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L’ambiente

naturale ed umano

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Gio Battista Grandi «Dissegno de viso
delli monti d’Aviano», sec. XVIII.
Venezia, Archivio di Stato, Senato
Terra, filza 1133.
Geomorfologia del territorio

Mario Fogato

Il territorio di Marsure e dintorni superfici calcaree, cesellature carsiche sia


micro che macro. A quote inferiori, strati
L'abitato di Marsure si trova quasi a mezza calcari a franapoggio più o meno fratturati,
strada tra il corso del fiume Livenza e quello conglomerati, complesso flyscioide, accumuli
del Tagliamento ed è posto in zona collinare detritici o detriti grossolani di falda, in
tra la montagna e la pianura. successione, formano alla base del massiccio
Risalendo la statale da Portogruaro verso innumerevoli ripidi e modesti, ma diffusi
Marsure, passando dalla Bassa Pianura alla piccoli conoidi che si fondono in quello
Alta Pianura (insieme geomorfologico, diviso enorme del Cellina-Meduna.
dalla linea delle risorgive) si fa sempre più Il corollario di colli, posti alla base del mas-
incombente e nitida la barriera delle Prealpi siccio, formati da rocce di recente deposizione,
dominata dal complesso Cansiglio-Cavallo, conglomerati, marne e arenarie, è disposto, in
questo sbarramento che si innalza per circa modo discontinuo, parallelamente al piede del
2400m, sembra sbucare dai campi di mais a versante prealpino del massiccio Cansiglio-
bloccare ogni passaggio, coprendo tutto l'arco Cavallo in sequenza ondulata di rilievi, di
dell'orizzonte. norma a debole acclività.
Più ci si avvicina e più aumenta la gran- Il territorio si può suddividere sotto l’aspetto
diosità di questo complesso che sembra tra- topografico-morfologico in tre aree: area mon-
valicare il possibile dell'umana specie se si tana, area pedemontana, area di pianura.
pensa che si immerge nel sottosuolo e, in
corrispondenza della parte pianeggiante, lo
ritroviamo a circa 3000m sotto le ghiaie della Area montana
pianura.
Il fronte che, nella foschia pomeridiana, Questa parte del territorio è caratterizzato
da lontano sembra un pendio omogeneo fino da eclatanti fenomeni carsici sia superficiali
a circa 1200m e che riprende poi fino ai 2471 come doline e campi solcati. Dalla zona delle
del Col Nudo, con l’approssimarsi acquista vette, dove il paesaggio è aspro e fratture e
identità, differenziandosi sia nella vegetazione faglie condizionano l’aspetto ispido delle
che nella morfologia, si articola con molteplici rocce; si scende nell’altopiano dove il pae-
incisioni che sembrano tagliarlo dove la saggio è dominato dagli effetti dei processi
tettonica associata all’erosione fluvio-glaciale carsici, doline ed inghiottitoi si succedono in
ha prodotto queste profonde cicatrici che si continuo tra i 1600 ed i 1200 m slm.
accentuano verso la parte medio bassa con L’area montana ci permette di leggere i
forre strette e profonde. cambiamenti avvenuti in milioni di anni in
Se la macro morfologia è dominata dalla quest’area, le vicissitudini tettoniche (oro-
grande sinclinale del Pian Cavallo (piega- genesi Alpina e Dinarica) i cambiamenti
faglia) il paesaggio e la morfologia dei par- dell’ambiente, ma anche gli antichi passi
ticolari è condizionata dalla situazione lito- dell’evoluzione umana; infatti, nella Busa di
stratigrafica, dall’azione dei ghiacciai e dalla Villotta furono trovati numerosi manufatti di
continua e inesorabile azione delle acque. selce datati Epigravettiano (9000-8000 a.C.)
Le quote più elevate del territorio sono Le compressioni tettoniche hanno frat-
caratterizzate dagli ispidi versanti calcarei, turato e fagliato i banchi calcarei già in fase
il cui carattere verticalizza i profili dei di emersione, successivamente gli agenti
rilievi e si diversifica con le esarazioni dei atmosferici ed in particolare i ghiacciai hanno
ghiacciai e nell’azione di soluzione delle provveduto a modellare le rocce ma anche a
acque realizzando bellissime incisioni sulle depositare parti delle morene. I conglomerati

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1. Profondità delle rocce calcaree sotto la del Pontico presenti ai piedi del massiccio La marea di ghiaccio normalmente non
pianura (da Nicolich et alii, 2004). nella zona di Budoia e Polcenigo sono il ri- scendeva a quote inferiori ai 1300-1400 m ,
sultato della prima intensa demolizione da salvo alcune lingue nelle valli più strette ed in
parte degli antichi corsi d’acqua. ombra come nella Val Caltea dove si trovano
Le quattro glaciazioni che si sono succedute tracce di morena frontale a quota 700m. Resti
hanno lasciato l’impronta del loro passaggio, di cordoni morenici del Würmiano sono
tracce di spianamenti suborizzontali attri- reperibili in Val di Bona e sul Pian Cavallo.
buibili al Pleistocene, li troviamo tra 1550 e Nelle morene della Val Caltea sono stati
1650 m slm e tra 1300 e 1400 m slm sotto rinvenuti dei resti legnosi fossilizzati che
il Monte Tremol e sull’Altipiano Baldassare a hanno permesso con il radiocarbonio di datare
circa 1100 m slm. il deposito a 29.413 anni fa con un errore
La coltre glaciale nella sua massima espan- di piú o meno 460 anni. La gran parte delle
sione copriva tutta l’area sopra i 1300 m, e il morene frontali e laterali trovandosi sul bordo
ghiacciaio del Piave si collegava a quello del dei pendii fronte pianura sono state demolite
Tagliamento. Le forme lasciate si possono rias- rimaneggiate e trascinate a valle allo sciogliersi
sumere in spianate, nicchie, rocce arrotondate, dei ghiacciai formando enormi accumuli di
ripiani e dossi montonati oltre a begli esempi ghiaie, più o meno cementate, o come troviamo
di circhi glaciali. Begli esempi di circhi gla- nella cava di Marsure lenti consistenti di terre
ciali si trovano in Val Sughet, Val Geronda, rosse miste ad altre brunastre.
Val Piccola, Val Sperlonga, Val Salatissul Sauc Sui calcari di scogliera con frequenti
sul Col Arneri e a Casera Campo. discontinuità, l’acqua ha avuto facile gioco

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in superficie, ma soprattutto in profondità 2. Veduta del Monte Cavallo da Marsure.
realizzando un complesso sistema idrico
sotterraneo di grotte ed inghiottitoi.
I più famosi e profondi meritano di essere
ricordati, anche se non sono nel perimetro del
Comune di Aviano: Bus de la Lum, Pozzo del
Col della Rizza, Fornel del Gias, Busa della
Jazza, Sperlonga delle Do Boche, Abisso delle
Paradise.
Nel Catasto Grotte del Friuli-Venezia
Giulia si registrano oltre 100 cavità, la mag-
gior parte delle quali consiste di pozzi e intercalano questi sedimenti sono arealmente
inghiottitoi situati sull’altopiano del Monte limitate e generalmente vergenti verso sud,
Cavallo. A quote più basse, si possono per cui non è possibile la formazione di falde
ricordare la Grotta a Sud del Bornass (n. sospese perenni.
4739 Fr), con una sala di 10x15 metri ben Per quanto concerne la litologia nella zona
concrezionata con stalattiti e stalagmiti, pedemontana affiorano: rocce litoidi: calcari
cui si accede attraverso un pozzo di alcuni molto fratturati; conglomerati ad elementi
metri; la Grotta del Fornon vicino a Costa (n. essenzialmente calcarei con intercalazioni
7560 Fr), suggestivo riparo del diametro di sabbiose-argillose; rocce sciolte: sedimenti allu-
10 metri, chiuso artificialmente verso valle, vionali costituiti da ciottoli, ghiaie e sabbie;
e la Grotta del monte Brole (n. 2908 Fr), a sedimenti misti (ghiaie, sabbie e argille), le cui
sviluppo orizzontale di 8 metri, al cui centro granulometrie fini sono dovute al disfacimento
si erge un caratteristico pinnacolo di roccia. chimico delle rocce carbonatiche; sedimenti
La grotta, detta in posto Bus della Vecia, si argillosi: legati all’alterazione del substrato
apre sulla parete rocciosa contigua al conoide calcareo o conglomeratico, con caratteristiche
che sovrasta Glera di Giais, e presso di essa chimiche simili a quelle della “terra rossa
furono rinvenuti manufatti litici preistorici. del Carso” (zona di Selva, Giais, Marsure), o
dovute al dilavamento delle particelle più fini
dai coni di detrito dei versanti meridionali
Area pedemontana del Monte Cavallo, o infine all’alterazione di
antichi depositi alluvionali (ferrettizzazione).
È la più abitata, sede dei centri storici,
comprende il capoluogo e le frazioni di Selva,
Glera, Cortina, Marsure, Costa, Pedemonte e Area di pianura
Castello di Aviano. In questa zona si inserisce
la struttura morfologica denominata “terrazzo Sede della frazione di San Martino di
di Aviano”, che è essenzialmente un piano Campagna; è caratterizzata da una potente
rialzato che scende da Cuols a Castello di coltre di depositi prevalentemente carbonatici
Aviano con una pendenza generalmente meno (ghiaie e sabbie), che possono raggiungere
accentuata di quella della sottostante pianura spessori intorno ai 400 m nella parte meridio-
würmiana del Cellina. Questa struttura nale del territorio e al di sotto troviamo le
presenta delle interruzioni nei pressi delle Molasse Oligo-Mioceniche. In questo materasso
colline di Gias per riprendere verso Marsure e ghiaioso le acque superficiali si disperdono nel
terminare presso Castello di Aviano. sottosuolo per cui l’area viene denominata dei
Nell’area pedemontana la morfologia è Magredi per la sua caratteristica di aridità.
stata condizionata da una soglia naturale, un Solo dopo la realizzazione delle irrigazioni si
cordone roccioso costituito da calcare nella è potuta sviluppare l’attività agricola, specie
zona Selva-Marsure e da conglomerato nella quella del mais.
zona di Aviano-Castello d’Aviano. La parte
occidentale è stata colmata dalle abbondanti
alluvioni trasportate a valle dai torrenti Geologia e geomorfologia
che solcano le pendici meridionali del Pian
Cavallo, mentre la parte orientale è costituita La storia geologica delle rocce presenti nel
dalle alluvioni sovrascorse sulla soglia rocciosa complesso Monte Cavallo comincia all’incirca
e da quelle del Cellina. 150 milioni di anni fa nel Mesozoico, nel
Dal punto di vista idrogeologico la zona è periodo chiamato Giurassico, e continua nel
costituita essenzialmente da terreni altamente Cretacico fino a quasi 70 milioni di anni fa.
permeabili e le lenti argillose che a volte Allora l’area in cui si stavano formando le

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3. Disegno della successione delle cime rocce che noi vediamo era occupata da un mare rino. La formazione della paleo pianura andò
viste da Aviano (da Zaccheo, in Pas- poco profondo, con clima simile agli attuali consolidandosi alla fine del periodo, nel Pon-
qualis, 1992). mari tropicali, dove anche attualmente si tico, per successivi fenomeni compressivi e
formano le barriere coralline, mentre il mare nel Pleistocene a seguito delle glaciazioni con
4. Sezioni geologiche (da De Nardi, profondo si trovava verso N-NW (Provincia enorme accumulo di detriti morenici e fluvio-
1976). di Belluno). glaciali. L’ultimo modellamento è dei tempi
Circa 26 milioni di anni fa (Miocene) tutta nostri, tutt’ora in corso, ed è dovuto alle azioni
la zona era un mare aperto, dove si depositavano dei torrenti Cellina e Meduna, abbinate alla
enormi quantità di detriti portati dai fiumi che formazione di conoidi detritici, terrazzamenti,
andavano aumentando per il sollevamento ed falde detritiche da parte di altri corsi d’acqua
il formarsi delle aree montane, con il risultato minori che scendono dai versanti del Monte
del progressivo interrimento del bacino ma- Cavallo.

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5. Piantina geomorfologica della zona
dei dintorni di Marsure.

Alla base della struttura, al contatto cioè 6. Prospetto semplificato delle ere
fra le prime rocce e le ghiaie della pianura, geologiche.
corre una grande faglia che ha pure direzione
circa NE-SW, chiamata linea di Caneva-
Maniago o Polcenigo-Maniago o Sacile-
Maniago. Alla sua esistenza sono da imputare
le estese fratturazioni alla base del massiccio
e l’affioramento di rilievi calcarei, i colli di
Montereale e Giais pure loro intensamente
fratturati, e anche il piccolo colle su cui è
costruito il cimitero di Marsure, dove peraltro
a stento si riconosce il basamento roccioso.
Questa linea resta spesso ben sepolta sotto
le ghiaie, ma la sua influenza si manifesta più
Il massiccio Cavallo-Cansiglio corrisponde in quota sul fianco del monte, creando una
ad un’ampia piega anticlinale con asse circa serie di strutture con lo stesso andamento
NE-SW, il cui piano assiale è notevolmente che movimentano il versante con effetti
inclinato verso la pianura. Talora la piega è evidenti, come cuspidi a forma piramidale,
così inclinata che tende a rovesciarsi, come crepacciature, zone di intensa fratturazione.
presso Montereale ed Aviano. Esiste un’altra famiglia di fratture con
Nella zona di interesse gli strati hanno direzione circa perpendicolare alla precedente;
direzione abbastanza omogenea, ca. NNE- anche questa concorre a dislocare il versante
SSW ed inclinazioni modeste, comprese fra e in particolare su di essa, abbozzata su linee
i 20 e 50 gradi, ma talora con accenni di ro- di massima pendenza rispetto al pendio, sono
vesciamento (area di Giais). impostati di preferenza i canaloni dei corsi
d’acqua che concentrano le precipitazioni sul
reticolo di drenaggio. 7. Incisioni sui versanti, viste da
All’intersecarsi quasi ad angolo retto delle Marsure.
due serie o famiglie di fratture sono dovuti
alcuni fatti apparentemente di difficile spie-
gazione, come la stretta deviazione a gomito
verso ovest del corso dell’Ossena poco più in
alto del Santuario di Madonna del Monte e
probabilmente l’analoga larga curva che il
Torrente Bornass compie prima di riprendere
la sua direzione, poco più a nord della fra-
zione di Pedemonte.
All’alta energia dell’acqua che scende dal
ripido pendio sono dovuti effetti particolari,

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8. Modellazione glaciale nella conca come le marmitte d’erosione nel tratto mon- detrito che si deposita in grandi conoidi ai
di Valfredda. tano della valle dell’Ossena, la cui forma- piedi del versante, e che giunto nella pianura
zione è favorita anche dalla debole incli- si spinge molto più ad est di quello che
9. L’ingresso della grotta di Brole (n. nazione della stratificazione. L’origine delle sembra. Sui bordi inferiori piatti ed estesi dei
2980 Fr) sopra Glera di Giais. marmitte, si deve alla forza erosiva del- conoidi, sono edificati i centri di Selva, Glera,
l’acqua, ma soprattutto ai ciottoli che resta- Costa, e buona parte di Marsure e di Aviano.
no imprigionati sul fondo e che girano vor- Inferiormente già pochi metri sotto la su-
ticosamente all’interno della cavità appro- perficie, dove il detrito è di norma sciolto, gli
fondendola (evorsione). strati di ghiaia sono tenacemente cementati
Ancora la forte acclività, unita all’abbon- e la discesa di detrito fresco avviene solo in
dante fratturazione e all’elevata piovosità, è corrispondenza delle aste drenanti in cui di
la responsabile dell’abbondantissima produ- tanto in tanto si verificano delle piene che
zione di detrito trasportata dai torrenti, portano con sé ciottoli e massi anche di grandi
dimensioni.
10. Spessa coltre di alterazione dei Non di rado gli apici dei conoidi sono
calcari in ferretto, sulla strada carroz- profondamente incisi, e questo potrebbe
zabile Pedemonte-Piancavallo. testimoniare una fase di sollevamento rapido
dell’area con erosione regressiva, come si
evince anche dalla presenza quasi al piede
del versante di profonde forre come quella
del già citato Torrente Ossena (località Ponte
delle Cune). In particolare, il primitivo
conoide dell’Ossena appare smembrato e
dislocato, mentre presso il ponticello delle
Cune è posto l’apice di un secondo cono, più
piccolo e recente del precedente.
Se guardiamo in alto verso la cresta
dell’altopiano, non sfuggono allo sguardo
alcune concavità arrotondate, selle poste alla
sommità dei canaloni, delle quali l’esempio
meglio conservato è la Forcella di Giais. La
loro forma regolare è l’effetto dell’attività
glaciale del Quaternario, in particolare
nell’ultima glaciazione, quella detta "wür-
miana", che terminò circa 10.000 anni or sono.

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11. Madonna del Monte in primo
piano e il colle di Marsure..

12. Dosso conglomeratico con il castello


di Aviano.

13. Veduta da Marsure con al centro il


conoide di Val Storta, a destra in alto
la sella di origine glaciale.

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14. Incisione vista dal colle di Marsure
(a sinistra).

15. Forra nei calcari presso Costa (a


destra).

16. Forra sopra Coltura. Da quelle selle scendevano verso la pianura


le piccole lingue glaciali di alcuni circhi
minori, abbastanza estesi ma poco sviluppati
in altezza e probabilmente coalescenti, che
allora occupavano le aree di Casera Valfredda,
Casera dietro Castellat, Casera Campo. Questi
“torrenti di ghiaccio” valicavano le selle,
scendevano sul versante fino a quota 1350
metri circa, e a quella quota la loro azione
abrasiva terminava, poiché si scioglievano.
Ciò consente anche di stimare l’altezza dello
zero altimetrico medio nella zona durante
l’ultima glaciazione.
I ghiacciai originavano anche una note-
vole quantità di detriti, morene, che si sono
in parte conservate in alto sui pianori. Dopo
la deglaciazione, le abbondanti piogge e i
torrenti, unitamente a un diffuso carsismo
superficiale, hanno parzialmente cancellato le
tracce del glacialismo che però in quota (Piano
del Cavallo) sono rimaste perfettamente
evidenti.
Fra le particolarità del versante va ricordato
il salto del Pissolat Grande, una cascata di
oltre 20 metri prodotta dal Torrente Ossena
in Val d’Aga poco dopo essere sgorgato dalla
sorgente.
Sul Piano del Cavallo è grande la penuria
idrica, l’unica sorgente sfruttabile è la Sor-

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17. Costa Lunga vista da Marsure.

gente Tornidor vicino a Pian delle More, rocce calcaree e conglomeratiche fino alla
al contatto fra calcari cretacici e sabbie formazione di quelle elissoidi più o meno
del Miocene. Pure sul pendio del Monte fagliate con direzione prevalente NE-SW che
Cavallo, le sorgenti non sono frequenti, nella nostra area si concretizzano nella piega-
e di solito appartengono alla categoria faglia (brachianticlinale) Cansiglio-Cavallo,
delle sorgenti di detrito, o carsiche se in piega a ginocchio asimmetrica.
quota. Possiamo ricordare le sorgenti di Questa piega è costituita da un nucleo di
Valdaga (quota 850 e 657m) che forniscono calcari del Giurassico con sovrastanti quelli
annualmente 30.000 m3 d’acqua; quelle del Cretacico; a causa di erosioni e faglie, in
della località Fontanuzze presso l’albergo alcune parti (ad esempio presso Mezzomonte-
Bornass (750m); quella sopra Selva di Giais Polcenigo) i calcari del Creta sono stati
(Li Gravis-Clap del Pissot) a circa 1000 m asportati, per cui è visibile il nucleo di calcari
di quota che dà 80.000 m3/anno; la Sorgente a nerinee e coralli del Malm.
della Mandra sgorga a quota 800m sotto il Nell’ambito in esame i principali ele-
Monte Caseratte, dà 30.000 mc/anno. menti tettonici sono rappresentati da: sovra-
Presso Tamarezze vi è la piccola sorgente scorrimento periadriatico: in zona denominato
vicino alla chiesetta degli Alpini (quota 325), anche Linea del Monte Cavallo: elemento
non in esercizio, e infine la Sorgente Fornon di interesse regionale che coinvolge nello
presso l’omonima grotta a Costa, che fornisce specifico i rilievi del Gruppo del Cavallo (in
15.000 m3/anno. Nella pianura alla base del particolare i monti Caulana, Cavallo e Tremol);
versante, si possono riconoscere alcuni orli rile- in effetti la Linea del Monte Cavallo risulta
vati dell’altezza massima di 4 metri, orientati una ramificazione del sovrascorrimento, che
circa N-S, nella zona di Marsure (Rive di Cal- inizia all’altezza del Monte Caulana; linea
maur-Bares). Questi possono essere considerati Caneva-Maniago: linea che borda il margine
lembi residui di un antico terrazzo originato sudorientale del massiccio Cansiglio-Cavallo
dal vicino Torrente Cavrezza, forse con e mette a contatto i calcari di piattaforma
contributi della Roggia Riduan. con la successione terziaria (conglomerati
e argille azzurre o scaglia) lungo un piano
orientato generalmente NE-SO. Tale linea
Caratteristiche tettoniche e sismiche riveste una rilevante importanza per quanto
riguarda l’Italia nordorientale e risulta sia
Le forti spinte di compressione che da rilievi sul terreno (nella zona fra Caneva
causarono il sollevamento e l’orogenesi alpina e Budoia è ben visibile il sovrascorrimento
nel Mesozoico, Cenozoico e successivamente dei calcari sulla successione molassica) sia da
continuarono nel Miocene e Pliocene, han- indagini geofisiche condotte nell’alta pianura
no deformato frantumando e piegando le friulana.

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18. Linee tettoniche delle Prealpi orien- Partendo da Dardago (Comune di Budoia) idrocarburi, che si trova parallela a quella di
tali (da Carulli, 2006). la linea prosegue lungo la depressione morfo- Caneva-Maniago e che termina nella zona di
logica visibile nella zona del CRO / Centro Lestans (Sequals).
di Riferimento Oncologico, continua in dire- Dai dati delle reti sismometriche della
zione Piante-Beorchia fino alla zona a S-E dei Regione e dall’analisi dei terremoti storici
rilievi di Giais e Marsure. risulta che la fascia pedemontana e la zona
Si ricorda infine un’altra linea di sovra- dell’Alpago-Cansiglio sono fra le aree più
scorrimento sepolta, rilevata nelle ricerche di colpite da terremoti di elevata intensità di

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tutto il settore Nord-Orientale. L’abitato di 19. Fasce a diversa accelerazione sismica.
Marsure si trova in una posizione tale da ri-
sentire sia dei sismi nella zona fra Gemona e 20. Elenco terremoti conosciuti nell'area.
Tolmezzo (sisma del 1976) sia da quelli del
vicino Cansiglio (sisma del 1936).
Nel catalogo della storia sismica della zona
sono elencati 27 eventi, riportati con l’intensità
(Is), e con l’intensità dell’ epicentro (Io), oltre
alla magnitudo (Mw); trattasi di intensità
medio-alte con grado massimo pari a 7.
Il territorio era classificato “zona sismica”
con grado di sismicità S=9 ed è incluso nella
zona 2, ad alta sismicità, con accelerazione
sismica prevista 0.175 <ag ≤ 0.25.
Il seguente estratto dalla Carta geologica
delle Tre Venezie, foglio Maniago, individua
nella zona in esame le seguenti formazioni,
di seguito descritte dalle più recenti alle più
antiche:

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depositi di falda antichi (Pleistocene
l.s.). Fanno parte di questo gruppo i
materiali ghiaiosi dei conoidi più antichi,
di norma cementati nelle parti inferiori
e spesso diffusamente alterati in quelle
superficiali, con accumuli limosi ed argillosi.
Non è di solito possibile attribuire a questi
depositi un’età precisa, per cui sono assegnati
indistintamente al Pleistocene.

Successione cenozoica

conglomerati continentali poligenici ed


20b eterometrici prevalenti (Conglomerato
del Montello o del Monte di Ragogna
autoctono); marne, siltiti ed arenarie grigie
di ambiente sublitorale o deltizio (Miocene
medio superiore). Sono presenti ad ovest di
Aviano, nell’area di Budoia e Polcenigo.

Successione mesozoica

Calcari bioclastici massicci, con abbon-


17c danti rudiste, talora con intercalazioni
di calcari micritici (in zona sono i
calcari del Monte Cavallo), cioè depositi di
piattaforma aperta (Cretacico superiore),
che affiorano sull’altopiano del Cansiglio-
Cavallo.

Calcari con stratificazione decimetrica


16c o metrica, grigi e nocciola, di aspetto
porcellanaceo, con frequenti strutture di
emersione, talora con brecce argille residuali e
stromatoliti (in zona calcari del Cellina), cioè
depositi di piattaforma protetta (Giurassico
superiore-Cretacico inferiore), che affiorano sul
versante meridionale dell’altopiano e in alcuni
dei rilievi pedemontani (Marsure e Giais).

21. Direttrici di faglie capaci che Coperture quaternarie Idrografia


attraversano il territorio di Aviano
(disegno di Mario Fogato). Sedimenti alluvionali del settore La catena Messer-Muri-Sestier-Cavallo
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montano e della pianura (Olocene at- costituisce lo spartiacque tra il bacino del
22. Carta geologica del territorio (da tuale). Più recenti dei seguenti (24), formati di Cellina a N-E e quelli del Piave e del Livenza-
Carulli et alii, 2006). norma da materiale di provenienza prossima, Meschio ad O. Data la struttura carsica del
poco alterato, raramente cementato. sistema le sorgenti sono scarse. Sul Piano del
Cavallo è grande la penuria idrica, l’unica
sedimenti fluvio-glaciali ed alluvionali sorgente sfruttabile è la Tornidor vicino
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della pianura (Pleistocene superiore). a Pian delle More, al contatto fra calcari
Sono ghiaie e sabbie costituenti gli ampi co- cretacici e sabbie del Miocene. Interessante
noidi di Cellina e Meduna, materiali polige- è l’allineamento di alcune sorgenti perenni e
nici causa la grande estensione dei bacini temporanee poste tra quota 700 e 900 m slm
idrografici; l’alterazione superficiale è a volte legate alla presenza discontinua di calcari
intensa nei terrazzi di più antica formazione. marnosi associata a disturbi tettonici.

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23. Sezione geologica N-S.
(da Carulli et alii, 2006).

Il reticolo idrografico è costituito da corsi presenta un regime tipicamente temporaneo


d’acqua naturali afferenti nella maggior parte e l’acqua è presente costantemente in alveo
dei casi al bacino del Torrente Artugna. Fra solo nel tratto a valle della confluenza della
i principali affluenti si ricorda il Torrente Roggia Riduan.
Ossena (il cui bacino ricade integralmente nel Il Canale Framoso che scorre a nord di Selva
Comune di Aviano), che raccoglie i contributi di Giais e il Rio Scodellin, che attraversa l’abitato
del Torrente Midella-Rot, Torrente Cialata e di Glera, sono stati interessati, così come l’alveo
Torrente Bornass, tutti corsi che scendono del Cavrezza stesso, da significativi interventi
incidendo il versante del Monte Caseratte e di sistemazione idraulica, sia longitudinali sia
Col Ceschet. trasversali, con tratti canalizzati rivestiti in
Altro affluente importante è il Torrente elementi prefabbricati o in pietrame e numerose
Cavrezza, il cui bacino interessa il territorio briglie in pietrame o scogliera.
comunale soprattutto nella parte di pianura, Tra Cortina di Giais e Marsure gli impluvi
per una lunghezza di circa 11 km. Il corso che scendono dal versante (Rug dei Tras,

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24. Calcare del monte Cavallo con
fossile dirudiste (a sinistra).

25. Calcare del Giurassico superiore


con nerinee (a destra).

Rio Stentora ed altri minori) sono privi di de Scussa fra Selva di Giais e Malnisio (zona
collegamento con il collettore di pianura del Poligono militare), quella del Canale
e disperdono le acque presenti solo in casi Framoso e quella appena a N-W di Glera;
di eventi meteorici eccezionali nelle ampie in queste i bacini a monte producono ancora
conoidi di deiezione. ingenti quantità di detrito che vengono
Nella zona montana sono presenti movimentate e spostate a valle durante eventi
diversi impluvi, per lo più caratterizzati meteorici particolarmente violenti e sparse
da assenza di acqua in alveo, ad eccezione dove per il cambio di pendenza la capacità di
dei periodi di piena, che scendono lungo i trasporto delle acque diminuisce;
versanti meridionali del massiccio del Monte B. Conoidi in fase di erosione regressiva
Cavallo e sono caratterizzati da versanti (del Torrente Rot e della Val Storta): sono
ripidi e brulli. L’andamento è NW-SE, stabilizzate, con locali livelli cementati nella
essendo chiaramente impostati in base alle massa detritica e con segni di stratificazione;
caratteristiche strutturali, raccolgono l’acqua l’asta torrentizia è incassata e, per lo scarso
del proprio bacino e sono spesso alimentati apporto di materiale solido dal bacino, prevale
da acque provenienti da fuori bacino, drenate l’azione erosiva rispetto al deposito.
attraverso fratture e fenomeni carsici. Nella zona di pianura, caratterizzata
L’area pedemontana è caratterizzata dalla da un reticolo che si sviluppa dalla base
presenza di terreni molto permeabili, che dell’altopiano, sono molti i corsi d’acqua
costituiscono tutta la fascia ai piedi della che hanno subito interventi di ricalibratura
scarpata morfologica del Piancavallo. Queste e in alcuni tratti la rettifica del tracciato e/o
conoidi sono il risultato dell’azione di trasporto impermeabilizzazione del fondo e sistemazioni
e deposito dei corsi d’acqua (Rug de Scussa, spondali (Canale Framoso, Rio Scodellin,
il Canale Framoso – ora del tutto canalizzato Roggia Riduan, Torrente Cialata, Torrente
– Rio Scodellin, Rug dei Tras, Rio Stentora, Bornass). Brevi tratti arginali sono presenti
Rio della Fontana poi denominato Rio Rot, lungo il Bornass, l’Ossena, mentre l’Artugna
Rio Val Storta, Rio Rudime, Torrente Ossena, è arginato nel tratto in Comune di Budoia. In
Torrente Cialata, eccetera) che allo sbocco in pianura esiste un sistema di rogge, che fanno
pianura, hanno deposto il materiale solido riferimento a due canali irrigui principali:
trasportato in forme convesse che si aprono 1) il Canale di San Martino, che deriva le
a ventaglio verso la pianura e sono più o acque dal canale Enel a valle della centrale del
meno estese, in funzione dell’acclività, della Partidor di Malnisio (Comune di Montereale
produzione e dall’ampiezza dei bacini. Valcellina) e dal quale hanno origine la
Le conoidi presenti in zona si possono roggetta di Sedrano e la Rogge Brentella e
distinguere in: Rovizzola. Il canale dopo il ripartitore da cui
A. Conoidi ancora attive in fase di depo- ha origine la roggia Brentella assume il nome
sizione, come quelle della Val Forca-Rug di Prapiere;

23
26. Idrologia superficiale del comune
di Aviano (elaborazione di Mario
Fogato).

27. Torrente Rot a valle della Pede-


montana (a sinistra).

28. Dissesto a cavallo del guado sul


torrente Ossena in occasione di una
piena (a destra).

2) il Canale grande di San Foca, che deriva Torrente Caltea o Caulana, afferente nel
le acque dal canale Enel a valle della centrale bacino del Torrente Cellina. In prossimità di
di San Foca (Comune di San Quirino) ed Marsure scorre il Torrente Rot che scende da
entra nel territorio comunale di Aviano in forcella di Giais in direzione N-SE, poco a
località Brentella. La parte più settentrionale monte di Marsure piega verso S-O, raccoglie
del territorio (zona del Piancavallo) è le acque della Val Storta, passa sotto Costa
caratterizzata da assenza di corsi d’acqua e confluisce nell’Ossena, che poi prosegue
superficiali per i fenomeni di carsismo che fino a Castello d’Aviano per immettersi
caratterizzano la zona, ad eccezione del nell’Artugna.

24
29. Carta geomorfologica con eviden-
ziazione dei conoidi della Pedemontana
(da Carulli et alii, 2006).

Le caratteristiche del bacino idrografico denonese, che comprende parte dei comuni
sono le seguenti: di Aviano, Budoia, Caneva, Cavasso Nuovo,
Superficie = 9.6 kmq Fanna, Maniago, Meduno, Montereale Val-
Perimetro = 14.3 km cellina, Polcenigo, Travesio e si sviluppa nella
Lunghezza asta = 6.2 km fascia altimetrica da 50 a 375 m slm.
H media (m slm) = 737 Le componenti strutturali generali dell’am-
H max (m slm) = 1541 bito sono:
H min (m slm) = 183 • Contrasto geomorfologico segnato dalla
contrapposizione dei rilevanti versanti in
A sud dell’abitato scorre la roggia Riduan, calcare e le morbide colline in conglomerato
proveniente da Cortina di Giais, che prosegue miocenico, o flysch (Polcenigo, Giais, Maniago,
quindi verso Aviano per immettersi nel tor- Meduno), reso complesso dalla presenza di
rente Cavrezza. conoidi piccoli (Artugna) ed enormi (Cellina
e Meduna).
• Colli insediati con villaggi dilatati o
Caratteristiche paesaggistiche nucleati posti nei pressi delle risorse idriche.
• Strutture edilizie ben conservate e di grande
Secondo la classificazione effettuata dagli valore, centri storici e castelli.
elaborati di analisi del Piano Territoriale • Diversi particellari medioevali ancora ben
Regionale dell'anno 2007, la zona rientra riconoscibili anche se poco coltivati.
nell’Ambito paesaggistico numero 18 degli • Rapporto visivo tra i rilievi e le contermini
insediamenti pedemontani e collinari del por- acque e terre aride a tessitura grossolana.

25
30. Detrito calcareo con ferretto eroso
dalle acque.

31. Detriti di falda in prossimità


della forcella sopra Marsure.

Un’analisi dei suoli e dei paesaggi di tutta lungo la strada pedemontana. Sui colli l’edifi-
la zona di pianura e collinare della provincia cazione è più rara.
di Pordenone è stata effettuata e pubblicata Per quanto concerne l’uso del suolo, gran
nel 2003 dall’Ersa/Agenzia regionale per lo parte del territorio è costituita da boschi
sviluppo rurale. cedui (una volta fruttati come legnatico per
Secondo questa pubblicazione l’area in riscaldamento e pali da lavoro) e più raramente
esame ricade nel contenitore pedogeografico da frutteti. In tutta la fascia dei rilievi
H, rappresentato dai coni di detrito alle pen- prevalgono querco-carpineti, localmente so-
dici del massiccio Cansiglio-Cavallo, dai pic- stituiti dalla robinia. I coni detritici nella
coli lembi che bordano il margine dei rilievi parte terminale della scarpata, erano e sono
pedemontani isolati e dagli alvei e i loro diversi prevalentemente gestiti come prati per-
ordini di terrazzamento. manenti, dal momento che la pietrosità, la
Tutta la fascia al piede della scarpata presenza di terreni granulometricamente
del Cansiglio-Cavallo è caratterizzata dalla grossolani e l’andamento topografico, condi-
presenza di insediamenti antropici, dislocati zionano fortemente un eventuale uso a semi-

26
32. Ponticello in pietra squadrata
sulla forra di Costa.

nativo, come invece è possibile nelle zone flussi idrici naturali, infatti come si vede la
colluviali e più depresse, fra i colli. strada abbia interrotto gli impluvi naturali
L’intervento umano non è riuscito a e favorito la risalita del bosco fino a ridosso
modificare in modo significativo il paesaggio della sede stradale.
nella sua dimensione macroscopica; molto di Di seguito la neve ha favorito una miglior
più è avvenuto nella conduzione del bosco, lettura del paesaggio permettendo il confronto
da ceduo ad alto fusto e nelle colture di con il versante limotrofo dove l’assenza di
pianura; pur tuttavia, in queste azioni lente interventi ha mantenuto il naturale deflusso
condizionate da problematiche economiche, delle acque e l’evolversi della vegetazione.
l’occhio si adegua e la memoria dimentica. Un altro intervento antropico in zona è la
La foto seguente mostra come anche un Cava Mozzon a Marsure; normalmente tale
modesto tracciato in montagna (strada che da attività risulta molto impattante perché si
Madonna del Monte congiunge la Bornassa) autorizzano fronti di scavo ripide, al limite
possa modificare le linee del paesaggio, della stabilità per cui permane il degrado delle
limitare l’evolversi della vegetazione e dei pareti anche dopo l’inerbimento . In questo

27
34. Confronto paesaggistico tra le due
pendici limitrofe.

35. A destra sulla cima degli alberi


si nota la fascia in coltivazione, sulla
sinistra il Santuario di Madonna del
Monte.

36. A destra il colle con la chiesa di


Marsure, sulla sinistra si intuisce il
fronte di scavo della cava.

37. Ortofoto: visibile sulla destra il


torrente Rot e la cava limitrofa con a
valle le aree ripristinate e l’abitato di
Marsure (a destra).

28
29
caso invece il titolare, contro i suoi interessi, ha 137-147; F. Fuchs, Studien zur Karst- und
proposto sin dagli anni ‘70 uno sfruttamento Glazialmorphologie in der Monte-Cavallo-
con scarpate compatibili paesaggisticamente Gruppe/Venezianische Voralpen, Frankfurt am
con le pendenze naturali circostanti (angoli di Main 1970 (“Frankfurter Geographische”
33/37°) il risultato dopo 40 anni di attività 47); A. Bosellini, Modello geodinamico e
è che a parte il singolo fronte di 7 metri in paleotettonico delle Alpi meridionali durante il
fase di coltivazione, la rimanente parte è Giurassico-Cretacico: sue possibili applicazioni agli
morfologicamente inserita nel contesto delle Appennini, «Atti della Accademia Nazionale
pendici e tende a naturalizzarsi anche senza dei Lincei. Rendiconti della Classe di Scienze
interventi di piantumazione. Fisiche, Matematiche e Naturali» 183, 1973,
Il territorio di pianura dal punto di vista 163-205; G.B. Carulli [et alii], Evoluzione
paesaggistico e dell’utilizzo agricolo, si può strutturale Plio-quaternaria del Friuli e della
suddividere in due zone: Venezia Giulia, in Contributi preliminari alla
1) a nord-ovest si osserva un paesaggio realizzazione della Carta neotettonica d’Italia, a
agrario ancora tradizionale (a campi chiusi), cura del CNR, Napoli 1978 (“Pubblicazione
abbastanza ben conservato specialmente in del CNR, Progetto finalizzato geodinamica”
prossimità delle frazioni di Giais e Marsure, 155), 489-545; M. Fogato, F. Vaia, F.
con alternanza di aree coltivate a seminativi, Seriani, Carta litologica della provincia di
foraggere, qualche vigneto e ancora presenza Pordenone. Pordenone 1981; D. Slejko [et
di prati stabili. Sono ancora mantenuti siepi, alii], Modello sismotettonico dell’Italia nord-
fossati, piccoli boschetti che assieme alla orientale, Trieste 1987; G.B. Carulli, M.
viabilità secondaria segnano i confini fra le Ponton, Interpretazione strutturale profonda del
proprietà; settore centrale carnico-friulano, «Studi geologici
2) a sud e ad est la maggior incentiva- camerti», vol. speciale, 2, 1992, 275-284; T.
zione agricola ha modificato il quadro, con Pasqualis, Le montagne dei Magredi, Udine
una netta prevalenza di colture a seminativo e 1992; B. Martinis, Storia geologica del Friuli,
una limitata presenza di aree non produttive Udine 1993; R. Nicolich [et alii], Carta del
naturali e semi naturali. sottosuolo della pianura friulana, Firenze 2004;
G.B. Carulli, Carta geologica del Friuli Venezia
Giulia, Firenze 2006; R. Caputo, M.E. Poli,
Bibliografia essenziale A. Zanferrari, Neogene-Quaternary tectonic
stratigraphy of the eastern Southern Alps, Italy,
G.B. De Gasperi., G. Feruglio, L’altopiano «Journal of Structural Geology» XXXII, 7
del Cansiglio, «Mondo sotterraneo» VI, 3-4 (2010), 1009-1027.
(1910); G. Dal Piaz, L’altopiano del Cansiglio
e regione circostante, «Bollettino del Regio
comitato geologico d’Italia» XLI, 4 (1911);
G. Feruglio, Altopiano del Cansiglio e la sua
morfologia, «Atti della Società italiana per il
progresso delle scienze» V (1911) [1912]; G.
Dainelli, La struttura delle Prealpi friulane,
Firenze 1921; M. Gortani, Guida geologica
del Friuli, Tolmezzo 1926; S. Zenari, Note
illustrative della carta geologica delle Tre Venezie.
Foglio Maniago, Padova 1929; F. Ferasin,
Il “complesso di scogliera” cretaceo del Veneto
centro-orientale, «Memorie degli Istituti di
Geologia e Mineralogia dell’Università di
Padova» 21, 1958, 1-54; G.B. Castiglioni,
Forme del carsismo superficiale sull’altipiano
del Cansiglio, «Atti dell’Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti. Classe di Scienze
Matematiche e Naturali» CXXII (1964),
328-344; A. De Nardi, Schema tettonico
del massiccio del Cansiglio-Cavallo nelle
Prealpi friulane occidentali, «Atti e Memorie
dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere
ed Arti, 2. Memorie della Classe di Scienze L'Autore esprime un vivo ringraziamento al dott.
matematiche e Naturali» LXXVII (1965), Adriano Noacco per la sua collaborazione.

30
Indagine di ecologia storica lungo un transetto
della pedemontana pordenonese

Moreno Baccichet

Premessa dai diversi caratteri ambientali. L’appassionata


visita di Valussi, se fosse stata più attenta,
Chi visita i territori, anche quelli patri, avrebbe registrato come le pratiche d’uso
spesso li affronta proponendo una lettura dell’agricoltura proprio in quegli anni stavano
sincronica e fortemente influenzata dal cambiando radicalmente.
proprio portato culturale. Per questo, quando
nel 1857 Pacifico Valussi decise di salire
al Cansiglio con una escursione a dorso di Una scarpata piena di pecore
mulo, percepì le montagne che bruscamente
sorgono dai depositi ghiaiosi della pianura Un censimento della popolazione ani-
come un elemento di selvaggia aridità. male, probabilmente del 1832, ci permette
Un territorio di macerie che difficilmente di ricostruire quello che era il carico di
potevano rappresentare, per il giornalista animali presenti nel villaggio di Marsure
friulano, l’esempio di un ambiente antro- in un momento relativamente stabile del
pizzato e coltivato con dei criteri che stavano popolamento, quando ancora si praticavano le
velocemente cambiando per adeguarsi a tradizionali forme d’uso del territorio come
una società nuova, meno legata alle tradi- in età di antico regime, prima delle riforme
zioni del passato. Nella sua escursione fondiarie della fine degli anni ‘40. Sappiamo
Valussi1 attraversava un ambiente che stava così che il cavallo era ritenuto un animale
mutando a causa delle trasformazioni che assolutamente improduttivo, apprezzato
contemporaneamente subiva la società, anche solo da quel ceto borghese che non albergava
attraverso l’azione dei riformatori riuniti sotto a Marsure. Gli equini non erano popolari,
l’egida dell’Associazione Agraria Friulana.2 nemmeno nelle declinazioni dei muli (solo 8)
Il pretesto della sua escursione, tra l’altro né in quella degli asini (13).
svoltasi a Polcenigo, ci è utile per raccontare, Gli animali da soma erano presenti solo in
in premessa, le trasformazioni d’uso del sedici famiglie, e queste erano in prevalenza
territorio che furono introdotte verso la metà le più ricche e quelle senza dubbio interessate
dell’Ottocento anche nella zona di Marsure. a garantire i collegamenti con i boschi più
Valussi percorreva i monti per coglierne i alti. Asini e muli potevano essere utili quasi
valori estetici e paesaggistici in linea con la esclusivamente nelle attività di trasporto
retorica romantica, raccontando l’esperienza tra le terre alte e la Pedemontana, e quindi
al cognato Francesco Dall’Ongaro: «È un la loro presenza era funzionale alle pratiche
benefizio di cui godete voi figli delle muse, di territoriali estensive più che all’attività dei
aggiungere le bellezze dell’arte a quelle della campi. Si trattava di animali da fatica, ma
natura, e di rendere le une indimenticabili ai questa nella maggior parte delle famiglie
contemplatori delle altre», ma quei luoghi contadine era ripartita tra gli umani, e a loro
erano gli spazi della produzione del cibo per spettavano quasi interamente gli sforzi nel
gli abitanti della Pedemontana, e quindi il condurre le risorse della montagna all’interno
luogo delle pratiche aziendali delle diverse dell’orizzonte del villaggio.
famiglie rurali.3 Anche la ripartizione dei bovini tra le
A differenza di oggi, le superfici inclinate diverse famiglie può rendere conto di quella
del territorio dei villaggi della Pedemontana che era stata la tradizione. Le vacche da latte
erano dei luoghi quotidianamente frequentati erano pochissime, e nell’Ottocento erano di
dalla popolazione, che sfruttava il diverso una razza grigia alpina diffusa in tutta la
gradiente ecologico delle quote altimetriche Pedemontana.4 Il latte vaccino era difficile
nel tentativo di ottenere il massimo vantaggio da trattare e trasformare con la tecnica della

31
cagliatura a caldo prima della diffusione queste fossero le famiglie che contavano sulla
dei caseifici moderni. Le vacche avevano maggior quantità di terreni posti in piano e
invece il senso di garantire la capacità di arativi. Ben trentadue famiglie erano prive
produrre carne e animali da lavoro.5 Le manze di bovini e quindi erano dedite a trattare i
potevano essere uccise per produrre carne propri terreni coltivabili con la zappa. Quasi
importante da vendere, mentre erano senza sempre questi nuclei erano composti da 4-6
dubbio considerati più importanti i buoi che persone e in alcuni casi, cinque per l’esattezza,
garantivano, con la loro forza, le arature. Non non potevano contare nemmeno sugli ovini e
a caso le vacche censite nel 1832 erano solo vivevano in una profonda indigenza. Possiamo
trentuno mentre i buoi erano novantanove. Le dire che a Marsure le famiglie più ricche si
famiglie più ricche avevano nella stalla una distinguevano per avere un nucleo numeroso
vacca per la riproduzione e quasi sempre due di individui che abitavano sotto lo stesso
buoi per il tiro dell’aratro. tetto e avevano una consistente dotazione di
Non tutte le famiglie del paese erano animali.
in grado di garantire il mantenimento di Le pecore erano gli animali ‘grossi’ più
animali da tiro utili anche per muovere i carri. diffusi con la presenza di 1135 individui,
Tre famiglie ne avevano solo uno e dovevano mentre le capre erano solo 116, distribuite
farselo bastare. Giuseppe Zorat ne aveva tre, tra ventiquattro famiglie. A loro spettava la
mentre la famiglia di Angelo Din, composta ricerca del cibo negli spazi più impervi del
solo da sette persone, ne aveva ben quattro. lungo versante montuoso. Il loro numero,
Angelo vantava anche una delle greggi estremamente contenuto rispetto a quello delle
più importanti del villaggio, composta da pecore, merita però uno specifico appunto. Le
quarantasei pecore e cinque capre. pecore erano considerate più preziose poiché
Le famiglie del villaggio censite erano fornivano anche una pregevole lana, che era
ottanta e per lo più avevano un numero basso un sottoprodotto molto considerato. Le capre,
di individui.6 invece, erano utilizzate di più per la carne e
probabilmente il basso numero di esemplari
N. componenti Famiglie censiti lasciava fuori i capi che di lì a poco
1 2 sarebbero stati macellati.
2 7 Un ragionamento simile credo vada
3 11 fatto per i trentaquattro maiali censiti nelle
4 17
corrispondenti famiglie. Evidentemente il
5 12
6 7
censimento si limitava a individuare solo le
7 7 scrofe tralasciando i maiali che entro l’anno
8 3 sarebbero stati trasformati in insaccati. Vale
9 5 però la pena notare come i maiali fossero
10 1 davvero pochi poiché, a differenza dei rumi-
11 1 nanti, si nutrivano di cibo che poteva essere
12 1 mangiato anche dall’uomo.
13 3 La maggior parte delle famiglie, e soprat-
14 1 tutto le più povere, non se lo potevano per-
15 2 mettere e si concentravano sull’allevamento
17 1 degli ovini. Pecore e capre garantivano alle
famiglie meno abbienti latte e carne, utiliz-
zando per lo più i pascoli pubblici. Vecchi e
bambini potevano essere mandati al pascolo,
mentre le persone più vigorose potevano con-
centrarsi sui terreni destinati alla produzione
delle scorte per l’inverno.
Gli animali minuti (polli oche e coni-
gli) furono censiti solo per gli esemplari da
riproduzione, altrimenti non si compren-
derebbe come in un villaggio che contava
quattroncentocinquantotto abitanti gli ani-
Solo dieci famiglie superavano le dieci mali da cortile fossero solo ottocentouno. In
unità, ma queste detenevano un numero realtà il numero degli animali che nel paese
consistente di animali e si configuravano vivevano delle magre risorse delle terre
come degli aggregati famigliari. Tutte erano alte variava molto all’interno dell’anno, e il
dotate di buoi. Viene facile credere che censimento tende più a cogliere il senso del

32
popolamento animale e umano che individuare 1. Percentuali della popolazione ani-
un valore certo e stabile della pressione degli male a Castello nel 1832, 409 abitanti.
animali sulle risorse.
Quando la terra donava più frutti il
patrimonio di animali cresceva fino a subire
una drastica riduzione in vista dell’inverno.
Nella stagione più fredda si dovevano con-
servare solo gli animali necessari alla ripro-
duzione per l’anno successivo.
L’analisi delle proprietà degli animali
mostra anche molte differenze tra le diverse
famiglie rendendo evidente come nell’Otto-
cento non ci fossero più all’interno dei paesi
le garanzie egualitarie tra i diversi abitanti,
tipiche invece del Medioevo. Nel villaggio
c’erano nuclei famigliari poverissimi, e quasi
privi di animali, e altri dotati di greggi 2. Percentuali della popolazione ani-
importanti e produttive. La famiglia di Giu- male a Pieve, 638 abitanti.
seppe Lama poteva contare solo su sei pecore
nonostante fosse composta da cinque persone,
mentre quella di Giuseppe Bufonel, composta
da quattro individui, poteva contare su due
buoi, una mucca per la riproduzione, venti
pecore, due capre, un maiale e molti animali
da cortile.
Le disparità erano sotto gli occhi di tutti
e il successo di questo o quel capofamiglia
era dettato dalla sua capacità di gestire il pa-
trimonio animale in relazione agli abbondanti
pascoli. Solo dieci famiglie erano prive di
ovini ed erano quasi tutte indigenti, a parte
tre che possedevano solo bovini e quindi non 3. Percentuali della popolazione ani-
erano interessate allo sfruttamento delle grandi male a Marsure, 458 abitanti.
praterie inclinate.
Una seppur veloce indagine parallela sulla
percentuale degli animali in altre borgate
di Aviano, della dimensione simile a quella
di Marsure, chiariscono anche i termini di
diverse strategie di utilizzo del territorio.
Si può dire che la pecora era l’animale più
diffuso, ma anche che presso alcune borgate
cominciava a rendersi evidente l’espansione
dell’allevamento delle vacche per la produzione
di latte. Questo è più evidente a Castello, dove
le vacche erano, caso raro, superiori ai buoi da
lavoro e i maiali superavano, in percentuale,
il numero delle capre. Evidentemente il
riutilizzo del siero dopo la produzione casearia 4. Percentuali della popolazione ani-
permetteva di garantire l’alimentazione a un male a Villotta, 467 abitanti.
numero mag-giore di maiali.
Mano a mano che ci si allontanava dal
centro del comune (Pieve e Castello) i buoi
cominciavano ad essere più numerosi delle
vacche e la presenza delle capre sempre più
evidente. A Marsure le percentuali dimostrano
chiaramente che veniva garantita solo una
presenza legata alla riproduzione, mentre si
preferiva allevare i più prestanti buoi per il
tiro dell’aratro.

33
5. Percentuali della popolazione ani- cominciava a ridurre l’esigua popolazione di
male a Giais, 613 abitanti. maiali e di capre, in modo da conservare il
maggior numero di scorte.
Lo storico rapporto tra popolazione
insediata e animali domestici cambiò radi-
calmente proprio verso la metà del XIX secolo
su tutta la Pedemontana. La rivoluzione
dei gusti alimentari e delle modalità di
allevamento che favorivano la produzione del
latte vaccino trasformarono le stalle del paese:

nel Distretto di Aviano (composto dei tre Comuni


di Aviano, Montereale, San Quirino) si è quello
dell’essersi gli animali bovini forse raddoppiati in
numero, triplicati in valore in un ventennio […].
La stessa ragione, dice il referente, che produsse
6. Percentuali della popolazione ani- l’aumento degli animali bovini, produsse la
male a Costa, 374 abitanti. diminuzione dei lanuti, cioè essere passati gl’incolti
in mani private, e quindi sminuito il vago pascolo,
con che si accrebbe la massa dei foraggi pegli
animali da stalla, e si tolse in gran parte il mezzo
d’alimento degli animali pascolanti nella primavera
e nell’autunno, perché il pascolo estivo nell’alta Alpe
sussiste tuttora: ma come si rese scarso quello delle
due ricordate stagioni, si dovette sminuire i lanuti;
e non si viene con ciò ad approfittare del pascolo
dell’Alpe, se non in parte. E sembra che questi
sminuiranno ancora; perché finora, come succede
in ogni momento di transizione, si supplisce cogli
Le capre, invece, diventavano una presenza abusi; abusi che dal tempo e dall’interesse privato
importante nelle borgate di Marsure, di Costa verranno tolti in tutto o in parte sensibile.8
e di Giais, che dovevano confrontarsi con gli
ambiti più aridi del versante e della dorsale.7 Sappiamo così che poco prima della visita di
Gli animali occupavano regioni agrarie Valussi nella Pedemontana i comuni avevano
diverse. Bovini e suini si limitavano ai settori promosso una riforma agraria importante che
più bassi dell’insediamento. I sentieri non erano aveva permesso il frazionamento delle terre
transitabili nemmeno con le piccole vacche della pubbliche di versante e di pianura assegnandole
Pedemontana e quello che oggi consideriamo alle famiglie residenti. Solo le terre alte erano
un prodotto tipico, il formaggio di malga, allora state conservate per l’uso pubblico, mentre sul
non esisteva, come non esistevano le casere resto del territorio alla pratica del pascolo si
intese come piccoli caseifici stagionali. sostituiva quella dello sfalcio.
La permanenza di buoi e vacche in paese, L’allevamento in stalla finiva per imporsi
per contro, garantiva abbondante letame per rispetto a quello tradizionale del pascolo me-
orti e campi, ma per alimentare animali tanto dievale.
voraci bisognava garantire abbondanti scorte In età positivista si trasformava com-
di fieno falciando i settori più bassi della pletamente l’economia del villaggio modi-
scarpata e i prati della pianura arida. Questi ficando il sistema produttivo del settore più
riuscivano a garantire solo uno sfalcio all’anno, importante dell’agricoltura pedemontana,
ma il terreno poteva essere poi utilizzato per il quello dell’allevamento: «tutti sanno, un ani-
pascolo autunnale. In ogni caso le abitazioni male pascolante consuma o sciupa quattro
necessitavano di stalle complesse, capaci volte più che alla mangiatoia». Se fino a quel
di contenere in spazi separati bovini, ovini, momento erano stati gli animali – gli ovini
equini, suini e animali da cortile. Le case più come abbiamo evidenziato – a raggiungere
ricche erano dei veri e propri zoo all’interno le risorse foraggere, da quel momento in poi
dei propri alti recinti di pertinenza. D’inverno la situazione cambiò radicalmente. L’uomo
le greggi dovevano essere portate in paese e doveva ascendere il monte e sfalciare le sue
al massimo le si poteva far uscire al pascolo praterie private, portare a valle il fieno e stivarlo
nei settori più bassi della campagna d’Aviano in fienili enormi, dai quali poi avrebbe attinto
quando non c’era la neve. A novembre si per l’alimentazione giornaliera delle vacche. La

34
privatizzazione delle terre pubbliche avrebbe paese. La promozione dell’allevamento di un
garantito l’aumento della produzione di fieno, animale che produceva moltissimo latte come
ma anche una espansione delle terre arate al di la vacca introdusse i temi di una stabulazione
fuori dell’antico limite del villaggio. in stalla, e quindi il problema di risorse
Gli effetti della propaganda delle cattedre foraggere famigliari che dovevano essere rac-
ambulanti di agricoltura cominciava a dare colte e concentrate nel paese.
dei risultati. L’abbandono della coltivazione È in questo periodo che nascono le
di sorgo e segala, a favore di una rotazione immagini tradizionali delle donne con le
colturale che introduceva il frumento alter- gerle che portano sulle spalle enormi carichi
nato all’erba medica, dimostrava che gli di fieno da stivare nel fienile. È in questo
storici campi potevano essere molto più periodo che si consolida la tradizione delle
produttivi: «gli anni nei quali i campi restano slitte da fieno che permettevano di condurre
senza prodotti di cereali, sono largamente in piano quanto si era sfalciato nelle proprietà
compensati dal maggiore prodotto degli anni che le famiglie avevano acquisito lungo il
successivi allo svegramento [= dissodamento], versante. La privatizzazione delle praterie in-
dalla maggiore messe di foraggi, e dalla clinate tolse spazio e risorse a ovini e caprini,
conseguente maggiore possibilità di alimen- ormai costretti a pascolare solo nei settori più
tare animali, e di averne quindi una maggiore alti del territorio.
massa di letami». Il formaggio di vacca in un primo periodo
Le nuove forme di allevamento venivano si diffuse all’interno delle cucine delle singole
promosse dalle famiglie più agiate, le stesse famiglie, che integravano in questo modo la
che avevano rapporti con l’Associazione Agra- loro dieta alimentare scarsamente proteica. Il
ria Friulana per la quale Valussi operava come formaggio prodotto in questo primo periodo
divulgatore. Gli stessi borghesi promuovevano di autoproduzione e di autoconsumo era
la trasformazione delle forme dell’allevamento tenero, a pasta molle, e non permetteva di
pedemontano anche attraverso le iniziative poter vendere o barattare la risorsa casearia in
dell’Amministrazione comunale. cambio di altro cibo. La ricotta e una sorta di
Nel 1907 il Consiglio comunale acquistò formaggio salato dovevano essere consumati
un torello con l’evidente intenzione di pro- molto velocemente. Nel frattempo, però, in
muovere una sorta di monta pubblica e il Italia si sviluppò una cultura del formaggio
consigliere «avv. Cristofori rilevava il con- stagionato e prodotto da una serie di esperti
fortante risveglio nell’industria armentizia casari ben istruiti. È in questo periodo che
e l’opera del Comune spiegata per asse- attraverso la promozione di forme asso-
condarla».9 ciative dei produttori di latte si cominciò
Gli effetti si videro ben presto. Nel 191610 ad affermare un nuovo prodotto caseario,
in Comune di Aviano i buoi da lavoro erano elaborato all’interno di latterie ad ampia base
sempre molti, 328, ma le vacche da latte e partecipativa di soci.
da riproduzione erano diventate 1881, su un La prima Latteria Sociale in Friuli fu
totale di 2565 bovini presenti nel comune. fondata il 19 settembre 1880 a Collina di
Ormai i parametri della popolazione animale Forni Avoltri. Nel 1890 le latterie erano
nella Pedemontana si erano completamente novanta, per raggiungere il tetto di 652 unità
invertiti, penalizzando ovini e caprini. nel 1960. Queste istituzioni non cambiavano
Questa politica di crescita della produzione solo il regime di produzione dei prodotti
interna ai villaggi della Pedemontana an- caseari, ma anche la forma e il gusto degli
dava di pari passo con l’espansione delle stessi. Lentamente, attraverso le latterie, e
attività legate all’emigrazione temporanea contrastando la produzione famigliare, si
e questo provocò un rapido aumento della costruiva una nuova tradizione del formaggio,
popolazione, che si trovò sempre meno in quello di latteria o Montasio.
equilibrio con le sue risorse. A partire dalla La Latteria Sociale di Marsure, origina-
metà dell’Ottocento l’azione riformatrice riamente Turnaria, è relativamente recente
dell’Associazione Agraria Friulana e una e risale al 1922, con 150 soci, ma in realtà
massiccia campagna di informazione erano rispondeva alla necessità delle famiglie pro-
riuscite a modificare in modo radicale il duttrici di seguire una pratica cooperativa e
rapporto tra territorio e produzione agraria produttiva ormai affermata in tutta la regione.
nella pedemontana. L’intenzione di eliminare Nell’Ottocento l’allevamento dei bozzoli
i vincoli imposti da una organizzazione agraria integrava sempre più questa economia le-
di antico regime portò alla scomparsa di gran gata alle nuove forme dell’allevamento, ma
parte del patrimonio pubblico dei pascoli si notava come «il Distretto poi fila più
in piano e di quelli di versante più vicini al seta, che non produca bozzoli». Anche lo

35
sviluppo dell’artigianato, però, non poteva del territorio nuove ma che conservano al loro
essere sufficiente per giustificare il successo interno i segni dei paesaggi più antichi.
della velocissima espansione demografica Per questo motivo ora cercherò di
che Marsure registrò in meno di un secolo. Il analizzarli con una lettura che permetta
villaggio si trasformò non solo negli usi, ma di cogliere i paesaggi di antico regime
anche nella forma del costruito. Gli animali confrontandoli con quelli della modernità.
ormai uscivano poco dai recinti e dalle loro Nel farlo descriverò il territorio partendo
stalle, mentre invece diventava sempre più dalle aree più lontane rispetto al centro
evidente la continua ricerca di foraggio, alla abitato fino a scendere verso le campagne
quale dovevano sottoporsi donne e giovani. più basse in una sorta di deriva altimetrica.
Nei cortili crescevano gli edifici dedicati agli Il racconto di queste unità di paesaggio
animali e alle scorte alimentari. L’aumento sarà centrato su una lettura diacronica degli
della produttività comportava un aumento del usi territoriali dall’età moderna a quella
benessere e delle famiglie, con la conseguenza contemporanea. In questo modo mi sarà più
di progressivi ampliamenti delle abitazioni facile far percepire anche il significato del
e la successiva divisione e frammentazione patrimonio di segni archeologici che oggi
delle proprietà. popolano il territorio della comunità di
Il processo di diffusa emigrazione colpiva Marsure presa come esempio per leggere lo
per lo più le famiglie degli agricoltori sviluppo dello sfruttamento dell’agricoltura
proprietari che vendendo i propri beni in lungo un transetto della Pedemontana.
paese riuscivano a permettersi di pagare
un viaggio in nave e l’acquisto di ampie
proprietà terriere nella nuova patria. Tuttavia, Le terre alte e il bosco
non emigravano solo i contadini ma anche la
classe artigianale, che nella pedemontana era La  colonizzazione dei settori alti dei
piuttosto diffusa: tra i venticinque che nel territori della scarpata calcarea pordenonese si
gennaio del 1881 partirono per l’America è sempre dovuta confrontare con la resilienza
si contavano anche «un fabbro-ferraio ed un dell’ambiente ecologico. Fin dal Medioevo la
muratore d’Aviano».11 costruzione delle praterie artificiali esprimeva
una capacità di controllo sulla determinata
intenzione della vegetazione di conquistare
Fasce paesaggistiche ed elementi ogni spazio aperto. Produrre e conservare le
dell’archeologia del paesaggio praterie artificiali non era per nulla semplice,
e nei tratti più lontani dal villaggio era più
La specialità di un territorio, quello della difficile esprimere l’energia necessaria per
comunità di Marsure, che si distribuiva rendere produttivi i versanti più aridi e meno
trasversalmente alla linea del pedemonte, esposti dei settori alti del territorio.
non poteva che interpretare la specialità della Le superfici del territorio di Marsure po-
sequenza ecologica degli ambienti naturali. ste all’estremo nord-ovest precipitavano all’in-
Gli ambienti naturali erano influenzati terno del bacino idrografico della Val Caltea
non solo dal carattere geomorfologico del e del Cellina.
territorio, ma anche dal distribuirsi degli Si trattava di un’area per lo più boscosa
elementi naturali secondo i diversi gradienti già in epoca storica. Un ambiente che, nella
altimetrici. Inoltre, lungo le superfici incli- sostanza, si è conservato nel suo contesto
nate del territorio della comunità altri due paesaggistico anche se non è da escludere
fattori diventavano importanti per costruire che prima delle leggi boschive della fine
un ambiente antropizzato: la fatica e il tempo. dell’Ottocento il manto boscoso fosse meno
Sfruttare le terre più alte era possibile compatto, e lasciasse spazio a chiarie soprat-
solo con grandi sforzi da parte degli abitanti tutto lungo le direttrici che mettevano in
e degli animali, che per raggiungere le risorse collegamento i pascoli del Tornidor e di
erano costretti a trasferimenti che a volte non Pian delle More con il versante esposto alla
si risolvevano solo all’interno dell’esperienza pianura.
di una giornata. Nei diversi areali di questo In età moderna i boschi si concentravano
paesaggio per fasce oggi ci sono in atto processi solo nei settori più alti ed esposti a monte
diversi, influenzati dai nuovi approcci alla della montagna. Il legname non era un bene
mobilità. Oggi, per esempio, la zona delle prezioso, e fin dal Medioevo il versante era stato
casere è molto più facile da raggiungere di attrezzato aumentando le praterie artificiali
quella del versante, che si può invece percorrere a danno delle coperture arboree. In periodo
solo a piedi. Questo determina forme d’uso medievale la popolazione era poco numerosa

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per sollo loco di casa ma ne consumano grandissima 7. Il bosco si apre in occasione dei prati
quantità per far levare per uso di mercantia, e ne che segnano la zona della sorgente del
vendono anco d’esso carbone senza alcun retegno a Tornidor.
pregiutio di quelli pochi utili che ne deve canone la
comunità per pagar le pubbliche gravezze. 12

Ormai la trasformazione della legna in


carbone era una pratica diffusa su tutta la
montagna, come quella di tagliare legna per
alimentare le fornaci da calce che finiva nei
cantieri della pianura.
L’immagine che ci viene restituita in
quegli anni è di un ambito ormai brulicante di
interessi grazie all’azione di imprenditori alla
e la legna dei cedui, distribuiti nei settori del ricerca di risorse forestali. Molti «calpestano
versante meno adatti al pascolo o coltivati dete montagne con cavali e mulli, facendo
all’interno delle praterie artificiali, era più danni nelle erbe nell’andar a tior li legnami
che sufficiente per garantire riscaldamento e carbon nella montagna d’essi di Barces sia
e paleria da lavoro a tutta la popolazione. per ciò a cadaun prohibito a far tal strada ne
Pensare di far arrivare legname al piano dai per deti monti d’Aviano».13 Sappiamo quindi
boschi che si trovavano sul versante della che la via della legna che dirigeva il prodotto
Val Caltea era del tutto impossibile, poiché verso Barcis creava dei problemi e impatti
non c’erano strumenti che permettessero di anche nelle praterie di Marsure e Giais invase
vincere la forza di gravità e far superare al dagli animali dei boscaioli.
legname lo spartiacque che divideva il bacino La pressione che la comunità di Barcis
del Cellina da quello della Livenza. esercitava su questo comparto è testimo-
Nel Medioevo il bosco era più rado e niata da una lettera di Girolamo Loredan,
misto. La faggeta che conosciamo oggi è stata Luogotenente del Friuli, che nel 1676 inter-
selezionata, a partire dal ’500, per la pro- venne per cassare gli abusi che gli abitanti
duzione di borre di faggio che venivano inviate di Barcis avevano prodotto costruendo alcune
a Venezia via Cellina-Brentella-Noncello-Li- casere nel territorio di Aviano, presumibilmente
venza. Quello che osserviamo oggi è un manu- nell’area in cui il Comune della Val Cellina
fatto fortemente influenzato dalle logiche eco- toccava gli ambiti tradizionalmente coltivati
nomiche del passato, ora avviato verso una dai villaggi di Costa e Marsure.
gestione forestale che privilegia la coltivazione Loredan ordinava «al Comun e huomeni
a fustaia rispetto a quella tradizionale del di Barces che debbano demolir le casere da
ceduo. loro fatte sopra il confin della montagna
Ci viene difficile oggi capire come nel d’Aviano, overo astenersi di far dani sopra le
XVII secolo difendere i residui del manto montagne di raggione di deta communità».14
boschivo risultasse una impresa impossibile, Un altro proclama del Luogotenente ri-
e questo dava vita a un numero consistente marcava che anche alcuni avianesi stavano
di proclami del Luogotenente veneziano e contribuendo alla scomparsa delle superfici
del comune per la difesa dei boschi. È questo forestate, tanto che ci si trovò a dover vietare
ciò che accadde nel 1677 quando ci si trovò ai fabbri di Aviano di «tagliare nelli boschi
costretti a proibire: di deta Communità legni per far carbone per
uso di mercantia e del loro mestiere di fabro
a cadauno, tanto terriero, che forestiero, che non ardisca che ad uso di mercantia ma sollo per uso
tagliar legnami di sorte alcuna per uso di mercantia della propria loro famiglia».15
ne per far fornaci, ne ricever poca ne molta quantità Non si poteva più ammettere che i fabbri
di dinaro da altri per far frate et tagli di legnami nei diventassero, di fatto, dei commercianti di
boschi concessi nel privileggio ad essi d’Aviano, ne li carbone a danno degli altri concittadini, che
legni tagliati o carboni fatti trasportare dai deti Boschi non potevano più affittare i tagli boschivi in
[…]. Restando del tutto prohibito alli forastieri che cambio di danaro per le spese dell’Ammi-
non sonno d’Aviano portarsi nelle dette montagne nistrazione. Anche le attenzioni di Venezia
et boschi d’Aviano a pascolare, ne tagliare legnami per la conservazione di questa risorsa erano
di sorte alcuna ne condurre animali d’alcuna sorte ne cresciute: «non si conduce da monte cavalli
menuti ne grossi sotto qual si voglia pretesto […] forestieri vaccaria, ma solo fedaria […] non si
perché li fabri abitanti in esso luoco fanno già stragge taglia legni in montagna senza licenza della
in essi boschi et non si contentano di far carbone comunità se non per uso delli habitanti».

37
Il conflitto tra i diritti di taglio delle risorse boschi. Non a caso, nel 1678 il Comune di
forestali affittati a una borghesia forestiera e i Aviano fu condannato a pagare una multa per
più antichi diritti di pascolo esercitati dagli i danni inferti al bosco che era stato affidato a
abitanti alla metà del XVII secolo entrarono Francesco Fullini18.
in aperto contrasto. Sappiamo che nel 1675 i Il bosco pascolato era il tipo ambientale
Manin avevano coinvolto l’Amministrazione più diffuso insieme a quello della prateria con
di Aviano credendo di aver acquisito un uso boschetti. Molto probabilmente già dal Me-
esclusivo della montagna con «l’affitto dello dioevo il manto alberato non era più compatto
Monte del tremolo».16 Il Comune di Aviano, come lo vediamo oggi. Era ricco di chiarie e
invece, riteneva che la cessione del taglio di varchi pascolati poiché in quell’epoca non
non imponesse una inibizione al contestuale esistevano norme per la difesa della copertura
pascolo, e dichiarava di fare riferimento arborea. La veduta della sorgente del Tornidor
«all’antichissima e sempre praticata ragione rende conto molto bene dei corridoi sfrangiati
in uso di fedaria sopra li monti del Monte che costruivano i percorsi degli animali nella
Cavalo nominato il Tremolo».17 zona boscata. Ancora oggi questo luogo ha
Gli interessi dei grandi commercianti una importanza strategica per la zona visto
di legname finivano poi per scontrarsi con che qui c’era una delle poche sorgenti perenni
gli abusi che quotidianamente gli abitanti dell’altipiano. La necessità di garantire l’acqua
facevano rubando legna o pascolando nei agli animali che frequentavano i pascoli alti
8. La sorgente del Tornidor attrezzata
per l’abbeverata proprio nel punto dove
si consolidò nel tempo il confine tra
Aviano e Barcis testimoniato dalla
vecchia pietra incisa.

9. Il paesaggio boscato della Val


Caltea un tempo era molto più ricco
di brani di pascolo e corridoi della
transumanza.

10. Immagine di Piancavallo dalla


Kriegskarte del 1805, fol. XIV.10.

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di Barcis, come a quelli presenti nel piano del singoli cittadini. Non c’erano vincoli imposti
Cavallo di Aviano, fece sì che la materializzazione dalla Serenissima ma solo considerazioni di
dei confini in epoca bassomedievale facesse opportunità economica delle amministrazioni
diventare la sorgente ai piedi del Cimon dei locali. A partire dal ’500 le maestranze legate
Furlani un segno confinario, e l’acqua una agli esboschi governati dai mercanti veneziani
risorsa comune. avevano introdotto la tecnica della produzione
In un territorio calcareo le poche fonti di carbone di faggio, che era molto richiesto
affioranti e i temi della ‘cattura’ dell’acqua dalle fabbriche del vetro muranesi. Anche il
piovana erano determinanti per le attività di legname del ceduo più minuto, quello che
pascolo su tutto il versante alpino. Per questo non poteva essere tagliato in ‘borre’ poteva
motivo, quando in età bassomedievale si essere recuperato per costruire un prodotto
consolidarono i confini tra le comunità locali leggero e facilmente trasportabile a valle a
l’accesso alle fonti idriche divenne un problema spalla d’uomo o di animali. Queste tecniche
per ogni piccolo villaggio. Non possiamo di produzione del carbone per la prima volta
non notare come la strada che saliva per divennero anche un patrimonio delle comunità
Costa Longa, attrezzata con piccoli stagni per locali e dei contadini della pedemontana, che
l’abbeverata (lame), divenne il naturale confine scoprirono così la possibilità di sfruttare i
con il villaggio di Giais, e che la mulattiera, boschi a ceduo della zona alta per ottenere
poco sotto l’omonima forcella, toccava una un prodotto facilmente vendibile sui mercati
sorgente attiva quasi tutto l’anno, posta in
sostanza sul confine tra le due comunità. 11. Operazioni di contenimento dell’es-
L’acqua non poteva essere spostata, a pansione del bosco sulle praterie di
differenza dei cippi lapidei, ma soprattutto Pian Mazzega.
doveva dissetare quante più greggi era
possibile.
L’immagine di un sistema boscato poco
compatto emerge chiarissima nella Kriegskarte
del 180519 permettendoci di notare come il
topografo austriaco avesse segnato il bosco
avianese della Val Caltea in modo molto
diverso da quello che in età storica era
stato il bosco delle comunità di Giais e di
Montereale. Lì il segno molto scuro indicava
una copertura arborea compatta, mentre nella della pianura in cambio di granaglie.
zona del Piancavallo il verde chiaro dei pascoli L’instabilità politica del primo periodo di
emergeva con maggiore chiarezza. dominazione franco-austriaca aveva lasciato
Dobbiamo pensare che questi territori molto spazio agli abitanti, che avevano ap-
erano frequentati e attrezzati da greggi di profittato delle risorse boschive per produrre
pecore che sostavano pochi giorni nei pascoli più carbone e aumentare le superfici di pascolo
alti per poi tornare a valle. In antico era sul monte. Nel gennaio del 1813 l’ispettore
impossibile pensare di accompagnare a queste raccontava come «perlustrando i boschi com-
quote mandrie di vacche lungo sentieri tanto presi nel dito Comunale Circondario mi è
impervi. Lo stesso accadeva per i pascoli alti accaduto con sorpresa di rilevare col fatto
di Barcis, e il disegno sul versante del Monte molti abusi eseguiti ne tagli».20 L’ispettore
Caulana di molti recinti per le pecore rimane forestale consigliava di inviare una guardia
a testimoniare queste storiche pratiche di per i sequestri del legname ormai condotto
sfruttamento delle risorse ambientali. abusivamente in pianura, e che sarebbe stato
In età moderna, come abbiamo detto, il opportuno far scortare questo funzionario
bosco divenne per la prima volta una risorsa. da un drappello di soldati perché temeva
Il legname era molto ricercato dai mercanti potessero scoppiare dei tumulti.
veneziani e le comunità cominciarono ad Nell’Ottocento la gestione dei boschi
affittare i tagli boschivi. Questa pratica di- era lasciata per lo più in mano a privati, che
venne molto importante per reperire le ri- affittavano il bene pubblico per il «taglio e
sorse economiche di cui avevano bisogno le carbonizzazione del bosco».21 Gli alberi erano
amministrazioni locali della Pedemontana, e tenuti per lo più a ceduo e l’obiettivo non era
per questo motivo iniziarono i primi tentativi quello di portare a valle travi da costruzione.
locali di normare la protezione della risorsa La viabilità e una spiccata contropendenza
forestale. Il bosco rimaneva pubblico e doveva impedivano di portare legname di grande di-
essere garantito dalle attività di pascolo dei mensione nella Pedemontana, mentre sarebbe

39
stato più facile raggiungere le acque del a taglio gratuito dei poveri, per non togliere
Cellina lungo la Val Caltea; il territorio arido a essi i mezzi di una risorsa, e di riparare ai
impediva però di poter usufruire dell’aiuto bisogni della legna da fuoco, in tanta penuria
dei corsi d’acqua. Se trasportare la legna a massime in cui è il comune tutto».23
valle era troppo costoso non lo era altrettanto I cedui si prestavano bene a questa attività
trasformarla sul luogo in carbonella e poi di trasformazione e potevano dar vita a forme
farla giungere a valle a dorso di mulo o grazie di paesaggio che oggi non riconosciamo più,
alle portatrici.22 Il quel caso il contratto non cioè ai pascoli alberati. I pascoli attorno alle
veniva fatto sulla volumetria del legname casere avevano anche queste masse arboree
che sarebbe stato tagliato, ma sul numero che permettevano ai pastori di ricavare legna
di ‘bisacche’, grandi bisacce, con le quali per il focolare della casera e per la cottura del
si sarebbe portato a valle il carbone. Alle latte. Questi ceppi che erano posti nei pressi
pratiche di esbosco con la produzione del delle casere si sono sviluppati nei settori
carbone si opposero anche alcuni abitanti. più alti del territorio con forme originali,
Quando nel 1844 si mise mano a un nuovo diventando delle strutture di polloni pseudo
affitto del Bosco del Cimon, poco sopra Pian circolari espanse dall’originaria centralità
delle More, il consigliere comunale Giovanni della pianta.
Puppa ebbe il coraggio di dire che «il bosco Questa forma speciale di domesticazione
Cimon dovrebbe essere rispettato, e lasciato dei vegetali era il frutto di tagli biennali che
facevano sì che il prato non soffrisse della
12. Fino al Novecento possiamo credere copertura solare dettata da una pianta alta e
che il bosco in questi settori del monte matura. Di fatto il prato alberato aumentava
fosse un semplice e rado ceduo che la produttività visto che anche la frasca
permetteva anche il pascolo delle pecore. poteva essere usata, in speciali occasioni, per
integrare il cibo delle pecore e delle capre.
La riduzione del numero delle pecore
promossa a partire dall’inizio del XIX secolo
in questo settore montuoso diede subito
i suoi frutti aumentando la capacità di
rinnovamento delle zone boscate e portando
a un aumento della massa forestale su gran
parte della scarpata. Questi progressi però non
erano facilmente riscontrabili nell’Avianese:

13. La tavoletta dell’IGM del 1929


mostra come il bosco sfrangi e diventi
rado in corrispondenza dei due grandi
pianori prativi di Pian di Mazzega e
Casera Paronuzzi.

40
I soli boschi di Caneva e Polcenigo di proprietà 14. Oggi il confine tra boschi e prateria
comunale sono in via di miglioramento in causa artificiale è più netto di un tempo.
della regolarizzazione dei tagli fatti a cura di quei
municipi. L’imboscamento delle montagne da tanti
anni raccomandato, ma che non accenna di essere
praticato, sarebbe assai facile, ne importa dire di
quanta utilità. Una legge in proposito tornerebbe
necessaria.24

Mano a mano che, all’inizio del ’900,


la riduzione di ovini e caprini sul versante
cominciava a rendersi evidente la vegetazione
boschiva sembrava rinvigorirsi. La nuova
attenzione che veniva prestata alle risorse 15. Piccolo inghiottitoio utilizzato ben
lignee e la presenza di un presidio di polizia smaltire i resti del taglio.
forestale anche sulla Pedemontana stava
cominciando a dare i suoi frutti: «i boschi
comunali a piedi del Cavallo, in grazia del
vietato pascolo caprino, oggi sono quanto mai
rigogliosi e densi. Speriamo in un risveglio
tanto più che la ‘Pro montibus’ conta fra di
noi numerosi soci».25 Il fatto che la prima
associazione ambientalista dedicata al tenta-
tivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei
confronti del dissesto idrogeologico avesse
degli adepti nel territorio delle grandi praterie
è estremamente significativo.
16. Ceppaia pseudo circolare generata
Nel Medioevo l’espansione delle pratiche
per un progressivo allontanamento dei
d’uso del pascolo avevano ridotto gli spazi del
polloni dal centro.
bosco in montagna come nella pianura arida.
Agli inizi del Novecento si cominciavano a
vedere i primi segnali di un processo inverso.
Eppure per sfruttare i settori più alti la pecora
era ancora l’animale più adatto.26

La pecora non sì distingue che per l’abbondanza e


bontà del latte, essendo piuttosto ruvida e tonda la
sua lana, mentre in Giais di Aviano lo stesso tipo dà
lana finissima, qualità dovuta al pascolo più elevato
nell’atmosfera: per altro il formaggio non riesce cosi
distinto come quello di Polcenigo. La sua grandezza 17. Resti di edifici di servizio al pas-
è delle mediocri.27 colo costruiti con murature a secco e
pietre poco lavorate se non in occasione
L’evoluzione delle poche strutture di dei principali fori. In primo piano
servizio al pascolo rintracciate nei prati un masso adattato per diventare uno
mostrano come prima delle casere che oggi stipite di chiusura della porta.
conosciamo fossero stati costruiti in alta quota
altri edifici a servizio dei pastori e delle loro
greggi. Si trattava di edifici lunghi e stretti
realizzati con murature portanti spesse di
pietre non squadrate e posate a secco. Per
questo motivo le murature erano molto
basse e servivano per ospitare una copertura
con ripidi spioventi ancorata alle murature
attraverso un cordolo di travature che facevano stalle, rintracciate in tutta la zona della dorsale
da dormiente. Gli spioventi venivano poi del Monte Cavallo, fanno pensare a strutture
ricoperti con paglia e frasche e oggi anno relativamente recenti (XVII-XVIII secolo) e
la copertura veniva rinnovata per garantire che all’inizio del XIX furono soppiantate da
l’utilizzo del ricovero.28 Gli esempi di queste nuove costruzioni realizzate con murature

41
a paramento verticale unite dalla calce e l’ha portato a 1450 m. circa; sul versante occidentale
destinate al ricovero dei pastori. Per contro le del Cavallo va a 1750; sul pendio orientale il bosco
strutture più antiche continuarono ad essere manca affatto.29
utilizzate per il ricovero degli animali.Quando
De Gasperi visitò il Piancavallo per dare una La descrizione che fece delle casere ci è
sua lettura degli insediamenti pastorali questa estremamente utile e merita di essere ripor-
trasformazione era già avvenuta: tata per intero perché la maggior parte di
questi edifici furono distrutti e riedificati
Le casere che la carta (Quad. Aviano) segna sul dopo la Prima Guerra Mondiale.
Pian del Cavallo sono 9: Pian di Mazzega 1184;
Paronuzzi, 1242, Busa di Villotta 1272, Capovilla Le casere dell’orlo orientale degli altipiani del Cansiglio
1292, Stefano 1300 circa, la Brusada 1323, Michelin e del Cavallo. Sono caratterizzate dal tetto di paglia
1325, Caseratte 1339, Valfredda 1375, circa. a due spioventi che giungono fin quasi a terra. Le
L’altezza media fra le due estreme è 1279, fra tutte mura sono a secco, prive di cemento; mancano
1293. L’orlo orientale dell’altopiano forma una finestre; unica apertura la porta aperta sulla facciata
specie di larga dorsale corrente da nord-est a sud- anteriore, un po’ lateralmente. Nell’angolo accanto
ovest, a superficie irregolare per l’enorme sviluppo la porta è la busa del fogo, in tutto simile a quella
delle casere del Cansiglio. Anche qui la caldaia
18. Rilievo di casera (da De Gasperi, pende dal braccio sporgente dalla mussa. Sopra al
1916). bus del fogo sta il graticcio (gardizz) per affumicare
le ricotte. Un tramezzo di tavole, coperto di fieno,
messo orizzontalmente all’altezza del vano del tetto,
costituisce il giaciglio dei pastori; vi si accede con
una scala a mano. Lungo le pareti e su un sostegno
isolato nel centro della casera, apposite assi servono a
tenere il formaggio.
Le stalle sono separate dalla casera; ogni malga
ne possiede più d’una, fino a quattro o cinque.
Viste dall’esterno sono affatto simili alle casere;
all’interno hanno un unico locale, salvo. alcune
nelle quali un tramezzo orizzontale separa una
specie di solaio ov’è tenuto il fieno per i giorni
piovosi. In questo sottotetto si entra da una porta-
finestra, aperta dal lato posteriore, che, grazie al
pendio della montagna, viene a trovarsi a livello del
terreno.
Tanto nella casera del foc, che nelle stalle, il tetto è
sostenuto da una prima armatura di travi inclinate
che si appoggiano su una trave longitudinale
mediana e sui muri laterali. Sopra queste stanno dei
correntini orizzontali a distanza di 40-50 cm. Su essi
poggia direttamente la paglia, eccetto che al di sopra
del focolaio ove un tavolato serve da difesa contro gli
eventuali incendi.30
19. Rilievo di casera (da De Gasperi,
1916). Oggi le superfici destinate a prateria
artificiale pascolata sono molto ridotte e
si possono notare alcuni difficili lavori di
contenimento dell’espansione naturale del
bosco. Ma anche i boschi al limitare delle
praterie sono cambiati e a fianco di alberi
cresciuti con un portamento a fustaia si
scorgono le più antiche ceppaie di ceduo.
All’interno del prato della malga si
riscontrano ancora i resti di storiche albe-
di doline, valli cieche ed altre forme carsiche. Bene rature che punteggiavano il prato e che sono
spesso le casere si trovano in qualcuna di tali conche denunciate delle interessanti ceppaie di ce-
chiuse. Il limite superiore naturale del bosco è duo sviluppate probabilmente per qualche
visibile da questo lato ove un intenso disboscamento secolo da un nucleo centrale ormai dissoltosi.

42
La forma di queste costruzioni arboree è 20. Edificio posto sotto versante
pseudocircolare e a volte raggiunge i due utilizzato per il ricovero degli animali.
metri di diametro. Questo pone il tema
dell’antichità di questa pratica di tagliare e
fare frasca all’interno del prato per dare da
mangiare agli animali e allo stesso tempo
costruire una riserva di fasciname per il
focolare del pastore.
Erano anche diffuse forme paesaggistiche
oggi scomparse come quella del prato delle
chiarie nel bosco. Infatti, il manto forestale
era molto meno compatto, ma soprattutto era
pascolato dalle greggi e quindi sottoposto a 21. Fabbricato di servizio al pascolo
un progressivo deperimento. Dagli inizi del colonizzato dalla vegetazione.
‘900 il bosco ha chiuso quasi tutte le chiarie
che lo caratterizzavano raggiungendo una
forma sempre più potente e antagonista ai
prati artificiali delle malghe. Un contrasto
tra pieni e vuoti che assume anche un valore
coloristico molto forte nelle diverse stagioni.
Il manto forestale si interrompe solo in
occasione dell’attraversamento della strada del-
la Val Caltea o in occasione dei corridoi delle
linee elettriche che alimentano Piancavallo e la
sua rete impiantistica. 22. Poco distante dai ruderi della
Questi spazi attraversati da infrastrutture vecchia casera si trova il recinto (man-
si legano poi agli effetti della costruzione dra) per la mungitura realizzato con
di un paesaggio moderno invaso ad opere un basso muro in pietra che probabil-
da servizio alla struttura turistica. È proprio mente veniva rialzato con ramaglie
in questi settori alti del territorio che si secche.
rintracciano cabine elettriche e bacini idrici
che dichiarano nella loro forma estetica il
disegno di una modernità ormai slegata dalla
economia dell’erba o da quella dell’albero.

I pascoli alti 23. Oggi il fitto manto boscoso è


interrotto non più dalle aperte strade
La colonizzazione del versante montuoso della transumanza ma dalle linee
posto sopra a Marsure fu condotta nel elettriche che garantisco i riforni-
Medioevo con l’uso del fuoco per riuscire menti energetici agli impianti e a
ad aumentare le superfici per il pascolo Piancavallo.
degli animali che in origine si muovevano
quotidianamente dal villaggio alle terre alte.
Il primo tratto di altipiano posto tra
Pala Fontana e Monte Caseratte era comodo
e molto frequentato dal pascolo vagantivo
allora in uso. Oggi invece la percezione che
abbiamo di questo territorio è molto diversa 24. Il bosco si interrompe anche in
perché gli usi sono di esclusiva pertinenza di occasione delle moderne viabilità che
chi gestisce le malghe, mentre si è sviluppata ormai lo tagliano.
nel tempo la frequentazione turistica di
queste praterie che guardano la pianura.
Molte persone sono attratte da questa soglia
tra il versante ripidissimo e il piano pascolato
che segna una evidente discontinuità tra
le morfologie del massiccio. Nel settore
alto delle praterie artificiali le erosioni sono
dolci e gli avvallamenti morbidi. L’acqua,

43
25. Rovina di una cabina di trasfor- così rara da dover essere trattenuta dalle
mazione. lame usate per abbeverare uomini e animali,
non è violenta e modella le piccole incisioni
carsiche quasi come fossimo in presenza di un
suolo plastico. Questo ambiente di erbe che
dialoga con la luce è usato in modo diverso
da come lo era qualche centinaio di anni fa,
ma per comprendere questa modificazione
ambientale quasi impercettibile è necessario
rifarsi ad alcuni documenti storici.
Oggi siamo abituati a considerare le casere
una forma insediativa antica, ma in realtà sono
una pratica d’uso relativamente moderna.
Anche da un punto di vista della presenza
degli animali nel tempo la popolazione
degli alpeggi è cambiata. In età di antico
regime solo le greggi potevano raggiungere
i settori più alti del territorio di Marsure.
La produzione di latte era marginale perché
i prodotti caseari non erano facilmente
26. La grande vasca di raccolta delle commerciabili al di fuori del villaggio. La
acque di Pian delle More costruita come produzione della lana e della carne aveva
un serbatoio in cemento fuori terra. senza dubbio un maggiore valore ed era
spendibile in cambio di altre merci. I terreni
pubblici non erano attrezzati con edifici e
gli uomini utilizzavano ripari provvisori di
frasche lungo tutta la regione montuosa.
Ci è noto invece il frangente che portò
alla costruzione delle casere e dei comparti
malghivi nei settori alti del pascolo alpino.
Questo processo è comune a tutte le Prealpi
Carniche e fu stimolato dalla necessità delle
comunità di provvedere ad integrare le finanze
delle amministrazioni locali affittando ai
27. Kriegskarte 1805.

44
28. La profonda valle che precipita su
Marsure incide l’altipiano.

29. La veduta di Costa Grande dai


pascoli alti.

30. Il bordo dell’altipiano.

31. Il bordo dell’altipiano.

32. Praterie artificiali.

45
privati importanti comparti del pascolo. 1833 sulle casere del settore alto di Giais ci
Mano a mano che le pratiche solidaristiche di ricorda dell’uso che si faceva di questi spazi
queste popolazioni venivano meno diventava «sulla montagna di Giais denominata Val
indispensabile comprare servizi e pagare Freda, ove ritrovasi tre casere».
funzionari che garantissero quegli obblighi Le casere facevano parte di quello che poi
di gestione che nel Medioevo ricadevano sui diventerà il complesso malghivo di Casera
capifamiglia. Nel maggio del 1676 la comunità Valfredda di Giais. Nonostante ci fossero tre
di Aviano inviò alcuni periti a verificare «il edifici l’affitto era stato accordato a Osvaldo
danno fatto nelli boschi di questa Comunità De Pol che a sua volta aveva subaffittato gli
per far legni di mercantia».31 La pressione sui altri due settori. Osvaldo nel suo comparto di
boschi e sui pascoli alti era palpabile. Era concessione ospitava 152 pecore di 13 diversi
praticamente impossibile garantire nei settori proprietari, mentre nel settore che aveva
più alti di Aviano un servizio di polizia e quindi come capo casera Pietro Ciligot gli ispettori
le comunità chiesero al governatore veneziano di Aviano ne contarono ben 251 provenienti
in Friuli il permesso di attrezzare con delle da 10 diversi allevatori. Va però precisato
casere i pascoli alti che la comunità intendeva che ben cento pecore non erano di Giais,
affittare. In questo modo tutto il settore ma provenivano da diversi proprietari di
dell’altipiano finiva per essere inibito all’uso Bagnarola di Sesto al Reghena. Il terzo capo
dei singoli cittadini, mentre lo avrebbero casera, Giobatta Pol Friz, ne dichiarò invece
frequentato solo i legittimi affittuari che non 196, di 12 diversi proprietari. Nel comparto
sempre appartenevano ad Aviano. In questo chiamato Capo furono trovate ben 646 pecore
modo ci si aspettava di ridurre i conflitti affidate a Pietro Basso Fin, tra le quali 307
innescati tra il pascolo brado e la gestione dei venivano da Maniago Libero, 174 da Maniago
comparti forestali. Il magistrato veneziano e 91 da Sedrano e Bagnarola. Pietro Basso,
concesse al Comune di «fabricar casere sopra invece, ne aveva altre 281 di undici diversi
la monte apperta, ma sollo nelli pascoli entro proprietari.
le cime affinche non restino danegiate l’erbe Il carico di animali su questo comparto
bandite ma conservate ad uso di pascolo per di montagna era davvero consistente. Sulla
beneficio degli abitanti».32 Il Luogotenente montagna di Giais quell’estate del 1833
Girolamo Loredan si rendeva conto che questa c’erano ben 1526 pecore. Un numero enorme
pratica avrebbe ristretto gli spazi utilizzati se si pensa che solo un anno prima, nel
dagli abitanti più poveri per le loro greggi villaggio di Giais ne erano state censite 816.33
e impedì di costruire complessi malghivi Il risultato del frazionamento dei pascoli
da affittare lungo le pendici del versante. Le non poteva non essere notato dai geografi che
casere pubbliche sarebbero state costruite cominciavano a indagare la montagna tanto
solo sull’altipiano che già si configurava come che De Gasperi notò come i pascoli fossero
una montagna aperta non solo perché esposta, talmente frazionati da creare anche nel Monte
ma anche perché quasi completamente dis- Cavallo quell’ambiente del villaggio estivo
boscata. che somigliava alle planine slave: «Nelle
Il privilegio concesso dal Luogotenente malghe dell’orlo orientale del Cansiglio-
del Friuli alla comunità di Aviano segna un Cavallo avviene pure che il pascolo sia fra-
radicale cambiamento nelle modalità d’uso del zionato in più di una affittanza in modo che
territorio perché per la prima volta definisce le casere si trovano a gruppi».34
il merito della costruzione dei comparti delle Altre volte la singolarità della gestione
malghe all’interno delle terre pubbliche. Per la degli animali e delle malghe della zona del
prima volta si comprende come la competenza Monte Cavallo era poco compresa anche dagli
di accordare queste nuove forme d’uso del studiosi del periodo. Per esempio il Candiani
territorio fosse dell’amministrazione veneziana nel 1870 riferiva che «saranno forse mille
che aveva il compito di salvaguardare le risorse vacche che passano dal piano al monte, e
per il pascolo vagantivo dei singoli abitanti. viceversa, a seconda delle stagioni, e duemila
A loro rimaneva l’uso dei pascoli pubblici in pecore, da cui si trae poco formaggio, poco
piano e soprattutto quelli di versante. burro e poca ed inferiore lana, non bastevoli
Nel 1676 si sostituiva il paesaggio del al consumo locale, non bene confezionati, ma
pascolo brado con quello del pascolo prolungato però di buona qualità.
e attrezzato con stalle e casere, il paesaggio che Sono ignorati affatto i progressi scientifici
ancora oggi riconosciamo come un paesaggio in questo ramo, e sembra molto lontano il
tipico della zona del Cavallo. tempo in cui di essi si saprà trarre profitto».35
Per più di un centinaio di anni la situa- In realtà quel migliaio di bovini ai piedi
zione non cambiò. Una ispezione fatta nel del versante non si muovevano per raggiungere

46
i settori alti del territorio di Aviano, ma le 33. Residui di casere del primo periodo
singole famiglie si impegnavano a far scendere di insediamento con murature a
a valle le risorse foraggere. Era invece credibile paramento verticale senza uso di calce.
il riferimento alla scarsa capacità di produrre
buoni formaggi e di stagionarli per la vendita
in pianura. Il prodotto serviva soprattutto in
famiglia all’interno di una economia che era an-
cora di sussistenza. Per contro, la transumanza di
greggi che dalla pianura a primavera inoltrata si
muovevano verso la montagna, come abbiamo
notato per Giais, aveva una scala territoriale più
ampia dell’avianese e questo era un rischio per
le popolazioni di animali del luogo perché era
facile essere interessati da malattie epidemiche.
Il tradizionale pascolo che si innescava tra il
settore abitato e le risorse foraggere si muoveva
su territori e tra ambienti ben conosciuti, ma 34. I recinti delle ‘mandre’ ricordano
nelle casere l’arrivo di animali forestieri poteva le tradizioni legate alla raccolta delle
creare dei focolai di infezione. Per esempio nel pecore per la mungitura.
1887 in alcuni alpeggi di Tramonti e di Giais si
era diffusa la scabbia delle pecore e quando gli
animali tornarono nei villaggi il contagio divenne
un pericolo fortissimo anche per gli animali che
non si erano avvicinati ai pascoli alti.36
La politica di riorganizzazione agricola
impostata alla metà dell’Ottocento fece sentire
i suoi effetti solo più tardi trasformando le
abitudini produttive e quelle alimentari e
producendo delle enormi ripercussioni sul
paesaggio di questo settore della montagna.
Sul finire del secolo la situazione stava
cambiando.
Nel villaggio erano aumentati i bovini 35. I muretti di questa foto non
e le manze più giovani cominciavano ad avevano funzioni di delimitazione
essere dirette verso la montagna durante della proprietà ma sono il frutto dello
l’estate, nonostante i sentieri difficili. Nel spietramento dei prati.
1896 alle casere di Valfredda e Caseratte di
Marsure venivano attribuiti quattro comparti
pascolivi, al posto dei sei originari, con un
carico prevalente ancora di ovini.37
Nonostante i paradigmi dell’allevamento
fossero completamente cambiati le casere di
montagna si continuavano a monticare con
le pecore e questo testimonia la resistenza
di queste pratiche di allevamento anche
nel periodo in cui ormai ai piedi del Monte
Cavallo cominciavano a nascere le latterie 36. Dove si sono ridotte le pratiche del
turnarie per la lavorazione del latte di vacca. pascolo avanza e si compatta il bosco.
Le casere che erano state ricostruite dopo
la Prima Guerra Mondiale sono molto diverse
dalle precedenti e sono state pensate per la
produzione e la conservazione del formaggio
con la cottura del latte. Erano dei piccoli

bovini capre ovini maiali


Valfredda 1 10 60 260 4
Valfredda 2 15 0 400 4
Caserate 1 19 0 600 4
Caserate 2 10 0 450 5

47
37. Stalla e casera Valfredda costruite negli altri settori della montagna friulana.
negli anni ’20 sul bordo della scarpata Ai primi del Novecento i comparti pascolivi
di Marsure. monticati della zona del Monte Cavallo erano
quattordici, mentre un recente censimento
ne ha registrati undici a causa di abbandoni
e accorpamenti.39 In sostanza a una maggiore
dimensione delle malghe si è assistito a
una riduzione delle superfici pascolate con
una espansione progressiva di successioni
secondarie sui prati meno produttivi. Il
censimento degli animali presenti in estate
negli alpeggi è indicativo del fatto che il
carico delle malghe e di molto diminuito. Nel
2003 in tutto il complesso montuoso del lato
friulano del Cansiglio-Monte Cavallo, quindi
comprendente Aviano, Caneva, Polcenigo,
38. Le morfologie del monte vengono Budoia, Barcis e Montereale, furono trovati
esaltate dalle praterie artificiali. solo 360 bovini, 1910 ovini, 129 caprini, 36
equini, 11 maiali, 17 bufali e 8 cervi.40 Di
fatto si trattava di una popolazione animale
inferiore a quella che era presente all’inizio
dell’Ottocento nei soli pascoli di Aviano.

Il versante montuoso

Come abbiamo visto nel paragrafo pre-


cedente, Girolamo Loredan accordando agli
avianesi la possibilità di costruire casere nella
zona alta del versante si era raccomandato di
conservare libero e pubblico il versante prativo
della montagna. In realtà la grande prateria
caseifici, ma la quantità del latte trattato fu inclinata che da sola era in grado di sfamare
importante solo fino alla metà del ’900 dopo un gran numero di animali già a quell’epoca
di che questa produzione entrò in crisi. soffriva degli attacchi che si facevano alle norme
Nel 1929, per il Censimento dell’agri- consuetudinarie di tradizione medievale. Nel
coltura non abbiamo dati estrapolati relativi 1658 il perito pubblico Benvenuto Bardini si
alla frazione di Marsure, ma i dati della era recato ad Aviano per confinare una proprietà
popolazione animale del Comune di Aviano di 35 campi di terra che il pordenonese Bal-
sono estremamente interessanti, Venivano doin Tironi era riuscito a farsi vendere dal
censiti 2848 bovini, 372 equini, 266 suini, Magistrato sopra Beni Comunali di Venezia
1328 ovini e solo 20 caprini. Tra i bovini ritagliandoli «dal corpo de un ben Comunalle
1950 esemplari erano vacche da latte, in colline qual corpo comincia al confin de
mentre i buoi erano solo 109, quindi non era giais et seguita sino a dardagho».41 La grande
aumentato il numero degli animali utilizzati prateria inclinata che disegnava un lungo
per il lavoro, ma si era privilegiato l’aumento paesaggio di pascoli che univa molte comunità
delle vacche da latte riducendo drasticamente cominciava ad essere intaccato dall’espansione
pecore e capre.38 delle terre private.
Con l’arrivo della strada a Piancavallo le Non a caso la stessa cosa accadde qualche
malghe cominciarono ad essere monticate decennio dopo nei pressi del Santuario della
prevalentemente con bovini e il formaggio Madonna di Costa dove i Cristofori acquistarono
di malga stagionato cominciò ad affermarsi un prato posto tra la chiesa e il torrente Ossena,
come un prodotto nuovo e diverso da quello nei pressi dell’ancona di S. Ivano «fabricata dalli
che i caseifici in pianura producevano utiliz- Nob: Sig.ri Cristoffori».42
zando come alimentazione dei bovini preva- Alle vendite legittime di alcuni pezzetti
lentemente foraggio secco. di prateria del versante si sommavano anche
Contrariamente a quello che si potrebbe alcuni abusi di singoli cittadini che di fatto
credere, è soprattutto in questo frangente che privatizzarono nel tempo alcuni dei tratti
l’allevamento alpino entrerà in crisi qui come del versante più ricchi di cotico erboso. Non

48
39. Kriegskarte 1805.

a caso nel 1775 il Magistrato sopra Beni piccole particelle limitrofe alle proprietà
Comunali mandò uno dei suoi migliori accertate dei singoli privati che però erano
periti, Gio Batta Nascimbeni, a rilevare le state ampliate accorpando terre pubbliche
molte isole di possessi privati che si trovavano sulle quali il Comune provvedeva ora a
all’interno della proprietà pubblica. Queste chiedere un affitto, più che la restituzione
famiglie della borghesia locale, pur avendo del bene. Altre volte, invece, l’abuso aveva
spesso attrezzato i prati con delle piccole le dimensioni di una vera e propria isola di
stalle e fienili, non avevano nessun documento interesse privato all’interno del versante
che attestasse un legittimo possesso43. Quelle pubblico, come nel caso di Pra de Plana
stalle poste lungo il versante garantivano ad attrezzato con un ‘caserino’ da Antonio
alcuni clan una posizione di vantaggio rispetto Cristofori. La maggior parte dei prati di fatto
agli altri abitanti. Qui gli animali potevano aveva casere e/o caserini, edifici allungati come
sostare e pascolare a mezza costa e presso quelli delle malghe pubbliche, posti sui bordi
gli edifici diventava più facile raccogliere il delle proprietà, nei tratti meno produttivi
fieno e le frasche per poi condurle con calma dei prati. La distribuzione di queste isole
a valle. Questo problema sui recenti diritti o di proprietà privata all’interno della grande
usurpi delle stalle private di mezza costa non prateria inclinata pubblica non era però
fu risolto dal magistrato veneziano tanto che omogenea. A monte di Marsure non risultano
nel 1831 la questione fu ripresa in occasione esserci state le decine di piccole costruzioni che
di un nuovo catastico degli abusi prodotto rintracciamo invece a monte delle principali
questa volta dallo stesso Comune. borgate di Aviano. La ricognizione tesa a
L’Amministrazione comunale dichiarava ricostruire il quadro delle superfici di fatto
esplicitamente che questo nuovo strumento privatizzate sembra ricordare questo processo
sarebbe servito per «conoscere quali e quanti come una pratica recente come in località
sono stati gli usurpi fin qui commessi dai Crouz: «li detti fratelli Cipolato hanno usur-
singoli privati, onde procedere contro gli pato fino da più anni il fondo comunale
usurpatori».44 Molto spesso di trattava di pascolivo».45

49
40. Le pendenze del versante segnano
almeno tre aree seguite da diverse pen-
denze lungo il versante dei prati.

41. Il sentiero sale lungo la costa


sfruttando le linee di minor pendenza.

42. Il villaggio ai piedi del monte.

43. Praterie e rimboschimenti naturali


lungo le due spalle del versante di
Marsure.

44. Il crinale di Pala Fontana.

50
45. La valle del Torrente Fontana
scende verso Marsure.

46. I profili delle storiche praterie


inclinate di Costa Grande.

47. I prati ancora conservati sulla


spalla di Costa Lunga.

51
48. Spietramenti lungo la dorsale di comunale di Aviano deliberò «che seguir
Costa Lunga. debba l’alienazione dei Beni stessi mediante
riparto a testa e con estrazione a sorte fra i
Comunisti abitanti compresi li Possidenti
sebbene altrove domiciliati, e verso il paga-
mento di annuo canone enfiteutico».48
Nel 1845 l’ingegnere Pietro Quaglia di
Polcenigo pervenne alla definizione dei fra-
zionamenti del versante per individuare i
lotti che sarebbero stati ceduti ai privati.49 Il
progetto di privatizzazione del versante non
andò in porto ovunque nello stesso modo.
Marsure tentò di mantenere le tradizionali
pratiche d’uso. Mentre a Cortina di Sotto e a
Costa nel 1849 si era pervenuti a una divisione
49. Rimboschimenti naturali nella dei prati di versante, a Cortina di Sopra e a
zona dei frazionamenti ottocenteschi. Marsure questo non era stato possibile: «la
sfalciatura seguirà il metodo antico, e contro
il pagamento di L.1,20 per ogni falce e di
c.60 per ogni falcinola».50
Sui territori dove per anni si era pascolato
liberamente si costruivano dei confini solo
apparentemente invisibili. Quelle porzioni di
prato vennero da quel momento tagliate per
condurre il foraggio alle stalle del villaggio. I
fianchi del torrente Fontana si riempirono più
d’uomini che d’animali, mentre rimanevano
molto frequentate le due mulattiere delle
dorsali che salivano all’altipiano e lungo le
quali era ancora possibile trovare dei fram-
Anche i Capovilla avevano un ampio menti di prateria pubblica.
pezzo di pascolo, posto lungo il versante sui Le cessioni enfiteutiche delle porzioni
bordi della Valle di Bornas, attrezzato con dei pascoli di versante fecero esplodere una
casera e caserino.46 I Paronuzzi tenevano in diffusa conflittualità legata alle invasioni
uso esclusivo un lungo prato attrezzato con che il bestiame in transito lungo il versante
edifici lungo il sentiero della Gastaldia.47 faceva nei prati ormai non più pubblici e
Altre ampie aree condotte da privati e dai questo portò a sciogliere definitivamente
Gabrieli erano individuate tra la Brugnasa e l’antico spirito solidaristico del villaggio.
la Gastaldia, i Redolfi avevano ampi prati a Lo sfruttamento delle risorse vegetali si fece
uso privato a Pala e Costa Lunga. ancor più forte provocando una crisi ecologica
A Marsure gli usurpi erano relativi a un che veniva letta con precisione da chi come
terreno di Costa Lunga tenuto da un numero Pacifico Valussi, citato in apertura, percorreva
consistente di appartenenti a un aggregato per piacere e non per lavoro quei luoghi: «Le
famigliare dei Tassan Toffola, mentre a Pra di brulle vette rocciose che si protendono dal
Bosignan, tra Giais e Marsure i Tassan Viol monte Cavallo al Cansiglio formano, colla loro
avevano costruito alcune stallette sui pascoli maestosa orridezza, uno strano ed imponente
un tempo pubblici. contrasto colla scena di una impareggiabile
Anziché procedere a rendere di nuovo leggiadria rusticale che si spiega nel basso».51
pubbliche le aree usurpate, il Comune, in- Oggi gli ambienti ceduti ai privati alla
fluenzato dal dibattito degli agronomi metà dell’Ottocento sono gli spazi della
friulani che vedevano nelle proprietà montagna di Marsure meno utilizzati. Se
comuni un vincolo per la modernizzazione nei settori alti del territorio pascoli e boschi
dell’agricoltura, pensò di procedere nella vengono comunque gestiti e coltivati, il
direzione opposta prevedendo di frazio- versante che Loredan nel 1676 aveva voluto
nare i pascoli di monte assegnandoli ai salvaguardare all’uso pubblico oggi si sta
singoli cittadini. Il tentativo di rivedere trasformando lentamente in un bosco.
completamente le forme d’uso del versante La dimensione delle singole proprietà
prativo divenne un atto amministrativo il è talmente piccola che nessun privato può
l9 giugno del 1843 quando il Consiglio trovare convenienza nel coltivarlo. Allo stesso

52
50. Kriegskarte 1805.

51. La seconda Kriegskarte del 1869


‹mapire. eu/ en/›.

tempo con l’attuale legislazione non è pensa- mo ricomparire, attraverso i processi della
bile di proporre modalità comunitarie di successione ecologica, la grande foresta in-
sfruttamento. Per questo motivo il settore clinata che gli abitanti avevano cominciato a
del versante della montagna di Marsure è distruggere già in epoca preistorica. I diritti
quello che subirà nel prossimo futuro le di proprietà degli storici prati impediscono
maggiori trasformazioni. Lentamente vedre- ai cittadini di formulare nuove politiche

53
52. La profonda incisione del torrente d’uso per questo settore del territorio, ma le
Fontana nello strato di depositi e con- dividenti catastali non sono certo un problema
glomerati. per la natura che comunque ha un suo progetto
soprattutto li dove manca quello dell’uomo.

Le ghiaie del magredo

Tra la scarpata montana e i terreni fertili


del villaggio si stendeva un territorio ampio
di ghiaie e depositi portati dall’erosione.
Si trattava di un materasso ghiaioso che
nascondeva l’acqua ed era chiamato ma-
gredo perché gli abitanti lo utilizzavano
esclusivamente come magro pascolo. Questa
sorta di cuscinetto tra le terre coltivate e le pra-
terie inclinate del versante veniva comunque
considerato una risorsa per la popolazione del
villaggio che, quando nel 1672 il magistrato
veneziano sopra i Beni Comunali decise di
53. Conglomerati ghiaiosi affioranti venderlo ai privati, insorse pur di mantenerne
nei settori alti del magredo. un uso collettivo. Alcune porzioni del magredo
furono cedute ad alcuni rappresentanti della
borghesia locale come Michiel del Turco
e Marco Cristofori, ma il perito Zuanne
Gambara recatosi a Marsure in compagnia
di «Domenico Visentino massaro della co-
munità» e di due consiglieri, testimoniò il
desiderio della magistratura veneziana di
conservare il dominio della frazione: «a quelli
gli feci consapevole che d.a prima estratione,
detta il magredo, et pascolo di Marsure per
esser stata incisa e tagliata torna di novo esser
in Commune, come prima, et tanto e quanto si
non fosse statta fatta».52
Questo ambiente arido aveva una im-
portanza strategica per gli abitanti e le pra-
tiche del villaggio perché permetteva di
accedere liberamente alle piccole sorgenti
poste poco sotto il monte. Qui gli animali
54. Il sentiero per Costa Lunga ad un potevano stanziare in sicurezza e recarsi
certo punto passa sopra ai depositi per liberamente ai punti di abbeverata.
raggiungere la dorsale di salita. Per sfruttare le stesse convenienze molti
privati fecero richiesta al Magistrato sopra
Beni Comunali per acquisire importanti
porzioni di questo pascolo: Balduin Turioni
il 22 aprile del 1672 presentò un disegno
per acquistare 17 campi descritti come ‘in
collina’.53 Il perito Stefano Segato l’anno
dopo individuerà una porzione di 21 campi
richiesti dal reverendo Antonio Lupini in
«magredo nelli pascoli sora la contrada di
Marsure, et in conformità di detto mandato
avendo fatto tirar le line con il versor atorno
comun sud.to separati dali altri comunali».54
Una cinquantina d’anni dopo Nicolò
Cigolotti di Montereale chiederà di acquistare
tre piccoli frammenti di residui di terra
pubblica lungo il rio Fontana: «sterili gravosi

54
55. Opere di difesa lungo il Torrente
Fontana rovinate dalla piena agli
inizi del XIX secolo. Lunghi filoni di
ghiaia vengono rappresentati mentre
invadono i prati del magredo (ASCA).

56. Il percorso dell’acquedotto di


Marsure derivato dal Rio Fontana
(ASCA, 54/121).

di nessuno utile, a quali beni vi è un rugo ove in qualche modo strutturare un sistema di
corre l’acqua di Monte minacciante la totale comunicazioni alternativo a quello che si
rovina d’essi beni e di esso Cigolotti contigui stava consolidato lungo la strada maestra.56
che va procurando riparo con l’acquisto di essi Già nel 1833 si era giunti alla costru-
pezzetti di comunalle».55 zione di alcune nuove importanti direttrici.
L’ampio strato di ghiaie veniva perio- Una strada nuova e moderna che collegava
dicamente eroso da colatoi d’acqua prove- Aviano con Pordenone, passando per l’ampia
nienti da monte. Se si controllavano le cola- campagna arida, una strada per Sacile e il
te dei depositi e le acque di erosione questo tratto nuovo che metteva in collegamento
ambiente era uno dei più stabili del territorio. Marsure con Giais.57
Per contro, il superamento dei torrenti Di fatto si stava ricostituendo, anche se
era problematico e per questo in periodo con tracciati diversi, l’antica Strada Regia che
austriaco si decise di ristrutturare la strada nel X secolo transitava nella Pedemontana
pedemontana con lo scopo di servire gli collegando l’Italia alla Germania.58 Nell’Otto-
abitati posti al piede del versante montuoso cento, invece, la strada diventava una struttura
modificando di poco l’originario assetto della di supporto alla Pedemontana e alle valli
viabilità che saliva dalla Pieve. Poco alla volta alpine e aveva quindi un valore locale.
però si faceva avanti la necessità di promuovere Le strade erano diventate ormai un affare
una moderna strada pedemontana che dovesse di Stato perché servivano a controllare mili-

55
57. Cumoli dello spietramento sul prato. tarmente il territorio e venivano per lo più
gestite dagli organismi provinciali, mentre le
strade e i sentieri che permettevano di muoversi
all’interno dell’ambiente del villaggio erano
sottoposte al Consiglio comunale.
Nell’Ottocento le organizzazioni di
villaggio che da più di un secolo davano
segni di non essere più in grado di gestire
le manutenzioni, avevano perduto ogni
prerogativa di controllo sull’argomento. Del
resto ancora alla fine del ’600 dovevano essere
continuante ribaditi ai vicini gli obblighi di
58. Il sentiero principale sul magredo manutenzione delle strade che collegavano il
con marginature in sassi successive alla centro del villaggio con le aree delle risorse
privatizzazione dei prati. ambientali e i villaggi contermini.59
In modo non diverso la dissoluzione delle
pratiche solidaristiche di villaggio metteva
in crisi anche altre situazioni e ambienti che
fino ad allora erano stati gestiti in solido
dagli abitanti di Marsure, per esempio quello
del controllo delle acque che scendevano dai
monti attraversando il magredo. Nel 1842
l’Amministrazione comunale di Aviano chiese
al perito Marco Zaffoni di predisporre un
59. Colonizzazioni spontanee sui setto- progetto per contenere le erosioni provocate
ri alti del magredo. dal torrente Fontana. I tentativi di ripristinare
e potenziare un riparo sul torrente a monte
del villaggio rese evidente come i rapporti di
mutuo aiuto e di organizzazione dei pioveghi
del villaggio ormai si fossero allentati e non
esistesse uno spirito di comunità in grado di
garantire con il volontariato le opere pubbliche
necessarie alla borgata:

Il lavoro del riparo sopra Marsure va avvanzandosi a


lenti passi.
60. La cava sul magredo. a) Perché tutti gl’invitati non intervengono, o inter-
vengono la mattina tardi, e partono la sera a buon’ora
b) O perché non vengono muniti de’ carri ed utensili
necessari
c) O perché finalmente alcuni si rendono insubordi-
nati.60

In modo non diverso la gestione della


linea di acqua che veniva intercettata dal rio
Fontana e condotta in paese iniziò ad essere
affidata non più alle cure di tutti i popolari
insieme, ma alle attenzioni di un manutentore
61. Prati aridi sul leggero pendio che incaricato di garantire l’efficienza e la pulizia
anticipa il paese. dell’acquedotto61

la cosidetta fontana del fornello forma un’oggetto il


più interessante per le superiori Contrade di Marsure,
benché in mancanza di ogni altra acqua, servirà ai
bisogni così degli uomini, come degli animali,
Questa sorgente per altro è ben prossima a tutto
perdersi ne profondissimo Rugo detto di Fontana ivi
contiguo, ove il comune prontamente non si presti a
porvi le necessarie riparazioni.62

56
Nel 1833 si decise di modificare il sistema 62. L’erba mette a risalto le morfologie
di adduzione che fino a quel momento era degli antichi depositi.
consistito in una piccola canaletta d’acqua che
intercettata la fonte raggiungeva il villaggio
disperdendo gran parte dell’acqua trasportata
attraverso il magredo. Si decise così di co-
struire un terrapieno artificiale in terra e
legno di castagno per intercettare la falda
e costringere l’acqua dentro a un condotto
impermeabile: «il canaletto poi in ogni caso
dovrebbe essere costruito di pietra viva in
forma semicircolare colla base di creta, e terra
rossa, onde l’acqua non filtri».63 63. Praterie aride delimitate da siepi e
Quando però c’erano problemi di siccità da depositi dello spietramento.
anche le sorgenti del magredo scomparivano e
il paese era costretto ad utilizzare solo le acque
della roggia: «tanto Aviano come i paesi a
valle di esso da due mesi bevono l’acqua
della Roggia (Canale artificiale derivante
dal Torrente Cellina) che li attraversa per
tutta la loro lunghezza, che può considerarsi
la principale arteria di raccolta di tutti gli
scoli pubblici e privati. Povera igiene!».64
L’atteggiamento igienista teneva conto che la
popolazione umana e animale era aumentata 64. Paesaggi a campi chiusi.
a dismisura e che le epidemie erano sempre
più diffuse.65
Abitare ai piedi dei monti non rendeva
la comunità inattaccabile dalle malattie. Lo
si era constatato dal 6 giugno al 25 ottobre
del 1855, quando il colera aveva investito la
Pedemontana e ad Aviano si erano registrati
389 casi di contagio trasformatisi poi in
158 decessi.66 Al suo apparire la malattia si
era mostrata soprattutto nei centri piccoli e
grandi della pianura, ma poi finì per espandere
la sua azione anche sui villaggi pedemontani 65. Praterie invase dalle successioni
e montani. secondarie.
Nel 190867 la frazione di Marsure riuscirà
ad avere delle assicurazioni dal Comune per
la realizzazione del nuovo acquedotto che sarà
distrutto meno di un decennio dopo dagli
Austriaci durante la ritirata.
Il magredo era ormai stato privatizzato
quasi per intero e nei settori più stabili
dal punto di vista geologico i nuovi campi
erano stati contornati da sistemi di siepi,
soprattutto a ovest della valle. Le opere di
marginatura e di delimitazione ancora oggi 66. I prati dei magredi si scontrano
sono molto contenute perché da poco tempo contro la discesa dei rimboschimenti del
questi terreni non si presentano come delle versante.
praterie aride.
Parallelamente alla crisi dell’agricoltura in
paese la zona del magredo si è rivelata utile per
l’espansione diffusa dell’ampliamento di Mar-
sure. Lungo le superfici aride furono costruite
le principali residenze nuove a partire dagli
anni ’60 del ’900. Contemporaneamente la
crisi delle pratiche di sfalcio hanno provocato

57
67. Praterie sopra al paese. un progressivo rimboschimento spontaneo
che interpreta la difficoltà del suolo con una
vegetazione stentata, a volte promossa con
impianti artificiali.
Più a valle il torrente Fontana, asciutto
la maggior parte dell’anno, sprofonda nel
materasso delle ghiaie assumendo il carattere
fortemente artificializzato di un condotto che
interpreta le linee di massima pendenza del
versante.
68. Prati aridi che si scontrano con la
vegetazione che ha invaso le zone erose
e depresse. Il villaggio e i campi coltivati

Il villaggio era il cuore di Marsure e molte


delle pratiche che regolavano la vita della
comunità hanno riscontro in altri saggi di
questo volume. Qui mi preme far notare la
forma dell’insediamento. Un insediamento
di età medievale, ma poroso, cellulare. Dove
69. Ceppaia di castagno posta nella ogni famiglia in origine aveva una sorta di
golena del Torrente Fontana. recinto che racchiudeva gli edifici, i cortili e
gli orti, ed era il centro dell’organizzazione
del maso, cioè l’unità abitativa e produttiva
che faceva riferimento a un capofamiglia. Il
villaggio medievale era composto per unità
minime aziendali chiamate masi, in modo
non diverso da altre zone della pedemontana.
La comunità di Aviano era composta da
un sistema di vicinie autonome e sottoposte
70. Il torrente in un settore ciascuna a un soprintendente: il meriga. Nel
particolarmente inciso nel materasso settore orientale della giurisdizione Ornedo,
dei depositi. Costa, Marsure, Cortina di Sopra, Cortina di
Sotto avevano ognuno un proprio organismo
per il governo delle questioni che riguardavano
il villaggio e il suo territorio. Giais invece, era
un comune del tutto autonomo.68 Questa forma
di organizzazione delle borgate sopravvisse
fino alla riforma austro-napoleonica, quando
divenne importante consolidare la nuova
71. Il villaggio oggi si espande su parte Amministrazione comunale facendo scompa-
dei magredi che erano attraversati rire i simboli delle amministrazioni di antico
dall’incisione del torrente Fontana. regime. Non è un caso che le storiche logge
delle diverse vicinie siano state distrutte nella
maggioranza dei casi o ricostruite sotto forma
di scuole o servizi comunali. In questo senso
va letta la scomparsa della loggia di Marsure e
di quella di Giais distrutta nel 1832.69
Tornando alla forma fisica dell’abitato di
Marsure mi preme far notare come questo
72. Il paese si colloca nel punto dove ambiente ha subito molte trasformazioni
iniziano a rendersi disponibili le risorse nel tempo, trasformazioni dettate per lo più
idriche assorbite dalle formazioni di da pratiche continue di ricostruzione del
calcare del monte. patrimonio edilizio. Infatti, vorrei sollevare il
73. La mappa del Catasto austriaco problema che il villaggio che noi osserviamo
(pagina seguente) rende evidente il oggi e che percepiamo come storico è stato
confuso ambiente costruito del villaggio costruito in età moderna sostituendo poco alla
frutto di successivi frazionamenti dei volta le strutture medievali costruite per lo
nuclei famigliari originari (ASCA). più in legno. È quindi il prodotto di tecniche

58
59
74. Il paesaggio della “tavella” era recenti e legate alla cultura di produrre muri
composto da campi aperti intensamente con paramento verticale, mentre ci è facile
coltivati e oggi per lo più trasformati credere che in età medievale gli edifici fossero
in prato. ad un solo piano e con ampi spioventi verticali
in paglia.
Così come è cambiata l’architettura, in
parte è cambiato anche il modo di organizzare
gli edifici costruendo sempre di più sui bordi
delle strade e quindi sui perimetri dei lotti,
definendo poco alla volta la costruzione di
corridoi stradali quasi completamente edificati
sui bordi. In realtà gli edifici, come in molti
75. Gli spazi dell’agricoltura in altri borghi del Friuli storico, non dialogavano
parte sono stati utilizzati per ampliare con la strada. Molto spesso il solo elemento che
il borgo rurale con edifici a volte metteva in comunicazione il lotto con la strada
incongrui. era un grande portone agricolo dimensionato
per entrare con i carri. Gli edifici di abitazione
si rivolgevano alla corte interna disdegnando
la strada che veniva usata solo come fonte di
illuminazione per le stanze o le stalle che si
affacciavano verso l’esterno.
L’idea che le incursioni turche abbiano
di fatto sconvolto gli originali regimi di
proprietà interni ai singoli villaggi mi
76. Negli ultimi venti anni sui bordi sembra poco veritiera. Nel 1499 l’incursione
dei coltivi quelli che erano gli spazi dei Turchi nei territori della pedemontana
del pascolo e delle praterie si stanno provocò un grande impatto psicologico e
trasformando in boschetti. consistenti danni fisici alle comunità: «oltra
la ruina e l’incendio de caxe, vigne et altri
beni sono sta tra morti et prexi più de 2000
cum grandissima desolation».70 Ma tutto
questo non cambiò il disegno dei campi e
quello della parte insediata che fu di fatto
ricostruita in coerenza con le forme e i diritti
di proprietà originari.
Al di fuori delle isole insediate e abitate
77. Le morfologie dei depositi del c’erano i campi più fertili, quelli sui quali
leggero declivio furono interpretate l’azione di concimazione produceva i migliori
dai frazionamenti del suolo in età effetti. Questa corona di campi, disegnati
medievale. insieme all’abitato, originariamente costruiva
un paesaggio a campi aperti che durante
l’inverno potevano essere usati da tutte le
famiglie per il pascolo alla fine della stagione
agraria. Il pascolo invernale garantiva
la possibilità di tenere tutti gli animali
all’interno del villaggio nelle stagioni più
fredde, ma poco alla volta queste norme
finirono per costare lunghi conflitti che si
78. Residui di piantate di vigna. cercarono di risolvere. Soprattutto le mucche
che potevano pascolare solo nei settori più
bassi del villaggio sembravano recare danni
gravi nelle terre pubbliche e a quelle dei
privati: «si trovano alcuni vacari senza carità
verso li poveri d’esso loco, che con le vache
distruggono l’erbe d’esse montagne nei
luochi banditi, et riservati per far fieno per
li poveri abitanti d’esso luocho, sia prohibito
a deti vachari di far detti danni» . Già sul
finire del XVII secolo ci si rendeva conto che

60
a differenza «degli antichi usi» si dovevano Roia Riduàn che poi andava fino al Cavarezza,
«le capre bandire da dete tavelle, come il corso d’acqua che interpretava il punto
animali che infieriscono molto danno ma di incontro tra i depositi di monte e quelli
restino quelle condotte nelle montagne». 71 Si prodotti dal trasporto solido del Cellina. Come
proponeva di allontanare dai campi del paese mostra bene la Kriegskarte questa era la zona
le capre che per la loro voracità avrebbero più coltivata del paese ed era la sua riserva
intaccato le cortecce degli alberi da frutto produttiva. Un reticolo di strade campestri
e delle viti, ma allo stesso modo le vacche pseudo ortogonali avevano disegnato un
venivano considerate dannose per i terreni del sistema di ampie proprietà che, poste tra i
magredo o per quelli della pianura. due torrenti, erano meno aride dei settori più
Nell’Avianese il territorio produttivo si alti della pianura di ghiaie, quelli disegnati in
concentrava in una fascia allungata lungo il verde e tenuti a prateria o a pascolo. Ancora
versante al punto che la crescita demografica oggi in questo settore si può scorgere un
portò i villaggi a saldarsi tra loro: terreno ben concimato e di colore scuro, con
un suolo poco invaso dalle ghiaie.
è risaputo, che il Comune nostro è formato quasi Oltre il Cavarezza, invece, c’erano le terre
da un unico paese, che si stende lungo la linea pubbliche che per le comunità dell’Avianese
pedemontana da Castello a Marsure. furono sempre una grande risorsa, soprattutto
Tra le due frazioni di Castello e di Villotta non vi per le famiglie più povere che contavano sulla
è demarcazione materiale, perchè i due abitati pratica del pascolo brado. Su queste praterie
coincidono Cosi dicasi della frazione di Villotta aride si svolgevano pratiche comunitarie che
con quella di Somprado, e di quest’ultima con il ancora rimangono nella toponomastica delle
capoluogo, Marsure, poi, può dirsi, che oggi, sia terre di oltre Cavarezza: Prapiere, Pradaroda,
proprio congiunta ad Aviano.72 Prese, Tavolet, Pascoli, eccetera.
Se il primo tratto di campagna ha avuto
Nonostante l’insediamento fosse in gran nel tempo un aspetto abbastanza stabile da
parte saldato tra borgo e borgo nel XIX secolo un punto di vista paesaggistico, la campagna
rimanevano molto forti i tradizionali rapporti arida e pubblica, invece, in tutto il Pedemonte
di antagonismo tra le frazioni del Comune, fu assoggettata a progressivi processi di priva-
soprattutto a Marsure e Giais che sembravano tizzazione e di trasformazione. Lentamente i
essere particolarmente dinamiche.73 terreni posti a est del Cavarezza finiranno per
assumere dei caratteri paesaggistici simili a
quelli posti a ovest.
La pianura Questo processo cominciò alla metà del
’600 con le vendite delle terre comunali e
A valle del villaggio si trovava una ampia l’arrivo ad Aviano di imprenditori forestieri
pianura separata dal paese dall’incisione della che, uniti alle famiglie più ricche del paese,

79. Kriegskarte 1805.

61
80. La chiesa vista dalla campagna. acquistarono comparti di pascolo pubblici
molto importanti come la Campagna detta
Talponaria di 113 campi, quella del Culisit,
quella detta Tomba, quella della Levada.74 Non
diversamente i pascoli disegnati nel 1648 da
Benvenuto Bardini nella Campagna grande
confinando un lotto a forma di “L” di 206
campi, furono acquistati da Lodovico Manin.75
Nella campagna di Aviano, il Comune riuscì
a controllare questo processo di privatizzazioni
intervenendo a valle delle vendite fatte dalle
magistrature veneziane. Un fascicolo di pro-
cessi conservato all’Archivio di Stato di Vene-
zia fu istruito dalla magistratura lagunare
per verificare se ci fosse stato un aggravio
per lo Stato a seguito della vendita di alcune
ampie campagne pascolive dell’avianese. Il 12
febbraio del 1647 Sebastiano Cristofori aveva
acquistato 103 campi di terre pubbliche, circa
cinquanta ettari di prateria. Aveva poi deciso
81. Il Cavarezza oggi è poco inciso e di affittare la porzione maggiore, 80 campi,
fittamente boscato nelle sue rive. allo stesso comune in cambio di una rendita
annua che l’amministrazione avrebbe pagato
per usufruire di terre che fino ad allora aveva
usato come proprie. Il contratto tra i privati e
il comune fu fatto il giorno di natale del 1650.
La Repubblica venne informata che qualcosa
da un punto di vista contabile non funzionava
e aprì una indagine che accertò che il prezzo di
affitto era così alto che di conseguenza il valore
di vendita era stato sottostimato. Cogliendo
l’occasione la magistratura veneziana chiese
ai Cristofori altri ducati ad integrazione del
danaro versato.76
La stessa attenzione fiscale fu posta per
ridefinire il prezzo di vendita della campagna
acquistata da Lodovico Manin che l’aveva
lasciata in uso «alla detta comunità a livello
francabile, in ragion de sette per cento» nel
1648. Non diversamente Roncadin Spelladi
82. Marsure vista dalla pianura aveva dato al Comune di Aviano a livello
sovrastata dai detriti del Torrente francabile i suoi acquisti di campi 205 al 7% di
Fontana. interesse anche lui nel 1650. Queste pratiche
rendono evidente come gli imprenditori
considerassero poco utile trasformare queste
terre ghiaiose e prive di acqua attrezzandole
per una agricoltura intensiva, mentre invece,
senza produrre nessun investimento, potevano
garantirsi in questo modo una rendita annuale
del sette per cento sul capitale investito.
A differenza di quello che contemporanea-
mente accadeva in molti territori della Bassa
veneta gli acquisti di terre non portarono
a un radicale cambiamento d’uso del suolo
e del paesaggio. Le praterie sarebbero state
usate come al solito dagli abitanti dei villaggi
solo che questi avrebbero dovuto pagare agli
investitori una rata annuale che veniva ripartita
tra i diversi nuclei famigliari della comunità.

62
Queste superfici salvate alle vendite a dente. Allora in tutto il Comune le vacche
un prezzo molto caro si univano ai pascoli erano solo 599 mentre i buoi erano 951.
pubblici che potevano essere gestititi dai Questi ultimi sono scomparsi sostituiti dalle
singoli paesi. Il 5 dicembre del 1661 una macchine agricole, mentre il numero delle
ricognizione del magistrato riconosceva che vacche da latte è stato moltiplicato per più di
a Marsure c’erano circa 273 campi di terra sette volte. Per contro le pecore che erano 6684
pubblica gravati però da diversi usurpi.77 oggi sono ridotte a circa 2000, ma sono per lo
Progressivamente l’estinzione del debito più ‘invisibili’ perché, a parte alcuni momenti
nei confronti dei privati fece nuovamente invernali, si muovono sugli itinerari lunghi
considerare le campagne aride un patrimonio della transumanza, secondo un principio che
storico delle comunità del Pedemonte. Questo come abbiamo visto non era caratteristico di
salvaguardò gli antichi usi per più di un secolo, Marsure.
ma già alla metà dell’Ottocento l’unità di Di come le pratiche dell’allevamento nel
questi grandi patrimoni pubblici veniva messa Comune di Aviano si siano completamente
in discussione. cambiate negli ultimi due secoli, ce lo de-
Proprio mentre si provvedeva a vendere i scrive molto bene la tabella che confronta i
pascoli del versante montuoso la campagna dati della presenza degli animali in Comune
delle Forcate nel 1849 fu divisa in 57 lotti e di Aviano al 1832 con quelli rilevati nel
affittata per dieci anni ai singoli privati che censimento del 2010.79
avevano la concessione di sfalcio. Solo chi Va poi notato come il confronto tra gli
aveva abbastanza denaro per poter acquisire animali tradizionalmente allevati sul territorio
risorse foraggere per la stalla poteva ora presenti un aumento incredibile per i suini e i
recarsi su quei territori, mentre la pressione conigli seppure vada notato che questi animali
dei più poveri sulle terre soggette a pascolo sono allevati spesso facendo uso di cibo che
pubblico aumentava.78 non proviene dalla campagna avianese, ma
L’idea che il pascolo era bandito sulla dall’acquisto di mangimi industriali.
campagna veniva ribadito in ogni singolo Mentre l’inversione di tendenza nel rap-
contratto di affitto: «il fondo non potrà essere porto tra bovini e ovini allevati di fatto
ridotto che a coltivazione sfalciabile, ne per corrisponde ai processi culturali legati al-
verun pretesto potrà essere abbandonato al l’allevamento messi in campo alla metà
pascolo». dell’Ottocento, il fiorire negli ultimi quaranta
Poco alla volta con provvedimenti pro- anni di allevamenti industriali di maiali
gressivi si arrivò alla privatizzazione anche di e conigli ha a che fare con una più recente
queste terre pubbliche che furono delimitate trasformazione dell’allevamento. Oggi cibo
con fossi secchi e ampie siepi cambiando in e prodotto finito dei grandi allevamenti ha
modo radicale il paesaggio di questo settore una mobilità del tutto diversa e si colloca
del Comune. all’interno di un processo di produzione
Oggi la pianura in gran parte irrigata con sempre meno legato al territorio. Anche
opere artificiali è diventata il luogo principale lo stesso mercato del latte vaccino oggi ad
per la produzione agricola. È qui che si in- Aviano ha una dimensione che supera i confini
contrano i campi coltivati intensivamente, del Comune. Questa nuova rete di vendita del
ma anche i principali allevamenti del paese latte ha due matrici diverse.
che fanno capo alla latteria sociale. Mentre C’è chi si appoggia alle filiere lunghe
attorno e dentro al paese l’agricoltura è andata della produzione casearia e chi ha cercato
via via deperendo. Proprio sui territori meno di costruire filiere corte. Riconosce queste
sfruttati nel passato si è costruito un nuovo due politiche aziendali sul territorio è prati-
sistema economico centrato ancora una volta camente impossibile senza una indagine
sulla produzione del latte. approfondita.
È significativo il fatto che Aviano si ponga Le dimensioni delle aziende agricole e le
al primo posto in regione per il numero di norme urbanistiche hanno prodotto una serie di
animai bovini allevati, 4212 capi ripartiti su grandi allevamenti ai piedi dei terrazzi ghiaiosi,
28 aziende. Se confrontiamo questo dato con lungo quell’asse pedemontano dove un tempo
quello del 1832 il cambiamento delle modalità non c’erano costruzioni. La deriva dei bovini
dell’agricoltura diventa immediatamente evi- li ha portati più vicini alle zone agricole

data bovini bufalini equini ovini caprini suini conigli


1832 1550 0 147 6684 652 252 n.r.
2010 4212 492 43 2000 70 15294 24460

63
83. Opere di irrigazione.

84. Oggi sopravvivono ancora alcune


delle grandi siepi di tradizione otto-
centesca.

64
deputate a produrre il cibo per gli animali. Note
Molte di queste aziende, oggi, preferiscono
essere esclusivamente produttrici di grandi 1 - Pacifico Valussi (1813-1893) fu un importan-
quantità di latte che vengono vendute alle te giornalista della metà dell’Ottocento. Rimando a
grandi aziende di trasformazione della R. Tirelli, Pacifico Valussi, primo giornalista friulano
pianura padana che giornalmente ritirano 1813-1893, Tricesimo 1993; T. Sguazzero, Va-
il prodotto. Invece, le tre aziende che oggi lussi Pacifico, in Nuovo Liruti. Dizionario Biografico
gestiscono la Latteria Sociale di Marsure dei Friulani, 3. L’Età contemporanea, 4 voll., a cura
propongono una diversa lettura del rapporto di C. Scalon, C. Griggio, G. Bergamini, Udine
tra territorio e prodotto agricolo. In sostanza 2011, IV, 3489-3501.
hanno dimensionato la produzione di latte 2 - Questo legame è testimoniato dall’articolo di
sulla dimensione della produzione dei campi P. Valussi, Escursione campestre, «Bullettino della
in proprietà e in affitto. Associazione Agraria Friulana» I, 27-28 (1856),
Il prodotto dei campi viene impiegato 105-108.
nell’allevamento di vacche da latte e il pro- 3 - «Ma ti so dire, che nella parte occidentale del
dotto viene totalmente conferito alla latteria nostro Friuli ho trovato, quel che ti parrà strano,
sociale. Qui un numero ridotto di dipendenti di ricordare anche la Perla nelle macerie; sebbene
diretto dal casaro trasforma il latte in una essa abbia nulla che fare con questa regione. Per
grande quantità di prodotti caseari che in dir vero, la poesia ci entrava in questo caso assai
gran parte vengono venduti nel locale spaccio, per poco. Figurati, che trattavasi d’una Perla
mentre le rimanenze vengono fornite a due bizzarra, che traeva calci all’aria fra le macerie de’
diversi livelli di distribuzione sul territorio, monti, i quali sopra Polcenigo fanno appoggio
quello dei commercianti e quello di piccoli alla magnifica selva del Cansiglio, cui, per non
e vicini negozi al minuto. Di fatto lungo la ignorare molte cose degne di vista, che trovansi
Pedemontana il successo dell’allevamento nel nostro Paese, trassi a visitare con alcuni amici,
bovino dopo il 1850 ha avuto tre stagioni: desiderosi anch’essi di conoscere di propria veduta
quella dell’autoproduzione domestica, quella le cose delle quali s’ode tuttodi parlare. Ciò, che
del produzione collettiva del villaggio con un tempo desideravo di fare per diletto, ora lo
la fondazione della latteria turnaria e quella devo per ufficio; e questa estrema provincia della
dell’invenzione di una filiera corta di produ- penisola, che da qualche anno comincia a rendersi
zione e vendita oggi rappresentata dalla nota a’ più lontani compatrioti, dovrò percorrere e
Latteria Sociale di Marsure. studiare, sicché a noi non si rendano i paesi discosti
più famigliari dei vicini, e conoscendo i progressi
che l’industria agricola vi fa, si possano additare
quelli che fare potrebbe. Dal Monte Canino a
Tremeacque, dal Passo della morte ad Aquileia,
dal Cansiglio a Marano ed alla Pineta alla foce del
Tagliamento, tutto dovrò grado grado visitare;
dando, per così dire, prima qualche scandaglio,
poscia venendo a studiare le particolarità. Difficile
studio; eppure piacevolissimo, massimamente
se si tratta della piccola Patria, alla quale è
dolce dedicare le proprie cure»: P. Valussi, Dal
Friuli Occidentale, «L’Annotatore Friulano» V, 41
(8 ottobre 1857), 372-375, Lettera a Francesco
Dall’Ongaro in esilio a Bruxelles.
4 - «La razza bigia è di taglia media, lattifera,
più che mediocre, buona lavoratrice, parca e
resistente di forme non belle, punto precoce nello
sviluppo e difficile ad essere ingrassata. La ragione
principale del suo allevamento in questa plaga è
puramente commerciale essendo i mercati locali
abitualmente visitati da negozianti delle limitrofe
province di Treviso e Venezia propensi assai a
questa razza bovina»: U. Selan, Lo stato attuale
delle stazioni friulane di monta taurina, «Bullettino
dell’Associazione Agraria Friulana» LII, 12-13
(1907), 338-368: 354.
5 - Malattie e infezioni potevano ridurre in

65
modo consistente la forza lavoro presente in paese. mare. II, «Bullettino della Associazione Agraria
Per questo i bovini erano sempre attentamente Friulana» s. III, III, 21 (1880), 161-164: 162. A
accuditi. Vedi l’inizio di epidemia nel 1880: Note questi livelli non era infrequente avere episodi di
agrarie ed economiche, «Bullettino dell’Associazione nevicate a giugno, e persino a luglio: La neve sul
Agraria Friulana» s. III, vol. III, 13 (1880), 103. Cavallo, «Il Paese», 25 luglio 1913.
6 - Tutte le frazioni di Aviano sono censite con 27 - P. Quaglia, Cenni intorno alle Malghe
estrema cura poiché il Comune era intenzionato del Comune di Polcenigo nel Distretto di Sacile,
a rivendicare il diritto al pascolo sulle praterie «Bullettino della Associazione Agraria Friulana»
della Forca in comune di Roveredo, e gestite II, 53-54 (1857), 215-216: 216.
da tempo come compascuo: Aviano, Archivio 28 - De Gasperi ricordava che le casere coperte
Storico Comunale (d’ora in poi, ASCA), 249. Nel con tetto in paglia erano «costanti nell’orlo
1829 gli abitanti di Roveredo si erano recati in dell’altipiano del Cansiglio, nel Pian del Cavallo e
gran numero con gli animali nella ‘campagna nelle planine del Matajur». Cfr. G.B. De Gasperi,
delle forche’ posta in Comune di Roveredo, ma Studi sulle sedi e abitazioni umane. Le casere del Friuli,
pascolata da quelli di Aviano. «Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana»
7 - I dati elaborati provengono dal censimento LXI, 1-12 (1916), 125-237: 205.
degli animali eseguito nella primavera del 1830 29 - Ibid.
in occasione di una riforma degli affitti dei beni 30 - Ivi, 216-217.
comunali: ASCA, 249. 31 - ASCA, Registro di delibere, 24 maggio 1676.
8 - Cronaca dalla provincia del Friuli, «L’anno- 32 - Ivi, 29 maggio 1676.
tatore friulano» I, 9 (1853), 34-35. 33 - Ivi, 258.
9 - Aviano Consiglio Comunale, «Il Paese» XII, 12 34 - G.B. De Gasperi, Studi sulle sedi e abitazioni
settembre 1907. umane. Le casere del Friuli, 229.
10 - Come ha contribuito finora la provincia di Udine 35 - F. Candiani, Relazioni sullo stato dell’agricol-
all’alimentazione carnea dell’esercito, «Bollettino tura friulana relativamente all’anno 1870, «Bullet-
dell’Associazione Agraria Friulana» LXI (1916), tino della Associazione Agraria Friulana» XVI, 13
23-55: 27. (1871), 410-423: 417.
11 - Cronaca dell’emigrazione friulana, «Bullettino 36 - T. Zambelli, Osservazioni sulle malattie epi-
della Associazione Agraria Friulana» s. III, IV, 7 zootiche e contagiose manifestatesi in Friuli nel 1888,
(1881), 54. «Bullettino della Associazione Agraria Friulana»
12 - ASCA, Registro di delibere, 6 maggio 1677. s. IV, VI, 5 (1889), 62-67: 64.
13 - Ibid. 37 - M. Tomadini, I pascoli del silenzio, Casere
14 - Ivi, 29 maggio 1676. e caseranti nel Piano del Cavallo (1850-1950),
15 - Ivi, 30 novembre 1677. Pordenone 2011, 44. Rimando al testo molto do-
16 - Ivi, 29 ottobre 1675. cumentato da un punto di vista antropologico per
17 - Ivi, 1 marzo 1677. tutto ciò che riguarda la moderna evoluzione delle
18 - Ivi, 14 giugno 1678. praterie alte nel ’900.
19 - Kriegskarte 1798-1805. Il Ducato di Venezia 38 - Catasto agrario 1929-VIII, Compartimento del
nella carta di Anton von Zach, 3 voll., a cura di M. Veneto, Provincia del Friuli (Udine), f. 26, Istituto
Rossi, Treviso 2005. centrale di Statistica del Regno d’Italia, Roma
20 - ASCA, 46, 8 gennaio 1813. 1936, 84.
21 - Ivi, 378, 8/9, 20 settembre 1847, sugli affitti 39 - S. Dovier, S. Bovolenta, D. Pasut, S.
del Bosco del Cimon. Venerus, Le malghe della dorsale Cansiglio-Cavallo. Un
22 - Vedi il contratto intercorso tra il comune e progetto per la valorizzazione dell’attività alpicolturale,
Giovanni Redolfi Tezzat di Aviano per l’affitto del Gorizia 2006, 53.
bosco del Cimon: ivi, 8/3, 14 dicembre 1847. 40 - IId., Le attività agro-pastorali nella dorsale
23 - Ivi, 11 luglio 1844 Cansiglio-Cavallo: una risorsa per il territorio, «SoZoo-
24 - F. Candiani, Relazioni sullo stato dell’agri- Alp» 1, 2004, 102-118.
coltura friulana relativamente all’anno 1870, «Bul- 41 - Si trattava di un settore posto poco a monte
lettino della Associazione Agraria Friulana» XVI, della chiesa di San Giorgio ad Aviano, ma era solo
13 (1871), 417-423: 420. l’inizio di una serie di erosioni della proprietà
25 - Per il rimboschimento, «Giornale di Udine» pubblica. Archivio di Stato di Venezia (d’ora in
XL, 277, 17 novembre 1908. poi, ASVe), Provveditori sopra Beni Comunali,
26 - Ad Aviano c’era una delle casere più alte 119, Aviano, 7, 16 gennaio 1658.
del Friuli, quella di Val Grande, registrata nel 42 - Ivi, 17, 6 giugno 1705. L’anno dopo gli
1880 a quota 1703; ciò in un ambiente che stessi Cristofori acquistano altri tre piccoli prati
in quegli anni d’inverno era ricco di neve per nei pressi della chiesa e ivi, 18, 28 marzo 1706.
metri e metri d’altezza. Cfr. G. Marinelli, Le 43 - Ivi, 24, 31 maggio 1775.
casere in Friuli secondo la loro altezza sul livello del 44 - ASCA, Appartiene al Comune di Aviano, 2,

66
10 luglio 1833, eseguito dal perito Gio Batta de del servizio di manutenzione: ivi, 9 aprile 1844.
Marco. 62 - Ivi, 54/137, s.d.
45 - Ivi, 7. 63 - Ivi, 54/121, 4 gennaio 1833.
46 - Ivi, 8. 64 - Aviano 18, «Il Friuli», 19 agosto 1904.
47 - Ivi, 13. La situazione dell’approvvigionamento idrico sto-
48 - ASCA, 378, Le divisioni dei lotti erano state rico della roggia peggiorò nel momento in cui
predisposte dall’ing. Pietro Quaglia. Sulla figura all’inizio del ‘900 la costruzione della centrale
dell’ingegnere: G. Frattolin, Quaglia Pietro, in idroelettrica di Malnisio sembrò modificare in
Nuovo Liruti, 3.IV, 2937-2938. modo determinante l’approvvigionamento della
49 - Vedi la lettera dell’ingegnere che descrive roggia di Aviano. La crisi del sistema medievale di
le difficoltà avute nel rilievo dei luoghi: ASCA, rogge per la mancanza di acqua alla presa scatenò
349bis, 271/12, 1 settembre 1845. una rivolta popolare e si rese necessaria una me-
50 - Ivi, 378, carte sciolte. diazione politica tra le richieste dei cittadini in-
51 - Pordenone, 11 dicembre 1876, «Il Nuovo Friuli» sorti e gli interessi della Società Elettrica. Cfr.
66, 13 dicembre 1876. La salita programmata Dimostrazione di Montereale Cellina contro la Società
per l’inizio di settembre da Giovanni Marinelli Italiana per l’utilizzazione delle forze idrauliche nel
al Monte Cavallo si sarebbe svolta lungo una Veneto, «Il Friuli», 17 gennaio 1906; Aviano, «Il
direttrice ripida del sentiero che partiva dalla valle Piccolo Crociato» VII, 7, 18 febbraio 1906.
di S. Tomè escludendo le salite più lunghe e meno 65 - «Nell’autunno del 1908 il Comune affidò
ripide del versante. Cfr. G. Marinelli, Programma, ad un’impresa la costruzione dell’acquedotto per
«Il Nuovo Friuli», 22 agosto 1877; dieci anni dopo Marsure. Il Consiglio, preventivamente, aveva
si sarebbe scelto un itinerario simile per salire in deliberato che alla spesa relativa si provvedesse
vetta al Cavallo: Sulla vetta del Monte Cavallo,«Il con un mutuo di favore, da contrarsi con la Cassa
Friuli», 30 luglio 1887. Anche la salita del 1890 Depositi e Prestiti. Ma i lavori furono consegnati,
alla cima del Cavallo ripercorse l’ormai collaudata senza che la pratica per il mutuo fosse neppure
via dell’Artugna di Budoia restituendo le consuete iniziata. Nella primavera del 1909 i lavori furono
estatiche descrizioni degli orridi paesaggi rocciosi; collaudati, e ancora l’istanza per il mutuo non era
Monte Cavallo, ivi, 11 settembre 1890. stata prodotta! Dimodoché si dovette far ricorso
Sugli itinerari di esplorazione ottocentesca del ad un prestito cambiario provvisorio, Senonchè
Monte Cavallo vedi M. Baccichet, I pascoli della tale provvisorietà non impedì che sei mesi dopo,
scienza: l’alpinismo risorgimentale in Cansiglio, Cavallo cioè nella seduta consigliare del 12 dicembre
e Alpago, 1867-1902, Sacile 1993. scorso si deliberasse la proroga di detto prestito
52 - ASVe, Provveditori sopra Beni Comunali, provvisorio, senza che ancora la pratica per il
119, Aviano, dis. 2. Il dis.10 è molto simile e mutuo fosse neanche iniziata» (Aviano, «Il Paese»,
mostra come ci siano anche piccoli prati pubblici 7 febbraio 1910).
nei pressi del paese di Marsure. 66 - Prospetto dimostrante l’andamento della Chole-
53 - Ivi, dis.11. rosi, «L’Alchimista» VI, 44 (1855), 352.
54 - Ivi, dis.12 e 13. 67 - Aviano. Alcune note complementari sulla seduta
55 - Ivi, dis. 21, 10 maggio 1728. consigliare del giorno 9 corrente, «Il Paese», 15 otto-
56 - Cronaca dalla provincia del Friuli, «L’anno- bre 1907.
tatore friulano» I, 9 (1853). 68 - Nel 1676 Zuanne Mazzega era meriga della
57 - ASCA, 258, fascicolo relativo al progetto del regola di Marsure: ASCA, Registro di delibere, 14
1833. novembre 1676.
58 - Gli storici hanno riconosciuto che questa era 69 - ASCA, 249, 2.
una delle tre principali direttrici che venivano per- 70 - A. De Pellegrini, Danni recati dai turchi
corse da chi scendeva dalla Germania: P. Paschini, nel 1499 a villaggi di San Martino e San Leonardo
Il patriarcato di Wolfger di Ellenbrechtskirchen (1204- nel territorio di Aviano, «Memorie Storiche Foro-
1218), «Memorie Storiche Forogiuliesi» XI (1915), giuliesi» VIII (1912), 193-196.
20-39:34. 71 - ASCA, Registro di delibere, 6 maggio 1677.
59 - Vedi le delibere che sollecitavano le diverse 72 - Aviano 17, «Il Paese», 18 gennaio 1910.
frazioni di Aviano: vedi il registro di delibere 73 - Nel 1877, per esempio, si iniziò a progettare un
iniziato nel 1673 conservato in ASCA, con i servizio di prestiti agli agricoltori: «Non già in Aviano,
catastici. per ora, bensì In Marsure, importante frazione di quel
60 - Cfr. ASCA, 340, 22 febbraio 1836, Osvaldo Comune, si lavora alacremente per la fondazione di
Vedova. una Cassa Rurale Prestiti sistema Wollembay». In
61 - Ivi, 21 maggio 1844. Il contratto di Provincia, «Il Friuli», 21 giugno 1887.
manutenzione viene affidato ad Antonio Bressan. 74 - ASVe, Provveditori sopra Beni Comunali,
Vedi anche la lettera di proteste degli abitanti di 119, dis. 1.
Marsure nei confronti della precedente gestione 75 - Ivi, dis. 3, 19 maggio 1648, dis. 4 e 5. In

67
questi acquisti si lanciarono anche alcune famiglie
locali. Interessante disegno a tre colori che mostra
l’intervento di tre famiglie borghesi nell’acquisto
di terre pubbliche. Giovanni Maria Policreti,
Gio Batta Policreti, Michiel del Turco e Baldivin
Turioni. 24 gennaio 1665 per 167 campi divisi
per quattro: ivi, dis. 9.
76 - Ivi, 302, Processi, Aviano 255.
77 - Ivi, 256, Processi.
78 - ASCA, 378.
79 - 6° Censimento Generale dell’Agricoltura in Friuli
Venezia Giulia. Dati provvisori, Regione Autonoma
Friuli Venezia Giulia, Trieste 2011.

68
Da Calmàur e Baloriènth
una escursione fra i nomi di luogo

Alessandro Fadelli

Premessa del tempo cambiano – certi poco o nulla,


altri invece parecchio, fino ad assumere forme
«Foglio 25, mappale (o particella) 860»: in strane, storpiate, assai lontane dall’originale
questo modo, con l’uso di freddi e impersonali – e alla fine muoiono, ossia spariscono
numeri, s’indicano oggi i terreni. Ma non è dall’uso vivo, rimando confinati soltanto in
stato sempre così: fino a tempi tutto sommato documenti, mappe e libri. A questa sorte sono
non lontanissimi i campi, i prati, i boschi, le stati condotti dalla vera e propria rivoluzione
località di ogni tipo erano designate con nomi economica e sociale che ha scosso il mondo
ben precisi – ‘toponimi’ è il termine tecnico contadino tradizionale soprattutto negli
– conosciuti da tutti gli abitanti del singolo ultimi cinquanta-sessant’anni: sempre meno
paese. Tali nomi non sorgevano certo da gente che coltiva la terra, che falcia l’erba,
afflati poetici, bensì da ragioni pratiche, dalla che alleva animali, che li porta in malga,
necessità cioè di capirsi e di far capire quando che cura i boschi e i corsi d’acqua minori
si parlava – con i familiari, tra conoscenti, per significa anche meno contatto con l’ambiente,
affari... – a quale piccola o grande porzione minor necessità pratica di utilizzare i nomi
del territorio ci si riferiva esattamente. I dei luoghi e quindi una loro progressiva
toponimi sono così nati per necessità, per e rapida sparizione. Si sa infatti che se una
‘ordinare’ il mondo e per comunicare con cosa non serve non si usa più, presto o tardi
precisione e correttezza.1 si deteriora, arrugginisce e infine si butta
Sfuggendo alla precarietà del prevalente via: così è successo, e continua a succedere,
uso orale e della trasmissione a memoria (verba anche con i toponimi, che hanno subito
volant...), i nomi di luogo hanno poi trovato ovunque un vistoso e pressoché irrecuperabile
talvolta solidità nelle carte scritte (scripta depauperamento, soprattutto a partire dal
manent...), sicché li ritroviamo riportati più Secondo Dopoguerra e, in particolare, dagli
o meno fedelmente in mille documenti dal anni Settanta in poi.2 Com’è stato tristemente
Medioevo in poi: compravendite di terreni, ma giustamente scritto, ogni volta che muore
affittanze, stime, doti, testamenti, donazioni, un anziano scompare per sempre con lui un
inventari di beni, mappe, catastici religiosi certo numero di nomi di luogo che facevano
e altro ancora. Tutto questo è avvenuto parte del suo patrimonio di conoscenze, della
ovunque, e Marsure non fa certo eccezione: sua ‘saggezza pratica’. S’interrompe in questo
anche qui i nostri antenati sono stati prima modo quella lunga catena di trasmissione orale
o poi costretti a inventare nomi per designare che ha perpetuato per secoli la conoscenza dei
quel determinato prato, quel bosco, quel toponimi tradizionali. Noi, uomini del XXI
terreno arativo, quel torrente. Sono così secolo che la terra non la lavoriamo più, ma
nati toponimi come Rive di Barès, Pra Lover, la guardiamo sempre meno e sempre più
Capulthòn, Tamarèthe, Barnòn, Calmàur, distrattamente, inscatolati in automobili e
Ciavrètha, Prabutòn o Baloriènth, giusto per presi dal lavoro in luoghi chiusi, abbiamo così
citarne qualcuno tipico di Marsure, trasmessi una competenza toponomastica ridottissima,
per secoli di padre in figlio come briciole limitata – se va bene – alle denominazioni
di sapienza pratica, insieme con tecniche ufficiali e moderne (spesso immotivate, tal-
di coltivazione, proverbi meteorologici e volta insulse) delle strade dove abitiamo o
soprannomi di famiglia. che percorriamo: Via Odorico da Pordenone, Via
Ma i nomi di luogo sono un po’ come gli Berengario I, Via Trieste...
esseri viventi: nascono (quando esattamente I nomi dei luoghi dei nostri paesi,
non si sa quasi mai, come non si sa chi abbia per intessuti nella variante friulana locale di
primo inventato un certo nome), col passare queste parti e con molteplici e stringenti

69
1. Terreni a Marsure, 1742. Porde-
none, Archivio Storico Diocesano,
Archivio Parrocchiale di Porcia, b.
15, f. 3.

riferimenti al paesaggio, alla flora, alla fauna, che sta dilagando e stritolando tutto. Senza
all’economia e alle tradizioni locali, fanno rimpianti per un mondo passato tutt’altro
anch’essi parte integrante (come la parlata, che idilliaco, ben s’intenda, ma con la
il folklore, l’architettura tradizionale, la precisa consapevolezza delle proprie radici. I
gastronomia) di quella identità culturale toponimi, che secondo una bella definizione
tanto strombazzata, specie da certi politici del grande linguista Gian Luigi Beccaria
incolti, ma così poco conosciuta e curata; sono profondamente «intinti di storia»,3 ci
un’identità che oggi è sempre più necessario e consentono inoltre di comprendere meglio
urgente tutelare, per evitare che si disperda e il passato, fornendo gradite conferme alla
scompaia definitivamente nell’inutile, e anzi documentazione scritta oppure aprendo degli
pericolosa, omologazione a livello planetario squarci innovativi su particolari aspetti dei

70
2. Stefano Segato, Mappa di Marsure,
29 agosto 1673. Venezia, Archivio
di Stato, Miscellanea mappe, b. 246.

secoli andati. Lo studio dei toponimi di un le cosiddette ‘etimologie popolari’ sono infatti
qualsiasi luogo può costituire così un utile fuorvianti, frutto di elaborazioni fantastiche
strumento integrativo nelle mani degli storici, e senza fondamento scientifico perpetuatesi
come vedremo in seguito a proposito di alcuni di padre in figlio, alla stregua dei racconti
nomi di luogo marsuresi. La toponimia locale e delle leggende. Ad esse hanno contribuito
nostrana d’altronde è al momento pressoché in passato alcuni ‘sapienti’ – sia detto senza
vergine, se si fa eccezione per alcuni rari cenni alcuna ironia – del paese, quali il maestro, il
sparsi in altri lavori più generali e per un prete o il dottore, che in buona fede hanno
preciso ma brevissimo contributo di Lorena creato o diffuso, a voce o talvolta per iscritto,
Menegoz di qualche anno fa, che tratta però false etimologie alle quali molti, ancor oggi,
soltanto diciassette nomi di luogo nostrani.4 rimangono affezionati, ma che vanno senza
Prima di partire per il nostro tour fra gli ombra di dubbio respinte e riviste alla luce
oltre quattrocento nomi locali marsuresi dei notevoli progressi e affinamenti avuti
che abbiamo raccolto è necessario però fare dalla disciplina negli ultimi decenni.5
qualche considerazione a mo’ di premessa per Una seconda importante considerazione:
tentare di sgombrare il campo da possibili nonostante il lungo e approfondito lavoro
equivoci o incomprensioni. di ricerca, si è certi che quelli di seguito
Una prima considerazione: la toponoma- elencati e commentati (come s’è detto, oltre
stica non è una scienza esatta, ma uno sforzo quattrocento toponimi) non costituiscono la
di interpretazione sempre perfettibile. Non ci totalità dei nomi di luogo di Marsure, ma
sono dunque etimologie sicure al cento per solo una parte, si spera il più possibile ampia,
cento (a volte nemmeno quelle che sembrano visto che è impossibile arrivare alla perfezione
più semplici), ma soltanto approssimazioni assoluta, al catalogo completo senza nessuna
più o meno riuscite a seconda della perspicacia dimenticanza. Sicuramente la memoria di
e della sensibilità dello studioso, il quale sa qualche abitante del paese conserva altri nomi
comunque che l’errore è costantemente in qui non considerati, e in qualche documento
agguato in un «terreno d’indagine difficile e disperso in archivi più o meno lontani si
malsicuro», come ha scritto il già citato Gian possono senza dubbio reperirne altri ancora.
Luigi Beccaria. C’è nel contempo da diffidare Lavori come questo possono e devono quindi
delle interpretazioni proposte di frequente essere non un punto definitivo di arrivo,
dalla gente comune, in particolare per i nomi ma soltanto una solida base di partenza,
di luogo più strani, meno trasparenti e perciò che spinga altri ricercatori e appassionati
più stimolanti: spesso, anche se non sempre, ad ampliare l’indagine e a fissare sulla carta

71
quanto è rimasto inevitabilmente escluso per che fosse meglio utilizzare un ulteriore
arricchire e migliorare un domani la ricerca, toponimo più restrittivo per spiegare meglio
magari realizzando una mappa nella quale la collocazione di un determinato terreno
visualizzare con chiarezza la distribuzione all’interno di quella località. Fatte queste
dei toponimi sul territorio (cosa questa che precisazioni, utili a inquadrare meglio il
per l’occasione si è iniziato a fare ma non nostro corpus toponimico, cominciamo la
si è riusciti purtroppo a portare del tutto a nostra escursione fra i nomi locali di Marsure
termine). reperiti, che per comodità di esposizione
Terza considerazione: i nomi di luogo abbiamo suddiviso, come spesso si usa fare in
di Marsure – fatta qualche eccezione per ricerche di questo tipo, in categorie distinte,
altro assai interessante – non sono nel anche se va detto che talvolta certi toponimi
loro complesso particolarmente originali, non si fanno ingabbiare in un’unica tipologia,
sono cioè spesso perfettamente uguali o ma potrebbero tranquillamente rientrare in
assomigliano comunque moltissimo a quelli due o più classificazioni.7
presenti in altri paesi più o meno vicini
(Giais, San Martino di Campagna, Polcenigo,
Budoia, San Quirino o Maniago, solo per Geotoponimi
citare qualche caso ben studiato).6 Non c’è
da stupirsi di questo, dato che il materiale Rientrano in questa categoria i nomi di
lessicale usato a suo tempo per coniarli era luogo che si riferiscono alla conformazione
più o meno lo stesso a disposizione delle naturale del territorio, alle caratteristiche
altre comunità veneto-friulane. E dunque dei suoli o agli elementi geografici naturali
ecco comparire termini generici come prato, presenti in loco. Si tratta di una tipologia
campo, bosco, valle, costa o centa, più vari suffissi molto diffusa perché l’aspetto fisico di
e aggettivi, più determinanti di vario genere, una determinata zona è sempre stato uno
mescolati a nomi di piante (molte) e animali degli elementi più visibili e immediati, e
(pochi) e a tanti nomi, cognomi e soprannomi dunque è all’origine di numerose coniazioni
di persone che quei luoghi possedevano o toponimiche. Una di queste è proprio il nome
usavano (ne parleremo più avanti con maggior del paese: Marsure, attestato forse già nel 1198
calma e ordine). Incontriamo però anche (come Mansure ?) e con sicurezza almeno dal
alcuni toponimi rari o addirittura isolati nel 1292, ma sicuramente più antico, è infatti la
panorama friulano-veneto, che danno così forma plurale con il suffisso -ura (si vedano
una propria individualità alla toponimia anche le forme arcaiche Marsuris, Marsures)
marsurese. dell’aggettivo latino marcidus (inizialmente
Quarta considerazione: alcuni dei nomi ‘marcio, paludoso’), forse incrociatosi col
di luogo rintracciati nei vecchi documenti tempo con arsus (col significato opposto di
non hanno l’aspetto linguistico prettamente ‘arso, privo d’acqua’), a indicare comunque
friulano che ci si aspetterebbe, ma si pre- terreni difficili, col presumibile significato
sentano piuttosto in una forma veneziana o finale di ‘zone aride, poco produttive, sterili’.
veneta. Ciò non significa che un tempo qui si Il nostro toponimo non è un unicum, ma
parlasse in quel modo, ma soltanto che chi ha ha diversi riscontri puntuali in altre zone
trascritto i toponimi, dopo averli ascoltati in della regione, come Marsure, attuale frazione
friulano, li ha spesso resi più o meno veneti, del Comune di Povoletto (Udine) e un altro
in ossequio alla parlata di maggior prestigio Marsure/Marsuris, piccolo villaggio con for-
dei ‘dominatori’ veneziani oppure per veri e tilizio nei pressi di Rivarotta di Pasiano
propri errori, dovuti spesso al fatto che talvolta poi scomparso verso la fine del Medioevo,
lo scrivano – sacerdote, notaio, perito... – non nonché in vari altri microtoponimi sparsi ad
era, o non parlava correntemente, friulano. Azzano Decimo (Marsure), Chions (idem) e
Quinta e ultima considerazione: in vari Claut (Marsurie), e poi a Codroipo, Gemona,
casi, soprattutto nel Sette-Ottocento, alcuni Moimacco, Osoppo, Remanzacco, Tricesimo,
luoghi sono designati nei documenti con due Udine, Venzone, eccetera.8 Per completezza
nomi, come Alla roia, o Reghenazo, oppure del discorso, val la pena di accennare al fatto
Gravuzza o Margarit, Pra Marcon, o Val, Pra che Marsure era pure il cognome di Antonio
Button, o sia Caverezza. Si tratta di nuovi nomi (1807-1884), noto scultore pordenonese, e
che stavano col tempo sostituendo quelli che Marsura è un cognome trevigiano, diffuso
vecchi, e che per un certo periodo gli scrivani in particolare a Sernaglia della Battaglia e
pensarono bene di accostare per evitare a Valdobbiadene (esiste anche la variante
fraintendimenti; o di località piuttosto vaste, minoritaria Marzura, con qualche caso
per le quali in certe occasioni si riteneva sporadico a San Vendemiano, Conegliano e

72
dintorni). Non sappiamo dire se questo cogno- Credaz (con il collegato Sotto credazo) deriva 3. Terreni in varie località a Marsure,
me sia legato al nostro paese o piuttosto, e più da ‘creta’ e Arzilate da ‘argilla’, entrambi fine XVIII-inizi XIX sec. Polcenigo,
probabilmente, a qualche toponimo simile con suffissi peggiorativi. Zope dovrebbe poi Archivio Mario Cosmo, Catastico Manin.
situato in area veneta. essere il maldestro tentativo di uno scrivano
Parecchi altri nomi locali marsuresi hanno del Seicento di trascrivere il dialettale Thope,
attinenza con la forma o la consistenza del ossia ‘zolle di terra’. I vari Graùthe, Grava,
suolo. Pieres è chiaro plurale di piera, ossia Grave, Grave de Bròmbol (curioso soprannome
‘pietre’, termine che pare comparire anche in dei Tassan Toffola), Gravazza, Gravuzza,
Cal de petre, a meno che non vi si nasconda il Grave negre (cioè scure), Gravòn de Giàe (ossia
nome maschile Pietro, e in Pianca delle piere, di Giais) e Campo alla grava, parte in piano
dove pianca sta a indicare una passerella, e parte in montagna, derivano tutti dal
in genere fatta di assi di legno, gettata friulano grave, ossia ‘ghiaia, ghiaieto, alveo di
sopra qualche corso d’acqua minore per fiumi o torrenti’, di lontana origine celtica,
oltrepassarlo. La cosiddetta Croda/Cruoda della alla base di moltissimi nomi di luogo, sparsi
Tassana, sui monti, accosta al termine friulano soprattutto intorno a fiumi e torrenti della
croda (‘roccia, rupe nuda, ciglione roccioso nostra regione. Magrèit, Magredo, Appresso il
di montagna’) il tipico cognome marsurese magredo e Campo del magret/magredo indicano
Tassan, declinato qui al femminile, mentre il terreni di tipo magredile, posti solitamente
semplice Croda, in pianura, fa probabilmente nelle vicinanze di corsi d’acqua.
riferimento a qualche sasso erratico di note- In una zona come la nostra, sparsa fra
voli dimensioni.9 Sabionere e Savalonera rossa montagna, collina e pianura, abbondano poi
indicano, in maniera inequivocabile, un ter- i nomi di luogo che fanno riferimento alla
reno particolarmente sabbioso, come sono verticalità del paesaggio. Plans e Plans de
infatti secondo gli informatori le zone, mentre Marsure, in forma plurale (‘i piani’), designano

73
zone situate in montagna pianeggianti o significhi ‘tagliate, scortecciate’ oppure derivi
comunque con scarsissimo dislivello. Meza più probabilmente dal cognome Scussat,
Monte o Mezzomonte, località sopra Costa dove presente in zona. Rivalto sembrerebbe poi
è sorto il santuario di Madonna del Monte, un rivo alto, ossia un torrente profondo, ma
indica una zona posta apparentemente a metà potrebbe anch’esso derivare da riva. Rival è
montagna, come il non lontano Mezzomonte da intendersi invece come l’omonima parola
in comune di Polcenigo. Colle, Cuol, Col friulana, dai diversi significati: ‘sponda del
davor la giesia (chiesa), Colle di san Lorenzo, fosso, ciglione delle fosse divisorie dei campi,
Col Civiton, Coluosèt/Colusèt e Colesit/Culisit terreno rilevato, scarpata erbosa d’una strada
(diminutivo), più Sacuòl (località ‘sotto il affossata, argine’. Bància del Din pare designare
colle’), stanno tutti a indicare bassi rilievi un terrazzamento, un ripiano o un balzo in
collinari presenti sul territorio. Dal canto montagna, specificato dal soprannome Din,
loro i vari Thùcol, Thùcul de l’aga (per la poi divenuto parte integrante del cognome
presenza di una sorgente montana), Thùcul di un ramo dei Tassan. Costa, Costa grande,
del Mussèt (ennesimo soprannome dei Tassan), Cuòsta lùngia, Costata e Costates (al plurale)
Thùcul spontèt (cioè ‘mozzo’, per la particolare sono tutti da costa/cueste, ovvero ‘fianco o falda
forma della sommità, come suggeriscono di montagna’, con aggettivi o suffissi vari.
gli informatori), Zuccoli e Campo del Zuchul Forthèla è invece chiaramente ‘forcella’, ossia
derivano dal termine friulano ciùcul/thùcul, ‘valico, sella, passo montano, zona più bassa
che nei documenti scritti e nella cartografia fra due montagne’.
compare anche come zucul/zuccolo. È questo Val, Vals (al plurale), Valàta (con suffisso
un derivato con suffisso diminutivo -ul da peggiorativo-accrescitivo), Valina (diminutivo),
ciùc/zuc, cioè ‘collina tondeggiante, vetta a Valfreda (zona in montagna evidentemente
forma arrotondata, terreno sopraelevato’ (da molto fredda), Valdàga (altra zona montana,
tale vocabolo forse deriva anche l’incerto dotata di una sorgente), Val de lavorèit (vedi
Zuchato, che è situato però non in montagna o subito sotto), Val de prade, Val stuarta (‘storta,
in collina ma nella zona di pianura del paese, di forma irregolare’) e Val della Madona
e quindi forse ha una diversa e sfuggente (con riferimento al Santuario mariano di
etimologia). Tomba (anche Tombe) è un nome Costa) vengono invece da ‘valle’, sia quella
di luogo piuttosto interessante: deriva da in montagna che quella intesa come ‘incavo
una parola friulana che indica, oltre che un o bassura nel piano’. Bassa de le ciàre (ossia
vero e proprio sepolcro come in italiano, ‘capre’), Bassa di Pradisin e Prado della bassa
pure un evidente rialzo di terra, in genere di pales segnalano tutte una zona avvallata,
di forma circolare (vedi la località omonima più bassa dei terreni circostanti, situate la
presso Buia e il paese di Tomba nell’Udinese, seconda e la terza all’interno delle località più
vicino a Mereto). Tali rialzi possono essere ampie dette Pradisin e Pales, mentre Busa – in
sia di origine naturale (depositi alluvionali zona montana, a quanto pare – segnala una
o altro), sia in tutto o in parte artificiali, e buca di qualche rilievo, forse una dolina o un
nascondere così tumuli sepolcrali preistorici inghiottitoio carsico. Il Campo del buso, se non
o protostorici, come si è concretamente ve- viene da un cognome o soprannome per ora
rificato in diversi casi. Vista la ricchezza ignoto in zona, farà poi riferimento a qualche
di testimonianze archeologiche dell’intero buco, naturale o artificiale, presente nel suolo
Avianese e di Marsure in particolare, po- coltivato. Pure Avanti/Denant foran, con gli
tremmo propendere per questa seconda e strani Innanforan e Anforan, dovrebbe avere a
più affascinante ipotesi, che però soltanto che fare con buche, se proviene, come sembra,
accurate (e fortunate) ricerche in loco potranno dal friulano foràn/foràm, ovvero ‘fossa, buca’ e
confermare o meno. anche, in certi contesti, ‘cavità carsica, grotta’.
I vari Riva, Rive, Rive alte, Riva de Barès,
Sotto la riva de Bares, Riva della Chiavrezza,
Sopra la riva della Cavrezza, Riva di quelli de Fitotoponimi
Gnut, Riva di Pra Lover, Riva del Travial, Sora
la riva, Sotto riva, Sotto la riva di Pra Piere, Sotto Sotto questa denominazione rientrano
la riva di Calmaur, Sotto le rive Brusula, Campo i toponimi che traggono origine da nomi
de riva, Campo sotto la riva vengono tutti da di piante o comunque dalla vegetazione. Si
riva, cioè ‘declivio, terreno in pendio, fianco tratta di una tipologia molto diffusa, poiché il
di collina, scarpata’, vocabolo ovviamente mondo vegetale nelle sue mille forme (alberi,
molto usato in una zona con molteplici e cespugli, erbe, eccetera) è praticamente
notevoli dislivelli com’è la nostra; per Rive onnipresente, ed è stato perciò uno spunto
scussate resta il dubbio che la seconda parte importante per chi ha forgiato le designazioni

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locali in passato, quando si era attenti – ben a un albero bruciato, forse dal fulmine), e
più di oggi – alla presenza di piante utili infine il più moderno e trasparente Triangolo
oppure dannose per la vita e l’economia degli ulivi, così denominato dall’insolita for-
umana. Anche a Marsure questa tipologia è ma dell’appezzamento con olivi che si estende
ben presente, seppur non a livelli elevatissimi nei pressi della chiesa parrocchiale: sono tutti
come in altre località. riferimenti ad alberi ben diffusi e in passato
Bar, Bar appresso casa, Bar longo, Baroz/ di largo utilizzo per il loro legno o i loro
Baròth (anche Campo del Baroz), Riva de frutti. Ombolàs (anche Ombolàt e Tombolàs) pare
barès (anche Riva di bar o de bars, al plurale) nascondere un antico termine friulano per
e Baloriènth (anticamente Bar Lorenzo), de- indicare l’ontano verde, ossia ambli e simili.
rivano tutti dalla voce friulana bar, ovvero Olivère invece non dovrebbe aver a che fare
‘cespo, cespuglio’ (per Bar Lorenzo possiamo con gli olivi ma, più probabilmente, con la
forse pensare all’omonimo nome di persona, famiglia Oliva di Aviano.
e dunque ad un originario Bar de Lorenzo?).10 Si rintracciano poi alcuni toponimi che
Pure Barnon potrebbe essere un composto indicavano zone boscose, un tempo presenti
di bar, ma la sua prima parte – come si è anche nella zona pianeggiante, come il
verificato con sicurezza in altri luoghi – generico Bosco, e poi Bosc grant (grande), Boscho
potrebbe forse essere un’evoluzione di pra di sopra la strada granda, Bosco appresso i cortivi,
(prato) attraverso la forma intermedia par, Boschèt de Cortina, Sotto il bosco e Stradella detta
ferma restando l’incertezza per la seconda Sotto i boschi (con specificazioni topologiche),
parte -non, difficilmente spiegabile. Spinèit e ancora Selva e Sosselva (‘sotto la selva’), da
(un collettivo in -èit) dal canto suo suggerisce un termine latino – silva – poi soppiantato in
abbondante presenza di piante spinose, forse italiano da bosco, d’origine germanica; senza
rovi, oppure pruni selvatici o chissà che altro; scordare Spesse, che ricalca un’espressione
l’altro toponimo Spinada indica invece una anticamente utilizzata per designare selve
siepe di piante spinose, spesso posta un tempo ‘spesse’, cioè molto folte, fitte.
a difesa di orti o di altre colture di pregio.
Brussa (e Brusula, forse un suo diminutivo,
con Sotto le rive Brusula) può riferirsi sia al Zootoponimi
rododendro che all’arbusto chiamato ligustro
od olivella, detti talvolta proprio brusse/brussa, I nomi di luogo derivanti da specie ani-
ma anche a un termine veneto indicante un mali non sono molto frequenti, sia in assoluto
pruneto, una siepe o un insieme di cespugli in Friuli che in particolare a Marsure; in più,
spinosi; c’è poi da ricordare che anticamente com’è stato notato, in vari casi il riferimento
brussa aveva pure un altro significato, un non è direttamente all’animale e alla sua
tantino incerto ma accostabile comunque a presenza in un determinato luogo, ma a
quello di ‘luogo selvatico, boscoso’, e anche cognomi e soprannomi, che spesso traggono
‘con piante arruffate’. Falthèit è poi un spunto proprio dalla zoologia, magari
collettivo di ‘felce’, a indicare una zona ricca attraverso antichi nomi di battesimo (vedi per
di quelle piante, amanti dell’umidità. Molto esempio i diffusi Cavallo, Colombo, Gallo/Galli,
dubbio è invece Ciànola, che potrebbe sì Grillo, Leone, Merlo, Volpe/Volpi e via dicendo).
essere un diminutivo di canna, a segnalare la Interessanti a Marsure sono soprattutto Via
presenza di qualche pianta di questo tipo, ma del lovo (anche Strada del louf) e l’antico Pra
avere pure altri e più sfuggenti etimi. Lover, nei quali compare chiaramente il lupo,
All’interno dei fitotoponimi si colloca animale che un tempo abitava sia la zona
poi la categoria dei dendrotoponimi, cioè montana che i boschi della pianura friulana.
dei nomi di luogo che derivano da alberi, a Esso causava con la sua presenza grossi
Marsure abbastanza ampia anche se non certo problemi alle greggi e, talvolta, in periodi di
esaustiva di tutte le essenze arboree presenti acuta crisi alimentare, agli stessi esseri umani,
sul territorio. Abbiamo così l’antico Campo che potevano essere aggrediti e sbranati dagli
de frasin (frassino), e poi Campo del castagner affamati canidi selvatici. In Lover si nasconde
(castagno), Ciarpinèit (carpino, con suffisso poi un accenno alle lovere, che potrebbero ben
collettivo -eit, a indicarne una fitta presenza), essere sia le tane dei lupi, sia le trappole o
Theresèr (ciliegio, anche selvatico), Noger, le fosse appositamente scavate per catturare
Naaròul, Noieruz e Longor dei nojeraz (noce), il pericoloso animale, ben documentate nella
Vencari e Campo dei vencari (salice), Val de lavorèit toponimia di tutto il Friuli. Per qualche
e Rovere brusà (rovere, nel primo caso col solito confronto e per restare solo agli immediati
suffisso collettivo -eit e mutazione della r- dintorni, ad Aviano ci sono degli espliciti Col
iniziale in l-, nel secondo caso con riferimento del lovo, Valle del louf e Bus del louf, mentre

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4. Lupo (particolare dello stipite di gli informatori, ricorda vagamente la gobba di
destra), 1739. Costa, Chiesa di San un cammello. Collegato agli animali, e più in
Valentino. particolare al loro allevamento, è infine Merìe,
in montagna: deriva da latino meridies, ossia
‘mezzogiorno’, e designava una zona ombrosa
dove si radunavano gli animali al pascolo per
riposare nelle ore più calde intorno appunto
al mezzogiorno, oppure – in qualche caso –
un luogo che all’opposto era solatio, esposto
a mezzodì.

Agrotoponimi

Si tratta dei nomi di luogo collegati al


lavoro agricolo nelle sue varie forme, base
a Budoia si trovava una località Lovarezza, a essenziale e irrinunciabile dell’economia e
Montereale è attestato un Lovarie e a Roveredo dell’intera vita nei secoli andati. Vediamo
una Lovera.11 Altro temibile predatore, ma innanzitutto Frata/Fratta e Ronc, che, come
solo di piccoli animali da cortile, è la volpe tutti i toponimi simili, davvero molto diffusi
(bolp o volp), documentata nel nome locale tra Veneto e Friuli, ci riportano al prolungato
marsurese Pra bolper/volper. e paziente lavoro di disboscamento operato
Accanto ai due grossi carnivori appena nei secoli dall’uomo per ottenere nuovi prati e
citati, altri animali meno ‘clamorosi’ trovano terreni da coltivare. Il significato principale di
posto nei toponimi di Marsure, come ad fratta è proprio ‘terreno ricavato in una zona
esempio il cane in Truòi de la chitha (ossia disboscata’, mentre ronco vuol dire ‘terreno
‘cagna’), il cavallo nella località detta "Al messo a coltura in seguito a disboscamento’.12
cavallo in campagna" (anche Campo del caval) La differenza fra i due sembra stare nelle
e il maiale in Porzei e, forse, in Pra Porzin/ modalità di attacco al bosco, la prima più
Porcino. Il nome del torrente Ciavrètha forte, con asce e seghe, la seconda più leggera,
(anche Chiavarètha, Cavarezza e Cavrezza) a con roncole e attrezzi da taglio più piccoli,
sua volta rinvia a ciàvra/chiàvre, cioè ‘capra’, modalità che erano probabilmente legate
come i simili Lovarezza e Bolparezza, ben anche alla quantità e alle dimensioni degli
diffusi nei comuni vicini, che rinviano alberi da abbattere. Emblematico è Campo
a lupo e a bolp, forse a indicare un luogo nuovo, o del bosco, che riassume il passaggio da
dove si portavano i caprini a pascolare o ad un’iniziale zona boschiva a un nuovo terreno
abbeverare; sempre alle capre si riferisce poi da coltivare.
la Bassa de le ciàre. Incerto è invece Campo delle Masiere, Musaròns, Museròns dei Brìtoi
ave, che potrebbe rimandare alle api (ave in (soprannome questo dei Tassan) e Masaruole
friulano), ma anche a un’altra accezione ben rientrano in questo sforzo di modificare a
diversa dello stesso termine friulano ave, proprio vantaggio l’ambiente naturale, visto
che significa pure ‘nonna’. Anche Le formìe, che indicano zone dove si è effettuato lo
in montagna, è piuttosto dubbio: potrebbe spietramento, cioè la rimozione dei sassi e
indicare l’abbondante presenza di formiche delle pietre che ostacolavano il pascolo e la
o, meglio, di grossi ed evidenti formicai, o, coltivazione, poi accumulate nelle masiere,
come s’è notato in altre zone, far riferimento mucchi di pietre a volte anche molto evidenti
attraverso una curiosa metafora a zone prative ai bordi dei campi, o utilizzate per realizzare
con moltissimi sassi sparsi qua e là, tanto da muretti di confine o di contenimento.
sembrare formiche. Non si riferisce invece S’incontrano poi numerosissimi toponimi
probabilmente all’asino, pur molto comune, che contengono la parola prato, sia con
il toponimo Prato Asino o Pra d’asin/Prat dasin suffissi di vario genere, sia soprattutto con
(ma spesso Pradasìn/Pradesìn), nel quale pare determinanti d’ogni sorta, non sempre però
nascondersi invece un diminutivo di prato; a agevolmente individuabili: i più trasparenti
meno che alla base non ci sia il diffuso etnico sono Pra de coda, Prado della bassa di pales,
asìno, cioè ‘originario della pieve d’Asio, in Pra dei orth (cioè ‘degli orti’), Prado longo, Pra
Val d’Arzino’, nella zona più a est dell’alto grant (grande), Prado in monte, Prat di manóle
Friuli occidentale. Creazione più moderna, e (forse ‘mannello, manipolo, fastello di canne
pure un tantino scherzosa, è Camèl, designante di mais o altro’), Pra dell’Oliva (con tutta
un’altura in montagna che, come sostengono probabilità dall’omonima famiglia nobiliare

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di Aviano), Praduz appresso i Policreti (altra qualche mulino non distante, ma comunque
famiglia nobile, questa di Ornedo), con forma non a Marsure, che pare non aver avuto
diminutiva in -uz, Val de prade e infine Pra degli opifici idraulici. Dubbio è anche il già
maior, che conserva cristallizzato l’aggettivo incontrato Pra Porzin/Porcino: sarà davvero
latino maior, ‘maggiore’. Altri ammettono collegato ai porci come pare, e quindi essere
invece più spiegazioni. Prapiere, viste le un ‘prato dove si tengono i maiali’ o giù di
varianti presenti nei documenti antichi, lì? Sopràt designa invece chiaramente un
potrebbe infatti essere un ‘prato delle pietre’, luogo ‘sotto il prato’. Reghenàth – toponimo
forse perché disseminato di sassi, oppure un diffusissimo in tutto il Friuli Occidentale
‘prato di Piero’. Anche la seconda parte di – viene dal friulano reganàz o ragagnàz,
Pravilàn suscita qualche dubbio etimologico: che indicava almeno fino all’Ottocento
potrebbe essere collegata all’aggettivo villano, un ‘prato da due falciature’, cioè un luogo
forse nel senso di ‘poco fertile, infelice’ dove, oltre al fieno di primo taglio, si poteva
(perché arido o sassoso?), o al latino tardo falciare e raccogliere pure quello tardivo,
villanus, nel significato di ‘relativo alla autunnale, che era detto, con un termine di
villa’, inteso come il friulano vila/vile, cioè antica origine germanica, ragàgn. Il termine
‘paese, villaggio’, e dunque essere un ‘prato ha avuto nel tempo uno spostamento di
del villaggio’ (nel latino medievale villano significato, che l’ha portato a indicare anche
però vale pure ‘affittuale, servo della gleba’). terreni da poco ridotti a coltura, scarsamente
Incerta è la seconda parte sia di Prat del fin produttivi, talvolta ancora incolti o rientranti
(forse ‘fieno’?), sia di Prat del còmet (sarà in qualche rotazione agraria che prevedeva
veramente un prato ‘comodo’ da falciare, come periodi di abbandono o di pascolo libero per
sostengono in modo convinto gli informatori, gli animali.13 Pàscol e Pascato (con suffisso
o ha altra etimologia?). Anche Prabutòn non è peggiorativo) segnalano invece senza ombra
chiarissimo: più che il termine italiano bottone di dubbio delle zone dedicate al pascolo degli
o un accrescitivo di botte (vinaria), vi possiamo animali.
forse ravvisare il friulano butòn o botòn, da but I vari Pala o Palla (con errato raddop-
‘germoglio delle piante, gemma’, oppure piamento della -l-), Pale/Pales (al plurale),
– seguendo tutt’altra pista – un cognome o Pala Fontana (per la presenza di una fonte
soprannome per ora sconosciuto, ed essere d’acqua in quota), Pala de fòrcia, Pala
quindi un ‘prato di un certo Buton’. Insicuro ladha (ossia, con un bel latinismo, ‘larga,
anche il secondo elemento di Pradaruòdha: vasta’), Pala lùngia, Palla di monte, Palla
stando alle attestazioni antiche, parrebbe in Monte Broili, Prado della bassa di pales,
essere proprio ‘ruota’, e quindi ‘prato della Pale de fras’cèit, Sot Pale de Puores, Sopàla /
ruota’, ma in che senso? Forse la ruota di Sotto palla (‘sotto la pala’) hanno tutti come

5. Terreni in località Soprat di sotto


a Marsure, fine XVIII-inizi XIX sec.
Polcenigo, Archivio Mario Cosmo,
Catastico Manin.

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base il vocabolo friulano pala, che significa significato di prese come ‘presa d’acqua, inizio
‘prato, pendio prativo’, ed è una tipologia di un canale o di una conduttura’, che altrove
di toponimi frequentissima soprattutto in ha dato origine a qualche nome di luogo).
montagna, pur con qualche traccia in collina Tavella è toponimo molto comune: proviene
ma anche in pianura, come è per uno dei vari dal vocabolo friulano tavièle, che designava
casi marsuresi appena elencati. Tra l’altro, si in passato la parte coltivata pianeggiante dei
è a lungo discusso sull’etimologia di pala, terreni comunali. Forse dallo stesso termine
con preferenze ora per un’antichissima radice si è formato anche Tavolèit, con suffisso
delle lingue preindoeuropee, col significato collettivo -eit (ma sono possibili altre e più
originario di ‘rotondità’ e ‘altura’, ora invece incerte spiegazioni).
per il latino (un banale traslato di ‘pala’, inteso Brait, Braida e Braida del Pagnocha (co-
come ‘forma dello strumento agricolo’?), ma gnome locale) derivano dal termine braida,
non si è ancora arrivati a un perfetto accordo di origine longobarda ma da lungo tempo
fra gli studiosi. penetrato in friulano, oltre che in altre par-
Comune, quasi invadente, appare il termine late italiane, col significato di ‘poderetto
‘campo’, che con aggettivi o determinanti di chiuso, recintato, frutteto’, ma talvolta, più
vario genere, anche onomastici o spaziali, in generale, ‘campo’. Brole/Broili, Broluzo
ha dato origine a una trentina di nomi di (diminutivo) e Brolo di quelli Della Puppa
luogo marsuresi: Campo alla grava, Campo (altra famiglia locale) vengono da un vocabolo
alla presa de Costa, Campo de Fenicio, Campo de friulano a sua volta di lontana provenienza
frasin, Campo de riva, Campo dei vencari, Campo celtica (*brogilos), che indica un ‘piccolo
del baroz, Campo del buso, Campo del canonico, podere vicino alla casa, recintato e coltivato
Campo del castagner, Campo del caval, Campo a viti, frutteti e ortaggi’. È un po’ strano che
del Colauzo, Campo della pezzuta, Campo della il vocabolo compaia pure nel nome del Monte
roia, Campo della tezza, Campo delle ave, Campo Broili sopra Marsure e Giais (con i connessi
delle piante bianche, Campo del magret, Campo Palla in Monte Broili e Piè de Monte Broilo).
del santol, Campo del Simon, Campo del troiol, Come braida, anche broili è del resto un
Campo del Turco, Campo del Zorgna, Campo termine molto produttivo, essendo alla base
del zuchul, Campo fuori di casa, Campo grande, di centinaia, forse migliaia di nomi di luogo
Campo longo, Campo nuovo e Campo sotto la riva. friulani e non solo friulani. Non bisogna
Il curioso Campo dei livelli prende poi quasi dunque commettere l’errore di ritenere
certamente il suo nome dal livello, un canone questi toponimi come veramente longobardi
o censo annuo da pagare in perpetuo, correlato o celtici, ossia risalenti direttamente a quelle
alla cessione del godimento di un fondo, che popolazioni e a quelle epoche lontane, come
era spesso utilizzato negli affari del passato. talvolta si è invece fatto in passato con un
Il Ciàmp de platha, a sentire gli informatori, certo eccesso d’entusiasmo. Orth significa ‘orti’
apparteneva invece a persone che abitavano e Hortuzo è a sua volta un chiaro diminutivo
nella piazza di Marsure. di ‘orto’, mentre Pra dei orth designa più
Il toponimo Ciampagna (ci sono pure i banalmente un prato situato vicino agli
diminutivi Campagnùta e Campagnuza e anche orti. Thenta/Centa, Cente/Centes (al plurale),
la Campagna dell’Oliva, dal già incontrato Centa Marosa/Marozza (da un cognome o
cognome avianese Oliva) designa in Friuli soprannome?), l’inconsueta Centa delle radicis/
una località ampia, adibita a coltura o a prato; radizzi, il dispregiativo Centate e il diminutivo
talvolta si trattava di antichi beni comunali, Centuta derivano tutti dall’antico termine
com’è sicuramente nel caso di Comùnie e friulano cènte (esistono anche le varianti zente
Comùns (al plurale), che attestano senza ombra e cìnte, nonché thènta nel Friuli Occidentale),
di dubbio la presenza proprio di possedimenti che ha due significati ben diversi: ‘cortina,
collettivi, spesso poi privatizzati fra Sei e nelle vecchie opere di fortificazione’ (per
Settecento dalla Serenissima. Visinal/Visinai la quale vedi più avanti) e ‘terreno cintato,
significa a sua volta ‘terre di proprietà o uso coltivato per lo più a frutteto’.14 Pur non
vicinale’, cioè del villaggio. Anche Presa, potendo escludere del tutto la prima acce-
Prese, Prese di sotto, il diminutivo Presuta, zione, la stragrande maggioranza delle cente
il composto Campo alla presa de Costa e la del Pordenonese, e quindi probabilmente
strana forma Imprese, che ha inglobato la anche quelle marsuresi, non aveva nulla a che
preposizione in-, rinviano quasi sicuramente fare con la difesa dei villaggi contro eserciti
a terreni, prati o boschi di proprietà collettiva aggressori (a questo ci pensava la locale
‘presi’ e spartiti per l’utilizzo a rotazione tra cortina), ma semplicemente cercava, attraverso
le famiglie del paese oppure per la vendita muri, palizzate e siepi spinose, di assicurare
(non crediamo c’entri qui un altro possibile una qualche protezione ai frutti di maggior

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pregio contro i più modesti ma pericolosi Vuàrthe (anche Guàrthe) può forse essere messo
animali lasciati allo stato semibrado, per non in relazione col friulano occidentale varsa,
parlare dei ladruncoli di paese. uàrsa, uàrtha, orsa, ovvero ‘aiuola, piccolo
Coda (e Pra de coda) ha come base l’omo- spazio coltivato negli orti’, al plurale, o, ma
nimo termine friulano, che significa ‘striscia più difficilmente, con uàr, ossia ‘orniello,
di terreno coltivato, lunga e stretta’, a mo’ di avorniello’ (tipo di albero non raro), se non,
coda appunto, ed ha una vastissima diffusione ancor più a fatica, con (v)uàrzin(e), cioè
toponimica. Tarondo (in friulano è una metatesi ‘aratro’.
di rotondo, cioè uno spostamento di suoni
all’interno della parola) dal canto suo indicava
quasi certamente un terreno rotondo o quanto Ecotoponimi
meno di forma rotondeggiante, su un piano
orizzontale o elevato in verticale, oppure con In questa categoria sono compresi i nomi
un lato particolarmente curvo. Languora, di luogo derivati da elementi creati dall’uomo,
Langoris, Longores, Longor, Longor dei nojeraz come edifici, ponti o mura. Cortina, toponimo
(e forse anche lo strano Angòus, se in origine assai frequente, in friulano significa in origine
era un Langoùrs) provengono tutti dal friulano ‘zona del paese anticamente cintata e munita
langòrie (dove esiste pure la forma angòrie), di qualche opera di fortificazione a difesa,
ossia ‘porca (striscia di terreno compresa tra dove si rifugiava la popolazione in caso di
due solchi) più breve delle altre che si fa arando incursioni o assalti’. Le cortine consistevano
il campo, quando questo va allargandosi di solito in un fossato circolare o quadrato
alquanto verso una delle estremità’, e, meno che chiudeva un terrapieno, spesso rinforzato
frequentemente, ‘ritaglio di terreno incolto, da una palizzata, con al centro, o lungo il
separato dal resto della campagna, o relitto perimetro, una piccola torre. In genere – ma
stradale ghiaioso’: si tratta di toponimi che non sempre – le cortine sorgevano attorno
si trovano spessissimo in tutto il Friuli, quasi alle chiese, sentite come luogo fondamentale
in ogni località. Curtulet viene invece da un del paese da proteggere dai nemici, che
termine che nell’antico friulano designava potevano diventare sia luogo di rifugio della
terreni di forma trapezoidale o irregolare, popolazione in caso di attacchi, sia deposito
nei quali l’aratura tende a produrre nel suolo di cibo e armi. In molti casi le cortine furono
porche sempre più corte da un lato. Traverso dismesse tra XIV e XV secolo e alcune
e Traversùgnes provengono poi da traverso, diventarono semplici recinti cimiteriali,
probabilmente per segnalare appezzamenti tanto che il termine in alcuni paesi, come
posti in maniera diversa, trasversalmente, per esempio a Cordenons, è passato a indicare
rispetto agli altri vicini. proprio il cimitero. Numerosissimi altri
Vignes si riferisce a coltivazioni di viti, paesi ospitano lo stesso toponimo trovato
che un tempo non formavano però vigneti a Marsure: fra di essi, ricordiamo almeno la
nel senso odierno del termine ma colture vicinissima Giais (dove è divenuto anche un
promiscue, nelle quali le viti crescevano macrotoponimo che designa ufficialmente
avviluppate ad alberi vivi disposti in fila, una parte del paese), e poi San Martino
le cosiddette piante o piantate. Da questa di Campagna, Grizzo, Dardago, Coltura,
particolare forma di coltivazione derivano Sarone, Vigonovo, Roveredo in Piano, San
pure gli altri nomi locali marsuresi Pianta di Quirino, Arba, Vivaro, Porcia, Maniago e la
mezo, Piantuzza (il solito diminutivo) e Campo già ricordata Cordenons, per tacere di altri
delle piante bianche, con probabile riferimento sparsi un po’ dovunque. In paese nel passato
qui a viti bianche e non nere, come pare erano ben distinte una Cortina di Sopra e una
fosse invece la stragrande maggioranza dei Cortina di Sotto; c’è poi Sacortìna (anticamente
vitigni locali. Sempre a filari di alberi e viti, Sub Cortina o Sot Cortina), a indicare una zona
oppure di soli alberi, dovrebbero poi riferirsi situata a sud (o più in basso) della Cortina vera
i curiosi toponimi ‘numerici’ Alle quatro e Le e propria. Interessante, ma molto dubbio, è
dieci: come accertato in altri casi, potrebbe il toponimo Rocca, menzionato in un solo
essere sottinteso piante, e quindi significare documento del Quattrocento riportato in
rispettivamente ‘ai quattro filari’ e ‘i dieci una pubblicazione settecentesca: se non si
filari’. Roncadizza dovrebbe poi voler dire tratta di un errore di trascrizione del copista
‘terreno con radici e monconi delle canne di (evenienza tutt’altro che rara) o un generico
granoturco o di saggina, che rimangono nel riferimento a una ‘roccia’, costituirebbe
campo dopo la mietitura’, mentre Ravanel/ un importante accenno a una costruzione
Campo del ravanel sembra un curioso accenno fortificata (ma dove? proprio a Marsure? e
alla pianta commestibile coltivata negli orti. quale?). Certi nomi di luogo, poco originali e

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6. Isidoro Filonico, Mappa di Costa ancor meno significativi, veicolano indicazioni colombaie’: ma la sua collocazione in
di Aviano, 1789. Aviano, Coll. Eredi di posizione di determinati terreni rispetto montagna fa pensare non tanto a improbabili
Policreti (pagina seguente). alle abitazioni umane: sono Appresso casa, Bar ricoveri per i volatili quanto a monti o rocce
appresso casa e Campo lì da casa (cioè vicini alte e affusolate, simili nel profilo appunto
a casa), Campo fuori di casa (lontano invece a torri colombaie. Si è pure pensato, non
dall’abitazione del proprietario), Drio casa so quanto a ragione, che il termine potesse
e Drio le case (terreni posti alle spalle degli significare anche ‘antica necropoli’ (non certo
edifici), Sora case e Sotto Casa (rispettivamente in montagna!) e ‘grotta, cavità sotterranea’,
più in alto e più in basso dell’abitato). Arente questa sì possibile in zona.15
il cortivo designava un appezzamento vicino a Un altro toponimo si situa invece
un cortile; Cortivo delli Soleti stava a indicare all’incrocio fra gli ecotoponimi e i fitotopo-
un cortile appartenuto alla famiglia così nimi. Si tratta di Uttia (anche All’uttia), con
soprannominata, mentre il Bosco appresso i inutile raddoppiamento, che ha come base
cortivi evidentemente si trovava proprio a l’antico termine friulano utìa, che a sua volta
ridosso di qualche altra aia; Stalles rimanda proviene dal vocabolo latino altilia, ossia
invece a stalle per gli animali domestici. ‘volatili ingrassati, pollame’, poi passato
Diversi nomi di luogo contengono poi la ai significati di ‘sede nella quale gli uccelli
parola friulana tiéze (nella variante locale ingrassano’ e ‘uccelliera’ e infine a ‘luogo
tièdha), ossia ‘tettoia, costruzione rustica dove si catturano gli uccelli, paretaio’, con
bassa, anche murata, ad uso di mettervi al complessa evoluzione fonetica alt-> aut-
coperto fieno, strumenti rurali od altro’: > o- (che dà origine a toponimi come Ottia)
Tièdhe, nella pronuncia odierna, Tièdhe alte e oppure u-, come nel nostro caso. L’utìa era
Tièdhe basse (per la posizione in montagna), una struttura permanente, simile al roccolo,
e poi Tiezza, Alla teza in montagna, Alla appositamente realizzata con alcuni alberi
tezza in campagna, Teza di quelli de Riva e per praticarvi l’uccellagione, attività questa
Appresso le tezze delli Tassani (con riferimento un tempo assai diffusa nelle nostre zone e
ai proprietari, i Riva e i Tassan), Tezza di poi scomparsa, non senza lasciare però tracce
Marsure e Alle tezze, più Dietro la tezza e un significative nei nomi di luogo (altri uguali
Campo della tezza. Un significato simile ha poi o simili a quello marsurese si reperiscono a
il termine casòn, cioè ‘capanna, tettoia, riparo, Budoia, Polcenigo, Erto, Porcia, Caneva e in
mobile per la fienagione e fisso in montagna varie altre località del Friuli Occidentale e
o nei campi per sorvegliare le vigne’, che, pure del Veneto più orientale).
unendosi a cognomi e soprannomi locali A cavallo fra gli ecotoponimi e gli agro-
per designarne la proprietà, ha dato origine toponimi sono infine Tamarèthe e Tamaròdha,
a toponimi come Cason de Palòta, Cason de che derivano da un’antica parola friulana,
Thoràt, Cason Rossignaga. tàmar o tàmer, che significa ‘recinto a stanghe
Casera del miède (ossia ‘del medico’), Casere, [...] spazio, chiuso da stanghe, ove le mandre
Casere de Nato (ossia di Donato, Fortunato o serenevano all’aperto’. A sua volta il termine
qualche altro nome simile) e Caseràte (con proviene probabilmente da una più antica
suffisso peggiorativo-aumentativo) proven- voce, addirittura preromana, *tamara, che
gono invece dall’omonimo vocabolo, che si- aveva in origine il valore di ‘capanna alpina’,
gnifica ‘edificio principale d’una malga [...] continuata nel bellunese nelle forme tamar,
ove si lavora il latte, si conservano i latticini tambre o tambro (cfr. le località dette Tambre e
e dormono i pastori’, che è talvolta diffuso Tambruz), nei dialetti dolomitici e trentini e
anche nella pianura del Friuli Occidentale con con esiti pure in tedesco, in sloveno e perfino
significato diverso (forse ‘stalla’?), mancando nelle lontane lingue iberiche.16 Fra i nomi
ovviamente in tale contesto non montano locali marsuresi ci sono poi anche Pra del
le malghe. Fornasatta si riferisce poi a una tàmber e Plan del tàmber, dal significato or ora
vecchia fornace, più probabilmente da calce chiarito.
che da mattoni, e forse solo temporanea, con il
suffisso spregiativo -atta a indicarne le cattive
condizioni. Puònt de pale si riferisce a un Idrotoponimi
ponte situato in località detta appunto "Pale",
mentre Sotto il ponte della roia e Sotto il ponte Di alcuni nomi di corsi d’acqua si è già
di Col Panzon indicano terreni posti a sud dei fatto cenno nelle precedenti tipologie, sicché
due manufatti, costruiti per scavalcare corsi non vale la pena di riprenderli per mano.
d’acqua; vi uniamo per coerenza di discorso Lasciandone un paio per il capitolo sui
la già vista Pianca delle piere. Apparentemente problemi toponomastici, aggiungiamo qui i
facile è Colombère, che pare essere ‘piccionaie, vari Alla roia, Alla roia di sopra, Appresso la

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roia, Sopra e Sotto la roia, Campo della roia, Trevis/Treviso, Cal de lama e Chial de petre, 7. Porzione dell’abitato di Marsure con
Sotto il ponte della roia e De là de la roya che riprendono poi il termine veneto cal, ovvero lama d’acqua, prima metà del XIX
si riferiscono alla roggia di Aviano, lungo ‘sentiero, strada’, che secondo alcuni sta a secolo. Aviano, Archivio Comunale,
canale artificiale realizzato a partire dal 1445 indicare percorsi stradali di epoca romana Copia delle mappe del Catasto austriaco
che, arrivando da San Martino di Campagna e o comunque molto antichi, mentre per altri (pagina precedente).
proseguendo poi verso Aviano e Castello, porta è vocabolo divenuto col tempo comune e
da queste parti l’acqua del Cellina. Appresso la perciò non necessariamente riferito a secoli
Brentella (se davvero il toponimo si trovava lontanissimi (è per esempio molto diffuso
in territorio marsurese) si riferiva invece alla anche a Budoia e a Polcenigo). Cialtrevìs
cosiddetta Cava di San Marco o Brentella, altro lascia però delle perplessità: sarà stata
antico canale artificiale che partiva poco sotto chiamata così proprio perché conducente
la stretta di Ravedis per sfociare a sud nel alla lontanissima Treviso, come parrebbero
Noncello.17 Il latineggiante Rutus Fontanae dimostrare le attestazioni più antiche, tipo
racchiude il duplice riferimento a un torrente Cal Treviso? O c’è forse qualche altra ignota
(rut nelle carte antiche, da cui anche il corso etimologia, poi accostata popolarmente a
d’acqua detto "Al Rot") e a una fontana o Treviso? Cianisiela, come dimostrano le
sorgente. Agariol è incerto fra un diminutivo attestazioni antiche (Calisella e simili), è
di acqua e la provenienza dal friulano agar, invece un chiarissimo diminutivo di calle,
ossia ‘solco’ (ma pure ‘rivolo d’acqua’), mentre con riscontri anche nei paesi vicini (per
Potha è del tutto trasparente (‘pozza d’acqua’), esempio la Cianisiela budoiese). Troi, Troyol
come del resto Fossai (‘fossi, fossati’), e non (e Campo del troiol), Alli trozzi, Truòi de la
meritano dunque ulteriori commenti. Le lame, chitha, Troi della madre e Truoi de la mandra
piccoli bacini artificiali o semiartificiali che, vengono tutti dal noto termine friulano troi/
sfruttando sorgenti naturali o scoli montani truoi, ovvero ‘sentiero pedonale campestre’.
o più spesso raccogliendo l’acqua piovana, si Alla volta, Vuòlth e Vuòlte prendono origine
aprivano un tempo all’interno o nei dintorni da svolte o curve molto evidenti di qualche
dei paesi per abbeverare il bestiame e talvolta strada, mentre Alla stretta pare riferirsi a
gli stessi esseri umani, hanno dato origine ad punti nei quali un tratto stradale invece si
alcuni microtoponimi, nei quali il termine restringeva per la presenza di edifici o di
generico si è legato di solito al cognome o al emergenze ambientali (torrenti o altro).
soprannome della famiglia che le possedeva Beorchia e Bevorchies (al plurale) sono anch’essi
o che deteneva i terreni vicini (Lama di Cech, toponimi molto diffusi, che provengono
de Sboata, dei Thischet, del Agnol); Cal de lama dal friulano beòrcie, cioè ‘spazio di terreno
e Prado della lama erano poi denominate una incolto fra due strade convergenti’, e, più in
strada e un prato che si trovavano nei pressi di generale, ‘biforcazione di strade’ (Beorchia è,
uno di questi bacini. Pure Lamaros (o Amaros, come si sa, anche nome di una vicina frazione
con perdita della lettera iniziale, sentita di Aviano). L’inconsueto Viàth luònc parrebbe
come un articolo) ha la stessa origine, e anche infine un ‘viaggio lungo’, probabilmente
Laguner rimanda a specchi d’acqua artificiali, un luogo dove si arrivava con una strada di
anticamente detti lagune o ligune. lunga e difficile percorribilità.

Odotoponimi Agiotoponimi

Anche per i nomi delle strade e dei sentieri Fra i nomi locali marsuresi sono poco
(i cosiddetti odotoponimi) molto si è avuto frequenti gli agiotoponimi, ossia le designa-
già modo di dire parlando delle precedenti zioni collegate alla religiosità e derivati
categorie. Segnaliamo in più la località Sotto quindi dal nome di santi, dalla Madonna o
strada, collocata cioè sotto una strada di un da segni religiosi maggiori o minori (chiese,
certo rilievo, e quella detta invece Strada oratori, capitelli, croci, immagini votive e
granda per le sue probabilmente ampie così via).
dimensioni. Via de/di mezo indicava una Sotto la chiesa indicava con evidenza un
strada che passava evidentemente in mezzo terreno situato più in basso (o più a sud)
a qualcosa (al paese?), mentre Vial designava rispetto all’edificio religioso. I vari toponimi
uno stradone. Qui può forse essere collocato del tipo Altariol, uno sicuramente a Cortina
anche l’antico Traviàl, se è davvero un luogo di Sopra e un altro invece a Cortina di Sotto,
‘tra i viali’ come parrebbe (ma viâl è pure più altri non ben localizzabili, rimandano
‘striscia di terreno lunga e stretta’). Alcuni all’esistenza di altarioli, di capitelli dedicati
nomi di luogo marsuresi, come Cal/Chial a Gesù, alla Trinità, alla Madonna o a chissà

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8. Terreni intorno alla Chiesa Par-
rocchiale, fine XVIII-inizi XIX sec.
Polcenigo, Archivio Mario Cosmo,
Catastico Manin.

quale santo. La mancanza di ulteriori e Antropotoponimi


più precise indicazioni non ci consente
purtroppo di sapere con sicurezza se si Gli antropotoponimi sono derivati da
tratta di segni sacri ancor oggi esistenti nomi di persona o di famiglia oppure da
oppure – com’è spesso e quasi dappertutto soprannomi; sono in genere una delle categorie
accaduto – ormai scomparsi (si veda al più ricche, perché spesso si creava in passato
riguardo il documentatissimo contributo di un toponimo utilizzando tali elementi per
Magda e Vittorina Carlon in questo stesso segnalare il proprietario di una determinata
volume). Ulè de la cròus indica a sua volta zona o, più raramente, l’affittuario o il
una località nei pressi di una ben evidente vicinante più prossimo.19 Se l’etimologia di
croce devozionale. La già incontrata Val della questa tipologia di nomi di luogo è oltremodo
Madona si riferisce al Santuario di Santa Maria facile quando s’incontrano appellativi ben
del Monte (Madonna del Monte) sopra Costa, conosciuti e ancora esistenti, a complicare le
mentre la Pàus de la Salve Regina è stata così cose sono i cognomi e i soprannomi scomparsi
denominata, stando a una tradizione popolare, per estinzione definitiva della casata o per
perché era un luogo nei pressi dell’appena completo trasferimento in altre zone d’Italia
citato santuario dove, com’è stato scritto, o magari all’estero, sicché a volte si brancola
«contadini, pastori e boscaioli si fermavano nel buio, s’intuisce un’origine antroponimica
a recitare una preghiera» alla Vergine lungo ma non si riesce a darne una sicura interpre-
il difficile percorso per salire ai pascoli in tazione. Ulteriore complicazione è il fatto
quota del sovrastante Piancavallo.18 La Strada che in qualche caso non si sa con certezza se
da messa si riferisce probabilmente, come in il cognome o soprannome sia alla base di un
altri casi ben assodati, alla via solitamente successivo nome di luogo o se, viceversa, sia
percorsa per andare alle funzioni religiose esso a nascere da un più antico toponimo,
o durante le processioni o le rogazioni. Un un po’ l’eterna questione dell’uovo e della
caso particolare è poi il Campo del canonico (o gallina.20
calonicho), così denominato perché un tempo Come abbiamo già visto più volte nelle
era di proprietà di un canonico, ovvero di un pagine precedenti, gli elementi onomastici
sacerdote che apparteneva al Capitolo di una si collegano spessissimo a termini generici,
chiesa cattedrale o di una collegiata. indicanti campi, prati, edifici e così via: ecco

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dunque i vari Al altariol di quelli de Lucca, Casi dubbi
Al altariol di quelli de Riva e Teza di quelli de
Riva, Appresso le tezze delli Tassani e Campagna Come sempre, come dappertutto, anche
delli Tassani, nonché Croda/Cruoda della a Marsure vi sono diversi nomi di luogo
Tassana, Bància del Din, Borgo Tezzat, Brolo di opachi, di difficile interpretazione, che non
quelli Della Puppa, Campagna (e Pra) dell’Oliva paiono avere un’etimologia chiara, oppure
e Olivère, Campo de Fenicio, Campo del Colauzo, che ne ammettono due o più, tutte plausibili
Campo del Simon, Campo del Zorgna (antico linguisticamente ma nessuna davvero sicura.
cognome marsurese poi scomparso), Cason Alcuni li abbiamo già incontrati e brevemente
de Palòta (soprannome dei Basso), Cason de commentati nelle pagine precedenti, altri li
Thoràt, Cason Rosignaga, Cortivo delli Soleti, Pra abbiamo lasciati qui, in fondo al contributo,
(e Campo) del Turcho, Prado di Spilimbergo (degli perché meritano qualche riflessione e qualche
omonimi conti?), Poligrèt (senza altri termini) riga in più.21 Per esempio il curiosissimo
e Praduz appresso i Policreti, Riva di quelli de Scachessa: forse ha a che fare con l’aggettivo
Gnut, Remondìne (dai bassanesi Remondini), friulano scachît, ‘mal cresciuto, stentato’,
probabilmente Lucòn, Pramalcòn, Baloriènth e oppure c’entra – ma come? – lo strano verbo
Laura, fors’anche Centa Marosa/Marozza, Col scacarè, che in Valcellina significa ‘allargare il
Maur e Margarèit, solo per citarne alcuni. In fieno appena tagliato’, se non, più banalmente,
certi casi gli elementi onomastici compaiono scac, ‘scacco, a scacchi’ (ma in che senso?):
da soli o quasi, senza ulteriori termini ai davvero difficile dire una parola definitiva.
quali agganciarsi: Ai Gotti (e Del Got, nonché Senza contare poi la meno frequente variante
Sotto il Got), Appresso li Barzani, Appresso li Scalchessa, che potrebbe far pensare addirittura
Marsilli (e Del Marsile), Appresso li Mazzocchi, all’antico vocabolo scalco (‘servo con l’ufficio
Arente i Crimons e Presso i Cremons, Del Mauro, di trinciare le vivande a tavola, direttore di
Del Turco, Del Vicenzo, Pagnàc (il cognome è un banchetto’, dal longobardo skalk, cioè
Pagnacco), Pinal (Pinali), Solet, Sotto quelli de ‘servo’)… Capulthòn è anch’esso problematico:
Paule, Varuòla e Sotto Variola (Variola è antico le attestazioni archivistiche (Col Panzon/
cognome avianese), Zampieri (se non è una Penzon) permettono di capire con chiarezza
storpiatura per San Piero, titolo della chiesa che la prima parte non è altro che il termine
del vicino cimitero avianese). colle, ma la seconda rimane molto incerta: forse
Tutta questa nutrita schiera di toponimi c’entra il friulano pénz, ovvero ‘denso, spesso’,
appena visti proviene da nomi, cognomi o ma talora anche ‘fitto’ (inteso dunque come
soprannomi, locali (da Cremon a Tassan, ‘colle boscoso’?), oppure panzòn, nel senso di
passando per Riva e Russignaga) e non ‘panciuto’ (per la forma?), o si tratta invece
locali (vedi Remondini, Spilimbergo, Pinali di un antico, e per noi sconosciuto, cognome
o Fenicio, gli ultimi due noti cognomi o soprannome (anche per altri toponimi
pordenonesi), molti ancor oggi presenti, altri oscuri che vedremo in seguito è possibile
invece spariti dall’uso e quindi sconosciuti un etimo collegato all’onomastica). Un altro
ai parlanti. Braida del Pagnocha e il curioso colle, il Col Civiton/Zuiton, ha anch’esso una
Pagnochina perpetuano invece il cognome seconda parte per niente trasparente, visto
Pagnocca, uno dei più antichi di Marsure, che potrebbe rimandare con un accrescitivo
da lungo tempo però scomparso dal paese sia al mondo animale, e cioè alla civetta, sia a
(un ramo s’era trasferito già nel Seicento quello vegetale, ossia alla làppola, pianticella
a Polcenigo, un altro invece si è stabilito a con frutti spinosi in friulano detta civìde, ma
Vigonovo). Forse anche l’incerto Sapedài/ pure venir avvicinato al latino civis (quindi
Sabedai rientra in questa tipologia, se dovesse ‘colle della cittadina?’), mentre tenderemmo
davvero venire da Sàbeda (Sàbida), antico a scartare il riferimento al cividìn, tipo di uva
nome femminile friulano, qui col raro suffisso e di vino per altro assai diffusi nel passato
-ài, che un tempo veniva talvolta applicato (esiste comunque anche un Pra zuiton).
proprio ai nomi di persona (a meno che non Ancora un colle (e non una cal, intesa come
derivi da sapàr, cioè ‘zappare’). Alcuni dei ‘strada, sentiero’) sembra essere alla base di
toponimi più dubbi, ai quali dedicheremo Calmàur, stando almeno alle attestazioni più
il prossimo paragrafo, hanno forse anch’essi antiche (Colle Mauro); rimane però insicura la
un’origine onomastica. Infine, abbiamo già seconda parte, che può ben essere un nome di
detto in precedenza delle denominazioni persona (Mauro), per quanto in passato non
delle varie lame del paese (Lama del Agnol, molto frequente, o un soprannome/cognome
Lama di Cech, Lama dei Thischet/Ceschet, Lama (Maur erano detti sia un ramo dei Tassan che
de Sboata), scaturite anch’esse da elementi uno dei Redolfi), oppure l’aggettivo mauro,
onomastici. ossia ‘moro, scuro’, forse perché zona ricca di

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9. Il torrente Rodoan (Ridovan), prima vegetazione con fogliame scuro. Restiamo ai o al friulano mèda, cioè ‘pagliaio, covone o
metà del XIX secolo. Aviano, Ar- colli per Picòl, la cui etimologia resta incerta cumulo di fieno, sostenuto da un palo’: arduo
chivio Comunale, Copia delle mappe fra ‘ai piedi del colle’ e l’opposto ‘sommità stabilire il significato originario. Malsicuro
del Catasto austriaco. di un colle’, dal termine friulano pecòl, che è Doi, che compare nei documenti antichi
significa però anche ‘colle boschivo o prativo, pure nelle forme Adoi e Ladoi: per l’etimo si
o a schiena d’asino, sul cui dorso corre un può pensare al numero due (due filari, o che
sentiero’, e, più raramente, ‘valico’ e pure altro?), ma in maniera assai dubitativa, o a un
‘salita o tratto di sentiero uniformemente antico bedoi, ovvero ‘betulla/e’, poi assimilato
e fortemente inclinato’. Sgiavàda, in zona in dedoi, dadoi e infine rimasto privo della
montana, può rimandare sia a una cava (giava/ prima parte; un’altra località Doi, ugualmente
sgiava, con suffisso peggiorativo) che a una d’origine insicura, sorge comunque a Coltura.
valle torrentizia ripida e profonda (vedi il Pure Trebezzi solleva qualche perplessità: che
friulano giàf/giàve, anche giavàte). voglia intendere un terreno di scarso valore,
Stithe/Le stithe a sua volta può forse costato appunto tre bezzi (un’antica moneta
derivare dal nome dialettale di un’erba veneziana che valeva solo mezzo soldo)? Un
piuttosto comune, la scrofularia o ruta canina altro nome di luogo poco chiaro è Ridovàn: le
(in friulano stìzze), più che da stizza (‘rabbia’) varie attestazioni antiche (Ruduan, Ruduian,
o dall’omonima malattia degli animali; non Riduan eccetera) non aiutano purtroppo più
è però del tutto da escludere una derivazione di tanto nella ricerca di un etimo. Visto che
dallo slavo lastica, forma dialettale di les, cioè si tratta di un corso d’acqua, possiamo senza
‘legno, legname’, o anche, e forse meglio, troppa fatica ipotizzare che nella prima parte
‘piccola proprietà terriera’ (per completezza, del toponimo sia inglobato il termine ri(v)us
c’è da dire che in passato per Stithe si è o l’equivalente locale rut, ma il resto rimane
pensato pure a qualche incertissimo termine misterioso e aperto a diverse spiegazioni: si
longobardo). Medòi è anch’esso toponimo non tratta forse di Zan/Zuàn o Dhuàn/Duàn, ossia
facile, che può rinviare a ‘midollo’ o ‘midolla’ Giovanni, e quindi il nostro sarebbe un ‘rio di
(ma in che senso?), a ‘medio, che sta in mezzo’, Giovanni’? Difficile dirlo.22

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Qualcosa del genere – sempre ri(v)us o rut sembra un tipico collettivo in -eit, ma di
– si può pensare anche per Ruòime, anch’esso quale termine? Sarà per caso una forma molto
con attestazioni antiche molto variabili alterata di magredo/magreit? Difficile dirlo.
(Ruones, Ruoines, Ruoinies) e con una seconda Margarit in altre zone del Friuli è d’altronde
parte assai incerta; a meno che non sia da un cognome, e forse potrebbe essere presa in
ricollegare a ruoibe(s), plurale di ruoiba (con considerazione anche questa pista etimologica.
scambio di consonante labiale, la b sarebbe Poco chiari sono pure Capèt e Soldèit: entrambi
diventata m), ossia ‘terreno franoso’, dalla sembrerebbero degli ennesimi nomi collettivi
base prelatina *rova, che aveva il significato di in -et/-eit, ma le basi sono piuttosto incerte:
‘scoscendimento, smottamento, frana’ (etimo capo? sol(i)do? E in che senso?
non improbabile, visto l’ambiente), oppure Di alcuni curiosi nomi di luogo è poi
a rovina, sempre nel senso di ‘frana’ o di ‘ma- evidente l’etimologia, ma non comprendiamo
cerie’ (vedi al riguardo anche l’altro toponimo appieno la motivazione – in genere comun-
marsurese Rovène). que metaforica – che sta alla base di tale de-
Dubbio pure Fonga/Fongia, che potrebbe nominazione. Per esempio, Gratarola deriva
ben derivare dal fungo (al femminile?), senza dubbio dall’omonimo termine dialettale
o avere forse a che fare con la strana forma che significa ‘grattugia’, ma ci sfugge la
fongiàssa, registrata a Barcis col significato metafora che sta alla base del toponimo: forse
di ‘grotta, caverna’, se non essere un antico indicava una zona con punte di rocce, oppure
cognome o soprannome (un Lorenzo detto con piante o erbe, affilate e taglienti, o chissà
"Fongia" è per esempio menzionato nel 1586 che altro. Per restare alla cucina, c’è poi Le
proprio a Marsure!). Oscuro anche Sandolo, in farsòre, nome di luogo nel quale la farsora,
zona pianeggiante: forse si tratta di un’aferesi ovvero la padella utilizzata di solito per
(troncamento della prima parte) di (pis) friggere, diventa motivo di un altro simpatico
sandolo/a, ossia ‘cascatella d’acqua, scaturigine’ ma non ben chiaro traslato, forse relativo alle
(da pissare, spesso usato per riferimenti alle forme dell’ambiente. Calderòn, se non è un
acque), oppure proviene – più difficilmente, Cal de ronc, ossia una ‘strada del ronco’, farà
visto il contesto ambientale non certo riferibile anch’esso parte della categoria col significato
a un guado – da sandolo, un’imbarcazione di ‘grande paiolo’. Ancora, c’è Panerate, che
usata in passato per traghettare; a meno che rimanda alla panèra, ossia la madia di casa,
non sia una deformazione da santolo, ossia anche qui con qualche riferimento metaforico,
‘padrino’, come farebbe pensare un Campo più il suffisso -ate con valore solitamente
del santol (nella stessa o in altra zona?). Pure accrescitivo-spregiativo (toponimi uguali o
per Gardàth (nei documenti antichi anche simili si trovano comunque sparsi altrove,
Cardazzo) sono possibili diversi etimi: da come nella vicina Budoia). Infine troviamo
Cardazzo, antico cognome budoiese; da cardo, Làip, che significa ‘truogolo, mangiatoia o
inteso come pianta spinosa; da cardà/gardà/ abbeveratoio per il bestiame’, sempre con
garzà, ossia ‘cardare, scardassare la lana’.23 probabile uso metaforico.
Incerto è lo strano Chialadron: a tentoni, si
potrebbe ipotizzare una derivazione ‘reinter-
pretata’ da chiarandòn/ciarandòn, accrescitivo Osservazioni finali
del diffuso termine friulano chiaranda/ciaranda,
cioè ‘siepe’. A meno che non sia in qualche Molti nomi di luoghi di Marsure si
modo collegato con l’altro toponimo marsurese presentano in forma tipicamente friulana non
Pra ladron, che parrebbe essere proprio un solo, ovviamente, nella parlata corrente, ma
‘prato del ladrone’ (soprannome davvero poco anche nelle carte antiche, e questo nonostante
simpatico!), e quindi Chialadron sarebbe a sua che nel passato siano stati non di rado,
volta un campo (o una cal?) ‘del ladrone’. Non come s’è detto, forzatamente venetizzati
è affatto remota però la possibilità che si tratti o addirittura italianizzati nella scrittura.
in entrambi i casi di reinterpretazioni popolari Per esempio, in numerosi toponimi, come
di altri termini ora non più individuabili con Barès, Bevorchies, Centa delle Radicis, Centes,
sicurezza. Via Fanesa o Fanesia (anche Strada Comùns, Costates, Langoris/Longores, Musaròns,
Fannese) suscita perplessità: parrebbe riferirsi Pales, Pieres, Plans, Preses, Puores, Reghenazzes,
alla lontana Fanna (ma perché?), sempre che Ruoines, Stalles, Tamarezes, Traversùgnes, Vals
non sia da ricollegare al cognome Fanese, un e Vignes, compare il caratteristico plurale
tempo non raro a Polcenigo e in altri luoghi sigmatico friulano in -s, mentre nell’appena
vicini, portato fra l’altro anche da un sacerdote citato Plans e in Plan del tàmber appare anche
attivo a Marsure. Margarèit (anticamente la conservazione del nesso latino pl-, non
Margarit) solleva anch’esso molti dubbi: trasformato in pi- come in italiano o in veneto,

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che avrebbero avuto Pian/Piani. Caratteristici Note 10. Strumenti del perito pubblico, fine
del friulano sono poi i diffusi diminutivi XVIII-inizi XIX sec. Polcenigo,
in -uz/zo/za e in -ut/to/ta, che nei toponimi 1 - In generale, cfr. G.B. Pellegrini, Topono- Archivio Mario Cosmo, Catastico
marsuresi compaiono per esempio in Broluzo, mastica italiana, Milano 1990; G. Gasca Quei- Manin (pagina precedente).
Campagnùta e Campagnuza, Centuta, Gravuzza, razza, C. Marcato, G.B. Pellegrini, G.
Hortuzo, Noieruz, Piantuzza, Praduz, Presutta, Petracco Siccardi, A. Rossebastiano, Dizio-
e pure quelli in -it, come in Colesit. nario di toponomastica. Storia e significato dei nomi
Linguisticamente interessanti sono Cuol, geografici italiani, Torino 1990; G. Raimondi,
Grataruòla, Languora, Masaruole, Pradaruòdha, La toponomastica. Elementi di metodo, Torino 2003;
Puònt de pale, Sacuòl, Truoi de la mandra, Vuòlte, M. Fuschi, G. Massimi, Toponomastica italiana.
tutti con la dittongazione della -o- in -uo- L’eredità storica e le nuove tendenze, Roma 2008;
(ma vedi anche Altaròul, Naaròul e Ulè de la C. Marcato, Nomi di persona, nomi di luogo.
cròus, con dittongazione invece in -ou). Chial Introduzione all’onomastica italiana, Bologna 2009;
(in alcune forme), Chialadron, Ciavrètha/ A. Sciarretta, Toponomastica d’Italia. Nomi di
Chiavrezza, Bància (del Din), Ciampagna, luoghi, storie di popoli antichi, Milano 2010. Per
Ciamp de platea, Cianisièla, Ciànola, Ciarpinèit, il Friuli, che ha una bibliografia amplissima
(Pala de) Fòrcia, presentano dal canto loro (cfr. E. Dentesano, Compendio di bibliografia
la palatalizzazione di ca- in cia/chia-, tipica per la toponomastica friulana, Udine 2006), si
anch’essa del friulano.24 vedano almeno C.C. Desinan, E. Dentesano,
Nel complesso, la toponimia marsurese Vademecum per la ricerca in toponomastica, Udine
pare affondare le sue radici etimologiche nel 2004, e l’agile sintesi introduttiva di F. Finco,
friulano o al massimo nel tardo latino; poco La toponomastica, in Lezioni di lingua e cultura
o nulla in essa infatti rimanda direttamente friulana, a cura di F. Vicario, Udine 2005,
ai Celti o ad altre genti prelatine, come 127-140; inoltre i fondamentali A. Prati,
s’era ipotizzato un po’ imprudentemente in Spiegazioni di nomi di luoghi del Friuli, «Revue de
passato; lo stesso vuoto si riscontra anche per Linguistique Romane» XII (1936), 44-143; D.
le popolazioni straniere giunte in seguito Olivieri, Toponomastica veneta, Firenze 19772,
in Friuli, come gli Slavi o i Longobardi, pur con molti nomi di luogo friulani; G. Frau,
sicuramente presenti nel Pordenonese, come Dizionario toponomastico del Friuli-Venezia Giulia,
dimostrano con chiarezza vari nomi di luogo Udine 1978; C.C. Desinan, Agricoltura e vita
nei paesi circostanti. Non emergono inoltre rurale nella toponomastica del Friuli-Venezia Giulia,
con evidenza dei toponimi prediali, cioè quelli 2 voll., Pordenone 1982-1983; Id., Itinerari
sorti dal nome di un proprietario romano friulani. I nomi di luogo fra storia e leggenda,
(ma vicinissimo c’è un prediale davvero Udine 1996; Id., Escursioni fra i nomi di luogo del
esemplare, Aviano, da Avidius o Avilius, antico Friuli, Udine 2002; La toponomastica locale. Atti
possessore latino del territorio). Tutto ciò non dei convegni di Branco (2003-2005), a cura di S.
significa che la zona fosse disabitata nei secoli Sguazzero, Udine-Tavagnacco 2005; Atti del
più lontani, ma sembra suggerire piuttosto secondo convegno di toponomastica friulana, a cura di
una massiccia opera di denominazione (o F. Finco, Udine 2007, 2 voll. (per altri titoli cfr.
meglio di ridenominazione) dei luoghi in le note seguenti). Per le forme antiche (non senza
epoca tardomedioevale e poi moderna, che dubbi ed errori!), A. di Prampero, Saggio di un
ha cancellato o trasformato radicalmente glossario geografico friulano dal VI al XIII secolo,
una probabile toponimia di base più antica, ristampa con correzioni, aggiunte, bibliografia ed
indebolita fors’anche da qualche discontinuità indice generale dei toponimi a cura di G. Frau,
nel popolamento del territorio marsurese. Ma Udine 2001. Di tutte queste opere è stato tenuto
si tratta soltanto di ipotesi, che hanno bisogno conto nell’elaborazione del presente contributo,
di conferme che la toponomastica da sola non senza ovviamente citarle ripetutamente ad ogni
può dare. L’abbondanza di toponimi riscontrata toponimo trattato.
nell’area ci dice infine con chiarezza che essa 2 - Dimostrazione di quanto affermato è la
è stata nei secoli fortemente antropizzata, relativa scarsità di toponimi – poco più della
conosciuta palmo a palmo, tenacemente metà del totale – che sono ricordati dalle persone
sfruttata, modificata e ‘conquistata’ anche dal di Marsure interpellate per la presente ricerca, se
punto di vista della denominazione dei luoghi. confrontati con l’abbondanza di nomi di luogo
Ecco perché i toponimi tradizionali, seppur menzionati nei documenti e nelle antiche mappe
in gran parte non più utili e vitali, sono – e che oggi invece in buona parte non sono più
debbono essere! – parte integrante e importante noti, e che quindi spesso non sono situabili con
del patrimonio, pur se immateriale, dell’intera precisione sul territorio. Cogliamo qui l’occasione
comunità marsurese. per ringraziare di cuore per la gentile e attiva
collaborazione tutti gli informatori locali, e

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in particolare, senza voler far torto agli altri, G. Frau, Osservazioni sulla toponomastica del comune
Francesco Biasutti (Cuti Biasutti), Lino Biasutti, di Aviano, in Avian, a cura di L. Ciceri, Udine
Anita Candotto Mis (Anita Missa), Domenico 1975, 349-360, con vari riferimenti anche ad
Candotto Mis (Mene Mes), Gino Tassan Got (Gino alcuni nomi di luogo di Marsure. Non facciamo
Got), Primo Tassan Caser (Primo Caser) e Giovanni menzione di altri scritti e di riferimenti ad alcuni
Tassan Zanin. Un sentito ringraziamento vada toponimi nostrani sparsi in vari libri e articoli
anche a Magda e Vittorina Carlon e a Lorena Me- apparsi a livello locale, spesso assai fantasiosi, se
negoz per aver gentilmente fornito o confermato non palesemente errati.
alcuni toponimi. 7 - Ovviamente la presente ricerca non pretende
3 - G.L. Beccaria, Tra le pieghe delle parole. di aver raccolto tutti i nomi di luogo del paese, ed
Lingua storia cultura, Torino 2008, 96 (l’intero è quindi suscettibile di aggiunte e di correzioni.
sesto capitolo, I nomi dei luoghi, si raccomanda 8 - Cfr. in particolare C.C. Desinan, Povoletto.
comunque per la lettura). Nomi di luoghi, Povoletto 1985, 36 e passim e B.
4 - L. Menegoz, Antichi toponimi lungo le rive, Cinausero Hofer, E. Dentesano, Dizionario
in A. D’Agnolo, E. Dusso, P. Tommasini, A. toponomastico, 513-514. Per Marsuris di Pasiano
Biancat, Riva de Barés e dintorni. Testimonianze cfr. anche P.C. Begotti, La memoria toponomastica
archeologiche di Aviano, Marsure e Giais, Tesis di della romanità nel Medioevo pasianese, in C. Tirone,
Vivaro 2006, 102-107. P.C. Begotti, Pasiano in età romana. Ricerche
5 - Oltre ai testi già citati in precedenza, cfr. archeologiche e toponomastiche, Pasiano di Pordenone
anche i più recenti Il mestri dai nons. Saggi di 1996, 49-60: 55-56.
toponomastica in onore di Cornelio Cesare Desinan, 9 - Se non diversamente indicato, le parole
a cura di F. Finco, F. Vicario, Udine 2010, friulane citate nel testo e il loro significato sono
e il monumentale B. Cinausero Hofer, E. ricavate da G.A. Pirona, E. Carletti, G.B.
Dentesano, Dizionario toponomastico. Etimologia, Corgnali, Il Nuovo Pirona. Vocabolario friula­
corografia, citazioni storiche, bibliografia dei nomi di no, seconda edizione con aggiunte e correzioni
luogo del Friuli storico e della provincia di Trieste, con riordinate da G. Frau, Udine 1992. Importante
la collaborazione di E. Costantini, M. Puntin, per i significati più antichi e per le etimologie è
Udine 2011. poi D. Piccini, Lessico latino medievale in Friuli,
6 - Per le località citate, cfr. Toponimi di Giais, Udine 2006.
a cura di R. Boschian Bailo, P. Boschian 10 - Per Riva di Barès qualcuno ha pensato anche
Boschin, M. Martinuzzi, Giais 2011 (diversi a un’incerta radice prelatina *bars- ‘altura’, di
nomi di luogo - Tamarethes, Stithes, Ciarpineit, per sé non impossibile, ma comunque meno
Pra Piere, Faldeit, eccetera - sono tra l’altro probabile del comunissimo bar ‘cespuglio’.
geograficamente in comune con Marsure, anche 11 - Per la diffusione del lupo nelle nostre zone,
se talvolta con pronuncia locale lievemente cfr. P.C. Begotti, Friuli terra di lupi. Natura,
differente); P.C. Begotti, La toponomastica di San storia e cultura, Spilimbergo 2006, con numerosi
Martino, in San Martino di Campagna. Aspetti e riscontri toponomastici; N. Petris, E. Giaco-
vicende di una comunità, a cura di P. Goi, Pordenone mello, Il lupo in Zoppola e dintorni, «Quaderni
1985, 143-172 (anche in questo caso alcuni nomi Zoppolani» 13, 2015, 5-71.
- Masaruole, Pra de ruoda, Roia, Vuarce eccetera 12 - Fratta può avere in Friuli e nelle zone vicine
- appaiono in comune); A. Fadelli, I nomi delle pure altri significati, come ‘vallo di difesa intorno
vie di Polcenigo, Polcenigo 1995; U. Sanson, a castelli o fortificazioni’, ‘siepe, recinto’, ‘luogo
Budoia e il suo territorio. I: L’antica toponomastica incolto’ e anche ‘zona con cespugli’ e ‘macchia,
di Santa Lucia, Budoia 1997; Id., Budoia e il suo boscaglia’ (significati questi ultimi fra l’altro
territorio. II: L’antica toponomastica di Budoia e opposti a quello principale), che ci paiono però
Dardago, Budoia 2000; A. Fadelli, La parlata e tutti meno pertinenti al nostro caso, chiaramente
i nomi di luogo di Budoia, in Budoia. Dhent, ciase, riferito a terreni coltivati.
crode e storie, a cura di P.C. Begotti, Budoia 13 - Nel 1566 si menziona per esempio in paese un
2004, 135-156; P.C. Begotti, La toponomastica reganacium prativum (Pordenone, Archivio Storico
del comune di San Quirino tra paesaggio e storia, in Diocesano, Archivio Parrocchiale di Marsure,
San Quirino. Storia del suo territorio, a cura di P. Lasciti per S. Messe). Sulla non facile definizione
Goi, San Quirino (Pordenone) 2004, 63-88; L. di reganàz/reghenàz cfr. più diffusamente P.C.
Pivetta Savio, Il Bòcul e la Ciarlazàna. Studio su Begotti, In comugnis, paludibus, reganatiis.
alcuni toponimi di San Quirino, San Quirino 2012; Toponomastica e trasformazioni agrarie nel Friuli
A. Olivetto, M. Baldi, A. Tomè, Voltapicara. Occidentale d’antico regime, «Atti dell’Accademia
Blecs di Manià. Ricerca storica e popolare sulla “San Marco” di Pordenone» 1, 1999, 49-62, con
toponomastica di Maniago, Maniago 1993. In numerosissimi esempi.
generale, sui nomi locali dell’intero Avianese resta 14 - Se a Fanna esiste anche il diminutivo cintùta e
ancora sostanzialmente valido il vecchio lavoro di la seconda accezione del termine – ‘terreno cintato’

90
– si è ulteriormente specializzata nel significato di
‘brolo, prati cinti da alberi e cespugli con alberi
fruttiferi’, a Budoia thenta ha assunto il significato
di ‘terra fertile dove si può coltivare di tutto’ e
anche di ‘bosco in collina’; sempre a Budoia è poi
registrato il derivato thentàl ‘frutteto’.
15 - Cfr. R. Castenetto, A. Noacco, Note su
alcuni toponimi del monte Cavallo, «Sot la nape»
LVII (2005), 4-5, 48-60: 50-51.
16 - Fra gli altri, G.B. Pellegrini, Studi storico-
linguistici bellunesi e alpini, Belluno 1992, 158.
17 - Per entrambi i canali cfr. L. Zin, Uomini e
acque, 2. Il Cellina, Pordenone 1997, 16-19, 58 e
passim.
18 - Così in R. Castenetto, L. Menegoz, P.
Goi, La chiesa di Santa Maria del Monte a Marsure
di Aviano, Udine 2006, 4.
19 - Non potendo qui soffermarsi a discutere
sull’origine dei cognomi e dei soprannomi
marsuresi, rimandiamo per l’argomento al
ponderoso E. Costantini, G. Fantini, I cognomi
del Friuli, Pasian di Prato 2011, dove fra l’altro
sono trattati anche vari cognomi di Marsure e più
in generale di Aviano.
20 - Sul tema, cfr. A. Fadelli, Nomi, cognomi e
soprannomi nella toponomastica del Friuli occidentale,
in Atti del secondo convegno di toponomastica friulana,
II, 123-137. Per un elenco, anche se di sicuro
incompleto, dei soprannomi marsuresi, rimando
al mio contributo sulla storia del paese fra Cinque
e Settecento che compare in questo stesso volume.
21 - Ringrazio di cuore gli amici Enos Costantini
e Franco Finco per gli utili suggerimenti
etimologici che nell’occasione hanno gentilmente
fornito per alcuni toponimi problematici.
22 - Assai improbabile appare invece un prediale
(da quale nome di persona latino?), come s’era
ipotizzato in passato: G. Frau, Osservazioni sulla
toponomastica del comune di Aviano, 350-351 (anche
Russignaga/Rossignaga non è del resto un pre-
diale, come s’era erroneamente ritenuto, ma sem-
plicemente un antico cognome locale, ancor oggi
esistente).
23 - Secondo G. Tassan, Sot Tamarethe. Marsure e
l’Avianese nei secoli, Marsure 2000, 149, nella lama
de Gardàth un tempo si lavava la lana.
24 - Sull’argomento vedasi più diffusamente, sem-
pre in questo volume, il saggio di Pier Carlo Be-
gotti sul dialetto.

Si esprimere un vivo ringraziamento al dott. Mario


Cosmo di Polcenigo per la cortese disponibilità.

91
Repertorio

Sono elencati di seguito, in ordine alfabetico, tutti i toponimi di Marsure reperiti durante la
ricerca da fonti orali, documentarie, cartografiche e bibliografiche. Al fine di rendere l’elencazione
più rapida e snella, per ogni nome di luogo sono riportate in genere soltanto la data della prima e
dell’ultima attestazione documentaria reperita, tralasciando quelle intermedie, a volte anche molto
numerose, a meno che non presentassero varianti o forme doppie di un qualche interesse. Si fornisce
inoltre in premessa l’elenco delle fonti con lo scioglimento delle abbreviazioni utilizzate.

Fonti Documentarie e Cartografiche

APM Archivio Parrocchiale di Marsure, conservato presso l’Archivio Storico Diocesano


di Pordenone; segue il numero romano della busta o, in sua assenza, il nome
abbreviato del documento
APP Archivio Parrocchiale di Porcia, ora conservato presso l’Archivio Storico Diocesano
di Pordenone; seguono il numero della busta e del fascicolo
APSQ Archivio Parrocchiale di San Quirino, ora conservato presso l’Archivio Storico
Diocesano di Pordenone; segue il numero della busta
ASCS Archivio Storico Antico del Comune di Sacile, ora conservato presso la Biblioteca
Civica; seguono il numero della busta e del fascicolo
ASP, NA Archivio di Stato di Pordenone, Fondo Notarile Antico; seguono il numero della
busta e del fascicolo o della filza
ASP, CS Archivio di Stato di Pordenone, Fondo Conventi Soppressi; seguono il numero della
busta e del fascicolo o della filza
ASU, CRS Archivio di Stato di Udine, Corporazioni religiose soppresse; seguono il numero della
busta e del fascicolo
ASV, PBC Archivio di Stato di Venezia, Provveditori sopra Beni Comunali, segue il numero della
busta
ASV, SN Archivio di Stato di Venezia, Sommarioni del Catasto Napoleonico, Comune di Aviano,
n. 1761 (3 voll., 1808-1810 ca.)
BCU, MJ Biblioteca Civica di Udine, Manoscritti, Fondo Joppi; segue il numero del manoscritto
Cat. Manin Cattastico o sia descrizione planimetrica dei beni fondi di Polcenigo e ville annesse della
famiglia Manin, senza data, ma risalente alla fine del ’700 o ai primissimi dell’800
(già Archivio fam. Curioni, ora proprietà Mario Cosmo, Polcenigo)
Stampa Aviano Stampa del povero arciprete di S. Zenone di Aviano per ascolto, s. n. t. [ma post 1790 e
ante 1796], copia presso la Biblioteca del Seminario di Pordenone

Fonti Edite

Bianchi Documenti G. Bianchi, Documenti per la storia del Friuli dal 1326 al 1332, Udine 1845
Tassan Sot Tamarethe G. Tassan, Sot Tamarethe. Marsure e l’Avianese nei secoli, Marsure 2000

Fonti Orali

Tr. or. Toponimo di tradizione orale

Agariol (1719, APM, b. V)


Ai Gotti (Cat. Manin Del Cavallo in campagna, o ai Gotti)
Al altariol di quelli de Lucca, o Cal de Petre (1748, APM, b. VI)
Al altariol di quelli de Riva in Cortina di Sopra (1684, APM, b. VIII; 1753, ASU, CRS, b. 278,
f. 1; cfr. anche L’altariol)
Al altariol di soto in Cortina di Sotto (1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560)
Al altariol, o sia alla Fonga in Cortina di Sotto (1674, APM, Catapan Al altariol, in Cortina di
Sotto; 1780, ASP, NA, b. 449, f. 3567; ASV, SN All’altariol; cfr. anche il precedente)
Alaltariol (1610, APM, b. I; 1671, APM, b. IV Alle Bevorchie, sive all’Altariol; 1714, ASU, CRS,
b. 278, f. 1 Al altariol; cfr. anche i precedenti)

92
Alla roia di sopra in Cortina di Sopra (1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Alla roia in Cortina di Sotto (1690, APM, b. IV; 1740, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Alla roia, o
Reghenazzo; 1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564; cfr. anche il precedente)
Alla stretta (tr. or.; 1671, 1709, APM, b. IV; 1720, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Alla teza in montagna (1761, ASU, CRS, b. 278, f. 1; 1761, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Alla tezza;
1767, APM, b. VI Alla tezza, loco detto Anforan; Cat. Manin)
Alla tezza in campagna (1774, APM, b. VI; Cat. Manin)
Alla volta (1484, APM, Catapan A la volta; 1543, APM, b. VII Campo della Volta; 1550, APM, b.
XII; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 A la volta de la roia; Cat. Manin; ASV, SN La volta e Strada
della volta; cfr. anche Vuolte)
Alle quatro (1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564)
Alli Gozzi in Cortina di Sopra (1795, ASP, NA, b. 453, f. 3594)
Amaros (1688, APM, b. VIII; cfr. anche Lamaros)
Angòus (tr. or.)
Appresso casa (1717, APM, b. V Presso casa; 1723, ASU, CRS, b. 278, f. 1; 1757, ASP, NA, b.
447, f. 3560 Apresso casa, o sia il bar; Cat. Manin)
Appresso il magredo (1567, APM, Catapan; 1671, APM, b. IV)
Appresso la Brentella (1774, APM, b. VI)
Appresso la roia, in Cortina di Sopra (1709, APM, b. IV; 1733, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Appresso le tezze delli Tassani (1770, ASP, NA, b. 448, f. 3564)
Appresso li Barzani in Cortina di Sotto (1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560)
Appresso li Marsilli (1757, APM, b. I; 1798, APM, Catastico Presso li Marsili)
Appresso li Mazzocchi (1798, APM, Catastico)
Arente i Crimons (1690, APM, b. IV)
Arente il cortivo (1671, APM, b. IV)
Arzelate (1525, APM, Lasciti per S. Messe; 1671, APM, b. IV Arzilate)
Avanti foran (1550, APM, b. XII Denant foran; 1630, 1671, 1709, APM, b. IV; 1741, ASP, NA,
b. 447, f. 3556 Innanforan; 1767, APM, b. VI Alla tezza, loco detto Anforan)
Baloriènth (tr. or.; 1494, APM, b. VII Bar Lorenzo; 1550, APM, b. XII Bar Lorenzo e Barro
Laurentio; 1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Bar Laurentium; 1574, ASP, CS, b. 6, f. 28 Bar Laurinz;
1697, ASP, NA, b. 582, f. 4484 Bar Lorenz; 1714, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Barlorenzo; 1741, ASP,
NA, b. 447, f. 3556 Bar Lorenzo in Cortina di Sopra; Cat. Manin Pra Villan, o Bar Lorenzo; ASV, SN
Bra Lorenz/Pra Lorenz)
Bància del Din (tr. or.)
Bar (tr. or.; 1550, APM, b. XII; 1742, APP, b. 15, f. 3 Bar, overo Tamarez; 1757, ASP, NA, b. 447,
f. 3560 Apresso casa, o sia il bar)
Bar appresso casa (Cat. Manin)
Bar longo (1634, APM, b. VII; 1648, APM, b. X)
Barnon (tr. or.; 1550, APM, b. XII Barnon e Bernon; 1717, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Baròth (tr. or.; anche Tassan Sot Tamarethe, 150)
Bassa de le ciàre (tr. or.)
Bassa di Pradisin (1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Beorchia (1543, APM, b. VII Bevorchia; 1709, APM, b. IV Bevorchia, sive Calisella; 1798, APM,
Catastico)
Bevorchies (1474, APM, Lasciti per S. Messe; 1671, APM, b. IV Alle Bevorchie, sive all’Altariol;
1709, APM, b. IV Bevorchie)
Borgo Tezzat (tr. or.)
Boschèt de Cortina (tr. or.)
Boscho di sopra la strada granda (1742, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Bosc grant (tr. or.)
Bosco (1741, ASU, CRS, b. 278, f. 1; ASV, SN Al bosco)
Bosco appresso i cortivi (Cat. Manin)
Braida (tr. or.; s.d., APM, Catapan)
Braida del Pagnocha (1709, APM, b. IV)
Brait (tr. or.; 1543, APM, b. VII; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 In brayt; 1607, APM, b. I Brayt;
1671, APM, b. IV In riva, sive Brait; 1694, ASP, NA, b. 582, f. 4481, Sora case, sive Brait; Cat.
Manin, anche Stradella di Brait e Gravuzza, o Brait; ASV, SN)
Broile (tr. or., anche Brole; Cat. Manin Il Broili; ASV, SN)
Brolo di quelli Della Puppa (1761, ASP, NA, b. 447, f. 3558)

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Broluzo in Cortina di Sopra (1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Brussa (tr. or.; 1668, APM, b. VIII; Cat. Manin)
Brusula in cao Pralover (1518, APM, b. X in Riu Bruxula; 1709, APM, b. IV Sotto le rive Brusula;
1736, ASU, CRS, b. 278, f. 1; 1797, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Brusolat)
Busa (1767, APM, b. VI; 1773, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Costata, o sia Busa)
Cal de lama (1543, APM, b. VII)
Cal de petre (1550, APM, b. XII Cal petre; 1607, APM, b. I Cal de petre, o all’altariol; 1732, ASU,
CRS, b. 278, f. 3 Chia pietre; 1735, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Chial petre, in Cortina di Sopra; 1748,
APM, b. VI, Al altariol di quelli de Lucca o Cal de Petre; 1798, APM, Catastico Col de petre)
Calderòn (tr. or.)
Calmàur (tr. or.; 1560, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Colle Mauro; 1608, APM, Catapan Cuol Maur;
1671, 1709, APM, b. IV Cuol Maur; 1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Colmaur; 1742, APP, b. 15, f. 3
Col Maur in Cortina di Sopra; 1759, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Quol Mauro; ASV, SN Col Mauro)
Camèl (tr. or.)
Campagna delli Tassani (1726, APM, b. VI)
Campagna dell’Oliva (ASV, SN)
Campagnùta (tr. or.)
Campagnuza (ASV, SN)
Campo alla grava in Visinal in Costa (1764, ASP, NA, b. 448, f. 3562)
Campo alla presa de Costa (1543, APM, b. VII)
Campo de Fenicio (1738, APM, b. V)
Campo de frasin (1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Campo de riva (1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Campo dei livelli (1617, APM, b. VII; 1709, APM, b. IV)
Campo dei vencari (1738, APM, b. V)
Campo del baroz in Cortina di Sotto (1742, ASP, NA, b. 447, f. 3556; cfr. anche Baròth)
Campo del buso alla stretta in Costa (1764, ASP, NA, b. 448, f. 3562)
Campo del calonicho (1630, APM, b. IV; 1709, APM, b. IV Campo del canonico)
Campo del castagner (1550, APM, b. XII Campo del castegner; 1630, APM, b. IV; 1798, APM,
Catastico)
Campo del caval (1794, ASP, NA, b. 453, f. 3594; Cat. Manin Del cavallo in campagna, o ai Gotti)
Campo del Colauzo (1607, APM, b. IV; 1709, APM, b. IV)
Campo della pezzutta (1570, APM, f. Lasciti per S. Messe)
Campo della roia (1517, APM, Lasciti per S. Messe; 1599, APM, b. I)
Campo della tezza (1630, 1671, 1709, APM, b. IV)
Campo delle ave (s.d., APM, Catapan)
Campo delle piante bianche (1721, APM, b. V)
Campo del magret (1548, APM, b. VII; 1607, 1709, APM, b. IV Campo del magredo)
Campo del santol (1543, APM, b. VII)
Campo del Simon (1671, 1709, APM, b. IV)
Campo del troiol (1543, APM, b. VII)
Campo del Turco (1630, 1709, APM, b. IV)
Campo del Zorgna (1607, 1709, APM, b. IV)
Campo del zuchul (1550, APM, b. XII)
Campo fuori di casa sotto il Got in Cortina di Sopra (1731, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Campo grande (1695, APM, b. IV; 1742, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Campo grande sotto le rive in
Pralover)
Campo lì da casa (1692, APM, b. VIII)
Campo longo (1507, APM, b. VII; 1765, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Campo longo in Visinal in
Cortina di Sopra)
Campo nuovo, o del bosco (Cat. Manin)
Campo sotto la riva (1721, APM, b. V)
Campo torondo in Costa (1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Capèt (tr. or.)
Capulthòn in Cortina di Sopra (tr. or.; s.d., APM, Catapan Col Penzon; anche 1515 e 1621 Col
Panzon; 1550, APM, b. XII Cuol Penzon; 1607, APM, b. I Cuol Panzon e Col Penzon; 1709, APM, b.
IV Col Panzon, hora in Pales; 1732, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Sotto il ponte di Col Panzon; 1740, ASP,
NA, b. 447, f. 3556 Cuol Panzon in Cortina di Sopra; 1777, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Chiapanzon;
Cat. Manin Col Panzon; ASV, SN Col panzon)

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Casera del miède (tr. or.)
Caseràte (tr. or.)
Casere (ASV, SN)
Casère de Nato (tr. or.)
Casòn de Palòta (tr. or.)
Casòn de Thoràt (tr. or.)
Cason Rosignaga (ASV, SN)
Caval in campagna (1749, APM, b. VIII; 1774, APM, b. VI; cfr. anche Campo del caval e Del
cavallo in campagna)
Cavo Marsure (1633, APM, Catapan)
Centa (1591, APM, b. VII; 1715, APM, b. IV; 1767, ASP, NA, b. 448, f. 3564 La centa in Cortina
di Sopra)
Centa delle radicis in Sopra (1777, ASP, NA, b. 449, f. 3567; anche Centa delle radizzi)
Centa Marosa (1633, APM, b. VII; 1697, 1709, APM, b. IV Centa Marozza)
Centate (1798, APM, Catastico)
Cente (1722, APM, b. XI; 1770, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Soto quol, o sia Cente; 1798, APM,
Catastico; ASV, SN)
Cente in Cortina di Sotto (1709, APM, b. IV; 1740, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Centes (1566, APM, b. VII)
Centuta in Cortina di Sopra (1692, APM, b. IV Centutta; 1714, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Chialadron (1795, ASP, NA, b. 453, f. 3594; 1797, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Chialadron, o sia
Falcedo)
Cialtrevìs (tr. or., anche Cialtrevès; s.d., APM, Catapan Cal Treviso, anche Chal Triviso; 1474, APM,
b. X Chal Triviso; 1574, APM, b. VII Chial Trivis; 1693, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Cal Treviso;
1695, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Chial Treviso; 1709, APM, b. IV Caltrevis, o Noiarol; 1741, ASP,
NA, b. 447, f. 3556 Cal Trevis; 1767, APM, b. VI Nojariol, o sia Cal Treviso; 1798, ASP, NA, b.
453, f. 3599 Caltrevis, ossia Ronc in Cortina di Sopra; Cat. Manin, Cal Travis; ASV, SN Cal Treviso)
Ciampàgna (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1 In Campanea; 1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Campagna;
Cat. Manin, In campagna, o Presutta; ASV, SN Campagna)
Ciàmp de platha (tr. or.)
Cianisièla in Cortina di Sopra (tr. or.; 1550, APM, b. XII Calisella; 1590, APM, b. VII Chialixela;
1648, APM, b. X Calisella, in Cortina di Sopra; 1709, APM, b. IV Bevorchia, sive Calisella; 1744,
ASU, CRS, b. 278, f. 1 Calisella, o sia Bar Lorenzo; 1774, APM, b. VI Riva di Bares, o Calisella;
1794, ASP, NA, b. 453, f. 3594 Canisella; ASV, SN Callisella/Canisella)
Ciànola (tr. or., anche Tassan Sot Tamarethe, 15; 1748, APM, b. VIII Canuola?)
Ciarpinèit (tr. or., anche Cierpinèit; 1742, APP, b. 15, f. 3 Carpenedo)
Ciavrètha (tr. or., anche Ciavarètha e Chiavaretha, Tassan Sot Tamarethe, 148; 1292, BCU, MJ 108,
Chiavareza; s. d., APM, Catapan, Chiavrezza, anche Cavreza e Cavareza; 1480, ASCS, b. 26, f.
1 Chiavareza; 1550, APM, b. XII Chavreza; 1559, APM, Catapan Cavrezza; 1563, ASP, NA, b.
447, f. 3554 Cavarezza; 1591, APM, b. I Cavareza; 1742, APP, b. 15, f. 3 Chiavrezza; Cat. Manin
Cavrezza; ASV, SN Cavrezza)
Coda (1671, APM, b. IV; 1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Pale, o sia la Coda in Cortina di Sotto; Cat.
Manin, Pieris, o la Coda)
Col Civiton (1478, APM, b. X Colle Civiton; 1543, APM, b. VII Col Zuviton; 1569, APM, b. XII
Col Civeton; 1607, APM, b. I; 1671, APM, b. IV Col Zuiton; 1762, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Quol
Civiton; 1770, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Col Civiton in Campagna; 1798, APM, Catastico Col Zuitton)
Col davor la giesia (1543, APM, b. VII)
Colesit (1480, ASCS, b. 26, f. 1; ASV, SN Culisit; cfr. anche Coluosèt)
Colle (1703, APM, b. X)
Colle di San Lorenzo (1329, Bianchi Documenti 359, prope collem S. Laurentii)
Colombère (tr. or.)
Coluosèt (tr. or., Tassan Sot Tamarethe, 150; anche Colusèt; cfr. anche Colesit)
Comùnie (tr. or.)
Comùns (tr. or.)
Cortina (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Cortivo delli Soleti (1765, ASP, NA, b. 448, f. 3564)
Costa (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Costa grande (tr. or.; anche Cuosta granda)
Costa lunga (tr. or., anche Cuòsta lùngia; 1764, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Costa longa)

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Costata (tr. or.; 1773, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Costata, o sia Busa)
Costates (1596, APM, b. X)
Credaz (1505, APM, Lasciti per S. Messe; 1560, ASP, NA, b. 447, f. 3554)
Croda (tr. or.)
Croda della Tassana (tr. or.; anche Cruòdha Tassana)
Cuol (1550, APM, b. XII; 1740, APM, b. X Quol; 1767, APM, b. VI; cfr. anche Colle)
Curtulet (1543, APM, b. VII)
De là de la roya (1550, APM, b. XII)
Del Got in Cortina di Sopra (1795, ASP, NA, b. 453, f. 3594)
Del cavallo in campagna (Cat. Manin)
Del Marsile (1798, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Del Vicenz, ossia del Marsile)
Del Mauro (Cat. Manin, In campagna, o del Mauro)
Del Turco (1798, APM, Catastico)
Del Vicenzo (1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556; 1742, APM, b. X Al Vicenzo; 1798, ASP, NA, b.
453, f. 3599 Del Vicenz, ossia del Marsile)
Dietro la tezza (1748, APM, b. VI)
Doi (tr. or., anche Strada de la Doi; 1517, APM, Lasciti per S. Messe A Doy; 1562, ASP, NA, b.
447, f. 3554 Doy; 1579, APM, b. VII A Doy; 1742, APP, b. 15, f. 3 Addoi; 1763, ASP, NA, b. 448,
f. 3562 A doi in Cortina di Sotto; Cat. Manin Da Doi; ASV, SN Adoi; cfr. anche Ladoi)
Drio casa (Cat. Manin)
Drio le case (Cat. Manin)
Falthèit (tr. or.; 1525, APM, Lasciti per S. Messe Falceto; 1630, APM, b. IV Sfalzeit; 1724, ASU,
CRS, b. 278, f. 1 Sfalzedo; 1752, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Sfalzedo, sive Falzeit; 1797, ASP, NA, b.
453, f. 3599 Chialadron, o sia Falcedo; Cat. Manin Falzedo; ASV, SN Bosco Falzedo)
Farsòre (tr. or.; 1743, ASU, CRS, b. 278, f. 1;; 1774, APM, b. X alle Fersore)
Fongia in Cortina di Sotto (1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560; 1780, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Al
altariol, o sia alla Fonga)
Forcella di Giais (tr. or.)
Formìe (tr. or.)
Fornasatta (1703, APM, b. X Alla Fornasatta, sive Palla)
Forthèla (tr. or.)
Fossai (1609, APM, b. VIII)
Frata (tr. or.; 1641, APM, Catapan Fratta; 1757, ASP, NA, b. 447, f. 3560 Fratta in Cortina di
Sopra)
Gardàth (tr. or.; 1699, 1709, APM, b. IV Cardaz e Cardazzo; 1757, ASP, NA, b. 447, f. 3560
Cardazzo in Cortina di Sopra; 1798, APM, Catastico Cardazzo; ASV, SN Gardazzo/Gardazzi; Tassan
Sot Tamarethe, 149)
Grataruòla (tr. or.)
Graùthe (tr. or.; 1709, APM, b. IV Grauzza; 1735, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Gravuzza; 1741, ASP,
NA, b. 447, f. 3556 Gravussa; 1780, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Grauzza; Cat. Manin Gravuzza, o
Margarit e Gravuzza, o Brait; ASV, SN Gravuzze)
Grava (1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560)
Gravazza (1797, ASU, CRS, b. 278, f. 3)
Grave (tr. or.)
Grave de Bròmbol (tr. or.)
Grave negre (tr. or.)
Gravòn de Giàe (tr. or.)
Guàrthe (tr. or.; cfr. Vuàrthe)
Hortuzo (1709, APM, b. IV)
Imprese (1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1; cfr. anche Prese)
L’altariol in Cortina di Sopra (1720, ASU, CRS, b. 278, f. 3)
Ladoi (tr. or.; cfr. anche Doi)
Laguner (1550, APM, b. XII Ligunar; 1603, ASP, NA, b. 566, f. 4273; 1630, APM, b. IV Lagunar;
1671, 1709, APM, b. IV Lagunier; 1798, APM, Catastico)
Làip (tr. or.)
Lama (1748, APM, b. VIII)
Lama de Sboata (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 149)
Lama dei Thischet (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 149)
Lama del Agnol/ del Lagnol (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 149)

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Lama de Travial (1543, APM, b. VII)
Lama di Cech (tr. or.)
Lamaros in Costa (1709, APM, b. IV; 1750, APM, b. VI L’amaros; 1763, ASU, CRS, b. 278, f.
1; cfr. Amaros)
Langoris (1774, APM, b. VI; cfr. anche Languora, Longor, Longor dei nojeraz e Longores)
Languora (1760, ASP, NA, b. 447, f. 3558)
Laura (1748, APM, b. VI)
Le dieci (1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564)
Longor (1550, APM, b. XII; 1695, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Longuor; cfr. anche Longores)
Longor dei nojeraz (Cat. Manin)
Longores (1648, APM, b. X; 1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Longore)
Lucòn (tr. or.)
Magredo in Cortina di Sopra (1550, APM, b. XII; 1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560; ASV, SN;
cfr. anche Magrèit)
Magredo di sopra Marsure (1665, ASV, PBC, b. 321)
Magrèit (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 149; cfr. anche Magredo)
Margarèit (tr. or.; 1736, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Margarito; 1791, ASP, NA, b. 453, f. 3594 Mar-
garit; Cat. Manin Gravuzza o Margarit)
Marsure (1292, BCU, MJ 108 Marsuris; 1329, Bianchi Documenti 359, in Marsuris; 1480, ASCS,
b. 26, f. 1 Marsures)
Masaruole in Cortina di Sopra (1562, APM, Catapan; 1774, APM, b. VI)
Masiere in Cortina di Sotto (1558, APM, Lasciti per S. Messe Masieres; 1630, 1671, APM, b. IV;
1779, ASP, NA, b. 449, f. 3567; anche Massiere)
Mèdhoi (tr. or.)
Merìe (tr. or.)
Meza Monte (1742, APP, b. 15, f. 3)
Musaròns (tr. or.; anche Museròns)
Museròns dei Brìtoi (tr. or.)
Naaròul (tr. or.; 1585, APM, b. VII Nuyarol; 1676, APM, Catapan Nogariol; 1697, ASP, NA, b.
582, f. 4484 Noiaruol; 1709, APM, b. IV Caltrevis, o Noiarol; 1727, APM, b. XI Naiariol; 1741,
ASP, NA, b. 447, f. 3556 Noiariol; 1767, APM, b. VI Nojariol, o sia Cal Treviso; 1770, APM, b. IV
Nagarol; Cat. Manin Nogariol)
Noger (s.d., APM, Catapan)
Noieruz (1798, APM, Catastico, Sopra la riva della Cavrezza, ossia Noieruz)
Olivère (tr. or.)
Ombolàs (tr. or.)
Orth (tr. or.)
Pagnàc (tr. or.)
Pagnochina (s.d., APM, Catapan; 1550, APM, b. XII; 1742, APP, b. 15, f. 3 Pagnuchina; 1753,
ASU, CRS, b. 278, f. 1; ASV, SN)
Pala (1543, APM, b. VII; 1798, APM, Catastico)
Pala de fòrcia (tr. or.)
Pala fontana (tr. or.)
Pala ladha (tr. or.)
Pala lùngia (tr. or.; anche Pala luòngia)
Pale (tr. or.)
Pale de fras’ceit (tr. or.)
Pale in Cortina di Sotto (tr. or.; 1671, APM, b. IV Palle; 1741, APM, b. XI Palle; 1769, ASP, NA,
b. 448, f. 3564 Pale, o sia la Coda)
Pales in Cortina di Sopra (1607, APM, b. I Pales, o Sabedai; 1618, APM, Catapan In Pales; 1667,
APM, b. X; 1709, APM, b. IV Pales, overo Sabedai e Col Panzon, hora in Pales; 1741, ASP, NA, b.
447, f. 3556 Palles; 1798, ASP, NA, b. 453, f. 3599)
Palla (1703, APM, b. X alla Fornasatta, sive Palla; anche 1738)
Palla di monte (1630, 1671, APM, b. IV)
Palla in Monte Broili (Cat. Manin)
Paneràte (tr. or.)
Pascato (1729, APM, b. VI)
Pàscol (tr. or.; 1729, APM, b. VIII Pascolo)
Pàus de la Salve Regina (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 53)

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Pianca delle piere (1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Planca petrarum; 1621, APM, b. VII Planchia
delle piere)
Pianta di mezo (s.d., APM, Catapan)
Piantuzza (1793, ASP, NA, b. 453, f. 3594)
Picòl (tr. or.)
Piè de Monte Broilo (1710, APM, b. VIII)
Pières (tr. or.; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554; 1727, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Piere; 1774, APM,
b. X Piere; Cat. Manin Pieris, Strada di Pieris e Pieris, o la Coda)
Pinal in campagna (1727, APM, b. VIII; 1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564; Cat. Manin)
Plan del tàmber (tr. or.)
Plans (tr. or.; 1550, APM, b. XII; 1798, APM, Catastico; Cat. Manin)
Plans de Marsure (tr. or.)
Poligrèt (tr. or.)
Porzei in campagna (1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560; 1761, ASP, NA, b. 447, f. 3558 Alli Porzeis)
Potha (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 140)
Pra bolper (1462, APM, b. X Volper; 1504, APM, f. Lasciti per S. Messe Prato vulpario; 1535,
APM, Catapan Pravolper; 1548, ASP, NA, b. 564, f. 4250; 1550, APM, b. XII Prat volper; 1607,
APM, b. I Prat volpar; 1607, APM, b. IV Prat volparo e Pra volper, o Spineit; 1671, APM, b. IV
Pravolper; 1721, APM, b. V Pra volper)
Prabutòn (tr. or., anche Prabutòns; 1438, APM, Catapan Braboton; 1438, Stampa ad Pratum Buttoni;
1480, ASCS, b. 26, f. 1 Praboton; 1521, APSQ, b. 2 Prà Buton; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554
Prato Bottono; 1639, APM, b. X Pra Boton; 1697, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Prà Buton; 1741, ASP,
b. 447, f. 3556 Pra Button, o sia Caverezza; 1742, APP, b. 15, f. 3; Cat. Manin Pra Button; ASV, SN
Pra buton)
Pradaruòdha (tr. or.; 1543, APM, b. VII Pra de roda; 1550, APM, b. XII Prat de roda; 1607, APM,
b. I Pra de roda; 1671, APM, b. IV Pra de ruoda; 1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556, Pra di roda; Cat.
Manin Pra de ruoda; ASV, SN Pra roda)
Pradasìn (tr. or.; 1438, APM, Catapan Pradassino sotto la Riva; 1554, APM, b. X Prat dasin; 1582,
APM, Lasciti per S. Messe Prat de asin; 1607, APM, b. I Pra d’asin; 1677, APM, Catapan Pradesin;
1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1; 1736, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Pradasin in Cortina di Sopra; 1774,
ASU, CRS, b. 278, f. 6 Pradesin; 1796, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Pradesin, o sia Scachessa; ASV, SN
Pradasino/Pradesin; cfr. anche Prato Asino)
Pra de coda (1630, APM, b. IV)
Pra dei orth (tr. or.)
Pra del Turco (tr. or.; 1550, APM, b. XII Prat del Turcho; 1607, APM, b. I Prado detto del Turcho;
1693, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Pra del Turcho; 1709, APM, b. IV Pra del Turch; 1798, APM,
Catastico; Tassan Sot Tamarethe, 47)
Pra dell’Oliva (tr. or.)
Prado della bassa di pales (1738, APM, b. V)
Prado della lama (1721, APM, b. V)
Prado di Spilimbergo (1612, APM, b. VII; 1709, APM, b. IV)
Prado in monte (1742, APP, b. 15, f. 3)
Prado longo in Pralover (1742, ASP, NA, b. 447, f. 3556)
Praduz appresso i Policreti (Cat. Manin)
Pra grant (1630, APM, b. IV, anche Pragrande; ASV, SN Prado grande)
Pra ladron (1735, APM, b. X; anche 1745)
Pralover (tr. or.; 1462, APM, b. X Prato Lover; 1480, ASCS, b. 26, f. 1; 1543, APM, b. VII; 1563,
ASP, NA, b. 447, f. 3554 Prato lovario; 1630, APM, b. IV Pra lover, overo Sotto selva; 1741, ASP,
NA, b. 447, f. 3556 Pralover, o sia Sottoprado; 1745, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Pra lovaro; 1767, APM,
b. VI Val, o sia Pralover; Cat. Manin, anche come Rive di Pra Lover; ASV, SN; anche Plaovèr, tr. or.)
Pra maior (s.d., APM, Catapan; 1550, APM, b. XII Prat maior; 1753, APM, b. V; ASV, SN)
Pramalcòn (tr. or.; 1543, APM, b. VII Pra Marcon; 1550, APM, b. XII Prat Marcon; 1559, ASP,
NA, b. 564, f. 4253 Pra Marcon; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Prato Marcon; 1630, APM, b. IV
Cereser, overo Pra Marchon; Cat. Manin, anche come Pra Marcon, o Val; ASV, SN Pra Marcon)
Praòl (tr. or.)
Praopèr (tr. or.; 1676, APM, Catapan Prauper; 1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Prauper; 1754,
ASU, CRS, b. 278, f. 1 Prauper; ASV, SN Pra oper)
Prapière (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1 Prapiere; 1521, APSQ, b. 2; 1543, APM, b. VII Pra Piero;
1559, ASP, NA, b. 564, f. 4253 Pra piere; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Prato piere; 1695, ASP,

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NA, b. 582, f. 4481 Prapiero; 1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Prapiero; 1742, APP, b. 15, f. 3
Prappiere; ASV, SN Pra piere)
Pra porzin (1499, APM, Catapan Pra Porcino; 1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554)
Prat del còmet (tr. or.)
Prat del fin (tr. or.)
Prat del tamber (tr. or.)
Prat de manòle (tr. or.)
Prato Asino (1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554; cfr. anche Pradasìn)
Pravilàn (tr. or.; 1504, APM, b. VII Pravillan; 1550, APM, b. XII Prat Villan; 1588, ASP, CS, b.
6, f. 28 Pra villan; 1607, APM, b. I Pra villan; 1648, ASP, NA, b. 573, f. 4374 Pravillan; 1741,
ASP, NA, b. 447, f. 3556 Pravilan in Cortina di Sopra; Cat. Manin Pra Villan, o Bar Lorenzo; ASV,
SN Pra vilani)
Pra zuiton (1630, APM, b. IV)
Presa in campagna (1543, APM, b. VII; 1771, ASP, NA, b. 449, f. 3567)
Prese (tr. or.; 1574, APM, b. VII Preses; 1607, APM, b. I Preses; 1675, APM, Catapan Presse; 1742,
APP, b. 15, f. 3 Preses; 1766, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Cavarezza, o sia Prese; ASV, SN)
Prese di sotto (Cat. Manin)
Presso i Cremons (1709, APM, b. IV)
Presuta (1718, APM, b. VIII; Cat. Manin, In campagna, o Presutta; ASV, SN Presutta)
Puònt de pale (tr. or.)
Puòres (tr. or.; 1504, APM, f. Lasciti per S. Messe Puoyres; 1550, APM, b. XII Poyres; 1562, ASP,
NA, b. 447, f. 3554 Poyres; 1582, APM, b. VII Puoyres; 1762, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Puores in
Costa; ASV, SN Puore)
Ravanel (1624, APM, Catapan; 1671, APM, b. IV Campo del ravanel; 1798, APM, Catastico Campo
del ravanel)
Reghenàth (tr. or.; 1648, ASP, NA, b. 573, f. 4374 Reghenazzo, in Cortina di Sotto; 1720, APM, b.
IV Reghenazzes; 1721, APM, b. V Regenazo; 1727, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Reghenaz; 1753, ASU,
CRS, b. 278, f. 1 Alli regenazi; 1798, APM, Catastico Sotto il bosco, o sia Reghenazzo; Cat. Manin
Reganazzo e In campagna, o Reganazzo; ASV, SN Reghinazze)
Remondìne (tr. or.)
Ridovàn (tr. or.; 1531, APM, b. VII Ruduan; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Ruduanus; 1588,
APM, b. VII Redoan; 1607, APM, b. I Riduan; 1664, APM, Catapan Ruduan, Ruch Ruduian; 1714,
ASU, CRS, b. 278, f. 1 Riduan; Cat. Manin Ruduan; ASV, SN Riduan)
Riva (1480, ASCS, b. 26, f. 1; 1671, APM, b. IV, In riva, sive Brait; 1773, ASP, NA, b. 449, f.
3567 In riva, o Soto il Got in Cortina di Sopra; 1798, APM, Catastico; Cat. Manin Riva, o Sotto colle)
Riva de Barès (tr. or., anche Rive de Barès; 1489, APSQ, b. 2 Riva de Bares; 1507, APM, b. VII Ripa
de Bares; 1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Riva de bars; 1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Riva di bar;
1774, APM, b. VI Riva di Bares, o Calisella; ASV, SN Riva di bares)
Riva della Chiavrezza (1292, BCU, MJ 108 Riva de chiavareza; 1560, ASP, NA, b. 447, f. 3554
Riva della chiavarezza; 1742, APP, b. 15, f. 3; Cat. Manin Sulla riva della Cavrezza)
Riva di quelli de Gnut (1671, 1709, APM, b. IV)
Rival (1743, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Vencari sive Rival; 1762, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Rival, o sia
Calisela in Cortina di Sopra)
Rivalto in Cortina di Sopra (1741, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Rivolto o Rivalto; 1742, ASP, NA, b.
447, f. 3556)
Rive (tr. or.; 1717, APM, b. X; Cat. Manin; ASV, SN)
Rive alte (tr. or.)
Rive di Pra Lover (Cat. Manin, anche Sotto le rive di Pra Lover)
Rive scussate (ASV, SN)
Rocca (1438, Stampa)
Ròia (tr. or.; ASV, SN; cfr. anche Alla roia)
Ronc (tr. or.; 1438, APM, Catapan Ronch; 1550, APM, b. XII Roncho; 1664, APM, b. V In ronc;
1798, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Caltrevis, ossia Ronc in Cortina di Sopra)
Roncadizza (1792, ASP, NA, b. 453, f. 3594; 1798, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Ronchiadizza; Cat.
Manin Ronchiadizza)
Rot (tr. or.)
Rovène (tr. or.)
Rovere brusà (s.d., APM, Catapan)
Rugo del Co (1756, ASP, NA, b. 447, f. 3558 Rugo del Co o sia la Val della Madona o sia Campo Puores)

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Ruòime (tr. or.; 1673, APM, Catapan, Ruones; 1680, APM, b. X, Ruoines; 1701, APM, b. IV Roimes;
1714, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Ruoinies; 1760, ASP, NA, b. 447, f. 3560 Ruoines; ASV, SN Ruojna)
Rutus Fontanae (1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554)
Sabionère (tr. or.)
Sacortina (tr. or., anche Sot Cortina; 1494, APM, b. VII Sotto Cortina; 1531, APM, b. VII Sub
cortina; 1550, APM, b. XII Sotto curtina; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Sotto cortina)
Sacuòl (tr. or.; 1550, APM, b. XII Sot colle e Sot cuol; 1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Sub colle; 1607,
APM, b. I Sotto colle; 1680, APM, Catapan Sotto quol; 1671, APM, b. IV Sotto cuol, over Riva; 1697,
ASP, NA, b. 582, f. 4484 Sotto cuol; 1753, APM, b. VI Sotto quol, o sia Tamarezza; 1770, ASP, NA,
b. 448, f. 3564 Soto quol, o sia Cente; Cat. Manin Sotto colle; ASV, SN Sotto col)
Sandolo in campagna (1761, ASP, NA, b. 448, f. 3562)
Sapedài (tr. or.; 1550, APM, b. XII Sabbedal; 1607, APM, b. I Pales, o Sabedai; 1635, ASP, NA, b.
569, f. 4319 Al Sabedai; 1798, APM, Catastico Sabedai, o Val de Roveredo)
Savalonera rossa (tr. or.; ASV, SN Savalonara)
Scachessa (tr. or.; 1634, APM, b. VII Scachesa; 1648, APM, b. X; 1723, APM, b. VIII Scalchessa;
1774, APM, b. VI Scalchezza; 1796, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Pradesin, o sia Scachessa in Cortina di
Sopra)
Selva (1543, APM, b. VII; 1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560)
Sgiavàda (tr. or.)
Soldèit (tr. or.)
Solet (1526, APM, f. Lasciti per S. Messe; 1607, APM, bb. I e IV)
Sopàla (tr. or.; 1518, APM, Lasciti per S. Messe Sotto pala; 1697, ASP, NA, b. 582, f. 4481; 1716,
1774, APM, b. X Somp Palla)
Sopra la riva della Cavrezza, ossia Noieruz (1798, APM, Catastico)
Sopra la roia (1695, APM, b. VIII)
Sopràt (tr. or.; 1543, APM, b. VII Sotto prat; 1656, APM, Catapan Sotto prato; 1693, ASP, NA, b.
582, f. 4481 Sottoprà; 1741, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Sotto prat; Cat. Manin Pralover, o sia Sottoprado,
Soprat e Stradella di Soprat)
Soprat di sotto (Cat. Manin)
Sora case, sive Brait (1694, ASP, NA, b. 582, f. 4481)
Sora la riva (Cat. Manin; ASV, SN Sopra riva)
Sora la strada (Cat. Manin)
Sorgente de la mandra (tr. or.)
Sosselva (tr. or., anche Sot selva; 1440 Tassan Sot Tamarethe: Sut selva; 1480, ASCS, b. 26, f. 1 Sot
selva; 1543, APM, b. VI Son Selva; 1550, APM, b. XII Sot selva; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554
Sub sylva; 1630, APM, b. IV Pra lover, overo Sotto selva; 1761, ASP, NA, b. 447, f. 3560 Pra lover, o
sia Soto selva; Cat. Manin Sotto selva; ASV, SN Sotto selva)
Sot Marsure (1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Sot Pale de Puores (1480, ASCS, b. 26, f. 1)
Sotto casa in Cortina di Sopra (1744, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Sotto credazo (1686, APM, b. IV)
Sotto i boschi (Cat. Manin Stradella detta Sotto i boschi)
Sotto il bosco (1671, 1709, APM, b. IV; 1798, APM, Catastico Sotto il bosco, o sia Reghenazzo)
Sotto il Got in Cortina di Sopra (1702, 1709, APM, b. IV; 1773, ASP, NA, b. 449, f. 3567 In
riva, o Soto il Got)
Sotto il ponte della roia (1671, APM, b. IV)
Sotto il ponte di Col Panzon in Cortina di Sotto (1732, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Sotto la chiesa (1760, ASP, NA, b. 447, f. 3560; ASV, SN Sotto chiesa)
Sotto la riva de Bares in Cortina di Sotto (1550, APM, b. XII; 1709, APM, b. IV; Cat. Manin)
Sotto la riva di Pra Piere (1587, ASP, CS, b. 5, f. 26)
Sotto la riva di Calmaur (1740, APM, b. X)
Sotto la roia (1550, APM, b. XII Sot la roya; 1634, APM, b. I; 1798, APM, Catastico)
Sotto le rive Brusula (1709, APM, b. IV)
Sotto palla (1550, APM, b. XII Sot palla e Sotto la palla; 1574, APM, b. VII Sot palla; 1609, APM,
Catapan; Cat. Manin)
Sotto Pradisin in campagna (Cat. Manin)
Sotto quelli de Paule (1588, APP, b. 15, f. 6; 1670, APM, b. X, Sotto Paule; 1798, APM, Catastico)
Sotto riva (1550, APM, b. XII Sot riva e Sub ripa; 1554, APM, b. X Sub Ripa; 1554, APM,
Catapan; 1798, APM, Catastico)

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Sotto strada in Cortina di Sopra (1671, APM, b. IV Sotto la strada; 1714, ASU, CRS, b. 278, f.
1; 1740, ASP, NA, b. 447, f. 3556; ASV, SN)
Sotto Variola (ASV, SN)
Spèsse (tr. or.; 1550, APM, b. XII Spesses; ASV, SN)
Spinada in Cortina di Sopra (1761, ASP, NA, b. 448, f. 3562)
Spinèit in Cortina di Sopra (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1 Spinet; s.d., APM, Catapan Spineto e
Spinedo; 1531, APM, b. VII Spineto; 1607, APM, b. I Spinedo e Spineto; 1607, APM, b. IV Pra volper,
o Spineit; 1740, ASP, NA, b. 447, f. 3556 Spinedo, in Cortina di Sopra)
Stalles (1732, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Stithe (tr. or.; 1776, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Le Stizze in Cortina di Sotto)
Strada (1480, ASCS, b. 26, f. 1 In Strada)
Strada da messa in Cortina di Sopra (1628, APM, b. VII Sotto Strada da messa)
Strada granda (1720, APM, b. V; 1767, APM, b. VI)
Strada del louf (tr. or.; cfr. anche Via del lovo)
Sulla riva del Travial o Pra Button (Cat. Manin)
Tamarèthe (tr. or.; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Tamarezes; 1607, APM, b. I Tamarezes; 1671,
APM, b. IV Tamareces; 1719, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Tamarese; 1742, APP, b. 15, f. 3 Tamarez;
1753, APM, b. VI Sotto quol, o sia Tamarezza e Sotto cuol, o sia in Val; Cat. Manin Tamarezza; ASV,
SN Tamarezze)
Tamaròdha (tr. or.)
Tarondo in Cortina di Sopra (1733, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Tavella (1491, APM, b. X; 1517, APM, Lasciti per S. Messe)
Tavolèit (tr. or.; s.d., APM, Catapan, anche Tavoleto e Tauleto; 1543, APM, b. VII Campo de Tavolet;
1607, APM, b. I Tavolet; 1631, APM, b. X Travial, o Tavoleit; 1671, APM, b. IV Taulet; 1694, ASP,
NA, b. 582, f. 4481 Tavoledo; 1720, ASU, CRS, b. 278, f. 1 Tavoledo; ASV, SN Tavoledo)
Tezza di Marsure (1798, APM, Catastico)
Teza di quelli de Riva (1662, APM, b. VIII)
Thènta (tr. or.; 1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Centa; 1757, APM, b. I Centa; Cat. Manin Centa;
ASV, SN Centa)
Thènte (tr. or.; cfr. anche Cente)
Theresèr (tr. or., anche Cereser; 1591, APM, b. VII Cereser; 1607, APM, b. I Al cereser; 1630, APM,
b. IV Cereser, overo Pra Marchon; 1729, ASU, CRS, b. 278, f. 3 Cereser, in Cortina di Sopra; Cat. Manin
Cereser; ASV, SN Ceresare/Ceresaro)
Thùcol (tr. or., anche Thùcul; cfr. Zuccoli)
Thùcol del aga (tr. or.)
Thùcul del Mussèt (tr. or.)
Thùcul spontèt (tr. or.)
Tièdhe (tr. or.; 1779, ASP, NA, b. 449, f. 3567 Alle tezze; 1800, ASP, NA, b. 453, f. 3599 Alle
tezze; ASV, SN Le tezze)
Tièdhe alte (tr. or.)
Tièdhe basse (tr. or.)
Tiezza (1714, APM, b. VIII)
Tombe (tr. or.; ASV, SN Tomba; Tassan Sot Tamarethe, 108)
Traverso (1767, APM, b. VI)
Traversùgnes (tr. or.; 1550, APM, b. XII; 1563, ASP, NA, b. 447, f. 3554 Traversagnes; 1603,
ASP, NA, b. 566, f. 4273 Traversagnis; 1630, APM, b. I Traversagnes; 1709, APM, b. IV)
Traviàl (tr. or.; 1521, APSQ, b. 2; 1543, APM, b. VII Campo de la lama de Travial; 1631, APM, b.
X Travial, o Tavoleit; 1694, ASP, NA, b. 582, f. 4481 Travial, in Cortina di Sopra; 1740, ASP, NA,
b. 447, f. 3556; Cat. Manin, anche come Travial, o sotto la riva de Pre Pieri e Sulla riva del Travial, o
Pra Button; ASV, SN Travial)
Trebezzi in Cortina di Sopra (1748, APM, b. VI Dei tre bezzi; 1762, ASP, NA, b. 448, f. 3562;
ASV, SN)
Triangolo degli ulivi (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 110)
Troi (s.d., APM, Catapan; 1759, ASP, NA, b. 447, f. 3560 Alli trozzi in Cortina di Sotto)
Troi della Madre (1864, APM, Morti 1823-1904)
Troyol (1531, APM, Lasciti per S. Messe)
Truòi de la chitha (tr. or.)
Truòi de la mandra (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 46)
Ulè de la cròus (tr. or.)

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Uttia (ASV, SN; anche All’uttia)
Val (tr. or.; 1480, ASCS, b. 26, f. 1; 1482, APM, b. X In valle; 1767, APM, b. VI Val, o sia Pralover;
Cat. Manin, anche come Pra Marcon, o Val; ASV, SN)
Valàta (tr. or.; 1735, APM, b. VI Vallata)
Valdàga (tr. or.)
Val de lavorèit (tr. or.; s.d., APM, Catapan Val de rovoredo; 1550, APM, b. XII Val de rovoret; 1607,
APM, b. I Val de rovoredo; 1635, ASP, NA, b. 569, f. 4319 Val de roveret; 1736, ASU, CRS, b. 278,
f. 1 Val de rovoredo; 1798, APM, Catastico Sabedai, o Val de roveredo; ASV, SN Val roveredo)
Val della Madona (1756, ASP, NA, b. 447, f. 3558 Rugo del Co o sia la Val della Madona o sia Campo
Puores)
Val de prade (1580, APM, b. VII)
Valfreda (tr. or.)
Valina (1550, APM, b. XII)
Val stuarta (tr. or.)
Vals in Cortina di Sotto (1572, APM, b. VII; 1603, ASP, NA, b. 566, f. 4273 Le vals; 1721, APM,
b. V Boscho delle vals; 1791, ASP, NA, b. 453, f. 3594 Le vals)
Varuòla (tr. or.)
Vencari sive Rival (1743, ASU, CRS, b. 278, f. 1)
Via della roia (1641, APM, b. VII)
Via del lovo (tr. or.; Tassan Sot Tamarethe, 45; cfr. anche Strada del louf)
Via de mezo in Cortina di sotto (1474, APM, Lasciti per S. Messe Viam de medio; 1569, APM, b.
XII Via de Chal de mezo de sotto la curtina; 1580, APM, b. VII)
Via Fanesa (1550, APM, b. XII Via Fanesia; 1630, APM, b. IV; 1709, APM, b. IV Strada Fannese;
1723, APM, b. VIII Strada detta Fanesa)
Vial (1550, APM, b. XII)
Viàth luònc (tr. or.)
Vignes (1562, ASP, NA, b. 447, f. 3554; 1607, APM, b. I)
Visinài (tr. or.; 1550, APM, b. XII Visinal; 1556, APM, Catapan Visinal; 1714, ASU, CRS, b. 278,
f. 1 Visinal)
Vuàrthe (tr. or.; cfr. Guàrthe)
Vuòlte (tr. or.)
Vuòlth (tr. or.)
Zampieri in campagna (Cat. Manin)
Zope (1667, APM, b. X)
Zuccoli (1558, APM, Lasciti per S. Messe Zuchui; 1607, APM, b. I Zucchoi; 1714, ASU, CRS, b.
278, f. 1; 1762, ASP, NA, b. 448, f. 3562 Zucholi; 1798, APM, Catastico)
Zucato in campagna (1749, APM, b. VIII; 1769, ASP, NA, b. 448, f. 3564 Zuchato; 1774, APM,
b. VI Zuccato)

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