suono


delle cordc di questo strumentc,
dovuto o rttecltc, allo scaracchio,

c zucchcro. In

mancanza di
c;itlragulle, salvia sclvatica, usava-

rro la r.nalva, la cariazze, biondella,


c in ogni caso coll carrube, fichi
scccl-ri c mandorle con guscio du-

r-o. Non firancavano di applicare

sLll pctto

un

scnapismo, nu carta

senLpalc, Lrna carta senapata, un


cataplasmo di farir.ra di scnapc c
accto caldo o di semi di lir.ro. Per
czrlntarc

il

la

tossc cra ottimo anchc

decott<.r di radici di arregorzze,


liquirizia. Una manifcstazione di
qllesto malann<-r cra la tcrribile tossc cavcrnosa ca fascve clu lu
cussce, chc faccva cloloraro la cassa toracica, comc ricorda questa
sccrncla parte cli un sonctto:
Vclssa sta nu notte

clti, calarrc, cutltrlc e

cacarcltlc,

catarro, caduta c cliarrca.


cavadiende

" cavaclenti ,. Fino ai


prinri cli qucsto sccolo cra, di solito, un barbicrc. 53

m. dcntista,

cavaddzze

de mare

m. cavalluccio rnarino, ippocampo.


Sc. HippocampLrs gLtttLllatlls.

188

a nulss-d tllussc,

pc vccl ce la lossc
ca da fasce cltr lu

casscc,

cantcucorc,

tr lt tlc passc."

cavadduzze

Vorrci stalrc una nottc


a bocca a bocca
pcr vcclcrc sc la tosse

de ntare 188

chc ti I'a clolrc lar cassa,


c a nlc il cuorc,
lu te ti passa.
Lc formc pii.r gravi, cos trattate,
vcnivarro spcsso sllpcrate in rtna

Carnillo Bcrrso cli Cavour.

scttimana.
Sc I'amnrerlato cl'a un vecchio, chc
clrpo clue o trc giorr.ri cli lctto la-

l. porccllino clcllc cantine, onisco


Sc. Porcelli-r scabcr, Onisco mtr

nlcntava clolori cli reni corr ritct-rzior-rc cli -rt'ina, qualc ir-rclizir-r cli so[I'crenza rcnale, oppllrc osscrvavillo
chc l'orina cra scllra, allora intcrvcnivarrtr con Llna tazr.a al giorno
di inltrs<.r di sccrclugghjc, ccrfo-

glio, ccccllentc diuretico; a volte


ricorrcrrano, ncl primo caso, a lla
scretlglte, al catctcre. Era un malanno seli<t e pcricoloso pcr i vcc-

chi, comc ricorcla il proverbio:


trr: C sono 1'rcricolosc pcr i veclJ)

cavurrne
r-n.

sigaro lungo c sottilc, cos detlo

dalla nlarca con f immaginc

cli

53

cazzodde

raris. 123 267


cecatedde
srrticce.

245

cecchemelline

agg. miope. Vocc imitativa che va

le smorliosctto, schi[iltosirro
srrticcepocltc.

247

-;,

cecure salvagge

f. cicoric veraci, dentc di leonc.


Sc. Taraxacum officinale. 3l 255

Rccitato dl Irmncesco De Nicol, c'anni 7i, fabbro fcrrairr.

3t

ceffate
ogg.

iiorpio, sciancato

-)

gcce

101

rbro ,. Me sttglte ru delore f isse


jintl-o celiebbre, mi scnto un dolo-

re fisso nel cervcllo, nella

testa'

270

ceffatedde
ogg. i*. di celfate. Sciancatello'

f.

101

cemedecle
cavolo broccolo. Sc. Brassica

leracea.

ceflzze

t. lntctt"-O"gli imenotteri, piir piccolo clella mosca, nero, ali trasparcnti come vetro. CiniPide della
rosa, cniPe. Sc. Cinfes, cinPes'

Insctto fasticliosissimo nelle serate


unriclc, soprattutto Perch lc sue
pLlntLlrc provocano prurito con ma'
nitcstazioni di ponfi' Non sibila
sc r1or1 quanclo sta pcr calarc sulla
prccla. Non da confonderc con
i culicini, pugini che sono dei dittcri c piccole zauzare' 129 267 288
cgghie
l. ciglia. 44 58
ngengghje
24 ceggiaredd'a lle ghianclolc
irrl'ri. tr.t-inrionc dcllc
nocluli
a
prcsenta
guinali, che si
grossi quanto Lrn cece, clor-rdc il
i".,',',ir.c. Scrofola. Di natura, il piir
dcllc volte vent:rea, tubercolare o
rc:rttiva, veniva a suppuraziouc mol-

to

raramente.

L'ammalato soffriva dolori c facil'


nlcltc cammiuava avendo tcso l'ar'

to infcriorc del lato

interessato'
c zoppicando. Si curava applicando
panni calclo-umiti, massaggiando
.u,-, o.qro ragia, facendo imPiastri

cli titgghie, miglio, di scapi fiorilcri cli nggre, orobanche, o 'sprc/rfc, succiamele. Con questi rime'
cli i noluli venivano assorbiti e
sct-rt-tt

parivano.

celebbre

nr. ccrvcllo, intelletto, testa,

ce'

-2

cemedecle vastase

Sc. Brassica olcracca accphala' Era

I'ortaggio pir a buon mcrcato, pcr

i pi povcri, Pcr l'ultima classc


socialc rapprcscntata, per i barcsi,
clai tt(tslosc, lacchini, o bastagi ''
279

cemescazzette

11. ortaggio spontatlco mallgerec-

cio molto collsLrlrato, una


dal poPolo. Erisin-ro. Sc' SisYmbrium officinalc. I 260
cndragalle

f. salvia sIvatica, centogallo o


ccntrongalli. Sc' Salvia vcrbenaca'
t.

105

chio'-lo,

cepodde de le cane
l'. cipolla marina, scilla. Si

'

25 cendrune ngapechc occupava-

m. chi<-rcli nevralgici
no c laccvano ultlcgglrj, do]orarc
zonc tparticolari o un punto fisso
del caPo. -;,
cendudde

ccLPe'

ogg. pi..oto Primo uovo di Pedda'


slre, p<lllastra, che indica dovr farne molti altri. Era credenza che
dandolo a bere agli ammalati di
ntimi, anemia, aPPrestava 1a guarigione. Indicava anche l'ultimo figflo, it pir piccolo della famiglia'
141

ado-

2tt

232

cerurghe
m. chirurgo. In un documento del
1525 . Dionisus magister cirurge
".
104

cersseghe

m. chirurgo,

u cerusico , sccondo
tcrmine dcl vocabolario ufficiale
del 1700. 4l

il

rr.

co validi ai lavori pcsanti.'o

f.

checzze du verne

zucca napoletana, " cucuzzola di

invcrno". Sc. Cucurbita pepo.

l16

cheggheruzze
nr. sommit clel capcl. n Cocuzzolo

cheggucchje

f. dim. di

cggue, palla. Coglion-

celli. 4l
pL.

di clrclcu, coricato, corcato

Si clice

cessine

->

checmbr.o pulSe

m. distorsione dcll'ulna che porta


in fuori l'epifisi inferiore, o spostamento di un ossicino del carpo,
oppLlre ernia tcndinea chc appariva come uu gonfiore alla rcgionc
clel polso, sinile a piccolo popone,
donde Ia loc:uzione dialettale cocomero al polso ". Soprosso, nodo
al polso. Veniva causato da sforzi
o da colpi a vuoto dato con la
[.1) Deformazione esaminata al polso

fasciando strcttamente, a volte scnza un buon risultato. Pertanto, non


pochi rimanevano infortunati e po-

chelcuate

cervedde
ccrvcllo. 273

stomaco per eccessivo cibo, che annuncia il vomito.


Per arrestarlo
scette.

27

no di mettersi al polso una larga


cinghietta, strctta con due fibbic.
Si curavano applicando in giro al
polso una ibglia di ile, bietola, c

178

I. disturbo di

141

tlelure de

spaccalcgna, specie se trascurava-

perava gcncralmcnte la bianca, e


solo pcr la gonorrea Ia rossa calabrese. Sc. Urginea maritima. 205

26
ceutclla

l0l

cenische

volta'

cndre

ciatrglrc.

m. vincetossico. Sc. Cynancium vincctoxicum. 72 87 157 161 236

260

f. cavolo broccolo volgare, del


o facchino,. Cavolo cieco a Penna'

23

le gambe rattrappite,

paraliztate per malattia, dolori, ed


impcdito nel camminare. Cionco

o-

o piccone o accettonc, e con tutte lc forze. Erano


facilmente csposti a patirne i fabbri, i muratori, i contadini, gli
sigtte, mazza,

cengute

agg. che ha

desmo di

anche cltcrcuate.

105

Chle

m. dim. di Michelc. Era opinione

ed convinzione che coloro i quali


portaro qrlesto nome siano di animo buono, dai petzi di pane, c

quelli ai quali si consacrava quel


diminutivo fossero a la bbonale,
bonari fino alla csagerazione. 53

cheloste
m. Iiquido giallastro che si producc nelle mammelle durante gli ultimi giorni della gravidanza e nei
primi dopo il parto, e che costituisce il primo alimento del neonato.
Antonio

Losacco,

d'anni 68, masrro murarorc.

33
32

Colostro. Le popolane conoscono la

ulilit di tale liquido e dicono


che serve a lavare e purgare gli

intestini del neonato. 221


28 chembel6ine
[. contrazioni brusche, improvvise
cd involontarie dei muscoii, manifestazione di malattie nervose, specie d'isterismo. Convulsioni. Comur.ri nellc donne del1'et critica, del.
l'et da marilo e nei bambini. Per
Ic prime il rimedio pi diffttso
era qnello di strofinare sop-a lla
vcclte du slntnteclze, sulla regione epigastrica, in corrispondenza
del cardias, sulla n bocca clello ston'aco )), o sop-o usse de l'nnetne,
u sull'osso dell'anima , cio, sulla
forcella, 1 dove si palpa l'appendicc xifoide dell'osso stcrnale, dell'olio caldo di ngerndde, lucerna,
con fiori c foglie di rute de le
vienrte, ruta. Per le seconde, oltre
a questo rimcdio, si faccvano mcttcrc i piedi nell'acqua calda e si
provvedeva a darle marito. Per i
bambini si ricorreva alle stcssc
cLtre de le uiernte, dell'ehnintiasi,
massaggiando la goia con olio caldo
c succo d'aglio pcr Ia prcsunzionc
che i vermi, usciti dalla n borsa ,,
chc si riteneva esistesse come loro
ricettacolo, passando attra'r,erso la
goa, potesscro provocare il soffocan-cnto.

chemboste

{'.

frutta cotta, marmellata,

posta .

com-

265

chemmle
rn. cessirlo, cos detto perch con-

tcuuto della n comune ,, cio,


ccsso, pozzo nero, comune
vclsc famiglie. 269

del
di-

chengre

v. di donna che pu

essere fecon-

data, restare pregna e figliare. Procrearc, generare prole, concrearc . 1.3 224

cherdudde
m. cordicella, spago, cordellino .
Veniva usato per la magia del no-

do.

107

chertedde
m. coltello, bisturi. 41
chessechsse

113

voce espressiva per indicarc

plesso da

il

comvergognoso, proprio del

comportamento
grroso stesso.

dcl tignoso. Il ti-

268

29 chestipe

m. infrcddatura con malessere

ge-

nerale, dolori nevralgici e naso intasato che lascia a volte defluirc

umorc sieroso pit che nturrue,


rucco. Costipazione. Si differenzia
Jal ciarrtnutrrue 4-, che un
vero c proprio raffreddore di naso, con secrczionc muct-r-purulenta.
E', quincli, una malattia da raffreddamcnto ecl il popolo sapeva trattarla con pir energie delle altre
malattie invenrali, fersine e cicuttnturrue, flussione e criza. Il primo rimcdio era di provocare una
buona sudata a letto. Cura eccellente cra una decozione di ntarugge,
marrubio, che, oltrc a fare sudare,
cra utile contro i dolori nevralgici
e febbrifugo. Con questo decotto
e con qualchc bicchiere di vino
caldo con dentro un chiodo di garofano, il malessere si alleggeriva
in due o tre giorni ed i costipati
si consideravano guariti, anche se
rimanevano a letto per qualche altro

giorno, come suggeriva iI proverbio: tt letle i de rose, ce non


clerrne te repose, il letto di rose
sc non dormi ti riposi.
Se ct-rlpiva urr barnbino, lrovavano
sufficiente mettcre sul petto una
carta di cioccolato, la stagnuola,
con sopra della bambagia ch'era
stata tenuta ad impregnarsi di fumo
di inccnso, mcsso a brtciare jind-a
nu scarfalette, in uno scaldaletto.
Pcr aiutarlo a respirare, cseguiva-

no unzioni di olio caldo e foglie


di merrta sulle uarici.

30 chestip-a lle vsscere


m. insufficiente evacuazione

delle

feci per transito ritardato nel grosso intestino. Si n-ranifcstava soprat-

lutto nele donne incintc. Costipazione degli intestini. Stipsi. Si curava con blandi purganti come Ia
scialuppe, gialappa.

chezztte

m. regione corrispondcnte all,osso


occipitale che chiucle dietro in bas.
so la cavit cranica. Collc.ttola. Battere violentcmente ,l chezztte eta
ritenuto, giustamcnte, un trauma
pericoloso, per la facile compro-

missione cerebrale.

193

chgghje

m. abbr. di

cheggltjiirze, coglior.ri,

tr'sticoli. Termine che vienc usalo


per metafora ad indicare gli occhi
gonfi. 59 60

31
f.

chjche

ulccrazione, ulcera purulenta, fi


stola, ferita che non tendeva alla
rimarginazione perch, dicevano, il
colpito aveva sangue n dolce,. piaghe. Spcsso si trattava di infiammazioni serie di soggetti diabetici.

Di solito continuavano a curarsi


con bagni di mare o acqua e sale,
con applicazioni di erborato di ir-

ve de vende, erba vetriola, parietaria; con impacchi di decotto di


raddeche de canndde, rizoma di

canna nostrana, o di corteccia di


giovani radici di ulivo, molto efficace. Molto lrequente, specie pcr
le chjachttc, piaghette, piccole ulcerazioni, l'applicazione di prirn<>
nratlino, a digiurro, di un p'di saliva, sfruttando una sua azionc
antisettica e cicatrizzante, e durante la giornala bagnuoli di succo
di cecure salttctgge, cicorie veraci.
Alcuni, sicuri di guarire, si Iasciavano leccare da un cane la piaga
rnctrcesscittle, marcita, perch cos aveva fatto S. Rocco, che ne
aveva sofferto e che li proteggeva.
Non pochi, dopo anni di sofferenzc
c con l'aggravarsi del male in cancrena, spccie di quelle piaghe chc
si erano presentate ai piedi o a
lltt c'rrtttldc, allo stinco, venivancr
ricoverati al Sacro Monte di piet,
l'ospedale de sop-a Ssande Petc,
ove il chirurgo spesso era costretto a procedere anche all'amputazior-re dcl'arto. Oggi non si vcdono
pi in giro, come fino a 40150
anni addietro, soggetti scalzi colr
gli arti ricoperti da piaghe, perch;
sono migliorate le condizioni igieniche e l'assistenza sanitaria,
anche gli opcrai che maneggiancr
letarni e liquami, specie se a<Idetti alla pulizia dtt lchentmonde, dcl
po7-zo nero, luogo immondo r, oltre alle scarpe e stivali di gomn-ra,
calzanto anche i guanti protcttivi.
Viene ripetuto di tanto in tanto,
il noto proverbio: u medtleclrc
r_.

34
35

pialise fasce la cltiche vertnense


il mcdico pietoso fa la Piaga verminosa.

chjanghe

I. pietra piatta per lastricare

stra-

dc. Assc scannellato da bucato.

115

chiangne

m. pietrone, sasso.

109

chjapparine

m. cappero. Sc. Capparis spinosa.

chiattedde

m. piattone, detto errolleamcnte


piattola. Sc. Phthirius inguinalis
239

chjcatre

f. regione flessoria, in corrisporlderrza di articolazioni, ir.rdicata clallc relative pieghe, nelle quali si
producono le sgallature, le intertrigini, per lo sfrcgamento, speciaimente nei bambini e Persone grassc. " Piegatura". 219

chjcatre de le
cingh-ssere
[. nocche, piegatura dellc cinque
ossa, dita ,. 237

ciambe de cavadde
L pi d'asino, farfaraccio, zampa
cli cavallo . Sc. Tussilago farfara

-S

farfar17e.

174

32 ciammurrue

m. flusso di uturrue, mucco, continuo ed abbondante dal naso. Criza, raffreddore, rinorrea, " cimurro ,.'' Di questo malanno poco si
cllravano, convinti che lavorando c
suclando passava in pochi giorni.
Somministravano, comunque, qual-

di malva e strofinavano sulle narici qualche fogtia cli


menta che agevolava la rcspirazione nasale. Alcuni usavano un decotto di rttaicrurte, origano, maggiorana, e mcnta. Bastavano duc
o lre ta7-ze al giorno, Iontano dai
pasti, per diradare le strettttule,
gli starnuti. I vecchi erano soliti
che dccotto

prcndcre qualche pizz.icata d'rvcr


scrnde, di santonina, tabacco da fiuto, pcrche, diccvano, eccitava o
starnuto c liberava le tnsclte feig,itttc,lc rrarici otturale, ctr facvve'
rtc tlevertd gneggrt, che facevano
la voce nasale, cd allegcriva /c
siertSc,

scnsi,

ci<.r,

riduceva

o an-

nullava iI senso di ottundimento,

la

pcsantczza

di

capo.

33

cianghe
m. paralisi di un arto, in particola-

re di quclli inferiori, con immobilit o impedimcuto clcl camminare.


Parcsi. Il colpitr veniva ritcnuto
aflatcrrote, affatturato, vittima di
nralocchio, di sentlrt1e, maledizioni,
icttatttra da partc cli chi gli volcvit

gli avcva scagliato il


malatrgurio di rimanere ttgettulc

malc, da chi

tle

uncinat<l di gambc ,,
lc gambc a uncino per flessio-

gcuntrte,

cr-rn

ne spastica e contrazione muscolare.


Il n-rale si curava coprendo l'arto

colpito con la sansa di vinaccia in


fermcntazione, con lo stallatico prcso dalla stalla e r.ron dalla fetrtierc,

massa, con strofinazioni di petro'


lio <r d'infuso d\ rtrurugge, marrubio, con bagni di infuso di ruta.
Contemporaneamcnte a queste cu'

re facevano intervenire la ntasscire, magara, chi praticava la maga,


per eseguire Lt crusc-e scrusce, lct
scongiuro, neutralizzare la fattura
e far guarire da questa ntbrerttelrtc, inlermit. Era un personaggio
clel tutto particolare, scmpl'e compunto e serio, da incutere rispettcr
e fiducia. Il suo intcrvento, dopo

d'avcr approvate Ie cul-c,

consi-

steva nel recitare: un'Ave, un Pater,


un Gloria a le sarul'Apstue, ai

santi Apostoli, e poi la


formula:
Te precre

scguentc

siasi accidente anche un semplice raffreddore. In questr) senso norr


era raro sentire dalle mamme raccomandare, nelle giornatc freddc:
acchetttntttggltjete bbune, angore
jt nu ciattghe, copriti bene, anco-

ra ti prencle un accidente.

cielSe russe
m. gclsi rossi. Sc. Morus nigra. Dir
questi frutti ricavavano lo sciroppo" pcr curare u futtte e Ia rgrrelc q- 93 194
ciendenddre

e le

scltertgire,

du rtutre t'azzoppe rtgtile


e le pozze scltertgcr,
tu a mnt rto-utut'lm cce lf!'"
Incli ripeteva un'Ave, un Pater, un

I'acque

Gloria.'
Ti procuro e ti scongiuro,
l'acqua dcl mare ti battc in culo
o ti possa scongiurarc
tu a me non m'hai chc fare!
Cos il malefizio vcniva annullato,
pcrch non considcrato a vita e,
soprattutto, perchc la magara intcrvenuta aveva il potere di apprestare lc controfatture ci bene.

f. centinodia, corregiola. Sc. Cvnodon dactilon, Polygonum aviculare.78 167 196 232
cingh-ssere
n-. mano, cinque

". Tcrmine

dita,

scherzoso
taliano cinquale. 235 252

sa

cinque

os-

pari all'i

cddeche

f. voglia, gola soprallcvata con peli, n cotica ". 98


cggue

f. globi dcgli occhi, palla -S

gttccltje.

34

clrcg-

60

col

E' da tener prcscnte chc qucsto


rito aveva la forza di tranquilliz-

m. colera. Contro questo morbo epidemico che si manifestava con

zzre tLltti, arnmalato comprcso.

vomito, diarrea irrcfrenabile, cram-

Oggi viva l'imprecazionc, vcrso


chi si muove continuamente dando fastidio: nta' de pigghje nlt
cianghe? come per dire: mai divcnti sciancato, da finirla una buona volta?
Con la stessa vocc inCicavano qual-

all<l stomaco e dolori agli arli


inferiori e superiori, v'cra poco da
fare sia da parte dcl popolo che
dei sanitari. Questi venivano, arrzi,
ostacolati dai pregiudizi dei popolani che non li lasciavano avvicinarc, giudicandoli assassini per la

pi

16) Confidato da Maria Nicola Casalini, d'anni 70, col marito Ferdinando, calderaio, paralizzato

di gmbe.
15) In un documcnto
drl cavallo di un nobile.

\6

del 15.17

si

accenna

alla malattia <lel ciamuyro, tna questo

sofferto

17) Medicamento che si uova citato


col nome di dimoroo -

in un

inventario

di

na sheggio), una farmacia, del 1517,

),

miscela che andavano distribuendo

e che era prescritta obbligatoriamente. Miscela che il popolo chiamava b everne, bcveraggio, pozione

che si riteneva venisse sommini


strata per uccidere, per anticipare la finc del colerico, onde fermarc la diffusione dell'epidemia." Con'le cura, a volta cfficace, i malati
si faccvano salassare e bcvevano
brodo con neve,'' e per difesa, solevano appendere al collo una collar.ra di spicchi d'aglio e d'agli seminavano gli angoli della casa. Usavano anche cipolle pestate, aceto, limoni, rami di ruta e per tenere lontano il contagio, aspargevano sul pavimcnto, sulle pareti
dell'abitazione, la Sacra Manna di
San Nicola, che gli infettati bevevano guarendo miracolosamente.2it Per
superstizione portavano un anello
con incastonata la pietra losa, cio
l'opcrcolo della conchiglia Astralium

rugosum,

e non solo i

18) Ved. <,U colere a Vare

popolani,
d'u

18t16

di

i medici che preferivan<r


portarla appesa aI collo con una collanina. Cos ha ricordato il vecchio
pcscatore Giuseppe Scintilla, d'anni
90 circa. Di quei terribili ricordi
della mortale epidemia rimane Ia
ma anche

du beverne cd il modo
di dire: ce tene ngurpe u col?
Cos'hai in corpo il colera? che si
dicc a chi ha l'alito fetido per in.
leggenda

disposizione intestinale.

260

35 co!r-o
m.

nase
secrezione purulenta fetida dal

naso pcr infiammazione della mucosa nasale. Ozena, colera al naso ,. Si curava con impacchi d'ac-

qua c sale, di acqua tiepida chc


aveva bollito delle foglie c gambi
di vasertecole, basilico, e menta,
col solo risultato di sentire attcnuato il fetore.
Davide Lopez, Canti Baresi, Bari, 1915, Laterza,

pag..13.

Cfr. Consigli popolari per la difesa individuale rontro il colera.AcuradelMunicipio<iiBari,191(t.


1!) I casi piir benigni, che sono molti, sorto vantaggiosamente e (on suc(csso turati col metodo stabilito da D. Nicola Longo di Modugno, ch' nostro ospite, e che presiede al Comirato sanitario
dellacir. Consistetal metodo nei larghi salassi generali, che si praticano all'invasione del male, quindi salassilocalisullostomaco,abuso dibrodoedineve.Da una lettera privata da Bariaun amico di
Napoli, riportata da Armando Perotti nell'Articolo Bari ncl solo chc fu. Il conragio (1836), pubbli.
caro in la Gazzetta di Puglia, domenica 16 Luglio 1922.
20) Negli anoi 1uJ6 c 1817 i Baresi furono due volte a(fliai dal Colera Morbus, tremendo flagellodiDio, che in poche ore mieteva da per tutto innumerevoli vittime. Spaventati aitristiefferidi
questo nuovo contagio, ticorsero al pietosissimo loro Proteggitore S. Niccol, e turti fiduciando si provviqualche ampolla di Sacra Manna. Era cosa veramente ammirabile chc meotre i Colerosi trangugiavano l'acqua o qualche medela erano assaliti da forti vomiti e pericolavano di vita, rinfrescati poi colla
Manna di S. Niccol, lo stomaco la reggeva bene ed i dolori si allcggerivano. Sicch non solo da Bari
c dalla Provincia, ma aocora dalla stessa Capitale e da molte altre citt si facevaoo spesse richieste di que.
srofarmaco salutare, e ad ogni Corriere se ne spedivano inNapoli parchie ratolerte. Col qualeLiquorc molti infettati guarirono, e la pi partc dei devoti ne futono preservati. Si ebbe a grazia impetrata
dal Santo Arcivescovo chc in Bari il morbo venne mano mano cessaodo d'infuriare dal giorno, che
ncl Sanruario di S. Nicola si cominci il Sacro Triduo in onore del medesimo Taumarurgo. Da <<Sacra
NovcnacCompendio Storico di S.NiccoldiBari, per Francesco Saverio Abbrescia, Terza Ed. posturna, Tip. F.lli Giovannl e Domenico Cannone, Bari, 1853, pagg. 117-118.

rlcro

di

plessia, ictus. Spesso mortale

fiurie de

sanghe.

-;,

cre
m. cuore. 141 179 232

37 czze du ffuche
f. lividi e pigmentazione
che

si

reticola-

manifestano alle gambe


di chi usa molto lo scaldino. Incotto, vacche. Sc. med. Livdo reticularis. o Cozze del fuoco .

->

salZzze.

czze pnne

f. pinna,

di

nacchera. Mollusco ricco


bisso, sostanza filamentosa se-

crcta che veniva usata contro i


mali di orecchia, introducendo un
batuffolo nel meato uditivo. Sc.
Pinna nobilis.

181

czzue du ucchje
f. bulbo, globo dell'occhio, o cocciola dim. di coccia, palla. 69
crescelnte

f.
f.

cresccnza.

93

crescile

vilucchio, corregiola
volvulus arvensis. 255

f.

38

crste de gadde

del membro virile, di chi era stato


ntbrandeste, infrancesato. Condilomi acuminati, creste di gallo.

ntbestatre. Il loro apparire -;,


metteva in angoscia i malcapitati che

credevano che il loro fiorire facesse cadere i capelli. Si curavano,

pcr modo di dirc, applicando sulla


parte degli impiastri di foglie e
semi bolliti di alloro. Altre cure
erano quelle indicate alla voce
scole, per la convinzione che la
migliore strada fosse quella di agevolare, il pi possibile, la uscita
di urina.
Caratteristica di questi ammalati
era la brugrmri, vergogna, che li
conduceva a decidere con ritardo
di rivolgersi al medico pe ffassc
ff la stmmene, pet farsi fare l'esame, l'analisi del sangue.

crestudde

agg. malandato in salute. Macilento

,. Sc. Con-

cress
ranno. 17

127

escrescenze carnose che apparivano sulla corona du creapbbele,

105 187

rc?r

moso perch una volta annidava


donne di facili costumi. E' Vico
Corsioli, stradetta con uscita di siclrezza verso il mare nel passato
e, fino a ieri, per una facile fuga
in caso di irruzione della polizia.

f.

crrue
carruba. Sc. Ceratonia siliqua. I

[.

colre ngurpe
loc. per alito sgradevole. Alitosi.

36 colpe

m. manifestazioni derivanti spesso


cla emorragia cercbrale e dominati dalla perdita della coscienza e
dalla caduta a tcrra dell'individuo
colpito. n Colpo apoplettico, apo-

90

cressine e chersiune
agg. luogo della citt vecchia, fa-

come

un povero cristo.

107

39 crettrrie
m. indigestione dei lattanti con rigurgito e vomit<t di latte, coagulato
per l'acidit dello stomaco. Corruttela

. La mamma,

aveva l'accortezza

di

in questi casi,
tenere

il

bam-

21)cfr. Sibirani Msio, Dermatologia, Paron, Bologna,19,17, pag. 90

38
39

bino per qualche ora senza poppa.


Nel frattcmpo mazzecave, masticava, una foglia di alloro e gli soffiava in bocca I'odore, affinch 1o
respirasse a picni polmoni. Era
credenza che, l'odore di alloro, andasse a finire nello stomaco ed
aiutassc ad climinarc u tlrestubbe,
il disturbo. Somministravano anchc nu checcltjarine d'acque tle fenitcchje pe ffutte regeri, un cucchiaino d'acqua di finocchio per
faro digerire.
criapbbele

m. mcmbro virile, u crea-popolo


che genera il popolo. 38

,,

crsscete

40 curne
m. escrescenza carnosa, che spesso
si formava tra le dita delle mani.
Porro, verruca, tumoretto cutaneo
pir o meno sporgente. Era credenza che sorgeva a chi avessc contatc lc stelle: tande stdde cutde e
tande ctLrrte d'avotm-assi, tarte
stelle conti e tanti porri ti dovranno uscire. Riuscivano ad estirparli
adoperando il lattice cli ficl-ri acerbi, bagni di acqua e sale, lattice
clella catapuzia."

curne de mare
m. torrctta, corno di mare r. Concl-riglia detta anche occhio di Santa
Lucia. Sc. Cerithium vul-eatlrrr. l93

m. che fa cresccre. Lievito. 50


crosce du pulpe
f. croce del polpo nel ser-rso cli
tormcnto del polpo. Stclla di marc
verrucosa. Sc. Asterias glacialis.

192

crusc-e scrusce
rl. croci sovrapposte ac1 altri scgni
cli croce per distruggere 1'effetto
cli una fattlrra. Scor-rgiuro. 33 107

m.

ucchje de Sanda Leci

198

curpe
corpo umano. 50 105 228

231

254

curpe defresckate

1'tl. cli cttagglzir, coagulato. 141


cbbete
r-n. gomito, " cubito
". Forma semiIcttcraria corrispondente a gtvve-

tc q-

cudde

collo. 110 277


cuffene
nl. corbcllerie

frescato . 254

stttanttttt.

m. corpo maridotto, indebolito.

cgghere tunne

10-5

pallottole

cgghje
f. liquido che si raccoglie fra i due
toglielti della mcmbraua sicrosa

22) A Putignano, secondo Karusio, op. cit. a nota 2, per distruggereunporrosullemaniod a[rlrvc, si pungerebbe il porro a diversi punti e ripetutamente colla punta di un chicco d'orzo.
L altro rirnedio per far scomparire i porri questo. La p:rsona chc li ha, dovrebbe gerrare un pugoo
tli orzo in una cisterna, da presso alla quale ncn si dovrebbe piir passare.

40

Qucsto male viene detto anche

7rr-

de, ma voce assorbita dall'arca


provir-rcia1e.

curpe malerte

41

rr.r.

-;,

m. corpo purgato, riposato, rin-

f. testicoli dei giovani,


tondc ". 41

90

ta, sospcnsorio, cucito alla buona a due tirelle che


legavano ai fianchi. Difficilmente
decidevano pu chertetlde, per il coltello, bistur, pzz cersseglte, per
il cl-rirurgo, per I'intervento chirurgico. A cl.ri sollevava Lln oggetto
pesarlte non mancavano cli avvertirc: attgore d'asscrtne la citgghje,
ilcora ti scende I'crnia.

.sec'tltle, borsct

231

cuagghiate

che avvolge le cheggucchje de le


le cgghere tutrte de le
ggiinvetrc e le condrapise de l'mntene fcLlte, le pallottoline dei ragazzi, le paIe tonde dei giovani ed
i contrappesi degli uomini anziani,
dei testicoli in gcncre. Idrocele, ernia dello scroto. Si presentava come un tumore mobile di divcrsa
grossczza. A volte veniva confusa
con l'orchitc. Gli ammalati cercavano di non fare lavori pcsanti,
onde evitare slorzi dannosi, di curarsi con impiastri di reddiggue,
orlica maschia, chc si ritcneva avesse la proprict di ridurre la
raccolta liquida e non fare aggravare il male. Adoperavano la vorua9tTune,

cule
m. deretano, ano, culo . 265

42 debelzze

de rine
f. incontinenza di urina, specie notturna e dei bambini. Enurcsi, nicturia. Trattavasi spesso di neurosi
funzionale, ma il popolo minuto 1'
attribuiva a " debolezza di rcni "
per ferdzze, freddezza e, pertanto,
mettevano la sera, legate sulle reni,
dele calze di lana piene di cenere
calda o di canigghje, crusca, calda.

Ai pesscialelte, piscia in letto, nel


mentre attendevano che si rinforzassero col crescere dell'et, davano

a bere, ogni sera, una tazza di


dccotto di semi, foglie e rddeche
de l'rve du diuue, radici deilo
stramonio che dava degli ottimi
risultati. Lasciavano bere anche
qualche bicchierino di ntmiere russe, vino rosso, per rinforzare, dicevano, lc regtrte, i reni.
defresck

v. dcpurarc il sangue, riposare, n defrescare gli intestini. 78 172 255

delor-o scencchie
m. gonalgia, " dolore al ginocchio ,.
43

43

delur-a lla retdde


contusioni, artrosi, artrite, talvolta con versamento liquido nellc
capsule sinoviali, n dolori alla ro.
tclla ,, patella, rotula. Si curavanr.r
c0r' stroIinazioni di acqua ragia,
r-i-r.

che l'aclcteggh jalirre, cot\ strofinazioni di olio caldo, e quando la


terrz.zile, rotula, dava dolori c lr
scctritccltje, il ginocchio, si prescrltava tumefatto, si decidevano a tcncrc la gamba a riposo su una scdia, applicando gli impiastri cli
ntuntEge, marrubio, o una spcci,:
di pomata che preparavano cltc
ttu pine de riggherte, con un pu.
gno di origano, amalgamato corr
olio e cotto in una fresole, paclclla.
Ricordano che quest'ultima cura c.
ra efficace e che riusciva a guarirc
complctamente, anche tt delor<t
scencchje, il dolore al ginoccl.rio,
la nevralgia al ginocchio, la gonalgia.

44

delure de cape

m. cefalea, emicrania, clolori

tli

4l

testa . Questo terribile male che

dava intermittenti dolori di capo


e per il quale tante donne, di una
certa et, si vedevano che la ntnga

sclcolle, con un mezzo fazzoletlo


bianco legato alla fronte, era attribuito sia a malocchio che a ferdzze, raffreddamento. Al malocchio, alla iettatura perch durava a

lungo scnza speranza di guarire.


Per questa convinzione ricorrevano
alle vecchie ntasscire, magare, fattucchiere che intervenivano, dietro

piccolo compenso in natura, con


le loro formule scongiuratorie. Si
ponevano di fronte al paziente, rccitavano, compunte ed in silenzio,
un Pater, un Ave, un Gloria a Santa Rita posando le mani sop-a lle
/gge, sopra le tempic, per massaggiare la fronte coi pollici. Nel
corso di questa operazione propiziatoria, pronunciavano il seguente
csorcismo:
Sandissema Trenetate

ff

delure de cgghje e delure

pass

lcltsse

lde

cape.

Santissima Trinit f passare


Iquesti

dolori di ciglia e dolori

[di capo."

Lo ripetevano tre volte e chiudevano rccitando ancora un Pater, un


Ave, un Gloria a Santa Rita. II
paziente sentiva, forse per suggestione e per i massaggi alle tempie, alleviare i dolori, almeno per
qualche tempo.
2l ) cfr. <.Appunti di Folk-lore
Iari,1!12, pag.l1.

Altro scongiuro per liberare I'infermo da questo terribile male, che


lo teneva de funne jind-o liette,
sprofondato e coperto in letto, in
camcra senza luce e senza parlare,
era qLresta preghiera:
In nonte del Pater, del Figlio e
dello Spirde Sande.

(senza amen

la

tr

e.

tl'

avnn-aff at er rat

nome

ntalad,

Padre, Figghje e Spirde Sande.


A rtornc de la Sanda Trenet
u delore de cape d'av-a pass.
3 Patcr, 3 Ave, 3 Gloria e 3 segni di croce.
In nome del Padre, del Figlio e

dello Spirito Santo.


Chi ti ha affatturato?
Gli occhi, le ciglia, il cattivo giorno,
tre ti hanno affatturato.
Padre, Figlio e Spirito Santo.
A nome della Santa Trinit
il dolore di capo ti dovr passare.
Questa preghiera doveva essere recitata 3 volte. Se mentre si recitava
il Pater l'ammalato sbadigliava, era
segno sicuro che ad ammaliarlo era
stato un maschio; se, invece, sbadigliava mentre si pronunciava l'Ave,

era stato una donna; se non sbacligliava, era segno certo che nessuno l'aveva affatturato.'o In questo caso la magara concludeva recitando 3 Gloria al Padre ed assicurando che iI sofferente sarebbe

barese, Malattie

'I'erapia Popolare

2i) Pcr uo significato rivelatore pir preciso dello sbadiglio,


Martino, Feltrinelli, 1971, Milaoo, pag. 11.

42

e seguiva il

dell'ammalato).
Ci t'aflalerrate?
l'cchie, le cgghje,

cfr,

. Antonio Niai di

Sud

Vito,

e Magia di Ernesto

de

guarito presto, seguitando a prendere i soliti rimedi.


Se questi interventi di .ntasscire,
magare, non davano i risultati sperati, facilmentc e disperatamente si
rivolgevano o grassemne, allo stregonc, che forniva a prczzo quasi
sempre elevato, la sua pomata che
si diceva ricavasse col grasso che
toglieva dalle mani di fanciulle e
fanciulli biondi, e che aveva il potere di guarire tutti i mali e di
far passare qualsiasi dolore."
Come cura vera e propria adoperavarlo decozioni di foglie di ntarangerizze, arancio amaro, melangolo, che dovcvano far bollire non
meno di 15 minuti. Di solito due
o tre tazze al giorno, ticpide, prima
dci pasti, erano sul licienti a guarire. Altro calmante era di tenere
sulla fronte un panno imbcvuto di
acqua e aceto o delle fette di limonc sulle tempie, di portare sempre u puine, il berretto di lana
la notte, e di cotone il giorno,
quest'ultimo sotto iI cappello. Pro
lettrice Santa Rita da Cascia ed
a Cascia vanno in pellegrinaggio,
ancora oggi, gli ammalati per gualire cd i guariti per sciogliere il
voto.

psme.

->
Era credenza
che colpisse piir facilmcnte chi si era tagliato i capelli il Venerd santo, perch ad ogrri colpo di f<lrbici avcva corrisposto una trafittura al cuore della
Mzrclonna Addolorata.
C-'on questa credenza

si

spiega an-

chc pcrch le donne non si pettirasscro in quel giorno.

45

delure de dende
m. dolori di denti. Odontalgia. Per
calmare i dolori di denti che non
mostravano carie, oltre alle cure
e rimcdi indicati alla voce dende
carruiite, ricorrevano all'uso di un
panno di lana vergine ben caldo

lla garge, sulla


guancia interessata, ricevendone un
che lcgavano sop-a

sollievo, spccie nei casi di dolori


nevralgici. Se il male non cessava,
tentavano di calmarlo tenendo sui
denti doloranti il vino, l'aceto, l'acqua e sale, iI succo di limonc.
Resislendo il dolore anche a que-

sti rimedi, passavano a usare la


polvere di radice della frulct slvagge, fragolaria, bistorta, cinquc
foglio, con Ia quale strofinavano i
dcnti. Pcr il forte contenuto di tan-

rrino le suttgitte, gengive, si astrirrgevano calmar-rdo facilmente i clo'lori c pulendo bene i dcnti. Nci casi

piir ribelli

adoperavano

rttr

sciuc.-

qulte, uno sciacquabocca, coll

Lln

prcparato licpido di acqua cor


bollito dentro 214 gr. di nrirr':.r
(una dramma),350 gr. cli vino
gencroso (una libbra). Ripetcvar.ro
pi volte fir.ro a che i dololi :;i
calmavano. Altro rimedio, gi in
Lrso alla fine dell'800, efficacc a

far

calmare

scomparire

clolori,

cra di fumarc, in una nuova pi;-rr


di creta, dei pezzettini di scorzu
secca

di

arancio.

Se il dolorc interessava lc sparrurole, i canini, i denti occl.riali, Ji.


cevano ch'era da prcoccuparsi, g-rcr'
ch avrebbe potuto cotrlprol"t-cltcre anche gli occhi. Se colpiva rlr

,15) Cos anche a Putignano, cfr. op. cit. a nota 2

4i

t:uttgdlc,

un molare, o nrl

dttde

scuggltjne, un dente del giudizio.


cr. anche o brutto perch tirarra
ir lar male le rccltje, orecchie. Per-

i colpiti si sentivano spcsso


vratrt, lamentarsi per il forte dotanto,

lorc e fare voti a Sanda Bellrtnie,


Santa Apollonia, protettrice dei soflcrcr-rti di malc di denti.

46

delure de dende

de Ie prne

m. n dolori di denti delle pregnc ,

era di far bollirc in un tcgamino


di creta, mezzo litro di vino puro
cor-r Llrl ramo di ruta o una radice
di ortica, facenclo consumarc fino
a mct e poi, tolto dal fuoco, mettersi sopra col capo copcrto c Ia
bocca aperta, faccndo le sprefuute,
si I'accvano gli

stcsso rimedio

sciacquabocca.

47

delure de le lumme
m. dolori ai lombi, alla schieua,
delure
alla regione lombare,
de rirre.

-;,

48

delure de ml;ue
m. dolori della milza. Li accusavano spccie dopo la terzana. Splenalga. Quar-rdo riscontravano la milz,a ubbettate, gonfia, si raccomartdava di bere poca acqua e di strofinare sulla parte corrispondente,

dcll'olio caldo con semi di ortica.


Alcuni si rivolgevano alla magara
cl're consigliava loro di portare addosso, a contatto del corpo, un

44

con-

tro i dolori di milza.


49 delure de rine
m. dolori dellc reni. Lombaggine.
Causa di questi dolori che si manifesiavano a una ccrta et, crano
lc forme croniche rcumatiche. I
soflcrcnti cercavano di calmare i
dolori tenendo legali sulla regione renalc un panno di lana cli
e dei nrattoni caldi cli nottc. Come cura adopcravano u slertlrc, il cerotto medicato, l'impiastro di ntarugge, marrubbio; strofirrazicrrri di diutrtticclrjc, pcpcron.
cini rossi piccar.rti di Cajenna, ch.'
calmavano i dol<lri, concilianclo il
solrno. Dclla prima erba prcparavano anche una decozionc chc risultavzr efficace se si prcnclcva
a ctue , tre tazzc al giorno pc'
un mesc. Altro cornune rimedio
era ur in.rpiastro di scmi di lino
cd origano, cotti con olio vcrgin,:
di oliva in un tcgamino di creta,
chc si mr: ttcva, avvolto in un
parrrro bianco cli cotone, sop-a lle
Iurtrrrtc, sopra i lombi, sopra lz't
rcgione rcnale.
Pcr quello spirito scherzoso presentc nci popolani, gli amn,alati
chc camminavano curvi, con una
marr<l sui lonrbi c che sino a poco
tempo prima crano stati adtldre,
crctti, bcn in picdi, cos rispon-

gi<-rrr.ro,

Odontalgia delle donne incinte che,


in molti casi, per Ia deficienza di
calcio, perdevano uno o duc dcnti
per ogni figlio, rirnanendo scltegrta
lc, sclentate. Il rimedio pir diffuso
pcr rendere sopportabili i dolori,

i suffumigi. Con lo

corallo bianco, quale amuleto

clcvancl

a chi

don,andava

loro

co-

sa avcssero: lnghe le rerttc. Cotr


qLlcsta espressione volevano clirc
cre avcvano i reni infiammati per
sbornia di vino o cli donrre, tanto
da non reggersi pi in piedi.
Erano convir.rti che mangiando Ie
lambasciiute, i muscari, fortemen-

te diuretici, la

guarigione sarebbe

stata certa.

50 delure de vnde

m. dolori al vcntre. Sc si conosceva la causa, e secondo I'ct e la


durata, ricorrcvano o luvutte, al
lavativo, pc sclettac u urpe, pct
svuotarc, evacuare, liberare l'inte.
stino, il corpo, con un clistere a
base di acqua e saponc verde da
bucato, o di camomilla, senza

trascurare di ungerc bcnc con olio


la catudtlc serveSiale, la cannula.
In altri casi clavano a masticare
un pczzo di crisscete, licvito, che
agiva favorcvolmente per i suoi fcrmcnti, o davano a bcre un bicclrierino di nacirte, nocino. Se l'attacco avvcniva in picna campagna,
c le tlelurc s'accavatldvrtcrte iurte
sop4ute, i dolori si acczrvallavan-r

dermesscite
pt. di dennssce, della gamba, del
braccio, delle dita, di altra parte
dcl corpo che ha perduto temporaneamente la sensibilit, specialmcnte quando si riposa in posizionc scom<lda. Addormentato, intorpidito, dormigiuto . 184

51 derrutte

m. aria che viene espulsa dallo


stomaco attraverso la bocca, con
indecente rumore. Rutto, flato. In
gcnere signil'icava avvenLlta dige.

stionc, e il popolo non mancava


di affermarc che piir sonoro era
piir salute voleva dimostrare. Nei
casi in cui l'eruttazione era frcquente, ricorrevano al bicarbonato di sodio c succo di lirnone

di aerofagia, cio,
di aria entrata nello stomaco inSpcsso trattavasi

Altre volte era


di affezioni clispepticbe di origir.re gastrica o biliarc,
spccie in uomini di una certa et,
oppure ancora per la prescnza di

uno sull'altro, solevano dister-rdersi

volontariamcnte.

sul terrcno, all'ombra di una parcte o di un ulivo, e si mettevano

conseguenza

sop-o vetltliclte rru rasctlclttc, sopra


l'<-rmbelico una raperella, non riscaldata dal solc, invocanclo l'aiuto
di Stuttlct Lcbberile, Santa Libcrata. In tal modo il mal di pancia

si calmava, come ha

dichiarato
rrtba Giiggltente Lt spreualre, com-

pare Giacomo il potatore, di

ni

an-

64.

delure jnd-a ll'ssere


rlr. dolori artritici, dolori

nelle

ossa . 203

dnde de nnan;e

m. incisivo, dente anteriore.

53

dnde scagghine

m. dente del giudizio -;


ghjne. 45

scag-

ernia dello stomaco.


desembett

v. clisinfettare.

53

52 desscn3e

f. cliarrea n descenso ,. Propriamcnte colica intestinale dci bambini.


Pcr calnrare gli spasmi addominaIi, fzrcevano lregagioni sul pancino
di olio di lcunbe, lampada, chc
ogni famiglia teneva accesa, giorno e notte, sul com davanti a
qualche santo. A bere davano acqua bollita con una foglia di alloro per calmare i dolori, e per
astringentc l'acqua nella qualc si
era cotto il riso.
scilde.

-S

45

pentedure de le sierpe, dulcamara,

desscetne

m. alluce, digitonc . 118 171


dsscetre
f. dita. 252

184

dessciune
nr. digiuno. 236 278

f.

dessegr55ie
accidentc, incidcnte, ndisgrazia".

259

destenguate

pt. di

destengzr, intossicato.

226

digne

f. diagnosi.

m.

190

diauucchje
pcperoncino rosso piccantc di

Cajenna, n diavolicchio . Sc. Capsicurn annuum. 49 101 193 214 252

dende

tn. clcnti. 45 46 53 182

53 dende carrute
m.

dei dcnti.
Qucsta malattia, non da tutti ritcnuta talc, era causata, cos afder.rti cariati. Carie

fcrnravano, da nu yrtne, un vermc,


gcrme, che quando resecuave, corrcrclcva il dente, lo faceva tneccttit,
cariare, provocando gli insoppor-

morella ccrasiola; i semi, a contatto del forte calore, saltcllavano


e crepitavano, tostandosi e sprigionando un vapore che, entrando nella bocca, avveenava u yrme, 7l
verme, il gcrme, e lo faceva uscirc.
Il pazientc doveva chiudere ed aprire continuarnente la bocca tanto che, ad operazione finita, accusava un indolenzimento alle ganasce, insopportabile nel caso si
fossc gonfiaLa na gar7e, Llna guancia. Posso assicurare che trattavasi di espredie nle eIficacissimo per
espericnza personale.
Altra ricetta per ammazzare

u vrnte, ll germc, consisteva nel far


bruciarc dci rami di rosmar.ino c
di strofinarc il dente cariato con
a cencrc chc sc ne ricavava, ripctcndo pir) volte fino alla scom-

La stessa cenere veniva adoperata per pulirc e


conservarc sani i der-rti, evitando i
processi inliammatori e la distruzione della clcntinzr, causa principarsa d'ogni dolore.

pale della caric.


Infine, pc f li addennssce tt yrrtte,
tnettvvene jnd-o dnde nLL t't1Ltrse

tarbili dolori. Chi aveva i denti


cariati non doveva mangiare dolci, I'ichi secchi e carrube caldi appcna infornati, per non stuzzicare
u vrrne, il germe. Per guarire,
quindi, era neccssario farlo uscire

no nel dente un p di gruma, tartaro

morire. Per ottencre questo, facevano le sprefume, i suffumigi,


come segue: riscaldavano al massir-r'ro una bacinella a smalto, si
clisponevano sopra, molto vicini, con
Ia bocca aperta e la testa ben
c()pcrt. e lasciavano cadere, nella
bacinclla scottante, dei semi di

Non appcna un dente cariato dava i primi dolori, cercavano di


calmarli facendo sciacqui di vino
o aceto diluito con acqlla, nella
quale avevano sciolto del sale,
e mettendo su di esso in pez,zo
di cavurritte, sigaro marca Cavour, o di toscano, introducendo

46

de nturrue de votle cucreoste, per


far addormentare il germe, mctteva-

dele botti col creosoto, preparato fortemente caustico ed antisettico.

nel forellino della carie un chiodo di pepe garo[ano, una pictruzz.a di sale, un chicco di incenso. Queste due ultime avevano anche lo scopo di rompere il dente
per eliminarlo ull pezzettino per
volta.

I coraggiosi, stanchi di sopportare


le dolrtge, i dolori, decidevano
di far cavarc il dcntc nl(trce, gasto, e, di solito, si rivolgcvano a
tlLL f ierraciircce, un maniscalco,
pratico della bisogna. Questi operava con un sistcma primilivo c

singolarissimo: legava

il

dente con

un filo di rcfc a tre, quattro capi,


fermando l'altro estrcmo nelle ganasce di una morsa, sc il dente cra
dclla mascela supcriorc, oppurc
lo legava a un rampino fissato al
[ruro, se era della nrandibo]a. Poi,
mentre il paziente stava fermo,
firezzo cllrvo, et lla ntbtutte, in maniera n infame , euasi a tradimento, loglieva dalla fucina un ferro
rovente rosscggianle

1'arrvicinava

ai su,li occhi. Per Io spavento, istintivamente il pazientc tirava indictro la lesta e, nel colpo secco, il
dente rirnaneva appcso al filo, bcll'c cavato. Subito dopo gli faceva
fare gli sciacqui di aceto per far
disinfiammare le sartgi, gengive,
fft stagn u ssanghe, fermare I'uscita del sangue, tlesentbett, disinfettarc. Questa operazione costava,
ai primi del secolo, duc soldi o unr
sporta cli fichi o nu rte de ciantbtte, un chilo di pesce da zuppa
rossa.

Altre figure caratteristiche di

cava-

diende, cavadenti, erano le \)arvere, i barbieri, e, tra essi, i pii.r


rroti nel periodo della prima guerra
mondiale: ChIe Tantnturre, Micl-rcle Tamburo, di Via Quintino
Sella, cos detto perch basso e
grasso, e ntba Vite Trentne, compare Vito Termometro, di via Arco Basso, cos soprannominato perch possedeva questo strumento e
vcniva chiamato a misurare la febbre. Questi " specialisti " adoperavano pinze e tenaglie che tenevano a disinfcttare nell'alcool, e pu
sciacqutte, per sciacquabocca, davano succo di limone e sale. Nel
1920 tl compenso per ogni estrazione, variava da dente a dente:
pc nu dnde de nnange, per un
dente anteriore, un incisivo, Iirc
una, pc ttu spcrturolc, per un canino, lire dte, pe rtu gtutgeile, pcr un
molare, lire due o due soldi.'u Onorario chc veniva pagato volentieri,
specie da chi aveva trascorso dellc
nolti scherecut c, scoricato, svegli<.r,
fuori dal letto, in giro per la casa,
non trovando rcquie per i dolori.
dsscete
m. dito, . digito , 262
dsscete grsse
n-r. pollicc, digito grosso
". 118 161
dolnee

f. dolore, sensazione dolorosa, indolenzimento, " dolenza ,. E' vocc


usata solo per i dolori fisici. 53 7l

54

don6lle

f. le due glandole linfatiche che si


trovano alf istmo de la frchc,
dcllc fauci, in fondo alla bocca, a

26) Precisato da Michele Armenisc, d'anni 68, fcrroviere.

47

form di mandorle dette, appunto,


amigdale. Tonsille. Quando i popolani dicevano, e tuttora dicono,
tne le donglle, volevano dire: ha
le tonsille arrossate, infiammate.
Si riferivano, dunque, alle glandole
gonfic che apparivano ben visibili
ai lati du pennnde, dell'ttgola, e

la credenza popolare,
bisognava rompere prima che si
formassero le placche bianche, il
pus, causando una vera c propria
tonsillite con le sue conscguenze,
a volte gravi -;, rtgidde e ture.
All'apparire del mal di gola con
dif ticolt a deglutire mcttevano,
in giro al collo, una calza di lana
con entro cenere calda chc aveva
lo scopo di tenere riscaldata la
parte e calmare il clolore. Come
cura facevano i gargarismi di
acqua c limone che, il pir delle
volte, irritavano maggiormcnte la
gola. Altro rimedio, il piir cfficacc
alla fuoruscita del pus ed al riche, secondo

torno dellc glandolc al volume normale, era di gargarizzare con acqlla

nella quale avevano stempcrato


dcllo stcrco di rondini polverizzato.

Se non guarivano con qucsto rimedio rimaneva il ricorso a qual-

che rnasscire, magara, medicona.


Questa iniziava il suo intervento
esegucndo tre segni di croce prorriziatori sulla gola e recitando un
Pater, un Ave e un Gloria ai Santi
Medici. Dopo qucsti preliminari
bagnava l'indice ecl il pollice dclla
mano sinistra con saliva della pun27) Ricordato da Anna

Panebianco,

ta della lingua dell'ammalato,


la gola dall'alto in

basso, pronunciando qucsto scongiuro:


Dottglle! Ji ve gaddescssceche!
DottSlle! N o-ntb assanne nrrange!
Sart Gssent-e Datniane,
iurc i ntcddeche sovrane

e u-aldc sarte!
Tonsillc! Io vi ir.rcanto!
Tonsillc! Non passare avanti!
San Cclsma e Damiano,
uno mcdico sovrano
c l'altro sana!
Lo ripctcva tre voltc e terminava
rccitando ancora un Pater, un Ave,
un Gloria, mentrc prcmeva il suo

pollicc sinistro sul polso sinistro


dcll'ammalato."

Di qucsto malanno dicevar-ro anche: ttge sta-rtvne la peslrrta


ttganrte, gli sta vcnendo l'a)ostema
in gola. I t'amigliari non mancavano cli rccitarc a preghicra a
Sarule Vclasc, San Biagio, protetto-

rc clclla gola.

55 drappesc
f.

iclr<rpisia

->

56 drestubbe

acqu-ct

lla

vrtde.

m. tnrbamento delle funzior.ri dello


stomaco per gravezza di cibi e
per acidit. Disturbo. La frase
classica crai trte snglnt f f uch-o
strttmeclrc, mi sento il fuoco allo
stomaco. Per eliminarlo usavano il
bicarbonato di sodio o la catnomilla calda.

d'anni 7J, cx infermiera.

Per San Cosma s Damiano.ved. nota

che,

r.ttcnzione, doveva essere digiuno


da almeno 12 ore, c massaggiava

du
v.addolorare, dolere.

m.

sare sugli occhi infiammati un uovo cli gallina ancora tiePido o la

23

cchie

<rcchio. 62 69

120

57 cchie-ammalengiate
livido scuro

m. occhi con sotto un


clcl colore della ntelengiane, melan'
zana. ProPriamente trattavasi di
pigmcntazione della cute palpebralc
provocata da affezioni di varia natura. Occhiaie, calamai. Ccrcavancr

cli curarsi lavando gli occhi con


acqua piovana e sale tenuta una
nottc alla sercna, allo scoPo cli
vedcre schiarirc la Pelle.
cacate
58 cchie
-colpiti
gcneralmente

m. occhi
fortc ra[[reddore c proccsso

da
irr-

[iammatorio dclla congiuntiva, con


sccrezione sPcsso Purulenta, una
volta detta cacca r," che durante
la notte riuseccava e la mattina

gli occhi non Potcvano aPrirsi se


non dopo un lavaggio con acqua
ticpida c acido borico, in quanto
\e cgghic, ciglia, e le ParPddre,
palpebre, risultavano appiccicatc.
Occhi cisposi, congiuntivite catarralc purulenta -2 cchie Pirtde.
Come pe l'cchie Pessciate <- curavano instillando sulla mucosa congiuntivale la linfa ascendentc dclla
vite che avevano l'accorlez'za di
raccogliere direttamente da ttu ceppne, una vite a cepPo, legando

una bottiglietta in corrispondenza


dcl taglio della potatura che, eccc-

e Per il caso, si eseguiva il giorno dell'Annunziata, il


25 Marzo. Altro rimedio era di Paszionalmente

28) Vocabolario Metodico Italiano '

Francesct>

pelliccia della taPenre, talqa.


Con questi rimedi, anche se chiaramcnte emPirici, non raramente
guarivano in breve temPo.

59
m.

cchie de chgghie
cchic de Pentedure.

->

cchie de Sanda Lec

-> rasule. 198


60 cchie de Pemedure

m.

m. occhi che hanno tt trutte dtt


ucchie, il bulbo oculare, pir) voluminoso clel normale, macroftalmo,
oppure sporgcntc lall'orbita, esoftalmo, spcsso per retrazione dclla
lralpcbra suPcriorc' Le cggue dc
l'cchie so ggrosse cottt-a lle Pe'
metlilre, i globi degli occhi sono
grossi come Pomodori' Cos li
vedcva

il

PoPolino.

Trattavasi talvolta di anomalia

cotr-

genita, tal'altra di lagoftalmo scnile, fastidiosa ai vecchi che, soprattLltto d'inverno, lacrimavantr
copiosamente. In tale pcriodo usavano lavarsi con acqua Piovana c
salc tcnuta alla sercna. Altri li brgllavano con acqua ber-redetta, prcgando Santa Lucia che guarclassc

i loro occhi.
Il nostro popolo minuto che costruiva una Partc della ProPria
parlata in modo sbrigativo cd in
forza di immagini, distingucva tali
soggctti anche con l'ePitcto cli
cchie rle vPe, occhi bovino, r
cchie tle chigghje, occhi cli coglio-

rli ->

cltiggltie.

Zanotto' Andreola' Veoezia' 1855

1.1.

49

48

61 cchje de pssce

m. piccolo callo che si fornrava


tra lc ultimc due dita del picde,
noiosissimo, e si prescntava con
una macchia nera o un buchino al
ccntro come occhio di pesce, c,
cla questo, la locuzior.re. Occhio pollino. Riuscivano a farlo rammollirc, per rcndcre facilc l'asportazio-

nc, applicando sopra Lln mezzo pomodoro bcn maturo con zucchcro.
Altro rimeclio era di applicare urra
pomata, con sopra lceata una pczzuola cla tcncrc giorno e notte, che
preparavano con varie qualit cli

sive, sego, sciolto in olio.

62

cchje pessciate
m. occl.ri colpiti da infiammazior.rc

me il tracoma che (iniva col causare l'arrovesciamento delle palpebre.


Sccrpcllino. Poteva avcrc origine
anchc da malattie veneree. Usat,ano la stessa cura come per le altre
malattic dcgli occhi, e bagnuoli di
acqua santa ogni scra, dopo il Rosario, o di latte di capra, col qualc imbevevano una pezzuola di lino
c la tcnevano sugli occhi per l'intcra notte. Alcuni lasciavano cadcre
qualchc goccia di latte dalle mamr-nellc

Per

il

cli una

donnat.

popolo

tr trccltje rlrsse il

cliavolo.

65 cchje scattesciate
m. occhi scoppianti,

sgranati,

stralur.rati, stravolti per dilatazione

cchje pinde
m. " occhi dipinti ". Cos rrenivano
clcfiniti gli occhi con Ie palpebrc
nello stato cisposo, colpiti da lippitudinc. Occhi tippi
cchje
-;, avcva
cecale. Comc locuzione
la
lorza di gravc offesa.'o

permancntc dela rima palpebrale,


oppurc pcr csaurimento nervoso.
Gli inIcrrni per la loro sensibilit,
al mininro rlllrrorc o spavento, veclcvano davanti agli occhi una pioggia di scir.rtille, i fosfeni, o tantc
linee a r.igzag. Si curavano applicando sugli occl.ri delle pezzuole
cli percalle bianco, ir.rrbcvute di decotto frcddo tle l'rve de la pedgrze, clcll'crba clell'organo dclla vista, cul'rasia. Oucst'erba miracolosa, clctta anchc rye de l'ccltje,
crba clcgli occhi, guariva rinforzando i nervi ottici c, di conseguenta, faccva migliorarc la vista.
Di questi infcrmi dicevano: " trterte l'ccltje du sperdte. hanno gli
occhi dcllo spiritato .

64

66 cchje scesciate

clclle mucosc congiuntivali, spesso


clorruta a colpo d'aria c raffreclclamcnto. Congiuntivitc catarrale sicrosa. Curavano e guarivano con bagnuoi d'acqua tiepicla e usando pcr
colliri<-r la linfa della vite come per

cclt je cacttc. Era ul1 malanno


chc ntrrr richicdeva curc particolari ed i colpiti si avvalcvano facilmentc clcl provcrbio: tt-cclt je
t,ol-tt t,'iencle, I'occhio vuolc il ve[rto.

63

cchje russe

n'r. occhi arrossati per malattia col9)

m. occhi scesosi, cisposi.3, Altra lo-

Cos anche in F.S. Abbrcscia,Rime Brrcsi, Avellino & C., 1910, pag. 92:
<,S tcgnose e jchie-pindc, brutte comc au core rir.

o) In Dizionario Italiano

catcgorico del Corpo Umaoo, prof. Luigi palma,

cuzione che stava ad indicare la

stessa malattia di l'cchie

Pe'

Nel gergo dclla malavita valeva per


spia infame .

67

con i bulbi dell'occhio fuori rigo,


cio divergenti, di guardarsi la punta del nascr. In qucsti catsi gli occhi
erano cchje lr1r.

cchje sfennecuate

m. occhi sfondati, incavati, infossati. Erano indizio di malattia organica, di malessere, o solo testimo-

di stravizi.
68 cchje sramme
cchie trte.
m. occhi strabici.
-S
69 cchie trte
m. occhi torti, strabici, per difetto
di parallelismo dei due assi oculari. Poteva essere, il difetto, convcrgente, congenito o sopravvenuto
nianza

per malattia nervosa, per uno

mandavano ai figi in tenera et c


che le czztre du ucchje fore risce,

sPa-

vento. Strabismo.
Cure non si conoscevano cd i colpiti da questo diletto subivano
non pochi attacchi canzonatori.
Quando parlavano con Ltna persona facile a burlare, qucsta socva

dire: tne tt'cch je-a lla torre e


u-alde a la pagghjare, ha un occhio
alla torrc c l'altro al pagliaio, oppure: n'ccltja llct gtLtte e u-ctltl-o
pssce, ha un occhio al gatto c l'altro al pesce, cspressiorli Llsate pcr
indicare anche le persone guardinghe. In genere affermavano:
tne l'cchje sratllnle, ha gli occhi
strambi. Per chi aveva il difetto
a un solo occhio avvertivano:
trte u-ccltje rnbarne, ha l'occhio
infame. Ci, perch I'espcrienza insegnava ch'crano soggetti furbi e

maligni. Alcune mamme, per tentare una certa correzione, racco-

gghje

r. olio. Era ritenuto

di potere

particolarmente magico per

il

be-

ne, guaritorc di ogni male e barriera a n.ralocchio. 226

[.

rva
tabacco

sande

da fiuto

leccese

di

in-

fma qualit e piir da prezzo, che


si pizzicava per cccitare lo stor-

nuto. Stamutiglio, " erba sarta


santonina.

rve cheraddine
[. corallina, n erba corallina,.
Corallina ollicinalis.

Sc.

283

rve de la rugne
l'. euforbia lattaiola,
n

32

catapuzia,

crba clella rogna . Velenosissima

come tuttc le Eulorbie.


Euphorbia pcplus.

Sc.

211

rve de la vedgne

[.

eufrasia, erba dclla vista ". Sc.


Euphrasia otficinalis. 65

[.

rve de le cadde

scmprcvcrcle, rosa grassa cl-tc si

coltiva in vaso, n crba dei calli


Sc. Echcvcria linguaefollia. 12
rve de I'cchje

".

l. " erba dcgli occhi -> rpe dc


la vedgrte. 65
rve de le pggre
f. calendola, fiorrancio, u erba clcllc
pecore

. Sc. Calenclula officinalis.

123

Milano, lg75
31)Nini, Liriche,pag.57: <rLhjederri,itL'-, occhi acolrrrcdigiuggiolc

50

5t

rve de le puzze
f. capelvcncrc, erba dei

pozzi "

Sc. Adiantum Capillus-Veneris. 267

rve de le verme
f. corallina, " crba dei vcrmi ".

Corallina <ltficinalis.

Sc.

283

rve de vende
[. crba vctriola, parictaria, n crba
cli vcnto . Sc. Parietaria otficirralis. 3l 183 232 254
rve du diuue
I'. stramonicl, u erba del diavolo
Sc. Datura stramonium. 42
f.

rve ngorollte
corallina, . erba incorallata

Sc.

Corallina officinalis.

[.

simo e che dava febbre alta. Favo,


vcspaio. Portava, il piir delle volte,

a fatti setticcmici chc conduccvano alla morte. I colpiti da


qucsta infiammazione, l'attribuivano a sartglte iiitldesce, sangue acido,
guasto, impuro e si prcoccupavano

di ottenerc al pifr presto la suppurazione, curandosi con i rimedi

indicati alla voce bebbtte.


facce

l. viso,

".

283

. 256
facce de chembtte rizze
loc. per viso butterato, faccia di
conlctti ricci,. 256
facce de grattarole
loc. pcr viso butterato, n faccia di
grittugia

rve varvose

tasso berrbasso, n crba barbosa,.

Sc. Verbascum

phl-rrn<-ricles. 254

sse de l'nneme
ll1. cpigastrio, appcndice xifoidc,
-rsso dcll'anima ,, u forcella ,. 28
sse grsse
m. fcmorc, osso grosso perch
il pir lurr-rg<> e robusto clel corpo
nmano. l5

".

256

falddde

I. lalcc luuarc dcl primo quarto,


nclla fase crcscentc c la pi far,<lrcv.rle

pcr Ia raccolta dclle crbe


c pcr trarre gli auspici.

mcclicinali

107

232

famddeche
irgg. affamato, u farnelic.1

".

116

fangghje

sse pezzdde
m. coccigc, osso pizzo "
dclla punta. 193

ctoe,

m. Iamina cartilaginca c setto


salc, o osso lcnerello . I35

[. Irar.rtumi, rirnasugli cli legna, rami sccchi, aclatti ad avviare il [uoco, ad avcrc subito nna buona
Ianrrna.

sse teneriedde

na-

ve

nr. uovo.

n laccia

141

70

fbbue
m. insieme di vari foruncoli raggruppati, spesso in numero di set-

te, che si sviluppavano contempor.ncamente sulla nuca, dolorosis-

201

atto magico imi-

J2) I[ nostropi gr:rndepoeta dialcrtalc, Frantcsco Saverio Abbrescia, ncllc sue Rime Baresi ,
Terza Ristampa, Avellino & C., Ilari, l)10, pag. tll, dice che la fattura vcniva fattacon<<4ttdllezd'
gdrtlde, quattro nastrini, cio, cqn un nurncro rninirno, ma imprccisaro, essendt> questo il significato po'
polare di quclla locuzittnc:

7'4!gl,jc lntt! ld lntttlc

'llbil.c t qttntle ztgarclrlc,


tL itte

Ct la terc t44tttne
T' b o t :t',tt t )

tarlarg1e

[. tossilagginc, farfaro -2
tlc capadde. 174

fattura cos preparata veniva gettata, da chi ne aveva fatto richief. simbolo di un
tativo che riproduceva ci che si sta, in una ora dispari, di notic
desiderava. Fattura, mala, strego- senza luna, iutd-ct rtu trevrte, tn
neria. La piir comune tra noi, alla vn po7.zo d'acqua sorgiva in dicui confezione Poteva itrtendere suso, con rcsidui d'acqua torbida,
solo tta nnsscire, una magara, nel qualc finivano imnrondizie, cauna fattucchicra, era un limont' rogne di gatti, di cani ed altro, Per
giallo, cio, maturo, c non verde fare putrcfare il limone e consuo accrbo, nel quale si conficcavano rnare cos la vittima quasi Pcr un
degli spilli pcr sctte volte sette; principio animistico. Costruendo
intorno ad essi si intrecciavano lc questo tipo di fattura si diccva, ad
ogni spillo chc si conficcava: adaccapidcle, i capclli di chi si doveva
cos rrgacclte cusse spille, acches
trc
affatturare, c si annodavano
av-a trusi jitttl-a lle curtte de (nomc
gagardde, trastrini o [ettucce."
Questc t,ariavano cli colclrc, secon- di chi si affatturava). Chi trovava
do il fnc chc si voleva raggiun- un limotre cos c<.rnfezionato, aveva
gerc: rosso, se si mirava ad ottc- l'obbligo di cavarc a uno a uno gli
spilli, pronunciando il scguente
nere I'amore di chi non corrispondcva; ncro per la fattura a vrite, esorcismo: adaccos tirrcclte cltisa vita, indistruttibile, sc si chie- se spille, acchesi s'ttvorttt-ct lcttit cltL
deva, cio' ,chc tttra persona si am- lle curttc du patute, cos tiro questi
spilli, cos si dovranno toglicre dalmalassc gravcmentc, di male inguaribilc; c verde sc si dcsidcrava chc le carni del patito, del sllpposto
venisse colpita da disgrazic, da fatturato; di sfilarc in orcline i casventLlre una intcra famiglia. La pelli, di sciogliere uno a uno i nodi
fatture

ciarttltc

farrne
m. spelta, gran farro. Sc. Triticum
spclta. 188
fattur-a vvite
f. fattura con potere da non poter essere distrutta con controtattura. 270

ttneL edl t.

Senza tiPPc e tenza zoclte


H d .l n ! t n .t c rtt b' 4l ldc ( dl e,

IIa dd tc tbcnbor'a I'oclte


V or r'tfu )rt' r .t Dt.d iltleb.

Ti ho fatto la fattura
ln fa ia a quattro nasrrini,
Clre la sera quando sPosi
Ti usr iranno due cornetti.
Scnza ccPPi c senza func.
Starai sempre legato,
Andrai comc l'oca
Bocca aperra c smidollato.

53
52

dci nastrini e poi di bruciare tutto


in luogo oscuro, sputando tre volte
e ripetendo questo scongiuro: flrsce ntalesi ca u ffuclt-abbrusce,
fuggi mala, sortilcgio che il fuoco
brurcia, purifica. Con questa distruzione, quasi rituale, si mirava a far
star rneglio chi soffriva per quella

fattura. Di qui l'obbligo di farlo.


(Chi scrive ebbe la sorte di trovarne uno, di tali limoni, intorno
al 1925, con nastrino verde in lo-

calit QtLalterccltie, Quattrorecchie. Nulla sapendo, Io consegn


nclle mani della zia Giacoma Armenisc, che si prese la cura di distruggerlo come sopra descritto c
di spiegare quanto ho detto. Dopo
qualche tempo venne a sapere che

quclla fattura cra per Addolorata


Carrieri, tuttora vivente. Questa
popolana, insignificante, piuttosto
squinternata, certamente per pura
coincidenza figlio di l a poco una
bambina storpia, con i piedi storti, girati allo interno).
Altri tipi di fatture, piir semplici
e che tutti potevano essere iniziati a disporre, erano: due cucchiai
messi a rovescio, cio, il manico
dell'uno a contatto della parte cor-rvessa dell'altro, e legati con filo
di lana, nel caso si volesse guadagnare l'amicizia di una data persona o famiglia; due pezzi di rami
di alloro incrociati nel caso si desiderasse un male generico, anchc
quello di far seccare un albero a
confine di due propriet. Quando
si trovavano tali simboli, si di-

struggevano recitanclo Ia seguentc


formula scongiuratoria:
Gest, Gespp-e Mar
l'A,ngeue ttdorrra rtttrti
Gesir, Giuseppe e Maria

gli Angeli intorno a me.


Una delle fatture piir discussa
condannata era una focaccia,

una torta, impastata con sangue dtt


bertefigg,e, del mestruo, che mangiata da un uomo, lo affezionava eter-

alla donna cui aPPartencva il sangue. (Al Rione Madonnella si racconta il caso di un gionamente

vane affatturato con tale intruglio,


clecedulo subito dopo averne man-

inventario del Notaio

pcr figlioli con cornetto.

funzionali e generali gravi, non di

rado la setticcmia, che portava


alla rtorte. Se non riuscivano a
farlo suppurare con i preparati in-

tkb

curneciedde

%,

dicati alla voce bebbtte, e con continui impacchi caldo-umidi, Iacevano intervenire un barbiere che praticava una incisione, e faceva uscire tutte la rnatrrie, tutto il pus,

Altro amuleto, usato fino a Pochi


ar-rni addietro, era una zagardde,
nastrino, benedetto dalla Madonna
clel Pozzo di Capurso, che aveva
il potere di tenere lontane le fat-

e spenttve, prcmeva, fino a quando vedeva uscire lr ssartglte vive,

tucchiere, quasi come l'aglio le

il

sangue puro.

streghe.

giato).
Pcr salvarsi dai malefici,

la superstizione suggeriva una serie di


anruleti (-S rrtasci,?c) che trovo
superfluo elencare. Dir soltanto
che il popolo poneva molta cura
a preservare i neonati da fatture

e malocchio, che le masscire, rna'


gare, potevano far loro, istigate e
pagate da comari invidiose e malvagie. Per tale scopo il talisman<-r pir idonco era url corallo, il
pir rosso p<-lssibilc c corl ramificazioni a corna, clctro curnecied'
dc, cornctto che si appendeva ben
visibile al collo del neonato, in forza del quale, si diceva, le malvagie dovevano sckatt, scoppiare,
crcpare dalla rabbia. Per possedere
e conservare il suo potere, il corallo doveva essere messo al collo
del maschietto dalla comare, e
della femminuccia dal compare, il
giorno del battesimo.""

G. De Geraldinis del 1539, si trova clencato <<una

dolnge, dolore accentuato, lesioni

H
+

catenella

fazzne

Per quanto riguarda le formule


scongiuratorie pcr distruggere il
potere di una fattura ntcmporanea,
e dclle quali erano deposilari vccchi pescatori e le magare, rimanclo a quelle malattie che le richiedevano per giungere alla guarigione.

agg. dicesi

di purgante che fa effet-

to, che fa pulire gli intcstini.

82

lecara66e

m. fico salvatico. Sc. Ficus

aratia.

73

fecatale

m. chc apparticnc al fegato. Vescichetta biliarc, cistifellea. 123

107

fecne

m. ardorc c fig. diavolo.

231

fecre

m. e agg. nfoconer, sole canicolare,


canicoa. Eritema solare. 82
fddeche
m. fegato. 123

feddesciate

pt. di feddesci, affettate,

sminuz-

zate. 'l
i

fatture che 3 zagardde

71

l3) In un

ricolosissimo come il favo, ingenerava fenomeni rnorbosi locali con

favne

m. vespaio di foruncoli con un


unico cratere, dal quale avveniva
la suppurazione. Grosso favo. Pe-

f.

fegghjate

puerpera, partorita, figliata.

84

feldure

m. radice di foruncolo, zaffo di


tessuto necrotizzato

va

attendere

di cui bisogna-

o provocare la

eli-

.54

55

minazione,

per sperare vicina

guarigione. Cencio necrotico.

la

feldde
[. alga sottile, a fili. Piccola posi
clonia. Sc. Zoostera marina.

279

72

felmne
rn. infiammazione del tessr-lto conncttivo con esito cluasi sempre in
suppurazione. Flemmclnc, ascesso.
Si prescntava cont'a nu frngne lridrie, come un foruncolo freddo, un
durone rossastro. Cercavano cli raccoglicre u ssttnghe tl1arce, il sangue
ir-rletto, in un dato punto, appli
cando le beccltere, le coppctte
(-> lengne), per poi farlo maturare e suppurare col grasso delI'intestir-ro tcr-ruc del cavallo, molto
cll'icace. Questo grasso si prclcvava clal maccllo, si faceva sciogliere
:r fuoco lento ir-r una padella c si
conscrvava jirttl-tL tttttt nttLnclarulc,

in un unguentario.
Si usava prclevandonc un cucchiaio per volta. Si faceva riscaldare e
si poneva sopra una foglia di geranit-r zt-rnalc, pcr applicarlo sulI'asccs
so, fasciato in modo da mantcncllo
tutta l r-rotte. Si ripeteva l'operazionc fino ad aver raggiunto lo
scopo.

e svuotato del pus, si


copriva con una o due foglie di
cutische, vincetossico, pcr ottenere
la cicalrizzazione. Altro rimedio efliczrce cra l'applicazione di erbolato caldo du ttacite, dcll'acetosella,
che nc agevolava la suppurazione.
femere
l. r-nassa di stallatico, di fimo,
uIruicrar.33
73 fmmena mestazzute
l. conna con mustacchi, baffuta,
Suppurato

5(r

con peli sul labbro superiore, dovuti a disfunzioni di glandole endocrine. nFemmina mostacciuta". Era
un malanno che non dava preoccu.
pazioni, fuorch quelle di natura
cstetica e psichica. Le femmine coi
baffi venivano giudicate tnosctt.te,
mascolate, maschiotte, virago, e
perseguitate dall'avvertimento: Ddi
te scan7e cla fmntentt nlestazzltte,
Dio ti guardi da donna baffuta.
Solo pcr questo cercavano di elirlinare i pcli superflui adoperando

il laltice di

feccLragge,

fico

selva-

tico, col quale si ungevano il labbro peloso. Il lattice, rapprendendosi a contatto con l'aria, formava tante pallottolir.re che imprigiollavano i pcli e, tirandole, li strappavano. Era una vera dcpilazione,
molto doorosa, che, a voltc, lasciava clellc piaghettc, come le a1tuali cere depilatorie".

gna,.

pr,-.

98

fmmene tagghiaverme

I. donna con la virtr) di segnare


il mal di pancia dovuto ai vermi,
medicona che godeva stima e sim-

patia, e che vcniva cercata, desiderata, chiamata. Non chiedeva


alcun compenso, ma il benefica,;o,
per gratitudine, le dava una botti
glia di vino, dei fichi sccchi, r:c
checcine de fasule o de fave, una
porzione di fagiuoli o di fave, ecc.
Veniva detta anche la frttmene tle
le qLtotte parole terchjne, la donna dalle quattro parole turche, perch incomprensibili. Donna tagliavermi

".

283

lum officinale, Anethum


vcolens. l9l 221

gra-

fesa dalle ossa craniche.


nella bregmatica."

Fonta-

163

fercenesci
v. dire cose senza costrutto e sen/.a ragionc. Smarriare, vaneggiare,
delirarc, farneticare. Oggi si dicc
anche lernec.

744

44

42

fermche-fermche
Ioc. ad indicarc il formicolo nci
piecli, nelle braccia. 184
ferrre
n-r. artigiano che preparava anche
il rottorio e I'ancllo emostatico.
Fabbro ferraio. 192 196
ferrtte
r-n. forcclla, ferretto , che teneva

il cercine e che spcsso veniva usato


pcr raccogliere il cerume dal meato
uditivo, ritcnuto emolliente e suD87

di tcsta, arross:te lacrimazior-re degli occhi,


naso intasato. Pertanto, si aveva
la fersine tle capc, la fersitrc
d'cchje, la fersirte de nase, il raffreddore di capo, il raffreddore
d'occhi, il raffreddore di naso.
Per i tre casi, oltre a legare ir-r
mer-to

un fazzoletto triangolare

bianc,l,

che allora ogni sposa portava di


corrcdo, si facevano sopratlutto l,:
sprcIurrta, i suttumigi, con acqlta
nella quae si erano bolliti degli
agli e dei semi di malva. In marrcanza si adoperava l'acqua nella qualc si erano cotti i macchercni. Altro rimedio era quello di farc
sulla qualc u-aff ressj enitte, il raffrcddato si metteva col viso vicino,
la testa ben coperta, e lasciava c.rdere dentro dello zucchero rafli
nato che, al calore, bruciava e sPrigionava un fumo caldo, tanto da
far sudare il viso e la testa 4
to,

81

purativo.

costipazione. Flus-

sione con dolori

riscaldare bcne una bacinella a smal-

Ierdzze

colpo cli freddo, frcddezz.a.

74 fersine
f. infreddatura,

giro alla tesLa nu nten7e fazztttte,

fercdde
f. limitata superficie al cet.rtro del
capo chc r-rei bambini rimane indi

fmmena prne

l. donna irrcinta, nlenrmina

fmmenile
di infiammazioni che si estendevano, di ascessi chc gemmavano
clegli altri. 110
fencchje
m. finocchio dolce. Sc. Focniculum
sativum. 39
fencchje salvagge
m. Ir-rocchio bastardo. Sc. Foenicuagg.

a rigagr-roli. Cos si sentivarlo, come solevano dire, arregeri,

pisscette,

allcggerire.

Contro questi malanni invernali ricorrevano, ai primi del secolo, al


lecchesrre Mio, l'elisir Mio, preparato, confezionato e venduto, o di

stribuito graLuitamenle ai poveri,


in Bari da Labindo Rossi."

14)cfr. lgnazioFazzari, <Anaromia umanasiscematica,U.T.E.T., 1969,pa9. \11


35) Labindo Rossi di Fivizzano, garibaldino. Trasferitosi a Bari vi impiant la prima fabbrica di cargiuoco. Dopo 3 anni di attivir ebbe per socio Murari, venuto da Venezia, il quale lo liquid dopo
tempo, rimanendo unico proprietario. Da allora il Rossi invest i suoi risparmi nella prcparazonc
.

te da
poco

dell'elisir <,Mio di

sua segreta ricetta. Cos ha rjcordato l'amico Mario.

-57

75 fersine de cape

pre senza interessamento degli

capo con cefalea,


senso di stordimento
fersine.

-S
76 fersine d'cchje

si nervi del lato opposto. E' affezione vivamente dolorosa, lascia


csiti rapprcsentati da pigmenta-

f. flussionc d'occhi, spcsso con

zione cutanca, ma pu anche sup-

f. raffreddore di

infammazionc delle palpebre, blefa-

stes

rite, delle congiuntivc con lacrimazione, secrezione sieropurulenta,


fotofobia
fersine.

purarc lungamente e comprometterc seriamcntc la lunzione di organi delicali, corre gli occhi, a secondo dclla sede della sua comparsa. Estensivamente viene indi-

f. flussione di

cata qualsiasi manifestazione cutarrca, dolorosa, con vescicole. I po-

-;
77 fersine de nase
sier<-rmucosa

naso, con secrezionc

o mucopLrrulcnta,

ri-

nitc, disturbo dclla rcspirazionc attravcrso il naso. L'affermazionc


corrcnte per qLlcsta indisposizior-rc
era: lrtglt-tt nase t'iide, ho il naso
intasato.
fersitrc.

-2

ffiate
rn. alito, respiro,

fia1o .

248

78 ffuche de sand'Andonie
m. Herpes Zoster, fuoco sacro, zona, n fuocr-r di Sanl'Antonio r. Malzrttia infettiva attualmente

rico-

r-rosciuta causata da virus neurotro-

pi, e

caratteriz.zata da un pir o
nlcllo vasto arrossamento cutaneo,
con vescicole raggruppate lungo il

ner-

quasi

sem-

di un nervo (spesso

vi intercostali, il nervo facciale, il


rrcn'<.r <-r[tahnico, ecc.),
6) Adilberro Pazzini, in

conf ondonr-l

con l'Acne rosacea,

I colpiti

erano protctti da Sant'Ana questo santo

tor-rio cla Paclova ed

faccvano voti, indossando il saio


cd andando ir-r pellcgrinaggio al suo

santuario
n

ffuche
m. luoco, vcniva ritenuto il puriIicalorc pcr eccellenza, contro fatture, malelinguc. 107

clccorso

polani facilmente la

di

Paclova.'u

Si

curavano

con tlecotti di cientlenddre, centinodia, di cui somnrinislravano una


lazta al mattino, a digiuno, e una
la sera pcr ff tlefresck u ssanghe,
farc rinfrescarc il sanguc, perchc
clicevano, era tutto calore.
Sul vis<.r applicavano un impiastro
cli ttrult,tte, malvarosa, altea, che
attcnllaver l'infiarnmazione

e il

rosconosciuto persone che

liu

file de la lngue
m. frenulo dclla lir-rgua' 10
fiure de la passine
m. fiori di passiorre, cos detti Pcr
gli stami a lorma di chiodi e della
corona di spinc della Passione di
N.S. Ges Cristo. Era una Pianta
che portava sfortuna, e chi desidcrarra tenerla in giardino, doveva
farla piantare da una terza Persona. Passiflora. Sc. Passiflora edu-

lis.

122

fgghie

f. cavoli broccoli prima che formino il corimbo. Vcrdure in genere.118

frche

79 ffuch-o stmmeche
m.
-> drestubbe.
80 fiche ngape

agg. guasto, ammalato di


" fradicio ". 107
frule salvagge

f. cisti

sebacee del cuoio capelluto,

ma-

niscalco; artigiano che godeva una


certa importanza e che si era sPccializzato nel cavare i dcnti' 53

f. istmo delle fauci,

<.L'IJomo e Ic Malattie,>, Bompiani, lvlilano, 1!.if,pag. (r5, precisa:

a Vienn.r del Delf inaro che ebbe

f ierracicce
m. chi mette i ferri al ciuco,

sore. Ho
hann<-l continuato questa cura per
oltre un anno, ma senza risultato.

il nome di fuoco di S. Antonio . Nella chicsa di La Mottc


Sainr-Didicr, sulla tomba di S. Antonio abare che ivi si venerava, erano g;utriti alcuoi iodividui colpiti dal
rnisrcriosomale: cierabastaroaffinchd,didiritto ilSanro anacorcta ne divenisse il parrono. Cosinactluc Ir renominazione del Santo, denominazione, che poi venne divisa con altri, tra cui Santa Geltrude.
li rcrtrrncntc, pcr i barcsi, con S. Antonio da Padova.
'l'rr i prinri studiosi che si occuparono di questa malattia, da ricordare Mariano Santo da Barletta
( I il3U Rorna, dopo il l)6)).
"

ovvero escrescenza carnosa con un


pedicello, fico, tumoretti di tessuto
grasso, di vasi sanguigni, angiomi,
lipomi, ecc., f,co in 1s513 , cfr.
Fccum malum, gonliore a forma
di fico. -;, Patane ngape.

fauci, forca

54

frsscete

f. fragolaria,

tisi,

bistorta,
n fragola 5slya1ica . Sc. Potentilla
reptans. 45

81

fredduzze

fragaria,

m. brividi di freddo, sensaziotte


di freddo che faceva arrezzec le

carrte, aggricciare le carni, la pelle,


vcnire la pelle d'oca. Orripilazione,

frcddaccio,. Di frequente precedc la comparsa di lebbre alta e


il popolo, tanto spesso colpito da

attacchi malarici, giustamente lo


tcmeva perch era un brutto segno,
un cattivo presagio Per la salute,
e chi l'avvertiva doveva prepararsi

a :iopportare un malanno' Ai Primi sintomi prendcva un bicchiere


di vino rosso caldo con zttcchero
e si metteva a letto, ben coPerto,
per una buona sudata. I PoPolani
clicevano che il colpito aveva preso na lerd22e, un colPo di freddo.
fremmenande

aspette nu Pcche
m. zolfancllo, fulminante aspetta
un poco , utilissimo ai pescatoi.'i
pcr intervenirc subito col suo zolfo bollentc su Punture di Pesce
con spine urticanti, c Per estrarre
facilmcnte le spine dei ricci conficcate nei polpastrelli dcllc dita. 177
82 frva rosse
f. febbrc che, nei giorni di gran
sole, colpiva i mietitori, gli addetti
al'aia, alla trebbia. Febbre car.ricolare. Era detta rossa dalle
braccia, spalla, nuca, viso arrossati

clo fecilre, dal sole canicolare, da


eritema solare. A volte si associavano fenomeni di natura nervosa
con cefalea, irritazione emeningea,
propri del colpo di solc , dell'irlsolazione. Si annunciava cor'la rel.?.c'
catine, orripilazione,ed era sempre al-

tissima. Comc cura prendevatro tltr

purgante caldo, ritenuto cchiir


f ttz.z.ne, piu efficace c si mettcvano
a letto pcr una buona sudata' A
volte la febbre durava anchc cli59

5t

versi giorni. Il rimedio sicuro per


spezz.lle, interromperla, consisteva nel prendere Ie foglie secche
del ramo dell'ulivo benedetto, la
palma cl-rc avevano tenLrto nel
campo di grano per bencdirne il
raccolto, e polverizzarle in un bicchierc di tttttcrc rrrssc, vino rosso,
che bevevano replicando fino a
quando faceva effetto."
83 frve
f. febbre, u frebbe . Si manifestava con l'arrez.z.ecatin e, orripilazione, i brivicli di freddo, il brivido
febbrile, c la spezzatine, spossatezza. Si constatava toccando la
frontc e scntendola frevte, scottantc, o rrotando le pentietlde russe,
pentedde.
le gote arrossate

Primo intcrvcnlo ->


era quello

di
clarc un purgante. Sc si trattava di
bambirri poco si curavano, in quanto era convinzione che alla loro
cla la fcbbrc anCava e vcniva e

che era di crescelrt7e, crescenT.a,


oppurc in rapporto con lo spuntare dei dentini, o dipendenti da
forti cmozioni provate dalla nutrrcc. Per gli adulti, se la febbre tornava ogni 3 o 7 giorni, ricorrevano
ai dccotti di foglie fresche du urrue d'auui grtt-tstre, dell'oleastro, o
di cortecce di giovani radici Ci ulivo, molto usati, anche se a,nare
cont-o ttsclte, amari come il tosco,
contro la febbre provocata da lattc guasto, spesso forse da riferire
acl infezione melitensc, febbre mal-

tcse. Ci sopravvivc il proverbio:


la frv-accite u litte, la febbre
uccide il leone, ed il modo di dire:
)7) Informazoni

60

da Lorenzo

Nitti,

cudde tne

la frve, quello ha la

febbre, cio, naviga in cattive acque.

84 frve du llatte

f. febbre del latte. Era u caldttidde,


il calorino, la febbricola che specialmcnte

le

prentarte, primipare,

avvertivano al quarto o quinto


giorno dal parto, e che veniva attribuita alle mammelle turgide r-'
dure, a volte dolenti alla pressione, per l'abbondantc montata lattea, superiore al bisogno del neonato. Per sfcbbrarsi seguivano il
consiglio dellc mamme e delle comari anziane, e procuravano di
svuotarc lc rttttrte, mammelle, massaggianclo sop< lle rrzrlc, sui nodi,
sui lobi ghianclolari incluriti cd ingorgati, prcmendo con le dita a
forca le capicchje, i capezzoli. Alcune comari, specie se si trattava
di fegghjate rttennachrc o tltenrtarte, puerpera popputa, procuravano al suo petto un sccondo
bambino, appartcnente a qualchc
vicina che di latte non nc avcva a
sul'f icicnza, o facevano adopcrare

strcautrtttc,

il

poppatoio,

il

tira-

lattc. Altro valido cor.rsiglio cra di


fasciare il petto strettamcnte, di
purgare la puerpera con citratr-r
magncsia e di farla alimentarc con
panc asciutto, affinch il lattc eccedente venisse assorbito.

Naturalmente la montata lattea


uno dei fenomeni che si veri
ficano nella puerpcra; molti avvengono, ncllo stcsso tcmpo ed anche
dopo (a carico dell'utero, cl.elle vie
genitali, ccc.) e possono contribui
re al fenomeno della f rve du llatte,

contadino, d'anni 7 1. soprannominato

.t

pi dt r

b i e,

dal popolino attribuita al solo inturgidirsi delle mammelle.


85 frve lass-e Pgghie
loc. febbre intermittente, saltuari"t,
terzne.
o lascia e prcnde

86 frevne

->

m. fcbbre alta, febbronc . In


questo caso la frase fatta Pi corrunc era: nge-ha sparate nu fre'
vrte, gli scoppiato un febbronc.
Per le cure
-7 frve,
frevte

agg. chc l.ra lcbbre, chc

pcr

calorc lcbbrilc. 83
87 frugne
m. infiatnmazionc acuta c clolorosa
di una ghiandola sebacea. Foruncolo. Era credenza che nc dovcssero uscire sette, nci punti piir impcnsati del corpo (le scdi prcferitc
crano il collo, lc natiche, lc coscc,
le asccllc), per aver contate lc
stcllc ric la paggltic de Sande Piete,
dclla via lattca, c chc cra un benc
pcrch si purificava il sangue. Si
[accvano suppurare aPPlicandovi
sopra lo sterccl di palurrttne, colombo, molto usato dai contadirri, o la
cera tltt ntst-etssitgghie, del mastro lesina, del calzolaio, ben disciolta. Non era sufficiente che il
proccsso infiammatorio si avviassc
a guarigione senza I'allontanamenro
dtr lecigne, dcl lucignolo, cio, della radice, del cencio necrotico, dello zaffo necrotico. Se il foruncolo
ncln vcniva subito a suppurazionc
con qucsti rimedi efficaci ed alla
portata di tutti, si facevano impacchi caldo-un'ridi fino a lasciarlo
maturarc bcne, in quanto Poteva
clarsi che si trattasse di frugne ce'

cote, foruncolo cieco, e se si antaresscve, inciprigniva, se 1o si maltrattava e 1o si sPremeva senza


accoftezza, poteva peggiorare dando vita a un vero e ProPrio favo,
ed anche ad infezioni setticemiche.
Pcrtanto, era sconsigliabile bucare
prima con una sPilla.

Dai primi dcl secolo adoPcravano,


qr-rasi tutti, zr rttrttttrtde Leciartne 4- l'unguento Lucianna che
veniva preparato a Bari ed era
veramcnte cfficacc. Si applicava sul
foruncolo con un quadratino di
carta olcata e si lasciava lino alla
franca suppurazionc. Altri ancora
adoperavano 1o zucchero che corro-

deva la punta gialla, Piena di Pus,


clel foruncolo c lo rendeva pronto
a jssc sparagrtle, ad essere, cio,
premuto, sprillato e svuotato. Dopo

la roltura, con l'uscita di tutto iI


pus, clcl cencio nccrotico e del sangue vivo, cseguivano un lavaggio

con camomilla, coPrivano la Piccola fcrita, il cratere, con una [oglia cli cenische, vincctossico, o di
fava, c fasciavano. Pcr i foruncolet1i che affliggevano i bambini e che

facilmerrte petvven'arttarssce, po'

tcvano inciprignire, ed estendersi,


stuzzicati con le dita, a causa del
clolore, era sufficiente applicare sul
cratere u Peddresine, il cerume,
che la mamma raccoglieva do
bbuclrc de la rcchie, dal meato
uclitivo, con il rovescio de nu fer'
rtte, di una forcella, che teneva

u tuppe, il cercine, o, chi lo possedeva, cu rtttarcchje, con lo sl27-i'


corecchi. Era efficacissimo e la
suppurazione non tardava.
6l

88 frugne cecate

m. foruncolo senza cratere, n foruncolo cieco


frugne.

->
89 frugne frdde
m. tumefazione difficile a

suppuasccsso freddo, cronico, u fo-

rare,
runcolo freddo r. Cos detto perch
non rubescer-rte e freddo al contat-

to -> bebhne.
90 frugne massauu
m. foruncolosi alle braccia o

alle
gambe. Questo insieme di foruncoli
che sbocciavano simultaneamente,
veniva specificato con la ter-

minologia esotica di foluncoli di Massaua , perche molto simile alla foruncoosi che
colpiva i naviganti, che facevano scalo in quel porto, e causata
da punture di insetti tropicali.
Questa foruncolosi si differenziava
dalla solita, che chiamavano fb-

bue, soprattutto perch i foruncoli


si presentavano molto prominenti
c con a testa verde.
I colpiti, di solito uomini anziani
tarati talvolta anche da malattie
vcncree, si curavano e guarivancr
miracolosamente, strofinando sopra, con forza e coraggio, la cressi,
il ranno vergine, ottenuto per fil-

trazione di cenere di pmbene


d'auui, foglie di ulivo, con acqua
calda, fino a far uscire una buona
rJuantit di sangue vivo, rosso r:
1'rlrro. Indi spalmavano, sopra la
Icrita, una pomata ottenuta con
url pugno di ggrsse, cruschello, ed

olio e, per suggerimento


8) 'fra gli informatori, il pir
torc d alkr mare

della

rnasscire, magara, legavano sop-o


cbbete, o giwvete, sopra il gomito,

un nastrino rosso, che per il


potere omeopatico, scacciava il

suo
ma-

locchio.

Gli informatori hanno assicurato


che guarivano in una nottata.3s

91 fruute

m. eruzione cutanea di

vescicole

contenenti liquido sieroso, causata


spesso da un'abbondante sudorazione per malattie febbrili. Suda-

mina, detta anche miliare per la


forma delle vescicole simili a semi
di miglio. Altre volte il contenuto
cra sieroematico e per un p di
lempo rimaneva na scherzdde,
una piccola crosta, una escara, sotto la quale veniva fonnandosi una

cicatrice. Con i bagni di rrare


spesso le vescicole si riducevano
man mano e guarivano, ma altre
volte era l'acqua di mare, la salsedine, la sabbia, il contatto con sostanze dannose per la pelle, che
provocava la comparsa de le spiu'rie, dei forr-rncoletti, spurghi, impurit che chiamavan<-r, appunto, sfo-

che de tnare, sfoghi di

marc.

Voce onomatopeica ad indicare la


improvvisa perdita di feci diarroi'
che, eventualmente trattenute sino

alla mancanza di controllo


scilde.
tario
-;

frutte du

volon-

ucchie

m. bulbo dell'occhio. 60

93

m. malattia della bocca dei bam'


bini lattanti che si Presentava a
placche e striature bianche o PcItttne, al palato, dovuta a un fun-

d'anni 70, ortimo parlante, pocr-

f.

io

incanto.

54

gaggiane
gabbiano 169

soggetti denutriti. Mughetto.


Curavano pennellando il Palato di

gonfia per ostruzione dei vasi linfatici, in seguito a trauma o a


intervcnto chirurgico all'inguine, c
che ostacola il deflusso linfatico.
Ectasia lir-rfatica, pseudo elefantia-

tle cielVe rttssc, sciroppt-r


di gelsi rossi, con una penna caudale di gallina, che dopo l'uso bruciavano. Usavano anche pulire il
palato con una pezz.uola bianca
leggera, imbevuta di carhlmate,
bicarbonato, squagglt jate ind-a
ll'acqua dlge, sciolto ncll'acqua
piovana. Rimedio classico era iI
primo, e non v'era famiglia che
all'epoca propizia non preparassc

scerttbbe

qualche bottiglia.
fume

Fumaria officinalis.

Sc.

125

f. sconvolgimento grave ed

gammascine

m. gamba

sproporzionatamentc

si, n gambona ,.
Si curava con impiastri di orticl
che riuscivano ad arrestare l'ingrossamento. Le popolane sono
convinte che la causa del male sia
stato l'abuso nel maugiare carnc
di cavallo.

f.

94 frrie de sanghe

esaurienre stato It{ichele Lorusso,

gaddesci,

faccio incantagione.

95

dclla eliminazione di impurit dall'interno dell'organismo umano.


Altra cura de le fruuile, delle sudamine, era di fare bagnuoli o lavaggi di acqua di crusca, che rinfrescavano e guarivano I'infiamma-

m. flusso intestinale. Dissenteria.

v. 1" p.i. di

go microscopico, l'Oidium Albicens,


tacile ad attecchire sullc rnucose di

m. fumosterno, erba acetitra.

92 frussce

morto all'improvviso, con una o fu


ria di sangue,,, clte tru t)tgghie de
sartgh-a lla cape, con un bollore
di sangue al capo, erano le constatazioni piir comuni.
gaddescssceche

fume

Queste eruzioni cutanee venivano


non raramentc ritenutc espressionc

zione.

cerebrale. Ha ntn'turl-a llct ntbrevuise, che na frrie de sanghe,

gamme
gamba 33 96 105 203 261.

96

gamme graneddse

gambe nodose per vene o vasi


linfatici dilatati da anormale prcs-

f.

o diminuita clasticit e resistenza. Varici, ganlsionc cndovenosa

imPe-

tuoso della circolazione cerebrale,


" furia di sangue . Seguiva spesso
la morte dopo malattia di brcve
decorso, con cefalea, fenomeni nervosi improvvisi e gravi, convulsioni. Colpiva in particolare i soggetti
ngravande, aggravanti, obesi, pletorici, rubizzi. Il popolo I'attribui
va, e giustamente, ad emorragia

bc grancllose . Alterazione del tcrmine medico moderno n vene vat'icose, quello dialettale t,ne vcr'
tecose,attualmente comunc.
Si curava con impiastri di rcddggue, ortica, pestata o con gcltl-

me du urrue du cctttttnesatdt,
dell'albero del camposanto, cio
del cipresso. Dicono che

arnbcdttc

63
62

gli erborati risultavano efficaci


fermare il male.

gangale

m. dente molare, della


mandibola. 45 53

gansa

gardedde schegghiate

loc. scherzosa per chi aveva la voce

rauca. Cappone, galletto


nato ". 289

m.

gargarse
gargarismi. 201

capPo-

289

garre
f. guancia, << gar7,a r. 45 53
97 gastrecne
f. infiammazione della mucosa dello stomaco che dava u drestubb-o
stutnteche, il disturbo allo stoma
co. Gastricismr, gastrite. Pcr calmare i bruciori usavano tenere in bocca
na fara bbiartghe, una fava secca
scnza buccia, cruda, che rosicchiata lentamente, avcva l'effetto di atter'uarc l'aumcnto di acidit dei
succhi gastrici.
Oggi ricorrono al noto ccLrbutatc,
bicarbonato di sodio, sciolto irr
acqua e limonc, ca fasce pure regeli, chc [a anchc digerirc.
gattacenerdde
f. giovane donna che d'inverno usa
molto Io scaldino, o continuamente vicina al braciere.
Covaccncrc. Gatta cenerentola
215

ggrsse

m. farina di
cruschello,

98
f.

seconda stacciatura,

grosso

".

90

ghel

nracchia sulla pelle, preseute sin


dalla nascita, e che la credenza popolare attribuiva a un desiderio di

64

gola, non soddisfatto nel corso della gravidanza. Voglia, nevo materno quale anomalia che si manifestt-r
ncl corso dello sviluppo uterino, angioma semplice o cavernoso, gola.
Qnclla di trtttticre rlrssc, vino rossr.l,
era la piir temuta perchc poteva

interessare anche tutta una gllancia. Questa voglia si anneriva du-

rante la vendemmia. La piir comune era quela di caff e latte,


attribuita a desiderio ir-rsoddisfalto
di questo alimento da parte della
donna incinta. Colore molto pi intenso, naturalmente, pcr la voglia
cli fegato, facilmcntc confusa con
quella anziclctta di caff e latte.
Oltre crc clal colore, l'attribuzionc
dclla gltcli, voglia, a questo o quell'altro cibo, bevanda, ecc., dipenclcva dalla forma, dalla grandezza,
dalla prescnza di peli.
Cos la voglia di fava, di cilicgia,
cli prugna, di uva, di cddechc,
colica. In quest'ultimo caso si trattava di nevo, spesso fortemcntc
pigmcntato, dalla cui superficie
spuntavano robusti pcli, paragor.rabili allc sctole dcl maialc. Altrc
volte, la particolarc forma della
voglia richiamava alla mente un
animale, e si era ben disposti a ritcnere che, a suo tempo, la mamma dovcva essersi impaurita ()
fssata alla vista di quella bcstia.

Di questo caso l'anomalia pir comune era Lt rnusse tagglt jate o


u tllusse de lbbre, il labbro leporino, u nase cazzate o u nas-e canc,
il naso camuso, schiacciato, di
Cane

Le fmntene prrte, donne preglle,


Ie gestanti, quando avevano un

forte desiderio di gola cercavano


di non toccarsi il viso, onde evitare
che il colore del cibo o della bevanda desiderata si riproducesse
sula pellc del viso del nascituro.
Sodclisfare un desiderio di donna
in quello stato, era sacro dovere
di tutti, conoscenti e no, come
riaffermava questo modo di dire:
a lla pretdde se lve tr desedrrie
pu cassirte, e a llct vacartd rtge
issene l'cchje da lre, alla piccola prrte, cio, a chi incinta ai
primi mesi, si soddisfa il desiderio
per l'occasione, e alla r-rubile le
escono gli occhi fuori dall'orbita
per f invidia c la gelosia. Alle gravide brevegtrose, vergognose, restie
ad esternare i propri desideri, le

madli anziane consigliavano, quando vedevano un ceslo di frutta o


altra gol<rsit, di toccarsi tt scupci.-

zale, << lo scapezzalo r, cio, ll sr/dere, il sedre, perch era prcferibile che la voglia comparisse in
quel punto e non sul viso."

99 ghengherr
f. gonorra

-2

scole.

100 shjasghj
v. mangiarsi le parole, biascicarc.
Alcune mamme riuscivano a coi'reggere qucsto difetto di tigli ghjo-o-ghj, biasciconi, facendoli parlare

continuamente, insegnando loro


qualche canto e qualche scioglilingua, come i seguenti:
Non-ge stonne rizz.-a Terlizze
ca ven-a Bbar-a peg1hi le rizze?

Non ci stanno ricci a Terlizzi


che vieni a Bari a prendere i ricci?
Oppure:

Tu non-de n'addune,
ca j nte n'addnghe,
ca lu nle chegghjune,
e j te cheggl'tjneche?
Tu non te ne accorgi,
che io me ne rendo conto,
che tu mi burli
ed io ti burlo?oo

I biasciconi venivano chiamati

an-

che rnngalttgue, mezza lingua.


ghiagshi

m. biascicone.

100

ghjemmne

m. peso allo stomaco provocato da


cibi indigesti, comunque da un difctto digestiye, " ghiomone ". Si dice anche, in senso figurato, di persona poco gioviale, musona, dalla
convcrsazionc monotona e uggiosa: i rttr ghjenunne, pesante. 189
giggheme'giggheme
'voce fonosillabica giacomo-giacr,mo'' che si potrebbe tradurre anche lappeJappe, come da voce pugliese iappe-iappe, iacopo-iacopo. Didi avere gambe che tremano, che cedono per
stanchezza o per paura. 105

cesi della sensazione

gsse venefiane

m. gesso veneziano, scagliola


ingessature.

per

218

gneggn
agg. onom. chi parla con voce nasale quando raffreddato. 32

19) Informazioni da Antonio Fanelli, d'anni J8, falegname, con una vistosa gola

di uva nera sulh

guancia sinistra.

40) DaVitantoniodi Cagno, <.Acquanoepozze.., candel Bari, 1951.


11) Battagtia, <,Grande Diz. della lingua italiana, U.T.E.T., 1970.

65

gnetec

v. essere in stato di gravissimo


e progressivo deperimento dell'or'ganismo, determinato dalla tisi e
da altra malattia consuntiva. Deperire, emaciare, n inneticare r. 107
101 gcce
f. perdita totale o parziale della
sensibilit e del moto di alcuni
fasci nervosi. Apoplessia fulminante, paralisi, accidente, n gocciola ,.
Il colpito rimaneva cengute, sciancato, paralizzato nell'attivit di un
braccio, di una gamba, di una guancia. Era un accidente incurabile ed

il

popolino, con avvedutezza, racco-

mandava di non abbattersi e di


continuare a sforzarsi di muovere
le membra colpite. In famiglia era

ritenuta disgrazia da malocchio, di


chi aveva voluto del male. Cercavano di praticarc qualche cura applicando sulle parti colpite un impiastro di marugge, marrubio, e
strofinando con le mani unte di
succo di diauucchje, peperoncino
piccante rosso di Cajenna. Per agevolare la circolazione del sangLrc
bevevano, il mattino a digiuno, utr
bicchierino d'acqua nella quale si
erano tcnuti a macerare 7 spicchi
d'aglio.

In questi casi venivano interpellate le ntagure, magare, fattucchicre clrc preferivano non-abbegghj ar,

non ingannare, anche per non compromettersi, e affermare che nulla


potevano, perch si trattava di fattura a vita r, disposta da rtu nta/es, un mago, un genio del male.
Di solito consigliavano di ntttese
tntteme ntbasce, mettersi l'animo

in pace, perch il colpito


66

doveva

rimanere ceffate, storpio, sciancato, e ceffatiedde, sciancatello, se


si trattava di un ragazzo.

Il

termine gcce prendeva anche

il

significato di accidente, come quando dicevano: la gcce-a lle ysscere

penve

pu strafuche

snza rule,

I'accidente alle viscere veniva per


il mangiare senza regola. Ed anchc spavcnto, paura: nt'ha peggltjctle rta gcce, mi ha preso uno spavento, un batticuore.

102 gcce-a

lle vsscere

f. forma dissenterica in

seguito

a,J

irritazione del tubo digerente bistrattato, nella miseria, da alimentazione deficiente e da cibi di cattiva qualit. Catarro intestinale,
accidente alle viscere r. Per le cu

re

->

tennssetrte.

gramgne

f. erba infestante molto usata


me rinfrescante intestinale e
puratore del sangue. Gramigna.
Agropirum repcns. 232

codeSc.

grangherise

m. rso, grano di riso ,,. 228 269


103 grnnere refrdde
f. glriandole raffreddate. T'ne le
grrtnere relrdde. Questa affermazione stava ad indicare che le ghian-

dole sottomandibolari erano

usci-

te fuori, gonfie per un colpo d'aria.


Per farle rientrare e sgonfiare, usavano ungere con olio caldo o
con una potiglia di olio caldo e
fior di zolfo, avvolgendo poi la
parte con una maglia di ana vergine, non ancora lavata, o con una
calza piena di cenere calda.
grassemne
m. mago, stregone che si credeva

per le campagne in cerca


di fanciulle e fanciulli biondi, ai
quali cavava il grasso dalle palme

vagasse

delle mani per preparare una po"


mata efficace contro tutti i mali
e dolori. o Grasso-mani >r.o' 44
grattarole

f. lattuga

velenosa. Sc. Lactuca vi-

rosa. 16 18

272

104 graT1ie de la Madnne


spesso presente sin dalle
nascita, inguinale, ombelicale, de
la vorsecdde, dello scroto, cio,
scrotale dei bambini, detta Grazia
della Madonna, perch i piccoli sofferenti erano protetti dalla Madonna della Croce, alla quale le mamme rivolgevano preghiere e faceveno voti, chiedendo la grazia di farli guarire senza l'intervento dr:l
cerurghe, chirurgo. Si curava come
la rettre, <- ed adoperavano il
rimedio razionale del liatre, cinio
erniario, che confezionavano alla
buona, e della vorsecdde, borsetta,
specie di sospensorio, che consisteva in una piccola tasca cucita

f. ernia

sul fondello interno dei calzonci


ni, tenuta da due tiranti. La Pratica terapeutica descritta da Fran-

co Anelli", era conosciuta ma non


praticata a Bari. Alcune popolane,
per fede e superstizione, non mancavano, comunque, di portare i
loro bambini a Noci, in occasione
della festivit della Invenzione deiIa S. Croce, il 3 Maggio.'o
Altri devoti si recavano il 25 Marzo
alla chiesetta dell'Annunziata di Bi
tonto, o alla Madonna del Monte
di Gioia del Colle, portando voti e
chiedendo la grazia per i figli erniosi."

105 grbbue

m. malattia infettiva,

ePidemica,

febbrile, catarrale che attacca le


mucose del naso e della gola. Influenza, grippe r. Cura eccellentc
era di provocare una buona sudata stando cltelcuate, coricati, a letto. Pertanto, davano a bere, Prima
di addormentarsi, un buon bicchiere di vino rosso bollito con uI
chiodo di garofano, un bastoncino
di cannella e zucchero. Per agevo-

cit. a nota 2.
43) Franco Anelli,<,sopravvivenza di un'antica terapia popolare dcll'ernia infantile a Noci in provincia di Bari, Putignano, 1!67.
44) Gazzea del Mezzogiorno, 3 Maggio 196.). <A Noci un antico rito per curare t gt da Madonne.
45) Karusio, io op. cit. a nota 2, ripora: <.I fanciulli erniosi sono portati a Noci, ove maggiormente
esiste questo pregiudizio, nel giorno 3 di maggio, festa della Madoona della Crce. Nel boro attiguo si
sceglie un virgulto di quercia, si fende per lo lungo senza guastaroe la vetta, e quando suonara.la campana, che fa noto ai buoni fedeli il sanctus, l'elevazione dell'ostia sacra e quella del calice, allora due compri, invitati, tengono divaricato il virgulto, per dentro il quale da due altri compari s'introduce orizzon42 ) Cos anche in op.

talmente il fanciullo, scambiandoselo per tre volte ad ogouna delle tre scamPaoate.
Ci, divotameote fatto, si allaccia io giro per beae il virgulro con molto spago. All'anno ventulo si va I
visirareilvirgulto,sesiinnestato,laMadonnahatartogtazia,ed il fanciullo guarir. Da questo I'ernia
vieoe chiamata dal volgo la'Graza, della Madonna'.
Ai 25 diMarzo quaodo nel territorio Gioiese si festeggia I'annunziazione di Maria Vergine detta la Madonna del Moote, in luogo suddetto virgulto si pratica la sacra faccenda col portare l'ernioso sullc
spalle, en6ando per la porta della chiesicciuola ed uscendo per I'altra, e pe( tre volte dal Sanctus
alla elevazione del calice .

67

lare l'espettorazione e decor-rgestittil catarro, prcscrivevano il decotto di malva con pezzi di carrrrbe dclla qualit a-rn\e, al miele,
c non du ciucce, del ciuco, cio.:
da foraggio; qualche mandorla a
guscio duro e qualche fico secco,
indifferentementc se al forno o no,
purch intero e non rcchje, piccia. Lo stesso clecotto era pir) rac.
comandato se con la crdragalle,
salvia sclvalica. Il malanno durava
718 giorni e lasciava u atrpc
rrtalerte, il corpo malridotto, con
r-rare

qualche sciroppo, da s<lmministrare a cucchiaiale e da lui stesso

prcparato.

gvvete
m. gomito, cubito, govito, 90 l3s

irve cheraddine

f. crba corallina, vcrmifuga. Sc. Corallina officinalis. 283

irve de le pggre
l'. calcnclola, crba dclle pecore
pcr csscrc cla qucstc preferita. Sc,
Calcndula <ll'ficinalis.

123

senso di debolczza, le garnnte


lgiitggltente-giggltutte, gambe giacorao-giacomo, IappeJappe, e lt

irve de le puzze
f. capch,enere, erba dei pozzi,
pcrclr vcgetava nei potti di acqua

con nausca ed inappctenza, quaii


rnanilestazioni dclla subentrata anorcssia. Per pulire la bocca c
riclarc I'appetito, davano a berc,
pcr due o tre giorni, un decotto

neris.

un

t'cclte ntappose, bocca patinosa,

frccldo ottenuto facendo bollire dei

gambi di carciofo, radici di sedano c loglie cli limone. Era ottimo,


spccic per i bambini ed i ragazzi.
Avcva anche la propriet di farc
csaurire le refertgghje, i residui
clclla malattia.
106 gruppe
m. iufiammazionc della mucosa della laringe, con essudazione fibrinosa che forma caratteristiche pseudonrembrane. Larirrgite, cruppe .
La malattia, pericolosissima, se di
natlrra difterica, mieteva molte vittinrc tra i bambini, anchc a caus,l
tltr rtjarrirggltje, della diffic<llt respiratoria chc essa comportava.
Solitamente ricorrevano o speggi/c, allo speziale, al farmacista, chc
ccrcava di aiutarli consiglianclo

piovana. Sc. Adiantum Capillus-Vc267

irve de vende

f. crba vetriola, parictaria, erba


cli vcnto . Sc. Parictaria "offi;inalis. 31 183 232

f.

254

irve varvose

tasso barbasso, vcrbasco, n erba


barbosa ". Sc. Vcrbascum phlomrr;clcs. 254

l.

ite
bictola. Sc. Beta vulgaris.

27

255

107 ittecine

t. febbre abituale e consuntivzr.


Etisia, tisi. Matattia da tutti conosciuta per la sua gravit e dalla
quale, ai primi dcl secolo, difficilmcnte si guariva. Veniva attribuita a malocchio, a

rtct

chi

le formule

conosceva

scongiu-

ratorie. Depositari clu crusc-e scrtr


sce, dello scongiuro, per attuarc
la controfattura ed annullarc il malefizio, erano le tnosscire, magare, e vecchi marinai. Sia le une
che gli altri facevano prima un;l

visita prcliminarc al latturato. In


qucsta visita fissavano ncgli occhi

il

la frase
di rito conlro u tna/es, la malia (che mi sono impcgnato a non riportare). Sc l'arnpazicr-rtc c pronunciavano

propiziatoria

malito non n-rigliorava al nrrmento,


lornavarlo con la luna a falddde,
al primo quarto, c davano inizio
allc platichc scongiuratoric rccitanclo, prima, 3 Patcr, 3 Avc e 3

Gloria alla Santissima Trinit. Esse consistcvano nello storcere e


scminarc, girando tre volte intorDo
al lctto dell'infcrmo, una quantiti
cli spilli, pari a sctte volte sette,
e poi di bruciare 13 pct.zi di cherdtttlde, cordicella, a 3 nodi, ge ttandoli a regolari intervalli, in un
braciere. Mentre i nodi bruciavan,.),
comandavano:

ite nascet66e
l'. bictola spontanea, nasciticcia
Sc. Bcta vulgaris.

ranza; l'ammalato era stato icttato.


Pertanlo, ricorrevano facilmente a

escil e rutt e rttaldl t e

ctt tr ffttclt-abbrusce, fuggite nodi


maledetti (perch tenevano legato
l'ammalato) ch il fuoco brucia,
purifica. Se l'ammalato non guariva dopo il terzo giomo, dichiaravano che non potevano nulla,
perch si trattava di l'attura " a
vita ". A qucsto punto, per i congiunti dell'ammalato, non rimaneva

i Santi Medici, San Michele Arcangelo, di dire ogni sera


il Rosario, confezionato con semi
di carrube, di dargli a bere Ia Sacra Manna di San Nicola, c di
che pregare

far [are, a mezzanotte, l'tgeue de


Itt bborta ttve, l'angelo dclla buona novclla, da qualche anima

buo-

na, clre lo faceva per ll'rntettrc


cltt pregott'ric, le anime del purgatorio, che valeva anche come
pr<-ltezionc contro la sventura. La
formula evocativa era la scgucntc:
la bborru rtot'a ttt,
cotne pcrlastc ltr borru nyc
a Ges e Mari
tutrtttscituttill-a urrtt pe carctate:
(nomc dell'ammalato) tn,-ct uar
Jttgeue tle

la

dct

ittecirtc?0"

3 Patcr, 3 Avc, 3 Cloria.


Angclo dclla buona novclla mia,
comc portasti la buona nuova
a Gcsr e Maria
portala a mc per carit:

(nome dcll'ammalato) clovr

rirc

gua-

dall'etisia?

Incli stava in ascolto e dai rumori,


dai lamcnti, dalle risate, dai rniagolii, dai discorsi dei passanti, dcsumeva gli auspici che riportava all'ammalato cd ai famigliari, sc
buoni. A Taranto, e a Grottolc clucsta pratica divinatoria la chianrano; la Sanda ntrteche.o'
U-addebbatrrie, il cibo, di qucsti
ammalati, cra particolarmcnte sostanzioso, addebbate, prep.rral() c
condito coll cura c, spcsso, cor
impensabili sacrifici. Non clovcva

brutta falture,

a una cattiva fattura, come tutti


i mali senza una causa evidente,
c che non lasciavano scampo e

spe-

46) Confidata da donna Carmela, d'anni 68, casalinga.

.i7) cfr. Claudio De Cuia 'A storia nosrrc, cditrice U. Filippi, Taranto, I 970, glossario,
cf. [rnesto de Martioo Sud e Magia, Fclrrinclli, 197 l, Milano, pag. 20.

()()

di giornata, possibilmente ancora caldo, ogni mattina, una fetta di carne al


giorno, u bianchentangi, il biancomangiare, cio, la lattata di mandormancargli un uovo fresco

le, una buona zuppa di latte

di

ca-

pra, u llalte d'aciedde, il latte rli


gallina, che consisteva in un tuorlo
d'uovo battuto con latte tiepido e
un cucchaino di zucchero. Quando
si verificava la /oss-assrrl/e, tosse
secca, e tr sbtrcche du ssartghe, I'emottisi, intervenivano con il decotto freddo di reddiggue, ortica maschia, che pcr le sue propriet cstrigenti, riusciva ad arrestarla. A
Giovinazzo si usava con efficacia
un decotto di fuliggine. Ed infatti
questo decotto potcva dare dei van-

taggi, perch la fuliggine deriva


dalla incompleta combustione di
sostanze organichc, ricca di creosoto ed ammoniaca ,.0' Si vedevano gli ammalati gttetec, deperire,
e divcntare tattde cresttdde, tanli
povcri cristi, macilcnti, ca se pettrertrte chencl le stcche, che si
potevano contare Ie costole. Venivano indicati con I'aggettivo frsscete, fradici, ncl senso di guasti,
marci, de rnalasartdte, di cattiva
salute. A loro si riferiva il prover-

bio: I cortt-a lla caslagtte, sane


da f re e f rsscele da jnde. E'
come la castagna sana di fuori e
fradicia di dcntro.

ighjre
m. bacino, anca, ilio. Me dole l'

ighjre, mi fa male il bacino. Il


termine da osso ilio. l5
indocriste
m. cistere, lavativo, cnteroclisma
-S locrisle. 149
iosche
f. ir-rvolucro dci chicchi di grano,
lolla, ed anchc pagliccio. 239
108 irddesce
f. itterizia
uralc cltt tturche
-2
iuve de le serpe
f. mcrella, uva dci scrpi . Sc. Solanum nigrum. I

Iacrte mbrascetate
f. tarantola dei muri, geco, n luccrtola inf'racidita .

187

lambasciune

Muscari comosum.

Sc.

49

lambe

f. lampacla ad olio. Ardcva di giorno e cli nottc clavanti a una immaginc sacra, (r rttt cottlte, a una
icona, <.r pcr lc ar-rimc clel purgatorio. L'oli<l di cssa cra ritenuto
magico pcr il bene, guariva da ogni male comc ricorda questo proverbio: gghjc dc lcurtbe da ogne
rutale scuttlte, olio di lampada da
ogni malc libcra. Il Pazzini spiega
che era anchc contro il malocchio
c la fattura pcr il mistero di trasformarsi in lucc.o' 52 190

'18) Da Dei rimcdi empirici usati nelle Puglie per la cura dellc malattie dell'orecchio del naso e
della gola, per il Dott. Luigi Fornari, Firenze, Tip. L. Niccolai, 1!l). Estrato <lal Bolletrino del Prof.
Grazzi, fasc. 12, anno XXXIII.
.19) Adalberto Pazzini,<,Storia tradizioni e leggende nella Medicina Popolare, Dr. Recordati, Correg-

gio,19{0.

70

Odynerus muraris.
larme

f.

lacrima, goccia

ape

Sc.

di olio, aceto. 226

latte d'acedde
m. attc di gallina, latte di
cello r. 107

r-rc-

lavatine

m. clisterc,

lavativo

".

50

lendre
m. oleandro. Sc. Ncrium oleander

-;,

ttottte-sit. 264

Iecchesrre

m. elisir. 74 274
m. pozto nero, cloaca, o luogo immondo ". 31
lecgne

m. ccncio nccrotico, zaffo, " luci


gnolo .

sione e poi coagulatosi. Ematoma


sottoungueale. Non dava preoccu-

pazioni, perch facilmente, il


gue, sarebbe stato assorbito

146

lchemmonde

Igghene
f. alga di n.rarc dctta anchc /rrrteche. Sc. Posidonia oceanica. 262

m. muscari, n lampaggioni .

lape

vespa solitaria,

f.

87

lgge
f. tcmpie. 44 163 262
lgnecasse
m. quassia. Sc. Quassia amara. Il
legno dava una sostanza amarll
usata in farmacia come tonico, e
veniva venduto sotto il nome di
legno quassio.'" Il popolo lo usava
contro l'inappctenza c come rinfrescante intestinale.

Di persone scltate, magrissime


scolate si diceva: se lasce la
cure du lgrtecasse, si fa la cura
del legno quassio. 151
109 lendcchje
f. macchia scura sotto 1'unghia, di
sangue stravasato per una contu-

san-

la
scomparsa. Non cos
nei casi gravi, come per un colpo
di martello sull'unghia del pollice,
o la caduta di nu chjartgne, un
sasso, sull'unghia dell'alluce, tale

" lenticchia

da far prcvcdere che l'unghia si


sarcbbe deformata o addirittura si
sarcbbc staccata. In questi casi,
per attenuare il dolore ed agevolare il completo assorbimento dr:l
gonfiore e del sangue, facevano
impacchi di cipolla, pestata con
sale grosso.

lngue

f. lingua.

287

lngue de vve
f. buglossa selvatica, cinoglosso.
Chiamata n lingua di bue dalla
forma dclle foglie. Sc. Anchusa
ofticinalis. Cynoglossum officinale.
156

2ll.

110 lepidd-o cudde e


lepidd-o vtazze
m. scrofolosi, gonfiore e supPurazione delle ghiandole linfatiche del
collo o delle ascelle, di sotto il
braccio. Adenopatia tubercolare per
tubercolosi linfoghiandolare. Si manifestava con noduli nell'ipoderma
che tcndevano a perforare la cute

dando origine ad ulcere ed a fi'


stole. E' malattia oggi rara Per le

migliorate condizioni igieniche e


di nutrizione, e solo qualche anziano porta sul collo i segni di

)0) Lcsoo quassio in<,Tariffa delle Medele ai poveri, pubblicaca dal Municipio
per I'anno 18.)1. ll prezzo era di cent. l0 per 10 grammi.

di Bari delle

Puglic

7l

vistose cicatrici. Le glandolc potevano essere tnascuine, mascoline,


se guarivano in un tempo relativamentc breve, e f mrnertile, femmi

nili, se il

estendeva

lari

processo man mano si


a gruppi linfoghiando-

vicini.

Anchc pcr questo male, spccie quan-

do lardava la suppurazionc, ricorrevano alla ntctsscire, magara,

per trc giorni, di scra, in


dispali, cscguiva strolinazioni

lle

che

ore

sop-a

cudde, sui noduli,


cio, sulle ghiandole linfatichc d:l
neclre

du

collo, corl grasso di volpc, che


poteva csserc in possesso solo
delle fattucchiere, recitando un Padrc, ur-r Avc, un Gloria alla Santissinra Trinit. Al terzo gior:no l'in-

gorgo clcllc glandule, cos assicuravano, vcniva libcrato ecl i gonfiori scomparivano. Cura vera e
propria, ccl cfficace, era di applicare, sull'ulccra, Lrna loglia cli gcranio zonalc, o di vincentossico,
con grasso clcll'intestino tenuc dcl
cavallo, cl-rc tirava fuori /a urulrrie, il pr-rs. Per far cicatrizzare a.
cloperavano un impiastro cli foglic
dcllo stcsso viucctossico, o impac
chi di acqLla e sale o di camomilla.''

111 Iepn.a II'cchje


r.n. cisti inclolenti, circoscritlc, spesso pedicolari, formate da sostanza
poposa gialliccia, sebacea, simili a
piccoli lupini per la forma e colore, che si formavano sulle palpebre o ncl loro spessore. Lupa.

I colpiti avevano cura di lavarsi


gli occhi con acqua piovana e salc
tenuta alla serena, e credevano
che le cisti sarebbero scomparse
bagnandole, il giorno della resssce1e, resurrczione, il sabato santo,
con l'acqua bcnedetta, mentre
navano le campane.
tepne

i2

suo compare di San Giovanni, cio,


compare di battesimo. Anche quc-

sta malattia veniva addebitata a


fattura, a malocchio, e chi ne so!'friva norr mancava di portare ad-

121

dosso ra sand-attncclt1e, una castagna cl'acqua, na ntttscirtc, una man-

112 lepmmene
m. cos veniva chiamato I'ammalato di licantropia o clel male della
luna. Lupo mannaro, licantropo,
" lupo-uomo . Era manifcstazionc
epilettica, che il popolino, con la

dorla biforcuta, tlu curne, un corno, Lln cavalluccio marino sccco,


e, soprattutto, un corallo bianco.
riter.ruto l'amulcto pi indicato contro l'cpilessia, una nocc con guscicr
trilobato che forma croce, una
pte cle snle, pietra di sale, che

m. lupini. Sc. Lupinus albus.

sua lan1asia, riteneva nralattia piena di mistcri. Cl-ri nc soflriva usciva, cli solito, con la quttlcttlggertte,
Ir-rna picna, c camminava rasenl.e
i muri all'ombra di cssi, rantolanclo, ululando ed incutcnclo paura
c spavcnlo. Le mammc, pcr far

preservavano

da fatturc a

scopo

mortale.

Era credenza che questi


ti nasccssero Ia nottc di

sogget-

Natale

star buoni i figlioli c pcr non


lari attarclar-c luori casa, cra suf-

ficientc chc cliccssero: sta rr leprttrrture, il lr-rp<.r-uomo. Chi l'incontrava, cd avcva paura, sapcva che era
sufficiente salire sopra un sasso,
su un muricciuolo per cssere salvo, perch si diceva che chi era
in quello stato non poteva e non
aveva le forze di scalare, di solle.
ruare le gambe. Il poveretto andava cos vagando fino a che non
interveniva un pratico, che gli si
avvicinava e lo pungeva con uno
spillo sop-o pennde, sul sedre."

) I ) Ricordi di donna Carrnela d'anni 68, casalinga.


a nota 21, pr:cisa chc dcveva esscle punro <,con un coltcllo

)2) Nitri, op. cit.

suo-

Con questo sistema dicono che la


crisi cessava come d'incanto e l'ammalato, ritornato normale, abbracciava il benefattore, dichiarandol<r

nero

una moneta da due soldi di rame,


che premevano c poi cercavano
di mantenere ferma con una fasciatura, a m di bottone di cir-rto
erniario. Si curavano cotr impiastri
di marrubbio, di ortica, e con frizioni di trementina. Difficilmente
si c<lrivincevano di andare soll-o
cltcrtiedde, sotto il bisturi, cio, a

farsi

operare.

114 Iivvede
agg. macchia turchiniccia della pel-

le, poi verde, gialla, prodotta da


stravaso di sangue, in seguito 3.
corrtusionc, a percosse, a caduta.
Ecchir-r-rosi, Iivido. Non dava tante
pi'cr-rccnpazioni c pcr agcvolare l'assorbir-ncn1o erallo suf ficienti bagnuoli cli aceto. Nel caso presenta-

va una larga supcrlicie

allete-

dessciittc, illividita, dctta rrtelgrte,


melanosi, applicavar-ro impacchi di
sertutc, soncini, pestati.

115 lvvede de la Madnne


agg. lur.rghe lividure che attraversano la pelle de ventre clclle fntnterte prne, donne incinte, come vere
mascine

ccclrimosi striate, dovute


112

liatre
m. legatura, che lega \a lirdatre,
allentatura, ernia. Cinto erniario.

rs

104 206

113 lindatre
[. en.ria ombelicale acquisita, o ailentatura ". Appena fuoruscita cercavano di farla rientrare massaggiando con olio caldo, che prendevano dalla ngerndde,lucernctta, e met-

dal manico

bcllico, na palanghe, un palancone,

tendo sop-o veddiche, sopra l'om-

ai

vasi

capillari che si rompevarlo per la


pelle n-rolto tirata, spccie nello staLo di prna grosse, avanzata gravi-

danta. Vibici, Striae

distensae.

Causa era, soprattutto, l'abitudine

di obbligare la donna in quello


stato, e negli ultimi tre mesi da
lu sgrttvedarrye, dal parto, a fare
la vecuate a lla chjanghe pe
scaten u papuiccltje, il bucato

spesso

ffa

con l'asse per far scatenare il nascituro, onde averlo libero e pron-

to ad uscire.
73

116 lpe
f. fame disordinata e continua accompagnata, a volte, da deliquio.
Male della lupa, bulim\a. Trtglte
t'tu fgghic f amcldcclte, ca la
sutnt-alluplc, ho un figlio famelico, chc scmpre affamato, era il
lamento pir caratteristico. Veniva
attribuita alla fame patita dalla
nradre nel corso dela gravidar,za.u'
Talvolta la causa erano /e ttlernte,
i vcrmi (ascaridi, tricocefali, ecc.)
che vivevano nell'intestino e chc
divoravano ci che il paziente ingeriva, oppure u prute, il vermc
solitario, la tenia. Segno infallibi
le chc trattavasi di tali sgraditi
ospiti era la ntosse tlc strttutcclte,
la nausea, il deliquio, la rttezz.ccttutre de stututeclte, il morso, Io
spasmo, il crampo allo stomaco,
cd il constatare che malgrado il
gran mangialc il bambino restava
rttaz.z,alertde, macilento. Unic<t rimedio conosciuto ed cf ficace era
quello di far mangiare poco pane
e tante setrtietrde de checzze du
pierrte, sementi di zucche napoletane, fino a quando vedevano assi
le tternre clte la prevecltt,e, uscire
i vermi con gli escrementi.
I colpiti da questo malanno apparivano scuate, magri, scolati ,

to che

si potcvano contare

stolc. Co$

li

vcdeva

le

il popolo

co-

mi-

nuto.

f.

lote
Iango,

lota .

218

m. frutto del rovo, i rovo, stesso,


more. Sc Rubus fruticosus. 7 236
lume

f. allume di rocca,

astringente

196

lumme

m. lombi, rcgione lombare,


na, regione renale. 47

schie-

49

117 maddrecne
m. male dcll'utero, irrdica anche
ntcro, matricaria ", legato a ma-

tricc comc vulvaria a

vulva

magnssie calgenate

f. purgantc lcggiero che faccva


scntirc u rez.z.euicch je jind-a lle
rtdrartte, il rr-rgghiamenlo negli intcstir.ri. Magncsia usta.

284

magure
lattucchicra che veniva a patti
col diavolo, mcgera, strega, ma-

f.

golicra,. l0l

188

283

maierane

f. maggiorana, origano. Sc. Origanum mayoranoides. 32

peddcchj e pcclclccltj-e issere, pelle pelle e ossa, rttezzelenct-e sfelettale tande ca se petvt,ene chend

118 mal-a ll'gne


m. unghia penetrata nella carne,

le stcche, macilenti ed affilati, tan-

unghia incarnata, male all'unghia.

53) A Putignano, dice Karusio, op. cit. a nota 2, <.Una donna incinta, che avesse mangiato carne di
lupo, partorirebbe un bambino od una bambina allupati. Per far andar via la fame lupina da un fanciullo o
fanciulla bisogoerebbc che la mamma Io portasse ad uo forno, e come passarrebbe loro dinanzi i pani, gi
cotti, quella diccssc: pane mio, sazia costui! metreodo per attenzione che il fornaio non si accorgesse di
quesro e la scacciasse, perch a quelle parole i pani si impicciolirebbero. Questo adunque il rime{io
per guarire la voracit.

74

con la luna calante, cio, decrescente. Le unghie, come i capelli, si credeva crescessero col crescere della
luna. Colpiva u desscet,?e, il dito.

ne, l'alluce (veniva cos chiamato

lumbre

caustico.

Era credenza che si formasse quan-

grsse ntalangneche
T'av-assute sop-au cchje ".'o

"Vi ce

do si tagliava I'unghia di sera e

per distinguerlo do disscete

grsse,

dal dito grosso, ch'era il pollice).


La cura consisteva in bagni di acqua di macchcroni, di acqua nella
qualc erano state cotte le fgghie,

i cavoli broccoli. Quando notavano


la prcscnza di matrrie, pus, legavarlo sopra un mezzo pomodoro
ben maturo, pcr far suppurare, o
cip<llla e sale grosso pestati.
119 malandr-a ll'cchje
gonfiezze Iivide sotto gli occhi
dovute a stravizi o a malattie organiche. Borse agli occhi. Si curavano
applicando sopra delle fette tiepide di limone c lavandosi gli occhi
cor- l'acqua nella quale si era

f.

1tg1t1tys5sii17s,

abbeverato,

un

caval-

le prime rinforzavano la pelle e che la seconda Ia


faceva schiarire fino alla scomparsa dclle borse, in luogo delle quali
rimanevano flaccide rughc.
Il termine dal gr. melne, inchiostro dclla seppia.
1o. Dicevano che

malandre
f. escremento nerastro del neonato.
Meconio.

221

120 malangneche
m. tumoretto fibroso di varia granCetz-a, che sorgeva sull'occhio. Li

ciste sebacea, melallli. "",,",

Vedi che grosso melanoma

Ti uscito

->

patane

sull'occhio.

ngape.

malrrie

f. aria cattiva,

malsana.

267

malasandate

agg. cattiva salute.


mala sanit r. 107

Malsania,

malat

f. malattia -; sceuatre.
malat de vecchjame

Ioc. pcr diarrea.

228

121 malat du 63cchere


f. cos detta pcr l'alta percentuale
di zucchero ncl sangue, iperglicemia. Diabete. Ouesta malattia del
ricambi<-r, chc sorgeva generalmente dopo i quarant'anni, veniva curata, come ancora oggi, con 2/3
tante al giorno di caf de lepitte,
caff di lupini, bevanda amarissima, chc ottcncvano facendo bollire
la polvcre di Iupini brestolite, tostati, abbrustoliti.
maldtte
r-n. malcdizione, agg. maledetto. 283

122 male de San Denate


m. malattia di origine nervosa
spcsso ereditaria, altre volte dovuta ad intossicazione alcoolica cro-

nica, c carattcriz,zata da attacchi


periodici di convulsioni. Epilessia,
malcaduco, etilismo cronico, delirium tremens. Trattandosi di male
inguaribile, il popolino dava Ia
colpa a qualche fattura o malocchio. Usavano, come calman-

J4) F.S. Abbrescia, Rime baresi, 1!10, Avellino, pag. 75

75

te, una decozione di fiure


de la passirte, fiori di passiflora cdule, secchi, e ne somministravano una taz-za il mattino e
una la sera, lontano dai pasti.
Altro ottimo scdativo, molto usato,
era l'infuso di semi di lattuga
tenuti nrbe.s sirte, in infusione, ur1a nottc alla serena; era propriafirentc una macerazi-rne. Ne davana a bcre una tazza prima di andare a letto. Quando l'epilettico
veniva preso dalle sl rpptrc, cot'rvulsi<rr-ri,

c si

vedeva cutesci, an-

e una volla sc
nc veclcvano spesso pcr la stracla,
c corltorccrsi per terra, si trovava scnlpre Lrn uomo cli br,rona rrIont chc, oltrc a mcttergli una
giacca, un sacco sotto la tcsta,
affinch non si facesse malc, gli
conficcava un'unghia jirrd-u lla
't,cttdrccdde, nel polpastrcllo del
pollicc sinistro, fino a far uscire
del sanguc, perch solo cos si
c a lmava.
Contemporancamcntc
qualcl-rc altlo soccorritorc provvesarc, boccl-rcggiare,

dcva urra chiave tnascuitte, mascolira serza buco, che gli rncttcva
nella mano sinistra, aprendola a
fatica, c che aveva la propriet
di sedare la crisi convulsiva. Solitamente, quando si riprendeva, sentiva un certo disagio al vcdersi
attorniato dai curiosi ed andava
via di corsa, pulendosi la bava
che abbondantc era uscita dalla
bocca. Uno degli amuleti contro
qucsto male era costituito da un
gruppo di tre coralli rossi, che

le mamme avevano l'accortezza di


far portare addosso ai figli sin da
piccola et.

123 male du uurche


m. male dovuto, secondo iI PoPo1o alla cattiva funzione du fecatale, della cistifellea. Itterizia. Veniva chiamata malc dlt tturche,
perch era credenza che colpiva
chi avesse ammirato u trurclte, 1'at
cobaleno. Pcr questa malattia ricorrevano alla n magia simpatica "
dclle sccriste lc quali prescriveva-

no, quale terapia dclla medicina omeopatica, il similc viene curato dal similc, similia similibus
curantur , cli vcdcrc di sopra un

albcro, Llna tcrrazza, sorgerc il solc che, avenclo lo stess<.r colore giallognolo, avrebbc fatto schiarire la

pelle e guarirc. Mcntre il sole si


lcvava clovevano dargli il seguente
saluto, facendosi prima tre volte
il segno di crocc, ser-rza dire Amen:
Bortgiorrre cltcutlt irc|rc
li so ruttttttt-tr rttale du uurche.
Stattc ltbtttte clrcrtrb irche
lettttturc u rtule du uuarche'"
Scguivano tre scgni di croce completi di Amen. Questo saluto andava portato al sole per tre giorni di seguito, stando soli, e non
dando retta a nessuno, nemmeno
se si veniva chiamati, e non badando alle persone che avevano
accompagnato.

Bongiorno compare arco,

ti ho portato il malc

dell'arco.

Addio compare arco


tientelo il malc dell'arco.

55\ cfu. Tradiziooi Popolari Italianc, Paolo Torhi, Ed. ERI, 1!67, pag. 71.
56) Anche a Pisticci,cfr. Sud e Magia , Ernestr> dc Martioo, Fclcrinelli, 197 l, Milaoo, pag. 28

76

Come cura prescrivevano di bere


il contenuto di uu caresedde salvaggc, un cocomcro asinino, che
per lc suc propriet purgative, pu-

liva l'intestino c dccongestionava


t.t fddeclrc, il fegato. Usavano anchc, e con successo a sentire il
popcrlo, un dccotto di fiori di irve
de le pggre, calcndoa, pcrch ha
lo stcsso coloro giallognolo dclf ittcrizia. Ottimo rimcdio ma, ripugnan-

te, era ritcnuto

il filtro de le caz.-

zodcle, dei porcellini delle canti


ne, come pcr la ler?-ana, e la pr>

pria orina, da bersi la mattina

scicolari cutanee, e causando la


fiammasalsa, cio, il prurito sulla
pelle. Eczcma, erpetc, salso,

malc

,. Malattia non contagiosa,


la dicevano dovuta a cibi salati
come olivc in acqua o col sale,
salacche, acciughe. La cura consistcva in purganti caldi, impacchi
di camomilla tiepida sulle parti
in['iammate, evitando quei cibi e
con bagnuoli freddi di succo da
furte, del fumosterno. Raccomandavano di non farsi na rascktttrc,
una graffiatura, nel corso dell'insalso

fiammazionc, perchc difticilmentc

digiuno, comc suggerimcnto dei piir


anziani." Questa malattia, oggi, vie-

si sarebbe

ne distirrta con nomi di ternigie,

m. malios<-r, mago cd anchc la mala, la fattura prcparata cla esso


c clre veniva ritenuta piir potentc
di quella di una tnasscire, ntagara
-2 fatture. 101 107 177 262

ret I iZZe,

irddesce, t errfugic.

Dell'itterico dicevano: tn-tt cltclore dc la cariazze, ha il colore dclla biondella. I rttt rrgiallirle, un
ingiallito. I yertrtte de chelorc,
brunetto di colore, itterobruno.
malenghen

f. nralinconia.

124 malengite
f'. mcningitc

-2

tip-tt lla

malerte
agg.

di fisico indcbolito per

lattia, stremato, " malridotto .


125 malesalSe
m. malanno che

126 malescche

m. male di petto, tisi, malc cattivo, n male secco


-2 ittecirte.

m.
cape.

78

malvne

rnalvarosa. Sc. Althaca rosea.


2s4

mane

ma105

si manifesta con

l'uscita du uantore salge, dell'umo-

re erpetico, umore salso ,,

sulla
guance, dal

punta del naso, sulle


corpo, dando luogo ad eruzioni

cicalrizt-ala.

males

vc-

f. mani.

13

marangerizze

m. arancia riccia, per la

buccia

increspata. Arancio amaro, melan-

golo. Sc. Citrus vulgaris. Con le


foglie ottenevano un infuso contro lc convulsioni e Ic cefalee di
natura nervosa, ed un decotto con-

57)Altroesempiodclla antica urioolerapia lo dir Karusio nell'op. cir. a nota 2, Guurircbbe lirse preparasse una focaccia, impastara con I'orina propria, e la lasciasse in un trivio per terra, dovg
vi stesse dipinta una Madoona, e dovc egli non dovtebbe ritornarvi. Se quella focaccia fosse presa e
terico

maogiata da alcri, allora la itterizia dall'infermo passcrcbbe a colui, che avesse mangiaro la focaccia saporosar.

7't

tro l'anemia. Veniva coltivato in


tutti le ntorartgire, gli arauceti
di famiglia come impollinatore, per
avere a portata di mano le sue
foglie pcr decotti ed infusi e, so'
prattutto, per fornire lc foglie che
servivano ad empire i cuscini chc
Lrsavano mettcre sotto

ci

la testa

de

se rte ire scittt-o trttuute de la

veretii, di chi se n'era andato al


mondo dclla verit, all'altro mondo.

44

marcessciute

pt. di ntarci, dicesi di ferita pu


rulenta, che marciscc, che tlarcita.31
marmerale

quegli oggetti il cui aspetto raffigurava una rarit, come due carrube unite, rrna ttsce che la crosce,
noce con la croce, cio, con guscio
trilobato, a tre spicchi, una mandorla biforcuta, piccia. Magia. 112
masckaredde

m. viso reso deforme da una Protuberanza su uno dcgli zigor-r'ri, lipoma, o da una pronunciata sPor-

matrrie
f. marcia che esce da un foruncolo,
da una infiammazione purulenta,
pLrS,

621g1ia

".

71 110 118 161

292

mazzec

v. triturare ul pezzo di pane, una


vcrdura, un cibo per passarlo nclla bocca d'un bambino ancora privo di denti. Masticare, maciullarc,
o mazzicare

,.

39

mazzelende

gcnza della cartilagine laringca. Pomello, pomo di Adamo. 290

agg. magro, emaciato, deperito per

mascute
agg. e m. di donna che ha segni,
modi, robustezza, muscolosit ila
maschio, chc ha pcrduto le stle
doti Icr.r.rrninili, con baffi e pelosi-

t. operazione per cui si lasciano


le erbe medicamentose in qualchc
liquido per cstrarnc i principi so-

malattia, macilento. ll6


mbessine

t, scgni di virilismo,

irsutismo.
Maschiotta, virago. Dell'uomo in'

lubili. Infusione. 122 183 214 232 257

dica la virilit che, per il poPolino, sono gli organi sessuali e'

mbame
agg. infanre. La loc. a lla ntbantc
vale sopresa cattiva; il contrario,

f. marrubbio. Una clellc crbe mediciuali pi conosciutc, usata pcr

sterni.

decotti decongestionanti ed impiastri, contro cliversi nali, come dice


qucsto proverbio: Z'rue de n1arugge ogte rnale strugge. Sc. Marrubium vulgare. 17 29 33 43 49

o foruncoli che
non gemmavano; di chiave senza
buco, o mascolino ". 110 122

cio, la sorpresa buona, si dicc


a lla segretlrre, oppurc, a lla scltcr
clne; e per dire alf improvviso,
inaspettatamer.rte, il popolo adopcra la loc. tt ll'arulrastte. 53

101 172 193 203 206 244.

f. chi pratica la magia,

m. marmista, marmorslig ", artigiano esposto a malattie da ra[lreddamento.

209

marugge

agg.

73.

mascune
di ghiandolc

masscrare

magara,

fattucchiera. Da cssa, spesso il popolo, nella dispcrazione di un ma-

le, di Llna clisgrazia, si

nsce che Ia crosce

mascine

f. amuleto, talismano contro Ia magia, la iettatura, il malocchio. Amuleti venivano considerati tutti

faceva

abbeggltjarit. inganuare. Era la piir


comunc c limorata di Dio. Con questa vocc indicavano anche le vecchie cattive, il mago, e figuratamcnte, le donne spettinate, trasandate. 33 44 90 107 110 169 190
201 205 208 209 224 278 283.

masscire

m. mago 238

127 mbestatre

f. con qucsto termine indicavano


ogni sorla di infcziouc venerea.
In particolare si rifcrivano alla
malattia venerea piir grave, per le
consegucnze che ogni ntbesterttale,
infettato, impestalo attendeva,

come il mal francesc, la sifilide


o lue detta oggi z.efilde. Convinz.ione de le utbrcuttlesfe, degli infrancesati , era che non sarebbero guariti. Per lale convinzione ve-

nivano chiamati zenecltiste, affetti


da n zinghinaia "t', luetici. Non mancavano di curarsi con infusi di
semi di canapa, con decotti come
per lo scole, e col prodotto tedesco n quelcksilber .'o Non ricorrevano al mercurio perch si era
diffusa la convinzione che questo
metallo liquido penetrasse nelle ossa, causando delle deformazioni. Una delle pir penose conseguenze
era il formarsi dtt tertgne o dr.t
bebbtte <- da cui erano spinti
a farsi visitare dai medici specialisti che ne curavano il ricovero
o bebbue, con il quale termine
si indacava anche l'ospedale dermosifilopatico, come si accennato a questa voce.
Quanclo si parlava di sifilitici, di
colpiti da un qualsiasi male venereo, si soleva dire: cudde t,a a
1r gurtute, quello cammina a tre
gan-rbc, zoppicando

e col

membro

che faccva da bastone; cudde ha


pegghjale le cressiute o chersiune,
qucllo ha preso i corselli , nome
dal luogo (-;, cressine) ove si
annidavano donne infettate, non
sottoposte ai controlli sanitari;
cudde i nu zertecltisle, quello
un sif ilitico.
mbestemte

pt. di

rnbesteut, infettato,
pcstato . 127

im-

pt. di rttbiarlrrr, infiammato.

204

mbiammte

mbodde

f. bolla sulla

superficie della cute,

58) <,Vocabolario Metodico Italiano, Francesco Zaootto, Veoezia, Andrcola, 1855


59) Ved. pag. 288, <,l'Uomo e gli Animali>>, Vol. II., Vallardi, Milano, 1911.

79
78

piena di sangue coagulato o sangue e pus, dovuta a sfregamento,


a scottatura, ad infezionc. " Ampolla ", col significato di tumcfazione
piena di siero e pus, o sangue, fra
il dcrma e l'epidermide. Si lasciava
assorbire, essiccare, tanto da di

venlare
sta. 196

scherz.dde, escara, cro-

128 mbodde du Ilatte


eczema di tipo crostoso che colpiva i lattanti, soprattutto al cuoio
capelluto. Lattime, crosta lattea.
Scientificamente viene definita odermatite seborroica del lattante , dovuta a diatesi linfatica. Comc la
medicina 1'attribuiva alla secrczione di glandole sebacee, cos il popolo non esitava affermare chc
cra grasso che veniva fuori e chl
cra salutare si manifeslassc, perch sfogava e depurava l'organrsmo, salvaguardandolo dai mali intcrni. Diccvano che era tutto ,l

f.

sscutglre itltlesce,

il

sangue acido,

chc gli aveva dato la mamma a


cattsa di qualche utodesartghe, n-l()to di sangue , cattivo sangue, fortc emozione o dispiacere. A questo
motivo si attribuiva specie quando usciva sulle gote, sul viso del

lattante. Dicevano anche ch'era dovuta al latte grasso della madre


o a cibi guasti o riscaldanti ingeriti nel corso dell'allattamento. Generalmente la ttareTione, guari.
gione, si averra con lo svezzamento.
Solevano curare passando sulle croste un batufolo di bambagia imbe-

vuto di olio tiepido, con bagnuoli


di acqua e crusca, lavando con
latte di mandorla amara e lasciando, soprattutto, cadere sulle cro80

ste e sulle parti arrossate, delle


gocce di latte, direttamente dalle
poppe della stessa madre.
mbrandeste

pt. di

ntbrattdes, infranccsalo

colpito da mal francese. 38

127

mbremette

f. infermit, e pt. di
fettato.

rnbrernet, in-

33

129 mbreveddne
m. r'rodosit cutanee che davano
origine a comdoni, papule e pustole, poi ad escare e a cicatrici,
dorrute ad irritazione della pelle,
che attraverso i pori, versa all'esterno il secrcto dcllc glandule scbacee, c provocate da epatopatic,
turbe intestinai, disfunzioni endocrine, spccie nella prima pubert.
n Morviglioni ,. Manifestazione clu
sfoche de gevertclt, dell'acnc giovanile o polimorfa, oppure dell'acne
rosacca, freqLlentc soprattutto nelle donne nel periodo premestruale.
Scomparivano, anchc spontaneamente, quando l'organismo superava la indisposizione o la disfunzio-

ne endocrina. Spesso davano Ia


colpa a mancato sfogo sessuale,
consigliando ca pe fl amtnertssce
le ntbreveddime e uar, nge telve
u-arrecreiarse dt.t nute, che per far
ammortire i comdoni, le pustole e
guarire, ci voleva il ricrearsi del
nodo, cio, il matrimonio. Tali
papule erano causate anche da pun-

ture di

ceffz.ze,

cinipidi, cos nu-

merosi nelle serate di scirocco umido e nelle vicinanze di masse


di letame o fitte vegetazioni. Si
curavano con bagnuoli di acqua e
crusca, di decotto freddo di mal-

va. Nel caso erano costretti a far


suppurare le bolle con una Punta

di spilla d'oro, per fare

uscirc
l'acquariccc, 1'acqua sierosa, curavano con lavaggi di acqua e ace-

to, acqua ragia, vino.


Il termine da morbiglione, morviglione pcr la somiglianza delle
manifestazioni a quelle du ntbre'
rticldue, del morbillo, di cui da
rrtbreconsiderarsi accrescitivo
-;,
vddue e sfoche tle gevend.

gioni fredde, sull'organismo umano.


Influenza episodica, epidemica, pandemica. La pir maligna fu la pandemia del 1918 che, partendo dalla
Spagna, e detta appunto spagnuo-

la , colp l'Europa

e fece centinaia di morti anche a Bari. Le


cure erano le stesse ir-rdicate per
brenghine, catarre, fersine, grbbtte.

meccu
m. marcire, cariare, sc di denti.

130 mhrevddue

m. malattia esantematica che si trasmette per contagio. Morbillo. Insorgeva all'improvviso con alta feb.
bre, accompagnata al suo principio, da acccssi convulsivi. Il periodo di incubazione era di circa l0

giorni. A questi primi sintomi sedi macchie rossastre prima dictro le orecchie, sul
collo, di dovc si diffondevano pcr
tutto il corpo. Durante la malattia
si intcrveniva con decotti tiepidi,
specie di malva, e quando insorgeva la tosse spastica ed il catarro
del naso. La migliore cura, la pitr
consigliata, era quella di tenere i
[anciulli bcnc al caldo, in camcre
senza cclrrenti d'aria e di attendere chc la malattia si sluasse,
sfogasse. Alla guarigione seguiva
la disquamazione, dovuta allo
staccarsi dello strato cutaneo piir
superficiale, sotto forma di forfora o di squame, che agevolavano

guiva l'eruzione

passando sulla pelle, leggermente, u-

meddde

m. midollo.

251

melgne

f.

ecchimosi,
si.114

largo livido,

132 melangine,
t. meningite
ntulettgite.

-;,

melano-

tip-a lla

cape,

133 melengian-a ll'cchje


t. lividezza sotto Cli occhi, del
colore della melanzana. Occhi cer-

chiati. Per Ia cura

->

cchje-

anlmalengiate e nlalan(lr-a ll'cchj :.

134 melgne

f.

la loc. o la lt
l'et
della malin",
conia, il popolo, col suo linguaggi<r
di millenaria esperienza, indicava
la malinconia involutiva, che spesso prendeva le persone anziane.6',
malinconia. Con

de la

-S

ntelg11e.

penneche.

mlrue

f. milza.

na

pezzuola imbevuta di olio.


131 mbrun5e
f. influsso, in particolare nelle sta-

53

48

memmerute
agg. grosso, robusto, membruto

139

60) cfr. Gianfranco Garavaglia Le malartie dclla nostra cpoca , ERI, 1 965, pag.l

1.

8l

memmeruse
ha membra ben sviluPpatc, forti. Robusto, membruto,

zgg. che
,,

msrnfp6s6 . l7l

mnde de la Madnne
f. calamita, santoreggia, menta
della Madonna ,. Sc. Satureja ca'
lamintha, Satureja hortensis. 229
menne
m. sostanza disgustosa, dannosa al'
1'organismo, di gusto amaro. Veleno, meneno" 146
146

me-

mennacchre
di donna che ha mnne, pop-

pe, molto sviluppate e


Popputa.

vistose.

84

mennarte
agg. donna che ha grosse ntnne,
mammelle. Popputa. 84
mnne
f. mammelle, poppe.

84 181 188

nonte-s-

-;'

mn6a-fmmene

loc. ad indicare uomo

impotente.

199

mn5alngue

m. e f. chi si mangia le parole. Bia-

scicone.

100

sangue Cal naso . Per arrestar-

mez.za fava sbucciata avvolta in una

dal naso per un colpo ricevuto

n-!en mne

loc. svenire, crollare, venir


no . 156
agg.

la era sufficiente tamponare con


acqua fredda, con una pezzuola
imbevuta di aceto o vino, facendo tenere Ia testa all'indietro; attaccare sotto al palato u\ pezzo
di carta facendo tenere le braccia
alT.ate; mettere nelle narici una
ragnatela. Questi espedienti, risultavano efficaci quando si trattava
di bbrote rr,sse, sangue, che usciva

menense
agg. velenose.

135 meragg o sanghe do nase

f. e m. fuoruscita di sangue dal


naso per lesione di vasi saugui.
gni capillari. Epistassi, emorragia,

sop-a

lla canndde du nase, sull'os-

so nasale, o un pugno sop-o usse


teneredde du nase, contro Ia lami
na cartilaginea e setto nasale. Ma,
quando si trattava di fragilit vasale ed epistassi frequenti ed ab-

bondanti, allora i rimedi erano


gi predisposti o empirici. Questi
ultimi consistevano nel mettere,
sul capo del paziente, due pagliuzze incrociate; di legare molto strettamente quattro dita della mano
sinistra e del piede sinistro, lasciando libero il pollice e l'alluce,
co\ na zagardda gnre, una fettuccia nera6'; o di mettere al dito
medio dela mano sinistra un anello di ferro, detto stagnasngh.e,
anello emostatico, che dicono gli
interrogati con assoluta sicurezza,

arrestavano

82

o-

Tra i rimedi pratici, efficaci e predisposti ricorder questa ricetta, rivelatami dal contadino, Francesco
Cavone, di anni 62, soprannominato parlepcche, parla-poco, di poche

parole, il quale ha dichiarato che


ai tempi di suo nonno era in uso
e possedeva una indiscutibile potenzai

il

Per

che lasciavano cadere a gocce nel-

le narici, oppure applicavano sul


naso un impiastro di questa erba
miracolosa per il caso ed ottima
per far cicatrizzare qualsiasi ferita.
Altro rimedio, come riportato anche dal Dott. Luigi Fornari, era
di far aspirare polveri di corallo
rosso, o di bucce di noci, oppure
semplicemente della calce raschiata da una parete, o del tabacco.o'

mese del solleone, 21 Luglio-

20 Agosto, tenevano sotto la canicola un bicchiere pieno di pezzetti


di prderante, vetriolo, solfato di
rame, che si sceglievano fra i pitr
verdi e lucenti. Trascorso il mese

si polverizzavano, i pezzettini cli


vetriolo, e la polvere si conservava in una boccetta. All'occorren.
za, ed in caso di epistassi, era suf,
ficiente annusare quella polvere fino a quando l'emorragia ccssava.

La stessa polvere veniva usata per


ferite con abbondante perdita di
sangue. In questi casi era sufficiente metterne un pizzico sulla
ferita e Iegarvi una benda. Ancora
per i sofferenti di epistassi adoperavano, con ottimi risultati il
sncco di reddggue, ortica maschia,

mrche

m. cicatrice,

marchio

222

136 merrte
stenutcle. Fino a
f. emorroidi
->
20/30 anni fa si diceva, a chi era
stizzoso, permaloso, capriccioso:
trte le nterrte cont-a lle mneche
137 merrgghje
. emorroidi

-;,

sternacle.

mertale d'avrunSe
m. mortaio di bronzo adatto a Peslare, cu pesatre, col pestello, Ia
cannella, le foglie secche, i lupini
tostati, ecc.o' 232
138 mescgne
f. che fa diventarc tllussce, butterasliole.
to. Vaiolo

62)Il Don. Luigi Fornari, op. cit. a nota ,18, precisava:

di altro metallo, sul quale

-;,

<<Lo sragoasangue

un anello d'oro, o

incasrrata una pietra (Diaspro sanguigno) verde scuro con delle strie mac-

chie rosse ,
Per chiarire le virc, che sin dall'antichit si attribuivano al Diaspro, riporto da

Le pietre magiche, Edi-

zoni lcaro, Roma, 1971:


Diaspro-arresta

il

flusso del sangue. Ermete Trimegisto.

diaspro verde, teouto sospeso verticalmente sul ventricolo, scrive Galeno, di grande sollievo. Ho notato anche che arresta le emorragie, !o ispecie nasali, e non da meravigliarsi, dato che
esso dotato di propriet astringeoti. Cardano.
Il diaspro (quasi simile all'eliotropio) si trova in oriente, di color verde, grande e splendente, coperto di
macchie rosse che somigliano molto al sangue vivo. Io so che la sua virt gli stata data dalla stella
Ariamech (o Bootes in greco) che gli infonde potere astringente. G. De la Taille.
63) cfr. op. cit. a nota 48.
64) In AN. del 1)8,i <,mortale di btunzo con pisaturo>> .
<<Se

6 1 ) Per una certa idendit con queslo mezzo, riporto quanto Karusio dice in op. cit. a nota 2, a
proposito di emorragia uterina: <<Per frenare la metrorragia si piglierebbe una o pi di quelle funicelle,
che servono a strngere la bocca degli otri, e con una si cingerebbe la vita delf inferma, e con le
altre le si legherebbe i polsi ed il collo di ciascun piede. Se le funicelle non fossero sufficienti in numero, si
sostituirebbero dei fili di lana neta che si legherebbero alla base di ciascun diro, come tanti anelli, e come alle dita delle mani cos alle dita dei piedi, ed a questo modo cesserebbe la emorragia .

le emorragie pi

stinate'.

il

83

139 mescucchie
I. stiramento violcnto dei legami
di una articolazione, spostamcnto
dci capi articolari dai loro norn-rali rapporti. Storta muscolare,
Iussazione, strappo. Se si manifestava a un picdc, a un braccio, a
una mano cra snfficiente tta stepplte, una stoppata, che consistcva in un batufolo cli vantntasce,
bar-nbagia, corl sopra bianco d'uovo battuto ed inccnso, chc si applicava, appcna prcparata, sulla parte dolorantc c si soliclificava comc

sc fosse una ingcssatura attualc.


Dopo un po' di giorni con il muscolo, l'articolazionc cos immobilit,zaLi, riuscivano a rcstituirc all'or'gano la normalc funzione. Sc si
verificava alla spalla, alla scclcla,
scapoa, allora ricclrrcvano a qllal-

chc conoscct'ttc nlentncrute, meft.bruto, robusto, chc sollevava il


pazicnte divcrsc voltc [in quancl<r
avvertiva uno scroscio articolare,
uno scatto di osso chc torna ala
sna rrormalc scclc. In qucsta opcrazione il malcapitato doveva tcnere le braccia incrociate sul pctto cd il soccorritorc doveva prcn-

dcrlo di dictro,

abbracciandolo
strettan'entc du sop-tt lle gin,vele, di

sopra i gomiti."'
mestaddute
agg. tarchiato, nclboruto, fortc, robttsto, " mastacco ,. 18
mstassgghje
m. calzolaio, " n'astro lesina ". 87

rnestazzute
agg. che ha mustaccl.ti, baffi, baf[uta. n Mostacciuta ". Di donna chc
ha clcl maschio, viraginc. 73
mstedassce

m. Ialcgr-ramc, mastro cl'ascia ". 196


mes

m. abbr. di
su. 230

norrtc-sir, rloe

proclotta da scarpc di scadcntc


qualit. Morsicatura, sbucciatura,
gallclzzit. Pcr sanarla aclopcravano
r-rrra spccic di pomata, chtr prepar.rvano amalgantzttrclo ccnerc di
carta cli gionralc ccl olio. Con due

o trc applicazioni la Icrita

guariva,

Iorrranclo la crosta. Pcr I'are assor-

birc c scc:are lc ['littcrri trovavano


salut:rri i bagr-ri di acqr-ta c sale,
clopo averle bttcate con urta spilla cl'oro e fatto ttscirr: /'zlcrTttarcce,
l'acclua ricciuoli, il licluiclo sicroso
cli color giallognolo."'
mezzecuatre de
stmmeche

loc. pcl crampo clclla famc, spasnro di stomaco, morso dell'appctito , o morsicatura di stomaco ".
l16

mcce-mcce
loc. ad indicare lucc fioca, debolc, cli lume tcnuto con lo stoppir.ro al minimo. Potrebbc dirsi di
luce a miccino, per piccolissima
fiamma.u'

malattic clcl ricambio.

169

nnerversle'>

183

c<-rnsiderarevulsivo, clccot-tgc-

stionantc, antianemico. 42 82

98

141 mim

f.

lcgat<-r ad una canna cr


nella fcdc di Cristo, gli anemici, si

era stato

facevano il scgno della crocc, prirna


di consumarc il loro bicchicre di
sangueu".

mere russe
m. vino rosso. Veniva

to astringcntc,
Mu-

140 mezzecuatre
l'. piaghetta o vescichctta ai talloni

65) Pratica appresa da mio prdre.


66) Rimedio usrto anchc dir mia madre, quando d'cstatc faccva calzare i sandali.
(r7 ) <,La lusce ca schiarevc micc'a micce,
C'appene d'egghie strve n'alde squiccc. Cos in <<La finc du munne e u gedizzic
Gretano Granieri, fratelli Pansini, Bari,1912, pae. 91.

84

di

mere bianghe
m. vino bianco. Era riter.ruto diuletico e raccomandato in cliversc

auemia iciopatica o sintomatica.


Nor-r badavano alla tlatura

Clorosi.

e, pcrtarlto, sia Per quellc di ori'

gine pr irnitiva che per qucllc sccotlclarie, cortclsccvano dei rimcdi chc
spesso sortivano ottimi risultati. Pri-

mo Ira i tanti, il recarsi la mat'


tinzr al matturtoio ove attcnclevano,
sul piat.tzrlc antistantc, che giut'rgcssc,lll veccere dc cre, ctt tt
fcrcve pc ll'trtnertte du pragalr'
rie, ur-t rnacellaio di cuore, caritatevolc, che lo faceva Pcr lc animc
dcl purgatorio, cio, scnza alcut-t
compcrlso, con un secchi-l Picno
di sanguc ancora tiepido, raccolto da buoi apPena ammazzati,
pcr bcrnc subito un bicchicrc. Prima clclla clistribuzione, il mzrccllario, avcva cura di mescolarc cncrgicamcrrtc il sar-rguc cor-r l'aiuto ili
una carna, per provocarc attor-tl
alla stcssa, la deposizionc de le
sfelage, dcgli sfilacci, cio, di fibrina e di sartglrc cuoggltiute, satl'
gue coagulato, che veniva arllontanato, altrimenti, dicevano, il sangue bcvuto non sarebbe stato fa'
cilmcnte digeribile. Adopcravano la
canna, e non altro, pcrche Cristo

Comple

tavarro la cura maugiatr-

do, possibilmcnte ogni giorno, una


fetta cli carne di cavallo arrostita

al sangue, serclliatltte n't,e lriscke, mgglt je ce ttxt

sanghe-surrgltc,

cenclutltle, succhiando un ttovo ['re-

sco, meglio sc il primo dePosto


da una pollastra. Usavano bcrc,
durantc la gi<-rrnata, un bicchiere
d'acqua r-rclla quale era stato spell-

to un lcrro rovcnte, per ottenere


acqua Ierrugitrosa. Venivano anchc nrar-rgiate le rtreldde, n'clc cstive accrbc, nelle quali avevatro
tenuto c<-rr-rliccato, per una nottc,
rn cttdrc arreg3ertite, un chiod<.1
arrugginito. Gli anziani bevevano vino rosso. La rnalattia veniva prit-tcipalr-nentc

attribuita a icttatura,

petrrie da cre, pene di

:t

cttorc,

lar-rguori romantici, clispiaccri .tmorosi, c colpiva sia le giovar-rcttc


che gli aclulti.
Contro il malocchit-r, le clortttc po,tavano Lln cornetto di corallo t'oss.>
appeso alla collanina, spcsso il-

nito alla n-rcclaglietta d'una Maclonna, e gli uomini un fazzoletto rosso al collo cd un corallo alla cutena dcll'orologio o in un terschino
del par.rciotto.
Degli anemici ciiccvano che avcvano
pbbete parcttt-glte-rc-

iI colore tlu

sptte, del peto, parlando con rispetto, per la pallidezza scialba, e

68) Ricordato da Michele Cosimano. figlio <el guardiano del Maccllo Comunale di Via Mola
soprann<rminar D t t e-d

t e.

8-5

llon mancavano citare iI proverbio:


tt ltbitutgh-e russe trsserle do ,l,tltsse. Il bianco e rosso entrano dalla
bocca, cio dovevano mangiare e
bere tanto.

mmundarule
m. che contiene unguento. Unguentario, vaso unguentario. 72

142 modesanghe
m. avere il sangue rimescolato per
una paura improvvisa o una violenta emozione. Batticuore, tachicardia, palpitazione, agitazione di
sangue, nmoto di sangue . Trattandosi di malore momentaneo, unico e pronto intervento era quello
di dare a bere un bicchiere di acqua fresca, e poi una laz-za di ca-

il potere di
sedare ogni disturbo e calmare il
turbamento. A questo malanno at-

momilla, che avevano

tribuivano eccessivi pericoli, e non

di dire ca Lt filodesanst che la scktaprte,


che il moto di sangue fa stare con
la schicr-ra aperta, cio, preoccumancavano

g,lte fasce

pati.

mneche
m. corteccia inlera accartocciata di
un pezzo di radice annualc di u-

livo.

f. fcccia dell'olio, morchia. La

mmunde de la rugne
m. Lrnguento, pomata per Ia rogn..
2n
mmunde Lecianne

87

mmurrue de votte
m. gruma, tartaro delle botti. Veniva usato come antisettico e caastico.

53

vano come linimcnto nelle emorroicli. 229 254

mossce

143 mosse de stmmeche

f. deliquio, vomito,
pe e scelte.

ciantmurrue,
Mucco,

per il

raffreddore.

morva ". Fluido viscoso

se-

creto dalla mucosa vaginale. Fiori


sfoclt-a lla rebianchi, muco,
->
slcce. Anche gruma, larlaro. 29
32 53 239

145 muzzeche de cane


m. morso di cane. Ricevuto il morso
da un cane, non si preoccupavano
di accertarc se era o no idrofobo,
ma solo di cercare il padrone per
farsi dare un ciuffo di peli strappati dalla pancia dello stesso cane
morditore, che applicavano sulla fe-

rita con formaggio

tnazzecate, ma-

Oggi si ricorda il proverbio

usa-

agg. a carni mosce. Butterata, moscia. 256 262

m. unguento Lucianna che ancora


vienc preparato su cerotto adesivo, composto da Empiastro Diachilon, Biossido di piombo, Olio di

murrue

m. secrezione viscida, mucosa dell'epitelio ghiandolare nasale, pu

sticato.

mrrue

mmundarule 72

oliva, Cera gialla, Glicerina.u'

262

pilettico era in preda a questo attacco, di solito si sentiva fercene'


sci, farneticare. Per le cure
-;'
nlale de San Denate,

nausea

->

l-

144 mte
m. accesso epilettico con perdita di
conoscenza e movimetrti convulsivi.
Convulsioni, delirium tremens. Era
la manifestazione du nutle de San
Denate, del malcaduco. Quando 1'e-

rrge

vol-tt pile du stsse canc, ci vuole


il pelo dello stesso cane, pcr signi-

ficare che a uomo scaltro necessita altro scaltro.


Un tempo, fino al 192011925, non
pochi ragazzi erano vittimc di morsi di cani, soprattutto la sera, quando gli artigiani chiudevano le botteghe, i depositi vari, e lasciavano
i cani liberi a guardia. Contro l'assalto dei cani insegnavano questo
scongiuro, da ripetersi tre volte:
Citte carte e non baiare
ca de vogghje ngand.
Che tr capidde e che tr lazze

70) Cos haconfidatoGennaroRanieri,d'at72,


69) Ved. foglietto illusrativo,compiegato nella busra che contiene I'unguento.

86

ti attacco cusse
Zitto

cane.

cane e non abbaiare

che ti voglio incantare.


Con tre capelli e con tre lacci
ti attacco questo cane.
Per otlenere l'effetto si doveva essere in possesso di rm zagardde,
un nastrino di seta, di tre pollici,
acquistato pagando con moneta in

nllncro dispari e mai in numero


pari, cio, un soldo, 3 soldi, 5 soldi, bagnato poi nell'acqua santa, benedetta al momento, prima che
qualcuno avesse posto la mano
jrtd-a lla peldde, nell'acquasantiera.

Tale nastro si doveva portare sul


pctto ed in gran segreto.To
146 muzzeche de vrespe
m. morso di vespe. Non era un
morso, ma una puntura, dolorosissima non pcrch l'insetto lasciasse
l'acuco nclla pelle, come credenza
popolarc, ma pu ntenrte, per il vclcno. Calmavano e neutralizzavano
con strol'inazioni di aglio; in mancanza applicavano, sul punto ferito, una lama di coltello o una
scheggia di pietra viva. Evidentemente davano refrigerio e rendevano sopportabile il bruciore, che
poteva durare anche qualche ora.
Con tali accorgimenti cvitavano, comlrnque, che si gonfiasse la parte
colpita. Se la puntura era di vespe
con l'addome nero, che i contadini
chiamano le lape, le api, le cosidette vespe solitarie che costruiscono
un nido di terriccio sotto vecchie
tettoie, e non

il

favo, era sufficiente

che da giovaoe ela stato operaio nella

concera

Abatescianni, nota per due ferocissimi cani, uno dal tome lll.ortte e l'altroTrepte,

87

il terreno, amalgamato con acqlla a m di fango, che si applicava sul pur-rto colpilo. In mancanza di acqua si ricorrcva all'urina.
solo

La puntura tttettcttse, velenosa, di


clLlcstc vespc cra insopportabile pcr'

il

bruciore.

munne de Ia veret
loc. per l'altro mondo, mondo del-

la vcrita

->

tttaruttgcriTle

mussce
ugg.

a pcllc nroscia, buttcrato.

138

256

musse
m. labbra, bocca. 98 237
musse de lbbre
m. incompleta formazionc del labbro che resta diviso ir-r clue o piir
parti, pcr difetto di natura o voglia. Labbro lep<-rrir.ro. 98
musse-stritte
loc. per chi semprc malir-rconico, tristc; di chi n<-rr-r sorridc mai.
Musonc, u labbra strcttc . 169
nache

l. culla, cuna.

198

clisgustarc, stomzcarc

nasche

nasche felgiute

f. narici otturatc, intasate. 32


nase
m. naso. 35 74 77 216

98

nase flde
m. naso intasato, folcito . 77
88

148 289

148 ndernatre
. stiratura di tcnclini con clolorc
articolarc, dovutzt a movimcnto
brusco, o a vuoto, c che facilmcnte si m:rnilestava i una fitano, a
un picclc. Strappo r-nuscolarc, stortilatura. Intenrenir,,ano con n'assaggi d'olio caldo, acqua ragia, trcrnentina, impacclri cli polvere cli origano cotla r-rcll'olio, o cotl steppate,
imlriastri cli mcnta trtlelessalc, lcsf

->

trtescuccltja.

ndrama longhe

f. intestino tenuc, enterar-r-rc lungo ,. Corre loc. indica pcrsona alta e magra di buon appetito. 255

I. fossc c lobi nasali, narici. 32

nas.e cane
m. naso camuso, naso di canc

f. apparato genitale femminile, n nattra ". 224


147 ndavve
f. consunzione visccrale che colpiva
i bar-r'rbini. Si sviluppava all'et di
4/5 anni ncl corso della dcntizione, probabilmente pr:r infczior-rc tubcrcolarc delle ghiandolc mcscntericlrc. Tabc meseraica. Tne lo ntltLttv-a lle visscere, ha la tabc agli inlestini. Maattia tcrribilc, cl.rc portava al clcccsso.
ndelessate
pt. cli tttlclcss, allcssato, lcss,-r.

sa

nanesci

v. nauscarc,

nature

149 ndrama nguacchiate


f. colon, intestino crasso ingorgato,
che non si libera facilmente dcllc
feci, pcr spasmo o torpidit dei
movimcnti peristaltici. Intervenivano come per le ttdrottte ngrctluesscite e lacendo, soprattutto, l'irdocriste, l'cnleroclisma per due o tre
giorni di seguito. In questo caso
ritenevano che i tocriste, clisteri, ri-

petuti, provocassero l'indebolimento dell'organismo, come se fossero

le feci a dargli le

er-rergie. Darr:

a uno clclla ndranta rtguacchjalc e'


quivaleva a dargli clcl n-rinchione.
ndrame

f. intestini, interiora, u intcrauc

".

149 156 255 265

151 ndrame ngreduesscite


[. rttornerrtartea atortia, o spasmo

itr-

testinalc, chc affliggcva spccialmente le clonnc. Stipsi abituale, stili-

Nci casi in cui il clisturbo


durava solo due o trc giorni, anche
se ripctLltamentc, bcvevano Llna
buona zcppcre dc sicrc, ciotola di
sicro, partc acquosa salina clel latchezza.

jirttl-tt

llu

quassi<.r, che

regolava le funzioni dcl-

f ir-rtcstino, senza

150 ndrame ndregnate


[. ir.rtcstini induriti, spastici. Propriarnentc slitichezza dei lattanti.
Per libcrarc gli ir.rlcstini atonici
dcl lattantc ricorrcvatl<l a ul1 gallbo di foglia di prczzemolo ut-ttt-r
d'olio, chc introdttccvatro ncll'ano,
provocanclo un prollto effctttl.

Lc, cu Iasct,e setttli

crescente; solo cos il risultato poteva essere buotto e duraturo. Infine non mancavano di fare u scrverialc, il clisterc di acqua
e saporc verde da bucato, o di camomilla, c di prcndcre ogni 7 giorr.ri, un dccot|o di lgnecassc, legno

la luna

tt

rez.z.etticcltjc

t,ncle, chc faceva senti-

rc il rugghio ncl vcutre, pcr

ricorrerc

spcsso

ai

dannosi purganti violer-rti.


Alcur-rc donne grasse e robuste, abitualmcr-rtc stitichc, per agevolare lo

allcggerirncnto dcgli inteslini, cos


dic<-rr-r<-r, si seclevano sop-o rttgrte,
sul pitalc a bocca larga, c ripetevano qucsto cttri<.rs<.r dialogo:
Mstc Frartgsclte palttde palttde,
cltc ntt pttgrte tt'accile lrtttlc.

M.ste Frattgsclte,

quurtlc figglt jc

Itiate? -

Cittp,he!

-Mastro Franccsco valcnte

valcnte,

con Lln pugno nc ttccide trcnta.


Mastro Franccsco qnanti figli

Ihai?

-AllaCinquc!
domanda battcvano i purrni sulle gir-rocchia, cc alla risposta n crrglt,c

gas

", si prcmevano, si

sforzava-

che si muoveva ncll'ir-rtestino. Sc si

no, ponzavano, ottenendo qualche

tratlava, invece, cli dilficolt abituale a defccare, faccvatt<-r uso dclla polvcrc di raclici sccche du caresiedcle salvagge, dcl cocomero asinino, sciolta in acqua tiepida, o

risultato.''
Alcunc credcvano c1-re la stitichezza
fossc scgno di fattura.

di qualclrc goccia

rJi caccabbugga,
catapuzia, come energici purganti,
specie pcr far uscirc, dicevano, /a
rrobba vcchie,le lcci vecchic. Uu

accolgimcnto importante era quello di raccogliere qucsti rimedi con


71

ndrame sbarazzate

f. intestini libcrati dai purgarrti, "sba

raztati

".

756

152 ndrasce

[.

carbonchio, irnpropriamcnte an-

tracc. Vcniva cofiunementc detta


t,pc ttdrascc o t,pe trtssccttc, pcr-

) Ricordo di mio zio Pietro De Nicol, detro

Pelrut

Calate

89

ch facilmente confusa, nel primo


stadio, come vpe, ma molto pir
grave di questa malattia
vpe.

-2

288

loc. di cibo penetrato nelle vie du


srchje, del respiro, respiratorie.
Per traverso. 153

153 nec

con
Sof-

focare. U ndrppecue, l'intoppo, poteva essere causato da un boccone

o sorso d'acqua andato ngrsce,


rulravierse, per traverso, da una
briciola di panc o altro frammen-

to di cibo penetrato jnd-o cannarile


dtt srchje, nella trachea, cio, nel-

Ie vie respiratorie. Per calmare e


liberare era sufficiente dare grandi
pugni alle spalle soffiando, contemporaneamente, in un orecchio.
necine
m. nocino. Liquore stomatico che
ogni famiglia di contadini prepara-

va il 24 Giugno, San Giovanni, n


prima n dopo, per devozione al
santo, tenendo a macerare, per 40
giorni, 7 o 13 noci col mallo verde
nell'alcool puro. Mentre lo preparavano, pronunziavano questa formula propiziatoria:
Sart Geuanne, San Geuanne

arreissce la veuarute,
ca le delure de rtnde
e de stmmeche fasce pass,
e regeri pur-av-a ff.

fa

90

3 segni di croce e un Pater a

San

Giovanni.T' 50

nedre
m. natte, nodosit, noduli cutanei,
glandule appariscenti in soggetti Iin-

fatici, gonfiore in genere. Noduli,


ghiandole linfatiche. 110

153

v. impedimento a respirare
tosse e mancanza di respiro.

fa' riuscire la bevanda,


che i dolori di ventre
e di stomaco fa passare,
e digerire anche dovr fare.

ndraverse

ndrppecue
m. impedimcnto, intoppo.

San Giovanni, San Giovanni

nggre
f. pianta parassita delle radici di
lcguminose. Infesta i coltivati a fave
e piselli ed a seconda della natura
del terrcno. Succiamele, orobanche. Sc. Orobanche gracilis. Gli sca-

pi

venivano pestati cd usati come


pronto ed efficace astringente.
La voce suona negra , pcr il co-

lore bruno della infiorescenza, trattandosi di pianta priva di clorofilla.


24

264

nervatre

f. sistema nervoso. Il modo di dirc:


tne la rtervalue, significa essere
nervoso, agitato. 10 180
154 nervatur.allendate
f. disturbo presente spesso negli alcolisti, che si manifestava con tremore soprattutto delle mani e delle
braccia, pe le nierve, per i legamenti
tendinei " allentati . Delirium tremens, nevrosi. Con la stessa locuzione indicavano la facile irritabi
Iit degli ammalati nevrotici. Si curavano con cataplasmi di foglie bollite di spenacasce, robinia, che si
applicavano sulle parti colpite dal

2) Confid.aa da <cbemm-Andnnie Lopez, d'anni 78, contadina.

tremore, a volte doloranti. Specialmente i nevrotici, usavano infusi


di fiori di spenaptddesce, biancospino, che preparavano mettendo dei

pertanto, dire: tnghe le lepne sott-o vrazze, ho i lupini sotto al bracrizze.


cio

fiori, seccri o freschi, \n una tazza


e versandovi sopra dell'acqua bollente; dopo 5/10 minuti passavano
f infuso per un panno bianco di
cotone, e ne bevevano 2/3 tazze al

f.

giorno. Dopo un periodo di cura piir

o meno lungo, gli infermi diventavano pi calmi e piir trattabili. Altro rimedio era una tazza ogni lre
ore, lontano dai pasti, di decotto
di rosmarino e salvia.
nttarcchje

m. stecchetto col quale si lcvava


u peddresirte, il prezzemolo, cio, il
cerun'e dal canale uditivo. Stuzzicorecchi."

87

ngadd

v. incallire.

218

ngand

v. incantare.

177

ngannu

v. di pianta che si intristisce, che


secca come canna, " incannare r. 228
155 ngavine
f. gonfiore e suppurazione delle glan
dule du tededdiche, del " ditello,,
de le scdde, della cavit ascellare,
dolle ascelle. Si presentava nella

forma di noduli simili, spesso, per


e colore, ai lupini, Scrofolosi, adenopatia ascellare, n gavigna Il processo infiammatorio era
".
simile a quello dei lepidd-o cLtdde
<- e si curavano con i rimedi
indicati a questa voce. Solevano,

grossezza

7l) In AN. 1 rJ9

-2

ngengghie

inguine, n inguinaglie,.

224

ngenate

pt. di

ngen, di gambe retratt3,


n uncinate ,. 33

rattrappite,

ngerndde

f, lucernetta.2S ll3

201

ngiallte

agg. dicesi del viso giallo di chi


ammalato di " giallirzia '0, ilterizia,
o ingialluto ,. 123

156 ngneussce
perdere momentaneamente la
conoscenza, la sensibilit, cadere in
deliquio, rneni ntne, venir meno.
Svenire, essere colto da lipotimia,
anguire. Frequente nelle donne da
marito e in quelle dell'et critica.
Primo intervento era di fare annusare dell'aceto o il contenuto di nrl
caresiedde salvagge, un cocomero asinino. Dopo somministravano una
tazza di infuso ottenuto con foglie
di pasertecole, basilico. Chi ne era
colpito con una certa frequenza,
si curava con decozioni di rddeche du nrberne, radici dell'inferno; cos erano chiamate le amarissime radici de la lngue de vve,
della buglossa. A questi ammalati
raccomandavano di tenere le ndrante sbarazzate, gli intestini leggieri, con tisane e tiepidi purganti come la scialappe, gialappa, e l'andggene, Ia magnesia in pietra. A volte il malore era attribuito a scarsa

v.

<(un'aonerta orecchie.

74) Vocabolario Metodico Italiano,

Francesco Zanotto, Andreola, Venezia, 1855.

9t

In questo caso I'ava mangiare di pir era


accompagnato dal proverbio: sacalimentazionc.

vertimento

clte yacrttlc non-Ze rsce ntbiete,


sacco vuoto non si regge in piedi.
ngrabbie

m. luogo dovc vcnivano ricoverati


gli incurabili per nralattic in capo,
mcntali. Mar.ricomio.
agg.

180

ngravande
di soggctti grassi, pcsanti, ru-

bizzi, plctorici, cio, sanguigni, corpr,rlerrti, aggravanti . 15 94 214

nerv-accavaddate
nr. nervi accavallati. 277
nerve

rt-r. rtcrvi, ma generalmcnte il popolo indicava i lcgamcnti tcndinci,


ccl in particolare quclli del polso.
154 277
r.n.

nerve ngredduate
ncrvi incordati. 277
nome-s

nr. polverc gialla amarissirna, chc


altzccavano con saliva ai capezzoli
pct' stltonunt, svett.arc i bambini
irr cas,r cli necessitt pe lev i.t
lluttc, attrarc corn-o lciutdre, ca la
tttunt,ne sc irtge la prule de le
rrtttrrc, pe f lit rtarresci u creatite,
ttt'<'lte s ttott-grcl'tje cclt jit , per levalc il latte, amaro come l'oleanclro, di cui la mamma si unge la
prrr-rta dellc mammellc per fare nau-

scarc la crcatura, cos non succhia


pir. (Con queste parole si chiaranlcnte spiegata la parlante). Cos usata fungeva anche da blando

purgante. loe di Musu, cos detta


perch veniva importata dalla Musumba dclle Indie orientali. Sc. loe succotrina. Trattavasi di succo
ispessito al sole, estratto dalle foglie di diverse loe, pianta origi-

naria dell'Africa australe." Il terminc, quindi, caratteristica deformazione dialettale di loc di


Musu,, come la polvere veniva chiamala (la lle speggile, dagli spezia-

li.

Abbreviand<.r il tcrmine, si seltiva prcrnunciarc anchc u ntes.230

nosce

m. l'rutto del nocc, capsula di cotor.rc. Pcr sirril. batufolo di bambagia, piccola quantit cli grasso,
cli conscrva cotlccntrata cli pomodoro. 209

251

nosce du cudde
f. nodo, r-roce dcl collo, primo tratto della regionc ccrvicalc, che coirgiungc il capo al collo. Nuca, collottola. Per i mauovali, i facchini,
cra la parte clella spina dorsale chc

i maggiori sforzi, doncl.:


il provcrbi<-r: ce tttggltjc tt par,
Itt rtoscc tltL ctttlde cl'ttt,-ct tltt. Se
r-ncglio vuoi apparirc la noce del
collo ti dor,r dolere, cio, dcvi la-

cia cli arancia o di limone, che aveva la propriet di rinfrescare il


sangue, sciogliere i nodi e ridare
la sandale, sanit. Nei casi in cui,
corne accadeva a una certa et, si
vcriIicavano delle ulcerc varicosc,
cercavano di procurarsi le bacche
du urrue du canunesarde, dell'albero del camposanto, cio del ciprcsso, che bollivano e pestavano,
ottenendo un impiastro che applicavano sopra per far cicatrizzare.
Adopcravano anche gli impiastri di
ceuische, vincentossico, di malva,
di sevute, soncini, che per le loro
proprict guarivano e detcrgevano
lc ulcerazioni.

m. gavccioli vcnosi, per dilatazioni pcrmanenti delle venc, spess:)


con infiltrati perivenosi. Varici venose, nodi allc gambe . La migliore cLrra che raccomandavano era di
mangiare la parte bianca della buc-

m. lobi ghiandolari, gavccioli, varici, Iegame matrimonialc, nodi. Questi ultimi anchc
per la maga dcl nodo, per il suo

92

l!2r,

con.

".

184

nrerrgghie

m. che serra, che soffoca, che chiude ccrme rtgerrgghje, serratura. Sof-

focamento, disfagia. 106

278

158 nrdde
f. abbr. di tonsille e tonsillite
-;'
tlort7lle c ture.

ntite

m. inncsto del vaiolo, vaccir-ro, dev.


dal Iat. insitare. 256

f.

gne
unghia,

ugr.a

ll8

f. piccola quantit,

oncia.

267

159 rge

f. piaghe su alcune parti del corPo


quali manifcstazioni di malattie vc-

potere alessiterico, cio, che impecliva il decorso del male. 84 107

nerec. Ulcera n-rollc. Si curavano come indicato alle voci bebbrte, teu'

129

157

grte.

m.

nuzze
sansa, ncciolo.

f. ossa,

ssere

203

nragnatre

tn. salassatore, cavasanguc, flebto-

mo. Di solito cra un barbiere, come si legge anche in diversi documcr.rti del 1500, epoca in cui eran<t
comuni e reclrrtati dagli ospedali
con la paga di 33 carlini d'argento
l'anno. 190
nregnalte

pt. di ngegnal, segnalate, additate,


individuate.

283

neerrute

75) cfr. "GuidaTeorico-praricaper sanitari, III, cd.. Cooperativa Farmacculica, Milano,


srrlt.rta prcsso il farmacista Maringelli, di Piazza Ferrarese, il quale m'indirizzava nclla ricerca.

n insugherate

n6e

nute

sopporlava

vorare cli pir c guaclagnarc tanto d.r


potcr acquistarc migliori vestiti. l9.l
157 nut-a lle gamme

della sensibilit, rimanendo come


sugher<r. Paralizzate, intorpidite,

pt. di

ngerrar, di membra colpite


da paresi momentanea con perdita

116 203

160 padde

f. palla. Errria. -;> cirgghie, graTde la Madtttte, littclatitre, retlu1ie

re,

cape-de-c4t1e.

pagghie de Sande Pete


Via lattea. Detta paglia di San
Pietro dalla leggenda che racconta come i contadini baresi, mentre
1.

trebbiavano, videro San Pietro stan-

co del lungo viaggio verso Roma, e

gli dettero tut vrazzate, una bracciata, di paglia per farlo riposare. La
paglia, strascinata da un punto all'altro, lasci i residui che in cielo
si trasformarono in stelle. Pcrtanto,

93

la via attea vien detta ar.che u stra'


scine de Sande Piete'o.87
palatne

m. palato. 93
palcchje
m. stecchino che ricavavano da un
ramo secco, da un legno e che serviva ad introdurre il chicco di in-

la pietruzza di sale in una


carie di dcnte, un batufolo in un
orecchio infiammato. Stuzzicadenti,
cfr. sp. " palillo . 181
palumbe
m. colombo, palombo . Il suo
sterco veniva adoperato per agevolare la suppurazione di foruncoli.
censo,

87.

pmbene

f. fogie sccche, rametti di pronta


fiamma per ricavare al piir presto
della buona cenere per i diversi
usi. n Pampani .

90

161 panarzze

m. infiammazione dolorosa presso


o dintorno l'unghia di uno dei diti
della mano, di solito u dsscete grsse o pedecuale, il dito grosso o
pollice. Panereccio, giradito, patereccio. Causato da ferite, escoria-

zioni, schegge, puntura dello sco.rfano e dell'amo per i pescatori,


dell'ago per Ie sarte, di spina per
i contadini. Il patereccio, oltre a:l
'essere doloroso, era fastidioso e
spesso dava anche febbre, specie
se iI pus si formava lungo tutto il
margine dell'impianto dell'unghia,

forma che i medici distinguono col


termine di patereccio peri-ungueale". Per farlo maturare, cio, giungcre alla suppurazione, usavano

mettere la yendrecdde, il polpastrello, del dito colpito, legato in


una spoglia di cipolla semicotta, con
cntro un pczzettino di sapone verde da bucalo" sciolto, tenendovi sotto una fiammella. In uno o due
giorni ottenevano Io scopo. Usavano
pure Iegarvi sopra un mezzo pomodoro ben maturo che, per l'azion"degli acidi, ne rendeva piir sottilc
lo strato corneo cutaneo, e faceva
uscire la ntatrrie, il marcio, il pus.
Per ottenere \a cicatrizzazione e f inclurimento della parte che perdeva

la pelle, fasciavano sopra una foglia di malva o di cenisclte, vincentossico.

162 panatdde
f. macchiolina bianca sula cornea,
sulf iride dell'occhio, neoproduzione, suffusione e opacit che si vede sulla superficie della cornea si
mile a una briciola di pane. Macchia corucale, leucoma corneale,
panno corneale del tracoma ,." E'
un male che ho riscontrato in diversi ratappete e pelosre, pescato-

ri con rete a mano e di favolli, ed


in qualche contadino sciacquatere,
conduttore di terreni irrigui. Pertanto, ritengo possa essere anche di
natura reumatica, nel qual caso si
avrebbe l'irite reumatica. Cure specifiche non ne avevano, e come per'

tutte le altre malattie degli occhi

che facevano temere per

la vista,
cercavano di salvaguardarsi con I'uso dell'orecchino d'oro che, fino a
mezzo secolo fa, i pescatori ed i
contadini portavano a un orecchio,
con Ia credenza che quel nobile
metallo preservasse gli occhi. Altra
credenza di fede era quella di la-

varsi gli occhi al momento che si


staccivvene, scioglievano, le campane e suonavano annunciando Ia resurrezione di nostro Signore Gesr
Cristo.'o

94

tessero alla lgge, tempia, e che non


ricevessero colpi sop-a lla fercdde,

sulla fontanella, sulla regione dzr


ttte, del capo che fino ai primi
anni di et rimane privo di osso e
indifesa.

papucchie

m. figlio appena nato, feto, pupo.

panecutte

115

m. pancotto, alimento galattogeno,

164 paracore

e per bambini e vecchi sdentati.221

m. polmone, polmonite,

163 pancchje

re

f.

protuberanza specialmente della


testa, prodotta da una caduta, da un
colpo. Bernoccolo, bitorzolo, bozza,
ematoma. A questo accidente pror.
vedevano prontamente applicando

->

paracuo-

pelmon.

165 paranSe
f. paralisi

gcce.

->

parole terchine

loc. pcr parole incomprensibili, npa-

role

turche

fntntette

tag-

sul gonfiore tn pezzo di carta bagnata, e nel caso si presentava con

gh

ecchmosi ed abbastanza pronunciato, allora ponevano e premevano


sopra un fazzoletto imbevuto di a-

f. palpebre. Nella frase tne le par-

ceto e poi na du solde de rante,


na palanghe, una moneta da dieci
centesimi di rame, un palancone,
che legavano sopra con una stretta fasciatura. Con tali rimedi il bernoccolo scompariva in poche ore.
Facilmente esposti erano i bambini che mettevano i primi passi, ma,
le mamme, poco si preoccupavano,
sapendo che stava u-ngeue chesto/e, l'angelo custode, che li salva-euardava, e che avevano le ossa cra-

76) Narrata da Lorenzo Partipilo, d'anni 65, ortolano.


77) cfr. Dizionario dei termini Medici, di Mario Governa, Ed. Eri, 1967.
78) Detto anche sapone vetgine:>, perch composto con olio puro di oliva e cenele. n.r.
79) cfr. op. cit. a nota 10.

che dopo un buon pianto, una tasciatura con fazzoTetlo imbevuto di


acqua e aceto, tutto scompariva.
Dei figli di pecciualdte, piccola
ct, si preoccupavano che non bat-

niche ancora tenere

cedevoli,

javienne.

->

parpddre

pddre vale muovere rapidamenl:


le palpebre per un tic nervoso, palpebrare. 58

198

166 passacore

m. dolore trafittivo, che trafigg:

il

core. Tribolazione, tormento, angoscia per dispiaceri. Addolorarc,


commuovere profondamente.

769

167 patane ngape


lumefazioni di forma tonclcggiante, dalla grandezza di una nocc
a quella di una palla da bigliaxkr,
dovute a raccolta di secreziorri cli

f.

80) Testimoniato da Angelantonio Colaianni, d,euo ccbje rzze, pescatore, d'anni 67.

95

glandule sebacee della cute del ca-

po, che apparivano come patate.


Cisti sebacee del cuoio capelluto,
cisti cpidermoidi superficiali. Di so-

lito si lasciavano stare, anche pcrcl-r i colpiti erano rcstii a rivolgersi a un chirurg<-r, pur compren.
clcrrclo che solo il sr-ro irlterverlto poteva liberarli. Tuttavia, quando notavano che lc cisti continuavano acl
ingrossarsi, non firancavano di sot.

toporsi alle prcstazioni di qualche


barbicre o rnediconc, il quale, dopo
aver inciso gli strati supcrficiali c/le
la rettSlle, con Ia lancetta, po1cva il tumorctto ira i due pollici
c Io faccva sclrizzarc luori. Per far
rin'rarginarc la fcrita chc lasciava
una profonda cicatricc, mcttevano
sopra un impiastro di cienderdtlre, cenlinoclia pcstata.
f icltc

-S

ng0pe.

168 paus

[. pausa qualc intcrruzione della


possibilit ad avcrc figli. Mcnopausa. Si curavano a scconcla le mat-rifestaziorri, che variavano cla clonne

a clonna

-S

schev.

pavre

t. 1laura,

172

pbbete
m. pcto. Pcr il popolino era
no della salutc.

il

suo-

141

peccennne
m. piccoo, bambino.

188

pecceudde

. verginetta d'et cla marito,

vane, pulzella

".229

gio-

peccine
ir-r. pube,
glnor-tc

pccten pubis o

pecti-

".u' 239

pecciualdte
f. puerizia, infanzia, adolcscenza, pic-

cola ct.

163

169 pechendr

f. malattia psichica, spesso di natura ncurotica, che si manifestava


con profoncla prostrazione, depressionc clcll'r-rr-r-rorc, crisi di pianto, malinconia. Ipocondria. Caratteristica
degli an'rnralati di questa malattia,
dctta anchc pccgtta, quasi semplc
cronica, cra cli nor-r cssere prclclivi al
sorris<-r c, pcrci, vcnivano chiamati
ttlusse-slrille, Izrbbra strette. Pcr il

url rnale chc aveva scde nel cuorc, pcr dispiaceri e pene
soffcrtc, cd il piir dellc volte lo ritenevano passcggiero, cio, che clurasse a scconcla la gravit del passacore, clispiaccrc. Le sofferenti,
perchc pi nur-ncrose erano le donne, specic clcll'ct da marito o in
climatcrio, s)csso ritcnevano di esscrc zrl'lcttc cla gravi mali, accusavarro rlislurbi di vario gcncre, riuscenclo anchc a lrasmcttere la loro
tristezza c le loro prcoccupazioni
all'intcra farniglia. Preferivano rimanerc sole, con la luce tncce-trtcce, fioca fioca, struggendosi in si
Icnzio c attcrrdcrrdo la guarigione o
un buon marito. Unica cura consisteva nellc attcnzioni dei famigliari a farle sbadtlt'i, distrarre.
Quando si convincevano cl-re il malanno non dava scgni di guarigionc, si rivolgcvano a qualche rrasp<-rpolino cl'A

scire, magara, perch di sicuro


doveva trattarsi di fattura o di iettatura, maloccl-rio. La fattucchiera,
ben sapendo che si trattava di ammalata difficilmente guaribile, sin
dalla visita prelirninare accusava
chi aveva voluto il male e dichiarava chc nulla poteva perch, con
accortezT.a, le avcvano dato a mangiarc il cuore rlc lct gttggiarte, del
gabbiano femmina o de la rerutetttltle, dclla ror-rclinclla, che avevano il potcrc di renclcrc vulnerabili
e chc avevano dato la peclrcttclri,
l'ipoconclria."'

170 pecgne

f.

ipoconclrizr

-S

171 pedaccre
f. malattia degli anziani, di chi menava Llni vita scclcnlaria, ca pJttgat,e sul-tt ctttttar, che pensava solo

a gozzovirrliarc. Poclagra, proprirmcnte gotta. Colpiva in particolare i


piedi, che si gor-rliavano con forti
dolori o tlcsscatrta, all'allucc. I soggetti piir colpiti crar.ro gli uomini
tl'tcnln'tcrusc, robusti, chc avevano
abusato ncl mangierrc carne di cavallo c la malattia, inguaribile, aveva origirre, diccvar-ro, clagli acidi
urici. Si trattava, quindi, di una
delle malaltie chc oggi vcr.rgono dette dcl ricambio. La dicevano ntalati de le ricche, malattia dei ricchi.
Per le cur-c
Ttcltklrech-a lle

piete.

->

peddcchje

f. epidermide, pclle, in particolare


di quella vizza, lassa, di soggetti
82)confideoze

96

1) cfr. op. cir. a nota 2l

pccltcrrclr.

denutriti, t,ecchi, malati da tempo,


dimagriti. 116
pedecuale

m. pollicc.

peddresine

nr. prczzcmolo, lermine scherzos<r


pcr ct:rurnr: dcl meato uclitivo. 87
pegghiat.arrte
loc. per donna ancora una volta incinta, " prcsa, pigliata di nuovo ,. 17
pegnatedde
lt-r. scalclino cli creta e, spesso, un
vccchio tcgalnc con la stessa [unr.iot'tc. 215

172 pelddrech-a lle pete


poclagra, gotta che colpisce pir
spesso lc articolazioni dei piccli.
Qucsta malattia vcniva cllrata co-

[.

i rcurnatisrni, le artriti, col strofinazioni cli petrolio, di acqua ragia; cor.r stcppetc, impiastri di rrtarrrggc, nlarrubbio; mettendo i picdi sotto lo stallatico caldo, in ferme

mentazionc; faccndo

il

peCiluvio di

acqua calcla con trementina. Con


qlrcslc cnre scrrtivano defresck lc
pele, riposarc i piedi, attenuare i

dolori, n'a non guarivano. Camminavano adagio, con le scarpe taglia-

tc cli sopra per i piedi a

calgen-

gedtle, gonfi come panzerotti, cdcmatosi. Avcre la peliLtldrech-a llc


piete, podagra ai piccli, valcva anchc

pcr avcrc i picdi piatti, dolci; oppure dci duroni sotto le piantc dci
piedi, i calli plantari. Per il canrminare cerrattcristico di quesli infermi, non mancava la nota canzo-

di !'ilomena De Nicol, danni 7l,

rnalc psichico, subiro dopo ilvcr prcso mar'ro.

161

contadina, madre

di ) figli,

guarira rla rrlr

91

natoria e di loro dicevano: catlline


sop-a ll'ove, cammina sulle uova;
oppure: carttine sop'a lle vddre
che la pavre de rrnbele, cammina
sui vetri con Ia paura di romPerli.
peldde
f. acquasantiera, pila dell'acqua
ta, piletta ". 145

173 peless
f. epilessia

-2

san-

nrale de Sart Denate.

174 pelmon
f. infiammazione du paracore, del
polmone, con l'accumularsi di muco negli alveoli polmonari. Polmonite, pneumonite semplice, se colpiva un solo polmone, e doPPia, se
ambedue. Malattia detta anche u pa'
racore. Per ogni caso la cura Pitr
diffusa ed efficace era un rimedio
che preparavano nel modo seguente, come ha precisato Rosina Ranieri, d'anni 78, contadina proPrieta-

ria: prendevano una quantit di


ciarnbe de cavadde o farfar11e,
pi d'asino o farfaraccio, Pari a
quanto ne conteneva un fazzoletto
da naso, la facevano bollire iittd-a
tru pegmta nove, in una pignatta
nuova di creta con tre caraffe d'acqua, e quando era ben cotta, la
spremevano con lc mani, lasciando
cadere il succo nella stessa acqua.
Indi aggiungevano ,rrt ntiettSe rte,
un mezzo chilo, di zucchero e rimettevano sul fuoco facendo bolIire fino a ridursi a un terzo. Il
decotto o estratto cos ottenuto, veniva somministrato all'ammalato a
2/3 bicchierini di rosolio nella mattinata e uno o duc la sera. La cura
durava fino a 15 giorni portando,
spesso, a sicura guarigione, per la

sua efficacia a spurgare i polmoni.


Si poteva conservare in una bottiglia per non piir cli 5/6 giorni, per-

ch facilmente si inacidiva. Ogni 5 giorni, quindi, veniva


preparato di fresco. Altra cura
era quella di tenere sopra il petto,
in modo da non toccare lo stomaco, cinque spicchi d'aglio cotti
sotto la cencre. Quest'ultimo rimedio era consigliato anche contro

il catarro.
Alcuni dicono che guarivano da
questa malattia, bevendo le orine
umane del mattino.

pelosre
m. pescatorc di pelse, favolli. Era
esposto a divcrsc malattie da raffrcddamento.

162

pemedor-americane
m. alchechengi. Sc. Phisalis alkeken-

gi.

183

pemedure de le serpe
m. dulcamara. Sc. Solanum Dulcamara.

53

pemedde

m. parti toncleggianti delle gote in


corrispondenza degli zigomi. GIi zi-

gomi stessi. Il loro arrossamento


, spesso, inclice di febbre. Anche
capezzoli artificiali, pomelli. 83 221

175 pendre
f. pleurite. In documento del 1542
Lu' caso di febbre e di puntura

-2

portde.

pennde
m. punto opposto al levar del so!e,
ponente. Fig. parte opposta al davanti del corpo umano e, quindi,
sedre. 112

176 pengeture de reddggue


f. puntura di attinie. Facilmente ve
nivano colpiti
devano

il

ragazzi mentre pren-

bagno nelle vicinanze del-

la riva del marc, su scogli ricchi di


questi celenterati che hanno i tentacoli pieni di sostanze urticanti.
Le parti colpite si arrossavano co

forte prurito e bruciore.

L'unico
pronto ed efficace rirnedio ero euer
lo di chiedere aiuto a un compa-

gno e farvi orinare sopra.

177 pengeture de sparaslre

f. puntura di pescc ragno, trachino


vipera o trachino dragone. Puntur:r
dclla spina dorsalc di questo pesce, detta spina venertse, spina ve-

lcnosa, che conticne una sostanz:


ncra urticante. I pescatori colpiti
avevano I'accortez,za istintiva di
succhiare subito il veleno e poi ii
pronto rimedio di bruciare il punt<r ferito, con lo z-olto de le frenttttarrunde aspiettc nL. picclrc, dei
fiammiferi a zolfo. Se veniva punto un pcscivenclolo, allora era su[[iciente, subito dopo aver succhiato il veleno, tencrc il dito, la mano
in acqtra calda fino alla scompar.
sa dcl bruciore. C<-rs riuscivano ad
evitarc che si gonfiasse la parte col.
pita, di solito un dito o il palmo
clella mano, ed a mitigare i dolori. Se questi rimcdi non davano
i risultati sperati cd il dolore divcntava atroce, insopportabile, con
la mano e I'avambraccio che si gonfiavano a dismisura, ci voleva significare, senza dubbio per il popolino, che la disgrazia era dovuta
a fattura o a malocchio. Con questa convizione andavano di corsa,
il piir presto possibile, perch il

veleno catnnlenanne, diffondendosi,

poteva giungere

al cuore e provocare la morte, a un vecchio pescatore utalesi, medicone che pra.


ticava la magia. Questo personaggio serio, che incuteva timore e
rispetto, opcrava prontamente Iaccndosi prima tre vol1e il segno di
croce c trc segni di croce eseguiva,
con la punta dclla lingua, sul punto
ferito, recitando poi cusse schengiire pe rtgartd la pengeture de
spcu'aslge, qucsto scongiuro per
incantare la puntura di trachino
vipera, di cui era depositario per
credit:

Firre tieccltje
ntetlulc tltt Rittttttette
sop-u t1u rtgttltlurc
tlterlerezz.al

e,

cottte truriste
clttlda chjactt to,
satte cltssa ferite
trtertala tn!

A questo pLurto posava nuovamente le labbra sul punto ferito e r!


faceva trc scgni di croce con la

punta dcller lingua, ripeter.rdo trc


volte:
Isse sartglrc rtruldtte
ca Ie pole u utalditte
a fatte sc spierte!

Fcrri vecchi
venuti da Rimini,
sopra una incudine
martirizzati,
come guaristi

quella piaga tua,


sana qucsta ferita
mortale mia!
Esci sangue maledetto
che ti pu il malditto

a farti

anIarc sperduto!

98
()()

I malcapitati interrogati

hanno

sicurato che subito dopo si sentivano bene, il braccio si sgonfiava


cd il bruciore scompariva. In questa pratica colpisce, soprattutto, lf,
grande fede dei guariti e di gran
parte dei pescatori, forsc aiutati dal
guaritore il quale, poteva aver succhiato e fatto uscire il sangue in-

fcttato, ma pure dalla loro suggestionabilit, d<.rvuta proprio a quella lede che sopravvive intatta ancora oggi.
Nel corso dell'inchiesta risultato
che depositari di tale scongiuro
sono rimasti due vecchi pescatori.
Uno di essi si rifiut di darc qualsiasi informazione se non dietro un
ccrto compenso, richicsta chc avanz tramite un suo nipote, giustificandola con la bonvinzione che,
una volta fattc lc rivelazioni, queste potevano essere sfruttate per
lucro. Il secondo fu bcncvolo, esauriente c facilmente comprcse che

cra un bene scrivere certe tradizio-

ni

che sconrpaiono. Egli si chiama


Pietro Leonardo Schino, soprannominato u-arrene, l'airone (per it
collo lungo), d'anni 70 circa, pescatorc per discendenza da diverse generazioni. Tipo asciutto, longilineo,
non poco intelligente, con quel tanto di seriet da incutere rispetto;
il suo sguardo ha qualcosa di penetrante, di particolare. Mi fa piaccre ricordarlo e ringraziarlo ancora per I'aiuto che non manca
di darmi in occasione di altre ricerche.
83) Anche in Antonio
Bari, 1!12, pag. 10.

100

Nitti di Vito

Appunti

le nubili che sfiorivano e

pennnde

as-

m. pendente, ugola. 54

178

178 pennnde scadute

congestione o per infiammazione, l'ugola e il velo pendulo

m. per

diventano edematosi, dando una


sensazione di vellicho, di peso, talvolta anche di soffocamento. Pendente scaduto , ugola edematosa.
dema dell'ugola. Per questo male
il popol<l ricorreva a un rimedio
energico ed efficace: poneva sulla
punta di un manico di cucchiaio
ur-r pizzico di pepe e l'avvicinava
all'ugola che, al contatto, si irritava e ritornava allo stato normale.s3
Altro sistema cra di tirare i capelli dtt cltegglrcruzze, del cocuzzolo,
onde il pazicntc era costretto ad
aprire al massimo la bocca, rovesciando la testa all'indietro. In viri di due o tre di questi movirnenti, il disturbo dileguava. Oggi,
contro chi grida spesso, si sente
l'invettiva: trta' de pigghje na gcce jittd-o perutrtde? Mai ti prende una paralisi all'ugola?
179 penrrie

f. malattia

psichica depressiva che

si manifesta con tristezza abituale.


Avcva origine da dispiaceri di cuo-

re in

occasione di delusioni amorose, di sentimenti contrastati e


non ricambiati. Sofferenza morale,
ansia, malinconia. Ancora oggi non
difficile e raro udire: tne la
penrri-o cre; i pe,7rrie de cre,
ha la pena al cuore; malinconia
di cuore. Di solito venivano colpite
di

Folk-lore barese, Malattie

I'atten-

zione dei famigliari era diretta,

Terapia Popolare

so-

prattutto, a trovar loro marito e


farle scer, sposare, a condurle a
fare delle passeggiate, perch carzgi irrie, cambiare aria, sarebbe
stato salutare. Per molti era conseguenza di fattura, di malocchio,
di iettatura come per la pechendr,
ipocondria."

180 penneche

f. malattia psichica per idea

fissa,

delirante. Paranoia. Degli infermi


di questo malanno dicevano: tne
na brutta penneche, ha una brut-

ta fissazione; tne la nervatitre teccuate da la penneche, ha il siste-

ma nervoso toccato dalla paranoia"; ra tutt-arnmagagnate, ya tttto


afflitto, tribolato; che Ia melgne,
con la malinconia. Guarivano difficilmente ed i famigliari, anche per
evitare che finissero o ngrbbie,
agli incurabili, al manicomio, non
mancavano di circondarli di atten
zioni come per gli ammalati di pechendri, o di penrrie, o di pecgne. Caratteristica di questi infelici era quella di portare tra le
labbra una foglia di yasenecole, basilico. Dicevano che aveva il potere di aiutarli a fange pass la fandasi, a fargli passare la fantasia,
cio, l'idea fissa, a non diminuire
la volont di lavorare. Con Ia lo-

cuzione " tembe de pennechc ,,,


tempi di penuria, di miseria, tii
fame,

commercianti lamentano la
di affari.
pepune

scarsczza

m. pcpcroni tondi rossi, dolci rt


piccanti. Sc. Capsicum annuum.

perdite
m. prurito, scabbia. 211
pesre
m. pesantezza di testa
189

->

21.1

ps,ttc.

pessciatre
m. orina, piscio ,. 183
181 pestm-a lla rcchje

f. ascesso all'orecchio, infiammazioil pi delle volte cronica,

ne acuta,

clcll'orecchio medio, che portava al-

la perforazione della

membrana

tinrpanica con fuoruscita di pus, dolori atroci, ronzii e sordit. Otite

purulenta, apostcma, postema. Il


dolore si calmava legando sopr,r
una maglia di lana verginc, o tcnendo a contatto dell'orecchio colpito una bottiglia piena di olio
caldo. Si curava con la calantdde,
camomilla, che versavano, tiepidr,
con un ditale, nell'orecchio; introducendo che nu palicchje, con unr)
stecchino, nell'orecchio medio, u.r
batulblo di varpe de czze pnne,
barba delle pinne, cio, di bisso
delle nacchere, fresco, ancora umi-

84) Menvvene sendenze e malagurrie,


Da fart'hav o core la penurrie. In La fine du muone e'u gedizze nnerversale,
taoo Granieri, G. Pansini, II. Ed. Bari, 1912, prg. 86.
85)Cos anche in La fine du munne e'u gedizzie nnerversale, Gaetano Granieri, F.lli
sini, Bari, 1912, pag.3-

Gac.
Pan.

Seodve de tecqu la nervature


Da la pinneche e da I'afflizione
E a le tecche de I'avemar
Ji me sendeve u core ndebbel

t0r

do di acqua di mare, o, se secco,


conservato, prcventivamente spttguate, inumidito ed ammorbidito.
Quest-r rin-redi<-l tuttora ricercato
c usato, comc ha assicurato Michele Cassano, d'anni 50, pescatorc c
vcr.rditorc di lrutta di mare. Altro
inlervclllo salutare era quello di
una clor-rna chc allattava, c, prccisamenlc, per i pazienti lattc cli f igghirt

latte di donna che


allattava tta quucqut'e, tttra bambina, c per le pazienti, lattc di
ligglrjc tttsctte, cio, lattc di
f

rrrrrterte, cio,

clclnnzr

chc nutriva un bambino, chc

prcmcrrclo

le proprie rttrttte,

tnanr,-

mcllc, larsciava cadere ncll'orcccricr


conlpronlcsso, delle goccc

di

lattc.

Il Dott. Luigi Fornari aggiungcva:


n Se il clolorc continuava e malcava sccrezionc dall'orccchio, usavan<.r far rompcrc coi dcnti al pa-

zientc clcllc nocelle nrolto clurc


proprio dal lato dell'orccchio arnmalato. Talora la violcnza cli qucsta spicci<-rla chirurgia soggcttiva
produccva la I'uoruscita dcl pus clal1'oreccl-rir-r con la diminuzior-rc clcl
clolorc. Per le otiti meclie suppl-lrativc, spccialmcnte acute, Llsato,
oltrc clcl latte clclla donna, I'olio di
t<lpi, (chc si ottcneva friggendo ncll'olio clei piccoli topi cd istillando
poi cletto olio ncl condotto), l'olio

di S. Rita, il lardo di S. Antonio "'u.


Era un male reseple, riflcsso, iI cui
clolore veniva avvcrtito anche a distanza dal focolaio, estendendosi al

l'intera guancia. Alcuni, come Gactano Lopcz, di anni 62, e Nitti


Francesco, d'anni 68, ambedue contaclini, dicono chc una volta questo
malc se lo provocavano introduccndo nell'orccchio un pezzo di segnle, sigaro, bagnato, allo scopo di
larsi dichiararc rivcdibili alla visita medica militarc.
182 pestm-a lle dende
L infiammazionc clella mllcosa gengivzrlc causata, il pii.t delle voltc,
cla caric clcntaria. Apostcma ai denti. I-a cura pi cliltusa era di mcttcre sulla partc gonlia, clel lattuqhiro lessato e caldo, chc riusciva
a lar suppurarc in cluc o trc applicazi<,lni nottume. Era convinzione che
una volta manifestatasi la pestnte,
postema, il malc doveva consiclcrarsi passato e la guarigior-re totale.
Dopo la suppurazione c la fuoruscita dcl pus, l'accvano rr sciacqrrttc, lo sciacqr,rabocca, con acqua
c accto o vino gcnuino.
pestregghi

v. pestare, pastocchiare. 262


pestrgghie
m. pasticci, di cose pasticciate.

Pa-

f(r)Op.cit. ano(a.i[. In qucllo srudio di professionali ricerchc lautore annota: <.4 Capurso
vivcva una signora che raccoglicva tutti i rpi, i piir piccoli anzi cercava di avere dei nidi di
topi, li friggeva e raccoglieva con gran cura Iolio filtrato in un barattolo di vetro: sr>mministrava
poi detto ol io graruitamente.

I'olio di topi si usa anchc a Bari, a Bisceglic, a Sanro Spirito, a Barlcrta ed in altri comuni delle Puglic.
L'olio di S. Rita si usa ad Altlmura. Si fa ardere dinanzi ad una immagine di Santa Rita un lumi
cino in un bicclriere ripieno di olio d'oliva, circa un quinto. Dopo venticluatrro orc l'olio che resta
trasformato in calmante prodigioso che vicne istillato nell'orecchio. Ad Alramura si usa anche il
lardo di S. Antonio. E del lardo che si fa benedire il giorno di S. Antonio c che viene introdotto
a pezzcrrini ncl condotto uditivo,>.

102

stocchie, fandonic,

di fatti

impa-

stocchiati.198

reti rivolte a lerrante c con la lune


o ff de la lurte, alla luna nuova. Erano accorgimenti importantissimir-ri. A berc davano l,
crcscente,

183 pt-a Ile rine


f. pietre ai rcni ". Con questa

c-

sprcssionc volevano, soprattutto, in-

dicarc i calcoli alla vescica e raranrente quclli rcnali. Mal della pictra, calcolosi, litiosi. L'ir.rclizio cli
qucsla malattia l'avevano accusando bruciorc all'urtra e ritcnzionc
dell'orina, c notando sul f<-rr-rdo r/rrarrrale, dell'orinale, rcsidui sabbiosi
du pesscialirrc, dclla orina. Credevano fossc causa l'ir-rgcstionc cli

ac-

la

rc-

qua dei pozzi sorgivi e chc

rrtrrtiere bbianglte, chc dicevano diurctic<-r, e

pta rose

[. opcrcolo cli Astralium rLrgosuln,


astro stellato.

noscc\/ano, sccuila ancora oggi, cra


berc decozioni di spaccaple, spac-

capictra, crba dorata chc, come il


nomc stcsso clice, aveva la propricta

di rompcrc, sbriciolare i calcoli c


libcrare la vescica c i rcni. Contenlporancamcnl(j norl

1rascLlrava-

no di prcrrcerc anchc qualchc tazza

di dccotto rJ,i strai.ZugctfIe, smilacc,


comc diurctico c, contro il bruci<tre clell'urtra, qualche tazza d'infuso di bacche sccchc di parttcdor-*
tttericatrc, alchecl'rengi. Ai veccl-ri,
per evitzrre l'aggravarsi di questo
male, faccvano bere, per mcsi c
mcsi, dell'acqua nella qualc avevano tenuto rrtbessiott-u lla serue, a
macerare alla serena di notti stellate, l'rvc de yetrcle, l'erba vctriola, che doveva essere raccolta,

per avere effetto, con la mano

si-

nistra, strappata e mai tagliata cor.r


coltello, da quella vegetante su pa-

198

&"
s*;'

't

pta rose

nella, sabbia urinaria, altro non cr:r


chc la tulina ccrnlcnnta ncll'acqua.

In rcalt si trattava di acido ossalico, cli altri cristalli, di muco.


La cura ccccllentc c che tutti co.

mai qucllo rosso.

198

pte
r.r.r.

1.ricclc. 184 186 259

184 pte dermesscite

n.r. picde intorpidit<-r, 1tle ttgcrru-

lc, ca fasce Iarrtticlte-lerrrticltc, piedc come sughero, con formicolo,


che ha pcrso la scnsibilit pcr csscrc stato in una pt-rsiziclr-re viziata,
e pcr cattiva circolzrzi<tnc clel sangue. Paresi nomeutanca dcl picclc.

Picclc dormigiut<-r ,. Pcr riclerrc subito la sensibilit, nonch i movi.


nrcnti articolatori c la circolazionc
clel sar-rgue, cra sufficicnte [ar purr.
u

tarc pcr terra ,r tlesscettte,l'allucr',


c scgllare con la mano sir-ristra, ll'c
scgni di croce sul ginoccl-rio rclalivo, rccitando un Patcr, un Avc, trrr
Gloria.

185 pte du sole

[. pietre del sole ". Altro noll erar()


chc secrezioni scbacec accuntululcsi nci condotti secrct<-rri clcllc ghiarrdole, e sporgcnti sttlla strpcrlicic
cutanca in particolarc clel vollo,
fronte, naso, carattcrizzati cln purr

103

tini nerastri lievemente rilevati.


Gencralmente venivano chiamati sententle de ggrasse, sementi cli grasso. Comedoni o acne punctata. Credevano che le sementi , fossero
dovute all'azione del sole sula pelle
seborroica del viso. Le eliminavano

premendole fra lc unghie dei pollici o strizzandolc con le dita. Quan-

pezzuate

pt. cli

pezztt, viso coperto

pine
m. pugno. 43
pete
m. piedi. 172

pette
m. pctto. 2

colc forbici. Dopo queste operazioni si lavavano con acqua e crusca


per fare rassodare la pelle.

p.

186 pte n6errute

->

187 petsscene
l. inliarlnrazionc dcgli strati cutanei pir superficiali, che si mani
tcsta, soprattutto sul vlso, come
una chiazza purulenta, in rapida
cstcrrsionc. Successivamentc poteva

avcrsi la dcsquamazione. Impctigine. Trattandosi di malattia di pellc pruriginosa, raccomandavano di


nor grattarsi pcr evitare a facile
propagazione. Le persone colpil,c
si curavano e guarivano, bagnando
le macchie con saliva a digiuno,
il matlino appena svegliati, e strofinar-rdo sopra un pez-zo di crru,:,
carruba, vcrde, accrba. In campagna era credenza che la causa fosse da riconoscere nelle escrezioni della lacrte ntbrasscetate, tarantola dci muri o plantidattolo muraiolo.

224

104

188 pil-a lla mnne

pcli alla

mammella

,.

Come

l'esprcssione stcssa dice, qucsto tre-

mcndo male per chi allattava, consistcva in forti dolori e tiPo di


puntura, ed era dovuto, secondo la
credcnza popolarc, alla uscita cli pcli

pte derutesscifte.

pttene
m. pettine pubico, osso del

pic-

cole cicatrici, di butteri, in seguito


a vai<rlo. Butterato, " pizzicato ".256

do ne notavano in gran numero,


lanto da deturparc il viso, usavano
premcrc con gli occhielli di pic-

m.

di

dai condotti galattofori rlrr cape'

lietldc, del capezzolo, d'una mamnrclla, pcr avcr la puerpera ingcrito inavvcrtitamcltc, qualche capello
o qualche pelo, cntrato poi nella
circolarzione del sangue c giunto a
qucl punto. Ingorgo mamnrario, galattoIoritc. In clfctti trattavasi di
ingorgo mammaricl, che spcsso si
risolvcva con l'aiuto dell'uso esterno di spccifici, chc il popolir.ro conosccva cd applicava. Primo, su tutti,
cercavano di f sercltj u peccertirtrt-tL ll'emtutrse, far poppare iI
bambino all'inverso, il piu p<-rssibile
c questo, oltre ad agevolare la sccrezionc del lattc, aprendo i relativi condotti, rendeva facile l'uscita
dei n peli , anche se la mamma era
costrctta a sopportare quei dolori
pungcnli che il male dava. Una cura efficace consisteva nel mettere
sop-o capcchje, sopra

pube.

il

dala partc irrferiorc, affinch faces-

ntiende perch

se

barbone

venir fuori i " pcli , e guarisse le


lesioni. Altro rimedio era un impiastro di lattughir-ro lesso ancora
caldo, che mettevano su l'intera
mammclla. Di solito 5 o 6 giorni
di questc cure erano sufficienti :r
liberare dal malc e, soprattutto, ad

evitare che si aggravassc, chc si


formasse il pus con pericoli seri
per il poppante. Spesso il malc cra
accompagnato da febbrc, dctta appunto, fcbbre del pelo. Le sofferenti solcvano dire, specie qucllc
che poc<.r si intendevano dcl malanno: tttglte rtu ccrpccltje cecalc,
ho un capetz-olo cicco, ch'era tut-

t'altro inconvenientc.
A voltc il male si aggrarvava c tar'

a guarire. In tali disgraziati


casi le colpitc t1tnc tenlerate de
Dd, con scarsa fcde, che non tc,mevano Dio, si rivolgevano alla
tttrLgure, magara, chc intervenivar
in ore clispari e, rimanendo sola
con l'ammalata, le consegnava c
raccomandava di mcttere e di portare sempre sul capezzolo rtu cavatlditz.z.e dc tllare un ippocampo c le
raccontava questa laba di magia.
crocescgnanclosi prima senza dirc
dava

amen:

Gesr\ urtdaua per

lerrt, attday:l
l'ctlloggiarrterttle, trctsi
dendro a. Lnla casa. Nge staua la
patrone c'allattcwa tt bamrnine.
Deci o rnarite: nalloggiantel-ct
quest'ttonte r,. Megghira rn
a Iroyore

addove

re,?

"

lo dobbianto far

sta-

PSChie nu nlazze de sar-

".

ci ha le pile du

Gest tenve

la

ttarve.

Quat' brutte che chtlda parue . Deci la nreggltjre. Il pelo


de la rniL barbelta pozza sci tlclla tua rnirutlltt; freddo e frva
ti deve menire e atlaccos il ttto
figliolo ttort pozz'allattare . Deci

Ges nctlclarate (alterato, sdegnato). Ma p Ges se despiac


ca il bantbit'to non betve isse
allallate ca u lutte ierct gtnslo.
E ctcches dec: u Il pelo della
rrtitt barbetta se ne pozza sc dal-

Ia tua mirtnlla, se ne pozza sci


il freddo e la frta, adaccos il
ttto figliolo tu possa allttttare.8/
Veniva ripetuta tre volte e trc voltJ
la magara si faceva il segno di
croce senza dire Amen.
pile
rn. pcli. 145 188
pnnue
m. pillolc. 3
189 psme
m. scnsazior-re di gltjctrttnrro strtrttteclte, gravezza, peso allo stom:co; oppure sensazionc molesta, clulore gravativo alla testa, comc cosrl
'pesarte che preme, detta anchc
pesrc. Ncl primo caso ricorrcvar()
al bicarbonato di sodio e nel sccondo alle cure indicate a delurc dc
cape. Pressino, campsemo.
piusse
agg. stolto, di poco senno. E' il lat.
pius passato dal significalo cli burno a quello di stupido, svcnt.rt(),
stolto. 270

capezzolo

colpito, una focaccia di farrne,


gran farro, spelta, ben calda e

87 ) Informatrici Graziella Barbooe, d'anni 70, casalinga, e Catcrina Favia d'anni 57, magliria
cfr. una variaote per Pisticci, io Sud e Maga>>, Ernesto de Martino, Feltrinelli, 1971, Milano, I)ag.

.t

105

il punto dolorante e massag-

190 ponde
f. punta nel senso di dolore, punta
al petto, alla spalla, per infiamma-

volte

zione della pleura. Pleurite, una vol

Cambana Sande,

ta detta mal di punta, e in dialetto anche pertdre. Pur indicanclo, con questo termine, qualsiasi
clolore di petto o di spalla, la terapia era per la digne, diagnosi,
piu grave. Come primo intervento
per calmare il dolore, eseguivano
frizioni con olio caldo, che attingevano con l'indice ed il medio
trniti, dalla lantbe, lampada, che
ardeva dinanzi a una immagine sa.
cra; ric<-rrrevano o sermpstttc, al
senapismo, cataplasma revulsivo cli
larina di senape ed aceto, che applicavano sulla partc dolorante, ara
volto in un panno bianco e molto

caldo, quasi bollente; applicando


le sanguitte, sanguisughe, e facendo le beccltiere, le coppette. Per
queste posavano, sul punto che dava le ltte, un bicchiere capovolto,
con entro un lucignolo ricavato con
Lllla moneta da un soldo, avvolta c:
legata in vn pezzo di percalle, la
cui punta si imbeveva di olio c

giava su di esso, ripetendo tre vol-

te questo

spegneva.

che qualcuno avesse fatto la fattura.


L'intervenuta, bagnandosi l'indicc
ed il medio della mano sinistra
nell'olio della lampada, si faceva
il segno di croce, recitava un Pater,
un Ave, un Gloria, crocesegnava tre

106

erede.

Primipara.

pendura rnaldtte
tand-anne ha da sc sprte!

prna grosse
f. di donna incinta agli ultimi giorni, con grossa pancia. 115

Campana Santa,
campana bencdetta,

agg. gravida, incinta, o pregna

quande

pile

1rt-tr rtve

84

prne

puntura maledetta
quanti peli ha il bue
tanti anni dovrai andare raIminga!

un segno di croce
c la ripetizione del Pater, dell'Ave
c del Gloria.
Questo rito viene tuttora cclebrato
da Teresa... di anni 73, che me
lo cor.rfidava con molta cordialit,
ma, con la promessa di non citare
il suo cognome.
Concludeva con

".

115

prendde
dicesi di giovane donna appena
incinta. Yez,z, di prne, pregna. 98

f.

presciate

f.

allegrezza, soddisfazione nella sicLffezza di presto guarire da un


malanno; pt. di presci provare
gioia, rallegrarsi, essere pregiato.

f.

prevedn6e
provvidenz.a

e fig. escrementi

u-

mani.

Cttrttbantt Sande,
pertdura ntaldtle.

m. vaso di terra cotta a forma ci


lindrica per i bisogni corporali. Cantero. 254

I
ii

la

crosce
cle ngartde
faz.z,e

prise

pune

gliari si sentivano presciate, allegri, sollevati di spirito, tranquilli


e fiduciosi. Questo quadro veniva,
spesso, completato dalfintervento

du ngagnatre, del salassatore,

116

m. berretto tondo di lana

Io faccio la croce
io ti incanto
e tu non passare avanti!
(non ti aggravare).
Alla fine, con un compenso spesso
in natura, l'ammalato ed i fami-

che

o di

co-

tone, per la notte e che usavano


anche di giorno, i vecchi, per salvaguardare la cape, il capo, da col.
pi d'aria, abbr. di cappune, dim,

di

cppue. Coppolino.

recava notevoli disturbi e solo si


preoccupavano che non aumentas-

di volume, per i danni che po-

tevano essere determinati alla vista.


Si curavano, fino alla scomparsa,

ponendovi sopra

un batufolo di
di orina della

bambagia imbevuto

notte, come usavano pu rasule, per


l'orzaiolo. Altra cura era di legare
sull'occhio una benda bagnata con
decotto di semi di fencchje salvagge, finocchio bastardo. Durante
il giorno, per agevolare un'abbondante lacrimazione, avvicinavano
all'occhio una cipolla o un aglio
pestati. Con questi accorgimenti
riuscivano a liberarsene. Stavano

attenti che si staccasse per intero,


perch era sufficiente che rimanesse una sola parte, per riprodursi
nuovamente. Con la stessa locuzione veniva indicato anche lo pterigio,

190

Ed ecco altra variante raccolta dal


Prof. Luigi Sada:

Campana Santa,
puntura maledetta.

si

orec-

se

f. che ha dato il primo

do l'aria, faceva sollcvare la carne


che riempiva il bicchiere nel menconseguenza,

le

catnbana bertedtle,

e tu no-ntbassanne avande!

trc, di

salasso dietro

premarte

scongiuro:

si accendeva. La f iammella, sottraen-

Per aiutare queste cure a dare una


pronta guarigione, facevano intervenire anche la ntasscire, magar,
specie se si affacciava il dubbio

esegulva
chie.

44

191 pulp-a ll'cchje

m. formazione poliposa, fibrolipo.


matosa, spesso pedunculata, della
gratdezza di un chicco di pepe o
di un piccolo pisello, delle palpebre, o anche del bordo palpebrale.
Polipo agli occhi. Di solito non ar-

plica della muca congiuntivale all'angolo interno dell'occhio, di forma triangolare con apice verso la
pupilla.

192 pulp-o nase o


carne cressciute
rrr. polipo al naso o escrescenza
carnosa, fibrolipoma. Proliferazione
poliposa che pu restringere ed otturarc la cavit del naso. Adenoidi.
Tumoretto peduncolato della mucosa della cavit nasale. Ccrcavano
di sradicarlo strofinando dell'aglio
e facendone sentire spesso l'aroma.
In effetti l'azione continuata dell'odore dell'aglio, e forse anche il
contenuto oleoso del succo, provocava dei forti starnuti grazie ai
quali, prob:bilmente, riuscivano a
sradicarlo. Chi ne soffriva, specie
quando, una volta estirpato, ricre-

107

si faceva preparare da un
larrre, fabbro, u rettrrie, il fonticolo, col quale cauterizzava o faccve cauteriz.zare da qualche barbicrc specialista, il polipo fino alle
sccvz,

laclici. Solo cos potevano consider".rrsi trurte, guariti.

il malocchio, al quale attri


l;trivano facilmente questo male, la
supcrstizione suggeriva di appendeContro

lc, clietro la forta, la crosce du

Prtlltc, " croce del polpo , cio, la


stclla di mare verrucosa, cos detta pcr la ricchezza di aculei che
sono rcalmcnte una croce, un tor-

nlcnto per i polpi. Era credcnza


so;r'attutlo clci pescatori.
pulSe
nr. polso. 27

pur
r. l'ancarc, languire, deperire, pe-

rilc.

quacqure

I. Iiglia lemmina che dovr mangiarc a u[o. o Squacquera "." 181


quandre

di terla cotta per piccoli


bucati, per preparare la salsa, che
vcniva adopcrato anche per farsi i
sullumigi. 254
rr. calltcro

193 quarruche
nr. clclormazione dclla colonna ver-

tcbrale ccn,icale pcr artrosi. Dava

o clrczztte, all'osso occipite,


collcrttola, alla nosce du cudde,
rrocc dcl collo, cio, a livello di
rrrrn o pir protuberanze ossee corris;r<rrrclcnti o spenale, alle apofisi spi
rl<rlcrri

rrosc dclle vertebre cervicali, palpa-

bili alla nuca

spinale con riflessi o


usse pezzdde, al, coccige. Si cu-

ravano con strofinazioni di succo


di diauuicchie, perperoncini rossi
piccanti di Cajenna, e con applicazioni du sterttre, del cerotto medicato o erborato di ntarugge, marrubbio, ma col solo risultato di
alleviare le sofferenze.
quattepedche
f. tessuto grossolano a spiga, prodotto da telai a mano locali, cos
detto perch veniva lavorato a quattro pedali. Si usava per sppete e
tttttppitte, assorbenti per neonati e
strofinacci da cucina. 219

quindadggeme

f. luna du lcpntmene, del licantropo, luna piena.

112

rddeche du mberne
f. radice dell'inferno , cio,
buglossa. 156 2ll

della

194 rgnele
f. cisti delle glandole salivari che si
manifestavano sotto la lingua, ai
due lati del frenulo, specie nei
lattanti. Ranula. Questa infiammazionc veniva attribuita al latte della madre che aveva abusato di cannaretniende rescaldandc, ghiottonerie riscaldative, irritanti, che aveva
pensato solo o cannarile, alla gola,

all'esofago. Primo provvedimento,


quindi, purgare la madre per eliminare la causa. Contemporanea-

di alleviare il
le, per il quale il bambino

mente cercavano

ma-

non

faceva che piangere, passando sul-

Ia lingua e nella bocca, una pez-

zuolina di tela leggiera, morbida, gi

Htl) <,Vocabolario Metodico Italiano, Francesco Zaoorto, Andreola, Vcnezia, 185)

usata, imbevuta di camomilla o di


scioroppo di cielSe rasse, gelsi rossi.
Erano rimedi facile da reperire,

semplici e, dicono, efficaci da far


guarire in due o tre giorr-ri.

Se il bambino dava segni di convulsioni per la febbre, a volte alta,


allora la madre si preoccupava e
ricorreva alla magara. Questa ir-rterveniva in ore dispari e dopo essersi crocesegnata, faccva tre segni
di croce sulla bocca del malatino e
recitava il segucnte scongiuro, segnalato da Crescenza Caputo, d'anni
70, ex infermiera:
Fusce la rgnele da la vcche,

la chi ntascuine a tt de tcche.


La chj tl'lta teccuate
c la rgrrcle i cazzale.
Sop-a rru chegglteruzze

sta rt'ortttnerle cu

195 ranghe

m. contrazioni muscolari dolorose


e persistenti, soprattutto dei muscoli del polpaccio chc, spesso, insor-

nel sonno c dormivcglia, e


dovute ad affaticamento. Ne soffrivano i contadini, i pescatori, i
marmisti, i pcllai e tutti coloro,
che pcr ragioni di mestierc, stavano molte ore in picdi. Crampo professionale o da lavoro. Per Ie cure
gono

rascddue

f. pictruzza piatta di marc, raperclla. l0 50


196 rascke
m. lcsi<.rr-rc della cute con asportazione dcgli strati superficiarli e minimo sanguimento. Escoriazione,

cappeddlz,z3,

ctr cartadde bbiarrghe arave


e la cape de la rgtrcle ca?,zave.
La cltja rnascurre a tt de tcche
e la rgrtele sparsce da lct vcchc."'
Chiudeva con un Gloria e rifaceva i

tre segni di croce sulla bocca del


bambino. Questa cerimonia veniva

replicata tre volte per tre giorni,


ripetendo lo scongiuro una voltzr
al giorno.
Fuggi la ranula dalla bocca,
la chiave mascolina (senza buco) a
fte ti tocca.
La chiave ti ha toccato
e la ranula pestata.
Sopra un cocuzzolo
sta un uomo col capellino.
Col cavallo bianco arava
e la testa della ranula pestava.
89) Alcuoi elementi di quesro scoogiuro,
Feltrinelli, Milaoo 197 1, pag. .10.

La chiave mascolina a te ti tocca


e la ranula sparisce dalla bocca.
Questa malattia viene anche detta
vdde sott-tt lla lngue.

li

sbucciatura, gra[['io, raschiatura qua

le effetto del raschiare. Erano facilmer-rtc csposti a farsi le rascke,


i graffi, le spreuatre, i potatori,
quando attendevano ad eliminare u
ssicche, il secco, cio, i rami sec-

chi c pungenti dai pruni, dai melograni, dagli ulivi. Per stag,rt, arrestare l'uscita del sangue e far formare subito la ntbodde e la scherz.dde, bolla e crostina, l'escara,
adoperavano qualche foglia di seune, crespigno, o di ciendenddre,
centinodia pestata, che tenevano

so-

pra per qualche minuto. A volte


era sufficiente che vi passassero
troviamo

in

Sud

e Magia, Ernesto de

Martino,

t08
109

sopra, istintivamentc, la lingua, itr


quanto la saliva contienc un'elevata

quantit di lisozima, sostanza particolarmcnte antibatterica. Se i graffi se li faccvano i fcrrre, fabbri,


o i caldarrc, magnani, o altri artigiani delle stesse categorie ricorrevano a la lutte, all'allume di rocca, per le propriet forternente astringerrti. Se accadeva a rnt rrtstedasscc, un falegname, usava mettcre sopra la ferita un po' di colla
pcscc o scmplicemente della segalura; sc u uu lrubbecatre, a un mLrratorc, bastava che coprissc l'escoriazior-rc con polvere di pictra chc
assorbiva il sanguc e faccva formare la crosta. Trattanclosi, quindi,
di semplici spellalure, ognuno trovava a porteta cli man<-r un rimcdi<.1.
197 rasckjatre

[. gralfiatura. Per i rimccli -;'


rasckc.

persi, ricorrevano ad applicare sulla parte promincrltc del foruncolino, Llrl p di cerumc appena prelc'r,ato dal condotto uditivo, ch'era
cfficacissimo. Ncl caso poi che la
guarigione risultava transitoria, se,
cio, l'orzaiolo si rinnovava, usavano l'estremo rimeclio suggcrito dal-

la antica urinoterapia, consistente


in Iavaggi con orina della notte,
la prima clel mattino, che disinfettava e portava a completa guarigior.rc, scnza altri pcricoli. Per aiutare a libcrarsi di un cos noioso
malanno, racc<.rmandavano di guardarc tl'c volte, cor-r l'<-rcchio infiammato in una bottiglia pier.ra d'olio
cl'oliva.

Era clcdenza c superstizior-rc chc


il malc colpissc chi non avcva sodclis['att<.1 un desidcrio di donna pregna, o chi si cra ril'ir-rtarto di clarc
a prestito in regalo un oggetto.eo

198 rasule
m. infiammazionc cli una ghianclola
sucloripara dei r.r-rargir-ri dellc palpcbrc, cletta ghiandola di Mall. Cistc

al lnarginc libcro dellc

palpcbrc,
sin.rile a grano d'orzo. Orzaiolo. Pic-

Astralium rugosum, conchiglia de


pta rose 198

rncrrtc guarivano corl impacchi calcli, arnche perch con gli occhi, diccvalro, r-or1 si dovevano fara pe-

sta e da altrc malattic degli occhi,


solcvano appcr-rdere a lu rtttclrc, alla
culla, o tcnerc sotto il cuscino, il

striggltjc, paslicci, se non era

matcrasso, tt ttccltie de Sattda Leci,


l'occhio di Santa Lucia, cio, le con-

ne-

!0) Informazioni ottenute da Dcntamaro


d'rnni 7.i, lavandaia.

ll0

l'opercolo dclla cor-rchiglia Astralium


l'ugosuln, Turbo rugosus,o, dctto an-

che pta rose, pietra rosa. Anche


qLlesto inconvcniente, spcsso dovuto

a scarsa igiene, pu
dcl tutlo

/a

Per salvaguardare i bambini da quc-

chiglie dclle maruzze del generc

Pasquale, d

anni (ri,

pescatore,

e da Lucrezia Mincuzzi,

considerarsi
scomparso c, con csso, a

supcrstizione, gli amuleti e

lc

cure.

v. raschiare Ia gola per distaccare


il catarro. Scaracchiarc, scatarrare.
23

rtteche
m. secrezione muco-purulenta dellsa,

tenace, delle ghiandole bronchiali,


scaracchio.23

199 rcchja frdde


loc. chc indicava l'uomo scnza

ca-

, chc cra tnt6sce, moscio, incapace di cornpicre l'atto scssuale,


l<rre

colpito da impotenza. Malattia chc


annunciava con l'affievolime.nlo
della virilit c dovuta, spcsso, a
disturbi di ccr.rtri nervosi, in scguito a malattie dcbilitanti, comc il
diabcte, la tabe, la nefrite cronica,
gli orecchioni, ccc. Agli ir.rizi, i col-

si

preoccupavano

vano con

la lettdttre de candrrie,

polvere o tintura di cantaride, che


spcsso anticipava la completa inabilit. Vcnivano indicati anche mn3a f rttrnerte, mczza donna , sciacque,

infeconclo, ciolictlde,

e si

cura-

coll

l,organo

gcncrativo ridotto di volume, con


la plve sop.ct lle rcchje, polvere
sopra lc orccchie.,,
reccus-

-;'

scene.

rattec

piti, si

colo loruncolo o nodosit che si


Iorrnava ncllo spessore delle parpddre, palpcbre, in vicinanza dcllc
glarrclulc lacrimali. Calazi<1. Facil-

ccssario. Solo ncl caso si presentava rcsistente a maturare ed a rom-

.Natica Josephina, o di curne, torretta, Cerithium vulgatum, oppure

rcchje

f. orccchie. Fig. piccia di fico


l3 45 105 181

secco

200 recchjune
nr. orccclrioni

->

reccusscene.

201 reccusscene
f'. malattia acllta, contagiosa, carattcrizzata da una infiammazione
clolorosa dclla glandola parotidea c
clclle glandole salivari sottomandilari con disturbi di masticazione,
dcglutizior.re cd cloquio. Orccchioni.
Parotite cpiclcmica. Si curava massaggiando sulla parte gonla, l,olio
cli rtgentdtlc, lucernetta, oppure,
come nella tor.rsillitc, mcttcndo intorno al collo la ccnerc calda di
yatnbactre, luscclli di piante sccclrc di bombacc, cotone o di fa-

9l ) Ved. Prof. CARLO pIERSANTI, <<I Mollurhi c le Conchiglie , Hocpli, Milano, 1)26, ptgg.
57 e 160.
92) Lelocuzioni <'ttbjt lrtLlc, polt'e top4 llc ttbje, ricordate <la prsqualc
Sorrcnti c4 cffigiate per indicare l'uomo <olpito dal <,morbo mulcbre, potrebbcro avere
relazioni con la patologia

si considerasse che la paroritc epidemica, gli orecchioni, in un adurro, porta


spcsso all'impotenza a gencrarc (generandi). Una rale
supposizione trova anche ct>nfcrma nell,indagine
della partide, se

che Ippocratc ebbe a fare sugli enarei dcl popolo a.gli S.iri,
ed csposra nel suo libro <,De aere,
locis et acquis. In questo, cos egli scrivc: L'abiturline {dcgli Sciti)
di renersi a cavallo c qundi
aver di continuo pendeoti le inferi<>ri cstrerni:ir, Ioro inducc negli
arti croniche flussioni, e all'aggrevarsi di tal male. l anca si ritira cd essi divengono storpi. si curano
sulle prime facenclosi aprirc
le duc vene posreriori arre .rcttbie, c (cssaro ch' ji calar sanguc, cadono pcr debolezza
in sopore,
e si addormentano. <<Suppongo
aggiunge
questo rirnedio spogli il seininale liquore di sua
virtr prolifica; pare essi taglino precisamcnte
le vene vicinc allc orettbc la .ui
fa I'uomo
impotente. Tratto da Storia <ella Mcricina, La malattia degli
antichi sciti c.ri "pertr."
G. Rabino - R. Alliod, Minerva Medica, II, 196O, pae. 1718.

111

ngghje d'auui, pampini e piccoli


sterpi di ulivo, avvolta in un panno
di lana o immessa in una calza di
lana. Non mancavano di fare le
gargarse, i gargarismi di succo di
limone o di vino caldo. A volte

facevano intervenire la rrtasscirc,


magara, e sua pratica era di scri-

verc, sop-a lle reccltjLute, sugli


orecchioni, sulla parte gonfia del
volto e del coll<1, il nome dell'ammalato con matita copiativa, recitando il Patcr, 'Ave, il Gloria e
queste magiche parole:
Arriendete, o lectte,

nuovo, respirare. Anchc

m. u refrat, il respiro.

214

97

regnne
m. organi posti bilateralmet.rte alla
colonna vertebrale, dorso lombare,

che hanno la funzione di filtrare il


sangue, clirninando i rifiuti sotto
forma cli orina. Reni, n rognoni ". 42

m., quando

il

il

popolano, specic l'an-

diceva tnghe le regttre rescaldate, ho i reni infiammati, volcva dire che avvertiva ritenzione di
orina o che l'aveva notata scura,
oppurc aveva bruciore alla minzione. Tali sintomi potevano esserc
indizio di una nefropatia, ma, chi
li avcva, non badava troppo e ricorreva al rimcdio principe antico,
all'infuso di erba vetriola in picna
Ioritura, frcsca o secca, tenuto alla
screna, bevuto 3/4 volte al giorno.
Il forte contenuto di nitrato potassico, specie nei fiori, risultava salutare per l'azione diuretica c, spesso,
guariva, eliminando i disturbi lamentati. Altra comune cllra era la
somministrazione di due tazze al
giorn<r di decotto di pedecirte seccale de cersc, pedicelli, peduncoli

ziar-ro,

come si arrese
Gesir Cristo alla Passione.
Pa-

ter, l'Avc ed il Gloria.o'


Il contenuto di comando a scacciare il diavolo per lermare il processo infiammalorio, prima chc,
specie nei maschictti, caLlsasse l'in-

dei testicoli, l'orchite


con dolori e fatti setticemici, flno
all'eunucoidismo tardivo
rc-;
chja frdde.
grossamento

reddggue

f. ortica

Attinia del
-2 ardigguc.
genere Anthea
cereus, anemone di
mare. 15 41 96 107 135 176
m. e f. residui di malattie infettive, briciole di pane ed altri cibi. 105

rembresck
v. purgare,riposare,

trosi di famiglia. In luglio cd in

o rinfrescare r.

284

reger
v. digerire. 39

202 regnne rescaldate

Arrencliti, o fuocone, (diavolo)

refengghje

di

202 207

come s'arrettntte
Gsecrist-a lla Passine.

A questo scongiuro scguivano

refiat
v. fiatare

secchi

di ciliegie, che depurava

an-

che il sangue."

93) Confidato da Luisa Lopez, d'anni 66, contadina.


!4) Vito Maurogiovanni ha ricordato che sua madre, a stagione propizia, faceva una buona
prowista di pedicelli di ciliegie, essiccati all'ombra, che usava come diuretici.

203 rnghe e remmasce


m. reuma e rcumatismo. Cos definivano tutle le malattie da raffreddamento (ncvralgic superficiali, dolori reumatici, vcri reumatismi)

pcr le quali crano soliti


trtglrc

le

rettttttttsce

a le

dire:

gannne,,

agosto non trascuravano di andarc


al mare, nel tratto detto lr t'elsscerte, a fare delle buone sabbiaturc
nelle orc pir calde, dalle 12 alle 14.

Altro efficace uso era di tenere, la


scra, per uua o due ore, le gambc
a sudare sotto lo stallatico in lernrcntazione o immerse jrtd-o nuzz.e

cltt trappte, nella sansa. L'effett<.r


cra salutare come per bagni cli

ho i reumatismi alle sambe.


Iar-rgo.
Anche con qucsti tcrmini indica- Malattic terribili chc colpivano tutvano i dolori artritici, specificando: ti i pcscatori e buona partc cli
ttte sttglrc lc tlelure jrd-a ll'ssere, scitLcqtnlere, coltadini che conclu_
mi sent<-r i clolori ncle ossa. Qual- cevano lerreni irrigui. Ci<_r spicga
siasi lossc la parte colpita, gambe, cclme sia cl,estate che d,inverno c
braccia, slralla, collo, ccrcavano di sirr dalla tenera et indossassclr.r
calmarc i clolori con strofinazior.ri clclle pcsanti maglie di lana grcgdi acqua ragia, che non mancava gia nostrana, preparate dalle mam_
in nessuna fa,riglia o era di facilc rnc e clalle mogli. La qualit piir
repcrimento, pcrche usata da di- ricercata era la lana gentile c la
versi artigiani. Era un ottimo ri- lana tle le pggre cle Lcce, dcllc
sovente. Eseguivano rnassaggi an- pccore dcl leccese, la lana bruna.
che di pctroli<.1 c trementina, buorennendde
ni balsami, c con spirde ctuttberate, .
spirito canl'clrato,-.h" p."pa.oror.ru I' roncliuclla. Era credenza chc clti
come segue: . si pren<](,,no 15 acini nc mangiava il cuore rimaneva vulcli trcmentina ver.reziana, S u.lri nerabilc ai mali psichici. 169
di cambcra (canfora) c si mettorro
fennetre
dentro un botteggino di spirito a I'. rcsa lattea, tornata lattea, rcn40 pulti (punti pcr gradi) e si battc clitura . 221
bene e si conserva, qLlesto spirito
renrtte
buono pcr larc ,nrior" ai dolori
di spalla c di altro Iungo la vira [' lancetta- 167
estcrna )).0'
204 reSCaldamnde
Le cure cfficacissime erano a base m. clisturbo dovuto ad infiamn-radi decotti soprattlrtto di nrurugge, zione intestinale. Gastro-enterite, gamarrubbio, chc si coltivava in tutti stro-cnteroclite. Vari e numerosi crale z.appgne, gli orti, i giardini pie- no i rimedi per questo malanno chcr
95) Daun ricettariornaroscrittodellafine
essere nominato.

dell'800, barese, ceduto da un amico, che

<lesidcra 1rp

tt2
ll3

con bruciore al'ano,

altro come il dolore di

frequente stimolo a defecare con c.


missione di muco. L'ottirno era di

l'apostcma all'orecchio che

si manifestava

bcrc una decozione di fiori di ma1v:r o cii radici cli gramigna. Guari
vano in due o trc giorni e p-cLggesl
la vcche, pcr addolcire la bocca,
cio, corrcggere i catlivo saporc
lasciato in bocca, dalo il lortc
arnarorc di cssa, davano a bere
quachc bicchicrc di sentertdle,
semenzta, bevanda che oltcnevano
pestando e scioglicndo in acqua
scn-ri cli mcllonc c rrrandorlc dolci.
Pcl uso cslcnlo laccvano rnassaggi

di olio caldo c coprivano l'addornc


corl r-naglic di lana verginc chc,
riscaldando, calmavano le contrazioni vi:;ccra'liNei bambir-ri il primo segno cli riscaldo cra tt scLtdcla rnbiarttutitte,
il pisciarello inliamrnato, e li curavallo, sopratllrtto, con scmcnzata

e riso acquoso bcr- cotto.


r,.

di

danti

rescaldande
sostzrnzc riscalclativc,

", infiarnmanti.

194

" riscal-

rescaldate

pr. cl\ rescalrlr, infanrr.r'rali. 202 207


resepte
f. reazione clolorosa riflcssa chc
si verifica dal focolaio traumatico
o irrfarunratorio, per conrrcssionc
nelvosa. Il popolo prccisa chc trattasi, in modo particolarc di influen-

7.a morbosa n simpatica " di un


organo sopra di un altro." Dolore
di un punto che risponde a un

dente,

fa addolorare l'ir-rtcra guancia, senza


compromissionc dclla stessa. l8l

224

205 ressibbue

f. infiammazione con arrossamento


dclla pelle, dolorosa ed accompagr.rata da ['ebbre clcvata. Risipola,
crisipela. Era malattia acuta e cottagiosa cl-re colpiva spesso il volto

ecl altre

parti scoperte. Appariva

cornc dcma, tumefazione, russore.

Veniva interpretata come causata


da cattiva digestior-re, da cibi salati ed anche, secondo il popolo,
cla iettatura, malocchio, fattura. Il
corso della lnalattia durava oltrc:
clicci giorrri. Ai plinri irrtervcrrti
col p-rrgar'ti per rinfrescare gli inI-estini e con bagr-ruoli di camomilla pcr u addolcire , la partc infiammata, scguiva, appcna contpariva
il pus, la cura vc'ra e propria cl-re

consisteva in dccozior-ri di cepodde


de le ctme, cipolla marina, scilla,
chc dicevano molto ef ficaci. Altra
cura che spcsso porlava a gr"rar.igione, praticata fino a un trenten-

rrio addietlo e che presclivevano


e medicor-rc, consisteva nel tenerc
sulla risipola, una lctta di pane
iostato, imbevuta, ancora calda, rli
vino rosso. Gli ultracinquantenni ri
cordano che le forme piir ribelli
scornparivano alla settima appli
cazione.

Se non guariva con qllesti rimedi

doveva trattarsi, certamente, di

!6) Come dedusse Bichat: <tous le phenomns indiquent que les aulres organes se sont lessen
tis pet contre-coup cle I'etat dc celui que cst aIfcrt . Ved. -Idi<'arria o Nucva medicina specifica

fattura ed era necessario, quindi,


l'intervento della ntasscire, rnagara. Questa non mancava di presentarsi in ore dispari c dopo avcr
fatto tre segni di croce sulla parte colpita, recitava un Pater, un
Ave, un Gloria c poi qucsto scongiuro:
Centl-e tretltotr

ji

ne passabbe,

ressbbu-o rnea ressltbue, addo-

lve t,ai?

vogghe sop-a llcr ye de

le

cre-

lstiane,

Ie f azz-abbettiL cout-u nu
Peg

gl

d tl t t-c

s <' a

I t t

tI

tr

-tr

t t

c(ttle.

tttt

u r L'.

No-ntnte site scettatul-a tntnare

f' resPo1111-u cane,


ca nlo ye dBgbe ntie segrte:
darnnte u-ggltje dc la verdelline,

tlarnnte na prute cle

caclclittcr
I

faz.ze

grtre,
la

tr voltle tL sgtte cle

lSanda Crosce.
t|antalt.c io rru passai,

c
risipola o rnia risipola,
Cento

dove

Ivai?

Vado sopra la via dei cristiani,


Ii faccio gonfiare comc un cal'e.

Prcnrlctclo e gcttatclo itr mare.


Non rni gctlatc irr marc, r'ispoufclc il cane,
che ora vi dico il mio scgreto:
dammi l'olio clclla luccr-na vcrf

clolina,

clammi una penna di gallina


faccio tre volte

il segno

Inera,
della

[Santa Croce.

A qucsto punto faceva trc volte


il segno della Santa Croce, sulla

una penna cau.


di gallina ncra, intinta di olio
della lucernetta di latta a luce
lcrdc chiaro. Ouesto scorrgiuro vcniva ripctuto tre volte nella giornata: al mattino, a mczzoC ed alla
sera, in ore dispari, e fino a cornpleta guarigior-rc. Alla fr-re di ogni
giorno avcvalo cura cli bruciarc
la pcrrna. Se invece si gcltava via
correvano il riscl-rio di veclerc Ia
tumefazione, con
ciale

ressbbue, risipola, aggrervarsi."

rt-ascennnne
f. asccndcnza per linezr dirctta, crc-

de ascendenlc. 2ll
retdde

t. rotula, rolclla r.

43

rettrrie
m. ferro con plllta schiacciata

che

For-rticolo, cauterio, rottorio .

192

si usava roventc per cautcrizzarc


tr ptrlp-o rtase, i\ polipo al naso.
206 rettre
f. dcficicnza clellc pareti clella cavita addorrirralc, cltc lasciar a sl"ror
gcrc Lrn visccrc dallzr porta erniaria. Ernia inguilrale acquisita cla
sforzo, roitllra ". Pcr questo accidente usavallo un empiastro di
tnarugge, n-rarrubbio, e malva, che
[asciavano sopra 1a pr,u-rta dcll'ernia fuoruscita, fno a quando la
veclevano rientrare. Altra cura cra
Ci masszrggiare la parte con trementina e cli n'retterc, subito dopo
il massaggio, sopra la pr-rnta dell'ernia, una borsa di tel:r coll entro
fave bianche, bollitc e cottc a mo'
di rnacco. Ma, il rin-redio pir dif-

!7) Hanno recitaro lo scongiuro e parlato del malanno: Michcle Lorusso


di paranze, ed Addolorata Quintavalle,conciaossa, d'anni 71.

di anni 70,

pescatore

per Dottore Guscppc Bellotti>>, Torino, U.T.E., 1861, pag. CI.

[4

115

-"t

Irrso cra una striscia di tela tral)urt.tr, (letta strengetre, che si


It'1lava circondanclo

la

coscia

si

luccvii passare dall'inguinc, come


un vrro c proplio cinto crniario,

littlre.
l.'clnia vcniva chiamata padtle, pal-

t'orrr

l;r, c l'crrrioso ttullarse.


rezzecatine
l. orripilazione, brivido fcbbrile,

-->

orrcz.z.ecatine. 82

rerette

l. inclicazior-re di clementi per fare


Iu cltcrttltoste, composta, o preparat i curativi, c clella n-ranicra cli
lpprontarli.

rr.

Riccl

ta.

211

rezzeucchie
ruggl-rian-rento, gorgogliamcnto

tlel vcrttrc per gas chc si rtruovontr


rrcll'intcstino, spinti da1'eftctto cli
lrlancli ptrrganti. Dev. cla rcz,?.etr.
l.5l
trtagrtssic calgertale.

-;'

l.

rgghene

<lriezrno, rigamo.

Sc.

Origanun-r

vrrlgarc.43

rine
rn. reni. 42 49 183 207
207 rine scadute
rn. soffcrcnza renale che dava la
scrrsazionc come se i reni si fosscrr spostati in basso. Reni ptosici,

Si curavano, soprattutbcrrcndo acqua che aveva terruto in infusione 1'erba vetriola


irrliar-nmati.

Io,

ofllc per le regtime rescalclate,


i lcni inlammati, per le rralattie
le nali cli natura infiammatoria.
('rrr la stcssa locuzione, specie se
tlt't la pcr una donna grassa e
(

pregr'a, volevano indicare

rcne

parto. h-r questo caso lc dor-rnc si


vcdevano purrrrte d pe dd, pcrendo, cio, perirc, dimagrire di
giornc ir-r gion-ro, e il migliore suggerimcnto, che spcsso veniva da un

medico, era qucllo

di

alir-nentarsi

con piir abbonclanza.


2OB rizze
m. aclcnite asccllare, malanno n-iolto similc alla rtp,avine 4-. Se nor-r
guarivano con i rimedi indicati a
questa vocc, si rivolgcvano alla
tttasscire, magara, che forlriva la
pol'r,erc ottenuta macinando I'apparalo r-nasticatoi'io clisscccato de le
riz.z,e, clci ricci, da qucsti il tcrt-ninc, clre applicavano o t ecletltlc/le, all'ascella infiammata, al n di-

tello

rbba vcchje
loc. pcr indicarc le fcci ritardatc
acl uscire, o roba veccl-ria ". 151
209 rssue
I'. allossamenlo, cot slumarura vicllacea, cella pellc, dovuto al freddo
ed a carcnze alirrcr-rtari. Geloni, critcma pernio.o' Si manifestavano

sia allc dita dellc mani che ai piccli, pcclignoni in questo caso, sia
ai padiglioni dclle orccchie che alla
punta clr-'l naso, spesso con tumefazioni. Davano irltenso prurito e
bruciorc. Chi cra costretto a lavorare a contatto con l'acqua, come le

manr-risti, le pllaiirlc,
i conciapclli, ne soffriva piir degli
altri sc, alle tumefazioni, scguivano
le ulcerazior-ri. Dicevano chc colpi-

tnarntcrale,

9t') cfr. Sibirani Mario,<< Dermarologia>>, Parron, Bologna,

ll(r

il

rnobilc, che poteva aversi dopo il

l!.17,

pag.

!0.

va facilmentc i tipi pletorici, sanil contrario) e quelli a sangue dolce ",


cio, i linfatici, gli anen-rici. Il maguigr.ri, (dovrebbe essere

lanno scompariva con 1'avvicinarsi


dell'estate. Come cura prerrentiva
raccomandavano di csPorsi ai raggi del solleone, ed i bagni di mare.
Si curavano con maniluvio e pediluvio di acqua di macchcroni,
quallta pi calda possibile, e sale.
Quando u-aggigghje, il prurito, era
piu insopportabilc, facevano strofinazioni di limone e sale, o spremcvano sopra dcl succo di limonc, tonuto prima sul fuoco. Per le
forme ucerative, oltre ai detti rimedi, praticavano l'urinotcrapia
sbrigativa, cio', vi orinavano sopra.

Uno dei rirncdi piir antichi, in uso


fino alla prin-ra guerra monclialc,
corrsistcva in una pomata chc ottcncvano rncttendo, in una titltle,
tcglietta, tanlo olio quanto baslava a coprirc il for.rclo cd aggiungenclcr una ttosce, roce, di grasso
di volpe chc si procuravano da.
qualche rtrusscire, magara, la quale lo ricavava scorticando, di not-

tc, la pclle di quel canide. Con


qucsta pomata ungcvano i geloni,
coprivano con carta c la tencvano
Ia nol te. I piir anziani assicurano
che era efficacissima, anche perch
ammorbidiva la pclle ed evitava che

si

lesionasse.'o

ruagne
m. cantero piir grande del normale
prise, con orlo ripiegato a rivetti
no ed a forma tronco conica, usato da famiglie numcrose e persone grasse.',ro l5l

210 rugna scme


f. rogna lieve, considerata scema
pcrch non dava preoccupazioni

->

rLtgne.

2,l1 rugne
f. malattia cutanea tormentosa per
l'ttggiggltjantiettde, i prudori. Scabbia, rogna. Diffusissima fin dopo
la prima guerra n-rondiale. Dovuta
a Lln acaro che scava gallerie sotto
la pelle dcponendovi le uova, si
manifestava prima sulle mani, al
polso, fra le dita, poi sugli avambracci ecl ir.rdi su tutto il corpo.
Vcniva distinta in rugrta scnte,
rogna licvc, chc si sviluppava a
vurlc Brosse, papule ampie, rtr
gte de le catle, rogna sccca o
minuta, e rugne tttascuitte, rogna
maschia. Le piir temute erano questc due ultime che si propagavano
minulamentc per tutto il corpo.
La causa principalc era, senz'altro,
la scarsa pulizia. Ne bastava uno
in famiglia per attaccarla a tutti
gli altri. Quasi tutti i bambini e
ragazzi del popolo ne erano infetti,
anche perch vivcvano, come dicevano, jnd-a lle carnre, nei carnai,
cio, in stanze sovraffollate. Al pri-

!!) Karusio, in op. cit. a nota 2, riporta questo curioso rimedio: Chi rcffre <li pedigooni
dovrebbe di notte tempo picchiare alla casa di rlualcuno, del quale conosce il nome e dopo averlo
pedignoni
a mc chepassioo
chiamaro, per tre volre, avuta tisposta, dire: Io tengo le rotole
a te che ingrossioo, cd i[ nolesr malore andrebbe dai piedi dell uno a quclli dell'altro.
100) cfr. pergameoa S. Nicola 1i0[ <,vasa que vulgo dicuntur rugagoe. In <,Residui linguistici estranei al latino nei dialei di Puglia, Giovanni Colella, Anouario scolastico 1927-1928,R
Ginnasio Liceo Cirillo, Arti Grafiche Cressari, Bari, 1!2).

t17

mo accennarsi ricorrevano alle


pietre di zolfo, con le quali si
grattavano, specie la sera e di
notte, quando tL-ctggigghje, i\ prurito, era ir-rsopportabile. Non appena era diffusa pcr tutto il corpo,
usavano amalgamare il fior di zolfo con olio e si ungevano con
questa spccie di pomata. Dal colore
giallo clello zolfo spalmato, Ia malattia prcndeva il nome di zettef-

gne. Se lc cure di zolfo non davano un rapido sollievo, ricorreva-

no a Lrna regStle, ricetta, che si


tramanclava da rt-ascenttrtne, da
eredc in crede. Mcttcvano assiemc,
irr urr tcgame nuovo di creta, ttct
rddeclta de ntbierne, una radicc
d'inferno, ch'cra quella dclla lngue
de vttc, buglossa sclvatica, 6 quinti di olio vergine di oliva, mezzo

quinto, 100 grammi, di sairre, sugna, tre limoni, un soldo di aceto,


una presa di cenerc; ponevano sul
fuoco e facevano cuocere, avendo
cura di toglicre dopo 314 t,tgghie,
bollori'o'. Ottcncvano, cos, una efficacissima pomata con 1a quale,
Ia sera, prima di mettcrsi ncl letto, eseguivano una cnergica frizionc per tutto il corpo, facendo attenzione, specie le ragazze, di non
larlo su alcune parti delicate. Qualche volta, per la rugne de le cane,
aggiungevano, a qllanto specificato,
una mc7;a cepotlde de le cane,
cipola marina, scilla.
Nel caso in cui, a causa del grattarsi, si formavano le vdde, bolle,

le

vescichette, aggiungevano qual-

che foglia de |'rve de la rugne,


101 ) Anche in

Nitti ,op. cir.

a nota

dell'euforbia lattaiola, come efficace vescicante, La cura veniva continuata fino a completa guarigionc, di solito 5/7 giorni. Altro rimedio antico era u ntmende de
la rugne, l'unguento della scabbia,

chc ottencvano con fior di zolfo,


amalgamato con grasso fresco di
maiale (grasso e non lardo) pesta-

10 in un mortaio di pietra. Risultava una pasta omogenea, un p stomachevole all'odorato, onde pcr correggere il
cattivo oclore e rendcrlo gradevole,
aggiungcvano una cortcccia secca,
spezzcttata di bergamotto. Con questo ungucnlo ungevano le parti inIcltc priura di coricarsi.

Ecl ecco dal ricettario manoscrit.


to, citato alla malattia 203, questa
prcscrizil-rc: Rimedio'per sanare
la rugna. Prendi gomma arabica
trtc7.7.a, vctriolo ma7l.o, fiore di zollo una parte, il tutto quanto una
tlartdorla, Ia qorlmalabica si dcvc blugiarc sopra il fuoco carvo-

ni,

mettcr-rclola in nn tianino di
creta nLlova cre prima si scioglie
c poi si fa denza. Il tutto polveriz.zalo qucste cose si mettono nella pianta della mano, e si fanno cadere pochc gocce di olio, il tutto

si strolirra nelle mani ben bene,


che si devc infocare poi si restano
cos Ie mani senza lavarle, si replica 3 sere. Dopo strofinato le

mani si ter'gono per un pezzo chiuse Ie mani c non si lavano per 3


giorni, e vedrai l'effetto ".
Di quei tempi, che non esiterei definire tembe de la rugne, rimasto

il proverbio: ci tne la rugne ca


se la gratte, chi ha la rogna che
se Ia gratti, che oggi vuol significare: chi ha dei fastidi se li sbrighi da s.
Ouesta malattia veniva detta anche
u perdite, il prurito.
212 rugne de le cane
f. rogna secca o mir-ruta. II modo
di dire tne la rugne de le cane,
ha la rogna dei cani, vale: ha la
stizza, va presto in collera, irascibile

rugne.

->

213 rugne mascute


f. rogna maschia, persistente, dura a guarire
rltgle.

->
rute de le verme

f. ruta, vermifuga.
lens. 28

Sc. Ruta graveo-

283

levare il sangue eseguendo un


taglio che la rengtte, con la lancetta, su una vena. Salassare. 254

sagnina cche
f. atto di levare il sangue, a scopo
curativo, con l'applicazione delle
sanguitte, sanguisughe; o anche di
far riprendere la circolazione del sangue con maniluvio o pediluvio. Sa-

lasso cieco, cio, incruento,


taglio ed uso della lancetta.

senza
254

sagnine

operazione per far uscire il sangLle con un taglio di lancetta su

f.

una vena. Salasso, sagna .


saette
f. saette, fulmini, fig. malizia.

f.

214
283

sane

grasso

di maiale sciolto a

sle

m. sale. Difendeva la casa e

chi

l'abitava dai malefizi e dalle fatturc mortali. Si teneva quello grosso, a pietru'tte, sul com nascosto
dictro la campana di un santo,
jirtd-o cttccc de ntrgghie, nella
conchiglia di doglio (dolium galla)
o si portava addosso in un tascl-ri'
no. Non si prestava, ma si donavlt
a chi 1o chiedeva per bisogno. Chi
lcl riccveva uon dovcva restituirlo;

il

sernplice accenno a farlo era sttlficiente a lar supporre che volcva del malc'o'. 112

214 salmizze

sagn

v.

Iento, pulito dei siccioli e conservato in vesciche di bue. Sugna,


strutto, n saime r. 211

fuoco

m. ditficolt cli respiro per al'lczioni cardiache o respiratorie. I)i-

spnca, affantro, asma bronchialc.


Era uu male che colPiva in Palticolarc le persone ngrcLvande, aggrirvanti, cio, <-rbcsc, grasse, pcsarrli.
Si curavano cott un bicchierir-ro ogrri
mattina di liquore otlenuto c()rl
alcool puro chc aveva tenuto lllDr'.ssine, in infusione, 7 spicchi cl'aglirr
alla serne, cio, una notte s()ll()
il ciclo sereno, a riccvere la rrrgiir
da, e con la sagnine, il salasso' Ir':r
anche uso che questi ammttlitli
mangiassero le diauuccltle, i pelx'
roncini rossi piccanti di Cajenna rr
le pepune, i peperoni a forma lott'
da, freschi o arrostiti sotto lit tt'
nere. Dicevano che dopo averli tttiltl
giati si sentivano pir leggicri, cltt'
u refiatt, il respiro, era pir Iibclrr

2l
[

02) Precisato da donna Carmela, d anni 68, casalinga.

lt8
I

l')

sand'anncchie

dcriva.

f. vcgetale d'acqua dolce e cli mare.

215 sal6izze

Aclerisce

Castagna d'acqua. Sc. Trapa natans.

f. macchie brunastre, lividure, che


si formano ai lati interni delle
gambc, pcr il contintto e forte calore che prendono tenendolc molto
vicine a la frascre, o Pegtaticddc,

re, allo scaldino, spccialmentc lc clonne vecchic, nci giorni


cli gran frcddo. Vacche, incotto.
Sc. medico livcdo anularis'o'. Si
prescutano come una rete di colorito rosso-brunastro, con, nclle maglie, cutc di colorito normale: que-

al

bracie

sta disposizione di colore dcvc aver


richiamato l'aspctto della supcrficic dclla salsiccia, con atcrnanza
di parti scure (la carne) c chiarc

(il lardo) dondc il terminc.

Non

al fondo con quattro sporgcnzc alternate, di cui clue Piir


lnnghc che scmbrano corna e due
pi corte come orccchie. Da questa conformazione il nomc, composto da santa e annccchia (lat.
annicula, vitclla di un anno), c la
cantilcna: Sartd'anrtcchie clrc lc
cot"t'tc e cltc lc rccltje, sant'anncccl-ria con lc corna e con le orec-

pctollo I'ino a quando vedono schiaI

fttche'oo.

smmene
I'. esame, analisi del sangue, dell'o-

rina.

38

Il popolo la

corrsidera conlc amuleto contro il malocchio, la fattu-

ra; comc porta[ortuna; talisman-r


inlarllibile a far trovarc un buon
marito. Le giovanette sPeranzose
non mancano di tencrlo la nottc
sotto il cuscino. 112

120

e della vista.

f.
n

198

sandate
salute, vigore, robustezza, forza

sanitate

,.

157

229

Sande Velse
San Biagio, protettorc della gola.
54

sandonine

f. estratto clci liori clc l'urceutsc,


dcll'artemisia. Vcniva prcparato cd
Llsato come efficacc vcrmifugo. La

pianta stcssa. Santonina. Voce dal

lat.

Sr-rtoncs

che indica\ra un

tico popolo gallico, conoscitore


Ia mcdicina naturalc. 229 283

anclcl-

sanghe

216 sanghe do nase


m. epistassi, sanguc dal naso

Sand'anncchie 112

Sand'Anne

Sant'Anna, protcttrice dclle partoricnti. l9

Sanda Bellnnie

Santa Apollouia, viene itrvocata dai

soflcrenti di dol<lri

di denti.

45

te4e95:

Dccotto di radici di pomidori:

i pomoclori, prencletc le raCici c le fate seccare al


solc, quando vi servono Ie spaccatc
le fate in clecotto le passate con

panno le mcttctc al sereno e lar


mattina vi bcvcte una buona tazza
che fa purgarc il sangr.rc, lo fatc
pcr giorni 30 .
Dccotto di radici di cicoric catalogne. Quando hanno seccatc le cicoric, prcncletc lc radici c latcle seccare al sole poi quando volctc fan,i
la cura, prendetc lc dette radici, lc
spaccatc, le falc in decotto, si passa
corl panno, si mettc al sercno, e la
mattina vi bcvctc Lrna buona tazza,
il dctto decotto mollo purgatirio
del sangue, lo farete per 20, 30
giorni

sanghe cuagghite
nl. sangue coagulato. l4l

ruteragg.

depuratori del sangue erano, ohre


quelli indicati per alcunc malattie,
i segucnti decotti formulati nel ri
cettario manoscritto, citato alle noQuando sfrattano

rn. sanglre. 53 78 94 107 262

<,Dermat<>logia , Patron, Bologna, 1! i7, pag !0'


1Ol) Informatrice Maria Monno, d'anni'15, analfabeta, lavoraote a domicilio

I0J) cfr. Sibiraoi Mario,

Sanda Lec
Santa Lucia, protettricc dcgli occhi

chic.

sono dolorosc. Anche oggi non


raro osscrvarle. In Primavcra, col
ritomo clcllc giorr-ratc tiepide, usa-

no ungcrc lc Parti con olio, Pcr


rcndcre mrlle l'ePidermide bruciaccl-riata c allontanare le crostc
cvcntualmcnte formatesi. Sc si [or[rano allc gambe di una dotrna
giovane, delta gullacettertlde, co'
vacencrc, la cura consiste in cnergiche strofinazioni di spirde tl'ab'
bresci, spirito denaturato, che ri-

Sanda Lebberte
Santa Liberata, soccoritrice di clri
soffre dolori insopportabili. 50

sanghe marce
m. sangLle infettato, impuro, maF

-;'

217 sanghe iddesce


m. sangLle guasto, sangue modificato nella sua composizionc a sc-euito di patenri, violenti desideri
rcpressi, impusi frcnati, turbamenti pcr un accaduto doloroso e pauroso. Sanguc alterato, acido . A
questo venivano attribuite quasi
tuttc le malattie vescicatorie. Al
loro manifestarsi trovavano opportuno purgare il sangue, contemporaneamente alle cure spccifiche del
male che ne era la causa. Ottimi

cio

,.

sanghe-sanghe

loc. di carnc cotta ai fcrri,


sanguc

sanghe vive
loc. sangue rosso, puro, scnza
ric.71

f.

al

141

sangne

sco-

sang

mucosa della cavit boccale, in


particolare quella delle arcate dentarie. Gcngive. 45 53
sangutte

f.

sanguisughe, migr-rattc, sanguet-

te

di

. Venivano tcnute in vasi

12t

vetro con poca acqua e vendute


dai barbieri. 190 254 269
sansar

f. termine vivo di dissenteria.

265

sbaddri

v. distrarre, svagare, sbandare.


sbucche

m. fiotto, spllto,
gue, emottisi.

107

sbocco

169

" di san-

scagghine
m. dente del giudizio, " scaglione ,
per similitudine col dente canino
del cavallo. 45
scaldate
pt. di scaldt e agg. scottato,

lato .

n sgal-

218

218 scaldatre
f. ustione con acqua bollente, tizzonc acceso, ferro rovente. Scottatura che la alzare la bolla sulla
pelle, n sgallatura ". Per evitare che
dctpo scaldate, scoltato, si sollevassero le vessiche, bolle d'acquaricce, d'acqua ricciuoli, di sicro, usavano orinarvi sopra e poi applicare
delle fettc di patata o delle foglie
di fava. Nei casi piu gravi ricorrevano a mettere, sopra il punto
scottato, dell'albume di uovo battuto, clell'olio emulsionato, dell'aceto
o r,t gisse veneTiane, iI gesso scagliola. ,h-r mancanza era sufficiente
l'inchiostro, la lote de ltt via-nve,
il lango bianco dclla strada maestra, una spoglia di cipolla con sale, il midollo di vecchi cladodi di
fico d'India, molto efficace e molto altaccaticcio. Tutto andava bene,
quindi, purch adatto a fare ngad"
d, incallire la parte ustionata e
ad evitare il formarsi di una piaga.

122

Scaldatre dicevano anche l'arros-

samento e l'infiammazione delle


superfici cutanee delle mammelle,
per il continuo sfregamento con le
parti dove appoggiano. Macerazione
cutanea delle mammelle. Intertri
gine. Curavano, soprattutto, con
olio d'oliva emulsionato, con bianco d'uovo battuto, con pohrere di
riso.

219 scaldatr-a lle gamme


f. infiammazione fra le cosce dei
neonati, dovuta a trascuratezza fieI

carrrbiargli le sppete, i pannolini,


Cli assorbenti, il piir delle volte

di quallepedche, panno pesante ruvido greggio. Intertrigine. Curavano


e facevano guarire con polvere di
riso, con artdiggene nglse, magnesia in pietra, ed anche con olio
vergine battuto o bianco d'uovo
battuto. Si manifestava anche fra
le coscc e jind-a le chjcatore de
le garnme, nellc articolazioni, piegature delle gambe, nella regione
Ilessoria dellc donne gravanti, specic d'estatc, in seguito a fregamento
d'una parte con l'altra. Si curavano,
soprattutto, con olio vergine d'oliva emulsionato.
220 scalfatre

f.

riscaldamento, arrossamento del-

l'uretra. Blenorragia, gonorrea.


scole.

->

scapezzate
m. diviso, frazionalo, interrotto. Sedre, deretano, voce Llsata, soprattutto, pcr le donne e per pudore. 98

221 scarszze de Ilatte


f. insufficienza di secrezione lattea

o momentanea mancanza. Ipogalattia, agalattia. Il pi delle volte non

era altro che un ritardo della rennetre, montata lattea, che normalmente doveva verificarsi dopo 3/5
giorni dal parto, cio, dopo che si
fosse esaurito il cheloste, colostro,
in virtri del quale, nel frattempo,
il neonato si era liberato della ntalandre, meconio. Di solito la picca
rerutettre, ipogalattia, veniva attri-

pancotto con una croce d,olio, cio

con tanto olio quanto ne cadeva


dalla bottiglia, tenuta semitappata

col polpastrello del pollice, eseguendo un segno di crocc sopra il pancotto. A bere davano birra ed il

pir delle volte delle buone tazzc


cli dccotto freddo di lattuga romana. Erano mincstre sen::,altro galat-

buita a nu ntodesanghe, un moto togene per i risultati, a voltc mi


di sangue, uno spavento patito dal- racolosi.
Ia puerpera. Nei tempi passati, La superstizic,ne, infine, suggeriva
quando non tutti potevano ricor_ di tcnerc legato sul seno
un iprere all'allattamento artificiale, era pocampo sccco onde annullare
urt
un malanno molto serio. Si valeva- cventuale maleficio,o'.
no del latte di capra e d,ei pe_
scegghine
ntedde, pomelli, capczzoli artificiali, che ottenevano con un quadra- m. parrucca, acconciatura, crocchio,
tino di percalle di cotone, riem- " cignone r. 251
pito di zucchero e legato a forma
scenecchidde
di pomello, che davano a succhia- m. ginocchiello. 10
re al neonato. Per fare ascrut_rt
scencchie
llatte, ricomparire o accrescere il m. ginocchio.
43
latte, altre cure Don conoscevano
se non quelle di aimcntare Ia frescerefugghie
sca mamma con cibi appropriati. m. ccrfoglio. Sc. Scandix cerofoEssi erano, soprattutto, minestrine lium. 23
di semnde de cecure, semini di
scerubbe
cicoria, cio, di pastina a piccoli nr. sciroppo dolce, decotto. 2g9
grani, particolarmente adatta, con
scerubbe de cel6e russe
formaggio abbondante o ricotta,
con brodo di ceci neri, Ia piir rac_ m. sciroppo di gelsi rossi, cliamoron (F.U. 1500).93 194
comandata, con cozze nere arreganate, cotte con molta acqua con_
scssceue
dita di prezzemolo e aglio e con f. giuggiola. 66
qualche foglia di fencchje salvagsceuatre
ge, finocchio bastardo, che rende_ f. scivolata. In senso fig.
indica
va piir gradevole il sapore. Altra occasione, motivo. Scv-acchjanne

ottima minestra era il semplice pa_


necutte che na croscia d,gghie,

na sceuatre pe pegghjasse chdtlrL


ntalat, andava trovando l,occasio-

105)Notizie avute da Graziella Barbone, d'anni

Gaetano, d'anni 7 1, pescatore di barchetta.

67,

madre

cri

1r figli,

bottegaia,

e da Ranieri

123

ne per prendersi quella malattia,


trattandosi di soggetto gi tarato,
predisposto ad ammalarsi.

259

schegghjate

pt. di schegghj, castrato, evirato.

schengire

m. atto superstizioso per allontanare la iettatura. Scongiuro, esorcismo. Voce verbale da schenger.
33 177 224
scherecute

289

pt. di scherecu, non a letto,

schegnate

pt. di schegn, che ha denti mancanti, sdentato.


Una volta ai ragazzi che rimanevano schegttate, facevano mettere il
dente deciduo caduto, in un buco
di parete, sotto il tetto, per facilmenle ritrovarlo il giorno del
giudizio, e recitare le seguenti cantilene propiziatorie:
Titte, titte, titte,

ji tu

rncche trte

cato.

scor-

53

222 scherzdde

[. grumo essiccato di pus, di sangue che aderisce tenacemente alla


cutc. Crosta, cscara. Per eliminarla
facevano impacchi di olio puro che
la rammolliva. Prima di questa operazione, si accertavano che sott<.r

il grumo fosse in
la cicatrice.

utrche,

formazioue
196

223 scherzdde ngape

e tu mantlatttiuue drtte'o"

f. cssudati rappresi, induriti,

oppure:

cl-ri sul cuoio capelluto. Crosta lat"


tea, s1s51s in tcsta
ntbodde

Chjangha gltianghe

j tu
e tu

mcche gnre

du llatte

nlantrctntuue bhianghe.

Pictra pietra

io te lo metto nero
e tu mandamelo bianco.

tvvene cchji.r chengre, c}i,e non potevano piir procreare, generare, nella et critica, specie se vivcvano

schenger

scongiurare. Va-

leva anche disprezzare,

->

224 schev
v. diventare ir-rfeconda, avere 1'ovario esaurito. Iniziare la pausi, menopausa. Per attenuare i disturbi
c gli imprevcdibili malanni che
af fliggevano lc donne ca uo-rnbe-

Tctto tctt<r
io te lo metto torto
e tu mandamelo dritto

v. fare scongiuri,

sec.

deprecare.

33

di stantle, stenti, la cura piu diffusa era di prendere due tazze


al giorno, mattina e sera, di de-

106) A Pisticci, scrive il La Rocca, quando un bambino cambia un denre devegettarlocon le


suemani sul tetto di qualche casa vicina, p:rch non venga mangiaro dal cane, per evitargli cos
lamala ventura che gli abbiano pri a crescere denti canini. Nell'atto di buttare il dente ripere:
Luna mja nove,

t a

sanna vcchie

B. Bronzini,

<<Vita tradizionale

di

Basilicara,

F.lli Montemurro

edirori,

du

posanto, del ciprcsso, o di decotti


di camomilla e semi di lattuga,
o di gemme annuali di rovo. euesti rimedi anchc per casi di marrifcstazioni isterichc o di molesti
dolori inguinali o al basso ven_
trc, per i quali lamentavano i ,lo-tlne
pozz,e ccltir, nte snglte le clelure
cle rtgerggltje e de tr cla jnd-a
lla nature, do pttene, non ne
posso pi, mi scnto i dolori di
inguinaglia, all'inguine, e tirare da
dentro la nalura, cio, dall,apparato genitale, dall,osso clel pubc,
dal pettine pubico.
Nor.r pochc capivano che i dolori

ingtrinali erano de resepte, d,i ri-

flesso; potevano, cio, avere Ia loro


causa anche dall,utero, dallc ovaia,
ncll'apparato gcnitalc.

Di solito qucste soffcrenti veniva_


no considerate dclle isteriche c attribuivano, i loro raalanni, o uagr_
rie de la casc, al follctto aetta
casa, ed erano certe che la notte
Ic visitava, e mentre dormivano,
tirava i pizzicotti alle braccia, alle
gambe, lasciando i lividi. Ci si_eni_
ficava che la fata della .uru I"
aveva abbandor.ratc ai diavoletti e
chc pcr scacciarli, bisognava far
intcrvcnire la nnsscire, magara.
Qucsta, quando veniva chiamata,
confermava il sospetto e annuncia_
va ch'era necessario f u schen_
giur-a ttr ppstue, fare Io sconLliuro per tre scre di seguito, alle
ore nove. Pertanto, disponeva che
la

e damme chra nove.

Riportato da Prof. Giovanni


Matera, 1964.

cotto di gemme du urrue

ccuttrnesande, dell,albero clel cam_

" perseguitata

, si

facesse tro-

vare, a quell'ora, sola e cu canlt_


rrtesne, col camicione, cio, con

la camicia da notte, e che prepa.


rasse a carvon_appeccinte, il car.

bone acceso ecl un catino d,acqua.


Al'inizio del cerimor.riale si facevano ambedue il segno della croce,

indi Ia fattucchiera prendeva un


di carbone acceso e, facendolo scivolare lungo il corpo della
isterica, di clentro la camicia e
dall'altezz.a del collo, Io Iasciava
cadere nella bacinella sistemata
pez_z.o

davanti ai piedi, e cos per trevolte.


paz.zo di brace che cadeva,

Ad ogni

recitava qucsto

sc<-rngiuro:

Fusce lusce pta salve

ca rrt d'arritru ft'ttche

vive.

Fuggi Iuggi pictra salva


che ora 1i arriva il 1uoco rrivo.

Poi si ril'aceva il scgno della

cro-

ce, I'accva mettere supina l,ammalata, sul lctto, e massaggiava all,in_


guine con olio calclo che attingeva
con trc dita dalla lampada che ar_
deva clavanti a Santa Rita o aller
Madonna. L,ammalata, per: suggeslionc, <.r pcr i massaggi, ncr, _,,cava di dichiarare che si sentiva
rneglio. Ma, per clirsi completamen.
te ristabilita dovcva, a notte, sen_
Lire tt-agtrrie dclla casa adagiato
sul petlo; solo cos voleva dire che

le era favorevole, che era clisposto


al benc, ch'era diventato buono nei
suoi riguardi. Se cio non si verificava, era un caso disperato ed
altro non rimaneva che cambiar

casa, abilazione. euesto rito scolgiuraLorio veniva eseguito anchc


per altrc malattie neuro_psichiche
come Ia pecl.tendr, la penrrie d.e
cre. la penneche. E, credenza
che sopravvive come ha dichiarato

t24
125

la

confident

tagghjaterme chetrt-

nt Lec Dantiane, d'anni

75.

Schevate venivano dette anche le donne sterili, che per diventare feconde facevano voti a San Francesco

da Paola, chiedendo la grazia e


chiarendo che erano maritate:
Prteche u-andd-o disscete,
f

antrtre grag3ie Sant-B rangische.

Porto l'anello al dito,


fan-rmi grazia San Francesco.

sciacqutte

m. sciacquabocca. 45 182
scialambe
m. scivolonc, sdrucciolone. 261
225 scialapp
v. parlare spmzzando saliva. Scilinguare. Ammalato di ptialismo o
scialorrea, che vcniva detto, per disprez.zo, vat,tse, bavoso'o'.

Per questo noiosissimo difctto farcevano continui lavaggi dclla bocca


con bicarbonato e consigliarrano dr
mangiare saracllc, salacchc. Diceva-

no che non era continuo, come gli


altri difetti di pronuncia, ma saltuario, anclava a periodi c veniva
attribuito alla luna, al vento scirocco chc spirava al momcr-rto dci-

la

nascita.

Coloro che scialappvvcttc suggcrirono qucsto proverbio: Nort-de ntettntte cu z.pp-a ball e cu scialapp-a caud, non ti mettere con
lo zoppo a ballare e con Io scilinguato a cantare. Voleva consigliare di rlon metlersi a lrattare

coi

difettt-rsi.

scialappe

f. gialappa. 30 156

f.

scdde

scapole, ascelle, cavit ascellare.

139

155

226 sc e scette
m. colica e vomito, n andare e getttr . Colpiva ci ar,ve sciut-a bug3ar, chi cra andato a mangiare
ingordamente.

Era un accidente salutare in quanto liberava u stttturcche desterr


gualc, lo stomaco intossicato, c
gli intestini, da sostanze dannose.
Veniva attribuito ad indigestione,
ma cra una vera c propria intossicazione, carattcrizzata da do-

lori

add-rminali

violenti.

Poteva

durarc qualche mezt'ora o qualche


ora. Si curava mangianckr un pez-

zo di limone con tutta la

scorza,

bevendo acqua calcla con succo di


limone, con decotto di rnalva o di
camomila. Per l'alimentazione raccomandavano solo riso bcn cotto,

acquoso

c condito che rta lantu

con una lacrin.ra d'oio.


227 scette
m. vomito, getto ,. Qucsta indid'g14ltje,

sposizione

interessante,

soprat-

tutto per Ia frequenza con la quale affliggeva Ie gestanti, e che la


rnedicina ulficiale classilica come
vomito incoercibilc, da iperemcsi
gravidica, gcstsi. Tutti comprendevano, sia pure erroncamente
quanto il vomito fosse dannoso,
perch la gravida, che doveva ali

107) Se un bambino, od una bambina, fosse bavoso, la madre, portandoselo tra le braccia,
dovrebbe seguire quanto pi da presso e sin dove potesse, un uomo che a lei fosse simpatico, o pel
viso o pel portamento, o per la parola, ripetendo sempre: uomo dilertoso, taglia le bave a questo
bavoso!r. Cos a Putignano, cfr. Op. cit. a noia 2.

mentarsi per duc, non riusciva a


trattenere nemmeno il cibo sufficiente a s stessa. Pertanto, al
primo segno di languore, non appena si sentivano lo stomaco ac.
quigne-acquigne, picno di acquolina, intervenivanr clando a bere
dell'acqua con entro bollite dellc
fctte di limone, con tutta la buccia, c dci decotti di semi di sckat-

tarule, rosolaccio. PrenCcndo quesli


rin-rcdi due o trc volte al giorno,
la rnossc de stuuneclze, il vomito,

veniva arrestato e si riusciva a


far trattcnere, dallo stomaco, qual.

chc p di cibo. L'alimcntazione


delle gravide era importante pii.r
pcr il nascituro che pcr chi lo
concepiva, soprattutto pcr la con.
vinzionc chc chi doveva nascere
sarcbbe stato sano, fortc, malaticcio o dcbole, a secondo il mangiarc chc avcva ingerito la madrc.
Pe r il vomito da indigcstione r
da acidit gastrica, il popolo era
contento chc si manifestasse, perchc libcrava lo stomaco dei veleni. Il pi delle volte, quando

scntivancr u strtttttccltassuterrulc,
lo stomaco pesantc, lo provocava-

no

bcvend<.r un bicchierc d'acqua


ticpida nclla quale erano statc bollitc 3 foglic di alloro, oppure bcvcndo un bicchierino di yentetine,
vomitivo, che si procuravano do
speggile, dallo speziale, farmacista.

Una delle invettivc pir tremendc


era: ca puzz-ay u sciette comtt
lle gatte. Che tu possa averc il
vomito corne le gatte; cio, vomitare senza cssere gravida, comc
le gatte norr accoppiate che a ogni

Iuna piena, soffrono continui conati di vomito per 7/8 giorni.


228 scilde
f. cmissinnc di feci tiquide o semiliquide pi voltc al giorno. Diarrca. Era una indisposizione facile
a contrarsi per raffreddamento
dell'addome o pcr indigestione specie di frutta di mare, di gelsi
bianchi o rossi, di fichi cosiddetti di Mola. La dicevano ntalati
de vecchjante, malattia di vecchia-

ia. Si curavano come riportato


alla vocc rescaldarrtttde. ln particolare prendevano qualche bicchierc di infuso d'erba vetriola, che
calmava i dolori, di decotto di
T,errasce, borraggine, che si coltivava in tutti /e zappgtte, i giardini e gli agrumcti sassosi di famiglia, c si conservava facendola
essiccare al sole. L'ultimo rimedio
era efficacissimo, se la pianta era
ricca di semi. Comc strcnganiende pe stagrt tr arrpe, astringente,
prcndevano succo di limonc e mangiavano grattglrcrise scaldate, riso
bcn cotto, carrube a paddcchje,
poltiglia, pestate, pere cotte, favc
cottc con tutta la buccia e hianc I c tt tut gi, biancomangiare.
Chi veniva presr da questa inclisposizione, informava con la classica frasc: voggh-a t'frussce, vado a
flusso
-; frussce.
229 sc rddua-roddue
loc. n 21nd31s gir rotoloni . Prima
t

manifestazione mestruale. Menarca.

Riporto questa locuzionc piir pcr


curiosit che per registrarc un termine di vera malattia, anche se

il comportamento della madre della dodicenne o tredicenne princi-

126
127

piante, era di preoccupazione ec1


irrequietezza, come se la figlia
dovesse patire un malanno di diversa natura. Questo modo di dire ha relazione con I'uso di far
rotolare giu dalle scalc, in un sacco, la gallina che non poteva far
l'uovo, perche in posizione trasversale. Anche la pubere, quindi, doveva far 'uovo, e quando l'aveva
fatto subentrava nella madre I'allcgria di avere nd pecceudde, una
figlia signorinetta normale chjte
de sandate, piena di salute e da
marito. La medicina popolare intervcniva soo nei casi di mestruazioni scarse, dolorose o ritardate,
accompagnate da anoressia, chc
poteva cssere anche di allarme per'
altre affezioni. Il disturbo, chc
prende il nomc di dismenorrea, oligomenorrea, veniva curato, e con
succcsso, somministrando trc tazze al giorno di infuso di rnttde
de la Madnne, uepitella, calaminta, o anche tre tazz-e nella giornata, lontano dai pasti, di dccottr-r
di menta. Quache giorno di cura
era sufficiente a dare un risultato di tutta tranquillit per tutti.
Le madri pir accorte, per agevolare il menarca che si manifestava
piir scarso del previsto, davano a
bere qualche bicchierino di satt
donine, cio di clecotto di arcerut se, arLenr isia, assenzio.
Le avvertenz-e e le istruzior-ri, che
in quella occasione si ripctevano
di madre in figlia, erano diverse
da quelle di oggi ed in particolare
raccomandavano: per

il

periodo che

durava

benefigge,

la

mestruazio-

ne, evitare di montare sopra I'asino, di governare il mulo, il cavallo avvicinandosi troppo, perch

in quelle condizioni poteva procurare anche la morte della bestia.


Se non ne poteva fare a meno,
doveva aver cura di mettersi in
una tasca la sfrre, il coltelo, a
larga ama di ru:zza fattura senza manico, o un pezzo di ferro;
se doveva montare sopra un carro per andare in campagna, doveva portare addosso tre besckudde, ciottclli tondi, altrimenti il cavallo rimaneva accepentte, fermo,
impossibilitato a camminare; norr
doveva salire sugli alberi per non

tarli rtgartntr, intristire; non doveva fare la salsa, pcrch questa si


sarebbe inacidita; nor-t doveva pren-

dcre le olive in
zzole,
brocca, con le mani, pe non-falle
sc de ntrrue, per non farle an-

acqta dalla

dare a malc, prcndere il tanfo


di morchia; non doveva mettere
lc mani o i piedi nell'acqua fredcla, come purc non doveva mangiare la grattantarittne, gramolaLa,
grattachecca , il ghiaccio grattato, pcrch avrebbe fatto molto
male ed arrestare il flusso mestruale. In occasione delle feste
natalizie non doveva n prcparare

n presenziare alla confezione del


latte di mandorla. Per questa ragione era uso di prepararlo di notte, perch Ia visita di una donna
in tale stato, era sufficiente a
farlo " impazzire , cio, aggrumare
ed inacidire'ou.

108) Ricordi di mia zia Giacoma Armenise De Nicol.

128

230 scrre

m. male che aftliggeva Ie donne


alle poppc, nell'et del declino.
Scirro. Aveva inizio come un'affezione scrofolosa con indurimento
e tumcfazior-rc, e infine si rivelava
vcro e proprio cancro che successivamente poteva anche ulcerarsi
con aumento dello stroma connettivale, faciln-rente ritenuta carne
cresscittte. Cercavano di curarsi con
bagnuoli di carnomilla, ma, erano
naturalmente molto frequcnti i
casi mortali con eflorragia, cachessia, ecc. Nel caso avevano da lattare un bambino, provveclevano a
svezzarlo, ungcndo i capezzoli clt
tlorne-st\, o semplicemente cu mesiL,
con 'loc di Musu.
231 sckande
m. soprassall-o per un forte rumore, per urra caduta, per causc .impreviste. Paura, spavento. per i
bambini o i nevropatici,effetto
di qucsta irnprovvisa comrrrozionc
era di sentirsi ttrrezzec tr curpe,
aggricciarc il corpo; di avere la
cacardde, cacarella, diarrea; di
pessciasse sotte, orinarsi adclosso

pa, meglio se nuova, facendovi poi


sopra a crusc-e scrLtsce, lo scongiuro, che consisteva nel formare un
cerchio, crociato al centro, e ne1
recitare la seguente formula:
Arriendete o fecne
ca Gsecriste non-Ztarrenntt-a lta
lPasssine.

Arrenditi o ardore, diavolo, che


Gesir Cristo non si arrese alla
Allontanavano cos

IPassione.

il

malocchio, la
iettatura cl-re si era annunci ata clt
sckandc, con lo spavento, convinte
dolle virtr magiche del'atto di ori-

nare e d quelle parole. Solo dopo


qucsto rito si sentivano lssenaggh j at

e, tranquillizzateror.

sckatt
v. crepare, scoppiare
sckattarule

m. r-osolaccio.
2 227

->

fattltre.

Sc. Papavcr rhocas.

sckn-aprte
loc. per indicare lo stato d'animo
di chi teme una imprevista disgrazia. 142

involoutariamente. Quest'ultima manifestazione era salutare c se notl


avveniva spontaneamente, cercavano di provocarla, se si trattava di

f.

sckne
spalla, o schiena

n.

saliva, sputo. 236

ziane, specie nella campagna, correvano ad orinare, rimanendo in


piedi come d'uso, sopra una sco-

232 scole
infiammazione da gonococco
delle mucose urogeuitali, carallcrizz,ala dallo scolo di nrls gllllnstro, denso, al quale era dovuto
il gran bruciore che pativa l'intctto quando orinava. Blcnorragia, gonorrea. Malattia venerea, quincli,

un bambino o ragazzo, e di sforzarsi di farla, se adulti, perch,


cos dicevano, venisse eliminato il
sangue guasto che si era formato
per lo spavento. Alcune donne an-

".

142

scketre

278

m.

109) Ricordi di mia zia Giacoma e di Luisa Lopez, gi cir

129

che si contracva cla raPPorto sessualc con donnc di liberi costumi'


La conviuzione PoPolarc era di
potcrlle guarirc col tempo e di
clare stogo al malc, perch l'arrcsto portava a fare ammalare il
sangue ccl altri orgatli come il
cuorc ecl i Polmoni' U scole tocclttt cre, era una dclle convinzioni. Pertanto, lc cure erano dirette specialmeutc a far orinare il
pir possibile cc1 allo scopo risr-rltavano iclonei i decotti cli cepodcle
dc lc cttrtc, cipolla lrlarilla rossa
o cli Calabria, o scilla rossa, dlt

tmcitc, clcl1'acctosclla. Quest'crba


avcva atrche la proprictir cli agevolarc I'uscita clcl pus' Potcvano prendersi fin<-r a 4 laz.tc al giorno, lontano clai pasti. Ncl corso

clclla

giornata bcvcvallo abbonclantcmen-

clell'acqua trella qtlalc avcvano


tenLrto rrtbessite, in infusione, a
maccrarc, l'rvc tlc viettde, I'erba

te

rretrioa 0 la sarttc, alla screna,


solto il cieo stcllato, oncle far
riccvcre la rr-rgiacla, e c<-rn la luna
a fultletltle, a falcc crcscetlte, al
prit-ncl cluttrto. Con la stessa regola si prcparava I'acqua clte lo cierr
tlerttltlre a cltc ltt g,rarttgrtc, con
la ccntinodia e corl la gramigna.
Erano bcveritrtc, bcvcraggi altarnen-

te diurctici e depurativi' Cura energica ed cfficace, cr.rnosciuta da pochi iniziati, era un decotto di fiori rhL ur\rrtre de sle, dcl melograno. Si preparava coi fiori che cadcvano c che, raccohi, si faccvano
scccare al forno, si poh'erizzavanl
jirttl-a rut rnerlale cl'avrunge, in un
mortaio cli bronzo, e la Polvcre ottenuta la passavano che la zetllc,

130

lo staccino, e la couservavano
pcr usarla al momcnt<-r del bisogncr. Prcndevano una lazza la se'
ra, prima cli anclarc a letto, c fino
alla sc<-nparsa del malc. Nel corso dclla malattia si Purgavano
spcsso c prcndcvatro, maltina e
scra, un clccotto f redclo di malva
corr nitro, oppurc serttettclte, scmerzata e nitro Per 10 giorni,
onde agcvolare lo sccllo del Pus.
con

di tali trattalrcnti, passavallo a prendcre trc


pillole che, prcvculivamente, avevar'o preparato con polvcre cli china
Dopo uu prin.ro pcriodo

c polvere di

alh-rr-nc.

Pcr curiosit, riporto clucste riccttc cal manoscritto citato alla malattia 203, nota 95:
. Pcr sanare la gcrt-tgorrca ci sonr-r
qucsti rimecli 1": Pcr 12/15 giorni
clovcte beverc nrattiua c scl'a pl'ia
cli mangiarc, dicott<-r cli erba di
muro, cloptr latto passato con panno c posto itl sercno, c Per ogni
carala cli dctto clccotto si deve mcttcre Lrn grano di Nitro chc vi fa
r-nolto orinarc, e clopo purgato benc

gli astringenti,
cli Balsarno
prcndi
un'otrcia
cio
coppato, e con altra oncia di Polvcrc di fiori di granata, ne fatc
pinoli per 10/12 giorni e vedrete
l'c[[etto,.
Estratto di Cipolla Canina. Prenci 5 o 6 di quelle ciPolle e coverte
cli acqua si mettouo a cuore dentro un tiano nuovo, e quando hanno cottc, benissimo si Passano e
con pan1o, e qr-rcll'acqua si mette
di nuovo a cuocere sino a tanto
che si [a comi una conserva, P<-li
si mette dentro un vasetto, senza
bisogr-ra pre nderc

al sole, con 5 o 6 acini


si ha l'elfetto, come dice il medico
seccarla

e clove 'ordir-ra il detto ".


I baresi del Quartiere Murat
mar'o questa malattia

chiaanche gheu-

i pescatori c
citt vccchia scal-

glterr, gonorrea, cd
ccrntadini della

falre, calore.
233 scressciatine
agg. ofl'uscamento della rrista, oscllramcnto dclla r,ista scnza lesio-

ni.

Ambliol.la,

scllreggiatina

da

scuro. l6
.scrr, cliver-rtato magro, ma-

grissin-ro, " scolato

,.

scudde

n sco-

sdevac

v. vuotare, cvacuare, sgravare. 50


seconde

placer-rta, corion, sacco amniotico, seconclinc, n sccond^ , chc vic-

nc espulso, il tutto, col


secondo parto. 19

cosicldetto

sed

v. sudarc. 23
234 segghjutte
m. rapide cspirazioni ed inspirazioni cla contrazi<.rni del diaframma, a volte di natura isterica.
Singhiozzo.

L<-r

nominato.

spccie

semenddde

f. erba ,marina vermifuga, coralli


na. Una volta veniva raccolta e
rrcr-rduta frcsca o torrefatta. Nellc
l'armacic vcniva vencluta Ia qualit di Sardcgr.ra. Sc. Corallina of283

235 semende de ggrasse


l. cor-nccloni, sclrcnti di grasso ,

117

nr. pisciarello dei bar.nbini,


lillo . 204

f.

mi avr

semendte
di orzata che ottenevano
peslando semi cli melloni c manclorle dolci, semc1zata. 204 232 265.

f.

ficinalis.

scuate

pt. di

vetlate, che qualche malvivente, ma-

lalingua,

calmavano premen-

do la mano sinistra sullo stomaco e bcvendo un bicchiere d'acqua. Se si verificava di mattino


volcva significare buone nuove ,
.se nclle ore pomeridiane non mancavano di fare il segno di corna

con la mano sinistra, affermando


ca rtgocche ntalvevrtde rn'at,-a

nde-

sendnre
l'. n'ralcclizione, invcttiva, iettatura.
Sctrtctrza, soprattutto perch suscitava Lln vcr-o tcrrorc ncl cuol'c
clclla povcra genle che, pcrtanto,
I'acilr-ncr-rte attribuiva lc disgrazic c
lc malattie ai ncmici. 33
236 srchj-a lle capetedde
I. scrcpolalurc lr-rolto dolorose, a
volte sanguinolcnti, dci capezzoli,
spccic cli giovani r-nadri. Ragadi

ai capczzoli. Si curavano ungcncloli con olio di mandorlc dolci, passar.rdovi sopra, la punta dcl clitcr
irrdice bagnato cu scketur-a llu
tlcssciiute, con saliva a cligiun<,r;
coprcndo, i capczzoli, con tcncrc
foglie di ltunbre, rovo, chc evitavano ancl-rc il contatto con la camicia, e con loglie cli certisclta,
vincctossico. A volte, questc foglic,
si attaccavano e per spiccicallc,

e rcnclcre meno dolorosa l'opct'azionc, lc rarnmollivano con iuluso


cli sen'ri di Iattuga romalla, c()rl
il qualc lavavano anche la paltc.
l3t

Di solito, cor queste cure, guarivano cntro Llr-r mese dal sorgerc
dellc ragadi.
ger.

serchianne

di sercltj, sttcchiando. 141 188

237 srchje
f. screpolaturc, fenditure verticali
specie dclla cutc dclle mani, dolorose pcrche si formavano sop-u
lle cltjcctttrre tle le cirtglt-ssere,
sopra le picgaturc dclle dita, dellc
nocchc, e si aprivano ad ogni

movimento. Ragadi, n setole ,, nscchie . Dovutc al frcdclo, colpivan<.1

lc

a contatto cotl
i marmisti, i contadini, i conciapelli, i n'racellai, i
chi

ter-reva

rnar-ri

l'acqua conc

pescatori. Pcr guarire usavano acqua c sale, olio c1i oliva battuto,
strofinazior-ri cli limone e sale. Durante Ia giorrrata, sr-rl lavoro, orinavano sopra lc ferite. Si mar-ri[cstavano anchc o trutsse, allc labbra,
dctte boccarolc, cd in qucsto caso

si curavano con unzioni di olio


di manclorla dolce o olio d'oliva
e sllcco cli limonc emulsionati; cd
anclre o uaccltjlte, al peristoma
dell'orifizio analc, detto figurata-

mcnte " occhicllo . Ragadi anali.


Qucstc ultime crano le piir tcmute pcrcl.r causa di bruciori violentissimi e punto di partcnza di
infezior-ri ar.rchc gravi. Le migliori
cure crano lavaggi con camomilla
fredda, applicazioni di una pomata a base di grasso di maiale, uuzioni di olio di mandorle dolci
o di oliva battuto cou acqua.

238 serecdde
f. sutirra coronale dcl cranio, che
nei neonati presentava irrcgolarit
rli sirroslosi. La madrc si accorgeva di questo ditotto per il continuo
pianto del ban.rbino cd allorquando
passava la mano sulla tcsta e sen-

tiva, sotto le dita, un

mento terribilc pcr la mamma


cl'rc, pcr la gravit clel caso, si
faceva prcnclcre dalla disperazione
c ricorreva a un vccchio rttassciitrc, nago, perch sclrza alcun dubbi<r suo figlio cra sta.Lo af[oterrate,
alfatturato. L'intenrcnto di quel per-

tutta la fiucllo strofinare,


sul capo delf in[an1c, una piccola
croce di lcgncl nero, accompagnanclo i mo'r,imenti con il Pater, l'Ave
ccl il Gloria. In tal modo il cordolc scompariva cd anclava sicuramente al suo posto. Il termine da
srre, sega, per la similitudine
sonaggio, che g<-rdcva
ch-rcia, consistcva

clci dcnti cor.r quclli dcla sutra"o.

serne

ru-

giada notturna, scrcna. 183 214

232

serengte
asta, spesso

[.
di argento, che inlrclclucerrano ncll'urtra per provocare l'uscita dell'orina in caso di
ritc'r-rzione, specic clci vecchi. Cate1ere, siringata

".

23

serveriale

m. clistere, n scrvizialc ,.

151

sevne

pl. seplute m. composita diffusa


<,Sud e

Magia,>, Erncsro de Martino,

bagni e lavaggi di decozioni di


spenacarde, spigonardo, lavanda.

gogo. Crespigno, soncino. Sc. Sonchus olcraceus. 114 157 196 255 262.

A volte il malc cra dovuto ad infestazione da chjctttiedde, piattoni


(tipi di pidocchi dcl genere Phthi-

sfelaSSe

rn. c f. librina del sangue e


guc coagr-rlato, " sfilacci ,, 141
sfelettate

agg. macilertto,

affilato

,.

san-

116

sfrre

f. ferro rotto e vecchio di


coltello scnza manico. Lama.

un
229

239 sfoch-a lla restcce


m. crpete della Pudenda. ColPiva,
soprattutto, le contadinc in cslate per la polvcre del terreno o la
iosclte, lolla dcll'aia. Si n-ranilcstava con vescichette rossastre chc
davano un insopporlabile agg\ gglt j c,
prurito. Il rimedio pronto e sbrigativo, per calmare il Prurito e guarirc, era cli lavarsi Pitr voltc al
giorno con dccotto fredclo di rarclici
frcscl.re c f<lglie tritate di malva
sclvatica, usatrdo solo acqua Piovana. Qualora l'infiammaziot-re col-

l. cielo scoperto, arier apcrta,

110)A Pisticci, tale irregolarit detta <,seretcdda. cfr.


Feltrinelli, 1971, Milano, pag. 19.

132

cordone

trasvcrsale al centro clel capo. Mo-

nei campi coltivati o no, usata


di ferite e cola-

come astringente

piva la vulva, provvedevano ad aP'


plicarvi sopra un cataPlasma chc
componevano pestando un bulbt-r
du uavuz.?.e, del porraccio, una ci'
polla ed una testa d'aglio. Qucsto
trattamcnl.o era rinfrescantc t: Iaceva guarirc con tre applicazioni
notturne. Sc il male colpiva chi
abitava in citt, ove prendcva an-

che la clenominazione di sf oclt'o


o ptterte, al pettine pubico (pecten pubis), e la causa
era u trnrrrlre, iI muco, le pcrditc
bianchc vaginali, la leucorrea, o Ia
infiammazione della vulva, la vulvite, si curavano e guarivano con
peccirte,

rius inguinalis), particolarmentc localizzata nel pubc, che dava un


insopportabile prr-rri1o. Ftirasi. In
qucsto caso intcrvenivano con leggere strofinazioni di olio e petrolio, che riuscivano a liberare da
quei parassiti, cd a guarire le
lcsioni cutancc, provocatc dal grattarsi, oppure, cu ttttttttrtde de le
cltjalletlde, con l'unguento dei piattor-ri, cio, coll l'urrguento cinero , a base cli mercurio. Quest'ullima forma del male doveva esserc
tanlo noiosa, chc ancora oggi si
conserva il malaugurio: ctt pu77.uv le cltjatteddc. Che tu possa
zrvcrc i piattor.ri, cio che tu possa averc degli ir.rsolvibili grattacapi.

La locuzione ha scnso figurato


pudco di u slogo alla ristoppia ,
al campo coltivato a grano.
240 sfoche
fruttte, spiu'rie.
241 sfoche de gevend
rrr. malattia cLltallca che affliggc
spesso

gli

aclolescenti Iasciando,

ir-r

qualclre caso, postumi sgradevoli

per tutta la vita. Acne volgarc


o giovanile o polimorfa, sfogo cli
gioventir ". Si curava con bagnuoli
di camomilla fredcla, di acqua c
crusca, di decotto frcdclo di malva
che favorivano la scomparsa r/c
le rttbret,edtlte, dei comdoni, c.
vitando la formazione delle caratteristiche cicatrici deturpanti. Pcr
133

la causa c la cura radicale -;>


ntbreveddme.
242 sfoche de la frve
m. vescicole e successivamente piaghette, croste, che si formano sullc labbra a seguito di forte febbre. Erpete labiale. Guarivano con
olio di oliva battuto e con pomata
di cenere di carta, amalgamata
con olio.
243 sfoche de mare

m.

->

244 sfoche de varve


m. piccole pustolc sul viso, da infezioni pcr csscrsi fatta la barba
con rasoio non disinlettato o non
bene affilato. Follic<llitc coccica
dclla barba, oppure malattia della
barba dovuta a ura spccie di parassiti, i Trichophyton, chc lascia
zonc del viso clepilate, lisce. Sicosi tricofitica. Erano mali che
stcntavano a guarirc c si curavano con bagnuoli di sterttirrc, spremute, cio, estratlo, di succo ottcnuto spremendo la nterugge, ffrarrubbio lesso, e str<-rfinaziorri di alc<.lol pnro.

sfuasse

sfogasse.

r30

sgravedante
f. parto, sgravamento . 19

115

98

senUe

f. parti delicate e sensibili


testa, sensi. Anche cervello.
sere

della
32

m. parte acquosa del latte che

134

v. toglicre la mamma,

ri

svezzate.

Ora vale per dire chiacchiere, corbellerie. So srttcLrrtrttale quutte cttf-

late e ttrc t1e so ssciute, ho detto


quattro corbellerie e me ne sono
anclato
-S norrte-sit.

f. micle liquido,
rio ,. 23

cerconc

mela-

245 smicce
rn. chc vcdc poct-r, che ha vista
corta. Miope, sbircio, bircio. Veniva clriar-nato antche ccctLticdde, piccolo ciccr,r. Chi avcva qucsto dilctt<-r si curava lacenclo spriz.zare,
clirctlarmcntc ncgli occhi, l'essenza
dclla buccia di rrranclarini. Dicevar.ro chc cos la vista si schiariva. 247
246 smiccelungasd

m. chc sbircia alla lunga,


prcsbite. Era cor-rvinzione che
divcntavar'o tai dr.lpt-r i cinquant'anni e che si trattava
di affezione passeggicra. La vista sarebbe migliorata con l'avanzarc dcll'et, cio clop<.r il climaterio. Non cos per le sttticcepoclte,

sddere

m. sedere.

smamm

smelcche

fruute.

inrp. cong. di sltt, che

mane dopo che si ottenuto iI


formaggio, siero. 151
sve
m. sego. 6l

mi<.rpi.

247 smiccepoche
m. che sbircia, che vecle poco, che
ha vista corta perc s'|ru fatle
accenec, perch si fatto indebolire la vista, eseguendo lavori
min'-rti e con scarsa luce. Miope

srtticce. Il prefisso strticce sta


-2
ad indicare la tendenza dei miopi
ad arricciare le palpebre, a snxec-

ci, a socchiudere gli occhi per


meglio vedere e, quindi, il miope
stesso. Per questa naturale abitudinc vcr-rivano chiamati anche cecchentelline, cecolini sdolcinati, nel
senso di smorfiosetti quasi ciechi.
L'affermazione tuttora viva, di chi

inizia ad accusare la miopia

'. l'c-

cltjc

rrorut-acchentpgrterte ccltjit,
rtgc vole l'acchjeilre, gli occhi non

accompagnano pir,
co, n occhialaio r.

ci vuolc l'otti-

248 sobbraffiate
m. rcspiro frequer-rte ed affannoso,
in scguito a uno slorzo, anche
minimo, di ammalati di disturbi
circolatori, respiratori, o in stato
tossico infettivo. Dispnea, fiato
grosso, affanno. Solevano clire: a
tttr picche de strapazze nge vrte
sbbet-u sobbraffiate, se snde sbbet-ussaleutur, a un poco di stra-

pazzo gli viene subito l'affanno,


si scnte subito mancare il fiato.
Trovavano qiovevole la cura di tre
Iazzc, lontano dai pasti, di ir-rfuso
di foglie di spenacarde, spigonardo,
di fiori di menta. Gi anziani si
difcnclevano fumando jncl-a lta
pippe de crte, in una pipa di
crela, fronSe seccate e sfrertguate,
foglie sccche e tritate di salvia e
rosmarino. Dicevano che sentivano
u ffiate cchj libbre, la respirazior.re piir agevole, l'alito libero.
sppete
f. quadratino assorbente di tessuto greggio a spiga, detto quattepedclte <-, per neonati. Pannolino, soppanno. 219
spaccapte
f. erba dorata, spacca pietra .
Sc. Ceterach officinarum. 183

249 spaddatre
f. slogatura di spalla dei bambini,
causata da movimenti bruschi. Spal-

larsi. Intervenivano subito con massaggi di olio caldo preso da una


lampada chc ardeva da'rranti all'immagine di Sant'Antonio. Dopo tre
trattamenti, la spalla si rimetteva

a posto, c solo raramente

chie-

devano l'intervcnto clella conciaossa.

spande

m. paura, spavento. 283


250 spanncchje
m. sensazione di freddo e caldo
chc si sentc lungo la spalla all'inizio clclla febbre, accompagnata da
sbacligli c stiramcnti cli membra,
spanclcnclo le braccia. Brivido febbrile, ribrezzo.
sparagnte
pt. di sparagtui, di un asccsso ben
suppufato, che stato premuto per
far vcnir fuori il pus. Sprillato,
aperto. 87
sparatracche
m. taffet spalmato

di ull cerotto,
che si mette su feritc per farlc
cicatrizzare. Cerotto, sparadrappo

".

262

speggile

m. farmacista, o spezialc ".

106

227

283

251 spel
v. perdere i capelli, spelare. Calvizie, alopecia. Causa principale di
questa malattia crano lc febbri
tifoidee e la conseguenza della zlle, tigna favosa, specic per i giovani. Questi, ai primi segni, solcvano farsi fare u caron-a g1rc,
la rapata con la macchinetta to-

13s

satrice regolata al massimo della


pressione; i creduloni si lasciavano convinccrc a farsi passare anchc il rasoio contropclo, per avere
i nuovi capclli ricci e folti. Allc
clonnc anziane i capclli cadevano
o tierrrltc tle la caslagrle, al tempo
dellc castagne, cio, in autunno,
che pcr qucsto lcnomeno vcniva
irrdicata anche staggine dc le capidde sperte, stagione dei capelli
radi, sparsi. Lc prinrc acl accorgcscnc crano lc caprc, pcttinatrici,
coloro chc, pcr mcsticre, anclavan<r
concianclo

poca,

il

capo. Esse, ir.r quell'c-

si arricchivano, cos clicolro,

percl.r raccoglicvano le capidtle, i


capclli, che cadcvano alle loro clier.r-

ti c prcparavano l sceggltjne, la
parrlrcca, il cigr-ronc, che vendevano allc stessc, quando divcntavano qnasi calvc. Conrc cura acl arrc-

stare la caduta dci capclli ed a


farli ricresccrc, ricorrevanr allcr
strofinazioni cli pctrolio c olio cli
ricino, oppurc a una pomata chc
ricavavano facendo scioglicrc tt
tutedttlde,

il

midoll<l ossco

di

bttc.

Altro preparato ccccllcntc, che scrviva anchc a lar ricresccre la


barba, c<-rr-rsistcrra in una mcscolanza cli clue parti di accto e una
di lattc di capra, che lasciavano
riposare per 24 ore. Trascorso

que-

sto tcmpo, la passavano attraverso


una carta spugnosa ed indi filtravano la mcscolanza, da un imbuto con al fondo ra ttosce tle
gltettrte, un batuf<-rlo di cotone.
Cos prcparata era pronta all'uso.
I contadini, i pastori, invece, erano convinti che pcr far ricrescere
i capelli era sufliciente portare nel

136

berretto, a contatto con il cuoio


capclluto, rra cantrrtise de screzzttc,
una spoglia di scorzone, saettone,
scrpc nero, comunc da noi.

Dal ricettario citato alle notc 4


c 95, riprrto questo curioso rimccl i<-r:

Rimedio pcr merlare i capelli


in tcsta cd anchc la barba. Mctti
al quanto oli<l in una padctta di
rarne o lcrro, o crcta, mctti sopra
il luoco carboni accesi e fallo bollirc, o riscaldarc bcnc, quando
[atto mcltcci dcntro una Luccrta
o lucertor-rc, r,iva, chc gira nell'olio
Iinch mora, qucsto olio si passa
c si conscrva in bottiglia. Si adon

pcra bagnando una pczzolir-ra

di

la-

na e si strofina tutta a tcsta c


la faccia per la barba, qucsto rirncclio c piir clficace pcr la giovcntr che pcl noi 'r,ecchi, ma bis<tgna far Ia pruova chc pu riuscire ,.

spenacarde

f. spigonardo, lzrvanda. Sc. Lavanclula latit<llia. Lavanda spica. I


239 248

spenacasce

I. acacia, robinia. Sc. Robinia


do acacia. 1.54

pseu-

spenale

rr. spina del dosso, nuca spinale.


193

spenapddesce

m. biancospino. Sc. Crataegus oxyacantha.154

spenarole
che ha punta aguzza. Dcnte canino, dento occhiale, spinarolo

f.

45

s3.

f.

spina ventosa, per indicare una

spentate

spongiuolc, cipolle d'inverno.


Allir-rnr ['istolosurn. 289

Sc.

spezzalle
v. intcrronrpcrc la fcbbre con cure,
" spczz:trla

".

82

spezzatne

L prostrazir,rnc, I'iacchezza in scgui


to :t nlalattiir itrlettiva, spossatezta. 83
252 spina vendose
[. inlian-rr-nazionc dcl periostio che
rivcstc lc ossa. Ostcoperiostitc, ostionriclitc, spina venlosa ,. Malattia tr-rbcrcolarc delle clita, caratlcrizzata, soprattutto dalla fornrazionc cli r-rr-rovi strati ossci che
provocano la formazionc cli troclositir clcllc ossa falangee, c piir apparisccntc l'aspctto fusilormc dclle
prir.r.rc ['alangi. Dall'aspctto rlc le
cirtglt-ssara, clellc mani, contratte

e clclormatc, gon['ie comc se vi


fossc sof liato il vcnto, clonde il
lernrinc, qucsta irrliammazi<-rnc, ccr-

tamenlc tubcrcolarc, vcniva confusa con lc dissccte o dsscetre


fi'regtote, lc dita arronciliate, contorte, con l'artritc rcumatoide, malattia ben diversa e meno gral,e,
in rapporto alla clcvata mortalit
dellc affczioni tubercolari dci primi del sccolo. Si curavano con strofinazioni di tliautcchje, peperoncini rossi piccanti di Cajcnna, applicando sulle mani una pomata
formata da sapone de uorvere e
peutedore, da barba c pomodoriur.
Nella parlata corrc spesso la frase
fatta: i na spina tendose, una

persona importuna che non si riesce levare da torno; e I'invettiva:

rrt de piggltjc na spina ycndose?


Mai ti colpisce una spina ventosa?
A chi dove ha gli occhi ha lc
mani, che tocca tutto.

sprde camberate
m. spirito canforato. 203

sprte d'abbressci
m. spirito da arder.e, dcnaturato.
215

f.

sprchie
succiame.lc. Sc. Orobanche graci-

Iis.24
sprefume

m. vapori b:rlsamici,

profumati
cli sostanze mcclicamcntosc che vcnivano fatti inalare . scopo clecongcstionante dcllc vie respiratoric,
oppure vcnivano applicati ad altrc
parti dcl corpo conc ad esempio
allc emorrclicli, all'utcro prolassato. Suflumigi. Oggi lo stcssr tcrmine vicne usato pcr indicarc lc
nebulizzazioni, l'aeresol. 46 53 74

254 279

spremute
pt. di sprme, sprillato, sprerrul(),
e, m. prcmiti. 7
spugnate

rli

spugte, di erbc sccclrc rrrt'dicamentose o anchc cli par-rrro clrc

pL.

si mettono in acqua pcr lar.la assorbire comc spugna. R:.rrnrrrollito, rammorbidito. l8l
253 sprrie

m.

ir-rfiammazione clci

lollicoli

r.rr-

I I I ) Precisazione di Donato Carmineo, d'anni 68, infermiere a riposo.

t/

tanei con pus, che si manifesta


d'estate per il caldo, ma sempre
in conscguenza di affezioni generali con compromissione anche della composizione del sangue. Pustole, foruncoletti, " spurghi . Venivano chiamati anche sfoche, sfogo
fruute. Si curavano con ba-;,
gni di mare per i quali, a volte,
si erano manifestati, e facendoli
suppurare spontaneamcnte uno Per
nno. In questo stato usavano fare
bagnuoli di camomilla.
squagghiate
pt. di squttggltj, sciolto, Iiqucfatto, " squagliato . 93

ssulte

m. matcria viscida, serniliquida con


tracce di sangue che si emette in

scguito a malattie intestinali come diarrea, tenesmo, ecc., e che


provoca dolori al basso ventre e
bruciore insopportabilc all'ano. Mu-

co irritantc intcstinalc.
Il termirre valc n solcio come sostanza fortigna dei residui dell'aceto che ha portato a maturazionc
pepcroni ed altri ortaggi. 265

staggine de le capidde
sperte
loc. ad inclicare l'autunno, stagior.re
in cui si verifica la caduta dei capelli. o Stagionc dei capelli radi,
sparsi

,.

251.

stagn

v. ristagnare l'uscita di
mostare. 19 53

sangue, e-

196

stagnasnghe

m. anello di ferro che infilavano


al dito medio della mano sini
stra per arrestare l'emorragia na138

sale, 1'epistassi. Anello emostatico.


135

stagn u curpe
loc. per arrestare Ia diarrea. 228
stande

ti

privazioni, sofferenze, patimenanche morali, stenti. 224

f.

stecche clella cassa toracica,

argg.

stcche

co-

stole. 107 ll6


254 stemacle
f . lumefazione dei vasi sanguigni
clell'ano con uscita di sangue, specic se esterni. Emorroidi. Questo
malanno cra pi frcquente per gli
uon.rini dopo i cinquant'anr-ri e pi
facilmcntc per i tipi pletorici, sanguigni. Lc rtrcrrte, emorroidi, veni
vano ritenutc " benedette , quali
valvolc di scarico, ch evitavano la
frrie de sartghe, commozione ce.
rebrale, o nlr colpe, un collasso
cardiaco. Pertanto, -qli ammalati,
si faccvano, a iogte carttbiantnde
de staggirrc, ogni rinnovo delle
stagioni, .sagrlr, salassarc o si applicavano

le

surtgtrit te, sanguisughe,

dictro le orecchie, pe fasse na sagnirru cche, per farsi un salasso


incruento, ed aiutare l'alleggerimen.
to dcl sanguc, specie quando le
emorroidi non sanguinavano spesso. In questo caso da ricordare chc non mancavano di far ri
corso allc foglie di fico, con le
quali si fregavano Ia parte, anche
per calmare il prurito, a volte in.

sopportabile, provocandone la rottura e l'uscita del sangue. Se Ie

sentivano scadute, fuoruscite e


gonfie, cercavano di fare rientrare applicando un impiaslro di mr-

rue, morchia, e irve de

uende,

parietaria pestata, oppure facevano

le

ume, i suffumigi all,ano


con acqua di marc o con decotto
cli irye varvose o vctrvcchje, erspref

ba con barba, cio, tasso barbasso;


prendevano due manciate, aggiungevano un pugno di ntalvne,

ne

altea, malvarosa, un pugno di semi


di lino, li facevano bollire e poi
mettevano il lutto jind-a nu quan-

dre, in un cantaro, sul quale si


accovacciavano, oppurc, jirtd-o biu-

le, nel canteto smaltato, e mai


usavano u prise, il cantero di tcrra cotta, perch poteva crepare
con l'intruglio bollente, sul quale
si scdcvano. Altra preoccupazione
di qucsti infermi cra quella di lenerc z, ctrrpr: defresckate, il corpo rinfrescato, leggiero, bevendo
spesso da un boccale pieno d,acqua, nel qualc avevano tenuto a
macerare l'crba vctriola alla serc.
na. Oltre questi accorgimenti, ave.
vano delle vere e proprie cure, sia
per il tipo csterno che interno di e-

morroidi. La pi cfficace consistcva in un Llngucnto che preparava chi ne aveva il segreto. Sono
riuscito a venirnc a conoscenza
da Terzulli Grazia, vccchia yantrrtre, levatrice, della citt vecchia,
ed ecco la ricetta: prendeva un
pezzo di lardo che pestava ben
bene in un mortaio di pietra; quando era amalgamato aggiungeva un
pomodoro ben maturo, pulito dei
semi e della pelle, e continuava a
pestare, indi passava, la specie di
pasta, in un tegamino di creta e
faceva bollire fino a far perdere

la partc acquosa. La pomata

cos

ottenuta doveva essere applicata

o.

gni scra sull'orifizio analc, fino


alla scomparsa dei noduli de le
rtterrggh je, dell'cmorroidi. I pazienti sentivano, entro due o tre
giorni, un sollievo come di guari
gione, forse pcr le qualit emollienti del lardo, e antisettiche degli acidi del pomodoro. Per t'alin'cntazionc raccomandavano di eliminarc i cibi piccanti e, soprattutto, il pcpe dai condimcnti.
La stcssa pomata veniva usata clalle partoricnti c poteva conservarsi
pcr oltre un anno
merrte,
-> da
tttcrrggh je. Il tcrmine
sto1nn,, foro, apcrtura, o che distur-

ba lo

stomac.r.

255 stendine
m. colon discendcntc, grosso ir-ttcstirro, sigma, rctto. Sccor-rdo a crcdenza pc-rpolarc, digcrirc equivalcva a dcfccarc c, pertanto, cot]
qucsta vocc indicavano in particolarc il colon clisccnder.rtc c il sigma
ostruitr-r. Qr,resto cra l'intcstino principale ed accusarc un clolorc irr
corrisponclcnza, inclicava cattiva cligcstione, malanno. Tutti gli altr
intcstirri erano /e rtclraute, gli cntcrami, e la ndratna loughe, l'ir-tlcstino tcnuc. Bisognava, dunquc, r/cfresckti u stendine, rinfrcscarc il
grosso intcstino, cioe, mitigar.c l'irrfiammazione, svuotarlo pcr clar.gli
riposo perch appcsar.rtito. Pcr ottencre un buon risultato in lll
senso, ricorrevano alla cut.a tlt
I'acque de Criste, clcll'acclra tli
Cristo, dolciastra, che sgorgava

lrrrr-

l3e

go le rive del mare"'. Ottime

che arrcsta

ricche limpide sorgenti erano quelle del Filoscene, all'altezza dell'attuale Caserma Bergia, ove numerosi c<.rnvenivano di buon mattino:

148 172 261

un boccale vuotato sul posto

per una settimana, era sufficiente


a restituire al colon la funzione
normale. Altra cura era quella di
digiunare pcr uno o due giorni o
di mangiare, per qualche giorno,
solo verdura lessa condita con olio

il

male. Empiastro.

139

la

sterttre

m. empiastro per slogaturc e specialmcnte lombaggini. Strettura, di

erba stretta, pigiata e

premuta,

ma, soprattutto, cerotto medicato,


arnicato, che vendeva u speggile,
il farmacista, e che applicavano
sulla parte dolente lasciandovelo
anche settimane. 49 193 244

verginc; prcfcrivano le fggltje ntesclcate, un misto di ite nuscetigSe,


bietoline sporlancc, di sculllc, soncini, crespigni, e di cecure sctlvagge, cicorie veraci, condite, corne si detto, con abbondante olio
vcrginc. Per olio vergine deve in-

256 stiole
f. vaiolo. Per qucsta malattia inlcttiva il popolo aveva poco da
fare, se non attendere che, nei
casi fortunati, passasscro i venli
giorni della sua clurata c la cacluta clelle croste, che lasciavano
lcndcrsi qucllo chc i contadini si Itt facce-arrepecolc, il viso aggrinprocuravano prelevandolo, con un zato, butterato pcr i reliquati cicucchiaio cli legno, dircttamente catriziali, avvilenti per 1e donne.
dalla vasca dei trapcti, ncl corso Nel corso dclla malattia davano a
della macinazionc delle olive. Era, bere vino biar-rco c curavano le paquindi, l'olio della polpa dellc oli- pule c poi lc pustolc, coprendole
ve e della prima spremuta. Altro con pczzolinc inlrisc di camomilla
rimedio salutare era un decotto o acqua di n-ralva. Malattia scomche ottenevano faccndo bollir'e, pcr parsa pcr l'obbligo di andare a
l5 minuti, delle piante intcre cli fare le ngite, l.'innesto, la vaccinacrescile, corregiuola, vilucchio; nc zione antivaiolosa"'.
prendcvano Lre lazzs al giorno, di I butterati venivano chiamati rrra.scui una prima di addormentarsi. sce i maschi e utossce lc donnc,
Questo decotto, oltre a risolvere oppurc, facce de grattarole, faccia
la pcristalsi dcl sigma, cvitava l'in- di grattugia; facce de cherttbilte
sorgere delle caratteristiche linee rizze, faccla di confetti ricci, daldi febbre, trattandosi anche di un l'aspetto caratteristico. Venivano
ottimo antipiretico.
anche apostrofati pez.z.uate, bulle.
rati, carpecate, rapposi. Fra le
steppate
f. erborato per slogature in genere, nlossce tuttora viva, nella leg112) Ricordo del Do. Michelc Vulpi, medico defunto

111) cfr. Prof. Nicola Mongelli, <Medici


pagg. 7 e 2), De Robertis, Putignano, 1!66.

140

il

genda popolare, Anna Quintavallc


maritata Loprieno, detta, appunto,

17 Luelo 1967.

di Terra di Bari nei moti rivoluzionari del

1799,

Mossce, cl.rc capcggi l'episodio

rivoltoso detto de le rnegrteuicclrje,

dci lumachini, pasta casalinga,


quando, alla fine dcl 1800, si ebbcro i moti rivoltosi per la farina.
257 stiola sprrie
1..

rnalattia epidemica benigna

che

si mar-rifcstava con l'uscita, specie


snl petto e sulla pancia, de lc
rrrbrct,tlclue, dcllc vescicole, del tutto sin-rili allc pustole dcl vaiolo.

i bambini e ccrdi cvitare che


si I'ormassero le piaghctte c le
crostc, alla caduta clclle quali ri
Varicclla. Colpiva

cavino, soprattutto,

mncvano le cicatrici comc buttcri.

Tcncvancl

a lctto, rnolto

cautclati,

ccl attenclcvano che la malattia sfo-

gasse. Durava

circa venti giorni,

comprcsi i 14 dcl'incubazione.
Il tcrminc da stiole, vaiolo, e splir.
rrc, slrurghi.

strengetre

f. che stringe, cinto erniario. 206


258 strengiute de pette
f. bronchite, stretta di petto.
-;,
brert gltiette.
strennute

rr. starnuti. A chi starnuta si


suole indirizzare i s'cguenti auguri:
Poz.z.e

isse sartde, possa esscre

o ragaz,zo; bbotlct .sorte, oppure, sorta riccct ricche,


santo, se banrbino

buona favorevolc sorte, sorte ricca


ricczr, fortunata, se giovani; sanclcttc, oppure, clte

la

bborta salute,

salutc, con la buona salute, se

ziani. Le risposte sono:

zie, cento a voi; o anche cariche


ci impcrtinenz,a: gruggie, rto-ntbasce

rttrtlde, petryat-a lla saluta voste;


grazic, non fa niente, pensate alla
vostra salute. 32
strppue
m. convulsioni, strappi.

122
stmech-assaverrute
loc. pcr stomaco che avessc sopra
Strettegghiate
un pictronc, un mattonc, stomaco pt. cli strctiiggitj, slogato,

pcsantc.

227

b.

stmmeche
r11.

stomaco. 56 79 97 189

stmmeche destenguate
loc. per stomaco intossicaio. 226
strafuche
m. cibo abbondantc consumato in.
gordamente. Dcv. da strafecuit,
str-affogarc. 101
strazzagatte
smilace, stracciagatti per
spine. Sc. Smilax aspera. 183
stregemende

m. astringenti intestinali.

228

Iussa_

259

259 strettegghiatre
f. strappo muscolare, distorsione,
lussazione, stortigliatura r. Causa

226

f.

an-

graggie,
grazic; gruggie, ciend-a vesser, gra-

Ie

de la des.segr3gie, dell'irrcidente,
cra spesso rta sceuatre, una scivolata. Si curava cor.r impiastri di
bianco d'uovo e cenerc, e, soprattutto, con l'intervento di vecchie
praticone, delle cosiddette aggittslaissere, addrizzaissere, chengcisse, conciaossa, medicone che tramandavano i segreti ci generazionc

in generazione e che acchenTvvene


tt pte, il r)razz.e strelteggltjnte, ac-

141

il piede, il braccio slogato con strofinazioni di aceto, e


trattavano le distorsioni di braccia,
caviglie, mani, esercitando un vetnero c proprio mestiere

261 sveldatre
f. spostarsi delle ossa in una articolazionc per un colpo a vuoto,
per una caduta, ru scialautbe, uno
scivolone. Strappo muscolare, slo-

scuecchj e,

gatura muscolare, lussazione.

conciavano

m.
n

-;

sv el clat r e.

sucamnne
tiralatte, poppatoio, biberone,

succhia mammelle

".

84

srchje
m. alito, rcspiro. 153
260 srchje fetnde
m. alito sgradevolc per carie di
dcnti, infiammaziot.tc della mucosa
gengivalc c, soprattutto, pcr turbe
intcstinali. Cacosmia. Per guarire,
specic nci casi in cui l'alitosi si
manifcstava in forma continua, usavano bcrc qualchc ta7.r-a, il n'rattino c durantc la giornata, di dccotto di foglie cli t,asertecrte, ba'
silico, unitc a duc riccttacoli c
peduncoli di rosc rosse. A darc ut-t
risultato positivo cra l'azione clcodorante clclla clorofilla, tuttora racconrarrclata dalla nrcdicina ulficialc
per Lln lalc inconvcnicntc. Di qucsti svcntnrati solcvano rJftc: tuata
u colrc ttgurpe, hanno il colera
in corpo. Pcr guarirc dalle n.racchic
azzurrognole
prcsentavano

c dal gonliore chc


le gengive infiamrna-

te pcr piorrea, a[tc, mughctto, cau-

sa spcsso di tale

inconveniente,

di essc /e
i crcscioni lessi c
caldi; oppurc di lavarc la bocca
cercavano cli tencre su
cerrtescaz.zialle,

con decozioni della stessa erba

di radici di

cetrtetlecle, cavolo

broccolo. Con questi rinrcdi evita-

vano l'aggravamento del processo


ed agevolavano la scomparsa delle
ulccre.

142

Il primo avvertimcnto, in questo accidentc, era dato dal vccchio adagio:


lct l4tttttntc, u yrazz.c vole u-ctbbett-

dc, la gamba, il braccio vuole il


riposo, cio, cra indispensabile tencrc il piede, la gamba, su una
sedia, il braccio legato al collo.
Oppurc dal provcrbio:. garnura lliettc c vroz.Z.c rttbictte, gamba al letto c braccio in pctto. Come cura
valcva /c steppate, l'cmpiastro, " la

stoppata,, che consisteva in un

ba-

tufolo di barnbagia di cotone, che


il pi dcllc volte tiravano da una
copcrta imbottita, sul quale veniva messo dclla chiara d'uova bat.
tuta, con incenso o cencrc, ed applicata sulla parte dolorante. In
brcvc si solidificava comc ingcssatura e teneva l'arto immobilizzato fino alla guarigionc. Nei casi
clolorosissimi ricorrcvano a l'ctdclrizz.uisscre, alla conciaossa, medico-

na, che con le suc pratiche segrctc, consistcnti in csorcismi, preghicrc, massaggi con aceto seguiti da scgni di croce, riusciva a
rimcttcrc a posto l'osso ed a far
calmare il dolore
strctteggltjalitrc, rttescucchje.-2
svessate

pt. di

srrcss, dolore fisico e mo vcssato . 274

ralc, spossato,

taddute
agg. robusto, pieno di vigore, tarchiato. Cfr. tallo, vigore, c sp. tal.
luclo, u cresciuto ,, 274

f.

tagghjaverme

taglia vermi

taggltjavicrrtte.

283

mettere sopra, dopl una buona di-

-;,

t'utntene

262 tgghje
rn. taglio, ferita. Al taglio davano
molta importanza sia sc fosse supcrficiale, sia se in profonclit. prima prcoccupazione era di farc uscire, succhiando, molto sangue perch l'oggetto chc l'aveva proclotto
poteva cssere cwvclcuale, infetto,
infettiv<-r. Dopo cercavano di disin.
fettare con il pctrolio, semprc a
portata cli mano pcr gli usi domcstici, con accto o vino, ch'erano
ritcnuti anchc dcgli astringenti. Appcna ccssava l'uscita dcl sangue,
Iasciavano con tcla cli c_rtonc usata, rnorbida e da bucato. Nc_eli
ultin.ri tcmpi, c spccic ir.r citt,
applicavano, sopra il taglio, lr .spnralracclrc, lo sparadrappo, il cc_
rotlo.

Sc la lcrita avvcniva irr

gna, Lrsavano

pasl

una pianta cli

campit-

rcggltlr), pestarc
sc.t,rte, soncino,

contencntc un Iatticc fclrtcmcnte

a-

stringentc, mcttcnclola sulla ferita

sinfcttata con vino o aceto, la

felisscene, ragnatcla, di stalla, ricca cli polvcre di calce bianca, che


assorbiva il sanguc, nc arrestava

l'uscita c facilmcntc formava Ia


crosta, l'cscara. Sc un contaclino
si tagrliava con Ia falce o la rertgedde, roncola, c si trovava lontano dall'abitazirnc, prontamcnte
vi orinava sopra; p.ri stcrrava una
raclice annualc, bianca, cla un al_
bcro di <.rlive, nc ricavava u tn_
tteclte, la corteccia, e Ia lcgava sopra la fcrita. Il succo cra un ottimo coagulantc e cicatriT.?.an\e fan_
to da lar formarc la sclterzclcle,
crosta, cscara, ir-r brcvc tcmpo c
scnz. prcoccupazi<_rr-rc chc scguissc
l'inliamr-nazionc. Sc accaclcva a ur-r

pcscatore

di

yarclrcccldc, barchet-

tz, nel mancggiarc il coltcllo o


la frcette, fiocina, dopo aver bagnitto la partc ferita nel mare, si
procLrrava, clte lu grarttbtltlc, cor-t
la grampa, tut bu,re, un bavcro,
urr tall_r di litgglterte, alga, ne ri
cavava Ia partc fibrosa e, con i

e lcganclo alla buor.ra con fili cli fili della stcssa, la lc_sava sul taglio,
erba o con t<lglia cli canna no- ottcncdo un ptollto ristagno clcl
strana, soprattutto pe ll aggrurtti sangue. La ferita, in tal modo,
si
sirbbete u ssctrtl4lte, per farc rap- rimarginava dcfinitivamentc.
In
caprendere al piir presto il sanguc. si f'requenti cli tagli
a un tallonc
Ricntrarrdo alla trre, casolarc, la- o pianta de I piedc, (la maggior.
vavano la lcrita con vino, o acqua
parte dei ragazzi c dcgli opcrai
e aceto, c Ia fasciavano con una andavano scalzi, d'cstate) causati
benda, ponendo prima, sopra la ela rnt cule de bettigtie, cla
Lul
ferita, una foglia di malva oncle fondo di bottiglia, c prol,oncli tanfar essiccare bene l'escara ed evi- to da vedcre uscire abbonclantctare che si attaccasse alla fascia- mente il sangue, con una vcl..l
c
tura. Se si trattava di tagli pro_ propria emorragia, il malcapitat<r
fondi alla testa o a la lgge, alla chicdcva aiuto a qualche
vccchio
tempia, molto pericolosi, usavan<t pcscatore males, pratic<t cli nragia,
t43

che interveniva facendo trc scgni


di croce sulla ferita, che tamPorlava poncndo soPra il Pollicc, c
rccitanclo questo scougiuro:
Sanghe, ji de ngattde,
Stut-Go ssenre Datlt tttiilte"o

ji rtge rttcch'tr disscete


c lu la sarte!
Sanguc, io ti incanto,
San Cosma e Damiano
io gli metto il dito
c tu la sani!
Incli ripctcva i tre scgni cli crocc
sulla lerita chc, come d'incanto,
cos clicono, ccssava di sanguinare'
Ultimo clepositario di questo scongiuro c Gactano Ranieri, di 8l arr-rni,

varchecetltlitrc, pescatorc con bar'


cl'etta.

tapenre

f. talp romaua. Lzr sua pelliccia

vclltrtala vclliva Llsata pct' guarilc


gli occhi infiammati. Sc. Talpa cacca.

58

taratffe
m. uovo di mare, tartufo di
re

,.

Sc. Microcosmus sulcatus.

ma290

tededdche

m. cavit asccllarc, ascclla, u clitcllo

,.

155

1r:chismo. 188

sccorldo

il

ca'

283

263 temne bengne


temne malgne
m. lumefazionc supcrficiale, se be'
rrgnc, benigna, dovuta, sccondo la
crcclcnza p<-rpolarc,

sstutglrc iitd'

rlesce, sangue guasto, che si cra


fermato in un Punto clel corPo Per
arresto cli circolazionc. Tumore be'
rrigrt-r

t- nraliglro. Pritla

pt'coccu-

pazione era cli farlo maturare per


veclcrlo suppurare. Per otter-rcre ci,
inlerveni'tano cor-r l'applicazionc di
pauni caldo-umidi, cl-tc stimolava la

circolaziot-re e richiauava il sanguc


r-nalcio in un punto; oppure, appliciv.1o \e beccltcre, coppette, per
lo stesso scopo. Indi passavano ad
applicare gli inlpiastri pcr ottenerc
lzr sup1traziotlc, comc irldicato alle
voci lrttgre, bcitbtta, tutgrte <----

Bcn clivers<-r dovcva csscre il risult.rto, llrtLlralnretltc, nei casi di tunrel'azione infian-rmatoria e in quel'

li

cli tumefaziortc tumorale nraligna.

tendure de candrrie

l. czrtt, vino, rosolio con sciolta


la polvere di cantaride, eccitante
per i vccchi e che, soPrattLltto, ve'
niva usata da chi veniva colto

208

irnpotenza

tegnse
agg. tignoso.

cli non ollenclerlo,

268

temerate de Dd
loc. ad indicarc chi temeva Dio,
chi aveva una gran fede e cercava

da

come vescicaute. Tin'

tura di cantaride

(F.U.)'

264 tengne
m. infiammazione crouica dellc
glandule linfatiche, causata, il pi

i11) SS. Cosma e Damiaoo, gcrnelli' arabi di origine' c<ucati in Siria' marririzzati e dccapitati
perci
in Cilicia al rempo di Diocleziano. Esercitarono l'arte della medicina per beneficenza, derti
noi
<,aoargiri (senza argento, senza compenso), e SS. Medici Patroni soprattutto dei medici Da
baresi. oel
venerati in Bironro, ovc numerosi si rc.cano n pellegrinaggio (una volta a piedi) i devoti
Mitano, 1906,
mese di orobre. cfr. <,Sroria Sociale r]ella Chiesa, Mons. Llmberto Benigni, Vallardi,
pag. 275. E Encitlopctlia Ecclesiastica, diretta da Mons Bernarcggi' Vallardi' Milano' 194'i

144

delle volte, dalla lue. Adenopatie,


ascesso alf inguine, adenite inguinale, tincone . Si distingueva do

dal bubbone, soprattutto


perch si presentava con un arrossamento della pelle dell'inguine, che
man mallo si gonfiava, assumendo
il colore bluastro. L'infiammazione
era accompagnata da febbri e dobebbrte,

lori. Era ribclle a suppurare con


i rimedi indicati per gli altri ae riuscivano a provocare un
processo suppurativo solo con un
lungo uso di impiastro di foglie
scessi

di lcrtdre, oleandro, pestate, macerate e bollitc. Raggiunto lo sco.


po, la suppurazione durava. anche
mesi, continuando .a spurgare, re-

sistcndo alla cicatrizzazione, residuando talvolta una fistola. Quanclo notavano un miglioramento, ricorrcvano a lavaggi d'infuso di
tuggre, orobanche, che ottenevano
vcrsando dell'acqua bollente sull'apparato squamoso pcstato, c poi fil-

trato. Grazie ai lavaggi, e mantenendo sopra l'ascesso un panno imbevuto di detto infuso
per tulta la nottc, anchc in virtir
dclle doti astringenti di qnella pianta parassita, la ferita si chiudcva
ma, molto lcntamcnlc.

265 tennsseme
m. manifestazione morbosa,
spesso accompagna

che

segue affe-

zioni con diarrce insistenti, caratterizzata da premiti dolorosi, con


emissione di materiale mucoso, sanguinolente, irritate, detto r.r ssulge,
il " solcio ,, o dolori addominali
acuti. Dissenteria. I sofferenti di
questo male dicevatloi tt'to nte issene le ttdrame da tre, tttgh-u

ora mi escono gli intestini di fuori, ho il " caca-sangue ,


costretti com'erano a correre spesso, per gli stimoli ad andare di
corpo, col solo risultato di premersi pcr le contrazioni addomi
nali e di vedere uscire er ssttlX,e. Si
curavano come per la scilde, diarrea, dando importanza ai rinfrescanti a base di decotto di malva,
di pclle di mandorle tenute a macerare in acqua alla serena, di orzo.
Bevevano la sernerrdcite, semenzata,
cacasanghe,

specic di orz-ata ottenuta con semi


di popone pcstati. Pcr addolcire
ed attenuare u brescccttr-o aile,
il bruciore all'ano, si lavavano con
l'acqua dci maccheroni. Nel corso
dclla infiammazionc si alimcntavano con grcutgherise scaldate, riso

scotto e scondito, e clte la chentbosle, con la composta di pcre, mele


cotte.

Il termine tencsmo n, spasmo doloroso dcllo sfir-rtere anale, con i


vari stin-roli ad andare di corpo.
Trasformando il termine italiano
dissenteria, oggi chiamano questa
malattia anche sarsari, sartSar.
266 terr35ie
f. itterizia

-;,

f.

utale

du

tturclte.

terrzzue

osso similc, per forma, alla car-

rucola, (1at. trochlea). Rotula.

43

267 terzne
f. febbre malarica. Cos definivano
sia la frve lass-e pgghje, terzana,
che si manifestava a giorni alterni,
sia la quartana che dava la febbrc
ir-rtermittente. Prima che il governo
diffondesse l'uso del chinino di sta-

145

to"', il popolo ricorreva a diversc caldo con dentro un chiodo dr


cure. La piir antica, si Potrebbe garofano e un decotto di camddre,
supporre, consisteva nel Prenderc querciola, camedrio. Causa di queduc granclli del tartaro che si [or- ste febbri erano /e zantbrte, zanmava nclle botti di vino, dramma zare, chc si moltiplicavano sulle
duc e mezzo di ardggerte rtglse, acque delle pilone delle norie e
magnesia in pietra, d irt3e, due delle fosse di liquame, crcando zronce di sciroppo semPlice, mezza ne di rrtalrrie, cattiva aria, malsalibbra, circa 170 grammi, di acqua ne nclle vicinanze dellc abitazioni.
piovana. Il nredicamento cos otte- I contadini ben si convinsero a
nuto lo prcndevano intcrvallata- consiclcrarc salutare il provvedimcnte fir.ro alla scomparsa della mento del 1926, che li obbligava a
fcbbrc. Anchc antica potrebbc con- tcnere le pilone vuote, lavate e
sirlerarsi la cura di mez'zo bicchie- ben asciutte, la domenica ed altri
rino, due o trc voltc al giorno lon- giorni festivi. Essi, il pi delle voltano dai pasti, di un infuso che tc, attribuivano la febbrc terzana
ottcnevano con una Pinta e mcz- alle punture di ceffz.z.e, cinipidi,
7.^, circa trc quinti di litro, di moschc piccole come zanzare, dal
spirito di vino, un'oncia di china, corpo peloso chc ad ogni puntura
faccvano sollcvare lra varle, un
mczza oncia di scorza di arancia
c tre foglie di t'clce capelvetlcre, ponf<-r. Pcr tenerle lontane usache cresceva nai Pozzi, detta, aP' vano acccndcre la sera, nci pressi
punto, irve dc le puzze. Il tutto de la |rrc, dcl casolare, un mucvcniva pestato grossolanamente, chio cli restcce, ristoppia, che faprima tle lu rrrbassirte, dclla in[u- ceva tanto fumo e poca fiamma.
sione. Alla ['ine dcl secolo scors.1
tsche
v'cra ancora un rimedio stomache- nr. vclcr-r<t, u tosco ,. 83
volc, molto in uso nei sccoli pastembe de castagne
sati: racc<rglievano d cttzztlde, <lci
porcellini dcllc cantine, dci muri, loc. pcr indicare l'autunno, temchc abbondavano nei luoghi umidi,
li pestavano c nc ricavavano un
Iiltro, soprattutto le rnagare, che
davano a bcre al malarico, in dosc
omeopatica, con effctti, dicono, fa-

vorcvoli"u. In tutti i temPi non


mancavano di far bcre, specie quando avvertivano u lredduzz.c, il bri'
vido febbrile, un bicchiere di vino

po di

castagne

".

251

tembe de Penneche
loc. usata dai commercianti,

indicarc ristagno delle vendite.

Per
180

268 tigne
f. malattia contagiosa dovuta, come
\a zlle <-, a miceti, Parassiti
vegctali. Tigna tonsurante o decal-

poich
115) <,I contadini ripugnano a farsi curare le febbri intermitteoti col solfato di chinina,
di
ritengono che,<lopo lc febbri guarite, la merlela rimane in corpo, generando ostruzioni di fegato o
milza. cfr. op. cit. a nota 2.
i 16) Anchc in Nini, op. cir. a nora 21.

146

vante. Era caratteriztata dalla ca.


duta di capelli in diversi punti
della testa che restavano depilati, lisci e lucidi. Stentava a gualire, rna, non lasciava calvizic. La
c-r-'avtnc comc la zl/e, escludendo
l'applicazionc della pece e, soprattutto, con una pomata ottenuta con
polverc da sparo e sugna, amalga-

mata a caldo, e strofinata leggcrmcnte con un panno di lana sulla


tcsta che, con lo stesso panno,
tenevano copcrta Ia notte, fino a
completa guarigione. I colpiti venivano chiamati tegttse, tignosi,

e pcr il loro

comportamento pcr-

maloso, giustificatissimo,
spcsso subivano

lo

perch

scherno, veni-

vano denomirrati cltcsseclsse. Le


donne, spccic quclle cle pascia ntaruc, di bassa manor, le popolanc
"
scrvc, chiamano San Pietro u tc-

"
", perchc calvo, e che, sccrndo la leggenda, le aveva magtritse

ledcttc"'.

269 tipe
m. tifo. Una volta malattia diffusa
e mortalc causata dall'uso di acqua inquinata, di vcrdure crudc
concimate cu clterrtrttitle, col cessino, di frutta di mare non dcpurata. Si manifestava c<.rn febbre alta,
sonnolenza, dolori di testa tanto
da sentirsela, come dicevano, spacc. Intervenivano applicando le
saugttitte, sanguisughe, dietro le orccchie, panni imbevuti di acqua
c aceto sulla fronte, fette di limonc o limoni pestati sulle tempie, e
somministrando dccotti di malva.
117

figli,

) Ved. Nuovi Canti

pag. 81.

Baresi'>

Tcnevano l'ammalato digiuno e sot-

to la pressione di una scrie di


clisteri. Qucsti rimedi avcvano Io
scopo di lare abbassare la febbrc,
di calmarc il mal di capo c cli
lasciar sperare che guarissero.

270 tip.a lla cape


m. meningitc, " tifo al cap-r
ttrulettgitc. Malattia di ordine->ge.
ncrale, altre volte provocata da un
focolaio di otite interna, oppure
da malattic infcttivc _eenerali, tifo,
cncefalitc, mcningismo. Si maniIestava cor-r febbrc, vomito, ccfalca,
c<-rr-rvulsioni, paralisi. Aveva una evoluzionc bcnigna c maligna. La
prima lorma avcva gravi conscgucllzc: cecit, sordit, lcsioni o
cclicbbrc, al ccr.vello, ai nervi cranici, pcr cui era piir temuta ctell,altra. Una voltet perrcccl-ti ragazti scemi,

iclioti,

pirr.s.sc, stolti, crano tali pcr


postumi di qucsto tcrribilc male.
Non c'erano natti di cura elficaci
c ritencvancl chc Iosse, comc l,esprcssionc pi corrcnte diccva, con_
scguenza cli tilo al capo: tkt u
lip-ct lle vissccre s'acchjut-tt tip-u
lla capc, dal til'o alle visccrc si
trovato il tit<l al cap<-r. eucsto
passaggio vcniva attribuito a rla
Iallur-a yvitc, a una fattura senza
rimcdi, a vita.

ttte
rn. tetto, fig. sornnrit dcl

capo.

capo. Anchc cen,ello, come nel mo-

clo di dire: se rt'ltu ssciut-u tt ta.


Se ne andato il cervcllo, cio,
ha il ccrvello in processionc, di

Davide Lopez. La serve, Bari, 1910, Giuscppc Latcrzr r

147

chi distratto pcr stanchezza


intclletto. 163

del.

271 tive
m. tifo

-S

apo-

->

tipe.

tocriste

m. cuteroclisma.

149

toss-assutte

f. tosse sccca.107
272 tosse chemeleSSte
f. tossc canina, ipcrtossc, tosse convulsiva. Colpiva i bambini, che
tossivano cavernosamcnte e senza
intervalli. Buon rimcclio per calmarc la tosse, cra un infuso di
loglie e spighe fioritc di yasglie,
basilico, opput'c, una clecozionc di
foglie e radici di grottarole, l^tttrga vclcnosa. Si somnrinisl.ravano
ticpidi, lre latz"e al giorno, aulnentando la dose Ia scra per calmare
e cclnciliare il sonno. La guarigione
si aveva in uno o duc mcsi. Pratica diffusa cra cli portarc i bambini sotto la tcttoia della stazione fcrroviaria a respirarc il fumo
clellc locomotive o, di buon mattirto, clte l'acquaggltje, con la rugiada, in picna campagna, ove accendevano tre sarcertdde, fascine di
ulivo, e lasciavano respirare il fumo a picni polnoni.
trsscene

f. antrace, carbonchio

-;

ppe.

trggamme
m. bastone. In senso fig. si diccva
a chi camminava zoppicando per
gonorrea, sifilide. 127

tregnute

273 trembon-o cervedde


m. trombosi a cervello, ictus
plcttico
colpe

agg. grassoccio.

cfr. fr. trogne.

18

274 tremuizze
m. disturbo dcl sistema nervoso,
che spcsso ir-rsorge ir-r et avanzata,
carattcrizzato da tremore continuo,
specie delle mani, della mandibola,
delle labbra, e che determina difficolt nel prendere oggetti, nell'escguirc clei movimenti, nel parlarc.
Tremolo dovuto ad alterazioni
spcsso di natura arteriosclerotica
di cletcrmir-rati centri nervosi. Parckinsonismo artcriosclerotico. Altre
voltc trattavasi di vcro e proprio
esito cli affezioni di natura enceIalitica. Morbo di Parkinson. Per
qucsto malanno la sola cura che
conosccvano era quclla di lenerc
lc mani imrnersc, per 10/15 minuti,
jittd-a ll'acqure de spuude com-a
ll'acqtrc du sole, ncl vinello infortito e ticpiclo come acqlla tcnuta
al sole. Era un maniluvio che rinforza'r,a i nervi, dicevano. Come
calmarrti clavano qualchc tazz,a di
czrrnomilla durante la giornata ed
un infuso di lattuga romana, pri
ma di andare a letto. D'inverno,
qttalrdo il frcddo faceva rincrudire
il male e si sentivano ccltj svessa1e, pir) spossati, cercavano di 1enerc lc mani al caldo vicino a
urro scaldino, calzando le ntienSeuuandc i guanti di lana a mezze
dila, mezzi guanti, o infilandole in
calze di lana vergine. In questa
stagione solevano bvere, bere, un

bicchierino da rosolio de lecchesirre, d'elisir, adatto a far rinforzare


il sistema nervoso, specie se uomini taddute, robusti.

trevne
m. Iuogo dove si raccoglicvano ac_
que torbide, putride cd immondi
t-ie d'ogni gcnere. pozzo cl,acqua
sorgiva in disuso,,..
-;> t'attLtre.
275 trevgghje
rn. tlibolazionc, paLlra, turbamento,

agitazionc, commozi<lne. Dev.

c1i

sckartde.

triacle

agg. acqua triacalc, acqua triaca.


Mcclicar-r-rcnto

antichissinlo Ia cui

Iorrrr"rla, incisa

in

br.or.rzo, cl.a con_

sacrata nci tcmpli cli Esculapio


clclla antica Ror-na. pcrfezionata, la
Iornrula, cla Anclrontaco, mcclico cli
Ncronc, si cor-rscrv ir-r rneclicina fi_
no al pritrcipio dc secolo. Composta d:r varie sostanzc, oltre 40, r,a_
lcva pcr nrolti mali,,.,. AcI essa il
popolo ricorrcva nci casi cli malat_
tic libclli acl altrc curc e, soprat_
tutto, colne vcrrnillrgo _S vierttte.
A Bari si venclcva il tipo che ve_
niva importato <Ia Napoli o cla
Vcnezia. Il prcterito cra quest,ulti_
nro. 283
276 trimmue

r1. Ir-cmorc, il trcmarc pcr fcbbrc,


clccaclicamcnt<-r nervoso. Tre-

pcl'

nrolio. Pcr le curc

-2

trurttri17.e.

277 turcecudde
r-r-r. ncvralgia e spasmo muscozrrc
del collo, che ne impecliscc i mo.
vimcnti. Torcicollo. Il popolo, oltre
ad esser convir-rto che si trattava
lltl) Nc'l CDB'

di colpo d'aria, diceva: tne le


rtierv-accauaddate, ha i nervi accavallzrti; trr-tt rerye dtt cttdcle
rtgrccldttale, ha il ncnro clel collo
incordato. Comc primo inlervcnto

i colpiti ricorrcvano a trizior.ri di


olio caldo, che attingevano con la
punta di ur.r dito dalla lampada
chc tencvano accesa clavanti :i un
santo, Iasciando poi il collo con
un panno cli lana ver-9ine. Di soti
to era suflicienle qucsto trattan-ellto pcr scntirsi sollcvati clal
clolore in cluc o trc giorni. Nei

casi piir ribclli, con clolori insistenti, ricorrevauo alla mcclicona che,
come pcr Ie storte ai piecli, provo-

cava dci movimcnti bruschi clella


tcsta, rccitando preghierc tra le
bestemmic, a volte, c lc grica clel
malcapitato. Dcl suo intervento, corlllnque, erano cotlteltti e certi clel_

la

gr-rarigionc.

278 ture
f'. ttrrr-rel'azione dclle gl.rianclole ton_
sillari, corr soffcrenzc dclle ghianclolc irT latichc sottolinguali, .sotto_
manclibolari, lalerali al collo. Ton_
sillitc cor-r adcr-ropatia Iaterocervicale e sottomar-rdibolare. . Tuli . Appena si marrifeslava il g<-rnfiorc
e
la I'ebbre, a v<-rlte altissima, tt
rtzerrggltje ngatlne, Ia disfaga, la
clifl'icolt a cleglutire, provveclcl,ztrlo a tcuerc ben calcla la parte,
avvolgcndo intorno al collo ,, pur_
llo, o Llna calza di ana, con clen[ro ccllcrc calda; massaggiando con

y'

vol
66 Nitti annota: in <lualchc Iocalit dclla provincia rraono questo oomc alcune cavcrne chc si.26,
rrovano nellu rvarc i pu)rir. Talvolc:r voragine.
cfr. Giovanni Colella, Rcsidui Lioguistici estranei al lrrino nci
dialctri <li puglia,>, Annuario scolasrico l92.,_1g25,
:
R. Ginnasio Liceo Cirillo, Arti Graf iche
Cressari, Ilari, 1929.
119) Albcrico, Bcnediccnri, Medici malati
e farmacisti, Hoepli, 1951, Vol. II, pag. 905.

148

149

olio caldo, faccndo irnPacchi di


cattgghjc, crusca calda, e gargari-

smi con succo cli limone. Altra l'ia


cra quclla di ccrcarc di romPcrlc,
cos cliccvano, cli fare uscire il ptts
clallc cripte, strolinando col pollice

sotto l'angolo
clclla mar.rclibola, mentre, il pazicntc, tencva stcso il braccio destro a
pugrlo chiuso col pollice picgatr
all'intcrno. Anchc per questa malattia ricorrcl'att<,r alla rrtttssciiu'c,
lragari, chc rccitanclo o scongiurcl
riportato alla voce clott3lle, rom'
pevzr lc tortsillc frcganclo sul polso
clel pazicntc cu sckct ttr-tt llu des'
sciiute, cotr saliva a cligiuno, -lpplrre, cscgltentl<t I'ap,ttctitt'c, Ia stro-

sotto lc

glancL'rle,

Iir.razione cl'olio sulla partc intcl"r1a


clcl polso sinistro, obbliganclo a
cleglutirc cotttitttt:ttttctttc' Forsc pct'
qucsto nrovinrctrtcl, a talc illtcrvcllto seguiva un miglioramcnto, ul1
sollievo e la gttarigionc.
Il Dott. Lr-rigi Fornari rico'ca: Pcr
i turi, le tor.rsilliti, il pazicntc usa

a cligiuno mcttcrc il Pollicc f ra


l'inclicc ccl il mcdio, (picgati I'accnclo lc fichc n.r.), prima cla ttu
clall'altro e cleglutire, mcntre un'altra pcrsotla col pollicc ba-

lato,

p<-ri

gnato cli saliva fa dcl nrassaggio


sulla parte clorsale dcl braccio crl
al collo. Altro rimeclio cn.rpirico
il mettere la scconda falange del
dito pollice fra le duc arcatc detltarie costringenco il pazientc ad
uno sforzo dclle mar.rdibole chc,
qualchc volta, in caso di asccssi
tonsillari o pcritonsillari, ne produce la rottura .
120) Do(r. Luigi Fornari, op. cit. a nota i8.

150

il Fornari annota: A
glie si 'guariscono' empiricarlrcntc le trnsilliti faccndo mctterc
il pazicutc con lc braccia indietr<,r
c lc mani unite sttlla sclriena: in
talc posizionc utt'altra pcrsona gli
'rira le orccchie verso l'alto, Poi
gli stliscia con lc rlita il collo c
gtlalilo?!
cla ullir-r-ro lo licorzia
piir o -mt:no poclcroEcl ancora

anchc esegucndo bagnuoli con

Bisce

c,rzioni

co'r Lul calcit-r


SO

12'r'

nia.

agg. crnios<-r. Da trtlle, er-

206

uarerine

l. guarigionc.

192

qttastar-

varttrttrc, Ievatrici,

cllc csesuivarro degli <_rpportuni artilici per agcvolare il ricntro rlrr


itttldra, dell'utcro al suo posto.

vir sclvatica p-tttltlolg, pcr rir.rIrcscill-c, addolcire , la partc. Erano in_suaribili ancl.re pcrch difficilmcr-rtc si facevano visitare da
un clrirrrrgo
tttcttltlrecnc'r,.

-2

17

ddesce
Lrtcro.

o d,i

sa\/ano ad cseguire lavanclc cli mal-

uastarse
r,. ril'. cli rtrt.s/, abortire,

rr.

qua di mare, chc rinfrcscar,a ia


c la spcranza
chc I'utcro tot'nassc al suo posto.
Questc curc crano consigliate ecl
accompagnatc dall'intcrvcnto di
p;rrte dando sollicvo

Quanclo si scntivano miglioratc, pas-

128

uarte
pt. di rrar', guarito.
si ,.

dece-

trtcdecle t,usluse, cavolo cicco a


penna. Altra pratica cra di rimal1cre, a voltc per querlchc ora, 0cquaquaggltjttle, accovacciate, ir-r ac-

praliconc

uallarse

n-.

di orto c gambi cli

->

uddre.

279

279 uddesce-avvescite
rl. prolasso cle'll'utcro, tttcro caclu'
1o ir-r basso, utcro abbassarto' A[fczionc, malposiziorte poccl ctlrabilc, un tcmpo, c lc sole spcl'anzc
vcnivano ripostc nella cura de /c
sltrcftrnte, dci suffumigi di l"riante
sccche cli <-rrtica e d\ feltlde, pic'
colc posiclonic, s<-rttili alghe, chc
allcora oggi clicono salutari, tanto
da tar ricntrare in 5/6 giorr.ri l'utero al suo posto. Tali sr"rffumigi
vcnivatto cscguiti rimanenclo accovacciatc, complctamente coperte, stl
un cantero con cntro lc '.lctte erbe

in ebollizionc. Sollievo

trovavano

n'rorclla, n uva dellc scrpi . g.


S.:llanum nierum. I
vacand

agg. nubilc,

tclo infantile.

279

uddre mbande

nr. mallormatzione congenita dcll'utero, spesso associata ad anomalie


dclla vagina. " Utcro infantilc in",
fantilisn-r<r dell'utero.
trtldre.

-2

uffe
m. tcsta del femore chc si articola con l'igltjira, anca, bacir.ro. Voce palco-italica un[u, oppure long.
huf'. 15
I 2 I ) Informatrice

98

vambacre

sccche di bornbace, chc f;rnno buona yatrtbe, fiamr.na.

201

280 vamb-a

I. fiarrrrc

lla facce

erl rriso

-2

vammre
L ostctrica, lev:ttricc,
254

cctldctcitte.

r-'laullmaua .

279

vammasce

I. ovatla,

ban-rbagia.

139

varle

[. pr-rstolctte comc qucllc clcl vaiolo, chc appair,ro sulla pellc in


scgr-rito i pLlntLlrc cli insctti. Ponfi.
2t1

viscerc dcstinato zr contcncrc il


pxxlotto del conccpimcnto. Utcro.
CIri nor-r avcva l'igli a[lernrava spcsso: l ttglte I'utltlre rttlturttle, ho l,u-

vacantc

f. fuscclli di piarrtc

uddre
r-t't.

uve de le serpe

f.

267

varvcchie
ha barba. Tasso

n-r. che

barbass_r.

Sc. Vcrbascum phlomoiclcs.

254

varve

l. barba.181
varve de cozze pnne
L bisso cli nacchcrc, cli pir-rr-ra rrobilis, n barba cli cozza pcnna .

22

t8r

varvere
m. barbierc. Figr-rra inrportante

a dopo la prima guerra

[ir-ro

mondialu'.

Vcndcva e veniva chian-rato ad applicarc lc sangr,risughc, a rnisularc

la fcbbrc, a tirare i denti, a saad eseguire interventi di

lassare,

Lisi Maddalena, d'anni 6U, affcrra da qucsra malposizionc dcll'utero.

15t

facilc chirurgia, a fare iniczioni.


Una buona parte seguiva il corso
per ottcncrc la patente di flebtorno, c passava al servizio degli
ospcclali e dei servizi sanitari cornunali, coll contratti annuali. 53
agg.
no

vasciamne
di plcbe, scrve.

Bassa nra-

268

vasenecole, vasenecne,
vasglie
m. basilico, " basilicone,. Sc. Ocimum Basilicum. Pianta arrmatica
coltivata cla tuttc Ic famiglic per
lo svariato uso che si fa clcllc [oglic. L'infuso di spighc secche c di
foglic lo Llsavano contro la tosse,
le vcrtigini, l'ittcrizia, lo scorbuto.
E' clctta anchc crba di Sar-r Bcrnarclo pcr esscre la salvczza clcgli
stancl.ti e dci dcpressi. Ecco perch
chi scrl Iriva cli perrrtcch e, ipocondria portava spcsso tra le labbra
una loglia. 35 156 180 260

f.
l.

272

vecchiame
vccchiaia.

227

vedgne
organo clclla vista, r,ista.

65

veddiche

m. onrbelico, bcllico. 50

152

->

verdelline

f. vcrdolina, lucc verdc chiaro e,


pcrtanto, stava ad indicarc la luccrna di latta chc, a differenza
cli quclla di crcta, veniva aliment.rta con olio tltt urbicrtrc, dell'inIcrno, cio, clel morchiai.r, acquoso, pcr cui clava qr-rella lucc.

228

205

vrme
m. s. e pl. vierttte, verrnc solitario,

tcnia. Parassiti ir.rtcstir.rali tipo ascaricle, tricoce[ali. Indicava anchc


gcrrni c spcrmatozoo. 53

116

verntte de chelore

agg. ittcrobruno, <( brunetto cli colorc . Veniva cos chiamato l'amnralatc1 di itterizia, con colorito giallo bruno clclla ,pclle , dclle sclerc,

urine color-c del nrarsala. Malattia


itLerica dovuta a passaggio c1i pignlento biliarc ncl circolo sanguigno,
pcr ostruzit-rnc dcllc vic biliari, opprlrc a gravc cpatitc. Per la co-

r-nunc ittcrizia, ir-rvccc, l'ammalatcr


preserltzva un colorito giallo, pcr
cmolisi, ci<-r, pcr ccccssiva clistru-

zionc cli globuli rossi.

vnde
cavit addominalc, ventrc, pancia. I 50 151
vendrecdde
f. polpastrcllo dcl pollice, per similittrdinc piccolo ventre ". 122 16l
venense
agg. velenose. 177

f.

rrctldse.

113

vemetne

m. r,omitivo.

281 vne vertecose


gtnune graf. venc varicose

123

verrasce

f. borragginc, borrana. Sc.


olficinalis. 8 228

Borrag<-l

l.

vessche
vcscica, flittcnc, bolla,

ca

".

vSci-

218

282 vetrne
[. malattia csantcmatica, chc spcsso veniva confusa con la rrsolia
epidemica. Scarlattina. Pertar.rto, la
voce indicava sia l'una che I'altra.

Infcttiva, si trasnctteva facilmentc.

Era inevitabile e si

manifestava

con clcmenti eritematosi, macchiolinc rossc, poi in dcsquamazione,


prima sul ventrc e poi sulla faccia; portava febbrc anchc alta con
una prima fasc ascendentc e una
scconcla disccnclente. Curavano dan-

do a bcre acqua c vino c lenenclo i lanciulli calduate, bcn al caldo, car-rtclati in camerc chiuse scnza correnti d'aria, sotto coltri imb.lttitc, clt scutc, con copertura, cli
raso rosso o grallato, colori crc,
cliccvano, agevolavano I'uscita di
tutto il malcssere cd evitavano l,in-

sorgcrc dcl catarro dellc prinre vie


rcspiratoric. Dopo qucsta malattia
i Ianciulli scmbravano pir alti tan_

to cla c-rr-rvinccrc che la fcbbre li


avcva fatto allr-rngare. I malatini
crano protett.i clalla Madonna della

Vctrana, vcnerata in Castcllana


Grottc, c lcsteggiata I,ultima clo_
rncnica cli Aprilc.
vevvresscite

pt. cli r,r,1,1.e abbcverato.

119

via.nve

l. strada maestra, r,ia nllova in


ct.rntrapposizione a via antica. 2lg
283 verme
rn. malattia dei bambini cagionata da parassiti intcstinali letti elmir.rti. Elmir.rtiasi. I soggetti infcstati avcvano Ie palpebrc livide, prr-rrito alla punta del naso, alitosi,
cio, alito cattivo e, cos credcvano, scmprc in seguito tt tttt sckattde, a uno spavento, una paura.
Non r,'era, quindi, madre che fissando l'occhio sui suoi bambini,
non conoscesse subito <.r al pallore

dcl

v<.rlto,

allc occhiaie, alla

dilata_

zione dclle pupille o all'oclore del


fiato o al movimento di portare

lc dita al naso per grattarsi, trattarsi di vermi usciti dtt ln vorse,


dalla borsa, che ritenevano la na_
tura avesse predisposto come .al_
oggiarncnto cli essi, e non inter_
venisse subito, appendendo al colIo una collana di spicchi sbucciati

d'agli, nrettendo degli spicchi d,aglio s<,rtto il cuscino, facendo od<.r_


larc c tencre accanto un ramo di
rttlc tla le vernte, ruta, massag_
giando sul pancino olio e aglio.
Dopo qucsti accorgimenti, sempre
pronti, passava alle cure. prima fra
ttrtte, dava a masticare l,rtte de

le viertttc o irve cheratldine o

o irye ttgorollte, I'er_


ba clei vcrmi o crba corallina, fre_
sca, torrcfatta o p<.rlvcrizzala, molto cfficacc. In mancanza si rivol_
_qcva o spcggile, allo spcziale, dal
quale si procurava la sanclorrine,
santonina, ch'cra il vermifugo pi
dill'us<t. Sc il tigliol<l continuava a
soflrirc fino ad avcrc lc chentbelgirre, cotlulsioni, ricorrcva a la
f trtrnerte taggh javertne, alla donna
" tagliavermi ,. Nel rione Madonnella e via vecchia di Mola, era
nota c richicsta una vecchia srprannominata la Molse. eucsta
guaritrice, che non [u mai, comc
alcuni credono e confondono, lllrr.sscire, magara, stregona, si avvicinava alla culla del bambino infetto, gli scopriva il pancino ccl
escguiva su di esso una scric cli
segni di croce, mormorando il pa,
ter, l'Ave, il Gloria e chicclcrrrlo
che i vermi rientrassero nclla [>or.sarttettddtle

153

sa. Dopo questi preliminari recilava queslo scotrgiuro, con manierc di pier-ra convinzionc, continuanclo ad eseguire scgni di crocc, come
taglio simbolico dei vcnni:

corne la spat-o cientle pertaste,


cotne tagghjaste la cap-o serpnde,
uccltes tttgghje chisse viernte

lertetlia sarule

Giorgie.

rttatredia

Ed ecco altra variante

sartde

dal Prof. Luigi

tttecredia sartde
scevedia sutde

variantc era chc la ntagliavcrmi, ado-

ll'cuutecste.

Cotrtc ttge taggltjaste

la

cap-o

lserpnde

laggltje chisse vierrtrc jiucl-cL llet


core.

(A qucsto

It,nde.

pur-rto tirarra 3 vote lr


yctltliclte, l'ombelico).
urntrtg-atL
lchesttrte. Sutt Gcs1tpe affertne clsse vierme

dentrtrteca viale,

tire le vernte da

segnalata

SaCa:

San Giorge mie,


tltt Rorne rnensle;
n0 spatt cl'ore o cirtda tu

vrenttcda satttle"".

Mo rtn-tt sbbete sartde,


le pierrtte tagghjunne
O ggirne de la Pusque
u rrnte se scasse.
A la detttcttrtcctt tttaggiore
lire le verrtre cla rnng-uu

A la

jirtd-tt chssn r,nde.


3 Pater, 3 Ave, 3 Gloria a Sande

U triste mttrite,
lct bborru rttegghirc
la cape du lttz.ze
a Ccriste la dtte.
I.tt cape du lttzz.e scn1a tenlone
a cusse figgltje lmtgc pttssit
lcusse delore.
Saucle Giorgie rrt,
tla Ronte ntetiste,

liirttl-u lla sacchtte.


Pusqtn batedtle, u[ liarute cltsse
verrrte jiucl-a lla vnde.
A chiusura sfilava i giorr.ri della
seltirnana: lerteda sutdc, rttalreda
sutttlc, rrtecredio scurde, ccc. ed ancor:r clal sabato al lunccl, concluclcnclo ct-rt.t 3 Pater, 3 Ave, 3 Gloria
a Sattdc Giorge"'.

122) Anche in <,Medicina Popolare Siciliana,, Giuscppc Pitr, Brrbera. 19.i9.plg. 61.
123) A Putignano si rivolgcvano a Sanr'lllia, e lr libcrazione dai verrni avvcniva come riporto
dal['op. cit. a nota 2: <,Sc alcuno patisse dolori lisccrali, chc presto si attribuiscono ai vcrnrini,
(calnare).
tost<r si chiamano coloro, siano mirschi o femnrine. pratici pcr'.trtrte
Costoro, che ritengono che i lombrichi si fosscro attarcari allo intcrno dcll tlnbclico, lo srringono
tra il dito pollice, indice c medio, e lo rirano a loro trc volte, dicendo rnentalmcntc c clivotamente,
tre Crcdi a Ges, ripercndo anche mentalmeore per rre voltc: Signore, scaccia a <lucsrc malebcstie.
Si ritiene idoneo per tali opcrazioni un settimo figlio maschio.
Il.luncd santo, il martedi
Queste sono le parolc pcr calmare i vermini del corpo umatro:
santo, il mcrcoled sanm, il gioved santo, il vcncrd santo, il sabato- santo, il giorno della Pasqua
il verme a rerra casca. Di giovcd viene I'ascensione, di giovcd vieoe il Corpo di Cristo; fa passare
i vermi a cosrui (o cosrci) che nt>n pu resisrere: Sanr'Elia, sant Elia pcr marc andr, c passr) Domincddio e disse: Che fai sant'Elia? Ir{i duole il vcntre. ll polipo non tiene fiele, il colombo oon
Dopo questo si dicono tre ave, un pater, un
non ha polmone, fanno passare li verrni e i dolori.
altro ave ed un gloria, il tutto mentalmente, e da bel priocipio si avr la cura di porre sullo stomaco
del paziente il dito pollice della rnano destra, facendo continuamente segni di crocc sino al gloria.
Perch questa operazione riuscisse abbisognerebbe che fosse imparata dall'operatore nel giorno di capodanno. o in quello di Pasqua'.

154

Ho assistito personalmentc a uno


di quesli inlerventi c posso sercnamentc dichiararc che in brcvc
icmpo il bambino (si trattava di
mio rlipote Pasquale Moclugn<-r), in
precla a convulsioni, ripresc la sua
vivacit c stava benissir-r-ro. Unica
perava il petrolio, ncllc strofinazioni sulla pancina, percl.r, mi fur
al'lelrrrato, la sua puzza cacciava
i vermi meglio dell'aglio c <-riio.
E' da tcr-rer prcsente chc quanclo
il banrbino contava pochi n.rcsi, la
fonnula scorlgiuratoria subiva uua
variazione in quanto, il p<-rpolo, supponcva che i vermi non arrcverno
lrovarto ancora posto t-rcl proprio
sacco c, pertanto, vagavano pctlo stonlaco, e, spcsso, si aggorrritolavano tlgotute, in gola, soffocanclo. In questo caso la mcclicolla opcrava sr-rlla gola e non sulla
panci:r c la formula era brcvissima: Srrrrr/c Pite e Sarrtle Polc, ngaudisca c/i.s.se yienrtc, San Pietro
e San Paolo, incanta qucsti vcrmi.
Ripctcva 3 voltc c 3 voltc 3, passanclo il clito pollice dalla gola
all'ombelico'". Cos i vcrrni vcnivano tagliati ed eliminati.
Di vcccl.ric taggltjtwiertnc (ha prccisato Pictro Lconardo Schino, cit.)
ve n'erano tre categoric: della prima lacevano p:rrte quellc scmplici,
tenterale de Ddi, timorate cli Dio,
che opcravano come ho riportato;
della seconda, quele con una maggiore carica di mistero, ma buonc
anche loro, che prima di rccitarc
124) cfr. op. cir. a nota 2J.
) Cos anche in Nitti, op. cir. a norr

125

lo scor-tgiuro, toglievano dalla scopa di saggir.ra, della casa clel malatino, ch-re fuscelli uguali, e forn'avano una croce greca. Da qnesta

crocc tagliavano, con le torbici,


Lln pczzo per volta mentrc prorrunciavano il giorno dclla set timana sanla, preceduto da nrc tne,
vicr-rc, cio, lro t,tte latctlitL
sttrttla, ttto tttte tttatredcL stutde, t:

nra

cos via. Alla [ine dello scor.rginro

la crocc

cloveva risultare interamentt: tagliuzzata e cos pure i


verrri, in quanto ad ogr-ri petto di
crocc tagliatzr corlispondcva il 1aglio simbolico di ur-r vcrmc. Della
terza catcgorizr facevano partc le
tutagttrc, l1'cgere, quelle chi: vcnivano, scccl-rclo le malc lingue, a patti col cliau,olo e ch'erano nralviste

dalla

rnaggi<.rr

parte della comr-urit

e cla qucllc che facevano

parte

clcllc prirnc cluc classi. Erano, co.


munqLlc, utili anche loro c r,cnivano chiarnalc soprattutto quandcl
a sol'[r-ilc cli vcrnti erarro igrarr-

r'licclli, clttltle cltjene de sretle,


quelli gia\ anrm:rliziati. II loro scongiuro cra, piir o meno, come quello cl-rc rccitavano le altrc con lcr
variazioni cl-re, ad ogni gion-ro dclla settir-nana, precccluto rJa ccltcte"', cccoti, ci<t, cchete larctlitL
sarttle, ccltele ttrutredia sarule, eccoti Iuncd santo, eccoti martcd
santo (come per dire: cccoti cosa
nc faccio della santit), corrispclndeva il taglio della testa di un
santo cla una immaginetta. Ne moze sette vcrmi

zava, quindi, sette,

2 -)

155

vcnivano considerati distrutti. Que-

sto rito sacrilego era la ragione


pcr la quale erano rryegrrulte, se'
gnaate al disprezzo <.r quasi. Di
csse ne vivc ancora una, ultraottartcnne, di cui mi sono impcgnato a non riportarc il nome e dalla
quale non possibile ottenere informazioni pi esaurienti.
Nei casi piu dispcrati, tanto da far
tcmcre per la vita, ricorrevano n/-

l'acqtru triacie, alla triaca,

chc

aclol'reravano ungcnclola a ccrchio


lriacle.
sull'on'rbclico.
-;'
Pena rr ntuld\ltc, la malediziot-rc fi-

no alla scttima gcncrazione c la


pcrulita di ogni potcrc, c magarc
c lc r-ncgerc cr-lnliclavano le formttle dei loro scongiuri solo in punto
cli mortc c solo a cluc courari prcvcntirramentc clcsignatc. La clcsignazione avvcrliva la notte di Natalc o dcll'Epilania, in ore dispari.
vsscere
r1r. intestini, visccri. 30 101
147

102

284

284 vsscere rescaldate


m. senso di bruciore addominalc
con pirosi, irrcgolarit delle funzioni intestir.rali, dovuto ad indigestione, gastroenterite. Riscaldo. Pcr

rcrttbresckt le visscere, rinfrescare gli intestini, era sufficiente

Ia

rtrugrtssia calgerrute, magnesia


usta chc vcniva usata come purgante, ed il bicarbonato come antiacido. Uno clei migliori consigli cra

quello di stare un giorno digiuno

o di

mangiare

in

vcche
f. bocca. 105 204

156

bianco.

vcche du stmmeche

f. orifizio esofageo dello stomaco.


Cardias, o bocca dello stomaco )>. A questa veniva riferito
un dolore sulla regione epigastrica,
accolnpagnato

da nausca, clisturbi

gastrici o dispeptici. 28
vcche mappose
f. bocca patir.rosa. 105
285 vdde
f. enfiagionc prodotta ncgli strati
supcrficiali dclla cutc pcr scotta.
tura, morsicatura d'insctto, ccc. Papula, bolla, flittene
-> ,tlezzecultrc, scaldalrc.
286 vdde de scarpe
f. bolla da scarpe
ttlczz.ccualre.

->

287 vdde sott-a lla lngue


t. bolla sotto li lingua
rgtclc.

-;,

288 vpe
f. infiammazione della pcllc,

che

presentava le utbret,edditlrc, papulc


cli color giallo rossiccio, ponfi, clan-

do un insoppoltabile prud<.'c. Eruzione cutanca, pustolc, ponfi. Dovuta a puntln"e di zturrbrc, z.an-

zirrc, di ccf lz.z.e, cinipicli o altri


insctti; cercavano di attcnuarne lo
effctto, strofinando le parti colpite, mani, gambe, viso, cotr petrolio, acqua e crusca o acqua di riso c crusca. Nci casi pi.r gravi,
quando pensavano che si trattasse
di rpe ntlrasce o vpe trsscenc,
di carvitgrre, carbor-rchio, antrace,
spccie se il colpito era ru pIlaiiie, sn conciapelli, c Ie pustole
erano ampie c non pi di duc o
tre, allora usavano porrc sopra
delle fette di formaggio appena
rappreso.

vorsecdde

f. borsetta, scroto dci


spensorio. 41

f.

ragazzi.

So.

cra facile sentirsi dirc: schegghjate


de vosce, castrato di voce, oppure, gardieclde schegghjate, galletto

104

vosGe

voce.

289

capponato.

289 vosce cadute o perdute


f. infiammazione dclla laringe, spesso per raffreddamcnto. Voce rauca,
raucedine, laringitc. Si curavano
con gargarise, gargarismi di succo
di limone, bevendo vino tiepido

zucchcrato o lasciando sciogliere in


bocca lc caramelle d'rsce, di orzo,

chc prcparava il pasticcicre Gi


bcrna con una sua ricetta segreta, o lc mamme con zucchero carar-ncllato. Buon consiglio era anclrc di mangiarc d bastertaclte ntlelcssotc, dclle carotc gialle lesse, e
cli sor.r-rr.r-rinistrorc rr .scerubbe dlge,

lo sciroppo

ta squillante. Non mancava la nota comica e di burla. Ai colpiti

dolcc.

Vcniva considerata anchc efficacc, prccisava il Dott. Luigi Fornari,


la sornmir-ristrazionc orale di un inlr-rso cli crba di mLlro o di vento,
chc non altro sc non la parielaria ol'licinalis, erba diuretica,
pclch contienc del nitrato di potassa. L'infuso si fa con erba pesta ccl acqua e vicne tenuto fuori al scrcno per una notte intera.
Pcr l'afonia i pazienti ricorrono
talora acl applicazioni di crusca e
ccncrc calda attorno al collo, tal
n

altra alla ruta, o, alle

spen7ate

(n.r.), cipolle lunghe arrostite,

che

nrangiano calde ,.''o

Era un malanno che sopportavano


pazientemente, certi che in due o
tre giorni Ia voce sarebbe ritorna-

L'avvertimento piir comune, da par-

te delle mamme era: lievvete da


rnrttn7-a la cherrnde ca de putabbroc dc vosce, togliti di mezzo alla corrente che ti puoi arrochire di voce.
290 vozze

m. Gozzo. Malattia che dava solo


disturbi cstctici, specie se il gozzo
era molto pronunciato per aumento del volume o ipertrofia della
tiroide, tanto da essere definito
tttctsckariedde, mascherino. Alcuni
dicevano che si poteva ottenere una
riduzione del volume, lavandosi
ogni mattina con acqua di mare e
mangiando le tarati$f e, uova di marc, forse per il forte contenuto di
iodio, tuttora raccomandato in molti casi del genere.
vram
v. gridarc pcr il dolore, bramire. 45
vrazze

m. braccio. 110 155 259 261


vgghje

m. bollore. 94 2ll
291 vgghje de sanghe
m. " bollore di sangue
-;,
de sanghe.

frrie

zagardde

f. nastri, fettucce,

zagarelle

" Non a caso questa voce viene

ac-

costata al vocabolo arabo-siculo

126) op. cit. a nota 48

157

di un sobborg<.1 siciliano dove si vendevanq >>27. -;


zara, nome

fatture. 135 145


zambne

. zanzara, ciambana ,. Deriva

da

zampa per le lunghe zampe. 267 288

zappgne

m. terreno friabile, fresco, ricco


di pietre, che si zappetta con 1o
zappino, di limitata superficie. Orticello, giardino di famiglia. 203 228

zeflde

f. sifilide'"

127

292 zlle
f. malattia del cuoio capelluto per
parassiti vegetali. Tigna Iavosa.
I!.4olto diffusa, un tempo, come la
rogna e, come questa, contagiosissima. Ora del tutto scomparsi
grazie alle pi facili cure igieniche,
rimasto il proverbio: o zellse
tlotrge levanne la cppue da ngape,
al tignoso non gli togliere il berrctto dal capo, col significato che
al borioso, all'ipocrita, allo sciocco ambizioso bene non dcnudare
i suoi difetti, non toccare un argomento che possa urtarne la suscettibilit. Ed il modo di dire,
con lo stesso significato: tutte le
scigghere am-a f fore c-a lev la

tutti i giochi dobbiamo fare fuorch levare


il berretto dal capo del tignoso.
Si curavano e riuscivano a guarire con strofinazioni di fior di zolfo e, terribile, col coprire la testa e Ie sue parti colpite, di pece
cpptte da ngap-o zelltse,

calda. Questa aderiva tenacemente e, dopo uno o due giorni, veniva tolta a strappi, portando con
s parassiti, croste ed anche lembi di pelle. Altra cura era quella
di andare ogni mattina a strofinarsi con acqua di mare, adoperando z.r bresckne, la brusca da
cavallo, fino a sanguinare. Differiva dalla tigne, tigna tonsurante
perch si presentava con croste color giallo zolfo, dette sctuli, sotto
le quali si formava la ntalrrie,
il pus, e delle piccole cavit dette
cellc.

Il ricettario manoscritto citato alle


n<lte 4 e 95, indica questo rimedio, ch'era di largo uso fino a dopo la prima guerra

che sia lento, e quetl'olio che cade

nel piatto dalla detta ricotta si


[a unzione sopra Ia testa dei ragazzi e vedrai che passer, quest'olio si conserva nel bisogno in
bottiglia. Anche la spuma che esce
sopra quando fatta la ricotta fre-

sca nel caldaio buon rimedio


a far unzione sopra la testa al
male di testa dei ragaz.zi come sopra detto .

Lici"'.

127

293 zenefgne

f. scabbia, rogna. Era ritenuta piir


grave di quella comune e molto
vicina a la rugne de le cane, alla
rogna secca. Per le ctfre
->perru-il
grte. ll termine da 'zolfo',
colore, in quanto si curava con
pomata di zolfo. Cfr. l'agg. napoletano zurfgro, sulfureo.

m.

zppe

zoppo.

225

zetlle

zellse
agg. tignoso.

sempre ammalato, ma non mai


sano, passato ad indicare i sifili

292

zenechste
agg. afl'etto da

o zinghinaia , afituale indisposizione di chi non

f. stiaccino con velo di seta cruda


per setacciare semola e farina, da
confezionare dolci, e la polvere di
foglie e fiori secche e tritate, da
fare decotti. Setella . 232

mondiale,

com' risultato dalle due direzioni seguite in questa ricerca: quella


cli studio e quella di controllo.
n Rimedio per sanare quel sfogo
che hanno i ragazzi sulla testa e
ch' come tigna.

127) In Residui linguistici estranei al latiqo nei dialeni di Puglia , Giovanni Colella, Annuario scolastico 'l-927-1928, R. Ginnasio Liceo Cirillo, Arti Grafiche Cressati, Bari, 1929.
128) Malania che dilag a tipo pestilenziale con la scoperta del Nuovo Mondo, porrata dall'equipaggio di Cristoforo Colombo. In ltalia il nuovo morbo fu diffuso alla fine '400 dalle rruppe di
Carlo VIII., cos da noi esso fu detto mal fraozese e, dai francesi, mal napoletaoo, Prese rl
nome da Syphitius, figlio di Niobe, che figura nel poemetto di Gerolamo Fracastoro, poeta e medico,
dal titolo Syphilius seu morbo gatlico, Padova, 1530.
Gli infenati venivano respinti dai famigliari e dagli ospedali. Io loro soccorso aod la piet di Santa
caterina da Genova, nata rieschi, maritata Adorno, che con l'aiuto del notaio geoovese veroazza,
ed altri, fond gli ospedali che furono detti degli Incurabili, perch tali erano ritenuti quegli
ammalati. cfr. Adalberto Pazzini, Piccola storia della Medicioa, Ed. ERI, 1962, e G.D.E. ,
UTET, 1961.

158

di tre o 4 giorni fatta ch' un poco dura, poi si mette in un piatto una reta di canne,
e sopra questa reta a pezzi la
ricotta, questa si mette nel forno
Prendi ricotta

12!) Vabolario Metodico Italiano,FrancescoZanoo,

Venezia,

Androla, 1855.

159

INDICE

METODICO

ITALIANO BARESE
delle voci citate nel testo

I'del

Corpo Umano

addome

vnde

alito

ttiate

248
260

srchje

118

t7t

alluce

desscetne

anca

ighire

ano

cule

apofisi spinose cervicali


apparato genitale femminile

spenale

193

nqture

224

appendice xifoidea sternale


articolazioni

sse de ?Anneme
chicatore
ngavine
scidde
tededdiche

ascella

bacino
barba

ighiire
tarve

bocca

vocche

braccio
bulbi dell'occhio

vrazze

15

265

155
155

ls5

208

105 2M
110 155 259 261

capelli

capidde

cardias

2t9

15

czzue du ucchie
lrutte du ucchie

caPo

28

24

bulbo oculare
capezzolo

184

69
60

251

capetedd.e

188

236

caplcchje

84

188

cape

74

titte

163

rtcche ilu stmmeche

28

161

carnl

carne

8l

cassa toracica
cavit addominale
cavit ascellare

cassce

23

cerume
cervel10

vnde

scidde
tededdiche
peddresine
celebbre
cerviedde

155
155
87

270
273

44

ciglia
cistifellea

fecatale

123

coccige

sse pezzdde

193

cocuzzolo

chegglterteze

collo
collottola

cudde
chezztte

193

colon discendenie

stendine
cheloste

255

colostro
crion

cgghje

178

110

cantrttise cle

costole
cuore

curpe

la

Madnne

t9
t9

50 105 228 231

254

stcche

107 tl6

cre

179

dente anteriore

dnde de tltlan1e

dente canino

spenarole
tlrtde scagghjne

dente del giudizio


dcntc incisivo
dente molare

277

221

seconde

corpo umano

58

dnde cle

232
53

45

53

53

gartgale

frche

fegato
femore

fontanella bregmatica

45

sse de l'rmente

frenulo della lingua


gambe

file de la
gatlnlte

gengive

scutgirte

ghiandole inguinali
ghiandolc linfatiche del collo

252

262

emorroidi

rnerrte
nterrgghj e
stemacle
sse de l'nnertte

136
137

203

26t
45
53

ghiandole linfatiche delle ascelle


ghiar-rdole sottomandibolari

lcpidde du cttdde
nedre tlu cttdde
lepidde cle le yrazze

110

grnrtere

103

ginocchio

scenrcclt je

43

glandole amigdale
globi degli occhi

tlortglle

54

cggue de l'cchje
cttttnarile
ctbbete

60

gola

gomito

ll0
ll0

194

gnvete

90

90
139

gote

petniedcle

goz7,o

1'OZZe

rutctsckaredde

290
290

g'osso intcstino
guancia

sl crtclirte

255

yisscere
trdranrc

disscete

105

24

intcstini

dsscetre

10

33 96

ceggiariedde de le ngergghje

45

ditcr

28

lngue

stutg

rrgcrttggltje

dita

163

forcella

inguinc

39

15

f ercclde

182

spenarole
regeri

54
123

sse grsse

53

digcrirc

256

cldeche

53

denti occhiali

46

45

cliertde

csofago

facce

fauci

45

t1tlat17e

denti

epigastrio
escrementi umani

faccia

97

83

gctrSe

45

53

224
30

t47

284

156

255

26s

254

intestino crasso
intestino tenue
istmo delle fauci

frche

54

254

labbra

t1'tusse

254

237

lamina cartilaginea nasale


legamcnti tendinei

sse teneredde du nase


nerve

13s

lingua

lrtgue

287

lobi delle orecchie

add stonne le recchjine

28

prevednge

116

carutarile

194

ncl

rcutta rtguacchj

at e

rrclrama longhe

149

255

154

l3

162
1,63

lobi ghiandolari

piette

piede

pte

piedi
pisciarello

piete

172

scudde

204
19

lombi
mammelle

mnne

mano

mane
cingh-ssere

meato uditivo

buche de

meconio

membro virile
midollo

malandre
creapbbele
meddde

milza

mlgue

48

narici

nasche

32

naso

nase

nervi

nerve

nocche

chjcature de

noce del collo

t93

nuca

nosce du cudde
nosce du cudde

regione
regione
regione
regione

193

reni (i)

nuca spinale

spenale

193

occhio
ombelico
orecchie

cchje
veddiche
rcchje

organi sessuali esterni maschili


organo della vista
orifizio anale

mascute

47

84

orina
OSSA

ssere
canndde
chezz.tte

palato

palatne

38

251

77

le

cingh-ssere

62
13

237

seconde

dsscete grsse
pedecuale

polmone

paracofe

polpastrello del pollice

vendrecdde
pulge

polso
pudenda
epigastrica

pcche

chjcatore

renale

reni (le)

50

113

45

t8l

respirare
respiro

224

nase

47
49

rine
regnne

42
42

183
202

207
207

rine
refiat

2t4

ffiate

248

.49

153

retto
rotula

stendine

255

retdde
terrzzue

43
43

sacco amniotico

seconde

t9

safene

capevne

79

scapole

scdde

139

93

schiena

sckne
yorsecdde

L42
104

seconde
pennde

112

198

scroto dei bambini


secondine
sedre

188

81

224

2L9

luntme
lumme

L93

tt6

peddcchje
carne

28

scketre

239
145

du stmmeche

sanghe

43

peccine

27

sangue

135

58

764 174

122 t6t

saliva

15

du

161
161

srchje

183

1t6 203

118

259

239

flessoria
lombare

t20

65

186

restcce

69

237

retdde

pttene

placenta

73

parpddre
pile

216

184

pollice

))1

277

patella
pecten pubis
peli

l&

87

35 74

palpebre

pettine pubico

252

la rcchje

ighjre

osso occipite

188
13

pttene

osso nasale

pelle

181

vedagne

acchjtte
pessciatre

osso del pube


osso ileo

84

28

petto

nute
lumme

239

sensi della testa


setto nasale

53

78

236

278

94

262

19

scapeT.late

98

siddere

98

senge

2.)

sse teneredde

135

165

srgma

stendine

sistema ner\roso

nerpatte

stinco
stomaco
sutrra coronale
tempie
testa
testa del femore

canndde

testicoli

testicoli degli anziani


testicoli dei giovani
testicoli dei ragazzi
tonsille
trachea
tubo digerente
ugola
unghia

utero

stmmeche

255

l0
31

56

97

189

44

763

serecdde
lgge

226
238

eape

262
44

uffe

15

chegghii,me

60
60

chigghje
condrapise

59

4t

cgghere tunne

4l

cheggucchje

41

donTlle
ngdde

54
158

cannarile du srchje

153

yisscere
pennnde

102
54

178

gne

118

maddrecne

tL7

ddesce

279

uddre

279

vene esterne delle pudende

capevne

ventre
viscere
scroto

vnde

zigomi

pemedde

vsscere
porsecdde

II" delle Malattie e dei Malanni


accidente
acne giovanile

acne polimorfa

acne punctata
acne rosacea

101

mbreveddne
sfoche de getend
mbreveddne

t29
t29 241

sfoche de gevend.t

241

pte du sole
semende de ggrasse
ffuche de Sand'Andonie
mbreyvedne

L9

50

gcce

129

185
185

235
78
129

sfoche de gevendt

241

rizze

208

adenite inguinale

tengne

264

adenoidi

pulp-o nase
carne cressciute

192
192

adenopatia all'inguine

tengne

264

adenopatia ascellare
adenopatia luetica
adenopatia tubercolare
Iinfoghiandolare

ngavine

155

bebbne

151

adenite ascellare

101

104
83

affanno

lepidd-o cudde

110

salmizze

214
248

sobbrafliate
agalattia
agitazione
agitazione di sangue

110

lepidd-o vrazze

scarszze
trevgghje

de llatte

modesanghe

221
275
142

166

t67

alopecia

alitosi

spel

capidde sperte

251
251

s,rchie fetnde

260

colre ngurpe

260

scressciatine

233

ambliopia
anemia idiopatica
anemia sintomatica
angioma cavernoso
angioma semplice

ruim

t4l

t'ttint
gheli
ghel

141

angiomi del cuoio capelluto

fiche ngape

angoscia

bolla al tallone
bollore di sangue

r,dde de scarpe

286

vtgghje de sanghe

ftrrie de sanghe
borse agli occhi
brivido di freddo
brivido febbrile
bronchite

98

tttcLlandt'-a ll' cchj

94

291
94

tt9

iredduiizze
spanncchje
brenghne

250

strertgiute de pette

2s8

265

81

98

bruciore

brescectLre

80

bubbone

bebbtte

passacore

166

bulima

lpe

ansia

penrrie

tt6

179

cacosmia

ttdrasce
vpe ndrasce

152

srclrje feltde
colre rtgurpe

260

antrace

288

vpe tr.sscene

288

apoplessia fulminante

gcce

101

apostema

pestrn-a
pestm-a

apostema ai denti
artrosi della rotula

lla rcchje
lle dende
delur-a lla retdde

181

caamai
calazio
calcolosi

pt-a

caldane

caldctcrte

1.82

ASCCSSO

felntne

72

calli plantari
callo cutanco

ascesso freddo
ascesso all'inguine
ascite

frugne fridde

89

calvizie

tengrte

acqlla lla

43

264

vnde

drappesci

rtdrame rtgreduesscitte

151

aumento di volume della tiroide


balbettare
batticuore

ntasckttredde
cacaggltjt

290

nxodesanghe

142

bernoccolo
biascicone

pancchje

bitorzolo
blefarite
blenorragia

campsemo

atonia intestinale

10

capezzolo ingorgato
capogiro
capo-parto
carbonchio

cl t j - ar r u t rul en g i at e

rasule

260
57
198

lle

rrc

ttarnb-a lla facce


peltldrech-ct lle piete

183
13

280
172

cadde

t2

spcl

25t

capidde sperte

251

pistne

189

pesre

189

capiccltje cecate

188

capetrne
capeparte

l8
t7

163

ttdrasce
vpe ndrasce

152
288

ehjaechj

100

upe tr.sscene

mn3alngue

100

carvLgne

288
288

pancchje
fersine d'cchie

t63

scalfatre

76

carie dei denti

diende carru"te

53

catarro

catarre

23

calarro intestinale

gcce-a

cateratta

calaratte

al
LL

lle tsscere

102

scole

220
232
232

cefalea

delure de cape

44

bocca patinosa

vcche mappose

105

chiodi nevralgici

25

boccarole

srchi-o musse

237

cirrosi

cendrune ngape
acqu-(t lla ynde

ghengherr

168

epatica

169

ciste sebacea sull'occhio


cisti epidermoidi superficiali
cisti sebacee del cuoio capelluto

malangtxeche

120

patLne ngape

167

fiche

ngape

patane
rnim

clorosi
colera
colica intestinale dei
colica e vomito

bambini

cardiaco

L67
141

serniende de ggrasse

tzt

185

clispnea

lrevgghie

275
254

congiuntivitecatarralesierosa

cchie pinde
cchie pessciate

convulsioni

cchie scesciate
chentbelgine
strPPue

ntte
clatwlluerrLle
chestipe
fersine

66

28
122

t44
29
74

costipazione degli intestini


crampo allo stomaco

tt6

crampo professionale

rartghe

195

scherzdde

mbodde

30

38
222
196

distorsione

disturbo

di

stomac<t

dolore fisico
dolore gravativo della testa

tennssetne

265
259

dreslubbe
f f ttclt-o stntnteche

56

dolttge

53

7t
189

pesre

189

dolore trafittivo
dolori ai lombi
dolori al ventre
dolori alla rotula
dolori artritici
dolori di denti
dolori di testa

passacore

r66

delure de lumrne

47

delure de vnde
delur-a lla retdde
delure jnd-a ll'ssere

50

45

delure de cape

44

scherzdde ngape
gruppe

223

ecchimosi

lirtpede
melgne

quarruche

193

106

ectasia linfatica

43

203

delure de diende

pelddrech-a

deformazione della colonna

56

79

pisnte

cadde

cruppe

92

stret I egghjatre

duroni delle piante dei piedi

du llatte

26s
265
265

durone

mbodde

11

lrussce
sansar
sattzar

128

crosta lattea

214
248

cacasanghe

32

chestip-a lle visscere


ntezzecuat re de stmmeche

crste de gadde

dissenteria

58

62

278

sobbraffiate

38

63

52

nSerrgghje
salntizze

235

23r
228
228

ntalati de pecchiante
disfagia

lrrie de sanghe
crsle de gadde

congiuntivite catarrale purulenta cchie cacate

desscnge

185

cerebrale
condilomi acuminati

9
23

scilde

36

commozrone

cervicale

128
223

cacabbuzze
cacardde

pte du sole

crosta

scherzdde ngape
diarrea

comedoni

gallo

179

226

149

154

ntbodde du llatte

sci e sciette

colpe

143

penrrie

nrulat du 37cchere

ndranta nguacchjale

di

depressione psichica
dermatite seborroica del lattante
diabete

255

creste

t44
e

52

stendine

costipazione

122

mte
nervatur-allendat

34

colpe

cotEa

male de San Denate

col

colon discendente ostruito


colon ingorgato
colpo apoplettico

commozione

delirium tremens

desscn7e

254

collasso

mosse de stmmeche

80

,'tgape

tt6

deliquio

gammascine

t2

lle pete

172

t14

tt4
95

t7L
170

eczema

malesalge

125

dema dell'ugola
elmintiasi

pennnde scadute

178

yierttte

283

ematoma al capo
ematoma sottoungucalc

partcchie

163

lendcchje

109

emicrania

delure tle cape

emorragia
emorragia

nteraggi
cerebrale

135

col pe

36

frrie de sartghe

94

tnerrte
nrcrrggltje
stentacle

enuresl
epilessia
epistassi

scherzdde

escoriazione
escrescenza carnosa

carne cressciute

94

136

254

t37

254
254

196

rasche

222
196

pulp-o

2t

nase

192

esoftalmo

cchje de chgghje

59

etilismo cronico

cchje de pemedure
male de San Denate

122

ittecine

107

44

t,rgghie de sanghe

emorroidi

escara

60

etisia
favo

fbbue

70

febbre

frve

83

febbre alta
febbre canicolare

frevne

86

frva rosse
frve du llatte

84

frve lass-e pgghje

85

82

pelessi

122
173

febbre del latte


febbre intermittente
febbre malarica

ruteragg

135

febbricola

caldudde

ferita
fiamme al viso

tgchie

vantb-a

fiato

sobbraffiate

248

fibrolipoma

pulp-o nase
carne cressciute

t92
t92

fico
fistola
flato

fiche

debelzze cle rine


rrrule de San Denate

sanglte do nase

42

135 216

erisipela

ressibbue

205

eritema pernio
eritema solare

rsstLe

209

fecre

82

ernia

jrule

4t
4t

citggltje
padde

160

grosso

terzne

267
84

262

lla

facce

ngape

280

80

chjche

31

derrutte

51

ernia crurale

cape-de-cane

l5

ernia dello scroto

ctggh je

4l

ernia inguinale
ernia inguinale dei bambini
ernia ombelicale acquisita
ernia ombelicale dei bambini

*etlre

206

flemmone

felntne

104

flittene

rdde

113

flussione

fersine

74

104

flussione

fersine de nase
fersine d'cchie

77

sfoche de varve

244

graSgie de

la

Madnne

lindattre
graggie de
gragTie de

la
la

Madntte
Madnne

ernia scrotale dei bambini


ernia tendinea

checrrtbr-o pt7e

erpete

rnalesalge

erpete della pudenda

sfoch-a lla restcce


sfocll-o peccine
sfoche de la frve

erpete labiale
eruzione cutanea

172

sfoche
upe

104

27

di

naso

flussione d'occhi
follicolite della barba

72
285

76

t4

forfora
foruncoletti

canegghjle

spurte

253

foruncolo

frugne

87

242

foruncolo senza cratere

240

foruncolosi
fotofobia

frugne cecate
frugne fiTassauu
fersine d'cchje

90

125
239
239

288

88

76

173

ftiriasi

sfoch-a

lla

restcce
sfoch-o peccine

fuoco sacro

f fuche

galattoforite

pil-a lla

gallozza al tallone
gastricismo
gastrite
gastroenterite

de Sand'Andonie

239
239

188

mezzecuatre

l4t)

gaslrecne
gastrecine
rescaldamnde

188

97
97

vsscere rescaldate

204
284

rescaldamnde

204

gavoccioli venosi

rtul-a lle gatntlte

157

gcloni

rssue

209

gestosi

scette

227

gastro-cnteroclite

ghiandole sottomanclibolari
raffreddate

grtutere refrdde

103

giradito

peururzze

t6l

gocciola
gonalgia
gonorrea

gcce

delor-o scenitcchje

43

ghertglterr

99

scalfatre
gozzo

gotta

graffiatura
graffio
grippe
grosso favo

scole

220
232

rnasckaredde

290

vozze

290

pedaccre

t7L

palddrech-a lle piete


rasckjatre

172

rascke
grbbue

196

Herpes Zoster

favne
lf ttche de Sand'Andortie

ictus

colpe

trentbon-o cervedde
idrocele

idropisia
impetigine

174

101

cgghie
acqu-a lla vnde
drappesc
petisscene

rcchia frdde

incotto

czze du ffuche
safuzze

78

ntnne
capicchje cecale

impotenza

indigestione dei lattanti


infantilismo dell'utero

7t
78
36
273

4t

I
55
187

uddre mbande

mbeslatre
infezione venerea
infiammazione del cuoio capellutocapegatte

37

215
39
279

t27

t6

influenza

grbbue

105

mbrunge

131

infreddatura
ingorgo mammario

fersirte

intcrtrigine

pil-a lla utrtne


capicchje ceca.le
scaldalr-a lle ganune

74
188
188

2t9

intcrtrigine alle mammelle


intcstini spastici
inlestino crasso ingorgato
ipcrcmesi gravidica

ndranta ngtLacchjale

149

scette

227

ipcrtosse

tosse clrcnteleSgte

272

ipcrtrofia della tiroide

ntasckaredde
pechendr

290

pecgne

t70

scarszze tle llatte


picca rertnetre

221

ossa craniche

serecdde

238

ittcrizia

iriddesce
nrule du uurche
rettggie

108

ipocondria
ilrogalattia

irregolarit

di

scaldatre
ndrarrte rtdregtmte

218
150

169
221

sinostosi delle

ternggie
t err77ie

197

105

crettrrie

199

itterobruno
lagoftalmo senile
languire
Iaringite

laringite difterica
lattime

verntte de chelore
verntte de chelore
cchje de chgghje
cchje de pemedure

123
123
123

266
123
123
59
60

ngtteussce

156

vosce cadute
vosce perdute
gruppe

289
289

mbodde du llatte

128

106

175

leucoma corneale
leucorrea

licantropia
lipoma sull'occhio
lipomi del cuoio capelluto
lipotimia
Iippitudine

panatdde
murrue
lepmmene
malangneche
fiche ngape
ngneussce

cchje pinde

lle

162
239

benefgge

miliare

fruute

80

miope

smicce
cecatiedde
smiccepoche
mbrertiddue
tremuizze
tnuzzeche de cane

156

63

delure de rine
ntbestat.tre

127

lupa

lepin-a ll'cchje

r1l

Iussazione

mescucchje
stret tegghj atre

183

salgzze

215

czze du ffuche
livuede

tt4

37

49

139

macroftalmo
malcaduco

male della luna


male della lupa
male dell'utero
male della pietra

scaldatre

cchje de chgghje
cchje de pemedure
male de San Denate
lepmmene
lpe
maddrecne

pt-a

lle rine.

59
60
122

tt2
tt6
t17
183

126

mal francese

mbestattre

127

malinconia

ntelgne

134

malinconia involutiva

melgne

t34

penrrie

179

malangneche

120

176

melgne

114

sci rddua-roddue
malengite
malangne

229

tip-a lla cape

270

r24

247
130

274
145

t42

fume

93

narici otturate

nasche felgiute
nase flde

77

naso intasato
natta sull'occhio
nausea

neurosi funzionale

218

ntodesanghe

9l
245
24s

mughetto

162

malescche

meningite

morbo di Parkinson
morso di cane
moto di sangue

nefropatia

male di petto

melanoma
melanosi
menarca

morbillo

259
261

macerazione cutanea delle


mammelle

229

mestruazione

lombaggine
lue

macchia corucale

168

224

120

pt-a

sveldatre
panatdde

paust
schev

fi2

litiosi
livdo anularis
livdo reticularis
livido

rine

.menopausa

nevo materno
nevo pigmentato
nevralgie superficiali
nevrosi

nicturia
nodo al polso
nodosit cutanee
occhiaie

occhi cerchiati
occhi cisposi
occhi
occhi
occhi
occhi

divergenti
infossati

lippi
scesosi

occhi sgranati
occhi strabici

132

occhi stralunati

32

malangneche

120

tnosse de stmmeche
regnne rescaldate
debelzze de rine
gheli

L43

cddeche

202
42
98

98

remlnasce
nervatur-allendate
debelzze de rine
checmbr-o pulTe
ntbrepeddme
cch j-amrnalengiate

203

melengian-a ll'cchie

133

cchje cacate
cchje pinde
cchje tr-tr

154

42
27
129
57

58
63
69

cchje sfennecuate
cchie pinde

67

cchje scesciate
cchje scattesciate

66

cchje srantnte
cchje trte

68
69

cchje scattesciate

65

63

65

t77

occhio pollino

cchie de pssce

6t

piccole ulcerazioni

dontalgia

45

piiosi

odontalgia delle donne iricinte

delure de dende
delure de dende

46

pleurite

chjachtte
vsscere rescaldate
pendre

orecchioni

recchjune

200

reccusscene

20t
8l

podagra

ponde
pedaccre

le prne

de

orripilazione
or'ticaria
orzaiolo

fredduzze
artddeche
rasule

osteomielite
osteoperiostite

spitru vendose
spina vendose

2s2

oiite purulenta

peslnra lla rcchie


colr-o nase

181

ozena

palpitazione

6
198

252

.r "
.....:!{,

modesanghe

peinclcccio

''"

panarizze
panatdde
ntbreveddne

iranno corneale del tracoma


papula

gcce

paralisi

p4rallsl dr un arto inferigre


paranora
parchinsonismo arteriosclerptico
paresi
paresi momentanea del piede

.. :i285
165

cianghe
penneche

l8o

33

trentuizze
cianghe

patereccio periungueale

panarzze

Paufa

sckande

trevgghje

pedignoni

peritonite tubercolare" essudatlva

di

ea

aghetta
I,78

'i

chjache
chjachtte

prolasso del retto


prolasso dcll'utero.

carna-ngule

'10

maddrecne

,l r7

. .:'

;i:.ri.tl.

et

uddesce-avvescite

l?9

prurito
prurito generico

perdite

lll

pspudo clefantiasi
pterigio
ptialismo
punturc di attinie
puntura di trachino

gamnruscine

aggigghje

16l
231

pustole

mbreveddne

201

muzzeche de

t71

le lupc

t16

Ill0

sprrie

trt

terzne

lc7

quartana
raffreddore

ciantnturrue

rt

raffreddore di capo con cefalea

fersine de cape

7t

ragacll

srchje

2t?

189

ragadi anali

srchj-o uacchjtlc

2r?

189

ragadi

3l
'

ItI

It0

i ,' ,'i,:

10

It0

ntuzzeche de rtrcspa

2s5

pesre

carne cressciute

t7'l

puntura di vespe
puntura di vespe solitarie

209

stendine
acqu-a lla vnde
pisme

produzione tumorale della cute

101

l?6

pesre

testa
peso allo stomaco

presbite
pressino

paracore
pelmor
curne
snticcelwtgasd
pisme

zei

275

rssue

peristalsi del sigma


psantezza

i
, ,i:r

t0l
t0l

pengeture de rcclcligl4rc
pe,lgelure de sparusitljc

''2oo
'

r0t

nase

scialapp

184
186

reccusscene

pulpo

et
t0l

33

t?l

't?l

pelddrech-a lle pelc


pulp-a ll'cchje

pulp-a ll'cchje

27,4,

pte dermesscite
pte ngerrute
recchilnle

polmonite

l0l

parange

parotite epidemica
:r ''j !'

<161

t7,
t90

carne cressciute

35
142

z -'.162
r" 129

vdde

pollpo aglr occhr


polipo al naso

ll
211

.- 31

ranula

ai

capezzoli

srchi-a lle capelccldc

llc
tet

rgnele

vdde sott-a

'

lla

lttgtrc

il?

fi)

raucedine

ttosce cadute
vosce perdute

289
289

rene mobile
reni infiammati

rine

207

regnne rescaldate

reni ptosici

rine
rine

reuma

rnghe

203

reumatismo
ribrezzo

seborrea

remnlasce
spanncchje

203

sfogo

250

rinite

sfogo

fersine de

di gioventir

rinorrea
riscaldo
risipola

ciamnturrue
vsscere rescaldate
ressibbue
rugne

sfogo

di

rogna

rogna lieve
rogna minuta

rogna persistente
rogna secca

scadute
scadute

202
207

scadute

scrre
scaldatre

scirro
scottatura
scrofola
scrofolosi

ceggiaredd-a

perdite
rugna scme
rugne de le cane
rugne mascute
rugne de le cane

secca

77
32

284

mare

sifilide

205

2tt
2tt

sicosi tricofitica
sigma ostruito

2t0

singhiozzo

212

sinostosi irregolare
slogatura di spalla

213

slogatura muscolare

zenefgne

212
293

rosolia epidemica

vetrne

282

rutto

derrutte

51

soprassalto

safene

capetne

t9

soprosso

salso

amore

salge
malesalg,e

125

sangue alterato
sangue del naso

sanghe iddesce

217

bbrote russe

135

sbadiglio nervoso

alazze

sbucciatura

sbucciatura
scabbia

scalmane

al

tallone

soffocare

sofferenza morale

spallarsi
spasmo di stomaco
spina ventosa
splenalga

spurghi

rascke

196

sterile (donna)

mezzecuatre

140

stipsi

rugne

211

perdite

stipsi abituale

211

zenefgne

293

stiratura di tendini

caldacine

13

scarlattina

vetrne

scerpellino

cchie russe

scialorrea

scialapp

180

282
64
225

218
24

cudde
ll0
prazze
ll0
ngavine
155
canegghjle
14
sfoche
240
mbreveddne
129
sfoche de gettend
Z4l
gl 243
sfoche de rnare
mbestatire
127
zeflde
127
sfoche de varve
244
stendine
2Ss
segghiutte
234
serecdde
238
spaddatre
249
sveldatre
261
nec
153
penrrie
l7g
sckande
231
checmbr-o pulge
27
spaddatr.re
249
ntezzecuatr-o strluneche 116
spina vendose
252
delure de mlgue
48
sptrrie
253
schevate
224
chestip-a lle vsscere
30
ndrarne ngreduesscite 151
ndernatre
148
ndrame ngreduesscitte 151
ndrame ndregnate
150
stmmech-assaterrute 227
stntmeche destenguate 226
mescucchie
139
lepidd-o
lepidd-o

207

nase

lle ngengghie

230

stitichezza

stitichezza dei lattanti


stomaco appesantito
stomaco intossicato

storta muscolare

t8l

strabismo

ccltje sratnnle
ccltje trte

strappo muscolare

rttescrLcchje

139
148

striae

ndernattre
strettegghj atre
sveldatre
lvvede de la Madrute

distensae
suCamine

68
69

259
261

1ls
9t

. fruuite

svenire

ttgrtetsscc

tabe meseraica
tachicardia
tartagliare

cacagghj

terzana

terzne

tessuto

frve lass-e pgghje


carne cresscittte

di

granulazione

tifo

156

rtdavve

t47

rnotlesanghe

142
10

267

tumoretto cutaneo

lipe

40

mucosa nasale

pttlp-o nase
cartrc cressciute

192

turbamento

trevgghje

275

ugola edematosa
ulcera molle
ulcera purulenta

pennnde scadute

178

rge

159

ulcerazione
umore erpetico

chjche
chiche

31

3l

unghia incarnata

ll8

ustione

scctltlatre

218

vacche

cz.z.e

du ffrlclte

vaiolo

tite

269
271

varicclla

ligrte

268

varici

ntescgnc

138

256

sliola sprric
gatnttte gratled(lse

257

)q)

tigna tonsurante

tigne.

268

varici vcnose

nill-a lle

264

vcnc esterne clclle pudende

capevrte

vcnc varicose

gatntlrc gratleddse

tisi
tonsille infiammate
tonsillite

il I ecinc

107

tutulesccltc

126

dottglle
rr3dtle
t

tdrcicollo
tosse canina
tosse convulsiva
iosse secca

tremolio

."

'

trombosi al cervello
tumefazione dell ghiandole

inguinali

tumore benigrio'

^:
r.'.,.';

158

Ltre

vtte vertecose
vcl'rLlca

vertigini

d-a ll e n get gghj

tentne benigne
temne nlalgne,
ngape

40

t6

l8
70

fntrnerru ttlestazue

73

tnascute

73

276

voglia
vomito

273
e

96

28t

virago

107

19

)1''

toss-assulte

157

277

272

ggiari

vespaio

curne
capegatle
c4petrne

96

lbbue
livvecle de la Madrute

losse cheurclqTite
tosse chentele7Tite
trtnnnte
trcmbort-o ccryicdde

gfit1n1e

96

vibici

277

ce

une vertecose

278

turcecudde
nerve du cttdde ttgreclduate

tullrore maligno
tumoretti di tcssuto grasso in testafiche

r82

54

37

sliole

zlle
tettgrte

215

salvi77.e

tigna decalvante
tigna favosa
tincone

t92

antore salge
ntal-a ll'gne

267

2t

cuertle

tun-oretto peduncolato della

24

263

vomito incoercibile
vulvite

263
80

zon'<t

gheli
cessirte

ntosse de stutnteche
scette
scitte de le prne

sfoch-o peccine
sfoclt-o pttene
tfuche de Sand' Andonie

I15

98

26
143
227
227
239
239
78

183

III'
acacla

spenacasce

acetosella
alga di mare

acite

154

72

232

lgghene
lAnneche

262
262

alchechengi

pemedor-americane

183

loe

mes
nome-st

230
230

arancio amaro
artemisia
basilico

marangerizze

44

arcemse
vasenecole
vasenecne

229

35 156

180

260

vasglie

272

biancospino

spenapddesce

154

bietola

ite

bietola spontanea

ite

biondella

cariazze

bistorta

45
frAule salvagge
verrasce
8 228
eerrosce
I 228
lngue d.e yve
156 2ll
mnde de lo Madnne
229
pggre
rve de le
123
camddre
261
calamdde
181
cannd.de
31

borraggine

f.

delle Erbe Medicinali

borrana
buglossa selvatica
calaminta
calendola
camedrio

camomilla
anna nostrana

nascetigTe

255

23

123

185

puzz.e
267
r
chjapparine
289
bastenache
1 105 187
crrue
tlz
sand'anncchje
9 151
caccabbugge
211
rve de la rugne
260
centedecle
279
cemedecle vastase
8 23 123
cariazze
rve de le

capelvenere

cappero

carota gialla
carruba
castagna d'acqua
catapuzia

cavolo broccolo

cavolo cieco

penna

centaurea minore
centinodia

ciendenddre 78 167 196


23
cndragalle
23
cndragalle

centogallo

centrongalli
cerfoglo
icorie veraci

scerefugghje
salvagge
lngue de vve

ipolla marina :.';.

cepodcle de Ie

rrue du cammesande

corallina

rue cheraddine
rve de le verme
rve ngorollte

Corregiola
crespigno

dente

di leone

dulcamara

erba dorata
erba vetriola
erisimo
uforbi lattaiola
eufrasia

frfaraccio

farfaro

186

255

156

2ll

cane 205 2ll

cipresso
qocomero asinino

cares\edde

105

31

' spengate

ipolle d'inverno

105

23

cecure

cinoglosso

232

232

fecaragge

finocchio bastardo
finocchio dolce
fiorrancio

fencchje salvagge

96 I57

224

salvagge 123 151 156


283

39

rve de le pggre
frule salvagge
frule salvagge

gelsi rossi

fume
cel7e russe

gramigna

gramgne

r13

,,

liquir,izia
maggiorana
malvarosa

arregor1ge
lepine
majerane
malvne

marrubbio

marugge

lupini

45

93

283

semenddde

283
232

sevne ll4 157 196 255 262


cecure salvagge
255
pemedure de le serpe
53
183
spaccapte
vende 31 183 232

cemescaz.z.ette
rve tle la rugne'::t ^''":'

rve de la vedgne
. rye de l'cchje
ciambe de cavadde

254

260

' ' ' ':2ll


65
65

174

,: ,, f arfargge

,,.174

farfargge

774

16

18

272

239

248
23

tzt

.32
17

49 101

marangerizze

melograno'

rrue de ste
uve de le serpe

283

29
172

78

254

193
206

203
244

33 43
44
232
1

lambascine

oleandro

,r, .,

lendre

194

232

melangolo
1l'l

45

125

grattarole
spenacarde

lattuga velenosa

morella

221

fencchje

fragaria
fragolaria
fumosterno

lavanda .

73

tgt

289

ciendenddre 78 167 196

rve de

fico selvatico

49

,. :.

264

oleastro
origano

rrue d'auui gnustre

83

maierane
rigghene

32
43

orobanche
ortica maschia

nggre

parietaria
passiflora

ardggue

24

264
6

reddiggue t5 41 96 107 135


rve de yiende 31 183 232 254
122
fiure de la passine
diauucchje 49 1.01 193 214 252

peperoncino rosso di Cajenna


peperoni tondi

pepune

214

pi d'asino

ciambe de cavadde
farfargge

174
174

avuzze

239

feldde

279

porraccio
posidonia piccola

187

quassia

lgnecasse

151

robinia

spenacasce

154

rosa grassa

ruta

rve de le cadde
sckattarule
lumbre
rute de le verme

salvia selvatica
santoreggia

cndragalle
mnde de la Madnne

scilla

cepodde de le cane 205

smilace
soncino
spigonardo
spongiuole
succiamele

strazzagatte
183
sertne 114 157 196 255 262
spenacard.e
I 239 248
spenzate
289
rve du diuue
42
sprchie
24

tasso barbasso

nggre
rve yaruose

rosolaccio

rovo

stramonio

t2

2
7

trifoglio

acetoso

vilucchio
vincetossico
zucca napoletana

188

farlargge
acite

229

2ll

254
254

72

crescile
cenische 72 87 157

161

du ttlerne

232

24 2

checzze

236

28 283
23 los

varvAcchie
tossilagine

227

INDICE

pag.

Dedica
Premessa

Awertenza per Ia grafia


Tavola dei segni e delle abbreviazioni

174

Nomenclatura

232

Indice metodico

255
236

tt6

'

- Corpo Umano

MalattieeMalanni
Erbe medicinali

7
13
,15
17
' 16l
167
185

I!.

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